21 marzo 2010

Intervista alla dott.ssa Francesca Testella candidata al Consiglio Comunale di Macerata e al Consiglio Regione Marche per il Fermano con l'Italia dei Valori

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ACQUA: RONCHI, ACQUEDOTTI FATISCENTI COSTANO 2 MLD L'ANNO

CARO MINISTRO:E DI CHI E' LA RESPONSABILITA'?E LO SA CHE EX LEGE SPETTA ALLO STATO LA MANUTENZIONE??????

(ANSA) - VERONA, 24 MAR - ''Attualmente la gestione fatiscente degli acquedotti costa due miliardi di euro all'anno'': lo ha detto a Verona il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, a proposito del progetto di privatizzazione dell'acqua. ''I sindaci veneti che sono andati a manifestare a Roma - ha aggiunto - sono totalmente in malafede. Aprire il mercato - ha concluso - significa colpire gli sprechi, abbassare le tariffe e assicurare trasparenza''.
24/03/2010 18:09

COMMENTO DI FRANCESCA TESTELLA:

Ai sensi dei sottocitati articoli del codice dell'ambiente le infrastrutture sono pubbliche e le regioni devono provvedere alle stesse al fine di conseguire il risparmio idrico.
Vi chiedo solo una riflessione: dov'è l'obbligo del privato di sobbarcarsi l'onere della sistemazione delle reti e soprattutto,se ciò è finalizzato a una politica di risparmio idrico, che interesse avrebbe il privato ad avere una tariffa sicuramente più alta per quantità di acqua inferiori in quanto è suo dovere ridurre le perdite in una politica che porti al risparmio idrico in genere)Ci sarà mai un privato che ci invita a consumare meno acqua?O meglio:se lo potrà permettere solo chi ci farà pagare l'acqua al prezzo della benzina.


Art. 143 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)
Proprietà delle infrastrutture


1. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di proprietà pubblica, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.
2. Spetta anche all'Autorità d'ambito la tutela dei beni di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 823, secondo comma, del codice civile.

Art. 146 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)
Risparmio idrico


1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, le regioni, sentita l'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti(*), nel rispetto dei principi della legislazione statale, adottano norme e misure volte a razionalizzare i consumi e eliminare gli sprechi ed in particolare a:
a) migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate al fine di ridurre le perdite;
b) prevedere, nella costruzione o sostituzione di nuovi impianti di trasporto e distribuzione dell'acqua sia interni che esterni, l'obbligo di utilizzo di sistemi anticorrosivi di protezione delle condotte di materiale metallico;
c) realizzare, in particolare nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni, reti duali di adduzione al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;
d) promuovere l'informazione e la diffusione di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;
e) adottare sistemi di irrigazione ad alta efficienza accompagnati da una loro corretta gestione e dalla sostituzione, ove opportuno, delle reti di canali a pelo libero con reti in pressione;
f) installare contatori per il consumo dell'acqua in ogni singola unità abitativa nonché contatori differenziati per le attività produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;
g) realizzare nei nuovi insediamenti, quando economicamente e tecnicamente conveniente anche in relazione ai recapiti finali, sistemi di collettamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue e di prima pioggia;
h) individuare aree di ricarica delle falde ed adottare misure di protezione e gestione atte a garantire un processo di ricarica quantitativamente e qualitativamente idoneo.

AMBIENTE: OCEANA, CITES TRAGEDIA DEGLI OCEANI


(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Oceana, la piu' grande organizzazione internazionale per la conservazione dei mari, ha definito la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (Cites) una ''tragedia degli oceani''. Oceana lamenta come la Cites abbia fallito nel proteggere le specie marine proposte per essere inserite nelle 'appendici I e II' durante la sua 15/a conferenza svoltasi nelle ultime due settimane. In particolare ''ha fallito - scrive Oceana in un comunicato - nel mettere al bando il commercio internazionale del tonno pinnablu atlantico e nel decidere regole internazionali sul commercio di 31 specie di squali e corallo rosso e rosa, che sono tutti essenziali agli oceani, la sussistenza e le economie locali''. ''Sembra che il denaro possa comprare tutto - sottolinea David Allison, responsabile delle campagne di Oceana - Sotto il peso schiacciante delle enormi somme di denaro attraverso il non controllato commercio e sfruttamento delle specie marine a rischio operato da Giappone, Cina, e altri maggiori paesi nonche' dall'industria della pesca, le vere fondamenta di Cites minacciano di collassare''. La pesca intensiva e la domanda dei mercati internazionali hanno portato alcune specie di tonno, squali e coralli all'orlo dell'estinzione. La popolazione di molte specie di squali, in particolare si e' ridotta di oltre il 99% nelle ultime decadi, minacciati dal commercio delle loro pinne, pelli, carni e olio di fegato. Solo il mercato delle pinne, usate nella cucina orientale per una zuppa considerata ricercatezza gastronomica, e' stimato in svariati miliardi di dollari l'anno. ''Questo meeting e' stato un flop - accusa Rebecca Greenberg, scienziata marina di Oceana - Mi domando se Cites ha l'impegno politico di proteggere anche specie marine che hanno un valore economico come gli squali. Visto che supporto scientifico per mettere nelle liste (da proteggere, ndr.) queste specie di squali non puo' competere con le sporche politiche''.(ANSA). DIR
25/03/2010 16:05






ACQUA: ANCI SARDEGNA, E' RISORSA PUBBLICA E NO AGLI AUMENTI

(ANSA) - CAGLIARI, 25 MAR - ''L'acqua deve rimanere un bene pubblico e non essere un bene economico che si possa prestare a speculazioni di qualsivoglia tipo''. Lo ha ribadito il presidente dell'Anci Sardegna, Salvatore Cherchi, a margine della seduta del Consiglio regionale dell'Associazione, aperto alla partecipazione dell'assemblea dei sindaci sardi. ''Il Consiglio si e' gia' espresso molto chiaramente su questo punto - ha ricordato Cherchi - ci aspettavamo piu' efficienza e maggiore qualita' della risorsa idrica, mentre Abbanoa aumenta le tariffe e non fa quello che dovrebbe fare''. Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, durante il suo intervento, ha paventato l'eventualita' che l'assemblea di Abbanoa, la societa' in house che gestisce le reti sarde ed i cui soci sono i Comuni dell'Isola, possa essere sciolto ''perche' l'assemblea dei soci non e' stata convocata per la ricapitalizzazione della societa'''. Secondo la relazione dell'Anci, distribuita a delegati e sindaci, la tariffa per il 2010 (1,407 euro/al metro cubo per consumi di 200 mc/anno e 1,6 euro/mc per i consumi di 250 mc/anno) aumenta del 6% rispetto a quella del 2009 (1,3274 euro/mc sino ai 200 mc/anno e 1,507 euro/mc per i consumi oltre 250 mc/anno). (ANSA). YE8-AR

ACQUA: PD MOLISE, GESTIONE ESCLUSIVA PUBBLICA

(ANSA) - CAMPOBASSO, 25 MAR - Il capogruppo del Pd alla Regione Molise, Antonio D'Alete, interviene sul tema della privatizzazione dell'acqua illustrando i contenuti di una proposta di legge presentata dai Gruppi consiliari del centrosinistra con la quale si sancisce l'obbligatorieta', non solo della proprieta' pubblica dell'acqua molisana, ma anche della gestione esclusiva da parte di societa' di diritto pubblico. ''Ad oggi - sottolinea D'Alete - la proposta n.205 e' l'unico atto concreto a difesa dell'acqua molisana che impone alle superficiali, quanto inutili ed estemporanee affermazioni elettoralistiche del governo regionale di Michele Iorio, la prova dei fatti: difendere i diritti e gli interessi legittimi del popolo molisano oppure obbedire al sultano. La proposta di legge - aggiunge l'esponente della minoranza - ora camminera' e vivra' tra la gente. Da meta' aprile infatti i Gruppi consiliari, i partiti di centrosinistra, i sindaci, i tanti comitati spontanei e le associazioni, saranno impegnati con gazebo e banchetti a raccogliere le firme per sostenere la proposta di legge regionale e i quesiti referendari. Una battaglia di civilta' che, dunque, avvieremo su due fronti, uno locale e l'altro nazionale, ma con l'obiettivo unico di difendere l'acqua pubblica, per difendere il futuro''.(ANSA). YM9-PRO/IC

ANIMALI: GOVERNO BRITANNICO VIETERA' QUELLI SELVATICI NEI CIRCHI


(ANSA) - ROMA - Il Governo inglese ha annunciato che vietera' l'uso di animali selvatici nei circhi dopo che la popolazione si e' schierata apertamente in favore del divieto. Il 94% degli intervistati in una consultazione pubblica avviata dallo stesso esecutivo, riferisce l'Indipendent sul suo sito, ha infatti detto 'no' agli spettacoli con elefanti, tigri, leoni e giraffe. ''Concordo con il punto di vista degli interpellati, che hanno definito non piu' accettabile l'uso di questi animali nei circhi'', ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Jim Fitpatrick, aggiungendo che ''per questo intendo vietarlo''. Attualmente sono quattro i circhi che usano animali selvatici in Gran Bretagna: il principale e' il 'Great British Circus', poi ci sono il 'Peter Jolly's Circus', il 'Circus Mondao' e il 'Bobby Roberts Circus'. L'associazione britannica dei veterinari (Bva) si e' detta 'entusiasta' della prospettiva di un bando. Secondo il suo presidente, Bill Reilly, ''se il governo andra' avanti con il bando e' vitale che ciascun animale sia valutato individualmente in modo da prendere le azioni appropriate. Queste potrebbero prevedere il trasferimento degli animali in zoo o santuari''.
26/03/2010 15:14

ACQUA:RUBINETTO ITALIA PERDE 30%,OGNUNO CONSUMA 237LT GIORNO


(ANSA) - ROMA - Il rubinetto dell'Italia perde il 30% dell'acqua immessa nelle condutture ma ognuno di noi ne consuma in media 237 litri al giorno. Lo stivale deve fare i conti con la gestione dell'acqua soprattutto nelle regioni meridionali. A dirlo il dossier Acqua 2010 di Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale) presentato oggi a Roma, secondo cui ogni giorno ''si perdono dalle condutture 104 litri d'acqua per abitante''. Eppure, continua lo studio, ''un terzo dei cittadini non ha un accesso sufficiente alla risorsa idrica'' e in ''8 milioni non hanno l'acqua potabile'' mentre ''18 milioni la bevono non depurata''. Il 15% della popolazione totale ''ogni estate e' sotto la soglia minima del fabbisogno idrico'' - 50 litri al giorno - e il 36% del territorio siciliano è desertificato''. Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione mentre quello di fognatura copre l'84,7% e quello di depurazione arriva al 70,4%. Per mettere a posto le cose, il fabbisogno di investimenti - secondo il 'Blue book 2009' - sarebbe di 60,52 miliardi di euro in 30 anni. In Italia c'e' pero' il business dell'acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico) per un mercato mondiale - 120 miliardi di litri consumati - che arriva a circa 80 miliardi di dollari. Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle 500 alle 1000 volte in più rispetto a quella in bottiglia. In Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna, rileva il dossier, ''l'acqua del sindaco'' è la più buona tanto da dar vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua: piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia naturale che gassata, che a temperatura ambiente o refrigerata (con una casa si tagliano 54 tonnellate di petrolio). In Puglia, dice il dossier, ''l'acquedotto è di tutti'' perché la regione ''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di rilevanza economica''. Anche la Toscana riscopre ''l'acqua in brocca''. A Roma, continua il dossier, l'acqua è ancora al 51% municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''.
19/03/2010 13:34