18 ottobre 2009
In Puglia la Regione decide: acqua pubblica
23/10/09 10:53
Il 20 ottobre 2009
la Giunta regionale pugliese ha compiuto un
grosso passo avanti verso la ripubblicizzazione
dell'acqua.
Tariffe non più basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla società per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluderà per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore. In Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha deciso di voltare pagina sul tema dell’acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all’avvocatura l’impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d’attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni.
Come servizio essenziale e universale, questa la versione della Regione, la materia non è soggetta a concorrenza con lo Stato ed è per questo che la Regione può legiferare, stabilendo - questa la filosofia della delibera di ieri - che l’offerta di acqua ai cittadini è tema privo di rilevanza economica e non può, per questo, essere gestito da una spa. Nel caso il ddl, che sarà studiato da una commissione allargata al Forum pugliese dei movimenti per l’acqua bene comune, dovesse andare in porto entro dicembre, potrebbe dunque entrare in vigore un nuovo meccanismo di calcolo per le bollette: non più il pagamento uguale per tutti del «surplus» di consumi rispetto al minimo vitale, ma pagamenti differenziati basati sui redditi dei consumatori. La delibera approvata contiene inoltre la candidatura della Puglia quale sede Onu per l'organizzazione di una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti.
«L’acqua è un bene comune dell'umanità, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato. È un principio unanimemente riconosciuto sul quale è giunta l'ora senza totem e tabù - spiega il presidente Vendola - di applicarsi per giungere ad una regolamentazione di dettaglio che tenga conto del principio ed allo stesso tempo non ci faccia tornare indietro, con strumenti di gestione che hanno abbondantemente segnalato la loro inadeguatezza».
«Con il ddl - sottolinea l’assessore al ramo Fabiano Amati - si conta di aprire un cantiere di valutazione, la cui serietà sarà misurata anche sulla tempistica abbreviata che la Puglia dimostrerà di utilizzare». Con motivazioni diverse, dal Pdl si dà ragione all’iniziativa. Il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea «la leggerezza con la quale l’Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell’acqua in Puglia: l’acqua, in quanto bene primario, non può essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio di Aqp. Tali incombenze vanno affrontate con risorse proprie se l’Ente ne è capace, senza affliggere i pugliesi con altre tasse aggiuntive».
Intanto, è stata sancita la fine della guerra tra centrodestra e Vendola sul caso Manna. Una breve riunione preliminare al consiglio regionale è servita ai chiarimenti e all’ingresso in aula, insieme, di Vendola e del capogruppo Fi Rocco Palese. La fine delle ostilità ha consentito il via libera al Piano tutela delle acque, che rinnova l’analisi della tutela, riqualificazione ed utilizzo sostenibile del patrimonio idrico, ancora ferma all’83.
Fonte: Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Tariffe non più basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla società per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluderà per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore. In Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha deciso di voltare pagina sul tema dell’acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all’avvocatura l’impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d’attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni.
Come servizio essenziale e universale, questa la versione della Regione, la materia non è soggetta a concorrenza con lo Stato ed è per questo che la Regione può legiferare, stabilendo - questa la filosofia della delibera di ieri - che l’offerta di acqua ai cittadini è tema privo di rilevanza economica e non può, per questo, essere gestito da una spa. Nel caso il ddl, che sarà studiato da una commissione allargata al Forum pugliese dei movimenti per l’acqua bene comune, dovesse andare in porto entro dicembre, potrebbe dunque entrare in vigore un nuovo meccanismo di calcolo per le bollette: non più il pagamento uguale per tutti del «surplus» di consumi rispetto al minimo vitale, ma pagamenti differenziati basati sui redditi dei consumatori. La delibera approvata contiene inoltre la candidatura della Puglia quale sede Onu per l'organizzazione di una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti.
«L’acqua è un bene comune dell'umanità, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato. È un principio unanimemente riconosciuto sul quale è giunta l'ora senza totem e tabù - spiega il presidente Vendola - di applicarsi per giungere ad una regolamentazione di dettaglio che tenga conto del principio ed allo stesso tempo non ci faccia tornare indietro, con strumenti di gestione che hanno abbondantemente segnalato la loro inadeguatezza».
«Con il ddl - sottolinea l’assessore al ramo Fabiano Amati - si conta di aprire un cantiere di valutazione, la cui serietà sarà misurata anche sulla tempistica abbreviata che la Puglia dimostrerà di utilizzare». Con motivazioni diverse, dal Pdl si dà ragione all’iniziativa. Il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea «la leggerezza con la quale l’Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell’acqua in Puglia: l’acqua, in quanto bene primario, non può essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio di Aqp. Tali incombenze vanno affrontate con risorse proprie se l’Ente ne è capace, senza affliggere i pugliesi con altre tasse aggiuntive».
Intanto, è stata sancita la fine della guerra tra centrodestra e Vendola sul caso Manna. Una breve riunione preliminare al consiglio regionale è servita ai chiarimenti e all’ingresso in aula, insieme, di Vendola e del capogruppo Fi Rocco Palese. La fine delle ostilità ha consentito il via libera al Piano tutela delle acque, che rinnova l’analisi della tutela, riqualificazione ed utilizzo sostenibile del patrimonio idrico, ancora ferma all’83.
Fonte: Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Nasce il Gruppo di Lavoro sull´emergenza tartarughe marine dell´estate 2009
23/10/09 10:51
Emergenza tartarughe
marine 2009
L´estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l´estate della grande emergenza tartarughe marine. Il 6 ottobre si è svolto un incontro organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea a Riccione dove si è raggiunto l´accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno.
L´estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l´estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che è proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficoltà, profondamente debilitate, di giovanissima età (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente "dente di cane" o "balano". I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una "armatura" (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.
I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficoltà in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.
Affrontata l´emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica è ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell´eventualità, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.
Il primo importantissimo passo è stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si è svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si è subito raggiunto l´accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:
- Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation
- Associazione Benessere Animale
- ARPA Daphne
- Centro Ricerche Marine Cesenatico
- Fondazione Cetacea
- Museo di Jesolo
- Museo di Venezia
- Università di Bologna, Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici
- Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercherà di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.
- tartarughe di questa classe età non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perchè sono comparse quest´anno e in numero così elevato?
- le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che è da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere "assalito" le piccole tartarughe? E perché solo su di loro così infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.
- in molti casi le tartarughe avevano l´intestino pieno, ai limiti dell´occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non è comune lungo il litorale romagnolo, ma è comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perchè questa "abbuffata" di piante marine, e come si collega questo con l´età e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?
- altri elementi ambientali da considerare: quest´anno l´Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 °C e con valori massimi di 29,2 °C. C´è stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.
- i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all´invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche così gravi.
- in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non è detto che tutte potranno tornare in mare prima dell´arrivo del freddo, costringendole così al ricovero forzato per molti mesi.
- tutte le tartarughe già rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguirà anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinchè non si abbassi l´attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il "futuro" degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalità il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all´applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane età degli animali. In ogni caso, l´Università di Padova studierà durante l´inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.
- molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessità di un forte aiuto dall´esterno.
La formazione di questo Gruppo di Lavoro è un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che può essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.
Le volontà degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell´Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, è lodevole e porterà ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro già messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.
Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation, Ferrara
Associazione Benessere Animale, Bologna
ARPA Daphne, Cesenatico (FC)
Centro Ricerche Marine Cesenatico (FC)
Fondazione Cetacea, Riccione (RN)
Museo di Jesolo (VE)
Museo di Storia Naturale di Venezia
Università di Bologna, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici, Cesenatico (FC)
Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Per contatti e informazioni: Marco Affronte (Fondazione Cetacea): 349.4629067
L´estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l´estate della grande emergenza tartarughe marine. Il 6 ottobre si è svolto un incontro organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea a Riccione dove si è raggiunto l´accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno.
L´estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l´estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che è proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficoltà, profondamente debilitate, di giovanissima età (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente "dente di cane" o "balano". I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una "armatura" (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.
I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficoltà in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.
Affrontata l´emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica è ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell´eventualità, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.
Il primo importantissimo passo è stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si è svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si è subito raggiunto l´accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:
- Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation
- Associazione Benessere Animale
- ARPA Daphne
- Centro Ricerche Marine Cesenatico
- Fondazione Cetacea
- Museo di Jesolo
- Museo di Venezia
- Università di Bologna, Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici
- Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercherà di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.
- tartarughe di questa classe età non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perchè sono comparse quest´anno e in numero così elevato?
- le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che è da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere "assalito" le piccole tartarughe? E perché solo su di loro così infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.
- in molti casi le tartarughe avevano l´intestino pieno, ai limiti dell´occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non è comune lungo il litorale romagnolo, ma è comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perchè questa "abbuffata" di piante marine, e come si collega questo con l´età e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?
- altri elementi ambientali da considerare: quest´anno l´Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 °C e con valori massimi di 29,2 °C. C´è stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.
- i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all´invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche così gravi.
- in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non è detto che tutte potranno tornare in mare prima dell´arrivo del freddo, costringendole così al ricovero forzato per molti mesi.
- tutte le tartarughe già rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguirà anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinchè non si abbassi l´attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il "futuro" degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalità il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all´applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane età degli animali. In ogni caso, l´Università di Padova studierà durante l´inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.
- molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessità di un forte aiuto dall´esterno.
La formazione di questo Gruppo di Lavoro è un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che può essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.
Le volontà degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell´Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, è lodevole e porterà ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro già messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.
Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation, Ferrara
Associazione Benessere Animale, Bologna
ARPA Daphne, Cesenatico (FC)
Centro Ricerche Marine Cesenatico (FC)
Fondazione Cetacea, Riccione (RN)
Museo di Jesolo (VE)
Museo di Storia Naturale di Venezia
Università di Bologna, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici, Cesenatico (FC)
Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Per contatti e informazioni: Marco Affronte (Fondazione Cetacea): 349.4629067
Ambiente festival
23/10/09 10:48
Ambiente festival
2009 (Rimini, 22 ottobre - 2 novembre 2009) è
un´iniziativa di divulgazione popolare per
diffondere una nuova cultura dell´ambiente più
consapevole, incentrata sulla responsabilità
diretta di cittadini, imprese, istituzioni e
associazioni per uno sviluppo sostenibile ed
eco-compatibile. Una manifestazione, rivolta al
grande pubblico, capace di unire momenti di
confronto istituzionale con il dibattito
scientifico, attività di formazione e
divulgazione con iniziative di carattere ludico e
culturale.
Ambiente festival si terrà a Rimini dal 22 ottobre al 2 novembre 2009.
Dodici giorni di eventi, a ingresso libero, che anticipano e affiancano l´appuntamento con Ecomondo.
Tra gli eventi in programma segnaliamo l´incontro "Energia, Europa, Ecologia: le amministrazioni locali italiane verso il 20-20-20" che si terrà il 28 ottobre, dalle 16.30 alle 18 nella Sala Arengo.
Telefono
02 2049838
Fax
02 20403055
Email
info@ambientefestival.it
Sito web Ambiente festival
Ambiente festival si terrà a Rimini dal 22 ottobre al 2 novembre 2009.
Dodici giorni di eventi, a ingresso libero, che anticipano e affiancano l´appuntamento con Ecomondo.
Tra gli eventi in programma segnaliamo l´incontro "Energia, Europa, Ecologia: le amministrazioni locali italiane verso il 20-20-20" che si terrà il 28 ottobre, dalle 16.30 alle 18 nella Sala Arengo.
Telefono
02 2049838
Fax
02 20403055
info@ambientefestival.it
Sito web Ambiente festival
ANIMALI: FORESTALE SEQUESTRA 800 PELLI PROCIONE DA CINA
23/10/09 10:43
(ANSA) - ROMA, 22
OTT - Il nucleo investigativo della Convenzione
internazionale per il commercio delle specie
protette (Cites) del Corpo forestale dello Stato,
insieme con l'Agenzia delle dogane di Fiumicino,
ha sequestrato 800 pelli di procione provenienti
dalla Cina. Sono stati sequestrati, in un'area
commerciale vicino l'aereoporto la Commercity,
anche 900 giubbotti realizzati con inserti di
queste pelli che sarebbero poi stati messi in
commercio con un falso marchio Made in Italy. Le
pelli del 'procyon lotor', il procione (l'orsetto
lavatore), importate illegalmente dalla Cina, una
volta introdotte nel mercato della moda avrebbero
potuto fruttare oltre 100 mila euro. Mentre, i
giubbotti, pronti alla falsa rietichettatura
'made in Italy', erano destinati principalmente
al mercato romano ma anche al resto d'Italia.
''L'importazione di questi prodotti - spiega Ciro
Lungo, primo dirigente del servizio Cites della
Forestale - e' vietata in base a una direttiva
comunitaria che non riconosce quei Paesi, tra cui
la Cina, che non offrono adeguate garanzie sui
metodi di cattura e uccisione non cruenti'', con
sanzioni amministrative che arrivano a 100.000
euro e penali fino un anno di detenzione''.
(ANSA). Y99-GU
22/10/2009 17:00
22/10/2009 17:00
ACQUA: CITTADINANZATTIVA, RETE IDRICA COLABRODO A SUD
23/10/09 10:42
(ANSA) - ROMA, 19
OTT - L'acqua costa sempre di piu'. E il servizio
rispecchia lo stato dell'Italia: ''Al nord si
investe, al sud la rete e' un colabrodo e al
centro le tariffe medie sono elevate''. In un
anno una famiglia sostiene in media una spesa di
253 euro per il servizio idrico integrato. La
spesa e' salita fino al 30% in piu' a Salerno e
Benevento e al 20% a Parma, mentre la media di
aumento del Paese e' stata del 5,4% nell'ultimo
anno. La Toscana e' la regione piu' cara, mentre
rispetto ai parametri di potabilita' ci sono otto
regioni in deroga di cui sei al centro-nord. Sono
questi i dati di una recente indagine
dell'Osservatorio prezzi e tariffe di
Cittadinanzattiva sui costi e la qualita' del
servizio idrico in Italia. Aumenti a due cifre
per 15 citta': si parte dalla Campania (+34,3% a
Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in
Emilia Romagna (+21,4% a Parma) passando per
Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto
(+16,3% a Padova), Lombardia (+15,9 a Lodi),
Piemonte (+14,5% a Verbania), Marche (+14,4%, a
Urbino) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale,
gli incrementi si sono registrati in 68
capoluoghi, e, secondo i dati forniti dall'Istat,
da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento e' stato
del 47%. La Toscana e' la regione con le tariffe
piu' alte, con sette tra le prime dieci citta' in
cui l'acqua costa piu' cara. Ma, riferisce
Cittadinanzattiva, costi piu' elevati della media
nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria,
Emilia Romagna, Marche, Basilicata e in Sicilia,
dove per esempio tra Agrigento, la citta' piu'
cara d'Italia con 445 euro, e Catania intercorre
una differenza di 258 euro. Per quanto riguarda
il consumo domestico, sono previste anche delle
deroghe, concesse dal ministero del Welfare, di
cui hanno usufruito 13 regioni negli ultimi sette
anni. Ora, sono otto le regioni in deroga (Lazio,
Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana,
Campania, Puglia), per un totale di sette
parametri 'fuorilegge': arsenico, boro, cloriti,
fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Il Lazio
e' la regione con il maggior numero di
amministrazioni comunali interessate da deroghe,
84 (nel 2006 erano 37) per cinque parametri, cui
segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano
69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri.
''Il settore idrico - osserva Teresa
Petrangolini, segretario generale di
Cittadinanzattiva - puo' essere preso a paradigma
delle tante facce dell'Italia: al nord si investe
di piu' e le tariffe sono mediamente piu' basse,
cosi' come la dispersione, al sud invece non si
investe, la rete e' un colabrodo, e anche se i
parametri di potabilita' sono migliori che al
Nord, le continue interruzioni del servizio in
molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua
di rubinetto. Al centro ci sono le tariffe medie
piu' elevate''. (ANSA). Y99-GU
19/10/2009 09:39
19/10/2009 09:39
Dall’Ue 50 miliardi di euro in più nelle tecnologie energetiche
23/10/09 10:31
FONTE:www.greenreport.it
La seconda conferenza dell'European Strategic Energy Technology Plan (Set-Plan) si chiude oggi a Stoccolma con un risultato già acquisito: l'Unione europea investirà altri 50 miliardi di euro nelle tecnologie energetiche. Il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, intervenendo alla Conferenza ha detto che «La Commissione europea stima che nei prossimi 10 anni sarà necessario un investimento supplementare di 50 miliardi di euro nelle ricerche di tecnologie energetiche. Questo significa triplicare gli investimenti annui nell'Unione europea, da 3 a 8 miliardi di euro».
La Conferenza di Stoccolma. Alla quale hanno partecipato 500 delegati da tutta l'Ue, è stata organizzata dall'Agenzia svedese per l'energia in collaborazione con la Commissione europea per esaminare i modi per accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2 con l'obiettivo di abbassare le emissioni di gas serra dal 60 all'80% d entro il 2050, attraverso la realizzazione del Set-Plan.
A Stoccolma si è discusso soprattutto di come dare impulso alla European Industrial Initiatives (Eii) ed ai futuri finanziamenti del Set-Plan. Oltre alla sessione plenaria della Conferenza si sono tenuti anche workshop paralleli su ciascuno dei sette settori tecnologici individuati come strategici di energia per l'Eii: eolico; bioenergie; Smart Grids; Energia Solare (fotovoltaica e Concentrated Solar Power; Carbon Capture and Storage; fissione nucleare, efficienza energetica (Smart Cities).
La conferenza é stata preceduta, sempre nella capitale svedese, dal Symposium international Energie 2050 che ha riunito 350 scienziati del settore energetico di tutto il mondo che nel loro appello finale hanno chiesto di ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili.
Cinque scienziati notissimi, tra i quali il premio Nobel italiano per la fisica f del 1984 Carlo Rubbia e George A. Olah, Nobel per la chimica del 1994, hanno presentato i risultati delle loro ricerche su energie nucleari, solare, eolico e biomasse, sui veicoli a basse emissioni e sulla razionalizzazione del consumo energetico.
Nell'appello pubblicato s dall'Accademia reale delle scienze della Svezia, si legge: «E' arrivato il tempo di cambiare radicalmente il sistema energetico mondiale e le analisi del ciclo di vita così come l'economia verde sono delle condizioni indispensabili per pensare la politica del futuro. Le attività umane in materia di energia devono essere sviluppate in maniera da non avere un impatto radicale sulle terre, le acque e l'aria. Tutte le opzioni in material di energia per il futuro devono basarsi sull'energia sostenibile e su dei n materiali di costruzione per principio riciclabili o sostenibili».
La dichiarazione sottolinea anche che «La produzione agricola dovrà essere essenzialmente destinata all'alimentazione, evitando una deforestazione mondiale e preservando la biodiversità». Inoltre «L'elettricità dovrà diventare il principale vettore dell'energia nel futuro, perché la maggior parte delle fonti di energia non fossili producono elettricità».
La seconda conferenza dell'European Strategic Energy Technology Plan (Set-Plan) si chiude oggi a Stoccolma con un risultato già acquisito: l'Unione europea investirà altri 50 miliardi di euro nelle tecnologie energetiche. Il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, intervenendo alla Conferenza ha detto che «La Commissione europea stima che nei prossimi 10 anni sarà necessario un investimento supplementare di 50 miliardi di euro nelle ricerche di tecnologie energetiche. Questo significa triplicare gli investimenti annui nell'Unione europea, da 3 a 8 miliardi di euro».
La Conferenza di Stoccolma. Alla quale hanno partecipato 500 delegati da tutta l'Ue, è stata organizzata dall'Agenzia svedese per l'energia in collaborazione con la Commissione europea per esaminare i modi per accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2 con l'obiettivo di abbassare le emissioni di gas serra dal 60 all'80% d entro il 2050, attraverso la realizzazione del Set-Plan.
A Stoccolma si è discusso soprattutto di come dare impulso alla European Industrial Initiatives (Eii) ed ai futuri finanziamenti del Set-Plan. Oltre alla sessione plenaria della Conferenza si sono tenuti anche workshop paralleli su ciascuno dei sette settori tecnologici individuati come strategici di energia per l'Eii: eolico; bioenergie; Smart Grids; Energia Solare (fotovoltaica e Concentrated Solar Power; Carbon Capture and Storage; fissione nucleare, efficienza energetica (Smart Cities).
La conferenza é stata preceduta, sempre nella capitale svedese, dal Symposium international Energie 2050 che ha riunito 350 scienziati del settore energetico di tutto il mondo che nel loro appello finale hanno chiesto di ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili.
Cinque scienziati notissimi, tra i quali il premio Nobel italiano per la fisica f del 1984 Carlo Rubbia e George A. Olah, Nobel per la chimica del 1994, hanno presentato i risultati delle loro ricerche su energie nucleari, solare, eolico e biomasse, sui veicoli a basse emissioni e sulla razionalizzazione del consumo energetico.
Nell'appello pubblicato s dall'Accademia reale delle scienze della Svezia, si legge: «E' arrivato il tempo di cambiare radicalmente il sistema energetico mondiale e le analisi del ciclo di vita così come l'economia verde sono delle condizioni indispensabili per pensare la politica del futuro. Le attività umane in materia di energia devono essere sviluppate in maniera da non avere un impatto radicale sulle terre, le acque e l'aria. Tutte le opzioni in material di energia per il futuro devono basarsi sull'energia sostenibile e su dei n materiali di costruzione per principio riciclabili o sostenibili».
La dichiarazione sottolinea anche che «La produzione agricola dovrà essere essenzialmente destinata all'alimentazione, evitando una deforestazione mondiale e preservando la biodiversità». Inoltre «L'elettricità dovrà diventare il principale vettore dell'energia nel futuro, perché la maggior parte delle fonti di energia non fossili producono elettricità».
NAVE VELENI: IO RICERCATORE A CACCIA DI VERITA'
23/10/09 10:31
(ANSA) - DA BORDO
DELLA NAVE MARE OCEANO - ''Andremo avanti per
gradi per capire cos'e' quel relitto. Adesso
faremo solo esami strumentali''. Cosi' Ezio
Amato, ricercatore e responsabile del servizio
emergenza ambientale dell'Ispra (l' Istituto
superiore per la protezione e la ricerca
ambientale), spiega l'attivita' che la nave Mare
Oceano avviera', non appena le condizioni del
tempo lo consentiranno, sul relitto individuato
al largo di Cetraro. Amato, insieme ai tecnici
della Mare Oceano, oggi ha ricevuto la visita dei
componenti della Commissione bicamerale sulle
ecomafie, ai quali ha illustrato l'attivita' che
sara' svolta nei prossimi giorni. Nessun fusto
sara' recuperato, al momento, nonostante la
decisione della Commissione di fare sequestrare
almeno uno dei contenitori per analizzarlo. E
Amato, dalla sala controllo posta nella pancia
della Mare Oceano e dalla quale si controllano
tutte le attivita' svolte dalla nave, spiega
perche'. ''Per fare un prelievo del genere - dice
- serve il massimo della sicurezza. Inoltre per
avere la certezza che all'interno dei fusti non
c'e' materiale radioattivo, andrebbero estratti
tutti i fusti contenuti dalla stiva e analizzati
uno per uno, trattandoli come se contenessero
plutonio. Si tratta di un'operazione lunga,
complessa e molto costosa''. Amato ha confermato
anche, cosi' come aveva sostenuto ieri la Regione
Calabria, che la nave non e' attrezzata a
rilevare i raggi alfa. ''Sott'acqua - ha detto -
i raggi gamma non si vedono e meno ancora quelli
alfa. Se per esempio ci fosse plutonio in uno dei
contenitori e questo per caso si fosse aperto, la
sostanza, per la sua pesantezza, scenderebbe sul
fondale e si potrebbe rilevare solo prelevando
quel tratto di sedimento''. Tra l'altro, e' stato
fatto rilevare durante il sopralluogo della
Commissione, i due fusti che si vedono
all'esterno del relitto, non sembrano essere
quelli destinati a trasportare rifiuti
radioattivi. L'impressione di chi ha visto le
immagini e' che possa trattarsi di comuni fusti
che vengono usati su quasi tutte le navi come
contenitori degli oggetti piu' svariati e che
vengono sistemati sul ponte. L'attivita' della
Mare Oceano, dunque, sara' finalizzata ad una
serie di riprese con un Rov, un robot filoguidato
molto piu' sofisticato di quello utilizzato
dall'Arpacal per fare le prime riprese del
relitto. La finalita' delle ricerche e' quella di
riprendere lo scafo da tutte le posizioni e non
solo da un lato come e' stato fatto fino ad ora.
Inoltre i tecnici della Mare Oceano effettueranno
una ricostruzione tridimensionale del relitto e
della sua posizione che poi sara' confrontata con
le carte nautiche per stabilire se si tratti
effettivamente della Cunsky, la nave che il
pentito Francesco Fonti dice di avere fatto
affondare all'inizio degli anni '90. (ANSA).
SGH/MED
22/10/2009 17:44
22/10/2009 17:44
Antibracconaggio: decisione politica scandalosa a Brescia per ridurre la pressione del CFS sull'attività venatoria illegale
23/10/09 10:31
Fonte: Tutela Fauna
http://www.tutelafauna.it
Il NOA, impegnato nella tradizionale operazione antibracconaggio a tutela dei piccoli migratori nel bresciano, torna a casa. La giustificazione nell’assenza di fondi lascia il tempo che trova dato che queste operazioni vengono pianificate con ampio anticipo, i costi sono noti e lo sfarzo delle celebrazioni per il 187 anniversario del CfS non facevano certo pensare a un corpo di polizia povero (21/10/09)
Le associazioni ambientaliste e il sindacato di Polizia Ambientale denunciano la chiusura anticipata del campo antibracconaggio di Brescia del Corpo Forestale, la più importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde e una delle piu' importanti in Italia. All'apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale.
Si chiama "Operazione Pettirosso" ed è attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l'importante attività nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest'anno l'attività era già partita con un forte handicap: fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio è l'impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane, considerata la scarsissima presenza della Polizia Provinciale.
I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura più di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione affrontando con fermezza ed estrema professionalità situazioni di particolare gravità. Si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore, invece, è stato colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 pronte nel capanno, successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese.
La tutela della biodiversità, la legalità venatoria, il rispetto per il popolo migratore è affidato alle forze della Polizia Forestale: l’attività di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste, infatti, è resa sempre più difficile dalle mille difficoltà burocratiche che ostacolano la loro attività, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attività di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l’impegno dei cittadini attivi nella tutela dell’ecosistema.
WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell’Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l’illegalità ambientale.
Immediata una interrogazione parlamentare presentata dall’On. Della Seta al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il cui testo recita :
Per sapere, Premesso che:
si apprende da notizie di agenzia del 21 ottobre 2009, che il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto la fine anticipata della più importante operazione di repressione del bracconaggio e della caccia illegale nelle Alpi e Prealpi lombarde, proprio nel momento apicale del passo dei migratori;
questa importante operazione, battezzata "Operazione Pettirosso" e attuata dal Noa, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, ogni anno conduce un'azione meritoria di contrasto del bracconaggio che tuttora purtroppo affligge le valli bresciane;
è importante evidenziare che l'attività, per il 2009, era già partita con un forte handicap, con la riduzione da 5 a 4 settimane della durata del "campo". Ora, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: così dal prossimo fine settimana il rischio è l'impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane,
i forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura più di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalità situazioni di particolare gravità: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; o ancora il caso di un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno (successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese);
la tutela della biodiversità, la legalità venatoria, la protezione degli uccelli nella fase della migrazione, sono in larga misura affidate all'attività del Noa. Infatti l’attività di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste - WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) - è resa sempre più difficile dalle mille difficoltà burocratiche che ostacolano il loro operare: ritardo nel rinnovo degli affidamenti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero invece sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato contro il bracconaggio e per la tutela degli ecosistemi.
Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere
i motivi che hanno portato alla incomprensibile decisione di sospendere questa importante iniziativa di lotta al bracconaggio;
se non intenda provvedere urgentemente al fine di garantire mezzi e fondi idonei per permettere al Noa la prosecuzione del campo anti-bracconaggio bresciano e in generale di rafforzare la lotta contro le forme di caccia illegale.
Non sfugge che Zaia e’ un ministro della Lega, forza politica che nel territorio bresciano gode di ampio supporto che deve essere «ricambiato» nella migliore tradizione del do ut des: per esempio, levando di torno gli «sbirri romani» che infastidiscono il bracconiere «celtico»….
Il NOA, impegnato nella tradizionale operazione antibracconaggio a tutela dei piccoli migratori nel bresciano, torna a casa. La giustificazione nell’assenza di fondi lascia il tempo che trova dato che queste operazioni vengono pianificate con ampio anticipo, i costi sono noti e lo sfarzo delle celebrazioni per il 187 anniversario del CfS non facevano certo pensare a un corpo di polizia povero (21/10/09)
Le associazioni ambientaliste e il sindacato di Polizia Ambientale denunciano la chiusura anticipata del campo antibracconaggio di Brescia del Corpo Forestale, la più importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde e una delle piu' importanti in Italia. All'apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale.
Si chiama "Operazione Pettirosso" ed è attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l'importante attività nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest'anno l'attività era già partita con un forte handicap: fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio è l'impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane, considerata la scarsissima presenza della Polizia Provinciale.
I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura più di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione affrontando con fermezza ed estrema professionalità situazioni di particolare gravità. Si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore, invece, è stato colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 pronte nel capanno, successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese.
La tutela della biodiversità, la legalità venatoria, il rispetto per il popolo migratore è affidato alle forze della Polizia Forestale: l’attività di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste, infatti, è resa sempre più difficile dalle mille difficoltà burocratiche che ostacolano la loro attività, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attività di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l’impegno dei cittadini attivi nella tutela dell’ecosistema.
WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell’Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l’illegalità ambientale.
Immediata una interrogazione parlamentare presentata dall’On. Della Seta al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il cui testo recita :
Per sapere, Premesso che:
si apprende da notizie di agenzia del 21 ottobre 2009, che il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto la fine anticipata della più importante operazione di repressione del bracconaggio e della caccia illegale nelle Alpi e Prealpi lombarde, proprio nel momento apicale del passo dei migratori;
questa importante operazione, battezzata "Operazione Pettirosso" e attuata dal Noa, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, ogni anno conduce un'azione meritoria di contrasto del bracconaggio che tuttora purtroppo affligge le valli bresciane;
è importante evidenziare che l'attività, per il 2009, era già partita con un forte handicap, con la riduzione da 5 a 4 settimane della durata del "campo". Ora, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: così dal prossimo fine settimana il rischio è l'impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane,
i forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura più di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalità situazioni di particolare gravità: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; o ancora il caso di un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno (successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese);
la tutela della biodiversità, la legalità venatoria, la protezione degli uccelli nella fase della migrazione, sono in larga misura affidate all'attività del Noa. Infatti l’attività di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste - WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) - è resa sempre più difficile dalle mille difficoltà burocratiche che ostacolano il loro operare: ritardo nel rinnovo degli affidamenti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero invece sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato contro il bracconaggio e per la tutela degli ecosistemi.
Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere
i motivi che hanno portato alla incomprensibile decisione di sospendere questa importante iniziativa di lotta al bracconaggio;
se non intenda provvedere urgentemente al fine di garantire mezzi e fondi idonei per permettere al Noa la prosecuzione del campo anti-bracconaggio bresciano e in generale di rafforzare la lotta contro le forme di caccia illegale.
Non sfugge che Zaia e’ un ministro della Lega, forza politica che nel territorio bresciano gode di ampio supporto che deve essere «ricambiato» nella migliore tradizione del do ut des: per esempio, levando di torno gli «sbirri romani» che infastidiscono il bracconiere «celtico»….
Clima, il Consiglio Ue riaccende le speranze per Copenhagen: le reazioni
23/10/09 10:31
FONTE:www.greenreport.it
La Commissione ha accolto positivamente le decisioni assunte dal Consiglio europeo per l'ambiente che costituiranno la posizione dell'Ue da portare al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici che si terrà il prossimo dicembre. Un documento che ha valore di indirizzo politico in vista del Consiglio dei capi di stato del 29 e 30 ottobre prossimi prima della conferenza Onu Cop 15.
«Sono molto soddisfatto - ha detto il commissario all'ambiente Stavros Dimas - per i progressi che abbiamo fatto oggi, poichè ci rimane una sola sessione di negoziazione prima di Copenhaghen ed è ormai un imperativo imporre un'accelerazione degli scambi al livello politico. Raggiungere un accordo internazionale è una sfida politica ardua, ma siamo non siamo ancora del tutto fuoristrada. E ripeto che è più importante che mai raggiungerlo affinché l'Ue possa assumere un ruolo di leadership: i nostri cittadini lo desiderano così come i nostri partner mondiali».
In effetti gli obiettivi che sono stati assunti ieri dal consiglio dei ministri dell'ambiente sono assai impegnativi e riguardano la riduzione delle emissioni dell'80 - 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi intermedi di un taglio del 30% al 2020. Limiti sulle emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale rispettivamente del 10% e del 20%, entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, nel quadro di accordi internazionali.
Per quanto riguarda le regole di contabilità in merito al ruolo svolto dall'utilizzo del suolo e dalla foreste sul contenimento delle emissioni, la Commissione è soddisfatta del fatto che il Consiglio potrebbe trovare un accordo già all'ultima sessione di trattativa che si terrà a Barcellona ad inizio di novembre.
Il commissario Dimas ha accolto favorevolmente anche le conclusioni sull'economia eco-efficiente, che confermano la volontà da parte degli stati membri di dare un supporto forte per andare verso questa direzione e la volontà espressa di integrarlo come obiettivo chiave nella nuova strategia di Lisbona.
Commenti di soddisfazione anche da parte di Cgil che valuta «positivamente la notizia degli impegni assunti» ma chiede «fatti concreti». Impegni concreti sono richiesti anche da Grenpeace, che si dichiara delusa dal vertice dei ministri dell'ambiente Ue.
«Greenpeace -afferma l'associazione ambientalista- constata che gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra non sono stati allineati con quanto indicato dalle analisi scientifiche, e ritiene che la decisione di oggi non sia abbastanza ambiziosa per permettere di sbloccare lo stallo dei negoziati di Copenaghen. Sarà ora il summit dei capi di Stato, in agenda la prossima settimana, l'ultima spiaggia per fare un passo avanti concreto».
«I ministri dell'ambiente hanno dimostrato di affrontare i cambiamenti climatici solo come una mera questione politica -sottolinea Francesco Tedesco responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- come se non si stesse difendendo la sopravvivenza delle persone, l'accesso all'acqua e al cibo, la protezione delle proprie case»..
Positivo il commento da parte dell'area ambientalista del Pd, preoccupata però adesso della tenuta del governo sugli impegni presi a Bruxelles.
«L'Europa si conferma battistrada dell'impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici.- ha dichiarato il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente. Il governo Berlusconi dica al Paese e al Parlamento se è pronto a sostenere a Copenaghen la posizione concordata oggi a Lussemburgo».
Sulla stessa linea anche Ermete Realacci responsabile ambiente del Pd: «Bene via libera al documento sul clima da parte dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea. E' un chiaro segnale che arriva dall'Europa in vista del vertice di Copenaghen. Ci auguriamo che l'Italia stia al passo e non parli con lingua biforcuta».
La Commissione ha accolto positivamente le decisioni assunte dal Consiglio europeo per l'ambiente che costituiranno la posizione dell'Ue da portare al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici che si terrà il prossimo dicembre. Un documento che ha valore di indirizzo politico in vista del Consiglio dei capi di stato del 29 e 30 ottobre prossimi prima della conferenza Onu Cop 15.
«Sono molto soddisfatto - ha detto il commissario all'ambiente Stavros Dimas - per i progressi che abbiamo fatto oggi, poichè ci rimane una sola sessione di negoziazione prima di Copenhaghen ed è ormai un imperativo imporre un'accelerazione degli scambi al livello politico. Raggiungere un accordo internazionale è una sfida politica ardua, ma siamo non siamo ancora del tutto fuoristrada. E ripeto che è più importante che mai raggiungerlo affinché l'Ue possa assumere un ruolo di leadership: i nostri cittadini lo desiderano così come i nostri partner mondiali».
In effetti gli obiettivi che sono stati assunti ieri dal consiglio dei ministri dell'ambiente sono assai impegnativi e riguardano la riduzione delle emissioni dell'80 - 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi intermedi di un taglio del 30% al 2020. Limiti sulle emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale rispettivamente del 10% e del 20%, entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, nel quadro di accordi internazionali.
Per quanto riguarda le regole di contabilità in merito al ruolo svolto dall'utilizzo del suolo e dalla foreste sul contenimento delle emissioni, la Commissione è soddisfatta del fatto che il Consiglio potrebbe trovare un accordo già all'ultima sessione di trattativa che si terrà a Barcellona ad inizio di novembre.
Il commissario Dimas ha accolto favorevolmente anche le conclusioni sull'economia eco-efficiente, che confermano la volontà da parte degli stati membri di dare un supporto forte per andare verso questa direzione e la volontà espressa di integrarlo come obiettivo chiave nella nuova strategia di Lisbona.
Commenti di soddisfazione anche da parte di Cgil che valuta «positivamente la notizia degli impegni assunti» ma chiede «fatti concreti». Impegni concreti sono richiesti anche da Grenpeace, che si dichiara delusa dal vertice dei ministri dell'ambiente Ue.
«Greenpeace -afferma l'associazione ambientalista- constata che gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra non sono stati allineati con quanto indicato dalle analisi scientifiche, e ritiene che la decisione di oggi non sia abbastanza ambiziosa per permettere di sbloccare lo stallo dei negoziati di Copenaghen. Sarà ora il summit dei capi di Stato, in agenda la prossima settimana, l'ultima spiaggia per fare un passo avanti concreto».
«I ministri dell'ambiente hanno dimostrato di affrontare i cambiamenti climatici solo come una mera questione politica -sottolinea Francesco Tedesco responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- come se non si stesse difendendo la sopravvivenza delle persone, l'accesso all'acqua e al cibo, la protezione delle proprie case»..
Positivo il commento da parte dell'area ambientalista del Pd, preoccupata però adesso della tenuta del governo sugli impegni presi a Bruxelles.
«L'Europa si conferma battistrada dell'impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici.- ha dichiarato il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente. Il governo Berlusconi dica al Paese e al Parlamento se è pronto a sostenere a Copenaghen la posizione concordata oggi a Lussemburgo».
Sulla stessa linea anche Ermete Realacci responsabile ambiente del Pd: «Bene via libera al documento sul clima da parte dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea. E' un chiaro segnale che arriva dall'Europa in vista del vertice di Copenaghen. Ci auguriamo che l'Italia stia al passo e non parli con lingua biforcuta».