16 dicembre 2007
TANTI AUGURI DI BUONE FESTE NEL RISPETTO DELLA NATURA DA FEFEAMBIENTE
22/12/07 18:19
Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo Codice dell´ambiente
22/12/07 18:19
www.greenreport.it
Il consiglio dei ministri ha approvato stamani il decreto attuato del codice dell’ambiente in materia di rifiuti, Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica).
«Abbiamo attuato un pezzo del programma – ha detto al termine della seduta un raggiunte Alfonso Pecoraro Scanio - e messo fine a sette infrazioni comunitarie. Grazie alle nuove norme l’Italia entra finalmente in Europa e non ne sarà più il fanalino di coda per quanto riguarda le questioni ambientali: per la prima volta poi riusciremo a coniugare rigore ambientale e semplificazione burocratica».
Il nuovo codice dell´ambiente infatti prevede tempi certi per la valutazione di impatto ambientale (Via) e per la valutazione di impatto strategica (Vas), con un massimo di 150 giorni per la commissione di Via, che diventano 320 per le valutazioni più complesse. Inoltre le valutazioni saranno fatte sui progetti definitivi e non sui preliminari.
Dal punto di vista della semplificazione amministrativa il ministro dell’ambiente ha spiegato che per esempio le imprese con meno di 10 dipendenti d’ora in avanti saranno esonerate da tutta una serie di adempimenti burocratici oggi necessari per trattare anche i rifiuti non pericolosi.
La nuova normativa prevede anche l’avvio in un prossimo futuro «di un percorso di tracciabilità satellitare per i rifiuti che eliminerà le scartoffie, monitorando esattamente il transito di camion e coniugando il rigoroso controllo ambientale alla semplificazione per il mondo dell’impresa0187.
Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha poi ricordato che un ulteriore decreto correttivo è in itinere e che spera quindi di definire al più presto anche le nuove norme per quanto riguarda acqua, danno ambientale, bonifiche ed aria.
Il consiglio dei ministri ha approvato stamani il decreto attuato del codice dell’ambiente in materia di rifiuti, Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica).
«Abbiamo attuato un pezzo del programma – ha detto al termine della seduta un raggiunte Alfonso Pecoraro Scanio - e messo fine a sette infrazioni comunitarie. Grazie alle nuove norme l’Italia entra finalmente in Europa e non ne sarà più il fanalino di coda per quanto riguarda le questioni ambientali: per la prima volta poi riusciremo a coniugare rigore ambientale e semplificazione burocratica».
Il nuovo codice dell´ambiente infatti prevede tempi certi per la valutazione di impatto ambientale (Via) e per la valutazione di impatto strategica (Vas), con un massimo di 150 giorni per la commissione di Via, che diventano 320 per le valutazioni più complesse. Inoltre le valutazioni saranno fatte sui progetti definitivi e non sui preliminari.
Dal punto di vista della semplificazione amministrativa il ministro dell’ambiente ha spiegato che per esempio le imprese con meno di 10 dipendenti d’ora in avanti saranno esonerate da tutta una serie di adempimenti burocratici oggi necessari per trattare anche i rifiuti non pericolosi.
La nuova normativa prevede anche l’avvio in un prossimo futuro «di un percorso di tracciabilità satellitare per i rifiuti che eliminerà le scartoffie, monitorando esattamente il transito di camion e coniugando il rigoroso controllo ambientale alla semplificazione per il mondo dell’impresa0187.
Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha poi ricordato che un ulteriore decreto correttivo è in itinere e che spera quindi di definire al più presto anche le nuove norme per quanto riguarda acqua, danno ambientale, bonifiche ed aria.
Rifiuti delle navi, in arrivo il nuovo modulo
22/12/07 18:16
www.greenreport.it
E’ in arrivo il nuovo modulo per i rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico: la Commissione inserisce la voce "acque di scarico" fra le informazioni da comunicare prima di entrare in un porto della Comunità. Con direttiva del 13 dicembre la Ue modifica il modulo contenuto nell’allegato II della direttiva 2000/59/ce e fissa per il 15 giugno 2009 la scadenza per il recepimento da parte degli Stati membri delle nuove disposizioni.
La Comunità ha come obiettivo quello di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti delle navi e dei residui del carico, in particolare degli scarichi illeciti delle navi che utilizzano i porti situati nel territorio della Comunità europea. Quindi al fine di migliorare la prevenzione dell’inquinamento e anche per evitare distorsioni della concorrenza le prescrizioni ambientali dovrebbero applicarsi a tutte le navi a prescindere dalla loro bandiera e i porti dovrebbero dotarsi di adeguati impianti di raccolta.
Per migliorare l’efficienza degli impianti portuali di raccolta è dunque, necessario che le navi comunichino la necessità di utilizzare tali impianti attraverso la compilazione di appositi moduli predefiniti.
Il comandante di una nave diretta verso il porto situato nella Comunità ha l’obbligo di compilare il modulo e di notificare tali informazioni all’autorità o all’organismo designato a tal fine dallo Stato membro in cui si trova il porto.
Ma il vecchio modulo non fa riferimento alle acque di scarico che - a parere della Commissione - devono invece, essere incluse nelle categorie di rifiuti da notificare prima di entrare in porto.
Dunque un altro provvedimento europeo per arginare il problema dell’inquinamento delle navi in mare, che richiede, però (come tutte le disposizioni europee) una collaborazione diretta degli Stati membri: impianti adeguati di raccolta in ogni porto, piani per la gestione di questi rifiuti e controlli anche sulle navi.
Una serie di impegni che in parte l’Italia non è stata in grado di porre a termine. Infatti con il ricorso del 2 agosto 2007 alla Corte di giustizia europea, la Commissione denunciava la mancata attuazione della direttiva europea 2000/59 (recepita in Italia con il Dlgs 182/2003) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico. L’Italia sarebbe colpevole di non aver messo in pratica quanto disposto con il decreto 182/2003 e di non aver rispettato le regole imposte dalla normativa Ue.
In teoria il piano di raccolta e di gestione dei rifiuti dovrebbe essere elaborato dalle Autorità portuali per poi essere comunicato alla Regione competente che provvede a valutarlo, approvarlo e a controllarne lo stato d’attuazione.
E’ in arrivo il nuovo modulo per i rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico: la Commissione inserisce la voce "acque di scarico" fra le informazioni da comunicare prima di entrare in un porto della Comunità. Con direttiva del 13 dicembre la Ue modifica il modulo contenuto nell’allegato II della direttiva 2000/59/ce e fissa per il 15 giugno 2009 la scadenza per il recepimento da parte degli Stati membri delle nuove disposizioni.
La Comunità ha come obiettivo quello di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti delle navi e dei residui del carico, in particolare degli scarichi illeciti delle navi che utilizzano i porti situati nel territorio della Comunità europea. Quindi al fine di migliorare la prevenzione dell’inquinamento e anche per evitare distorsioni della concorrenza le prescrizioni ambientali dovrebbero applicarsi a tutte le navi a prescindere dalla loro bandiera e i porti dovrebbero dotarsi di adeguati impianti di raccolta.
Per migliorare l’efficienza degli impianti portuali di raccolta è dunque, necessario che le navi comunichino la necessità di utilizzare tali impianti attraverso la compilazione di appositi moduli predefiniti.
Il comandante di una nave diretta verso il porto situato nella Comunità ha l’obbligo di compilare il modulo e di notificare tali informazioni all’autorità o all’organismo designato a tal fine dallo Stato membro in cui si trova il porto.
Ma il vecchio modulo non fa riferimento alle acque di scarico che - a parere della Commissione - devono invece, essere incluse nelle categorie di rifiuti da notificare prima di entrare in porto.
Dunque un altro provvedimento europeo per arginare il problema dell’inquinamento delle navi in mare, che richiede, però (come tutte le disposizioni europee) una collaborazione diretta degli Stati membri: impianti adeguati di raccolta in ogni porto, piani per la gestione di questi rifiuti e controlli anche sulle navi.
Una serie di impegni che in parte l’Italia non è stata in grado di porre a termine. Infatti con il ricorso del 2 agosto 2007 alla Corte di giustizia europea, la Commissione denunciava la mancata attuazione della direttiva europea 2000/59 (recepita in Italia con il Dlgs 182/2003) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico. L’Italia sarebbe colpevole di non aver messo in pratica quanto disposto con il decreto 182/2003 e di non aver rispettato le regole imposte dalla normativa Ue.
In teoria il piano di raccolta e di gestione dei rifiuti dovrebbe essere elaborato dalle Autorità portuali per poi essere comunicato alla Regione competente che provvede a valutarlo, approvarlo e a controllarne lo stato d’attuazione.
Finanziaria 2008 e sostenibilità: l´Aper apprezza, Legambiente no
22/12/07 18:16
www.greenreport.it
«Questa Finanziaria vede la luce sotto i migliori auspici: il vero sviluppo del settore nasce infatti da una volontà condivisa tra Stato, Enti locali, comunità e soprattutto parti politiche di considerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili un irrinunciabile obiettivo di sostenibilità e di competitività industriale da perseguire con priorità e tempi certi». E’ dunque un commento positivo quello del presidente di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) Roberto Longo alla Finanziaria appena approvata. Una Finanziaria nella quale ci sono diverse e piuttosto attese novità, sostiene l’Aper in una nota stampa, che investiranno il settore delle rinnovabili nel corso del nuovo anno e che «mirano allo stabilizzarsi del regime degli incentivi per il futuro, alla loro differenziazione per fonte, alla definizione di regole certe per la distribuzione tra le Regioni degli obiettivi di sviluppo che a breve diverranno obbligatori per Direttiva Europea, dando garanzie sugli iter autorizzativi e di allacciamento alla rete».
Inoltre – aggiunge l’associazione -, la nuova Finanziaria darebbe nuovo slancio alla generazione di piccola taglia attribuendo tariffe incentivanti e certe agli impianti di potenza inferiore al MW. «C’è insomma da ben sperare per il 2008 – conclude Longo - anche pensando a quanto una buona legge è riuscita a fare nel 2007 per il tanto atteso decollo del fotovoltaico». Più ad ampio raggio e più critico il commento sulla Finanziaria di Legambiente che ritiene «dannose le misure per le infrastrutture e quelle sui rifiuti», mentre valuta bene il «Conto energia e la Class action».«L’ambiente – sostiene in una nota il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, - è stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuità e rafforzamento rispetto alla precedente».
Nello specifico – dice l’associazione ambientalista - si continua a investire su infrastrutture (ai 3,6 miliardi già inseriti nel testo del Governo per le grandi opere si sono aggiunti nel passaggio in Parlamento finanziamenti per il passante autostradale a Nord di Bologna e la nuova Autostrada Nogara-Mare Adriatico) e trasporto su gomma (i sussidi agli autotrasportatori hanno sottratto 92 milioni di Euro alla ricerca!), mentre si lasciano “a piedi” i pendolari, cancellando il piano “1000 nuovi treni pendolari” e riducendo del 20% le risorse per il servizio di trasporto ferroviario regionale rispetto al 2007.
«Gravi – dice sempre il Cigno Verde - le misure sui rifiuti: sono state approvate due proroghe per il ciclo dei rifiuti senza le quali l’Italia avrebbe finalmente imboccato la strada di una gestione più sostenibile dal 1 gennaio 2008. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2000. La seconda riguarda l’obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente dal 1 gennaio 1999. E’ sparito il provvedimento che prevedeva la rottamazione degli elettrodomestici a bassa efficienza per quelli di classe A».
Unica norma davvero efficace per Legambiente, il Conto Energia e cioè il nuovo sistema di incentivi per fonti rinnovabili, in continuità con la manovra 2007. E, come detto, l’introduzione della Class action, ovvero la causa di gruppo per tutelare gli interessi collettivi. «Nel suo complesso, la manovra 2008 – continua Cogliati Dezza – non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come, ad esempio trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico».
«Questa Finanziaria vede la luce sotto i migliori auspici: il vero sviluppo del settore nasce infatti da una volontà condivisa tra Stato, Enti locali, comunità e soprattutto parti politiche di considerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili un irrinunciabile obiettivo di sostenibilità e di competitività industriale da perseguire con priorità e tempi certi». E’ dunque un commento positivo quello del presidente di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) Roberto Longo alla Finanziaria appena approvata. Una Finanziaria nella quale ci sono diverse e piuttosto attese novità, sostiene l’Aper in una nota stampa, che investiranno il settore delle rinnovabili nel corso del nuovo anno e che «mirano allo stabilizzarsi del regime degli incentivi per il futuro, alla loro differenziazione per fonte, alla definizione di regole certe per la distribuzione tra le Regioni degli obiettivi di sviluppo che a breve diverranno obbligatori per Direttiva Europea, dando garanzie sugli iter autorizzativi e di allacciamento alla rete».
Inoltre – aggiunge l’associazione -, la nuova Finanziaria darebbe nuovo slancio alla generazione di piccola taglia attribuendo tariffe incentivanti e certe agli impianti di potenza inferiore al MW. «C’è insomma da ben sperare per il 2008 – conclude Longo - anche pensando a quanto una buona legge è riuscita a fare nel 2007 per il tanto atteso decollo del fotovoltaico». Più ad ampio raggio e più critico il commento sulla Finanziaria di Legambiente che ritiene «dannose le misure per le infrastrutture e quelle sui rifiuti», mentre valuta bene il «Conto energia e la Class action».«L’ambiente – sostiene in una nota il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, - è stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuità e rafforzamento rispetto alla precedente».
Nello specifico – dice l’associazione ambientalista - si continua a investire su infrastrutture (ai 3,6 miliardi già inseriti nel testo del Governo per le grandi opere si sono aggiunti nel passaggio in Parlamento finanziamenti per il passante autostradale a Nord di Bologna e la nuova Autostrada Nogara-Mare Adriatico) e trasporto su gomma (i sussidi agli autotrasportatori hanno sottratto 92 milioni di Euro alla ricerca!), mentre si lasciano “a piedi” i pendolari, cancellando il piano “1000 nuovi treni pendolari” e riducendo del 20% le risorse per il servizio di trasporto ferroviario regionale rispetto al 2007.
«Gravi – dice sempre il Cigno Verde - le misure sui rifiuti: sono state approvate due proroghe per il ciclo dei rifiuti senza le quali l’Italia avrebbe finalmente imboccato la strada di una gestione più sostenibile dal 1 gennaio 2008. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2000. La seconda riguarda l’obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente dal 1 gennaio 1999. E’ sparito il provvedimento che prevedeva la rottamazione degli elettrodomestici a bassa efficienza per quelli di classe A».
Unica norma davvero efficace per Legambiente, il Conto Energia e cioè il nuovo sistema di incentivi per fonti rinnovabili, in continuità con la manovra 2007. E, come detto, l’introduzione della Class action, ovvero la causa di gruppo per tutelare gli interessi collettivi. «Nel suo complesso, la manovra 2008 – continua Cogliati Dezza – non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come, ad esempio trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico».