15 aprile 2007
Perdite atomiche a Saluggia (Vercelli) e la sequenza imbarazzante di incidenti ovunque
17/04/07 13:57
Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it
Scivolano le notizie sul nucleare. Scivolano via, con profilo basso sulla stampa, nonostante le manifestazioni e le marce di protesta, gli incidenti e le contaminazioni e nonostante i nuovi progetti di centrali in tutto il mondo.
Ma andiamo con ordine, partendo da casa nostra. A Saluggia, dove c’è il polo italiano del nucleare (la vicina centrale dismessa di Trino Vercellese, il reattore sperimentale Avogadro, l’Eurex), il 24 marzo scorso c’è stata una marcia di protesta contro gli impianti. I manifestanti (250 secondo le organizzazioni ambientaliste e i centri sociali, 150-200 secondo la polizia) avevano l’obiettivo di dire no al progetto di trasferire 52 barre nucleari irraggiate dalla piscina Eurex al deposito Avogadro che, secondo loro, non darebbe più le necessarie garanzie di sicurezza.
Con un tempismo imbarazzante, qualche giorno dopo la marcia sono state scoperte alcune perdite di sostanze radioattive. Secondo esami condotti dall’Arpa Piemonte, un pozzo inutilizzato distante un chilometro dall’impianto Eurex è risultato inquinato da radionuclidi. L'assessore regionale per l'Ambiente Nicola De Ruggiero si è però affrettato a gettare acqua sul fuoco. Tutti calmi, ha detto in sostanza, non vi sono pericoli per la salute pubblica e per l'ambiente, né possibilità di inquinamento delle falde che alimentano l'Acquedotto del Monferrato.
Ma non è finita qui. Un paio di giorni dopo la marcia la Sogin, la società che gestisce i residui nucleari in Italia, ha incontrato presso l'impianto Eurex le rappresentanze sindacali aziendali locali per informarle sui casi di lieve contaminazione registrati per sei lavoratori nell'ambito dei controlli radio-tossicologici eseguiti periodicamente presso l'impianto. Anche in questo caso, le dichiarazioni sono state traquillizzanti.
“I risultati delle ultime dosi registrate a febbraio scorso - ha detto la Sogin - sono, comunque, ampiamente al di sotto dei limiti di legge e radiologicamente irrilevanti”. “Il monitoraggio – si legge in una nota - è, infatti, svolto utilizzando tecniche di misura ad alta sensibilità in linea con i migliori standard internazionali e si distingue, rispetto al passato, sia per la metodologia sia per la frequenza delle verifiche”.
Intanto, la Prefettura di Vercelli ha approvato il piano di sicurezza per il trasporto delle 52 barre nucleari irraggiate in un sito idoneo. Il piano di sicurezza, con i dovuti aggiornamenti, ricalca quello già sperimentato con successo in occasione dei 13 trasporti eseguiti fino al febbraio 2005 per trasferire 259 barre nucleari irraggiate da Saluggia al laboratorio inglese di Sellafield.
Nel frattempo, sempre la settimana scorsa, si è svolta una marcia di protesta vicino alla base friulana di Aviano per contestare la presenza di bombe atomiche statunitensi. Passiamo al di là delle Alpi. Mentre in Svizzera soltanto un terzo dei cittadini si è dichiarato favorevole alla costruzione di nuove centrali (sondaggio dell’istituto demoscopico Gfs-Zurich realizzato su un campione di 888 persone), il 23 marzo scorso Electricité de France ha ammesso che un addetto del Gruppo 2 della centrale atomica francese di Flamanville è stato contaminato. Anche i cugini d’Oltralpe hanno precisato che la contaminazione è “lieve” e che il lavoratore è sotto controllo medico. Nel frattempo, qualche giorno dopo, un gruppo di militanti di Greenpeace è salito su una torre di raffreddamento della centrale nucleare di Belleville sur Loire per denunciare i pericoli del futuro reattore Epr. E a Bruxelles, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dell’Unione Europea, una cinquantina di dimostranti provenienti a piedi o in bicicletta da Lille hanno protestato contro l’Euratom e chiesto l’uscita dal nucleare di tutta l’Europa.
Ma facciamo un salto anche in Giappone. Sempre la scorsa settimana (il 28 marzo), la Tokio electric power ha reso noto che ritarderà di un anno rispetto alle previsioni il completamento di un nuovo impianto nucleare (al 2013 e 2014), dopo aver ammesso di aver coperto un incidente accaduto nel 1978. Inoltre, sono emersi oltre 200 casi di falsificazione dei documenti sulla sicurezza nelle sue tre centrali nucleari. “Siamo molto dispiaciuti – ha detto il presidente della compagnia Tsunehisa Katsumata -. Faremo tutto il possibile per riconquistare la fiducia della gente”. Il Giappone, che oggi compra l’89% del petrolio dal Medio Oriente, punta su nuovi reattori per tagliare le emissioni di CO2 e i costi dell’importazione di petrolio. L’obiettivo è di produrre entro il 2030 il 40% dell’energia necessaria al Paese con le centrali nucleari, contro il 30% di oggi. Secondo quanto riferito dal ministro dell’industria l’anno scorso, entro marzo 2016 ci sono in programma nove reattori nuovi, mentre uno dovrebbe chiudere, portando la capacità totale a 61,5 milioni di kilowatt rispetto ai 49,6 milioni di oggi. Sulla stessa lunghezza d’onda gli Stati Uniti. Nei giorni scorsi è emerso che Entergy, la seconda compagnia di reattori, ha ottenuto il permesso preliminare dai regolatori federali a costruire un sito nucleare nel Mississippi. La nuova unità si aggiungerà a quella esistente nei pressi di Port Gibson, vicino al confine con la Louisiana. Ai primi di marzo inoltre Exelon, il numero uno dell’energia nucleare, ha ottenuto un permesso a costruire una centrale nell’Illinois. La compagnia ha detto però che non ha fretta di partire con i lavori. Negli Stati Uniti non sono più stati autorizzati impianti nucleari dal 1978 e vennero cancellati 124 progetti dopo l’incidente di Three Mile Island nel 1979 in Pennsilvania. Secondo gli ultimi dati forniti dal Nuclear Energy Institute, l’associazione di settore, 15 società hanno annunciato proposte per costruire 36 reattori. Le domande di autorizzazione saranno presentate entro l’autunno. Nel frattempo continuano le dichiarazioni pro e contro il nucleare. A favore sul lungo termine l’a.d. di Edison, Umberto Quadrino, che nel corso di un’audizione davanti alla commissione ambiente del Senato, ha detto: "Il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo termine" nella produzione di energia e nel rispetto per l'ambiente. Secondo Quadrino, "il rispetto degli obiettivi richiede un serio impegno ed un'attenta valutazione dell'energy-mix nell'indirizzamento verso tecnologie meno inquinanti". Ecco che "nel breve e medio termine lo sforzo essenziale dipenderà dalle rinnovabili e dai cicli combinati a gas" e questo "porterà necessariamente ad un forte incremento dei consumi di gas in Europa". Al contrario "il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo periodo".
Contro invece Jürgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente. "La peggiore idea per contrastare i cambiamenti climatici è sollecitare lo sviluppo del nucleare civile", ha scritto Jürgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente nella prefazione a un rapporto di una ong inglese di ricerca - l'Oxford research group- dedicato proprio a "Energia sicura, nucleare civile, sicurezza e cambiamenti climatici". "Lo sviluppo dell'energia nucleare civile – ha detto Trittin- determinerebbe una crescita automatica della minaccia alla sicurezza internazionale". Il rapporto sottolinea come effettivamente l'energia nucleare abbia scarse emissioni di gas a effetto serra e che questa sua caratteristica sta diventando il cavallo di Troia dei favorevoli all'atomo. Nello stesso tempo però questa fonte di energia può essere prologo in alcuni paesi del nucleare militare ed è una ghiotta occasione per terroristi e organizzazioni criminali. "Se la risposta all'aumento delle temperature del pianeta fosse il nucleare - sostengono i ricercatori- non si farebbe altro che sostituire a un rischio un altro rischio ancora più elevato".
Scivolano le notizie sul nucleare. Scivolano via, con profilo basso sulla stampa, nonostante le manifestazioni e le marce di protesta, gli incidenti e le contaminazioni e nonostante i nuovi progetti di centrali in tutto il mondo.
Ma andiamo con ordine, partendo da casa nostra. A Saluggia, dove c’è il polo italiano del nucleare (la vicina centrale dismessa di Trino Vercellese, il reattore sperimentale Avogadro, l’Eurex), il 24 marzo scorso c’è stata una marcia di protesta contro gli impianti. I manifestanti (250 secondo le organizzazioni ambientaliste e i centri sociali, 150-200 secondo la polizia) avevano l’obiettivo di dire no al progetto di trasferire 52 barre nucleari irraggiate dalla piscina Eurex al deposito Avogadro che, secondo loro, non darebbe più le necessarie garanzie di sicurezza.
Con un tempismo imbarazzante, qualche giorno dopo la marcia sono state scoperte alcune perdite di sostanze radioattive. Secondo esami condotti dall’Arpa Piemonte, un pozzo inutilizzato distante un chilometro dall’impianto Eurex è risultato inquinato da radionuclidi. L'assessore regionale per l'Ambiente Nicola De Ruggiero si è però affrettato a gettare acqua sul fuoco. Tutti calmi, ha detto in sostanza, non vi sono pericoli per la salute pubblica e per l'ambiente, né possibilità di inquinamento delle falde che alimentano l'Acquedotto del Monferrato.
Ma non è finita qui. Un paio di giorni dopo la marcia la Sogin, la società che gestisce i residui nucleari in Italia, ha incontrato presso l'impianto Eurex le rappresentanze sindacali aziendali locali per informarle sui casi di lieve contaminazione registrati per sei lavoratori nell'ambito dei controlli radio-tossicologici eseguiti periodicamente presso l'impianto. Anche in questo caso, le dichiarazioni sono state traquillizzanti.
“I risultati delle ultime dosi registrate a febbraio scorso - ha detto la Sogin - sono, comunque, ampiamente al di sotto dei limiti di legge e radiologicamente irrilevanti”. “Il monitoraggio – si legge in una nota - è, infatti, svolto utilizzando tecniche di misura ad alta sensibilità in linea con i migliori standard internazionali e si distingue, rispetto al passato, sia per la metodologia sia per la frequenza delle verifiche”.
Intanto, la Prefettura di Vercelli ha approvato il piano di sicurezza per il trasporto delle 52 barre nucleari irraggiate in un sito idoneo. Il piano di sicurezza, con i dovuti aggiornamenti, ricalca quello già sperimentato con successo in occasione dei 13 trasporti eseguiti fino al febbraio 2005 per trasferire 259 barre nucleari irraggiate da Saluggia al laboratorio inglese di Sellafield.
Nel frattempo, sempre la settimana scorsa, si è svolta una marcia di protesta vicino alla base friulana di Aviano per contestare la presenza di bombe atomiche statunitensi. Passiamo al di là delle Alpi. Mentre in Svizzera soltanto un terzo dei cittadini si è dichiarato favorevole alla costruzione di nuove centrali (sondaggio dell’istituto demoscopico Gfs-Zurich realizzato su un campione di 888 persone), il 23 marzo scorso Electricité de France ha ammesso che un addetto del Gruppo 2 della centrale atomica francese di Flamanville è stato contaminato. Anche i cugini d’Oltralpe hanno precisato che la contaminazione è “lieve” e che il lavoratore è sotto controllo medico. Nel frattempo, qualche giorno dopo, un gruppo di militanti di Greenpeace è salito su una torre di raffreddamento della centrale nucleare di Belleville sur Loire per denunciare i pericoli del futuro reattore Epr. E a Bruxelles, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dell’Unione Europea, una cinquantina di dimostranti provenienti a piedi o in bicicletta da Lille hanno protestato contro l’Euratom e chiesto l’uscita dal nucleare di tutta l’Europa.
Ma facciamo un salto anche in Giappone. Sempre la scorsa settimana (il 28 marzo), la Tokio electric power ha reso noto che ritarderà di un anno rispetto alle previsioni il completamento di un nuovo impianto nucleare (al 2013 e 2014), dopo aver ammesso di aver coperto un incidente accaduto nel 1978. Inoltre, sono emersi oltre 200 casi di falsificazione dei documenti sulla sicurezza nelle sue tre centrali nucleari. “Siamo molto dispiaciuti – ha detto il presidente della compagnia Tsunehisa Katsumata -. Faremo tutto il possibile per riconquistare la fiducia della gente”. Il Giappone, che oggi compra l’89% del petrolio dal Medio Oriente, punta su nuovi reattori per tagliare le emissioni di CO2 e i costi dell’importazione di petrolio. L’obiettivo è di produrre entro il 2030 il 40% dell’energia necessaria al Paese con le centrali nucleari, contro il 30% di oggi. Secondo quanto riferito dal ministro dell’industria l’anno scorso, entro marzo 2016 ci sono in programma nove reattori nuovi, mentre uno dovrebbe chiudere, portando la capacità totale a 61,5 milioni di kilowatt rispetto ai 49,6 milioni di oggi. Sulla stessa lunghezza d’onda gli Stati Uniti. Nei giorni scorsi è emerso che Entergy, la seconda compagnia di reattori, ha ottenuto il permesso preliminare dai regolatori federali a costruire un sito nucleare nel Mississippi. La nuova unità si aggiungerà a quella esistente nei pressi di Port Gibson, vicino al confine con la Louisiana. Ai primi di marzo inoltre Exelon, il numero uno dell’energia nucleare, ha ottenuto un permesso a costruire una centrale nell’Illinois. La compagnia ha detto però che non ha fretta di partire con i lavori. Negli Stati Uniti non sono più stati autorizzati impianti nucleari dal 1978 e vennero cancellati 124 progetti dopo l’incidente di Three Mile Island nel 1979 in Pennsilvania. Secondo gli ultimi dati forniti dal Nuclear Energy Institute, l’associazione di settore, 15 società hanno annunciato proposte per costruire 36 reattori. Le domande di autorizzazione saranno presentate entro l’autunno. Nel frattempo continuano le dichiarazioni pro e contro il nucleare. A favore sul lungo termine l’a.d. di Edison, Umberto Quadrino, che nel corso di un’audizione davanti alla commissione ambiente del Senato, ha detto: "Il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo termine" nella produzione di energia e nel rispetto per l'ambiente. Secondo Quadrino, "il rispetto degli obiettivi richiede un serio impegno ed un'attenta valutazione dell'energy-mix nell'indirizzamento verso tecnologie meno inquinanti". Ecco che "nel breve e medio termine lo sforzo essenziale dipenderà dalle rinnovabili e dai cicli combinati a gas" e questo "porterà necessariamente ad un forte incremento dei consumi di gas in Europa". Al contrario "il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo periodo".
Contro invece Jürgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente. "La peggiore idea per contrastare i cambiamenti climatici è sollecitare lo sviluppo del nucleare civile", ha scritto Jürgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente nella prefazione a un rapporto di una ong inglese di ricerca - l'Oxford research group- dedicato proprio a "Energia sicura, nucleare civile, sicurezza e cambiamenti climatici". "Lo sviluppo dell'energia nucleare civile – ha detto Trittin- determinerebbe una crescita automatica della minaccia alla sicurezza internazionale". Il rapporto sottolinea come effettivamente l'energia nucleare abbia scarse emissioni di gas a effetto serra e che questa sua caratteristica sta diventando il cavallo di Troia dei favorevoli all'atomo. Nello stesso tempo però questa fonte di energia può essere prologo in alcuni paesi del nucleare militare ed è una ghiotta occasione per terroristi e organizzazioni criminali. "Se la risposta all'aumento delle temperature del pianeta fosse il nucleare - sostengono i ricercatori- non si farebbe altro che sostituire a un rischio un altro rischio ancora più elevato".
CLIMA: MEDITERRANEO; CANALE SICILIA TERMOMETRO MARE NOSTRUM
17/04/07 13:40
(ANSA) - ROMA - Il Canale di Sicilia termometro e
motore per tutto il Mare Nostrum. E' da qui che
partono i cambiamenti che poi si trasmettono a
tutto il bacino. Un test non solo per il
riscaldamento globale ma anche per la
biodiversita'. Ad annunciare la scoperta il
coordinatore scientifico dell' Istituto centrale
per la ricerca applicata al mare (Icram), Silvio
Greco, in questi giorni a Istanbul per
partecipare, come rappresentante scientifico del
Governo italiano, al 38/o Congresso della
Commissione Internazionale per l'esplorazione
scientifica del Mediterraneo (Ciesm). Riuniti in
Turchia 800 ricercatori di 35 paesi per mettere a
punto una strategia di ricerca dopo aver
scardinato i rischi. Si parlera' infatti anche di
pericolo tsunami oltre che di clima, delle specie
aliene e autoctone e di contaminazione chimica.
''Il Mediterraneo - ha detto l'esperto dell'Icram - rappresenta solo lo 0,8% di tutti i mari del Pianeta ma, secondo le stime, contiene il 9% della biodiversita' mondiale. Un ambiente delicatissimo, quindi - ha sottolineato ancora Silvio Greco - del quale il Canale di Sicilia e' il motore''. ''E' qui infatti - ha rivelato Greco - che i cambiamenti si verificano prima rispetto a tutto il Mediterraneo''. A partire dalla temperatura dell'acqua. ''La scorsa estate - ha riferito l' esperto - e' nel Canale di Sicilia che si sono registrati i 30 gradi notturni dell'acqua superficiale, uno dei picchi piu' elevati dell'ultimo secolo e ci sono segnali - ha riferito Greco - che indicano un innalzamento della temperatura anche dell'acqua profonda''.
''Il Mediterraneo - ha detto l'esperto dell'Icram - rappresenta solo lo 0,8% di tutti i mari del Pianeta ma, secondo le stime, contiene il 9% della biodiversita' mondiale. Un ambiente delicatissimo, quindi - ha sottolineato ancora Silvio Greco - del quale il Canale di Sicilia e' il motore''. ''E' qui infatti - ha rivelato Greco - che i cambiamenti si verificano prima rispetto a tutto il Mediterraneo''. A partire dalla temperatura dell'acqua. ''La scorsa estate - ha riferito l' esperto - e' nel Canale di Sicilia che si sono registrati i 30 gradi notturni dell'acqua superficiale, uno dei picchi piu' elevati dell'ultimo secolo e ci sono segnali - ha riferito Greco - che indicano un innalzamento della temperatura anche dell'acqua profonda''.