04 novembre 2007

“Rete natura 2000” pubblicato il decreto del ministero

fonte.www.greenreport.it
E’ stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale l’atteso decreto del ministero delle politiche agricole “modifica ed integrazione del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, recante "Disciplina del regime di condizionalità della PAC e abrogazione del decreto ministeriale 15 dicembre 2005". (Decreto n. 13286), si tratta dell’adeguamento alle direttive Ue delle misure di tutela nella Zone di protezione speciale (Zps) che aveva creato non poche frizioni tra governo, ambientalisti, cacciatori e regioni e la cui mancata adozione aveva provocato condanni e procedure di infrazione per l’Italia da parte dell’Ue e della Corte di giustizia europea.
Le regioni dovranno adeguare, anche dal punto di vista dell’agricoltura e dell’allevamento di animali, la gestione delle Zps e dell’intera “Rete natura 200” (che comprende anche Siti di importanza comunitaria, Sic, e Zone speciali di conservazione, Zsc) alle direttive Habitat e Uccelli che e fissare «criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione» relativi a tutte le zone di protezione previste e prevedere gli "obblighi e divieti" contenuti nell´art. 6 del decreto n. 184 del ministero dell´ambiente del 17 ottobre 2007, relativo alla "Rete Natura 2000”, Zcs e Zps che indicava i criteri di gestione delle aree comprese nelle direttive Uccelli ed Habitat anche in relazione alle attività venatorie (in articolare le preaperture nelle Zps) ed alle deroghe finora consentite in molte regioni per le specie cacciabili al loro interno, che avevano sollevato le proteste Ue, la minaccia di pesanti sanzioni economiche e la messa in pericolo di finanziamenti destinati all’agricoltura .
Il decreto de ministero dell’agricoltura contiene obblighi anche per il rispetto delle direttive Ue sulla protezione delle acque sotterranee dall´inquinamento provocato da certe sostanze pericolose, recepisce al suo interno le norme di vari decreti in materia ambientale riguardanti la protezione dei suoli e di zone vulnerabili da attività inquinanti e legate all’agricoltura e nei quali le regioni «individuano sulla base delle norme di recepimento della direttiva 91/676/CEE, dove attuate a livello regionale con i Programmi di azione, gli impegni applicabili a livello dell´azienda agricola».
Il decreto prevede anche misure per la gestione dei terreni agricoli e le varie colture e modalità di gestione e raccolta dei prodotti e per la zootecnia, compreso norme che riguardano la salute ed il benessere degli animali da allevamento.
In assenza dei provvedimenti delle regioni e province autonome, si applicano le disposizioni previste dal decreto in applicazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.

Ban Ki-moon prepara Bali in Amazonia ed Antartide

fonte:www.greenreport.it
L’Onu sta preparando la conferenza sui cambiamenti climatici che si terrà a Bali a dicembre ed ogni occasione è buona per compattare un blocco di Paesi che assuma impegni concreti per il post Kyoto. Una delle occasioni migliori sembra la prossima visita del segretario generale della Nazioni Unite, Ban Ki-moon (Nella foto) in America del Sud, da dove si recherà anche in Antartide per rendersi direttamente conto degli effetti del cambiamento climatico anche nell’emisfero sud del pianeta.
La prossima settimana il segretario generale dell’Onu si recherà in Argentina, Cile, Antartico, Brasile e Spagna. «Considero questo viaggio molto importante», ha detto Ban Ki-moon durante una conferenza stampa. L’Onu spera, grazie a questo viaggio, di «accrescere il suo impatto politico» nella prospettiva della Conferenza di Bali. In Argentina il segretario delle Nazioni Unite avrà una riunione con l’attuale presidente Nestor Kirchner e con sua moglie, Cristina Fernández Kirchner appena eletta nuovo residente, per poi recarsi al Summit ibero-americano in Cile, ma prima di partire per Santiago andrà a Punta Arenas, nell’estremo sud cileno e in Antartide.
In Brasile Ban Ki-moon incontrerà il presidente Lula Da Silva e visiterà la regione Amazzonica, compresa la foresta nazionale di Tapajós, per fare il punto dei risultati ottenuti recentemente dalle azioni di contrasto alla deforestazione e nella gestione sostenibile delle risorse forestali. Durante una visita in una fabbrica di etanolo a Sao Paulo, Ban Ki-moon spera di «vedere come l´utilizzo dei biocarburanti ha permesso al Brasile di ridurre in maniera significativa le sue emissioni di gas serra».
Rispondendo ad una domanda sul rischio di utilizzare e distogliere risorse alimentari per produrre carburanti, sollevato recentemente proprio dall’incaricato speciale dell’Onu sul diritto all’alimentazione, Ban Ki-moon ha sottolineato che «la possibilità di avere fonti di energie rinnovabili è molto importante. Il Brasile è un agente motore nella ricerca e lo sviluppo sui biocarburanti. Ma è vero che esistono preoccupazioni riguardanti l’impatto sulla sicurezza alimentare. L´eliminazione della povertà dovrà essere una priorità, dunque l’equilibrio da trovare è delicato. Io vorrei vedere di persona, sul terreno quello che è in realtà».

Le pile ricaricabili sono meglio per l’ambiente e le tasche

fonte:www.greenreport.it
Uniross, uno dei più grandi produttori europei di pile ricaricabili, ha resi noti i risultati del primo studio mondiale sull’impatto ambientale delle pile usa e getta (alcalines) rispetto alle pile ricaricabili (accumulatori Ni-MH). Lo studio, che si basa sulla “Analisi del ciclo di vita”, è stato realizzato da Bio Intelligence Service con il sostegno finanziario dell´Agence de l´environnement et de la maîtrise de l´energie francese e dimostra che le pile ricaricabili avrebbero un impatto fino a 32 volte minore sull’ambiente di quelle usa e getta, dalla loro produzione alla “fine vita”.
Ogni anno circa un miliardo di pile usa e getta sono consumate in Francia e la maggioranza non è riciclata, un tipo di utilizzo probabilmente molto simile, rapportato alla popolazione, rispetto agli altri Paesi europei più avanzati. Gli indicatori utilizzati per lo studio realizzato in Francia sono 5: consumo delle risorse naturali, impatto sul cambiamento climatico, inquinamento di ozono, acidificazione dell’aria, inquinamento dell’acqua.
La conclusione dello studio non lascia dubbi: «per tutti gli indicatori – dice Uniross – le pile ricaricabili sono nettamente più rispettose dell’ambiente che le pile usa e getta per una quantità equivalente di energia prodotta (1 kWh)». Infatti, secondo i risultati dell’indagine, per ogni 1kWH d’energia, una pila ricaricabile ha: 23 volte meno impatto potenziale sulle risorse naturali non rinnovabili (fossili e minerali) di quelle usa e getta dovuto alla necessità di produrre meno pile per fornire la stessa quantità di energia; 28 volte meno impatto potenziale sul riscaldamento climatico (CO2), soprattutto dovuto al maggiore impatto provocato dalle pile usa e getta sia durante la loro produzione che per la loro distribuzione (trasporto con camion ed emissioni afferenti di gas serra); 30 volte meno impatto potenziale per l’inquinamento dell’aria, in particolare sull’ossidazione fotochimica responsabile dei picchi do ozono e di emissioni di composti tossici per l’uomo; 9 volte meno impatto potenziale sull’acidificazione dell’aria per l’accumulo di particelle in sospensione nell’atmosfera che si depositano sugli ecosistemi con le piogge, con numerosi impatti sui suoli; 12 volte meno impatto potenziale per l’inquinamento dell’acqua dolce, prendendo in considerazione gli indicatori di ecotossicità dei sedimenti per valutare i rischi tossici dovuti all’emissione di prodotti chimici negli ecosistemi acquatici.
Lo studio ha inoltre preso in considerazione le materie prime ed i materiali utilizzati per ogni tipo di pile: «alla fine – si legge – utilizzare le pile ricaricabili offre: una reale economia di rifiuti di imballaggio, poiché per ottenere 1 kWh d’energia, occorre una sola confezione di pile ricaricabili contro 93 confezioni di pile usa e getta; una soluzione per alleggerire l’impatto dell’uso delle pile e la loro gestione nella filiera del riciclo».
Le pile sono onnipresenti nella nostra vita, utilizzate in apparecchiature high-tech, portatili e per la casa, ma solo il 30% sarebbero quelle ricaricabili, almeno in Francia. «Siamo coscienti degli impatti ambientali delle pile in generale - dice Christophe Gurtner, presidente di Uniross – é per questo che abbiamo commissionato questo studio, una première mondiale, che permette di evidenziare una vera avanzata nella lotta contro l’inquinamento delle pile. Nessuno studio aveva dimostrato in maniera così evidente i benefici ambientali delle pile ricaricabili. Mentre le scelte del consumo responsabile sono al centro del dibattito, lo studio Uniross apporta la prova che il passaggio dall’usa e getta al durevole é non solo possibile, ma necessario».

Il piano regolatore comunale è sempre aperto alle prescrizioni ambientali

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di Eleonora Santucci
ARGENTA (Ferrara). Il Consiglio di Stato nella sentenza dell’ottobre di questo anno in relazione a una contestata variante urbanistica avvenuta in corso d’istruttoria per il rilascio di una concessione edilizia, stabilisce che il piano regolatore comunale (Pgr) è sempre aperto alle prescrizioni ambientali perché la tutela dei valori paesaggistico – ambientali si realizza anche attraverso la pianificazione urbanistica.
La vicenda ha inizio quando l’Ente patrimoniale dell’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno richiese il rilascio della concessione edilizia per la stazione radio A.W.R. di Argenta, inm provincia di Ferrara.
L’intenzione dell’Ente era quella di redigere l’impianto con struttura a rete di altezza superiore a 30 metri e di 400 metri di larghezza proprio nella zona del piano regolatore di Argenta dedicata alla radio trasmissione. Ma nel corso dell’istruttoria, ossia della valutazione della richiesta, il Comune si rese conto del possibile impatto sull’ambiente e decise di apportare una variante al proprio piano per garantire una maggior tutela degli habitat naturali, seminaturali e dell’avifauna. E dunque il rilascio della concessione edilizia per costruzioni superiori a 30 metri veniva subordinato a una verifica preliminare e di compatibilità favorevole da parte della Provincia.
Quindi il comune sospendeva la richiesta di concessione edilizia e implicitamente la rifiutava.
Ma non solo: la Provincia emetteva parere negativo (sulla linea di quello emesso dall’Infs “Alessandro Chigi”) alla realizzazione dell’opera. Del resto l’area in questione aveva e ha una rilevanza dal punto di vista ornitologico, registra la presenza di numerosi esemplari di volatili che vengono folgorati ai piedi delle linee elettriche già esistenti ed è vicina al centro pubblico di produzione della fauna selvatica del Mezzano (zona di protezione istituita dalla Provincia) e all’Oasi di protezione della fauna “Anse di Porto-Bacino di Bando”.
Alle pronunce della Provincia e dell’Infs si aggiunsero anche quelle dell’assessore regionale che evidenziava la necessità di “un’attenta valutazione degli impatti negativi di tale impianto sull’avifauna migratrice protetta e la messa in atto di tutte le misure progettuali, tecniche e gestionali tali da minimizzare tali impatti”.
La realizzazione dell’impianto stazione radio A.W.R. aveva un rilevante impatto ambientale sui flussi migratori di varie specie di uccelli protetti. Così che l’amministrazione comunale non poteva non valutare la circostanza e ignorarla. Quindi al comune - secondo il Consiglio di Stato - è consentito introdurre prescrizioni urbanistiche ai fini della protezione dell’ambiente anche indipendentemente alla specifiche disposizioni di settore perché questo potere rientra nell’attività di pianificazione generale.
Il comune quindi può prendere in considerazione interessi pubblici pertinenti ad altre autorità o enti comunque connessi alla tutela del paesaggio ma tutti incidenti sul territorio.
Purtroppo non sempre (anzi quasi mai) lo strumento della variante urbanistica viene utilizzata in questo senso: spesso la si attua per condonare costruzioni edilizie abusive, al di fuori dei parametri pianificatori e al di la dei vincoli paesaggistici. Diventa una sorta di “riparazione” a quello che non si doveva fare ma che ormai c’è.