01 novembre 2009
La comunicazione ambientale diventa un libro ed entra nelle università
04/11/09 10:25
E' stato presentato nell'ambito del Festival Ravenna 2009, la 3 giorni di incontri e conferenze sulle tematiche della sostenibilità, organizzato da Labelab nella città romagnola, il libro "La Comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive" di Erik Balzaretti e Benedetta Gargiulo. Edito da Franco Angeli, il saggio, a cui hanno collaborato anche Francesco Pira e Mimma Cedroni, è stato introdotto al pubblico presente nel teatro tenda allestito in Piazza del Popolo, dalla simpatia di Patrizio Roversi, vero mattatore della manifestazione che, tra una battuta e un aneddoto, ha spiegato l'importanza di un'opera come questa, in grado di fare finalmente il punto sullo stato della comunicazione pubblica ambientale in Italia.
Vendere la necessità di fare la raccolta differenziata è la stessa cosa che vendere una saponetta? Quando quello da comunicare ai cittadini non è un prodotto, ma un'iniziativa di sensibilizzazione, un servizio o un valore che si inserisce all'interno del rispetto ambientale, cambiano le modalità e i linguaggi della comunicazione? Che tipo di tecniche sono più efficaci per questo tipo di campagne? Come si inseriscono e che prospettive offrono i nuovi mezzi di comunicazione, quali, ad esempio internet e social media, nell'opera di educazione ambientale?
Queste le domande alle quali il libro, commissionato dal Bacino Padova 2 - l'associazione con oltre una decade di esperienza in tema di rifiuti nella città che per anni si è posizionata al vertice della classifica delle città riciclone sopra i 150.000 abitanti, tenta di dare delle risposte concrete, proponendosi come un vero e proprio manale di orientamento del settore.
Un settore, questo, che riveste un'importanza strategica per le amministrazioni pubbliche impegnate in campagne di sensibilizzazione verso i cittadini, ma anche per associazioni e istituzioni no profit che sono giornalmente alle prese con questo tipo di comunicazione. Tanto più in virtù dei risultati non proprio così eclatanti ottenuti finora in Italia nelle campagne di educazione ambientale promosse per incentivare le buone pratiche, di cui la raccolta differenziata rappresenta solo l'esempio più tangibile.
Un settore, quindi, che, proprio in funzione di questo suo crescente ruolo, meritava di avere un trattamento a parte, uno studio dedicato, frutto della ricerca e delle riflessioni di chi nella comunicazione e nell'ambiente opera, a diverso titolo, da anni. Ed ecco allora un saggio in cui convergono le esperienze e i saperi di un consulente di comunicazione che è anche coordinatore di un master in comuicazione ambientale (Balzaretti), una copywriter (Benedetta Gargiulo), la responsabile comunicazione di un'azienda di servizi ambientali (la Cedroni) e un professore universitario di relazioni pubbliche, attento alle tendenze dei nuovi media (Pira).
Patrizio Roversi presenta il libro “La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive” from greenMe.it on Vimeo.
Dall'incontro delle riflessioni di questi quattro professionisti, "pungolati" durante la presentazione dalla caratteristica "ironia professionale" di Roversi in grado di coinvolgere sia loro che il pubblico in un interessante dibattito capace di parafrasare anche il vecchio McLuhan al grido di "il servizio è il messaggio", nasce questo testo che si rivolge agli addetti ai lavori, ma anche agli studenti universitari. Il primo manuale di quello che speriamo diventi un filone battuto per i comunicatori di domani, chiamati sempre di più a fare i conti con l'ambiente. I conti che stiamo cominciando a pagare anche oggi.
Simona Falasca
http://www.greenme.it
Bilancio della 13esima edizione di 'Ecomondo'
03/11/09 20:53
Rimini, 2 nov. -
(Adnkronos) - Si sono concluse sabato scorso nel
quartiere espositivo riminese la 13esima edizione
di 'Ecomondo', salone internazionale del recupero
di materia ed energia e dello sviluppo
sostenibile, la terza di 'Key Energy', fiera
internazionale per l'energia e la mobilita'
sostenibile, il clima e le risorse per un nuovo
sviluppo e la seconda 'Cooperambiente',
manifestazione dell'offerta cooperativa di
energia e servizi per l'ambiente, quest'ultima in
collaborazione con LegaCoop: complessivamente
oltre 1.500 aziende articolate sui 110mila mq di
Rimini Fiera. In totale, la kermesse ambientale
di Rimini Fiera ha richiamato 63.332 visitatori
(-2,35% sul 2008). Importante l'incremento dei
visitatori stranieri, che salgono a 5.066, in
aumento del 35% rispetto al 2008.
''Le manifestazioni dedicate al sistema ambiente - commenta Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiera - hanno confermato la loro forza e pure in presenza di un frangente complicato per tutto il sistema industriale, la sostanziale tenuta in termini di pubblico e' un risultato positivo. Lo riteniamo un successo poiche' in fiera abbiamo visto premiate le idee che abbiamo messo in campo, tutte di successo in questa edizione e pronte a consolidarsi nel 2010. Rimarco due aspetti ulteriori: lo straordinario risultato dei visitatori esteri, un premio al lavoro e agli investimenti fatti da Rimini Fiera nelle aree di mercato di interesse per le aziende; e poi l'elemento di crescita rappresentato da Ambiente Festival, verso il quale abbiamo dirottato alcuni settori dell'offerta educational e quindi di pubblico nella direzione di articolare, quando possibile, azioni sul territorio''.
Ai seminari scientifici di Ecomondo coordinati da Luciano Morselli, 240 relazioni, delle quali il 30% di carattere internazionale con oltre 650 relatori. Morselli ha anche firmato la Mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino rosa come sempre individuata fra quelle a rischio a causa del degrado ambientale. Ai seminari scientifici di Key Energy, coordinati da Gianni Silvestrini sono intervenuti oltre 280 relatori e, a poche settimane dal vertice di Copenhagen, s'e' rilevato il dinamismo italiano (terza performance mondiale per installazioni di fotovoltaico nel 2009) con la crescita del sistema di produzione dedicato alle energie rinnovabili. Un sistema che se adeguatamente sostenuto potra' svilupparsi ulteriormente e raggiungere i Paesi piu' avanzati.
A Cooperambiente il rilancio di 'Act!', la campagna di sensibilizzazione attivata dal mondo della cooperazione per ridurre significativamente le emissioni di carbonio delle coop stesse. In generale, un'efficace formula espositiva, con la presenza delle eccellenze della cooperazione in tema di ambiente, in grado anche di aprire relazioni per generare nuova occupazione. Inaugurati dal sottosegretario di stato per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Menia, i Saloni si sono aperti con il convegno 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilita' puo' far ripartire l'economia globale'. In rappresentanza del Governo, venerdi' 30 e' intervenuto anche il senatore Mario Mantovani, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.
Numerosi i personaggi di rilievo mondiale ad 'Ecomondo': Christopher Flavin, presidente di Worldwatch Institute, il quale ha rimarcato, a poche settimane dal vertice sull'ambiente di Copenhagen, la necessita' di provvedimenti piu' efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissione di anidride carbonica; Michael Braungart autore del libro 'Dalla culla alla culla' e Gunther Pauli fondatore di Zero Emission. Alle tre manifestazioni numerosissimi operatori stranieri da Argentina, Gran Bretagna, Turchia, Spagna e Romania, area balcanica, Canada e Gran Bretagna, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia e un grande evento la Borsa di cooperazione internazionale per le imprese dei settori ambiente ed energia.
Ad 'Ecomondo' si e' svolto il Premio Sviluppo Sostenibile 2009: promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi con l'adesione della Presidenza della Repubblica, il Premio ha individuato tre aziende meritevoli per i loro prodotti o processi ad alto valore ambientale. Premi ad aziende anche a cura della Regione Emilia Romagna e di LegaCoop nell'ambito di Cooperambiente. L'apppuntamento col Sistema ambiente Rimini e' ora per il 2010, dal 3 al 6 novembre.
''Le manifestazioni dedicate al sistema ambiente - commenta Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiera - hanno confermato la loro forza e pure in presenza di un frangente complicato per tutto il sistema industriale, la sostanziale tenuta in termini di pubblico e' un risultato positivo. Lo riteniamo un successo poiche' in fiera abbiamo visto premiate le idee che abbiamo messo in campo, tutte di successo in questa edizione e pronte a consolidarsi nel 2010. Rimarco due aspetti ulteriori: lo straordinario risultato dei visitatori esteri, un premio al lavoro e agli investimenti fatti da Rimini Fiera nelle aree di mercato di interesse per le aziende; e poi l'elemento di crescita rappresentato da Ambiente Festival, verso il quale abbiamo dirottato alcuni settori dell'offerta educational e quindi di pubblico nella direzione di articolare, quando possibile, azioni sul territorio''.
Ai seminari scientifici di Ecomondo coordinati da Luciano Morselli, 240 relazioni, delle quali il 30% di carattere internazionale con oltre 650 relatori. Morselli ha anche firmato la Mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino rosa come sempre individuata fra quelle a rischio a causa del degrado ambientale. Ai seminari scientifici di Key Energy, coordinati da Gianni Silvestrini sono intervenuti oltre 280 relatori e, a poche settimane dal vertice di Copenhagen, s'e' rilevato il dinamismo italiano (terza performance mondiale per installazioni di fotovoltaico nel 2009) con la crescita del sistema di produzione dedicato alle energie rinnovabili. Un sistema che se adeguatamente sostenuto potra' svilupparsi ulteriormente e raggiungere i Paesi piu' avanzati.
A Cooperambiente il rilancio di 'Act!', la campagna di sensibilizzazione attivata dal mondo della cooperazione per ridurre significativamente le emissioni di carbonio delle coop stesse. In generale, un'efficace formula espositiva, con la presenza delle eccellenze della cooperazione in tema di ambiente, in grado anche di aprire relazioni per generare nuova occupazione. Inaugurati dal sottosegretario di stato per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Menia, i Saloni si sono aperti con il convegno 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilita' puo' far ripartire l'economia globale'. In rappresentanza del Governo, venerdi' 30 e' intervenuto anche il senatore Mario Mantovani, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.
Numerosi i personaggi di rilievo mondiale ad 'Ecomondo': Christopher Flavin, presidente di Worldwatch Institute, il quale ha rimarcato, a poche settimane dal vertice sull'ambiente di Copenhagen, la necessita' di provvedimenti piu' efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissione di anidride carbonica; Michael Braungart autore del libro 'Dalla culla alla culla' e Gunther Pauli fondatore di Zero Emission. Alle tre manifestazioni numerosissimi operatori stranieri da Argentina, Gran Bretagna, Turchia, Spagna e Romania, area balcanica, Canada e Gran Bretagna, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia e un grande evento la Borsa di cooperazione internazionale per le imprese dei settori ambiente ed energia.
Ad 'Ecomondo' si e' svolto il Premio Sviluppo Sostenibile 2009: promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi con l'adesione della Presidenza della Repubblica, il Premio ha individuato tre aziende meritevoli per i loro prodotti o processi ad alto valore ambientale. Premi ad aziende anche a cura della Regione Emilia Romagna e di LegaCoop nell'ambito di Cooperambiente. L'apppuntamento col Sistema ambiente Rimini e' ora per il 2010, dal 3 al 6 novembre.
UCN; A RISCHIO ESTINZIONE 36% FLORA E FAUNA
03/11/09 20:49
ROMA - Piu' di un
terzo della flora e della fauna del mondo e' a
rischio di estinzione. Su un totale di 47.677
specie incluse nella lista dell'Unione
internazionale per la conservazione della natura
(Iucn), 17.291, il 36%, sarebbero minacciate.
Mentre gli anfibi sono gli animali piu' a
rischio, tra le piante sono il 70% le specie
minacciate di estinzione. L'ultimo aggiornamento
della 'Lista rossa' delle specie dell'Iucn, reso
noto a Gland, in Svizzera, non risparmia nessuno:
dai mammiferi ai rettili, anfibi, pesci e piante.
I risultati - afferma l'Iucn - rivelano che 875
specie, il 2%, risulta estinto o estinto allo
stato selvaggio in natura, mentre il 21% dei
mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli
uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di
acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli
invertebrati sono minacciati. Vediamo ora in
dettaglio la situazione per ciascuna classe. -
ANFIBI: secondo l'Iucn, delle 6.285 specie di
anfibi nel mondo 1.895 sono in pericolo di
estinzione, un numero che rende gli anfibi la
classe piu' a rischio. Mentre 39 sono le specie
gia' estinte o estinte allo stato selvaggio in
natura, 484 sono le specie gravemente minacciate,
754 sono in pericolo e 657 sono vulnerabili. Alle
specie estinte si e' aggiunta, con l'ultima
lista, il rospo del Kihansi, originario delle
cascate Kihansi in Tanzania, estinto
probabilmente a causa di un fungo. - MAMMIFERI:
delle 5.490 specie di mammiferi, 79 sono estinte
o estinte allo stato selvaggio in natura, 188
sono gravemente minacciate, 449 sono in pericolo
e 505 sono vulnerabili. Tra la categoria delle
specie 'in pericolo' entra quest'anno il Voalavo
antsahabensis, un roditore originario del
Madagascar. - RETTILI: la lista dell'Iucn
comprende 1.677 rettili, di cui 293 aggiunti
quest'anno. In totale, 22 sono le specie estinte
o estinte in natura e 469 sono minacciate di
estinzione. - INVERTEBRATI: ci sono 7.615 specie
nella 'Lista rossa' 2009, 2.639 delle quali sono
minacciate di estinzione. Mentre di 1.989 specie
di libellule, 261 sono minacciate. - MOLLUSCHI:
su 2.306 specie, 1.036 sono minacciate. - PESCI
DI ACQUA DOLCE: sono 3.120 le specie considerate,
di cui 1.147 quelle minacciate di estinzione.
Secondo il Wwf sono 3.200 in tutto le tigri
rimaste allo stato brado che vivono tra la Russia
orientale, l'India e l'Indonesia. Con una
riduzione del 40% negli ultimi 10 anni, le tigri
sono tra i mammiferi piu' minacciati, ha
avvertito l'associazione ambientalista e per
salvaguardarle e' necessario ''proteggere
l'ambiente dove vivono'', si legge in una nota.
''Le tigri - ha dichiarato Amanda Nickson,
direttore del 'Wwf International Species
Programme' - sono il simbolo di cio' che sta
accadendo a molte specie di animali nel mondo e
dimostrano l'urgente bisogno di iniziative
politiche e di finanziamenti per arginare questa
situazione''. Secondo Jane Smart, responsabile
del Gruppo dell'Iucn per la conservazione della
biodiversita', le prove sulla gravita' della
crisi dell'estinzione si accumulano: ''in gennaio
avra' inizio l'Anno internazionale della
biodiversita'. Secondo le ultime analisi
dell'Iucn sara' impossibile arginare la perdita
di biodiversita' nel 2010 come prevedeva il
nostro obiettivo''.
03/11/2009 12:58
(ANSA)
03/11/2009 12:58
(ANSA)
CLIMA: BARROSO, A COPENAGHEN ACCORDO QUADRO POSSIBILE
03/11/09 20:48
NEW YORK - Al
Vertice di Copenaghen sul clima un accordo-quadro
sugli obiettivi da raggiungere in futuro appare
possibile, ma non ci sara' verosimilmente nessuna
intesa definitiva. Lo ha detto oggi a Washington
il presidente della Commissione europea Jose'
Manuel Barroso, confermando le indicazioni dei
giorni scorsi, poco prima del Vertice Ue-Usa alla
Casa Bianca, il primo al quale partecipa il
presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Barroso ha ribadito che i paesi in via di
sviluppo, che chiedono a quelli ricchi di
finanziare gli sforzi per la riduzione
dell'effetto serra, devono stilare obiettivi
precisi, mettendo ''le cifre sul tavolo''.
(ANSA)
(ANSA)
Servizi idrici: la Lombardia si sta muovendo verso la privatizzazione
03/11/09 20:45
fonte:www.greenreport.it
Mentre è in atto la campagna "Salva l'acqua" promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua contro l'art. 15 del D.L. 135 che favorisce la privatizzazione del servizio idrico in tutta Italia, mentre in Puglia pare si punti alla ripubblicizzazione del servizio, in Lombardia sembra che la direzione di marcia sia completamente opposta. Molte province lombarde si apprestano a mettere a gara i servizi idrici. «Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l'indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei servizi idrici» denuncia il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, che poi evidenzia la labilità della politica. I sindaci referendari (di centrosinistra e centrodestra), avevano ottenuto con la legge n. 1/2009 votata all'unanimità dal Consiglio regionale lombardo, l'introduzione della possibilità per i comuni di mantenere proprietà, gestione ed erogazione dell'acqua in capo a società interamente pubbliche. Ma la maggioranza di centrodestra, che aveva sostenuto le richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, punta ora ad affidare ai privati l'erogazione dei servizi idrici. Questa situazione, informano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, si sta delineando nell'Ato (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Pavia, Varese, Como Lecco e Cremona. Anche in provincia di Milano il rischio è quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di "Amiacque", la società attualmente a totale capitale pubblico, che eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso) e la stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la "SAL", l'azienda pubblica della provincia di Lodi. Quindi le amministrazioni di centrodestra scelgono il modello dell'impresa mista con ingresso delle società private anticipando in tal modo l'orientamento del Governo contenuto nell'art. 15 del D.L. 135, in discussione in queste ore al Senato.
«Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo più che incerto- spiegano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua- La legge regionale della Lombardia consente infatti ai comuni la scelta per il mantenimento della gestione pubblica ed al contrario l'affidamento tramite gara è già stato contestato dall'Antitrust e dall'allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.)». Tra l'altro lo stesso Comitato di vigilanza a maggio aveva bocciato il Piano d'ambito approvato dall'Ato di Pavia, poiché "incentiva a incrementare le vendite dell'acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio" e "non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe" e aveva annunciato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per il suo annullamento. «L'ATO di Pavia, anziché attendere l'esito del ricorso, ha preferito accelerare l'apertura della gara, alla quale si presenterà anche un'associazione di imprese locali che sembra verrà (paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia». Il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, rivolgendosi direttamente ai cittadini e ai sindaci chiede che senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale se saranno espropriati delle loro competenze sull'acqua: «la Lega si è mobilitata ed ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell'acqua da parte dei comuni, ci chiediamo perché a livello nazionale ha sostenuto l'art. 15 con l'accordo Calderoli-Fitto che introduce l'obbligo di cedere ai privati (e quindi alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l'acqua, che appartengono ai territori». Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in atto, sia a livello nazionale a causa dell'art. 15 in discussione al Parlamento, in Lombardia il sistema più sicuro è l'affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.
Mentre è in atto la campagna "Salva l'acqua" promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua contro l'art. 15 del D.L. 135 che favorisce la privatizzazione del servizio idrico in tutta Italia, mentre in Puglia pare si punti alla ripubblicizzazione del servizio, in Lombardia sembra che la direzione di marcia sia completamente opposta. Molte province lombarde si apprestano a mettere a gara i servizi idrici. «Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l'indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei servizi idrici» denuncia il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, che poi evidenzia la labilità della politica. I sindaci referendari (di centrosinistra e centrodestra), avevano ottenuto con la legge n. 1/2009 votata all'unanimità dal Consiglio regionale lombardo, l'introduzione della possibilità per i comuni di mantenere proprietà, gestione ed erogazione dell'acqua in capo a società interamente pubbliche. Ma la maggioranza di centrodestra, che aveva sostenuto le richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, punta ora ad affidare ai privati l'erogazione dei servizi idrici. Questa situazione, informano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, si sta delineando nell'Ato (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Pavia, Varese, Como Lecco e Cremona. Anche in provincia di Milano il rischio è quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di "Amiacque", la società attualmente a totale capitale pubblico, che eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso) e la stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la "SAL", l'azienda pubblica della provincia di Lodi. Quindi le amministrazioni di centrodestra scelgono il modello dell'impresa mista con ingresso delle società private anticipando in tal modo l'orientamento del Governo contenuto nell'art. 15 del D.L. 135, in discussione in queste ore al Senato.
«Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo più che incerto- spiegano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua- La legge regionale della Lombardia consente infatti ai comuni la scelta per il mantenimento della gestione pubblica ed al contrario l'affidamento tramite gara è già stato contestato dall'Antitrust e dall'allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.)». Tra l'altro lo stesso Comitato di vigilanza a maggio aveva bocciato il Piano d'ambito approvato dall'Ato di Pavia, poiché "incentiva a incrementare le vendite dell'acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio" e "non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe" e aveva annunciato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per il suo annullamento. «L'ATO di Pavia, anziché attendere l'esito del ricorso, ha preferito accelerare l'apertura della gara, alla quale si presenterà anche un'associazione di imprese locali che sembra verrà (paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia». Il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, rivolgendosi direttamente ai cittadini e ai sindaci chiede che senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale se saranno espropriati delle loro competenze sull'acqua: «la Lega si è mobilitata ed ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell'acqua da parte dei comuni, ci chiediamo perché a livello nazionale ha sostenuto l'art. 15 con l'accordo Calderoli-Fitto che introduce l'obbligo di cedere ai privati (e quindi alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l'acqua, che appartengono ai territori». Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in atto, sia a livello nazionale a causa dell'art. 15 in discussione al Parlamento, in Lombardia il sistema più sicuro è l'affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.
Iea: «Una soluzione completa a Copenhagen è fuori questione...»
03/11/09 20:43
fonte:www.greenreport.it
L'International energy agency (Iea) non é molto fiduciosa rispetto ai risultati che raggiungerà a dicembre il vertice mondiale sul clima di Copenhagen. Il capo del settore efficienza energetica e ambiente dell'Iea, Richard Bradley, vede poca disponibilità a risolvere i problemi del clima, soprattutto da parte dei negoziatori delle maggiori economie «Una soluzione completa è fuori questione alla conferenza Onu sul clima a Copenhagen, e anche una soluzione parziale al problema di come affrontare il riscaldamento globale è difficile da immaginare».
Già alla vigilia dei Climate change talks in corso a Barcellona Bradley aveva detto di aver notato un certo disinteresse tra i delegati e che l'opinione prevalente, anche sugli obiettivi a medio termine proposti dall'Unfccc, sia che un accordo vincolante a Copenhagen possa «legar loro le mani più tardi in altri settori. Sembra che i negoziatori delle maggiori economie siano incapaci a capire che concludere un accordo sulla parte per affrontare i problemi a Copenaghen e poi finire in un secondo momento sia un n risultato che sarebbe vitale - ha detto alla Reuters - I negoziatori con cui ho parlato, probabilmente non sono disposti a risolvere parte dei problemi. Francamente, da quello che ho visto, non sono ancora pronti a risolvere nessuno dei problemi. Tuttavia, i governi membri dell'Iea sono sottoposti ad una forte pressione per compiere qualche progresso e risolvere i problemi. Non credo che nessun Paese dell'Iea possa sopravvivere politicamente senza dimostrare serietà di intenti in questa direzione».
La sfiducia e la rabbia sta montando non solo tra gli ambientalisti, ma anche tra le grandi organizzazioni internazionali che hanno accompagnato i loro Stati membri nella defatigante road map di Bali verso Copenhagen. E' sempre più evidente che agli impegni presi a livello internazionale poi non corrispondono fatti concreti a livello nazionale e che gli stessi negoziatori non rispettano (o non conoscono) quanto detto e firmato dai loro ministri e governi. In questo l'Italia è maestra, ma la stessa "virtuosa" Europa e gli altri stanno dimostrando tutta la loro incoerenza proprio mentre i nodi vengono al pettine scanditi dalle settimane, dai giorni, dalle ore e dai minuti che ci separano dal vertice di Copenhagen a dicembre.
Anche tra chi vuole davvero un robusto accordo a Copenhagen aumenta la contrarietà per un accordicchio di massima a dicembre e poi a rinviare tutto al prossimo anno.
«Dopo mesi in cui ci hanno detto che non c'era un "Piano B", le Nazioni Unite, la Danimarca e gli altri paesi europei oggi ci dicono che la conferenza del il 7 - 18 dicembre può al massimo raggiungere un accordo politico per intensificare la lotta contro il riscaldamento globale - dice Richard Bradley - Accettando colloqui supplementari nel 2010 si rischia di provocare una perdita di slancio».
L'International energy agency (Iea) non é molto fiduciosa rispetto ai risultati che raggiungerà a dicembre il vertice mondiale sul clima di Copenhagen. Il capo del settore efficienza energetica e ambiente dell'Iea, Richard Bradley, vede poca disponibilità a risolvere i problemi del clima, soprattutto da parte dei negoziatori delle maggiori economie «Una soluzione completa è fuori questione alla conferenza Onu sul clima a Copenhagen, e anche una soluzione parziale al problema di come affrontare il riscaldamento globale è difficile da immaginare».
Già alla vigilia dei Climate change talks in corso a Barcellona Bradley aveva detto di aver notato un certo disinteresse tra i delegati e che l'opinione prevalente, anche sugli obiettivi a medio termine proposti dall'Unfccc, sia che un accordo vincolante a Copenhagen possa «legar loro le mani più tardi in altri settori. Sembra che i negoziatori delle maggiori economie siano incapaci a capire che concludere un accordo sulla parte per affrontare i problemi a Copenaghen e poi finire in un secondo momento sia un n risultato che sarebbe vitale - ha detto alla Reuters - I negoziatori con cui ho parlato, probabilmente non sono disposti a risolvere parte dei problemi. Francamente, da quello che ho visto, non sono ancora pronti a risolvere nessuno dei problemi. Tuttavia, i governi membri dell'Iea sono sottoposti ad una forte pressione per compiere qualche progresso e risolvere i problemi. Non credo che nessun Paese dell'Iea possa sopravvivere politicamente senza dimostrare serietà di intenti in questa direzione».
La sfiducia e la rabbia sta montando non solo tra gli ambientalisti, ma anche tra le grandi organizzazioni internazionali che hanno accompagnato i loro Stati membri nella defatigante road map di Bali verso Copenhagen. E' sempre più evidente che agli impegni presi a livello internazionale poi non corrispondono fatti concreti a livello nazionale e che gli stessi negoziatori non rispettano (o non conoscono) quanto detto e firmato dai loro ministri e governi. In questo l'Italia è maestra, ma la stessa "virtuosa" Europa e gli altri stanno dimostrando tutta la loro incoerenza proprio mentre i nodi vengono al pettine scanditi dalle settimane, dai giorni, dalle ore e dai minuti che ci separano dal vertice di Copenhagen a dicembre.
Anche tra chi vuole davvero un robusto accordo a Copenhagen aumenta la contrarietà per un accordicchio di massima a dicembre e poi a rinviare tutto al prossimo anno.
«Dopo mesi in cui ci hanno detto che non c'era un "Piano B", le Nazioni Unite, la Danimarca e gli altri paesi europei oggi ci dicono che la conferenza del il 7 - 18 dicembre può al massimo raggiungere un accordo politico per intensificare la lotta contro il riscaldamento globale - dice Richard Bradley - Accettando colloqui supplementari nel 2010 si rischia di provocare una perdita di slancio».