Caccia, sull'art 43 della legge comunitaria passa la linea "soft"

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La mediazione attuata avrà fatto "partorire" un testo qualificato? Vedremo cosa dirà l'Unione europea, comunque pare per ora superato il muro contro muro che aveva caratterizzato il voto sulla legge comunitaria e in particolare sull'art. 43 relativo all'allungamento del calendario venatorio. Particolarmente soddisfatta per l'esito finale della "concertazione" il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo «Sulla caccia è stato raggiunto un accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civiltà giuridica del nostro paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra. Non ci sarà un solo giorno di caccia in più rispetto al calendario vigente, perché posticipare i termini attuali della stagione venatoria non significa allungarla- ha spiegato il ministro- Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato ma sarà possibile un posticipo di dieci giorni per singole specie e per singoli territori a condizione che l'Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell'ambiente e del patrimonio faunistico». Poi il ministro da una valutazione più politica all'intera vicenda «Abbiamo approvato, dopo un serrato e costruttivo confronto tra parlamento e Governo, un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l'Unione Europea che ci sarebbe costato caro e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle regioni delle deroghe. Un testo, che migliora la qualità della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorità scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio. A parte poche posizioni di dissenso personale - ha concluso il ministro Prestigiacomo - la camera dopo anni di scontro ideologico sul tema della caccia, ha discusso oggi con maturità ponendo in primo piano le esigenze dell'ambiente su un tema che fino a oggi ha sempre diviso». Tra i partiti politici fuori da Montecitorio, i Verdi sono i primi ad esprimere una parziale soddisfazione per l'articolo approvato. «L'approvazione della modifica all'emendamento della legge comunitaria respinge l'assalto che le lobby venatorie e degli armieri volevano fare ai danni degli animali del nostro Paese- ha dichiarato il presidente Angelo Bonelli - Il mantenimento del prolungamento del calendario venatorio subordinato al parere vincolante dell'Ispra è il risultato di una mediazione che si sarebbe dovuta evitare. Ora il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, deve dare massima garanzia di autonomia dai condizionamenti politici verso Ispra che deve emettere un parere scientifico. Tutti sanno che il mese di febbraio è il più delicato per le rotte migratorie e per la riproduzione degli animali, e che non potrà essere rilasciato alcun parere positivo di deroga. Dubitiamo però che una legge siffatta, possa avere il parere positivo dell'Unione europea» ha concluso Bonelli.
Un sospiro di sollievo per il risultato del voto è stato tirato anche dalle associazioni Altura, Amici della Terra, Animalisti italiani, Cts, Enpa, Fare Verde, Greenpeace, Memento Naturae, No alla caccia, Lav, Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness, Oipa, Una, Vas, Wwf Italia «Ha prevalso il senso di responsabilità nel Parlamento e nel Governo che ha evitato di estendere la stagione venatoria senza limiti certi e respinto una vera e propria deregulation venatoria. Dal punto di vista sostanziale- proseguono le associazioni- l'articolo introduce importanti novità sotto il profilo della tutela della natura e degli animali selvatici, come una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli. Resta il rammarico per l'indebita concessione alle doppiette rappresentata dalla possibilità di deroga regionale al calendario venatorio, seppure contenuta alla sola prima decade di febbraio e sottoposta al parere dell'Ispra. Ringraziamo comunque tutti i Deputati di maggioranza e di opposizione che, con un impegno straordinario, si sono fatti interpreti, in questi giorni, delle nostre istanze e di quelle della natura» hanno concluso le associazioni ambientaliste ed animaliste.



Gianfranco Bologna all’Accademia di Scienze forestali: «La sostenibilità è adattamento e gestione dei cambiamenti»

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Riccardo Mostardini

Tra scienze forestali e scienza della sostenibilità, si è tenuta oggi l’apertura del 59° anno di attività con la prolusione del direttore scientifico del Wwf
«In un mondo composto di sistemi sociali ed ecologici - tra loro interconnessi - che sono sottoposti a cambiamenti costanti, la sostenibilità passa in primo luogo per la capacità di questi sistemi di adattarsi ai cambiamenti senza perdere le loro caratteristiche qualitative determinanti», cioè in una parola nella «resilienza» di questi sistemi. Inoltre, la sostenibilità passa anche per «le risposte che la politica può dare per evitare l'eccessivo degrado degli ecosistemi, sia per quanto riguarda i cittadini del futuro ma anche per la società attuale», risposte che potrebbero comprendere anche «la definizione di nuovi indicatori di sviluppo e benessere».

Parole con cui Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, ha oggi descritto il percorso che, dalla presentazione del rapporto "The limits to growth" (1972, con aggiornamenti nel 1992 - conferenza di Rio - e nel 2004 alla conferenza di Johannesburg) in poi, ha caratterizzato il dibattito sulla sostenibilità dello sviluppo attraverso una progressiva presa di coscienza della necessità di un approccio scientifico - e non più esclusivamente dialettico o etico - all'analisi delle relazioni tra i sistemi ecologici e quelli umani.

L'intervento di Bologna ha costituito la prolusione della cerimonia - tenutasi oggi nel capoluogo toscano - per l'apertura del 59° anno accademico dell'Accademia italiana di scienze forestali (Aisf), centro studi afferente alla facoltà di Agraria dell'università di Firenze.

E non poteva esserci, per una relazione inerente il percorso di quantificazione (e quindi di orientamento dei prelievi sulle soglie evidenziate) del capitale naturale nelle sue accezioni umana ed ecologica, sede più adatta: le scienze forestali in generale, infatti, e la loro branca determinante rappresentata dalle discipline selvicolturali, rappresentano uno degli ambiti didattici e pratici in cui più (e prima) è stato affrontato alla radice il criterio della sostenibilità dei prelievi. Fin dalle prime normative della repubblica veneta, che già nei primi secoli del secondo millennio pose vincoli al prelievo legnoso dai boschi delle prealpi venete, e passando per le normative forestali attuate in Germania nel 19° secolo, la selvicoltura infatti è stata sempre - in sostanza - incentrata su un unico obiettivo determinante: obiettivo che da una parte si concretizza nella «massimizzazione del reddito fondiario» (come spiegato dal presidente dell'Accademia Orazio Ciancio nella sua relazione), ma dall'altra parte sul garantire la perennità del reddito ottenibile attraverso una gestione accurata e pianificata (che oggi definiamo "sostenibile") del patrimonio boschivo.

In questo senso quindi, la selvicoltura e le scienze forestali hanno per primi evidenziato la stretta relazione di dipendenza che sussiste tra la ricchezza prodotta e la consunzione del capitale naturale da cui questa ricchezza è generata, ponendo quindi le basi per le odierne discipline riunite nella didattica inerente all'economia ecologica.

Ma gli elementi che rendono paralleli il percorso di evoluzione che in questi decenni ha caratterizzato sia le discipline forestali sia "l'ambientalismo" propriamente inteso non si fermano a quanto evidenziato: parallela è, tra le due discipline, anche quella che Ciancio ha definito «la ricerca delle uniformità che regolano il comportamento dei sistemi complessi». E parallelo è anche il percorso di uscita dalla settorialità disciplinare, poiché come ha sostenuto Bologna «viviamo in un tempo in cui la conoscenza e la cultura non possono più essere parcellizzate, mentre la scienza della sostenibilità è da vedersi come una azione multidisciplinare finalizzata a comprendere le interrelazioni tra i sistemi naturali e sociali, e la maniera migliore per gestire questi sistemi e queste interrelazioni».

Possiamo quindi dire che se, come affermato da Ciancio, «le scienze forestali potranno percorrere nuove frontiere solo se all'ecologia e all'economia si assocerà l'etica», analogo discorso può valere per quelle che qualche decennio fa erano le "discipline ambientali" e che, se oggi possono essere definite a ragione "scienza della sostenibilità", è proprio perché alla loro carica etica e alla loro azione di "advocacy" ecologica si sono affiancati, in questi anni (fino a divenire poi predominanti), elementi di analisi economica e/o di matrice scientifico/matematica.

In altri termini, se è vero che, come ricordato da Bologna in riferimento alla relazione Teeb ("The economics of ecosystems and biodiversity", studio tuttora in corso che è finanziato dall'Ue e la cui prossima relazione sarà presentata a Nagoya - Giappone - nel prossimo ottobre) l'economia ecologica non significa solo «conoscere la natura del valore» (cioè evolvere il concetto di "capitale" comprendendovi anche il capitale umano e quello naturale) ma anche «conoscere il valore della natura» (cioè identificare e quantificare - non solo in termini economici - i servizi materiali e immateriali forniti dagli ecosistemi), ecco che gli stessi obiettivi possono essere considerati anche quelli focali per il percorso di evoluzione delle scienze forestali. E qui sta il principale elemento comune tra le due discipline, che altro non sono che branche di un'unica scienza, destinata a studiare (al fine di poterle gestire) le interrelazioni tra i sistemi economici, umani ed ecologici.

Ed è a causa di questa intrinseca comunanza dai punti di vista storico, disciplinare, metodologico che all'apertura del 59° anno di attività dell'Accademia di scienze forestali è stato invitato a tenere la prolusione il direttore scientifico del Wwf, che ha descritto agli intervenuti il percorso di evoluzione sopra discusso, citando tra gli altri alcuni istituti (come il Club di Roma o il Santa Fe institute), alcune iniziative (l'Earth system science partnership - Essp, o lo stesso studio Teeb), alcuni studiosi (Kauffman, Laughlin, Anderson, Peccei) che più hanno avuto un ruolo determinante nella crescita di quella che oggi è, a pieno titolo, una vera e propria scienza della sostenibilità. Scienza che oggi, come ha ricordato Bologna, vede tra i suoi ambiti di analisi fondamentali il modo migliore di perseguire il «mantenimento della condizione di resilienza dei sistemi naturali davanti all'incremento degli elementi di vulnerabilità: ed è, questo equilibrio tra resilienza e vulnerabilità, elemento centrale dell'analisi odierna e dell'intera scienza della sostenibilità».

CACCIA E DEROGA ALLE REGIONI


“Intenso l’impegno del Governo e del Parlamento nel recepire quanto avanzato dalle Associazioni ambientaliste e animaliste. L’Associazione Vittime della Caccia ringrazia quanti si siano impegnati trasversalmente per affermare la tutela degli habitat e degli uccelli selvatici nel delicato periodo di migrazione e riproduzione”, dichiara Maurizio Giulianelli dell’Associazione Vittime della Caccia.

“Siamo comunque critici per la concessione alla lobby venatoria per il regime di deroga di cui le regioni potranno avvalersi nella prima decade di febbraio, seppur vincolate dal parere dell’Ispra sulla base delle diverse specie di avifauna. E’ nelle nostre speranze che le regioni non abusino di questa concessione ulteriore e recepiscano la richiesta sempre più pressante dei cittadini che vogliono vivere in pace, senza assistere alle violenze cui sono sottoposti forzatamente durante la stagione venatoria prevista dalla legge 157/92. Il 31 gennaio tiriamo tutti un sospiro di sollievo e ci rimane difficile digerire un ulteriore prolungamento della caccia, seppur per alcuni giorni.
Questa concessione dovrà essere usata con grande parsimonia e legittimata dall’Ispra per non incorrere nel giudizio della Corte Europea che già ha redarguito l’Italia per l’abuso di questo strumento da parte delle regioni più accondiscendenti verso i cacciatori”, aggiunge Giulianelli “Non vogliamo pagare noi tutti per il crudele piacere di pochi armati, non vorremmo più contare morti e feriti causati dalle doppiette, non vogliamo trovare animali selvatici impallinati agonizzanti nei nostri terreni, non vorremmo essere noi, che di caccia non ne vogliamo sapere, i prossimi morti e feriti della prima decade di febbraio…”. Conclude Maurizio Giulianelli.