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<title>Feed RSS</title><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html</link><description>News</description><dc:language>it-it</dc:language><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><dc:rights>Copyright 2006 FefeAmbiente</dc:rights><dc:date>2010-04-22T12:51:25+02:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Thu, 22 Apr 2010 12:57:02 +0200</lastBuildDate><item><title>Caccia&#x2c; sull&#x27;art 43 della legge comunitaria passa la linea &#x22;soft&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-04-22T12:51:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-538</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-538</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /><br />La mediazione attuata avr&agrave; fatto "partorire" un testo qualificato? Vedremo cosa dir&agrave; l'Unione europea, comunque pare per ora superato il muro contro muro che aveva caratterizzato il voto sulla legge comunitaria e in particolare sull'art. 43 relativo all'allungamento del calendario venatorio. Particolarmente soddisfatta per l'esito finale della "concertazione" il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo &laquo;Sulla caccia &egrave; stato raggiunto un accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civilt&agrave; giuridica del nostro paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra. Non ci sar&agrave; un solo giorno di caccia in pi&ugrave; rispetto al calendario vigente, perch&eacute; posticipare i termini attuali della stagione venatoria non significa allungarla- ha spiegato il ministro- Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato ma sar&agrave; possibile un posticipo di dieci giorni per singole specie e per singoli territori a condizione che l'Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell'ambiente e del patrimonio faunistico&raquo;. Poi il ministro da una valutazione pi&ugrave; politica all'intera vicenda &laquo;Abbiamo approvato, dopo un serrato e costruttivo confronto tra parlamento e Governo, un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l'Unione Europea che ci sarebbe costato caro e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle regioni delle deroghe. Un testo, che migliora la qualit&agrave; della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorit&agrave; scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio. A parte poche posizioni di dissenso personale - ha concluso il ministro Prestigiacomo - la camera dopo anni di scontro ideologico sul tema della caccia, ha discusso oggi con maturit&agrave; ponendo in primo piano le esigenze dell'ambiente su un tema che fino a oggi ha sempre diviso&raquo;. Tra i partiti politici fuori da Montecitorio, i Verdi sono i primi ad esprimere una parziale soddisfazione per l'articolo approvato. &laquo;L'approvazione della modifica all'emendamento della legge comunitaria respinge l'assalto che le lobby venatorie e degli armieri volevano fare ai danni degli animali del nostro Paese- ha dichiarato il presidente Angelo Bonelli - Il mantenimento del prolungamento del calendario venatorio subordinato al parere vincolante dell'Ispra &egrave; il risultato di una mediazione che si sarebbe dovuta evitare. Ora il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, deve dare massima garanzia di autonomia dai condizionamenti politici verso Ispra che deve emettere un parere scientifico. Tutti sanno che il mese di febbraio &egrave; il pi&ugrave; delicato per le rotte migratorie e per la riproduzione degli animali, e che non potr&agrave; essere rilasciato alcun parere positivo di deroga. Dubitiamo per&ograve; che una legge siffatta, possa avere il parere positivo dell'Unione europea&raquo; ha concluso Bonelli.<br />Un sospiro di sollievo per il risultato del voto &egrave; stato tirato anche dalle associazioni Altura, Amici della Terra, Animalisti italiani, Cts, Enpa, Fare Verde, Greenpeace, Memento Naturae, No alla caccia, Lav, Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness, Oipa, Una, Vas, Wwf Italia &laquo;Ha prevalso il senso di responsabilit&agrave; nel Parlamento e nel Governo che ha evitato di estendere la stagione venatoria senza limiti certi e respinto una vera e propria deregulation venatoria. Dal punto di vista sostanziale- proseguono le associazioni- l'articolo introduce importanti novit&agrave; sotto il profilo della tutela della natura e degli animali selvatici, come una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli. Resta il rammarico per l'indebita concessione alle doppiette rappresentata dalla possibilit&agrave; di deroga regionale al calendario venatorio, seppure contenuta alla sola prima decade di febbraio e sottoposta al parere dell'Ispra. Ringraziamo comunque tutti i Deputati di maggioranza e di opposizione che, con un impegno straordinario, si sono fatti interpreti, in questi giorni, delle nostre istanze e di quelle della natura&raquo; hanno concluso le associazioni ambientaliste ed animaliste.<br /><br /> <br /><br /> ]]></content:encoded></item><item><title>Gianfranco Bologna all&#x2019;Accademia di Scienze forestali: &#xab;La sostenibilit&#xe0; &#xe8; adattamento e gestione dei cambiamenti&#xbb;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-04-22T12:51:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-537</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-537</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Riccardo Mostardini<br /><br /> Tra scienze forestali e scienza della sostenibilit&agrave;, si &egrave; tenuta oggi l&rsquo;apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; con la prolusione del direttore scientifico del Wwf<br />&laquo;In un mondo composto di sistemi sociali ed ecologici - tra loro interconnessi - che sono sottoposti a cambiamenti costanti, la sostenibilit&agrave; passa in primo luogo per la capacit&agrave; di questi sistemi di adattarsi ai cambiamenti senza perdere le loro caratteristiche qualitative determinanti&raquo;, cio&egrave; in una parola nella &laquo;resilienza&raquo; di questi sistemi. Inoltre, la sostenibilit&agrave; passa anche per &laquo;le risposte che la politica pu&ograve; dare per evitare l'eccessivo degrado degli ecosistemi, sia per quanto riguarda i cittadini del futuro ma anche per la societ&agrave; attuale&raquo;, risposte che potrebbero comprendere anche &laquo;la definizione di nuovi indicatori di sviluppo e benessere&raquo;.<br /><br />Parole con cui Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, ha oggi descritto il percorso che, dalla presentazione del rapporto "The limits to growth" (1972, con aggiornamenti nel 1992 - conferenza di Rio - e nel 2004 alla conferenza di Johannesburg) in poi, ha caratterizzato il dibattito sulla sostenibilit&agrave; dello sviluppo attraverso una progressiva presa di coscienza della necessit&agrave; di un approccio scientifico - e non pi&ugrave; esclusivamente dialettico o etico - all'analisi delle relazioni tra i sistemi ecologici e quelli umani.<br /><br />L'intervento di Bologna ha costituito la prolusione della cerimonia - tenutasi oggi nel capoluogo toscano - per l'apertura del 59&deg; anno accademico dell'Accademia italiana di scienze forestali (Aisf), centro studi afferente alla facolt&agrave; di Agraria dell'universit&agrave; di Firenze.<br /><br />E non poteva esserci, per una relazione inerente il percorso di quantificazione (e quindi di orientamento dei prelievi sulle soglie evidenziate) del capitale naturale nelle sue accezioni umana ed ecologica, sede pi&ugrave; adatta: le scienze forestali in generale, infatti, e la loro branca determinante rappresentata dalle discipline selvicolturali, rappresentano uno degli ambiti didattici e pratici in cui pi&ugrave; (e prima) &egrave; stato affrontato alla radice il criterio della sostenibilit&agrave; dei prelievi. Fin dalle prime normative della repubblica veneta, che gi&agrave; nei primi secoli del secondo millennio pose vincoli al prelievo legnoso dai boschi delle prealpi venete, e passando per le normative forestali attuate in Germania nel 19&deg; secolo, la selvicoltura infatti &egrave; stata sempre - in sostanza - incentrata su un unico obiettivo determinante: obiettivo che da una parte si concretizza nella &laquo;massimizzazione del reddito fondiario&raquo; (come spiegato dal presidente dell'Accademia Orazio Ciancio nella sua relazione), ma dall'altra parte sul garantire la perennit&agrave; del reddito ottenibile attraverso una gestione accurata e pianificata (che oggi definiamo "sostenibile") del patrimonio boschivo.<br /><br />In questo senso quindi, la selvicoltura e le scienze forestali hanno per primi evidenziato la stretta relazione di dipendenza che sussiste tra la ricchezza prodotta e la consunzione del capitale naturale da cui questa ricchezza &egrave; generata, ponendo quindi le basi per le odierne discipline riunite nella didattica inerente all'economia ecologica.<br /><br />Ma gli elementi che rendono paralleli il percorso di evoluzione che in questi decenni ha caratterizzato sia le discipline forestali sia "l'ambientalismo" propriamente inteso non si fermano a quanto evidenziato: parallela &egrave;, tra le due discipline, anche quella che Ciancio ha definito &laquo;la ricerca delle uniformit&agrave; che regolano il comportamento dei sistemi complessi&raquo;. E parallelo &egrave; anche il percorso di uscita dalla settorialit&agrave; disciplinare, poich&eacute; come ha sostenuto Bologna &laquo;viviamo in un tempo in cui la conoscenza e la cultura non possono pi&ugrave; essere parcellizzate, mentre la scienza della sostenibilit&agrave; &egrave; da vedersi come una azione multidisciplinare finalizzata a comprendere le interrelazioni tra i sistemi naturali e sociali, e la maniera migliore per gestire questi sistemi e queste interrelazioni&raquo;.<br /><br />Possiamo quindi dire che se, come affermato da Ciancio, &laquo;le scienze forestali potranno percorrere nuove frontiere solo se all'ecologia e all'economia si assocer&agrave; l'etica&raquo;, analogo discorso pu&ograve; valere per quelle che qualche decennio fa erano le "discipline ambientali" e che, se oggi possono essere definite a ragione "scienza della sostenibilit&agrave;", &egrave; proprio perch&eacute; alla loro carica etica e alla loro azione di "advocacy" ecologica si sono affiancati, in questi anni (fino a divenire poi predominanti), elementi di analisi economica e/o di matrice scientifico/matematica.<br /><br />In altri termini, se &egrave; vero che, come ricordato da Bologna in riferimento alla relazione Teeb ("The economics of ecosystems and biodiversity", studio tuttora in corso che &egrave; finanziato dall'Ue e la cui prossima relazione sar&agrave; presentata a Nagoya - Giappone - nel prossimo ottobre) l'economia ecologica non significa solo &laquo;conoscere la natura del valore&raquo; (cio&egrave; evolvere il concetto di "capitale" comprendendovi anche il capitale umano e quello naturale) ma anche &laquo;conoscere il valore della natura&raquo; (cio&egrave; identificare e quantificare - non solo in termini economici - i servizi materiali e immateriali forniti dagli ecosistemi), ecco che gli stessi obiettivi possono essere considerati anche quelli focali per il percorso di evoluzione delle scienze forestali. E qui sta il principale elemento comune tra le due discipline, che altro non sono che branche di un'unica scienza, destinata a studiare (al fine di poterle gestire) le interrelazioni tra i sistemi economici, umani ed ecologici.<br /><br />Ed &egrave; a causa di questa intrinseca comunanza dai punti di vista storico, disciplinare, metodologico che all'apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; dell'Accademia di scienze forestali &egrave; stato invitato a tenere la prolusione il direttore scientifico del Wwf, che ha descritto agli intervenuti il percorso di evoluzione sopra discusso, citando tra gli altri alcuni istituti (come il Club di Roma o il Santa Fe institute), alcune iniziative (l'Earth system science partnership - Essp, o lo stesso studio Teeb), alcuni studiosi (Kauffman, Laughlin, Anderson, Peccei) che pi&ugrave; hanno avuto un ruolo determinante nella crescita di quella che oggi &egrave;, a pieno titolo, una vera e propria scienza della sostenibilit&agrave;. Scienza che oggi, come ha ricordato Bologna, vede tra i suoi ambiti di analisi fondamentali il modo migliore di perseguire il &laquo;mantenimento della condizione di resilienza dei sistemi naturali davanti all'incremento degli elementi di vulnerabilit&agrave;: ed &egrave;, questo equilibrio tra resilienza e vulnerabilit&agrave;, elemento centrale dell'analisi odierna e dell'intera scienza della sostenibilit&agrave;&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>CACCIA E DEROGA ALLE REGIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-04-22T12:51:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-536</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/page1.html#unique-entry-id-536</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> &ldquo;Intenso l&rsquo;impegno del Governo e del Parlamento nel recepire quanto avanzato dalle Associazioni ambientaliste e animaliste. L&rsquo;Associazione Vittime della Caccia ringrazia quanti si siano impegnati trasversalmente per affermare la tutela degli habitat e degli uccelli selvatici nel delicato periodo di migrazione e riproduzione&rdquo;, dichiara Maurizio Giulianelli dell&rsquo;Associazione Vittime della Caccia.<br /><br />&ldquo;Siamo comunque critici per la concessione alla lobby venatoria per il regime di deroga di cui le regioni potranno avvalersi nella prima decade di febbraio, seppur vincolate dal parere dell&rsquo;Ispra sulla base delle diverse specie di avifauna. E&rsquo; nelle nostre speranze che le regioni non abusino di questa concessione ulteriore e recepiscano la richiesta sempre pi&ugrave; pressante dei cittadini che vogliono vivere in pace, senza assistere alle violenze cui sono sottoposti forzatamente durante la stagione venatoria prevista dalla legge 157/92. Il 31 gennaio tiriamo tutti un sospiro di sollievo e ci rimane difficile digerire un ulteriore prolungamento della caccia, seppur per alcuni giorni. <br />Questa concessione dovr&agrave; essere usata con grande parsimonia e legittimata dall&rsquo;Ispra per non incorrere nel giudizio della Corte Europea che gi&agrave; ha redarguito l&rsquo;Italia per l&rsquo;abuso di questo strumento da parte delle regioni pi&ugrave; accondiscendenti verso i cacciatori&rdquo;, aggiunge Giulianelli &ldquo;Non vogliamo pagare noi tutti per il crudele piacere di pochi armati, non vorremmo pi&ugrave; contare morti e feriti causati dalle doppiette, non vogliamo trovare animali selvatici impallinati agonizzanti nei nostri terreni, non vorremmo essere noi, che di caccia non ne vogliamo sapere, i prossimi morti e feriti della prima decade di febbraio&hellip;&rdquo;. Conclude Maurizio Giulianelli.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Intervista alla dott.ssa Francesca Testella candidata al Consiglio Comunale di Macerata e al Consiglio Regione Marche per il Fermano con l&#x27;Italia dei Valori</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T11:07:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="26399_1302321412595_1667266330_30720077_6859255_n" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/26399_1302321412595_1667266330_30720077_6859255_n.jpg" width="368" height="648"/><img class="imageStyle" alt="26399_1302321652601_1667266330_30720078_5738298_n" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/26399_1302321652601_1667266330_30720078_5738298_n.jpg" width="385" height="504"/>]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: RONCHI&#x2c; ACQUEDOTTI FATISCENTI COSTANO 2 MLD L&#x27;ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T11:07:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</guid><content:encoded><![CDATA[CARO MINISTRO:E DI CHI E' LA RESPONSABILITA'?E LO SA CHE EX LEGE SPETTA ALLO STATO LA MANUTENZIONE??????<br /><br />(ANSA) - VERONA, 24 MAR - ''Attualmente la gestione fatiscente degli acquedotti costa due miliardi di euro all'anno'': lo ha detto a Verona il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, a proposito del progetto di privatizzazione dell'acqua. ''I sindaci veneti che sono andati a manifestare a Roma - ha aggiunto - sono totalmente in malafede. Aprire il mercato - ha concluso - significa colpire gli sprechi, abbassare le tariffe e assicurare trasparenza''. <br />24/03/2010 18:09 <br /><br /><span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">COMMENTO DI FRANCESCA TESTELLA:<br /><br />Ai sensi dei sottocitati articoli del codice dell'ambiente le infrastrutture sono pubbliche e le regioni devono provvedere alle stesse al fine di conseguire il risparmio idrico.<br />Vi chiedo solo una riflessione: dov'&egrave; l'obbligo del privato di sobbarcarsi l'onere della sistemazione delle reti e soprattutto,se ci&ograve; &egrave; finalizzato a una politica di risparmio idrico, che interesse avrebbe il privato ad avere una tariffa sicuramente pi&ugrave; alta per quantit&agrave; di acqua inferiori in quanto &egrave; suo dovere ridurre le perdite in una politica che porti al risparmio idrico in genere)Ci sar&agrave; mai un privato che ci invita a consumare meno acqua?O meglio:se lo potr&agrave; permettere solo chi ci far&agrave; pagare l'acqua al prezzo della benzina. <br /><br /></span><br /><strong><em>Art. 143 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Propriet&agrave; delle infrastrutture </em></strong><br /><br />1. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di <strong>propriet&agrave; pubblica</strong>, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.<br />2. Spetta anche all'Autorit&agrave; d'ambito la tutela dei beni di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 823, secondo comma, del codice civile.<br /><br /><strong><em>Art. 146 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Risparmio idrico </em></strong><br /><br />1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, l<strong>e regioni</strong>, sentita l'Autorit&agrave; di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti(*), nel rispetto dei principi della legislazione statale, <strong>adottano norme e misure volte a razionalizzare i consumi e eliminare gli sprechi ed in particolare a:<br /></strong>a) migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate al fine di ridurre le perdite;<br />b) prevedere, nella costruzione o sostituzione di nuovi impianti di trasporto e distribuzione dell'acqua sia interni che esterni, l'obbligo di utilizzo di sistemi anticorrosivi di protezione delle condotte di materiale metallico;<br />c) realizzare, in particolare nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni, reti duali di adduzione al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;<br />d) promuovere l'informazione e la diffusione di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;<br />e) adottare sistemi di irrigazione ad alta efficienza accompagnati da una loro corretta gestione e dalla sostituzione, ove opportuno, delle reti di canali a pelo libero con reti in pressione;<br />f) installare contatori per il consumo dell'acqua in ogni singola unit&agrave; abitativa nonch&eacute; contatori differenziati per le attivit&agrave; produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;<br />g) realizzare nei nuovi insediamenti, quando economicamente e tecnicamente conveniente anche in relazione ai recapiti finali, sistemi di collettamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue e di prima pioggia;<br />h) individuare aree di ricarica delle falde ed adottare misure di protezione e gestione atte a garantire un processo di ricarica quantitativamente e qualitativamente idoneo.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: OCEANA&#x2c; CITES TRAGEDIA DEGLI OCEANI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T10:58:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Oceana, la piu' grande organizzazione internazionale per la conservazione dei mari, ha definito la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (Cites) una ''tragedia degli oceani''. Oceana lamenta come la Cites abbia fallito nel proteggere le specie marine proposte per essere inserite nelle 'appendici I e II' durante la sua 15/a conferenza svoltasi nelle ultime due settimane. In particolare ''ha fallito - scrive Oceana in un comunicato - nel mettere al bando il commercio internazionale del tonno pinnablu atlantico e nel decidere regole internazionali sul commercio di 31 specie di squali e corallo rosso e rosa, che sono tutti essenziali agli oceani, la sussistenza e le economie locali''. ''Sembra che il denaro possa comprare tutto - sottolinea David Allison, responsabile delle campagne di Oceana - Sotto il peso schiacciante delle enormi somme di denaro attraverso il non controllato commercio e sfruttamento delle specie marine a rischio operato da Giappone, Cina, e altri maggiori paesi nonche' dall'industria della pesca, le vere fondamenta di Cites minacciano di collassare''. La pesca intensiva e la domanda dei mercati internazionali hanno portato alcune specie di tonno, squali e coralli all'orlo dell'estinzione. La popolazione di molte specie di squali, in particolare si e' ridotta di oltre il 99% nelle ultime decadi, minacciati dal commercio delle loro pinne, pelli, carni e olio di fegato. Solo il mercato delle pinne, usate nella cucina orientale per una zuppa considerata ricercatezza gastronomica, e' stimato in svariati miliardi di dollari l'anno. ''Questo meeting e' stato un flop - accusa Rebecca Greenberg, scienziata marina di Oceana - Mi domando se Cites ha l'impegno politico di proteggere anche specie marine che hanno un valore economico come gli squali. Visto che supporto scientifico per mettere nelle liste (da proteggere, ndr.) queste specie di squali non puo' competere con le sporche politiche''.(ANSA). DIR <br />25/03/2010 16:05 <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ANCI SARDEGNA&#x2c; E&#x27; RISORSA PUBBLICA E NO AGLI AUMENTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T10:58:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAGLIARI, 25 MAR - ''L'acqua deve rimanere un bene pubblico e non essere un bene economico che si possa prestare a speculazioni di qualsivoglia tipo''. Lo ha ribadito il presidente dell'Anci Sardegna, Salvatore Cherchi, a margine della seduta del Consiglio regionale dell'Associazione, aperto alla partecipazione dell'assemblea dei sindaci sardi. ''Il Consiglio si e' gia' espresso molto chiaramente su questo punto - ha ricordato Cherchi - ci aspettavamo piu' efficienza e maggiore qualita' della risorsa idrica, mentre Abbanoa aumenta le tariffe e non fa quello che dovrebbe fare''. Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, durante il suo intervento, ha paventato l'eventualita' che l'assemblea di Abbanoa, la societa' in house che gestisce le reti sarde ed i cui soci sono i Comuni dell'Isola, possa essere sciolto ''perche' l'assemblea dei soci non e' stata convocata per la ricapitalizzazione della societa'''. Secondo la relazione dell'Anci, distribuita a delegati e sindaci, la tariffa per il 2010 (1,407 euro/al metro cubo per consumi di 200 mc/anno e 1,6 euro/mc per i consumi di 250 mc/anno) aumenta del 6% rispetto a quella del 2009 (1,3274 euro/mc sino ai 200 mc/anno e 1,507 euro/mc per i consumi oltre 250 mc/anno). (ANSA). YE8-AR ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: PD MOLISE&#x2c; GESTIONE ESCLUSIVA PUBBLICA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAMPOBASSO, 25 MAR - Il capogruppo del Pd alla Regione Molise, Antonio D'Alete, interviene sul tema della privatizzazione dell'acqua illustrando i contenuti di una proposta di legge presentata dai Gruppi consiliari del centrosinistra con la quale si sancisce l'obbligatorieta', non solo della proprieta' pubblica dell'acqua molisana, ma anche della gestione esclusiva da parte di societa' di diritto pubblico. ''Ad oggi - sottolinea D'Alete - la proposta n.205 e' l'unico atto concreto a difesa dell'acqua molisana che impone alle superficiali, quanto inutili ed estemporanee affermazioni elettoralistiche del governo regionale di Michele Iorio, la prova dei fatti: difendere i diritti e gli interessi legittimi del popolo molisano oppure obbedire al sultano. La proposta di legge - aggiunge l'esponente della minoranza - ora camminera' e vivra' tra la gente. Da meta' aprile infatti i Gruppi consiliari, i partiti di centrosinistra, i sindaci, i tanti comitati spontanei e le associazioni, saranno impegnati con gazebo e banchetti a raccogliere le firme per sostenere la proposta di legge regionale e i quesiti referendari. Una battaglia di civilta' che, dunque, avvieremo su due fronti, uno locale e l'altro nazionale, ma con l'obiettivo unico di difendere l'acqua pubblica, per difendere il futuro''.(ANSA). YM9-PRO/IC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: GOVERNO BRITANNICO VIETERA&#x27; QUELLI SELVATICI NEI CIRCHI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il Governo inglese ha annunciato che vietera' l'uso di animali selvatici nei circhi dopo che la popolazione si e' schierata apertamente in favore del divieto. Il 94% degli intervistati in una consultazione pubblica avviata dallo stesso esecutivo, riferisce l'Indipendent sul suo sito, ha infatti detto 'no' agli spettacoli con elefanti, tigri, leoni e giraffe. ''Concordo con il punto di vista degli interpellati, che hanno definito non piu' accettabile l'uso di questi animali nei circhi'', ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Jim Fitpatrick, aggiungendo che ''per questo intendo vietarlo''. Attualmente sono quattro i circhi che usano animali selvatici in Gran Bretagna: il principale e' il 'Great British Circus', poi ci sono il 'Peter Jolly's Circus', il 'Circus Mondao' e il 'Bobby Roberts Circus'. L'associazione britannica dei veterinari (Bva) si e' detta 'entusiasta' della prospettiva di un bando. Secondo il suo presidente, Bill Reilly, ''se il governo andra' avanti con il bando e' vitale che ciascun animale sia valutato individualmente in modo da prendere le azioni appropriate. Queste potrebbero prevedere il trasferimento degli animali in zoo o santuari''.<br />26/03/2010 15:14 ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA:RUBINETTO ITALIA PERDE 30&#x25;&#x2c;OGNUNO CONSUMA 237LT GIORNO&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-03-27T10:57:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il rubinetto dell'Italia perde il 30% dell'acqua immessa nelle condutture ma ognuno di noi ne consuma in media 237 litri al giorno. Lo stivale deve fare i conti con la gestione dell'acqua soprattutto nelle regioni meridionali. A dirlo il dossier Acqua 2010 di Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidariet&agrave; internazionale) presentato oggi a Roma, secondo cui ogni giorno ''si perdono dalle condutture 104 litri d'acqua per abitante''. Eppure, continua lo studio, ''un terzo dei cittadini non ha un accesso sufficiente alla risorsa idrica'' e in ''8 milioni non hanno l'acqua potabile'' mentre ''18 milioni la bevono non depurata''. Il 15% della popolazione totale ''ogni estate e' sotto la soglia minima del fabbisogno idrico'' - 50 litri al giorno - e il 36% del territorio siciliano &egrave; desertificato''. Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione mentre quello di fognatura copre l'84,7% e quello di depurazione arriva al 70,4%. Per mettere a posto le cose, il fabbisogno di investimenti - secondo il 'Blue book 2009' - sarebbe di 60,52 miliardi di euro in 30 anni. In Italia c'e' pero' il business dell'acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico) per un mercato mondiale - 120 miliardi di litri consumati - che arriva a circa 80 miliardi di dollari. Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle 500 alle 1000 volte in pi&ugrave; rispetto a quella in bottiglia. In Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna, rileva il dossier, ''l'acqua del sindaco'' &egrave; la pi&ugrave; buona tanto da dar vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua: piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia naturale che gassata, che a temperatura ambiente o refrigerata (con una casa si tagliano 54 tonnellate di petrolio). In Puglia, dice il dossier, ''l'acquedotto &egrave; di tutti'' perch&eacute; la regione ''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di rilevanza economica''. Anche la Toscana riscopre ''l'acqua in brocca''. A Roma, continua il dossier, l'acqua &egrave; ancora al 51% municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''.<br />19/03/2010 13:34 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Un 2010 di lotta e di proposta per il Forum italiano dei Movimenti per l&#x27;acqua&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-02-04T09:30:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3F8C76;">E' arrivata la risposta organizzata del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua al governo Berlusconi, che con l'approvazione dell'art.15 del decreto Ronchi, ha aperto definitivamente le porte della gestione del Servizio idrico integrato ai grandi gruppi multinazionali e ai mercati. Secondo il Forum, che ha preso contatti con molti soggetti della cosiddetta societ&agrave; civile, la partita non &egrave; affatto chiusa considerata anche l'indignazione generale registrata nei cittadini (e  il ricorso alla Corte Costituzionale fatto da molte Regioni).<br /><br />Con quella norma intanto si toglie la libert&agrave; di scelta alle amministrazioni locali che quindi si sono mosse: sono ormai oltre cento i comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua "bene comune e diritto umano universale" ed il servizio idrico come "privo di rilevanza economica", sottraendosi in questo modo alla normativa nazionale ritenuta incostituzionale.<br /><br />&laquo;Sono i comuni che hanno nel frattempo costituito il "Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica" e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale&raquo; spiegano dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua e poi informano: &laquo;Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverser&agrave; le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua &egrave; un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della nostra legge d'iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa&raquo;.<br /><br />Il fronte che sostiene questa campagna nazionale e che si &egrave; aggregato al Forum italiano dei movimenti per l'acqua &egrave; molto ampio: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche. &laquo;Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, possa mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l'inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell'acqua e dei beni comuni, del territorio e dell'energia, della salute e del benessere sociale&raquo;.<br /><br />La manifestazione del 20 marzo, a due giorni dalla celebrazione della Giornata mondiale dell'acqua, &egrave; il punto di partenza per il vasto fronte di soggetti che appoggia le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, dato che da aprile inizier&agrave; la campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi su questo tema.<br /></span><span style="color:#3F8C76;"><br />FONTE:WWW.GREENREPORT.IT</span>]]></content:encoded></item><item><title>Caccia&#x2c; il ministero dell&#x27;ambiente presenta un emendamento per rimediare &#x22;al colpo di mano&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-02-04T09:30:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#295D6B;">Non aveva perso n&eacute; tempo n&eacute; occasione il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ad esprimere tutta la sua contrariet&agrave; e disappunto nello scoprire che il testo portato in votazione ed approvato in aula a Palazzo Madama in merito all'ampliamento senza limiti  della stagione di caccia era diverso da quello che era scaturito da un accordo raggiunto in maggioranza. Un testo che - si leggeva in un comunicato del ministero Ambiente &laquo;prevedeva che le regioni e le province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia solo sulla base di analisi scientifiche che dovevano essere preventivamente validate dall'Ispra&raquo;..<br /><br />Quindi il ministro Prestigiacomo e tanti altri suoi colleghi di maggioranza avevano annunciato battaglia alla Camera, dove il testo &egrave; adesso in discussione e venerd&igrave;- fa sapere sempre un comunicato emesso dagli uffici di  via Cristoforo Colombo- il ministero dell'Ambiente ha presentato un emendamento al testo sulla caccia approvato da Palazzo Madama.<br /><br />L'emendamento del Ministero dell'Ambiente punta a ripristinare l'intesa che era stata raggiunta e che &egrave; poi stata disattesa dalla votazione del Senato e ad eliminare la possibilit&agrave; delle Regioni di definire deroghe al calendario venatorio, specie dei volatili, senza sottostare alla validazione vincolante da parte Ispra.<br /><br />&laquo;E  intenzione del Governo - spiega il ministro Prestigiacomo - rimediare al "colpo di mano" avvenuto in Senato evitando una deregulation in un delicatissimo settore come quello della caccia, che deve obbedire ad esigenze di tutela ambientale ed &egrave; rigidamente disciplinato da normative Europee&raquo;. Ma a leggere quanto circola in rete, la lobby dei sostenitori di caccia selvaggia non sembra disposta a cedere tanto facilmente la deregulation al momento conquistata.<br /><br />E sul caso interviene polemicamente il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che spiega: &laquo;L'emendamento proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo non risolve il problema della deregulation della caccia provocato dall'articolo 38 della Legge Comunitaria votato la settimana scorsa dal Senato&raquo;. &laquo;Il ministro dell'Ambiente - aggiunge - o &egrave; confusa o &egrave; mal consigliato o non conosce la materia di cui parla, perch&egrave; il suo emendamento non dice un 'No' al prolungamento dei limiti della stagione venatoria, ma lo subordina ad un parere, quello dell'Ispra, quasi sempre disatteso dalle regioni&raquo;.  <br /><br />&laquo;La Prestigiacomo si chiarisca le idee o prenda in esame l'emendamento di una sua collega di governo, il ministro Brambilla, molto pi&ugrave; efficace e che dice un 'No' chiaro ed inderogabile al prolungamento del periodo di caccia - conclude Bonelli -. Certo &egrave; che in Italia ed in Europa la caccia &egrave; diventata anacronistica ed inaccettabile: bisognerebbe pensare ad abrogarla e non a prolungarne i calendari&raquo;.<br /><br />Per Legambiente, invece, &egrave; un segnale positivo quello che arriva dai ministri Prestigiacomo e Brambilla in merito alla caccia.  &laquo;Ci auguriamo che l'impegno annunciato oggi dai ministri dell'Ambiente e del Turismo si concretizzi al pi&ugrave; presto, trovando pieno sostegno da parte dell'intero Governo, che deve tornare sui suoi passi&raquo; ha detto Antonino Morabito, responsabile Fauna dell'associazione ambientalista. &laquo;Se il testo passato al Senato rimanesse sostanzialmente inalterato - aggiunge Morabito - comporterebbe, infatti, un gravissimo attacco alla natura e alla fauna. Devono assolutamente essere reintrodotti limiti alla stagione venatoria certi e uguali per tutto il Paese e, come chiede l'Unione Europea, anche l'esplicito divieto di caccia ai migratori nei periodi di riproduzione e di migrazione&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Incentivi fotovoltaico: ecco come saranno a partire dal 2011&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-02-01T12:39:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</guid><content:encoded><![CDATA[Una nuova bozza sarebbe stata messa a punto dal Governo per regolare gli incentivi per il fotovoltaico a partire dal 2011.<br />Proprio qualche giorno fa avevamo riportato le perplessit&agrave; di Edo Ronchi e dell'Ing. Caffarelli sulle riduzioni del 20% della tariffa incentivante rispetto all'attuale Conto Energia contenute nel testo fino ad ora al vaglio del Governo che non renderebbero pi&ugrave; convenienti gli impianti e rischierebbero di paralizzare lo sviluppo del mercato, come successo in Spagna dove, da un periodo di forti incentivazioni al fotovoltaico, si &egrave; passati a brusche riduzioni degli incentivi statali che hanno dato un duro colpo all'industria del solare ed a tutta l'economia che ruota intorno all'approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.<br />Visto che, ormai, la riduzione delle tariffe incentivanti nel nuovo Conto Energia 2011 appare sicura, sarebbe meglio un sistema alla tedesca, con riduzioni della tariffa incentivante "a scaglioni" e con una cadenza temporale certa e ben definita per dar modo alle imprese "verdi" di attutire il colpo e riprogrammare le proprie strategie produttive. Stando alle previsioni di Milano Finanza, &egrave; in questa direzione che andrebbe il compromesso tra Governo e categorie produttive che sembra proprio essere stato trovato.<br />Secondo le fonti ministeriali di Milano Finanza, infatti, sarebbe stata messa a punto un'ulteriore bozza di Decreto Interministeriale, redatta dal Ministero per lo Sviluppo Economico insieme a quello dell'Ambiente in cui anche se pur non accontentando del tutto le richieste degli imprenditori, che avrebbero voluto una semplice riduzione del 4%, non ci sarebbe neppure la tanto temuta sforbiciata di venti punti percentuali, ma una riduzione del 6% rispetto alla tariffe attualmente previste che in pi&ugrave; dovrebbe avvenire gradualmente, da un quadrimestre all'altro, in modo da non creare contraccolpi immediati alle societa' del settore.<br />Una soluzione a scaglioni, dunque, e una riduzione delle tariffe incentivanti che, seppure non flebile come quella voluta dagli imprenditori, non sarebbe cos&igrave; drastica come quella inizialmente paventata dal Governo.<br />Anzich&eacute; trovarsi di fronte ad una brusca riduzione del 20%, infatti, gli impianti che entreranno in funzione da Aprile 2011 usufruirebbero di una tariffa incentivante inferiore rispetto a quella precedentemente in vigore, con una diminuzione che potr&agrave; andare dai 6,5 agli 8,1 punti percentuali a seconda del tipo di installazione. Gli impianti che entreranno in esercizio in seguito, dunque, troverebbero tariffe via via in diminuzione: quelli che entreranno a regime da Aprile ad Agosto, potrebbero trovare una riduzione delle tariffe oscillante tra il 10% e il 12,8%, mentre quelli che saranno attivati tra Agosto e Dicembre avrebbero una riduzione della tariffa incentivante oscillante tra 15% e il 17,6% circa rispetto alla tariffe incentivanti attualmente in vigore.<br />Dal 2012, poi, andrebbe a regime il taglio medio annuo del 6% .Gli impianti innovativi, invece, godrebbero di maggiori agevolazioni potendo contare su un taglio annuo ridotto al 2%. Stando a quanto riicostruito da Milano Finanza, inoltre, la bozza di decreto prevederebbe un aumento della potenza complessiva incentivabile: da 2mila MW a 3 mila MW a cui dovrebbero aggiungersi ulteriori 150 MW per gli impianti a concentrazione.<br /><br />Andrea Marchetti<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>La CIA spia i cambiamenti climatici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-02-01T12:36:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</guid><content:encoded><![CDATA[Gli scienziati della CIA, le cosiddette spie governative statunitensi, stanno lavorando sulla possibilit&agrave; di utilizzare i beni dell'Intellingence Federale, compresi i satelliti spia e gli altri sensori, per monitorare il cambiamento climatico ambientale.<br />Come spiega anche il New York Times, il programma riporta in vita un gruppo scientifico del Governo Federale, il MEDE (Measurements of Earth Data for Environmental Analysis) dedicato alla sorveglianza ambientale, nato nel 1992 durante gli anni di Clinton e fermato dall'amministrazione Bush nel 2001, per Apaura che il problema dei cambiamenti climatici potesse rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale (non &egrave; un mistero che Bush negli anni di governo non ha portato avanti grandi misure per la sicurezza ambientale).<br />Il progetto &egrave; stato per&ograve; ripreso dal governo di Obama e, rilanciato recentemente a Capitol Hill, ora gode dell'appoggio del nuovo capo della CIA Leon Panetta.<br />I dati raccolti dal gruppo scientifico, includono migliaia di immagini ad alta risoluzione scattate da satelliti spia dell'intelligence, che offrono agli scienziati una possibilit&agrave; senza precedenti di comprendere e prevedere i grandi cambiamenti climatici sulla superficie terrestre, in particolar modo lo scioglimento dei ghiacci marini.<br />Come ha dichiarato il Professore Norbert Untersteiner dell&rsquo;Universit&agrave; di Washington, specializzato nello studio dei ghiacciai polari e membro del dipartimento MEDEA, &ldquo;Il tesoro delle immagini &egrave; veramente utile anche dal punto di vista economico e logistico in quanto permetter&agrave; di scoprire anche nuove rotte nell'Artico per il commercio e il trasporto di gas naturale".<br />Questo tipo di monitoraggio che consente di avvalersi di mezzi sofisticati come i satelliti per visionare lo stato dell'ambiente, non ha risparmiato ulteriori critiche dalle frange pi&ugrave; conservatrici. Proprio pochi giorni dopo l'apertura della commissione MEDEA per la valutazione da parte della CIA dei cambiamenti climatici, il senatore repubblicano del Wyoming John Barrasso, ha dichiarato che l'agenzia "dovrebbe combattere i terroristi, non spiare i leoni di mare".<br />Anche se queste critiche sembrano destinate a crescere, tale monitoraggio continua ad essere difeso dalle alte sfere governative. Il funzionario federale Ralph J. Cicerone, presidente della National Academy of Sciensces, ha dato punti a tale programma scientifico che oltre ad essere completamente gratis permette lo sfruttamento di tecnologie avanzate e gi&agrave; in attivo, offrendo inoltre l'opportunit&agrave; di raccogliere i dati ambientali che altrimenti sarebbero impossibili da ottenere, e di farlo con il tipo di regolarit&agrave;, che pu&ograve; rivelare le dinamiche del cambiamento ambientale.<br />Ma con la dichiarazione ufficiale del Pentagono del mese scorso, con la quale ha dichiarato ufficialmente il cambiamento climatico una minaccia alla sicurezza nazionale, &egrave; improbabile che MEDEA sar&agrave; accantonato in tempi brevi e forse, presto, l&rsquo;obiettivo primario della CIA non sar&agrave; pi&ugrave; quello di scovare Bin Laden, ma di studiare i ghiacciai polari.<br /><br />Gloria Mastrantonio<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>Ripubblicizzare si pu&#xf2;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-01-11T10:38:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br /><br />Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto Pubblico, Universit&agrave; di Napoli Federico II)<br /><br />Alla luce della recente, ed ancora una volta, improvvida ed a-sistematica riforma sui servizi pubblici locali, ho ritenuto, al fine di dare a &ldquo;caldo&rdquo; un contributo di chiarezza al dibattito, formulare alcune considerazioni comunque tese a dimostrare che anche dopo l&rsquo;emanazione dell&rsquo;ultimo testo normativo &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; se ovviamente c&rsquo;&egrave; la volont&agrave; politica dei soggetti responsabili. Ci tengo per&ograve; a fare una premessa : sconsiglio la lettura di questo testo ai legulei privi d&rsquo;immaginazione che ritengono la nostra Costituzione e gli straordinari principi in essa contenuti come un &ldquo;ferro vecchio&rdquo; e desueto e che utilizzano il diritto comunitario in maniera scorretta e strumentale per giustificare scelte liberiste e irrispettose della tutela dei diritti fondamentali. Senza ciniche ipocrisie il mio sogno &egrave; che gli amministratori pubblici competenti abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;siamo contro la gestione dell&rsquo;acqua pubblica&rdquo; e non continuino invece ad affermare : &ldquo;siamo per la gestione pubblica, ma dal punto di vista giuridico non &egrave; possibile&rdquo;.<br />Abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo;. <br /><br />Testo del decreto legge sugli obblighi comunitari - approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2009<br /><br />Art. 15<br /><br />(Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica)<br /><br />1. Profili di illegittimit&agrave; del decreto-legge in oggetto<br /><br />Tralascio di evidenziare profili di illegittimit&agrave; costituzionale relativi alla norma in oggetto, che mi riservo di affrontare analiticamente, anche rinviando a miei precedenti articoli.<br />In particolare :<br />a. violazione dei requisiti di necessit&agrave; ed urgenza previsti dall&rsquo;art. 77 Cost. per l&rsquo;emanazione dei decreti-legge ;<br />b. violazione del principio comunitario relativo alla distinzione tra servizi di interesse economico-generale e servizi di interesse generale, ovvero alla differenza tra servizi orientati al mercato e servizi non orientati al mercato (art.. 14 TFUE e protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e relativa produzione normativa e giurisprudenziale UE) ;<br />c. violazione del principio comunitario della coesione economico-sociale e territoriale, in particolare nell&rsquo;espressione relativa al mantenimento di un elevato livello di occupazione ;<br />d. violazione del principio solidaristico e di eguaglianza di cui agli artt. 2 e 3 Cost. ;<br />e. violazione del principio autonomistico di autodeterminazione dei comuni di cui agli artt. 5 e 18 Cost. ;<br />f. violazione dell&rsquo;art. 117, comma 2 Cost., relativo al riparto di competenze tra Stato e regioni ;<br />g.violazione dell&rsquo;art. 41 Cost. relativo al riconoscimento dell&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica ;<br />h. violazione dell&rsquo;art. 43 Cost., relativo alla centralit&agrave; del ruolo dell&rsquo;impresa pubblica nella gestione dei servizi pubblici esenziali ; .<br /><br />2. &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; : il governo e la gestione dell&rsquo;acqua al di fuori della materia normata dal decreto-legge in oggetto. Ripartire dai servizi di interesse generale privi di rilevanza economica<br /><br />a. in via preliminare occorre ricordare che la norma in oggetto si occupa di concorrenza, mercato e servizi pubblici di rilevanza economica, pertanto non ha ad oggetto servizi privi di rilevanza economica, quali il governo e la gestione dell&rsquo;acqua ;<br />b. la norma in oggetto non si applica al governo e alla gestione dell&rsquo;acqua in quanto il servizio idrico integrato non &egrave; un servizio a rilevanza economica, ma un servizio al quale non si applicano le regole del mercato e dunque non si applica la competenza legislativa esclusiva in tema di tutela della concorrenza. <br />c. Il protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona all&rsquo;art. 2, riserva ai singoli stati membri il potere di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse generale.<br />d. Sulla base di questa norma gli Stati, o meglio i livelli di governo, presumibilmente i comuni, in quanto pi&ugrave; vicini ai cittadini saranno titolari del potere d&rsquo;identificare ed organizzare i servizi di interesse generale, scegliendone anche il modello di gestione.<br />e. I comuni alla luce del protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona potranno, attraverso il loro statuti e regolamenti consiliari, disciplinarne i modelli di gestione, anche attraverso alcune definizioni di principio.<br /><br />Ma per l&rsquo;approfondimento di questi aspetti rinvio a La riforma dei servizi pubblici locali : i modelli di gestione, in Quale Stato, 1, 2009 e a Il modello sociale ed economico europeo, in A. Lucarelli e A. Patroni Griffi (a cura di), Dalla Costituzione europea al trattato di Lisbona, Napoli, 2009.<br /><br />3. I modelli di gestione previsti dal decreto-legge in oggetto<br /><br />Alla luce del nuovo testo &egrave; possibile individuare tre modelli di gestione dei servizi pubblici locali : due ordinari e uno straordinario. I tre modelli li definirei :<br /><br />a.concorrenziale aperto a soggetti pubblici e privati ; <br />b.concorrenziale aperto a soggetti misti pubblico-privato, che &egrave; preceduta da una gara tra privati ;<br />c. non-concorrenziale fondato sull&rsquo;affidamento diretto senza gara ad una societ&agrave; di capitali pubblica, caratterizzato da non ben chiari privilegi in favore della societ&agrave; quotate in borsa.<br /><br />4. Conferimento della gestione dei servizi pubblici locali in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite.<br /><br />L&rsquo;attuale comma 2, lett. a) del decreto-legge prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici possa avvenire in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite mediante procedure competitive ad evidenza pubblica.<br />In merito occorre ricordare, in maniera sintetica, che :<br /><br /> l&rsquo;art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE, cos&igrave; come confermato dalla sentenza CGCE, dispone che le amministrazioni aggiudicatici non possono esigere che i raggruppamenti di prestatori di servizi assumano una forma giuridica specifica ai fini della presentazione di un&rsquo;offerta (principio di &ldquo;neutralit&agrave; della forma giuridica&rdquo; rispetto all&rsquo;assetto proprietario).<br /><br /> l&rsquo;art. 41 Cost. ammette un&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica, accanto alla libert&agrave; di iniziativa economica.<br /><br /> L&rsquo;art. 43 Cost. riconosce un ruolo centrale all&rsquo;impresa pubblica nell&rsquo;ambito dei servizi pubblici essenziali.<br /><br />Pertanto, nella norma in oggetto, non &egrave; ravvisabile una riserva a partecipare alle procedure competitive a favore di specifici assetti societari, sia per quanto riguarda la forma che l&rsquo;assetto proprietario.<br /><br />5. Spazio gestionale per l&rsquo;impresa pubblica : la possibilit&agrave; di concorrere per l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Per intenderci, alle procedure concorsuali possono partecipare oltre alle societ&agrave; per azioni, anche forme giuridiche differenti (si pensi alla societ&agrave; consortile a responsabilit&agrave; limitata) e anche forme giuridiche a carattere imprenditoriale a capitale pubblico, di propriet&agrave; pubblica.<br />Potranno dunque partecipare alle procedure competitive soggetti imprenditoriali pubblici quali le aziende speciali, tuttora presenti nel nostro ordinamento (art. 114 TUEL), che svolgono un&rsquo;attivit&agrave; economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.<br />Si tratta evidentemente dell&rsquo;applicazione di pi&ugrave; principi costituzionali (artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43) che esprimono una concezione pi&ugrave; larga dell&rsquo;attivit&agrave; pubblica dello Stato, non ristretta all&rsquo;esercizio di un potere di impero, ma estesa alla funzione sociale. Si tratterebbe dunque di enti pubblici, che agirebbero nella sfera del diritto privato, in regime di concorrenza con le imprese private, o anche con altri soggetti pubblici.<br /><br />6.Conferimento della gestione a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata<br /><br />L&rsquo;art. 2, lett b) dell&rsquo;art 15 in oggetto, cos&igrave; come modificativo dell&rsquo;art. 1, comma 3 dell&rsquo;art. 23 bis della l. 133 del 2008, prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avvenga in via ordinaria a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) [1] del presente comma. Societ&agrave; che abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%.<br />Questa ipotesi normativa, non presente nel precedente testo, rappresenta la seconda strada ordinaria per aprire al mercato i servizi pubblici locali. Quindi oltre alla gara per contendersi la concessione di un servizio da gestire interamente con una impresa pubblica o privata, vi &egrave; la gara per contendersi una partecipazione azionaria qualificata in una societ&agrave; che rester&agrave; sotto il controllo pubblico, o comunque con una partecipazione pubblica. Il testo del decreto legge prevede che questa partecipazione debba essere almeno del 40% e che con questa quota azionaria sia sempre affidata al socio privato anche la gestione della spa mista. <br />Non &egrave; questa la sede per evidenziare tutte le criticit&agrave; del sistema misto nella gestione di servizi pubblici essenziali, pi&ugrave; volte rimarcati dalla Corte di Giustizia. Tuttavia, in estrema sintesi, va evidenziato come attraverso la configurazione di tale assetto societario, si configuri la strumentalizzazione di capitali, propriet&agrave; e risorse pubbliche verso finalit&agrave; privatistiche indirizzate al raggiungimento del massimo profitto a tutto svantaggio della dimensione sociale che comunque deve giustificare la partecipazione del capitale pubblico. Si tratta di silenti forme di dismissione della propriet&agrave; pubblica a vantaggio di interessi particolari, con evidenti rischi per i livelli occupazionali. <br />La soglia del 40% &egrave; quella minima, il che significa il progressivo sbilanciamento dell&rsquo;assetto azionario a favore della societ&agrave; privata che, con funzioni gestionali, si affermer&agrave; come vero proprietario nelle scelte strategiche. Si avr&agrave; una propriet&agrave; formale, negli anni venutasi a formare sulla base della fiscalit&agrave; generale, e una propriet&agrave; sostanziale del privato, con capacit&agrave; reali di incidere sulla tutela dei diritti fondamentali.<br />Rimane oscura la problematica relativa ai controlli, ovvero ai poteri che la Corte dei Conti potr&agrave; esercitare su tali soggetti.<br /><br />7. Deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario : la gestione in house a societ&agrave; di capitali interamente pubbliche<br /><br />L&rsquo;art. 1 comma comma 3 del decreto-legge in oggetto prevede che &ldquo;in deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contestale territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l&rsquo;affidamento pu&ograve; avvenire a favore di societ&agrave; a capitale interamente pubblico, partecipata dall&rsquo;ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall&rsquo;ordinamento comunitario per la gestione in house e comunque nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla societ&agrave; e di prevalenza dell&rsquo;attivit&agrave; svolta dalla stessa con l&rsquo;ente o gli enti pubblici che la controllano.<br />A differenza della norma abrogata che prevedeva, laddove non vi fossero i presupposti del mercato, la possibilit&agrave; di ricorrere ad un modello che prevedesse l&rsquo;affidamento diretto nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria, norma dunque indifferente rispetto alla natura giuridica dell&rsquo;affidatario, il nuovo art. 15, comma 3 del decreto-legge individua l&rsquo;affidatario unicamente nella forma della societ&agrave; a capitale interamente pubblico. L&rsquo;affidamento in house dunque potrebbe avvenire soltanto attraverso s.p.a. o altre forme di societ&agrave; di capitali.<br />La norma, escludendo implicitamente il ricorso a modi di gestione formalmente e sostanzialmente pubblici, come ad esempio, il ricorso alla azienda speciale, si pone in contrasto, oltre che con gli artt. 5, 41, 43 e 118 Cost, oltre che con il principio della &ldquo;neutralit&agrave; giuridica rispetto agli assetti proprietari&rdquo;, cos&igrave; come confermato da una recente sentenza della Corte di Giustizia che ha dichiarato illegittima una norma e una procedura che escludeva dalla gara societ&agrave; in nome collettivo e a responsabilit&agrave; limitata (CGCE, sez IV, sentenza 18 dicembre 2007 , procedimento C-357/06). Le novit&agrave; pi&ugrave; significative, per quanto attiene gli aspetti procedurali dell&rsquo;affidamento in house risiedono :<br />a) nella possibilit&agrave;, in linea con quanto affermato dal Consiglio di Stato con sentenza n. 5082 del 26 agosto 2009 e con la sentenza della Corte di Giustizie UE del 13 novembre 2008 C-324/07, che il controllo analogo della mano pubblica sull&rsquo;ente affidatario sia effettivo, anche se esercitato congiuntamente dagli enti associati (ad esempio pi&ugrave; comuni). In sostanza, un ente locale che acquisisce una partecipazione in una societ&agrave; in cui tutti gli altri referenti sono PA pu&ograve; attuare il controllo analogo facendo leva sul rapporto con gli altri soci ;<br />b) nella modifica della procedura per il parere obbligatorio dell&rsquo;Antitrust sugli affidamenti diretti. Secondo la nuova normativa, infatti il parere dell&rsquo;Authority va reso per procedure superiori a certi valori, da individuare, ed entro termini perentori, altrimenti scatta il silenzio assenso. Rispetto alla formulazione precedente originaria del comma 4 dell&rsquo;articolo 23 bis della l. 133 del 2008, la nuova disposizione non prevede pi&ugrave; la richiesta di parere anche alle authorities di settore. Il parere dell&rsquo;Agcm &egrave; preventivo e deve essere reso dalla stessa entro sessanta giorni dalla ricezione della relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole (silenzio-assenso).<br /><br />8. Il favor lobbystico ed affaristico per le societ&agrave; di gestione e per le societ&agrave; quotate in borsa<br /><br />La nuova normativa mentre da una parte prevede una &ldquo;stretta&rdquo; generale per le gestioni in house, che improrogabilmente devono scadere alla data del 31 dicembre 2011, dall&rsquo;altra &ldquo;salva&rdquo; altre tipologie di affidamento, garantendo loro la gestione del servizio fino alla naturale risoluzione contrattuale. &Egrave; evidente che si tratta di un &ldquo;salvataggio&rdquo; lobbystico a salvaguardia di precisi interessi e di precise situazioni imprenditoriali ed economico-finaziarie.<br />In particolare non scadono il 31 dicembre 2011 :<br />a. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio ;<br />b. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione pubblica quotate in borsa alla data del primo ottobre 2003 scadranno alla scadenza prevista, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30% entro il 31 dicembre 2012 ; in caso contrario, gli affidamenti cessano improrogabilmente e senza necessit&agrave; di apposita deliberazione dell&rsquo;ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012.<br />Con l&rsquo;entrata in vigore di questa norma si aprir&agrave; la stagione della svendita del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle ex municipalizzate che, per salvare la durata delle gestioni attuali oltre il 2012, dovranno infatti scendere sotto la quota del 30%.<br />Le societ&agrave; quotate, inspiegabilmente, hanno dalla riforma un trattamento di favore non riservato alle altre societ&agrave; pubbliche che abbiano avuto affidamenti diretti di servizi pubblici senza gara. Tali societ&agrave; potranno inoltre, a differenza, delle altre, diversificare le loro attivit&agrave;, sia dal punto di vista funzionale, che territoriale. Il capitale pubblico &ldquo;svenduto&rdquo; costituir&agrave; la base necessaria per trasformare tali soggetti in business company, tutte protese alla massimizzazione dei profitti. In sostanza, tali societ&agrave; potranno partecipare a gare per acquisire ulteriori servizi e concessioni e potranno continuare ad acquisire altre forme di servizio fuori del proprio territorio. La stagione degli affari e del &ldquo;mercato delle vacche&rdquo; &egrave; dunque aperta. Servizi pubblici locali essenziali, anche a carattere non economico, saranno tutti potenzialmente protesi verso una gestione fondata sul profitto, in totale dispregio del principio comunitario della coesione economico-sociale, territoriale e degli aspetti occupazionali.<br /><br />9. Considerazioni conclusive<br /><br />9.1 l&rsquo;illegittimit&agrave; della norma<br /><br /> Volendo riassumere, quanto su argomentato, &egrave; possibile affermare che il decreto-legge in oggetto &egrave; palesemente illegittimo ed in contrasto con gli :<br />a. artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43, 117, 118 della Costituzione ;<br />b. artt. 14 TFUE (ex art. 16 TCE) ; art. 2, protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e la Risoluzione n. 97/357 del Parlamento europeo in tema di servizi di interesse generale ;<br />c. art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE e relativa sentenza CGCE, sez. IV del 18 dicembre 2007 (procedimento C-357-06).<br />Si tratta dunque di un decreto-legge verso il quale ai sensi dell&rsquo;art. 134 Cost., da parte di tutti coloro i quali hanno a cuore la tutela dei diritti umani e la difesa della Costituzione, va sollevata questione di legittimit&agrave; costituzionale. In ogni caso nel processo di conversione, nel dibattito parlamentare vanno sollevati tutti i profili di illegittimit&agrave;.<br /><br />9.2 L&rsquo;ipotesi pubblica nel mercato concorrenziale : l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Nel merito, anche nel caso il cui il governo e la gestione dell&rsquo;acqua fosse fatta rientrare tra i servizi d&rsquo;interesse economico-generale, orientati al mercato, si ritiene in conformit&agrave; al principio comunitario della neutralit&agrave; degli assetti proprietari e nel rispetto del principio costituzionale di cui all&rsquo;art. 41 Cost. che riconosce e garantisce l&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica che l&rsquo;azienda speciale possa concorrere alla gestione del servizio.<br /><br />9.3 L&rsquo;ipotesi pubblica per il governo e la gestione dell&rsquo;acqua come servizio pubblico di interesse generale non orientato al mercato<br /><br />Va affermato con risolutezza che siamo in presenza di una normativa che si occupa esclusivamente di servizi di interesse economico-generale, quindi non produce effetti sul governo e la gestione dell&rsquo;acqua che &egrave; un ambito direttamente riconducibile ai diritti fondamentali e quindi non orientato al mercato. Esso rientra tra i servizi di interesse generale, ai quali non si applicano le regole del mercato e della concorrenza.<br />Il comune con regolamento consiliare pu&ograve; dichiarare in conformit&agrave; con il diritto comunitario e con il principio di sussidiariet&agrave; l&rsquo;acqua bene oggetto di servizi di interesse generale, affidando dunque il servizio ad un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico come l&rsquo;azienda speciale.<br />Ancora una volta, seppur in attesa di una legge statale che disciplini in modo organico e compiuto il governo dell&rsquo;acqua, &egrave; possibile affermare che occorre una volont&agrave; politica che voglia veramente aprire il varco ed intraprendere un&rsquo;azione che porti alla vera ripubblicizzazione dell&rsquo;acqua.<br />Visto il clima politico-economico si tratta di una strada ardua, ma possibile da intraprendere.<br />Credo che per un bene sacro come l&rsquo;acqua valga la pena di procedere&hellip;..e lo si faccia quanto prima. Questo s&igrave; che sarebbe un messaggio politico straordinario.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>IL GOVERNO PRIVATIZZA L&#x2019; ACQUA e I BENI COMUNI&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2010-01-11T10:32:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br />Fino al 10 settembre 2009 la gestione del servizio idrico integrato in Italia era normata dal famigerato art. 23bis della Legge 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o societ&agrave; mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all&rsquo;ingresso di privati. Leggi tutto su art. 23 bis<br />Il 10 Settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 Novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge, il cui l&rsquo;art. 15 - che ha modificato l&rsquo;art. 23bis - muove passi ancor pi&ugrave; decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo : <br /> l&rsquo;affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% ; <br /> la cessazione degli affidamenti &ldquo;in house&rdquo; a societ&agrave; totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario.<br /><br />Legge 20 novembre 2009, n. 166<br />"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita&rsquo; europee. (09G0180)"<br /><br />Art. 15<br />Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica<br /><br />Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009 - Supplemento Ordinario n. 215<br /><br /><br />Testo del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 223 del 25 settembre 2009) , coordinato con la legge di conversione 20 novembre 2009, n. 166 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante : &laquo; Disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunit&agrave; europee &raquo;.<br /><br />AVVERTENZA :<br /><br />Il testo coordinato qui pubblicato &egrave; stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell&rsquo;art. 11, comma 1, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull&rsquo;emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni uffi ciali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonch&eacute; dell&rsquo;art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate dalla legge di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto, trascritte nelle note. Restano invariati il valore e l&rsquo;efficacia degli atti legislativi qui riportati.<br /><br />Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate con caratteri corsivi.<br /><br />A norma dell&rsquo;art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell&rsquo;attivit&agrave; di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.<br /><br />Legge di conversione<br /><br /> <br /> <br /> <a href="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/art._15_dl_135-09.pdf">art._15_dl_135-09</a><br /><br /> <br /> ]]></content:encoded></item><item><title>CHE SIA UN BUON NATALE PER TUTTI&#x21;&#x21;&#x21;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-12-22T14:13:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="buon natale" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/buon-natale.jpg" width="400" height="300"/><img class="imageStyle" alt="copertina_volantino_buon_natale.jpg" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/copertina_volantino_buon_natale.jpg.gif" width="400" height="285"/>]]></content:encoded></item><item><title>La comunicazione ambientale diventa un libro ed entra nelle universit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-04T10:25:31+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="color:#397A20;">E' stato presentato nell'ambito del Festival Ravenna 2009, la 3 giorni di incontri e conferenze sulle tematiche della sostenibilit&agrave;, organizzato da Labelab nella citt&agrave; romagnola, il libro "La Comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive" di Erik Balzaretti e Benedetta Gargiulo. Edito da Franco Angeli, il saggio, a cui hanno collaborato anche Francesco Pira e Mimma Cedroni, &egrave; stato introdotto al pubblico presente nel teatro tenda allestito in Piazza del Popolo, dalla simpatia di Patrizio Roversi, vero mattatore della manifestazione che, tra una battuta e un aneddoto, ha spiegato l'importanza di un'opera come questa, in grado di fare finalmente il punto sullo stato della comunicazione pubblica ambientale in Italia.<br /><br />Vendere la necessit&agrave; di fare la raccolta differenziata &egrave; la stessa cosa che vendere una saponetta? Quando quello da comunicare ai cittadini non &egrave; un prodotto, ma un'iniziativa di sensibilizzazione, un servizio o un valore che si inserisce all'interno del rispetto ambientale, cambiano le modalit&agrave; e i linguaggi della comunicazione? Che tipo di tecniche sono pi&ugrave; efficaci per questo tipo di campagne? Come si inseriscono e che prospettive offrono i nuovi mezzi di comunicazione, quali, ad esempio internet e social media, nell'opera di educazione ambientale?<br /><br /> <br />Queste le domande alle quali il libro, commissionato dal Bacino Padova 2 - l'associazione con oltre una decade di esperienza in tema di rifiuti nella citt&agrave; che per anni si &egrave; posizionata al vertice della classifica delle citt&agrave; riciclone sopra i 150.000 abitanti, tenta di dare delle risposte concrete, proponendosi come un vero e proprio manale di orientamento del settore.<br /><br />Un settore, questo, che riveste un'importanza strategica per le amministrazioni pubbliche impegnate in campagne di sensibilizzazione verso i cittadini, ma anche per associazioni e istituzioni no profit che sono giornalmente alle prese con questo tipo di comunicazione. Tanto pi&ugrave; in virt&ugrave; dei risultati non proprio cos&igrave; eclatanti ottenuti finora in Italia nelle campagne di educazione ambientale promosse per incentivare le buone pratiche, di cui la raccolta differenziata rappresenta solo l'esempio pi&ugrave; tangibile.<br /><br />Un settore, quindi, che, proprio in funzione di questo suo crescente ruolo, meritava di avere un trattamento a parte, uno studio dedicato, frutto della ricerca e delle riflessioni di chi nella comunicazione e nell'ambiente opera, a diverso titolo, da anni. Ed ecco allora un saggio in cui convergono le esperienze e i saperi di un consulente di comunicazione che &egrave; anche coordinatore di un master in comuicazione ambientale (Balzaretti), una copywriter (Benedetta Gargiulo), la responsabile comunicazione di un'azienda di servizi ambientali (la Cedroni) e un professore universitario di relazioni pubbliche, attento alle tendenze dei nuovi media (Pira).<br /><br /><br />Patrizio Roversi presenta il libro &ldquo;La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive&rdquo; from greenMe.it on Vimeo.<br /><br />Dall'incontro delle riflessioni di questi quattro professionisti, "pungolati" durante la presentazione dalla caratteristica "ironia professionale" di Roversi in grado di coinvolgere sia loro che il pubblico in un interessante dibattito capace di parafrasare anche il vecchio McLuhan al grido di "il servizio &egrave; il messaggio", nasce questo testo che si rivolge agli addetti ai lavori, ma anche agli studenti universitari. Il primo manuale di quello che speriamo diventi un filone battuto per i comunicatori di domani, chiamati sempre di pi&ugrave; a fare i conti con l'ambiente. I conti che stiamo cominciando a pagare anche oggi.<br /><br />Simona Falasca<br />http://www.greenme.it<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Bilancio della 13esima edizione di &#x27;Ecomondo&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-03T20:53:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1F440E;">Rimini, 2 nov. - (Adnkronos) - Si sono concluse sabato scorso nel quartiere espositivo riminese la 13esima edizione di 'Ecomondo', salone internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, la terza di 'Key Energy', fiera internazionale per l'energia e la mobilita' sostenibile, il clima e le risorse per un nuovo sviluppo e la seconda 'Cooperambiente', manifestazione dell'offerta cooperativa di energia e servizi per l'ambiente, quest'ultima in collaborazione con LegaCoop: complessivamente oltre 1.500 aziende articolate sui 110mila mq di Rimini Fiera. In totale, la kermesse ambientale di Rimini Fiera ha richiamato 63.332 visitatori (-2,35% sul 2008). Importante l'incremento dei visitatori stranieri, che salgono a 5.066, in aumento del 35% rispetto al 2008.<br /><br />''Le manifestazioni dedicate al sistema ambiente - commenta Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiera - hanno confermato la loro forza e pure in presenza di un frangente complicato per tutto il sistema industriale, la sostanziale tenuta in termini di pubblico e' un risultato positivo. Lo riteniamo un successo poiche' in fiera abbiamo visto premiate le idee che abbiamo messo in campo, tutte di successo in questa edizione e pronte a consolidarsi nel 2010. Rimarco due aspetti ulteriori: lo straordinario risultato dei visitatori esteri, un premio al lavoro e agli investimenti fatti da Rimini Fiera nelle aree di mercato di interesse per le aziende; e poi l'elemento di crescita rappresentato da Ambiente Festival, verso il quale abbiamo dirottato alcuni settori dell'offerta educational e quindi di pubblico nella direzione di articolare, quando possibile, azioni sul territorio''.<br />Ai seminari scientifici di Ecomondo coordinati da Luciano Morselli, 240 relazioni, delle quali il 30% di carattere internazionale con oltre 650 relatori. Morselli ha anche firmato la Mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino rosa come sempre individuata fra quelle a rischio a causa del degrado ambientale. Ai seminari scientifici di Key Energy, coordinati da Gianni Silvestrini sono intervenuti oltre 280 relatori e, a poche settimane dal vertice di Copenhagen, s'e' rilevato il dinamismo italiano (terza performance mondiale per installazioni di fotovoltaico nel 2009) con la crescita del sistema di produzione dedicato alle energie rinnovabili. Un sistema che se adeguatamente sostenuto potra' svilupparsi ulteriormente e raggiungere i Paesi piu' avanzati.<br />A Cooperambiente il rilancio di 'Act!', la campagna di sensibilizzazione attivata dal mondo della cooperazione per ridurre significativamente le emissioni di carbonio delle coop stesse. In generale, un'efficace formula espositiva, con la presenza delle eccellenze della cooperazione in tema di ambiente, in grado anche di aprire relazioni per generare nuova occupazione. Inaugurati dal sottosegretario di stato per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Menia, i Saloni si sono aperti con il convegno 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilita' puo' far ripartire l'economia globale'. In rappresentanza del Governo, venerdi' 30 e' intervenuto anche il senatore Mario Mantovani, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.<br />Numerosi i personaggi di rilievo mondiale ad 'Ecomondo': Christopher Flavin, presidente di Worldwatch Institute, il quale ha rimarcato, a poche settimane dal vertice sull'ambiente di Copenhagen, la necessita' di provvedimenti piu' efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissione di anidride carbonica; Michael Braungart autore del libro 'Dalla culla alla culla' e Gunther Pauli fondatore di Zero Emission. Alle tre manifestazioni numerosissimi operatori stranieri da Argentina, Gran Bretagna, Turchia, Spagna e Romania, area balcanica, Canada e Gran Bretagna, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia e un grande evento la Borsa di cooperazione internazionale per le imprese dei settori ambiente ed energia.<br />Ad 'Ecomondo' si e' svolto il Premio Sviluppo Sostenibile 2009: promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi con l'adesione della Presidenza della Repubblica, il Premio ha individuato tre aziende meritevoli per i loro prodotti o processi ad alto valore ambientale. Premi ad aziende anche a cura della Regione Emilia Romagna e di LegaCoop nell'ambito di Cooperambiente. L'apppuntamento col Sistema ambiente Rimini e' ora per il 2010, dal 3 al 6 novembre.</span>]]></content:encoded></item><item><title>UCN; A RISCHIO ESTINZIONE 36&#x25; FLORA E FAUNA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-03T20:49:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000C5A;">ROMA - Piu' di un terzo della flora e della fauna del mondo e' a rischio di estinzione. Su un totale di 47.677 specie incluse nella lista dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), 17.291, il 36%, sarebbero minacciate. Mentre gli anfibi sono gli animali piu' a rischio, tra le piante sono il 70% le specie minacciate di estinzione. L'ultimo aggiornamento della 'Lista rossa' delle specie dell'Iucn, reso noto a Gland, in Svizzera, non risparmia nessuno: dai mammiferi ai rettili, anfibi, pesci e piante. I risultati - afferma l'Iucn - rivelano che 875 specie, il 2%, risulta estinto o estinto allo stato selvaggio in natura, mentre il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli invertebrati sono minacciati. Vediamo ora in dettaglio la situazione per ciascuna classe. - ANFIBI: secondo l'Iucn, delle 6.285 specie di anfibi nel mondo 1.895 sono in pericolo di estinzione, un numero che rende gli anfibi la classe piu' a rischio. Mentre 39 sono le specie gia' estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 484 sono le specie gravemente minacciate, 754 sono in pericolo e 657 sono vulnerabili. Alle specie estinte si e' aggiunta, con l'ultima lista, il rospo del Kihansi, originario delle cascate Kihansi in Tanzania, estinto probabilmente a causa di un fungo. - MAMMIFERI: delle 5.490 specie di mammiferi, 79 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 188 sono gravemente minacciate, 449 sono in pericolo e 505 sono vulnerabili. Tra la categoria delle specie 'in pericolo' entra quest'anno il Voalavo antsahabensis, un roditore originario del Madagascar. - RETTILI: la lista dell'Iucn comprende 1.677 rettili, di cui 293 aggiunti quest'anno. In totale, 22 sono le specie estinte o estinte in natura e 469 sono minacciate di estinzione. - INVERTEBRATI: ci sono 7.615 specie nella 'Lista rossa' 2009, 2.639 delle quali sono minacciate di estinzione. Mentre di 1.989 specie di libellule, 261 sono minacciate. - MOLLUSCHI: su 2.306 specie, 1.036 sono minacciate. - PESCI DI ACQUA DOLCE: sono 3.120 le specie considerate, di cui 1.147 quelle minacciate di estinzione. Secondo il Wwf sono 3.200 in tutto le tigri rimaste allo stato brado che vivono tra la Russia orientale, l'India e l'Indonesia. Con una riduzione del 40% negli ultimi 10 anni, le tigri sono tra i mammiferi piu' minacciati, ha avvertito l'associazione ambientalista e per salvaguardarle e' necessario ''proteggere l'ambiente dove vivono'', si legge in una nota. ''Le tigri - ha dichiarato Amanda Nickson, direttore del 'Wwf International Species Programme' - sono il simbolo di cio' che sta accadendo a molte specie di animali nel mondo e dimostrano l'urgente bisogno di iniziative politiche e di finanziamenti per arginare questa situazione''. Secondo Jane Smart, responsabile del Gruppo dell'Iucn per la conservazione della biodiversita', le prove sulla gravita' della crisi dell'estinzione si accumulano: ''in gennaio avra' inizio l'Anno internazionale della biodiversita'. Secondo le ultime analisi dell'Iucn sara' impossibile arginare la perdita di biodiversita' nel 2010 come prevedeva il nostro obiettivo''. <br />03/11/2009 12:58 <br />(ANSA) <br /><br /><br />	</span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BARROSO&#x2c; A COPENAGHEN ACCORDO QUADRO POSSIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-03T20:48:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1E4222;">NEW YORK - Al Vertice di Copenaghen sul clima un accordo-quadro sugli obiettivi da raggiungere in futuro appare possibile, ma non ci sara' verosimilmente nessuna intesa definitiva. Lo ha detto oggi a Washington il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso, confermando le indicazioni dei giorni scorsi, poco prima del Vertice Ue-Usa alla Casa Bianca, il primo al quale partecipa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Barroso ha ribadito che i paesi in via di sviluppo, che chiedono a quelli ricchi di finanziare gli sforzi per la riduzione dell'effetto serra, devono stilare obiettivi precisi, mettendo ''le cifre sul tavolo''. <br /></span><span style="color:#1E4222;">(ANSA)</span>]]></content:encoded></item><item><title>Servizi idrici: la Lombardia si sta muovendo verso la privatizzazione&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-03T20:45:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#21471F;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#21471F;">Mentre &egrave; in atto la campagna "Salva l'acqua" promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua contro l'art. 15 del D.L. 135 che favorisce la privatizzazione del servizio idrico in tutta Italia, mentre in Puglia pare si punti alla ripubblicizzazione del servizio, in Lombardia sembra che la direzione di marcia sia completamente opposta. Molte province lombarde si apprestano a mettere a gara i servizi idrici. &laquo;Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l'indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei servizi idrici&raquo; denuncia il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, che poi evidenzia la labilit&agrave; della politica.  I sindaci referendari (di centrosinistra e centrodestra), avevano ottenuto con la legge n. 1/2009 votata all'unanimit&agrave; dal Consiglio regionale lombardo, l'introduzione della possibilit&agrave; per i comuni di mantenere propriet&agrave;, gestione ed erogazione dell'acqua in capo a societ&agrave; interamente pubbliche. Ma la maggioranza di centrodestra, che aveva sostenuto le richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, punta ora ad affidare ai privati l'erogazione dei servizi idrici. Questa situazione, informano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, si sta delineando nell'Ato (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Pavia, Varese, Como Lecco e Cremona. Anche in provincia di Milano il rischio &egrave; quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di "Amiacque", la societ&agrave; attualmente a totale capitale pubblico, che eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso) e  la stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la "SAL", l'azienda  pubblica della provincia di Lodi. Quindi le amministrazioni di  centrodestra scelgono il modello dell'impresa mista con ingresso delle societ&agrave; private anticipando in tal modo l'orientamento del Governo contenuto nell'art. 15 del D.L. 135, in discussione in queste ore al Senato.<br /><br />&laquo;Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo pi&ugrave; che incerto- spiegano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua-  La legge regionale della Lombardia consente infatti ai comuni la scelta per il mantenimento della gestione pubblica ed al contrario l'affidamento tramite gara &egrave; gi&agrave; stato contestato dall'Antitrust e dall'allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.)&raquo;. Tra l'altro lo stesso Comitato di vigilanza a maggio aveva bocciato il Piano d'ambito approvato dall'Ato di Pavia, poich&eacute; "incentiva a incrementare le vendite dell'acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio" e "non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe" e aveva annunciato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per il suo annullamento. &laquo;L'ATO di Pavia, anzich&eacute; attendere l'esito del ricorso, ha preferito accelerare l'apertura della gara, alla quale si presenter&agrave; anche un'associazione di imprese locali che sembra verr&agrave; (paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia&raquo;. Il  Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, rivolgendosi direttamente ai cittadini e ai sindaci chiede che senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale se  saranno espropriati delle loro competenze sull'acqua: &laquo;la Lega si &egrave; mobilitata ed ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell'acqua da parte dei comuni, ci chiediamo perch&eacute; a livello nazionale ha sostenuto l'art. 15 con l'accordo Calderoli-Fitto che introduce l'obbligo di cedere ai privati (e quindi alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l'acqua, che appartengono ai territori&raquo;. Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in atto, sia a livello nazionale a causa dell'art. 15 in discussione al Parlamento, in Lombardia il sistema pi&ugrave; sicuro &egrave; l'affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.<br /><br /> </span>]]></content:encoded></item><item><title>Iea: &#xab;Una soluzione completa a Copenhagen &#xe8; fuori questione...&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-11-03T20:43:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#234D1C;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#234D1C;">L'International energy agency (Iea) non &eacute; molto fiduciosa rispetto ai risultati che raggiunger&agrave; a dicembre il vertice mondiale sul clima di Copenhagen. Il capo del settore efficienza energetica e ambiente dell'Iea, Richard Bradley, vede poca disponibilit&agrave; a risolvere i problemi del clima, soprattutto da parte dei negoziatori delle maggiori economie &laquo;Una soluzione completa &egrave; fuori questione alla conferenza Onu sul clima a Copenhagen, e anche una soluzione parziale al problema di come affrontare il riscaldamento globale &egrave; difficile da immaginare&raquo;.<br /><br />Gi&agrave; alla vigilia dei Climate change talks in corso a Barcellona Bradley aveva detto di aver notato un certo disinteresse tra i delegati e che l'opinione prevalente, anche sugli obiettivi a medio termine proposti dall'Unfccc, sia che un accordo vincolante a Copenhagen possa &laquo;legar loro le mani pi&ugrave; tardi in altri settori. Sembra che i negoziatori delle maggiori economie siano incapaci a capire che concludere un accordo sulla parte per affrontare i problemi a Copenaghen e poi finire in un secondo momento sia un n risultato che sarebbe vitale - ha detto alla Reuters - I negoziatori con cui ho parlato, probabilmente non sono disposti a risolvere parte dei problemi. Francamente, da quello che ho visto, non sono ancora pronti a risolvere nessuno dei problemi. Tuttavia, i governi membri dell'Iea sono sottoposti ad una forte pressione per compiere qualche progresso e risolvere i problemi. Non credo che nessun Paese dell'Iea possa sopravvivere politicamente senza dimostrare seriet&agrave; di intenti in questa direzione&raquo;.<br /><br />La sfiducia e la rabbia sta montando non solo tra gli ambientalisti, ma anche tra le grandi organizzazioni internazionali che hanno accompagnato i loro Stati membri nella defatigante road map di Bali verso Copenhagen. E' sempre pi&ugrave; evidente che agli impegni presi a livello internazionale poi non corrispondono fatti concreti a livello nazionale e che gli stessi negoziatori non rispettano (o non conoscono) quanto detto e firmato dai loro ministri e governi. In questo l'Italia &egrave; maestra, ma la stessa "virtuosa" Europa e gli altri stanno dimostrando tutta la loro incoerenza proprio mentre i nodi vengono al pettine scanditi dalle settimane, dai giorni, dalle ore e dai minuti che ci separano dal vertice di Copenhagen a dicembre.<br /><br />Anche tra chi vuole davvero un robusto accordo a Copenhagen aumenta la contrariet&agrave; per un accordicchio di massima a dicembre e poi a rinviare tutto al prossimo anno.<br /><br />&laquo;Dopo mesi in cui ci hanno detto che non c'era un "Piano B", le Nazioni Unite, la Danimarca e gli altri paesi europei oggi ci dicono che la conferenza del il 7 - 18 dicembre pu&ograve; al massimo raggiungere un accordo politico per intensificare la lotta contro il riscaldamento globale - dice Richard Bradley - Accettando colloqui supplementari nel 2010 si rischia di provocare una perdita di slancio&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>In Puglia la Regione decide: acqua pubblica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:53:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#306713;">Il 20 ottobre 2009 la Giunta regionale pugliese ha compiuto un grosso passo avanti verso la ripubblicizzazione dell'acqua.<br />Tariffe non pi&ugrave; basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla societ&agrave; per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluder&agrave; per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore. In Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha deciso di voltare pagina sul tema dell&rsquo;acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all&rsquo;avvocatura l&rsquo;impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d&rsquo;attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni. <br /><br />Come servizio essenziale e universale, questa la versione della Regione, la materia non &egrave; soggetta a concorrenza con lo Stato ed &egrave; per questo che la Regione pu&ograve; legiferare, stabilendo - questa la filosofia della delibera di ieri - che l&rsquo;offerta di acqua ai cittadini &egrave; tema privo di rilevanza economica e non pu&ograve;, per questo, essere gestito da una spa. Nel caso il ddl, che sar&agrave; studiato da una commissione allargata al Forum pugliese dei movimenti per l&rsquo;acqua bene comune, dovesse andare in porto entro dicembre, potrebbe dunque entrare in vigore un nuovo meccanismo di calcolo per le bollette: non pi&ugrave; il pagamento uguale per tutti del &laquo;surplus&raquo; di consumi rispetto al minimo vitale, ma pagamenti differenziati basati sui redditi dei consumatori. La delibera approvata contiene inoltre la candidatura della Puglia quale sede Onu per l'organizzazione di una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti. <br /><br />&laquo;L&rsquo;acqua &egrave; un bene comune dell'umanit&agrave;, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato. &Egrave; un principio unanimemente riconosciuto sul quale &egrave; giunta l'ora senza totem e tab&ugrave; - spiega il presidente Vendola - di applicarsi per giungere ad una regolamentazione di dettaglio che tenga conto del principio ed allo stesso tempo non ci faccia tornare indietro, con strumenti di gestione che hanno abbondantemente segnalato la loro inadeguatezza&raquo;. <br />&laquo;Con il ddl - sottolinea l&rsquo;assessore al ramo Fabiano Amati - si conta di aprire un cantiere di valutazione, la cui seriet&agrave; sar&agrave; misurata anche sulla tempistica abbreviata che la Puglia dimostrer&agrave; di utilizzare&raquo;. Con motivazioni diverse, dal Pdl si d&agrave; ragione all&rsquo;iniziativa. Il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea &laquo;la leggerezza con la quale l&rsquo;Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell&rsquo;acqua in Puglia: l&rsquo;acqua, in quanto bene primario, non pu&ograve; essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio di Aqp. Tali incombenze vanno affrontate con risorse proprie se l&rsquo;Ente ne &egrave; capace, senza affliggere i pugliesi con altre tasse aggiuntive&raquo;. <br /><br />Intanto, &egrave; stata sancita la fine della guerra tra centrodestra e Vendola sul caso Manna. Una breve riunione preliminare al consiglio regionale &egrave; servita ai chiarimenti e all&rsquo;ingresso in aula, insieme, di Vendola e del capogruppo Fi Rocco Palese. La fine delle ostilit&agrave; ha consentito il via libera al Piano tutela delle acque, che rinnova l&rsquo;analisi della tutela, riqualificazione ed utilizzo sostenibile del patrimonio idrico, ancora ferma all&rsquo;83.<br /><br />Fonte: Comitato pugliese &ldquo;Acqua Bene Comune&rdquo;</span>]]></content:encoded></item><item><title>Nasce il Gruppo di Lavoro sull&#xb4;emergenza tartarughe marine dell&#xb4;estate 2009&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:51:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#001282;">Emergenza tartarughe marine 2009<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Il 6 ottobre si &egrave; svolto un incontro organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea a Riccione dove si &egrave; raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno.<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che &egrave; proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficolt&agrave;, profondamente debilitate, di giovanissima et&agrave; (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente "dente di cane" o "balano". I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una "armatura" (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.<br />I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficolt&agrave; in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.<br />Affrontata l&acute;emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica &egrave; ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell&acute;eventualit&agrave;, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.<br />Il primo importantissimo passo &egrave; stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si &egrave; svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si &egrave; subito raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:<br /><br />- Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation<br /><br />- Associazione Benessere Animale<br /><br />- ARPA Daphne<br /><br />- Centro Ricerche Marine Cesenatico<br /><br />- Fondazione Cetacea<br /><br />- Museo di Jesolo<br /><br />- Museo di Venezia<br /><br />- Universit&agrave; di Bologna, Dipartimento Sanit&agrave; Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici<br /><br />- Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br />Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercher&agrave; di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.<br /><br />- tartarughe di questa classe et&agrave; non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perch&egrave; sono comparse quest&acute;anno e in numero cos&igrave; elevato?<br />- le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che &egrave; da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere "assalito" le piccole tartarughe? E perch&eacute; solo su di loro cos&igrave; infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.<br />- in molti casi le tartarughe avevano l&acute;intestino pieno, ai limiti dell&acute;occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non &egrave; comune lungo il litorale romagnolo, ma &egrave; comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perch&egrave; questa "abbuffata" di piante marine, e come si collega questo con l&acute;et&agrave; e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?<br />- altri elementi ambientali da considerare: quest&acute;anno l&acute;Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 &deg;C e con valori massimi di 29,2 &deg;C. C&acute;&egrave; stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.<br />- i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all&acute;invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche cos&igrave; gravi.<br />- in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non &egrave; detto che tutte potranno tornare in mare prima dell&acute;arrivo del freddo, costringendole cos&igrave; al ricovero forzato per molti mesi.<br />- tutte le tartarughe gi&agrave; rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguir&agrave; anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinch&egrave; non si abbassi l&acute;attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il "futuro" degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalit&agrave; il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all&acute;applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane et&agrave; degli animali. In ogni caso, l&acute;Universit&agrave; di Padova studier&agrave; durante l&acute;inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.<br />- molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessit&agrave; di un forte aiuto dall&acute;esterno.<br /><br /><br />La formazione di questo Gruppo di Lavoro &egrave; un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che pu&ograve; essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.<br /><br />Le volont&agrave; degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell&acute;Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, &egrave; lodevole e porter&agrave; ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro gi&agrave; messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.<br /><br /><br /><br />Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation, Ferrara<br /><br />Associazione Benessere Animale, Bologna<br /><br />ARPA Daphne, Cesenatico (FC)<br /><br />Centro Ricerche Marine Cesenatico (FC)<br /><br />Fondazione Cetacea, Riccione (RN)<br /><br />Museo di Jesolo (VE)<br /><br />Museo di Storia Naturale di Venezia<br /><br />Universit&agrave; di Bologna, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici, Cesenatico (FC)<br /><br />Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br /><br />Per contatti e informazioni: Marco Affronte (Fondazione Cetacea): 349.4629067<br /><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente festival&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:48:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3D8423;">Ambiente festival 2009 (Rimini, 22 ottobre - 2 novembre 2009) &egrave; un&acute;iniziativa di divulgazione popolare per diffondere una nuova cultura dell&acute;ambiente pi&ugrave; consapevole, incentrata sulla responsabilit&agrave; diretta di cittadini, imprese, istituzioni e associazioni per uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. Una manifestazione, rivolta al grande pubblico, capace di unire momenti di confronto istituzionale con il dibattito scientifico, attivit&agrave; di formazione e divulgazione con iniziative di carattere ludico e culturale.<br />Ambiente festival si terr&agrave; a Rimini dal 22 ottobre al 2 novembre 2009.<br />Dodici giorni di eventi, a ingresso libero, che anticipano e affiancano l&acute;appuntamento con Ecomondo.<br /><br />Tra gli eventi in programma segnaliamo l&acute;incontro  "Energia, Europa, Ecologia: le amministrazioni locali italiane verso il 20-20-20" che si terr&agrave; il 28 ottobre, dalle 16.30 alle 18 nella Sala Arengo.<br /><br /><br />Telefono <br />02 2049838<br /><br />Fax <br />02 20403055<br /><br />Email <br />info@ambientefestival.it<br /><br />Sito web Ambiente festival<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: FORESTALE SEQUESTRA 800 PELLI PROCIONE DA CINA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:43:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#00117F;">(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Il nucleo investigativo della Convenzione internazionale per il commercio delle specie protette (Cites) del Corpo forestale dello Stato, insieme con l'Agenzia delle dogane di Fiumicino, ha sequestrato 800 pelli di procione provenienti dalla Cina. Sono stati sequestrati, in un'area commerciale vicino l'aereoporto la Commercity, anche 900 giubbotti realizzati con inserti di queste pelli che sarebbero poi stati messi in commercio con un falso marchio Made in Italy. Le pelli del 'procyon lotor', il procione (l'orsetto lavatore), importate illegalmente dalla Cina, una volta introdotte nel mercato della moda avrebbero potuto fruttare oltre 100 mila euro. Mentre, i giubbotti, pronti alla falsa rietichettatura 'made in Italy', erano destinati principalmente al mercato romano ma anche al resto d'Italia. ''L'importazione di questi prodotti - spiega Ciro Lungo, primo dirigente del servizio Cites della Forestale - e' vietata in base a una direttiva comunitaria che non riconosce quei Paesi, tra cui la Cina, che non offrono adeguate garanzie sui metodi di cattura e uccisione non cruenti'', con sanzioni amministrative che arrivano a 100.000 euro e penali fino un anno di detenzione''. (ANSA). Y99-GU <br />22/10/2009 17:00 </span>]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: CITTADINANZATTIVA&#x2c; RETE IDRICA COLABRODO A SUD</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:42:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#377619;">(ANSA) - ROMA, 19 OTT - L'acqua costa sempre di piu'. E il servizio rispecchia lo stato dell'Italia: ''Al nord si investe, al sud la rete e' un colabrodo e al centro le tariffe medie sono elevate''. In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato. La spesa e' salita fino al 30% in piu' a Salerno e Benevento e al 20% a Parma, mentre la media di aumento del Paese e' stata del 5,4% nell'ultimo anno. La Toscana e' la regione piu' cara, mentre rispetto ai parametri di potabilita' ci sono otto regioni in deroga di cui sei al centro-nord. Sono questi i dati di una recente indagine dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva sui costi e la qualita' del servizio idrico in Italia. Aumenti a due cifre per 15 citta': si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma) passando per Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova), Lombardia (+15,9 a Lodi), Piemonte (+14,5% a Verbania), Marche (+14,4%, a Urbino) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale, gli incrementi si sono registrati in 68 capoluoghi, e, secondo i dati forniti dall'Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento e' stato del 47%. La Toscana e' la regione con le tariffe piu' alte, con sette tra le prime dieci citta' in cui l'acqua costa piu' cara. Ma, riferisce Cittadinanzattiva, costi piu' elevati della media nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata e in Sicilia, dove per esempio tra Agrigento, la citta' piu' cara d'Italia con 445 euro, e Catania intercorre una differenza di 258 euro. Per quanto riguarda il consumo domestico, sono previste anche delle deroghe, concesse dal ministero del Welfare, di cui hanno usufruito 13 regioni negli ultimi sette anni. Ora, sono otto le regioni in deroga (Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia), per un totale di sette parametri 'fuorilegge': arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Il Lazio e' la regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, 84 (nel 2006 erano 37) per cinque parametri, cui segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri. ''Il settore idrico - osserva Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva - puo' essere preso a paradigma delle tante facce dell'Italia: al nord si investe di piu' e le tariffe sono mediamente piu' basse, cosi' come la dispersione, al sud invece non si investe, la rete e' un colabrodo, e anche se i parametri di potabilita' sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. Al centro ci sono le tariffe medie piu' elevate''. (ANSA). Y99-GU <br />19/10/2009 09:39 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Dall&#x2019;Ue 50 miliardi di euro in pi&#xf9; nelle tecnologie energetiche</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:31:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#316A14;">FONTE:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#316A14;">La seconda  conferenza dell'European Strategic Energy Technology Plan (Set-Plan) si chiude oggi a Stoccolma con un risultato gi&agrave; acquisito: l'Unione europea investir&agrave; altri 50 miliardi di euro nelle tecnologie energetiche. Il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, intervenendo alla Conferenza ha detto che &laquo;La Commissione europea stima che nei prossimi 10 anni sar&agrave; necessario un investimento supplementare di 50 miliardi di euro nelle ricerche di tecnologie energetiche. Questo significa triplicare gli investimenti annui nell'Unione europea, da 3 a 8 miliardi di euro&raquo;.<br /><br />La Conferenza di Stoccolma. Alla quale hanno partecipato 500 delegati da tutta l'Ue, &egrave; stata organizzata dall'Agenzia svedese per l'energia in collaborazione con la Commissione europea per esaminare i modi per accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2 con l'obiettivo di abbassare le emissioni di gas serra dal 60 all'80% d entro il 2050, attraverso la realizzazione del Set-Plan.<br /><br />A Stoccolma si &egrave; discusso soprattutto di come dare impulso alla European Industrial Initiatives (Eii) ed ai futuri finanziamenti del Set-Plan. Oltre alla sessione plenaria della Conferenza si sono tenuti anche workshop paralleli su ciascuno dei sette settori tecnologici individuati come strategici di energia per l'Eii: eolico; bioenergie; Smart Grids; Energia Solare (fotovoltaica e Concentrated Solar Power; Carbon Capture and Storage; fissione nucleare, efficienza energetica (Smart Cities).<br /><br />La conferenza &eacute; stata preceduta, sempre nella capitale svedese, dal Symposium international Energie 2050 che ha riunito 350 scienziati del settore energetico di tutto il  mondo che nel loro appello finale hanno chiesto di ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili.<br /><br />Cinque scienziati notissimi, tra i quali il premio Nobel italiano per la fisica f del 1984 Carlo Rubbia e George A. Olah, Nobel per la chimica del 1994, hanno presentato i risultati delle loro ricerche su energie nucleari, solare, eolico e biomasse, sui veicoli a basse emissioni e sulla razionalizzazione del consumo energetico.<br /><br />Nell'appello pubblicato s dall'Accademia reale delle scienze della Svezia, si legge: &laquo;E' arrivato il tempo di cambiare radicalmente il sistema energetico mondiale e le analisi del ciclo di vita cos&igrave; come l'economia verde sono delle condizioni indispensabili per pensare la politica del futuro. Le attivit&agrave; umane in materia di energia devono essere sviluppate in maniera da non avere un impatto radicale sulle terre, le acque e l'aria. Tutte le opzioni in material di energia per il futuro devono basarsi sull'energia sostenibile e su dei n materiali di costruzione per principio riciclabili o sostenibili&raquo;.<br /><br />La dichiarazione sottolinea anche che &laquo;La produzione agricola dovr&agrave; essere essenzialmente destinata all'alimentazione, evitando una deforestazione mondiale e preservando la biodiversit&agrave;&raquo;. Inoltre &laquo;L'elettricit&agrave; dovr&agrave; diventare il principale  vettore dell'energia nel futuro, perch&eacute; la maggior parte delle fonti di energia non fossili producono elettricit&agrave;&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>NAVE VELENI: IO RICERCATORE A CACCIA DI VERITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:31:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#347016;">(ANSA) - DA BORDO DELLA NAVE MARE OCEANO - ''Andremo avanti per gradi per capire cos'e' quel relitto. Adesso faremo solo esami strumentali''. Cosi' Ezio Amato, ricercatore e responsabile del servizio emergenza ambientale dell'Ispra (l' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), spiega l'attivita' che la nave Mare Oceano avviera', non appena le condizioni del tempo lo consentiranno, sul relitto individuato al largo di Cetraro. Amato, insieme ai tecnici della Mare Oceano, oggi ha ricevuto la visita dei componenti della Commissione bicamerale sulle ecomafie, ai quali ha illustrato l'attivita' che sara' svolta nei prossimi giorni. Nessun fusto sara' recuperato, al momento, nonostante la decisione della Commissione di fare sequestrare almeno uno dei contenitori per analizzarlo. E Amato, dalla sala controllo posta nella pancia della Mare Oceano e dalla quale si controllano tutte le attivita' svolte dalla nave, spiega perche'. ''Per fare un prelievo del genere - dice - serve il massimo della sicurezza. Inoltre per avere la certezza che all'interno dei fusti non c'e' materiale radioattivo, andrebbero estratti tutti i fusti contenuti dalla stiva e analizzati uno per uno, trattandoli come se contenessero plutonio. Si tratta di un'operazione lunga, complessa e molto costosa''. Amato ha confermato anche, cosi' come aveva sostenuto ieri la Regione Calabria, che la nave non e' attrezzata a rilevare i raggi alfa. ''Sott'acqua - ha detto - i raggi gamma non si vedono e meno ancora quelli alfa. Se per esempio ci fosse plutonio in uno dei contenitori e questo per caso si fosse aperto, la sostanza, per la sua pesantezza, scenderebbe sul fondale e si potrebbe rilevare solo prelevando quel tratto di sedimento''. Tra l'altro, e' stato fatto rilevare durante il sopralluogo della Commissione, i due fusti che si vedono all'esterno del relitto, non sembrano essere quelli destinati a trasportare rifiuti radioattivi. L'impressione di chi ha visto le immagini e' che possa trattarsi di comuni fusti che vengono usati su quasi tutte le navi come contenitori degli oggetti piu' svariati e che vengono sistemati sul ponte. L'attivita' della Mare Oceano, dunque, sara' finalizzata ad una serie di riprese con un Rov, un robot filoguidato molto piu' sofisticato di quello utilizzato dall'Arpacal per fare le prime riprese del relitto. La finalita' delle ricerche e' quella di riprendere lo scafo da tutte le posizioni e non solo da un lato come e' stato fatto fino ad ora. Inoltre i tecnici della Mare Oceano effettueranno una ricostruzione tridimensionale del relitto e della sua posizione che poi sara' confrontata con le carte nautiche per stabilire se si tratti effettivamente della Cunsky, la nave che il pentito Francesco Fonti dice di avere fatto affondare all'inizio degli anni '90. (ANSA). SGH/MED <br />22/10/2009 17:44 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Antibracconaggio: decisione politica scandalosa a Brescia per ridurre la pressione del CFS sull&#x27;attivit&#xe0; venatoria illegale&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:31:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000F6E;">Fonte: Tutela Fauna http://www.tutelafauna.it<br /><br />Il NOA, impegnato nella tradizionale operazione antibracconaggio a tutela dei piccoli migratori nel bresciano, torna a casa. La giustificazione nell&rsquo;assenza di fondi lascia il tempo che trova dato che queste operazioni vengono pianificate con ampio anticipo, i costi sono noti e lo sfarzo delle celebrazioni per il 187 anniversario del CfS non facevano certo pensare a un corpo di polizia povero (21/10/09)<br />Le associazioni ambientaliste e il sindacato di Polizia Ambientale denunciano la chiusura anticipata del campo antibracconaggio di Brescia del Corpo Forestale, la pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde e una delle piu' importanti in Italia. All'apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale. <br />Si chiama "Operazione Pettirosso" ed &egrave; attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l'importante attivit&agrave; nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest'anno l'attivit&agrave; era gi&agrave; partita con un forte handicap: fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane, considerata la scarsissima presenza della Polizia Provinciale. <br />I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione affrontando con fermezza ed estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;. Si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore, invece, &egrave; stato colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 pronte nel capanno, successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese. <br />La tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, il rispetto per il popolo migratore &egrave; affidato alle forze della Polizia Forestale: l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste, infatti, &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano la loro attivit&agrave;, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attivit&agrave; di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l&rsquo;impegno dei cittadini attivi nella tutela dell&rsquo;ecosistema. <br />WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell&rsquo;Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l&rsquo;illegalit&agrave; ambientale. <br />Immediata una interrogazione parlamentare presentata dall&rsquo;On. Della Seta al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il cui testo recita :<br />Per sapere, Premesso che:<br />si apprende da notizie di agenzia del 21 ottobre 2009, che il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto la fine anticipata della pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio e della caccia illegale nelle Alpi e Prealpi lombarde, proprio nel momento apicale del passo dei migratori;<br />questa importante operazione, battezzata "Operazione Pettirosso" e attuata dal Noa, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, ogni anno conduce un'azione meritoria di contrasto del bracconaggio che tuttora purtroppo affligge le valli bresciane;<br />&egrave; importante evidenziare che l'attivit&agrave;, per il 2009, era gi&agrave; partita con un forte handicap, con la riduzione da 5 a 4 settimane della durata del "campo". Ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: cos&igrave; dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane,<br />i forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; o ancora il caso di un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno (successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese);<br />la tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, la protezione degli uccelli nella fase della migrazione, sono in larga misura affidate all'attivit&agrave; del Noa. Infatti l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste - WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) - &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano il loro operare: ritardo nel rinnovo degli affidamenti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero invece sostenere l&rsquo;impegno delle associazioni di volontariato contro il bracconaggio e per la tutela degli ecosistemi.<br />Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere<br />i motivi che hanno portato alla incomprensibile decisione di sospendere questa importante iniziativa di lotta al bracconaggio;<br />se non intenda provvedere urgentemente al fine di garantire mezzi e fondi idonei per permettere al Noa la prosecuzione del campo anti-bracconaggio bresciano e in generale di rafforzare la lotta contro le forme di caccia illegale. <br />Non sfugge che Zaia e&rsquo; un ministro della Lega, forza politica che nel territorio bresciano gode di ampio supporto che deve essere &laquo;ricambiato&raquo; nella migliore tradizione del do ut des: per esempio, levando di torno gli &laquo;sbirri romani&raquo; che infastidiscono il bracconiere &laquo;celtico&raquo;&hellip;.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Clima&#x2c; il Consiglio Ue riaccende le speranze per Copenhagen: le reazioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-23T10:31:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#336E11;">FONTE:www.greenreport.it<br /></span><span style="color:#336E11;"><br />La Commissione ha accolto positivamente le decisioni assunte dal Consiglio europeo per l'ambiente che costituiranno la posizione dell'Ue da portare al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici che si terr&agrave; il prossimo dicembre. Un documento che ha valore di indirizzo politico in vista del Consiglio dei capi di stato del 29 e 30 ottobre prossimi prima della conferenza Onu Cop 15.<br /><br />&laquo;Sono molto soddisfatto - ha detto il commissario all'ambiente Stavros Dimas - per i progressi che abbiamo fatto oggi, poich&egrave; ci rimane una sola sessione di negoziazione prima di Copenhaghen ed &egrave; ormai un imperativo imporre un'accelerazione degli scambi al livello politico. Raggiungere un accordo internazionale &egrave; una sfida politica ardua, ma siamo non siamo ancora del tutto fuoristrada. E ripeto che &egrave; pi&ugrave; importante che mai raggiungerlo affinch&eacute; l'Ue possa assumere un  ruolo di leadership: i nostri cittadini lo desiderano cos&igrave; come i nostri partner mondiali&raquo;.<br /><br />In effetti gli obiettivi che sono stati assunti ieri dal consiglio dei ministri dell'ambiente sono  assai impegnativi e riguardano la  riduzione delle emissioni dell'80 - 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi intermedi di un taglio del 30% al 2020. Limiti sulle emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale rispettivamente del 10% e del 20%, entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, nel quadro di accordi internazionali.<br /><br />Per quanto riguarda le regole di contabilit&agrave; in merito al ruolo svolto dall'utilizzo del suolo e dalla foreste sul contenimento delle emissioni, la Commissione &egrave; soddisfatta del fatto che il Consiglio potrebbe trovare un accordo gi&agrave; all'ultima sessione di trattativa che si terr&agrave; a Barcellona ad inizio di novembre.<br /><br />Il commissario Dimas ha accolto favorevolmente anche le conclusioni sull'economia eco-efficiente, che confermano la volont&agrave; da parte degli stati membri di dare un supporto forte per andare verso questa direzione e la volont&agrave; espressa di integrarlo come obiettivo chiave nella nuova strategia di Lisbona.<br /><br />Commenti di soddisfazione anche da parte di Cgil che  valuta &laquo;positivamente la notizia degli impegni assunti&raquo; ma chiede &laquo;fatti concreti&raquo;. Impegni concreti sono richiesti anche da Grenpeace, che si dichiara delusa dal vertice dei ministri dell'ambiente Ue.<br /><br />&laquo;Greenpeace -afferma l'associazione ambientalista- constata che gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra non sono stati allineati con quanto indicato dalle analisi scientifiche, e ritiene che la decisione di oggi non sia abbastanza ambiziosa per permettere di sbloccare lo stallo dei negoziati di Copenaghen. Sar&agrave; ora il summit dei capi di Stato, in agenda la prossima settimana, l'ultima spiaggia per fare un passo avanti concreto&raquo;.<br /><br />&laquo;I ministri dell'ambiente hanno dimostrato di affrontare i cambiamenti climatici solo come una mera questione politica -sottolinea Francesco Tedesco responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- come se non si stesse difendendo la sopravvivenza delle persone, l'accesso all'acqua e al cibo, la protezione delle proprie case&raquo;..<br /><br />Positivo il commento da parte dell'area ambientalista del Pd, preoccupata per&ograve; adesso della tenuta del governo sugli impegni presi a Bruxelles.<br /><br />&laquo;L'Europa si conferma battistrada dell'impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici.- ha dichiarato il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente. Il governo Berlusconi dica al Paese e al Parlamento se &egrave; pronto a sostenere a Copenaghen la posizione concordata oggi a Lussemburgo&raquo;.<br /><br />Sulla stessa linea anche Ermete Realacci responsabile ambiente del Pd: &laquo;Bene via libera al documento sul clima da parte dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea. E' un chiaro segnale che arriva dall'Europa in vista del vertice di Copenaghen. Ci auguriamo che l'Italia stia al passo e non parli con lingua biforcuta&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>I CASI AFFRONTATI DA STUDIO ANIMALI E AMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-10-10T21:05:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#AD331F;font-weight:bold; ">STUDIO ANIMALI E AMBIENTE, A  PIU' DI UN ANNO DALLA PROPRIA NASCITA, SPERANDO DI FARE COSA GRADITA , CHIEDE IL PERMESSO A TUTTI COLORO CHE SI SONO RIVOLTI A NOI, DI POTER RACCONTARE, OMETTENDO NOMI E RIFERIMENTI PERSONALI, LE TRISTI VICENDE CHE HANNO AVUTO PER PROTAGONISTI I VOSTRI AMICI A 4 ZAMPE , IN MODO CHE TUTTI SAPPIANO QUALI COSE ABOMINEVOLI ACCADONO E PER FAR SI' CHE NON AVVENGANO PIU'.<br /><br />ASPETTIAMO VOSTRE NOTIZIE<br /><br />I PIU' CORDIALI SALUTI&nbsp;<br /><br />STUDIO ANIMALI E AMBIENTE&nbsp;<br /><br />scriveteci a</span><span style="color:#AD331F;"> </span><span style="font-size:13px; color:#449311;font-weight:bold; ">studioanimalieambiente@gmail.com</span><span style="color:#AD331F;"><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>TROPPA ENERGIA IN ITALIA E RETE ELETTRICA INSUFFICIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-09-29T20:29:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#30671B;">AMBIENTE<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />Il paradosso dell'Italia: c'&egrave; "troppa" energia da fonti rinnovabili e la rete elettrica non basta pi&ugrave;<br /><br />Lucia Venturi<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />FONTE: www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#30671B;">GROSSETO. All'Energy summit, una tre giorni dedicata ai temi energetici organizzata a Milano dal sole 24 ore, &egrave; stata presentata un'indagine in cui emerge che i cittadini italiani sarebbero disponibili a pagare anche un 20% in pi&ugrave; sulla bolletta elettrica se avessero la garanzia che l'energia che acquistano deriva da fonti rinnovabili.<br /><br />Un dato che incoraggia verso questa scelta di produzione energetica che deve fare i conti per&ograve; con il problema della interconnessione alle reti elettriche, che rischia di frenare lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili. Tutti gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili godono della priorit&agrave; di dispacciamento e devono essere obbligatoriamente connessi alla rete elettrica pi&ugrave; vicina all'impianto.<br /><br />Le modalit&agrave; con cui questo deve avvenire sono contenute in una delibera dell'Autorit&agrave; per l'energia elettrica e il gas (la 99/2008), in cui sono state introdotte regole comuni con l'obiettivo di avere omogeneit&agrave; sul panorama nazionale e introdurre tempi e costi certi per consentire il collegamento di nuovi impianti.<br /><br />Ma ancora si riscontrano problemi sia per quanto riguarda piccoli impianti, quelli che possono accedere alle tariffe incentivanti del conto energia, sia per quanto riguarda i grandi impianti industriali.<br /><br />Le immissioni di nuova potenza devono essere valutate alla luce della capacit&agrave; della rete su cui deve avvenire la connessione e, come appare evidente, le condizioni della rete elettrica nazionale non sono sempre ottimali, a causa della loro vetust&agrave; e scarsit&agrave; di capienza. Tanto che Terna sottolinea che le domande di allacciamento tuttora in giacenza ammontano a circa 97mila megawatt.<br /><br />Il problema - a detta di Terna - sta nella lungaggine burocratica relativa all'autorizzazione alle nuove line, che vengono inserite in un piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale che l'azienda deve presentare ogni anno e che deve sottostare all'approvazione da parte del ministero dello Sviluppo, che avviene dal 2008 dopo aver superato la valutazione ambientale strategica.<br />E si sa i tempi burocarici non sono mai quelli stabiliti nelle norme, tanto che Terna ha dovuto presentare il piano per il 2009 prima ancora che quello del 2008 avesse avuto l'approvazione.<br /><br />&laquo;Il Piano di sviluppo 2009- si legge nella prefazione dello stesso - conferma la struttura della precedente edizione, proponendo due sezioni: la prima ripercorre idealmente il processo decisionale che ha portato alla definizione di nuovi interventi di sviluppo sulla base di analisi dettagliate sullo stato della rete come risulta dall'andamento negli ultimi 12 mesi; la seconda descrive interventi gi&agrave; proposti nei precedenti Piani per i quali viene riconfermata la necessit&agrave; e illustrato lo stato d'avanzamento&raquo;.<br /><br />Per la redazione del piano, Terna tiene in considerazione il trend di domanda (cio&egrave; i consumi) e quello di offerta (cio&egrave; la generazione).<br />E mentre riguardo al primo trend si continua a delineare un contenimento dei consumi, sul fronte della generazione il trend &egrave; invece di netta crescita.<br /><br />&laquo;In linea con l'andamento dei precedenti anni- si legge sul piano di Terna- si registrano domande per la connessione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, prevalentemente eolico, per pi&ugrave; di 50.000 MW; su quest'ultimo punto si rileva come la localizzazione di nuova capacit&agrave; di produzione, in assenza di un piano nazionale che ne regoli lo sviluppo, potrebbe rendere necessario prevedere investimenti sulla rete di trasmissione in misura maggiore rispetto a quanto gi&agrave; previsto. D'altra parte i lunghi tempi necessari alla autorizzazione e realizzazione di nuove linee elettriche di trasmissione rendono necessario prevedere in anticipo le possibili congestioni e definire proposte di sviluppo pi&ugrave; robuste e flessibili&raquo;.<br /><br />Terna ha per questo gi&agrave; presentato progetti per la realizzazione di nuove linee di alta tensione che- come ha descritto il presidente Cattaneo nel corso dell'audizione al Senato in merito all'indagine conoscitiva sulla dinamica dei prezzi della filiera dei prodotti petroliferi, e sulle ricadute dei costi dell'energia elettrica e del gas sui redditi delle famiglie e sulla competitivit&agrave; delle imprese- &laquo;comporteranno investimenti quattro volte superiori rispetto a quelli degli anni precedenti, per migliorare l'efficienza complessiva della rete di distribuzione&raquo;.<br /><br />Nella stessa audizione Cattaneo evidenzia anche &laquo;i problemi dovuti alle lungaggini amministrative per l'ottenimento delle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Che secondo Terna derivano &laquo;dalla revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, che ha previsto per il settore energetico un regime di competenza concorrente fra lo Stato e le Regioni,  che sta creando agli operatori non poche incertezze e difficolt&agrave; nella gestione delle procedure riguardanti le infrastrutture energetiche, con conseguenti blocchi e ritardi nelle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Un problema che si riflette particolarmente sul comparto dei piccoli impianti di energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, per poter accedere alla tariffa incentivante prevista dal conto energia. Questa infatti &egrave; riconosciuta per quella energia prodotta dall'impianto che viene immessa in rete e quindi &egrave; di fondamentale importanza riuscire a garantirsi la possibilit&agrave; di immettere in rete l'intera capacit&agrave; produttiva dell'impianto, cos&igrave; da poter percepire integralmente la tariffa agevolata, oltre al fatto che solamente l'energia immessa in rete, tolta la quota di autoconsumo, pu&ograve; essere venduta liberamente dal produttore.</span>]]></content:encoded></item><item><title>CANE TORTURATO ASSISTE A PROCESSO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-09-21T17:43:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#12369C;">ANIMALI<br /><br /></span><span style="color:#12369C;">18 settembre 2009 - Ha assistito al processo ai suoi aguzzini - che hanno cercato di dargli fuoco - nelle braccia della sua padroncina il cane Mambo. Con le bende sulle zampe e sul dorso, ancora sofferente, Mambo era presente in aula "in quanto vittima e non per suscitare emozione", ha detto il procuratore della repubblica di Perpignan, la citt&agrave; dove si &egrave; svolto il processo.<br />Due gli imputati: una ragazza di 22 anni e un ragazzo di 17 anni, che nella notte fra il 10 e l'11 agosto scorso a Espira-de-l'Agly, nella regione dei Pirenei-Orientali, "non avendo niente da fare" - scrive Le Figaro - hanno cercato di dare fuoco a Mambo, un bastardino, allora, che vagava nella cittadina. Uno dei due ha tenuto il cane fermo, mentre l'altro lo ha ricoperto di benzina, prima di appiccare il fuoco.<br />In aula oggi c'era solo la ragazza che &egrave; stata condannata dal tribunale di Perpignan a sei mesi di carcere per atti di crudelt&agrave; e barbarie contro animali. Il ragazzo, minorenne, sar&agrave; giudicato invece il 17 dicembre prossimo.<br />La vicenda ha toccato la sensibilit&agrave; dei francesi che si sono mobilitati per raccogliere le firme sotto la petizione "Giustizia per Mambo" inviata poi alla magistratura.<br />Si sono mobilitate - per sostenere le spese per curare Mambo, sono stati raccolti 10.000 euro complessivamente - associazioni e anche alcune personalit&agrave;, come l'ex calciatore Zinedine Zidane, l' attore Alain Delon e l'animalista, ex icona del cinema, Brigitte Bardot. <br />(Ansa)<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title> ACQUA: SUDAMERICA&#x2c;130MLN SENZA ALLACCIO A RETE IDRICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-09-07T16:45:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#489B11;">AMBIENTE</span><br /><span style="color:#489B11;"><br /></span><span style="color:#489B11;">(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE - Il Sudamerica vanta riserve d'acqua dolce tra le piu' grandi al mondo, ma i suoi abitanti ne hanno un'accesso molto scarso: e' la denuncia fatta in Cile da Maude Barlow, consulente delle Nazioni Unite per i problemi idrici, per la quale la responsabilita' ricade nelle privatizzazioni e l'inquinamento''. Il Brasile, ha per esempio spiegato l'esperta, conta su risorse gigantesche grazie ai bacini idrici del Parana', Amazzonia, Orinoco e Magdalena. ''Il paese ha in totale il 20% delle acque dolci dell'intero pianeta', ha ricordato la Barlow, precisando che gli abitanti del sub-continente hanno l'accesso pro-capite all'acqua potabile piu' basso al mondo. ''In Sudamerica ci sono ben 130 milioni di persone che vivono in case non allacciate alle reti idriche'', ha affermato la Barlow, aggiungendo che ''gran parte dell'acqua sudamericana e' stata privatizzata: pertanto, se sei ricco puoi permetterti di pagarla, se sei povero non hai l'acqua a casa''. Un problema cui va aggiunto quello dell'inquinamento: ''C'e' un grave problema di mancanza di salubrita', la regione, ha concluso l'esperta, concentra anche una delle quantita' maggiori di acqua di superficie contaminata''. (ANSA). <br />04/09/2009 19:49 <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>La consulta boccia il Codice ambientale su rifiuti&#x2c; autorit&#xe0; di bacino e difesa del suolo&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-08-18T19:24:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</guid><content:encoded><![CDATA[03 August 2009<br />Dal 29 luglio &egrave; in vigore la Legge comunitaria (pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 14 luglio) che conferisce al Governo le deleghe per recepire norme comunitarie su diverse tematiche ambientali, in particolare qualit&agrave; dell'aria (direttiva 2008/50/Ce), tutela dell'ambiente marino (2008/56/Ce) e rumore (2002/49/Ce).<br />Ma nella legge comunitaria si coglie anche l'opportunit&agrave; di conferire una delega all'esecutivo per recepire la direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/Ce) che si tradurr&agrave; come pi&ugrave; volte annunciato nelle intenzioni del ministro Prestigiacomo, di riscrivere il Dlg. 152/2006, nato come Codice ambientale e su cui sono state apportate modifiche in diverse stratificazioni. Al punto che la normativa che avrebbe dovuto ridisegnare l'intero copro normativo in materia ambientale e dare riferimenti certi sia a chi opera nel settore sia a chi ha compiti di vigilanza si &egrave; trasformata, nei fatti, in una materia confusa e tratti contraddittoria.<br />Poich&eacute; le deleghe concesse dalla legge comunitaria dovranno essere attuate entro il termine di recepimento delle direttive o, nel caso che questo sia gi&agrave; scaduto, entro il 29 ottobre prossimo, ci&ograve; comporta che il governo dovr&agrave; lavorare sodo nei prossimi mesi per rispettare le scadenze.<br />Un obiettivo che potrebbe essere a questo punto essere ancora pi&ugrave; difficile da perseguire viste le recenti sentenze della Consulta che interviene su diverse disposizioni del Codice ambientale, ritenendole illegittime: ci&ograve; comporta la necessit&agrave; di rivedere quelle specifiche norme che per&ograve; non riguardano solo la materia dei rifiuti, ma pi&ugrave; in generale tutte le ripartizioni delle competenze tra i vari livelli istituzionali.<br />Riguardo ai rifiuti, una delle materie per cui la Consulta si &egrave; espressa, per effetto della sentenza emessa viene a decadere la norma del 152/2006 che prevede la possibilit&agrave; di esercitare il potere sostitutivo da parte del ministero dell'ambiente nei casi in cui le autorit&agrave; competenti (definite dalla regioni e delegate in genere alle province o alle autorit&agrave; d'ambito) non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale di gestione dei rifiuti. Un potere che dovrebbe essere, secondo la sentenza della Consulta, esercitato dalla Regioni e non dallo Stato.<br />Le altre disposizioni su cui la Consulta ha emesso sentenze di illegittimit&agrave; riguardano in particolare le Autorit&agrave; di bacino e la difesa del suolo.<br />Anche in questo caso i motivi che hanno spinto la Corte costituzionale a ritenere illegittimi alcuni articoli del Dlgs 152/2006 riguardano le ripartizioni dei poteri tra le istituzioni.<br />L'approvazione del "codice ambientale" anche sul tema delle Autorit&agrave; di bacino ha aperto una fase caotica di abrogazioni, modifiche, ripristini transitori di una lunga serie di riforme messe in atto da parte delle maggioranze e dei Governi che si sono succeduti nell'ultimo triennio.<br /><br />Le autorit&agrave; di bacino erano state abolite dal Codice ambientale per essere sostituite dalle autorit&agrave; create sulla base dei distretti idrografici, una norma che aveva fatto fortemente discutere proprio per l'eccessiva centralizzazione dei poteri a scapito delle competenze sino ad allora esercitate dalle Regioni. Nella prima revisione del Codice ambientale, le Autorit&agrave; di bacino erano state poi ripristinate nelle loro funzioni originali sino a che con il D.L. 208/2008 (convertito nella legge 13/2009), se ne proroga l'attivit&agrave; come enti che devono varare i piani di gestione dei distretti idrografici, (finora disegnati solo sulla carta), in attuazione della direttiva quadro comunitaria in materia di acque 2000/60. Anche per l'Italia, entro il termine perentorio del 22 dicembre 2009.<br />Infine, su iniziativa dello stesso Governo, con la delega per l'ulteriore modifica del D.Lgs 152/2006, si prevede di "adottare, entro il 30 giugno 2010, uno o pi&ugrave; decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi" emanati nell'ultimo triennio, e rimettere cos&igrave; ordine in questa situazione confusa, a fronte della stesura dei piani di gestione dei distretti. <br />Su questo marasma interviene quindi adesso anche la Consulta che ritiene che i piani di bacino rappresentano lo strumento fondamentale di pianificazione di difesa del suolo e delle acque e quindi riconosce un ruolo prioritario delle regioni sul governo del territorio.<br />A vent'anni dalla prima pubblicazione della legge di riforma del governo del territorio, la 183/89, e con la scadenza incombente dei termini imposti dall'attuazione della Direttiva 2000/60 , dopo aver prodotto una enorme quantit&agrave; di norme contraddittorie, si deve mettere mano di nuovo alla modifica del codice ambientale (152/2006) e rincorrere affannosamente le scadenze comunitarie. Con l'effetto di aver creato uno scollamento crescente nella necessaria cooperazione tra poteri centrali e regioni e la perdita dell'idea stessa di gestione ordinaria, unitaria e integrata delle acque e del suolo per ecosistemi di bacino.<br />E a farne le conseguenze, ancora una volta, &egrave; il corretto governo del territorio e dei beni collettivi che esso esprime.<br /><br />Url : http://www.greenreport.it <br />Fonte: Greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA 7 PROGETTI PER L&#x27;AMBIENTE. PRESTIGIACOMO&#x2c;OPERE CHE SERVONO AL PAESE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-05-17T21:15:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Sono stati firmati dal ministero dell'Ambiente sette decreti di pronuncia di compatibilita' ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro Paese. I progetti riguardano cinque centrali termoelettriche a Loreo (Rovigo), Teverola (Caserta), Salandra e Pisticci (Matera) e Gorizia, un metanodotto (Massafra-Biccari-Campochiaro) e il porto Mediceo e la darsena Nuova nel porto di Livorno. L'entita' complessiva degli investimenti e' pari a circa un miliardo e mezzo, il personale impiegato nella realizzazione e' di circa 2.600 unita', mentre i tempi di realizzazione variano a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 33 mesi). ''Sin dall'insediamento della nuova Commissione Via (Valutazione d'impatto ambientale) - dichiara il ministro dell' Ambiente Stefania Prestigiacomo - abbiamo chiesto una valutazione attenta e rigorosa dei numerosi progetti in sospeso, ma in tempi ragionevoli e certi. E' importante che le nuove infrastrutture energetiche del Paese possano essere realizzate e rispondano pienamente ai requisiti di compatibilita' ambientale''. ''Modernizzare, rendere meno inquinante il sistema produttivo del nostro Paese - conclude il ministro - risponde ad esigenze economiche ma anche ad esigenze ambientali generali. E' l'ambientalismo del fare al quale lavoriamo e che punta a incanalare l'Italia sempre piu' verso lo sviluppo sostenibile''. (ANSA). COM-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CENSIS E IL DOPO CRISI...POCA SOSTENIBILITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-05-17T21:13:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</guid><content:encoded><![CDATA[Nel Diario della crisi il Censis comincia a pensare al dopo... ma &egrave; poco sostenibile<br />di Alessandro Farulli<br />	<br />fonte:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Si chiama &ldquo;Diario della crisi&rdquo; e il Censis ne ha pubblicati quattro (da gennaio ad aprile) con l&rsquo;idea di &ldquo;leggere la difficile fase che il Paese sta attraversando in modo ancorato il pi&ugrave; possibile ai dati reali&rdquo;. &laquo;Il momento di difficolt&agrave; &ndash; spiega il Censis nell&rsquo;introduzione - &egrave; innegabile, ma una lettura indistinta della situazione, come quella oggi pi&ugrave; diffusa, rischia di suscitare un disorientamento generalizzato e controproducente ai fini di un&rsquo;auspicabile reazione collettiva. Per il momento la crisi si presenta a &ldquo;mosaico&rdquo;, &egrave; concentrata soprattutto in alcuni focolai, ci sono cio&egrave; settori produttivi, territori e categorie di soggetti pi&ugrave; esposti e sotto pressione di altri. Individuare e separare i focolai della crisi &egrave; l&rsquo;obiettivo di queste riflessioni&raquo;.<br /><br />Di solito &egrave; sconsigliato saltare subito alle conclusioni, ma avendo letto tutto il Diario, ci pare che per l&rsquo;analisi sia interessante vedere che cosa ha scritto Giuseppe De Rita a commento di questo quarto e ultimo capitolo. Intanto il titolo: &ldquo;Cominciare a pensare il dopo&rdquo; tema sul quale De Rita aggiunge subito questa riflessione: &laquo;la domanda pu&ograve; apparire impropria, quasi si desse per scontato che la crisi &egrave; gi&agrave; passata e che possiamo pi&ugrave; o meno inconsciamente dedicarci ad altro&raquo;, ma la domanda &egrave; invece giusta, &laquo;perch&eacute; il pericolo oggi &egrave; proprio quello di seguire l&rsquo;onda delle grandi emozioni medianiche, drammatiche da ottobre a marzo e poi ambiguamente tranquille; rischieremo con ci&ograve; che tutto passi oltre, senza alcuna cosciente segnatura della seriet&agrave; del periodo che abbiamo attraversato. Pensare al dopo non &egrave; un&rsquo;operazione di scettico andare avanti, ma una rinnovata responsabilit&agrave;&raquo;.<br /><br />Ecco, il cuore dell&rsquo;analisi di greenreport della crisi sta proprio qui, non su quello che &egrave; stato (di cui ormai si &egrave; detto ci pare tutto o quasi), ma sul come si riparte non solo per non ricadere presto o tardi negli stessi errori che ci hanno portato alla crisi, bens&igrave; sul come si riesce ad arginare la crisi ecologica parallela a quella economico-finanziaria anche in Italia. Crisi per affrontare la quale &egrave;, secondo noi, fondamentale un cambio di paradigma economico, ancorandolo alla sostenibilit&agrave; ambientale e sociale (con buona pace di Alessandro Merli che non condivide questa opinione e anzi giudica fuori moda parlare proprio di un &lsquo;nuovo paradigma&rsquo;).<br /><br />Necessario sia a livello globale, sia a livello nazionale ed &egrave; esattamente qui che le gi&agrave; citate conclusioni di De Rita lasciano un po&rsquo; sgomenti, anche se &egrave; meglio prima andare con ordine.<br /><br />Si chiede l&rsquo;autore del rapporto dopo l&rsquo;analisi dei risultati del sondaggio sulla crisi ad aprile: &laquo;Ma c&rsquo;&egrave; davvero il peggio nel dopo, come molti pensano? (&hellip;) il concreto comportamento degli italiani (che &egrave; sempre pi&ugrave; veritiero delle risposte ai sondaggi) sembra orientato a costruire una evoluzione futura su alcune opzioni collettive condivise: l&rsquo;accettazione delle regole europee e l&rsquo;appartenenza ormai convinta all&rsquo;Euro; un equilibrio sempre pi&ugrave; cosciente fra meno debiti e pi&ugrave; risparmio; una temperanza non pauperistica dei consumi; un pi&ugrave; osmotico rapporto fra responsabilit&agrave; pubbliche e private; una del tutto nuova crescita del microwelfare; la maturazione di una dimensione comunitaria, non solo come processo sociale, ma anche come responsabilizzazione piena de poteri amministrativi locali&raquo;.<br /><br />Sembrerebbero argomentazioni allusive a una auspicata sobriet&agrave; e che potrebbero nascondere almeno potenzialmente i semi di un modello di consumo pi&ugrave; sostenibile e anche di comportamenti pi&ugrave; virtuosi capaci di sopravvivere al dopo crisi, ma De Rita aggiunge: &laquo;Bastano questi processi per innervare una nuova linea di sviluppo del Paese? Producono quella seconda metamorfosi di cui il Censis aveva parlato nell&rsquo;ultimo Rapporto? Se restassero soli, senza altri pi&ugrave; dinamici processi, la risposta dovrebbe esser negativa&raquo;.<br /><br />E prosegue: &laquo;Ma essi sono comunque una formidabile base di solidit&agrave; (addirittura pi&ugrave; matura di quella che ci ha permesso di reagire alla crisi degli ultimi mesi) e per affrontare il futuro, specialmente se ad essa si accompagner&agrave; una ripresa dell&rsquo;iniziativa del sistema di imprese, ripresa di cui gi&agrave; si comincia a intravedere l&rsquo;emergere. Il dopo non sar&agrave; quindi &ndash; conclude - n&eacute; l&rsquo;automatico ritorno allo Strapaese passato, n&eacute; la continuazione della molteplice adattabilit&agrave; dimostrata da ottobre ad oggi, n&eacute; verosimilmente la caduta nel peggio; sar&agrave; comunque un qualcosa di nuovo, senza eventi di gloria ma nella abituale e quasi dimessa lunga durata della nostra storia&raquo;.<br /><br />Il malcelato pessimismo che ci accompagna quando si tratta di parlare dell&rsquo;Italia ci farebbe dire che De Rita ha ragione e siamo convinti anche che quel qualcosa di nuovo che per&ograve; relegherebbe l&rsquo;Italia a un futuro in linea con la sua &ldquo;abituale e quasi dimessa&rdquo; lunga durata della sua storia significa, dal punto di vista della sostenibilit&agrave;, avrebbe effetti disastrosi.<br /><br />Questo perch&eacute; quelle costrizioni imposte dalla crisi che, leggendo il Diario, hanno portato gli italiani a scelte quali &ldquo;maggiore spesa etica&rdquo;; &ldquo;voglia di risparmiare&rdquo;, con le auto GPL, o i prodotti a basso consumo energetico, sono andate di pari passo a &ldquo;comprare molto spendendo poco&rdquo;, il discount, i prodotti generici (che rappresentano il 13% del mercato), percentuale che &egrave; destinata a crescere; &ldquo;sfruttare gli incentivi economici&rdquo;, non solo quelli statali, ma anche gli sconti e le offerte speciali: il valore di queste vendite &egrave; aumentato del 5%; &ldquo;il valore della praticit&agrave;&rdquo;, ad esempio i cosiddetti prodotti ortofrutticoli di &ldquo;quinta gamma&rdquo;, cio&egrave; quelli gi&agrave; lavati e tagliati, sono gli unici del comparto alimentare che hanno aumentato le vendite (+5%); &ldquo;l&rsquo;innovazione&rdquo; che gratifica sempre gli acquirenti. I prodotti tecnologici &ldquo;funzionano&rdquo; solo se hanno un contenuto di innovazione, cio&egrave; se sostituiscono un prodotto ritenuto obsoleto e quindi soddisfano il bisogno di essere all&rsquo;avanguardia (per esempio passare dal telefonino allo smartphone). Che in buona sostanza significa che i consumi sono cambiati ma non diminuiti e senza praticamente alcun criterio di sostenibilit&agrave;.<br /><br />Il bottone, infatti, per far cambiare marcia al mercato o meglio per riorientarlo alla sostenibilit&agrave; non ce l&rsquo;ha nessuno, questo &egrave; scontato, ma in Italia manca anche un input politico che punti a questo percorso &ndash; indaffarato com&rsquo;&egrave; nel mandar via i migranti conquistando un consenso del 75% - e quindi il mercato ovviamente fa da s&eacute; e i consumatori si adeguano di scenario in scenario. Con questo governo, con questa societ&agrave; civile, con questo contesto europeo incapace di dar forza all&rsquo;idea di un modello economico diverso e non ottenebrato dalla crescita a tutti i costi, c&rsquo;&egrave; solo da sperare che quanto sta praticando Obama finisca per travolgere anche i Paesi pi&ugrave; reticenti. Infine, il quadro "sociale" di De Rita appare il contrario del comportamento politico dell&acute;elettorato, quindi ci sarebbe ampio spazio per un&acute;opposizione capace di interpretarlo...<br />]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; dopo il vertice di Istanbul l&#x27;Italia continua a discutere di risorse idriche&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T06:05:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</guid><content:encoded><![CDATA[Mentre Bologna ospita il convegno nazionale sul risparmio idrico, la Puglia si candida per ospitare il World Water Forum del 2015<br /><br />Bologna - Alla fine si &egrave; rivelato un grosso buco nell'acqua il quinto Forum mondiale di Istanbul, chiusosi ieri proprio in concomitanza con la Giornata mondiale dell'acqua e che a questo liquido vitale per la sopravvivenza umana era dedicato. Nonostante la partecipazione di una ventina di capi di Stato, circa 180 tra ministri e viceministri dell'Ambiente e oltre 20 mila congressisti e delegati da 155 Paesi del mondo, al vertice internazionale non si &egrave; riusciti a stabilire una politica comune per affrontare l'emergenza idrica che attanaglia molte zone del pianeta. Nel documento finale l'acqua non figura come un diritto ma semplicemente come un bisogno fondamentale e non si accenna in alcun modo al problema delle privatizzazioni nella gestione idrica che invece preoccupa molte associazioni di categoria. Non viene infatti riconosciuto il diritto all'accesso dell'acqua, chiesto a gran voce da numerose Ong e da varie nazioni, nonch&eacute; dallo stesso Forum alternativo organizzato sempre ad Istanbul in risposta a quello ufficiale.<br />"Si resta esterrefatti dinanzi alle conclusioni del V Forum Mondiale sull'Acqua di Istanbul - ha denunciato in una nota l'associazione ambientalista italiana Movimento Azzurro - ove &egrave; stato sancito che l'acqua &egrave; una &lsquo;necessit&agrave; umana fondamentale', un &lsquo;bisogno riconosciuto', ma non un &lsquo;diritto'. Parole che negano di fatto il &lsquo;diritto all'accesso all'acqua'". Il Movimento ha poi espresso una dura accusa verso i potenti della Terra. "Qualcuno - prosegue la nota - ha sentito parlare di guerre per l'acqua? Tre miliardi di cittadini del mondo sono privi di acqua; vivono in case senza rete fognante; milioni di cittadini non hanno servizi igienici adeguati, e neppure la civilissima Europa ne &egrave; esente; ogni anno circa 10 milioni di uomini, in specie bambini, muoiono per malattie legate alla carenza di acqua potabile; fiume e falde sono inquinati all'inverosimile... E capi di governo, ministri ed esperti, ancora oggi, XXI secolo, da Istanbul annunciano con uno stonato megafono un principio vergognoso: la prova della miseria della loro politica, della loro incapacit&agrave; a governare le sorti del pianeta; la prova della loro sconfitta".<br /> <br />Se si calcolano gli otto milioni di decessi l'anno sono attribuiti alla carenza di acqua e servizi igienico-sanitari, pi&ugrave; di un miliardo di persone che ha limiti di accesso all'acqua potabile, 1,1 miliardi di persone senza accesso alle risorse idriche, 2,6 miliardi di persone con problemi igienico-sanitari, 3.900 bambini che muoiono ogni giorno a causa della mancanza di acqua, l'inquinamento dei corsi d'acqua e delle falde del sottosuolo, si intuisce la gravit&agrave; della situazione idrica a livello mondiale. Un allarme &egrave; stato lanciato anche da Coldiretti nel corso del &lsquo;G8 Farmers Meeting' organizzato a Roma proprio in occasione della Giornata dell'acqua: "Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo - ha detto la Coldiretti - devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell'acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti".<br /> <br />In Italia, Paese dove attualmente la privatizzazione dei servizi idrici sta suscitando numerose polemiche, continua il dibattito sul tema dell'acqua. Proprio oggi si &egrave; tenuto a Bologna il terzo convegno nazionale del Forum sul risparmio e la conservazione della risorsa idrica, alla presenza di molti esponenti delle Regioni italiane. Tra le Regioni partecipanti un ruolo di rilievo lo ha avuto la Puglia che ha presentato un programma di prospettiva per affrontare il problema dell'acqua e, dopo averlo gi&agrave; fatto ad Istanbul, ha proseguito la campagna per sostenere la candidatura di Bari come sede del World Water Forum del 2015, pensato in abbinamento all'Expo di Milano. "A Bologna - ha spiegato l'assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna che, di ritorno da Istanbul, al convegno in Emilia Romagna ha partecipato all'appuntamento su "Acqua e Cambiamenti Climatici. La gestione della risorsa idrica negli scenari futuri" - c'&egrave; stata una grande partecipazione e uno scambio di esperienze sulla necessit&agrave; di procedere su politiche comuni che vadano verso il risparmio idrico. Ci&ograve; anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno investendo il nostro Paese: soprattutto al Sud oggi le estati sono diventate molto lunghe e calde e le stagioni piovose brevi ed intense. &Egrave; necessario modificare le strategie, sensibilizzare i cittadini all'uso dell'acqua, che &egrave; prima di tutto un bisogno, come fosse un bene prezioso". Tra le opere in programma nella Regione Puglia per affrontare l'emergenza idrica vi &egrave; l'acquedotto Potabile del Sinni, il potenziamento della condotta premente Secl&igrave; - serbatoio S. Eleuterio, il completamento del Sifone leccese ramo Adriatico, gli interventi per il miglioramento degli schemi a servizio della Puglia centrale, il raddoppio del serbatoio di Marzagaglia, la regolarizzazione della condotta Andria-Bari. "Tra i problemi idrici principali per la Regione - ha aggiunto l'assessore pugliese Introna - vi sono le perdite di acqua nelle condutture esistenti e mal funzionanti. &Egrave; dunque di primaria importanza creare nuove infrastrutture e dighe e affermare una politica di riuso e affinamento dell'acqua per l'agricoltura, nonch&eacute; la creazione di risanatori per prendere l'acqua dal mare. Saranno molte le grandi azioni che in Puglia porteranno verso il risparmio idrico e l'accrescimento del fabbisogno di acqua potabile".<br />Potrebbe dunque partire dal tacco d'Italia, anche in vista della scelta di Bari come sede del Forum mondiale sull'acqua del 2015, l'esempio per una nuova politica italiana che incentivi ad un utilizzo pi&ugrave; coscienzioso del patrimonio idrico di cui dispone il Paese e soprattutto ad una distribuzione pi&ugrave; equa di questo elemento anche l&igrave; dove si &egrave; da sempre sofferta maggiormente la mancanza di acqua.<br /><br />Simone Carletti | News ITALIA PRESS]]></content:encoded></item><item><title>LIMA: UE&#x2c; EVITARE UN FUTURO CON POCA SALUTE E POCA ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T06:03:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Poca salute e sempre meno disponibilita' di acqua indispensabile alla vita dell'uomo, degli animali e delle piante. Sono alcuni degli effetti del mutamento del clima sottolineati nel 'libro bianco' che la Commissione europea approvera' mercoledi' a Bruxelles: un documento che analizza le sfide che l'Ue dovra' fronteggiare e le soluzione possibili all'interno di un quadro d'azione europeo. Insomma, Bruxelles indica la strada per creare una vera e propria strategia comune nella lotta ai cambiamenti climatici mettendo fine alla frammentazione degli interventi di oggi. Tra le novita' del rapporto c'e' la consapevolezza ''degli effetti considerevoli'' dell'evoluzione delle condizioni climatiche sulla salute. ''Con la moltiplicazione dei fenomeni estremi - si legge nel testo - il numero dei decessi e delle malattie legate al clima potrebbe accrescere''. Ma anche ''la diffusione di grave malattie infettive, come quelle trasmesse dagli animali all'uomo, potrebbero essere facilitate''. Bruxelles lancia poi un grido d'allarme sui rischi di un ulteriore deterioramento sulla qualita' e la disponibilita' di risorse idriche, ma anche sugli effetti che un clima in continuo mutamento puo' avere sull'energia, il turismo, l'agricoltura, le foreste, la pesca e l'insieme delle infrastrutture. (ANSA). LEN ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: PUTIN VIETA CACCIA A CUCCIOLI DI FOCA&#x2c; WWF SCETTICO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T06:03:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - MOSCA, 27 FEB - Su disposizione del premier russo Vladimir russo, la Russia ha deciso di vietare la caccia ai cuccioli di foca, la cui presenza nel Paese si e' ridotta negli ultimi dieci anni da 300 mila a 200 mila esemplari. Ma gli ecologisti sono perplessi e sostengono che le misure, annunciate oggi da 'Rossiskaia Gazeta', il quotidiano ufficiale del governo, lasceranno campo libero ai cacciatori. Secondo il Wwf russo, le nuove regole impediscono la caccia solo ai cuccioli dalla pelliccia bianca, che hanno meno di un mese, ma autorizzano quella ai loro fratelli piu' grandi, dalla pelliccia grigia, che hanno meno di un anno e che sono il principale obiettivo dei cacciatori. Inoltre, secondo il fondo internazionale per la protezione degli animali, l'interdizione della caccia ai bebe' di foca va dal primo maggio al 10 marzo, mentre ''la stagione di caccia piu' intensa, in marzo e in aprile, resta aperta''. (ANSA). SAV ]]></content:encoded></item><item><title>ONU A G20&#x2c; SI&#x27; RIVOLUZIONE PER AGRICOLTURA E ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T06:02:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Nella lista della spesa che gli esperti Onu hanno messo a punto in un pacchetto anti-crisi per una rivoluzione verde dell'economia, compaiono anche interventi per un'agricoltura sostenibile e investimenti nelle infrastrutture del Pianeta, inclusa l'acqua dolce, le foreste, il suolo e le barriere coralline. Ecco i dati del rapporto del programma Onu per l'Ambiente (Unep): - AGRICOLTURA: Puntare sul biologico, che negli ultimi anni ha aumentato di oltre 5 miliardi l'anno le vendite dei suoi prodotti, raggiungendo la quota di oltre 46 miliardi di dollari nel 2007. Secondo gli espertoi Onu, l'agricoltura bio offre un'opportunita' di commercio reale di riduzione della poverta' ai Paesi in via di sviluppo, visto che piu' del 97% degli introiti sono prodotti in Europa e Nord America, mentre oltre l'80% dei produttori sono in Africa, Asia e America Latina. I Paesi con i maggiori produttori sono Uganda, India, Etiopia e Messico. Da dati Fao, risulta che le emissioni di CO2 di un ettaro coltivato in maniera bio sono dal 48% al 68% piu' basse di quelle di un ettaro coltivato in maniera convenzionale. E studi Onu su 114 casi di conversione di agricoltura da convenzionale a bio, ha riscontrato un raddoppio del raccolto. Di qui la raccomndazione ai leader mondiali di investire nel settore, a casa propria come nei Paesi in via di sviluppo, producendo anche posti di lavoro. In Messico, riferisce il rapporto Onu, nel 2007 l'agricoltura bio ha creato 170mila occupati e in generale questo tipo di produzioni utilizza il 30% in piu' di forza lavoro rispetto al sistema tradizionale; - ACQUA E INFRASTRUTTURE PIANETA: Il mercato globale per fornitura di acqua, fognature e servizi igienici ed efficienza della rete idrica, si stima valga qualcosa come oltre 250 miliardi di dollari e si prevede una crescita a quasi 660 miliardi di dollari entro il 2020. Un investimento di 15 miliardi l'anno per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goals entro il 2015, cche prevede di dimezzare il numero di persone senza un accesso sostenibile ad acqua sicura e servizi igienici essenziali, potrebbe generare benefici a livello economico globale di 38 miliardi di dollari l'anno, di cui 15 miliardi di dollari solo nell'area dell'Africa sub-sahariana. Il documento Onu solleva l'attenzione di Paesi in vai di sviluppo e organizzazioni internazionali di sviluppo sulla questione di investire nelle infrastrutture del Pianeta, come suoli, foreste, oceani, barriere coralline e zone umide, il cui contributo all'economia viene sottovalutata. Secondo una stima, i servizi 'ecologic' forniti dalle foreste indiane valgono oltre il 7% del Pil nazionale e circa la meta' di quello del cosiddetto 'Pil dei poveri'. Sul fronte della protezione del mare, una rete di riserve marine globale, con la chiusura del 20% delle aree di pesca, potrebbe dare sostegno alla pesca per un valore tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari l'anno, assicurando cosi' il futuro a 27 milioni di posti di lavoro e creando un altro milione per la conservazione delle aree. Le aree umide invece, si valuta producano il 25% del cibo a livello mondiale, con attivita' che vanno dalla pesca, agli allevamenti, alla caccia. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ITALIANI PREOCCUPATI&#x2c; PROBLEMA SERIO PER 8 SU 10</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T06:01:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</guid><content:encoded><![CDATA[BRUXELLES - Italiani piu' preoccupati per le condizioni dell'oro blu rispetto alla media europea: non si e' tanto sicuri della qualita' e nemmeno della quantita'. Il nemico numero uno? L'inquinamento. Questa la fotografia scattata da un'indagine di Eurobarometro, da cui risulta che per otto italiani su dieci (83%) la qualita' dell'acqua costituisce un problema serio, cosi' come per il 76% e' la quantita', contro rispettivamente il 68% e il 63% degli europei. Sul fronte della qualita', i piu' allarmati sono nove greci su dieci, mentre lo sono poco gli austriaci (26%). Temono di rimanere a corto di oro blu il 97% dei ciprioti, a differenza dei finlandesi che sembrano i piu' tranquilli, che segnano appena un 23%. Quando si parla di minacce per la risorsa idrica, per gli italiani al primo posto compare l'inquinamento chimico (69%) e al secondo i cambiamenti climatici (41%), ma la media dei cittadini della Ue e' ancora piu' pessimista, con percentuali rispettivamente del 75% e del 50%. Negli ultimi cinque anni, la maggioranza degli italiani ha notato un peggioramento nella qualita' dell'acqua (52% contro il 37% della media Ue) e solo uno su sei ha notato un miglioramento (16% contro il 27% Ue). Come i cittadini europei, gli italiani puntano il dito contro industria (75%) e agricoltura (69% , con un maggiore impatto dal punto di vista ambientale sull'acqua (contro 72% e 66% della Ue). Gli italiani si aspettano che i cambiamenti climatici modifichino gli ecosistemi caratterizzati dall'acqua (34% contro il 23% della media Ue). In compenso sono meno preoccupati degli europei dell'innalzamento del livello dei mari (15%) e di eventuali inondazioni (13%), mentre la media Ue e' piu' alta, con un 22% e 21%. La paura per eventuale penuria di oro blu e' avvertita principalmente dai Paesi dell'Europa meridionale (73% a Cipro), mentre il rischio inondazioni e' decisamente importante per I cittadini dell'Europa del Nord (75% in Gran Bretagna). I Cechi sono I piu' numerosi (37%) nel credere che I cambiamenti climatici causeranno piu' inondazioni, mentre il 44% degli olandesi pensa alla salita del livello del mare come l'impatto piu' importante. <br />ANSA]]></content:encoded></item><item><title>Piano di Sviluppo della Rete elettrica di Trasmissione Nazionale 2009 (di Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T05:57:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</guid><content:encoded><![CDATA[A seguito dell'emanazione del D.Lgs 16 gennaio, n. 4, recante "Ulteriori Disposizioni Correttive ed Integrative del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 recante norme in materia ambientale" e alla luce delle sue previsioni, il Ministero dello Sviluppo Economico, in qualit&agrave; di autorit&agrave; procedente, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2009, l'Avvio della consultazione pubblica sul "Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale 2009", predisposto annualmente da Terna S.p.A. in base a quanto previsto dal decreto del Ministro delle Attivit&agrave; Produttive 20 aprile 2005, relativo alla concessione a Terna S.p.A. delle attivit&agrave; di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica.<br /> <br />La consultazione avr&agrave; una durata di 60 gg dalla data di pubblicazione dell'avviso e terminer&agrave; il 2 maggio 2009.<br /> <br />Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A., in qualit&agrave; di proponente ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. ha provveduto ad avviare la fase di consultazione del pubblico sulla proposta di Piano, sul Rapporto Ambientale e sulla Sintesi non tecnica (ai sensi degli artt. 13 e 14 del citato D.Lgs n. 4/2008) al fine di garantire a chiunque di prenderne visione e di presentare le proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi in forma scritta a:<br /><br />Terna S.p.A.<br />Via Arno, 64 - 00198 Roma - Italia<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Direzione Generale Salvaguardia Ambientale<br />Via C. Colombo, 44 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Commissione tecnica di verifica dell&rsquo;impatto ambientale &ndash; Sezione VAS<br />Via C. Colombo, 112 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />in formato elettronico a:<br />info_vas@terna.it<br />CTVIA@minambiente.it<br /> <br />La proposta di Piano, il relativo Rapporto Ambientale e la Sintesi non tecnica sono disponibili presso i seguenti indirizzi:<br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Salvaguardia Ambientale - Divisione VIII<br />Roma, Via Cristoforo Colombo 44, piano terra<br />sito web www.dsa.minambiente.it<br /> <br />Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali<br />sito web www.beniculturali.gov.it<br /> <br />Terna S.p.A.<br />sito web www.terna.it<br /> <br />nonch&eacute; agli uffici di presidenza di tutte le province, alle direzioni regionali del Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, ai Parchi Nazionali, nonch&eacute; agli Uffici delle Regioni e delle Province autonome cosi come indicati nell'avviso pubblicato sulla GG.UU. n.51 del 3 marzo 2009.]]></content:encoded></item><item><title>Libellula&#x2c; il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia&#x2c; ovvero da 50Kw&#x2c; si autorizza con una semplice DIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2009-03-31T05:56:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</guid><content:encoded><![CDATA[Libellula, il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw, si autorizza con una semplice DIA<br />Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it<br />Sar&agrave; inaugurato domenica ed &egrave; stato installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima<br />LIVORNO. Domenica prossima sar&agrave; inaugurato il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana e installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima. &ldquo;Libellula&rdquo; &egrave; un nuovo aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw concepito all&rsquo;insegna della semplicit&agrave;: si autorizza con una dichiarazione di inizio attivit&agrave; (Dia) e si connette alle linee di bassa tensione. Dotato di un rotore a due pale sopravvento, si trasporta con un unico autocarro di dimensioni standard, si monta a terra e si installa con una sola gru.<br />All&rsquo;inaugurazione sar&agrave; presente anche Ermete Realacci, che nella scorsa legislatura si adoper&ograve; molto lavorando insieme al governo Prodi per elaborare un sistema, il conto energia, che incentivasse al massimo la micro generazione diffusa, snellendo le procedure burocratiche per gli impianti al di sotto dei 200Kw.<br />Questo &egrave; il primo impianto che installiamo, spiega Maurizio Giacobbe della Aria srl &ndash; ma contiamo di arrivare a produrne in una prima fase almeno una cinquantina di turbine l&rsquo;anno. Del resto i vantaggi di questo aerogeneratore sono tantissimi, perch&eacute; la tecnologia all&rsquo;avanguardia permette prodotti che si avvicinano all&rsquo;eolico di grande dimensione, ma contemporaneamente pu&ograve; sfruttare al meglio gli incentivi del conto energia: uno scambio a 30 centesimi il kilowattore e soprattutto il fatto che non serve la Dia, mentre se inserito in area di tutela ambientale va a conferenza dei servizi comunale&raquo;.<br />L&rsquo;aerogeneratore Libellula &egrave; studiato per avere un elevato rendimento anche con venti medio bassi grazie al rotore di ben 18 m di diametro e una lunga vita utile per il generoso dimensionamento degli organi meccanici e per la torre tubolare, alta 24 o 30 m, che consente il funzionamento al di fuori delle turbolenze presenti ad altezze minori.<br />Con una produzione di energia elettrica pulita che pu&ograve; superare i 200.000 kWh/anno costituisce una importante integrazione di reddito per aziende agricole, artigiane, piccole imprese e amministrazioni locali che in tal modo contribuiranno a ridurre drasticamente le emissioni ed a salvaguardare concretamente l&acute;ambiente.<br />L&rsquo;appuntamento per l&rsquo;inaugurazione &egrave; previsto alle 10.30 di domenica 29 marzo, alla presenza, oltre che dell&rsquo;onorevole Realacci, del consigliere regionale e presidente degli Ecodem toscani Erasmo D&rsquo;Angelis, del presidente di Legambiente Toscana Piero Baronti, del presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni e del sindaco di Castellina Marittima Manolo Panicucci. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l&#x27;Efficienza Energetica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-12-28T18:47:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">Studio Animali e Ambiente vi informa sulla pubblicazione del presente bando e mette a disposizione un consulente comunitario per la partecipazione.<br /><br /><br /></span>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l'Efficienza Energetica<br /><br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Salvaguardia Ambientale - ha emanato il Bando per il finanziamento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane (pdf, 264 KB), per il quale sono stati stanziati &euro; 10.000.000,00.<br /> <br />Il comunicato relativo all'emanazione del Bando &egrave; stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 299 del 23 dicembre 2008.<br /> <br />Possono presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa, la suddetta associazione potr&agrave; comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCO, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili<span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /><br /><br />Per info<br /><br />avv. Andrea Perrotta<br /><br />347/6026161<br /><br /><br />dott.ssa Francesca Testella<br /><br />334/2448739</span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti da imballaggio&#x2c; il nuovo accordo Anci-Conai</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-12-28T18:47:03+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />di Lucia Venturi<br />Sotto l&rsquo;albero i comuni troveranno il nuovo accordo quadro per i rifiuti da imballaggio, in vigore dal 1 gennaio 2009. L&rsquo;accordo lo hanno siglato ieri l&rsquo; Anci, l&rsquo;associazione dei comuni italiani e il Conai, ovvero il consorzio nazionale imballaggi, riuscendo cos&igrave; in extremis a dare continuit&agrave; al sistema che regola i corrispettivi per la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio, dato che il precedente era in scadenza con il 31 dicembre. Il nuovo accordo, che ha una validit&agrave; di 5 anni a decorrere dal 1&deg; gennaio 2009, prevede che ai comuni che sottoscrivono le convenzioni con il sistema Conai-Consorzi, venga riconosciuto e garantito nel tempo un corrispettivo economico in funzione della quantit&agrave; e della qualit&agrave; dei rifiuti urbani di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, che verranno in tal modo conferiti al sistema consortile, che li avvier&agrave; a riciclo in appositi centri individuati sul territorio.<br />Nel testo del nuovo accordo si prevede che tali corrispettivi economici vengano rivalutati annualmente dei 2/3 dell&rsquo;indice nazionale dei prezzi al consumo. Inoltre, a supporto di una sempre maggiore qualit&agrave; dei materiali conferiti, fondamentale perch&eacute; funzionale alla successiva fase di riciclo, verranno definiti nuovi limiti qualitativi (percentuale di frazione estranea) che decorreranno dal 1&deg; aprile 2009 per la filiera plastica e dal 1&deg; luglio 2009 per gli altri materiali. L&rsquo;obiettivo &egrave; anche quello di stimolare sempre pi&ugrave; l&rsquo;adozione di modalit&agrave; organizzative del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio che consentano una crescita dimensionale, ma anche e soprattutto qualitativa delle raccolte, per garantire maggiori garanzie di riciclo effettivo e minori quantit&agrave; di scarti.<br />Un punto condiviso al tavolo delle trattative tra i vari attori del settore, su cui per&ograve; era da definire chi si sarebbe accollato i maggiori costi che i gestori sottolineavano come necessari per garantire raccolte differenziate di maggiore qualit&agrave;. A tale proposito l&rsquo;Anci e il Conai promuoveranno ed incentiveranno, nell&rsquo;ambito dei rispettivi ruoli e competenze, la diffusione di linee guida condivise, relative sia ai modelli organizzativi sia alle attrezzature della raccolta differenziata.<br />L&rsquo;Accordo prevede, inoltre, che anche nel caso siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi indicati nel programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio che il Conai deve raggiungere, tramite i consorzi di filiera, venga assicurato comunque il ritiro dei rifiuti di imballaggio raccolti alle condizioni economiche stabilite. <br />Una novit&agrave; dell&rsquo;accordo riguarda la possibilit&agrave; per i comuni e per i gestori convenzionati la possibilit&agrave; di sganciarsi, all&rsquo;interno di finestre temporali preventivamente definite, dagli obblighi di conferimenti destinando il materiale sul libero mercato. E&rsquo;, inoltre, prevista la possibilit&agrave; di &ldquo;rientrare&rdquo; nelle convenzioni, ancora una volta all&rsquo;interno di periodi preventivamente definiti, per permettere la pianificazione industriale e finanziaria del sistema.<br />Una elasticit&agrave;, che data l&rsquo;attuale crisi dei mercati delle materie prime e seconde, offre una garanzia in pi&ugrave; ai comuni, in una logica di sussidiariet&agrave;,da parte del sistema dei consorzi, rispetto al mercato,. <br />&ldquo;Non pu&ograve; essere sottaciuto il particolare momento di crisi economica in cui le parti hanno dovuto negoziare. &ndash; ha affermato il Presidente di Conai, Piero Perron - La crisi del mercato globale ha avuto, tra le sue conseguenze, non solo una caduta della domanda di materiali da parte dell&rsquo;industria, ma anche delle quotazioni delle materie prime seconde. Al contrario, ci&ograve; avviene in un periodo che, sul fronte della raccolta, segna un maggiore impegno dei Comuni che, unito alle attivit&agrave; sul territorio del sistema Conai, fa registrare aumenti significativi dei materiali raccolti&rdquo;.<br />Il problema per chiudere il ciclo di filiera rimane quello della collocazione sul mercato dei prodotti ottenuti dai materiali riciclati, che stentano ad avere una propria autonomia. Anche l&rsquo;aver stabilito per legge che tutti gli enti pubblici devono inserire nei propri acquisti almeno il 30% di prodotti ottenuti da materiali riciclati non ha, infatti, mai avuto una vera applicazione. <br />&ldquo;La firma di questo accordo rappresenta un fatto importante &ndash; ha affermato Leonardo Domenici, Presidente di Anci &ndash; anche e soprattutto in considerazione del fatto che il paese sta vivendo un momento di crisi economica. I comuni avranno ora alcune certezze in pi&ugrave; per poter puntare con sempre maggiore incisivit&agrave; sulla raccolta differenziata dei rifiuti e su una diffusa cultura del riciclaggio&rdquo;.<br />Il fatto di aver raggiunto l&rsquo;accordo, alla scadenza stabilita dal precedente, ha suscitato soddisfazione da parte dei rispettivi capi delegazione di Anci e Conai al tavolo del negoziato. <br />&ldquo;Quello che abbiamo raggiunto &ndash; afferma Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche ambientali &ndash; e&rsquo; un risultato importante. I comuni hanno accettato la sfida della qualit&agrave;, contenuta nell&rsquo;accordo, per contro, hanno ottenuto garanzie sul ritiro universale e sulla attribuzione dei corrispettivi 2008 rivalutati, nonch&eacute; fondi a disposizione dei comuni per la comunicazione, la formazione dei quadri e le aree in ritardo nella raccolta differenziata&rdquo;.<br />Le azioni previste dal nuovo accordo quadro confermano infatti l&rsquo;impegno del sistema Conai nelle attivit&agrave; di comunicazione e sensibilizzazione a livello locale, come le campagne di informazione condotte in collaborazione con gli enti locali per il lancio di nuovi servizi di raccolta sul territorio. Confermato lo strumento del bando di gara relativo alla comunicazione per sostenere i piani di raccolta dei comuni, con un incremento delle risorse economiche dedicate e l&rsquo;impegno dei consorzi a destinare il 35% del proprio budget di comunicazione alle attivit&agrave; di sensibilizzazione locale.<br />A questo, si aggiunge inoltre un programma di formazione a favore dei tecnici e degli amministratori locali sui temi della gestione integrata dei rifiuti.<br />Infine, uno degli obiettivi del sistema consortile nei prossimi anni sar&agrave; proprio quello di continuare a sostenere il processo di sviluppo della raccolta differenziata degli imballaggi nelle aree in ritardo, con lo scopo di riuscire ad allineare, nel medio-lungo periodo, i livelli di raccolta differenziata a quelli delle regioni pi&ugrave; virtuose. <br />&ldquo;Con la sigla di questo accordo &ndash; ha aggiunto Roberto De Santis, Consigliere Conai &ndash; &egrave; stato rafforzato l&rsquo;impegno delle imprese, rappresentate in Conai, al ritiro e all&rsquo;avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio, condizione necessaria per l&rsquo;ulteriore sviluppo della raccolta differenziata in Italia&rdquo;.<br />Un passo senza dubbio importante quindi l&rsquo;aver riconfermato un accordo quadro nazionale, per evitare, come accaduto gi&agrave; in passato, una situazione di empasse che certo non avrebbe aiutato il sistema della gestione integrata dei rifiuti, che si trover&agrave; comunque a fare i conti con un reiterato periodo di incertezze dovute alle preannunciate rivisitazioni legislative riguardo al testo unico ambientale e all&rsquo;esigenza di recepire la nuova direttiva rifiuti, che porter&agrave; novit&agrave; non di poco peso nel settore. L&rsquo;auspicio &egrave; che si sfruttino queste occasioni come un&rsquo;opportunit&agrave; per dare al complesso sistema della filiera dei rifiuti una governance complessiva quale sino ad ora non ha, invece, ancora conosciuto.]]></content:encoded></item><item><title>Nasce l&#x2019;Opec del gas per gestire il mercato e chiudere con il turbo-liberismo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-12-28T18:47:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />La Carta del "Forum of gas exporting countries" approvata ieri a Mosca fa del Fpeg la nuova Opec del gas. I ministri dell&acute;energia di Algeria, Bolivia, Brunei, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Guinea Equatorilale, Indonesia, Iran, Kazakistan, Libano, Malaysia, Nigeria, Russia, Norvegia, Qatar, Trinidad e Tobago e Venezuela, hanno concretizzato il sogno del governo di Teheran ed hanno scelto come sede una citt&agrave; dello strategico ed inquieto Golfo Persico: Doha, la capitale del Qatar.<br />Il ministro dell&acute;energia russo Sergei Chmatko ha detto che &laquo;Il Forum dei Paesi esportatori di gas non agisce contro alcun Paese terzo. Al contrario, ci applicheremo at tenere pienamente conto dei bisogni e dei desideri di tutti i protagonisti del mercato energetico. In quanto a piani e previsioni, i Paesi esportatori dovranno essere molto pi&ugrave; perspicaci dei Paesi consumatori. Nel settore gasiero, la domanda si basa sui bisogni correnti, mentre l&acute;offerta dipende da grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche realizzate nel passato. Sono certo che i Paesi esportatori perverranno ad un equilibrio tra la concorrenza e l&acute;armonizzazione delle loro politiche energetiche, cosa che permetter&agrave; di garantire uno sviluppo energetico sostenibile e di lunga prospettiva&raquo;.<br />Insomma, il Fpeg vuole porre fine al liberismo del mercato gasiero per gestire i prezzi a vantaggio dei Paesi produttori. Europa (ed Italia) si troveranno di fronte un mercato con gli stessi forni ma dove comprare il gas coster&agrave; pi&ugrave; o meno la stessa cifra. Secondo il ministro del petrolio dell&acute;Iran, Gholam Hussein Nozari, l&acute;Opec del gas &laquo;Permetter&agrave; di migliorare l&acute;efficienza delle forniture e di ridurre le spese per l&acute;ampliamento della produzione e del commercio del gas. A causa dello stretto legame con i meccanismi di formazione dei prezzi del greggio, il mercato del gas &egrave; molto volatile, questo &egrave; molto importante per i Paesi del Forum. Occorre prevenire una concorrenza inutile e nociva sul mercato del combustibile blu&raquo;. <br />L&acute;Iran ha ragione ad essere soddisfatto, l&acute;accordo di Mosca lo fa uscire dalla porta principale da un embargo Onu che non sembra proprio interessare nessuno. Anche per Choukri Ghanem, capo della compagnia petro-gasiera di Stato della Libia, il Fpeg sar&agrave; un potente elemento di controllo del mercato (e quindi politico): &laquo;Siamo impegnati a creare un mercato equilibrato con prezzi meno volatili. La creazione di un&acute;organizzazione dei Paesi esportatori di gas potr&agrave; permettere di ridurre la concorrenza tra produttori, grazie agli scambi d&acute;informazioni sul mercato. La caduta spettacolare del prezzo del petrolio ha seriamente colpito quello del gas. Nel corso dei 5 0 6 ultimi mesi, il prezzo del petrolio ha raggiunto un livello che non potevamo immaginare&raquo;.<br />E&acute; per questo che i Paesi recalcitranti alla creazione dell&acute;Opec del gas (comprese le new entry Norvegia e Guinea Equatoriale e diversi Paesi "osservatori") sono corsi a Mosca a firmare questa variopinta alleanza che tiene stretti i rubinetti di gran parte delle condotte gasiere in giro per il pianeta e che mette insieme il 73% delle riserve e il 42% della produzione di gas del mondo. <br />Anche la Russia, che fino a qualche mese fa invitava Teheran alla prudenza e si teneva ben stretto il suo primato di mercato che in Europa diventa quasi monopolio, e guardava alle nuove scoperte di giacimenti negli abissi dell&acute;Artico. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha detto ai ministri dell&acute;energia dei 17 Paesi riuniti a Mosca: &laquo;Mi felicito con voi per aver gettato le basi giuridiche della nuova organizzazione, il Fpeg. E&acute; un avvenimento importante per i mercati, che avr&agrave; un impatto efficace e relativamente forte. Nel contesto attuale, mentre ci confrontiamo con una serie di notevoli problemi che noi non abbiamo creato, la prosperit&agrave; dei nostr Stati dipende dal consolidamento dei nostri sforzi sul mercato&raquo;.<br />Anche l&acute;Opec del gas sembra l&acute;ennesimo certificato di morte per il turbo-liberismo sfrenato che ha portato materie prime ed energia sulle montagne russe del folle luna park della speculazione finanziaria, un certificato che per&ograve; &egrave; stilato anche da qualcuno di coloro che da quella follia ha succhiato fino all&acute;ultima goccia e all&acute;ultimo dollaro, prima dell&acute;inevitabile caduta. Ma a complicare il quadro c&rsquo;&egrave; anche che il gas, nel periodo transitorio che dovrebbe portare verso la &ldquo;rottamazione del petrolio&rdquo; assumer&agrave; sempre di pi&ugrave; un ruolo fondamentale...<br />]]></content:encoded></item><item><title>LIMA-ENERGIA UE: PRESTIGIACOMO RINVIARE DECISIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-10-13T12:10:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Italia ''inflessibile'' sulla necessita' di rivedere il pacchetto clima-energia dell'Ue. ''In un momendo di crisi come questo e' irresponsabile insistere su un insieme di misure'' dal forte impatto economico e senza risultati ambientali non solo per il sistema Italia ma anche per le economie di altri Paesi europei. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annunciando che l'Italia ''chiedera' il rinvio della decisione''. Il ministro e' tornato sul pacchetto clima al termine del Consiglio dei Ministri odierno a Napoli. L'appuntamento piu' importante sara' la riunione dei Capi di Stato e di Governo il prossimo 15 e 16 ottobre. Al centro la situazione economica. Da qui la richiesta di ''rinviare la valutazione'' sul pacchetto clima-energia. ''Non e' il momento per questi impegni'', ha detto Prestigiacomo sottolineando che visto che le decisioni in quella sede vengono prese all' unanimita' ''la posizione italiana sara' determinante'' e di ''forte peso''. ''Chiediamo - ha aggiunto Prestigiacomo - che l' Ue tenga in considerazione l'impatto insostenibile per la nostra economia e per il nostro sistema. E anche se le scadenze delle misure non sono cosi' vicine, non e' il momento per decisioni cosi' vincolanti''.<br />Per l'Italia si tratterebbe di fatto di una ''tassa aggiuntiva'' ha proseguito Prestigiacomo dai risultati ambientali ''inutili''. All'Italia, ha spiegato quindi il ministro, il pacchetto europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l'aumento del 20% delle rinnovabili e la crescita dell'efficienza energetica del 20% costera' ''l'1,14% annuo del Pil nazionale senza risultati ambientali visto che l'incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sara' dello 0,03% e per tutta l'Ue del 2-3 per cento''. Senza contare che l'Italia, ha proseguito Prestigiacomo, ''e' costretta a investimenti piu' onerosi rispetto a Paesi piu' inquinatori''. Il ministro chiede quindi un rinvio sulla decisione di approvare il pacchetto entro l'anno sottolineando la ''necessita' di aprire un vero e proprio negoziato nel momento in cui il provvedimento verra' esaminato nel merito''. L'Europa vorrebbe arrivare all'appuntamento del dicembre del 2009 di Copenaghen, quando si dovra' decidere il futuro dopo il Protocollo di Kyoto, con le misure gia' approvate pensando di convincere Usa, Cina ed India ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni. Ma, secondo il ministro, in questo momento ''l'Europa sembra essere sorda e non accorgersi di quello che sta succedendo nei singoli paesi senza contare le spinte di natura elettoralistica in seno al Parlamento europeo''. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>PRESTIGIACOMO&#x2c; 10 MLN PER EFFICIENZA E RINNOVABILI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-10-13T12:09:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Dieci milioni di euro per la ricerca sull'efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili. Questo lo stanziamento del bando promosso dal ministero dell'Ambiente e diretto ad enti pubblici e privati. Obiettivo del programma, stimolare la ricerca finalizzata alla creazione di tecnologie facilmente replicabili, che incrementino l'efficienza energetica e l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di idrogeno da fonti rinnovabili; nonche' interventi sui sistemi di mobilita' destinati a migliorare la qualita' ambientale nei centri urbani. ''Da qui ai prossimi 10 anni, in attesa che l'opzione nucleare possa dare il suo contributo al nostro mix energetico - ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - dobbiamo puntare con il massimo impegno a promuovere le tecnologie esistenti ma anche a indurne di nuove, capaci di farci consumare meno e meglio e di sfruttare in condizioni economiche piu' competitive sole, vento, biomasse''. <br />''Passa per questa strada anche la fondamentale battaglia per il miglioramento della qualita' dell'aria nelle nostre citta', che e' parte integrante e fondamentale della sfida globale sul clima'', ha aggiunto Prestigiacomo sottolineando che ''coniugare efficienza energetica e fonti rinnovabili, promuovendo il progresso scientifico anche su nuovi promettenti filoni di ricerca come quello legato all'utilizzo dell'idrogeno, sia una delle principali strade da percorrere per il nostro paese, che e' privo di giacimenti di combustibili fossili ma ricchissimo di risorse naturali rinnovabili''. ''Grazie a questo bando - rileva ancora il ministro - avremo una ulteriore possibilita' di stimolare la collaborazione tra universita', consorzi o associazioni di enti per svolgere progetti di ricerca riguardanti tecnologie, modelli e casi di studio nel settore dell'efficienza energetica proprio con particolare riferimento alle aree urbane''. Potranno presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere Enti Pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa l'associazione potra' comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCo, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;ASSOCIAZIONE &#x22;AMICI DI FIDO&#x22; ONLUS A FESTAMBIENTE GIOVANI COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI &#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-29T00:02:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</guid><content:encoded><![CDATA[ L&rsquo;Associazione animalista &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sar&agrave; presente , COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI , a &ldquo;Festambiente giovani&rdquo; , il festival nazionale di arti multimediali per l&rsquo;ecologia e la solidariet&agrave; , organizzato da Legambiente con la collaborazione di Arte Nomade ed il patrocinio del Comune di Mogliano e delle province di Macerata ed Ascoli Piceno .<br /><br />L&rsquo;evento si svolger&agrave; nel comune di Mogliano (MC) , presso la riserva di Santa Croce , sabato 30 agosto a partire dalle 16.00 fino al mattino successivo, per la c.d. &ldquo;notte verde&rdquo; e proseguire domenica 31 dalle ore 10.00 .<br /><br />Gli &ldquo;Amici di Fido&rdquo; raccoglieranno inoltre firme per verificare il gradimento dei cittadini maceratesi  in merito alla costituzione di uno sportello diritti animali presso la provincia di Macerata . L&rsquo;Associazione animalista si occupa gi&agrave; dello sportello per conto della provincia di Ascoli Piceno . <br /><br /> SPORTELLO DIRITTI ANIMALI<br />un servizio per gli animali e i loro amici a due zampe<br /><br /> Lo Sportello Diritti degli Animali,  ha il compito di:<br />-informare sui servizi presenti sul territorio provinciale (veterinari, guardie zoofile, associazioni animaliste/ambientaliste) e relative competenze (maltrattamenti, smarrimento o ritrovamento animali, vaccinazioni);<br /><br />-fornire informazioni e orientamento sugli animali abbandonati, in particolare cani e gatti, sull&rsquo;assistenza sanitaria ed il monitoraggio delle colonie feline, su terapie e scelta dei veterinari;<br /><br />-Fornisce consulenza sulle adozioni di cani e gatti, accoglie segnalazioni ed orienta in caso di maltrattamento degli animali;<br /><br />-Raccogliere istanze, suggerimenti, segnalazioni, inoltrati da cittadini e associazioni relativamente agli animali che vivono nella Provincia;<br /><br />-Organizza visite guidate presso i canili per promuovere l&rsquo;adozione dei cani l&igrave; ricoverati;<br /><br />- Divulga materiale informativo, didattico, normativo riguardante gli animali domestici e selvatici presenti sul territorio provinciale;<br /><br />Lo studio Diritti degli Animali supporta, inoltre, l&rsquo;Ufficio dell&rsquo;Assessorato all&rsquo;Ambiente della Provincia preposto alla Protezione Animali per:<br /><br />-coordinare i Comuni nell&rsquo;attuazione della Legge Regionale n. 10 del 1997 e del Regolamento Regionale n. 2 del 2001 sugli animali di affezione e prevenzione del randagismo;<br /><br />-il recepimento di istanze e/o segnalazioni da parte di Associazioni Animaliste, privati cittadini e/o Enti Locali rispetto a situazioni di condotta, rilevate sul territorio, contrarie alle leggi nazionali e regionali vigenti in materia di animali di affezione (gestione dei canili, maltrattamenti, ecc.);<br /><br />-promuovere campagne di sensibilizzazione contro l&rsquo;abbandono e il maltrattamento degli animali ed a favore delle adozioni e della sterilizzazione come mezzo efficace contro il randagismo;<br /><br />-promuovere progetti e programmi d'intervento, da sviluppare di concerto con altri enti ed associazioni, finalizzati alla tutela dei diritti e del benessere degli animali d'affezione e selvatici presenti nel territorio urbano;<br /><br />- la realizzazione, gestione e aggiornamento di un apposito spazio web riservato agli animali di affezione all&rsquo;interno del sito web Provinciale;<br /><br />- rapporti con le altre Istituzioni centrali (es. Regione, UPI, ecc.)<br /><br /> L&rsquo;Associazione &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sin dalla sua costituzione si occupa di problematiche relative ai rapporti tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni , in particolare l&rsquo;individuazione di aree verdi per i cani , organizza campagne per una corretta convivenza tra i proprietari di animali e gli altri cittadini , si distingue per aver ottenuto in &ldquo;gestione&rdquo; una spiaggia libera per i cani ed avere instaurato rapporti di collaborazione con chalet privati per l&rsquo;accesso dei cani in spiaggia , gestisce un  numero telefonico per dare risposta ai quesiti in materia di animali , su questioni legali, (maltrattamenti , animali in condominio , adozioni e affidi ,colonie feline etc),  igienico - sanitarie , promuove campagne di sensibilizzazione su tematiche quali randagismo, sterilizzazione, adozioni, maltrattamenti ed educazione al rispetto degli animali , adotta iniziative per responsabilizzare i proprietari degli animali al fine di garantire una corretta, pacifica e rispettosa convivenza nella comunit&agrave; , collabora attivamennte con altre associazioni animaliste, gestisce ed aggiorna periodico un sito internet appositamente dedicato agli animali e fornisce risposte a quesiti sugli animali , promuove la collaborazione tra le altre amministrazioni pubbliche e le asur , organizza &ldquo;ronde&rdquo; anti-botti per il periodo di Capodanno , si occupa di controlli pre e post-affido ,collabora con i veterinari per la gestione degli animali disabili e l&rsquo;installazione di ausilii , sollecita l&rsquo;adozione di iniziative da parte delle p.a. quali organizzare incontri nelle scuole , organizzare incontri pubblici con dibattiti invitando esperti dei vari settori (scuola ed educazione,vivisezione e diritto all&rsquo;obiezione di coscienza nelle facolt&agrave; scientifiche,caccia,pet therapy,animali esotici e CITES, combattimenti tra animali)censimento della popolazione felina e canina in collaborazione con il servizio veterinario asl, organizzare corsi per l&rsquo;istituzione di guardie zoofile volontarie, creare canili- parco e cimiteri per animali .<br />Parte ora questa nuova sfida per il bene degli animali .<br /><br /> <br />PER INFO :<br /><br />Associazione &ldquo;AMICI DI FIDO&rdquo;<br /><br />Viale San Luigi Versiglia ,4 tel. 338/1198455<br /><br />62012 CIVITANOVA MARCHE (MC)<br /><br />  Cod. Fiscale: 93046210436<br /><br />Iscritta all&rsquo;Albo Regionale nr. 169 del 2/12/2003<br /><br />mail: mailto:amicidifido@emergenzanimali.com<br /><br /> <br />STUDIO DI CONSULENZA LEGALE ANIMALI E AMBIENTE<br /><br /> TEL: 338/1198455 - 334/2448739 - 0734/242447 - 0734/890969<br /><br /> MAIL: studioanimalieambiente@gmail.com<br />info@emergenzanimali.com<br /><br />info@fefeambiente.com<br /><br /> SEDE OPERATIVA : MONTEGRANARO , PROVINCIA DI FERMO , REGIONE MARCHE, Via Largo Conti 18 , cap 63014<br />A 15 MINUTI DALL'USCITA DELLA A14 DI CIVITANOVA MARCHE (MC)<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: EMISSIONI AEREI; DA STRASBURGO SI&#x27; A TAGLIO CO2/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-12T15:37:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - Dal 2012 le compagnie aree dovranno tagliare le loro emissioni di CO2: il Parlamento europeo oggi a Strasburgo ha dato il via libera alla direttiva che inserisce il traffico dei cieli nell'Ets, l'Emission Trading Scheme, la cosiddetta 'borsa' delle emissioni. A larghissima maggioranza - 640 voti favorevoli, 30 contrari e 20 astensioni - l'Eurocamera ha infatti detto si' all'accordo negoziato con il Consiglio dall'eurodeputato popolare tedesco Peter Liese, un'intesa che obbliga ''tutti i voli in arrivo e in partenza'' da un aeroporto Ue a fare i conti con la lotta al cambiamento climatico. Nel 2012 andranno abbassate del 3% le emissioni complessive, calcolate sulla media del periodo 2004-2006, mentre nel 2013 si dovra' procedere ad un ulteriore taglio del 2%. Sono comunque previste alcune deroghe per i voli militari e di polizia, per quelli antincendio e di ricerca o effettuati da piccoli aerei (meno di 5.700 kg), su rotte poco frequentate (meno di 30.000 posti all'anno) o da compagnie che inquinano poco (meno di 10.000 tonnellate all'anno). Scappano al taglio anche i voli di Stato dei paesi non Ue, quelli di addestramento e collaudo e i voli di ricerca scientifica. L'85% delle quote utilizzabili dalle compagnie aeree sara' assegnato gratuitamente alle aerolinee, mentre il restante sara' posto all'asta con il sistema della 'borsa' delle emissioni. Gli Stati membri sono obbligati dalla direttiva a investire i proventi ricavati dalla compravendita di quote in tecnologie verdi, in iniziative anti-deforestazione nei paesi in via di sviluppo e in trasporti a bassa emissione. ''E' la prima volta - sottolinea il relatore Liese - che si trova un accordo giuridico per usare questi fondi nella lotta al cambiamento climatico''. Verra' inoltre creato a partire dal 2013 un fondo speciale per le compagnie nuove e per quelle a forte crescita, che avranno delle quote gratuite. Non sono pero' tutti contenti. Il voto e' stato infatti accolto in maniera estremamente negativa dalla Iata, l'Associazione del trasporto aereo internazionale, e dall'Aea, l'Associazione delle aerolinee europee. ''Ci costera' 4,8 milioni di euro all'anno'', si lamenta Fran&ccedil;oise Humbert, portavoce dell'Aea. ''La norma - insiste il portavoce - non tiene in considerazione il petrolio a 140 dollari'' e rischia di diminuire la competitivita' delle compagnie Ue. Secondo la Iata nei primi sei mesi del 2008 25 compagnie aeree sono fallite per via del kerosene alle stelle. ''Il petrolio e' un problema per tutti - ribatte Liese - e tutti devono contribuire alla lotta al cambiamento climatico'', anche perche' il settore aereo produce il 3% del totale delle emissioni di CO2 ed e' in rapida e continua crescita. Il traffico e' infatti aumentato dell'87% dal 1990 ed e' destinato a raddoppiare da qui al 2020. Approvata la direttiva, la Ue guarda ora avanti. Il prossimo passo e' un accordo con gli Stati Uniti in modo da creare un sistema comune di riduzione delle emissioni tra i due maggiori mercati mondiali dell'aviazione. (ANSA). Y6Y-PUC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: ORDINANZA CANI; OBBLIGO MICROCHIP E ANAGRAFE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-12T15:35:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Obbligo di microchip e di iscrizione all'anagrafe canina per tutti i cani. Questa una delle novita' dell'ordinanza urgente firmata oggi dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini contenente misure per ''l'identificazione e la registrazione della popolazione canina''. Tra le altre misure previste, il divieto di vendita dei cuccioli di eta' inferiore ai due mesi e dei cani che non siano stati identificati e registrati. Obiettivo, riferisce una nota del ministero, fare nuovi ed importanti passi in avanti per contrastare il fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei cani. Lo scopo infatti, e' quello di assicurare l'uniforme applicazione sull'intero territorio nazionale della normativa sull'identificazione dei cani e la gestione dell'anagrafe canina. Responsabili della registrazione nell'anagrafe canina dei cani rinvenuti sul territorio o ospitati in strutture di ricovero e rifugi convenzionati sono i sindaci. L'ordinanza firmata oggi indica poi che i proprietari o i detentori di cani provvedano, nel secondo mese di vita, alla loro identificazione e registrazione mediante l'applicazione di un microchip elettronico. Per i cani di et&agrave; superiore ai due mesi l'adempimento &egrave; obbligatorio entro 30 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza. Essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale. Contestualmente all'applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell'anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagner&agrave; il cane in tutti i trasferimenti di propriet&agrave;. Per quanto riguarda i comuni, questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali procedure. Al fine di effettuare controlli di prevenzione del randagismo i comuni dovranno dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile. Per quanto riguarda i microchip, questi possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove gli viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilit&agrave; dei lotti dei microchip venduti. Infine, entro 90 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali definir&agrave;, con un provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni, le modalit&agrave; per assicurare l'interoperativit&agrave; tra la banca dati canina nazionale e le anagrafi canine regionali. Lo stesso provvedimento individuer&agrave; un unico documento di identificazione e registrazione dei cani, che dovr&agrave; essere adottato in sostituzione della certificazione attuale.(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>La Svezia sperimenta il treno verde ad alta velocit&#xe0;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-12T15:34:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br />La societ&agrave; ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gr&ouml;na T&aring;get", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguir&agrave; fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici. <br /><br />Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che &laquo;I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitivit&agrave; della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto&raquo;.<br /><br />Il miglioramento della competitivit&agrave; si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gr&ouml;na T&aring;get ridurr&agrave; di 15 minuti il tragitto Stoccolma G&ouml;teborg e i test hanno stabilit&agrave; il nuovo record di velocit&agrave; per un treno svedese: 295 km/h.<br /><br />Sono cos&igrave; stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l&acute;efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che pu&ograve; risparmiare fino al 15 % dell&acute;energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocit&agrave; e la forza di trazione al conducente. <br /><br />Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, &laquo;Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima &egrave; affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde &egrave; non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Londra&#x2c; manifestanti vegan scalano mercato carne contro climate change&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-12T15:33:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br /> Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia &egrave; stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: &laquo;Il 18% dei gas serra sono prodotti dall&rsquo;allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani&raquo;.<br />Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change &egrave; una delle pi&ugrave; grandi e pi&ugrave; imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell&rsquo;allevamento deve essere pi&ugrave; ampiamente conosciuto&raquo;. &laquo;Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l&acute;Alimentazione e l&acute;Agricoltura ha scoperto che l&acute;allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ci&ograve; &egrave; ancor pi&ugrave; del 13,5 per cento causato dai trasporti&raquo;. <br /><br />Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l&acute;agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema&raquo;. <br />&laquo;Non vi &egrave; stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte&raquo;. Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, &egrave; stato il sito del commercio di bestiame per pi&ugrave; di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale. <br /><br />Un portavoce dell&acute;ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: &laquo;Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto&raquo;.<br />Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo &egrave; una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci pi&ugrave; informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale&raquo;.<br />In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: &laquo;Una dieta basata sul consumo di carne non &egrave; pi&ugrave; sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro&raquo;. <br /><br />Al di l&agrave; di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti &egrave; vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l&rsquo;agricoltura &ndash; quella industriale soprattutto &ndash; d&agrave; ai cambiamenti climatici. La sostenibilit&agrave; ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull&rsquo;ambiente &egrave; un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno pu&ograve; imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale, creare per&ograve; le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo &egrave; possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Una sentenza storica e il valore dei parchi </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-08-12T15:33:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />di Mario Tozzi<br />Abbiamo ricordato quale sia la realt&agrave; dei parchi nazionali e delle aree protette d&acute;Italia, una realt&agrave; lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualit&agrave; della vita che i parchi portano con s&eacute;. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversit&agrave; della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall&acute;acqua all&acute;aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c&acute;&egrave;, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualit&agrave; delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.<br /><br />Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse &egrave; ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l&acute;urgenza di ripensare ci&ograve; che non funziona nelle modalit&agrave; di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l&acute;acqua sporca, oppure sono gi&agrave; state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che gi&agrave; hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E gi&agrave; ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio. <br /><br />Ma una privatizzazione degli enti parco &egrave; impensabile perch&eacute; significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cio&egrave; rischiare la mercificazione dell&acute;ambiente, di cui non abbiamo il bench&eacute; minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perci&ograve;, dovr&agrave; essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perch&eacute; non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cio&egrave; tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perch&eacute; mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si &egrave; in condizioni disastrose e non ci si pu&ograve; considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma &egrave; proprio per questo che va riproposto con forza l&acute;incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennit&agrave; e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.<br /><br />Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un&acute;area dall&acute;alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico pu&ograve; e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un&acute;associazione ambientalista &egrave; legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico &ndash; edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralit&agrave;. Come a dire che, laddove le autorit&agrave; amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un&acute;associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorit&agrave; pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti &hellip;<br />]]></content:encoded></item><item><title>NEWS ANSA : BANDO ENERGIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:38:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; color:#12924F;font-weight:bold; "><u>AMBIENTE:BANDO ENERGIA E MOBILITA',TERMINE PROROGATO AL 15/9<br /><br />(ANSA) - ROMA, 7 LUG - Con un decreto del ministro dello Sviluppo economico e' stato spostato in avanti il termine finale per la presentazione delle domande relative ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica e per la mobilita' sostenibile. La scadenza fissata dall'art. 8 del bando relativo ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica sono differite al 15 settembre 2008. Era stata la Finanziaria 2007 ad istituire presso il ministero dello Sviluppo, il Fondo per la competitivita' e lo sviluppo economico con stanziamenti per il finanziamento di progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilita' sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attivita' culturali e turistiche. Per quanto riguarda l'efficienza energetica il budget stanziato ammonta a 200 milioni di euro, mentre invece ammontano a 180 milioni le risorse concesse per finaziare i progetti di mobilita' sostenibile, fondi erogati per la concessione di agevolazioni a sostegno della realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo di nuove tipologie di prodotti e/o servizi, con elevato contenuto di innovazione tecnologica e in grado di determinare impatti sul sistema economico. I bandi erano stati emanati con appositi decreti del ministro dello Sviluppo economico del 5 marzo 2008 e del 19 marzo 2008, che stabilivano anche le scadenze prorogate proprio in questi giorni, per favorire lo svolgimento delle operazioni di inoltro delle domande al sistema informatico predisposto ad hoc e non ancora in perfetto esercizio. (ANSA). XLO<br /></u></span>]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA G8; WWF&#x2c; SERVE PIU&#x27; AMBIZIONE&#x2c; -80&#x25; CO2 AL 2050</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:31:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Al via, oggi, e fino al 9 luglio, il meeting dei capi di Stato e di Governo dei G8 a Hokkaido-Toyako (Giappone). E gli ambientalisti scendono in campo. ''Un' opportunita' - afferma il Wwf - per compiere un grande passo in avanti verso il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che il mondo desidera vedere realizzato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima (Onu) che si terra' a Copenhagen nel 2009''. E, dall'associazione del Panda, la richiesta di obiettivi piu' ambiziosi di riduzione delle emissioni. ''Il Wwf - si legge in un documento preparato per il summit giapponese - ritiene necessaria una riduzione delle emissioni globali di almeno l'80% entro il 2050 per mantenere il riscaldamento globale dovuto all'intervento umano al di sotto della pericolosa soglia dei 2 gradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre dell'epoca preindustriale. Gli obiettivi a medio termine del 25-40 per cento entro il 2020 per i Paesi industrializzati e il consenso sull'importante affermazione che il picco e il declino delle emissioni globali avvengano entro 10-15 anni - afferma ancora il Wwf - risultano cruciali per avviare un'azione globale che renda realizzabili gli obiettivi a lungo termine''. ''La scienza - sottolinea Kim Carstensen, Direttore della Global Climate Initiative del Wwf - e' stata chiara sul fatto che nel lungo termine le emissioni globali dovranno diminuire molto piu' del 50% entro il 2050''. ''Accettare di ridurre le emissioni globali del 50% entro il 2050 significa solamente - prosegue Carstensen - non essere abbastanza ambiziosi da tenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale''. Altro nodo, per il Wwf, i paesi a economie emergenti: ''Anche paesi come Cina e India devono contribuire ai tentativi globali di tagliare le emissioni, ma gli obiettivi ambiziosi a medio termine da parte delle nazioni industrializzate costituiscono un prerequisito cruciale'', dice Kathrin Gutmann, Wwf International Climate Policy Coordinator. ''Invece di scaricare la responsabilita' su quei paesi meno capaci - aggiunge Gutmann - le otto nazioni piu' ricche del mondo dovrebbero fare cio' che i veri leader fanno: muoversi per prime''. Infine il ruolo del Giappone: per Naoyuki Yamagishi, Capo del Japan Climate Programme del Wwf ''il Primo ministro Fukuda deve dare l'esempio e adottare politiche interne forti, prima di tutto un sistema di scambio di quote di emissioni e un obiettivo a medio termine severo, finalizzato a tagli di emissioni nel range del 25-40 per cento entro il 2020''. (ANSA). GU <br />07/07/2008 09:09 <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Elettrodotti&#x2c; dall&#xb4;Apat le linee guida per calcolare la fascia di rispetto</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />LIVORNO. L&rsquo;Apat ha elaborato la metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti con frequenza di rete pari a 50 Hz: la procedura da adottarsi per la determinazione delle fasce di rispetto pertinenti alle linee elettriche, aeree e interrate esistenti e in progetto &egrave; contenuta nel decreto del ministero dell&rsquo;ambiente e della tutela del mare del 29 maggio 2008 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di sabato. <br /><br />La fascia di rispetto &egrave; lo spazio circostante un elettrodotto che comprende tutti i punti al di sopra e al di sotto del livello del suolo caratterizzati da una induzione magnetica di densit&agrave; maggiore o uguale all&rsquo;obiettivo di qualit&agrave; che per gli elettrodotti operanti alla frequenza di 50 Hz &egrave; di 3 uT per il valore dell&rsquo;induzione magnetica.<br /><br />All&rsquo;interno di queste fasce (art. 4 legge 36/01) non &egrave; consentita alcuna destinazione di edifici a uso residenziale, scolastico, sanitario ovvero a uso che comporti una permanenza non inferiore alle quattro ore perch&eacute; sono &ldquo;siti sensibili&rdquo; e in quanto tali vanno tutelati dall&rsquo;esposizioni dei campi elettromagnetici.<br /><br />Secondo il legislatore italiano la minimizzazione della esposizione pu&ograve; essere raggiunta con l&rsquo;individuazione di siti che per la loro destinazione d&rsquo;uso e la qualit&agrave; degli utenti possono essere considerate come sensibili, nella conseguenze impostazione di distanze minime per l&rsquo;installazione e con appunto, adeguate tecniche di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto.<br /><br />I timori dei danni che le onde elettromagnetiche possono provocare sulla salute delle uomo e soprattutto dei bambini, degli anziani e dei malati sono motivo di proteste popolari e di conseguenti ricorsi giudiziari. Per trovare un compromesso fra il funzionamento efficiente della rete3 elettrica nonch&eacute; dei telefonini e la minimizzazione degli impatti non solo sulla salute, ma anche sul paesaggio, occorre utilizzare le migliori tecnologie disponibili, monitorare e pianificare. E la pianificazione urbanistica &egrave; uno dei compiti fondamentali del comune in materia di gestione del territorio cos&igrave; come lo sono le comunicazioni dei gestori/proprietari dell&rsquo;impianto dei dati per il calcolo della fascia di rispetto.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:PARTE NUOVA COMMISSIONE VIA;159 RICHIESTE EREDITATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Parte la nuova commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via) con un eredita' di 159 richieste. La nuova Via, riformata e snellita dal Governo - rende noto il ministero dell'Ambiente in un comunicato - si riunira' fra pochi giorni. In particolare - riferisce il ministero - l'organismo riceve in eredita' dalla passata gestione un carico di 159 richieste inevase. Si tratta di centrali per la produzione di energia elettrica, strade, porti, dighe, rigassificatori ma anche di impianti per energie rinnovabili come i parchi eolici. ''Questo enorme pregresso, che ha le caratteristiche di una situazione di paralisi grave - ha assicurato il ministro dell' Ambiente, Stefania Prestigiacomo - sara' smaltito entro la fine dell'anno. E' inconcepibile che un'azienda attenda anni per una autorizzazione. Dobbiamo dare certezza di tempi. Cio' non significa attenuazione dei controlli, tutt'altro. E solo un requisito di efficienza del sistema che dobbiamo garantire''. ''Chi progetta un investimento - ha aggiunto il ministro - deve sapere entro quanto tempo avra' una risposta, positiva o negativa che sia. Ed i tempi d'attesa dovranno essere ragionevolmente brevi. Ma questo blocco di fatto delle Via ha avuto effetti deteriori anche sull'ambiente. E' il caso dell' empasse di tanti impianti eolici che potrebbero contribuire significativamente all'attenuazione della dipendenza del nostro paese dai combustibili fossili''. (ANSA). COM-GU <br />04/07/2008 16:04 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Contributi ecologici per chi si tuffa in Sardegna. perch&#xe9; no?&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Non sar&agrave; un ticket, ma un contributo ecologico quello che il comune di Baunei, su cui ricadono alcune perle della costa sarda, ha istituito a carico dei fruitori. Un euro per la permanenza nelle spiagge pi&ugrave; grandi lungo tutta la costa amministrata dal comune dell&rsquo;Ogliastra, come Cala Luna e Cala Sisine, dove il contributo sar&agrave; speso per mantenere i servizi. Stessa cifra per quelle pi&ugrave; piccole, come Cala Mariolu, Cala Goloritz&egrave;, ma dove la sosta non potr&agrave; protrarsi per pi&ugrave; di due ore, perch&eacute; non dotate di servizi adeguati.<br /><br />Per evitare l&acute;intasamento delle cale - soprattutto di quelle pi&ugrave; gettonate - per le imbarcazioni &egrave; stato reso obbligatorio l&acute;utilizzo dei corridoi di attracco, che sar&agrave; regolamentato dal personale che sin dallo scorso anno ha cominciato ad operare in questa zona. Poich&eacute; contemporaneamente &egrave; proibito ormeggiare nelle boe di delimitazione dei corridoi, oltre al divieto di ingombrare con gommoni o altre imbarcazioni gli arenili delle cale, chi vorr&agrave; accedere alle spiagge dovr&agrave; per forza di cose rivolgersi al personale del comune di Baunei. Il provvedimento vieta anche il transito, nei sentieri e nelle mulattiere del Supramonte di Baunei, di moto e veicoli di qualsiasi genere.<br /><br />La vigilanza sar&agrave; affidata a personale incaricato di garantire il rispetto dei tempi e la rotazione dei turisti sulla stessa spiaggia. <br />Questi i punti cardine dell&acute;ordinanza che entrer&agrave; in vigore lungo la costa da Cala Luna a Santa Maria Navarrese e in tutto il territorio di Baunei.<br /><br />Il provvedimento &egrave; stato approvato luned&igrave; scorso nel corso dell&acute;ultima seduta del consiglio comunale e dovrebbe essere pubblicato oggi sul sito del comune.<br />&laquo;L&acute;ordinanza avr&agrave; effetto immediato &ndash; dichiara il sindaco di Baunei Salvatore Lai - daremo un paio di giorni di tempo perch&eacute; ci si possa adeguare, per distribuire i biglietti e per informarne tutti gli operatori interessati. I blocchetti per il pagamento del contributo ecologico verranno consegnati a tutte le motobarche passeggeri e ai noleggiatori&raquo;. <br /><br />E per rendere pi&ugrave; esplicito il meccanismo Lai fa un esempio: &laquo;Al momento della sottoscrizione del contratto per il nolo dell&acute;imbarcazione verr&agrave; chiesto, oltre al prezzo della barca, un euro per persona per chi andr&agrave; lungo la costa, da Cala Luna fino a santa Maria Navarrese. Contributo valido per tutto il giorno. Si tratta di una cifra simbolica rispetto alle decine di migliaia di euro l&acute;anno che ricadono normalmente sui residenti baunesi titolari degli usi civici. Spese che riguardano la manutenzione delle strade interne e il costo complessivo per lo smaltimento dei rifiuti prodotti anche dai turisti, ma che ricadono sempre sui baunesi&raquo;.<br /><br />Plaude all&rsquo;iniziativa Legambiente, che ha recentemente incluso il comune di Baunei nella top ten delle amministrazioni che possono fregiarsi delle cinque vele che l&rsquo;associazione attribuisce ogni anno assieme al Touring club alle amministrazione che meglio lavorano sui territori costieri.<br /><br />&laquo;La programmazione mirata a regolamentare i flussi turistici troppo aggressivi per i fragili ecosistemi locali &egrave; sempre una scelta giusta&raquo; afferma Vincenzo Tiana, Presidente di Legambiente Sardegna. <br />&laquo;L&rsquo;iniziativa &ndash; prosegue Tiana - segue gli esempi proposti da altre amministrazioni sarde negli anni passati. Nell&rsquo;oristanese, il numero chiuso o il ricorso a piccoli &ldquo;eco-contributi&rdquo; era gi&agrave; stato scelto come misura di salvaguardia di alcuni bellissimi tratti di costa, come l&rsquo;incantevole Is Aruttas, la spiaggia di &ldquo;chicchi di riso&rdquo;&raquo;.<br /><br />Ma l&rsquo;azione di Baunei ha gi&agrave; fatto nascere perplessit&agrave; e polemiche dal comune adiacente, Dorgali, che gestisce assieme al primo la spiaggia di cala Gonne, che si chiede come sar&agrave; possibile chiedere il contributo anche ai fruitori del tratto di spiaggia che ricade sotto l&rsquo;amministrazione di Dorgali che invece non lo ha imposto.<br /><br />&laquo;Ora nasce l&rsquo;esigenza &ndash; continua Tiana - di coordinare a livello regionale una regolamentazione delle politiche di questo tipo che puntano a proteggere i luoghi pi&ugrave; belli dell&rsquo;isola&raquo;, anche se tra comuni adiacenti e che si condividono la gestione di tratti comuni di territorio, l&rsquo;accordo potrebbe essere trovato anche senza bisogno dell&rsquo;intervento superiore. Ma forse questo nel Paese dei campanili rimarr&agrave; per sempre una chimera.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il G8 nasce stanco (soprattutto di Bush)&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />dal nostro inviato Maurizio Gubbiotti<br />OKKAIDO. Anche all&rsquo;apertura del G8 istituzionale, quello dei Governi, a prendere la parola per prima &egrave; stata la societ&agrave; civile, sono state le associazioni ambientaliste, un momento promosso dal Can giapponese (Climate change ation network al quale aderisce anche Legambiente), che presso l&rsquo;international media center hanno tenuto un breve briefing proprio sui mutamenti climatici. I paesi industrializzati G8 hanno da sempre le maggiori responsabilit&agrave; sui mutamenti climatici ed hanno un ruolo a livello globale nella strada da costruire per affrontarli, hanno sottolineato gli ambientalisti, e il quarto rapporto dell&rsquo;Ipcc (braccio scientifico delle Nazioni Unite) mostra come per il processo di mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici bisogna essere molto pi&ugrave; drastici e decisi. Non esiste l&rsquo;opzione del non far nulla. <br /><br />Si arriva al G8 in Giappone con un processo partito a Gleneagles nel 2005 e proseguito attraverso Heiligendamm nel 2007, che pur non avendo rappresentato due momenti rivoluzionari, hanno affermato gli ambientalisti, hanno portato un po&rsquo; in avanti il dibattito, e questo attuale deve essere una tappa del percorso utile a costruire e non un ritorno indietro. <br /><br />Per questo le preoccupazioni pi&ugrave; importanti proprio del mondo ambientalista sono rappresentate dall&rsquo;insistere sul processo Mem, Major economies meeting on Energy security and climate change, promosso dal presidente degli Stati Uniti Bush, che rischia evidentemente di confondere il percorso dentro le Nazioni Unite del Protocollo di Kyoto e che anche nel G8 in Germania aveva tentato di porre la questione sul piano: il problema esiste, ma ognuno se lo risolve nel proprio paese con i tempi che vuole; con i limiti e con gli strumenti che vuole. <br /><br />L&rsquo;altra forte preoccupazione riguarda la via del nucleare che rischia di uscire da qui come l&rsquo;alternativa ai combustibili fossili e che proprio nei giorni scorsi ha visto il ministro italiano dello sviluppo economico Claudio Scajola, durante il G8 dei ministri dell&rsquo;Energia riunitosi ad Aomori convincere i propri colleghi ad adottare un testo propedeutico a quello finale di Toyako che recita: &laquo;un numero crescente di Paesi hanno espresso interesse per i programmi nucleari quali strumento per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sicurezza energetica. Questi Paesi considerano il nucleare uno strumento essenziale per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili e di conseguenza ridurre le emissioni di gas a effetto serra&raquo;.<br /><br />Da parte dei Governi comunque la prima giornata si &egrave; conclusa piuttosto stancamente e con un nulla di fatto quasi su tutto, ma con grossi rimandi alla giornata di domani per le decisioni. Non &egrave; ancora questo il momento per fare il punto sul raggiungimento degli obiettivi si &egrave; detto e sul fronte dei mutamenti climatici timida e inutile discussione su obiettivi di riduzione a medio e lungo termine con la riproposizione da parte del Primo Ministro giapponese Yasuo Fukuda della volont&agrave; di stanziamento del suo Paese di 10 miliardi di dollari per partecipare puntando sull&rsquo;innovazione alla riduzione delle emissioni e dell&rsquo;efficienza energetica.]]></content:encoded></item><item><title>Il Mar Nero si mangia il delta del Kizilimark&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</guid><content:encoded><![CDATA[LIVORNO. FONTE:www.greenreport.it<br />Secondo quanto riporta il giornale Today&acute;s Zaman, l&acute;acqua salata del Mar Nero si sta infiltrando sempre pi&ugrave; nel delta del Kizilirmak (Fiume rosso in turco) e sta producendo la salinificazione di laghi dell&acute;area, con un forte impatto negativo su fauna e flora.<br /><br />Il delta del Kizilirmak, si estende su 56 mila ettari e ospita 140 diverse specie animali e pi&ugrave; di 100 mila uccelli svernanti, &egrave; considerata un&acute;area ornitologica di importanza internazionale. <br /><br />Secondo quanto dice al giornale turco Murrat Bulat, presidente della Federazione per la protezione della natura del Mar Nero, &laquo;l&acute;aumento del livello del sale dei laghi nel delta del Mar Nero, una delle pi&ugrave; importanti zone umide della Turchia, &egrave; stato provocato dai canali d&acute;acqua costruiti per proteggere le terre contro le inondazioni durante la stagione delle piogge&raquo;.<br /><br />Per gli ambientalisti turchi, se non verranno prese le misure necessarie il livello del sale dannegger&agrave; la fauna della regione: &laquo;Il Mar Nero comincia lentamente a inglobare il delta. La salinizzazione dei laghi collegati al mare attraverso dei canali d&acute;acqua &egrave; in progressione. C&acute;&egrave; un grave deterioramento della flora e della fauna&raquo;. <br /><br />La Federazione per la protezione della natura chiede di costruire dighe negli ambienti dove si incontrano mare e delta per impedire che l&acute;acqua salata risalga fino ai laghi.]]></content:encoded></item><item><title>Autotrasporto&#x2c; In Ue si pagher&#xe0; in base a quanto si inquina&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</guid><content:encoded><![CDATA[FIRENZE.FONTE:www.greenreport.it <br />Come noto, la Commissione Europea per quanto riguarda la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, si sta concentrando sui veicoli pesanti con motori diesel. Ha infatti presentato nello scorso febbraio la proposta cosiddetta Euro VI che definisce limitazioni imposte ai veicoli degli Stati membri dell&rsquo;Unione europea a partire da aprile 2013. <br /><br />Questo tipo di scelte effettuate per tutelare la salute dei cittadini, hanno riflessi sul funzionamento del mercato ma poich&eacute; la proposta verr&agrave; applicata in tutta Europa, gli standard di Euro VI non genereranno (pare) barriere commerciali per i produttori di veicoli dell&rsquo;Unione europea. Anzi, l&rsquo;intenzione &egrave; quella di ridurre i costi per i produttori e favorire la diffusione di limiti pi&ugrave; cautelativi delle emissioni in tutto il mondo e a lungo termine per favorire e rendere pi&ugrave; competitivi i produttori europei sul mercato globale. <br /><br />La proposta Euro VI, ancora in fase di studio, prende in considerazione inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx), le polveri fini (PM 2.5), la CO2 e la relazioni con i costi dei produttori. Arpat informa che in Olanda l&rsquo;Agenzia per l&rsquo;ambiente dei Paesi Bassi, sta gi&agrave; lavorando in linea con Euro VI. Infatti ha realizzato uno studio che mostra come negli ultimi anni la qualit&agrave; dell&rsquo;aria in Olanda sia generalmente migliorata, ma persistono ancora dei luoghi dove si registrano superamenti dei limiti previsti per quello che riguarda alcune sostanze come il particolato (PM10) ed il biossido di azoto (NO2). Queste aree sono chiamate hotspots e si trovano per lo pi&ugrave; vicino alle autostrade nelle grandi citt&agrave; e nelle trafficate strade urbane di Randstad (agglomerato urbano nell&rsquo;ovest del paese). <br /><br />Sono i mezzi pesanti i maggiori imputati al perdurare della critica <br />qualit&agrave; dell&rsquo;aria specialmente per l&rsquo;NO2. Ad esempio senza le limitazioni imposte da Euro VI, lo studio prevede che il 35% delle concentrazioni di biossido di azoto lungo le autostrade negli agglomerati di Rotterdam/Dordrecht sar&agrave; causato nel 2015 da veicoli pesanti con motori diesel. Ma lo stesso studio olandese ha dimostrato come l&rsquo;applicazione delle nuove norme potr&agrave; determinare la riduzione delle emissioni dei tir con motori diesel con una conseguente significativa riduzione di biossido di azoto negli hotspots e in generale, rispetto ai risultati attesi, anche una forte riduzione di NOx e PM2,5 con l&rsquo;applicazione degli standards Euro VI rispetto all&rsquo;attuale Euro IV. <br /><br />Tra l&acute;altro mercoled&igrave; la commissione Ue sar&agrave; chiamata ad approvare il pacchetto Greening transport che mira a fissare pedaggi personalizzati ai singoli autotreni, calcolati sulla base del costo sociale del viaggio stesso, di fatto pedaggi proporzionati all&acute;emissione di Co2 in atmosfera.]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: ELETTRICITA&#x27;&#x2c; PIU&#x27; TUTELA E PIU&#x27; EFFICIENZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-06-24T17:15:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - ROMA, 23 GIU - L'Europarlamento chiede di separare la proprieta' delle attivita' di produzione e di trasmissione dell'energia elettrica, respingendo le alternative per consentire una separazione funzionale corredata di garanzie d' indipendenza di gestione. E' uno dei criteri primari secondo il Parlamento a garanzia di norme comuni per il mercato interno realmente europeo dell'energia elettrica, per lo sviluppo di una rete comune e per un'ampia offerta di energia accessibile a tutti. Rileva poi che il buon funzionamento del mercato interno dell'energia elettrica dovrebbe offrire ai produttori incentivi adeguati per investire in nuove centrali elettriche e ai consumatori misure idonee per promuovere un impiego piu' efficiente dell'energia. Allo stesso tempo avanza una serie di proposte volte a proteggere i consumatori e a tutelare i loro diritti, a definire gli obblighi di servizio universale e chiarire i requisiti in materia di concorrenza. L'attuale normativa prevede gia' talune garanzie riguardo all'obbligo di servizio pubblico e tutele per i consumatori. Il Parlamento precisa la portata di alcune di queste e chiede l'integrazione di nuovi diritti. Ritiene infatti che gli interessi dei consumatori dovrebbero essere al centro della direttiva. Le autorita' nazionali di regolamentazione, d'altra parte, dovrebbero far rispettare i diritti degli utenti predisponendo incentivi e imponendo sanzioni alle imprese che non rispettano le norme in materia di protezione dei consumatori e di concorrenza. Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di istituire sportelli unici che mettano a disposizione dei consumatori tutte le informazioni necessarie concernenti i loro diritti, la legislazione in vigore e le modalita' di ricorso a loro disposizione in caso di controversia. I consumatori dovrebbero avere inoltre il diritto di essere adeguatamente informati, quanto meno con cadenza trimestrale, del loro consumo effettivo di energia elettrica e dei costi relativi, ma anche di ricevere adeguata comunicazione dell'intenzione di modificare le condizioni contrattuali e di essere informati del loro diritto di recesso al momento della notifica. La poverta' energetica - ossia la situazione in cui un cittadino 'non puo' permettersi di riscaldare la propria abitazione in modo accettabile - costituisce, per i deputati, un problema crescente all'interno dell'UE. Un emendamento chiede quindi agli Stati membri di elaborare piani d'azione nazionali per affrontare il problema e garantire il necessario approvvigionamento energetico per i clienti vulnerabili. A tal fine, precisano, e' necessario un approccio integrato ed e' opportuno che le misure comprendano politiche sociali, politiche tariffarie e miglioramenti dell'efficienza energetica per le abitazioni. Gli Stati membri dovranno incoraggiare la modernizzazione delle reti di distribuzione, che devono essere costruite in modo da favorire la generazione decentrata e assicurare l'efficienza energetica. E dovrebbero poter imporre di imporre che gli introiti derivanti dalla fornitura di elettricita' ai clienti civili vadano ad alimentare programmi di efficienza energetica. Un altro emendamento ha chiesto agli Stati membri di provvedere affinche' i fornitori di energia elettrica specifichino nelle fatture e in tutto il materiale promozionale inviato ai clienti finali la quota di ciascuna fonte energetica nel mix complessivo di combustibili utilizzato in modo armonizzato e comprensibile al fine di agevolare il raffronto. Purtroppo pero' l'Aula ha respinto una proposta innovativa dal punto di vista ambientale: quella di imporre ai fornitori di dare informazioni sull'impatto ambientale, ''in termini almeno delle emissioni di CO2 e dei rifiuti radioattivi derivanti dall'elettricita' prodotta dalla miscela complessiva di carburante utilizzata''. Ma i deputati hanno invece chiesto di inserire ''il contributo al raggiungimento dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020'' tra i criteri per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di impianti di generazione. (ANSA). XLO <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: KOFI ANNAN&#x2c; NUOVO FORUM PER &#x27;GIUSTIZIA CLIMATICA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-06-24T17:15:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - GINEVRA, 24 GIU - L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rivolto oggi un appello per una ''giustizia climatica''. ''Abbiamo una responsabilita' nei confronti dei Paesi poveri che gia' subiscono l'impatto dei cambiamenti climati. Serve una giustizia del clima'', ha detto Annan aprendo a Ginevra i lavori del primo incontro annuale del 'Global Humanitarian Forum' (Ghf), da lui fondato l'anno scorso e dedicato al ''Volto umano dei cambiamenti climatici''. Per Annan ed il Ghf la comunita' internazionale deve riconoscere che spetta ai Paesi del Nord che sono i maggiori inquinatori pagare per i danni causati. Fino a domani, il Forum riunira' oltre 200 tra scienziati, imprenditori, rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e non governative, accademici. Tra le personalita' annunciate il miliardario britannico Richard Branson, l'irlandese Mary Robinson, ex Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, l'economista Jeffrey Sachs ed il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (CICR), Jakob Kellenberger. (ANSA). XBV <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:EMISSIONI AUTO;PRESTIGIACOMO&#x2c;NO ACCORDO BERLINO-PARIGI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-06-24T17:15:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - BERLINO - Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si e' detta contraria al recente accordo tra la Germania e la Francia sui limiti delle emissioni di CO2 prodotte dalle nuove auto, definendolo ''inaccettabile''. Intervistata dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, il ministro ha detto che la proposta ''per noi e' inaccettabile. Esso premia le auto di grossa cilindrata che hanno consumi elevati''. Come e' noto, il nove giugno scorso Berlino e Parigi hanno raggiunto un accordo di massima sui futuri limiti alle emissioni di CO2 delle automobili durante un vertice informale nel Sud della Germania. In particolare, l'intesa prevede regolamenti flessibili per quanto riguarda gli obiettivi per le emissioni di CO2 e le punizioni per chi violera' questi limiti, pur confermando l' obiettivo Ue che fissa le emissioni di CO2 in 120 g per chilometro dal 2012 (per scendere tra 95 e 110 g/km a partire dal 2020). Il ministro ha osservato che la proposta franco-tedesca ''non protegge l'ambiente e penalizza le industrie europee, tra cui quella italiana, che producono vetture efficienti con emissioni di CO2 contenute''. Prestigiacomo, sempre secondo quanto scrive il giornale, ha sottolineato che il testo franco-tedesco dovra' essere discusso dai Ventisette in occasione del prossimo vertice dei ministri dell'Ambiente che si terra' a Parigi all'inizio del mese prossimo. (ANSA).</span>]]></content:encoded></item><item><title>CONVEGNO : &#x201c;Prendiamoci l&#x2019;Europa&#x201d;&#xd; le opportunit&#xe0; di finanziamento dei fondi comunitari a gestione diretta per imprese&#x2c; enti pubblici&#x2c; associazioni&#x2c; onlus  &#xd;  &#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-06-15T22:50:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/15-june-2008#unique-entry-id-467</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/15-june-2008#unique-entry-id-467</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"><br /></span><span style="font:10px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font:18px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">   </span><strong><img class="imageStyle" alt="Senza titolo1" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/page0_blog_entry467_1.png" width="41" height="43"/></strong><span style="font:18px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "> </span><span style="font:19px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">  PROVINCIA DI ASCOLI PICENO</span><span style="font:20px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font:8px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">&ldquo;Prendiamoci l&rsquo;Europa&rdquo;<br />le opportunit&agrave; di finanziamento dei fondi comunitari a gestione diretta per imprese, enti pubblici, associazioni, onlus  <br />  <br /><br />Il Convegno si terr&agrave; presso i locali dell&rsquo;enoteca &ldquo;il Clan&rdquo; in Viale Gramsci a Montegranaro venerd&igrave; 20 giugno alle ore 18 e 30<br /><br />Modera l&rsquo;arch. Giacomo Beverati<br />Presidente commissione consiliare attivit&agrave; produttive Provincia di Ascoli Piceno<br /><br />interverranno:<br /><br /><br />Avv. Andrea Perrotta<br />consulente comunitario<br /><br />Dott.ssa Francesca Testella<br />consulente ambientale<br /><br />Prof. Massimo Rossi<br />Presidente delle provincia<br /><br />Giulio Saccuti<br />Presidente Consiglio provinciale<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>STUDIO DI CONSULENZA LEGALE ANIMALI E AMBIENTE OPERATIVO </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-28T10:32:08+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-465</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-465</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#260B0B;">LO STUDIO DI CONSULENZA ANIMALI E AMBIENTE E' OPERATIVO DA MAGGIO <br /><br />Per informazioni e fissare appuntamenti gi&agrave; da ora si prega di utilizzare i seguenti</span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> </span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; "><u>RECAPITI</u></span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> </span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">:<br /></span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#260B0B;"><br /></span><span style="font:15px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">MAIL: studioanimalieambiente@gmail.com <br /><br />info@emergenzanimali.com <br /><br />info@fefeambiente.com <br /><br /><br />TEL: 338/1198455 - 334/2448739 0734/890969 - 0734/242447 <br /><br /></span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">SEDE OPERATIVA ALL'INCIRCA DA APRILE : MONTEGRANARO, PROVINCIA DI FERMO , </span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; "><u>REGIONE MARCHE</u></span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">, Via Largo Conti 18 , cap 63014 <br /><br />A 15 MINUTI DALL'USCITA DELLA A14 DI CIVITANOVA MARCHE (MC) <br /><br /></span><strong><img class="imageStyle" alt="page4_blog_entry676_1" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/page0_blog_entry465_1.jpg" width="451" height="387"/></strong><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> <br /></span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"><br /><br /></span><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#333333;font-weight:bold; "><u><br /></u></span><span style="font:15px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#333333;font-weight:bold; "><u>CON REFERENTI SELEZIONATI A : MILANO , VARESE , ROMA , CAGLIARI , MATERA E ANCONA</u></span>]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: BRUXELLES LANCIA PREMIO CAPITALE VERDE EUROPEA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-26T00:20:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-464</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-464</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 22 MAG - A partire dal 2010 ogni anno una citta' europea sara' eletta ''Capitale verde europea''. Il premio sara' assegnato alla citta' che vanta standard elevati in rispetto ambientale e dimostra un impegno continuo a raggiungere obiettivi ''ambiziosi'' di tutela dell'ambiente e in favore dello sviluppo sostenibile, una citta' che possa fungere da modello e promuovere le buone pratiche in tutte le altre citta' europee. Lo ha reso noto oggi la Commissione europea. Il premio e' aperto ai 27 Stati membri dell'Ue, ai paesi candidati (Turchia, Ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Croazia) e ai paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein). Tutte le citta' europee con oltre 200.000 abitanti possono candidarsi tramite un modulo online. Le candidature saranno valutate sulla base di dieci criteri ambientali, tra i quali cambiamenti climatici, trasporti, atmosfera, rifiuti e acqua. Il termine per la presentazione delle candidature per le edizioni 2010 e 2011 e' il primo ottobre 2008 e la giuria designera' la citta' vincitrice alla fine di quest'anno. Il premio, sottolinea la Commissione, intende testimoniare che la citta' vincitrice riesce nell'intento di risolvere i problemi ambientali per migliorare la qualita' della vita dei cittadini e ridurre l'impatto globale sull'ambiente. Incentiva inoltre le citta' a trarre ispirazione l'una dall'altra e a condividere le buone pratiche, incoraggiando nel contempo una competizione amichevole. (ANSA). PUC ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: TERRAFUTURA; NASCE ZOES&#x2c; MAPPA WEB ECOSOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-26T00:19:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-463</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-463</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - FIRENZE, 24 MAG - E' nato 'Zoes', il portale della sostenibilita' e dell'economia solidale, nato grazie alla collaborazione tra Fondazione culturale responsabilita' etica e Fondazione Sistema Toscana. Zoes, social network dedicato a chi vuole praticare uno stile di vita sostenibile, e' stato presentato a Terrafutura, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilita' ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso di Firenze fino a domenica 25 maggio. Zoes e' una community per mettere in rete persone, organizzazioni, produttori, enti locali e iniziative della societa' civile attiva e fornisce una mappa di orientamento nella zona ecosostenibile. Il portale e' stato presentato da Adriana De Cesare di Fondazione Sistema Toscana e Francesco Sanna di Mediaxion con Euclides Mance di Solidarius - Rete Economia Solidaria, Brasile, filosofo e collaboratore del presidente Lula per il progetto Fame Zero. Euclides Mance ha sottolineato l'importanza della tecnologia dell' informazione nella costruzioni di reti. ''In Brasile - ha spiegato Mance - sono presenti ben 22 mila iniziative di economia solidale e di questi il 46% e' coinvolto in reti e/o forum di economia solidale. L'indotto del settore ha portato negli ultimi 6 anni a 800 mila nuovi posti di lavoro registrando una fatturazione annuale di circa 3 milioni di euro. E' un settore in espansione grazie soprattutto ad internet, strumento che avvicina e unisce''. (ANSA). COM-CH/DLM ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:FORSE &#x27;PAUSA&#x27; PER RISCALDAMENTO GLOBALE FINO A 2020&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-26T00:17:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-462</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-462</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il riscaldamento globale potrebbe 'prendersi una pausa', almeno nel prossimo decennio, per poi ricominciare piu' forte dal 2020. Lo afferma uno studio tedesco pubblicato dalla rivista Nature, basato su un nuovo modello matematico, secondo cui si sta entrando in un periodo in cui la Terra tendera' naturalmente a raffreddarsi per effetto di alcune correnti oceaniche, e questo 'neutralizzera' momentaneamente i gas serra. La principale novita' introdotta dal modello e' l'integrazione della 'Atlantic Multidecadal Oscillation', una tendenza delle correnti dell'oceano Atlantico a raffreddarsi ogni 60-70 anni. Secondo i ricercatori, nei prossimi 15 anni la temperatura potrebbe avere una curva diversa da quella predetta dall'Ipcc, la commissione Onu che si ocupa dei cambiamenti climatici, per poi 'ricongiungersi' dal 2020 in poi al riscaldamento predetto. ''Ci sono alcune incertezze nel modello - ha spiegato Noel Keenlyside dell'universita' di Kiel alla Bbc - ma le nostre previsioni sono di un plateau nella curva della temperatura, che poi ricomincera' a salire''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>INQUINARE DIVENTA REATO&#x2c; EUROPARLAMENTO APPROVA RAPPORTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-26T00:17:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-461</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-may-2008#unique-entry-id-461</guid><content:encoded><![CDATA[22 maggio 2008 - Le ''gravi violazioni'' delle norme europee sulla tutela ambientale saranno punibili con sanzioni penali. Potranno essere colpite persone fisiche e giuridiche e stara' agli Stati Ue definirle. E' quanto prevede il rapporto del popolare tedesco Hartmut Nassauer, che gli eurodeputati hanno approvato ieri.<br />Adottando un pacchetto di compromesso messo a punto col Consiglio, l'approvazione di Strasburgo e' definitiva e i Ventisette avranno due anni di tempo per mettersi in regola.<br />Grande soddisfazione e' stata espressa dalla Commissione Ue, secondo la quale questa norma fara' si' che non ci siano piu'' ''porti sicuri'' per gli inquinatori. Dopo la carota arriva il bastone, ha commentato Vittorio Prodi, eurodeputato del Pd in commissione Ambiente, riferendosi agli incentivi per la tutela ambientale adottati nelgi anni dall'Ue. Per Guido Sacconi (Pse), relatore sul cambiamento climatico, l'approvazione di oggi segna un passaggio '' quasi storico'' considerando gli anni trascorsi in un ''ping pong'' fra Consiglio e Parlamento e ai quali ha posto fine una sentenza della Corte di giustizia Ue.<br />Nel 2005, infatti, la Corte ha stabilito la competenza europea ad adottare misure nell'ambito del diritto penale per garantire la tutela ambientale. Nel 2007 la Corte ha pero' stabilito che sta agli Stati e non all'Ue fissare le modalita' delle sanzioni.<br />Per questo la direttiva approvata oggi fornisce ai paesi Ue una cornice all'interno della quale ogni stato europeo dovra' fissare le sanzioni penali, che dovranno essere ''effettive, proporzionate e dissuasive''. Nella formula di compromesso approvata oggi e' saltata la proposta originaria della Commissione Ue di stabilire gia' nel testo dei paletti per le sanzioni contro chi inquina intenzionalmente o per grave negligenza e che prevedevano, per le persone fisiche, fino a dieci anni di carcere e l'eventuale obbligo di pagare i danni e per le persone giuridiche una multa fino a 1 milione e mezzo di euro.<br />La norma Ue punta l'indice contro varie forme di inquinamento grave, provocate da impianti che gestiscono sostanze pericolose, dalla gestione dei rifiuti e delle scorie nucleari, ma colpisce anche il possesso, la cattura, l'uccisione o la distruzione di specie protette di animali e piante e qualsiasi azione che provochi il significativo deterioramento di un habitat all'interno di un sito protetto.<br />Per quanto riguarda i rifiuti, sono sanzionabili penalmente la raccolta, il trasporto, il recupero e l'eliminazione, comprese la vigilanza dei siti di smaltimento che provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualita' dell'aria, del suolo, delle acque alla fauna e alla flora. Sono altrettanto sanzionabili la produzione, l'importazione, l'esportazione e l'immissione sul mercato o l'uso di sostanze che riducono lo strato di ozono.<br />(ANSA)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>STUDIO ANIMALI E AMBIENTE E POLIZIA DI ANCONA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-17T23:29:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-460</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-460</guid><content:encoded><![CDATA[Nel corso della mattinata di sabato 17 maggio lo Studio Animali e Ambiente , con sede a Montegranaro (AP) , ha avuto il piacere di essere invitata e presente , nella persona della &nbsp;dott.ssa Francesca Testella , &nbsp;alla festa annuale della polizia di Ancona. &nbsp;Nel corso della manifestazione si sono esibiti , in dimostrazioni pratiche , i cani delle unit&agrave; cinofile , mostrando un grande affiatamento con i propri conduttori e una serenit&agrave; che consente di sfatare le voci sul fatto che i cani siano drogati o che verso di loro sia usata la forza . Come unico studio di consulenza legale in materia di animali presente in Italia , ci sentiamo di spendere una parola di plauso per quanto abbiamo avuto modo di constatare con i nostri occhi . Gli agenti hanno inoltre mostrato &nbsp;grande disponibilit&agrave; e limpidezza nel parlare del lavoro e del rapporto con gli animali , oltre che un amore verso i loro compagni che inevitabilmente nella maggior parte dei casi porta all'adozione degli stessi amici a quattro zampe , arrivati all'et&agrave; del pensionamento , da parte del proprio compagno di lavoro e di vita . Grande attenzione inoltre &egrave; stata manifestata per le vicende relative a corse clandestine , combattimenti tra cani e maltrattamenti di animali , realt&agrave; attorno alle quali si sviluppa un flusso di scommesse milionarie . Gli animali vengono sottoposti a torture insopportabili sia nella fase dell'addestramento sia in quella finale del combattimento , al termine del quale o uno dei due cani muore perch&egrave; l'altro viene costretto a farlo oppure perch&egrave; lo stesso proprietario , che ha perso la scommessa , lo uccide nei modi pi&ugrave; feroci : dandogli fuoco , buttandolo a mare , sparandogli alla testa , lasciandolo morire per le ferite e picchiandolo o rinchiudendolo in congelatore ancora vivo . A tutto questo la polizia cerca di porre fine . Un a realt&agrave; nascosta formalmente &nbsp;ma nota a molti sebbene celata per paura o connivenza .<br />Ampio spazio inoltre &egrave; stato dedicato nella rivista "Polizia moderna" proprio ai cani che prestano la propria preziosa opera nella polizia , tra cui diverse razze , pastore tedesco , labrador retriever , pastore malines , jack russell ed anche amici meticci , a seconda delle attitudini specifiche della razza di appartenenza . Un articolo dettagliato seguito da un eccellente contributo rivolto a chiunque desideri adottare un cane , nel senso di compiere una scelta responsabile e non dettata solo dalla moda o dal capriccio del momento .<br />Lo studio di consulenza legale Animali e Ambiente si mette a disposizione di tutte le autorit&agrave; al fine di collaborare , con le conoscenza specifiche in materia in possesso dei suoi componenti , a che le forze dell'ordine riescano nel migliore dei modi a combattere la criminalit&agrave; organizzata per quanto concernono le vicende che hanno per protagonisti gli animali e nel perseguire chiunque commetta reati nei confronti degli amici che non possono difendersi da soli .<br /><br /><img class="imageStyle" alt="P05-17-08_11.43" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/page0_blog_entry460_1.jpg" width="330" height="219"/><br /><br /><br />Si ringrazia la polizia di Ancona per la gentile concessione .<br /><br />Studio Animali e Ambiente<br />dott.ssa Francesca Testella]]></content:encoded></item><item><title>RICHIESTA AVVOCATI ANIMALISTI DA STUDIOANIMALIEAMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-13T22:15:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-459</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-459</guid><content:encoded><![CDATA[Lo Studio di consulenza legale Animali e Ambiente ricerca avvocati animalisti nel Nord Italia per l'assegnazione dei casi dello studio relativi alle citt&agrave; della zona. <br />Inviare cv a studioanimalieambiente@gmail.com o chiamare il 334/2448739 o il 338/1198455<br /><br />Grazie <br /><br />Studio AnimalieAmbiente<br />]]></content:encoded></item><item><title>INIZIATIVA &#x22;DIRITTO DEGLI ANIMALI&#x22; COME DISCIPLINA D&#x27;INSEGNAMENTO NELLE FACOLTA&#x27; DI GIURISPRUDENZA &#x2c; SCIENZE POLITICHE E VETERINARIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-05-11T18:21:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-458</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-may-2008#unique-entry-id-458</guid><content:encoded><![CDATA[Lo Studio di consulenza legale AnimalieAmbiente mette a disposizione i propri legali per tenere o partecipare a conferenze , seminari o incontri con docenti e studenti , nelle facolt&agrave; di giurisprudenza , scienze politiche e veterinaria , di tutta Italia aventi ad oggetto le varie sfaccettature della normativa complessiva inerente gli animali , ai fini della sensibilizzazione degli atenei all'introduzione , come materia d'insegnamento , dopo il diritto dell'ambiente , del diritti degli animali .<br />I recapiti per prendere contatti con i legali dello studio sono :<br /><br />Studio AnimalieAmbiente via Largo Conti 18 , Montegranaro (AP) 63014<br /><br />TEL 334/2448739 - 338/1198455- FISSO ATTIVO DALLA PROSSIMA SETTIMANA 0734/890969<br /><br />FAX 0733/814739 - 0734/873040 c.a. Francesca Testella<br /><br />MAIL studioanimalieambiente@gmail.com  , info@emergenzanimali.com , legale@emergenzanimali.com , info@fefeambiente.com]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-23T10:04:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-457</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-457</guid><content:encoded><![CDATA[STUDIO ANIMALI E AMBIENTE METTE A DISPOSIZIONE I PROGRAMMI PER OTTENERE FINANZIAMENTI EUROPEI NEL SETTORE AMBIENTALE . <br /><br />PER ULTERIORI INFORMAZIONI E PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PROGETTI POTETE CONTATTARCI <br /><br />PRESSO I RECAPITI TELEFONICI <br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br />334/2448739  -   338/1198455 </span><br /><br />O INVIANDO MAIL A <br /><br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">studioanimaliambiente@gmail.com</span><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-23T09:59:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-456</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-456</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">1) LIFE Plus: un nuovo e pi&ugrave; razionale programma di finanziamento per l'ambiente<br /><br /></span><br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">La Commissione ha comunicato le date chiave del prossimo Call 2008 le quali sono:<br />15 luglio 2008<br />pubblicazione del Call for proposal nella Gazzetta Ufficiale dell&rsquo;Unione Europea<br />21 novembre 2008<br />dead line per la presentazione delle proposte di progetto alla Autorit&agrave; nazionale<br />5 gennaio 2009<br />dead line per la trasmissione delle proposte di progetto da parte della Autorit&agrave; nazionale alla Commissione europea<br /> <br /></span><br />   <br />Nel quadro delle Prospettive finanziarie 2007-2013 la Commissione ha ritenuto di adottare un diverso approccio per il finanziamento di azioni per la protezione dell'ambiente tramite l'inserimento della dimensione ambientale in altri Programmi (come il FESR, il FSE, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, il Programma quadro per la competitivit&agrave; e l'innovazione ed il Settimo programma quadro di ricerca) e mediante la fusione di quattro strumenti finanziari in un unico strumento per raggiungere l'obiettivo di agevolare la semplificazione delle procedure di gestione degli strumenti ambientali esistenti.<br />I Programmi che in forza del nuovo regolamento sono stati abrogati a fine di semplificazione e consolidamento sono:<br />il Programma LIFE (Ambiente, Natura e Paesi Terzi);<br />il Quadro comunitario di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dell'ambiente urbano;<br />il Programma di azione comunitario per la promozione delle Organizzazioni non governative attive nel campo della protezione ambientale;<br />Forest focus.<br />La Commissione ha proposto quindi di istituire un unico strumento finanziario per l'ambiente, denominato LIFE+ il cui obiettivo principale sar&agrave; di offrire un sostegno specifico, a livello comunitario, alle misure e ai progetti aventi valore aggiunto europeo per l'attuazione, l'aggiornamento e lo sviluppo della politica e della normativa comunitaria in materia di ambiente, pi&ugrave; in particolare per la realizzazione del Sesto programma di azione comunitario per l'ambiente (pdf, 189 KB).<br /> <br />		 <br /><br />	<br /><strong>LIFE+ cos'&egrave; e cosa finanzia<br /> <br />Con uno stanziamento di 2.190 milioni di euro per il periodo 2007-2013, Life+ sostituisce i programmi LIFE, Sviluppo urbano sostenibile, Promozione delle ONG che operano in campo ambientale e Forest focus, terminati nel 2006. L'iter decisionale per l'approvazione del regolamento LIFE+ &egrave; iniziato alla fine del 2OO4 ed &eacute; terminato il 23 maggio 2007 con l'approvazione del Regolamento LIFE+. <br /><br />Il 23 maggio 2007, dopo un lungo iter, &egrave; stato approvato il Regolamento LIFE+ che definisce i temi e i modi del finanziamento europeo alle iniziative di protezione ambientale.<br /><br />A fine 2006, con la mancata approvazione da parte del Parlamento Europeo della proposta di regolamento, si era entrati nella procedura di co-decisione, che aveva visto la netta contrapposizione tra la posizione del Parlamento e quella della Commissione europea sulla gestione del programma (gestione delegata agli stati membri o no).<br /><br />Il 27 marzo 2007 il Comitato di Conciliazione aveva raggiunto un compromesso tra la posizione del Parlamento e quella del Consiglio e della Commissione europea, mentre lo scorso 23 maggio, il Parlamento europeo ha votato in favore del regolamento LIFE+, gi&agrave; approvato dal consiglio il 14 maggio. Il regolamento &egrave; entrato in vigore il 12 giugno 2007, dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell&rsquo;UE.<br /><br /><br />Obiettivi:<br />LIFE+ deve concorrere all&rsquo;attuazione del Sesto programma di azione in materia di ambiente, e in particolare deve contribuire a:<br />- migliorare la qualit&agrave; dell&rsquo;ambiente, per cui i livelli di inquinamento siano nocivi per la salute umana e per l&rsquo;ambiente;<br />- stabilizzare le concentrazioni dei gas serra nell'atmosfera ad un livello tale da impedire pericolose interferenze di origine antropica con il clima;<br />- tutelare, conservare, ripristinare e migliorare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche, allo scopo di arrestare la desertificazione e la perdita di biodiversit&agrave;;<br />- promuovere una migliore gestione delle risorse e dei rifiuti e incoraggiare il passaggio a modelli di produzione e consumo pi&ugrave; sostenibili;<br />- elaborare approcci strategici per quanto riguarda la formulazione, l&rsquo;attuazione e l&rsquo;integrazione delle politiche, compreso il miglioramento della governance ambientale e le azioni di sensibilizzazione.</strong><br /><br />Componenti di Life plus:<br /><br />1. &ldquo;Natura e biodiversit&agrave;&rdquo;, finalizzata a:<br />- contribuire all&rsquo;implementazione delle politiche e direttive comunitarie in materia, in particolare della direttiva 79/409/CE e 92/43/CE e della rete Natura 2000;<br />- fornire un supporto per la messa a punto e l&rsquo;implementazione degli strumenti utili al monitoraggio e alla valutazione dei vari impatti sulla natura, in particolare in relazione all&rsquo;obiettivo di bloccare la perdita di biodiversit&agrave; entro il 2010;<br />- fornire un supporto per una migliore gestione ambientale con il coinvolgimento dei gruppi di interesse.<br />2. &ldquo;Attuazione e governance&rdquo;, finalizzata a:<br />- contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di approcci e strumenti strategici innovativi, compresa la promozione dei risultati di ricerche coronate di successo;<br />- fornire un sostegno alla messa a punto e all&rsquo;attuazione di metodi per il monitoraggio e la valutazione dello stato dell&rsquo;ambiente e delle cause, delle pressioni e delle risposte che esercitano un impatto su di esso;<br />- agevolare l&rsquo;attuazione della politica ambientale comunitaria, soprattutto a livello locale e regionale;<br />- garantire un sostegno al miglioramento della governance ambientale, favorire una maggiore partecipazione dei soggetti interessati, comprese le organizzazioni non governative in campo ambientale, al processo di consultazione e all&rsquo;attuazione delle politiche.<br />3. &ldquo;Informazione e comunicazione&rdquo;, finalizzata a:<br />- assicurare la diffusione delle informazioni e sensibilizzare alle tematiche ambientali, incluso la prevenzione degli incendi;<br />- fornire un sostegno alle misure di accompagnamento (ad esempio pubblicazioni, eventi, campagne, conferenze ecc.).<br /><br />Temi prioritari:<br />&ndash; cambiamenti climatici: il Programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) ed eventuali seguiti;<br />&ndash; natura e biodiversit&agrave;: la rete NATURA 2000 (come complemento e non in sovrapposizione rispetto agli strumenti per lo sviluppo rurale e la coesione), ad esempio, approcci innovativi alla gestione e alla pianificazione dei siti e i costi di gestione per alcuni siti, nuovi o non ammessi a beneficiare dei fondi strutturali o di sviluppo rurale; inversione della tendenza al declino della biodiversit&agrave; entro il 2010 e monitoraggio delle foreste e interazioni ambientali nella Comunit&agrave;, nonch&eacute; misure per la prevenzione degli incendi;<br />&ndash; ambiente e salute: il piano d&rsquo;azione &ldquo;Ambiente e salute&rdquo;, la direttiva quadro sulle acque, il programma CAFE (Aria pulita per l'Europa) e le strategie tematiche in materia di ambiente marino, suolo, ambiente urbano e pesticidi;<br />&ndash; uso sostenibile delle risorse: le strategie tematiche sulle risorse e sulla prevenzione e il riciclo dei rifiuti e le strategie in materia di produzione e consumo sostenibili;<br />&ndash; approcci strategici alla formulazione, attuazione e controllo dell&rsquo;osservanza delle politiche: sono comprese la valutazione d&rsquo;impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica.<br /><br />Tipologie di azioni finanziabili:<br />&ndash; studi, indagini, elaborazione di modelli e di scenari,<br />&ndash; monitoraggio,<br />&ndash; assistenza allo sviluppo di capacit&agrave;,<br />&ndash; formazione, workshop e riunioni,<br />&ndash; collegamenti in rete,<br />&ndash; piattaforme per le buone pratiche,<br />&ndash; campagne di sensibilizzazione,<br />&ndash; azioni di informazione e comunicazione,<br />&ndash; dimostrazione degli approcci e degli strumenti di orientamento politico<br /><br />Beneficiari:<br />Il programma LIFE+ sar&agrave; aperto ad organismi, soggetti e istituzioni pubblici e/o privati, e in particolare: <br />&ndash; alle autorit&agrave; nazionali, regionali e locali;<br />&ndash; agli organismi specializzati previsti dalla legislazione comunitaria;<br />&ndash; alle organizzazioni internazionali;<br />&ndash; alle organizzazioni non governative.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-23T09:57:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-455</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/20-april-2008#unique-entry-id-455</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>2) Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Aree Naturali Protette</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br />   <br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Aree naturali Protette (pdf, excel - cartella compressa, 53 KB) per il quale sono stati stanziati 1.932.167,33 euro, di cui 1.352.517,131 euro destinati ad interventi relativi alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico e 579.650,199 destinati ad interventi di mobilit&agrave; sostenibile.<br /> <br />Potranno presentare domanda di cofinanziamento gli Enti Gestori dei Parchi nazionali, dei Parchi regionali e delle aree marine protette, cos&igrave; come classificate dalla Legge 394/91 ed inserite nel 5&deg; Aggiornamento Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette.<br /> <br />I progetti verranno cofinanziati dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare fino ad una quota massima del 50% sul costo di investimento ammissibile.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili.<br /> <br />Si precisa che le istanze potranno essere presentate tramite plico raccomandato A.R. a partire dal quarantesimo giorno della pubblicazione del comunicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U. n.68 del 20 marzo 2008) ed entro 180 giorni dalla medesima data.<br /><br />---------------------- <br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>3) Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori<br /></u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">   <br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori (pdf - cartella compressa, 100 KB) per il quale sono stati stanziati  3.488.636,26 euro di cui 2.216.912,80 euro per il settore fonti rinnovabili e risparmio energetico e 1.271.723,46 euro per il settore della mobilit&agrave; sostenibile, provenienti dai residui del precendente Bando Fonti Rinnovabili e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori.<br /> <br />Potranno presentare domanda di cofinanziamento i Comuni delle Isole Minori sedi di aree marine protette gi&agrave; istituite o in corso di istituzione. nonch&eacute; i Comuni delle Isole Minori interessate da Parchi con perimetrazioni a mare cos&igrave; come individuati dall&rsquo;Associazione Nazionale Comuni Isole Minori.<br /> <br />I progetti verranno cofinanziati dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare fino ad una quota massima dell&rsquo;80% del costo di investimento ammissibile.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili.<br /> <br />Si precisa che le istanze potranno essere presentate a partire dal quarantesimo giorno della pubblicazione del comunicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U. n.61 del 12 marzo 2008) ed entro 180 giorni dalla medesima data.<br /> <br /><br /><br />----------------<br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>4) Seconda edizione "Premio Nazionale Comuni a 5 stelle"</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br /><br />&Egrave; disponibile on-line la documentazione relativa alla seconda edizione del Premio "Comuni a 5 stelle", promosso dall'Associazione dei Comuni Virtuosi in collaborazione con Citt&agrave; del Bio e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.<br /> <br />Obiettivo del premio: raccogliere, diffondere e valorizzare esperienze virtuose legate alla sostanziale riduzione dell&rsquo;impronta ecologica degli enti locali.<br /> <br />Per leggere la presentazione e il bando del Premio clicca qui (cartella compressa-pdf, 176 KB).<br />----------------------------<br /><br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>5) CIP Ecoinnovazione</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br /><br />5) E' stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell&rsquo;Unione Europea l&rsquo;Invito (pdf, 39 KB) a presentare proposte per azioni nel settore dell'ecoinnovazione del Programma quadro per la competitivit&agrave; e l'innovazione.<br />Il Programma supporta Progetti pilota e progetti di prima applicazione commerciale nel campo dell'innovazione e dell'ecoinnovazione.<br /> <br />Il termine ultimo per la presentazione delle proposte &egrave; l'11 settembre 2008.<br /> <br />Call for Proposals 2008 (pdf, 128 KB)<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>La Banca mondiale accusata di dirottare i fondi del climate change&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-06T20:49:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-454</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-454</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> Ai Bangkok Climate Change Talks 2008 i Paesi in via di sviluppo e le associazioni ambientaliste hanno sferrato un pesante attacco alla Banca mondiale, accusandola di tentare di prendere il controllo di miliardi di dollari di aiuti che dovrebbero essere utilizzati nei quarant&rsquo;anni per combattere e contrastare il riscaldamento climatico. <br /><br />&laquo;L&rsquo;atteggiamento della Banca mondiale riguardo al climate change &egrave; come una palla di piombo - ha detto Tom Picken dei Friends of the Earth - Molti Paesi e la societ&agrave; civile denunciano l&acute;atteggiamento della Banca mondiale che cerca di dirottare i fondi destinati a finanziare un reale impegno per il cambiamento climatico. I poveri e gli ambientalisti vogliono sapere quanti soldi sono davvero necessari, da dove verranno e dove andranno i miliardi di dollari che sarebbero necessarie entro il 2050, e i Paesi ricchi e poveri rischiano di doversi scontrare per chi riuscir&agrave; a concordare tutto questo con un world bank manager. Nel summit di Bangkok la Banca mondiale ha fatto le sue proposte: 5 10 miliardi per un Clean Technology Fund, 500 milioni per un fondo di adattamento ed un eventuale terzo fondo destinato alla silvicoltura ed alla forestazione. Invece, i Paesi in via di Sviluppo chiedono che la lotta al cambiamento climatico avvenga sotto il controllo dell&rsquo;United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), e non che sia portata avanti secondo le direttive dei Paesi pi&ugrave; ricchi e potenti che si riuniscono nel G8 ed ai cui desideri accusano di conformarsi la Banca mondiale.<br /><br />&laquo;In generale, siamo stati spiacevolmente sorpresi dalle proposte di Fondi - dice Ana Maria Kleymeyer, negoziatore capo della delegazione Argentina - In questa maniera la Banca mondiale ed i sui membri donatori investono soldi nel cambiamento climatico in maniera non trasparente, cos&igrave; non si coinvolgono i Paesi in via di sviluppo e si ignora il processo dell&rsquo;Unfccc&raquo;. &laquo;Le nazioni ricche devono onorare i loro impegni &ndash; ha detto all&rsquo;Ips John Ashe, capo delegazione del Gruppo 77, dei Paesi in via di sviluppo &ndash; Se hanno ratificato il Protocollo di Kyoto devono attuarlo. Ci preoccupa che i Paesi industrializzati non abbiano messo tra le loro priorit&agrave; l&rsquo;attuazione del mandato di ridurre le emissioni&raquo;. <br /><br />Anche la delegazione dell&rsquo;India ha invitato i Paesi sviluppati ad &laquo;attuare i loro obblighi di finanziamento addizionale e di trasferimento di tecnologie&raquo;. Secondo Shruti Shukla, coordinatore delle politiche ambientali ed energetiche del Wwf India, &laquo;Il peso ricade sulle spalle dei Paesi industrializzati. Questo &egrave; il primo passo del loro impegno per combattere il riscaldamento planetario e questo tema ne comprende molti altri&raquo;. &laquo;Questa non &egrave; una guerra contro la crescita economica &ndash; ha detto il segretario esecutivo dell&rsquo;Unfccc Ivo de Boer, rispondendo indirettamente alla delegazione Usa &ndash; ma contro le emissioni di gas serra. Avremo molto da fare in futuro perch&eacute; la &ldquo;crescita verde&rdquo; sia economicamente percorribile&raquo;. <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BANGKOK; LEGAMBIENTE&#x2c; AUMENTA CARBONE&#x2c; PIU&#x27; GAS SERRA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-06T20:49:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-453</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-453</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 4 APR - In Italia ''il termoelettrico diminuisce le emissioni di CO2 ma il carbone va in controtendenza''. Lo afferma Legambiente in occasione dell' ultima giornata di lavori della Conferenza sul clima di Bangkok, dove 164 Paesi riuniti sotto l'egida dell'Onu hanno discusso della tabella di marcia per arrivare entro il 2009 al cosiddetto post-Kyoto, il nuovo accordo globale sulla riduzione dei gas a effetto serra che dovra' entrare in vigore nel 2012. Secondo Legambiente, e', infatti, in aumento, in Italia, il contributo del carbone nella produzione di emissioni climalteranti. E mentre nel 2007, secondo i dati resi noti dalla Commissione Europea - riferisce ancora l'associazione - le emissioni di anidride carbonica del settore termoelettrico sono, infatti, calate del 7,1% rispetto all'anno precedente, la CO2 prodotta dalle nostre centrali a carbone e' salita dello 0,7%. ''Il carbone ci allontana dai nostri impegni di riduzione di gas serra - dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - la strada che l'Italia deve fare per raggiungere gli obiettivi di Kyoto e' lunga. Non possiamo permetterci di rallentarla dando spazio a combustibile nero''. Nel 2007, riferisce ancora Legambiente, ''le 12 centrali a carbone attive nel nostro Paese hanno riversato nell'atmosfera 42,5 milioni di tonnellate di CO2: 0,3 milioni in piu' dell'anno prima. L'impiego del carbone nella produzione di elettricita' (aumentato secondo i dati Terna dal 2006 al 2007 del 1,9%) e' coinciso con livelli di inquinamento in crescita. Nel 2007 questo combustibile fossile e' stato responsabile del 34% delle emissioni climalteranti del settore elettrico, nonostante sia servito a produrre solo il 16% dell'energia. Diverso il discorso per il termoelettrico nel suo complesso, dove l'entrata in funzione di nuovi centrali efficienti alimentate a gas fa diminuire le emissioni a effetto serra. Nel 2007 le emissioni di anidride carbonica sono passate a 125 milioni di tonnellate rispetto alle 135 circa - afferma Legambiente - riversate appena un anno prima. Un taglio netto di quasi 10 milioni di tonnellate di CO2, che equivale a quanto in un anno emette una sola centrale a carbone di grosse dimensioni. E' una diminuzione consistente registrata nonostante i consumi elettrici siano aumentati dello 0,4% rispetto al 2006. (ANSA). GU ]]></content:encoded></item><item><title>Le foche del Mar Caspio stanno morendo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-06T20:49:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-452</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-452</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> 32 foche sono state trovate morte nelle ultiem 24 ore sulla costa del Mar Caspio appartenente al Kazakistan. Secondo il ministero delle situazioni di urgenza di Astana, non si conoscono ancora le cause di questa moria.<br /><br />I cadaveri delle foce sono stati ritrovati durante un&rsquo;ispezione della diga che protegge il giacimento petrolifero di Kalamkas, sfruttato dalla Mangistaumunaigas.<br /><br />Due massicce morie di foche del Caspio si erano gi&agrave; registrate nella stessa zona del litorale kazako: tra il 31 marzo e il 14 maggio 2007, erano state trovate morte 928 foche. All&rsquo;origine della strage sembra ci sia il cimurro o malattia di Carr&eacute;, un morbillivirus, della famiglia dei paramyxovirus, simile al morbillo umano. <br /><br />Un&rsquo;indagine realizzata da diversi istituti di ricerca del Kazakistan avrebbe confermato l&rsquo;assenza di prodotti petroliferi nei tessuti degli animali morti. Inoltre le morti di massa non riguarderebbero i pesci.<br /><br />Nel 2000 per&ograve; furono ben 10.500 le foche che morirono nel Mar Caspio, nella regione del Manguistaou, intossicate da sostanze tossiche petrolifere e da pesticidi agricoli che si erano accumulati per anni nel loro organismo, rendendoli pi&ugrave; sensibili alle malattie infettive. <br /><br />Inoltre le femmine delle foche del Caspio hanno gravi problemi di infertilit&agrave; dovuti proprio all&rsquo;inquinamento: sembra che il 70% sia ormai sterile.<br /><br />La foca caspica (Phoca caspica), vive esclusivamente nel Mar Caspio (il pi&ugrave; vasto mare chiuso del mondo, soprattutto lungo le coste del Turkmenistan, dove predilige le scogliere. E&rsquo; lunga tra 1,3- ed 1,5 metri, ed ha macchie scure sul corpo. Si nutre di pesci e crostacei. La specie &egrave; stata cacciata a lungo ed anche oggi &egrave; oggetto di bracconaggio. La specie &egrave; inserita nelle liste rosse di protezione come vulnerabile", ma attualmente &egrave; protetta davvero solo nella riserva di Krasnovodsk, istituita dal Turkmenistan. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: LAV&#x2c; TROVATO CANE IMPICCATO NEL RAGUSANO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-06T20:46:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-451</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-451</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - RAGUSA, 4 APR - Un cane impiccato ad un albero con una grossa catena di metallo e' stato trovato dai volontari della Lav nelle campagne di Comiso (Ragusa). In seguito ad alcune segnalazioni i volontari sono arrivati in un casolare abbandonato. Sulle pareti della masseria, in mezzo a rifiuti e sporcizia, delle scritte di vernice indicavano la presenza dell'animale impiccato. E' il secondo ritrovamento nella zona dopo quello dello scorso febbraio, quando tre volpi erano state appese ad un cavalcavia lungo la statale che collega Ragusa a Catania. Una denuncia e' stata fatta ai carabinieri, alla polizia municipale, al servizio veterinario dell'Ausl e all'assessorato alle Politiche del territorio del comune di Comiso. (ANSA). I78-FK <br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: CANE SALVATO IN MARE DOPO VOLO DI 20 METRI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-04-06T20:45:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-450</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/06-april-2008#unique-entry-id-450</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - VENTIMIGLIA (IMPERIA), 4 APR - Un pastore belga finito in mare, dopo un volo di circa 20 metri, e' stato salvato dai vigili del fuoco di Ventimiglia al termine di un laborioso intervento durato oltre due ore, al quale ha partecipato anche il Gruppo Speleo alpino fluviale (Saf). E' accaduto in tarda mattinata di fronte all'ingresso del Museo dei Balzi Rossi di Ventimiglia, a pochi metri dal confine di Stato. L'animale, un esemplare del peso di 39 chilogrammi, di nome Veronica, appartenente a un cittadino francese, stava liberamente scorrazzando quando ha fatto un balzo in avanti, scavalcando un muretto dietro il quale c'era il vuoto. Tra l'altro il cane e' precipitato su alcuni scogli a pelo d'acqua. Sul posto e' intervenuta una squadra del distaccamento di Ventimiglia dei vigili del fuoco e una seconda squadra di Imperia (diretta dal capo distaccamento Eraldo Virgilio). Il caso ha voluto che fossero presenti anche due operatori del Saf, dotati di tutta l'attrezzatura necessaria per il tipo di socorso. Uno dei due vigili si e' calato dalla scogliera a picco sul mare, ha imbracato il cane con un triangolo di salvataggio (in gergo 'pannolone'), lo ha vincolato a se' ed e' risalito.(ANSA). L05-BOA ]]></content:encoded></item><item><title>Le Olimpiadi di Pechino assediate dallo smog e dalla sete&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:57:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-449</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-449</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br /> In vista delle Olimpiadi, da Pechino arrivano tranquillizzanti buone notizie ufficiali: nella capitale cinese i maggiori inquinanti sono diminuiti e la qualit&agrave; dell&rsquo;aria migliorata per il nono anno consecutivo. Gli ambientalisti e le organizzazioni ed i movimenti che chiedono il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino ribattono che i dati forniti dal governo sono truccati e manipolati per farli risultare migliori, che le centraline di rilevamento degli inquinanti vengono spostate in luoghi pi&ugrave; &ldquo;puliti&rdquo; e che l&rsquo;aria della capitale cinese resta irrespirabile almeno quanto la situazione dei diritti umani.<br /><br />Anche per rispondere a queste accuse sempre pi&ugrave; insistenti, Du Shaozhong, il direttore aggiunto dell&rsquo;Ufficio della protezione dell&rsquo;ambiente di Pechino, ha indetto una conferenza stampa per fornire gli ultimi dati sull&rsquo;inquinamento della metropoli. &laquo;Tra il 1998 e il 2007 &ndash; ha detto Du ai giornalisti - la quantit&agrave; di diossido di zolfo nell&rsquo;aria della capitale &egrave; sceso del 60,8%, mentre il monossido di carbonio &egrave; in ribasso del 39,4%. Il diossido di azoto &egrave; stato ridotto del 10,8%, ed i particolati sono arretrati del 17,8%. Il numero di giorni rispondenti al nome di &ldquo;cielo blu&rdquo; &egrave; passato da 100 a 246 giorni durante lo stesso periodo. Salvo che per il particolato, gli altri indici rispondono alle norme nazionali. Il particolato e le polveri dei cantieri edili, che coprono una superficie di circa 100 milioni di metri quadrati a Pechino, sono una delle fonti principali di inquinamento &ndash; ha specificato Du &ndash; Ultimamente abbiamo agito a tappe forzate, ma dobbiamo ancora indurire le nostre esigenze di fronte ai siti che emettono polveri. Occorre ugualmente che le imprese si autocontrollino e rispettino le regole ambientali, e che il pubblico aiuti a supervisionarle&raquo;. <br /><br />Ma i progressi non sembrano convincere molti atleti, come il famosissimo maratoneta etiope Haile Gebrselassie che minacciano di non andare a Pechino a causa dello smog soffocante, e per diminuire l&rsquo;inquinamento atmosferico ad un livello accettabile la capitale cinese in occasione dei giochi olimpici il municipio ha introdotto altre misure urgenti: divieto di circolazione per 2.300 auto, 1.500 bus e 200 taxi che non soddisfano le norme sulle emissioni, mentre l&rsquo;Ufficio della protezione dell&rsquo;ambiente continuer&agrave; a controllare le emissioni delle industrie chimiche, metallurgiche e del cemento, e chieder&agrave; agli abitanti di contribuire alla riduzione delle emissioni utilizzando l&rsquo;elettricit&agrave; invece del carbone (che poi l&rsquo;energia elettrica cinese sia in gran parte prodotta col carbone sembra un dettaglio non interessante). In preparazione delle Olimpiadi, Pechino ha esteso la rete dei trasporti pubblici , testato le targhe alterne e spostato alcune fabbriche inquinanti. &laquo;I nuovi obiettivi prevedono anche la riduzione di altre 50.000 tonnellate di inquinanti&raquo; ha detto Du. <br /><br />Ma le Olimpiadi, nonostante la deviazione di interi fiumi verso Pechino con la realizzazione di 309 chilometri di canali e acquedotti, sono anche a rischio rifornimento idrico: la siccit&agrave; sta colpendo duramente la provincia dell&rsquo;Hebei, che fornisce la maggior parte dell&rsquo;acqua potabile agli abitanti di Pechino, mettendo cos&igrave; a rischio le forniture per mezzo milione di persone. Nell&rsquo;Hebei le piogge sono state il 60% in meno della media e i livelli delle 4 dighe che dissetano Pechino e di altri bacini idrici sono di 1 o 2 metri inferiori al 2007. Una situazione inestricabile, visto che con le Olimpiadi Pechino avr&agrave; bisogno del 30% di acqua in pi&ugrave; (300 milioni di metri cubi al giorno), invece ne ha attualmente quasi il 4% in meno, e che in estate la situazione quasi sicuramente peggiorer&agrave;. ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Imprese e protezione ambientale: investimenti s&#xec;&#x2c; ma sul fine ciclo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:56:46+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-448</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-448</guid><content:encoded><![CDATA[Pubblicati i dati Istat sulle &ldquo;Spese delle imprese italiane per la protezione dell&rsquo;ambiente 1997-2006"<br />di Alessandro Farulli<br />FONTE:www.greenreport.it<br />Gli investimenti realizzati dalle imprese italiane nel periodo 1997-2206 sono &laquo;prevalentemente verso attrezzature e dispositivi cosiddetti di fine ciclo (o end-of-pipe), ossia atti a rimuovere l&rsquo;inquinamento una volta che esso &egrave; stato generato, piuttosto che verso impianti e attrezzature atte a prevenire o a ridurre ab origine la produzione dell&rsquo;inquinamento (tecnologie integrate)&raquo;. Lo sostiene l&rsquo;Istat nella prima serie storica dei dati sulle &ldquo;Spese delle imprese italiane per la protezione dell&rsquo;ambiente&rdquo; appena pubblicata dall&rsquo;Istituto di ricerca nazionale. Aggiungendo che &laquo;ad esclusione del 2002, anno in cui il totale degli investimenti appare quasi equamente ripartito tra le due tipologie (53% per investimenti di fine cicli e 47% per investimenti in &lsquo;tecnologie integrate&rsquo;), nell&rsquo;arco temporale di riferimento (1997-2006, ndr) si osservano mediamente quote pari al 72% per gli investimenti destinati ad attrezzature end-of-pipe e al 28% per gli investimenti in &lsquo;tecnologie integrate&rsquo;&raquo;.<br /><br />Va detto che il campo di osservazione dell&rsquo;Istat &egrave; circoscritto agli interventi finalizzati a salvaguardare l&rsquo;ambiente sotto il profilo qualitativo, cio&egrave; in relazione a fenomeni di inquinamento e di degrado (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, perdita di biodiversit&agrave;, erosione del suolo, salinizzazione ecc.). Sono invece esclusi gli interventi che mirano a salvaguardare l&rsquo;ambiente sotto il profilo quantitativo, ossia fenomeni di depauperamento dello stock delle risorse naturali (risparmio energetico, idrico, di materie prime, ecc.). E questa ci pare una lacuna non da poco &ndash; anche se magari questi dati verranno forniti pi&ugrave; avanti - perch&eacute; incrociare i due tipi &ldquo;campi di osservazione&rdquo; e i relativi numeri avrebbero prodotto un quadro ben pi&ugrave; articolato e reale della situazione. <br /><br />Il dato per&ograve; che emerge &ndash; come detto in apertura &ndash; &egrave; che le imprese italiane hanno investito in modo crescente (quelle che lo hanno fatto) intervenendo per mitigare gli impatti e non per prevenirli. Insomma, poca innovazione di processo finalizzata alla prevenzione come criterio direttore anche se quei dati che mancano di cui davamo notizia in precedenza potrebbero in teoria anche smentire in parte questa affermazione. Ne dubitiamo, ma &egrave; possibile.<br /><br />Passiamo dunque ai numeri: gli investimenti delle imprese &ndash; sostiene l&rsquo;Istat &ndash; registrano una forte crescita nel periodo 1997-2001, passando da 1.061 milioni di euro nel 1997 a 4.163 milioni nel 2001. Nel triennio successivo segue una sensibile diminuzione, con gli investimenti che, nel 2004, raggiungono un valore (1.157 milioni di euro) prossimo a quello del 1997. Nel biennio 2006-2006 si osserva una ripresa, che riporta gli investimenti quasi al livello del 2002. <br /><br />Interessante la motivazione che d&agrave; l&rsquo;Istat su questo andamento: questa dinamica appare sensibilmente influenzata dalle misure pubbliche di incentivazione agli investimenti ambientali, le quali appaiono particolarmente incisive per numero e per l&rsquo;ammontare delle risorse economiche messe a disposizione in corrispondenza di alcuni periodi. In particolare i Fondi strutturali comunitari 2000-2006, finalizzati esclusivamente o parzialmente agli investimenti in campo ambientale, o delle risorse destinate ad accordi quali il Protocollo di Montreal o quello di Kyoto.<br /><br />Gli aumenti di investimenti tra il 1997 e il 2001 per l&rsquo;Istat mostrano una significativa tendenza delle imprese ad internalizzare la produzione dei servizi ambientali: aumenti particolarmente significativi si registrano nel settore della gestione dei rifiuti dove gli investimenti passano dai 112 milioni di euro del 1997 ai 786 milioni del 2001; seguono il settore della gestione delle acque reflue che, nello stesso periodo, quadruplica i propri investimenti passando da 204 a 816 milioni di euro e il settore della protezione dell&rsquo;aria e del clima dove gli investimenti passano da 578 a 1.352 milioni di euro; ma &egrave; per l&rsquo;insieme dei settori ambientali compresi nella categoria &ldquo;altro&rdquo; - protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie; abbattimento del rumore e delle vibrazioni; protezione della biodiversit&agrave; e del paesaggio; protezione dalle radiazioni ricerca e sviluppo; altre attivit&agrave; di protezione dell&rsquo;ambiente - che si osserva la dinamica pi&ugrave; forte, con gli investimenti che passano da 167 milioni di euro nel 1997 a 1.210 milioni nel 2001.<br /><br />Il calo che caratterizza il successivo triennio 2002-2004 deriva da dinamiche differenti nei vari settori ambientali: nel settore della protezione dell&rsquo;aria e del clima gli investimenti continuano ad aumentare nel 2002 ma calano drasticamente nel 2003 per riprendere ad aumentare lievemente nel 2004; nei settori della gestione delle acque reflue e della gestione dei rifiuti, gli investimenti, dopo il forte calo del 2002, segnano un lieve incremento nel 2003 per poi diminuire nuovamente nel 2004; nei settori ambientali rientranti nella categoria &ldquo;altro&rdquo; la diminuzione degli investimenti caratterizza l&rsquo;intero periodo 2002-2004. <br /><br />Nel 2005 &ndash; conclude l&rsquo;Istat - la ripresa degli investimenti interessa tutti i settori ambientali; nel 2006 continuano ad aumentare gli investimenti per la protezione dell&rsquo;aria e del clima, mentre per gli altri settori ambientali si registra una lieve diminuzione.]]></content:encoded></item><item><title>L&#xb4;Italia verso Kyoto&#x2c; il governo si corregge in extremis</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:54:41+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-447</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-447</guid><content:encoded><![CDATA[<br />di Lucia Venturi<br />FONTE:www.greenreport.it<br /> Il Consiglio dei ministri che si &egrave; tenuto ieri ha approvato tra gli altri un provvedimento per la modifica del decreto legislativo n. 216 del 2006, che recepisce le direttive 2003/87 e 2004/101 in materia di scambio di quote di emissioni dei gas ad effetto serra, previsti dal protocollo di Kyoto. La necessit&agrave; di correzioni, spiega la relazione illustrativa al provvedimento, nasce da tre ordini di ragioni: &laquo;L&rsquo;esigenza di risolvere i numerosi problemi emersi in oltre un anno di applicazione della norma&raquo; con un particolare riferimento al Comitato che si occupa dell&rsquo;assegnazione della quota di emissioni. Una struttura giudicata &ldquo;inadeguata&rdquo; per la scarsa chiarezza in merito alle competenze attribuite, che ha &laquo;causato lentezza nei lavori e gravi difficolt&agrave; alle imprese&raquo;.<br /><br />Altra ragione che ha reso necessarie le modifiche ad appena un anno dalla sua entrata in vigore, &egrave; l&rsquo;esigenza di assicurare all&rsquo;Italia il pieno recepimento delle direttive europee (che il decreto non faceva) e la possibilit&agrave; di fare ricorso anche nel nostro paese ai crediti derivanti dai meccanismi di Kyoto nell&rsquo;ambito del sistema di scambi comunitario (e dati i ritardi nel raggiungimento degli obiettivi non &egrave; cosa da poco). <br /><br />In particolare si vuol dare un&rsquo;accelerazione ai meccanismi flessibili (Clean development mechanism) e di Joint implementation.<br />In base ai primi i paesi industrializzati e ad economie in transizione possono realizzare, nei paesi in via di sviluppo, progetti che conseguano un beneficio ambientale in termini di emissioni di gas serra e trasferire tali benefici (crediti) sull&acute;obbligo relativo al proprio paese; i meccanismi di Joint implementation permettono ad una societ&agrave; di un paese di realizzare un progetto che determini una riduzione delle emissioni di gas serra in un altro paese e spartire, in base a un accordo, i crediti delle emissioni evitate. <br /><br />Con le modifiche apportate dal decreto legislativo approvato ieri, infine, viene garantita la partecipazione dell&rsquo;Italia al primo quinquennio di scambi assicurando maggiore coordinamento nelle azioni a livello nazionale e internazionale. <br /><br />Per assicurare che tutto ci&ograve; avvenga nel migliore dei modi, al Comitato nazionale per la gestione delle quote di emissioni, vengono attribuiti nuovi compiti per migliorarne il funzionamento e per garantire un miglior coordinamento delle politiche nazionali sul cambiamento climatico, anche in previsione dell&acute;attuazione delle recenti proposte europee sugli obbiettivi al 2020 in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, di risparmio energetico e di diffusione delle fonti rinnovabili. <br /><br />Tra le funzioni attribuite al Comitato, rientrano il regolamento per l&acute;eventuale assegnazione di quote a titolo oneroso, la definizione dei criteri per la gestione del Registro nazionale delle emissioni (che verr&agrave; conservato dall&rsquo;Apat) e delle quote di emissione, la partecipazione con propri rappresentanti, ai lavori del Climate change committee o ad altre riunioni a livello europeo o internazionale. <br /><br />Il Comitato (diviso in un consiglio direttivo e una segreteria tecnica), che continuer&agrave; ad avere sede al ministero dell&rsquo;ambiente, sar&agrave; composto da otto membri, di cui tre nominati dal ministro dell&acute;Ambiente, tre dal ministro dello Sviluppo economico e due, con funzioni consultive, rispettivamente dal ministro delle Politiche europee e dalla Conferenza dei presidenti delle regioni integrati dalla partecipazione di due rappresentanti del ministero degli Esteri, per tutte le decisioni inerenti l&acute;attuazione dei meccanismi flessibili Cdm e Ji. <br /><br />E&rsquo; poi prevista la costituzione di un apposito gruppo di lavoro presso il Gestore dei servizi elettrici (Gse), di cui il comitato potr&agrave; avvalersi in termini di collaborazione, in considerazione del fatto che il Gse ha allestito uno sportello specifico proprio sui meccanismi flessibili Cdm e Ji, a sostegno di un ruolo internazionale anche del sistema produttivo italiano.<br />Infine, nel provvedimento vengono inserite le disposizioni sul &ldquo;Sistema nazionale per la realizzazione dell&acute;inventario nazionale dei gas serra&rdquo; (National system), che verr&agrave; gestito dall&rsquo;Apat, e che viene definito &laquo;fondamentale&raquo; affinch&eacute; &laquo;un Paese sia eleggibile alla partecipazione ai meccanismi flessibili&raquo; e al contempo, &laquo;in linea con le indicazioni di migliorare il coordinamento delle disposizioni di questo decreto con gli adempimenti collegati all&acute;attuazione del protocollo di Kyoto&raquo;. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI:STRAGE PER CATTURE ACCIDENTALI&#x2c; 300MILA CETACEI ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:54:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-446</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-446</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Oltre 300.000 fra balene, delfini e cetacei in generale muoiono ogni anno perche' finiscono impigliati nelle reti da pesca. E' il fenomeno del cosiddetto ''bycatch'', cioe' cattura accessoria e accidentale da parte dei pescatori, che nel caso dei cetacei e' la principale causa di mortalita', che spinge molte specie verso l'estinzione. A seconda del metodo di pesca utilizzato si parla di cattura accessoria o cattura accidentale: nel primo caso animali diversi da quelli desiderati vengono sempre all'amo; nel secondo caso la cattura di animali diversi dalle specie target non avviene in modo sistematico, ma puo' capitare. E non sono solo i cetacei le uniche vittime: dalle tartarughe marine alle foche, dagli squali agli uccelli marini, fino a piccoli pesci di poco valore commerciale, fino ai coralli, sono tanti gli animali uccisi in mare da attrezzi da pesca che raccolgono anche specie diverse da quelle mirate. Nel complesso, secondo le stime dell'ultimo rapporto del Wwf che fa il punto sul fenomeno del bycatch, si parla di miliardi di animali rimasti uccisi ogni anno nel mondo. Per questo il fenomeno e' una delle priorita' in tema di conservazione del Wwf. Ecco un quadro dei dati del rapporto: - IL PROBLEMA: fin dallo sviluppo, circa 50 anni fa, di attrezzi da pesca e imbarcazioni sempre piu' grandi e veloci, migliaia di km di reti e lenze vengono piazzati negli oceani del mondo tutti i giorni. Griglie moderne di pesca, spesso poco visibili ma solide, risultano molto efficienti nel catturare le specie mirate, ma anche qualsiasi altra cosa finisca sul loro cammino. Diversi milioni di tonnellate di vita marina finiscono per essere prese non intenzionalmente, per essere poi gettate o in alcuni casi utilizzate; - SPECIE A RISCHIO: oltre 300.000 cetacei, per cui il bycatch e'la principale causa di mortalita'; oltre 250.000 ogni anno fra tartarughe marine minacciate come le caretta caretta e a rischio estinzione come le tartarughe liuto cadono nel palangrese derivante, cioe' una lunghissima lenza con tanti ami in fila impiegata per tonni, pesce spada e altri pesci; 26 specie di uccelli marini, incluse 17 specie di albatro, sono minacciate di estinzione a causa di queste lunghe lenze, che uccidono oltre 300.000 uccelli marini ogni anno; l'89% degli squali martello e l'80% degli squali volpe e squali bianchi, sono scomparsi dall'Oceano Atlantico Nord orientale negli ultimi 18 anni, principalmente a causa della cattura accidentale e accessoria; - CONCLUSIONI: nonostante alcuni pescatori responsabili abbiano cominciato ad occuparsi del problema, mancano ancora iniziative a tappeto. La cattura non mirata potrebbe quindi costituire il tassello finale per diverse specie marine minacciate e contribuire al problema della pesca eccessiva di giovanili, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di alcuni Paesi poveri; - PROPOSTE: il problema sta cominciando ad essere considerato dall'industria della pesca. Alcune soluzioni esistono e altre sono in via di sperimentazione, grazie a pescatori, governi e organizzazioni non governative impegnati su questo fronte. Tra questi il Wwf, che sta sperimentando alcuni sistemi di pesca alternativi, da una griglia di pesca selettiva al Ted (Turtle excluder devices), un meccanismo che consente alla maggior parte delle tartarughe marine di uscire da un settore della rete, fino agli ami circolari, al posizionamento degli ami del palangrese derivante ad una profondita' maggiore per catturare solo pesci pelagici, reti da posta piu' sicure per i cetacei e reti selettive per prendere pesci adulti e far uscire quelli piccoli. (ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI:STORNI CANTANO MEGLIO PER INQUINANTI&#x2c; MA SONO MALATI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:54:39+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-445</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-445</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, - Fra gli effetti degli inquinanti sugli animali ce n'e' uno sorprendente: secondo uno studio dell' universita' di Cardiff, gli storni che mangiano vermi contaminati dagli estrogeni cantano meglio e attirano piu' femmine di quelli non contaminati. C'e' pero' un rovescio della medaglia, perche' questi inquinanti riducono anche il sistema immunitario degli uccelli. I ricercatori hanno sottoposto 12 storni ai livelli medi di estrogeni, ormoni femminili che vengono riversati nell'ambiente tramite scarichi industriali e domestici, trovati normalmente nei vermi che costituiscono la loro preda preferita. Gli uccelli 'estrogenati' hanno iniziato a cantare piu' a lungo e piu' spesso del gruppo di controllo non sottoposto agli inquinanti. Cosa ancora piu' importante, gli storni si sono mostrati in grado di produrre canzoni piu' complesse, che hanno attirato molte piu' femmine rispetto agli altri. <br /><br />''Abbiamo studiato anche il meccanismo con cui questo avviene - scrivono gli autori nello studio pubblicato dalla rivista Plos One - l'area del cervello che controlla la complessita' del suono e' molto piu' ampia (circa il 13% in piu') negli storni contaminati, e mostra anche una maggiore quantita' di recettori per gli estrogeni, che amplifica l'effetto di questi inquinanti''. Un canto migliore non significa pero' un altrettanto buono stato di salute. Lo studio ha rivelato che la risposta immunitaria degli storni contaminati e' inferiore del 50% a quella degli uccelli di controllo: ''Se le femmine 'investono' sugli storni contaminati, che sono meno in salute, per la riproduzione - e' la conclusione dell'articolo - diminuisce la loro capacita' di generare pulcini sani, con gravi conseguenze sulla popolazione totale''. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>INFEZIONE UCCIDE 2 DELFINI PARCO OLTREMARE&#x2c; ATTESA AUTOPSIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-29T09:54:38+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-444</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/24-february-2008#unique-entry-id-444</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - RICCIONE (RIMINI), 27 FEB - Da qualche mese erano diventati inappetenti, spesso in disparte e lontani dalle attivita' di gruppo. Poi, a un mese di distanza fra loro, sono morti entrambi, uccisi da un'infezione ancora sconosciuta. Sulla sorte di Bonnie e Bravo, i delfini ospiti del parco Oltremare di Riccione scomparsi rispettivamente il 18 gennaio e il 15 febbraio, potrebbe fare chiarezza l'esito dell'autopsia affidata all'Universita' di Padova. La coppia - Bonnie, 32 anni arrivata in Italia da Cuba, e Bravo, texano e 'italiano' di adozione dal 1982 - era all' Oltremare fin dall'apertura, nel 2004. A meta' dicembre i primi sintomi della malattia. A parte il cambiamento di abitudini e 'umorale' (insolito per i delfini, che sono molto socievoli), gli animali hanno manifestato diarrea e disturbi dell'apparato gastrointestinale. Ma l'infezione e' andata avanti nonostante la cura con antiobiotici, estendendosi anche a polmoni e reni. Dopo il decesso, e' stata disposta l'autopsia che e' ancora in corso nell'ateneo padovano. In particolare sono gli esami virologici quelli piu' lunghi per cui, secondo il presidente del parco Leandro Stanzani, si dovra' aspettare ancora un mese. Si teme comunque un virus simile a quello dell'influenza per gli uomini anche se, in assenza dell'agente patogeno, e' impossibile fare alcuna profilassi. Intanto, ha aggiunto Stanzani, nel parco riccionese ''la soglia di attenzione e' alta, l'ambiente e' tenuto ancor piu' sotto controllo e gli animali guardati a vista''. Attualmente Oltremare ospita altri nove delfini, compreso Achille, il cucciolo nato otto anni fa proprio dalla coppia scomparsa. Finora pare che ne' il piccolo ne' gli altri mammiferi abbiano avuto reazioni particolari. (ANSA). RED-GIO <br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: UE&#x2c; SERVONO SFORZI PER RIDURRE QUANTITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:36:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-443</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-443</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 2 FEB - L'Europa non puo' adagiarsi di fronte alla continua crescita del quantitativo di immondizia prodotta, perche' questo potrebbe compromettere nel lungo termine i progressi compiuti nel settore della gestione dei rifiuti. Queste le conclusioni dell'ultimo documento dell'agenzia europea dell'Ambiente, dal titolo 'Una migliore gestione dei rifiuti urbani ridurra' le emissioni di gas a effetto serra''. Nel 2020 infatti si prevede un aumento dei rifiuti urbani del 25% rispetto al 2005. Una quantita' pari a circa 340 milioni di tonnellate di immondizia, che potrebbe coprire un'area equivalente alla superficie del Lussemburgo con uno spessore di 30 cm oppure di Malta con uno spessore di 2,5 metri. Secondo l'agenzia europea dell'Ambiente, ''gli sforzi tesi a prevenire la produzione di rifiuti dovrebbero essere notevolmente intensificati'', a vantaggio della salute dei cittadini e del Pianeta. Con meno immondizia andrebbero a ridursi anche le emissioni di gas serra come il metano, uno dei sei gas soggetti al protocollo di Kyoto, legato sia all'agricoltura (specialmente al bestiame) sia alle operazioni di smaltimento dei rifiuti. Un ruolo chiave nella strategia europea per i rifiuti urbani e' quella di ricorrere meno alla discarica, con una maggiore riciclo e ricorso all'incenerimento. Di qui la riduzione delle emissioni di gas serra prodotte dalla gestione dei rifiuti al 2020. Ecco una quadro del rapporto Ue: - PRODUZIONE RIFIUTI UE: Nel 1995 ogni cittadino europeo ha prodotto in media 460 kg di rifiuti urbani. Questa quantita' e' aumentata fino a 520 kg pro capite nel 2004 ed entro il 2020 si prevede un ulteriore accrescimento fino a 680 kg pro capite. In totale, questo corrisponde a un aumento di quasi il 50% in 25 anni. Nel 2004 e' stato messo in discarica il 47% di tutti i rifiuti urbani della Ue. Una percentuale, spiega l'Agenzia europea per l'ambiente, destinata a calare ulteriormente entro il 2020 a circa il 35%. Grazie alle nuove politiche di riciclaggio, recupero energetico e sempre minore ricorso alla discarica, si prevede che il riciclaggio e altre operazioni di riciclo dei materiali aumenteranno entro il 2020, dall'attuale 36 % a circa il 42 %. Infine, l'incenerimento e' stato utilizzato nel 2004 per il 17 % dei rifiuti urbani ed entro il 2020 subira' un probabile aumento raggiungendo il 25 % circa; - - EMISSIONI GAS SERRA: Secondo l'Agenzia europea per l'ambiente, nel 2005 le emissioni di gas ad effetto serra derivanti dalla gestione dei rifiuti costituivano il 2% delle emissioni totali dell'Unione europea. Secondo le proiezioni, le emissioni nette di gas serra derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani dovrebbero scendere dal livello massimo di circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti l'anno, della fine degli anni Ottanta, a 10 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti entro il 2020. Tutto questo grazie ad una sempre migliore gestione del ciclo dei rifiuti. Nel bilancio generale del ciclo di gestione dei rifiuti, le emissioni prodotte dalla discarica nel 2020 costituiranno il 60% del totale, mentre il riciclaggio e l'incenerimento circa il 20% ciascuno. Dall'altro lato, il riciclaggio e l'incenerimento aumenteranno, rappresentando un risparmio (o emissioni di gas serra evitate) che andranno a controbilanciare le emissioni dirette. Entro il 2020 il 75% delle emissioni evitate totali sara' dovuto al riciclaggio e quasi il 25 % all'incenerimento. (ANSA). Y62-MRB <br />02/02/2008 18:00 ]]></content:encoded></item><item><title>Partecipazione e programmi ambientali&#x2c; Italia condannata dall&#xb4;Ue</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:34:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-442</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-442</guid><content:encoded><![CDATA[La sentenza della Corte di giustizia europea fa riferimento al ritardo con cui l&acute;Italia si &egrave; messa a norma rispetto ai termini stabiliti originariamente<br /><br />di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Con sentenza di oggi la Corte di Giustizia europea condanna l&rsquo;Italia per mancata attuazione della direttiva sulla partecipazione del pubblico nell&rsquo;elaborazione di piani e programmi in materia ambientale. L&rsquo;Italia, che comunque ora &egrave; in regola, non avendo messo in vigore nei tempi stabiliti le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva Ue, &egrave; venuta meno agli obblighi comunitari.<br /><br />La vicenda ha avuto inizio nel 2005 con la lettera di diffida e con il successivo parere motivato della Commissione: l&rsquo;Ue invitava lo Stato a conformarsi ai disposti Ue entro due mesi. L&rsquo;Italia rispondeva solo nel 2006 a seguito dell&rsquo;approvazione del Dlgs 152/2006 (contenente la direttiva di riferimento), ma la Commissione, ritenendo la risposta insoddisfacente e al di fuori del tempo massimo previsto, si rivolgeva alla Corte di Giustizia.<br /><br />Oggi quindi, pur essendo in regola con la direttiva europea sulla partecipazione, l&acute;Italia subisce una sentenza di condanna &ndash; dopo quella dell&rsquo;8 novembre 2007 relativa alla mancata attuazione della Vas da parte dell&rsquo;Italia &ndash; perch&eacute; la Corte non fa altro che ricordare che la regolarit&agrave; di un adempimento va valutata rifacendosi alla situazione dello Stato al momento della scadenza del termine fissato dal parere motivato. Dunque l&rsquo;iter legislativo nazionale posteriore alla scadenza di tale termine, non &egrave; oggetto dell&rsquo;esame che viene effettuato dalla Corte.<br /><br />E del resto secondo una giurisprudenza consolidata, lo Stato membro non pu&ograve; invocare norme, prassi o situazioni del suo ordinamento giuridico interno per giustificare l&rsquo;inosservanza degli obblighi e dei termini derivanti da una direttiva.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Conferenza sul clima alle Hawaii&#x2c; gli Usa respingono le accuse&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:32:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-441</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-441</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> Intervistato nel corso di una conferenza stampa a latere della seconda conferenza internazionale sul clima che si sta tenendo ad Honolulu, alle Hawaii, sotto il patrocinio del governo Usa, Boyden Gray, l&rsquo;ambasciatore americano presso l&rsquo;Unione Europea, ha difeso la politica del suo Paese sulla questione del riscaldamento globale, giudicando &laquo;ingiusta&raquo; l&rsquo;accusa che in molti fanno agli Stati Uniti per la loro resistenza verso gli obblighi e gli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra. <br /><br />&laquo;Non &egrave; giusto etichettare gli Stati uniti come un Paese che si rifiuta di onorare i suoi impegni obbligatori &ndash; ha detto Gray commentando i contributi dell&rsquo;Ue per la riduzione dei gas serra, rilevando anche che il governo americano opera &laquo;in maniera pi&ugrave; aggressiva sul piano della protezione ambientale&raquo; a cominciare dal &laquo;progetto di legge energetica firmato dal presidente George W. Bush il mese scorso&raquo;. Un progetto che, se &egrave; vero per la prima volta dopo 30 anni prevede norme sull&rsquo;efficienza dei carburanti dei veicoli a motore, &egrave; anche vero che &egrave; stato pesantemente contestato da molti Stati Usa, ad iniziare dalla California del governatore repubblicano Arnold Schwarzenneger, perch&eacute; Bush e l&rsquo;Environmental protection agency avrebbero ceduto alle pressioni delle grandi case automobilistiche mondiali e contrastato le leggi locali che proponevano limiti molto pi&ugrave; stringenti. <br /><br />Gray ha detto ai giornalisti che &laquo;l&rsquo;amministrazione Bush non si vergogna di non raggiungere gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto&raquo;, ed ha detto di sperare che la dichiarazione finale della conferenza di Honolulu &laquo;sar&agrave; il documento leader sul quale si baser&agrave; il vertice dei G8 a luglio&raquo;. Per l&rsquo;Onu ha parlato Ivo de Boer, il segretario esecutivo dell&rsquo;United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfcc), che dal palco della conferenza ha risposto indirettamente all&rsquo;ambasciatore Usa: &laquo;Il mondo nono pu&ograve; perdere altro tempo. Ora, tutti gli sforzi debbono essere concentrati su come affrontare sul terreno i negoziati sul cambiamento climatico, per essere pronti entro il 2009&raquo;, quando a Copenaghen si terr&agrave; la conferenza internazionali sul clima per mettere in campo le misure per il post-Kyoto.<br /><br />Alla International Climate Conference di Honolulu partecipano 150 delegati di 16 Paesi, l&rsquo;Unione Europea e l&rsquo;Onu, per discutere di sicurezza energetica e cambiamento climatico e la governatrice delle Havaii, Linda Lingle (nella foto), si &egrave; rivolta alle delegazioni chiedendo loro di condividere il motto delle isole: Ua mau ke ea o ka &acute;aina I ka pono (La vita della terra si perpetua nella giustizia).<br />&laquo;La nostra attuale situazione non &egrave; differente da quella del resto del mondo &ndash; ha detto la Lingle &ndash; ci troviamo di fronte alle spinte diverse di economia, sviluppo, crescita della popolazione, tecnologia. Non sono orgogliosa di dire che le Hawaii sono lo Stato pi&ugrave; dipendente dal petrolio in America. Abbiamo anche le pi&ugrave; alte tasse per i servizi degli Usa e i pi&ugrave; alti costi per la benzina e per il trasporto dei combustibili. Ci sono anche molte piccole isole, il che vuol dire che attualmente abbiamo un ridotto potere politico di interconnessione&raquo;. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Rapporto sull&#x2019;avifauna europea: in forte calo le specie legate alle aree agricole</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:31:32+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-440</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-440</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />E&rsquo; uscito a fine gennaio il rapporto &ldquo;State of Europe&rsquo;s Common birds 2007&rdquo;, curato da BirdLife International European Bird Censis Council e la Royal Society for the Protection of Birds, che analizza l&rsquo;andamento delle 124 specie pi&ugrave; diffuse in Europa, quelle non concentrate su territori delimitati ma sparse sul territorio. <br />Secondo il rapporto, nei 20 Paesi europei presi in esame si evidenzia &laquo;un calo per 54 specie, un aumento per 28 specie e una stabilit&agrave; per altre 27 specie. Delle 54 specie in calo, ben 33 sono tipiche degli ambienti agricoli, praticamente dimezzati in 25 anni. Il loro calo, in media, &egrave; stato del 44 per cento. A preoccupare &egrave; il declino marcato di specie una volta familiari in questo ambiente, come la Starna (nella foto), la Pavoncella e la Tortora. <br /><br />Nella &ldquo;top ten&rdquo; delle specie pi&ugrave; in crisi, quelle agricole hanno conquistato ben sei posti su dieci: la Cappellaccia &egrave; in calo del 95%, la Starna del 79%, il Torcicollo (-74%) la Tortora del 62%, la Pavoncella del 51% e il Verzellino (-41%). Tra le specie della &ldquo;top ten&rdquo; del declino, ma non tipiche dell&rsquo;ambiente agricolo, troviamo il Picchio rosso minore (-81%), il Culbianco (-70%), l&rsquo;Usignolo (-63%), la Cincia bigia alpestre (-58%)&raquo;.<br /><br />Altre specie sono invece in ripresa: Frosone (+658%), Balia dal collare (+182%), Corvo imperiale (+118%), Capinera (+82%), Poiana (+80%), Picchio nero (+77%), Colombaccio (+71%), Tortora dal collare orientale (+59%), Lui piccolo (+56%) e Picchio verde (+43%). Il rapporto fa parte del Pan European Common Bird Monitoring Schemes elaborato dall&rsquo;European Bird Census Council, da BirdLife International, dalla britannica Royal Society for the Protection of Birds e da da Statistic Netherlands ed &egrave; costituito da un insieme di indicatori di biodiversit&agrave; tra i pi&ugrave; completi in Europa. <br /><br />La Lipu spiega che &laquo;anche per l&rsquo;Italia, come gi&agrave; evidenziato l&rsquo;anno scorso dai dati finali del progetto MITO2000 curato da FaunaViva e Centro Italiano Studi Ornitologici, che ricalca sul versante nazionale l&rsquo;impostazione del Pan European Common Bird Monitoring Schemes, la diminuzione delle specie agricole &egrave; molto marcata. Le specie pi&ugrave; colpite in Italia sono la Rondine, il Balestruccio, il Beccamoschino, il Saltimpalo, l&rsquo;Allodola, l&rsquo;Averla piccola, la Ballerina bianca, i passeri (Passera d&rsquo;Italia e Passera mattugia), sui quali la Lipu ha lanciato di recente il progetto &ldquo;SOS passeri&rdquo;, e lo Storno&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; accordo Cina-Russia&#xa;Putin: &#xab;Innalzare la protezione dell&#x2019;ambiente al rango dei doveri fondamentali&#xbb;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:30:21+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-439</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-439</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Sono lontani gli anni degli scontri di confine sull&rsquo;Amur (Nella foto) tra l&rsquo;Armata rossa e l&rsquo;Esercito popolare... Il ministro cinese degli affari esteri Yang Jiechi ed il ministro russo delle risorse naturali Yuri Trutnev hanno firmato un accordo per l&rsquo;utilizzo e la protezione delle vie d&rsquo;acqua transfrontaliere. Secondo la dichiarazione emessa a Pechino dalle delegazioni dei due Paesi, &laquo;l&rsquo;accordo precisa il quadro, i contenuti ed i metodi della cooperazione bilaterale e fornisce le basi legali della cooperazione futura. L&rsquo;accordo indica che i due Paesi sono entrati in una nuova fase di cooperazione nell&rsquo;utilizzo e nella protezione dell&rsquo;acqua, e permetter&agrave; di promuovere un partenariato strategico di cooperazione tra la Cina e la Russia&raquo;.<br /><br />Cina e Russia condividono circa 3.500 chilometri di corsi e specchi d&rsquo;acqua transfrontalieri, tra i quali fiumi Amur (che i cinesi chiamano Heilongjiang), l&rsquo;Ussuri (Wusuli), l&rsquo;Ergun e il lago Khanka (Xingkai). Intanto a Mosca, nel corso di una riunione del consiglio di sicurezza della Russia, il vice primo ministro Dmitri Medvedev dice che &laquo;la qualit&agrave; dell&acute;ambiente deve figurare tra gli standards sociali russi consacrati giuridicamente. Malgrado l&acute;esistenza di una legislazione speciale, questo non stimola il passaggio verso tecnologie ecologicamente efficaci rispettose della natura. La legislazione deve ormai assicurare una qualit&agrave; ambientale soddisfacente, in quanto standard sociale&raquo;.<br /><br />Medvedev ha annunciato che emendamenti destinati alla protezione della natura ed a intensificare l&rsquo;efficienza energetica dell&rsquo;economia saranno introdotti nella legislazione russa prima della fine del 2008. L&rsquo;impegno &egrave; condiviso dal presidente Putin che si appresta a diventare capo del governo non appena lascer&agrave; la sua poltrona attuale. &laquo;I compiti maggiori dell&rsquo;attuale momento &ndash; ha detto Putin nella riunione - consistono, in primo luogo, nell&rsquo;applicare integralmente e progressivamente le decisioni gi&agrave; adottate e, secondariamente, nel creare un sistema efficace di sicurezza ecologica nel Paese. Questo sistema deve poter neutralizzare in maniera efficace i fattori tecnici e antropogenici dell&rsquo;inquinamento e permettere di far fronte ai nuovi problemi ed alle sfide che sorgeranno in questo campo. L&acute;importanza di problemi ecologici &ndash; ha concluso il presidente russo &ndash; deve essere messa in evidenza e dobbiamo dar loro una soluzione costruttiva. Occorre innalzare la protezione dell&rsquo;ambiente al rango dei doveri fondamentali e quotidiani degli amministratori a tutti i livelli&raquo;.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Greenpeace e scienziati Usa e canadesi: &#xab;Attenti all&#x2019;acquacoltura e al ciclo dell&#x2019;azoto&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-02-04T14:29:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-438</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/03-february-2008#unique-entry-id-438</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Greenpeace ha presentato al Seafood Summit 2008, la fiera mondiale dell&rsquo;acquacoltura che si &egrave; appena conclusa a Barcellona, un rapporto, elaborato dai suoi esperti dell&rsquo;universit&agrave; di Exeter, che evidenzia i rischi degli attuali metodi di allevamento di pesci e crostacei. Il Rapporto indica non solo i problemi ma anche possibili soluzioni perch&eacute; &laquo;l&rsquo;acquacoltura la smetta di fare disastri e si caratterizzi come un sistema di produzione a misura d&rsquo;uomo&raquo;.<br /><br />&laquo;Oggi &ndash; spiega il rapporto - l&rsquo;acquacoltura &egrave; il comparto della produzione alimentare (di origine animale) con la crescita maggiore e fornisce il 43% del pesce per uso alimentare. La crescita &egrave; stata notevole sia per numero di specie allevate (il 97% delle specie allevate oggi (circa 430 specie, quindi) sono state addomesticate solo negli ultimi 100 anni) che per quantit&agrave; di prodotto: i dati FAO affermano che dal 2000 al 2005 la produzione mondiale di acquacoltura &egrave; passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate (Mt) con un incremento del 34,65% che &egrave; stato maggiore per le specie d&rsquo;acqua dolce (da 21,2 a 28,9 Mt: +36,32%) rispetto a quelle di mare (da 15,4 a 18,9 Mt: + 32,17%)&raquo;. Alessandro Giann&igrave;, responsabile della campagna mare di Greenpeace, spiega che &laquo;Oggi, l&rsquo;acquacoltura non &egrave; la panacea che molti indicano per risolvere il problema dei rifornimenti di pesce, diminuiti a causa dalla pesca eccessiva. In tutto il mondo, l&rsquo;acquacoltura spesso causa inquinamento, usa sostanze chimiche e farmaceutiche pericolose e viola i diritti umani, compresa la sicurezza dei lavoratori&raquo;.<br /><br />Uno dei problemi sarebbe la farina di pesce, dalla quale l&rsquo;acquacoltura &egrave; dipendente per fornire cibo alle specie ittiche pregiate che finiscono sui mercati pi&ugrave; ricchi: &laquo;Per &lsquo;produrre&rsquo; un chilo di pesce d&rsquo;acquacoltura sono necessari mediamente tra 2,5 e 5 kg di pesce trasformato in farina o olio &ndash; spiega il rapporto - Per alcune specie, il consumo &egrave; molto maggiore: per ingrassare di un chilogrammo un tonno in uno dei troppi impianti del Mediterraneo, si impiegano mediamente 20 kg di pesce scongelato. In altre parole, spesso l&rsquo;acquacoltura inasprisce il problema della pesca eccessiva che, in teoria, dovrebbe risolvere&raquo;.<br /><br />Gli allevamenti pi&ugrave; impattanti sarebbero quello dei gamberi tropicali, del salmone, del tonno rosso del Mediterraneo e della tilapia un pesce tropicale di acqua dolce.<br />Il rapporto si chiude con alcune raccomandazioni di Greenpeace che &laquo;non considera sostenibile l&rsquo;allevamento di specie con mangimi contenenti farina o olio di pesce che deriva da una pesca non sostenibile. In ogni caso, l&rsquo;uso di questi mangimi non &egrave; sostenibile se il rapporto di conversione (tra mangime usato e pesce prodotto) &egrave; inferiore ad uno e c&rsquo;&egrave; quindi una perdita di proteine animali. Dovrebbero essere utilizzati mangimi provenienti da produzioni agricole sostenibili e i grassi omega 3 dovrebbero derivare da prodotti vegetali&raquo;. Greenpeace non considera sostenibile l&rsquo;acquacoltura che produce, con scarichi e reflui,<br /><br />impatti negativi sull&rsquo;ambiente circostante. Occorre incentivare l&rsquo;uso di sistemi chiusi. Pollice verso anche per l&rsquo;acquacoltura che causa effetti negativi alla flora e fauna locale o rappresenta un rischio per le popolazioni selvatiche, per quella che dipende dalla raccolta di esemplari giovanili per l&rsquo;allevamento. Gli ambientalisti chiedono che sia vietato l&rsquo;allevamento di pesci transgenici e che la densit&agrave; degli allevamenti sia tale da minimizzare il rischio e la trasmissione di malattie, minimizzando necessit&agrave; di trattamenti farmacologici. Greenpeace non considera sostenibile l&rsquo;acquacoltura che distrugge o erode le risorse locali, come l&rsquo;acqua potabile o le foreste a mangrovie, minaccia la salute umana, non assicura il benessere economico e sociale delle comunit&agrave; locali. <br /><br />Al rapporto di Greenpeace viene oggi un altro sostegno scientifico: in un articolo pubblicato su &ldquo;Nature Geoscience&rdquo;, Roxane Maranger e Nina Caraco dell&rsquo;universit&agrave; di Montreal spiegano che gli impianti di acquacoltura alterano il ciclo dell&rsquo;azoto e sono tra i responsabili del declino della qualit&agrave; delle acque costiere. Lo studio, curato da ricercatori Usa e canadesi, ha esaminato per la prima volta 58 regioni costiere del pianeta ed evidenzia come la mancanza di una gestione sostenibile possa avere estese conseguenze sugli ecosistemi. <br />I ricercatori spiegano che &laquo;Il pesce accumula azoto come biomassa, e quando gli esseri umani lo pescano per consumarlo, riportano parte di questo azoto terrestre alla terraferma. Sebbene l&rsquo;azoto sia essenziale per animali e piante che vivono negli oceani, il trasferimento di azoto operato dall&rsquo;uomo dalla terraferma verso gli oceani ha determinato un innalzamento brusco dei livelli di questo elemento nelle acque costiere nell&rsquo;ultimo decennio. I fertilizzanti ricchi di azoto finiscono poi nei mari, attraverso i fiumi. I resti di fertilizzanti rappresentano una significativa fonte di inquinamento da azoto per molte regioni costiere in tutto il mondo&raquo;.<br /><br />Secondo il rapporto, 40 anni fa &laquo;gli allevamenti di pesce rimuovevano circa il 60% dell&rsquo;azoto presente negli oceani costieri che proveniva da fertilizzanti. Oggi questa percentuale &egrave; scesa al 20%&raquo;. E Maranger spiega che &laquo;dal punto di vista storico non &egrave; una buona notizia. L&rsquo;aumento dei livelli di azoto negli ecosistemi costieri in tutto il mondo ha come effetto l&rsquo;eccessiva crescita vegetale la mancanza di ossigeno, nonch&eacute; la drastica riduzione della qualit&agrave; dell&rsquo;acqua e delle popolazioni di pesci e di altri animali&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti: arriva Thor&#x2c; il sistema di riciclaggio indifferenziato ideato dal CNR che offre innumerevoli vantaggi ambientali ed economici&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-19T19:56:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-437</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-437</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: CNR, Ufficio Stampa www.cnr.it <br />Un sistema sviluppato dal Cnr permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti differenziati. Costa un quinto della spesa per lo smaltimento di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile dal potere calorico elevato<br />Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la &ldquo;tragedia&rdquo; della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com&rsquo;&egrave; noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Societ&agrave; ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall&rsquo;elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.<br />Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) &egrave; una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili. <br />Come un &lsquo;mulino&rsquo; di nuova generazione, l&rsquo;impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell&rsquo;intero processo &egrave; una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualit&agrave;. <br />&ldquo;Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico&rdquo;, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell&rsquo;Ismn-Cnr e inventore di Thor, &ldquo;compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici&rdquo;. E&rsquo; possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la &lsquo;pirolisi&rsquo;. L&rsquo;impianto &egrave; completamente autonomo: consuma infatti parte dell&rsquo;energia che produce e il resto lo cede all&rsquo;esterno. <br />Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l&rsquo;ora e non ha bisogno di un&rsquo;area di stoccaggio in attesa del trattamento; &egrave; completamente meccanico, non termico e quindi non &egrave; necessario tenerlo sempre in funzione, anzi pu&ograve; essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando cos&igrave; lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, &egrave; stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove &egrave; necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro. <br />L&rsquo;impianto pu&ograve; essere montato su un camion o su navi. In quest&rsquo;ultimo caso, la produttivit&agrave; di un impianto imbarcato pu&ograve; salire oltre le dieci tonnellate l&rsquo;ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un &lsquo;pirolizzatore&rsquo;, pu&ograve; essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all&rsquo;esterno.<br />&ldquo;Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l&rsquo;anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale&rdquo;, spiega Paolo Plescia. &ldquo;Per una identica quantit&agrave;, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie&rdquo;.<br />Un esempio concreto delle sue possibilit&agrave;? &ldquo;Un&rsquo;area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi&rdquo;, informa il ricercatore. &ldquo;Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali &egrave; compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile&rdquo;. Il resto dei rifiuti &egrave; acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor &egrave; sterilizzato perch&eacute; le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile&rdquo;.<br />Un&rsquo;altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunit&agrave; dove scarseggia l&rsquo;acqua potabile, consiste nell&rsquo;utilizzazione dell&rsquo;energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.<br />Roma, 7 gennaio 2008 <br />La scheda<br />Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani <br />Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr<br />Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06,90672826 &ndash; 335.1335852, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it , p.plescia@assing.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: KYOTO; DAL 1/O GENNAIO VIA ACCORDO ANTI-EMISSIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-19T19:56:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-436</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-436</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Entra in azione dal primo gennaio 2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal 1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche in termini economici, che terminera' il 31 dicembre del 2012. In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale, facendo riferimento ai livelli del 1990. <br />L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al 1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel 2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto ''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le emissioni dell'1,5%''. <br />Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere ratificato il documento. <br /><br />Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto: <br />- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%; <br />- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a 21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40 euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;<br />- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli, membro del comitato attuazione della direttiva emission trading del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote. Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell' emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu'''; <br />- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito (Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Per la Corte costituzionale il &#x22;puzzo&#x22; &#xe8; reato&#xa;Anche le &#x201c;molestie olfattive&#x201d; su scala industriale costituiscono reato di &#x201c;gettito di cose pericolose&#x201d;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-19T19:56:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-435</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-435</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte.www.greenreport.it<br /> Anche le &ldquo;molestie olfattive&rdquo; su scala industriale costituiscono reato di &ldquo;gettito di cose pericolose&rdquo;: lo dice la Corte costituzionale sezione penale con sentenza di ieri. Una linea intransigente quella della Suprema Corte nei confronti delle fabbriche che producono odori che superano la &ldquo;stretta tollerabilit&agrave;&rdquo;, ma che in ogni caso (giusta o sbagliata) sopperisce a un vuoto legislativo esistente in materia.<br />La presenza di odori sgradevoli &egrave; considerato un serio fattore di alterazione del benessere psicofisico e pu&ograve; provocare malesseri fisici e sgradevoli e sensazioni di disagio. Ma nella maggior parte dei casi la situazione di inquinamento olfattivo non sottolinea l&rsquo;insorgenza di particolari pericoli reali per la salute dei cittadini perch&eacute; la concentrazione dei composti responsabili degli odori sgradevoli sono inferiori alle soglie di pericolo o in altri casi soglie di pericolo codificate non esistono. Ed &egrave; proprio in questo caso che i problemi maggiori nascono.<br />Una normativa specifica sulle molestie olfattive infatti, non esiste e per questo gli operatori come i giudici devono fare riferimento ad articoli del codice civile, penale, normative regionali, leggi statali datate e singoli Decreti ministeriali che non riguardano direttamente le sostanze odorifere. Cos&igrave; come non esistono parametri, metodi e linee d&rsquo;approccio sperimentate e comuni per il controllo.<br />Per&ograve; &egrave; indubbio che le molestie odorose provocano nei soggetti esposti vivaci reclami presso le amministrazioni locali e ricorsi presso i tribunali. Ne consegue prima di tutto, che il contenimento dell&rsquo;inquinamento olfattivo &egrave; uno dei fattori da considerare per la compatibilit&agrave; ambientale delle industrie. <br />Ma far fronte a questo tipo d&acute;inquinamento pu&ograve; risultare molto complesso: una riduzione delle emissioni magari con l&rsquo;applicazione di tecnologie appropriate da parte degli impianti non elimina necessariamente il disturbo sofferto dagli abitanti, poich&eacute; ogni individuo ha la propria soglia di percezione degli odori. E l&rsquo;individuazione della categoria di reato nella quale far rientrare questi tipi di situazioni risulta arduo e influenzabile dalla soggettivit&agrave; dell&rsquo;operatore.<br />Per non parlare poi delle situazioni in cui gli odori non tollerabili derivino da impianti per esempio di compostaggio, dove il contemperamento degli interessi tra esigenze di recupero dei residui organici e le ragioni della propriet&agrave; &egrave; previsto dalla normativa sulle emissioni. Anche qui non esistendo dei parametri oggettivi per valutare la tollerabilit&agrave; dell&rsquo;odore diventa difficile dirimere le controversie non solo a livello giuridico ma anche da parte delle pubbliche amministrazioni che si trovano a far fronte alle proteste di comitati o di singoli cittadini.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Nucleare iraniano&#x2c; mentre si tratta e si accusa&#x2c; la Russia rifornisce Teheran&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-19T19:56:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-434</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/13-january-2008#unique-entry-id-434</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> L&rsquo;organizzazione dell&rsquo;energia atomica iraniana ha annunciato che oggi la Russia ha fornito all&rsquo;Iran un nuovo lotto di 11 tonnellate di combustibile nucleare per il funzionamento della centrale atomica di Buchehr. &laquo;In febbraio termineremo il rifornimento ed il lavoro comincer&agrave; realmente alla centrale in luglio-agosto&raquo; ha detto Sergei Kirienko, il direttore generale della holdig statale dell&rsquo;energia nucleare russa Rosatom. <br />La Russia prosegue dunque a rifornire di combustibile e tecnologia atomiche l&rsquo;Iran, mentre all&rsquo;Agenzia internazionale dell&rsquo;energia atomica di Vienna il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, conferma ad El-baradei ed ai giornalisti che &laquo;il problema posto dal programma nucleare iraniano non &egrave; ancora regolato. La comunit&agrave; mondiale non permetter&agrave; che una tecnologia che conduce alla creazione dell&rsquo;arma nucleare si sviluppi in questa regione&raquo;. Una regione che in realt&agrave; allora comprenderebbe anche Israele e Pakistan che quell&rsquo;arma ce l&rsquo;hanno ed Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che hanno appena commissionato 3 centrali nucleari alla Francia. <br />Per Steinmeier i risultati della recente visita di el-Baradei a Teheran serviranno all&rsquo;avvio di una discussione costruttiva tra i Sei (Russia, Usa, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia) nel prossimo incontro sull&rsquo;Iran che si terr&agrave; a Berlino.<br />Intanto, mentre la Russia discute con gli altri e rifornisce l&rsquo;Iran da sola, a Pechino il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniana Said Jalili, ha detto che i negoziati con la Cina sul nucleare sono &laquo;costruttivi e positivi. Durante questi negoziati, la parte cinese a salutato la cooperazione tra Iran ed Aiea&raquo; riferisce l&rsquo;agenzia iraniana Irna.<br />I ministro cinese degli esteri, Yang Jiechi sta svolgendo una difficile mediazione anche per conto degli occidentali, e vuole tenere aperta la porta della cooperazione Iran-Aiea e regolare la questione nucleare iraniana esclusivamente per via diplomatica, anche perch&eacute; a Pechino il petrolio iraniano interessa molto e vede come il fumo negli occhi i proclami guerreschi di Bush e l&rsquo;embargo contro Teheran. <br />"La questione nucleare iraniana &ndash; ha detto Yang &ndash; &egrave; attualmente ad un punto cruciale. La Cina spera che tutte le parti interessate, tra le quali l&rsquo;Iran, dispieghino sforzi congiunti per riprendere i negoziati il pi&ugrave; presto possibile, al fine di promuovere una soluzione completa ed appropriata della questione&raquo;. <br />Gli ineffabili Russi avevano accolto solo ieri a Mosca il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, preoccupatissima per il proseguimento delle attivit&agrave; di arricchimento dell&rsquo;uranio in Iran che secondo lei &laquo;testimoniano l&rsquo;obiettivo militare del programma nucleare iraniano. Dal momento che la Russia deciso di fornire i combustibile nucleare per la centrale di Buchehr, le attivit&agrave; di arricchimento dell&acute;uranio non possono proseguire che a fini militari&raquo;.<br />La Livni ha ricordato che i servizi segreti americani sono convinti che l&rsquo;Iran ha tentato di realizzare clandestinamente un&rsquo;arma nucleare (proprio come a suo tempo fece Israele).<br />&laquo;L&acute;Iran rappresenta una minaccia, perch&eacute; la sua ideologia sfiora la follia, perch&eacute; tenta di entrare in possesso di armi nucleari in violazione del trattato di non-proliferazione, perch&eacute; nulla pu&ograve; escludere delle fughe di tecnologia nucleare e l&rsquo;&rdquo;effetto domino&rdquo; quando altri Paesi &ldquo;moderati&rdquo; accelereranno il passo per dotarsi dell&rsquo;arma nucleare&raquo;. <br />L&acute;Iran continua a giurare sulla natura pacifica del suo programma nucleare e si rifiuta, ben sostenuto da Mosca, di sospendere l&rsquo;arricchimento dell&rsquo;uranio che, dice la Repubblica islamica, non &egrave; vietato per fini civili dal trattato di non proliferazione nucleare. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Nel nuovo codice dell&#xb4;ambiente i princ&#xec;pi del diritto ambientale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-04T20:07:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-433</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-433</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Il nuovo Codice ambientale approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 21 dicembre 2007, porta con s&eacute; una grande novit&agrave; per il nostro ordinamento giuridico: introduce e codifica i principi generali sulla produzione del diritto ambientale. Il principio di precauzione, di prevenzione, di correzione dei danni ambientali in via prioritaria alla fonte, di &ldquo;chi inquina paga&rdquo; e dello sviluppo sostenibile d&rsquo;ora in avanti costituiscono le regole generali della materia ambientale nell&rsquo;adozione degli atti normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell&rsquo;emanazione degli atti di natura contingibile e urgente. <br />La parte prima del Dlgs 1562/06 ora denominata &ldquo;Disposizioni comuni e principi generali&rdquo; non &egrave; pi&ugrave; composta da solo tre articoli ma a questi se ne aggiungono altri cinque.<br />I principi generali assumono una grande importanza nella produzione del diritto dell&rsquo;ambiente per tre motivi fondamentali. Prima di tutto perch&eacute; il diritto all&rsquo;ambiente proprio per la rapidit&agrave; e la trasversalit&agrave; della sua formazione, ha bisogno di punti fermi generalmente condivisi e stabili che permettono di coordinare e organizzare la materia.<br />Poi perch&eacute; le disposizioni normative o regolamentari che si riferiscono indirettamente o direttamente all&rsquo;ambiente costituiscono una massa in crescente espansione la cui sistemazione diviene assai ardua senza norme di livello indiscutibilmente superiore e di carattere generale che permettono l&rsquo;orientamento e una classificazione.<br />E infine perch&eacute; i principi, a differenza delle norme vincolanti, sono formulati in modo sufficientemente astratto da permettere a ciascuno di sentirsi in dovere di rispettarli (o pi&ugrave; spesso di pretendere di rispettarli) senza incorrere in sanzioni o verifiche di carattere giurisdizionale.<br />In altre parole i principi del diritto all&rsquo;ambiente ancor pi&ugrave; se codificati e messi nero su bianco in un testo giuridico, costituiscono un insieme di regole non direttamente produttivo di vincoli giuridici o obblighi, ma tuttavia dotato di una consistente forza persuasiva che pu&ograve; condurre alla formazione di diritto positivo vincolante. <br />Ed &egrave; proprio in questo modo che anche l&rsquo;ordinamento italiano &ndash; che nella propria Costituzione non prevede esplicitamente l&rsquo;ambiente come un valore in s&eacute; &ndash; inizia a concepire (almeno in teoria) il diritto ambientale in modo polivalente assumendo come punto focale non solo l&rsquo;aspetto oggettivo (costituito dalla tutela del territorio, del paesaggio, degli ecosistemi, delle risorse naturali) e l&rsquo;aspetto soggettivo antropocentrico (costituito dalla protezione della popolazione dall&rsquo;inquinamento e dunque della tutela della salute) ma, anche quello dello sviluppo sostenibile.<br />Questo aspetto pone quindi come contenuto e fine del diritto dell&rsquo;ambiente la creazione di standard equi per l&rsquo;uso delle risorse naturali e di regole adeguate per l&rsquo;integrazione del fattore ambiente nelle politiche economiche e sociali (almeno in teoria). In altre parole il principio dello sviluppo sostenibile pone in luce che l&rsquo;oggetto del diritto dell&rsquo;ambiente non &egrave;, se non in senso traslato, l&rsquo;ambiente, ma la regolamentazione della presenza e della attivit&agrave; umana in quanto incide in modo qualitativamente sensibile e quantitativamente rilevante sull&rsquo;ambiente. <br />Del resto l&rsquo;ambiente come lo definisce una storica sentenza della Corte di Giustizia internazionale del 1999 &ldquo;non &egrave; una astrazione, ma rappresenta lo spazio vitale, la qualit&agrave; della vita e la salute degli essere umani incluse le generazioni future&rdquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>A febbraio parte la prima inchiesta sull&#x2019;inquinamento cinese . &#xa;Intanto la pi&#xf9; grande azienda chimica del Paese&#x2c; la ChemChina&#x2c; si &#xe8; data un obiettivo di emissioni zero&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-04T20:07:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-432</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-432</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Il direttore dell&rsquo;Amministrazione di Stato per la protezione ambientale (Sepa), Zhou Shengxian ha annunciato che il governo Cinese avvier&agrave; a febbraio la prima inchiesta in Cina sulle fonti di inquinamento residenziali, agricole, e industriali e definire il numero delle installazioni di trattamento degli inquinanti operative.<br />I primi due mesi dell&rsquo;indagine saranno dedicati a raccogliere dati ed informazioni che saranno meticolosamente valutate dalla Sepa e ministero dell&rsquo;agricoltura. Ogni provincia, regione autonoma e municipalit&agrave; della Cina dovr&agrave; realizzare un ufficio incaricato dell&rsquo;inchiesta. <br />&laquo;I risultati dell&rsquo;inchiesta &ndash; spiega Zhou Shengxian &ndash; non saranno legati ad alcuna sanzione o valutazioni relative alla performance delle amministrazioni locali. Amministrazioni pubbliche, aziende ed istituzioni non dovranno temere ripercussioni ma devono comunque assicurare di fornire risultati credibili e veritieri&raquo;.<br />Per preparare l&rsquo;inchiesta il governo di Pechino aveva gi&agrave; stanziato 737 milioni di yuans (circa 100 milioni di dollari) nel 2007, infatti uno dei problemi per la riduzione dell&rsquo;inquinamento in Cina &egrave; la mancanza di dati e statistiche degni di fiducia per capire anche quanto incidano kle iniziative contro l&rsquo;inquinamento gi&agrave; avviate. <br />Buone notizie, o meglio buone promesse, vengono dalla pi&ugrave; grande azienda chimica del Paese, la ChemChina, che si &egrave; data un obiettivo di emissioni zero. <br />Nel corso di una conferenza stampa, Ren Jianxin, presidente del colosso chimico cinese, ha annunciato diversi progetti pilota per arrivare alle emissioni zero ed un investimento speciale di 700 milioni di yuans. &laquo;Nel 2008, la ChemChina ridurr&agrave; il suo consumo energetico per unit&agrave; di produzione del 7% - ha detto Ren &ndash; mentre emissioni di acqua utilizzata, di diossido di carbonio e di diossido di zolfo saranno abbassate di oltre il 3%&raquo;. <br />La ChemChina, un colosso nato nel 2004 che occupa gi&agrave; il trentacinquesimo posto tra le 500 pi&ugrave; grandi imprese del Paese, vanta gi&agrave; successi nel trattamento delle acque, nel risparmio energetico e nella riduzione delle emissioni di gas serra con investimenti per 800 milioni di yuans nel 2007 e 18 dei suoi maggiori impianti hanno ridotto di 222.600 tonnellate equivalenti di CO2 le loro emissioni e ridotto il loro consume energetico di oltre il 7%. Le sue principali attivit&agrave; riguardano i nuovi materiali e le materie prime, prodotti chimici specifici, le raffinerie petrolifere e i prodotti chimici per l&rsquo;agricoltura. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Petizioni per fermare tre centrali atomiche Usa&#xa;&#x9;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-04T20:07:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-431</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-431</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La percezione che abbiamo in Italia di un nucleare americano che prospera senza nessun contrasto e protesta non potrebbe essere pi&ugrave; sbagliata. Nove associazioni Usa di consumatori ed ambientaliste hanno chiesto alla Nuclear regulatory commission (Nsc) di sospendere tutti i rinnovi delle licenze per le centrali nucleari in attesa di un accurato controllo federale, accusando la Nst di non avere la capacit&agrave; e la competenza per controllare le informazioni sulla sicurezza tecnica che vengono presentate direttamente dai gestori degli impianti.<br />Le associazioni chiedono la sospensione delle licenze e l&rsquo;ispezione federale dopo aver accertato che gli ispettori della Nsc avevano copiato integralmente i dati forniti loro dalle centrali nucleari di Turkey Point , in Florida, e di Ginna a New York, senza verificare se i programmi di sicurezza standardizzati venivano davvero rispettati. Insomma i &ldquo;controllori&rdquo; prendono per buoni i dati dei controllati, senza nemmeno mettere in atto procedure per verificare se le procedure di sicurezza usate nelle centrali erano messe in atto correttamente.<br />Nonostante questo le licenze di Turkey Point sono state rinnovate nel 2002 e quelle di Ginna nel 2004.<br />Un altro comitato sta cercando di impedire che la licenza della centrale nucleare di Oyster Creek (nella foto), ad Ocean Country, nel New Jersey sia prorogata per altri 20 anni. Si tratta della pi&ugrave; grande centrale &ldquo;privata&rdquo; nucleare degli Usa, in funzione dal 1969 e la cui licenza scadrebbe nel 2009.<br />La correttezza delle operazioni in corso a Oyster Creek sono state messe in dubbio da una recente sentenza che ha dato ragione agli ambientalisti riguardo alla carenza di controlli, ma che ha prorogato comunque l&rsquo;esercizio dell&rsquo;impianto.<br />Anche nell&rsquo;Hudson River la Entergy Nuclear Northeast ha chiesto di prorogare di altri 20 anni la sua licenza per la Indian Point nuclear e anche qui fioccano i ricorsi, visto che &egrave; al centro di un&rsquo;area abitata da 20 milioni di persone che considerano i controlli insufficienti.<br />Oltre a associazioni, gruppi e comitati locali, fanno parte del comitato Stroc che ha avviato le petizioni anche New Jersey Environmental Federation, Nuclear Information and Resource Service, New Jersey Sierra Club, New Jersey Public Interest Research Group, Jersey Shore Nuclear Watch, Grandmothers, Mothers e More for Energy Safety.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Dalla finanziaria 5 milioni per rimuovere l&#xb4;amianto dagli edifici pubblici . &#xa;Aperto un fondo e previsto un programma decennale per il risanamento delle strutture pubbliche&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-01-04T20:00:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-430</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/30-december-2007#unique-entry-id-430</guid><content:encoded><![CDATA[di Diego Barsotti<br />fonte:www.greenreport.it<br />La finanziaria 2008 ha aperto un Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici, per il finanziamento degli interventi finalizzati ad eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici.<br />Un provvedimento importante, che arriva a distanza di 15 anni dalla legge del 1992 e di 13 dal decreto attuativo del 1994, atti legislativi buoni ma praticamente mai messi in atto, visto che le cause del fenomeno amianto non sono mai state aggredite e che quasi tutti i soldi sono serviti finora a risarcire le vittime dall&rsquo;amianto, senza pensare che vittime dell&rsquo;amianto sono anche, per esempio, i ragazzi che ancora oggi frequentano scuole coibentate con questa fibra e ancora da eliminare.<br />La soddisfazione per il dispositivo previsto dalla finanziaria in realt&agrave; viene smorzata quando si pensa che le risorse finanziarie stanziate per questo fondo per il 2008 sono appena di 5 milioni di euro. Una cifra davvero irrisoria, se si pensa che in molte regioni italiane non &egrave; stato eseguito neppure il censimento della presenza di amianto, pure previsto dalla legge del 1992. <br />In Toscana questa mappatura si &egrave; conclusa proprio la scorsa estate e nelle settimane scorse i tecnici dell&rsquo;Arpat hanno elaborato i dati che sono poi stati inviati alla Regione: in Toscana ci sono per esempio pi&ugrave; di mille siti da bonificare, ma il censimento ha riguardato solo gli edifici pubblici.<br />Il passo successivo che vorrebbe fare l&rsquo;Arpat &egrave; proprio quello di mappare gli edifici privati: anche perch&eacute; il 90% degli esposti dei cittadini per la presenza di amianto riguarda proprio le coperture private. I costi di un censimento del genere sono piuttosto contenuti: l&rsquo;Arpat ha stimato che con meno di 100mila euro potrebbe utilizzare la tecnologia del telerilevamento aereo, che grazie a sensori agli infrarossi sarebbe in grado di fornire una mappatura molto precisa.<br />Poi ovviamente ci sar&agrave; la fase delle bonifiche, e bisogner&agrave; vedere quanti di questi 5 milioni finiranno i Toscana per bonificare almeno i casi pi&ugrave; gravi.<br />&laquo;Abbiamo strappato questo risultato in Senato molto faticosamente&raquo; commenta Milziade Caprili, primo firmatario di una proposta di legge presentata nel 2006, che tra l&rsquo;altro prevedeva per le bonifiche uno stanziamento un po&rsquo; pi&ugrave; sostanzioso, di circa 45 milioni di euro. &laquo;I soldi promessi dalla finanziaria sono assolutamente insufficienti per l&rsquo;entit&agrave; del fenomeno &ndash; ammette Caprili &ndash; ma si tratta di un inizio, e di una nuova attenzione verso il fenomeno amianto che secondo le statistiche toccher&agrave; il suo apice dal punto di vista delle malattie e della mortalit&agrave; fra qualche anno. Senza contare le persone che ancora oggi vivono in aree dove &egrave; forte la presenza di amianto. Per questo vigileremo affinch&eacute; i soldi oggi disponibili siano spesi nei luoghi dove l&rsquo;urgenza &egrave; maggiore, e contemporaneamente ci batteremo per ottenere ulteriori risorse anche nei prossimi anni&raquo;. <br />Nonostante la limitatezza delle risorse infatti, la finanziaria guarda comunque al futuro e segna una strada ben precisa: dispone infatti anche che entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sia approvato con decreto del ministro della Salute (di concerto con il ministro dell&rsquo;Economia e delle finanze e d&rsquo;intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano), un programma decennale per il risanamento, prevedendo prioritariamente la messa in sicurezza degli edifici scolastici ed universitari, delle strutture ospedaliere, delle caserme, degli uffici aperti al pubblico.<br />]]></content:encoded></item><item><title>TANTI AUGURI DI BUONE FESTE NEL RISPETTO DELLA NATURA DA FEFEAMBIENTE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-22T18:19:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-429</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-429</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="screenshot_01" src="http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/page0_blog_entry429_1.jpg" width="372" height="500"/>]]></content:encoded></item><item><title>Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo Codice dell&#xb4;ambiente&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-22T18:19:44+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-428</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-428</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it <br />Il consiglio dei ministri ha approvato stamani il decreto attuato del codice dell&rsquo;ambiente in materia di rifiuti, Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica).<br />&laquo;Abbiamo attuato un pezzo del programma &ndash; ha detto al termine della seduta un raggiunte Alfonso Pecoraro Scanio - e messo fine a sette infrazioni comunitarie. Grazie alle nuove norme l&rsquo;Italia entra finalmente in Europa e non ne sar&agrave; pi&ugrave; il fanalino di coda per quanto riguarda le questioni ambientali: per la prima volta poi riusciremo a coniugare rigore ambientale e semplificazione burocratica&raquo;.<br />Il nuovo codice dell&acute;ambiente infatti prevede tempi certi per la valutazione di impatto ambientale (Via) e per la valutazione di impatto strategica (Vas), con un massimo di 150 giorni per la commissione di Via, che diventano 320 per le valutazioni pi&ugrave; complesse. Inoltre le valutazioni saranno fatte sui progetti definitivi e non sui preliminari.<br />Dal punto di vista della semplificazione amministrativa il ministro dell&rsquo;ambiente ha spiegato che per esempio le imprese con meno di 10 dipendenti d&rsquo;ora in avanti saranno esonerate da tutta una serie di adempimenti burocratici oggi necessari per trattare anche i rifiuti non pericolosi.<br />La nuova normativa prevede anche l&rsquo;avvio in un prossimo futuro &laquo;di un percorso di tracciabilit&agrave; satellitare per i rifiuti che eliminer&agrave; le scartoffie, monitorando esattamente il transito di camion e coniugando il rigoroso controllo ambientale alla semplificazione per il mondo dell&rsquo;impresa0187.<br />Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha poi ricordato che un ulteriore decreto correttivo &egrave; in itinere e che spera quindi di definire al pi&ugrave; presto anche le nuove norme per quanto riguarda acqua, danno ambientale, bonifiche ed aria.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti delle navi&#x2c; in arrivo il nuovo modulo&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-22T18:16:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-427</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-427</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /> E&rsquo; in arrivo il nuovo modulo per i rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico: la Commissione inserisce la voce "acque di scarico" fra le informazioni da comunicare prima di entrare in un porto della Comunit&agrave;. Con direttiva del 13 dicembre la Ue modifica il modulo contenuto nell&rsquo;allegato II della direttiva 2000/59/ce e fissa per il 15 giugno 2009 la scadenza per il recepimento da parte degli Stati membri delle nuove disposizioni.<br />La Comunit&agrave; ha come obiettivo quello di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti delle navi e dei residui del carico, in particolare degli scarichi illeciti delle navi che utilizzano i porti situati nel territorio della Comunit&agrave; europea. Quindi al fine di migliorare la prevenzione dell&rsquo;inquinamento e anche per evitare distorsioni della concorrenza le prescrizioni ambientali dovrebbero applicarsi a tutte le navi a prescindere dalla loro bandiera e i porti dovrebbero dotarsi di adeguati impianti di raccolta.<br />Per migliorare l&rsquo;efficienza degli impianti portuali di raccolta &egrave; dunque, necessario che le navi comunichino la necessit&agrave; di utilizzare tali impianti attraverso la compilazione di appositi moduli predefiniti.<br />Il comandante di una nave diretta verso il porto situato nella Comunit&agrave; ha l&rsquo;obbligo di compilare il modulo e di notificare tali informazioni all&rsquo;autorit&agrave; o all&rsquo;organismo designato a tal fine dallo Stato membro in cui si trova il porto.<br />Ma il vecchio modulo non fa riferimento alle acque di scarico che - a parere della Commissione - devono invece, essere incluse nelle categorie di rifiuti da notificare prima di entrare in porto.<br />Dunque un altro provvedimento europeo per arginare il problema dell&rsquo;inquinamento delle navi in mare, che richiede, per&ograve; (come tutte le disposizioni europee) una collaborazione diretta degli Stati membri: impianti adeguati di raccolta in ogni porto, piani per la gestione di questi rifiuti e controlli anche sulle navi.<br />Una serie di impegni che in parte l&rsquo;Italia non &egrave; stata in grado di porre a termine. Infatti con il ricorso del 2 agosto 2007 alla Corte di giustizia europea, la Commissione denunciava la mancata attuazione della direttiva europea 2000/59 (recepita in Italia con il Dlgs 182/2003) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico. L&rsquo;Italia sarebbe colpevole di non aver messo in pratica quanto disposto con il decreto 182/2003 e di non aver rispettato le regole imposte dalla normativa Ue.<br />In teoria il piano di raccolta e di gestione dei rifiuti dovrebbe essere elaborato dalle Autorit&agrave; portuali per poi essere comunicato alla Regione competente che provvede a valutarlo, approvarlo e a controllarne lo stato d&rsquo;attuazione.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Finanziaria 2008 e sostenibilit&#xe0;: l&#xb4;Aper apprezza&#x2c; Legambiente no&#xa;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-22T18:16:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-426</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/16-december-2007#unique-entry-id-426</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />&laquo;Questa Finanziaria vede la luce sotto i migliori auspici: il vero sviluppo del settore nasce infatti da una volont&agrave; condivisa tra Stato, Enti locali, comunit&agrave; e soprattutto parti politiche di considerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili un irrinunciabile obiettivo di sostenibilit&agrave; e di competitivit&agrave; industriale da perseguire con priorit&agrave; e tempi certi&raquo;. E&rsquo; dunque un commento positivo quello del presidente di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) Roberto Longo alla Finanziaria appena approvata. Una Finanziaria nella quale ci sono diverse e piuttosto attese novit&agrave;, sostiene l&rsquo;Aper in una nota stampa, che investiranno il settore delle rinnovabili nel corso del nuovo anno e che &laquo;mirano allo stabilizzarsi del regime degli incentivi per il futuro, alla loro differenziazione per fonte, alla definizione di regole certe per la distribuzione tra le Regioni degli obiettivi di sviluppo che a breve diverranno obbligatori per Direttiva Europea, dando garanzie sugli iter autorizzativi e di allacciamento alla rete&raquo;.<br />Inoltre &ndash; aggiunge l&rsquo;associazione -, la nuova Finanziaria darebbe nuovo slancio alla generazione di piccola taglia attribuendo tariffe incentivanti e certe agli impianti di potenza inferiore al MW. &laquo;C&rsquo;&egrave; insomma da ben sperare per il 2008 &ndash; conclude Longo - anche pensando a quanto una buona legge &egrave; riuscita a fare nel 2007 per il tanto atteso decollo del fotovoltaico&raquo;. Pi&ugrave; ad ampio raggio e pi&ugrave; critico il commento sulla Finanziaria di Legambiente che ritiene &laquo;dannose le misure per le infrastrutture e quelle sui rifiuti&raquo;, mentre valuta bene il &laquo;Conto energia e la Class action&raquo;.&laquo;L&rsquo;ambiente &ndash; sostiene in una nota il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, - &egrave; stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuit&agrave; e rafforzamento rispetto alla precedente&raquo;.<br />Nello specifico &ndash; dice l&rsquo;associazione ambientalista - si continua a investire su infrastrutture (ai 3,6 miliardi gi&agrave; inseriti nel testo del Governo per le grandi opere si sono aggiunti nel passaggio in Parlamento finanziamenti per il passante autostradale a Nord di Bologna e la nuova Autostrada Nogara-Mare Adriatico) e trasporto su gomma (i sussidi agli autotrasportatori hanno sottratto 92 milioni di Euro alla ricerca!), mentre si lasciano &ldquo;a piedi&rdquo; i pendolari, cancellando il piano &ldquo;1000 nuovi treni pendolari&rdquo; e riducendo del 20% le risorse per il servizio di trasporto ferroviario regionale rispetto al 2007.<br />&laquo;Gravi &ndash; dice sempre il Cigno Verde - le misure sui rifiuti: sono state approvate due proroghe per il ciclo dei rifiuti senza le quali l&rsquo;Italia avrebbe finalmente imboccato la strada di una gestione pi&ugrave; sostenibile dal 1 gennaio 2008. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2000. La seconda riguarda l&rsquo;obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente dal 1 gennaio 1999. E&rsquo; sparito il provvedimento che prevedeva la rottamazione degli elettrodomestici a bassa efficienza per quelli di classe A&raquo;.<br />Unica norma davvero efficace per Legambiente, il Conto Energia e cio&egrave; il nuovo sistema di incentivi per fonti rinnovabili, in continuit&agrave; con la manovra 2007. E, come detto, l&rsquo;introduzione della Class action, ovvero la causa di gruppo per tutelare gli interessi collettivi. &laquo;Nel suo complesso, la manovra 2008 &ndash; continua Cogliati Dezza &ndash; non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come, ad esempio trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA; BALI;TRATTATIVA A OLTRANZA&#x2c;ORE DECISIVE ROAD MAP&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:44:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-424</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-424</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - NUSA DUA-BALI (INDONESIA), 14 DIC - Lunga trattativa a Bali, alla 13/a Conferenza internazionale Onu sui cambiamenti climatici (Cop13), per mettere a punto la road map che dovra' portare, nel 2009 a Copenaghen, a un nuovo accordo taglia emissioni alla scadenza del protocollo di Kyoto, dopo il 2012. Sull'isola indonesiana due notti di negoziati con continui stop and go. Nodi caldi, la citazione, nel documento finale, del rapporto degli scienziati del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) e l'inserimento dei ''numeri'' dei tagli delle emissioni per i paesi industrializzati, 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del '90. Su questo fronte Ue, Onu, Australia, Presidenza Indonesiana e Piccoli Stati. Contro ogni ipotesi di cifra in prima linea gli Stati Uniti, e, con loro, Canada, Giappone e Russia. India e Cina non si mettono di traverso ai numeri e sono disposte anche a spingersi a tagli del 50% di emissioni al 2050 ma sottolineando che la responsabilita' tocca sempre ai paesi industrializzati. La sorpresa della prima notte di trattative, tra giovedi' e venerdi', e' stata la Russia per la quale il riferimento al range dei tagli dei gas serra del 25-40% e' solo uno degli scenari contenuti nell'ultimo rapporto degli scienziati del panel intergovernativo Ipcc mentre la Russia vorrebbe inserire tutto il rapporto. Un'operazione per lasciare tutte le porte aperte al summit di Copenaghen. Posizione che la notte di venerdi' sembrava poi essersi ammorbidita. Ai negoziati di venerdi' l'Ue ha chiamato a raccolta i ministri dell'ambiente. In un primo coordinamento e' stato deciso di alzare il livello della trattativa coinvolgendo i premier dei diversi Paesi. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha chiamato il presidente del Consiglio, Romano Prodi a Bruxelles ''per un intervento ad alto livello''. Alla ripresa notturna, un nuovo coordinamento dei ministri dell'Ue dove l'Italia ha ribadito la richiesta di tenere duro ''su obblighi concreti e misurabili'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che, in merito alla situazione dei negoziati ha sottolineato ''l'andamento fortemente ridotto dal ruolo frenante degli Stati Uniti che stanno riducendo la portata delle concessioni piu' rilevanti''. ''Stiamo cercando comunque di raggiungere un accordo''. ''Si mettano gli Stati Uniti - ha concluso il ministro - di fronte alle loro responsabilita''. Il tutto, quindi, e' ancora in mano ai negoziatori. Per la decisione finale l'assemblea plenaria e' stata convocata domani mattina (quando in Italia e' ancora notte) quando si attende anche l'arrivo del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. (ANSA). GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ALLARME COSTE&#x2c; 150 MILIONI SOTT&#x27;ACQUA AL 2070&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-423</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-423</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Allarme inondazioni lungo le coste del Pianeta. Da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott'acqua per gli uragani sempre piu' potenti e per l'innalzamento del livello del mare, piu' di tre volte del numero attualmente esposto al rischio. E i costi saranno parabolici: 35 mila miliardi di dollari contro i 400 miliardi di oggi. Sotto minaccia soprattutto le grandi citta' costiere dell'Asia ma anche Miami e New York. I numeri dell'emergenza sono contenuti nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) reso noto oggi in occasione della 2/a giornata della 13/a Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Bali, in Indonesia, fino al 14 dicembre, che riunisce 190 paesi e vede la partecipazione di 10.000 persone.<br />E da Bali arriva la notizia che sono due le decisioni gia' prese dai delegati: la prima riguarda la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di stabilire un calendario per i negoziati dopo Bali; la seconda ha dato mandato a uno dei due organismi permanenti della Convenzione sui cambiamenti climatici di monitorare la buona riuscita del trasferimento di tecnologie dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E mentre si cerca la strada per il post Kyoto e si cerca di vincolare la riduzione dei gas serra, le notizie sulle emergenze planetarie sono sempre piu' preoccupanti, come emerge dallo studio Ocse sulle inondazioni. Nove delle dieci citta' piu' a rischio, si afferma nel rapporto, sono asiatiche. Insieme a loro Miami, in Florida, al 9/o posto. In testa alla classifica Calcutta e Bombay (India), Dacca (Bangladesh) e Canton (Cina), Ho Chi Minh City (Vietnam), Shangai (Cina), Bangkok (Thailandia), Rangoon (Birmania), quindi Miami e, 10/a, Wai Phong (Vietnam). New York e' 17/a nella classifica del rischio.<br />Per quanto riguarda le perdite economiche, il 90% dei danni e' concentrato in una ventina di citta' di otto paesi (Cina, Usa, India, Giappone, Olanda, Thailandia, Vietnam e Bangladesh): Miami e Canton sono in testa per i costi dell'emergenza ma in classifica per perdite economiche all'8/o posto Tokyo, Hong Kong (9/a), New Orleans (12/a) seguiti da Amsterdam e Rotterdam. Il rapporto si fonda su un'ipotesi di innalzamento del livello degli oceani di 50 centimetri al 2070. Emergenze ambientali che significano anche esodi di massa. ''E' urgente riconoscere la categoria degli sfollati ambientali nei trattati internazionali e investire nella mitigazione dell' effetto serra nei Paesi piu' poveri'', ha detto Legambiente. L'associazione ha ricordato che l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) afferma che entro la meta' di questo secolo 200 milioni di persone rischiano di diventare permanentemente sfollati per cause ambientali. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Gestione risorsa idrica: come mai i cittadini non entrano in Publiacqua Spa?&#xd;&#x9;&#xd;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-422</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-422</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />FIRENZE. Quanto contano i piccoli comuni all&rsquo;interno degli Aato (Ambiti territoriali ottimali)? Quanto gli Aato riescono a &ldquo;pesare&rdquo; ed a svolgere la loro funzione di indirizzo e controllo nei confronti del soggetto gestore del servizio idrico integrato? Che ruolo hanno i consigli elettivi? Domande pertinenti cui tenteremo di dare qualche risposta in un quadro ancora non definito. In Toscana non c&rsquo;&egrave; ancora una legge sui servizi pubblici locali (che comprende anche il servizio idrico) e il patto tra governo della regione e categorie economiche e sociali sta incontrando molte difficolt&agrave;.<br />Un&rsquo;altra interessante domanda poi viene posta dai Verdi di Impruneta (Fi): &laquo;Ma che fine ha fatto l&acute;azionariato degli utenti in Publiacqua?&raquo;. Il partito del Sole che ride &egrave; preoccupato dall&rsquo;accordo sottoscritto nelle scorse settimane per la costituzione di una nuova societ&agrave; destinata a divenire il gestore unico dei servizi idrici integrati negli Ambiti territoriali ottimali 2 , 3 e 6, mediante il conferimento, da parte di ciascuno dei tre gestori attuali, rispettivamente Acque SpA, Publiacqua SpA e Acquedotto del Fiora SpA, dei propri patrimoni aziendali. I Verdi per&ograve;, per voce del consigliere comunale Vittorio Perini si soffermano sul mancato rispetto delle leggi in vigore.<br />&laquo;E&acute; stato dichiarato che la nuova societ&agrave; sar&agrave; partecipata per il 60% dai comuni (nel capitale sociale degli attuali tre gestori) e per il 40% da Acea (gi&agrave; oggi partner privato di minoranza dei gestori), senza per&ograve; far riferimento alcuno alla presenza degli utenti del servizio nel capitale sociale della nuova societ&agrave; che si intenderebbe costituire&raquo;. Perini poi precisa &laquo;A partire dal gennaio 2002 l&acute;Ato 3 "Medio Valdarno", ha affidato il servizio idrico integrato alla societ&agrave; Publiacqua SpA, e successivamente all&acute;affidamento l&acute;assemblea dei soci Publiacqua ha provveduto a deliberare due aumenti del capitale sociale: il primo per circa 90 milioni di euro riservato ai comuni soci, ed un secondo ulteriore aumento per altri 60 milioni di euro, riservato in sottoscrizione al partner privato di Publiacqua SpA. La legge Galli ed il pi&ugrave; recente D.Lgs 152/2006 (che ha abrogato la legge n&deg; 36/1994) - ricorda il consigliere dei Verdi- prevedono che &ldquo;nel caso di aumento del capitale sociale, una quota non inferiore al 10 per cento &egrave; offerta in sottoscrizione agli utenti del servizio" mentre in occasione degli aumenti di capitale di Publiacqua SpA, non risulta sia stata prevista una quota di azioni da riservate alla sottoscrizione da parte degli utenti del servizio, n&eacute; che ci&ograve; sia avvenuto in una fase immediatamente successiva al fine di rispettare quanto stabilito dalla normativa&raquo;.<br />Quindi Perini concludendo si rivolge direttamente al suo Sindaco rappresentante dell&rsquo;Ato perch&eacute; chieda chiarimenti in merito e affinch&eacute; si adoperi per l&rsquo;applicazione della norma suddetta &laquo;cosa che dovrebbe comunque essere definita prima di procedere alle prospettate operazioni di accorpamento o fusione tra le societ&agrave; che gestiscono i servizi idrici dei tre Ato&raquo;.<br />Al di l&agrave; della questione sollevata (comunque il patto tra i comuni che prevede l&rsquo;accorpamento tra gli Aato 2,3,6 non convince sotto molti punti di vista, in primis quello ambientale perch&eacute; non si tiene conto dei bacini idrografici), cerchiamo di dare sinteticamente qualche risposta alle domande iniziali che abbiamo posto. E&rsquo; necessario oggi incrementare la tutela della risorsa idrica, dell&rsquo;ambiente e dei cittadini rafforzando il sistema di regolazione non svincolandolo e allontanandolo dalle esigenze dei territori: questa dovrebbe essere la prima preoccupazione delle istituzioni pubbliche. Rimane poi il problema centrale del modello attuale, dove i comuni costituiscono il soggetto regolatore che controlla e fanno parte anche del soggetto gestore, con evidente conflitto di interessi.<br />Sia a livello locale che nazionale c&rsquo;&egrave; necessit&agrave; di un controllo indipendente ed autorevole. A livello locale &egrave; necessario avere un soggetto regolatore ristretto, indipendente che abbia capacit&agrave; tecniche acclarate non solo amministrative e che sia in contatto diretto con i sindaci e consigli comunali che devono rendere conto alle assemblee elettive. Inoltre sono necessari anche &ldquo;luoghi&rdquo; dove poter ascoltare cittadini e le loro associazioni in termini di qualit&agrave; del servizio, di tariffe ma anche in termini di pianificazione, di investimenti e di ricadute ambientali degli stessi. Su questi ultimi aspetti nell&rsquo;ultima bozza del Patto per lo sviluppo e la qualificazione dei servizi pubblici locali della Regione Toscana sono contenute risposte a nostro avviso condivisibili.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Etica e politica. RAPPORTO UE. Oltre trecentomila esemplari in pi&#xf9; rispetto al 2002&#x2c; raddoppiato il numero di animali per i test cosmetici&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-421</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-421</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />Oltre trecentomila esemplari in pi&ugrave; rispetto al 2002, raddoppiato il numero di animali per i test cosmetici: la Commissione Europea fa il punto sull'utilizzo di animali nella ricerca<br />Oltre 12 milioni di animali sono stati impiegati a fini sperimentali in Europa nel corso del 2005, il 3,2 per cento in pi&ugrave; rispetto al 2002. La sola Italia ne ha utilizzati quasi 900mila, posizionandosi al quinto posto della classifica dopo Francia, Regno Unito, Germania e Grecia. Sono i nuovi dati del rapporto sull&rsquo;uso di animali nella ricerca pubblicato dalla Commissione europea, che per la prima volta fa riferimento ai 25 stati membri di due anni fa. <br />Nonostante i buoni propositi dell&rsquo;Unione europea di incentivare il ricorso a metodi alternativi - ricerca su cellule e tessuti coltivati in vitro, studi epidemiologici, modelli matematici- il numero di animali usati nelle sperimentazioni &egrave; aumentato, con oltre 339mila esemplari in pi&ugrave; (il 3,2 per cento) rispetto a quelli contati nel precedente rapporto del 2002 (incremento riferito ai soli paesi dell'"Europa dei 15"). A preoccupare &egrave; soprattutto il fatto che le cavie utilizzate per i test cosmetici &egrave; pi&ugrave; che raddoppiato (un aumento del 107 per cento), Francia in prima linea con 5.500 esemplari. Un dato allarmante, secondo Roberta Bartocci, tra i responsabili della Lega anti vivisezione (Lav), se si considera il divieto che entrer&agrave; in vigore a partire dal 2009 di effettuare test cosmetici su animali per i singoli ingredienti, e il bando totale dell&rsquo;uso di animali a fini cosmetici al 2013, termine che rischia di essere prorogato.<br />Tra le varie specie impiegate in tutti gli ambiti della ricerca ci sono pi&ugrave; di 24mila cani, oltre 312mila conigli, quasi 650mila uccelli e circa 10.500 primati, il cui numero ha fatto registrare un aumento del 5 per cento (anche se nessuna grande scimmia &egrave; stata utilizzata). &Egrave; cresciuto, dice il rapporto, anche il numero degli altri mammiferi, soprattutto furetti, conigli e topi. Per quanto riguarda gli ambiti, oltre 231mila sono gli animali su cui si eseguono test di tossicit&agrave;.<br />&Egrave; necessaria, sostiene la Lav, la revisione della direttiva 609 del 1986, che regola la sperimentazione animale, in programma nei prossimi mesi. Tra le richieste dell&rsquo;associazione, un decreto per rendere obbligatorio l&rsquo;impiego dei metodi alternativi disponibil, il divieto di dissezione animale nelle scuole primarie e secondarie, il finanziamento della legge sull&rsquo;obiezione di coscienza alla sperimentazione animale e per la riconversione dei laboratori che utilizzano animali in laboratori che usano metodi alternativi. Riguardo all&rsquo;Italia, la Lav chiede al governo di attuare un piano nazionale per l&rsquo;abolizione dei test su animali e il varo di un Istituto italiano per i metodi alternativi, collegato al Ministero della salute e della ricerca, che stili e aggiorni un registro ufficiale dei metodi sostitutivi utilizzabili a livello nazionale. (r.p.)<br />]]></content:encoded></item><item><title>Lo stallo di Bali: russi e americani contro Europa e paesi poveri&#xa;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-420</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-420</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it <br />di Umberto Mazzantini<br />Lo aveva annunciato ieri notte uno stremato Yvo de Boer, il segretario della Conferenza di Bali: &laquo;I negoziati potrebbero crollare come un castello di carte&raquo;. A un giorno di distanza il castello forse non &egrave; crollato, ma la discussione di alto livello si &egrave; incagliata nelle secche dello scontro tra Unione Europea, Usa ed i loro alleati, ai quali si &egrave; aggiunta una Russia che fino agli ultimi giorni era stata stranamente in disparte, impegnata risolvere le sue strane elezioni a partito semi-unico.<br />Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Russia si oppongono all&rsquo;inclusione di una clausola vincolante per un tagli di emissioni di gas serra dal 25% al 40% nei Paesi industrializzati entro il 2020, rispetto ai livelli del e 1990. Sarebbe invece fatto l&rsquo;accordo sul trasferimento ai Paesi in via di sviluppo di tecnologie per combattere il global warming. Stamattina aveva sollevato qualche speranza una dichiarazione della delegazione russa, riportata da Ria-Novosti, che annunciava un probabile accordo, in particolare sui limiti delle concentrazioni di gas serra in atmosfera. Secondo Alexandre Bedritski, direttore del Servizio federale russo di idrometeorologia e presidente del Wmo, Le parti sembrano prossime ad un compromesso concernente la necessit&agrave; d&acute;agire in favore di una stabilizzazione ad un livello minimale della concentrazione di gas serra. Si tratta di fissare una norma limite a 490 ppm equivalenti di CO2, contro le 380 ppm di oggi. E&rsquo; un obiettivo assai ambizioso. Corrisponde all&rsquo;obiettivo posto dall&rsquo;articolo 2 della Convenzione quadro della Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: stabilizzare le emissione di gas serra in maniera che non esercitino un impatto irreversibile sul clima&raquo;.<br />Ma i russi aggiungevano, in polemica con l&rsquo;Ue, che gli impegni presi dagli Stati devono corrispondere alle loro reali possibilit&agrave; &laquo;l&rsquo;esperienza dimostra che la fissazione di regole artificiali ed uguali per tutti non porta a nulla di buono: I Paesi sono semplicemente incapaci di applicarle e le loro dichiarazioni restano lettera morta&raquo;. Insomma, la conferma della posizione Usa, facciamo pure l&rsquo;accordo al pi&ugrave; basso livello, ma poi ognuno si comporta come vuole. L&acute;UE, appoggiata dai Paesi pi&ugrave; poveri e dai piccoli Stati insulari, spera ancora di concludere la maratona di Bali (che doveva tagliare il traguardo alle 11 di oggi) termini con un accordo vincolante, ma Washington respinge la proposta affermando che potrebbe pregiudicare i negoziati sul post-Kyoto. Ed a nulla sembrano essere servite le accuse di Al Gore e i preoccupanti dati dell&rsquo;Ipcc che servivano da base al mega-summit di Bali.<br />La pressione europea sugli Usa &egrave; arrivata fino a minacciare di boicottare la conferenza sul clima che gli stessi Usa hanno convocato per il prossimo inverno alle Hawai: &laquo;Nessun risultato a Bali &ndash; ha detto Sigmar Gabriel, uno dei rappresentanti dell&rsquo;Ue e della Germania &ndash; significa che non ci sar&agrave; la Conferenza delle principali economie. E&rsquo; una posizione chiara dell&rsquo;Ue. Non sapremmo di cosa discutere se non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;obiettivo&raquo;.<br />Anche la nuovamente filoamericana Francia ha chiesto agli Usa di ridurre le loro emissioni di CO2, annunciando che altrimenti sar&agrave; &laquo;reticente nel prendere parte alla conferenza delle Hawai&raquo; alla quale gli Usa hanno invitato le 16 altre principali economie del mondo, tra le quali i Paesi europei, il Giappone, la Cina e l&rsquo;India, per discutere un programma di riduzione volontaria dei gas serra. Alla richiesta di 40 Paesi di giungere ad una dichiarazione comune contro il cambiamento climatico la delegazione Usa ha risposto all&rsquo;ultimo minuto con una nuova proposta che chiede di abbandonare gli impegni internazionali sui gas serra rimpiazzandoli con &laquo;obiettivi nazionali&raquo; dei vari Paesi. Un altro grande e importante Paese amico degli Usa, l&rsquo;India, ha fatto sapere che la posizione americana &egrave; &laquo;inaccettabile&raquo;. Critica anche la Cina.<br />Lo stesso segretario dell&rsquo;Onu, Ban Ki-moon sta disperatamente cercando di ricucire una situazione parlando di &laquo;responsabilit&agrave; politica e storica&raquo;. Ma per russi e americani il taglio dei gas serra che vorrebbe l&rsquo;Ue &egrave; solo uno degli scenari contenuti nell&acute;ultimo rapporto dell&rsquo;Ipcc e si vogliono tenere le mani libere per il summit del 2009 di Copenaghen che dovr&agrave; decidere sul post-Kyoto. &laquo;Siamo scandalizzati dell&acute;asse Usa-Russia che si &egrave; venuto a creare a Bali ma, ancora di pi&ugrave; &ndash; ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile del programma clima del Wwf Italia &ndash; dalla pretesa dell&acute;amministrazione Bush di ottenere il diritto allo spreco energetico. Nella notte si sono susseguite proposte provocatorie e, come diceva Al Gore, forse &egrave; il caso che i paesi di buona volont&agrave; lascino uno spazio vuoto per gli Usa da riempire successivamente&raquo;.<br />Gli Usa &laquo;prendano esempio da paesi a economie emergenti come Cina Brasile e Sudafrica, che stanno dimostrando flessibilit&agrave; e creativit&agrave; &ndash; ha detto James Leape, direttore generale del Wwf internazionale &ndash; Lo stesso spirito vorremmo avere da parte degli Stati Uniti che con la loro azione mettono in pericolo gli impegni che essi stessi hanno raggiunto in merito a deforestazione, tecnologie e adattamento&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Aie: 200mila barili di petrolio in pi&#xf9; al giorno nel 2008&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-419</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-419</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />L&rsquo;Aie, l&acute;Agenzia internazionale dell&acute;energia, ha reso note le sue stime riguardo all&rsquo;andamento della domanda di petrolio. L&rsquo;agenzia prevede che la crescita della domanda mondiale di petrolio sar&agrave; pi&ugrave; di quanto atteso nel 2008, ovvero un aumento di 200 mila barili al giorno rispetto a quanto inizialmente previsto per complessivi 2,1 milioni di barili al giorno.<br />Nonostante le stime sulla crescita della domanda, per il quarto trimestre del 2007, siano scese a 1,3 milioni di barili al giorno, 200 mila barili al giorno meno di quanto inizialmente previsto, per i primi mesi dell&rsquo;anno prossimo (100mila barili in pi&ugrave; nel primo trimestre) e poi tendenzialmente per tutto l&rsquo;anno, la domanda &egrave; destinata a salire.<br />L&acute;incremento, secondo l&rsquo;agenzia, &egrave; legato alla maggiore richiesta che viene dai paesi ad economia emergente. Stime confermate anche dai dati dell&rsquo;Unione petrolifera, che segnala che a fronte del calo della domanda complessiva di energia il petrolio continua a indietreggiare tra le principali fonti di approvvigionamento: il suo contributo &egrave; infatti sceso al 43,3% (nel 1990 era al 57%) mentre il gas si attesta al 36,6%, i combustibili solidi al 9,2% e le fonti rinnovabili al 6% (-3,4% legata alla crisi idrica, contro un progresso che l&acute;anno scorso era stato del 5%).<br />Fattore che ha determinato un risparmio nella bolletta petrolifera del 2007, su cui per&ograve; il vero contributo l&rsquo;ha dato l&rsquo;euro forte sul dollaro, che nonostante l&rsquo;aumento del greggio sino quasi a sfiorare i 100 dollari al barile, ha salvato la bolletta energetica nazionale, che &egrave; risultata inferiore di due miliardi rispetto alle previsioni di inizio anno.<br />Riguardo all&rsquo;andamento dei consumi petroliferi, l&rsquo;anno che sta ormai finendo ha registrato una contrazione per la quota di benzina, compensata per&ograve; dall&rsquo;aumento della domanda di gasolio; tanto che la domanda dei carburanti, nel complesso, si mantiene stabile. In tutto ci&ograve; il prezzo del gasolio, sempre pi&ugrave; diffuso nel parco automobilistico italiano, &egrave; sempre pi&ugrave; caro (tanto che il rincaro ha determinato le proteste dei camionisti dei giorni scorsi) e destinato presto a superare &ndash; avverte l&acute;Up &ndash; quello della benzina.<br />Sull&rsquo;andamento del prezzo del greggio nel prossimo anno l&rsquo;Unione petrolifera &egrave; piuttosto ottimista e stima una quotazione che oscilla tra i 65 e i 70 dollari al barile. E se anche fosse reale questa quotazione dovrebbe comunque indurre a prendere misure drastiche per ridurre in maniera forte la dipendenza globale dalle fonti fossili. Ma le stime dell&rsquo;Aie non sembrano indicare questa direzione, come pure i segnali di inversione di tendenza che arrivano dalla conferenza Onu di Bali, non lasciano presagire niente di buono.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CENTRALI a carbone e olio combustibile: l&#x2019;ARSENICO PEGGIO DELL&#x27;AMIANTO&#x2c; mancano i controlli&#xa;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-15T19:40:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-418</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/09-december-2007#unique-entry-id-418</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Comitato NOCOKE di Tarquinia<br />Mentre nell'alto Lazio si continua a morire ed ad ammalarsi senza controlli, nonostante le numerose denunce, il Sen. Fernando Rossi ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri chiedendo di emanare con urgenza apposite direttive per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini<br />Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n&deg; 4-02841 <br />Atto n. 4-02841<br />Seduta n. 231<br />ROSSI - Al Presidente del Consiglio dei Ministri - <br />Premesso che:<br />secondo il Registro europeo di emissione degli inquinanti (EPER-INES) le centrali ad olio combustibile ed a carbone emettono nell'ambiente ogni anno numerose sostanze tossiche e, in particolare, centinaia e centinaia di chili di arsenico. Quest'ultimo viene veicolato da polveri di dimensioni migliaia di volte pi&ugrave; piccole di una sezione di un capello;<br />gli effetti acuti dei composti inorganici di arsenico possono consistere in irritazioni: pelle, occhi, mucose; se inalato: tosse, dispnea, dolori al torace, laringite, bronchite, danni all'apparato respiratorio; se ingerito: debolezza, disturbi gastro-intestinali, crampi muscolari, cianosi, coma, convulsioni, paralisi, morte; neuropatie periferiche, epato e nefrotossicit&agrave;;<br />gli effetti cronici dei composti inorganici di arsenico possono essere: congiuntivite faringite, ulcerazione e perforazione del setto nasale, iperpigmentazione e sensibilizzazione cutanea, ipercheratosi, disturbi respiratori, anemia, disturbi ematopoietici, danni cardiovascolari, neuropatie periferiche;<br />secondo il Centro Internazionale di ricerca sul cancro (IARC) l'arsenico pu&ograve; causare il cancro nell'uomo;<br />a livello comunitario, la protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro &egrave; disciplinata dalla direttiva "quadro" 89/391/CEE e dalle sue direttive particolari che coprono settori specifici; in particolare vi &egrave; inoltre la direttiva 2004/37/CE che si applica alle attivit&agrave; in cui i lavoratori sono esposti o suscettibili di essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni derivanti dal loro lavoro; <br />a livello nazionale gli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 delineano il contenuto ed i criteri di massima in base ai quali effettuare la sorveglianza medica in ambito lavorativo; inoltre, in particolare, l'art. 16 comma 1, codifica esplicitamente l'obbligo di effettuare "la sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla normativa vigente". La normativa attualmente in vigore prevede espressamente che la sorveglianza medica venga attuata nel caso di esposizioni ad amianto, piombo, rumore, ad agenti cancerogeni, ad ammine aromatiche, ad agenti biologici, a movimentazione manuale dei carichi, eccetera. La sorveglianza medica si rende cio&egrave; necessaria in tutte quelle attivit&agrave; lavorative che, sulla base di indicazioni epidemiologiche, hanno dimostrato di comportare dei rischi per la salute dei lavoratori;<br />l'esempio della conversione a carbone della centrale ad olio combustibile di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, certificata EMAS nel 1998 e nel 2002, &egrave; lampante. Il controllo periodico per l'arsenicosi cronica non &egrave; avvenuto e non avviene nonostante che la dichiarazione INES dell'anno 2002, per la stessa centrale Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, riporti che nell'anno 2001 siano stati emessi nell'aria 287 chilogrammi di arsenico e che il carbone, futuro combustibile, contenga una quantit&agrave; molto pi&ugrave; elevata di questo cancerogeno. Di tale situazione di rischio di esposizione ai carcinogeni in ambiente di lavoro sono stati informati il Ministero del lavoro, il Ministero della salute, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, la Direzione provinciale del lavoro, l'Ispettorato provinciale del lavoro di Roma, il Nucleo dei Carabinieri dell'Ispettorato del lavoro, la ASL RM F - Servizio di igiene e medicina del lavoro (Civitavecchia), la Confederazione generale italiana del lavoro, la Confederazione italiana sindacati dei lavoratori, l'Unione italiana del lavoro, la Commissione europea. A distanza di un anno, solamente la Commissione europea finora &egrave; intervenuta, confermando la necessit&agrave; di un controllo dei lavoratori a rischio;<br />non risulta che le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile siano state e siano periodicamente sottoposte a screening per l'esposizione cronica all'arsenico, come la ricerca in un campione di capelli. Infatti, la negativit&agrave; del dosaggio dell'arsenico nel sangue e/o nelle urine, prassi consolidata per la valutazione delle intossicazioni acute, pu&ograve; falsamente rassicurare le persone colpite da arsenicosi cronica,<br />si chiede di sapere:<br />se il Governo non ritenga opportuno provvedere ad emanare con urgenza apposite direttive affinch&eacute; le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile, nonch&eacute; i cittadini che abitano nella zone di caduta delle micropolveri, siano periodicamente sottoposte ad apposito screening che ricerchi le tracce di arsenico;<br />se il Governo non intenda rivalutare le proprie politiche energetiche, riducendo l'uso del carbone, perch&eacute; &egrave; ricco di arsenico, dal momento che lo screening obbligatorio mette in evidenza le decine di migliaia di persone intossicate e di soggetti a rischio.<br />I No-Coke intervengono riguardo all'interrogazione del parlamentare "ci voleva un Senatore coraggioso per parlare del problema e lo ringraziamo, ma dove sono le altre istituzioni? Dove sono i controlli? Perch&eacute; ci lasciano morire sapendo cosa accade in questi territori?"<br />CONTATTI: www.nocoketarquinia.splinder.com <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BALI;APPELLO 200 SCIENZIATI&#x2c;NON C&#x27;E&#x27; TEMPO DA PERDERE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:18:00+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-417</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-417</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Passare presto all'azione per affrontare l'emergenza clima, perche' ''non c'e' tempo da perdere''. Questo l'appello lanciato oggi in occasione del vertice di Bali da oltre 200 scienziati, il gotha dei climatologi a livello mondiale, su iniziativa del Climate Change Research Centre dell'Universita' New South Wales di Sydney, in Australia. L'obiettivo e' quello di ''creare un ponte fra il mondo della conoscenza e il mondo politico'' spiega Vincenzo Artale, uno dei firmatari dell'appello, esperto dell'Enea e tra gli autori principali del dossier del Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici (Ipcc). ''Viviamo in un mondo arcaico dal punto di vista energetico - afferma Artale - rispetto alle tecnologie esistenti''. Quali i punti chiave dell'appello? A Bali occorre partire ora con i negoziati da concludere entro il 2009, per raggiungere un nuovo accordo equo ed efficace. I target considerati minimi dal nuovo trattato sono il contenimento del riscaldamento globale entro i due gradi rispetto all'epoca pre-industriale, il che significa un taglio entro il 2050 del 50% delle emissioni di CO2 (considerando il livello del 1990), con consistenti riduzioni gia' nei prossimi dieci, quindici anni. (ANSA). Y62 <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ALLARME COSTE&#x2c; 150 MILIONI SOTT&#x27;ACQUA AL 2070&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-416</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-416</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Allarme inondazioni lungo le coste del Pianeta. Da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott'acqua per gli uragani sempre piu' potenti e per l'innalzamento del livello del mare, piu' di tre volte del numero attualmente esposto al rischio. E i costi saranno parabolici: 35 mila miliardi di dollari contro i 400 miliardi di oggi. Sotto minaccia soprattutto le grandi citta' costiere dell'Asia ma anche Miami e New York. I numeri dell'emergenza sono contenuti nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) reso noto oggi in occasione della 2/a giornata della 13/a Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Bali, in Indonesia, fino al 14 dicembre, che riunisce 190 paesi e vede la partecipazione di 10.000 persone.<br /><br />E da Bali arriva la notizia che sono due le decisioni gia' prese dai delegati: la prima riguarda la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di stabilire un calendario per i negoziati dopo Bali; la seconda ha dato mandato a uno dei due organismi permanenti della Convenzione sui cambiamenti climatici di monitorare la buona riuscita del trasferimento di tecnologie dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E mentre si cerca la strada per il post Kyoto e si cerca di vincolare la riduzione dei gas serra, le notizie sulle emergenze planetarie sono sempre piu' preoccupanti, come emerge dallo studio Ocse sulle inondazioni. Nove delle dieci citta' piu' a rischio, si afferma nel rapporto, sono asiatiche. Insieme a loro Miami, in Florida, al 9/o posto. In testa alla classifica Calcutta e Bombay (India), Dacca (Bangladesh) e Canton (Cina), Ho Chi Minh City (Vietnam), Shangai (Cina), Bangkok (Thailandia), Rangoon (Birmania), quindi Miami e, 10/a, Wai Phong (Vietnam). New York e' 17/a nella classifica del rischio.<br /><br />Per quanto riguarda le perdite economiche, il 90% dei danni e' concentrato in una ventina di citta' di otto paesi (Cina, Usa, India, Giappone, Olanda, Thailandia, Vietnam e Bangladesh): Miami e Canton sono in testa per i costi dell'emergenza ma in classifica per perdite economiche all'8/o posto Tokyo, Hong Kong (9/a), New Orleans (12/a) seguiti da Amsterdam e Rotterdam. Il rapporto si fonda su un'ipotesi di innalzamento del livello degli oceani di 50 centimetri al 2070. Emergenze ambientali che significano anche esodi di massa. ''E' urgente riconoscere la categoria degli sfollati ambientali nei trattati internazionali e investire nella mitigazione dell' effetto serra nei Paesi piu' poveri'', ha detto Legambiente. L'associazione ha ricordato che l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) afferma che entro la meta' di questo secolo 200 milioni di persone rischiano di diventare permanentemente sfollati per cause ambientali. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Ma intanto il Tar boccia il parco eolico di Sepino&#xd;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-415</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-415</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it <br />Il 2008 sar&agrave; anche l&rsquo;anno delle Regioni chiamate a responsabilizzarsi nei confronti degli obiettivi di Kyoto e quindi sulle rinnovabili. Intanto per&ograve; arriva oggi l&rsquo;ennesima mazzata su un progetto per un parco eolico che era gi&agrave; stato autorizzato dalla Regione, in questo caso Il Molise.<br /><br />Il Tar del Molise ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dei lavori della centrale eolica (16 torri di 126 metri di altezza) che avrebbe dovuto essere istallata lungo 4 chilometri di crinali dei Monti del Sannio.<br /><br />Il Tribunale amministrativo ha dato ragione ai ricorsi presentati da Italia Nostra, dalla Coldiretti del Molise e dalla Provincia di Campobasso, appoggiata anche dal ministero dei Beni culturali.<br />Mentre infatti il ministro Rutelli si era schierato contro il progetto che insisteva in un&rsquo;area vicina agli scavi archeologici di Saepinum, la Regione Molise aveva dato il proprio via libera.<br /><br />Al di l&agrave; del merito della vicenda, che non conosciamo nei particolari, si tratta dell&rsquo;ennesima occasione persa sul fronte delle rinnovabili, E ripetiamo, poco importa se l&rsquo;occasione sia stata persa per l&rsquo;imperizia nell&rsquo;avallare un progetto eolico in un luogo non deputato, o se sia dovuto all&rsquo;ennesima pervicace dimostrazione Nimby.<br /><br />&laquo;Un insediamento devastante per i ritrovamenti archeologici di Saepinum e per il paesaggio della transumanza della valle del Tamaro percorsa dall&rsquo;intatto tratturo di Pescasseroli-Candela&raquo; grida intanto con soddisfazione Italia Nostra, che ricorda anche che &laquo;il World monuments fund ha individuato fra i quattro beni culturali italiani in grave pericolo proprio il paesaggio della transumanza&raquo;.<br /><br />Italia Nostra chiede quindi alla Regione Molise &laquo;di farsi parte attiva nel vincolare paesisticamente la conca montana del Tammaro, oggi minacciata anche da una discarica campana che con un&rsquo;attenta cura del territorio si sarebbe potuta evitare. La soluzione del problema sta nella delocalizzazione di quel sito, come da tempo sostengono tutte le Associazioni ambientaliste e di tutela molisane&raquo;.<br />Affinch&eacute; il 2008 sia davvero l&rsquo;anno delle Regioni e delle rinnovabili &egrave; quindi necessario che le regioni abbiano gli strumenti per decidere in modo corretto senza il rischio poi di dover ricominciare daccapo l&rsquo;iter autorizzativo. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Le due dimensioni della vulnerabilit&#xe0;: chi ci guadagna con Bali (se va bene)&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-414</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-414</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />I nuovi dati disponibili, a partire dagli indici compositi che intrecciano dati geografici sul cambiamento climatico e quelli energetici, permettono di comprendere meglio come i vari Paesi possono reagire (con politiche, progetti ed atti concreti) di fronte ai trattati internazionali che regolano e regoleranno le emissioni di gas serra.<br />La Banca Mondiale ha presentato a Bali il documento di lavoro &ldquo;Country stakes in climate change negotiations : two dimensions of vulnerability&rdquo; sulle politiche di sviluppo che classifica i Paesi dal punto di vista della loro vulnerabilit&agrave;, secondo due criteri: la vulnerabilit&agrave; alla fonte, che prende in considerazione l&rsquo;accesso ai combustibili fossili e alle energie rinnovabili, ma anche la possibile importanza delle tensioni sull&rsquo;occupazione o i guadagni risultanti da una tassazione (di qualsiasi tipo) sulle emissioni di CO2; la vulnerabilit&agrave; agli impatti della modificazione del clima o la predisposizione ai rischi climatici ed agli effetti dell&rsquo;innalzamento del livello del mare.<br /><br />Uwe Deichmann, coautore del documento e specialista per l&rsquo;ambiente del gruppo di ricerca sullo sviluppo della Banca Mondiale, spiega che &laquo;Il nostro lavoro permette di dire che la concertazione r&eacute;gionale &egrave; sufficiente per non escludere la possibilit&agrave; di adottare delle strategie per la regione. Le popolazioni sono in generale molto pi&ugrave; esposte ad episodi metereologici estremi nell&rsquo;Asia del sud e dell&rsquo;est che nel Medio-Oriente e in Africa del Nord. Tuttavia, l&rsquo;interesse per un protocollo mondiale varia talvolta di molto da un Paese all&rsquo;altro all&rsquo;interno di una stessa regione, &egrave; sommamente auspicabile di personalizzare gli approcci. Molti microstudi sono pervenuti alle stesse conclusioni&raquo;.<br /><br />Lo studio evidenzia che sono soprattutto indispensabili meccanismi perequativi e compensativi per avviare negoziati con il gruppo dei Paesi poco interessati ad un protocollo mondiale e che hanno gi&agrave; un elevato livello di emissioni di gas serra. Recenti valutazioni della Banca Mondiale mostrano come con l&rsquo;innalzamento di un metro del livello del mare avrebbe &laquo;delle conseguenze importanti nel mondo in via di sviluppo, 56 milioni di abitanti di 84 paesi rischiano di diventare dei rifugiati ecologici&raquo;.<br /><br />In termini di popolazione, i 10 Paesi o Territori pi&ugrave; colpiti nel mondo saranno: Vietnam, Egitto, Mauritania, Suriname, Guyana, Guyana francese, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Bahamas e Benin. Sono quelli che hanno pi&ugrave; interesse che da Bali esca un accordo per il post-Kyoto e politiche concrete e rapide di adattamento al global warming. Si stima che in Vietnam un innalzamento di un metro del livello del mare costringerebbe allo spostamento del 10,8 % della popolazione, con la devastazione del delta del Mekong e del Fiume Rosso.<br /><br />In Egitto il Nilo subirebbe le stesse conseguenze: sarebbe colpito il 10,5 % della popolazione ed un quarto del suo delta sarebbe inondato dall&rsquo;acqua salata. Nell&rsquo;Asia del sud ad essere il pi&ugrave; colpito &eacute; gi&agrave; oggi il Bangladesh, che rischia di perdere molto del suo territorio costiero. La protezione del litorale e lo spostamento nell&rsquo;entroterra della strutture pi&ugrave; vulnerabili devono far parte dei piani di adattamento all&rsquo;innalzamento dei livelli del mare, che sar&agrave; graduale ma che gi&agrave; oggi espone le coste a sempre pi&ugrave; frequenti inondazioni durante maree e tempeste.<br /><br />&laquo;Alcuni Paesi hanno cominciato a preparare piani di adattamento &ndash; dice Susmita Dasgupta, l&rsquo;economista principale del gruppo di ricerca sullo sviluppo della Banca Mondiale &ndash; ma bisogna dinamizzare il processo. Speriamo che le informazioni fornite con questo documento incitino ad agire pi&ugrave; rapidamente su questo fronte&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Green Jobs&#x2c; come aumentano le industrie verdi&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-413</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-413</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />Il nuovo studio &ldquo;Green Jobs: Can the Transition to Environmental Sustainability Spur New Kinds and Higher Levels of Employment?&rdquo;, pubblicato dall&rsquo;Unep in collaborazione con l&acute;Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e la Confederazione sindacale internazionale (Ituc), rivela che la sfida del cambiamento climatico presenta anche delle opportunit&agrave; per nuove industrie e nuovi lavori.<br /><br />Secondo il direttore dll&rsquo;Unep Achim Steiner (Nella foto) &laquo;Milioni di nuovi posti di lavoro fanno parte delle opportunit&agrave; della lotta contro il cambiamento climatico. La nuova ricerca rivela che questi lavori non sono solamente per le classi medie &ldquo;gli impiegati verdi&rdquo;, ma anche per i lavoratori dei settori delle costruzioni, della forestazione sostenibile e dell&acute;agricoltura, ma anche per l&rsquo;ingegneria e i trasporti. Verso un&rsquo;economia mondiale che salvaguardi le nostre risorse naturali e produca meno gas serra, ma che ristabilisca ugualmente i valori ambientali&raquo;.<br /><br />Il rapporto finale sar&agrave; pubblicato all&rsquo;inizio del 2008, ma alcuni dati sui lavori verdi sono gi&agrave; disponibili: negli Usa, l&rsquo;industria ambientale ha prodotto pi&ugrave; di 5,3 milioni di posti di lavoro nel 2005, 10 volte il numero di impiegati nell&rsquo;industria farmaceutica statunitense; i programmi per le energie rinnovabili in Germania e Spagna in dieci anni hanno creato molte centinaia di migliaia di posti di lavoro, a Delhi, in India, &egrave; in corso l&rsquo;introduzione di nuovi autobus a gas naturale, con la creazione di 18.000 nuovi impieghi, il programma etanolo del Brasile ha prodotto milioni di posti di lavoro e il biodisel sta fornendo maggiori entrate a centinaia di migliaia di famiglie di agricoltori; entro il 2020, la Germania avr&agrave; pi&ugrave; impiegati nel settore delle tecnologie ambientali che in tutta l&rsquo;industria automobilistica; in Europa, un aumento del 20% dell&rsquo;efficienza energetica creerebbe circa un milione di posti di lavoro e lo stesso accadrebbe nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo; la Cina &egrave; il leader mondiale del solare termico, con guadagni intorno ai 2,5 miliardi nel 2005, pi&ugrave; di mille industrie cinesi del settore impiegano oltre 150 mila persone e, vista la crescita della domanda mondiale, il post di lavoro dovrebbero aumentare ancora.<br /><br />&laquo;La transizione &eacute; incoraggiata dall&rsquo;attuale accordo di Kyoto sul clima con i suoi meccanismi di sviluppo sulle emissioni di carbonio e l&rsquo;anticipazione di pi&ugrave; profonde e pi&ugrave; decisive riduzioni di emissioni post 2012 &ndash; spiega Steiner &ndash; Un altro fattore &eacute; l&rsquo;evoluzione delle relazioni tra I protettori dell&rsquo;ambiente, I sindacati dei lavoratori e I dirigenti d&acute;industria, sospettosi che la regolamentazione ambientale sia cattiva per le imprese e per il lavoro, che spingono verso una cooperazione fondata sul mutuo interesse. Le nuove industrie per indirizzare il cambiamento climatico saranno alla testa del settore "cleantech"&raquo;.<br /><br />Un nuovo rapporto sulla finanza sostenibile dell&rsquo;Unep prevede che gli investimenti nelle energie rinnovabili raggiungeranno i 100 miliardi di dollari, il 18% dei nuovi investimenti energetici. Secondo l&rsquo;economista americano Roger Bezdek con politiche e investimenti nella ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili le industri che lavorano nell&rsquo;efficienza energetica potrebbero creare 40 milioni di posti di lavoro negli Usa entro il 2030.<br /><br />&laquo;Senza un sistema forte e decisivo di riduzione delle emissioni, le fondamenta che stiamo gettando oggi potrebbero essere senza conseguenze domani &ndash; dice Steiner - Dobbiamo cambiare le sovvenzioni, le strutture fiscali ed I metodi di compatibilit&agrave; che permettono la &ldquo;esternalizzazione&rdquo; dei gravi impatti ambientali per fare i modo che siano presi in conto nel costo d&rsquo;impresa sul pianeta&raquo;.<br /><br />L&rsquo;Unep collabora con l&acute;Organizzazione internazionale del lavoro per l&rsquo;iniziativa "Green Jobs", che chiede uno sforzo concertato di governi, lavoratori e sindacati per promuovere impieghi ambientalmente sostenibili, cos&igrave; come uno sviluppo mondiale che si opponga al cambiamento climatico. Peter Poschen, specialista dell&rsquo;Ilo per lo sviluppo sostenibile, ha detto che &laquo;Adattarsi ai cambiamenti climatici ed attenuarli necessiter&agrave; di una transizione verso un nuovo modo di produzione, di consumo e di lavoro. Ci sono grandi opportunit&agrave; per creare posti di lavoro grazie a politiche energetiche e di industrializzazione che permettono di ridurre l&rsquo;impronta ambientale. Questi impieghi possono fornire un lavoro decente e delle entrate che contribuiranno ad una crescita economica sostenibile e ad una riduzione della povert&agrave;. Sono al centro della linea positiva che deve essere stabilita tra il cambiamento climatico e lo sviluppo. Nello stesso modo, i principali investimenti per adattarsi al cambiamento climatico potranno fornire nuovi e migliori impieghi per le persone vulnerabili che ne hanno pi&ugrave; bisogno&raquo;.<br /><br />Per Lucien Royer, direttore per la salute, l&rsquo;ambiente e lo sviluppo sostenibile dell&rsquo;Ituc &laquo;L&acute;approccio di "Green Jobs" di fronte ai cambiamenti climatici incarna elementi positivi per la cooperazione tripartita tra governi, lavoratori e sindacati per sostenerne la politica e l&rsquo;azione. Inoltre, crea una base per sviluppare &ldquo;Just Transition&rdquo; i programmi per I lavoratori che saranno spostati a causa del cambiamento e per rinforzare l&acute;impegno dei lavoratori insieme ai sindacati per aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici nei luoghi di lavoro&raquo;. ]]></content:encoded></item><item><title>Sprechi d&#xb4;acqua&#x2c; ora c&#xb4;&#xe8; un premio per i virtuosi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-412</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-412</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />BOLOGNA. Promuovere il buon esempio. Dare visibilit&agrave; alle esperienze migliori che dimostrano come sia possibile evitare gli sprechi di acqua e dell&rsquo;energia necessaria per utilizzarla. Questi gli obiettivi della prima edizione del premio nazionale &ldquo;Pianeta Acqua. Azioni virtuose e buone pratiche per l&rsquo;utilizzo razionale dell&rsquo;acqua&rdquo; promosso da Regione Emilia Romagna e dal Forum nazionale per il risparmio e la conservazione della risorsa idrica, con il sostegno di Ferderutility.<br /><br />L&rsquo;acqua &egrave; un bene comune prezioso e per fortuna il tema si &egrave; imposto anche sullo scenario politico internazionale e nazionale. Tra l&rsquo;altro mai come quest&rsquo;anno l&rsquo;argomento acqua ha trovato spazio su media: cambiamenti climatici, siccit&agrave;, sprechi della risorsa, modalit&agrave; di gestione, fiumi in secca... tutti argomenti collegati che impongono una svolta ecologica, culturale e tecnologica, che ponga al primo posto la conservazione e l&rsquo;uso razionale di questa risorsa non proprio inesauribile.<br /><br />&laquo;Per fortuna non siamo all&rsquo;anno zero nel campo dell&rsquo;innovazione e tante sono le esperienze positive realizzate anche in Italia - dichiarano gli organizzatori - La loro conoscenza e valorizzazione sono fondamentali affinch&eacute; in tempi rapidi l&rsquo;azione virtuosa si diffonda sempre pi&ugrave; e faccia dell&rsquo;Italia un paese all&rsquo;avanguardia in questo campo. Per questo &egrave; stato promosso il premio&raquo;. Saranno valutate sia esperienze concrete di risparmio idrico nei vari settori di utilizzo (civile, industriale e agricolo) sia esperienze di educazione e comunicazione per sensibilizzare le giovani generazioni e tutti i cittadini ad un consumo pi&ugrave; consapevole. Una sezione del premio &egrave; dedicata alle esperienze di solidariet&agrave; internazionale.<br /><br />Il premio &ldquo;Pianeta Acqua&rdquo; &egrave; rivolto a istituzioni, public utility, aziende, associazioni, centri di educazione ambientale, Ong, scuole, agenzie di pubblicit&agrave; e altri soggetti che hanno realizzato azioni finalizzate al risparmio e alla conservazione dell&rsquo;acqua. La giuria presieduta da Pier Francesco Ghetti vede la presenza, tra gli altri, di Gaetano Benedetto, Pietro Laureano, Giorgio Pineschi, Ermete Realacci. La scadenza per partecipare al concorso &egrave; fissata al 31 gennaio. ]]></content:encoded></item><item><title>Stazioni radio base&#x2c; le distanze non le decidono i comuni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-411</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-411</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />La fissazione di limiti di emissione e l&rsquo;individuazione di una distanza minima delle stazioni radio base da particolari tipologie di insediamenti abitativi, non pu&ograve; essere esercitata autonomamente dal comune, anche se preordinata a garantire la tutela della pubblica salute: lo afferma il Consiglio di Stato con sentenza di questo novembre.<br /><br />La vicenda ha inizio nel 2000, quando il comune di Roma ha modificato le procedure per il rilascio di autorizzazioni e concessioni edilizie relative all&rsquo;istallazione degli impianti per reti di telefonia radiomobile e degli impianti di trasmissione radiofonica e televisiva. Il comune ha fissato limiti diversi da quelli previsti dalla normativa statale limitando di fatto l&rsquo;installazione di tali impianti.<br /><br />Il Consiglio di stato ha ritenuto per&ograve; la decisione comunale illegittima, perch&eacute; il comune ha invaso le competenze statali e regionali e si &egrave; discostato dai criteri di valore indicati dallo Stato.<br /><br />La legge quadro sulla protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettromagnetici assegna infatti allo Stato il compito di determinare mediante l&rsquo;emanazione di appositi decreti, i limiti di esposizione, i valori di attenzione, gli obiettivi di qualit&agrave;, le tecniche di misurazione e di rilevamento dell&rsquo;inquinamento, i parametri per la prevenzione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti, nonch&eacute; la promozione di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, l&rsquo;istituzione del catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili e dei campi elettromagnetici e magnetici oltre che la determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento. Alla regione riserva precise competenze da esercitare sempre nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione, degli obiettivi di qualit&agrave;, dei criteri e delle modalit&agrave; fissate dallo stato.<br /><br />La stessa legge prevede che invece i comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti per minimizzare l&rsquo;esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Ma naturalmente nel rispetto dei limiti statali che neanche con strumenti urbanistici o edilizi possono essere violati.<br /><br />A tale proposito il Consiglio ritiene infatti che l&rsquo;adozione del generalizzato divieto di installazione delle stazioni-radio base in tutte le zone territoriali residenziali o l&rsquo;introduzione di misure che, pur essendo tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc&hellip;) non siano funzionali al governo del territorio, quanto piuttosto alla tutela dai rischi dell&rsquo;elettromagnetismo costituiscano una deroga ai limiti statali.<br /><br />La determinazione di profili di tutela della salute infatti - continua il Consiglio di Stato - spetta allo Stato, non alle regioni, tanto meno ai comuni, i quali nel regolare l&rsquo;uso del proprio territorio devono comunque rispettare le esigenze della pianificazione nazionale e non adottare le misure che siano tali da ostacolare in modo ingiustificato o impedire l&rsquo;insediamento degli impianti di telecomunicazione.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Fra sostenibilit&#xe0; e partecipazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-12-06T23:17:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-410</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/02-december-2007#unique-entry-id-410</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />LIVORNO. La storia, non solo quella recente, dimostra che cambiamenti e modernit&agrave; si possono affermare anche senza essere guidati e/o voluti.<br />Il che dimostra che le parole "cambiamento", "nuovo", "modernit&agrave;", non hanno obbligatoriamente e sempre un segno positivo. Il dogma della seconda Repubblica, nuovo uguale migliore, &egrave; stato smentito. Naturalmente, come sempre, si tratta di vedere per chi, ma certamente &egrave; stata smentita la sua presunta neutralit&agrave;. Nel nuovo affermatosi in oltre un quindicennio, come sempre, c&acute;&egrave; chi ha guadagnato e chi ha perso.<br /><br />Politica e partiti sono cambiati, certamente. Ognuno pu&ograve; valutare se (e quali) sono cambiati in peggio o in meglio. Anche la societ&agrave;, ovviamente, &egrave; cambiata radicalmente.<br /><br />L&acute;epicentro del cambiamento e della modernit&agrave;, insieme alla globalizzazione, &egrave; rappresentato dalla individualizzazione e dalla segmentazione parossistica della societ&agrave;.<br /><br />Perch&eacute; mai questo mutamento profondo, se non epocale, dovrebbe aver lasciato indenne e intonsa la qualit&agrave; dei movimenti della societ&agrave;? Per quale motivo ci&ograve; che si muove nella societ&agrave;, in questa societ&agrave;, non dovrebbe riflettere la segmentazione e l&acute;individualizzazione? E perch&eacute; ci&ograve; che replica segmentazione e individualizzazione non dovrebbe essere oggetto di discrimine nell&rsquo;assegnare valori e disvalori?<br />E ancora. Non c&acute;&egrave; solo la storia a ricordarcelo, c&acute;&egrave; anche la cronaca: perch&eacute; mai la partecipazione dovrebbe avere sempre le stigmate delle cause giuste?<br /><br />Come si valuta l&acute;adesione, e perfino "l&acute;internit&agrave;" della destra populista ai movimenti e ai conflitti locali, tanto da ipotizzare di farsi rappresentare anche elettoralmente da questi? Davvero questi ultimi dovrebbero essere considerati antagonisti a prescindere? Antagonisti a cosa e a chi?<br /><br />L&acute;ambiente, si dice, &egrave; un tema trasversale.<br />La salvaguardia ambientale, forse.<br />La sostenibilit&agrave; ambientale certamente no!<br /><br />La sostenibilit&agrave; (Stern ha qualcosa a che fare con la Banca mondiale) impone il progetto di una riconversione ecologica dell&acute;economia, pena il segare il ramo su cui essa stessa siede. Un progetto mastodontico che pretende una gigantesca riallocazione delle risorse economiche che non pu&ograve; avere in nessun modo un segno di neutralit&agrave; sociale.<br /><br />Ecco che allora appare pi&ugrave; chiaro, o almeno dovrebbe, che la spirale perversa Cesarismo-populismo non riguarda solo la destra. Riguarda in pieno la sinistra. Di pi&ugrave;! Riguarda pi&ugrave; la sinistra non liberale di quella moderata.<br />Infatti, mentre la sinistra moderata ha definitivamente introiettato la dimensione liberale &ndash; anche nobilmente liberale - (casomai la cosa curiosa &egrave; che viene definita "nuova" ), la sinistra non liberale non riesce a superare la dimensione "radicale" e "antagonista" e perci&ograve; non riesce a darsi n&eacute; un progetto n&eacute; un orizzonte.<br /><br />Osserviamola, questa sinistra, non a caso sedicente radicale e antagonista ma non sedicente alternativa. Osserviamola sui territori. Osserviamola nelle scelte sui territori dove fa parte delle maggioranze di governo, ma anche dove sta all&rsquo;opposizione. Osserviamola e vedremo che essa oscilla sistematicamente fra subalternit&agrave; e negazione. A seconda delle situazioni e anche dentro la stessa situazione.<br /><br />E infatti si arriva al paradosso (Asor Rosa) per il quale la somma degli antagonismi territoriali dovrebbe partorire il massimo del centralismo a difesa del paesaggio. Se nessuno se ne fosse accorto, Monticchiello &egrave; anche questo!<br /><br />Cos&igrave; la partecipazione &egrave; solo ci&ograve; che &egrave; amplificato dai (e specchiato nei) media e nella rete. A prescindere dal senso e dal verso. Mentre ci&ograve; che non riesce a "bucare" i media, e a stare in rete, non esiste e perci&ograve; non &egrave; partecipazione.<br /><br />Ci&ograve; che &egrave; sul territorio e costruisce, collettivamente quanto silenziosamente, pratiche collettive e alternative con (e per) gli ultimi (viventi umani e non) non d&agrave; spettacolo, non sta in rete e dunque non esiste: non &egrave; partecipazione, non &egrave; interessante, n&eacute; per i radicali n&eacute; per gli antagonisti. Eppure: che cosa sarebbero diventate le politiche sociali e di salvaguardia ambientale oggi, senza il volontariato che si "sporca le mani" con le amministrazioni?<br /><br />Ritrovare il senso (e il verso) di un nuovo agire collettivo, se e in quanto interessi, ha un prius! Reincontrare lo studio (anche individuale) e l&acute;approfondimento (che non ha n&eacute; i tempi dei media n&eacute; quelli della rete). L&acute;elaborazione collettiva di progetti che sappiano tenere insieme l&acute;orizzonte della sostenibilit&agrave; (sociale e ambientale) e le pratiche quotidiane che non ignorano il contesto preciso e hanno coordinate altrettanto precise.<br /><br />Queste coordinate sono la democrazia e il mercato. La democrazia, che pretende la riconoscibilit&agrave; di ci&ograve; che &egrave; maggioranza e di ci&ograve; che &egrave; minoranza parimenti alla capacit&agrave; di sopportare il dissenso; e il mercato, che non &egrave; popolato solo da soggetti privati.<br />Enucleare e isolare, sistematicamente, una parte dal tutto (sin&egrave;ddoche), o sovrapporre l&acute;orizzonte al contesto, pu&ograve; fare (e lo fa) spettacolo, e pu&ograve; avere (e li ha) i titoli di giornale ma... storicamente, si definisce come falsa coscienza. Buona per fiammate radicali e/o antagoniste, pessima per qualsiasi alternativa socialmente e ambientalmente e sostenibile.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BALI 2007; DIMAS(UE)&#x2c;VOGLIAMO ACCORDO POST KYOTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:18:02+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-409</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-409</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 27 NOV - L'Unione europea partecipera' alla conferenza Onu di Bali con l'obiettivo di raggiungere un accordo internazionale post Kyoto entro il 2009 e con la richiesta di una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per i paesi industrializzati del 30% entro il 2020 e del 60-70% entro il 2050, rispetto al 1990. ''Bali sara' un test cruciale'', ha detto il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, presentando a Bruxelles la posizione della Ue in vista della Conferenza internazionale. ''Non sara' un appuntamento facile, ma sono ottimista. Abbiamo ancora un paio d'anni per ottenere un accordo ambizioso, ma bisogna agire con urgenza. Dobbiamo uscire da Bali con un accordo post-Kyoto entro il 2009, in modo da poterlo ratificare entro il 2012''. La Ue si presenta all'appuntamento con la decisione assunta dai 27 in marzo di ridurre del 20% le emissioni dannose entro il 2020, rispetto al 1990, e di portare al 20% il consumo di energia da fonti rinnovabili entro la stessa data. Un obiettivo unilaterale e vincolante, che potrebbe essere portato al 30% se ci sara' la disponibilita' degli altri paesi industrializzati, con la sola esclusione dei paesi emergenti come Cina, India e Brasile. Secondo un rapporto sullo stato di attuazione degli obiettivi di Kyoto, che prevedono per la Ue una riduzione delle emissioni di Co2 dell'8% entro il 2012, rispetto al 1990, l'Unione europea dovrebbe raggiungere i suoi impegni senza difficolta'. Allo stato attuale, la riduzione certa e' del 7,4%, appena lo 0,6% in meno del previsto. Se tutte le nuove misure gia' annunciate saranno attuate, in particolare l'inclusione del trasporto aereo nella borsa di scambio delle emissioni e la riduzione di Co2 delle auto, l'obiettivo sara' superato di alcuni punti, fino all'11,4%. ''E' un segnale incoraggiante, che conferma la leadership europea nella lotta al cambiamento climatico'', ha commentato Dimas. Sul fronte internazionale, il commissario ha rilevato con favore il cambio nella politica ambientale annunciato dal nuovo premier australiano, che si e' impegnato a ratificare Kyoto e a fare della lotta al cambiamento climatico una delle priorita' del suo mandato. ''Spero che gli Usa seguiranno l'esempio australiano. Abbiamo bisogno di impegni vincolanti, non di cifre sparate a caso''. Il disimpegno americano influenza negativamente anche paesi come la Cina e l'India, i cui ritmi di crescita spingono in alto la produzione di Co2. ''A Bali avremo un confronto con loro e speriamo di convincerli ad accettare il principio della responsabilita' comune anche se differenziata'', ha rilevato Dimas. Sul tavolo del negoziato c'e' anche l'ipotesi di imporre una tassa alle frontiere sui prodotti a piu' alto consumo di carbonio. ''Le alternative sono varie, ma bisogna vedere se sono compatibili con le regole della Wto e con il principio della responsabilita' ripartita'', ha detto il commissario europeo. ''La soluzione migliore per noi resta un accordo internazionale che prenda in considerazione tutte le realta'. Lavoreremo duro per arrivare a questo obiettivo''. (ANSA). OS ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: STUDIO&#x2c; POSSIBILE TAGLI 80&#x25; CO2 DA CASE GB ENTRO 2050</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:15:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-408</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-408</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - LONDRA, 27 NOV - Le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle abitazioni private britanniche potrebbero essere ridotte dell'80% - rispetto ai livelli del 1990 - entro la meta' del XXI secolo. E' quanto sostiene uno studio strategico dell'universita' di Oxford - redatto in supporto del piano governativo contro il cambiamento climatico - che propone un certificato di risparmio energetico da applicare alle case private sul modello di quello usato per gli elettrodomestici. ''Il disegno di legge del governo prevede un taglio della CO2 del 60%: e' un dato significativo ma questo studio dimostra come si possa arrivare all'80% entro il 2050'', dice Brenda Boardman, ricercatrice presso l'Istituto dei Cambiamenti Climatici dell' Universita' di Oxford e coordinatrice del progetto. Un valore non da poco visto che il settore dell'edilizia privata conta, sul totale delle emissioni prodotte in Gran Bretagna, per il 25-27%. Il governo ha dunque reso noto che dal 2016 ogni nuova abitazione costruita nel Regno Unito dovra' essere a 'impatto zero'. Una misura certamente benvenuta ma insufficiente: lo studio sottolinea che, nel 2050, circa l'80 per cento della popolazione risiedera' ancora in case costruite ben prima dell'entrata in vigore della legge. ''Noi abbiamo concentrato i nostri sforzi intorno al nuovo Certificato per le Performance Energetiche che il governo sta per introdurre'', spiega la Boardman. ''Si potra' cosi' capire, quando si acquista casa, quanto efficiente sia l'abitazione: vogliamo che la gente capisca che questa 'etichetta' e' da ritenersi tanto importante quanto lo e' stata quella applicata ai frigoriferi''. Oltre agli - oramai - classici interventi come doppi vetri, pannelli solari, coibentazioni - da incentivare attraverso sgravi fiscali e taglio dell'iva per elettrodomestici 'verdi' - lo studio propone tre aree di interventi: concentrare i nuovi nuclei abitativi all'interno delle aree urbane, tagliando cosi' l'uso dell'auto, e incoraggiare l'installazione di micro-centrali energetiche; obbligare il settore edilizio a tagliare le emissione del 3,8% l'anno gia' dal 2008; stilare una radiografia 'energetica' per ogni abitazione cosi' da dirigere i finanziamenti la' dove serve. (ANSA). NS ]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: ONU; NUCLEARE IMPORTANTE MA NON SOLUZIONE SOS CLIMA&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:14:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-406</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-406</guid><content:encoded><![CDATA[ 27 NOV - Non sara' l'opzione atomo la soluzione dell'emergenza clima, mentre un grosso aiuto potrebbe arrivare da fonti rinnovabili come sole, vento e maree, maggiore efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni di Co2 nelle centrali a carbone. Questo il quadro che emerge dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, Resistere al cambiamento climatico, pubblicato oggi dall'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. E' probabile che l'atomo ''continuera' a costituire una parte importante della fornitura complessiva'' di energia del Pianeta, ma come soluzione a lungo termine dell'emergenza clima ''e' improbabile che abbia un ruolo prominente e la sua quota di mercato potrebbe restringersi'' spiega il Rapporto, secondo cui sul nucleare pesano ''questioni difficili per i decisori politici'', in particolare riguardo sicurezza, ripercussioni ambientali e proliferazione delle armi nucleari. Tutte da incentivare rimangono le fonti rinnovabili. L' obiettivo del 20% di energia verde per il 2020 fissata dalla Ue viene considerato ''un traguardo realizzabile''. L'efficienza energetica invece, potenzialmente offre il vantaggio di un ''doppio dividendo'', cioe' la riduzione delle emissioni e dei prezzi dell'energia. Nei trasporti ad esempio, aumentare l' efficienza di 8,5 km al litro ridurrebbe il consumo di 3,5 milioni di barili al giorno, con un risparmio di 400 milioni di tonnellate di Co2 all'anno, piu' delle emissioni dell'intera Thailandia. Non tramonta il carbone, principale fonte di energia elettrica per il Pianeta, che con il costo di petrolio e gas in salita, sara' ''in una posizione rilevante'' per Cina, India e Usa. E secondo il rapporto, Usa e Ue hanno entrambi le potenzialita' per avviare almeno 30 centrali sperimentali con la cattura e lo stoccaggio delle emissioni entro il 2015. (ANSA). Y62-GU<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: INVERNO MENO CALDO E PIU&#x27; PIOVOSO DEL 2006&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:13:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-405</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-405</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Tra qualche giorno, con i primi di dicembre, iniziera' dal punto di vista meteorologico l'inverno, che sara' molto diverso da quello dello scorso anno: rispetto a quello passato sara' decisamente meno ''caldo'' e anche un po' meno siccitoso al Nord. Il 2006, infatti, e' passato alla storia come il piu' mite degli ultimi 50 anni e fra i meno piovosi, con un deficit idrico del 35% e la conseguente mancanza di piu' di un terzo delle piogge normalmente attese. Secondo uno studio realizzato dal meteorologo, Andrea Giuliacci del centro Epson Meteo, la presenza del fenomeno ''La Nina'', ovvero un anomalo raffreddamento della superficie marina del Pacifico Tropicale, e la particolare fase della QBO (Quasi-Biennal zonal wind Oscillation), una periodica inversione della direzione di provenienza dei venti stratosferici ai Tropici, ''influenzeranno in misura importante la prossima stagione fredda''.<br /><br />Per la prossima stagione invernale - secondo Giuliacci - si prevede l'alternanza di periodi miti, con temperature sensibilmente al di sopra delle medie stagionali, e altri molto freddi, con il gelo che interessera' in particolare il Nord e il versante adriatico della Penisola. Il passaggio da un periodo mite ad uno gelido avverra' talvolta in modo brusco e repentino. Nel complesso sara' quindi un inverno piu' freddo di quello dell'anno scorso, ma comunque piu' mite di quelli cui eravamo abituati negli anni '70 e '80. La pioggia interessera' soprattutto le regioni del versante adriatico e il Sud mentre, come spesso e' accaduto negli ultimi anni, ci saranno meno precipitazioni del normale al Nordovest (Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e, benche' in misura minore, anche nelle regioni centrali tirreniche (Toscana, Umbria e Lazio). La neve cadra' in piu' occasioni, anche abbondante, sul versante adriatico dell'Appennino Centrale.<br /><br />Sara' un inverno piuttosto nevoso anche sulle montagne del Sud, mentre sulle Alpi cadra' poca neve: tuttavia, soprattutto sulle Alpi centrali e Orientali, rispetto all'anno scorso si vedra' un po' di neve in piu'. Con una certa frequenza venti intensi e gelidi, provenienti da nord (Tramontana) o nordest (Bora o Grecale) spazzeranno il Centro-sud (soprattutto Adriatico e Ionio). Meno probabili le giornate di vento forte al Nord e, soprattutto, periodi caratterizzati da intensi venti ''sciroccali''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: MUTAMENTI INEVITABILI&#x2c; PERICOLO PER UN MILIARDO&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:10:55+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-404</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-404</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Mutamenti climatici inevitabili e un miliardo di persone gia' oggi in pericolo per eventi catastrofici causati dall'emergenza clima. Adattarsi significa pagare ora 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015. Il mondo deve agire con ''urgenza'' e l'obiettivo deve essere ambizioso con ''limiti piu' rigorosi'' nel post-Kyoto, cioe' dopo il 2012: tagliare i gas serra dell'80% entro il 2050.<br />Questa la fotografia scattata dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, 'Resistere al cambiamento climatico' dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Oltre 400 pagine per tirare le fila dell'emergenza clima a una settimana dall'apertura della Conferenza mondiale di Bali (3-14 dicembre).<br /><br />Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima ''saranno inevitabili'' nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici ''impongono all'umanita' scelte sostanziali'' e per evitare ''rischi catastrofici'' si puo' ''solo'' scegliere di ''intervenire con urgenza'' ma la ''consapevolezza di questa urgenza al momento manca''. Tra le novita' del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.<br /><br />Ecco i principali effetti dei cambiamenti climatici:<br />- POPOLAZIONI IN PERICOLO: quasi un miliardo le persone che gia' oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccita', 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sara' cruciale per il 40% piu' povero, cioe' circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato e' di 1 su 19.<br />- SALUTE: la diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che gia' causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.<br />- SICUREZZA ALIMENTARE: la malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.<br />- ECOSISTEMI: meta' dei sistemi di barriere coralline e' soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature cosi' veloce piante e animali sono in pericolo: se il Pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.<br /><br />Ecco invece le possibili contromisure:<br />- OBIETTIVI: riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30 per cento entro il 2020 per i paesi ricchi; riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo. Obiettivo totale di emissioni e' di 450 parti per milione con una soglia del rischio a 2 gradi su livelli preindustriali<br />- EMISSION-TAX: tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. l' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30 per cento le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.<br />- ADATTAMENTO: servono finanziamenti ''nuovi e aggiuntivi'' pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015.<br />- FONDO MITIGAZIONE: Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) da 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.<br />- MIX ENERGETICO: il nucleare avra' un ruolo importante ma non sara' la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l' elettricita' ''e' realizzabile''. Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni<br />- POST-KYOTO: giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida. (ANSA). GU-Y62 ]]></content:encoded></item><item><title>Le tecnologie dell&#x2019;informazione e i cambiamenti climatici&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:09:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-403</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-403</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Oggi e domani il palazzo dell&rsquo;Onu di New York ospiter&agrave; la conferenza &ldquo;Positive Impact of the Ict on the Environment and Climate Change&rdquo; durante la quale si incontrano e confrontano rappresentanti di governi, universit&agrave;, ambientalisti e 40 dirigenti di grandi aziende del settore privato per discutere dei nuovi modi di utilizzare le tecnologie dell&rsquo;informazione e della comunicazione (Ict) per trattare le questioni poste dai cambiamenti climatici.<br />La conferenza affronter&agrave; anche gli effetti pi&ugrave; ampi di queste tecnologie sull&rsquo;ambiente ed il loro ruolo per assicurare la sostenibilit&agrave; ecologica.<br />Il discorso introduttivo &egrave; affidato ad Alexander Karsner, sottosegretario all&rsquo;efficienza energetica ed all&rsquo;energie rinnovabili del dipartimento Usa, parteciperanno anche il presidente dell&rsquo;assemblea generale dell&rsquo;Onu Srgjan Kerim, il segretario generale aggiunto agli affari economici e sociali Sha Zukang, il responsabile dell&rsquo;informazione dell&rsquo;Agenzia federale Usa National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Joseph Klimavicz,il coordinatore esecutivo dell&rsquo;Alleanza mondiale per gli Ict e lo sviluppo, Sarbuland Khan e il presidente di Ait Global, Mike Lackey.<br />I relatori illustreranno le misure che le loro organizzazioni hanno preso per sviluppare prodotti ecologicamente corretti nel campo del riciclaggio dei rifiuti, degli acquisti verdi, dell&rsquo;efficienza energetica e per ridurre la CO2 atmosferica.<br />Una tavola rotonda esplorer&agrave; i modi con i quali gli Ict possono contribuire a ridurre le emissioni climalteranti individuali e delle comunit&agrave;. Altre due tavole rotonde esamineranno i consumi delle agenzie di notizie, dei centri di informazione e dei server ed i modi per accrescere la loro efficienza, di economizzare energia e ridurre le emissioni di CO2.<br />La Conferenza di New Yok &egrave; organizzata dalla Global alliance for Information and communication technologies and development (Gaid) in collaborazione con l&rsquo;United Nations department the economic and social affairs (Undesa) e Ait Global, l&rsquo;associazione internazionale dei professionisti delle tecnologie di gestione e dell&rsquo;informazione. L&rsquo;iniziativa si tiene insieme alla diciannovesima Ait Global&acute;s annual conference and exhibit series.<br />Il Gaid &eacute; un&rsquo;iniziativa approvata da segretario generale dell&rsquo;Onu nel 2006 per lanciare anche una rete mondiale di consultazioni di governi, settore privato, societ&agrave; civile, tecnici e le iInternet communities e le universit&agrave;. L&rsquo;Onu sottolinea l&rsquo;importanza degli Ict per raggiungere gli obiettivi del Millennium development goals (MDGs), e la necessit&agrave; di creare per questo una piattaforma aperta ed inclusiva di informazione ambientale e di condivisione delle tecnologie dell&rsquo;informazione, centrata sulla diffusione delle conoscenze scientifiche di base sul cambiamento climatico e fondata sull&rsquo;informazione.]]></content:encoded></item><item><title>E intanto la Cina firma un accordo sul clima con la Francia&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:07:22+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-402</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-402</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Nella lotta al riscaldamento climatico &laquo;La Cina e la Francia devono mostrare al mondo il cammino&raquo; &egrave; questo l&rsquo;impegnativo compito che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha preso oggi all&rsquo;universit&agrave; Tsinghua di Pechino, davanti ad oltre mille studenti che ha blandito come &laquo;l&rsquo;avvenire della Cina&raquo;.<br />Per Sarkozy lo sviluppo e la crescita &laquo;vanno alla pari&raquo; con la protezione del pianeta la cui sicurezza &egrave; profondamente minacciata dai cambiamenti climatici, &laquo;Non &egrave; pi&ugrave; una questione da esperti, questo diventa un problema per ciascuno di voi&raquo;<br />La Francia e la Cina hanno annunciato di aver sottoscritto l&acute;accordo per un partenariato per lottare contro il cambiamento climatico nel quadro di accordo strategico globale, il primo documento bilaterale di questo tipo che la Cina firma con un altro Paese.<br />Secondo la dichiarazione congiunta riportata dall&rsquo;agenzia statale cinese Xinhua &laquo;le due parti hanno reiterato i principi e le disposizioni della Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto che puntano a lottare contro il cambiamento climatico riducendo le emissioni di carbonio&raquo;.<br />Per Sarkozy la discussa Esposizione universale del 2010 a Shanghai sar&agrave; un&rsquo;occasione per valutare le ambizioni della Cina in materia di sviluppo sostenibile e che la Francia sar&agrave; la prima ad annunciare la sua partecipazione a questo avvenimento che sta cambiando il volto della capitale economica della Cina con mdificazioni radicali della struttura urbanistica e dell&rsquo;ambiente.<br />&laquo;Mi rallegro &ndash; ha detto Sarkozy &ndash; che abbiamo la prospettiva di stringere la cooperazione franco-cinese in molti settori legati alla lotta al cambiamento climatico&raquo;.<br />Ma, al di l&agrave; dei sorrisi diplomatici e dei bei discorsi sull&rsquo;avvenire del pianeta, la Cina si trova ad affrontare in casa propria problemi giganteschi finora tenuti sotto il luccicante tappeto della crescita a due cifre del Pil.<br />L&acute;amministrazione di Stato per la protezione dell&rsquo;ambiente prevede di aumentare sostanziosamente le sanzioni per l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;acqua potabile che dovrebbero essere elevate a 500.000 yuans (circa 67.600 dollari) per chi inquina le acque con sostanze altamente tossiche, forse non molto, ma ben cinque volte di pi&ugrave; di quanto previsto fino ad oggi.<br />Chi sversa residui industriali o rifiuti urbani nelle sorgenti di acqua potabile o lungo le sponde di fiumi e canali o le rive dei laghi, incorrer&agrave; in un&rsquo;ammenda di 200.000 yuans, 20 volte pi&ugrave; della multa attuale.<br />Il progetto di legge regolamenta cos&igrave; finalmente le sanzioni per le imprese che inquinano &ldquo;accidentalmente&rdquo; l&rsquo;acqua che dovranno rifondere parte dei danni e sopportare comunque tutti i costi destinati ad evitare sversamenti, mentre le industrie che si renderanno colpevoli di gravi inquinamenti verranno chiuse.<br />Uno studio del 2006 rivelava che la Cina soffre di un inquinamento definito &ldquo;medio&rdquo;, ma un terzo dei prelievi effettuati sull&rsquo;acqua potabile hanno raggiunto il livello &ldquo;V&rdquo;, cio&egrave; il tasso pi&ugrave; elevato di inquinamento. ]]></content:encoded></item><item><title>Le proposte dell&#x2019;Europa per Bali e il post Kyoto&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:06:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-401</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-401</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it <br />Alla tredicesima Conferenza delle parti (COP-13) dell&rsquo;Unfccc ed alla terza riunione delle parti (Cop/Mop-3) del protocollo di Kyoto che si terranno dal 3 al 14 dicembre a Bali l&rsquo;Unione Europea sar&agrave; rappresentata dalla Troika composta dal ministro dell&rsquo;ambiente portoghese, Francisco Nunes Correia, dal ministro dell&rsquo;ambiente sloveno, Janez Podobnik, e dal Commissario Dimas.<br />Il Commissario europeo all&rsquo;Ambiente, Stavros Dimas, parteciper&agrave; alla sessione ad alto livello della conferenza di Bali prevista dal 12 al 14 dicembre e che sar&agrave; preceduta, l&rsquo;8-9 dicembre, da una riunione dei ministri del Commercio sulle questioni climatiche nell&rsquo;ambito degli scambi commerciali e il 10-11 dicembre da un incontro dei ministri delle finanze su come finanziare le tecnologie a basse emissioni di carbonio.<br />&laquo;I dati scientifici sui cambiamenti climatici presentati dall&rsquo;Ipcc sono evidenti e allarmanti &ndash; dice Dimas illustrando le posizioni che l&rsquo;Ue porter&agrave; in Indonesia - L&rsquo;unica risposta responsabile &egrave; impegnarsi di pi&ugrave; a livello mondiale per limitare le emissioni di gas serra. Per questo a Bali &egrave; necessario decidere il varo dei negoziati su un accordo mondiale sul clima che sia esauriente e ambizioso e stabilire una tabella di marcia che ne definisca gli elementi principali. La conferenza dovr&agrave; inoltre fissare alla fine del 2009 la data limite per la durata dei negoziati. Il futuro accordo dovr&agrave; puntare a limitare il surriscaldamento del pianeta a 2&ordm;C in pi&ugrave; rispetto alla temperatura dell&rsquo;era pre-industriale perch&eacute; solo cos&igrave; potremo evitare gli impatti pi&ugrave; devastanti prodotti dal mutamento del clima. La conferenza di Bali &egrave; un&rsquo;ottima occasione per approvare tali obiettivi ambiziosi che dovranno essere i nostri punti di riferimento nei negoziati per i prossimi due anni&raquo;.<br />L&rsquo;Ue propone che l&rsquo;accordo sul clima post-Kyoto comprenda almeno otto tasselli principali:<br />&laquo;Limitazione del surriscaldamento del pianeta a 2&ordm;C al di sopra della temperatura dell&rsquo;era pre-industriale. Per rispettare questo limite le emissioni globali dovranno stabilizzarsi entro i prossimi 10-15 anni per poi dimezzarsi rispetto ai valori del 1990 entro il 2050.<br />Riduzioni delle emissioni vincolanti e pi&ugrave; consistenti in termini assoluti per i paesi industrializzati. L&rsquo;UE propone che i paesi industrializzati riducano collettivamente le loro emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. In attesa di giungere ad un accordo su questo punto, l&rsquo;UE si &egrave; autonomamente impegnata ad abbattere le proprie emissioni di almeno il 20% entro il 2020. A tal fine la Commissione presenter&agrave; un pacchetto di misure legislative all&rsquo;inizio del 2008.<br />Contributi equi ed efficaci da parte di altri paesi, ed in particolare delle economie emergenti in rapida crescita, che dovrebbero essere chiamati a garantire una crescita economica a minore intensit&agrave; di emissioni.<br />Potenziamento ed ampliamento del mercato globale del carbonio, anche attraverso meccanismi flessibili innovativi e rafforzati. Il sistema UE di scambio delle quote di emissione ha dimostrato che il mercato del carbonio rappresenta una soluzione efficace.<br />Rafforzamento della cooperazione per la ricerca, lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite necessarie per abbattere le emissioni.<br />Maggiore impegno a favore dell&rsquo;adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto &egrave; necessario rafforzare la cooperazione per affrontare gli effetti inevitabili dei cambiamenti climatici, in particolare per aiutare i paesi pi&ugrave; poveri e pi&ugrave; vulnerabili al fenomeno.<br />Emissioni del settore aereo e del settore marittimo internazionali. L&rsquo;UE sta gi&agrave; discutendo la proposta volta ad inserire il trasporto aereo nel sistema UE di scambio delle quote di emissione.<br />Abbattimento delle emissioni conseguenti alla deforestazione, attivit&agrave; che contribuisce fino al 20% delle emissioni planetarie di CO2&raquo;.<br />L&rsquo;Ue ritiene imprescindibile che il dibattito sugli interventi sul clima a partire dal 2012 sfoci in negoziati concreti su un nuovo accordo globale.<br />L&rsquo;Ue si dice pronta ad andare oltre la semplice mobilitazione delle risorse finanziare necessarie ed &egrave; favorevole ad un&rsquo;espansione del mercato globale del carbonio e a strumenti come il Fondo globale per l&rsquo;efficienza energetica e le energie rinnovabili (Geeref).<br />In occasione della conferenza la Commissione promuover&agrave; anche la sua iniziativa volta ad istituire un&rsquo;Alleanza globale per i cambiamenti climatici con i paesi in via di sviluppo pi&ugrave; poveri, che saranno quelli maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e che hanno meno mezzi per affrontarli ]]></content:encoded></item><item><title>Anche le pompe di calore avranno il marchio Ecolabel&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-28T14:06:15+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-400</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-400</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte.www.greenreport.it <br />Presto arriver&agrave; in commercio anche la pompa di calore con il marchio Ecolabel: sale cos&igrave; il numero di prodotti per i quali &egrave; possibile ottenere la certificazione di compatibilit&agrave; ambientale europea.<br />Con decisione 2007/742/Ce la Commissione europea infatti, detta gli standard per apporre il marchio ecologico alle pompe di calore elettriche, a gas o ad assorbimento funzionanti a gas con una capacit&agrave; massima di riscaldamento pari a 100kw I nuovi criteri riguardano le prestazioni energetiche, la riduzione dei rischi per l&rsquo;ambiente e per l&rsquo;uomo, le relative informazioni da comunicare ai consumatori ed hanno una validit&agrave; triennale (fino al 9 novembre 2010).<br />Ogni volta &egrave; necessario un nuovo provvedimento, perch&eacute; il regolamento europeo sull&rsquo;Ecolabel prevede che i criteri ecologici specifici per l&rsquo;assegnazione del marchio siano stabiliti per gruppi di prodotti sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell&rsquo;Unione europea per il marchio di qualit&agrave; ecologica.<br />Questa volta il gruppo di prodotti sottoposto al marchio ecologico riguarda tutte quelle pompe di calore che concentrano l&rsquo;energia presente nell&rsquo;aria, nel terreno o nell&rsquo;acqua e la trasformano in calore utile al riscaldamento di locali o, mediante il procedimento opposto, al raffreddamento. Dunque per pompa di calore - ai sensi della decisione europea - s&rsquo;intende un dispositivo o una serie di dispositivi che il fabbricante o l&rsquo;importatore fornisce al distributore, al rivenditore o all&rsquo;installatore.<br />Le pompe di circolazione sul lato del pozzo o della fonte non sono necessariamente incluse nella fornitura, anche se, per il calcolo dei valori del coefficiente di prestazione (Cop), si tiene sempre conto del consumo elettrico delle pompe di circolazione, in base al metodo indicato nella norma tecnica (EN 14511:2004) e se il fabbricante non &egrave; in grado di fornire dati, si utilizza un valore definito per convenzione. Mentre per le pompe di calore ad assorbimento funzionanti a gas, il metodo da seguire &egrave; quello indicato da una norma tecnica diversa ossia dalla EN 12309- 2:2000.<br />Non possono per&ograve; ricevere la marcatura ecologica le pompe di calore destinate unicamente a fornire acqua calda per uso sanitario e quelle destinate a estrarre calore da un edificio e a immetterlo nell&rsquo;aria, nel terreno o nell&rsquo;acqua e fini di condizionamento.<br />Istituito nel 1992 l&rsquo;Ecolabel &ndash; il cui logo &egrave; rappresentato da un fiore &ndash; &egrave; uno speciale sistema di certificazione creato per aiutare i consumatori europei a scegliere prodotti e servizi pi&ugrave; ecologici e pi&ugrave; rispettosi dell&rsquo;ambiente. Allo stesso tempo &egrave; uno strumento per incentivare i produttori alla realizzazione di beni o di servizi che durante tutto il ciclo di vita garantiscono un minore impatto sull&rsquo;ambiente.<br />E&rsquo; uno strumento volontario: pu&ograve; essere richiesto dai produttori dei beni appartenenti alle categorie di prodotti per i quali &egrave; possibile ottenere la certificazione di compatibilit&agrave; ambientale europea. Ma non per questo pu&ograve; essere paragonata ad una autodichiarazione del fabbricante in quanto l&rsquo;ottemperanza ai criteri &egrave; verificata, certificata e controllata da una terza parte indipendente. La certificazione, infatti in Italia viene rilasciata dalla commissione Ecolabel e la verifica del rispetto dei parametri viene effettuata dall&rsquo;Apat.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:RIFORMA CODICE;PIU&#x27; CONTROLLI E LOTTA ECOMAFIE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-26T00:13:50+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-399</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-399</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Piu' capacita' di controllo senza burocrazia, inserimento dei principi comunitari di prevenzione, precauzione e del 'chi inquina paga', tempi certi per la valutazione d'impatto ambientale. Cambia cosi' il Codice dell' Ambiente. Il Consiglio dei Ministri ha approvato infatti, in seconda lettura, come prescrive la legge, su proposta del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio lo schema di decreto legislativo correttivo al Codice ambientale (dl 152/2006). Il decreto correttivo, gia' approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 13 settembre scorso, aveva ottenuto i pareri positivi delle commissioni parlamentari lo scorso 24 settembre. Ora, entro venti giorni, si attende il nuovo parere delle commissioni parlamentari per consentire il definito varo del provvedimento da parte del Cdm. ''Con questo nuovo provvedimento - ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio - colmiamo una lacuna, inserendo finalmente nelle normative italiane alcuni punti fermi comunitari, quali i principi di precauzione e prevenzione e chi inquina paga'. Restituiamo cos&igrave; logica e trasparenza alle norme ambientali garantendo il controllo per rafforzare la lotta a illegalita' e ecomafie ma eliminando gli inutili appesantimenti burocratici per le imprese. E' un passaggio importante di riforma delle normative nell'ottica dello sviluppo sostenibile''. Il testo, riferiscono dal ministero dell'Ambiente, ''e' il frutto di un lungo e costruttivo confronto con le regioni, il mondo dell' impresa, il sindacato e le associazioni ambientaliste, ha accolto numerose condizioni contenute nel parere delle commissioni parlamentari e della Conferenza Unificata e ha recepito alcune indicazioni contenute nel recente parere del Consiglio di Stato''. Il correttivo interviene su due settori normativi importanti per le politiche ambientali, quali i rifiuti e le valutazioni d' impatto ambientale. ''Il ministero dell'Ambiente pone cosi' rimedio - si afferma in una nota - ad una riscrittura delle norme voluta dal precedente Governo che ha provocato, tra le tante criticita', l'apertura di numerose infrazioni comunitarie nei confronti dell'Italia''. Ecco in sintesi, il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri: - VALUTAZIONI DI IMPATTO AMBIENTALI: rispetto alle norme in vigore, riscrive integralmente le norme in materia di Via e Vas (Valutazione d'Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e stabilisce tempi certi per la Via - che andra' fatta sul progetto definito e non piu' preliminare - dai 150 giorni ad un massimo di 330 giorni (per le opere piu' complesse) senza possibilit&agrave; di prolungamenti indefiniti. E' stato inoltre eliminato il silenzio-rigetto, ossia il meccanismo automatico in base al quale in assenza di risposte si considerava rifiutata la richiesta valutazione presentata. Ora si avra' sempre un provvedimento motivato entro i termini stabiliti. In caso di superamento dei termini il provvedimento andra' alla decisione del Consiglio dei Ministri. I cittadini potranno intervenire gia' all'inizio dell'iter procedimentale. - RIFIUTI: Per i rifiuti e' stato migliorato il testo gia' approvato in Cdm a settembre con norme, come chiesto da Camera e Senato, che semplificano la tracciabilita' dei rifiuti attraverso un sistema di controllo informatico, consentendo cosi' il superamento dei vecchi sistemi cartacei. Sono state accolte poi le indicazioni di Camera e Senato che precisano la definizione di rifiuto, le norme sulle materie prime e seconde e in tema di deposito temporaneo e terre e rocce da scavo, portando fino a 3 anni la possibilita' di deposito per le opere piu' rilevanti. Infine e' stata riordinata la normativa relativa ai Consorzi di filiera. (ANSA). GU]]></content:encoded></item><item><title>BALENE: SEMPRE PIU&#x27; A RISCHIO&#x2c; PROTESTE CONTRO TOKYO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-26T00:13:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-398</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/25-november-2007#unique-entry-id-398</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY, 20 NOV - Peggiora invece di migliorare, la sorte delle balene del Pacifico. Domenica una flotta baleniera giapponese e' salpata per quella che potrebbe diventare la caccia pi&ugrave; vasta degli ultimi 20 anni, con un obiettivo di oltre mille grandi cetacei, tra i quali per la prima volta figurano anche le megattere, a rischio di estinzione secondo gli ambientalisti, e particolarmente amate dai whales watchers per i loro caratteristici salti acrobatici fuori dall'acqua. La mossa dei giapponesi ha suscitato le ire della Nuova Zelanda e dell'Australia, che hanno presentato formale protesta attraverso i propri ambasciatori a Tokyo. ''L'Australia e' contro ogni forma di caccia delle balene, chiediamo formalmente al Giappone di riconsiderare le proprie decisioni'', ha detto il ministro degli Esteri australiano Alexander Downer. Altri in Australia sono stati meno diplomatici. Da Canberra il ministro ombra per gli Affari esteri, Robert McClelland, ha invocato l'uso della marina militare come deterrente contro le baleniere giapponesi, che spesso pescano anche dentro i confini delle aree protette, soprattutto nei mari antartici. La premier neozelandese Helen Clark ha usato parole durissime: ''I pescherecci giapponesi avrebbero fatto meglio a restarsene a casa loro, invece di venire qui nascondendosi sotto l'imbroglio di una missione scientifica, quando vogliono semplicemente uccidere mille balene''. Il Giappone aveva ufficialmente abbandonato la caccia commerciale alle balene nel 1986, ubbidendo alla moratoria internazionale, per passare dall'anno successivo a quello che continua a chiamare caccia per scopi di ricerca scientifica. Il portavoce di Greenpeace, Steve Shallhorn, ha sottolineato oggi che i biologi marini d'Australia e altri paesi del Pacifico hanno pi&ugrave; volte sostenuto che le informazioni scientifiche sulle balene si possono ottenere senza uccidere gli animali. Greenpeace ha promesso di tallonare le sei navi peschereccio con la loro nave ammiraglia Esperanza, gi&agrave; posizionata al largo delle coste giapponesi. Per quattro mesi - tanto durer&agrave; la stagione - l'organizzazione ambientalista cercher&agrave; di ostacolare i giapponesi, chiedendo la sospensione della caccia e impegnandosi in azioni di lotta non violenta, come ha gi&agrave; fatto in passato. ''Questa non e' scienza, e' un business mascherato da scienza. Le balene sono animali protetti e noi vogliamo che la legge sia rispettata'', ha detto oggi dalla Esperanza il capo della spedizione Karli Thomas, all'agenzia di stampa australiana Aap. La piccola flotta che ha lasciato il porto di Shimonoseki setaccer&agrave; per quattro mesi le acque dei mari del sud del Pacifico fino all'Antartide, e si teme che sconfiner&agrave; nella zona che l'Australia ha dichiarato parco marino dedicato proprio ai cetacei. L'obiettivo e' la pesca di 935 balenottere dal rostro, 50 balenottere azzurre e 50 megattere, queste ultime fino ad ora mai cacciate. Il passaggio delle megattere lungo le coste dell'Australia e' uno degli appuntamenti pi&ugrave; attesi da turisti e animalisti, per i salti spettacolari fuori dall'acqua, e per la docilit&agrave; dei grandi cetacei, che si lasciano avvicinare dalle barche e, in alcuni casi, persino dai surfisti. Quattro anni fa una di queste balene era entrata nella baia di Sydney, nuotando tra i traghetti e le barche fino all'Opera House. Ora la nuova stagione delle baleniere giapponesi mette a rischio di sopravvivenza, oltre alle balene stesse, anche l'industria australiana del whale-watching, che ha un giro d'affari di 180 milioni di euro l'anno. Sono migliaia le persone che ogni anno arrivano sulle coste orientali del continente per osservare il passaggio delle megattere che dall'Antartide risalgono le coste per partorire nelle acque pi&ugrave; calde della barriera corallina, ridiscendendo poi alla fine dell'estate accompagnate dai piccoli. (ANSA). RED ]]></content:encoded></item><item><title>Aspettando i dati Ipcc&#x2c; l&#x2019;Onu presenta la road map 2008 sul dopo Bali&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-17T18:31:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-396</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-396</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />Mentre si aspetta il Fourth assessment report (AR4) dell&rsquo; Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), una sintesi del quale verr&agrave; resa nota domani in una conferenza stampa a Valencia, in Spagna, (e le prime anticipazioni che filtrano dal meeting dell&rsquo;Ipcc parlano di previsioni al rialzo per le temperature del riscaldamento climatico e di misure ancora pi&ugrave; urgenti e dure per contrastarlo), il presidente dell&rsquo;Assemblea generale dell&rsquo;Onu Sergjan Kerim, ha reso nota la road map dei lavori della sessantaduesima sessione dell&rsquo;assemblea generale del 2008 per quanto riguarda le iniziative relative ai cambiamenti climatici.<br />&laquo;Un progetto di risoluzione &egrave; stato richiesto dal segretario generale dell&rsquo;Onu, al fine di preparare un rapporto sulle attivit&agrave; del sistema Onu riguardanti i cambiamenti climatici che &egrave; attualmente in preparazione e dovr&agrave; essere approvato luned&igrave; prossimo&raquo; ha detto Kerim.<br />Il presidente dell&rsquo;Assemblea generale della Nazioni Unite ha anche annunciato che organizzer&agrave; tre riunioni sulla questione dei cambiamenti climatici.<br />La prima si terr&agrave; l&rsquo;11 e 12 febbraio 2008 e riunir&agrave; &laquo;rappresentanti del mondo degli affari ed ambienti universitari, e anche Organizzazioni non governative e Stati membri&raquo; che saranno invitati a discutere di partenariati tra il settore pubblico ed il settore privato, ma anche di aspetti istituzionali. Inoltre, &laquo;un dibattito tematico all&rsquo;Assemblea il 12 febbraio permetter&agrave; agli Stati Membri di esaminare e discutere di quel che &egrave; stato fatto a Bali&raquo; al summit mondiale dell&rsquo;Unfccc sui cambiamenti climatici.<br />La seconda riunione metter&agrave; insieme il mondo degli affari e la terza i piccoli Stati insulari in via di sviluppo.<br />	]]></content:encoded></item><item><title>ECO-ENERGIA: IVA RIDOTTA PER RINNOVABILI&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-17T18:31:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-395</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-395</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 15 NOV - Il tasso ridotto per l'Imposta sul Valore Aggiunto andrebbe applicato anche alle energie rinnovabili e non solo al consumo di gas ed elettricita. E' quanto sostiene in un comunicato stampa l'Erec( Consiglio Europeo delle Energie Rinnovabili) che, appoggiando la proposta franco britannica per l'IVA ridotta sui prodotti di efficienza energetica, chiede che si allarghi il campo anche all'energia verde. La direttiva Ue sull'IVA comprende un elenco di beni e servizi a cui gli stati membri possono applicare un'imposta sul valore aggiunto ridotta. In campo energetico la lista include solo il consumo dei prodotti classici, come il gas e l'elettricita'. Cosi'i paesi membri che negli ultimi anni avrebbero voluto poter applicare lo stesso regime di favore ai prodotti e ai servizi legati all'efficienza energetica o alle RES hanno avuto le mani legate. Ora pero' qualcosa si muove. Francia e Gran Bretagna vorrebbero tassi fiscali ridotti anche per i prodotti dell'efficienza energetica e, insieme, ad ottobre hanno inviato una lettera alla Commissione europea annunciando l'intenzione di mettere sul tavolo e discutere la proposta all'Ecofin dello scorso 13 novembre. La questione non e' pero' stata sollevata e scivolera' a dicembre. La situazione attuale, chiarisce Oliver Schafer, direttore dell'Erec, crea un incentivo perverso a favore del consumo energetico, in conflitto con gli obiettivi dell'Unione europea in termini di politica energetica ed ambientale. Il settore delle energie rinnovabili ritiene che sia giunto il momento di applicare l'IVA ridotta anche alle RES e all' efficienza energetica, creando cosi' le stesse condizioni per tutti i prodotti energetici, almeno per cio' che riguarda la tassazione indiretta. (ANSA). YFZ-BR <br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: SEI ORSI SU OTTO A RISCHIO&#x2c; PANDA PRIMO LISTA&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2007-11-17T18:30:49+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-394</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/pagina1/files/11-november-2007#unique-entry-id-394</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Nonostante sia da anni il simbolo degli animali in via di estinzione, il panda e' ancora in testa alla
