25 novembre 2007
CLIMA: BALI 2007; DIMAS(UE),VOGLIAMO ACCORDO POST KYOTO
28/11/07 14:18
(ANSA) - BRUXELLES, 27 NOV - L'Unione europea
partecipera' alla conferenza Onu di Bali con
l'obiettivo di raggiungere un accordo
internazionale post Kyoto entro il 2009 e con la
richiesta di una riduzione delle emissioni di gas
ad effetto serra per i paesi industrializzati del
30% entro il 2020 e del 60-70% entro il 2050,
rispetto al 1990. ''Bali sara' un test
cruciale'', ha detto il commissario Ue
all'ambiente Stavros Dimas, presentando a
Bruxelles la posizione della Ue in vista della
Conferenza internazionale. ''Non sara' un
appuntamento facile, ma sono ottimista. Abbiamo
ancora un paio d'anni per ottenere un accordo
ambizioso, ma bisogna agire con urgenza. Dobbiamo
uscire da Bali con un accordo post-Kyoto entro il
2009, in modo da poterlo ratificare entro il
2012''. La Ue si presenta all'appuntamento con la
decisione assunta dai 27 in marzo di ridurre del
20% le emissioni dannose entro il 2020, rispetto
al 1990, e di portare al 20% il consumo di
energia da fonti rinnovabili entro la stessa
data. Un obiettivo unilaterale e vincolante, che
potrebbe essere portato al 30% se ci sara' la
disponibilita' degli altri paesi
industrializzati, con la sola esclusione dei
paesi emergenti come Cina, India e Brasile.
Secondo un rapporto sullo stato di attuazione
degli obiettivi di Kyoto, che prevedono per la Ue
una riduzione delle emissioni di Co2 dell'8%
entro il 2012, rispetto al 1990, l'Unione europea
dovrebbe raggiungere i suoi impegni senza
difficolta'. Allo stato attuale, la riduzione
certa e' del 7,4%, appena lo 0,6% in meno del
previsto. Se tutte le nuove misure gia'
annunciate saranno attuate, in particolare
l'inclusione del trasporto aereo nella borsa di
scambio delle emissioni e la riduzione di Co2
delle auto, l'obiettivo sara' superato di alcuni
punti, fino all'11,4%. ''E' un segnale
incoraggiante, che conferma la leadership europea
nella lotta al cambiamento climatico'', ha
commentato Dimas. Sul fronte internazionale, il
commissario ha rilevato con favore il cambio
nella politica ambientale annunciato dal nuovo
premier australiano, che si e' impegnato a
ratificare Kyoto e a fare della lotta al
cambiamento climatico una delle priorita' del suo
mandato. ''Spero che gli Usa seguiranno l'esempio
australiano. Abbiamo bisogno di impegni
vincolanti, non di cifre sparate a caso''. Il
disimpegno americano influenza negativamente
anche paesi come la Cina e l'India, i cui ritmi
di crescita spingono in alto la produzione di
Co2. ''A Bali avremo un confronto con loro e
speriamo di convincerli ad accettare il principio
della responsabilita' comune anche se
differenziata'', ha rilevato Dimas. Sul tavolo
del negoziato c'e' anche l'ipotesi di imporre una
tassa alle frontiere sui prodotti a piu' alto
consumo di carbonio. ''Le alternative sono varie,
ma bisogna vedere se sono compatibili con le
regole della Wto e con il principio della
responsabilita' ripartita'', ha detto il
commissario europeo. ''La soluzione migliore per
noi resta un accordo internazionale che prenda in
considerazione tutte le realta'. Lavoreremo duro
per arrivare a questo obiettivo''. (ANSA). OS
CLIMA: STUDIO, POSSIBILE TAGLI 80% CO2 DA CASE GB ENTRO 2050
28/11/07 14:15
(ANSA) - LONDRA, 27 NOV - Le emissioni di
anidride carbonica prodotte dalle abitazioni
private britanniche potrebbero essere ridotte
dell'80% - rispetto ai livelli del 1990 - entro
la meta' del XXI secolo. E' quanto sostiene uno
studio strategico dell'universita' di Oxford -
redatto in supporto del piano governativo contro
il cambiamento climatico - che propone un
certificato di risparmio energetico da applicare
alle case private sul modello di quello usato per
gli elettrodomestici. ''Il disegno di legge del
governo prevede un taglio della CO2 del 60%: e'
un dato significativo ma questo studio dimostra
come si possa arrivare all'80% entro il 2050'',
dice Brenda Boardman, ricercatrice presso
l'Istituto dei Cambiamenti Climatici dell'
Universita' di Oxford e coordinatrice del
progetto. Un valore non da poco visto che il
settore dell'edilizia privata conta, sul totale
delle emissioni prodotte in Gran Bretagna, per il
25-27%. Il governo ha dunque reso noto che dal
2016 ogni nuova abitazione costruita nel Regno
Unito dovra' essere a 'impatto zero'. Una misura
certamente benvenuta ma insufficiente: lo studio
sottolinea che, nel 2050, circa l'80 per cento
della popolazione risiedera' ancora in case
costruite ben prima dell'entrata in vigore della
legge. ''Noi abbiamo concentrato i nostri sforzi
intorno al nuovo Certificato per le Performance
Energetiche che il governo sta per introdurre'',
spiega la Boardman. ''Si potra' cosi' capire,
quando si acquista casa, quanto efficiente sia
l'abitazione: vogliamo che la gente capisca che
questa 'etichetta' e' da ritenersi tanto
importante quanto lo e' stata quella applicata ai
frigoriferi''. Oltre agli - oramai - classici
interventi come doppi vetri, pannelli solari,
coibentazioni - da incentivare attraverso sgravi
fiscali e taglio dell'iva per elettrodomestici
'verdi' - lo studio propone tre aree di
interventi: concentrare i nuovi nuclei abitativi
all'interno delle aree urbane, tagliando cosi'
l'uso dell'auto, e incoraggiare l'installazione
di micro-centrali energetiche; obbligare il
settore edilizio a tagliare le emissione del 3,8%
l'anno gia' dal 2008; stilare una radiografia
'energetica' per ogni abitazione cosi' da
dirigere i finanziamenti la' dove serve. (ANSA).
NS
ENERGIA: ONU; NUCLEARE IMPORTANTE MA NON SOLUZIONE SOS CLIMA
28/11/07 14:14
27 NOV - Non sara' l'opzione atomo la soluzione
dell'emergenza clima, mentre un grosso aiuto
potrebbe arrivare da fonti rinnovabili come sole,
vento e maree, maggiore efficienza energetica e
cattura e stoccaggio delle emissioni di Co2 nelle
centrali a carbone. Questo il quadro che emerge
dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008,
Resistere al cambiamento climatico, pubblicato
oggi dall'Undp, il Programma delle Nazioni Unite
per lo Sviluppo. E' probabile che l'atomo
''continuera' a costituire una parte importante
della fornitura complessiva'' di energia del
Pianeta, ma come soluzione a lungo termine
dell'emergenza clima ''e' improbabile che abbia
un ruolo prominente e la sua quota di mercato
potrebbe restringersi'' spiega il Rapporto,
secondo cui sul nucleare pesano ''questioni
difficili per i decisori politici'', in
particolare riguardo sicurezza, ripercussioni
ambientali e proliferazione delle armi nucleari.
Tutte da incentivare rimangono le fonti
rinnovabili. L' obiettivo del 20% di energia
verde per il 2020 fissata dalla Ue viene
considerato ''un traguardo realizzabile''.
L'efficienza energetica invece, potenzialmente
offre il vantaggio di un ''doppio dividendo'',
cioe' la riduzione delle emissioni e dei prezzi
dell'energia. Nei trasporti ad esempio, aumentare
l' efficienza di 8,5 km al litro ridurrebbe il
consumo di 3,5 milioni di barili al giorno, con
un risparmio di 400 milioni di tonnellate di Co2
all'anno, piu' delle emissioni dell'intera
Thailandia. Non tramonta il carbone, principale
fonte di energia elettrica per il Pianeta, che
con il costo di petrolio e gas in salita, sara'
''in una posizione rilevante'' per Cina, India e
Usa. E secondo il rapporto, Usa e Ue hanno
entrambi le potenzialita' per avviare almeno 30
centrali sperimentali con la cattura e lo
stoccaggio delle emissioni entro il 2015. (ANSA).
Y62-GU
CLIMA: INVERNO MENO CALDO E PIU' PIOVOSO DEL 2006
28/11/07 14:13
(ANSA) - ROMA - Tra qualche giorno, con i primi
di dicembre, iniziera' dal punto di vista
meteorologico l'inverno, che sara' molto diverso
da quello dello scorso anno: rispetto a quello
passato sara' decisamente meno ''caldo'' e anche
un po' meno siccitoso al Nord. Il 2006, infatti,
e' passato alla storia come il piu' mite degli
ultimi 50 anni e fra i meno piovosi, con un
deficit idrico del 35% e la conseguente mancanza
di piu' di un terzo delle piogge normalmente
attese. Secondo uno studio realizzato dal
meteorologo, Andrea Giuliacci del centro Epson
Meteo, la presenza del fenomeno ''La Nina'',
ovvero un anomalo raffreddamento della superficie
marina del Pacifico Tropicale, e la particolare
fase della QBO (Quasi-Biennal zonal wind
Oscillation), una periodica inversione della
direzione di provenienza dei venti stratosferici
ai Tropici, ''influenzeranno in misura importante
la prossima stagione fredda''.
Per la prossima stagione invernale - secondo Giuliacci - si prevede l'alternanza di periodi miti, con temperature sensibilmente al di sopra delle medie stagionali, e altri molto freddi, con il gelo che interessera' in particolare il Nord e il versante adriatico della Penisola. Il passaggio da un periodo mite ad uno gelido avverra' talvolta in modo brusco e repentino. Nel complesso sara' quindi un inverno piu' freddo di quello dell'anno scorso, ma comunque piu' mite di quelli cui eravamo abituati negli anni '70 e '80. La pioggia interessera' soprattutto le regioni del versante adriatico e il Sud mentre, come spesso e' accaduto negli ultimi anni, ci saranno meno precipitazioni del normale al Nordovest (Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e, benche' in misura minore, anche nelle regioni centrali tirreniche (Toscana, Umbria e Lazio). La neve cadra' in piu' occasioni, anche abbondante, sul versante adriatico dell'Appennino Centrale.
Sara' un inverno piuttosto nevoso anche sulle montagne del Sud, mentre sulle Alpi cadra' poca neve: tuttavia, soprattutto sulle Alpi centrali e Orientali, rispetto all'anno scorso si vedra' un po' di neve in piu'. Con una certa frequenza venti intensi e gelidi, provenienti da nord (Tramontana) o nordest (Bora o Grecale) spazzeranno il Centro-sud (soprattutto Adriatico e Ionio). Meno probabili le giornate di vento forte al Nord e, soprattutto, periodi caratterizzati da intensi venti ''sciroccali''. (ANSA).
Per la prossima stagione invernale - secondo Giuliacci - si prevede l'alternanza di periodi miti, con temperature sensibilmente al di sopra delle medie stagionali, e altri molto freddi, con il gelo che interessera' in particolare il Nord e il versante adriatico della Penisola. Il passaggio da un periodo mite ad uno gelido avverra' talvolta in modo brusco e repentino. Nel complesso sara' quindi un inverno piu' freddo di quello dell'anno scorso, ma comunque piu' mite di quelli cui eravamo abituati negli anni '70 e '80. La pioggia interessera' soprattutto le regioni del versante adriatico e il Sud mentre, come spesso e' accaduto negli ultimi anni, ci saranno meno precipitazioni del normale al Nordovest (Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e, benche' in misura minore, anche nelle regioni centrali tirreniche (Toscana, Umbria e Lazio). La neve cadra' in piu' occasioni, anche abbondante, sul versante adriatico dell'Appennino Centrale.
Sara' un inverno piuttosto nevoso anche sulle montagne del Sud, mentre sulle Alpi cadra' poca neve: tuttavia, soprattutto sulle Alpi centrali e Orientali, rispetto all'anno scorso si vedra' un po' di neve in piu'. Con una certa frequenza venti intensi e gelidi, provenienti da nord (Tramontana) o nordest (Bora o Grecale) spazzeranno il Centro-sud (soprattutto Adriatico e Ionio). Meno probabili le giornate di vento forte al Nord e, soprattutto, periodi caratterizzati da intensi venti ''sciroccali''. (ANSA).
CLIMA: MUTAMENTI INEVITABILI, PERICOLO PER UN MILIARDO
28/11/07 14:10
(ANSA) - ROMA - Mutamenti climatici inevitabili e
un miliardo di persone gia' oggi in pericolo per
eventi catastrofici causati dall'emergenza clima.
Adattarsi significa pagare ora 86 miliardi di
dollari l'anno entro il 2015. Il mondo deve agire
con ''urgenza'' e l'obiettivo deve essere
ambizioso con ''limiti piu' rigorosi'' nel
post-Kyoto, cioe' dopo il 2012: tagliare i gas
serra dell'80% entro il 2050.
Questa la fotografia scattata dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, 'Resistere al cambiamento climatico' dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Oltre 400 pagine per tirare le fila dell'emergenza clima a una settimana dall'apertura della Conferenza mondiale di Bali (3-14 dicembre).
Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima ''saranno inevitabili'' nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici ''impongono all'umanita' scelte sostanziali'' e per evitare ''rischi catastrofici'' si puo' ''solo'' scegliere di ''intervenire con urgenza'' ma la ''consapevolezza di questa urgenza al momento manca''. Tra le novita' del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.
Ecco i principali effetti dei cambiamenti climatici:
- POPOLAZIONI IN PERICOLO: quasi un miliardo le persone che gia' oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccita', 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sara' cruciale per il 40% piu' povero, cioe' circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato e' di 1 su 19.
- SALUTE: la diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che gia' causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.
- SICUREZZA ALIMENTARE: la malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.
- ECOSISTEMI: meta' dei sistemi di barriere coralline e' soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature cosi' veloce piante e animali sono in pericolo: se il Pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.
Ecco invece le possibili contromisure:
- OBIETTIVI: riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30 per cento entro il 2020 per i paesi ricchi; riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo. Obiettivo totale di emissioni e' di 450 parti per milione con una soglia del rischio a 2 gradi su livelli preindustriali
- EMISSION-TAX: tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. l' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30 per cento le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.
- ADATTAMENTO: servono finanziamenti ''nuovi e aggiuntivi'' pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015.
- FONDO MITIGAZIONE: Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) da 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.
- MIX ENERGETICO: il nucleare avra' un ruolo importante ma non sara' la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l' elettricita' ''e' realizzabile''. Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni
- POST-KYOTO: giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida. (ANSA). GU-Y62
Questa la fotografia scattata dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, 'Resistere al cambiamento climatico' dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Oltre 400 pagine per tirare le fila dell'emergenza clima a una settimana dall'apertura della Conferenza mondiale di Bali (3-14 dicembre).
Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima ''saranno inevitabili'' nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici ''impongono all'umanita' scelte sostanziali'' e per evitare ''rischi catastrofici'' si puo' ''solo'' scegliere di ''intervenire con urgenza'' ma la ''consapevolezza di questa urgenza al momento manca''. Tra le novita' del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.
Ecco i principali effetti dei cambiamenti climatici:
- POPOLAZIONI IN PERICOLO: quasi un miliardo le persone che gia' oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccita', 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sara' cruciale per il 40% piu' povero, cioe' circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato e' di 1 su 19.
- SALUTE: la diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che gia' causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.
- SICUREZZA ALIMENTARE: la malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.
- ECOSISTEMI: meta' dei sistemi di barriere coralline e' soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature cosi' veloce piante e animali sono in pericolo: se il Pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.
Ecco invece le possibili contromisure:
- OBIETTIVI: riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30 per cento entro il 2020 per i paesi ricchi; riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo. Obiettivo totale di emissioni e' di 450 parti per milione con una soglia del rischio a 2 gradi su livelli preindustriali
- EMISSION-TAX: tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. l' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30 per cento le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.
- ADATTAMENTO: servono finanziamenti ''nuovi e aggiuntivi'' pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015.
- FONDO MITIGAZIONE: Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) da 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.
- MIX ENERGETICO: il nucleare avra' un ruolo importante ma non sara' la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l' elettricita' ''e' realizzabile''. Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni
- POST-KYOTO: giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida. (ANSA). GU-Y62
Le tecnologie dell’informazione e i cambiamenti climatici
28/11/07 14:09
fonte:www.greenreport.it
Oggi e domani il palazzo dell’Onu di New York ospiterà la conferenza “Positive Impact of the Ict on the Environment and Climate Change” durante la quale si incontrano e confrontano rappresentanti di governi, università, ambientalisti e 40 dirigenti di grandi aziende del settore privato per discutere dei nuovi modi di utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) per trattare le questioni poste dai cambiamenti climatici.
La conferenza affronterà anche gli effetti più ampi di queste tecnologie sull’ambiente ed il loro ruolo per assicurare la sostenibilità ecologica.
Il discorso introduttivo è affidato ad Alexander Karsner, sottosegretario all’efficienza energetica ed all’energie rinnovabili del dipartimento Usa, parteciperanno anche il presidente dell’assemblea generale dell’Onu Srgjan Kerim, il segretario generale aggiunto agli affari economici e sociali Sha Zukang, il responsabile dell’informazione dell’Agenzia federale Usa National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Joseph Klimavicz,il coordinatore esecutivo dell’Alleanza mondiale per gli Ict e lo sviluppo, Sarbuland Khan e il presidente di Ait Global, Mike Lackey.
I relatori illustreranno le misure che le loro organizzazioni hanno preso per sviluppare prodotti ecologicamente corretti nel campo del riciclaggio dei rifiuti, degli acquisti verdi, dell’efficienza energetica e per ridurre la CO2 atmosferica.
Una tavola rotonda esplorerà i modi con i quali gli Ict possono contribuire a ridurre le emissioni climalteranti individuali e delle comunità. Altre due tavole rotonde esamineranno i consumi delle agenzie di notizie, dei centri di informazione e dei server ed i modi per accrescere la loro efficienza, di economizzare energia e ridurre le emissioni di CO2.
La Conferenza di New Yok è organizzata dalla Global alliance for Information and communication technologies and development (Gaid) in collaborazione con l’United Nations department the economic and social affairs (Undesa) e Ait Global, l’associazione internazionale dei professionisti delle tecnologie di gestione e dell’informazione. L’iniziativa si tiene insieme alla diciannovesima Ait Global´s annual conference and exhibit series.
Il Gaid é un’iniziativa approvata da segretario generale dell’Onu nel 2006 per lanciare anche una rete mondiale di consultazioni di governi, settore privato, società civile, tecnici e le iInternet communities e le università. L’Onu sottolinea l’importanza degli Ict per raggiungere gli obiettivi del Millennium development goals (MDGs), e la necessità di creare per questo una piattaforma aperta ed inclusiva di informazione ambientale e di condivisione delle tecnologie dell’informazione, centrata sulla diffusione delle conoscenze scientifiche di base sul cambiamento climatico e fondata sull’informazione.
Oggi e domani il palazzo dell’Onu di New York ospiterà la conferenza “Positive Impact of the Ict on the Environment and Climate Change” durante la quale si incontrano e confrontano rappresentanti di governi, università, ambientalisti e 40 dirigenti di grandi aziende del settore privato per discutere dei nuovi modi di utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) per trattare le questioni poste dai cambiamenti climatici.
La conferenza affronterà anche gli effetti più ampi di queste tecnologie sull’ambiente ed il loro ruolo per assicurare la sostenibilità ecologica.
Il discorso introduttivo è affidato ad Alexander Karsner, sottosegretario all’efficienza energetica ed all’energie rinnovabili del dipartimento Usa, parteciperanno anche il presidente dell’assemblea generale dell’Onu Srgjan Kerim, il segretario generale aggiunto agli affari economici e sociali Sha Zukang, il responsabile dell’informazione dell’Agenzia federale Usa National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Joseph Klimavicz,il coordinatore esecutivo dell’Alleanza mondiale per gli Ict e lo sviluppo, Sarbuland Khan e il presidente di Ait Global, Mike Lackey.
I relatori illustreranno le misure che le loro organizzazioni hanno preso per sviluppare prodotti ecologicamente corretti nel campo del riciclaggio dei rifiuti, degli acquisti verdi, dell’efficienza energetica e per ridurre la CO2 atmosferica.
Una tavola rotonda esplorerà i modi con i quali gli Ict possono contribuire a ridurre le emissioni climalteranti individuali e delle comunità. Altre due tavole rotonde esamineranno i consumi delle agenzie di notizie, dei centri di informazione e dei server ed i modi per accrescere la loro efficienza, di economizzare energia e ridurre le emissioni di CO2.
La Conferenza di New Yok è organizzata dalla Global alliance for Information and communication technologies and development (Gaid) in collaborazione con l’United Nations department the economic and social affairs (Undesa) e Ait Global, l’associazione internazionale dei professionisti delle tecnologie di gestione e dell’informazione. L’iniziativa si tiene insieme alla diciannovesima Ait Global´s annual conference and exhibit series.
Il Gaid é un’iniziativa approvata da segretario generale dell’Onu nel 2006 per lanciare anche una rete mondiale di consultazioni di governi, settore privato, società civile, tecnici e le iInternet communities e le università. L’Onu sottolinea l’importanza degli Ict per raggiungere gli obiettivi del Millennium development goals (MDGs), e la necessità di creare per questo una piattaforma aperta ed inclusiva di informazione ambientale e di condivisione delle tecnologie dell’informazione, centrata sulla diffusione delle conoscenze scientifiche di base sul cambiamento climatico e fondata sull’informazione.
E intanto la Cina firma un accordo sul clima con la Francia
28/11/07 14:07
fonte:www.greenreport.it
Nella lotta al riscaldamento climatico «La Cina e la Francia devono mostrare al mondo il cammino» è questo l’impegnativo compito che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha preso oggi all’università Tsinghua di Pechino, davanti ad oltre mille studenti che ha blandito come «l’avvenire della Cina».
Per Sarkozy lo sviluppo e la crescita «vanno alla pari» con la protezione del pianeta la cui sicurezza è profondamente minacciata dai cambiamenti climatici, «Non è più una questione da esperti, questo diventa un problema per ciascuno di voi»
La Francia e la Cina hanno annunciato di aver sottoscritto l´accordo per un partenariato per lottare contro il cambiamento climatico nel quadro di accordo strategico globale, il primo documento bilaterale di questo tipo che la Cina firma con un altro Paese.
Secondo la dichiarazione congiunta riportata dall’agenzia statale cinese Xinhua «le due parti hanno reiterato i principi e le disposizioni della Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto che puntano a lottare contro il cambiamento climatico riducendo le emissioni di carbonio».
Per Sarkozy la discussa Esposizione universale del 2010 a Shanghai sarà un’occasione per valutare le ambizioni della Cina in materia di sviluppo sostenibile e che la Francia sarà la prima ad annunciare la sua partecipazione a questo avvenimento che sta cambiando il volto della capitale economica della Cina con mdificazioni radicali della struttura urbanistica e dell’ambiente.
«Mi rallegro – ha detto Sarkozy – che abbiamo la prospettiva di stringere la cooperazione franco-cinese in molti settori legati alla lotta al cambiamento climatico».
Ma, al di là dei sorrisi diplomatici e dei bei discorsi sull’avvenire del pianeta, la Cina si trova ad affrontare in casa propria problemi giganteschi finora tenuti sotto il luccicante tappeto della crescita a due cifre del Pil.
L´amministrazione di Stato per la protezione dell’ambiente prevede di aumentare sostanziosamente le sanzioni per l’inquinamento dell’acqua potabile che dovrebbero essere elevate a 500.000 yuans (circa 67.600 dollari) per chi inquina le acque con sostanze altamente tossiche, forse non molto, ma ben cinque volte di più di quanto previsto fino ad oggi.
Chi sversa residui industriali o rifiuti urbani nelle sorgenti di acqua potabile o lungo le sponde di fiumi e canali o le rive dei laghi, incorrerà in un’ammenda di 200.000 yuans, 20 volte più della multa attuale.
Il progetto di legge regolamenta così finalmente le sanzioni per le imprese che inquinano “accidentalmente” l’acqua che dovranno rifondere parte dei danni e sopportare comunque tutti i costi destinati ad evitare sversamenti, mentre le industrie che si renderanno colpevoli di gravi inquinamenti verranno chiuse.
Uno studio del 2006 rivelava che la Cina soffre di un inquinamento definito “medio”, ma un terzo dei prelievi effettuati sull’acqua potabile hanno raggiunto il livello “V”, cioè il tasso più elevato di inquinamento.
Nella lotta al riscaldamento climatico «La Cina e la Francia devono mostrare al mondo il cammino» è questo l’impegnativo compito che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha preso oggi all’università Tsinghua di Pechino, davanti ad oltre mille studenti che ha blandito come «l’avvenire della Cina».
Per Sarkozy lo sviluppo e la crescita «vanno alla pari» con la protezione del pianeta la cui sicurezza è profondamente minacciata dai cambiamenti climatici, «Non è più una questione da esperti, questo diventa un problema per ciascuno di voi»
La Francia e la Cina hanno annunciato di aver sottoscritto l´accordo per un partenariato per lottare contro il cambiamento climatico nel quadro di accordo strategico globale, il primo documento bilaterale di questo tipo che la Cina firma con un altro Paese.
Secondo la dichiarazione congiunta riportata dall’agenzia statale cinese Xinhua «le due parti hanno reiterato i principi e le disposizioni della Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto che puntano a lottare contro il cambiamento climatico riducendo le emissioni di carbonio».
Per Sarkozy la discussa Esposizione universale del 2010 a Shanghai sarà un’occasione per valutare le ambizioni della Cina in materia di sviluppo sostenibile e che la Francia sarà la prima ad annunciare la sua partecipazione a questo avvenimento che sta cambiando il volto della capitale economica della Cina con mdificazioni radicali della struttura urbanistica e dell’ambiente.
«Mi rallegro – ha detto Sarkozy – che abbiamo la prospettiva di stringere la cooperazione franco-cinese in molti settori legati alla lotta al cambiamento climatico».
Ma, al di là dei sorrisi diplomatici e dei bei discorsi sull’avvenire del pianeta, la Cina si trova ad affrontare in casa propria problemi giganteschi finora tenuti sotto il luccicante tappeto della crescita a due cifre del Pil.
L´amministrazione di Stato per la protezione dell’ambiente prevede di aumentare sostanziosamente le sanzioni per l’inquinamento dell’acqua potabile che dovrebbero essere elevate a 500.000 yuans (circa 67.600 dollari) per chi inquina le acque con sostanze altamente tossiche, forse non molto, ma ben cinque volte di più di quanto previsto fino ad oggi.
Chi sversa residui industriali o rifiuti urbani nelle sorgenti di acqua potabile o lungo le sponde di fiumi e canali o le rive dei laghi, incorrerà in un’ammenda di 200.000 yuans, 20 volte più della multa attuale.
Il progetto di legge regolamenta così finalmente le sanzioni per le imprese che inquinano “accidentalmente” l’acqua che dovranno rifondere parte dei danni e sopportare comunque tutti i costi destinati ad evitare sversamenti, mentre le industrie che si renderanno colpevoli di gravi inquinamenti verranno chiuse.
Uno studio del 2006 rivelava che la Cina soffre di un inquinamento definito “medio”, ma un terzo dei prelievi effettuati sull’acqua potabile hanno raggiunto il livello “V”, cioè il tasso più elevato di inquinamento.
Le proposte dell’Europa per Bali e il post Kyoto
28/11/07 14:06
fonte.www.greenreport.it
Alla tredicesima Conferenza delle parti (COP-13) dell’Unfccc ed alla terza riunione delle parti (Cop/Mop-3) del protocollo di Kyoto che si terranno dal 3 al 14 dicembre a Bali l’Unione Europea sarà rappresentata dalla Troika composta dal ministro dell’ambiente portoghese, Francisco Nunes Correia, dal ministro dell’ambiente sloveno, Janez Podobnik, e dal Commissario Dimas.
Il Commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, parteciperà alla sessione ad alto livello della conferenza di Bali prevista dal 12 al 14 dicembre e che sarà preceduta, l’8-9 dicembre, da una riunione dei ministri del Commercio sulle questioni climatiche nell’ambito degli scambi commerciali e il 10-11 dicembre da un incontro dei ministri delle finanze su come finanziare le tecnologie a basse emissioni di carbonio.
«I dati scientifici sui cambiamenti climatici presentati dall’Ipcc sono evidenti e allarmanti – dice Dimas illustrando le posizioni che l’Ue porterà in Indonesia - L’unica risposta responsabile è impegnarsi di più a livello mondiale per limitare le emissioni di gas serra. Per questo a Bali è necessario decidere il varo dei negoziati su un accordo mondiale sul clima che sia esauriente e ambizioso e stabilire una tabella di marcia che ne definisca gli elementi principali. La conferenza dovrà inoltre fissare alla fine del 2009 la data limite per la durata dei negoziati. Il futuro accordo dovrà puntare a limitare il surriscaldamento del pianeta a 2ºC in più rispetto alla temperatura dell’era pre-industriale perché solo così potremo evitare gli impatti più devastanti prodotti dal mutamento del clima. La conferenza di Bali è un’ottima occasione per approvare tali obiettivi ambiziosi che dovranno essere i nostri punti di riferimento nei negoziati per i prossimi due anni».
L’Ue propone che l’accordo sul clima post-Kyoto comprenda almeno otto tasselli principali:
«Limitazione del surriscaldamento del pianeta a 2ºC al di sopra della temperatura dell’era pre-industriale. Per rispettare questo limite le emissioni globali dovranno stabilizzarsi entro i prossimi 10-15 anni per poi dimezzarsi rispetto ai valori del 1990 entro il 2050.
Riduzioni delle emissioni vincolanti e più consistenti in termini assoluti per i paesi industrializzati. L’UE propone che i paesi industrializzati riducano collettivamente le loro emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. In attesa di giungere ad un accordo su questo punto, l’UE si è autonomamente impegnata ad abbattere le proprie emissioni di almeno il 20% entro il 2020. A tal fine la Commissione presenterà un pacchetto di misure legislative all’inizio del 2008.
Contributi equi ed efficaci da parte di altri paesi, ed in particolare delle economie emergenti in rapida crescita, che dovrebbero essere chiamati a garantire una crescita economica a minore intensità di emissioni.
Potenziamento ed ampliamento del mercato globale del carbonio, anche attraverso meccanismi flessibili innovativi e rafforzati. Il sistema UE di scambio delle quote di emissione ha dimostrato che il mercato del carbonio rappresenta una soluzione efficace.
Rafforzamento della cooperazione per la ricerca, lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite necessarie per abbattere le emissioni.
Maggiore impegno a favore dell’adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto è necessario rafforzare la cooperazione per affrontare gli effetti inevitabili dei cambiamenti climatici, in particolare per aiutare i paesi più poveri e più vulnerabili al fenomeno.
Emissioni del settore aereo e del settore marittimo internazionali. L’UE sta già discutendo la proposta volta ad inserire il trasporto aereo nel sistema UE di scambio delle quote di emissione.
Abbattimento delle emissioni conseguenti alla deforestazione, attività che contribuisce fino al 20% delle emissioni planetarie di CO2».
L’Ue ritiene imprescindibile che il dibattito sugli interventi sul clima a partire dal 2012 sfoci in negoziati concreti su un nuovo accordo globale.
L’Ue si dice pronta ad andare oltre la semplice mobilitazione delle risorse finanziare necessarie ed è favorevole ad un’espansione del mercato globale del carbonio e a strumenti come il Fondo globale per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili (Geeref).
In occasione della conferenza la Commissione promuoverà anche la sua iniziativa volta ad istituire un’Alleanza globale per i cambiamenti climatici con i paesi in via di sviluppo più poveri, che saranno quelli maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e che hanno meno mezzi per affrontarli
Alla tredicesima Conferenza delle parti (COP-13) dell’Unfccc ed alla terza riunione delle parti (Cop/Mop-3) del protocollo di Kyoto che si terranno dal 3 al 14 dicembre a Bali l’Unione Europea sarà rappresentata dalla Troika composta dal ministro dell’ambiente portoghese, Francisco Nunes Correia, dal ministro dell’ambiente sloveno, Janez Podobnik, e dal Commissario Dimas.
Il Commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, parteciperà alla sessione ad alto livello della conferenza di Bali prevista dal 12 al 14 dicembre e che sarà preceduta, l’8-9 dicembre, da una riunione dei ministri del Commercio sulle questioni climatiche nell’ambito degli scambi commerciali e il 10-11 dicembre da un incontro dei ministri delle finanze su come finanziare le tecnologie a basse emissioni di carbonio.
«I dati scientifici sui cambiamenti climatici presentati dall’Ipcc sono evidenti e allarmanti – dice Dimas illustrando le posizioni che l’Ue porterà in Indonesia - L’unica risposta responsabile è impegnarsi di più a livello mondiale per limitare le emissioni di gas serra. Per questo a Bali è necessario decidere il varo dei negoziati su un accordo mondiale sul clima che sia esauriente e ambizioso e stabilire una tabella di marcia che ne definisca gli elementi principali. La conferenza dovrà inoltre fissare alla fine del 2009 la data limite per la durata dei negoziati. Il futuro accordo dovrà puntare a limitare il surriscaldamento del pianeta a 2ºC in più rispetto alla temperatura dell’era pre-industriale perché solo così potremo evitare gli impatti più devastanti prodotti dal mutamento del clima. La conferenza di Bali è un’ottima occasione per approvare tali obiettivi ambiziosi che dovranno essere i nostri punti di riferimento nei negoziati per i prossimi due anni».
L’Ue propone che l’accordo sul clima post-Kyoto comprenda almeno otto tasselli principali:
«Limitazione del surriscaldamento del pianeta a 2ºC al di sopra della temperatura dell’era pre-industriale. Per rispettare questo limite le emissioni globali dovranno stabilizzarsi entro i prossimi 10-15 anni per poi dimezzarsi rispetto ai valori del 1990 entro il 2050.
Riduzioni delle emissioni vincolanti e più consistenti in termini assoluti per i paesi industrializzati. L’UE propone che i paesi industrializzati riducano collettivamente le loro emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. In attesa di giungere ad un accordo su questo punto, l’UE si è autonomamente impegnata ad abbattere le proprie emissioni di almeno il 20% entro il 2020. A tal fine la Commissione presenterà un pacchetto di misure legislative all’inizio del 2008.
Contributi equi ed efficaci da parte di altri paesi, ed in particolare delle economie emergenti in rapida crescita, che dovrebbero essere chiamati a garantire una crescita economica a minore intensità di emissioni.
Potenziamento ed ampliamento del mercato globale del carbonio, anche attraverso meccanismi flessibili innovativi e rafforzati. Il sistema UE di scambio delle quote di emissione ha dimostrato che il mercato del carbonio rappresenta una soluzione efficace.
Rafforzamento della cooperazione per la ricerca, lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite necessarie per abbattere le emissioni.
Maggiore impegno a favore dell’adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto è necessario rafforzare la cooperazione per affrontare gli effetti inevitabili dei cambiamenti climatici, in particolare per aiutare i paesi più poveri e più vulnerabili al fenomeno.
Emissioni del settore aereo e del settore marittimo internazionali. L’UE sta già discutendo la proposta volta ad inserire il trasporto aereo nel sistema UE di scambio delle quote di emissione.
Abbattimento delle emissioni conseguenti alla deforestazione, attività che contribuisce fino al 20% delle emissioni planetarie di CO2».
L’Ue ritiene imprescindibile che il dibattito sugli interventi sul clima a partire dal 2012 sfoci in negoziati concreti su un nuovo accordo globale.
L’Ue si dice pronta ad andare oltre la semplice mobilitazione delle risorse finanziare necessarie ed è favorevole ad un’espansione del mercato globale del carbonio e a strumenti come il Fondo globale per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili (Geeref).
In occasione della conferenza la Commissione promuoverà anche la sua iniziativa volta ad istituire un’Alleanza globale per i cambiamenti climatici con i paesi in via di sviluppo più poveri, che saranno quelli maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e che hanno meno mezzi per affrontarli
Anche le pompe di calore avranno il marchio Ecolabel
28/11/07 14:06
fonte.www.greenreport.it
Presto arriverà in commercio anche la pompa di calore con il marchio Ecolabel: sale così il numero di prodotti per i quali è possibile ottenere la certificazione di compatibilità ambientale europea.
Con decisione 2007/742/Ce la Commissione europea infatti, detta gli standard per apporre il marchio ecologico alle pompe di calore elettriche, a gas o ad assorbimento funzionanti a gas con una capacità massima di riscaldamento pari a 100kw I nuovi criteri riguardano le prestazioni energetiche, la riduzione dei rischi per l’ambiente e per l’uomo, le relative informazioni da comunicare ai consumatori ed hanno una validità triennale (fino al 9 novembre 2010).
Ogni volta è necessario un nuovo provvedimento, perché il regolamento europeo sull’Ecolabel prevede che i criteri ecologici specifici per l’assegnazione del marchio siano stabiliti per gruppi di prodotti sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica.
Questa volta il gruppo di prodotti sottoposto al marchio ecologico riguarda tutte quelle pompe di calore che concentrano l’energia presente nell’aria, nel terreno o nell’acqua e la trasformano in calore utile al riscaldamento di locali o, mediante il procedimento opposto, al raffreddamento. Dunque per pompa di calore - ai sensi della decisione europea - s’intende un dispositivo o una serie di dispositivi che il fabbricante o l’importatore fornisce al distributore, al rivenditore o all’installatore.
Le pompe di circolazione sul lato del pozzo o della fonte non sono necessariamente incluse nella fornitura, anche se, per il calcolo dei valori del coefficiente di prestazione (Cop), si tiene sempre conto del consumo elettrico delle pompe di circolazione, in base al metodo indicato nella norma tecnica (EN 14511:2004) e se il fabbricante non è in grado di fornire dati, si utilizza un valore definito per convenzione. Mentre per le pompe di calore ad assorbimento funzionanti a gas, il metodo da seguire è quello indicato da una norma tecnica diversa ossia dalla EN 12309- 2:2000.
Non possono però ricevere la marcatura ecologica le pompe di calore destinate unicamente a fornire acqua calda per uso sanitario e quelle destinate a estrarre calore da un edificio e a immetterlo nell’aria, nel terreno o nell’acqua e fini di condizionamento.
Istituito nel 1992 l’Ecolabel – il cui logo è rappresentato da un fiore – è uno speciale sistema di certificazione creato per aiutare i consumatori europei a scegliere prodotti e servizi più ecologici e più rispettosi dell’ambiente. Allo stesso tempo è uno strumento per incentivare i produttori alla realizzazione di beni o di servizi che durante tutto il ciclo di vita garantiscono un minore impatto sull’ambiente.
E’ uno strumento volontario: può essere richiesto dai produttori dei beni appartenenti alle categorie di prodotti per i quali è possibile ottenere la certificazione di compatibilità ambientale europea. Ma non per questo può essere paragonata ad una autodichiarazione del fabbricante in quanto l’ottemperanza ai criteri è verificata, certificata e controllata da una terza parte indipendente. La certificazione, infatti in Italia viene rilasciata dalla commissione Ecolabel e la verifica del rispetto dei parametri viene effettuata dall’Apat.
Presto arriverà in commercio anche la pompa di calore con il marchio Ecolabel: sale così il numero di prodotti per i quali è possibile ottenere la certificazione di compatibilità ambientale europea.
Con decisione 2007/742/Ce la Commissione europea infatti, detta gli standard per apporre il marchio ecologico alle pompe di calore elettriche, a gas o ad assorbimento funzionanti a gas con una capacità massima di riscaldamento pari a 100kw I nuovi criteri riguardano le prestazioni energetiche, la riduzione dei rischi per l’ambiente e per l’uomo, le relative informazioni da comunicare ai consumatori ed hanno una validità triennale (fino al 9 novembre 2010).
Ogni volta è necessario un nuovo provvedimento, perché il regolamento europeo sull’Ecolabel prevede che i criteri ecologici specifici per l’assegnazione del marchio siano stabiliti per gruppi di prodotti sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica.
Questa volta il gruppo di prodotti sottoposto al marchio ecologico riguarda tutte quelle pompe di calore che concentrano l’energia presente nell’aria, nel terreno o nell’acqua e la trasformano in calore utile al riscaldamento di locali o, mediante il procedimento opposto, al raffreddamento. Dunque per pompa di calore - ai sensi della decisione europea - s’intende un dispositivo o una serie di dispositivi che il fabbricante o l’importatore fornisce al distributore, al rivenditore o all’installatore.
Le pompe di circolazione sul lato del pozzo o della fonte non sono necessariamente incluse nella fornitura, anche se, per il calcolo dei valori del coefficiente di prestazione (Cop), si tiene sempre conto del consumo elettrico delle pompe di circolazione, in base al metodo indicato nella norma tecnica (EN 14511:2004) e se il fabbricante non è in grado di fornire dati, si utilizza un valore definito per convenzione. Mentre per le pompe di calore ad assorbimento funzionanti a gas, il metodo da seguire è quello indicato da una norma tecnica diversa ossia dalla EN 12309- 2:2000.
Non possono però ricevere la marcatura ecologica le pompe di calore destinate unicamente a fornire acqua calda per uso sanitario e quelle destinate a estrarre calore da un edificio e a immetterlo nell’aria, nel terreno o nell’acqua e fini di condizionamento.
Istituito nel 1992 l’Ecolabel – il cui logo è rappresentato da un fiore – è uno speciale sistema di certificazione creato per aiutare i consumatori europei a scegliere prodotti e servizi più ecologici e più rispettosi dell’ambiente. Allo stesso tempo è uno strumento per incentivare i produttori alla realizzazione di beni o di servizi che durante tutto il ciclo di vita garantiscono un minore impatto sull’ambiente.
E’ uno strumento volontario: può essere richiesto dai produttori dei beni appartenenti alle categorie di prodotti per i quali è possibile ottenere la certificazione di compatibilità ambientale europea. Ma non per questo può essere paragonata ad una autodichiarazione del fabbricante in quanto l’ottemperanza ai criteri è verificata, certificata e controllata da una terza parte indipendente. La certificazione, infatti in Italia viene rilasciata dalla commissione Ecolabel e la verifica del rispetto dei parametri viene effettuata dall’Apat.
AMBIENTE:RIFORMA CODICE;PIU' CONTROLLI E LOTTA ECOMAFIE
26/11/07 00:13
(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Piu' capacita' di
controllo senza burocrazia, inserimento dei
principi comunitari di prevenzione, precauzione e
del 'chi inquina paga', tempi certi per la
valutazione d'impatto ambientale. Cambia cosi' il
Codice dell' Ambiente. Il Consiglio dei Ministri
ha approvato infatti, in seconda lettura, come
prescrive la legge, su proposta del ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio lo schema
di decreto legislativo correttivo al Codice
ambientale (dl 152/2006). Il decreto correttivo,
gia' approvato in prima lettura dal Consiglio dei
Ministri il 13 settembre scorso, aveva ottenuto i
pareri positivi delle commissioni parlamentari lo
scorso 24 settembre. Ora, entro venti giorni, si
attende il nuovo parere delle commissioni
parlamentari per consentire il definito varo del
provvedimento da parte del Cdm. ''Con questo
nuovo provvedimento - ha dichiarato il ministro
Pecoraro Scanio - colmiamo una lacuna, inserendo
finalmente nelle normative italiane alcuni punti
fermi comunitari, quali i principi di precauzione
e prevenzione e chi inquina paga'. Restituiamo
così logica e trasparenza alle norme ambientali
garantendo il controllo per rafforzare la lotta a
illegalita' e ecomafie ma eliminando gli inutili
appesantimenti burocratici per le imprese. E' un
passaggio importante di riforma delle normative
nell'ottica dello sviluppo sostenibile''. Il
testo, riferiscono dal ministero dell'Ambiente,
''e' il frutto di un lungo e costruttivo
confronto con le regioni, il mondo dell' impresa,
il sindacato e le associazioni ambientaliste, ha
accolto numerose condizioni contenute nel parere
delle commissioni parlamentari e della Conferenza
Unificata e ha recepito alcune indicazioni
contenute nel recente parere del Consiglio di
Stato''. Il correttivo interviene su due settori
normativi importanti per le politiche ambientali,
quali i rifiuti e le valutazioni d' impatto
ambientale. ''Il ministero dell'Ambiente pone
cosi' rimedio - si afferma in una nota - ad una
riscrittura delle norme voluta dal precedente
Governo che ha provocato, tra le tante
criticita', l'apertura di numerose infrazioni
comunitarie nei confronti dell'Italia''. Ecco in
sintesi, il decreto approvato dal Consiglio dei
Ministri: - VALUTAZIONI DI IMPATTO AMBIENTALI:
rispetto alle norme in vigore, riscrive
integralmente le norme in materia di Via e Vas
(Valutazione d'Impatto Ambientale e Valutazione
Ambientale Strategica) e stabilisce tempi certi
per la Via - che andra' fatta sul progetto
definito e non piu' preliminare - dai 150 giorni
ad un massimo di 330 giorni (per le opere piu'
complesse) senza possibilità di prolungamenti
indefiniti. E' stato inoltre eliminato il
silenzio-rigetto, ossia il meccanismo automatico
in base al quale in assenza di risposte si
considerava rifiutata la richiesta valutazione
presentata. Ora si avra' sempre un provvedimento
motivato entro i termini stabiliti. In caso di
superamento dei termini il provvedimento andra'
alla decisione del Consiglio dei Ministri. I
cittadini potranno intervenire gia' all'inizio
dell'iter procedimentale. - RIFIUTI: Per i
rifiuti e' stato migliorato il testo gia'
approvato in Cdm a settembre con norme, come
chiesto da Camera e Senato, che semplificano la
tracciabilita' dei rifiuti attraverso un sistema
di controllo informatico, consentendo cosi' il
superamento dei vecchi sistemi cartacei. Sono
state accolte poi le indicazioni di Camera e
Senato che precisano la definizione di rifiuto,
le norme sulle materie prime e seconde e in tema
di deposito temporaneo e terre e rocce da scavo,
portando fino a 3 anni la possibilita' di
deposito per le opere piu' rilevanti. Infine e'
stata riordinata la normativa relativa ai
Consorzi di filiera. (ANSA). GU
BALENE: SEMPRE PIU' A RISCHIO, PROTESTE CONTRO TOKYO
26/11/07 00:13
(ANSA) - SYDNEY, 20 NOV - Peggiora invece di
migliorare, la sorte delle balene del Pacifico.
Domenica una flotta baleniera giapponese e'
salpata per quella che potrebbe diventare la
caccia più vasta degli ultimi 20 anni, con un
obiettivo di oltre mille grandi cetacei, tra i
quali per la prima volta figurano anche le
megattere, a rischio di estinzione secondo gli
ambientalisti, e particolarmente amate dai whales
watchers per i loro caratteristici salti
acrobatici fuori dall'acqua. La mossa dei
giapponesi ha suscitato le ire della Nuova
Zelanda e dell'Australia, che hanno presentato
formale protesta attraverso i propri ambasciatori
a Tokyo. ''L'Australia e' contro ogni forma di
caccia delle balene, chiediamo formalmente al
Giappone di riconsiderare le proprie decisioni'',
ha detto il ministro degli Esteri australiano
Alexander Downer. Altri in Australia sono stati
meno diplomatici. Da Canberra il ministro ombra
per gli Affari esteri, Robert McClelland, ha
invocato l'uso della marina militare come
deterrente contro le baleniere giapponesi, che
spesso pescano anche dentro i confini delle aree
protette, soprattutto nei mari antartici. La
premier neozelandese Helen Clark ha usato parole
durissime: ''I pescherecci giapponesi avrebbero
fatto meglio a restarsene a casa loro, invece di
venire qui nascondendosi sotto l'imbroglio di una
missione scientifica, quando vogliono
semplicemente uccidere mille balene''. Il
Giappone aveva ufficialmente abbandonato la
caccia commerciale alle balene nel 1986,
ubbidendo alla moratoria internazionale, per
passare dall'anno successivo a quello che
continua a chiamare caccia per scopi di ricerca
scientifica. Il portavoce di Greenpeace, Steve
Shallhorn, ha sottolineato oggi che i biologi
marini d'Australia e altri paesi del Pacifico
hanno più volte sostenuto che le informazioni
scientifiche sulle balene si possono ottenere
senza uccidere gli animali. Greenpeace ha
promesso di tallonare le sei navi peschereccio
con la loro nave ammiraglia Esperanza, già
posizionata al largo delle coste giapponesi. Per
quattro mesi - tanto durerà la stagione -
l'organizzazione ambientalista cercherà di
ostacolare i giapponesi, chiedendo la sospensione
della caccia e impegnandosi in azioni di lotta
non violenta, come ha già fatto in passato.
''Questa non e' scienza, e' un business
mascherato da scienza. Le balene sono animali
protetti e noi vogliamo che la legge sia
rispettata'', ha detto oggi dalla Esperanza il
capo della spedizione Karli Thomas, all'agenzia
di stampa australiana Aap. La piccola flotta che
ha lasciato il porto di Shimonoseki setaccerà per
quattro mesi le acque dei mari del sud del
Pacifico fino all'Antartide, e si teme che
sconfinerà nella zona che l'Australia ha
dichiarato parco marino dedicato proprio ai
cetacei. L'obiettivo e' la pesca di 935
balenottere dal rostro, 50 balenottere azzurre e
50 megattere, queste ultime fino ad ora mai
cacciate. Il passaggio delle megattere lungo le
coste dell'Australia e' uno degli appuntamenti
più attesi da turisti e animalisti, per i salti
spettacolari fuori dall'acqua, e per la docilità
dei grandi cetacei, che si lasciano avvicinare
dalle barche e, in alcuni casi, persino dai
surfisti. Quattro anni fa una di queste balene
era entrata nella baia di Sydney, nuotando tra i
traghetti e le barche fino all'Opera House. Ora
la nuova stagione delle baleniere giapponesi
mette a rischio di sopravvivenza, oltre alle
balene stesse, anche l'industria australiana del
whale-watching, che ha un giro d'affari di 180
milioni di euro l'anno. Sono migliaia le persone
che ogni anno arrivano sulle coste orientali del
continente per osservare il passaggio delle
megattere che dall'Antartide risalgono le coste
per partorire nelle acque più calde della
barriera corallina, ridiscendendo poi alla fine
dell'estate accompagnate dai piccoli. (ANSA). RED