11 novembre 2007
Aspettando i dati Ipcc, l’Onu presenta la road map 2008 sul dopo Bali
17/11/07 18:31
fonte.www.greenreport.it
Mentre si aspetta il Fourth assessment report (AR4) dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), una sintesi del quale verrà resa nota domani in una conferenza stampa a Valencia, in Spagna, (e le prime anticipazioni che filtrano dal meeting dell’Ipcc parlano di previsioni al rialzo per le temperature del riscaldamento climatico e di misure ancora più urgenti e dure per contrastarlo), il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Sergjan Kerim, ha reso nota la road map dei lavori della sessantaduesima sessione dell’assemblea generale del 2008 per quanto riguarda le iniziative relative ai cambiamenti climatici.
«Un progetto di risoluzione è stato richiesto dal segretario generale dell’Onu, al fine di preparare un rapporto sulle attività del sistema Onu riguardanti i cambiamenti climatici che è attualmente in preparazione e dovrà essere approvato lunedì prossimo» ha detto Kerim.
Il presidente dell’Assemblea generale della Nazioni Unite ha anche annunciato che organizzerà tre riunioni sulla questione dei cambiamenti climatici.
La prima si terrà l’11 e 12 febbraio 2008 e riunirà «rappresentanti del mondo degli affari ed ambienti universitari, e anche Organizzazioni non governative e Stati membri» che saranno invitati a discutere di partenariati tra il settore pubblico ed il settore privato, ma anche di aspetti istituzionali. Inoltre, «un dibattito tematico all’Assemblea il 12 febbraio permetterà agli Stati Membri di esaminare e discutere di quel che è stato fatto a Bali» al summit mondiale dell’Unfccc sui cambiamenti climatici.
La seconda riunione metterà insieme il mondo degli affari e la terza i piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
Mentre si aspetta il Fourth assessment report (AR4) dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), una sintesi del quale verrà resa nota domani in una conferenza stampa a Valencia, in Spagna, (e le prime anticipazioni che filtrano dal meeting dell’Ipcc parlano di previsioni al rialzo per le temperature del riscaldamento climatico e di misure ancora più urgenti e dure per contrastarlo), il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Sergjan Kerim, ha reso nota la road map dei lavori della sessantaduesima sessione dell’assemblea generale del 2008 per quanto riguarda le iniziative relative ai cambiamenti climatici.
«Un progetto di risoluzione è stato richiesto dal segretario generale dell’Onu, al fine di preparare un rapporto sulle attività del sistema Onu riguardanti i cambiamenti climatici che è attualmente in preparazione e dovrà essere approvato lunedì prossimo» ha detto Kerim.
Il presidente dell’Assemblea generale della Nazioni Unite ha anche annunciato che organizzerà tre riunioni sulla questione dei cambiamenti climatici.
La prima si terrà l’11 e 12 febbraio 2008 e riunirà «rappresentanti del mondo degli affari ed ambienti universitari, e anche Organizzazioni non governative e Stati membri» che saranno invitati a discutere di partenariati tra il settore pubblico ed il settore privato, ma anche di aspetti istituzionali. Inoltre, «un dibattito tematico all’Assemblea il 12 febbraio permetterà agli Stati Membri di esaminare e discutere di quel che è stato fatto a Bali» al summit mondiale dell’Unfccc sui cambiamenti climatici.
La seconda riunione metterà insieme il mondo degli affari e la terza i piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
ECO-ENERGIA: IVA RIDOTTA PER RINNOVABILI
17/11/07 18:31
(ANSA) - BRUXELLES, 15 NOV - Il tasso ridotto per
l'Imposta sul Valore Aggiunto andrebbe applicato
anche alle energie rinnovabili e non solo al
consumo di gas ed elettricita. E' quanto sostiene
in un comunicato stampa l'Erec( Consiglio Europeo
delle Energie Rinnovabili) che, appoggiando la
proposta franco britannica per l'IVA ridotta sui
prodotti di efficienza energetica, chiede che si
allarghi il campo anche all'energia verde. La
direttiva Ue sull'IVA comprende un elenco di beni
e servizi a cui gli stati membri possono
applicare un'imposta sul valore aggiunto ridotta.
In campo energetico la lista include solo il
consumo dei prodotti classici, come il gas e
l'elettricita'. Cosi'i paesi membri che negli
ultimi anni avrebbero voluto poter applicare lo
stesso regime di favore ai prodotti e ai servizi
legati all'efficienza energetica o alle RES hanno
avuto le mani legate. Ora pero' qualcosa si
muove. Francia e Gran Bretagna vorrebbero tassi
fiscali ridotti anche per i prodotti
dell'efficienza energetica e, insieme, ad ottobre
hanno inviato una lettera alla Commissione
europea annunciando l'intenzione di mettere sul
tavolo e discutere la proposta all'Ecofin dello
scorso 13 novembre. La questione non e' pero'
stata sollevata e scivolera' a dicembre. La
situazione attuale, chiarisce Oliver Schafer,
direttore dell'Erec, crea un incentivo perverso a
favore del consumo energetico, in conflitto con
gli obiettivi dell'Unione europea in termini di
politica energetica ed ambientale. Il settore
delle energie rinnovabili ritiene che sia giunto
il momento di applicare l'IVA ridotta anche alle
RES e all' efficienza energetica, creando cosi'
le stesse condizioni per tutti i prodotti
energetici, almeno per cio' che riguarda la
tassazione indiretta. (ANSA). YFZ-BR
ANIMALI: SEI ORSI SU OTTO A RISCHIO, PANDA PRIMO LISTA
17/11/07 18:30
(ANSA) - ROMA - Nonostante sia da anni il simbolo
degli animali in via di estinzione, il panda e'
ancora in testa alla classifica degli orsi in
pericolo. Lo ha certificato lo Iucn, l'organismo
internazionale che 'censisce' le specie a
rischio. Anche se in questi casi mal comune non
e' mezzo gaudio, il panda e' in buona compagnia:
sei specie di orsi su otto infatti sono
minacciate, e anche nelle due che stanno meglio,
l' orso nero e quello bruno, ci sono alcune
sottospecie, come il nostro orso marsicano, di
cui rimangono pochissimi esemplari. Quest'anno
nella 'Red list' dello Iucn c'e' anche una new
entry: la specie piu' piccola di plantigrade,
l'orso del sole malese, e' entrata direttamente
al secondo posto, anche se non ci sono stime
ufficiali sulla sua popolazione. Secondo l'
organizzazione internazionale la popolazione di
questo animale, che vive prevalentemente nel
sud-est asiatico, e' diminuita del 30% negli
ultimi trent'anni, e continua a calare con questo
ritmo: ''La deforestazione ha ridotto di molto
l'habitat di questi animali - spiega Rob
Steinmetz, capo del gruppo di specialisti Iucn
sull'orso del sole - e anche dove adesso e'
protetto il bracconaggio rimane un pericolo''. Le
stesse motivazioni valgono anche per il panda,
che e' l' unico orso ad avere la qualifica di
'endangered', una delle peggiori dello Iucn, e di
cui si stima una popolazione tra i mille e i
duemila esemplari. In questo caso il governo
cinese ha messo in campo ingenti sforzi per il
ripopolamento, ma il destino di questo animale
rimane legato a tradizioni popolari: i
bracconieri lo cacciano infatti perche' la sua
bile viene usata nella medicina tradizionale
mentre le zampe sono considerate una
prelibatezza. Oltre a questi due, la lista delle
specie a rischio vede al terzo posto l'orso nero
tibetano (cinquemila esemplari secondo alcune
stime, trentamila secondo altre), al quarto il
bradipo (tra diecimila e ventimila), seguito
dall'orso delle Ande (circa diecimila) e da
un'altra 'vecchia conoscenza' dei
conservazionisti, l'orso polare, minacciato
soprattutto dai cambiamenti climatici che ne
limitano l'habitat, e di cui sono rimasti . Gli
unici due a stare bene sono l'orso nero americano
e l'orso bruno, ma gli esperti fanno notare che
''Piccole popolazioni nel sud Europa e nell'Asia
centrale sono a rischio''. Questo e' il caso ad
esempio del Grizzly americano e del nostro orso
bruno Marsicano. ''L'unico motivo per cui l'orso
marsicano non e' nella classifica e' che si
tratta di una sottospecie, e non di una specie -
conferma Luigi Boitani, dell'universita' La
Sapienza di Roma, che conduce un progetto di
ricerca su questo animale - da un nostro studio
e' emerso che la popolazione e' ormai di solo 40
unita', e sta diminuendo negli ultimi anni. La
minaccia principale e' la pressione dell'uomo,
che sfocia in episodi come quello
dell'avvelenamento recente di tre esemplari, e
anche il fatto che il solo parco d'Abruzzo non e'
sufficiente a proteggere questo animale''.
(ANSA). I12-GU
Rapporto Fao: pagare gli agricoltori per i loro servizi ambientali
17/11/07 18:27
fonte:www.greenreport.it
La Fao ha presentato oggi il suo rapporto annuale “lo stato mondiale dell’alimentazione e dell’agricoltura 2007 (Sofa)”, che introduce una proposta innovativa per lo stretto rapporto tra agricoltura ed ambiente: «sistemi mirati di remunerazione per gli agricoltori potrebbero rappresentare un modo efficace di proteggere l’ambiente e misurarsi con le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dalla limitatezza delle risorse idriche».
Il rapporto sottolinea però che non sempre i pagamenti per i servizi ambientali sono la soluzione migliore, e sono molte le questioni che rimangono aperte rispetto a come gestirli: «L’agricoltura impiega il maggior numero di addetti e utilizza più terra e risorse idriche di qualsiasi altra attività umana – spiega nella prefazione al rapporto Jacques Diou (Nella foto), direttore generale della Fao - Potenzialmente può degradare le risorse naturali del pianeta, suolo, acqua, atmosfera, o valorizzarle, a seconda delle decisioni prese dagli oltre due miliardi di persone la cui sussistenza dipende direttamente dall’agricoltura, dal bestiame, dalla pesca e dalle foreste. È essenziale dunque garantire a queste persone incentivi adeguati».
Aumento della popolazione, rapido sviluppo economico, biocarburanti e cambiamento climatico attaccano le risorse naturali del pianeta e l’agricoltura dovrà sfamare 9 miliardi di persone nel 2050. Per la Fao la falsa percezione che molti dei servizi offerti dalla natura siano gratuiti, che non sono di nessuno e che nessuno riceve una ricompensa per come vengono gestiti, non incentiva gli agricoltori a tutelarli. «Inoltre i sussidi che incoraggiano la produzione di beni commerciali a scapito dei servizi offerti da altri ecosistemi possono aggravarne il degrado. Gli incentivi attuali tendono a favorire la produzione di cibo, di fibre ed in modo crescente di biocarburanti, ma normalmente sottovalutano altri servizi proficui che gli agricoltori possono fornire, come ad esempio l’immagazzinamento di carbonio, il controllo delle inondazioni, la fornitura di acqua pulita, la conservazione della biodiversità».
Invece i contadini possono contribuire alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale e «i pagamenti per i servizi ambientali sono un modo per incentivarli ad adottare migliori pratiche agricole e perfino controbilanciare l’inquinamento generato in altri settori. Tuttavia - fa notare Diouf - in alcuni casi, gli incentivi potrebbero anche avere un impatto sfavorevole sulla povertà e sulla sicurezza alimentare, traducendosi potenzialmente in una riduzione della domanda di lavoro agricolo o in una crescita dei prezzi alimentari».
Ma l’agricoltura può diventare anche un “serbatoio” per il sequestro e l’assorbimento dei gas serra, nel suolo, nelle piante e negli alberi. Per far questo secondo il rapporto occorrono «minore deforestazione, rimboschimento, riduzione di una eccessiva lavorazione del terreno, incremento della copertura del suolo ed una migliore gestione dei pascoli potrebbero, ad esempio, portare all’immagazzinamento di oltre due miliardi di tonnellate di carbonio, in circa 50 paesi tra il 2003 e il 2012».
Per Leslie Lipper, economista ambientale della Fao «un sistema di retribuzioni per i servizi ambientali ben concepito potrebbe essere uno dei modi per aiutare gli agricoltori a cambiare le pratiche d’uso della terra e rendere l’agricoltura più ecocompatibile. Si tratta di remunerare servizi reali che i coltivatori possono offrire, esattamente come sono pagati per il riso o il caffè che producono. Se ben concepiti, i programmi di pagamento per i servizi ambientali potrebbero anche apportare benefici a molti dell’oltre un miliardo di persone povere nei paesi in via di sviluppo che vivono in ecosistemi fragili».
Il sistema di pagamenti potrebbe operare attraverso transazioni volontarie con agricoltori, comunità, contribuenti, consumatori, imprese private e governi e «si potrebbero configurare come pagamenti diretti dai governi ai produttori o trasferimenti indiretti, come l’extra pagato dai consumatori per una tazza di caffè biologico». Modalità già sperimentate in diverse parti del mondo, soprattutto per la conservazione delle foreste. «Ma – dice il rapporto - sono relativamente pochi i programmi per i servizi ambientali che mirano agli agricoltori e ai terreni agricoli dei paesi in via di sviluppo»
La Fao ha presentato oggi il suo rapporto annuale “lo stato mondiale dell’alimentazione e dell’agricoltura 2007 (Sofa)”, che introduce una proposta innovativa per lo stretto rapporto tra agricoltura ed ambiente: «sistemi mirati di remunerazione per gli agricoltori potrebbero rappresentare un modo efficace di proteggere l’ambiente e misurarsi con le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dalla limitatezza delle risorse idriche».
Il rapporto sottolinea però che non sempre i pagamenti per i servizi ambientali sono la soluzione migliore, e sono molte le questioni che rimangono aperte rispetto a come gestirli: «L’agricoltura impiega il maggior numero di addetti e utilizza più terra e risorse idriche di qualsiasi altra attività umana – spiega nella prefazione al rapporto Jacques Diou (Nella foto), direttore generale della Fao - Potenzialmente può degradare le risorse naturali del pianeta, suolo, acqua, atmosfera, o valorizzarle, a seconda delle decisioni prese dagli oltre due miliardi di persone la cui sussistenza dipende direttamente dall’agricoltura, dal bestiame, dalla pesca e dalle foreste. È essenziale dunque garantire a queste persone incentivi adeguati».
Aumento della popolazione, rapido sviluppo economico, biocarburanti e cambiamento climatico attaccano le risorse naturali del pianeta e l’agricoltura dovrà sfamare 9 miliardi di persone nel 2050. Per la Fao la falsa percezione che molti dei servizi offerti dalla natura siano gratuiti, che non sono di nessuno e che nessuno riceve una ricompensa per come vengono gestiti, non incentiva gli agricoltori a tutelarli. «Inoltre i sussidi che incoraggiano la produzione di beni commerciali a scapito dei servizi offerti da altri ecosistemi possono aggravarne il degrado. Gli incentivi attuali tendono a favorire la produzione di cibo, di fibre ed in modo crescente di biocarburanti, ma normalmente sottovalutano altri servizi proficui che gli agricoltori possono fornire, come ad esempio l’immagazzinamento di carbonio, il controllo delle inondazioni, la fornitura di acqua pulita, la conservazione della biodiversità».
Invece i contadini possono contribuire alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale e «i pagamenti per i servizi ambientali sono un modo per incentivarli ad adottare migliori pratiche agricole e perfino controbilanciare l’inquinamento generato in altri settori. Tuttavia - fa notare Diouf - in alcuni casi, gli incentivi potrebbero anche avere un impatto sfavorevole sulla povertà e sulla sicurezza alimentare, traducendosi potenzialmente in una riduzione della domanda di lavoro agricolo o in una crescita dei prezzi alimentari».
Ma l’agricoltura può diventare anche un “serbatoio” per il sequestro e l’assorbimento dei gas serra, nel suolo, nelle piante e negli alberi. Per far questo secondo il rapporto occorrono «minore deforestazione, rimboschimento, riduzione di una eccessiva lavorazione del terreno, incremento della copertura del suolo ed una migliore gestione dei pascoli potrebbero, ad esempio, portare all’immagazzinamento di oltre due miliardi di tonnellate di carbonio, in circa 50 paesi tra il 2003 e il 2012».
Per Leslie Lipper, economista ambientale della Fao «un sistema di retribuzioni per i servizi ambientali ben concepito potrebbe essere uno dei modi per aiutare gli agricoltori a cambiare le pratiche d’uso della terra e rendere l’agricoltura più ecocompatibile. Si tratta di remunerare servizi reali che i coltivatori possono offrire, esattamente come sono pagati per il riso o il caffè che producono. Se ben concepiti, i programmi di pagamento per i servizi ambientali potrebbero anche apportare benefici a molti dell’oltre un miliardo di persone povere nei paesi in via di sviluppo che vivono in ecosistemi fragili».
Il sistema di pagamenti potrebbe operare attraverso transazioni volontarie con agricoltori, comunità, contribuenti, consumatori, imprese private e governi e «si potrebbero configurare come pagamenti diretti dai governi ai produttori o trasferimenti indiretti, come l’extra pagato dai consumatori per una tazza di caffè biologico». Modalità già sperimentate in diverse parti del mondo, soprattutto per la conservazione delle foreste. «Ma – dice il rapporto - sono relativamente pochi i programmi per i servizi ambientali che mirano agli agricoltori e ai terreni agricoli dei paesi in via di sviluppo»
Il futuro dell´acquacoltura europea è solo sostenibile
17/11/07 18:27
fonte:www.greenreport.it
Si conclude oggi a Bruxelles, ospitata dalla Commissione Ue, un´importante conferenza sull’acquacoltura europea e sulle sue possibilità di sviluppo. 200 delegati, tra professionisti di diversi settori, rappresentanti delle autorità nazionali e regionali, scienziati, Ong e altre parti interessate, stanno discutendo soprattutto di sviluppo sostenibile dell´acquacoltura europea, sul ruolo che gli Enti pubblici possono e debbono svolgere in questo contesto, e delle priorità identificate nel quadro di una recente ed estesa consultazione che determineranno il riesame dell´attuale strategia per un´acquacoltura sostenibile in Europa.
«Il riesame dell´attuale strategia in materia di acquicoltura – ha detto nel discorso di chiusura il commissario per la pesca e gli affari marittimi Joe Borg - sarà volto a liberarne il potenziale di crescita, garantendo al tempo stesso la sostenibilità ambientale e gli standard sanitari più elevati. Dobbiamo ridurre la nostra crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti del mare e tradurre il nostro vantaggio tecnologico in posti di lavoro e crescita all´interno dell´Ue e sul mercato mondiale dei prodotti dell´acquacoltura».
Durante la conferenza si sono tenuti due seminari paralleli sul ruolo che le autorità pubbliche sono chiamate a svolgere nello sviluppo dei settori della piscicoltura e della molluschicoltura, compreso tutto quel che riguarda tutela ambientale, salute e benessere degli animali, sostenibilità, pianificazione territoriale, salute pubblica, mercati e governance.
Si conclude oggi a Bruxelles, ospitata dalla Commissione Ue, un´importante conferenza sull’acquacoltura europea e sulle sue possibilità di sviluppo. 200 delegati, tra professionisti di diversi settori, rappresentanti delle autorità nazionali e regionali, scienziati, Ong e altre parti interessate, stanno discutendo soprattutto di sviluppo sostenibile dell´acquacoltura europea, sul ruolo che gli Enti pubblici possono e debbono svolgere in questo contesto, e delle priorità identificate nel quadro di una recente ed estesa consultazione che determineranno il riesame dell´attuale strategia per un´acquacoltura sostenibile in Europa.
«Il riesame dell´attuale strategia in materia di acquicoltura – ha detto nel discorso di chiusura il commissario per la pesca e gli affari marittimi Joe Borg - sarà volto a liberarne il potenziale di crescita, garantendo al tempo stesso la sostenibilità ambientale e gli standard sanitari più elevati. Dobbiamo ridurre la nostra crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti del mare e tradurre il nostro vantaggio tecnologico in posti di lavoro e crescita all´interno dell´Ue e sul mercato mondiale dei prodotti dell´acquacoltura».
Durante la conferenza si sono tenuti due seminari paralleli sul ruolo che le autorità pubbliche sono chiamate a svolgere nello sviluppo dei settori della piscicoltura e della molluschicoltura, compreso tutto quel che riguarda tutela ambientale, salute e benessere degli animali, sostenibilità, pianificazione territoriale, salute pubblica, mercati e governance.
CLIMA:IPCC; SCIENZIATI A GOVERNI,IMPEGNI PIU' AMBIZIOSI
17/11/07 18:27
(ANSA) - ROMA - Contro la febbre del Pianeta
servono ''impegni piu' ambiziosi'' da parte dei
Governi. Questo in sintesi il messaggio ai
decisori contenuto nel documento sul quale gli
scienziati del panel intergovernativo sui
cambiamenti climatici (Ipcc) hanno raggiunto oggi
a Valencia un accordo di principio. Il documento
contiene le raccomandazioni ai governi di tutto
il mondo per il Kyoto 2, ovvero per le azioni
dopo il 2012 alla scadenza del Protocollo
salva-clima. Azioni che saranno decise al vertice
mondiale di Bali dal 3 al 14 dicembre. E la
Conferenza mondiale sul clima in Indonesia avra'
come base scientifica proprio il lavoro
dell'Ipcc. Valencia rappresenta la quarta e
ultima tappa del percorso 2007 che ha portato al
IV Rapporto Ipcc. Proprio dalla citta' spagnola
arriva la sintesi finale di 50 pagine che
raccoglie i tre volumi che riguardano lo stato
del clima (Parigi 2 febbraio), l'impatto (6
aprile) la mitigazione (Bangkok 4 maggio). Con la
sintesi, da Valencia anche il documento di 15
pagine per i decisori politici. Al IV Rapporto
Ipcc hanno lavorato per sei anni 800 autori e
2500 revisori. ''Un allarme unanime. Ora i
governi agiscano insieme'', ha detto il ministro
dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio,
commentando il vertice di Valencia. ''Gli
scienziati di tutto il mondo, 140 delegazioni
riunite nell'Ipcc, il Panel recentemente premiato
con il Premio Nobel - ha detto Pecoraro -
chiedono ai governi di tutto il mondo obiettivi
piu' ambiziosi per affrontare l'emergenza
climatica. E lo fanno, in questo quarto rapporto,
dopo aver precedentemente indicato il livello
oramai drammatico delle conseguenze dei
cambiamenti climatici e chiarito la
responsabilita' dell'attivita' umana''. Di fronte
a cio', ha affermato ancora il ministro, occorre
fermare ''la ridicola polemica italiana che vuole
mettere in dubbio l' esistenza dei cambiamenti
climatici ad opera dell'uomo''. Da Valencia ha
parlato Sergio Castellari, Focal Point Ipcc per
l'Italia: ''Dopo una forte negoziazione e'
scaturito un documento equilibrato e omogeneo''.
Per quanto riguarda il lavoro svolto fino ad ora
dall'Ipcc, la conclusione e' che il riscaldamento
del clima terrestre globale ''e' inequivocabile''
con una previsione di un aumento della
temperatura globale tra 1,8 e 4 gradi che, pero',
potrebbe raggiungere anche i 6,4 gradi entro il
presente secolo. Sul fronte degli impatti, gli
scienziati parlano di ondate migratorie di
milioni di persone con sofferenza di sete e fame,
estinzione del 30% delle specie animali e
vegetali, riduzione di circa il 70% dei grandi
ghiacciai. Da calcolare anche l'estensione di
epidemie come la malaria anche a zone non
tropicali e aumento del rischio di mortalita'
legato al caldo. Sulle misure, i prossimi 20-30
anni saranno cruciali per il Pianeta, che dovra'
ridurre a partire dal 2015 le emissioni di gas
serra per contenere l'aumento di temperatura
intorno a 2-2,4 gradi. Fermare l'emergenza clima
costa lo 0,12% l'anno del Pil mondiale,
utilizzando le tecnologie attuali. Energia,
forestazione, edilizia, trasporti i capitoli
principali di intervento. (ANSA). GU
L'elettrosmog da WiFi preoccupa gli inglesi
17/11/07 18:27
fonte:VNUnet.it
La salute dei giovani sarebbe messa a rischio dalle connessioni senza fili. Parte l'indagine della Health Protection Agency
I chip a radio frequenza potrebbero essere cancerogeni e in Germania si fa strada il principio precauzionale anche nei confronti del wireless.
La salute è messa a rischio dalle connessioni senza fili: la Health Protection Agency sta studiando l'esposizione alle onde elettromagnetiche generate dalle reti wireless e il loro effetto sulla salute. Lo studio durerà circa un biennio, per verificare l'effetto dei segnali wireless sulla salute degli utenti. Le linee guida sono state stilate dalla International Commission on Non-Ionizing Radiation (ICNIRP).
La ricerca si snoderà sia con test in laboratorio sia sul campo in scuole, uffici, abitazioni. A sollevare l'allarme in Gran Bretagna era stata ad agosto la Professional Association of Teachers.
La salute dei giovani sarebbe messa a rischio dalle connessioni senza fili. Parte l'indagine della Health Protection Agency
I chip a radio frequenza potrebbero essere cancerogeni e in Germania si fa strada il principio precauzionale anche nei confronti del wireless.
La salute è messa a rischio dalle connessioni senza fili: la Health Protection Agency sta studiando l'esposizione alle onde elettromagnetiche generate dalle reti wireless e il loro effetto sulla salute. Lo studio durerà circa un biennio, per verificare l'effetto dei segnali wireless sulla salute degli utenti. Le linee guida sono state stilate dalla International Commission on Non-Ionizing Radiation (ICNIRP).
La ricerca si snoderà sia con test in laboratorio sia sul campo in scuole, uffici, abitazioni. A sollevare l'allarme in Gran Bretagna era stata ad agosto la Professional Association of Teachers.
Mediterraneo, inferno per squali e razze
17/11/07 18:27
fonte:www.greenreport.it
La prima Lista Rossa dell’Iucn completa che valuta lo stato di squali e razze nel Mediterraneo rivela che il 42% di queste specie sono minacciate di estinzione. Il Mediterraneo è pericolosissimo per la sovrapesca, soprattutto quella accidentale. Il rapporto pubblicato oggi dallo Shark Specialist Group dal Centre de Coopération pour la Méditerranée dell’Iucn, svela che il nostro bacino ha il tasso di razze e squali minacciati più alto al mondo.
«Dalle mante agli angeli di mare, le popolazioni mediterranee di queste specie vulnerabili sono in grave pericolo – dice Claudine Gibson responsabile dello Shark Specialist Group - Le nostre analisi rivelano che il Mar Mediterraneo è uno dei luoghi più pericolosi al mondo per gli squali e le razze. Le specie bentoniche sono esposte a un rischio più elevato in questa regione, principalmente dovuto ad una pratica intensa della pesca al livello del fondo marino».
Il lavoro ha analizzato lo stato di 71 specie mediterranee di pesci cartilaginei (squali, razze e chimere) conformemente alle categorie ed ai criteri della Lista rossa Iucn: 30 specie sono minacciate di estinzione, 13 sono in pericolo critico di estinzione, 8 sono in pericolo e 9 sono vulnerabili. 13 altre specie sono classificate come quasi minacciate e per 18 specie si dispone di dati insufficienti. Solo 10 specie sono considerate non a rischio.
La razza di Malta (Leucoraja melitensis), endemica del Mediterraneo è considerata in pericolo critico di estinzione, con l’80% della popolazione distrutta dalla pesca di fondale , lo stesso vale per Il pesce porco (Oxynotus centrina) e tre specie di angeli di mare (Squatina spp.), detti anche squadri. La manta gigante (Mobula mobular), è considerata in pericolo a causa della sua bassa capacità riproduttiva e della cattura illegale con reti derivanti. Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) e lo smeriglio (Lamna nasus), ricercati per pinne e pelle, sono a rischio critico di estinzione. Lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus) è classificato in pericolo nel Mediterraneo, mentre la verdesca (Prionace glauca) relativamente prolifica, è considerata vulnerabile.
«Siamo particolarmente inquieti per il mako del Mediterraneo (Nella foto) – ha detto Alen Soldo dell’università croata di Split ed esperto di squali oceanici – I nostri studi rivelano pressioni di pesca persistenti ben oltre la capacità di riproduzione delle specie. Questo ci ha portato a classificare questa specie sotto la categoria di minaccia più importante conformemente ai criteri della lista rossa».
Solo il palombo o squalo portoghese (Centroscymnus coelolepis), ha uno stato di conservazione migliore in Mediterraneo. Si tratta di uno squalo di acque profonde fino a 4000 metri ed è protetto da una interdizione della Commission Générale des Pêches en Méditerranée (CGPM) per la pesca al di sottodei 1000 metri che dovrebbe essere estesa anche alla pesca a squali e razze a minore profondità se vogliamo salvare questi animali preziosissimi per l’equilibrio della vita nel Mediterraneo. Invece non esiste nessun limite di pesca per pescare i pesci cartilaginei del Mediterraneo. 8 specie di squali e razze sono inserite nelle 4 convenzioni internazionali sulla conservazione della fauna selvatica, ma solo 3 specie sono davvero protette in seguito a questo: lo squalo bianco e quello elefante sono protetti in Croazia e nell’Ue mentre Malta e la Croazia proteggono la Manta gigante.
«Masi prima I Paesi mediterranei hanno avuto una ragione ed una opportunità così forte di salvaguardare squali e razze minacciati della regione – spiega Sonja Fordham, direttrice di Shark Alliance – I governi devono considerare prima i gli avvertimenti di questo rapporto ed agire di conseguenza per proteggere gli squali e le razze minacciate attraverso gli accordi regionali di pesca, le convenzioni internazionali sulla fauna selvatica e la legislazione nazionale.. Una tale azione é necessaria per cambiare il corso degli eventi che conducono questi rimarchevoli animali marini all’estinzione».
La prima Lista Rossa dell’Iucn completa che valuta lo stato di squali e razze nel Mediterraneo rivela che il 42% di queste specie sono minacciate di estinzione. Il Mediterraneo è pericolosissimo per la sovrapesca, soprattutto quella accidentale. Il rapporto pubblicato oggi dallo Shark Specialist Group dal Centre de Coopération pour la Méditerranée dell’Iucn, svela che il nostro bacino ha il tasso di razze e squali minacciati più alto al mondo.
«Dalle mante agli angeli di mare, le popolazioni mediterranee di queste specie vulnerabili sono in grave pericolo – dice Claudine Gibson responsabile dello Shark Specialist Group - Le nostre analisi rivelano che il Mar Mediterraneo è uno dei luoghi più pericolosi al mondo per gli squali e le razze. Le specie bentoniche sono esposte a un rischio più elevato in questa regione, principalmente dovuto ad una pratica intensa della pesca al livello del fondo marino».
Il lavoro ha analizzato lo stato di 71 specie mediterranee di pesci cartilaginei (squali, razze e chimere) conformemente alle categorie ed ai criteri della Lista rossa Iucn: 30 specie sono minacciate di estinzione, 13 sono in pericolo critico di estinzione, 8 sono in pericolo e 9 sono vulnerabili. 13 altre specie sono classificate come quasi minacciate e per 18 specie si dispone di dati insufficienti. Solo 10 specie sono considerate non a rischio.
La razza di Malta (Leucoraja melitensis), endemica del Mediterraneo è considerata in pericolo critico di estinzione, con l’80% della popolazione distrutta dalla pesca di fondale , lo stesso vale per Il pesce porco (Oxynotus centrina) e tre specie di angeli di mare (Squatina spp.), detti anche squadri. La manta gigante (Mobula mobular), è considerata in pericolo a causa della sua bassa capacità riproduttiva e della cattura illegale con reti derivanti. Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) e lo smeriglio (Lamna nasus), ricercati per pinne e pelle, sono a rischio critico di estinzione. Lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus) è classificato in pericolo nel Mediterraneo, mentre la verdesca (Prionace glauca) relativamente prolifica, è considerata vulnerabile.
«Siamo particolarmente inquieti per il mako del Mediterraneo (Nella foto) – ha detto Alen Soldo dell’università croata di Split ed esperto di squali oceanici – I nostri studi rivelano pressioni di pesca persistenti ben oltre la capacità di riproduzione delle specie. Questo ci ha portato a classificare questa specie sotto la categoria di minaccia più importante conformemente ai criteri della lista rossa».
Solo il palombo o squalo portoghese (Centroscymnus coelolepis), ha uno stato di conservazione migliore in Mediterraneo. Si tratta di uno squalo di acque profonde fino a 4000 metri ed è protetto da una interdizione della Commission Générale des Pêches en Méditerranée (CGPM) per la pesca al di sottodei 1000 metri che dovrebbe essere estesa anche alla pesca a squali e razze a minore profondità se vogliamo salvare questi animali preziosissimi per l’equilibrio della vita nel Mediterraneo. Invece non esiste nessun limite di pesca per pescare i pesci cartilaginei del Mediterraneo. 8 specie di squali e razze sono inserite nelle 4 convenzioni internazionali sulla conservazione della fauna selvatica, ma solo 3 specie sono davvero protette in seguito a questo: lo squalo bianco e quello elefante sono protetti in Croazia e nell’Ue mentre Malta e la Croazia proteggono la Manta gigante.
«Masi prima I Paesi mediterranei hanno avuto una ragione ed una opportunità così forte di salvaguardare squali e razze minacciati della regione – spiega Sonja Fordham, direttrice di Shark Alliance – I governi devono considerare prima i gli avvertimenti di questo rapporto ed agire di conseguenza per proteggere gli squali e le razze minacciate attraverso gli accordi regionali di pesca, le convenzioni internazionali sulla fauna selvatica e la legislazione nazionale.. Una tale azione é necessaria per cambiare il corso degli eventi che conducono questi rimarchevoli animali marini all’estinzione».
CLIMA: L'UE SI PREPARA PER IL SUMMIT DI BALI
12/11/07 09:35
(ANSA) - ROMA - L'Europa si prepara per il summit
mondiale di Bali a dicembre. E per l'occasione ha
gia' tenuto il primo incontro interparlamentare
europeo sui cambiamenti climatici. I principali
temi sul tappeto hanno riguardato gli obiettivi
internazionali vincolanti per ridurre le
emissioni di Co2, le misure comunitarie e
nazionali necessarie per fermare i cambiamenti
climatici, una equa condivisione internazionale e
soprattutto come l'Europa possa fornire il suo
contributo al successo della conferenza delle
Nazioni unite sui cambiamenti climatici che si
terra' a Bali in dicembre dove si auspica la
finalizzazione di un accordo ampio e globale per
il 2009. Il Parlamento si propone di presentare
una richiesta in seno alle Nazioni Unite per la
fissazione di un obiettivo vincolante a livello
internazionale per ridurre le emissioni di CO2.
L'Ue vorrebbe accreditarsi per una leadership
nell'ambito della negoziazione internazionale,
forte della convinzione di essere in grado di
rispettare gli obiettivi di Kyoto per il periodo
2008-2012. Resta pero' l'interrogativo di cosa
succedera' dopo quella data.
La presidenza portoghese ha raccomandato di adottare una visione piu' a lungo termine, per permettere agli ecosistemi di adattarsi ai cambiamenti climatici e salvaguardare l'offerta alimentare futura. Sebbene gli Stati membri abbiano gia' assunto un risoluto impegno per tagliare le emissioni dei gas ad effetto serra del 20% entro il 2012, si puo' fare ancora meglio, coinvolgendo i paesi in via di sviluppo che dovrebbero assumere la guida e definire essi stessi delle linee direttrici per ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050. Anche i paesi in via di sviluppo dovrebbero, ove possibile, assumersi maggiori responsabilita' e fornire un contributo piu' incisivo. La Commissione presentera' delle proposte a dicembre per la lotta ai cambiamenti climatici: si tratta di un pacchetto esaustivo di misure che include lo scambio delle quote di emissione (ETS) nel campo dell'aviazione, la creazione di un mercato a basso utilizzo di carbonio e la promozione dell' efficienza energetica e dell'uso delle energie rinnovabili. Il pacchetto di azioni mira a conseguire l'obiettivo generale di cambiare l'energia in energia intelligente con l'impiego di maggiori investimenti per l'efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili. Sul versante dell'efficienza si auspica la riduzione delle emissioni attraverso la modernizzazione dei consumi domestici pubblici e privati, un settore che riguarda circa il 40% dei consumi energetici. La strategia sul cambiamento climatico richiede un grande sforzo e anche una rapidita' d'azione oltre che formidabili investimenti. E infatti necessaria una cifra pari a trenta milioni di milioni di euro di investimenti per disporre entro i prossimi vent'anni di un'economia a basso grado di anidride carbonica. (ANSA).
La presidenza portoghese ha raccomandato di adottare una visione piu' a lungo termine, per permettere agli ecosistemi di adattarsi ai cambiamenti climatici e salvaguardare l'offerta alimentare futura. Sebbene gli Stati membri abbiano gia' assunto un risoluto impegno per tagliare le emissioni dei gas ad effetto serra del 20% entro il 2012, si puo' fare ancora meglio, coinvolgendo i paesi in via di sviluppo che dovrebbero assumere la guida e definire essi stessi delle linee direttrici per ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050. Anche i paesi in via di sviluppo dovrebbero, ove possibile, assumersi maggiori responsabilita' e fornire un contributo piu' incisivo. La Commissione presentera' delle proposte a dicembre per la lotta ai cambiamenti climatici: si tratta di un pacchetto esaustivo di misure che include lo scambio delle quote di emissione (ETS) nel campo dell'aviazione, la creazione di un mercato a basso utilizzo di carbonio e la promozione dell' efficienza energetica e dell'uso delle energie rinnovabili. Il pacchetto di azioni mira a conseguire l'obiettivo generale di cambiare l'energia in energia intelligente con l'impiego di maggiori investimenti per l'efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili. Sul versante dell'efficienza si auspica la riduzione delle emissioni attraverso la modernizzazione dei consumi domestici pubblici e privati, un settore che riguarda circa il 40% dei consumi energetici. La strategia sul cambiamento climatico richiede un grande sforzo e anche una rapidita' d'azione oltre che formidabili investimenti. E infatti necessaria una cifra pari a trenta milioni di milioni di euro di investimenti per disporre entro i prossimi vent'anni di un'economia a basso grado di anidride carbonica. (ANSA).
NUCLEARE: REFERENDUM, 20 ANNI FA IL NO DEGLI ITALIANI
12/11/07 09:35
(ANSA) - ROMA - Vent'anni fa gli italiani hanno
detto no al nucleare. Lo hanno fatto in occasione
del referendum dell' 8 e 9 novembre del 1987,
dove sono stati chiamati ad abrogare tre
disposizioni di legge. La prima, relativa alla
localizzazione delle centrali nucleari, viene
eliminata con l' 80,6% di si', contro il 19,4 di
no; la seconda, sui contributi agli enti locali
nei cui territori sorgono centrali alimentate con
combustibili diversi dagli idrocarburi, riscuote
il 79,7% di si' contro il 20,3% di no; la terza
riguarda la partecipazione dell'Enel alla
costruzione e all'esercizio di centrali nucleari
all'estero e conta 71,8% di si' contro il 28,2%
di no.
Il referendum arriva sull'onda del disastro di Chernobyl, considerato il piu' grave incidente nucleare della storia civile, il 26 aprile 1986. Cosa e' cambiato da allora?
- SONDAGGI: Nel 2007, secondo l'ultimo sondaggio commissionato a Ipr Marketing dai Verdi, i cittadini italiani rimangono contrari al nucleare. Su un campione di mille persone, rappresentativo della popolazione, il 56% degli intervistati e' contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% degli italiani e' contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al proprio comune. Ma ci sono anche sondaggi che parlano di aumento di chi e' a favore dell'atomo. In particolare, secondo i dati forniti da Observa-Science in Society gli italiani favorevoli all'energia nucleare (37%) hanno ormai praticamente raggiunto la percentuale dei contrari (38%).
- LA RICERCA: Il dibattito e' oggi tutto riaperto. Crescono i sostenitori della necessita' di riattivare la ricerca.
- LE CENTRALI ITALIANE DISMESSE: queste le centrali presenti, fermate definitivamente e in fase di smantellamento: centrale di Trino (Trino, VC); centrale di Caorso (Caorso, PC); centrale di Latina (Borgo Sabotino, LT); centrale del Garigliano (Sessa Aurunca, CE). Questi gli impianti di trattamento e fabbricazione del combustibile nucleare esistenti: impianto Eurex di Saluggia (VC); impianto di Bosco Marengo (AL); impianti Opec e Ipu della Casaccia (RM); impianto Itrec di Rotondella (MT). Incaricata della gestione e' la Sogin Spa.
- LE SCORIE: Sogin ha predisposto una gara internazionale per il trasporto e il riprocessamento (processo che porta all' estrazione di uranio e plutonio dai rifiuti). In totale sono circa 235 tonnellate provenienti dalle centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso e Garigliano. La francese Areva si e' aggiudicata la gara per 267 milioni di euro. Il 24 novembre 2006 e' stato siglato un accordo Francia-Italia e il 9 maggio il contratto Sogin-Areva. Le scorie saranno inviate oltralpe in 5 anni. Entro il 2025 dovranno rientrare in Italia.
- LO SMANTELLAMENTO: Entro il 2011 la Sogin spendera' 400 milioni di euro nelle attivita' di smantellamento degli impianti nucleari ancora presenti in Italia. Secondo le linee guida del piano industriale 2007-2011 e' prevista un'accelerazione delle attivita', in particolare nei siti di Trino, di Caorso e Bosco Marengo. Per quest'ultimo impianto e' previsto il completo smantellamento entro il 2009. Nel quadriennio verranno sviluppate attivita' che dovrebbero raggiungere il 30% in termini di avanzamento lavori, a fronte dell'attuale 6%.
- IL SITO UNICO: Entro sei mesi sara' individuato un sito dove realizzare il deposito unico nazionale che dovra' occuparsi del trattamento di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. E' l' obiettivo annunciato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, al termine della prima riunione sul tema con le Regioni. A breve sara' costituito un tavolo di lavoro misto (ministero, Apat, Enea, Regioni) che avra' il supporto della Sogin. (ANSA).
Il referendum arriva sull'onda del disastro di Chernobyl, considerato il piu' grave incidente nucleare della storia civile, il 26 aprile 1986. Cosa e' cambiato da allora?
- SONDAGGI: Nel 2007, secondo l'ultimo sondaggio commissionato a Ipr Marketing dai Verdi, i cittadini italiani rimangono contrari al nucleare. Su un campione di mille persone, rappresentativo della popolazione, il 56% degli intervistati e' contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% degli italiani e' contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al proprio comune. Ma ci sono anche sondaggi che parlano di aumento di chi e' a favore dell'atomo. In particolare, secondo i dati forniti da Observa-Science in Society gli italiani favorevoli all'energia nucleare (37%) hanno ormai praticamente raggiunto la percentuale dei contrari (38%).
- LA RICERCA: Il dibattito e' oggi tutto riaperto. Crescono i sostenitori della necessita' di riattivare la ricerca.
- LE CENTRALI ITALIANE DISMESSE: queste le centrali presenti, fermate definitivamente e in fase di smantellamento: centrale di Trino (Trino, VC); centrale di Caorso (Caorso, PC); centrale di Latina (Borgo Sabotino, LT); centrale del Garigliano (Sessa Aurunca, CE). Questi gli impianti di trattamento e fabbricazione del combustibile nucleare esistenti: impianto Eurex di Saluggia (VC); impianto di Bosco Marengo (AL); impianti Opec e Ipu della Casaccia (RM); impianto Itrec di Rotondella (MT). Incaricata della gestione e' la Sogin Spa.
- LE SCORIE: Sogin ha predisposto una gara internazionale per il trasporto e il riprocessamento (processo che porta all' estrazione di uranio e plutonio dai rifiuti). In totale sono circa 235 tonnellate provenienti dalle centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso e Garigliano. La francese Areva si e' aggiudicata la gara per 267 milioni di euro. Il 24 novembre 2006 e' stato siglato un accordo Francia-Italia e il 9 maggio il contratto Sogin-Areva. Le scorie saranno inviate oltralpe in 5 anni. Entro il 2025 dovranno rientrare in Italia.
- LO SMANTELLAMENTO: Entro il 2011 la Sogin spendera' 400 milioni di euro nelle attivita' di smantellamento degli impianti nucleari ancora presenti in Italia. Secondo le linee guida del piano industriale 2007-2011 e' prevista un'accelerazione delle attivita', in particolare nei siti di Trino, di Caorso e Bosco Marengo. Per quest'ultimo impianto e' previsto il completo smantellamento entro il 2009. Nel quadriennio verranno sviluppate attivita' che dovrebbero raggiungere il 30% in termini di avanzamento lavori, a fronte dell'attuale 6%.
- IL SITO UNICO: Entro sei mesi sara' individuato un sito dove realizzare il deposito unico nazionale che dovra' occuparsi del trattamento di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. E' l' obiettivo annunciato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, al termine della prima riunione sul tema con le Regioni. A breve sara' costituito un tavolo di lavoro misto (ministero, Apat, Enea, Regioni) che avra' il supporto della Sogin. (ANSA).