10 agosto 2008
CLIMA: EMISSIONI AEREI; DA STRASBURGO SI' A TAGLIO CO2/ANSA
12/08/08 15:37
(ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - Dal 2012 le compagnie
aree dovranno tagliare le loro emissioni di CO2:
il Parlamento europeo oggi a Strasburgo ha dato
il via libera alla direttiva che inserisce il
traffico dei cieli nell'Ets, l'Emission Trading
Scheme, la cosiddetta 'borsa' delle emissioni. A
larghissima maggioranza - 640 voti favorevoli, 30
contrari e 20 astensioni - l'Eurocamera ha
infatti detto si' all'accordo negoziato con il
Consiglio dall'eurodeputato popolare tedesco
Peter Liese, un'intesa che obbliga ''tutti i voli
in arrivo e in partenza'' da un aeroporto Ue a
fare i conti con la lotta al cambiamento
climatico. Nel 2012 andranno abbassate del 3% le
emissioni complessive, calcolate sulla media del
periodo 2004-2006, mentre nel 2013 si dovra'
procedere ad un ulteriore taglio del 2%. Sono
comunque previste alcune deroghe per i voli
militari e di polizia, per quelli antincendio e
di ricerca o effettuati da piccoli aerei (meno di
5.700 kg), su rotte poco frequentate (meno di
30.000 posti all'anno) o da compagnie che
inquinano poco (meno di 10.000 tonnellate
all'anno). Scappano al taglio anche i voli di
Stato dei paesi non Ue, quelli di addestramento e
collaudo e i voli di ricerca scientifica. L'85%
delle quote utilizzabili dalle compagnie aeree
sara' assegnato gratuitamente alle aerolinee,
mentre il restante sara' posto all'asta con il
sistema della 'borsa' delle emissioni. Gli Stati
membri sono obbligati dalla direttiva a investire
i proventi ricavati dalla compravendita di quote
in tecnologie verdi, in iniziative
anti-deforestazione nei paesi in via di sviluppo
e in trasporti a bassa emissione. ''E' la prima
volta - sottolinea il relatore Liese - che si
trova un accordo giuridico per usare questi fondi
nella lotta al cambiamento climatico''. Verra'
inoltre creato a partire dal 2013 un fondo
speciale per le compagnie nuove e per quelle a
forte crescita, che avranno delle quote gratuite.
Non sono pero' tutti contenti. Il voto e' stato
infatti accolto in maniera estremamente negativa
dalla Iata, l'Associazione del trasporto aereo
internazionale, e dall'Aea, l'Associazione delle
aerolinee europee. ''Ci costera' 4,8 milioni di
euro all'anno'', si lamenta Françoise Humbert,
portavoce dell'Aea. ''La norma - insiste il
portavoce - non tiene in considerazione il
petrolio a 140 dollari'' e rischia di diminuire
la competitivita' delle compagnie Ue. Secondo la
Iata nei primi sei mesi del 2008 25 compagnie
aeree sono fallite per via del kerosene alle
stelle. ''Il petrolio e' un problema per tutti -
ribatte Liese - e tutti devono contribuire alla
lotta al cambiamento climatico'', anche perche'
il settore aereo produce il 3% del totale delle
emissioni di CO2 ed e' in rapida e continua
crescita. Il traffico e' infatti aumentato
dell'87% dal 1990 ed e' destinato a raddoppiare
da qui al 2020. Approvata la direttiva, la Ue
guarda ora avanti. Il prossimo passo e' un
accordo con gli Stati Uniti in modo da creare un
sistema comune di riduzione delle emissioni tra i
due maggiori mercati mondiali dell'aviazione.
(ANSA). Y6Y-PUC
ANIMALI: ORDINANZA CANI; OBBLIGO MICROCHIP E ANAGRAFE
12/08/08 15:35
(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Obbligo di microchip e di
iscrizione all'anagrafe canina per tutti i cani.
Questa una delle novita' dell'ordinanza urgente
firmata oggi dal sottosegretario alla Salute
Francesca Martini contenente misure per
''l'identificazione e la registrazione della
popolazione canina''. Tra le altre misure
previste, il divieto di vendita dei cuccioli di
eta' inferiore ai due mesi e dei cani che non
siano stati identificati e registrati. Obiettivo,
riferisce una nota del ministero, fare nuovi ed
importanti passi in avanti per contrastare il
fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei
cani. Lo scopo infatti, e' quello di assicurare
l'uniforme applicazione sull'intero territorio
nazionale della normativa sull'identificazione
dei cani e la gestione dell'anagrafe canina.
Responsabili della registrazione nell'anagrafe
canina dei cani rinvenuti sul territorio o
ospitati in strutture di ricovero e rifugi
convenzionati sono i sindaci. L'ordinanza firmata
oggi indica poi che i proprietari o i detentori
di cani provvedano, nel secondo mese di vita,
alla loro identificazione e registrazione
mediante l'applicazione di un microchip
elettronico. Per i cani di età superiore ai due
mesi l'adempimento è obbligatorio entro 30 giorni
dall'entrata in vigore dell'ordinanza. Essendo un
atto medico, deve essere effettuata dai
veterinari pubblici competenti per territorio o
da veterinari libero professionisti abilitati ad
accedere all'anagrafe canina regionale.
Contestualmente all'applicazione del microchip i
veterinari devono effettuare la registrazione
nell'anagrafe canina dei soggetti identificati.
Il certificato di iscrizione accompagnerà il cane
in tutti i trasferimenti di proprietà. Per quanto
riguarda i comuni, questi devono identificare e
registrare in anagrafe i cani rinvenuti o
catturati sul territorio e quelli ospitati nei
rifugi e nelle strutture convenzionate e i
sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali
procedure. Al fine di effettuare controlli di
prevenzione del randagismo i comuni dovranno
dotare la propria Polizia locale di almeno un
dispositivo di lettura di microchip ISO
compatibile. Per quanto riguarda i microchip,
questi possono essere prodotti e commercializzati
unicamente da soggetti registrati presso il
ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche Sociali, dove gli viene assegnata una
serie numerica di codici identificativi
elettronici. I produttori e i distributori devono
garantire la rintracciabilità dei lotti dei
microchip venduti. Infine, entro 90 giorni
dall'entrata in vigore dell'ordinanza, il
ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche Sociali definirà, con un provvedimento
da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni,
le modalità per assicurare l'interoperatività tra
la banca dati canina nazionale e le anagrafi
canine regionali. Lo stesso provvedimento
individuerà un unico documento di identificazione
e registrazione dei cani, che dovrà essere
adottato in sostituzione della certificazione
attuale.(ANSA).
La Svezia sperimenta il treno verde ad alta velocità
12/08/08 15:34
fonte:www.greenreport.it
La società ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gröna Tåget", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguirà fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocità che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici.
Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che «I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitività della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto».
Il miglioramento della competitività si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gröna Tåget ridurrà di 15 minuti il tragitto Stoccolma Göteborg e i test hanno stabilità il nuovo record di velocità per un treno svedese: 295 km/h.
Sono così stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l´efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che può risparmiare fino al 15 % dell´energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocità e la forza di trazione al conducente.
Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, «Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima è affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde è non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocità energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta».
La società ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gröna Tåget", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguirà fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocità che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici.
Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che «I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitività della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto».
Il miglioramento della competitività si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gröna Tåget ridurrà di 15 minuti il tragitto Stoccolma Göteborg e i test hanno stabilità il nuovo record di velocità per un treno svedese: 295 km/h.
Sono così stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l´efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che può risparmiare fino al 15 % dell´energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocità e la forza di trazione al conducente.
Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, «Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima è affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde è non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocità energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta».
Londra, manifestanti vegan scalano mercato carne contro climate change
12/08/08 15:33
fonte:www.greenreport.it
Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia è stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: «Il 18% dei gas serra sono prodotti dall’allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani».
Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change è una delle più grandi e più imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell’allevamento deve essere più ampiamente conosciuto». «Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l´Alimentazione e l´Agricoltura ha scoperto che l´allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ciò è ancor più del 13,5 per cento causato dai trasporti».
Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l´agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema».
«Non vi è stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte». Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, è stato il sito del commercio di bestiame per più di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale.
Un portavoce dell´ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: «Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto».
Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo è una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci più informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale».
In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: «Una dieta basata sul consumo di carne non è più sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro».
Al di là di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti è vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l’agricoltura – quella industriale soprattutto – dà ai cambiamenti climatici. La sostenibilità ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull’ambiente è un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno può imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilità ambientale e sociale, creare però le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo è possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti.
Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia è stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: «Il 18% dei gas serra sono prodotti dall’allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani».
Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change è una delle più grandi e più imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell’allevamento deve essere più ampiamente conosciuto». «Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l´Alimentazione e l´Agricoltura ha scoperto che l´allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ciò è ancor più del 13,5 per cento causato dai trasporti».
Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l´agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema».
«Non vi è stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte». Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, è stato il sito del commercio di bestiame per più di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale.
Un portavoce dell´ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: «Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto».
Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo è una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci più informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale».
In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: «Una dieta basata sul consumo di carne non è più sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro».
Al di là di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti è vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l’agricoltura – quella industriale soprattutto – dà ai cambiamenti climatici. La sostenibilità ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull’ambiente è un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno può imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilità ambientale e sociale, creare però le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo è possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti.
Una sentenza storica e il valore dei parchi
12/08/08 15:33
fonte:www.greenreport.it
di Mario Tozzi
Abbiamo ricordato quale sia la realtà dei parchi nazionali e delle aree protette d´Italia, una realtà lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualità della vita che i parchi portano con sé. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversità della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall´acqua all´aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c´è, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualità delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.
Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse è ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l´urgenza di ripensare ciò che non funziona nelle modalità di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l´acqua sporca, oppure sono già state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che già hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E già ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio.
Ma una privatizzazione degli enti parco è impensabile perché significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cioè rischiare la mercificazione dell´ambiente, di cui non abbiamo il benché minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perciò, dovrà essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perché non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cioè tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perché mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si è in condizioni disastrose e non ci si può considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma è proprio per questo che va riproposto con forza l´incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennità e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.
Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un´area dall´alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico può e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un´associazione ambientalista è legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico – edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralità. Come a dire che, laddove le autorità amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un´associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorità pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti …
di Mario Tozzi
Abbiamo ricordato quale sia la realtà dei parchi nazionali e delle aree protette d´Italia, una realtà lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualità della vita che i parchi portano con sé. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversità della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall´acqua all´aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c´è, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualità delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.
Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse è ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l´urgenza di ripensare ciò che non funziona nelle modalità di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l´acqua sporca, oppure sono già state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che già hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E già ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio.
Ma una privatizzazione degli enti parco è impensabile perché significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cioè rischiare la mercificazione dell´ambiente, di cui non abbiamo il benché minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perciò, dovrà essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perché non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cioè tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perché mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si è in condizioni disastrose e non ci si può considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma è proprio per questo che va riproposto con forza l´incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennità e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.
Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un´area dall´alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico può e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un´associazione ambientalista è legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico – edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralità. Come a dire che, laddove le autorità amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un´associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorità pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti …