10 agosto 2008

CLIMA: EMISSIONI AEREI; DA STRASBURGO SI' A TAGLIO CO2/ANSA

(ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - Dal 2012 le compagnie aree dovranno tagliare le loro emissioni di CO2: il Parlamento europeo oggi a Strasburgo ha dato il via libera alla direttiva che inserisce il traffico dei cieli nell'Ets, l'Emission Trading Scheme, la cosiddetta 'borsa' delle emissioni. A larghissima maggioranza - 640 voti favorevoli, 30 contrari e 20 astensioni - l'Eurocamera ha infatti detto si' all'accordo negoziato con il Consiglio dall'eurodeputato popolare tedesco Peter Liese, un'intesa che obbliga ''tutti i voli in arrivo e in partenza'' da un aeroporto Ue a fare i conti con la lotta al cambiamento climatico. Nel 2012 andranno abbassate del 3% le emissioni complessive, calcolate sulla media del periodo 2004-2006, mentre nel 2013 si dovra' procedere ad un ulteriore taglio del 2%. Sono comunque previste alcune deroghe per i voli militari e di polizia, per quelli antincendio e di ricerca o effettuati da piccoli aerei (meno di 5.700 kg), su rotte poco frequentate (meno di 30.000 posti all'anno) o da compagnie che inquinano poco (meno di 10.000 tonnellate all'anno). Scappano al taglio anche i voli di Stato dei paesi non Ue, quelli di addestramento e collaudo e i voli di ricerca scientifica. L'85% delle quote utilizzabili dalle compagnie aeree sara' assegnato gratuitamente alle aerolinee, mentre il restante sara' posto all'asta con il sistema della 'borsa' delle emissioni. Gli Stati membri sono obbligati dalla direttiva a investire i proventi ricavati dalla compravendita di quote in tecnologie verdi, in iniziative anti-deforestazione nei paesi in via di sviluppo e in trasporti a bassa emissione. ''E' la prima volta - sottolinea il relatore Liese - che si trova un accordo giuridico per usare questi fondi nella lotta al cambiamento climatico''. Verra' inoltre creato a partire dal 2013 un fondo speciale per le compagnie nuove e per quelle a forte crescita, che avranno delle quote gratuite. Non sono pero' tutti contenti. Il voto e' stato infatti accolto in maniera estremamente negativa dalla Iata, l'Associazione del trasporto aereo internazionale, e dall'Aea, l'Associazione delle aerolinee europee. ''Ci costera' 4,8 milioni di euro all'anno'', si lamenta Françoise Humbert, portavoce dell'Aea. ''La norma - insiste il portavoce - non tiene in considerazione il petrolio a 140 dollari'' e rischia di diminuire la competitivita' delle compagnie Ue. Secondo la Iata nei primi sei mesi del 2008 25 compagnie aeree sono fallite per via del kerosene alle stelle. ''Il petrolio e' un problema per tutti - ribatte Liese - e tutti devono contribuire alla lotta al cambiamento climatico'', anche perche' il settore aereo produce il 3% del totale delle emissioni di CO2 ed e' in rapida e continua crescita. Il traffico e' infatti aumentato dell'87% dal 1990 ed e' destinato a raddoppiare da qui al 2020. Approvata la direttiva, la Ue guarda ora avanti. Il prossimo passo e' un accordo con gli Stati Uniti in modo da creare un sistema comune di riduzione delle emissioni tra i due maggiori mercati mondiali dell'aviazione. (ANSA). Y6Y-PUC

ANIMALI: ORDINANZA CANI; OBBLIGO MICROCHIP E ANAGRAFE

(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Obbligo di microchip e di iscrizione all'anagrafe canina per tutti i cani. Questa una delle novita' dell'ordinanza urgente firmata oggi dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini contenente misure per ''l'identificazione e la registrazione della popolazione canina''. Tra le altre misure previste, il divieto di vendita dei cuccioli di eta' inferiore ai due mesi e dei cani che non siano stati identificati e registrati. Obiettivo, riferisce una nota del ministero, fare nuovi ed importanti passi in avanti per contrastare il fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei cani. Lo scopo infatti, e' quello di assicurare l'uniforme applicazione sull'intero territorio nazionale della normativa sull'identificazione dei cani e la gestione dell'anagrafe canina. Responsabili della registrazione nell'anagrafe canina dei cani rinvenuti sul territorio o ospitati in strutture di ricovero e rifugi convenzionati sono i sindaci. L'ordinanza firmata oggi indica poi che i proprietari o i detentori di cani provvedano, nel secondo mese di vita, alla loro identificazione e registrazione mediante l'applicazione di un microchip elettronico. Per i cani di età superiore ai due mesi l'adempimento è obbligatorio entro 30 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza. Essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale. Contestualmente all'applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell'anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagnerà il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. Per quanto riguarda i comuni, questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali procedure. Al fine di effettuare controlli di prevenzione del randagismo i comuni dovranno dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile. Per quanto riguarda i microchip, questi possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove gli viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilità dei lotti dei microchip venduti. Infine, entro 90 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali definirà, con un provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni, le modalità per assicurare l'interoperatività tra la banca dati canina nazionale e le anagrafi canine regionali. Lo stesso provvedimento individuerà un unico documento di identificazione e registrazione dei cani, che dovrà essere adottato in sostituzione della certificazione attuale.(ANSA).

La Svezia sperimenta il treno verde ad alta velocità

fonte:www.greenreport.it
La società ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gröna Tåget", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguirà fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocità che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici.

Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che «I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitività della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto».

Il miglioramento della competitività si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gröna Tåget ridurrà di 15 minuti il tragitto Stoccolma Göteborg e i test hanno stabilità il nuovo record di velocità per un treno svedese: 295 km/h.

Sono così stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l´efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che può risparmiare fino al 15 % dell´energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocità e la forza di trazione al conducente.

Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, «Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima è affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde è non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocità energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta».

Londra, manifestanti vegan scalano mercato carne contro climate change

fonte:www.greenreport.it
Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia è stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: «Il 18% dei gas serra sono prodotti dall’allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani».
Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change è una delle più grandi e più imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell’allevamento deve essere più ampiamente conosciuto». «Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l´Alimentazione e l´Agricoltura ha scoperto che l´allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ciò è ancor più del 13,5 per cento causato dai trasporti».

Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l´agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema».
«Non vi è stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte». Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, è stato il sito del commercio di bestiame per più di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale.

Un portavoce dell´ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: «Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto».
Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo è una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci più informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale».
In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: «Una dieta basata sul consumo di carne non è più sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro».

Al di là di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti è vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l’agricoltura – quella industriale soprattutto – dà ai cambiamenti climatici. La sostenibilità ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull’ambiente è un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno può imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilità ambientale e sociale, creare però le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo è possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti.

Una sentenza storica e il valore dei parchi

fonte:www.greenreport.it
di Mario Tozzi
Abbiamo ricordato quale sia la realtà dei parchi nazionali e delle aree protette d´Italia, una realtà lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualità della vita che i parchi portano con sé. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversità della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall´acqua all´aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c´è, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualità delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.

Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse è ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l´urgenza di ripensare ciò che non funziona nelle modalità di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l´acqua sporca, oppure sono già state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che già hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E già ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio.

Ma una privatizzazione degli enti parco è impensabile perché significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cioè rischiare la mercificazione dell´ambiente, di cui non abbiamo il benché minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perciò, dovrà essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perché non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cioè tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perché mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si è in condizioni disastrose e non ci si può considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma è proprio per questo che va riproposto con forza l´incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennità e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.

Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un´area dall´alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico può e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un´associazione ambientalista è legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico – edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralità. Come a dire che, laddove le autorità amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un´associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorità pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti …