09 settembre 2007
Raee, fissati gli eco-contributi per il settore illuminotecnica
15/09/07 13:17
fonte:www.greenreport.it
Definiti gli importi per il settore illuminotecnica dell´Eco-contributo Raee. A partire dal 1° ottobre 2007 le aziende produttrici aderenti a Ecolamp (in primis i soci fondatori General Electric, La Filometallica, Leuci, Osram, Philips, Sylvania) applicheranno i contributi ambientali per lo smaltimento e il recupero delle sorgenti luminose e apparecchi di illuminazione a fine vita.
Ma quando entrerà in vigore la normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici? Facciamo il punto: i mesi estivi hanno fatto registrare un ulteriore passo in avanti con l´approvazione del primo decreto ministeriale anche da parte del Consiglio di Stato. Ora si attende la sola pubblicazione in Gazzetta ufficiale prevista a giorni.
Il decreto attuativo attualmente alla firma dei ministri competenti (Sviluppo economico e dell´Economia e delle finanze) definisce oltre all´istituzione degli organismi basilari del nuovo sistema di gestione dei rifiuti Raee (Registro nazionale dei produttori, centro di coordinamento e comitato di indirizzo) anche i tempi per la sua piena applicazione.
La pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale formalizzerà l´avvio, a partire dal 1° settembre, di un "regime transitorio" di 120 giorni: una fase transitoria prevista dal Legislatore nazionale per consentire a tutti gli addetti ai lavori e agli operatori coinvolti (produttori, distributori ed enti locali) di prepararsi per l´adempimento degli impegni previsti dalla normativa con l´obiettivo di arrivare il 1° gennaio 2008 alla piena applicazione del D.Lgs. 151/2005.
Con la partenza del regime transitorio, ai produttori viene concessa la possibilità di applicare un eco-contributo Raee ai prodotti oggetto della normativa (Per il settore illuminotecnico rientrano all´interno della normativa gli apparecchi di illuminazione e le sorgenti luminose. Con il termine "sorgenti luminose" si considerano le tipologie elencate nel Dlgs 151/05 Allegato 1 B punto 5) immessi sul mercato per il finanziamento delle attività di smaltimento e recupero delle apparecchiature a fine vita.
Per il settore illuminotecnico, il consorzio Ecolamp e le aziende produttrici che ad esso aderiscono hanno deciso di posticipare la data di applicazione dell´Eco-contributo Raee al 1° ottobre 2007 per consentire ai tutti gli addetti ai lavori del comparto di compiere gli ultimi controlli e preparativi per un omogenea partenza del sistema.
Inoltre, per semplificare le procedure di pagamento del contributo ambientale da parte della Distribuzione e dei Consumatori finali, Ecolamp ha previsto un solo importo per ciascuna delle categorie oggetto della Normativa. L´eco-contributo Raee per le sorgenti luminose è di euro 0,22 più Iva a pezzo; per gli apparecchi di illuminazione, è di euro 0,15 più Iva al pezzo. L´importo di 0,22 € + Iva per le "sorgenti luminose" è relativo a tutte le tipologie di lampade fluorescenti e al neon oggetto della Normativa; mentre il valore dell´Eco-contributo RAEE applicato agli "apparecchi di illuminazione" non prevede distinzioni di prezzi per le fasce di peso degli apparecchi.
A partire dal 1° ottobre 2007, pertanto, per i prodotti messi in commercio dalle aziende produttrici aderenti al consorzio Ecolamp il prezzo di vendita sarà integrato da un secondo importo: l´Eco-contributo RAEE. Il consorzio Ecolamp ha infatti suggerito alle stesse aziende di avvalersi dell´opportunità, concessa dalla Normativa nazionale, di rendere "visibile" il contributo ambientale distinguendolo dal prezzo di vendita e rendendo così percepibile agli operatori della filiera distributiva e ai consumatori finali le finalità ambientali del contributo Raee.
Definiti gli importi per il settore illuminotecnica dell´Eco-contributo Raee. A partire dal 1° ottobre 2007 le aziende produttrici aderenti a Ecolamp (in primis i soci fondatori General Electric, La Filometallica, Leuci, Osram, Philips, Sylvania) applicheranno i contributi ambientali per lo smaltimento e il recupero delle sorgenti luminose e apparecchi di illuminazione a fine vita.
Ma quando entrerà in vigore la normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici? Facciamo il punto: i mesi estivi hanno fatto registrare un ulteriore passo in avanti con l´approvazione del primo decreto ministeriale anche da parte del Consiglio di Stato. Ora si attende la sola pubblicazione in Gazzetta ufficiale prevista a giorni.
Il decreto attuativo attualmente alla firma dei ministri competenti (Sviluppo economico e dell´Economia e delle finanze) definisce oltre all´istituzione degli organismi basilari del nuovo sistema di gestione dei rifiuti Raee (Registro nazionale dei produttori, centro di coordinamento e comitato di indirizzo) anche i tempi per la sua piena applicazione.
La pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale formalizzerà l´avvio, a partire dal 1° settembre, di un "regime transitorio" di 120 giorni: una fase transitoria prevista dal Legislatore nazionale per consentire a tutti gli addetti ai lavori e agli operatori coinvolti (produttori, distributori ed enti locali) di prepararsi per l´adempimento degli impegni previsti dalla normativa con l´obiettivo di arrivare il 1° gennaio 2008 alla piena applicazione del D.Lgs. 151/2005.
Con la partenza del regime transitorio, ai produttori viene concessa la possibilità di applicare un eco-contributo Raee ai prodotti oggetto della normativa (Per il settore illuminotecnico rientrano all´interno della normativa gli apparecchi di illuminazione e le sorgenti luminose. Con il termine "sorgenti luminose" si considerano le tipologie elencate nel Dlgs 151/05 Allegato 1 B punto 5) immessi sul mercato per il finanziamento delle attività di smaltimento e recupero delle apparecchiature a fine vita.
Per il settore illuminotecnico, il consorzio Ecolamp e le aziende produttrici che ad esso aderiscono hanno deciso di posticipare la data di applicazione dell´Eco-contributo Raee al 1° ottobre 2007 per consentire ai tutti gli addetti ai lavori del comparto di compiere gli ultimi controlli e preparativi per un omogenea partenza del sistema.
Inoltre, per semplificare le procedure di pagamento del contributo ambientale da parte della Distribuzione e dei Consumatori finali, Ecolamp ha previsto un solo importo per ciascuna delle categorie oggetto della Normativa. L´eco-contributo Raee per le sorgenti luminose è di euro 0,22 più Iva a pezzo; per gli apparecchi di illuminazione, è di euro 0,15 più Iva al pezzo. L´importo di 0,22 € + Iva per le "sorgenti luminose" è relativo a tutte le tipologie di lampade fluorescenti e al neon oggetto della Normativa; mentre il valore dell´Eco-contributo RAEE applicato agli "apparecchi di illuminazione" non prevede distinzioni di prezzi per le fasce di peso degli apparecchi.
A partire dal 1° ottobre 2007, pertanto, per i prodotti messi in commercio dalle aziende produttrici aderenti al consorzio Ecolamp il prezzo di vendita sarà integrato da un secondo importo: l´Eco-contributo RAEE. Il consorzio Ecolamp ha infatti suggerito alle stesse aziende di avvalersi dell´opportunità, concessa dalla Normativa nazionale, di rendere "visibile" il contributo ambientale distinguendolo dal prezzo di vendita e rendendo così percepibile agli operatori della filiera distributiva e ai consumatori finali le finalità ambientali del contributo Raee.
SMOG: SETTIMANA MOBILITA'; EUROPEI SCHIAVI DELL'AUTO
15/09/07 13:17
(ANSA) - ROMA, 10 SET - Anche se l'automobile
privata rimane il principale mezzo di trasporto,
i cittadini Ue sono ben consapevoli del suo
impatto sull'ambiente e sul traffico. Secondo
un'indagine di opinione dell'Eurobarometro la
maggior parte degli europei e' a favore di misure
che promuovano l' utilizzo dei trasporti pubblici
e per incoraggiare una mobilita' piu'
sostenibile. L'indagine di opinione
dell'Eurobarometro e' stata condotta nei 27 Stati
membri dell'Unione europea su un campione scelto
a caso di circa 26.000 persone in merito a
questioni relative alla politica dei trasporti
dell'Ue, tra cui il trasporto urbano, le
questioni ambientali, il traffico, la sicurezza
aerea e i diritti dei passeggeri aerei. Prima di
tutto c'e' una conferma: il trasporto motorizzato
privato predomina nell'Unione europea. L'81% dei
cittadini Ue possiede un'automobile nel proprio
nucleo familiare. La maggioranza dei cittadini
dell'Ue (51%) indica l'automobile come il
principale modo di trasporto, seguita dai mezzi
pubblici (21%), dagli spostamenti a piedi (15%) e
dalla motocicletta (2%). Gli europei lo sanno: i
miglioramenti del trasporto pubblico, quali ad
esempio orari migliori (29%) e migliori
collegamenti verso destinazioni abituali (28%)
potrebbero incoraggiare quanti utilizzano
principalmente l'automobile per la mobilita'
quotidiana ad utilizzarla meno frequentemente.
Tuttavia, una percentuale significativa (22%) di
automobilisti dichiara che in nessun caso sarebbe
disposto a utilizzare meno l'automobile. La
stragrande maggioranza dei cittadini Ue (78%) e'
del parere che il tipo di automobile e il modo in
cui viene utilizzata abbiano un impatto
importante sull'ambiente. Per la maggioranza
(35%) degli intervistati, il migliore mezzo per
invertire il trend all' aumento delle emissioni
di anidride carbonica (CO2) dovute al trasporto
stradale sarebbe permettere solo la vendita di
veicoli meno inquinanti. Per il 30% degli
intervistati, invece, il mezzo piu' efficace per
ridurre le emissioni di CO2 consiste nell'
incoraggiare, soprattutto tramite agevolazioni
fiscali, l' acquisto di veicoli a ridotto consumo
di carburante. Alla domanda in merito al metodo
da essi utilizzato nel corso dell' ultimo anno
per risparmiare carburante, piu' della meta'
degli intervistati conducenti principali nel loro
nucleo familiare hanno risposto di aver
modificato il loro stile di guida (57%) o di
essersi spostati maggiormente a piedi o in
bicicletta (56%). E' invece inferiore la
percentuale di persone che ha utilizzato piu'
spesso i trasporti pubblici (26%) o sono passati
ad un' automobile a ridotto consumo di carburante
(25%), mentre il 16% non ha utilizzato nessuno
dei metodi proposti nel questionario e il 4% ha
utilizzato tutti i metodi citati. Secondo il 36%
dei cittadini Ue, il metodo migliore per
incoraggiare l'utilizzo di biocarburanti e'
quello renderli meno costosi tramite agevolazioni
fiscali. Seguono, con il 32% di favorevoli,
misure miranti a imporre ai costruttori la
produzione di automobili a biocarburante. Tre
cittadini Ue su quattro (74%) sono ben
consapevoli che il tipo di automobile e il modo
in cui sono utilizzate hanno un' influenza
importante sulla situazione del traffico nel loro
ambiente immediato. La stragrande maggioranza
degli intervistati (90%) ritiene che la
situazione del traffico nella loro area dovrebbe
essere migliorata tramite un migliore sistema di
trasporti pubblici (49%), l'introduzione di
restrizioni all' accesso al centro citta' (17%),
limiti di velocita' (17%) o pedaggi (5%). Una
esigua maggioranza di cittadini Ue e' disposta a
pagare di piu' per utilizzare mezzi di trasporto
meno inquinanti (54%). Tuttavia, la maggioranza
dei cittadini Ue (60%) non condivide
l'affermazione che tutti gli utenti della strada
dovrebbero pagare un pedaggio per compensare la
congestione e i danni ambientali, mentre il 35%
degli intervistati si dichiara d'accordo. (ANSA).
XLO
CLIMA: ROMA 2007; ACQUE TROPPO CALDE, MEDITERRANEO A RISCHIO
15/09/07 13:17
(ANSA) - ROMA - Acque troppo calde nel
Mediterraneo e non solo d'estate. La temperatura
aumenta anche in inverno e coinvolge anche le
acque profonde, che registrano un aumento di due
gradi. Un'anomalia che fa saltare gli equilibri
dell' intero bacino. A rischio in particolare la
corrente dell' Adriatico, una delle tre correnti
mediterranee che assicurano la vitalita' del
nostro mare. Nel 2003 questa corrente si e' gia'
''spenta''. Questi i dati dell' allarme clima,
resi noti oggi in una conferenza stampa al
ministero dell' Ambiente, emersi da
un'elaborazione dell'Istituto per la ricerca sul
mare (Icram) e provenienti dal gruppo di lavoro
sull' ambiente marino della Conferenza nazionale
sui cambiamenti climatici, che si terra' il 12 e
13 settembre a Roma, alla Fao. In particolare, si
legge nel rapporto, l'inverno scorso la
temperatura del Tirreno fino a 100 metri di
profondita' e' stata di due gradi sopra la media
stagionale: 15 gradi contro i 13 che si misurano
abitualmente nella colonna d'acqua. Dati
registrati per la prima volta. Sul fronte
adriatico, dai cinque gradi della media invernale
dell' ultimo secolo, gia' nel 2003 si e' passati
(sempre in inverno) a 13 gradi. Pesanti le
conseguenze: diminuisce la biomassa marina e
diminuisce l'assorbimento di anidride carbonica,
il maggiore dei gas serra.(ANSA). GU/FV
CLIMA:ROMA 2007;PECORARO,MARE SENZA INVERNO,RISCHIA COLLASSO
15/09/07 13:16
(ANSA) - ROMA - ''Abbiamo perso l'inverno e il
mare ha pagato il prezzo piu' alto. L'emergenza
mare deve essere acquisita come emergenza
nazionale''. Cosi' il ministro dell' Ambiente,
Alfonso Pecoraro Scanio, durante la presentazione
di un rapporto sull'allarme clima sul Mare
Nostrum presentato a due giorni dalla Conferenza
nazionale sui cambiamenti climatici promossa dal
ministero dell'Ambiente e organizzata
dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente
(Apat) che si terra' a Roma, al Palazzo della
Fao, il 12 e 13 settembre. In particolare,
secondo Pecoraro, l'attenzione sul mare ''deve
essere centrale in tutte le scelte'', e questo
sara' uno dei temi che dovra' scaturire dalla
Conferenza di Roma. Secondo il rapporto clima e
mare, basato su elaborazioni dell'Istituto per la
ricerca sul mare (Icram), nel 2003 si e' bloccata
la corrente dell'Adriatico, una delle tre
correnti che fa da ''motore'' a tutto il
Mediterraneo. Una corrente ascensionale che
trasporta i nutrienti dal fondo verso la
superficie. ''Se dovesse permanere il problema
del 2003 - ha detto Pecoraro - il rischio per il
Mediterraneo e' quello di fare la fine del Mar
Nero, un bacino chiuso, che si sta bloccando del
tutto e che a 150 metri di profondita' e'
morto''. Lo stesso, ha riferito ancora il
ministro ''puo' accadere al Mediterraneo in caso
di assenza di queste correnti ascensionali''.
Occorrono quindi, secondo Pecoraro, ''misure piu'
forti di mitigazione di questi effetti'' anche
attraverso maggiori fondi. ''Si potrebbe gia'
cominciare a rispettare l'orientamento del Dpef -
ha detto Pecoraro - che prevede un miliardo di
euro nei prossimi 3 anni per Kyoto, che non sono
soldi solo del ministero dell'Ambiente ma che
possono essere investiti per piani di adattamento
in varie forme, come per esempio il piano casa, e
750 milioni di euro nel triennio per la difesa
del suolo, fondo che andra' aumentato''. Si
tratta, ha spiegato il ministro, di fondi a
rotazione o fondi di garanzia. Altro capitolo e'
il tetto al 2% per la spesa della pubblica
amministrazione. Un'eredita' ''disastrosa'', la
norma Tremonti (''rispetto alla quale c'e'
l'incapacita' anche di questo Governo di uscire
da questo ingorgo'') che di fatto, ha
sottolineato Pecoraro, blocca la possibilita' di
usare i fondi pur a disposizione. (ANSA). GU
Buone pratiche in Veneto: nasce la scuola ad alta efficienza energetica
15/09/07 13:15
fonte:www.greenreport.it
L’appuntamento è per sabato a Sovizzo in provincia di Vicenza, dove sarà inaugurato uno dei primi edifici scolastici appartenente alla classe “A” secondo i parametri di Casa Clima (certificazione messa a punto dall’omonima agenzia della Provincia autonoma di Bolzano) e inserito nella lista dei progetti segnalati dalla campagna europea “Energia sostenibile per l’Europa 2005-2008” .
Il progetto voluto dal comune di Sovizzo e realizzato nel vasto terreno destinato dal Pgr all’edilizia scolastica, ha portato all’ampliamento e all’annessione di nuovi spazi per complessivi 1000 metri quadri della scuola elementare e media della città.
Ha una capacità di consumo di energia inferiore ai 30 kwh/m2, è dotata di pannelli fotovoltaici da 20 kw che garantiscono l’energia elettrica necessaria al funzionamento della pompa di calore; ha un piccolo impianto solare termico che consente il riscaldamento dell’acqua sanitaria e un recuperatore di calore con efficienza minima del 51%.
E non solo: la nuova scuola è dotata di un sistema di copertura in struttura e manto metallici studiato in modo da mitigare l’effetto dell’irraggiamento solare e garantire all’interno un alto comfort termico anche grazie alle bocchette di ventilazione che creano una serie di zone ventilata.
Il portico dell’edificio è rivolto verso sud-ovest per proteggere l’ingresso vetrato, ed un grande lucernario in copertura per illuminare l’ambiente in modo naturale. E la posizione e l’inclinazione dei frangisole sono state calcolate in base alle tabelle dell’inclinazione solare della zona.
Insomma una scuola costruita con tutti i crismi della efficienza energetica in una provincia che prima in Italia ha già posto in vigore l’obbligatorietà del certificato energetico ai fini dell’abitabilità degli edifici di nuova costruzione.
Un esempio positivo quindi, una buona pratica da evidenziare nalla speranza che questi virtuosismi finora sporadici divengano sempre più la norma in tutta l´Italia, magari supportati e incentivati da provvedimenti normativi in grado di riorientare anche il settore delle costruzioni verso una maggiore sostenibilità ambientale.
L’appuntamento è per sabato a Sovizzo in provincia di Vicenza, dove sarà inaugurato uno dei primi edifici scolastici appartenente alla classe “A” secondo i parametri di Casa Clima (certificazione messa a punto dall’omonima agenzia della Provincia autonoma di Bolzano) e inserito nella lista dei progetti segnalati dalla campagna europea “Energia sostenibile per l’Europa 2005-2008” .
Il progetto voluto dal comune di Sovizzo e realizzato nel vasto terreno destinato dal Pgr all’edilizia scolastica, ha portato all’ampliamento e all’annessione di nuovi spazi per complessivi 1000 metri quadri della scuola elementare e media della città.
Ha una capacità di consumo di energia inferiore ai 30 kwh/m2, è dotata di pannelli fotovoltaici da 20 kw che garantiscono l’energia elettrica necessaria al funzionamento della pompa di calore; ha un piccolo impianto solare termico che consente il riscaldamento dell’acqua sanitaria e un recuperatore di calore con efficienza minima del 51%.
E non solo: la nuova scuola è dotata di un sistema di copertura in struttura e manto metallici studiato in modo da mitigare l’effetto dell’irraggiamento solare e garantire all’interno un alto comfort termico anche grazie alle bocchette di ventilazione che creano una serie di zone ventilata.
Il portico dell’edificio è rivolto verso sud-ovest per proteggere l’ingresso vetrato, ed un grande lucernario in copertura per illuminare l’ambiente in modo naturale. E la posizione e l’inclinazione dei frangisole sono state calcolate in base alle tabelle dell’inclinazione solare della zona.
Insomma una scuola costruita con tutti i crismi della efficienza energetica in una provincia che prima in Italia ha già posto in vigore l’obbligatorietà del certificato energetico ai fini dell’abitabilità degli edifici di nuova costruzione.
Un esempio positivo quindi, una buona pratica da evidenziare nalla speranza che questi virtuosismi finora sporadici divengano sempre più la norma in tutta l´Italia, magari supportati e incentivati da provvedimenti normativi in grado di riorientare anche il settore delle costruzioni verso una maggiore sostenibilità ambientale.
La desertificazione avanza in tutti i continenti
15/09/07 12:30
Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI
GLOBALI http://www.galileonet.it
di Roberta Pizzolante
Una minaccia globale che parte dal basso, o meglio da terra. E che rischia di produrre degrado ambientale, impoverimento delle risorse, povertà e immigrazione. La desertificazione causata dai cambiamenti climatici non distingue tra regioni aride, semi aride e sub umide secche e riguarda ormai tutti i continenti. Le cifre dell’emergenza fornite dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale della lotta alla desertificazione, celebrata il 17 giugno al motto di “Desertificazione e cambiamenti climatici, una sfida globale”, parlano chiaro. Un milione di persone ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell’aumento della desertificazione e la cifra è destinata a salire. Tanto che, secondo l’Unccd, la Convenzione Onu sulla desertificazione ratificata da circa 200 paesi, da qui al 2020 un numero pari a 60 milioni di persone potrebbe spostarsi dalle zone desertificate dell’Africa Sub-sahariana verso il nord Africa e l’Europa.
Un quarto della superficie terrestre è a rischio desertificazione e già oggi l’inaridimento riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse, caratterizzate da carenza di piogge e da alte temperature. La regione più interessata è l’Africa, con il 73 per cento delle terre coltivate che subiscono degrado e desertificazione, ma altre aree in Asia, America Latina e nord del Mediterraneo sono degradate o minacciate. Neanche alcune zone di paesi sviluppati, come Stati Uniti e Russia, sfuggono all’avanzata del deserto. E l’Italia? Attualmente il 5,5 per cento del territorio è sensibile alla desertificazione, pari a cinque regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Oltre a queste, si prevede che anche la Pianura Padana nei prossimi 30 anni subirà un impatto economico dalla desertificazione di 20/22 miliardi di euro, con una riduzione del pil del 20 per cento, mentre la perdita nei prossimi 50 anni per il turismo sarebbe di circa 30 miliardi di euro a causa della possibile scomparsa di migliaia di km di coste. Secondo i calcoli del progetto Desertification Information System for the Mediterranean (Dismed) che ha stimato la sensibilità media al rischio desertificazione, in Italia circa il 30 per cento del territorio è predisposto a questo pericolo, poco più del Portogallo (28,8 per cento), ma inferiore a Grecia (36,8) e Spagna (48,29).
Il primo passo per arginare il problema, dicono all’Unccd, è mettere a punto un “protocollo contro la sete”, con l’intento di fornire a ogni essere umano almeno 45 litri di acqua, risparmiare e valorizzare l’oro blu. Anche perché è in ballo l’economia dei paesi, denuncia la Coldiretti, preoccupata per i mancati guadagni derivanti dall’agricoltura in Italia. Il cambiamento climatico sta già facendo sentire i suoi effetti nelle campagne: spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo, che è arrivato a ridosso delle Alpi e le prime arachidi raccolte nella pianura padana, riduzione della riserva idrica, aumento dell’erosione in zone collinari e alluvioni in pianura, germogliamento anticipato per le piante coltivate, rischio per gelate tardive, aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti e stress idrico delle piante.
L’allarme è alto insomma, e non molto diverso da quello riportato da Galileo dieci anni fa, quando denunciava il rischio di desertificazione dovuta ai cambiamenti climatici e raccontava della prima Conferenza dell’Unccd a Roma (Il deserto dietro l'angolo). Anche i primi allarmi per il degrado del suolo italiano risalgono a quel periodo, con le stesse regioni riportate come le più vulnerabili (Deserto Italia?) e con al centro del pericolo soprattutto l’Africa e la perdita delle sue capacità produttive. Tanto da spingere 150 esperti riuniti al Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” di Erice, a lanciare un appello rivolto ai governi per la promozione di una maggiore “coscienza del suolo” (Un appello per il suolo). Ma la desertificazione è stata trattata anche con un occhio alle possibili soluzioni. In un articolo a firma di Pietro Laureano, consulente Unesco per le zone aride, si ripercorrono le prime strutture per la raccolta dell’acqua messe a punto all’alba dell’umanità fino ad arrivare alle tecniche di irrigazione più sostenibili (La tradizione contro la siccità). E’ proprio su queste che ha puntato l’Unione europea (Ue) che ha indicato alle regioni 40 azioni di sviluppo rurale e di buona gestione del territorio per contrastare la desertificazione (La Ue promuove l'agricoltura verde).
di Roberta Pizzolante
Una minaccia globale che parte dal basso, o meglio da terra. E che rischia di produrre degrado ambientale, impoverimento delle risorse, povertà e immigrazione. La desertificazione causata dai cambiamenti climatici non distingue tra regioni aride, semi aride e sub umide secche e riguarda ormai tutti i continenti. Le cifre dell’emergenza fornite dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale della lotta alla desertificazione, celebrata il 17 giugno al motto di “Desertificazione e cambiamenti climatici, una sfida globale”, parlano chiaro. Un milione di persone ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell’aumento della desertificazione e la cifra è destinata a salire. Tanto che, secondo l’Unccd, la Convenzione Onu sulla desertificazione ratificata da circa 200 paesi, da qui al 2020 un numero pari a 60 milioni di persone potrebbe spostarsi dalle zone desertificate dell’Africa Sub-sahariana verso il nord Africa e l’Europa.
Un quarto della superficie terrestre è a rischio desertificazione e già oggi l’inaridimento riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse, caratterizzate da carenza di piogge e da alte temperature. La regione più interessata è l’Africa, con il 73 per cento delle terre coltivate che subiscono degrado e desertificazione, ma altre aree in Asia, America Latina e nord del Mediterraneo sono degradate o minacciate. Neanche alcune zone di paesi sviluppati, come Stati Uniti e Russia, sfuggono all’avanzata del deserto. E l’Italia? Attualmente il 5,5 per cento del territorio è sensibile alla desertificazione, pari a cinque regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Oltre a queste, si prevede che anche la Pianura Padana nei prossimi 30 anni subirà un impatto economico dalla desertificazione di 20/22 miliardi di euro, con una riduzione del pil del 20 per cento, mentre la perdita nei prossimi 50 anni per il turismo sarebbe di circa 30 miliardi di euro a causa della possibile scomparsa di migliaia di km di coste. Secondo i calcoli del progetto Desertification Information System for the Mediterranean (Dismed) che ha stimato la sensibilità media al rischio desertificazione, in Italia circa il 30 per cento del territorio è predisposto a questo pericolo, poco più del Portogallo (28,8 per cento), ma inferiore a Grecia (36,8) e Spagna (48,29).
Il primo passo per arginare il problema, dicono all’Unccd, è mettere a punto un “protocollo contro la sete”, con l’intento di fornire a ogni essere umano almeno 45 litri di acqua, risparmiare e valorizzare l’oro blu. Anche perché è in ballo l’economia dei paesi, denuncia la Coldiretti, preoccupata per i mancati guadagni derivanti dall’agricoltura in Italia. Il cambiamento climatico sta già facendo sentire i suoi effetti nelle campagne: spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo, che è arrivato a ridosso delle Alpi e le prime arachidi raccolte nella pianura padana, riduzione della riserva idrica, aumento dell’erosione in zone collinari e alluvioni in pianura, germogliamento anticipato per le piante coltivate, rischio per gelate tardive, aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti e stress idrico delle piante.
L’allarme è alto insomma, e non molto diverso da quello riportato da Galileo dieci anni fa, quando denunciava il rischio di desertificazione dovuta ai cambiamenti climatici e raccontava della prima Conferenza dell’Unccd a Roma (Il deserto dietro l'angolo). Anche i primi allarmi per il degrado del suolo italiano risalgono a quel periodo, con le stesse regioni riportate come le più vulnerabili (Deserto Italia?) e con al centro del pericolo soprattutto l’Africa e la perdita delle sue capacità produttive. Tanto da spingere 150 esperti riuniti al Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” di Erice, a lanciare un appello rivolto ai governi per la promozione di una maggiore “coscienza del suolo” (Un appello per il suolo). Ma la desertificazione è stata trattata anche con un occhio alle possibili soluzioni. In un articolo a firma di Pietro Laureano, consulente Unesco per le zone aride, si ripercorrono le prime strutture per la raccolta dell’acqua messe a punto all’alba dell’umanità fino ad arrivare alle tecniche di irrigazione più sostenibili (La tradizione contro la siccità). E’ proprio su queste che ha puntato l’Unione europea (Ue) che ha indicato alle regioni 40 azioni di sviluppo rurale e di buona gestione del territorio per contrastare la desertificazione (La Ue promuove l'agricoltura verde).
Biocarburanti: servono davvero?
15/09/07 12:29
di Primo Mastrantoni*
fonte:www.greenreport.it
ROMA. Alla conferenza parigina "Round Table on Sustainable Development" dell'Ocse, la domanda principale è stata: i biocarburanti attuali servano veramente a ridurre il surriscaldamento globale oppure non rappresentano loro stessi un problema per l´ambiente? E´ stato presentato uno studio che così conclude:
1 la tanto ambita sostituzione dei carburanti fossili con quelli derivati dalla produzione agricola causerà una penuria di cibo e mangimi in tutto il mondo;
2 ridurrà la biodiversità e danneggerà l´ambiente;
3 non sarà giustificata dal punto di vista economico, né darà un contributo reale alla riduzione dei gas serra. Perciò l’Ocse suggerisce di puntare a soluzioni tecniche che favoriscano la produzione di biocarburanti meno cari ed ecocompatibili.
In sostanza c’è stato uno stop all´utilizzo di biocarburanti in attesa di soluzioni ecocompatibili. Insomma la "grande speranza" del combustibile verde perde terreno. Vedremo se si terrà conto di questa analisi. Nel frattempo l´aumento dei prezzi di alcuni prodotti agricoli è stata attribuita anche alla loro utilizzazione energetica. Insomma le soluzioni prospettate per la riduzione del gas serra sembrano fatte da principianti senza una reale valutazione di merito. Non stiamo proprio in buone mani!
*segretario Aduc
fonte:www.greenreport.it
ROMA. Alla conferenza parigina "Round Table on Sustainable Development" dell'Ocse, la domanda principale è stata: i biocarburanti attuali servano veramente a ridurre il surriscaldamento globale oppure non rappresentano loro stessi un problema per l´ambiente? E´ stato presentato uno studio che così conclude:
1 la tanto ambita sostituzione dei carburanti fossili con quelli derivati dalla produzione agricola causerà una penuria di cibo e mangimi in tutto il mondo;
2 ridurrà la biodiversità e danneggerà l´ambiente;
3 non sarà giustificata dal punto di vista economico, né darà un contributo reale alla riduzione dei gas serra. Perciò l’Ocse suggerisce di puntare a soluzioni tecniche che favoriscano la produzione di biocarburanti meno cari ed ecocompatibili.
In sostanza c’è stato uno stop all´utilizzo di biocarburanti in attesa di soluzioni ecocompatibili. Insomma la "grande speranza" del combustibile verde perde terreno. Vedremo se si terrà conto di questa analisi. Nel frattempo l´aumento dei prezzi di alcuni prodotti agricoli è stata attribuita anche alla loro utilizzazione energetica. Insomma le soluzioni prospettate per la riduzione del gas serra sembrano fatte da principianti senza una reale valutazione di merito. Non stiamo proprio in buone mani!
*segretario Aduc
CLIMA: ROMA 2007; IN ITALIA EFFETTO SERRA PIU' VELOCE
09/09/07 13:27
(ANSA) - ROMA - In Italia il riscaldamento
dell'aria aumenta ad un ritmo maggiore di quello
registrato in media nel Pianeta. Un fenomeno che
costituisce da solo un segnale importante
dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel
nostro Paese, alle prese con l'aumento delle
ondate di calore e la diminuzione delle
precipitazioni. A scaldarsi poi non e' solo
l'aria, ma anche l'acqua, ad esempio dei nostri
laghi. E poi ci sono le variazioni di fenomeni
atmosferici estremi come la grandine, che sembra
abbiano aumentato la loro frequenza. Questi i
principali dati emersi oggi a Roma nel corso
della presentazione del Cnr di un volume che
raccoglie le ricerche piu' recenti e in corso
svolte dall'Ente, sul tema dei cambiamenti
climatici. Un'occasione per fare il punto sul
caso italiano e ribadire, come sottolineato da
Franco Prodi, direttore dell'Istituto di Scienza
dell'atmosfera e del clima del Cnr ''il ruolo
fondamentale della ricerca''. Il lavoro di
raccolta ha coinvolto 24 istituti e circa 500
ricercatori, disponibile anche on-line ed
elaborato in vista della Conferenza nazionale sui
mutamenti climatici promossa dal ministero dell'
Ambiente e organizzata dall'Apat, che si terra' a
Roma il 12 e 13 settembre. Ecco i principali dati
del Cnr diffusi oggi: - RISCALDAMENTO: Sul fronte
delle temperature la variazione registrata sul
nostro Paese e' di un grado in 100 anni
(1865-2003), piu' alta del valore medio
registrato su scala globale, che e' di 0,74 gradi
/100 anni (dati Ipcc dal 1906 al 2005). Questo
quanto emerge dall'analisi delle nostre serie
storiche, visto che gli strumenti per la misura
dei parametri meteorologici sono nati in Italia
nel XVII secolo. Ai fini scientifici, il Cnr ha
creato poi con altri enti un data base con i dati
di temperature e precipitazioni di oltre 100
stazioni, distribuite sul territorio nazionale,
che coprono gli ultimi 200 anni circa. ''Bisogna
considerare comunque anche la collocazione delle
stazioni - ha spiegato Michele Colacino del Cnr -
che in passato era alle periferie delle citta',
mentre oggi, come a Roma, e' in pieno centro''; -
ONDATE CALORE: Significativo l'aumento delle
ondate di calore, decisamente in crescita: il
numero dei giorni 'caldi' registrati nei mesi
estivi, da giugno a settembre, e' passato dal 10%
del decennio 1960-1970 al 40% del decennio
1990-2000. - PRECIPITAZIONI: La valutazione e'
complessa. Considerando gli ultimi 150 anni, la
variazione non e' statisticamente significativa,
mentre valutando gli ultimi 50-60 anni, l'
ammontare delle piogge risulta fortemente
ridotto. Nell'Italia meridionale piove il 12-13
per cento in meno, in quella settentrionale la
diminuzione e' compresa tra 8 e 9 per cento. Si
riducono le precipitazioni leggere (meno di 20 mm
al giorno) e aumentano quelle intense (maggiori
di 70 mm/g). Con minore risorse di acqua e
maggiore rischio di frane e alluvioni. Sempre sul
fronte delle precipitazioni, secondo prime
analisi nell'area del Centro Italia, dai trend
passati risulta un aumento significativo nella
frequenza di eventi di grandine e scenari futuri
mostrano che la probabilita' annuale di eventi di
grandine sembrano in crescita, specie in
primavera; - RISCALDAMENTO ACQUE LAGHI: Negli
ultimi 50 anni, in particolare dalla meta' degli
anni '80, la stabilita' della massa d'acqua del
Lago Maggiore e' aumentata sensibilmente e si
sono ridotte le profondita' raggiunte dal
rimescolamento invernale. In particolare, e'
aumentata la temperatura di tutta la colonna
d'acqua: nel 1956 era di 5,8 gradi, nel '63 e'
stata di 5,9 gradi e nel 1979 di 6 gradi. Nel
2006 la temperatura ha segnato 6,22 gradi.
(ANSA).
CLIMA: USA, GHIACCIO ARTICO TRA 50 ANNI SARA' 40% MENO/ANSA
09/09/07 13:27
(di Luciano Clerico) (ANSA) - WASHINGTON, 7 SET -
Che il Polo si stesse sciogliendo lo si sapeva.
Ma che cio' avvenisse ad una velocita' cosi'
elevata no. Si scioglie ad un ritmo tale che se
dovesse continuera' cosi' per i prossimi anni nel
2050 la superficie ghiacciata del Mare Glaciale
Artico dovrebbe essere quasi dimezzata rispetto
ad oggi, esattamente il 40 per cento in meno. A
questa conclusione e' giunto uno studio del
National Oceanic and Atmospheric Administration
(NOAA), anticipato oggi sul Washington Post e che
sara' pubblicato domani da Geophysical Research
Letters. In base alla ricerca, il cambiamento del
clima ha portato ad uno scioglimento tale dei
ghiacci che ''nel 2050 nella maggior parte delle
regioni artiche la superficie ghiacciata sara' il
40 per cento in meno della attuale''. Quello del
NOAA e' uno degli studi piu' accurati mai
pubblicati finora, che cerca di prevedere nel
dettaglio quali possano essere le cause del
surriscaldamento attuale. Ne indica una come
''assolutamente prioritaria'': le emissioni di
gas nell' atmosfera. Uno studio dell'
Intergovernmental Panel on Climate Change aveva
predetto sei anni fa che solo nel 2100 sarebbe
stata ''evidente'' al Polo la perdita di
ghiaccio. Ma gia' nel febbraio scorso un panel
sponsorizzato dall' Onu aveva sottolineato che
per quella data andando avanti a questo ritmo, la
superficie del polo Nord sara' ''quasi
interamente'' senza ghiaccio. Oggi il nuovo
studio del NOAA lancia un ulteriore e piu'
dettagliato allarme: non occorre aspettare il
2100, basta il 2050. L'oceanografo Overland e il
metereologo Muyin Wang hanno impostato i loro
calcoli basandosi soprattutto sugli attuali
livelli di emissione di anidride carbonica. Basta
questa a contribuire ''in modo determinante'' a
sciogliere entro il 2050 almeno il 40% dei
ghiacci attuali. ''La quantita' di co2 che
abbiamo emesso negli ultimi 20 anni - ha
sottolineato Overland - rimarra' nell'atmosfera
per altri 40, 50 anni''. Ad essa si aggiungera'
l'anidride carbonica che l'uomo continuera' nel
frattempo a produrre ''e per questo - ha detto
Overland - temo siano gia' attive le cause della
maggior parte degli effetti che vedremo nei
prossimi 30 anni''. Tra gli effetti ''certi'',
questo: lo scioglimento dei ghiacci artici.
Overland e Wang hanno messo a punto una ventina
di modelli matematici sul cambiamento climatico
basati in primo luogo sulle osservazioni
dell'Artico via satellite degli ultimi 20 anni.
La perdita di ghiaccio e' evidente a occhio, ''ma
rispetto agli ultimi 20 anni - ha sottolineato
Wang - abbiamo riscontrato che e' molto piu'
veloce''. Tutto cio' e' destinato a produrre una
serie di effetti difficilmente prevedibili: ''Un
cambiamento dell'intero ecosistema e'
inevitabile, ma in quali termini possa
verificarsi e' impossibile da prevedere - ha
concluso Overland -. Di sicuro ci saranno
vincitori e vinti, e credo sia destinato a
vincere chi oggi vive sotto i ghiacci. Specie
come i salmoni dovrebbero beneficiarne. Ma i
poveri orsi non li vedo affatto bene''. (ANSA).
CLE
CLIMA: EPIDEMIA AFRICANA COLERA CAUSATA DA RISCALDAMENTO
09/09/07 13:26
(ANSA) - ROMA, 8 SET - Gli effetti dei
cambiamenti del clima sulla salute, che i modelli
prevedono devastanti specie nei paesi in via di
sviluppo, sono in realta' gia' in atto. Lo
dimostra uno studio francese pubblicato dalla
rivista Bmc Infectious Deseases, secondo cui il
recente emergere di epidemie di colera in vari
stati africani e' direttamente legato ai
cambiamenti del clima. Il colera e' una malattia
infettiva causata da un batterio, il Vibrio
Cholerae. Secondo i dati dell'Organizzazione
mondiale della Sanita' nel 2004 ci sono stati
piu' di centomila casi in tutto il mondo, di cui
95mila solo in Africa. I ricercatori del
laboratorio di Genetica ed Evoluzione delle
Malattie Infettive (Gemi) di Parigi hanno cercato
di stabilire l'esistenza di una correlazione tra
l'insorgenza del colera in cinque paesi africani
(Togo, Costa D'Avorio, Ghana, Benin e Nigeria) e
i cambiamenti climatici nella regione. Per far
cio' sono stati presi in esame i dati dell'Oms
sulla malattia tra il 1975 e il 1995, e sono
stati confrontati sia con le variazioni di volume
delle piogge sia con un fattore, chiamato Indice
di oscillazione Indiana (Ioi) che tiene conto di
tutti i parametri legati al clima assegnando un
punteggio ad ognuno. Le elaborazioni statistiche
dei ricercatori hanno mostrato che i nuovi
focolai di colera sono strettamente legati
all'andamento delle piogge e di altri indici
climatici, come l'Ioi o la concentrazione di
fitoplankton vicino alla costa. ''Il numero di
casi di colera e' aumentato alla fine degli anni
'80 - spiega Guillaume de Magny, che ha
coordinato lo studio - e c'e' una sincronia in
tutti i paesi che abbiamo studiato. Questa
sincronia e' coerente sia con la variazione della
pioggia che degli altri indici dei cambiamenti
climatici''. Questo risultato e' in accordo con
studi simili fatti in Bangladesh e Sud America.
Una possibile spiegazione del legame tra clima e
colera si puo' trovare, secondo gli esperti, nel
ciclo di vita del vibrione. Le piogge torrenziali
favoriscono la proliferazione nelle zone costiere
del fitoplancton, che a sua volta ospita lo
zooplancton che e' il principale habitat del
battere del colera. Questa associazione e'
destinata a peggiorare nei prossimi anni: secondo
i modelli sul clima, infatti, il riscaldamento
globale provochera' un aumento delle piogge nella
zona equatoriale, che secondo uno studio della
Nasa pubblicato recentemente dal Journal of
Climate e' gia' iniziato nel 1979. (ANSA). I12-GU
CLIMA: APEC SYDNEY;SI' ACCORDO MA SENZA OBIETTIVI VINCOLANTI
09/09/07 13:26
(ANSA-AFP) - SYDNEY - E' stato difficile ma alla
fine i Paesi riuniti al Forum di cooperazione
Asia-Pacifico (Apec) a Sydney, tra cui Stati
Uniti e Australia, hanno raggiunto un accordo sul
clima anche se, secondo fonti diplomatiche, il
documento finale non contiene obiettivi
vincolanti. Il documento di sei pagine, infatti,
che dovra' essere sottoscritto in questo fine
settimana, si accontenta, sempre secondo le
stesse fonti, di menzionare una ''aspirazione'' a
ridurre del 25% l'intensita' energetica
(calcolata sul rapporto tra il consumo di energia
e la produzione) dei 21 stati membri da qui al
2030. Il testo afferma anche che gli Stati Uniti
devono restare il contesto principale per i
negoziati sul clima, secondo quanto riferito da
un responsabile del sud-est asiatico che ha
partecipato alla redazione del testo. Secondo
altri responsabili e alcuni esperti, poi, gli
Stati Uniti e l'Australia tentano di far presa su
alcuni Paesi per avviare un nuovo ciclo di
conferenze sul clima ma in una direzione
differente sulla riduzione dei gas serra
dall'attuale Protocollo di Kyoto che Usa e
Australia, tra i paesi industrializzati, non
hanno ratificato. L'Australia aveva previsto di
fare dei cambiamenti climatici uno dei temi
maggiori del summit Apec ma il primo ministro
John Howard aveva affermato che non sarebbe stato
adottato alcun impegno vincolante sulla riduzione
dei gas serra. L'Apec riunisce Australia, Brunei,
Canada, le Cile, la Cina, Usa, Hong Kong,
Indonesia, Giappone, Malesia, Messico,
Nuova-Zelanda, Papuasia-Nuova Guinea, il Peru',
le Filippine, la Russia, Singapore, Corea del
Sud, Taiwan, Tailandia e Vietnam.(ANSA).
PECORARO,ECO-CONTABILITA' PASSO IMPORTANTE TUTELA
09/09/07 13:25
(ANSA) - ROMA - ''Con l'approvazione del disegno
di legge delega sulla contabilita' ambientale si
e' fatto un importante passo in avanti verso la
tutela delle risorse naturali e del territorio''.
Questo il commento espresso in una nota dal
ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio,
dopo che il Consiglio dei ministri ha completato
l'esame del disegno di legge proposto dallo
stesso ministro dell'Ambiente e da quello
dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa. ''Si
tratta di una grande innovazione - afferma
Pecoraro - che pone la sostenibilita' ambientale
al centro delle scelte sia del Governo che delle
amministrazioni locali''. Secondo il ministro
dell'Ambiente, l'approvazione del ddl
sull'eco-contabilita' ''permettera' di valutare
l'impatto ambientale di tutti gli interventi in
relazione ai principi dello sviluppo sostenibile
ed ecologico, assicurando il diritto
all'informazione ambientale dei cittadini''.
(ANSA).
Il Testo Unico ci fa perdere anche la Via dell'Europa!
09/09/07 13:23
di Eleonora Santucci
fonte:www.greenreport.it
La Valutazione d’impatto ambientale (Via) - ormai obbligatoria anche per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata dal 18 maggio 2007 ( Dpcm 7 marzo 2007) - ha efficacia retroattiva. Lo stabilisce il Comitato nazionale dell’albo dei gestori ambientali (circolare 1592 del 2007) secondo il quale le Sezioni regionali dell’albo dei gestori dovranno richiedere alle imprese il provvedimento positivo di Via ovvero la verifica di assoggettaibilità a Via (screening) anche nel caso di comunicazione di inizio di attività pervenuta prima del 18 maggio 2007 e per le quali non sia ancora trascorso il previsto termine di 90 giorni per l’avvio delle operazioni di recupero dei rifiuti.
A seguito dell’entrata in vigore del Dpcm 7 marzo 2007 già le Sezioni erano obbligate a richiedere agli impianti di recupero dei rifiuti gestiti in procedura semplificata il provvedimento positivo di Via o di screening, ma con la nuova pronuncia dovranno richiederlo anche a quelle imprese che non hanno iniziato ancora la loro attività, ma che hanno presentato la comunicazione.
Con il Dpcm 7 marzo 2007 pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 17 maggio 2007 è stata eliminata dunque l’esclusione dell’applicazione della valutazione d’impatto ambientale per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata. Questo provvedimento si è reso necessario a seguito della sentenza del 23 novembre 2006 con la quale la Corte di Giustizia europea condannava l’Italia per la non corretta applicazione della normativa sulla Via. Il legislatore italiano, infatti, con precedente Dpcm del 1999 aveva escluso dalla Via gli impianti di recupero dei rifiuti ammessi alla procedura semplificata. Per effetto di questo esonero vari impianti hanno potuto ottenere l’autorizzazione pur non rispettando la normativa comunitaria e dunque senza preventiva sottoposizione alla valutazione.
La stessa Commissione, infatti, ha fatto notare come circa 3.000 impianti di recupero nella sola Lombardia si siano sottratti all’obbligo ed esercitassero comunque le loro attività.
I giudici comunitari dunque hanno ritenuto la normativa italiana in contrasto con quella europea sia perché escludeva la Via per quei progetti che normalmente devono essere obbligatoriamente sottoposti a Via (progetti dell’allegato I della Direttiva 85/337) sia perché dispensava dall’obbligo di effettuare un’analisi preliminare per stabilire se determinati progetti, ipoteticamente impattanti, (progetti dell’allegato II della direttiva 85/337) dovessero essere sottoposti alla valutazione.
L’intervento normativo del marzo 2007 va dunque a modificare il Dpcm 3 settembre del 1999 e va a conformarsi con la direttiva europea.
Rimane però in sospeso un ulteriore questione: il testo unico ambientale nella sua parte seconda – in vigore dal primo agosto 2007 - disciplina l’istituto della Via, prevede i progetti sottoposti obbligatoriamente a Via e quelli suscettibili di Via. Ripropone però la stessa esenzione per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia. E’ pur vero che la normativa è in corso di revisione. Il punto dolens è che rimane vigente!
fonte:www.greenreport.it
La Valutazione d’impatto ambientale (Via) - ormai obbligatoria anche per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata dal 18 maggio 2007 ( Dpcm 7 marzo 2007) - ha efficacia retroattiva. Lo stabilisce il Comitato nazionale dell’albo dei gestori ambientali (circolare 1592 del 2007) secondo il quale le Sezioni regionali dell’albo dei gestori dovranno richiedere alle imprese il provvedimento positivo di Via ovvero la verifica di assoggettaibilità a Via (screening) anche nel caso di comunicazione di inizio di attività pervenuta prima del 18 maggio 2007 e per le quali non sia ancora trascorso il previsto termine di 90 giorni per l’avvio delle operazioni di recupero dei rifiuti.
A seguito dell’entrata in vigore del Dpcm 7 marzo 2007 già le Sezioni erano obbligate a richiedere agli impianti di recupero dei rifiuti gestiti in procedura semplificata il provvedimento positivo di Via o di screening, ma con la nuova pronuncia dovranno richiederlo anche a quelle imprese che non hanno iniziato ancora la loro attività, ma che hanno presentato la comunicazione.
Con il Dpcm 7 marzo 2007 pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 17 maggio 2007 è stata eliminata dunque l’esclusione dell’applicazione della valutazione d’impatto ambientale per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata. Questo provvedimento si è reso necessario a seguito della sentenza del 23 novembre 2006 con la quale la Corte di Giustizia europea condannava l’Italia per la non corretta applicazione della normativa sulla Via. Il legislatore italiano, infatti, con precedente Dpcm del 1999 aveva escluso dalla Via gli impianti di recupero dei rifiuti ammessi alla procedura semplificata. Per effetto di questo esonero vari impianti hanno potuto ottenere l’autorizzazione pur non rispettando la normativa comunitaria e dunque senza preventiva sottoposizione alla valutazione.
La stessa Commissione, infatti, ha fatto notare come circa 3.000 impianti di recupero nella sola Lombardia si siano sottratti all’obbligo ed esercitassero comunque le loro attività.
I giudici comunitari dunque hanno ritenuto la normativa italiana in contrasto con quella europea sia perché escludeva la Via per quei progetti che normalmente devono essere obbligatoriamente sottoposti a Via (progetti dell’allegato I della Direttiva 85/337) sia perché dispensava dall’obbligo di effettuare un’analisi preliminare per stabilire se determinati progetti, ipoteticamente impattanti, (progetti dell’allegato II della direttiva 85/337) dovessero essere sottoposti alla valutazione.
L’intervento normativo del marzo 2007 va dunque a modificare il Dpcm 3 settembre del 1999 e va a conformarsi con la direttiva europea.
Rimane però in sospeso un ulteriore questione: il testo unico ambientale nella sua parte seconda – in vigore dal primo agosto 2007 - disciplina l’istituto della Via, prevede i progetti sottoposti obbligatoriamente a Via e quelli suscettibili di Via. Ripropone però la stessa esenzione per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia. E’ pur vero che la normativa è in corso di revisione. Il punto dolens è che rimane vigente!
Le Ong fanno un network mondiale per informare sui pericoli del cambiamento climatico
09/09/07 13:23
fonte:www.greenreport.it
Si conclude oggi a New York la sessantesima conferenza annuale di United Nations department of public information (Dpi) ed Organizzazioni non governative (Ong) alla quale hanno partecipato più di 2.000 rappresentanti di 500 associazioni provenienti da oltre 80 paesi, scienziati e rappresentanti degli Stati membri e della Agenzie dell’Onu, del settore privato e dei media per discutere del riscaldamento climatico e delle sue conseguenze sul pianeta, i popoli indigeni, la sicurezza idrica, l’utilizzo della terra e l’energia.
La Conferenza ha adottato la dichiarazione “Climate ch’ange threats – an Ngo frameworks for action” dove si prende atto dell’evidenza scientifica del cambiamento climatico e si sottolinea che è un grave problema per l’umanità ed il suo sviluppo e se ne enumerano le possibili conseguenze: effetti catastrofici sull’ecosistema terrestre e la biodiversità; significativa riduzione di disponibilità di cibo, acqua, energia e trasporti; migrazioni di massa di popolazioni; significativi danni economici, politici, culturali e sociali; aumento della violenza a livello locale, nazionale e internazionale; significativo stress psicologico a livello individuale e di comunità. .
Per questo le Ong si impegnano nei prossimi 12 mesi a mettere in piedi un “Framework for Action” per contrastare l’irriversibilità di questo scenario con azioni volte a: una visione comune e collaborazione all’interno del Framework for Action per sviluppare e incrementare piani di adattamento e mitigazione; svolgere un’attiva collaborazione tra Onu, Stati Membri, Ong ed altri membri della comunità globale; sviluppare ed implementare piani d’azione individuali e collettivi.
Le Ong accolgono con favore l’impegno del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon’s a prendere la leadership delle politiche di contrasto al cambiamento climatico ed a dargli la maggiore priorità, ma è «urgente che i leaders dei governi e dell’Onu, in partnership con la comunità delle Ong, inseriscano il cambiamento climatico come la più grande tra le loro priorità, in preparazione della UN Climate Change Conference a Bali, nel dicembre 2007».
Secondo Dpi e Ong occorre facilitare la creazione di «una collaborazione aperta pratica e trasparente basata su un approccio a rete», sviluppando fin dai prossimi mesi un “processo ponte” che consenta a tutte le Ong che si occupano del cambiamento climatico di tenersi in contatto su temi vitali come «agricoltura, forestazione, popoli indigeni, biodiversità, patrimonio zootecnico e benessere animale, proliferazione nucleare e fine della guerra, giustizia, gruppi etnici, problemi multigenerazionali, giovani, educazione, uguaglianza di genere, povertà, sicurezza alimentare, peacemaking, sicurezza idrica, salute mentale, spirituale e psichica e sviluppo sostenibile»
Per raggiungere questi obiettivi il networking delle Organizzazioni non governative intende collaborare con tutti I governi e la società civile per promuovere le basi morali per giungere ad uno sviluppo sostenibile in un mondo interdipendente e con l’Onu, le istituzioni educative ed i media (compreso internet) per un’effettiva informazione sui problemi posti dal cambiamento climatico.
Si conclude oggi a New York la sessantesima conferenza annuale di United Nations department of public information (Dpi) ed Organizzazioni non governative (Ong) alla quale hanno partecipato più di 2.000 rappresentanti di 500 associazioni provenienti da oltre 80 paesi, scienziati e rappresentanti degli Stati membri e della Agenzie dell’Onu, del settore privato e dei media per discutere del riscaldamento climatico e delle sue conseguenze sul pianeta, i popoli indigeni, la sicurezza idrica, l’utilizzo della terra e l’energia.
La Conferenza ha adottato la dichiarazione “Climate ch’ange threats – an Ngo frameworks for action” dove si prende atto dell’evidenza scientifica del cambiamento climatico e si sottolinea che è un grave problema per l’umanità ed il suo sviluppo e se ne enumerano le possibili conseguenze: effetti catastrofici sull’ecosistema terrestre e la biodiversità; significativa riduzione di disponibilità di cibo, acqua, energia e trasporti; migrazioni di massa di popolazioni; significativi danni economici, politici, culturali e sociali; aumento della violenza a livello locale, nazionale e internazionale; significativo stress psicologico a livello individuale e di comunità. .
Per questo le Ong si impegnano nei prossimi 12 mesi a mettere in piedi un “Framework for Action” per contrastare l’irriversibilità di questo scenario con azioni volte a: una visione comune e collaborazione all’interno del Framework for Action per sviluppare e incrementare piani di adattamento e mitigazione; svolgere un’attiva collaborazione tra Onu, Stati Membri, Ong ed altri membri della comunità globale; sviluppare ed implementare piani d’azione individuali e collettivi.
Le Ong accolgono con favore l’impegno del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon’s a prendere la leadership delle politiche di contrasto al cambiamento climatico ed a dargli la maggiore priorità, ma è «urgente che i leaders dei governi e dell’Onu, in partnership con la comunità delle Ong, inseriscano il cambiamento climatico come la più grande tra le loro priorità, in preparazione della UN Climate Change Conference a Bali, nel dicembre 2007».
Secondo Dpi e Ong occorre facilitare la creazione di «una collaborazione aperta pratica e trasparente basata su un approccio a rete», sviluppando fin dai prossimi mesi un “processo ponte” che consenta a tutte le Ong che si occupano del cambiamento climatico di tenersi in contatto su temi vitali come «agricoltura, forestazione, popoli indigeni, biodiversità, patrimonio zootecnico e benessere animale, proliferazione nucleare e fine della guerra, giustizia, gruppi etnici, problemi multigenerazionali, giovani, educazione, uguaglianza di genere, povertà, sicurezza alimentare, peacemaking, sicurezza idrica, salute mentale, spirituale e psichica e sviluppo sostenibile»
Per raggiungere questi obiettivi il networking delle Organizzazioni non governative intende collaborare con tutti I governi e la società civile per promuovere le basi morali per giungere ad uno sviluppo sostenibile in un mondo interdipendente e con l’Onu, le istituzioni educative ed i media (compreso internet) per un’effettiva informazione sui problemi posti dal cambiamento climatico.
Nasce il network (e sito) mondiale per salvare fiumi ed acqua
09/09/07 13:23
fonte:www.greenreport.it
Si è conclusa la decima International River Symposium Conference in corso a Brisbane, Australia, che ha lanciato Il “Global environmental flows network” per il controllo dei flussi idrici e ambientali all´interno di fiumi, aree umide, zone litoranee e per il mantenimento dei loro ecosistemi e dei loro affetti benefici.
L’aumento della frequenza di siccità e delle inondazioni, unita alla crescente richiesta d’acqua, sta avendo effetti immensi sull’ambiente e sulle persone in tutto il mondo. Le azioni ed i progetti per rispondere a questo problema sono purtroppo non coordinati e dispersi, malgrado le conoscenze e le capacità disponibili.
Per coordinare l´azione e per far vivere i fiumi, è nata una partnership mondiale formata da World conservation union (Iucn ), Delft hydraulics, DHI Water and environment, the Nature conservancy (Tnc), Centre for ecology and hydrology (Ceh), the International water management institute (Iwmi), Stockholm international water institute (Siwi), Swedish water house e Global water for sustainability program (Glows) che ha dato vita al nuovo “Global Environmental Flows Network” ed al sito web www.eflownet.org.
I partecipanti alla conferenza di Brisbane hanno avuto l’occasione di provare in anteprima il nuovo sito nello stand di Iucn/eFlowNet. Una sessione interattiva, presieduta da Ger Bergkamp, a capo del programma globale per l´acqua dell’Iucn, è stata l’occasione per comprendere come in futuro internet potrà contribuire in futuro alla salvaguardia di acqua e fiumi.
Secondo l’Iucn «La rete permette che la gente acceda e condivida le ultime informazioni, dalle spiegazioni di base alle conoscenze scientifiche dettagliata su metodi, inchieste, collegamenti, contatti e alla letteratura sui flussi ambientali. Mette in collegamento water managers, Ong, comunità locali, scienziati e ricercatori, così come agenzie governative ed intergovernative che sono interessate alla compartecipazione di conoscenze o delle esperienze sui flussi ambientali».
Il Network website di recente creazione aiuterà ad una più aperta conoscenza aperta degli “environmental flows” da parte di un nuovo pubblico, offrendo un accesso facilmente disponibile alle pratiche ed alle metodologie in vigore. Il Web site funge da portale delle informazioni per riunire e diffondere le informazioni e le esperienze sui flussi ambientali, quali casi di studio, strumenti, metodi di assestamento ed implementazione ed un expert database.
Si è conclusa la decima International River Symposium Conference in corso a Brisbane, Australia, che ha lanciato Il “Global environmental flows network” per il controllo dei flussi idrici e ambientali all´interno di fiumi, aree umide, zone litoranee e per il mantenimento dei loro ecosistemi e dei loro affetti benefici.
L’aumento della frequenza di siccità e delle inondazioni, unita alla crescente richiesta d’acqua, sta avendo effetti immensi sull’ambiente e sulle persone in tutto il mondo. Le azioni ed i progetti per rispondere a questo problema sono purtroppo non coordinati e dispersi, malgrado le conoscenze e le capacità disponibili.
Per coordinare l´azione e per far vivere i fiumi, è nata una partnership mondiale formata da World conservation union (Iucn ), Delft hydraulics, DHI Water and environment, the Nature conservancy (Tnc), Centre for ecology and hydrology (Ceh), the International water management institute (Iwmi), Stockholm international water institute (Siwi), Swedish water house e Global water for sustainability program (Glows) che ha dato vita al nuovo “Global Environmental Flows Network” ed al sito web www.eflownet.org.
I partecipanti alla conferenza di Brisbane hanno avuto l’occasione di provare in anteprima il nuovo sito nello stand di Iucn/eFlowNet. Una sessione interattiva, presieduta da Ger Bergkamp, a capo del programma globale per l´acqua dell’Iucn, è stata l’occasione per comprendere come in futuro internet potrà contribuire in futuro alla salvaguardia di acqua e fiumi.
Secondo l’Iucn «La rete permette che la gente acceda e condivida le ultime informazioni, dalle spiegazioni di base alle conoscenze scientifiche dettagliata su metodi, inchieste, collegamenti, contatti e alla letteratura sui flussi ambientali. Mette in collegamento water managers, Ong, comunità locali, scienziati e ricercatori, così come agenzie governative ed intergovernative che sono interessate alla compartecipazione di conoscenze o delle esperienze sui flussi ambientali».
Il Network website di recente creazione aiuterà ad una più aperta conoscenza aperta degli “environmental flows” da parte di un nuovo pubblico, offrendo un accesso facilmente disponibile alle pratiche ed alle metodologie in vigore. Il Web site funge da portale delle informazioni per riunire e diffondere le informazioni e le esperienze sui flussi ambientali, quali casi di studio, strumenti, metodi di assestamento ed implementazione ed un expert database.
Fusibili dalla Cina a rischio incendi? L´Aduc chiede lumi al ministro Bersani
09/09/07 13:23
fonte:www.greenreport.it
di Primo Mastrantoni*
ROMA. Circa 300mila set di fusibili per automobili prodotti in Cina, ognuno dei quali ne conteneva circa 120, sono stati ritirati dal mercato americano perche´ prenderebbero fuoco, col pericolo di bruciare l´intera auto.
I fusibili, immessi sul mercato con la marca Storehouse, sono venduti da due anni dalla Harbor Freight Tools, un grande distributore di ricambi di auto. Il nome del produttore cinese non è stato per ora rivelato. Di conseguenza e´ impossibile ancora sapere se questo prodotto e´ stato distribuito anche in Europa.
I fusibili, una volta istallati, non sono rintracciabili, in quanto non presentano alcun tipo di segno di riconoscimento, come marca o numero di serie.
L´Aduc ha scritto al ministro allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, per saper se questo tipo di materiale è presente anche in Italia. Una interrogazione parlamentare e´ stata annunciata dalla deputata Donatella Poretti (Rnp).
*segretario Aduc
di Primo Mastrantoni*
ROMA. Circa 300mila set di fusibili per automobili prodotti in Cina, ognuno dei quali ne conteneva circa 120, sono stati ritirati dal mercato americano perche´ prenderebbero fuoco, col pericolo di bruciare l´intera auto.
I fusibili, immessi sul mercato con la marca Storehouse, sono venduti da due anni dalla Harbor Freight Tools, un grande distributore di ricambi di auto. Il nome del produttore cinese non è stato per ora rivelato. Di conseguenza e´ impossibile ancora sapere se questo prodotto e´ stato distribuito anche in Europa.
I fusibili, una volta istallati, non sono rintracciabili, in quanto non presentano alcun tipo di segno di riconoscimento, come marca o numero di serie.
L´Aduc ha scritto al ministro allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, per saper se questo tipo di materiale è presente anche in Italia. Una interrogazione parlamentare e´ stata annunciata dalla deputata Donatella Poretti (Rnp).
*segretario Aduc
GUERRA CHIMICA ALLE ZANZARE? … LE VITTIME SIAMO TUTTI NOI. Appello al Ministro della Salute ed al Ministro dell’Ambiente per la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente
09/09/07 13:22
Le sottoscritte Associazioni si appellano ai
Ministri della Salute, Livia Turco, e
dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, riguardo
alla pratica sempre più diffusa ed incontrollata
nelle città, nei condomini o nelle singole
abitazioni, delle “disinfestazioni” con sostanze
chimiche estremamente dannose alla salute, non
solo umana, ma di tutti gli esseri viventi.
Le Associazioni rammentano ai Ministri che le attuali conoscenze scientifiche, in base alle quali l’uso dei pesticidi è sottoposto a qualche controllo in agricoltura, sono invece, per assurdo, del tutto disattese là dove maggiormente esse dovrebbero essere applicate: i centri abitati, i parchi e le aree protette. Esse chiedono dunque che le pratiche di disinfestazione, in particolare contro la zanzara tigre, vengano immediatamente sospese, in attesa di una appropriata regolamentazione.
Le disinfestazioni, aeree e non aeree, vengono eseguite ovunque, anche su richiesta di singoli, senza unanimità nei condomini, senza preavviso, e senza che vi sia modo per i vicini di tutelare se stessi e le loro proprietà dall’invasione di sostanze molto persistenti, talvolta di organosfosforici (non di rado sostanze anche vietate all’estero e più recentemente in Italia, come il Temephos), che andranno a depositarsi sulle piante e su ogni superficie circostante, costituendo per lungo tempo una concausa importante e scientificamente documentata di tumori (particolarmente nei più indifesi, i bambini), di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, e di danni al sistema endocrino e riproduttivo (sterilità, malformazioni neonatali, ecc. ecc., oltre che asma e allergie), tutte patologie in grave aumento negli ultimi anni proprio a causa dell’inquinamento chimico (vedi l’Espresso, 31/05/07).
Il tempo che intercorre tra l’esposizione e l’evidenza dei danni avvantaggia chi - senza il controllo di alcuna autorità - mette in atto questa “guerra chimica”, trascurando la tossicità cronica (accumulo nel tempo di sostanze tossiche in un organismo, che è causa di effetti mutageni, teratogeni e cancerogeni); sono tuttavia in aumento anche gli effetti a breve termine, più visibili, con avvelenamenti e ricoveri, e sono sempre più numerose le richieste di aiuto dei cittadini.
Le disinfestazioni vengono fatte con il beneplacito dei Comuni e molto più spesso proprio per loro iniziativa (mentre dovrebbe essere compito delle Amministrazioni tutelare i cittadini ed evitarne i comportamenti scorretti con l’informazione).
Gli interventi descritti si acutizzano in modo insostenibile in questa stagione, con il pretesto della lotta alla zanzara tigre, insetto che può sicuramente recare fastidio, ma che tuttavia non ha mai comportato rischi di malattie in Europa. La zanzara può inoltre essere efficacemente combattuta con metodi dolci e naturali (vedi sito www.infozanzare.info ), mentre la guerra chimica non ha mai eliminato il problema, nè mai potrà farlo.
In merito alla lotta alla zanzara tigre, le Associazioni firmatarie di questo appello si battono in modo particolare contro le nebulizzazioni aeree dei pesticidi, che aggravano il danno perché:
- diffondono i veleni a distanze incontrollabili;
- distruggono la preziosa biodiversità agendo su ogni specie vivente: insetti non nocivi quali farfalle, api, cicale, lucciole (non a caso oggi in estinzione), uccelli, animali domestici, ma in particolare proprio i predatori delle stesse zanzare (pipistrelli, libellule, gechi, uccelli insettivori);
- fanno dunque in modo che, se pure le zanzare vengono al momento controllate in un’area limitata, esse aumentino entro breve per mancanza dei loro predatori;
- agiscono sulle zanzare adulte creando in esse il fenomeno di “resistenza”, ovvero di assuefazione alla sostanza usata, che occorrerà usare in dosi sempre maggiori, a tutto danno della salute umana e della soprannominata biodiversità;
- contribuiscono ad inquinare le falde acquifere e le acque di superficie, depositandosi ovunque (119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane).
Esperti ed Associazioni sottolineano che la sola lotta alla zanzara che abbia efficacia è quella che agisce sulle larve, nei depositi di acqua dove le zanzare si riproducono; questa deve tuttavia essere eseguita con sostanze naturali, onde evitare l’inquinamento delle falde.
Le Associazioni firmatarie, facendo particolare riferimento al rispetto dei Diritti Umani, oltre che alla “Dichiarazione Internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento chimico” presentata nel 2004 da Luc Montaigner all’UNESCO e all’articolo 32 della Costituzione Italiana, riguardante il Diritto alla Salute, attendono una pronta risposta al loro appello e che i Ministri si adoperino per sconfiggere una moda, basata sulla paura, sull’ignoranza e soprattutto sulla speculazione.
Firmato:
Comitato Scientifico EQUIVITA
Ambiente e/è Vita
VAS, Verdi, Ambiente e Società
LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia
Uni-Lazio
Antidote-Europe
Animalisti Italiani
Movimento Ecologico Nazionale UNA
AMICA - Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale
AIAB - Associazione italiana per l'agricoltura biologica
ACU- Associazione Consumatori Utenti
Gruppo GEVAM ONLUS - Guardie Ecozoofile Volontarie Associazione del Mediterraneo
INFORQUADRI - Federazione Naz. Quadri Informazione Scientifica e Ricerca –Roma
COMICONTROL - Comitato popolare di controllo dei Pubblici Poteri. Roma
ANCEA - Associazione Chimici ecologisti ed ambientalisti
ASSOCONSUMATORI - Associazione Nazionale Consumatori
EUROPEAN CONSUMERS - Consumatori d' Europa
ANCIS – SALUS
UVA - Unione Vegetariana Animalista
ZEA CENTRO STUDI
MAREVIVO
WWF
in rappresentanza anche di numerose altre Associazioni, Organizzazioni, personalità del mondo della Scienza e singoli cittadini
Ufficio Stampa:
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 (usare anche sms) email: equivita@equivita.it , www.equivita.org
Per ulteriori informazioni consultare: www.infozanzare.info
Le Associazioni rammentano ai Ministri che le attuali conoscenze scientifiche, in base alle quali l’uso dei pesticidi è sottoposto a qualche controllo in agricoltura, sono invece, per assurdo, del tutto disattese là dove maggiormente esse dovrebbero essere applicate: i centri abitati, i parchi e le aree protette. Esse chiedono dunque che le pratiche di disinfestazione, in particolare contro la zanzara tigre, vengano immediatamente sospese, in attesa di una appropriata regolamentazione.
Le disinfestazioni, aeree e non aeree, vengono eseguite ovunque, anche su richiesta di singoli, senza unanimità nei condomini, senza preavviso, e senza che vi sia modo per i vicini di tutelare se stessi e le loro proprietà dall’invasione di sostanze molto persistenti, talvolta di organosfosforici (non di rado sostanze anche vietate all’estero e più recentemente in Italia, come il Temephos), che andranno a depositarsi sulle piante e su ogni superficie circostante, costituendo per lungo tempo una concausa importante e scientificamente documentata di tumori (particolarmente nei più indifesi, i bambini), di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, e di danni al sistema endocrino e riproduttivo (sterilità, malformazioni neonatali, ecc. ecc., oltre che asma e allergie), tutte patologie in grave aumento negli ultimi anni proprio a causa dell’inquinamento chimico (vedi l’Espresso, 31/05/07).
Il tempo che intercorre tra l’esposizione e l’evidenza dei danni avvantaggia chi - senza il controllo di alcuna autorità - mette in atto questa “guerra chimica”, trascurando la tossicità cronica (accumulo nel tempo di sostanze tossiche in un organismo, che è causa di effetti mutageni, teratogeni e cancerogeni); sono tuttavia in aumento anche gli effetti a breve termine, più visibili, con avvelenamenti e ricoveri, e sono sempre più numerose le richieste di aiuto dei cittadini.
Le disinfestazioni vengono fatte con il beneplacito dei Comuni e molto più spesso proprio per loro iniziativa (mentre dovrebbe essere compito delle Amministrazioni tutelare i cittadini ed evitarne i comportamenti scorretti con l’informazione).
Gli interventi descritti si acutizzano in modo insostenibile in questa stagione, con il pretesto della lotta alla zanzara tigre, insetto che può sicuramente recare fastidio, ma che tuttavia non ha mai comportato rischi di malattie in Europa. La zanzara può inoltre essere efficacemente combattuta con metodi dolci e naturali (vedi sito www.infozanzare.info ), mentre la guerra chimica non ha mai eliminato il problema, nè mai potrà farlo.
In merito alla lotta alla zanzara tigre, le Associazioni firmatarie di questo appello si battono in modo particolare contro le nebulizzazioni aeree dei pesticidi, che aggravano il danno perché:
- diffondono i veleni a distanze incontrollabili;
- distruggono la preziosa biodiversità agendo su ogni specie vivente: insetti non nocivi quali farfalle, api, cicale, lucciole (non a caso oggi in estinzione), uccelli, animali domestici, ma in particolare proprio i predatori delle stesse zanzare (pipistrelli, libellule, gechi, uccelli insettivori);
- fanno dunque in modo che, se pure le zanzare vengono al momento controllate in un’area limitata, esse aumentino entro breve per mancanza dei loro predatori;
- agiscono sulle zanzare adulte creando in esse il fenomeno di “resistenza”, ovvero di assuefazione alla sostanza usata, che occorrerà usare in dosi sempre maggiori, a tutto danno della salute umana e della soprannominata biodiversità;
- contribuiscono ad inquinare le falde acquifere e le acque di superficie, depositandosi ovunque (119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane).
Esperti ed Associazioni sottolineano che la sola lotta alla zanzara che abbia efficacia è quella che agisce sulle larve, nei depositi di acqua dove le zanzare si riproducono; questa deve tuttavia essere eseguita con sostanze naturali, onde evitare l’inquinamento delle falde.
Le Associazioni firmatarie, facendo particolare riferimento al rispetto dei Diritti Umani, oltre che alla “Dichiarazione Internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento chimico” presentata nel 2004 da Luc Montaigner all’UNESCO e all’articolo 32 della Costituzione Italiana, riguardante il Diritto alla Salute, attendono una pronta risposta al loro appello e che i Ministri si adoperino per sconfiggere una moda, basata sulla paura, sull’ignoranza e soprattutto sulla speculazione.
Firmato:
Comitato Scientifico EQUIVITA
Ambiente e/è Vita
VAS, Verdi, Ambiente e Società
LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia
Uni-Lazio
Antidote-Europe
Animalisti Italiani
Movimento Ecologico Nazionale UNA
AMICA - Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale
AIAB - Associazione italiana per l'agricoltura biologica
ACU- Associazione Consumatori Utenti
Gruppo GEVAM ONLUS - Guardie Ecozoofile Volontarie Associazione del Mediterraneo
INFORQUADRI - Federazione Naz. Quadri Informazione Scientifica e Ricerca –Roma
COMICONTROL - Comitato popolare di controllo dei Pubblici Poteri. Roma
ANCEA - Associazione Chimici ecologisti ed ambientalisti
ASSOCONSUMATORI - Associazione Nazionale Consumatori
EUROPEAN CONSUMERS - Consumatori d' Europa
ANCIS – SALUS
UVA - Unione Vegetariana Animalista
ZEA CENTRO STUDI
MAREVIVO
WWF
in rappresentanza anche di numerose altre Associazioni, Organizzazioni, personalità del mondo della Scienza e singoli cittadini
Ufficio Stampa:
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 (usare anche sms) email: equivita@equivita.it , www.equivita.org
Per ulteriori informazioni consultare: www.infozanzare.info