06 aprile 2008
La Banca mondiale accusata di dirottare i fondi del climate change
06/04/08 20:49
fonte:www.greenreport.it
Ai Bangkok Climate Change Talks 2008 i Paesi in via di sviluppo e le associazioni ambientaliste hanno sferrato un pesante attacco alla Banca mondiale, accusandola di tentare di prendere il controllo di miliardi di dollari di aiuti che dovrebbero essere utilizzati nei quarant’anni per combattere e contrastare il riscaldamento climatico.
«L’atteggiamento della Banca mondiale riguardo al climate change è come una palla di piombo - ha detto Tom Picken dei Friends of the Earth - Molti Paesi e la società civile denunciano l´atteggiamento della Banca mondiale che cerca di dirottare i fondi destinati a finanziare un reale impegno per il cambiamento climatico. I poveri e gli ambientalisti vogliono sapere quanti soldi sono davvero necessari, da dove verranno e dove andranno i miliardi di dollari che sarebbero necessarie entro il 2050, e i Paesi ricchi e poveri rischiano di doversi scontrare per chi riuscirà a concordare tutto questo con un world bank manager. Nel summit di Bangkok la Banca mondiale ha fatto le sue proposte: 5 10 miliardi per un Clean Technology Fund, 500 milioni per un fondo di adattamento ed un eventuale terzo fondo destinato alla silvicoltura ed alla forestazione. Invece, i Paesi in via di Sviluppo chiedono che la lotta al cambiamento climatico avvenga sotto il controllo dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), e non che sia portata avanti secondo le direttive dei Paesi più ricchi e potenti che si riuniscono nel G8 ed ai cui desideri accusano di conformarsi la Banca mondiale.
«In generale, siamo stati spiacevolmente sorpresi dalle proposte di Fondi - dice Ana Maria Kleymeyer, negoziatore capo della delegazione Argentina - In questa maniera la Banca mondiale ed i sui membri donatori investono soldi nel cambiamento climatico in maniera non trasparente, così non si coinvolgono i Paesi in via di sviluppo e si ignora il processo dell’Unfccc». «Le nazioni ricche devono onorare i loro impegni – ha detto all’Ips John Ashe, capo delegazione del Gruppo 77, dei Paesi in via di sviluppo – Se hanno ratificato il Protocollo di Kyoto devono attuarlo. Ci preoccupa che i Paesi industrializzati non abbiano messo tra le loro priorità l’attuazione del mandato di ridurre le emissioni».
Anche la delegazione dell’India ha invitato i Paesi sviluppati ad «attuare i loro obblighi di finanziamento addizionale e di trasferimento di tecnologie». Secondo Shruti Shukla, coordinatore delle politiche ambientali ed energetiche del Wwf India, «Il peso ricade sulle spalle dei Paesi industrializzati. Questo è il primo passo del loro impegno per combattere il riscaldamento planetario e questo tema ne comprende molti altri». «Questa non è una guerra contro la crescita economica – ha detto il segretario esecutivo dell’Unfccc Ivo de Boer, rispondendo indirettamente alla delegazione Usa – ma contro le emissioni di gas serra. Avremo molto da fare in futuro perché la “crescita verde” sia economicamente percorribile».
Ai Bangkok Climate Change Talks 2008 i Paesi in via di sviluppo e le associazioni ambientaliste hanno sferrato un pesante attacco alla Banca mondiale, accusandola di tentare di prendere il controllo di miliardi di dollari di aiuti che dovrebbero essere utilizzati nei quarant’anni per combattere e contrastare il riscaldamento climatico.
«L’atteggiamento della Banca mondiale riguardo al climate change è come una palla di piombo - ha detto Tom Picken dei Friends of the Earth - Molti Paesi e la società civile denunciano l´atteggiamento della Banca mondiale che cerca di dirottare i fondi destinati a finanziare un reale impegno per il cambiamento climatico. I poveri e gli ambientalisti vogliono sapere quanti soldi sono davvero necessari, da dove verranno e dove andranno i miliardi di dollari che sarebbero necessarie entro il 2050, e i Paesi ricchi e poveri rischiano di doversi scontrare per chi riuscirà a concordare tutto questo con un world bank manager. Nel summit di Bangkok la Banca mondiale ha fatto le sue proposte: 5 10 miliardi per un Clean Technology Fund, 500 milioni per un fondo di adattamento ed un eventuale terzo fondo destinato alla silvicoltura ed alla forestazione. Invece, i Paesi in via di Sviluppo chiedono che la lotta al cambiamento climatico avvenga sotto il controllo dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), e non che sia portata avanti secondo le direttive dei Paesi più ricchi e potenti che si riuniscono nel G8 ed ai cui desideri accusano di conformarsi la Banca mondiale.
«In generale, siamo stati spiacevolmente sorpresi dalle proposte di Fondi - dice Ana Maria Kleymeyer, negoziatore capo della delegazione Argentina - In questa maniera la Banca mondiale ed i sui membri donatori investono soldi nel cambiamento climatico in maniera non trasparente, così non si coinvolgono i Paesi in via di sviluppo e si ignora il processo dell’Unfccc». «Le nazioni ricche devono onorare i loro impegni – ha detto all’Ips John Ashe, capo delegazione del Gruppo 77, dei Paesi in via di sviluppo – Se hanno ratificato il Protocollo di Kyoto devono attuarlo. Ci preoccupa che i Paesi industrializzati non abbiano messo tra le loro priorità l’attuazione del mandato di ridurre le emissioni».
Anche la delegazione dell’India ha invitato i Paesi sviluppati ad «attuare i loro obblighi di finanziamento addizionale e di trasferimento di tecnologie». Secondo Shruti Shukla, coordinatore delle politiche ambientali ed energetiche del Wwf India, «Il peso ricade sulle spalle dei Paesi industrializzati. Questo è il primo passo del loro impegno per combattere il riscaldamento planetario e questo tema ne comprende molti altri». «Questa non è una guerra contro la crescita economica – ha detto il segretario esecutivo dell’Unfccc Ivo de Boer, rispondendo indirettamente alla delegazione Usa – ma contro le emissioni di gas serra. Avremo molto da fare in futuro perché la “crescita verde” sia economicamente percorribile».
CLIMA: BANGKOK; LEGAMBIENTE, AUMENTA CARBONE, PIU' GAS SERRA
06/04/08 20:49
(ANSA) - ROMA, 4 APR - In Italia ''il
termoelettrico diminuisce le emissioni di CO2 ma
il carbone va in controtendenza''. Lo afferma
Legambiente in occasione dell' ultima giornata di
lavori della Conferenza sul clima di Bangkok,
dove 164 Paesi riuniti sotto l'egida dell'Onu
hanno discusso della tabella di marcia per
arrivare entro il 2009 al cosiddetto post-Kyoto,
il nuovo accordo globale sulla riduzione dei gas
a effetto serra che dovra' entrare in vigore nel
2012. Secondo Legambiente, e', infatti, in
aumento, in Italia, il contributo del carbone
nella produzione di emissioni climalteranti. E
mentre nel 2007, secondo i dati resi noti dalla
Commissione Europea - riferisce ancora
l'associazione - le emissioni di anidride
carbonica del settore termoelettrico sono,
infatti, calate del 7,1% rispetto all'anno
precedente, la CO2 prodotta dalle nostre centrali
a carbone e' salita dello 0,7%. ''Il carbone ci
allontana dai nostri impegni di riduzione di gas
serra - dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente
nazionale di Legambiente - la strada che l'Italia
deve fare per raggiungere gli obiettivi di Kyoto
e' lunga. Non possiamo permetterci di rallentarla
dando spazio a combustibile nero''. Nel 2007,
riferisce ancora Legambiente, ''le 12 centrali a
carbone attive nel nostro Paese hanno riversato
nell'atmosfera 42,5 milioni di tonnellate di CO2:
0,3 milioni in piu' dell'anno prima. L'impiego
del carbone nella produzione di elettricita'
(aumentato secondo i dati Terna dal 2006 al 2007
del 1,9%) e' coinciso con livelli di inquinamento
in crescita. Nel 2007 questo combustibile fossile
e' stato responsabile del 34% delle emissioni
climalteranti del settore elettrico, nonostante
sia servito a produrre solo il 16% dell'energia.
Diverso il discorso per il termoelettrico nel suo
complesso, dove l'entrata in funzione di nuovi
centrali efficienti alimentate a gas fa diminuire
le emissioni a effetto serra. Nel 2007 le
emissioni di anidride carbonica sono passate a
125 milioni di tonnellate rispetto alle 135 circa
- afferma Legambiente - riversate appena un anno
prima. Un taglio netto di quasi 10 milioni di
tonnellate di CO2, che equivale a quanto in un
anno emette una sola centrale a carbone di grosse
dimensioni. E' una diminuzione consistente
registrata nonostante i consumi elettrici siano
aumentati dello 0,4% rispetto al 2006. (ANSA). GU
Le foche del Mar Caspio stanno morendo
06/04/08 20:49
fonte:www.greenreport.it
32 foche sono state trovate morte nelle ultiem 24 ore sulla costa del Mar Caspio appartenente al Kazakistan. Secondo il ministero delle situazioni di urgenza di Astana, non si conoscono ancora le cause di questa moria.
I cadaveri delle foce sono stati ritrovati durante un’ispezione della diga che protegge il giacimento petrolifero di Kalamkas, sfruttato dalla Mangistaumunaigas.
Due massicce morie di foche del Caspio si erano già registrate nella stessa zona del litorale kazako: tra il 31 marzo e il 14 maggio 2007, erano state trovate morte 928 foche. All’origine della strage sembra ci sia il cimurro o malattia di Carré, un morbillivirus, della famiglia dei paramyxovirus, simile al morbillo umano.
Un’indagine realizzata da diversi istituti di ricerca del Kazakistan avrebbe confermato l’assenza di prodotti petroliferi nei tessuti degli animali morti. Inoltre le morti di massa non riguarderebbero i pesci.
Nel 2000 però furono ben 10.500 le foche che morirono nel Mar Caspio, nella regione del Manguistaou, intossicate da sostanze tossiche petrolifere e da pesticidi agricoli che si erano accumulati per anni nel loro organismo, rendendoli più sensibili alle malattie infettive.
Inoltre le femmine delle foche del Caspio hanno gravi problemi di infertilità dovuti proprio all’inquinamento: sembra che il 70% sia ormai sterile.
La foca caspica (Phoca caspica), vive esclusivamente nel Mar Caspio (il più vasto mare chiuso del mondo, soprattutto lungo le coste del Turkmenistan, dove predilige le scogliere. E’ lunga tra 1,3- ed 1,5 metri, ed ha macchie scure sul corpo. Si nutre di pesci e crostacei. La specie è stata cacciata a lungo ed anche oggi è oggetto di bracconaggio. La specie è inserita nelle liste rosse di protezione come vulnerabile", ma attualmente è protetta davvero solo nella riserva di Krasnovodsk, istituita dal Turkmenistan.
32 foche sono state trovate morte nelle ultiem 24 ore sulla costa del Mar Caspio appartenente al Kazakistan. Secondo il ministero delle situazioni di urgenza di Astana, non si conoscono ancora le cause di questa moria.
I cadaveri delle foce sono stati ritrovati durante un’ispezione della diga che protegge il giacimento petrolifero di Kalamkas, sfruttato dalla Mangistaumunaigas.
Due massicce morie di foche del Caspio si erano già registrate nella stessa zona del litorale kazako: tra il 31 marzo e il 14 maggio 2007, erano state trovate morte 928 foche. All’origine della strage sembra ci sia il cimurro o malattia di Carré, un morbillivirus, della famiglia dei paramyxovirus, simile al morbillo umano.
Un’indagine realizzata da diversi istituti di ricerca del Kazakistan avrebbe confermato l’assenza di prodotti petroliferi nei tessuti degli animali morti. Inoltre le morti di massa non riguarderebbero i pesci.
Nel 2000 però furono ben 10.500 le foche che morirono nel Mar Caspio, nella regione del Manguistaou, intossicate da sostanze tossiche petrolifere e da pesticidi agricoli che si erano accumulati per anni nel loro organismo, rendendoli più sensibili alle malattie infettive.
Inoltre le femmine delle foche del Caspio hanno gravi problemi di infertilità dovuti proprio all’inquinamento: sembra che il 70% sia ormai sterile.
La foca caspica (Phoca caspica), vive esclusivamente nel Mar Caspio (il più vasto mare chiuso del mondo, soprattutto lungo le coste del Turkmenistan, dove predilige le scogliere. E’ lunga tra 1,3- ed 1,5 metri, ed ha macchie scure sul corpo. Si nutre di pesci e crostacei. La specie è stata cacciata a lungo ed anche oggi è oggetto di bracconaggio. La specie è inserita nelle liste rosse di protezione come vulnerabile", ma attualmente è protetta davvero solo nella riserva di Krasnovodsk, istituita dal Turkmenistan.
ANIMALI: LAV, TROVATO CANE IMPICCATO NEL RAGUSANO
06/04/08 20:46
(ANSA) - RAGUSA, 4 APR - Un cane impiccato ad un albero con una grossa catena di metallo e' stato trovato dai volontari della Lav nelle campagne di Comiso (Ragusa). In seguito ad alcune segnalazioni i volontari sono arrivati in un casolare abbandonato. Sulle pareti della masseria, in mezzo a rifiuti e sporcizia, delle scritte di vernice indicavano la presenza dell'animale impiccato. E' il secondo ritrovamento nella zona dopo quello dello scorso febbraio, quando tre volpi erano state appese ad un cavalcavia lungo la statale che collega Ragusa a Catania. Una denuncia e' stata fatta ai carabinieri, alla polizia municipale, al servizio veterinario dell'Ausl e all'assessorato alle Politiche del territorio del comune di Comiso. (ANSA). I78-FK
ANIMALI: CANE SALVATO IN MARE DOPO VOLO DI 20 METRI
06/04/08 20:45
(ANSA) - VENTIMIGLIA (IMPERIA), 4 APR - Un
pastore belga finito in mare, dopo un volo di
circa 20 metri, e' stato salvato dai vigili del
fuoco di Ventimiglia al termine di un laborioso
intervento durato oltre due ore, al quale ha
partecipato anche il Gruppo Speleo alpino
fluviale (Saf). E' accaduto in tarda mattinata di
fronte all'ingresso del Museo dei Balzi Rossi di
Ventimiglia, a pochi metri dal confine di Stato.
L'animale, un esemplare del peso di 39
chilogrammi, di nome Veronica, appartenente a un
cittadino francese, stava liberamente
scorrazzando quando ha fatto un balzo in avanti,
scavalcando un muretto dietro il quale c'era il
vuoto. Tra l'altro il cane e' precipitato su
alcuni scogli a pelo d'acqua. Sul posto e'
intervenuta una squadra del distaccamento di
Ventimiglia dei vigili del fuoco e una seconda
squadra di Imperia (diretta dal capo
distaccamento Eraldo Virgilio). Il caso ha voluto
che fossero presenti anche due operatori del Saf,
dotati di tutta l'attrezzatura necessaria per il
tipo di socorso. Uno dei due vigili si e' calato
dalla scogliera a picco sul mare, ha imbracato il
cane con un triangolo di salvataggio (in gergo
'pannolone'), lo ha vincolato a se' ed e'
risalito.(ANSA). L05-BOA