04 marzo 2007
CLIMA: SI' DELL'EUROPA ALLA RIVOLUZIONE VERDE
09/03/07 21:32
BRUXELLES - I leader europei hanno concordato un
piano di azione per una politica comune
dell'energia che vincola gli Stati membri a
portare entro il 2020 ad un quinto del totale il
consumo energetico della Ue proveniente da fonti
rinnovabili, come il sole, il vento e le
biomasse, allo scopo di contrastare il
cambiamento climatico. Al termine del vertice di
due giorni, il cancelliere tedesco Angela Merkel,
presidente di turno, ha potuto annunciare con
"grande soddisfazione" di avere concluso con un
successo la prima sfida del suo semestre: far
giocare all'Europa un ruolo di avanguardia nella
lotta mondiale al riscaldamento del Pianeta.
"Abbiamo aperto la porta di una stanza nuova, che
ora dobbiamo arredare", ha detto con una metafora
molto femminile per indicare che per
concretizzare la "svolta verde" in campo
energetico bisognerà fare ancora molto lavoro. Ma
il piano di azione approvato è "ambizioso,
realistico e credibile" perché fissa impegni
vincolanti e raggiungibili e consente all'Europa
di alzare la voce a livello internazionale per
chiedere che gli altri partner seguano questo
esempio virtuoso.
"E' un risultato storico", ha commentato il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso, che ha incassato il sostegno dei leader ai 17 punti proposti da Bruxelles. "Possiamo dire al resto del mondo che l'Europa assume la leadership contro il cambiamento climatico". Gli obiettivi fissati nel piano d'azione vanno oltre quelli già fissati nell'ambito del protocollo di Kyoto (meno 8% di emissioni nocive entro il 2012). La Ue si impegna infatti a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 (con l'opzione di arrivare al 30% se altri seguiranno l'esempio europeo), a incrementare del 20% il livello di efficienza energetica e a portare al 10% la quota di bio combustibili usata nel settore dei trasporti. E' sulle fonti rinnovabili che l'accordo di oggi marca la differenza. Merkel, che da ministro dell'ambiente ha negoziato dieci anni fa la ratifica tedesca del protocollo di Kyoto, ha tenuto duro fino alla fine, respingendo le richieste arrivate soprattutto dai paesi dell'ex blocco sovietico, di definire prima target nazionali e poi quelli europei. Ha ceduto alla richiesta francese di inserire nelle conclusioni un esplicito riconoscimento del ruolo del nucleare contro il cambio del clima, ma si è opposta fermamente ad inserire l'energia dell'atomo tra le fonti rinnovabili.
Un azzardo che avrebbe mandato all'aria il compromesso per la tenace opposizione dei paesi anti-nuclearisti come l'Austria, la Danimarca, l'Irlanda e l'Italia. Il vincolo del 20% a livello europeo sulle fonti verdi dovrà essere raggiunto con "target differenziati a livello nazionale che tengano conto - affermano le conclusioni - dei diversi punti di partenza" di ciascun paese, del mix energetico esistente e anche di quello potenziale. "In alcuni casi, ci sarà il nucleare, in altri le biomasse, in altre le pale eoliche. Il bello è che ogni Stato membro si ritiene un caso specifico e quindi possiamo dire che tutti sono uguali", ha detto Merkel fiduciosa che il compromesso possa reggere all'urto delle deroghe nazionali. "Certo, la Commissione ha di fronte un compito molto arduo per definire la ripartizione degli oneri", ha riconosciuto. Barroso ha annunciato che la proposta della Commissione arriverà al più tardi nel terzo trimestre dell'anno. Bruxelles è orientato a procedere con lo strumento della legislazione per poter metter in mora di fronte alla Corte di giustizia i paesi inadempienti.
Ma l'aspetto giuridico dell'implementazione del piano di azione è un capitolo ancora tutto da scrivere. "L'importante è che la porta sia stata aperta, non solo socchiusa", ha insistito Merkel, alla quale sono andati i complimenti di Jacques Chirac. "Ha saputo condurre il vertice con intelligenza e slancio", ha elogiato il presidente francese, rilevando che questo vertice "fa parte dei grandi momenti della storia dell'Europa". E anche un euroscettico come Tony Blair si è inchinato alla caparbietà ambiziosa del cancelliere tedesco che è stata in grado di creare una "chiara leadership" dell'Europa a livello mondiale. Il primo test per l'intesa odierna sarà la riunione del G8, prevista il prossimo 8 giugno a Heiligendamm, in Germania, che detiene la presidenza di turno. "Questo G8 deve rappresentare per la lotta al riscaldamento del Pianeta, quello che il G8 di Gleneagles è stato per gli aiuti all'Africa", ha promesso Merkel, che per convincere i partner internazionali può contare sulla svolta verde europea di oggi.
(ANSA)
"E' un risultato storico", ha commentato il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso, che ha incassato il sostegno dei leader ai 17 punti proposti da Bruxelles. "Possiamo dire al resto del mondo che l'Europa assume la leadership contro il cambiamento climatico". Gli obiettivi fissati nel piano d'azione vanno oltre quelli già fissati nell'ambito del protocollo di Kyoto (meno 8% di emissioni nocive entro il 2012). La Ue si impegna infatti a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 (con l'opzione di arrivare al 30% se altri seguiranno l'esempio europeo), a incrementare del 20% il livello di efficienza energetica e a portare al 10% la quota di bio combustibili usata nel settore dei trasporti. E' sulle fonti rinnovabili che l'accordo di oggi marca la differenza. Merkel, che da ministro dell'ambiente ha negoziato dieci anni fa la ratifica tedesca del protocollo di Kyoto, ha tenuto duro fino alla fine, respingendo le richieste arrivate soprattutto dai paesi dell'ex blocco sovietico, di definire prima target nazionali e poi quelli europei. Ha ceduto alla richiesta francese di inserire nelle conclusioni un esplicito riconoscimento del ruolo del nucleare contro il cambio del clima, ma si è opposta fermamente ad inserire l'energia dell'atomo tra le fonti rinnovabili.
Un azzardo che avrebbe mandato all'aria il compromesso per la tenace opposizione dei paesi anti-nuclearisti come l'Austria, la Danimarca, l'Irlanda e l'Italia. Il vincolo del 20% a livello europeo sulle fonti verdi dovrà essere raggiunto con "target differenziati a livello nazionale che tengano conto - affermano le conclusioni - dei diversi punti di partenza" di ciascun paese, del mix energetico esistente e anche di quello potenziale. "In alcuni casi, ci sarà il nucleare, in altri le biomasse, in altre le pale eoliche. Il bello è che ogni Stato membro si ritiene un caso specifico e quindi possiamo dire che tutti sono uguali", ha detto Merkel fiduciosa che il compromesso possa reggere all'urto delle deroghe nazionali. "Certo, la Commissione ha di fronte un compito molto arduo per definire la ripartizione degli oneri", ha riconosciuto. Barroso ha annunciato che la proposta della Commissione arriverà al più tardi nel terzo trimestre dell'anno. Bruxelles è orientato a procedere con lo strumento della legislazione per poter metter in mora di fronte alla Corte di giustizia i paesi inadempienti.
Ma l'aspetto giuridico dell'implementazione del piano di azione è un capitolo ancora tutto da scrivere. "L'importante è che la porta sia stata aperta, non solo socchiusa", ha insistito Merkel, alla quale sono andati i complimenti di Jacques Chirac. "Ha saputo condurre il vertice con intelligenza e slancio", ha elogiato il presidente francese, rilevando che questo vertice "fa parte dei grandi momenti della storia dell'Europa". E anche un euroscettico come Tony Blair si è inchinato alla caparbietà ambiziosa del cancelliere tedesco che è stata in grado di creare una "chiara leadership" dell'Europa a livello mondiale. Il primo test per l'intesa odierna sarà la riunione del G8, prevista il prossimo 8 giugno a Heiligendamm, in Germania, che detiene la presidenza di turno. "Questo G8 deve rappresentare per la lotta al riscaldamento del Pianeta, quello che il G8 di Gleneagles è stato per gli aiuti all'Africa", ha promesso Merkel, che per convincere i partner internazionali può contare sulla svolta verde europea di oggi.
(ANSA)
Ecologia: materia prima nelle scuole britanniche a partire dall’autunno 2008
09/03/07 09:36
Fonte: Edizioni Ambiente
http://www.reteambiente.it
http://www.edizioniambiente.it
Paola Fraschini
A partire da settembre 2008 nelle scuole superiori britanniche lo sviluppo sostenibile, l’uragano Katrina insieme al risparmio energetico diventeranno materia di studio (e il film sul cambiamento climatico di Al Gore verrà distribuito in tutte le scuole).
Il Dipartimento per l’Istruzione del governo di Londra ha infatti deciso di riformare i programmi di geografia per gli studenti che hanno tra gli 11 e i 14 anni, inserendo tra le materie di studio anche i temi ambientali, e non solo: nel curriculum di ogni studente rientreranno anche valutazioni sulle abitudini alimentari, per prevenire il diffondersi dell’obesità. Più che della riforma del programma di una singola materia, si tratta quindi di una profonda innovazione degli obiettivi dell’educazione scolastica.
Tutto questo servirà a far conoscere agli adolescenti inglesi quali minacce derivano dai cambiamenti del clima ma anche a renderli consapevoli di ciò che loro stessi possono fare. Saranno cioè incoraggiati ad assumere comportamenti responsabili e rispettosi nei confronti della natura, a riciclare i beni di consumo e a rapportarsi in modo critico verso la “cultura” diffusa globalmente che spinge a credere di avere davvero bisogno dell’ennesimo paio di scarpe importate. Una riforma scolastica che punta a fare di ogni cittadino britannico un “consumatore responsabile” delle risorse del pianeta.
In Gran Bretagna si parte dalla scuola media, ma Serenella Iovino, autrice di Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, sostiene l’importanza di una educazione ambientale che inizi dalle elementari, perché una formazione che non ci aiuta a comprendere fin dall'inizio e a conservare da subito le condizioni necessarie alla vita è priva di un reale progetto educativo. E non si tratta solo delle materie di studio: gli stessi edifici scolastici potrebbero svolgere una importante funzione didattica, diventando “verdi” a loro volta: raccolta differenziata, risparmio di acqua ed energia, mobilità sostenibile, cura del verde di pertinenza, insomma, tutto ciò che serve a dimostrare in pratica agli studenti cosa significhi un comportamento responsabile e sostenibile. Per questo esiste Eco-Schools, un programma internazionale della Fondazione per l’educazione ambientale (organizzazione non governativa e non-profit presente in oltre 40 paesi del mondo in partnership con l’Unep) dedicato alle scuole di qualsiasi ordine e grado per incentivare e diffondere l’educazione allo sviluppo sostenibile. Anche in Italia, dove peraltro il settore dell’edilizia scolastica è forse quello che ha dimostrato per primo una sensibilità verso i temi della salubrità e dell’efficienza energetica ed ecologica degli edifici. Risultati ancora pochi, rispetto alle "dimensioni" dell'edilizia scolastica nel nostro paese, ma buone premesse perché le cose cambino.
Paola Fraschini
A partire da settembre 2008 nelle scuole superiori britanniche lo sviluppo sostenibile, l’uragano Katrina insieme al risparmio energetico diventeranno materia di studio (e il film sul cambiamento climatico di Al Gore verrà distribuito in tutte le scuole).
Il Dipartimento per l’Istruzione del governo di Londra ha infatti deciso di riformare i programmi di geografia per gli studenti che hanno tra gli 11 e i 14 anni, inserendo tra le materie di studio anche i temi ambientali, e non solo: nel curriculum di ogni studente rientreranno anche valutazioni sulle abitudini alimentari, per prevenire il diffondersi dell’obesità. Più che della riforma del programma di una singola materia, si tratta quindi di una profonda innovazione degli obiettivi dell’educazione scolastica.
Tutto questo servirà a far conoscere agli adolescenti inglesi quali minacce derivano dai cambiamenti del clima ma anche a renderli consapevoli di ciò che loro stessi possono fare. Saranno cioè incoraggiati ad assumere comportamenti responsabili e rispettosi nei confronti della natura, a riciclare i beni di consumo e a rapportarsi in modo critico verso la “cultura” diffusa globalmente che spinge a credere di avere davvero bisogno dell’ennesimo paio di scarpe importate. Una riforma scolastica che punta a fare di ogni cittadino britannico un “consumatore responsabile” delle risorse del pianeta.
In Gran Bretagna si parte dalla scuola media, ma Serenella Iovino, autrice di Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, sostiene l’importanza di una educazione ambientale che inizi dalle elementari, perché una formazione che non ci aiuta a comprendere fin dall'inizio e a conservare da subito le condizioni necessarie alla vita è priva di un reale progetto educativo. E non si tratta solo delle materie di studio: gli stessi edifici scolastici potrebbero svolgere una importante funzione didattica, diventando “verdi” a loro volta: raccolta differenziata, risparmio di acqua ed energia, mobilità sostenibile, cura del verde di pertinenza, insomma, tutto ciò che serve a dimostrare in pratica agli studenti cosa significhi un comportamento responsabile e sostenibile. Per questo esiste Eco-Schools, un programma internazionale della Fondazione per l’educazione ambientale (organizzazione non governativa e non-profit presente in oltre 40 paesi del mondo in partnership con l’Unep) dedicato alle scuole di qualsiasi ordine e grado per incentivare e diffondere l’educazione allo sviluppo sostenibile. Anche in Italia, dove peraltro il settore dell’edilizia scolastica è forse quello che ha dimostrato per primo una sensibilità verso i temi della salubrità e dell’efficienza energetica ed ecologica degli edifici. Risultati ancora pochi, rispetto alle "dimensioni" dell'edilizia scolastica nel nostro paese, ma buone premesse perché le cose cambino.
Albo gestori, nuovi chiarimenti su iscrizioni
09/03/07 09:36
Versamento diritti di segreteria entro il 30
aprile di ogni anno per iscritti in via
semplificata e dimostrazione pregressa esperienza
di bonifica anche tramite responsabili tecnici
per iscritti alla categoria 9.
Con due nuove circolari 2007 (508/2007 e 421/2007) l'Albo nazionale gestori ambientali ha fornito gli ultimi chiarimenti in merito al termine di scadenza per il pagamento dei 50 euro di diritti annuali di iscrizione dovuti dalle imprese che svolgono operazioni di recupero rifiuti in forma semplificata e da quelle che effettuano raccolta e trasporto rifiuti non pericolosi in via ordinaria e regolare o trasporto di rifiuti non pericolosi sotto i 30 kg o litri al giorno ex Dlgs 152/2006.
In merito all'iscrizione alla categoria 9, chiarisce invece l'Albo che il requisito della pregressa esecuzione di lavori di bonifica in proprio ex Dm 471/1999 può essere dimostrato anche tramite l'esperienza dei responsabili tecnici che hanno diretto le operazioni di bonifica in parola.
Fonte : reteambiente
Con due nuove circolari 2007 (508/2007 e 421/2007) l'Albo nazionale gestori ambientali ha fornito gli ultimi chiarimenti in merito al termine di scadenza per il pagamento dei 50 euro di diritti annuali di iscrizione dovuti dalle imprese che svolgono operazioni di recupero rifiuti in forma semplificata e da quelle che effettuano raccolta e trasporto rifiuti non pericolosi in via ordinaria e regolare o trasporto di rifiuti non pericolosi sotto i 30 kg o litri al giorno ex Dlgs 152/2006.
In merito all'iscrizione alla categoria 9, chiarisce invece l'Albo che il requisito della pregressa esecuzione di lavori di bonifica in proprio ex Dm 471/1999 può essere dimostrato anche tramite l'esperienza dei responsabili tecnici che hanno diretto le operazioni di bonifica in parola.
Fonte : reteambiente
Rifiuti, aggiornati i questionari per le relazioni statali
09/03/07 09:36
Modificati i questionari per le relazioni degli
Stati Ue sull'applicazione delle direttive
2006/12/Ce e 91/689/Cee, recati dalle decisioni
94/741/Ce e 97/622/Ce.
Nell'ambito di un riesame degli obblighi in materia di comunicazione dei dati sui rifiuti istituiti dalla normativa comunitaria la Commissione Ue ha infatti notato che alcuni obblighi di comunicazione fissati nelle decisioni 94/741/Ce e 97/622/Ce figurano anche nei regolamenti 2150/2002/Ce o 1013/2006/Ce.
Per evitare sovrapposizioni e oneri amministrativi superflui, la Commissione ha ritenuto di eliminare l'obbligo di comunicare dati sui "rifiuti pericolosi" dalla decisione 97/622/Ce; e di modificare la decisione 94/741/Ce, in modo da "allinearla" al regolamento 2150/2002/Ce.
Fonte : Reteambiente
Nell'ambito di un riesame degli obblighi in materia di comunicazione dei dati sui rifiuti istituiti dalla normativa comunitaria la Commissione Ue ha infatti notato che alcuni obblighi di comunicazione fissati nelle decisioni 94/741/Ce e 97/622/Ce figurano anche nei regolamenti 2150/2002/Ce o 1013/2006/Ce.
Per evitare sovrapposizioni e oneri amministrativi superflui, la Commissione ha ritenuto di eliminare l'obbligo di comunicare dati sui "rifiuti pericolosi" dalla decisione 97/622/Ce; e di modificare la decisione 94/741/Ce, in modo da "allinearla" al regolamento 2150/2002/Ce.
Fonte : Reteambiente
ACQUA: PECORARO, STOP SPRECHI; PASSINO A COMITATO VIGILANZA
07/03/07 12:40
(ANSA) - ROMA, 6 MAR - Sull'emergenza acqua ''e'
necessario chiudere la stagione degli sprechi''.
Cosi' il ministro dell' Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio, che ha anche annunciato la
scelta di Roberto Passino, direttore
dell'Istituto Irsa del Cnr e gia' segretario
generale dell'Autorita' di Bacino del Po, alla
guida del Coviri, il Comitato di vigilanza sulle
risorse idriche del ministero dell'Ambiente. Dal
ministro e' partito poi un appello alla
razionalizzazione della risorsa acqua: ''Un po'
di prevenzione non guasterebbe - ha detto
Pecoraro parlando a margine di un incontro
organizzato da Marevivo - non penso a sanzioni
quanto a un obbligo di uso razionale dei bacini
per le societa' elettriche e il passaggio
dall'irrigazione a pioggia a quella a goccia in
campo agricolo''. ''Ora la priorita' - ha
aggiunto il ministro - e' un' attenzione
particolare a tutto il sistema idrico del Paese
ed e' utile che Palazzo Chigi coordini le
iniziative dei ministeri''. Inoltre, ''dobbiamo
far funzionare il Coviri, sono convinto - ha
detto ancora Pecoraro - che non servano altre
Conferenze nazionali, ne abbiamo una sul clima,
una sull'energia una sui parchi, non ne servono
altre. L'importante ora e' essere operativi''.
(ANSA). GU
(ANSA). GU
RIFIUTI: COBAT, 192.000 TNL BATTERIE RACCOLTE NEL 2006
07/03/07 12:38
(ANSA) - ROMA, 5 mar - Nel 2006 in Italia sono
state raccolte e avviate al riciclo 191.743
tonnellate di batterie al piombo esauste, pari a
oltre 15,8 milioni di singole batterie, da cui
sono state recuperate circa 107.300 tonnellate di
piombo, 9.000 tonnellate di plastiche nobili
(polipropilene) e neutralizzati oltre 31 milioni
di litri di acido solforico. Questi i numeri resi
noti dal Cobat, il Consorzio obbligatorio delle
batterie esauste, che ha anche il compito di
monitorare tutte le attivita' di raccolta,
commercializzazione e riciclaggio di batterie
esauste e rifiuti piombosi sul territorio
italiano. Nella classifica delle Regioni piu'
virtuose della raccolta 2006, la capofila e' la
Lombardia, con circa 33,6 mila tonnellate,
seguita da Veneto (21,5 tnl), Emilia Romagna
(18,5 tnl), Campania (18,1 tnl), Lazio (16,6
tnl), Piemonte (14,4 tnl) e Sicilia (13,7 tnl).
Inoltre, con il piombo recuperato nell'anno
passato sono stati risparmiati oltre 110 milioni
di euro sulle importazioni di questo metallo. Il
dato ufficiale sulla quantita' totale delle
batterie esauste raccolte in Italia nel 2006,
informa il Consorzio, sara' comunque
definitivamente noto al termine del mese di
giugno, quando, come previsto dalla legge sulla
liberalizzazione del mercato delle batterie
esauste (L. 39/02), le imprese non incaricate dal
Consorzio, che effettuano attivita' di raccolta
di batterie esauste o di rifiuti piombosi,
trasmetteranno al Consorzio copia del MUD,
contenente tutte le informazioni relative alla
propria attivita' di raccolta ed avvio al
recupero di batterie al piombo. Le previsioni
dicono che nel consuntivo finale di giugno, per
la seconda volta consecutiva, in Italia la
raccolta totale superera' quota 200 mila
tonnellate. Il Consorzio, infatti, stima che le
altre imprese private operanti nel nostro Paese
abbiano contribuito quest'anno alla raccolta per
circa 12.000 tonnellate. ''I dati di raccolta del
2006 - ha dichiarato Giancarlo Morandi,
Presidente del Cobat - confermano l'efficienza e
l' efficacia del lavoro svolto dal Consorzio. La
capillarita' e la rilevanza dell'azione di
raccolta assicurata dai nostri raccoglitori
incaricati confermano al Cobat un ruolo cruciale
per una gestione adeguata e sicura di questi
rifiuti pericolosi, a tutela della salute
pubblica e per la protezione dell' ambiente''.
(ANSA). Y62-GU
(ANSA). Y62-GU
Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni
06/03/07 21:44
Fonte: La Voce d’Italia
http://www.voceditalia.it/index.asp
Mario Pasquali
Da Nairobi a Davos, passando per Parigi
«Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni»
Ci sono rivoluzioni che scoppiano improvvisamente: nessun presentimento, nessun segnale. Un qualcosa di così fulmineo che non lascia il tempo di pensare, quasi neanche respirare. Altre rivoluzioni, invece, partono da lontano, sono come un flusso continuo e inesorabile di cui non ci si accorge quando ne si fa parte. Un giorno si guarda alle proprie spalle e ci si accorge del cambiamento, ed è tale che non si può più tornare indietro. Questo è ciò che sta succedendo nelle coscienze economiche e politiche a ogni latitudine rispetto alle cosiddette “tecnologie verdi”, in risposta a quei cambiamenti climatici di cui tanto si parla soprattutto in questi giorni, a qualche mese dal congresso di Nairobi sul clima e dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) lo scorso 2 Febbraio a Parigi.
Non prima di una settimana, nell’insolito scenario senza neve di Davos, in Svizzera, l’establishment capitalistico mondiale riunito per il World Economic Forum ha posto la questione dello sviluppo di un’economia sostenibile orientata verso l’efficienza, il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera per contrastare l’effetto serra. Gli ampi margini di guadagno previsti, stimolati soprattutto dall’innalzamento del prezzo del petrolio e dalla “fame energetica” mondiale, con investimenti previsti nel settore per almeno 500 milioni di dollari, sono stati lo sprone per dieci dei maggiori soggetti economici statunitensi che insieme alle più importanti associazioni ambientaliste hanno formato una nuova lobby ecologista denominata US Climate Action Partnership. La convinzione che l’ecologia sia il business del futuro deriva dalla sempre maggiore presa di coscienza a livello planetario che non solo un grosso cambiamento climatico sia in atto, ma che le cause principali siano di origine antropica (almeno il 90% stando ai dati dell’IPCC).
Se, quindi, le tecnologie pulite sono uno dei sistemi per instaurare un processo di sviluppo sostenibile, rappresentano anche un nuovo mercato dalle enormi potenzialità. Per capire meglio cosa stia avvenendo abbiamo rivolto alcune domande a Marco Magrini, giornalista del quotidiano economico nazionale Il Sole 24 Ore:
Quasi contemporaneamente si sono svolti il World Economic Forum a Davos e il summit dell´IPCC a Parigi, entrambi focalizzati sui mutamenti climatici; ma se da Parigi le condizioni della Terra vengono definite critiche e si chiede ai governi del mondo di porre rimedio, dall´establishment economico mondiale riunito in Svizzera sembra arrivare una ventata d´ottimismo sulle nuove possibilità di guadagno che le tecnologie verdi potrebbero offrire nell´immediato futuro. Due modi diversi di affrontare lo stesso problema: non c´è, però, il rischio che la sfruttamento dell´attuale situazione da parte dei nuovi "capitalisti verdi" possa rivelarsi controproducente?
«Questa apparente discrepanza è facilmente destinata a creare dei problemi: in Messico, nelle scorse settimane, si è già registrato un sensibile aumento nei prezzi del mais proprio perché la produzione di biocarburanti sta togliendo materia prima al settore alimentare. In realtà però, è auspicabile che le due cose - una presa di coscienza dei governi e lo sviluppo di un business verde - vadano di pari passo. Grazie ai meccanismi di mercato, gli Stati Uniti sono già riusciti (nei primi anni 90) a ridurre l´inquinamento da biossido di zolfo, che causa le piogge acide. Il Protocollo di Kyoto sarebbe ispirato alla stessa idea, se non fosse che gli Stati Uniti e l´Australia l´hanno firmato e poi mai ratificato. Proprio perché l´economia mondiale è basata sui combustibili fossili (senza i quali la crescita degli ultimi 150 anni non si sarebbe mai verificata), è necessario che la grande industria riduca le emissioni di gas-serra e soprattutto investa sulla ricerca di nuove tecnologie. Senza la prospettiva di una redditività, nessuna delle due cose sarebbe possibile.»
Le recenti dichiarazioni di Bush di diminuire la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio, incoraggiando i cittadini a usare meno la macchina, sono state accolte freddamente sia dai petrolieri, per ovvie ragioni, sia dal mondo politico e imprenditoriale impegnato in progetti incentrati sulla sostenibilità, perché non vengono menzionate soluzioni energetiche alternative e rinnovabili. Eppure negli Stati Uniti esistono scienziati e imprese molto avanzate nella ricerca e realizzazioni di tecnologie verdi; come possono co-esistere due anime così diverse?
«Dall´uragano Katrina all´insolita aria di primavera per l´ultimo capodanno newyorkese, l´opinione pubblica americana ha cambiato umore. Il riscaldamento del pianeta è finalmente entrato nel radar dei media statunitensi. La vera frattura ormai, è tutta politica: da un lato c´è la rigida posizione di George Bush che non vuole ridurre le emissioni per timore che questo danneggi l´economia, e dall´altro c´è l´opposta posizione di alcuni Stati della Federazione. La California del repubblicano Arnold Schwartzenegger (lo Stato più popoloso d´America, che in termini di Pil sarebbe il quinto Stato al mondo) ha oggi la legislazione più "verde" del pianeta. Tanto per dare un´idea, il 31 Gennaio è stata avanzata una proposta di legge per bandire le tradizionali lampadine a fluorescenza dalla California, entro il 2012. Il fatto importante è che gli elettori applaudono. Ma si può anche fare l´esempio del Regno Unito, dove la cultura anti-anidride carbonica sta talmente prendendo piede fra il pubblico, che sia Tony Blair che il leader conservatore David Cameron fanno a gara per chi fa la dichiarazione più "verde". In altre parole, l´attuale cambiamento d´umore fra gli elettori sta facendo la differenza. E la farà sempre di più.»
La Toyota, con i suoi modelli a motore ibrido, nel corso del 2007 supererà le vendite della General Motors diventando il primo produttore mondiale. Un esempio che dimostra come finalmente si riconosca a livello mondiale il valore monetario dell´ambiente; il mondo economico è ancora una volta in anticipo rispetto a quello politico, ma quanto tempo potrebbe volerci prima che i Governi si convincano di tale valore, in un mondo ancora dominato da un capitalismo fondato sul petrolio?
«Gli elettori sono anche consumatori. La Toyota non è diventata la prima casa automobilistica del mondo grazie alla sua Prius, l´auto ibrida che all´improvviso in AMerica è di moda. Ma è ovvio che le sue posizioni anti-emissioni-serra gli stanno facendo guadagnare altri punti agli occhi degli acquirenti. Basta vedere la pubblicità Toyota sulle riviste internazionali degli ultimi mesi: le macchine si vedono raramente. Si vede molto più spesso un annuncio con un albero che ha le radici fatte come una mano umana, dove la casa nipponica reclamizza - invece della performance su strada - di aver ridotto del 30% le proprie emissioni. A mio parere, questa tendenza è destinata ad aumentare vertiginosamente con l´aumento - apparentemente inevitabile - degli allarmi sugli effetti del global warming. Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni. Anche peggio: gruppi di cittadini potrebbero finire per lanciare delle "class action" (cause collettive) contro chi ha maggiormente contribuito all´effetto serra, un po´ com´è successo alle multinazionali del tabacco. Ma credo anche (e spero) che la coscienza collettiva sarà presto più consapevole sugli impatti della civiltà umana sull´atmosfera, e che la gente agirà di conseguenza. Guidando tutti un po´ meno, o più lentamente, si diminuiscono le emissioni. Sostituendo tutti le lampadine a fluorescenza con quelle a basso consumo (anche senza una legge che te lo ordina), si riduce l´impatto sull´ambiente. E, guarda caso, si risparmia pure. Ecco, un prossimo cambio di mentalità collettivo (governi, imprese, cittadini) potrebbe essere molto meno improbabile di quel che sembri oggi.»
Mario Pasquali
Da Nairobi a Davos, passando per Parigi
«Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni»
Ci sono rivoluzioni che scoppiano improvvisamente: nessun presentimento, nessun segnale. Un qualcosa di così fulmineo che non lascia il tempo di pensare, quasi neanche respirare. Altre rivoluzioni, invece, partono da lontano, sono come un flusso continuo e inesorabile di cui non ci si accorge quando ne si fa parte. Un giorno si guarda alle proprie spalle e ci si accorge del cambiamento, ed è tale che non si può più tornare indietro. Questo è ciò che sta succedendo nelle coscienze economiche e politiche a ogni latitudine rispetto alle cosiddette “tecnologie verdi”, in risposta a quei cambiamenti climatici di cui tanto si parla soprattutto in questi giorni, a qualche mese dal congresso di Nairobi sul clima e dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) lo scorso 2 Febbraio a Parigi.
Non prima di una settimana, nell’insolito scenario senza neve di Davos, in Svizzera, l’establishment capitalistico mondiale riunito per il World Economic Forum ha posto la questione dello sviluppo di un’economia sostenibile orientata verso l’efficienza, il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera per contrastare l’effetto serra. Gli ampi margini di guadagno previsti, stimolati soprattutto dall’innalzamento del prezzo del petrolio e dalla “fame energetica” mondiale, con investimenti previsti nel settore per almeno 500 milioni di dollari, sono stati lo sprone per dieci dei maggiori soggetti economici statunitensi che insieme alle più importanti associazioni ambientaliste hanno formato una nuova lobby ecologista denominata US Climate Action Partnership. La convinzione che l’ecologia sia il business del futuro deriva dalla sempre maggiore presa di coscienza a livello planetario che non solo un grosso cambiamento climatico sia in atto, ma che le cause principali siano di origine antropica (almeno il 90% stando ai dati dell’IPCC).
Se, quindi, le tecnologie pulite sono uno dei sistemi per instaurare un processo di sviluppo sostenibile, rappresentano anche un nuovo mercato dalle enormi potenzialità. Per capire meglio cosa stia avvenendo abbiamo rivolto alcune domande a Marco Magrini, giornalista del quotidiano economico nazionale Il Sole 24 Ore:
Quasi contemporaneamente si sono svolti il World Economic Forum a Davos e il summit dell´IPCC a Parigi, entrambi focalizzati sui mutamenti climatici; ma se da Parigi le condizioni della Terra vengono definite critiche e si chiede ai governi del mondo di porre rimedio, dall´establishment economico mondiale riunito in Svizzera sembra arrivare una ventata d´ottimismo sulle nuove possibilità di guadagno che le tecnologie verdi potrebbero offrire nell´immediato futuro. Due modi diversi di affrontare lo stesso problema: non c´è, però, il rischio che la sfruttamento dell´attuale situazione da parte dei nuovi "capitalisti verdi" possa rivelarsi controproducente?
«Questa apparente discrepanza è facilmente destinata a creare dei problemi: in Messico, nelle scorse settimane, si è già registrato un sensibile aumento nei prezzi del mais proprio perché la produzione di biocarburanti sta togliendo materia prima al settore alimentare. In realtà però, è auspicabile che le due cose - una presa di coscienza dei governi e lo sviluppo di un business verde - vadano di pari passo. Grazie ai meccanismi di mercato, gli Stati Uniti sono già riusciti (nei primi anni 90) a ridurre l´inquinamento da biossido di zolfo, che causa le piogge acide. Il Protocollo di Kyoto sarebbe ispirato alla stessa idea, se non fosse che gli Stati Uniti e l´Australia l´hanno firmato e poi mai ratificato. Proprio perché l´economia mondiale è basata sui combustibili fossili (senza i quali la crescita degli ultimi 150 anni non si sarebbe mai verificata), è necessario che la grande industria riduca le emissioni di gas-serra e soprattutto investa sulla ricerca di nuove tecnologie. Senza la prospettiva di una redditività, nessuna delle due cose sarebbe possibile.»
Le recenti dichiarazioni di Bush di diminuire la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio, incoraggiando i cittadini a usare meno la macchina, sono state accolte freddamente sia dai petrolieri, per ovvie ragioni, sia dal mondo politico e imprenditoriale impegnato in progetti incentrati sulla sostenibilità, perché non vengono menzionate soluzioni energetiche alternative e rinnovabili. Eppure negli Stati Uniti esistono scienziati e imprese molto avanzate nella ricerca e realizzazioni di tecnologie verdi; come possono co-esistere due anime così diverse?
«Dall´uragano Katrina all´insolita aria di primavera per l´ultimo capodanno newyorkese, l´opinione pubblica americana ha cambiato umore. Il riscaldamento del pianeta è finalmente entrato nel radar dei media statunitensi. La vera frattura ormai, è tutta politica: da un lato c´è la rigida posizione di George Bush che non vuole ridurre le emissioni per timore che questo danneggi l´economia, e dall´altro c´è l´opposta posizione di alcuni Stati della Federazione. La California del repubblicano Arnold Schwartzenegger (lo Stato più popoloso d´America, che in termini di Pil sarebbe il quinto Stato al mondo) ha oggi la legislazione più "verde" del pianeta. Tanto per dare un´idea, il 31 Gennaio è stata avanzata una proposta di legge per bandire le tradizionali lampadine a fluorescenza dalla California, entro il 2012. Il fatto importante è che gli elettori applaudono. Ma si può anche fare l´esempio del Regno Unito, dove la cultura anti-anidride carbonica sta talmente prendendo piede fra il pubblico, che sia Tony Blair che il leader conservatore David Cameron fanno a gara per chi fa la dichiarazione più "verde". In altre parole, l´attuale cambiamento d´umore fra gli elettori sta facendo la differenza. E la farà sempre di più.»
La Toyota, con i suoi modelli a motore ibrido, nel corso del 2007 supererà le vendite della General Motors diventando il primo produttore mondiale. Un esempio che dimostra come finalmente si riconosca a livello mondiale il valore monetario dell´ambiente; il mondo economico è ancora una volta in anticipo rispetto a quello politico, ma quanto tempo potrebbe volerci prima che i Governi si convincano di tale valore, in un mondo ancora dominato da un capitalismo fondato sul petrolio?
«Gli elettori sono anche consumatori. La Toyota non è diventata la prima casa automobilistica del mondo grazie alla sua Prius, l´auto ibrida che all´improvviso in AMerica è di moda. Ma è ovvio che le sue posizioni anti-emissioni-serra gli stanno facendo guadagnare altri punti agli occhi degli acquirenti. Basta vedere la pubblicità Toyota sulle riviste internazionali degli ultimi mesi: le macchine si vedono raramente. Si vede molto più spesso un annuncio con un albero che ha le radici fatte come una mano umana, dove la casa nipponica reclamizza - invece della performance su strada - di aver ridotto del 30% le proprie emissioni. A mio parere, questa tendenza è destinata ad aumentare vertiginosamente con l´aumento - apparentemente inevitabile - degli allarmi sugli effetti del global warming. Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni. Anche peggio: gruppi di cittadini potrebbero finire per lanciare delle "class action" (cause collettive) contro chi ha maggiormente contribuito all´effetto serra, un po´ com´è successo alle multinazionali del tabacco. Ma credo anche (e spero) che la coscienza collettiva sarà presto più consapevole sugli impatti della civiltà umana sull´atmosfera, e che la gente agirà di conseguenza. Guidando tutti un po´ meno, o più lentamente, si diminuiscono le emissioni. Sostituendo tutti le lampadine a fluorescenza con quelle a basso consumo (anche senza una legge che te lo ordina), si riduce l´impatto sull´ambiente. E, guarda caso, si risparmia pure. Ecco, un prossimo cambio di mentalità collettivo (governi, imprese, cittadini) potrebbe essere molto meno improbabile di quel che sembri oggi.»
Finalmente anche l’Italia sta prendendo coscienza che l’edilizia è una delle attività umane a più alto impatto ambientale
06/03/07 21:42
Fonte: Edizioni Ambiente
http://www.reteambiente.it
http://www.edizioniambiente.it
Paola Fraschini
Finalmente anche l’Italia sta prendendo coscienza che l’edilizia è una delle attività umane a più alto impatto ambientale, e di conseguenza ha individuato in questo settore l’area prioritaria d’intervento per contenere gli sprechi di energia. A dire il vero, già da tempo si era mosso qualcosa a livello locale, con la Provincia di Bolzano quale esempio migliore.
Il governo sta adesso preparando le linee guida per la certificazione energetica delle abitazioni e gli incentivi previsti in Finanziaria serviranno da spinta per rilanciare l’efficienza e le rinnovabili: detrazioni per chi adotta misure per ridurre il consumo energetico oppure per chi interviene su pareti e infissi per contenere le dispersioni. Nelle nuove abitazioni è previsto l’obbligo del solare termico per il riscaldamento dell’acqua (per una frazione di almeno metà del fabbisogno) e con il nuovo “conto energia” lo Stato sostiene chi mette i pannelli solari fotovoltaici per produrre l’energia che consuma, sia a livello domestico sia industriale.
Ovunque splenda il sole, tutti gli edifici, che si tratti di villette o grattacieli, possono diventare minicentrali termiche o elettriche.
Globalmente gli edifici “divorano” oltre il 40% dell’energia prodotta, e sempre a livello mondiale, l’illuminazione è responsabile di quasi il 20% del consumo totale di elettricità (e gran parte di questo consumo avviene mentre il sole splende). Le città, dove a quelli degli edifici si sommano i consumi delle infrastrutture, dei servizi, del trasporto pubblico e privato, sono ovviamente i “punti caldi” dell’utilizzo di energia.
State of the World 2007. Il nostro futuro urbanizzato (in uscita a marzo) punta l’attenzione proprio sui sistemi urbani: nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà nelle città e per la prima volta la popolazione urbana supererà quella rurale. È nelle città, dalle megalopoli come Los Angeles alle favelas di Rio de Janeiro, che bisogna concentrare gli sforzi, per renderle sostenibili e per farne dei luoghi più sani dove vivere.
Secondo i ricercatori del Worldwatch Institute, le città di oggi, sistemi dissipativi di energia e risorse che producono sempre più scarti e rifiuti, hanno la possibilità di mutare le proprie abitudini: possono adottare tecnologie più efficienti, puntare alla produzione decentrata delle energie rinnovabili, ridurre lo spreco energetico con semplici accorgimenti progettuali quali lo sfruttamento della luce naturale e fare anche molto altro. A dimostrarlo vi sono esempi in tutto il mondo: da Shanghai (oggi la Cina è il leader mondiale nella produzione e nell’uso di sistemi solari termici) a Malmö in Svezia, fino a Timbuktu in Africa e Loja in Ecuador.
Chiudere i cicli di nutrienti senza produrre rifiuti che non vengano metabolizzati, sull’esempio di ciò che avviene negli ecosistemi naturali, è possibile a vari livelli, dal singolo edificio al progetto di un’intera area metropolitana. L’approccio alla progettazione edilizia orientato al metabolismo circolare viene definito in tanti modi: bioarchitettura, architettura bioecologica o verde, bioedilizia ecc. In Italia l’Anab, Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, si occupa proprio di questi temi.Tra i nostri volumi pubblicati in collaborazione con l’Associazione ricordiamo: L’isolamento ecoefficiente. Guida all’uso dei materiali naturali, Case ecologiche. I principi, le tendenze, gli esempi e Architettura sostenibile. 29 esempi europei di edifici e insediamenti ad alta qualità ambientale.
Paola Fraschini
Finalmente anche l’Italia sta prendendo coscienza che l’edilizia è una delle attività umane a più alto impatto ambientale, e di conseguenza ha individuato in questo settore l’area prioritaria d’intervento per contenere gli sprechi di energia. A dire il vero, già da tempo si era mosso qualcosa a livello locale, con la Provincia di Bolzano quale esempio migliore.
Il governo sta adesso preparando le linee guida per la certificazione energetica delle abitazioni e gli incentivi previsti in Finanziaria serviranno da spinta per rilanciare l’efficienza e le rinnovabili: detrazioni per chi adotta misure per ridurre il consumo energetico oppure per chi interviene su pareti e infissi per contenere le dispersioni. Nelle nuove abitazioni è previsto l’obbligo del solare termico per il riscaldamento dell’acqua (per una frazione di almeno metà del fabbisogno) e con il nuovo “conto energia” lo Stato sostiene chi mette i pannelli solari fotovoltaici per produrre l’energia che consuma, sia a livello domestico sia industriale.
Ovunque splenda il sole, tutti gli edifici, che si tratti di villette o grattacieli, possono diventare minicentrali termiche o elettriche.
Globalmente gli edifici “divorano” oltre il 40% dell’energia prodotta, e sempre a livello mondiale, l’illuminazione è responsabile di quasi il 20% del consumo totale di elettricità (e gran parte di questo consumo avviene mentre il sole splende). Le città, dove a quelli degli edifici si sommano i consumi delle infrastrutture, dei servizi, del trasporto pubblico e privato, sono ovviamente i “punti caldi” dell’utilizzo di energia.
State of the World 2007. Il nostro futuro urbanizzato (in uscita a marzo) punta l’attenzione proprio sui sistemi urbani: nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà nelle città e per la prima volta la popolazione urbana supererà quella rurale. È nelle città, dalle megalopoli come Los Angeles alle favelas di Rio de Janeiro, che bisogna concentrare gli sforzi, per renderle sostenibili e per farne dei luoghi più sani dove vivere.
Secondo i ricercatori del Worldwatch Institute, le città di oggi, sistemi dissipativi di energia e risorse che producono sempre più scarti e rifiuti, hanno la possibilità di mutare le proprie abitudini: possono adottare tecnologie più efficienti, puntare alla produzione decentrata delle energie rinnovabili, ridurre lo spreco energetico con semplici accorgimenti progettuali quali lo sfruttamento della luce naturale e fare anche molto altro. A dimostrarlo vi sono esempi in tutto il mondo: da Shanghai (oggi la Cina è il leader mondiale nella produzione e nell’uso di sistemi solari termici) a Malmö in Svezia, fino a Timbuktu in Africa e Loja in Ecuador.
Chiudere i cicli di nutrienti senza produrre rifiuti che non vengano metabolizzati, sull’esempio di ciò che avviene negli ecosistemi naturali, è possibile a vari livelli, dal singolo edificio al progetto di un’intera area metropolitana. L’approccio alla progettazione edilizia orientato al metabolismo circolare viene definito in tanti modi: bioarchitettura, architettura bioecologica o verde, bioedilizia ecc. In Italia l’Anab, Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, si occupa proprio di questi temi.Tra i nostri volumi pubblicati in collaborazione con l’Associazione ricordiamo: L’isolamento ecoefficiente. Guida all’uso dei materiali naturali, Case ecologiche. I principi, le tendenze, gli esempi e Architettura sostenibile. 29 esempi europei di edifici e insediamenti ad alta qualità ambientale.
Il Ministero dell'Ambiente rinnova impegno nei settori delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica nel Mediterraneo
05/03/07 22:26
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare rinnova nel 2007 il proprio
impegno nel consolidamento della sinergia tra le
proprie azioni nei settori delle energie
rinnovabili e dell'efficienza energetica nel
bacino del Mediterraneo, avviate con l'attuazione
del Programma MEDREP, e la Renewable Energy and
Energy Efficiency Partnership (REEEP), iniziativa
di partenariato promossa dal governo britannico.
Grazie anche al supporto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Renewable Energy and Energy Efficiency Partnership (REEEP) lancia la Sixth call for proposal attraverso la quale verranno finanziati 2 progetti, di elevata qualità nel campo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, aventi come obiettivo:
- la promozione di una più estesa penetrazione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica in risposta ai cambiamenti climatici
- il rafforzamento di azioni e programmi che accrescano la cooperazione internazionale e regionale, nel settore dell'energia, in accordo alle politiche ed agli obiettivi dell'Italia in tema di cambiamenti climatici, energie rinnovabili ed efficienza energetica, sviluppo sostenibile.
I progetti dovranno affrontare temi relativi a Business & Finance e Policy & Regulation.
I dettagli relativi ad obiettivi, temi e a tutte le tipologie progettuali ammesse al finanziamento, sono contenuti nel testo del bando consultabile sul sito www.reeep.org.
Potranno presentare una proposta progettuale tutte le organizzazioni pubbliche e private attive nei settori dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica.
Ai progetti, che dovranno essere realizzati in uno o più dei seguenti Paesi: Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia, sarà riconosciuto un contributo massimo di 100'000 EURO per una durata di 12, 18 o 24 mesi, a partire da luglio 2007. L'eventuale co-finanziamento da parte del proponente del progetto contribuirà all'accrescimento della valutazione complessiva.
Il Centro MEDREC istituito a Tunisi nell'ambito del Programma MEDREP, gestirà la presentazione e la pre-valutazione delle proposte di progetto, mentre la valutazione finale sarà effettuata dall'International Steering Committee del REEEP, presso la sede a Vienna.
Il processo di presentazione e selezione delle proposte di progetto si articolerà come segue:
- 30 marzo 2007, scadenza invio delle idee di progetto;
- 20 aprile 2007, pubblicazione della short-list;
- 11 maggio 2007, invio delle proposte di progetto complete;
- 27 giugno 2007, pubblicazione della graduatoria finale;
- 1 luglio 2007, inizio dei progetti ammessi al finanziamento.
Le proposte dovranno essere inoltrate esclusivamente via posta elettronica agli indirizzi e con i formulari indicati nel sito www.reeep.org, entro il 30 Marzo 2007.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Franco Di Andrea
Mediterranean Renewable Energy Centre (MEDREC)
Tel +216 71 283 477
Fax +216 71 284 445
e-mail: franco.diandrea@medrec.nat.tn
fonte:www.minambiente.it
Grazie anche al supporto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Renewable Energy and Energy Efficiency Partnership (REEEP) lancia la Sixth call for proposal attraverso la quale verranno finanziati 2 progetti, di elevata qualità nel campo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, aventi come obiettivo:
- la promozione di una più estesa penetrazione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica in risposta ai cambiamenti climatici
- il rafforzamento di azioni e programmi che accrescano la cooperazione internazionale e regionale, nel settore dell'energia, in accordo alle politiche ed agli obiettivi dell'Italia in tema di cambiamenti climatici, energie rinnovabili ed efficienza energetica, sviluppo sostenibile.
I progetti dovranno affrontare temi relativi a Business & Finance e Policy & Regulation.
I dettagli relativi ad obiettivi, temi e a tutte le tipologie progettuali ammesse al finanziamento, sono contenuti nel testo del bando consultabile sul sito www.reeep.org.
Potranno presentare una proposta progettuale tutte le organizzazioni pubbliche e private attive nei settori dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica.
Ai progetti, che dovranno essere realizzati in uno o più dei seguenti Paesi: Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia, sarà riconosciuto un contributo massimo di 100'000 EURO per una durata di 12, 18 o 24 mesi, a partire da luglio 2007. L'eventuale co-finanziamento da parte del proponente del progetto contribuirà all'accrescimento della valutazione complessiva.
Il Centro MEDREC istituito a Tunisi nell'ambito del Programma MEDREP, gestirà la presentazione e la pre-valutazione delle proposte di progetto, mentre la valutazione finale sarà effettuata dall'International Steering Committee del REEEP, presso la sede a Vienna.
Il processo di presentazione e selezione delle proposte di progetto si articolerà come segue:
- 30 marzo 2007, scadenza invio delle idee di progetto;
- 20 aprile 2007, pubblicazione della short-list;
- 11 maggio 2007, invio delle proposte di progetto complete;
- 27 giugno 2007, pubblicazione della graduatoria finale;
- 1 luglio 2007, inizio dei progetti ammessi al finanziamento.
Le proposte dovranno essere inoltrate esclusivamente via posta elettronica agli indirizzi e con i formulari indicati nel sito www.reeep.org, entro il 30 Marzo 2007.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Franco Di Andrea
Mediterranean Renewable Energy Centre (MEDREC)
Tel +216 71 283 477
Fax +216 71 284 445
e-mail: franco.diandrea@medrec.nat.tn
fonte:www.minambiente.it
ANBI E LIPU INSIEME PER DIFESA HABITAT NATURALI
05/03/07 22:21
(ANSA) - ROMA - Anbi (Associazione Nazionale
Bonifiche e Irrigazioni) e Lipu (Lega Italiana
protezione Uccelli) insieme per difendere e
promuovere il suolo e gli habitat naturali di
centinaia di aree naturalistiche (Iba, Sci, Zps).
E' l'obiettivo dell'intesa siglata oggi nella
Sala della Sacrestia della Camera dei deputati
alla presenza del presidente della commissione
agricoltura Marco Lion. L'accordo, che tra
l'altro interessa 181.000 chilometri di canali
consortili e 30 oasi naturalistiche della Lipu,
segna anche l'approdo a un diverso modo di
concepire le bonifiche: non piu' opere di mera
ingegneria idraulica ma opere concepite in
sintonia con l'ambiente e per la tutela e
valorizzazione del territorio. ''Non e' piu' il
tempo delle grandi bonifiche - ha detto infatti
Marco Lion presentando il protocollo - ma e' il
tempo delle gestione di un territorio che ha
problemi di assetto idrogeologico di cui bisogna
tutelare la biodiversita' e valorizzarlo''.
''Oggi - ha detto Massimo Gargano il Presidente dell'Anbi - si sancisce un'unione di valori: quello della tutela dell'ambiente e quello della bonifica del suolo, oggi insieme per promuovere un modello economico che assecondi le vocazioni del paese, una su tutte lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione del suo territorio''. Giuliano Tallone, presidente della Lipu, ha sottolineato come l'intesa sia ''l'incontro fra la cultura naturalistica della Lipu e quella imprenditoriale dell'Anbi, due mondi che finora si sono parlati poco. Ora - ha sottolineato - la questione acqua non e' piu' una questione di depurazione ma anche di servizi ambientali''. Insomma una visione meno idraulica e piu' ecologica, ma anche - come ha sottolineato il presidente dell'Anbi - una visione della bonifica del territorio attenta ai cambiamenti climatici degli ultimi anni.
''Negli anni Sessanta - ha spiegato Gargano - l'obiettivo delle bonifiche era quella di liberare i territori e le citta' dalle acque e portarle al mare, ora le nuove concezioni idrauliche pensano a trattenere le acque nel territorio migliorando e sviluppando le capacita' di depurazione e di tutela delle qualita' delle acque''.
''Oggi - ha detto Massimo Gargano il Presidente dell'Anbi - si sancisce un'unione di valori: quello della tutela dell'ambiente e quello della bonifica del suolo, oggi insieme per promuovere un modello economico che assecondi le vocazioni del paese, una su tutte lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione del suo territorio''. Giuliano Tallone, presidente della Lipu, ha sottolineato come l'intesa sia ''l'incontro fra la cultura naturalistica della Lipu e quella imprenditoriale dell'Anbi, due mondi che finora si sono parlati poco. Ora - ha sottolineato - la questione acqua non e' piu' una questione di depurazione ma anche di servizi ambientali''. Insomma una visione meno idraulica e piu' ecologica, ma anche - come ha sottolineato il presidente dell'Anbi - una visione della bonifica del territorio attenta ai cambiamenti climatici degli ultimi anni.
''Negli anni Sessanta - ha spiegato Gargano - l'obiettivo delle bonifiche era quella di liberare i territori e le citta' dalle acque e portarle al mare, ora le nuove concezioni idrauliche pensano a trattenere le acque nel territorio migliorando e sviluppando le capacita' di depurazione e di tutela delle qualita' delle acque''.
L’inaspettato surplus di rifiuti, produciamo sempre più rifiuti e meno ricchezza
04/03/07 16:09
Il “Rapporto Rifiuti 2006” rileva un forte
aumento della produzione nazionale di rifiuti
urbani ed un andamento della raccolta
differenziata molto condizionato dai ritardi del
Sud
Le normative introdotte negli atti strategici e regolamentari adottati in sede europea negli ultimi anni per disciplinare il settore dei rifiuti sono state finalizzate, in particolare, a rafforzare il principio della responsabilità del produttore e a favorire una gerarchia di azioni diretta a favorire un uso razionale e sostenibile delle risorse.
L’ordine di questa gerarchia mette al primo posto la prevenzione dei rifiuti, cioè l’esigenza di contenerne la produzione. Al secondo posto il recupero dei rifiuti nelle sue diverse forme (reimpiego, riciclaggio e recupero energetico), mentre pone all’ultimo gradino lo smaltimento sicuro dei soli rifiuti che non presentano altra possibilità di trattamento.
Una gerarchia sovvertita
Gli ultimi dati forniti sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia, nel rapporto curato dall’APAT e dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (Rapporto Rifiuti 2006), confermando tendenze che già apparivano chiare negli anni passati, operano un evidente stravolgimento di questa gerarchia. Perché non solo sanciscono il fallimento in Italia di una politica di prevenzione della formazione dei rifiuti, ma evidenziano anche i ritardi e le difficoltà che incontra, in larghe zone del Paese, la pratica della raccolta differenziata che è il presupposto delle azioni di recupero.
Riguardo al primo punto, il dato sorprendente riguarda l’entità della crescita della produzione dei rifiuti urbani. Nel 2005 l’Italia ha prodotto 31,7 milioni di tonnellate di rifiuti, facendo segnare un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente ed un incremento di 6 kg sulla produzione annua pro capite che sfiora ormai i 540 kg per abitante.
Una crescita di queste dimensioni rappresenta un risultato inaspettato se si considera il distacco che questo valore fa registrare sia rispetto all’indice del PIL, aumentato mediamente dal 2003 al 2005 dell’1%, sia rispetto ai consumi delle famiglie, cresciute di un misero 0,6%. Verrebbe da chiedersi: ma dove viene questa ricchezza aggiuntiva convertita in rifiuti?
I tre volti dell’Italia
Riguardo al secondo punto, è sempre più evidente la differente velocità con cui marciano le tre aree geografiche italiane, registrando un sempre più marcato distacco tra un Nord “operoso” nella pratica della raccolta differenziata ed un Sud “svogliato”.
Se nelle regioni del Nord, infatti, il tasso di raccolta differenziata arriva al 38,1%, nell’Italia centrale il valore di questo indice già precipita al 19,4%, per sprofondare all’8,7% nelle regioni meridionali e insulari. Il risultato combinato di queste diverse prestazioni “geografiche” porta ad un indice medio di raccolta differenziata del 24,3% in rapporto al totale dei rifiuti urbani prodotti. Un indice che, sebbene in crescita di anno in anno – come è giusto sottolineare - si presenta ancora troppo lontano dall’obiettivo di raccolta differenziata che il Decreto Ronchi quantificava al 35%. E non come risultato da raggiungere oggi, ma come traguardo che si sarebbe dovuto tagliare già nel 2003.
Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente
Angelo Cipro
Le normative introdotte negli atti strategici e regolamentari adottati in sede europea negli ultimi anni per disciplinare il settore dei rifiuti sono state finalizzate, in particolare, a rafforzare il principio della responsabilità del produttore e a favorire una gerarchia di azioni diretta a favorire un uso razionale e sostenibile delle risorse.
L’ordine di questa gerarchia mette al primo posto la prevenzione dei rifiuti, cioè l’esigenza di contenerne la produzione. Al secondo posto il recupero dei rifiuti nelle sue diverse forme (reimpiego, riciclaggio e recupero energetico), mentre pone all’ultimo gradino lo smaltimento sicuro dei soli rifiuti che non presentano altra possibilità di trattamento.
Una gerarchia sovvertita
Gli ultimi dati forniti sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia, nel rapporto curato dall’APAT e dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (Rapporto Rifiuti 2006), confermando tendenze che già apparivano chiare negli anni passati, operano un evidente stravolgimento di questa gerarchia. Perché non solo sanciscono il fallimento in Italia di una politica di prevenzione della formazione dei rifiuti, ma evidenziano anche i ritardi e le difficoltà che incontra, in larghe zone del Paese, la pratica della raccolta differenziata che è il presupposto delle azioni di recupero.
Riguardo al primo punto, il dato sorprendente riguarda l’entità della crescita della produzione dei rifiuti urbani. Nel 2005 l’Italia ha prodotto 31,7 milioni di tonnellate di rifiuti, facendo segnare un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente ed un incremento di 6 kg sulla produzione annua pro capite che sfiora ormai i 540 kg per abitante.
Una crescita di queste dimensioni rappresenta un risultato inaspettato se si considera il distacco che questo valore fa registrare sia rispetto all’indice del PIL, aumentato mediamente dal 2003 al 2005 dell’1%, sia rispetto ai consumi delle famiglie, cresciute di un misero 0,6%. Verrebbe da chiedersi: ma dove viene questa ricchezza aggiuntiva convertita in rifiuti?
I tre volti dell’Italia
Riguardo al secondo punto, è sempre più evidente la differente velocità con cui marciano le tre aree geografiche italiane, registrando un sempre più marcato distacco tra un Nord “operoso” nella pratica della raccolta differenziata ed un Sud “svogliato”.
Se nelle regioni del Nord, infatti, il tasso di raccolta differenziata arriva al 38,1%, nell’Italia centrale il valore di questo indice già precipita al 19,4%, per sprofondare all’8,7% nelle regioni meridionali e insulari. Il risultato combinato di queste diverse prestazioni “geografiche” porta ad un indice medio di raccolta differenziata del 24,3% in rapporto al totale dei rifiuti urbani prodotti. Un indice che, sebbene in crescita di anno in anno – come è giusto sottolineare - si presenta ancora troppo lontano dall’obiettivo di raccolta differenziata che il Decreto Ronchi quantificava al 35%. E non come risultato da raggiungere oggi, ma come traguardo che si sarebbe dovuto tagliare già nel 2003.
Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente
Angelo Cipro
Il Protocollo di Kyoto è un palliativo. È la provocazione lanciata dal nobel Carlo Rubbia
04/03/07 16:05
Il Protocollo di Kyoto è solo un palliativo. È la
provocazione lanciata dal nobel Carlo Rubbia,
consulente del ministero dell’Ambiente, parlando
in audizione il 21 febbraio di fronte alla
Commissione ambiente del Senato, che sta
svolgendo un’indagine conoscitiva sui cambiamenti
climatici. “Se il Protocollo di Kyoto fosse
attuato – ha detto il fisico di fama
internazionale – tutt’al più produrrebbe un
effetto di rallentamento di 7 anni sull’accumulo
dei gas serra. E voi capite che sette anni sono
niente”. Carlo Rubbia ha spiegato la sua visione
del problema dei cambiamenti climatici con
linguaggio semplice ma asserzioni scioccanti. “Il
problema dell’anidride carbonica è che si
accumula nell’atmosfera e ci resta per 2.000
anni. Basti pensare che nell’atmosfera ci sono
ancora gli effetti dell’incendio di Roma dei
tempi di Nerone”. La sua ricetta è quindi
composta di solare termodinamico e nucleare
pulito, “non quello attuale, che evoca
Chernobyl”, ma quello privo di scorie al quale
sta lavorando la ricerca internazionale, fruibile
più o meno tra mezzo secolo. Secondo Rubbia,
l’Italia dovrebbe investire soprattutto sullo
sviluppo del solare per la produzione di energia,
dal momento che il nostro paese gode delle
condizioni climatiche ideali per farlo. E non
perdere il treno della ricerca sulle rinnovabili
e, appunto, sul “nucleare pulito”.
Il fisico è inoltre intervenuto nel dibattito che attualmente divide la maggioranza di governo sulla questione dell’uso degli impianti a carbone. “Il carbone pulito non esiste – ha detto –. Si deve sapere che quando si brucia 1 kg di carbone si produce 1,5 kg di anidride carbonica. Si possono limitare i danni, ma questo dato non cambia”. Ha chiuso inoltre in modo definitivo il capitolo del ricorso alle auto a benzina. “Ogni auto produce in un anno una quantità di CO2 4 volte superiore al proprio peso. Significa che il miliardo di auto in giro per il mondo produce 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Tenendo conto che il totale delle emissioni è di 20 miliardi di tonnellate, ci si può rendere conto dell’effetto negativo dato dalle automobili”. Infine, ha confermato la sua proposta di destinare l’1% del ricavato delle tasse sui carburanti alla ricerca sulle energie pulite. “Penso che questa possa essere ancora un’idea praticabile – ha detto –. Soprattutto perché dobbiamo tenere conto che fra 30-40 anni il petrolio e il gas naturale saranno esauriti e quindi la situazione sarà molto grave. Gli 8 miliardi di uomini che popoleranno il pianeta non avranno più energia in quantità abbondante e a bassi costi e questo potrebbe avere effetti devastanti”.
A credere fermamente nel forte rilancio delle rinnovabili anche come prospettiva di leadership economica per il nostro paese è l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, senatore dell’Ulivo vicepresidente della Commissione ambiente di Palazzo Madama. Ronchi è primo firmatario di un disegno di legge sulle rinnovabili all’esame delle commissioni Ambiente e Industria di Palazzo Madama. Il tema dell’effetto serra e della lotta ai cambiamenti climatici sarà sempre più attuale.
Ilaria Di Bella
Fonte: Edizioni Ambiente http://www.reteambiente.it http://www.edizioniambiente.it
Il fisico è inoltre intervenuto nel dibattito che attualmente divide la maggioranza di governo sulla questione dell’uso degli impianti a carbone. “Il carbone pulito non esiste – ha detto –. Si deve sapere che quando si brucia 1 kg di carbone si produce 1,5 kg di anidride carbonica. Si possono limitare i danni, ma questo dato non cambia”. Ha chiuso inoltre in modo definitivo il capitolo del ricorso alle auto a benzina. “Ogni auto produce in un anno una quantità di CO2 4 volte superiore al proprio peso. Significa che il miliardo di auto in giro per il mondo produce 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Tenendo conto che il totale delle emissioni è di 20 miliardi di tonnellate, ci si può rendere conto dell’effetto negativo dato dalle automobili”. Infine, ha confermato la sua proposta di destinare l’1% del ricavato delle tasse sui carburanti alla ricerca sulle energie pulite. “Penso che questa possa essere ancora un’idea praticabile – ha detto –. Soprattutto perché dobbiamo tenere conto che fra 30-40 anni il petrolio e il gas naturale saranno esauriti e quindi la situazione sarà molto grave. Gli 8 miliardi di uomini che popoleranno il pianeta non avranno più energia in quantità abbondante e a bassi costi e questo potrebbe avere effetti devastanti”.
A credere fermamente nel forte rilancio delle rinnovabili anche come prospettiva di leadership economica per il nostro paese è l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, senatore dell’Ulivo vicepresidente della Commissione ambiente di Palazzo Madama. Ronchi è primo firmatario di un disegno di legge sulle rinnovabili all’esame delle commissioni Ambiente e Industria di Palazzo Madama. Il tema dell’effetto serra e della lotta ai cambiamenti climatici sarà sempre più attuale.
Ilaria Di Bella
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