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<title>Feed RSS</title><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html</link><description>News</description><dc:language>it-it</dc:language><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><dc:rights>Copyright 2006 FefeAmbiente</dc:rights><dc:date>2012-02-16T18:38:32+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Thu, 16 Feb 2012 18:41:51 +0100</lastBuildDate><item><title>Bocciata dal referendum&#x2c; la privatizzazione dell&#x2019;acqua rispunta nel pacchetto Monti</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-16T18:38:32+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-614</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-614</guid><content:encoded><![CDATA[Bocciata dal referendum, la privatizzazione dell&rsquo;acqua rispunta nel pacchetto Monti<br /><br />Emendamenti "bipartisan" puntano a rimettere sul mercato i servizi idrici, nonostante l'esito opposto del voto. A guidare l'assalto al Senato, Enzo Ghigo (Pdl) e i democratici Morando e Bosone<br /><br /><br />Negli emendamenti al decreto privatizzazioni presentati in Senato nei giorni scorsi si nasconde il tentativo &ndash; sostenuto soprattutto dal Pdl &ndash; di riproporre, ancora una volta, la privatizzazione dell&rsquo;acqua. La discussione sul pacchetto Monti &ndash; che dovr&agrave; essere convertito in legge nei prossimi giorni &ndash;  &egrave; la ghiotta occasione per garantire ai grandi gruppi multinazionali dei servizi, veri giganti finanziari, l&rsquo;apertura del mercato italiano dei beni comuni.<br /><br />La battaglia parlamentare si sta giocando sull&rsquo;articolo 25 del decreto Monti, che ha dato seguito agli ultimi provvedimenti sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali del governo Berlusconi. Qui si parla di cultura, di trasporto, di reti e di acqua. Servizi che le stesse grandi corporation chiamano &ldquo;l&rsquo;essenziale per la vita&rdquo;. Per ora nelle due sedute della commissione Bilancio del Senato questo nodo cruciale non &egrave; stato ancora affrontato. I lavori di discussione degli emendamenti proseguir&agrave; nei prossimi giorni.<br /><br />La complessa legge sulle liberalizzazioni ha la struttura di una matrioska. Per quanto riguarda i servizi pubblici locali le norme rimandano sostanzialmente al decreto sviluppo del governo Berlusconi, che a sua volta richiama il pacchetto anticrisi varato il 13 agosto. Come dei novelli alchimisti, i senatori hanno dato sfogo alla fantasia, colpendo virgole, singole parole, pezzi di frasi che apparentemente sembrano innocue. In realt&agrave; all&rsquo;interno delle centinaia di pagine depositate in commissione Industria ci sono vere e proprie trappole mortali. E, spesso, incostituzionali, considerando che su questo tema si &egrave; svolto un referendum popolare.<br /><br />Degni di nota sono tre emendamenti, che puntano alla privatizzazione forzata dell&rsquo;acqua. L&rsquo;articolo quattro del decreto 138 di Ferragosto introduceva in sostanza l&rsquo;obbligo per i comuni di cedere ai privati le aziende ancora pubbliche incaricate di gestire i servizi pubblici. In quell&rsquo;articolo, nell&rsquo;ultimo comma, il governo escludeva per&ograve; il servizio idrico dalla ventata di privatizzazioni. Almeno tre emendamenti presentati oggi in Senato puntano ad eliminare questa esclusione, con il conseguente obbligo di cessione della gestione degli acquedotti ai privati.<br /><br />Particolarmente attivo in questo senso &egrave; il senatore del Pdl Enzo Ghigo, firmatario degli emendamenti 25.62 e 25.119. Nel primo emendamento, Ghigo gioca con le parole, parlando di liberalizzazione del servizio idrico, per evitare la parola privatizzazione, da attuare &ndash; scrive &ndash; &ldquo;solo qualora l&rsquo;iniziativa pubblica non risulti idonea a garantire i bisogni della comunit&agrave;&rdquo;. Nell&rsquo;emendamento 25.119 il discorso &egrave; invece pi&ugrave; diretto: il comma 34 dell&rsquo;articolo quattro sulle privatizzazioni &ndash; richiamato e incluso nel decreto Monti &ndash; viene radicalmente cambiato, eliminando l&rsquo;esclusione dell&rsquo;acqua dall&rsquo;obbligo di cessione ai privati. In sostanza si ripropone tout court la legge Ronchi-Fitto, il cui articolo 18bis &egrave; stato abrogato dalla consultazione referendaria.<br /><br />Punta al sodo il senatore del Pd Enrico Morando, firmatario dell&rsquo;emendamento 25.0.2. Nel testo si chiede l&rsquo;inserimento di un nuovo articolo nel decreto sulle liberalizzazioni, il 25 bis. Obiettivo dichiarato &egrave; la revisione della tariffa dell&rsquo;acqua, reintroducendo &ndash; con altre parole &ndash; almeno parte della remunerazione del capitale investito abrogata dal secondo quesito dei referendum di giugno.<br /><br />Morando, nel testo presentato al Senato, chiede di riconoscere ai gestori il &ldquo;costo finanziario della fornitura del servizio&rdquo;, mantenendo sempre e comunque &ldquo;l&rsquo;equilibrio economico finanziario&rdquo; della gestione. Ovvero i due pilastri del sistema privato dell&rsquo;acqua. E&rsquo; firmato dal senatore Daniele Bosone, Pd, un altro emendamento che ripropone una norma contenuta nella bozza del decreto Monti, poi cassata dopo l&rsquo;opposizione del movimento per l&rsquo;acqua pubblica. L&rsquo;emendamento 25.105 prevede in sostanza che i servizi idrici possono essere gestiti solo da societ&agrave; di capitale, azzerando di fatto l&rsquo;esperienza della giunta De Magistris, che nei mesi scorsi ha deliberato la creazione di un ente non economico &ndash; Abc Napoli &ndash; per sostituire la Arin Spa nella gestione dell&rsquo;acqua.<br /><br />http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/bocciata-referendum-privatizzazione-dellacqua-rispunta-pacchetto-monti/191682/<br /><br /><br />Politica & Palazzo | di Andrea Palladino | 16 febbraio 2012<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Dalla Spagna: il grattacielo di mangrovie che genera acqua potabile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-16T18:37:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-613</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-613</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Negli ultimi tempi alcuni esperti dell&rsquo;ONU e del World Water Council hanno stimato che, causa del forte incremento della popolazione mondiale (si pensa possa sfiorare entro il 2050 i 9 miliardi di unit&agrave;), &egrave; prevista una forte crisi idrica che colpir&agrave; almeno met&agrave; della popolazione mondiale entro il 2030.<br /><br />Per queste ragioni numerosi architetti, delle pi&ugrave; disparate parti del mondo, si stanno ingegnando nel progettare opere urbanistiche atte a risolvere e prevenire tale problema.<br /><br />Un esempio emblematico ci &egrave; dato dallo studio di progettazione Design Crew for Architecture che ha ideato un grattacielo in grado di generare acqua potabile. Tale grattacielo &egrave; formato da strutture simili a bolle impilate le une sulle altre che fungono da impianto di fitodepurazione delle acque.<br /><br />Ma cerchiamo di capire meglio il tutto.<br /><br />Innanzitutto la costruzione di tale struttura non &egrave; prevista in una citt&agrave; ma bens&igrave; nella provincia di Almeria in Spagna. Qui, infatti, esistono le condizioni ambientali e climatiche che rendono realizzabile il progetto.<br /><br />Queste bolle costituenti il grattacielo non sono altro che serre all&rsquo;interno delle quali &egrave; prevista la presenza di mangrovie. Tale struttura sar&agrave; costruita nei pressi di aree con acqua salmastra, condizione ideale per la crescita di tali alberi. Utilizzando un sistema di pompe l&rsquo;acqua salmastra verr&agrave; inviata all&rsquo;interno di queste serre consentendo l&rsquo;irrigazione degli alberi.<br /><br />L&rsquo;acqua salmastra, grazie al processo di traspirazione foliare, verr&agrave; immessa all&rsquo;esterno dalle piante sotto forma di acqua dolce in quanto i sali verranno trattenuti e utilizzati dalle piante. L&rsquo;acqua traspirata si condenser&agrave; sulle pareti delle serre e verr&agrave; raccolta in alcuni serbatoi. Tale acqua cos&igrave; raccolta potr&agrave; essere utilizzata per l&rsquo;irrigazione dei campi coltivati circostanti sfruttando il flusso gravitazionale.<br /><br />Si presuppone che un ettaro di mangrovie sar&agrave; in grado di produrre giornalmente circa 30.000 litri di acqua dolce in grado quindi di irrigare un campo di pomodori grande un ettaro.<br /><br />Speriamo che tale progetto possa essere realizzato quanto prima e non solo in Spagna!<br /><br />http://www.tuttogreen.it/dalla-spagna-il-grattacielo-di-mangrovie-che-genera-acqua-potabile/<br />Dalla Spagna: il grattacielo di mangrovie che genera acqua potabile<br /><br />di Arianna Zizzi il 29 luglio 2011 ]]></content:encoded></item><item><title>Modena&#x2c; cemento selvaggio. Palazzine sopra una grande falda acquifera. Insorge il M5S&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:24+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-612</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-612</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Sarebbero 400 gli appartamenti in costruzione sopra l&rsquo;area idrica che disseta 360mila persone nella provincia di Modena. M5S &ndash; Rifondazione di Carpi accusano il loro Comune, ma la giunta Pd e Idv assicura che sta &ldquo;monitorando&rdquo;. Interrogazione in Regione di Defranceschi<br /><br />400 appartamenti da costruire proprio sopra una delle pi&ugrave; grosse falde acquifere della regione da cui dipende, per l&rsquo;acqua potabile, mezza provincia di Modena compresa tutta l&rsquo;area di Carpi.<br /><br />Succede a Modena, dove il Comune si appresta ad autorizzare la costruzione di centinaia di appartamenti all&rsquo;interno della zona di rispetto dei pozzi Aimag che prelevano dal campo acquifero di Cognento, ad ovest della citt&agrave;. E&rsquo; stato infatti avviato l&rsquo;iter formale di un piano edilizio che prevede la cementificazione dell&rsquo;area verde a protezione dei pozzi nei pressi di via Aristotele. I proprietari dell&rsquo;area, d&rsquo;accordo con la giunta modenese, pare intendano trascurare il limite minimo di distanza delle costruzioni di 200 metri dai punti di prelievo, come previsto dalla legge.<br /><br />Il caso era gi&agrave; stato reso noto sette mesi fa da Lorenzo Paluan, il consigliere comunale di Carpi 5 Stelle &ndash; Rifondazione Comunista, che aveva chiesto pi&ugrave; volte all&rsquo;amministrazione carpigiana di prendere posizione rispetto alla paventata ipotesi di costruzione sulla falda acquifera da cui traggono acqua potabile per bere dai rubinetti.<br /><br />Di gioved&igrave; scorso, 19 gennaio, l&rsquo;odg bocciato dal consiglio comunale con profondo rammarico e sgomento di Paluan: &ldquo;E&rsquo; stato invece votato un odg Pd-Idv che invita la giunta a &ldquo;monitorare&rdquo;. Come ci aveva detto mesi fa l&rsquo;assessore all&rsquo;ambiente Tosi, rispondendo da bravo pompiere alla nostra interrogazione sul tema: Carpi monitora. E lo fa talmente bene che a venti giorni dal deposito del piano particolareggiato che prevede centinaia di appartamenti, tutti inseriti nell&rsquo;area di tutela dei pozzi Aimag, ancora non si sono fatti mandare da Modena i documenti relativi&rdquo;.<br /><br />Una questione terribilmente complicata che ha visto scendere di nuovo in campo il Comitato Referendario per i 4 s&igrave; ai referendum di giugno scorso e ha portato ad un interrogazione di Andrea Defranceschi (M5S) in consiglio regionale: &ldquo;Lo scorso 28 dicembre 2011 &egrave; stato depositato presso il Comune di Modena il piano particolareggiato per la costruzione 400 appartamenti sulle aree prospicienti Via Aristotele, dove AIMAG gestisce, sulla base di una concessione regionale, i pozzi di uno dei principali e pi&ugrave; produttivi campi acquiferi della regione Emilia-Romagna, che attualmente fornisce centinaia di migliaia di cittadini della Provincia di Modena &ndash; afferma Defranceschi &ndash; L&rsquo;operazione, se andasse in porto, sarebbe estremamente rischiosa per la stessa sopravvivenza delle falde acquifere e, quindi, un pericolo per l&rsquo;approvvigionamento idrico del modenese. Cementificando le aree di ricarica dei pozzi, quelle cio&egrave; dove l&rsquo;acqua filtra nel terreno entrando in falda, si rischia di bloccare questo processo&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Ho presentato &ndash; prosegue Defranceschi &ndash; un&rsquo;interrogazione alla giunta per sospendere i procedimenti di pianificazione in corso sui campi acquiferi,  fino  alla  definizione, tra gli altri, di un  piano di tutela delle acque che indichi con chiarezza come garantire, oggi e domani, acqua potabile alla citt&agrave; e alla provincia di Modena. Non possiamo restare immobili di fronte al pericolo di soffocare 21 pozzi, da cui sono  estratti pi&ugrave; di 19 milioni di metri cubi di acqua potabile all&rsquo;anno che &egrave; consumata da pi&ugrave; di 360.000 persone: qual &egrave; la logica per cui i nostri politici un giorno si strappano i capelli perch&eacute; nel 2012 ci sar&agrave; una grave emergenza idrica e il giorno dopo chiudono l&rsquo;accesso a falde vitali per il futuro di tutto il modenese?&rdquo;<br /><br />Infine, marted&igrave; 31 gennaio (ad un orario ancora da definirsi) in sala Peruzzi a Carpi, il Comitato Referendario Acqua e Beni Comuni incontra tecnici e politici per chiarire le implicazioni del campo acquifero di via Aristotele a Modena, dove si trovano i pozzi Aimag che dissetano tutta la bassa modenese.<br /><br />d.t.<br /><br />fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Acqua all&#x2019;arsenico: il Tar condanna i ministeri e li obbliga a risarcire i cittadini</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:24+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-611</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-611</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Il sistema idrico italiano fa&rsquo; acqua da tutte le parti e uno dei casi pi&ugrave; eclatanti &egrave; la vicenda dell&rsquo;acqua all&rsquo;arsenico somministrata negli ultimi anni in molte regioni del nostro Paese. Oggi finalmente un piccolissimo passo in avanti: i Ministeri dell'Ambiente e della Salute dovranno risarcire &ndash; con almeno 100 euro a utente &ndash; circa 2000 cittadini di Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia e Umbria, dove nell&rsquo;acqua pubblica si &egrave; registrata la presenza di metalli pesanti e sostanze dannose.<br /><br />A stabilire la condanna e l&rsquo;indennit&agrave; &egrave; il Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso fatto dai cittadini.  A rendere noto questo importante risultato (anche se 100 euro a persona non ripagano dei danni alla salute) &egrave; il Codacons, secondo cui &ldquo;la sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilit&agrave; della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute. Ora questa strada &ndash; ha continuato l&rsquo;associazione - sar&agrave; percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell'aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi citt&agrave; in cui la vivibilit&agrave; &egrave; fortemente pregiudicata dal degrado ambientale&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Si tratta di una vittoria importantissima - ha aggiunto Carlo Rienzi, presidente del Codacons &ndash; perch&eacute; pone termine alla impunit&agrave; di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell'Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all'Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti&rdquo;.<br /><br />Ma non &egrave; tutto, perch&eacute; i cittadini lesi sono pronti ad un nuovo ricorso, che partir&agrave; tra poche settimane.  Secondo il TAR infatti, l&rsquo;acqua fornita ai cittadini deve essere sana e la tariffa proporzionata alla qualit&agrave; del servizio offerto. Un principio che naturalmente non &egrave; stato rispettato nel momento in cui i Comuni hanno servito ai propri cittadini acqua contaminata all&rsquo;arsenico.<br /><br />E c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;, perch&eacute; l&rsquo;acqua inquinata ha messo pesantemente a rischio la salute di molti italiani, che a questo punto &ndash; come ha riferito lo stesso presidente del Codacons - sono pronti a inviare querele penali e denunce alle Procure della Repubblica per il &ldquo;fatto illecito costituito dall&rsquo;esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l'amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall'Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entit&agrave; e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l&rsquo;aumento di probabilit&agrave; di contrarre gravi infermit&agrave; in futuro e per lo stress psico-fisico e l'alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario&rdquo;.<br /><br />Il grande ricorso &egrave; gi&agrave; in preparazione! Per aderire, si possono seguire le istruzioni presenti sul sito www.codacons.it: l&rsquo;associazione agir&agrave;, come indica il Tar, anche contro gli Ato di appartenenza per chiedere un taglio netto e immediato delle tariffe a la restituzione dei pagamenti versati in precedenza.<br /><br /><br /><br />http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/6762-arsenico-acqua-tar<br /><br />Verdiana Amorosi<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Finanziamenti: il Cipe affossa il ponte sullo stretto e sblocca i fondi per il dissesto idrogeologico&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:23+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-610</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-january-2012#unique-entry-id-610</guid><content:encoded><![CDATA[Dissesto idrogeologico, in arrivo finalmente i nuovi fondi dal Cipe (Comitato interministeriale per la Programmazione economica). Ad annunciarlo &egrave; stato il Ministero dell'Ambiente che in una nota ha reso noti i progetti e le opere pubbliche che verranno portati avanti nei prossimi mesi nelle regioni del Sud Italia. E tra essi non figura il ponte sullo stretto di Messina.<br /><br />I recenti fatti di cronaca, le alluvioni che hanno colpito in particolare la Liguria e il messinese, insieme ai dossier poco confortanti, hanno sicuramente fatto scattare un nuovo campanello d'allarme, e cambiando (se mai ce ne fosse stato bisogno) le priorit&agrave; di intervento nel meridione. Tra esse vi &egrave; sicuramente il dissesto idrogeologico. Per questo, qualche giorno fa, il Cipe ha deliberato lo stanziamento di oltre 749 milioni di euro che consentiranno al Ministero dell&rsquo;Ambiente e a Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, di attuare interventi di difesa del suolo. Ad essi andranno ad aggiungersi altri 130 milioni di euro per le Regioni del centro-nord.<br /><br />Quanto. In particolare, il Cipe ha assegnato al Sud 679 milioni di euro di cui 65 milioni in quota Ministero, 262 a valere sul Fas nazionale e 352 sui Fas interregionali. A queste somme vanno aggiunti 74 milioni che gi&agrave; erano nella disponibilit&agrave; del Ministero dell&rsquo;Ambiente. Attraverso tali fondi Ministero e Regioni cofinanzieranno i 518 interventi programmati.<br /><br />Come. I fondi del Cipe saranno cos&igrave; distribuiti: 23 milioni e 900 mila euro per i 76 interventi in Basilicata, 198 milioni e 900 mila euro per i 185 interventi in Calabria; 210 milioni e 600 mila euro per i 57 interventi in Campania; 27 milioni per gli 87 interventi in Molise, 175 milioni e 566 mila euro per gli 84 interventi in Puglia; 25 milioni e 800 mila euro per i 17 interventi in Sardegna; 12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia. Qui, i fondi non serviranno dunque ad intraprendere la strada della costruzione del ponte sullo stretto, ma avranno lo scopo di avviare nuovi programmi per la difesa del suolo.<br /><br />"Finalmente un cambio di passo radicale sul fronte delle infrastrutture, dopo anni di politica a sostegno esclusivo delle grandi opere" ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. "Togliere i finanziamenti al Ponte mentre se ne sbloccano altri per la realizzazione di opere medio piccole e la manutenzione del territorio e della rete ferroviaria, che ne hanno tanto bisogno, &egrave; una decisione che risponde ai reali bisogni del Paese, in netta controtendenza rispetto alla precedente politica".<br /><br />Perch&eacute; investire nella costruzione del Ponte quando ci sono delle priorit&agrave; cos&igrave; importanti? Secondo Legambiente il prossimo passo atteso dal governo Monti &egrave; quello di chiudere "la societ&agrave; Ponte di Messina mettendo una volta per tutte la parola fine a un progetto insensato".<br /><br />Il ministro dell&rsquo;Ambiente Corrado Clini ha risposto: &ldquo;E&rsquo; importante questa ripartenza degli interventi per la difesa del suolo. I fondi recuperati consentiranno di attuare gli interventi previsti e che erano stati bloccati per mancanza di risorse. Si tratta di un primo, essenziale, passo per ricondurre la protezione del nostro territorio nell&rsquo;ambito delle priorit&agrave; del paese sia in termini ambientali che come volano economico&rdquo;.<br /><br />Soddisfatto anche il WWF che "plaude alla revoca del finanziamento di 1,6 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina". Ma non basta. Gli ambientalisti infatti attendono anche "che ci sia il rigetto del progetto definitivo del Ponte, 'non meritevole di approvazione' (come stabilisce il contratto tra Stretto di Messina SpA e il General Contractor Eurolink) per gravi omissioni di carattere economico, finanziario e ambientale".<br /><br />Secondo il WWF inoltre, "il 29 luglio scorso la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA ha approvato il progetto definitivo del Ponte per un valore di ben 8,5 mililardi di euro (pari a mezzo punto di PIL). Ora &egrave; quindi d&rsquo;obbligo un atto del Cipe che respinga il progetto definitivo per evitare che lo Stato, e quindi i cittadini, paghino penali scandalose al General Contractor. Infatti se il Cipe approvasse il progetto definitivo, si passerebbe alla fase esecutiva e all&rsquo;apertura dei cantieri e quindi, secondo il contratto, lo Stato dovrebbe pagare centinaia di milioni di penali per la mancata realizzazione dell&rsquo;opera".<br /><br />Fermare lo scempio, prima che sia troppo tardi, a danno dell'ambiente e delle tasche dei contribuenti. Ma intanto un primo passo &egrave; stato fatto. Il Cipe ha preso atto delle criticit&agrave; balzate agli occhi della cronaca durante il 2011, e non solo, e sta investendo per tutelare il nostro territorio.<br /><br />Mai pi&ugrave; disastri come quello di Genova, via la paura dal messinese, dove da qualche anno si ripete un macabro copione.<br /><br />www.greenme.it<br /><br />Francesca Mancuso<br />        <br />]]></content:encoded></item><item><title>Sistri: prorogato ad aprile 2012 dal decreto milleproroghe</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:15:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-603</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-603</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Sistri, si riparte ma non prima di aprile 2012. Il Consiglio dei Ministri, all'interno del decreto Milleproroghe approvato lo scorso 23 dicembre, ha stabilito che il Sistema di tracciabilit&agrave; dei rifiuti, che lo scorso anno ha fatto a lungo parlare di s&eacute;, entrer&agrave; in vigore dal 2 aprile prossimo.<br /><br />Tale data, finalmente stabilita, &egrave; stata ufficialmente annuciata anche se gi&agrave; prima di Natale una bozza del decreto indicava il 2 aprile come il giorno fatidico dell'avvio del Sistri.<br /><br />Cade dunque quanto aveva annunciato di recente il ministro dell&rsquo;Ambiente, Corrado Clini, che ritenendo urgente l'avvio del sistema di tracciabilit&agrave; dei rifiuti pericolosi, aveva indicato il 9 febbraio 2012 come la data utile.<br /><br />Il Sistri dunque sarebbe diventato ufficialmente operativo il 9 febbraio ma adesso si accumuler&agrave; un nuovo ritardo di due mesi. Intanto sta per terminare il periodo dei test permanenti, che si concluder&agrave; il 31 dicembre.<br /><br />&ldquo;E&rsquo; conseguentemente di grande importanza monitorare il sistema e, in particolare, incrementare il grado di familiarizzazione con funzionalit&agrave; e procedure del sistema &ndash; si legge in una nota del ministero dell&rsquo;Ambiente - Il SISTRI &egrave; cambiato molto in quest&rsquo;ultimo periodo, sono state introdotte, infatti, numerose semplificazioni procedurali sulla base delle indicazioni prospettate dalle organizzazioni imprenditoriali e dagli operatori&rdquo;.<br /><br />Questo &egrave; ci&ograve; che sappiamo fino ad oggi. Ma perch&eacute; un ulteriore rinvio? Ancora una volta, lo slittamento della data dovrebbe aiutare gli addetti ai lavori "all'adeguamento del sistema e a tutti gli operatori coinvolti di adempiere correttamente agli adempimenti informatici previsti&rdquo;. E, come si legge in una nota, lo slittamento al 2 aprile 2012 per l&rsquo;entrata in operativit&agrave; del sistema di controllo sulla tracciabilit&agrave; dei rifiuti &egrave; stato necessario per "consentire l&rsquo;ottimale organizzazione da parte delle imprese interessate".<br /><br />Il Consiglio dei Ministri ha precisato inoltre che ad essere stato approvato &egrave; stato un ridotto numero di proroghe, per questo il decreto non potr&agrave; pi&ugrave; essere denominato &ldquo;milleproroghe&rdquo;.<br /><br />Tuttavia, tra esse troviamo quella che riguarda la gestione dei rifiuti in Campania. Secondo quanto stabilito, infatti, rimarranno invariate anche per il 2012 le competenze affidate ai comuni della regione Campania nella gestione dei rifiuti.<br /><br />Francesca Mancuso<br /><br />www.greenme.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Latte crudo: trovati batteri patogeni a Torino. Questione di sicurezza o interessi economici?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:14:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-602</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-602</guid><content:encoded><![CDATA[<br />﻿Il latte crudo venduto alla spina nei 1438 distributori automatici italiani ha sempre pi&ugrave; sostenitori. Perch&eacute; conserva tutte le propriet&agrave; del latte, perch&eacute; &egrave; un prodotto nostrano che aiuta l&rsquo;ambiente, non essendo n&eacute; impacchettato n&eacute; trasportato per chilometri e chilometri. Ed &egrave; anche pi&ugrave; conveniente del latte industriale, dal momento che non subisce i vari passaggi di intermediazione. Ma anche perch&eacute; la pastorizzazione, processo che consiste nel riscaldamento del latte a determinate temperature e per periodi di tempo  calibrati e successivo rapido raffreddamento, distrugge almeno il 10 per cento delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25 per cento della vitamina C presenti nel latte crudo.<br /><br />Ecco, per&ograve;, che puntualmente si verificano episodi di contaminazione, come quelle su cui sta indagando attualmente la Procura di Torino. Secondo le analisi dell'Istituto zooprofilattico di Torino, sono 18 i casi di presenza di batteri patogeni nel latte crudo erogato dai 178 distributori del Piemonte nel 2011.  In particolare, si tratta del campylobacter jejuni, che pu&ograve; provocare malattie diarroiche acute, del Lysteria monocytogenes, che si manifesta con vomito, dolori addominali e febbre e dello Staphylococcus aureus, che causa in genere vomito e forti tremori. Il pm Raffaele Guariniello, lo stesso che si sta occupando della vicenda delle caraffe filtranti, trasmetter&agrave; ora la relazione al ministero della Salute. E le discussioni tra i pro e i contro il latte crudo non si placano, perch&eacute; &ldquo;Si tratta di un problema controverso - afferma il procuratore Guariniello - il latte crudo ha molti sostenitori, per questo motivo stiamo cercando di fare chiarezza sul grado di sicurezza del prodotto&rdquo;.<br /><br />Gi&agrave; tra il 2006 e il 2008, quando i distributori di latte crudo si stavano diffondendo, si verificarono 9  casi sospetti di sindrome emolitico-uremica, un'infezione grave ai reni causata dall&rsquo;oramai celebre Escherichia coli. Il Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, firm&ograve; allora un'ordinanza con le misure da adottare per garantire la sicurezza dei cittadini, entrata in vigore il 14 gennaio 2009. Fu introdotto, cos&igrave;, insieme al divieto di somministrazione di latte crudo nell'ambito della ristorazione collettiva, l'obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l'indicazione che il latte deve essere consumato previa bollitura, &ldquo;in maniera ben visibile e a caratteri in rosso&rdquo;, indicando come data massima di scadenza il 3&deg; giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore.<br /><br />Con il parere favorevole dell'Istituto superiore di Sanit&agrave;, il ministero della Salute ha prorogato proprio lo scorso 12 dicembre, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le disposizioni per la prevenzione del rischio di infezione da Escherichia coli, con cui vengono mantenute le disposizioni in materia di produzione e commercializzazione di latte crudo destinato al consumo umano, quali validi strumenti per l'abbattimento del rischio di infezione da Escherichia coli (Vetec) nell'uomo connesso al consumo di latte crudo e per la tutela della salute pubblica. Nel 2010, inoltre, le disposizioni erano state integrate con il divieto di produzione di gelati con latte crudo, in imprese registrate ai sensi del Regolamento (CE) 852/2004, anche qualora si riforniscano di latte crudo direttamente dal produttore primario. Perch&eacute; l'utilizzo di latte crudo non sottoposto ad adeguato trattamento termico nella produzione di gelati comporta i medesimi rischi per la salute del consumatore connessi all'assunzione diretta dello stesso e, di conseguenza, l'operatore del settore alimentare ha l'obbligo di sottoporre a pastorizzazione il latte crudo utilizzato per la preparazione di gelati.<br /><br />Nonostante gli obblighi e i divieti, per&ograve;, il latte crudo continua a conquistare i consumatori, ben contenti di aiutare i produttori locali sempre pi&ugrave; soffocati dalla globalizzazione. Anche perch&eacute; su tutta questa vicenda e sui puntuali &ldquo;allarmi-contaminazione&rdquo; incombe, come in altre vicende, vedi caraffe filtranti, l&rsquo;ombra di una vera e propria campagna &ldquo;denigratoria&rdquo; con fini anche fin troppo chiari.<br /><br />La vendita del latte crudo, infatti, impoverirebbe le tasche delle grandi distribuzioni e delle multinazionali lattaie, che, a causa dell&rsquo;entrata in commercio di un nuovo canale distributivo, si ritrovano evidentemente in concorrenza con piccoli allevatori che preferiscono vendere il proprio latte direttamente al consumatore.<br /><br />Il latte crudo correttamente prodotto, peraltro, presenta una carica batterica estremamente bassa. Ma,  analogamente ad altri alimenti freschi come carne pesce e uova, consumabili a crudo (carpaccio, sushi e zabaione), potrebbe fungere da terreno di coltura e contenere e veicolarne, in particolare dei batteri patogeni come brucelle, coliformi, salmonelle, e agenti diarroici, anche se a norma non dovrebbero essere presenti nel prodotto. Il rischio di contrarre la sindrome emolitico uremica o altre infezioni bevendo il latte crudo sono gli stessi che si corrono mangiando verdura o carne cruda, entrambe sottoposte a controlli non altrettanto rigidi rispetti al latte crudo.<br /><br />Ma allora, una volta consapevole di rischi e benefici, perch&eacute; il consumatore non deve avere il diritto di acquistare latte crudo e formaggi a latte crudo se ritiene che sia importante?  Slow food spiega sul proprio sito che &ldquo;non c'&egrave; motivo per cui il latte non possa essere prodotto in fattoria secondo un processo equamente monitorato, controllato e regolamentato e venduto con adeguata etichettatura. In tema di latte crudo come di qualunque altro cibo, Slow Food crede che non si debba mai limitare il diritto di scelta in nome di una presunta percezione di sicurezza&rdquo;.<br /><br />Insomma, contaminazioni o no, bollitura o non bollitura, anche noi di greenMe.it continuiamo ad essere del parere che acquistare il latte crudo alla spina e rifornirsi nei distributori in citt&agrave; non possa essere che un beneficio per noi tutti. &Egrave; una questione dove va usato il buon senso e, acquistando il latte crudo,  avremo comunque fatto un atto di buon consumo critico.<br /><br />Roberta Ragni<br />www.greenme.it]]></content:encoded></item><item><title>Al via monitoraggio correnti Canale Sicilia</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:12:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-601</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-601</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Nell'area portuale di Pozzallo, in provincia di Ragusa, sara' installata un'antenna Hf-Radar a radiofrequenze che dialoghera' con altre due analoghi dispositivi collocati a Malta per un monitoraggio delle correnti marine superficiali nel Canale di Sicilia. I dati serviranno ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi.<br /><br />E' quanto prevede il programma ''Calypso'' - finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, Cooperazione Territoriale Europea 2007-2013, PO Italia Malta 2007-2013, e che propone azioni congiunte mirate alla prevenzione dei rischi sia di natura antropica, sia naturale - il cui protocollo d'intesa e' stato siglato a Palermo tra la Protezione civile siciliana ed il Sicilian focal point del progetto, che e' realizzato da un team di esponenti della comunita' scientifica e di enti territoriali provenienti dalla zona transfrontaliera Italo-Maltese. Lead Partner del progetto e' l'University of Malta, affiancata da partner maltesi (Transport Authority, Civil protection department, Armed forces of Malta) e siciliani (Arpa Sicilia, Cnr-Istituto per l'Ambiente marino costiero di Capo Granitola, Universita' degli Studi di Palermo - Polo di Trapani e Universita' degli Studi di Catania - Cutgana). Gli strumenti e i dati elaborati dal sistema Calypso saranno condivisi con il Dipartimento regionale della Protezione civile soprattutto al verificarsi di situazioni emergenziali che possono mettere a rischio l' ambiente marino- costiero e la salute pubblica<br /><br />fonte:www.ansa.it]]></content:encoded></item><item><title>Treni&#x2c; l&#x2019;odissea dei viaggi con cani e l&#x27;inferno dei pendolari</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T21:31:34+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-600</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-600</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Viaggiare in treno con il proprio cane, in Italia, &egrave; di fatto un&rsquo;impresa. Il nuovo orario di Trenitalia, che &egrave; entrato in vigore dall&rsquo;11 dicembre 2011, prevede, infatti, la soppressione di numerosi Intercity e Intercity notte, gli unici a lunga percorrenza che, insieme a espressi e treni regionali, ammettono gli animali a bordo senza limitazioni di taglia. Sui convogli potranno viaggiare solo i cani di piccolissima taglia, come i chihuahua, yorkshire e maltesi toy, che possono entrare in una gabbietta di 70x50x30 centimetri, obbligatoria per i viaggi su Eurostar o sulle Frecce. Una situazione tragica che costringer&agrave; i proprietari a ripiegare sull&rsquo;automobile, oppure su una serie di tratte alternative con pi&ugrave; cambi, che trasformerebbero il viaggio in una vera e propria odissea dalle mille peripezie.<br /><br />Stessa situazione per Italo treno, la nuova compagnia di Montezemolo che dovrebbe effettuare un servizio su rotaia con treni alta velocita a partire dal prossimo gennaio, con collegamenti tra 12 stazioni e 49 treni al giorno. Nel sito internet si legge: &ldquo;A bordo di Italo potrai trasportare &ndash; negli appositi contenitori da viaggio &ndash; animali domestici, quali cani di piccola taglia, gatti e altri piccoli animali da compagnia, purch&eacute; di peso non superiore ai 10 kg. Gli animali &ndash;spiega l&rsquo;Azienda- devono essere trasportati negli appositi contenitori (&ldquo;trasportini&rdquo;), che, nella misura di uno a Viaggiatore, potranno essere alloggiati a bordo treno nelle bagagliere o nelle immediate vicinanze del tuo posto&rdquo;. Insomma, compagnia diversa, ma stessi parametri &ldquo;animal unfriendly&rdquo;.<br /><br /><br /> <br /><br />Il problema nasce, per&ograve;, gi&agrave;  nel 2008, quando Trenitalia, alla ricerca di  un facile capro espiatorio durante il cosidetto &ldquo;allarme insetti&rdquo;, accus&ograve; i poveri amici degli uomini di essere la causa della forte presenza di pulci e zecche nei vagoni.  Dopo un primo tentativo di vietare completamente l&rsquo;accesso ai quattrozampe, adott&ograve; un assurdo regolamento sul trasporto di animali, che limitata la presenza dei pet ai convogli ad alta velocit&agrave;, consentendo soltanto il trasporto di cani di piccola taglia, mentre quelli di taglia media e grande venivano &ldquo;messi al bando&rdquo; e costretti a viaggiare esclusivamente sui vagoni d i Intercity, Intercitynotte, Espresso e sui treni regionali.<br /><br />Per Trenitalia, per&ograve;, bisogna approcciare la questione solo dal punto di vista piramente &ldquo;economico&rdquo;: gli intercity sono coperti dai contributi statali e i tagli effettuati dal governo comportano l&rsquo;impossibilit&agrave; di garantire lo stesso numero di convogli. &ldquo;Che questo porti a minori possibilit&agrave; di viaggiare con il proprio cane &egrave; una conseguenza possibile, ma non voluta da noi&rdquo;, fa sapere l&rsquo;Ufficio Stampa. Quanto all&rsquo;alta velocit&agrave;, &ldquo;bisogna tenere conto delle richieste della nostra clientela. E la maggior parte di chi viaggia sulle Frecce ha espresso il desiderio di non condividere il viaggio con animali&rdquo;, fa sapere Trenitalia.<br /><br />Peccato che la societ&agrave;, controllata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane spa, e che vede la partecipazione del ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze, in questo modo stia di fatto impedendo ad un viaggiatore di prendere il treno con il proprio cane. Il che significa venire meno al proprio compito di servizio pubblico. Oltre al fatto che non si possono costringere le persone ad avere solo &lsquo;cani da viaggio&rsquo;, di taglia piccola, giusto per assecondare questi assurdi parametri.<br /><br />Una situazione allucinante e vergognosa che ha indotto i senatori del Pd Donatella Poretti, Marco Perduca e Roberto Della Seta a presentare un'interrogazione al ministro dello Sviluppo economico e dei Trasporti, per sapere se il governo intenda fare qualcosa e intervenire per rivedere i regolamenti rendendo accessibili tutti i treni a tutti i cani senza discriminazione di taglia. &ldquo;Non sappiamo quale indagine di mercato sia stata compiuta e  mirata sul fatto che possa essere gradita la presenza dei cani a bordo dei treni, e non vorremo che di simili ne abbiano fatte sulla presenza di bambini, ad esempio&rdquo;, spiegano i senatori nell&rsquo;interrogazione diretta al Ministro Corrado Passera, che si spera possa esercitare una pressione &ldquo;morale&rdquo; sulle due compagnie adibite al trasporto su rotaia, ma che, purtroppo, difficilmente inserir&agrave; il trasporto di animali tra le proprie priorit&agrave;.<br /><br />Appelli per chiedere a Trenitalia di cambiare rotta giungono anche dall&rsquo;Enpa. Secondo una recente ricerca sui viaggi ferroviari con animali al seguito effettuata dall&rsquo;Ente di protezione degli animali, effettuata &ldquo;anteprima&rdquo; dell&rsquo;orario invernale 2012 di Trenitalia, un utente che deve prenotare un viaggio di lunga percorrenza per s&eacute; e per il proprio cane in data ipotetica 11 gennaio 2012, deve rassegnarsi ad affrontare una vera e propria odissea. Trentadue o ventisette ore e uno o due cambi per coprire i 1.550 chilometri che separano Torino da Palermo; quasi 22 per i 1.540 km della tratta Bolzano &ndash; Palermo (con un cambio). &ldquo;Ma il ruolo di &ldquo;scattista&rdquo; &ndash;spiega l&rsquo;Enpa in un comunicato- spetta all&rsquo;Intercity Night che parte da Milano alle 23.20 e, dopo un trasbordo a Napoli, raggiunge il capoluogo siciliano con un viaggio di &ldquo;sole&rdquo; 20 ore (per circa 1.480 km), vale a dire alle 19.27 del giorno successivo alla partenza&rdquo;. Carla Rocchi, presidente dell&rsquo; Enpa, parla di una vera e propria violazione di un diritto fondamentale, la libert&agrave; di circolare. &ldquo;Il regolamento va modificato &ndash;afferma la Presidente- se le cose non cambieranno, siamo pronti a portare la questione fino alla Corte europea dei diritti dell&rsquo;uomo&rdquo;.<br /><br />Le difficilt&agrave; anche dei pendolari: il rapporto di Legambiente 2011<br />Si tratta, quindi, di un divieto assurdo, anacronistico e immotivato, che aggiunge, perlatro, disagio al disagio, viste le innumerevoli difficolt&agrave; gi&agrave; esistenti, dai ritardi ai disservizi , dalla disinformazione alle disfunzioni, contro cui si imbatte chi ogni giorno ha necessit&agrave; di muoversi per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. Difficolt&agrave; documentate dai numeri di &ldquo;Pendolaria 2011&rdquo;, il nuovo dossier di Legambiente dedicato ai pendolari, nato per chiedere pi&ugrave; attenzione e investimenti per ferrovie regionali, Cotral, trasporto pubblico locale. &ldquo;Si profila una stagione di tagli e inevitabili incertezze &ndash;spiega l&rsquo;Associazione ambientalista in un comunicato- che stopperanno gli investimenti nei nuovi treni. I disagi per i pendolari aumenteranno. Ben altra attenzione &egrave; stata riservata invece, come sempre, agli autotrasportatori e ai cantieri delle grandi opere&rdquo;.<br /><br />E proprio per dire No ai tagli, oggi si sono svolti numerosi blitz di protesta organizzati da Legambiente insieme ai pendolari a Genova, Torino, Salerno, Reggio Calabria, Roma, Venezia Mestre, Spoleto, Piacenza, Milano e Pistoia. L&rsquo;obiettivo, ribadire la necessit&agrave; di una seria politica dei trasporti che sappia orientare adeguatamente investimenti e politiche, comprare nuovi treni e aumentare l&rsquo;offerta sulla rete, attraverso una prospettiva certa di finanziamento per i prossimi anni al fondo nazionale per il trasporto ferroviario regionale.<br /><br />Anche l&rsquo;associazione del cigno verde si rivolge al nuovo Ministro Passera, al quale spetta la responsabilit&agrave; di affrontare il tema del servizio universale, ossia quello fatto di Intercity, Frecciabianca e Espressi, che usufruisce di un contributo statale e che ha oggi caratteristiche di serie C con treni sempre pi&ugrave; vecchi e che vede, anno dopo anno, ridurre l&rsquo;offerta nell&rsquo;orario di Trenitalia. &ldquo;Investire sui treni pendolari &ndash;ha dichiarato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente- &egrave; la migliore risposta che si pu&ograve; dare ai cittadini e alle famiglie in un momento di crisi e alle citt&agrave; italiane oggi strette in una morsa di traffico e inquinamento&rdquo;.<br /><br />Perch&eacute; in un Paese civile non si dovrebbero discriminare i passeggeri, ma offrire un servizio di qualit&agrave; a tutti, anche a quanti hanno necessit&agrave; di viaggiare con il proprio fidato amico a quattrozampe. Il servizio offerto attualmente &egrave;, invece, totalmente deficitario per pendolari, cittadini, turisti. E cani.<br /><br />Roberta Ragni<br /><br />www.greenme.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Referendum 2011 secondo Guzzanti: spot virale del nuovo programma &#x201c;Aniene&#x201d;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-06-11T14:27:18+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-june-2011#unique-entry-id-597</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-june-2011#unique-entry-id-597</guid><content:encoded><![CDATA[&ldquo;Volete che l&rsquo;acqua resti pubblica? Va bene, noi per&ograve; ci sputeremo dentro. Il nucleare vi fa paura? L&rsquo;atomo &egrave; una cane feroce, attacca solo chi ne ha paura. Volete cancellare il legittimo impedimento? Poi per&ograve; non lamentatevi se il governo passa dei mesi a studiare leggi ad personam&rdquo;.<br /><br />Una voce fuoricampo impostata, location standard da spot elettorale autogestito e un&rsquo;annunciatrice bionda e di bell&rsquo;aspetto che spiega, traducendo per i non udenti, i quesiti referendari nella lingua italiana dei segni. Sono questi gli elementi, accompagnati dalla giusta dose di sarcasmo e ironia, che caratterizzano il videoclip proposto come spot di presentazione del nuovo programma che segna il ritorno di Corrado Guzzanti in tv dopo nove anni di assenza.<br /><br />Numero zero dunque per il comico che sbarca nel primetime di Sky Uno e sceglie come promo per il suo programma &ldquo;Aniene&rdquo; uno spot per convincere gli italiani ad andare a votare domenica e luned&igrave; per i quattro referendum abrogativi.<br /><br />La voce fuoricampo con l&rsquo;ausilio di una interprete Lis spiega quando, come e dove andare a votare, analizzando punto per punto i quattro quesiti e i risultati che si potrebbero ottenere se gli elettori andassero o meno alle urne domenica e luned&igrave;.<br /><br />Dal video emerge anche l&rsquo;altro lato della situazione post referendaria: gli italiani si recheranno s&igrave; alle urne per abrogare leggi e decreti che per&ograve; saranno riproposti a distanza di qualche anno semplicemente spostando un paio di virgole. Il comico ribadisce che se l&rsquo;acqua fosse privatizzata i beneficiari ci sputeranno comunque dentro, con tanto di accompagnamento da parte dell&rsquo;annunciatrice di gesto.<br />Guzzanti &egrave; dell&rsquo;opinione che i risultati di queste consultazioni elettorali con il tempo potrebbero ritorcersi contro i cittadini. La voce fuoricampo rimarca l&rsquo;inutile spreco di tonnellate di carta e ricorda agli ecologisti quella necessaria per stampare le schede elettorali arriva dall&rsquo;abbattimento di alberi. Quanto al quesito sull&rsquo;abolizione della legge sul nucleare Guzzanti dice:<br /><br />    &ldquo;E se le centrali si faranno saranno di terza generazione e quindi sicure. Se poi un terremoto di terza generazione si abbatter&agrave; sul territorio del reattore, avremo la prova se resisteranno o meno&rdquo;.<br /><br />Sara Natilla<br /><br />www.ilquotidianoitaliano.it<br /><br />Ecco il video dello spot di Guzzanti:<br /><a href="http://www.net1news.org/corrado-guzzanti-spot-esilarante-per-i-referendum-video.html" rel="self"><br />http://www.net1news.org/corrado-guzzanti-spot-esilarante-per-i-referendum-video.html</a>]]></content:encoded></item><item><title>Acqua: il comitato referendario &#x22;2 Si per l&#x27;acqua bene comune&#x22; avanza la sua proposta di finanziamento del servizio idrico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-596</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-596</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Secondo una stima fatta dal Blue-Book 2009, edito da Anea (Associazione nazionale autorit&agrave; ed enti di ambito) e dal centro di ricerca Utilitatis, l'ammontare degli investimenti per il servizio idropotabile nei prossimi 30 anni, ruota intorno ad una cifra di circa 60 miliardi di euro. In particolare su questo punto i sostenitori del "No" al referendum sull'acqua che si terr&agrave; il prossimo 12-13 giugno, incalzano il Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune" su come si pu&ograve; finanziare il servizio idrico senza l'aiuto dei privati considerata la mole degli investimenti.<br /><br />Una risposta &egrave; venuta nei giorni scorsi dal Comitato del S&igrave; che ha organizzato il convegno "Come finanziare il servizio idrico integrato: proposte per un nuovo piano di investimenti nazionale" in cui sono stati presentati i risultati di uno studio dedicato al tema. In sede di analisi, sotto accusa &egrave; finito il meccanismo che, dal 1994, prevede che tutti i costi di gestione e investimento delle reti idriche vengano corrisposti dai cittadini attraverso le bollette. Cio&egrave; il cosiddetto full recovery cost, che secondo il Comitato "2 Si per l'acqua bene comune"  &egrave; stato un vero "fallimento" del meccanismo tariffario.<br /><br />&laquo;Questo giudizio non &egrave; pregiudiziale dal 1994 ad oggi, ha dato prova di risultati disastrosi. Da un lato, questo meccanismo ha determinato un forte incremento tariffario, almeno del 60%, dall'altro, assistiamo ad un crollo degli investimenti, che sono scesi dei 2/3. Inoltre, perch&eacute; possano 'stare in piedi' i modelli economici basati sul full recovery cost, vengono ipotizzati anche consumi idrici in crescita dell'1% all'anno per i prossimi vent'anni. Ci&ograve; significa che questo 'modello' &egrave; socialmente insostenibile, economicamente inefficiente e disastroso da un punto di vista ambientale&raquo;.<br /><br />L'analisi critica &egrave; stata poi accompagnata da una controproposta  che si basa sulla finanza  pubblica e la fiscalit&agrave; generale. &laquo;Quando ragioniamo su un 'bene comune', su un servizio pubblico che deve garantire diritti di cittadinanza, &egrave; necessario l'intervento della finanza pubblica. Abbiamo costruito un meccanismo che si misura con due vincoli, il deficit e il debito pubblico, e l'intervento &egrave; pensato per non gravare n&eacute; su l'uno n&eacute; sull'altro. L'altro vincolo, &egrave; che l'intervento coperto grazie a risorse della fiscalit&agrave; &egrave; a saldo zero. Le risorse utilizzate o sono prese da nuove entrate, o prevedendo minori spese in altri settori&raquo;. Secondo lo studio si pensa di elaborare un "Piano straordinario di investimenti" nel settore idrico che ipotizzi di realizzare circa 40 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, concentrandoli  alla ristrutturazione delle reti, nei primi anni, operazione guidata da  una sorta di Cabina di Regia nazionale composta dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e degli Affari regionali, con lo scopo di selezionare e attualizzare gli investimenti riformulati dagli Aato (Autorit&agrave; di ambito territoriale ottimale), che potrebbe anche svolgere il ruolo di Osservatorio del settore idrico, con lo scopo di mettere a punto un sistema informativo adeguato e oggi inesistente. Nello specifico la proposta del Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune"  si basa sulla fiscalit&agrave; generale che viene utilizzata per coprire gli investimenti in nuove opere e poi sulla finanza pubblica.<br /><br />&laquo;Lo strumento che abbiamo ritenuto pi&ugrave; idoneo &egrave; il prestito irredimibile, che come &egrave; noto &egrave; un prestito che non da diritto alla restituzione del capitale, e per questo paga un interessa alto. Il prestito irredimibile dovrebbe raccogliere circa 20 miliardi di euro, la met&agrave; rispetto al totale degli investimenti. Il costo degli interessi, del 6%, viene caricato sulla tariffa e non genera debito pubblico. Con questo strumento mobilitiamo le risorse necessarie per la ristrutturazione. Complessivamente stimiamo, per la copertura di questi costi, un utilizzo di circa 2,7 miliardi di euro all'anno&raquo;. La tariffa secondo la proposta del Comitato  interviene per coprire i costi operativi del servizio pi&ugrave; i costi degli interessi relativi al capitale derivante dall'intervento di finanza pubblica. La copertura dei 2,7 miliardi dato che non si deve incrementare il debito pubblico, potrebbe venire da entrate per la lotta all'evasione ed elusione fiscale, dalla riduzione delle spese militari, da tassa di scopo sulle bottiglie in pet, ed altri interventi che sono accompagnati da cifre nello studio che &egrave; stato presentato. &laquo;Il complesso di questi interventi, il prestito irredimibile pi&ugrave; la manovra sulla fiscalit&agrave;, d&agrave; la copertura degli investimenti. E li d&agrave; in termini certi e in termini accelerati: secondo i nostri calcoli, 23 miliardi di euro potrebbero essere spesi nell'arco di 4-5 anni. Per questo il nostro &egrave; un 'Piano straordinario', quindi, perch&eacute; il meccanismo svolge una seria funziona anti-ciclica. Calcoliamo che  si possano produrre 200mila posti di lavoro in pi&ugrave;, tra diretti e indotto&raquo; hanno concluso dal Comitato "2 Si per l'acqua bene comune". Vedremo in seguito se questa proposta sar&agrave; praticabile, ma un aspetto di carattere generale sulle cifre che circolano in merito agli investimenti va sottolineato: non c'&egrave; ombra di dubbio che nei prossimi anni ci vorranno parecchi miliardi di euro per avere un servizio idrico all'altezza di un Paese avanzato, ma &egrave; bene analizzare i singoli Piano di ambito  per vedere come vengono individuati gli investimenti, visto che sono incentrarti su grandi infrastrutture di collettamento e sbilanciati sulle nuove opere piuttosto che sulla manutenzione straordinaria.<br /><br />www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Ue: l&#x2019;impermeabilizzazione del suolo mette a rischio i servizi eco-sistemici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-595</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-595</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Troppo asfalto e cemento<br /><br />&laquo;Ogni anno in Europa una superficie equivalente a un'area pi&ugrave; estesa di Berlino cede il passo all'espansione urbana e ad infrastrutture di trasporto. Una tendenza insostenibile che rischia di compromettere la disponibilit&agrave; di terreni fertili e riserve idriche per le generazioni future&raquo; A dirlo &egrave; il nuovo studio "Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27" della Commissione, pubblicato oggi, che raccomanda &laquo;Un triplice approccio che mira a limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo, ad attenuarne gli effetti e a compensare perdite sostanziali di suolo intervenendo in altre aree&raquo;.<br /><br />Il commissario all'ambiente Janez Potočnik, sottolinea che &laquo;Il suolo &egrave; una risorsa indispensabile per diversi servizi ecosistemici da cui dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta. Non possiamo permetterci di continuare a sacrificarne vaste porzioni a vantaggio della cementificazione. Nessuno ci chiede di frenare lo sviluppo economico o l'ottimizzazione delle nostre infrastrutture, ma abbiamo bisogno di un approccio pi&ugrave; sostenibile in materia&raquo;.<br /><br />Secondo l'Ue &laquo;L'impermeabilizzazione compromette irrimediabilmente le funzioni biologiche del suolo. Senza afflusso ed evaporazione dell'acqua aumentano i deflussi che talvolta possono portare a inondazioni dagli effetti catastrofici. Il paesaggio appare frammentato, gli spazi vitali si restringono o sono troppo isolati per ospitare determinate specie e la produzione agricola risulta inesorabilmente compromessa. Il Centro comune di ricerca della Commissione stima che a causa dell'impermeabilizzazione ogni anno si perdano quattro milioni di tonnellate di frumento&raquo;.<br /><br />&laquo;L'impermeabilizzazione si verifica quando il suolo &egrave; coperto da materiali impermeabili come l'asfalto o il cemento - spiega l'Ue - Tra il 1990 e il 2000 nell'Ue sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, per un equivalente di 1 000 km2 all'anno. La met&agrave; di questa superficie &egrave; impermeabilizzata in via definitiva da edifici, strade e parcheggi. Secondo lo studio della Commissione negli ultimi anni si &egrave; registrato un rallentamento di questa crescita a 252 ettari al giorno, ma lo sfruttamento del terreno prosegue a ritmi preoccupanti. Tra il 2000 e il 2006 nell'Ue l'aumento medio di aree trasformate &egrave; stato pari al 3%, con picchi del 14% in Irlanda e Cipro e del 15% in Spagna&raquo;.<br /><br />In un comunicato emesso oggi l'Ue fa alcuni esempi delle regioni europee sono colpite da una crescente impermeabilizzazione del suolo: &laquo;Tra cui la met&agrave; delle regioni olandesi, otto province italiane (Vercelli, Lodi, Verona, Piacenza, Parma, Campobasso, Matera, Catanzaro), tre dipartimenti francesi (Vend&eacute;e, Tarn-et-Garonne, Corr&egrave;ze) la regione di Poznan in Polonia, la Stiria occidentale in Austria, la regione di P&otilde;hja-Eesti in Estonia e la regione di Jugovzhodna in Slovenia&raquo;.<br /><br />La comunicazione della Commissione sulla strategia tematica per la protezione del suolo ha individuato nel degrado del suolo, compresa l'impermeabilizzazione, &laquo;Una seria problematica a livello di Ue&raquo;. Per  proteggere i suoli europei, nel 2006 la Commissione, con il sostegno del Parlamento europeo, ha presentato una proposta di direttiva per l'istituzione di un quadro per la protezione del suolo. &laquo;Tuttavia a causa dell'opposizione di alcuni Stati membri la proposta al momento &egrave; bloccata in Consiglio&raquo;,<br /><br />Lo studio propone una soluzione articolata su tre livelli: &laquo;limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo ottimizzando la pianificazione territoriale o ridefinendo i sussidi che incentivano indirettamente l'impermeabilizzazione; attenuarne le conseguenze laddove l'impermeabilizzazione non pu&ograve; pi&ugrave; essere evitata, ad esempio sostituendo l'asfalto o il cemento con superfici permeabili e costruendo "tetti verdi"; Compensare le perdite attuando misure di recupero in altre aree, che possono concretizzarsi sotto forma di corrispettivi economici, come nella Repubblica ceca e in Slovacchia, oppure con una riqualificazione di terreni gi&agrave; impermeabilizzati. A tale proposito sono degne di nota le iniziative realizzate a Dresda e a Vienna&raquo;.<br /><br />Le conclusioni dello studio confluiranno in un documento tecnico della Commissione sull'impermeabilizzazione del suolo, in fase di realizzazione con il supporto di esperti nazionali. Il documento, che dovrebbe essere ultimato a inizio 2012, offrir&agrave; orientamenti alle autorit&agrave; nazionali, regionali e locali in materia di migliori pratiche nell'arginamento del fenomeno dell'impermeabilizzazione e nel ridimensionamento dei suoi effetti.<br /><br />www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Decreto legge sviluppo 70/2011</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-594</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-594</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Articolo 10 commi 11 ss. e seguenti<br /><br />Sabato 14 maggio &egrave; entrato in vigore il presente decreto.<br /><br />GURI n. 110 del 13 maggio 2011<br /><br />L&rsquo;articolo 10 prevede l&rsquo;istituzione a partire dal 14 maggio 2011 dell&rsquo;Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche come organo indipendente dal Governo che opera in piena autonomia. <br />Essa principalmente assolve alle funzioni di: definire i livelli minimi di qualit&agrave; del servizio idrico ed esercita poteri di vigilanza al riguardo; definire le componenti di costo della tariffa relativa ai servizi idrici e predisporre il metodo tariffario per la determinazione della stessa; verificare la corretta redazione del piano d&rsquo;ambito. <br />Ad essa sono attribuite le funzioni della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche che viene soppressa dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La nomina dell&rsquo;Agenzia avviene entro 30 giorno dall&rsquo;entrata in vigore della legge e fino a quel momento le funzioni di vigilanza continuano ad essere esercitate dalla Commissione.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Sabato 26 marzo: &#x201c;L&#x2019;ora della Terra&#x201d;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:59:34+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-591</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-591</guid><content:encoded><![CDATA[L&rsquo;Italia sostenibile e a emissioni zero non &egrave; una chimera, ma una realt&agrave; possibile e gi&agrave; avviata in alcune realt&agrave; del nostro territorio. A pochi giorni dell&rsquo;Ora della Terra, il grande evento globale WWF per la lotta al cambiamento climatico che sabato 26 marzo dalle 20.30 alle 21.30 spegner&agrave; luoghi simbolo ed edifici privati in pi&ugrave; di 130 Paesi del mondo, il WWF presenta una prima mappa di modelli virtuosi &ldquo;made in Italy&rdquo;, un&rsquo; &ldquo;avanguardia sostenibile&rdquo; fatta di Comuni, Province, imprese o gruppi di cittadini, che attraverso misure tecnologicamente avanzate o semplici accorgimenti per ottimizzare risorse ed energia, stanno riducendo notevolmente il proprio impatto sul pianeta e che se fossero &ldquo;clonati&rdquo; da tutti gli 8.000 Comuni, dalle 110 province, dalle migliaia di imprese e gruppi di cittadini presenti sul nostro territorio, potrebbero davvero trasformare l&rsquo;Italia, facendo guadagnare l&rsquo;intero Paese in equilibri ambientali, benessere economico e sociale, qualit&agrave; della vita e sicurezza. L&rsquo;Ora della Terra di sabato 26 sar&agrave; quindi un&rsquo;occasione unica per celebrare il futuro sostenibile che c&rsquo;&egrave; gi&agrave; e a livello globale si aprir&agrave; con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del Giappone.<br /><br /><br />www.greenreporter.it]]></content:encoded></item><item><title>La Commissione Ue fa il punto sulla risorsa idrica: equilibrio instabile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:59:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-590</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-590</guid><content:encoded><![CDATA[In occasione della giornata Mondiale dell'Acqua la Commissione europea ha stilato un rapporto in cui fa il punto sui progressi compiuti dagli Stati membri nella lotta contro la carenza idrica e la siccit&agrave;, in vista della revisione della politica delle acque che si attuer&agrave; nel 2012. Nel dossier viene evidenziato come l'equilibrio tra le esigenze crescenti dei diversi settori di utilizzo e le risorse idriche disponibili sia  sempre pi&ugrave; instabile e in molte parti d'Europa sia stata raggiunta una soglia critica. Nello specifico, l'Europa meridionale (Cipro, Malta..) &egrave; quella che soffre di pi&ugrave; a causa di limitate risorse idriche disponibile, della  pi&ugrave; alta domanda d'acqua e della bassa piovosit&agrave;. Ma anche altri Stati membri (Spagna, Francia, Ungheria, Portogallo e Regno Unito) hanno registrato livelli di siccit&agrave; e precipitazioni sotto la media per lunghi periodi negli anni passati o dovuto affrontare la carenza idrica in alcune localit&agrave; specifiche (vedi Paesi Bassi, Romania e Svezia).<br /><br />Quindi la criticit&agrave; non riguarda solo i paesi del Mediterraneo ma il fenomeno &egrave; in crescita in tutta Europa, aggravato dai cambiamenti climatici in atto. Studi recenti hanno evidenziato che entro il 2050, la maggior parte delle regioni europee dovr&agrave; affrontare un stress idrico moderato o grave, in gran parte dovuto a uno sfruttamento non sostenibile delle acque. Il problema ormai &egrave; collegialmente riconosciuto e gi&agrave; dal 2010 sono state intraprese, da alcuni Stati membri, misure per contrastarlo. In base a quanto riportato nel rapporto sono state attivate politiche di tariffazione, il miglioramento degli strumenti di gestione delle risorse idriche e misure di conservazione e uso razionale dell'acqua. Come &egrave; noto non ci sono soluzioni miracolistiche ma &egrave; l'insieme di interventi strutturali e attuazione di buone pratiche locali che pu&ograve; contribuire a ridurre la criticit&agrave;. Il rapporto sottolinea che molto rimane ancora da fare, specialmente per una gestione sostenibile dell'acqua all'interno delle abitazioni, per ridurre le perdite acquedottistiche, per ridurre i prelievi abusivi.<br /><br />La revisione della strategia contro la scarsit&agrave; di risorse idriche e la siccit&agrave; che l'Unione europea metter&agrave; in pratica nel 2102 sar&agrave; incentrata su: uso razionale dell'acqua in agricoltura e ambiente urbano; inserimento del problema della carenza idrica e siccit&agrave; nella pianificazione (politiche settoriali e non) e nei piani di bacino; nuove politiche di tariffazione dell'acqua e distribuzione delle risorse idriche.<br /><br />Vedremo quali saranno i nuovi input, ma anche solo rispondendo a quanto previsto dalle normative vigenti (vedi ad esempio quanto contenuto nei Piani di gestione dei distretti idrografici) in scala di priorit&agrave;, si potrebbero compiere notevoli passi in avanti. Il problema quindi &egrave; la cogenza e il rispetto delle norme e l'attuazione delle misure previste nelle pianificazioni, in un sistema frammentato in cui si confondono le responsabilit&agrave; dei vari livelli istituzionali e dove nessuno controlla.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La gestione dell&#x2019;acqua durante gli eventi estremi: l&#x2019;Oms lancia le linee guida&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:58:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-589</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-589</guid><content:encoded><![CDATA[ La gestione dell'acqua durante gli eventi estremi. Non solo carenza idrica ma anche l'altra faccia della medaglia rappresentata dal rischio idrogeologico. Nella Giornata mondiale dell'Acqua, l'Organizzazione mondiale della sanit&agrave; (Oms) si &egrave; soffermata su questo aspetto lanciando le nuove linee guida internazionali.<br /><br />&laquo;Affrontare i bisogni crescenti relativi alla fornitura in sicurezza dei servizi igienico-sanitari e acqua potabile in ambiente urbano- spiegano dall'Oms- &egrave; una delle questioni pi&ugrave; urgenti a livello globale e una delle sfide principali poste dal cambiamento climatico&raquo;. Il numero degli eventi estremi legati agli effetti dei cambiamenti climatici &egrave; aumentato del 65% in Europa tra il 1998 e il 2007, con una perdita economica raddoppiata fino a quasi 14 miliardi di euro rispetto alla decade precedente. Circa 40 milioni di persone hanno richiesto negli scorsi 20 anni assistenza di base e sanitaria (un riparo sicuro, assistenza medica, acqua potabile) con una crescita del 400% rispetto agli 8 milioni di persone colpite nelle precedenti due decadi. In questo contesto si inserisce la pubblicazione presentata dal Centro europeo ambiente e salute dell'Oms e dal ministero dell'Ambiente. Nel nostro paese sono oltre 6.500 i comuni italiani con zone ad alta criticit&agrave; idrogeologica per un totale di oltre 3,5 milioni di abitanti (il 6%) esposti al pericolo di frane o alluvioni: nel 54% dei casi le abitazioni sono costruite in aree ad alto rischio e nel 19% vi sono strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. L'Italia, ha un tasso di urbanizzazione del 68% con un aumento annuale dello 0.4%,  ha molte infrastrutture per cui - si legge nel rapporto - i danni potrebbero essere potenzialmente pi&ugrave; ingenti. Per questo secondo gli esperti dell'Oms le citt&agrave; hanno bisogno di grandi quantit&agrave; di acqua potabile, un sistema di fognature ben funzionante e un adeguato sistema di depuratori, idonei a resistere sia alle piogge intense, alle siccit&agrave; prolungate e ai black-out elettrici.<br /><br />&laquo;In condizioni di piogge o siccit&agrave; estreme- ha dichiarato Francesca Racioppi, responsabile del Centro europeo ambiente e salute dell'Oms- i servizi per l'approvvigionamento idrico e di smaltimento e trattamento delle acque reflue possono essere danneggiati o non funzionare correttamente, con conseguente limitazione del servizio o contaminazione dell'acqua potabile e effetti importanti sulla salute dei cittadini. Con questa pubblicazione desideriamo assistere i decisori e gli operatori europei del settore a rendere i servizi di fornitura di acqua e igiene resistenti agli eventi estremi, proteggendo cos&igrave; la salute umana dai rischi di contaminazione ambientale&raquo;. Del resto di questo servizio almeno in Italia ed in particolare al Sud, pare che ce ne sia bisogno. Secondo quanto contenuto nel rapporto, sono pochi i comuni che svolgono una politica efficace e adeguata di prevenzione, informazione e pianificazione d'emergenza. Solo il 22% delle amministrazioni nazionali interviene per mitigare il rischio idrogeologico, mentre il 57% lavora per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. &laquo;L'acqua &egrave; al centro delle politiche di adattamento dei cambiamenti climatici- ha aggiunto Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente- testi come questo si distinguono per essere riusciti ad affrontare problemi complessi in una visione di insieme, attraverso un approccio integrato, ambiente e salute, alla sostenibilit&agrave;, con motivazioni e elementi tecnici utili per pianificatori e decisori pubblici ma anche per cittadini e media&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Referendum su nucleare e acqua&#x2c; Legambiente in piazza sabato 26 marzo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:52:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-587</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-587</guid><content:encoded><![CDATA[&ldquo;Sul nucleare &ndash; dichiara il presidente dell&rsquo;associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza &ndash; aiutiamo il governo nella sua pausa di riflessione, esprimendo chiaramente il nostro rifiuto sul rilancio dell&rsquo;energia atomica. Le centrali sono pericolose, costose e non servono all&rsquo;Italia. Siamo contrari, inoltre &ndash; aggiunge Cogliati Dezza &ndash; all&rsquo;obbligo di privatizzazione del servizio idrico nel nostro Paese, perch&eacute; l&rsquo;acqua &egrave; un bene comune e il suo utilizzo deve rispondere a criteri di pubblica utilit&agrave;. Il decreto Ronchi va modificato, considera erroneamente la gestione privata come la soluzione di tutti i mali e minaccia quelle gestioni pubbliche che hanno garantito un servizio efficace, efficiente ed economico&rdquo;.<br />Pi&ugrave; che privatizzare il sistema idrico, occorre, infatti, risolvere i numerosi problemi del servizio idrico in Italia, dove il 33% dell&rsquo;acqua potabile si perde nelle reti colabrodo di trasporto e di distribuzione tanto che, in alcune regioni, l&rsquo;accesso &egrave; razionato e irregolare nei mesi estivi.<br />Secondo Legambiente il nucleare &egrave; pericoloso, come dimostrano, purtroppo, la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, e non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattivit&agrave;.<br />Le centrali, inoltre, rilasciano radioattivit&agrave; nell&rsquo;ambiente anche nel normale funzionamento, senza incidenti. L&rsquo;agricoltura rischia di essere pesantemente penalizzata e i bambini che abitano nelle vicinanze corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia, come dimostra un&rsquo;indagine epidemiologica tedesca che rileva una dipendenza dell&rsquo;insorgenza di patologie infantili (bambini da 0 a 5 anni) dalla vicinanza alla centrale.<br />Lo smaltimento definitivo delle scorie, poi, &egrave; un problema irrisolto e non da poco. Queste restano radioattive per decine di migliaia di anni e non esiste attualmente al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo cos&igrave; lungo.<br /><br /><br />www.greenreporter.it]]></content:encoded></item><item><title>APERTO BANDO LIFE PLUS 2011&#x2c; SCADENZA PROPOSTE IL 18 LUGLIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:16:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-586</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-586</guid><content:encoded><![CDATA[Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando Life-plus aperto alle candidature di progetti nelle 3 aree del programma: Natura e biodiversit&agrave;; Politica e governance ambientali; Informazione e comunicazione.<br />Il budget complessivo del bando 2011 ammonta ad oltre 267 milioni di euro, di cui almeno il 50% &egrave; assegnato a misure di sostegno alla conservazione della natura e della biodiversit&agrave;.<br />La scadenza per la presentazione delle proposte &egrave; stata fissata al 18 luglio e entro il ottobre tutte le idee ricevute saranno trasmesse alla Commissione europea dal Punto di Contatto Nazionale Life 2011.<br />Life-plus &egrave; il programma mirato a contribuire alla formulazione e all'attuazione della politica e della legislazione comunitarie in materia ambientale al fine di contribuire alla promozione dello sviluppo sostenibile.<br />Life-plus concorre all'attuazione del Sesto programma di azione in materia di ambiente, contribuendo a migliorare la qualit&agrave; dell'ambiente; a stabilizzare le concentrazioni dei gas serra; a tutelare, conservare, ripristinare e migliorare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche; a promuovere una migliore gestione delle risorse e dei rifiuti; a elaborare approcci strategici per quanto riguarda la formulazione, l'attuazione e l'integrazione delle politiche.<br />A questo fine il programma si sviluppa sulle tre linee direttrici: natura e biodiversit&agrave; che si incentra sulla piena attuazione delle direttive europee sulla conservazione degli habitat, sugli uccelli selvatici e sul rafforzamento delle conoscenze necessarie per sviluppare, valutare e monitorare la legislazione in tale settore; politica ambientale e governance applica le misure e gli interventi del Sesto programma d'azione per l'Ambiente e adotta gli approcci strategici allo sviluppo, rafforzamento ed esecuzione delle politiche; informazione si incentra sullo sviluppo della comunicazione delle tematiche ambientali e sulla promozione dei modi e degli strumenti necessari a favorire l'accesso dei cittadini alle informazioni.<br />Destinatari del bando anche quest'anno saranno le Autorit&agrave; azionali, regionali e locali; gli organismi specializzati previsti dalla legislazione comunitaria; le organizzazioni internazionali, per azioni negli Stati membri e nei paesi associati; le organizzazioni non governative. <br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>EMERGENZA MALTEMPO NELLE MARCHE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-02T12:59:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-585</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-585</guid><content:encoded><![CDATA[Ansa Meteo<br /><img class="imageStyle" alt="ed069e94b031235b81b0331fa6d14f8b" width="230" height="154" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry585-ed069e94b031235b81b0331fa6d14f8b.jpg" /><br />E' emergenza maltempo nelle Marche: una donna di 85 anni &egrave; stata ritrovata morta in un fosso a Venarotta (Ascoli Piceno) e due persone, un anziano e un giovane, risultano dispersi in seguito alla piena del fiume Ete. Ieri sera l'anziana era uscita di casa per andare a messa, ma non &egrave; pi&ugrave; rientrata. E' probabile che abbia perso l'orientamento a causa dell'oscurit&agrave;, del vento e della pioggia, cadendo nel torrente, dove &egrave; stata ritrovata dai vigili del fuoco, dopo che i familiari avevano dato l'allarme. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, sarebbe scivolata nel fosso perch&eacute; un terrapieno &egrave; smottato per via delle piogge abbondanti. L'anziana &egrave; stata risucchiata nell'alveo del piccolo corso d'acqua, che si forma soltanto quando le precipitazioni sono molto intense (raccoglie le acque di scolo del centro abitato) per poi confluire nel torrente Chiaro e, all'altezza di Ascoli Piceno, nel Tronto. La vittima viveva con la figlia, che non vedendola rientrare dalla messa vespertina ha chiamato i soccorsi. Alle ricerche, durate tutta la notte, hanno preso parte vigili del fuoco, carabinieri, volontari di protezione civile e agenti della Forestale. Il cadavere &egrave; stato avvistato verso le 8, impigliato fra gli arbusti a una cinquantina di metri da dove la donna era precipitata in acqua.<br /><br />Sono un uomo di circa 60 anni e una persona sulla ventina i due dispersi a Casette d'Ete (Fermo) nella piena del fiume Ete morto, una frazione di Sant'Elpidio a mare (Fermo). A quanto si e' appreso, viaggiavano su un'auto che stamattina si e' trovata a transitare dall'incrocio fra via Cavour e via Brancadoro (davanti al viale che conduce alla villa di Diego della Valle), proprio mentre il corso d'acqua rompeva gli argini e invadeva la strada. La vettura e' stata trascinata verso il mare, e pompieri e sommozzatori stanno ancora cercando di individuarla. La loro auto &egrave; stata portata via dall'acqua, che ha superato un metro e mezzo di altezza e sta per sfiorare i due metri. L'interno centro abitato del paese (circa 2.800 residenti) &egrave; invaso dalla piena: l'amministrazione comunale si sta attrezzando per evacuare le famiglie che vivono negli edifici pi&ugrave; a rischio. Sott'acqua anche anche vari stabilimenti e capannoni. A Casette d'Ete ha sede anche l'azienda calzaturiera Tod's, di Diego della Valle.<br /><br />L'intero paese &egrave; allagato, cos&igrave; come gran parte dei centri della regione, dove tutti i principali corsi d'acqua sono esondati, invadendo abitazioni, fabbriche e negozi.<br /><br />Per la ricerca dei dispersi &egrave; stata mobilitata una squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco. La pioggia, che cade ininterrottamente da ieri, ha fatto esondare l'Ete vivo, l'Ete morto, il Tronto, l'Aso e il Menocchia nel centro sud della regione, il Misa, l'Esino, il Nevola e il Musone pi&ugrave; a nord. Decine le persone che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni, e sono state tratte in salvo dai pompieri con gommoni e mezzi anfibi nelle province di Ancona, Macerata, Ascoli e Fermo.<br /><br />In tilt la rete viaria, con numerose strade provinciali chiuse a causa di frane, smottamenti e allagamenti; da poco anche la viabilit&agrave; di accesso al capoluogo regionale &egrave; a rischio di interruzione, per un fiume d'acqua e fango che ha invaso la statale 16 Adriatica, all'altezza della frana Barducci. Transitabile invece l'A14, anche se con molti rallentamenti. L'aeroporto 'Sanzio' di Ancona-Falconara &egrave; stato chiuso per l'allagamento della pista: sono stati cancellati il volo per Monaco delle 6:40, mentre il primo collegamento con Roma Fiumicino (in partenza alle 7:20) subir&agrave; un ritardo di almeno tre ore.<br /><br />L'Enel segnala l'interruzione dell'erogazione di energia elettrica in varie localit&agrave; della regione. Tutti richiamati in servizio i vigili del fuoco e il personale della polizia stradale e delle polizie municipali, mentre i sindaci hanno attivato i Centri operativi comunali. La situazione &egrave; monitorata dalla Sala operativa regionale di protezione civile, che per le prossime ore prevede un peggioramento delle condizioni meteo.<br /><br />Decine di famiglie alluvionate, che in giornata potrebbero diventare centinaia, sono state portate in salvo nelle Marche alluvionate dai vigili del fuoco, con gommoni e altri mezzi anfibi. Nella notte, dopo che il fiume Chienti &egrave; fuoriuscito dagli argini a Sambucheto (Macerata), un gruppo di sfollati &egrave; stato raggiunto in gommone da una squadra di pompieri, e messo in sicurezza altrove. Numerosissimi gli sgomberi nel Fermano, fra Casette d'Ete, Porto Sant'Elpidio, Sant'Elpidio a mare, mentre in contrada Salvano due abitazioni rimaste isolate per esondazione dell'Ete vivo, devono ancora essere raggiunte dai soccorritori. Lungo le strade si vedono auto accatastate per il flusso senza sosta di acqua e fango: una lotta impari per i vigili del fuoco, che cercando di trainarle con mezzi meccanici. Sono in corso anche perlustrazioni nei sottopassi, per escludere che altre persone, oltre all'anziano e al bambino dispersi a Casette d'Ete, siano rimaste intrappolate in qualche vettura in panne. Nella sede della Regione Marche &egrave; in corso una riunione della Protezione civile e di tutti i servizi coinvolti nelle operazioni di soccorso e assistenza agli sfollati.<br /><br />CHIUSO CASELLO A14 PORTO SAN GIORGIO - Il casello dell'A14 di Porto San Giorgio (Fermo) &egrave; stato chiuso in uscita per l'allagamento della sede stradale. Aperta invece la stazione in ingresso. Interdette al traffico per frane e allagamenti anche la Superstrada 77 fra Morrovalle e Corridonia (Macerata), la Sp 571 e la Statale 'Regina' in provincia di Macerata. Difficolt&agrave; per la viabilit&agrave; anche nel centro storico di Senigallia, dove la piena del fiume Misa ha invaso il ponte di corso 2 giugno.<br /><br />PISTA AEROPORTO ANCONA ALLAGATA, SCALO RESTA CHIUSO - Ancora bloccato il traffico aereo da e per l'aeroporto 'Raffaello Sanzio' di Ancona-Falconara, a causa del maltempo. Lo straripamento del fosso San Sebastiano, nella frazione di Castelferretti, ha provocato l'allagamento totale della pista, che non potr&agrave; essere prosciugata prima del pomeriggio. Al momento sono stati cancellati i voli per Monaco, Roma e Timisoara, ma &egrave; a rischio cancellazione anche quello per Dusseldorf. La societ&agrave; Aerdorica, che gestisce il 'Raffaello Sanzio', spera di riaprire la pista per le 15.<br /><br />DONNA SCAMPA ALLA PIENA DA FINESTRINO AUTO - Via dalla piena dell'Ete morto, passando dal finestrino dell'auto travolta dall'acqua, grazie al coraggio di un passante che l'ha sentita gridare e l'ha afferrata e trascinata fuori appena in tempo. E' la storia di Caterina, 60 anni, sopravvissuta all'alluvione di Casette d'Ete. La signora era diretta a Macerata, come ogni mattina, per lavoro. Erano circa le 4:45 quando si &egrave; trovata a passare da via Cavour con la sua Bmw inghiottita dall'acqua, proprio mentre il fiume rompeva gli argini allagando la strada. Anche lei, come l'anziano e la ragazza dispersi, stava per essere portata via dalla piena, ma si &egrave; messa "a gridare forte - racconta chi ha assistito alla scena - e ha tirato un po' gi&ugrave; il finestrino. Un signore &egrave; corso dietro all'auto, ha afferrato un braccio della donna e non ha lasciato la presa fino a quando non &egrave; riuscito a farla uscire dall'abitacolo". Un piccolo miracolo: la sopravvissuta ora &egrave; a casa. A parte lo choc, ha riportato solo qualche graffio.]]></content:encoded></item><item><title>Calabria: tutti i comuni a rischio frane</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-02T12:55:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-584</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-584</guid><content:encoded><![CDATA[<br />ROMA - Il dissesto idrogeologico torna a far vittime oggi in Calabria. Una frana, a Villa San Giuseppe nella zona di Pettogallico che &egrave; periferica di Reggio Calabria, ha travolto oggi un'autovettura e il conducente risulta morto. Frane e allagamenti sono inoltre segnalati a Reggio Calabria e in varie zone della provincia, dove sta piovendo dalla notte scorsa. Isolata, sempre a Reggio, per una frana la frazione di Sambatello. Altre frane vengono segnalate a Pellaro nella zona Amendolea. E' esondato il torrente Budello a Gioia Tauro. Pioggia intensa anche sulla provincia di Cosenza, mentre nel catanzarese la zona pi&ugrave; colpita &egrave; la fascia costiera ionica dove ci sono stati alcuni allagamenti.<br /><br />TUTTI I 409 COMUNI CALABRESI SONO A RISCHIO FRANE-ALLUVIONI - Secondo il rapporto 'Ecosistema Rischio 2010' presentato nell'ambito della campagna 'Operazione Fiumi' di Legambiente e Protezione civile, il rischio frane e alluvioni in Calabria riguarda il 100% dei Comuni, che sono 409. Il 42% presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 55% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali con pregiudizio non solo per l'incolumit&agrave; dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. E ancora: nel 26% dei comuni sono presenti, in zone a rischio, anche strutture sensibili, come scuole e ospedali.<br /><br />IN CALABRIA 185MILA PERSONE IN AREE A RISCHIO - Complessivamente, tra abitazioni, strutture industriali e strutture sensibili si pu&ograve; stimare, per estrapolazione, che nella totalit&agrave; dei comuni calabresi classificati a rischio dal Ministero dell'Ambiente e dall'Upi, siano quotidianamente esposte a rischio frana e alluvione almeno 185 mila persone.<br /><br />ASSENTI AZIONI DI MITIGAZIONE-RISCHIO IN 9 ENTI LOCALI SU 10- Ancora molto bassa, secondo lo studio di Legambiente e Protezione civile, la percentuale - poco pi&ugrave; di uno su dieci - degli enti locali che hanno adottato provvedimenti per la mitigazione del rischio idrogeologico.<br /><br />IN 37 EVENTI GIA' REGISTRATE 517 VITTIME INONDAZIONI - Sul fronte inondazione, le regioni pi&ugrave; esposte al rischio per la popolazione sono state il Piemonte (235 vittime in 73 eventi alluvionali), la Campania (211 vittime in 59 eventi), la Toscana (456 vittime in 51 eventi), e la Calabria (517 vittime in 37 eventi), secondo un recente studio dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpi).<br /><br />CALABRIA AL SECONDO POSTO PER ABUSIVISMO EDILIZIO - Nella cartina dell'abusivismo italiano, inoltre, il secondo posto - dopo la Campania - lo occupa proprio la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri, secondo l'ultimo monitoraggio Legambiente.<br /><br />FONTE:ANSA]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Acqua: slitta abolizione Ato</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-582</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-582</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Milleproroghe salva distretti idrici per un anno<br />28 dicembre, 17:52<br /><br />Slitta di un anno l'abolizione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali): il decreto Milleproroghe ha rimandato, infatti, tutto all'anno prossimo. Le regioni non erano ancora pronte a sostituirli. I servizi pubblici, in particolare acqua e rifiuti, avrebbero rischiato di trovarsi senza una regolazione, cadendo in un vuoto normativo. Soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva provveduto con un proprio provvedimento per supplire alla soppressione degli Ato. Ora, la proroga di un anno consente alle regioni di fare chiarezza e di pensare a come sostituirli.<br /><br /> <br />In linea con questo provvedimento, ma su un versante parallelo, camminano le scadenze del Dl Ronchi. La legge che sostanzialmente allinea la normativa italiana ad alcune direttive Ue nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (ad eccezione dei servizi gas, energia elettrica, trasporto ferroviario regionale e farmacie comunali).<br /><br /> <br /><br />Ecco il quadro:<br /><br /> <br />SCADENZE ATO (SALVATE DAL DL MILLEPROROGHE):<br /><br /><br />- Il 31 dicembre 2010 gli Ambiti territoriali ottimali dovevano essere soppressi, dando di fatto tutta la responsabilit&agrave; di individuare un 'supplente' alle Regioni. Prima che la proroga di un anno salvasse le regioni (tutte ferme), soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva redatto un provvedimento.<br /><br /> <br /><br />- Gli Ato sono nati negli anni '90 con l'intento di superare i confini politici e amministrativi e ridurre la frammentazione delle gestioni. La loro introduzione nel settore idrico risale al 1994 con la Legge Galli. Il processo per la definizione dei confini degli ambiti &egrave; stato lungo: queste aree finivano per coincidere non tanto con il profilo geomorfologico o idrogeologico ideale quanto con i confini amministrativi delle province.<br /><br /> <br /><br />SCADENZE DL RONCHI:<br /><br /> <br /><br />- Al 30 dicembre 2010 scadono gli affidamenti alle societ&agrave; miste nelle quali la scelta del partner privato &egrave; avvenuta senza gara ad evidenza pubblica; scadono anche le gestioni 'in house' nelle quali l'ente pubblico (o gli enti) non esercitano sulla societ&agrave; un controllo analogo a quello esercitato sui propri uffici e non vi &egrave; prevalenza nell'attivit&agrave; svolta verso l'ente proprietario. Scadono poi le gestioni in economia e quelle delle aziende speciali.<br /><br /> <br /><br />- Il 31 dicembre 2011 scadono le gestioni in house conformi alla disciplina comunitaria affidate prima della riforma. Vanno invece a scadenza naturale se privatizzano almeno il 40% con una gara ad evidenza pubblica, e gara a doppio oggetto (la qualit&agrave; del socio e l'attribuzione di compiti operativi).<br /><br /> <br /><br />- Il 31 dicembre del 2013 scadono le gestioni affidate direttamente a societ&agrave; quotate in borsa a meno che non privatizzino il 30% delle quote azionarie, mentre al 31 dicembre 2015 scadono le gestioni affidate direttamente a societ&agrave; quotate in borsa a meno che non privatizzino il 40% delle quote azionarie.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Acqua: 92 &#x27;bacini&#x27; in Italia&#x2c; uno ogni 600mila persone&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-581</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-581</guid><content:encoded><![CDATA[<br />In Italia ci sono 92 Ato (Ambiti territoriali ottimali) per il settore idrico. In media ogni Ato riguarda oltre 600.000 cittadini (617.094). Alla quota delle gestioni mancano per&ograve; 23 affidamenti. La popolazione totale servita (affidata e non) &egrave; pari a circa 56 milioni (56.155.587).<br /><br /> <br /><br />Gli Ato sono 92: 45 al nord, 19 al centro, 28 al sud. Gli Ato con affidamenti effettuati sono 69 (32 al nord, 17 al centro, 20 al sud). In totale le societ&agrave; affidatarie sono 114, la maggior parte delle quali (74) al nord e le restanti (30) tra centro (19) e sud (21). In totale le societ&agrave; private sono 7, le miste con partner selezionato sono 23, quelle miste con partner finanziario sono 9, le pubbliche 57 (di18 affidamenti non viene specificata la forma). Per ogni ambito c'&egrave; una media nazionale di 1,7 societ&agrave; affidatarie: la media sale al nord con 2,3, ma scende al centro e al sud (in entrambe i casi 1,1).<br /><br /> <br /><br />La dislocazione degli Ato nel nostro Paese (Regione, numero di Ato, popolazione media per Ato):<br /><br /> <br /><br />- in Piemonte ci sono 6 Ato per una popolazione media di 702.232 abitanti;<br /><br />- in Valle d'Aosta un Ato per 119.548 abitanti;<br /><br />- in Lombardia 12 Ato per 753.018 abitanti;<br /><br />- Liguria 4 Ato per 392.946 abitanti;<br /><br />- Veneto 8 Ato per 578.291 abitanti;<br /><br />- Friuli Venezia-Giulia 4 Ato per 295.941 abitanti;<br /><br />- Emilia-Romagna 9 Ato per 442.594 abitanti;<br /><br />- Toscana 6 Ato per 582.968 abitanti;<br /><br />- Umbria 3 Ato per 275.275 abitanti;<br /><br />- Marche 5 Ato per 294.116 abitanti;<br /><br />- Lazio 5 Ato per 1.022.483 abitanti;<br /><br />- Abruzzo 6 Ato per 210.399 abitanti;<br /><br />- Molise un Ato per 320.601 abitanti;<br /><br />- Campania 4 Ato per 1.425.483 abitanti;<br /><br />- Puglia un Ato per 4.019.566 abitanti;<br /><br />- Basilicata un Ato per 597.768 abitanti;<br /><br />- Calabria 5 Ato per 402.293 abitanti;<br /><br />- Sicilia 9 Ato per 552.110 abitanti;<br /><br />- Sardegna un Ato per 1.631.880 abitanti<br /><br />- Trentino Alto-Adige: non &egrave; stato legiferato;<br /><br />- l'Ato interregionale Lemene a cavallo del confine veneto (guidato dal comune di Portoguraro).<br /><br /> <br /><br />La mappa delle gestioni italiane del servizio idrico (tipologia di affidamento, numero gestori, popolazione servita, percentuale di popolazione):<br /><br /> <br /><br />- l'affidamento 'in house' con 31 gestori per una popolazione servita di 19.287.235 pari al 35% del totale;<br /><br />- affidamento 'Spa mista' con 12 gestori per 9.771.133 pari al 17%;<br /><br />- affidamento 'societ&agrave; quotata' con 13 gestori per 10.650.889 pari al 19%; affidamento 'concessione a terzi' con 6 gestori per 3.002.971 pari al 5%; altre tipologie di affidamento hanno 6 gestori per 2.428.224 pari al 4%; non sono affidate 23 gestioni per 11.015.135 pari al 20%.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA La conferenza Onu sui cambiamenti climatici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-580</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-580</guid><content:encoded><![CDATA[ROMA - La conferenza Onu sui cambiamenti climatici che si tiene a Cancun, Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre, comprende la sedicesima Conferenza delle parti (Cop) e la sesta Conferenza delle parti aderenti al Protocollo di Kyoto (Cmp). In questa occasione vengono discussi gli impegni futuri dei paesi industrializzati rispetto al Protocollo di Kyoto.<br /><br />Quasi 20 anni fa, nel 1992, la maggior parte delle nazioni firmarono un trattato internazionale - la convenzione Onu sui cambiamenti climatici nota con l'acronimo Unfccc - per cominciare a considerare cio' che si poteva fare per ridurre il riscaldamento globale del pianeta e far fronte a quegli innalzamenti di temperatura che risultassero inevitabili.<br /><br />Piu' recentemente, un certo numero di nazioni hanno approvato un documento che si aggiunge a quel trattato, il Protocollo di Kyoto, che contiene misure piu' forti e vincolanti: la principale novita' del Protocollo, firmato a Kyoto (Giappone) l'11 dicembre del 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio del 2005, e' che fissa obiettivi vincolanti per 37 paesi industrializzati e per l'Unione Europea per la riduzione di emissioni dei cosiddetti gas a effetto serra (Ghg).<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Energia L&#x27;Italia a un passo dal -20&#x25; CO2 al 2020&#xa;Legambiente chiede di alzare il target a -30&#x25;&#x2c; e&#x27; fattibile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-579</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-579</guid><content:encoded><![CDATA[Roma guarda a Cancun, e lo fa con l'orgoglio di chi ha i numeri giusti. Per l'Italia infatti sembra a portata di mano il raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Unione Europea al 2020 (-20% emissioni CO2), sulla base di uno studio presentato al Senato da AzzeroCo2 in collaborazione con Legambiente e Kyoto Club.<br /><br />E da 'prima della classe' l'Italia si spinge a chiedere di alzare il target a -30%, ''un obiettivo fattibile, e soprattutto decisamente vantaggioso per le imprese e i cittadini'' ha detto Edoardo Zanchini di Legambiente. ''Per la prima volta, dopo oltre dieci anni - si legge nel rapporto dell'Istituto di ricerca Ambiente Italia - nel 2009 le emissioni globali di CO2 derivanti dagli usi energetici sono diminuite rispetto all'anno precedente, e in Italia le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 4,3% tra il 1990 e il 2009. Questa riduzione e' dovuta in larga parte alla crisi economica, ma l'introduzione di una serie di misure di stimolo del mercato puo' produrre una accelerazione dei risultati raggiunti. In particolare, incidendo sui settori dove il Made in Italy e' competitivo (edilizia, automobili, illuminazione pubblica, caldaie e impianti di raffreddamento) si possono tagliare i consumi energetici di circa 9Mtep e le emissioni di Co2 di 28 Mt entro il 2020, con un saldo dell'operazione in attivo per 16 miliardi di euro'' ha sottolineato il ricercatore Rodolfo Pasinetti.<br /><br />''Il governo dovrebbe guardare con attenzione a questa ricerca - ha detto il responsabile energia di Legambiente Zanchini - perche' dimostra l'importanza di precise politiche di efficienza energetica, come spingere gli incentivi per i passaggi di elettrodomestici verso la classe A, investimenti che poi si ripagano con ben 16 miliardi di euro di benefici. Il 2020 deve essere uno scenario-sfida per il nostro Paese, che percio' deve guardare ai vantaggi, in termini di bollette meno care e posti di lavoro, di un passaggio immediato a un obiettivo -30% al 2020, come proposto dall'Unione Europea a Cancun''. ''Per la prima volta sviluppo e ambientalismo vanno d'accordo'' ha commentato il vicepresidente Kyoto Club Francesco Ferrante, che ha ricordato come negli ultimi tre anni lo sconto fiscale del 55% per chi fa edilizia ecosostenibile abbia creato 50mila posti di lavoro e cambiato la mentalita' di molti artigiani. ''L'impegno della politica e' ora creare una cornice adatta affinche' analoghi interventi possano essere realizzati a favore dell'ambiente per rilanciare l'economia, che e' - ha concluso - questione sociale prioritaria''.<br /><br />Confindustria, ha detto infine Massimo Beccarello dell'universita' Milano Bicocca - ha chiesto di ''mantenere pari incentivi fino al 2020, e piu' attenzione alla ricerca'', convinta che con un investimento statale di 1,5 miliardi di euro, il beneficio possa prudentemente attestarsi di 3 miliardi di euro. Quindi, anche per Confindustria ''gli obiettivi Ue di riduzione emissioni sono alla nostra portata, e l'efficienza economica collettiva e' un buon affare''.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Energia: da gennaio 20 milioni famiglie con prezzi biorari</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-578</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-578</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 30 DIC - Da gennaio saranno oltre 20 milioni le famiglie italiane che riceveranno la bolletta calcolata con i nuovi prezzi biorari, meno convenienti nei giorni lavorativi dalle 8 alle 19 e piu' convenienti in tutte le altre ore e in tutti i fine settimana e festivi. Lo ricorda l'Autorita' per l'energia, annunciando che, entro la fine del prossimo anno, il nuovo sistema, che e' automatico e non richiede nuovi contratti, sara' applicato a tutti i consumatori che hanno un contratto di fornitura alle condizioni stabilite dall'Autorita' e dotati di un contatore elettronico intelligente, che puo' leggere i consumi nei diversi momenti.<br /><br />Da gennaio e' in arrivo poi anche un'altra novita': l'Autorita' ha infatti previsto l'introduzione di bollette semplificate per le forniture di elettricita' o gas o per quelle congiunte di gas ed elettricita' (contratti dual fuel); le nuove bollette saranno corredate da spiegazioni e saranno pi&ugrave; facilmente confrontabili fra loro in modo da garantire una maggior trasparenza.(ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>VERTICE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI DI CANCUN</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-12-17T20:07:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-december-2010#unique-entry-id-573</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-december-2010#unique-entry-id-573</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> <br />Gianfranco Bologna<br /><br />ROMA. E' passato un altro anno, si &egrave; chiusa la 16&deg; Conferenza delle Parti (COP, Conference of the Parties) della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici a Cancun in Messico, le ulteriori autorevoli pubblicazioni scientifiche che, nel frattempo, si sono aggiunte all'ingentissima massa di quelle gi&agrave; pubblicate, documentano sempre di pi&ugrave; l'urgenza di intervenire sul ruolo antropogenico nella modificazione del sistema climatico, ma la risposta della politica e dell'economia &egrave; faticosissima, estremamente lenta, ancora avvolta da dubbi, e, purtroppo, assolutamente insufficiente.<br /><br />Nel 2011 &egrave; prevista la 17&deg; Conferenza delle Parti a Durban in Sud Africa, dal 28 novembre al 9 dicembre, e ci sar&agrave; l'urgenza drammatica di stringere (anche perch&eacute; il Protocollo di Kyoto chiuder&agrave; il suo periodo operativo nel 2012) su di un accordo vincolante che indichi riduzioni veramente significative delle emissioni dei gas che modificano la composizione chimica dell'atmosfera, in tempi brevi e certi, con tutti i meccanismi di certificazione e verifica necessari e l'indicazione dei mezzi che dovranno essere utilizzati per ottenere questi obiettivi. Ci attende quindi un altro anno di lunghe riunioni diplomatiche preparatorie in varie parti del mondo sino a giungere alla Conferenza di fine anno.<br /><br />E' evidente a tutti che i negoziati sono fondamentali e necessari per ottenere un approccio di condivisione multilaterale per la soluzione di un problema globale che interessa tutti gli abitanti della Terra, andando tale tema ben oltre i confini delle sovranit&agrave; nazionali, ma &egrave; altrettanto evidente a tutti che questa strada, pur indispensabile, si sta dimostrando estremamente lenta e altamente improduttiva, rispetto alle urgenze che abbiamo davanti a noi, soprattutto rispetto all'accelerazione documentata dei fenomeni dei cambiamenti climatici in atto e dei possibili superamenti di eventuali "punti critici" o "effetti soglia", sorpassati i quali la capacit&agrave; gestionale dell'intervento umano viene ritenuta praticamente nulla.<br /><br />Quindi, da una parte &egrave; fondamentale richiamare l'urgenza di decisioni forti e innovative a livello politico-istituzionale. E' necessario che il potere politico ed economico riconosca che la gravissima situazione ambientale in cui versiamo &egrave; strettamente incrociata con la pesante crisi economico finanziaria che ci attanaglia dal 2008; il diffuso debito economico di tantissimi paesi si incrocia inevitabilmente con il drammatico deficit ecologico che abbiamo accumulato, ormai da almeno un paio di secoli e in maniera drammatica negli ultimi decenni, nei confronti dei sistemi naturali, profondamente alterati, modificati, trasformati e distrutti, con un'ormai ridotta capacit&agrave; rigenerativa e ricettiva degli stessi, rispetto all'insostenibile crescita della nostra pressione.  Dall'altra parte &egrave; fondamentale attivarsi, diventare protagonisti ed avviare ovunque iniziative concrete di riduzione delle emissioni e di riduzione della nostra "impronta" sui sistemi naturali, a livello locale, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, imprese, societ&agrave; civile, come gi&agrave; sta accadendo in tutto il mondo e come &egrave; stato ben compendiato nel bel libro di Paul Hawken, "Moltitudine inarrestabile"  (edizioni Ambiente e, ad esempio, nei suoi siti, come www.wiserearth.org , il social network per la sostenibilit&agrave;) , concretizzando la strada di un vero e proprio piano di sviluppo economico e sociale, alternativo all'attuale, un Piano B, ben riassunto nel bel libro di Lester Brown dall'appropriato titolo "Piano B 4.0" (Edizioni Ambiente, di entrambi abbiamo parlato varie volte nelle pagine di questa rubrica).<br /><br />In fondo la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, aperta alla firma dei vari governi, in occasione del Summit della Terra delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel 1992, ha l'obiettivo principale di prevenire la pericolosa interferenza umana sul sistema climatico e questa interferenza &egrave; stata ampiamente documentata in tutti questi anni in maniera sempre pi&ugrave; significativa e convincente. Ma, da allora ad oggi, la politica &egrave; stata in grado di fornire risposte adeguate alla sfida ?<br /><br />Anche durante la COP di Cancun, la straordinaria partnership delle scienze del sistema Terra (Earth System Science Partnership www.essp.org ) e l'autorevolissimo International Council for Science (ICSU, www.icsu.org ) hanno organizzato un evento dal titolo "Emerging  science findings and ongoing dialogue with the parties" al quale autorevoli studiosi, come Richard Houghton, Diana Liverman e Kris Ebi, hanno fornito importanti contributi per comprendere meglio la necessit&agrave; dell'urgenza di agire senza continuare ad aspettare troppo. <br /><br />Inoltre in questi giorni il grande climatologo James Hansen, direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA ha pubblicato, insieme ai suoi colleghi Reto Ruedy, Mikiko Sato e  Ken Lo, su "Review of Geophysics", l'ampio lavoro scientifico "Global surface temperature change" (scaricabile dal sito del GISS www.giss.nasa.gov ) dove si dimostra come il 2010, fino al mese di novembre, appaia l'anno pi&ugrave; caldo mai registrato (quindi supererebbe il primato del 2005) rispetto al dataset del GISS della NASA che risale a 131 anni fa. <br /><br />Solo per fornire qualche altra utile citazione &egrave; bene ricordare come diversi autorevoli studiosi, sempre del GISS della NASA, Andrew Lacis, Gavin Schmidt, David Rind e Reto Ruedy, hanno pubblicato nell'ottobre scorso sulla prestigiosa rivista "Science" un lavoro dal titolo "Atmospheric CO2: Principal Control Knob Governing Earth's Temperature" (anch'esso scaricabile dal gi&agrave; citato sito del GISS) nel quale si documenta come la concentrazione di biossido di carbonio (anidride carbonica) governa in maniera significativa le temperature del nostro pianeta.<br /><br />Vi ricorderete che proprio prima della ben nota 15&deg; Conferenza delle Parti, tenutasi lo scorso anno a Copenaghen, ventisei tra i maggiori climatologi di fama internazionale e di diversi prestigiosi istituti di ricerca (da Ian Allison a Peter Cox, da Corinne Le Quere a Tim Lenton, da Michael Mann a Stefan Rahmstorf, da Hans Joachim Schellnhuber a Stephen Schneider - purtroppo scomparso quest'anno -, da Steven Sherwood a Eric Steig ed altri) resero noto un interessantissimo rapporto dal titolo "The Copenaghen Diagnosis. Updating the World on Latest Climate Science" pubblicato dal Climate Change Research Centre dell'University of  New South Wales di Sydney (vedasi il sito www.copenaghendiagnosis.com ).<br /><br />Il rapporto aveva l'obiettivo di aggiornare lo stato delle conoscenze sul sistema climatico che la comunit&agrave; scientifica internazionale ha acquisito dopo la pubblicazione del Quarto rapporto di valutazione dell'Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) del 2007 (vedasi www.ipcc.ch ) anche per informare i negoziatori che sarebbero convenuti a Copenaghen per la COP sulla necessit&agrave; di agire con urgenza.<br /><br />Tra le principali conclusioni del rapporto vi erano:<br /><br />(a) i dati sulle recenti analisi della presenza dell'anidride carbonica nell'atmosfera  che sottolineano come l'andamento delle  emissioni globali era gi&agrave; adeguato agli scenari peggiori previsti dall'IPCC,<br /><br />(b) i dati sulle temperature globali  che dimostrano come, negli ultimi 25 anni, le temperature medie si sono incrementate di un tasso di 0.19&deg;C per decennio e, nell'arco degli ultimi dieci anni, nonostante un decremento del forzante radiativo dovuto alle attivit&agrave; solari che &egrave; comunque scientificamente valutato con un incidenza molto bassa in termini di watt per metro quadro, il trend &egrave; stato in crescita. Si ricorda inoltre come ciascuno degli anni di questo nuovo secolo (2001-2008) sono stati tra i dieci anni pi&ugrave; caldi da quando esistono registrazioni strumentali scientifiche (e come abbiamo visto sopra, con l'ultimo lavoro del team di Hansen, il 2010 si avvia ad essere l'anno pi&ugrave; caldo degli ultimi 131). Le temperature globali mantengono una forte tendenza al riscaldamento sin dal 1970. La temperatura globale e i trend dei pattern di umidit&agrave; e piovosit&agrave; rispecchiano una chiara impronta che non pu&ograve; essere spiegata se non con un incremento delle concentrazioni di gas ad effetto serra.<br /><br />(d)  l'accelerazione della fusione delle coltri di ghiaccio e dei ghiacciai: tutti i dati raccolti grazie ai satelliti e alle accurate misurazione dei ghiacciai ci dimostrano, senza dubbi, che le coltri ghiacciate della Groenlandia e dell'Antartide stanno perdendo massa ad un ritmo crescente. La fusione dei ghiacciai in molte altre parti del pianeta &egrave; andata accelerando sin dal 1990.I ghiacci marini artici estivi hanno subito un'accelerazione della loro fusione oltre ogni aspettativa presentata nei modelli sin qui realizzati. La fusione di questi ghiacci marini, nel periodo 2007-2009, &egrave; stata del 40% superiore alla predizione pi&ugrave; negativa dei modelli climatici dell'ultimo rapporto IPCC del 2007.<br /><br />(e) gli eventi estremi: sono stati registrati incrementi negli eventi di caldo estremo e dei decrementi negli eventi di freddo estremo e questo trend si prevede che si amplificher&agrave; ulteriormente in futuro  . Il mutamento climatico antropogenico si prevede possa condurre ad ulteriori incrementi negli estremi delle precipitazioni, in particolare nei fenomeni di forte precipitazione ed anche negli estremi di fenomeni di siccit&agrave;, a seconda delle diverse parti del globo (pensate all'incredibile caldo estivo verificatosi quest'anno in Russia con l'incredibile quantit&agrave; di incendi che si sono prodotti in quel vasto territorio). Inoltre, sebbene le future modificazioni nelle attivit&agrave; dei cicloni tropicali sono ancora di difficile modellizzazione, nuove analisi dei dati di osservazione confermano che l'intensit&agrave; dei cicloni tropicali &egrave; andata incrementandosi nell'arco degli ultime tre decenni in linea con l'incremento delle temperature oceaniche nelle zone tropicali.<br /><br />(f) i livelli dei mari : i dati satellitari hanno dimostrato che l'incremento globale dei mari &egrave; stato superiore dell'80% rispetto alle previsioni dell'IPCC (3,4 mm. l'anno negli ultimi 15 anni). Questa accelerazione &egrave; consistente con l'incremento delle fusioni delle coltri ghiacciate di Groenlandia e Antartide e dei ghiacci di altre zone del mondo. Secondo nuove ricerche l'incremento del livello del mare al 2100, in caso di mancati interventi per mitigare le emissioni, pu&ograve; essere di circa 2 metri massimo, una cifra due volte superiore alle previsioni del Quarto rapporto IPCC.<br /><br />(g) i rischi di danni irreversibili nel caso di mancate azioni di riduzione: diversi elementi vulnerabili del sistema climatico (quali, ad esempio, la progressiva fusione delle coltri ghiacciate continentali di Groenlandia ed Antartide, dei ghiacci artici estivi dell'Artico, la distruzione della foresta amazzonica, le modifiche del monsone dell'Africa occidentale ecc.) possono condurre al superamento di soglie critiche (Tipping Points - punti critici) sorpassate le quali il sistema diventa veramente ingovernabile, con una serie di repentini effetti a cascata, rispetto alle nostre capacit&agrave; gestionali. Il rischio di sorpassare questi punti critici aumenta con l'incremento del riscaldamento globale stesso. La ricerca su questi aspetti sta proseguendo ma si ritiene che sia possibile che alcuni punti critici potranno essere sorpassati prima che ce ne rendiamo conto. <br /><br />A Copenaghen si sapeva bene e lo si sapeva bene anche a Cancun, che per stabilizzare il sistema climatico facendolo rientrare nella sua variabilit&agrave; naturale, (avviando finalmente una societ&agrave; decarbonizzata a zero emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra), dovremo raggiungere, entro il 2050, una media annuale di emissioni sotto una tonnellata di anidride carbonica pro capite. Questo significa dall'80 % al 95% in meno delle emissioni pro capite rispetto a quelle presenti nelle nazioni industrializzate nel 2000.  <br /><br />Il grande climatologo James Hansen ha ritenuto importante scrivere il suo primo libro ("Tempeste. Il clima che lasciamo in eredit&agrave; ai nostri nipoti, l'urgenza di agire" Edizioni Ambiente), dopo decenni di indagini scientifiche mirate a comprendere la complessa dinamica del sistema climatico, per dimostrare la necessit&agrave; di mantenere la presenza di anidride carbonica nella composizione chimica dell'atmosfera entro le 350 ppm (parti per milione), mentre oggi siamo gi&agrave; a 390 ppm.<br /><br />Le decisioni politiche stanno andando avanti seguendo queste direzioni ?]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente&#x2c; la scure del governo ha tagliato un miliardo di euro</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:36:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-572</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-572</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Rapporto Wwf: i fondi ridotti del 60 per cento in tre anni. La legge di stabilit&agrave; sancisce l'agonia del ministero: la penalizzazione pi&ugrave; pesante mentre aumenta il degrado del territorio<br />di GIOVANNI VALENTINI<br /><br />ROMA - L'hanno chiamata, eufemisticamente, "Legge di stabilit&agrave;". Ma, almeno per quanto riguarda l'ambiente, bisognerebbe ribattezzarla legge di instabilit&agrave;. O meglio, di destabilizzazione del suolo, del territorio, delle aree protette, insomma di quell'immenso patrimonio naturale su cui pure si fonda la maggiore industria nazionale: quella del turismo. Sono tali e tanti i tagli in questo campo da prefigurare addirittura lo smantellamento o la liquidazione del ministero che &egrave; o dovrebbe essere istituzionalmente preposto - appunto - all'Ambiente e alla Tutela del territorio e del mare.<br /><br />Le cifre contenute nella cosiddetta "Legge di stabilit&agrave;" (ex Finanziaria), predisposta dal governo Berlusconi, parlano chiaro. Nel 2011, come denuncia un Rapporto del Wwf Italia, il bilancio complessivo del ministero affidato a Stefania Prestigiacomo sar&agrave; ridotto a un terzo di quello del 2008, anno d'insediamento del governo Berlusconi: da un miliardo e 649 milioni di euro ad appena 513 milioni. Una decurtazione secca di un miliardo. E nel triennio successivo, lo stanziamento verr&agrave; ridotto ulteriormente per scendere a 504 milioni nel 2012 e poi a 498 milioni nel 2013.<br /><br />Il taglio risulta ancora pi&ugrave; netto e allarmante se confrontato con quelli molto meno drastici a carico di ministeri affini come i Beni culturali o le Politiche agricole. Nel primo caso, la dotazione del 2011 sar&agrave; di circa 1.320 milioni di euro contro i 1.930 del 2008. Nell'altro, si scender&agrave; dai 1.747 milioni di tre anni fa a 1.320. Per entrambi, dunque, la riduzione sar&agrave; di circa il 20% contro il 60% del ministero dell'Ambiente, condannato virtualmente all'agonia. La scure del ministro Tremonti, come si vede, non &egrave; diretta a colpire in ugual misura i vari ministeri, in forza della crisi economica.<br /><br />Un'ulteriore conferma viene dal raffronto con i fondi stanziati per le Infrastrutture e i Traporti e per le spese della Difesa. Qui l'atteggiamento propagandistico del governo risulta tanto pi&ugrave; evidente, perch&eacute; gli investimenti per le opere pubbliche non risultano sufficienti per tutti i progetti annunciati, ma neppure rispetto ai costi reali di quelli gi&agrave; cantierati o dichiarati cantierabili. A fronte comunque di un bilancio pari a 6.991 milioni di euro nel 2010, l'anno prossimo si prevede una leggera flessione a 6.821 milioni, per arrivare a 6.654 milioni nel 2012 e a 6.640 nel 2013.<br /><br />In pratica, l'unico ministero che non subisce tagli consistenti &egrave; quello della Difesa: dal 2007 in avanti, il suo bilancio registra una riduzione massima intorno al 4%, peraltro recuperata interamente con il bilancio previsionale 2011-2013 dell'attuale manovra finanziaria. Se infatti nel 2008 i fondi del ministero ammontavano complessivamente a 21.132 milioni di euro, quest'anno sono stati di 20.364, con una prospettiva di crescita fino a 21.366 milioni nel 2013. Pur considerando che i due terzi di questi bilanci riguardano il costo del personale, e quindi costituiscono una spesa obbligatoria, il Wwf sottolinea che la quota prevista in conto capitale &egrave; assolutamente ingente.<br /><br />C'&egrave; senz'altro un'ispirazione "sviluppista" alla base di una scelta che, da una parte, punta a promuovere nel segno della cementificazione le infrastrutture con un forte impatto ambientale e, dall'altra, a deprimere la tutela del suolo, del territorio e quindi del paesaggio. Sui 13,5 miliardi di euro indicati come valore complessivo della manovra triennale, 4.836 miliardi (pari al 36%) vengono assegnati a opere come l'Alta velocit&agrave; e le autostrade; mentre solo 400 milioni sono attribuiti agli interventi di tutela e di prevenzione (meno del 3%). E si tratta di un'impostazione che, come dimostra anche l'ultima emergenza provocata dal maltempo, &egrave; destinata purtroppo a incidere ulteriormente sull'assetto idro-geologico del Malpaese.<br />L'Italia, insomma, continua ad armarsi per guerre straniere, lontane e remote. Ma resta disarmata per combattere le calamit&agrave; naturali, le alluvioni, le frane e tutti i disastri che minacciano direttamente il territorio nazionale. Risulta inconcepibile perci&ograve; che i fondi concessi al ministero dell'Ambiente per il prossimo triennio equivalgano, secondo i calcoli del Wwf, al costo di quattro cacciabombardieri F35 o di una Fregata Multimissione.<br /><br />&Egrave; vero che spesso l'ambientalismo fa di tutto per apparire come un freno allo sviluppo, un fattore di conservazione o addirittura di regressione. Qui rischiamo, per&ograve;, di passare da un estremo all'altro: da un eccesso di tutela a un eccesso di incuria. Ma il progresso di un Paese come il nostro, con il suo patrimonio di risorse naturali, artistiche e culturali, non pu&ograve; passare attraverso un assalto autorizzato al territorio, una manovra governativa di abbandono e di degrado.<br /><br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: FORUM&#x2c; SUBITO MORATORIA SU PRIVATIZZAZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:36:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-571</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-571</guid><content:encoded><![CDATA[<br />ROMA, 12 NOV - Una moratoria immediata sulle scadenze della Legge Ronchi per fermare i processi di privatizzazione dell'acqua pubblica e la soppressione degli Ambiti territoriali integrati (Ato),in attesa dei referendum sull'acqua previsti per la prossima primavera. E' la richiesta del Comitato Promotore dei referendum per l'abrogazione delle norme che hanno introdotto i processi di privatizzazione dell'acqua in molti comuni italiani. <br />L'istanza, resa nota oggi in una conferenza stampa a Roma, sara' al centro di una giornata di mobilitazione prevista per il prossimo 4 dicembre, quando nelle citta' italiane saranno organizzate centinaia di iniziative di sensibilizzazione sull'acqua pubblica. ''Mentre siamo in attesa di sapere quando si votera' per i 3 referendum - ha detto Simona Savini del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - assistiamo ad una accelerazione dei processi di privatizzazione. <br />Una moratoria che invece congeli le scadenze della Legge Ronchi sarebbe un atto di civilta' e di rispetto nei confronti del milione e 400mila cittadini che hanno sottoscritto i quesiti referendari. Indipendentemente da come i partiti la pensino sui referendum, chiediamo il sostegno per un atto in difesa della democrazia''. <br />Un esempio di iniziativa locale e' stato offerto nel corso dell'incontro da Alessio Ciacci, assessore all'Ambiente del comune di Capannori, che ha presentato la delibera predisposta dal coordinamento degli Enti Locali per l'Acqua Pubblica. Il documento puo' essere adottato da comuni, province e comunita' montane per aderire alla campagna di moratoria, che puo' essere sottoscritta sul sito www.acquabenecomune.org. Intanto, sulla questione Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, ha detto:''Siamo convinti che i provvedimenti Ronchi e Calderoli producano effetti pericolosi sulla possibilita' che il servizio idrico sia svolto in modo efficiente, efficace ed economico ed e' quindi pienamente condivisibile la richiesta di moratoria degli effetti dei due provvedimenti avanzata oggi dai promotori del referendum Acqua Pubblica''. (ANSA). Y03 ]]></content:encoded></item><item><title>RISCHIO ESTINZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:35:16+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-570</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-570</guid><content:encoded><![CDATA[di LUIGI BIGNAMI<br />Il manifesto del meeting Onu sulla biodiversit&agrave;<br />UN QUINTO delle specie animali e vegetali del nostro pianeta &egrave; direttamente minacciato dall'estinzione. E' questo il risultato dell'ultimo rapporto sullo stato di salute dell'ambiente terrestre mostrato durante il summit delle Nazioni Unite sulla biodiversit&agrave; che si sta tenendo in Giappone. Il dato &egrave; ancor pi&ugrave; preoccupante perch&eacute; la situazione risulta in peggioramento rispetto agli anni scorsi. <br /><br />Il rapporto mostra come gli animali a maggior rischio siano gli anfibi, dei quali risulta minacciato il 41% delle specie, mentre gli uccelli sono tra i meno in pericolo con solo il 13% delle specie. Le aree dove la sopravvivenza degli animali &egrave; pi&ugrave; a rischio si trovano nel sudest asiatico: qui la perdita di habitat, soprattutto dovuto al taglio delle foreste per far spazio all'agricoltura, soprattutto per i biocarburanti, raggiunge i massimi livelli.<br /><br />Anche il mondo vegetale sta soffrendo: Stephen Hopper, Direttore del Royal Botanic Gardens Kew, ha attirato l'attenzione su un recente studio sulle piante, coordinato dal Kew e dall'Iucn (Union for the Conservation of Nature), secondo il quale oltre un quinto di tutte le specie vegetali sono minacciate. La maggioranza delle piante in pericolo si trovano nelle regioni tropicali. Anche in questo caso il pericolo peggiore &egrave; la perdita di habitat causata dall'uomo. "Circa il 29% delle conifere, che sono presenti in tutto il mondo, in quasi tutti  tipi di foreste, sono di fronte all'estinzione. E altre  specie in pericolo sono considerate fondamentali per un ambiente, al punto che senza di esse l'intero ecosistema potrebbe crollare su se stesso, causando l'estinzione di altre specie", ha spiegato il ricercatore. <br /><br />"Si sta erodendo quella che &egrave; la spina dorsale della biodiversit&agrave;", ha detto Edward Wilson della Harvard University, tra i pi&ugrave; importanti ecologisti al mondo, che ha continuato: "Un piccolo passo in su della Lista Rossa (la Lista Rossa &egrave; l'elenco delle specie in pericolo di estinzione), &egrave; un grande passo verso l'estinzione totale. E quel che conosciamo &egrave;, in realt&agrave;, solo una piccola finestra sulle perdite globali del pianeta". <br /><br />Qualche speranza tuttavia, che non tutto sta precipitando verso il baratro esiste. I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista Science, affermano infatti che esistono le prove che i progetti che sono stati realizzati per la conservazione dell'ambiente hanno per la maggior parte avuto un impatto positivo a livello mondiale. "Quando gli sforzi sono realmente concentrati per risolvere un problema i risultati non tardano ad arrivare. In molte isole ad esempio, gli uccelli sono in ripresa, proprio perch&eacute; sono stati oggetto di conservazione", ha detto Simon Stuart, Presidente della Species Survival Commission per la Iucn. Altre specie sono state protette in cattivit&agrave; prima di ridare loro la libert&agrave;. Esempi sono il condor della California, il furetto dai piedi neri degli Stati Uniti e il cavallo di Przewalski in Mongolia. Anche il divieto di caccia ha avuto effetti molto benefici. E' il caso delle balene la cui popolazione &egrave; crescuita cos&igrave; rapidamente che oggi le megattere sono state escluse dalla Lista Rossa. <br /><br />Per la presidente di Nature Serve, Mary Klein, questi dati  provano che quando si conducono lavori con finalit&agrave; precise e con finanziamenti sufficient, la conservazione delle specie minacciate e dei loro habitat pu&ograve; essere efficace. Noi sappiamo che si pu&ograve; ancora salvaguardare la biodiversit&agrave;, &egrave; sufficiente raddoppiare gli sforzi".<br />Wwf e Lipu hanno chiesto che l'Italia si faccia promotrice di un accordo internazionale per la conservazione della natura e della biodiversit&agrave; a livello mondiale. Quanto non si &egrave; riusciti a realizzare entro il 2010 si dovrebbe ottenere entro il 2020: far s&igrave; cio&egrave; che ciascun Paese preservi il 20% del proprio territorio con aree protette.<br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>INTERVISTA A STEWART BRAND</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:34:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-569</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-569</guid><content:encoded><![CDATA[<br />&Egrave; una delle icone del movimento ecologista americano. A  giorni in Italia per presentare il suo ultimo libro Una cura per la terra. Che, come sempre, fa discutere<br />di MARCO BENEDETTELLI<br /><br />ENERGIA nucleare, citt&agrave; densamente popolate, colture Ogm. Il futuro della civilt&agrave; secondo Stewart Brand si gioca sullo sviluppo di stili di vita e tecnologie che, studi alla mano, potrebbero contenere i danni innescati dai cambiamenti climatici gi&agrave; in corso. Brand, classe 1938, &egrave; una delle icone del movimento ecologista americano: fondatore e editore della rivista The Whole Earth Catalog, diffusissima negli Stati Uniti per tutti  gli anni '60 e '70, divulgatore scientifico e attivista, vive a bordo di un rimorchiatore ormeggiato nella baia di San Francisco. La sua fama in America &egrave; tornata a volare lo stesso giorno in cui Steve Jobs, nel 2005, chiuse il  suo memorabile discorso agli studenti dell'universit&agrave; di Stanford ricordando gli insegnamenti appresi leggendo, da ragazzo, proprio la rivista di Stewart Brand, col suo approccio "affamato e inquieto"  alla realt&agrave;. Brand sar&agrave; in Italia a novembre - il 5 a Milano, il 6 e il 7 a Genova, 9 e 10 a Roma, l'11 a Napoli - per presentare il suo nuovo libro: Una cura per la terra. Manifesto di un eco pragmatista (Codice Edizione, pag 340, euro 23) dove espone il suo nuovo credo ecologista, che parte da posizioni radicalmente diverse rispetto a molti punti fermi del pensiero ambientalista, responsabili negli anni, secondo lui, di aver commesso errori sulla base di scelte "pi&ugrave; idealistiche che pragmatiche":<br /><br />Negli anni '70, ai tempi della rivista The Whole Earth Catalog lei era contro l'uso del nucleare. Come ha cambiato idea?<br />"Ho cominciato a rivedere le mie idee negli anni '90, quando il cambiamento climatico &egrave; iniziato a diventare una questione pressante. Cos&igrave;, durante lo scorso decennio mi sono messo finalmente a studiare l'energia nucleare, e mi sono reso conto che tutti i miei timori erano veramente esagerati, e che il carbone, al contrario,&egrave; una fonte di energia molto pi&ugrave; dannosa di quanto pensassi. Nella maggior parte degli Stati, la scelta per ottenere energia affidabile "baseload" &egrave; tra il carbone e il nucleare. Il carbone riempie l'atmosfera di gas serra, il nucleare non ne produce quasi nessuno".<br /><br />In Italia, e in tutta Europa, &egrave; ancora vivo il ricordo della tragedia di Chernobyl. Il nucleare fa ancora molta paura...<br />"A riguardo consiglio sempre di visitare il sito greenfacts.org 1 (che &egrave; anche in spagnolo e in francese, ma purtroppo non in italiano). Nel 2006 il Chernobyl Forum, a cui hanno lavorato sette agenzie delle Nazioni Unite, ha studiato approfonditamente l'area di Chernobyl. Dalle rilevazioni &egrave; emerso che il numero di persone realmente danneggiate dalle radiazioni &egrave; di gran lunga minore rispetto a quanto ci si attendesse. I danni effettivi sono stati invece causati dalla paura del contagio radioattivo, e non dalle radiazioni. Nel frattempo in quell'area, rimasta disabitata per tanti anni, la fauna &egrave; tornata a moltiplicarsi abbondantemente. Scommetto che in Ucraina verr&agrave; fondato un parco nazionale a Chernobyl, e saremmo davvero felici di andarlo a visitare".<br /><br />E lo smaltimento delle scorie radioattive? Nel suo libro lei sostiene che le paure causate dal nucleare sono tutte di natura irrazionale ...<br />"Con mia grande sorpresa, trattare il combustibile esausto che deriva dalle fissioni nucleari non &egrave; un problema serio. Intanto c'&egrave; la soluzione attuale, praticata ormai da quasi 50 anni: vetrificare i rifiuti, chiuderli in contenitori d'acciaio e seppellirli di fianco ai reattore nucleari. Possiamo continuare a utilizzarla, mentre decidiamo se ci converrebbe di pi&ugrave; ritrattare, riciclare il combustibile esausto, come avviene in Francia; o riutilizzare le scorie nei reattori integrali veloci, di prossima generazione. Oppure tirare dritti con i depositi geologici. Finlandia, Svezia e Francia stanno sviluppando siti simili, e l'America da 11 anni, con successo, stocca le scorie nucleari all'interno di una vecchia miniera di sale in New Mexico. Quella salina esiste da 250 milioni di anni ed &egrave; ben solida. L'acqua non vi entra n&eacute; fuoriesce".<br /><br />Non solo l'energia nucleare. Nel suo libro lei sostiene che anche le citt&agrave; densamente popolate, l'agricoltura transgenica e la geoingegneria sono necessarie per salvare il pianeta. Il mondo &egrave; pronto all'uso di tutto ci&ograve;?<br />"Un numero crescente di popolazioni rurali si sta spostando nelle citt&agrave;. Le megalopoli sono gradi produttrici di ricchezza. La gente ci sta molto bene e sono ecologiche perch&eacute; nelle grandi citt&agrave; si consuma relativamente poca energia e materiali. Sono pi&ugrave; di 14 anni che le colture transgeniche si stanno dimostrando sicure, e ce n'&egrave; un gran bisogno nelle zone del pianeta in via di sviluppo, soprattutto in Africa. Questo &egrave; il secolo della biotecnologia e nessuno Stato dovrebbe restarne arretrato. Spero che la geoingegneria - l'ingegneria di intervento sul clima - non verr&agrave; mai impiegata, ma se i cambiamenti climatici diventeranno cos&igrave; violenti da costringerci a utilizzarla, abbiamo l'importante compito di capire come poterla applicare in futuro. Ci&ograve; significa che da subito bisogna sviluppare la ricerca".<br /><br />Come hanno reagito gli ambientalisti americani alle sue teorie?<br />"Molti ambientalisti americanI sono stati entusiasti del mio nuovo libro Una cura per la terra: Peter Kareiva, scienziato e direttore dell'associazione The Nature Conservancy; Tim Flannery scrittore e biologo australiano; il britannico Mark Lynas, autore di libri sul clima e Paul Hawken, uno dei coautori del libro Natural Capitalism. In America la gran pare delle controversie riguardano capitolo sul nucleare. Negli Stati Uniti invece non c'&egrave; troppo disaccordo sulle culture transgeniche, dato che noi ci cibiamo di Ogm gi&agrave; da molto tempo. Alcuni Verdi stanno evitando il mio libro, altri ne contestano qualche idee, ma quasi nessuno mi sta criticando sul piano personale. Questo lo prendo gi&agrave; come un buon segno".<br />(04 novembre 2010)<br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>Boom delle rinnovabili</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-568</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-568</guid><content:encoded><![CDATA[<br />in Italia segnano un +19%<br />Secondo il rapporto del Gestore servizi energetici nel 2009 aumentano sia la potenza "verde" che la produzione. La parte del leone la fa la idroelettrica<br />di VALERIO GUALERZI<br /><br />ROMA - Balzo in avanti delle rinnovabili in Italia nel 2009. A certificare la crescita sono le statistiche diffuse oggi dal Gestore dei servizi energetici. Lo scorso anno la potenza "verde" installata ha superato quota 26.500 MW (+11% sul 2008), ma ancora maggiore &egrave; stato l'aumento della produzione che ha toccato 69.300 GWh (+19% sul 2008). Il grosso di questo salto &egrave; stato merito della accresciuta produzione idroelettrica (49 100 GWh complessivi) che al Settentrione ha beneficiato di una stagione prodiga di precipitazioni.<br /><br />L'incremento nei confronti del 2008 &egrave; stato del 18%, ma passetto dopo passetto anche le rinnovabili di nuova generazione come biomasse ed eolico iniziano a far sentire la loro spinta. A quest'ultimo si deve il contributo maggiore alla crescita (+11%) della potenza installata. Solo nell'ultimo anno, rivela il Gse, attraverso nuove pale a vento, sono stati aggiunti infatti circa 1.360 MW. Esponenziale, ma molto pi&ugrave; modesta in termini assoluti, la corsa del fotovoltaico che nel giro di un anno ha raddoppiato il numero di impianti (da 31 mila a 71 mila), contribuendo per&ograve; per "appena" 1,14 MW alla potenza installata. L'incremento nella produzione di elettricit&agrave; verde abbinata a un calo del 6% nei consumi complessivi (dovuto in buona parte alla crisi, ma anche all'entrata a regime di molti interventi a sostegno dell'efficienza) ha spinto la quota di energia rinnovabile nazionale al 19% della quantit&agrave; lorda utilizzata.<br /><br />In questa edizione del suo rapporto il Gse ha inserito anche il nuovo parametro di "quota rinnovabile regionale". Il Gestore d&agrave; conto ovvero, Regione per Regione, della quota dei propri consumi elettrici soddisfatti nel 2009 con la produzione elettrica da fonte rinnovabile realizzata nella stessa Regione. Un parametro importante che serve a dare una prima indicazione in vista della ripartizione degli obiettivi regionali (il cosiddetto "burden-sharing") per il raggiungimento della "quota rinnovabile nazionale" del settore elettrico imposta dall'Unione Europea per il 2020. Obiettivo che l'Italia, rispondendo a quanto richiesto da Bruxelles, ha fissato in un valore pari a circa il 26% del consumo lordo di energia elettrica (quello dell'energia in generale &egrave; del 17%). Se l'Italia riesce a stabilizzare i consumi (ma in realt&agrave; l'ambizione &egrave; quella di ridurli ulteriormente) e se le piogge ci assistono, per centrare il traguardo &egrave; dunque necessario incrementare l'utilizzo di elettricit&agrave; rinnovabile di un altro 7% nel giro di un decennio.<br /><br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>UE:ACQUE BALNEARI A RISCHIO IN 8 STATI&#x2c;C&#x27;E&#x27;ANCHE ITALIA/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-567</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-567</guid><content:encoded><![CDATA[(di Patrizia Lenzarini) (ANSA) - BRUXELLES, 10 GIU - Bandiere blu svettano sulle spiagge europee, dal Mar Baltico al Mediterraneo, in un'Europa dove le acque continuano ad essere di alta qualita': il 96% dei siti di balneazione sulle coste, e il 90% in riva a fiumi e laghi - in tutto oltre 20.000 siti - rispettano infatti i requisiti minimi di qualita' posti dall'Europa. Dalla mappa sulla qualita' delle acque balneari per il 2009 in Europa, presentata oggi a Bruxelles, emerge pero' che in otto paesi europei bisogna ancora darsi da fare. Tra questi c'e' l'Italia, dove ''56 siti balneari (51 costieri e 5 interni) non erano conformi ai requisiti minimi della direttiva Ue sulla qualita' delle acque''. Le cause sono da ricercare - precisano gli esperti di Bruxelles - o da carenti impianti di depurazione delle acque reflue in quelle aree, o perche' situate sugli estuari dei fiumi, o in zone industriali. Dei 56 siti, registrati nel 2009, otto erano in Liguria (3 in provincia di Imperia e 5 di Genova); uno in provincia di Bolzano: altri 23 in Veneto (3 siti in provincia di Verona, 10 a Chioggia (Venezia), 5 a Porto Tolle e 5 a Rosolina (Rovigo). In Toscana, l'Ue registra un sito a Piombino (Livorno); altri quattro nelle Marche (uno in provincia di Macerata e 3 di Ascoli Piceno) e un altro in provincia dell'Aquila (Abruzzo). Dei restanti 14 siti, 5 sono in Campania (4 in provincia di Napoli e uno di Salerno); sei in Calabria (tutti in provincia di Reggio Calabria) e 3 in provincia di Messina. Si tratta di bandiere rosse che, va riconosciuto, rappresentano per l'Italia appena l'1% dell'insieme dei siti balneari nazionali il cui numero e' il piu' elevato d'Europa, oltre 5.600. Non solo. L'immagine delle qualita' delle acque in Italia, che emerge dalla mappa europea e' distorta - ammette l'Agenzia europea per l'ambiente che l'ha redatta, ''per il fatto che in Italia la direttiva Ue e' applicata in modo piu' rigido''. In altri termini, in Italia viene monitorata tutta la costa (comprese le aree industriali e portuarie) mentre negli altri Stati membri il monitoraggio interessa solo le spiagge per bagnanti. Inoltre, i divieti italiani di bagnarsi non e' solo legato alla salubrita' (sotto il profilo batteriologico) delle acque, ma anche ai rischi che un bagnante puo' incontrare (dalle correnti forti alla presenza in acqua di vegetazione o alberi). E' anche pr questa ragione che nel 2009 l'Italia ha registrato il numero piu' elevato di siti balneari chiusi: ossia 583 (310 erano sulla costa e 273 sulle acque interne). Nell'Ue, gli altri Stati in cui i criteri minimi sulla qualita' delle acque non sono stati rispettati nel 2009 sono la Francia con 129 siti balneari non in regola (il 3,9% del totale); la Polonia (13,7% di tutti i siti), il Belgio (8,7%), l'Olanda (7,1%), il Regno Unito (2,3%) e la Spagna (0,7%). Insomma, a poche settimane dal grande esodo estivo il messaggio lanciato dal commissario Ue all'ambiente Janez Potocnik e' chiaro: la grande maggioranza delle coste europee offre acque limpide e salubri, bisogna pero' impegnarci a mantenere i risultati ottenuti e a migliorare ancora''. (ANSA). LEN ]]></content:encoded></item><item><title>Bonus eco-ristrutturazioni fuori dalla Finanziaria&#x2c; come mortificare l&#x27;economia ecologica&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-566</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-566</guid><content:encoded><![CDATA[ <br />Alessandro Farulli<br /><br />LIVORNO. Quando dall'astrattezza della teoria dell'economia (ecologica) si passa alla pratica anche in Italia gli esempi non mancano. Scrive oggi il Sole24Ore rispetto al mancato ripristino dello sgravio del 55% per il risparmio energetico negli edifici che: &laquo;Il Cresme ha stimato che nel periodo 2010-2020, con i soli interventi richiesti nel 2007-2010, le uscite per lo Stato saranno di 7,26 miliardi, di cui l'81% per mancato gettito Irpef e il 19% per minore imposte dovute al risparmio energetico, mentre si registreranno maggiori entrate per 5,52 miliardi legate ai maggiori interventi stimolati. Il saldo sarebbe negativo per 1,74 miliardi, 174 milioni l'anno&raquo;.<br /><br />&laquo;Tuttavia - spiegano sempre al Cresme - l'ipotesi di proroga che avevamo suggerito nel Rapporto Saienergia di ottobre, differenziare cio&egrave; le aliquote tra le varie tipologie di interventi, premiando quelli con pi&ugrave; risparmio energetico, e con controlli pi&ugrave; rigorosi sui tetti di spesa per unit&agrave; di misura, avrebbe comportato un saldo zero per le casse dello Stato&raquo;.<br /><br />Secondo il governo questo provvedimento sar&agrave; inserito tuttavia nel Milleproroghe, ma a parte che ancora non &egrave; certo, anche se lo fosse, &egrave; l'attesa che deprime l'economia (ecologica). <br /><br />Questa detrazione, infatti, ha messo d'accordo tutti, dalle piccole alle grande aziende fino ai privati cittadini. E' stata una delle poche cose che hanno dato ossigeno all'economia e ora che magari le aziende stanno programmando gli investimenti da fare, gli si tarpano le ali lasciandole a "galleggiare" in una fase in cui tutti si sgolano sull'importanza di dare messaggi di fiducia nell'ottica della crescita.<br /><br />Crescita che peraltro sarebbe anche sostenibile, visto che si parla di riduzione dei consumi energetici. Lavoro per le aziende e lavoro per le persone e invece no. Si predica fiducia e si razzola incertezza. Non solo, come scrivevamo ieri, tutto ci&ograve; che riguarda la sostenibilit&agrave; vale comunque la pena far scendere sistematicamente nell'elenco delle priorit&agrave;.<br /><br />Persino Napolitano lo ha ricordato - facendo riferimento esplicito al dissesto idrogeologico - e criticando una manovra definita "al buio" ovvero senza prospettive. Un conto, infatti, &egrave; stare attenti al bilancio, un conto fare solo l'elenco dei tagli e non far minimante capire (perch&eacute; nei fatti non si sa) che idea di sviluppo del Paese si ha in testa. Per questo e non solo per questo, l'attuale maggioranza deve andare a casa.<br /><br />fonte:www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title> Acidificazione degli oceani: un pericolo sempre pi&#xf9; vicino</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-565</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-565</guid><content:encoded><![CDATA[Nei giorni scorsi nel Principato di Monaco &egrave; stato presentato lo studio "Ocean Acidification: Questions Answered" redatto dall'Ocean acidification reference user group con la partecipazione di una trentina di noti oceanografi di tutto il mondo. Si tratta di una vera e propria guida globale all'acidificazione degli oceani che &egrave; stata presentata dal principe Alberto II di Monaco durante un meeting organizzato dall'Iucn, che spiega: &laquo;L'acidificazione degli oceani causata dall'uomo avr&agrave; dei profondi effetti sulla vita marina, anche se le emissioni di CO2 cessassero di aumentare. Le osservazioni pi&ugrave; recenti dimostrano che la chimica marina cambia e solo una riduzione importante e rapida dell'utilizzo dei combustibili fossili e della deforestazione potrebbe aiutare a rimettere in sesto gli oceani&raquo;<br /><br />Secondo il rapporto &laquo;L'acidificazione degli oceani avanza 10 volte pi&ugrave; velocemente di quello a cui ha proceduto l'estinzione di un gran numero di specie marine 55 milioni di anni fa. Se si prosegue al ritmo attuale, ecosistemi fragili, come le barriere coralline, che ospitano una grande ricchezza biologica, saranno gravemente colpiti entro il 2050&raquo;.<br /><br />La guida comprende i pi&ugrave; recenti dati scientifici sulla velocit&agrave; e la dimensione dell'impatto delle emissioni di CO2 sugli oceani e sull'umanit&agrave;. Jean-Pierre Gattuso, coordinatore scientifico del Progetto europeo sull'acidificazione degli oceani, ha spiegato che &laquo;Dei nuovi dati scientifici sono pubblicati ad un ritmo sempre pi&ugrave; sostenuto a causa del numero crescente di grandi progetti di ricerca. E' quindi essenziale diffondere queste scoperte tra gli utilizzatori finali, tra i quali i decisori politici e l'opinione pubblica. E' quel che stiamo facendo&raquo;.<br /><br />Dan Laffoley, vicepresidente della Commissione mondiale delle aree protette dell'Iucn, responsabile per l'ambiente marino e incaricato della redazione di "Ocean Acidification: Questions Answered" ha sottolineato che &laquo;Il cambiamento climatico &egrave; uno e dappertutto, ma ha un gemello malefico, nato dallo stesso invisibile biossido di carbonio, che ha effetti pi&ugrave; misurabili, rapidi e che sembrano inarrestabili. Rispondendo alle principali questioni che pone l'acidificazione degli oceani, vogliamo dissipare la confusione e l'ignoranza esistenti, perch&eacute; ciascuno comprenda meglio quel che succede e perch&eacute; si tratti di un questione prioritaria a livello mondiale&raquo;.<br /><br />Infatti nessuna regione del pianeta &egrave; risparmiata dall'acidificazione degli oceani, proprio come dai cambiamenti climatici, ma alcune aree del mondo saranno colpite pi&ugrave; rapidamente di altre: &laquo;L'acidificazione avanzer&agrave; pi&ugrave; veloce nell'oceano Artico che diventer&agrave; ostile ad un gran numero di organismi marini, soprattutto quelli con conchiglie - spiega lo studio - La chimica della met&agrave; dell'oceano Artico sar&agrave; modificata entro il 2050, se i livelli di C02 continueranno ad aumentare al tasso attuale&raquo;.<br /><br />Carl Gustaf Lundin, direttore del Programma mondiale Iucn per l'ambiente marino e polare, &egrave; molto preoccupato: &laquo;La societ&agrave; dovrebbe svegliarsi senza pi&ugrave; aspettare davanti all'urgenza posta dall'acidificazione degli oceani. Un oceano acidificato rappresenta una minaccia grande e molto reale per la nostra esistenza. Bisogna agire al pi&ugrave; presto per ridurre gli impatti sui sistemi che riguardano la vita, fino a che siamo ancora in tempo&raquo;.<br /><br />fonte:www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; ecco costi e sprechi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:51:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-564</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-564</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.repubblica.it<br /><br />Italia fra i paesi a rischio<br />Il "Blue Book 2010" fa il punto sulle condizioni d'utilizzo delle risorse idriche. L'acqua potabile &egrave; ancora "economica" ma su scala globale la siccit&agrave; &egrave; costata all'Europa 100 mld in 30 anni. E il nostro Paese &egrave; tra quelli che tendono a consumare oltre il livello disponibile di ANTONIO CIANCIULLO<br /><br />Acqua, ecco costi e sprechi Italia fra i paesi a rischio<br /><br />Quanto ci costa l'acqua? Quella del rubinetto, su cui si concentra la maggior parte dell'attenzione, ha tutto sommato un costo contenuto: in media 1,37 euro a metro cubo, cio&egrave; poco pi&ugrave; di un millesimo di euro a litro. Ma la mancanza di acqua (determinata in parte dalla cattiva gestione, in parte dagli sprechi, in parte dai cambiamenti climatici) &egrave; costata all'Europa in termini di siccit&agrave; 100 miliardi di euro negli ultimi 30 anni. E per rimettere in regola il sistema completando la rete degli acquedotti, delle fogne e della depurazione, serviranno 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel "Blue Book 2010", lo studio che ogni anno fotografa la situazione del servizio idrico in Italia.<br /><br />L'analisi parte dalla definizione della situazione europea: le risorse totali di acqua dolce sono relativamente abbondanti (2,3 milioni di metri cubi l'anno) e solo il 13% di questa quantit&agrave; viene utilizzata. Ma in 12 Paesi, concentrati soprattutto nell'area del Mediterraneo, c'&egrave; una situazione critica. Con un indice di sfruttamento idrico (il rapporto tra il totale dell'acqua dolce utilizzata e il totale della risorsa rinnovabile disponibile) superiore al 20% esiste infatti una condizione di stress e con un indice superiore al 40% lo stress diventa grave e la situazione insostenibile nel lungo periodo. Ebbene, sette paesi (in cui vive il 32% della popolazione europea) soffrono di un lieve stress idrico (Romania, Belgio, Danimarca, Grecia, Turchia, Portogallo e Regno Unito), mentre altri quattro (18% della popolazione) si trovano in una condizione peggiore (Cipro, Malta, Italia e Spagna) e nel caso di Cipro si parla di stress grave.<br /><br />A questo quadro preoccupante si &egrave; arrivati anche per il crescente uso dell'irrigazione: il 30-40% dei prodotti agricoli a livello mondiale viene coltivato nel 16 % di terre agricole irrigate e la percentuale salir&agrave; all'80 per cento nei prossimi 30 anni. L'Italia - informa il Blue Book - &egrave; al primo posto in Europa sia per i consumi di acqua per abitante, sia per la maggiore estensione agricola irrigata: "Questa superficie, unitamente alla superficie agricola non irrigata, potrebbe dare sostentamento a circa 200 milioni di abitanti, eppure il nostro paese presenta un deficit commerciale in campo alimentare. Gran parte della quantit&agrave; di cibo prodotta dalla nostra agricoltura, infatti, viene distrutta perch&eacute; i vincoli internazionali, primi fra tutti quelli dell'Unione Europea, non ne consentono la commercializzazione".<br /><br />Infine, per quanto riguarda i consumi domestici, secondo un'indagine dell'Ocse, i principali sono dovuti all'igiene personale (33% per docce e bagno ed 10% per lavandini), seguiti dall'uso della toilette (31%), dagli elettrodomestici (11% per le lavatrici e 3% per le lavastoviglie). I consumi esterni, principalmente dovuti a giardinaggio e piscine, rappresentano circa il 3% del totale.<br /><br />(21 settembre 2010) ]]></content:encoded></item><item><title>AEEG&#x2c; 166 MILIONI INDEBITAMENTE PERCEPITI DA RINNOVABILI O CIP6</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:50:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-563</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-563</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Le somme recuperate andranno a favore delle bollette dei consumatori.<br />A seguito dell'attivit&agrave; di controllo svolta negli ultimi cinque anni l'Autorit&agrave; per l'energia, con la collaborazione della Cassa conguaglio per il settore elettrico (CCSE), ha individuato 166 milioni di euro di incentivi indebitamente percepiti da impianti a fonti assimilate o rinnovabili; le somme recuperate andranno a favore delle bollette dei consumatori.<br /><br />Lo rende noto l'AEEG precisando che dall'inizio dell'attivit&agrave; di verifica sono state effettuate 130 le ispezioni, su un parco di centrali per una potenza complessiva di 9.350 MW, il 43% circa costituito da impianti alimentati da fonti assimilate, cio&egrave; di origine fossile. Ricordiamo che secondo il Cip 6, risultano alimentati da fonti assimilate gli impianti di cogenerazione e quelli che utilizzano calore di recupero e fumi di scarico, gli scarti di lavorazione e/o di processo, le fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori.<br /><br />"A seguito di queste verifiche - spiega il presidente dell'Autorit&agrave; Alessandro Ortis - &egrave; stato possibile avviare azioni di recupero amministrativo di incentivi, indebitamente percepiti, per circa 166 milioni di euro; di questi, pi&ugrave; di 110 milioni sono gi&agrave; stati versati. Il tutto si &egrave; sviluppato con efficienza, perch&eacute; il costo per i controlli effettuati &egrave; stato inferiore a 1,5 milioni di euro. I recuperi vanno a vantaggio diretto dei consumatori, a contenimento delle bollette".<br /><br />Fonte:<br />Casaeclima.com]]></content:encoded></item><item><title>In crisi i fiumi&#x2c; sono usati da 80&#x25; popolazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:46:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-562</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-562</guid><content:encoded><![CDATA[Si salvano solo le zone artiche e tropicali ma a partire da Stati Uniti ed Europa la maggior parte dei fiumi del pianeta, che attraversano regioni dove vive l'80% della popolazione mondiale, sono in un vero e proprio 'stato di crisi', super sfruttati e minacciati soprattutto da agricoltura, costruzione di dighe, inquinamento e specie invasive. Il rapporto sulla salute dei fiumi del pianeta si e' guadagnato la copertina di Nature di questa settimana ed e' stato messo a punto da un gruppo di ricerca coordinato dall'americano Charles Vorosmarty del City College di New York.<br /><br /> L'acqua dolce soprattutto quella dei fiumi, sottolineano gli esperti, e' la piu' importante risorsa naturale del mondo, sostiene la vita umana e lo sviluppo economico ed e' indispensabile per innumerevoli microorganismi e animali dell'ecosistema terrestre. Ma il ritratto che emerge dallo studio e' nerissimo per la maggior parte dei fiumi, sui quali vivono ben 5 miliardi di persone: molti fattori di stress, (dall'inquinamento alle specie invasive) sottolineano i ricercatori, mettono in pericolo la sicurezza delle acque e il 65% degli habitat dei fiumi del mondo, minacciando anche la sopravvivenza di migliaia di specie acquatiche e animali. Nelle mappe realizzate dai ricercatori si puo' osservare che i fiumi piu' in crisi si trovano sia nei Paesi sviluppati e sia in quelli in via di sviluppo, principalmente negli Stati Uniti e in Europa (dove e' soprattutto a rischio la biodiversita' dei fiumi), e poi in una larga porzione dell'Asia Centrale, Medio Oriente, India e Cina orientale. I fiumi piu' puliti e meno 'stressati' sono quelli che attraversano i luoghi piu' remoti, inaccessibili e poco urbanizzati, per esempio delle regioni artiche e tropicali. Le cause della degradazione sono simili per quasi tutti i fiumi: dallo sfruttamento agricolo per l'irrigazione, all'inquinamento dovuto agli scarichi delle industrie o alla produzione di energia, alla costruzione di dighe, all'introduzione di nuove specie per ripopolare la fauna acquatica.<br /><br /> <br />La scoperta e' il frutto della prima iniziativa su scala globale che, grazie a simulazioni al computer, quantifica l'impatto di 23 differenti fattori di stress su biodiversita' dei fiumi e sicurezza delle acque.<br /><br />''Non possiamo piu' guardare alla sicurezza delle acque per scopi umani e alla biodiversita' in maniera scollegata'' ha osservato il coordinatore dello studio, Vorsmarty. '''Lo studio che abbiamo messo a punto - ha aggiunto - non solo analizza insieme queste due problematiche ma offre anche strumenti ai governi per rispondere alla crisi globale dei fiumi''. Secondo Vorsmarty per correre ai ripari prima che la situazione diventi irreversibile occorrono investimenti urgenti e strategie che tengano conto dei bisogni di uomo e natura sia per assicurare alla popolazione globale l'uso di acque sicure sia per preservare la biodiversita'.<br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>Parchi Europei&#x2c; si fa strada turismo intelligente </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:46:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-561</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-561</guid><content:encoded><![CDATA[Con circa 60 milioni di visitatori stimati ogni anno, il turismo amico della natura "certificato" dalla Carta europea per il turismo sostenibile nelle aree protette si sta facendo largo nell'Europa dei 27. A fare il punto sul fenomeno sar&agrave; la conferenza di Europarc, la federazione che rappresenta 460 soci in 36 paesi, al via mercoled&igrave; prossimo a Pescasseroli, nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. "Ad oggi - spiega Federico Minozzi, responsabile Europarc a Bruxelles - sono 73 le aree protette certificate in 8 paesi d'Europa secondo i criteri della Carta europea per il turismo sostenibile e circa 250 le imprese partner. Altri cinque nuovi parchi saranno certificati nel corso della conferenza". E l'Italia? "Sono sette i parchi certificati (Parco nazionale dei Monti Sibillini, Parco regionale delle Alpi Marittime, Parco naturale Adamello Brenta, Parco naturale dell'alto Garda bresciano, Riserve dell'oltrep&ograve; mantovano, Riserva naturale del Lago di Piano e Parco regionale dell'Adamello) - aggiunge l'esperto - e quattro quelli candidati (Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco nazionale della Sila, Riserva di Monte Rufeno, Parco regionale delle Madonie). Di particolare interesse &egrave; l'esperienza della Regione Lombardia, che ha sostenuto, anche finanziariamente, l'applicazione della Carta nei propri parchi regionali". L'elemento centrale di queste aree protette con il "bollino" ufficiale del turismo amico dell'ambiente, &egrave; l'idea di di stringere un patto tra pubblico e privato nella costruzione di uno sviluppo turistico sostenibile, amico della biodiversit&agrave; e degli elementi che costituiscono l'identit&agrave; dei parchi. Un modello italiano &egrave; quello dell'Adamello Brenta, dove una serie di riunioni in diverse comunit&agrave; locali ha consentito di mettere a fuoco gli obiettivi del piano di azione. Un altro principio della carta &egrave; quella di conservare il patrimonio naturale insieme a quello culturale. Ecco allora l'esempio del fiume Reno, dove vengono organizzati tour guidati in Francia e Germania con l'aiuto di guide naturalistiche, che spiegano le specificit&agrave; di questo ecosistema transfrontaliero, offre la possibilit&agrave; di fare birdwatching notturno e di conoscere i prodotti locali. Poi c'&eacute; la formazione: qui a dare lezioni &egrave; la Spagna, con l'area protetta Donana , in Andalusia, dove per dieci anni &egrave; stato formato sia il personale del parco sia la guida dell'azienda locale. Il Parco nazionale Harz in Germania invece ha certificato le strutture di accoglienza, rispondendo non solo al benessere del visitatore, ma anche al risparmio delle risorse energetiche, per una mobilit&agrave; sostenibile e a favore dei prodotti locali.<br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>Energia: 11 parchi eolici bloccati da tribunali</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:38:08+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-560</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-560</guid><content:encoded><![CDATA[di Teresa Carbone<br /><br />ROMA - Infrazioni di leggi comunitarie e nazionali, normative sul paesaggio, sulla tutela degli uccelli protetti, mancanza di valutazioni sull'impatto ambientale, crollo del valore degli immobili e pericolo di frane. Sono alcuni dei motivi per i quali 11 progetti di impianti eolici in Italia sono stati fermati, in attesa di sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali e, in alcuni casi, del Consiglio di Stato.<br /><br />Le organizzazioni Italia Nostra e Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) hanno raccolto le storie di questi undici casi italiani e li hanno presentati alla Commissione Ambiente della Camera, che sta realizzando audizioni per rivedere l'intero sistema, definito dalle associazioni ''poco remunerativo se non per i forti incentivi che riceve dallo Stato''.<br /><br />In Sicilia, oltre cento torri eoliche che sfiorano i cento metri di altezza, previste da due progetti distinti della Api Holding, dovrebbero essere costruite all'interno del Parco dei Nebrodi e si piazzerebbero proprio sulla rotta di migrazione di molti uccelli, alcuni dei quali protetti come le cicogne. Le torri comprometterebbero anche l'esistenza di volatili residenti nell'area come le aquile reali e i grifoni. Gli uccelli, in volo cieco, sfruttando le correnti ascensionali per risparmiare energia, si schianterebbero inevitabilmente contro le pale.<br /><br />In Sardegna, il prossimo 25 ottobre ci sara' la prima udienza di un processo in cui sono state rinviate a giudizio sei persone, tra cui tecnici regionali che avrebbero dato l'autorizzazione a costruire il parco eolico di Nulvi-Tergu, senza i necessari permessi. In Puglia, nell'ambito del progetto del parco eolico di Nardo', in provincia di Lecce e' prevista la costruzione di 31 torri eoliche da parte della Italgest Wind (acquisita da Enel Green Power) a 250 metri di distanza da case abitate e a meno di 600 metri da strade provinciali e statali.<br /><br />In questo caso, secondo Italia Nostra e CNP, la perdita del valore immobiliare sarebbe repentina, senza contare le condizioni di vita a cui sarebbero sottoposti gli abitanti, per il rumore delle pale. Un'esperienza simile e' stata raccontata da una coppia tedesca che viveva a Murci, in Toscana, a poche centinaia di metri da alcune torri eoliche. Dopo un anno di annotazioni in un diario, in cui si alternavano descrizioni di stati di ansia, mancanza di sonno e spossatezza, i due hanno deciso di abbandonare la casa.<br /><br />Piero Romanelli, invece, non e' ancora andato via ma sta conducendo una strenua battaglia per la sua salute e la sua casa che sorge nel mezzo del parco eolico Casoni di Romagna. Romanelli e' finito anche in ospedale per i sintomi provocati dal rumore delle pale eoliche. Sempre a Nardo', una relazione geologica ipotizza che i carichi trasmessi dalle fondamenta dell'impianto eolico al terreno sottostante si possano propagare, innescando cedimenti e crolli. L'ultima parola sul progetto dovra' arrivare dal Tar della Puglia a cui sono ricorsi il Cnp e il Comune.<br /><br />Piu' a Sud, gli aerogeneratori della CRE Project minacciano il paesaggio delle Piccole Dolomiti della Basilicata e il Parco nazionale dell'Alta Murgia. In quest'ultimo caso, la procura di Bari sta facendo accertamenti sui documenti del progetto e su eventuali infiltrazioni criminali nelle societa' proponenti. In Molise, ad essere minacciato e' il patrimonio archeologico. Sedici torri da 126 metri della Essebiesse Power dovrebbero essere costruite in prossimita' del sito archeologico di Altilia Sepinum, citta' fondata dai romani sul tratturo della transumanza.<br /><br />L'8 ottobre ci sara' un pronunciamento del Consiglio di Stato. Nel vicino Abruzzo, il paese di Casteguidone rischia il suo paesaggio che potrebbe essere costellato da 11 torri eoliche di 130 metri, mentre nella provincia di Benevento, sulla montagna di Morcone nonostante il parere negativo della soprintendenza dei Beni Culturali, rischiano di comparire 32 torri di 130 metri, della societa' Dotto. La decisione finale spetta alla Regione Campania che ha lasciato in sospeso la questione dal 2007.<br /><br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: MILANA (S&#x26;D)&#x2c; PER BRUXELLES PATRIMONIO DA TUTELARE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:38:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-559</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-559</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 16 SET - Il commissario europeo all'ambiente Janez Potocnik, ha risposto all'interrogazione sulla natura dell'acqua presentata ''dai membri italiani del gruppo dei Socialisti e Democratici europei all'Europarlamento - tra cui Guido Milana, Vittorio Prodi e Debora Serracchiani - rassicurandoli sul fatto che l'acqua non e' un prodotto commerciale al pari degli altri, bensi' un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale...''. Lo rende noto oggi a Bruxelles l'eurodeputato Milana in una nota in cui sottolinea che ''quella interpretazione da' forza ai referendari confermando le posizioni di coloro che in Italia hanno assunto un atteggiamento contrario alla volonta' del governo''. In Italia, a luglio, erano stati raccolti un milione e 400mila firme per un'iniziativa referendaria in favore dell'acqua come bene comune. Potocnik inoltre, precisa Milana, ''si e' trovato d'accordo con l'affermazione contenuta nell'interrogazione, sulla legittimita' di competenza - che deve spettare ad ogni Stato membro - nel decidere se tale bene sia di proprieta' demaniale e pubblica, o privata, o ancora mista''. LEN<br />]]></content:encoded></item><item><title>Siccit&#xe0; e consumo eccessivo di acqua in Europa&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-26T00:00:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-558</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-558</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Dai campi da golf ai libri, dall'olio di oliva ai vaccini, tutti i beni e i servizi su cui contiamo, come molte delle nostre attivit&agrave; quotidiane, richiedono una risorsa vitale: l'acqua. Una recente relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) conferma che in molte parti d'Europa l'utilizzo dell'acqua &egrave; insostenibile e contiene raccomandazioni relative a un nuovo approccio nei confronti della gestione delle risorse idriche.<br /><br />La relazione dell'AEA " Water resources across Europe &ndash; confronting water scarcity and drought &ldquo; (Risorse idriche in Europa &ndash; affrontare il problema della carenza idrica e della siccit&agrave;) sottolinea che, mentre nel sud dell'Europa continuano a sussistere i maggiori problemi dovuti a carenza di acqua, lo stress idrico &egrave; in aumento anche in alcune regioni del nord. Inoltre il cambiamento climatico provocher&agrave; un aumento della gravit&agrave; e della frequenza delle siccit&agrave; in futuro, esacerbando lo stress idrico, soprattutto nei mesi estivi.<br /><br />"Viviamo al di sopra delle nostre possibilit&agrave; per quanto riguarda l'acqua. La soluzione a breve termine al problema della carenza d'acqua &egrave; stata di estrarre quantit&agrave; sempre maggiori di acqua dalle nostre risorse di superficie e sotterranee. Lo sfruttamento eccessivo non &egrave; sostenibile con ripercussioni sulla qualit&agrave; e sulla quantit&agrave; dell'acqua rimanente, come pure sugli ecosistemi che da essa dipendono", ha detto la professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'AEA. "Dobbiamo diminuire la domanda, ridurre al minimo la quantit&agrave; di acqua che estraiamo e aumentare l'efficienza del suo uso".<br /><br />Risultati principali e raccomandazioni<br /><br />Affinch&eacute; a livello gestionale si passi dall'aumento dell'offerta alla riduzione al minimo della domanda, occorre avviare diverse politiche e prassi:<br /><br />in tutti i settori, compresa l'agricoltura, il prezzo dell'acqua deve essere stabilito in base al volume utilizzato;<br />i governi devono attuare piani di gestione della siccit&agrave; pi&ugrave; ampiamente e concentrarsi sulla gestione dei rischi piuttosto che su quella delle crisi;<br />le colture bioenergetiche che richiedono molta acqua dovranno essere evitate in zone caratterizzate da carenza idrica;<br />attraverso una combinazione di selezione di colture e metodi di irrigazione, se sostenuti da programmi di assistenza per gli agricoltori, &egrave; possibile migliorare in modo considerevole l'efficienza idrica in agricoltura; i fondi nazionali ed europei, compresa la politica agricola comune dell'Unione europea, possono svolgere un ruolo importante nella promozione dell'uso efficiente e sostenibile delle risorse idriche in agricoltura;<br />le misure di sensibilizzazione della popolazione, quali l'etichettatura ecologica, la certificazione ecologica e i programmi di educazione nelle scuole sono essenziali per conseguire un utilizzo sostenibile dell'acqua;<br />devono essere affrontati i problemi relativi alle perdite nei sistemi di approvvigionamento idrico; in talune parti d&rsquo;Europa, la perdita d&rsquo;acqua dovuta a questa causa pu&ograve; superare il 40 % della fornitura totale;<br />l'estrazione illegale di acqua, spesso per uso agricolo, &egrave; diffusa in determinate aree d'Europa; per affrontare la questione deve essere attuato un monitoraggio adeguato e deve essere introdotto un sistema di multe o sanzioni;<br />le autorit&agrave; devono creare incentivi per un maggiore utilizzo di forniture alternative di acqua, quali le acque reflue trattate, le acque grigie e le acque piovane "raccolte", al fine di contribuire alla riduzione dello stress idrico.<br /><br />Panorama dell'utilizzo dell'acqua in Europa<br /><br />In tutta Europa, il 44 % dell'acqua estratta viene utilizzato per la produzione di energia, il 24 % per l'agricoltura, il 21 % per l'approvvigionamento idrico pubblico e l'11 % per l'industria. Tuttavia questi dati mascherano notevoli differenze nell&rsquo;utilizzo settoriale di acqua nell&rsquo;intero continente. Nell'Europa meridionale, per esempio, l'agricoltura impiega il 60 % dell&rsquo;acqua estratta e in alcune zone anche l'80 %.<br /><br />In Europa, le acque di superficie, quali laghi e fiumi, forniscono l'81 % del totale delle acque dolci estratte e rappresentano la fonte idrica principale per l&rsquo;industria, l&rsquo;energia e l&rsquo;agricoltura. Invece, l'approvvigionamento idrico pubblico dipende principalmente dalle acque sotterranee perch&eacute; generalmente sono di migliore qualit&agrave;. Quasi tutta l'acqua utilizzata nella produzione di energia &egrave; restituita a un corpo idrico, cosa che non avviene per la maggior parte di quella estratta per l'agricoltura.<br /><br />La desalinazione &egrave; ormai un'alternativa sempre pi&ugrave; frequente alle fonti convenzionali di acqua, specialmente nelle regioni europee che soffrono di stress idrico. Tuttavia, nel valutare l'impatto globale della desalinazione sull'ambiente occorre tenere conto del suo elevato fabbisogno energetico e del risultante accumulo di &ldquo;brine&rdquo; (fluido salino scarto del trattamento).<br /><br /><br />La relazione &egrave; disponibile all'indirizzo http://www.eea.europa.eu/publications/water-resources-across-europe<br /><br />La relazione &egrave; stata presentata alla stampa nel corso del 5&deg; Forum mondiale dell'acqua a Istanbul, Turchia: http://worldwaterforum5.org/<br /><br />fonte: http://www.eea.europa.eu/it]]></content:encoded></item><item><title>Cambiamenti climatici:lanciata campagna per mobilitare i giovani</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:55:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-557</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-557</guid><content:encoded><![CDATA[ La Commissione europea e MTV Networks International hanno lanciato la campagna<br /> &ldquo;Play to Stop &ndash; Europe for Climate&rdquo;.<br />La campagna ha l&rsquo;obiettivo di coinvolgere nei mesi da luglio a dicembre i giovani<br />di 11 Stati membri dell&rsquo;UE nella lotta contro i cambiamenti climatici.<br />La campagna si svolger&agrave; in Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito, Romania, Svezia, e Ungheria.<br />Tre concerti di artisti conosciuti a livello internazionale avranno luogo a Stoccolma, Budapest e Copenaghen e saranno trasmessi su MTV.<br />Il primo concerto, a cui parteciper&agrave; Moby, &egrave; previsto a Stoccolma il 20 agosto.<br />Per tutta la durata della campagna, MTV dedicher&agrave; alcuni contenuti editoriali alla lotta contro i cambiamenti climatici, producendo diversi programmi speciali.<br />Ogni concerto sar&agrave; tenuto in concomitanza di un importante evento in materia di clima: la settimana mondiale dell&rsquo;acqua a Stoccolma, la settimana della mobilit&agrave; a Budapest e la conferenza sul clima a Copenaghen.<br />Personaggi famosi, presenti in qualit&agrave; di ambasciatori dei diversi Paesi, avranno il compito di contribuire ad attirare l&rsquo;attenzione del pubblico sui messaggi trasmessi. Tra di essi la tennista bulgara Magdalena Maleeva, l&rsquo;attore ceco Tomas Hanak, la cantante danese Anna David, la stella della televisione italiana Paola Maugeri, il presentatore polacco Michał Pir&oacute;g e l&rsquo;attivista rumeno per il clima Serban Miron Copot.<br /><br />sito web:  http://www.mtvplay4climate.eu/<br /><br /> fonte: http://www.carrefoursicilia.it/<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Bonificare i terreni con l&#x27;aiuto delle piante</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:55:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-556</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-556</guid><content:encoded><![CDATA[<br />I PUNTI DI FORZA DELLA PHYTOREMEDIATION, LA BIOREMEDIATION CON LE PIANTE, PER BONIFICARE TERRENI DA INQUINAMENTO DI METALLI PESANTI<br /><br />Usare le piante per bonificare i terreni inquinati da metalli pesanti. E' quanto studiato da un gruppo di ricerca di Pisa che ha presentato i risultati della ricerca al Convegno internazionale "Environmental Pollution and Clean Bio/Phytoremediation" organizzato dalla sezione di Chimica Agraria del Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie e coordinato dal professor Riccardo Izzo.<br /><br />La sperimentazione nella Laguna di Grado e Marano in provincia di Udine<br />In provincia di Udine vi &egrave; un'area inquinata di circa 3-4 ettari compresa all'interno del sito denominato "Laguna di Grado e Marano e dei corsi d'acqua limitrofi" identificato come sito di interesse nazionale dal Programma Nazionale di ripristino ambientale dei siti contaminati. L'area inquinata &egrave; adibita a discarica per lo smaltimento di ceneri di pirite provenienti dai processi di arrostimento del minerale per l'estrazione dello zolfo e la produzione di acido solforico. A seguito di analisi chimiche il sito &egrave; risultato gravemente contaminato da cinque metalli pesanti: arsenico, cadmio, piombo, rame e zinco. "I primi tre - spiega Flavia Navari - sono tossici a tutte le concentrazioni, mentre lo zinco ed il rame, elementi indispensabili sia per la crescita delle piante che per gli esseri viventi, lo sono solo ad alte concentrazioni, come riscontrato in questo caso". La laguna di Grado e Marano &egrave; oggetto di studio da parte del gruppo di ricerca della professoressa Navari dal 2005 insieme alle Universit&agrave; di Udine, Padova, Firenze e Milano statale.<br /><br /> <br /><br />L'innovazione nelle tecniche di phytoremediation<br />Il lavoro &egrave; partito da uno screening del suolo per individuare i livelli di contaminazione per poi proseguire con la selezione delle piante pi&ugrave; adatte a bonificare il terreno e la tecnologia pi&ugrave; opportuna da impiegare. "Le piante - racconta Flavia Navari - funzionano come delle specie di 'pompe' ad energia solare che assorbono i metalli dal suolo. Nel caso del sito situato nella laguna di Grado e Marano la specie che &egrave; risultata pi&ugrave; efficace &egrave; la Brassica carinata (foto). Infatti, anche se non appartiene alle piante 'iperaccumulatrici' propriamente dette, vale a dire a quel gruppo di piante capaci di assorbire altissime quantit&agrave; di metalli, durante la sperimentazione essa non ha ridotto in maniera sensibile la biomassa e, soprattutto, &egrave; riuscita a tollerare le alte concentrazioni di pi&ugrave; metalli senza soccombere". "Le piante - continua la professoressa Navari - riescono ad assorbire meglio ed in quantit&agrave; maggiore i metalli se prima essi sono resi disponibili nel terreno e questo pu&ograve; avvenire in vari modi, ad esempio coltivando specie vegetali che liberano nel suolo attraverso le radici degli 'essudati radicali' che solubilizzano i metalli legati alle particelle del terreno oppure utilizzando dei composti chimici di sintesi particolarmente indicati allo scopo". Ed in questa seconda possibilit&agrave; sta proprio l'innovazione tecnologica studiata dal gruppo della professoressa Navari. Fino a poco tempo fa al suolo veniva addizionato l'acido etilendiamminotetraacetico (EDTA) che per&ograve; ha come controindicazione il fatto che si degrada lentamente nel suolo e pu&ograve; quindi, a sua volta, inquinare le falde acquifere a seguito di piogge abbondanti o irrigazioni. "Al posto dell'EDTA - spiega Mike Frank Quartacci, ricercatore del Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie e componente del gruppo di ricerca - abbiamo sperimentato con successo un composto simile, vale a dire l'acido etilendiamminodisuccinico (EDDS), che presenta il vantaggio di degradarsi totalmente in pochi giorni senza perci&ograve; causare problemi di ulteriore inquinamento. In questo modo &egrave; stata eliminata una delle possibili criticit&agrave; della decontaminazione 'verde'".<br /><br />Punti di forza e criticit&agrave; della Phytoremediation<br />Dal punto di vista ambientale i terreni decontaminati con questa biotecnologia restano fertili, al contrario di quanto avviene usando i metodi chimico-fisici "tradizionali" che, inoltre, sono assai pi&ugrave; costosi. Ma la vera criticit&agrave; dei metodi di bonifica verde in realt&agrave; sta altrove, nonostante i molti vantaggi che essa presenta. "Infatti il vero problema - conclude Riccardo Izzo - sono i tempi. Per bonificare un terreno utilizzando le piante occorrono molti anni in dipendenza del livello di inquinamento, senza contare che in Italia siamo ben lontani dall'avere una completa mappatura delle aree inquinate e quindi passibili di intervento". <br />Redazione MolecularLab.it (27/07/2010)]]></content:encoded></item><item><title>Studio rivela il comportamento &#x22;diplomatico&#x22; dei delfini</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:54:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-555</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-555</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><img class="imageStyle" alt="" width="180" height="141" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry555-aspjpeg.asp.jpeg" /><br /><br />ANALIZZATI SUONI PRODOTTI DAI MAMMIFERI MARINI: I FISCHI MELODIOSI SERVONO PER IL CONTATTO E STRATEGIE, GLI SQUITTI INVECE PER PREVENIRE AGGRESSIONI IN SITUAZIONE DI STRESS<br /><br />Alcuni scienziati del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), con sede in Sardegna, hanno pubblicato il repertorio ad oggi pi&ugrave; completo dei suoni emessi dal delfino tursiope (Tursiops truncatus). Lo studio evidenzia la modalit&agrave; con cui questi mammiferi comunicano e mantengono la propria posizione all'interno della gerarchia sociale emettendo fischi e squittii. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel volume Dolphins: Anatomy, Behaviour and Threats della Nova Science Publishers.<br /><br />Da tempo &egrave; noto che questa specie ricorre in modo particolare al linguaggio vocale ma fino ad ora si riteneva che emettessero principalmente fischi: gli scienziati, infatti, ignoravano l'importanza e l'uso degli squittii. Questo ultimo studio, che ha avuto una considerevole durata, &egrave; stato svolto lungo le coste sarde e si &egrave; basato su registrazioni audio e osservazioni del comportamento di questi mammiferi sia in superficie che in profondit&agrave;. I risultati mettono in luce come entrambe le tipologie di suoni siano di vitale importanza per la vita sociale di questi animali.<br /><br />Lo scienziato spagnolo Bruno Diaz, primo autore dello studio e ricercatore presso il BDRI, insieme al paraguaiano J. Andrea Bernal Shirai, ha scoperto che il delfino tursiope sardo, come altre specie, ha un repertorio vocale composto da 14 segnali acusticamente diversi che si differenziano per forma acustica e durata.<br /><br />  Gli scienziati hanno scoperto che la gamma dei suoni emessi dai mammiferi spazia da suoni pi&ugrave; dolci e melodici fino ad arrivare a suoni duri, quasi spiacevoli, ed &egrave; caratterizzata da durate diverse: da pigolii quasi impercettibili a strilli e gridi molto forti.<br /><br />Secondo il dott. Diaz questa gamma di suoni &egrave; indice di un complesso repertorio vocale in cui i fischi pi&ugrave; dolci, dunque i pi&ugrave; melodiosi, sono utilizzati dai delfini (in particolare da madri e figli) per rimanere in contatto e per coordinare le strategie di caccia. Come ha spiegato, lo studio ha trovato prove che dimostrerebbero che "i pattern stereotipati di fischi e i fischi-firma sono utilizzati per richiamare i cuccioli nel campo visivo della presunta madre".<br /><br />Gli squittii emessi dai delfini, pi&ugrave; complessi e differenziati dei fischi, sono invece impiegati per "prevenire aggressioni fisiche in situazioni caratterizzate da grande eccitazione, come nel caso in cui gli animali si trovano a combattere, per esempio, per lo stesso pezzo di cibo", ha spiegato il dott. Diaz.<br /><br />I delfini di questa specie emettono squittii quando stanno cacciando e in momenti di forte aggressivit&agrave;. I suoni, come aggiunge, consentono agli individui di mantenere la loro posizione all'interno della gerarchia sociale: i delfini emettono questi suoni striduli , per esempio, quando sono in presenza di altri esemplari che si dirigono verso la stessa preda per costringere il meno forte a farsi velocemente da parte in modo da evitare qualsiasi tipo di confronto.<br /><br />I ricercatori hanno scoperto che le emissioni vocali aumentano "in particolare in concomitanza con le attivit&agrave; che vedono gli animali compiere danni o socializzare in modo eccitato. Questa &egrave; la conferma della relazione tra attivit&agrave; e produzione di determinati segnali sociali". Inoltre, "il fatto che sia stata osservata una relazione positiva tra le dimensioni di un gruppo e la produzione di segnali sociali, conferma che il linguaggio dei delfini viene utilizzato per scopi comunicativi e sociali", hanno aggiunto.<br /><br />Il dott. Diaz e il dott. Shirai hanno evidenziato che per quanto concerne questo ultimo aspetto sembra che i delfini presentino un grado di complessit&agrave; maggiore rispetto agli umani. "Il dato sorprendente che &egrave; emerso su questi suoni &egrave; che, a differenza di quelli umani, sono caratterizzati da un elevato livello di unidirezionalit&agrave;", ha commentato il ricercatore spagnolo. "Un delfino pu&ograve; emettere un suono per un altro esemplare, che considera un rivale, e quest'ultimo sa con certezza che il suono &egrave; rivolto a lui". <br />Fonte: Cordis (29/07/2010)]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;ORSA JURKA VA IN GERMANIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:48:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-554</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-554</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><img class="imageStyle" alt="" width="300" height="239" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry554-jurka-300x239.jpg" /><br /><br />Proprio in queste ore sono iniziale le delicate operazioni di trasferimento dell&rsquo;orsa Jurka dal centro vivaistico forestale del Casteler, dove trovava dall&rsquo;aprile 2008, al &ldquo;Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi&rdquo;, situato a Schmiedsberg in Schapbach. L&rsquo;orsa, addormentata e visitata dai veterinari, &egrave; apparsa in ottime condizioni, il suo peso &egrave; di circa 150 kg. Pochi minuti dopo essere stata caricata sul mezzo di trasporto si &egrave; svegliata; raggiunger&agrave; la Germania in tarda serata.<br />Jurka era tenuta in cattivit&agrave; al Casteler &ndash; centro vivaistico provinciale, all&rsquo;interno di uno spazio di circa 8mila metri quadri di bosco e prato, a causa dell&rsquo;irrequietezza che aveva manifestato in natura. In questi mesi l&rsquo;orsa non ha causato nessun problema e, al contrario, si &egrave; comportata in modo piuttosto tranquillo; ottima anche la sua salute: &egrave; leggermente ingrassata e ha raggiunto i 150 kg di peso, nonostante una dieta composta per il 90% di frutta e verdura.<br />Lo spostamento nel parco della Foresta Nera consentir&agrave; a Jurka di muoversi all&rsquo;interno di una vasta area forestata di circa 7 ettari, in contatto anche con altri orsi e, in futuro, con lupi.<br />L&rsquo;iniziativa &egrave; nata in seguito ad una richiesta della &ldquo;Fondazione per orsi&rdquo; di Worbis in Germania che, con il supporto dell&rsquo;Associazione ambientalista per la protezione degli animali &ldquo;No alla Caccia&rdquo;, ha offerto alla Provincia autonoma di Trento la disponibilit&agrave; ad ospitare Jurka in questo grande parco tedesco, il cui allestimento &egrave; stato da poco ultimato. L&rsquo;area, situata in una valletta boscata attraversata da un ruscello, &egrave; destinata proprio all&rsquo;accoglienza di orsi provenienti dalla cattivit&agrave;, al fine di migliorarne le condizioni di vita ed allo stesso tempo attivare iniziative di formazione e di didattica sulla conservazione dei grandi carnivori.<br />Lo spostamento dell&rsquo;animale ha visto il coinvolgimento del Ministero delle Foreste di Roma e Verona e delle corrispondenti autorit&agrave; tedesche. Le spese relative al trasporto e al mantenimento dell&rsquo;orsa, in futuro, saranno a carico della Fondazione.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La terra fatica a respirare&#x22; l&#x27;allarme della Nasa</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:47:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-553</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-553</guid><content:encoded><![CDATA[Due ricercatori hanno studiato i dati dei satelliti della Nasa, prodotti negli ultimi 30 anni. Il dato che preoccupa di pi&ugrave; &egrave; che il riscaldamento globale fino al 2000 aveva portato ad un'accellerazione della produttivit&agrave; delle piante, mentre dal 2000 al 2009 l'inaridimento delle terre ha comportato una diminuzione netta della capacit&agrave; delle piante di rimpiazzare la CO2 con Ossigeno.<br /><br />La Repubblica: Nasa, l'allarme rosso<br />http://ambiente.liquida.it/<br /><br />Secondo l&rsquo;Istituto, da gennaio a luglio di quest&rsquo;anno le temperature registrate sulla superficie terrestre sono state pi&ugrave; elevate di 0,69 gradi rispetto alla media, stracciando i precedenti &lsquo;record&rsquo; del 2005 e del 1998. Particolarmente colpiti dalle temperature elevate gli Usa e l&rsquo;Europa orientale. In quest&rsquo;ultima regione si sono registrati addirittura 5 gradi in pi&ugrave; della media, riferisce ancora il Goddard Institute.<br /><br />Complessivamente si pu&ograve; gi&agrave; dire, secondo gli esperti Nasa, che il mese di luglio 2010 sia stato il pi&ugrave; caldo dell&rsquo;emisfero boreale dall&rsquo;inizio delle misurazioni meteorologiche, con 0,81 gradi in pi&ugrave; rispetto alla media. Se poi si considera anche l&rsquo;emisfero australe (dove al momento &egrave; inverno), anche qui a luglio si sono registrate temperature superiori alla media. Questo fa s&igrave; che luglio 2010, visto a livello globale, sia il terzo pi&ugrave; caldo mai registrato, con 0,55 gradi sopra la media. (AdnKronos)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: NUOVA ZELANDA;GHIACCIAIO PERDE 50 MILIONI TONNELLATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:44:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-552</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-552</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY, 24 AGO - Il riscaldamento globale continua a colpire: dal piu' grande ghiacciaio della Nuova Zelanda sono precipitati circa 50 milioni di tonnellate di ghiaccio, causando uno tsunami con onde di tre metri in un lago a valle di Mount Cook, la montagna piu' alta del Paese (3754 metri). Il ghiacciaio di Tasman ha cambiato forma, da una configurazione a U a una L, dopo il crollo di un costone lungo 200 metri, che ha creato una scia di una ventina di grandi iceberg, alti almeno 50 metri, ha riferito il glaciologo Trevor Chinn all'agenzia di stampa Nzpa. Vi sono anche migliaia di blocchi di ghiaccio, che coprono circa un terzo del lago. Il ghiacciaio e' il piu' grande nelle Alpi neozelandesi e con un'estensione di 29 km e' uno dei piu' lunghi in zone temperate al mondo, ma con un'altitudine ridotta, 730 metri sopra il livello del mare, e' particolarmente vulnerabile allo scioglimento. Il lago davanti al versante del ghiacciaio nel 1973 non esisteva ancora e la sua formazione, spiega Chinn, ha segnato un punto critico nel cambiamento climatico. Ora il lago e' destinato a raddoppiarsi in lunghezza, fino a 16 km.(ANSA) XMC ]]></content:encoded></item><item><title>Nucleare: Saglia&#x2c; a gennaio i primi due siti per le centrali</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:42:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-551</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-551</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: ANSA<br />RIMINI - A gennaio 2011, quando arriveranno le prime domande per la costruzione delle centrali nucleari, si conosceranno cosi' anche i siti, almeno i primi due, dove saranno realizzate. Il Governo porta cosi' avanti il piano per il ritorno al nucleare dell'Italia. Con altre tappe importanti. Come ha annunciato al Meeting di Rimini il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia. Ad ottobre arrivera' sul tavolo del Consiglio dei Ministri un ''decreto per la strategia nucleare'', di concerto tra i ministeri dello Sviluppo, dell'Ambiente e delle Infrastrutture. <br /><br />E nel testo saranno previste anche le ''garanzie per le aziende'', gli indennizzi che dovranno tutelare chi investe dal rischio che, per un cambio di governo, o ''per qualsiasi altro intoppo'', il progetto si arresti. Misure per evitare che i danni, dopo forti investimenti, ''si scarichino sulle stesse imprese''. Sui siti il Governo vuole scelte di intesa con le Regioni: ''il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca'', garantisce<br />Saglia. <br /><br />Il Governo potra' comunque avvalersi dei poteri sostitutivi, ''ma e' un'evenienza che vorremmo scongiurare''. Bisogna, sottolinea il rappresentante del Governo, rispondere ''all'esigenza che sul fronte del'energia ci sia una politica di buon senso, ed una strategia a lungo termine''. Si deve andare avanti, dicono anche le aziende. Per l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, non si puo' continuare a pensare che ''uno sviluppo ordinato e sostenibile'' sia possibile ''senza ricorrere a tecnologie che in maniera infondata vengono considerate in maniera invasive, non corrette, nocive''. E ''nell'interesse generale del Paese'' e' necessario che il progetto venga supportato ''da un governo centralmente molto forte'' che tracci linee guida solide a lungo termine. ''Immaginate cosa accadrebbe se un cambio di governo fermasse il progetto dopo che e' stato avviato?'', si chiede Conti. <br /><br />Anche per il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, ''non e' piu' tempo per guerre ideologiche'': il Paese non puo' rinunciare anche al nucleare in un mix di fonti. ''Bisogna spiegare ai cittadini le cose come stanno, cosi' potranno farsi una loro idea consapevole''. E la scelta dei siti, aggiunge Zuccoli, ''sara ''il momento nodale, il punto critico, un passaggio importante: lo deve fare il Governo, non le amministrazioni locali''. Intanto il numero uno di Enel, a margine del Meeting, ha anche parlato della previsto collocamento sul mercato di una quota della societa' del gruppo per le energie rinnovabili, Enel Green Power, destinata alla quotazione in Borsa e ad un eventuale private placement. ''Andiamo avanti con l'obiettivo di chiudere la cosa entro ottobre'', ha indicato: ''Vogliamo raccogliere almeno 3 miliardi, questo e' l'obiettivo, non abbiamo mai detto quale e' la percentuale'' da cedere. ''Sono indiscrezioni'', dice l'ad di Enel, in merito alla quota di Green Power che verra' dismessa, come anche quelle sul riparto tra investitori istituzionali e mercato retail<br />]]></content:encoded></item><item><title> Invito a presentare proposte 2010 Progetto pilota Sviluppo di attivit&#xe0; di prevenzione contro la desertificazione in Europa&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:27:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-550</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-550</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">La Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, unit&agrave; Protezione dell'ambiente acquatico, pubblica un invito a presentare proposte finalizzato a selezionare da 3 a 5 progetti che possano beneficiare di un sostegno finanziario.<br /><br />I progetti devono promuovere azioni riguardanti la desertificazione e la siccit&agrave; in bacini idrografici pilota e contribuire allo scambio delle migliori prassi a livello locale in relazione ai seguenti quattro settori:<br /><br />    * la conservazione delle acque piovane e delle acque di superficie,<br />    * le forme di irrigazione alternative,<br />    * le misure che favoriscono il risparmio di acqua e l'efficienza idrica,<br />    * le colture meno idroesigenti.<br /><br />I progetti pilota sono progetti dimostrativi il cui scopo &egrave; testare tecnologie, tecniche o prassi specifiche. Dovranno dimostrare le potenzialit&agrave; insite nel risparmio idrico per migliorare le condizioni umane e ambientali in diverse regioni dell'Unione europea, utilizzando metodi dai costi contenuti.<br /><br /><br />V <br /><br />(Avvisi) <br /><br />PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI <br /><br />COMMISSIONE EUROPEA <br /><br />Invito a presentare proposte 2010 &mdash; Progetto pilota &mdash; Sviluppo di attivit&agrave; di prevenzione contro <br />la desertificazione in Europa <br />(2010/C 110/04) <br />1. La Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, unit&agrave; Protezione dell'ambiente acquatico, pubblica un invito a presentare proposte finalizzato a selezionare da 3 a 5 progetti che possano beneficiare di un sostegno finanziario. I progetti devono promuovere azioni riguardanti la desertifica&shy; zione e la siccit&agrave; in bacini idrografici pilota e contribuire allo scambio delle migliori prassi a livello locale in relazione ai seguenti quattro settori: la conservazione delle acque piovane e delle acque di superficie, le forme di irrigazione alternative, le misure che favoriscono il risparmio di acqua e l'efficienza idrica, le colture meno idroesigenti. I progetti pilota sono progetti dimostrativi il cui scopo &egrave; testare tecnologie, tecniche o prassi specifiche. Dovranno dimostrare le potenzialit&agrave; insite nel risparmio idrico per migliorare le condizioni umane e ambientali in diverse regioni dell'Unione europea, utilizzando metodi dai costi contenuti. <br />2. I criteri di ammissibilit&agrave;, le regioni prioritarie, i settori economici interessati, nonch&eacute; la durata e le condizioni di finanziamento, sono descritti nella relativa guida per la richiesta di sovvenzioni, che contiene anche istruzioni dettagliate su tempi e modi per la presentazione delle proposte. La guida e i relativi moduli di domanda di sovvenzione possono essere scaricati dal sito Europa al seguente indirizzo: <br />http://ec.europa.eu/environment/funding/grants_en.htm <br />3. Le proposte devono pervenire all&rsquo;indirizzo della Commissione indicato nella guida per la richiesta di sovvenzioni entro il 30 giugno 2010. Le proposte devono essere inviate per posta o tramite corriere entro il 30 giugno 2010 (fanno fede la data di spedizione, il timbro postale o la ricevuta di consegna). <br />Possono essere anche recapitate a mano presso l&rsquo;apposito indirizzo indicato nella guida, entro le ore 17 del 30 giugno 2010 (fa fede la ricevuta datata e firmata dal funzionario competente). <br />Non saranno accettate proposte inviate per fax o posta elettronica, fascicoli incompleti, fascicoli suddivisi in pi&ugrave; spedizioni o trasmessi dopo il termine. <br />4. La procedura per la concessione delle sovvenzioni si articola nelle seguenti fasi: <br />&mdash; ricevimento, registrazione e avviso di ricevimento da parte della Commissione; <br />&mdash; valutazione delle proposte da parte della Commissione; <br />&mdash; decisione di aggiudicazione e notifica dell&rsquo;esito ai richiedenti. <br />I beneficiari verranno scelti in base ai criteri indicati nella guida nei limiti degli stanziamenti disponibili. <br />In caso di decisione positiva della Commissione, verr&agrave; stipulata una convenzione di sovvenzione (espressa in euro) tra la Commissione e il proponente. <br />La procedura &egrave; strettamente riservata. <br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Acqua: dall&#x2019;UE direttive in materia di efficienza e risparmio idrico&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:24:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-549</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-549</guid><content:encoded><![CDATA[Carenza e siccit&agrave;: la Commissione europea ha reso pubblico un rapporto dei due volti pi&ugrave; drammatici della risorsa idrica. Si tratta del dossier &lsquo;2012 Water Scarcity and Droughts &ndash; Policy Review&rsquo; dove si passano al setaccio le azioni adottate dagli Stati membri nella lotta alla carenza idrica e alla siccit&agrave;. Anche se nel 2009 nei paesi dell&rsquo;Europa meridionale le precipitazioni sono state pi&ugrave; intense rispetto agli anni precedenti, non sar&agrave; possibile arrestare l&rsquo;eccessivo sfruttamento delle risorse idriche europee notoriamente limitate, e invertire le tendenze in atto. Secondo la Commissione serve un impegno pi&ugrave; incisivo a cominciare da una efficace politica di tariffazione dell&rsquo;acqua, misure concordate di promozione dell&rsquo;efficienza e del risparmio idrico. Sono queste le condizioni che potranno permettere all&rsquo; Europa di disporre di acqua a sufficienza e di qualit&agrave; adeguata a soddisfare le esigenze degli utilizzatori e ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.<br /><br />Secondo la Commissione in molte aree dell&rsquo;Unione e in particolare in quella mediterranea, l&rsquo;equilibrio tra domanda di acqua e risorse idriche disponibili ha raggiunto un punto critico: la penuria di acqua e la siccit&agrave; sono diventate sfide cruciali aggravate dalla tendenza dei cambiamenti climatici. Alcuni Stati membri registrano fenomeni permanenti di scarsit&agrave; di acqua in tutto il territorio e il problema non &egrave; limitato solo ai Paesi del Mediterraneo. Ad esempio nella Repubblica Ceca ci sono zone colpite con frequenza da carenza idrica e la Francia e il Belgio hanno registrato fenomeni di eccessivo sfruttamento delle falde acquifere.<br /><br />La Commissione europea ricorda che da anni esercita pressioni affinch&eacute; gli Stati membri adottino politiche in questo campo, per quanto riguarda le tariffe, il miglioramento degli strumenti di gestione idrica, misure in materia di efficienza e risparmio idrico, anche mediante l&rsquo;introduzione di requisiti obbligatori per i dispositivi che utilizzano acqua nell&rsquo;ambito dell&rsquo;estensione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, in modo da permettere un notevole risparmio. Raccomanda quindi l&rsquo;applicazione dei dispositivi domestici che utilizzano acqua, con i quali sarebbe possibile ridurre il consumo idrico totale del 19%, pari ad una diminuzione del 3,2% del volume di acqua estratto ogni anno nell&rsquo;Ue. Riducendo il consumo idrico dei prodotti connessi al consumo di energia, come rubinetti, docce e vasche, si potrebbe anche ridurre del 20% il fabbisogno di energia necessaria per riscaldare l&rsquo;acqua; infine, modificando la durata delle docce, la frequenza dei bagni o l&rsquo;utilizzo dei rubinetti, il consumo di acqua potrebbe ridursi del 20-30 per cento circa.<br /><br />La Commissione sta avviando diverse attivit&agrave; preparatorie in vista del riesame della politica in materia di carenza idrica e siccit&agrave;, previsto per il 2012, soprattutto in vista degli obiettivi di efficienza e, in particolare, della possibilita&rsquo; di ridurre i consumi negli edifici, di contenere le perdite d&rsquo;acqua e di incentivare un uso efficiente dell&rsquo;acqua in agricoltura. I risultati di queste attivit&agrave; confluiranno in un modello per la salvaguardia delle acque dell&rsquo;Ue previsto per il 2012, nel riesame dell&rsquo;attuazione della direttiva quadro sulle acque e in un esame della vulnerabilit&agrave; delle risorse ambientali (in particolare acqua, biodiversita&rsquo; e suolo) agli impatti dei cambiamenti climatici e ad altre pressioni antropiche.<br /><br />http://www.informambiente.it/]]></content:encoded></item><item><title>Los Angeles&#x2c; diventa legge il recupero domestico di acque piovane&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:24:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-548</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-548</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Negli Usa la raccolta e riciclo dell&rsquo;acqua piovana, sebbene non sia materia regolamentata in tutti gli stati, &egrave; una pratica parecchio diffusa. Dunque anche Los Angeles si mette in linea con questa pratica e il Department of Public Works ha recentemente approvato un decreto che impone la raccolta della piogge e che entro il 2011 diverr&agrave; Legge.<br /><br />Il progetto oltre a incoraggiare l&rsquo;uso di serbatoi di stoccaggio dell&rsquo;acqua piovana promuove la gestione sensata delle acque con misure semplici quali le deviazioni delle precipitazioni in giardino, o una pavimentazione permeabile. Le novit&agrave; coinvolgono diregttamente il settore edilizio e se i costruttori non rispettano le procedure richieste per il recupero dell&rsquo;acqua piovana si beccano una multa da 13 dollari a gallone di acqua sprecata. Questa tassa servir&agrave; a finanziare i progetti del riuso sostenibile delle acque.<br /><br />Paula Daniels a capo della Board of Public Works, che ha inizialmente redatto l&rsquo;ordinanza lo scorso luglio, ha spiegato che grazie alle nuove soluzioni si andranno a risparmiare oltre 104 milioni di galloni di acqua che diversamente sarebbero sprecate finendo in mare.<br /><br />(fonte: ecoblog) <br />]]></content:encoded></item><item><title>Modalita&#x27; operative e termini per l&#x27;erogazione di contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti servizi di linea interregionale di competenza statale&#x2c; per l&#x27;acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di cui al codice di omologazione per le emissioni &#xab;euro 4&#xbb; ed &#xab;euro 5&#xbb;.&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:14:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-547</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-547</guid><content:encoded><![CDATA[Decreto 31 dicembre 2009<br /><br />Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Modalita' operative e termini per l'erogazione di contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti servizi di linea interregionale di competenza statale, per l'acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di cui al codice di omologazione per le emissioni &laquo;euro 4&raquo; ed &laquo;euro 5&raquo;.<br /><br />(GU n. 14 del 19-1-2010)<br /><br />   <br />IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI <br /><br />di concerto con <br /><br />IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE <br /><br />Visto l'art. 6-bis del decreto-legge 1&deg; luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2009, che dispone l'erogazione di un contributo destinato alle imprese esercenti servizi di trasporto pubblico interregionale di competenza statale per l'acquisto di nuovi autobus di categoria euro 4 ed euro 5, nonche' l'emanazione di un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge di conversione, con il quale sono definite le modalita' operative per l'erogazione delle risorse, oltre ai termini, modalita' e modelli delle istanze per accedere ai contributi; <br />Visto il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285, recante &laquo;Riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale&raquo;; <br />Vista la comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, del 22 gennaio 2009, con la quale vengono determinate le categorie di aiuti ritenute compatibili per un periodo di tempo limitato, ai sensi dell'art. 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato CE, per porre rimedio alle difficolta' provocate all'economia reale dalla crisi finanziaria mondiale; <br />Vista la comunicazione della Commissione europea - Modifica del quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, del 25 febbraio 2009; <br />Vista la decisione C(2009) 4277 del 28 maggio 2009, con la quale la Commissione europea ha dichiarato compatibile con il mercato comune, ai sensi dell'art. 87, paragrafo 3, lett. b) del Trattato CE, lo schema di aiuto n. 248/2009, notificato dallo Stato italiano, relativo alla concessione di aiuti temporanei di importo limitato sulla base della menzionata direttiva &laquo;Modalita' di applicazione della Comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica&raquo; (articoli da 1 a 3 e 8 a 10); <br />Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009, recante &laquo;Modalita' di applicazione della comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica&raquo;; <br /><br />Decreta: <br /><br />Art. 1 <br />Ambito di applicazione <br />1. Il presente decreto definisce le modalita' operative ed i termini per l'erogazione dei contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti linee interregionali di competenza statale, che provvedono all'acquisto di autobus, nuovi di fabbrica, omologati, per quanto attiene ai valori limite di emissioni di sostanze inquinanti come euro 4 od euro 5 appartenenti alla classe III od alla classe B, cosi' come definite dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 23 dicembre 2003. <br />2. Non possono beneficiare dei contributi le imprese che versavano in condizioni di difficolta' alla data del 30 giugno 2008. A tal fine, sono da considerarsi in difficolta': <br />a) le imprese di grandi dimensioni che soddisfano le condizioni di cui al punto 2.1 della comunicazione della Commissione europea 2004/C 244/02, recante &laquo;Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficolta'&raquo;; <br />b) le piccole e medie imprese che soddisfano le condizioni di cui all'art. 1, paragrafo 7, del Regolamento (CE) 6 agosto 2008, n.800. <br /><br />Art. 2 <br />Modalita' operative per l'erogazione dei contributi <br />1. I contributi complessivamente erogabili non possono superare il limite di spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2009, e di 5 milioni di euro per l'anno 2010.<br />2. Per l'anno 2009, sono ammessi al contributo, tutti gli acquisti per compravendita di autobus, nuovi di fabbrica, effettuati a partire dal giorno 4 del mese di agosto compreso sino al 31 del mese di dicembre e, per l'anno 2010, sono ammessi al contributo tutti gli acquisti per compravendita di autobus, nuovi di fabbrica, effettuati a partire dal giorno 1&deg; del mese di gennaio e sino al 31 del mese di dicembre. <br />3. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono erogati, in ragione di ogni mezzo acquistato, distinti per anno di riferimento, sino ad un massimo del 75% del costo di acquisto dell'autobus cosi' come risultante dal contratto definitivo di compravendita, escludendo dal calcolo l'IVA. <br />4. Ai fini dell'ammissibilita' ai contributi, gli acquisti si intendono perfezionati alla data di stipula del relativo contratto. <br />5. Ad ogni impresa potranno essere erogati contributi sino ad un massimo di 400.000 euro, cumulativi per i due anni 2009 e 2010. <br /><br />Art. 3 <br />Termini di proposizione delle domande e requisiti <br />1. Possono proporre domande per accedere ai contributi le imprese italiane di autotrasporto di persone che, alla data del 4 agosto 2009, sono titolari di concessioni od autorizzazioni per l'esercizio di servizi di linea interregionali di competenza statale e che mantengano tale condizione al momento della presentazione della domanda. Le domande, distinte per anno per il quale si chiede il contributo, dovranno essere redatte secondo le indicazioni fornite nei commi che seguono. <br />2. Per i contributi relativi al 2009, le imprese devono inviare le istanze entro il termine perentorio del giorno 28 del mese di febbraio dell'anno 2010. Alle istanze dovra' essere allegata copia del contratto o dei contratti definitivi di acquisto, nei quali deve comparire, a pena di irricevibilita' della domanda, la specifica dichiarazione della concessionaria venditrice circa la categoria di emissioni inquinanti dell'autobus; in alternativa al contratto, le imprese possono presentare copia della carta di circolazione dell'autobus qualora questa fosse gia' nella loro disponibilita'. Dalla documentazione presentata, deve evincersi che l'acquisto e' stato effettuato in data compresa fra il 4 agosto ed il 31 dicembre 2009. <br />3. Per i contributi relativi al 2010, le imprese interessate devono far pervenire, entro il termine perentorio del giorno 28 febbraio 2010, una esplicita dichiarazione, resa dal titolare o dal legale rappresentante, nella quale si manifesta l'intenzione di acquistare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, autobus di classe III o B nuovi di fabbrica, da destinare all'impiego nei servizi di linea interregionali di competenza statale. In tale ipotesi, nella dichiarazione dovra' essere specificato il numero e la tipologia dei veicoli che l'impresa istante intende acquistare. All'esito delle dichiarazioni ricevute, ove ritenute ammissibili, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici- Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita- comunichera' alle imprese interessate l'importo presunto spettante a ciascuna di esse. Entro e non oltre quindici giorni dal ricevimento di tale comunicazione, le stesse imprese dovranno confermare, o meno, l'intenzione di acquisto degli autobus gia' comunicata. Entro il 31 gennaio 2011, tali imprese dovranno comprovare gli acquisti effettuati, secondo le modalita' indicate al comma 2. <br />4. Qualora siano stati effettuati acquisti entro il mese di gennaio 2010, le imprese devono far pervenire le relative istanze, entro il termine perentorio del 28 febbraio dello stesso anno, con le medesime modalita' di cui al comma 2. In questa evenienza, e' ritenuta ricevibile una domanda unica per l'accesso ai contributi del 2009 e del 2010, avente il medesimo termine di invio del 28 febbraio 2010. <br />5. Le domande per accedere ai contributi devono essere redatte, a pena di irricevibilita', utilizzando unicamente la modulistica allegata al presente decreto, e devono essere inviate al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici- Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita' - Divisione 1&ordf; - via Giuseppe Caraci, 36 - 00157 - Roma -, tramite raccomandata con avviso di ricevimento. Il timbro, apposto dall'ufficio postale accettante, fa fede circa il rispetto dei termini di cui ai periodi precedenti. <br />6. La domanda deve contenere, a pena di irricevibilita': <br />a) denominazione e ragione sociale dell'impresa; <br />b) sede legale dell'impresa; <br />c) cognome, nome, data di nascita, codice fiscale e residenza del legale rappresentante dell'impresa; <br />d) partita Iva o, per le imprese individuali, codice fiscale; <br />e) indicazione della Camera di commercio, industria ed artigianato presso cui e' iscritta l'impresa e numero di iscrizione al registro delle imprese. <br />7. Nella domanda, l'impresa richiedente deve altresi' dichiarare l'importo di eventuali aiuti di cui al Regolamento (CE)del 15 dicembre 2006, n.1998, &laquo;relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti di importanza minore (&laquo;de minimis&raquo;), ricevuti a partire dal 1&deg; gennaio 2008, nonche' l'importo di altri aiuti eventualmente ricevuti ai sensi dell'art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009. <br />8. La Commissione ministeriale di cui all'art. 6 del presente decreto procede prioritariamente alla valutazione delle domande relative agli acquisti effettuati nei sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto. <br /><br />Art. 4 <br />Erogazione dei contributi <br />1. Ove, al termine degli adempimenti istruttori, l'entita' delle risorse finanziarie disponibili per ciascun anno non fosse sufficiente a soddisfare, nei termini previsti dall'art. 2, comma 4, le istanze giudicate ammissibili, al fine di garantire il rispetto dei limiti di spesa, i contributi da erogarsi alle imprese aventi diritto saranno proporzionalmente ridotti in base al numero di veicoli da finanziare. <br />2. Le erogazioni dei relativi contributi avverranno alla fine delle separate valutazioni effettuate dalla Commissione di cui al successivo art. 6. <br />3. Le imprese utilmente collocate nell'elenco dei beneficiari dei contributi dovranno comprovare, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta': <br />a) di non rientrare tra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato, ovvero depositato in un conto bloccato, gli aiuti di Stato individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea; <br />b) di non aver subito sanzioni gravi ai sensi del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285; <br />c) di applicare il C.C.N.L. di categoria; <br />d) di aver adempiuto a tutti gli obblighi fiscali. <br />4. I contributi saranno erogati in due fasi, la prima a favore delle imprese che avranno presentato domanda per gli acquisti effettuati nell'anno 2009, la seconda a favore delle imprese che avranno presentato domanda per gli acquisti relativi all'anno 2010. I provvedimenti di liquidazione dei contributi saranno adottati entro il mese di aprile di ciascuno degli anni 2010 e 2011, salvo quanto previsto all'art. 5, comma 1, circa i termini temporali di invio della copia della carta di circolazione degli autobus acquistati. <br /><br />Art. 5 <br />Limiti ed obblighi per le imprese <br />1. Alle imprese che avranno avuto accesso ai contributi per ogni annualita' prevista, e' fatto perentorio obbligo di inviare al - Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici - Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita' - Divisione 1&ordf; - via Giuseppe Caraci, 36 - 00157 - Roma -, se non gia' allegata alla domanda, la copia della carta di circolazione dell'autobus o degli autobus acquistati entro e non oltre sessanta giorni, decorrenti rispettivamente dal termine del 28 febbraio 2010 relativamente all'anno 2009, e dal termine del 31 gennaio 2011 relativamente all'anno 2010, o, se a quelle date non ancora disponibili, comunque entro e non oltre sessanta giorni dalla data di effettiva emissione. <br />2. Alle imprese e' fatto perentorio obbligo di non alienare l'autobus o gli autobus ammessi a contributo prima della scadenza del 7&deg; anno dalla data di immatricolazione, pena il recupero del contributo stesso. <br />3. Alle imprese e' fatto perentorio obbligo di adibire l'autobus o gli autobus ammessi a contributo sui servizi di linea interregionali di competenza statale dalle stesse esercitati, pena il recupero del contributo stesso. <br />4. La Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita', ai fini della verifica del rispetto da parte delle imprese di detti obblighi, effettua controlli, anche mediante accertamenti operati di concerto con la Direzione generale della Motorizzazione, sulla banca dati del CED Motorizzazione. In caso di inadempimenti rispetto agli obblighi sopra descritti, attua, nei confronti delle imprese, le necessarie azioni di recupero delle somme erogate gravate dell'interesse legale maturato sin dalla data di erogazione del contributo. <br /><br />Art. 6 <br />Commissione per la valutazione delle domande <br />1. E' istituita una commissione ministeriale con il compito di valutare le istanze presentate ai sensi del presente decreto. <br />2. La commissione e' composta dal Presidente, individuato tra i dirigenti di II fascia in servizio presso il Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, e due componenti, individuati tra il personale appartenente alla carriera direttiva (area C del CCNL di comparto), in servizio presso il medesimo Dipartimento. <br />3. Con successivo decreto del capo del Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, sono nominati i componenti della commissione di cui al punto precedente. <br />4. L'attivita' di cui al comma 1 e' svolta nell'ambito dell'ordinaria attivita' istituzionale e per l'espletamento della stessa non sono previsti compensi aggiuntivi. <br /><br />Art. 7 <br />Norme finali <br />1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. <br /><br />Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. <br />Roma, 31 dicembre 2009 <br /><br />Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti <br />Matteoli <br />Il Ministro dell'economia e delle finanze <br />Tremonti <br /><br /><br /><br />ALLEGATO<br /><br /> <br /><br />Da recapitare esclusivamente tramite raccomandata A.R.<br /><br /> <br />DOMANDA DI AMMISSIONE AI CONTRIBUTI DI CUI ALL&rsquo;ARTICOLO 6-BIS DEL DECRETO LEGGE 1 LUGLIO 2009, N. 78, CONVERTITO CON MODIFICHE DALLA LEGGE 3 AGOSTO 2009, N. 102<br /><br />Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti<br />&ndash; Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale<br />&ndash; Direzione Generale per il trasporto stradale ,<br />Via Giuseppe Caraci, 36, 00157 Roma<br /><br />Dati del richiedente<br />Il sottoscritto __________________________________ nato a _____________________________ il_________________ residente in_________________via________________________________ c.a.p.__________________________C.F.____________________________ <br />Nella qualit&agrave; di1 ______________________________ dell&rsquo;impresa2 _________________________ con sede in _________________________ via_____________________n._______c.a.p._________ recapito telefonico___________________e-mail_________________partita iva________________ iscritta alla C.C.I.A.A. di___________________________n.________________dal_____________ codice di attivit&agrave;________________________________, titolare delle seguenti autolinee di competenza statale____________________________________________________________<br /> <br />CHIEDE<br />( barrare la o le caselle per le quali si ha interesse)<br />1) che l&rsquo;impresa di cui sopra venga ammessa alla concessione del beneficio di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1 luglio 2009, n.78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, per l&rsquo;anno 2009 secondo le modalit&agrave; operative stabilite con Decreto Interministeriale n&deg; 1117 del 31.12.2009:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> per aver acquistato n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;. autobus nell&rsquo;anno 2009, nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5, nei termini di tempo stabiliti dal comma 2 dell&rsquo;art. 2 del D.M. 1117 citato;<br />ed allega per tale ragione:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>copia del/dei contratto/i di acquisto insieme alla dichiarazione formale della concessionaria/e venditrice/i circa la categoria di emissioni inquinanti del/degli autobus ;<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>od in alternativa ,qualora gi&agrave; in possesso, copia della/delle carta/e di circolazione del/i veicolo/i<br />e - oppure in alternativa<br />2) che l&rsquo;impresa di cui sopra venga considerata nel novero di quelle possibili destinatarie della concessione del beneficio di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1 luglio 2009, n.78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, per l&rsquo;anno 2010 secondo le modalit&agrave; operative stabilite con Decreto Interministeriale n&deg; 1117 del 31.12.2009:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> avendo acquistato, nel mese di Gennaio 2010, n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;..autobus nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5, ed allega per tale ragione:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>copia del/dei contratto/i di acquisto insieme alla dichiarazione formale della concessionaria/e venditrice/i circa la categoria di emissioni inquinanti del/degli autobus ;<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>od in alternativa ,qualora gi&agrave; in possesso, copia della/delle carta/e di circolazione del/i veicolo/i<br />o<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> avendo intenzione di voler procedere all&rsquo;acquisto entro il 31/12/2010 di n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.autobus nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5. <br />Riferendosi a tale ultima condizione,<br />DICHIARA<br />(dichiarazione che sar&agrave; presa in considerazione solo se sar&agrave; stata barrata l&rsquo;ultima casella)<br />ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, consapevole delle conseguente che la legge prevede nel caso in cui siano rese dichiarazioni false e/o mendaci, conformemente a quanto previsti dagli articoli 75 e 76 dello stesso D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa, quanto segue. Di voler procedere all&rsquo;acquisto di n. &hellip;.. autobus di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5.<br />Che i suddetti veicoli saranno acquistati in data non posteriore al 31 dicembre 2010. <br />A tal fine si impegna a presentare, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, copia del contratto di acquisto entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione di accoglimento della presente domanda.<br />Si impegna altres&igrave; a trasmettere, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, copia della carta di circolazione degli autobus rilasciata dal competente Ufficio Motorizzazione Civile del Dipartimento trasporti terrestri, da cui risultino le caratteristiche tecniche del veicolo, la data di immatricolazione, nonch&eacute; la classe di inquinamento (euro 4 o euro 5) entro quindici giorni dal relativo rilascio.<br />DICHIARA INFINE IN PARTICOLARE<br />ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, consapevole delle conseguenze che la legge prevede nel caso in cui siano rese dichiarazioni false e/o mendaci, conformemente a quanto previsto dagli articoli 75 e 76 dello stesso D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa, quanto segue:<br />a) di non aver ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti che lo Stato &egrave; tenuto a recuperare in esecuzione di una decisione di recupero adottata dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo 14 del Regolamento (CE) n. 659/1999, del Consiglio, del 22 marzo 1999.<br />b) e in conseguenza dell&rsquo;articolo 3, comma 2 del Decreto di cui in premessa, <br />b1)<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di non aver ricevuto oppure,<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di aver ricevuto,<br />a partire dal 1&deg; gennaio 2008, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1998/2006, del 15 dicembre 2006 &laquo;relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE aiuti di importanza minore (&ldquo;de minimis&rdquo;) per un importo di euro&hellip;&hellip;..................... in base alle seguenti disposizioni &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.(indicare gli estremi del provvedimento che ha istituito l&rsquo;aiuto),<br />nonch&eacute;<br />b2)<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di non aver ricevuto oppure,<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di aver ricevuto,<br />altri aiuti ai sensi dell&rsquo;articolo 3 del D.P.C.M. 3 giugno 2009 per un importo pari ad euro&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.. .<br />Si impegna infine a non utilizzare gli autobus acquistati con i contributi di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1&deg; luglio 2009, n. 78, convertito dalla Legge 3 agosto 2009, n. 103 per attivit&agrave; diverse dall&rsquo;esercizio di autolinee di competenza statale e a non alienarli prima che siano trascorsi almeno sette anni dalla data di acquisto.<br /><br />firma del legale rappresentante 3<br />__________________________<br /><br /> <br />______________<br />1 Indicare se titolare di impresa individuale o legale rappresentante <br />2 Indicare la ragione sociale della societ&agrave; o la denominazione della ditta individuale <br />3 Allegare copia di un documento di identit&agrave; in corso di validit&agrave;<br /> <br />I dati personali contenuti nella presente istanza verranno trattati esclusivamente ai fini e nell&rsquo;ambito del procedimento istruttorio volto alla concessione<br /><br /> ]]></content:encoded></item><item><title>UE LANCIA ECO-INNOVAZIONI&#x2c; ITALIA CAPOFILA DOMANDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:02:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-546</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-546</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Al via il bando Ue del 2010 che permette di finanziare eco-progetti fino al 50% dei costi.<br />Riciclo dei materiali, prodotti per l'edilizia sostenibile, soluzioni ecologiche applicate a cibi e bevande, business verde: sono queste le quattro direttrici di azione del nuovo bando Ue 'Eco-innovation', che promuove eco-progetti pilota con le carte in regola per sfondare in tutta Europa, finanziando fino al 50% dei costi. Nel 2009 il bando ha visto le imprese italiane capofila per numero di partecipanti alla gara. Sulle 202 proposte presentate l'anno scorso, che hanno visto tante partnership fra le aziende di diversi Paesi, sono stati in tutto 614 i partecipanti, principalmente da Italia (133), Spagna (128) e Francia (53). Rispetto ai 45 progetti vincenti, sono gli spagnoli per&ograve; ad essere i pi&ugrave; presenti, seguiti da italiani e tedeschi. Un'idea made in Italy che ha vinto nel 2008, presentata oggi a Bruxelles in occasione del lancio del nuovo bando, potr&agrave; riciclare le scorie dei forni elettrici delle acciaierie producendo un ingrediente utile per l'asfalto. Il sogno per Massimo Svanera, dell'azienda Aso di Ospitaletto (Brescia) che coordina "Slag-rec", &egrave; quello di utilizzare questo materiale (che altrimenti finirebbe in discarica) per la nuova autostrada Milano-Bergamo-Brescia. "I pi&ugrave; interessati alla nuova tecnologia ad oggi per&ograve; sono tedeschi e spagnoli", spiega l'esperto. Per il 2010, la nuova gara dell'Ue prevede un finanziamento complessivo di 35 milioni di euro e la scadenza per la presentazione delle domande &egrave; il 9 settembre. <br /><br />Fonte:<br />Ansa]]></content:encoded></item><item><title>COMUNI RICICLONI: ADESIONI ENTRO L&#x27;11 MAGGIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:02:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-545</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-545</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Al concorso di Legambiente, che premia i migliori sistemi di raccolta, possono partecipare Comuni, unioni di Comuni, comunit&agrave; montane e sistemi consortili.<br />Anche quest'anno Legambiente, con il concorso Comuni Ricicloni, premia i migliori sistemi di raccolta comunali. Ricordiamo che, per accedere alle graduatorie e ricevere l'attestato di Comune Riciclone, &egrave; necessario superare il 50 per cento di raccolta differenziata (55 per cento per i Comuni del nord Italia sotto i 10.000 abitanti). La classifica verr&agrave; poi stilata in base all'indice di buona gestione, che rappresenta un voto alla gestione dei rifiuti urbani nei suoi molteplici aspetti, calcolato attraverso la valutazione di 23 parametri indicati dalla giuria. Al Concorso possono partecipare Comuni, unioni di Comuni, comunit&agrave; montane e sistemi consortili, che dovranno inviare al scheda di adesione entro e non oltre l'11 maggio. Le indicazioni dettagliate sulle modalit&agrave; di adesione si trovano nel sito di Ecosportello. <br /><br />Fonte:<br />Rifiutinforma]]></content:encoded></item><item><title>PROROGA MUD AL 30 GIUGNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:01:26+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-544</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-544</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, assieme a nuove misure per emissioni CO2.<br />Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi un pacchetto di norme urgenti, su proposta dei Ministri Prestigiacomo, Scajola e Matteoli. La prima riguarda il differimento al 30 giugno 2010 della presentazione delle dichiarazioni relative al modello unico di dichiarazione ambientale (MUD), dopo gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dagli stessi imprenditori. Un altro intervento riguarda le misure per l'assegnazione di quote di emissione di CO2 ad operatori energetici ed industriali, per impianti entrati in funzione dopo l'adozione del Piano nazionale di assegnazione (PNA) delle quote medesime per il periodo 2008-2012. La norma - si legge nella nota del CDM - risolve il grave problema dell'insufficienza delle quote oggi disponibili per soddisfare le richieste di assegnazione presentate da operatori energetici ed industriali per impianti entrati in funzione dopo l'adozione del Piano. <br /><br />Fonte:<br />La Repubblica-Finanza]]></content:encoded></item><item><title>MAREA NERA: BP TENTA CHIUDERE FALLA E SI ASSUME ONERI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T16:58:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-543</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-543</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - La compagnia petrolifera British Petroleum (Bp) oggi tentera' di tappare con una valvola una delle tre falle apertesi sul fondo del Golfo del Messico, dove l'affondamento di una sua piattaforma petrolifera sta causando un versamento che promette di essere la piu' grave catastrofe ecologica della storia. In un comunicato stamani il colosso petrolifero si e' inoltre ufficialmente impegnato a pagare ''tutti i costi necessari e adeguati per la ripulitura'' della marea nera e a risarcire ''tutte le domande di indennizzo legittime e oggettivamente verificabili per le perdite e i danni legati'' al disastro. <br /><br />Il colosso petrolifero britannico, proprietario della piattaforma Deepwater Horizon, aveva gia' espresso lo stesso concetto nei giorni scorsi tramite un portavoce, secondo il quale ''il conto (del disastro) sara' nostro''. Due giorni fa la Bp, di fronte alle enormi difficolta' tecniche a chiudere le falle a 1.500 metri di profondita', che si stima riversino in mare 5.000 barili di greggio al giorno ma che potrebbero arrivare fino a 100.000, aveva confessato la propria impotenza e chiesto l'aiuto delle compagnie rivali. Nel frattempo lavora alla creazione di pesanti ''campane'' di cemento per coprire temporaneamente le altre due falle in attesa di un rischioso intervento definitivo per chiudere il pozzo in fondo al mare. Ieri poi Obama, in visita a Venice, ha ribadito che ''Bp e' responsabile e paghera' per la perdita''. <br /><br />Il presidente Usa, nella sua visita lampo a Venice, ha incontrato cinque pescatori locali sotto un gazebo, dov'e' stato messo al corrente degli ultimi sviluppi della situazione alla sede locale della guardia costiera. Poi, ripartito in elicottero alla volta di New Orleans prima di salire sull'AirForceOne, non ha potuto sorvolare il Golfo del Messico per vedere dall'alto la macchia di greggio per le cattive condizioni meteorologiche. (ANSA). GV ]]></content:encoded></item><item><title>Lo Stato preferisce sovvenzionare chi far&#xe0; il nucleare </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-542</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-542</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /><br />Lucia Venturi<br /><br />Non &egrave; la prima volta che la vicepresidente di Confindustria, Diana Bracco, punta l'accento sull'importanza di investire in ricerca e innovazione, legate tra loro a doppio filo, come motore per rilanciare la crescita economica e superare la crisi. Cos&igrave; come non &egrave; nuova l'attenzione mostrata dalla responsabile di settore per l'associazione confindustriale, per la ricerca e innovazione finalizzate alla green economy, che non significa -parole della stessa Bracco- &laquo;coinvolgere l'industria in una generica crociata per un'economia pi&ugrave; verde ma in un ripensamento dei prodotti in chiave di compatibilit&agrave; ambientale&raquo;.<br /><br />Bisognerebbe magari aggiungere che anche i processi andrebbero ripensati in quell'ottica, ma intanto incassiamo il punto che la strategia confindustriale in tema di ricerca e innovazione dichiara di aver assunto come sfida per la competizione globale la chiave della sostenibilit&agrave;.<br /><br />In completa sintonia anche con la strategia europea dichiarata nel programma del Commissario Barroso per rilanciare l'economia dell'Europa con obiettivo 2020.<br /><br />All'Europa, la vicepresidente di Confindustria nell'incontro che ha avuto a Bruxelles con il vicepresidente Antonio Tajani e la commissaria alla ricerca e innovazione Maire Geoghegan-Quinn, chiede che &laquo;si arrivi quanto prima alla vera operativit&agrave; del brevetto europeo e si definisca presto un nuovo indicatore dell'innovazione che sia in grado di quantificare meglio le dinamiche legate all'innovazione tenendo conto delle specificit&agrave; della piccola e media impresa italiana le cui innovazioni apprezzate su tutti i mercati del mondo sfuggono per&ograve; spesso alle statistiche aggregate&raquo;.<br /><br />Cos&igrave; come al governo e alle istituzioni, pochi giorni fa in veste di presidente della fondazione Sodalitas, Diana Bracco chiedeva &laquo;un trattamento fiscale agevolato dei contributi destinati dalle aziende al non profit, allo sviluppo di processi produttivi a basso impatto ambientale, al miglioramento delle condizioni di salubrit&agrave; degli ambienti di lavoro, alla formazione professionale dei dipendenti&raquo;.<br /><br />Intanto il governo ha risposto con &laquo;l'ipotesi di stanziare risorse per le imprese che parteciperanno al progetto nucleare&raquo; come ha dichiarato il sottosegretario Stefano Saglia.<br />Che non &egrave; proprio la auspicabile direzione verso cui indirizzare ricerca e innovazione per riavviare i motori dell'economia e superare la crisi con un vantaggio in competitivit&agrave;.<br /><br />Salvo poi obiettare il fatto che questa ipotesi sembra nei fatti contraddire quanto da sempre sbandierato dal governo, ovvero che il nucleare si far&agrave; solo grazie alle risorse dell'imprese e senza un contributo da parte dello Stato.<br /><br />Ma &egrave; anche vero che - questa uscita di Saglia- sembra il tentativo estremo di rassicurare gli animi e sgomberare dal campo i dubbi che la strada del nucleare si faccia sempre pi&ugrave; lunga e tortuosa. Come l'ennesimo annuncio in merito alla nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare che &laquo;pu&ograve; considerarsi una realt&agrave;&raquo; ha detto Saglia, ma che non ha potuto fare previsioni su quando questa realt&agrave; sar&agrave; reale e non pi&ugrave; virtuale: troppe volte &egrave; stata annunciata da novembre a questa parte e ancora non esiste, se non nel decreto che la istituisce.<br /><br />E tutti sanno bene, dall'ad di Enel Fulvio Conti, a quello di Terna Flavio Cattaneo, che sino a che l'Agenzia non si sar&agrave; insediata e avr&agrave; iniziato i suoi lavori per la definizione delle caratteristiche di idoneit&agrave; dei siti dove le centrali potranno sorgere, nessuno potr&agrave; avanzare ipotesi di dove costruirle.<br /><br />&laquo;E' prematuro parlare di siti individuali- ha detto Conti- bisogna attendere la formazione dell'agenzia che dovr&agrave; dare le disposizioni tecniche per dare a noi operatori la possibilit&agrave; di individuare le localizzazioni&raquo;.<br /><br />Cos&igrave; Cattaneo, per quanto riguarda le reti di distribuzione di Terna e che sino a che non si sapr&agrave; dove saranno ubicate le centrali non &egrave; in grado di dire &laquo;se si potranno utilizzare reti esistenti o se bisogner&agrave; realizzarne di nuove&raquo;. E intanto dice che Terna sta lavorando sulle rinnovabili, unica vera scommessa per il futuro energetico del nostro paese e non solo. Che non danno problemi di approvvigionamento di combustibile e non creano scorie, che tra l'altro secondo la direttiva che sta preparando l'Unione europea e che sembra sar&agrave; varata entro l'anno, dovranno essere stoccate entro i confini dei paesi membri e non potranno essere destinate (come in molti speravano) in paesi fuori dall'Unione, quali la Russia o l'Ucraina ad esempio.]]></content:encoded></item><item><title>Comprendere la sostenibilit&#xe0; per affrontare la complessit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-541</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-541</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /><br />Gianfranco Bologna<br /><br />Lo scorso anno &egrave; stato festeggiato il 25mo anniversario della nascita di un Istituto di ricerca straordinario, il Santa Fe Institute (www.santafe.edu) e gli 80 anni di uno dei suoi fondatori, il premio Nobel per la Fisica Murray Gell-Mann. Dal 1984 questo affascinante cenacolo di "menti" eccellenti ed aperte, provenienti da discipline e background formativi diversi, ha cercato di approfondire la conoscenza della cosidetta scienza della complessit&agrave;.<br /><br />Fisici, chimici, biologi, informatici, economisti, ecologi si sono trovati ad esplorare campi innovativi e di frontiera della nostra conoscenza. Diversi premi Nobel sono stati protagonisti di questa avventura che, oggi pi&ugrave; che mai, promette risultati ed avanzamenti di grande rilievo, fondamentali per conoscere meglio la realt&agrave; che ci circonda e base ineludibile per la giovane scienza della sostenibilit&agrave; che analizza appunto le interrelazioni e la dinamica esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali.<br /><br />La storia della nascita di questo Istituto &egrave; stata raccontata in un libro affascinante scritto dal fisico e giornalista scientifico, Morris Mitchell Waldrop, dal titolo "Complessit&agrave;. Uomini e idee al confine tra ordine e caos", pubblicato in Italia da Instar Libri nel 1995.<br />La penetrazione delle cosidette scienze della complessit&agrave; ha profondamente contribuito a comprendere meglio noi stessi e tutto ci&ograve; che ci circonda.<br /><br />Nel 1972 sulla prestigiosa rivista scientifica "Science", appare un famoso articolo del premio Nobel per la Fisica, Phil W.Anderson (anche egli protagonista dell'avventura del Santa Fe Institute), dal titolo "More is different" ("Di pi&ugrave; &egrave; diverso") che diventa una sorta di manifesto del concetto di complessit&agrave;. In questo articolo si propone un'interpretazione di ci&ograve; che ha luogo nella natura: ad ogni livello di organizzazione si possono identificare i mattoni elementari, le loro interazioni e l'emergenza di nuovi fenomeni collettivi che rappresentano gli elementi del livello successivo.<br /><br />Scrive Anderson :"... il comportamento di grandi e complessi aggregati di particelle non deve essere compreso nei termini di una semplice estrapolazione delle propriet&agrave; di alcune particelle. Invece, in ciascun livello di complessit&agrave; compaiono propriet&agrave; interamente nuove, e la comprensione dei nuovi comportamenti richiede una ricerca che, credo, sia fondamentale nella sua natura come qualsiasi altra."<br /><br />Come ricorda il grande matematico Ian Stewart nel suo ottimo libro "Dio gioca a dadi?" (Bollati Boringhieri 2009, seconda edizione ampliata), il nucleo filosofico della teoria della complessit&agrave; &egrave; il concetto di emergenza, in cui il sistema che osserviamo &egrave; ben oltre le sue componenti, in modo tale che "il tutto &egrave; maggiore della somma delle sue parti".<br /><br />Come ricorda il fisico italiano Luciano Pietronero, direttore dell'Istituto dei Sistemi complessi del CNR, lo studio dei sistemi complessi riguarda proprio l'emergere di propriet&agrave; collettive in sistemi con un gran numero di componenti in interazione tra loro. Questi elementi possono essere atomi o batteri in un contesto fisico o biologico, oppure persone, macchine o imprese in un contesto sociale ed economico.<br /><br />La scienza della complessit&agrave; cerca di scoprire i presupposti e il comportamento emergente dei sistemi complessi, elementi spesso invisibili agli approcci tradizionali, focalizzandosi sulla struttura delle interconnessioni e dell'architettura generale dei sistemi piuttosto che sui loro singoli componenti. Si tratta di una significativa modifica di orientamento e di approccio scientifico, piuttosto che di una nuova branca scientifica.<br /><br />La scienza tradizionale si basa su un ragionamento fondamentalmente riduzionistico per cui se sono noti tutti i fattori che concorrono a creare una situazione &egrave; possibile prevederne il risultato e viceversa. E' facile per&ograve; rendersi conto che per una cellula, per le dinamiche di un'ecosistema o per le dinamiche socio-economiche si &egrave; di fronte ad una nuova situazione in cui la conoscenza delle propriet&agrave; degli elementi individuali non &egrave; sufficiente a descrivere la struttura nel suo insieme.<br />Possiamo quindi rappresentare questa situazione come lo studio dell'architettura della materia e della natura. Essa dipende in qualche modo dalla propriet&agrave; dei "mattoni" ma possiede poi caratteristiche e leggi fondamentali che non possono essere ricollegate a quelle dei singoli elementi.<br /><br />A partire dai sistemi fisici pi&ugrave; tradizionali, come quelli critici, in cui competono ordine e disordine, questi comportamenti emergenti si possono identificare in molti altri sistemi, dall'ecologia e dai sistemi immunitari all'economia, alla finanza, ecc. La scienza della complessit&agrave; si prefigge l'obiettivo di comprendere questi sistemi.<br /><br />Il ruolo svolto dalla dinamica non lineare, dal caos e dalla complessit&agrave; &egrave; stato fondamentale e positivo per la scienza: ha fatto s&igrave; che iniziassimo a porci domande sensate e smettessimo di fare assunzioni ingenue circa le sorgenti di complessit&agrave; o di regolarit&agrave;. Anche se molto strada resta da compiere ormai numerose importanti analisi scientifiche ci portano ad individuare alcuni elementi chiave della complessit&agrave; quali: (1) i sistemi complessi sono costituiti da un insieme di molti oggetti interagenti, (2) il comportamento di questi sistemi &egrave; condizionato dalla memoria o dai feedback (sono sistemi in grado di ricordare e di "connettere"), (3) i sistemi possono modificare le proprie strategie in funzione della loro storia, (4) il sistema &egrave; tipicamente aperto e pu&ograve; essere influenzato dall'ambiente circostante, (5) il sistema d&agrave; luogo a fenomeni emergenti che non derivano automaticamente dalla somma dei comportamenti degli agenti che costituiscono il sistema.<br /><br />Gli avanzamenti nelle scienze della complessit&agrave; hanno condotto Neil Johnson, un fisico della Oxford University e della Miami University della Florida, a scrivere : "La complessit&agrave; &egrave; davvero la scienza di tutte le scienze" (vedasi il suo libro "Due &egrave; facile tre &egrave; complessit&agrave;, edizioni Dedalo, 2009).<br />Il grande fisico Robert Laughlin, premio Nobel per la Fisica nel 1998, ha scritto nel suo splendido volume "Un universo diverso. Reinventare la fisica da cima a fondo (codice Edizioni, 2005) :<br /><br />"Sebbene sia contrario all'abuso del concetto di era, penso di poter dire che la scienza sia ormai passata dall'era del riduzionismo all'era dell'emergenza, un periodo storico in cui la ricerca delle cause ultime dei fenomeni subisce una metamorfosi: dallo studio dei comportamenti delle singole parti allo studio dei comportamenti collettivi".<br /><br />Un grande biologo, teorico della complessit&agrave;, anch'egli tra i fondatori nel 1984 del famoso Santa Fe Institute , Stuart Kauffman, ha dedicato i suoi due ultimi libri ("Esplorazioni evolutive" Einaudi, 2005 e "Reinventare il sacro" Codice Edzioni, 2010) all'analisi approfondita e, persino, ad un tentativo azzardato ed affascinante di individuare delle "leggi" che spieghino come la biosfera e l'intero universo, siano in grado di co-costruire se stessi, autorganizzandosi. Kauffman, a mio avviso, si pone oggi tra i pi&ugrave; avanzati pensatori e scienziati e si muove, realmente, ai "confini" della conoscenza. Questi suoi ultimi libri sopra citati sono bellissimi.<br /><br />In questo grande fermento culturale negli ultimi decenni sono nate diverse discipline che hanno cercato di comprendere al meglio le relazioni tra i sistemi naturali e la nostra specie ed i sistemi sociali, culturali, tecnologici, industriali da essa creati (l'antroposfera o la tecnosfera). Si tratta di discipline come l'Ecological economics (l'economia ecologica), la Conservation biology (la biologia della conservazione), l'Industrial ecology (l'ecologia industriale) ecc.<br /><br />Contemporaneamente climatologi, oceanografi, geologi, ecologi ecc. sono andati notevolmente avanti nelle loro analisi e ricerche da poter cominciare ad analizzare l'intero nostro pianeta come un Sistema Terra da poter considerare nel suo insieme, tendo conto di tutte le relazioni esistenti tra le diverse sfere con le quali la nostra conoscenza divide il mondo come l'atmosfera (la sfera dell'aria), l'idrosfera (la sfera dell'acqua), la pedosfera (la sfera del suolo), la biosfera (la sfera della vita). In tutte queste discipline l'attenzione alla dimensione dei fenomeni emergenti derivanti dall'analisi dei sistemi naturali e dei sistemi sociali e delle loro interrelazioni, &egrave; fondamentale alla comprensione ed alla soluzione dei problemi che l'umanit&agrave; oggi si trova ad affrontare per non aver poggiato sull'armonia le relazioni con la Terra.<br /><br /><strong>Tutto questo fermento teorico e pratico, come abbiamo visto in tutte le pagine di questa nostra rubrica su "Greenreport", sta producendo la Sustainability science, la scienza della sostenibilit&agrave;, che sar&agrave; oggetto di una seconda conferenza internazionale che avr&agrave; luogo proprio a Roma, presso l'Universit&agrave; La Sapienza, insieme all'Universit&agrave; delle Nazioni Unite, all'Universit&agrave; di Tokyo e all'Arizona State University statunitense (vedasi il sito www.icss2010.net) dal 23 al 25 giugno prossimi.<br /></strong><br />Si tratta di una sfida culturale e pratica affascinante, fondamentale per invertire la nostra straordinaria pressione che continuiamo, imperterriti, ad esercitare sui sistemi naturali.]]></content:encoded></item><item><title>BALENE: COMMISSIONE PER OK CACCIA COMMERCIALE LIMITATA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-540</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-540</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - La difesa dei giganti del mare e' di nuovo sotto i riflettori del dibattito internazionale. Giappone, Norvegia e Islanda potrebbero infatti praticare 'legalmente' la caccia commerciale alle balene per i prossimi dieci anni, nonostante la moratoria in vigore dal 1986. E' quanto prevede la proposta della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che sara' sottoposta al voto nella prossima riunione annuale degli 88 Stati membri, prevista dal 21 al 25 giugno ad Agadir, in Marocco. L'idea della mediazione sul tavolo delle trattative e' evidentemente quella di decidere le quote di pesca dei Paesi cacciatori, piuttosto che continuare ad assistere ad una pratica che dall'avvio della moratoria, 24 anni fa, ha causato la morte di 35mila balene. Si parla di salvare fra 4mila e 18mila animali in un arco di tempo di dieci anni, imponendo quote di cattura inferiori a quelle che Giappone, Islanda e Norvegia si sono nel frattempo assegnati per conto proprio. Il piano costituirebbe pero' un via libera ufficiale ad una pratica vietata per andare incontro ai tre Paesi fuorilegge. Mentre il Giappone pratica la sua pesca ''a fini scientifici'', Islanda e Norvegia da sempre oppongono obiezioni legali al divieto. <br /><br />''Per la prima volta dall'adozione della moratoria sulla caccia commerciale - afferma Cristian Maquieira, il presidente cileno della Commissione - avremo limiti rigidi e vincolanti per tutte le operazione di caccia delle balene''. L'ipotesi prevede un rigoroso controllo della pesca, vietata a tutti gli altri Paesi della Commissione durante il piano, della durata di dieci anni. Il Giappone avrebbe diritto per i primi cinque anni ad una quota limitata a 410 esemplari l'anno di balenottere minori, da cacciare nelle acque dell'Antartico meridionale; una quota che sarebbe poi dimezzata per i cinque anni successivi. Allo stesso tempo, sarebbe consentita la caccia di 120 balenottere minori nelle sue acque costiere. Attualmente, Tokyo prevede di uccidere tra le 765 e le 935 balene ogni anno in Antartico, anche se le ultime cacciate si sono fermate a 507, grazie all'azione disturbatrice degli ambientalisti. Nella stessa proposta sono previste quote anche per Islanda e Norvegia. <br /><br />Decisamente contrari all'ipotesi della Commissione si sono schierate Nuova Zelanda e Australia, in prima fila nella difesa dei giganti del mare. ''La Nuova Zelanda non accettera' la proposta'', ha spiegato il ministro degli Esteri neozelandese, Murray McCully, stimando che ''questi limiti delle catture non sono realistici''. Dal canto suo l'Australia chiede un divieto totale per la caccia commerciale delle balene e minaccia di portare il Giappone davanti alla giustizia internazionale per le sue catture in Antartico, additando come scusa la caccia per motivi scientifici. ''Il governo australiano - ha detto il ministro dell'Ambiente australiano, Peter Garrett - resta decisamente contrario alla pesca commerciale e alla pesca 'pseudo-scientifica'''. Il paradosso e' che la proposta non va bene nemmeno a Tokyo, che considera insufficienti le quote proposte. ''Vogliamo continuare a negoziare'' ha spiegato il ministro giapponese per la Pesca, Hirotaka Akamatsu. L'obiettivo? Ottenere un numero di balene maggiore da cacciare. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title> Scorie nucleari francesi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-539</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-539</guid><content:encoded><![CDATA[NEWS GEVAM<br />Le scorie nucleari francesi finiscono in Siberia dove anzich&eacute; riprocessarle vengono abbandonate a cielo aperto ...<br />Fonte: http://www.qualenergia.it/<br />La pattumiera siberiana delle scorie francesi A Tricastin Greenpeace blocca l'uranio impoverito diretto in Russia. Nell'ex-URSS dovrebbe essere riprocessato, ma in realt&agrave; rimane abbandonato in depositi a cielo aperto. La Francia, il paese dell'atomo per eccellenza, con cui domani l'Italia firmer&agrave; l'accordo di collaborazione sul nucleare, ancora non ha risolto il problema scorie. <br />Ancora bufera sulla questione delle scorie nucleari in Francia. Agli ambientalisti non va gi&ugrave; che il paese leader mondiale dell'atomo (nonch&eacute; guida del rinascimento nucleare italiano) ancora non sappia dove mettere questi rifiuti pericolosi e non trovi di meglio che inviarli, senza garanzie di sicurezza, in Russia, usata - denuncia Greenpeace - come una vera e propria "pattumiera dell'atomo".<br />Gli ultimi sviluppi della battaglia sono di questa settimana: marted&igrave; mattina attivisti di Greenpeace hanno divelto le rotaie che partano dalla centrale di Tricastin, per impedire che l'uranio impoverito arrivi al porto di Le Havre, dove lo attende la nave russa Kapitan Kuroptev per portarlo nell'ex-Unione Sovietica. Subito Areva ha risposto per vie legali e il tribunale &egrave; intervenuto contro gli ambientalisti per impedire loro di interferire nel trasporto del combustibile esausto.<br />Ecco che sulle pagine dei giornali (solo francesi per ora) torna una storia che getta l'ennesima ombra sulla gestione delle scorie nucleari in Francia. Su queste pagine avevamo raccontato dell'inchiesta sui 300 milioni di tonnellate di detriti radioattivi abbandonati e utilizzati nel paese per realizzare terrapieni, strade e parcheggi (Qualenergia.it, La Francia contaminata). Questa volta sotto accusa &egrave; invece la filiera a valle delle centrali, che si perde oltre confine, nelle steppe siberiane.<br />A denunciare che qualcosa non andava in quell'export di combustibile esausto a oriente erano stati un'inchiesta televisiva di Arte Channel e un articolo di Liberation, usciti quest'autunno: il 13% del combustibile esausto del gigante francese dell'atomo &ndash; si denunciava &ndash; finisce abbandonato nelle steppe siberiane, stoccato a cielo aperto. Rivelazioni corredate dalle immagini aeree dei depositi delle scorie a Seversk in Siberia (ossia Tomsk-7, sito peraltro gi&agrave; pesantemente contaminato da incidenti nucleari in epoca sovietica).<br />Per Areva &ndash; che non ha confermato n&eacute; smentito le accuse - in Russia finisce solo l'uranio riutilizzabile, per essere arricchito e poi tornare in patria. Secondo l'azienda, con il riprocessamento si riuscirebbe a riutilizzare fino al 96% del combustibile esausto. Ma i numeri raccontano una versione diversa: delle 33mila tonnellate di uranio inviate dalla Francia nell'ex URSS dal 2006 al 2009 solo poco pi&ugrave; di 3mila hanno fatto ritorno in patria arricchite.<br />"Le 30mila tonnellate mancanti &ndash; denuncia Greenpeace &ndash; restano abbandonate a tempo indeterminato in luoghi come Seversk: la Russia non ha la tecnologia per riprocessare l'uranio esafluoruro (UF6, ndr) che costituisce la maggior parte delle scorie inviate. Il contratto di EDF-AREVA viola le leggi russe e i depositi, come rilevato dalla Rostechnadzor (l'agenzia federale che supervisiona la produzione di combustibile nucleare), non rispettano le norme di sicurezza."<br />Insomma: "il riprocessamento &ndash; denuncia l'associazione - &egrave; solo una trovata di comunicazione per coprire il fatto che si scaricano le scorie a terzi. Ci&ograve; dimostra ancora una volta la completa inadeguatezza dell'industria a gestire i pericoli dei rifiuti nucleari". Cosa succeder&agrave; quando (e se) sar&agrave; l'Italia a dover mettere in sicurezza nuove scorie? Intanto l'esperienza con il decommissioning delle centrali del passato promette male (Qualenergia.it, Il disastro dell'eredit&agrave; nucleare italiana su Report). <br />Speriamo che nell'accordo di collaborazione che Italia e Francia firmeranno domani a Parigi la questione venga affrontata adeguatamente: vi si prevede, tra le altre cose, che sulla gestione del ciclo dei rifiuti nucleari, Sogin collabori con l'agenzia francese Andra, sulla sicurezza Ispra con l'Asn (intesa che verr&agrave; poi trasferita alla futura Agenzia italiana), mentre Enel e Isrn si occuperanno di protezione dalle radiazioni e Cirten e Areva di formazione e specializzazione del personale. GM<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Caccia&#x2c; sull&#x27;art 43 della legge comunitaria passa la linea &#x22;soft&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-538</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-538</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /><br />La mediazione attuata avr&agrave; fatto "partorire" un testo qualificato? Vedremo cosa dir&agrave; l'Unione europea, comunque pare per ora superato il muro contro muro che aveva caratterizzato il voto sulla legge comunitaria e in particolare sull'art. 43 relativo all'allungamento del calendario venatorio. Particolarmente soddisfatta per l'esito finale della "concertazione" il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo &laquo;Sulla caccia &egrave; stato raggiunto un accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civilt&agrave; giuridica del nostro paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra. Non ci sar&agrave; un solo giorno di caccia in pi&ugrave; rispetto al calendario vigente, perch&eacute; posticipare i termini attuali della stagione venatoria non significa allungarla- ha spiegato il ministro- Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato ma sar&agrave; possibile un posticipo di dieci giorni per singole specie e per singoli territori a condizione che l'Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell'ambiente e del patrimonio faunistico&raquo;. Poi il ministro da una valutazione pi&ugrave; politica all'intera vicenda &laquo;Abbiamo approvato, dopo un serrato e costruttivo confronto tra parlamento e Governo, un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l'Unione Europea che ci sarebbe costato caro e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle regioni delle deroghe. Un testo, che migliora la qualit&agrave; della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorit&agrave; scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio. A parte poche posizioni di dissenso personale - ha concluso il ministro Prestigiacomo - la camera dopo anni di scontro ideologico sul tema della caccia, ha discusso oggi con maturit&agrave; ponendo in primo piano le esigenze dell'ambiente su un tema che fino a oggi ha sempre diviso&raquo;. Tra i partiti politici fuori da Montecitorio, i Verdi sono i primi ad esprimere una parziale soddisfazione per l'articolo approvato. &laquo;L'approvazione della modifica all'emendamento della legge comunitaria respinge l'assalto che le lobby venatorie e degli armieri volevano fare ai danni degli animali del nostro Paese- ha dichiarato il presidente Angelo Bonelli - Il mantenimento del prolungamento del calendario venatorio subordinato al parere vincolante dell'Ispra &egrave; il risultato di una mediazione che si sarebbe dovuta evitare. Ora il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, deve dare massima garanzia di autonomia dai condizionamenti politici verso Ispra che deve emettere un parere scientifico. Tutti sanno che il mese di febbraio &egrave; il pi&ugrave; delicato per le rotte migratorie e per la riproduzione degli animali, e che non potr&agrave; essere rilasciato alcun parere positivo di deroga. Dubitiamo per&ograve; che una legge siffatta, possa avere il parere positivo dell'Unione europea&raquo; ha concluso Bonelli.<br />Un sospiro di sollievo per il risultato del voto &egrave; stato tirato anche dalle associazioni Altura, Amici della Terra, Animalisti italiani, Cts, Enpa, Fare Verde, Greenpeace, Memento Naturae, No alla caccia, Lav, Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness, Oipa, Una, Vas, Wwf Italia &laquo;Ha prevalso il senso di responsabilit&agrave; nel Parlamento e nel Governo che ha evitato di estendere la stagione venatoria senza limiti certi e respinto una vera e propria deregulation venatoria. Dal punto di vista sostanziale- proseguono le associazioni- l'articolo introduce importanti novit&agrave; sotto il profilo della tutela della natura e degli animali selvatici, come una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli. Resta il rammarico per l'indebita concessione alle doppiette rappresentata dalla possibilit&agrave; di deroga regionale al calendario venatorio, seppure contenuta alla sola prima decade di febbraio e sottoposta al parere dell'Ispra. Ringraziamo comunque tutti i Deputati di maggioranza e di opposizione che, con un impegno straordinario, si sono fatti interpreti, in questi giorni, delle nostre istanze e di quelle della natura&raquo; hanno concluso le associazioni ambientaliste ed animaliste.<br /><br /> <br /><br /> ]]></content:encoded></item><item><title>Gianfranco Bologna all&#x2019;Accademia di Scienze forestali: &#xab;La sostenibilit&#xe0; &#xe8; adattamento e gestione dei cambiamenti&#xbb;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-537</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-537</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Riccardo Mostardini<br /><br /> Tra scienze forestali e scienza della sostenibilit&agrave;, si &egrave; tenuta oggi l&rsquo;apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; con la prolusione del direttore scientifico del Wwf<br />&laquo;In un mondo composto di sistemi sociali ed ecologici - tra loro interconnessi - che sono sottoposti a cambiamenti costanti, la sostenibilit&agrave; passa in primo luogo per la capacit&agrave; di questi sistemi di adattarsi ai cambiamenti senza perdere le loro caratteristiche qualitative determinanti&raquo;, cio&egrave; in una parola nella &laquo;resilienza&raquo; di questi sistemi. Inoltre, la sostenibilit&agrave; passa anche per &laquo;le risposte che la politica pu&ograve; dare per evitare l'eccessivo degrado degli ecosistemi, sia per quanto riguarda i cittadini del futuro ma anche per la societ&agrave; attuale&raquo;, risposte che potrebbero comprendere anche &laquo;la definizione di nuovi indicatori di sviluppo e benessere&raquo;.<br /><br />Parole con cui Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, ha oggi descritto il percorso che, dalla presentazione del rapporto "The limits to growth" (1972, con aggiornamenti nel 1992 - conferenza di Rio - e nel 2004 alla conferenza di Johannesburg) in poi, ha caratterizzato il dibattito sulla sostenibilit&agrave; dello sviluppo attraverso una progressiva presa di coscienza della necessit&agrave; di un approccio scientifico - e non pi&ugrave; esclusivamente dialettico o etico - all'analisi delle relazioni tra i sistemi ecologici e quelli umani.<br /><br />L'intervento di Bologna ha costituito la prolusione della cerimonia - tenutasi oggi nel capoluogo toscano - per l'apertura del 59&deg; anno accademico dell'Accademia italiana di scienze forestali (Aisf), centro studi afferente alla facolt&agrave; di Agraria dell'universit&agrave; di Firenze.<br /><br />E non poteva esserci, per una relazione inerente il percorso di quantificazione (e quindi di orientamento dei prelievi sulle soglie evidenziate) del capitale naturale nelle sue accezioni umana ed ecologica, sede pi&ugrave; adatta: le scienze forestali in generale, infatti, e la loro branca determinante rappresentata dalle discipline selvicolturali, rappresentano uno degli ambiti didattici e pratici in cui pi&ugrave; (e prima) &egrave; stato affrontato alla radice il criterio della sostenibilit&agrave; dei prelievi. Fin dalle prime normative della repubblica veneta, che gi&agrave; nei primi secoli del secondo millennio pose vincoli al prelievo legnoso dai boschi delle prealpi venete, e passando per le normative forestali attuate in Germania nel 19&deg; secolo, la selvicoltura infatti &egrave; stata sempre - in sostanza - incentrata su un unico obiettivo determinante: obiettivo che da una parte si concretizza nella &laquo;massimizzazione del reddito fondiario&raquo; (come spiegato dal presidente dell'Accademia Orazio Ciancio nella sua relazione), ma dall'altra parte sul garantire la perennit&agrave; del reddito ottenibile attraverso una gestione accurata e pianificata (che oggi definiamo "sostenibile") del patrimonio boschivo.<br /><br />In questo senso quindi, la selvicoltura e le scienze forestali hanno per primi evidenziato la stretta relazione di dipendenza che sussiste tra la ricchezza prodotta e la consunzione del capitale naturale da cui questa ricchezza &egrave; generata, ponendo quindi le basi per le odierne discipline riunite nella didattica inerente all'economia ecologica.<br /><br />Ma gli elementi che rendono paralleli il percorso di evoluzione che in questi decenni ha caratterizzato sia le discipline forestali sia "l'ambientalismo" propriamente inteso non si fermano a quanto evidenziato: parallela &egrave;, tra le due discipline, anche quella che Ciancio ha definito &laquo;la ricerca delle uniformit&agrave; che regolano il comportamento dei sistemi complessi&raquo;. E parallelo &egrave; anche il percorso di uscita dalla settorialit&agrave; disciplinare, poich&eacute; come ha sostenuto Bologna &laquo;viviamo in un tempo in cui la conoscenza e la cultura non possono pi&ugrave; essere parcellizzate, mentre la scienza della sostenibilit&agrave; &egrave; da vedersi come una azione multidisciplinare finalizzata a comprendere le interrelazioni tra i sistemi naturali e sociali, e la maniera migliore per gestire questi sistemi e queste interrelazioni&raquo;.<br /><br />Possiamo quindi dire che se, come affermato da Ciancio, &laquo;le scienze forestali potranno percorrere nuove frontiere solo se all'ecologia e all'economia si assocer&agrave; l'etica&raquo;, analogo discorso pu&ograve; valere per quelle che qualche decennio fa erano le "discipline ambientali" e che, se oggi possono essere definite a ragione "scienza della sostenibilit&agrave;", &egrave; proprio perch&eacute; alla loro carica etica e alla loro azione di "advocacy" ecologica si sono affiancati, in questi anni (fino a divenire poi predominanti), elementi di analisi economica e/o di matrice scientifico/matematica.<br /><br />In altri termini, se &egrave; vero che, come ricordato da Bologna in riferimento alla relazione Teeb ("The economics of ecosystems and biodiversity", studio tuttora in corso che &egrave; finanziato dall'Ue e la cui prossima relazione sar&agrave; presentata a Nagoya - Giappone - nel prossimo ottobre) l'economia ecologica non significa solo &laquo;conoscere la natura del valore&raquo; (cio&egrave; evolvere il concetto di "capitale" comprendendovi anche il capitale umano e quello naturale) ma anche &laquo;conoscere il valore della natura&raquo; (cio&egrave; identificare e quantificare - non solo in termini economici - i servizi materiali e immateriali forniti dagli ecosistemi), ecco che gli stessi obiettivi possono essere considerati anche quelli focali per il percorso di evoluzione delle scienze forestali. E qui sta il principale elemento comune tra le due discipline, che altro non sono che branche di un'unica scienza, destinata a studiare (al fine di poterle gestire) le interrelazioni tra i sistemi economici, umani ed ecologici.<br /><br />Ed &egrave; a causa di questa intrinseca comunanza dai punti di vista storico, disciplinare, metodologico che all'apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; dell'Accademia di scienze forestali &egrave; stato invitato a tenere la prolusione il direttore scientifico del Wwf, che ha descritto agli intervenuti il percorso di evoluzione sopra discusso, citando tra gli altri alcuni istituti (come il Club di Roma o il Santa Fe institute), alcune iniziative (l'Earth system science partnership - Essp, o lo stesso studio Teeb), alcuni studiosi (Kauffman, Laughlin, Anderson, Peccei) che pi&ugrave; hanno avuto un ruolo determinante nella crescita di quella che oggi &egrave;, a pieno titolo, una vera e propria scienza della sostenibilit&agrave;. Scienza che oggi, come ha ricordato Bologna, vede tra i suoi ambiti di analisi fondamentali il modo migliore di perseguire il &laquo;mantenimento della condizione di resilienza dei sistemi naturali davanti all'incremento degli elementi di vulnerabilit&agrave;: ed &egrave;, questo equilibrio tra resilienza e vulnerabilit&agrave;, elemento centrale dell'analisi odierna e dell'intera scienza della sostenibilit&agrave;&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>CACCIA E DEROGA ALLE REGIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-536</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-536</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> &ldquo;Intenso l&rsquo;impegno del Governo e del Parlamento nel recepire quanto avanzato dalle Associazioni ambientaliste e animaliste. L&rsquo;Associazione Vittime della Caccia ringrazia quanti si siano impegnati trasversalmente per affermare la tutela degli habitat e degli uccelli selvatici nel delicato periodo di migrazione e riproduzione&rdquo;, dichiara Maurizio Giulianelli dell&rsquo;Associazione Vittime della Caccia.<br /><br />&ldquo;Siamo comunque critici per la concessione alla lobby venatoria per il regime di deroga di cui le regioni potranno avvalersi nella prima decade di febbraio, seppur vincolate dal parere dell&rsquo;Ispra sulla base delle diverse specie di avifauna. E&rsquo; nelle nostre speranze che le regioni non abusino di questa concessione ulteriore e recepiscano la richiesta sempre pi&ugrave; pressante dei cittadini che vogliono vivere in pace, senza assistere alle violenze cui sono sottoposti forzatamente durante la stagione venatoria prevista dalla legge 157/92. Il 31 gennaio tiriamo tutti un sospiro di sollievo e ci rimane difficile digerire un ulteriore prolungamento della caccia, seppur per alcuni giorni. <br />Questa concessione dovr&agrave; essere usata con grande parsimonia e legittimata dall&rsquo;Ispra per non incorrere nel giudizio della Corte Europea che gi&agrave; ha redarguito l&rsquo;Italia per l&rsquo;abuso di questo strumento da parte delle regioni pi&ugrave; accondiscendenti verso i cacciatori&rdquo;, aggiunge Giulianelli &ldquo;Non vogliamo pagare noi tutti per il crudele piacere di pochi armati, non vorremmo pi&ugrave; contare morti e feriti causati dalle doppiette, non vogliamo trovare animali selvatici impallinati agonizzanti nei nostri terreni, non vorremmo essere noi, che di caccia non ne vogliamo sapere, i prossimi morti e feriti della prima decade di febbraio&hellip;&rdquo;. Conclude Maurizio Giulianelli.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Intervista alla dott.ssa Francesca Testella candidata al Consiglio Comunale di Macerata e al Consiglio Regione Marche per il Fermano con l&#x27;Italia dei Valori</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T11:07:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="" width="368" height="648" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry535-26399_1302321412595_1667266330_30720077_6859255_n.jpg" /><img class="imageStyle" alt="" width="385" height="504" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry535-26399_1302321652601_1667266330_30720078_5738298_n.jpg" />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: RONCHI&#x2c; ACQUEDOTTI FATISCENTI COSTANO 2 MLD L&#x27;ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T11:07:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</guid><content:encoded><![CDATA[CARO MINISTRO:E DI CHI E' LA RESPONSABILITA'?E LO SA CHE EX LEGE SPETTA ALLO STATO LA MANUTENZIONE??????<br /><br />(ANSA) - VERONA, 24 MAR - ''Attualmente la gestione fatiscente degli acquedotti costa due miliardi di euro all'anno'': lo ha detto a Verona il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, a proposito del progetto di privatizzazione dell'acqua. ''I sindaci veneti che sono andati a manifestare a Roma - ha aggiunto - sono totalmente in malafede. Aprire il mercato - ha concluso - significa colpire gli sprechi, abbassare le tariffe e assicurare trasparenza''. <br />24/03/2010 18:09 <br /><br /><span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">COMMENTO DI FRANCESCA TESTELLA:<br /><br />Ai sensi dei sottocitati articoli del codice dell'ambiente le infrastrutture sono pubbliche e le regioni devono provvedere alle stesse al fine di conseguire il risparmio idrico.<br />Vi chiedo solo una riflessione: dov'&egrave; l'obbligo del privato di sobbarcarsi l'onere della sistemazione delle reti e soprattutto,se ci&ograve; &egrave; finalizzato a una politica di risparmio idrico, che interesse avrebbe il privato ad avere una tariffa sicuramente pi&ugrave; alta per quantit&agrave; di acqua inferiori in quanto &egrave; suo dovere ridurre le perdite in una politica che porti al risparmio idrico in genere)Ci sar&agrave; mai un privato che ci invita a consumare meno acqua?O meglio:se lo potr&agrave; permettere solo chi ci far&agrave; pagare l'acqua al prezzo della benzina. <br /><br /></span><br /><strong><em>Art. 143 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Propriet&agrave; delle infrastrutture </em></strong><br /><br />1. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di <strong>propriet&agrave; pubblica</strong>, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.<br />2. Spetta anche all'Autorit&agrave; d'ambito la tutela dei beni di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 823, secondo comma, del codice civile.<br /><br /><strong><em>Art. 146 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Risparmio idrico </em></strong><br /><br />1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, l<strong>e regioni</strong>, sentita l'Autorit&agrave; di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti(*), nel rispetto dei principi della legislazione statale, <strong>adottano norme e misure volte a razionalizzare i consumi e eliminare gli sprechi ed in particolare a:<br /></strong>a) migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate al fine di ridurre le perdite;<br />b) prevedere, nella costruzione o sostituzione di nuovi impianti di trasporto e distribuzione dell'acqua sia interni che esterni, l'obbligo di utilizzo di sistemi anticorrosivi di protezione delle condotte di materiale metallico;<br />c) realizzare, in particolare nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni, reti duali di adduzione al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;<br />d) promuovere l'informazione e la diffusione di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;<br />e) adottare sistemi di irrigazione ad alta efficienza accompagnati da una loro corretta gestione e dalla sostituzione, ove opportuno, delle reti di canali a pelo libero con reti in pressione;<br />f) installare contatori per il consumo dell'acqua in ogni singola unit&agrave; abitativa nonch&eacute; contatori differenziati per le attivit&agrave; produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;<br />g) realizzare nei nuovi insediamenti, quando economicamente e tecnicamente conveniente anche in relazione ai recapiti finali, sistemi di collettamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue e di prima pioggia;<br />h) individuare aree di ricarica delle falde ed adottare misure di protezione e gestione atte a garantire un processo di ricarica quantitativamente e qualitativamente idoneo.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: OCEANA&#x2c; CITES TRAGEDIA DEGLI OCEANI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Oceana, la piu' grande organizzazione internazionale per la conservazione dei mari, ha definito la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (Cites) una ''tragedia degli oceani''. Oceana lamenta come la Cites abbia fallito nel proteggere le specie marine proposte per essere inserite nelle 'appendici I e II' durante la sua 15/a conferenza svoltasi nelle ultime due settimane. In particolare ''ha fallito - scrive Oceana in un comunicato - nel mettere al bando il commercio internazionale del tonno pinnablu atlantico e nel decidere regole internazionali sul commercio di 31 specie di squali e corallo rosso e rosa, che sono tutti essenziali agli oceani, la sussistenza e le economie locali''. ''Sembra che il denaro possa comprare tutto - sottolinea David Allison, responsabile delle campagne di Oceana - Sotto il peso schiacciante delle enormi somme di denaro attraverso il non controllato commercio e sfruttamento delle specie marine a rischio operato da Giappone, Cina, e altri maggiori paesi nonche' dall'industria della pesca, le vere fondamenta di Cites minacciano di collassare''. La pesca intensiva e la domanda dei mercati internazionali hanno portato alcune specie di tonno, squali e coralli all'orlo dell'estinzione. La popolazione di molte specie di squali, in particolare si e' ridotta di oltre il 99% nelle ultime decadi, minacciati dal commercio delle loro pinne, pelli, carni e olio di fegato. Solo il mercato delle pinne, usate nella cucina orientale per una zuppa considerata ricercatezza gastronomica, e' stimato in svariati miliardi di dollari l'anno. ''Questo meeting e' stato un flop - accusa Rebecca Greenberg, scienziata marina di Oceana - Mi domando se Cites ha l'impegno politico di proteggere anche specie marine che hanno un valore economico come gli squali. Visto che supporto scientifico per mettere nelle liste (da proteggere, ndr.) queste specie di squali non puo' competere con le sporche politiche''.(ANSA). DIR <br />25/03/2010 16:05 <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ANCI SARDEGNA&#x2c; E&#x27; RISORSA PUBBLICA E NO AGLI AUMENTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAGLIARI, 25 MAR - ''L'acqua deve rimanere un bene pubblico e non essere un bene economico che si possa prestare a speculazioni di qualsivoglia tipo''. Lo ha ribadito il presidente dell'Anci Sardegna, Salvatore Cherchi, a margine della seduta del Consiglio regionale dell'Associazione, aperto alla partecipazione dell'assemblea dei sindaci sardi. ''Il Consiglio si e' gia' espresso molto chiaramente su questo punto - ha ricordato Cherchi - ci aspettavamo piu' efficienza e maggiore qualita' della risorsa idrica, mentre Abbanoa aumenta le tariffe e non fa quello che dovrebbe fare''. Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, durante il suo intervento, ha paventato l'eventualita' che l'assemblea di Abbanoa, la societa' in house che gestisce le reti sarde ed i cui soci sono i Comuni dell'Isola, possa essere sciolto ''perche' l'assemblea dei soci non e' stata convocata per la ricapitalizzazione della societa'''. Secondo la relazione dell'Anci, distribuita a delegati e sindaci, la tariffa per il 2010 (1,407 euro/al metro cubo per consumi di 200 mc/anno e 1,6 euro/mc per i consumi di 250 mc/anno) aumenta del 6% rispetto a quella del 2009 (1,3274 euro/mc sino ai 200 mc/anno e 1,507 euro/mc per i consumi oltre 250 mc/anno). (ANSA). YE8-AR ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: PD MOLISE&#x2c; GESTIONE ESCLUSIVA PUBBLICA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAMPOBASSO, 25 MAR - Il capogruppo del Pd alla Regione Molise, Antonio D'Alete, interviene sul tema della privatizzazione dell'acqua illustrando i contenuti di una proposta di legge presentata dai Gruppi consiliari del centrosinistra con la quale si sancisce l'obbligatorieta', non solo della proprieta' pubblica dell'acqua molisana, ma anche della gestione esclusiva da parte di societa' di diritto pubblico. ''Ad oggi - sottolinea D'Alete - la proposta n.205 e' l'unico atto concreto a difesa dell'acqua molisana che impone alle superficiali, quanto inutili ed estemporanee affermazioni elettoralistiche del governo regionale di Michele Iorio, la prova dei fatti: difendere i diritti e gli interessi legittimi del popolo molisano oppure obbedire al sultano. La proposta di legge - aggiunge l'esponente della minoranza - ora camminera' e vivra' tra la gente. Da meta' aprile infatti i Gruppi consiliari, i partiti di centrosinistra, i sindaci, i tanti comitati spontanei e le associazioni, saranno impegnati con gazebo e banchetti a raccogliere le firme per sostenere la proposta di legge regionale e i quesiti referendari. Una battaglia di civilta' che, dunque, avvieremo su due fronti, uno locale e l'altro nazionale, ma con l'obiettivo unico di difendere l'acqua pubblica, per difendere il futuro''.(ANSA). YM9-PRO/IC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: GOVERNO BRITANNICO VIETERA&#x27; QUELLI SELVATICI NEI CIRCHI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il Governo inglese ha annunciato che vietera' l'uso di animali selvatici nei circhi dopo che la popolazione si e' schierata apertamente in favore del divieto. Il 94% degli intervistati in una consultazione pubblica avviata dallo stesso esecutivo, riferisce l'Indipendent sul suo sito, ha infatti detto 'no' agli spettacoli con elefanti, tigri, leoni e giraffe. ''Concordo con il punto di vista degli interpellati, che hanno definito non piu' accettabile l'uso di questi animali nei circhi'', ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Jim Fitpatrick, aggiungendo che ''per questo intendo vietarlo''. Attualmente sono quattro i circhi che usano animali selvatici in Gran Bretagna: il principale e' il 'Great British Circus', poi ci sono il 'Peter Jolly's Circus', il 'Circus Mondao' e il 'Bobby Roberts Circus'. L'associazione britannica dei veterinari (Bva) si e' detta 'entusiasta' della prospettiva di un bando. Secondo il suo presidente, Bill Reilly, ''se il governo andra' avanti con il bando e' vitale che ciascun animale sia valutato individualmente in modo da prendere le azioni appropriate. Queste potrebbero prevedere il trasferimento degli animali in zoo o santuari''.<br />26/03/2010 15:14 ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA:RUBINETTO ITALIA PERDE 30&#x25;&#x2c;OGNUNO CONSUMA 237LT GIORNO&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:57:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il rubinetto dell'Italia perde il 30% dell'acqua immessa nelle condutture ma ognuno di noi ne consuma in media 237 litri al giorno. Lo stivale deve fare i conti con la gestione dell'acqua soprattutto nelle regioni meridionali. A dirlo il dossier Acqua 2010 di Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidariet&agrave; internazionale) presentato oggi a Roma, secondo cui ogni giorno ''si perdono dalle condutture 104 litri d'acqua per abitante''. Eppure, continua lo studio, ''un terzo dei cittadini non ha un accesso sufficiente alla risorsa idrica'' e in ''8 milioni non hanno l'acqua potabile'' mentre ''18 milioni la bevono non depurata''. Il 15% della popolazione totale ''ogni estate e' sotto la soglia minima del fabbisogno idrico'' - 50 litri al giorno - e il 36% del territorio siciliano &egrave; desertificato''. Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione mentre quello di fognatura copre l'84,7% e quello di depurazione arriva al 70,4%. Per mettere a posto le cose, il fabbisogno di investimenti - secondo il 'Blue book 2009' - sarebbe di 60,52 miliardi di euro in 30 anni. In Italia c'e' pero' il business dell'acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico) per un mercato mondiale - 120 miliardi di litri consumati - che arriva a circa 80 miliardi di dollari. Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle 500 alle 1000 volte in pi&ugrave; rispetto a quella in bottiglia. In Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna, rileva il dossier, ''l'acqua del sindaco'' &egrave; la pi&ugrave; buona tanto da dar vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua: piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia naturale che gassata, che a temperatura ambiente o refrigerata (con una casa si tagliano 54 tonnellate di petrolio). In Puglia, dice il dossier, ''l'acquedotto &egrave; di tutti'' perch&eacute; la regione ''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di rilevanza economica''. Anche la Toscana riscopre ''l'acqua in brocca''. A Roma, continua il dossier, l'acqua &egrave; ancora al 51% municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''.<br />19/03/2010 13:34 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Un 2010 di lotta e di proposta per il Forum italiano dei Movimenti per l&#x27;acqua&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-04T09:30:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3F8C76;">E' arrivata la risposta organizzata del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua al governo Berlusconi, che con l'approvazione dell'art.15 del decreto Ronchi, ha aperto definitivamente le porte della gestione del Servizio idrico integrato ai grandi gruppi multinazionali e ai mercati. Secondo il Forum, che ha preso contatti con molti soggetti della cosiddetta societ&agrave; civile, la partita non &egrave; affatto chiusa considerata anche l'indignazione generale registrata nei cittadini (e  il ricorso alla Corte Costituzionale fatto da molte Regioni).<br /><br />Con quella norma intanto si toglie la libert&agrave; di scelta alle amministrazioni locali che quindi si sono mosse: sono ormai oltre cento i comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua "bene comune e diritto umano universale" ed il servizio idrico come "privo di rilevanza economica", sottraendosi in questo modo alla normativa nazionale ritenuta incostituzionale.<br /><br />&laquo;Sono i comuni che hanno nel frattempo costituito il "Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica" e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale&raquo; spiegano dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua e poi informano: &laquo;Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverser&agrave; le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua &egrave; un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della nostra legge d'iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa&raquo;.<br /><br />Il fronte che sostiene questa campagna nazionale e che si &egrave; aggregato al Forum italiano dei movimenti per l'acqua &egrave; molto ampio: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche. &laquo;Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, possa mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l'inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell'acqua e dei beni comuni, del territorio e dell'energia, della salute e del benessere sociale&raquo;.<br /><br />La manifestazione del 20 marzo, a due giorni dalla celebrazione della Giornata mondiale dell'acqua, &egrave; il punto di partenza per il vasto fronte di soggetti che appoggia le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, dato che da aprile inizier&agrave; la campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi su questo tema.<br /></span><span style="color:#3F8C76;"><br />FONTE:WWW.GREENREPORT.IT</span>]]></content:encoded></item><item><title>Caccia&#x2c; il ministero dell&#x27;ambiente presenta un emendamento per rimediare &#x22;al colpo di mano&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-04T09:30:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#295D6B;">Non aveva perso n&eacute; tempo n&eacute; occasione il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ad esprimere tutta la sua contrariet&agrave; e disappunto nello scoprire che il testo portato in votazione ed approvato in aula a Palazzo Madama in merito all'ampliamento senza limiti  della stagione di caccia era diverso da quello che era scaturito da un accordo raggiunto in maggioranza. Un testo che - si leggeva in un comunicato del ministero Ambiente &laquo;prevedeva che le regioni e le province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia solo sulla base di analisi scientifiche che dovevano essere preventivamente validate dall'Ispra&raquo;..<br /><br />Quindi il ministro Prestigiacomo e tanti altri suoi colleghi di maggioranza avevano annunciato battaglia alla Camera, dove il testo &egrave; adesso in discussione e venerd&igrave;- fa sapere sempre un comunicato emesso dagli uffici di  via Cristoforo Colombo- il ministero dell'Ambiente ha presentato un emendamento al testo sulla caccia approvato da Palazzo Madama.<br /><br />L'emendamento del Ministero dell'Ambiente punta a ripristinare l'intesa che era stata raggiunta e che &egrave; poi stata disattesa dalla votazione del Senato e ad eliminare la possibilit&agrave; delle Regioni di definire deroghe al calendario venatorio, specie dei volatili, senza sottostare alla validazione vincolante da parte Ispra.<br /><br />&laquo;E  intenzione del Governo - spiega il ministro Prestigiacomo - rimediare al "colpo di mano" avvenuto in Senato evitando una deregulation in un delicatissimo settore come quello della caccia, che deve obbedire ad esigenze di tutela ambientale ed &egrave; rigidamente disciplinato da normative Europee&raquo;. Ma a leggere quanto circola in rete, la lobby dei sostenitori di caccia selvaggia non sembra disposta a cedere tanto facilmente la deregulation al momento conquistata.<br /><br />E sul caso interviene polemicamente il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che spiega: &laquo;L'emendamento proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo non risolve il problema della deregulation della caccia provocato dall'articolo 38 della Legge Comunitaria votato la settimana scorsa dal Senato&raquo;. &laquo;Il ministro dell'Ambiente - aggiunge - o &egrave; confusa o &egrave; mal consigliato o non conosce la materia di cui parla, perch&egrave; il suo emendamento non dice un 'No' al prolungamento dei limiti della stagione venatoria, ma lo subordina ad un parere, quello dell'Ispra, quasi sempre disatteso dalle regioni&raquo;.  <br /><br />&laquo;La Prestigiacomo si chiarisca le idee o prenda in esame l'emendamento di una sua collega di governo, il ministro Brambilla, molto pi&ugrave; efficace e che dice un 'No' chiaro ed inderogabile al prolungamento del periodo di caccia - conclude Bonelli -. Certo &egrave; che in Italia ed in Europa la caccia &egrave; diventata anacronistica ed inaccettabile: bisognerebbe pensare ad abrogarla e non a prolungarne i calendari&raquo;.<br /><br />Per Legambiente, invece, &egrave; un segnale positivo quello che arriva dai ministri Prestigiacomo e Brambilla in merito alla caccia.  &laquo;Ci auguriamo che l'impegno annunciato oggi dai ministri dell'Ambiente e del Turismo si concretizzi al pi&ugrave; presto, trovando pieno sostegno da parte dell'intero Governo, che deve tornare sui suoi passi&raquo; ha detto Antonino Morabito, responsabile Fauna dell'associazione ambientalista. &laquo;Se il testo passato al Senato rimanesse sostanzialmente inalterato - aggiunge Morabito - comporterebbe, infatti, un gravissimo attacco alla natura e alla fauna. Devono assolutamente essere reintrodotti limiti alla stagione venatoria certi e uguali per tutto il Paese e, come chiede l'Unione Europea, anche l'esplicito divieto di caccia ai migratori nei periodi di riproduzione e di migrazione&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Incentivi fotovoltaico: ecco come saranno a partire dal 2011&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-01T12:39:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</guid><content:encoded><![CDATA[Una nuova bozza sarebbe stata messa a punto dal Governo per regolare gli incentivi per il fotovoltaico a partire dal 2011.<br />Proprio qualche giorno fa avevamo riportato le perplessit&agrave; di Edo Ronchi e dell'Ing. Caffarelli sulle riduzioni del 20% della tariffa incentivante rispetto all'attuale Conto Energia contenute nel testo fino ad ora al vaglio del Governo che non renderebbero pi&ugrave; convenienti gli impianti e rischierebbero di paralizzare lo sviluppo del mercato, come successo in Spagna dove, da un periodo di forti incentivazioni al fotovoltaico, si &egrave; passati a brusche riduzioni degli incentivi statali che hanno dato un duro colpo all'industria del solare ed a tutta l'economia che ruota intorno all'approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.<br />Visto che, ormai, la riduzione delle tariffe incentivanti nel nuovo Conto Energia 2011 appare sicura, sarebbe meglio un sistema alla tedesca, con riduzioni della tariffa incentivante "a scaglioni" e con una cadenza temporale certa e ben definita per dar modo alle imprese "verdi" di attutire il colpo e riprogrammare le proprie strategie produttive. Stando alle previsioni di Milano Finanza, &egrave; in questa direzione che andrebbe il compromesso tra Governo e categorie produttive che sembra proprio essere stato trovato.<br />Secondo le fonti ministeriali di Milano Finanza, infatti, sarebbe stata messa a punto un'ulteriore bozza di Decreto Interministeriale, redatta dal Ministero per lo Sviluppo Economico insieme a quello dell'Ambiente in cui anche se pur non accontentando del tutto le richieste degli imprenditori, che avrebbero voluto una semplice riduzione del 4%, non ci sarebbe neppure la tanto temuta sforbiciata di venti punti percentuali, ma una riduzione del 6% rispetto alla tariffe attualmente previste che in pi&ugrave; dovrebbe avvenire gradualmente, da un quadrimestre all'altro, in modo da non creare contraccolpi immediati alle societa' del settore.<br />Una soluzione a scaglioni, dunque, e una riduzione delle tariffe incentivanti che, seppure non flebile come quella voluta dagli imprenditori, non sarebbe cos&igrave; drastica come quella inizialmente paventata dal Governo.<br />Anzich&eacute; trovarsi di fronte ad una brusca riduzione del 20%, infatti, gli impianti che entreranno in funzione da Aprile 2011 usufruirebbero di una tariffa incentivante inferiore rispetto a quella precedentemente in vigore, con una diminuzione che potr&agrave; andare dai 6,5 agli 8,1 punti percentuali a seconda del tipo di installazione. Gli impianti che entreranno in esercizio in seguito, dunque, troverebbero tariffe via via in diminuzione: quelli che entreranno a regime da Aprile ad Agosto, potrebbero trovare una riduzione delle tariffe oscillante tra il 10% e il 12,8%, mentre quelli che saranno attivati tra Agosto e Dicembre avrebbero una riduzione della tariffa incentivante oscillante tra 15% e il 17,6% circa rispetto alla tariffe incentivanti attualmente in vigore.<br />Dal 2012, poi, andrebbe a regime il taglio medio annuo del 6% .Gli impianti innovativi, invece, godrebbero di maggiori agevolazioni potendo contare su un taglio annuo ridotto al 2%. Stando a quanto riicostruito da Milano Finanza, inoltre, la bozza di decreto prevederebbe un aumento della potenza complessiva incentivabile: da 2mila MW a 3 mila MW a cui dovrebbero aggiungersi ulteriori 150 MW per gli impianti a concentrazione.<br /><br />Andrea Marchetti<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>La CIA spia i cambiamenti climatici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-01T12:36:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</guid><content:encoded><![CDATA[Gli scienziati della CIA, le cosiddette spie governative statunitensi, stanno lavorando sulla possibilit&agrave; di utilizzare i beni dell'Intellingence Federale, compresi i satelliti spia e gli altri sensori, per monitorare il cambiamento climatico ambientale.<br />Come spiega anche il New York Times, il programma riporta in vita un gruppo scientifico del Governo Federale, il MEDE (Measurements of Earth Data for Environmental Analysis) dedicato alla sorveglianza ambientale, nato nel 1992 durante gli anni di Clinton e fermato dall'amministrazione Bush nel 2001, per Apaura che il problema dei cambiamenti climatici potesse rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale (non &egrave; un mistero che Bush negli anni di governo non ha portato avanti grandi misure per la sicurezza ambientale).<br />Il progetto &egrave; stato per&ograve; ripreso dal governo di Obama e, rilanciato recentemente a Capitol Hill, ora gode dell'appoggio del nuovo capo della CIA Leon Panetta.<br />I dati raccolti dal gruppo scientifico, includono migliaia di immagini ad alta risoluzione scattate da satelliti spia dell'intelligence, che offrono agli scienziati una possibilit&agrave; senza precedenti di comprendere e prevedere i grandi cambiamenti climatici sulla superficie terrestre, in particolar modo lo scioglimento dei ghiacci marini.<br />Come ha dichiarato il Professore Norbert Untersteiner dell&rsquo;Universit&agrave; di Washington, specializzato nello studio dei ghiacciai polari e membro del dipartimento MEDEA, &ldquo;Il tesoro delle immagini &egrave; veramente utile anche dal punto di vista economico e logistico in quanto permetter&agrave; di scoprire anche nuove rotte nell'Artico per il commercio e il trasporto di gas naturale".<br />Questo tipo di monitoraggio che consente di avvalersi di mezzi sofisticati come i satelliti per visionare lo stato dell'ambiente, non ha risparmiato ulteriori critiche dalle frange pi&ugrave; conservatrici. Proprio pochi giorni dopo l'apertura della commissione MEDEA per la valutazione da parte della CIA dei cambiamenti climatici, il senatore repubblicano del Wyoming John Barrasso, ha dichiarato che l'agenzia "dovrebbe combattere i terroristi, non spiare i leoni di mare".<br />Anche se queste critiche sembrano destinate a crescere, tale monitoraggio continua ad essere difeso dalle alte sfere governative. Il funzionario federale Ralph J. Cicerone, presidente della National Academy of Sciensces, ha dato punti a tale programma scientifico che oltre ad essere completamente gratis permette lo sfruttamento di tecnologie avanzate e gi&agrave; in attivo, offrendo inoltre l'opportunit&agrave; di raccogliere i dati ambientali che altrimenti sarebbero impossibili da ottenere, e di farlo con il tipo di regolarit&agrave;, che pu&ograve; rivelare le dinamiche del cambiamento ambientale.<br />Ma con la dichiarazione ufficiale del Pentagono del mese scorso, con la quale ha dichiarato ufficialmente il cambiamento climatico una minaccia alla sicurezza nazionale, &egrave; improbabile che MEDEA sar&agrave; accantonato in tempi brevi e forse, presto, l&rsquo;obiettivo primario della CIA non sar&agrave; pi&ugrave; quello di scovare Bin Laden, ma di studiare i ghiacciai polari.<br /><br />Gloria Mastrantonio<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>Ripubblicizzare si pu&#xf2;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-01-11T10:38:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br /><br />Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto Pubblico, Universit&agrave; di Napoli Federico II)<br /><br />Alla luce della recente, ed ancora una volta, improvvida ed a-sistematica riforma sui servizi pubblici locali, ho ritenuto, al fine di dare a &ldquo;caldo&rdquo; un contributo di chiarezza al dibattito, formulare alcune considerazioni comunque tese a dimostrare che anche dopo l&rsquo;emanazione dell&rsquo;ultimo testo normativo &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; se ovviamente c&rsquo;&egrave; la volont&agrave; politica dei soggetti responsabili. Ci tengo per&ograve; a fare una premessa : sconsiglio la lettura di questo testo ai legulei privi d&rsquo;immaginazione che ritengono la nostra Costituzione e gli straordinari principi in essa contenuti come un &ldquo;ferro vecchio&rdquo; e desueto e che utilizzano il diritto comunitario in maniera scorretta e strumentale per giustificare scelte liberiste e irrispettose della tutela dei diritti fondamentali. Senza ciniche ipocrisie il mio sogno &egrave; che gli amministratori pubblici competenti abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;siamo contro la gestione dell&rsquo;acqua pubblica&rdquo; e non continuino invece ad affermare : &ldquo;siamo per la gestione pubblica, ma dal punto di vista giuridico non &egrave; possibile&rdquo;.<br />Abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo;. <br /><br />Testo del decreto legge sugli obblighi comunitari - approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2009<br /><br />Art. 15<br /><br />(Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica)<br /><br />1. Profili di illegittimit&agrave; del decreto-legge in oggetto<br /><br />Tralascio di evidenziare profili di illegittimit&agrave; costituzionale relativi alla norma in oggetto, che mi riservo di affrontare analiticamente, anche rinviando a miei precedenti articoli.<br />In particolare :<br />a. violazione dei requisiti di necessit&agrave; ed urgenza previsti dall&rsquo;art. 77 Cost. per l&rsquo;emanazione dei decreti-legge ;<br />b. violazione del principio comunitario relativo alla distinzione tra servizi di interesse economico-generale e servizi di interesse generale, ovvero alla differenza tra servizi orientati al mercato e servizi non orientati al mercato (art.. 14 TFUE e protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e relativa produzione normativa e giurisprudenziale UE) ;<br />c. violazione del principio comunitario della coesione economico-sociale e territoriale, in particolare nell&rsquo;espressione relativa al mantenimento di un elevato livello di occupazione ;<br />d. violazione del principio solidaristico e di eguaglianza di cui agli artt. 2 e 3 Cost. ;<br />e. violazione del principio autonomistico di autodeterminazione dei comuni di cui agli artt. 5 e 18 Cost. ;<br />f. violazione dell&rsquo;art. 117, comma 2 Cost., relativo al riparto di competenze tra Stato e regioni ;<br />g.violazione dell&rsquo;art. 41 Cost. relativo al riconoscimento dell&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica ;<br />h. violazione dell&rsquo;art. 43 Cost., relativo alla centralit&agrave; del ruolo dell&rsquo;impresa pubblica nella gestione dei servizi pubblici esenziali ; .<br /><br />2. &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; : il governo e la gestione dell&rsquo;acqua al di fuori della materia normata dal decreto-legge in oggetto. Ripartire dai servizi di interesse generale privi di rilevanza economica<br /><br />a. in via preliminare occorre ricordare che la norma in oggetto si occupa di concorrenza, mercato e servizi pubblici di rilevanza economica, pertanto non ha ad oggetto servizi privi di rilevanza economica, quali il governo e la gestione dell&rsquo;acqua ;<br />b. la norma in oggetto non si applica al governo e alla gestione dell&rsquo;acqua in quanto il servizio idrico integrato non &egrave; un servizio a rilevanza economica, ma un servizio al quale non si applicano le regole del mercato e dunque non si applica la competenza legislativa esclusiva in tema di tutela della concorrenza. <br />c. Il protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona all&rsquo;art. 2, riserva ai singoli stati membri il potere di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse generale.<br />d. Sulla base di questa norma gli Stati, o meglio i livelli di governo, presumibilmente i comuni, in quanto pi&ugrave; vicini ai cittadini saranno titolari del potere d&rsquo;identificare ed organizzare i servizi di interesse generale, scegliendone anche il modello di gestione.<br />e. I comuni alla luce del protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona potranno, attraverso il loro statuti e regolamenti consiliari, disciplinarne i modelli di gestione, anche attraverso alcune definizioni di principio.<br /><br />Ma per l&rsquo;approfondimento di questi aspetti rinvio a La riforma dei servizi pubblici locali : i modelli di gestione, in Quale Stato, 1, 2009 e a Il modello sociale ed economico europeo, in A. Lucarelli e A. Patroni Griffi (a cura di), Dalla Costituzione europea al trattato di Lisbona, Napoli, 2009.<br /><br />3. I modelli di gestione previsti dal decreto-legge in oggetto<br /><br />Alla luce del nuovo testo &egrave; possibile individuare tre modelli di gestione dei servizi pubblici locali : due ordinari e uno straordinario. I tre modelli li definirei :<br /><br />a.concorrenziale aperto a soggetti pubblici e privati ; <br />b.concorrenziale aperto a soggetti misti pubblico-privato, che &egrave; preceduta da una gara tra privati ;<br />c. non-concorrenziale fondato sull&rsquo;affidamento diretto senza gara ad una societ&agrave; di capitali pubblica, caratterizzato da non ben chiari privilegi in favore della societ&agrave; quotate in borsa.<br /><br />4. Conferimento della gestione dei servizi pubblici locali in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite.<br /><br />L&rsquo;attuale comma 2, lett. a) del decreto-legge prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici possa avvenire in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite mediante procedure competitive ad evidenza pubblica.<br />In merito occorre ricordare, in maniera sintetica, che :<br /><br /> l&rsquo;art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE, cos&igrave; come confermato dalla sentenza CGCE, dispone che le amministrazioni aggiudicatici non possono esigere che i raggruppamenti di prestatori di servizi assumano una forma giuridica specifica ai fini della presentazione di un&rsquo;offerta (principio di &ldquo;neutralit&agrave; della forma giuridica&rdquo; rispetto all&rsquo;assetto proprietario).<br /><br /> l&rsquo;art. 41 Cost. ammette un&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica, accanto alla libert&agrave; di iniziativa economica.<br /><br /> L&rsquo;art. 43 Cost. riconosce un ruolo centrale all&rsquo;impresa pubblica nell&rsquo;ambito dei servizi pubblici essenziali.<br /><br />Pertanto, nella norma in oggetto, non &egrave; ravvisabile una riserva a partecipare alle procedure competitive a favore di specifici assetti societari, sia per quanto riguarda la forma che l&rsquo;assetto proprietario.<br /><br />5. Spazio gestionale per l&rsquo;impresa pubblica : la possibilit&agrave; di concorrere per l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Per intenderci, alle procedure concorsuali possono partecipare oltre alle societ&agrave; per azioni, anche forme giuridiche differenti (si pensi alla societ&agrave; consortile a responsabilit&agrave; limitata) e anche forme giuridiche a carattere imprenditoriale a capitale pubblico, di propriet&agrave; pubblica.<br />Potranno dunque partecipare alle procedure competitive soggetti imprenditoriali pubblici quali le aziende speciali, tuttora presenti nel nostro ordinamento (art. 114 TUEL), che svolgono un&rsquo;attivit&agrave; economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.<br />Si tratta evidentemente dell&rsquo;applicazione di pi&ugrave; principi costituzionali (artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43) che esprimono una concezione pi&ugrave; larga dell&rsquo;attivit&agrave; pubblica dello Stato, non ristretta all&rsquo;esercizio di un potere di impero, ma estesa alla funzione sociale. Si tratterebbe dunque di enti pubblici, che agirebbero nella sfera del diritto privato, in regime di concorrenza con le imprese private, o anche con altri soggetti pubblici.<br /><br />6.Conferimento della gestione a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata<br /><br />L&rsquo;art. 2, lett b) dell&rsquo;art 15 in oggetto, cos&igrave; come modificativo dell&rsquo;art. 1, comma 3 dell&rsquo;art. 23 bis della l. 133 del 2008, prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avvenga in via ordinaria a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) [1] del presente comma. Societ&agrave; che abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%.<br />Questa ipotesi normativa, non presente nel precedente testo, rappresenta la seconda strada ordinaria per aprire al mercato i servizi pubblici locali. Quindi oltre alla gara per contendersi la concessione di un servizio da gestire interamente con una impresa pubblica o privata, vi &egrave; la gara per contendersi una partecipazione azionaria qualificata in una societ&agrave; che rester&agrave; sotto il controllo pubblico, o comunque con una partecipazione pubblica. Il testo del decreto legge prevede che questa partecipazione debba essere almeno del 40% e che con questa quota azionaria sia sempre affidata al socio privato anche la gestione della spa mista. <br />Non &egrave; questa la sede per evidenziare tutte le criticit&agrave; del sistema misto nella gestione di servizi pubblici essenziali, pi&ugrave; volte rimarcati dalla Corte di Giustizia. Tuttavia, in estrema sintesi, va evidenziato come attraverso la configurazione di tale assetto societario, si configuri la strumentalizzazione di capitali, propriet&agrave; e risorse pubbliche verso finalit&agrave; privatistiche indirizzate al raggiungimento del massimo profitto a tutto svantaggio della dimensione sociale che comunque deve giustificare la partecipazione del capitale pubblico. Si tratta di silenti forme di dismissione della propriet&agrave; pubblica a vantaggio di interessi particolari, con evidenti rischi per i livelli occupazionali. <br />La soglia del 40% &egrave; quella minima, il che significa il progressivo sbilanciamento dell&rsquo;assetto azionario a favore della societ&agrave; privata che, con funzioni gestionali, si affermer&agrave; come vero proprietario nelle scelte strategiche. Si avr&agrave; una propriet&agrave; formale, negli anni venutasi a formare sulla base della fiscalit&agrave; generale, e una propriet&agrave; sostanziale del privato, con capacit&agrave; reali di incidere sulla tutela dei diritti fondamentali.<br />Rimane oscura la problematica relativa ai controlli, ovvero ai poteri che la Corte dei Conti potr&agrave; esercitare su tali soggetti.<br /><br />7. Deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario : la gestione in house a societ&agrave; di capitali interamente pubbliche<br /><br />L&rsquo;art. 1 comma comma 3 del decreto-legge in oggetto prevede che &ldquo;in deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contestale territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l&rsquo;affidamento pu&ograve; avvenire a favore di societ&agrave; a capitale interamente pubblico, partecipata dall&rsquo;ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall&rsquo;ordinamento comunitario per la gestione in house e comunque nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla societ&agrave; e di prevalenza dell&rsquo;attivit&agrave; svolta dalla stessa con l&rsquo;ente o gli enti pubblici che la controllano.<br />A differenza della norma abrogata che prevedeva, laddove non vi fossero i presupposti del mercato, la possibilit&agrave; di ricorrere ad un modello che prevedesse l&rsquo;affidamento diretto nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria, norma dunque indifferente rispetto alla natura giuridica dell&rsquo;affidatario, il nuovo art. 15, comma 3 del decreto-legge individua l&rsquo;affidatario unicamente nella forma della societ&agrave; a capitale interamente pubblico. L&rsquo;affidamento in house dunque potrebbe avvenire soltanto attraverso s.p.a. o altre forme di societ&agrave; di capitali.<br />La norma, escludendo implicitamente il ricorso a modi di gestione formalmente e sostanzialmente pubblici, come ad esempio, il ricorso alla azienda speciale, si pone in contrasto, oltre che con gli artt. 5, 41, 43 e 118 Cost, oltre che con il principio della &ldquo;neutralit&agrave; giuridica rispetto agli assetti proprietari&rdquo;, cos&igrave; come confermato da una recente sentenza della Corte di Giustizia che ha dichiarato illegittima una norma e una procedura che escludeva dalla gara societ&agrave; in nome collettivo e a responsabilit&agrave; limitata (CGCE, sez IV, sentenza 18 dicembre 2007 , procedimento C-357/06). Le novit&agrave; pi&ugrave; significative, per quanto attiene gli aspetti procedurali dell&rsquo;affidamento in house risiedono :<br />a) nella possibilit&agrave;, in linea con quanto affermato dal Consiglio di Stato con sentenza n. 5082 del 26 agosto 2009 e con la sentenza della Corte di Giustizie UE del 13 novembre 2008 C-324/07, che il controllo analogo della mano pubblica sull&rsquo;ente affidatario sia effettivo, anche se esercitato congiuntamente dagli enti associati (ad esempio pi&ugrave; comuni). In sostanza, un ente locale che acquisisce una partecipazione in una societ&agrave; in cui tutti gli altri referenti sono PA pu&ograve; attuare il controllo analogo facendo leva sul rapporto con gli altri soci ;<br />b) nella modifica della procedura per il parere obbligatorio dell&rsquo;Antitrust sugli affidamenti diretti. Secondo la nuova normativa, infatti il parere dell&rsquo;Authority va reso per procedure superiori a certi valori, da individuare, ed entro termini perentori, altrimenti scatta il silenzio assenso. Rispetto alla formulazione precedente originaria del comma 4 dell&rsquo;articolo 23 bis della l. 133 del 2008, la nuova disposizione non prevede pi&ugrave; la richiesta di parere anche alle authorities di settore. Il parere dell&rsquo;Agcm &egrave; preventivo e deve essere reso dalla stessa entro sessanta giorni dalla ricezione della relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole (silenzio-assenso).<br /><br />8. Il favor lobbystico ed affaristico per le societ&agrave; di gestione e per le societ&agrave; quotate in borsa<br /><br />La nuova normativa mentre da una parte prevede una &ldquo;stretta&rdquo; generale per le gestioni in house, che improrogabilmente devono scadere alla data del 31 dicembre 2011, dall&rsquo;altra &ldquo;salva&rdquo; altre tipologie di affidamento, garantendo loro la gestione del servizio fino alla naturale risoluzione contrattuale. &Egrave; evidente che si tratta di un &ldquo;salvataggio&rdquo; lobbystico a salvaguardia di precisi interessi e di precise situazioni imprenditoriali ed economico-finaziarie.<br />In particolare non scadono il 31 dicembre 2011 :<br />a. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio ;<br />b. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione pubblica quotate in borsa alla data del primo ottobre 2003 scadranno alla scadenza prevista, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30% entro il 31 dicembre 2012 ; in caso contrario, gli affidamenti cessano improrogabilmente e senza necessit&agrave; di apposita deliberazione dell&rsquo;ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012.<br />Con l&rsquo;entrata in vigore di questa norma si aprir&agrave; la stagione della svendita del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle ex municipalizzate che, per salvare la durata delle gestioni attuali oltre il 2012, dovranno infatti scendere sotto la quota del 30%.<br />Le societ&agrave; quotate, inspiegabilmente, hanno dalla riforma un trattamento di favore non riservato alle altre societ&agrave; pubbliche che abbiano avuto affidamenti diretti di servizi pubblici senza gara. Tali societ&agrave; potranno inoltre, a differenza, delle altre, diversificare le loro attivit&agrave;, sia dal punto di vista funzionale, che territoriale. Il capitale pubblico &ldquo;svenduto&rdquo; costituir&agrave; la base necessaria per trasformare tali soggetti in business company, tutte protese alla massimizzazione dei profitti. In sostanza, tali societ&agrave; potranno partecipare a gare per acquisire ulteriori servizi e concessioni e potranno continuare ad acquisire altre forme di servizio fuori del proprio territorio. La stagione degli affari e del &ldquo;mercato delle vacche&rdquo; &egrave; dunque aperta. Servizi pubblici locali essenziali, anche a carattere non economico, saranno tutti potenzialmente protesi verso una gestione fondata sul profitto, in totale dispregio del principio comunitario della coesione economico-sociale, territoriale e degli aspetti occupazionali.<br /><br />9. Considerazioni conclusive<br /><br />9.1 l&rsquo;illegittimit&agrave; della norma<br /><br /> Volendo riassumere, quanto su argomentato, &egrave; possibile affermare che il decreto-legge in oggetto &egrave; palesemente illegittimo ed in contrasto con gli :<br />a. artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43, 117, 118 della Costituzione ;<br />b. artt. 14 TFUE (ex art. 16 TCE) ; art. 2, protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e la Risoluzione n. 97/357 del Parlamento europeo in tema di servizi di interesse generale ;<br />c. art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE e relativa sentenza CGCE, sez. IV del 18 dicembre 2007 (procedimento C-357-06).<br />Si tratta dunque di un decreto-legge verso il quale ai sensi dell&rsquo;art. 134 Cost., da parte di tutti coloro i quali hanno a cuore la tutela dei diritti umani e la difesa della Costituzione, va sollevata questione di legittimit&agrave; costituzionale. In ogni caso nel processo di conversione, nel dibattito parlamentare vanno sollevati tutti i profili di illegittimit&agrave;.<br /><br />9.2 L&rsquo;ipotesi pubblica nel mercato concorrenziale : l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Nel merito, anche nel caso il cui il governo e la gestione dell&rsquo;acqua fosse fatta rientrare tra i servizi d&rsquo;interesse economico-generale, orientati al mercato, si ritiene in conformit&agrave; al principio comunitario della neutralit&agrave; degli assetti proprietari e nel rispetto del principio costituzionale di cui all&rsquo;art. 41 Cost. che riconosce e garantisce l&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica che l&rsquo;azienda speciale possa concorrere alla gestione del servizio.<br /><br />9.3 L&rsquo;ipotesi pubblica per il governo e la gestione dell&rsquo;acqua come servizio pubblico di interesse generale non orientato al mercato<br /><br />Va affermato con risolutezza che siamo in presenza di una normativa che si occupa esclusivamente di servizi di interesse economico-generale, quindi non produce effetti sul governo e la gestione dell&rsquo;acqua che &egrave; un ambito direttamente riconducibile ai diritti fondamentali e quindi non orientato al mercato. Esso rientra tra i servizi di interesse generale, ai quali non si applicano le regole del mercato e della concorrenza.<br />Il comune con regolamento consiliare pu&ograve; dichiarare in conformit&agrave; con il diritto comunitario e con il principio di sussidiariet&agrave; l&rsquo;acqua bene oggetto di servizi di interesse generale, affidando dunque il servizio ad un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico come l&rsquo;azienda speciale.<br />Ancora una volta, seppur in attesa di una legge statale che disciplini in modo organico e compiuto il governo dell&rsquo;acqua, &egrave; possibile affermare che occorre una volont&agrave; politica che voglia veramente aprire il varco ed intraprendere un&rsquo;azione che porti alla vera ripubblicizzazione dell&rsquo;acqua.<br />Visto il clima politico-economico si tratta di una strada ardua, ma possibile da intraprendere.<br />Credo che per un bene sacro come l&rsquo;acqua valga la pena di procedere&hellip;..e lo si faccia quanto prima. Questo s&igrave; che sarebbe un messaggio politico straordinario.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>IL GOVERNO PRIVATIZZA L&#x2019; ACQUA e I BENI COMUNI&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-01-11T10:32:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br />Fino al 10 settembre 2009 la gestione del servizio idrico integrato in Italia era normata dal famigerato art. 23bis della Legge 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o societ&agrave; mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all&rsquo;ingresso di privati. Leggi tutto su art. 23 bis<br />Il 10 Settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 Novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge, il cui l&rsquo;art. 15 - che ha modificato l&rsquo;art. 23bis - muove passi ancor pi&ugrave; decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo : <br /> l&rsquo;affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% ; <br /> la cessazione degli affidamenti &ldquo;in house&rdquo; a societ&agrave; totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario.<br /><br />Legge 20 novembre 2009, n. 166<br />"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita&rsquo; europee. (09G0180)"<br /><br />Art. 15<br />Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica<br /><br />Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009 - Supplemento Ordinario n. 215<br /><br /><br />Testo del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 223 del 25 settembre 2009) , coordinato con la legge di conversione 20 novembre 2009, n. 166 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante : &laquo; Disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunit&agrave; europee &raquo;.<br /><br />AVVERTENZA :<br /><br />Il testo coordinato qui pubblicato &egrave; stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell&rsquo;art. 11, comma 1, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull&rsquo;emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni uffi ciali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonch&eacute; dell&rsquo;art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate dalla legge di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto, trascritte nelle note. Restano invariati il valore e l&rsquo;efficacia degli atti legislativi qui riportati.<br /><br />Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate con caratteri corsivi.<br /><br />A norma dell&rsquo;art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell&rsquo;attivit&agrave; di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.<br /><br />Legge di conversione<br /><br /> <br /> <br /> <a href="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry523-art._15_dl_135-09.pdf">art._15_dl_135-09</a><br /><br /> <br /> ]]></content:encoded></item><item><title>CHE SIA UN BUON NATALE PER TUTTI&#x21;&#x21;&#x21;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-12-22T14:13:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="" width="400" height="300" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry522-buon-natale.jpg" /><img class="imageStyle" alt="" width="400" height="285" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry522-copertina_volantino_buon_natale.jpg.gif" />]]></content:encoded></item><item><title>La comunicazione ambientale diventa un libro ed entra nelle universit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-04T10:25:31+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="color:#397A20;">E' stato presentato nell'ambito del Festival Ravenna 2009, la 3 giorni di incontri e conferenze sulle tematiche della sostenibilit&agrave;, organizzato da Labelab nella citt&agrave; romagnola, il libro "La Comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive" di Erik Balzaretti e Benedetta Gargiulo. Edito da Franco Angeli, il saggio, a cui hanno collaborato anche Francesco Pira e Mimma Cedroni, &egrave; stato introdotto al pubblico presente nel teatro tenda allestito in Piazza del Popolo, dalla simpatia di Patrizio Roversi, vero mattatore della manifestazione che, tra una battuta e un aneddoto, ha spiegato l'importanza di un'opera come questa, in grado di fare finalmente il punto sullo stato della comunicazione pubblica ambientale in Italia.<br /><br />Vendere la necessit&agrave; di fare la raccolta differenziata &egrave; la stessa cosa che vendere una saponetta? Quando quello da comunicare ai cittadini non &egrave; un prodotto, ma un'iniziativa di sensibilizzazione, un servizio o un valore che si inserisce all'interno del rispetto ambientale, cambiano le modalit&agrave; e i linguaggi della comunicazione? Che tipo di tecniche sono pi&ugrave; efficaci per questo tipo di campagne? Come si inseriscono e che prospettive offrono i nuovi mezzi di comunicazione, quali, ad esempio internet e social media, nell'opera di educazione ambientale?<br /><br /> <br />Queste le domande alle quali il libro, commissionato dal Bacino Padova 2 - l'associazione con oltre una decade di esperienza in tema di rifiuti nella citt&agrave; che per anni si &egrave; posizionata al vertice della classifica delle citt&agrave; riciclone sopra i 150.000 abitanti, tenta di dare delle risposte concrete, proponendosi come un vero e proprio manale di orientamento del settore.<br /><br />Un settore, questo, che riveste un'importanza strategica per le amministrazioni pubbliche impegnate in campagne di sensibilizzazione verso i cittadini, ma anche per associazioni e istituzioni no profit che sono giornalmente alle prese con questo tipo di comunicazione. Tanto pi&ugrave; in virt&ugrave; dei risultati non proprio cos&igrave; eclatanti ottenuti finora in Italia nelle campagne di educazione ambientale promosse per incentivare le buone pratiche, di cui la raccolta differenziata rappresenta solo l'esempio pi&ugrave; tangibile.<br /><br />Un settore, quindi, che, proprio in funzione di questo suo crescente ruolo, meritava di avere un trattamento a parte, uno studio dedicato, frutto della ricerca e delle riflessioni di chi nella comunicazione e nell'ambiente opera, a diverso titolo, da anni. Ed ecco allora un saggio in cui convergono le esperienze e i saperi di un consulente di comunicazione che &egrave; anche coordinatore di un master in comuicazione ambientale (Balzaretti), una copywriter (Benedetta Gargiulo), la responsabile comunicazione di un'azienda di servizi ambientali (la Cedroni) e un professore universitario di relazioni pubbliche, attento alle tendenze dei nuovi media (Pira).<br /><br /><br />Patrizio Roversi presenta il libro &ldquo;La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive&rdquo; from greenMe.it on Vimeo.<br /><br />Dall'incontro delle riflessioni di questi quattro professionisti, "pungolati" durante la presentazione dalla caratteristica "ironia professionale" di Roversi in grado di coinvolgere sia loro che il pubblico in un interessante dibattito capace di parafrasare anche il vecchio McLuhan al grido di "il servizio &egrave; il messaggio", nasce questo testo che si rivolge agli addetti ai lavori, ma anche agli studenti universitari. Il primo manuale di quello che speriamo diventi un filone battuto per i comunicatori di domani, chiamati sempre di pi&ugrave; a fare i conti con l'ambiente. I conti che stiamo cominciando a pagare anche oggi.<br /><br />Simona Falasca<br />http://www.greenme.it<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Bilancio della 13esima edizione di &#x27;Ecomondo&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:53:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1F440E;">Rimini, 2 nov. - (Adnkronos) - Si sono concluse sabato scorso nel quartiere espositivo riminese la 13esima edizione di 'Ecomondo', salone internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, la terza di 'Key Energy', fiera internazionale per l'energia e la mobilita' sostenibile, il clima e le risorse per un nuovo sviluppo e la seconda 'Cooperambiente', manifestazione dell'offerta cooperativa di energia e servizi per l'ambiente, quest'ultima in collaborazione con LegaCoop: complessivamente oltre 1.500 aziende articolate sui 110mila mq di Rimini Fiera. In totale, la kermesse ambientale di Rimini Fiera ha richiamato 63.332 visitatori (-2,35% sul 2008). Importante l'incremento dei visitatori stranieri, che salgono a 5.066, in aumento del 35% rispetto al 2008.<br /><br />''Le manifestazioni dedicate al sistema ambiente - commenta Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiera - hanno confermato la loro forza e pure in presenza di un frangente complicato per tutto il sistema industriale, la sostanziale tenuta in termini di pubblico e' un risultato positivo. Lo riteniamo un successo poiche' in fiera abbiamo visto premiate le idee che abbiamo messo in campo, tutte di successo in questa edizione e pronte a consolidarsi nel 2010. Rimarco due aspetti ulteriori: lo straordinario risultato dei visitatori esteri, un premio al lavoro e agli investimenti fatti da Rimini Fiera nelle aree di mercato di interesse per le aziende; e poi l'elemento di crescita rappresentato da Ambiente Festival, verso il quale abbiamo dirottato alcuni settori dell'offerta educational e quindi di pubblico nella direzione di articolare, quando possibile, azioni sul territorio''.<br />Ai seminari scientifici di Ecomondo coordinati da Luciano Morselli, 240 relazioni, delle quali il 30% di carattere internazionale con oltre 650 relatori. Morselli ha anche firmato la Mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino rosa come sempre individuata fra quelle a rischio a causa del degrado ambientale. Ai seminari scientifici di Key Energy, coordinati da Gianni Silvestrini sono intervenuti oltre 280 relatori e, a poche settimane dal vertice di Copenhagen, s'e' rilevato il dinamismo italiano (terza performance mondiale per installazioni di fotovoltaico nel 2009) con la crescita del sistema di produzione dedicato alle energie rinnovabili. Un sistema che se adeguatamente sostenuto potra' svilupparsi ulteriormente e raggiungere i Paesi piu' avanzati.<br />A Cooperambiente il rilancio di 'Act!', la campagna di sensibilizzazione attivata dal mondo della cooperazione per ridurre significativamente le emissioni di carbonio delle coop stesse. In generale, un'efficace formula espositiva, con la presenza delle eccellenze della cooperazione in tema di ambiente, in grado anche di aprire relazioni per generare nuova occupazione. Inaugurati dal sottosegretario di stato per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Menia, i Saloni si sono aperti con il convegno 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilita' puo' far ripartire l'economia globale'. In rappresentanza del Governo, venerdi' 30 e' intervenuto anche il senatore Mario Mantovani, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.<br />Numerosi i personaggi di rilievo mondiale ad 'Ecomondo': Christopher Flavin, presidente di Worldwatch Institute, il quale ha rimarcato, a poche settimane dal vertice sull'ambiente di Copenhagen, la necessita' di provvedimenti piu' efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissione di anidride carbonica; Michael Braungart autore del libro 'Dalla culla alla culla' e Gunther Pauli fondatore di Zero Emission. Alle tre manifestazioni numerosissimi operatori stranieri da Argentina, Gran Bretagna, Turchia, Spagna e Romania, area balcanica, Canada e Gran Bretagna, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia e un grande evento la Borsa di cooperazione internazionale per le imprese dei settori ambiente ed energia.<br />Ad 'Ecomondo' si e' svolto il Premio Sviluppo Sostenibile 2009: promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi con l'adesione della Presidenza della Repubblica, il Premio ha individuato tre aziende meritevoli per i loro prodotti o processi ad alto valore ambientale. Premi ad aziende anche a cura della Regione Emilia Romagna e di LegaCoop nell'ambito di Cooperambiente. L'apppuntamento col Sistema ambiente Rimini e' ora per il 2010, dal 3 al 6 novembre.</span>]]></content:encoded></item><item><title>UCN; A RISCHIO ESTINZIONE 36&#x25; FLORA E FAUNA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:49:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000C5A;">ROMA - Piu' di un terzo della flora e della fauna del mondo e' a rischio di estinzione. Su un totale di 47.677 specie incluse nella lista dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), 17.291, il 36%, sarebbero minacciate. Mentre gli anfibi sono gli animali piu' a rischio, tra le piante sono il 70% le specie minacciate di estinzione. L'ultimo aggiornamento della 'Lista rossa' delle specie dell'Iucn, reso noto a Gland, in Svizzera, non risparmia nessuno: dai mammiferi ai rettili, anfibi, pesci e piante. I risultati - afferma l'Iucn - rivelano che 875 specie, il 2%, risulta estinto o estinto allo stato selvaggio in natura, mentre il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli invertebrati sono minacciati. Vediamo ora in dettaglio la situazione per ciascuna classe. - ANFIBI: secondo l'Iucn, delle 6.285 specie di anfibi nel mondo 1.895 sono in pericolo di estinzione, un numero che rende gli anfibi la classe piu' a rischio. Mentre 39 sono le specie gia' estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 484 sono le specie gravemente minacciate, 754 sono in pericolo e 657 sono vulnerabili. Alle specie estinte si e' aggiunta, con l'ultima lista, il rospo del Kihansi, originario delle cascate Kihansi in Tanzania, estinto probabilmente a causa di un fungo. - MAMMIFERI: delle 5.490 specie di mammiferi, 79 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 188 sono gravemente minacciate, 449 sono in pericolo e 505 sono vulnerabili. Tra la categoria delle specie 'in pericolo' entra quest'anno il Voalavo antsahabensis, un roditore originario del Madagascar. - RETTILI: la lista dell'Iucn comprende 1.677 rettili, di cui 293 aggiunti quest'anno. In totale, 22 sono le specie estinte o estinte in natura e 469 sono minacciate di estinzione. - INVERTEBRATI: ci sono 7.615 specie nella 'Lista rossa' 2009, 2.639 delle quali sono minacciate di estinzione. Mentre di 1.989 specie di libellule, 261 sono minacciate. - MOLLUSCHI: su 2.306 specie, 1.036 sono minacciate. - PESCI DI ACQUA DOLCE: sono 3.120 le specie considerate, di cui 1.147 quelle minacciate di estinzione. Secondo il Wwf sono 3.200 in tutto le tigri rimaste allo stato brado che vivono tra la Russia orientale, l'India e l'Indonesia. Con una riduzione del 40% negli ultimi 10 anni, le tigri sono tra i mammiferi piu' minacciati, ha avvertito l'associazione ambientalista e per salvaguardarle e' necessario ''proteggere l'ambiente dove vivono'', si legge in una nota. ''Le tigri - ha dichiarato Amanda Nickson, direttore del 'Wwf International Species Programme' - sono il simbolo di cio' che sta accadendo a molte specie di animali nel mondo e dimostrano l'urgente bisogno di iniziative politiche e di finanziamenti per arginare questa situazione''. Secondo Jane Smart, responsabile del Gruppo dell'Iucn per la conservazione della biodiversita', le prove sulla gravita' della crisi dell'estinzione si accumulano: ''in gennaio avra' inizio l'Anno internazionale della biodiversita'. Secondo le ultime analisi dell'Iucn sara' impossibile arginare la perdita di biodiversita' nel 2010 come prevedeva il nostro obiettivo''. <br />03/11/2009 12:58 <br />(ANSA) <br /><br /><br />	</span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BARROSO&#x2c; A COPENAGHEN ACCORDO QUADRO POSSIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:48:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1E4222;">NEW YORK - Al Vertice di Copenaghen sul clima un accordo-quadro sugli obiettivi da raggiungere in futuro appare possibile, ma non ci sara' verosimilmente nessuna intesa definitiva. Lo ha detto oggi a Washington il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso, confermando le indicazioni dei giorni scorsi, poco prima del Vertice Ue-Usa alla Casa Bianca, il primo al quale partecipa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Barroso ha ribadito che i paesi in via di sviluppo, che chiedono a quelli ricchi di finanziare gli sforzi per la riduzione dell'effetto serra, devono stilare obiettivi precisi, mettendo ''le cifre sul tavolo''. <br /></span><span style="color:#1E4222;">(ANSA)</span>]]></content:encoded></item><item><title>Servizi idrici: la Lombardia si sta muovendo verso la privatizzazione&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:45:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#21471F;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#21471F;">Mentre &egrave; in atto la campagna "Salva l'acqua" promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua contro l'art. 15 del D.L. 135 che favorisce la privatizzazione del servizio idrico in tutta Italia, mentre in Puglia pare si punti alla ripubblicizzazione del servizio, in Lombardia sembra che la direzione di marcia sia completamente opposta. Molte province lombarde si apprestano a mettere a gara i servizi idrici. &laquo;Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l'indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei servizi idrici&raquo; denuncia il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, che poi evidenzia la labilit&agrave; della politica.  I sindaci referendari (di centrosinistra e centrodestra), avevano ottenuto con la legge n. 1/2009 votata all'unanimit&agrave; dal Consiglio regionale lombardo, l'introduzione della possibilit&agrave; per i comuni di mantenere propriet&agrave;, gestione ed erogazione dell'acqua in capo a societ&agrave; interamente pubbliche. Ma la maggioranza di centrodestra, che aveva sostenuto le richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, punta ora ad affidare ai privati l'erogazione dei servizi idrici. Questa situazione, informano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, si sta delineando nell'Ato (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Pavia, Varese, Como Lecco e Cremona. Anche in provincia di Milano il rischio &egrave; quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di "Amiacque", la societ&agrave; attualmente a totale capitale pubblico, che eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso) e  la stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la "SAL", l'azienda  pubblica della provincia di Lodi. Quindi le amministrazioni di  centrodestra scelgono il modello dell'impresa mista con ingresso delle societ&agrave; private anticipando in tal modo l'orientamento del Governo contenuto nell'art. 15 del D.L. 135, in discussione in queste ore al Senato.<br /><br />&laquo;Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo pi&ugrave; che incerto- spiegano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua-  La legge regionale della Lombardia consente infatti ai comuni la scelta per il mantenimento della gestione pubblica ed al contrario l'affidamento tramite gara &egrave; gi&agrave; stato contestato dall'Antitrust e dall'allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.)&raquo;. Tra l'altro lo stesso Comitato di vigilanza a maggio aveva bocciato il Piano d'ambito approvato dall'Ato di Pavia, poich&eacute; "incentiva a incrementare le vendite dell'acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio" e "non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe" e aveva annunciato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per il suo annullamento. &laquo;L'ATO di Pavia, anzich&eacute; attendere l'esito del ricorso, ha preferito accelerare l'apertura della gara, alla quale si presenter&agrave; anche un'associazione di imprese locali che sembra verr&agrave; (paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia&raquo;. Il  Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, rivolgendosi direttamente ai cittadini e ai sindaci chiede che senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale se  saranno espropriati delle loro competenze sull'acqua: &laquo;la Lega si &egrave; mobilitata ed ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell'acqua da parte dei comuni, ci chiediamo perch&eacute; a livello nazionale ha sostenuto l'art. 15 con l'accordo Calderoli-Fitto che introduce l'obbligo di cedere ai privati (e quindi alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l'acqua, che appartengono ai territori&raquo;. Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in atto, sia a livello nazionale a causa dell'art. 15 in discussione al Parlamento, in Lombardia il sistema pi&ugrave; sicuro &egrave; l'affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.<br /><br /> </span>]]></content:encoded></item><item><title>Iea: &#xab;Una soluzione completa a Copenhagen &#xe8; fuori questione...&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:43:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#234D1C;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#234D1C;">L'International energy agency (Iea) non &eacute; molto fiduciosa rispetto ai risultati che raggiunger&agrave; a dicembre il vertice mondiale sul clima di Copenhagen. Il capo del settore efficienza energetica e ambiente dell'Iea, Richard Bradley, vede poca disponibilit&agrave; a risolvere i problemi del clima, soprattutto da parte dei negoziatori delle maggiori economie &laquo;Una soluzione completa &egrave; fuori questione alla conferenza Onu sul clima a Copenhagen, e anche una soluzione parziale al problema di come affrontare il riscaldamento globale &egrave; difficile da immaginare&raquo;.<br /><br />Gi&agrave; alla vigilia dei Climate change talks in corso a Barcellona Bradley aveva detto di aver notato un certo disinteresse tra i delegati e che l'opinione prevalente, anche sugli obiettivi a medio termine proposti dall'Unfccc, sia che un accordo vincolante a Copenhagen possa &laquo;legar loro le mani pi&ugrave; tardi in altri settori. Sembra che i negoziatori delle maggiori economie siano incapaci a capire che concludere un accordo sulla parte per affrontare i problemi a Copenaghen e poi finire in un secondo momento sia un n risultato che sarebbe vitale - ha detto alla Reuters - I negoziatori con cui ho parlato, probabilmente non sono disposti a risolvere parte dei problemi. Francamente, da quello che ho visto, non sono ancora pronti a risolvere nessuno dei problemi. Tuttavia, i governi membri dell'Iea sono sottoposti ad una forte pressione per compiere qualche progresso e risolvere i problemi. Non credo che nessun Paese dell'Iea possa sopravvivere politicamente senza dimostrare seriet&agrave; di intenti in questa direzione&raquo;.<br /><br />La sfiducia e la rabbia sta montando non solo tra gli ambientalisti, ma anche tra le grandi organizzazioni internazionali che hanno accompagnato i loro Stati membri nella defatigante road map di Bali verso Copenhagen. E' sempre pi&ugrave; evidente che agli impegni presi a livello internazionale poi non corrispondono fatti concreti a livello nazionale e che gli stessi negoziatori non rispettano (o non conoscono) quanto detto e firmato dai loro ministri e governi. In questo l'Italia &egrave; maestra, ma la stessa "virtuosa" Europa e gli altri stanno dimostrando tutta la loro incoerenza proprio mentre i nodi vengono al pettine scanditi dalle settimane, dai giorni, dalle ore e dai minuti che ci separano dal vertice di Copenhagen a dicembre.<br /><br />Anche tra chi vuole davvero un robusto accordo a Copenhagen aumenta la contrariet&agrave; per un accordicchio di massima a dicembre e poi a rinviare tutto al prossimo anno.<br /><br />&laquo;Dopo mesi in cui ci hanno detto che non c'era un "Piano B", le Nazioni Unite, la Danimarca e gli altri paesi europei oggi ci dicono che la conferenza del il 7 - 18 dicembre pu&ograve; al massimo raggiungere un accordo politico per intensificare la lotta contro il riscaldamento globale - dice Richard Bradley - Accettando colloqui supplementari nel 2010 si rischia di provocare una perdita di slancio&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>In Puglia la Regione decide: acqua pubblica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:53:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#306713;">Il 20 ottobre 2009 la Giunta regionale pugliese ha compiuto un grosso passo avanti verso la ripubblicizzazione dell'acqua.<br />Tariffe non pi&ugrave; basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla societ&agrave; per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluder&agrave; per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore. In Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha deciso di voltare pagina sul tema dell&rsquo;acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all&rsquo;avvocatura l&rsquo;impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d&rsquo;attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni. <br /><br />Come servizio essenziale e universale, questa la versione della Regione, la materia non &egrave; soggetta a concorrenza con lo Stato ed &egrave; per questo che la Regione pu&ograve; legiferare, stabilendo - questa la filosofia della delibera di ieri - che l&rsquo;offerta di acqua ai cittadini &egrave; tema privo di rilevanza economica e non pu&ograve;, per questo, essere gestito da una spa. Nel caso il ddl, che sar&agrave; studiato da una commissione allargata al Forum pugliese dei movimenti per l&rsquo;acqua bene comune, dovesse andare in porto entro dicembre, potrebbe dunque entrare in vigore un nuovo meccanismo di calcolo per le bollette: non pi&ugrave; il pagamento uguale per tutti del &laquo;surplus&raquo; di consumi rispetto al minimo vitale, ma pagamenti differenziati basati sui redditi dei consumatori. La delibera approvata contiene inoltre la candidatura della Puglia quale sede Onu per l'organizzazione di una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti. <br /><br />&laquo;L&rsquo;acqua &egrave; un bene comune dell'umanit&agrave;, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato. &Egrave; un principio unanimemente riconosciuto sul quale &egrave; giunta l'ora senza totem e tab&ugrave; - spiega il presidente Vendola - di applicarsi per giungere ad una regolamentazione di dettaglio che tenga conto del principio ed allo stesso tempo non ci faccia tornare indietro, con strumenti di gestione che hanno abbondantemente segnalato la loro inadeguatezza&raquo;. <br />&laquo;Con il ddl - sottolinea l&rsquo;assessore al ramo Fabiano Amati - si conta di aprire un cantiere di valutazione, la cui seriet&agrave; sar&agrave; misurata anche sulla tempistica abbreviata che la Puglia dimostrer&agrave; di utilizzare&raquo;. Con motivazioni diverse, dal Pdl si d&agrave; ragione all&rsquo;iniziativa. Il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea &laquo;la leggerezza con la quale l&rsquo;Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell&rsquo;acqua in Puglia: l&rsquo;acqua, in quanto bene primario, non pu&ograve; essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio di Aqp. Tali incombenze vanno affrontate con risorse proprie se l&rsquo;Ente ne &egrave; capace, senza affliggere i pugliesi con altre tasse aggiuntive&raquo;. <br /><br />Intanto, &egrave; stata sancita la fine della guerra tra centrodestra e Vendola sul caso Manna. Una breve riunione preliminare al consiglio regionale &egrave; servita ai chiarimenti e all&rsquo;ingresso in aula, insieme, di Vendola e del capogruppo Fi Rocco Palese. La fine delle ostilit&agrave; ha consentito il via libera al Piano tutela delle acque, che rinnova l&rsquo;analisi della tutela, riqualificazione ed utilizzo sostenibile del patrimonio idrico, ancora ferma all&rsquo;83.<br /><br />Fonte: Comitato pugliese &ldquo;Acqua Bene Comune&rdquo;</span>]]></content:encoded></item><item><title>Nasce il Gruppo di Lavoro sull&#xb4;emergenza tartarughe marine dell&#xb4;estate 2009&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:51:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#001282;">Emergenza tartarughe marine 2009<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Il 6 ottobre si &egrave; svolto un incontro organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea a Riccione dove si &egrave; raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno.<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che &egrave; proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficolt&agrave;, profondamente debilitate, di giovanissima et&agrave; (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente "dente di cane" o "balano". I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una "armatura" (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.<br />I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficolt&agrave; in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.<br />Affrontata l&acute;emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica &egrave; ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell&acute;eventualit&agrave;, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.<br />Il primo importantissimo passo &egrave; stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si &egrave; svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si &egrave; subito raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:<br /><br />- Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation<br /><br />- Associazione Benessere Animale<br /><br />- ARPA Daphne<br /><br />- Centro Ricerche Marine Cesenatico<br /><br />- Fondazione Cetacea<br /><br />- Museo di Jesolo<br /><br />- Museo di Venezia<br /><br />- Universit&agrave; di Bologna, Dipartimento Sanit&agrave; Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici<br /><br />- Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br />Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercher&agrave; di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.<br /><br />- tartarughe di questa classe et&agrave; non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perch&egrave; sono comparse quest&acute;anno e in numero cos&igrave; elevato?<br />- le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che &egrave; da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere "assalito" le piccole tartarughe? E perch&eacute; solo su di loro cos&igrave; infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.<br />- in molti casi le tartarughe avevano l&acute;intestino pieno, ai limiti dell&acute;occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non &egrave; comune lungo il litorale romagnolo, ma &egrave; comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perch&egrave; questa "abbuffata" di piante marine, e come si collega questo con l&acute;et&agrave; e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?<br />- altri elementi ambientali da considerare: quest&acute;anno l&acute;Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 &deg;C e con valori massimi di 29,2 &deg;C. C&acute;&egrave; stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.<br />- i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all&acute;invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche cos&igrave; gravi.<br />- in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non &egrave; detto che tutte potranno tornare in mare prima dell&acute;arrivo del freddo, costringendole cos&igrave; al ricovero forzato per molti mesi.<br />- tutte le tartarughe gi&agrave; rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguir&agrave; anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinch&egrave; non si abbassi l&acute;attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il "futuro" degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalit&agrave; il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all&acute;applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane et&agrave; degli animali. In ogni caso, l&acute;Universit&agrave; di Padova studier&agrave; durante l&acute;inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.<br />- molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessit&agrave; di un forte aiuto dall&acute;esterno.<br /><br /><br />La formazione di questo Gruppo di Lavoro &egrave; un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che pu&ograve; essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.<br /><br />Le volont&agrave; degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell&acute;Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, &egrave; lodevole e porter&agrave; ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro gi&agrave; messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.<br /><br /><br /><br />Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation, Ferrara<br /><br />Associazione Benessere Animale, Bologna<br /><br />ARPA Daphne, Cesenatico (FC)<br /><br />Centro Ricerche Marine Cesenatico (FC)<br /><br />Fondazione Cetacea, Riccione (RN)<br /><br />Museo di Jesolo (VE)<br /><br />Museo di Storia Naturale di Venezia<br /><br />Universit&agrave; di Bologna, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici, Cesenatico (FC)<br /><br />Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br /><br />Per contatti e informazioni: Marco Affronte (Fondazione Cetacea): 349.4629067<br /><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente festival&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:48:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3D8423;">Ambiente festival 2009 (Rimini, 22 ottobre - 2 novembre 2009) &egrave; un&acute;iniziativa di divulgazione popolare per diffondere una nuova cultura dell&acute;ambiente pi&ugrave; consapevole, incentrata sulla responsabilit&agrave; diretta di cittadini, imprese, istituzioni e associazioni per uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. Una manifestazione, rivolta al grande pubblico, capace di unire momenti di confronto istituzionale con il dibattito scientifico, attivit&agrave; di formazione e divulgazione con iniziative di carattere ludico e culturale.<br />Ambiente festival si terr&agrave; a Rimini dal 22 ottobre al 2 novembre 2009.<br />Dodici giorni di eventi, a ingresso libero, che anticipano e affiancano l&acute;appuntamento con Ecomondo.<br /><br />Tra gli eventi in programma segnaliamo l&acute;incontro  "Energia, Europa, Ecologia: le amministrazioni locali italiane verso il 20-20-20" che si terr&agrave; il 28 ottobre, dalle 16.30 alle 18 nella Sala Arengo.<br /><br /><br />Telefono <br />02 2049838<br /><br />Fax <br />02 20403055<br /><br />Email <br />info@ambientefestival.it<br /><br />Sito web Ambiente festival<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: FORESTALE SEQUESTRA 800 PELLI PROCIONE DA CINA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:43:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#00117F;">(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Il nucleo investigativo della Convenzione internazionale per il commercio delle specie protette (Cites) del Corpo forestale dello Stato, insieme con l'Agenzia delle dogane di Fiumicino, ha sequestrato 800 pelli di procione provenienti dalla Cina. Sono stati sequestrati, in un'area commerciale vicino l'aereoporto la Commercity, anche 900 giubbotti realizzati con inserti di queste pelli che sarebbero poi stati messi in commercio con un falso marchio Made in Italy. Le pelli del 'procyon lotor', il procione (l'orsetto lavatore), importate illegalmente dalla Cina, una volta introdotte nel mercato della moda avrebbero potuto fruttare oltre 100 mila euro. Mentre, i giubbotti, pronti alla falsa rietichettatura 'made in Italy', erano destinati principalmente al mercato romano ma anche al resto d'Italia. ''L'importazione di questi prodotti - spiega Ciro Lungo, primo dirigente del servizio Cites della Forestale - e' vietata in base a una direttiva comunitaria che non riconosce quei Paesi, tra cui la Cina, che non offrono adeguate garanzie sui metodi di cattura e uccisione non cruenti'', con sanzioni amministrative che arrivano a 100.000 euro e penali fino un anno di detenzione''. (ANSA). Y99-GU <br />22/10/2009 17:00 </span>]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: CITTADINANZATTIVA&#x2c; RETE IDRICA COLABRODO A SUD</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:42:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#377619;">(ANSA) - ROMA, 19 OTT - L'acqua costa sempre di piu'. E il servizio rispecchia lo stato dell'Italia: ''Al nord si investe, al sud la rete e' un colabrodo e al centro le tariffe medie sono elevate''. In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato. La spesa e' salita fino al 30% in piu' a Salerno e Benevento e al 20% a Parma, mentre la media di aumento del Paese e' stata del 5,4% nell'ultimo anno. La Toscana e' la regione piu' cara, mentre rispetto ai parametri di potabilita' ci sono otto regioni in deroga di cui sei al centro-nord. Sono questi i dati di una recente indagine dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva sui costi e la qualita' del servizio idrico in Italia. Aumenti a due cifre per 15 citta': si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma) passando per Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova), Lombardia (+15,9 a Lodi), Piemonte (+14,5% a Verbania), Marche (+14,4%, a Urbino) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale, gli incrementi si sono registrati in 68 capoluoghi, e, secondo i dati forniti dall'Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento e' stato del 47%. La Toscana e' la regione con le tariffe piu' alte, con sette tra le prime dieci citta' in cui l'acqua costa piu' cara. Ma, riferisce Cittadinanzattiva, costi piu' elevati della media nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata e in Sicilia, dove per esempio tra Agrigento, la citta' piu' cara d'Italia con 445 euro, e Catania intercorre una differenza di 258 euro. Per quanto riguarda il consumo domestico, sono previste anche delle deroghe, concesse dal ministero del Welfare, di cui hanno usufruito 13 regioni negli ultimi sette anni. Ora, sono otto le regioni in deroga (Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia), per un totale di sette parametri 'fuorilegge': arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Il Lazio e' la regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, 84 (nel 2006 erano 37) per cinque parametri, cui segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri. ''Il settore idrico - osserva Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva - puo' essere preso a paradigma delle tante facce dell'Italia: al nord si investe di piu' e le tariffe sono mediamente piu' basse, cosi' come la dispersione, al sud invece non si investe, la rete e' un colabrodo, e anche se i parametri di potabilita' sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. Al centro ci sono le tariffe medie piu' elevate''. (ANSA). Y99-GU <br />19/10/2009 09:39 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Dall&#x2019;Ue 50 miliardi di euro in pi&#xf9; nelle tecnologie energetiche</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#316A14;">FONTE:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#316A14;">La seconda  conferenza dell'European Strategic Energy Technology Plan (Set-Plan) si chiude oggi a Stoccolma con un risultato gi&agrave; acquisito: l'Unione europea investir&agrave; altri 50 miliardi di euro nelle tecnologie energetiche. Il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, intervenendo alla Conferenza ha detto che &laquo;La Commissione europea stima che nei prossimi 10 anni sar&agrave; necessario un investimento supplementare di 50 miliardi di euro nelle ricerche di tecnologie energetiche. Questo significa triplicare gli investimenti annui nell'Unione europea, da 3 a 8 miliardi di euro&raquo;.<br /><br />La Conferenza di Stoccolma. Alla quale hanno partecipato 500 delegati da tutta l'Ue, &egrave; stata organizzata dall'Agenzia svedese per l'energia in collaborazione con la Commissione europea per esaminare i modi per accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2 con l'obiettivo di abbassare le emissioni di gas serra dal 60 all'80% d entro il 2050, attraverso la realizzazione del Set-Plan.<br /><br />A Stoccolma si &egrave; discusso soprattutto di come dare impulso alla European Industrial Initiatives (Eii) ed ai futuri finanziamenti del Set-Plan. Oltre alla sessione plenaria della Conferenza si sono tenuti anche workshop paralleli su ciascuno dei sette settori tecnologici individuati come strategici di energia per l'Eii: eolico; bioenergie; Smart Grids; Energia Solare (fotovoltaica e Concentrated Solar Power; Carbon Capture and Storage; fissione nucleare, efficienza energetica (Smart Cities).<br /><br />La conferenza &eacute; stata preceduta, sempre nella capitale svedese, dal Symposium international Energie 2050 che ha riunito 350 scienziati del settore energetico di tutto il  mondo che nel loro appello finale hanno chiesto di ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili.<br /><br />Cinque scienziati notissimi, tra i quali il premio Nobel italiano per la fisica f del 1984 Carlo Rubbia e George A. Olah, Nobel per la chimica del 1994, hanno presentato i risultati delle loro ricerche su energie nucleari, solare, eolico e biomasse, sui veicoli a basse emissioni e sulla razionalizzazione del consumo energetico.<br /><br />Nell'appello pubblicato s dall'Accademia reale delle scienze della Svezia, si legge: &laquo;E' arrivato il tempo di cambiare radicalmente il sistema energetico mondiale e le analisi del ciclo di vita cos&igrave; come l'economia verde sono delle condizioni indispensabili per pensare la politica del futuro. Le attivit&agrave; umane in materia di energia devono essere sviluppate in maniera da non avere un impatto radicale sulle terre, le acque e l'aria. Tutte le opzioni in material di energia per il futuro devono basarsi sull'energia sostenibile e su dei n materiali di costruzione per principio riciclabili o sostenibili&raquo;.<br /><br />La dichiarazione sottolinea anche che &laquo;La produzione agricola dovr&agrave; essere essenzialmente destinata all'alimentazione, evitando una deforestazione mondiale e preservando la biodiversit&agrave;&raquo;. Inoltre &laquo;L'elettricit&agrave; dovr&agrave; diventare il principale  vettore dell'energia nel futuro, perch&eacute; la maggior parte delle fonti di energia non fossili producono elettricit&agrave;&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>NAVE VELENI: IO RICERCATORE A CACCIA DI VERITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#347016;">(ANSA) - DA BORDO DELLA NAVE MARE OCEANO - ''Andremo avanti per gradi per capire cos'e' quel relitto. Adesso faremo solo esami strumentali''. Cosi' Ezio Amato, ricercatore e responsabile del servizio emergenza ambientale dell'Ispra (l' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), spiega l'attivita' che la nave Mare Oceano avviera', non appena le condizioni del tempo lo consentiranno, sul relitto individuato al largo di Cetraro. Amato, insieme ai tecnici della Mare Oceano, oggi ha ricevuto la visita dei componenti della Commissione bicamerale sulle ecomafie, ai quali ha illustrato l'attivita' che sara' svolta nei prossimi giorni. Nessun fusto sara' recuperato, al momento, nonostante la decisione della Commissione di fare sequestrare almeno uno dei contenitori per analizzarlo. E Amato, dalla sala controllo posta nella pancia della Mare Oceano e dalla quale si controllano tutte le attivita' svolte dalla nave, spiega perche'. ''Per fare un prelievo del genere - dice - serve il massimo della sicurezza. Inoltre per avere la certezza che all'interno dei fusti non c'e' materiale radioattivo, andrebbero estratti tutti i fusti contenuti dalla stiva e analizzati uno per uno, trattandoli come se contenessero plutonio. Si tratta di un'operazione lunga, complessa e molto costosa''. Amato ha confermato anche, cosi' come aveva sostenuto ieri la Regione Calabria, che la nave non e' attrezzata a rilevare i raggi alfa. ''Sott'acqua - ha detto - i raggi gamma non si vedono e meno ancora quelli alfa. Se per esempio ci fosse plutonio in uno dei contenitori e questo per caso si fosse aperto, la sostanza, per la sua pesantezza, scenderebbe sul fondale e si potrebbe rilevare solo prelevando quel tratto di sedimento''. Tra l'altro, e' stato fatto rilevare durante il sopralluogo della Commissione, i due fusti che si vedono all'esterno del relitto, non sembrano essere quelli destinati a trasportare rifiuti radioattivi. L'impressione di chi ha visto le immagini e' che possa trattarsi di comuni fusti che vengono usati su quasi tutte le navi come contenitori degli oggetti piu' svariati e che vengono sistemati sul ponte. L'attivita' della Mare Oceano, dunque, sara' finalizzata ad una serie di riprese con un Rov, un robot filoguidato molto piu' sofisticato di quello utilizzato dall'Arpacal per fare le prime riprese del relitto. La finalita' delle ricerche e' quella di riprendere lo scafo da tutte le posizioni e non solo da un lato come e' stato fatto fino ad ora. Inoltre i tecnici della Mare Oceano effettueranno una ricostruzione tridimensionale del relitto e della sua posizione che poi sara' confrontata con le carte nautiche per stabilire se si tratti effettivamente della Cunsky, la nave che il pentito Francesco Fonti dice di avere fatto affondare all'inizio degli anni '90. (ANSA). SGH/MED <br />22/10/2009 17:44 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Antibracconaggio: decisione politica scandalosa a Brescia per ridurre la pressione del CFS sull&#x27;attivit&#xe0; venatoria illegale&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000F6E;">Fonte: Tutela Fauna http://www.tutelafauna.it<br /><br />Il NOA, impegnato nella tradizionale operazione antibracconaggio a tutela dei piccoli migratori nel bresciano, torna a casa. La giustificazione nell&rsquo;assenza di fondi lascia il tempo che trova dato che queste operazioni vengono pianificate con ampio anticipo, i costi sono noti e lo sfarzo delle celebrazioni per il 187 anniversario del CfS non facevano certo pensare a un corpo di polizia povero (21/10/09)<br />Le associazioni ambientaliste e il sindacato di Polizia Ambientale denunciano la chiusura anticipata del campo antibracconaggio di Brescia del Corpo Forestale, la pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde e una delle piu' importanti in Italia. All'apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale. <br />Si chiama "Operazione Pettirosso" ed &egrave; attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l'importante attivit&agrave; nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest'anno l'attivit&agrave; era gi&agrave; partita con un forte handicap: fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane, considerata la scarsissima presenza della Polizia Provinciale. <br />I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione affrontando con fermezza ed estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;. Si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore, invece, &egrave; stato colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 pronte nel capanno, successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese. <br />La tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, il rispetto per il popolo migratore &egrave; affidato alle forze della Polizia Forestale: l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste, infatti, &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano la loro attivit&agrave;, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attivit&agrave; di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l&rsquo;impegno dei cittadini attivi nella tutela dell&rsquo;ecosistema. <br />WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell&rsquo;Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l&rsquo;illegalit&agrave; ambientale. <br />Immediata una interrogazione parlamentare presentata dall&rsquo;On. Della Seta al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il cui testo recita :<br />Per sapere, Premesso che:<br />si apprende da notizie di agenzia del 21 ottobre 2009, che il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto la fine anticipata della pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio e della caccia illegale nelle Alpi e Prealpi lombarde, proprio nel momento apicale del passo dei migratori;<br />questa importante operazione, battezzata "Operazione Pettirosso" e attuata dal Noa, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, ogni anno conduce un'azione meritoria di contrasto del bracconaggio che tuttora purtroppo affligge le valli bresciane;<br />&egrave; importante evidenziare che l'attivit&agrave;, per il 2009, era gi&agrave; partita con un forte handicap, con la riduzione da 5 a 4 settimane della durata del "campo". Ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: cos&igrave; dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane,<br />i forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; o ancora il caso di un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno (successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese);<br />la tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, la protezione degli uccelli nella fase della migrazione, sono in larga misura affidate all'attivit&agrave; del Noa. Infatti l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste - WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) - &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano il loro operare: ritardo nel rinnovo degli affidamenti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero invece sostenere l&rsquo;impegno delle associazioni di volontariato contro il bracconaggio e per la tutela degli ecosistemi.<br />Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere<br />i motivi che hanno portato alla incomprensibile decisione di sospendere questa importante iniziativa di lotta al bracconaggio;<br />se non intenda provvedere urgentemente al fine di garantire mezzi e fondi idonei per permettere al Noa la prosecuzione del campo anti-bracconaggio bresciano e in generale di rafforzare la lotta contro le forme di caccia illegale. <br />Non sfugge che Zaia e&rsquo; un ministro della Lega, forza politica che nel territorio bresciano gode di ampio supporto che deve essere &laquo;ricambiato&raquo; nella migliore tradizione del do ut des: per esempio, levando di torno gli &laquo;sbirri romani&raquo; che infastidiscono il bracconiere &laquo;celtico&raquo;&hellip;.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Clima&#x2c; il Consiglio Ue riaccende le speranze per Copenhagen: le reazioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#336E11;">FONTE:www.greenreport.it<br /></span><span style="color:#336E11;"><br />La Commissione ha accolto positivamente le decisioni assunte dal Consiglio europeo per l'ambiente che costituiranno la posizione dell'Ue da portare al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici che si terr&agrave; il prossimo dicembre. Un documento che ha valore di indirizzo politico in vista del Consiglio dei capi di stato del 29 e 30 ottobre prossimi prima della conferenza Onu Cop 15.<br /><br />&laquo;Sono molto soddisfatto - ha detto il commissario all'ambiente Stavros Dimas - per i progressi che abbiamo fatto oggi, poich&egrave; ci rimane una sola sessione di negoziazione prima di Copenhaghen ed &egrave; ormai un imperativo imporre un'accelerazione degli scambi al livello politico. Raggiungere un accordo internazionale &egrave; una sfida politica ardua, ma siamo non siamo ancora del tutto fuoristrada. E ripeto che &egrave; pi&ugrave; importante che mai raggiungerlo affinch&eacute; l'Ue possa assumere un  ruolo di leadership: i nostri cittadini lo desiderano cos&igrave; come i nostri partner mondiali&raquo;.<br /><br />In effetti gli obiettivi che sono stati assunti ieri dal consiglio dei ministri dell'ambiente sono  assai impegnativi e riguardano la  riduzione delle emissioni dell'80 - 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi intermedi di un taglio del 30% al 2020. Limiti sulle emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale rispettivamente del 10% e del 20%, entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, nel quadro di accordi internazionali.<br /><br />Per quanto riguarda le regole di contabilit&agrave; in merito al ruolo svolto dall'utilizzo del suolo e dalla foreste sul contenimento delle emissioni, la Commissione &egrave; soddisfatta del fatto che il Consiglio potrebbe trovare un accordo gi&agrave; all'ultima sessione di trattativa che si terr&agrave; a Barcellona ad inizio di novembre.<br /><br />Il commissario Dimas ha accolto favorevolmente anche le conclusioni sull'economia eco-efficiente, che confermano la volont&agrave; da parte degli stati membri di dare un supporto forte per andare verso questa direzione e la volont&agrave; espressa di integrarlo come obiettivo chiave nella nuova strategia di Lisbona.<br /><br />Commenti di soddisfazione anche da parte di Cgil che  valuta &laquo;positivamente la notizia degli impegni assunti&raquo; ma chiede &laquo;fatti concreti&raquo;. Impegni concreti sono richiesti anche da Grenpeace, che si dichiara delusa dal vertice dei ministri dell'ambiente Ue.<br /><br />&laquo;Greenpeace -afferma l'associazione ambientalista- constata che gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra non sono stati allineati con quanto indicato dalle analisi scientifiche, e ritiene che la decisione di oggi non sia abbastanza ambiziosa per permettere di sbloccare lo stallo dei negoziati di Copenaghen. Sar&agrave; ora il summit dei capi di Stato, in agenda la prossima settimana, l'ultima spiaggia per fare un passo avanti concreto&raquo;.<br /><br />&laquo;I ministri dell'ambiente hanno dimostrato di affrontare i cambiamenti climatici solo come una mera questione politica -sottolinea Francesco Tedesco responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- come se non si stesse difendendo la sopravvivenza delle persone, l'accesso all'acqua e al cibo, la protezione delle proprie case&raquo;..<br /><br />Positivo il commento da parte dell'area ambientalista del Pd, preoccupata per&ograve; adesso della tenuta del governo sugli impegni presi a Bruxelles.<br /><br />&laquo;L'Europa si conferma battistrada dell'impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici.- ha dichiarato il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente. Il governo Berlusconi dica al Paese e al Parlamento se &egrave; pronto a sostenere a Copenaghen la posizione concordata oggi a Lussemburgo&raquo;.<br /><br />Sulla stessa linea anche Ermete Realacci responsabile ambiente del Pd: &laquo;Bene via libera al documento sul clima da parte dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea. E' un chiaro segnale che arriva dall'Europa in vista del vertice di Copenaghen. Ci auguriamo che l'Italia stia al passo e non parli con lingua biforcuta&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>I CASI AFFRONTATI DA STUDIO ANIMALI E AMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-10T21:05:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#AD331F;font-weight:bold; ">STUDIO ANIMALI E AMBIENTE, A  PIU' DI UN ANNO DALLA PROPRIA NASCITA, SPERANDO DI FARE COSA GRADITA , CHIEDE IL PERMESSO A TUTTI COLORO CHE SI SONO RIVOLTI A NOI, DI POTER RACCONTARE, OMETTENDO NOMI E RIFERIMENTI PERSONALI, LE TRISTI VICENDE CHE HANNO AVUTO PER PROTAGONISTI I VOSTRI AMICI A 4 ZAMPE , IN MODO CHE TUTTI SAPPIANO QUALI COSE ABOMINEVOLI ACCADONO E PER FAR SI' CHE NON AVVENGANO PIU'.<br /><br />ASPETTIAMO VOSTRE NOTIZIE<br /><br />I PIU' CORDIALI SALUTI&nbsp;<br /><br />STUDIO ANIMALI E AMBIENTE&nbsp;<br /><br />scriveteci a</span><span style="color:#AD331F;"> </span><span style="font-size:13px; color:#449311;font-weight:bold; ">studioanimalieambiente@gmail.com</span><span style="color:#AD331F;"><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>TROPPA ENERGIA IN ITALIA E RETE ELETTRICA INSUFFICIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-29T20:29:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#30671B;">AMBIENTE<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />Il paradosso dell'Italia: c'&egrave; "troppa" energia da fonti rinnovabili e la rete elettrica non basta pi&ugrave;<br /><br />Lucia Venturi<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />FONTE: www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#30671B;">GROSSETO. All'Energy summit, una tre giorni dedicata ai temi energetici organizzata a Milano dal sole 24 ore, &egrave; stata presentata un'indagine in cui emerge che i cittadini italiani sarebbero disponibili a pagare anche un 20% in pi&ugrave; sulla bolletta elettrica se avessero la garanzia che l'energia che acquistano deriva da fonti rinnovabili.<br /><br />Un dato che incoraggia verso questa scelta di produzione energetica che deve fare i conti per&ograve; con il problema della interconnessione alle reti elettriche, che rischia di frenare lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili. Tutti gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili godono della priorit&agrave; di dispacciamento e devono essere obbligatoriamente connessi alla rete elettrica pi&ugrave; vicina all'impianto.<br /><br />Le modalit&agrave; con cui questo deve avvenire sono contenute in una delibera dell'Autorit&agrave; per l'energia elettrica e il gas (la 99/2008), in cui sono state introdotte regole comuni con l'obiettivo di avere omogeneit&agrave; sul panorama nazionale e introdurre tempi e costi certi per consentire il collegamento di nuovi impianti.<br /><br />Ma ancora si riscontrano problemi sia per quanto riguarda piccoli impianti, quelli che possono accedere alle tariffe incentivanti del conto energia, sia per quanto riguarda i grandi impianti industriali.<br /><br />Le immissioni di nuova potenza devono essere valutate alla luce della capacit&agrave; della rete su cui deve avvenire la connessione e, come appare evidente, le condizioni della rete elettrica nazionale non sono sempre ottimali, a causa della loro vetust&agrave; e scarsit&agrave; di capienza. Tanto che Terna sottolinea che le domande di allacciamento tuttora in giacenza ammontano a circa 97mila megawatt.<br /><br />Il problema - a detta di Terna - sta nella lungaggine burocratica relativa all'autorizzazione alle nuove line, che vengono inserite in un piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale che l'azienda deve presentare ogni anno e che deve sottostare all'approvazione da parte del ministero dello Sviluppo, che avviene dal 2008 dopo aver superato la valutazione ambientale strategica.<br />E si sa i tempi burocarici non sono mai quelli stabiliti nelle norme, tanto che Terna ha dovuto presentare il piano per il 2009 prima ancora che quello del 2008 avesse avuto l'approvazione.<br /><br />&laquo;Il Piano di sviluppo 2009- si legge nella prefazione dello stesso - conferma la struttura della precedente edizione, proponendo due sezioni: la prima ripercorre idealmente il processo decisionale che ha portato alla definizione di nuovi interventi di sviluppo sulla base di analisi dettagliate sullo stato della rete come risulta dall'andamento negli ultimi 12 mesi; la seconda descrive interventi gi&agrave; proposti nei precedenti Piani per i quali viene riconfermata la necessit&agrave; e illustrato lo stato d'avanzamento&raquo;.<br /><br />Per la redazione del piano, Terna tiene in considerazione il trend di domanda (cio&egrave; i consumi) e quello di offerta (cio&egrave; la generazione).<br />E mentre riguardo al primo trend si continua a delineare un contenimento dei consumi, sul fronte della generazione il trend &egrave; invece di netta crescita.<br /><br />&laquo;In linea con l'andamento dei precedenti anni- si legge sul piano di Terna- si registrano domande per la connessione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, prevalentemente eolico, per pi&ugrave; di 50.000 MW; su quest'ultimo punto si rileva come la localizzazione di nuova capacit&agrave; di produzione, in assenza di un piano nazionale che ne regoli lo sviluppo, potrebbe rendere necessario prevedere investimenti sulla rete di trasmissione in misura maggiore rispetto a quanto gi&agrave; previsto. D'altra parte i lunghi tempi necessari alla autorizzazione e realizzazione di nuove linee elettriche di trasmissione rendono necessario prevedere in anticipo le possibili congestioni e definire proposte di sviluppo pi&ugrave; robuste e flessibili&raquo;.<br /><br />Terna ha per questo gi&agrave; presentato progetti per la realizzazione di nuove linee di alta tensione che- come ha descritto il presidente Cattaneo nel corso dell'audizione al Senato in merito all'indagine conoscitiva sulla dinamica dei prezzi della filiera dei prodotti petroliferi, e sulle ricadute dei costi dell'energia elettrica e del gas sui redditi delle famiglie e sulla competitivit&agrave; delle imprese- &laquo;comporteranno investimenti quattro volte superiori rispetto a quelli degli anni precedenti, per migliorare l'efficienza complessiva della rete di distribuzione&raquo;.<br /><br />Nella stessa audizione Cattaneo evidenzia anche &laquo;i problemi dovuti alle lungaggini amministrative per l'ottenimento delle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Che secondo Terna derivano &laquo;dalla revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, che ha previsto per il settore energetico un regime di competenza concorrente fra lo Stato e le Regioni,  che sta creando agli operatori non poche incertezze e difficolt&agrave; nella gestione delle procedure riguardanti le infrastrutture energetiche, con conseguenti blocchi e ritardi nelle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Un problema che si riflette particolarmente sul comparto dei piccoli impianti di energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, per poter accedere alla tariffa incentivante prevista dal conto energia. Questa infatti &egrave; riconosciuta per quella energia prodotta dall'impianto che viene immessa in rete e quindi &egrave; di fondamentale importanza riuscire a garantirsi la possibilit&agrave; di immettere in rete l'intera capacit&agrave; produttiva dell'impianto, cos&igrave; da poter percepire integralmente la tariffa agevolata, oltre al fatto che solamente l'energia immessa in rete, tolta la quota di autoconsumo, pu&ograve; essere venduta liberamente dal produttore.</span>]]></content:encoded></item><item><title>CANE TORTURATO ASSISTE A PROCESSO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-21T17:43:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#12369C;">ANIMALI<br /><br /></span><span style="color:#12369C;">18 settembre 2009 - Ha assistito al processo ai suoi aguzzini - che hanno cercato di dargli fuoco - nelle braccia della sua padroncina il cane Mambo. Con le bende sulle zampe e sul dorso, ancora sofferente, Mambo era presente in aula "in quanto vittima e non per suscitare emozione", ha detto il procuratore della repubblica di Perpignan, la citt&agrave; dove si &egrave; svolto il processo.<br />Due gli imputati: una ragazza di 22 anni e un ragazzo di 17 anni, che nella notte fra il 10 e l'11 agosto scorso a Espira-de-l'Agly, nella regione dei Pirenei-Orientali, "non avendo niente da fare" - scrive Le Figaro - hanno cercato di dare fuoco a Mambo, un bastardino, allora, che vagava nella cittadina. Uno dei due ha tenuto il cane fermo, mentre l'altro lo ha ricoperto di benzina, prima di appiccare il fuoco.<br />In aula oggi c'era solo la ragazza che &egrave; stata condannata dal tribunale di Perpignan a sei mesi di carcere per atti di crudelt&agrave; e barbarie contro animali. Il ragazzo, minorenne, sar&agrave; giudicato invece il 17 dicembre prossimo.<br />La vicenda ha toccato la sensibilit&agrave; dei francesi che si sono mobilitati per raccogliere le firme sotto la petizione "Giustizia per Mambo" inviata poi alla magistratura.<br />Si sono mobilitate - per sostenere le spese per curare Mambo, sono stati raccolti 10.000 euro complessivamente - associazioni e anche alcune personalit&agrave;, come l'ex calciatore Zinedine Zidane, l' attore Alain Delon e l'animalista, ex icona del cinema, Brigitte Bardot. <br />(Ansa)<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title> ACQUA: SUDAMERICA&#x2c;130MLN SENZA ALLACCIO A RETE IDRICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-07T16:45:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#489B11;">AMBIENTE</span><br /><span style="color:#489B11;"><br /></span><span style="color:#489B11;">(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE - Il Sudamerica vanta riserve d'acqua dolce tra le piu' grandi al mondo, ma i suoi abitanti ne hanno un'accesso molto scarso: e' la denuncia fatta in Cile da Maude Barlow, consulente delle Nazioni Unite per i problemi idrici, per la quale la responsabilita' ricade nelle privatizzazioni e l'inquinamento''. Il Brasile, ha per esempio spiegato l'esperta, conta su risorse gigantesche grazie ai bacini idrici del Parana', Amazzonia, Orinoco e Magdalena. ''Il paese ha in totale il 20% delle acque dolci dell'intero pianeta', ha ricordato la Barlow, precisando che gli abitanti del sub-continente hanno l'accesso pro-capite all'acqua potabile piu' basso al mondo. ''In Sudamerica ci sono ben 130 milioni di persone che vivono in case non allacciate alle reti idriche'', ha affermato la Barlow, aggiungendo che ''gran parte dell'acqua sudamericana e' stata privatizzata: pertanto, se sei ricco puoi permetterti di pagarla, se sei povero non hai l'acqua a casa''. Un problema cui va aggiunto quello dell'inquinamento: ''C'e' un grave problema di mancanza di salubrita', la regione, ha concluso l'esperta, concentra anche una delle quantita' maggiori di acqua di superficie contaminata''. (ANSA). <br />04/09/2009 19:49 <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>La consulta boccia il Codice ambientale su rifiuti&#x2c; autorit&#xe0; di bacino e difesa del suolo&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-08-18T19:24:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</guid><content:encoded><![CDATA[03 August 2009<br />Dal 29 luglio &egrave; in vigore la Legge comunitaria (pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 14 luglio) che conferisce al Governo le deleghe per recepire norme comunitarie su diverse tematiche ambientali, in particolare qualit&agrave; dell'aria (direttiva 2008/50/Ce), tutela dell'ambiente marino (2008/56/Ce) e rumore (2002/49/Ce).<br />Ma nella legge comunitaria si coglie anche l'opportunit&agrave; di conferire una delega all'esecutivo per recepire la direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/Ce) che si tradurr&agrave; come pi&ugrave; volte annunciato nelle intenzioni del ministro Prestigiacomo, di riscrivere il Dlg. 152/2006, nato come Codice ambientale e su cui sono state apportate modifiche in diverse stratificazioni. Al punto che la normativa che avrebbe dovuto ridisegnare l'intero copro normativo in materia ambientale e dare riferimenti certi sia a chi opera nel settore sia a chi ha compiti di vigilanza si &egrave; trasformata, nei fatti, in una materia confusa e tratti contraddittoria.<br />Poich&eacute; le deleghe concesse dalla legge comunitaria dovranno essere attuate entro il termine di recepimento delle direttive o, nel caso che questo sia gi&agrave; scaduto, entro il 29 ottobre prossimo, ci&ograve; comporta che il governo dovr&agrave; lavorare sodo nei prossimi mesi per rispettare le scadenze.<br />Un obiettivo che potrebbe essere a questo punto essere ancora pi&ugrave; difficile da perseguire viste le recenti sentenze della Consulta che interviene su diverse disposizioni del Codice ambientale, ritenendole illegittime: ci&ograve; comporta la necessit&agrave; di rivedere quelle specifiche norme che per&ograve; non riguardano solo la materia dei rifiuti, ma pi&ugrave; in generale tutte le ripartizioni delle competenze tra i vari livelli istituzionali.<br />Riguardo ai rifiuti, una delle materie per cui la Consulta si &egrave; espressa, per effetto della sentenza emessa viene a decadere la norma del 152/2006 che prevede la possibilit&agrave; di esercitare il potere sostitutivo da parte del ministero dell'ambiente nei casi in cui le autorit&agrave; competenti (definite dalla regioni e delegate in genere alle province o alle autorit&agrave; d'ambito) non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale di gestione dei rifiuti. Un potere che dovrebbe essere, secondo la sentenza della Consulta, esercitato dalla Regioni e non dallo Stato.<br />Le altre disposizioni su cui la Consulta ha emesso sentenze di illegittimit&agrave; riguardano in particolare le Autorit&agrave; di bacino e la difesa del suolo.<br />Anche in questo caso i motivi che hanno spinto la Corte costituzionale a ritenere illegittimi alcuni articoli del Dlgs 152/2006 riguardano le ripartizioni dei poteri tra le istituzioni.<br />L'approvazione del "codice ambientale" anche sul tema delle Autorit&agrave; di bacino ha aperto una fase caotica di abrogazioni, modifiche, ripristini transitori di una lunga serie di riforme messe in atto da parte delle maggioranze e dei Governi che si sono succeduti nell'ultimo triennio.<br /><br />Le autorit&agrave; di bacino erano state abolite dal Codice ambientale per essere sostituite dalle autorit&agrave; create sulla base dei distretti idrografici, una norma che aveva fatto fortemente discutere proprio per l'eccessiva centralizzazione dei poteri a scapito delle competenze sino ad allora esercitate dalle Regioni. Nella prima revisione del Codice ambientale, le Autorit&agrave; di bacino erano state poi ripristinate nelle loro funzioni originali sino a che con il D.L. 208/2008 (convertito nella legge 13/2009), se ne proroga l'attivit&agrave; come enti che devono varare i piani di gestione dei distretti idrografici, (finora disegnati solo sulla carta), in attuazione della direttiva quadro comunitaria in materia di acque 2000/60. Anche per l'Italia, entro il termine perentorio del 22 dicembre 2009.<br />Infine, su iniziativa dello stesso Governo, con la delega per l'ulteriore modifica del D.Lgs 152/2006, si prevede di "adottare, entro il 30 giugno 2010, uno o pi&ugrave; decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi" emanati nell'ultimo triennio, e rimettere cos&igrave; ordine in questa situazione confusa, a fronte della stesura dei piani di gestione dei distretti. <br />Su questo marasma interviene quindi adesso anche la Consulta che ritiene che i piani di bacino rappresentano lo strumento fondamentale di pianificazione di difesa del suolo e delle acque e quindi riconosce un ruolo prioritario delle regioni sul governo del territorio.<br />A vent'anni dalla prima pubblicazione della legge di riforma del governo del territorio, la 183/89, e con la scadenza incombente dei termini imposti dall'attuazione della Direttiva 2000/60 , dopo aver prodotto una enorme quantit&agrave; di norme contraddittorie, si deve mettere mano di nuovo alla modifica del codice ambientale (152/2006) e rincorrere affannosamente le scadenze comunitarie. Con l'effetto di aver creato uno scollamento crescente nella necessaria cooperazione tra poteri centrali e regioni e la perdita dell'idea stessa di gestione ordinaria, unitaria e integrata delle acque e del suolo per ecosistemi di bacino.<br />E a farne le conseguenze, ancora una volta, &egrave; il corretto governo del territorio e dei beni collettivi che esso esprime.<br /><br />Url : http://www.greenreport.it <br />Fonte: Greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA 7 PROGETTI PER L&#x27;AMBIENTE. PRESTIGIACOMO&#x2c;OPERE CHE SERVONO AL PAESE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-05-17T21:15:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Sono stati firmati dal ministero dell'Ambiente sette decreti di pronuncia di compatibilita' ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro Paese. I progetti riguardano cinque centrali termoelettriche a Loreo (Rovigo), Teverola (Caserta), Salandra e Pisticci (Matera) e Gorizia, un metanodotto (Massafra-Biccari-Campochiaro) e il porto Mediceo e la darsena Nuova nel porto di Livorno. L'entita' complessiva degli investimenti e' pari a circa un miliardo e mezzo, il personale impiegato nella realizzazione e' di circa 2.600 unita', mentre i tempi di realizzazione variano a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 33 mesi). ''Sin dall'insediamento della nuova Commissione Via (Valutazione d'impatto ambientale) - dichiara il ministro dell' Ambiente Stefania Prestigiacomo - abbiamo chiesto una valutazione attenta e rigorosa dei numerosi progetti in sospeso, ma in tempi ragionevoli e certi. E' importante che le nuove infrastrutture energetiche del Paese possano essere realizzate e rispondano pienamente ai requisiti di compatibilita' ambientale''. ''Modernizzare, rendere meno inquinante il sistema produttivo del nostro Paese - conclude il ministro - risponde ad esigenze economiche ma anche ad esigenze ambientali generali. E' l'ambientalismo del fare al quale lavoriamo e che punta a incanalare l'Italia sempre piu' verso lo sviluppo sostenibile''. (ANSA). COM-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CENSIS E IL DOPO CRISI...POCA SOSTENIBILITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-05-17T21:13:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</guid><content:encoded><![CDATA[Nel Diario della crisi il Censis comincia a pensare al dopo... ma &egrave; poco sostenibile<br />di Alessandro Farulli<br />	<br />fonte:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Si chiama &ldquo;Diario della crisi&rdquo; e il Censis ne ha pubblicati quattro (da gennaio ad aprile) con l&rsquo;idea di &ldquo;leggere la difficile fase che il Paese sta attraversando in modo ancorato il pi&ugrave; possibile ai dati reali&rdquo;. &laquo;Il momento di difficolt&agrave; &ndash; spiega il Censis nell&rsquo;introduzione - &egrave; innegabile, ma una lettura indistinta della situazione, come quella oggi pi&ugrave; diffusa, rischia di suscitare un disorientamento generalizzato e controproducente ai fini di un&rsquo;auspicabile reazione collettiva. Per il momento la crisi si presenta a &ldquo;mosaico&rdquo;, &egrave; concentrata soprattutto in alcuni focolai, ci sono cio&egrave; settori produttivi, territori e categorie di soggetti pi&ugrave; esposti e sotto pressione di altri. Individuare e separare i focolai della crisi &egrave; l&rsquo;obiettivo di queste riflessioni&raquo;.<br /><br />Di solito &egrave; sconsigliato saltare subito alle conclusioni, ma avendo letto tutto il Diario, ci pare che per l&rsquo;analisi sia interessante vedere che cosa ha scritto Giuseppe De Rita a commento di questo quarto e ultimo capitolo. Intanto il titolo: &ldquo;Cominciare a pensare il dopo&rdquo; tema sul quale De Rita aggiunge subito questa riflessione: &laquo;la domanda pu&ograve; apparire impropria, quasi si desse per scontato che la crisi &egrave; gi&agrave; passata e che possiamo pi&ugrave; o meno inconsciamente dedicarci ad altro&raquo;, ma la domanda &egrave; invece giusta, &laquo;perch&eacute; il pericolo oggi &egrave; proprio quello di seguire l&rsquo;onda delle grandi emozioni medianiche, drammatiche da ottobre a marzo e poi ambiguamente tranquille; rischieremo con ci&ograve; che tutto passi oltre, senza alcuna cosciente segnatura della seriet&agrave; del periodo che abbiamo attraversato. Pensare al dopo non &egrave; un&rsquo;operazione di scettico andare avanti, ma una rinnovata responsabilit&agrave;&raquo;.<br /><br />Ecco, il cuore dell&rsquo;analisi di greenreport della crisi sta proprio qui, non su quello che &egrave; stato (di cui ormai si &egrave; detto ci pare tutto o quasi), ma sul come si riparte non solo per non ricadere presto o tardi negli stessi errori che ci hanno portato alla crisi, bens&igrave; sul come si riesce ad arginare la crisi ecologica parallela a quella economico-finanziaria anche in Italia. Crisi per affrontare la quale &egrave;, secondo noi, fondamentale un cambio di paradigma economico, ancorandolo alla sostenibilit&agrave; ambientale e sociale (con buona pace di Alessandro Merli che non condivide questa opinione e anzi giudica fuori moda parlare proprio di un &lsquo;nuovo paradigma&rsquo;).<br /><br />Necessario sia a livello globale, sia a livello nazionale ed &egrave; esattamente qui che le gi&agrave; citate conclusioni di De Rita lasciano un po&rsquo; sgomenti, anche se &egrave; meglio prima andare con ordine.<br /><br />Si chiede l&rsquo;autore del rapporto dopo l&rsquo;analisi dei risultati del sondaggio sulla crisi ad aprile: &laquo;Ma c&rsquo;&egrave; davvero il peggio nel dopo, come molti pensano? (&hellip;) il concreto comportamento degli italiani (che &egrave; sempre pi&ugrave; veritiero delle risposte ai sondaggi) sembra orientato a costruire una evoluzione futura su alcune opzioni collettive condivise: l&rsquo;accettazione delle regole europee e l&rsquo;appartenenza ormai convinta all&rsquo;Euro; un equilibrio sempre pi&ugrave; cosciente fra meno debiti e pi&ugrave; risparmio; una temperanza non pauperistica dei consumi; un pi&ugrave; osmotico rapporto fra responsabilit&agrave; pubbliche e private; una del tutto nuova crescita del microwelfare; la maturazione di una dimensione comunitaria, non solo come processo sociale, ma anche come responsabilizzazione piena de poteri amministrativi locali&raquo;.<br /><br />Sembrerebbero argomentazioni allusive a una auspicata sobriet&agrave; e che potrebbero nascondere almeno potenzialmente i semi di un modello di consumo pi&ugrave; sostenibile e anche di comportamenti pi&ugrave; virtuosi capaci di sopravvivere al dopo crisi, ma De Rita aggiunge: &laquo;Bastano questi processi per innervare una nuova linea di sviluppo del Paese? Producono quella seconda metamorfosi di cui il Censis aveva parlato nell&rsquo;ultimo Rapporto? Se restassero soli, senza altri pi&ugrave; dinamici processi, la risposta dovrebbe esser negativa&raquo;.<br /><br />E prosegue: &laquo;Ma essi sono comunque una formidabile base di solidit&agrave; (addirittura pi&ugrave; matura di quella che ci ha permesso di reagire alla crisi degli ultimi mesi) e per affrontare il futuro, specialmente se ad essa si accompagner&agrave; una ripresa dell&rsquo;iniziativa del sistema di imprese, ripresa di cui gi&agrave; si comincia a intravedere l&rsquo;emergere. Il dopo non sar&agrave; quindi &ndash; conclude - n&eacute; l&rsquo;automatico ritorno allo Strapaese passato, n&eacute; la continuazione della molteplice adattabilit&agrave; dimostrata da ottobre ad oggi, n&eacute; verosimilmente la caduta nel peggio; sar&agrave; comunque un qualcosa di nuovo, senza eventi di gloria ma nella abituale e quasi dimessa lunga durata della nostra storia&raquo;.<br /><br />Il malcelato pessimismo che ci accompagna quando si tratta di parlare dell&rsquo;Italia ci farebbe dire che De Rita ha ragione e siamo convinti anche che quel qualcosa di nuovo che per&ograve; relegherebbe l&rsquo;Italia a un futuro in linea con la sua &ldquo;abituale e quasi dimessa&rdquo; lunga durata della sua storia significa, dal punto di vista della sostenibilit&agrave;, avrebbe effetti disastrosi.<br /><br />Questo perch&eacute; quelle costrizioni imposte dalla crisi che, leggendo il Diario, hanno portato gli italiani a scelte quali &ldquo;maggiore spesa etica&rdquo;; &ldquo;voglia di risparmiare&rdquo;, con le auto GPL, o i prodotti a basso consumo energetico, sono andate di pari passo a &ldquo;comprare molto spendendo poco&rdquo;, il discount, i prodotti generici (che rappresentano il 13% del mercato), percentuale che &egrave; destinata a crescere; &ldquo;sfruttare gli incentivi economici&rdquo;, non solo quelli statali, ma anche gli sconti e le offerte speciali: il valore di queste vendite &egrave; aumentato del 5%; &ldquo;il valore della praticit&agrave;&rdquo;, ad esempio i cosiddetti prodotti ortofrutticoli di &ldquo;quinta gamma&rdquo;, cio&egrave; quelli gi&agrave; lavati e tagliati, sono gli unici del comparto alimentare che hanno aumentato le vendite (+5%); &ldquo;l&rsquo;innovazione&rdquo; che gratifica sempre gli acquirenti. I prodotti tecnologici &ldquo;funzionano&rdquo; solo se hanno un contenuto di innovazione, cio&egrave; se sostituiscono un prodotto ritenuto obsoleto e quindi soddisfano il bisogno di essere all&rsquo;avanguardia (per esempio passare dal telefonino allo smartphone). Che in buona sostanza significa che i consumi sono cambiati ma non diminuiti e senza praticamente alcun criterio di sostenibilit&agrave;.<br /><br />Il bottone, infatti, per far cambiare marcia al mercato o meglio per riorientarlo alla sostenibilit&agrave; non ce l&rsquo;ha nessuno, questo &egrave; scontato, ma in Italia manca anche un input politico che punti a questo percorso &ndash; indaffarato com&rsquo;&egrave; nel mandar via i migranti conquistando un consenso del 75% - e quindi il mercato ovviamente fa da s&eacute; e i consumatori si adeguano di scenario in scenario. Con questo governo, con questa societ&agrave; civile, con questo contesto europeo incapace di dar forza all&rsquo;idea di un modello economico diverso e non ottenebrato dalla crescita a tutti i costi, c&rsquo;&egrave; solo da sperare che quanto sta praticando Obama finisca per travolgere anche i Paesi pi&ugrave; reticenti. Infine, il quadro "sociale" di De Rita appare il contrario del comportamento politico dell&acute;elettorato, quindi ci sarebbe ampio spazio per un&acute;opposizione capace di interpretarlo...<br />]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; dopo il vertice di Istanbul l&#x27;Italia continua a discutere di risorse idriche&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:05:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</guid><content:encoded><![CDATA[Mentre Bologna ospita il convegno nazionale sul risparmio idrico, la Puglia si candida per ospitare il World Water Forum del 2015<br /><br />Bologna - Alla fine si &egrave; rivelato un grosso buco nell'acqua il quinto Forum mondiale di Istanbul, chiusosi ieri proprio in concomitanza con la Giornata mondiale dell'acqua e che a questo liquido vitale per la sopravvivenza umana era dedicato. Nonostante la partecipazione di una ventina di capi di Stato, circa 180 tra ministri e viceministri dell'Ambiente e oltre 20 mila congressisti e delegati da 155 Paesi del mondo, al vertice internazionale non si &egrave; riusciti a stabilire una politica comune per affrontare l'emergenza idrica che attanaglia molte zone del pianeta. Nel documento finale l'acqua non figura come un diritto ma semplicemente come un bisogno fondamentale e non si accenna in alcun modo al problema delle privatizzazioni nella gestione idrica che invece preoccupa molte associazioni di categoria. Non viene infatti riconosciuto il diritto all'accesso dell'acqua, chiesto a gran voce da numerose Ong e da varie nazioni, nonch&eacute; dallo stesso Forum alternativo organizzato sempre ad Istanbul in risposta a quello ufficiale.<br />"Si resta esterrefatti dinanzi alle conclusioni del V Forum Mondiale sull'Acqua di Istanbul - ha denunciato in una nota l'associazione ambientalista italiana Movimento Azzurro - ove &egrave; stato sancito che l'acqua &egrave; una &lsquo;necessit&agrave; umana fondamentale', un &lsquo;bisogno riconosciuto', ma non un &lsquo;diritto'. Parole che negano di fatto il &lsquo;diritto all'accesso all'acqua'". Il Movimento ha poi espresso una dura accusa verso i potenti della Terra. "Qualcuno - prosegue la nota - ha sentito parlare di guerre per l'acqua? Tre miliardi di cittadini del mondo sono privi di acqua; vivono in case senza rete fognante; milioni di cittadini non hanno servizi igienici adeguati, e neppure la civilissima Europa ne &egrave; esente; ogni anno circa 10 milioni di uomini, in specie bambini, muoiono per malattie legate alla carenza di acqua potabile; fiume e falde sono inquinati all'inverosimile... E capi di governo, ministri ed esperti, ancora oggi, XXI secolo, da Istanbul annunciano con uno stonato megafono un principio vergognoso: la prova della miseria della loro politica, della loro incapacit&agrave; a governare le sorti del pianeta; la prova della loro sconfitta".<br /> <br />Se si calcolano gli otto milioni di decessi l'anno sono attribuiti alla carenza di acqua e servizi igienico-sanitari, pi&ugrave; di un miliardo di persone che ha limiti di accesso all'acqua potabile, 1,1 miliardi di persone senza accesso alle risorse idriche, 2,6 miliardi di persone con problemi igienico-sanitari, 3.900 bambini che muoiono ogni giorno a causa della mancanza di acqua, l'inquinamento dei corsi d'acqua e delle falde del sottosuolo, si intuisce la gravit&agrave; della situazione idrica a livello mondiale. Un allarme &egrave; stato lanciato anche da Coldiretti nel corso del &lsquo;G8 Farmers Meeting' organizzato a Roma proprio in occasione della Giornata dell'acqua: "Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo - ha detto la Coldiretti - devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell'acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti".<br /> <br />In Italia, Paese dove attualmente la privatizzazione dei servizi idrici sta suscitando numerose polemiche, continua il dibattito sul tema dell'acqua. Proprio oggi si &egrave; tenuto a Bologna il terzo convegno nazionale del Forum sul risparmio e la conservazione della risorsa idrica, alla presenza di molti esponenti delle Regioni italiane. Tra le Regioni partecipanti un ruolo di rilievo lo ha avuto la Puglia che ha presentato un programma di prospettiva per affrontare il problema dell'acqua e, dopo averlo gi&agrave; fatto ad Istanbul, ha proseguito la campagna per sostenere la candidatura di Bari come sede del World Water Forum del 2015, pensato in abbinamento all'Expo di Milano. "A Bologna - ha spiegato l'assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna che, di ritorno da Istanbul, al convegno in Emilia Romagna ha partecipato all'appuntamento su "Acqua e Cambiamenti Climatici. La gestione della risorsa idrica negli scenari futuri" - c'&egrave; stata una grande partecipazione e uno scambio di esperienze sulla necessit&agrave; di procedere su politiche comuni che vadano verso il risparmio idrico. Ci&ograve; anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno investendo il nostro Paese: soprattutto al Sud oggi le estati sono diventate molto lunghe e calde e le stagioni piovose brevi ed intense. &Egrave; necessario modificare le strategie, sensibilizzare i cittadini all'uso dell'acqua, che &egrave; prima di tutto un bisogno, come fosse un bene prezioso". Tra le opere in programma nella Regione Puglia per affrontare l'emergenza idrica vi &egrave; l'acquedotto Potabile del Sinni, il potenziamento della condotta premente Secl&igrave; - serbatoio S. Eleuterio, il completamento del Sifone leccese ramo Adriatico, gli interventi per il miglioramento degli schemi a servizio della Puglia centrale, il raddoppio del serbatoio di Marzagaglia, la regolarizzazione della condotta Andria-Bari. "Tra i problemi idrici principali per la Regione - ha aggiunto l'assessore pugliese Introna - vi sono le perdite di acqua nelle condutture esistenti e mal funzionanti. &Egrave; dunque di primaria importanza creare nuove infrastrutture e dighe e affermare una politica di riuso e affinamento dell'acqua per l'agricoltura, nonch&eacute; la creazione di risanatori per prendere l'acqua dal mare. Saranno molte le grandi azioni che in Puglia porteranno verso il risparmio idrico e l'accrescimento del fabbisogno di acqua potabile".<br />Potrebbe dunque partire dal tacco d'Italia, anche in vista della scelta di Bari come sede del Forum mondiale sull'acqua del 2015, l'esempio per una nuova politica italiana che incentivi ad un utilizzo pi&ugrave; coscienzioso del patrimonio idrico di cui dispone il Paese e soprattutto ad una distribuzione pi&ugrave; equa di questo elemento anche l&igrave; dove si &egrave; da sempre sofferta maggiormente la mancanza di acqua.<br /><br />Simone Carletti | News ITALIA PRESS]]></content:encoded></item><item><title>LIMA: UE&#x2c; EVITARE UN FUTURO CON POCA SALUTE E POCA ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:03:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Poca salute e sempre meno disponibilita' di acqua indispensabile alla vita dell'uomo, degli animali e delle piante. Sono alcuni degli effetti del mutamento del clima sottolineati nel 'libro bianco' che la Commissione europea approvera' mercoledi' a Bruxelles: un documento che analizza le sfide che l'Ue dovra' fronteggiare e le soluzione possibili all'interno di un quadro d'azione europeo. Insomma, Bruxelles indica la strada per creare una vera e propria strategia comune nella lotta ai cambiamenti climatici mettendo fine alla frammentazione degli interventi di oggi. Tra le novita' del rapporto c'e' la consapevolezza ''degli effetti considerevoli'' dell'evoluzione delle condizioni climatiche sulla salute. ''Con la moltiplicazione dei fenomeni estremi - si legge nel testo - il numero dei decessi e delle malattie legate al clima potrebbe accrescere''. Ma anche ''la diffusione di grave malattie infettive, come quelle trasmesse dagli animali all'uomo, potrebbero essere facilitate''. Bruxelles lancia poi un grido d'allarme sui rischi di un ulteriore deterioramento sulla qualita' e la disponibilita' di risorse idriche, ma anche sugli effetti che un clima in continuo mutamento puo' avere sull'energia, il turismo, l'agricoltura, le foreste, la pesca e l'insieme delle infrastrutture. (ANSA). LEN ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: PUTIN VIETA CACCIA A CUCCIOLI DI FOCA&#x2c; WWF SCETTICO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:03:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - MOSCA, 27 FEB - Su disposizione del premier russo Vladimir russo, la Russia ha deciso di vietare la caccia ai cuccioli di foca, la cui presenza nel Paese si e' ridotta negli ultimi dieci anni da 300 mila a 200 mila esemplari. Ma gli ecologisti sono perplessi e sostengono che le misure, annunciate oggi da 'Rossiskaia Gazeta', il quotidiano ufficiale del governo, lasceranno campo libero ai cacciatori. Secondo il Wwf russo, le nuove regole impediscono la caccia solo ai cuccioli dalla pelliccia bianca, che hanno meno di un mese, ma autorizzano quella ai loro fratelli piu' grandi, dalla pelliccia grigia, che hanno meno di un anno e che sono il principale obiettivo dei cacciatori. Inoltre, secondo il fondo internazionale per la protezione degli animali, l'interdizione della caccia ai bebe' di foca va dal primo maggio al 10 marzo, mentre ''la stagione di caccia piu' intensa, in marzo e in aprile, resta aperta''. (ANSA). SAV ]]></content:encoded></item><item><title>ONU A G20&#x2c; SI&#x27; RIVOLUZIONE PER AGRICOLTURA E ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:02:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Nella lista della spesa che gli esperti Onu hanno messo a punto in un pacchetto anti-crisi per una rivoluzione verde dell'economia, compaiono anche interventi per un'agricoltura sostenibile e investimenti nelle infrastrutture del Pianeta, inclusa l'acqua dolce, le foreste, il suolo e le barriere coralline. Ecco i dati del rapporto del programma Onu per l'Ambiente (Unep): - AGRICOLTURA: Puntare sul biologico, che negli ultimi anni ha aumentato di oltre 5 miliardi l'anno le vendite dei suoi prodotti, raggiungendo la quota di oltre 46 miliardi di dollari nel 2007. Secondo gli espertoi Onu, l'agricoltura bio offre un'opportunita' di commercio reale di riduzione della poverta' ai Paesi in via di sviluppo, visto che piu' del 97% degli introiti sono prodotti in Europa e Nord America, mentre oltre l'80% dei produttori sono in Africa, Asia e America Latina. I Paesi con i maggiori produttori sono Uganda, India, Etiopia e Messico. Da dati Fao, risulta che le emissioni di CO2 di un ettaro coltivato in maniera bio sono dal 48% al 68% piu' basse di quelle di un ettaro coltivato in maniera convenzionale. E studi Onu su 114 casi di conversione di agricoltura da convenzionale a bio, ha riscontrato un raddoppio del raccolto. Di qui la raccomndazione ai leader mondiali di investire nel settore, a casa propria come nei Paesi in via di sviluppo, producendo anche posti di lavoro. In Messico, riferisce il rapporto Onu, nel 2007 l'agricoltura bio ha creato 170mila occupati e in generale questo tipo di produzioni utilizza il 30% in piu' di forza lavoro rispetto al sistema tradizionale; - ACQUA E INFRASTRUTTURE PIANETA: Il mercato globale per fornitura di acqua, fognature e servizi igienici ed efficienza della rete idrica, si stima valga qualcosa come oltre 250 miliardi di dollari e si prevede una crescita a quasi 660 miliardi di dollari entro il 2020. Un investimento di 15 miliardi l'anno per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goals entro il 2015, cche prevede di dimezzare il numero di persone senza un accesso sostenibile ad acqua sicura e servizi igienici essenziali, potrebbe generare benefici a livello economico globale di 38 miliardi di dollari l'anno, di cui 15 miliardi di dollari solo nell'area dell'Africa sub-sahariana. Il documento Onu solleva l'attenzione di Paesi in vai di sviluppo e organizzazioni internazionali di sviluppo sulla questione di investire nelle infrastrutture del Pianeta, come suoli, foreste, oceani, barriere coralline e zone umide, il cui contributo all'economia viene sottovalutata. Secondo una stima, i servizi 'ecologic' forniti dalle foreste indiane valgono oltre il 7% del Pil nazionale e circa la meta' di quello del cosiddetto 'Pil dei poveri'. Sul fronte della protezione del mare, una rete di riserve marine globale, con la chiusura del 20% delle aree di pesca, potrebbe dare sostegno alla pesca per un valore tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari l'anno, assicurando cosi' il futuro a 27 milioni di posti di lavoro e creando un altro milione per la conservazione delle aree. Le aree umide invece, si valuta producano il 25% del cibo a livello mondiale, con attivita' che vanno dalla pesca, agli allevamenti, alla caccia. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ITALIANI PREOCCUPATI&#x2c; PROBLEMA SERIO PER 8 SU 10</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:01:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</guid><content:encoded><![CDATA[BRUXELLES - Italiani piu' preoccupati per le condizioni dell'oro blu rispetto alla media europea: non si e' tanto sicuri della qualita' e nemmeno della quantita'. Il nemico numero uno? L'inquinamento. Questa la fotografia scattata da un'indagine di Eurobarometro, da cui risulta che per otto italiani su dieci (83%) la qualita' dell'acqua costituisce un problema serio, cosi' come per il 76% e' la quantita', contro rispettivamente il 68% e il 63% degli europei. Sul fronte della qualita', i piu' allarmati sono nove greci su dieci, mentre lo sono poco gli austriaci (26%). Temono di rimanere a corto di oro blu il 97% dei ciprioti, a differenza dei finlandesi che sembrano i piu' tranquilli, che segnano appena un 23%. Quando si parla di minacce per la risorsa idrica, per gli italiani al primo posto compare l'inquinamento chimico (69%) e al secondo i cambiamenti climatici (41%), ma la media dei cittadini della Ue e' ancora piu' pessimista, con percentuali rispettivamente del 75% e del 50%. Negli ultimi cinque anni, la maggioranza degli italiani ha notato un peggioramento nella qualita' dell'acqua (52% contro il 37% della media Ue) e solo uno su sei ha notato un miglioramento (16% contro il 27% Ue). Come i cittadini europei, gli italiani puntano il dito contro industria (75%) e agricoltura (69% , con un maggiore impatto dal punto di vista ambientale sull'acqua (contro 72% e 66% della Ue). Gli italiani si aspettano che i cambiamenti climatici modifichino gli ecosistemi caratterizzati dall'acqua (34% contro il 23% della media Ue). In compenso sono meno preoccupati degli europei dell'innalzamento del livello dei mari (15%) e di eventuali inondazioni (13%), mentre la media Ue e' piu' alta, con un 22% e 21%. La paura per eventuale penuria di oro blu e' avvertita principalmente dai Paesi dell'Europa meridionale (73% a Cipro), mentre il rischio inondazioni e' decisamente importante per I cittadini dell'Europa del Nord (75% in Gran Bretagna). I Cechi sono I piu' numerosi (37%) nel credere che I cambiamenti climatici causeranno piu' inondazioni, mentre il 44% degli olandesi pensa alla salita del livello del mare come l'impatto piu' importante. <br />ANSA]]></content:encoded></item><item><title>Piano di Sviluppo della Rete elettrica di Trasmissione Nazionale 2009 (di Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T05:57:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</guid><content:encoded><![CDATA[A seguito dell'emanazione del D.Lgs 16 gennaio, n. 4, recante "Ulteriori Disposizioni Correttive ed Integrative del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 recante norme in materia ambientale" e alla luce delle sue previsioni, il Ministero dello Sviluppo Economico, in qualit&agrave; di autorit&agrave; procedente, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2009, l'Avvio della consultazione pubblica sul "Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale 2009", predisposto annualmente da Terna S.p.A. in base a quanto previsto dal decreto del Ministro delle Attivit&agrave; Produttive 20 aprile 2005, relativo alla concessione a Terna S.p.A. delle attivit&agrave; di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica.<br /> <br />La consultazione avr&agrave; una durata di 60 gg dalla data di pubblicazione dell'avviso e terminer&agrave; il 2 maggio 2009.<br /> <br />Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A., in qualit&agrave; di proponente ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. ha provveduto ad avviare la fase di consultazione del pubblico sulla proposta di Piano, sul Rapporto Ambientale e sulla Sintesi non tecnica (ai sensi degli artt. 13 e 14 del citato D.Lgs n. 4/2008) al fine di garantire a chiunque di prenderne visione e di presentare le proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi in forma scritta a:<br /><br />Terna S.p.A.<br />Via Arno, 64 - 00198 Roma - Italia<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Direzione Generale Salvaguardia Ambientale<br />Via C. Colombo, 44 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Commissione tecnica di verifica dell&rsquo;impatto ambientale &ndash; Sezione VAS<br />Via C. Colombo, 112 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />in formato elettronico a:<br />info_vas@terna.it<br />CTVIA@minambiente.it<br /> <br />La proposta di Piano, il relativo Rapporto Ambientale e la Sintesi non tecnica sono disponibili presso i seguenti indirizzi:<br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Salvaguardia Ambientale - Divisione VIII<br />Roma, Via Cristoforo Colombo 44, piano terra<br />sito web www.dsa.minambiente.it<br /> <br />Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali<br />sito web www.beniculturali.gov.it<br /> <br />Terna S.p.A.<br />sito web www.terna.it<br /> <br />nonch&eacute; agli uffici di presidenza di tutte le province, alle direzioni regionali del Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, ai Parchi Nazionali, nonch&eacute; agli Uffici delle Regioni e delle Province autonome cosi come indicati nell'avviso pubblicato sulla GG.UU. n.51 del 3 marzo 2009.]]></content:encoded></item><item><title>Libellula&#x2c; il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia&#x2c; ovvero da 50Kw&#x2c; si autorizza con una semplice DIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T05:56:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</guid><content:encoded><![CDATA[Libellula, il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw, si autorizza con una semplice DIA<br />Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it<br />Sar&agrave; inaugurato domenica ed &egrave; stato installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima<br />LIVORNO. Domenica prossima sar&agrave; inaugurato il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana e installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima. &ldquo;Libellula&rdquo; &egrave; un nuovo aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw concepito all&rsquo;insegna della semplicit&agrave;: si autorizza con una dichiarazione di inizio attivit&agrave; (Dia) e si connette alle linee di bassa tensione. Dotato di un rotore a due pale sopravvento, si trasporta con un unico autocarro di dimensioni standard, si monta a terra e si installa con una sola gru.<br />All&rsquo;inaugurazione sar&agrave; presente anche Ermete Realacci, che nella scorsa legislatura si adoper&ograve; molto lavorando insieme al governo Prodi per elaborare un sistema, il conto energia, che incentivasse al massimo la micro generazione diffusa, snellendo le procedure burocratiche per gli impianti al di sotto dei 200Kw.<br />Questo &egrave; il primo impianto che installiamo, spiega Maurizio Giacobbe della Aria srl &ndash; ma contiamo di arrivare a produrne in una prima fase almeno una cinquantina di turbine l&rsquo;anno. Del resto i vantaggi di questo aerogeneratore sono tantissimi, perch&eacute; la tecnologia all&rsquo;avanguardia permette prodotti che si avvicinano all&rsquo;eolico di grande dimensione, ma contemporaneamente pu&ograve; sfruttare al meglio gli incentivi del conto energia: uno scambio a 30 centesimi il kilowattore e soprattutto il fatto che non serve la Dia, mentre se inserito in area di tutela ambientale va a conferenza dei servizi comunale&raquo;.<br />L&rsquo;aerogeneratore Libellula &egrave; studiato per avere un elevato rendimento anche con venti medio bassi grazie al rotore di ben 18 m di diametro e una lunga vita utile per il generoso dimensionamento degli organi meccanici e per la torre tubolare, alta 24 o 30 m, che consente il funzionamento al di fuori delle turbolenze presenti ad altezze minori.<br />Con una produzione di energia elettrica pulita che pu&ograve; superare i 200.000 kWh/anno costituisce una importante integrazione di reddito per aziende agricole, artigiane, piccole imprese e amministrazioni locali che in tal modo contribuiranno a ridurre drasticamente le emissioni ed a salvaguardare concretamente l&acute;ambiente.<br />L&rsquo;appuntamento per l&rsquo;inaugurazione &egrave; previsto alle 10.30 di domenica 29 marzo, alla presenza, oltre che dell&rsquo;onorevole Realacci, del consigliere regionale e presidente degli Ecodem toscani Erasmo D&rsquo;Angelis, del presidente di Legambiente Toscana Piero Baronti, del presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni e del sindaco di Castellina Marittima Manolo Panicucci. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l&#x27;Efficienza Energetica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">Studio Animali e Ambiente vi informa sulla pubblicazione del presente bando e mette a disposizione un consulente comunitario per la partecipazione.<br /><br /><br /></span>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l'Efficienza Energetica<br /><br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Salvaguardia Ambientale - ha emanato il Bando per il finanziamento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane (pdf, 264 KB), per il quale sono stati stanziati &euro; 10.000.000,00.<br /> <br />Il comunicato relativo all'emanazione del Bando &egrave; stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 299 del 23 dicembre 2008.<br /> <br />Possono presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa, la suddetta associazione potr&agrave; comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCO, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili<span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /><br /><br />Per info<br /><br />avv. Andrea Perrotta<br /><br />347/6026161<br /><br /><br />dott.ssa Francesca Testella<br /><br />334/2448739</span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti da imballaggio&#x2c; il nuovo accordo Anci-Conai</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:03+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />di Lucia Venturi<br />Sotto l&rsquo;albero i comuni troveranno il nuovo accordo quadro per i rifiuti da imballaggio, in vigore dal 1 gennaio 2009. L&rsquo;accordo lo hanno siglato ieri l&rsquo; Anci, l&rsquo;associazione dei comuni italiani e il Conai, ovvero il consorzio nazionale imballaggi, riuscendo cos&igrave; in extremis a dare continuit&agrave; al sistema che regola i corrispettivi per la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio, dato che il precedente era in scadenza con il 31 dicembre. Il nuovo accordo, che ha una validit&agrave; di 5 anni a decorrere dal 1&deg; gennaio 2009, prevede che ai comuni che sottoscrivono le convenzioni con il sistema Conai-Consorzi, venga riconosciuto e garantito nel tempo un corrispettivo economico in funzione della quantit&agrave; e della qualit&agrave; dei rifiuti urbani di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, che verranno in tal modo conferiti al sistema consortile, che li avvier&agrave; a riciclo in appositi centri individuati sul territorio.<br />Nel testo del nuovo accordo si prevede che tali corrispettivi economici vengano rivalutati annualmente dei 2/3 dell&rsquo;indice nazionale dei prezzi al consumo. Inoltre, a supporto di una sempre maggiore qualit&agrave; dei materiali conferiti, fondamentale perch&eacute; funzionale alla successiva fase di riciclo, verranno definiti nuovi limiti qualitativi (percentuale di frazione estranea) che decorreranno dal 1&deg; aprile 2009 per la filiera plastica e dal 1&deg; luglio 2009 per gli altri materiali. L&rsquo;obiettivo &egrave; anche quello di stimolare sempre pi&ugrave; l&rsquo;adozione di modalit&agrave; organizzative del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio che consentano una crescita dimensionale, ma anche e soprattutto qualitativa delle raccolte, per garantire maggiori garanzie di riciclo effettivo e minori quantit&agrave; di scarti.<br />Un punto condiviso al tavolo delle trattative tra i vari attori del settore, su cui per&ograve; era da definire chi si sarebbe accollato i maggiori costi che i gestori sottolineavano come necessari per garantire raccolte differenziate di maggiore qualit&agrave;. A tale proposito l&rsquo;Anci e il Conai promuoveranno ed incentiveranno, nell&rsquo;ambito dei rispettivi ruoli e competenze, la diffusione di linee guida condivise, relative sia ai modelli organizzativi sia alle attrezzature della raccolta differenziata.<br />L&rsquo;Accordo prevede, inoltre, che anche nel caso siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi indicati nel programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio che il Conai deve raggiungere, tramite i consorzi di filiera, venga assicurato comunque il ritiro dei rifiuti di imballaggio raccolti alle condizioni economiche stabilite. <br />Una novit&agrave; dell&rsquo;accordo riguarda la possibilit&agrave; per i comuni e per i gestori convenzionati la possibilit&agrave; di sganciarsi, all&rsquo;interno di finestre temporali preventivamente definite, dagli obblighi di conferimenti destinando il materiale sul libero mercato. E&rsquo;, inoltre, prevista la possibilit&agrave; di &ldquo;rientrare&rdquo; nelle convenzioni, ancora una volta all&rsquo;interno di periodi preventivamente definiti, per permettere la pianificazione industriale e finanziaria del sistema.<br />Una elasticit&agrave;, che data l&rsquo;attuale crisi dei mercati delle materie prime e seconde, offre una garanzia in pi&ugrave; ai comuni, in una logica di sussidiariet&agrave;,da parte del sistema dei consorzi, rispetto al mercato,. <br />&ldquo;Non pu&ograve; essere sottaciuto il particolare momento di crisi economica in cui le parti hanno dovuto negoziare. &ndash; ha affermato il Presidente di Conai, Piero Perron - La crisi del mercato globale ha avuto, tra le sue conseguenze, non solo una caduta della domanda di materiali da parte dell&rsquo;industria, ma anche delle quotazioni delle materie prime seconde. Al contrario, ci&ograve; avviene in un periodo che, sul fronte della raccolta, segna un maggiore impegno dei Comuni che, unito alle attivit&agrave; sul territorio del sistema Conai, fa registrare aumenti significativi dei materiali raccolti&rdquo;.<br />Il problema per chiudere il ciclo di filiera rimane quello della collocazione sul mercato dei prodotti ottenuti dai materiali riciclati, che stentano ad avere una propria autonomia. Anche l&rsquo;aver stabilito per legge che tutti gli enti pubblici devono inserire nei propri acquisti almeno il 30% di prodotti ottenuti da materiali riciclati non ha, infatti, mai avuto una vera applicazione. <br />&ldquo;La firma di questo accordo rappresenta un fatto importante &ndash; ha affermato Leonardo Domenici, Presidente di Anci &ndash; anche e soprattutto in considerazione del fatto che il paese sta vivendo un momento di crisi economica. I comuni avranno ora alcune certezze in pi&ugrave; per poter puntare con sempre maggiore incisivit&agrave; sulla raccolta differenziata dei rifiuti e su una diffusa cultura del riciclaggio&rdquo;.<br />Il fatto di aver raggiunto l&rsquo;accordo, alla scadenza stabilita dal precedente, ha suscitato soddisfazione da parte dei rispettivi capi delegazione di Anci e Conai al tavolo del negoziato. <br />&ldquo;Quello che abbiamo raggiunto &ndash; afferma Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche ambientali &ndash; e&rsquo; un risultato importante. I comuni hanno accettato la sfida della qualit&agrave;, contenuta nell&rsquo;accordo, per contro, hanno ottenuto garanzie sul ritiro universale e sulla attribuzione dei corrispettivi 2008 rivalutati, nonch&eacute; fondi a disposizione dei comuni per la comunicazione, la formazione dei quadri e le aree in ritardo nella raccolta differenziata&rdquo;.<br />Le azioni previste dal nuovo accordo quadro confermano infatti l&rsquo;impegno del sistema Conai nelle attivit&agrave; di comunicazione e sensibilizzazione a livello locale, come le campagne di informazione condotte in collaborazione con gli enti locali per il lancio di nuovi servizi di raccolta sul territorio. Confermato lo strumento del bando di gara relativo alla comunicazione per sostenere i piani di raccolta dei comuni, con un incremento delle risorse economiche dedicate e l&rsquo;impegno dei consorzi a destinare il 35% del proprio budget di comunicazione alle attivit&agrave; di sensibilizzazione locale.<br />A questo, si aggiunge inoltre un programma di formazione a favore dei tecnici e degli amministratori locali sui temi della gestione integrata dei rifiuti.<br />Infine, uno degli obiettivi del sistema consortile nei prossimi anni sar&agrave; proprio quello di continuare a sostenere il processo di sviluppo della raccolta differenziata degli imballaggi nelle aree in ritardo, con lo scopo di riuscire ad allineare, nel medio-lungo periodo, i livelli di raccolta differenziata a quelli delle regioni pi&ugrave; virtuose. <br />&ldquo;Con la sigla di questo accordo &ndash; ha aggiunto Roberto De Santis, Consigliere Conai &ndash; &egrave; stato rafforzato l&rsquo;impegno delle imprese, rappresentate in Conai, al ritiro e all&rsquo;avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio, condizione necessaria per l&rsquo;ulteriore sviluppo della raccolta differenziata in Italia&rdquo;.<br />Un passo senza dubbio importante quindi l&rsquo;aver riconfermato un accordo quadro nazionale, per evitare, come accaduto gi&agrave; in passato, una situazione di empasse che certo non avrebbe aiutato il sistema della gestione integrata dei rifiuti, che si trover&agrave; comunque a fare i conti con un reiterato periodo di incertezze dovute alle preannunciate rivisitazioni legislative riguardo al testo unico ambientale e all&rsquo;esigenza di recepire la nuova direttiva rifiuti, che porter&agrave; novit&agrave; non di poco peso nel settore. L&rsquo;auspicio &egrave; che si sfruttino queste occasioni come un&rsquo;opportunit&agrave; per dare al complesso sistema della filiera dei rifiuti una governance complessiva quale sino ad ora non ha, invece, ancora conosciuto.]]></content:encoded></item><item><title>Nasce l&#x2019;Opec del gas per gestire il mercato e chiudere con il turbo-liberismo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />La Carta del "Forum of gas exporting countries" approvata ieri a Mosca fa del Fpeg la nuova Opec del gas. I ministri dell&acute;energia di Algeria, Bolivia, Brunei, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Guinea Equatorilale, Indonesia, Iran, Kazakistan, Libano, Malaysia, Nigeria, Russia, Norvegia, Qatar, Trinidad e Tobago e Venezuela, hanno concretizzato il sogno del governo di Teheran ed hanno scelto come sede una citt&agrave; dello strategico ed inquieto Golfo Persico: Doha, la capitale del Qatar.<br />Il ministro dell&acute;energia russo Sergei Chmatko ha detto che &laquo;Il Forum dei Paesi esportatori di gas non agisce contro alcun Paese terzo. Al contrario, ci applicheremo at tenere pienamente conto dei bisogni e dei desideri di tutti i protagonisti del mercato energetico. In quanto a piani e previsioni, i Paesi esportatori dovranno essere molto pi&ugrave; perspicaci dei Paesi consumatori. Nel settore gasiero, la domanda si basa sui bisogni correnti, mentre l&acute;offerta dipende da grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche realizzate nel passato. Sono certo che i Paesi esportatori perverranno ad un equilibrio tra la concorrenza e l&acute;armonizzazione delle loro politiche energetiche, cosa che permetter&agrave; di garantire uno sviluppo energetico sostenibile e di lunga prospettiva&raquo;.<br />Insomma, il Fpeg vuole porre fine al liberismo del mercato gasiero per gestire i prezzi a vantaggio dei Paesi produttori. Europa (ed Italia) si troveranno di fronte un mercato con gli stessi forni ma dove comprare il gas coster&agrave; pi&ugrave; o meno la stessa cifra. Secondo il ministro del petrolio dell&acute;Iran, Gholam Hussein Nozari, l&acute;Opec del gas &laquo;Permetter&agrave; di migliorare l&acute;efficienza delle forniture e di ridurre le spese per l&acute;ampliamento della produzione e del commercio del gas. A causa dello stretto legame con i meccanismi di formazione dei prezzi del greggio, il mercato del gas &egrave; molto volatile, questo &egrave; molto importante per i Paesi del Forum. Occorre prevenire una concorrenza inutile e nociva sul mercato del combustibile blu&raquo;. <br />L&acute;Iran ha ragione ad essere soddisfatto, l&acute;accordo di Mosca lo fa uscire dalla porta principale da un embargo Onu che non sembra proprio interessare nessuno. Anche per Choukri Ghanem, capo della compagnia petro-gasiera di Stato della Libia, il Fpeg sar&agrave; un potente elemento di controllo del mercato (e quindi politico): &laquo;Siamo impegnati a creare un mercato equilibrato con prezzi meno volatili. La creazione di un&acute;organizzazione dei Paesi esportatori di gas potr&agrave; permettere di ridurre la concorrenza tra produttori, grazie agli scambi d&acute;informazioni sul mercato. La caduta spettacolare del prezzo del petrolio ha seriamente colpito quello del gas. Nel corso dei 5 0 6 ultimi mesi, il prezzo del petrolio ha raggiunto un livello che non potevamo immaginare&raquo;.<br />E&acute; per questo che i Paesi recalcitranti alla creazione dell&acute;Opec del gas (comprese le new entry Norvegia e Guinea Equatoriale e diversi Paesi "osservatori") sono corsi a Mosca a firmare questa variopinta alleanza che tiene stretti i rubinetti di gran parte delle condotte gasiere in giro per il pianeta e che mette insieme il 73% delle riserve e il 42% della produzione di gas del mondo. <br />Anche la Russia, che fino a qualche mese fa invitava Teheran alla prudenza e si teneva ben stretto il suo primato di mercato che in Europa diventa quasi monopolio, e guardava alle nuove scoperte di giacimenti negli abissi dell&acute;Artico. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha detto ai ministri dell&acute;energia dei 17 Paesi riuniti a Mosca: &laquo;Mi felicito con voi per aver gettato le basi giuridiche della nuova organizzazione, il Fpeg. E&acute; un avvenimento importante per i mercati, che avr&agrave; un impatto efficace e relativamente forte. Nel contesto attuale, mentre ci confrontiamo con una serie di notevoli problemi che noi non abbiamo creato, la prosperit&agrave; dei nostr Stati dipende dal consolidamento dei nostri sforzi sul mercato&raquo;.<br />Anche l&acute;Opec del gas sembra l&acute;ennesimo certificato di morte per il turbo-liberismo sfrenato che ha portato materie prime ed energia sulle montagne russe del folle luna park della speculazione finanziaria, un certificato che per&ograve; &egrave; stilato anche da qualcuno di coloro che da quella follia ha succhiato fino all&acute;ultima goccia e all&acute;ultimo dollaro, prima dell&acute;inevitabile caduta. Ma a complicare il quadro c&rsquo;&egrave; anche che il gas, nel periodo transitorio che dovrebbe portare verso la &ldquo;rottamazione del petrolio&rdquo; assumer&agrave; sempre di pi&ugrave; un ruolo fondamentale...<br />]]></content:encoded></item><item><title>LIMA-ENERGIA UE: PRESTIGIACOMO RINVIARE DECISIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-10-13T12:10:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Italia ''inflessibile'' sulla necessita' di rivedere il pacchetto clima-energia dell'Ue. ''In un momendo di crisi come questo e' irresponsabile insistere su un insieme di misure'' dal forte impatto economico e senza risultati ambientali non solo per il sistema Italia ma anche per le economie di altri Paesi europei. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annunciando che l'Italia ''chiedera' il rinvio della decisione''. Il ministro e' tornato sul pacchetto clima al termine del Consiglio dei Ministri odierno a Napoli. L'appuntamento piu' importante sara' la riunione dei Capi di Stato e di Governo il prossimo 15 e 16 ottobre. Al centro la situazione economica. Da qui la richiesta di ''rinviare la valutazione'' sul pacchetto clima-energia. ''Non e' il momento per questi impegni'', ha detto Prestigiacomo sottolineando che visto che le decisioni in quella sede vengono prese all' unanimita' ''la posizione italiana sara' determinante'' e di ''forte peso''. ''Chiediamo - ha aggiunto Prestigiacomo - che l' Ue tenga in considerazione l'impatto insostenibile per la nostra economia e per il nostro sistema. E anche se le scadenze delle misure non sono cosi' vicine, non e' il momento per decisioni cosi' vincolanti''.<br />Per l'Italia si tratterebbe di fatto di una ''tassa aggiuntiva'' ha proseguito Prestigiacomo dai risultati ambientali ''inutili''. All'Italia, ha spiegato quindi il ministro, il pacchetto europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l'aumento del 20% delle rinnovabili e la crescita dell'efficienza energetica del 20% costera' ''l'1,14% annuo del Pil nazionale senza risultati ambientali visto che l'incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sara' dello 0,03% e per tutta l'Ue del 2-3 per cento''. Senza contare che l'Italia, ha proseguito Prestigiacomo, ''e' costretta a investimenti piu' onerosi rispetto a Paesi piu' inquinatori''. Il ministro chiede quindi un rinvio sulla decisione di approvare il pacchetto entro l'anno sottolineando la ''necessita' di aprire un vero e proprio negoziato nel momento in cui il provvedimento verra' esaminato nel merito''. L'Europa vorrebbe arrivare all'appuntamento del dicembre del 2009 di Copenaghen, quando si dovra' decidere il futuro dopo il Protocollo di Kyoto, con le misure gia' approvate pensando di convincere Usa, Cina ed India ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni. Ma, secondo il ministro, in questo momento ''l'Europa sembra essere sorda e non accorgersi di quello che sta succedendo nei singoli paesi senza contare le spinte di natura elettoralistica in seno al Parlamento europeo''. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>PRESTIGIACOMO&#x2c; 10 MLN PER EFFICIENZA E RINNOVABILI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-10-13T12:09:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Dieci milioni di euro per la ricerca sull'efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili. Questo lo stanziamento del bando promosso dal ministero dell'Ambiente e diretto ad enti pubblici e privati. Obiettivo del programma, stimolare la ricerca finalizzata alla creazione di tecnologie facilmente replicabili, che incrementino l'efficienza energetica e l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di idrogeno da fonti rinnovabili; nonche' interventi sui sistemi di mobilita' destinati a migliorare la qualita' ambientale nei centri urbani. ''Da qui ai prossimi 10 anni, in attesa che l'opzione nucleare possa dare il suo contributo al nostro mix energetico - ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - dobbiamo puntare con il massimo impegno a promuovere le tecnologie esistenti ma anche a indurne di nuove, capaci di farci consumare meno e meglio e di sfruttare in condizioni economiche piu' competitive sole, vento, biomasse''. <br />''Passa per questa strada anche la fondamentale battaglia per il miglioramento della qualita' dell'aria nelle nostre citta', che e' parte integrante e fondamentale della sfida globale sul clima'', ha aggiunto Prestigiacomo sottolineando che ''coniugare efficienza energetica e fonti rinnovabili, promuovendo il progresso scientifico anche su nuovi promettenti filoni di ricerca come quello legato all'utilizzo dell'idrogeno, sia una delle principali strade da percorrere per il nostro paese, che e' privo di giacimenti di combustibili fossili ma ricchissimo di risorse naturali rinnovabili''. ''Grazie a questo bando - rileva ancora il ministro - avremo una ulteriore possibilita' di stimolare la collaborazione tra universita', consorzi o associazioni di enti per svolgere progetti di ricerca riguardanti tecnologie, modelli e casi di studio nel settore dell'efficienza energetica proprio con particolare riferimento alle aree urbane''. Potranno presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere Enti Pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa l'associazione potra' comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCo, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;ASSOCIAZIONE &#x22;AMICI DI FIDO&#x22; ONLUS A FESTAMBIENTE GIOVANI COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI &#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-29T00:02:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</guid><content:encoded><![CDATA[ L&rsquo;Associazione animalista &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sar&agrave; presente , COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI , a &ldquo;Festambiente giovani&rdquo; , il festival nazionale di arti multimediali per l&rsquo;ecologia e la solidariet&agrave; , organizzato da Legambiente con la collaborazione di Arte Nomade ed il patrocinio del Comune di Mogliano e delle province di Macerata ed Ascoli Piceno .<br /><br />L&rsquo;evento si svolger&agrave; nel comune di Mogliano (MC) , presso la riserva di Santa Croce , sabato 30 agosto a partire dalle 16.00 fino al mattino successivo, per la c.d. &ldquo;notte verde&rdquo; e proseguire domenica 31 dalle ore 10.00 .<br /><br />Gli &ldquo;Amici di Fido&rdquo; raccoglieranno inoltre firme per verificare il gradimento dei cittadini maceratesi  in merito alla costituzione di uno sportello diritti animali presso la provincia di Macerata . L&rsquo;Associazione animalista si occupa gi&agrave; dello sportello per conto della provincia di Ascoli Piceno . <br /><br /> SPORTELLO DIRITTI ANIMALI<br />un servizio per gli animali e i loro amici a due zampe<br /><br /> Lo Sportello Diritti degli Animali,  ha il compito di:<br />-informare sui servizi presenti sul territorio provinciale (veterinari, guardie zoofile, associazioni animaliste/ambientaliste) e relative competenze (maltrattamenti, smarrimento o ritrovamento animali, vaccinazioni);<br /><br />-fornire informazioni e orientamento sugli animali abbandonati, in particolare cani e gatti, sull&rsquo;assistenza sanitaria ed il monitoraggio delle colonie feline, su terapie e scelta dei veterinari;<br /><br />-Fornisce consulenza sulle adozioni di cani e gatti, accoglie segnalazioni ed orienta in caso di maltrattamento degli animali;<br /><br />-Raccogliere istanze, suggerimenti, segnalazioni, inoltrati da cittadini e associazioni relativamente agli animali che vivono nella Provincia;<br /><br />-Organizza visite guidate presso i canili per promuovere l&rsquo;adozione dei cani l&igrave; ricoverati;<br /><br />- Divulga materiale informativo, didattico, normativo riguardante gli animali domestici e selvatici presenti sul territorio provinciale;<br /><br />Lo studio Diritti degli Animali supporta, inoltre, l&rsquo;Ufficio dell&rsquo;Assessorato all&rsquo;Ambiente della Provincia preposto alla Protezione Animali per:<br /><br />-coordinare i Comuni nell&rsquo;attuazione della Legge Regionale n. 10 del 1997 e del Regolamento Regionale n. 2 del 2001 sugli animali di affezione e prevenzione del randagismo;<br /><br />-il recepimento di istanze e/o segnalazioni da parte di Associazioni Animaliste, privati cittadini e/o Enti Locali rispetto a situazioni di condotta, rilevate sul territorio, contrarie alle leggi nazionali e regionali vigenti in materia di animali di affezione (gestione dei canili, maltrattamenti, ecc.);<br /><br />-promuovere campagne di sensibilizzazione contro l&rsquo;abbandono e il maltrattamento degli animali ed a favore delle adozioni e della sterilizzazione come mezzo efficace contro il randagismo;<br /><br />-promuovere progetti e programmi d'intervento, da sviluppare di concerto con altri enti ed associazioni, finalizzati alla tutela dei diritti e del benessere degli animali d'affezione e selvatici presenti nel territorio urbano;<br /><br />- la realizzazione, gestione e aggiornamento di un apposito spazio web riservato agli animali di affezione all&rsquo;interno del sito web Provinciale;<br /><br />- rapporti con le altre Istituzioni centrali (es. Regione, UPI, ecc.)<br /><br /> L&rsquo;Associazione &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sin dalla sua costituzione si occupa di problematiche relative ai rapporti tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni , in particolare l&rsquo;individuazione di aree verdi per i cani , organizza campagne per una corretta convivenza tra i proprietari di animali e gli altri cittadini , si distingue per aver ottenuto in &ldquo;gestione&rdquo; una spiaggia libera per i cani ed avere instaurato rapporti di collaborazione con chalet privati per l&rsquo;accesso dei cani in spiaggia , gestisce un  numero telefonico per dare risposta ai quesiti in materia di animali , su questioni legali, (maltrattamenti , animali in condominio , adozioni e affidi ,colonie feline etc),  igienico - sanitarie , promuove campagne di sensibilizzazione su tematiche quali randagismo, sterilizzazione, adozioni, maltrattamenti ed educazione al rispetto degli animali , adotta iniziative per responsabilizzare i proprietari degli animali al fine di garantire una corretta, pacifica e rispettosa convivenza nella comunit&agrave; , collabora attivamennte con altre associazioni animaliste, gestisce ed aggiorna periodico un sito internet appositamente dedicato agli animali e fornisce risposte a quesiti sugli animali , promuove la collaborazione tra le altre amministrazioni pubbliche e le asur , organizza &ldquo;ronde&rdquo; anti-botti per il periodo di Capodanno , si occupa di controlli pre e post-affido ,collabora con i veterinari per la gestione degli animali disabili e l&rsquo;installazione di ausilii , sollecita l&rsquo;adozione di iniziative da parte delle p.a. quali organizzare incontri nelle scuole , organizzare incontri pubblici con dibattiti invitando esperti dei vari settori (scuola ed educazione,vivisezione e diritto all&rsquo;obiezione di coscienza nelle facolt&agrave; scientifiche,caccia,pet therapy,animali esotici e CITES, combattimenti tra animali)censimento della popolazione felina e canina in collaborazione con il servizio veterinario asl, organizzare corsi per l&rsquo;istituzione di guardie zoofile volontarie, creare canili- parco e cimiteri per animali .<br />Parte ora questa nuova sfida per il bene degli animali .<br /><br /> <br />PER INFO :<br /><br />Associazione &ldquo;AMICI DI FIDO&rdquo;<br /><br />Viale San Luigi Versiglia ,4 tel. 338/1198455<br /><br />62012 CIVITANOVA MARCHE (MC)<br /><br />  Cod. Fiscale: 93046210436<br /><br />Iscritta all&rsquo;Albo Regionale nr. 169 del 2/12/2003<br /><br />mail: mailto:amicidifido@emergenzanimali.com<br /><br /> <br />STUDIO DI CONSULENZA LEGALE ANIMALI E AMBIENTE<br /><br /> TEL: 338/1198455 - 334/2448739 - 0734/242447 - 0734/890969<br /><br /> MAIL: studioanimalieambiente@gmail.com<br />info@emergenzanimali.com<br /><br />info@fefeambiente.com<br /><br /> SEDE OPERATIVA : MONTEGRANARO , PROVINCIA DI FERMO , REGIONE MARCHE, Via Largo Conti 18 , cap 63014<br />A 15 MINUTI DALL'USCITA DELLA A14 DI CIVITANOVA MARCHE (MC)<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: EMISSIONI AEREI; DA STRASBURGO SI&#x27; A TAGLIO CO2/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:37:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - Dal 2012 le compagnie aree dovranno tagliare le loro emissioni di CO2: il Parlamento europeo oggi a Strasburgo ha dato il via libera alla direttiva che inserisce il traffico dei cieli nell'Ets, l'Emission Trading Scheme, la cosiddetta 'borsa' delle emissioni. A larghissima maggioranza - 640 voti favorevoli, 30 contrari e 20 astensioni - l'Eurocamera ha infatti detto si' all'accordo negoziato con il Consiglio dall'eurodeputato popolare tedesco Peter Liese, un'intesa che obbliga ''tutti i voli in arrivo e in partenza'' da un aeroporto Ue a fare i conti con la lotta al cambiamento climatico. Nel 2012 andranno abbassate del 3% le emissioni complessive, calcolate sulla media del periodo 2004-2006, mentre nel 2013 si dovra' procedere ad un ulteriore taglio del 2%. Sono comunque previste alcune deroghe per i voli militari e di polizia, per quelli antincendio e di ricerca o effettuati da piccoli aerei (meno di 5.700 kg), su rotte poco frequentate (meno di 30.000 posti all'anno) o da compagnie che inquinano poco (meno di 10.000 tonnellate all'anno). Scappano al taglio anche i voli di Stato dei paesi non Ue, quelli di addestramento e collaudo e i voli di ricerca scientifica. L'85% delle quote utilizzabili dalle compagnie aeree sara' assegnato gratuitamente alle aerolinee, mentre il restante sara' posto all'asta con il sistema della 'borsa' delle emissioni. Gli Stati membri sono obbligati dalla direttiva a investire i proventi ricavati dalla compravendita di quote in tecnologie verdi, in iniziative anti-deforestazione nei paesi in via di sviluppo e in trasporti a bassa emissione. ''E' la prima volta - sottolinea il relatore Liese - che si trova un accordo giuridico per usare questi fondi nella lotta al cambiamento climatico''. Verra' inoltre creato a partire dal 2013 un fondo speciale per le compagnie nuove e per quelle a forte crescita, che avranno delle quote gratuite. Non sono pero' tutti contenti. Il voto e' stato infatti accolto in maniera estremamente negativa dalla Iata, l'Associazione del trasporto aereo internazionale, e dall'Aea, l'Associazione delle aerolinee europee. ''Ci costera' 4,8 milioni di euro all'anno'', si lamenta Fran&ccedil;oise Humbert, portavoce dell'Aea. ''La norma - insiste il portavoce - non tiene in considerazione il petrolio a 140 dollari'' e rischia di diminuire la competitivita' delle compagnie Ue. Secondo la Iata nei primi sei mesi del 2008 25 compagnie aeree sono fallite per via del kerosene alle stelle. ''Il petrolio e' un problema per tutti - ribatte Liese - e tutti devono contribuire alla lotta al cambiamento climatico'', anche perche' il settore aereo produce il 3% del totale delle emissioni di CO2 ed e' in rapida e continua crescita. Il traffico e' infatti aumentato dell'87% dal 1990 ed e' destinato a raddoppiare da qui al 2020. Approvata la direttiva, la Ue guarda ora avanti. Il prossimo passo e' un accordo con gli Stati Uniti in modo da creare un sistema comune di riduzione delle emissioni tra i due maggiori mercati mondiali dell'aviazione. (ANSA). Y6Y-PUC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: ORDINANZA CANI; OBBLIGO MICROCHIP E ANAGRAFE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:35:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Obbligo di microchip e di iscrizione all'anagrafe canina per tutti i cani. Questa una delle novita' dell'ordinanza urgente firmata oggi dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini contenente misure per ''l'identificazione e la registrazione della popolazione canina''. Tra le altre misure previste, il divieto di vendita dei cuccioli di eta' inferiore ai due mesi e dei cani che non siano stati identificati e registrati. Obiettivo, riferisce una nota del ministero, fare nuovi ed importanti passi in avanti per contrastare il fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei cani. Lo scopo infatti, e' quello di assicurare l'uniforme applicazione sull'intero territorio nazionale della normativa sull'identificazione dei cani e la gestione dell'anagrafe canina. Responsabili della registrazione nell'anagrafe canina dei cani rinvenuti sul territorio o ospitati in strutture di ricovero e rifugi convenzionati sono i sindaci. L'ordinanza firmata oggi indica poi che i proprietari o i detentori di cani provvedano, nel secondo mese di vita, alla loro identificazione e registrazione mediante l'applicazione di un microchip elettronico. Per i cani di et&agrave; superiore ai due mesi l'adempimento &egrave; obbligatorio entro 30 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza. Essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale. Contestualmente all'applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell'anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagner&agrave; il cane in tutti i trasferimenti di propriet&agrave;. Per quanto riguarda i comuni, questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali procedure. Al fine di effettuare controlli di prevenzione del randagismo i comuni dovranno dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile. Per quanto riguarda i microchip, questi possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove gli viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilit&agrave; dei lotti dei microchip venduti. Infine, entro 90 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali definir&agrave;, con un provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni, le modalit&agrave; per assicurare l'interoperativit&agrave; tra la banca dati canina nazionale e le anagrafi canine regionali. Lo stesso provvedimento individuer&agrave; un unico documento di identificazione e registrazione dei cani, che dovr&agrave; essere adottato in sostituzione della certificazione attuale.(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>La Svezia sperimenta il treno verde ad alta velocit&#xe0;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:34:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br />La societ&agrave; ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gr&ouml;na T&aring;get", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguir&agrave; fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici. <br /><br />Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che &laquo;I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitivit&agrave; della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto&raquo;.<br /><br />Il miglioramento della competitivit&agrave; si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gr&ouml;na T&aring;get ridurr&agrave; di 15 minuti il tragitto Stoccolma G&ouml;teborg e i test hanno stabilit&agrave; il nuovo record di velocit&agrave; per un treno svedese: 295 km/h.<br /><br />Sono cos&igrave; stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l&acute;efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che pu&ograve; risparmiare fino al 15 % dell&acute;energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocit&agrave; e la forza di trazione al conducente. <br /><br />Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, &laquo;Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima &egrave; affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde &egrave; non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Londra&#x2c; manifestanti vegan scalano mercato carne contro climate change&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:33:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br /> Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia &egrave; stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: &laquo;Il 18% dei gas serra sono prodotti dall&rsquo;allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani&raquo;.<br />Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change &egrave; una delle pi&ugrave; grandi e pi&ugrave; imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell&rsquo;allevamento deve essere pi&ugrave; ampiamente conosciuto&raquo;. &laquo;Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l&acute;Alimentazione e l&acute;Agricoltura ha scoperto che l&acute;allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ci&ograve; &egrave; ancor pi&ugrave; del 13,5 per cento causato dai trasporti&raquo;. <br /><br />Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l&acute;agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema&raquo;. <br />&laquo;Non vi &egrave; stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte&raquo;. Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, &egrave; stato il sito del commercio di bestiame per pi&ugrave; di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale. <br /><br />Un portavoce dell&acute;ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: &laquo;Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto&raquo;.<br />Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo &egrave; una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci pi&ugrave; informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale&raquo;.<br />In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: &laquo;Una dieta basata sul consumo di carne non &egrave; pi&ugrave; sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro&raquo;. <br /><br />Al di l&agrave; di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti &egrave; vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l&rsquo;agricoltura &ndash; quella industriale soprattutto &ndash; d&agrave; ai cambiamenti climatici. La sostenibilit&agrave; ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull&rsquo;ambiente &egrave; un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno pu&ograve; imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale, creare per&ograve; le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo &egrave; possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Una sentenza storica e il valore dei parchi </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:33:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />di Mario Tozzi<br />Abbiamo ricordato quale sia la realt&agrave; dei parchi nazionali e delle aree protette d&acute;Italia, una realt&agrave; lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualit&agrave; della vita che i parchi portano con s&eacute;. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversit&agrave; della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall&acute;acqua all&acute;aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c&acute;&egrave;, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualit&agrave; delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.<br /><br />Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse &egrave; ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l&acute;urgenza di ripensare ci&ograve; che non funziona nelle modalit&agrave; di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l&acute;acqua sporca, oppure sono gi&agrave; state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che gi&agrave; hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E gi&agrave; ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio. <br /><br />Ma una privatizzazione degli enti parco &egrave; impensabile perch&eacute; significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cio&egrave; rischiare la mercificazione dell&acute;ambiente, di cui non abbiamo il bench&eacute; minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perci&ograve;, dovr&agrave; essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perch&eacute; non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cio&egrave; tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perch&eacute; mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si &egrave; in condizioni disastrose e non ci si pu&ograve; considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma &egrave; proprio per questo che va riproposto con forza l&acute;incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennit&agrave; e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.<br /><br />Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un&acute;area dall&acute;alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico pu&ograve; e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un&acute;associazione ambientalista &egrave; legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico &ndash; edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralit&agrave;. Come a dire che, laddove le autorit&agrave; amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un&acute;associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorit&agrave; pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti &hellip;<br />]]></content:encoded></item><item><title>NEWS ANSA : BANDO ENERGIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:38:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; color:#12924F;font-weight:bold; "><u>AMBIENTE:BANDO ENERGIA E MOBILITA',TERMINE PROROGATO AL 15/9<br /><br />(ANSA) - ROMA, 7 LUG - Con un decreto del ministro dello Sviluppo economico e' stato spostato in avanti il termine finale per la presentazione delle domande relative ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica e per la mobilita' sostenibile. La scadenza fissata dall'art. 8 del bando relativo ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica sono differite al 15 settembre 2008. Era stata la Finanziaria 2007 ad istituire presso il ministero dello Sviluppo, il Fondo per la competitivita' e lo sviluppo economico con stanziamenti per il finanziamento di progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilita' sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attivita' culturali e turistiche. Per quanto riguarda l'efficienza energetica il budget stanziato ammonta a 200 milioni di euro, mentre invece ammontano a 180 milioni le risorse concesse per finaziare i progetti di mobilita' sostenibile, fondi erogati per la concessione di agevolazioni a sostegno della realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo di nuove tipologie di prodotti e/o servizi, con elevato contenuto di innovazione tecnologica e in grado di determinare impatti sul sistema economico. I bandi erano stati emanati con appositi decreti del ministro dello Sviluppo economico del 5 marzo 2008 e del 19 marzo 2008, che stabilivano anche le scadenze prorogate proprio in questi giorni, per favorire lo svolgimento delle operazioni di inoltro delle domande al sistema informatico predisposto ad hoc e non ancora in perfetto esercizio. (ANSA). XLO<br /></u></span>]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA G8; WWF&#x2c; SERVE PIU&#x27; AMBIZIONE&#x2c; -80&#x25; CO2 AL 2050</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:31:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Al via, oggi, e fino al 9 luglio, il meeting dei capi di Stato e di Governo dei G8 a Hokkaido-Toyako (Giappone). E gli ambientalisti scendono in campo. ''Un' opportunita' - afferma il Wwf - per compiere un grande passo in avanti verso il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che il mondo desidera vedere realizzato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima (Onu) che si terra' a Copenhagen nel 2009''. E, dall'associazione del Panda, la richiesta di obiettivi piu' ambiziosi di riduzione delle emissioni. ''Il Wwf - si legge in un documento preparato per il summit giapponese - ritiene necessaria una riduzione delle emissioni globali di almeno l'80% entro il 2050 per mantenere il riscaldamento globale dovuto all'intervento umano al di sotto della pericolosa soglia dei 2 gradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre dell'epoca preindustriale. Gli obiettivi a medio termine del 25-40 per cento entro il 2020 per i Paesi industrializzati e il consenso sull'importante affermazione che il picco e il declino delle emissioni globali avvengano entro 10-15 anni - afferma ancora il Wwf - risultano cruciali per avviare un'azione globale che renda realizzabili gli obiettivi a lungo termine''. ''La scienza - sottolinea Kim Carstensen, Direttore della Global Climate Initiative del Wwf - e' stata chiara sul fatto che nel lungo termine le emissioni globali dovranno diminuire molto piu' del 50% entro il 2050''. ''Accettare di ridurre le emissioni globali del 50% entro il 2050 significa solamente - prosegue Carstensen - non essere abbastanza ambiziosi da tenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale''. Altro nodo, per il Wwf, i paesi a economie emergenti: ''Anche paesi come Cina e India devono contribuire ai tentativi globali di tagliare le emissioni, ma gli obiettivi ambiziosi a medio termine da parte delle nazioni industrializzate costituiscono un prerequisito cruciale'', dice Kathrin Gutmann, Wwf International Climate Policy Coordinator. ''Invece di scaricare la responsabilita' su quei paesi meno capaci - aggiunge Gutmann - le otto nazioni piu' ricche del mondo dovrebbero fare cio' che i veri leader fanno: muoversi per prime''. Infine il ruolo del Giappone: per Naoyuki Yamagishi, Capo del Japan Climate Programme del Wwf ''il Primo ministro Fukuda deve dare l'esempio e adottare politiche interne forti, prima di tutto un sistema di scambio di quote di emissioni e un obiettivo a medio termine severo, finalizzato a tagli di emissioni nel range del 25-40 per cento entro il 2020''. (ANSA). GU <br />07/07/2008 09:09 <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Elettrodotti&#x2c; dall&#xb4;Apat le linee guida per calcolare la fascia di rispetto</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />LIVORNO. L&rsquo;Apat ha elaborato la metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti con frequenza di rete pari a 50 Hz: la procedura da adottarsi per la determinazione delle fasce di rispetto pertinenti alle linee elettriche, aeree e interrate esistenti e in progetto &egrave; contenuta nel decreto del ministero dell&rsquo;ambiente e della tutela del mare del 29 maggio 2008 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di sabato. <br /><br />La fascia di rispetto &egrave; lo spazio circostante un elettrodotto che comprende tutti i punti al di sopra e al di sotto del livello del suolo caratterizzati da una induzione magnetica di densit&agrave; maggiore o uguale all&rsquo;obiettivo di qualit&agrave; che per gli elettrodotti operanti alla frequenza di 50 Hz &egrave; di 3 uT per il valore dell&rsquo;induzione magnetica.<br /><br />All&rsquo;interno di queste fasce (art. 4 legge 36/01) non &egrave; consentita alcuna destinazione di edifici a uso residenziale, scolastico, sanitario ovvero a uso che comporti una permanenza non inferiore alle quattro ore perch&eacute; sono &ldquo;siti sensibili&rdquo; e in quanto tali vanno tutelati dall&rsquo;esposizioni dei campi elettromagnetici.<br /><br />Secondo il legislatore italiano la minimizzazione della esposizione pu&ograve; essere raggiunta con l&rsquo;individuazione di siti che per la loro destinazione d&rsquo;uso e la qualit&agrave; degli utenti possono essere considerate come sensibili, nella conseguenze impostazione di distanze minime per l&rsquo;installazione e con appunto, adeguate tecniche di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto.<br /><br />I timori dei danni che le onde elettromagnetiche possono provocare sulla salute delle uomo e soprattutto dei bambini, degli anziani e dei malati sono motivo di proteste popolari e di conseguenti ricorsi giudiziari. Per trovare un compromesso fra il funzionamento efficiente della rete3 elettrica nonch&eacute; dei telefonini e la minimizzazione degli impatti non solo sulla salute, ma anche sul paesaggio, occorre utilizzare le migliori tecnologie disponibili, monitorare e pianificare. E la pianificazione urbanistica &egrave; uno dei compiti fondamentali del comune in materia di gestione del territorio cos&igrave; come lo sono le comunicazioni dei gestori/proprietari dell&rsquo;impianto dei dati per il calcolo della fascia di rispetto.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:PARTE NUOVA COMMISSIONE VIA;159 RICHIESTE EREDITATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Parte la nuova commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via) con un eredita' di 159 richieste. La nuova Via, riformata e snellita dal Governo - rende noto il ministero dell'Ambiente in un comunicato - si riunira' fra pochi giorni. In particolare - riferisce il ministero - l'organismo riceve in eredita' dalla passata gestione un carico di 159 richieste inevase. Si tratta di centrali per la produzione di energia elettrica, strade, porti, dighe, rigassificatori ma anche di impianti per energie rinnovabili come i parchi eolici. ''Questo enorme pregresso, che ha le caratteristiche di una situazione di paralisi grave - ha assicurato il ministro dell' Ambiente, Stefania Prestigiacomo - sara' smaltito entro la fine dell'anno. E' inconcepibile che un'azienda attenda anni per una autorizzazione. Dobbiamo dare certezza di tempi. Cio' non significa attenuazione dei controlli, tutt'altro. E solo un requisito di efficienza del sistema che dobbiamo garantire''. ''Chi progetta un investimento - ha aggiunto il ministro - deve sapere entro quanto tempo avra' una risposta, positiva o negativa che sia. Ed i tempi d'attesa dovranno essere ragionevolmente brevi. Ma questo blocco di fatto delle Via ha avuto effetti deteriori anche sull'ambiente. E' il caso dell' empasse di tanti impianti eolici che potrebbero contribuire significativamente all'attenuazione della dipendenza del nostro paese dai combustibili fossili''. (ANSA). COM-GU <br />04/07/2008 16:04 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Contributi ecologici per chi si tuffa in Sardegna. perch&#xe9; no?&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Non sar&agrave; un ticket, ma un contributo ecologico quello che il comune di Baunei, su cui ricadono alcune perle della costa sarda, ha istituito a carico dei fruitori. Un euro per la permanenza nelle spiagge pi&ugrave; grandi lungo tutta la costa amministrata dal comune dell&rsquo;Ogliastra, come Cala Luna e Cala Sisine, dove il contributo sar&agrave; speso per mantenere i servizi. Stessa cifra per quelle pi&ugrave; piccole, come Cala Mariolu, Cala Goloritz&egrave;, ma dove la sosta non potr&agrave; protrarsi per pi&ugrave; di due ore, perch&eacute; non dotate di servizi adeguati.<br /><br />Per evitare l&acute;intasamento delle cale - soprattutto di quelle pi&ugrave; gettonate - per le imbarcazioni &egrave; stato reso obbligatorio l&acute;utilizzo dei corridoi di attracco, che sar&agrave; regolamentato dal personale che sin dallo scorso anno ha cominciato ad operare in questa zona. Poich&eacute; contemporaneamente &egrave; proibito ormeggiare nelle boe di delimitazione dei corridoi, oltre al divieto di ingombrare con gommoni o altre imbarcazioni gli arenili delle cale, chi vorr&agrave; accedere alle spiagge dovr&agrave; per forza di cose rivolgersi al personale del comune di Baunei. Il provvedimento vieta anche il transito, nei sentieri e nelle mulattiere del Supramonte di Baunei, di moto e veicoli di qualsiasi genere.<br /><br />La vigilanza sar&agrave; affidata a personale incaricato di garantire il rispetto dei tempi e la rotazione dei turisti sulla stessa spiaggia. <br />Questi i punti cardine dell&acute;ordinanza che entrer&agrave; in vigore lungo la costa da Cala Luna a Santa Maria Navarrese e in tutto il territorio di Baunei.<br /><br />Il provvedimento &egrave; stato approvato luned&igrave; scorso nel corso dell&acute;ultima seduta del consiglio comunale e dovrebbe essere pubblicato oggi sul sito del comune.<br />&laquo;L&acute;ordinanza avr&agrave; effetto immediato &ndash; dichiara il sindaco di Baunei Salvatore Lai - daremo un paio di giorni di tempo perch&eacute; ci si possa adeguare, per distribuire i biglietti e per informarne tutti gli operatori interessati. I blocchetti per il pagamento del contributo ecologico verranno consegnati a tutte le motobarche passeggeri e ai noleggiatori&raquo;. <br /><br />E per rendere pi&ugrave; esplicito il meccanismo Lai fa un esempio: &laquo;Al momento della sottoscrizione del contratto per il nolo dell&acute;imbarcazione verr&agrave; chiesto, oltre al prezzo della barca, un euro per persona per chi andr&agrave; lungo la costa, da Cala Luna fino a santa Maria Navarrese. Contributo valido per tutto il giorno. Si tratta di una cifra simbolica rispetto alle decine di migliaia di euro l&acute;anno che ricadono normalmente sui residenti baunesi titolari degli usi civici. Spese che riguardano la manutenzione delle strade interne e il costo complessivo per lo smaltimento dei rifiuti prodotti anche dai turisti, ma che ricadono sempre sui baunesi&raquo;.<br /><br />Plaude all&rsquo;iniziativa Legambiente, che ha recentemente incluso il comune di Baunei nella top ten delle amministrazioni che possono fregiarsi delle cinque vele che l&rsquo;associazione attribuisce ogni anno assieme al Touring club alle amministrazione che meglio lavorano sui territori costieri.<br /><br />&laquo;La programmazione mirata a regolamentare i flussi turistici troppo aggressivi per i fragili ecosistemi locali &egrave; sempre una scelta giusta&raquo; afferma Vincenzo Tiana, Presidente di Legambiente Sardegna. <br />&laquo;L&rsquo;iniziativa &ndash; prosegue Tiana - segue gli esempi proposti da altre amministrazioni sarde negli anni passati. Nell&rsquo;oristanese, il numero chiuso o il ricorso a piccoli &ldquo;eco-contributi&rdquo; era gi&agrave; stato scelto come misura di salvaguardia di alcuni bellissimi tratti di costa, come l&rsquo;incantevole Is Aruttas, la spiaggia di &ldquo;chicchi di riso&rdquo;&raquo;.<br /><br />Ma l&rsquo;azione di Baunei ha gi&agrave; fatto nascere perplessit&agrave; e polemiche dal comune adiacente, Dorgali, che gestisce assieme al primo la spiaggia di cala Gonne, che si chiede come sar&agrave; possibile chiedere il contributo anche ai fruitori del tratto di spiaggia che ricade sotto l&rsquo;amministrazione di Dorgali che invece non lo ha imposto.<br /><br />&laquo;Ora nasce l&rsquo;esigenza &ndash; continua Tiana - di coordinare a livello regionale una regolamentazione delle politiche di questo tipo che puntano a proteggere i luoghi pi&ugrave; belli dell&rsquo;isola&raquo;, anche se tra comuni adiacenti e che si condividono la gestione di tratti comuni di territorio, l&rsquo;accordo potrebbe essere trovato anche senza bisogno dell&rsquo;intervento superiore. Ma forse questo nel Paese dei campanili rimarr&agrave; per sempre una chimera.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il G8 nasce stanco (soprattutto di Bush)&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />dal nostro inviato Maurizio Gubbiotti<br />OKKAIDO. Anche all&rsquo;apertura del G8 istituzionale, quello dei Governi, a prendere la parola per prima &egrave; stata la societ&agrave; civile, sono state le associazioni ambientaliste, un momento promosso dal Can giapponese (Climate change ation network al quale aderisce anche Legambiente), che presso l&rsquo;international media center hanno tenuto un breve briefing proprio sui mutamenti climatici. I paesi industrializzati G8 hanno da sempre le maggiori responsabilit&agrave; sui mutamenti climatici ed hanno un ruolo a livello globale nella strada da costruire per affrontarli, hanno sottolineato gli ambientalisti, e il quarto rapporto dell&rsquo;Ipcc (braccio scientifico delle Nazioni Unite) mostra come per il processo di mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici bisogna essere molto pi&ugrave; drastici e decisi. Non esiste l&rsquo;opzione del non far nulla. <br /><br />Si arriva al G8 in Giappone con un processo partito a Gleneagles nel 2005 e proseguito attraverso Heiligendamm nel 2007, che pur non avendo rappresentato due momenti rivoluzionari, hanno affermato gli ambientalisti, hanno portato un po&rsquo; in avanti il dibattito, e questo attuale deve essere una tappa del percorso utile a costruire e non un ritorno indietro. <br /><br />Per questo le preoccupazioni pi&ugrave; importanti proprio del mondo ambientalista sono rappresentate dall&rsquo;insistere sul processo Mem, Major economies meeting on Energy security and climate change, promosso dal presidente degli Stati Uniti Bush, che rischia evidentemente di confondere il percorso dentro le Nazioni Unite del Protocollo di Kyoto e che anche nel G8 in Germania aveva tentato di porre la questione sul piano: il problema esiste, ma ognuno se lo risolve nel proprio paese con i tempi che vuole; con i limiti e con gli strumenti che vuole. <br /><br />L&rsquo;altra forte preoccupazione riguarda la via del nucleare che rischia di uscire da qui come l&rsquo;alternativa ai combustibili fossili e che proprio nei giorni scorsi ha visto il ministro italiano dello sviluppo economico Claudio Scajola, durante il G8 dei ministri dell&rsquo;Energia riunitosi ad Aomori convincere i propri colleghi ad adottare un testo propedeutico a quello finale di Toyako che recita: &laquo;un numero crescente di Paesi hanno espresso interesse per i programmi nucleari quali strumento per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sicurezza energetica. Questi Paesi considerano il nucleare uno strumento essenziale per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili e di conseguenza ridurre le emissioni di gas a effetto serra&raquo;.<br /><br />Da parte dei Governi comunque la prima giornata si &egrave; conclusa piuttosto stancamente e con un nulla di fatto quasi su tutto, ma con grossi rimandi alla giornata di domani per le decisioni. Non &egrave; ancora questo il momento per fare il punto sul raggiungimento degli obiettivi si &egrave; detto e sul fronte dei mutamenti climatici timida e inutile discussione su obiettivi di riduzione a medio e lungo termine con la riproposizione da parte del Primo Ministro giapponese Yasuo Fukuda della volont&agrave; di stanziamento del suo Paese di 10 miliardi di dollari per partecipare puntando sull&rsquo;innovazione alla riduzione delle emissioni e dell&rsquo;efficienza energetica.]]></content:encoded></item><item><title>Il Mar Nero si mangia il delta del Kizilimark&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</guid><content:encoded><![CDATA[LIVORNO. FONTE:www.greenreport.it<br />Secondo quanto riporta il giornale Today&acute;s Zaman, l&acute;acqua salata del Mar Nero si sta infiltrando sempre pi&ugrave; nel delta del Kizilirmak (Fiume rosso in turco) e sta producendo la salinificazione di laghi dell&acute;area, con un forte impatto negativo su fauna e flora.<br /><br />Il delta del Kizilirmak, si estende su 56 mila ettari e ospita 140 diverse specie animali e pi&ugrave; di 100 mila uccelli svernanti, &egrave; considerata un&acute;area ornitologica di importanza internazionale. <br /><br />Secondo quanto dice al giornale turco Murrat Bulat, presidente della Federazione per la protezione della natura del Mar Nero, &laquo;l&acute;aumento del livello del sale dei laghi nel delta del Mar Nero, una delle pi&ugrave; importanti zone umide della Turchia, &egrave; stato provocato dai canali d&acute;acqua costruiti per proteggere le terre contro le inondazioni durante la stagione delle piogge&raquo;.<br /><br />Per gli ambientalisti turchi, se non verranno prese le misure necessarie il livello del sale dannegger&agrave; la fauna della regione: &laquo;Il Mar Nero comincia lentamente a inglobare il delta. La salinizzazione dei laghi collegati al mare attraverso dei canali d&acute;acqua &egrave; in progressione. C&acute;&egrave; un grave deterioramento della flora e della fauna&raquo;. <br /><br />La Federazione per la protezione della natura chiede di costruire dighe negli ambienti dove si incontrano mare e delta per impedire che l&acute;acqua salata risalga fino ai laghi.]]></content:encoded></item><item><title>Autotrasporto&#x2c; In Ue si pagher&#xe0; in base a quanto si inquina&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</guid><content:encoded><![CDATA[FIRENZE.FONTE:www.greenreport.it <br />Come noto, la Commissione Europea per quanto riguarda la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, si sta concentrando sui veicoli pesanti con motori diesel. Ha infatti presentato nello scorso febbraio la proposta cosiddetta Euro VI che definisce limitazioni imposte ai veicoli degli Stati membri dell&rsquo;Unione europea a partire da aprile 2013. <br /><br />Questo tipo di scelte effettuate per tutelare la salute dei cittadini, hanno riflessi sul funzionamento del mercato ma poich&eacute; la proposta verr&agrave; applicata in tutta Europa, gli standard di Euro VI non genereranno (pare) barriere commerciali per i produttori di veicoli dell&rsquo;Unione europea. Anzi, l&rsquo;intenzione &egrave; quella di ridurre i costi per i produttori e favorire la diffusione di limiti pi&ugrave; cautelativi delle emissioni in tutto il mondo e a lungo termine per favorire e rendere pi&ugrave; competitivi i produttori europei sul mercato globale. <br /><br />La proposta Euro VI, ancora in fase di studio, prende in considerazione inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx), le polveri fini (PM 2.5), la CO2 e la relazioni con i costi dei produttori. Arpat informa che in Olanda l&rsquo;Agenzia per l&rsquo;ambiente dei Paesi Bassi, sta gi&agrave; lavorando in linea con Euro VI. Infatti ha realizzato uno studio che mostra come negli ultimi anni la qualit&agrave; dell&rsquo;aria in Olanda sia generalmente migliorata, ma persistono ancora dei luoghi dove si registrano superamenti dei limiti previsti per quello che riguarda alcune sostanze come il particolato (PM10) ed il biossido di azoto (NO2). Queste aree sono chiamate hotspots e si trovano per lo pi&ugrave; vicino alle autostrade nelle grandi citt&agrave; e nelle trafficate strade urbane di Randstad (agglomerato urbano nell&rsquo;ovest del paese). <br /><br />Sono i mezzi pesanti i maggiori imputati al perdurare della critica <br />qualit&agrave; dell&rsquo;aria specialmente per l&rsquo;NO2. Ad esempio senza le limitazioni imposte da Euro VI, lo studio prevede che il 35% delle concentrazioni di biossido di azoto lungo le autostrade negli agglomerati di Rotterdam/Dordrecht sar&agrave; causato nel 2015 da veicoli pesanti con motori diesel. Ma lo stesso studio olandese ha dimostrato come l&rsquo;applicazione delle nuove norme potr&agrave; determinare la riduzione delle emissioni dei tir con motori diesel con una conseguente significativa riduzione di biossido di azoto negli hotspots e in generale, rispetto ai risultati attesi, anche una forte riduzione di NOx e PM2,5 con l&rsquo;applicazione degli standards Euro VI rispetto all&rsquo;attuale Euro IV. <br /><br />Tra l&acute;altro mercoled&igrave; la commissione Ue sar&agrave; chiamata ad approvare il pacchetto Greening transport che mira a fissare pedaggi personalizzati ai singoli autotreni, calcolati sulla base del costo sociale del viaggio stesso, di fatto pedaggi proporzionati all&acute;emissione di Co2 in atmosfera.]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: ELETTRICITA&#x27;&#x2c; PIU&#x27; TUTELA E PIU&#x27; EFFICIENZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - ROMA, 23 GIU - L'Europarlamento chiede di separare la proprieta' delle attivita' di produzione e di trasmissione dell'energia elettrica, respingendo le alternative per consentire una separazione funzionale corredata di garanzie d' indipendenza di gestione. E' uno dei criteri primari secondo il Parlamento a garanzia di norme comuni per il mercato interno realmente europeo dell'energia elettrica, per lo sviluppo di una rete comune e per un'ampia offerta di energia accessibile a tutti. Rileva poi che il buon funzionamento del mercato interno dell'energia elettrica dovrebbe offrire ai produttori incentivi adeguati per investire in nuove centrali elettriche e ai consumatori misure idonee per promuovere un impiego piu' efficiente dell'energia. Allo stesso tempo avanza una serie di proposte volte a proteggere i consumatori e a tutelare i loro diritti, a definire gli obblighi di servizio universale e chiarire i requisiti in materia di concorrenza. L'attuale normativa prevede gia' talune garanzie riguardo all'obbligo di servizio pubblico e tutele per i consumatori. Il Parlamento precisa la portata di alcune di queste e chiede l'integrazione di nuovi diritti. Ritiene infatti che gli interessi dei consumatori dovrebbero essere al centro della direttiva. Le autorita' nazionali di regolamentazione, d'altra parte, dovrebbero far rispettare i diritti degli utenti predisponendo incentivi e imponendo sanzioni alle imprese che non rispettano le norme in materia di protezione dei consumatori e di concorrenza. Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di istituire sportelli unici che mettano a disposizione dei consumatori tutte le informazioni necessarie concernenti i loro diritti, la legislazione in vigore e le modalita' di ricorso a loro disposizione in caso di controversia. I consumatori dovrebbero avere inoltre il diritto di essere adeguatamente informati, quanto meno con cadenza trimestrale, del loro consumo effettivo di energia elettrica e dei costi relativi, ma anche di ricevere adeguata comunicazione dell'intenzione di modificare le condizioni contrattuali e di essere informati del loro diritto di recesso al momento della notifica. La poverta' energetica - ossia la situazione in cui un cittadino 'non puo' permettersi di riscaldare la propria abitazione in modo accettabile - costituisce, per i deputati, un problema crescente all'interno dell'UE. Un emendamento chiede quindi agli Stati membri di elaborare piani d'azione nazionali per affrontare il problema e garantire il necessario approvvigionamento energetico per i clienti vulnerabili. A tal fine, precisano, e' necessario un approccio integrato ed e' opportuno che le misure comprendano politiche sociali, politiche tariffarie e miglioramenti dell'efficienza energetica per le abitazioni. Gli Stati membri dovranno incoraggiare la modernizzazione delle reti di distribuzione, che devono essere costruite in modo da favorire la generazione decentrata e assicurare l'efficienza energetica. E dovrebbero poter imporre di imporre che gli introiti derivanti dalla fornitura di elettricita' ai clienti civili vadano ad alimentare programmi di efficienza energetica. Un altro emendamento ha chiesto agli Stati membri di provvedere affinche' i fornitori di energia elettrica specifichino nelle fatture e in tutto il materiale promozionale inviato ai clienti finali la quota di ciascuna fonte energetica nel mix complessivo di combustibili utilizzato in modo armonizzato e comprensibile al fine di agevolare il raffronto. Purtroppo pero' l'Aula ha respinto una proposta innovativa dal punto di vista ambientale: quella di imporre ai fornitori di dare informazioni sull'impatto ambientale, ''in termini almeno delle emissioni di CO2 e dei rifiuti radioattivi derivanti dall'elettricita' prodotta dalla miscela complessiva di carburante utilizzata''. Ma i deputati hanno invece chiesto di inserire ''il contributo al raggiungimento dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020'' tra i criteri per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di impianti di generazione. (ANSA). XLO <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: KOFI ANNAN&#x2c; NUOVO FORUM PER &#x27;GIUSTIZIA CLIMATICA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - GINEVRA, 24 GIU - L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rivolto oggi un appello per una ''giustizia climatica''. ''Abbiamo una responsabilita' nei confronti dei Paesi poveri che gia' subiscono l'impatto dei cambiamenti climati. Serve una giustizia del clima'', ha detto Annan aprendo a Ginevra i lavori del primo incontro annuale del 'Global Humanitarian Forum' (Ghf), da lui fondato l'anno scorso e dedicato al ''Volto umano dei cambiamenti climatici''. Per Annan ed il Ghf la comunita' internazionale deve riconoscere che spetta ai Paesi del Nord che sono i maggiori inquinatori pagare per i danni causati. Fino a domani, il Forum riunira' oltre 200 tra scienziati, imprenditori, rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e non governative, accademici. Tra le personalita' annunciate il miliardario britannico Richard Branson, l'irlandese Mary Robinson, ex Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, l'economista Jeffrey Sachs ed il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (CICR), Jakob Kellenberger. (ANSA). XBV <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:EMISSIONI AUTO;PRESTIGIACOMO&#x2c;NO ACCORDO BERLINO-PARIGI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - BERLINO - Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si e' detta contraria al recente accordo tra la Germania e la Francia sui limiti delle emissioni di CO2 prodotte dalle nuove auto, definendolo ''inaccettabile''. Intervistata dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, il ministro ha detto che la proposta ''per noi e' inaccettabile. Esso premia le auto di grossa cilindrata che hanno consumi elevati''. Come e' noto, il nove giugno scorso Berlino e Parigi hanno raggiunto un accordo di massima sui futuri limiti alle emissioni di CO2 delle automobili durante un vertice informale nel Sud della Germania. In particolare, l'intesa prevede regolamenti flessibili per quanto riguarda gli obiettivi per le emissioni di CO2 e le punizioni per chi violera' questi limiti, pur confermando l' obiettivo Ue che fissa le emissioni di CO2 in 120 g per chilometro dal 2012 (per scendere tra 95 e 110 g/km a partire dal 2020). Il ministro ha osservato che la proposta franco-tedesca ''non protegge l'ambiente e penalizza le industrie europee, tra cui quella italiana, che producono vetture efficienti con emissioni di CO2 contenute''. Prestigiacomo, sempre secondo quanto scrive il giornale, ha sottolineato che il testo franco-tedesco dovra' essere discusso dai Ventisette in occasione del prossimo vertice dei ministri dell'Ambiente che si terra' a Parigi all'inizio del mese prossimo. (ANSA).</span>]]></content:encoded></item><item><title>CONVEGNO : &#x201c;Prendiamoci l&#x2019;Europa&#x201d;&#xd; le opportunit&#xe0; di finanziamento dei fondi comunitari a gestione diretta per imprese&#x2c; enti pubblici&#x2c; associazioni&#x2c; onlus  &#xd;  &#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-15T22:50:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-june-2008#unique-entry-id-467</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-june-2008#unique-entry-id-467</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"><br /></span><span style="font:10px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font:18px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">   </span><strong><img class="imageStyle" alt="" width="41" height="43" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry467_1.png" /></strong><span style="font:18px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "> </span><span style="font:19px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">  PROVINCIA DI ASCOLI PICENO</span><span style="font:20px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font:8px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">&ldquo;Prendiamoci l&rsquo;Europa&rdquo;<br />le opportunit&agrave; di finanziamento dei fondi comunitari a gestione diretta per imprese, enti pubblici, associazioni, onlus  <br />  <br /><br />Il Convegno si terr&agrave; presso i locali dell&rsquo;enoteca &ldquo;il Clan&rdquo; in Viale Gramsci a Montegranaro venerd&igrave; 20 giugno alle ore 18 e 30<br /><br />Modera l&rsquo;arch. Giacomo Beverati<br />Presidente commissione consiliare attivit&agrave; produttive Provincia di Ascoli Piceno<br /><br />interverranno:<br /><br /><br />Avv. Andrea Perrotta<br />consulente comunitario<br /><br />Dott.ssa Francesca Testella<br />consulente ambientale<br /><br />Prof. Massimo Rossi<br />Presidente delle provincia<br /><br />Giulio Saccuti<br />Presidente Consiglio provinciale<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>STUDIO DI CONSULENZA LEGALE ANIMALI E AMBIENTE OPERATIVO </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-28T10:32:08+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-465</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-465</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#260B0B;">LO STUDIO DI CONSULENZA ANIMALI E AMBIENTE E' OPERATIVO DA MAGGIO <br /><br />Per informazioni e fissare appuntamenti gi&agrave; da ora si prega di utilizzare i seguenti</span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> </span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; "><u>RECAPITI</u></span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> </span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">:<br /></span><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#260B0B;"><br /></span><span style="font:15px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">MAIL: studioanimalieambiente@gmail.com <br /><br />info@emergenzanimali.com <br /><br />info@fefeambiente.com <br /><br /><br />TEL: 338/1198455 - 334/2448739 0734/890969 - 0734/242447 <br /><br /></span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">SEDE OPERATIVA ALL'INCIRCA DA APRILE : MONTEGRANARO, PROVINCIA DI FERMO , </span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; "><u>REGIONE MARCHE</u></span><span style="font:16px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#260B0B;font-weight:bold; ">, Via Largo Conti 18 , cap 63014 <br /><br />A 15 MINUTI DALL'USCITA DELLA A14 DI CIVITANOVA MARCHE (MC) <br /><br /></span><strong><img class="imageStyle" alt="" width="451" height="387" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry465_1.jpg" /></strong><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"> <br /></span><span style="font:10px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;"><br /><br /></span><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#333333;font-weight:bold; "><u><br /></u></span><span style="font:15px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#333333;font-weight:bold; "><u>CON REFERENTI SELEZIONATI A : MILANO , VARESE , ROMA , CAGLIARI , MATERA E ANCONA</u></span>]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: BRUXELLES LANCIA PREMIO CAPITALE VERDE EUROPEA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-26T00:20:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-464</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-464</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 22 MAG - A partire dal 2010 ogni anno una citta' europea sara' eletta ''Capitale verde europea''. Il premio sara' assegnato alla citta' che vanta standard elevati in rispetto ambientale e dimostra un impegno continuo a raggiungere obiettivi ''ambiziosi'' di tutela dell'ambiente e in favore dello sviluppo sostenibile, una citta' che possa fungere da modello e promuovere le buone pratiche in tutte le altre citta' europee. Lo ha reso noto oggi la Commissione europea. Il premio e' aperto ai 27 Stati membri dell'Ue, ai paesi candidati (Turchia, Ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Croazia) e ai paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein). Tutte le citta' europee con oltre 200.000 abitanti possono candidarsi tramite un modulo online. Le candidature saranno valutate sulla base di dieci criteri ambientali, tra i quali cambiamenti climatici, trasporti, atmosfera, rifiuti e acqua. Il termine per la presentazione delle candidature per le edizioni 2010 e 2011 e' il primo ottobre 2008 e la giuria designera' la citta' vincitrice alla fine di quest'anno. Il premio, sottolinea la Commissione, intende testimoniare che la citta' vincitrice riesce nell'intento di risolvere i problemi ambientali per migliorare la qualita' della vita dei cittadini e ridurre l'impatto globale sull'ambiente. Incentiva inoltre le citta' a trarre ispirazione l'una dall'altra e a condividere le buone pratiche, incoraggiando nel contempo una competizione amichevole. (ANSA). PUC ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: TERRAFUTURA; NASCE ZOES&#x2c; MAPPA WEB ECOSOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-26T00:19:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-463</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-463</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - FIRENZE, 24 MAG - E' nato 'Zoes', il portale della sostenibilita' e dell'economia solidale, nato grazie alla collaborazione tra Fondazione culturale responsabilita' etica e Fondazione Sistema Toscana. Zoes, social network dedicato a chi vuole praticare uno stile di vita sostenibile, e' stato presentato a Terrafutura, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilita' ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso di Firenze fino a domenica 25 maggio. Zoes e' una community per mettere in rete persone, organizzazioni, produttori, enti locali e iniziative della societa' civile attiva e fornisce una mappa di orientamento nella zona ecosostenibile. Il portale e' stato presentato da Adriana De Cesare di Fondazione Sistema Toscana e Francesco Sanna di Mediaxion con Euclides Mance di Solidarius - Rete Economia Solidaria, Brasile, filosofo e collaboratore del presidente Lula per il progetto Fame Zero. Euclides Mance ha sottolineato l'importanza della tecnologia dell' informazione nella costruzioni di reti. ''In Brasile - ha spiegato Mance - sono presenti ben 22 mila iniziative di economia solidale e di questi il 46% e' coinvolto in reti e/o forum di economia solidale. L'indotto del settore ha portato negli ultimi 6 anni a 800 mila nuovi posti di lavoro registrando una fatturazione annuale di circa 3 milioni di euro. E' un settore in espansione grazie soprattutto ad internet, strumento che avvicina e unisce''. (ANSA). COM-CH/DLM ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:FORSE &#x27;PAUSA&#x27; PER RISCALDAMENTO GLOBALE FINO A 2020&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-26T00:17:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-462</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-462</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il riscaldamento globale potrebbe 'prendersi una pausa', almeno nel prossimo decennio, per poi ricominciare piu' forte dal 2020. Lo afferma uno studio tedesco pubblicato dalla rivista Nature, basato su un nuovo modello matematico, secondo cui si sta entrando in un periodo in cui la Terra tendera' naturalmente a raffreddarsi per effetto di alcune correnti oceaniche, e questo 'neutralizzera' momentaneamente i gas serra. La principale novita' introdotta dal modello e' l'integrazione della 'Atlantic Multidecadal Oscillation', una tendenza delle correnti dell'oceano Atlantico a raffreddarsi ogni 60-70 anni. Secondo i ricercatori, nei prossimi 15 anni la temperatura potrebbe avere una curva diversa da quella predetta dall'Ipcc, la commissione Onu che si ocupa dei cambiamenti climatici, per poi 'ricongiungersi' dal 2020 in poi al riscaldamento predetto. ''Ci sono alcune incertezze nel modello - ha spiegato Noel Keenlyside dell'universita' di Kiel alla Bbc - ma le nostre previsioni sono di un plateau nella curva della temperatura, che poi ricomincera' a salire''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>INQUINARE DIVENTA REATO&#x2c; EUROPARLAMENTO APPROVA RAPPORTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-26T00:17:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-461</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-may-2008#unique-entry-id-461</guid><content:encoded><![CDATA[22 maggio 2008 - Le ''gravi violazioni'' delle norme europee sulla tutela ambientale saranno punibili con sanzioni penali. Potranno essere colpite persone fisiche e giuridiche e stara' agli Stati Ue definirle. E' quanto prevede il rapporto del popolare tedesco Hartmut Nassauer, che gli eurodeputati hanno approvato ieri.<br />Adottando un pacchetto di compromesso messo a punto col Consiglio, l'approvazione di Strasburgo e' definitiva e i Ventisette avranno due anni di tempo per mettersi in regola.<br />Grande soddisfazione e' stata espressa dalla Commissione Ue, secondo la quale questa norma fara' si' che non ci siano piu'' ''porti sicuri'' per gli inquinatori. Dopo la carota arriva il bastone, ha commentato Vittorio Prodi, eurodeputato del Pd in commissione Ambiente, riferendosi agli incentivi per la tutela ambientale adottati nelgi anni dall'Ue. Per Guido Sacconi (Pse), relatore sul cambiamento climatico, l'approvazione di oggi segna un passaggio '' quasi storico'' considerando gli anni trascorsi in un ''ping pong'' fra Consiglio e Parlamento e ai quali ha posto fine una sentenza della Corte di giustizia Ue.<br />Nel 2005, infatti, la Corte ha stabilito la competenza europea ad adottare misure nell'ambito del diritto penale per garantire la tutela ambientale. Nel 2007 la Corte ha pero' stabilito che sta agli Stati e non all'Ue fissare le modalita' delle sanzioni.<br />Per questo la direttiva approvata oggi fornisce ai paesi Ue una cornice all'interno della quale ogni stato europeo dovra' fissare le sanzioni penali, che dovranno essere ''effettive, proporzionate e dissuasive''. Nella formula di compromesso approvata oggi e' saltata la proposta originaria della Commissione Ue di stabilire gia' nel testo dei paletti per le sanzioni contro chi inquina intenzionalmente o per grave negligenza e che prevedevano, per le persone fisiche, fino a dieci anni di carcere e l'eventuale obbligo di pagare i danni e per le persone giuridiche una multa fino a 1 milione e mezzo di euro.<br />La norma Ue punta l'indice contro varie forme di inquinamento grave, provocate da impianti che gestiscono sostanze pericolose, dalla gestione dei rifiuti e delle scorie nucleari, ma colpisce anche il possesso, la cattura, l'uccisione o la distruzione di specie protette di animali e piante e qualsiasi azione che provochi il significativo deterioramento di un habitat all'interno di un sito protetto.<br />Per quanto riguarda i rifiuti, sono sanzionabili penalmente la raccolta, il trasporto, il recupero e l'eliminazione, comprese la vigilanza dei siti di smaltimento che provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualita' dell'aria, del suolo, delle acque alla fauna e alla flora. Sono altrettanto sanzionabili la produzione, l'importazione, l'esportazione e l'immissione sul mercato o l'uso di sostanze che riducono lo strato di ozono.<br />(ANSA)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>STUDIO ANIMALI E AMBIENTE E POLIZIA DI ANCONA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-17T23:29:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-460</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-460</guid><content:encoded><![CDATA[Nel corso della mattinata di sabato 17 maggio lo Studio Animali e Ambiente , con sede a Montegranaro (AP) , ha avuto il piacere di essere invitata e presente , nella persona della &nbsp;dott.ssa Francesca Testella , &nbsp;alla festa annuale della polizia di Ancona. &nbsp;Nel corso della manifestazione si sono esibiti , in dimostrazioni pratiche , i cani delle unit&agrave; cinofile , mostrando un grande affiatamento con i propri conduttori e una serenit&agrave; che consente di sfatare le voci sul fatto che i cani siano drogati o che verso di loro sia usata la forza . Come unico studio di consulenza legale in materia di animali presente in Italia , ci sentiamo di spendere una parola di plauso per quanto abbiamo avuto modo di constatare con i nostri occhi . Gli agenti hanno inoltre mostrato &nbsp;grande disponibilit&agrave; e limpidezza nel parlare del lavoro e del rapporto con gli animali , oltre che un amore verso i loro compagni che inevitabilmente nella maggior parte dei casi porta all'adozione degli stessi amici a quattro zampe , arrivati all'et&agrave; del pensionamento , da parte del proprio compagno di lavoro e di vita . Grande attenzione inoltre &egrave; stata manifestata per le vicende relative a corse clandestine , combattimenti tra cani e maltrattamenti di animali , realt&agrave; attorno alle quali si sviluppa un flusso di scommesse milionarie . Gli animali vengono sottoposti a torture insopportabili sia nella fase dell'addestramento sia in quella finale del combattimento , al termine del quale o uno dei due cani muore perch&egrave; l'altro viene costretto a farlo oppure perch&egrave; lo stesso proprietario , che ha perso la scommessa , lo uccide nei modi pi&ugrave; feroci : dandogli fuoco , buttandolo a mare , sparandogli alla testa , lasciandolo morire per le ferite e picchiandolo o rinchiudendolo in congelatore ancora vivo . A tutto questo la polizia cerca di porre fine . Un a realt&agrave; nascosta formalmente &nbsp;ma nota a molti sebbene celata per paura o connivenza .<br />Ampio spazio inoltre &egrave; stato dedicato nella rivista "Polizia moderna" proprio ai cani che prestano la propria preziosa opera nella polizia , tra cui diverse razze , pastore tedesco , labrador retriever , pastore malines , jack russell ed anche amici meticci , a seconda delle attitudini specifiche della razza di appartenenza . Un articolo dettagliato seguito da un eccellente contributo rivolto a chiunque desideri adottare un cane , nel senso di compiere una scelta responsabile e non dettata solo dalla moda o dal capriccio del momento .<br />Lo studio di consulenza legale Animali e Ambiente si mette a disposizione di tutte le autorit&agrave; al fine di collaborare , con le conoscenza specifiche in materia in possesso dei suoi componenti , a che le forze dell'ordine riescano nel migliore dei modi a combattere la criminalit&agrave; organizzata per quanto concernono le vicende che hanno per protagonisti gli animali e nel perseguire chiunque commetta reati nei confronti degli amici che non possono difendersi da soli .<br /><br /><img class="imageStyle" alt="" width="330" height="219" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry460_1.jpg" /><br /><br /><br />Si ringrazia la polizia di Ancona per la gentile concessione .<br /><br />Studio Animali e Ambiente<br />dott.ssa Francesca Testella]]></content:encoded></item><item><title>RICHIESTA AVVOCATI ANIMALISTI DA STUDIOANIMALIEAMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-13T22:15:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-459</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-459</guid><content:encoded><![CDATA[Lo Studio di consulenza legale Animali e Ambiente ricerca avvocati animalisti nel Nord Italia per l'assegnazione dei casi dello studio relativi alle citt&agrave; della zona. <br />Inviare cv a studioanimalieambiente@gmail.com o chiamare il 334/2448739 o il 338/1198455<br /><br />Grazie <br /><br />Studio AnimalieAmbiente<br />]]></content:encoded></item><item><title>INIZIATIVA &#x22;DIRITTO DEGLI ANIMALI&#x22; COME DISCIPLINA D&#x27;INSEGNAMENTO NELLE FACOLTA&#x27; DI GIURISPRUDENZA &#x2c; SCIENZE POLITICHE E VETERINARIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-05-11T18:21:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-458</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-may-2008#unique-entry-id-458</guid><content:encoded><![CDATA[Lo Studio di consulenza legale AnimalieAmbiente mette a disposizione i propri legali per tenere o partecipare a conferenze , seminari o incontri con docenti e studenti , nelle facolt&agrave; di giurisprudenza , scienze politiche e veterinaria , di tutta Italia aventi ad oggetto le varie sfaccettature della normativa complessiva inerente gli animali , ai fini della sensibilizzazione degli atenei all'introduzione , come materia d'insegnamento , dopo il diritto dell'ambiente , del diritti degli animali .<br />I recapiti per prendere contatti con i legali dello studio sono :<br /><br />Studio AnimalieAmbiente via Largo Conti 18 , Montegranaro (AP) 63014<br /><br />TEL 334/2448739 - 338/1198455- FISSO ATTIVO DALLA PROSSIMA SETTIMANA 0734/890969<br /><br />FAX 0733/814739 - 0734/873040 c.a. Francesca Testella<br /><br />MAIL studioanimalieambiente@gmail.com  , info@emergenzanimali.com , legale@emergenzanimali.com , info@fefeambiente.com]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-23T10:04:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-457</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-457</guid><content:encoded><![CDATA[STUDIO ANIMALI E AMBIENTE METTE A DISPOSIZIONE I PROGRAMMI PER OTTENERE FINANZIAMENTI EUROPEI NEL SETTORE AMBIENTALE . <br /><br />PER ULTERIORI INFORMAZIONI E PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PROGETTI POTETE CONTATTARCI <br /><br />PRESSO I RECAPITI TELEFONICI <br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br />334/2448739  -   338/1198455 </span><br /><br />O INVIANDO MAIL A <br /><br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">studioanimaliambiente@gmail.com</span><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-23T09:59:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-456</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-456</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">1) LIFE Plus: un nuovo e pi&ugrave; razionale programma di finanziamento per l'ambiente<br /><br /></span><br /><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">La Commissione ha comunicato le date chiave del prossimo Call 2008 le quali sono:<br />15 luglio 2008<br />pubblicazione del Call for proposal nella Gazzetta Ufficiale dell&rsquo;Unione Europea<br />21 novembre 2008<br />dead line per la presentazione delle proposte di progetto alla Autorit&agrave; nazionale<br />5 gennaio 2009<br />dead line per la trasmissione delle proposte di progetto da parte della Autorit&agrave; nazionale alla Commissione europea<br /> <br /></span><br />   <br />Nel quadro delle Prospettive finanziarie 2007-2013 la Commissione ha ritenuto di adottare un diverso approccio per il finanziamento di azioni per la protezione dell'ambiente tramite l'inserimento della dimensione ambientale in altri Programmi (come il FESR, il FSE, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, il Programma quadro per la competitivit&agrave; e l'innovazione ed il Settimo programma quadro di ricerca) e mediante la fusione di quattro strumenti finanziari in un unico strumento per raggiungere l'obiettivo di agevolare la semplificazione delle procedure di gestione degli strumenti ambientali esistenti.<br />I Programmi che in forza del nuovo regolamento sono stati abrogati a fine di semplificazione e consolidamento sono:<br />il Programma LIFE (Ambiente, Natura e Paesi Terzi);<br />il Quadro comunitario di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dell'ambiente urbano;<br />il Programma di azione comunitario per la promozione delle Organizzazioni non governative attive nel campo della protezione ambientale;<br />Forest focus.<br />La Commissione ha proposto quindi di istituire un unico strumento finanziario per l'ambiente, denominato LIFE+ il cui obiettivo principale sar&agrave; di offrire un sostegno specifico, a livello comunitario, alle misure e ai progetti aventi valore aggiunto europeo per l'attuazione, l'aggiornamento e lo sviluppo della politica e della normativa comunitaria in materia di ambiente, pi&ugrave; in particolare per la realizzazione del Sesto programma di azione comunitario per l'ambiente (pdf, 189 KB).<br /> <br />		 <br /><br />	<br /><strong>LIFE+ cos'&egrave; e cosa finanzia<br /> <br />Con uno stanziamento di 2.190 milioni di euro per il periodo 2007-2013, Life+ sostituisce i programmi LIFE, Sviluppo urbano sostenibile, Promozione delle ONG che operano in campo ambientale e Forest focus, terminati nel 2006. L'iter decisionale per l'approvazione del regolamento LIFE+ &egrave; iniziato alla fine del 2OO4 ed &eacute; terminato il 23 maggio 2007 con l'approvazione del Regolamento LIFE+. <br /><br />Il 23 maggio 2007, dopo un lungo iter, &egrave; stato approvato il Regolamento LIFE+ che definisce i temi e i modi del finanziamento europeo alle iniziative di protezione ambientale.<br /><br />A fine 2006, con la mancata approvazione da parte del Parlamento Europeo della proposta di regolamento, si era entrati nella procedura di co-decisione, che aveva visto la netta contrapposizione tra la posizione del Parlamento e quella della Commissione europea sulla gestione del programma (gestione delegata agli stati membri o no).<br /><br />Il 27 marzo 2007 il Comitato di Conciliazione aveva raggiunto un compromesso tra la posizione del Parlamento e quella del Consiglio e della Commissione europea, mentre lo scorso 23 maggio, il Parlamento europeo ha votato in favore del regolamento LIFE+, gi&agrave; approvato dal consiglio il 14 maggio. Il regolamento &egrave; entrato in vigore il 12 giugno 2007, dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell&rsquo;UE.<br /><br /><br />Obiettivi:<br />LIFE+ deve concorrere all&rsquo;attuazione del Sesto programma di azione in materia di ambiente, e in particolare deve contribuire a:<br />- migliorare la qualit&agrave; dell&rsquo;ambiente, per cui i livelli di inquinamento siano nocivi per la salute umana e per l&rsquo;ambiente;<br />- stabilizzare le concentrazioni dei gas serra nell'atmosfera ad un livello tale da impedire pericolose interferenze di origine antropica con il clima;<br />- tutelare, conservare, ripristinare e migliorare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche, allo scopo di arrestare la desertificazione e la perdita di biodiversit&agrave;;<br />- promuovere una migliore gestione delle risorse e dei rifiuti e incoraggiare il passaggio a modelli di produzione e consumo pi&ugrave; sostenibili;<br />- elaborare approcci strategici per quanto riguarda la formulazione, l&rsquo;attuazione e l&rsquo;integrazione delle politiche, compreso il miglioramento della governance ambientale e le azioni di sensibilizzazione.</strong><br /><br />Componenti di Life plus:<br /><br />1. &ldquo;Natura e biodiversit&agrave;&rdquo;, finalizzata a:<br />- contribuire all&rsquo;implementazione delle politiche e direttive comunitarie in materia, in particolare della direttiva 79/409/CE e 92/43/CE e della rete Natura 2000;<br />- fornire un supporto per la messa a punto e l&rsquo;implementazione degli strumenti utili al monitoraggio e alla valutazione dei vari impatti sulla natura, in particolare in relazione all&rsquo;obiettivo di bloccare la perdita di biodiversit&agrave; entro il 2010;<br />- fornire un supporto per una migliore gestione ambientale con il coinvolgimento dei gruppi di interesse.<br />2. &ldquo;Attuazione e governance&rdquo;, finalizzata a:<br />- contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di approcci e strumenti strategici innovativi, compresa la promozione dei risultati di ricerche coronate di successo;<br />- fornire un sostegno alla messa a punto e all&rsquo;attuazione di metodi per il monitoraggio e la valutazione dello stato dell&rsquo;ambiente e delle cause, delle pressioni e delle risposte che esercitano un impatto su di esso;<br />- agevolare l&rsquo;attuazione della politica ambientale comunitaria, soprattutto a livello locale e regionale;<br />- garantire un sostegno al miglioramento della governance ambientale, favorire una maggiore partecipazione dei soggetti interessati, comprese le organizzazioni non governative in campo ambientale, al processo di consultazione e all&rsquo;attuazione delle politiche.<br />3. &ldquo;Informazione e comunicazione&rdquo;, finalizzata a:<br />- assicurare la diffusione delle informazioni e sensibilizzare alle tematiche ambientali, incluso la prevenzione degli incendi;<br />- fornire un sostegno alle misure di accompagnamento (ad esempio pubblicazioni, eventi, campagne, conferenze ecc.).<br /><br />Temi prioritari:<br />&ndash; cambiamenti climatici: il Programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) ed eventuali seguiti;<br />&ndash; natura e biodiversit&agrave;: la rete NATURA 2000 (come complemento e non in sovrapposizione rispetto agli strumenti per lo sviluppo rurale e la coesione), ad esempio, approcci innovativi alla gestione e alla pianificazione dei siti e i costi di gestione per alcuni siti, nuovi o non ammessi a beneficiare dei fondi strutturali o di sviluppo rurale; inversione della tendenza al declino della biodiversit&agrave; entro il 2010 e monitoraggio delle foreste e interazioni ambientali nella Comunit&agrave;, nonch&eacute; misure per la prevenzione degli incendi;<br />&ndash; ambiente e salute: il piano d&rsquo;azione &ldquo;Ambiente e salute&rdquo;, la direttiva quadro sulle acque, il programma CAFE (Aria pulita per l'Europa) e le strategie tematiche in materia di ambiente marino, suolo, ambiente urbano e pesticidi;<br />&ndash; uso sostenibile delle risorse: le strategie tematiche sulle risorse e sulla prevenzione e il riciclo dei rifiuti e le strategie in materia di produzione e consumo sostenibili;<br />&ndash; approcci strategici alla formulazione, attuazione e controllo dell&rsquo;osservanza delle politiche: sono comprese la valutazione d&rsquo;impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica.<br /><br />Tipologie di azioni finanziabili:<br />&ndash; studi, indagini, elaborazione di modelli e di scenari,<br />&ndash; monitoraggio,<br />&ndash; assistenza allo sviluppo di capacit&agrave;,<br />&ndash; formazione, workshop e riunioni,<br />&ndash; collegamenti in rete,<br />&ndash; piattaforme per le buone pratiche,<br />&ndash; campagne di sensibilizzazione,<br />&ndash; azioni di informazione e comunicazione,<br />&ndash; dimostrazione degli approcci e degli strumenti di orientamento politico<br /><br />Beneficiari:<br />Il programma LIFE+ sar&agrave; aperto ad organismi, soggetti e istituzioni pubblici e/o privati, e in particolare: <br />&ndash; alle autorit&agrave; nazionali, regionali e locali;<br />&ndash; agli organismi specializzati previsti dalla legislazione comunitaria;<br />&ndash; alle organizzazioni internazionali;<br />&ndash; alle organizzazioni non governative.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>BANDI PER FINANZIAMENTI NEL SETTORE AMBIENTALE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-23T09:57:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-455</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-april-2008#unique-entry-id-455</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>2) Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Aree Naturali Protette</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br />   <br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Aree naturali Protette (pdf, excel - cartella compressa, 53 KB) per il quale sono stati stanziati 1.932.167,33 euro, di cui 1.352.517,131 euro destinati ad interventi relativi alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico e 579.650,199 destinati ad interventi di mobilit&agrave; sostenibile.<br /> <br />Potranno presentare domanda di cofinanziamento gli Enti Gestori dei Parchi nazionali, dei Parchi regionali e delle aree marine protette, cos&igrave; come classificate dalla Legge 394/91 ed inserite nel 5&deg; Aggiornamento Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette.<br /> <br />I progetti verranno cofinanziati dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare fino ad una quota massima del 50% sul costo di investimento ammissibile.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili.<br /> <br />Si precisa che le istanze potranno essere presentate tramite plico raccomandato A.R. a partire dal quarantesimo giorno della pubblicazione del comunicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U. n.68 del 20 marzo 2008) ed entro 180 giorni dalla medesima data.<br /><br />---------------------- <br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>3) Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori<br /></u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; ">   <br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il Bando Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori (pdf - cartella compressa, 100 KB) per il quale sono stati stanziati  3.488.636,26 euro di cui 2.216.912,80 euro per il settore fonti rinnovabili e risparmio energetico e 1.271.723,46 euro per il settore della mobilit&agrave; sostenibile, provenienti dai residui del precendente Bando Fonti Rinnovabili e Mobilit&agrave; Sostenibile nelle Isole Minori.<br /> <br />Potranno presentare domanda di cofinanziamento i Comuni delle Isole Minori sedi di aree marine protette gi&agrave; istituite o in corso di istituzione. nonch&eacute; i Comuni delle Isole Minori interessate da Parchi con perimetrazioni a mare cos&igrave; come individuati dall&rsquo;Associazione Nazionale Comuni Isole Minori.<br /> <br />I progetti verranno cofinanziati dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare fino ad una quota massima dell&rsquo;80% del costo di investimento ammissibile.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili.<br /> <br />Si precisa che le istanze potranno essere presentate a partire dal quarantesimo giorno della pubblicazione del comunicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U. n.61 del 12 marzo 2008) ed entro 180 giorni dalla medesima data.<br /> <br /><br /><br />----------------<br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>4) Seconda edizione "Premio Nazionale Comuni a 5 stelle"</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br /><br />&Egrave; disponibile on-line la documentazione relativa alla seconda edizione del Premio "Comuni a 5 stelle", promosso dall'Associazione dei Comuni Virtuosi in collaborazione con Citt&agrave; del Bio e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.<br /> <br />Obiettivo del premio: raccogliere, diffondere e valorizzare esperienze virtuose legate alla sostanziale riduzione dell&rsquo;impronta ecologica degli enti locali.<br /> <br />Per leggere la presentazione e il bando del Premio clicca qui (cartella compressa-pdf, 176 KB).<br />----------------------------<br /><br /><br /></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><u>5) CIP Ecoinnovazione</u></span><span style="font-size:13px; font-weight:bold; "><br /><br />5) E' stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell&rsquo;Unione Europea l&rsquo;Invito (pdf, 39 KB) a presentare proposte per azioni nel settore dell'ecoinnovazione del Programma quadro per la competitivit&agrave; e l'innovazione.<br />Il Programma supporta Progetti pilota e progetti di prima applicazione commerciale nel campo dell'innovazione e dell'ecoinnovazione.<br /> <br />Il termine ultimo per la presentazione delle proposte &egrave; l'11 settembre 2008.<br /> <br />Call for Proposals 2008 (pdf, 128 KB)<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>La Banca mondiale accusata di dirottare i fondi del climate change&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-06T20:49:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-454</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-454</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> Ai Bangkok Climate Change Talks 2008 i Paesi in via di sviluppo e le associazioni ambientaliste hanno sferrato un pesante attacco alla Banca mondiale, accusandola di tentare di prendere il controllo di miliardi di dollari di aiuti che dovrebbero essere utilizzati nei quarant&rsquo;anni per combattere e contrastare il riscaldamento climatico. <br /><br />&laquo;L&rsquo;atteggiamento della Banca mondiale riguardo al climate change &egrave; come una palla di piombo - ha detto Tom Picken dei Friends of the Earth - Molti Paesi e la societ&agrave; civile denunciano l&acute;atteggiamento della Banca mondiale che cerca di dirottare i fondi destinati a finanziare un reale impegno per il cambiamento climatico. I poveri e gli ambientalisti vogliono sapere quanti soldi sono davvero necessari, da dove verranno e dove andranno i miliardi di dollari che sarebbero necessarie entro il 2050, e i Paesi ricchi e poveri rischiano di doversi scontrare per chi riuscir&agrave; a concordare tutto questo con un world bank manager. Nel summit di Bangkok la Banca mondiale ha fatto le sue proposte: 5 10 miliardi per un Clean Technology Fund, 500 milioni per un fondo di adattamento ed un eventuale terzo fondo destinato alla silvicoltura ed alla forestazione. Invece, i Paesi in via di Sviluppo chiedono che la lotta al cambiamento climatico avvenga sotto il controllo dell&rsquo;United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), e non che sia portata avanti secondo le direttive dei Paesi pi&ugrave; ricchi e potenti che si riuniscono nel G8 ed ai cui desideri accusano di conformarsi la Banca mondiale.<br /><br />&laquo;In generale, siamo stati spiacevolmente sorpresi dalle proposte di Fondi - dice Ana Maria Kleymeyer, negoziatore capo della delegazione Argentina - In questa maniera la Banca mondiale ed i sui membri donatori investono soldi nel cambiamento climatico in maniera non trasparente, cos&igrave; non si coinvolgono i Paesi in via di sviluppo e si ignora il processo dell&rsquo;Unfccc&raquo;. &laquo;Le nazioni ricche devono onorare i loro impegni &ndash; ha detto all&rsquo;Ips John Ashe, capo delegazione del Gruppo 77, dei Paesi in via di sviluppo &ndash; Se hanno ratificato il Protocollo di Kyoto devono attuarlo. Ci preoccupa che i Paesi industrializzati non abbiano messo tra le loro priorit&agrave; l&rsquo;attuazione del mandato di ridurre le emissioni&raquo;. <br /><br />Anche la delegazione dell&rsquo;India ha invitato i Paesi sviluppati ad &laquo;attuare i loro obblighi di finanziamento addizionale e di trasferimento di tecnologie&raquo;. Secondo Shruti Shukla, coordinatore delle politiche ambientali ed energetiche del Wwf India, &laquo;Il peso ricade sulle spalle dei Paesi industrializzati. Questo &egrave; il primo passo del loro impegno per combattere il riscaldamento planetario e questo tema ne comprende molti altri&raquo;. &laquo;Questa non &egrave; una guerra contro la crescita economica &ndash; ha detto il segretario esecutivo dell&rsquo;Unfccc Ivo de Boer, rispondendo indirettamente alla delegazione Usa &ndash; ma contro le emissioni di gas serra. Avremo molto da fare in futuro perch&eacute; la &ldquo;crescita verde&rdquo; sia economicamente percorribile&raquo;. <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BANGKOK; LEGAMBIENTE&#x2c; AUMENTA CARBONE&#x2c; PIU&#x27; GAS SERRA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-06T20:49:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-453</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-453</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 4 APR - In Italia ''il termoelettrico diminuisce le emissioni di CO2 ma il carbone va in controtendenza''. Lo afferma Legambiente in occasione dell' ultima giornata di lavori della Conferenza sul clima di Bangkok, dove 164 Paesi riuniti sotto l'egida dell'Onu hanno discusso della tabella di marcia per arrivare entro il 2009 al cosiddetto post-Kyoto, il nuovo accordo globale sulla riduzione dei gas a effetto serra che dovra' entrare in vigore nel 2012. Secondo Legambiente, e', infatti, in aumento, in Italia, il contributo del carbone nella produzione di emissioni climalteranti. E mentre nel 2007, secondo i dati resi noti dalla Commissione Europea - riferisce ancora l'associazione - le emissioni di anidride carbonica del settore termoelettrico sono, infatti, calate del 7,1% rispetto all'anno precedente, la CO2 prodotta dalle nostre centrali a carbone e' salita dello 0,7%. ''Il carbone ci allontana dai nostri impegni di riduzione di gas serra - dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - la strada che l'Italia deve fare per raggiungere gli obiettivi di Kyoto e' lunga. Non possiamo permetterci di rallentarla dando spazio a combustibile nero''. Nel 2007, riferisce ancora Legambiente, ''le 12 centrali a carbone attive nel nostro Paese hanno riversato nell'atmosfera 42,5 milioni di tonnellate di CO2: 0,3 milioni in piu' dell'anno prima. L'impiego del carbone nella produzione di elettricita' (aumentato secondo i dati Terna dal 2006 al 2007 del 1,9%) e' coinciso con livelli di inquinamento in crescita. Nel 2007 questo combustibile fossile e' stato responsabile del 34% delle emissioni climalteranti del settore elettrico, nonostante sia servito a produrre solo il 16% dell'energia. Diverso il discorso per il termoelettrico nel suo complesso, dove l'entrata in funzione di nuovi centrali efficienti alimentate a gas fa diminuire le emissioni a effetto serra. Nel 2007 le emissioni di anidride carbonica sono passate a 125 milioni di tonnellate rispetto alle 135 circa - afferma Legambiente - riversate appena un anno prima. Un taglio netto di quasi 10 milioni di tonnellate di CO2, che equivale a quanto in un anno emette una sola centrale a carbone di grosse dimensioni. E' una diminuzione consistente registrata nonostante i consumi elettrici siano aumentati dello 0,4% rispetto al 2006. (ANSA). GU ]]></content:encoded></item><item><title>Le foche del Mar Caspio stanno morendo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-06T20:49:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-452</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-452</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> 32 foche sono state trovate morte nelle ultiem 24 ore sulla costa del Mar Caspio appartenente al Kazakistan. Secondo il ministero delle situazioni di urgenza di Astana, non si conoscono ancora le cause di questa moria.<br /><br />I cadaveri delle foce sono stati ritrovati durante un&rsquo;ispezione della diga che protegge il giacimento petrolifero di Kalamkas, sfruttato dalla Mangistaumunaigas.<br /><br />Due massicce morie di foche del Caspio si erano gi&agrave; registrate nella stessa zona del litorale kazako: tra il 31 marzo e il 14 maggio 2007, erano state trovate morte 928 foche. All&rsquo;origine della strage sembra ci sia il cimurro o malattia di Carr&eacute;, un morbillivirus, della famiglia dei paramyxovirus, simile al morbillo umano. <br /><br />Un&rsquo;indagine realizzata da diversi istituti di ricerca del Kazakistan avrebbe confermato l&rsquo;assenza di prodotti petroliferi nei tessuti degli animali morti. Inoltre le morti di massa non riguarderebbero i pesci.<br /><br />Nel 2000 per&ograve; furono ben 10.500 le foche che morirono nel Mar Caspio, nella regione del Manguistaou, intossicate da sostanze tossiche petrolifere e da pesticidi agricoli che si erano accumulati per anni nel loro organismo, rendendoli pi&ugrave; sensibili alle malattie infettive. <br /><br />Inoltre le femmine delle foche del Caspio hanno gravi problemi di infertilit&agrave; dovuti proprio all&rsquo;inquinamento: sembra che il 70% sia ormai sterile.<br /><br />La foca caspica (Phoca caspica), vive esclusivamente nel Mar Caspio (il pi&ugrave; vasto mare chiuso del mondo, soprattutto lungo le coste del Turkmenistan, dove predilige le scogliere. E&rsquo; lunga tra 1,3- ed 1,5 metri, ed ha macchie scure sul corpo. Si nutre di pesci e crostacei. La specie &egrave; stata cacciata a lungo ed anche oggi &egrave; oggetto di bracconaggio. La specie &egrave; inserita nelle liste rosse di protezione come vulnerabile", ma attualmente &egrave; protetta davvero solo nella riserva di Krasnovodsk, istituita dal Turkmenistan. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: LAV&#x2c; TROVATO CANE IMPICCATO NEL RAGUSANO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-06T20:46:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-451</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-451</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - RAGUSA, 4 APR - Un cane impiccato ad un albero con una grossa catena di metallo e' stato trovato dai volontari della Lav nelle campagne di Comiso (Ragusa). In seguito ad alcune segnalazioni i volontari sono arrivati in un casolare abbandonato. Sulle pareti della masseria, in mezzo a rifiuti e sporcizia, delle scritte di vernice indicavano la presenza dell'animale impiccato. E' il secondo ritrovamento nella zona dopo quello dello scorso febbraio, quando tre volpi erano state appese ad un cavalcavia lungo la statale che collega Ragusa a Catania. Una denuncia e' stata fatta ai carabinieri, alla polizia municipale, al servizio veterinario dell'Ausl e all'assessorato alle Politiche del territorio del comune di Comiso. (ANSA). I78-FK <br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: CANE SALVATO IN MARE DOPO VOLO DI 20 METRI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-04-06T20:45:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-450</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-april-2008#unique-entry-id-450</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - VENTIMIGLIA (IMPERIA), 4 APR - Un pastore belga finito in mare, dopo un volo di circa 20 metri, e' stato salvato dai vigili del fuoco di Ventimiglia al termine di un laborioso intervento durato oltre due ore, al quale ha partecipato anche il Gruppo Speleo alpino fluviale (Saf). E' accaduto in tarda mattinata di fronte all'ingresso del Museo dei Balzi Rossi di Ventimiglia, a pochi metri dal confine di Stato. L'animale, un esemplare del peso di 39 chilogrammi, di nome Veronica, appartenente a un cittadino francese, stava liberamente scorrazzando quando ha fatto un balzo in avanti, scavalcando un muretto dietro il quale c'era il vuoto. Tra l'altro il cane e' precipitato su alcuni scogli a pelo d'acqua. Sul posto e' intervenuta una squadra del distaccamento di Ventimiglia dei vigili del fuoco e una seconda squadra di Imperia (diretta dal capo distaccamento Eraldo Virgilio). Il caso ha voluto che fossero presenti anche due operatori del Saf, dotati di tutta l'attrezzatura necessaria per il tipo di socorso. Uno dei due vigili si e' calato dalla scogliera a picco sul mare, ha imbracato il cane con un triangolo di salvataggio (in gergo 'pannolone'), lo ha vincolato a se' ed e' risalito.(ANSA). L05-BOA ]]></content:encoded></item><item><title>Le Olimpiadi di Pechino assediate dallo smog e dalla sete&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:57:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-449</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-449</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br /> In vista delle Olimpiadi, da Pechino arrivano tranquillizzanti buone notizie ufficiali: nella capitale cinese i maggiori inquinanti sono diminuiti e la qualit&agrave; dell&rsquo;aria migliorata per il nono anno consecutivo. Gli ambientalisti e le organizzazioni ed i movimenti che chiedono il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino ribattono che i dati forniti dal governo sono truccati e manipolati per farli risultare migliori, che le centraline di rilevamento degli inquinanti vengono spostate in luoghi pi&ugrave; &ldquo;puliti&rdquo; e che l&rsquo;aria della capitale cinese resta irrespirabile almeno quanto la situazione dei diritti umani.<br /><br />Anche per rispondere a queste accuse sempre pi&ugrave; insistenti, Du Shaozhong, il direttore aggiunto dell&rsquo;Ufficio della protezione dell&rsquo;ambiente di Pechino, ha indetto una conferenza stampa per fornire gli ultimi dati sull&rsquo;inquinamento della metropoli. &laquo;Tra il 1998 e il 2007 &ndash; ha detto Du ai giornalisti - la quantit&agrave; di diossido di zolfo nell&rsquo;aria della capitale &egrave; sceso del 60,8%, mentre il monossido di carbonio &egrave; in ribasso del 39,4%. Il diossido di azoto &egrave; stato ridotto del 10,8%, ed i particolati sono arretrati del 17,8%. Il numero di giorni rispondenti al nome di &ldquo;cielo blu&rdquo; &egrave; passato da 100 a 246 giorni durante lo stesso periodo. Salvo che per il particolato, gli altri indici rispondono alle norme nazionali. Il particolato e le polveri dei cantieri edili, che coprono una superficie di circa 100 milioni di metri quadrati a Pechino, sono una delle fonti principali di inquinamento &ndash; ha specificato Du &ndash; Ultimamente abbiamo agito a tappe forzate, ma dobbiamo ancora indurire le nostre esigenze di fronte ai siti che emettono polveri. Occorre ugualmente che le imprese si autocontrollino e rispettino le regole ambientali, e che il pubblico aiuti a supervisionarle&raquo;. <br /><br />Ma i progressi non sembrano convincere molti atleti, come il famosissimo maratoneta etiope Haile Gebrselassie che minacciano di non andare a Pechino a causa dello smog soffocante, e per diminuire l&rsquo;inquinamento atmosferico ad un livello accettabile la capitale cinese in occasione dei giochi olimpici il municipio ha introdotto altre misure urgenti: divieto di circolazione per 2.300 auto, 1.500 bus e 200 taxi che non soddisfano le norme sulle emissioni, mentre l&rsquo;Ufficio della protezione dell&rsquo;ambiente continuer&agrave; a controllare le emissioni delle industrie chimiche, metallurgiche e del cemento, e chieder&agrave; agli abitanti di contribuire alla riduzione delle emissioni utilizzando l&rsquo;elettricit&agrave; invece del carbone (che poi l&rsquo;energia elettrica cinese sia in gran parte prodotta col carbone sembra un dettaglio non interessante). In preparazione delle Olimpiadi, Pechino ha esteso la rete dei trasporti pubblici , testato le targhe alterne e spostato alcune fabbriche inquinanti. &laquo;I nuovi obiettivi prevedono anche la riduzione di altre 50.000 tonnellate di inquinanti&raquo; ha detto Du. <br /><br />Ma le Olimpiadi, nonostante la deviazione di interi fiumi verso Pechino con la realizzazione di 309 chilometri di canali e acquedotti, sono anche a rischio rifornimento idrico: la siccit&agrave; sta colpendo duramente la provincia dell&rsquo;Hebei, che fornisce la maggior parte dell&rsquo;acqua potabile agli abitanti di Pechino, mettendo cos&igrave; a rischio le forniture per mezzo milione di persone. Nell&rsquo;Hebei le piogge sono state il 60% in meno della media e i livelli delle 4 dighe che dissetano Pechino e di altri bacini idrici sono di 1 o 2 metri inferiori al 2007. Una situazione inestricabile, visto che con le Olimpiadi Pechino avr&agrave; bisogno del 30% di acqua in pi&ugrave; (300 milioni di metri cubi al giorno), invece ne ha attualmente quasi il 4% in meno, e che in estate la situazione quasi sicuramente peggiorer&agrave;. ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Imprese e protezione ambientale: investimenti s&#xec;&#x2c; ma sul fine ciclo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:56:46+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-448</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-448</guid><content:encoded><![CDATA[Pubblicati i dati Istat sulle &ldquo;Spese delle imprese italiane per la protezione dell&rsquo;ambiente 1997-2006"<br />di Alessandro Farulli<br />FONTE:www.greenreport.it<br />Gli investimenti realizzati dalle imprese italiane nel periodo 1997-2206 sono &laquo;prevalentemente verso attrezzature e dispositivi cosiddetti di fine ciclo (o end-of-pipe), ossia atti a rimuovere l&rsquo;inquinamento una volta che esso &egrave; stato generato, piuttosto che verso impianti e attrezzature atte a prevenire o a ridurre ab origine la produzione dell&rsquo;inquinamento (tecnologie integrate)&raquo;. Lo sostiene l&rsquo;Istat nella prima serie storica dei dati sulle &ldquo;Spese delle imprese italiane per la protezione dell&rsquo;ambiente&rdquo; appena pubblicata dall&rsquo;Istituto di ricerca nazionale. Aggiungendo che &laquo;ad esclusione del 2002, anno in cui il totale degli investimenti appare quasi equamente ripartito tra le due tipologie (53% per investimenti di fine cicli e 47% per investimenti in &lsquo;tecnologie integrate&rsquo;), nell&rsquo;arco temporale di riferimento (1997-2006, ndr) si osservano mediamente quote pari al 72% per gli investimenti destinati ad attrezzature end-of-pipe e al 28% per gli investimenti in &lsquo;tecnologie integrate&rsquo;&raquo;.<br /><br />Va detto che il campo di osservazione dell&rsquo;Istat &egrave; circoscritto agli interventi finalizzati a salvaguardare l&rsquo;ambiente sotto il profilo qualitativo, cio&egrave; in relazione a fenomeni di inquinamento e di degrado (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, perdita di biodiversit&agrave;, erosione del suolo, salinizzazione ecc.). Sono invece esclusi gli interventi che mirano a salvaguardare l&rsquo;ambiente sotto il profilo quantitativo, ossia fenomeni di depauperamento dello stock delle risorse naturali (risparmio energetico, idrico, di materie prime, ecc.). E questa ci pare una lacuna non da poco &ndash; anche se magari questi dati verranno forniti pi&ugrave; avanti - perch&eacute; incrociare i due tipi &ldquo;campi di osservazione&rdquo; e i relativi numeri avrebbero prodotto un quadro ben pi&ugrave; articolato e reale della situazione. <br /><br />Il dato per&ograve; che emerge &ndash; come detto in apertura &ndash; &egrave; che le imprese italiane hanno investito in modo crescente (quelle che lo hanno fatto) intervenendo per mitigare gli impatti e non per prevenirli. Insomma, poca innovazione di processo finalizzata alla prevenzione come criterio direttore anche se quei dati che mancano di cui davamo notizia in precedenza potrebbero in teoria anche smentire in parte questa affermazione. Ne dubitiamo, ma &egrave; possibile.<br /><br />Passiamo dunque ai numeri: gli investimenti delle imprese &ndash; sostiene l&rsquo;Istat &ndash; registrano una forte crescita nel periodo 1997-2001, passando da 1.061 milioni di euro nel 1997 a 4.163 milioni nel 2001. Nel triennio successivo segue una sensibile diminuzione, con gli investimenti che, nel 2004, raggiungono un valore (1.157 milioni di euro) prossimo a quello del 1997. Nel biennio 2006-2006 si osserva una ripresa, che riporta gli investimenti quasi al livello del 2002. <br /><br />Interessante la motivazione che d&agrave; l&rsquo;Istat su questo andamento: questa dinamica appare sensibilmente influenzata dalle misure pubbliche di incentivazione agli investimenti ambientali, le quali appaiono particolarmente incisive per numero e per l&rsquo;ammontare delle risorse economiche messe a disposizione in corrispondenza di alcuni periodi. In particolare i Fondi strutturali comunitari 2000-2006, finalizzati esclusivamente o parzialmente agli investimenti in campo ambientale, o delle risorse destinate ad accordi quali il Protocollo di Montreal o quello di Kyoto.<br /><br />Gli aumenti di investimenti tra il 1997 e il 2001 per l&rsquo;Istat mostrano una significativa tendenza delle imprese ad internalizzare la produzione dei servizi ambientali: aumenti particolarmente significativi si registrano nel settore della gestione dei rifiuti dove gli investimenti passano dai 112 milioni di euro del 1997 ai 786 milioni del 2001; seguono il settore della gestione delle acque reflue che, nello stesso periodo, quadruplica i propri investimenti passando da 204 a 816 milioni di euro e il settore della protezione dell&rsquo;aria e del clima dove gli investimenti passano da 578 a 1.352 milioni di euro; ma &egrave; per l&rsquo;insieme dei settori ambientali compresi nella categoria &ldquo;altro&rdquo; - protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie; abbattimento del rumore e delle vibrazioni; protezione della biodiversit&agrave; e del paesaggio; protezione dalle radiazioni ricerca e sviluppo; altre attivit&agrave; di protezione dell&rsquo;ambiente - che si osserva la dinamica pi&ugrave; forte, con gli investimenti che passano da 167 milioni di euro nel 1997 a 1.210 milioni nel 2001.<br /><br />Il calo che caratterizza il successivo triennio 2002-2004 deriva da dinamiche differenti nei vari settori ambientali: nel settore della protezione dell&rsquo;aria e del clima gli investimenti continuano ad aumentare nel 2002 ma calano drasticamente nel 2003 per riprendere ad aumentare lievemente nel 2004; nei settori della gestione delle acque reflue e della gestione dei rifiuti, gli investimenti, dopo il forte calo del 2002, segnano un lieve incremento nel 2003 per poi diminuire nuovamente nel 2004; nei settori ambientali rientranti nella categoria &ldquo;altro&rdquo; la diminuzione degli investimenti caratterizza l&rsquo;intero periodo 2002-2004. <br /><br />Nel 2005 &ndash; conclude l&rsquo;Istat - la ripresa degli investimenti interessa tutti i settori ambientali; nel 2006 continuano ad aumentare gli investimenti per la protezione dell&rsquo;aria e del clima, mentre per gli altri settori ambientali si registra una lieve diminuzione.]]></content:encoded></item><item><title>L&#xb4;Italia verso Kyoto&#x2c; il governo si corregge in extremis</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:54:41+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-447</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-447</guid><content:encoded><![CDATA[<br />di Lucia Venturi<br />FONTE:www.greenreport.it<br /> Il Consiglio dei ministri che si &egrave; tenuto ieri ha approvato tra gli altri un provvedimento per la modifica del decreto legislativo n. 216 del 2006, che recepisce le direttive 2003/87 e 2004/101 in materia di scambio di quote di emissioni dei gas ad effetto serra, previsti dal protocollo di Kyoto. La necessit&agrave; di correzioni, spiega la relazione illustrativa al provvedimento, nasce da tre ordini di ragioni: &laquo;L&rsquo;esigenza di risolvere i numerosi problemi emersi in oltre un anno di applicazione della norma&raquo; con un particolare riferimento al Comitato che si occupa dell&rsquo;assegnazione della quota di emissioni. Una struttura giudicata &ldquo;inadeguata&rdquo; per la scarsa chiarezza in merito alle competenze attribuite, che ha &laquo;causato lentezza nei lavori e gravi difficolt&agrave; alle imprese&raquo;.<br /><br />Altra ragione che ha reso necessarie le modifiche ad appena un anno dalla sua entrata in vigore, &egrave; l&rsquo;esigenza di assicurare all&rsquo;Italia il pieno recepimento delle direttive europee (che il decreto non faceva) e la possibilit&agrave; di fare ricorso anche nel nostro paese ai crediti derivanti dai meccanismi di Kyoto nell&rsquo;ambito del sistema di scambi comunitario (e dati i ritardi nel raggiungimento degli obiettivi non &egrave; cosa da poco). <br /><br />In particolare si vuol dare un&rsquo;accelerazione ai meccanismi flessibili (Clean development mechanism) e di Joint implementation.<br />In base ai primi i paesi industrializzati e ad economie in transizione possono realizzare, nei paesi in via di sviluppo, progetti che conseguano un beneficio ambientale in termini di emissioni di gas serra e trasferire tali benefici (crediti) sull&acute;obbligo relativo al proprio paese; i meccanismi di Joint implementation permettono ad una societ&agrave; di un paese di realizzare un progetto che determini una riduzione delle emissioni di gas serra in un altro paese e spartire, in base a un accordo, i crediti delle emissioni evitate. <br /><br />Con le modifiche apportate dal decreto legislativo approvato ieri, infine, viene garantita la partecipazione dell&rsquo;Italia al primo quinquennio di scambi assicurando maggiore coordinamento nelle azioni a livello nazionale e internazionale. <br /><br />Per assicurare che tutto ci&ograve; avvenga nel migliore dei modi, al Comitato nazionale per la gestione delle quote di emissioni, vengono attribuiti nuovi compiti per migliorarne il funzionamento e per garantire un miglior coordinamento delle politiche nazionali sul cambiamento climatico, anche in previsione dell&acute;attuazione delle recenti proposte europee sugli obbiettivi al 2020 in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, di risparmio energetico e di diffusione delle fonti rinnovabili. <br /><br />Tra le funzioni attribuite al Comitato, rientrano il regolamento per l&acute;eventuale assegnazione di quote a titolo oneroso, la definizione dei criteri per la gestione del Registro nazionale delle emissioni (che verr&agrave; conservato dall&rsquo;Apat) e delle quote di emissione, la partecipazione con propri rappresentanti, ai lavori del Climate change committee o ad altre riunioni a livello europeo o internazionale. <br /><br />Il Comitato (diviso in un consiglio direttivo e una segreteria tecnica), che continuer&agrave; ad avere sede al ministero dell&rsquo;ambiente, sar&agrave; composto da otto membri, di cui tre nominati dal ministro dell&acute;Ambiente, tre dal ministro dello Sviluppo economico e due, con funzioni consultive, rispettivamente dal ministro delle Politiche europee e dalla Conferenza dei presidenti delle regioni integrati dalla partecipazione di due rappresentanti del ministero degli Esteri, per tutte le decisioni inerenti l&acute;attuazione dei meccanismi flessibili Cdm e Ji. <br /><br />E&rsquo; poi prevista la costituzione di un apposito gruppo di lavoro presso il Gestore dei servizi elettrici (Gse), di cui il comitato potr&agrave; avvalersi in termini di collaborazione, in considerazione del fatto che il Gse ha allestito uno sportello specifico proprio sui meccanismi flessibili Cdm e Ji, a sostegno di un ruolo internazionale anche del sistema produttivo italiano.<br />Infine, nel provvedimento vengono inserite le disposizioni sul &ldquo;Sistema nazionale per la realizzazione dell&acute;inventario nazionale dei gas serra&rdquo; (National system), che verr&agrave; gestito dall&rsquo;Apat, e che viene definito &laquo;fondamentale&raquo; affinch&eacute; &laquo;un Paese sia eleggibile alla partecipazione ai meccanismi flessibili&raquo; e al contempo, &laquo;in linea con le indicazioni di migliorare il coordinamento delle disposizioni di questo decreto con gli adempimenti collegati all&acute;attuazione del protocollo di Kyoto&raquo;. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI:STRAGE PER CATTURE ACCIDENTALI&#x2c; 300MILA CETACEI ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:54:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-446</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-446</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Oltre 300.000 fra balene, delfini e cetacei in generale muoiono ogni anno perche' finiscono impigliati nelle reti da pesca. E' il fenomeno del cosiddetto ''bycatch'', cioe' cattura accessoria e accidentale da parte dei pescatori, che nel caso dei cetacei e' la principale causa di mortalita', che spinge molte specie verso l'estinzione. A seconda del metodo di pesca utilizzato si parla di cattura accessoria o cattura accidentale: nel primo caso animali diversi da quelli desiderati vengono sempre all'amo; nel secondo caso la cattura di animali diversi dalle specie target non avviene in modo sistematico, ma puo' capitare. E non sono solo i cetacei le uniche vittime: dalle tartarughe marine alle foche, dagli squali agli uccelli marini, fino a piccoli pesci di poco valore commerciale, fino ai coralli, sono tanti gli animali uccisi in mare da attrezzi da pesca che raccolgono anche specie diverse da quelle mirate. Nel complesso, secondo le stime dell'ultimo rapporto del Wwf che fa il punto sul fenomeno del bycatch, si parla di miliardi di animali rimasti uccisi ogni anno nel mondo. Per questo il fenomeno e' una delle priorita' in tema di conservazione del Wwf. Ecco un quadro dei dati del rapporto: - IL PROBLEMA: fin dallo sviluppo, circa 50 anni fa, di attrezzi da pesca e imbarcazioni sempre piu' grandi e veloci, migliaia di km di reti e lenze vengono piazzati negli oceani del mondo tutti i giorni. Griglie moderne di pesca, spesso poco visibili ma solide, risultano molto efficienti nel catturare le specie mirate, ma anche qualsiasi altra cosa finisca sul loro cammino. Diversi milioni di tonnellate di vita marina finiscono per essere prese non intenzionalmente, per essere poi gettate o in alcuni casi utilizzate; - SPECIE A RISCHIO: oltre 300.000 cetacei, per cui il bycatch e'la principale causa di mortalita'; oltre 250.000 ogni anno fra tartarughe marine minacciate come le caretta caretta e a rischio estinzione come le tartarughe liuto cadono nel palangrese derivante, cioe' una lunghissima lenza con tanti ami in fila impiegata per tonni, pesce spada e altri pesci; 26 specie di uccelli marini, incluse 17 specie di albatro, sono minacciate di estinzione a causa di queste lunghe lenze, che uccidono oltre 300.000 uccelli marini ogni anno; l'89% degli squali martello e l'80% degli squali volpe e squali bianchi, sono scomparsi dall'Oceano Atlantico Nord orientale negli ultimi 18 anni, principalmente a causa della cattura accidentale e accessoria; - CONCLUSIONI: nonostante alcuni pescatori responsabili abbiano cominciato ad occuparsi del problema, mancano ancora iniziative a tappeto. La cattura non mirata potrebbe quindi costituire il tassello finale per diverse specie marine minacciate e contribuire al problema della pesca eccessiva di giovanili, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di alcuni Paesi poveri; - PROPOSTE: il problema sta cominciando ad essere considerato dall'industria della pesca. Alcune soluzioni esistono e altre sono in via di sperimentazione, grazie a pescatori, governi e organizzazioni non governative impegnati su questo fronte. Tra questi il Wwf, che sta sperimentando alcuni sistemi di pesca alternativi, da una griglia di pesca selettiva al Ted (Turtle excluder devices), un meccanismo che consente alla maggior parte delle tartarughe marine di uscire da un settore della rete, fino agli ami circolari, al posizionamento degli ami del palangrese derivante ad una profondita' maggiore per catturare solo pesci pelagici, reti da posta piu' sicure per i cetacei e reti selettive per prendere pesci adulti e far uscire quelli piccoli. (ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI:STORNI CANTANO MEGLIO PER INQUINANTI&#x2c; MA SONO MALATI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:54:39+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-445</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-445</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, - Fra gli effetti degli inquinanti sugli animali ce n'e' uno sorprendente: secondo uno studio dell' universita' di Cardiff, gli storni che mangiano vermi contaminati dagli estrogeni cantano meglio e attirano piu' femmine di quelli non contaminati. C'e' pero' un rovescio della medaglia, perche' questi inquinanti riducono anche il sistema immunitario degli uccelli. I ricercatori hanno sottoposto 12 storni ai livelli medi di estrogeni, ormoni femminili che vengono riversati nell'ambiente tramite scarichi industriali e domestici, trovati normalmente nei vermi che costituiscono la loro preda preferita. Gli uccelli 'estrogenati' hanno iniziato a cantare piu' a lungo e piu' spesso del gruppo di controllo non sottoposto agli inquinanti. Cosa ancora piu' importante, gli storni si sono mostrati in grado di produrre canzoni piu' complesse, che hanno attirato molte piu' femmine rispetto agli altri. <br /><br />''Abbiamo studiato anche il meccanismo con cui questo avviene - scrivono gli autori nello studio pubblicato dalla rivista Plos One - l'area del cervello che controlla la complessita' del suono e' molto piu' ampia (circa il 13% in piu') negli storni contaminati, e mostra anche una maggiore quantita' di recettori per gli estrogeni, che amplifica l'effetto di questi inquinanti''. Un canto migliore non significa pero' un altrettanto buono stato di salute. Lo studio ha rivelato che la risposta immunitaria degli storni contaminati e' inferiore del 50% a quella degli uccelli di controllo: ''Se le femmine 'investono' sugli storni contaminati, che sono meno in salute, per la riproduzione - e' la conclusione dell'articolo - diminuisce la loro capacita' di generare pulcini sani, con gravi conseguenze sulla popolazione totale''. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>INFEZIONE UCCIDE 2 DELFINI PARCO OLTREMARE&#x2c; ATTESA AUTOPSIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-29T09:54:38+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-444</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-february-2008#unique-entry-id-444</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - RICCIONE (RIMINI), 27 FEB - Da qualche mese erano diventati inappetenti, spesso in disparte e lontani dalle attivita' di gruppo. Poi, a un mese di distanza fra loro, sono morti entrambi, uccisi da un'infezione ancora sconosciuta. Sulla sorte di Bonnie e Bravo, i delfini ospiti del parco Oltremare di Riccione scomparsi rispettivamente il 18 gennaio e il 15 febbraio, potrebbe fare chiarezza l'esito dell'autopsia affidata all'Universita' di Padova. La coppia - Bonnie, 32 anni arrivata in Italia da Cuba, e Bravo, texano e 'italiano' di adozione dal 1982 - era all' Oltremare fin dall'apertura, nel 2004. A meta' dicembre i primi sintomi della malattia. A parte il cambiamento di abitudini e 'umorale' (insolito per i delfini, che sono molto socievoli), gli animali hanno manifestato diarrea e disturbi dell'apparato gastrointestinale. Ma l'infezione e' andata avanti nonostante la cura con antiobiotici, estendendosi anche a polmoni e reni. Dopo il decesso, e' stata disposta l'autopsia che e' ancora in corso nell'ateneo padovano. In particolare sono gli esami virologici quelli piu' lunghi per cui, secondo il presidente del parco Leandro Stanzani, si dovra' aspettare ancora un mese. Si teme comunque un virus simile a quello dell'influenza per gli uomini anche se, in assenza dell'agente patogeno, e' impossibile fare alcuna profilassi. Intanto, ha aggiunto Stanzani, nel parco riccionese ''la soglia di attenzione e' alta, l'ambiente e' tenuto ancor piu' sotto controllo e gli animali guardati a vista''. Attualmente Oltremare ospita altri nove delfini, compreso Achille, il cucciolo nato otto anni fa proprio dalla coppia scomparsa. Finora pare che ne' il piccolo ne' gli altri mammiferi abbiano avuto reazioni particolari. (ANSA). RED-GIO <br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: UE&#x2c; SERVONO SFORZI PER RIDURRE QUANTITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:36:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-443</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-443</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 2 FEB - L'Europa non puo' adagiarsi di fronte alla continua crescita del quantitativo di immondizia prodotta, perche' questo potrebbe compromettere nel lungo termine i progressi compiuti nel settore della gestione dei rifiuti. Queste le conclusioni dell'ultimo documento dell'agenzia europea dell'Ambiente, dal titolo 'Una migliore gestione dei rifiuti urbani ridurra' le emissioni di gas a effetto serra''. Nel 2020 infatti si prevede un aumento dei rifiuti urbani del 25% rispetto al 2005. Una quantita' pari a circa 340 milioni di tonnellate di immondizia, che potrebbe coprire un'area equivalente alla superficie del Lussemburgo con uno spessore di 30 cm oppure di Malta con uno spessore di 2,5 metri. Secondo l'agenzia europea dell'Ambiente, ''gli sforzi tesi a prevenire la produzione di rifiuti dovrebbero essere notevolmente intensificati'', a vantaggio della salute dei cittadini e del Pianeta. Con meno immondizia andrebbero a ridursi anche le emissioni di gas serra come il metano, uno dei sei gas soggetti al protocollo di Kyoto, legato sia all'agricoltura (specialmente al bestiame) sia alle operazioni di smaltimento dei rifiuti. Un ruolo chiave nella strategia europea per i rifiuti urbani e' quella di ricorrere meno alla discarica, con una maggiore riciclo e ricorso all'incenerimento. Di qui la riduzione delle emissioni di gas serra prodotte dalla gestione dei rifiuti al 2020. Ecco una quadro del rapporto Ue: - PRODUZIONE RIFIUTI UE: Nel 1995 ogni cittadino europeo ha prodotto in media 460 kg di rifiuti urbani. Questa quantita' e' aumentata fino a 520 kg pro capite nel 2004 ed entro il 2020 si prevede un ulteriore accrescimento fino a 680 kg pro capite. In totale, questo corrisponde a un aumento di quasi il 50% in 25 anni. Nel 2004 e' stato messo in discarica il 47% di tutti i rifiuti urbani della Ue. Una percentuale, spiega l'Agenzia europea per l'ambiente, destinata a calare ulteriormente entro il 2020 a circa il 35%. Grazie alle nuove politiche di riciclaggio, recupero energetico e sempre minore ricorso alla discarica, si prevede che il riciclaggio e altre operazioni di riciclo dei materiali aumenteranno entro il 2020, dall'attuale 36 % a circa il 42 %. Infine, l'incenerimento e' stato utilizzato nel 2004 per il 17 % dei rifiuti urbani ed entro il 2020 subira' un probabile aumento raggiungendo il 25 % circa; - - EMISSIONI GAS SERRA: Secondo l'Agenzia europea per l'ambiente, nel 2005 le emissioni di gas ad effetto serra derivanti dalla gestione dei rifiuti costituivano il 2% delle emissioni totali dell'Unione europea. Secondo le proiezioni, le emissioni nette di gas serra derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani dovrebbero scendere dal livello massimo di circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti l'anno, della fine degli anni Ottanta, a 10 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti entro il 2020. Tutto questo grazie ad una sempre migliore gestione del ciclo dei rifiuti. Nel bilancio generale del ciclo di gestione dei rifiuti, le emissioni prodotte dalla discarica nel 2020 costituiranno il 60% del totale, mentre il riciclaggio e l'incenerimento circa il 20% ciascuno. Dall'altro lato, il riciclaggio e l'incenerimento aumenteranno, rappresentando un risparmio (o emissioni di gas serra evitate) che andranno a controbilanciare le emissioni dirette. Entro il 2020 il 75% delle emissioni evitate totali sara' dovuto al riciclaggio e quasi il 25 % all'incenerimento. (ANSA). Y62-MRB <br />02/02/2008 18:00 ]]></content:encoded></item><item><title>Partecipazione e programmi ambientali&#x2c; Italia condannata dall&#xb4;Ue</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:34:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-442</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-442</guid><content:encoded><![CDATA[La sentenza della Corte di giustizia europea fa riferimento al ritardo con cui l&acute;Italia si &egrave; messa a norma rispetto ai termini stabiliti originariamente<br /><br />di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Con sentenza di oggi la Corte di Giustizia europea condanna l&rsquo;Italia per mancata attuazione della direttiva sulla partecipazione del pubblico nell&rsquo;elaborazione di piani e programmi in materia ambientale. L&rsquo;Italia, che comunque ora &egrave; in regola, non avendo messo in vigore nei tempi stabiliti le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva Ue, &egrave; venuta meno agli obblighi comunitari.<br /><br />La vicenda ha avuto inizio nel 2005 con la lettera di diffida e con il successivo parere motivato della Commissione: l&rsquo;Ue invitava lo Stato a conformarsi ai disposti Ue entro due mesi. L&rsquo;Italia rispondeva solo nel 2006 a seguito dell&rsquo;approvazione del Dlgs 152/2006 (contenente la direttiva di riferimento), ma la Commissione, ritenendo la risposta insoddisfacente e al di fuori del tempo massimo previsto, si rivolgeva alla Corte di Giustizia.<br /><br />Oggi quindi, pur essendo in regola con la direttiva europea sulla partecipazione, l&acute;Italia subisce una sentenza di condanna &ndash; dopo quella dell&rsquo;8 novembre 2007 relativa alla mancata attuazione della Vas da parte dell&rsquo;Italia &ndash; perch&eacute; la Corte non fa altro che ricordare che la regolarit&agrave; di un adempimento va valutata rifacendosi alla situazione dello Stato al momento della scadenza del termine fissato dal parere motivato. Dunque l&rsquo;iter legislativo nazionale posteriore alla scadenza di tale termine, non &egrave; oggetto dell&rsquo;esame che viene effettuato dalla Corte.<br /><br />E del resto secondo una giurisprudenza consolidata, lo Stato membro non pu&ograve; invocare norme, prassi o situazioni del suo ordinamento giuridico interno per giustificare l&rsquo;inosservanza degli obblighi e dei termini derivanti da una direttiva.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Conferenza sul clima alle Hawaii&#x2c; gli Usa respingono le accuse&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:32:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-441</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-441</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> Intervistato nel corso di una conferenza stampa a latere della seconda conferenza internazionale sul clima che si sta tenendo ad Honolulu, alle Hawaii, sotto il patrocinio del governo Usa, Boyden Gray, l&rsquo;ambasciatore americano presso l&rsquo;Unione Europea, ha difeso la politica del suo Paese sulla questione del riscaldamento globale, giudicando &laquo;ingiusta&raquo; l&rsquo;accusa che in molti fanno agli Stati Uniti per la loro resistenza verso gli obblighi e gli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra. <br /><br />&laquo;Non &egrave; giusto etichettare gli Stati uniti come un Paese che si rifiuta di onorare i suoi impegni obbligatori &ndash; ha detto Gray commentando i contributi dell&rsquo;Ue per la riduzione dei gas serra, rilevando anche che il governo americano opera &laquo;in maniera pi&ugrave; aggressiva sul piano della protezione ambientale&raquo; a cominciare dal &laquo;progetto di legge energetica firmato dal presidente George W. Bush il mese scorso&raquo;. Un progetto che, se &egrave; vero per la prima volta dopo 30 anni prevede norme sull&rsquo;efficienza dei carburanti dei veicoli a motore, &egrave; anche vero che &egrave; stato pesantemente contestato da molti Stati Usa, ad iniziare dalla California del governatore repubblicano Arnold Schwarzenneger, perch&eacute; Bush e l&rsquo;Environmental protection agency avrebbero ceduto alle pressioni delle grandi case automobilistiche mondiali e contrastato le leggi locali che proponevano limiti molto pi&ugrave; stringenti. <br /><br />Gray ha detto ai giornalisti che &laquo;l&rsquo;amministrazione Bush non si vergogna di non raggiungere gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto&raquo;, ed ha detto di sperare che la dichiarazione finale della conferenza di Honolulu &laquo;sar&agrave; il documento leader sul quale si baser&agrave; il vertice dei G8 a luglio&raquo;. Per l&rsquo;Onu ha parlato Ivo de Boer, il segretario esecutivo dell&rsquo;United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfcc), che dal palco della conferenza ha risposto indirettamente all&rsquo;ambasciatore Usa: &laquo;Il mondo nono pu&ograve; perdere altro tempo. Ora, tutti gli sforzi debbono essere concentrati su come affrontare sul terreno i negoziati sul cambiamento climatico, per essere pronti entro il 2009&raquo;, quando a Copenaghen si terr&agrave; la conferenza internazionali sul clima per mettere in campo le misure per il post-Kyoto.<br /><br />Alla International Climate Conference di Honolulu partecipano 150 delegati di 16 Paesi, l&rsquo;Unione Europea e l&rsquo;Onu, per discutere di sicurezza energetica e cambiamento climatico e la governatrice delle Havaii, Linda Lingle (nella foto), si &egrave; rivolta alle delegazioni chiedendo loro di condividere il motto delle isole: Ua mau ke ea o ka &acute;aina I ka pono (La vita della terra si perpetua nella giustizia).<br />&laquo;La nostra attuale situazione non &egrave; differente da quella del resto del mondo &ndash; ha detto la Lingle &ndash; ci troviamo di fronte alle spinte diverse di economia, sviluppo, crescita della popolazione, tecnologia. Non sono orgogliosa di dire che le Hawaii sono lo Stato pi&ugrave; dipendente dal petrolio in America. Abbiamo anche le pi&ugrave; alte tasse per i servizi degli Usa e i pi&ugrave; alti costi per la benzina e per il trasporto dei combustibili. Ci sono anche molte piccole isole, il che vuol dire che attualmente abbiamo un ridotto potere politico di interconnessione&raquo;. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Rapporto sull&#x2019;avifauna europea: in forte calo le specie legate alle aree agricole</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:31:32+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-440</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-440</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />E&rsquo; uscito a fine gennaio il rapporto &ldquo;State of Europe&rsquo;s Common birds 2007&rdquo;, curato da BirdLife International European Bird Censis Council e la Royal Society for the Protection of Birds, che analizza l&rsquo;andamento delle 124 specie pi&ugrave; diffuse in Europa, quelle non concentrate su territori delimitati ma sparse sul territorio. <br />Secondo il rapporto, nei 20 Paesi europei presi in esame si evidenzia &laquo;un calo per 54 specie, un aumento per 28 specie e una stabilit&agrave; per altre 27 specie. Delle 54 specie in calo, ben 33 sono tipiche degli ambienti agricoli, praticamente dimezzati in 25 anni. Il loro calo, in media, &egrave; stato del 44 per cento. A preoccupare &egrave; il declino marcato di specie una volta familiari in questo ambiente, come la Starna (nella foto), la Pavoncella e la Tortora. <br /><br />Nella &ldquo;top ten&rdquo; delle specie pi&ugrave; in crisi, quelle agricole hanno conquistato ben sei posti su dieci: la Cappellaccia &egrave; in calo del 95%, la Starna del 79%, il Torcicollo (-74%) la Tortora del 62%, la Pavoncella del 51% e il Verzellino (-41%). Tra le specie della &ldquo;top ten&rdquo; del declino, ma non tipiche dell&rsquo;ambiente agricolo, troviamo il Picchio rosso minore (-81%), il Culbianco (-70%), l&rsquo;Usignolo (-63%), la Cincia bigia alpestre (-58%)&raquo;.<br /><br />Altre specie sono invece in ripresa: Frosone (+658%), Balia dal collare (+182%), Corvo imperiale (+118%), Capinera (+82%), Poiana (+80%), Picchio nero (+77%), Colombaccio (+71%), Tortora dal collare orientale (+59%), Lui piccolo (+56%) e Picchio verde (+43%). Il rapporto fa parte del Pan European Common Bird Monitoring Schemes elaborato dall&rsquo;European Bird Census Council, da BirdLife International, dalla britannica Royal Society for the Protection of Birds e da da Statistic Netherlands ed &egrave; costituito da un insieme di indicatori di biodiversit&agrave; tra i pi&ugrave; completi in Europa. <br /><br />La Lipu spiega che &laquo;anche per l&rsquo;Italia, come gi&agrave; evidenziato l&rsquo;anno scorso dai dati finali del progetto MITO2000 curato da FaunaViva e Centro Italiano Studi Ornitologici, che ricalca sul versante nazionale l&rsquo;impostazione del Pan European Common Bird Monitoring Schemes, la diminuzione delle specie agricole &egrave; molto marcata. Le specie pi&ugrave; colpite in Italia sono la Rondine, il Balestruccio, il Beccamoschino, il Saltimpalo, l&rsquo;Allodola, l&rsquo;Averla piccola, la Ballerina bianca, i passeri (Passera d&rsquo;Italia e Passera mattugia), sui quali la Lipu ha lanciato di recente il progetto &ldquo;SOS passeri&rdquo;, e lo Storno&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; accordo Cina-Russia&#xa;Putin: &#xab;Innalzare la protezione dell&#x2019;ambiente al rango dei doveri fondamentali&#xbb;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:30:21+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-439</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-439</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Sono lontani gli anni degli scontri di confine sull&rsquo;Amur (Nella foto) tra l&rsquo;Armata rossa e l&rsquo;Esercito popolare... Il ministro cinese degli affari esteri Yang Jiechi ed il ministro russo delle risorse naturali Yuri Trutnev hanno firmato un accordo per l&rsquo;utilizzo e la protezione delle vie d&rsquo;acqua transfrontaliere. Secondo la dichiarazione emessa a Pechino dalle delegazioni dei due Paesi, &laquo;l&rsquo;accordo precisa il quadro, i contenuti ed i metodi della cooperazione bilaterale e fornisce le basi legali della cooperazione futura. L&rsquo;accordo indica che i due Paesi sono entrati in una nuova fase di cooperazione nell&rsquo;utilizzo e nella protezione dell&rsquo;acqua, e permetter&agrave; di promuovere un partenariato strategico di cooperazione tra la Cina e la Russia&raquo;.<br /><br />Cina e Russia condividono circa 3.500 chilometri di corsi e specchi d&rsquo;acqua transfrontalieri, tra i quali fiumi Amur (che i cinesi chiamano Heilongjiang), l&rsquo;Ussuri (Wusuli), l&rsquo;Ergun e il lago Khanka (Xingkai). Intanto a Mosca, nel corso di una riunione del consiglio di sicurezza della Russia, il vice primo ministro Dmitri Medvedev dice che &laquo;la qualit&agrave; dell&acute;ambiente deve figurare tra gli standards sociali russi consacrati giuridicamente. Malgrado l&acute;esistenza di una legislazione speciale, questo non stimola il passaggio verso tecnologie ecologicamente efficaci rispettose della natura. La legislazione deve ormai assicurare una qualit&agrave; ambientale soddisfacente, in quanto standard sociale&raquo;.<br /><br />Medvedev ha annunciato che emendamenti destinati alla protezione della natura ed a intensificare l&rsquo;efficienza energetica dell&rsquo;economia saranno introdotti nella legislazione russa prima della fine del 2008. L&rsquo;impegno &egrave; condiviso dal presidente Putin che si appresta a diventare capo del governo non appena lascer&agrave; la sua poltrona attuale. &laquo;I compiti maggiori dell&rsquo;attuale momento &ndash; ha detto Putin nella riunione - consistono, in primo luogo, nell&rsquo;applicare integralmente e progressivamente le decisioni gi&agrave; adottate e, secondariamente, nel creare un sistema efficace di sicurezza ecologica nel Paese. Questo sistema deve poter neutralizzare in maniera efficace i fattori tecnici e antropogenici dell&rsquo;inquinamento e permettere di far fronte ai nuovi problemi ed alle sfide che sorgeranno in questo campo. L&acute;importanza di problemi ecologici &ndash; ha concluso il presidente russo &ndash; deve essere messa in evidenza e dobbiamo dar loro una soluzione costruttiva. Occorre innalzare la protezione dell&rsquo;ambiente al rango dei doveri fondamentali e quotidiani degli amministratori a tutti i livelli&raquo;.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Greenpeace e scienziati Usa e canadesi: &#xab;Attenti all&#x2019;acquacoltura e al ciclo dell&#x2019;azoto&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-02-04T14:29:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-438</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-february-2008#unique-entry-id-438</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Greenpeace ha presentato al Seafood Summit 2008, la fiera mondiale dell&rsquo;acquacoltura che si &egrave; appena conclusa a Barcellona, un rapporto, elaborato dai suoi esperti dell&rsquo;universit&agrave; di Exeter, che evidenzia i rischi degli attuali metodi di allevamento di pesci e crostacei. Il Rapporto indica non solo i problemi ma anche possibili soluzioni perch&eacute; &laquo;l&rsquo;acquacoltura la smetta di fare disastri e si caratterizzi come un sistema di produzione a misura d&rsquo;uomo&raquo;.<br /><br />&laquo;Oggi &ndash; spiega il rapporto - l&rsquo;acquacoltura &egrave; il comparto della produzione alimentare (di origine animale) con la crescita maggiore e fornisce il 43% del pesce per uso alimentare. La crescita &egrave; stata notevole sia per numero di specie allevate (il 97% delle specie allevate oggi (circa 430 specie, quindi) sono state addomesticate solo negli ultimi 100 anni) che per quantit&agrave; di prodotto: i dati FAO affermano che dal 2000 al 2005 la produzione mondiale di acquacoltura &egrave; passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate (Mt) con un incremento del 34,65% che &egrave; stato maggiore per le specie d&rsquo;acqua dolce (da 21,2 a 28,9 Mt: +36,32%) rispetto a quelle di mare (da 15,4 a 18,9 Mt: + 32,17%)&raquo;. Alessandro Giann&igrave;, responsabile della campagna mare di Greenpeace, spiega che &laquo;Oggi, l&rsquo;acquacoltura non &egrave; la panacea che molti indicano per risolvere il problema dei rifornimenti di pesce, diminuiti a causa dalla pesca eccessiva. In tutto il mondo, l&rsquo;acquacoltura spesso causa inquinamento, usa sostanze chimiche e farmaceutiche pericolose e viola i diritti umani, compresa la sicurezza dei lavoratori&raquo;.<br /><br />Uno dei problemi sarebbe la farina di pesce, dalla quale l&rsquo;acquacoltura &egrave; dipendente per fornire cibo alle specie ittiche pregiate che finiscono sui mercati pi&ugrave; ricchi: &laquo;Per &lsquo;produrre&rsquo; un chilo di pesce d&rsquo;acquacoltura sono necessari mediamente tra 2,5 e 5 kg di pesce trasformato in farina o olio &ndash; spiega il rapporto - Per alcune specie, il consumo &egrave; molto maggiore: per ingrassare di un chilogrammo un tonno in uno dei troppi impianti del Mediterraneo, si impiegano mediamente 20 kg di pesce scongelato. In altre parole, spesso l&rsquo;acquacoltura inasprisce il problema della pesca eccessiva che, in teoria, dovrebbe risolvere&raquo;.<br /><br />Gli allevamenti pi&ugrave; impattanti sarebbero quello dei gamberi tropicali, del salmone, del tonno rosso del Mediterraneo e della tilapia un pesce tropicale di acqua dolce.<br />Il rapporto si chiude con alcune raccomandazioni di Greenpeace che &laquo;non considera sostenibile l&rsquo;allevamento di specie con mangimi contenenti farina o olio di pesce che deriva da una pesca non sostenibile. In ogni caso, l&rsquo;uso di questi mangimi non &egrave; sostenibile se il rapporto di conversione (tra mangime usato e pesce prodotto) &egrave; inferiore ad uno e c&rsquo;&egrave; quindi una perdita di proteine animali. Dovrebbero essere utilizzati mangimi provenienti da produzioni agricole sostenibili e i grassi omega 3 dovrebbero derivare da prodotti vegetali&raquo;. Greenpeace non considera sostenibile l&rsquo;acquacoltura che produce, con scarichi e reflui,<br /><br />impatti negativi sull&rsquo;ambiente circostante. Occorre incentivare l&rsquo;uso di sistemi chiusi. Pollice verso anche per l&rsquo;acquacoltura che causa effetti negativi alla flora e fauna locale o rappresenta un rischio per le popolazioni selvatiche, per quella che dipende dalla raccolta di esemplari giovanili per l&rsquo;allevamento. Gli ambientalisti chiedono che sia vietato l&rsquo;allevamento di pesci transgenici e che la densit&agrave; degli allevamenti sia tale da minimizzare il rischio e la trasmissione di malattie, minimizzando necessit&agrave; di trattamenti farmacologici. Greenpeace non considera sostenibile l&rsquo;acquacoltura che distrugge o erode le risorse locali, come l&rsquo;acqua potabile o le foreste a mangrovie, minaccia la salute umana, non assicura il benessere economico e sociale delle comunit&agrave; locali. <br /><br />Al rapporto di Greenpeace viene oggi un altro sostegno scientifico: in un articolo pubblicato su &ldquo;Nature Geoscience&rdquo;, Roxane Maranger e Nina Caraco dell&rsquo;universit&agrave; di Montreal spiegano che gli impianti di acquacoltura alterano il ciclo dell&rsquo;azoto e sono tra i responsabili del declino della qualit&agrave; delle acque costiere. Lo studio, curato da ricercatori Usa e canadesi, ha esaminato per la prima volta 58 regioni costiere del pianeta ed evidenzia come la mancanza di una gestione sostenibile possa avere estese conseguenze sugli ecosistemi. <br />I ricercatori spiegano che &laquo;Il pesce accumula azoto come biomassa, e quando gli esseri umani lo pescano per consumarlo, riportano parte di questo azoto terrestre alla terraferma. Sebbene l&rsquo;azoto sia essenziale per animali e piante che vivono negli oceani, il trasferimento di azoto operato dall&rsquo;uomo dalla terraferma verso gli oceani ha determinato un innalzamento brusco dei livelli di questo elemento nelle acque costiere nell&rsquo;ultimo decennio. I fertilizzanti ricchi di azoto finiscono poi nei mari, attraverso i fiumi. I resti di fertilizzanti rappresentano una significativa fonte di inquinamento da azoto per molte regioni costiere in tutto il mondo&raquo;.<br /><br />Secondo il rapporto, 40 anni fa &laquo;gli allevamenti di pesce rimuovevano circa il 60% dell&rsquo;azoto presente negli oceani costieri che proveniva da fertilizzanti. Oggi questa percentuale &egrave; scesa al 20%&raquo;. E Maranger spiega che &laquo;dal punto di vista storico non &egrave; una buona notizia. L&rsquo;aumento dei livelli di azoto negli ecosistemi costieri in tutto il mondo ha come effetto l&rsquo;eccessiva crescita vegetale la mancanza di ossigeno, nonch&eacute; la drastica riduzione della qualit&agrave; dell&rsquo;acqua e delle popolazioni di pesci e di altri animali&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti: arriva Thor&#x2c; il sistema di riciclaggio indifferenziato ideato dal CNR che offre innumerevoli vantaggi ambientali ed economici&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-19T19:56:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-437</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-437</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: CNR, Ufficio Stampa www.cnr.it <br />Un sistema sviluppato dal Cnr permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti differenziati. Costa un quinto della spesa per lo smaltimento di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile dal potere calorico elevato<br />Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la &ldquo;tragedia&rdquo; della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com&rsquo;&egrave; noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Societ&agrave; ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall&rsquo;elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.<br />Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) &egrave; una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili. <br />Come un &lsquo;mulino&rsquo; di nuova generazione, l&rsquo;impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell&rsquo;intero processo &egrave; una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualit&agrave;. <br />&ldquo;Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico&rdquo;, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell&rsquo;Ismn-Cnr e inventore di Thor, &ldquo;compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici&rdquo;. E&rsquo; possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la &lsquo;pirolisi&rsquo;. L&rsquo;impianto &egrave; completamente autonomo: consuma infatti parte dell&rsquo;energia che produce e il resto lo cede all&rsquo;esterno. <br />Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l&rsquo;ora e non ha bisogno di un&rsquo;area di stoccaggio in attesa del trattamento; &egrave; completamente meccanico, non termico e quindi non &egrave; necessario tenerlo sempre in funzione, anzi pu&ograve; essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando cos&igrave; lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, &egrave; stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove &egrave; necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro. <br />L&rsquo;impianto pu&ograve; essere montato su un camion o su navi. In quest&rsquo;ultimo caso, la produttivit&agrave; di un impianto imbarcato pu&ograve; salire oltre le dieci tonnellate l&rsquo;ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un &lsquo;pirolizzatore&rsquo;, pu&ograve; essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all&rsquo;esterno.<br />&ldquo;Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l&rsquo;anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale&rdquo;, spiega Paolo Plescia. &ldquo;Per una identica quantit&agrave;, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie&rdquo;.<br />Un esempio concreto delle sue possibilit&agrave;? &ldquo;Un&rsquo;area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi&rdquo;, informa il ricercatore. &ldquo;Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali &egrave; compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile&rdquo;. Il resto dei rifiuti &egrave; acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor &egrave; sterilizzato perch&eacute; le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile&rdquo;.<br />Un&rsquo;altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunit&agrave; dove scarseggia l&rsquo;acqua potabile, consiste nell&rsquo;utilizzazione dell&rsquo;energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.<br />Roma, 7 gennaio 2008 <br />La scheda<br />Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani <br />Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr<br />Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06,90672826 &ndash; 335.1335852, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it , p.plescia@assing.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: KYOTO; DAL 1/O GENNAIO VIA ACCORDO ANTI-EMISSIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-19T19:56:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-436</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-436</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Entra in azione dal primo gennaio 2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal 1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche in termini economici, che terminera' il 31 dicembre del 2012. In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale, facendo riferimento ai livelli del 1990. <br />L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al 1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel 2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto ''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le emissioni dell'1,5%''. <br />Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere ratificato il documento. <br /><br />Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto: <br />- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%; <br />- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a 21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40 euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;<br />- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli, membro del comitato attuazione della direttiva emission trading del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote. Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell' emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu'''; <br />- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito (Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Per la Corte costituzionale il &#x22;puzzo&#x22; &#xe8; reato&#xa;Anche le &#x201c;molestie olfattive&#x201d; su scala industriale costituiscono reato di &#x201c;gettito di cose pericolose&#x201d;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-19T19:56:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-435</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-435</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte.www.greenreport.it<br /> Anche le &ldquo;molestie olfattive&rdquo; su scala industriale costituiscono reato di &ldquo;gettito di cose pericolose&rdquo;: lo dice la Corte costituzionale sezione penale con sentenza di ieri. Una linea intransigente quella della Suprema Corte nei confronti delle fabbriche che producono odori che superano la &ldquo;stretta tollerabilit&agrave;&rdquo;, ma che in ogni caso (giusta o sbagliata) sopperisce a un vuoto legislativo esistente in materia.<br />La presenza di odori sgradevoli &egrave; considerato un serio fattore di alterazione del benessere psicofisico e pu&ograve; provocare malesseri fisici e sgradevoli e sensazioni di disagio. Ma nella maggior parte dei casi la situazione di inquinamento olfattivo non sottolinea l&rsquo;insorgenza di particolari pericoli reali per la salute dei cittadini perch&eacute; la concentrazione dei composti responsabili degli odori sgradevoli sono inferiori alle soglie di pericolo o in altri casi soglie di pericolo codificate non esistono. Ed &egrave; proprio in questo caso che i problemi maggiori nascono.<br />Una normativa specifica sulle molestie olfattive infatti, non esiste e per questo gli operatori come i giudici devono fare riferimento ad articoli del codice civile, penale, normative regionali, leggi statali datate e singoli Decreti ministeriali che non riguardano direttamente le sostanze odorifere. Cos&igrave; come non esistono parametri, metodi e linee d&rsquo;approccio sperimentate e comuni per il controllo.<br />Per&ograve; &egrave; indubbio che le molestie odorose provocano nei soggetti esposti vivaci reclami presso le amministrazioni locali e ricorsi presso i tribunali. Ne consegue prima di tutto, che il contenimento dell&rsquo;inquinamento olfattivo &egrave; uno dei fattori da considerare per la compatibilit&agrave; ambientale delle industrie. <br />Ma far fronte a questo tipo d&acute;inquinamento pu&ograve; risultare molto complesso: una riduzione delle emissioni magari con l&rsquo;applicazione di tecnologie appropriate da parte degli impianti non elimina necessariamente il disturbo sofferto dagli abitanti, poich&eacute; ogni individuo ha la propria soglia di percezione degli odori. E l&rsquo;individuazione della categoria di reato nella quale far rientrare questi tipi di situazioni risulta arduo e influenzabile dalla soggettivit&agrave; dell&rsquo;operatore.<br />Per non parlare poi delle situazioni in cui gli odori non tollerabili derivino da impianti per esempio di compostaggio, dove il contemperamento degli interessi tra esigenze di recupero dei residui organici e le ragioni della propriet&agrave; &egrave; previsto dalla normativa sulle emissioni. Anche qui non esistendo dei parametri oggettivi per valutare la tollerabilit&agrave; dell&rsquo;odore diventa difficile dirimere le controversie non solo a livello giuridico ma anche da parte delle pubbliche amministrazioni che si trovano a far fronte alle proteste di comitati o di singoli cittadini.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Nucleare iraniano&#x2c; mentre si tratta e si accusa&#x2c; la Russia rifornisce Teheran&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-19T19:56:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-434</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-january-2008#unique-entry-id-434</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> L&rsquo;organizzazione dell&rsquo;energia atomica iraniana ha annunciato che oggi la Russia ha fornito all&rsquo;Iran un nuovo lotto di 11 tonnellate di combustibile nucleare per il funzionamento della centrale atomica di Buchehr. &laquo;In febbraio termineremo il rifornimento ed il lavoro comincer&agrave; realmente alla centrale in luglio-agosto&raquo; ha detto Sergei Kirienko, il direttore generale della holdig statale dell&rsquo;energia nucleare russa Rosatom. <br />La Russia prosegue dunque a rifornire di combustibile e tecnologia atomiche l&rsquo;Iran, mentre all&rsquo;Agenzia internazionale dell&rsquo;energia atomica di Vienna il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, conferma ad El-baradei ed ai giornalisti che &laquo;il problema posto dal programma nucleare iraniano non &egrave; ancora regolato. La comunit&agrave; mondiale non permetter&agrave; che una tecnologia che conduce alla creazione dell&rsquo;arma nucleare si sviluppi in questa regione&raquo;. Una regione che in realt&agrave; allora comprenderebbe anche Israele e Pakistan che quell&rsquo;arma ce l&rsquo;hanno ed Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che hanno appena commissionato 3 centrali nucleari alla Francia. <br />Per Steinmeier i risultati della recente visita di el-Baradei a Teheran serviranno all&rsquo;avvio di una discussione costruttiva tra i Sei (Russia, Usa, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia) nel prossimo incontro sull&rsquo;Iran che si terr&agrave; a Berlino.<br />Intanto, mentre la Russia discute con gli altri e rifornisce l&rsquo;Iran da sola, a Pechino il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniana Said Jalili, ha detto che i negoziati con la Cina sul nucleare sono &laquo;costruttivi e positivi. Durante questi negoziati, la parte cinese a salutato la cooperazione tra Iran ed Aiea&raquo; riferisce l&rsquo;agenzia iraniana Irna.<br />I ministro cinese degli esteri, Yang Jiechi sta svolgendo una difficile mediazione anche per conto degli occidentali, e vuole tenere aperta la porta della cooperazione Iran-Aiea e regolare la questione nucleare iraniana esclusivamente per via diplomatica, anche perch&eacute; a Pechino il petrolio iraniano interessa molto e vede come il fumo negli occhi i proclami guerreschi di Bush e l&rsquo;embargo contro Teheran. <br />"La questione nucleare iraniana &ndash; ha detto Yang &ndash; &egrave; attualmente ad un punto cruciale. La Cina spera che tutte le parti interessate, tra le quali l&rsquo;Iran, dispieghino sforzi congiunti per riprendere i negoziati il pi&ugrave; presto possibile, al fine di promuovere una soluzione completa ed appropriata della questione&raquo;. <br />Gli ineffabili Russi avevano accolto solo ieri a Mosca il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, preoccupatissima per il proseguimento delle attivit&agrave; di arricchimento dell&rsquo;uranio in Iran che secondo lei &laquo;testimoniano l&rsquo;obiettivo militare del programma nucleare iraniano. Dal momento che la Russia deciso di fornire i combustibile nucleare per la centrale di Buchehr, le attivit&agrave; di arricchimento dell&acute;uranio non possono proseguire che a fini militari&raquo;.<br />La Livni ha ricordato che i servizi segreti americani sono convinti che l&rsquo;Iran ha tentato di realizzare clandestinamente un&rsquo;arma nucleare (proprio come a suo tempo fece Israele).<br />&laquo;L&acute;Iran rappresenta una minaccia, perch&eacute; la sua ideologia sfiora la follia, perch&eacute; tenta di entrare in possesso di armi nucleari in violazione del trattato di non-proliferazione, perch&eacute; nulla pu&ograve; escludere delle fughe di tecnologia nucleare e l&rsquo;&rdquo;effetto domino&rdquo; quando altri Paesi &ldquo;moderati&rdquo; accelereranno il passo per dotarsi dell&rsquo;arma nucleare&raquo;. <br />L&acute;Iran continua a giurare sulla natura pacifica del suo programma nucleare e si rifiuta, ben sostenuto da Mosca, di sospendere l&rsquo;arricchimento dell&rsquo;uranio che, dice la Repubblica islamica, non &egrave; vietato per fini civili dal trattato di non proliferazione nucleare. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Nel nuovo codice dell&#xb4;ambiente i princ&#xec;pi del diritto ambientale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-04T20:07:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-433</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-433</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Il nuovo Codice ambientale approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 21 dicembre 2007, porta con s&eacute; una grande novit&agrave; per il nostro ordinamento giuridico: introduce e codifica i principi generali sulla produzione del diritto ambientale. Il principio di precauzione, di prevenzione, di correzione dei danni ambientali in via prioritaria alla fonte, di &ldquo;chi inquina paga&rdquo; e dello sviluppo sostenibile d&rsquo;ora in avanti costituiscono le regole generali della materia ambientale nell&rsquo;adozione degli atti normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell&rsquo;emanazione degli atti di natura contingibile e urgente. <br />La parte prima del Dlgs 1562/06 ora denominata &ldquo;Disposizioni comuni e principi generali&rdquo; non &egrave; pi&ugrave; composta da solo tre articoli ma a questi se ne aggiungono altri cinque.<br />I principi generali assumono una grande importanza nella produzione del diritto dell&rsquo;ambiente per tre motivi fondamentali. Prima di tutto perch&eacute; il diritto all&rsquo;ambiente proprio per la rapidit&agrave; e la trasversalit&agrave; della sua formazione, ha bisogno di punti fermi generalmente condivisi e stabili che permettono di coordinare e organizzare la materia.<br />Poi perch&eacute; le disposizioni normative o regolamentari che si riferiscono indirettamente o direttamente all&rsquo;ambiente costituiscono una massa in crescente espansione la cui sistemazione diviene assai ardua senza norme di livello indiscutibilmente superiore e di carattere generale che permettono l&rsquo;orientamento e una classificazione.<br />E infine perch&eacute; i principi, a differenza delle norme vincolanti, sono formulati in modo sufficientemente astratto da permettere a ciascuno di sentirsi in dovere di rispettarli (o pi&ugrave; spesso di pretendere di rispettarli) senza incorrere in sanzioni o verifiche di carattere giurisdizionale.<br />In altre parole i principi del diritto all&rsquo;ambiente ancor pi&ugrave; se codificati e messi nero su bianco in un testo giuridico, costituiscono un insieme di regole non direttamente produttivo di vincoli giuridici o obblighi, ma tuttavia dotato di una consistente forza persuasiva che pu&ograve; condurre alla formazione di diritto positivo vincolante. <br />Ed &egrave; proprio in questo modo che anche l&rsquo;ordinamento italiano &ndash; che nella propria Costituzione non prevede esplicitamente l&rsquo;ambiente come un valore in s&eacute; &ndash; inizia a concepire (almeno in teoria) il diritto ambientale in modo polivalente assumendo come punto focale non solo l&rsquo;aspetto oggettivo (costituito dalla tutela del territorio, del paesaggio, degli ecosistemi, delle risorse naturali) e l&rsquo;aspetto soggettivo antropocentrico (costituito dalla protezione della popolazione dall&rsquo;inquinamento e dunque della tutela della salute) ma, anche quello dello sviluppo sostenibile.<br />Questo aspetto pone quindi come contenuto e fine del diritto dell&rsquo;ambiente la creazione di standard equi per l&rsquo;uso delle risorse naturali e di regole adeguate per l&rsquo;integrazione del fattore ambiente nelle politiche economiche e sociali (almeno in teoria). In altre parole il principio dello sviluppo sostenibile pone in luce che l&rsquo;oggetto del diritto dell&rsquo;ambiente non &egrave;, se non in senso traslato, l&rsquo;ambiente, ma la regolamentazione della presenza e della attivit&agrave; umana in quanto incide in modo qualitativamente sensibile e quantitativamente rilevante sull&rsquo;ambiente. <br />Del resto l&rsquo;ambiente come lo definisce una storica sentenza della Corte di Giustizia internazionale del 1999 &ldquo;non &egrave; una astrazione, ma rappresenta lo spazio vitale, la qualit&agrave; della vita e la salute degli essere umani incluse le generazioni future&rdquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>A febbraio parte la prima inchiesta sull&#x2019;inquinamento cinese . &#xa;Intanto la pi&#xf9; grande azienda chimica del Paese&#x2c; la ChemChina&#x2c; si &#xe8; data un obiettivo di emissioni zero&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-04T20:07:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-432</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-432</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Il direttore dell&rsquo;Amministrazione di Stato per la protezione ambientale (Sepa), Zhou Shengxian ha annunciato che il governo Cinese avvier&agrave; a febbraio la prima inchiesta in Cina sulle fonti di inquinamento residenziali, agricole, e industriali e definire il numero delle installazioni di trattamento degli inquinanti operative.<br />I primi due mesi dell&rsquo;indagine saranno dedicati a raccogliere dati ed informazioni che saranno meticolosamente valutate dalla Sepa e ministero dell&rsquo;agricoltura. Ogni provincia, regione autonoma e municipalit&agrave; della Cina dovr&agrave; realizzare un ufficio incaricato dell&rsquo;inchiesta. <br />&laquo;I risultati dell&rsquo;inchiesta &ndash; spiega Zhou Shengxian &ndash; non saranno legati ad alcuna sanzione o valutazioni relative alla performance delle amministrazioni locali. Amministrazioni pubbliche, aziende ed istituzioni non dovranno temere ripercussioni ma devono comunque assicurare di fornire risultati credibili e veritieri&raquo;.<br />Per preparare l&rsquo;inchiesta il governo di Pechino aveva gi&agrave; stanziato 737 milioni di yuans (circa 100 milioni di dollari) nel 2007, infatti uno dei problemi per la riduzione dell&rsquo;inquinamento in Cina &egrave; la mancanza di dati e statistiche degni di fiducia per capire anche quanto incidano kle iniziative contro l&rsquo;inquinamento gi&agrave; avviate. <br />Buone notizie, o meglio buone promesse, vengono dalla pi&ugrave; grande azienda chimica del Paese, la ChemChina, che si &egrave; data un obiettivo di emissioni zero. <br />Nel corso di una conferenza stampa, Ren Jianxin, presidente del colosso chimico cinese, ha annunciato diversi progetti pilota per arrivare alle emissioni zero ed un investimento speciale di 700 milioni di yuans. &laquo;Nel 2008, la ChemChina ridurr&agrave; il suo consumo energetico per unit&agrave; di produzione del 7% - ha detto Ren &ndash; mentre emissioni di acqua utilizzata, di diossido di carbonio e di diossido di zolfo saranno abbassate di oltre il 3%&raquo;. <br />La ChemChina, un colosso nato nel 2004 che occupa gi&agrave; il trentacinquesimo posto tra le 500 pi&ugrave; grandi imprese del Paese, vanta gi&agrave; successi nel trattamento delle acque, nel risparmio energetico e nella riduzione delle emissioni di gas serra con investimenti per 800 milioni di yuans nel 2007 e 18 dei suoi maggiori impianti hanno ridotto di 222.600 tonnellate equivalenti di CO2 le loro emissioni e ridotto il loro consume energetico di oltre il 7%. Le sue principali attivit&agrave; riguardano i nuovi materiali e le materie prime, prodotti chimici specifici, le raffinerie petrolifere e i prodotti chimici per l&rsquo;agricoltura. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Petizioni per fermare tre centrali atomiche Usa&#xa;&#x9;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-04T20:07:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-431</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-431</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La percezione che abbiamo in Italia di un nucleare americano che prospera senza nessun contrasto e protesta non potrebbe essere pi&ugrave; sbagliata. Nove associazioni Usa di consumatori ed ambientaliste hanno chiesto alla Nuclear regulatory commission (Nsc) di sospendere tutti i rinnovi delle licenze per le centrali nucleari in attesa di un accurato controllo federale, accusando la Nst di non avere la capacit&agrave; e la competenza per controllare le informazioni sulla sicurezza tecnica che vengono presentate direttamente dai gestori degli impianti.<br />Le associazioni chiedono la sospensione delle licenze e l&rsquo;ispezione federale dopo aver accertato che gli ispettori della Nsc avevano copiato integralmente i dati forniti loro dalle centrali nucleari di Turkey Point , in Florida, e di Ginna a New York, senza verificare se i programmi di sicurezza standardizzati venivano davvero rispettati. Insomma i &ldquo;controllori&rdquo; prendono per buoni i dati dei controllati, senza nemmeno mettere in atto procedure per verificare se le procedure di sicurezza usate nelle centrali erano messe in atto correttamente.<br />Nonostante questo le licenze di Turkey Point sono state rinnovate nel 2002 e quelle di Ginna nel 2004.<br />Un altro comitato sta cercando di impedire che la licenza della centrale nucleare di Oyster Creek (nella foto), ad Ocean Country, nel New Jersey sia prorogata per altri 20 anni. Si tratta della pi&ugrave; grande centrale &ldquo;privata&rdquo; nucleare degli Usa, in funzione dal 1969 e la cui licenza scadrebbe nel 2009.<br />La correttezza delle operazioni in corso a Oyster Creek sono state messe in dubbio da una recente sentenza che ha dato ragione agli ambientalisti riguardo alla carenza di controlli, ma che ha prorogato comunque l&rsquo;esercizio dell&rsquo;impianto.<br />Anche nell&rsquo;Hudson River la Entergy Nuclear Northeast ha chiesto di prorogare di altri 20 anni la sua licenza per la Indian Point nuclear e anche qui fioccano i ricorsi, visto che &egrave; al centro di un&rsquo;area abitata da 20 milioni di persone che considerano i controlli insufficienti.<br />Oltre a associazioni, gruppi e comitati locali, fanno parte del comitato Stroc che ha avviato le petizioni anche New Jersey Environmental Federation, Nuclear Information and Resource Service, New Jersey Sierra Club, New Jersey Public Interest Research Group, Jersey Shore Nuclear Watch, Grandmothers, Mothers e More for Energy Safety.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Dalla finanziaria 5 milioni per rimuovere l&#xb4;amianto dagli edifici pubblici . &#xa;Aperto un fondo e previsto un programma decennale per il risanamento delle strutture pubbliche&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-01-04T20:00:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-430</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-december-2007#unique-entry-id-430</guid><content:encoded><![CDATA[di Diego Barsotti<br />fonte:www.greenreport.it<br />La finanziaria 2008 ha aperto un Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici, per il finanziamento degli interventi finalizzati ad eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici.<br />Un provvedimento importante, che arriva a distanza di 15 anni dalla legge del 1992 e di 13 dal decreto attuativo del 1994, atti legislativi buoni ma praticamente mai messi in atto, visto che le cause del fenomeno amianto non sono mai state aggredite e che quasi tutti i soldi sono serviti finora a risarcire le vittime dall&rsquo;amianto, senza pensare che vittime dell&rsquo;amianto sono anche, per esempio, i ragazzi che ancora oggi frequentano scuole coibentate con questa fibra e ancora da eliminare.<br />La soddisfazione per il dispositivo previsto dalla finanziaria in realt&agrave; viene smorzata quando si pensa che le risorse finanziarie stanziate per questo fondo per il 2008 sono appena di 5 milioni di euro. Una cifra davvero irrisoria, se si pensa che in molte regioni italiane non &egrave; stato eseguito neppure il censimento della presenza di amianto, pure previsto dalla legge del 1992. <br />In Toscana questa mappatura si &egrave; conclusa proprio la scorsa estate e nelle settimane scorse i tecnici dell&rsquo;Arpat hanno elaborato i dati che sono poi stati inviati alla Regione: in Toscana ci sono per esempio pi&ugrave; di mille siti da bonificare, ma il censimento ha riguardato solo gli edifici pubblici.<br />Il passo successivo che vorrebbe fare l&rsquo;Arpat &egrave; proprio quello di mappare gli edifici privati: anche perch&eacute; il 90% degli esposti dei cittadini per la presenza di amianto riguarda proprio le coperture private. I costi di un censimento del genere sono piuttosto contenuti: l&rsquo;Arpat ha stimato che con meno di 100mila euro potrebbe utilizzare la tecnologia del telerilevamento aereo, che grazie a sensori agli infrarossi sarebbe in grado di fornire una mappatura molto precisa.<br />Poi ovviamente ci sar&agrave; la fase delle bonifiche, e bisogner&agrave; vedere quanti di questi 5 milioni finiranno i Toscana per bonificare almeno i casi pi&ugrave; gravi.<br />&laquo;Abbiamo strappato questo risultato in Senato molto faticosamente&raquo; commenta Milziade Caprili, primo firmatario di una proposta di legge presentata nel 2006, che tra l&rsquo;altro prevedeva per le bonifiche uno stanziamento un po&rsquo; pi&ugrave; sostanzioso, di circa 45 milioni di euro. &laquo;I soldi promessi dalla finanziaria sono assolutamente insufficienti per l&rsquo;entit&agrave; del fenomeno &ndash; ammette Caprili &ndash; ma si tratta di un inizio, e di una nuova attenzione verso il fenomeno amianto che secondo le statistiche toccher&agrave; il suo apice dal punto di vista delle malattie e della mortalit&agrave; fra qualche anno. Senza contare le persone che ancora oggi vivono in aree dove &egrave; forte la presenza di amianto. Per questo vigileremo affinch&eacute; i soldi oggi disponibili siano spesi nei luoghi dove l&rsquo;urgenza &egrave; maggiore, e contemporaneamente ci batteremo per ottenere ulteriori risorse anche nei prossimi anni&raquo;. <br />Nonostante la limitatezza delle risorse infatti, la finanziaria guarda comunque al futuro e segna una strada ben precisa: dispone infatti anche che entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sia approvato con decreto del ministro della Salute (di concerto con il ministro dell&rsquo;Economia e delle finanze e d&rsquo;intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano), un programma decennale per il risanamento, prevedendo prioritariamente la messa in sicurezza degli edifici scolastici ed universitari, delle strutture ospedaliere, delle caserme, degli uffici aperti al pubblico.<br />]]></content:encoded></item><item><title>TANTI AUGURI DI BUONE FESTE NEL RISPETTO DELLA NATURA DA FEFEAMBIENTE </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-22T18:19:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-429</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-429</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="" width="372" height="500" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry429_1.jpg" />]]></content:encoded></item><item><title>Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo Codice dell&#xb4;ambiente&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-22T18:19:44+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-428</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-428</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it <br />Il consiglio dei ministri ha approvato stamani il decreto attuato del codice dell&rsquo;ambiente in materia di rifiuti, Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica).<br />&laquo;Abbiamo attuato un pezzo del programma &ndash; ha detto al termine della seduta un raggiunte Alfonso Pecoraro Scanio - e messo fine a sette infrazioni comunitarie. Grazie alle nuove norme l&rsquo;Italia entra finalmente in Europa e non ne sar&agrave; pi&ugrave; il fanalino di coda per quanto riguarda le questioni ambientali: per la prima volta poi riusciremo a coniugare rigore ambientale e semplificazione burocratica&raquo;.<br />Il nuovo codice dell&acute;ambiente infatti prevede tempi certi per la valutazione di impatto ambientale (Via) e per la valutazione di impatto strategica (Vas), con un massimo di 150 giorni per la commissione di Via, che diventano 320 per le valutazioni pi&ugrave; complesse. Inoltre le valutazioni saranno fatte sui progetti definitivi e non sui preliminari.<br />Dal punto di vista della semplificazione amministrativa il ministro dell&rsquo;ambiente ha spiegato che per esempio le imprese con meno di 10 dipendenti d&rsquo;ora in avanti saranno esonerate da tutta una serie di adempimenti burocratici oggi necessari per trattare anche i rifiuti non pericolosi.<br />La nuova normativa prevede anche l&rsquo;avvio in un prossimo futuro &laquo;di un percorso di tracciabilit&agrave; satellitare per i rifiuti che eliminer&agrave; le scartoffie, monitorando esattamente il transito di camion e coniugando il rigoroso controllo ambientale alla semplificazione per il mondo dell&rsquo;impresa0187.<br />Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha poi ricordato che un ulteriore decreto correttivo &egrave; in itinere e che spera quindi di definire al pi&ugrave; presto anche le nuove norme per quanto riguarda acqua, danno ambientale, bonifiche ed aria.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti delle navi&#x2c; in arrivo il nuovo modulo&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-22T18:16:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-427</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-427</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /> E&rsquo; in arrivo il nuovo modulo per i rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico: la Commissione inserisce la voce "acque di scarico" fra le informazioni da comunicare prima di entrare in un porto della Comunit&agrave;. Con direttiva del 13 dicembre la Ue modifica il modulo contenuto nell&rsquo;allegato II della direttiva 2000/59/ce e fissa per il 15 giugno 2009 la scadenza per il recepimento da parte degli Stati membri delle nuove disposizioni.<br />La Comunit&agrave; ha come obiettivo quello di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti delle navi e dei residui del carico, in particolare degli scarichi illeciti delle navi che utilizzano i porti situati nel territorio della Comunit&agrave; europea. Quindi al fine di migliorare la prevenzione dell&rsquo;inquinamento e anche per evitare distorsioni della concorrenza le prescrizioni ambientali dovrebbero applicarsi a tutte le navi a prescindere dalla loro bandiera e i porti dovrebbero dotarsi di adeguati impianti di raccolta.<br />Per migliorare l&rsquo;efficienza degli impianti portuali di raccolta &egrave; dunque, necessario che le navi comunichino la necessit&agrave; di utilizzare tali impianti attraverso la compilazione di appositi moduli predefiniti.<br />Il comandante di una nave diretta verso il porto situato nella Comunit&agrave; ha l&rsquo;obbligo di compilare il modulo e di notificare tali informazioni all&rsquo;autorit&agrave; o all&rsquo;organismo designato a tal fine dallo Stato membro in cui si trova il porto.<br />Ma il vecchio modulo non fa riferimento alle acque di scarico che - a parere della Commissione - devono invece, essere incluse nelle categorie di rifiuti da notificare prima di entrare in porto.<br />Dunque un altro provvedimento europeo per arginare il problema dell&rsquo;inquinamento delle navi in mare, che richiede, per&ograve; (come tutte le disposizioni europee) una collaborazione diretta degli Stati membri: impianti adeguati di raccolta in ogni porto, piani per la gestione di questi rifiuti e controlli anche sulle navi.<br />Una serie di impegni che in parte l&rsquo;Italia non &egrave; stata in grado di porre a termine. Infatti con il ricorso del 2 agosto 2007 alla Corte di giustizia europea, la Commissione denunciava la mancata attuazione della direttiva europea 2000/59 (recepita in Italia con il Dlgs 182/2003) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico. L&rsquo;Italia sarebbe colpevole di non aver messo in pratica quanto disposto con il decreto 182/2003 e di non aver rispettato le regole imposte dalla normativa Ue.<br />In teoria il piano di raccolta e di gestione dei rifiuti dovrebbe essere elaborato dalle Autorit&agrave; portuali per poi essere comunicato alla Regione competente che provvede a valutarlo, approvarlo e a controllarne lo stato d&rsquo;attuazione.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Finanziaria 2008 e sostenibilit&#xe0;: l&#xb4;Aper apprezza&#x2c; Legambiente no&#xa;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-22T18:16:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-426</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-december-2007#unique-entry-id-426</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />&laquo;Questa Finanziaria vede la luce sotto i migliori auspici: il vero sviluppo del settore nasce infatti da una volont&agrave; condivisa tra Stato, Enti locali, comunit&agrave; e soprattutto parti politiche di considerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili un irrinunciabile obiettivo di sostenibilit&agrave; e di competitivit&agrave; industriale da perseguire con priorit&agrave; e tempi certi&raquo;. E&rsquo; dunque un commento positivo quello del presidente di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) Roberto Longo alla Finanziaria appena approvata. Una Finanziaria nella quale ci sono diverse e piuttosto attese novit&agrave;, sostiene l&rsquo;Aper in una nota stampa, che investiranno il settore delle rinnovabili nel corso del nuovo anno e che &laquo;mirano allo stabilizzarsi del regime degli incentivi per il futuro, alla loro differenziazione per fonte, alla definizione di regole certe per la distribuzione tra le Regioni degli obiettivi di sviluppo che a breve diverranno obbligatori per Direttiva Europea, dando garanzie sugli iter autorizzativi e di allacciamento alla rete&raquo;.<br />Inoltre &ndash; aggiunge l&rsquo;associazione -, la nuova Finanziaria darebbe nuovo slancio alla generazione di piccola taglia attribuendo tariffe incentivanti e certe agli impianti di potenza inferiore al MW. &laquo;C&rsquo;&egrave; insomma da ben sperare per il 2008 &ndash; conclude Longo - anche pensando a quanto una buona legge &egrave; riuscita a fare nel 2007 per il tanto atteso decollo del fotovoltaico&raquo;. Pi&ugrave; ad ampio raggio e pi&ugrave; critico il commento sulla Finanziaria di Legambiente che ritiene &laquo;dannose le misure per le infrastrutture e quelle sui rifiuti&raquo;, mentre valuta bene il &laquo;Conto energia e la Class action&raquo;.&laquo;L&rsquo;ambiente &ndash; sostiene in una nota il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, - &egrave; stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuit&agrave; e rafforzamento rispetto alla precedente&raquo;.<br />Nello specifico &ndash; dice l&rsquo;associazione ambientalista - si continua a investire su infrastrutture (ai 3,6 miliardi gi&agrave; inseriti nel testo del Governo per le grandi opere si sono aggiunti nel passaggio in Parlamento finanziamenti per il passante autostradale a Nord di Bologna e la nuova Autostrada Nogara-Mare Adriatico) e trasporto su gomma (i sussidi agli autotrasportatori hanno sottratto 92 milioni di Euro alla ricerca!), mentre si lasciano &ldquo;a piedi&rdquo; i pendolari, cancellando il piano &ldquo;1000 nuovi treni pendolari&rdquo; e riducendo del 20% le risorse per il servizio di trasporto ferroviario regionale rispetto al 2007.<br />&laquo;Gravi &ndash; dice sempre il Cigno Verde - le misure sui rifiuti: sono state approvate due proroghe per il ciclo dei rifiuti senza le quali l&rsquo;Italia avrebbe finalmente imboccato la strada di una gestione pi&ugrave; sostenibile dal 1 gennaio 2008. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2000. La seconda riguarda l&rsquo;obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente dal 1 gennaio 1999. E&rsquo; sparito il provvedimento che prevedeva la rottamazione degli elettrodomestici a bassa efficienza per quelli di classe A&raquo;.<br />Unica norma davvero efficace per Legambiente, il Conto Energia e cio&egrave; il nuovo sistema di incentivi per fonti rinnovabili, in continuit&agrave; con la manovra 2007. E, come detto, l&rsquo;introduzione della Class action, ovvero la causa di gruppo per tutelare gli interessi collettivi. &laquo;Nel suo complesso, la manovra 2008 &ndash; continua Cogliati Dezza &ndash; non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come, ad esempio trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA; BALI;TRATTATIVA A OLTRANZA&#x2c;ORE DECISIVE ROAD MAP&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:44:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-424</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-424</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - NUSA DUA-BALI (INDONESIA), 14 DIC - Lunga trattativa a Bali, alla 13/a Conferenza internazionale Onu sui cambiamenti climatici (Cop13), per mettere a punto la road map che dovra' portare, nel 2009 a Copenaghen, a un nuovo accordo taglia emissioni alla scadenza del protocollo di Kyoto, dopo il 2012. Sull'isola indonesiana due notti di negoziati con continui stop and go. Nodi caldi, la citazione, nel documento finale, del rapporto degli scienziati del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) e l'inserimento dei ''numeri'' dei tagli delle emissioni per i paesi industrializzati, 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del '90. Su questo fronte Ue, Onu, Australia, Presidenza Indonesiana e Piccoli Stati. Contro ogni ipotesi di cifra in prima linea gli Stati Uniti, e, con loro, Canada, Giappone e Russia. India e Cina non si mettono di traverso ai numeri e sono disposte anche a spingersi a tagli del 50% di emissioni al 2050 ma sottolineando che la responsabilita' tocca sempre ai paesi industrializzati. La sorpresa della prima notte di trattative, tra giovedi' e venerdi', e' stata la Russia per la quale il riferimento al range dei tagli dei gas serra del 25-40% e' solo uno degli scenari contenuti nell'ultimo rapporto degli scienziati del panel intergovernativo Ipcc mentre la Russia vorrebbe inserire tutto il rapporto. Un'operazione per lasciare tutte le porte aperte al summit di Copenaghen. Posizione che la notte di venerdi' sembrava poi essersi ammorbidita. Ai negoziati di venerdi' l'Ue ha chiamato a raccolta i ministri dell'ambiente. In un primo coordinamento e' stato deciso di alzare il livello della trattativa coinvolgendo i premier dei diversi Paesi. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha chiamato il presidente del Consiglio, Romano Prodi a Bruxelles ''per un intervento ad alto livello''. Alla ripresa notturna, un nuovo coordinamento dei ministri dell'Ue dove l'Italia ha ribadito la richiesta di tenere duro ''su obblighi concreti e misurabili'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che, in merito alla situazione dei negoziati ha sottolineato ''l'andamento fortemente ridotto dal ruolo frenante degli Stati Uniti che stanno riducendo la portata delle concessioni piu' rilevanti''. ''Stiamo cercando comunque di raggiungere un accordo''. ''Si mettano gli Stati Uniti - ha concluso il ministro - di fronte alle loro responsabilita''. Il tutto, quindi, e' ancora in mano ai negoziatori. Per la decisione finale l'assemblea plenaria e' stata convocata domani mattina (quando in Italia e' ancora notte) quando si attende anche l'arrivo del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. (ANSA). GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ALLARME COSTE&#x2c; 150 MILIONI SOTT&#x27;ACQUA AL 2070&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-423</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-423</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Allarme inondazioni lungo le coste del Pianeta. Da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott'acqua per gli uragani sempre piu' potenti e per l'innalzamento del livello del mare, piu' di tre volte del numero attualmente esposto al rischio. E i costi saranno parabolici: 35 mila miliardi di dollari contro i 400 miliardi di oggi. Sotto minaccia soprattutto le grandi citta' costiere dell'Asia ma anche Miami e New York. I numeri dell'emergenza sono contenuti nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) reso noto oggi in occasione della 2/a giornata della 13/a Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Bali, in Indonesia, fino al 14 dicembre, che riunisce 190 paesi e vede la partecipazione di 10.000 persone.<br />E da Bali arriva la notizia che sono due le decisioni gia' prese dai delegati: la prima riguarda la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di stabilire un calendario per i negoziati dopo Bali; la seconda ha dato mandato a uno dei due organismi permanenti della Convenzione sui cambiamenti climatici di monitorare la buona riuscita del trasferimento di tecnologie dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E mentre si cerca la strada per il post Kyoto e si cerca di vincolare la riduzione dei gas serra, le notizie sulle emergenze planetarie sono sempre piu' preoccupanti, come emerge dallo studio Ocse sulle inondazioni. Nove delle dieci citta' piu' a rischio, si afferma nel rapporto, sono asiatiche. Insieme a loro Miami, in Florida, al 9/o posto. In testa alla classifica Calcutta e Bombay (India), Dacca (Bangladesh) e Canton (Cina), Ho Chi Minh City (Vietnam), Shangai (Cina), Bangkok (Thailandia), Rangoon (Birmania), quindi Miami e, 10/a, Wai Phong (Vietnam). New York e' 17/a nella classifica del rischio.<br />Per quanto riguarda le perdite economiche, il 90% dei danni e' concentrato in una ventina di citta' di otto paesi (Cina, Usa, India, Giappone, Olanda, Thailandia, Vietnam e Bangladesh): Miami e Canton sono in testa per i costi dell'emergenza ma in classifica per perdite economiche all'8/o posto Tokyo, Hong Kong (9/a), New Orleans (12/a) seguiti da Amsterdam e Rotterdam. Il rapporto si fonda su un'ipotesi di innalzamento del livello degli oceani di 50 centimetri al 2070. Emergenze ambientali che significano anche esodi di massa. ''E' urgente riconoscere la categoria degli sfollati ambientali nei trattati internazionali e investire nella mitigazione dell' effetto serra nei Paesi piu' poveri'', ha detto Legambiente. L'associazione ha ricordato che l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) afferma che entro la meta' di questo secolo 200 milioni di persone rischiano di diventare permanentemente sfollati per cause ambientali. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Gestione risorsa idrica: come mai i cittadini non entrano in Publiacqua Spa?&#xd;&#x9;&#xd;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-422</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-422</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />FIRENZE. Quanto contano i piccoli comuni all&rsquo;interno degli Aato (Ambiti territoriali ottimali)? Quanto gli Aato riescono a &ldquo;pesare&rdquo; ed a svolgere la loro funzione di indirizzo e controllo nei confronti del soggetto gestore del servizio idrico integrato? Che ruolo hanno i consigli elettivi? Domande pertinenti cui tenteremo di dare qualche risposta in un quadro ancora non definito. In Toscana non c&rsquo;&egrave; ancora una legge sui servizi pubblici locali (che comprende anche il servizio idrico) e il patto tra governo della regione e categorie economiche e sociali sta incontrando molte difficolt&agrave;.<br />Un&rsquo;altra interessante domanda poi viene posta dai Verdi di Impruneta (Fi): &laquo;Ma che fine ha fatto l&acute;azionariato degli utenti in Publiacqua?&raquo;. Il partito del Sole che ride &egrave; preoccupato dall&rsquo;accordo sottoscritto nelle scorse settimane per la costituzione di una nuova societ&agrave; destinata a divenire il gestore unico dei servizi idrici integrati negli Ambiti territoriali ottimali 2 , 3 e 6, mediante il conferimento, da parte di ciascuno dei tre gestori attuali, rispettivamente Acque SpA, Publiacqua SpA e Acquedotto del Fiora SpA, dei propri patrimoni aziendali. I Verdi per&ograve;, per voce del consigliere comunale Vittorio Perini si soffermano sul mancato rispetto delle leggi in vigore.<br />&laquo;E&acute; stato dichiarato che la nuova societ&agrave; sar&agrave; partecipata per il 60% dai comuni (nel capitale sociale degli attuali tre gestori) e per il 40% da Acea (gi&agrave; oggi partner privato di minoranza dei gestori), senza per&ograve; far riferimento alcuno alla presenza degli utenti del servizio nel capitale sociale della nuova societ&agrave; che si intenderebbe costituire&raquo;. Perini poi precisa &laquo;A partire dal gennaio 2002 l&acute;Ato 3 "Medio Valdarno", ha affidato il servizio idrico integrato alla societ&agrave; Publiacqua SpA, e successivamente all&acute;affidamento l&acute;assemblea dei soci Publiacqua ha provveduto a deliberare due aumenti del capitale sociale: il primo per circa 90 milioni di euro riservato ai comuni soci, ed un secondo ulteriore aumento per altri 60 milioni di euro, riservato in sottoscrizione al partner privato di Publiacqua SpA. La legge Galli ed il pi&ugrave; recente D.Lgs 152/2006 (che ha abrogato la legge n&deg; 36/1994) - ricorda il consigliere dei Verdi- prevedono che &ldquo;nel caso di aumento del capitale sociale, una quota non inferiore al 10 per cento &egrave; offerta in sottoscrizione agli utenti del servizio" mentre in occasione degli aumenti di capitale di Publiacqua SpA, non risulta sia stata prevista una quota di azioni da riservate alla sottoscrizione da parte degli utenti del servizio, n&eacute; che ci&ograve; sia avvenuto in una fase immediatamente successiva al fine di rispettare quanto stabilito dalla normativa&raquo;.<br />Quindi Perini concludendo si rivolge direttamente al suo Sindaco rappresentante dell&rsquo;Ato perch&eacute; chieda chiarimenti in merito e affinch&eacute; si adoperi per l&rsquo;applicazione della norma suddetta &laquo;cosa che dovrebbe comunque essere definita prima di procedere alle prospettate operazioni di accorpamento o fusione tra le societ&agrave; che gestiscono i servizi idrici dei tre Ato&raquo;.<br />Al di l&agrave; della questione sollevata (comunque il patto tra i comuni che prevede l&rsquo;accorpamento tra gli Aato 2,3,6 non convince sotto molti punti di vista, in primis quello ambientale perch&eacute; non si tiene conto dei bacini idrografici), cerchiamo di dare sinteticamente qualche risposta alle domande iniziali che abbiamo posto. E&rsquo; necessario oggi incrementare la tutela della risorsa idrica, dell&rsquo;ambiente e dei cittadini rafforzando il sistema di regolazione non svincolandolo e allontanandolo dalle esigenze dei territori: questa dovrebbe essere la prima preoccupazione delle istituzioni pubbliche. Rimane poi il problema centrale del modello attuale, dove i comuni costituiscono il soggetto regolatore che controlla e fanno parte anche del soggetto gestore, con evidente conflitto di interessi.<br />Sia a livello locale che nazionale c&rsquo;&egrave; necessit&agrave; di un controllo indipendente ed autorevole. A livello locale &egrave; necessario avere un soggetto regolatore ristretto, indipendente che abbia capacit&agrave; tecniche acclarate non solo amministrative e che sia in contatto diretto con i sindaci e consigli comunali che devono rendere conto alle assemblee elettive. Inoltre sono necessari anche &ldquo;luoghi&rdquo; dove poter ascoltare cittadini e le loro associazioni in termini di qualit&agrave; del servizio, di tariffe ma anche in termini di pianificazione, di investimenti e di ricadute ambientali degli stessi. Su questi ultimi aspetti nell&rsquo;ultima bozza del Patto per lo sviluppo e la qualificazione dei servizi pubblici locali della Regione Toscana sono contenute risposte a nostro avviso condivisibili.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Etica e politica. RAPPORTO UE. Oltre trecentomila esemplari in pi&#xf9; rispetto al 2002&#x2c; raddoppiato il numero di animali per i test cosmetici&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-421</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-421</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />Oltre trecentomila esemplari in pi&ugrave; rispetto al 2002, raddoppiato il numero di animali per i test cosmetici: la Commissione Europea fa il punto sull'utilizzo di animali nella ricerca<br />Oltre 12 milioni di animali sono stati impiegati a fini sperimentali in Europa nel corso del 2005, il 3,2 per cento in pi&ugrave; rispetto al 2002. La sola Italia ne ha utilizzati quasi 900mila, posizionandosi al quinto posto della classifica dopo Francia, Regno Unito, Germania e Grecia. Sono i nuovi dati del rapporto sull&rsquo;uso di animali nella ricerca pubblicato dalla Commissione europea, che per la prima volta fa riferimento ai 25 stati membri di due anni fa. <br />Nonostante i buoni propositi dell&rsquo;Unione europea di incentivare il ricorso a metodi alternativi - ricerca su cellule e tessuti coltivati in vitro, studi epidemiologici, modelli matematici- il numero di animali usati nelle sperimentazioni &egrave; aumentato, con oltre 339mila esemplari in pi&ugrave; (il 3,2 per cento) rispetto a quelli contati nel precedente rapporto del 2002 (incremento riferito ai soli paesi dell'"Europa dei 15"). A preoccupare &egrave; soprattutto il fatto che le cavie utilizzate per i test cosmetici &egrave; pi&ugrave; che raddoppiato (un aumento del 107 per cento), Francia in prima linea con 5.500 esemplari. Un dato allarmante, secondo Roberta Bartocci, tra i responsabili della Lega anti vivisezione (Lav), se si considera il divieto che entrer&agrave; in vigore a partire dal 2009 di effettuare test cosmetici su animali per i singoli ingredienti, e il bando totale dell&rsquo;uso di animali a fini cosmetici al 2013, termine che rischia di essere prorogato.<br />Tra le varie specie impiegate in tutti gli ambiti della ricerca ci sono pi&ugrave; di 24mila cani, oltre 312mila conigli, quasi 650mila uccelli e circa 10.500 primati, il cui numero ha fatto registrare un aumento del 5 per cento (anche se nessuna grande scimmia &egrave; stata utilizzata). &Egrave; cresciuto, dice il rapporto, anche il numero degli altri mammiferi, soprattutto furetti, conigli e topi. Per quanto riguarda gli ambiti, oltre 231mila sono gli animali su cui si eseguono test di tossicit&agrave;.<br />&Egrave; necessaria, sostiene la Lav, la revisione della direttiva 609 del 1986, che regola la sperimentazione animale, in programma nei prossimi mesi. Tra le richieste dell&rsquo;associazione, un decreto per rendere obbligatorio l&rsquo;impiego dei metodi alternativi disponibil, il divieto di dissezione animale nelle scuole primarie e secondarie, il finanziamento della legge sull&rsquo;obiezione di coscienza alla sperimentazione animale e per la riconversione dei laboratori che utilizzano animali in laboratori che usano metodi alternativi. Riguardo all&rsquo;Italia, la Lav chiede al governo di attuare un piano nazionale per l&rsquo;abolizione dei test su animali e il varo di un Istituto italiano per i metodi alternativi, collegato al Ministero della salute e della ricerca, che stili e aggiorni un registro ufficiale dei metodi sostitutivi utilizzabili a livello nazionale. (r.p.)<br />]]></content:encoded></item><item><title>Lo stallo di Bali: russi e americani contro Europa e paesi poveri&#xa;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-420</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-420</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it <br />di Umberto Mazzantini<br />Lo aveva annunciato ieri notte uno stremato Yvo de Boer, il segretario della Conferenza di Bali: &laquo;I negoziati potrebbero crollare come un castello di carte&raquo;. A un giorno di distanza il castello forse non &egrave; crollato, ma la discussione di alto livello si &egrave; incagliata nelle secche dello scontro tra Unione Europea, Usa ed i loro alleati, ai quali si &egrave; aggiunta una Russia che fino agli ultimi giorni era stata stranamente in disparte, impegnata risolvere le sue strane elezioni a partito semi-unico.<br />Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Russia si oppongono all&rsquo;inclusione di una clausola vincolante per un tagli di emissioni di gas serra dal 25% al 40% nei Paesi industrializzati entro il 2020, rispetto ai livelli del e 1990. Sarebbe invece fatto l&rsquo;accordo sul trasferimento ai Paesi in via di sviluppo di tecnologie per combattere il global warming. Stamattina aveva sollevato qualche speranza una dichiarazione della delegazione russa, riportata da Ria-Novosti, che annunciava un probabile accordo, in particolare sui limiti delle concentrazioni di gas serra in atmosfera. Secondo Alexandre Bedritski, direttore del Servizio federale russo di idrometeorologia e presidente del Wmo, Le parti sembrano prossime ad un compromesso concernente la necessit&agrave; d&acute;agire in favore di una stabilizzazione ad un livello minimale della concentrazione di gas serra. Si tratta di fissare una norma limite a 490 ppm equivalenti di CO2, contro le 380 ppm di oggi. E&rsquo; un obiettivo assai ambizioso. Corrisponde all&rsquo;obiettivo posto dall&rsquo;articolo 2 della Convenzione quadro della Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: stabilizzare le emissione di gas serra in maniera che non esercitino un impatto irreversibile sul clima&raquo;.<br />Ma i russi aggiungevano, in polemica con l&rsquo;Ue, che gli impegni presi dagli Stati devono corrispondere alle loro reali possibilit&agrave; &laquo;l&rsquo;esperienza dimostra che la fissazione di regole artificiali ed uguali per tutti non porta a nulla di buono: I Paesi sono semplicemente incapaci di applicarle e le loro dichiarazioni restano lettera morta&raquo;. Insomma, la conferma della posizione Usa, facciamo pure l&rsquo;accordo al pi&ugrave; basso livello, ma poi ognuno si comporta come vuole. L&acute;UE, appoggiata dai Paesi pi&ugrave; poveri e dai piccoli Stati insulari, spera ancora di concludere la maratona di Bali (che doveva tagliare il traguardo alle 11 di oggi) termini con un accordo vincolante, ma Washington respinge la proposta affermando che potrebbe pregiudicare i negoziati sul post-Kyoto. Ed a nulla sembrano essere servite le accuse di Al Gore e i preoccupanti dati dell&rsquo;Ipcc che servivano da base al mega-summit di Bali.<br />La pressione europea sugli Usa &egrave; arrivata fino a minacciare di boicottare la conferenza sul clima che gli stessi Usa hanno convocato per il prossimo inverno alle Hawai: &laquo;Nessun risultato a Bali &ndash; ha detto Sigmar Gabriel, uno dei rappresentanti dell&rsquo;Ue e della Germania &ndash; significa che non ci sar&agrave; la Conferenza delle principali economie. E&rsquo; una posizione chiara dell&rsquo;Ue. Non sapremmo di cosa discutere se non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;obiettivo&raquo;.<br />Anche la nuovamente filoamericana Francia ha chiesto agli Usa di ridurre le loro emissioni di CO2, annunciando che altrimenti sar&agrave; &laquo;reticente nel prendere parte alla conferenza delle Hawai&raquo; alla quale gli Usa hanno invitato le 16 altre principali economie del mondo, tra le quali i Paesi europei, il Giappone, la Cina e l&rsquo;India, per discutere un programma di riduzione volontaria dei gas serra. Alla richiesta di 40 Paesi di giungere ad una dichiarazione comune contro il cambiamento climatico la delegazione Usa ha risposto all&rsquo;ultimo minuto con una nuova proposta che chiede di abbandonare gli impegni internazionali sui gas serra rimpiazzandoli con &laquo;obiettivi nazionali&raquo; dei vari Paesi. Un altro grande e importante Paese amico degli Usa, l&rsquo;India, ha fatto sapere che la posizione americana &egrave; &laquo;inaccettabile&raquo;. Critica anche la Cina.<br />Lo stesso segretario dell&rsquo;Onu, Ban Ki-moon sta disperatamente cercando di ricucire una situazione parlando di &laquo;responsabilit&agrave; politica e storica&raquo;. Ma per russi e americani il taglio dei gas serra che vorrebbe l&rsquo;Ue &egrave; solo uno degli scenari contenuti nell&acute;ultimo rapporto dell&rsquo;Ipcc e si vogliono tenere le mani libere per il summit del 2009 di Copenaghen che dovr&agrave; decidere sul post-Kyoto. &laquo;Siamo scandalizzati dell&acute;asse Usa-Russia che si &egrave; venuto a creare a Bali ma, ancora di pi&ugrave; &ndash; ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile del programma clima del Wwf Italia &ndash; dalla pretesa dell&acute;amministrazione Bush di ottenere il diritto allo spreco energetico. Nella notte si sono susseguite proposte provocatorie e, come diceva Al Gore, forse &egrave; il caso che i paesi di buona volont&agrave; lascino uno spazio vuoto per gli Usa da riempire successivamente&raquo;.<br />Gli Usa &laquo;prendano esempio da paesi a economie emergenti come Cina Brasile e Sudafrica, che stanno dimostrando flessibilit&agrave; e creativit&agrave; &ndash; ha detto James Leape, direttore generale del Wwf internazionale &ndash; Lo stesso spirito vorremmo avere da parte degli Stati Uniti che con la loro azione mettono in pericolo gli impegni che essi stessi hanno raggiunto in merito a deforestazione, tecnologie e adattamento&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Aie: 200mila barili di petrolio in pi&#xf9; al giorno nel 2008&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-419</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-419</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />L&rsquo;Aie, l&acute;Agenzia internazionale dell&acute;energia, ha reso note le sue stime riguardo all&rsquo;andamento della domanda di petrolio. L&rsquo;agenzia prevede che la crescita della domanda mondiale di petrolio sar&agrave; pi&ugrave; di quanto atteso nel 2008, ovvero un aumento di 200 mila barili al giorno rispetto a quanto inizialmente previsto per complessivi 2,1 milioni di barili al giorno.<br />Nonostante le stime sulla crescita della domanda, per il quarto trimestre del 2007, siano scese a 1,3 milioni di barili al giorno, 200 mila barili al giorno meno di quanto inizialmente previsto, per i primi mesi dell&rsquo;anno prossimo (100mila barili in pi&ugrave; nel primo trimestre) e poi tendenzialmente per tutto l&rsquo;anno, la domanda &egrave; destinata a salire.<br />L&acute;incremento, secondo l&rsquo;agenzia, &egrave; legato alla maggiore richiesta che viene dai paesi ad economia emergente. Stime confermate anche dai dati dell&rsquo;Unione petrolifera, che segnala che a fronte del calo della domanda complessiva di energia il petrolio continua a indietreggiare tra le principali fonti di approvvigionamento: il suo contributo &egrave; infatti sceso al 43,3% (nel 1990 era al 57%) mentre il gas si attesta al 36,6%, i combustibili solidi al 9,2% e le fonti rinnovabili al 6% (-3,4% legata alla crisi idrica, contro un progresso che l&acute;anno scorso era stato del 5%).<br />Fattore che ha determinato un risparmio nella bolletta petrolifera del 2007, su cui per&ograve; il vero contributo l&rsquo;ha dato l&rsquo;euro forte sul dollaro, che nonostante l&rsquo;aumento del greggio sino quasi a sfiorare i 100 dollari al barile, ha salvato la bolletta energetica nazionale, che &egrave; risultata inferiore di due miliardi rispetto alle previsioni di inizio anno.<br />Riguardo all&rsquo;andamento dei consumi petroliferi, l&rsquo;anno che sta ormai finendo ha registrato una contrazione per la quota di benzina, compensata per&ograve; dall&rsquo;aumento della domanda di gasolio; tanto che la domanda dei carburanti, nel complesso, si mantiene stabile. In tutto ci&ograve; il prezzo del gasolio, sempre pi&ugrave; diffuso nel parco automobilistico italiano, &egrave; sempre pi&ugrave; caro (tanto che il rincaro ha determinato le proteste dei camionisti dei giorni scorsi) e destinato presto a superare &ndash; avverte l&acute;Up &ndash; quello della benzina.<br />Sull&rsquo;andamento del prezzo del greggio nel prossimo anno l&rsquo;Unione petrolifera &egrave; piuttosto ottimista e stima una quotazione che oscilla tra i 65 e i 70 dollari al barile. E se anche fosse reale questa quotazione dovrebbe comunque indurre a prendere misure drastiche per ridurre in maniera forte la dipendenza globale dalle fonti fossili. Ma le stime dell&rsquo;Aie non sembrano indicare questa direzione, come pure i segnali di inversione di tendenza che arrivano dalla conferenza Onu di Bali, non lasciano presagire niente di buono.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CENTRALI a carbone e olio combustibile: l&#x2019;ARSENICO PEGGIO DELL&#x27;AMIANTO&#x2c; mancano i controlli&#xa;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-15T19:40:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-418</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-december-2007#unique-entry-id-418</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Comitato NOCOKE di Tarquinia<br />Mentre nell'alto Lazio si continua a morire ed ad ammalarsi senza controlli, nonostante le numerose denunce, il Sen. Fernando Rossi ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri chiedendo di emanare con urgenza apposite direttive per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini<br />Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n&deg; 4-02841 <br />Atto n. 4-02841<br />Seduta n. 231<br />ROSSI - Al Presidente del Consiglio dei Ministri - <br />Premesso che:<br />secondo il Registro europeo di emissione degli inquinanti (EPER-INES) le centrali ad olio combustibile ed a carbone emettono nell'ambiente ogni anno numerose sostanze tossiche e, in particolare, centinaia e centinaia di chili di arsenico. Quest'ultimo viene veicolato da polveri di dimensioni migliaia di volte pi&ugrave; piccole di una sezione di un capello;<br />gli effetti acuti dei composti inorganici di arsenico possono consistere in irritazioni: pelle, occhi, mucose; se inalato: tosse, dispnea, dolori al torace, laringite, bronchite, danni all'apparato respiratorio; se ingerito: debolezza, disturbi gastro-intestinali, crampi muscolari, cianosi, coma, convulsioni, paralisi, morte; neuropatie periferiche, epato e nefrotossicit&agrave;;<br />gli effetti cronici dei composti inorganici di arsenico possono essere: congiuntivite faringite, ulcerazione e perforazione del setto nasale, iperpigmentazione e sensibilizzazione cutanea, ipercheratosi, disturbi respiratori, anemia, disturbi ematopoietici, danni cardiovascolari, neuropatie periferiche;<br />secondo il Centro Internazionale di ricerca sul cancro (IARC) l'arsenico pu&ograve; causare il cancro nell'uomo;<br />a livello comunitario, la protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro &egrave; disciplinata dalla direttiva "quadro" 89/391/CEE e dalle sue direttive particolari che coprono settori specifici; in particolare vi &egrave; inoltre la direttiva 2004/37/CE che si applica alle attivit&agrave; in cui i lavoratori sono esposti o suscettibili di essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni derivanti dal loro lavoro; <br />a livello nazionale gli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 delineano il contenuto ed i criteri di massima in base ai quali effettuare la sorveglianza medica in ambito lavorativo; inoltre, in particolare, l'art. 16 comma 1, codifica esplicitamente l'obbligo di effettuare "la sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla normativa vigente". La normativa attualmente in vigore prevede espressamente che la sorveglianza medica venga attuata nel caso di esposizioni ad amianto, piombo, rumore, ad agenti cancerogeni, ad ammine aromatiche, ad agenti biologici, a movimentazione manuale dei carichi, eccetera. La sorveglianza medica si rende cio&egrave; necessaria in tutte quelle attivit&agrave; lavorative che, sulla base di indicazioni epidemiologiche, hanno dimostrato di comportare dei rischi per la salute dei lavoratori;<br />l'esempio della conversione a carbone della centrale ad olio combustibile di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, certificata EMAS nel 1998 e nel 2002, &egrave; lampante. Il controllo periodico per l'arsenicosi cronica non &egrave; avvenuto e non avviene nonostante che la dichiarazione INES dell'anno 2002, per la stessa centrale Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, riporti che nell'anno 2001 siano stati emessi nell'aria 287 chilogrammi di arsenico e che il carbone, futuro combustibile, contenga una quantit&agrave; molto pi&ugrave; elevata di questo cancerogeno. Di tale situazione di rischio di esposizione ai carcinogeni in ambiente di lavoro sono stati informati il Ministero del lavoro, il Ministero della salute, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, la Direzione provinciale del lavoro, l'Ispettorato provinciale del lavoro di Roma, il Nucleo dei Carabinieri dell'Ispettorato del lavoro, la ASL RM F - Servizio di igiene e medicina del lavoro (Civitavecchia), la Confederazione generale italiana del lavoro, la Confederazione italiana sindacati dei lavoratori, l'Unione italiana del lavoro, la Commissione europea. A distanza di un anno, solamente la Commissione europea finora &egrave; intervenuta, confermando la necessit&agrave; di un controllo dei lavoratori a rischio;<br />non risulta che le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile siano state e siano periodicamente sottoposte a screening per l'esposizione cronica all'arsenico, come la ricerca in un campione di capelli. Infatti, la negativit&agrave; del dosaggio dell'arsenico nel sangue e/o nelle urine, prassi consolidata per la valutazione delle intossicazioni acute, pu&ograve; falsamente rassicurare le persone colpite da arsenicosi cronica,<br />si chiede di sapere:<br />se il Governo non ritenga opportuno provvedere ad emanare con urgenza apposite direttive affinch&eacute; le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile, nonch&eacute; i cittadini che abitano nella zone di caduta delle micropolveri, siano periodicamente sottoposte ad apposito screening che ricerchi le tracce di arsenico;<br />se il Governo non intenda rivalutare le proprie politiche energetiche, riducendo l'uso del carbone, perch&eacute; &egrave; ricco di arsenico, dal momento che lo screening obbligatorio mette in evidenza le decine di migliaia di persone intossicate e di soggetti a rischio.<br />I No-Coke intervengono riguardo all'interrogazione del parlamentare "ci voleva un Senatore coraggioso per parlare del problema e lo ringraziamo, ma dove sono le altre istituzioni? Dove sono i controlli? Perch&eacute; ci lasciano morire sapendo cosa accade in questi territori?"<br />CONTATTI: www.nocoketarquinia.splinder.com <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BALI;APPELLO 200 SCIENZIATI&#x2c;NON C&#x27;E&#x27; TEMPO DA PERDERE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:18:00+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-417</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-417</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Passare presto all'azione per affrontare l'emergenza clima, perche' ''non c'e' tempo da perdere''. Questo l'appello lanciato oggi in occasione del vertice di Bali da oltre 200 scienziati, il gotha dei climatologi a livello mondiale, su iniziativa del Climate Change Research Centre dell'Universita' New South Wales di Sydney, in Australia. L'obiettivo e' quello di ''creare un ponte fra il mondo della conoscenza e il mondo politico'' spiega Vincenzo Artale, uno dei firmatari dell'appello, esperto dell'Enea e tra gli autori principali del dossier del Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici (Ipcc). ''Viviamo in un mondo arcaico dal punto di vista energetico - afferma Artale - rispetto alle tecnologie esistenti''. Quali i punti chiave dell'appello? A Bali occorre partire ora con i negoziati da concludere entro il 2009, per raggiungere un nuovo accordo equo ed efficace. I target considerati minimi dal nuovo trattato sono il contenimento del riscaldamento globale entro i due gradi rispetto all'epoca pre-industriale, il che significa un taglio entro il 2050 del 50% delle emissioni di CO2 (considerando il livello del 1990), con consistenti riduzioni gia' nei prossimi dieci, quindici anni. (ANSA). Y62 <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ALLARME COSTE&#x2c; 150 MILIONI SOTT&#x27;ACQUA AL 2070&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-416</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-416</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Allarme inondazioni lungo le coste del Pianeta. Da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott'acqua per gli uragani sempre piu' potenti e per l'innalzamento del livello del mare, piu' di tre volte del numero attualmente esposto al rischio. E i costi saranno parabolici: 35 mila miliardi di dollari contro i 400 miliardi di oggi. Sotto minaccia soprattutto le grandi citta' costiere dell'Asia ma anche Miami e New York. I numeri dell'emergenza sono contenuti nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) reso noto oggi in occasione della 2/a giornata della 13/a Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Bali, in Indonesia, fino al 14 dicembre, che riunisce 190 paesi e vede la partecipazione di 10.000 persone.<br /><br />E da Bali arriva la notizia che sono due le decisioni gia' prese dai delegati: la prima riguarda la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di stabilire un calendario per i negoziati dopo Bali; la seconda ha dato mandato a uno dei due organismi permanenti della Convenzione sui cambiamenti climatici di monitorare la buona riuscita del trasferimento di tecnologie dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E mentre si cerca la strada per il post Kyoto e si cerca di vincolare la riduzione dei gas serra, le notizie sulle emergenze planetarie sono sempre piu' preoccupanti, come emerge dallo studio Ocse sulle inondazioni. Nove delle dieci citta' piu' a rischio, si afferma nel rapporto, sono asiatiche. Insieme a loro Miami, in Florida, al 9/o posto. In testa alla classifica Calcutta e Bombay (India), Dacca (Bangladesh) e Canton (Cina), Ho Chi Minh City (Vietnam), Shangai (Cina), Bangkok (Thailandia), Rangoon (Birmania), quindi Miami e, 10/a, Wai Phong (Vietnam). New York e' 17/a nella classifica del rischio.<br /><br />Per quanto riguarda le perdite economiche, il 90% dei danni e' concentrato in una ventina di citta' di otto paesi (Cina, Usa, India, Giappone, Olanda, Thailandia, Vietnam e Bangladesh): Miami e Canton sono in testa per i costi dell'emergenza ma in classifica per perdite economiche all'8/o posto Tokyo, Hong Kong (9/a), New Orleans (12/a) seguiti da Amsterdam e Rotterdam. Il rapporto si fonda su un'ipotesi di innalzamento del livello degli oceani di 50 centimetri al 2070. Emergenze ambientali che significano anche esodi di massa. ''E' urgente riconoscere la categoria degli sfollati ambientali nei trattati internazionali e investire nella mitigazione dell' effetto serra nei Paesi piu' poveri'', ha detto Legambiente. L'associazione ha ricordato che l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) afferma che entro la meta' di questo secolo 200 milioni di persone rischiano di diventare permanentemente sfollati per cause ambientali. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>Ma intanto il Tar boccia il parco eolico di Sepino&#xd;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-415</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-415</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it <br />Il 2008 sar&agrave; anche l&rsquo;anno delle Regioni chiamate a responsabilizzarsi nei confronti degli obiettivi di Kyoto e quindi sulle rinnovabili. Intanto per&ograve; arriva oggi l&rsquo;ennesima mazzata su un progetto per un parco eolico che era gi&agrave; stato autorizzato dalla Regione, in questo caso Il Molise.<br /><br />Il Tar del Molise ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dei lavori della centrale eolica (16 torri di 126 metri di altezza) che avrebbe dovuto essere istallata lungo 4 chilometri di crinali dei Monti del Sannio.<br /><br />Il Tribunale amministrativo ha dato ragione ai ricorsi presentati da Italia Nostra, dalla Coldiretti del Molise e dalla Provincia di Campobasso, appoggiata anche dal ministero dei Beni culturali.<br />Mentre infatti il ministro Rutelli si era schierato contro il progetto che insisteva in un&rsquo;area vicina agli scavi archeologici di Saepinum, la Regione Molise aveva dato il proprio via libera.<br /><br />Al di l&agrave; del merito della vicenda, che non conosciamo nei particolari, si tratta dell&rsquo;ennesima occasione persa sul fronte delle rinnovabili, E ripetiamo, poco importa se l&rsquo;occasione sia stata persa per l&rsquo;imperizia nell&rsquo;avallare un progetto eolico in un luogo non deputato, o se sia dovuto all&rsquo;ennesima pervicace dimostrazione Nimby.<br /><br />&laquo;Un insediamento devastante per i ritrovamenti archeologici di Saepinum e per il paesaggio della transumanza della valle del Tamaro percorsa dall&rsquo;intatto tratturo di Pescasseroli-Candela&raquo; grida intanto con soddisfazione Italia Nostra, che ricorda anche che &laquo;il World monuments fund ha individuato fra i quattro beni culturali italiani in grave pericolo proprio il paesaggio della transumanza&raquo;.<br /><br />Italia Nostra chiede quindi alla Regione Molise &laquo;di farsi parte attiva nel vincolare paesisticamente la conca montana del Tammaro, oggi minacciata anche da una discarica campana che con un&rsquo;attenta cura del territorio si sarebbe potuta evitare. La soluzione del problema sta nella delocalizzazione di quel sito, come da tempo sostengono tutte le Associazioni ambientaliste e di tutela molisane&raquo;.<br />Affinch&eacute; il 2008 sia davvero l&rsquo;anno delle Regioni e delle rinnovabili &egrave; quindi necessario che le regioni abbiano gli strumenti per decidere in modo corretto senza il rischio poi di dover ricominciare daccapo l&rsquo;iter autorizzativo. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Le due dimensioni della vulnerabilit&#xe0;: chi ci guadagna con Bali (se va bene)&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-414</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-414</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />I nuovi dati disponibili, a partire dagli indici compositi che intrecciano dati geografici sul cambiamento climatico e quelli energetici, permettono di comprendere meglio come i vari Paesi possono reagire (con politiche, progetti ed atti concreti) di fronte ai trattati internazionali che regolano e regoleranno le emissioni di gas serra.<br />La Banca Mondiale ha presentato a Bali il documento di lavoro &ldquo;Country stakes in climate change negotiations : two dimensions of vulnerability&rdquo; sulle politiche di sviluppo che classifica i Paesi dal punto di vista della loro vulnerabilit&agrave;, secondo due criteri: la vulnerabilit&agrave; alla fonte, che prende in considerazione l&rsquo;accesso ai combustibili fossili e alle energie rinnovabili, ma anche la possibile importanza delle tensioni sull&rsquo;occupazione o i guadagni risultanti da una tassazione (di qualsiasi tipo) sulle emissioni di CO2; la vulnerabilit&agrave; agli impatti della modificazione del clima o la predisposizione ai rischi climatici ed agli effetti dell&rsquo;innalzamento del livello del mare.<br /><br />Uwe Deichmann, coautore del documento e specialista per l&rsquo;ambiente del gruppo di ricerca sullo sviluppo della Banca Mondiale, spiega che &laquo;Il nostro lavoro permette di dire che la concertazione r&eacute;gionale &egrave; sufficiente per non escludere la possibilit&agrave; di adottare delle strategie per la regione. Le popolazioni sono in generale molto pi&ugrave; esposte ad episodi metereologici estremi nell&rsquo;Asia del sud e dell&rsquo;est che nel Medio-Oriente e in Africa del Nord. Tuttavia, l&rsquo;interesse per un protocollo mondiale varia talvolta di molto da un Paese all&rsquo;altro all&rsquo;interno di una stessa regione, &egrave; sommamente auspicabile di personalizzare gli approcci. Molti microstudi sono pervenuti alle stesse conclusioni&raquo;.<br /><br />Lo studio evidenzia che sono soprattutto indispensabili meccanismi perequativi e compensativi per avviare negoziati con il gruppo dei Paesi poco interessati ad un protocollo mondiale e che hanno gi&agrave; un elevato livello di emissioni di gas serra. Recenti valutazioni della Banca Mondiale mostrano come con l&rsquo;innalzamento di un metro del livello del mare avrebbe &laquo;delle conseguenze importanti nel mondo in via di sviluppo, 56 milioni di abitanti di 84 paesi rischiano di diventare dei rifugiati ecologici&raquo;.<br /><br />In termini di popolazione, i 10 Paesi o Territori pi&ugrave; colpiti nel mondo saranno: Vietnam, Egitto, Mauritania, Suriname, Guyana, Guyana francese, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Bahamas e Benin. Sono quelli che hanno pi&ugrave; interesse che da Bali esca un accordo per il post-Kyoto e politiche concrete e rapide di adattamento al global warming. Si stima che in Vietnam un innalzamento di un metro del livello del mare costringerebbe allo spostamento del 10,8 % della popolazione, con la devastazione del delta del Mekong e del Fiume Rosso.<br /><br />In Egitto il Nilo subirebbe le stesse conseguenze: sarebbe colpito il 10,5 % della popolazione ed un quarto del suo delta sarebbe inondato dall&rsquo;acqua salata. Nell&rsquo;Asia del sud ad essere il pi&ugrave; colpito &eacute; gi&agrave; oggi il Bangladesh, che rischia di perdere molto del suo territorio costiero. La protezione del litorale e lo spostamento nell&rsquo;entroterra della strutture pi&ugrave; vulnerabili devono far parte dei piani di adattamento all&rsquo;innalzamento dei livelli del mare, che sar&agrave; graduale ma che gi&agrave; oggi espone le coste a sempre pi&ugrave; frequenti inondazioni durante maree e tempeste.<br /><br />&laquo;Alcuni Paesi hanno cominciato a preparare piani di adattamento &ndash; dice Susmita Dasgupta, l&rsquo;economista principale del gruppo di ricerca sullo sviluppo della Banca Mondiale &ndash; ma bisogna dinamizzare il processo. Speriamo che le informazioni fornite con questo documento incitino ad agire pi&ugrave; rapidamente su questo fronte&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Green Jobs&#x2c; come aumentano le industrie verdi&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-413</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-413</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />Il nuovo studio &ldquo;Green Jobs: Can the Transition to Environmental Sustainability Spur New Kinds and Higher Levels of Employment?&rdquo;, pubblicato dall&rsquo;Unep in collaborazione con l&acute;Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e la Confederazione sindacale internazionale (Ituc), rivela che la sfida del cambiamento climatico presenta anche delle opportunit&agrave; per nuove industrie e nuovi lavori.<br /><br />Secondo il direttore dll&rsquo;Unep Achim Steiner (Nella foto) &laquo;Milioni di nuovi posti di lavoro fanno parte delle opportunit&agrave; della lotta contro il cambiamento climatico. La nuova ricerca rivela che questi lavori non sono solamente per le classi medie &ldquo;gli impiegati verdi&rdquo;, ma anche per i lavoratori dei settori delle costruzioni, della forestazione sostenibile e dell&acute;agricoltura, ma anche per l&rsquo;ingegneria e i trasporti. Verso un&rsquo;economia mondiale che salvaguardi le nostre risorse naturali e produca meno gas serra, ma che ristabilisca ugualmente i valori ambientali&raquo;.<br /><br />Il rapporto finale sar&agrave; pubblicato all&rsquo;inizio del 2008, ma alcuni dati sui lavori verdi sono gi&agrave; disponibili: negli Usa, l&rsquo;industria ambientale ha prodotto pi&ugrave; di 5,3 milioni di posti di lavoro nel 2005, 10 volte il numero di impiegati nell&rsquo;industria farmaceutica statunitense; i programmi per le energie rinnovabili in Germania e Spagna in dieci anni hanno creato molte centinaia di migliaia di posti di lavoro, a Delhi, in India, &egrave; in corso l&rsquo;introduzione di nuovi autobus a gas naturale, con la creazione di 18.000 nuovi impieghi, il programma etanolo del Brasile ha prodotto milioni di posti di lavoro e il biodisel sta fornendo maggiori entrate a centinaia di migliaia di famiglie di agricoltori; entro il 2020, la Germania avr&agrave; pi&ugrave; impiegati nel settore delle tecnologie ambientali che in tutta l&rsquo;industria automobilistica; in Europa, un aumento del 20% dell&rsquo;efficienza energetica creerebbe circa un milione di posti di lavoro e lo stesso accadrebbe nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo; la Cina &egrave; il leader mondiale del solare termico, con guadagni intorno ai 2,5 miliardi nel 2005, pi&ugrave; di mille industrie cinesi del settore impiegano oltre 150 mila persone e, vista la crescita della domanda mondiale, il post di lavoro dovrebbero aumentare ancora.<br /><br />&laquo;La transizione &eacute; incoraggiata dall&rsquo;attuale accordo di Kyoto sul clima con i suoi meccanismi di sviluppo sulle emissioni di carbonio e l&rsquo;anticipazione di pi&ugrave; profonde e pi&ugrave; decisive riduzioni di emissioni post 2012 &ndash; spiega Steiner &ndash; Un altro fattore &eacute; l&rsquo;evoluzione delle relazioni tra I protettori dell&rsquo;ambiente, I sindacati dei lavoratori e I dirigenti d&acute;industria, sospettosi che la regolamentazione ambientale sia cattiva per le imprese e per il lavoro, che spingono verso una cooperazione fondata sul mutuo interesse. Le nuove industrie per indirizzare il cambiamento climatico saranno alla testa del settore "cleantech"&raquo;.<br /><br />Un nuovo rapporto sulla finanza sostenibile dell&rsquo;Unep prevede che gli investimenti nelle energie rinnovabili raggiungeranno i 100 miliardi di dollari, il 18% dei nuovi investimenti energetici. Secondo l&rsquo;economista americano Roger Bezdek con politiche e investimenti nella ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili le industri che lavorano nell&rsquo;efficienza energetica potrebbero creare 40 milioni di posti di lavoro negli Usa entro il 2030.<br /><br />&laquo;Senza un sistema forte e decisivo di riduzione delle emissioni, le fondamenta che stiamo gettando oggi potrebbero essere senza conseguenze domani &ndash; dice Steiner - Dobbiamo cambiare le sovvenzioni, le strutture fiscali ed I metodi di compatibilit&agrave; che permettono la &ldquo;esternalizzazione&rdquo; dei gravi impatti ambientali per fare i modo che siano presi in conto nel costo d&rsquo;impresa sul pianeta&raquo;.<br /><br />L&rsquo;Unep collabora con l&acute;Organizzazione internazionale del lavoro per l&rsquo;iniziativa "Green Jobs", che chiede uno sforzo concertato di governi, lavoratori e sindacati per promuovere impieghi ambientalmente sostenibili, cos&igrave; come uno sviluppo mondiale che si opponga al cambiamento climatico. Peter Poschen, specialista dell&rsquo;Ilo per lo sviluppo sostenibile, ha detto che &laquo;Adattarsi ai cambiamenti climatici ed attenuarli necessiter&agrave; di una transizione verso un nuovo modo di produzione, di consumo e di lavoro. Ci sono grandi opportunit&agrave; per creare posti di lavoro grazie a politiche energetiche e di industrializzazione che permettono di ridurre l&rsquo;impronta ambientale. Questi impieghi possono fornire un lavoro decente e delle entrate che contribuiranno ad una crescita economica sostenibile e ad una riduzione della povert&agrave;. Sono al centro della linea positiva che deve essere stabilita tra il cambiamento climatico e lo sviluppo. Nello stesso modo, i principali investimenti per adattarsi al cambiamento climatico potranno fornire nuovi e migliori impieghi per le persone vulnerabili che ne hanno pi&ugrave; bisogno&raquo;.<br /><br />Per Lucien Royer, direttore per la salute, l&rsquo;ambiente e lo sviluppo sostenibile dell&rsquo;Ituc &laquo;L&acute;approccio di "Green Jobs" di fronte ai cambiamenti climatici incarna elementi positivi per la cooperazione tripartita tra governi, lavoratori e sindacati per sostenerne la politica e l&rsquo;azione. Inoltre, crea una base per sviluppare &ldquo;Just Transition&rdquo; i programmi per I lavoratori che saranno spostati a causa del cambiamento e per rinforzare l&acute;impegno dei lavoratori insieme ai sindacati per aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici nei luoghi di lavoro&raquo;. ]]></content:encoded></item><item><title>Sprechi d&#xb4;acqua&#x2c; ora c&#xb4;&#xe8; un premio per i virtuosi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:58+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-412</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-412</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />BOLOGNA. Promuovere il buon esempio. Dare visibilit&agrave; alle esperienze migliori che dimostrano come sia possibile evitare gli sprechi di acqua e dell&rsquo;energia necessaria per utilizzarla. Questi gli obiettivi della prima edizione del premio nazionale &ldquo;Pianeta Acqua. Azioni virtuose e buone pratiche per l&rsquo;utilizzo razionale dell&rsquo;acqua&rdquo; promosso da Regione Emilia Romagna e dal Forum nazionale per il risparmio e la conservazione della risorsa idrica, con il sostegno di Ferderutility.<br /><br />L&rsquo;acqua &egrave; un bene comune prezioso e per fortuna il tema si &egrave; imposto anche sullo scenario politico internazionale e nazionale. Tra l&rsquo;altro mai come quest&rsquo;anno l&rsquo;argomento acqua ha trovato spazio su media: cambiamenti climatici, siccit&agrave;, sprechi della risorsa, modalit&agrave; di gestione, fiumi in secca... tutti argomenti collegati che impongono una svolta ecologica, culturale e tecnologica, che ponga al primo posto la conservazione e l&rsquo;uso razionale di questa risorsa non proprio inesauribile.<br /><br />&laquo;Per fortuna non siamo all&rsquo;anno zero nel campo dell&rsquo;innovazione e tante sono le esperienze positive realizzate anche in Italia - dichiarano gli organizzatori - La loro conoscenza e valorizzazione sono fondamentali affinch&eacute; in tempi rapidi l&rsquo;azione virtuosa si diffonda sempre pi&ugrave; e faccia dell&rsquo;Italia un paese all&rsquo;avanguardia in questo campo. Per questo &egrave; stato promosso il premio&raquo;. Saranno valutate sia esperienze concrete di risparmio idrico nei vari settori di utilizzo (civile, industriale e agricolo) sia esperienze di educazione e comunicazione per sensibilizzare le giovani generazioni e tutti i cittadini ad un consumo pi&ugrave; consapevole. Una sezione del premio &egrave; dedicata alle esperienze di solidariet&agrave; internazionale.<br /><br />Il premio &ldquo;Pianeta Acqua&rdquo; &egrave; rivolto a istituzioni, public utility, aziende, associazioni, centri di educazione ambientale, Ong, scuole, agenzie di pubblicit&agrave; e altri soggetti che hanno realizzato azioni finalizzate al risparmio e alla conservazione dell&rsquo;acqua. La giuria presieduta da Pier Francesco Ghetti vede la presenza, tra gli altri, di Gaetano Benedetto, Pietro Laureano, Giorgio Pineschi, Ermete Realacci. La scadenza per partecipare al concorso &egrave; fissata al 31 gennaio. ]]></content:encoded></item><item><title>Stazioni radio base&#x2c; le distanze non le decidono i comuni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-411</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-411</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />La fissazione di limiti di emissione e l&rsquo;individuazione di una distanza minima delle stazioni radio base da particolari tipologie di insediamenti abitativi, non pu&ograve; essere esercitata autonomamente dal comune, anche se preordinata a garantire la tutela della pubblica salute: lo afferma il Consiglio di Stato con sentenza di questo novembre.<br /><br />La vicenda ha inizio nel 2000, quando il comune di Roma ha modificato le procedure per il rilascio di autorizzazioni e concessioni edilizie relative all&rsquo;istallazione degli impianti per reti di telefonia radiomobile e degli impianti di trasmissione radiofonica e televisiva. Il comune ha fissato limiti diversi da quelli previsti dalla normativa statale limitando di fatto l&rsquo;installazione di tali impianti.<br /><br />Il Consiglio di stato ha ritenuto per&ograve; la decisione comunale illegittima, perch&eacute; il comune ha invaso le competenze statali e regionali e si &egrave; discostato dai criteri di valore indicati dallo Stato.<br /><br />La legge quadro sulla protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettromagnetici assegna infatti allo Stato il compito di determinare mediante l&rsquo;emanazione di appositi decreti, i limiti di esposizione, i valori di attenzione, gli obiettivi di qualit&agrave;, le tecniche di misurazione e di rilevamento dell&rsquo;inquinamento, i parametri per la prevenzione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti, nonch&eacute; la promozione di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, l&rsquo;istituzione del catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili e dei campi elettromagnetici e magnetici oltre che la determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento. Alla regione riserva precise competenze da esercitare sempre nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione, degli obiettivi di qualit&agrave;, dei criteri e delle modalit&agrave; fissate dallo stato.<br /><br />La stessa legge prevede che invece i comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti per minimizzare l&rsquo;esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Ma naturalmente nel rispetto dei limiti statali che neanche con strumenti urbanistici o edilizi possono essere violati.<br /><br />A tale proposito il Consiglio ritiene infatti che l&rsquo;adozione del generalizzato divieto di installazione delle stazioni-radio base in tutte le zone territoriali residenziali o l&rsquo;introduzione di misure che, pur essendo tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc&hellip;) non siano funzionali al governo del territorio, quanto piuttosto alla tutela dai rischi dell&rsquo;elettromagnetismo costituiscano una deroga ai limiti statali.<br /><br />La determinazione di profili di tutela della salute infatti - continua il Consiglio di Stato - spetta allo Stato, non alle regioni, tanto meno ai comuni, i quali nel regolare l&rsquo;uso del proprio territorio devono comunque rispettare le esigenze della pianificazione nazionale e non adottare le misure che siano tali da ostacolare in modo ingiustificato o impedire l&rsquo;insediamento degli impianti di telecomunicazione.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Fra sostenibilit&#xe0; e partecipazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-12-06T23:17:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-410</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-december-2007#unique-entry-id-410</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br />LIVORNO. La storia, non solo quella recente, dimostra che cambiamenti e modernit&agrave; si possono affermare anche senza essere guidati e/o voluti.<br />Il che dimostra che le parole "cambiamento", "nuovo", "modernit&agrave;", non hanno obbligatoriamente e sempre un segno positivo. Il dogma della seconda Repubblica, nuovo uguale migliore, &egrave; stato smentito. Naturalmente, come sempre, si tratta di vedere per chi, ma certamente &egrave; stata smentita la sua presunta neutralit&agrave;. Nel nuovo affermatosi in oltre un quindicennio, come sempre, c&acute;&egrave; chi ha guadagnato e chi ha perso.<br /><br />Politica e partiti sono cambiati, certamente. Ognuno pu&ograve; valutare se (e quali) sono cambiati in peggio o in meglio. Anche la societ&agrave;, ovviamente, &egrave; cambiata radicalmente.<br /><br />L&acute;epicentro del cambiamento e della modernit&agrave;, insieme alla globalizzazione, &egrave; rappresentato dalla individualizzazione e dalla segmentazione parossistica della societ&agrave;.<br /><br />Perch&eacute; mai questo mutamento profondo, se non epocale, dovrebbe aver lasciato indenne e intonsa la qualit&agrave; dei movimenti della societ&agrave;? Per quale motivo ci&ograve; che si muove nella societ&agrave;, in questa societ&agrave;, non dovrebbe riflettere la segmentazione e l&acute;individualizzazione? E perch&eacute; ci&ograve; che replica segmentazione e individualizzazione non dovrebbe essere oggetto di discrimine nell&rsquo;assegnare valori e disvalori?<br />E ancora. Non c&acute;&egrave; solo la storia a ricordarcelo, c&acute;&egrave; anche la cronaca: perch&eacute; mai la partecipazione dovrebbe avere sempre le stigmate delle cause giuste?<br /><br />Come si valuta l&acute;adesione, e perfino "l&acute;internit&agrave;" della destra populista ai movimenti e ai conflitti locali, tanto da ipotizzare di farsi rappresentare anche elettoralmente da questi? Davvero questi ultimi dovrebbero essere considerati antagonisti a prescindere? Antagonisti a cosa e a chi?<br /><br />L&acute;ambiente, si dice, &egrave; un tema trasversale.<br />La salvaguardia ambientale, forse.<br />La sostenibilit&agrave; ambientale certamente no!<br /><br />La sostenibilit&agrave; (Stern ha qualcosa a che fare con la Banca mondiale) impone il progetto di una riconversione ecologica dell&acute;economia, pena il segare il ramo su cui essa stessa siede. Un progetto mastodontico che pretende una gigantesca riallocazione delle risorse economiche che non pu&ograve; avere in nessun modo un segno di neutralit&agrave; sociale.<br /><br />Ecco che allora appare pi&ugrave; chiaro, o almeno dovrebbe, che la spirale perversa Cesarismo-populismo non riguarda solo la destra. Riguarda in pieno la sinistra. Di pi&ugrave;! Riguarda pi&ugrave; la sinistra non liberale di quella moderata.<br />Infatti, mentre la sinistra moderata ha definitivamente introiettato la dimensione liberale &ndash; anche nobilmente liberale - (casomai la cosa curiosa &egrave; che viene definita "nuova" ), la sinistra non liberale non riesce a superare la dimensione "radicale" e "antagonista" e perci&ograve; non riesce a darsi n&eacute; un progetto n&eacute; un orizzonte.<br /><br />Osserviamola, questa sinistra, non a caso sedicente radicale e antagonista ma non sedicente alternativa. Osserviamola sui territori. Osserviamola nelle scelte sui territori dove fa parte delle maggioranze di governo, ma anche dove sta all&rsquo;opposizione. Osserviamola e vedremo che essa oscilla sistematicamente fra subalternit&agrave; e negazione. A seconda delle situazioni e anche dentro la stessa situazione.<br /><br />E infatti si arriva al paradosso (Asor Rosa) per il quale la somma degli antagonismi territoriali dovrebbe partorire il massimo del centralismo a difesa del paesaggio. Se nessuno se ne fosse accorto, Monticchiello &egrave; anche questo!<br /><br />Cos&igrave; la partecipazione &egrave; solo ci&ograve; che &egrave; amplificato dai (e specchiato nei) media e nella rete. A prescindere dal senso e dal verso. Mentre ci&ograve; che non riesce a "bucare" i media, e a stare in rete, non esiste e perci&ograve; non &egrave; partecipazione.<br /><br />Ci&ograve; che &egrave; sul territorio e costruisce, collettivamente quanto silenziosamente, pratiche collettive e alternative con (e per) gli ultimi (viventi umani e non) non d&agrave; spettacolo, non sta in rete e dunque non esiste: non &egrave; partecipazione, non &egrave; interessante, n&eacute; per i radicali n&eacute; per gli antagonisti. Eppure: che cosa sarebbero diventate le politiche sociali e di salvaguardia ambientale oggi, senza il volontariato che si "sporca le mani" con le amministrazioni?<br /><br />Ritrovare il senso (e il verso) di un nuovo agire collettivo, se e in quanto interessi, ha un prius! Reincontrare lo studio (anche individuale) e l&acute;approfondimento (che non ha n&eacute; i tempi dei media n&eacute; quelli della rete). L&acute;elaborazione collettiva di progetti che sappiano tenere insieme l&acute;orizzonte della sostenibilit&agrave; (sociale e ambientale) e le pratiche quotidiane che non ignorano il contesto preciso e hanno coordinate altrettanto precise.<br /><br />Queste coordinate sono la democrazia e il mercato. La democrazia, che pretende la riconoscibilit&agrave; di ci&ograve; che &egrave; maggioranza e di ci&ograve; che &egrave; minoranza parimenti alla capacit&agrave; di sopportare il dissenso; e il mercato, che non &egrave; popolato solo da soggetti privati.<br />Enucleare e isolare, sistematicamente, una parte dal tutto (sin&egrave;ddoche), o sovrapporre l&acute;orizzonte al contesto, pu&ograve; fare (e lo fa) spettacolo, e pu&ograve; avere (e li ha) i titoli di giornale ma... storicamente, si definisce come falsa coscienza. Buona per fiammate radicali e/o antagoniste, pessima per qualsiasi alternativa socialmente e ambientalmente e sostenibile.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BALI 2007; DIMAS(UE)&#x2c;VOGLIAMO ACCORDO POST KYOTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:18:02+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-409</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-409</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 27 NOV - L'Unione europea partecipera' alla conferenza Onu di Bali con l'obiettivo di raggiungere un accordo internazionale post Kyoto entro il 2009 e con la richiesta di una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per i paesi industrializzati del 30% entro il 2020 e del 60-70% entro il 2050, rispetto al 1990. ''Bali sara' un test cruciale'', ha detto il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, presentando a Bruxelles la posizione della Ue in vista della Conferenza internazionale. ''Non sara' un appuntamento facile, ma sono ottimista. Abbiamo ancora un paio d'anni per ottenere un accordo ambizioso, ma bisogna agire con urgenza. Dobbiamo uscire da Bali con un accordo post-Kyoto entro il 2009, in modo da poterlo ratificare entro il 2012''. La Ue si presenta all'appuntamento con la decisione assunta dai 27 in marzo di ridurre del 20% le emissioni dannose entro il 2020, rispetto al 1990, e di portare al 20% il consumo di energia da fonti rinnovabili entro la stessa data. Un obiettivo unilaterale e vincolante, che potrebbe essere portato al 30% se ci sara' la disponibilita' degli altri paesi industrializzati, con la sola esclusione dei paesi emergenti come Cina, India e Brasile. Secondo un rapporto sullo stato di attuazione degli obiettivi di Kyoto, che prevedono per la Ue una riduzione delle emissioni di Co2 dell'8% entro il 2012, rispetto al 1990, l'Unione europea dovrebbe raggiungere i suoi impegni senza difficolta'. Allo stato attuale, la riduzione certa e' del 7,4%, appena lo 0,6% in meno del previsto. Se tutte le nuove misure gia' annunciate saranno attuate, in particolare l'inclusione del trasporto aereo nella borsa di scambio delle emissioni e la riduzione di Co2 delle auto, l'obiettivo sara' superato di alcuni punti, fino all'11,4%. ''E' un segnale incoraggiante, che conferma la leadership europea nella lotta al cambiamento climatico'', ha commentato Dimas. Sul fronte internazionale, il commissario ha rilevato con favore il cambio nella politica ambientale annunciato dal nuovo premier australiano, che si e' impegnato a ratificare Kyoto e a fare della lotta al cambiamento climatico una delle priorita' del suo mandato. ''Spero che gli Usa seguiranno l'esempio australiano. Abbiamo bisogno di impegni vincolanti, non di cifre sparate a caso''. Il disimpegno americano influenza negativamente anche paesi come la Cina e l'India, i cui ritmi di crescita spingono in alto la produzione di Co2. ''A Bali avremo un confronto con loro e speriamo di convincerli ad accettare il principio della responsabilita' comune anche se differenziata'', ha rilevato Dimas. Sul tavolo del negoziato c'e' anche l'ipotesi di imporre una tassa alle frontiere sui prodotti a piu' alto consumo di carbonio. ''Le alternative sono varie, ma bisogna vedere se sono compatibili con le regole della Wto e con il principio della responsabilita' ripartita'', ha detto il commissario europeo. ''La soluzione migliore per noi resta un accordo internazionale che prenda in considerazione tutte le realta'. Lavoreremo duro per arrivare a questo obiettivo''. (ANSA). OS ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: STUDIO&#x2c; POSSIBILE TAGLI 80&#x25; CO2 DA CASE GB ENTRO 2050</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:15:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-408</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-408</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - LONDRA, 27 NOV - Le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle abitazioni private britanniche potrebbero essere ridotte dell'80% - rispetto ai livelli del 1990 - entro la meta' del XXI secolo. E' quanto sostiene uno studio strategico dell'universita' di Oxford - redatto in supporto del piano governativo contro il cambiamento climatico - che propone un certificato di risparmio energetico da applicare alle case private sul modello di quello usato per gli elettrodomestici. ''Il disegno di legge del governo prevede un taglio della CO2 del 60%: e' un dato significativo ma questo studio dimostra come si possa arrivare all'80% entro il 2050'', dice Brenda Boardman, ricercatrice presso l'Istituto dei Cambiamenti Climatici dell' Universita' di Oxford e coordinatrice del progetto. Un valore non da poco visto che il settore dell'edilizia privata conta, sul totale delle emissioni prodotte in Gran Bretagna, per il 25-27%. Il governo ha dunque reso noto che dal 2016 ogni nuova abitazione costruita nel Regno Unito dovra' essere a 'impatto zero'. Una misura certamente benvenuta ma insufficiente: lo studio sottolinea che, nel 2050, circa l'80 per cento della popolazione risiedera' ancora in case costruite ben prima dell'entrata in vigore della legge. ''Noi abbiamo concentrato i nostri sforzi intorno al nuovo Certificato per le Performance Energetiche che il governo sta per introdurre'', spiega la Boardman. ''Si potra' cosi' capire, quando si acquista casa, quanto efficiente sia l'abitazione: vogliamo che la gente capisca che questa 'etichetta' e' da ritenersi tanto importante quanto lo e' stata quella applicata ai frigoriferi''. Oltre agli - oramai - classici interventi come doppi vetri, pannelli solari, coibentazioni - da incentivare attraverso sgravi fiscali e taglio dell'iva per elettrodomestici 'verdi' - lo studio propone tre aree di interventi: concentrare i nuovi nuclei abitativi all'interno delle aree urbane, tagliando cosi' l'uso dell'auto, e incoraggiare l'installazione di micro-centrali energetiche; obbligare il settore edilizio a tagliare le emissione del 3,8% l'anno gia' dal 2008; stilare una radiografia 'energetica' per ogni abitazione cosi' da dirigere i finanziamenti la' dove serve. (ANSA). NS ]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: ONU; NUCLEARE IMPORTANTE MA NON SOLUZIONE SOS CLIMA&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:14:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-406</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-406</guid><content:encoded><![CDATA[ 27 NOV - Non sara' l'opzione atomo la soluzione dell'emergenza clima, mentre un grosso aiuto potrebbe arrivare da fonti rinnovabili come sole, vento e maree, maggiore efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni di Co2 nelle centrali a carbone. Questo il quadro che emerge dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, Resistere al cambiamento climatico, pubblicato oggi dall'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. E' probabile che l'atomo ''continuera' a costituire una parte importante della fornitura complessiva'' di energia del Pianeta, ma come soluzione a lungo termine dell'emergenza clima ''e' improbabile che abbia un ruolo prominente e la sua quota di mercato potrebbe restringersi'' spiega il Rapporto, secondo cui sul nucleare pesano ''questioni difficili per i decisori politici'', in particolare riguardo sicurezza, ripercussioni ambientali e proliferazione delle armi nucleari. Tutte da incentivare rimangono le fonti rinnovabili. L' obiettivo del 20% di energia verde per il 2020 fissata dalla Ue viene considerato ''un traguardo realizzabile''. L'efficienza energetica invece, potenzialmente offre il vantaggio di un ''doppio dividendo'', cioe' la riduzione delle emissioni e dei prezzi dell'energia. Nei trasporti ad esempio, aumentare l' efficienza di 8,5 km al litro ridurrebbe il consumo di 3,5 milioni di barili al giorno, con un risparmio di 400 milioni di tonnellate di Co2 all'anno, piu' delle emissioni dell'intera Thailandia. Non tramonta il carbone, principale fonte di energia elettrica per il Pianeta, che con il costo di petrolio e gas in salita, sara' ''in una posizione rilevante'' per Cina, India e Usa. E secondo il rapporto, Usa e Ue hanno entrambi le potenzialita' per avviare almeno 30 centrali sperimentali con la cattura e lo stoccaggio delle emissioni entro il 2015. (ANSA). Y62-GU<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: INVERNO MENO CALDO E PIU&#x27; PIOVOSO DEL 2006&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:13:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-405</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-405</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Tra qualche giorno, con i primi di dicembre, iniziera' dal punto di vista meteorologico l'inverno, che sara' molto diverso da quello dello scorso anno: rispetto a quello passato sara' decisamente meno ''caldo'' e anche un po' meno siccitoso al Nord. Il 2006, infatti, e' passato alla storia come il piu' mite degli ultimi 50 anni e fra i meno piovosi, con un deficit idrico del 35% e la conseguente mancanza di piu' di un terzo delle piogge normalmente attese. Secondo uno studio realizzato dal meteorologo, Andrea Giuliacci del centro Epson Meteo, la presenza del fenomeno ''La Nina'', ovvero un anomalo raffreddamento della superficie marina del Pacifico Tropicale, e la particolare fase della QBO (Quasi-Biennal zonal wind Oscillation), una periodica inversione della direzione di provenienza dei venti stratosferici ai Tropici, ''influenzeranno in misura importante la prossima stagione fredda''.<br /><br />Per la prossima stagione invernale - secondo Giuliacci - si prevede l'alternanza di periodi miti, con temperature sensibilmente al di sopra delle medie stagionali, e altri molto freddi, con il gelo che interessera' in particolare il Nord e il versante adriatico della Penisola. Il passaggio da un periodo mite ad uno gelido avverra' talvolta in modo brusco e repentino. Nel complesso sara' quindi un inverno piu' freddo di quello dell'anno scorso, ma comunque piu' mite di quelli cui eravamo abituati negli anni '70 e '80. La pioggia interessera' soprattutto le regioni del versante adriatico e il Sud mentre, come spesso e' accaduto negli ultimi anni, ci saranno meno precipitazioni del normale al Nordovest (Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e, benche' in misura minore, anche nelle regioni centrali tirreniche (Toscana, Umbria e Lazio). La neve cadra' in piu' occasioni, anche abbondante, sul versante adriatico dell'Appennino Centrale.<br /><br />Sara' un inverno piuttosto nevoso anche sulle montagne del Sud, mentre sulle Alpi cadra' poca neve: tuttavia, soprattutto sulle Alpi centrali e Orientali, rispetto all'anno scorso si vedra' un po' di neve in piu'. Con una certa frequenza venti intensi e gelidi, provenienti da nord (Tramontana) o nordest (Bora o Grecale) spazzeranno il Centro-sud (soprattutto Adriatico e Ionio). Meno probabili le giornate di vento forte al Nord e, soprattutto, periodi caratterizzati da intensi venti ''sciroccali''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: MUTAMENTI INEVITABILI&#x2c; PERICOLO PER UN MILIARDO&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:10:55+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-404</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-404</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Mutamenti climatici inevitabili e un miliardo di persone gia' oggi in pericolo per eventi catastrofici causati dall'emergenza clima. Adattarsi significa pagare ora 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015. Il mondo deve agire con ''urgenza'' e l'obiettivo deve essere ambizioso con ''limiti piu' rigorosi'' nel post-Kyoto, cioe' dopo il 2012: tagliare i gas serra dell'80% entro il 2050.<br />Questa la fotografia scattata dal Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, 'Resistere al cambiamento climatico' dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Oltre 400 pagine per tirare le fila dell'emergenza clima a una settimana dall'apertura della Conferenza mondiale di Bali (3-14 dicembre).<br /><br />Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima ''saranno inevitabili'' nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici ''impongono all'umanita' scelte sostanziali'' e per evitare ''rischi catastrofici'' si puo' ''solo'' scegliere di ''intervenire con urgenza'' ma la ''consapevolezza di questa urgenza al momento manca''. Tra le novita' del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.<br /><br />Ecco i principali effetti dei cambiamenti climatici:<br />- POPOLAZIONI IN PERICOLO: quasi un miliardo le persone che gia' oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccita', 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sara' cruciale per il 40% piu' povero, cioe' circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato e' di 1 su 19.<br />- SALUTE: la diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che gia' causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.<br />- SICUREZZA ALIMENTARE: la malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.<br />- ECOSISTEMI: meta' dei sistemi di barriere coralline e' soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature cosi' veloce piante e animali sono in pericolo: se il Pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.<br /><br />Ecco invece le possibili contromisure:<br />- OBIETTIVI: riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30 per cento entro il 2020 per i paesi ricchi; riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo. Obiettivo totale di emissioni e' di 450 parti per milione con una soglia del rischio a 2 gradi su livelli preindustriali<br />- EMISSION-TAX: tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. l' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30 per cento le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.<br />- ADATTAMENTO: servono finanziamenti ''nuovi e aggiuntivi'' pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015.<br />- FONDO MITIGAZIONE: Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) da 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.<br />- MIX ENERGETICO: il nucleare avra' un ruolo importante ma non sara' la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l' elettricita' ''e' realizzabile''. Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni<br />- POST-KYOTO: giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida. (ANSA). GU-Y62 ]]></content:encoded></item><item><title>Le tecnologie dell&#x2019;informazione e i cambiamenti climatici&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:09:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-403</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-403</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Oggi e domani il palazzo dell&rsquo;Onu di New York ospiter&agrave; la conferenza &ldquo;Positive Impact of the Ict on the Environment and Climate Change&rdquo; durante la quale si incontrano e confrontano rappresentanti di governi, universit&agrave;, ambientalisti e 40 dirigenti di grandi aziende del settore privato per discutere dei nuovi modi di utilizzare le tecnologie dell&rsquo;informazione e della comunicazione (Ict) per trattare le questioni poste dai cambiamenti climatici.<br />La conferenza affronter&agrave; anche gli effetti pi&ugrave; ampi di queste tecnologie sull&rsquo;ambiente ed il loro ruolo per assicurare la sostenibilit&agrave; ecologica.<br />Il discorso introduttivo &egrave; affidato ad Alexander Karsner, sottosegretario all&rsquo;efficienza energetica ed all&rsquo;energie rinnovabili del dipartimento Usa, parteciperanno anche il presidente dell&rsquo;assemblea generale dell&rsquo;Onu Srgjan Kerim, il segretario generale aggiunto agli affari economici e sociali Sha Zukang, il responsabile dell&rsquo;informazione dell&rsquo;Agenzia federale Usa National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Joseph Klimavicz,il coordinatore esecutivo dell&rsquo;Alleanza mondiale per gli Ict e lo sviluppo, Sarbuland Khan e il presidente di Ait Global, Mike Lackey.<br />I relatori illustreranno le misure che le loro organizzazioni hanno preso per sviluppare prodotti ecologicamente corretti nel campo del riciclaggio dei rifiuti, degli acquisti verdi, dell&rsquo;efficienza energetica e per ridurre la CO2 atmosferica.<br />Una tavola rotonda esplorer&agrave; i modi con i quali gli Ict possono contribuire a ridurre le emissioni climalteranti individuali e delle comunit&agrave;. Altre due tavole rotonde esamineranno i consumi delle agenzie di notizie, dei centri di informazione e dei server ed i modi per accrescere la loro efficienza, di economizzare energia e ridurre le emissioni di CO2.<br />La Conferenza di New Yok &egrave; organizzata dalla Global alliance for Information and communication technologies and development (Gaid) in collaborazione con l&rsquo;United Nations department the economic and social affairs (Undesa) e Ait Global, l&rsquo;associazione internazionale dei professionisti delle tecnologie di gestione e dell&rsquo;informazione. L&rsquo;iniziativa si tiene insieme alla diciannovesima Ait Global&acute;s annual conference and exhibit series.<br />Il Gaid &eacute; un&rsquo;iniziativa approvata da segretario generale dell&rsquo;Onu nel 2006 per lanciare anche una rete mondiale di consultazioni di governi, settore privato, societ&agrave; civile, tecnici e le iInternet communities e le universit&agrave;. L&rsquo;Onu sottolinea l&rsquo;importanza degli Ict per raggiungere gli obiettivi del Millennium development goals (MDGs), e la necessit&agrave; di creare per questo una piattaforma aperta ed inclusiva di informazione ambientale e di condivisione delle tecnologie dell&rsquo;informazione, centrata sulla diffusione delle conoscenze scientifiche di base sul cambiamento climatico e fondata sull&rsquo;informazione.]]></content:encoded></item><item><title>E intanto la Cina firma un accordo sul clima con la Francia&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:07:22+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-402</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-402</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Nella lotta al riscaldamento climatico &laquo;La Cina e la Francia devono mostrare al mondo il cammino&raquo; &egrave; questo l&rsquo;impegnativo compito che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha preso oggi all&rsquo;universit&agrave; Tsinghua di Pechino, davanti ad oltre mille studenti che ha blandito come &laquo;l&rsquo;avvenire della Cina&raquo;.<br />Per Sarkozy lo sviluppo e la crescita &laquo;vanno alla pari&raquo; con la protezione del pianeta la cui sicurezza &egrave; profondamente minacciata dai cambiamenti climatici, &laquo;Non &egrave; pi&ugrave; una questione da esperti, questo diventa un problema per ciascuno di voi&raquo;<br />La Francia e la Cina hanno annunciato di aver sottoscritto l&acute;accordo per un partenariato per lottare contro il cambiamento climatico nel quadro di accordo strategico globale, il primo documento bilaterale di questo tipo che la Cina firma con un altro Paese.<br />Secondo la dichiarazione congiunta riportata dall&rsquo;agenzia statale cinese Xinhua &laquo;le due parti hanno reiterato i principi e le disposizioni della Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto che puntano a lottare contro il cambiamento climatico riducendo le emissioni di carbonio&raquo;.<br />Per Sarkozy la discussa Esposizione universale del 2010 a Shanghai sar&agrave; un&rsquo;occasione per valutare le ambizioni della Cina in materia di sviluppo sostenibile e che la Francia sar&agrave; la prima ad annunciare la sua partecipazione a questo avvenimento che sta cambiando il volto della capitale economica della Cina con mdificazioni radicali della struttura urbanistica e dell&rsquo;ambiente.<br />&laquo;Mi rallegro &ndash; ha detto Sarkozy &ndash; che abbiamo la prospettiva di stringere la cooperazione franco-cinese in molti settori legati alla lotta al cambiamento climatico&raquo;.<br />Ma, al di l&agrave; dei sorrisi diplomatici e dei bei discorsi sull&rsquo;avvenire del pianeta, la Cina si trova ad affrontare in casa propria problemi giganteschi finora tenuti sotto il luccicante tappeto della crescita a due cifre del Pil.<br />L&acute;amministrazione di Stato per la protezione dell&rsquo;ambiente prevede di aumentare sostanziosamente le sanzioni per l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;acqua potabile che dovrebbero essere elevate a 500.000 yuans (circa 67.600 dollari) per chi inquina le acque con sostanze altamente tossiche, forse non molto, ma ben cinque volte di pi&ugrave; di quanto previsto fino ad oggi.<br />Chi sversa residui industriali o rifiuti urbani nelle sorgenti di acqua potabile o lungo le sponde di fiumi e canali o le rive dei laghi, incorrer&agrave; in un&rsquo;ammenda di 200.000 yuans, 20 volte pi&ugrave; della multa attuale.<br />Il progetto di legge regolamenta cos&igrave; finalmente le sanzioni per le imprese che inquinano &ldquo;accidentalmente&rdquo; l&rsquo;acqua che dovranno rifondere parte dei danni e sopportare comunque tutti i costi destinati ad evitare sversamenti, mentre le industrie che si renderanno colpevoli di gravi inquinamenti verranno chiuse.<br />Uno studio del 2006 rivelava che la Cina soffre di un inquinamento definito &ldquo;medio&rdquo;, ma un terzo dei prelievi effettuati sull&rsquo;acqua potabile hanno raggiunto il livello &ldquo;V&rdquo;, cio&egrave; il tasso pi&ugrave; elevato di inquinamento. ]]></content:encoded></item><item><title>Le proposte dell&#x2019;Europa per Bali e il post Kyoto&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:06:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-401</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-401</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it <br />Alla tredicesima Conferenza delle parti (COP-13) dell&rsquo;Unfccc ed alla terza riunione delle parti (Cop/Mop-3) del protocollo di Kyoto che si terranno dal 3 al 14 dicembre a Bali l&rsquo;Unione Europea sar&agrave; rappresentata dalla Troika composta dal ministro dell&rsquo;ambiente portoghese, Francisco Nunes Correia, dal ministro dell&rsquo;ambiente sloveno, Janez Podobnik, e dal Commissario Dimas.<br />Il Commissario europeo all&rsquo;Ambiente, Stavros Dimas, parteciper&agrave; alla sessione ad alto livello della conferenza di Bali prevista dal 12 al 14 dicembre e che sar&agrave; preceduta, l&rsquo;8-9 dicembre, da una riunione dei ministri del Commercio sulle questioni climatiche nell&rsquo;ambito degli scambi commerciali e il 10-11 dicembre da un incontro dei ministri delle finanze su come finanziare le tecnologie a basse emissioni di carbonio.<br />&laquo;I dati scientifici sui cambiamenti climatici presentati dall&rsquo;Ipcc sono evidenti e allarmanti &ndash; dice Dimas illustrando le posizioni che l&rsquo;Ue porter&agrave; in Indonesia - L&rsquo;unica risposta responsabile &egrave; impegnarsi di pi&ugrave; a livello mondiale per limitare le emissioni di gas serra. Per questo a Bali &egrave; necessario decidere il varo dei negoziati su un accordo mondiale sul clima che sia esauriente e ambizioso e stabilire una tabella di marcia che ne definisca gli elementi principali. La conferenza dovr&agrave; inoltre fissare alla fine del 2009 la data limite per la durata dei negoziati. Il futuro accordo dovr&agrave; puntare a limitare il surriscaldamento del pianeta a 2&ordm;C in pi&ugrave; rispetto alla temperatura dell&rsquo;era pre-industriale perch&eacute; solo cos&igrave; potremo evitare gli impatti pi&ugrave; devastanti prodotti dal mutamento del clima. La conferenza di Bali &egrave; un&rsquo;ottima occasione per approvare tali obiettivi ambiziosi che dovranno essere i nostri punti di riferimento nei negoziati per i prossimi due anni&raquo;.<br />L&rsquo;Ue propone che l&rsquo;accordo sul clima post-Kyoto comprenda almeno otto tasselli principali:<br />&laquo;Limitazione del surriscaldamento del pianeta a 2&ordm;C al di sopra della temperatura dell&rsquo;era pre-industriale. Per rispettare questo limite le emissioni globali dovranno stabilizzarsi entro i prossimi 10-15 anni per poi dimezzarsi rispetto ai valori del 1990 entro il 2050.<br />Riduzioni delle emissioni vincolanti e pi&ugrave; consistenti in termini assoluti per i paesi industrializzati. L&rsquo;UE propone che i paesi industrializzati riducano collettivamente le loro emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. In attesa di giungere ad un accordo su questo punto, l&rsquo;UE si &egrave; autonomamente impegnata ad abbattere le proprie emissioni di almeno il 20% entro il 2020. A tal fine la Commissione presenter&agrave; un pacchetto di misure legislative all&rsquo;inizio del 2008.<br />Contributi equi ed efficaci da parte di altri paesi, ed in particolare delle economie emergenti in rapida crescita, che dovrebbero essere chiamati a garantire una crescita economica a minore intensit&agrave; di emissioni.<br />Potenziamento ed ampliamento del mercato globale del carbonio, anche attraverso meccanismi flessibili innovativi e rafforzati. Il sistema UE di scambio delle quote di emissione ha dimostrato che il mercato del carbonio rappresenta una soluzione efficace.<br />Rafforzamento della cooperazione per la ricerca, lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite necessarie per abbattere le emissioni.<br />Maggiore impegno a favore dell&rsquo;adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto &egrave; necessario rafforzare la cooperazione per affrontare gli effetti inevitabili dei cambiamenti climatici, in particolare per aiutare i paesi pi&ugrave; poveri e pi&ugrave; vulnerabili al fenomeno.<br />Emissioni del settore aereo e del settore marittimo internazionali. L&rsquo;UE sta gi&agrave; discutendo la proposta volta ad inserire il trasporto aereo nel sistema UE di scambio delle quote di emissione.<br />Abbattimento delle emissioni conseguenti alla deforestazione, attivit&agrave; che contribuisce fino al 20% delle emissioni planetarie di CO2&raquo;.<br />L&rsquo;Ue ritiene imprescindibile che il dibattito sugli interventi sul clima a partire dal 2012 sfoci in negoziati concreti su un nuovo accordo globale.<br />L&rsquo;Ue si dice pronta ad andare oltre la semplice mobilitazione delle risorse finanziare necessarie ed &egrave; favorevole ad un&rsquo;espansione del mercato globale del carbonio e a strumenti come il Fondo globale per l&rsquo;efficienza energetica e le energie rinnovabili (Geeref).<br />In occasione della conferenza la Commissione promuover&agrave; anche la sua iniziativa volta ad istituire un&rsquo;Alleanza globale per i cambiamenti climatici con i paesi in via di sviluppo pi&ugrave; poveri, che saranno quelli maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e che hanno meno mezzi per affrontarli ]]></content:encoded></item><item><title>Anche le pompe di calore avranno il marchio Ecolabel&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-28T14:06:15+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-400</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-400</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte.www.greenreport.it <br />Presto arriver&agrave; in commercio anche la pompa di calore con il marchio Ecolabel: sale cos&igrave; il numero di prodotti per i quali &egrave; possibile ottenere la certificazione di compatibilit&agrave; ambientale europea.<br />Con decisione 2007/742/Ce la Commissione europea infatti, detta gli standard per apporre il marchio ecologico alle pompe di calore elettriche, a gas o ad assorbimento funzionanti a gas con una capacit&agrave; massima di riscaldamento pari a 100kw I nuovi criteri riguardano le prestazioni energetiche, la riduzione dei rischi per l&rsquo;ambiente e per l&rsquo;uomo, le relative informazioni da comunicare ai consumatori ed hanno una validit&agrave; triennale (fino al 9 novembre 2010).<br />Ogni volta &egrave; necessario un nuovo provvedimento, perch&eacute; il regolamento europeo sull&rsquo;Ecolabel prevede che i criteri ecologici specifici per l&rsquo;assegnazione del marchio siano stabiliti per gruppi di prodotti sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell&rsquo;Unione europea per il marchio di qualit&agrave; ecologica.<br />Questa volta il gruppo di prodotti sottoposto al marchio ecologico riguarda tutte quelle pompe di calore che concentrano l&rsquo;energia presente nell&rsquo;aria, nel terreno o nell&rsquo;acqua e la trasformano in calore utile al riscaldamento di locali o, mediante il procedimento opposto, al raffreddamento. Dunque per pompa di calore - ai sensi della decisione europea - s&rsquo;intende un dispositivo o una serie di dispositivi che il fabbricante o l&rsquo;importatore fornisce al distributore, al rivenditore o all&rsquo;installatore.<br />Le pompe di circolazione sul lato del pozzo o della fonte non sono necessariamente incluse nella fornitura, anche se, per il calcolo dei valori del coefficiente di prestazione (Cop), si tiene sempre conto del consumo elettrico delle pompe di circolazione, in base al metodo indicato nella norma tecnica (EN 14511:2004) e se il fabbricante non &egrave; in grado di fornire dati, si utilizza un valore definito per convenzione. Mentre per le pompe di calore ad assorbimento funzionanti a gas, il metodo da seguire &egrave; quello indicato da una norma tecnica diversa ossia dalla EN 12309- 2:2000.<br />Non possono per&ograve; ricevere la marcatura ecologica le pompe di calore destinate unicamente a fornire acqua calda per uso sanitario e quelle destinate a estrarre calore da un edificio e a immetterlo nell&rsquo;aria, nel terreno o nell&rsquo;acqua e fini di condizionamento.<br />Istituito nel 1992 l&rsquo;Ecolabel &ndash; il cui logo &egrave; rappresentato da un fiore &ndash; &egrave; uno speciale sistema di certificazione creato per aiutare i consumatori europei a scegliere prodotti e servizi pi&ugrave; ecologici e pi&ugrave; rispettosi dell&rsquo;ambiente. Allo stesso tempo &egrave; uno strumento per incentivare i produttori alla realizzazione di beni o di servizi che durante tutto il ciclo di vita garantiscono un minore impatto sull&rsquo;ambiente.<br />E&rsquo; uno strumento volontario: pu&ograve; essere richiesto dai produttori dei beni appartenenti alle categorie di prodotti per i quali &egrave; possibile ottenere la certificazione di compatibilit&agrave; ambientale europea. Ma non per questo pu&ograve; essere paragonata ad una autodichiarazione del fabbricante in quanto l&rsquo;ottemperanza ai criteri &egrave; verificata, certificata e controllata da una terza parte indipendente. La certificazione, infatti in Italia viene rilasciata dalla commissione Ecolabel e la verifica del rispetto dei parametri viene effettuata dall&rsquo;Apat.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:RIFORMA CODICE;PIU&#x27; CONTROLLI E LOTTA ECOMAFIE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-26T00:13:50+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-399</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-399</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Piu' capacita' di controllo senza burocrazia, inserimento dei principi comunitari di prevenzione, precauzione e del 'chi inquina paga', tempi certi per la valutazione d'impatto ambientale. Cambia cosi' il Codice dell' Ambiente. Il Consiglio dei Ministri ha approvato infatti, in seconda lettura, come prescrive la legge, su proposta del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio lo schema di decreto legislativo correttivo al Codice ambientale (dl 152/2006). Il decreto correttivo, gia' approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 13 settembre scorso, aveva ottenuto i pareri positivi delle commissioni parlamentari lo scorso 24 settembre. Ora, entro venti giorni, si attende il nuovo parere delle commissioni parlamentari per consentire il definito varo del provvedimento da parte del Cdm. ''Con questo nuovo provvedimento - ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio - colmiamo una lacuna, inserendo finalmente nelle normative italiane alcuni punti fermi comunitari, quali i principi di precauzione e prevenzione e chi inquina paga'. Restituiamo cos&igrave; logica e trasparenza alle norme ambientali garantendo il controllo per rafforzare la lotta a illegalita' e ecomafie ma eliminando gli inutili appesantimenti burocratici per le imprese. E' un passaggio importante di riforma delle normative nell'ottica dello sviluppo sostenibile''. Il testo, riferiscono dal ministero dell'Ambiente, ''e' il frutto di un lungo e costruttivo confronto con le regioni, il mondo dell' impresa, il sindacato e le associazioni ambientaliste, ha accolto numerose condizioni contenute nel parere delle commissioni parlamentari e della Conferenza Unificata e ha recepito alcune indicazioni contenute nel recente parere del Consiglio di Stato''. Il correttivo interviene su due settori normativi importanti per le politiche ambientali, quali i rifiuti e le valutazioni d' impatto ambientale. ''Il ministero dell'Ambiente pone cosi' rimedio - si afferma in una nota - ad una riscrittura delle norme voluta dal precedente Governo che ha provocato, tra le tante criticita', l'apertura di numerose infrazioni comunitarie nei confronti dell'Italia''. Ecco in sintesi, il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri: - VALUTAZIONI DI IMPATTO AMBIENTALI: rispetto alle norme in vigore, riscrive integralmente le norme in materia di Via e Vas (Valutazione d'Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e stabilisce tempi certi per la Via - che andra' fatta sul progetto definito e non piu' preliminare - dai 150 giorni ad un massimo di 330 giorni (per le opere piu' complesse) senza possibilit&agrave; di prolungamenti indefiniti. E' stato inoltre eliminato il silenzio-rigetto, ossia il meccanismo automatico in base al quale in assenza di risposte si considerava rifiutata la richiesta valutazione presentata. Ora si avra' sempre un provvedimento motivato entro i termini stabiliti. In caso di superamento dei termini il provvedimento andra' alla decisione del Consiglio dei Ministri. I cittadini potranno intervenire gia' all'inizio dell'iter procedimentale. - RIFIUTI: Per i rifiuti e' stato migliorato il testo gia' approvato in Cdm a settembre con norme, come chiesto da Camera e Senato, che semplificano la tracciabilita' dei rifiuti attraverso un sistema di controllo informatico, consentendo cosi' il superamento dei vecchi sistemi cartacei. Sono state accolte poi le indicazioni di Camera e Senato che precisano la definizione di rifiuto, le norme sulle materie prime e seconde e in tema di deposito temporaneo e terre e rocce da scavo, portando fino a 3 anni la possibilita' di deposito per le opere piu' rilevanti. Infine e' stata riordinata la normativa relativa ai Consorzi di filiera. (ANSA). GU]]></content:encoded></item><item><title>BALENE: SEMPRE PIU&#x27; A RISCHIO&#x2c; PROTESTE CONTRO TOKYO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-26T00:13:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-398</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-november-2007#unique-entry-id-398</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY, 20 NOV - Peggiora invece di migliorare, la sorte delle balene del Pacifico. Domenica una flotta baleniera giapponese e' salpata per quella che potrebbe diventare la caccia pi&ugrave; vasta degli ultimi 20 anni, con un obiettivo di oltre mille grandi cetacei, tra i quali per la prima volta figurano anche le megattere, a rischio di estinzione secondo gli ambientalisti, e particolarmente amate dai whales watchers per i loro caratteristici salti acrobatici fuori dall'acqua. La mossa dei giapponesi ha suscitato le ire della Nuova Zelanda e dell'Australia, che hanno presentato formale protesta attraverso i propri ambasciatori a Tokyo. ''L'Australia e' contro ogni forma di caccia delle balene, chiediamo formalmente al Giappone di riconsiderare le proprie decisioni'', ha detto il ministro degli Esteri australiano Alexander Downer. Altri in Australia sono stati meno diplomatici. Da Canberra il ministro ombra per gli Affari esteri, Robert McClelland, ha invocato l'uso della marina militare come deterrente contro le baleniere giapponesi, che spesso pescano anche dentro i confini delle aree protette, soprattutto nei mari antartici. La premier neozelandese Helen Clark ha usato parole durissime: ''I pescherecci giapponesi avrebbero fatto meglio a restarsene a casa loro, invece di venire qui nascondendosi sotto l'imbroglio di una missione scientifica, quando vogliono semplicemente uccidere mille balene''. Il Giappone aveva ufficialmente abbandonato la caccia commerciale alle balene nel 1986, ubbidendo alla moratoria internazionale, per passare dall'anno successivo a quello che continua a chiamare caccia per scopi di ricerca scientifica. Il portavoce di Greenpeace, Steve Shallhorn, ha sottolineato oggi che i biologi marini d'Australia e altri paesi del Pacifico hanno pi&ugrave; volte sostenuto che le informazioni scientifiche sulle balene si possono ottenere senza uccidere gli animali. Greenpeace ha promesso di tallonare le sei navi peschereccio con la loro nave ammiraglia Esperanza, gi&agrave; posizionata al largo delle coste giapponesi. Per quattro mesi - tanto durer&agrave; la stagione - l'organizzazione ambientalista cercher&agrave; di ostacolare i giapponesi, chiedendo la sospensione della caccia e impegnandosi in azioni di lotta non violenta, come ha gi&agrave; fatto in passato. ''Questa non e' scienza, e' un business mascherato da scienza. Le balene sono animali protetti e noi vogliamo che la legge sia rispettata'', ha detto oggi dalla Esperanza il capo della spedizione Karli Thomas, all'agenzia di stampa australiana Aap. La piccola flotta che ha lasciato il porto di Shimonoseki setaccer&agrave; per quattro mesi le acque dei mari del sud del Pacifico fino all'Antartide, e si teme che sconfiner&agrave; nella zona che l'Australia ha dichiarato parco marino dedicato proprio ai cetacei. L'obiettivo e' la pesca di 935 balenottere dal rostro, 50 balenottere azzurre e 50 megattere, queste ultime fino ad ora mai cacciate. Il passaggio delle megattere lungo le coste dell'Australia e' uno degli appuntamenti pi&ugrave; attesi da turisti e animalisti, per i salti spettacolari fuori dall'acqua, e per la docilit&agrave; dei grandi cetacei, che si lasciano avvicinare dalle barche e, in alcuni casi, persino dai surfisti. Quattro anni fa una di queste balene era entrata nella baia di Sydney, nuotando tra i traghetti e le barche fino all'Opera House. Ora la nuova stagione delle baleniere giapponesi mette a rischio di sopravvivenza, oltre alle balene stesse, anche l'industria australiana del whale-watching, che ha un giro d'affari di 180 milioni di euro l'anno. Sono migliaia le persone che ogni anno arrivano sulle coste orientali del continente per osservare il passaggio delle megattere che dall'Antartide risalgono le coste per partorire nelle acque pi&ugrave; calde della barriera corallina, ridiscendendo poi alla fine dell'estate accompagnate dai piccoli. (ANSA). RED ]]></content:encoded></item><item><title>Aspettando i dati Ipcc&#x2c; l&#x2019;Onu presenta la road map 2008 sul dopo Bali&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:31:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-396</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-396</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />Mentre si aspetta il Fourth assessment report (AR4) dell&rsquo; Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), una sintesi del quale verr&agrave; resa nota domani in una conferenza stampa a Valencia, in Spagna, (e le prime anticipazioni che filtrano dal meeting dell&rsquo;Ipcc parlano di previsioni al rialzo per le temperature del riscaldamento climatico e di misure ancora pi&ugrave; urgenti e dure per contrastarlo), il presidente dell&rsquo;Assemblea generale dell&rsquo;Onu Sergjan Kerim, ha reso nota la road map dei lavori della sessantaduesima sessione dell&rsquo;assemblea generale del 2008 per quanto riguarda le iniziative relative ai cambiamenti climatici.<br />&laquo;Un progetto di risoluzione &egrave; stato richiesto dal segretario generale dell&rsquo;Onu, al fine di preparare un rapporto sulle attivit&agrave; del sistema Onu riguardanti i cambiamenti climatici che &egrave; attualmente in preparazione e dovr&agrave; essere approvato luned&igrave; prossimo&raquo; ha detto Kerim.<br />Il presidente dell&rsquo;Assemblea generale della Nazioni Unite ha anche annunciato che organizzer&agrave; tre riunioni sulla questione dei cambiamenti climatici.<br />La prima si terr&agrave; l&rsquo;11 e 12 febbraio 2008 e riunir&agrave; &laquo;rappresentanti del mondo degli affari ed ambienti universitari, e anche Organizzazioni non governative e Stati membri&raquo; che saranno invitati a discutere di partenariati tra il settore pubblico ed il settore privato, ma anche di aspetti istituzionali. Inoltre, &laquo;un dibattito tematico all&rsquo;Assemblea il 12 febbraio permetter&agrave; agli Stati Membri di esaminare e discutere di quel che &egrave; stato fatto a Bali&raquo; al summit mondiale dell&rsquo;Unfccc sui cambiamenti climatici.<br />La seconda riunione metter&agrave; insieme il mondo degli affari e la terza i piccoli Stati insulari in via di sviluppo.<br />	]]></content:encoded></item><item><title>ECO-ENERGIA: IVA RIDOTTA PER RINNOVABILI&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:31:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-395</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-395</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 15 NOV - Il tasso ridotto per l'Imposta sul Valore Aggiunto andrebbe applicato anche alle energie rinnovabili e non solo al consumo di gas ed elettricita. E' quanto sostiene in un comunicato stampa l'Erec( Consiglio Europeo delle Energie Rinnovabili) che, appoggiando la proposta franco britannica per l'IVA ridotta sui prodotti di efficienza energetica, chiede che si allarghi il campo anche all'energia verde. La direttiva Ue sull'IVA comprende un elenco di beni e servizi a cui gli stati membri possono applicare un'imposta sul valore aggiunto ridotta. In campo energetico la lista include solo il consumo dei prodotti classici, come il gas e l'elettricita'. Cosi'i paesi membri che negli ultimi anni avrebbero voluto poter applicare lo stesso regime di favore ai prodotti e ai servizi legati all'efficienza energetica o alle RES hanno avuto le mani legate. Ora pero' qualcosa si muove. Francia e Gran Bretagna vorrebbero tassi fiscali ridotti anche per i prodotti dell'efficienza energetica e, insieme, ad ottobre hanno inviato una lettera alla Commissione europea annunciando l'intenzione di mettere sul tavolo e discutere la proposta all'Ecofin dello scorso 13 novembre. La questione non e' pero' stata sollevata e scivolera' a dicembre. La situazione attuale, chiarisce Oliver Schafer, direttore dell'Erec, crea un incentivo perverso a favore del consumo energetico, in conflitto con gli obiettivi dell'Unione europea in termini di politica energetica ed ambientale. Il settore delle energie rinnovabili ritiene che sia giunto il momento di applicare l'IVA ridotta anche alle RES e all' efficienza energetica, creando cosi' le stesse condizioni per tutti i prodotti energetici, almeno per cio' che riguarda la tassazione indiretta. (ANSA). YFZ-BR <br />]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: SEI ORSI SU OTTO A RISCHIO&#x2c; PANDA PRIMO LISTA&#xd;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:30:49+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-394</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-394</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Nonostante sia da anni il simbolo degli animali in via di estinzione, il panda e' ancora in testa alla classifica degli orsi in pericolo. Lo ha certificato lo Iucn, l'organismo internazionale che 'censisce' le specie a rischio. Anche se in questi casi mal comune non e' mezzo gaudio, il panda e' in buona compagnia: sei specie di orsi su otto infatti sono minacciate, e anche nelle due che stanno meglio, l' orso nero e quello bruno, ci sono alcune sottospecie, come il nostro orso marsicano, di cui rimangono pochissimi esemplari. Quest'anno nella 'Red list' dello Iucn c'e' anche una new entry: la specie piu' piccola di plantigrade, l'orso del sole malese, e' entrata direttamente al secondo posto, anche se non ci sono stime ufficiali sulla sua popolazione. Secondo l' organizzazione internazionale la popolazione di questo animale, che vive prevalentemente nel sud-est asiatico, e' diminuita del 30% negli ultimi trent'anni, e continua a calare con questo ritmo: ''La deforestazione ha ridotto di molto l'habitat di questi animali - spiega Rob Steinmetz, capo del gruppo di specialisti Iucn sull'orso del sole - e anche dove adesso e' protetto il bracconaggio rimane un pericolo''. Le stesse motivazioni valgono anche per il panda, che e' l' unico orso ad avere la qualifica di 'endangered', una delle peggiori dello Iucn, e di cui si stima una popolazione tra i mille e i duemila esemplari. In questo caso il governo cinese ha messo in campo ingenti sforzi per il ripopolamento, ma il destino di questo animale rimane legato a tradizioni popolari: i bracconieri lo cacciano infatti perche' la sua bile viene usata nella medicina tradizionale mentre le zampe sono considerate una prelibatezza. Oltre a questi due, la lista delle specie a rischio vede al terzo posto l'orso nero tibetano (cinquemila esemplari secondo alcune stime, trentamila secondo altre), al quarto il bradipo (tra diecimila e ventimila), seguito dall'orso delle Ande (circa diecimila) e da un'altra 'vecchia conoscenza' dei conservazionisti, l'orso polare, minacciato soprattutto dai cambiamenti climatici che ne limitano l'habitat, e di cui sono rimasti . Gli unici due a stare bene sono l'orso nero americano e l'orso bruno, ma gli esperti fanno notare che ''Piccole popolazioni nel sud Europa e nell'Asia centrale sono a rischio''. Questo e' il caso ad esempio del Grizzly americano e del nostro orso bruno Marsicano. ''L'unico motivo per cui l'orso marsicano non e' nella classifica e' che si tratta di una sottospecie, e non di una specie - conferma Luigi Boitani, dell'universita' La Sapienza di Roma, che conduce un progetto di ricerca su questo animale - da un nostro studio e' emerso che la popolazione e' ormai di solo 40 unita', e sta diminuendo negli ultimi anni. La minaccia principale e' la pressione dell'uomo, che sfocia in episodi come quello dell'avvelenamento recente di tre esemplari, e anche il fatto che il solo parco d'Abruzzo non e' sufficiente a proteggere questo animale''. (ANSA). I12-GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>Il futuro dell&#xb4;acquacoltura europea &#xe8; solo sostenibile&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:27:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-393</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-393</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Si conclude oggi a Bruxelles, ospitata dalla Commissione Ue, un&acute;importante conferenza sull&rsquo;acquacoltura europea e sulle sue possibilit&agrave; di sviluppo. 200 delegati, tra professionisti di diversi settori, rappresentanti delle autorit&agrave; nazionali e regionali, scienziati, Ong e altre parti interessate, stanno discutendo soprattutto di sviluppo sostenibile dell&acute;acquacoltura europea, sul ruolo che gli Enti pubblici possono e debbono svolgere in questo contesto, e delle priorit&agrave; identificate nel quadro di una recente ed estesa consultazione che determineranno il riesame dell&acute;attuale strategia per un&acute;acquacoltura sostenibile in Europa.<br />&laquo;Il riesame dell&acute;attuale strategia in materia di acquicoltura &ndash; ha detto nel discorso di chiusura il commissario per la pesca e gli affari marittimi Joe Borg - sar&agrave; volto a liberarne il potenziale di crescita, garantendo al tempo stesso la sostenibilit&agrave; ambientale e gli standard sanitari pi&ugrave; elevati. Dobbiamo ridurre la nostra crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti del mare e tradurre il nostro vantaggio tecnologico in posti di lavoro e crescita all&acute;interno dell&acute;Ue e sul mercato mondiale dei prodotti dell&acute;acquacoltura&raquo;.<br />Durante la conferenza si sono tenuti due seminari paralleli sul ruolo che le autorit&agrave; pubbliche sono chiamate a svolgere nello sviluppo dei settori della piscicoltura e della molluschicoltura, compreso tutto quel che riguarda tutela ambientale, salute e benessere degli animali, sostenibilit&agrave;, pianificazione territoriale, salute pubblica, mercati e governance.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:IPCC; SCIENZIATI A GOVERNI&#x2c;IMPEGNI PIU&#x27; AMBIZIOSI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:27:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-392</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-392</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Contro la febbre del Pianeta servono ''impegni piu' ambiziosi'' da parte dei Governi. Questo in sintesi il messaggio ai decisori contenuto nel documento sul quale gli scienziati del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) hanno raggiunto oggi a Valencia un accordo di principio. Il documento contiene le raccomandazioni ai governi di tutto il mondo per il Kyoto 2, ovvero per le azioni dopo il 2012 alla scadenza del Protocollo salva-clima. Azioni che saranno decise al vertice mondiale di Bali dal 3 al 14 dicembre. E la Conferenza mondiale sul clima in Indonesia avra' come base scientifica proprio il lavoro dell'Ipcc. Valencia rappresenta la quarta e ultima tappa del percorso 2007 che ha portato al IV Rapporto Ipcc. Proprio dalla citta' spagnola arriva la sintesi finale di 50 pagine che raccoglie i tre volumi che riguardano lo stato del clima (Parigi 2 febbraio), l'impatto (6 aprile) la mitigazione (Bangkok 4 maggio). Con la sintesi, da Valencia anche il documento di 15 pagine per i decisori politici. Al IV Rapporto Ipcc hanno lavorato per sei anni 800 autori e 2500 revisori. ''Un allarme unanime. Ora i governi agiscano insieme'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando il vertice di Valencia. ''Gli scienziati di tutto il mondo, 140 delegazioni riunite nell'Ipcc, il Panel recentemente premiato con il Premio Nobel - ha detto Pecoraro - chiedono ai governi di tutto il mondo obiettivi piu' ambiziosi per affrontare l'emergenza climatica. E lo fanno, in questo quarto rapporto, dopo aver precedentemente indicato il livello oramai drammatico delle conseguenze dei cambiamenti climatici e chiarito la responsabilita' dell'attivita' umana''. Di fronte a cio', ha affermato ancora il ministro, occorre fermare ''la ridicola polemica italiana che vuole mettere in dubbio l' esistenza dei cambiamenti climatici ad opera dell'uomo''. Da Valencia ha parlato Sergio Castellari, Focal Point Ipcc per l'Italia: ''Dopo una forte negoziazione e' scaturito un documento equilibrato e omogeneo''. Per quanto riguarda il lavoro svolto fino ad ora dall'Ipcc, la conclusione e' che il riscaldamento del clima terrestre globale ''e' inequivocabile'' con una previsione di un aumento della temperatura globale tra 1,8 e 4 gradi che, pero', potrebbe raggiungere anche i 6,4 gradi entro il presente secolo. Sul fronte degli impatti, gli scienziati parlano di ondate migratorie di milioni di persone con sofferenza di sete e fame, estinzione del 30% delle specie animali e vegetali, riduzione di circa il 70% dei grandi ghiacciai. Da calcolare anche l'estensione di epidemie come la malaria anche a zone non tropicali e aumento del rischio di mortalita' legato al caldo. Sulle misure, i prossimi 20-30 anni saranno cruciali per il Pianeta, che dovra' ridurre a partire dal 2015 le emissioni di gas serra per contenere l'aumento di temperatura intorno a 2-2,4 gradi. Fermare l'emergenza clima costa lo 0,12% l'anno del Pil mondiale, utilizzando le tecnologie attuali. Energia, forestazione, edilizia, trasporti i capitoli principali di intervento. (ANSA). GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>Rapporto Fao: pagare gli agricoltori per i loro servizi ambientali&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:27:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-391</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-391</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La Fao ha presentato oggi il suo rapporto annuale &ldquo;lo stato mondiale dell&rsquo;alimentazione e dell&rsquo;agricoltura 2007 (Sofa)&rdquo;, che introduce una proposta innovativa per lo stretto rapporto tra agricoltura ed ambiente: &laquo;sistemi mirati di remunerazione per gli agricoltori potrebbero rappresentare un modo efficace di proteggere l&rsquo;ambiente e misurarsi con le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversit&agrave; e dalla limitatezza delle risorse idriche&raquo;.<br />Il rapporto sottolinea per&ograve; che non sempre i pagamenti per i servizi ambientali sono la soluzione migliore, e sono molte le questioni che rimangono aperte rispetto a come gestirli: &laquo;L&rsquo;agricoltura impiega il maggior numero di addetti e utilizza pi&ugrave; terra e risorse idriche di qualsiasi altra attivit&agrave; umana &ndash; spiega nella prefazione al rapporto Jacques Diou (Nella foto), direttore generale della Fao - Potenzialmente pu&ograve; degradare le risorse naturali del pianeta, suolo, acqua, atmosfera, o valorizzarle, a seconda delle decisioni prese dagli oltre due miliardi di persone la cui sussistenza dipende direttamente dall&rsquo;agricoltura, dal bestiame, dalla pesca e dalle foreste. &Egrave; essenziale dunque garantire a queste persone incentivi adeguati&raquo;.<br />Aumento della popolazione, rapido sviluppo economico, biocarburanti e cambiamento climatico attaccano le risorse naturali del pianeta e l&rsquo;agricoltura dovr&agrave; sfamare 9 miliardi di persone nel 2050. Per la Fao la falsa percezione che molti dei servizi offerti dalla natura siano gratuiti, che non sono di nessuno e che nessuno riceve una ricompensa per come vengono gestiti, non incentiva gli agricoltori a tutelarli. &laquo;Inoltre i sussidi che incoraggiano la produzione di beni commerciali a scapito dei servizi offerti da altri ecosistemi possono aggravarne il degrado. Gli incentivi attuali tendono a favorire la produzione di cibo, di fibre ed in modo crescente di biocarburanti, ma normalmente sottovalutano altri servizi proficui che gli agricoltori possono fornire, come ad esempio l&rsquo;immagazzinamento di carbonio, il controllo delle inondazioni, la fornitura di acqua pulita, la conservazione della biodiversit&agrave;&raquo;.<br />Invece i contadini possono contribuire alla salvaguardia dell&rsquo;equilibrio ambientale e &laquo;i pagamenti per i servizi ambientali sono un modo per incentivarli ad adottare migliori pratiche agricole e perfino controbilanciare l&rsquo;inquinamento generato in altri settori. Tuttavia - fa notare Diouf - in alcuni casi, gli incentivi potrebbero anche avere un impatto sfavorevole sulla povert&agrave; e sulla sicurezza alimentare, traducendosi potenzialmente in una riduzione della domanda di lavoro agricolo o in una crescita dei prezzi alimentari&raquo;.<br />Ma l&rsquo;agricoltura pu&ograve; diventare anche un &ldquo;serbatoio&rdquo; per il sequestro e l&rsquo;assorbimento dei gas serra, nel suolo, nelle piante e negli alberi. Per far questo secondo il rapporto occorrono &laquo;minore deforestazione, rimboschimento, riduzione di una eccessiva lavorazione del terreno, incremento della copertura del suolo ed una migliore gestione dei pascoli potrebbero, ad esempio, portare all&rsquo;immagazzinamento di oltre due miliardi di tonnellate di carbonio, in circa 50 paesi tra il 2003 e il 2012&raquo;.<br />Per Leslie Lipper, economista ambientale della Fao &laquo;un sistema di retribuzioni per i servizi ambientali ben concepito potrebbe essere uno dei modi per aiutare gli agricoltori a cambiare le pratiche d&rsquo;uso della terra e rendere l&rsquo;agricoltura pi&ugrave; ecocompatibile. Si tratta di remunerare servizi reali che i coltivatori possono offrire, esattamente come sono pagati per il riso o il caff&egrave; che producono. Se ben concepiti, i programmi di pagamento per i servizi ambientali potrebbero anche apportare benefici a molti dell&rsquo;oltre un miliardo di persone povere nei paesi in via di sviluppo che vivono in ecosistemi fragili&raquo;.<br />Il sistema di pagamenti potrebbe operare attraverso transazioni volontarie con agricoltori, comunit&agrave;, contribuenti, consumatori, imprese private e governi e &laquo;si potrebbero configurare come pagamenti diretti dai governi ai produttori o trasferimenti indiretti, come l&rsquo;extra pagato dai consumatori per una tazza di caff&egrave; biologico&raquo;. Modalit&agrave; gi&agrave; sperimentate in diverse parti del mondo, soprattutto per la conservazione delle foreste. &laquo;Ma &ndash; dice il rapporto - sono relativamente pochi i programmi per i servizi ambientali che mirano agli agricoltori e ai terreni agricoli dei paesi in via di sviluppo&raquo;<br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;elettrosmog da WiFi preoccupa gli inglesi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:27:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-390</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-390</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:VNUnet.it <br />La salute dei giovani sarebbe messa a rischio dalle connessioni senza fili. Parte l'indagine della Health Protection Agency<br />I chip a radio frequenza potrebbero essere cancerogeni e in Germania si fa strada il principio precauzionale anche nei confronti del wireless.<br />La salute &egrave; messa a rischio dalle connessioni senza fili: la Health Protection Agency sta studiando l'esposizione alle onde elettromagnetiche generate dalle reti wireless e il loro effetto sulla salute. Lo studio durer&agrave; circa un biennio, per verificare l'effetto dei segnali wireless sulla salute degli utenti. Le linee guida sono state stilate dalla International Commission on Non-Ionizing Radiation (ICNIRP).<br />La ricerca si snoder&agrave; sia con test in laboratorio sia sul campo in scuole, uffici, abitazioni. A sollevare l'allarme in Gran Bretagna era stata ad agosto la Professional Association of Teachers.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Mediterraneo&#x2c; inferno per squali e razze&#xd;&#x9;&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-17T18:27:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-389</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-389</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La prima Lista Rossa dell&rsquo;Iucn completa che valuta lo stato di squali e razze nel Mediterraneo rivela che il 42% di queste specie sono minacciate di estinzione. Il Mediterraneo &egrave; pericolosissimo per la sovrapesca, soprattutto quella accidentale. Il rapporto pubblicato oggi dallo Shark Specialist Group dal Centre de Coop&eacute;ration pour la M&eacute;diterran&eacute;e dell&rsquo;Iucn, svela che il nostro bacino ha il tasso di razze e squali minacciati pi&ugrave; alto al mondo.<br />&laquo;Dalle mante agli angeli di mare, le popolazioni mediterranee di queste specie vulnerabili sono in grave pericolo &ndash; dice Claudine Gibson responsabile dello Shark Specialist Group - Le nostre analisi rivelano che il Mar Mediterraneo &egrave; uno dei luoghi pi&ugrave; pericolosi al mondo per gli squali e le razze. Le specie bentoniche sono esposte a un rischio pi&ugrave; elevato in questa regione, principalmente dovuto ad una pratica intensa della pesca al livello del fondo marino&raquo;.<br />Il lavoro ha analizzato lo stato di 71 specie mediterranee di pesci cartilaginei (squali, razze e chimere) conformemente alle categorie ed ai criteri della Lista rossa Iucn: 30 specie sono minacciate di estinzione, 13 sono in pericolo critico di estinzione, 8 sono in pericolo e 9 sono vulnerabili. 13 altre specie sono classificate come quasi minacciate e per 18 specie si dispone di dati insufficienti. Solo 10 specie sono considerate non a rischio.<br />La razza di Malta (Leucoraja melitensis), endemica del Mediterraneo &egrave; considerata in pericolo critico di estinzione, con l&rsquo;80% della popolazione distrutta dalla pesca di fondale , lo stesso vale per Il pesce porco (Oxynotus centrina) e tre specie di angeli di mare (Squatina spp.), detti anche squadri. La manta gigante (Mobula mobular), &egrave; considerata in pericolo a causa della sua bassa capacit&agrave; riproduttiva e della cattura illegale con reti derivanti. Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) e lo smeriglio (Lamna nasus), ricercati per pinne e pelle, sono a rischio critico di estinzione. Lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus) &egrave; classificato in pericolo nel Mediterraneo, mentre la verdesca (Prionace glauca) relativamente prolifica, &egrave; considerata vulnerabile.<br />&laquo;Siamo particolarmente inquieti per il mako del Mediterraneo (Nella foto) &ndash; ha detto Alen Soldo dell&rsquo;universit&agrave; croata di Split ed esperto di squali oceanici &ndash; I nostri studi rivelano pressioni di pesca persistenti ben oltre la capacit&agrave; di riproduzione delle specie. Questo ci ha portato a classificare questa specie sotto la categoria di minaccia pi&ugrave; importante conformemente ai criteri della lista rossa&raquo;.<br />Solo il palombo o squalo portoghese (Centroscymnus coelolepis), ha uno stato di conservazione migliore in Mediterraneo. Si tratta di uno squalo di acque profonde fino a 4000 metri ed &egrave; protetto da una interdizione della Commission G&eacute;n&eacute;rale des P&ecirc;ches en M&eacute;diterran&eacute;e (CGPM) per la pesca al di sottodei 1000 metri che dovrebbe essere estesa anche alla pesca a squali e razze a minore profondit&agrave; se vogliamo salvare questi animali preziosissimi per l&rsquo;equilibrio della vita nel Mediterraneo. Invece non esiste nessun limite di pesca per pescare i pesci cartilaginei del Mediterraneo. 8 specie di squali e razze sono inserite nelle 4 convenzioni internazionali sulla conservazione della fauna selvatica, ma solo 3 specie sono davvero protette in seguito a questo: lo squalo bianco e quello elefante sono protetti in Croazia e nell&rsquo;Ue mentre Malta e la Croazia proteggono la Manta gigante.<br />&laquo;Masi prima I Paesi mediterranei hanno avuto una ragione ed una opportunit&agrave; cos&igrave; forte di salvaguardare squali e razze minacciati della regione &ndash; spiega Sonja Fordham, direttrice di Shark Alliance &ndash; I governi devono considerare prima i gli avvertimenti di questo rapporto ed agire di conseguenza per proteggere gli squali e le razze minacciate attraverso gli accordi regionali di pesca, le convenzioni internazionali sulla fauna selvatica e la legislazione nazionale.. Una tale azione &eacute; necessaria per cambiare il corso degli eventi che conducono questi rimarchevoli animali marini all&rsquo;estinzione&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: L&#x27;UE SI PREPARA PER IL SUMMIT DI BALI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-12T09:35:41+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-388</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-388</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - L'Europa si prepara per il summit mondiale di Bali a dicembre. E per l'occasione ha gia' tenuto il primo incontro interparlamentare europeo sui cambiamenti climatici. I principali temi sul tappeto hanno riguardato gli obiettivi internazionali vincolanti per ridurre le emissioni di Co2, le misure comunitarie e nazionali necessarie per fermare i cambiamenti climatici, una equa condivisione internazionale e soprattutto come l'Europa possa fornire il suo contributo al successo della conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici che si terra' a Bali in dicembre dove si auspica la finalizzazione di un accordo ampio e globale per il 2009. Il Parlamento si propone di presentare una richiesta in seno alle Nazioni Unite per la fissazione di un obiettivo vincolante a livello internazionale per ridurre le emissioni di CO2. L'Ue vorrebbe accreditarsi per una leadership nell'ambito della negoziazione internazionale, forte della convinzione di essere in grado di rispettare gli obiettivi di Kyoto per il periodo 2008-2012. Resta pero' l'interrogativo di cosa succedera' dopo quella data.<br />La presidenza portoghese ha raccomandato di adottare una visione piu' a lungo termine, per permettere agli ecosistemi di adattarsi ai cambiamenti climatici e salvaguardare l'offerta alimentare futura. Sebbene gli Stati membri abbiano gia' assunto un risoluto impegno per tagliare le emissioni dei gas ad effetto serra del 20% entro il 2012, si puo' fare ancora meglio, coinvolgendo i paesi in via di sviluppo che dovrebbero assumere la guida e definire essi stessi delle linee direttrici per ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050. Anche i paesi in via di sviluppo dovrebbero, ove possibile, assumersi maggiori responsabilita' e fornire un contributo piu' incisivo. La Commissione presentera' delle proposte a dicembre per la lotta ai cambiamenti climatici: si tratta di un pacchetto esaustivo di misure che include lo scambio delle quote di emissione (ETS) nel campo dell'aviazione, la creazione di un mercato a basso utilizzo di carbonio e la promozione dell' efficienza energetica e dell'uso delle energie rinnovabili. Il pacchetto di azioni mira a conseguire l'obiettivo generale di cambiare l'energia in energia intelligente con l'impiego di maggiori investimenti per l'efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili. Sul versante dell'efficienza si auspica la riduzione delle emissioni attraverso la modernizzazione dei consumi domestici pubblici e privati, un settore che riguarda circa il 40% dei consumi energetici. La strategia sul cambiamento climatico richiede un grande sforzo e anche una rapidita' d'azione oltre che formidabili investimenti. E infatti necessaria una cifra pari a trenta milioni di milioni di euro di investimenti per disporre entro i prossimi vent'anni di un'economia a basso grado di anidride carbonica. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>NUCLEARE: REFERENDUM&#x2c; 20 ANNI FA IL NO DEGLI ITALIANI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-12T09:35:41+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-387</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-november-2007#unique-entry-id-387</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Vent'anni fa gli italiani hanno detto no al nucleare. Lo hanno fatto in occasione del referendum dell' 8 e 9 novembre del 1987, dove sono stati chiamati ad abrogare tre disposizioni di legge. La prima, relativa alla localizzazione delle centrali nucleari, viene eliminata con l' 80,6% di si', contro il 19,4 di no; la seconda, sui contributi agli enti locali nei cui territori sorgono centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi, riscuote il 79,7% di si' contro il 20,3% di no; la terza riguarda la partecipazione dell'Enel alla costruzione e all'esercizio di centrali nucleari all'estero e conta 71,8% di si' contro il 28,2% di no. <br />Il referendum arriva sull'onda del disastro di Chernobyl, considerato il piu' grave incidente nucleare della storia civile, il 26 aprile 1986. Cosa e' cambiato da allora? <br />- SONDAGGI: Nel 2007, secondo l'ultimo sondaggio commissionato a Ipr Marketing dai Verdi, i cittadini italiani rimangono contrari al nucleare. Su un campione di mille persone, rappresentativo della popolazione, il 56% degli intervistati e' contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% degli italiani e' contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al proprio comune. Ma ci sono anche sondaggi che parlano di aumento di chi e' a favore dell'atomo. In particolare, secondo i dati forniti da Observa-Science in Society gli italiani favorevoli all'energia nucleare (37%) hanno ormai praticamente raggiunto la percentuale dei contrari (38%). <br />- LA RICERCA: Il dibattito e' oggi tutto riaperto. Crescono i sostenitori della necessita' di riattivare la ricerca. <br />- LE CENTRALI ITALIANE DISMESSE: queste le centrali presenti, fermate definitivamente e in fase di smantellamento: centrale di Trino (Trino, VC); centrale di Caorso (Caorso, PC); centrale di Latina (Borgo Sabotino, LT); centrale del Garigliano (Sessa Aurunca, CE). Questi gli impianti di trattamento e fabbricazione del combustibile nucleare esistenti: impianto Eurex di Saluggia (VC); impianto di Bosco Marengo (AL); impianti Opec e Ipu della Casaccia (RM); impianto Itrec di Rotondella (MT). Incaricata della gestione e' la Sogin Spa. <br />- LE SCORIE: Sogin ha predisposto una gara internazionale per il trasporto e il riprocessamento (processo che porta all' estrazione di uranio e plutonio dai rifiuti). In totale sono circa 235 tonnellate provenienti dalle centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso e Garigliano. La francese Areva si e' aggiudicata la gara per 267 milioni di euro. Il 24 novembre 2006 e' stato siglato un accordo Francia-Italia e il 9 maggio il contratto Sogin-Areva. Le scorie saranno inviate oltralpe in 5 anni. Entro il 2025 dovranno rientrare in Italia.<br />- LO SMANTELLAMENTO: Entro il 2011 la Sogin spendera' 400 milioni di euro nelle attivita' di smantellamento degli impianti nucleari ancora presenti in Italia. Secondo le linee guida del piano industriale 2007-2011 e' prevista un'accelerazione delle attivita', in particolare nei siti di Trino, di Caorso e Bosco Marengo. Per quest'ultimo impianto e' previsto il completo smantellamento entro il 2009. Nel quadriennio verranno sviluppate attivita' che dovrebbero raggiungere il 30% in termini di avanzamento lavori, a fronte dell'attuale 6%. <br />- IL SITO UNICO: Entro sei mesi sara' individuato un sito dove realizzare il deposito unico nazionale che dovra' occuparsi del trattamento di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. E' l' obiettivo annunciato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, al termine della prima riunione sul tema con le Regioni. A breve sara' costituito un tavolo di lavoro misto (ministero, Apat, Enea, Regioni) che avra' il supporto della Sogin. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>&#x201c;Rete natura 2000&#x201d; pubblicato il decreto del ministero&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-08T09:27:15+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-386</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-386</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />E&rsquo; stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale l&rsquo;atteso decreto del ministero delle politiche agricole &ldquo;modifica ed integrazione del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, recante "Disciplina del regime di condizionalit&agrave; della PAC e abrogazione del decreto ministeriale 15 dicembre 2005". (Decreto n. 13286), si tratta dell&rsquo;adeguamento alle direttive Ue delle misure di tutela nella Zone di protezione speciale (Zps) che aveva creato non poche frizioni tra governo, ambientalisti, cacciatori e regioni e la cui mancata adozione aveva provocato condanni e procedure di infrazione per l&rsquo;Italia da parte dell&rsquo;Ue e della Corte di giustizia europea. <br />Le regioni dovranno adeguare, anche dal punto di vista dell&rsquo;agricoltura e dell&rsquo;allevamento di animali, la gestione delle Zps e dell&rsquo;intera &ldquo;Rete natura 200&rdquo; (che comprende anche Siti di importanza comunitaria, Sic, e Zone speciali di conservazione, Zsc) alle direttive Habitat e Uccelli che e fissare &laquo;criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione&raquo; relativi a tutte le zone di protezione previste e prevedere gli "obblighi e divieti" contenuti nell&acute;art. 6 del decreto n. 184 del ministero dell&acute;ambiente del 17 ottobre 2007, relativo alla "Rete Natura 2000&rdquo;, Zcs e Zps che indicava i criteri di gestione delle aree comprese nelle direttive Uccelli ed Habitat anche in relazione alle attivit&agrave; venatorie (in articolare le preaperture nelle Zps) ed alle deroghe finora consentite in molte regioni per le specie cacciabili al loro interno, che avevano sollevato le proteste Ue, la minaccia di pesanti sanzioni economiche e la messa in pericolo di finanziamenti destinati all&rsquo;agricoltura .<br />Il decreto de ministero dell&rsquo;agricoltura contiene obblighi anche per il rispetto delle direttive Ue sulla protezione delle acque sotterranee dall&acute;inquinamento provocato da certe sostanze pericolose, recepisce al suo interno le norme di vari decreti in materia ambientale riguardanti la protezione dei suoli e di zone vulnerabili da attivit&agrave; inquinanti e legate all&rsquo;agricoltura e nei quali le regioni &laquo;individuano sulla base delle norme di recepimento della direttiva 91/676/CEE, dove attuate a livello regionale con i Programmi di azione, gli impegni applicabili a livello dell&acute;azienda agricola&raquo;.<br />Il decreto prevede anche misure per la gestione dei terreni agricoli e le varie colture e modalit&agrave; di gestione e raccolta dei prodotti e per la zootecnia, compreso norme che riguardano la salute ed il benessere degli animali da allevamento.<br />In assenza dei provvedimenti delle regioni e province autonome, si applicano le disposizioni previste dal decreto in applicazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Ban Ki-moon prepara Bali in Amazonia ed Antartide</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-08T09:27:14+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-385</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-385</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />L&rsquo;Onu sta preparando la conferenza sui cambiamenti climatici che si terr&agrave; a Bali a dicembre ed ogni occasione &egrave; buona per compattare un blocco di Paesi che assuma impegni concreti per il post Kyoto. Una delle occasioni migliori sembra la prossima visita del segretario generale della Nazioni Unite, Ban Ki-moon (Nella foto) in America del Sud, da dove si recher&agrave; anche in Antartide per rendersi direttamente conto degli effetti del cambiamento climatico anche nell&rsquo;emisfero sud del pianeta. <br />La prossima settimana il segretario generale dell&rsquo;Onu si recher&agrave; in Argentina, Cile, Antartico, Brasile e Spagna. &laquo;Considero questo viaggio molto importante&raquo;, ha detto Ban Ki-moon durante una conferenza stampa. L&rsquo;Onu spera, grazie a questo viaggio, di &laquo;accrescere il suo impatto politico&raquo; nella prospettiva della Conferenza di Bali. In Argentina il segretario delle Nazioni Unite avr&agrave; una riunione con l&rsquo;attuale presidente Nestor Kirchner e con sua moglie, Cristina Fern&aacute;ndez Kirchner appena eletta nuovo residente, per poi recarsi al Summit ibero-americano in Cile, ma prima di partire per Santiago andr&agrave; a Punta Arenas, nell&rsquo;estremo sud cileno e in Antartide.<br />In Brasile Ban Ki-moon incontrer&agrave; il presidente Lula Da Silva e visiter&agrave; la regione Amazzonica, compresa la foresta nazionale di Tapaj&oacute;s, per fare il punto dei risultati ottenuti recentemente dalle azioni di contrasto alla deforestazione e nella gestione sostenibile delle risorse forestali. Durante una visita in una fabbrica di etanolo a Sao Paulo, Ban Ki-moon spera di &laquo;vedere come l&acute;utilizzo dei biocarburanti ha permesso al Brasile di ridurre in maniera significativa le sue emissioni di gas serra&raquo;. <br />Rispondendo ad una domanda sul rischio di utilizzare e distogliere risorse alimentari per produrre carburanti, sollevato recentemente proprio dall&rsquo;incaricato speciale dell&rsquo;Onu sul diritto all&rsquo;alimentazione, Ban Ki-moon ha sottolineato che &laquo;la possibilit&agrave; di avere fonti di energie rinnovabili &egrave; molto importante. Il Brasile &egrave; un agente motore nella ricerca e lo sviluppo sui biocarburanti. Ma &egrave; vero che esistono preoccupazioni riguardanti l&rsquo;impatto sulla sicurezza alimentare. L&acute;eliminazione della povert&agrave; dovr&agrave; essere una priorit&agrave;, dunque l&rsquo;equilibrio da trovare &egrave; delicato. Io vorrei vedere di persona, sul terreno quello che &egrave; in realt&agrave;&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Le pile ricaricabili sono meglio per l&#x2019;ambiente e le tasche&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-08T09:27:14+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-384</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-384</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Uniross, uno dei pi&ugrave; grandi produttori europei di pile ricaricabili, ha resi noti i risultati del primo studio mondiale sull&rsquo;impatto ambientale delle pile usa e getta (alcalines) rispetto alle pile ricaricabili (accumulatori Ni-MH). Lo studio, che si basa sulla &ldquo;Analisi del ciclo di vita&rdquo;, &egrave; stato realizzato da Bio Intelligence Service con il sostegno finanziario dell&acute;Agence de l&acute;environnement et de la ma&icirc;trise de l&acute;energie francese e dimostra che le pile ricaricabili avrebbero un impatto fino a 32 volte minore sull&rsquo;ambiente di quelle usa e getta, dalla loro produzione alla &ldquo;fine vita&rdquo;.<br />Ogni anno circa un miliardo di pile usa e getta sono consumate in Francia e la maggioranza non &egrave; riciclata, un tipo di utilizzo probabilmente molto simile, rapportato alla popolazione, rispetto agli altri Paesi europei pi&ugrave; avanzati. Gli indicatori utilizzati per lo studio realizzato in Francia sono 5: consumo delle risorse naturali, impatto sul cambiamento climatico, inquinamento di ozono, acidificazione dell&rsquo;aria, inquinamento dell&rsquo;acqua. <br />La conclusione dello studio non lascia dubbi: &laquo;per tutti gli indicatori &ndash; dice Uniross &ndash; le pile ricaricabili sono nettamente pi&ugrave; rispettose dell&rsquo;ambiente che le pile usa e getta per una quantit&agrave; equivalente di energia prodotta (1 kWh)&raquo;. Infatti, secondo i risultati dell&rsquo;indagine, per ogni 1kWH d&rsquo;energia, una pila ricaricabile ha: 23 volte meno impatto potenziale sulle risorse naturali non rinnovabili (fossili e minerali) di quelle usa e getta dovuto alla necessit&agrave; di produrre meno pile per fornire la stessa quantit&agrave; di energia; 28 volte meno impatto potenziale sul riscaldamento climatico (CO2), soprattutto dovuto al maggiore impatto provocato dalle pile usa e getta sia durante la loro produzione che per la loro distribuzione (trasporto con camion ed emissioni afferenti di gas serra); 30 volte meno impatto potenziale per l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;aria, in particolare sull&rsquo;ossidazione fotochimica responsabile dei picchi do ozono e di emissioni di composti tossici per l&rsquo;uomo; 9 volte meno impatto potenziale sull&rsquo;acidificazione dell&rsquo;aria per l&rsquo;accumulo di particelle in sospensione nell&rsquo;atmosfera che si depositano sugli ecosistemi con le piogge, con numerosi impatti sui suoli; 12 volte meno impatto potenziale per l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;acqua dolce, prendendo in considerazione gli indicatori di ecotossicit&agrave; dei sedimenti per valutare i rischi tossici dovuti all&rsquo;emissione di prodotti chimici negli ecosistemi acquatici. <br />Lo studio ha inoltre preso in considerazione le materie prime ed i materiali utilizzati per ogni tipo di pile: &laquo;alla fine &ndash; si legge &ndash; utilizzare le pile ricaricabili offre: una reale economia di rifiuti di imballaggio, poich&eacute; per ottenere 1 kWh d&rsquo;energia, occorre una sola confezione di pile ricaricabili contro 93 confezioni di pile usa e getta; una soluzione per alleggerire l&rsquo;impatto dell&rsquo;uso delle pile e la loro gestione nella filiera del riciclo&raquo;.<br />Le pile sono onnipresenti nella nostra vita, utilizzate in apparecchiature high-tech, portatili e per la casa, ma solo il 30% sarebbero quelle ricaricabili, almeno in Francia. &laquo;Siamo coscienti degli impatti ambientali delle pile in generale - dice Christophe Gurtner, presidente di Uniross &ndash; &eacute; per questo che abbiamo commissionato questo studio, una premi&egrave;re mondiale, che permette di evidenziare una vera avanzata nella lotta contro l&rsquo;inquinamento delle pile. Nessuno studio aveva dimostrato in maniera cos&igrave; evidente i benefici ambientali delle pile ricaricabili. Mentre le scelte del consumo responsabile sono al centro del dibattito, lo studio Uniross apporta la prova che il passaggio dall&rsquo;usa e getta al durevole &eacute; non solo possibile, ma necessario&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Il piano regolatore comunale &#xe8; sempre aperto alle prescrizioni ambientali&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-08T09:27:14+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-383</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-november-2007#unique-entry-id-383</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />ARGENTA (Ferrara). Il Consiglio di Stato nella sentenza dell&rsquo;ottobre di questo anno in relazione a una contestata variante urbanistica avvenuta in corso d&rsquo;istruttoria per il rilascio di una concessione edilizia, stabilisce che il piano regolatore comunale (Pgr) &egrave; sempre aperto alle prescrizioni ambientali perch&eacute; la tutela dei valori paesaggistico &ndash; ambientali si realizza anche attraverso la pianificazione urbanistica. <br />La vicenda ha inizio quando l&rsquo;Ente patrimoniale dell&rsquo;Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7&deg; giorno richiese il rilascio della concessione edilizia per la stazione radio A.W.R. di Argenta, inm provincia di Ferrara.<br />L&rsquo;intenzione dell&rsquo;Ente era quella di redigere l&rsquo;impianto con struttura a rete di altezza superiore a 30 metri e di 400 metri di larghezza proprio nella zona del piano regolatore di Argenta dedicata alla radio trasmissione. Ma nel corso dell&rsquo;istruttoria, ossia della valutazione della richiesta, il Comune si rese conto del possibile impatto sull&rsquo;ambiente e decise di apportare una variante al proprio piano per garantire una maggior tutela degli habitat naturali, seminaturali e dell&rsquo;avifauna. E dunque il rilascio della concessione edilizia per costruzioni superiori a 30 metri veniva subordinato a una verifica preliminare e di compatibilit&agrave; favorevole da parte della Provincia.<br />Quindi il comune sospendeva la richiesta di concessione edilizia e implicitamente la rifiutava. <br />Ma non solo: la Provincia emetteva parere negativo (sulla linea di quello emesso dall&rsquo;Infs &ldquo;Alessandro Chigi&rdquo;) alla realizzazione dell&rsquo;opera. Del resto l&rsquo;area in questione aveva e ha una rilevanza dal punto di vista ornitologico, registra la presenza di numerosi esemplari di volatili che vengono folgorati ai piedi delle linee elettriche gi&agrave; esistenti ed &egrave; vicina al centro pubblico di produzione della fauna selvatica del Mezzano (zona di protezione istituita dalla Provincia) e all&rsquo;Oasi di protezione della fauna &ldquo;Anse di Porto-Bacino di Bando&rdquo;. <br />Alle pronunce della Provincia e dell&rsquo;Infs si aggiunsero anche quelle dell&rsquo;assessore regionale che evidenziava la necessit&agrave; di &ldquo;un&rsquo;attenta valutazione degli impatti negativi di tale impianto sull&rsquo;avifauna migratrice protetta e la messa in atto di tutte le misure progettuali, tecniche e gestionali tali da minimizzare tali impatti&rdquo;.<br />La realizzazione dell&rsquo;impianto stazione radio A.W.R. aveva un rilevante impatto ambientale sui flussi migratori di varie specie di uccelli protetti. Cos&igrave; che l&rsquo;amministrazione comunale non poteva non valutare la circostanza e ignorarla. Quindi al comune - secondo il Consiglio di Stato - &egrave; consentito introdurre prescrizioni urbanistiche ai fini della protezione dell&rsquo;ambiente anche indipendentemente alla specifiche disposizioni di settore perch&eacute; questo potere rientra nell&rsquo;attivit&agrave; di pianificazione generale. <br />Il comune quindi pu&ograve; prendere in considerazione interessi pubblici pertinenti ad altre autorit&agrave; o enti comunque connessi alla tutela del paesaggio ma tutti incidenti sul territorio. <br />Purtroppo non sempre (anzi quasi mai) lo strumento della variante urbanistica viene utilizzata in questo senso: spesso la si attua per condonare costruzioni edilizie abusive, al di fuori dei parametri pianificatori e al di la dei vincoli paesaggistici. Diventa una sorta di &ldquo;riparazione&rdquo; a quello che non si doveva fare ma che ormai c&rsquo;&egrave;.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>GREEN PUBLIC PROCUREMENT ALLA NORVEGESE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-02T12:22:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-382</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-382</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greereport.it<br />Mentre nell&rsquo;Unione europea si discute di come riuscire a far applicare davvero il Green Public Procurement (Gpp) e si propongono direttive (e leggi nazionali e regionali) spesso non osservate, la Norvegia lancia un ambizioso Piano per gli acquisti verdi che vuole integrare nella sua politica di sviluppo sostenibile la politica di acquisti dello Stato e degli enti locali. Un tentativo che, grazie anche alle entrate petrolifere e ad una gi&agrave; diffusa coscienza ambientale e a un invidiabile senso civico, potrebbe avere un successo pi&ugrave; rapido delle analoghe misure francesi concertate, ma ancora da mettere concretamente in piedi, nella recente &ldquo;Grenelle de l&rsquo;environnement&rdquo;, o di quelle prese in Germania, dove &egrave; partita una nuova campagna di informazione sull&rsquo;acquisto pubblico di eco-prodotti organizzata da diverse Organizzazioni non governative, per non parlare della situazione italiana dove il Gpp &egrave; praticamente sconosciuto in alcune regioni e realizzato parsimoniosamente ed a macchia di leopardo in altre.<br />Il &ldquo;Piano d&rsquo;azione per la responsabilit&agrave; ambientale e sociale nelle amministrazioni pubbliche&rdquo; redatto dal governo norvegese prevede, oltre alle classiche misure del Gpp sull&rsquo;uso di materiali riciclati e rigenerati, anche di favorire le video-conferenze per minimizzare i trasporti, aumentare del 15% entro il 2015 i prodotti provenienti da agricoltura biologica e dal commercio equo nella ristorazione collettiva delle amministrazioni pubbliche, vietare l&rsquo;uso di legname tropicale nella costruzione di edifici pubblici. <br />&laquo;Lo stato e le sue amministrazioni &ndash; spiega una nota del governo di Oslo - rappresentano un consumatore di peso ed un acquirente influente, noi utilizzeremo questo potere per promuovere soluzioni ecologiche. Il governo sar&agrave; un avamposto, ma faremo in modo che i comuni seguano il movimento&raquo;. Entro il primo gennaio 2008, il governo dell&rsquo;unico Paese scandinavo che non fa parte dell&rsquo;Ue vuole trasformare il Piano in direttive, con un obiettivo principale: ridurre l&rsquo;impatto ambientale legato agli appalti pubblici. Gli sforzi saranno puntati sulla lotta al cambiamento climatico, il risparmio energetico, l&rsquo;abbandono di rifiuti chimici nocivi alla salute, all&rsquo;ambiente ed alla biodiversit&agrave;. Senza scordare la priorit&agrave; della minimizzazione dei rifiuti e l&rsquo;utilizzo le risorse primarie in maniera efficace.<br />Verranno messe a disposizione di comuni e regioni guide metodologiche ed organizzati programmi di formazione per i responsabili degli acquisti e degli appalti pubblici e le varie amministrazioni saranno non solo tenute a mettere in atto sistemi di gestione ambientale, ma ne dovranno rendere anche conto al governo dimostrando le loro eco-performances. <br />L&rsquo;&Ouml;ko-Institut di Friburgo ha svolto per conto dell&rsquo;Unione europea uno studio che dimostra come una politica di acquisti pubblici responsabile non significa necessariamente spendere di pi&ugrave;. Gli acquisti pubblici rappresentano il 16% del prodotto interno lordo europeo, circa mille miliardi di euro e i temuti aumenti di costi &laquo;quando le conseguenze ambientali delle politiche di acquisto sono conosciute &ndash; sottolinea l&rsquo;autrice dello studio, Ina R&uuml;denauer &ndash; non esistono pi&ugrave;, quando si presentano i dati precisi sui costi degli eco-acquisti. Il solo conteggio del prezzo di acquisto pu&ograve; rivelarsi una cattiva scelta. I costi legati all&rsquo;utilizzo dei prodotti devono ugualmente esseri tenuti in conto, come il consumo di energia&raquo;. Lo studio indica come essenziale l&rsquo;acquisto di veicoli e computer orientate ad un reale bisogno di utilizzo e non sulle sole performance di prodotto.<br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;ATO DELLA DISCORDIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-11-02T12:22:28+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-381</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-381</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />Sulla definizione e sul ruolo degli Ato nella gestione dei rifiuti la discussione &egrave; in atto da tempo, anzi per qualcuno, nella fattispecie l&rsquo;Unione delle province italiane, la questione potrebbe anche essere gi&agrave; risolta dal momento che hanno accolto positivamente l&rsquo;emendamento presentato dal relatore della legge finanziaria alla commissione bilancio del Senato, che ne prevede la definitiva soppressione. <br />In Toscana, invece, ha suscitato non poche perplessit&agrave; l&rsquo;ipotesi prevista nel disegno di legge 204 di modifica della legge regionale sui rifiuti (LR 25/98) di accorpare gli attuali 10 Ato in tre macroato e di rivedere i ruoli assolti da queste strutture, che potremo definire intermedie tra la pianificazione provinciale e la realizzazione di quanto essa prevede. In particolare i presidenti di 8 Ato toscani (non compaiono le firme di Firenze e Prato), ravvisano la possibilit&agrave; che intervenire con una legge regionale di modifica di una legge nazionale vigente, quale &egrave; il 152/2006 (testo unico ambientale) potrebbe portare ad una bocciatura delle stessa legge per incostituzionalit&agrave;. E&rsquo; quanto si legge in premessa, in una nota inviata alla VI Commissione regionale territorio e ambiente (dove si sta discutendo il disegno di legge 204) prima di addentrarsi in una serie di emendamenti possibili, in gran parte di soppressione degli articoli di modifica.<br />Gli otto presidenti ricordano anche che la Regione non ha ancora adeguato la propria normativa rispetto a quanto previsto dal testo unico, che in merito agli Ato, anzich&eacute; diminuirne peso e funzioni, prevede che abbiano un ruolo prioritario sia in merito alla pianificazione che in merito alla attuazione del sistema integrato, togliendo quindi spazio alle province. Disposizione che nemmeno in fase di revisione del testo unico veniva mutata nella sostanza, e che invece potrebbe essere nuovamente ribaltata con l&rsquo;emendamento in finanziaria del senatore Legnini (vedi articolo di greenreport del 24 ottobre), che da questo punto di vista &egrave; proprio il caso di dirlo, taglierebbe la testa al toro. Ruolo che i presidenti degli 8 Ato toscani, proprio sulla base di quanto previsto nel testo unico, rivendicano con forza, respingendo (con la richiesta di soppressione dell&rsquo;articolo di modifica) la conferma del ruolo delle province nella pianificazione, che diverrebbe secondo l&rsquo;accorpamento previsto, interprovinciale.<br />E anche sull&rsquo;accorpamento non mancano perplessit&agrave; sui criteri con i quali viene previsto e che, a loro dire, dovrebbe essere almeno concertato con gli ato esistenti.<br />La concessione possibile per una condivisone dei ruoli con le province potrebbe essere, secondo i rappresentanti degli 8 Ato, o la definizione di un atto unico di programmazione (riconoscendo il ruolo assunto dalle province rispetto alla individuazione delle aree per la localizzazione impiantistica) o quantomeno coordinata. Senza comunque abdicare al ruolo che il (tanto vituperato) testo unico gli attribuisce. <br />La nota si conclude con una sottolineatura anche per quanto riguarda la fase di affidamento della gestione integrata, in fase transitoria. Anche in questo caso la premessa bonaria con cui si accoglie il ddl di modifica, viene nei fatti smentita dalla richiesta di soppressione dell&rsquo;articolo che prevede, da un lato la possibilit&agrave; che i primi affidamenti avvengano anche in assenza dei piani industriali e dall&rsquo;altro se ne prefigura l&rsquo;obbligo, pena il commissariamento regionale, in caso di inottemperanza. La motivazione &egrave; che gli Ato si troverebbero a bandire gare non conformi alla normativa vigente, basandosi su piani industriali discendenti da piani provinciali non conformi a loro volta. <br />Che per&ograve;, viene da sottolineare, &egrave; n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno la stessa situazione in cui oggi ci troviamo, perch&eacute; gli ato che oggi rivendicano quanto loro conferito dall&rsquo;art. 201 del Dlgs.152/2006, ovvero &laquo;enti con personalit&agrave; giuridica ed autonomia propria con ruolo chiave nella gestione integrata dei rifiuti&raquo; non risulta che si siano poi cos&igrave; affannati per adeguarsi a quanto previsto dalla normativa vigente, che &egrave; appunto il testo unico.]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ONU; PIANETA IN CRISI&#x2c; RISCHIA ULTIMA CHIAMATA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:10:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-380</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-380</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - L'uomo si conferma come il piu' terribile predatore fra gli animali, ma presto potrebbe non avere piu' risorse per sostenersi. Il quadro non proprio ottimista l'ha dipinto l'Unep, l'agenzia dell'Onu per l' ambiente, che nel suo ultimo rapporto presentato a Nairobi sottolinea come negli ultimi vent'anni tutti gli indicatori dello stato di salute dell'ambiente siano peggiorati, mentre dal canto suo l''animale uomo' ha aumentato il suo benessere di un terzo. ''Ci sono stati abbastanza avvertimenti fino a questo momento - ha dichiarato il direttore dell'Unep Achim Steiner - spero che questo sia quello finale. La distruzione sistematica delle risorse naturali ha raggiunto un punto tale per cui la stessa sostenibilita' dell'economia e' in discussione, e i nostri figli potrebbero non riuscire a pagare il conto delle nostre azioni''. Sono tre i principali problemi che l'umanita' deve affrontare secondo il rapporto: - CAMBIAMENTI CLIMATICI: ''Lo spettro dei cambiamenti climatici - recita il documento - e' la peggiore minaccia per il 21esimo secolo''. Il riscaldamento globale peggiora infatti secondo gli esperti tutti gli altri problemi. Secondo i dati presentati, i livelli di anidride carbonica in atmosfera sono cresciuti di un terzo dal 1987. Da qui a meta' del secolo, fa notare il rapporto, bisogna ridurre le emissioni del 50%. - POPOLAZIONE:dal 1987 gli abitanti del pianeta sono aumentati di un terzo, cosi' come la ricchezza pro-capite media passata da 6mila a 8mila dollari. Questo si e' riflettuto su un aumento della pressione sulle risorse naturali:In Asia, ad esempio, la disponibilita' d'acqua e' passata da 1700 metri cubi l'anno a persona a 907, e la previsione e' che diventino 420 entro la meta' del secolo. In forte crescita e' la domanda di energia, salita globalmente del 19% dal 1987. Nello stesso arco di tempo lo sfruttamento agricolo del suolo e' passato da 1,8 tonnellate prodotte per ettaro a 2,5, con conseguenze sull'erosione e sull'inquinamento dovuto ai fertilizzanti. Gia' ora, fa notare il rapporto, la nostra 'impronta ambientale', cioe' la quantita' di pianeta sfruttata da una singola persona e' 22 ettari, mentre la Terra puo' sopportarne fino a 16. Questo dato e' destinato pero' a peggiorare, anche per la previsione di una popolazione della Terra pari a nove miliardi di persone entro il 2050. - BIODIVERSITA': l'effetto combinato dell'aumento della popolazione e dei cambiamenti climatici e' devastante per la biodiversita'. La velocita' con cui le specie animali si estinguono e' 100 volte piu' alta di vent'anni fa, e ormai sono a rischio il 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. Negli oceani i banchi di pesci ormai esauriti sono passati dal 15 al 30%, e le popolazioni considerate sovrasfruttate sono raddoppiate, e ora sono il 40%. La richiesta di piu' terre da coltivare per sostenere la popolazione porta alla distruzione di habitat fondamentali per gli animali, come le foreste. (ANSA). I12-GU ]]></content:encoded></item><item><title>FINANZIARIA: PECORARO&#x2c; DECRETO FISCALE PIU&#x27; VERDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:10:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-379</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-379</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il Decreto fiscale approvato dal Senato ''e' ancora piu' verde e grazie al lavoro del Senato, che ha accolto molte delle proposte del ministero dell'Ambiente. Ci sara' ancora una maggiore attenzione nei confronti dell' ambiente, del clima, di Kyoto, dei Parchi nazionali e sull'acqua come bene pubblico''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha commentato l'approvazione da parte del Senato del Decreto fiscale collegato alla Finanziaria. ''Di grande importanza e in perfetta sintonia con le conclusioni della prima Conferenza Nazionale sul Clima - ha aggiunto il Pecoraro Scanio - e' il finanziamento straordinario di 10 milioni di euro per interventi di adattamento e misure di mitigazione per i territori soggetti ai problemi ambientali legati ai cambiamenti climatici in atto, con una particolare attenzione alla tutela della biodiversita' e della prevenzione dei dissesti idro-geologici''. ''Il Governo - ha sottolineato il ministro - si e' inoltre impegnato a delineare, gia' dal prossimo Dpef, le strategie nazionali del dopo Kyoto, per raggiungere l'obiettivo del 30% dei consumi da fonti di energia pulita e rinnovabile, di un incremento del 20% dell'efficienza energetica e di un taglio del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al '90''. ''Il decreto - ha quindi aggiunto Pecoraro - contiene anche una prima e concreta forma di riconoscimento dell'acqua come bene comune, come dimostra la moratoria di dodici mesi sulla gestione dei servizi idrici e l'avvio di una verifica sul rispetto della salvaguardia del patrimonio idrico, sull'efficacia delle politiche di risparmio e sull'effettiva garanzia di controllo pubblico delle tariffe''. ''Sono particolarmente soddisfatto, inoltre - ha concluso il ministro Pecoraro Scanio - per l' approvazione in maniera bipartisan dell'emendamento che istituisce, in accordo con la Regione Siciliana, tre nuovi Parchi nazionali in Sicilia, quello delle Egadi, delle Eolie ed il Parco dei Monti Iblei, in aree di particolare pregio ambientale e per il fatto il fatto che siano state gettate le basi per il santuario dei cetacei nell'area del Canale di Sicilia''. (ANSA). COM-GU ]]></content:encoded></item><item><title>A MESTRE &#xe8; previsto un bosco urbano che nei prossimi anni diventer&#xe0; il pi&#xf9; vasto d&#x27;Italia: 1.400 ettari</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:20+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-378</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-378</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Green Planet Natural Network http://www.greenplanet.net <br />Un risarcimento ambientale di 1400 ettari nel piano regolatore. Dialogo Cacciari-Ovadia per l'inaugurazione del bosco della memoria "Ottolenghi".<br />Da grigia a verde. Dalle fabbriche chimiche che circondano la citt&agrave;-industria di Mestre a un bosco esteso quanto 2.800 campi da calcio. Il sogno della Venezia di terraferma si fa realt&agrave; a partire dal primo di ottobre, con l'inaugurazione di uno spicchio del futuro &lsquo;Bosco di Mestre: un'area verde cittadina che nei prossimi anni diventer&agrave; la pi&ugrave; vasta d'Italia. 1.400 ettari - previsti nel Piano regolatore - tra querce, frassini, olmi e noccioli che trasformeranno la citt&agrave; in un polmone sano inserito tra autostrada, ferrovia e aeroporto. A regime sono previsti circa 75mq di macchia verde per ciascuno dei 186mila abitanti mestrini: un'enormit&agrave;, rispetto ai 13mq di Milano e ai 14 di Roma. E una vera e propria rivoluzione per la citt&agrave;, a partire dai suoi aspetti ecologici, sociali e paesaggistici. <br />Si parte dal primo di ottobre, con l'inaugurazione del Bosco intitolato ad Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia dal 1919 e ucciso ad Auschwitz nel 1944. Un Bosco della memoria raccontato in mattinata attraverso un dialogo tra il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari e l'autore Moni Ovadia (ore 11,00) alla presenza dei giovani delle scuole medie di Mestre. 20 ettari di bosco naturalistico messi a disposizione dei cittadini, con percorsi pedonali, didattici e naturalistici, piste ciclabili, zone di sosta. <br />Il valore sociale del bosco supera per&ograve; gli aspetti ludico-didattici, se rapportato alle ecopriorit&agrave; di una citt&agrave; dove le auto in circolazione sono quasi una ogni 2 abitanti, le emissioni di CO dovute al traffico ammontano a 16.589 t/anno e il limite di legge per le PM10 viene superato 158 giorni/anno. Inoltre c'&egrave; il problema della laguna, soggetta ad inquinamento (azoto e fosforo) causato soprattutto dall'attivit&agrave; agricola: il bacino scolante in laguna occupa un territorio di quasi 200.000 ettari. Su questi fronti la parola d'ordine del bosco &egrave; sequestrare: sequestrare le emissioni di carbonio, che in seguito a Kyoto costano al Paese oltre 10 euro ogni tonnellata prodotta, ma anche tamponare di circa la met&agrave; i carichi di azoto disciolti in laguna attraverso la fitodepurazione dell'acqua svolta dagli alberi, che sono pi&ugrave; efficaci ed economici di un depuratore.<br />Si calcola che, a progetto concluso, il bosco urbano di Mestre - sar&agrave; grande quanto il Porto di Marghera - potr&agrave; garantire l'equilibrio sostenibile a un'area di oltre 150mila persone trattenendo, ad esempio, quasi centomila tonnellate di Co2 all'anno: circa 6 volte le emissioni di carbonio rilasciate ogni anno dal traffico veicolare. <br />Risarcimento ambientale, disinquinamento, risparmio energetico, rinaturalizzazione del suolo e dell'acqua, protezione idraulica, produzione di biomassa sono solo alcuni degli effetti ambientali ed economici del progetto gestito dal Comune di Venezia attraverso l'Istituzione Bosco di Mestre. Non ultimo quello relativo all'attivit&agrave; agricola, che consentir&agrave; a chi sistema a bosco almeno 20 ettari di terreno di edificare (impianti sportivi, locande ecc.) e svolgere attivit&agrave; multifunzionale, come la produzione di biomasse legnose per ricavarne reddito. Un esempio tangibile &egrave; l'area Querini, i cui 200 ettari forniranno una quantit&agrave; di biomasse in grado di riscaldare per un anno un quartiere di 300 persone. Ad oggi, l'area eletta dal piano regolatore &egrave; per 1000 ettari di suolo privato. Gli incentivi urbanistici offerti dal Prg sono stati apprezzati da alcuni proprietari, che stanno ora progettando la forestazione delle loro propriet&agrave;, mentre altri, che erano esclusi dalla perimetrazione, sono stati inclusi in seguito a loro richiesta. Un entusiasmo attorno al progetto spesso vissuto come un bisogno dai cittadini; secondo un sondaggio condotto dall'Universit&agrave; di Padova, infatti, il 70 per cento degli intervistati in citt&agrave; sarebbe disposto a tassarsi pur di avere il bosco. Ma il Comune non prevede alcuna tassa aggiuntiva.]]></content:encoded></item><item><title>Elettrosmog. Se la direttiva 2004/40/CE sar&#xe0; recepita dall&#x27;Italia&#x2c; i limiti ai campi elettromagnetici saranno 500 volte superiori agli attuali</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-377</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-377</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Codacons http://www.codacons.it<br />Il Governo sta sottoponendo al parere del Parlamento il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2004/40/CE, recante i limiti per i lavoratori ai campi elettromagnetici dell'ICNIRP, ben 500 volte superiori rispetto agli stessi adottati in Italia. Se tale decreto verr&agrave; approvato infatti il limite per le microonde che attualmente in Italia secondo DM 381/1998 &egrave; di 6 volt/m per il campo elettrico, passerebbe a ben 137 volt/m, stesso discorso per gli elettrodotti che dall'attuale limite di 3 microtesla adottato con DPCM 8/7/2003 arriverebbe a 250. Troppe insidie sono presenti in un D.Lgs totalmente favorevole all'inquinamento elettromagnetico:<br />1. innanzitutto si introduce la confusione tra lavoratori professionalmente esposti e lavoratori non professionalmente esposti a cui si devono applicare i limiti validi per la popolazione<br />2. in secondo luogo si introduce una dequalificazione dei "limiti di esposizione" che vengono declassati a "livelli di riferimento" ed ora a "livelli di azione". In altre parole per avere il superamento del limite, secondo la direttiva 40 ed il testo del D. Lgs., non basta essere esposti a pi&ugrave; di 137 volt/m o a pi&ugrave; di 250 microtesla: in tal caso si ha solo il superamento di "livelli di azione" per i quali i consulenti del datore di lavoro "si azionano" per accertare l'eventuale superamento dei limiti di base. Ci&ograve; porta per&ograve; ad una violazione costituzionale e del diritto naturale (come &egrave; stato evidenziato persino dai Cinesi che nella III Conferenza Internazionale sui Campi Elettromagnetici, Guilin 2003, organizzata dal NIEHS cinese in collaborazione con il WHO ha portato all'adozione di "limiti di esposizione" come in Italia, in Svizzera e in Belgio da parte della Cina): infatti n&eacute; il lavoratore, n&eacute; il datore di lavoro sono in grado di conoscere se la loro esposizione abbia superato il limite, perch&eacute;, una volta accertato il superamento del livello di azione, il limite pu&ograve; essere dedotto solo dall'applicazione di complessi modelli matematici e sperimentali come l'impiego di fantocci in tessuto umano-equivalente.<br />Una normativa che non consente di determinare l'eventuale violazione di una norma sul lavoro, cio&egrave; il superamento dei limiti da parte dei lavoratori per esposizioni ordinate dal datore di lavoro, &egrave; incostituzionale. Ancora una beffa per i cittadini italiani guidati da un governo favorevole all'inquinamento elettromagnetico! ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Greenpeace: stop lampadine incandescenti entro il 2010&#x21;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-376</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-376</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Mettere al bando le vecchie ed energivore lampadine incandescenti entro il 2010. E&rsquo; questo l&rsquo;obiettivo della campagna di Greenpeace, che da domani invier&agrave; i propri volontari nei punti vendita delle maggiori catene della grande distribuzione (Coop, Esselunga, Auchan) per chiedere di porre fine alla vendita delle lampadine sprecone, per limitare le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici.<br />Le tradizionali lampadine incandescenti infatti disperdono sotto forma di calore oltre il 90% dell&rsquo;energia elettrica consumata, e solo il 10% si trasforma in luce. Un enorme spreco di energia che potrebbe essere evitato utilizzando invece lampade fluorescenti compatte ad alta efficienza che permettono di abbattere i consumi dell&rsquo;80%, con benefici economici per i consumatori e per l&rsquo;ambiente.<br />&laquo;La messa al bando delle incandescenti in Italia permetterebbe di risparmiare 5,6 miliardi di chilowattora all&rsquo;anno, pari all&rsquo;energia prodotta da una centrale termoelettrica di 1000 MW&raquo; afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna energia e Clima di Greenpeace. I cambiamenti climatici sono la pi&ugrave; grave crisi ambientale a livello globale. Per abbattere le emissioni di gas serra del 30% al 2020 occorrono misure concrete e immediate: l&rsquo;efficienza energetica &egrave; tra quelle a minor costo e gi&agrave; altri Paesi europei, come Regno Unito e Francia, si sono mossi per mettere al bando le lampadine incandescenti.<br />&laquo;Ad oggi il Governo italiano non ha ancora presentato nessuna strategia concreta per spiegarci come verranno raggiunti gli obiettivi di Kyoto, e al 2012 dovremo aver tagliato le emissioni nazionali di gas serra di oltre 100 milioni di tonnellate&raquo; - continua Tedesco - La semplice messa al bando delle incandescenti nel settore residenziale permetterebbe di tagliare circa 3 milioni di tonnellate. Sarebbe una misura a costo nullo per lo Stato, con benefici economici per i consumatori pari a circa 1 miliardo di euro all&rsquo;anno&raquo;.<br />Va ricordato comunque che le lampade a basso consumo di energia, pur comportando il risparmio di energia elettrica e pur limitando sensibilmente le emissioni di Co2, se non smaltite correttamente, producono danni all&rsquo;ambiente, alla salute e all&rsquo;uomo a causa del rilascio di mercurio e polveri fluorescenti. Non a caso infatti tali lampade, giunte a fine ciclo di vita vengono definite, sia dalla normativa italiana sia da quella europea come rifiuti pericolosi. <br />&laquo;In attesa dell&rsquo;attuazione del sistema la lampada a basso consumo non pi&ugrave; funzionante dovrebbe essere raccolta nel cassonetto adibito alla raccolta dei rifiuti pericolosi &ndash; spiegava tempo fa a greenreport Giacomo Spreafico responsabile area marketing e comunicazione di Ecolamp - che possiamo trovare in alcune piazzole ecologiche. Il rischio &egrave; che, mancando una adeguata informazione, queste lampade vengano gettate nella comune campana del vetro&raquo;. In molte parti d&rsquo;Italia esistono delle isole ecologiche attrezzate per la raccolta dei rifiuti pericolosi ed &egrave; li, dunque, che oggi devono essere portate le lampade in questione. <br />La campagna di Greenpeace a favore delle nuove lampade a risparmio energetico sar&agrave; accompagnata ogni settimana da una gag-video che avr&agrave; come protagonisti i comici &ldquo;fluorescenti&rdquo; di Zelig Diego Parasole e Leo Manera.]]></content:encoded></item><item><title>Composti organici volatili&#x2c; da novembre a norma anche i vecchi impianti</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-375</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-375</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Sta per scadere il termine ultimo per l&rsquo;adeguamento degli impianti a emissione di composti organici volatili (Cov): entro il 31 ottobre 2007 gli impianti autorizzati prima del 13 marzo 2004 dovranno conformarsi alle disposizioni del testo unico ambientale (Dlgs 152/2006, parte V sulle emissioni in atmosfera).<br />Il testo unico sostituisce la vecchia disciplina ( Dm 44/2004 che per primo ha recepito la direttiva comunitaria sui Cov), contemporaneamente prevede un regime transitorio per il graduale adeguamento degli impianti esistenti alle nuove disposizioni e stabilisce valori limite di emissione, modalit&agrave; di monitoraggio e di controllo delle emissioni, criteri per la valutazione della conformit&agrave; dei valori misurati ai valori limite e modalit&agrave; di redazione del piano di gestione dei solventi. <br />I composti organici volatili includono gruppi di sostanze diverse per i loro comportamenti fisici e chimici contenenti carbonio (esempio idrocarburi clorurati, idrocarburi aromatici e policiclici aromatici, alcani, cicloalcani, aldeidi, terpeni). Sono molto utilizzati nella composizione dei pi&ugrave; disparati prodotti industriali tanto che sono presenti anche in numerosi materiali da costruzione e per finitura.<br />Le loro caratteristiche hanno incidenza sullo stato dell&rsquo;ambiente - influenzano il bilancio totale di carbonio e la capacit&agrave; di reazione con l&rsquo;ozono - e sulla salute umana.<br />Nonostante gli effetti mutino in funzione del tipo del composto organico volatile assorbito, tutti hanno propriet&agrave; narcotiche e neurotossiche. Tanto &egrave; vero che le intossicazioni pi&ugrave; acute si possono avere per inalazione oppure per assorbimento cutaneo. E l&rsquo;effetto stordente che i composti possono provocare attraverso l&rsquo;ispirazione intensa ne ha determinato l&rsquo;utilizzo come &ldquo;droga dei poveri&rdquo;: sono noti i casi dei bambini delle favelas brasiliane che &ldquo;sniffano&rdquo; vernici e colle, ma non occorre allontanarsi troppo per trovare anche in molti paesi dell&rsquo;Europa dell&rsquo;Est la stessa abitudine.<br />Dunque per limitare il doppio effetto dei composti organici volatili sulla salute umana e sull&rsquo;ambiente il legislatore europeo prima e poi il legislatore italiano, provvede con apposita disciplina: regola e dispone i limiti di emissione utilizzati dalle imprese.<br />Partendo poi dall&rsquo;assunto che serva un&rsquo;azione preventiva per proteggere la sanit&agrave; pubblica e l&rsquo;ambiente dalla conseguenza delle emissioni particolarmente nocive, e considerando che le emissioni di componenti organici possono essere evitate o ridotte in molte attivit&agrave; ed impianti (in quanto esistono gi&agrave; o saranno disponibili prodotti sostitutivi meno nocivi o comunque nuove tecniche per ridurre l&rsquo;impatto ambientale), il testo unico prevede che tutti gli impianti anche se autorizzati prima del 2006 si adeguino ai nuovi standard.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Energia liberalizzata in offerta e anche rinnovabile?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-374</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-374</guid><content:encoded><![CDATA[di Diego Barsotti<br />fonte:www.greenreport.it<br />In Italia l&rsquo;energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rappresenta poco meno del 15% del totale e in questa categoria la parte del leone la fa l&rsquo;idroelettrico sopra al 10%, fonte che sconta numerosi contraddizioni dal punto di vista dello sfruttamento della risorsa (l&rsquo;acqua &egrave; meglio utilizzarla per riempire gli acquedotti e farla arrivare nelle nostre case, per produrre energia e illuminare o per irrigare i campi?); la geotermia all&rsquo;1,5% (sulla cui rinnovabilit&agrave; c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; di un dubbio), mentre biomasse e rifiuti sono all&rsquo;1,8%, l&rsquo;eolico allo 0,7% e il fotovoltaico poco sopra lo 0. I dati forniti dal Gse sono riferiti al 2005 e quindi un minimo incremento ci dovrebbe essere stato, soprattutto per quanto riguarda fotovoltaico ed eolico. Il resto dell&rsquo;energia elettrica prodotta in Italia deriva quindi da fonti fossili, gas, carbone e olio combustibile. In pi&ugrave; poi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;energia comprata dall&rsquo;estero. <br />Eppure da quando &egrave; stata annunciata la liberalizzazione del mercato elettrico domestico ogni operatore si sta dando da fare per promuovere le proprie offerte, dando ampio spazio al segmento &lsquo;ecologico&rsquo;: l&rsquo;ambiente tira e quindi ognuno promette offerte di energia pura, tratta da fonti rinnovabili. Ma da dove viene questa energia rinnovabile? E&rsquo; tutta italiana o viene anche dall&rsquo;estero? E che cosa si intende per energia pulita? Come &egrave; possibile essere sicuri che l&rsquo;energia proviene da fonti rinnovabili? Infine, se la domanda dovesse superare l&rsquo;offerta che cosa accadrebbe?<br />Intanto un&acute;indagine del Wwf realizzata in Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Svezia nell&acute;ambito della Campagna GenerAzione Clima 2007, ci spiega che italiani e svedesi risultano i pi&ugrave; desiderosi di energia verde doc e per averla sono disposti a spendere. Ecco alcune risposte pi&ugrave; interessanti per l&acute;Italia: il 47% chiede investimenti in nuovi impianti di energia pulita, oltre l&acute;80% ritiene che le emissioni dei gas serra siano molto o abbastanza importanti nel processo di scelta del fornitore (un dato comune ai 5 paesi analizzati) e, costi quel che costi, il 55% pagherebbe persino una bolletta pi&ugrave; cara se il fornitore dimostrasse di migliorare l&acute;attuale impatto ambientale del sistema elettrico. Cresce la voglia di sapere, un diritto ancora negato: il 50% vuole chiarezza, l&acute;80% non sa di aver diritto di conoscere i dati sulla CO2 emessa dal fornitore. Una strettissima minoranza (1%) quella di quanti non intendono impegnarsi in alcuna azione per ridurre le proprie responsabilit&agrave; in merito alle emissioni climalteranti. <br />A livello europeo, i cittadini si sentono circondati dalle campagne pubblicitarie dei fornitori di energia, ma dei quali si fidano ben poco. L&acute;80-90 per cento del campione le reputa poco chiare se non addirittura ingannevoli. &laquo;Uno dei risultati pi&ugrave; clamorosi dell&acute;indagine europea - ha dichiarato Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - &egrave; il fatto che rinnovabili ed efficienza sono due leve che permetterebbero finalmente la nascita di offerte commerciali in linea con obbiettivi di risparmio, un campo del tutto disatteso dai fornitori di energia elettrica&raquo;. <br />Nell&rsquo;articolo che segue abbiamo chiesto a tre dei tanti operatori che offrono energia verde, (Enel, Multiutility, La Duecentoventi) di rispondere a tutti i dubbi.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;La Commissione Ue accusa l&#xb4;Italia di non aver osservato la Seveso bis</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-373</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-373</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />BRUXELLES. L&rsquo;Italia ancora sotto il mirino della Unione europea: la Commissione Ue accusa l&rsquo;Italia e altri undici paesi membri di non aver osservato la direttiva Seveso bis ( direttiva 96/82/Ce come modificata dalla direttiva 2003/195/Ce) sulla prevenzione dei rischi di possibili incidenti industriali.<br />Il 17 ottobre di questo anno la Commissione ha inviato un parere motivato agli Stati per non aver adottato i piani di emergenza degli stabilimenti chimici previsti dalla normativa comunitaria.<br />Questi piani di emergenza esterni riguardano le aree limitrofe ad alcuni stabilimenti industriali che producono sostanze pericolose, sono obbligatori e dovevano essere pronti fin dal 2002 negli Stati dell&rsquo;Ue -15 e dal 2004 nei 10 nuovi Paesi membri. Ma ci&ograve; non &egrave; avvenuto e un numero considerevole di questi impianti risulta non in regola. <br />Complessivamente in tutta Europa esistono quasi ottomila impianti soggetti alle norme di sicurezza e circa la met&agrave; &egrave; tenuta a elaborare piani di emergenza esterni perch&eacute;, cos&igrave; come afferma Stavros Dimas Commissario all&rsquo;ambiente &laquo;sebbene non possiamo eliminare il rischio di incidenti industriali nella societ&agrave; moderna, possiamo adoperarci per ridurlo il pi&ugrave; possibile e attenuare le conseguenze di tali infortuni&raquo;.<br />Ai sensi della direttiva i piani devono prevedere le misure adottate al di fuori degli stabilimenti in occasione di un incidente grave o in caso di emergenza: azioni di attuazione degli effetti nel sito e al di fuori nonch&eacute; disposizioni intese a fornire al pubblico informazioni specifiche relative all&rsquo;incidente e al comportamento da tenere. In ciascuno Stato membro spetta alle autorit&agrave; designate a tal fine (che in Italia &egrave; il prefetto ) predisporre i piani di emergenza e provvedere a che siano testati e, all&rsquo;occorrenza, rivisti almeno ogni tre anni.<br />In Italia la direttiva 96/82/Ce &egrave; stata tradotta dal Dlgs 334/1999 successivamente modificato ad opera del Dlgs 238/2005 per recepire le modifiche apportate dalla direttiva 2003/195/Ce.<br />La modifica della direttiva si &egrave; resa necessaria per dettare nuove misure di prevenzione e un pi&ugrave; efficace controllo dopo i gravissimi incidenti di Aznalcollar (Spagna) del febbraio 1998, di Enschede (Paesi Bassi) del maggio 2000 e di Tolosa (Francia) del settembre 2001. Per questo la nuova direttiva da un lato inserisce nuove sostanze indicate come cancerogene e dall&rsquo;altro riduce le quantit&agrave; limite di sostanze pericolose che &egrave; possibile detenere senza arrecare pregiudizio all&rsquo;ambiente. <br />Cos&igrave;, il nuovo decreto si allinea al disposto comunitario: non introduce nuove definizioni legislative ma opera notevoli modifiche, anche ampliando e semplificando il campo di applicazione della disciplina sui rischi di incidente rilevante.<br />L&rsquo;assoggettamento alla disciplina dipende dalla presenza di sostanze pericolose e non dall&rsquo;appartenenza dell&rsquo;impianto ad una determinata categoria. La normativa dunque, si applica agli stabilimenti dove sono presenti o dove si ritiene che possono essere generate in caso di incidente, sostanze pericolose in quantit&agrave; uguali o superiori a quelle indicate in apposito allegato che sono state ridotte da 180 a 50 e che sono accompagnate ad un elenco di categorie di sostanze.<br />Naturalmente il gestore dell&rsquo;impianto &egrave; soggetto ad alcuni obblighi come l&rsquo;adozione di tutte le misure necessarie per prevenire incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze per le persone e l&rsquo;ambiente; la dimostrazione di aver preso tutte le misure necessarie; la notifica di tutte le informazioni relative alle sostanze ed all&rsquo;ambiente circostante lo stabilimento. E inoltre obbligato a predisporre un rapporto di sicurezza che deve contenere anche l&rsquo;elenco aggiornato delle sostanze pericolose presenti nello stabilimento e deve essere messo a disposizione del pubblico. Non solo: il rapporto deve dare atto dei piani di emergenza interni e deve fornire alle autorit&agrave; competenti tutti gli elementi che consentono la elaborazione di un piano di emergenza esterno. <br />Il piano in questione &egrave; secondo la normativa italiana- elaborato dal prefetto ma d&rsquo;intesa con le regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione della popolazione. Viene poi comunicato al ministero dell&rsquo;ambiente, ai sindaci, alle regioni e alle province competenti nel territorio al ministero dell&rsquo;interno e al dipartimento della protezione civile.<br />Ma nonostante anche la presenza delle linee guida per la predisposizione del piano di emergenza (emanate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio del 2005) l&rsquo;Italia non &egrave; riuscita a rispettare i tempi previsti dalla comunit&agrave; per l&rsquo;elaborazione del documento. E se non provvede a conformarsi al disposto comunitario rischia di arrivare di fronte alla Corte di Giustizia.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Aspettando una nuova legge regionale sui parchi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-372</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-372</guid><content:encoded><![CDATA[di Renzo Moschini<br />fonte:www.greenreport.it<br />Il nuovo assessore regionale ai parchi e alle aree protette Marco Betti ha assunto formale impegno a presentare, discutere e approvare entro la prossima primavera la nuova legge regionale sui parchi che ha superato ormai il decennio.<br />Finora aveva girato un testo di cui &egrave; difficile dire se e quanto risponda alle intenzioni del nuovo assessore.<br />Ma dal momento che non sappiamo appunto se quel testo sar&agrave; confermato e comunque assunto dal nuovo assessore come base del confronto o se egli preferir&agrave; presentarne uno proprio, preferiamo attendere e avere conferme attendibili. Non possiamo per&ograve; rimandare a quel momento alcune considerazioni di carattere preliminare su cosa ci si aspetta da una nuova legge sui parchi e le aree protette dopo il gran battage del Pit e del Praa approvati recentemente dalla regione.<br />E&rsquo; innegabile che i parchi toscani non escano da questo dibattito pi&ugrave; forti e soprattutto con idee pi&ugrave; chiare e precise sul loro ruolo complessivo in una fase tanto delicata per la nostra regione. Non ne erano usciti bene a fine 2005 con la nuova legge sul governo del territorio e il PIT non ha certo riscattato quegli arretramenti. Anche se sull&rsquo;argomento si preferisce in troppe sedi glissare &egrave; innegabile che &ndash; tanto per fare un esempio - sul paesaggio si registrano vere e proprie involuzioni e arretramenti culturali prima ancora che normativi, specie dopo l&rsquo;approvazione della Convenzione europea sul paesaggio. <br />Arretramento, anzi vero e proprio rinculo, se ricordiamo cosa hanno voluto dire i piani dei parchi toscani per la tutela del paesaggio in Toscana in tempi ormai lontani che sembrano oggi del tutto dimenticati o sconosciuti. E&rsquo; solo un esempio ma vi sono altri aspetti non meno cruciali -a partire dal ruolo dei parchi nazionali- sui quali sar&agrave; bene essere chiari fin da subito. Se una nuova legge regionale deve puntare oggi -prima ancora che a una ulteriore crescita di aree protette- alla costruzione di un effettivo sistema regionale, non vi &egrave; dubbio che protagonisti di questa nuova partita non possono non essere anche i parchi nazionali tornati finalmente alla normalit&agrave; dopo i prolungati commissariamenti. <br />D&rsquo;altronde, se qualcuno sbagliando ritiene che i parchi nazionali siano roba da ministero (e lo pensano anche al ministero) &egrave; evidente che essendo affidata alla Regione Toscana unitamente a quella emiliana per i due parchi tosco-emiliani, l&rsquo;approvazione del piano del parco, &egrave; chiaro che quei piani devono inserirsi, integrarsi, con le scelte complessive della regione in materia ambientale e di governo del territorio. Non ci sono due pianificazioni; una nazionale e una regionale per lo stesso territorio, ma una pianificazione regionale unitaria che assume anche gli aspetti nazionali come punti di riferimento per le stesse politiche comunitarie di cui la regione deve farsi carico. <br />E per restare alla pianificazione non v&rsquo;&egrave; dubbio che &egrave; giunto il momento in Toscana come sul piano nazionale di riconsiderare i due piani previsti dalla legge quadro. Se oggi vogliamo assumere come riferimento obbligato anche le politiche economiche per ricondurle a quella ecocompatibilit&agrave; di cui tanto si parla appare assolutamente contraddittorio mantenere questa divisione e separatezza al punto di predisporre una doppia pianificazione che non &egrave; prevista in nessun altro comparto della vita nazionale e neppure europea. <br />Una duplicazione che d&rsquo;altronde complica maledettamente le cose gi&agrave; abbastanza difficili specie per quanto riguarda i tempi di incubazione e di approdo finale come testimonia il fatto che molti parchi specie nazionali di piani non ne hanno finora predisposto neppure uno &ndash;figuriamoci due. La Toscana lo sappiamo &egrave; tra le poche regioni che aveva predisposto una delibera regionale di indirizzo anche per i piani socio-economici, ma questo aveva alleviato di poco le difficolt&agrave; derivanti da una procedura defatigante e per molti profili almeno oggi massimamente contraddittoria.<br />Il piano triennale di cui il testo circolante parla va dunque visto in ogni caso in questa nuova prospettiva di apertura ad una dimensione non rachiticamente regionale.<br />Anche la gestione regionale delle politiche dei parchi e delle aree protette deve prevedere una pi&ugrave; chiara distinzione tra aspetti istituzionali &ndash;ossia la cooperazione tra regione, province e comuni e loro rappresentanze- e aspetti tecnico scientifici. Una Consulta dai connotati e dalla composizione in cui i due profili si confondono risulterebbe nella sua ambiguit&agrave; di scarsa utilit&agrave; come l&rsquo;esperienza di questi anni conferma.<br />Altro aspetto rilevantissimo per la Toscana &egrave; ovviamente l&rsquo;esperienza peculiare delle Anpil. Quel che &egrave; accaduto specialmente negli ultimi mesi &egrave; stato un vero e proprio campanello d&rsquo;allarme che non possiamo certo ignorare.<br />Se, infatti, in molti casi le Anpil si sono rivelate come voleva la legge maglie aggiuntive ancorch&egrave; di modesta superfice di una rete regionale di parchi, riserve, siti nel complesso di signficative dimensionie dall&rsquo;altra esse hanno mostrato in qualche caso clamorosamente di servire in pi&ugrave; d&rsquo;un caso da pretesto o poco pi&ugrave;. Ci riferiamo come sar&agrave; senz&rsquo;altro chiaro a situazioni tipo Val d&rsquo;Orcia ove permane indisturbata una Anpil di oltre 60.000 ettari di cui nessuno finora sembra preoccuparsi e occuparsi forse per pudore.<br />Anche sulle ANPIL quindi non si tratta naturalmente di fare piazza pulita ma di mettere dei paletti tali che ne facciano n&eacute; delle foglie di fico n&eacute; dei mali minori per evitare interventi tra pi&ugrave; comuni e province per istituire aree protette non &lsquo;finte&rsquo;.<br />Chi ha letto il Praa sa che met&agrave; delle aree ambientalmente critiche della nostra regione riguardano territori a vario titolo protetti. Senza entrare ora nel merito di questa situazione e dei criteri seguiti per catalogare il contesto toscano non v&rsquo;&egrave; dubbio che i parchi e le aree protette si trovano in Toscana sulla linea del fuoco e pensare di relegarle in un ruolo marginale e di risulta sarebbe scelta suicida. Ecco perch&eacute; &egrave; urgente mettere mano alla nuova legge e andare ad un dibattito generale che non consideri l&rsquo;approvazione del Pit e del Praa come conclusivi anche per questi profili. Non &egrave; cos&igrave; e sar&agrave; bene intendersi fin dalle prime battute. <br />Un dibattito che affronti questi e gli altri temi senza condizionamenti se non quelli della competenza e conoscenza deve riguardare non la ristretta cerchia di addetti ai lavori ma il complesso delle istituzioni e del mondo dell&rsquo;associazionismo e delle categorie specialmente nel momento in cui si stanno tra un sacco di difficolt&agrave; e non pochi litigi ridefinendo i ruoli di vari livelli istituzionali. Il confronto sul ruolo dei parchi e delle aree protette oggi pu&ograve; pi&ugrave; di quanto in molti ancora non vedano aiutarci anche in questa ridelineazione delle funzioni e delle competenze.<br />Da Betti ci aspettiamo ora le prime mosse che non possono essere pi&ugrave; rinviate.]]></content:encoded></item><item><title>I costi reali delle rinnovabili in Italia</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-28T12:03:17+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-371</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-october-2007#unique-entry-id-371</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Oneri compensativi, sindrome Nimby, incertezza nei tempi e nelle procedure degli iter autorizzativi, costi di allacciamento alla rete, sovracanoni ai Bim, mancanza di una filiera industriale nazionale&hellip; Sono alcune delle criticit&agrave; di cui soffre il sistema delle energie rinnovabili, criticit&agrave; che si ripercuotono sul costo dell&rsquo;energia prodotta e che l&rsquo;Italia al 2020 dovr&agrave; portare dagli attuali 50 a oltre 90 TWh/anno per stare in linea con gli obiettivi europei.<br />L&rsquo;associazione dei produttori di energia rinnovabile (Aper) ha elaborato in collaborazione con i ricercatori del dipartimento di Ingegneria elettrica dell&rsquo;universit&agrave; di Padova il primo studio sui costi di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che mira a rispondere prima di tutto a una serie di quesiti: quanto costa produrre energia da fonti rinnovabili in Italia? Ma soprattutto: quanto incidono gli extra oneri del &ldquo;sistema Italia&rdquo; sui costi di produzione da Fer (Fonti di energia rinnovabili) e con quali conseguenze? <br />I costi sono quelli espressi nella tabella accanto, dove l&rsquo;idroelettrico risulta essere il pi&ugrave; conveniente (ma anche quello con minore potenziale sviluppo in quanto i siti migliori sono ormai gi&agrave; stati realizzati).<br />Un elemento generale riscontrato nell&rsquo;analisi condotta &egrave; l&rsquo;estrema difficolt&agrave; sperimentata dagli operatori nel condurre a termine i progetti di investimento. Un quadro normativo frammentato e talvolta poco coerente introduce infatti inefficienze di sistema che si traducono in un incremento di costi per gli investitori. Un processo autorizzativo snello, chiaro, ben normato e stabile nel tempo &egrave; una condizione necessaria, e forse sufficiente se accoppiato a condizioni economiche interessanti, per lo sviluppo del contributo delle fonti rinnovabili. <br />Un secondo aspetto di grande interesse &egrave; la dinamica di riduzione di costi sperimentata nell&rsquo;ultimo decennio in alcuni settori come il fotovoltaico, che lascia intuire le buone possibilit&agrave; di lungo periodo per queste tecnologie. Tuttavia, la fase di mercato contingente con forte domanda sul mercato internazionale presenta alti prezzi per i componenti, soprattutto degli aerogeneratori degli impianti eolici. La speranza di Aper &egrave; che questi siano da imputare alla particolare fase di mercato caratterizzata da un eccesso di domanda che quindi possa essere superata con il tempo, ampliando magari la stessa offerta. Aper sottolinea il contributo che il fotovoltaico pu&ograve; dare in termini di copertura della punta di domanda di potenza: la disponibilit&agrave; dei 2.000 MW di picco installati in Germania nelle soleggiate mattinate estive che registrano i picchi di carico sulla rete italiana, avrebbero un valore che non &egrave; certamente apprezzato nel semplice calcolo dei costi del kWh prodotto. <br />Per quanto riguarda la biomassa, che nei programmi nazionali dovrebbe incrementare in modo importante il proprio contributo, rimangono diversi problemi, legati in modo particolare al costo di acquisizione della materia prima in quantit&agrave; sufficienti per alimentare gli impianti di dimensioni tali da conseguire le economie di scala possibili. La scarsit&agrave;, la discontinuit&agrave; di disponibilit&agrave; e la dimensione locale del mercato della biomassa di fonte nazionale mettono in luce la difficolt&agrave; ad avviare questo settore industriale senza il ricorso alle importazioni massicce di legna di scarto da altri continenti. <br />L&rsquo;utilizzo di oli vegetali rappresenta invece per Aper una filiera interessante: &laquo;Le perplessit&agrave; in merito all&rsquo;uso di oli di importazione per ragioni di tipo ambientale sembrano immotivate. Il trasporto incide in modo minimo sui costi ambientali della materia prima e la sostituzione di olio fossile importato con olio vegetale importato rappresenterebbe comunque un miglioramento&raquo;.<br />In realt&agrave; le perplessit&agrave; ambientali sono legate s&igrave; al trasporto del materiale (dal punto di vista dell&rsquo;inquinamento prodotto durante i viaggi) ma soprattutto dalla prassi che oggi vede i Paesi esportatori disboscare territorio vergini per far posto alle piantagioni che producono olio vegetali per i Paesi sviluppati. E il bilancio ambientale con il drastico taglio delle foreste tropicali non pu&ograve; che essere negativo.<br />Lo studio commissionato dall&rsquo;Aper riconosce poi al settore dell&rsquo;eolico di aver raggiunta una rilevanza visibile in campo nazionale, superando i 3.000 MW di potenza installata: &egrave; sempre pochissimo in relazione a quanto fatto in Europa, ma &egrave; un passo importante per dimostrare la fattibilit&agrave; concreta della tecnologia in Italia. Rimangono delle difficolt&agrave; sul piano autorizzativo che sono difficili da comprendere, legati a concetti soggettivi come quello della bellezza. Ma la domanda che ci si deve porre secondo Aper &egrave; diversa: &laquo;Considerato che non si pu&ograve; raggiungere il nostro livello di benessere senza un&acute;adeguata fornitura energetica, quali soluzioni possono garantirci il miglior risultato in termini economici, ambientali e di sicurezza nel lungo periodo? In altre parole, non si tratta di scegliere eolico si o eolico no, a quali fonti utilizzare per coprire la domanda crescente di energia elettrica&raquo;.<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE:INFRAZIONE UE;PECORARO&#x2c; NECESSARI I PIANI REGIONALI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:19:00+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-370</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-370</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''Condividiamo la forte preoccupazione espressa oggi dalla Commissione europea che ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti del nostro paese per non aver rispettato le norme comunitarie sulla qualita' dell'aria''. Lo ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando la decisione assunta oggi a Bruxelles che ha messo nel mirino i superamenti delle concentrazioni orarie di biossido di zolfo nel 2005. ''Questa infrazione - ha aggiunto Pecoraro - conferma la nostra richiesta alle regioni affinche' velocemente elaborino i piani regionali di qualita' dell'aria che, appunto, debbono tener conto tutte le fonti di emissioni sul territorio e le misure per raggiungere gli obiettivi fissati a livello europeo per abbatterli''. ''Oggi - ha concluso il ministro - sono ancora troppo poche le regioni italiane che hanno redatto i piani. E questi sono gli strumenti necessari per migliorare la qualita' dell'aria e difendere la salute dei cittadini evitando pericolose esposizioni a inquinanti. Inoltre, ci eviterebbero onerose condanne in sede di Corte di Giustizia europea per violazioni di obblighi comunitari''. (ANSA). COM-GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;RIFIUTI: MATERA; IN DISTRIBUZIONE 90 CASSONETTI DOMESTICI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:18:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-369</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-369</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - MATERA - Saranno consegnati la prossima settimana a Matera 90 ''composter'' domestici per la raccolta differenziata di rifiuti. Lo ha reso noto l'ufficio stampa del Comune in un comunicato nel quale e' spiegato che ''i composter sono stati assegnati dall'Autorita' d'ambito ottimale per i rifiuti di Matera, nell'ambito di un programma per l'autocompostaggio, che raggiungera' 1.500 famiglie nel territorio provinciale''. Il kit e' formato da un composter da 310 litri, comprensivo di piccoli contenitori per la raccolta domestica dei rifiuti organici, arieggiatori e rivoltatori, acceleratore biologico, manuale d'uso e manutenzione. Settanta dei 90 composter saranno concessi ai residenti delle zone rurali dei Comuni della Provincia di Matera, che abbiano a disposizione un orto o un ampio giardino atto alla pratica dell'autocompostaggio, ai ristoranti e alle sale ricevimento, mentre i restanti 20 verranno assegnati alle scuole. Il servizio consentira' una riduzione dei rifiuti organici in discarica e dei costi di trasporto e smaltimento, oltre alla possibilita' di utilizzare il prodotto in agricoltura. (ANSA). R01-KVE ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;&#xa;&#xa;Pneumatici&#x2c; la maggior parte dei modelli rilascia sostanze inquinanti (idrocaurburi policiclici aromatici) che disperdono nell&#x2019;ambiente sotto forma di vapori durante l&#x2019;uso dei pneumatici e sono tossici e cancerogeni.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:16:26+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-368</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-368</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Altroconusmo http://www.altroconsumo.it <br />I pneumatici del test sono sicuri su strada asciutta, mentre qualche problema &egrave; sorto nella prova sotto la pioggia. Ma il vero punto debole per la maggior parte dei modelli &egrave; il rilascio ancora eccessivo di sostanze inquinanti.<br />Arriva l&rsquo;estate e, come si fa per il guardaroba, anche per l&rsquo;auto c&rsquo;&egrave; un cambiamento: si ripongono in garage i pneumatici invernali e si montano sulla vettura quelli estivi. Se non li avete ancora acquistati o quelli che avete sono ormai usurati, ecco un test che vi aiuta a scegliere. I pneumatici estivi devono innanzittutto tenere bene la strada in caso di piogge intense, ma anche quando l&rsquo;asfalto &egrave; bollente. Inoltre &egrave; importante scegliere i modelli che rispettano l&rsquo;ambiente: preferite quelli che nel nostro test inquinano meno. Tra i diversi aspetti valutati, c&rsquo;&egrave; anche la verifica della quantit&agrave; di sostanze inquinanti, gli ipa (idrocaurburi policiclici aromatici), rilasciate dai pneumatici. <br />Abbiamo messo a confronto 15 modelli della categoria 155/70R13T per auto piccole (i risultati del test sono validi anche per i pneumatici: 145/70R13T, 165/70R13T), e 14 pneumatici 205/55R16V per auto medie (i risultati vanno bene anche per i modelli 195/55R16V e 215/55R16V). Le valutazioni dettagliate si trovano in tabella.<br />In condizioni estreme <br />Su strada bagnata e e nella prova sull&rsquo;asfalto asciutto i modelli del test non si comportano sempre bene come si vede in tabella. Le prove su strada bagnata hanno verificato la tenuta delle gomme in curva, durante l&rsquo;accelerazione e nel caso in cui cambia il tipo di pavimentazione. La prova sul bagnato prevedeva anche un test di aquaplaning. In sostanza abbiamo verificato se il pneumatico perde aderenza a causa di un eccessivo strato di acqua sull&rsquo;asfalto anche durante una frenata o un&rsquo;accelerazione e se questo compromette la stabilit&agrave; dell&rsquo;auto. I pneumatici del tipo 155/70R13T, con ben tre giudizi pessimi dovuti alla prova di frenata e solo tre buoni, sono andati meno bene di quelli del tipo 205/55R16V (con un solo pessimo). Tranne la prova di aquaplaning, il test &egrave; stato ripetuto su strada asciutta: le prestazioni sono state positive. <br />Consumi e durata<br />Le case produttrici cercano di realizzare pneumatici che, riducendo l&rsquo;attrito con il suolo, consumano meno battistrada e consentono un minor consumo di carburante.<br />- Abbiamo valutato la durata dei pneumatici prendendo in considerazione lo stile di guida del conducente, la diversa superficie della strada e la quantit&agrave; dei chilometri percorsi. Tutti i pneumatici durano a lungo. Effettivamente anche la resistenza delle gomme all&rsquo;attrito provocato dal contatto con l&rsquo;asfalto &egrave; minima come si vede dai giudizi che abbiamo dato in tabella.<br />- Per valutare correttamente la qualit&agrave; di un pneumatico, il consumo del battistrada va messo in relazione con il prezzo e con le prestazioni su strada bagnata e asciutta. In sostanza, non si deve scegliere un pneumatico che, pur durando a lungo e costando poco rispetto ad altri, non offre garanzie dal punto di vista della sicurezza.<br />Meglio non inquinare<br />Per molti pneumatici del test ancora non ci siamo: rilasciano polveri inquinanti. La prova sulle emissioni di idrocarburi policiclici aromatici (ipa) non &egrave; andata bene, tanto che in alcuni casi abbiamo dovuto assegnare una valutazione pessima.<br />Gli idrocarburi poliaromatici sono componenti chimici presenti negli oli utilizzati durante la produzione delle gomme. Si disperdono nell&rsquo;ambiente sotto forma di vapori durante l&rsquo;uso dei pneumatici e sono tossici e cancerogeni.<br />La Comunit&agrave; europea ha stabilito per il 2009 l&rsquo;abbassamento dei limiti di tollerabilit&agrave; degli ipa nei pneumatici, quindi ha esortato le case produttrici a trovare nuove tecnologie per la produzione delle gomme che non prevedano l&rsquo;utilizzo di queste sostanze. La situazione attuale &egrave; ben rappresentata dal nostro test: come si vede in tabella sono davvero pochi i pneumatici che non inquinano oppure che rilasciano basse quantit&agrave; di sostanze tossiche. I risultati di questa prova hanno ovviamente influito sul giudizio complessivo che abbiamo dato a ogni modello.<br />Cercate lo sconto<br />Nell&rsquo;acquisto dei pneumatici non fermatevi al primo punto vendita, perch&eacute; spesso &egrave; possibile trovare sconti interessanti. Come si pu&ograve; osservare dalla tabella, con molti modelli la differenza tra prezzo minimo e massimo &egrave; davvero importante (il prezzo non tiene conto del costo di montaggio e bilanciatura). Quindi, scegliendo bene il punto vendita si pu&ograve; pagare fino al 50% in meno. Ad esempio, per il Migliore del Test e Miglior Acquisto del tipo 205/55R16V si pu&ograve; risparmiare fino a 65 euro per gomma scegliendo il punto vendita pi&ugrave; economico. Questo significa 260 euro cambiando tutte e quattro le ruote. <br />Miglior-Acquisto <br />Purtroppo ancora non esiste un pneumatico perfetto, ossia quello che offre buone prestazioni su tutti i tipi di strade e in condizioni atmosferiche difficili, una buona stabilit&agrave;, poco rumoroso e con un rilascio di sostanze inquinanti molto basso. Vi sono pneumatici che vanno bene in alcune prove e peggio in altre. Il nostro giudizio globale per tutti i modelli ha risentito del test sulle sostanze tossiche emesse dai pneumatici (Ipa).<br />Per i pneumatici per auto piccole 155/70R13T, il Migliore del Test &egrave; Continental Ecocontact 3 (37-50 euro) e il Miglior Acquisto Hankook Optimo K715 (29-40 euro).<br />Per il tipo 205/55R16V, Bridgestone Turanza ER300 &egrave; il Miglior Acquisto e il Migliore del Test (85-150 euro).]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;&#xa;Mayak in Russia&#x2c; il complesso nucleare pi&#xf9; grande al mondo: una tragedia lunga 50 anni. </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:16:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-367</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-367</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Progetto Humus (solidariet&agrave; con Chernobyl) http://www.progettohumus.it<br />Traduzione di ProgettoHumus da http://www.greenpeace.org <br />Il 29 Settembre 2007 &egrave; stato il cinquantesimo anniversario dell&rsquo;esplosione di Mayak in Russia, che ha causato la seconda pi&ugrave; grande catastrofe radioattiva nel mondo.<br />Mayak, nel sud degli Urali, a 1400 Km. da Mosca, &egrave; il complesso nucleare pi&ugrave; grande al mondo. <br />Anche se i 5 reattori a plutonio sono stati chiusi nel 1991, la centrale RT-1 effettua ancora il riprocessamento del combustibile nucleare usato da praticamente tutte le tipologie di reattori. <br />In pi&ugrave; a Mayak &egrave; attivo un impianto per il trattamento e l&rsquo;immagazzinamento dei rifiuti nucleari ed un impianto pilota per la produzione di combustibili nucleari (MOX) <br />Fra il 1948 e il 1956 i rifiuti radioattivi del gigantesco complesso di Mayak furono riversati direttamente nel fiume Techa, la sorgente di acqua potabile per molti villaggi circostanti. Ci&ograve; espose 124,000 persone a radiazioni di media ed alta intensit&agrave;. Rifiuti nucleari vennero anche gettati nei laghi della Siberia occidentale. Uno di essi si prosciug&ograve; durante una torrida estate e una tempesta sparse la polvere nucleare depositata sul fondo in un ampia zona attorno al lago. Nel 1957 esplose uno dei sistemi di raffreddamento dell&rsquo;impianto di Mayak, e una quantit&agrave; di radiazioni pari a pi&ugrave; della met&agrave; dell&rsquo;incidente di Chernobyl si immise in atmosfera. <br />Alcuni villaggi vennero evacuati, ma molti altri no. Almeno 272,000 persone vennero contaminate dalle radiazioni provenienti dall&rsquo;esplosione. <br />E&rsquo; in quest&rsquo;area che il Ministero Atomico Russo, vuole stoccare ulteriori rifiuti nucleari nei prossimi anni. Il governo russo ha revocato il divieto di importazione di scorie nucleari e ha pianificato l&rsquo;importazione di 20,000 tonnellate di scorie in cambio di pi&ugrave; di 20 miliardi di dollari americani. Le potenziali nazioni candidate per l&rsquo;esportazione includono: Giappone, Sud Corea, Taiwan, Ungheria, Svizzera, Germania, Spagna e Italia. <br />Recentemente il responsabile dell&rsquo;impianto di Mayak ha riferito alla commissione governativa: &ldquo;Non possiamo garantire la sicurezza delle persone che vivono sulle rive del fiume Techa. <br />Gli abitanti dell&rsquo;area attorno a Mayak sono decisamente contrari al nuovo piano di stoccaggio delle scorie. Semplicemente non riescono a credere che lo stoccaggio e il trattamento delle scorie avvenga in maniera responsabile. Non &egrave; difficile comprendere il loro scetticismo. <br />Migliaia sono morti, e molti di pi&ugrave; si sono ammalati come conseguenza dell&rsquo;esposizione alle radiazioni.]]></content:encoded></item><item><title>Online il calendario delle scadenze per la registrazione Reach</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:16:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-366</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-366</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Dall&rsquo;Unione europea intanto arriva il calendario per la registrazione dei Reach (Registration, evaluation, autorization of chemicals): l&rsquo;Agenzia europea per le sostanze chimiche (Eacha) pubblica sul proprio sito il promemoria dei termini entro i quali i fabbricanti ed importatori dovranno registrare le sostanze chimiche in base al nuovo regolamento 1907/2006/Ce e della direttiva 2006/121/Ce.<br />Le nuove regole stabiliscono infatti un obbligo di registrazione pubblica per la produzione e la commercializzazione di quasi tutte le sostanze chimiche e un obbligo di autorizzazione per la produzione e l&rsquo;immissione sul mercato di quelle pi&ugrave; pericolose per la salute umana e dell&rsquo;ambiente secondo un preciso calendario: tra il 1&deg; giugno 2008 ed il 1&deg; dicembre 2008 occorre effettuare la &ldquo;preregistrazione&rdquo;; entro il 30 novembre 2010 occorre registrare le sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per il sistema riproduttivo fabbricate o importate in misura uguale o maggiore di una tonnellata annua, le sostanze molto tossiche per ambiente marino &ge; 100 tonnellate annue e le altre sostanze &ge; 1000 tonnellate annue; entro il 31 maggio 2013 occorre registrare le sostanze fabbricate o importate in misura &ge; 100 tonnellate annue; entro il 31 maggio 2018 occorre registrare le sostanze fabbricate o importate in misura &ge; 1 tonnellata annua.<br />Vero e proprio cuore del regolamento Reach &ndash; in vigore dal primo giugno 2007 - &egrave; il provvedimento che ridisegna la disciplina e impone a tutti gli operatori del mercato delle sostanze chimiche obblighi di registrazione, autorizzazione e di veicolazione delle informazioni sui rischi nell&rsquo;ambito dell&rsquo;intera catena di approvvigionamento, eliminando il regime di favore previsto per i prodotti chimici introdotti prima del 1981 e di fatto esonerati da procedure autorizzative.<br />Il regolamento infatti sottopone a registrazione (o autorizzazione, nei casi di maggior pericolosit&agrave;) sia le singole sostanze chimiche sia i preparati e gli articoli che le contengono allo scopo di bloccare le cosiddette &ldquo;sostanze fantasma&rdquo;, ossia delle sostanze chimiche che, nascoste in un preparato pi&ugrave; complesso o veicolate da un prodotto finito, sfuggono al sistema di notifica previsto dalla normativa e circolano all&rsquo;interno della catena di approvvigionamento.<br />La direttiva si pone invece come provvedimento satellite del regolamento e introduce modifiche alla precedente direttiva sulla notificazione, la classificazione e l&rsquo;imballaggio delle sostanze pericolose per renderla compatibile con le novit&agrave; del regolamento.<br />E visto che la disciplina si distingue di molto da quella precedente e richiede tempo per l&rsquo;adattamento concreto sia per gli Stati sia per gli operatori del settore, la Comunit&agrave; ha deciso di scadenzare i tempi di registrazione.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE:MARCHIO MEDITERRANEO DOC A 4 PARCHI MARINI ITALIANI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T18:16:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-365</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-365</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Marchio internazionale per quattro aree marine protette italiane: Plemmirio (Sicilia), Miramare (Friuli Venezia Giulia), Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) e Torre Guaceto (Puglia) sono state inserite nel protocollo ''Aree Specialmente Protette di importanza mediterranea'' come Aree idonee a rappresentare il patrimonio di biodiversita' nel Mediterraneo. L'inserimento e' avvenuto in occasione del recente incontro a Madrid fra i Paesi firmatari del ''Mediterranean Action Plan'', uno dei protocolli tecnici previsti dalla Convenzione di Barcellona - strumento giuridico del Piano d' Azione delle Nazioni Unite - per garantire la qualita' ambientale nel Mediterraneo. Lo ha reso noto un comunicato del ministero dell'Ambiente. Soddisfazione e impegno per la tutela della biodiversita' e dell'habitat e' stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Un prestigioso riconoscimento che attribuisce ancora piu' valore alle nostre aree marine e conferma l'importanza di tutelare i meravigliosi habitat del nostro Paese'', ha commentato il ministro. Il primo riscontro, avvenuto nella riunione di Madrid dei ''Focal Point'' (i Centri Nazionali) impegnati nell'attuazione del protocollo tecnico in favore del Mediterraneo, sara' seguito dall'adozione definitiva dello stesso che avverra' in occasione del 15/o Meeting delle parti contraenti previsto per la meta' di gennaio sempre in Spagna. Le quattro aree marine, che avevano presentato la propria candidatura durante il meeting Focal Point del giugno scorso a Palermo, si vanno cosi' ad aggiungere al Santuario per i mammiferi marini, inserito nella lista gia' dal 2001, e a Portofino, dal 2005. ''Questo ministero - ha concluso Pecoraro Scanio - continuera' ad impegnarsi, insieme agli Enti Gestori e con il supporto scientifico del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, nelle azioni in favore delle specie minacciate di estinzione e nella tutela degli habitat affinche' anche altre aree marine italiane ottengano il prestigioso riconoscimento di inserimento nella lista Aspim''. (ANSA). GU ]]></content:encoded></item><item><title>Bando da 1&#x2c;5 milioni per il risparmio energetico nella Pa</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T14:53:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-364</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-364</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:wwww.greenreport.it<br />Il ministero dell&acute;Ambiente ha emanato il bando per l&acute;attuazione di analisi energetiche nel settore dei servizi e nella P.A. Una buona notizia anche se lo stanziamento non &egrave; un granch&eacute;: 1 milione e 500mila, provenienti dai residui del vecchio programma "Analisi Energetiche nel settore dei servizi" e "Frigoriferi Energy plus". <br />Il bando prevede la corresponsione di contributi in conto capitale per il finanziamento di attivit&agrave; di analisi energetiche mirate alla definizione del potenziale risparmio energetico nel settore terziario e nella pubblica amministrazione. La percentuale massima del contributo pubblico concesso &egrave; pari al 50% del costo ammissibile per l&rsquo;investimento. <br />Possono presentare domanda di contributo le aziende distributrici di energia elettrica e le societ&agrave; operanti nel settore di servizi energetici, accreditate presso l&acute;Autorit&agrave; dell&acute;energia elettrica e del gas ai sensi della Deliberazione Aeeg n. 103/2003 cos&igrave; come modificata dalla Deliberazione Aeeg n.200/2004. <br />I bandi contengono le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili. <br />I ministero dell&rsquo;ambiente precisa infine che le istanze potranno essere presentate a partire dal giorno della pubblicazione del comunicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U. n. 222 del 24 settembre 2007) e non oltre cinque mesi dal primo giorno utile alla ricezione (25 febbraio 2008).<br />Partendo dal fatto &ndash; appurato &ndash; che dal risparmio e da una migliore efficienza energetica praticata nell&rsquo;edilizia si possono ottenere risultati molto significativi, ci pare che questo contributo del Ministero volto all&rsquo;analisi energetica nella pubblica amministrazione sia teoricamente molto importante, ma che con un finanziamento cos&igrave; esiguo rischia di non dare alcun risutato concreto.<br />]]></content:encoded></item><item><title> &#x9;&#xa;Gestione e benefici delle Aree marine protette&#x2c; nuovo sito della Fao</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T14:53:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-363</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-363</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />Il dipartimento pesca ed acquicoltura della Fao ha lanciato un sito web per aumentare la conoscenza sul contributo delle Aree marine protette (Amp) alla gestione della pesca. Il sito &ldquo;Marine Protected Areas as a Tool for Fisheries Management&rdquo; &egrave; stato sviluppato nell&rsquo;ambito di un progetto globale finalizzato a sostenere l&rsquo;attuazione del Piano di attuazione di quanto previsto dal World Summit on Sustainable Development (Wssd) che si &egrave; tenuto a Joannesburg nel 2004.<br />Una sezione del nuovo sito web presenta le linee direttrici della Fao per la progettazione e la realizzazione delle Amp come occasione di gestione della pesca e come strumenti essenziali per .il mantenimento delle risorse ittiche e dell&rsquo;ambiente marino e degli oceani. Per la Fao vanno aumentati gli sforzi per istituire aree marine protette in un contesto di gestione della pesca e delle risorse alieutiche e la ventiseiesima sessione del Committee of Fisheries aveva gi&agrave; raccomandato specifiche azioni per assistere i Paesi (Italia compresa) che hanno sottoscritto gli impegni del summit mondiale del Wssd di Joannesburg (poi ripresi da varie agenzie Onu e dall&rsquo;Unione Europea), in particolare nella realizzazione di una rete estesa e rappresentativa di aree marine protette entro il 2012 e a implementare le conoscenze sulle Amp e la gestione della pesca al loro interno. <br />Il sito web &egrave; parte di un programma Fao per capire meglio il contributo delle Amp alla gestione della pesca, identificando e promuovendo le buone pratiche e per un approccio integrato alle aree marine protette. Il punto centrale riguarda l&rsquo;utilizzo delle Amp per introdurre il &ldquo;fisheries management&rdquo;, ma il sito include anche link per interessanti risorse esterne su internet inerenti al tema Amp e pesca. <br />Una sezione specifica presenta le line guida preparate dalla Fao per designare, implementare e sperimentare le aree marine protette. Per la Fao i benefici biologici ed ecologici delle Amp sono evidenti e attestati da molti studi scientifici che attestano anche un rafforzamento delle attivit&agrave; economiche legate alla gestione del mare ed una migliore conoscenza di questi benefici ecologici ed economici potrebbe limitare non poco le controversie che si hanno quando vengono proposte le Amp. <br />I benefici economici riguardano sia l&rsquo;area direttamente interessata dalle Amp che quella circostante e la Fao la spiega citando studi e pubblicazioni scientifiche: incremento della densit&agrave; di biomassa e della taglia degli organismi e della diversit&agrave; di specie (Halpern 2003, Botsford et al., 2007); protezione di habitat critici per specifici stadi di vita delle specie (i.e. spawning and nursing grounds, vulnerable juveniles, aggregations and spawning adults) (Fogarty 1999, Mumby et al., 2004); eliminazione dei dati incerti per la gestione (Stefansson and Rosenberg, 2005).<br />Mentre i potenziali benefici ecologici e per la pesca che derivano dell&rsquo;istituzione all&rsquo;interno di un&rsquo;Amp di restricted area (quelle che in Italia chiamiamo zone &ldquo;A&rdquo; o riserve integrali) per la Fao riguardano: un effetto &ldquo;spillover&rdquo; con la diffusione delle specie di pesci nelle aree vicine alla riserva dove possono essere pescati (McClanahan and Kuanda-Arara, 1996); l&rsquo;effetto &ldquo;reclutamento&rdquo; o l&rsquo;esportazione di larve prodotte dai pesci e dagli altri animali marini nell&rsquo;Amp per popolare le aree circostanti (i.e. fish inside the reserve contributing eggs and larvae that eventually populate the fishing area outside the riserve - Botsford et al., 2007). <br />Ci sono poi altri benefici che riguardano alcune specie e casi specifici e che devono essere presi in considerazione soprattutto per quel che riguarda la gestione della piccola pesca costiera e nel suo approccio agli ecosistemi e che la Fao ha inserito in specifiche &ldquo;Guidelines for further information&rdquo; per una gestione costiera integrata. <br />Ma perch&eacute; le aree marine protette abbiano davvero un impatto efficace per fermare il depauperamento delle risorse marine ed il degrado degli oceani occorre valutare meglio il numero e dimensioni delle Amp ed istituire un network planetario che le colleghi, ma anche verificarne la locazione e quale reale funzioni di protezione della natura svolgano le Amp, sia con le &ldquo;no-take&rdquo; che con le &ldquo;multi-use zones&rdquo;. <br />La pesca o altre attivit&agrave; autorizzate (diving, diporto, ecc.) all&rsquo;interno delle Amp naturalmente influenzano i loro benefici biologici ed ecologici e questo dipende in particolare da quanto &egrave; grande la pressione sui pesci e il degrado dell&rsquo;habitat fuori dell&rsquo;Area marina protetta, in casi di avanzato sfruttamento per sovrapesca o degrado ambientale i benefici biologici fuori dai confini dell&rsquo;area protetta possono essere ridotti o inesistenti.<br />Ma c&rsquo;&egrave; comunque un&rsquo;evidenza empirica, convalidata da modelli scientifici (review of current modelling studies see Botsford et al. 2007) che le Amp hanno comunque benefici biologici e per la salvaguardia, &ldquo;esportano&rdquo; comunque la vita allo stato larvale e sia le specie &ldquo;mobili&rdquo; che quelle sessili trovano al loro interno i benefici della protezione che permette la loro crescita e diffusione. Il successo di un&rsquo;Amp dipende anche da fattori fisici come l&rsquo;idrodinamica del mare in cui vengono istituite che influenza lo &ldquo;scambio&rdquo; di risorse naturali con le zone esterne. <br />Ma la Fao sottolinea un nuovo compito a lungo termine per le aree marine protette: il ruolo essenziale che possono svolgere riguardo alla lotta contro il cambiamento climatico, con un aumento del loro numero e della loro superficie ed una gestione &ldquo;adattativa&rdquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Polveri&#x2c; nanopolveri e pressione delle gomme</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T14:53:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-362</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-362</guid><content:encoded><![CDATA[fonte.www.greenreport.it<br />Quando si dice che il mondo &egrave; tutto attaccato, pu&ograve; sembrare un banalit&agrave; ma si scopre poi che nella realt&agrave; &egrave; un espressione quanto mai veritiera.<br />Nell&rsquo;intervento pubblicato stamani dal sole 24 ore, Francesco Gori presidente dei produttori europei di pneumatici e ad di Pirelli, che interviene sulla necessit&agrave; di rivedere i limiti imposti da Bruxelles per la riduzione delle emissioni inquinanti, considerati tecnologicamente irraggiungibili, fa una serie di affermazioni interessanti. Che inducono a pensare come a volte certi comportamenti potrebbero avere un peso assai maggiore di quanto non si potesse immaginare. <br />Intanto il fatto che la principale incidenza dei consumi dei pneumatici &egrave; data dalla perdita di pressione, che dovrebbe essere controllata una volta al mese. Sarebbe interessante fare una indagine per sapere quanti sono gli automobilisti che mettono in pratica questa semplice regola, che oltretutto avrebbe un vantaggio non indifferente in termini di sicurezza sulla guida e quindi di un minor numero di incidenti stradali. E che avrebbe anche l&rsquo;ulteriore vantaggio di ridurre la quantit&agrave; di polveri sottili che vengono create e poi sollevate proprio dal maggior consumo dei pneumatici per la frizione sull&rsquo;asfalto.<br />Per eliminare le quali l&rsquo;Unione europea chiede di eliminare gli olii aromatici tra gli ingredienti dei pneumatici, perch&eacute; hanno un impatto negativo da questo punto di vista. <br />L&rsquo;Unione europea chiede anche misure per ridurre di otto decibel il rumore e quindi impegni ai costruttori di pneumatici per ottenere questo obiettivo.<br />Valore che i costruttori ritengono impraticabile e rilanciano con un&acute;altra proposta: intervenire sulle strade anzich&eacute; sui pneumatici, con un particolare asfalto granulato. Con tre risultati: ridurre l&rsquo;impatto acustico, che &egrave; quello che viene richiesto, aumentare l&rsquo;aderenza grazie alla ruvidezza del manto e risolvere il problema delle smaltimento dei pneumatici. Una proposta che varrebbe la pena di approfondire.]]></content:encoded></item><item><title>Scontro Marevivo Cites sul commercio di delfini vivi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-20T14:53:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-361</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-361</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />All&rsquo;associazione ambientalista Marevivo i delfinari non sono mai piaciuti, ma ora &egrave; ancora pi&ugrave; preoccupata dopo le recenti dichiarazioni di Willem Wijnstekers, il segretario generale della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) sul commercio dei delfini vivi.<br />Diverse associazioni, compresa Marevivo, hanno contattato la Cites per sollecitarla a non autorizzare il commercio e l&rsquo;esportazione di delfini vivi senza l&rsquo;emissione di un avviso di commercio che attesti che le operazioni non creino danni alla specie interessata (avis de commerce non pr&eacute;judiciable). La Cites ha spiegato che esistono modi diversi, nazione per nazione, di emettere l&rsquo;avviso e che la questione va ancora approfondita, ma per il momento &laquo;non raccomanda metodi particolari per l&rsquo;emissione di questi avvisi. E&rsquo; compito di ogni Stato assicurare che le asportazioni non abbiano effetti negativi sulle popolazioni in natura e di decidere quale sia la migliore manierati pervenire a questa conclusione&raquo;.<br />Ma quel che non &egrave; assolutamente piaciuto a Marevivo &egrave; quanto detto da Wijnstekers: &laquo;Riguardo al commercio di delfini vivi, il segretariato non ha ricevuto alcuna prova che dimostri che un avviso di commercio non pregiudiziale non sia stato emesso prima di autorizzare un&rsquo;esportazione. Ugualmente, non ha ricevuto alcuna prova che dimostri che il commercio attuale o futuro avr&agrave; effetti negativi sulle popolazioni di delfini. Niente giustifica dunque, attualmente, che il Segretariato Cites prenda misure per fermare questo commercio. Non mancheremo di agire se dovessimo ricevere informazioni che indichino giustificazioni per farlo&raquo;.<br />Parole nette che preoccupano Marevivo: &laquo;La mancanza di dati che attestino il rischio della sopravvivenza di questi animali, come ha dichiarato il segretario generale della Cites, non &egrave; una sufficiente motivazione alla cattura e commercializzazione di delfini vivi, ormai oggetto di una forte speculazione economica. L&rsquo;Associazione ancora una volta lancia l&rsquo;allarme delfini e invita le Istituzioni competenti, primo fra tutti il Segretariato Cites nazionale ad intervenire, in sede di Convenzione, al fine di promuovere una modifica alla Convenzione stessa inserendovi il &ldquo;principio precauzionale&rdquo;, ormai alla base delle pi&ugrave; avanzate politiche ambientali&raquo;.<br />Gli ambientalisti ricordano che i delfini sono tutelati da accordi e convenzioni internazionali, compresa la Cites che per&ograve; consente la cattura di esemplari vivi, a scopo scientifico &ndash; educativo. &laquo;Ci&ograve; si traduce quasi sempre &ndash; spiega Massimo D&rsquo;Adamo, biologo di Marevivo &ndash; in un&rsquo;amorale spettacolarizzazione nei delfinari, quando addirittura in un illegale utilizzo, persino nell&rsquo;industria alimentare&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: CODICE; PECORARO&#x2c; TEMPI PIU&#x27; CERTI PER OPERE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-16T23:27:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-360</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-360</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 16 OTT - Tempi certi per la valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica. ''Non piu' anni ma da 5 mesi, per la via ordinaria, a un massimo di 11 mesi per i procedimenti piu' complicati''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, sulla riforma del Codice dell'ambiente, intervenendo in un'audizione in Commissione Ambiente della Camera. Il riferimento e' al secondo decreto correttivo del decreto legislativo 152 del 2006, il cosiddetto Codice dell'ambiente, emanato in attuazione della legge 308 del 2004 (quella che consegnava la delega al Governo per realizzare il testo unico sull'ambiente). Il Codice entrato in vigore il 29 aprile del 2006, e' composto da oltre 700 pagine, 318 articoli e 45 allegati, e interviene sulla normativa in sei settori: rifiuti e bonifiche; acqua; difesa del suolo; inquinamento atmosferico; procedure ambientali; danno ambientale. Il ministro ha assicurato ''la piena disponibilita' del Governo ai suggerimenti che vengono dalle Commissioni. Il nostro dovere - ha detto rispondendo ai giornalisti al termine della seduta - e' quello di evitare infrazioni Ue per risparmiare in termini di multe''. Pecoraro considera il decreto correttivo al Codice ambientale come strumento del ''taglio dei costi della politica''. Pecoraro ha parlato quindi di un decreto ''piu' ampio che corregge e migliora la parte dei rifiuti e delle bonifiche e da' tempi certi su Via e Vas''. Si mantiene la norma-Matteoli sul silenzio-rifiuto (''inutile mantenere le pratiche aperte se il soggetto che ha presentato la domanda non e' piu' interessato'') mentre 'vengono corrette alcune norme in infrazione comunitaria palese''. Il ministro ha insistito quindi sulla certezza dei tempi. Nel momento in cui arriva alla Commissione di impatto ambientale, la Via ha 90 giorni per esprimersi; 90 giorni che diventano 60 per le richieste di integrazione. Quindi ci sono altri 60 giorni per l'integrazione e da qui riscattano altri 90 giorni per il parere. Inoltre il ministero puo' chiedere una integrazione una sola volta; una sola anche la richiesta di proroga da parte delle aziende. (ANSA). GU]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE:SERBIA&#x2c;APPELLO PER SVOLTA ECOLOGICA PAESI EST/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-16T23:26:18+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-359</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-359</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BELGARDO, 10 OTT - Il presidente serbo, Boris Tadic, ha aperto stamane al Sava Center di Belgrado, con un richiamo alla solidarieta' internazionale per uno sviluppo ecososteninbile, la 6/a conferenza 'Ambiente per l'Europa'. Un appuntamento che quest'anno si svolge simbolicamente nel maggiore Paese ex jugoslavo, erede di gravi problemi ambientali ereditati dall'industrializzazione d'epoca socialista, ma anche dalle conseguenze delle avventure belliche degli anni '90 e, in ultimo, dai bombardamenti Nato per il Kosovo del 1999: con la coda di polemiche mai sopite sull'uso dell'uranio impoverito. L'iniziativa, articolata in tre giorni di lavoro, e' frutto di un processo intergovernativo promosso da Onu e Consiglio d'Europa per una strategia paneuropea di protezione ambientale. Un processo a cui aderiscono 56 Stati (dell'area Ue e oltre, fino alla Russia, al Caucaso, all'Asia centrale, al Nord America) e che a Belgrado si tradurra' nella presenza di ministri o esponenti governativi di oltre 40 Paesi. Per l'Italia - ''da molti anni in prima fila'' nell'impulso alla cooperazione internazionale in questo ambito, come si legge in una nota diffusa dal dicastero dell'Ambiente - e' atteso in serata l'arrivo del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, con il sottosegretario Laura Marchetti e il direttore generale, Corrado Clini. Pecoraro sara' domani uno dei relatori a una tavola rotonda incentrata sulle prospettive di collaborazione multilaterale in materia di cambiamenti climatici. Tra gli argomenti-chiave in discussione nei tre giorni della conferenza spiccano, oltre alla questione del clima, quelle dei gas serra e del protocollo di Kyoto, delle biodiversita', della compatibilita' economica dei progetti ambientali. In programma, inoltre, una sessione dedicata agli aiuti alla lotta all'inquinamento nei Paesi dell'Europa orientale, del Caucaso e dell'Asia centrale ex sovietica, nonche' una su 'ecologia ed educazione' a cui partecipa il direttore generale del ministero della Pubblica Istruzione italiano, Antonio Giunta La Spada. Inaugurando oggi i lavori - preceduti dall'arrivo in bicicletta di ministri di vari Paesi nella sede dell'incontro - il presidente Tadic ha salutato l'evento come il piu' importante meeting internazionale ospitato dalla Serbia fin dalla caduta del regime di Slobodan Milosevic (ottobre 2000) e della sua riapertura all'Europa. Tadic ha poi rivolto un appello ai Paesi piu' ricchi del continente affinche' sostengano quelli in via di transizione dal comunismo e di avvicinamento all'Ue sulla strada di uno ''uno sviluppo ecologicamente sostenibile''. Necessario ormai in una dimensione transnazionale, ma non privo di ''costi''. Da parte sua, la leadership della nuova Serbia si impegna fin d'ora a varare iniziative concrete di salvaguardia ambientale: a cominciare da un programma - preannunciato dallo stesso presidente - per incentivare il rinnovamento di un parco automobili ancora troppo vecchio e inquinante. (ANSA). LR ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE: GRECIA; SOTTOTERRA SOLUZIONI PER SALVARE IL VERDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-16T23:26:18+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-358</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-358</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ATENE, 16 OTT - La sempre crescente urbanizzazione del territorio sta provocando un'altrettanto continua riduzione degli spazi verdi a disposizione della popolazione. A questa lapalissiana constatazione, un gruppo di ricercatori dell' Universita' di Atene ha risposto con una ricerca in cui si dimostra che e' possibile trovare sottoterra la soluzione ai problemi ambientali e di altro genere che affliggono la superficie del pianeta. Non si tratta, premettono, del vecchio trucco di ''nascondere la spazzatura sotto il tappeto'', bensi' di una serie di soluzioni alternative - in parte gia' messe in atto in altri Paesi - per trasferire sottoterra impianti per la depurazione di liquami o di rifiuti tossici, di depositi di carburante e di acqua, di parcheggi e vie di comunicazione allo scopo di liberare il terreno sovrastante e destinarlo a verde pubblico e parchi ricreativi. ''C'e' una grave carenza di spazio in superficie a causa della rapida urbanizzazione degli ultimi decenni'', ha detto Dimitris Kaliambakos, docente presso l'Universita' tecnica nazionale di Atene (Ntua). ''Lo sviluppo nel sottosuolo e' molto piu' efficace e in piu' riduce drasticamente le conseguenze negative sull'ambiente, ma consente di liberare un importante spazio in superficie da destinare ad attivita' vitali come abitare e giocare'', aggiunge l'esperto citando la ricerca di recente presentata in una conferenza internazionale. (ANSA). MRR ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ESPERTI; ITALIA&#x2c; SERVE SVOLTA SU RICERCA E ECONOMIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-16T23:26:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-357</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-357</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 16 OTT - L'Italia delle contraddizioni. Pronta a battersi a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra nella lotta ai mutamenti climatici, ma incapace di puntare sulla sua ricerca per acquisire le informazioni necessarie a fronteggiarli e a fornirsi di un quadro di riferimento nazionale che indirizzi l'economia per il periodo del cosiddetto post-Kyoto. Sono questi alcuni temi emersi dal convegno organizzato dall'Universita' Luiss sul clima, oggi a Roma. Secondo Carlo Carraro, del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) ''bisogna rendersi conto che il problema clima e' una questione economica trasversale, quindi spetta alla presidenza del Consiglio e non al ministero dell' Ambiente occuparsene: e' la strada dell'Italia nei prossimi 50 anni''. Cosa che avviene ad esempio in Gran Bretagna e in Germania. ''Se l'Italia adottasse una strategia coraggiosa, oltre ai costi ci sarebbero anche vantaggi'' ha spiegato Gianni Silvestrini, del ministero dello Sviluppo economico. La sfida si gioca a livello mondiale, dove, secondo Corrado Clini, a capo della Direzione ricerca e sviluppo del ministero dell'Ambiente, nei negoziati internazionali ''un'ipotesi cui si sta lavorando e' quella di una strategia per il 2009'', che ''dovra' essere globale, equa e includere Kyoto''. Questi i parametri: l'obiettivo di una media di emissioni pro-capite; uno standard per tutte le tecnologie e prodotti energetici; un sistema di scambi di permessi di emissioni senza limitazioni tra diverse aree del Pianeta. Arruolare anche Paesi in via di sviluppo, come Cina e India, sara' la condizione della riuscita di qualsiasi accordo e secondo Silvestrini ''sara' appetibile attuando incentivazioni nel trasferimento delle tecnologie''. (ANSA). Y62-GU <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: PER IDROGENO SERVONO 12 ANNI E 260 MLN ALL&#x27;ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-16T23:25:36+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-356</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-october-2007#unique-entry-id-356</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 16 OTT - Aumentare di 80 milioni di euro l' anno gli investimenti in ricerca e sviluppo creando una struttura di sostegno specifica per il dispiegamento dell' idrogeno che costera' 180 milioni all'anno. Sono queste le raccomandazioni principali dettate all'Europa dal progetto HyWays sul percorso che bisognerebbe intraprendere a livello europeo per una fruttuosa introduzione dell'idrogeno con risultati nel 2020. Il progetto, redatto dagli Stati membri con il contributo delle industrie, e' stato presentato oggi a Roma presso l'Enea. Se verranno seguite le indicazioni dello studio, ha spiegato il presidente dell'Enea Luigi Paganetto, si arrivera' gia' nel 2020 ad introdurre un milione di veicoli alimentati ad idrogeno, con un notevole impatto sulla qualita' dell'aria. ''Si calcola - ha rilevato Antonio Mattucci, ricercatore Enea che ha partecipato allo studio - che se in Italia nel 2050 il parco macchine sara' costituito per il 70% da veicoli ad idrogeno le emissioni inquinanti si abbatteranno del 70%''. La strada non e' semplice e l'imperativo che emerge dallo studio e' agire subito. Per una introduzione piu' veloce dell' idrogeno nel mercato, il progetto HyWays consiglia un primo approvvigionamento dalle fonti fossili ''che per ora sono le piu' economiche'', ha proseguito Mattucci. In un secondo momento, ha aggiunto, si potra' passare all'approvvigionamento da fonti rinnovabili come biomasse, eolico, solare. A livello economico, secondo le prospettive tracciate dallo studio, lo sviluppo delle nuove tecnologie legate all'idrogeno e di tutto l'indotto avrebbe un impatto sull'occupazione di 200.000-400.000 unita' nel 2030. Oltre al sostegno da parte dei governi molto dipende dal creare un mercato: un primo passo, ha concluso il ricercatore, e' il partenariato pubblico-privato, tra industria e comunita' europea come l'Iniziativa Tecnologica Congiunta (JTI) per la quale sono previsti finanziamenti europei. (ANSA). Y75-GU/IMP <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Premio Impresa Ambiente 2007&#xa;In gara per migliorare la qualit&#xe0; della vita:&#xa;al via l&#x27;edizione 2007 del Premio Impresa Ambiente&#xa;DA QUEST&#x27;ANNO ANCHE IL&#x22;PREMIO SPECIALE GIOVANE IMPRENDITORE PER L&#x27;AMBIENTE&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-12T10:24:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-355</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-355</guid><content:encoded><![CDATA["Questo governo, fin dai suoi primi passi, si sta muovendo verso un obiettivo preciso: contribuire alla nascita di un'ecoindustria nazionale".<br />Pier Luigi Bersani, Ministro dello Sviluppo economico<br />&Egrave; cresciuto in Italia il numero di aziende che hanno fatto dell\'attenzione all\'ambiente un asset strategico per la competitivit&agrave;; di imprenditori guidati da una nuova filosofia del fare impresa; di organizzazioni che riconoscono l\esigenza di una costante relazione tra attivit&agrave; economiche e ambiente naturale.<br />A loro si rivolge il Premio Impresa Ambiente, promosso da Ministero dell'Ambiente, Ministero dello Sviluppo Economico, Unioncamere, Camere di Commercio di Roma e Milano e nato con l'obiettivo di valorizzare le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un'ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilit&agrave; Sociale, rispondendo alle esigenze di sviluppo del presente senza compromettere la capacit&agrave; di crescita delle generazioni future.<br />Il premio ha visto nelle scorse edizioni centinaia di aziende candidate con progetti e prodotti che hanno contribuito concretamente a migliorare l'impatto economico, sociale e ambientale. Dal trasporto delle merci su chiatte alla produzione di energia elettrica con aquiloni, passando per la coltivazione di conchiglie e la produzione di giocattoli a base di amido di mais, fino al treno fotovoltaico, il Premio ha portato alla ribalta i progetti pi&ugrave; diversi.<br />A proporli sono state realt&agrave; italiane, private e pubbliche; aziende gi&agrave; grandi ed affermate, come Illycaff&egrave;, Trenitalia, Costruzioni Margheri, ma anche piccole imprese con un grande potenziale. Tutte comunque aziende "innovative", come la Sotral di Torino che, premiata in Italia nel 2005, si &egrave; poi aggiudicata il Premio Europeo accreditandosi tra le realt&agrave; internazionali pi&ugrave; all\'avanguardia nella logistica alimentare.<br />"Questo governo, fin dai suoi primi passi, si sta muovendo verso un obiettivo preciso: contribuire alla nascita di un'ecoindustria nazionale. Con il disegno di legge Industria 2015 infatti &ndash; ha spiegato il Ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani - si vuole premiare le imprese che coniugano sviluppo e tutela ambientale e che fanno della politica verde un motore essenziale per essere competitivi. Efficienza energetica e mobilit&agrave; sostenibile, i primi due progetti di innovazione industriale avviati gi&agrave; con la scorsa finanziaria, vanno in questa direzione: incoraggiano la riqualificazione di comparti industriali esistenti verso prodotti pi&ugrave; efficienti, richiesti dal nuovo contesto energetico e &ndash; conclude il ministro- mettono l'innovazione industriale al servizio del trasporto, per muovere persone e merci in modo ecologico, sicuro, economico e tempestivo\".<br />Le imprese vincitrici del Premio Impresa Ambiente saranno ammesse di diritto a partecipare all'edizione 2008 dell'European Business Awards for the Environment, promosso dalla Commissione Europea (DG Ambiente), per riconoscere e sostenere le organizzazioni che abbiano contribuito allo Sviluppo Sostenibile.<br />Il premio, a cadenza annuale e diviso in 4 categorie (miglior gestione, miglior prodotto, miglior processo, migliore cooperazione internazionale), &egrave; destinato alle organizzazioni che abbiano introdotto significative innovazioni di processo, sistema, tecnologia, prodotto, o abbiano avviato partnership internazionali. Rappresenta, dunque, un'occasione per utilizzare l'ambiente come "motore" economico essenziale per essere competitivi a livello europeo e favorire la crescita delle imprese italiane.<br />"Uno dei principali obiettivi del Sistema delle Camere di Commercio &egrave; quello di sostenere la capacit&agrave; di innovazione delle imprese, leva sostanziale per uno sviluppo economico competitivo ed equilibrato. - ha commentato Andrea Mondello, Presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Roma &ndash; Per questo il Sistema Camerale &egrave; orgoglioso di aver organizzato e sostenuto il Premio Impresa Ambiente, giunto quest'anno alla sua terza edizione. Intendiamo impegnarci affinch&egrave;, attraverso quest'iniziativa, si diffonda sempre pi&ugrave; nel nostro sistema imprenditoriale una nuova cultura d'impresa, che coniughi i valori dello sviluppo sostenibile e della responsabilit&agrave; sociale con i principi economici. L'augurio &egrave; che i progetti vincitori del premio italiano, partecipando all'edizione europea, diventino protagonisti anche nel contesto internazionale".<br />"Sensibilizzare le imprese sul tema della responsabilit&agrave; ambientale significa promuovere un mercato pi&ugrave; equo, efficiente e competitivo. &ndash; ha aggiunto Carlo Sangalli, Presidente della Camera di Commercio di Milano &ndash; In questo senso, la Camera di Commercio di Milano &egrave; da tempo attiva e attenta nell'incoraggiare e offrire assistenza alle aziende che vogliono migliorare la loro gestione con prassi sempre pi&ugrave; responsabili. Ecco perch&egrave; promuoviamo questo premio, che mette in luce le migliori esperienze di gestione ambientale nelle imprese e costituisce un riconoscimento per uno sviluppo sostenibile".<br />L'edizione 2007 riserva inoltre una novit&agrave;: l'introduzione di un "Premio Speciale Giovane Imprenditore per l'ambiente", riconoscimento riservato a titolari o dirigenti d'impresa under 40 (gi&agrave; in gara per una delle quattro categorie), che si siano distinti per spiccate capacit&agrave; imprenditoriali, innovazione ed attivit&agrave; di ricerca dedicate allo sviluppo ecosostenibile.<br />Le candidature delle imprese, pubbliche o private, al Premio Impresa Ambiente dovranno pervenire alla Segreteria Organizzativa entro il 10 novembre 2007 e verranno valutate da una Giuria composta da autorevoli esperti del settore ed esponenti del sistema produttivo e della ricerca.<br />Le imprese vincitrici riceveranno i riconoscimenti nel corso della cerimonia di premiazione che si terr&agrave; a Roma a dicembre, nella suggestiva cornice del Tempio di Adriano.<br />Il Bando, le scadenze e ulteriori dettagli sul Premio sono disponibili sul sito web: www.premioimpresambiente.it<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>STUDIO&#x2c; CUBA UNICO PAESE A SVILUPPO SOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-08T10:20:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-354</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-354</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - LONDRA - Lo ''sviluppo sostenibile'' puo' essere stato al centro dei discorsi di molti politici in questi ultimi tempi ma, secondo un recente studio, il paese dove lo si puo' vedere realizzato e' uno solo: Cuba. Una ricerca del Global Footprint Network, ripresa dal settimanale britannico New Scientist, ha infatti messo a confronto le condizioni di vita (in termini di Pil individuale, istruzione, sanita', aspettativa di vita, ecc.) di 93 paesi con la loro ''impronta ecologica'', un indice che misura l'impatto ambientale dello stile di vita di una determinata nazione. Lo studio, che sara' pubblicato sulla rivista Ecological Economics, fa parte della ricerca piu' vasta su 150 Paesi che viene presentata nel giorno del debito ecologico mondiale, domani. I risultati sono stati, in larga misura, quelli attesi: i paesi occidentali hanno standard di vita molto elevati ma consumano troppe risorse. Gli scienziati autori della ricerca hanno addirittura calcolato che servirebbero cinque pianeti come la terra se tutta la popolazione mondiale vivesse secondo gli standard statunitensi. All'altro capo della scala, i Paesi dell'Africa, dell'America Latina e di buona parte dell'Asia consumano le risorse della Terra in proporzione sostenibile - tanto che il nostro pianeta basterebbe tranquillamente a farci vivere tutti come un cittadino, ad esempio, della Malaysia - ma gli standard di vita sono troppo bassi. L'unica nazione dove lo sviluppo sembra andare d'accordo con la sostenibilita' e', sorprendentemente, il paese guidato da Fidel Castro. ''I cubani - spiega Mathis Wackernagel, coordinatore dello studio - hanno alti livelli di istruzione e di aspettativa di vita, e sono stati costretti dall'embargo petrolifero ad avere una piccola 'impronta ecologica' ''. ''Nessuno ha il coraggio di dire cosa sia veramente la 'sostenibilita' - aggiunge lo scienziato - ma noi crediamo di averne fornita una misurazione solida''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>ITALIA 14/A PER QUALITA&#x27; DELLA VITA MA TOP E&#x27; FINLANDIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-08T10:20:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-353</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-353</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Sono i paesi nordici i piu' 'verdi' al mondo ma non solo: nonostante il clima rigido sembrano essere anche quelli dove si vive meglio, in particolare, secondo uno studio pubblicato oggi da Reader's Digest, la Finlandia detiene il primato della nazione con la migliore qualita' della vita in assoluto. L'Italia e' 14/a su 141 Paesi, prima della Slovenia e della Francia subito dopo Giappone e Israele. ''La Finlandia e' promossa a pieni voti per la qualita' dell'aria e dell'acqua, per la bassa incidenza di malattie infantili e per la qualita' dei sistemi di protezione per i cittadini dall'inquinamento dell'acqua e dai disastri naturali'', si legge nel rapporto stilato da Matthew Kahn, economista statunitense esperto di questioni ambientali. La lista dei 141 Paesi, dopo la Finlandia, vede in ordine Islanda, Norvegia, Svezia e Austria. Agli ultimi posti tutte nazioni africane, mentre gli Stati Uniti si piazzano alla posizione numero 23, venticinquesima e' la Gran Bretagna e la Cina e' all'84/o posto. Per quanto riguarda le singole citta', il primato di migliore vivibilita' spetta a Stoccolma seguita da Oslo, Monaco e Parigi. Tra le prime dieci figurano anche quattro citta' tedesche, mentre New York e' quindicesima e Londra ventisettesima sulle 72 citta' prese in considerazione dallo studio. Per le citta' l' Italia entra nella lista con Roma (39/o posto), Bologna (47/o) e Milano (53/o) sempre su 72 realta' urbane. Trasporto sostenibile, norme locali ambientali, costi energetici, produzione e gestione dei rifiuti, aree verdi i parametri presi in considerazione per la classifica cittadina. Si trovano in Asia invece le citta' considerate piu' sporche: tra queste anche Pechino, che ospitera' le Olimpiadi del 2008, a causa dell'alto livello di inquinamento atmosferico. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>ORSI MORTI: DIRETTORE PARCO&#x2c; CUCCIOLI UCCISI DA ORSO MASCHIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-08T10:20:03+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-352</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-352</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SULMONA (L'AQUILA)- I due cuccioli di orso morti per cause naturali nei giorni scorsi sono stati uccisi da un orso maschio ''per rendere la sua compagna disponibile per un ulteriore accoppiamento''. Lo ha affermato il direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Aldo Di Benedetto in risposta alla ipotesi avanzata dall'associazione ambientalista ''Ambiente e/e' Vita'', che aveva sostenuto in un comunicato che i due cuccioli di orso erano stati abbattuti a bastonate. ''Si tratta di una morte naturale - ha spiegato Di Benedetto - come confermato dai due referti sottoscritti dal veterinario del Parco e dall'Istituto Zooprofilattico di Bologna, dove sono state portate le carcasse degli animali. Se gli ambientalisti hanno elementi con cui sostenere la loro ipotesi, che si facciano avanti e ci diano tutte le indicazioni per individuare gli eventuali responsabili''.(ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Rigassificatori&#x2c; ok alle procedure accelerate per decreto</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-07T01:00:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-351</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-351</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Arrivano le risorse finanziare per le infrastrutture e l&rsquo;ambiente annunciate qualche giorno fa: il decreto legge 159/2007 &ldquo; Interventi urgenti in materia economico &ndash; finanziaria, per lo sviluppo e l&rsquo;equit&agrave; sociale&rdquo; legato alla finanziaria per il 2008 &egrave; stato pubblicato ieri sulla gazzetta ufficiale, &egrave; entrato in vigore oggi e sar&agrave; presentato alla camera entro 60 giorni per la sua conversione in legge, pena la sua decadenza.<br />Fra i tanti investimenti sulle infrastrutture (come i contributi assegnati al trasporto metropolitano delle grandi citt&agrave;, alle opere in corso sulla rete ferroviaria, per il potenziamento del trasporto merci marittimo per la Sicilia e la Calabria), troviamo anche disposizioni in materia di ambiente e in materia di rigassificatori di gas naturale liquefatto.<br />In tema di ambiente, l&rsquo;articolo 26 prevede lo stanziamento di un contributo straordinario di 20 milioni di euro per il 2007 a favore del Ministero dell&rsquo;ambiente, per l&rsquo;attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare. Il Ministero dell&rsquo;ambiente definir&agrave; le modalit&agrave; e i criteri di utilizzazione delle somme stanziate.<br />Lo stesso articolo prevede poi che i nuovi interventi pubblici, nella misura minima del 40%, dovranno essere accompagnati da una certificazione relativa alla riduzione delle emissioni di gas serra. E ci&ograve; al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto.<br />L&rsquo;articolo 46 invece, definisce e semplifica le procedure di autorizzazione per la costruzione e l&rsquo;esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto anche situati al di fuori di siti industriali.<br />Per questi impianti l&rsquo;autorizzazione &egrave; rilasciata secondo una specifica procedura (ex art. 8, L. 34/2000) e a seguito di giudizio di compatibilit&agrave; ambientale (di cui all&rsquo;articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349). <br />Nei casi in cui gli impianti siano ubicati in area portuale o ad essa contigua, il giudizio &egrave; reso anche in assenza del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. In tali casi, l&rsquo;autorizzazione &egrave; rilasciata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e con il Ministro dell&rsquo;ambiente e della tutela del territorio e del mare, d&rsquo;intesa con la regione interessata. E l&rsquo;autorizzazione costituisce variante anche del piano regolatore portuale.<br />Nei giorni scorsi del resto il ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro aveva invocato procedure accelerate e valutazione di impatto ambientale decisiva da parte del Cipe per i nuovi rigassificatori. Opere tra l&rsquo;altro che il ministro vorrebbe inserire (ma non si sa n&eacute; quanti n&eacute; quali) tra le opere della legge obiettivo. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;Ue chiede un rimborso di 145&#x2c;2 milioni di spese Pac&#xa;82&#x2c;6 milioni deve restituirli l&#x2019;Italia per olio e foraggi&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-07T01:00:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-350</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-350</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />BRUXELLES. Gli Stati membri dovranno rimborsare all&rsquo;Unione Europea 145,2 milioni di euro di importi indebitamente versati a carico del bilancio agricolo dell&rsquo;Ue. Il reintegro &egrave; dovuto a procedure di controllo inadeguate o al mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di spese agricole. Gli Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese effettuate nell&rsquo;ambito della politica agricola comune (Pac), mentre la Commissione Ue deve garantire che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi.<br />La decisione, la venticinquesima di questo tipo dal 1995, prevede il recupero di fondi versati a Belgio, Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Olanda, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Ma a fare la parte del leone &egrave;, ancora una volta, l&rsquo;Italia con 82,6 milioni di euro da restituire: &laquo;76,4 milioni per controlli quantitativamente e qualitativamente carenti nel settore dell&rsquo;olio d&rsquo;oliva &ndash; spiega la Commissione Ue - 6,2 milioni a carico dell&rsquo;Italia per carenze nei controlli della produzione di foraggi essiccati e dei documenti finanziari giustificativi delle domande di pagamento&raquo;.<br />&laquo;Abbiamo lavorato intensamente per garantire il miglior controllo possibile sulle spese agricole &ndash; spiega la commissaria Ue per l&acute;agricoltura e lo sviluppo rurale Mariann Fischer Boel - &Egrave; nostro dovere controllare efficacemente l&rsquo;uso che viene fatto del denaro dei contribuenti. Abbiamo compiuto notevoli progressi sulla via di un migliore controllo e siamo decisi a proseguire gli sforzi in questo senso&raquo;.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Orsi uccisi&#x2c; coalizione per fermare uso bocconi avvelenati&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-07T00:59:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-349</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-349</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:wwww.greenreport.it<br />Il giallo degli orsi avvelenati nel parco nazionale di Abruzzo si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi, o cos&igrave; pare da quanto si legge sulla stampa. Senza dubbio &egrave; una vicenda su cui occorre fare chiarezza, e di cui valutare tutte le possibili implicazioni che pu&ograve; avere, e da cui &egrave; anche possibile cogliere l&rsquo;occasione per portare alla luce della cronaca un problema - quello delle esche avvelenate abbandonate nei boschi - che &egrave; purtroppo assai diffuso. E che se non &egrave; certo un tema di prioritaria importanza, rispetto a tanti altri problemi assai gravi che affliggono il paese e non solo il nostro, &egrave; comunque una pratica pi&ugrave; diffusa di quanto non si pensi.<br />E prendendo come elemento di partenza la vicenda degli orsi abruzzesi avvelenati Legambiente, Arcicaccia e la Confederazione Italiana Agricoltori, hanno deciso di far nascere &laquo;una coalizione per fermare concretamente l&acute;uso dei bocconi avvelenati&raquo;. Le tre associazioni lavoreranno infatti insieme per attivare unit&agrave; cinofile specializzate ad individuare le esche avvelenate lasciate nei boschi.<br />Il progetto che Legambiente, Arcicaccia e Cia intendono mettere da subito al servizio della Regione Abruzzo, che ha subito in questi giorni la perdita di ben 5 orsi bruni, lupi, volpi e anche qualche pecora &egrave; per&ograve; aperto a tutte le altre Regioni e nasce in cooperazione con l&acute;esperienza spagnola condotta nella regione Andalusa dalla Fundac&igrave;on Gypaetus, insieme alla Junta de Andalucia Consejer&igrave;a de Medio Ambiente, la Upa - Un&igrave;on de Pequenos Agricultores y Ganaderos de Andaluc&igrave;a e la Fac - Federac&igrave;on Andaluza de Caza che saranno ospiti nei prossimi giorni ad un incontro organizzato dalle tre associazioni in Abruzzo.<br />&laquo;Intendiamo avviare un vero e proprio programma contro l&acute;uso delle esche avvelenate - dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale conservazione e gestione della fauna di Legambiente - una campagna d&acute;informazione e di sensibilizzazione operata congiuntamente, per mettere fine a una vergogna che purtroppo trova ancora spazio in Italia a causa di ignoranza, scarso controllo e assenza di unit&agrave; cinofile specifiche in grado di prevenire i danni&raquo;.<br />Sono diverse decine le unit&agrave; cinofile gi&agrave; operanti in Andalusia, formate soprattutto da cani di razza labrador, pastore tedesco e razza andalusa che hanno operato negli ultimi anni numerosi controlli, consentendo di aprire alcune centinaia di procedimenti per individuare i colpevoli. In Spagna l&acute;abbandono di esche avvelenate &egrave; considerato reato e la sanzioni amministrative arrivano a diverse decine di migliaia di euro di multa.<br />&laquo;Faremo tesoro dell&acute;esperienza spagnola - dichiara Osvaldo Veneziano, presidente nazionale di Arcicaccia - nella quale i cacciatori si sono messi al servizio dell&acute;intera comunit&agrave; per contrastare chi commette illegalit&agrave;&raquo;.<br />&laquo;Il ruolo dell&acute;agricoltura - dichiara Rossana Contri, responsabile nazionale Territorio e Ambiente della Cia - &egrave; sempre pi&ugrave; legato alla capacit&agrave; di offrire, insieme a prodotti di qualit&agrave;, servizi alla collettivit&agrave; legati alla conservazione e al mantenimento del grande patrimonio naturale presente in Italia, patrimonio che vede gli agricoltori tra i principali custodi&raquo;. Un progetto che oltre alla fauna selvatica potr&agrave; preservare molti cani, che spesso muoiono proprio per colpa ei bocconi avvelenati.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La logica della crescita minaccia le aree protette</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-07T00:59:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-348</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-october-2007#unique-entry-id-348</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La sostenibilit&agrave; &egrave; fondamentalmente un concetto etico; il mondo non &egrave; sul cammino della sostenibilit&agrave; e la sfida per raggiungerla &egrave; enorme e deve essere assunta con decisione, partecipazione e creativit&agrave;. Potrebbe essere riassunto cos&igrave; il lungo ed impegnato intervento che Gabriel L&oacute;pez (nella foto), direttore delle strategie globali della World conservation Union (Iucn) ha fatto al secondo Congreso Latinoamericano de Parques Nacionales y otras &Aacute;reas Protegidas in corso a Bariloche, Argentina.<br />&laquo;Le aree protette saranno minacciate nella loro totalit&agrave; &ndash; ha detto Gabriel L&oacute;pez &ndash; se continuiamo nella logica della crescita e dell&rsquo;espansione economica come meta finale&raquo;. <br />L&oacute;pez ha preso atto con piacere delle &laquo;buone notizie&raquo; e del successo che stanno avendo le aree protette latinoamericane, ma anche della sfida che la regione affronta nell&rsquo;avanzare sulla stretto sentiero dello sviluppo sostenibile. <br />&laquo;E&rsquo; urgente un cambiamento fondamentale &ndash; ha detto il membro dell&rsquo;executive management group dell&rsquo;Iucn - Il modello di sviluppo economico necessita di essere ripensato e di includere aspetti fondamentali come: nuovi modelli di sviluppo, maggiore equit&agrave;, giustizia sociale, reale democrazia ed un nuovo rispetto per gli ecosistemi che sostengono la vita. Senza questo cambiamento di base dei modelli economici e di governo le aree protette, nei prossimi anni e decenni saranno isole ogni volta pi&ugrave; piccole e meno utilizzabili come sistemi integrati&raquo;. <br />L&oacute;pez dirige per l&rsquo;Iucn l&rsquo;iniziativa &ldquo;The Future of Sustainability: Rethinking Environment and Development in the Twenty-First century" (il Futuro della Sostenibilit&agrave;: Ripensare ambiente e sviluppo nel ventunesimo secolo), che cerca di creare nuovi spazi ed occasioni per far avanzare la discussione su un futuro sostenibile. Un&rsquo;iniziativa che chiede risposte a due domande piuttosto &ldquo;pesanti&rdquo;: quali sono i cambiamenti davvero determinanti per il mondo? Come pu&ograve; la comunit&agrave; ambientalista avere un maggior impatto politico per influire in maniera reale su questi processi?<br />L&rsquo;iniziativa si pone alcuni obiettivi a dir poco ambiziosi: inserire la crescita economica nell&rsquo;ambiente, collegare giustizia sociale/ambientale e sviluppo, ripensare sviluppo e qualit&agrave; della vita, sviluppare nuovi modelli di governabilit&agrave;, attrarre nuovi interessi, ripensare il messaggio ambientalista, attirare i nuovi media, il mondo della comunicazione e quello dell&rsquo;apprendimento, creare nuove alleanze e cercare sinergie, rafforzarsi con soluzioni, appoggiare agende innovatrici, mobilitare un movimento globale. <br />Per L&oacute;pez, l&rsquo;America Latina &egrave; per&ograve; all&rsquo;avanguardia: &laquo;Dopo il Congresso di Santa Martha, dove sono state stabilite molte nuove aree protette nella regione; inoltre l&rsquo;America Latina &egrave; lider mondiale nella realizzazione di aree protette nei territori dei popoli indigeni, discendenti africani e gruppi etnici diversi&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PECORARO SCANIO&#x2c; AUMENTATE RISORSE PER PARCHI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-04T08:26:56+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-september-2007#unique-entry-id-347</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-september-2007#unique-entry-id-347</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SASSARI, 2 OTT - ''Ho aumentato in tutta Italia le risorse per i parchi naturali e tutte le aree protette nazionali devono diventare un patrimonio e un bene dell'intera Unione Europea''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, incontrando questa mattina, all'Asinara, i gestori delle aree marine protette italiane. L'esponente del Governo si e' recato all'Asinara per partecipare ai festeggiamenti per il decennale del Parco naturale. ''Nella bozza della Finanziaria approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri - ha aggiunto Pecoraro Scanio - e' stata abolita una norma capestro che bloccava i finanziamenti dei parchi marini. I parchi non devono stare sotto una campana di vetro ma ogni iniziativa deve essere pienamente condivisa dagli enti locali''. Il ministro dell'Ambiente ha detto ai giornalisti di aver proposto al vertice dei ministri dell' Ambiente di Austria, Germania, Italia, Irlanda, Norvegia, Lettonia, Lussemburgo ed Islanda, che si e' svolto ieri a Vienna, la creazione di un'agenzia europea dei parchi. (ANSA). YE4-AR <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO:UE;QUOTE CO2&#x2c; SI&#x27; EURODEPUTATI A INCLUDERE ANCHE AEREI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-10-04T08:26:30+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-september-2007#unique-entry-id-346</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/30-september-2007#unique-entry-id-346</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 3 OTT - Via libera degli eurodeputati della commissione ambiente al progetto dell'esecutivo europeo volto ad includere anche gli aerei nel sistema degli scambi delle quote delle emissioni inquinanti di Co2 per ridurre l' inquinamento atmosferico. I parlamentari europei hanno chiesto che dal 2010, e non come proposto dalla Commissione dal 2012, siano inseriti anche i voli tra l'Ue e i paesi terzi e i voli comunitari. Mentre la Commissione ha proposto di limitare il diritto alle emissioni inquinanti degli aerei a non piu' del 100% della loro media annua relativa al periodo 2004-206, i parlamentari hanno sollecitato regole piu' rigide portando la quota al 75%. Nel 2004 nell'Ue le emissioni di gas ad effetto serra proveniente dagli aerei era in crescita del 7,5% rispetto all'anno precedente. Complessivamente l'aumento accumulato dal 1990 e' calcolato nell'87% e quindi in netta controtendenza con gli obiettivi di riduzione che l'Ue si e' data per rispettare il protocollo di Kyoto. (ANSA). PUC ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;FINANZIARIA: PECORARO&#x2c; SENZA MISURE AMBIENTE NON VOTO /ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:02:10+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-344</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-344</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 22 SET - O ci sara' una parte dedicata all' ambiente e l'eliminazione del blocco di spesa che colpisce i parchi, o la Finanziaria 2008 non si vota: a dirlo a parole forti e chiare e' il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, che oggi, insieme al ministro dell' Universita' e Ricerca e leader di Sinistra Democratica, Fabio Mussi, al segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, e alla senatrice Manuela Palermi per i Comunisti Italiani, ha presentato la piattaforma per una manovra 'amica del clima' in una tavola rotonda appositamente organizzata dal titolo ''Una finanziaria per il clima, percorso unitario della sinistra plurale''. Quattro punti fermi, biodiversita', energia, con il piano-case, acqua e trasporto pubblico, per coniugare insieme economia ed ecologia. ''Non basta un capitolo del disegno di legge con provvedimenti di riduzione delle emissioni nocive - scrivono Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Verdi e Comunisti italiani nel loro manifesto - ne' un fondo per il ministero dell'Ambiente. Serve una politica di interventi comuni su piu' fronti. Il bilancio delle emissioni va fatto con le scelte contenute in tutti i capitoli della manovra''. Un impegno che viene piu' che mai ribadito dopo quanto emerso dalla Conferenza sui cambiamenti climatici, svoltasi a Roma una decina di giorni fa. ''Bisogna verificare cosa fare - ha detto Pecoraro - e non se vi sia un cambiamento climatico e quanta responsabilita' abbia il fattore umano''. Concetto ribadito anche da Mussi, secondo cui ''non esiste un bollino per i risultati della scienza, ma la liberta' della ricerca e del confronto. E' ormai innegabile che le scorte di combustibili fossili hanno iniziato ad esaurirsi e che il riscaldamento delle temperature sia bruscamente impennato nelle ultime decadi''. E a confermare quanto ormai sia urgente un intervento a tutto campo del nostro paese per il clima, Pecoraro Scanio annuncia che ''non votera' la manovra se non verra' tolto il blocco di spesa che attualmente colpisce i parchi italiani''. Ma oltre ai parchi, la biodiversita' e la rete natura, tre sono gli altri punti della piattaforma. ''L'energia, con finanziamenti per il solare - prosegue Pecoraro - anche se bisognera' affrontare la lobby trasversale in Parlamento legata a inceneritori e aziende petrolifere. Bisognera' puntare inoltre su un piano-case integrato con incentivi per la bioedilizia e offrire un'alternativa valida alle macchine potenziando il trasporto pubblico'' mentre per l' acqua, la risorsa deve restare pubblica. Il capitolo ambiente dovra' dunque essere parte fondamentale della Finanziaria, afferma il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano secondo il quale la piattaforma presentata a Prodi ''e' decisiva e deve avere al centro il problema ambientale. Auspichiamo un piu' 20% di fonti rinnovabili, un piu' 20% di efficienza e risparmio energetico e un calo del 20% dell'anidride carbonica. Bisogna costruire le condizioni per un'alternativa al sistema attuale con una filosofia unitaria tra i partiti''. Manuela Palermi, capogruppo al Senato Verdi-Comunisti italiani esprime ''solidarieta''' al ministro dell'Ambiente in merito alla Conferenza nazionale sul clima contro cui ''si stavano scatenando interessi corposi e pesanti''. E sui temi ambientali in Finanziaria afferma: ''Li proporremo con forza tutti e 4 e parleremo la stessa voce''. (ANSA). Y85-GU ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: KYOTO; AL GORE&#x2c; AUSTRALIA E USA COME COPPIA BANDITI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:01:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-343</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-343</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY, 20 SET - Nei negoziati sul clima, Australia e Usa sono ''come Bonnie e Clyde'', la coppia di banditi immortalata nel film americano, perche' bloccano la strada verso un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra. L'accusa viene dall'ex vicepresidente Usa Al Gore, ora eco-attivista, che ha parlato ieri sera a Sydney davanti ad un migliaio di dirigenti d'azienda, inaugurando cosi' un nuovo tour di conferenze. Al Gore ha affermato che l'Australia puo' avere un ruolo chiave nel dare impulso alla riforma politica in Usa firmando la nuova fase del protocollo di Kyoto, che entra in vigore il prossimo anno. ''Per una varieta' di ragioni, i nostri due paesi sono stati di impedimento a livello globale verso cio' che abbiamo bisogno che avvenga'', ha detto Gore al Global Business Forum. ''Se l'Australia cambia rotta su Kyoto e si impegna entrando nel trattato, sarebbe impossibile per gli Usa resistere alla pressione. Questo e' un momento in cui l'Australia puo' spostare l'equilibrio''. Australia e Usa sono i soli due paesi sviluppati a non aver ratificato il protocollo di Kyoto, ma Gore ha osservato che entrambi avranno nuovi leader nel 2012, quando si prevede che l'accordo internazionale in sostituzione di Kyoto sara' stabilito, entro la struttura Onu. Pur evitando riferimenti specifici alle imminenti elezioni in Australia, dove l'opposizione laburista e' nettamente favorita nei sondaggi sul governo conservatore, Gore ha detto che ''l'evoluzione della leadership puo' aiutare ad ottenere impegni cruciali da parte di economie di rapida crescita come Cina e India''. L|ex vicepresidente ha poi proposto che le imposte sulle aziende e anche quelle sui redditi siano abolite e sostituite da tasse sulle emissioni di gas serra e sull'inquinamento, per incoraggiare l'occupazione e scoraggiare i danni all'ambiente. (ANSA). XMC<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;RIFIUTI: AL VIA COLLABORAZIONE COMMISSIONE PARLAMENTARE-CC&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:01:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-342</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-342</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 21 SET - E' stato firmato oggi il Protocollo di cooperazione tra la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed il Comando Generale dei Carabinieri. Il Protocollo, ha spiegato il presidente della Commissione, senatore Roberto Barbieri, ''istituisce un interscambio informativo diretto a rendere ancor piu' efficace l'intesa operativa gia' esistente tra l'organo bicamerale e le strutture investigative dell'Arma. Si tratta, in particolare, di realizzare un sistema di condivisione delle informazioni in materia di illeciti ambientali, che vuole preludere a piu' incisive forme di coordinamento fra tutti i soggetti impegnati nel contrasto e nella prevenzione delle infiltrazioni criminali nel ciclo dei rifiuti''. ''La prospettiva - conclude il senatore Barbieri - e' quella di coniugare una piu' efficace tutela penale, attraverso l'introduzione dei delitti contro l'ambiente gia' proposta dalla Commissione, con un approccio strategico, fondato su un'approfondita conoscenza dei fenomeni ed adeguate sinergie operative''.(ANSA). DEL ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: ARTICO&#x2c; RAGGIUNTO IL MINIMO DEGLI ULTIMI 30 ANNI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:00:58+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-341</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-341</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 21 SET - Come previsto, i ghiacci dell'Artico hanno toccato in questi giorni il record dell'estensione minima degli ultimi 30 anni, pari a 4,13 milioni di chilometri quadrati. La conferma arriva dagli Stati Uniti, dove l'universita' del Colorado sta misurando da tempo l'estensione di uno dei piu' importanti termometri del clima globale. ''L'ammontare della riduzione dei ghiacci quest'anno e' sbalorditiva perche' supera tutti i record precedenti'', osserva uno dei coordinatori della ricerca, Mark Serreze. Confrontato con l'estensione media misurata nel periodo compreso fra il 1979 e il 2000, la nuova estensione minima e' inferiore di circa 2,5 milioni di chilometri quadrati. L'estensione dei ghiacci artici, che generalmente tocca il minimo in settembre e il massimo in marzo, e' stata misurata sulle base dei dati rilevati dai satelliti di Nasa, amministrazione americana per gli oceani e l'atmosfera (Noaa) e dipartimento della Difesa.(ANSA). BG <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:IDENTIKIT OZONO E PROTOCOLLO SU SOSTANZE KILLER/SCHEDA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:00:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-340</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-340</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 22 SET - Ecco cos'e' l'ozono, il buco dell'ozono e il Protocollo di Montreal. - OZONO: l'ozono e' un gas naturale e uno dei componenti dell' atmosfera. Protegge il Pianeta dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti - SOSTANZE KILLER OZONO: Clorofluorocarburi (Cfc), tetracloruro di carbonio, 1,1,1 tricloroetano, Halons, idroclorofluorocarburi, Bromuro di Metile. In sostanza i gas delle bombolette e quelli dei frigoriferi, considerati i piu' dannosi - ESTENSIONE BUCO OZONO: Il buco dell'ozono attualmente si estende per oltre 25 milioni di chilometri quadrati - SITUAZIONE: si e' fermato, ma l'allarme resta perche' le sostanze che distruggono l'ozono hanno tempi molto lunghi di permanenza in atmosfera e, nonostante ne sia praticamente cessata la produzione, solo adesso la loro la loro concentrazione comincia lentamente a diminuire - RECUPERO: La possibilita' di recuperare e' incerta a causa dell'influenza che sull'ozono hanno cicli solari e cambiamenti di temperatura, trasporto e composizione che avvengono nell' atmosfera. Comunque gli scienziati ritengono che, grazie alle misure adottate, lo strato d'ozono ritrovera' verso il 2055 lo stato che aveva nel 1980 - PROTOCOLLO MONTREAL: Adottato a Montreal il 16 settembre 1987. Detta le regole per il commercio e l'uso dei gas killer dell' ozono. (ANSA). GU ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: MONTREAL; STRETTA FINALE CONTRO KILLER OZONO / ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-24T10:00:26+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-339</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-september-2007#unique-entry-id-339</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA-AFP) - MONTREAL, 22 SET - Accordo importante alla Conferenza di Montreal per accelerare l'eliminazione delle sostanze nocive per lo strato di ozono e per il clima. Intesa che arriva a 20 anni dal Protocollo di Montreal che nel 1987 ha messo uno stop ai killer dell'ozono dettando norme stringenti per il loro commercio e uso. ''Abbiamo raggiunto un accordo storico - ha detto Nick Nuttal, portavoce del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente - i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo hanno trovato un' intesa per accelerare la riduzione degli idroclorofluorocarburi (HCFC), a beneficio dello strato di ozono e (della lotta contro) i cambiamenti climatici''. E gia' si guarda a lunedi', al vertice dell'Onu a New York sul clima con la convinzione che gli accordi di Montreal rappresentino un ''segnale vitale''. La conferenza di Montreal, che raggruppa 190 Paesi, ha avuto inizio all'inizio della settimana con l'obiettivo principale di trovare un'intesa sull'accelerazione dell'eliminazione degli HCFC, sostanze nocive per l'ozono utilizzate nella refrigerazione e nella climatizzazione. La loro eliminazione contribuira' allo stesso tempo alla lotta contro il riscaldamento della Terra, la cui causa, in parte, puo' essere ritrovata anche negli HCFC, gas ad effetto serra. Il Protocollo di Montreal, sottoscritto il 16 settembre 1987, prevedeva l'eliminazione degli idroclorofluorocarburi entro il 2030 per i Paesi industrializzati e entro il 2040 per quelli in via di sviluppo. Ora l'accelerazione sui tempi, fissato un anticipo di 10 anni, dovrebbe permettere di ridurre del 3,5% le emissioni dei gas a effetto serra. Il 20/o anniversario del Protocollo di Montreal e' stato anche visto come un momento di grande successo per essere riusciti ad eliminare praticamente una prima generazione di sostanze mangia-ozono, i clorofluorocarburi (Cfc) utilizzati principalmente per i frigoriferi e le bombolette spray. In merito all'ozono, e' uno dei gas che si trovano nell' atmosfera che fa da schermo naturale ai raggi ultravioletti, responsabili del cancro alla pelle. Certo il Protocollo di Montreal non ha chiuso il buco dell'ozono ma ha affrontato il problema riuscendo a stabilizzare la situazione. Tanto che la comunita' scientifica stima che da qui al 2050-2060 lo strato d' ozono potrebbe ritrovarsi nella situazione vicina a quella nel 1980. Inoltre, senza il Protocollo di Montreal, da qui al 2020 ci sarebbero stati circa 100 milioni di casi ulteriori di cancro alla pelle. Nonostante gli sforzi, pero', circa 88.000 tonnellate di sostanze killer dell'ozono continuano a essere prodotte ogni anno, di queste l'85% nei paesi sviluppati. Secondo gli esperti, inoltre, una quota ulteriore compresa tra le 10 mila e le 15 mila tonnellate sono prodotte illegalmente. Da qui lo sforzo a fare di piu'. L'accordo sull'ozono, infatti, secondo il ministro dell'Ambiente canadese, John Baird, rappresenta uno snodo cruciale nell'ambito della lotta al riscaldamento globale. Baird e il direttore esecutivo del Programma delle Nazioni unite per l'Ambiente (Unep), Achim Steiner, hanno qualificato ''storico'' l'accordo e lo ritengono un ''segnale vitale'' in vista delle prossime riunioni sul clima, prima in ordine temporale quella che inizia lunedi' all' Onu. ''Speriamo - ha sottolineato Baird - che gli accordi di Montreal serviranno come esempio agli incontri sui cambiamenti climatici di New York, lunedi', e a Washington e Bali nei prossimi mesi''. (ANSA-AFP). GU <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: AULA CAMERA APPROVA RISOLUZIONE UNIONE&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:37:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-338</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-338</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Si' dell'Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sulla relazione della commissione Ambiente della Camera in materia di cambiamenti climatici. Sono, invece, state bocciate le risoluzioni dell'opposizione.<br />Il testo approvato dall'Assemblea di Montecitorio (con l'astensione del centrodestra) impegna il governo ''ad assumere gli orientamenti e le proposte contenuti nella relazione ai fini della definizione delle politiche a livello nazionale e internazionale in tema di cambiamenti climatici e delle future iniziative, anche normative, a partire dalla prossima legge Finanziaria''.<br />L'Assemblea di Montecitorio ha bocciato le mozioni della Cdl che impegnavano, tra l'altro, il governo a riprendere la strada del nucleare. Ai voti la Cdl &egrave; sempre stata divisa, con un gioco di astensioni che ha interessato soprattutto An e la Lega. ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;LIMA: ROMA 2007; 13 AZIONI ADATTAMENTO SOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:35:03+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-337</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-337</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Sono 13 le azioni concrete per l'adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici e prioritarie per l'Italia secondo le conclusioni della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici di Roma (12 e 13 settembre 2007):<br /><br />RICERCA: Avviare una vasta opera di ricerca delle maggiori criticita' connesse agli effetti del cambiamento climatico e produrre un rapporto annuale di monitoraggio<br />INCENTIVI: espandere incentivi sul risparmio energetico nel settore residenziale e per la bioedilizia<br />CONSUMI: incentivare nuove forme di consumo compatibile con le esigenze dell'adattamento climatico a cominciare dall'etichettatura idrica di beni e prodotti<br />ACQUA: adeguare la gestione delle risorse idriche ai cambiamenti climatici, attraverso il risparmio di acqua per l'agricoltura ed evitando lo sfruttamento delle falde in prossimita' delle zone di grande valore naturalistico <br />AGRICOLTURA: difendere i prodotti tipici italiani sostenendo l'agricoltura di qualita' e biologica e incentivando colture resistenti alla minore disponibilita' d'acqua <br />COSTE: mettere in sicurezza le coste italiane; adeguare le regole urbanistiche sulla linea di costa, ripensando le infrastrutture e ripristinando le dune costiere e le zone umide<br />FRANE E ALLUVIONI: rispondere all'atteso aumento della frequenza e gravita' degli eventi estremi sistemando e rimettendo in sicurezza le aree a maggior rischio idrogeologico <br />MARE: provvedere ad un'azione di gestione sostenibile delle risorse marine; avviare meccanismi per lo sviluppo della pesca sostenibile; mettere a punto un piano di recupero dei fiumi <br />MONTAGNA: incoraggiare un turismo meno legato alle esigenze sciistiche<br />SANITA': inserire nelle strategie sanitarie la variabile dei nuovi rischi collegati al clima, sia per quanto riguarda la localizzazione che il funzionamento delle strutture sanitarie <br />METEO: mettere a punto un sistema efficiente di 'early warning' (preallarme) metoclimatico nelle aree a maggior rischio alluvioni e frane<br />PARTECIPAZIONE: aumentare il livello di partecipazione dei cittadini lanciando iniziative di sensibilizzazione, come la realizzazione di un 'Climate day' nel giorno della ratifica del Protocollo di Kyoto<br />LAVORO: realizzare forme di incentivi ambientali per il lavoro e le imprese anche in relazione alle nuove forme della contabilita' ambientale. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: LOMBARDIA IN TESTA PER RACCOLTA E RICICLO CARTA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:35:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-336</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-336</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - MILANO - Oltre mezzo milione di tonnellate di imballaggi di cellulosa raccolti nella sola Lombardia, che detiene il primato, e un incremento di oltre il 7% in un anno di raccolta di carta e cartone: sono questi i dati che emergono dal 12esimo Rapporto sulla raccolta differenziata di carta e cartone, elaborato dal Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica.<br />La Lombardia si guadagna la palma di regione che ricicla piu' carta e cartone d'Italia. I comuni lombardi, nel 2006, hanno incassato in totale 13 milioni di euro, come corrispettivi erogati dal sistema Comieco per il sostegno alla raccolta differenziata. La regione, infatti, ha avviato al riciclo piu' di mezzo milione di tonnellate di imballaggi sui 2,5 milioni totali raccolti in Italia (con un incremento del 7,4% rispetto al 2005). Ogni italiano, in particolare, nel 2006, ha raccolto 44 chilogrammi di carta e cartoncino. Milano, inoltre, coi suoi 71,4 chilogrammi, risulta tra le prime citta' italiane e, tra le metropoli europee, e' seconda solo a Vienna, ma davanti a Parigi e Londra. Inoltre, nel capoluogo lombardo diminuiscono del 7% i rifiuti raccolti in modo indifferenziato. <br />''I comuni della Lombardia - ha spiegato Carlo Montalbetti, direttore generale del consorzio - stanno portando avanti una politica che coniuga rispetto dell'ambiente e sviluppo economico''. Per incentivare ulteriormente enti locali e cittadini alla raccolta differenziata Comieco propone, inoltre, di ''trattenere localmente in tutto o in parte il gettito Iva generato dalla gestione locale dei rifiuti''. (ANSA). <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;RECORD DI INCENDI IN AMAZZONIA PER SICCITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:35:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-335</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-335</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SAN PAOLO - Appena un mese dopo che il governo brasiliano ha annunciato la riduzione del 60% del disboscamento in Amazzonia, la regione fa registrare un numero record di incendi, dovuti a oltre quattro mesi di siccita' anomala. In agosto si sono registrati 16.592 focolai d'incendio tra Amazzonia e Mato Grosso, un numero che se si prolunghera' nei mesi che mancano alla stagione delle piogge (che comincia in dicembre), potrebbe far segnare il peggior anno mai registrato.<br />Nei parchi e nelle riserve, per esempio, tra gennaio e agosto di quest'anno gli incendi segnalati (spontanei o dolosi) sono aumentati del 43% rispetto allo stesso periodo del 2006. La maggior parte dei focolai e' dolosa, secondo le autorita' locali, ma la gravissima siccita' che colpisce tutto il Brasile ha ulteriormente facilitato il compito dei piromani. Nelle ultime settimane, dieci stati brasiliani hanno registrato livelli di umidita' ai minimi storici, tanto da obbligare il governo a decretarvi lo stato di emergenza. (ANSA) XCN ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: UE STANZIA 50 MLN EURO PER AIUTARE I PAESI POVERI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:35:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-334</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-334</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 18 SET - Aiutare i Paesi poveri in via di sviluppo a fronteggiare efficacemente le catastrofi naturali causate dai cambiamenti climatici. Questo l'obiettivo della proposta adottata oggi dalla Commissione europea per la creazione di un'alleanza mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici. L'eurogoverno ha deciso di stanziare 50 milioni di euro per il lancio del programma a cui si aggiungono i 300 milioni di euro gia' messi a disposizione per lo stesso periodo per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici. Le misure previste da questo nuovo piano strategico spaziano dalla lotta alla desertificazione e alle emissioni di gas serra alla piu' generale prevenzione delle catastrofi naturali. Principali beneficiari saranno i Paesi meno avanzati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, maggiormente colpiti nel corso degli ultimi anni da catastrofi naturali. ''Con la proposta di dare vita a un'alleanza mondiale si crea una strategia globale, fino a ora assente, per aiutare i Paesi piu' colpiti dalle catastrofi e per sollecitare gli Stati membri a partecipare piu' attivamente agli aiuti'', ha detto nel corso di una conferenza stampa il commissario Ue per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, Louis Michel. Da luglio a oggi, la Commissione Ue - attraverso l'ufficio per gli aiuti umanitari (Echo) - ha gia' stanziato 24,5 milioni di euro in favore delle vittime di catastrofi naturali in Colombia, Caraibi, Peru', Kenya, India, Nepal, Bangladesh, Corea del Nord e Sudan. (ANSA). I60-PUC ]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;Europa scende dall&#x2019;auto. L&#x2019;Italia no</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-333</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-333</guid><content:encoded><![CDATA[di Alessandro Farulli<br />fonte:www.greenreport.it<br />Nonostante benzina alle stelle, polveri sottili e nanopolveri, aria inquinata, C02, traffico e morti per le strade, la voglia di motori in Italia non diminuisce, e anzi crescer&agrave; sempre di pi&ugrave; nei prossimi anni in controtendenza rispetto al resto d&acute;Europa. Cos&igrave; &egrave; secondo i dati dell&rsquo;ultima ricerca del Bipe (Repubblica di oggi): il nostro Paese continuer&agrave; ad incrementare l&rsquo;uso delle auto al ritmo dell&rsquo;1.5 per cento fino al 2015 per quelle a benzina e dello 0.5 per quelle a diesel. Il resto dell&rsquo;Europa, invece, nello stesso periodo lo diminuir&agrave; tra lo 0.5 e il 2 per cento. Previsioni a lungo termine, certo, ma piuttosto verosimili visto il ritmo di vendite delle quattro ruote in Italia. E visto anche il battage pubblicitario senza soluzione di continuit&agrave; su ogni e qualunque mezzo di informazione. <br />Proprio oggi l&rsquo;Istat ci informa tra l&rsquo;altro che l&rsquo;indice degli ordinativi ha registrato gli incrementi pi&ugrave; consistenti nella produzione di mezzi di trasporto: pi&ugrave; 23 per cento (giugno-luglio 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006). Vendere auto d&rsquo;altronde fa crescere il Pil, d&agrave; lavoro agli operai (e se protestano perch&eacute; il contratto &egrave; da fame chi se ne frega) e dunque ora che i mezzi in produzione sono molto pi&ugrave; ecologici e sempre pi&ugrave; lo saranno in futuro &laquo;andiamo avanti tranquillamente&raquo;, come disse il capitano al mozzo di bordo del Titanic. <br />Una battuta per dire che le cose non sono purtroppo mai semplici e neppure immediate. Se di per s&eacute;, infatti, &egrave; oltremodo positivo che l&rsquo;industria dell&rsquo;auto si ponga il problema dei consumi e delle emissioni, lo sforzo viene vanificato quando l&rsquo;aumento delle vendite continua a crescere. Perch&eacute; se non fosse chiaro, un aumento costante dell&rsquo;1.5% annuo dell&rsquo;uso delle macchine, significa che c&rsquo;&egrave; un punto e mezzo in pi&ugrave; percentuale che va ad aggiungersi alle costanti vendite che sono gi&agrave; &ndash; aggiungiamo noi - ambientalmente insostenibili. Quindi, semplificando, se un modello di auto ha la met&agrave; delle emissioni delle altre, ma se ne vende un numero pari al doppio non cambia niente e se pari al triplo &egrave; peggio di prima. Con buona pace degli euro 4, o euro 5 o futuri 6 e 7.<br />Perch&eacute; gli italiani non si frenano nell&rsquo;acquisto e nell&rsquo;uso dell&acute;auto? Le spiegazioni del Bipe sono tutte convogliate in una sostanziale mancanza di alternative. E probabilmente anche questo &egrave; vero, perch&eacute; se gli autobus non ci sono o funzionano male, i treni affollati, sporchi e non funzionali alle tratte dei pendolari, se il car sharing &egrave; ancora a livello di sperimentazioni (positive) qua e l&agrave;, se ogni volta che si progetta un&rsquo;infrastruttura di diversa mobilit&agrave; rispetto all&rsquo;auto la si avversa, &egrave; chiaro che non ci sia effettivamente molta scelta. <br />Certo, si possono aumentare i costi dei parcheggi, chiudere i centri storici, far pagare maggiormente o introdurre i ticket per entrare nelle citt&agrave;, ma alla fine queste operazioni devono essere accompagnate da un miglioramento concreto dell&rsquo;altra mobilit&agrave; tutta perch&eacute; altrimenti si dar&agrave; adito solo ad un maggior conflitto sociale e a ben pochi benefici ambientali. Ed &egrave; qui che la riconversione ecologica dell&rsquo;economia, ovvero secondo il criterio direttore della sostenibilit&agrave;, prevedrebbe un diverso approccio alla questione. Dove sostanzialmente i dati dell&rsquo;andamento delle vendite auto dovrebbero essere un indicatore da tenere sotto controllo, incrociandolo con i dati delle malattie cardio-respiratorie, quelli degli incidenti stradali, i rispettivi costi sociali e delle cure e i bilanci delle societ&agrave; che gestiscono il trasporto pubblico. Una contabilit&agrave; di bilancio, questa, che se portata avanti in modo virtuoso avrebbe come conseguenza quella di migliorare il servizio di trasporto pubblico, una diminuzione degli incidenti e degli ammalati, una diminuzione anche delle vendite di auto (ecologiche o non). Stiamo dunque percorrendo questa strada, che anche l&rsquo;ultima indagine del Worldwatch institute sulla diminuita capacit&agrave; delle acque delle mare di assorbire anidride carbonica, in qualche modo ci chiede di fare? Se la risposta &egrave; no, &egrave; tempo di rimboccarsi le maniche.]]></content:encoded></item><item><title>Gestione rifiuti portuali&#x2c; l&#xb4;Ue bacchetta l&#xb4;Italia&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:30+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-332</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-332</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br /> La Commissione europea accusa il governo italiano per l&rsquo;omessa elaborazione e adozione dei piani di raccolta e di gestione dei rifiuti portuali. Con il ricorso del 2 agosto 2007 alla Corte di giustizia europea, la Commissione denuncia la mancata attuazione della direttiva europea 2000/59 (recepita in Italia con il Dlgs 182/2003) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico.<br />Un segmento importante dell&rsquo;azione comunitaria nel settore dei trasporti marittimi riguarda la riduzione dell&rsquo;inquinamento dei mari. Questo obiettivo pu&ograve; essere raggiunto &ndash; a detta della Comunit&agrave; - attraverso il rispetto delle convenzioni, dei codici e delle risoluzioni internazionali, mantenendo al contempo la libert&agrave; di navigazione (prevista dalla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare) e di fornitura dei servizi (prevista dal diritto comunitario).<br />Una protezione dell&rsquo;ambiente marino che &egrave; possibile conseguire attraverso la riduzione degli scarichi in mare dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico. E tale protezione pu&ograve; essere anche raggiunta migliorando la disponibilit&agrave; e l&rsquo;utilizzo di impianti di raccolta e attraverso il regime coercitivo: ovvero adeguati impianti portuali di raccolta dovrebbero essere in grado di soddisfare le esigenze degli utenti, dalle navi mercantili di maggiori dimensioni alle pi&ugrave; piccole imbarcazioni da diporto. <br />Ma trattandosi di una direttiva, l&rsquo;Unione europea lascia agli Stati membri la facolt&agrave; di stabilire gli strumenti di attuazione che meglio si adattano al proprio sistema interno.<br />L&rsquo;azione intrapresa a livello comunitario &egrave; sicuramente lo strumento pi&ugrave; efficiente per garantire norme ambientali comuni applicabili a tutte le navi (a prescindere dalla loro bandiera) e ai porti di tutta la comunit&agrave; proprio perch&eacute; l&rsquo;inquinamento marino ha implicazioni transfrontaliere. L&rsquo;attuazione richiede per&ograve; un intervento ulteriore da parte dei singoli Stati. Tanto &egrave; vero che il legislatore comunitario lascia agli Stati membri un&rsquo;ampia libert&agrave; quanto all&rsquo;organizzazione migliore per la raccolta dei rifiuti. Inoltre consente agli Stati di prevedere impianti fissi di raccolta oppure di designare prestatori di servizi incaricati di fornire ai porti unit&agrave; mobili per la raccolta dei rifiuti quando necessario. E ci&ograve; comporta anche l&rsquo;obbligo di fornire tutti i servizi e/o di adottare le altre disposizioni necessarie per l&rsquo;uso corretto e/o adeguato degli impianti in questione.<br />L&rsquo;Italia quindi sarebbe colpevole di non aver messo in pratica quanto recepito con il decreto 182/2003 che stabilisce precisi obblighi per comandanti di navi, autorit&agrave; portuali e gestori dell&rsquo;impianti di raccolta dei rifiuti, al fine di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti prodotti dalle navi. Le regole evidentemente non rispettate riguarderebbero tutti i natanti (tranne le navi militari, quelle possedute e gestite dallo Stato ai fini non commerciali, quelle esercenti servizi di linea) che operano nei porti dello Stato italiano, indipendentemente dalla bandiera di appartenenza.<br />In teoria il piano di raccolta e di gestione dei rifiuti dovrebbe essere elaborati dalle Autorit&agrave; portuali per poi essere comunicati alla Regione competente che provvede a valutarlo, approvarlo e a controllarne lo stato d&rsquo;attuazione.<br />In pratica i piani dovevano essere elaborati entro un anno dall&rsquo;entrata in vigore della normativa ossia entro il 7 agosto 2004, ma cos&igrave; non &egrave; stato in gran parte dei porti italiani.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Inquino troppo? Vado dal commercialista per contabilizzare le emissioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-331</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-331</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />&ldquo;Diritti di emissione dei gas serra: aspetti contabili e di bilancio&rdquo; &egrave; il documento approvato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndc) in tema di contabilizzazione delle emission trading. Il documento &egrave; stato elaborato dalla Commissione nazionale di studio economia e contabilit&agrave; ambientale al fine di costruire uno strumento di approfondimento e di supporto operativo agli addetti ai lavori: fornisce un quadro sistematico e esaustivo del tema dei diritti di emissione delle imprese e illustra le soluzioni di contabilizzazione pi&ugrave; praticabili in conformit&agrave; con i principi contabili internazionali e nazionali.<br />Una dimostrazione ulteriore quindi, di quanto siano intimamente intrecciate le questioni economiche a quelle ambientali. <br />La Comunit&agrave; europea &ndash; tramite la direttiva 2003/87/Ce recepita in Italia con decreto legge 273/2004 poi convertito con la legge 316/04 -ha costituito un sistema comunitario per lo scambio di emissione di gas serra (le cos&igrave; dette emission trading) al fine di ridurre le emissione di Co2 &ldquo;secondo criteri di efficacia dei costi ed efficienza economica&rdquo;. Tale sistema consente dunque, di rispondere agli obblighi del protocollo di Kyoto attraverso l&rsquo;acquisto dei diritti di emissione. <br />Prevede infatti, la fissazione di un limite massimo alle emissioni realizzate dalle imprese: ogni impresa ha a disposizione un certo numero di quote che attribuiscono il diritto a immettere in atmosfera una tonnellata di biossido di carbonio nel corso dell&rsquo;anno di riferimento della stessa quota. La quota viene assegnata alle imprese dei settori industriali con impatto pi&ugrave; rilevante attraverso i Piani nazionali soggetti ad approvazione da parte della Commissione europea.<br />L&rsquo;adozione della direttiva ha comportato inevitabilmente un impatto economico sulle imprese italiane: i gestori degli impianti sono tenuti a restituire un numero di quote corrispondenti alle emissioni realmente prodotte. Dunque, l&rsquo;eventuale surplus pu&ograve; essere accantonato o venduto e l&rsquo;eventuale deficit pu&ograve; essere colmato con l&rsquo;acquisto di ulteriori quote, pena la sanzione.<br />Ma i riflessi della normativa non si fermano qui: gli effetti delle disposizioni coinvolgono anche il profilo della realizzazione contabile e del bilancio dell&rsquo;impresa.<br />Il sistema europeo del resto ha sollevato non poche problematiche legate alla corretta qualificazione civilistica, contabile e fiscale delle quote di emissione.<br />A livello europeo tale incertezza si &egrave; concretizzata nel ritiro, da parte dell&rsquo;International accounting standards board (Iasb), dell&rsquo;Ifric 3. Con tale documento l&rsquo;organismo aveva fornito la propria interpretazione circa la natura delle dinamiche interessate dal mercato dei diritti permissivi e delle quote nell&rsquo;ambito dell&rsquo;emissioni secondo i principi contabili internazionali. L&rsquo; European financial reporting advisory group (Efrag) invece, aveva raccomandato di non adottare l&rsquo;interpretazione in quanto non coerente con una rappresentazione fedele della realt&agrave; economica del contesto di riferimento.<br />A oggi dunque, i principi applicabili nel settore delle emissioni rimangono quelli generali sulla contabilit&agrave; internazionale adottati anche in Italia.<br />Il dlgs 38/2005 ha previsto per le societ&agrave; con titoli quotati la possibilit&agrave; - relativamente all&rsquo;esercizio 2005 - e l&rsquo;obbligo - relativamente all&rsquo;esercizio 2006 - di redigere il bilancio individuale nel rispetto dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). Tali principi garantiscono il trasferimento di informazione di importante livello qualitativo a carattere sia contabile sia finanziario, attraverso la redazione di bilanci comprensibili a tutti.<br />Ecco dunque che il Cndc individua due distinte metodologie alternative per il rilevamento e la contabilizzazione dei fenomeni di assegnazione, utilizzo ed acquisto dei diritti di emissione: il metodo lordo e il metodo netto.<br />Il primo considera l&rsquo;assegnazione dei diritti di emissione come un contributo pubblico e i diritti come attivit&agrave; immateriale; mentre il secondo prevede l&rsquo;iscrizione dell&rsquo;eventuale eccedenza di emissione come costo sulla base del prezzo di mercato rilevando all&rsquo;attivo solo i diritti acquisiti a titolo oneroso.<br />L&rsquo;intervento del Cndc sulla base dei principi contabili internazionali &egrave; significativo: ha dimostrato che ormai la &ldquo;globalizzazione contabile &egrave; una realt&agrave;&rdquo; e che i principi contabili nazionali sono destinati a essere progressivamente sostituiti da una serie di principi e norme riconosciute a livello internazionale. Non solo, ha dimostrato come documenti interpretativi della legge siano destinati ad assumere il carattere di forza di legge. Attraverso tale meccanismo la sostenibilit&agrave; ambientale entra nelle maglie dell&rsquo;economia: il calcolo dei costi ambientali (naturalmente di quelli quantificabili economicamente e che hanno un loro mercato come le quote di emissione) nel documento di bilancio diventa strumento di connubio fra economia e ambiente. <br />Il bilancio &egrave; lo strumento interpretativo non sostituibile nel processo decisionale di tipo economico dunque, pu&ograve; essere un mezzo appropriato per orientare l&rsquo;economia verso la sostenibilit&agrave;.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Pannelli solari&#x2c; per la detrazione serve la certificazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-330</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-330</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.geenreport.it<br />L&rsquo;Agenzia delle Entrate risponde con una risoluzione dell&rsquo;11 settembre 2007 ad alcuni quesiti in tema di detrazione del 55% per gli interventi di risparmio energetico, come l&rsquo;installazione di pannelli solari destinati alla produzione di acqua calda e la tempistica per la presentazione della domanda. <br />Secondo l&rsquo;Agenzia non &egrave; detraibile l&rsquo;istallazione di pannelli solari con certificazione di qualit&agrave; non conforme alle norme Uni 12975, e i certificati devono essere rilasciati da un laboratorio accreditato e i panelli devono essere coperti da una garanzia di almeno cinque anni. <br />Per i pannelli solari realizzati in autocostruzione in alternativa alla certificazione secondo le norme Uni12975, potr&agrave; essere prodotta la certificazione di qualit&agrave; del vetro solare e delle strisce assorbenti secondo le norme Uni vigenti. Il documento per&ograve;, dovr&agrave; essere rilasciato comunque da un laboratorio certificato, e dovr&agrave; essere riprodotto l&rsquo;attestato di partecipazione ad uno specifico corso di formazione da parte del soggetto beneficiario al momento della domanda per la detrazione<br />Il terzo quesito posto all&rsquo;Agenzia riguarda la tempistica per l&rsquo;invio della documentazione all&rsquo;Enea. Occorre trasmettere la copia dell&rsquo;attestato di certificazione energetica (ovvero, in alternativa, di qualificazione energetica prodotto da un tecnico abilitato) e la scheda informativa relativa agli interventi realizzati, entro 60 giorni dalla fine dei lavori. Il giorno a partire dal quale decorrono i 60 giorni &egrave; il c.d. &ldquo;collaudo&rdquo; dei lavori, a prescindere dal momento (o momenti) di effettuazione dei pagamenti. <br />Che la legge sulla certificazione energetica degli edifici sia in vigore dal 2 febbraio scorso ormai &egrave; cosa risaputa, ma che ancora vi sia tanta confusione, poca chiarezza e mancanza di linee guida nazionali unitarie per l&rsquo;applicazione forse lo &egrave; un poco meno. <br />Sicuramente &egrave; chiaro a chi ha cercato di seguire i parametri della normativa per il risparmio energetico ovvero per il singolo cittadino che ha voluto installare un impianto di generatori di calore a norma o pannelli solari per la produzione di acqua calda.<br />La normativa di riferimento- fra l&rsquo;altro di derivazione comunitaria -&egrave; il Dlgs 192/2005 (cos&igrave; come modificato dal Dlgs 311/06). Ha la finalit&agrave; di individuare i criteri, le condizioni e le modalit&agrave; per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, contribuire al conseguimento degli obiettivi posti dal protocollo di Kyoto e promuovere lo sviluppo di tecnologie ecocompatibili.<br />Fra le varie disposizioni il decreto prevede l&rsquo;adozione di criteri generali, di metodologie di calcolo e requisiti della prestazione energetica degli edificiattraverso l&rsquo;emanazione di appositi decreti del Presidente della Repubblica e di specifiche linee guida per il conseguimento della certificazione energetica. Le linee guida nazionali definiscono, secondo il legislatore, le prestazioni oggetto di certificazione, stabiliscono il sistema di classificazione, le metodologie di calcolo, il sistema di accreditamento e le procedure di rilascio del certificato. <br />E l&rsquo;attestato di certificazione energetica dell&rsquo;edificio &egrave; necessario per accedere agli incentivi ed alle agevolazioni di qualsiasi natura (sgravi fiscali o contributi pubblici) finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici o degli impianti ed &egrave; obbligatorio nel momento in cui vengono immessi nel mercato immobiliare. <br />Ma in mancanza di un intervento nazionale alcune regioni &ndash; vedi la Lombardia che con delibera della giunta regionale ha regolato la materia &ndash; hanno cercato di ovviare alla lacuna legislativa varando propri regolamenti o proprie disposizioni. Il risultato per&ograve; non &egrave; sempre quello auspicato: disposizioni regionali e nazionali contraddittorie e non coincidenti nei tempi di attuazione hanno complicato le cose pi&ugrave; che facilitarle.<br />Alla stratificazione normativa si aggiunge poi la altrettanta caotica interpretazione degli enti di controllo e gli enti certificatori. E di fronte a tutto ci&ograve; il cittadino ben intenzionato, non solo viene ostacolato, ma forse anche disincentivato e demoralizzato.<br />E allora che fare?<br />Intanto rivolgersi agli enti competenti e chiedere delucidazioni su come comportarsi e magari anche facendo domande puntuali alla Agenzia delle entrate.]]></content:encoded></item><item><title>Luci e ombre della Conferenza sul clima&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-329</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-329</guid><content:encoded><![CDATA[di Pietro Greco<br />fonte:www.greenreport.it<br />La Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici 2007, organizzata a Roma dal Ministero dell&rsquo;Ambiente nei giorni 12 e 13 settembre scorsi, costituisce un significativo passo avanti dell&rsquo;Italia nella lotta all&rsquo;inasprimento dell&rsquo;effetto serra e all&rsquo;aumento della temperatura media del pianeta. <br />Con questa Conferenza, e con il piano di azione in 13 punti che essa ha proposto, il nostro paese sia avvia sia a dare concreta attuazione alla &laquo;strategia di mitigazione&raquo; sia ad inaugurare una &laquo;strategia di adattamento&raquo; ai cambiamenti climatici. <br />La &laquo;strategia di mitigazione&raquo; consiste, in buona sostanza, nel diminuire le emissioni antropiche di gas serra ed &egrave; chiaramente definita dai vincoli internazionali (il Protocollo di Kyoto e la decisione unilaterale dell&rsquo;Unione europea di tagliare le proprie emissioni del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli di riferimento del 1990). La Conferenza del 12 e 13 settembre consente all&rsquo;Italia di accelerare il passaggio dall&rsquo;adesione formale al rispetto sostanziale dei vincoli internazionali cui &egrave; tenuta. Non &egrave; cosa da poco.<br />La &laquo;strategia di adattamento&raquo; nasce da un fatto: la temperatura media del pianeta continuer&agrave; ad aumentare nei prossimi anni. Se anche oggi azzerassimo le emissioni antropiche globali di carbonio, la temperatura salirebbe almeno di 1 o 1,5 gradi. Se l&rsquo;umanit&agrave; riuscir&agrave;, con un&rsquo;efficace politica di mitigazione, a contenere l&rsquo;aumento dei gas serra in atmosfera entro il doppio rispetto all&rsquo;epoca pre-industriale, avremo un aumento di almeno altri 2 gradi della temperatura. Un cambiamento significativo, che avr&agrave; effetti sulla salute dell&rsquo;uomo, sulle dinamiche degli ecosistemi, sulla societ&agrave; e sull&rsquo;economia. Conviene pertanto adattarsi a questo mutamento. E finalmente l&rsquo;Italia, dopo molti (troppi) anni di spensieratezza, inizia a costruire il suo futuro in un clima pi&ugrave; caldo. Il paese cessa di essere una cicala e diventa una formica ambientale. Ancora una volta, non &egrave; cosa da poco. <br />La Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici 2007, tuttavia, non deve renderci del tutto soddisfatti. Molti sono i problemi ancora da risolvere. Ne vogliamo segnalare uno in particolare: la compattezza (metodologica) della comunit&agrave; scientifica. Le critiche polemiche che alcuni scienziati &ndash; tra cui Franco Prodi, il fratello del Presidente del Consiglio &ndash; hanno rivolto alla Conferenza, dimostrano che questa compattezza in Italia ancora non c&rsquo;&egrave; e che la Conferenza non ha aiutato a realizzarla. <br />Non entriamo nel merito delle critiche. Ma nel discorso sul metodo s&igrave;. La scienza &egrave; essenziale nella politica del clima. Tutti i paesi che hanno deciso di adottare una &laquo;strategia dell&rsquo;adattamento&raquo; hanno collocato al primo posto dei loro piani d&rsquo;azione la ricerca scientifica. Dobbiamo saperne di pi&ugrave;, per meglio indirizzare i nostri sforzi. E proprio perch&egrave; l&rsquo;impegno &egrave; enorme, occorre che tutta la comunit&agrave; scientifica sia e si senta coinvolta. Nel pieno rispetto della sua autonomia. <br />Il che significa dialogare con l&rsquo;intera comunit&agrave; scientifica e darle la possibilit&agrave; concreta di fare ricerca a 360 gradi. Accettando che vengano battute anche piste scomode. E accettando, ovviamente, anche risultati scomodi. Un esempio per tutti: il nucleare di IV generazione. Occorre che l&rsquo;Italia, come ha deciso il Governo, partecipi agli sforzi di ricerca di un &ldquo;nuovo nucleare&rdquo; intrinsecamente sicuro e che non produce scorie. E attendere, laicamente, i risultati della ricerca (che arriveranno fra non meno di una ventina di anni). Se poi la ricerca dimostrer&agrave; che i benefici saranno superiori ai costi, utilizzeremo anche le tecnologie nucleari. Se invece la ricerca dimostrer&agrave; che i costi continuano a essere superiori ai benefici, continueremo a non utilizzarle.]]></content:encoded></item><item><title>In rete l&#xb4;elenco di chi pu&#xf2; vendere energia nel mercato libero&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-328</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-328</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />In attesa della concreta liberalizzazione del mercato domestico dell&rsquo;energia elettrica, l&rsquo;authority competente ha varato il nuovo strumento informativo per promuovere la concorrenza e tutelare i consumatori. Da pochi giorni infatti &egrave; on line l&rsquo;elenco aggiornato dei venditori qualificati di energia elettrica, che attualmente contiene 38 imprese.<br />Per ciascun venditore iscritto, l&rsquo;elenco riporta oltre i dati anagrafici dell&rsquo;impresa e i riferimenti utili per contattarle, anche l&rsquo;indicazione delle aree territoriali in cui il venditore svolge o intende svolgere la propria attivit&agrave;; l&rsquo;indicazione delle tre tipologie di clienti serviti, distinguendo fra clienti domestici, altri clienti in bassa tensione e ogni altra clientela finale; la data di costituzione della societ&agrave;, quella in cui ha avuto inizio l&rsquo;attivit&agrave; di vendita e quella in cui il venditore &egrave; stato iscritto all&rsquo;elenco.<br />L&rsquo;adesione se pur volontaria e richiedibile in qualsiasi momento, &egrave; condizionata dal possesso di determinati requisiti di affidabilit&agrave; e la loro perdita comporta la cancellazione. Per poter essere iscritti i venditori devono infatti, essere costituiti in forma di societ&agrave; di capitali, societ&agrave; consortili, societ&agrave; cooperative, consorzi con attivit&agrave; esterna; aver sottoposto a controllo contabile gli ultimi due bilanci approvati e in attesa della pubblicazione da parte della Banca d&rsquo;Italia dell&rsquo;elenco delle agenzie esterne di valutazione del merito di credito (Ecai) riconosciute, presentare: un giudizio di rating &ndash; ossia il risultato della valutazione riguardo la &ldquo;salute finanziaria&rdquo; delle imprese - rilasciato da primari organismi internazionali, oppure una dichiarazione di affidamento da parte di una societ&agrave; controllante, a sua volta in possesso di un giudizio di rating o una dichiarazione di affidabilit&agrave; da parte un primario istituto di credito. <br />Con la disponibilit&agrave; dell&rsquo;elenco Aeeg cerca di contribuire alla riduzione del rischio di attivit&agrave; promozionali non conformi ai criteri di qualit&agrave; e di corretto comportamento commerciale e cerca di fornire uno strumento informativo adeguato ai consumatori garantendo la conoscenza delle aziende che operano nel mercato libero come venditori.<br />Come ormai &egrave; noto dal 1 luglio 2007 gli italiani possono (per ora per&ograve; solo in teoria) scegliere il proprio venditore di energia elettrica come gi&agrave; avviene fin dal 2003 per il gas e come gi&agrave; possono fare oltre 7 milioni di consumatori con partita Iva.<br />I consumatori domestici di energia elettrica saranno realmente liberi di scegliere il proprio fornitore e scegliere il migliore offerente nei prossimi mesi: in un mercato libero dell&rsquo;energia, senza pi&ugrave; monopolio, i cittadini potranno infatti scegliere fra i prezzi migliori, ma potranno anche orientarsi verso fornitori che propongono energia elettrica da fonti rinnovabili.<br />L&rsquo;offerta di energia rinnovabile gi&agrave; proposta sul mercato per i consumatori non domestici, &egrave; opportunamente garantita da un apposito sistema di certificazione dell&rsquo;origine di tale energia grazie al quale i consumatori potranno testare la provenienza.<br />E grazie all&rsquo;elenco dell&rsquo;Aeeg adesso potranno conoscere le aziende e avere maggiori informazioni sulle loro attivit&agrave;.<br />Una fra le 38 dell&rsquo;elenco &egrave; per esempio la La 220 certificata Recs (sistema di certificazione europea delle fonti rinnovabili) nata con lo scopo di fornire elettricit&agrave; da fonti rinnovabili alla piccola e media impresa e all&rsquo;utenza domestica. La sua caratteristica fondamentale &egrave; quella di approfondire gli aspetti economici ed ecologici dell&rsquo;offerta energetica, attraverso precisi standard di rispetto del consumatore e dell&rsquo;ambiente. Per questo scopo La 220 ha scelto di lasciarsi vigilare da un&rsquo;associazione ambientalista come Legambiente e da un&rsquo;associazione di difesa del consumatore come Adoc (Associazione nazionale per la difesa e l&rsquo;orientamento dei consumatori).]]></content:encoded></item><item><title>Nube tossica notturna a Taranto. Decine di persone ricoverate in ospedale. La situazione industriale &#xe8; fuori controllo. Il raddoppio ENI a Taranto &#xe8; un incremento del rischio&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-19T15:25:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-327</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-september-2007#unique-entry-id-327</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: PEACELINK http://www.peacelink.it <br />No, no, assolutamente no: l&rsquo;ENI non pu&ograve; raddoppiare gli impianti a Taranto. La nube inquinante che ha portato in ospedale pi&ugrave; di 40 cittadini non lascia spazio a incertezze.<br />Siamo in presenza non di una semplice &ldquo;puzza&rdquo; ma di qualcosa di ben pi&ugrave; serio.<br />L&rsquo;odore acre si &egrave; avvertito non solo nelle vicinanze dello stabilimento Agip/ENI ma anche nel quartiere Italia Montegranaro, Salinella e Taranto Due. Irritazione agli occhi, mal di testa, nausea e anche malori, questi i sintomi di una notte che non va per nulla dimenticata sebbene vi siano state nei mesi scorsi altre fuge di gas. E&rsquo; una notte invece da ricordare perch&eacute; una parte della citt&agrave; ha capito di essere stata abbandonata senza informazioni. In piena notte infatti &egrave; stato preso d&rsquo;assalto il centralino dei Vigili del Fuoco che non hanno saputo dare alcuna spiegazione certa. La situazione &egrave; fuori controllo. Ecco perch&eacute; diciamo nuovamente NO al raddoppio dell&rsquo;Eni a Taranto.<br />Prima di parlare di raddoppi occorre parlare di sicurezza e di controllo degli inquinanti. Il raddoppio dell&rsquo;ENI, su cui l&rsquo;Arpa Puglia ha scritto una relazione molto severa, non porta un sostanziale aumento dei posti di lavoro (gli impianti sono automatizzati). Il raddoppio degli impianti Agip/ENI porta invece forti dubbi e interrogativi ulteriori su come la nostra citt&agrave; possa sostenere questo ulteriore carico.<br />PeaceLink si &egrave; attivata in passato chiedendo alla precedente giunta regionale - con un formale raccomandata con ricevuta di ritorno - i dati delle centraline di monitoraggio perimetrale dell&rsquo;ENI. Questi dati non ci sono mai stati comunicati. Eppure sono proprio le centraline perimetrali di monitoraggio dello stabilimento Agip/ENI che ci consentirebbero di individuare la provenienza e la composizione chimica delle nubi &ldquo;misteriose&rdquo; che si sprigionano nell&rsquo;area industriale. Nei giorni scorsi, prima che si spigionasse questa nube tossica, abbiamo nuovamente chiesto all&rsquo;Arpa Puglia che vengano rilevati e resi pubblici i dati delle centraline perimetrali dell&rsquo;Agip/ENI e anche quelli dell&rsquo;Ilva in modo da avere il quadro della situazione.<br />PeaceLink rinnova con maggiore convinzione questa richiesta di pubblicizzazione dei dati di monitoraggio Agip/ENI alla luce della nube tossica che ha scombussolata mezza citt&agrave;.<br />Confidiamo nell&rsquo;Arpa che costituisce l&rsquo;unico riferimento certo in un territorio da Far West.<br />Invitiamo i cittadini a collegarsi al sito www.arpa.puglia.it e a segnalare all&rsquo;Arpa Puglia tutti gli elementi informativi che possano servire ad individuare le fonti inquinanti. Invitiamo i cittadini a formare comitati e gruppi di pressione spontanei perch&eacute; i politici della &ldquo;casta&rdquo; non solo hanno dimenticato il cuore ma hanno perso anche il naso: non avvertono pi&ugrave; neanche la puzza del gas. Se qualcosa perviene alle loro vie olfattive &egrave; semmai l&rsquo;inebriante profumo dei soldi. Alessandro Marescotti - Presidente di PeaceLink<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Raee&#x2c; fissati gli eco-contributi per il settore illuminotecnica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T13:17:53+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-326</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-326</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Definiti gli importi per il settore illuminotecnica dell&acute;Eco-contributo Raee. A partire dal 1&deg; ottobre 2007 le aziende produttrici aderenti a Ecolamp (in primis i soci fondatori General Electric, La Filometallica, Leuci, Osram, Philips, Sylvania) applicheranno i contributi ambientali per lo smaltimento e il recupero delle sorgenti luminose e apparecchi di illuminazione a fine vita.<br />Ma quando entrer&agrave; in vigore la normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici? Facciamo il punto: i mesi estivi hanno fatto registrare un ulteriore passo in avanti con l&acute;approvazione del primo decreto ministeriale anche da parte del Consiglio di Stato. Ora si attende la sola pubblicazione in Gazzetta ufficiale prevista a giorni.<br />Il decreto attuativo attualmente alla firma dei ministri competenti (Sviluppo economico e dell&acute;Economia e delle finanze) definisce oltre all&acute;istituzione degli organismi basilari del nuovo sistema di gestione dei rifiuti Raee (Registro nazionale dei produttori, centro di coordinamento e comitato di indirizzo) anche i tempi per la sua piena applicazione.<br />La pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale formalizzer&agrave; l&acute;avvio, a partire dal 1&deg; settembre, di un "regime transitorio" di 120 giorni: una fase transitoria prevista dal Legislatore nazionale per consentire a tutti gli addetti ai lavori e agli operatori coinvolti (produttori, distributori ed enti locali) di prepararsi per l&acute;adempimento degli impegni previsti dalla normativa con l&acute;obiettivo di arrivare il 1&deg; gennaio 2008 alla piena applicazione del D.Lgs. 151/2005.<br />Con la partenza del regime transitorio, ai produttori viene concessa la possibilit&agrave; di applicare un eco-contributo Raee ai prodotti oggetto della normativa (Per il settore illuminotecnico rientrano all&acute;interno della normativa gli apparecchi di illuminazione e le sorgenti luminose. Con il termine "sorgenti luminose" si considerano le tipologie elencate nel Dlgs 151/05 Allegato 1 B punto 5) immessi sul mercato per il finanziamento delle attivit&agrave; di smaltimento e recupero delle apparecchiature a fine vita.<br />Per il settore illuminotecnico, il consorzio Ecolamp e le aziende produttrici che ad esso aderiscono hanno deciso di posticipare la data di applicazione dell&acute;Eco-contributo Raee al 1&deg; ottobre 2007 per consentire ai tutti gli addetti ai lavori del comparto di compiere gli ultimi controlli e preparativi per un omogenea partenza del sistema.<br />Inoltre, per semplificare le procedure di pagamento del contributo ambientale da parte della Distribuzione e dei Consumatori finali, Ecolamp ha previsto un solo importo per ciascuna delle categorie oggetto della Normativa. L&acute;eco-contributo Raee per le sorgenti luminose &egrave; di euro 0,22 pi&ugrave; Iva a pezzo; per gli apparecchi di illuminazione, &egrave; di euro 0,15 pi&ugrave; Iva al pezzo. L&acute;importo di 0,22 &euro; + Iva per le "sorgenti luminose" &egrave; relativo a tutte le tipologie di lampade fluorescenti e al neon oggetto della Normativa; mentre il valore dell&acute;Eco-contributo RAEE applicato agli "apparecchi di illuminazione" non prevede distinzioni di prezzi per le fasce di peso degli apparecchi.<br />A partire dal 1&deg; ottobre 2007, pertanto, per i prodotti messi in commercio dalle aziende produttrici aderenti al consorzio Ecolamp il prezzo di vendita sar&agrave; integrato da un secondo importo: l&acute;Eco-contributo RAEE. Il consorzio Ecolamp ha infatti suggerito alle stesse aziende di avvalersi dell&acute;opportunit&agrave;, concessa dalla Normativa nazionale, di rendere "visibile" il contributo ambientale distinguendolo dal prezzo di vendita e rendendo cos&igrave; percepibile agli operatori della filiera distributiva e ai consumatori finali le finalit&agrave; ambientali del contributo Raee.]]></content:encoded></item><item><title>SMOG: SETTIMANA MOBILITA&#x27;; EUROPEI SCHIAVI DELL&#x27;AUTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T13:17:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-325</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-325</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 10 SET - Anche se l'automobile privata rimane il principale mezzo di trasporto, i cittadini Ue sono ben consapevoli del suo impatto sull'ambiente e sul traffico. Secondo un'indagine di opinione dell'Eurobarometro la maggior parte degli europei e' a favore di misure che promuovano l' utilizzo dei trasporti pubblici e per incoraggiare una mobilita' piu' sostenibile. L'indagine di opinione dell'Eurobarometro e' stata condotta nei 27 Stati membri dell'Unione europea su un campione scelto a caso di circa 26.000 persone in merito a questioni relative alla politica dei trasporti dell'Ue, tra cui il trasporto urbano, le questioni ambientali, il traffico, la sicurezza aerea e i diritti dei passeggeri aerei. Prima di tutto c'e' una conferma: il trasporto motorizzato privato predomina nell'Unione europea. L'81% dei cittadini Ue possiede un'automobile nel proprio nucleo familiare. La maggioranza dei cittadini dell'Ue (51%) indica l'automobile come il principale modo di trasporto, seguita dai mezzi pubblici (21%), dagli spostamenti a piedi (15%) e dalla motocicletta (2%). Gli europei lo sanno: i miglioramenti del trasporto pubblico, quali ad esempio orari migliori (29%) e migliori collegamenti verso destinazioni abituali (28%) potrebbero incoraggiare quanti utilizzano principalmente l'automobile per la mobilita' quotidiana ad utilizzarla meno frequentemente. Tuttavia, una percentuale significativa (22%) di automobilisti dichiara che in nessun caso sarebbe disposto a utilizzare meno l'automobile. La stragrande maggioranza dei cittadini Ue (78%) e' del parere che il tipo di automobile e il modo in cui viene utilizzata abbiano un impatto importante sull'ambiente. Per la maggioranza (35%) degli intervistati, il migliore mezzo per invertire il trend all' aumento delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dovute al trasporto stradale sarebbe permettere solo la vendita di veicoli meno inquinanti. Per il 30% degli intervistati, invece, il mezzo piu' efficace per ridurre le emissioni di CO2 consiste nell' incoraggiare, soprattutto tramite agevolazioni fiscali, l' acquisto di veicoli a ridotto consumo di carburante. Alla domanda in merito al metodo da essi utilizzato nel corso dell' ultimo anno per risparmiare carburante, piu' della meta' degli intervistati conducenti principali nel loro nucleo familiare hanno risposto di aver modificato il loro stile di guida (57%) o di essersi spostati maggiormente a piedi o in bicicletta (56%). E' invece inferiore la percentuale di persone che ha utilizzato piu' spesso i trasporti pubblici (26%) o sono passati ad un' automobile a ridotto consumo di carburante (25%), mentre il 16% non ha utilizzato nessuno dei metodi proposti nel questionario e il 4% ha utilizzato tutti i metodi citati. Secondo il 36% dei cittadini Ue, il metodo migliore per incoraggiare l'utilizzo di biocarburanti e' quello renderli meno costosi tramite agevolazioni fiscali. Seguono, con il 32% di favorevoli, misure miranti a imporre ai costruttori la produzione di automobili a biocarburante. Tre cittadini Ue su quattro (74%) sono ben consapevoli che il tipo di automobile e il modo in cui sono utilizzate hanno un' influenza importante sulla situazione del traffico nel loro ambiente immediato. La stragrande maggioranza degli intervistati (90%) ritiene che la situazione del traffico nella loro area dovrebbe essere migliorata tramite un migliore sistema di trasporti pubblici (49%), l'introduzione di restrizioni all' accesso al centro citta' (17%), limiti di velocita' (17%) o pedaggi (5%). Una esigua maggioranza di cittadini Ue e' disposta a pagare di piu' per utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti (54%). Tuttavia, la maggioranza dei cittadini Ue (60%) non condivide l'affermazione che tutti gli utenti della strada dovrebbero pagare un pedaggio per compensare la congestione e i danni ambientali, mentre il 35% degli intervistati si dichiara d'accordo. (ANSA). XLO ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: ROMA 2007; ACQUE TROPPO CALDE&#x2c; MEDITERRANEO A RISCHIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T13:17:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-324</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-324</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Acque troppo calde nel Mediterraneo e non solo d'estate. La temperatura aumenta anche in inverno e coinvolge anche le acque profonde, che registrano un aumento di due gradi. Un'anomalia che fa saltare gli equilibri dell' intero bacino. A rischio in particolare la corrente dell' Adriatico, una delle tre correnti mediterranee che assicurano la vitalita' del nostro mare. Nel 2003 questa corrente si e' gia' ''spenta''. Questi i dati dell' allarme clima, resi noti oggi in una conferenza stampa al ministero dell' Ambiente, emersi da un'elaborazione dell'Istituto per la ricerca sul mare (Icram) e provenienti dal gruppo di lavoro sull' ambiente marino della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, che si terra' il 12 e 13 settembre a Roma, alla Fao. In particolare, si legge nel rapporto, l'inverno scorso la temperatura del Tirreno fino a 100 metri di profondita' e' stata di due gradi sopra la media stagionale: 15 gradi contro i 13 che si misurano abitualmente nella colonna d'acqua. Dati registrati per la prima volta. Sul fronte adriatico, dai cinque gradi della media invernale dell' ultimo secolo, gia' nel 2003 si e' passati (sempre in inverno) a 13 gradi. Pesanti le conseguenze: diminuisce la biomassa marina e diminuisce l'assorbimento di anidride carbonica, il maggiore dei gas serra.(ANSA). GU/FV ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA:ROMA 2007;PECORARO&#x2c;MARE SENZA INVERNO&#x2c;RISCHIA COLLASSO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T13:16:46+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-323</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-323</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''Abbiamo perso l'inverno e il mare ha pagato il prezzo piu' alto. L'emergenza mare deve essere acquisita come emergenza nazionale''. Cosi' il ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, durante la presentazione di un rapporto sull'allarme clima sul Mare Nostrum presentato a due giorni dalla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici promossa dal ministero dell'Ambiente e organizzata dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) che si terra' a Roma, al Palazzo della Fao, il 12 e 13 settembre. In particolare, secondo Pecoraro, l'attenzione sul mare ''deve essere centrale in tutte le scelte'', e questo sara' uno dei temi che dovra' scaturire dalla Conferenza di Roma. Secondo il rapporto clima e mare, basato su elaborazioni dell'Istituto per la ricerca sul mare (Icram), nel 2003 si e' bloccata la corrente dell'Adriatico, una delle tre correnti che fa da ''motore'' a tutto il Mediterraneo. Una corrente ascensionale che trasporta i nutrienti dal fondo verso la superficie. ''Se dovesse permanere il problema del 2003 - ha detto Pecoraro - il rischio per il Mediterraneo e' quello di fare la fine del Mar Nero, un bacino chiuso, che si sta bloccando del tutto e che a 150 metri di profondita' e' morto''. Lo stesso, ha riferito ancora il ministro ''puo' accadere al Mediterraneo in caso di assenza di queste correnti ascensionali''. Occorrono quindi, secondo Pecoraro, ''misure piu' forti di mitigazione di questi effetti'' anche attraverso maggiori fondi. ''Si potrebbe gia' cominciare a rispettare l'orientamento del Dpef - ha detto Pecoraro - che prevede un miliardo di euro nei prossimi 3 anni per Kyoto, che non sono soldi solo del ministero dell'Ambiente ma che possono essere investiti per piani di adattamento in varie forme, come per esempio il piano casa, e 750 milioni di euro nel triennio per la difesa del suolo, fondo che andra' aumentato''. Si tratta, ha spiegato il ministro, di fondi a rotazione o fondi di garanzia. Altro capitolo e' il tetto al 2% per la spesa della pubblica amministrazione. Un'eredita' ''disastrosa'', la norma Tremonti (''rispetto alla quale c'e' l'incapacita' anche di questo Governo di uscire da questo ingorgo'') che di fatto, ha sottolineato Pecoraro, blocca la possibilita' di usare i fondi pur a disposizione. (ANSA). GU]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;&#xa;Buone pratiche in Veneto: nasce la scuola ad alta efficienza energetica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T13:15:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-322</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-322</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />L&rsquo;appuntamento &egrave; per sabato a Sovizzo in provincia di Vicenza, dove sar&agrave; inaugurato uno dei primi edifici scolastici appartenente alla classe &ldquo;A&rdquo; secondo i parametri di Casa Clima (certificazione messa a punto dall&rsquo;omonima agenzia della Provincia autonoma di Bolzano) e inserito nella lista dei progetti segnalati dalla campagna europea &ldquo;Energia sostenibile per l&rsquo;Europa 2005-2008&rdquo; .<br />Il progetto voluto dal comune di Sovizzo e realizzato nel vasto terreno destinato dal Pgr all&rsquo;edilizia scolastica, ha portato all&rsquo;ampliamento e all&rsquo;annessione di nuovi spazi per complessivi 1000 metri quadri della scuola elementare e media della citt&agrave;.<br />Ha una capacit&agrave; di consumo di energia inferiore ai 30 kwh/m2, &egrave; dotata di pannelli fotovoltaici da 20 kw che garantiscono l&rsquo;energia elettrica necessaria al funzionamento della pompa di calore; ha un piccolo impianto solare termico che consente il riscaldamento dell&rsquo;acqua sanitaria e un recuperatore di calore con efficienza minima del 51%.<br />E non solo: la nuova scuola &egrave; dotata di un sistema di copertura in struttura e manto metallici studiato in modo da mitigare l&rsquo;effetto dell&rsquo;irraggiamento solare e garantire all&rsquo;interno un alto comfort termico anche grazie alle bocchette di ventilazione che creano una serie di zone ventilata.<br />Il portico dell&rsquo;edificio &egrave; rivolto verso sud-ovest per proteggere l&rsquo;ingresso vetrato, ed un grande lucernario in copertura per illuminare l&rsquo;ambiente in modo naturale. E la posizione e l&rsquo;inclinazione dei frangisole sono state calcolate in base alle tabelle dell&rsquo;inclinazione solare della zona.<br />Insomma una scuola costruita con tutti i crismi della efficienza energetica in una provincia che prima in Italia ha gi&agrave; posto in vigore l&rsquo;obbligatoriet&agrave; del certificato energetico ai fini dell&rsquo;abitabilit&agrave; degli edifici di nuova costruzione.<br />Un esempio positivo quindi, una buona pratica da evidenziare nalla speranza che questi virtuosismi finora sporadici divengano sempre pi&ugrave; la norma in tutta l&acute;Italia, magari supportati e incentivati da provvedimenti normativi in grado di riorientare anche il settore delle costruzioni verso una maggiore sostenibilit&agrave; ambientale.]]></content:encoded></item><item><title>La desertificazione avanza in tutti i continenti</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T12:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-321</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-321</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />di Roberta Pizzolante<br />Una minaccia globale che parte dal basso, o meglio da terra. E che rischia di produrre degrado ambientale, impoverimento delle risorse, povert&agrave; e immigrazione. La desertificazione causata dai cambiamenti climatici non distingue tra regioni aride, semi aride e sub umide secche e riguarda ormai tutti i continenti. Le cifre dell&rsquo;emergenza fornite dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale della lotta alla desertificazione, celebrata il 17 giugno al motto di &ldquo;Desertificazione e cambiamenti climatici, una sfida globale&rdquo;, parlano chiaro. Un milione di persone ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell&rsquo;aumento della desertificazione e la cifra &egrave; destinata a salire. Tanto che, secondo l&rsquo;Unccd, la Convenzione Onu sulla desertificazione ratificata da circa 200 paesi, da qui al 2020 un numero pari a 60 milioni di persone potrebbe spostarsi dalle zone desertificate dell&rsquo;Africa Sub-sahariana verso il nord Africa e l&rsquo;Europa. <br />Un quarto della superficie terrestre &egrave; a rischio desertificazione e gi&agrave; oggi l&rsquo;inaridimento riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse, caratterizzate da carenza di piogge e da alte temperature. La regione pi&ugrave; interessata &egrave; l&rsquo;Africa, con il 73 per cento delle terre coltivate che subiscono degrado e desertificazione, ma altre aree in Asia, America Latina e nord del Mediterraneo sono degradate o minacciate. Neanche alcune zone di paesi sviluppati, come Stati Uniti e Russia, sfuggono all&rsquo;avanzata del deserto. E l&rsquo;Italia? Attualmente il 5,5 per cento del territorio &egrave; sensibile alla desertificazione, pari a cinque regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Oltre a queste, si prevede che anche la Pianura Padana nei prossimi 30 anni subir&agrave; un impatto economico dalla desertificazione di 20/22 miliardi di euro, con una riduzione del pil del 20 per cento, mentre la perdita nei prossimi 50 anni per il turismo sarebbe di circa 30 miliardi di euro a causa della possibile scomparsa di migliaia di km di coste. Secondo i calcoli del progetto Desertification Information System for the Mediterranean (Dismed) che ha stimato la sensibilit&agrave; media al rischio desertificazione, in Italia circa il 30 per cento del territorio &egrave; predisposto a questo pericolo, poco pi&ugrave; del Portogallo (28,8 per cento), ma inferiore a Grecia (36,8) e Spagna (48,29). <br />Il primo passo per arginare il problema, dicono all&rsquo;Unccd, &egrave; mettere a punto un &ldquo;protocollo contro la sete&rdquo;, con l&rsquo;intento di fornire a ogni essere umano almeno 45 litri di acqua, risparmiare e valorizzare l&rsquo;oro blu. Anche perch&eacute; &egrave; in ballo l&rsquo;economia dei paesi, denuncia la Coldiretti, preoccupata per i mancati guadagni derivanti dall&rsquo;agricoltura in Italia. Il cambiamento climatico sta gi&agrave; facendo sentire i suoi effetti nelle campagne: spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l&rsquo;olivo, che &egrave; arrivato a ridosso delle Alpi e le prime arachidi raccolte nella pianura padana, riduzione della riserva idrica, aumento dell&rsquo;erosione in zone collinari e alluvioni in pianura, germogliamento anticipato per le piante coltivate, rischio per gelate tardive, aumento dell&rsquo;incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti e stress idrico delle piante.<br />L&rsquo;allarme &egrave; alto insomma, e non molto diverso da quello riportato da Galileo dieci anni fa, quando denunciava il rischio di desertificazione dovuta ai cambiamenti climatici e raccontava della prima Conferenza dell&rsquo;Unccd a Roma (Il deserto dietro l'angolo). Anche i primi allarmi per il degrado del suolo italiano risalgono a quel periodo, con le stesse regioni riportate come le pi&ugrave; vulnerabili (Deserto Italia?) e con al centro del pericolo soprattutto l&rsquo;Africa e la perdita delle sue capacit&agrave; produttive. Tanto da spingere 150 esperti riuniti al Centro di cultura scientifica &ldquo;Ettore Majorana&rdquo; di Erice, a lanciare un appello rivolto ai governi per la promozione di una maggiore &ldquo;coscienza del suolo&rdquo; (Un appello per il suolo). Ma la desertificazione &egrave; stata trattata anche con un occhio alle possibili soluzioni. In un articolo a firma di Pietro Laureano, consulente Unesco per le zone aride, si ripercorrono le prime strutture per la raccolta dell&rsquo;acqua messe a punto all&rsquo;alba dell&rsquo;umanit&agrave; fino ad arrivare alle tecniche di irrigazione pi&ugrave; sostenibili (La tradizione contro la siccit&agrave;). E&rsquo; proprio su queste che ha puntato l&rsquo;Unione europea (Ue) che ha indicato alle regioni 40 azioni di sviluppo rurale e di buona gestione del territorio per contrastare la desertificazione (La Ue promuove l'agricoltura verde).]]></content:encoded></item><item><title>Biocarburanti: servono davvero?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-15T12:29:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-320</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-320</guid><content:encoded><![CDATA[di Primo Mastrantoni*<br />fonte:www.greenreport.it<br />ROMA. Alla conferenza parigina "Round Table on Sustainable Development" dell'Ocse, la domanda principale &egrave; stata: i biocarburanti attuali servano veramente a ridurre il surriscaldamento globale oppure non rappresentano loro stessi un problema per l&acute;ambiente? E&acute; stato presentato uno studio che cos&igrave; conclude: <br /><br />1 la tanto ambita sostituzione dei carburanti fossili con quelli derivati dalla produzione agricola causer&agrave; una penuria di cibo e mangimi in tutto il mondo; <br /><br />2 ridurr&agrave; la biodiversit&agrave; e dannegger&agrave; l&acute;ambiente; <br /><br />3 non sar&agrave; giustificata dal punto di vista economico, n&eacute; dar&agrave; un contributo reale alla riduzione dei gas serra. Perci&ograve; l&rsquo;Ocse suggerisce di puntare a soluzioni tecniche che favoriscano la produzione di biocarburanti meno cari ed ecocompatibili.<br /><br />In sostanza c&rsquo;&egrave; stato uno stop all&acute;utilizzo di biocarburanti in attesa di soluzioni ecocompatibili. Insomma la "grande speranza" del combustibile verde perde terreno. Vedremo se si terr&agrave; conto di questa analisi. Nel frattempo l&acute;aumento dei prezzi di alcuni prodotti agricoli &egrave; stata attribuita anche alla loro utilizzazione energetica. Insomma le soluzioni prospettate per la riduzione del gas serra sembrano fatte da principianti senza una reale valutazione di merito. Non stiamo proprio in buone mani!<br /><br />*segretario Aduc<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: ROMA 2007; IN ITALIA EFFETTO SERRA PIU&#x27; VELOCE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:27:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-319</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-319</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - In Italia il riscaldamento dell'aria aumenta ad un ritmo maggiore di quello registrato in media nel Pianeta. Un fenomeno che costituisce da solo un segnale importante dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, alle prese con l'aumento delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni. A scaldarsi poi non e' solo l'aria, ma anche l'acqua, ad esempio dei nostri laghi. E poi ci sono le variazioni di fenomeni atmosferici estremi come la grandine, che sembra abbiano aumentato la loro frequenza. Questi i principali dati emersi oggi a Roma nel corso della presentazione del Cnr di un volume che raccoglie le ricerche piu' recenti e in corso svolte dall'Ente, sul tema dei cambiamenti climatici. Un'occasione per fare il punto sul caso italiano e ribadire, come sottolineato da Franco Prodi, direttore dell'Istituto di Scienza dell'atmosfera e del clima del Cnr ''il ruolo fondamentale della ricerca''. Il lavoro di raccolta ha coinvolto 24 istituti e circa 500 ricercatori, disponibile anche on-line ed elaborato in vista della Conferenza nazionale sui mutamenti climatici promossa dal ministero dell' Ambiente e organizzata dall'Apat, che si terra' a Roma il 12 e 13 settembre. Ecco i principali dati del Cnr diffusi oggi: - RISCALDAMENTO: Sul fronte delle temperature la variazione registrata sul nostro Paese e' di un grado in 100 anni (1865-2003), piu' alta del valore medio registrato su scala globale, che e' di 0,74 gradi /100 anni (dati Ipcc dal 1906 al 2005). Questo quanto emerge dall'analisi delle nostre serie storiche, visto che gli strumenti per la misura dei parametri meteorologici sono nati in Italia nel XVII secolo. Ai fini scientifici, il Cnr ha creato poi con altri enti un data base con i dati di temperature e precipitazioni di oltre 100 stazioni, distribuite sul territorio nazionale, che coprono gli ultimi 200 anni circa. ''Bisogna considerare comunque anche la collocazione delle stazioni - ha spiegato Michele Colacino del Cnr - che in passato era alle periferie delle citta', mentre oggi, come a Roma, e' in pieno centro''; - ONDATE CALORE: Significativo l'aumento delle ondate di calore, decisamente in crescita: il numero dei giorni 'caldi' registrati nei mesi estivi, da giugno a settembre, e' passato dal 10% del decennio 1960-1970 al 40% del decennio 1990-2000. - PRECIPITAZIONI: La valutazione e' complessa. Considerando gli ultimi 150 anni, la variazione non e' statisticamente significativa, mentre valutando gli ultimi 50-60 anni, l' ammontare delle piogge risulta fortemente ridotto. Nell'Italia meridionale piove il 12-13 per cento in meno, in quella settentrionale la diminuzione e' compresa tra 8 e 9 per cento. Si riducono le precipitazioni leggere (meno di 20 mm al giorno) e aumentano quelle intense (maggiori di 70 mm/g). Con minore risorse di acqua e maggiore rischio di frane e alluvioni. Sempre sul fronte delle precipitazioni, secondo prime analisi nell'area del Centro Italia, dai trend passati risulta un aumento significativo nella frequenza di eventi di grandine e scenari futuri mostrano che la probabilita' annuale di eventi di grandine sembrano in crescita, specie in primavera; - RISCALDAMENTO ACQUE LAGHI: Negli ultimi 50 anni, in particolare dalla meta' degli anni '80, la stabilita' della massa d'acqua del Lago Maggiore e' aumentata sensibilmente e si sono ridotte le profondita' raggiunte dal rimescolamento invernale. In particolare, e' aumentata la temperatura di tutta la colonna d'acqua: nel 1956 era di 5,8 gradi, nel '63 e' stata di 5,9 gradi e nel 1979 di 6 gradi. Nel 2006 la temperatura ha segnato 6,22 gradi. (ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: USA&#x2c; GHIACCIO ARTICO TRA 50 ANNI SARA&#x27; 40&#x25; MENO/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:27:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-318</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-318</guid><content:encoded><![CDATA[(di Luciano Clerico) (ANSA) - WASHINGTON, 7 SET - Che il Polo si stesse sciogliendo lo si sapeva. Ma che cio' avvenisse ad una velocita' cosi' elevata no. Si scioglie ad un ritmo tale che se dovesse continuera' cosi' per i prossimi anni nel 2050 la superficie ghiacciata del Mare Glaciale Artico dovrebbe essere quasi dimezzata rispetto ad oggi, esattamente il 40 per cento in meno. A questa conclusione e' giunto uno studio del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), anticipato oggi sul Washington Post e che sara' pubblicato domani da Geophysical Research Letters. In base alla ricerca, il cambiamento del clima ha portato ad uno scioglimento tale dei ghiacci che ''nel 2050 nella maggior parte delle regioni artiche la superficie ghiacciata sara' il 40 per cento in meno della attuale''. Quello del NOAA e' uno degli studi piu' accurati mai pubblicati finora, che cerca di prevedere nel dettaglio quali possano essere le cause del surriscaldamento attuale. Ne indica una come ''assolutamente prioritaria'': le emissioni di gas nell' atmosfera. Uno studio dell' Intergovernmental Panel on Climate Change aveva predetto sei anni fa che solo nel 2100 sarebbe stata ''evidente'' al Polo la perdita di ghiaccio. Ma gia' nel febbraio scorso un panel sponsorizzato dall' Onu aveva sottolineato che per quella data andando avanti a questo ritmo, la superficie del polo Nord sara' ''quasi interamente'' senza ghiaccio. Oggi il nuovo studio del NOAA lancia un ulteriore e piu' dettagliato allarme: non occorre aspettare il 2100, basta il 2050. L'oceanografo Overland e il metereologo Muyin Wang hanno impostato i loro calcoli basandosi soprattutto sugli attuali livelli di emissione di anidride carbonica. Basta questa a contribuire ''in modo determinante'' a sciogliere entro il 2050 almeno il 40% dei ghiacci attuali. ''La quantita' di co2 che abbiamo emesso negli ultimi 20 anni - ha sottolineato Overland - rimarra' nell'atmosfera per altri 40, 50 anni''. Ad essa si aggiungera' l'anidride carbonica che l'uomo continuera' nel frattempo a produrre ''e per questo - ha detto Overland - temo siano gia' attive le cause della maggior parte degli effetti che vedremo nei prossimi 30 anni''. Tra gli effetti ''certi'', questo: lo scioglimento dei ghiacci artici. Overland e Wang hanno messo a punto una ventina di modelli matematici sul cambiamento climatico basati in primo luogo sulle osservazioni dell'Artico via satellite degli ultimi 20 anni. La perdita di ghiaccio e' evidente a occhio, ''ma rispetto agli ultimi 20 anni - ha sottolineato Wang - abbiamo riscontrato che e' molto piu' veloce''. Tutto cio' e' destinato a produrre una serie di effetti difficilmente prevedibili: ''Un cambiamento dell'intero ecosistema e' inevitabile, ma in quali termini possa verificarsi e' impossibile da prevedere - ha concluso Overland -. Di sicuro ci saranno vincitori e vinti, e credo sia destinato a vincere chi oggi vive sotto i ghiacci. Specie come i salmoni dovrebbero beneficiarne. Ma i poveri orsi non li vedo affatto bene''. (ANSA). CLE ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: EPIDEMIA AFRICANA COLERA CAUSATA DA RISCALDAMENTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:26:58+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-317</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-317</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 8 SET - Gli effetti dei cambiamenti del clima sulla salute, che i modelli prevedono devastanti specie nei paesi in via di sviluppo, sono in realta' gia' in atto. Lo dimostra uno studio francese pubblicato dalla rivista Bmc Infectious Deseases, secondo cui il recente emergere di epidemie di colera in vari stati africani e' direttamente legato ai cambiamenti del clima. Il colera e' una malattia infettiva causata da un batterio, il Vibrio Cholerae. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanita' nel 2004 ci sono stati piu' di centomila casi in tutto il mondo, di cui 95mila solo in Africa. I ricercatori del laboratorio di Genetica ed Evoluzione delle Malattie Infettive (Gemi) di Parigi hanno cercato di stabilire l'esistenza di una correlazione tra l'insorgenza del colera in cinque paesi africani (Togo, Costa D'Avorio, Ghana, Benin e Nigeria) e i cambiamenti climatici nella regione. Per far cio' sono stati presi in esame i dati dell'Oms sulla malattia tra il 1975 e il 1995, e sono stati confrontati sia con le variazioni di volume delle piogge sia con un fattore, chiamato Indice di oscillazione Indiana (Ioi) che tiene conto di tutti i parametri legati al clima assegnando un punteggio ad ognuno. Le elaborazioni statistiche dei ricercatori hanno mostrato che i nuovi focolai di colera sono strettamente legati all'andamento delle piogge e di altri indici climatici, come l'Ioi o la concentrazione di fitoplankton vicino alla costa. ''Il numero di casi di colera e' aumentato alla fine degli anni '80 - spiega Guillaume de Magny, che ha coordinato lo studio - e c'e' una sincronia in tutti i paesi che abbiamo studiato. Questa sincronia e' coerente sia con la variazione della pioggia che degli altri indici dei cambiamenti climatici''. Questo risultato e' in accordo con studi simili fatti in Bangladesh e Sud America. Una possibile spiegazione del legame tra clima e colera si puo' trovare, secondo gli esperti, nel ciclo di vita del vibrione. Le piogge torrenziali favoriscono la proliferazione nelle zone costiere del fitoplancton, che a sua volta ospita lo zooplancton che e' il principale habitat del battere del colera. Questa associazione e' destinata a peggiorare nei prossimi anni: secondo i modelli sul clima, infatti, il riscaldamento globale provochera' un aumento delle piogge nella zona equatoriale, che secondo uno studio della Nasa pubblicato recentemente dal Journal of Climate e' gia' iniziato nel 1979. (ANSA). I12-GU ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA: APEC SYDNEY;SI&#x27; ACCORDO MA SENZA OBIETTIVI VINCOLANTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:26:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-316</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-316</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA-AFP) - SYDNEY - E' stato difficile ma alla fine i Paesi riuniti al Forum di cooperazione Asia-Pacifico (Apec) a Sydney, tra cui Stati Uniti e Australia, hanno raggiunto un accordo sul clima anche se, secondo fonti diplomatiche, il documento finale non contiene obiettivi vincolanti. Il documento di sei pagine, infatti, che dovra' essere sottoscritto in questo fine settimana, si accontenta, sempre secondo le stesse fonti, di menzionare una ''aspirazione'' a ridurre del 25% l'intensita' energetica (calcolata sul rapporto tra il consumo di energia e la produzione) dei 21 stati membri da qui al 2030. Il testo afferma anche che gli Stati Uniti devono restare il contesto principale per i negoziati sul clima, secondo quanto riferito da un responsabile del sud-est asiatico che ha partecipato alla redazione del testo. Secondo altri responsabili e alcuni esperti, poi, gli Stati Uniti e l'Australia tentano di far presa su alcuni Paesi per avviare un nuovo ciclo di conferenze sul clima ma in una direzione differente sulla riduzione dei gas serra dall'attuale Protocollo di Kyoto che Usa e Australia, tra i paesi industrializzati, non hanno ratificato. L'Australia aveva previsto di fare dei cambiamenti climatici uno dei temi maggiori del summit Apec ma il primo ministro John Howard aveva affermato che non sarebbe stato adottato alcun impegno vincolante sulla riduzione dei gas serra. L'Apec riunisce Australia, Brunei, Canada, le Cile, la Cina, Usa, Hong Kong, Indonesia, Giappone, Malesia, Messico, Nuova-Zelanda, Papuasia-Nuova Guinea, il Peru', le Filippine, la Russia, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Tailandia e Vietnam.(ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;PECORARO&#x2c;ECO-CONTABILITA&#x27; PASSO IMPORTANTE TUTELA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:25:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-315</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-315</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''Con l'approvazione del disegno di legge delega sulla contabilita' ambientale si e' fatto un importante passo in avanti verso la tutela delle risorse naturali e del territorio''. Questo il commento espresso in una nota dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, dopo che il Consiglio dei ministri ha completato l'esame del disegno di legge proposto dallo stesso ministro dell'Ambiente e da quello dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa. ''Si tratta di una grande innovazione - afferma Pecoraro - che pone la sostenibilita' ambientale al centro delle scelte sia del Governo che delle amministrazioni locali''. Secondo il ministro dell'Ambiente, l'approvazione del ddl sull'eco-contabilita' ''permettera' di valutare l'impatto ambientale di tutti gli interventi in relazione ai principi dello sviluppo sostenibile ed ecologico, assicurando il diritto all'informazione ambientale dei cittadini''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>Il Testo Unico ci fa perdere anche la Via dell&#x27;Europa&#x21;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:23:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-313</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-313</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br /> La Valutazione d&rsquo;impatto ambientale (Via) - ormai obbligatoria anche per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata dal 18 maggio 2007 ( Dpcm 7 marzo 2007) - ha efficacia retroattiva. Lo stabilisce il Comitato nazionale dell&rsquo;albo dei gestori ambientali (circolare 1592 del 2007) secondo il quale le Sezioni regionali dell&rsquo;albo dei gestori dovranno richiedere alle imprese il provvedimento positivo di Via ovvero la verifica di assoggettaibilit&agrave; a Via (screening) anche nel caso di comunicazione di inizio di attivit&agrave; pervenuta prima del 18 maggio 2007 e per le quali non sia ancora trascorso il previsto termine di 90 giorni per l&rsquo;avvio delle operazioni di recupero dei rifiuti.<br />A seguito dell&rsquo;entrata in vigore del Dpcm 7 marzo 2007 gi&agrave; le Sezioni erano obbligate a richiedere agli impianti di recupero dei rifiuti gestiti in procedura semplificata il provvedimento positivo di Via o di screening, ma con la nuova pronuncia dovranno richiederlo anche a quelle imprese che non hanno iniziato ancora la loro attivit&agrave;, ma che hanno presentato la comunicazione.<br />Con il Dpcm 7 marzo 2007 pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 17 maggio 2007 &egrave; stata eliminata dunque l&rsquo;esclusione dell&rsquo;applicazione della valutazione d&rsquo;impatto ambientale per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata. Questo provvedimento si &egrave; reso necessario a seguito della sentenza del 23 novembre 2006 con la quale la Corte di Giustizia europea condannava l&rsquo;Italia per la non corretta applicazione della normativa sulla Via. Il legislatore italiano, infatti, con precedente Dpcm del 1999 aveva escluso dalla Via gli impianti di recupero dei rifiuti ammessi alla procedura semplificata. Per effetto di questo esonero vari impianti hanno potuto ottenere l&rsquo;autorizzazione pur non rispettando la normativa comunitaria e dunque senza preventiva sottoposizione alla valutazione.<br />La stessa Commissione, infatti, ha fatto notare come circa 3.000 impianti di recupero nella sola Lombardia si siano sottratti all&rsquo;obbligo ed esercitassero comunque le loro attivit&agrave;.<br />I giudici comunitari dunque hanno ritenuto la normativa italiana in contrasto con quella europea sia perch&eacute; escludeva la Via per quei progetti che normalmente devono essere obbligatoriamente sottoposti a Via (progetti dell&rsquo;allegato I della Direttiva 85/337) sia perch&eacute; dispensava dall&rsquo;obbligo di effettuare un&rsquo;analisi preliminare per stabilire se determinati progetti, ipoteticamente impattanti, (progetti dell&rsquo;allegato II della direttiva 85/337) dovessero essere sottoposti alla valutazione.<br />L&rsquo;intervento normativo del marzo 2007 va dunque a modificare il Dpcm 3 settembre del 1999 e va a conformarsi con la direttiva europea.<br />Rimane per&ograve; in sospeso un ulteriore questione: il testo unico ambientale nella sua parte seconda &ndash; in vigore dal primo agosto 2007 - disciplina l&rsquo;istituto della Via, prevede i progetti sottoposti obbligatoriamente a Via e quelli suscettibili di Via. Ripropone per&ograve; la stessa esenzione per cui l&rsquo;Italia &egrave; stata condannata dalla Corte di Giustizia. E&rsquo; pur vero che la normativa &egrave; in corso di revisione. Il punto dolens &egrave; che rimane vigente!]]></content:encoded></item><item><title>Le Ong fanno un network mondiale per informare sui pericoli del cambiamento climatico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:23:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-312</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-312</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Si conclude oggi a New York la sessantesima conferenza annuale di United Nations department of public information (Dpi) ed Organizzazioni non governative (Ong) alla quale hanno partecipato pi&ugrave; di 2.000 rappresentanti di 500 associazioni provenienti da oltre 80 paesi, scienziati e rappresentanti degli Stati membri e della Agenzie dell&rsquo;Onu, del settore privato e dei media per discutere del riscaldamento climatico e delle sue conseguenze sul pianeta, i popoli indigeni, la sicurezza idrica, l&rsquo;utilizzo della terra e l&rsquo;energia.<br />La Conferenza ha adottato la dichiarazione &ldquo;Climate ch&rsquo;ange threats &ndash; an Ngo frameworks for action&rdquo; dove si prende atto dell&rsquo;evidenza scientifica del cambiamento climatico e si sottolinea che &egrave; un grave problema per l&rsquo;umanit&agrave; ed il suo sviluppo e se ne enumerano le possibili conseguenze: effetti catastrofici sull&rsquo;ecosistema terrestre e la biodiversit&agrave;; significativa riduzione di disponibilit&agrave; di cibo, acqua, energia e trasporti; migrazioni di massa di popolazioni; significativi danni economici, politici, culturali e sociali; aumento della violenza a livello locale, nazionale e internazionale; significativo stress psicologico a livello individuale e di comunit&agrave;. .<br />Per questo le Ong si impegnano nei prossimi 12 mesi a mettere in piedi un &ldquo;Framework for Action&rdquo; per contrastare l&rsquo;irriversibilit&agrave; di questo scenario con azioni volte a: una visione comune e collaborazione all&rsquo;interno del Framework for Action per sviluppare e incrementare piani di adattamento e mitigazione; svolgere un&rsquo;attiva collaborazione tra Onu, Stati Membri, Ong ed altri membri della comunit&agrave; globale; sviluppare ed implementare piani d&rsquo;azione individuali e collettivi. <br />Le Ong accolgono con favore l&rsquo;impegno del segretario generale dell&rsquo;Onu Ban Ki-moon&rsquo;s a prendere la leadership delle politiche di contrasto al cambiamento climatico ed a dargli la maggiore priorit&agrave;, ma &egrave; &laquo;urgente che i leaders dei governi e dell&rsquo;Onu, in partnership con la comunit&agrave; delle Ong, inseriscano il cambiamento climatico come la pi&ugrave; grande tra le loro priorit&agrave;, in preparazione della UN Climate Change Conference a Bali, nel dicembre 2007&raquo;.<br />Secondo Dpi e Ong occorre facilitare la creazione di &laquo;una collaborazione aperta pratica e trasparente basata su un approccio a rete&raquo;, sviluppando fin dai prossimi mesi un &ldquo;processo ponte&rdquo; che consenta a tutte le Ong che si occupano del cambiamento climatico di tenersi in contatto su temi vitali come &laquo;agricoltura, forestazione, popoli indigeni, biodiversit&agrave;, patrimonio zootecnico e benessere animale, proliferazione nucleare e fine della guerra, giustizia, gruppi etnici, problemi multigenerazionali, giovani, educazione, uguaglianza di genere, povert&agrave;, sicurezza alimentare, peacemaking, sicurezza idrica, salute mentale, spirituale e psichica e sviluppo sostenibile&raquo;<br />Per raggiungere questi obiettivi il networking delle Organizzazioni non governative intende collaborare con tutti I governi e la societ&agrave; civile per promuovere le basi morali per giungere ad uno sviluppo sostenibile in un mondo interdipendente e con l&rsquo;Onu, le istituzioni educative ed i media (compreso internet) per un&rsquo;effettiva informazione sui problemi posti dal cambiamento climatico.]]></content:encoded></item><item><title>Nasce il network (e sito) mondiale per salvare fiumi ed acqua&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:23:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-311</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-311</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> Si &egrave; conclusa la decima International River Symposium Conference in corso a Brisbane, Australia, che ha lanciato Il &ldquo;Global environmental flows network&rdquo; per il controllo dei flussi idrici e ambientali all&acute;interno di fiumi, aree umide, zone litoranee e per il mantenimento dei loro ecosistemi e dei loro affetti benefici.<br />L&rsquo;aumento della frequenza di siccit&agrave; e delle inondazioni, unita alla crescente richiesta d&rsquo;acqua, sta avendo effetti immensi sull&rsquo;ambiente e sulle persone in tutto il mondo. Le azioni ed i progetti per rispondere a questo problema sono purtroppo non coordinati e dispersi, malgrado le conoscenze e le capacit&agrave; disponibili. <br />Per coordinare l&acute;azione e per far vivere i fiumi, &egrave; nata una partnership mondiale formata da World conservation union (Iucn ), Delft hydraulics, DHI Water and environment, the Nature conservancy (Tnc), Centre for ecology and hydrology (Ceh), the International water management institute (Iwmi), Stockholm international water institute (Siwi), Swedish water house e Global water for sustainability program (Glows) che ha dato vita al nuovo &ldquo;Global Environmental Flows Network&rdquo; ed al sito web www.eflownet.org. <br />I partecipanti alla conferenza di Brisbane hanno avuto l&rsquo;occasione di provare in anteprima il nuovo sito nello stand di Iucn/eFlowNet. Una sessione interattiva, presieduta da Ger Bergkamp, a capo del programma globale per l&acute;acqua dell&rsquo;Iucn, &egrave; stata l&rsquo;occasione per comprendere come in futuro internet potr&agrave; contribuire in futuro alla salvaguardia di acqua e fiumi.<br />Secondo l&rsquo;Iucn &laquo;La rete permette che la gente acceda e condivida le ultime informazioni, dalle spiegazioni di base alle conoscenze scientifiche dettagliata su metodi, inchieste, collegamenti, contatti e alla letteratura sui flussi ambientali. Mette in collegamento water managers, Ong, comunit&agrave; locali, scienziati e ricercatori, cos&igrave; come agenzie governative ed intergovernative che sono interessate alla compartecipazione di conoscenze o delle esperienze sui flussi ambientali&raquo;.<br />Il Network website di recente creazione aiuter&agrave; ad una pi&ugrave; aperta conoscenza aperta degli &ldquo;environmental flows&rdquo; da parte di un nuovo pubblico, offrendo un accesso facilmente disponibile alle pratiche ed alle metodologie in vigore. Il Web site funge da portale delle informazioni per riunire e diffondere le informazioni e le esperienze sui flussi ambientali, quali casi di studio, strumenti, metodi di assestamento ed implementazione ed un expert database.]]></content:encoded></item><item><title>Fusibili dalla Cina a rischio incendi?&#xa;L&#xb4;Aduc chiede lumi al ministro Bersani&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:23:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-309</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-309</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />di Primo Mastrantoni*<br />ROMA. Circa 300mila set di fusibili per automobili prodotti in Cina, ognuno dei quali ne conteneva circa 120, sono stati ritirati dal mercato americano perche&acute; prenderebbero fuoco, col pericolo di bruciare l&acute;intera auto.<br />I fusibili, immessi sul mercato con la marca Storehouse, sono venduti da due anni dalla Harbor Freight Tools, un grande distributore di ricambi di auto. Il nome del produttore cinese non &egrave; stato per ora rivelato. Di conseguenza e&acute; impossibile ancora sapere se questo prodotto e&acute; stato distribuito anche in Europa.<br />I fusibili, una volta istallati, non sono rintracciabili, in quanto non presentano alcun tipo di segno di riconoscimento, come marca o numero di serie.<br />L&acute;Aduc ha scritto al ministro allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, per saper se questo tipo di materiale &egrave; presente anche in Italia. Una interrogazione parlamentare e&acute; stata annunciata dalla deputata Donatella Poretti (Rnp). <br /><br />*segretario Aduc]]></content:encoded></item><item><title>GUERRA CHIMICA ALLE ZANZARE? &#x2026; LE VITTIME SIAMO TUTTI NOI. Appello al Ministro della Salute ed al Ministro dell&#x2019;Ambiente per la tutela della salute dei cittadini e dell&#x2019;ambiente&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-09T13:22:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-308</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/09-september-2007#unique-entry-id-308</guid><content:encoded><![CDATA[Le sottoscritte Associazioni si appellano ai Ministri della Salute, Livia Turco, e dell&rsquo;Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, riguardo alla pratica sempre pi&ugrave; diffusa ed incontrollata nelle citt&agrave;, nei condomini o nelle singole abitazioni, delle &ldquo;disinfestazioni&rdquo; con sostanze chimiche estremamente dannose alla salute, non solo umana, ma di tutti gli esseri viventi.<br />Le Associazioni rammentano ai Ministri che le attuali conoscenze scientifiche, in base alle quali l&rsquo;uso dei pesticidi &egrave; sottoposto a qualche controllo in agricoltura, sono invece, per assurdo, del tutto disattese l&agrave; dove maggiormente esse dovrebbero essere applicate: i centri abitati, i parchi e le aree protette. Esse chiedono dunque che le pratiche di disinfestazione, in particolare contro la zanzara tigre, vengano immediatamente sospese, in attesa di una appropriata regolamentazione. <br />Le disinfestazioni, aeree e non aeree, vengono eseguite ovunque, anche su richiesta di singoli, senza unanimit&agrave; nei condomini, senza preavviso, e senza che vi sia modo per i vicini di tutelare se stessi e le loro propriet&agrave; dall&rsquo;invasione di sostanze molto persistenti, talvolta di organosfosforici (non di rado sostanze anche vietate all&rsquo;estero e pi&ugrave; recentemente in Italia, come il Temephos), che andranno a depositarsi sulle piante e su ogni superficie circostante, costituendo per lungo tempo una concausa importante e scientificamente documentata di tumori (particolarmente nei pi&ugrave; indifesi, i bambini), di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, e di danni al sistema endocrino e riproduttivo (sterilit&agrave;, malformazioni neonatali, ecc. ecc., oltre che asma e allergie), tutte patologie in grave aumento negli ultimi anni proprio a causa dell&rsquo;inquinamento chimico (vedi l&rsquo;Espresso, 31/05/07). <br />Il tempo che intercorre tra l&rsquo;esposizione e l&rsquo;evidenza dei danni avvantaggia chi - senza il controllo di alcuna autorit&agrave; - mette in atto questa &ldquo;guerra chimica&rdquo;, trascurando la tossicit&agrave; cronica (accumulo nel tempo di sostanze tossiche in un organismo, che &egrave; causa di effetti mutageni, teratogeni e cancerogeni); sono tuttavia in aumento anche gli effetti a breve termine, pi&ugrave; visibili, con avvelenamenti e ricoveri, e sono sempre pi&ugrave; numerose le richieste di aiuto dei cittadini. <br />Le disinfestazioni vengono fatte con il beneplacito dei Comuni e molto pi&ugrave; spesso proprio per loro iniziativa (mentre dovrebbe essere compito delle Amministrazioni tutelare i cittadini ed evitarne i comportamenti scorretti con l&rsquo;informazione). <br />Gli interventi descritti si acutizzano in modo insostenibile in questa stagione, con il pretesto della lotta alla zanzara tigre, insetto che pu&ograve; sicuramente recare fastidio, ma che tuttavia non ha mai comportato rischi di malattie in Europa. La zanzara pu&ograve; inoltre essere efficacemente combattuta con metodi dolci e naturali (vedi sito www.infozanzare.info ), mentre la guerra chimica non ha mai eliminato il problema, n&egrave; mai potr&agrave; farlo.<br />In merito alla lotta alla zanzara tigre, le Associazioni firmatarie di questo appello si battono in modo particolare contro le nebulizzazioni aeree dei pesticidi, che aggravano il danno perch&eacute;:<br />- diffondono i veleni a distanze incontrollabili;<br />- distruggono la preziosa biodiversit&agrave; agendo su ogni specie vivente: insetti non nocivi quali farfalle, api, cicale, lucciole (non a caso oggi in estinzione), uccelli, animali domestici, ma in particolare proprio i predatori delle stesse zanzare (pipistrelli, libellule, gechi, uccelli insettivori); <br />- fanno dunque in modo che, se pure le zanzare vengono al momento controllate in un&rsquo;area limitata, esse aumentino entro breve per mancanza dei loro predatori;<br />- agiscono sulle zanzare adulte creando in esse il fenomeno di &ldquo;resistenza&rdquo;, ovvero di assuefazione alla sostanza usata, che occorrer&agrave; usare in dosi sempre maggiori, a tutto danno della salute umana e della soprannominata biodiversit&agrave;;<br />- contribuiscono ad inquinare le falde acquifere e le acque di superficie, depositandosi ovunque (119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane).<br />Esperti ed Associazioni sottolineano che la sola lotta alla zanzara che abbia efficacia &egrave; quella che agisce sulle larve, nei depositi di acqua dove le zanzare si riproducono; questa deve tuttavia essere eseguita con sostanze naturali, onde evitare l&rsquo;inquinamento delle falde. <br />Le Associazioni firmatarie, facendo particolare riferimento al rispetto dei Diritti Umani, oltre che alla &ldquo;Dichiarazione Internazionale sui Pericoli dell&rsquo;Inquinamento chimico&rdquo; presentata nel 2004 da Luc Montaigner all&rsquo;UNESCO e all&rsquo;articolo 32 della Costituzione Italiana, riguardante il Diritto alla Salute, attendono una pronta risposta al loro appello e che i Ministri si adoperino per sconfiggere una moda, basata sulla paura, sull&rsquo;ignoranza e soprattutto sulla speculazione. <br />Firmato: <br />Comitato Scientifico EQUIVITA <br />Ambiente e/&egrave; Vita<br />VAS, Verdi, Ambiente e Societ&agrave;<br />LAC, Lega per l&rsquo;Abolizione della Caccia<br />Uni-Lazio<br />Antidote-Europe<br />Animalisti Italiani <br />Movimento Ecologico Nazionale UNA<br />AMICA - Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale <br />AIAB - Associazione italiana per l'agricoltura biologica<br />ACU- Associazione Consumatori Utenti<br />Gruppo GEVAM ONLUS - Guardie Ecozoofile Volontarie Associazione del Mediterraneo<br />INFORQUADRI - Federazione Naz. Quadri Informazione Scientifica e Ricerca &ndash;Roma<br />COMICONTROL - Comitato popolare di controllo dei Pubblici Poteri. Roma<br />ANCEA - Associazione Chimici ecologisti ed ambientalisti<br />ASSOCONSUMATORI - Associazione Nazionale Consumatori<br />EUROPEAN CONSUMERS - Consumatori d' Europa <br />ANCIS &ndash; SALUS<br />UVA - Unione Vegetariana Animalista<br />ZEA CENTRO STUDI<br />MAREVIVO <br />WWF<br />in rappresentanza anche di numerose altre Associazioni, Organizzazioni, personalit&agrave; del mondo della Scienza e singoli cittadini<br />Ufficio Stampa:<br />Comitato Scientifico EQUIVITA<br />Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 (usare anche sms) email: equivita@equivita.it , www.equivita.org <br />Per ulteriori informazioni consultare: www.infozanzare.info ]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI: MINAMBIENTE; BOOM CO2 COME 1 ANNO INDUSTRIA CHIMICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-03T11:58:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-307</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-307</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Con gli incendi di quest'estate, rischia di andare in fumo anche la lotta al cambiamento climatico. Dai roghi italiani si sono levate sette milioni e mezzo circa di tonnellate di CO2, una quantita' di gas serra equivalente a quella emessa ogni anno dall'industria nella produzione di sostanze chimiche. In altre parole, e' come se fosse finito in atmosfera il 5% dell'impegno attuale di riduzione di emissioni nazionali, preso dal nostro Paese nel rispetto del Protocollo di Kyoto e delle direttive europee. Sono questi i dati forniti dal ministero dell'Ambiente ed elaborati dall'Apat (Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente) sul contributo degli incendi italiani al riscaldamento del pianeta. Fino al 26 agosto sono andati in fumo circa 53.700 ettari di superfici boscate. Fino a quella data i roghi hanno prodotto 7 milioni e 323 mila tonnellate di CO2. ''Gli incendi contribuiscono in maniera sensibile alle emissioni di gas che sconvolgono il clima terrestre'' spiega Vincenzo Ferrara, responsabile scientifico della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si terra' a Roma, il 12 e 13 settembre, promossa dal Ministero dell'Ambiente e organizzata da Apat. ''Inoltre - aggiunge Ferrara - le foreste e i boschi andati distrutti non faranno il loro lavoro di assorbimento della CO2, aumentando il danno all'equilibrio del sistema climatico''. Secondo l'esperto ''il rapporto tra il clima che cambia e gli incendi e' un circolo perverso. L'aumento delle temperature (nel periodo gennaio-luglio 2007 la temperatura media dell'emisfero nord, con un'anomalia di 0,76 gradi, e' stata la piu' alta di questi ultimi 127 anni) favorisce il propagarsi degli incendi''. Entra in gioco poi il fattore 'siccita'', che ''funziona da meccanismo di innesco - spiega Ferrara - le previsioni elaborate dalle Nazioni Unite per l'area mediterranea vedono una riduzione tra il 20 ed il 25% delle piogge nelle nostre regioni entro il 2100. I focolai accesi per interessi criminali contro il territorio trovano esche molto asciutte''. ''Chi mette a fuoco un bosco non danneggia solo la sua comunita' ma anche il clima della Terra'' afferma il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Le cifre sul contributo degli incendi di quest'estate all'aumento delle emissioni di gas serra - continua il ministro dell'Ambiente - non lasciano spazio a dubbi: questo reato va giudicato come un vero e proprio attentato contro la salute del pianeta e dei cittadini''. Dalla prossima Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici usciranno delle proposte strategiche per la gestione del territorio che fanno i conti con l'aumentare della febbre del Pianeta. ''I sistemi di allerta rapida si devono combinare con le azioni di ripristino e restauro ecologico per il mantenimento degli equilibri naturali - afferma Pecoraro - il bosco e' un argine al cambiamento climatico, e come tale la sua protezione va messa tra le priorita' di governo del territorio''. ''Dai roghi non si sprigiona solo CO2, il maggiore dei gas che alterano il clima - aggiunge Roberto Caracciolo, direttore di dipartimento Apat - ma sostanze che danneggiano direttamente la salute umana: negli incendi di questa prima parte dell'anno si sono prodotte oltre 7.000 tonnellate di PM10, cioe' il particolato sottile che entra nelle vie respiratorie ed e' alla base di 8.000 decessi l'anno nelle 13 maggiori citta' italiane secondo i dati Oms/Apat, oltre a piu' di mille tonnellate di diossina, composto cancerogeno''. ]]></content:encoded></item><item><title>Cina&#x2c; 278 citt&#xe0; senza impianti di trattamento rifiuti. &#xa;Si tratta di pi&#xf9; della met&#xe0; degli 1&#x2c;3 miliardi di cittadini del &#x2018;gigante asiatico&#x2019;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-03T11:57:50+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-306</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-306</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Arriva purtroppo anche oggi una pessima notizia dalla Cina. Secondo Zhao Baojiang, presidente dell&acute; Associazione cinese per la pianificazione urbana (dichiarazione pubblicata dal quotidiano China Daily), pi&ugrave; della met&agrave; degli 1,3 miliardi di cittadini del &lsquo;gigante asiatico&rsquo; vivono in centri nei quali non esiste alcuna forma di trattamento dei rifiuti. Si parla, dicono le agenzie, di 278 centri urbani, dei quali otto con una popolazione superiore ai 500mila abitanti, che praticamente gettano i rifiuti tal quali nell&rsquo;ambiente. Che cosa questo voglia dire in termini di inquinamento - basta considerare anche quello che avviene in Italia e fare una proporzione numerica - lo si pu&ograve; solo immaginare. Perch&eacute; non avere impianti di trattamento &egrave; certamente un dramma quando si parla di rifiuti urbani, ma pensiamo a cosa questo significhi in relazione a quelli speciali e pericolosi che sono per di pi&ugrave; tre volte tanti. In un paese che sta oltretutto basando praticamente la sua intera economia sullo sviluppo industriale. <br />La Cina &ndash; tra l&rsquo;altro - &egrave; il secondo paese del mondo, dopo gli Usa, per emissione di gas inquinanti. Si stima inoltre che pi&ugrave; di 300 milioni di cittadini non possono usufruire di acqua pulita, a causa degli scarichi industriali e dei fertilizzanti usati dagli agricoltori. Il governo sembra avere a cuore il problema dell&acute;inquinamento semplicemente perch&eacute; mette a rischio le Olimpiadi di Pechino, che si terranno nell&acute;agosto del 2008. Ma i problemi sono ben pi&ugrave; gravi. Sappiamo bene, anche se il governo cinese ha fatto di tutto per nasconderlo, che sono 750mila i morti ogni anni causati dall&rsquo;inquinamento. Numeri impressionanti che si giustificano anche col fatto che non esiste una corretta gestione dei rifiuti. Come ammesso appunto oggi dal presidente dell&rsquo;Associazione cinese per la pianificazione urbana.<br />La Cina sembra assomigliare sempre pi&ugrave; ad un mostro che l&rsquo;occidente ha contribuito non poco a costruire secondo il proprio insostenibile modello di sviluppo. E senza considerare che &lsquo;giocando&rsquo; con un Paese cos&igrave; grande e senza regole ci fosse il rischio che tutto sfuggisse di mano. Come di fatto sta accadendo. Fermare una locomotiva in corsa come questa &egrave; un&rsquo;impresa titanica, governarla/guidarla forse un po&rsquo; meno, ma non esiste altra alternativa che provarci. L&rsquo;economia ecologica non &egrave; uno slogan (se lo fosse mai stato), bens&igrave; una necessit&agrave;. La riconversione globale &egrave; l&rsquo;unica strada che pu&ograve; contribuire a invertire questa insostenibile (ambientalmente e socialmente) deriva. E in questo contesto continuare a guardare alla Cina soltanto come un nuovo orizzonte di mercato quale che sia (vendita di auto, di griffe, ecc.) assomiglia molto a quel tale che segava il ramo dell&rsquo;albero sul quale stava seduto.]]></content:encoded></item><item><title>Ecolampadine cinesi e risparmio energetico tra sostenibilit&#xe0; ambientale e sociale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-03T11:57:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-305</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-305</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />La vicenda dei dazi Ue sulle lampadine cinesi non &egrave; che uno dei tanti esempi che dimostrano come non vi sia identificazione inerziale tra lavoro e ambiente. La sostenibilit&agrave; ( ambientale e sociale) pu&ograve; essere perseguita solo orientando l&acute;economia verso una sua riconversione<br />Favorire il commercio delle lampadine a basso consumo e a basso costo della Cina togliendo i dazi, oppure salvaguardare i posti di lavori dei dipendenti europei delle aziende impegnate nello stesso settore? Preferire dunque un&rsquo;iniziativa che dovrebbe contribuire al risparmio energetico e quindi alla sostenibilit&agrave; ambientale, oppure preferirle quella sociale? E&rsquo; l&rsquo;ennesima contraddizione nella quale si trova l&rsquo;Ue. Ma andiamo con ordine: la liberalizzazione degli scambi presuppone diritti ed obblighi da parte di tutti i partner commerciali. Lo ricorda anche il ministero del Commercio internazionale che in una pagina dedicata spiega che la legislazione comunitaria prevede tre misure principali di difesa commerciale. <br />La prima delle quali &egrave; l&rsquo;antidumping, una misura che viene presa nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d&rsquo;origine della merce (importazioni in dumping). La normativa comunitaria ha lo scopo di rimuovere gli effetti distorsivi delle importazioni in dumping o oggetto di sovvenzioni e di ripristinare un&rsquo;effettiva concorrenza sul mercato europeo.<br />E la questione &lsquo;lampadine cinesi a basso consumo&rsquo; si &egrave; aggrovigliata proprio nelle pieghe di questa legge. Nel 2001, infatti, l&rsquo;Ue ha imposto una tariffa di antidumping alle lampadine economizzarici d&acute;energia provenienti dal &lsquo;gigante asiatico&rsquo;. Dazi del 66% perch&eacute;, si dice nella motivazione, questi prodotti erano sostanzialmente al di sotto nel loro valore reale nel mercato europeo. Da qui l&rsquo;applicazione della legge antidumping, e conseguenti dazi, prevista per 5 anni. Ora per&ograve; questo periodo &egrave; scaduto e la Commissione Europea ha proposto ieri la fine di questi diritti antidumping.<br />Il commissario commerciale Peter Mandelson ha detto: &ldquo;La Commissione Europea suggerir&agrave; agli Stati membri che &egrave; nell&acute;interesse dell&acute;Ue rimuovere queste funzioni l&acute;anno prossimo. Questo caso ancora una volta ha indicato le complessit&agrave; delle regole in carico di antidumping in un&acute;economia globale e contro la vasta gamma di interessi di Ue&raquo;. <br />Quindi si tratta di una proposta e naturalmente l&rsquo;ultima parola spetta agli Stati membri e quindi al Parlamento europeo. Il problema &egrave; che, come dicevamo all&rsquo;inizio, c&rsquo;&egrave; (ci sarebbe) un problema sociale, legato appunto al fatto che l&rsquo;immissione di queste lampadine metterebbe probabilmente in serie difficolt&agrave; l&rsquo;industria europea. Tanto che il commissario all&rsquo;Industria, G&uuml;nther Verheugen, in un&rsquo;intervista rilasciata all&rsquo;agenzia Reuters, ha detto che l&rsquo;abolizione dei dazi antidumping sulle lampadine cinesi a basso consumo, auspicata dal suo collega incaricato del Commercio, Peter Mandelson, &ldquo;potrebbe provocare perdite di posti di lavoro in Europa&rdquo;.<br />G&uuml;nther Verheugen ha aggiunto di non aver ancora deciso la propria posizione al riguardo e che non intendeva invadere il &ldquo;territorio&rdquo; di Peter Mandelson. Questi aveva, infatti, proposto di non prorogare tali dazi che, secondo lui, hanno ripercussioni negative sui fabbricanti europei che hanno stabilimenti in Cina, come - ad esempio - Philips. Un vero intreccio sul quale Vergheugen ha dichiarato: &laquo;Capisco gli argomenti dei produttori in Cina e capisco anche quelli degli operai delle fabbriche europee che perderanno il loro lavoro&raquo;. Il riferimento &egrave; al principale produttore di lampadine a basso consumo in Europa, Osram, ditta appartenente al gruppo Siemens, che chiede invece una proroga dei dazi per cinque anni. E cos&igrave; il commissario dell&rsquo;Industria si chiede: &ldquo;Qual &egrave;, in questo caso, l&rsquo;interesse dell&rsquo;Ue? Salvare posti di lavoro dell&rsquo;unica impresa rimasta in Europa a produrre questi apparecchi? Oppure favorire le importazioni a buon mercato provenienti dalla Cina?&raquo;. <br />Mandelson ieri a questa domanda ha cos&igrave; risposto: &laquo;L&acute;Ue ha fatto del risparmio energetico e dell&rsquo;efficienza una priorit&agrave; chiave. L&acute;Ue probabilmente potr&agrave; fornire col proprio mercato solo il 25% della richiesta di lampadine economizzatrici. Nel giudizio della Commissione, quindi, non &egrave; nell&acute;interesse di Comunit&agrave; in queste circostanze aggiungere un costo supplementare significativo al prezzo dei prodotti importati&raquo;.<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Lo stand by della gestione dei Raee e le (dubbie) iniziative di volontariato&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-09-03T11:56:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-304</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-september-2007#unique-entry-id-304</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Esiste un ciclo virtuoso per telefonini e pc usati? Tra le tante (spesso piccole) iniziative sparse sul territorio, sta partendo ora anche la campagna &ldquo;Donaphone&rdquo; promossa dalla Caritas Ambrosiana che raccoglie i cellulari, li avvia al recupero e con il ricavato finanzia progetti solidali: il progetto copre la diocesi di Milano (4 milioni di persone), prevede la distribuzione dei contenitori in 150 parrocchie e in 10 IperCoop. La Caritas provvede poi, attraverso il "consorzio Farsi", a raccoglierli, suddividerli per tipologia e consegnarli alla ditta Primatech di Turate a Como che ripara quelli riparabili e recupera le parti ancora funzionanti (di solito i display). Dopo di che i cellulari riparati e le parti recuperate passano nelle mani della Corporate mobile recycling, multinazionale londinese che da anni si occupa di rivendere i cellulari e le parti recuperate nei mercati dell&rsquo;Est Europa e del Sud del mondo. Dall&rsquo;operazione Caritas conta di ottenere 10mila euro nei primi due mesi (circa 1 euro a cellulare) coi quali finanzier&agrave; una casa per donne con bambini in difficolt&agrave;.<br />Altra iniziativa quella del Banco informatico, che regala computer usati e dismessi da altri enti e ad associazioni in varie parti del mondo. Dal 2003 sono 4.500 i computer finiti sulle scrivanie di enti non profit italiani e stranieri a corto di mezzi. In realt&agrave; questa operazione appare molto limitata sia per l&acute;obsolescenza dell&acute;hardware, sia per la velocit&agrave; degli sviluppi del software. Per questi motivi altre iniziative del genere non hanno avuto successo e oggi la gran parte del recupero si concentra sui singoli materiali.<br />Anche perch&eacute; il mercato mondiale dell&rsquo;intera elettronica di consumo (telefoni, informatica e Tv) mantiene ritmi di crescita molto forti con un + 9,4%. Sul totale dei venduti (575 miliardi di dollari circa) l&rsquo;Asia sale dal 32 al 33% contro il 38% delle Americhe e il 29% dell&rsquo;Europa. Ed in Italia le tv con i cellulari e l&rsquo;informatica superano il 60% contro il 53% di due anni fa.<br />Nelle marea di offerte di telefoni e televisori - tutti molto simili tra loro e i cui prezzi continuano a scendere - emergono oggi i prodotti di lusso, del designer, dei mega schermi al plasma e quelli &ldquo;da arredamento" che illuminano con luci e colori l&rsquo;ambiente in base al tipo di trasmissione. In tutto questo, per&ograve;, l&rsquo;unica cosa che non cambia &egrave; l&rsquo;aumento dei consumi cercato e invogliato da un sistema economico tutto incentrato sulla crescita del Pil .<br />E se i mercati sono ormai saturi di prodotti elettronici le imprese qualcosa di nuovo si devono inventare per tenere alti i tenori dei loro bilanci. Quindi prodotti sempre pi&ugrave; complessi e lussuosi, ma soprattutto sempre meno durevoli: il consumatore, quindi, compra piuttosto che riparare, butta via quello che diventa inutilizzabile con il conseguente aumento del cumulo di rifiuti delle apparecchiature elettriche e elettroniche. <br />Nonostante le buone pratiche singole quindi, il problema della corretta gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche rimane: contengono sostanze inquinanti che se non trattate adeguatamente comportano la possibilit&agrave; di danni ambientali e alla salute quindi non possono essere gettati in qualsiasi cassonetto.<br />Il tutto in un contesto normativo a dir poco complicato e ingarbugliato. I Raee ossia i rifiuti elettrici ed elettronici sono disciplinati nel Decreto legislativo 151/2006 di recepimento delle direttiva europea 2002/95/ce,2002/96/Ce e 2003/108/Ce. Il decreto ha introdotto sul piano nazionale nuove regole che impongono: l&rsquo;obbligo, per i produttori di nuovi beni, di non utilizzare determinate sostanze pericolose nella fabbricazione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) e un peculiare sistema di gestione dei Raee, basato su raccolta differenziata, trattamento e recupero ad hoc con oneri economici posti a carico dei produttori e distributori delle apparecchiaturenuove.<br />La disciplina sulla gestione dei Raee prevede, per&ograve;, l&rsquo;elaborazione dei decreti attuativi. In primis il termine &egrave; stato fissato per il 31 dicembre del 2006. A seguito di proroga il termine &egrave; stato posticipato al 30 giugno 2007. Dunque dal 1 luglio 2007 la gestione dei Raee avrebbe dovuto avere le proprie regole. Ma poi il termine &egrave; stato ulteriormente spostato dal Decreto legge 2 luglio 2007 n. 81. Quindi entro e non oltre il 31 dicembre 2007 dovranno essere elaborate le regole e la disciplina sui registri e sul comitato di vigilanza e controllo. <br />Senza linee uniche e chiare, senza decreti attuativi la questione della gestione dei Raee &egrave; dunque in &ldquo;stand-by&rdquo; in attesa di ulteriori novit&agrave; legislative.]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI: PECORARO&#x2c; STOP A CACCIA NELLE AREE BRUCIATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:50:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-303</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-303</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Stop alla caccia, non solo nelle aree andate in fumo, ma anche in quelle circostanti. E' questa la richiesta alle Regioni del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Risultano infatti 14 quelle che sabato prossimo daranno il via alla preapertura della stagione venatoria, escluse Liguria, Piemonte, Sardegna, province autonome di Trento e Bolzano, e Lombardia (esclusa Brescia). Esclusa anche la Sicilia, dove il Tar di Palermo ha sospeso il calendario venatorio, accogliendo la richiesta di Legambiente e Wwf. ''Alla luce degli enormi danni patiti dal nostro territorio per mano di incendiari criminali - afferma Pecoraro - chiedo alle Regioni un'assunzione di responsabilita' per assicurare il rigoroso rispetto della legge che gia' prevede il divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco e l'emanazione di provvedimenti per vietarla nelle aree limitrofe''. Lo stesso appello al rispetto della legge era stato rivolto dal ministero in una lettera inviata nei giorni scorsi agli assessorati all'ambiente delle Regioni, dove ricordava sia il divieto sia la possibilita' di intervenire per fermare la caccia 'per motivate ragioni connesse a calamita'' nelle aree circostanti, come appunto il disastro dei roghi. Secondo Pecoraro ''e' del tutto evidente infatti che gli incendi significano distruzione degli habitat naturali per la nostra fauna e le aree limitrofe a quelle bruciate sono oggi le preziose e delicate zone di fuga e ricovero per specie gia' martoriate dal fuoco''. Quindi ''si tratta di intervenire con urgenza sui calendari venatori, dal momento che in molte Regioni la caccia aprira' il prossimo weekend - spiega il ministro dell'Ambiente - per evitare un ulteriore impatto ambientale negativo''. Appoggiano l'iniziativa del ministro Pecoraro Scanio le associazioni ambientaliste, che in una lettera inviata oggi al ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta chiedono una ''sospensione delle preaperture nelle regioni maggiormente colpite dagli incendi come Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, divieto di caccia per tutta la stagione venatoria nelle aree limitrofe alle zone colpite, nonche' moratoria della caccia nelle regioni piu' danneggiate quali Sicilia e Campania''. Secondo Animalisti italiani, Enpa, Lav, Lac, Legambiente, Lipu e Wwf Italia ''la situazione e' tuttora di piena emergenza e in questo contesto va anche considerata la drammatica situazione in cui viene a trovarsi gran parte della fauna selvatica del nostro Paese''. In particolare ''la caccia colpirebbe alcune specie migratorie gia' in grave difficolta' nel reperire il cibo. Il blocco delle preaperture appare dunque un provvedimento doveroso, ragionevole e altamente responsabile''. Secondo il quadro fornito dalla Lipu, sono 16 le specie interessate dalle preaperture, sei classificate come specie in declino a livello europeo, secondo i dati Birdlife International. Si tratta di allodola, marzaiola, pernice rossa, quaglia, starna e tortora. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:ROMA 2007; FORESTA NEL DESERTO BATTE LA SICCITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:48:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-302</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-302</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 27 AGO - Crescere una foresta nel deserto e' possibile. Ci sono riusciti una squadra di scienziati dell'Universita' della Tuscia e dell'Universita' di Tel Aviv, grazie ad un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente. I ricercatori sono riusciti a creare in poco piu' di 18 mesi una foresta con alberi di altezza media di 5 metri nel pieno del deserto del Negev, irrigata con acqua di scarto. Qual e' l'obiettivo della ricerca? Trovare nuovi strumenti di lotta alla desertificazione e sviluppare tecnologie in grado di sostenere i Paesi del Mediterraneo, a partire dalla cooperazione scientifica e tecnologica con Israele. Un problema, quello della desertificazione, che riguarda anche l'Italia, dove sono sette le regioni piu' a rischio: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, che hanno gia' hanno stanziato piu' di 6,6 miliardi di euro per piani anti-siccita'. In realta', potenzialmente colpita risulta il 52% della superficie nazionale. Per questo come affrontare questo rischio sara' uno dei temi al centro della Conferenza nazionale sui mutamenti climatici che si terra' a settembre a Roma. Intanto la ricerca italo-israeliana da' i suoi frutti: ''L'esperimento ha dimostrato come sia possibile anche nei deserti produrre in poco tempo quantita' enormi di biomassa - spiega Riccardo Valentini, ecologo e direttore del dipartimento di Scienze dell'ambiente forestale e delle sue risorse dell'Universita' della Tuscia - sfruttando l'energia solare per la fotosintesi, largamente abbondante in questi luoghi, a patto di poter disporre di acqua, in questo caso salina o riciclata dalle citta'''. Perche' e' importante la biomassa? Perche' e' una fonte energetica alternativa al petrolio e quindi utile alla riduzione delle emissioni di gas serra, che diventa una risorsa fondamentale per regioni apparentemente sterili e ostili. Come ha funzionato il progetto? ''Il deserto del Negev e' una distesa arida di sabbia e roccia - racconta Valentii - che si estende per circa 13.000 Km2, quasi il 70% del territorio israeliano. Il progetto nasce con la scoperta di alcuni ecotipi di Tamerici, provenienti dalla regione del Mar Morto. Queste piante sono in grado di assorbire il sale in eccesso nel suolo e di trasportarlo fino alle foglie dove viene accumulato sotto forma di cristalli di sale, bonificando quindi il terreno''. L'area della sperimentazione dove sono state piantate le tamerici e' di 5 ettari, irrigate con acqua proveniente da pozzi di acqua salmastra, inutilizzabile sia come acqua potabile che per l'agricoltura. ''Le piante sono alte piu' di 5 metri e formano una fitto bosco - spiega Valentini - e la biomassa e' di circa 50 tonnellate per ettaro. Qui sono tornati a nidificare uccelli e piccoli mammiferi, creando una oasi di verde circondata da uno dei deserti tra i piu' aridi del mondo''. Un altro esperimento e' stato quello di usare l'acqua di riciclo proveniente dalla citta' di Eilat, trasportata con una conduttura di oltre 40 km nel deserto. ''L'acqua riciclata - afferma il docente dell'Universita' della Tuscia - viene trattata biologicamente per il filtraggio ad Eilat e poi distribuita per usi agricoli. Anche in questo caso i risultati sono stati straordinari''. Il progetto ha avuto tanto successo da essere al via anche in Algeria. ''Anche in Italia - conclude Valentini - il riciclo delle acque urbane (attualmente filtrate ed immesse nei corsi d'acqua, spesso con problemi di inquinamento) potrebbe essere una fonte alternativa di acqua che ridurrebbe la pressione dell'agricoltura (circa il 70% dei prelievi) sulla disponibilita' idrica del Paese''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>Costruttori auto obbligati a informare su risparmio carburante ed emissioni di C02&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:48:11+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-301</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-301</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Le informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di Co2 delle auto nuove devono essere fornite ai consumatori. L&rsquo;acquisizione dei dati - prevista dal Dpr 84/2003 - &egrave; specificata in apposita circolare del Ministero dello sviluppo economico (Circolare 6 Agosto 2007, n. 23958).<br />I costruttori di autovetture sono tenuti a fornire al Ministero dello sviluppo economico entro il 15 dicembre di ogni anno, l&rsquo;elencazione di tutti i modelli di autovetture nuove che possono essere acquistati e commercializzati in Italia su base annuale; le indicazioni per ogni modello del tipo di carburante, il valore numerico corrispondente al consumo ufficiale di carburante e il valore numerico corrispondente alle emissioni specifiche ufficiali di CO2.<br />I costruttori di autovetture, l&rsquo;Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, l&rsquo;Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, la Federazione Associazioni Italiane Concessionari Produzione Automotoristica, la Confindustria e l&rsquo;Unioncamere devono fornire i dati entro il 30 settembre 2007. <br />Al fine di rendere una corretta informazione al consumatore i responsabili dei punti vendita dovranno apporre su ciascun modello di autovettura l&rsquo;etichetta relativa al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2; dovranno esporre il manifesto o uno schermo di visualizzazione contenente l&rsquo;elenco dei dati ufficiali relativi al consumo e alle emissioni di tutte le autovetture nuove esposte o messe in vendita o in leasing presso o tramite il punto vendita. E pure il materiale promozionale dovr&agrave; contenere i dati relativi al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2.<br />Le indicazioni relative all&rsquo;acquisizione dei dati informativi delle autovetture gi&agrave; previsto dal 2003, non &egrave; - come consueto - un provvedimento nato spontaneamente in seno all&rsquo;Italia, ma &egrave; - come nella stragrande maggioranza dei casi - di derivazione comunitaria. Il Dpr 84 &egrave;, infatti il regolamento di attuazione della direttiva 1999/94/Ce relativa alle disponibilit&agrave; sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori al momento della commercializzazione di autovetture nuove.<br />L&rsquo;informazione, del resto, svolge un ruolo fondamentale nel gioco delle forze di mercato e fornendo informazioni precise, puntuali e omogenee sul consumo specifico, sul carburante e sull&rsquo;emissioni di C02 delle autovetture ( responsabili per 60% delle emissioni), si pu&ograve; influire sia sulla scelta dei consumatori indirizzandoli (o almeno cercando) verso l&rsquo;acquisto di autovetture che consumano meno e che inquinano meno, sia sulle scelte produttive dei costruttori incoraggiandoli alla riduzione dei consumi del prodotto-auto.<br />Considerando, dunque, il peso delle auto sull&rsquo;inquinamento atmosferico e il ruolo del consumatore e del costruttore la strategia proposta sembrerebbe adeguata, ma non pu&ograve; essere lasciata da sola. Dovr&agrave; essere affiancata da strumenti finanziari, sociali, giuridici e da metodi pi&ugrave; sostenibili di mobilit&agrave; e di trasporto da parte dei singoli stati membri. Attraverso l&rsquo;attuazione di tutti questi strumenti le possibilit&agrave; di raggiungere gli obiettivi di Kyoto potrebbero essere maggiori.]]></content:encoded></item><item><title>AUTO: A RUBA IN GIAPPONE NUOVO &#x27;MISURACARBURANTE&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:47:52+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-300</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-300</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - TOKYO, 27 AGO - E' boom delle vendite in Giappone per un nuovo strumento di monitoraggio dei consumi di carburante, che applicato sulle autovetture consente ai conducenti di sapere in tempo reale se la loro guida e' economicamente efficiente o dispendiosa. Secondo la stampa odierna, a causa del continuo aumento dei prezzi della benzina i consumatori piu' oculati hanno optato per l'acquisto dell'avanzatissimo misuratore elettronico, che sulla base di dati come la velocita' oraria e i giri del motore e' in grado di calcolare ogni mezzo secondo il consumo di benzina per chilometro e la distanza percorribile con un pieno. Acquistabile anche su internet e facile da installare, il misuratore avvisa con un segnale acustico se la velocita' raggiunta e' incompatibile con una guida all'insegna dell'economia e permette anche all'autista piu' distratto un continuo controllo delle prestazioni della propria automobile, oltre a 'educarlo' alle tecniche piu' efficienti per risparmiare carburante. (ANSA). I52-ZN <br />]]></content:encoded></item><item><title>Liberalizzazione energia&#x2c; come riconoscere quella rinnovabile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:47:30+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-299</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-299</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />In Italia il settore abitativo &egrave; responsabile per 30% del consumo energetico e 1/3 di questa energia va sprecata. <br />Secondo uno studio del Wwf la perdita dell&rsquo;energia avviene principalmente a causa dell&rsquo;inefficienza delle abitazioni, mentre un abbondante 30% si disperde a causa della scarsa efficienza nella produzione di calore.<br />In questo campo siamo lontani dal traguardi raggiunti nel resto dell&rsquo;Europa dove criteri di basso consumo sono ormai inseriti nei capitolati di costruzione. Sicuramente qualcosa sta cambiando anche da noi almeno sulla carta. Una serie di provvedimenti legislativi hanno preso il via come gli sgravi fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici prevista ai commi 344-345-346 e 347 della Finanziaria 2007 (legge 296/2006) e il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n.311 relativo al rendimento energetico nell&rsquo;edilizia. Cos&igrave; come la liberalizzazione del mercato dell&rsquo;elettricit&agrave; che, a suo modo potrebbe contribuire al risparmio energetico e alla riduzione di co2 in atmosfera.<br />Come ormai &egrave; noto infatti dal 1 luglio 2007 gli italiani possono (per ora per&ograve; solo in teoria) scegliere il proprio venditore di energia elettrica come gi&agrave; avviene fin dal 2003 per il gas e come gi&agrave; possono fare oltre 7 milioni di consumatori con partita Iva.<br />I consumatori domestici di energia elettrica saranno realmente liberi di scegliere il proprio fornitore e scegliere il migliore offerente nei prossimi mesi, mentre nulla cambier&agrave; per quanto riguarda la gestione della rete di trasmissione che rimarr&agrave; in capo alla societ&agrave; che attualmente gi&agrave; svolge tale servizio.<br />Una serie di interventi necessari per garantire un positivo impatto economico e sociale del processo di liberalizzazione sono gi&agrave; stati predisposti: uno fra tutti &egrave; la cosiddetta tariffa sociale per i cittadini pi&ugrave; bisognosi che potranno usufruire di uno speciale sconto per motivazioni di salute o economiche. Per&ograve; nella pratica anche la tariffa sociale risulta diversa dalla teoria: assume fattezze di uno sconto indifferenziato per chi consuma poca energia elettrica a scapito delle famiglie che hanno consumi elevati. Se quindi dal punto di vista ambientale non c&rsquo;&egrave; nulla da eccepire, l&rsquo;impatto sociale di tale tariffazione risulta invece assai controverso, perch&eacute; fa pagare cara l&rsquo;energia elettrica alle famiglie numerose che utilizzano molto l&rsquo;abitazione e che sono residenti in zone (1/3 dei comuni italiani) dove non &egrave; ancora arrivata la rete di distribuzione del gas naturale.<br />Ancora una volta quindi equit&agrave; sociale e sostenibilit&agrave; ambientale finiscono per cozzare fra loro: la sola riduzione del costo non farebbe che aggravare i consumi. Ma utilizzando le leve fiscali questa liberalizzazione pu&ograve; invece svolgere un ruolo fondamentale nel consentire all&rsquo;Italia di adempiere agli obiettivi di riduzione dei gas serra fissati dalla Ue. Le scelte di governo devono quindi essere ancora pi&ugrave; incisive, integrando risparmio premiato, piani tariffari e orari che incentivino l&rsquo;efficienza energetica e l&rsquo;energia prodotta da rinnovabili.<br />In un mercato libero dell&rsquo;energia, senza pi&ugrave; monopolio, i cittadini potranno infatti scegliere fra i prezzi migliori, ma potranno anche orientarsi verso fornitori che propongono energia elettrica da fonti rinnovabili.<br />L&rsquo;offerta di energia rinnovabile gi&agrave; proposta sul mercato per i consumatori non domestici, &egrave; opportunamente garantita da un apposito sistema di certificazione dell&rsquo;origine di tale energia grazie al quale i consumatori potranno testare la provenienza.<br />E che cosa sia una fonte rinnovabile lo stabilisce la direttiva Ue 77 del 2001 che nel suo articolo 2 le indica come &ldquo;eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, biomassa (ossia la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall&rsquo;agricoltura e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonch&eacute; la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani&rdquo;).<br />A livello europeo esiste il sistema di certificazione Recs (Renewalble energy certificate sistem); mentre in Italia &egrave; il <br />Gestore del sistema elettrico a occuparsene.<br />In Italia, poi, esiste il marchio &ldquo;100% energia verde&rdquo; di cui &egrave; titolare la onlus Reef e certificatore il Cesi di Milano. Ricalca i meccanismi del certificato europeo, ma &egrave; applicabile solo ad energia prodotta in Italia (ad oggi 85% viene da Enel) e da impianti rinnovabili di piccole e medie dimensioni.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CLIMA:ROMA 2007;PIOGGE EQUATORE AUMENTANO PER RISCALDAMENTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:46:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-298</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-298</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 28 AGO - Proprio come avevano previsto i contestati modelli sul riscaldamento globale, le piogge all'Equatore sono in aumento. Lo hanno osservato i satelliti della Nasa: da uno studio dell'agenzia spaziale americana pubblicato dal Journal of Climate e' emerso che dal 1979 l'aumento e' stato del 5%. ''Il cambiamento del clima e' la causa piu' plausibile del fenomeno - commenta Robert Adler, uno degli autori dello studio - con l'aumento della temperatura c'e' piu' evaporazione dagli oceani e si formano piu' nubi''. Le maggiori piogge pero' riguardano solo la fascia equatoriale e tropicale a sud dell'Equatore: ''Nell'area del Mediterraneo, secondo i modelli climatici confermati da questo studio, le piogge diminuiranno - spiega Vincenzo Ferrara, coordinatore scientifico della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici organizzata dal ministero dell'Ambiente il 12 e il 13 settembre a Roma - e si concentreranno in brevi periodi, con una maggiore probabilita' di alluvioni''.(ANSA). I12-KRT ]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Traffico illecito di 500mila tonnellate di rifiuti speciali: 5 arresti</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:46:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-297</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-297</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />I proprietari delle belle villette sparse sulle colline del forlivese non allacciate alla fognatura pubblica pensavano di avere la coscienza pi&ugrave; o meno pulita quando periodicamente incaricavano una ditta del posto di venire a svuotare la loro fossa settica e trasportare i liquami al depuratore comunale. Invece, con una lunga operazione che va avanti da diversi anni, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Bologna ha accertato che i rifiuti, prevalentemente allo stato liquido o fangoso palabile, dopo essere stati raccolti dagli impianti di produzione, confluivano nel sito di stoccaggio provvisorio della ditta Laghi, da dove, dopo un fittizio trattamento, venivano, successivamente, trasportati presso l&acute;impianto pubblico di depurazione di Forl&igrave; o la piattaforma per il trattamento chimico-fisico dei rifiuti, sita all&acute;interno dello stesso depuratore. <br />In particolare, i rifiuti speciali pericolosi, costituiti, essenzialmente, da liquami e fanghi provenienti da fosse settiche di civili abitazioni, mediante "giro-bolla" o falsificazione dei formulari identificativi, venivano declassati in speciali non pericolosi e fatti confluire in siti non autorizzati alla loro ricezione, nella rete fognaria o in corsi d&acute;acqua superficiali, provocando, cos&igrave; gravi danni ambientale. <br />L&acute;operazione, denominata "Lucignolo", coordinata dalla Procura di Forl&igrave;-Cesena, ha visto impegnati circa 50 carabinieri, supportati da un velivolo del 13.mo nucleo elicotteri carabinieri. Nell&acute;inchiesta sono coinvolte imprese private e pubbliche operanti nel settore ambientale della provincia forlivese.<br />Cinque persone sono state arrestate mentre gli indagati sono130, in gran parte legali rappresentanti e soci accomandatari di aziende operanti nel settore della gestione e smaltimento rifiuti, con sede in Emilia Romagna. Al centro dell&acute;inchiesta, i proprietari della ditta Laghi e alcuni dipendenti del locale depuratore comunale, gestito dalla societ&agrave; Hera Spa.<br />Dalle indagini &egrave; emerso il traffico illecito di oltre 500.000 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, che sono stati smaltiti in discariche non autorizzate dell&acute;Emilia Romagna. Le ipotesi di accusa sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, evasione fiscale, appropriazione indebita di fondi societari, emissione di false fatture. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 4 milioni di euro, mentre il guadagno ottenuto illecitamente nel triennio 2004/2007 &eacute; stato stimato intorno ai 3milioni e mezzo di euro]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;RIFIUTI: RECUPERO CARTA; COMIECO&#x2c; IN CAMPANIA + 17 PER CENTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:45:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-296</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-296</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - NAPOLI, 27 AGO - Due milioni e mezzo di tonnellate: questa e' la quantita' di carta e cartone che nel 2006 e' stata avviata al riciclo in Italia. Il dato emerge dall'XII Rapporto sulla Raccolta, Riciclo e Recupero di Carta e Cartone effettuato da Comieco - Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. Nel 2006, infatti, ogni italiano ha raccolto 44 Kg di carta e cartoncino con un incremento del 7,4% rispetto al 2005. Il dettaglio sulla Campania del XII Rapporto evidenza un incremento della raccolta nella Regione del 17% rispetto all'anno precedente: nel 2006 sono state riciclate, infatti, 102.893 tonnellate di carta e cartone. ''La Campania, con un pro-capite di 18,7 kg e' ancora al disotto della media del Sud - commenta Carlo Montalbetti, direttore Generale del Consorzio - Anche Napoli e' in linea con il resto della regione con una raccolta per abitante pari a 20,6 kg, la meta' della media italiana. Le potenzialita' quindi ci sono e la raccolta differenziata puo' rappresentare uno strumento per fronteggiare una situazione in perenne emergenza. Per incentivare ulteriormente gli enti locali e i cittadini a centrare gli obiettivi prescritti dalla legge in campo ambientale e, in particolare, quelli di raccolta differenziata, Comieco lancia un'idea: trattenere localmente in tutto o in parte il gettito Iva generato dalla gestione locale dei rifiuti urbani''. I risultati sono generalmente positivi per il resto dell'Italia: + 6.7% al nord, + 4.7% al centro e +14.7% al sud che parte da una posizione di svantaggio. Grazie a questo incremento i comuni potranno ricevere ulteriori corrispettivi erogati dal sistema Comieco per il sostegno alla raccolta differenziata: tale cifra ha raggiunto nel 2006 gli 83 milioni di euro, mentre l'impegno economico complessivo del consorzio dal 1998 e' stato di oltre mezzo miliardo di euro. Alla Campania sono andati oltre 4 milioni e mezzo di euro: piu' si migliora la raccolta differenziata, piu' e' economicamente vantaggioso per i comuni e quindi per i cittadini.(ANSA). COM-PO/SIL]]></content:encoded></item><item><title>E dalle ceneri emerge una discarica...&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-29T09:45:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-295</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-august-2007#unique-entry-id-295</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />PESCASSEROLI (L&rsquo;Aquila). Un vero e proprio sentiero di rifiuti nascosto tra i rovi e venuto alla luce a seguito del disastroso incendio che ha interessato l&rsquo;area nel corso dell&rsquo;estate. E&rsquo; quanto accaduto oggi a Ortona dei Marsi dove un numeroso gruppo di volontari ha aderito alla Giornata Ecologica organizzata dall&rsquo;Ente Parco, dal Comune e dall&rsquo;Associazione Marsicana Giovenco, per raccogliere una grande quantit&agrave; di rifiuti depositati intorno alla circonvallazione di Ortona. <br />Circa centocinquanta persone si sono prodigate anche con i propri mezzi, oltre a quelli messi a disposizione dalle Istituzioni, per raccogliere frigoriferi, termosifoni, materassi, televisioni e ferraglia di ogni genere. Nel punto di raccolta, in Piazza &ldquo;del vascone&rdquo;, sono stati depositati circa 120 metri cubi di &ldquo;avanzi tecnologici&rdquo;. Dalla montagna di ruggine sono stati recuperati anche alcuni oggetti d&rsquo;epoca usati per la vendemmia ed esposti nel Museo Rurale. Gli operatori impegnati nelle operazioni di smaltimento differenziato ancora in corso, sono affiancati dai Volontari del Parco e semplici cittadini. <br />Va inoltre segnalato che a Ortona dei Marsi, paese evacuato per il fuoco a fine luglio, i cittadini si sono organizzati in comitati per sensibilizzare l&acute;opinione pubblica e raccogliere fondi per un progetto di recupero ambientale delle aree incendiate. Ortona &egrave; nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e ha perso almeno 270 ettari di faggete secolari, i boschi pi&ugrave; maestosi e importanti dell&acute;Appennino e i parchi sono stati l&acute;obiettivo degli incendi di quest&acute;anno: oltre 9000 ettari protetti bruciati che significano anche distruzione degli habitat del lupo italico, del picchio nero, del capriolo garganico o delle centinaia di testuggini bruciate.<br />Purtroppo risulta evidente da questa notizia che anche nei Parchi talvolta non si riesce a tutelare il territorio. Il fatto che nel sottobosco si celasse una discarica &egrave; assai significativo. Diciamo che, per paradosso, se l&rsquo;incendio ha avuto un merito &egrave; quello che ora questi rifiuti sono stati scoperti e saranno (si spera) opportunamente smaltiti. Serve comunque, &egrave; evidente, un maggiore controllo, una maggiore sensibilit&agrave; e soprattutto trovare il modo per far s&igrave; che una corretta gestione dei rifiuti non sia enormemente meno conveniente di una discarica abusiva. <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: GERMANIA&#x2c; ACCORDO GOVERNO SU MISURE PER RIDURRE CO2</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:52:43+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-294</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-294</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA-AFP) - BERLINO - La coalizione di governo tedesca ha raggiunto un accordo sulle misure da adottare per permettere al Paese di ridurre in maniera sostanziale le emissioni di gas a effetto serra, al fine di contrastare il cambiamento climatico, secondo quanto si e' appreso da fonti governative a Berlino. Tuttavia - hanno aggiunto le fonti - l'obiettivo della 'Grande coalizione' tra Unioni cristiane Cdu/Csu e social- democratici Spd di ridurre entro il 2020, conformemente agli impegni presi, del 40% tali emissioni rispetto al 1990 non sara' raggiunto, e dovrebbe essere mancato all'incirca di 4 punti. Pertanto, misure ulteriori dovranno essere adottate nel corso della prossima legislatura, che comincera' nel 2009. Il cancelliere Angela Merkel (Cdu) riunira' domani e venerdi' i suoi ministri e i leader della 'Grosse Koalition' nel castello di Meseberg, residenza governativa 80 km a nord di Berlino, per fare il punto sulla situazione delle riforme a meta' legislatura, la principale delle quali riguarda appunto il clima. I ministri dell'Ambiente e dell'Economia, Sigmar Gabriel (Spd) e Michael Glos (Cdu), hanno spesso manifestato posizioni contrastanti sulle misure da adottare. Riguardo allo sviluppo di energie rinnovabili e di sistemi che producano insieme energia e calore, sembrano essersi imposte le opinioni di Gabriel. Il 'pacchetto' di misure su ambiente e clima, comprendente tra l'altro incentivi per le auto 'pulite' e i sistemi di riscaldamento a basso consumo di energia, dovrebbe essere presentato al Bundestag (Camera bassa) entro quest'anno. (ANSA- AFP).]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;Italia che brucia &#xe8; malata di mancanza di politica ambientale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:52:11+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-293</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-293</guid><content:encoded><![CDATA[<br />di Umberto Mazzantini<br />fonte:www.greenreport.it<br />Mentre in Sicilia arrivano i militari e viene chiesto lo stato di calamit&agrave;, il fuoco che sta distruggendo l&rsquo;isola la percorre da anni schivando case abusive, riforestazioni lucrose ed una macchina amministrativa farraginosa che non d&agrave; risposte &ldquo;sane&rdquo; di gestione territoriale. E&rsquo; anche per questo che i presidi territoriali &ldquo;esterni&rdquo;, come i parchi vengono presi pi&ugrave; volentieri di mira come simbolo di &ldquo;vincoli&rdquo; da abbattere.<br />I poveri morti di questi giorni sono il risultato di una malattia che si chiama dissesto ambientale e territoriale ed i criminali incendiari ne sono i consapevoli propagatori. Il tutto nella regione a pi&ugrave; forte rischio di desertificazione, dove le foreste bisognerebbe piantarle, non bruciarle. Eppure, nonostante le crudeli immagini televisive di questi giorni, il 2006 era stato un anno di calo degli incendi grazie al potenziamento della flotta aerea, delle squadre volontarie dello spegnimento delle reti di avvistamento che mettono insieme circa 50 mila volontari. Un&rsquo;attivit&agrave; antincendio di buon livello, anche rispetto ad altre esperienze europee, con punte di eccellenza in Liguria e Toscana e in altre regioni del centro-nord, ed un vistoso buco nelle regioni del sud, Calabria e Sicilia in particolare, proprio le pi&ugrave; colpite dagli incendiari.<br />&laquo;Ma per fermare questa piaga e uscire finalmente dall&rsquo;emergenza &ndash; spiega Simone Andreotti, responsabile per la protezione civile di Legambiente - i comuni devono eliminare a monte la possibilit&agrave; di speculare sulle fiamme con la realizzazione del catasto, fermando cos&igrave; gli incendi dolosi, che in Italia rappresentano il 65% delle cause dei roghi. Infatti, sebbene le attivit&agrave; investigative del C.F.S. per reprimere il fenomeno degli incendi siano sempre pi&ugrave; intense e l&rsquo;impiego di elicotteri e canadair, in ausilio alle squadre a terra si dimostri ogni anno pi&ugrave; tempestivo ed efficace, &egrave; necessario fermare questo drammatico fenomeno, soprattutto eliminando &ldquo;a monte&rdquo; la possibilit&agrave; di speculare sulla gestione delle aree bruciate. Il catasto delle superfici attraversate dalle fiamme, un&rsquo;oculata manutenzione dei boschi, l&rsquo;allargamento delle aree protette e dei parchi nazionali, sono attivit&agrave; destinate a diventare il valido e unico strumento per arginare la piaga degli incendi dolosi innescati per perseguire solo interessi specifici. Ovvero una lotta agli incendi boschivi a 360&deg; da realizzare durante tutto l&rsquo;anno, come prevede la legge quadro 353 in materia di antincendio boschivo approvata nel 2000, ancora oggi troppo spesso disattesa da parte delle amministrazioni comunali, che hanno invece in questa &ldquo;battaglia&rdquo; un ruolo fondamentale, strategico e insostituibile&raquo;.<br />Intanto, gli incendi boschivi stanno trasformando in cenere le aree pi&ugrave; belle del nostro Sud: i comuni pi&ugrave; colpiti (60% nel 2006) per estensione e numero degli incendi sono in Calabria, segue la Sicilia con met&agrave; dei comuni attaccati dal fuoco. <br />Secondo &ldquo;Ecosistema Incendi 2007&rdquo; nel biennio 2004 &ndash; 2005 sono stati 2.245 comuni interessati dagli incendi, e solo il 6% applicare pienamente la legge quadro sugli incendi boschivi. Un comune su quattro realizza il catasto delle aree percorse dal fuoco, strumento fondamentale nella lotta agli incendi che se realizzato permette di eliminare a monte le motivazioni che spingono gli incendiari ad agire. L&rsquo;informazione rivolta ai cittadini &egrave; quasi sempre carente: solo il 12% fa campagne informative specifiche. Invece, solo il 4% dei comuni svolge un lavoro di mitigazione degli incendi boschivi ottimo, mentre il 36% non fa ancora praticamente nulla per prevenire i roghi. <br />&laquo;A sette anni dall&rsquo;entrata in vigore &ndash; spiega Andreotti - la 353/2000, legge quadro in materia di incendi boschivi, &egrave; ancora largamente disattesa da parte di molti comuni italiani, che potrebbero e dovrebbero invece essere i primi protagonisti di questa battaglia per contrastare il fuoco&raquo;. <br />Proprio nel sud e nelle isole, dove il problema &egrave; pi&ugrave; esteso e drammatico, i comuni sono pi&ugrave; inadempienti: &laquo;pi&ugrave; di due comuni su tre svolgono un lavoro complessivamente negativo in questa preziosa parte del nostro Bel Paese &ndash; spiega l&rsquo;esponente di Legambiente - Migliore, ma pur sempre carente, la situazione al centro e al nord d&rsquo;Italia, dove i comuni meritori comunque non raggiungono il 50%&raquo;.<br />Eppure la legge quadro 353/2000 &egrave; tra le tra le migliori d&rsquo;Europa: oltre ad assegnare chiaramente a regioni e comuni i compiti per impedire le speculazioni economiche che portano gli incendiari ad appiccare i roghi, con il catasto dei terreni percorsi dal fuoco, prevede il divieto di fare varianti urbanistiche per 15 anni nei terreni boscati bruciati, il divieto di costruire per 10 anni, il divieto di rimboschimento per 5 anni, il divieto di caccia e pascolo per 10 anni. Ma come dimostrano i fatti tragici di questi giorni quella legge rimane in gran parte disattesa. E la Sicilia che brucia e piange in queste ore &egrave; il fanalino di coda, refrattaria ad ogni indagine, ad ogni divieto, ad ogni applicazione della legge, ad ogni azione di tutela vera. ]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI: PECORARO&#x2c; NECESSARI 2.000 FORESTALI PER I PARCHI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:51:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-292</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-292</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 23 AGO - ''I forestali destinati ai Parchi dovrebbero essere almeno duemila'' e invece sono ''meno di mille''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in un'intervista sul quotidiano 'La Stampa' sull'emergenza incendi, dove fa l'esempio delle risorse per il Parco del Pollino, dove ''dei 160 forestali ne sono rimasti 50''. ''Ho dovuto battagliare - afferma Pecoraro - perche' nella scorsa Finanziaria fosse prevista l'assunzione di 260 forestali, parlo di polizia forestale destinata ai Parchi nazionali, che ancora non sono stati materialmente resi disponibili. Per la prossima Finanziaria chiedero' altre assunzioni''. (ANSA). <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Beni culturali&#x2c; il diritto di prelazione dell&#xb4;Ente c&#xb4;&#xe8; anche in caso di leasing</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:50:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-291</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-291</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Che lo Stato e gli enti locali avessero il compito di tutelare il patrimonio culturale del Paese era gi&agrave; noto, ma che potessero farlo anche in caso di leasing finanziario forse un po&rsquo; meno. Dalla Corte Costituzionale arrivano invece importanti precisazioni per l&rsquo;esercizio della tutela sui beni ambientali e culturali.<br />La Corte infatti ha sentenziato che &laquo;l&rsquo;esaurimento del rapporto di leasing non comporta il venir meno della qualit&agrave; culturale del bene che ne &egrave; stato oggetto e dell&rsquo;interesse pubblico alla sua tutela&raquo;.<br />E lo afferma in merito alle disposizioni dettate dalla legge della provincia autonoma di Bolzano che prevede il leasing finanziario sugli immobili di interesse storico artistico.<br />Il che sta a significare che un singolo cittadino pu&ograve; s&igrave; acquisire un immobile suscettibile di valore culturale, storico o ambientale attraverso il leasing - che si caratterizza per la trilateralit&agrave; del rapporto (venditore &ndash; locatario &ndash; locatore) e per la pluralit&agrave; di trasferimenti - ma deve comunque poi fare i conti con le conseguenze che ne derivano: ovvero acquistando la propriet&agrave; solo al momento della scadenza del contratto, non pu&ograve; poi rivenderlo a qualsiasi soggetto. Il primo possibile acquirente dovr&agrave; essere lo Stato o l&rsquo;ente locale, perch&eacute; &ndash; come si dice in gergo giuridico &ndash; l&rsquo;organo pubblico ha un diritto di prelazione sui beni di interesse storico culturale o ambientale.<br />Ecco perch&eacute;, la Corte censura la prima parte della disposizione della legge della provincia di Bolzano nello schema del leasing finanziario: il leasing limita la prelazione sulla cessione di immobili di interesse storico o artistico al primo trasferimento, non soddisfacendo le esigenze di tutela dei beni culturali cui l&rsquo;istituto della prelazione &egrave; predisposto.<br />Il che sta a significare che, non solo la societ&agrave; finanziaria che ha acquistato per primo l&rsquo;immobile debba preferire l&rsquo;ente pubblico o lo Stato rispetto a un privato in caso di vendita successiva al contratto di leasing, ma dovr&agrave; farlo anche il singolo cittadino che acquista alla scadenza del contratto.<br />Pur essendo beni quantificabili economicamente, e quindi anche commerciabili e scambiabili sul mercato, tuttavia rimangono pur sempre dei beni di interesse pubblico da tutelare. Un tutela che va garantita dall&rsquo;amministrazione con l&rsquo;eventuale esercizio della prelazione, anche nel momento conclusivo della vicenda contrattuale. <br />Nel caso dei beni culturali e ambientali la prelazione storico artistica trova il suo fondamento nell&rsquo;articolo 9 della Costituzione che si giustifica nella sua specificit&agrave; in relazione al fine di salvaguardare beni cui sono connessi interessi primari per la vita culturale del paese. O meglio interessi diffusi della collettivit&agrave;.<br />Del resto l&rsquo;articolo 9 rappresenta l&rsquo;aspetto oggettivo della nozione costituzionale di ambiente insieme all&rsquo;articolo 41 e 42. Il primo dei due stabilisce che l&rsquo;iniziativa economica privata non pu&ograve; svolgersi in contrasto con l&rsquo;utilit&agrave; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert&agrave; e alla dignit&agrave; umana, mentre il secondo sottolinea che la propriet&agrave; privata &egrave; riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e renderla accessibile a tutti.<br />Quindi, anche i beni storico artistici insieme al paesaggio fanno parte della nozione di ambiente e in quanto tali vanno tutelati, salvaguardati e mantenuti anche attraverso strumenti tipici del diritto.]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE: GIAPPONE&#x2c; BIOETANOLO DALLE BACCHETTE USA E GETTA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:49:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-290</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-290</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - TOKYO, 22 AGO Dopo il mais e la canna da zucchero anche i bastoncini usa e getta giapponesi verranno utilizzati per produrre biocarburante. L ha annunciato oggi alla stampa un funzionario del ministero dell Agricoltura nipponico, che ha spiegato come il governo stia studiando un sistema per convertire in bioetanolo le migliaia di tonnellate di legno di pioppo impiegate annualmente per la produzione di bacchette monouso. I bastoncini giapponesi potrebbero cosi' mutare radicalmente il loro status: la possibilita' di un riutilizzo potrebbe redimerli dall'accusa di essere uno strumento di deforestazione selvaggia nei paesi da cui vengono importati, soprattutto la Cina. Secondo il ministero nipponico si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, visto che i circa 127 milioni di giapponesi consumano ogni anno una media di 200 bacchette usa e getta pro capite, considerandole molto piu' igieniche rispetto agli hashi lavabili. Attualmente il bioetanolo si ricava principalmente da prodotti come il mais, la barbabietola e la canna da zucchero, ma secondo i suoi detrattori cio' avrebbe gia' causato un impennata dei prezzi di questi prodotti alimentari di base, a discapito delle popolazioni piu' povere. (ANSA) ZN ]]></content:encoded></item><item><title>CACCIA: PIEMONTE&#x2c; DI NUOVO POLEMICA PER CACCIA A CAPRIOLI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:49:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-289</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-289</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - TORINO, 23 AGO - Anche quest'anno gli animalisti polemizzano in Piemonte per la caccia ai caprioli. Una deroga alla legge regionale sulla tutela della fauna selvatica ha, infatti, portato da 2 a 6 mesi il periodo di abbattimento degli ungulati: dal 16 agosto al 31 gennaio. Giustificata, secondo cacciatori e Regione Piemonte, dall'eccessivo numero di camosci, caprioli e cinghiali. Ma gli animalisti promettono battaglia. Dopo aver inviato centinaia di e-mail di protesta alle redazioni piemontesi, sabato prossimo manifesteranno a Ovada (Alessandria), davanti a un 'centro di controllo' in cui i veterinari esaminano gli animali uccisi. ''Presto presenteremo anche ricorso al Tar, sperando vada bene come l'anno scorso - dice l'associazione AgireOra - quando fermammo la strage dei caprioli fino a dicembre'. I caprioli che i cacciatori stimano di uccidere in Piemonte sono 4.430, cui si devono aggiunngere 2.384 camosci, quasi mille cervi, oltre 4 mila cinghiali, piu' i daini, i mufloni e gli animali delle aziende private di caccia. In totale circa 20 mila ungulati. ''I numeri della delibera regionale - spiega AgireOra - sono alti perche' stimati dai cacciatori stessi''. Le associazioni contestano alla Regione Piemonte di non aver cercato di evitare il ripetersi del massacro, non prendendo in considerazione proposte preventive e meno cruente. Alle motivazioni animaliste si aggiungono quelle sulla sicurezza. Secondo la Lac (Lega per l'abolizione della caccia) gli incidenti causati dalla caccia in Italia nella scorsa stagione sono stati 111: 33 morti e 77 feriti, solo in parte cacciatori. ''Non e' vero neppure che la presenza di ungulati causi incidenti stradali - aggiunge AgireOra - uno studio commissionato dal settore Tutela e fauna della Provincia di Cuneo ha verificato che il maggior numero di sinistri dovuti ad animali si verifica in autunno: quando le battute di caccia li costringono a spostarsi continuamente''. (ANSA). I77-GE ]]></content:encoded></item><item><title>CINA: INQUINAMENTO&#x2c; RAPPORTO SOTTOLINEA PROGRESSI LENTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-24T08:49:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-288</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-288</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - PECHINO, 22 AGO - La Cina ha fatto ''qualche progresso'' nella riduzione dell' inquinamento ma e' nettamente in ritardo sull'obiettivo dichiarato di una riduzione del 10 per cento entro il 2010. Lo afferma oggi la stampa cinese, citando un rapporto del Sepa, l' organismo statale incaricato della protezione dell' ambiente. Nei 12 mesi passati, invece che dello sperato due per cento, l'inquinamento si e' infatti ridotto solo dello 0,88 per cento. L'aria e' migliorata a Pechino dove, secondo il rapporto, la presenza di gas inquinanti nell'aria e' scesa del 13 per cento rispetto ad un anno fa, mentre il miglior risultato nella riduzione dell'inquinamento dell'acqua si registra nella provincia industriale del Zhejiang, nel sud del paese. Commentando il rapporto in un editoriale, il quotidiano China Daily afferma che ''...i funzionari locali ancora non hanno cambiato la loro mentalita' e ritengono che la crescita economica sia piu' importante delle preoccupazioni per l'ambiente''. I ritardi nel progresso della lotta contro l'inquinamento, aggiunge il giornale, ''sono certamente da attribuire ai fallimenti dei governi locali''.(ANSA) RED]]></content:encoded></item><item><title>Al via il premio &#xb4;Enti locali per Kyoto&#xb4;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:39:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-287</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-287</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE.www.greenreport.it<br />Un premio per le amministrazioni locali che hanno realizzato azioni innovative in campo ambientale, ottenendo risultati oltre la norma e riducendo le emissioni nocive. E&acute; il premio &acute;Enti locali per Kyoto 2007 - Buone pratiche per il clima&acute;, rivolto a tutte le amministrazioni locali di qualsiasi livello e agli Enti Parco, che sar&agrave; assegnato all&acute;azione pi&ugrave; innovativa e significativa realizzata in una delle quattro aree tematiche: efficienza e energie rinnovabili, mobilit&agrave; sostenibile, gestione dei rifiuti e riciclo e consumi sostenibili e gestione ambientale. Il bando del premio, che ha il supporto tecnico-scientifico di Ambiente Italia e il patrocinio del ministero dell&acute;Ambiente e dell&acute;Associazione nazionale comuni italiani, scade il 5 ottobre. <br />Il Premio &ldquo;Buone Pratiche&rdquo; sar&agrave; assegnato, in occasione della Fiera di Ecomondo (7-10 novembre), all&acute;azione (anche pi&ugrave; di una ex-aequo) pi&ugrave; innovativa e significativa realizzata in una delle seguenti quattro aree tematiche: efficienza ed energie rinnovabili; mobilit&agrave; sostenibile; gestione dei rifiuti e riciclo; consumi sostenibili e gestione ambientale. Nell&rsquo;edizione dello scorso anno, tra i vincitori ci fu anche il progetto del trattore a olio vegetale puro della Provincia di Firenze.<br />Il Premio "Buone Pratiche" &egrave; riservato solo a azioni e progetti realizzati o in corso di realizzazione (orientativamente cantierati al 50 per cento) di cui possono essere gi&agrave; valutati (e preferibilmente quantificati) benefici e risultati. <br />I criteri di valutazione prevalenti saranno: l&acute;efficacia dell&acute;azione rispetto all&acute;obiettivo primario della riduzione delle emissioni di CO2, l&acute;innovativit&agrave; dell&acute;azione (sia sotto il profilo sistemico, che gestionale o tecnologico) e la sua replicabilit&agrave;.<br /><br /><br />bando su www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;MEDITERRANEO&#x2c; 2 VOLTI SEMPRE PIU&#x27; DISTANTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:38:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-286</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-286</guid><content:encoded><![CDATA[ANSA - ROMA - I due volti del Mediterraneo sono sempre pi&ugrave; diversi tra loro, con la parte Nord ricca di risorse naturali ed economiche e quella a Sud-Est sempre pi&ugrave; povera e che subisce anche i danni peggiori dell'inquinamento. La fotografia emerge dal Rapporto 2007 sulle Economie del Mediterraneo, presentato oggi dall'Istituto di studi sulle societ&agrave; del Mediterraneo (Issm) del Consiglio Nazinale delle Ricerche (Cnr) di Napoli. <br />Dal punto di vista ambientale il divario tra le regioni &egrave; sempre pi&ugrave; accentuato: "Sulla riva Nord mediterranea, ad esempio, la perdita di aree boschive &egrave; rallentata notevolmente - spiega Paolo Malanima, direttore dell'Issm-Cnr - mentre nelle rive Sud ed Est la crescita della popolazione ha provocato la messa a coltura di nuove terre, con conseguente disboscamento aggravato dall'uso del legname come combustibile". <br />Secondo i numeri forniti dai ricercatori, nel decennio 1990-2000 la diminuzione media annua delle superfici boschive in Egitto e Israele ha raggiunto punte del 3,3% e del 4,9%, contro lo 0,3% di Italia e Francia. La tendenza ha fatto s&igrave; che le aree forestali siano ormai localizzate per l'80% nel versante europeo del Mediterraneo (le pi&ugrave; estese si trovano in Portogallo e in Italia), a fronte di un esiguo 20% nel versante afro-asiatico. La stessa differenza si vede per le risorse idriche: fino a 22.000 metri cubi annui pro-capite nei paesi ricchi, che scende a 500 nella fascia sud. <br />Essere pi&ugrave; poveri, inoltre, non significa disporre di un ambiente meno inquinato: "Sebbene le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera provengano essenzialmente dall'Europa (Italia in testa con l'1,8% delle emissioni mondiali, seguita da Francia e Spagna con l 1,5% e l 1,2%, i loro effetti negativi interessano aree ben pi&ugrave; ampie, inclusi i Paesi che meno hanno contribuito a generarle - spiega Eugenia Ferragina dell'Issm-Cnr - inoltre le emissioni di origine industriale sono proporzionalmente pi&ugrave; forti nella riva Sud, dove maggiore &egrave; l'incidenza dell'industria pesante e dove manca una normativa ambientale adeguata".]]></content:encoded></item><item><title>Roma scommette sulle biciclette (elettriche e non)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:37:58+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-285</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-285</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />ROMA. Il Comune ha lanciato una nuova campagna di impulso alla mobilit&agrave; sostenibile favorendo l&acute;uso degli eco-incentivi del ministero dell&acute;ambiente. Lo ha fatto grazie all&rsquo;intesa stipulata dall&acute;assessorato capitolino all&acute;ambiente e l&acute;Ancma (l&acute;associazione nazionale dei rivenditori di cicli e motocicli). Con questo accordo, gi&agrave; noto, chi rottama un vecchio motorino "euro 0" (immatricolazione prima del 2001) pu&ograve; acquistare una bici elettrica con lo sconto fino a 700 euro, oppure una normale bicicletta con sconto fino a 250 euro (fino a un massimo del 30% dell&acute;importo). <br />Il Comune intende soprattutto rilanciare la campagna del ministero sperando cos&igrave; di dare un&rsquo;accelerata decisiva alla rottamazione dei motorini in vista della scadenza del 1&deg; novembre 2007, quando il divieto di circolazione per i vecchi mezzi a due ruote inquinanti all&acute;interno dell&acute;Anello ferroviario sar&agrave; esteso anche ai residenti in quest&acute;area, mentre ancora oggi riguarda solo chi risiede oltre l&acute;Anello e transita al suo interno. <br />Al di l&agrave; di questo, comunque, le ragioni per approfittare degli sconti, magari pensando ad una bicicletta, sono pi&ugrave; che valide: un vecchio &acute;cinquantino&acute; a due tempi scarica nell&acute;atmosfera emissioni pari a quelle di 63 auto non catalitiche a benzina. E la bicicletta &egrave; un ottimo mezzo di spostamento in citt&agrave; sulle brevi e medie distanze. Il Comune spinge molto anche per le bici elettriche a pedalata assistita che, sottolinea in una nota &ldquo;grazie al motore che fa il grosso del lavoro, sono ideali per abbinare comodit&agrave; di viaggio e moderato esercizio fisico quotidiano&rdquo;. Osserviamo per&ograve; che la bici elettrica ha comunque bisogno di essere spesso ricaricata e questo significa spostare l&rsquo;inquinamento (anche se probabilmente minore rispetto a quello di un motorino) da un&rsquo;altra parte. Per produrre energia, infatti, si utilizzano quasi esclusivamente fonti fossili. L&rsquo;optimun quindi sarebbe quello che l&rsquo;energia prodotta per caricare le bici fosse generata da fonti rinnovabili, ma al momento queste sono molto limitate. Riteniamo quindi esser molto pi&ugrave; ecologico usare una bici &lsquo;normale&rsquo; oppure, se proprio del motorino non se ne pu&ograve; fare a meno, prenderne uno che consuma il meno possibile e a quattro tempi.<br />La bici, per&ograve;, &egrave; l&rsquo;unica a non avere controindicazioni e non serve solo per lo svago domenicale: &egrave; un vero mezzo di trasporto che sostituisce egregiamente l&acute;automobile, fa risparmiare soldi e fa bene alla salute &ndash; alla propria e a quella di tutti &ndash; Con l&acute;iniziativa Comune-Ancma, poi, al vantaggio economico si aggiunge la praticit&agrave;: sono i negozianti stessi che pensano alla rottamazione del motorino, basta portarglielo.<br />Finora sono circa 50 i rivenditori che si sono offerti di partecipare alla campagna, dieci quelli che gi&agrave; praticano gli sconti e la rottamazione. I negozianti di cicli, per dare la propria adesione, possono inviare un&acute;e-mail ad assessorato.ambiente@comune.roma.it. ]]></content:encoded></item><item><title>Costiera amalfitana&#x2c; abusi edilizi e demolizioni impossibili</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:37:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-284</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-284</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />fonte:www.greenreport.it<br />Dopo il grave incidente di sabato scorso in Costiera Amalfitana in cui &egrave; crollata una terrazza provocando la morte di una persona e il ferimento di altre otto, si riapre il problema degli abusi edilizi in Campania.<br />Come denuncia la nota di Legambiente solo il 2% delle ordinanze emanate dagli enti locali contro le costruzioni abusive hanno avuto una concreta attuazione. Secondo l&rsquo;indagine presso gli uffici tecnici dei comuni della provincia di Napoli e Salerno dell&rsquo;associazione, nel periodo riguardante i primi due condoni edilizi, sono state infatti ben 32.176 le ordinanze di demolizioni emesse dai comuni, ma solo 669 quelle eseguite.<br />Per quanto riguarda la costiera amalfitana sono risultate ben 5.046 richieste di sanatorie riguardanti i due condoni edilizi, di cui 3.266 riguardano il condono di Craxi-Nicolazzi del 1985 e 1.780 quello recente del 1994 targato Berlusconi. Il primato spetta al comune di Furore dove ci sono una domanda di condono ogni tre abitanti alla pari con Positano.<br />Secondo l&rsquo;associazione ambientalista si tratta di &laquo;un dato disarmante, frutto sia di una diffusa "disattenzione" verso questo fenomeno da parte degli enti locali, sia dell&rsquo;oggettiva difficolt&agrave;, che rasenta spesso l&rsquo;impossibilit&agrave; di fatto, a reperire in questi territori imprese edili disponibili a demolire costruzioni fuorilegge&raquo;.<br />E pensare che secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato l&rsquo;ordine di demolizione pu&ograve; essere indirizzato anche a persone diverse da quelle che hanno realizzato l&rsquo;abuso. <br />Il Consiglio di Stato infatti con una sentenza di luglio in materia di illeciti edilizi in aree demaniali, ha affermato che i provvedimenti repressivi possono essere indirizzati anche a persone diverse da quelle che hanno materialmente compiuto l&rsquo;abuso. Ma il presupposto necessario rimane la relazione giuridica o materiale con il bene di colui che non ha compiuto l&rsquo;opera. Conseguentemente, in mancanza della relazione, il destinatario dell&rsquo;ordine &egrave; da ritenersi del tutto estraneo e non responsabile della demolizione.<br />E cos&igrave; se da una parte la giurisprudenza d&agrave; speranze per una repressione maggiore degli abusi edilizi, dall&rsquo;altra non garantisce la materiale e veloce demolizione della costruzione abusiva.<br />La lentezza della giustizia in Italia certo non aiuta a risolvere rapidamente il problema degli abusi edilizi e se si considera poi le varie condizioni giuridiche poste per la demolizione di un qualsiasi manufatto, la risoluzione appare ancora pi&ugrave; ardua.<br />Il tutto, sommato alla velocit&agrave; degli abusi &ndash; di oltre 32mila ordinanze di demolizione ben 11200 riguardano nuove costruzioni abusive - ha un ulteriore effetto: legittimare l&rsquo;abuso. Nasce cio&egrave; nel soggetto la consapevolezza di poter agire al di fuori della legalit&agrave; perch&eacute; di fatto il patrimonio immobiliare non verr&agrave; sottratto all&rsquo;autore dell&rsquo;illecito o di colui che ha una relazione con l&rsquo;abuso.<br />Intanto in Campania &egrave; scatta un&rsquo;improbabile o quantomeno tardiva caccia agli abusi: la Guardia di Finanza ha messo i sigilli su un manufatto in legno abusivo a mare, a Baia (Napoli); &egrave; stato sequestrato anche uno specchio d&acute;acqua di 4 mila metri quadrati utilizzato abusivamente per gli ormeggi dai natanti viene sgomberato a Pozzuoli; mentre a Piano di Sorrento i carabinieri hanno sequestrato una terrazza di legno e un chiosco abusivi nell&acute;area di un campeggio.]]></content:encoded></item><item><title>Quinta centrale nucleare in Cina</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:37:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-283</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-283</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.ecoage.com<br />La Cina avvia i lavori per la realizzazione di una nuova centrale nucleare, la prima ad essere realizzata a Dalian nell'area nord-orientale del Paese. Lo rende noto l'agenzia cinese Xinhua. La centrale nucleare cinese sar&agrave; realizzata entro il 2012, i lavori dureranno cinque anni, e l'intero progetto dovrebbe costare circa 5 miliardi di euro. Attualmente in Cina  sono in funzione 4 centrali nucleari ma nel prossimo futuro il numero potrebbe quasi decuplicare. Il governo di Pechino ha dichiarato la volont&agrave; di voler costruire 31 centrali nucleari entro il 2020 per compensare il prevedibile rincaro dei prezzi energetici causati dalla prossima fase di esaurimento/scarsit&agrave; del greggio. ]]></content:encoded></item><item><title>Energia solare in borsa negli USA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-22T08:37:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-282</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-282</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.ecoage.com<br />Le societ&agrave; statunitensi del comparto dell'energia solare hanno registrato ottime performance in borsa e conquistano la fiducia degli analisti. La notizia &egrave; stata battuta dalla Reuters il 17 agosto 2007. Gli esperti concentrano la loro attenzione in particolar modo sulle aziende First Solar, SunPower, Ja Solar Holdings, Suntech Power Holdings, Yingli Green Energy Holding e Ldk Solar. La fiducia degli investitori ha resistito anche agli shock finanziari di met&agrave; agosto ed &egrave; pari a quella mostrata nei confronti di internet ai tempi della New Economy. Rispetto alla bolla del web di fine anni '90 le societ&agrave; del solare vantano per&ograve; fatturati concreti e veri profitti. Dalla parte del comparto la crescente domanda di fotovoltaico, sia per le mini applicazioni sia per la produzione di energia domestica e industriale, e la progressiva riduzione dei costi di produzione dei pannelli solari. Si potrebbe parlare di alba del solare.<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: COMITATO&#x2c; ILLEGITTIMO RIGASSIFICATORE LIVORNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:31:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-281</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-281</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - Sarebbe illegittimo l'impianto di rigassificazione offshore previsto a 12 miglia dalle coste tra Pisa e Livorno. E' quanto affermano alcuni rappresentanti del locale comitato contro la struttura, che hanno presentato alla stampa un documento del ministero dell'Ambiente in cui si elencherebbero ''tutte le illegittimita' relative all' autorizzazione ministeriale del 23 febbraio 2006 alla societa' Olt Offshore Lng Toscana spa''. Il documento, informa una nota, e' dell'8 maggio 2007 e a firma del capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'ambiente, Sergio De Felice: fu inviato all'avvocatura di Stato di Firenze e al Tar della Toscana come ''parere dell'ufficio legislativo'' sul ricorso promosso dalla societa' Edison. Il contenuto e' stato presentato da Mario Martelli, Maurizio Zicanu e Riccardo Saller, del comitato. Nella nota si sottolinea che ''le illegittimita' rilevate sono dovute, secondo il documento ministeriale, a una serie di vizi procedurali''. Per il comitato, infatti, ci sarebbero un' ''erronea applicazione della procedura semplificata di cui all'articolo 8, legge 340/2000, utilizzabile 'solo in caso di riutilizzazione di siti industriali' mentre 'il rigassificatore in oggetto e' invece previsto in un sito marino'''; una ''mancata rimessione al Consiglio dei ministri''; una ''omessa consultazione delle popolazioni interessate''; il ''mancato rilascio della concessione demaniale''; e la ''mancata consultazione degli Stati firmatari dell'accordo internazionale del 25 novembre 1999'' in merito al santuario dei cetacei. Secondo il comitato, inoltre, mancano i ''pareri del ministero delle finanze per gli aspetti fiscali'' e ''le valutazioni di alcuni soggetti pubblici titolari di un interesse qualificato come l'Ente Parco Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli coinvolto nel progetto e l'Autorita' per l'energia elettrica ed il gas''.(ANSA). KXL <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: ISTAT&#x2c; MAPPA RUMORE REGIONE PER REGIONE/SCHEDA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:30:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-280</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-280</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 17 AGO - Oltre tre italiani su dieci (37,8%) segnalano problemi di inquinamento acustico. La Regione maglia nera e' la Campania (50,8%), seguita da Puglia (45,9%) e Lazio (44,6%), dove quasi una famiglia su due segnala disturbi da rumore. Record di 'silenzio' invece per la Basilicata (20,8%) e per il Molise (21,7%). A livello di aree nazionali, e' il Nord-est (32%) il piu' virtuoso, segnando la media del minor numero di segnalazioni, mentre le isole si piazzano al secondo posto (37,9%), il Nord-Ovest e Centro a pari merito al terzo posto (38,5%). Il Sud e' in coda con il 41,3%, cioe' quattro persone su dieci hanno registrato problemi di rumore. Questo nel dettaglio il quadro disegnato dall'Istat, che spiega come gli interventi contro l'inquinamento acustico, uno degli elementi di turbativa dell'equilibrio ambientale, sono effettuati in Italia sulla base della cosiddetta 'zonizzazione acustica', ossia la classificazione del territorio dei comuni italiani in zone per ognuna delle quali sono definiti specifici limiti di accettabilita' di livelli di rumore secondo norme di legge. Nel 2003 la classificazione acustica risultava approvata solo nel 17,4% dei comuni italiani, coprendo il 31,2% della popolazione complessiva. Ecco il quadro dell'Istat per il 2005 sulle famiglie che dichiarano la presenza di problemi relativi al rumore nella zona in cui abitano per regione e ripartizione geografica: REGIONE % SEGNALAZIONI RUMORE CAMPANIA 50,8% PUGLIA 45,9% LAZIO 44,6% SICILIA 40,3% LOMBARDIA 38,9% LIGURIA 38,6% PIEMONTE 38,1% TOSCANA 34,2% EMILIA-ROMAGNA 33,9% MARCHE 33% VENETO 32,7% SARDEGNA 30,2% FRIULI VENEZIA GIULIA 29,7% ABRUZZO 27,5% UMBRIA 27,5% VALLE D'AOSTA 23,7% TRENTINO ALTO ADIGE 22,8% MOLISE 21,7% BASILICATA 20,8% AREE GEOGRAFICHE SUD 41,3% CENTRO E NORD OVEST 38,5% ISOLE 37,9% NORD-EST 32% ITALIA 37,8%. (ANSA). KWS <br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: ISTAT; PECORARO&#x2c;SUBITO PIANO NAZIONALE RISANAMENTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:28:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-279</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-279</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 17 AGO - ''I dati forniti dall'Istat costituiscono un allarme da raccogliere: serve un grande piano nazionale per la mobilita' sostenibile ed il risanamento ambientale nel nostro Paese''. Questo il commento espresso in una nota dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, sui dati dell'annuario 2007 dell'Istituto nazionale di statistica. ''Il risanamento ambientale e gli investimenti per Kyoto - aggiunge Pecoraro - dovranno essere al centro della prossima Finanziaria. Governo e Parlamento devono raccogliere le preoccupazioni manifestate in questo senso dai cittadini''. Secondo il ministro dell'Ambiente ''una parte delle risorse che il Cipe stanzia per le infrastrutture deve essere utilizzata per finanziare un grande piano per la mobilita' sostenibile ed il miglioramento ambientale delle citta' e del nostro Paese''. (ANSA). COM-KWS <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ARTICO: WWF&#x2c; URGENTE TRATTATO PER TUTELARLO COME ANTARTIDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:27:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-278</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-278</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''E' arrivato il momento di dedicare un trattato multilaterale all'Artico perche' riceva una tutela analoga a quella dell'Antartide''. Cosi' Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, spiega l'appello recentemente rivolto dalla sua organizzazione a livello internazionale, e diffuso dal quotidiano Financial Times, per proteggere l'area dei ghiacci dell'Artico, che secondo gli scienziati a settembre 2007 tocchera' l'estensione minima mai registrata, in trent'anni di rilevamenti. ''Il trattato internazionale di tutela dell'Antartide - afferma Bologna - prevede l'uso del territorio da parte delle nazioni interessate, tramite autorizzazioni, per soli scopi scientifici''. Uno strumento che ha permesso agli scienziati di acquisire dati importanti, ''fondamentali per la questione dei mutamenti climatici - spiega l'esperto del Wwf - ma anche per capire ad esempio come le sostanze chimiche immesse dall'uomo siano state assorbite dalla natura. E non dimentichiamoci che il 2007 e' anche l'Anno polare internazionale''. La Convenzione delle Nazioni Unite per il diritto del mare, secondo il Wwf, riguarda solo la gestione delle acque internazionali. Mentre uno strumento di protezione per l'Artico analogo a quello dell'Antartico significherebbe mettere fine alle mire su ricchi giacimenti di petrolio e gas, un bottino al quale gli Stati impegnati nella disputa territoriale per il suo controllo sono tutti interessati, come Usa, Canada e Russia in particolare. ''La questione e' che la calotta artica e' un ambiente la cui tutela garantisce una maggiore stabilita' per l'intero Pianeta - conclude Bologna - in particolare per il clima. Il timore degli scienziati e' il raggiungimento del cosiddetto 'effetto soglia', dove all'abbassamento della calotta potrebbe seguire una situazione impossibile da recuperare, di totale mancato controllo''.(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>URAGANI: DEAN; IN 30 ANNI RADDOPPIATA INTENSITA&#x27; FENOMENI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:27:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-277</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-277</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''L'intensita' degli uragani negli ultimi 30 anni e' raddoppiata, con fasi oscillatorie di anno in anno''. Questo il commento di Vincenzo Ferrara, coordinatore scientifico della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici organizzata dal ministero dell'Ambiente il 12 e 13 settembre a Roma, alla luce delle notizie preoccupanti che arrivano dallo spostamento dell'uragano Dean, a due anni di distanza da Katrina, che rase al suolo New Orleans. ''Gli uragani vengono normalmente classificati utilizzando la scala Safir Simpson, che si basa sulla massima velocita' del vento - spiega Ferrara - e secondo questa scala Dean rientra in una normale statistica, non ci sono particolari variazioni''. Altre valutazioni scaturiscono invece sul fronte del potere distruttivo, che e' determinato dall'energia del fenomeno: ''se invece si analizza l'energia che hanno gli uragani - afferma l'esperto - si osserva che gli uragani aumentano il loro potere distruttivo di anno in anno''. (ANSA). <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Tragedia di Conca&#x2c; Santoloci: &#xab;I vincoli che ci sono ma non si vedono...&#xbb;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:25:52+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-276</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-276</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />Per Michele Buonuomo, presidente di Legambiente Campania, quella di Antonio Rocco precipitato insieme ad altri familiari e amici dalla terrazza abusiva di legno crollata sulla costiera amalfitana &egrave; &laquo;una morte bianca: &egrave; vittima dell&acute;abusivismo selvaggio, dell&acute;illegalit&agrave;, del mancato rispetto delle regole&raquo;. <br />E i dati diffusi dall&rsquo;associazione ambientalista sembrano confermarlo visto che quella in corso &egrave; stata l&acute;estate del boom di abusi edilizi sulla costiera: ventidue sequestri per un valore complessivo di 53 milioni di euro solo nei primi sei mesi dell&rsquo;anno, <br />Anche Maurizio Santoloci, magistrato di cassazione ed ideatore del sito Dirittoambientale.com, dedica il proprio editoriale alla tragedia di Conca dei Marini: &laquo;Il caso di cronaca ci riporta al dibattito sulla reale o meno esistenza dei vincoli paesaggistici-ambientali nel nostro paese &ndash; scrive Santoloci &ndash; vincoli che ci sono ma che non si vedono: come la norma chiara e lineare (codice Urbani del 2004 e legge Galasso del 1985,ndr) che prevede vincoli &ldquo;per i territori costieri compresi in una fascia della profondit&agrave; di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare&rdquo;&raquo;.<br />Come &egrave; possibile allora &ndash; si chiede il magistrato &ndash; che quel manufatto e migliaia di altre costruzioni in Italia siano state costruite e realizzate non vicino o nei pressi del mare, ma &ldquo;sul&rdquo; mare e &ldquo;nel&rdquo; mare? E&rsquo; mai possibile che nessun organo di vigilanza da terra da male o da cielo abbia visto quella cosa? Ed &egrave; possibile non riuscire ad avviare accertamenti sistematici, capillari e diffusi su un&rsquo;edilizia che invade coste e rive, fiumi e vulcani, parchi e zona e umide, aree archeologiche e beni naturali preziosi?&raquo;<br />Maurizio Santoloci sa benissimo che controlli capillari farebbero emergere tante &ldquo;sorprese&rdquo; e cio&egrave; che &laquo;al fianco di abusivismi chiari e netti ci sono anche moltissimi &ldquo;abusi in bianco&rdquo;, quelli cio&egrave; avallati e resi apparentemente leciti e legali da atti amministrativi illegittime delle pubbliche amministrazioni&raquo;.<br />A proposito di pubbliche amministrazioni, il sindaco di Conca dei Marini Luigi Criscuolo ha dichiarato che &laquo;se un abuso in piena regola &egrave; stato fatto, risale probabilmente a molti anni fa. Ma purtroppo come Comune non abbiamo i mezzi per eseguire continui screening via mare. E queste piccole &acute;insorgenze&acute; purtroppo sono invisibili dalla strada. Inoltre anche quando interveniamo terrazze di legno come quella vengono smontate la mattina e ricostruite la notte&raquo;.<br />Il collega e &ldquo;vicino di scogliera&rdquo; Antonio De Luca, sindaco di Amalfi, &egrave; ancora pi&ugrave; disarmante: &laquo;L&acute;altro giorno ero in elicottero, da l&igrave; si vede tutto. Chi vuole vedere gli abusi edilizi li pu&ograve; vedere e spesso non c&acute;&egrave; volont&agrave; politica di combattere l&acute;abusivismo edilizio&raquo;. Anche perch&eacute;, aggiungiamo noi, l&rsquo;abusivismo fa incrementare il valore degli immobili della zona, e porta turismo e soldi. <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Global warming&#x2c; Vincenzo Ferrara spiega a greenreport la &#x27;strategia dell&#xb4;adattamento&#x27;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:17:12+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-274</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-274</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE://www.greenreport.it<br />Il coordinatore della seconda Conferenza nazionale sul clima che si terr&agrave; nell&acute;autunno 2007, Vincenzo Ferrara (Nella foto), &egrave; l&rsquo;ospite d&rsquo;eccezione del convegno in programma stasera a Festambiente, il festival ecologista che si conclude domani nella tradizionale cornice di Rispescia, nel parco della Maremma.<br />Ferrara, climatologo dell&acute;Enea che &egrave; stato anche Focal Point nazionale dell&acute;Ipcc dal 1992 al 2006, sar&agrave; chiamato ad illustrare la nuova strategia che il governo intende affrontare per fronteggiare l&rsquo;emergenza derivata dai cambiamenti climatici. <br />La strategia &egrave; quella dell&rsquo;adattamento, come ha annunciato pi&ugrave; volte il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Professor Ferrara pu&ograve; spiegarci in cosa consiste esattamente? <br />&laquo;La strategia dell&rsquo;adattamento &egrave; tesa a prevenire i danni derivati dai cambiamenti climatici, cio&egrave; a non rassegnarci ma a prevenire. L&rsquo;obiettivo &egrave; far cambiare la mentalit&agrave; ai pianificatori e programmatori del territorio, perch&eacute; oggi quando si pianifica non si tiene conto del fatto che probabilmente tra 20 o 30 anni le cose in quel determinato contesto territoriale saranno profondamente cambiate e l&rsquo;opera realizzata potrebbe non essere pi&ugrave; tanto sicura o funzionale&raquo;. <br />Partiamo da qualche esempio concreto. <br />&laquo;Benissimo, supponiamo che io debba fare un rigassificatore in riva al mare. Faccio la valutazione di impatto ambientale, faccio tutte le analisi del caso e alla fine si giunge all&rsquo;autorizzazione. Ebbene siccome un rigassificatore non viene fatto per durare un anno la valutazione deve invece essere fatta anche su quelle che saranno probabilmente le condizioni tra 40-50 anni, perch&eacute; in questo caso per esempio, ci sta benissimo che mi ritrovi un impianto che a causa dell&rsquo;innalzamento del mare finisce sott&rsquo;acqua nel giro di qualche anno. Lo stesso discorso valer quando progetto una strada o una ferrovia e non riguarda solo la costa, perch&eacute; i cambiamenti climatici mutano anche le condizioni di rischio idrogeologico che deve quindi essere valutato a lungo termine&raquo;. <br />Detta cos&igrave; pu&ograve; sembrare per&ograve; che strategia di adattamento equivalga a dire ci rassegniamo ai cambiamenti climatici cercando di subire meno danni possibile. <br />&laquo;La conferenza sul clima non &egrave; un punto di arrivo, ma solo di partenza, dove si considerano tutti i problemi prioritari: acqua, agricoltura, sistema costiero e rischio idrogeologico, oltre ad alcuni focus specifici su biodiversit&agrave;, foreste, salute, pesca. La conferenza d&agrave; tutti gli elementi perch&eacute; poi si faccia un programma nazionale dell&rsquo;adattamento, affiancato a quello della mitigazione degli impatti ambientali - che agir&agrave; soprattutto sui temi dell&rsquo;efficienza e del risparmio energetico &ndash; e che avr&agrave; quindi il compito di opera fattivamente per rallentare ed auspicabilmente fermare i cambiamenti climatici&raquo;. <br />Tornando alla strategia dell&rsquo;adattamento, non ritiene che dovrebbe essere rivolta non solo ai pianificatori, quindi agli enti spesso territoriali, ma anche e forse soprattutto ai controllori, ovvero a chi materialmente esegue le valutazioni ambientali e poi d&agrave; il via libera per il rilascio delle autorizzazioni? <br />&laquo;Certo. Una volta realizzato questo programma nazionale dell&rsquo;adattamento, tutto deve essere coordinato a livello governativo, e tutti i ministeri, nessuno escluso, saranno coinvolti. Pensi per esempio al ministero dell&rsquo;universit&agrave; e della ricerca, apparentemente c&rsquo;entra poco e invece sar&agrave; uno dei protagonisti di questa lotta, perch&eacute; dovr&agrave; indicare come priorit&agrave; della ricerca tematiche legate al clima. Quindi la strategia dell&rsquo;adattamento si concretizzer&agrave; attraverso strumenti legislativi e pianificatori, ma anche di formazione professionale dei vari soggetti coinvolti in ogni processo autorizzativo e non ultimo di informazione ai cittadini, chiamati sempre di pi&ugrave; a consapevolizzarsi sulla necessit&agrave; di valutare bene costi e benefici di ogni azione al fine di minimizzare i danni ambientali&raquo;. <br />Questa strategia dell&rsquo;adattamento ha precedenti in altri Paesi? <br />&laquo;Diciamo che come spesso avviene l&rsquo;Italia arriva un po&rsquo; dopo gli altri. I Paesi del Nord Europa hanno gi&agrave; tutti un proprio programma di adattamento, anche la Spagna lo ha recentemente approvato e perfino un governo di destra come quello francese ha subito messo come priorit&agrave; l&rsquo;attenzione ai cambiamenti climatici&raquo;. <br />Parliamo del clima vero e proprio. Qualcuno utilizza questa estate n&eacute; torrida n&eacute; fresca, piuttosto &ldquo;comune&rdquo;, per sostenere che quelli sui mutamenti climatici sono allarmismi inutili. <br />&laquo;Il clima non &egrave; fatto solo dalla temperatura e il bacino del Mediterraneo &egrave; tra i territori pi&ugrave; rischio, anche se i fenomeni sono meno evidenti, ma solo per chi guarda le cose con superficialit&agrave;. Negli ultimissimi anni per esempio i ghiacciai alpini italiani hanno perso il 50% del loro volume, e questo significa stravolgere interi territori dal punto di vista della disponibilit&agrave; di acqua e della franosit&agrave; del terreno. Il rischio idrogeologico in effetti sta diventando sempre pi&ugrave; forte perch&eacute; le precipitazioni sono molto diverse dal passato: dove qualche anno fa si assisteva a medie di 80-100 millimetri di pioggia al mese, oggi si verificano temporali che scaricano in un giorno 200-300 millimetri d&rsquo;acqua per poi attraversare lunghi mesi di siccit&agrave;. Quando poi si parla di desertificazione non bisogna pensare al Sahara, ma alla mancanza di vita e produttivit&agrave; dei suoli, esattamente quello che sta accadendo ai delta dei pi&ugrave; importanti fiumi del nord Italia: quando le falde acquifere si abbassano e il cuneo salino entra rende il suolo deserto, e la superficie viene solo apparentemente mantenuta viva grazie alle dosi sempre pi&ugrave; massicce di fitofarmaci che vengono date alle coltivazioni&raquo;.<br />Poi ci sono tutti i problemi derivati. <br />&laquo;Esatto, la desertificazione da una parte, l&rsquo;erosione dall&rsquo;altra (che in Italia creer&agrave; problemi a 1400 chilometri di coste e a 33 aree depresse), cos&igrave; come la tenuta idrogeologica, la scarsit&agrave; di risorse per esempio idriche, possono creare questioni sociali enormi, che vanno per prima cosa a coinvolgere la distribuzione del reddito: basta pensare al turismo. Per non parlare delle conseguenze sociosanitarie, con nuove malattie che pian piano si affacceranno nelle nostre citt&agrave;. Per questo la conferenza sul clima punta a coinvolgere l&rsquo;intero sistema-Paese: il clima non &egrave; pi&ugrave; un allarme che riguarda l&rsquo;ambiente, ma tutti i settori economici, produttivi, sociali della nostra vita&raquo;.<br />(db)]]></content:encoded></item><item><title>Emissioni&#x2c; in vigore il nuovo regolamento della comunit&#xe0; europea</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-20T18:09:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-273</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/19-august-2007#unique-entry-id-273</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />Con il nuovo regolamento 916/2007, in vigore dal 4 agosto, la comunit&agrave; europea oltre ad apportare modifiche al regolamento 2003/87/Ce, dispone l&rsquo;operativit&agrave; del collegamento fra i registri delle operazioni entro dicembre 2007. <br />Il regolamento stabilisce le disposizioni generali, le specifiche funzionali e tecniche e i requisiti relativi alla gestione e alla tenuta del sistema standardizzato sia dei registri istituiti sotto forma di banche dati elettroniche contenenti elementi di dati comuni sia dal catalogo indipendente comunitario delle operazioni. Prevede inoltre un sistema di comunicazione efficace tra il catalogo indipendente comunitario delle operazioni e il catalogo indipendente delle operazioni dell&rsquo;Unfccc.<br />Il protocollo di Kyoto prevede che ciascuno degli Stati industrializzati contraenti &ndash; fra cui la Comunit&agrave; Europea &ndash; ponga un limite massimo alle proprie emissioni che danneggiano il clima &ldquo;al fine di stabilizzare le concentrazioni di gas che producono l&rsquo;effetto serra nell&rsquo;atmosfera a livelli tali da evitare interferenze umane con il clima&rdquo;. <br />Accanto all&rsquo;obiettivo principale della riduzione delle emissioni &ndash; che per l&rsquo;Ue corrisponde al 20% entro il 2020 - il protocollo prevede anche che gli Stati industrializzati possano raggiungere l&rsquo;obiettivo non solo abbattendo direttamente le emissioni con apposite politiche energetiche, ma anche con altri mezzi. Primo fra tutti, acquistando diritti di emissione da altri Stati cio&egrave; le cos&igrave; dette emission trading.<br />Nell&rsquo;ambito del sistema dell&rsquo;emission trading, gli impianti sono tenuti a trasmettere ai registri nazionali i dati relativi alle emissioni verificate. Questi dati confluiscono poi nel Catalogo indipendente comunitario, che ha accertato che nel 2006 le emissioni verificate totali prodotte dagli impianti rientranti nel sistema nell&rsquo;Ue a 25 sono state pari a 2.026 miliardi di tonnellate di CO2, con un incremento dello 0,8% rispetto all&rsquo;anno precedente, in barba a tutti gli obiettivi tanto decantati. E dalle informazioni raccolte nei registri nazionali e trasmesse al Catalogo indipendente comunitario risulterebbe che solo 380 impianti non hanno rispettato l&rsquo;obbligo di scambio delle emissioni entro la scadenza del primo maggio.<br />Ancora molto poco sia rispetto agli obiettivi di Kyoto, sia rispetto alle quote vincolanti di riduzione del 20% che in maniera unilaterale l&rsquo;Europa ha deciso di darsi entro il 2020.]]></content:encoded></item><item><title>Acqua e biocarburanti: c&#xb4;&#xe8; un problema di sostenibilit&#xe0;?&#xa;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-13T16:46:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-272</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-272</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: http://www.greenreport.it<br />Al via stamani a Stoccolma la Settimana mondiale dell&rsquo;acqua che si articoler&agrave; fra dibattiti ed eventi ai quali parteciperanno rappresentanti di governo e dell&acute;industria, specialisti nel settore, organizzazioni non governative e responsabili delle Nazioni Unite.<br /><br />Da questa mattina 2500 esperti da tutto il mondo si trovano a Stoccolma per discutere dell&rsquo;emergenza acqua, nell&rsquo;ambito della Settimana mondiale dell&rsquo;acqua che si articoler&agrave; fra dibattiti ed eventi ai quali parteciperanno rappresentanti di governo e dell&acute;industria, specialisti nel settore, organizzazioni non governative e responsabili delle Nazioni Unite. L&acute;istituto internazionale di Stoccolma che organizza da 17 anni l&rsquo;evento ricorda che l&acute;oro blu gioca un ruolo di primo piano nel fenomeno del riscaldamento del pianeta e legato a questo tema verr&agrave; affrontata anche la questione dei biocarburanti. <br />La prospettiva infatti, denunciano gli esperti, &egrave; che la risorsa acqua possa essere sempre pi&ugrave; impiegata in futuro per produrre i cereali necessari alle bioenergie, invece di essere destinata alle colture necessarie a sfamare le popolazioni. Una domanda, quella mondiale di cereali per il cibo, che secondo le previsioni gi&agrave; nel 2020 sar&agrave; aumentata del 40% rispetto al 1990. Il punto &egrave; che questo aumento &egrave; avvenuto utilizzando metodi di produzione idrovori, che riducono di gran lunga la disponibilit&agrave; di oro blu in futuro. La chiave per affrontare un migliore impiego della risorsa acqua &egrave; dunque l&acute;utilizzo di metodi pi&ugrave; sostenibili, che non costituiscano una minaccia per la biodiversit&agrave; e gli ecosistemi acquatici del pianeta.<br />Un appuntamento importante quello di Stoccolma, anche se &egrave; impossibile non sottolineare che il primo tra i main sponsor della Settimana mondiale dell&rsquo;acqua &egrave; la Nestl&eacute;, multinazionale leader mondiale nell&rsquo;imbottigliamento delle acque, con ben 265 marchi diffusi in tutto il mondo. <br />E siccome proprio a causa della sua scarsit&agrave;, l&rsquo;acqua da bene comune &egrave; diventato un business (anche se Nestl&eacute; fa sapere che mentre il volume della sua produzione &egrave; quasi raddoppiato nel decennio passato, la quantit&agrave; di acqua utilizzata &egrave; stata ridotta del 29%), appare quanto meno stonato che i soldi per organizzare la settimana mondiale dell&rsquo;acqua li metta chi ha costruito il suo impero sulla privatizzazione di questa risorsa che per il 20% della popolazione mondiale in 30 Paesi &egrave; gi&agrave; scarsa, una percentuale che entro il 2025 diventer&agrave; del 30% in 50 Paesi. Dati diffusi dall&rsquo;Onu insieme alla stima di 2,6 miliardi di persone nel mondo a non avere accesso a servizi sanitari adeguati, con malattie che ne derivano, come la diarrea, che uccide 2 milioni di bambini ogni anno. <br />In Italia invece secondo le stime, la disponibilit&agrave; di acqua non copre totalmente i fabbisogni, ma a pesare di pi&ugrave; sono sprechi e reti &acute;colabrodo&acute;. Le esigenze di acqua del nostro Paese sono infatti di circa 54,3 miliardi di metri cubi l&acute;anno e le risorse utilizzabili vengono stimate in 53 miliardi di metri cubi, di cui 40 miliardi di metri cubi per la risorsa superficiale e 13 miliardi di metri cubi per quella sotterranea. Questi i dati della Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici presentata al Parlamento nel 2006 dal Comitato di vigilanza sull&acute;uso delle risorse idriche. Nella stessa relazione si parla di reti &acute;colabrodo&acute;, che perdono il 40% dell&acute;acqua trasportata.<br />Il consumo d&acute;acqua nelle abitazioni e nelle citt&agrave;, spiega il dossier Acque Wwf del 2007, incide soltanto per il 10% sul totale. In Italia all&acute;agricoltura viene attribuito un 46% dei consumi, alle industrie manifatturiere il 17%, alla produzione idroelettrica il 19% e per le forniture pubbliche il 18%. L&acute;innevamento toglie 90 milioni di metri cubi d&acute;acqua l&acute;anno; <br />Secondo il rapporto sull&rsquo;acqua di Legambiente infine, oltre il 90% dei comuni consuma tra i 100 e i 250 litri per abitante al giorno, mentre cinque citt&agrave; consumano oltre 300 litri. Milano, con un consumo per abitante di circa 395 litri di acqua al giorno per abitante, registra il valore pi&ugrave; alto d&acute;Italia; a seguire troviamo Lecce (354 litri), Ragusa (335 litri), Frosinone (312 litri) e Padova (308 litri). ]]></content:encoded></item><item><title>Cambiamenti climatici e catastrofi&#x2c; l&#x2019;Isdr chiede di applicare subito il Quadro di azione di Hyogo&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-13T16:46:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-271</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-271</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: http://www.greenreport.it<br />L&acute;International strategy for disaster reduction dell&rsquo;Onu (Isdr) ha chiesto che i governi del mondo accelerino l&rsquo;attuazione del Quadro di azione di Hyogo, sottoscritto nel 2005, che mira a far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. <br />Secondo Salvano Brice&ntilde;o, direttore del segretariato dell&rsquo;Isdr, &laquo;oggi il problema &egrave; che la vulnerabilit&agrave; del pianeta ai disastri non fa che accrescersi, e la situazione va peggiorando con i cambiamenti climatici. Dunque dobbiamo agire subito per ridurre i rischi di conseguenze devastatrici sulle genti e sul loro modo di vivere&raquo;. <br />L&acute;Isdr ha ricordato che le inondazioni sono all&rsquo;origine dell&rsquo;84% dei decessi dovuti a disastri naturali tra il 2000 e il 2005, e rappresentano il 65% di tutti i Danni e le perdite subite, per un totale di 466 miliardi di dollari nel decennio 1992-2001. Quest&rsquo;anno, le sole inondazioni che hanno colpito la Gran Bretagna avrebbero provocato circa 12 miliardi di danni. <br />Visto che i fenomeni meteorologici estremi si ripeteranno, Isdr chiede di cominciare a realizzare azioni che permettano di diminuire le perdite in vite umane e i danni pi&ugrave; gravi subiti dalle comunit&agrave; locali e dai Paesi. <br />Lo strumento esiste gi&agrave;: &egrave; il Quadro d&rsquo;azione di Hyogo per il 2005-2015, per le Nazioni e le collettivit&agrave; resilienti alle catastrofi, adottato e firmato da 168 paesi durante la Conferenza mondiale sulla prevenzione delle catastrofi che si &egrave; tenuta nel 2005 a Kobe, nella prefettura di Hyogo in Giappone,. <br />L&rsquo;Isdr incoraggia l&acute;adozione di legislazioni adeguate per costruire edifici ed infrastrutture solidi ed in sicurezza, citt&agrave; e villaggi in zone che non sono soggette ad inondazioni. <br />Le cinque priorit&agrave; del rapporto della Conferenza mondiale sulla prevenzioni della catastrofi, riguardano l&rsquo;importanza della riduzione dei rischi di catastrofe ai livelli nazionale e locale, con l&rsquo;adozione di un quadro istituzionale solido che permetta di realizzare al meglio le attivit&agrave; di prevenzione e messa in sicurezza necessarie. Il Quadro di azione include anche la messa in evidenza, la valutazione e la sorveglianza dei rischi di catastrofe e il rafforzamento dei sistemi di allerta rapida, incoraggiando all&rsquo;utilizzo di conoscenze, delle innovazioni e dell&rsquo;educazione per realizzare una cultura della sicurezza e della resilienza a tutti i livelli, cio&egrave; a mettere in campo misure &ldquo;elastiche&rdquo; di adattamento, prevenzione e contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici. <br />Per far questo occorre ridurre i fattori di rischio a tutti i livelli, ad iniziare dalla gestione dell&rsquo;ambiente e delle risorse naturali, come della gestione del territorio. <br />L&rsquo;altra priorit&agrave; &egrave; quella di rafforzare la preparazione in previsione delle catastrofi, per poter intervenire efficacemente a tutti i livelli quando queste si producono, con la messa in opera di un efficiente e rapido meccanismo di scambi di informazioni, esercitazioni di preparazione ad affrontare eventi climatici catastrofici e con la creazione di fondi di urgenza per portare aiuto a chi ne viene colpito.]]></content:encoded></item><item><title>La chiocciola d&#x2019;Aldabra&#x2c; campanello del cambiamento climatico&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-13T16:46:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-270</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-270</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: http://www.greenreport.it<br />L&acute;atollo di Aldabra, uno dei pi&ugrave; grandi del mondo, &egrave; sperduto a 426 chilometri a nord-ovest della punta nord del Madagascar e a 1150 chilometri a sud-ovest di Mah&eacute;, la principale isola delle Seychelles di cui fa parte, dal 1983 &egrave; Patrimonio mondiale dell&acute;umanit&agrave; dell&acute;Unesco per la sua grande importanza per la biodiversit&agrave;, visto che ospita la pi&ugrave; grande popolazione mondiale di tartarughe terrestri giganti (Geochelone Aldabrachelys gigantea), con pi&ugrave; di 150 mila esemplari, spettacolari colonie di uccelli, tra i quali il rallo dalla gola bianca, unica specie sopravvissuta nell&acute;Oceano Indiano di uccello inadatto al volo. <br />A preoccupare biologi e ricercatori non sono queste specie simbolo, ma l&rsquo;estinzione di una chiocciola endemica.<br />Una preoccupazione che pu&ograve; sembrare esagerata davanti ad un umile gasteropode, ma la Rachistia aldabrae pu&ograve; essere il primo sfortunato pioniere del cambiamento climatico. <br />Le ricerche delle chiocciole fatte su tutte le isole dell&rsquo;atollo di Aldabra e in quelle vicine non hanno dato risultati, e la scomparsa della lumaca non &egrave; dovuta, come in altri casi di estinzione di animali pi&ugrave; noti, come il dodo o la tigre della Tasmania, a introduzione di specie alloctone entrate in competizione alimentare con quelle autoctone, predatori ed attivit&agrave; umane dirette, ma ad un cambiamento ambientale globale con visibili ripercussioni locali.<br />Sembra che l&rsquo;aumento della siccit&agrave; abbia colpito le popolazioni in &ldquo;letargo&rdquo; durante gli usuali periodi asciutti, riducendone i periodo di attivit&agrave; degli adulti, ma ad essere pi&ugrave; colpiti sarebbero state le giovani chiocciole che tollerano peggio la &ldquo;disseccazione&rdquo;. Quindi il successo riproduttivo della Rachistia aldabrae sarebbe stato del tutto compromesso dalla siccit&agrave; sempre pi&ugrave; prolungata. La prova, secondo i ricercatori che indagano sul preoccupante fenomeno, &egrave; nel fatto che dal 2000 si trovano solo conchiglie di adulti. La causa sarebbe tutta nella diminuzione verticale delle piogge tra gli anni 80 e 90 che hanno portato ad un&rsquo;alta mortalit&agrave; giovanile e al conseguente invecchiamento della popolazione con la completa estinzione di tutte le popolazioni tra il 1997 e il 2000. Ma gli scienziati sottolineano che anche se la siccit&agrave; non avesse fatto strage di queste sfortunate lumache, alla loro estinzione ci avrebbe pensato l&rsquo;innalzamento del livello del mare che sembra destinato a sommergere Aldabra ed altre isole coralline. <br />Un caso di estinzione &ldquo;climatica&rdquo; di un&rsquo;intera specie per ora inusuale, non causata da predatori importati o dall&rsquo;uomo, ma che nel futuro potrebbe divenire sempre meno rara, a cominciare da quanto va accadendo a molte specie di anfibi, i vertebrati che pi&ugrave; sembrano soffrire i primi effetti del riscaldamento globale e per i quali si stima che 170 specie siano scomparse dal 1980 ad oggi, mentre un terzo delle 5.918 specie conosciute &egrave; minacciato di estinzione. <br />Secondo i ricercatori la chiocciola di Aldabra, rane e rospi potrebbero essere i nuovio e globali &ldquo;canarini delle miniere di carbone&rdquo; che avvertivano con la loro morte della presenza di gas, la loro scomparsa e rarefazione segnalerebbe l&rsquo;aumento dei gas serra e l&rsquo;inizio di quella vasta diminuzione della biodiversit&agrave; che potrebbe far scomparire migliaia di specie animali, trasformando il nostro pianeta in un posto pi&ugrave; povero di vita e di bellezza. Riusciremo a prestare attenzione all&rsquo;allarme che ci arriva da quei piccoli gusci calcinati su uno sperduto atollo africano?]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Investigatori Unesco per i gorilla di montagna uccisi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-13T16:46:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-269</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-269</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><img class="imageStyle" alt="" width="150" height="116" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry269_1.jpg" /><br /><br /><br />FONTE: http://www.greenreport.it<br />Una missione dell&acute;Unesco e dell&rsquo;Iucn &egrave; nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) per svolgere un&rsquo;inchiesta di 10 giorni sul massacro dei gorilla di montagna avvenuto, senza ragione apparente, nel parco nazionale dei Virunga. &laquo;Queste uccisioni &ndash; si legge in una nota dell&rsquo;Unesco &ndash; sono un colpo alla conservazione dei gorilla di montagna ed un passo indietro per gli sforzi fatti per proteggere questo sito&raquo;. <br />La missione investigative si terr&agrave; in stretto rapporto con l&acute;Institut congolais pour la conservation de la nature (Iccn) e di concerto con le autorit&agrave; locali, per tentare di determinare le ragioni di questo brutale attacco ad una popolazione di gorilla di montagna che nel Virunga raggiunge i 370 esemplari, circa la meta dei 700 di questi grandi primati che vivono allo stato libero. Quindi i 7 animali uccisi nel Virunga dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno rappresentano un grave campanello di allarme. William Lacey Swing, rappresentante speciale del segretario dell&rsquo;Onu e capo degli osservatori Onu in Rdc (Monuc), ha assicurato a Francesco Bandarin, direttore del Centro del patrimonio mondiale dell&acute;Unesco che la Monuc dar&agrave; tutto il suo sostegno alla missione. <br />Sulla base dei risultati delle indagini, la missione proporr&agrave; misure per proteggere i gorilla di montagna e per migliorare la conservazione di un sito iscritto dal 1994 nella lista Unesco del patrimonio mondiale in pericolo. <br />Gli investigatori di Iucn ed Unesco fanno parte del meccanismo rafforzato di sorveglianza adottato durante la trentunesima sessione a Christchurch (Nuova Zelanda) dal Comitato del patrimonio mondiale. <br />&laquo;L&acute;assenza di spiegazioni per le recenti uccisioni &egrave; molto preoccupante &ndash; dice l&rsquo;Unesco &ndash; In effetti, non si tratta del classico bracconaggio, dove la motivazione &egrave; commerciale. Inoltre, gli animali sono stati abbattuti malgrado il rafforzamento delle pattuglie di sorveglianza e anche mentre i militari sono presenti nella zona&raquo;. Una delle spiegazioni possibili &egrave; la volont&agrave; di colpire l&rsquo;ecoturismo legato ai gorilla o una sfida lanciata a guardaparco ed autorit&agrave; locali da parte di bande di ribelli sbandati che infestano la zona di confine con Uganda, Ruanda e Burundi. <br />Il Virunga &eacute; il pi&ugrave; vecchio parco nazionale africano (1925) ed uno dei 5 siti della Rdc che fanno parte del patrimonio internazionale Unesco che rivestono una grande importanza per la preservazione della biodiversit&agrave; a livello mondiale. Ma la situazione sembra in degrado a causa di guerra, bracconaggio e questo nuovo tipo di uccisioni, tanto che in autunno &egrave; prevista una riunione a Kinshasa tra governo congolese , Unesco ed Iucn per vedere come migliorare la gestione dei siti, anche dalla caotica situazione militare e civile del grande Paese africano mai uscito davvero dalla tragica guerra che lo ha sconvolto per 10 anni fino al 2000. <br />(Foto fonte Wwf)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Harper&#xb4;s magazine: &#xab;Gli Usa vogliono Artico per diventare Paese pi&#xf9; grande del mondo&#xbb;...&#xa;...e rimanere il pi&#xf9; potente&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-13T16:46:36+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-268</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-august-2007#unique-entry-id-268</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: http://www.greenreport.it<br />Dopo l&rsquo;impresa russa sotto il Polo Nord, la corsa all&rsquo;Artide &egrave; partita e sembra diventata inarrestabile e forse fautrice di nuove tensioni internazionali. Mentre il &ldquo;pacifista&rdquo; Canada annuncia che costruir&agrave; due nuove grandi basi militari a guardia dei suoi ghiacci, l&rsquo;influente &ldquo;Harper&acute;s magazine&rdquo; di settembre (ma gi&agrave; in distribuzione agli abbonati Usa) rivela che lo scorso dicembre l&acute;amministrazione Bush ha intensificato fortemente l&rsquo;attivit&agrave; di un gruppo speciale (e in parte segreto) di lavoro intersettoriale che dirige i sondaggi nei fondali oceanici dell&rsquo;Artico, un lavoro discreto che servir&agrave; a sostenere la domanda che verr&agrave; sottoposta all&rsquo;Onu per pretendere i diritti di sfruttamento sulla piattaforma artica zeppa di riserve di petrolio e gas: probabilmente il 25% delle riserve mondiali . <br />Un boccone grosso e prelibato che per&ograve;, oltre agli Usa, al Canada ed alla Russia ha altri pretendenti: almeno Norvegia, Danimarca (la Groenlandia, la pi&ugrave; grande isola del mondo, &egrave; un territorio autonomo del piccolo regno nord europeo) e Islanda. Insomma, il clamore dato dai russi, sembra anche con qualche falso cinematografico, alla immersione a 4000 metri sotto i ghiacci del Polo era insieme un atto di propaganda nazionalista ed un avvertimento internazionale, soprattutto agli americani: &laquo;vi abbiamo scoperto, ma questa &egrave; roba nostra&raquo;. E i russi ne sembrano cos&igrave; convinti da rivendicare la continuit&agrave; territoriale della &ldquo;loro&rdquo; piattaforma continentale siberiana lungo tutte le catene di montagne sottomarine Lomonossov et Mendele&iuml;ev, fino in Groenlandia. Uno strano corto circuito della storia per un Paese che cedette per un pugno di dollari l&rsquo;intera Alaska agli Usa. <br />Ma le intenzioni di Bush non sono solo &ldquo;segrete&rdquo;: a febbraio ha chiesto al Congresso un finanziamento di 8 milioni di dollari per destinarli a ricerche nell&rsquo;Artico per il 2008 e l&rsquo;agenzia russa &ldquo;Ria Novosti&rdquo; ha reso noto che il rompighiaccio militare Usa &ldquo;Healy&rdquo; il 6 agosto ha lasciato il suo porto di Seattle (nello Stato nord-pacifico di Washington) per una lunga missione che durer&agrave; almeno fino ad ottobre. <br />Secondo &ldquo;Harper&acute;s magazine&rdquo; &laquo;Gli Stati Uniti sorpasseranno la Cina, il Canada e la Russia, tenuto conto dei loro possedimenti allargati, e diventeranno il pi&ugrave; grande Paese del Mondo&raquo; e spiega che gli Usa potranno cos&igrave; pretendere, solo per la piattaforma continentale dell&rsquo;Alaska, diritti su risorse naturali per 1300 miliardi di dollari, compresi giacimenti petroliferi valutabili in 650 miliardi di dollari. <br />Il problema &egrave; che proprio l&igrave; corre il confine rivendicativo tra l&rsquo;Orso russo, risvegliato dal suo letargo postcomunista, e l&rsquo;aquila americana sempre pi&ugrave; bisognosa di energia propria e non condizionata dai rifornimenti dal sempre pi&ugrave; turbolento e refrattario medio-oriente. Forse dal nostro piccolo e sempre pi&ugrave; caldo Mediterraneo non riusciamo ancora bene a capire quali sconvolgimenti politici, militari ed economici possono innescare i ghiacci che il global warming sta sciogliendo nell&rsquo;Oceano Glaciale Artico.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: TEMPERATURA GLOBALE SALIRA&#x27; DAL 2009</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:36:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-267</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-267</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Brutte notizie per il pianeta dal primo studio in grado di fare previsioni a breve termine: secondo un articolo pubblicato da Science, nei prossimi anni la temperatura media globale ricomincera' a salire dopo un'iniziale fase di rallentamento. I metereologi del centro ricerche sul clima di Exeter, in Gran Bretagna, hanno sviluppato un modello di previsione innovativo che combina i metodi utilizzati per le previsioni del tempo, quindi a pochi giorni, con quelli dei climatologi, che finora sono stati sempre proiettati su periodi molto lunghi. Il risultato e' stato che a partire dall'anno prossimo le temperature globali ricominceranno a salire, dopo essere state quasi costanti negli ultimi cinque anni. Almeno meta' degli anni tra il 2009 e il 2015 saranno piu' caldi del 1998, che attualmente rimane l'anno record, e nel 2015 la temperatura media sara' almeno mezzo grado superiore alla media degli ultimi 30 anni. La novita' del modello sviluppato dai ricercatori inglesi e' che per la prima volta si tiene conto anche dei fattori naturali, prima di tutto la variazione delle temperature degli oceani, oltre a quelli causati dall'uomo, per il riscaldamento globale:''Su una scala di 10 anni - spiega Doug Smith, che ha condotto lo studio - entrambi i fattori sono importanti, mentre guardando al 2100 come fanno i modelli tradizionali i primi diventano trascurabili''. Una conferma dell'influenza degli oceani sul clima viene da un altro studio, pubblicato da Nature: i ricercatori dell'universita' della Florida hanno scoperto che nel mezzo dell'oceano Atlantico il movimento delle correnti crea una turbolenza che sviluppa un'energia pari a quella di un piccolo reattore nucleare, che determina la temperatura della corrente del Golfo. ''Sappiamo che queste turbolenze sono uno dei fattori che influenzano il clima del pianeta - spiega Luis St Laurent, che ha condotto lo studio - e capirne il meccanismo ci aiuta nell'elaborare migliori modelli''. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>CORALLI:PERSI 3MILA KM ANNO&#x2c;5 VOLTE PIU&#x27; DI FORESTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:35:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-266</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-266</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 10 AGO - La piu' grande riserva al mondo di coralli sta morendo, ad una velocita' cinque volte maggiore del declino delle foreste pluviali del pianeta. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Public Library of Science (Plos one), secondo cui ogni anno si perdono 3mila chilometri quadrati delle barriere degli oceani Pacifico e Indiano. I principali nemici dei coralli sono l'inquinamento e la pesca indiscriminata, a cui negli ultimi anni si sta aggiungendo l'aumento della temperatura dell'acqua. I ricercatori americani dell'universita' del North Carolina hanno elaborato in tre anni i dati di piu' di seimila studi compiuti tra il 1968 e il 2004 sulle barriere degli oceani Pacifico e Indiano, che racchiudono il 75% del patrimonio corallino mondiale. I risultati dell'elaborazione sono 'sorprendenti' secondo gli autori: i primi segni del declino dei reef risalgono gia' agli anni '60, anche se la prima accelerazione si e' avuta negli '80, durante i quali la perdita e' stata dell'1% l'anno. Dal 1990 in poi il fenomeno ha avuto una robusta accelerazione, passando alla cifra attuale del 2%, che corrisponde a 3168 chilometri quadrati l'anno. Non sono risparmiati dal fenomeno neanche le aree protette. "Questi risultati hanno implicazioni anche per l'economia - scrivono gli autori John Bruno e Elisabeth Selig - perch&eacute; ogni chilometro quadrato di barriera genera centinaia di migliaia di dollari di entrate per le popolazioni locali".(ANSA). <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>In Italia la conferenza europea sul fotovoltaico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:31:46+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-265</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-265</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http//www.greenreport.it<br />MILANO. Si terr&agrave; in Italia, alla Fiera di Milano, dal 3 al 7 settembre prossimi, la ventiduesima conferenza ed esposizione europea sull&rsquo;energia solare fotovoltaica. La Conferenza, patrocinata dalla Commissione Europea, dall&rsquo;Unesco, dal World Council for Renewable Energy e dall&acute;Associazione europea dell&rsquo;industria fotovolatica, vuole essere un momento di dialogo e di scambio di informazioni sugli ultimi sviluppi in materia di ricerca e sviluppo delle tecnologie solari fotovoltaiche (Fv).<br />Durante la conferenza si discuter&agrave; di: Aspetti globali ed europei dello sviluppo del fotovoltaico; fotovoltaico avanzato; tecnologia delle celle fotovoltaiche e dei materiali e dei nuovi strati sottili e film; sistemi, componenti. <br />Alla 22&deg; edizione della &ldquo;European Photovoltaic Solar Energy Conference and Exhibition&rdquo; parteciperanno oltre 3.000 addetti ai lavori, provenienti da 75 Paesi; parallelamente alla conferenza, 500 aziende presenteranno i propri prodotti in un&rsquo;esposizione che coprir&agrave; un&rsquo;area di oltre 30.000 metri quadrati (il doppio dell&rsquo;anno scorso). Per la prima volta nei 30 anni di storia della Conferenza, ci sar&agrave; un evento italiano in aggiunta alla conferenza in lingua inglese. A questo evento nazionale, politici italiani, ricercatori e rappresentanti dell&rsquo;industria discuteranno le prospettive italiane dell&rsquo;energia fotovoltaica.<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Albo gestori&#x2c; per i trasportatori basta la richiesta dell&#xb4;iscrizione&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:31:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-264</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-264</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http//www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />Il Comitato nazionale gestori ambientali con delibera del luglio 2007 precisa la validit&agrave; temporanea della ricevuta della richiesta dell&rsquo;iscrizione semplificata delle imprese all&rsquo;albo: 6 mesi per le nuove e validit&agrave; fino al 31 dicembre 2007 per quelle gi&agrave; rilasciate.<br />Il testo unico ambientale prevede l&rsquo;iscrizione in via semplificata delle imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi come attivit&agrave; ordinaria e delle imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantit&agrave; non superiori a 30 Kg o 30 litri al giorno.<br />Il che significa che per accedere all&rsquo;iscrizione - presupposto necessario per esercitare attivit&agrave; di raccolta e trasporto - basta la semplice richiesta scritta alla sezione dell&rsquo;albo regionale territorialmente competente e il pagamento annuale di una somma pari a 50 euro. La richiesta, infatti, non &egrave; soggetta ad una valutazione della capacit&agrave; finanziaria e della idoneit&agrave; tecnica. L&rsquo;impresa non &egrave; tenuta alla nomina di un responsabile tecnico e non deve presentare le garanzie finanziarie.<br />Dunque la ricevuta consente in via prioritaria a queste imprese di svolgere attivit&agrave; di raccolta e trasporto nel periodo di attesa della emanazione del provvedimento formale di iscrizione o del provvedimento di divieto di prosecuzione.<br />Fino all&rsquo;entrata in vigore del codice ambientale per le imprese che trasportavano rifiuti non pericolosi da loro stessi prodotti non vi era alcun obbligo di iscrizione all&rsquo;albo. Vigeva il criterio della &ldquo;terziet&agrave;&rdquo; del trasportatore rispetto al rifiuto per cui il trasportatore di rifiuto non pericoloso, non prodotto da lui, non doveva iscriversi all&rsquo;albo. Adesso l&rsquo;esenzione &egrave; venuta meno anche a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea del giugno 2005 contro l&rsquo;Italia. Per la Corte, infatti, &egrave; trasportatore a titolo professionale sia colui che trasporta i rifiuti nell&rsquo;esercizio dell&rsquo;attivit&agrave; professionale, sia colui che, pur non esercitando attivit&agrave; di trasporto professionalmente trasporta rifiuti da lui prodotti nell&rsquo;ambito della sua attivit&agrave;.<br />Ecco dunque perch&eacute; un' azienda che trasporta, anche presso il proprio impianto rifiuti non pericolosi derivanti dalla propria attivit&agrave; deve essere iscritta all&rsquo;albo.<br />L&rsquo;iscrizione, in un certo senso, semplifica l&rsquo;attivit&agrave; delle imprese che fanno della raccolta e del trasporto la propria professione. E&rsquo; un modo che pu&ograve; rendere pi&ugrave; snella l&rsquo;attivit&agrave; in questione e un primo tentativo di dare forma alla figura del trasportatore professionista.]]></content:encoded></item><item><title>Incendiari o piromani che dir si voglia&#x2c; &#xe8; il senso civico che ormai si &#xe8; perso&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:30:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-263</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-263</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />Pi&ugrave; volte ci siamo fermati a riflettere sull&rsquo;informazione ambientale, che arriva ai cittadini attraverso il filtro dei media tradizionali, dove difficilmente sono presenti giornalisti specializzati e formati. Un interessante contributo al dibattito su questo tema arriva dal magistrato Maurizio Santoloci, che &egrave; anche consulente del ministero dell&rsquo;ambiente per quanto riguarda la revisione del Testo Unico. <br />Attraverso il suo sito Dirittoambiente.com Santoloci sottolinea che &laquo;un doppio grande equivoco terminologico imperversa nel linguaggio comune&raquo;, ostacolando la reale comprensione del fenomeno-incendi, che in questi giorni sta devastando mezza Italia e che lo stesso magistrato non esita a definire terrorismo ambientale. <br />L&rsquo;equivoco a cui si riferisce Santoloci riguarda i termini &ldquo;forestali&rdquo;, &ldquo;guardie forestali&rdquo; ed operatori del &ldquo;Corpo Forestale dello Stato&rdquo;, spesso usati erroneamente come sinonimi. &laquo;Va infatti ricordato &ndash; spiega nel suo editoriale - che in alcune Regioni sono assunti &ldquo;operai forestali&rdquo; (spesso in numero rilevantissimo) che sono dipendenti momentanei o stabili delle pubbliche amministrazioni locali destinati ad attivit&agrave; di rimboschimento, cura dei boschi ed anche a servizi antincendio. Sono personale civile, che non ha nessun collegamento con alcuna forza di polizia e tantomeno con il Corpo Forestale dello Stato che non c&rsquo;entra nulla con tale realt&agrave;. Questi operai sono di fatto chiamati impropriamente &ldquo;forestali&rdquo;. Ed a volte in passato alcuni sono stati accusati o sospettati di aver appiccato il fuoco alla foresta che poi dovevano spegnere&raquo;.<br />Il secondo equivoco riguarda le &ldquo;guardie forestali&rdquo; che in realt&agrave; non esistono. &laquo;E&rsquo; un termine improprio che non pu&ograve; indicare nulla &ndash; spiega ancora Maurizio Santoloci - Molti pensano che i &ldquo;forestali&rdquo; sopra citati, e cio&egrave; gli &ldquo;operai forestali&rdquo; siano &ldquo;guardie forestali&rdquo;: &egrave; un semplice equivoco terminologico&hellip;&raquo;. <br />Dunque i cosiddetti &ldquo;forestali&rdquo; dei quali si parla ai tg e si scrive sui giornali sono operai, dipendenti fissi o stagionali di enti locali, personale civile e non di polizia, che ha come operato quello di piantare alberi, lavorare per il buon regime dei boschi ed eseguire attivit&agrave; contro gli incendi. Sono spesso tantissimi, non hanno nulla a che fare con il Corpo Forestale dello Stato o con un Corpi forestali regionali&raquo;.<br />Poi ci sono i &ldquo;piromani&rdquo;. Altro termine che secondo Santoloci assolutamente improprio e fuorviante: &laquo;oggi chi appicca il fuoco ad un bosco ha un comportamento scientifico e volontario o comunque fortemente imprudente; si tratta dunque di soggetti che erroneamente vengono denominati &ldquo;piromani&rdquo; (termine che denota una malattia), ma che invece devono essere qualificati &ldquo;incendiari&rdquo;, ovvero dediti al delitto di incendio boschivo doloso (o colposo) previsto dal Codice Penale. Il termine &ldquo;piromani&rdquo; &egrave; assolutamente errato perch&eacute; d&agrave; per scontato che chi appicca il fuoco ai boschi &egrave; un malato, un soggetto irresponsabile e maniacale. E cos&igrave; il fenomeno &egrave; liquidato come evento da psicologo o da psichiatra, ma non &egrave; affatto cos&igrave;: si tratta di &ldquo;criminali incendiari&rdquo; che agiscono in modo premeditato, intelligente, organizzato e con finalit&agrave; ben precise per motivi speculativi o comunque di lucro di altro genere&raquo;. <br />Una lezione di chiarezza per noi giornalisti che dobbiamo informare correttamente, nella speranza che chi invece deve controllare sappia farlo altrettanto correttamente, e che abbia a disposizione tutti quegli strumenti legislativi che chi decide dovrebbe mettere in atto, correttamente, senza troppi giochi di parole. Ma certo se ci si trova ad operare con un generale livello civico tendente allo zero, come abbiamo affermato nei giorni scorsi, la soluzione del problema si fa maledettamente difficile.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Oms: &#xab;La dengue malattia ecologica della globalizzazione&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:30:12+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-262</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-262</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http//www.greenreport.it<br />Per l&rsquo;Organizzazione mondiale della sanit&agrave; (Oms) la dengue, conosciuta anche come febbre spacca ossa, &laquo;&egrave; un problema creato dall&rsquo;uomo, legata a comportamenti umani&raquo; e l&rsquo;Oms del sude-est asiatico si &egrave; appellata ai Paesi della regione perch&eacute; agiscano rapidamente per &laquo;prevenire e contenere la diffusione di questa malattia virale trasmessa dalle zanzare&raquo;. <br />Per Samlee Plianbangchang, direttore regionale dell&rsquo;Oms nel sud-est asiatico, la dengue &laquo;&egrave; favorita dalla globalizzazione, dallo sviluppo urbano rapido e selvaggio, dalle basse capacit&agrave; in riserve d&rsquo;acqua e cattive condizioni sanitarie&raquo;. Nell&rsquo;ultimo anno il numero dei casi di dengue &egrave; in crescita in Indonesia, Myanmar e Thailandia. In Indonesia, i casi sono raddoppiati dopo il 2005, quando gi&agrave; 45.777 persone avevano ufficialmente contratto la malattia, ma &egrave; praticamente l&rsquo;intero sud dell&rsquo;Asia ed i Paesi del Pacifico a dover far fronte ad un aumento dei casi. <br />Il virus della dengue si propaga con la puntura della zanzare femmina Aedes, fino a poco tempo fa chiamata Aedes aegypti, che si riproduce in contenitori artificiali, nei contenitori di rifiuti mal gestiti e nelle acque stagnanti, tanto che l&rsquo;Oms definisce la dengue e la febbre emorragica della dengue &laquo;malattie ecologiche&raquo; per le quali la prevenzione ha un ruolo particolarmente importante. Le zanzare sfruttano il commercio internazionale per spostarsi da un Paese all&rsquo;altro e spesso da un continente all&rsquo;altro, il caso pi&ugrave; noto &egrave; quello degli pneumatici che ospitano, nei depositi di acqua che si formano al loro interno quando vengono stoccati all&rsquo;aperto in attesa dell&rsquo;esportazione, di intere colonie di zanzare viaggiatrici. <br />&laquo;Il controllo dei vettori, soprattutto della riproduzione delle zanzare nelle zone abitate, &egrave; imperativo per la prevenzione della dengue &ndash; ha detto Jai P. Narain, direttore per le malattie contagiose dell&acute;Oms nel sud-est Asiatico - Questo necessita della piena partecipazione e della mobilitazione delle comunit&agrave; e degli individui in ogni abitazione&raquo;, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei piccoli depositi di acqua potabile e piovana dove le zanzare depongono le uova.<br />Contrariamente alle zanzare che trasmettono la malaria, l&rsquo;Aedes punge solo in pieno giorno. I sintomi sono blandi, spesso una leggera febbre, ma possono trasformarsi in una febbre emorragica anche letale. <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Gestione acqua e rifiuti&#x2c; l&#xb4;Istat fotografa la spesa italiana</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:29:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-261</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-261</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http//www.greenreport.it<br />La spesa nazionale per la gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche raggiunge complessivamente nel 2006 l&rsquo;ammontare di 31.689 milioni di euro (circa il 2,1% del Pil). Lo dice l&rsquo;Istat, che ha presentato la prima serie storica dei dati sulle spese dell&rsquo;economia italiana nel periodo 1997-2006. La serie &egrave; calcolata secondo gli schemi del sistema di conti satellite delle spese ambientali Seriee, sviluppato in sede Eurostat. Questi conti descrivono le risorse economiche utilizzate per proteggere l&rsquo;ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, ecc.) e di degrado (perdita di biodiversit&agrave;, erosione del suolo, salinizzazione, ecc.), nonch&eacute; le spese sostenute per usare e gestire secondo criteri di sostenibilit&agrave; le risorse naturali (acque interne, risorse energetiche, risorse forestali, fauna e flora selvatiche, ecc.). <br />La spesa nazionale comprende il valore dei consumi intermedi e finali dei servizi ambientali considerati, nonch&eacute; gli investimenti realizzati dai produttori dei servizi stessi. Si tratta del principale aggregato che fornisce una misura complessiva della spesa sostenuta per soddisfare il fabbisogno corrente di servizi ambientali degli utilizzatori (consumi intermedi e finali di servizi ambientali) e per garantirne il soddisfacimento in futuro (investimenti dei produttori). <br />Il contributo pi&ugrave; elevato a tale aggregato proviene dal servizio di gestione dei rifiuti, la cui spesa nel 2006 ammonta a 19.587 milioni di euro (l&rsquo;1,3% del Pil). La spesa nazionale per la gestione delle acque reflue nel 2006 &egrave; di 3.178 milioni di euro (0,2% del Pil), mentre quella per la gestione e distribuzione delle risorse idriche raggiunge 8.924 milioni di euro (0,6% del Pil). <br />Dal 1997 al 2006 la spesa complessiva per i tre servizi considerati fa registrare un aumento del 60%, anche se negli ultimi anni assistiamo a una lieve flessione nel rapporto spesa ambientale/Pil. In termini assoluti invece la spesa per la gestione dei rifiuti cresce del 78%, la spesa per la gestione delle acque reflue cresce nel periodo esaminato del 24%, la spesa per la gestione delle risorse idriche del 43%.<br />Un altro dato significativo che emerge dallo studio dell&rsquo;Istat &egrave; che In tutti e tre i settori ambientali la componente principale della spesa nazionale &egrave; rappresentata dai consumi, ossia dalle spese per la fruizione del servizio sostenute per le varie tipologie di utenze (civili e produttive, pubbliche e private); la componente degli investimenti, che assorbe la quota minore della spesa nazionale, &egrave; finalizzata alla sostituzione del capitale produttivo o al suo ampliamento ai fini del potenziamento quantitativo o qualitativo del servizio (erogare il servizio ad utenze non gi&agrave; soddisfatte, o aumentare la qualit&agrave; del servizio). <br />Soffermandosi per esempio sulla questione dei rifiuti ci&ograve; significa quindi che se aumenta anno per anno la spesa in modo cos&igrave; evidente, ci&ccedil; avviene o perch&eacute; si diminuisce l&acute;efficienza, oppure perch&eacute; i rifiuti continuano ad aumentare. Ed evidentemente &egrave; vera questa seconda tesi, perch&eacute; nonostante i proclami e gli obiettivi-stimolo, i dati relativi ai rifiuti crescono di anno in anno, almeno di pari passo col Pil.<br />Nei settori della gestione dei rifiuti e delle acque reflue sono i consumi intermedi delle imprese a costituire la quota maggiore della spesa nazionale (sono comprese anche utenze civili quali, ad esempio, esercizi commerciali o di ristorazione). In questi due settori i consumi intermedi rappresentano rispettivamente, nella media del periodo 1997-2006, il 59% e il 48% del totale della spesa nazionale. Nella gestione delle risorse idriche la quota maggiore &egrave; rappresentata dai consumi finali (pari in media al 48% del totale della spesa nazionale), i quali comprendono i consumi delle famiglie (utenze civili domestiche) e i consumi finali della Pubblica Amministrazione (PA) e delle Istituzioni sociali senza scopo di lucro al servizio delle famiglie (ISSL). <br />Per quanto riguarda gli investimenti per la realizzazione dei servizi ambientali, si pone all&rsquo;attenzione una loro decisa crescita nella prima parte del periodo considerato fino al 2001, anno di picco cui segue un ridimensionamento dall&rsquo;andamento. La crescita in questione fino al 2001, indicativa secondo l&rsquo;Istat di un processo di internalizzazione dei servizi ambientali, appare pi&ugrave; accentuata nel settore della gestione dei rifiuti che in quello della gestione delle acque reflue: nel 1997 gli investimenti dei produttori ausiliari nei settori della gestione dei rifiuti e della gestione delle acque reflue rappresentano rispettivamente il 10% e il 40% del totale; nel 2001 tali quote passano rispettivamente al 32% e al 72%. <br />Per quanto riguarda gli investimenti dei produttori specializzati, che hanno per attivit&agrave; principale la produzione di servizi ambientali per la vendita a terzi, l&rsquo;Istat osserva nel complesso dal 1997 al 2006 un incremento pari al 39%, con un andamento crescente fino al 2003. All&rsquo;interno di tale andamento si nota come la crescita del fenomeno nell&rsquo;arco dell&rsquo;intero periodo sia determinata in particolare da una crescita degli investimenti dei produttori privati (+75%) a fronte di una riduzione di quelli della PA e delle ISSL (-19%). Tale fenomeno, concludono gli analisti dell&rsquo;Istat, &egrave; accentuato negli ultimi anni del periodo esaminato, ed &egrave; indice &laquo;sia di un progressivo processo di privatizzazione della produzione dei servizi ambientali considerati, sia di un emergente orientamento delle imprese private ad investire nel campo delle attivit&agrave; ambientali&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Kyoto ringrazia il letame delle mucche indiane</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-10T21:28:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-260</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-260</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http//www.greenreport.it<br />Grazie agli escrementi delle vacche un progetto per le energie rinnovabili nel distretto North Kolar dello Stato del Karnataka, nell&rsquo;India meridionale, ha aiutato gli abitanti dei villaggi ad utilizzare energia pulita e, nel contempo, usufruire di &ldquo;accrediti&rdquo; da rivendere nel mercato globale delle emissioni di carbonio. <br />A giugno il Bagepalli CDM Biogas Project ha addirittura ricevuto il prestigioso &ldquo;World clean energy award&rdquo; per le sue soluzioni innovarici di finanziamento per aver utilizzato il &ldquo;Clean development mechanism&rdquo; (Cdm) del Protocollo de Kyoto, che prevede che i Paesi industrializzati rispettino a i loro impegni di riduzione dei gas serra anche attraverso accordi per favorire lo sviluppo sostenibile dei Paesi in via di sviluppo, compensando le emissioni dei &ldquo;ricchi&rdquo;, che ricevono cos&igrave; &ldquo;Certified emission reductions (CERs), con progetti che tagliano o evitano le emissioni dei &ldquo;poveri&rdquo; che, a loro volta, ricevono benefici dall&rsquo;arrivo di fondi e tecnologie avanzate che aumentano l&rsquo;efficienza energetica e generano poche emissioni.<br />Come spesso succede nei Paesi in via di sviluppo, anche stavolta le protagoniste dell&rsquo;innovazione sono le donne che hanno fatto in modo che le famiglie dei villaggi passassero dai combustibili tradizionali (legname e cherosene) per uso domestico, al biogas. Questo ha prodotto un accredito di 3,6 CERs all&acute;anno.<br />E&rsquo; servito un investimento di 1 milione e 100 mila euro costruire per migliorare subito la salute delle donne con la costruzione di 5500 impianti che convertono in biogas il letame delle mucche. Oltre a nuove entrate economiche, le famiglie che partecipano al progetto hanno migliorato la loro qualit&agrave; della vita e diminuito fortemente, con la riduzione dell&rsquo;uso del legname come combustibile, l&rsquo;impatto sulle foreste gi&agrave; provate dall&rsquo;aumento della siccit&agrave;. Un metodo semplice, che prevede l&rsquo;utilizzo di una materia prima molto disponibile: la cacca di mucca, che in India potrebbe essere esteso addirittura a 50 milioni di famiglie che oggi utilizzano cherosene molto inquinante, legna ed altre fonti poco efficienti di energia. ]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI:GIRO VITE ANTI-ROGHI&#x2c; STRETTA SU CATASTO E DANNI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:59:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-259</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-259</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - E' tolleranza zero contro gli incendiari. E' partito con la circolare inviata dal ministero dell'Ambiente a tutti i presidenti dei Parchi nazionali il ''blitz'' nazionale anti-roghi. Intanto si e' consumata l'ennesima tragedia con una vittima sulla Sila. Il primo fronte per fermare i criminali dei fuochi e' costituito dalle aree protette nazionali chiamate a costituirsi parte civile per ottenere ''condanne esemplari'' finora mancate del tutto all'appello. E la circolare voluta dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, firmata dal direttore generale della Direzione protezione natura, Aldo Cosentino, e trasmessa oggi via fax a tutti gli Ente Parco nazionali, anche quelli non interessati al fuoco, va in questa direzione. Ma c'e' di piu'. La circolare detta disposizioni per una stretta sul catasto delle aree bruciate e sui danni. Intanto il Wwf chiede di istituire una taglia da 100 mila euro sui criminali del fuoco mentre i Verdi propongono di piantare alberi con i soldi del risarcimento.<br /><br />Ecco i punti qualificanti del piano anti-incendiari:<br />- CATASTO: Senza catasto gli Enti Parco saranno autorizzati a chiudere i rubinetti delle risorse finanziare. La circolare invita i presidenti delle aree protette nazionali a richiedere ai Comuni, ricadenti nei Parchi nazionali, ''il puntuale adempimento dell'obbligo di istituire e aggiornare annualmente il catasto delle aree percorse dal fuoco'', altrimenti l' attribuzione di risorse finanziarie da parte degli Enti Parco destinati a interventi a favore di questi comuni ''potra' essere subordinata'' a quest'obbligo per evitare che risorse degli Enti Parco possano essere utilizzate per finanziare interventi da parte dei Comuni che, senza catasto, potrebbero, potenzialmente, porsi vanificare il potere deterrente dei divieti. <br />- PARCHI PARTE CIVILE: I Parchi nazionali dovranno ''promuovere ogni urgente idonea azione'' per garantire ''l'attivazione'' o la ''partecipazione'' in ''ogni azione per danno ambientale promossa contro i soggetti ritenuti responsabili di tali eventi'' anche mediante ''la costituzione di parte civile da parte dell'Ente parco stesso'' <br />- NUCLEI VALUTAZIONE DANNI: Il ministero dell'Ambiente invita i Parchi a creare nuclei tecnici ad hoc ''per la quantificazione dei connessi danni ambientali'' per colpire anche i mandanti - PENE IN VIGORE: Da sette anni l'incendio doloso e' diventato reato penale si rischiano fino a 10 anni di carcere, con un' aggravante se le fiamme colpiscono un'area protetta. Non c'e' nessuna condanna definitiva <br />- 1 COMUNE SU 3 NON FERMA I ROGHI: Da un rapporto Legambiente - Protezione Civile risulta che piu' di un comune su tre di quelli colpiti dagli incendi non fa praticamente nulla e appena il 24% dei comuni interessati dal fenomeno realizza il catasto. Solo il 6% applica pienamente la legge-quadro <br />- TAGLIA DA 100 MILA EURO: Il Wwf si costituira' parte civile al fianco degli enti dei Parchi italiani e propone di dare inizio ''a una vera e propria caccia ai criminali del fuoco: 'piromani wanted', con un premio di 100.000 euro per chi denuncia e li fa assicurare alla giustizia''. <br />- ALBERI CON I RISARCIMENTI: I Verdi chiederanno di costituirsi parte civile contro gli incendiari e si impegnano a utilizzare le somme ricevute per acquistare alberi da ripiantare nelle aree incendiate, propone Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera <br />- REAZIONI: ''Il catasto e' necessario per bloccare gli speculatori'', ha detto il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano. Il deputato di An, Fabio Rampelli, invita Pecoraro a fare ''anche autocritica perche' quest'anno la campagna di prevenzione contro gli incendi e' stata ridicola''. Per il senatore dell'Ulivo, Nello Palumbo, componente della Commissione Antimafia ''bisogna puntare sulla prevenzione''. Francesco Emilio Borrelli, assessore ai parchi della Provincia di Napoli, ha annunciato la richiesta per la costituzione della Provincia come parte civile contro gli incendiari. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI: IL LUGLIO PIU&#x27; DISASTROSO IN EUROPA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:59:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-258</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-258</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Incendi, mai un mese di luglio cosi' disastroso. E' l'Ue a dirlo con dati alla mano. A stagione dei fuochi appena iniziata, sono gia' 3.376 i chilometri quadrati colpiti, contro i 3.585 di tutto il 2006. Il luglio di quest' anno vanta il record di incendi finora registrati. Le stime sono di EFFIS, il sistema di segnalazione allerta ed informazione della Commissione, che mette a disposizione una metodologia rapida di valutazione delle conseguenze. Gia' in giugno era stato lanciato l'allarme per i potenziali rischi in Grecia, Cipro, Bulgaria, Croazia. Che si sono puntualmente verificati in luglio con incendio che hanno colpito anche Spagna e Italia. In questi paesi le immagini satellitari, che rilevano sulle mappe le aree bruciate maggiori di 50 ettari, mostrano che gli incendi hanno interessato una superficie totale di 2.229 Km2. Nella valutazione dell'EFFIS mancano ancora, inoltre, i dati relativi ad alcuni paesi, come Albania e Turchia, in cui si sono verificati incendi di vaste proporzioni. Oltre a produrre le valutazioni dei danni e delle superfici bruciate, l'Effis funziona come centro di allerta rapido, con un servizio che rappresenta una specie di bollettino meteorologico sugli incendi boschivi: ogni giorno, fra il primo febbraio e il 31 ottobre, invia le proprie previsioni per il giorno dopo, localizzando le aree a rischio, alla Protezione civile e ai servizi forestali di tutti gli Stati membri. Il servizio e' basato su un sistema di mappatura meteorologica e satellitare sviluppato dal Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:BANCA EUROPEA SVILUPPO&#x2c;976 MLN A PROGETTI ECOLOGICI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:58:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-257</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-257</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 AGO - L'anno scorso la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha erogato considerevoli fondi a favore dell'ambiente. Secondo la relazione sull'attivita' del 2006, i finanziamenti concessi dalla banca sono stati pari a 4.9 miliardi di euro. Di questi i 976 milioni stanziati per progetti di miglioramento e sviluppo dell'ambiente sono stati ripartiti in un budget di 872 milioni per progetti di sviluppo, inclusa l'efficienza energetica, la valorizzazione delle rinnovabili e la realizzazione di infrastrutture urbane (18% del totale); 104 milioni sono stati erogati per progetti di risanamento ambientale. In particolare i finanziamenti a alto contenuto energetico, compresi quelli di valorizzazione e sviluppo delle rinnovabili, hanno ricevuto finanziamento che ammonta a 398 milioni; 307 milioni sono stati destinati alla realizzazione di infrastrutture di servizio: riscaldamento, rifornimento idrico, depuratori, rifiuti solidi e trasporti urbani; 377 milioni sono stati investiti nella promozione di interventi di risanamento nel manifatturiero (miglioramenti ambientali). E 71 milioni sono stati destinati a programmi di efficienza energetica mentre ammontano a 26 milioni i fondi per le biomasse e l'energia da fonti agricole. (ANSA). XLO]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: USA&#x2c; BUSH ANNUNCIA CONFERENZA INTERNAZIONALE IL 27/9 (2)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:58:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-256</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-256</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - WASHINGTON, 3 AGO - Alla 'Kyoto' americana di Washington la Casa Bianca ha invitato i seguenti Paesi: le istituzioni dell'Unione Europea (nella persona del presidente della Commissione) e Onu, piu' Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna. Quindi Giappone, Cina, Canada, India, Brasile, Sud Corea, Messico, Russia, Australia, Indonesia, Sudafrica. In una lettera inviata ai primi ministri dei Paesi interessati, Bush scrive di essere ''lieto di invitare la vostra Nazione insieme a quelle economicamente piu' sviluppate per partecipare a un meeting internazionale sul clima''. (ANSA). CLE ]]></content:encoded></item><item><title>Quelli nel cassonetto della differenziata non sono rifiuti da imballaggi&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:58:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-255</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-255</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />FONTE:http://www.greenreport.it<br />La carta, il cartone, il vetro, la plastica e le lattine contenute nella campana della raccolta differenziata non sono rifiuti da imballaggio perch&eacute; l&rsquo;imballaggio non pu&ograve; &ldquo;tout court identificarsi con il materiale da cui &egrave; formato&rdquo;. Lo ha affermato il Tribunale amministrativo di Catania con sentenza 694 del 2007.<br />Con tale pronuncia il tribunale respinge il ricorso di una societ&agrave; che chiedeva l&rsquo;annullamento della aggiudicazione definitiva ad altra ditta di una gara d&rsquo;appalto per l&rsquo;affidamento del servizio di raccolta differenziata e dei rifiuti urbani pericolosi. La societ&agrave; esclusa dall&rsquo;appalto riteneva che l&rsquo;attivit&agrave; di raccolta differenziata di carta, cartone, vetro, lattine e plastica aveva come oggetto rifiuti da imballaggio, ma che la societ&agrave; vincitrice non avesse la qualifica per gestirli.<br />Il Titolo II della Parte IV del codice ambientale &egrave; interamente dedicato alla gestione degli imballaggi immessi sul mercato nazionale e dei rifiuti da imballaggio derivanti dal loro impiego. L&rsquo;introduzione di un corpo normativo a s&eacute; che disciplina la materia degli imballaggi all&rsquo;interno del testo unico ambientale &ndash; e prima ancora nel decreto Ronchi - &egrave; stata dettata dall&rsquo;esigenza di fronteggiare il notevole aumento di quantit&agrave; di carta, di cartone, di vetro, di plastica e di lattine nei rifiuti urbani. Fenomeno principalmente dovuto al mutamento delle tecniche di trasporto e confezionamento dei prodotti alimentari e non destinati al consumo umano. <br />Gli imballaggi infatti, sono quei prodotti adibiti a contenere e a proteggere le merci ai fini della loro presentazione e della loro circolazione dal produttore al consumatore. La legge non attribuisce la qualifica di imballaggio in base ai materiali di cui &egrave; costituito lo stesso - fra l&rsquo;altro di &ldquo;qualsiasi natura&rdquo; - ma in considerazione della funzione che assolve.<br />Un rifiuto si classifica in base al criterio dell&rsquo;origine fra urbano e speciale e in base al criterio della pericolosit&agrave; fra pericoloso e non. Tale tipo di classificazione non risponde solo ad una esigenza meramente classificatoria, ma bens&igrave; assume una certa importanza in base ad una precisa esigenza organizzativa. La diversa provenienza e le diverse caratteristiche dei rifiuti implicano infatti differenti modalit&agrave; di gestione. La gestione dei rifiuti urbani &egrave; affidata ai Comuni che possono utilizzare le forme di gestione dei servizi pubblici locali scegliendo la pi&ugrave; adatta alle proprie esigenze come per esempio l&rsquo;affidamento del servizio in concessioni a terzi qualificati.<br />Ai fini dell&rsquo;individuazione del rifiuti esiste poi, un elenco del codice europeo dei rifiuti. Diversi tipi di rifiuto sono definiti specificatamente mediante un codice a sei cifre tramite il quale &egrave; possibile risalire alla loro origine. <br />Esiste un codice per la frazione dei rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata come carta, cartone e vetro e ne esiste uno per i rifiuti di imballaggio. E ci&ograve; conferma l&acute;assenza di una equivalenza fra rifiuti da imballaggi e rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata. Quindi i rifiuti da raccolta differenziata non sono rifiuti da imballaggio perch&eacute; non tutta la carta, la plastica il vetro e le lattine sono imballaggi.]]></content:encoded></item><item><title>Inerti lapidei&#x2c; per la cassazione prima del riutilizzo sono rifiuti&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:57:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-254</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-254</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />Gli inerti lapidei, il cocciame, gli sfridi e i peloni lavati e frantumati prima del riutilizzo sono rifiuti e non materie prime secondarie. Lo afferma la Corte di cassazione con sentenza 15562 del 2007 con la quale ha annullato l&rsquo;ordinanza di dissequestro di un area in cui erano depositati residui dalla lavorazione di marmo.<br />In altre parole una sostanza pu&ograve; non essere considerata rifiuto se viene utilizzata con certezza per il fabbisogno di operatori economici diversi da chi l&rsquo;ha prodotta o comunque per gli stessi e quindi non viene destinata ad attivit&agrave; di recupero o di smaltimento cos&igrave; come intesi dal testo unico.<br />Le materie prime secondarie invece sono quei residui di produzione che sono o possono essere riutilizzati in qualunque ciclo di produzione o di consumo, vuoi in assenza di trattamento preventivo vuoi previo trattamento preventivo ma senza che occorra, tuttavia, un&acute;operazione di recupero tassativamente indicata dalla legge.<br />Questi ultimi due concetti costituiscono il contenuto tipico del concetto di &ldquo;disfarsi&rdquo;, sintomatico della volont&agrave; del produttore/detentore di destinare la sostanza o l&rsquo;oggetto ad operazioni di recupero o di smaltimento. E da questi dipende la nozione di rifiuto ed il suo ambito di applicazione.<br />Dunque quando il residuo va trattato preventivamente attraverso operazioni di recupero o smaltimento (cos&igrave; come intese dalla legge) non &egrave; materia prima secondaria ma rifiuto.<br />E dunque dovr&agrave; essere trattato e gestito in quanto tale.<br />L&rsquo;introduzione del legislatore di questo istituto &ndash; molto discusso in sede di riforma del testo unico - &egrave; considerata una priorit&agrave; nell&acute;ambito della gestione dei rifiuti. Quella, cio&egrave; di favorire al massimo il riutilizzo del rifiuto stesso per ridurre il prelievo di materie prime in coerenza al principio di prevenzione della produzione di rifiuti e del recupero dei residui.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: SCARTI DI CUCINA&#x2c;NELLE CASE IN ARRIVO I TRITURATORI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:56:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-253</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-253</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Ridurre l'accumulo dei rifiuti alimentari in casa anche per favorire il corretto smaltimento. E' questo l'intento di una proposta presentata al senato che prevede di incentivare l'utilizzo di apparecchi dissipatori domestici per lo smaltimento dei rifiuti alimentari. Per sostenere il ricorso a queste apparecchiature la proposta immagina la concessione dell'agevolazione fiscale per le spese sostenute per l'installazione nelle unita' abitative o negli immobili destinati a usi diversi. I dissipatori sono gia' largamente impiegati negli Stati Uniti, mentre in Italia se ne contano poche migliaia. Si tratta di piccoli elettrodomestici, in grado di ricevere e triturare tutti i rifiuti alimentari che con l'aiuto dell'acqua vengono poi scaricati nelle tubazioni delle reti fognarie. Senza contare che i rifiuti alimentari sminuzzati inviati ad un impianto di trattamento possono produrre fertilizzante o generare energia recuperando il gas metano. Saranno cosi' incoraggiati i cittadini che desidererebbero praticare il compostaggio, ma non dispongono dello spazio necessario. E si metteranno le prime basi in attuazione della direttiva 1991/31 relativa alle discariche, per contribuire all'adozione di sistemi di raccolta differenziata basata sulla separazione tra rifiuto solido e rifiuto organico che puo' essere cosi' smaltito attraverso processi di compostaggio o anaerobicamente digerito con produzione di metano da utilizzare come fonte di energia rinnovabile. L'onere derivante dall'attuazione della legge, e' stato valutato in sede di proposta, in due milioni di lire. (ANSA). XLO ]]></content:encoded></item><item><title>La tutela del paesaggio&#x2c; i conflitti e il governismo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:56:03+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-252</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-252</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE : http://www.greenreport.it<br />LIVORNO. Secondo Alberto Ziparo il paesaggio si tutela con il conflitto. Lo scrive sul Manifesto di ieri prendendo come esempio proprio la Toscana, dove &laquo;gli abitanti organizzati in comitati, ne difendono integrit&agrave; e valori&raquo; dagli assalti delle imprese &laquo;quasi sempre d&rsquo;accordo con le istituzioni locali e regionali, che propongono trasformazioni sempre pi&ugrave; impegnative in nome delle esigenze dello sviluppo turistico e commerciale&raquo;.<br />In realt&agrave; cos&igrave; come &egrave; un totem inamovibile quello della crescita, sia a destra che a sinistra con solo qualche debole sfumatura o caso isolato in quest&rsquo;ultima, pure i conflitti territoriali sono terribilmente bipartisan: la destra non disdegna certo di trovarsi all&rsquo;interno dei vari comitati a prescindere molto spesso dal merito delle questioni e finalizzati solo a convenienze del momento. C&rsquo;&egrave; quindi anche un totem conflittuale &ndash; anche questo quindi da destra e da sinistra - contro gli strumenti della crescita.<br />Per questo la lettura del &ldquo;conflittismo&rdquo; che ne d&agrave; il Manifesto &egrave; sbagliata almeno quanto quella che ne d&agrave; Forza Italia, che nello stesso giorno sul Giornale fa spiegare al deputato azzurro Benedetto Della Vedova perch&eacute; il partito di Berlusconi debba colorarsi anche un po&rsquo; di verde: &laquo;siamo critici verso l&rsquo;ambientalismo del no, ideologico, della sinistra, che rischia di diventare una lotta al capitalismo con altri mezzi. Con noi i No diventano s&igrave; o almeno forse&raquo;. <br />Questo schema dell&rsquo;ambientalismo del s&igrave; contrapposto all&rsquo;ambientalismo del no risulta ormai logoro e superato dai fatti e dagli esempi che popolano le nostre regioni, citt&agrave; e piazze: esiste (dovrebbe ancora esistere) una capacit&agrave; di discernimento del singolo individuo, a maggior ragione nei soggetti e nei movimenti collettivi? Possibile che non si voglia abbandonare l&rsquo;obsoleto concetto manicheo del S&igrave; o del No e al contrario non si voglia valutare caso per caso in modo diverso?<br />Conflitto e governo sono la fisiologia della democrazia, "conflittismo e governismo" sono la sua patologia. Ci&ograve; che invece andrebbe inseguita e cercata con convinzione &egrave; una riforma dello sviluppo, che si basi realmente su una riconversione ecologica dell&rsquo;economia, oggi solo sporadicamente proposta, spesso pi&ugrave; per immagine che per convinzione. ]]></content:encoded></item><item><title>Biocarburanti&#x2c; l&#xb4;obiettivo Ue troppo ottimistico?&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:55:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-251</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-251</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />BRUXELLES. Utilizzare almeno il 10% di biocarburanti per il trasporto entro il 2020 &egrave; uno dei tre obiettivi che si &egrave; data l&rsquo;Unione europea per fronteggiare il global warming. Ma quanto difficile sar&agrave; raggiungere questo obiettivo non era ancora stato calcolato. <br />Ci ha pensato la Commissione europea a farlo, pubblicando uno studio che si &egrave; basato su quanto gi&agrave; elaborato nel documento &acute;&acute;Prospettive dei mercati agricoli e del reddito nell&acute;Unione europea 2006-2013&acute;&acute;, pubblicato a gennaio 2007<br />Il cambiamento pi&ugrave; importante rispetto a quel documento riguarda il prolungamento di altri due anni della Saps, mentre rimane invariato il quadro macroeconomico, con una crescita della popolazione stagnante o in negativo, e una prospettiva moderata per la crescita economica. <br />I principali indicatori presi in considerazione sono l&acute;offerta, la domanda, le esportazioni e le importazioni, i prezzi e gli stock pubblici, cosi&acute; come l&acute; utilizzazione del suolo. Si e&acute; considerato un graduale declino dell&acute;euro fino ad attestarsi a 1,15 dollari nel 2013, per poi restare a quel livello. L&acute;obiettivo del 10% viene analizzato in relazione all&acute;attuale legislazione, che fissa il paletto del 5,75% per i biocarburanti per il 2010. <br />In realt&agrave; quello del 10% rischia di diventare l&rsquo;enessimo obiettivo-stimolo, impossibile da raggiungere: una valutazione della direzione generale Trasporti della Commissione europea, ha infatti stimato che il traguardo non potr&agrave; essere raggiunto perch&eacute; i tempi sono stati troppo brevi per uno sviluppo dei mercati e del progresso tecnologico: a condizioni immutate nel 2020 ci si potr&agrave; aspettare un tasso di incorporazione del 6,9%. Compito della nuova legislazione, allo studio della Commissione, sar&agrave; quindi quello di far lievitare la domanda almeno di un ulteriore 3,1%. <br />Per meglio valutare l&acute; impatto della competitivit&agrave; dei biocarburanti di seconda generazione si sono analizzati due scenari: uno in cui il 30% di tutti i biocarburanti &egrave; costituito da quelli di seconda generazione, l&acute;altro con un contributo pi&ugrave; contenuto dei nuovi carburanti verdi. Lo studio mostra che la produzione di bioenergia rappresenta una grossa opportunit&agrave; per l&acute;agricoltura sul medio e lungo termine. Il tasso di incorporazione del 10% realizzato sul medio termine, se coniugato con l&acute;avvento delle nuove tecnologie, dovrebbe assicurare un percorso sostenibile, provvedendo l&acute;Unione europea di carburanti rinnovabili per i trasporti, senza turbare il mercato interno dei prodotti agricoli destinati all&acute; alimentazione umana, degli animali e ad altri scopi.]]></content:encoded></item><item><title>Quanto &#xe8; sostenibile l&#x2019;ecoturismo?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-07T09:55:08+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-250</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-august-2007#unique-entry-id-250</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />E se l&rsquo;ecoturismo danneggiasse l&rsquo;ambiente? E&rsquo; pi&ugrave; o meno questa la domanda che si sono posti 300 ambientalisti, esperti ed agenti di viaggi specializzati in natura in un recente convegno convocato ad Oslo, in Norvegia,dall&rsquo;Unep e dalla International Ecotourism Society. <br />La risposta che si sono dati non &egrave; tranquillizzante: in alcune condizioni l&rsquo;ecoturismo pu&ograve; essere dannoso come i viaggi tradizionali, ad iniziare dai gas serra emessi dagli aerei che portano nelle destinazioni pi&ugrave; ambite per la loro integra biodiversit&agrave;. <br />Quindi, anche questo tipo di turismo &ldquo;rispettoso&rdquo; rischia di mangiare le risorse che vorrebbe proteggere, certo non come le seconde case, certo molto pi&ugrave; lentamente e &ldquo;sostenibilmente&rdquo;, ma il rischio c&rsquo;&egrave;, visto che proprio l&rsquo;industria turistica &egrave; quella che ha pi&ugrave; da perdere (o guadagnare&hellip;) dal cambiamento climatico. <br />Alcune piccole aree protette del Costa Rica puntano ad essere ad emissioni zero, in Italia &egrave; partito da Capraia il progetto &ldquo;isole non-oil&rdquo; nell&rsquo;Arcipelago toscano, ma a sentire la International Ecotourism Society, la corsa del turismo &ldquo;alternativo&rdquo; verso i parchi nazionali, testimoniata anche in Italia da un aumento di occupazione nelle aree protette, sia diretta che nell&rsquo;indotto, o nelle isole esotiche circondate da delicatissime barriere coralline, sta crescendo ad un ritmo del 20% annuo dagli inizi degli anni 90, pi&ugrave; di tre volte superiore a quello del turismo tradizionale. <br />Un aumento di domanda e di frequenza che produce gas climalteranti e danni ambientali ed antropologici non voluti, aumentando cos&igrave; a livello globale il rischio di perdita di biodiversit&agrave; nei parchi nazionali e quello dell&rsquo;innalzamento del livello del mare che sta gi&agrave; travolgendo alcune piccole isole. <br />L&rsquo;ecoturismo sar&agrave; sempre pi&ugrave; fortemente influenzato dal global warming e, visto la clientela attenta ai temi ambientali a cui si rivolge, anche dalle previsioni di possibili stravolgimenti ambientali in alcune aree, ad iniziare dalla siccit&agrave; e dal calore che risale velocemente il bacino del Mediterraneo . <br />Ma l&rsquo;ecoturismo, per sua natura, richiede collegamenti veloci e costanti, con emissioni di gas serra sempre pi&ugrave; abbondanti, che anche i progetti di rimboschimento in atto difficilmente potrebbero risarcire del tutto. <br />Il dilemma &egrave;: come &ldquo;tagliare&rdquo; gli arrivi dei turisti nei santuari della natura, che rappresentano spesso l&rsquo;unica forma di sostegno per le popolazioni locali e l&rsquo;unica entrata per le aree protette?<br />A questo il convegno di Oslo non ha saputo dare risposta.<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: CAMPANIA; PANSA&#x2c; STABILIZZAZIONE CRISI NEL 2008</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:38:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-249</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-249</guid><content:encoded><![CDATA[b(ANSA) - ROMA, 24 LUG - ''Nel 2008, se il piano procede senza interruzioni, la crisi dei rifiuti in Campania dovrebbe essere stabilizzata''. Lo ha detto il prefetto Alessandro Pansa, commissario straordinario per i rifiuti in Campania, durante l'audizione che si e' svolta in Commissione rifiuti a Palazzo San Macuto a Roma. Il commissario ha illustrato in grandi linee il pano generale che sta preparando per affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ed ha sottolineato che le uniche strutture che saranno realizzate per risolvere il problema sono quelle previste dalla legge '87. Intanto Pansa sta puntando ad avviare la raccolta differenziata. ''Occorre - ha detto il prefetto - sensibilita' al problema. Fino adesso su tutti i sindaci campani interpellati solo 250 hanno risposto all'avvio di questa procedura. Ma l'esempio ai cittadini sara' dato dalla pubblica amministrazione, a cominciare dalla Prefettura che ha avviato la raccolta differenziata nei propri uffici''. Sul termovalorizzatore di Acerra, Pansa ritiene che entro la fine dell'anno potra' entrare in funzione la prima linea. I commissari hanno invitato il prefetto Pansa ''ad un attento monitoraggio del territorio per il rispetto della legalita' ''.(ANSA). ABB <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Ban Ki-moon: un nuovo accordo sul post-Kyoto entro il 2009&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:37:53+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-248</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-248</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://greenreport.it<br />Il segretario generale dell&rsquo;Onu, Ban Ki-moon (Nella foto) si &egrave; appellato a &laquo;tutti gli Stati&raquo; perch&eacute; partecipino ai negoziati per un nuovo trattato sul clima entro il 2009, quando si terr&agrave; a New York il dibattito convocato dall&rsquo;Assemblea generale delle Nazioni Unite sul tema &ldquo;cambiamenti climatici, una sfida mondiale&rdquo;.<br />&laquo;Riunendoci - ha detto Ban Ki-moon &ndash; faremo in modo che la questione dei cambiamenti climatici, che figura da pi&ugrave; lungo tempo all&rsquo;ordine del giorno mondiale, riceva finalmente la forte attenzione che merita. L&rsquo;Artico si sta riscaldando due volte pi&ugrave; velocemente che la media a scala mondiale. Lo scioglimento (dei ghiacci n.d.r.) che ne risulter&agrave; minaccia le popolazioni e gli ecosistemi della regione, ma anche le isole e le citt&agrave; costiere dell&rsquo;altro lato del pianeta. Altrove, in conseguenza della sparizione dei ghiacciai, le riserve di acqua sono in pericolo. E per un terzo della popolazione mondiale che vive nelle regioni secche, soprattutto in Africa, la modificazione degli schemi climatici minaccia di esacerbare la desertificazione, la siccit&agrave; e l&rsquo;insicurezza alimentare&raquo;. <br />Il segretario generale dell&rsquo;Onu ha chiesto che si giunga ad un accordo quadro, all&rsquo;interno della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, che possa trattare la questione su tutti i fronti, soprattutto l&rsquo;adattamento, l&acute;attenuazione, le tecnologie pulite, la deforestazione e la mobilitazione di risorse. <br />&laquo;Tutti i paesi &ndash; ha detto Ban Ki-moon- devono fare quel che possono per pervenire ad un accordo di qui al 2009, per fare in modo che questo entri in vigore al momento che gli impegni del Protocollo di Kyoto cesseranno nel 2012&raquo;. <br />La riunione di esperti convocati all&rsquo;Onu e che si conclude oggi, dovrebbe permettere di preparare il terreno per un dibattito ad alto livello sui cambiamenti climatici che si terr&agrave; alla prossima sessione dell&rsquo;Assemblea generale, il 24 settembre prossimo, per i negoziati nel quadro dell&rsquo; United Nations Framework Convention on Climate Change che si terr&agrave; a dicembre a Bali. <br />Ban Ki-moon ha anche ricordato il progetto &ldquo;rendere l&rsquo;Onu pi&ugrave; verde&rdquo; per fare delle Nazioni Unite un&rsquo;organizzazione &ldquo;neutre&rdquo; a livello climatico. Sheikha Haya al Khalifa, la presidente dell&acute;Assemblea generale, a rilevato che le prove scientifiche allarmanti s&acute;accumulano ogni mese, sottolineando la necessit&agrave; di affrontare senza indugio i problemi legati a ai cambiamenti climatici, in particolare per ridurre pi&ugrave; velocemente gli impatti negativi del fenomeno sulla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, rilevando che ci sono Paesi che pi&ugrave; di altri subiscono in pieno le ripercussioni dei cambiamenti climatici, che mettono a rischio la realizzazione degli obiettivi del millennio per lo sviluppo. Per invertire la tendenza, Sheikha Haya ha chiesto maggiori investimenti nelle energie rinnovabili, e l&rsquo;appoggio alla diffusione di tecnologie destinate ai Paesi poveri, cose singolari e significative se dette da chi viene da un ricco Stato petrolifero del Golfo Persico come il Bahrein. <br />Il dibattito informale in corso all&rsquo;Onu ha per tema centrale le emissioni di CO2, e tutte le emissioni di carbonio prodotte dalla Conferenza, soprattutto per i viaggi degli esperti a New York, saranno compensati con investimenti in un progetto di biomasse in Kenya, e cos&igrave; si creeranno anche nuovi posti di lavoro.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Senza conoscenza la sostenibilit&#xe0; &#xe8; un miraggio</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:37:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-247</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-247</guid><content:encoded><![CDATA[di Alessandro Farulli<br />FONTE:http://greenreport.it<br />Conoscenza e sostenibilit&agrave; ambientale: due facce della stessa medaglia. Anzi, non si pu&ograve; sperare e pensare di poter inseguire e applicare una vera sostenibilit&agrave; ambientale senza conoscenze. Perch&eacute; la materia non si presta all&rsquo;improvvisazione. Perch&eacute; l&rsquo;ambiente non &egrave; solo emozione, usando uno slogan caro a greenreport. Bens&igrave; necessit&agrave; di un approccio scientifico. Quello che purtroppo sta scemando in Italia, paese di poeti e letterati (almeno lo era) che oggi paga il prezzo di questa sua impostazione monolitica. <br />&laquo;Siamo un Paese senza formazione&raquo; grida oggi dal Sole24Ore Dario Nicoli, esperto di formazione professionale. &laquo;Minore &egrave; il valore del diploma per l&rsquo;occupabilit&agrave; &ndash; dice &ndash; maggiori sono le spinte verso la deprofessionalizzazione&raquo;. Un concetto che argomenta portando come esempio la Sardegna: &laquo;Ha deciso di eliminare i percorsi di istruzione e formazione professionale ed &egrave; la regione che detiene il pi&ugrave; alto tasso di giovani sotto i 24 anni aventi solo la licenzia media (&hellip;). In questo modo, impedendo ai giovani di iscriversi ai percorsi di istruzione e formazione professionale per obbligarli a frequentare le attivit&agrave; scolastiche basate su una cultura generalista, la regione ha provocato un aumento di giovani dispersi e demotivati agli studi&raquo;. <br />Un punto di vista che rispettiamo in quanto tale. Ma se ha ragione nel lamentare un Paese senza formazione, riteniamo che questa non la si faccia tout court con le scuole professionali. Queste hanno anche la loro logica, ma nel passato recente hanno gi&agrave; mostrato tutti i loro limiti. Dispiace dover farne una questione classista, per&ograve; purtroppo nelle scuole professionali da sempre ci finiscono i figli delle persone meno abbienti. E questo non va bene. E non va bene perch&eacute;, come dicevamo all&rsquo;inizio, c&rsquo;&egrave; un problema di conoscenza e di istruzione. E&rsquo; notorio, infatti, che coloro che meglio riescono negli studi post diploma sono quelli che hanno frequentato i licei classici. E non si distinguono all&rsquo;Universit&agrave; solo nelle materie umanistiche, ma si pu&ograve; dire (forzando un po&rsquo;) praticamente in tutte le discipline comprese quelle scientifiche. <br />Il motivo &egrave; semplice: in quei licei si insegna il metodo di studio ed &egrave; qui la chiave. E&rsquo; questo il grimaldello che fa aprire il forziere della conoscenza. Il ministro della pubblica istruzione Fioroni si pone il problema, giustamente, dei troppi &lsquo;debiti formativi&rsquo; che accumulano i ragazzi e come soluzione prospetta quella di un ritorno ai vecchi (odiatissimi) esami di settembre. Ma il problema, dal nostro punto di vista, lo inquadra meglio il professor Piergiorgio Odifreddi (repubblica) che spiega: &laquo;All&rsquo;Universit&agrave; prima si faceva la lezione di un&rsquo;ora, adesso devo interrompere dopo dieci minuti come gli stacchi pubblicitari, devo fare un aneddoto, raccontare una storia, altrimenti gli studenti non reggono. E&rsquo; la cultura dominante oggi, &egrave; tutta una frantumazione, si va zapping, si naviga&raquo;. <br />Forse il professor semplifica per necessit&agrave; di sintesi di un ragionamento assai complesso, ma di certo bisogna fare i conti con questa realt&agrave;. Che porta a una nuova generazione di studenti dalla cultura mordi e fuggi senza alcun approccio, o quasi, critico per non parlare di quello scientifico. La matematica, dice sempre Odifreddi, &egrave; una materia che richiede impegno, costanza, non di studiare la sera prima dell&rsquo;interrogazione. I ragazzi oggi hanno poco allenamento alla concentrazione, alla tenacia&raquo;. Con questo approccio si pu&ograve; solo immaginare quale atteggiamento queste persone avranno nei confronti dell&rsquo;ambiente. <br />Essere ambientalisti oggi, infatti, non significa pi&ugrave; &laquo;salvaguardia&raquo;, ma incrocio sistematico dell&rsquo;economia con l&rsquo;ecologia. Governare quindi le trasformazioni del mondo in cui viviamo. E questo vuol dire numeri, vuol dire studiare, approfondire, lasciare da una parte la poesia (che resta una parte importante della vita, ci mancherebbe) e puntare sulla prosa (intesa come prammatica). Ma c&rsquo;&egrave; dell&rsquo;altro. Osserviamo, infatti, che questa mentalit&agrave; non &egrave; solo nelle nuove generazioni, bens&igrave; anche in almeno parte di quella precedente. Tant&rsquo;&egrave; che quando si programmano gli investimenti (tra l&rsquo;altro sempre pochi) per la ricerca, lo si fa indicando genericamente come obiettivo quello dell&rsquo;innovazione quale che sia. <br />Quindi ci sono due generazioni a confronto che comunicano sempre meno tra di loro e rischiano comunque, quasi per inerzia, di essere l&rsquo;una la prosecuzione dell&rsquo;altra, senza quella discontinuit&agrave; necessaria richiamata dall&rsquo;urgenza di riconvertire il modello di sviluppo secondo il criterio direttore della sostenibilit&agrave;. Obiettivo raggiungibile solo attraverso un percorso che parta dalla formazione fin dai primi livelli scolastici degli individui che poi diventeranno i cittadini adulti di domani e membri anche della futura classe dirigente.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: QUOTE CO2&#x2c; SEI PAESI EST CONTRO COMMISSIONE UE&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:36:43+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-246</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-246</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 1 AGO - Sono sei i paesi Ue, tutti tra i nuovi entrati a far parte dell'Unione dal 2004, che hanno annunciato di voler presentare un ricorso davanti alla Corte europea di giustizia contro la decisione della Commissione di ridurre le loro quote di emissione di CO2 da assegnare alle imprese per il periodo 2008-2012. Ultima in ordine di tempo e' stata la Lettonia, dopo la scelta nella stessa direzione fatta da altri cinque paesi ex comunisti: Estonia, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca. La Lettonia aveva chiesto un plafond di CO2 di 6,25 milioni di tonnellate all'anno per il periodo 2008-2012, ma la Commissione Europea ha deciso di autorizzarne solo 3,43 milioni tonnellate. Il sistema di scambio di quote di emissione di gas ad effetto serra nei paesi Ue e' stato adottato nel 2003 per applicare il Protocollo di Kyoto. Nei singoli piani nazionali ciascuno Stato membro determina un limite di emissione e le quote di CO2 che intende assegnare a ciascun impianto produttivo. (ANSA). PUC <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>GOVERNO: PECORARO A PRODI&#x2c; LOBBY BLOCCANO RIFORME AMBIENTALI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:36:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-245</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-245</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 1 AGO - Con una lettera inviata a Romano Prodi, il presidente del Sole che Ride e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, chiede ''un autorevole intervento'' del presidente del Consiglio e una ''svolta'' sulla politica ambientale che verte su cinque punti principali: lotta all' inquinamento attraverso efficaci politiche dei trasporti e delle infrastrutture; energia, biodiversita', legge 152 e acqua bene comune. ''Forti pressioni delle lobby e anche resistenze interne alla coalizione - scrive Pecoraro - bloccano le riforme ambientali previste dal programma. In un momento come questo, in cui l' emergenza clima e' all'attenzione dei governi e dei media di tutto il mondo, in Italia l'ambiente e' ancora troppo spesso considerato un limite allo sviluppo, un abbellimento dei discorsi politici, ma al momento del dunque le decisioni si prendono in un altro senso''. ''Serve una vera svolta a partire dalla prossima finanziaria - prosegue Pecoraro - perche' troppo poco si e' fatto contro l' inquinamento. Le nostre citta' sono soffocate dallo smog e l' emergenza inquinamento ha costi economici e sociali altissimi, ma non si realizzano infrastrutture utili ed il trasporto pubblico viene spesso sacrificato''. ''La legge Obiettivo, dichiarata dal programma fallimentare e da superare, continua ad essere il punto di riferimento delle politiche infrastrutturali, nonostante la proposta di modifica presentata dal ministero dell'Ambiente. Identico il discorso per l'energia. E' indispensabile guardare al futuro nel rispetto di Kyoto e realizzare quella programmazione energetica nazionale prevista dal programma dell'Unione. Nell'Unione, su questo punto - secondo Pecoraro - ci sono enormi contraddizioni: c'e' chi parla di tutela dell'ambiente e, contemporaneamente, propone di moltiplicare il ricorso al carbone''. ''Anche per gli impegni sulla tutela della biodiversita', sulla rapida modifica del cosiddetto 'Codice Ambiente' (legge 152) e sulla necessita' di garantire l'acqua come bene comune, tutti punti previsti dal programma dell'Unione, da mesi si registra un inaccettabile ostruzionismo. Il chiarimento che si deve realizzare nella coalizione - conclude Pecoraro - non e' solo su precariato e competitivita', punti comunque fondamentali per i Verdi, ma anche sulle questioni ambientali, fortemente condizionate da scelte politiche di rappresentanti della maggioranza in contrasto con il programma dell'Unione''. (ANSA). COM-PNZ <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CINA&#x2c; ALLUVIONI E SICCITA&#x27; CAUSATE DA EFFETTO SERRA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:35:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-244</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-244</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - PECHINO - E' stato il riscaldamento del pianeta il principale responsabile dei fenomeni atmosferici estremi che si stanno verificando in Cina dall'inizio dell' estate. Lo ha detto oggi Song Liangchun, capo del dipartimento meteorologico cinese. Parlando ad una conferenza stampa a Pechino, Song ha cercato di spiegare come mai, mentre le alluvioni hanno causato la morte di oltre 700 persone e ingenti danni materiali in una vasta zona del paese, in altre regioni - quelle del Jiangxi e dello Hunan, due milioni di persone sono vittime di una feroce siccita'. ''Bisogna dire che una delle ragioni di questi fenomeni estremi e' una circolazione atmosferica anormale, che a sua volta e' una conseguenza del riscaldamento globale'', ha sostenuto lo scienziato. Secondo Song, ''questo tipo di fenomeni diventeranno piu' frequenti e piu' accentuati. Gia' lo si vede nei fatti e io penso che l' impatto sul nostro paese sara' piuttosto forte''. La Cina si appresta a superare gli Stati Uniti e a diventare il maggior quantita' diffusore di gas inquinanti del mondo, soprattutto a causa della diffusione del carbone come fonte di energia. Pechino si e' impegnata a ridurre in modo sostanziale le proprie emissioni entro il 2012 ma ha rifiutato di fissare delle scadenze e delle quote precise come i paesi industrializzati che hanno aderito agli accordi di Kyoto per la riduzione dell' inquinamento. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: META&#x27; LAGHI E FIUMI ITALIANI AI PESTICIDI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-02T10:35:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-243</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-243</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Meta' dei laghi e fiumi italiani sono contaminati da pesticidi, cosi' come un quarto delle falde sotterranee. Ne sono stati ritrovati in totale 119 tipi diversi, prevalentemente erbicidi: 112 nelle acque superficiali e 48 in quelle di profondita'. Esemplare il caso del Po, dove nel 52,7% dei campioni analizzati dalle Regioni nel 2005 era presente terbutilazina, un diserbante usato per le coltivazioni di mais, una sostanza in fase di revisione a livello comunitario e che in qualche Paese e' proibita. Nel 32% dei campioni del Po invece e' stata rilevata atrazina, ormai vietata da anni, ma largamente impiegata in passato. Sono questi i principali dati emersi dal Rapporto sul piano nazionale di monitoraggio presentato oggi dall'Agenzia per la protezione dell'Ambiente (Apat), coordinato nel triennio 2003/2005. Nel quadro disegnato dall'Apat, che ha lavorato sui dati forniti solo da alcune Regioni, mentre altre non li hanno rilevati oppure nemmeno trasmessi, nel 2005 risulta che quasi la meta' dei laghi e fiumi monitorati (47%) e' contaminata da pesticidi, nel 27,9% dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Per quanto riguarda le acque sotterranee analizzate, il 24,8% e' contaminato, nel 7,7% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilita'. I controlli hanno riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570 campioni, per un totale di 282.774 misurazioni. ''Non mi sembra una situazione allarmante, ma da monitorare e da tenere sotto controllo - ha commentato Giancarlo Viglione, commissario straordinario dell'Apat - perche' e' evidente che anche se non si tratta dell'acqua potabile questa ha un impatto sull'ambiente e in futuro avere effetti su quella da bere''. Tutti da valutare sono i possibili rischi sanitari, come l'utilizzo delle acque nell'irrigazione, per questo il rapporto e' stato trasmesso alle istituzioni competenti, come il ministero della Salute e ''ci auguriamo - ha concluso il commissario dell' Apat - che prendano le opportune precauzioni''. ''Ogni anno in Italia vengono impiegate 150.000 tonnellate di prodotti fitosanitari, con circa 400 principi attivi'' spiega Roberto Mezzanotte, direttore del dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell'Apat. La terbutilazina e' il pesticida piu' presente di tutti ed e' particolarmente diffuso nell'area padano-veneta, dove le Regioni hanno fornito piu' dati, anche se si riscontra anche nel Centro-sud. Nel 2005 era nel 51,5% dei punti di campionamento delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite) e nel 16,1% di quelli delle acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il limite). Sempre registrata, nonostante sia vietata da anni, l'atrazina. Secondo l'Apat non sarebbe un suo uso illegale ad aver prodotto tanti residui nelle acque, quanto un largo utilizzo in passato. Rilevante anche il metolaclor, riscontrato in tutta l' area padana: e' presente nel 33,3% dei punti delle acque superficiali (19% dei casi oltre il limite). E secondo Mezzanotte ''il fatto che una parte delle acque monitorate abbia presentato un livello di contaminazione superiore alle soglie di potabilita' significa aver limitato sin da ora l'utilizzabilita' di una risorsa''. ''La situazione e' sottostimata - spiega Pietro Paris, responsabile dell'unita' che coordina il piano nazionale di monitoraggio - perche' alcune Regioni non trasmettono dati e altre non effettuano indagini mirate. Nel 2003 solo Emilia-Romagna e Piemonte avevano trasmesso dati, ora sono aumentate''. Sono mancati all'appello nel 2005 i dati delle acque sotterranee di Calabria, Puglia, Sardegna, Basilicata, Toscana e Liguria; nel caso delle acque superficiali non sono arrivati da Valle d'Aosta, Toscana, Puglia, Calabria e Sardegna. (ANSA). KWS <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Fao: temperature pi&#xf9; calde e abbandono campagna aumentano incendi nel Mediterraneo&#xd;Le migrazioni dalla campagna verso la citt&#xe0; possono accrescere la vulnerabilit&#xe0; delle foreste agli incendi.&#xd;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-01T10:49:53+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-242</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-242</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />ROMA. Secondo la Fao &laquo;temperature estive da record e venti caldi e secchi hanno trasformato alcune parti del Mediterraneo in una polveriera, con i vigili del fuoco che gareggiano contro il tempo per mettere sotto controllo le fiamme che minacciano persone e vegetazione per migliaia di ettari nell&rsquo;Italia meridionale, in Grecia e in altre parti del Mediterraneo&raquo;.<br />Lungo le coste dei Paesi mediterranei ogni anno circa 50 mila incendi distruggono almeno un milione di ettari di aree boschive e sono causati dall&rsquo;uomo per circa il 95% dei casi e non ci sono solo gli incendiari: &laquo;incendi dolosi e negligenza, specialmente nello spegnere le sigarette, e l&rsquo;uso disattento di barbecue e di fuochi nei campeggi, sono la causa di molti incendi&raquo;. <br />La Fao sottolinea che nel mondo il fuoco &egrave; spesso &laquo;un mezzo importante e largamente usato nella gestione delle terre e nella conservazione dei processi ecologici, gli incendi distruggono milioni di ettari di foresta e di vegetazione provocando la perdita di vite umane e animali e danni economici e ambientali immensi&raquo;.<br />E questo ha un costo ambientale, economico e sociale fortissimo: nel Mediterraneo ogni estate 30 mila lavoratori vengono mobilitati per combattere gli incendi, in alcuni anni, con la mobilitazione delle forze armate in alcuni Paesi, si &egrave; raggiunto i 50 mila partecipanti alle operazioni di spegnimento di incendi colossali come quelli del Portogallo. <br />Ma quali sono le cause? Per la Fao &laquo;oltre all&rsquo;aumento delle temperature, lo sviluppo socio-economico del Mediterraneo, con l&rsquo;abbandono delle campagne in favore delle citt&agrave;, ha portato alla generale diminuzione delle attivit&agrave; di pascolo e di raccolta di legna da ardere e di foraggio, permettendo l&rsquo;accumulo di residui forestali e di sottobosco altamente infiammabili. Questa situazione determina il verificarsi di incendi pi&ugrave; estesi e pi&ugrave; grandi, difficili da domare&raquo;. <br />Secondo Jose-Antonio Prado, direttore della divisione risorse forestali della Fao, &laquo;la maggior parte dei paesi ha leggi per prevenire gli incendi o per controllare i periodi nei quali &egrave; possibile accendere fuochi. Molti hanno predisposto programmi o piani di prevenzione, ma pochi paesi hanno la capacit&agrave; di attuare queste prescrizioni legislative o la capacit&agrave; amministrativa di eseguire i programmi&raquo;.<br />Gli investimenti per fronteggiare il fuoco sono enormi: Italia, Francia, Grecia. Portogallo e Spagna investono in totale pi&ugrave; di 2,5 miliardi di euro all&rsquo;anno per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi, il 60% va a coprire i costi per equipaggiamenti, personale e operazioni, il 40% alla prevenzione. <br />Per la Fao &laquo;cruciali per una efficace prevenzione sono i programmi educativi antincendio per mezzo di campagne pubbliche, scolastiche e di comunit&agrave; locale. In India, ad esempio, &egrave; stato riferito che grazie ai progetti di accrescimento della consapevolezza sul problema tenuti a livello di comunit&agrave; locale, che hanno determinato un maggior coinvolgimento nelle attivit&agrave; di prevenzione e spegnimento, in alcune regioni gli incendi sono diminuiti del 90%&raquo;.<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>I rifiuti da lavaggio dei cassonetti sono &#xab;speciali&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-01T10:48:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-241</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-241</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />FONTE:http://www.greenreport.it<br />I rifiuti da lavaggio dei &ldquo;cassonetti&rdquo; sono rifiuti speciali non pericolosi con codice europeo rifiuti (cer) 16.10.02. Lo chiarisce l&rsquo;Albo nazionale gestori ambientali con circolare 1414/2007. Il Comitato Nazionale ha ritenuto di precisare che il rifiuto proveniente dall&rsquo;attivit&agrave; di lavaggio dei contenitori stradali di rifiuti urbani deve intendersi prodotto dall&rsquo;impresa che svolge tale attivit&agrave;. Ne consegue che il successivo trasporto effettuato dalla stessa impresa richiede l&rsquo;iscrizione all&rsquo;Albo cos&igrave; come previsto per legge.<br />I rifiuti vengono classificati in base alla provenienza, in urbani e speciali ed in base alla pericolosit&agrave; in pericolosi e non. Accanto a tali categorie il legislatore ne prevede una ulteriore cio&egrave; quella degli assimilabili agli urbani. Sono assimilabili i rifiuti speciali non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di civile abitazione che, per quantit&agrave; e qualit&agrave;, possono essere smaltiti in impianti in grado di accogliere i rifiuti urbani. L&rsquo;assimilazione, per&ograve;, rimane solo su di un piano astratto se il Comune con apposito regolamento non li individua come tali. <br />Dunque senza regolamento i rifiuti speciali assimilabili rimangono classificati in base al criterio dell&rsquo;origine come rifiuti speciali. <br />Pi&ugrave; difficoltosa, invece, &egrave; l&rsquo;individuazione dei rifiuti pericolosi i cui criteri di classificazione sono disciplinati dal codice europeo dei rifiuti. I diversi tipi di rifiuto inclusi nell&rsquo;elenco sono definiti con apposito codice di 6 cifre e se pericolosi sono accompagnati da asterisco (*). <br />Per alcuni rifiuti, per&ograve;, la presenza dell&rsquo;asterisco non comporta automaticamente e non &egrave; sufficiente a definire il rifiuto come pericoloso. Nell&rsquo;elenco vi sono dunque due categorie di rifiuto pericoloso: una concernente i rifiuti pericolosi in quanto tali, e una concernente quelli astrattamente pericolosi la cui pericolosit&agrave; va accertata volta per volta, cio&egrave; attraverso la verifica della presenza di un certo quantitativo di sostanze pericolose. In questa ipotesi il rifiuto &egrave; pericoloso solo quando le sostanze pericolose in esso contenute raggiungono determinate concentrazioni (definite per legge).<br />Dunque, con la identificazione del rifiuto da lavaggio di &ldquo;cassonetti&rdquo; con cer 16.10.02 il Comitato nazionale contribuisce a chiarire qualsiasi dubbio sulla natura delle soluzioni acquose di scarto distinguendole dagli scarichi e facendolo rientrare nella nozione di rifiuto applicando alla disciplina relativa.<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Sviluppo sostenibile nell&#xb4;Est&#x2c; 976 milioni di finanziamenti&#xd;Presentato il rapporto 2006 della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-01T10:47:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-240</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-240</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha presentato il rapporto 2006 che quest&rsquo;anno focalizza l&acute;attenzione sull&acute;energia sostenibile, in particolare con un&acute;analisi degli investimenti della banca per quanto riguarda l&rsquo;efficienza energetica e l&acute;energia rinnovabile. La relazione evidenzia come la banca &ndash; che agisce con i suoi finanziamenti nel Paesi dell&rsquo;Europa dell&rsquo;Est e dell&rsquo;Asia (in tutto 29 nazioni) - tenga conto delle problematiche ambientali e sociali nello sviluppo di nuovi progetti.<br />Nel 2006 i finanziamenti concessi dalla banca sono stati pari a 4.9 miliardi di euro. Dei quali 976 milioni per progetti di miglioramenti/sviluppo dell&rsquo;ambiente cos&igrave; suddivisi: 872 in progetti con specifico focus sull&rsquo;ambiente, incluso efficienza energetica, rinnovabili e infrastrutture urbane (18% del totale); 104 milioni per progetti legati a miglioramenti ambientali o comunque relativi al settore.<br />Nello specifico i finanziamenti per l&rsquo;energia (compresa quella rinnovabile) ammontano a 398 milioni; 307.1 quelli nelle infrastrutture (riscaldamento, rifornimento idrico, depuratori, rifiuti solidi e trasporti urbani); 77.2 nel manifatturiero (miglioramenti ambientali); 71.1 nell&rsquo;efficienza energetica (incluso energia rinnovabile); 26.4 nell&rsquo;agrienergia. <br />La banca rinnova la propria strategia nei paesi di azione ogni due anni. Nel 2006 ha cambiato quella per la Mongolia in particolare, ma anche per Albania, Bielorussia, Estonia, Former Repubblica Jugoslava di Macedonia, Georgia, Kazakhstan, Lituania, Polonia, Russia, Repubblica Slovacca, Slovenia e Turkmenistan. <br />Gli investimenti sulla sostenibilit&agrave; ambientale fatti dalla Banca spaziano davvero in tutti i campi. Va segnalato, infatti, che l&rsquo;azione non trascura il trasporto pubblico per ridurre l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;aria, la costruzione di depuratori, ma anche impianti di trattamento per rifiuti come cogeneratori (in Ucraina ad esempio) e compostatori. Come detto l&rsquo;efficienza energetica &egrave; uno dei settori sui quali si &egrave; investito di pi&ugrave;, in particolare in aiuto di aziende di grandi dimensioni. E nel rapporto viene citato il caso dell&rsquo;industria Ucraina del vetro Vetropack Gostomel che, grazie ad un investimenti di 22 milioni di euro dati dalla Bers ha tagliato i costi dell&rsquo;energia di un terzo. <br />Buoni risultati &ndash; grazie agli investimenti &ndash; si stanno ottenendo anche nel riciclo del vetro e della carta.<br />Un quadro incoraggiante, dunque, ma non mancano neppure qui le contraddizione. Ad esempio il progetto denominato &ldquo;Open business in Mongolia&rdquo; prevede di finanziarie tra le altre cose le infrastrutture dette &lsquo;vitali&rsquo; come strade e rifornimento idrico. Segnaliamo che la Bers (Sole24ore di oggi) sta pure finanziando quattro progetti di grandi infrastrutture stradali anche in Russia. <br />Non sapendo, nello specifico, che cosa si intenda effettivamente per &lsquo;infrastrutture vitali&rsquo; osserviamo che il mercato dell&rsquo;asfalto sta crescendo tantissimo proprio nell&rsquo;Est tanto che c&rsquo;&egrave; chi si lamenta che le industrie italiane non siano ancora state in grado di cogliere fino in fondo questa opportunit&agrave;. Dunque, sapendo bene quali siano le condizioni di certi paesi dove mancano effettivamente infrastrutture vitali, non vorremmo che alla fine spingendo troppo su questo tasto si andasse verso una replica del modello di mobilit&agrave; occidentale. Che non &egrave; affatto da prendere come esempio. Tanto che chi lo ha fatto e lo continua a fare &ndash; vedi Cina e India - gi&agrave; ne paga le conseguenze e ben sappiamo poi alle nostre latitudini quali siano i livelli di smog e di incidenti stradali che abbiamo raggiunto. <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RETE NATURA; ASSOCIAZIONI CHIEDONO&#x2c; SUBITO IL DECRETO&#xa;Cacciatori nel mirino per ostracismo.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-01T10:46:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-239</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-239</guid><content:encoded><![CDATA[Emanare subito il decreto sulla 'Rete Natura 2000', strumento di tutela prevista dalla Ue per delicati habitat di molte specie di animali selvatici, ed evitare cosi' multe salate. Questo l'appello rivolto oggi al ministero dell'Ambiente dalle associazioni Wwf, Lipu, Enpa, e Animalisti italiani. Le ultime tre denunciano anche un forte ostruzionismo messo in atto negli ultimi giorni nei confronti del provvedimento, in particolare da parte delle lobby della caccia.<br />Con il decreto di attuazione di questa rete di tutela nazionale di Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di importanza comunitaria (Sic), in ballo c'e' 'la sopravvivenza di molte specie di animali selvatici' spiega l'Enpa, che precisa come su questa normativa l'Italia sia 'in ritardo da 20 anni' e lancia un grido di allarme: 'fermiamo chi vuole impallinare l'istituzione in Italia di Rete Natura 2000', ritrovando 'credibilita' dopo le numerose procedure d'infrazione'. 'Sarebbe da irresponsabili non proseguire con l'approvazione urgente e senza ulteriori modifiche del decreto' afferma il Wwf, che chiede al ministero dell'Ambiente di rispettare gli obblighi europei e di rispettare il programma del governo sulla tutela della biodiversita'.<br />Secondo la Lipu 'si tratta di una situazione gravissima e forse senza precedenti che denota uno stupefacente senso di irresponsabilita' di fronte agli obblighi internazionali, alla certezza di pesanti multe europee, al caos normativo esistente in Italia e soprattutto di dare protezione seria ed efficace alla natura del nostro Paese'. Gli Animalisti italiani si scagliano contro il mondo venatorio e denunciano 'all'opinione pubblica e alla Commissione europea': 'non contenti della forte crisi della biodiversita', ne' del durissimo colpo portato dagli incendi con la perdita di oltre 3 milioni di animali selvatici, i cacciatori italiani tentano in questi giorni di impedire la nascita del decreto del ministro dell'Ambiente'.<br />Cacciatori con i quali, secondo gli animalisti 'non puo' esserci nessun dialogo'. 'Questo decreto - spiega la Lipu - atteso con impazienza persino da Bruxelles come prima risposta alla procedura d'infrazione del 2006, e' gia' passato da tutti i filtri possibili ed e' stato ampiamente emendato dalle Regioni, dalle categorie sociali, dallo stesso Governo'. Per questo 'ora non si puo' piu' attendere - conclude la Lipu - il decreto va emanato subito e applicato correttamente'.<br />(ANSA)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Apat: sono 119 i pesticidi rinvenuti nelle acque italiane&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-08-01T10:45:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-238</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-238</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:http://www.greenreport.it<br />ROMA. Sono 119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane. 112 in quelle superficiali, 48 in quelle sotterranee. A renderlo noto oggi &egrave; stata l&rsquo;Apat (Agenzia per la protezione dell&rsquo;ambiente e i servizi tecnici), presentando il Rapporto sul piano nazionale di monitoraggio, coordinato nel triennio 2003/2005.<br />I pesticidi (o prodotti fitosanitari) sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante; essendo concepite per combattere organismi nocivi per le produzioni agricole, sono potenzialmente pericolose anche per l&rsquo;uomo e gli esseri viventi in generale. <br />Nel 2005 (ultimo e pi&ugrave; rappresentativo anno di indagini) i controlli hanno riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570 campioni, per complessive 282.774 misure analitiche. Nelle acque superficiali &egrave; stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47% del totale), nel 27,9% dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8% del totale), nel 7,7% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilit&agrave;. <br />Gli erbicidi sono le sostanze largamente pi&ugrave; rinvenute. La presenza, generalmente riscontrata, di miscele di sostanze (fino a dodici composti diversi) e le lacune conoscitive in relazione ai possibili effetti cumulativi impongono particolari cautele.<br />Per alcune sostanze la contaminazione &egrave; molto diffusa &ndash; sostiene l&rsquo;Apat - , interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni e prefigura la necessit&agrave; di interventi di mitigazione dell&rsquo;impatto. Tra queste gli erbicidi triazinici e alcuni loro prodotti di degradazione (metaboliti). Particolarmente critica &egrave;, infatti, la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l&rsquo;area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: &egrave; risultata presente nel 51,5% dei punti di campionamento delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite) e nel 16,1% di quelli delle acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il limite). Ancora diffusa (a distanza di un ventennio dal divieto) &egrave; la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato e alla persistenza ambientale della sostanza.<br />Rilevante &egrave; la contaminazione da metolaclor, largamente riscontrata in tutta l&rsquo;area padana: &egrave; presente nel 33,3% dei punti delle acque superficiali (19% dei casi oltre il limite). <br />Da segnalare, inoltre, la contaminazione dovuta ad alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie: particolarmente significativa quella del bentazone nelle acque sotterranee, con l&rsquo;11% dei punti di campionamento in cui sono state rilevate concentrazioni superiori ai limiti di potabilit&agrave;. <br />Valido nel triennio 2003 &ndash; 2005, un accordo Stato &ndash; Regioni ha affidato all&rsquo;Apat il coordinamento del monitoraggio, consentendo di avviare la realizzazione di un sistema organico di controllo e di gestione dell&rsquo;informazione su questo importante tema. In precedenza, infatti, i controlli, svolti dalle regioni, erano disomogenei, in particolare per quanto riguarda la scelta delle sostanze, spesso limitata a pochi composti non correlati agli usi agricoli. Il piano, riorientando le indagini sulle sostanze effettivamente utilizzate nel territorio e individuando le priorit&agrave; in relazione ai potenziali rischi ambientali, ha posto le premesse per la razionalizzazione e l&rsquo;armonizzazione dei programmi regionali di monitoraggio.<br />Il Commissario Straordinario dell&rsquo;Apat, Giancarlo Viglione, ha voluto cos&igrave; commentare quanto emerso dal Rapporto: &laquo;L&rsquo;attivit&agrave; coordinata dall&rsquo;Apat sul monitoraggio della presenza di pesticidi nelle acque italiane ha gi&agrave; evidenziato risultati di sicuro interesse. Il nostro impegno &egrave; affinch&eacute; il lavoro continui e possa essere esteso a tutte le regioni italiane, per avere un quadro sempre pi&ugrave; preciso della situazione. Cercheremo quindi di rinnovare l&rsquo;accordo Stato &ndash; Regioni, ora scaduto, da cui questa attivit&agrave; &egrave; nata&raquo;<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CALDO: MARE WEEKEND&#x2c; PREVISTE ANCORA PUNTE DI 28 GRADI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-30T09:23:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-237</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-237</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Ancora un weekend all'insegna del mare caldo. ''La temperatura della superficie dei mari italiani prevista per il weekend e' caratterizzata da valori che oscillano dai 23 ai 28 gradi centigradi''. A fornire un bollettino delle previsioni regione per regione e' Nadia Pinardi, direttore del Gruppo nazionale di oceanografia operativa dell'Ingv che coordina le attivita' di monitoraggio e previsione delle temperature dei mari italiani in collaborazione con una squadra composta da ricercatori di vari istituti. ''Lavoriamo con il Servizio meteorologico dell'aeronautica - spiega Pinardi - il Gruppo dati da satellite dell'Isac-Cnr di Roma, il gruppo di oceanografia operativa dell'Enea di La Spezia, il dipartimento di oceanografia dell'Ogs di Trieste e l'Ismar-Cnr di Bologna''. Secondo le previsioni dell'Ingv questo weekend il piu' freddo si conferma il Mar Ligure, che segna anche minime di 23 gradi sabato, con una media di circa 25 gradi, mentre il Tirreno meridionale registra una media di 28 gradi, analoga a quella dello Ionio e dell'Adriatico. Le punte massime sono previste lungo la costa Ionica della Calabria mentre minimi attorno ai 22-23 gradi sono previsti lungo la costa sudoccidentale della Sicilia, lungo la costa sudoccidentale della Sardegna, nel Mar Tirreno al largo della costa nord-orientale della Sardegna e nel Mar Ligure. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: AUSTRALIA&#x2c; ORDINI RELIGIOSI RIDUCONO EMISSIONI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-30T09:21:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-236</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-236</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY - Gli ordini religiosi cattolici in Australia, sacerdoti, suore e frati, hanno deciso di intervenire nella lotta al cambiamento climatico, acquistando collettivamente auto ibride e installando pannelli solari su conventi, scuole e ospedali. L'ente nazionale Catholic Religious Australia, che rappresenta 6.500 religiosi, sta negoziando un acquisto all'ingrosso di veicoli ibridi (che combinano un motore a combustione interna con uno elettrico fornito di batteria) per sostituire l'attuale parco auto degli ordini religiosi. Oltre a ridurre le emissioni di CO2, i religiosi sperano di dare sostegno alla produzione locale di auto ibride, in modo che il loro costo diventi piu' sostenibile. Il prezzo delle auto ibride e' quasi il doppio dei veicoli standard ed e' stato finora il maggiore ostacolo, ha detto la portavoce dell'ente, suor Sharon Price delle Sorelle della Misericordia, che ha presentato il piano. ''Vogliamo sapere fino a che punto le case automobilistiche desiderano vedere le loro auto ibride sulle strade. Possono avere un ruolo guida sul cambiamento climatico, e noi anche''. I dirigenti delle congregazioni religiose si chiedono cosa fare per promuovere iniziative rivolte al cambiamento climatico, ha detto ancora sorella Sharon. Gli ordini credono poi che il loro potere di acquisto collettivo sara' ancora piu' grande nel campo dei pannelli solari per l'acqua calda, se i pannelli verranno installati sui tetti dei conventi e degli edifici cattolici residenziali, case di riposo e ospedali. Una conversione alla tecnologia verde e' in piena coerenza con l'etica della Chiesa di ridurre l'impatto umano sulla Terra, poiche' le risorse del creato sono intese per tutta l'umanita', incluse le generazioni future. Assumendo impegni ecologici, gli ordini religiosi vogliono incoraggiare la vita semplice ed ''invitare i fedeli ad agire per evitare future catastrofi'', ha osservato ancora la religiosa. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>INCENDI: PECORARO&#x2c; ATTENZIONE PARTICOLARE PER PARCHI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-30T09:21:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-235</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-235</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ASSERGI (L'AQUILA) - Il ministro dell' ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, chiede ''un'attenzione particolare ai parchi nazionali che sono stati percorsi dal fuoco'' nell'attuazione delle procedure sullo stato di emergenza. Inoltre, chiedera' ''tempi certi per cui quei Comuni che non fanno la mappatura delle aree percorse dal fuoco o siano aiutati perche' sono semplicemente incapaci o che siano commissariati se dolosamente non vogliono fare questo controllo''. ''La dichiarazione dello stato di emergenza riguarda tutte le regioni che hanno problemi di incendi - ha affermato a margine del workshop su 'Cambiamenti climatici ed aree protette' - le ordinanze di Protezione civile che seguiranno lo stato di emergenza terranno conto di una serie di richieste delle Regioni e dei Ministeri''. ''Spero - ha concluso il ministro - che tutti si adeguino perche' dobbiamo essere molto onesti. Chiedero' il potenziamento dei Carabinieri del Noe del Corpo Forestale dello stato per il controllo dei Parchi, per l'arresto e possibilmente la condanna di questi incendiari delinquenti''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CACCIA: LOMBARDIA; VERDI&#x2c; CONSIGLIERI PAGHERANNO MULTA UE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-30T09:19:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-234</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-july-2007#unique-entry-id-234</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - I consiglieri regionali che voteranno a favore della legge sulla caccia in deroga alle direttive europee dovranno pagare la multa di 9.920.000 euro che arrivera' da Bruxelles. Lo fanno osservare i Verdi, i quali quest' anno non faranno ostruzionismo sulla caccia alle peppole e ai fringuelli in aula, come l'anno scorso quando presentarono oltre tremila emendamenti e giocarono il loro 'bonus' per non contingentare i tempi che ogni gruppo politico puo' usare una sola volta a legislatura.<br />Quest'anno invece i Verdi promettono che, un minuto dopo l' approvazione dei due progetti di legge sulla caccia in deroga e sui richiami vivi, scriveranno alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia che ha gia' aperto il procedimento contro l' Italia, si rivolgeranno alla Corte dei Conti per segnalare il danno erariale causato dai consiglieri che hanno votato si' a leggi contro la Ue e avvertiranno il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio perche' faccia ricorso alla Corte costituzionale contro i provvedimenti.<br />'Ci sono dei motivi di illegalita' chiarissimi - ha osservato il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi - come hanno testimoniato le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato'. Da anni si ripete ogni luglio la battaglia perche' in Lombardia si possano cacciare specie protette come fringuelli, peppole o storni in deroga alle direttive europee. Inizialmente c'erano state delibere della giunta, contro cui le associazioni ambientaliste avevano fatto ricorso al Tar. Poi la Regione ha deciso di approvare delle leggi ogni anno indicando le quantita' di animali cacciabili.<br />'L'Europa pero' - ha spiegato Monguzzi - dice che si possono concedere deroghe con carattere di eccezionalita' e sparare ogni anno non ha certo carattere di eccezionalita'. C'e' gia' stata una sentenza della Corte che dice che non basta fare appello alle tradizioni culturali delle valli e inoltre quest'anno non si puo' nemmeno parlare di danni all'agricoltura da parte di passeri e storni perche' l'Istituto nazionale di fauna selvatica ha detto che non ci sono le condizioni nel loro caso per la caccia in deroga.<br />Dunque per i Verdi e' certo che la multa arrivera'. 'E noi - ha aggiunto Monguzzi - chiederemo il voto per appello nominale perche' non siano i cittadini a pagarla ma i consiglieri che voteranno a favore'. Se saranno una cinquantina si parla di circa 200 mila euro a testa. 'La nostra - ha concluso il consigliere Marcello Saponaro - non e' una crociata per l' abolizione della caccia ma per la legalita'. Il rispetto delle regole e' l'unico modo per avere un'attivita' venatoria sostenibile'. <br />(ANSA)<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>OZONO A BASSA QUOTA ACCELERA L&#x27;EFFETTO SERRA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-27T09:39:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-233</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-233</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA)<br /> Fra le cause dei cambiamenti climatici ce n'&eacute; una che &egrave; stata 'dimenticata' dagli scienziati: l'ozono a livello del terreno. Lo sostiene uno studio pubblicato da Nature, secondo cui il contributo di questo gas, che impedisce alle piante di assorbire la CO2, &egrave; doppio rispetto a quanto stimato in precedenza. Gli effetti dell'ozono ad alta quota sull'effetto serra erano gi&agrave; noti: questo gas intrappola il calore che altrimenti sarebbe disperso nello spazio. I ricercatori dell'universit&agrave; inglese di Exeter si sono concentrati invece su quello a bassa quota, e sugli effetti indiretti che pu&ograve; avere nel riscaldamento globale dovuti all'azione sulle piante.<br /> "L'ozono troposferico danneggia le piante, riducendo la loro produttivit&agrave; - spiega Peter Cox, che ha coordinato lo studio - il suo impatto per&ograve; non &egrave; considerato dai modelli sui gas serra. Noi abbiamo invece sviluppato un modello che ne tiene conto, e abbiamo scoperto che l'effetto indiretto &egrave; della stessa grandezza di quello diretto". I danni provocati dall'ozono sono visibili soprattutto sulle foglie. Questa sostanza, che si forma per reazione fotochimica tra l'ossigeno dell'aria e altri gas serra come metano e monossido di carbonio, entra nelle foglie attraverso i pori e danneggia le cellule producendo sostanze dannose, e diminuendo l'efficienza della fotosintesi, cio&eacute; il meccanismo con cui la CO2 viene catturata. Una diminuzione della produttivit&agrave; si traduce quindi in una maggior quantit&agrave; di anidride carbonica nell'atmosfera. <br />"Secondo il nostro modello - continua Cox - da qui al 2100 l'impatto dell'ozono sulla produttivit&agrave; delle piante sar&agrave; tra il 14 e il 23 per cento, e in certe regioni toccher&agrave; il 30 per cento. Le zone pi&ugrave; colpite saranno Nord America, Europa, Cina e India, ma anche gli ecosistemi tropicali". Per quantificare i diversi effetti dell'ozono i ricercatori hanno usato la misura della 'forza radiativa', cio&eacute; la differenza tra le radiazioni che arrivano sulla Terra e quelle che escono. Un valore positivo di questa misura indica che la terra si scalda, e viceversa. Il contributo dato fino al 2100 dall'ozono nell'alta atmosfera &egrave; valutato dal modello in 0,89 Watt su metro quadrato, mentre quello dell'ozono a quote basse tra 0,62 e 1,09. Questi numeri sono comunque molto alti, se si pensa che nell'era preindustriale questo valore era 0,05, mentre fino al 2000 &egrave; indicato dall'Ipcc intorno a 0,38. ]]></content:encoded></item><item><title>Incendi: parchi e agricoltura sotto tiro&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-26T22:39:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-232</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-232</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />Per il Wwf gli incendi di questi ultimi giorni rappresentano un vero e proprio attacco ai parchi: &laquo;Le aree protette stanno vivendo un anno nero. Il quadro del patrimonio naturale protetto devastato in cos&igrave; pochi giorni fa pensare a un disegno criminale contro il quale potrebbe fare fronte solo una strategia tra regioni ed enti parco&raquo;, si legge in una nota degli ambientalisti.<br />E a guardare luoghi e cifre non si pu&ograve; dar certo loro torto: nelle ultime 3 settimane in Calabria ci sono stati 130 nei parchi del Pollino, dell&acute;Aspromonte, della Sila e delle Serre; in Abruzzo sono stati colpiti i boschi della Majella e del parco d&acute;Abruzzo, Lazio e Molise; in Puglia, incendi nelle aree protette del Gargano e dell&acute;Alta Murgia, e poi le oasi WwF Le Cesine e Monte Sant&acute;Elia; nelle Marche a fuoco il parco regionale di Frasassi e quello nazionale dei Monti Sibillini; in Campania i parchi regionali del Matese e del Taburno e Camposauro; in Sicilia gli incendiari hanno colpito i parchi dell&acute;Etna, dei Nebrodi, delle Madonie, la riserva naturale di Torre Salsa; nel Lazio &egrave; stato appiccato il fuoco al &ldquo;bosco del Papa&rdquo;, a Castelgandolfo, nel parco regionale dei Castelli. In tutto sono sti trasformati in cenere pi&ugrave; di 4.500 ettari di natura protetta.<br />&laquo;Eppure lo strumento legislativo per difendere i parchi dal fuoco c&acute;&egrave; &ndash; ha detto Patrizia Fantilli, direttore dell&acute;ufficio legale-legislativo del Wwf - come abbiamo scritto lo scorso anno in una lettera inviata a tutte le regioni e agli enti parco dove richiamavamo la legge quadro sugli incendi che prevede anche la formulazione e l&acute;applicazione di Piani di prevenzione specifici per le aree protette. La cronaca di questi giorni ci dimostra purtroppo l&acute;assenza di questo coordinamento - enti locali e parchi non hanno ancora applicato gli strumenti di pianificazione. E come un acceleratore in una macchina gi&agrave; in corsa le straordinarie condizioni climatiche di questi giorni provocate dal pi&ugrave; vasto fenomeno dei cambiamenti climatici evidenziano in modo drammatico tutta la debolezza del nostro sistema &ldquo;immunitario&rdquo; antincendio&raquo;.<br />Il WWF punta il dito contro le regioni, soprattutto quelle che non hanno adottato il piano regionale per la programmazione delle attivit&agrave; di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi, ma anche su quei parchi che non hanno ancora i piani approvati: &laquo;Le aree protette sono un patrimonio di tutti &ndash; dice Favilli - ma troppo spesso vengono percepite come vincolo o limite allo sviluppo, anche a causa di amministratori poco attenti che accentuano questa percezione&raquo;.<br />Ma soprattutto gli ambientalisti sono preoccupati per la perdita dei &ldquo;servizi" che gli ecosistemi forestali rappresentano per il al benessere umano: &laquo;sono privi di valore nei sistemi di contabilit&agrave; nazionale &ndash; spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - Se dovessimo pensare ad un capitolo del Piano di adattamento ai mutamenti climatici per l&acute;Italia, certamente quello della prevenzione dagli incendi occuperebbe un posto importante. A cominciare dalle strategie di riforestazione dove andrebbero privilegiate le piante pi&ugrave; adatte ai climi mediterranei e secchi abbandonando l&acute;adozione di pini o altre essenze &acute;resinose&acute; ad alto rischio di combustione. Gli ambienti forestali sono fondamentali per il mantenimento del ciclo idrico, per la loro capacit&agrave; di trattenere l&acute;acqua, per il contenimento dell&acute;erosione del suolo, per la biodiversit&agrave; in essi presente, per l&acute;insostituibile servizio offerto a tutta la vita sulla Terra grazie ai processi di fotosintesi che trasformano l&acute;energia solare in materia organica, per il loro ruolo nei grandi cicli biogeochimici, come quello del carbonio, cos&igrave; fondamentale per le stesse dinamiche del clima&raquo;<br />Coldiretti fa notare che, nonostante i danni incalcolabili provocati dagli incendi, negli ultimi 20 anni la superficie forestale italiana &egrave; aumentata del 20% e che oltre un terzo del nostro Paese &egrave; coperto da boschi: 10,47 milioni ettari, pari al 34,7 della superficie nazionale . Una crescita che &laquo;per&ograve; accompagnata da preoccupanti fenomeni di abbandono e oggi una superficie forestale di circa 1,5 milioni ettari si trova senza la presenza di un imprenditore agricolo che possa svolgere attivit&agrave; di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza, anche nei confronti dei piromani&raquo;. Secondo i dati della Col diretti, il 63,5% della superficie forestale &egrave; propriet&agrave; privata, il 32,4% pubblica, circa il 4% non &egrave; classificata. <br />La Coldiretti sottolinea che &laquo;nelle foreste andate a fuoco saranno impedite anche tutte le attivit&agrave; umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna e dei piccoli frutti mentre sono gravi i danni diretti registrati alle colture agricole come gli oliveti Dop e agli aranceti Igp del Gargano mentre sono a rischio il tartufo nero nel Piceno nelle marche e lo zafferano di Navelli in Abruzzo e sono andati distrutti numerosi casolari rurali. Di fronte ad un fenomeno che ormai si ripropone ogni anno c&acute;&egrave; la necessit&agrave; di coinvolgere le imprese agricole nell&acute;attivit&agrave; di prevenzione, incentivando un&acute;azione di sorveglianza, manutenzione e gestione delle foreste&raquo;. <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Per quanto il mondo potr&#xe0; sostenere la crescita?&#xa;Gli uomini occupano pi&#xf9; del 35&#x25; delle terre emerse e sfruttano il 24&#x25; del rendimento primario netto del pianeta</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-26T22:38:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-231</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-231</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />Mentre il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le sue stime sulla crescita globale (5,2% contro il 4,9% previsto in aprile, crescita che per il 25% &egrave; prodotta dalla Cina), alcuni ricercatori di diverse universit&agrave; americane ed europee hanno sviluppato la prima analisi geograficamente dettagliata dell&rsquo;impatto umano sulla biosfera, rappresentandolo attraverso il parametro Hanpp o &ldquo;human appropriation of net primary production&rdquo; e traducendolo in due cartografie pubblicate nell&rsquo;edizione on-line del giornale &ldquo;Proceedings of the National academy of sciences&rdquo;. <br />Usando dati e modelli su vegetazione, statistiche su agricoltura e silvicoltura, dati geografici sull&rsquo;utilizzo delle terre, sulle tipologie di terreno e sulla loro degradazione per localizzare l&acute;effetto umano sugli ecosistemi, si &egrave; scoperto che gli esseri umani si sono ormai appropriati del 23.8% del rendimento primario netto potenziale. <br />Il 53% di questa occupazione &egrave; dovuta alla &ldquo;appropriazione da raccolta&rdquo;, il 40% ad usi della terra per indurre cambiamenti produttivi, ed il 7% dagli incendi provocati dall&rsquo;uomo. <br />Lo studio indica quindi che l&rsquo;effetto dell&rsquo;uomo sul pianeta e sulle risorse terrestri &egrave; molto forte.<br />&laquo;La nostra ricerca ha documentato che gli esseri umani si stanno trasformando effettivamente in una forza che sta cambiando globalmente l&rsquo;ambiente &ndash; ha detto David Zaks, del Madison&acute;s center for sustainability & the global environment dell&rsquo;universit&agrave; del Wisconsin - L&acute;importanza di questi studi &egrave; che ricompongono i dati, che prima erano benigni, in una storia che ritrae pi&ugrave; efficacemente le nostre azioni collettive sul pianeta&raquo;.<br />Secondo i ricercatori dati e programmi dimostrano come gli esseri umani in alcune aree hanno provocato la diminuzione del rendimento dei suoli, in altre lo hanno aumentato artificialmente con la fertilizzazione intensa, l&acute;irrigazione e la meccanizzazione dell&acute;agricoltura. <br />L&rsquo;intensificazione dell&rsquo;uso dei suoli diventa sempre pi&ugrave; spesso una necessit&agrave;, ma ormai campi coltivati e pascoli rivaleggiano con le foreste come i pi&ugrave; grandi ecosistemi del pianeta, occupando il 35 per cento della superficie terrestre libera dai ghiacci, un aumento di paesaggi dominati dall&rsquo;uomo che si produce a scapito degli ecosistemi naturali.<br />&laquo;L&acute;aumento dell&acute;agricoltura e della silvicoltura moderne &egrave; stato uno degli eventi pi&ugrave; trasformanti nella storia umana &ndash; si legge nel documento di lavoro - Sia con lo sfruttamento degli ecosistemi naturali o intensificando le pratiche agricole su campi, pascoli e foreste, le attivit&agrave; umane di utilizzo del territorio stanno consumando la pi&ugrave; grande parte del rendimento biologico del pianeta e stanno drammaticamente alterando i processi degli ecosistemi della Terra&raquo;.<br />Gli scienziati si chiedono per quanto questo livello di sfruttamento delle risorse possa continuare: &laquo;Data la grandezza di questi effetti, &egrave; naturale chiedersi come il nostro uso degli ecosistemi terrestri pu&ograve; essere sostenuto, e tanto meno espanso, considerando anche il potenziale di sviluppo futuro della popolazione, il continuo sviluppo economico (e i relativi cambiamenti nella dieta) e l&rsquo;aumento di fonti di energia basate su risorse biologiche. Mentre la crescita dell&rsquo;uso delle terre da parte dell&rsquo;uomo produce una continua degradazione o si basa sugli insostenibili combustibili fossili. Infine, dobbiamo interrogarci su quanto del rendimento della biosfera possiamo appropriarci prima che i sistemi planetari comincino ad impoverirsi e collassare. 30%? 40%? 50%? O pi&ugrave;? Oppure abbiamo gi&agrave; attraversato quella soglia?&raquo;. <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Tar Sicilia: sulle bonifiche&#x2c; il ministero ( dell&#xb4;ambiente) stia al suo posto&#x21;&#xa;Al ministero &#x22;non &#xe8; attribuito uno specifico potere di valutazione tecnica sull&#x2019;efficacia delle previsioni progettuali&#x22; e perci&#xf2; non pu&#xf2; vincolare in modo quasi totale l&#x2019;attivit&#xe0; degli enti delegati</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-26T22:38:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-230</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-230</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />Fonte:www.greenreport.it<br />&laquo;Sono illegittime le richieste di predisposizione di studi o di interventi rivolte dal ministero dell&rsquo;ambiente e del territorio a pubbliche autorit&agrave; quali il Commissario delegato per l&rsquo;emergenza dei rifiuti o simili perch&eacute; l&rsquo;istruttoria deve rispettare le competenze previste dalla legge e deve essere condotta in maniera esaustiva, unitaria e soprattutto senza interferenza ministeriale&raquo;.<br />A dirlo &egrave; il Tar della Sicilia nella sentenza del 20 luglio di questo anno ed il tema &egrave; la bonifica dei siti inquinati nella Rada di Augusta (sito di interesse nazionale di Priolo).<br />A richiedere l&rsquo;intervento del tribunale amministrativo sono state le societ&agrave; industriali operanti nella Rada di Augusta denunciando non solo la violazione della normativa del Testo unico ambientale (Dlgs 152/06) e l&rsquo;ingiusta e ingiustificata imposizione degli oneri per la bonifica, ma anche l&rsquo;adozione di pianificazione, di tecniche e di modalit&agrave; di interventi incomplete, non efficienti, non efficaci, irrealizzabili e pericolose per l&rsquo;ambiente e per l&rsquo;uomo.<br />L&rsquo;istruttoria di un procedimento di bonifica &egrave; rigidamente scandito in fasi dal legislatore ed &egrave; da espletarsi &ndash; cos&igrave; come afferma anche il Collegio &ndash; in estrema autonomia scientifica alla luce degli odierni sviluppi della tecnologia. Agli organi decisionali, politici o amministrativi &egrave; affidato solamente la responsabilit&agrave; della scelta delle migliori modalit&agrave; logistiche per le soluzioni concrete di intervento oltre che la cura e la verifica della loro corretta attuazione. E&rsquo; per questo che nel testo unico in riferimento ai procedimenti di bonifica di interesse nazionale ove la competenza &egrave; del ministero dell&rsquo;ambiente si prevede il supporto scientifico di Apat, Arpa, Isa altri soggetti qualificati pubblici e privati in materia di bonifica.<br />Una decisione, dunque, supportata dal dato scientifico: dapprima vengono posti in essere tutti gli studi necessari a fornire all&rsquo;organismo politico una corretta cognizione di causa ed effetti dei vari fenomeni e poi verranno assunte dietro una ponderata valutazione dei risultati delle ricerche scientifiche le decisioni per una corretta pianificazione della bonifica.<br />Ed il luogo deputato al confronto, alla valutazione e alla scelta delle varie soluzione fornite dal privato e/o dal pubblico &egrave; proprio la Conferenza di servizi, tappa fondamentale della procedura. Questo perch&egrave; &egrave; una forma di cooperazione (prevista dalla legge 241/90) alla quale l&rsquo;amministrazione procedente - nel nostro caso il Ministero dell&rsquo;Ambiente - ricorre per l&rsquo;esame contestuale dei vari interessi coinvolti nel procedimento. Ha il compito quindi di semplificare il procedimento stesso evitando che le amministrazioni coinvolte debbano pronunciarsi separatamente. Sostituisce a pronunce separate una valutazione contestuale in sede di collegio.<br />Ed &egrave; proprio questo che il Ministero non ha fatto per il Sito di Priolo. <br />Le imprese ricorrenti espongono, infatti che per tutte le conferenze di servizi il ministero dell&rsquo;ambiente conferisce l&rsquo;incarico per singole parti del progetto a diversi organi quali Arpa, Apat, Iss, Icram (e fino a questo punto la normativa viene rispettata) Provincia, Commissario delegato per l&rsquo;emergenza rifiuti, tutela delle acque nella Regione Sicilia, Capitaneria di porto ecc. Ed il ministero non si ferma qui, ma vincola in modo quasi totale l&rsquo;attivit&agrave; degli enti delegati predisponendo una serie di criteri direttivi, di presupposti, di limiti anche tecnico-scientifici, delimitando pure i campi di indagine e spesso contestando le attivit&agrave; svolte dai suoi delegati perch&eacute; non conformi ai parametri dettati ed alla tempistica predisposta.<br />Ma al ministero &ndash; cos&igrave; come afferma il Collegio sulle orme di una sentenza recente di caso analogo del Tar Piemonte - non &egrave; attribuito uno specifico potere di valutazione tecnica sull&rsquo;efficacia delle previsioni progettuali. Esso ha, invece, una duplice posizione doverosa: da una parte deve necessariamente avvalersi degli enti indicati dalla legge per la valutazione tecnica dei progetti e dall&rsquo;altra &egrave; tenuto a tener conto dei risultati dell&rsquo;istruttoria al fine di provvedere all&rsquo;approvazione definitiva dei progetti. Non pu&ograve;, invece influenzare attraverso prescrizioni di modifiche tecniche che comunque presuppongono una preventiva analisi scientifica.<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Tonni senza scampo. Aumentate le quote e diminuita la taglia minima pescabile&#x2c; cos&#xec; il nuovo regolamento europeo porter&#xe0; la specie al collasso. La denuncia di Greenpeace&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-26T22:37:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-229</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-229</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />di Giovanna Dall'Ongaro<br />Una settimana da dimenticare. In vigore dal 13 giugno scorso il nuovo regolamento europeo per la pesca del tonno rosso in poco pi&ugrave; di sette giorni ha gi&agrave; rivelato tutti i suoi punti deboli. Il pi&ugrave; evidente dei quali &egrave; l'assoluta incapacit&agrave; di controllo delle regole appena stabilite, tanto che nei primi due giorni di vita la nuova legge veniva gi&agrave; ampiamente trasgredita. E le denunce di Greenpeace non si sono lasciate attendere: il 15 giugno scorso la nave Rainbow Warrior dell'associazione ambientalista aveva intercettato tre pescherecci italiani a sud di Malta mentre pescavano tonno con l'aiuto di quattro aerei di ricognizione. Eppure le nuove disposizioni parlano chiaro: &ldquo;E' vietato l'utilizzo di aeroplani o elicotteri per la ricerca del tonno rosso&rdquo;. <br />&ldquo;Se i paesi europei non sono in grado di controllare i loro pescherecci e garantire che la pesca avvenga in maniera legale dovrebbero richiamare le imbarcazioni nei propri porti&rdquo; dice Alessandro Gianni, responsabile della campagna mare di Greenpeace. Un'altra nuova regola, gi&agrave; violata, impone il divieto di trasferimento dei tonni da una nave (in termine tecnico allibo) a un'altra attrezzata con un cargo frigorifero. Il 20 giugno scorso un'imbarcazione francese &egrave; invece stata colta in flagrante da Greenpeace nelle acque intorno a Malta, dove circolano tra l'altro molte navi tunisine prive dell'autorizzazione necessaria per la pesca del tonno rosso.<br />Insomma il Regolamento CE 643/2007 adottato dal Consiglio europeo della pesca non ha avuto un esordio felice e, almeno per quest'anno, non avr&agrave; neanche il tempo di riscattarsi visto che la stagione ittica sta per finire. Sar&agrave; possibile in futuro correggere il tiro? &ldquo;Con queste premesse non abbiamo alcuna speranza di miglioramento. Al di l&agrave; dell'ampiamente dimostrata inadeguatezza dei controlli il nuovo regolamento &egrave; sbagliato alla radice perch&eacute; consente quote di cattura troppo elevate e abbassa la taglia minima del tonno pescabile&rdquo; spiega Giann&igrave;.<br />Le ragioni del dissenso sono quindi pi&ugrave; profonde e fanno leva su un significativo dato scientifico: il limite annuale di 15.000 tonnellate che il comitato scientifico dell'Iccat (la Commissione Internazionale per la conservazione del tonno atlantico) ha invitato a non superare se si vuole salvare la specie dal collasso. Ebbene la quota complessiva (Tac, totale ammissibile di cattura) prevista dal nuovo regolamento &egrave; praticamente il doppio: 29.500. &ldquo;Il che significa in realt&agrave; circa 32.000 considerando le quote che Turchia e Libia si sono assegnate in modo unilaterale. A queste vanno poi aggiunte le 20.000 tonnellate di pesca illegale per arrivare cos&igrave; alle 55.000 tonnellate che corrisponde al triplo della soglia consigliata. Di questo passo la specie arriver&agrave; al collasso entro cinque anni. Ecco allora che partiranno con i soldi pubblici i programmi di riconversione dei pescherecci costretti a passare ad altri sistemi di pesca&rdquo; denuncia Giann&igrave;.<br />Il passo indietro rispetto alla precedente normativa &egrave; evidente e le nuove quote di cattura assegnate all'Ue lo dimostrano: dalle 9.398 tonnellate previste dal regolamento 41/ 2006 si &egrave; passati senza troppe difficolt&agrave; alle 16.700. Per assicurare la conservazione della specie, altro avviso degli scienziati dell'Iccat caduto nel vuoto, sarebbe stato poi necessario vietare la pesca di esemplari al di sotto dei 30 Kg di peso. Una misura non troppo restrittiva visto che i tonni possono tranquillamente raggiungere i 500 kg. Nonostante ci&ograve; per&ograve; il Consiglio dei Ministri della Pesca, riunitosi a Lussemburgo il 10 giugno scorso, ha consentito grazie ad alcune deroghe prelievi al disotto di quella soglia, accelerando cos&igrave; il degrado degli stock di tonno rosso. Ma i danni denunciati da Greenpeace hanno per&ograve; un'origine pi&ugrave; remota. Tutto nasce in realt&agrave; dalla riunione dell'Iccat del novembre scorso a Dubrovnik in Croazia. In quell'occasione la Commissione internazionale, in contrasto con le indicazioni del suo stesso comitato scientifico, aveva infatti gi&agrave; stabilito le quote da assegnare all'Unione europea, che &egrave; membro del trattato dal 1997. E sempre in quella sede aveva introdotto, solo per la Croazia per&ograve;, la deroga alla soglia minima dei 30 Kg, che poi a Lussemburgo &egrave; stata estesa. Il regolamento europeo &egrave; quindi nato male gi&agrave; nelle sue premesse e, ricalcando la strategia di intervento dell'Iccat, non ha fatto altro che reiterare l'errore di partenza.<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Armi chimiche e rifiuti nucleari dell&#x2019;US Army scaricate nei mari di tutto il mondo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-26T22:37:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-228</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-228</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Fonte: Progetto Humus (solidariet&agrave; con Chernobyl) http://www.progettohumus.it<br />Traduzione di ProgettoHumus da http://scienceblogs.com e http://www.dailypress.com <br />Non &egrave; un segreto che l&rsquo;esercito degli Stati Uniti, in passato, ha usato l&rsquo;oceano come discarica per munizioni, bombe ed armi. Molte sono state le richieste da parte degli organi di legge americani al loro esercito di rivelare circa l&rsquo;esistenza di un grosso programma internazionale per effettuare lo smaltimento delle armi chimiche fuori dalla nazione. &ldquo;L&rsquo;Esercito ora ha ammesso di aver scaricato segretamente nei mari: 29.000 tonnellate di componenti dei gas Nervino e Iprite (mostarda), circa 400.000 bombe chimiche, mine terrestri e missili, e pi&ugrave; di 500 tonnellate di rifiuti radioattivi. Spesso questi venivano gettati al largo della costa o inabissati, imballati e stipati nelle stive di vecchie navi. <br />Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale l&rsquo;Esercito americano scaric&ograve; le proprie armi chimiche al largo delle coste marine di 12 nazioni mondiali (Italia compresa) <br />Centinaia di delfini che frequentavano le coste del New Jersey e della Virginia, vennero rinvenuti nel 1987 con ustioni simili a quelle da esposizione a gas iprite, uccisi dal contatto di armi chimiche.<br />Nel 1958 la nave militare William Ralston venne riempita di 301.000 bombe a gas iprite e di 1.500 scatole da una tonnellata di Lewisite. Al largo di San Francesco, la nave venne fatta affondare, disperdendo quindi gli elementi in essa contenuti nell&rsquo;oceano pacifico. <br />GUARDA LA PHOTOGALLERY e documentazione sull&rsquo;evento: <br />http://www.dailypress.com/news/dp-chemweapons-gal,1,5740743.photogallery?ctrack=1&cset=true <br />Nel 1964 diverse migliaia di libbre dei contenitori con all&rsquo;interno del Gas Iprite vennero affondati nell&rsquo;oceano Atlantico a lago del New Jersey.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: MELBOURNE&#x2c; CITTA&#x27; PIONIERA EDIFICI ECOLOGICI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-24T13:13:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-227</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-227</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Una delle citta' pioniere del mondo nel lancio di strategie per ridurre la produzione di CO2 e' Melbourne, in Australia. E' qui che si trova la piu' grande installazione solare su un edificio urbano di tutto il continente: il Queen Victoria Market, un complesso commerciale del 19/o secolo, con una facciata moderna costituita da 1.300 pannelli solari. L'amministrazione di Melbourne, riferisce il volume ''State of the world 2007'' del Worldwatch Institute, sta promuovendo partnership tra imprese private e amministrazione pubblica per incoraggiare una crescita economica che si accompagni alla qualita' ambientale. Lo slogan adottato e' quello dello ''Zero Net Emissions'', che la citta' australiana, 60.000 abitanti, ma che ospita 660.000 persone durante il giorno e costituisce il nucleo di un'area metropolitana di 3,6 milioni di abitanti, ha deciso di attuare concretamente. Un obiettivo, quello di toccare quota zero produzione CO2, che sembra sempre meno lontano, visto che Melbourne ha gia' ridotto le sue emissioni di anidride carbonica del 26% e per il 2010 ha deciso di alzare il target dal 30 al 50%. Come spiega l'articolo di Tom Roper, ex ministro del governo dello Stato di Victoria, contenuto nel volume ''State of the world 2007'', la bandiera dell'eco-rivoluzione locale e' il Council House 2, il complesso di uffici che ospita il municipio, il primo a raggiungere in Australia il punteggio massimo del sistema di certificazione ambientale, il Green Star. Di qui l'appello del sindaco John So: ''Confidiamo che Council House 2 cambi il modo con cui vengono progettati e costruiti gli edifici a Melbourne, in Australia e in tutto il mondo''. Il Council House e' un vero e proprio gioiello per gli ambientalisti: il nuovo edificio consuma l'87% di energia e il 72% di acqua in meno rispetto a quello vecchio, e assicura a chi ci lavora il 100% dell'aria fresca. Come? Utilizzando frangisole ad energia solare sulla facciata dell'edificio che seguono il sole nel suo percorso, mentre finestre automatiche permettono all'aria fresca della sera di raffreddare l'edificio stesso. Turbine eoliche, pannelli solari e un impianto di cogenerazione a gas forniscono l'energia necessaria. Un impianto apposito aspira l'acqua da una fogna vicina e la sottopone ad un trattamento di depurazione completa; quest'acqua viene poi usata per gli scarichi dei servizi igienici e nelle torri di refrigerazione. Queste innovazioni sono adottate in tutta la citta'. Infatti, il piano regolatore di Melbourne stabilisce che tutte le nuove costruzioni a uso ufficio adottino strategie per la riduzione dell'emissione di CO2, ad esempio con l'utilizzo dell'energia solare e la raccolta e al riuso dell'acqua piovana. E per gli edifici esistenti? Esiste un apposito programma, il GreenSaver, che finanzia le verifiche e fornisce ai proprietari prodotti come rubinetti a flusso ridotto, lampadine a risparmio energetico e isolanti. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>Dall&#xb4;Ue nuove regole per la demolizione delle navi che finora &#xe8; avvenuta in maniera inquinante&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-24T12:58:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-226</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-226</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />di Eleonora Santucci	<br />LIVORNO. La nuova strategia per la gestione sostenibile dei rifiuti costituiti dalle navi fuori uso e per combattere lo smaltimento abusivo delle navi contenenti sostanze pericolose &egrave; contenuta nel &ldquo;Libro verde. Per una migliore demolizione delle navi&rdquo; della commissione europea. La questione per il momento &egrave; sostenibile sotto il profilo strettamente economico, ma presenta costi elevati per la salute umana e per l&rsquo;ambiente.<br />Ogni anno in tutto il mondo vengono smantellate tra 200 e 600 navi d&rsquo;alto mare di portata lorda superiore alle 2.000 tonnellate, gran parte delle quali battenti bandiera di uno stato membro Ue (nel 2006 non meno del 36%). E nel 2010 si aggiungeranno &ndash; cos&igrave; come stima la Commissione &ndash; circa 800 petroliere a scafo unico e altre 100 (circa) tra navi da guerra e altre di stato della Ue (soprattutto francesi e britanniche). Ed oggi, oltre due terzi di queste navi sono demolite sui litorali e sulle rive dei fiumi del subcontinente indiano (il Bangladesh attualmente vanta la percentuale pi&ugrave; elevata del mercato). Ma nessuno dei siti impiegati &egrave; dotato di sistemi di contenimento per impedire l&rsquo;inquinamento del suolo e delle acque, solo pochi dispongono di strutture per il conferimento dei rifiuti e il loro trattamento &egrave; raramente conforme alle minime norme ambientali. Se si considerano le navi destinate alla rottamazione tra il 2006 e il 20015, considerando pure le grandi quantit&agrave; di amianto utilizzate nella costruzione delle navi (soprattutto in quelle militari dagli anni &acute;60 agli anni &acute;80) e dei materiali pericolosi contenuti, si prevede che nei cantieri di demolizione confluiranno circa 5,5 milioni di tonnellate di materiali potenzialmente rischiosi per l&rsquo;ambiente: in particolare morchie, oli, vernici, Pvc e amianto. <br />Tuttavia c&rsquo;&egrave; da dire che la rottamazione delle navi &egrave; anche una fonte importante di materie prime per l&rsquo;Asia meridionale. In Bangladesh l&rsquo;80 - 90% dell&rsquo;acciaio utilizzato &egrave; ricavato dalle navi, nonostante il fatto che adesso lo stato asiatico paghi un prezzo di gran lunga superiore a 400 dollari per ldt (cio&eacute; il peso della nave), una cifra molto pi&ugrave; elevata rispetto ad altri paesi. Dunque vi &egrave; un vero e proprio mercato della demolizione delle navi che ha dinamiche e regole ben precise. Quando i costi di manutenzione della nave cominciano a superare i possibili guadagni o quando la nave non &egrave; pi&ugrave; interessante per il mercato dell&rsquo;usato, il proprietario cerca un acquirente a cui vendere a un prezzo espresso in Usd per il peso della nave. Per anni il prezzo si &egrave; attestato attorno ai 150 Usd/ldt, ma di recente la forte domanda di rottami proveniente dalla Cina e la scarsa disponibilit&agrave; di navi ha fatto s&igrave; che il prezzo salisse fino a livelli record di quasi 500 USD/ldt per le imbarcazioni normali e ancora pi&ugrave; elevati per le navi di particolare valore. E come dicevamo al momento i prezzi pi&ugrave; alti si registrano in Bangladesh. Ma se da un lato il riciclaggio delle navi risponde a criteri di redittivit&agrave; economica dall&rsquo;altro non risponde a criteri n&egrave; ambientali n&egrave; sanitari. La demolizione delle navi &egrave; una attivit&agrave; pericolosa per la salute umana. Un recente rapporto indiano effettuato da Ong ha dimostrato come su sei lavoratori indiani del sito di demolizione di Alag soffre di asbestosi (malattia da esposizioni all&acute;amianto) e come il tasso di incidenti mortali sia superiore di sei volte a quello dell&rsquo;industria mineraria del paese. Decessi destinati ad aumentare con l&rsquo;arrivo delle 800 petroliere per l&rsquo;impiego di lavoratori inesperti. E la capacit&agrave; di riciclare in maniera &ldquo;ecologica&rdquo; cio&egrave; nel rispetto delle norme di tutela ambientale e di sicurezza (se pur minime) arriva al massimo a 2 milioni di ldt/anno in tutto il mondo che rappresenta il 30% della domanda totale prevista in anni normali. <br />Queste le condizioni che hanno messo in evidenza la necessit&agrave; di colmare la lacuna legislativa in materia di riciclaggio delle navi. In via di principio il trasferimento delle navi da demolire dai paese industrializzati a quelli in via di sviluppo &egrave; disciplinato sia a livello internazionale sia a livello comunitario con regolamento che vieta l&rsquo;esportazione di imbarcazioni contenenti materiali pericolosi al di fuori della Comunit&agrave; Europea. Ma di fatto gli eventi hanno dimostrato come la normativa non sia in grado di garantire condizioni sostenibili n&eacute; sociali n&eacute; ambientali.]]></content:encoded></item><item><title>Revisione del Testo unico&#x2c; il punto su rifiuti e bonifiche&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-24T12:54:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-224</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-july-2007#unique-entry-id-224</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />Seconda approvazione in consiglio dei ministri del correttivo sul testo unico ambientale in tema di acque, rifiuti e bonifiche. Il secondo correttivo adottato dal consiglio dei ministri in data 12 ottobre del 2006 dopo l&rsquo;esame della conferenza unificata stato-regione e del parere delle commissioni parlamentari &egrave; tornato il 20 luglio 2007 all&rsquo;esame dell&rsquo;Esecutivo ed &egrave; stato approvato. Ma l&rsquo;iter che porter&agrave; alla sua emanazione e successiva attuazione non &egrave; ancora terminato: &egrave; infatti necessario un nuovo parere delle commissioni parlamentari e l&rsquo;ultimo si dell&rsquo;Esecutivo. Una volta ottenuta la terza approvazione del consiglio potremmo cominciare a parlare di stesure definitive.<br />La revisione del Dlgs 152/06 sta procedendo secondo la procedura della legge 308/2004 e secondo le modalit&agrave; di consultazione stabilite dal decreto del ministro dell&rsquo;ambiente e della tutela del territorio del 7 giugno 2005 concernente &ldquo;modalit&agrave; di consultazione delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e delle associazioni nazionali riconosciute per la tutela dell&rsquo;ambiente e per la tutela dei consumatori&rdquo;. Tali tipi di modalit&agrave; sono state modificate, sotto il profilo sostanziale ampliando le fasi di consultazione sia sui documenti di indirizzo sia sulla bozza dei testi di modifica.<br />Secondo la disciplina entro due anni dalla data di entrata in vigore del testo unico ambientale il governo pu&ograve; emanare disposizioni integrative o correttive sulla base di una relazione motivata presentata alle Camere dal ministero dell&rsquo;ambiente che individua le disposizioni su cui si intende intervenire e le ragioni dell&rsquo;intervento. Dopo di che &ndash; cos&igrave; come si legge dal disposto normativo &ndash; il governo trasmette alla camera gli schemi dei decreti accompagnati dall&rsquo;analisi tecnico-normativa e dall&rsquo;analisi dall&rsquo;impatto della regolamentazione per l&rsquo;espressione del parere da parte delle commissioni parlamentari. Il Governo, tenuto conto dei pareri espressi sia dalle commissioni ma anche della conferenza stato-regione ritrasmette alle Camere i testi per un ulteriore parere. Ed un nuovo parere delle commissioni parlamentari &egrave; necessario per la definitiva terza lettura in consiglio dei ministri.<br />Il consiglio ha approvato le modifiche ma senza l&rsquo;intesa tecnica fra il ministero dell&rsquo;ambiente e il ministero dello sviluppo economico: alcuni argomenti dovranno essere riordinati attraverso l&rsquo;attento lavoro dei prossimi giorni dei giuristi dei due ministeri.<br />Il nuovo testo di modifica tocca temi delicati quali le bonifiche, il deposito temporaneo dei rifiuti, il Mud, la definizione di sottoprodotti e materie prime seconde, il riutilizzo di terre e rocce da scavo. Un testo molto diverso da quello proposto a ottobre: numerosi sono stati i pareri espressi dalle Camere e dalla Conferenza Stato-Regione da tenere in considerazione cos&igrave; come doverosa &egrave; risultata la necessit&agrave; di conformarsi alla futura direttiva europea sui rifiuti. Naturalmente potr&agrave; subire altre modifiche durante il suo percorso verso il terzo approdo in consiglio dei ministri. Da qui in poi potremmo iniziare a parlare di disposizioni definitive nella loro formulazione.<br />Mentre il Consiglio dei Ministri approva a sorpresa la revisione sul tema della gestione dei rifiuti, delle acque e delle bonifiche la riforma sulla Vas e Via subisce l&rsquo;ennesimo rinvio. L&rsquo;esame in consiglio dei ministri &egrave; stato rinviato al 26 luglio. La II parte del Dlgs 152/06 rischia di essere attuata tale e quale a partire dal 1 agosto 2007. Se cos&igrave; fosse l&rsquo;intero iter di revisione dovrebbe iniziare da capo: primo via libero del Consiglio dei ministri, pareri delle conferenza unificata stato-regione, passaggi alle commissioni parlamentari e altri due approvazioni in Consiglio dei ministri. Nel fra tempo, forse potrebbe scadere il termine dei due anni indicato dalla legge delega che attribuisce al governo il potere di revisionare le materie in tema di Vas e Via e questo comporterebbe ulteriori ritardi soprattutto nell&rsquo;adattamento della normativa interna con quella comunitaria. <br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: LANCIATA STRATEGIA PER COMBATTERE PENURIA E SICCITA&#x27;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-19T11:14:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-223</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-223</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES - La Commissione europea si fa carico della crescente crisi idrica e della siccita' dovute ai mutamenti climatici. L'esecutivo ha annunciato oggi l'avvio di un ampio dibattito sul ruolo che l'Europa potra' assumere per favorire il risparmio di acqua e un uso razionale della risorsa. La Commissione ha reso noto oggi una prima serie di opzioni strategiche e questioni importanti che verranno discusse e sviluppate nei prossimi mesi, e presentate poi nel corso del 2008. Tra queste, la fissazione di un prezzo equo per l'acqua, l'introduzione di vincoli per il consumo e altre misure per ridurre gli sprechi, e lo studio di nuovi sistemi di ripartizione della risorsa tra i diversi settori economici. L'obiettivo e' di frenare gli sprechi d'acqua che mediamente rappresentano il 20% dei consumi totali europei, con punte fino al 50% nelle regioni del Mediterraneo. Stavros Dimas, commissario all'Ambiente, ha sottolineato la necessita' di ''adottare un approccio integrato nell'ambito idrico, poiche' un uso duraturo di tale risorsa e' assolutamente vitale se si vuole garantire la disponibilita' dell'acqua per tutti gli europei e tutte le attivita' economiche''. Benche' l'Europa disponga globalmente di risorse idriche sufficienti, e' alto il rischio che il quadro peggiori, considerando il costante aumento degli episodi di siccita' verificatisi negli ultimi trenta anni, come quello che nell'estate 2003 ha interessato circa un terzo del territorio Ue e provocato danni per 8,7 miliardi di euro. Secondo la Commissione Ue, con una serie di misure drastiche, accompagnate da un cambio di mentalita' e di abitudini, si potrebbero risparmiare ogni anno fino al 45% di acqua (123 chilometri cubi), vale a dire una quantita' superiore all'aumento dei consumi prevista di qui fino al 2025. L'Italia e' uno dei paesi piu' interessati, in quanto potrebbe essere uno dei paesi piu' colpiti dalla penuria idrica. Ma e' anche uno dei paesi che potrebbe risparmiare di piu', considerando che in Italia quasi 200 litri a testa di acqua si perdono lungo il percorso. L'Italia gia' oggi e' al quarto posto in Europa per l'uso delle proprie riserve naturali: nel 2003 ne sono state usate il 48%, il doppio rispetto al 1992. A livello europeo, l'agricoltura e' uno dei grandi imputati, con il 64% di acqua consumata, insieme all'energia (20%), l'uso civile (12%) e l'industria (4%). ''Tutti i settori economici hanno bisogno di sviluppare tecnologie e pratiche efficienti. In alcune regioni, il risparmio di acqua puo' arrivare fino al 30% del totale di quanto consumato'', affermano gli esperti della Commissione. ''In alcune citta', le perdite nei network di rifornimento idrico possono arrivare fino al 50%''. Per arginare questa situazione allarmante, la Commissione chiede agli Stati membri strategie che puntino a premiare le tecnologie, le azioni e i prodotti a basso consumo idrico. Sistemi di irrigazione piu' moderni potrebbero fare diminuire i consumi agricoli fino alla meta' e l'uso di nuove tecnologie potrebbero fare risparmiare il 65% dei consumi nei parchi e il 20% nelle scuole. Ed anche i consumi domestici potrebbero essere ridotti del 35-40%. (ANSA). <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CALDO: CNR&#x2c; E&#x27; ALLERTA OZONO IN PIANURA PADANA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-19T11:14:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-222</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-222</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - ''E' allerta ozono in Pianura Padana''. La segnalazione arriva dalla ''sentinella'' dell' Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, la stazione di ricerca Vittori sul monte Cimone, in provincia di Modena, ospitata dal servizio meteorologico dell' aeronautica militare. ''Da alcuni giorni l'Italia e la Pianura Padana sono interessate da un'intensa area di alta pressione che favorisce fenomeni di produzione e accumulo di ozono superficiale - spiega Paolo Bonasoni, responsabile della stazione del Cnr - infatti, in aree contraddistinte da elevate emissioni di precursori dell' ozono (quali idrocarburi, ossidi di azoto ed ossidi di carbonio), condizioni meteorologiche caratterizzate da stagnazione delle masse d'aria e da elevati livelli di radiazione solare favoriscono la produzione fotochimica di questo inquinante pericoloso per la salute umana e l'ambiente''. A provocare il fenomeno e' sempre l'accoppiata caldo e smog, che mette a rischio la salute, specie nelle grandi citta'. E in genere c'e' una connessione tra i valori registrati in quota dal Cnr e la situazione a valle, a partire da grandi centri come Bologna, Forli', Modena, Reggio Emilia, ma anche Milano e Verona. ''Dai nostri studi abbiamo messo in evidenza come le ondate di calore estive possano provocare aumenti della concentrazione di ozono oltre i 2.000 metri di quota - afferma Bonasoni - e queste condizioni di alta pressione possono favorire la produzione di ozono che vengono successivamente trasportati dalle zone di emissione alla nostra stazione''. In particolare, riferisce il responsabile della ''sentinella'' del Cnr ''tra venerdi' 13 e lunedi' 16, la stazione del Monte Cimone, a 2.165 metri sull'Appennino Tosco Emiliano, ha rilevato elevate concentrazioni di ozono, ben al di sopra della media del periodo, circa 68 ppbv, cioe' parti per miliardo, con punte di oltre 90 ppbv, equivalenti alla soglia di informazione alla popolazione di 180 microgrammi per metro cubo''. Una concentrazione da allerta, quella di 180 microgrammi per metro cubo, per la salute della popolazione, specie per chi soffre di patologie cardiovascolari, bambini e anziani. ''Superamenti di questa soglia - precisa Bonasoni - sono stati infatti registrati dall'Arpa Emilia-Romagna a Modena e Bologna''. L'allarme ozono destinato a tutta la popolazione scatta invece quando si tocca quota 240 microgrammi per metro cubo. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La Banca d&#xb4;Italia non fa i conti con la sostenibilit&#xe0;&#xa;Ancora una volta l&#x2019;economia viene trattata&#x2c; dal massimo organismo italiano in materia&#x2c; sotto le uniche lenti della crescita e della competitivit&#xe0; a prescindere&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-19T11:13:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-221</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-221</guid><content:encoded><![CDATA[di Diego Barsotti<br />FONTE:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Nell&rsquo;ultimo bollettino congiunturale della Banca d&rsquo;Italia la responsabilit&agrave; previsionale &egrave; assunta in proprio, mentre fino ad oggi si era limitata nel selezionare le stime pi&ugrave; valide formulate da altri organismi, come il Fondo monetario internazionale, Ocse, la Commissione europea&hellip; Almeno dal nostro punto di vista questa pare essere l&rsquo;unica novit&agrave;, visto che ancora una volta l&rsquo;economia viene trattata, dal massimo organismo italiano in materia, sotto le uniche lenti della crescita e della competitivit&agrave; a prescindere. Numeri e quantit&agrave; guidano ogni ragionamento, che non tiene invece minimamente in conto della qualit&agrave; (della crescita e della competitivit&agrave;) n&eacute; tanto meno della sostenibilit&agrave;, buona soltanto quando il politico di turno deve presentare le proprie strategie di governo del Paese, ma totalmente ignorata quando si forniscono i dati sulla salute economica del Paese.<br />Addirittura la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno cominciato ad allentare la morsa del paradigma classico della crescita, consapevoli degli effetti che l&rsquo;insistita usura del capitale naturale - ormai una variabile economica a pieno titolo - possono determinare (e gi&agrave; determinano) sullo sviluppo quantitativo come sui conti pubblici. Non la Banca d&rsquo;Italia: se la politica economica dell&rsquo;Italia continuer&agrave; ad essere quella enunciata dal governatore Mario Draghi, allora occorre mettersi l&rsquo;animo in pace: la sostenibilit&agrave; dello sviluppo pu&ograve; attendere.<br />Competitivit&agrave; su cosa? Crescita di cosa? Sembrano domande totalmente estranee agli scenari elaborati dalla Banca d&rsquo;Italia, che segna con l&rsquo;evidenziatore quello che interessa a tutti: ovvero che i consumi crescano: dell&rsquo;1,9% per l&rsquo;esattezza, anche se poi l&rsquo;indebitamento delle famiglie &egrave; cresciuto dell&rsquo;11% in un solo anno (ma non &egrave; un indice di povert&agrave;, tutt&rsquo;altro: &egrave; solo l&rsquo;ovvio frutto del credito al consumo e dell&rsquo;incentivo a consumare sempre di pi&ugrave;). Anche se poi domani si grider&agrave; alla necessit&agrave; di abbassare i consumi di energia; non si grider&agrave; alla necessit&agrave; di ridurre i flussi di materia perch&eacute; ancora quasi nessuno coglie il nesso; si grider&agrave; alla necessit&agrave; di ridurre i rifiuti (proprio perch&eacute; ancora in pochissimi colgono il legame consumi &ndash; rifiuti). <br />Del resto pure quando si parla di efficienza energetica e di innovazione, se va bene si parla di innovazione di processo genericamente, non finalizzata a qualcosa (appunto: a risparmio di energia, risparmio di materia, mitigazione degli impatti ambientali). Anche se tra le righe del bollettino della Banca d&rsquo;Italia gli effetti dello sviluppo del sistema economico italiano si possono forse leggere in un altro dato: che nel primo trimestre di quest&rsquo;anno si &egrave; avuta una leggera riduzione dell&rsquo;occupazione e che aumentano le persone che hanno perso fiducia nella possibilit&agrave; di trovare un impiego (soprattutto al Sud) : che l&rsquo;innovazione e la competitivit&agrave; (e quindi la crescita) eliminino le spese per il personale? Oppure, con rispetto parlando, aumentino lo sfruttamento del personale occupato?<br />Altro esempio: in Toscana, ma anche nel resto d&rsquo;Italia, il dibattito &egrave; acceso sulla salvaguardia del paesaggio e del territorio e sulla necessit&agrave; di mitigare gli impatti ambientali. E se vogliamo anche sulla necessit&agrave; di abbattere la berlusconiana Legge Obiettivo (salvo poi confermarne almeno in parte le intenzioni di fondo attraverso il recente allegato infrastrutture al Dpef). Ma ecco che lo studio presentato ieri da Cresme , Unioncamere e Ance lancia l&rsquo;allarme: la stragrande maggioranza delle imprese di costruzioni rischia di uscire dal mercato per colpa del calo degli appalti (in realt&agrave; cresciuti, ma solo per le maxi opere). Se il Cresme dicesse il vero allora il totem della crescita imporrebbe anche di dover costruire illimitatamente. Ma l&rsquo;Italia non &egrave; infinita. E neppure il pianeta. <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>SMOG: IN ARRIVO NUOVA DIRETTIVA; OLTRE AL PM10 ANCHE PM2&#x2c;5&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T09:00:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-220</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-220</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Arriva la nuova direttiva sulla qualita' dell'aria, che rivede gli standard per la concentrazione in aria del PM10 e ne introduce di nuovi per il PM2,5 (frazione fine del particolato maggiormente responsabile dei danni alla salute) e inoltre riorganizza in un unico processo informativo che avverra' in via telematica gli attuali due flussi di informazione sulla qualita' dell'aria (flusso informativo e flusso normativo) tra Commissione Europea e Stati Membri. Recente si' della Commissione Europea infatti alla 'Posizione comune' adottata dal Consiglio Ue, che approva la nuova direttiva sulla qualita' dell'aria nel territorio comunitario. L'Esecutivo Ue ha formalizzato lo scorso 29 giugno 2007 il proprio accordo sul testo della direttiva destinata a sostituire gli attuali provvedimenti Ue in materia di qualita' dell'aria, ossia le direttive 96/62/Ce, 1999/30/Ce, 2000/69/CE e 2002/3/Ce. Il provvedimento ha infatti l'obiettivo di chiarire e semplificare la legislazione sulla qualita' dell'aria: riunisce in un testo unico la direttiva quadro del 1996 e le tre direttive derivate, oltre alla decisione sullo scambio di informazioni. La direttiva in cantiere prevede infatti la integrazione in un unico provvedimento di diverse ed attuali norme in materia di qualita' dell'aria, tra cui: la direttiva 96/62/Ce in materia di valutazione e di gestione della qualita' dell'aria ambiente; la direttiva 1999/30/Ce concernente i valori limite di qualita' dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo; la direttiva 2000/69/Ce concernente i valori limite per il benzene ed il monossido di carbonio nell'aria ambiente; la direttiva 2002/3/Ce relativa all'ozono nell'aria; la decisione 97/101/Ce del Consiglio che instaura uno scambio reciproco di informazioni e di dati provenienti dalle reti e dalle singole stazioni di misurazione dell'inquinamento atmosferico. Aggiorna inoltre le disposizioni relative alla valutazione e alla gestione della qualita' dell'aria, in particolare imponendo agli Stati membri di realizzare piani e programmi atti a garantire il rispetto dei limiti fissati. In particolare sotto accusa le particelle inquinanti maggiormente responsabili dei danni alla salute umana, come le Pm2,5 e Pm10. Sui limiti di emissione in atmosfera degli inquinanti il Parlamento ha chiesto misure piu' severe di quelle originariamente fissate dalla Commissione. In base allo schema originario di direttiva, i termini per l'attuazione sul piano nazionale delle nuove norme in tema di qualita' dell'aria sono stabiliti nel 31 dicembre 2007. Per il regime di transizione dalle vecchie alle nuove norme e' invece previsto un calendario che giunge fino al 2010. In base al progetto sono infatti previste proroghe per l'allineamento ai nuovi parametri delle zone critiche, mentre alle industrie non saranno richieste misure di contenimento che vadano oltre le Bat, le migliori tecniche disponibili. Grazie al provvedimento in itinere e alle altre misure contemplate nella strategia tematica in materia di lotta all'inquinamento, i benefici per la salute supereranno di almeno cinque volte i costi. Malgrado il notevole miglioramento della qualita' dell'aria in Europa, favorito dalla legislazione e da altri fattori, l' inquinamento atmosferico continua ad avere gravi conseguenze per la salute umana e per l'ambiente. La Commissione ha pertanto elaborato la sua strategia che fissa una serie di obiettivi ambiziosi, realizzabili entro il 2020, per proteggere la salute umana e l'ambiente dall'inquinamento atmosferico. La Commissione ha cercato la soluzione che offrisse il miglior rapporto costi-efficacia e fosse coerente con gli obiettivi di crescita e occupazione previsti dalla strategia di Lisbona e con la strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile. Si ritiene che la strategia permettera' di ridurre il numero di morti premature causate ogni anno dal particolato e dall'ozono da 370.000 nel 2000 a 230.000 nel 2020. Senza la strategia, le morti premature nel 2020 sarebbero ancora piu' di 290.000. Secondo le stime, la strategia comportera' una serie di benefici per la salute (riduzione del numero di morti premature, minor numero di malattie, riduzione dei ricoveri ospedalieri, aumento della produttivita', ecc.) quantificabili in almeno 45 miliardi di euro l'anno. Tali benefici superano di oltre cinque volte i costi di attuazione della strategia, che secondo le stime ammontano a circa 7,1 miliardi di euro l'anno, pari allo 0,05% del Pil dell'Ue-25 nel 2020. (ANSA). XLO <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: SOS PO&#x2c; RISCHIA DI FERMARSI A 100 KM DALLA FOCE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T09:00:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-219</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-219</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - PARMA - L'acqua del Po sta diminuendo e, complici i cambiamenti climatici e l'aumento delle richieste soprattutto per l'agricoltura, il suo corso rischia di fermarsi a 100 chilometri di distanza dalla foce, nel ferrarese. E' l' allarme lanciato a Parma, in un convegno sugli effetti del clima sul bacino del Po organizzato dall'Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) insieme con Arpa Emilia-Romagna e le altre agenzie padane per conto del ministero dell'Ambiente, in vista della conferenza nazionale sui cambiamenti climatici prevista il 12 e 13 settembre a Roma. La portata del principale fiume italiano - il cui bacino si estende su un quarto del territorio nazionale, coprendo sei regioni e 3200 comuni dove si concentra il 40% del pil nazionale - e' calata del 20-25% negli ultimi trent'anni (circa 1500 metri cubi al secondo contro gli storici 1800), per cui ogni dieci litri di acqua che arrivavano in precedenza alla foce, oggi mancano all'appello oltre due litri. Colpa in parte dell'aumento delle temperature medie, e quindi della maggiore evaporazione, e in gran parte dei maggiori prelievi. Un trend che, secondo gli esperti, e' destinato a peggiorare per via delle piogge, diminuite del 15-20% nel bacino del Po nell'ultimo trentennio e in media del 10% sull'intero Paese. La situazione degenera nei periodi piu' caldi, quando la portata puo' scendere fino a 180 metri cubi d'acqua al secondo, che non bastano nemmeno a raffreddare gli impianti di Porto Tolle, una delle maggiori centrali elettriche italiane. Il rischio quindi, secondo Stefano Tibaldi, direttore del Servizio idrometereologico dell'Arpam e' che ''a breve, per qualche giorno all'anno e negli anni piu' sfortunati si potrebbero avere risalite molto consistenti, a maggior ragione se il mare fosse molto alto, ad esempio in caso di acqua alta a Venezia. Vent' anni fa questo non succedeva mai, negli ultimi cinque anni e' successo gia' due volte''. (ANSA). KUC <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>UE E USA ETICHETTANO UFFICI; RINNOVATO ACCORDO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:59:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-218</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-218</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - E' in dirittura d'arrivo il nuovo regolamento per l'etichettatura ecologica degli uffici. Scopo del regolamento proposto e' applicare il nuovo accordo concluso il 20 dicembre 2006 tra il governo degli Stati Uniti d'America e la Ce per il coordinamento di programmi di etichettatura relativa ad un uso efficiente dell'energia per le apparecchiature per ufficio che rifonde il regolamento (Ce) n. 2422/2001. Il primo accordo Energy Star tra la Ce e gli Stati Uniti e' stato firmato nel 2000 ed e' scaduto nel giugno 2006. L'Ue ha deciso di rinnovare l'accordo per proseguire il programma Energy Star per un secondo periodo di cinque anni. L'efficienza energetica e' in larga misura responsabile dei risparmi energetici ed e' giustamente considerata uno dei principali elementi di una politica energetica sostenibile in Europa. E poiche' le apparecchiature per ufficio assorbono una percentuale sempre maggiore del consumo energetico nella Comunita', si e' deciso di intervenire drasticamente con il rinnovo dell'accordo. Energy Star tra Ce e Stati Uniti prevede che i criteri di efficienza energetica (specifiche tecniche) - ovvero i criteri che un prodotto deve soddisfare per poter ottenere l'etichetta Energy Star - siano rigorosi e vengano riesaminati regolarmente. Vi sono notevoli miglioramenti in confronto al precedente accordo. Innanzitutto, l'etichetta puo' essere attribuita soltanto al 25% dei modelli per i quali sono disponibili i dati al momento della definizione dei criteri. In secondo luogo, l' accordo copre il consumo energetico non solo nel modo 'veglia' (stand-by) ma anche nel modo 'acceso' (on). Si stima, per esempio, che nel prossimo triennio le nuove specifiche tecniche per i dispositivi grafici (copiatrici, stampanti, scanner e fax) consentiranno nell'Ue-25 un risparmio di 17 TWh (terawattora). Le specifiche tecniche, elaborate congiuntamente dagli Stati Uniti e dalla Ce attraverso i rispettivi enti gestori (cioe' l'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti - Us Epa - e la Commissione) e in cooperazione con le parti interessate, si applicano automaticamente a tutti gli accordi bilaterali conclusi dagli Stati Uniti con paesi terzi. Il fatto che i criteri siano rigorosi e' un incentivo affinche' i produttori migliorino le prestazioni energetiche dei propri prodotti per poter ottenere l'etichetta. I prodotti che soddisfano i requisiti per poter ottenere l'etichetta sono registrati in una banca dati. L'Ue ha scelto di adeguarsi al modello statunitense in considerazione del fatto che la natura volontaria del programma soddisfa l'esigenza di flessibilita', poiche' i produttori si adeguano agli sviluppi tecnologici senza doversi conformare all'ennesima nuova etichetta creata da zero. Nel campo dell' etichettatura energetica esiste poi un considerevole numero di normative Ue, quali la classificazione energetica degli elettrodomestici da A a G, il programma Eco-design e l' assegnazione del marchio di qualita' ecologica. L'attuazione di un programma dedicato esclusivamente alle apparecchiature per ufficio e' una soluzione accettabile per indirizzare il mercato verso prodotti ad efficienza energetica integrando la legislazione Ce in vigore invece di moltiplicare le etichette esistenti e aumentare i costi amministrativi. Si tratta di un approccio che incide positivamente anche sugli scambi commerciali. L'etichetta Energy Star e' utilizzata in tutto il mondo e puo' funzionare da piattaforma per l'armonizzazione internazionale delle misure di efficienza energetica, favorendo la riduzione dei costi di attuazione e aumentando la consapevolezza dei consumatori per quanto concerne l'efficienza energetica. (ANSA). XLO <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CARTA RICICLATA:CINA PRIMA AL MONDO MA MINA FORESTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:59:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-217</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-217</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - La Cina e' il maggior consumatore mondiale di carta riciclata, per produrla usa la carta di scarto proveniente dagli altri paesi. Ma, sia per il fabbisogno interno crescente a ritmi vertiginosi, sia per l'export verso paesi importatori che preferiscono carta vergine, la carta usata non e' sufficiente alla produzione cinese che e' quindi una fortissima minaccia per le foreste del mondo. Luci e ombre cinesi nel settore emergono dal report redatto dall'organizzazione internazionale forestale Forest Trends intitolato 'Environmental Aspects of China s Papermaking Fiber Supply'. E laddove la carta riciclata non basta, spiega Brian Stafford che ha steso il rapporto, ecco che si materializza la minaccia dello sfruttamento illegale delle foreste: la Cina infatti si rifornisce di pasta di legno e legname per cartiere soprattutto da taglio e trasporto illegale del legname di Indonesia Russia Orientale. C'e' dunque la legittima preoccupazione che la crescita futura dell'industria cartiera cinese avvenga anche a spesse delle gia' sfruttate foreste naturali dei tropici. Dal report emerge che il 60% delle fibre usate nell'industria della carta in Cina derivano da carta usata, molta della quale importata da Usa, Europa, Giappone. Negli ultimi 10 anni queste importazioni sono cresciute del 500% da 3,1 milioni di tonnellate nel 1996 a 19,6 milioni nel 2006. Inoltre l'America da sola nel 2006 ha venduto 8,6 milioni di tonnellate di carta usata alla Cina e solo negli ultimi 4 anni la Cina ha salvato dalle discariche 65 milioni di tonnellate di carta usata in USA e Giappone. E lo scorso anno ha salvato 54 milioni di tonnellate di legname grazie alla produzione di carta riciclata. Cina promossa nella produzione di carta allora? Non proprio, infatti dove l'uso della carta riciclata non arriva iniziano i problemi: dal report e' emerso per esempio che nel 2005 solo per il 64% della produzione cinese di carta di qualita' (cioe' non riciclata) e' stato usato come materia prima legname da foreste con un management rispettoso per l'ambiente, il resto e' legname di dubbia provenienza da aree di sfruttamento illegale delle foreste. E' necessario, conclude il report, che le compagnie cartiere cinesi adottino sistemi per la tracciabilita' del legname, in modo da evitare lo sfruttamento illegale delle foreste. (ANSA). Y27-GU <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il Parlamento Ue per una politica marittima basata sul rispetto dell&#x2019;ambiente</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:48:30+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-216</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-216</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />BRUXELLES . Il Parlamento europeo ha approvato un rapporto di indirizzo per una futura politica marittima europea, esprimendo un forte sostegno &laquo;ad un approccio integrato e multisettoriale di sviluppo sostenibile degli oceani, mari e regioni costiere d&acute;Europa&raquo;. <br />Per il Parlamento di Strasburgo il Libro verde della Commissione Ue ha aperto nuove prospettive per la politica marittima, attraverso un approccio globale, che combina diversi settori come il trasporto marittimo, il turismo, la pesca, la politica portuale e l&rsquo;ambiente marino. Per i parlamentari europei gli oceani dovranno giocare un ruolo centrale nella futura politica marittima per la comprensione e l&rsquo;attenuazione dei cambiamenti climatici e per ridurre l&rsquo;incidenza del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini e le attivit&agrave; marittime. Anche per questo il Parlamento europeo chiede un forte sviluppo dell&rsquo;energia eolica off-shore e un piano d&acute;azione per produrre almeno 50 GW da questi impianti entro il 2020. <br />Il rapporto chiede alla Commissione Ue di &laquo;agire rapidamente al fine di mettere in campo il quadro necessario a prendere una decisione coerente per gli affari marittimi e vigilare sulla buona applicazione di queste misure in seguito&raquo;. <br />La Commissione Ue sta preparando un documento globale nel quale esporr&agrave; le sue analisi e i contributi giunti dalle parti interessate e dai cittadini nel corso della consultazione sul Libro verde e presenter&agrave; entro ottobre anche un Piano di azione con misure di avviamento che costituiranno le prime pietre del nuovo edificio della politica marittima dell&rsquo;Ue. <br />Il Parlamento di Strasburgo ha accolto anche un emendamento dei parlamentari siciliani Francesco Musotto e Luigi Cocilovo (centrodestra) che invita la Commissione a sottolineare il ruolo cruciale delle isole e delle comunit&agrave; locali, che devono investire in infrastrutture per le loro marine e in altre strutture per nautica da diporto, crociere, sport subacquei, garantendo la protezione degli ecosistemi marini. <br />&laquo;Sono molto felice che il Parlamento europeo si mostri favorevole ad una nuova politica marittima dell&rsquo;Unione &ndash; ha detto il commissario alla pesca ed agli affari marittimi Joe Borg (Nella foto) - Questo appoggio viene ad aggiungersi al sostegno massiccio che ha ricevuto l&rsquo;iniziativa della Commissione dalle parti interessate e dalle altre istituzioni europee. Giocheranno un ruolo fondamentale nella costruzione della futura politica marittima europea. La Commissione ha per obiettivo quello di mettere insieme le condizioni che permettano uno sviluppo veramente sostenibile del settore marittimo, all&rsquo;interno del quale la crescita e il lavoro non saranno creati a detrimento della protezione dell&rsquo;ambiente o dei bisogni delle generazioni future. Una migliore gouvernance nel campo marittimo sar&agrave; cruciale per raggiungere questo scopo ed il mandato democratico del Parlamento aggiunge una dimensione supplementare al dialogo che abbiamo intrapreso con gli europei&raquo;. <br />Intanto da Genova arriva una buona notizia: la Finaval, specializzata nel trasporto di prodotti petroliferi, ha due petroliere di classe addizionale "Es" (Enviromental safety) all&rsquo;industria coreana Samsung Heavy Industries, per un costo di 130 milioni di dollari, e le petroliere &ldquo;ecologiche&rdquo; avranno l&acute;annotazione "Green star 3 design" del Registro italiano navale, garantendo secondo Finaval &laquo;il rispetto totale dell&acute;ambiente marino e dell&acute;atmosfera&raquo;. <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il punto sulla Vas in attesa della modifica&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:47:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-215</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-215</guid><content:encoded><![CDATA[di Eleonora Santucci<br />FONTE:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Lo schema di decreto legge per la revisione della parte II del Dlgs 152/06 ha anche l&rsquo;obiettivo di rivedere le disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (Vas).<br />Al legislatore del 2006 va il merito &ndash; se pur in ritardo di 5 anni e successivamente rispetto ad alcune regioni come la Toscana - di aver introdotto l&rsquo;istituto della Vas recependo la direttiva comunitaria 42/2001/Ce.<br />Lo scopo che si prefigge la normativa comunitaria &egrave; di garantire un elevato livello di protezione dell&rsquo;ambiente e di contribuire all&rsquo;integrazione di considerazioni ambientali all&rsquo;atto dell&rsquo;elaborazione e dell&rsquo;adozione di piani e programmi. La Vas, infatti, &egrave; una nuova forma di valutazione dell&rsquo;impatto che l&rsquo;attivit&agrave; umana pu&ograve; produrre sull&rsquo;ambiente. Ha il fine di prevedere gli effetti nel lungo periodo delle decisioni che vengono adottate e di valutare se tali decisioni risultano davvero sostenibili. <br />La Vas, dunque, rappresenta una soluzione innovativa in quanto si ispira al principio di integrazione delle valutazioni ambientali al pari di quelle economiche e sociali nell&rsquo;ambito di procedimenti di approvazione di piani e programmi. E visto che determinano la modalit&agrave; di utilizzo del territorio le autorit&agrave; preposte alla tutela dell&rsquo;ambiente esprimono un parere e gli interessati possono partecipare al procedimento. Non a caso la valutazione viene definita come strategica in quanto &egrave; uno strumento di supporto alle decisioni da prendere da parte degli organi competenti.<br />Una valutazione, quindi che si pone prima durante e dopo l&rsquo;approvazione (si prevede un continuo monitoraggio del programma o piano) e che ha come oggetto i processi di formazione di piani e programmi e non di singole opere o progetti. Ecco perch&eacute; si differenzia dalla Via che ha come oggetto, appunto la singola opera. Ci&ograve; comporta che una si pone il problema di mitigare gli impatti ambientali rispetto ad una decisione gi&agrave; assunta, mentre l&rsquo;atra interviene a monte giudicando come quel problema possa essere &ldquo;strategicamente&rdquo; risolto. Dunque la Via e Vas sono due valutazione distinte, ma connesse fra loro. Infatti affinch&eacute; la Vas possa perseguire un&rsquo;effettiva strategia di tutela ambientale ad effetto anticipato deve necessariamente essere coordinata con la Via.<br />Ma il Dlgs 152/06 appare volto a recepire la Vas in modo rigorosamente conforme alla Via senza evidenziarne le caratteristiche che rendono difformi le finalit&agrave; e le prospettive delle due procedure. Il procedimento di valutazione ambientale strategica, infatti, riprende le fasi e gli aspetti sostanziali del procedimento di compatibilit&agrave; ambientale.<br />Se il coordinamento fra le due valutazioni &egrave; ripreso dal decreto non risolve a pieno il problema. In base al disposto nazionale la Via &egrave; svincolata dagli strumenti di pianificazione e di programmazione: un progetto pu&ograve; essere valutato positivamente anche nell&rsquo;ipotesi in cui non risulti conforme a tali strumenti.<br />In un certo senso si svaluta il valore della Vas, cio&egrave; quello di valutare ed indicare a monte la localizzazione delle opere che comporti minor impatto per l&rsquo;ambiente. Una localizzazione che deve esser fatta dalle autorit&agrave; competenti e non lasciata alla scelta del singolo proponente dell&rsquo;opera da effettuare. Inoltre il decreto non si attiene conformemente al disposto comunitario in quanto non prevede l&rsquo;applicazione dell&rsquo;istituto nei confronti dei piani e programmi comunali. Cosa che al contrario nella normativa regionale toscana viene assunto alla lettera.<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Sono scomparsi 1.500 chilometri di SPIAGGE. Apat: servirebbero oltre 150 milioni di metri cubi di sabbia</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:47:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-214</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-214</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it <br />Spiagge addio. L'Italia perde i suoi arenili. In via di estinzione pi&ugrave; di 1.500 chilometri di coste sabbiose su 4.000. <br />Questo l'allarme lanciato dal convengo nazionale &ldquo;Cambiamenti climatici e ambiente marino-costiero&rdquo;, che si &egrave; tenuto a Castel Utveggio a Palermo e organizzato nell'ambito del programma di incontri in vista della Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici indetta il 12 e 13 settembre dal ministero dell'Ambiente. In Italia, secondo gli esperti dell'Arpa (agenzia regionale per la Protezione dell'ambiente della Sicilia) e dell'Apat (agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici), sono &ldquo;in via di estinzione&rdquo; pi&ugrave; di 1.500 chilometri di coste sabbiose su circa 4.000. Se si immaginasse di agire lungo tutta questa fascia costiera erosa dalla forza del mare e non pi&ugrave; rifornita dall'apporto dei fiumi, si dovrebbe dedicare all'azione di ripascimento circa due miliardi di euro. &ldquo;La maggior parte del riscaldamento terrestre osservato negli ultimi 50 anni &egrave; provocato dalle attivit&agrave; dell'uomo - dice Giovanni Arnone, dirigente del servizio assetto del territorio e difesa del suolo dell'assessorato regionale Territorio - . La prima causa sono i gas serra, come l'anidride carbonica, il metano e gli idrofluorocarburi&rdquo;. Nell'ultimo decennio in Italia la temperatura &egrave; aumentata di circa 0,8 gradi e si prevede che aumenter&agrave; da 1,4 a 5,8 gradi entro il 2100. Il conseguente innalzamento del livello dei mari, tra i 25-30 cm entro il 2050, porterebbe citt&agrave; costiere, come Venezia, sotto il livello dell'acqua. L'erosione costiera e le inondazioni generate dalle variazioni del livello medio del mare e dalle mareggiate &ldquo;sono tra le cause maggiori dell'alterazione della biodiversit&agrave; - dice Roberto Caracciolo, capo dipartimento ambiente dell'Apat - del patrimonio paesaggistico e ambientale&rdquo;. Scopo del workshop, il secondo dei sette previsti prima dell' incontro nazionale del 12 e 13 settembre a Roma, &egrave; &ldquo;evidenziare, alla luce delle conoscenze attuali, l'impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversit&agrave; - dice Vincenzo Ferrara, coordinatore scientifico della conferenza nazionale sul clima - l'agricoltura, le risorse idriche, i settori produttivi e contribuire alla messa a punto di programmi strategici nazionali per l'adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici&rdquo;. Secondo Stefano Corsini, responsabile del servizio tutela delle coste dell'Apat, &ldquo;per ricostruire le spiagge italiane erose servirebbero oltre 150 milioni di metri cubi di sabbia: una quantit&agrave; di materiale che dovrebbe essere estratta a sua volta da cave marine e sedimenti fluviali con un altissimo dispendio energetico e di cui attualmente non &egrave; neppure certa la disponibilit&agrave; nel nostro Paese&rdquo;.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Amianto&#x2c; bonifiche&#x2c; Enel ecc.&#x2c; con smaltimento in Germania. I tedeschi questa ospitalit&#xe0; se la fanno pagare cara.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-17T08:47:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-213</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-july-2007#unique-entry-id-213</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />LIVORNO. Nella zona geotermica delle colline intorno a Larderello prosegue da parte di Enel la bonifica dall&rsquo;amianto, fino ad alcuni decenni fa abbondantemente utilizzato per la coibentazione di tubazioni, condotte e vapordotti. L&rsquo;Enel ha a disposizione un budget di 20 milioni/anno e l&rsquo;ingegner Parri, che si occupa di tutta l&rsquo;operazione, stima che l&rsquo;80% del totale dei manufatti in amianto sia gi&agrave; stati rimosso e inviato a smaltimento. <br />Gi&agrave;, lo smaltimento. L&rsquo;Enel spiega di avere un contratto con una azienda autorizzata a ricevere l&rsquo;amianto, ma dove poi materialmente questo vada a finire non interessa certo all&rsquo;Enel, che gi&agrave; paga profumatamente per liberarsi dagli scomodissimi sacconi da 25 chili l&rsquo;uno, limitandosi a dire che saranno portate in discariche autorizzate. <br />E neppure la popolazione della zona &egrave; ovviamente interessata dal viaggio al quale sar&agrave; sottoposto l&rsquo;amianto che fino a pochi anni fa correva in lungo e in largo attraverso tutte le colline metallifere. Si preoccupano casomai, dell&rsquo;amianto che in attesa di essere portato via, resta stoccato in aree all&rsquo;aperto transennate, col rischio secondo loro che alcune fibre possano disperdersi nell&rsquo;ambiente. E si preoccupano delle richieste dei lavoratori del riconoscimento di esposizione all&rsquo;amianto, per i quali esistono gi&agrave; norme e stanziamenti assai pi&ugrave; imponenti (anche se comprensibilmente mai sufficienti) rispetto a quelli riservati alle bonifiche. Cos&igrave; che, una volta tanto che si fa prevenzione, prevenendo possibili future malattie dei cittadini esposti all&rsquo;amianto che passa vicino alle loro case, la questione passa in secondo piano e viene circondata da polemiche. Parlavamo dei big bag, i sacconi da 25 chili di amianto portati via un po&rsquo; alla volta dalla zona di Larderello. Vanno diritti in Germania, o comunque nel nord Europa, dove cave e discariche sono autorizzate a stoccare l&rsquo;amianto, perfettamente &ldquo;ingabbiato&rdquo; in modo da escludere qualsiasi contatto con l&rsquo;ambiente circostante. I tedeschi questa ospitalit&agrave; se la fanno pagare cara. Cos&igrave; da tutta Italia, non solo da Larderello, ogni giorno partono innumerevoli tir carichi di amianto che intasano le nostre strade, che consumano benzina e che emettono gas serra e nanopolveri nell&rsquo;aria. Tutto perch&eacute; in Italia non esistono discariche autorizzate per l&rsquo;amianto o ce ne sono pochissime e piccolissime. Come il modulo che &egrave; stato realizzato per esempio all&rsquo;interno di una discarica in provincia di Arezzo, o come il modulo che dovrebbe essere realizzato nella ex cava viti, a cavallo tra le province di Massa Carrara e Lucca. Perch&eacute; la regione Toscana, avrebbe addirittura un Piano ad hoc che indicherebbe per ogni discarica la realizzazione di un modulo destinato ad accogliere questo tipo di rifiuti. Avrebbe&hellip; dovrebbe&hellip; sarebbe.....indicherebbe. Perch&eacute; anche a Montignoso, da quando &egrave; stato annunciata la decisione di ospitare l&rsquo;amianto nella ex cava Viti, si sono scatenate le proteste, spalleggiate politicamente da chi ha poco da perdere (le minoranze), ma guardate con timorosa attenzione anche da chi ha molto da perdere (la maggioranza). Come avviene sempre in questi casi: &egrave; pi&ugrave; facile l&acute;irresponsabilit&agrave; condivisa della "responsabilit&agrave; condivisa".<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>IUGG; PIANETA FRAGILE&#x2c; ATTENZIONE A USO RISORSE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:03:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-212</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-212</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - PERUGIA - La naturale fragilita' del pianeta, legata a fenomeni come terremoti, inondazioni ed eruzioni, aumenta sensibilmente a causa di un uso delle risorse che non sia sopportabile. Il rischio e' quindi che la fragilita' si trasformi in rottura se non si procedera' a uno sviluppo sostenibile. Ne sono convinti gli oltre 7.000 scienziati che a Perugia hanno partecipato all'assemblea dell'Unione internazionale di geodesia e geofisica (Iugg). L'associazione, alla quale appartengono studiosi di 80 Paesi, si prepara a concludere domani i suoi lavori, sul tema ''La Terra: il nostro pianeta che cambia''. ''Bisogna cercare di vivere insieme ai fenomeni naturali, senza portarli a uno stato di esasperazione. Perche' rottura di equilibri significa rottura della vita in alcune regioni del pianeta che puo' creare problemi di immigrazione molto spinti, anche sul piano politico'', ha detto il presidente del comitato organizzatore della Iugg Lucio Ubertini, direttore dell'istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr. Tra i temi affrontati nelle 200 sessioni svolte a Perugia, centrale e' stato quello dell'acqua. ''Ci sono le questioni legate ai fenomeni naturali - ha spiegato Ubertini - e quelle alimentari. L'acqua e' infatti quell'alimento che serve per vivere e quindi sono importanti la quantita' e la qualita'. Come fare? C'e' una sola strada: l'acqua nel pianeta c'e'. Per portarla dove serve e tenerla pulita e' solo una questione economica''. Dal congresso della Iugg sono scaturite linee di azione che sollecitano attenzione allo sfruttamento delle risorse della Terra. ''Significa farlo in maniera oculata - ha spiegato il presidente del comitato organizzatore - con attenzione a una politica di gestione della risorsa idrica come quantita' e qualita'''(ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: GIULIACCI&#x2c; 1/O SEMESTRE 2007 PIU&#x27; CALDO IN 400 ANNI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:02:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-211</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-211</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - "I primi sei mesi del 2007 sono i pi&ugrave; caldi almeno degli ultimi 400 anni". La notizia arriva da Mario Giuliacci, esperto del Centro Epson Meteo, secondo cui "&eacute; sempre pi&ugrave; credibile l'ipotesi ventilata dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) all'inizio dell'anno e che prefigurava il 2007 come l'annata, in assoluto, pi&ugrave; calda da sempre, o almeno da quando esistono i rilevamenti termometrici". Rilevamenti che cominciano " dal 1650 - spiega Giuliacci - con i primi osservatori astronomici, che allo stesso tempo funzionavano da osservatori meteorologici. Non dimentichiamoci infatti che il termometro era gi&agrave; stato inventato nel 1607 da Galielo Galilei". <br />Dal 1880 in poi il sistema si &egrave; affinato e "i punti di rilevamento sono diventati sempre pi&ugrave; numerosi - continua l'esperto del Centro Epson Meteo - diventando veri e propri prototipi di rete analoghi a quelli degli attuali servizi meteorologici nazionali. Oggi comunque esiste una rete fissa a livello globale per monitorare il clima, il Global Historical Climatology Network". L'annata 2007 &egrave; quindi da record "sulla base dei rilevamenti della Nasa a livello planetario - spiega Giuliacci - il primo semestre del 2007 risulta il pi&ugrave; caldo almeno degli ultimi 400 anni, con un aumento di 0,79 gradi centigradi rispetto alla media del periodo 1951-1980. Seguono, in ordine decrescente, il 2002 (+ 0,78 gradi), il 2005 (+0,78 gradi), il 1998 (+ 0,77 gradi) e il 2003 (+ 0,66 gradi). "E' da notare - conclude l'esperto - come tutti i semestri gennaio-giugno pi&ugrave; caldi degli ultimi 400 anni siano concentrati negli ultimi 10 anni".]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CGIL SCENDE IN CAMPO&#x2c; PIU&#x27; CRESCITA MA SOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:02:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-210</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-210</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 12 LUG - ''Piu' crescita orientata in modo sostenibile, senza contrapporre ambiente e lavoro''. Questo lo slogan lanciato oggi sul tema dei mutamenti climatici dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al termine del convegno ''Cambiamenti climatici e lavoro: le proposte della Cgil'' oggi a Roma. Secondo Epifani ''da questo punto di vista il Paese e' indietro, sulle tecnologie chiave come fotovoltaico ed eolico non ci siamo e sul risparmio energetico si fa fatica. Abbiamo spesso un'industria che cerca di dare una mano, ma altri settori sono totalmente indietro''. E come Cgil ''vorremmo che ci si occupasse del debito ambientale almeno quanto ci occupiamo del debito finanziario, perche' quello che buttiamo sulle nuove generazioni e' forse addirittura piu' importante'' ha affermato il segretario generale del sindacato. I cambiamenti climatici non costituiscono quindi solo una questione ambientale, ma ''potrebbero determinare pesanti conseguenze sul lavoro in importanti zone del Paese ed in settori produttivi come turismo ed agricoltura'' si legge nel documento di proposte presentato oggi, che affronta la lotta agli sprechi energetici, la qualita' della spesa pubblica, modelli di produzione e politiche di settore virtuose, la ricerca e la formazione. E nell'ottica di un'integrazione delle politiche per una crescita sostenibile e quindi contro i mutamenti climatici, la Cgil appoggia l'iniziativa promossa dal ministero dell'Economia che ha costituito una apposita commissione che ha consegnato al ministro un disegno di legge delega per istituire nel Paese un sistema di contabilita' e bilancio ambientale. (ANSA). Y62-MRB ]]></content:encoded></item><item><title>TUTELA DEL PAESAGGIO: in Italia &#xe8; in corso un processo di occupazione dei suoli senza paragoni nella storia.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:01:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-209</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-209</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />Tutela del paesaggio, Zanchini: &laquo;Andare oltre la Legge Galasso&raquo;<br />Si &egrave; tenuto a Roma il convegno nazionale dal titolo &laquo;Paesaggio: futuro italiano prossimo&raquo;. <br />Il tema della tutela del paesaggio, e delle implicazioni che attorno ad esso si intrecciano, &egrave; uno di quelli su cui si &egrave; aperto un dibattito molto acceso da un po&rsquo; di tempo a questa parte. Legambiente questa mattina a Roma in un convegno nazionale dal titolo &ldquo;Paesaggio: futuro italiano prossimo&rdquo; ha provato a riassumerlo con una parola chiave: qualit&agrave;. <br />E&rsquo; questa la parola d&rsquo;ordine, il punto di partenza per un radicale cambio di direzione nelle politiche del territorio, la chiave imprescindibile quando si parla di turismo, infrastrutture, citt&agrave;, investimenti nell&rsquo;innovazione secondo l&rsquo;associazione ambientalista, che ha chiamato a discutere di questo il ministro per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali Francesco Rutelli, il presidente della Commissione ambiente della Camera dei deputati Ermete Realacci, i presidenti di Ance e Coldiretti e il presidente del Consiglio superiore Beni Culturali, appena rieletto preside della scuola superiore Sant&rsquo;Anna di Pisa Salvatore Settis, oltre a importanti urbanisti e studiosi, a rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali.<br />Qualit&agrave; perch&eacute;, secondo Legambiente, la capacit&agrave; di valorizzare le qualit&agrave; del territorio italiano &egrave; una chiave imprescindibile per rispondere alle sfide della globalizzazione. &laquo;Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni nella storia. E il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, capannoni, infrastrutture senza nessun criterio basati su un&rsquo;idea vecchia e sbagliata di sviluppo. Un&rsquo;idea che, per promuovere la competitivit&agrave; economica, riteneva necessario garantire la massima libert&agrave; di localizzazione e incentivi alle imprese, anche in barba alla legalit&agrave; &ndash; ha dichiarato durante il convegno Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. Basti pensare al record mondiale di tre condoni edilizi in vent&rsquo;anni. Occorre una svolta decisa, che rilanci il nostro Paese a partire dalla tutela e dalla valorizzazione del territorio, unico e irriproducibile fattore di competitivit&agrave; rispetto alle sfide sociali ed economiche della globalizzazione&raquo;.<br />Nel convegno Legambiente ha presentato un piano di azione, accompagnato dai numeri del contesto che caratterizza i processi in corso: oltre 3.231.000 nuovi appartamenti costruiti nell&rsquo;ultimo decennio, 331mila unit&agrave; abitative, di cui 30mila abusive nel solo 2006 e 7.044 capannoni nel corso del 2005. Un ciclo del cemento che si accompagna a effetti devastanti nei confronti del paesaggio, con oltre 6.000 cave attive e circa 10.000 abbandonate lungo tutta la penisola. Uno dei fenomeni di trasformazione del paesaggio italiano, regolato ancora da una Legge nazionale del 1927, con molte Regioni ancora senza piani, norme o censimenti, che produce guadagni considerevoli e che spesso &egrave; gestito dalle ecomafie. E dato che sono i Comuni a poter scegliere se dare autorizzazioni alle attivit&agrave; estrattive senza alcun riferimento paesaggistico o normativo, con il fatto che per molti di essi il bilancio si regge ancora sui proventi dati dagli oneri di urbanizzazione o dalle attivit&agrave; di estrazione, non &egrave; difficile - secondo Legambiente - capire come abbiano agito. <br />Edoardo Zanchini, responsabile nazionale per il Territorio di Legambiente ha dichiarato che &laquo;occorre andare oltre la Legge Galasso, perch&eacute; l&rsquo;attuale assetto dei poteri in materia non sta funzionando bene. L&rsquo;assenza in molte Regioni di piani paesaggistici e la totale indeterminatezza degli stessi ha lasciato una assoluta discrezionalit&agrave; a chi dovrebbe valutare la compatibilit&agrave; dei progetti. La vicenda di Monticchiello ha reso eclatante il problema di tanti comuni a cui le regioni hanno trasferito il potere di autorizzazione in materia paesaggistica, per cui decidono sia della compatibilit&agrave; urbanistica che di quella paesaggistica, ma senza riferimenti&raquo;.<br />Il piano di azione proposto da Legambiente identifica allora delle priorit&agrave;. Che riguardano la revisione del Codice dei beni culturali nella parte che riguarda le autorizzazioni paesaggistiche e le deleghe ai Comuni. Non per tornare a una centralizzazione delle competenze in materia di tutela del paesaggio, ma per lavorare su accordi e percorsi condivisi che si basino su riferimenti certi e piani concordati tra Ministero dei Beni Culturali e Regioni. La seconda priorit&agrave; riguarda l&rsquo;avvio dei piani paesaggistici regionali (ad oggi solo la Sardegna ha approvato un piano secondo le indicazioni della direttiva europea) come richiesto dalla Convenzione europea del Paesaggio. Per andare oltre i limiti della Legge Galasso e per elaborare piani che comprendano tutto il territorio, non solo le aree di qualit&agrave;. Il terzo punto prevede di fissare un vincolo di inedificabilit&agrave; delle aree costiere, valido per tutte le zone rimaste libere concentrando l&rsquo;attenzione sulla risistemazione dei tessuti edilizi, dei centri e delle aree portuali.<br />Naturalmente l&rsquo;intervento contro l&rsquo;abusivismo edilizio, che preveda piani di demolizione degli ecomostri che costellano i litorali del nostro Paese C&rsquo;&egrave; poi il tema delle citt&agrave; come priorit&agrave; nelle politiche nazionali, che devono essere volte alla riqualificazione e integrazione delle periferie, dei tessuti pi&ugrave; compromessi e a sciogliere il nodo della mobilit&agrave;. Gli ultimi punti del piano di azione di Legambiente riguardano le linee guida per i progetti di impianti di energia rinnovabile e per le infrastrutture utili e integrate nel paesaggio. E su questi aspetti si scontano clamorosi ritardi anche per l&rsquo;assenza totale di regole per l&rsquo;approvazione dei progetti con la conseguenza che in alcune Regioni vigono limiti prossimi al divieto per realizzare impianti eolici e fotovoltaici, in altre si decide in maniera del tutto discrezionale o con complicazioni assurde. Mentre sul lato infrastrutture le differenze con il resto d&rsquo;Europa sono macroscopiche: &laquo;all&rsquo;estero la capacit&agrave; di un&rsquo;opera pubblica di integrarsi con il territorio &egrave; una condizione basilare - aggiunge Zanchini - Basta guardare alla vicina Francia, dove &egrave; stato introdotto il &ldquo;debat public&rdquo; per le grandi infrastrutture e una percentuale fissa di spesa per integrare le opere nel paesaggio, e dove per le nuove linee TGV vengono spesi 10 milioni di euro a km a fronte dei 32 milioni &ldquo;necessari&rdquo; in Italia&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: EUROPARLAMENTO&#x2c; LIBERALIZZARE PRESTO GAS E LUCE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:00:53+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-208</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-208</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - STRASBURGO, 10 LUG - Il Parlamento europeo insiste sulla necessita' di completare quanto prima un mercato europeo dell'energia ''pienamente liberalizzato'' ed sollecita la Commissione Ue a presentare il pacchetto di misure supplementari per il mercato interno alla fine di settembre 2007, come annunciato. Gli eurodeputati, adottando la risoluzione del popolare spagnolo Alejo Vidal Quadras, chiedono ai Ventisette di non promuovere i ''campioni nazionali'' e di evitare di adottare normative protezionistiche che ''ostacolano lo sviluppo di un mercato europeo dell'energia realmente integrato''. In particolare gli eurodeputati hanno accolto un emendamento del relatore, col quale affermano che la proprieta' pubblica nei mercati dell'energia elettrica e del gas costituisce ''una delle cause principali di distorsioni a livello Ue'' e che lo stimolo alla concorrenza e' ''ridotto'' se esistono imprese pubbliche. Nella risoluzione si sottolinea che la separazione della proprieta' della trasmissione costituisce ''lo strumento piu' efficace per promuovere gli investimenti nelle infrastrutture in maniera non discriminatoria, un equo accesso alla rete da parte dei nuovi arrivati e la trasparenza del mercato''. (ANSA). CLG ]]></content:encoded></item><item><title>Il cellulare solare &#xe8; ormai una realt&#xe0; made in China&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T08:00:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-207</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-207</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Punto Informatico http://www.punto-informatico.it <br />di Dario Bonacina<br />Roma - Il cellulare che sfrutta il Sole come caricabatterie non &egrave; pi&ugrave; un semplice studio: presentato al CEBIT come concept di un telefonino alimentato ad energia solare, il modello S116 della cinese Hi-Tech Wealth sta per essere ufficialmente commercializzato. <br />Come riferisce Engadget, se esposto al Sole per un'ora l'apparecchio promette un'autonomia di 40 minuti in conversazione. Possono bastare a dare la carica all'S116 anche la flebile luce di una giornata uggiosa, o quella di un lampadario, o addirittura il lume di una candela: in questi casi, puntualizza per&ograve; il produttore, l'energia disponibile sar&agrave; limitata. Con un'esposizione ottimale (qualche ora alla luce del Sole), Hi-Tech Wealth dichiara comunque che il cellulare solare consente di effettuare e ricevere telefonate ed SMS, ma anche di scattare immagini con la fotocamera integrata da 1,3 Megapixel e memorizzarle su una scheda di memoria TransFlash. Le tecnologie utilizzate nell'ingegnerizzazione dell'S116 sono coperte da 20 brevetti registrati in Cina.<br />Il prezzo di vendita del telefonino sar&agrave; di circa 385 euro. Un prezzo elevato se si considera che si tratta di un GSM dual band, ma giustificato, secondo quanto dichiarato da ZhengYu Zhang, Presidente e CEO di Hi-Tech Wealth: "L'S116 &egrave; un prodotto rivoluzionario, con tecnologie uniche e non disponibili altrove". Per il momento, l'apparecchio vedr&agrave; solamente la luce del sole cinese, poich&eacute; il suo debutto avverr&agrave; sul mercato del Paese pi&ugrave; popoloso del mondo. In futuro, in funzione anche del successo riscosso in patria, il cellulare "ambientalista" potrebbe "ricaricarsi" anche sui mercati occidentali. Dario Bonacina]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: UE&#x2c; STOP A NAVI VELENI VERSO AFRICA E ASIA / ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-13T07:59:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-206</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-206</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 12 LUG - L'Europa dice stop alle navi dei veleni che illegalmente riversano nei paesi piu' poveri del pianeta rifiuti e scorie tossiche provenienti dai mercati europei. Da oggi, entrano in vigore in ogni stato europeo nuovi strumenti legislativi, piu' efficaci, per evitare che l'Africa, ma anche altri paesi asiatici, diventino terreno di discarica di rifiuti pericolosi, che sono all'origine di tragedie sociali, sanitarie e ambientale come quella avvenuta lo scorso anno in Costa d'Avorio. Allora, la nave 'Probo Koala', battente bandiera panamense, dopo aver fatto scalo in alcuni porti europei, abbandono' nei pressi di Abidjan ben 500 tonnellate di rifiuti chimici che provocarono decessi e ricoveri. Centinaia di persone rimasero intossicate dall'esalazione dei rifiuti tossici. O ancora, il caso di Ulla, nel 2004, dove imbarcazioni riversarono sulle coste turche cromo molto pericoloso. Insomma, l'Europa e' pronta ad affrontare da oggi una delle piu' grandi sfide per mettere fine al trasporto illegale di rifiuti, anche elettronici, elettrici e di veicoli inutilizzabili. ''L'industria in Cina, in Africa e in India - ha spiegato Barbara Helfferich, portavoce del commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas, sono pronti a ricevere questi vecchi sistemi per estrarne il rame e l'oro che si trovano nei circuiti, esponendo i lavoratori a sostanze pericolose''. Le nuove regole, volute proprio per mettere realmente fine al commercio illegale (la legge internazionale vieta gia' il trasporto di rifiuti tossici fuori dai paesi dell'Ocde) responsabilizzano maggiormente gli stati membri, che sono ora tenuti ad attuare ispezioni in loco, seguire l'applicazione delle norme, rafforzando la cooperazione nell'ambito di ogni stato, tra stati membri. Insomma, da ora il trasferimento transfrontaliero dei rifiuti sara' necessario gestirlo in modo ecologico lungo tutto il processo fino alla fase di valorizzazione o di eliminazione nei paesi di destinazione. Misure piu' o meno severo sono previste in base al tipo di rifiuto e alla loro destinazione. I singoli paesi europei sono orami autorizzati ad effettuare controlli fisici, come l'apertura dei container. Bruxelles attende ora di conoscere tutte le legislazioni dei vari stati membri in materia di trasferimenti illeciti e, soprattutto, le sanzioni che intendono applicare. (ANSA). LEN <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ESPERTI&#x2c; CON INTERVENTI SOSTENIBILI RISPARMI DELL&#x27;80&#x25;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-11T07:19:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-205</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-205</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 10 LUG - Stop a cattedrali di cemento, dighe faraoniche, massicciate che contengono i versanti franosi; via libera a interventi strutturali sostenibili, a tecniche dolci come quelle dell'ingegneria naturalistica. Il risparmio potrebbe essere di ben 37 miliardi di euro: dagli attuali 45 che oggi si ritengono necessari per mettere in sicurezza il territorio ad appena 8. Sono i calcoli che emergono dai lavori del workshop ''Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico'', che si chiude oggi a Napoli, quinta tappa di avvicinamento alla Conferenza nazionale sui Cambiamenti climatici, che si terra' a Roma il 12 e 13 settembre. ''E' finito il momento delle opere inutili, dannose e faraoniche, il governo del territorio e l'uso del suolo sono la prima difesa dal dissesto, assieme all'incremento di sistemi di monitoraggio, di preannuncio e di allerta rapida'', ha affermato il responsabile dell'Autorita' di bacino dell'Arno, Giovanni Menduni, che ha fatto da apripista al lancio di un nuovo corso per la programmazione degli interventi di messa in sicurezza del suolo. ''Nel bacino dell'Arno erano previste opere strutturali per 1 miliardo e 600 milioni di euro - ha aggiunto Menduni - la nuova programmazione leggera ha ridotto questa cifra a 200 milioni di euro, l'80% in meno. La Regione Toscana e il ministero dell'Ambiente hanno adottato questa nuova programmazione e la messa in sicurezza si fara' muovendosi attorno a questa filosofia e a questi investimenti''. ''Se si facesse una pianificazione seria e innovativa, come e' successo per il bacino dell'Arno - dichiara infine Giuliano Cannata, dell'Universita' di Pisa, consulente per il ministero dell'Ambiente -, si potrebbe arrivare a 8 miliardi complessivi di spesa a livello nazionale''. (ANSA). I27-GU <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#xb4;etica ambientale dell&#xb4;architettura e quella dell&#xb4;edilizia. Fuksas: l&#xb4;Italia &#xe8; lontana da qualsiasi concezione e pensiero ambientale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-11T07:16:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-204</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-204</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />LIVORNO. Si &egrave; svolto a Milano nell&rsquo;ambito della fiera Eire (expo Italia real estate)- una kermesse del mondo immobiliare - un talk show a cui ha partecipato tra gli altri l&acute;architetto Massimiliano Fuksas.<br />Al centro del dibattito il ruolo dell&rsquo;architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali e se esiste una sensibilit&agrave; delle imprese e delle istituzioni italiane rispetto ad uno sviluppo etico ed ecosostenibile del costruire. Dato che in Europa il consumo di energia nelle abitazioni rappresenta il 40% dei consumi totali, l&acute;architettura rappresenta un elemento assai importante per il risparmio energetico innanzitutto ma anche per le risorse ambientali, in genere. <br />Scettico Fuksas - per il quale etico deve essere in primis chi progetta - sull&rsquo;influenza che l&rsquo;applicazione del protocollo di Kyoto possa avere, sia in Italia che nel resto d&rsquo;Europa e negli Stati Uniti, nell&rsquo;orientare l&rsquo;architettura. <br />&laquo;L&acute;Italia &egrave; lontana da qualsiasi concezione e pensiero ambientale&raquo; ha detto l&rsquo;architetto autore della nuova fiera di Milano, aggiungendo che &laquo;per quel che riguarda l&acute;architettura, si stanno introducendo un po&acute; alla volta alcuni elementi, quindi possiamo dire che le cose stanno migliorando, per esempio grazie ai pannelli fotovoltaici, al riciclo dell&acute;acqua, alle pompe a calore, ma l&acute;Italia rimane comunque indietro rispetto ad altri paesi&raquo;.<br />Ottimista Mauro Spagnolo, general manager di Alite Group e Alite Re, sul ruolo dell&acute;architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali. Richiamando &laquo;la sensibilit&agrave; e la cultura delle aziende per rispondere ad esigenze che ormai sono del quotidiano, quelle del rispetto dell&acute;ambiente e del vivere civile in armonia e in equilibrio con tutto ci&ograve; che ci circonda&raquo;.<br />Pi&ugrave; pragmatico il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini, che ha detto che fatti bene i conti, l&rsquo;etica nell&acute;immobiliare conviene. Dal momento che: &laquo;la domanda &egrave; sempre pi&ugrave; sulla qualit&agrave;, sulla compatibilit&agrave; ambientale, sulla coesione sociale&raquo;. Come dire, se queste sono le esigenze e se questo il mercato chiede, allora &egrave; quella la direzione da prendere.<br />Quindi costruire etico conviene a tutti, anche se pu&ograve; rilevarsi una impresa difficile e in certi casi, come ha sottolineato Fuksas, l&acute;unica risposta agli scempi architettonici e ambientali &egrave; l&acute;abbattimento.<br />A suggellare il tema del talkshow, ovvero che l&acute;energia sostenibile possa offrire una qualit&agrave; di vita eticamente corretta e quindi che l&rsquo;architettura possa avere anche un valore etico, &egrave; stata infine la video intervista all&rsquo;autore del progetto virtuale H2pia, la prima citt&agrave; al mondo ad idrogeno, Soren Femmer Jensen. Virtuale nel virtuale, il progettista ha asserito che &laquo;H2pia dimostra come l&acute;energia possa essere eliminata dalle cause di conflitto internazionale, dai problemi di sicurezza nazionale e da quelli di impatto ambientale&raquo;.<br />Molto pi&ugrave; terreno, anche se in video intervista pure lui, il direttore generale del ministero dell&acute;ambiente, Corrado Clini, che ha dichiarato che &laquo;finalmente il risparmio energetico nell&acute;edilizia &egrave; uno dei punti di riferimento per la progettazione e costruzione degli spazi destinati alle residenze, agli uffici e anche alle attivit&agrave; commerciali. Finalmente, perch&eacute; era chiaro ormai da decenni il ruolo chiave della progettazione sostenibile nell&acute;edilizia, come uno degli strumenti per ridurre i consumi energetici, ridurre i costi, ridurre l&acute;inquinamento&raquo;. Peccato per&ograve; che, seppur sostenibile, l&rsquo;edilizia sia comunque un grande consumatore di territorio.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: DA NORD A SUD PIACE RACCOLTA &#x27;PORTA A PORTA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-11T07:15:58+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-203</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-203</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Non saranno sofisticati mezzi tecnologici a ripulire sei citta italiane dai rifiuti, ma il vecchio ''netturbino'' di una volta. A Torino, come a Venezia, Bologna, passando per Firenze, Roma e infine a Bari, a vincere la sfida per incrementare la raccolta differenziata e il sistema 'porta a porta'. Un metodo adoperato fino a poco tempo fa soprattutto nei piccoli centri, ma che oggi sembra abbia conquistato anche una grande metropoli come Roma. Addio vecchio cassonetto al lato delle strade quindi, largo ai kit di contenitori condominiali, al sacchetto accanto l ingresso di casa oppure sul pianerottolo. Secondo l assessore capitolino all Ambiente, Dario Esposito, la raccolta domiciliare ''potrebbe coinvolgere fino a un milione di cittadini romani in pochi anni e sono gia molti i comitati e le associazioni che candidano i quartieri di residenza per la sperimentazione del nuovo sistema''. Per la Capitale, cosi come per le altre citta , il target e' raggiungere l obiettivo di legge del 40% fissato per il 2007. Il servizio a domicilio, laddove si e sperimentato, piace perche porta risultati. Piace meno a Federambiente, l associazione che riunisce imprese ed enti del settore dell igiene ambientale. ''Non e la bacchetta magica che risolve la questione dei rifiuti afferma il presidente, Daniele Fortini detto questo tante nostre aziende la fanno, ma quello che serve sono tecnologie, su cui rimaniamo indietro, oltre ad apparati e mercati per il riciclaggio''. Ecco una carrellata sulla situazione in sei citta italiane: ROMA: punte del 70% della raccolta differenziata raggiunte con il porta a porta, valori record per la Capitale, che nel 2006 segna un 21% ; TORINO: nelle zone in cui e attivo il porta a porta la raccolta differenziata supera il 55%. Torino e la piu virtuosa fra le citta' metropolitane con il 35,3% nel 2006; FIRENZE : 33,46% di differenziata nel 2006. Nelle zone dove non e possibile mettere ulteriori cassonetti si pensa di ampliare la raccolta domiciliare. Intanto si vogliono realizzare 33 stazioni ecologiche interrate con cui togliere cassonetti dalla strada e guadagnare 1.500 parcheggi; VENEZIA: per fine 2007 porta a porta in tutti e sei i sestieri del centro storico e la Giudecca, poi nel 2008 sara la volta di Murano e Burano. Nella citta d arte la gestione e su due fronti: il centro storico, che nel 2006 ha raggiunto appena il 9,5%, contro la terraferma, al 35%. Il dato totale della citta nel 2006 e stato del 25% BOLOGNA: 29,5% di raccolta differenziata l anno scorso. Il Comune ipotizza un allargamento del porta a porta, ma soprattutto si pensa ad una riorganizzazione del servizio da parte dell azienda locale utilizzando le risorse arrivate dal recente aumento della tassa urbana sui rifiuti, con l obiettivo di raggiungere quota 35% per il 2007; BARI: nel 2006 ha raggiunto un 18% di raccolta differenziata e punta a coprire con il porta a porta l intera cittadinanza nel 2009. (ANSA). Y62-MRB ]]></content:encoded></item><item><title>Il trasporto marittimo &#xe8; una fonte d&#x27;inquinamento ipocritamente sottaciuta&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T14:34:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-200</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-200</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it <br />Il trasporto marittimo produce quasi il doppio di Co2 di quello aereo. I giganti del mare, gli enormi container, bruciano fino a mille tonnellate di diesel al giorno e lasciano residui di petrolio sulle acque marine. Questa realta', di cui nessuno sembra preoccuparsi troppo, e' fotografata da fonti non sospette; deriva da BP, dai fisici che lavorano al centro per l'aria e lo spazio (Dlr) di Oberpfaffenhofen e dall'Universita' di Delaware (Usa). L'ordine di grandezza su cui i tre sono d'accordo? Da 600 a 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse nell'atmosfera ogni anno. A cio' si devono aggiungere le macchie di petrolio che le grandi navi lasciano sempre piu' spesso in una lunga scia al loro passaggio.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Sudan&#x2c; il degrado ambientale&#x2c; la riduzione rapida di risorse ambientali in molte zone chiave del Paese causa la guerra &#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T14:34:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-199</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-199</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />LIVORNO. Un nuovo rapporto del Programma Onu per l&rsquo;ambiente (Unep) sul degrado ambientale del Sudan sottolinea che il grande Paese africano non potr&agrave; conoscere la pace se non verr&agrave; affrontato rapidamente questo fenomeno in rapida accelerazione. &laquo;Una nuova valutazione del Paese, compresa la regione del Darfour in preda a disordini - dice l&rsquo;Unep - indica che la riduzione rapida di risorse ambientali in molte zone chiave del Paese costituiscono una delle cause profonde all&acute;origine di decenni d&acute;agitazione sociale e di conflitti&raquo;. Secondo l&rsquo;Unep gli investimenti nella gestione ambientale, finanziati dalla comunit&agrave; internazionale e a partire dalle risorse assicurate dalle entrate della nascente attivit&agrave; di estrazione petrolifera e di gas, giocheranno un ruolo molto importante nell&rsquo;edificazione della pace in Sudan. A preoccupare sono soprattutto il degrado dei suoli, la desertificazione e l&acute;espansione del deserto verso sud, con un progredire di 100 km in media negli ultimi 40 anni.<br />Le cause sono diverse: il sovrapascolo su suoli gi&agrave; fragili, con un aumento impressionante di animali da allevamento: da 27 milioni di capi ai 135 milioni odierni. Ma il Sudan attraversa anche una grave &laquo;crisi da disboscamento&raquo; con una perdita del 12% della copertura forestale negli ultimi 15 anni, mentre in alcune regioni del Paese le foreste saranno completamente scomparse nei prossimi 10 anni. I segni di cambiamenti climatici imponenti sono chiaramente visibili in molte regioni del Sudan, ad iniziare da una diminuzione molto marcata delle precipitazioni nelle province del Kordofan e del Darfour. <br />Nel Nord-Darfour, le piogge sono diminuite di un terzo negli ultimi 80 anni, un&rsquo;ampiezza di cambiamenti climatici senza precedenti e strettamente legata al sanguinoso conflitto nella regione, per l&rsquo;aggravarsi considerevole della desertificazione che ha aumentato la pressione sui modi di vita tradizionali di sussistenza che poggiano sull&rsquo;agricoltura e l&rsquo;allevamento. <br />&laquo;I cambiamenti climatici previsti &ndash; si legge nel rapporto &ndash; rischiano di ridurre ancora la produzione alimentare in ragione della diminuzione delle precipitazioni e della variabilit&agrave; accresciuta, in particolare nella cintura del Sahel. In seguito alla valutazione post-conflitto del Sudan, un ribasso intorno al 70% del rendimento delle colture &egrave; previsto nelle regioni pi&ugrave; vulnerabili&raquo;. <br />&laquo;Questo rapporto presenta l&acute;ampiezza e I numerosi fattori della tragedia del Sudan &ndash; ha detto Achim Steiner, segretario generale aggiunto dell&rsquo;Onu e direttore dell&rsquo;Unep - tragedia che si sviluppa da pi&ugrave; decenni, infettando la vita di milioni di persone e migliaia di comunit&agrave;. Tuttavia, la firma di un accordo di pace globale nel 2005 e gli eventi recenti, compresa la decisione di dispiegare una forza di mantenimento della pace Unione africana-Onu in Darfour, offre una chance reale di costruire un avvenire diverso per il popolo sudanese. E&rsquo; ugualmente chiaro che la maniera con la quale l&rsquo;ambiente sar&agrave; recuperato e gestito in Sudan avr&agrave; una fortissima incidenza su questo futuro e sar&agrave; determinante per quel che riguarda il mantenimento della pace. La tragedia del Sudan non &eacute; solamente la tragedia di un paese africano, &egrave; una finestra sul resto del mondo che mette in evidenza che problemi come lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, come i suoli e le foreste, coniugato a degli impatti come i cambiamenti climatici, possono destabilizzare le comunit&agrave; ma anche delle nazioni intere&raquo;. Il conflitto del Darfour e la crisi umanitaria a volte conquistano I titoli dei giornali, ma l&rsquo;Unep segnala il rischio crescente di una ripresa dei conflitti &ldquo;storici&rdquo; in altre regioni del Sudan, rinfocolati dalla penuria in aumento di risorse ambientali, in particolare nelle aree di frontiera. Nella regione dei monti Nuba, nel Sud-Kordofan, le trib&ugrave; autoctone protestano e minacciano guerra con il nuovo governo di unit&agrave; nazionale per i danni subiti dagli alberi e dalla vegetazione causati dai cammelli della trib&ugrave; Shanabla, che si &egrave; recentemente trasferita nella loro zona alla ricerca di pascoli che pi&ugrave; a nord sono stati distrutti da espansione agricola e siccit&agrave;. <br />L&rsquo;Unep raccomanda un immediato programma di intervento con investimenti nella gestione ambientale, comprese misure di adattamento al clima, il rafforzamento delle capacit&agrave; di governo e locale nel settore ambientale e l&acute;integrazione dei fattori ambientali in tutti i progetti d&rsquo;aiuto e sviluppo dell&rsquo;Onu. &laquo;Il costo totale della messa in opera delle raccomandazioni di questo rapporto - dice l&rsquo;Unep &ndash; &egrave; stimato intorno ai 120 milioni di dollari con una durata da 3 a 5 anni. Questa cifra non &egrave; esorbitante se la si paragona al Pil del Sudan, che raggiungeva 85,5 miliardi di dollari nel 2005&raquo;.<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>A Torino nasce a settembre la rassegna dell&#x27;automotive ecologico&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T14:33:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-198</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-198</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Autostrade News http://www.autostrade.it <br />Nasce a Torino, che ha visto nascere nel 1990, la "Panda Elettra" primavera auto ecologica prodotta in serie e presente in listino per nove anni, AUTOECO trova la sua naturale collocazione, rassegna che si terr&agrave; al Lingotto dal 7 al 9 settembre prossimo. Le finalit&agrave; che si pone la rassegna sono di portare a conoscenza del pubblico le ultime realizzazioni in questo ambito, ma anche di fare il punto sullo stato dell&rsquo;arte del settore. Un mercato, quello dei veicoli a basso impatto ambientale, che pare ancora non decollare, se si considera che nel 2006 sono stati immatricolati 27.592 veicoli di cui: elettrici 26 ibridi 2.184 con la Toyota padrona del segmento metano 1.972 grazie alle proposte di Opel e VW benzina /GPL 749 Renault e Subaru benzina/metano 22.661 con la Fiat largamente in testa. Si tratta del 1,17% del mercato totale, solo un po&rsquo; meglio dell&rsquo;1,07% fatto segnare nel 2005 con 24.461 immatricolazioni. Da<br />notare invece, una migliore tendenza del primo quadrimestre 2007, nel quale il mercato delle &ldquo;eco&rdquo; ha toccato le 21.994 unit&agrave; con un incoraggiante 2.33% del mercato totale. A queste cifre vanno aggiunte quelle vetture che, uscite dalla concessionaria, si avviano alle officine delle importanti aziende, che le rendono pronte ad utilizzare i carburanti gassosi. Nelle diverse sezioni di Autoeco troveranno spazio tutti i settori che contribuiscono con il loro lavoro e con i loro progetti innovativi a rendere migliore l&rsquo;ambiente.<br />Troveremo infatti, oltre alle Case automobilistiche, Centri di Ricerca, quali il CRF ( Centro Ricerche Fiat ) componentistica relativa<br />all&rsquo;alimentazione gassosa, pneumatici a basso coefficiente di rotolamento, lubrificanti e benzine ECO, produttori di accumulatori, editoria, Istituzioni ed Enti. Un notevole numero di convegni, con illustri studiosi del settore, faranno da degno contorno e costituiranno occasione d&rsquo;incontro, tra i vari operatori del mondo ECO. Autoeco, che avr&agrave; sede nel prestigioso OVAL, il padiglione del Lingotto nato per il pattinaggio veloce, in occasione delle Olimpiadi torinesi e che ha visto le vittorie di Enrico Fabbris e compagni, fruisce del patrocinio di Regione Piemonte e Comune di Torino. Il prezzo del biglietto fissato simbolicamente in 2&euro; sar&agrave;<br />interamente devoluto alla U.G.I. Unione Genitori Italiani, ONLUS che assiste i genitori dei bambini affetti da tumore. (pgc)<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Madrid - Solo l&#x27;1&#x25; del Mediterraneo &#xe8; protetto</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T09:43:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-195</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-195</guid><content:encoded><![CDATA[L'organizzazione ecologista internazionale Greenpeace ha denunciato la grave situazione di degrado del Mediterraneo a causa della cementificazione massiccia del litorale, l'eccesso di pesca, l'inquinamento e il cambio climatico che stanno distruggendo un mare di cui solo l'1% della superficie e' protetta. Ed ha chiesto ai paesi rivieraschi misure immediate per salvare il Mare Nostrum 'La crescita vertiginosa del turismo negli ultinmi 50 anni e lo sviluppo urbano incontenibile del litorale stanno devastando il Mediterraneo' ha denunciato il direttore di Greenpease Spagna Juan Lopez de Uralde, mentre la nave 'Rainbow Warrior' ha iniziato una crociera che tocchera' i porti Valencia, Barcellona e Palamos durante due settimane di navigazione per esigere la protezione del bacino.<br />La campagna di Greenpeace punta a far conoscere le minacce alle quali sono sottoposti gli ecosistemi marini e la grave crisi medioambientale alla quale questo spazio deve far fronte.<br />E invita a creare una Rete di riserva marina nel Mediterraneo spagnolo e a varare una Strategia marina europea.<br />'Non possiamo continuare a maltrattare il mediterraneo attraverso la distruzione dei suoi ecosistemi, con l'eccesso di pesca e la sistematica occupazione del litorale con il cemento - ha detto Lopez de Urlade citato dall'agenzia Europa Press - E' ora che i responsabili politici mettano in marcia azioni per la sua protezione, Non c'e' tempo da perdere'.(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:SUOLO;100MLD IN EMERGENZA&#x2c; NE SERVONO 42 PER SICUREZZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T07:50:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-194</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-194</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - NAPOLI - Solo negli ultimi 30 anni sono stati spesi oltre 100 miliardi di euro per fronteggiare frane e alluvioni in Italia mentre i costi stimati per la messa in sicurezza di tutto il territorio italiano si aggirano attorno ai 42 miliardi di euro. Questa la fotografia economica del dissesto idrogeologico scattata dal rapporto diffuso a Napoli in occasione del convegno ''Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico: scenari futuri per un programma nazionale di adattamento'', organizzato dall'agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) e dall'Arpa Campania e voluto dal ministero dell'Ambiente. Si tratta del quarto appuntamento di avvicinamento alla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici del 12 e 13 settembre 2007 a Roma. In particolare, il fabbisogno complessivo per la messa in sicurezza di tutto il Paese si aggira attualmente sui 40 miliardi di euro, di cui circa 27 miliardi di euro al Centro-Nord e circa 13 miliardi di euro al Mezzogiorno, cui vanno aggiunti oltre 3 miliardi di euro per interventi di recupero e tutela del patrimonio costiero. Negli ultimi anni la difesa del suolo ha versato il tributo piu' alto in termini di tagli di risorse. Secondo quanto emerso al convegno novita' arrivano dall'ultima Finanziaria dove - riferisce l'Apat - per i soli capitoli del ministero dell'Ambiente sono stati previsti 200 milioni di euro per il 2007, 265 per il 2008 e 265 per il 2009. Un totale di 730 milioni di euro. Tra gli interventi decisi nell'ultimo anno - si legge nel documento - va ricordato che il 10% dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto saranno utilizzati per opere di difesa del suolo in Calabria una delle zone messe a rischo dall' intensificarsi dei fenomeni estremi dovuto al cambiamento climatico in atto - e Sicilia. Il governo ha destinato altri 670 milioni nel triennio 2007-2009 sotto forma di contributo per gli enti locali. (ANSA). G<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>LIVE EARTH: DA SYDNEY A NEW YORK&#x2c; SOS PER IL PIANETA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-10T07:49:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-193</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-july-2007#unique-entry-id-193</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:ANSA<br />(di Alessandra Baldini)<br />NEW YORK - Sole, caldo, spalti gremiti: al Giants Stadium alle porte di New York e' calato il sipario su <br />Live Earth, la maxi-kermesse musicale all'insegna dell'Sos, come nella canzone scritta ad hoc 'Change the World, Sos' di Will.I.am dei Black Eyed Peas.<br />Da Sidney alla Grande Mela passando per Tokyo, Shanghai, Amburgo, Londra, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington, la 'verita' sconveniente' di Al Gore e' risuonata nel mondo grazie al bio-concertone planetario che in nome della lotta all'emergenza climatica ha cercato di convertire fans del rock e del pop e governi al salvataggio della Terra.<br /> ''Sos'' in questo caso sta per 'Save Our Selves', salviamo noi stessi, ed e' stato il leit motiv della kermesse a cui hanno partecipato i Police, Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer e i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers: 150 artisti su nove palcoscenici in sette continenti davanti a un audience stimata di due miliardi di persone in cento paesi.<br />''Il mondo sta morendo, la gente mente se dice che va bene'', ha scandito a tempo di rap Will.I.am nella performance allo stadio Wembley di Londra prima che entrasse in scena la Material Girl con in scaletta ben undici canzoni dalla 'storica' La Isla Bonita alla nuovissima  Hey You, scaricabile dal web e i cui proventi andranno all'alleanza di Gore.<br />Perche' un concerto? Per l'ex vice-presidente la musica ha il potere di cambiare il mondo: ''Quando ero giovane Blowin' in The Wind di Bob Dylan ebbe un impatto incredibile nell'America dei diritti civili. Oggi la musica scritta e cantata a Live Earth puo' fare lo stesso''. Premio Oscar per il documentario Una Verita' Sconveniente, Gore e' apparso continente per continente: in video a Sidney mentre a Tokyo era un ologramma in giacca e cravatta che avvertiva della sfida posta al pianeta dal global warming: ''E' la sfida piu' grande e piu' grave, ma anche quella che possiamo risolvere se ci mettiamo tutti assieme''.<br />I cantanti della kermesse Live Earth erano stati tacciati di ipocrisia nei giorni scorsi per i loro sprechi energetici (la <br />sola Madonna ha emesso 485 tonnellate di ossido di carbonio in quattro mesi per il suo tour dell'anno scorso) e gli <br />organizzatori hanno cercato di fare di tutto per ridurre al minimo l'impatto ambientale delle manifestazioni: i concerti <br />sono stati al possibile tutti 'carbon neutral', cioe' neutrali di emissioni di CO2, contractors e fornitori di servizi sono <br />stati scelti non in base ai costi ma alle credenziali verdi. Bicchieri e contenitori di cibo erano riciclabili. Al Giants <br />Stadium alle porte di New York 800 volontari non hanno avuto altra funzione che di andare in giro a spegnere luci <br />inavvertitamente lasciate accese.<br />Per Gore, il grande sconfitto delle elezioni del 2000 reduce dall'imbarazzo di avere avuto un figlio arrestato per droga <br />(seppure al volante di una Toyota verde) e' stata una mezza rivincita: per la prima volta la Cina ha partecipato a un evento del genere. Un evento collaterale al tempio Toji a Kyoto ha ricordato al mondo l'urgenza di rinnovare il Protocollo sui limiti all'inquinamento che gli Stati Uniti non hanno sottoscritto. Ma almeno in Europa gli show dal vivo non hanno registrato il tutto esaurito: spalti vuoti a Londra e a Amburgo, complice la pioggia, Shakira a cantato a stadio mezzo vuoto.<br />Si e' suonato e ballato in extremis sul Mall a Washington contro il 'niet' posto di repubblicani del Congresso. Si e' <br />suonato anche in Antartide con la band finora sconosciuta Nunatak composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare: sullo sfondo di un iceberg hanno cantato a -18 gradi davanti a 27 colleghi e la loro performance ha permesso a Gore di allestire almeno un evento in ciascun continente.]]></content:encoded></item><item><title>La prima abitazione davvero ecosostenibile? L&#x2019;ennesima proposta viene dalla Gran Bretagna&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T15:52:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-192</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-192</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Punto Informatico http://www.punto-informatico.it <br />Watford - Il digradare del tetto spiovente fa assomigliare il suo profilo a quello dei fienili che punteggiano la campagna inglese. Vi scintillano pannelli solari, ampie finestre e una sorta di grande camino. La prima casa sostenibile, soprannominata Lighthouse, &egrave; stata presentata alla manifestazione Offsite 2007 insieme a quanto di pi&ugrave; innovativo vi sia sul mercato dell'edilizia sostenibile e tecnologicamente avanzata. Materiali il cui impatto sull'ambiente risulta minimo; zero emissioni di anidride carbonica con lo sfruttamento di fonti di energia pulite; un terzo di acqua in meno consumata al giorno grazie a sistemi di raccolta delle precipitazioni e di depurazione: offrendo incentivi, il Regno Unito ambisce ad uniformarsi a queste linee guida, dettate dal Code for Sustainable Homes. Lighthouse, che ha preso forma conducendo a soluzioni architettoniche sperimentali, si spera possa fungere da modello a cui ispirarsi. Due piani e mezzo, due camere, poco meno di cento metri quadri e una concezione dello spazio abitabile ribaltata rispetto alle soluzioni tradizionali. Al piano inferiore, la zona notte, mentre il piano superiore di Lighthouse costituisce la zona giorno, luminosa grazie alle grandi finestre e ai giochi di riflessi che consentono di sfruttare al meglio la luce naturale. L'edificio &egrave; circondato da una sorta di giardino pensile, un terrazzo che consente di ottimizzare spazi urbani spesso angusti e di schermare con la vegetazione la luce diretta del sole. La struttura &egrave; composta e rivestita da un doppio strato di pannelli di legno, la cui installazione richiede costi e tempi ridotti, e sprechi minimi di materiale. Questo rivestimento garantisce una dispersione di calore inferiore di due terzi rispetto ai materiali tradizionali, per contenere gli sprechi inquinanti che il Regno Unito sta tentando di individuare e arginare. Un tipo di isolamento che ottimizza la resa dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento dell'edificio, progettati per sfruttare al massimo gli agenti naturali.<br />Sul tetto spiovente della Lighthouse svetta infatti una sorta di voluminoso camino. Si tratta del sistema di ventilazione meccanica, in grado di raccogliere e incanalare il vento per fornire alla casa un sistema di raffreddamento e di circolazione dell'aria passivo. Il tetto luccica di pannelli solari: sono pannelli fotovoltaici, per la produzione di energia, i cui surplus potranno alimentare la rete nazionale, e termici, deputati al riscaldamento dell'acqua sanitaria, perfettamente integrati nella struttura dell'edificio, studiato per formare un angolo di 40 gradi rispetto all'esposizione solare, in modo da trarne vantaggio anche nelle giornate pi&ugrave; grigie (qui un video della BBC sulla nuova casa). A supportare il rendimento dei pannelli solari &egrave; stato progettato un sistema alimentato con combustibili naturali ad alto potere calorifico come il pellet, segatura compressa. Le emissioni di CO2 stimate per questo tipo di combustibile sono irrilevanti, se bilanciate con l'anidride carbonica assorbita nel corso della vita degli alberi, dei quali il pellet non rappresenta che uno scarto della lavorazione. L'abitazione &egrave; inoltre dotata di un sistema per la raccolta e lo smistamento dei rifiuti, capace di trasformare gli scarti combustibili in carburante ecologico da convertire in energia. Un sistema che consentir&agrave; di ridimensionare sprechi e inquinamento: il monitor dei consumi di cui l'abitazione &egrave; dotata, simile a quelli messi a disposizione recentemente ai cittadini del Regno Unito, permetter&agrave; ai futuri abitanti della Lighthouse di apprezzarne concretamente le performance, in termini di risparmio e di impatto ambientale.<br />Mentre in Italia ancora si tenta di sensibilizzare il cittadino riguardo alle fonti di energia pulite, nel Regno Unito si approntano le prime dispendiose soluzioni concrete, i cui costi, riporta BBC, si ridurranno parallelamente al maturare del mercato. Nel frattempo, negli Emirati Arabi, Norman Foster &egrave; stato incaricato della progettazione di una citt&agrave; a zero emissioni con sei milioni di metri quadri per un enorme impianto fotovoltaico che alimenter&agrave; il pi&ugrave; avanzato polo di sviluppo per le tecnologie a sostegno dell'energia alternativa. Gaia Bott&agrave; <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ECCO LA PIANTA DELL&#x27;ENERGIA PULITA&#x2c; il Miscanthus giganteum.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T15:52:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-191</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-191</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Green Planet Natural Network http://www.greenplanet.net <br />E' il Miscanthus: facile da coltivare, garantisce rese pi&ugrave; elevate<br />Come ben noto, la stragrande maggioranza dell'energia primaria dell'Europa &egrave; di origine fossile, all'incirca per met&agrave; petrolio ed il restante, in parti circa eguali, metano e carbone. Particolarmente critico &egrave; l'uso del petrolio nei trasporti, il componente a pi&ugrave; rapida crescita e per il quale combustibili sostitutivi sono oggi praticamente inesistenti, nonostante l' aumento dei costi e la preoccupazione di una progressiva insufficienza dei consumi, sempre pi&ugrave; concentrata in pochi Paesi dell'Opec/Medio- Oriente.<br />In Italia oggi circolano pi&ugrave; di 500 veicoli per ogni mille abitanti, un record di quasi 30 milioni di mezzi di tutti i generi con un consumo pari a 42 milioni (2002) di tonnellate di petrolio equivalente (Tep), costituito all'incirca in parti eguali da benzina e gasolio. Gli aumenti continui dei consumi (+25% dal 1990 al 2002) sono in stridente contrasto con le preoccupazioni per un crescente scollamento tra domanda e offerta mondiali. Fortunatamente si sta oggi preparando una vera e propria rivoluzione nel campo dei combustibili rinnovabili alternativi: il nostro Paese deve rapidamente prepararsi allo sviluppo di nuovi bio-carburanti e all'uso dell'etanolo in sostituzione ai fossili. Le produzioni annuali di bio-etanolo degli Usa e del Brasile sono state nel 2004 di 16.2 e 16.5 miliardi di litri rispettivamente, equivalenti ad un totale di 20 milioni di Tep di petrolio, la met&agrave; dei trasporti italiani. Negli Usa oggi il 13% della produzione di cereali &egrave; usata per i trasporti, ma rappresenta solamente il 3% dei consumi. Chiaramente nuovi metodi sono necessari al fine di arrivare alla sostituzione del 30% dei fossili per il trasporto entro il 2030 previsto dal US Department of Energy (Doe), senza mettere in pericolo la produzione agricola per l'uomo e gli animali.<br />Un grande vantaggio, almeno teorico, della bio-massa &egrave; legato al fatto che, con la crescita, la pianta estrae la CO2 presente nell'aria. Con la susseguente combustione, la CO2 &egrave; restituita all'atmosfera e quindi l'effetto complessivo dovuto all'effetto serra &egrave; zero. In realt&agrave; il processo complessivo, quello che si definisce &laquo;dalla sorgente alle ruote&raquo; (dall'inglese &laquo;from well to wheel&raquo;) &egrave; pi&ugrave; complesso e quantit&agrave; apprezzabili di CO2 sono prodotte indirettamente nel processo (fertilizzanti, aratura, raccolta, trasformazione in etanolo, ecc.). Tradizionalmente, le biomasse sono prodotte a partire da legname dalle foreste, da scarti e residui e da raccolti energetici specifici dell'agricoltura. Il sistema attuale va rapidamente e profondamente modificato per aumentare le quantit&agrave; e le qualit&agrave; del prodotto. Ad esempio, la pianta della colza produce circa due o tre volte l'energia necessaria per fabbricarla, ma con un handicap importante: una produttivit&agrave; troppo debole. Un campo di colza produce annualmente raramente pi&ugrave; di 1.500 litri all'ettaro, il che significa che per alimentare un' automobile &egrave; necessario disporre in media di un ettaro di piantagione. Il bio-etanolo fabbricato a partire dall'amido o dallo zucchero, oggi dominante, ha un rendimento migliore. Un campo di betterave (la pianta oggi pi&ugrave; efficiente) pu&ograve; procurare 6.000 litri all'ettaro, con dei massimi di 8.000 litri. Ciononostante, per quanto riguarda la CO2 prodotta, il bilancio energetico &laquo;from well to wheel&raquo;, oggi &egrave; ancora controverso ed &egrave; probabilmente solamente marginalmente positivo.<br />Ma si stanno attualmente sviluppando ben pi&ugrave; ricchi bio-etanoli di seconda generazione. Prodotti a partire da materiali legno-cellulosici (tessuti di sostegno dei vegetali, steli, foglie, ecc.), queste piante hanno un bilancio energetico altamente positivo: sono capaci di produrre fino a 15 volte l'energia consumata. Un tipico esempio &egrave; il Miscanthus giganteum. Questo robusto arbusto, originario dal Giappone, Cina (Taiwan) e isole del Pacifico, con foglie verdi larghe 3 cm, cresce in luoghi soleggiati e suoli moderatamente umidi e fertili e non abbisogna di fertilizzanti apprezzabili, e vive anche in suoli &laquo;marginali&raquo;, troppo poveri per le colture tradizionali. Le piante possono essere sia semplicemente bruciate con un'elevata efficienza energetica (60 % del carbone) o convertite in etanolo, in sostituzione della benzina. Si producono cos&igrave; annualmente 12 tonnellate/ettaro di piante secche pari a 36 barili di petrolio. Ma negli Usa, all'Universit&agrave; dell'Illinois, si &egrave; riusciti a quintuplicare la resa e raggiungere le 60 tonnellate/ettaro (180 barili di petrolio/ettaro). Convertita in etanolo, la produzione di miscanthus &egrave; correntemente di 14.000 litri/ettaro e potr&agrave; arrivare, grazie ai menzionati miglioramenti, fino a 35.000 litri/ettaro e cio&egrave; pi&ugrave; di ventitre volte quelli della colza e quasi sei volte quelli delle betterave. Oggetto delle ultime messe a punto, questo Miscanthus dovrebbe essere interamente commercializzabile in alcuni anni. Un'altra alternativa &egrave; il popolare pioppo, una pianta a rapida crescita che pu&ograve; raggiungere in sei anni ben 27 metri di altezza. Una trentina di specie diverse crescono su di un vasto intervallo climatico, dalle regioni subtropicali della Florida alle zone subalpine del- l'Alaska, nel nord del Canada e dell' Europa. La produttivit&agrave; annuale &egrave; di 25 tonnellate per ettaro, corrispondenti a 6.500 litri di etanolo. Con modifiche genetiche, la resa salirebbe a circa 10.000 litri/ettaro.<br />Se piantate ad esempio nei 45 milioni di ettari di terreni coltivabili ma non utilizzati negli Usa, esse potrebbero rimpiazzare l'80 % dei fossili per il trasporto (la cosiddetta miscela EA85). L'Europa (EU25) ha 300 milioni di ettari coltivati e 200 milioni di veicoli. Con 15.000 litri/ettaro ( Miscanthus), la superficie coltivata per una idealizzata e totale sostituzione rinnovabile rappresenterebbe il 7% del totale! A questo riguardo, queste piante non sono dunque niente altro che dei &laquo;captori solari&raquo;, che convertono la luce del sole in etanolo con emissioni di CO2 teoricamente nulle e in pratica fino a 10-15 volte inferiori a quelle dei fossili: il rendimento di conversione energetico a partire dalla luce solare ricevuta nel campo supera il 2%, un risultato straordinario se si pensa che ad esempio il fotovoltaico ha un rendimento pratico dell'ordine del 8-10%. La biomassa, sia grazie a nuovi arbusti come ad esempio il Miscanthus, e ad alberi a rapida crescita come i pioppi, offre quindi una straordinaria possibilit&agrave; di una concreta sostituzione ecologica e rinnovabile della benzina in tempi relativamente brevi e senza grandi cambiamenti nella tecnica (il contenuto energetico dell' etanolo &egrave; il 70% di quello della benzina), specialmente in quelle attivit&agrave; come ad esempio nei trasporti, in cui oggi quest'ultima ha un assoluto monopolio. In contrasto con le piante agricole oggi dominanti, questi nuovi metodi assicurano non solo una produttivit&agrave; considerevolmente maggiore ma anche la completa separazione tra la produzione agricola per l'uomo e gli animali - oggetto questo di crescente preoccupazione soprattutto per i Paesi in via di sviluppo - e la sostituzione nei trasporti con un liquido molto vicino all'ordinaria benzina. Il Corriere della Sera<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Cavi addio&#x2c; l&#x2019;elettricit&#xe0; viagger&#xe0; nello spazio con una tecnologia wireless </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T15:51:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-190</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-190</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: La Provincia di Como<br />L&rsquo;hanno chiamata &laquo;WiTricity&raquo;, composizione delle parole &ldquo;wireless&rdquo; (senza filo) e &ldquo;electricity&rdquo;. Si tratta della possibilit&agrave; di trasferire potenza elettrica senza fare uso degli abituali cablaggi. Un gruppo di ricercatori del Mit, capitanati da Marin Soljacic, l&rsquo;ha sperimentata con successo, riuscendo ad accendere una lampadina da 60 W, inviandole energia attraverso lo spazio da oltre due metri di distanza. La storia comincia una notte fonda di qualche anno fa, quando Soljacic in pigiama fissa infastidito il cellulare che per l&rsquo;ennesima volta l&rsquo;ha svegliato, annunciando col suo bip-bip che le batterie si stanno esaurendo. Sarebbe molto comodo, pensa allora il ricercatore, se questi dispositivi provvedessero da soli alla ricarica, assorbendo l&rsquo;energia necessaria senza ogni volta richiedere il collegamento via cavo a un alimentatore. Ma come? Cos&igrave;, prende il via lo studio. &Egrave; noto che l&rsquo;energia possa essere trasportata dalle onde elettromagnetiche, ma queste si disperdono in ogni direzione, quindi vanno bene solo per trasmettere segnali deboli (poi amplificati), non per ricaricare batterie o accendere lampadine. Un laser &egrave; gi&agrave; meglio, dato che invia energia elettromagnetica concentrata in una direzione. Esso risulta tuttavia pericoloso, richiede un sofisticato meccanismo di puntamento e impone che non vi siano ostacoli lungo il tragitto. La soluzione del Mit si basa sul principio della risonanza. Immaginiamo una stanza piena di bicchieri di cristallo variamente riempiti. Se produciamo con veemenza una nota musicale acuta, ad esempio con la voce, uno dei bicchieri pu&ograve; risuonare alla stessa frequenza, accumulando porzioni crescenti di energia meccanica, anche fino a frantumarsi. Se emettiamo una nota differente vibra un altro bicchiere. In pratica, solo l&rsquo;oggetto con una data frequenza caratteristica reagisce alle onde sonore; gli altri restano inerti. La voce e il bicchiere che si scambiano energia vengono detti &ldquo;risuonatori&rdquo;. Ebbene, il gruppo di Soljacic ha cercato dei risuonatori, ma non nel campo meccanico, bens&igrave; in quello magnetico; e li ha trovati. Si tratta di due bobine in rame, di particolare fattura e dimensione, che fungono rispettivamente da antenna trasmittente (la voce) e ricevente (il cristallo). La prima &egrave; collegata alla sorgente elettrica e genera un campo magnetico oscillante. A interagire sensibilmente a quest&rsquo;ultimo &egrave; solo il secondo avvolgimento, il quale aumenta progressivamente la propria tensione, alimentando un dispositivo elettrico. Il campo magnetico passa senza problemi oltre gli ostacoli e raggiunge il ricevitore anche se questo si muove. Inoltre, esso &egrave; di tipo non radiativo, il che significa che l&rsquo;energia non sfruttata non si disperde, ma resta in prossimit&agrave; del trasmettitore; l&rsquo;efficienza dell&rsquo;esperimento &egrave; del 40%, tantissimo per una prima prova. Infine, il campo &egrave; puramente magnetico (non elettromagnetico) e vibra a soli 10 Mhz: &egrave; quindi innocuo per i tessuti biologici. Siamo alle porte di un futuro in cui i cellulari, i computer portatili o quant&rsquo;altro si alimenteranno dall&rsquo;etere e si caricheranno da soli. Roberto Weitnauer<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: TASSA SMALTIMENTO A PESO D&#x27;ORO&#x2c; +3&#x25; IN UN ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:43:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-189</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-189</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Rifiuti a peso d'oro anche per la Tarsu, la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e per la Tia, la tariffa d'igiene ambientale destinata a sostituirla. Secondo lo studio realizzato dall'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, infatti, una famiglia-tipo composta da tre persone e reddito lordo complessivo di 44.200 euro ed una casa di proprieta' di 100 metri quadrati, ha sostenuto nel 2006 una spesa di 206 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con un aumento del 3% rispetto all'anno precedente. A Caserta, la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani sfiora i 400 euro, il quadruplo rispetto alla citta' meno cara d'Italia, Reggio Calabria (95 euro). Livorno (321 euro) la citta' piu' cara del Centro-Nord, ma, in generale, la media annua piu' alta si registra in Campania (264 euro) e la piu' bassa in Molise (118 euro). Ma le differenze sono sensibili anche all' interno delle stesse aree geografiche. In Sicilia, per esempio: a Enna la Tarsu arriva a costare 348 euro, ben 190 euro in piu' rispetto alla Tarsu che si paga a Ragusa (158 euro). Lo stesso in Lombardia, dove la Tarsu pagata a Milano (262 euro) supera di 138 euro la Tarsu pagata a Cremona (124 euro) o nel Lazio, dove il servizio a Latina costa 292 euro, cioe' 153 euro in piu' rispetto a quanto si paga a Viterbo (139 euro). L' indagine ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia nel biennio 2005/2006: 11 citta' hanno fatto registrare incrementi superiori al 4% e ulteriori 11 che hanno fatto registrare incrementi superiori al 10%: Teramo (Tia +84%), Palermo (Tarsu +75%), Catania (Tarsu +37,5%), Taranto (Tarsu +30%), Perugia (Tia +29%), Ragusa (Tarsu +25%), Siracusa (Tarsu +25%), Oristano (Tarsu +23%), Viterbo (Tarsu +18%), Livorno (Tia +13%), Terni (Tia +12%). Di queste, solo in due casi (Perugia e Livorno), l'incremento tariffario e' parzialmente giustificato dal passaggio da Tarsu a Tia. (ANSA). FBB ]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: PECORARO A VELTRONI&#x2c; SI&#x27; A RISORSE DIFFERENZIATA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:42:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-188</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-188</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha attivato la Direzione generale del ministero affinche' esamini da un punto di vista tecnico e d'intesa con la Regione Lazio le osservazioni pervenute oggi nella lettera del Sindaco di Roma Walter Veltroni in relazione alla questione rifiuti. Lo rende noto un comunicato dell'Ufficio stampa del ministero dell'Ambiente. Pecoraro, apprezzando l'impegno - definito 'obiettivo prioritario' - espresso dal Sindaco nella lettera affinche' siano raggiunti al piu' presto elevati livelli di raccolta differenziata, si e' detto disponibile a verificare le disponibilita' economiche per sostenere la raccolta differenziata 'porta a porta' come richiesto da Veltroni. Il ministro ha anche chiesto al Direttore generale del Dicastero di definire con Comune e Regione l'attivazione di un tavolo tecnico per esaminare le osservazioni proposte da Veltroni con particolare riferimento alla questione del ruolo di Ama. (ANSA). COM-GU <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: REGIONE MARCHE&#x2c; ACQUA ALLA SPINA CONTRO PLASTICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:42:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-187</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-187</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ANCONA, 21 GIU - Per ridurre il ricorso a bottiglie e bottigliette di plastica - di cui i dipendenti, con questi caldi, fanno ampio uso - e combattere cosi' l'inquinamento, la Regione Marche ha installato in due dei suoi palazzi cinque punti d'erogazione d'acqua alla spina. ''Refrigeratori - riferisce una nota - che consentono di erogare, direttamente dalla rete idrica, in modo igienico e funzionale, acqua a temperatura ambiente, fredda e liscia in base ai gusti''. I dispositivi sono dotati di un filtro ''everpure'' a carboni attivi e di una lampada Uv in grado di eliminare il sapore e l'odore del cloro e altre impurita', se presenti. Da segnalare che la Regione ha anche invitato i dipendenti a dotarsi di una propria bottiglia da riempire a piacere, cosi' da non utilizzare i bicchieri di plastica, ulteriore fonte di rifiuti. ''Questa piccola, ma dissetante iniziativa - commenta l'assessore all'ambiente, Marco Amagliani - rientra all'interno della strategia regionale di buone pratiche per la sostenibilita' e va ad aggiungersi al tetto verde, realizzato l'anno scorso presso uno dei palazzi regionali Il nuovo sistema di distribuzione fa risparmiare la produzione di bottiglie di plastica, perseguendo cosi' una via sostenibile di riduzione dei rifiuti alla fonte''.(ANSA). COM-PP <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;AMBIENTE: MINISTERO RILANCIA AREE MARINE PROTETTE SICILIANE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:42:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-186</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-186</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha firmato i provvedimenti che affidano la gestione temporanea delle aree marine protette delle Isole Egadi, Capo Gallo-Isola delle Femmine e dell'Isola di Ustica all'Apat (Agenzia per la protezione dell'Ambiente e per i servizi tecnici), in attesa che si chiarisca la corretta interpretazione delle norme relative agli affidatari della gestione stessa. Lo rende noto un comunicato dell'Ufficio Stampa del Ministero dell'Ambiente. La scelta di affidare all'Apat, in via transitoria, la responsabilita' della gestione di tali aree marine protette - si legge nel comunicato - e' stata compiuta alla luce delle competenze e delle funzioni squisitamente tecnico-operative proprie dell'Agenzia ed in relazione a quanto indicato dalla relazione della direzione generale del ministero, con lo scopo di garantire una gestione che risulti omogenea e coerente con gli obiettivi istituzionali propri delle aree marine protette della salvaguardia e tutela del patrimonio naturale esistente. Inoltre, il ministro dell'Ambiente ha richiesto all'Apat di operare valorizzando le competenze e con una grande capacita' di ascolto del territorio. Contestualmente a questo provvedimento il ministro Pecoraro Scanio - prosegue il comunicato - ha sollecitato la Direzione Protezione Natura del ministero dell'Ambiente a definire nuove iniziative e risorse per rilanciare gli impegni riguardanti le aree marine protette del Plemmirio, di Lampedusa e delle Isole Ciclopi e di accelerare le procedure di istituzione delle nuove aree marine protette richieste anche dagli enti locali siciliani. (ANSA). I27-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: GERMANIA; DAL 1988 RISCALDAMENTO ACCELERATO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:41:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-185</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-185</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BERLINO, 4 LUG - La Germania sta assistendo ad un eccezionale aumento delle temperature: lo mostra un'analisi dei dati registrati dagli uffici meteorologici dal 1900 al 2006, dai quali risulta una impennata a partire dal 1988, nel corso della quale tutti gli inverni, meno quello del 1996, sono stati molto piu' miti del passato. Lo scrive il settimanale di Amburgo 'Stern' giovedi' in edicola. In media la temperatura di aprile, maggio e giugno e' aumentata di 3,1 gradi rispetto alla norma; la curva dei dati, realizzata dal servizio meteorologico tedesco (Dwd), ha il suo picco a giugno 2006, mese in cui la temperatura e' stata la piu' alta dei 106 anni analizzati. Il 2006 e' stato l'anno piu' caldo dell'arco temporale in questione: a gennaio 2006 le temperature sono state piu' alte di 5 gradi rispetto alla media. (ANSA). I81-STE]]></content:encoded></item><item><title>INQUINAMENTO: CINA; AGENZIA AMBIENTE&#x2c; SITUAZIONE &#x27;CRITICA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-05T07:41:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-184</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-184</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - PECHINO, 4 LUG - L'inquinamento dell'atmosfera e' arrivato in Cina a un punto ''critico'': lo afferma in un' intervista pubblicata oggi dal quotidiano China Daily Pan Yue, il direttore della State Environment Protection Agency (Sepa), l'organismo addetto al controllo dell'ambiente. Dopo aver ricordato le drammatiche situazioni verificatesi nel corso dell' estate in tre grandi laghi cinesi che si sono improvvisamente riempiti di alghe azzurognole che hanno reso inutilizzabili le loro acque, Pan Yue afferma che esse ''sono il prezzo che paghiamo per aver seguito un modello di sviluppo cieco''. Il direttore del Sepa ricorda che secondo uno studio pubblicato due mesi fa dal ministero della sanita' di Pechino risulta che i casi di tumori maligni sono cresciuti dai 995 per un milione di persone nel 1970 ai 1.480 del 2002. ''Non abbiamo prove che questo aumento sia stato causato dall' inquinamento ma c'e' un legame tra l'inquinamento dell'aria e dell'acqua e l'alto numero di tumori ai polmoni e all'apparato digerente''. Pan Yue afferma poi che negli anni passati la Cina ha effettuato ingenti investimenti per riparare ai danni portati all'ambiente, ma ha aggiunto che il ''tasso di inquinamento rimane piu' veloce di quello di bonifica''. Secondo Pan, gran parte della responsabilita' va attribuita al sistema di controllo che ''polverizza le responsabilita' e i doveri''. Per rimediare, il direttore del Sepa suggerisce l'adozione di un meccanismo di controllo che superi le divisioni tra regioni e tra differenti dipartimenti governativi. (ANSA). NT ]]></content:encoded></item><item><title>UOMO &#x27;DIVORA&#x27; UN QUARTO RISORSE NATURALI DEL MONDO&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-04T14:28:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-183</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-183</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - C'e' una specie animale che divora un quarto delle risorse destinate a tutta la natura: e' l'uomo. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Pnas, gli interventi umani sulla produzione da fotosintesi della biosfera (come coltivazioni intensive o disboscamento) alterano la disponibilita' per gli altri animali di risorse naturali. I ricercatori dell'universita' di Vienna hanno studiato i dati della Fao sull'agricoltura di 161 paesi, pari al 97% della superficie terrestre. Secondo i loro calcoli, il 24% della capacita' produttiva del nostro pianeta viene sfruttata dall'uomo, una percentuale cosi' alta da far si' che non ci siano abbastanza risorse per il resto degli abitanti della Terra. E la situazione potrebbe peggiorare se ci sara' un aumento delle coltivazioni per produrre biocarburanti. ''Un aumento di quattro o cinque volte della produzione di biocarburanti - ammonisce Helmut Haberl, che ha condotto lo studio - avrebbe implicazioni drammatiche sull'ecosistema. Vorrebbe dire cancellare quello che resta delle foreste pluviali di Argentina e Brasile''. Lo studio riporta che il consumo di carbonio dovuto all'uomo e' di 16mila miliardi di tonnellate all'anno: meta' vengono dai prodotti agricoli, il sette per cento dagli incendi causati dall'uomo e il resto nelle attivita' industriali. (ANSA). I12-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:COMMISSIONE UE&#x2c;LE PROPOSTE PER ADATTARSI A CAMBIAMENTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:53:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-182</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-182</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 29 GIU - Il cambiamento climatico e' qui, come dimostrano le piogge torrenziali in Gran Bretagna e gli incendi devastanti in Grecia, ed e' quindi ''urgente'' adattarsi per evitare che le conseguenze possano diventare ancora piu' pericolose. E' questo il messaggio lanciato oggi dal commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, che ha presentato il libro verde 'Adattarsi al cambiamento climatico - le opzioni per l'azione dell'Ue'', nel quale vengono elencate alcune priorita' per le azioni da intraprendere a breve e che potranno tradursi in iniziative legislative, al termine della consultazione a livello europeo che si concludera' a fine novembre. Adattarsi al cambio climatico, mette in guardia Bruxelles, non e' un sostituto per la lotta alle emissioni di C02. Le due cose si devono muovere di pari passo, ma davanti all'aumento delle temperature, alla scarsita' dell'acqua, all'aumento della frequenza di temporali e' necessario adattarsi per ridurre i rischi in modo efficace, ottimizzando i costi e magari anche sfruttando gli eventuali benefici, soprattutto in agricoltura, turismo, salute, infrastrutture. Quali azioni si possono intraprendere? Il libro verde ne cita varie: un uso piu' efficiente dell'acqua, la costruzione di dighe anti alluvioni e contro l'innalzamento del livello del mare, lo sviluppo di sementi resistenti alla siccita', l'adattamento delle regole edili per poter affrontare eventi climatici estremi. L'Europa meridionale e l'intero bacino del Mediterraneo, indica il libro verde, saranno fra le zone dell'Europa a soffrire di piu' a causa dell'effetto combinato degli aumenti delle temperature e della riduzione delle precipitazioni in zone che gia' soffrono di siccita'. Ma, secondo la Commissione Ue, adattarsi a questi cambiamenti puo' produrre dei vantaggi e ''nuove opportunita' economiche, inclusi posti di lavoro e mercati per prodotti innovativi''. E' il caso dello sviluppo del turismo nel Mediterraneo, piu' concentrato nei mesi primaverili e autunnali, con un parallelo incremento del turismo estivo nelle zone balneari del nord Europa o della nascita di forme di premi assicurativi, che incentivino ad adattarsi al cambiamento climatico. Anche perche' uno dei messaggi di fondo del libro verde e' che costa molto di meno agire, che non fare niente. ''Il costo di non costruire difese contro le inondazioni sara' quattro volte piu' alto in termini di danni causati di quello che dovremmo pagare per adattarci all'innalzamento del livello del mare'', ha sottolineato Dimas. (ANSA). CLG <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: CONSIGLIO UE&#x2c; INTESE SU RIFIUTI&#x2c; ACQUA E MERCURIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:52:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-181</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-181</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - LUSSEMBURGO, 28 GIU - Il Consiglio dei ministri dell'ambiente Ue riunitosi oggi a Lussemburgo ha raggiunto prime intese su tre provvedimenti relativi alla riforma delle norme sui rifiuti, la limitazione di sostanze nocive nelle acque e la proibizione dell'esportazione di mercurio dai Paesi Ue. La direttiva sui rifiuti esaminata oggi dai ministri e' destinata a sostituire - raggruppandole, semplificandole e rafforzandone le disposizioni - tre direttive gia' in vigore: la norma quadro sui rifiuti, la norma sui rifiuti pericolosi e quella relativa agli oli combustibili. In materia di salvaguardia delle acque, l'obiettivo del provvedimento in discussione e' di fissare, tra l'altro, nuovi limiti per la concentrazione nelle acque di sostanze come i pesticidi e i metalli pesanti. Il regolamento sul mercurio punta poi ad assicurare che i residui di questa sostanza vengano stoccati in maniera sicura a partire dal 2011, cioe' quando entrera' in vigore il divieto di esportazione. (ANSA). RED-TI <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: FEDERAMBIENTE&#x2c; SERVE BANCA DATI PER TARIFFA AD HOC&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:51:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-180</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-180</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 27 GIU - ''Acqua gas ed elettricita' sono servizi a rete dove c'e' un contatore e il cittadino paga in base ai consumi. Per i rifiuti il contatore non c'e': per questo e' importante l'accesso alle banche dati utenti degli altri gestori di servizi''. Questa la posizione espressa da Daniele Fortini, presidente di Federambiente nelle conclusioni del Convegno oggi a Roma ''Tariffa rifiuti: una riforma incompiuta''. Secondo Fortini ''l'obiettivo e' far pagare a ciascun cittadino il costo dello smaltimento dei rifiuti che effettivamente produce, seguendo il principio 'chi inquina paga'''. Di qui l'importanza delle informazioni sugli utenti, grazie alle quali ''si puo' personalizzare il servizio e la tariffa'' ha affermato il presidente di Federambiente. ''Federambiente chiede un correttivo delle norme sulle tariffe perche' i cittadini sappiano che avranno un trattamento equo - ha aggiunto Fortini - chi e' passato a tariffa ha potuto sperimentare il passaggio ad un sistema dinamico che premia un comportamento virtuoso''. Federambiente ha anche annunciato la firma di un protocollo d'intesa con Equitalia Spa, un'agenzia per le riscossioni di Stato, che prevede una collaborazione per la lotta all'evasione della tariffa sui rifiuti. ''Pagare tutti per pagare il giusto'' e' lo slogan del presidente di Federambiente che chiede al governo ''la rimozione del blocco per i Comuni nella scelta di passare a tariffa nella Finanziaria 2008''. (ANSA). Y62-MRB/MB ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: VIA LIBERA MINISTRI UE A RIDUZIONE C02 AUTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:50:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-179</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-179</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES - I ministri dell'Ambiente europei hanno dato il loro via libera alla riduzione a 120 grammi per chilometro di c02 per le auto vendute nell'Ue a partire dal 2012 ma non si sono accordati sulla ripartizione di questo impegno. I ministri hanno dato il loro sostegno alla strategia della Commissione Ue tesa a imporre ai costruttori una riduzione delle emissioni a 130 grammi, dagli attuali 160, con una ulteriore riduzione di dieci grammi grazie all'uso di biocarburanti e al miglioramento delle prestazioni dei pneumatici, ma non si sono trovati d'accordo sulla ripartizione fra le varie categorie di automobili. '''E' un conflitto fra l'industria automobilistica francese e italiana da un lato e quella tedesca dall'altro'', ha ammesso il ministro tedesco all'Ambiente Sigmar Gabriel, presidente di turno dell'Ue. La divisione e' fra i produttori di auto di piccola e media cilindrata, meno inquinanti, (Italia, Francia e Spagna) e quelli delle grosse berline, dei 4x4 e delle auto sportive (Germania e Svezia). ''Non si puo' raggiungere l'obiettivo dei 120 grami riducendo le emissioni solo delle auto piu' potenti'', ha osservato Gabriel. Sara' quindi la Commissione a dover risolvere le questione nella sua proposta legislativa a fine anno. (ANSA). CLG <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;arsenico colpisce anche dopo vent&#x2019;anni dall&#x2019;esposizione&#x2c; quasi come l&#x2019;amianto&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:46:36+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-178</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-178</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />La longa manus dell'arsenico<br />Anche dopo 20 anni dalla contaminazione questo elemento chimico provoca tumore ai polmoni e alla vescica <br />L&rsquo;arsenico continua a causare cancro ai polmoni e alla vescica anche dopo decenni dall&rsquo;esposizione. Lo sostiene uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, condotto da Guillermo Marshall, docente alla Pontificia Universidad Cat&oacute;lica del Cile di Santiago, e altri studiosi tra cui ricercatori dell&rsquo;Universit&agrave; della California di Berkeley. L&rsquo;arsenico &egrave; noto come causa di cancro ai polmoni e alla vescica, ma quello che i ricercatori cercano di scoprire &egrave; quanto a lungo rimanga alto il rischio di sviluppare la malattia dopo la fine dell&rsquo;esposizione.<br />In una regione a nord del Cile, fin dal 1958, l&rsquo;acqua potabile venne contaminata con una grande quantit&agrave; di arsenico, finch&eacute;, negli anni Settanta, grazie alla costruzione di un impianto per la purificazione dell&rsquo;acqua, la concentrazione di tale elemento diminu&igrave;. Gli studiosi hanno confrontato i dati relativi alla mortalit&agrave; per tumore ai polmoni e alla vescica nel periodo tra il 1950 e il 2000 nella regione contaminata con quelli di una zona pi&ugrave; a sud, dove le sorgenti non sono state toccate dall'inquinamento. Scoprendo cos&igrave; che il tasso di mortalit&agrave; cresce costantemente dopo dieci anni dal momento in cui il livello di arsenico nell'acqua comincia a salire al di sopra dei limiti consentiti, e che raggiunge il massimo anche venti anni dopo che, invece, tale livello ha iniziato a scendere. <br />Nella zona studiata &egrave; stato rilevato un tasso di morti per cancro ai polmoni tre volte superiore a quello fatta registrare nella zona di confronto mentre quello relativo al tumore della vescica &egrave; risultato sei volte superiore negli uomini e quattordici nelle donne. &ldquo;Milioni di persone, nei paesi industrializzati e non, dispongono solo di acqua i cui livelli di arsenico superano i limiti stabiliti&rdquo;, sostiene Jay H. Lubin, del National Cancer Institute di Bethesda nel Midland. &ldquo;Non &egrave; quindi ancora del tutto chiara la portata delle conseguenze sulla salute pubblica che questo tipo di inquinamento potrebbe avere&rdquo;. (m.g.)<br />(GEVAM)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Stop al green. In California bloccato l&#x27;ennesimo campo da golf. Salvati 15 mila alberi e zone umide.&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:46:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-177</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-177</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: VERDI News, http://www.verdi.it <br />Tiger Wood e Clint Eastwood tra gli investitori<br />Stelle nella polvere in California. La Commissione che si occupa della costa ha bocciato mercoled&igrave; il progetto per un nuovo campo da golf nella verde e selvaggia Pebble Beach, a nord della celebre Big Sur, presentato da un gruppo di investitori celebri guidati da Clint Eastwood. Il Green &ndash; che, come riporta il Los Angeles Times del 14 giugno, sarebbe stato il nono per la foresta Del Monte, nella penisola di Monterey - avrebbe comportato tra l&rsquo;altro il taglio di oltre 15.000 pini di Monterey cancellato paludi e aree umide cruciali per il delicato equilibrio ambientale della costa.<br />La decisione, giunta con otto voti sfavorevoli contro 4 &ldquo;s&igrave;&rdquo; &egrave; storica in un paese e in una realt&agrave; internazionale in cui gli investimenti milionari legati al golf hanno porte aperte anche nei pi&ugrave; remoti, selvaggi e incontaminati ambienti, dalle foreste malesi, agli altopiani alpini ai boschi normanni, fino ad aree secche (adattate con un enorme spreco di acqua ed energia) come il nord Africa o la stessa nostra Sardegna.<br />Creata 30 anni fa per proteggere le coste dall&rsquo;eccessiva urbanizzazione la commissione &egrave; stata pi&ugrave; forte di anni di pressioni politiche e imprenditoriali: l&rsquo;azienda di sviluppo Pebble Beach Co. era stata rilevata dagli attuali proprietari &ndash; in tutto 130 oltre a Eastwood, si contano Arnold Palmer, il presidente del Comitato Olimpico Peter Ueberroth e il campionissimo di golf Tiger Wood &ndash; dai precedenti proprietari giapponesi nel 1999 per 820 milioni di dollari.<br />&ldquo;In vent&rsquo;anni non avevo mai visto un esempio tanto lampante di iniziativa per aggirare il Coastal Act sulla protezione dell&rsquo;ambiente&rdquo;, ha spiegato Sara Wan, un membro della commissione di Malibu. &ldquo;Praticamente avrebbero distrutto indisturbati il cuore della foresta di Monterey e l&rsquo;ecosistema circostante.&rdquo;<br />Il progetto prevedeva il taglio di 15.000 alberi, la costruzione di un green da 18 buche, una pista, un maneggio 60 appartamenti per impiegati e un hotel del luxe da 160 stanze.<br />Gli investitori ribattono che la costruzione dell&rsquo;impianto avrebbe comportato un danno limitato e mobilitato risorse per la protezione del resto del bosco, e che l&rsquo;opzione &ldquo;de luxe&rdquo; sarebbe stata pi&ugrave; ecocompatibile di un&rsquo;altro progetto che proponeva invece la costruzione di una serie di residenze private che avrebbero frammentato l&rsquo;intera foresta. L&rsquo;intera penisola &egrave; una mecca del golf, si pagano 475 dollari per giocare sullo storico green sul Pacifico. Lo sviluppo della zona (nell&rsquo;area ci sono ormai 3000 abitazioni) aveva gi&agrave; diviso e isolato numerose porzioni di foresta. L&rsquo;ultimo progetto, secondo la commissione, avrebbe tra l&rsquo;altro eliminato il 20% della preziosa popolazione di orchidee Yadon piperia e attaccato specie tipiche come la rana rossa cantata da Mark Twain.<br />Il Monterey County Herald, inizialmente favorevole al progetto, aveva poi evidenziato i trucchi burocratici e la campagna di informazione (compresi spot con Clint Eastwood protagonista) usati per nascondere nel piano il vero impatto sull&rsquo;ambiente.<br />(GEVAM)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;U.E. sta per intervenire per ridurre l&#x2019;impatto ambientale delle sepoltura o cremazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:45:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-176</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-176</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it <br />Gli esseri umani inquinano: rifiuti, aerosol, detergenti, gas di scarico... Ma il triste destino dell'uomo e' che continua a inquinare anche da morto. Infatti, sepoltura e cremazione, se effettuate in modo non corretto, danneggiano l'ambiente. Per le bare ci vuole il legno e quindi vengono abbattuti milioni di alberi, poi ci sono le vernici, i feretri di zinco, ma anche le urne con le ceneri che finiscono nei fiumi o in mare. Il problema esiste e qualcosa si muove: in Francia, Germania, Austria e in alcuni Comuni spagnoli e' ormai proibito spargere liberamente le ceneri; ci sono aziende che fabbricano bare e urne biodegradabili; infine, l'Europa ha pronta una bozza sulla convenienza a trattare i resti umani con prodotti ecologici.<br />(GEVAM)]]></content:encoded></item><item><title>In SVEZIA con la criotecnica i corpi dei defunti sono meno inquinanti&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-07-01T15:45:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-173</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-july-2007#unique-entry-id-173</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it <br />Per far si' che i morti inquinino di meno, la Svezia vorrebbe introdurre la "criotecnica". E' un metodo basato sul freddo e la disidratazione, e consente di limitare l'impatto della decomposizione dei corpi. In effetti, sia la sepoltura che la cremazione, hanno conseguenze inquinanti per l'aria e l'acqua. "Vorrei incoraggiare la criotecnica. Penso che sia interessante e, per come l'ho intesa, sono favorevole", ha dichiarato la ministra della Cultura Lena Adelsohn Liljeroth. Il sistema, messo a punto dalla biologa Susanne Wiigh, non dura piu' di due ore, mentre un corpo inumato impiega vari anni per decomporsi totalmente. Servirebbe una nuova legislazione, intanto la Chiesa luterana ha gia' dato il suo benestare.<br />(GEVAM)<br />]]></content:encoded></item><item><title>TRIESTE: AMBIENTALISTI E MARGHERITA HACK CONTRO IL &#x22;PARCO DEL MARE&#x27;&#xa;.Proposta un&#x27;alternativa ecosostenibile di respiro internazionale.&#xa; &#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-29T08:44:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-june-2007#unique-entry-id-172</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-june-2007#unique-entry-id-172</guid><content:encoded><![CDATA[I soci dell'organizzazione ambientalista internazionale Friends of the Earth - Amici della Terra (Club Autonomo di Trieste), appoggiati dall'astrofisica Margherita Hack, durante una conferenza stampa hanno aspramente criticato il progetto del 'Parco del Mare' proposto dalla Camera di Commercio di Trieste.La professoressa Hack si e' detta "assolutamente contraria" al progetto e ha definito questo tipo di parchi, con animali prelevati dai mari di tutto il mondo e rinchiusi nelle vasche, "una cosa penosa, vergognosa, atroce come gli zoo", in questo caso, ha detto, "uno zoo d&acute;acqua". Hack si e' dichiarata invece a favore dei veri parchi del mare, quelli naturali concepiti come rifugio per gli animali liberi, senza pescatori, senza barche e senza bagnanti, perche' "gli animali vanno visti e incontrati nel loro ambiente e non come prigionieri in un lager"."Il progetto della Camera di Commercio propone un luna-park turistico-commerciale-gastronomico a spese e non a vantaggio dell'ambiente e del denaro pubblico, con criteri del secolo scorso ormai inaccettabili dal punto di vista ecologico, etico e didattico".Questa la posizione dell'associazione, illustrata da Chiara Bernardoni e Roberto Giurastante. <br />L'alterativa proposta dagli ambientalisti e' un Parco ecosostenibile internazionale, sullo schema di quanto indicato da Margherita Hack, da realizzarsi tra Italia e Slovenia a Muggia, nella baia di San Bartolomeo, utilizzando anche le esistenti strutture settecentesche dell'antico Lazzaretto, ora occupate da militari.<br />Si tratterebbe di un centro di studio e didattica degli ambienti acquatici e per la cura di animali in difficolta'. Gli animali e il loro habitat potrebbero essere osservati attraverso grandi schermi collegati a telecamere in mare, sia nel golfo di Trieste sia altrove, nell'Adriatico, nel Mediterraneo e in altri mari del mondo. Inoltre, secondo gli ambientalisti il progetto dell'Ente camerale triestino "sarebbe ancora soltanto una facciata pubblicitaria priva di sostanza, che si limita a spartire denaro pubblico per consulenze su opere comunque irrealizzabili prima di 10-20 anni".<br />(Afv/Pe/Adnkronos)]]></content:encoded></item><item><title>MEDITERRANEO&#x2c; CRESCE RISCHIO ONDATE CALORE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-20T12:09:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-171</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-171</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Entro fine secolo ondate di calore come quelle che si sono verificate nel 2003 potrebbero diventare la norma, e il numero di giorni con temperature massime superiori ai 35 gradi aumentare di cinque volte. La previsione &eacute; contenuta in uno studio dei ricercatori dell'universit&agrave; americana di Purdue e del Centro Internazionale Abdus Salam di Fisica Teorica di Trieste, pubblicato dalla rivista Geophysical Research Letters. I ricercatori hanno elaborato i dati sull'aumento delle temperature nel Mediterraneo degli ultimi anni applicando due diversi modelli matematici: in uno si prevede un raddoppio delle emissioni di gas serra entro la fine del secolo, mentre nell'altro un aumento del 50%. In entrambi i casi le ondate di calore crescono, in una misura che varia da un minimo del 200% a un massimo del 500. <br />La mappa dei 21 paesi esaminati vede come zona pi&ugrave; a rischio la Francia occidentale, seguita dalle aree costiere di Spagna e Libia. "Anche l'Italia sar&agrave; colpita duramente, e a soffrire saranno soprattutto le coste - spiega Filippo Giorgi, che ha coordinato la parte triestina della ricerca - perch&eacute; al caldo si sommer&agrave; l'umidit&agrave;. nelle nostre previsioni in alcune zone si potrebbe arrivare addirittura a 40 giorni torridi per ogni estate, rispetto agli 8-10 registrati adesso". Nelle proiezioni, entro qualche decina d'anni le temperature che adesso registriamo nelle due settimane pi&ugrave; calde dell'estate diventeranno quelle delle due pi&ugrave; fredde. La ricerca conferma anche alcuni studi che indicano il Mediterraneo come la zona che sar&agrave; pi&ugrave; colpita dai cambiamenti climatici nei prossimi anni. I primi effetti si sono in realt&agrave; gi&agrave; fatti sentire, come testimoniano le ondate anomale di calore che nel 2003 hanno ucciso 35mila persone in tutta l'area di cui 15mila solo in Francia. <br />"Questo &egrave; dovuto a fattori meteorologici - spiega ancora Giorgi - con l'aumentare delle temperature si instaurano zone di alta pressione sull'Atlantico, che deviano le perturbazioni verso nord. Quindi oltre all'aumento della temperatura nel sud Europa si ha anche una perdita di precipitazioni che peggiora la situazione. Situazioni come quelle del 2003 potrebbero presto diventare la norma". L'unico rimedio, anche se parziale, suggerito dagli scienziati &egrave; quindi una drastica diminuzione delle emissioni di gas serra, che secondo lo studio potrebbe diminuire del 50% gli effetti del riscaldamento. "Al punto in cui siamo un aumento delle giornate estremamente calde ci sar&agrave; comunque - conferma il ricercatore - per&ograve; bisogna pensare che gli effetti estremi come questo risentono di pi&ugrave; delle variazioni dell'effetto serra rispetto a quelli medi. Bisognerebbe arrivare rapidamente a un calo delle emissioni, e non al semplice mantenimento che ci si propone in questo periodo, e questo avrebbe un grande effetto sulle temperature, forse ancora maggiore di quanto abbiamo stimato". (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>ELETTROSMOG&#x2c; APPELLO DELL&#x27;OMS&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-18T09:43:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-169</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-169</guid><content:encoded><![CDATA[TOKYO - L'Organizzazione mondiale della sanit&agrave; ha lanciato un appello alle nazioni che vi aderiscono affinch&eacute; adottino misure contro l'elettrosmog, sempre pi&ugrave; sospettato di causare leucemia nei bambini. Nel suo primo rapporto sul problema, citato dall'agenzia giapponese Kyodo, l'Oms raccomanda l'adozione di misure preventive contro le emissioni elettromagnetiche a bassa frequenza come quelle delle linee elettriche ad alta tensione. <br /><br />Il documento presenta a modello alcune iniziative prese in paesi come Italia e Olanda per una distanza di sicurezza fra le linee elettriche ad alta tensione e le abitazioni. Sono citati in proposito anche alcuni studi epidemiologici giapponesi e americani secondo cui il rischio di leucemia raddoppia nei bambini esposti costantemente a elettrosmog di oltre 0,3-0,4 microtesla.<br /><br /> Il rapporto non fornisce altre cifre sui livelli nocivi di esposizione a queste onde elettromagnetiche, ma rileva che fra gli elettrodomestici che ne emettono maggiormente figurano gli asciugacapelli, i rasoi elettrici e i forni a microonde.<br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PIANI GESTIONE RIFIUTI&#x2c; CORTE UE CONDANNA ITALIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:43:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-168</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-168</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 14 GIU - La Corte di giustizia europea del Lussemburgo ha oggi condannato l'Italia per la mancata o insufficiente applicazione delle direttive Ue nell'elaborazione di alcuni piani di gestione dei rifiuti, compresi quelli pericolosi. I giudici europei, dopo il ricorso della Commissione, hanno emesso oggi una sentenza che boccia sostanzialmente i piani di gestione dei rifiuti della provincia di Rimini, della Regione Lazio, ma anche quelli sui rifiuti pericolosi delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Puglia, nonche' della provincia autonoma di Bolzano e di nuovo della provincia di Rimini. Le direttive di cui Bruxelles ha contestato la non corretta applicazione sono la 75/442 sullo smaltimento e il recupero di rifiuti per incoraggiare l'adozione di misure per la loro limitazione e la 91/689 sulla gestione controllata dei rifiuti pericolosi. La Commissione aveva inviato all'Italia un primo avviso nel 2002, chiedendo la corretta applicazione delle direttive nei piani di gestioni elaborati a livello locale e poi un parere motivato, seconda fase della procedura d'infrazione, nel luglio 2005. L'Italia aveva quindi presentato una serie di osservazioni per i piani finiti nel mirino di Bruxelles. Oggi i giudici europei passando in rassegna le diverse considerazioni delle due parti sono giunti alla conclusione che l'Italia per alcuni piani ''e' venuta meno agli obblighi che le incombono in forza delle normative Ue''.(ANSA). PUC ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PROVINCIA SIENA CERTIFICA EMISSIONI E GAS SERRA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:42:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-167</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-167</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SIENA, 16 GIU - La Provincia di Siena presenta il primo caso in Europa di certificazione del bilancio delle emissioni e dell'assorbimento dei gas serra su tutto il suo territorio. Lo ha annunciato l'assessore provinciale all' agricoltura e all'ambiente, Claudio Galletti. L'iniziativa e' stata presentata oggi in un convegno a Siena. ''Attraverso uno studio capillare - spiega Galletti - sulla quantita' di anidride carbonica e degli altri gas che causano l' effetto serra e sulla loro origine e un'ulteriore indagine parallela sulla capacita' del nostro territorio di riassorbire e fissare i gas serra, abbiamo creato un pannello di controllo, una sorta di 'cruscotto', che ci permettera' di controllare il flusso dei gas e di calibrare le politiche ambientali e di sviluppo eco-sostenibile necessarie per compiere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto''. ''Questa operazione pionieristica - conclude Galletti - e' stata possibile grazie a un modello di certificazione ex-novo messo a punto dalla Rina spa, una delle piu' antiche societa' di classificazione al mondo con sede a Genova, seguendo gli standard fissati dalla comunita' internazionale''. (ANSA). COM-IM/DLM ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: ARRIVA CHECK-UP GAS SERRA; A SIENA 87&#x25; DA ENERGIA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:42:16+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-166</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-166</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SIENA, 16 GIU - Arriva il check-up dei gas serra. La ricognizione effettuata nella provincia di Siena attesta che le immissioni in atmosfera sono originate all'87% dalla voce 'energia' (combustibili fossili utilizzati per riscaldamento e trasporti, produzione di energia elettrica). Le immissioni ammontano complessivamente a 1,9 milioni di tonnellate, ovvero ogni abitante della provincia di Siena immette indirettamente nell'ambiente 3,29 tonnellate di gas serra ogni anno. Il dato emerge dalla presentazione del bilancio delle emissioni e dell'assorbimento dei gas serra su tutto il territorio provinciale realizzato dalla Provincia di Siena con il controllo e la certificazione di Rina spa. Riguardo all'impatto ambientale, dal bilancio emerge che dai quasi due milioni di tonnellate di gas serra rilevati, una quota pari al 60% viene assorbita dagli alberi. Misurazione, spiega la Provincia di Siena, ''resa possibile da strumenti come la Torre di Lecceto, installata dal Cnr grazie a un contributo della Regione Toscana. Si tratta di un'apparecchiatura posizionata nel bosco in modo da poter misurare la quantita' di anidride carbonica 'scambiata' tra l'atmosfera e gli alberi''. Il bilancio presentato oggi a Siena riguarda una superficie di 3.821 kmq su cui insistono 36 comuni per una popolazione di 260.882 abitanti, quattro milioni di turisti l'anno e una superficie boschiva di 122.157 ettari. ''Il progetto - dice il presidente della Provincia di Siena Fabio Ceccherini - ha l'ambizione di contribuire, siamo i primi in Europa a farlo, con un programma che coinvolgera' nei prossimi anni tutti i soggetti e la comunita' senese per arrivare a questo risultato fatto di azioni naturali per migliorare tutte le prestazioni ambientali''. (ANSA). IM ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: UE; CALO EMISSIONI CO2 IN 2005&#x2c; MA NON IN ITALIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:41:56+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-165</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-165</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES - Nel 2005 il livello delle emissioni di gas serra e' diminuito dello 0,8% nell'Ue-15 e dello 0,7% nell'Ue-27. A questa riduzione, pero', non ha contribuito l'Italia, dove - sempre nello stesso anno - le emissioni di Co2 sono aumentate dello 0,3% rispetto al 2004. I dati sono quelli dell'ultimo rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente, e mostrano come i primi della classe siano Germania, Finlandia, Paesi Bassi e Romania, che hanno ridotto le emissioni inquinanti soprattutto nel settore della produzione di energia elettrica, grazie alla riduzione dei consumi di carbone, e in quello del trasporto su strada. L'Italia, invece, rientra tra quei Paesi in cui il livello di gas serra prodotto e' aumentato. Il nostro Paesi appare in buona compagnia con la Polonia (che si conferma maglia nera), l'Austria, la Bulgaria, la Grecia, l'Ungheria, l'Irlanda, il Portogallo, la Slovenia e i Paesi baltici. <br /><br />''I dati dell'Agenzia per l'ambiente - afferma il commissario Ue, Stavros Dimas - sono incoraggianti, visto che l'Unione europea e' riuscita a ridurre le emissioni di gas serra in un periodo di crescita economica. Ma appare chiaro - aggiunge - che se l'Ue vuole raggiungere gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto entro il 2015 un certo numero di Stati membri devono raddoppiare gli sforzi. A marzo - ricorda Dimas - i dirigenti europei hanno adottato degli obiettivi a lungo termine di riduzione delle emissioni e non c'e' dunque piu' alcuna ragione di attendere per adottare misure ambiziose al fine di ottenere cambiamenti strutturali del nostro modo di produrre e di consumare energia''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:DESERTIFICAZIONE;GIORNATA MONDIALE&#x2c;1MLD A RISCHIO/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:41:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-164</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-164</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 16 GIU - Quasi un milione di profughi l'anno, un miliardo di persone minacciate in oltre cento Paesi, il 30% dell'Italia in pericolo con 5 Regioni gia' colpite: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Sono questi i numeri dell'emergenza desertificazione nel nostro Paese e nel mondo, fenomeno al quale domani e' dedicata la giornata mondiale. Ogni anno il 17 giugno le Nazioni Unite tornano a puntare i riflettori sulla necessita' di frenare la desertificazione e rafforzare la visibilita' della questione nell'agenda internazionale. In Italia il ministero dell'Ambiente ha lanciato la campagna di ''100 iniziative contro la siccita' e la desertificazione'' rivolta a enti, istituzioni, associazioni, per tutto il mese di giugno. Tema dell'edizione 2007 e' ''Desertificazione e cambiamenti climatici - una sfida globale'', due emergenze ambientali strettamente legate e da affrontare con la stessa chiave, quella dello sviluppo sostenibile. Basti pensare al numero di persone che ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell'aumento della desertificazione. Nel mondo sono quasi un milione, ma secondo le Nazioni Unite con gli effetti dei mutamenti del clima la cifra' e' destinata a salire. Tanto che, secondo stime citate di recente da Hama Arba Diallo, segretario dell'Unccd, la Convenzione Onu sulla desertificazione, da qui al 2020 un numero pari a 60 milioni di persone potrebbe spostarsi dalle zone desertificate dell'Africa Sub-sahariana verso il Nord Africa e l'Europa. Sotto minaccia deserto un quarto della superficie terrestre, mentre gia' i cambiamenti climatici e le attivita' umane sono tra le cause dell'inaridimento di circa il 47% delle terre emerse, caratterizzate da carenza di piogge e da alte temperature. La regione piu' interessata e' l'Africa, con il 73% delle terre coltivate che subiscono degrado e desertificazione. In Italia, oltre alle Regioni gia' colpite, le previsioni riguardano anche la Pianura Padana, dove nei prossimi 30 anni si stima un impatto economico della desertificazione di 20/22 miliardi di euro, con una riduzione del Pil del 20%, mentre la perdita nei prossime 50 anni per il turismo sarebbe di circa 30 miliardi di euro a causa della possibile scomparsa di migliaia di km di coste. L'approccio all'emergenza pero' dovrebbe avere un carattere globale. Secondo gli esperti dell'Unccd, la Convenzione Onu per la lotta alla siccita' e alla desertificazione, il primo passo deve essere quello di un ''protocollo contro la sete'', per riuscire a fornire ad ogni essere umano almeno 45 litri di acqua, vitale alla sopravvivenza. L'obiettivo, quello di risparmiare e valorizzare l'oro blu del Pianeta, evitando i terribili conflitti che si potrebbero scatenare in futuro per l'approvvigionamento della risorsa. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: MINISTERO AMBIENTE LANCIA LOTTA A DESERTIFICAZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:41:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-163</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-163</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Domenica prossima si celebra la giornata mondiale della desertificazione, un'occasione per le Nazioni Unite di sottolineare la gravita' del fenomeno, che coinvolge piu' di un miliardo di persone in oltre 100 Paesi. In Italia per l'edizione 2007 il ministero dell'Ambiente ha lanciato la campagna ''100 iniziative contro la siccita' e la desertificazione'', presentata oggi a Roma. Una campagna che ''favorisce la diffusione nell'opinione pubblica italiana di una piu' ampia conoscenza del problema'' ha spiegato nel suo messaggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano. <br /><br />Quella della desertificazione e' una questione ''silenziosa'' secondo Hama Arba Diallo, segretario dell'Unccd, la Convenzione Onu sulla desertificazione, che in una nota cita stime dove ''da qui al 2020 un numero pari a 60 milioni di persone potrebbe spostarsi dalle zone desertificate dell'Africa Sub-sahariana verso il Nord Africa e l'Europa''. ''Questo governo ha detto Bruno Dettori, sottosegretario all'Ambiente - ha registrato una grande partecipazione e una grande mobilitazione volta alla conoscenza del fenomeno'', registrando ''un'immediata risposta delle istituzioni, amministrazioni pubbliche, mondo universitario, del Coni e di tutta la societa' civile''. <br /><br />Tra le iniziative anche 'Desertart', un lavoro di sensibilizzazione realizzato dall'Enea nell'ambito della collaborazione con il Comitato nazionale per la lotta alla siccita' e alla desertificazione. Diverse le scuole e le organizzazioni non governative premiate oggi. (ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>OMS&#x2c; DEGRADO CAUSA UNA MORTE SU 5 IN ITALIA&#x2c; PER CNR COLPA PM10</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:39:52+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-162</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-162</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - E' imputabile, secondo l'Oms, a cause ambientali prevenibili il 20% della mortalita' in Italia. E nella Pianura Padana e' molto forte la concentrazione di polveri sottili, in particolare Pm 2,5, mentre in 13 grandi citta' italiane tra il 2002 e il 2004 a causa del Pm 10 e' stata stimata una media di 8.220 morti l'anno. Sono inoltre tra i 6,4 e gli 8,6 milioni gli italiani, a seconda che si escluda o si includano i comuni di Milano e Torino, che abitano nei 311 comuni di aree altamente inquinate, quelle dei 54 siti di bonifica nazionale. Questo il quadro emerso oggi nel corso della presentazione del Cnr sulla sintesi delle attivita' svolte nelle aree ad elevato rischio ambientale e sanitario, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Ambiente della Camera sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e delle aree ad alto rischio. ''L'oggetto di questa indagine - ha spiegato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera - che sara' ultimata entro ottobre prossimo, e' quella di mettere in fila le questioni aperte per il futuro e le eredita' del passato. Non a caso viene presentato questo rapporto nella Giornata mondiale dell'Ambiente, costituisce un modo per aiutare le politiche''. Oltre ai 54 siti di bonifica di interesse nazionale sono migliaia i siti inquinati in Italia: circa 6.000 di interesse regionale per le bonifiche; 58 siti con elevata contaminazione da amianto, 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. ''A porre problemi ambientali e sanitari diversi - spiega Fabrizio Bianchi del Cnr - sono due tipi di inquinamento: quello diffuso, ad esempio da polveri sottili; quello localizzato, in aree ad alto rischio non marginali, per numero di abitanti e importanza economica''. La proposta dell'esperto Cnr rispetto alle aree dei siti di bonifica e' quella di istituire un ''superfund'' sul modello americano, costituito con la fiscalita' su settori che hanno contribuito al degrado ambientale, sia a scopo di ricerca sia per la fase di bonifica. Per quanto riguarda l'inquinamento diffuso Roberto Bertolini direttore dell'Oms Italia ha ricordato: '' In Italia il 20% della mortalita' e' riconducibile a cause ambientali prevenibili''. Nodo cruciale in materia rimane quello dei trasporti e delle famigerate polveri sottili. ''Le aree della Pianura Padana, in particolare Milano e Torino - ha spiegato Bertolini - sono tra quelle che a livello europeo registrano le concentrazioni piu' elevate di Pm 2,5''. Particolato fine che entra subito in circolazione nel sangue e non viene filtrato ''nemmeno dai motori delle auto nuove''. ''E' importante l'azione nel medio e lungo periodo'' ha sottolineato Bertolini, che vede la Francia come un esempio da seguire per ''aver istituito un'agenzia che si occupa di ambiente e salute che traduce i dati della ricerca in indicazioni di politiche, facendo monitoraggio e valutazione''. E sulla connessione fra ambiente e salute il Cnr punta a mettere in rete il lavoro con altri enti nazionali, per costituire ''Merit'', Medical reserach in Italy: ''l'Italia - afferma Fabio Pistella, presidente del Cnr - e' forte se si presenta come squadra''. (ANSA). Y62-BR <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: TRE QUINTALI BATTERIE ESAUSTE IN MARE EOLIE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:39:30+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-161</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-161</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - PALERMO, 15 GIU - A inizio mese nell' isola di Lipari (Messina), la seconda tappa della campagna ''Niente leghe sotto i mari'' promossa da Marevivo e Cobat. Una squadra di 17 sub dell'associazione ambientalista ha proceduto alla pulizia del fondale antistante l'area della banchina turistica di Porto Pignataro dai rifiuti pericolosi come le batterie esauste. Con il presidio della Capitaneria di Porto, la collaborazione dell'assessorato regionale alla Pesca , il Comune di Lipari e del Gruppo Sub dei Carabinieri l'area e' stata interdetta alla navigazione per consentire ai sub di immergersi e recuperare i rifiuti precedentemente monitorati su un fondale di profondita' variabile tra i 5 e i 7 metri. Sono stati tirati a riva: tre quintali di batterie; tre pompe d'acqua per il diportismo; due pneumatici e due parabordi; un water ed un piano di un lavello; reti e materiali da pesca ; e ancora sedie di plastica, taniche di vernice, tubi di metallo, transenne, lattine di alluminio, sedie, rottami ferrosi, materiale e contenitori di plastica. Tutto era ricoperto da una grande quantita' di organismi marini a testimonianza che tale materiale era stato abbandonato sott'acqua da molto tempo.(ANSA). RED-YXS <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PECORARO&#x2c; IN PROSSIMA FINANZIARIA AZIONI SU ACQUA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-17T11:38:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-160</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-june-2007#unique-entry-id-160</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 15 GIU - La prossima Finanziaria ''dovra' contenere misure di sostegno anche per il risparmio idrico''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, a margine dell'iniziativa di chiusura dell'acqua in 13 fontane di Roma per sensibilizzare alla lotta alla siccita' in vista della giornata mondiale della desertificazione il 17 giugno. ''La Finanziaria del 2007 - ha detto Pecoraro - ha dato un grande sostegno alle energie pulite e al risparmio energetico, la prossima Finanziaria dovra' dare sostegno anche al risparmio idrico''. Pecoraro pensa alla dotazione dei riduttori di acqua per i rubinetti, i cosiddetti 'rompigetto' e a incentivi per l' installazione di cisterne per la raccolta di acqua piovana per l'irrigazione dei giardini e per riempire le piscine. (ANSA). GU <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: G8; ACCORDO SU RIDUZIONI SOSTANZIALI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-08T18:58:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-155</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-155</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - HEILIGENDAMM (GERMANIA) - Gli otto paesi membri del G8 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada, Giappone e Russia) hanno raggiunto un compromesso sul clima in cui si afferma la necessita' di tagliare ''in modo sostanziale'' le emissioni di gas ad effetto serra. Lo rilevano fonti concordanti Ue, riferendo che il testo messo a punto dagli sherpa degli Otto sara' sottoposto ai leader oggi pomeriggio. Secondo il compromesso raggiunto, gli otto si impegnano a lavorare per una riduzione sostanziale dei gas ad effetto serra, senza pero' fissare obiettivi vincolanti e target di riduzione. <br />L'obiettivo vincolante e definito e' pero' contenuto nel documento in quanto si afferma che gli Otto devono prendere ''in seria considerazione'' la decisione di Germania, Francia, Italia, Canada e Giappone di ridurre del 50% i gas nocivi entro il 2050 rispetto ai livelli odierni. Cio' significa che Usa e Russia pur non accettando di sottoscrivere questo tetto hanno accettato di prendere ''seriamente in considerazione'' la decisione dei loro partner. Un altro elemento contenuto nel documento, che e' di grande soddisfazione per gli europei, e' il riconoscimento della cornice Onu, sotto la quale deve essere condotta la lotta al cambiamento climatico. <br />Il documento sul clima approvato oggi dagli otto grandi prende in considerazione seriamente - spiega il presidente del Consiglio Romano Prodi - la decisione presa da Ue, Canada e Giappone, che prevede di ridurre della meta' l'emissione globale di gas entro il 2050. (ANSA). <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: UE; CALANO EMISSIONI INQUINANTI&#x2c; NON QUELLE DI CO2&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-08T18:57:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-153</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-153</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES - Le sostanze piu' inquinanti emesse dalle industria europee - 50 quelle che contaminano acqua e aria - dal 2001 sono state ridotte di circa due terzi. Ma le emissioni di alcune di queste, in prima fila l'anidride carbonica, continuano ad aumentare, contribuendo al surriscaldamento del clima. E' quanto emerge da un rapporto della Commissione Ue e dell'Agenzia europea per l'ambiente, che invita tutti gli Stati membri dell'Ue a compiere maggiori sforzi soprattutto per dare un taglio netto alle emissioni di C02. <br />''Gli sforzi gia' compiuti incoraggiano ad andare avanti - afferma il commissario Ue all'ambiente, Stavros Dimas - perche' e' chiaro che nonostante i successi bisogna continuare a fare di piu' per combattere l'inquinamento di aria ed acqua, sia sul fronte della prevenzione sia su quello del controllo''. In particolare, dal rapporto emerge come negli ultimi anni siano diminuite soprattutto le emissioni di nitrogeno (-14,5%), fosforo (-12%), diossina (-22,5%). Mentre le emissioni di anidride carbonica sono aumentate del 5,7% tra il 2001 e il 2004. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PECORARO&#x2c; EUROPA LANCIA RIVOLUZIONE VERDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-03T17:52:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-152</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-152</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 2 GIU - Il Consiglio informale dei ministri Ue dell'Ambiente ''condivide la necessita' di una 3/a rivoluzione industriale, detta la green revolution, la rivoluzione verde''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, al termine del vertice che si e' svolto in Germania, a Essen. ''L'Europa lancia la rivoluzione verde - ha detto il ministro e ormai i dati certificano che il futuro dell'industria e' nella sfida ecologica''. Il Consiglio, ha quindi riferito Pecoraro, ''rilancia su economia e occupazione ambientale e converge sul fatto che l'Ue sull'economia mondiale deve essere la regione del Pianeta che punta sull'innovazione tecnologica e sui nuovi target''. Si tratta quindi anche di ''migliorare e rilanciare sistema emission trading e confermare il piano Ue per le nuove tecnologie ambientali''. Significativo, secondo Pecoraro, e' che ''l'Italia finalmente e' tornata ad essere uno degli attori principali'' e ''ha supportato la Germania per queste conclusioni avanzate''. Il ministro ha sottolineato quindi la sempre maggiore alleanza tra l'Italia, la Germania e altri Paesi ''per rilanciare le rinnovabili''. ''Stiamo gia' registrando i primi risultati per la svolta sul solare. In Italia c'e' un vero e proprio boom di richieste per impianti fotovoltaici tanto che sono esauriti i pannelli solari. E' la dimostrazione che la politica degli incentivi dei Governi - ha detto Pecoraro - e' positiva e il ruolo dello Stato puo' essere utile''. ''Dopo anni che si parlava di mercato - ha concluso Pecoraro - e' rilevante che le 10 maggiore imprese Usa hanno chiesto al Governo di pensare a una strategia. L'innovazione ambientale ha bisogno di un quadro di norme che dia certezze e indichi gli standard ambientali. Standard ambientali ambiziosi aiutano impresa e occupazione. E questo e' quanto e' emerso a Essen''. (ANSA). GU <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>NUCLEARE: BERSANI&#x2c; RILANCIO ECONOMICAMENTE NON SOSTENIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-03T17:52:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-151</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-151</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 30 MAG - Il rilancio del nucleare, come sollecitato oggi sulle pagine dei principali quotidiani dall' ex ministro della Salute Umberto Veronesi, ''economicamente non puo' trovare la quadra, se non con un costo enorme sulla bolletta di imprese e cittadini''. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani a margine di un convegno sulle liberalizzazioni organizzato alla Luiss. ''Devo stare a questo e cioe' che, a prescindere dai pregiudizi sul nucleare, in questo momento lanciare un piano nucleare in Italia vorrebbe dire dare un obiettivo che non puo' trovare la quadra se non - ha sottolineato - con un costo enorme sulla bolletta di imprese e cittadini, cosa che in questa situazione non potremo permetterci''. Questa considerazione, ha proseguito, ''taglia la testa al toro''. Secondo Bersani sarebbe quindi piu' proficuo impiegare risorse nella ricerca sul nucleare di nuova generazione e preoccuparsi dello smaltimento delle scorie nucleari. (ANSA). OM/TP <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>2 GIUGNO FESTA NEI PARCHI; PECORARO&#x2c; PARATA NATURA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-03T17:52:16+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-150</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-150</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il 2 giugno e' festa per i Parchi della Repubblica. In occasione delle celebrazioni per l' anniversario, tutti i parchi nazionali e le aree marine protette saranno aperte al pubblico: oltre 10 mila chilometri di sentieri per accogliere, secondo le stime, circa 150 mila visitatori. Ma anche 149 musei aperti e oltre 300 visite gratuite. Centinaia gli appuntamenti organizzati in tutta Italia in una unica passeggiata ideale da Nord a Sud. L'iniziativa e' stata organizzata dal ministero dell'Ambiente e da Federparchi ed e' stata presentata a Roma alla sede di Roma Natura. ''Oltre che con la parata militare quest'anno la festa della Repubblica - ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - si festeggia con la parata della natura. Non e' un'alternativa contro ma la possibilita' di dimostrare che si puo' festeggiare la Repubblica in tanti modi diversi''. ''I parchi della Repubblica - ha aggiunto Pecoraro - vogliono essere un segnale che il nostro Paese e' tante cose e la natura e' un bene molto prezioso''. Passeggiare nei parchi il 2 giugno, ha concluso Pecoraro, ''e' un modo pacifico, non violento, innovativo, allegro e ambientale per festeggiare la festa del nostro Paese''. In tutta Italia si contano 836 aree protette: 23 sono parchi nazionali, 24 aree marine protette, 146 riserve naturali statali, 120 parchi naturali regionali, 342 riserve naturali regionali e 181 aree protette regionali di altra tipologia. Ogni anno i visitatori sono 70 milioni: 87% italiani e 12% stranieri, con una media di eta' tra i 30 e i 45 anni. I Parchi proteggono circa 3 milioni di ettari di bosco e ospitano oltre 58 mila specie animali e 5.600 diverse specie vegetali. (ANSA). GU <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>COSTRUIRE CON LA TERRA CRUDA </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-06-03T17:48:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-149</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/03-june-2007#unique-entry-id-149</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Green Planet Natural Network http://www.greenplanet.net <br />Tale materiale &egrave; molto disponibile in natura, totalmente riciclabile, non comporta spese di trasporto e, con un po' di attenzione e passione, pu&ograve; essere utilizzato anche con il metodo dell'autocostruzione, specialmente nel caso in cui si deve intonacare una o pi&ugrave; pareti, con risultati dal punto di vista energetico, certamente superiori agli intonaci a base cementizia. <br />Tecniche di costruzione in terra cruda<br />Per costruzioni in terra cruda si intendono edifici durevoli realizzati utilizzando la terra del suolo, estratta al di sotto dello strato arabile, opportunamente lavorata, messa in forma e lasciata asciugare. La parte di argilla svolge la funzione di legante (come la calce o il cemento) permettendo processi di consolidamento dei manufatti edilizi anche per costruzioni di pi&ugrave; piani. La costruzione in terra cruda &egrave; diffusa in gran parte del globo terrestre, in regioni climaticamente molto differenti tra loro: in zone costiere, nell'entroterra, in pianura e in aree montagnose o collinari. In ogni regione si sono sviluppate diverse tipologie e tecniche costruttive a seconda del tipo di terra disponibile, del clima, dei materiali (legno, pietra ecc), della fauna e della flora locale (che forniscono additivi da aggiungere alla terra), delle diverse tradizioni costruttive. <br />Le varie applicazioni spaziano dalle pareti (portanti e di tamponamento) alle pavimentazioni, dai solai alle coperture (a volta, cupola o anche piane). <br />La terra per costruire <br />Si utilizza terra estratta ad almeno 20 o 30cm di profondit&agrave;, evitando lo strato superficiale che contiene sostanze organiche putrescibili e dalla scarsa resistenza meccanica. <br />Questa terra &egrave; composta di ghiaia, sabbia grossa, sabbia fine, limo e argilla in diverse proporzioni, che dipendono dalla granulometria dei componenti. La parte argillosa pu&ograve; andare dal 5 al 50% a seconda delle tecniche utilizzate. Ad esempio una terra piuttosto magra e ghiaiosa &egrave; adatta per la tecnica della terra battuta, una terra leggermente grassa e sabbiosa l'ideale per il mattone crudo, mentre una terra grassa e limosa si presta per impasti di terra e paglia. Le terre molto grasse, con quantit&agrave; di argilla maggiori, richiedono un'aggiunta di inerti minerali (es. sabbia) o fibre vegetali (es paglia). <br />Le variabili che ci permettono di comprendere il comportamento di una terra sono: <br />a - la quantit&agrave; di argilla contenuta; <br />b - la qualit&agrave; dell'argilla; <br />c - la proporzione e il tipo di inerti. <br />Per riconoscere la quantit&agrave; di argilla e dei diversi inerti si effettuano l'analisi granulometrica e la sedimentazione, che permettono di disegnare una curva che rappresenta la quantit&agrave; percentuale dei diversi componenti, in base al diametro delle particelle. Per riconoscere invece la qualit&agrave; dell'argilla (vi sono infatti argille pi&ugrave; o meno collanti) &egrave; necessario conoscere l'indice di plasticit&agrave; (Limiti di Attemberg) o la composizione petrografica che si esegue con esame diffractrometrico ai raggi X. Poich&eacute; il comportamento del materiale &egrave; dato dall'interazione tra i componenti, che sono diversi per ogni tipo di terra, non &egrave; facile dare indicazioni per i vari tipi di terra analizzando un solo elemento (ad esempio argilla). <br />Per questo in Germania &egrave; stata messa a punto una prova che analizza direttamente la capacit&agrave; "legante" della terra nel suo complesso, chiarendo subito le prestazioni del materiale per la costruzione. Tale prova, inserita nella normativa DIN, consiste nell'eseguire un campione con spessore di circa 2 cm a forma di otto, che viene appeso da un lato e caricato sull'altro fino a raggiungere il punto di rottura. Si tratta di una prova specifica per l'edilizia che viene ora riproposta in Germania per la nuova normativa sulla costruzione in terra. In Italia, alcuni dati sui terreni rispetto alla granulometria e all'indice di Plasticit&agrave; si trovano presso gli Istituti di Agraria o le compagnie stradali; anche le carte geologiche possono dare alcune indicazioni di base ma va comunque considerato che in uno stesso campo talvolta si possono trovare diversi tipi di terra a poca distanza. Cos&igrave;, bench&eacute; sia a volte facile trovare delle analisi che indicano le diverse percentuali di inerti, limo e argilla (a differenza delle analisi chimiche che sono molto rare e costose), &egrave; sempre meglio eseguire delle prove manuali e testare gli impasti per verificarne la capacit&agrave; collante. Tradizionalmente era sempre indispensabile nel cantiere la presenza di un esperto che sapesse riconoscere la qualit&agrave; del materiale e degli impasti. <br />Le diverse tecniche <br />A livello strutturale si possono distinguere tre famiglie di tecniche costruttive in terra; <br />1 - le tecniche monolitiche con funzione portante con le quali si realizzano le strutture degli edifici; <br />2 - le tecniche a blocchi con funzione portante o di tamponamento con le quali si realizzano elementi con funzione portante (pilastri, murature, strutture archivoltate ecc.) o di tamponamento; <br />3 - le tecniche di tamponamento non portanti (su strutture portanti a telaio generalmente in legno), con le quali si realizzano elementi edilizi con funzioni di chiusura e protezione ambientale. <br />A livello di processo esecutivo si possono distinguere due famiglie di tecniche: <br />1 - le tecniche "a bagnato" che sono formate in opera con utilizzo di casseri ed acqua (analogamente al calcestruzzo); <br />2 - le tecniche "a secco" che sono prodotte fuori opera ed assemblate in cantiere. <br />Attualmente la tendenza del mercato nei paesi industriali privilegia le tecnologie a secco che: <br />1 - non necessitano di lunghi tempi di essiccamento in cantiere;<br />2 - permettono la messa in opera anche in periodi freddi senza i rischi connessi al gelo invernale;<br />3 - permettono una produzione industriale poich&egrave;: <br />a) consentono una differenziazione dei prodotti a seconda degli usi (controsoffittature, pannelli divisori, muri portanti, ecc.)<br />b) riducono i tempi di messa in opera<br />c) facilitano l'assemblaggio consentendo l'uso di mano d'opera non specializzata;<br />d) incoraggiano l'approvvigionamento e l'acquisto del materiale anche in contesti urbani. <br />La scelta delle diverse tecniche in funzione del contesto climatico e della domanda specifica di confort richiesta dall'utente, &egrave; un'aspetto importante che riguarda il progetto bioclimatico. <br />Arch.Giancarlo Chinello<br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: FABBRICA DEL RICICLO PER QUELLI INGOMBRANTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-28T09:46:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-may-2007#unique-entry-id-148</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-may-2007#unique-entry-id-148</guid><content:encoded><![CDATA[Una 'fabbrica del riciclo'' per recuperare i rifiuti ingombranti. Il progetto e' stato presentato da Amiu, per favorire il recupero degli oggetti di maggiori dimensioni. L'iniziativa prevede la creazione di un' area apposita per il restauro dei rifiuti ingombranti, quali mobili, divani, suppellettili, che sara' realizzara nelle aree industriali di Amiu in via Greto di Cornigliano. Gli oggetti recuperati verranno restituiti ai genovesi tramite iniziative benefiche, sociali e ambientali che verranno di volta in volta promosse. La ''Fabbrica del Riciclo'' sara' aperta alle scuole per visite guidate finalizzate all'educazione ambientale e all'apprendimento del funzionamento del ciclo di smaltimento dei rifiuti. Per sostenere l'iniziativa l'azienda genovese attivera' un servizio di raccolta rifiuti ingombranti a domicilio che partira' in via sperimentale nelle circoscrizioni Valpolcevera e Centro Ovest. (ANSA) RED <br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: PE; SACCONI&#x2c; UNA TASK FORCE CONTRO EFFETTO SERRA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-28T09:46:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-may-2007#unique-entry-id-147</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-may-2007#unique-entry-id-147</guid><content:encoded><![CDATA[''Dovremo rappresentare una sorta di task force per impedire un fallimento totale nella battaglia contro i cambiamenti climatici'', ha detto Guido Sacconi (Ds), presidente della commissione del Parlamento europeo appena costituita per rendere piu' incisiva la lotta contro l'effetto serra ed il surriscaldamento del pianeta. ''Gli anni 2007 e 2008 ci diranno se siamo in grado di salvare il nostro pianeta. Questi due anni saranno fondamentali per sapere se esistono le condizioni per una vera battaglia contro il cambiamento climatico'', ha aggiunto. La commissione costituita dal Parlamento europeo e' composta di 60 membri ed e' incaricata di vegliare e garantire il buon esito del protocollo di Kyoto e di preparare Kyoto 2. La commissione persegue due obbiettivi principali: sostenere i negoziati di Consiglio e Commissione dell'Ue nella costruzione di una coalizione mondiale di parlamenti che includa gli Stati Uniti, Brasile, Cina, Sudafrica ed India e promuovere una mobilitazione europea per un'azione comune di parlamenti nazionali e locali in modo da creare un' opinione pubblica cosciente e che sia in grado di fare pressioni sui governi e sulle organizzazioni internazionali su questi temi. Alla prossima conferenza di Bali in dicembre, l'Ue presentera' il suo ambizioso programma che prevede la riduzione del 20 per cento di emissioni di C02 entro il 2020 e l'aumento del 20 per cento dell'energia prodotta da fonti rinnovali. L'Europa prevede, inoltre, una revisione della sua legislazione per ridurre l'emissione di gas ad effetto serra da parte di aerei e automobili e per incoraggiare l'uso di biocarburanti. ''E' chiaro che il rischio e' ormai elevato per la natura ed anche per gli esseri umani'', ha sottolineato Sacconi, rilevando che ''la risposta dell'Ue e' ora forte e capace di lanciare e perseguire rapidamente una riconversione energetica, sia sul piano della produzione, sia su quello dei consumi''. (ANSA) VS <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:SCIENZIATI&#x2c;IPOTESI STOCCAGGIO CO2 IN ALTO ADRIATICO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-23T08:33:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-146</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-146</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - TRIESTE, 22 MAG - Un'area marina nell'Adriatico settentrionale, al confine tra le acque territoriali italiane e croate, e' stata identificata dagli scienziati che partecipano al progetto europeo transfrontaliero Geocapacity come una delle zone piu' promettenti per realizzare un sito di confinamento di anidride carbonica. E' quanto emerso stamani, a Trieste, durante la presentazione del progetto europeo, che coinvolge universita' ed istituti scientifici di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, e che mira a identificare i siti piu' adatti per il confinamento dell'anidride carbonica (Co2) in formazioni geologiche profonde. ''Il sito al confine tra le acque territoriali italiane e croate - ha affermato Federica Donda, ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste, che partecipa al progetto insieme ai partner transfrontalieri - e' molto promettente perche' presenta tutte le caratteristiche di porosita' e permeabilita' indispensabili per lo stoccaggio di Co2''. ''Il sito inoltre - ha spiegato Donda - sarebbe caratterizzato da buoni livelli di impermeabilita' ai livelli soprastanti a quelli in cui verrebbe realizzato lo stoccaggio, fatto fondamentale per evitare fuoriuscite di Co2, garantendo la presenza di uno strato sigillante''. Lo stoccaggio di Co2 in formazioni geologiche profonde rappresenta una delle soluzioni previste dal Protocollo di Kioto per abbattere le emissioni di anidride carbonica, e in particolare obbliga gli Stati firmatari a ridurre tra il 2008 e il 2012 le emissioni inquinanti del 5,2% rispetto ai livelli registrati negli anni '90. ''Quella che noi abbiamo fatto - ha precisato Donda - e' una valutazione iniziale delle caratteristiche dei siti in termini geologici e geochimici in aree ad una profondita' che deve essere comprese tra 800 e 1500 metri. Nel caso del sito da noi individuato nelll'Alto Adriatico - ha spiegato - parliamo di una pronfondita' tra i 1100 ed i 1200 metri, ove si rendera' poi necessaria un'analisi sismica per identificare meglio l'estensione dell'area adatta all' eventuale intervento''. Gli altri tre siti individuati dagli scienziati del progetto Geocapacity, cui collabora anche l'istituto sloveno Geoinzering e l'Universita' degli Studi di Zagabria, si trovano - secondo quanto riferito da Donda - nell'area della Pianura Padana, in una zona localizzata sia a terra che a mare in prossimita' di Brindisi, e nella zona della Sicilia occidentale, anche in questo caso sia a terra che a mare. (ANSA). YT7-DF <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: PRESENTATO RAPPORTO UE SU PIANO ECO-TECNOLOGIE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-23T08:32:54+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-145</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-145</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 21 MAG - La Commissione Ue ha presentato il rapporto sullo stato dell'arte dell'Etap, l'Environmental technologies action plan, 2005-2006 che analizza i progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi del Piano d'azione, avviato il 28 gennaio 2004, e con cui l'Ue punta a rafforzare la propria leadership nel campo della eco-innovazione. Il rapporto, che presenta come caso di successo il lavoro svolto dell'Etap nell'affermazione dell'eolico, annuncia che la eco-innovazione beneficera' entro il 2013 circa 13 miliardi di euro che saranno indirizzati prioritariamente verso quei settori (come i trasporti e l'edilizia) che ancora hanno ampi margini di miglioramento ambientale. L'Etap e' finalizzato a sfruttare tutto il potenziale che le eco-tecnologie possiedono per ridurre le pressioni sulle risorse naturali di cui disponiamo, per migliorare la qualita' della vita degli europei e per incentivare la crescita economica e la competitivita'. Obiettivo del piano d'azione e' quello eliminare gli ostacoli che impediscono di realizzare tutte le potenzialita' delle tecnologie ambientali, garantire che l' Unione europea assuma la leadership mondiale nella loro applicazione e mobilitare tutti gli interessati affinche' sostengano questi obiettivi. Entro il 2005 gli Stati membri hanno definito tabelle di marcia nazionali per attuare l'Etap, basate sulle strategie e i piani d'azione esistenti e corredate di misure e scadenze concrete. In questo contesto, l'Italia ha presentato nel settembre scorso alla Commissione Europea la sua Road map nazionale i cui contenuti costituiscono parte integrante del piano nazionale di riforma per l'attuazione della Strategia di Lisbona. A tal fine, la road map italiana sull'Etap si basa sulle azioni rilevanti identificate nel Piano per l'Innovazione, la Competitivita' e l'Occupazione. (ANSA). XLO <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: TROVATI 15 KG MERCURIO IN RISERVA MARINA SICILIANA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-23T08:32:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-144</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-144</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SIRACUSA, 16 MAG - Quindici kg di mercurio allo stato puro nascosti in una costruzione abbandonata nel cuore della riserva naturale dell'area marina protetta del Plemmirio. Il ritrovamento e' stato effettuato nei giorni scorsi dai militari dela squadra navale della guardia di finanza di Siracusa ma la notizia e' stata ufficializzata solo stamani dopo che le analisi eseguite dai tecnici dell'Arpa hanno accertato che quello ritrovato e' mercurio allo stato puro, un metallo dal potenziale inquinante altissimo. Se questi 15 kg di mercurio fossero finiti in acqua le conseguenze per l'ecosistema marino sarebbero state devastanti, hanno detto gli investigatori. Il mercurio era contenuto in due flaconi di plastica, del peso di oltre sette kg ciascuno, ed erano all'interno di una ''casamatta'', una delle costruzioni militari del secondo conflitto mondiale delle quali e' disseminata la costa siracusana. Nessuna indicazione da parte della Finanza circa la possibile provenienza del mercurio, sostanza della quale e' cessato ormai da diversi anni l'utilizzo anche nella vicina zona industriale di Priolo. (ANSA). P09-FK/GIM <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>GOVERNO: UN ANNO DI AMBIENTE;600 MLN PER KYOTO E PATTO CLIMA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-21T09:50:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-143</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-may-2007#unique-entry-id-143</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 17 MAG - Un patto per il clima, 600 milioni di euro solo nel capitolo Protocollo di Kyoto, incentivi per le fonti rinnovabili tra cui 60 mln per 12 bandi destinati alle piccole e medie imprese e il conto energia. Inoltre lotta alle Ecomafie con un ddl ad hoc e l'istituzione dell'Osservatorio sui crimini ambientali. Questi alcuni dei fronti di un anno di attivita' del ministero dell'Ambiente. Una politica dedicata anche a tagliare gli sprechi: 5 milioni di euro risparmiati. Inoltre lotta agli ecomostri nei parchi e al dissesto idrogeologico. In tal senso aperti 311 cantieri e 730 mln per il triennio 2007-2009 per la messa in sicurezza. E ancora, 265 milioni di euro in piu' rispetto al precedente Governo per la bonifica di siti inquinati, 122 milioni per il disinquinamento del mare, un aumento del 40% dei fondi per le aree protette e il superamento dei commissariamenti nei parchi. Ecco solo alcuni dei capitoli di un anno di attivita' del ministero dell'Ambiente: - POLITICA ANTI-SPRECHI: risparmio di circa 5 milioni di euro - LE NORME: revisione del Codice ambientale; riduzione delle procedure di infrazione comunitarie (da 80 a 61) - ECOMAFIE: il termine entra nel Dpef; nasce il programma triennale per la demolizione degli ecomostri nei parchi; potenziati i Noe; approvato dal Governo ddl contro ecomafie - CLIMA: 600 milioni nel fondo per Kyoto destinati allo sviluppo sostenibile; in Finanziaria detrazioni e incentivi per efficienza energetica edifici e acquisto eco-elettrodomestici; il Nobel Rubbia torna in Italia come consulente del Ministro per le rinnovabili; nuovo Conto Energia per il fotovolotaico (obiettivo 3.000 MW); 12 bandi per promuovere le energie rinnovabili (60 mln di euro); riforma Cip6, i contributi che i cittadini pagano nelle bollette per le energie rinnovabili dopo 15 anni verranno destinati solo alle vere rinnovabili. - RIFIUTI: avviata revisione del Codice ambientale; varate le linee guida migliori tecnologie per trattamento e smaltimento; istituita Commissione speciale la differenziata nelle regioni commissariate; formulati i primi decreti ministeriali per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - OPERE PUBBLICHE: 311 cantieri contro il dissesto del suolo; 730 milioni di euro (2007-2009) per la messa in sicurezza del territorio da frane e alluvioni; 10% dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto per opere di difesa del suolo in Sicilia e Calabria; 265 milioni di euro in piu' per bonifica di siti inquinati; sbloccati i fondi per la bonifica di Venezia-Porto Marghera; finanziati interventi straordinari necessari alla riqualificazione di Napoli-Bagnoli - MARE: 122 milioni di euro in Finanziaria per disinquinamento - PARCHI: stanziamenti aumentati del 40% - CITTA': 140 milioni di euro l'anno per difesa qualita' aria; 90 milioni l'anno per prossimo triennio contro PM10 e inquinamento; bando per le regioni con un investimento di 210 milioni di euro per 3 anni per promuovere politiche di riduzione dell'inquinamento atmosferico. (ANSA). GU ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CNR&#x2c; APRILE 2007 IL PIU&#x27; CALDO DAL 1800&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-17T09:18:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-142</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-142</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Quello appena concluso e' stato l'aprile piu' caldo dal 1800 ad oggi, con 2,9 gradi in piu' rispetto alla media di riferimento del periodo 1961-1990. Il secondo posto spetta all'aprile 1800, con 2,6 gradi in piu' rispetto alla media. E' quanto emerge dai dati dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L'anomalia di temperatura dell'aprile 2007, rilevano gli esperti dell'Isac-Cnr, e' dovuta soprattutto alle differenze rispetto al periodo di riferimento 1961-1990 rilevate al Nord (fino a 4,5 gradi in piu') e in misura minore a quelle rilevate al Sud (fino a 2,5 gradi in piu') e al Centro (fino a 3,5 gradi in piu'). L'aprile 2007 e' stato anche particolarmente povero di pioggia: il 19% piu' secco rispetto alla media 1961-90. <br />Tuttavia non si tratta di una misura da record, ma della 59/ma posizione nel periodo 1800-2007. In quest'ultimo periodo l'aprile piu' piovoso e' stato quello del 1879 (il 108% in piu' rispetto alla media), mentre il piu' secco e' stato quello del 1844 (l'88% di precipitazioni in meno). Se si considerano invece Nord e Sud separatamente, si notano precipitazioni fino all'80% inferiori alla media del periodo 1961-90 in alcune zone del Centro-Nord e fino al 75% superiori in alcune zone del Sud. (ANSA). <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title> KYOTO: PIANO EMISSIONI ITALIA;SI&#x27; BRUXELLES MA CON 6&#x2c;3&#x25; TAGLI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-17T09:17:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-141</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-141</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES - L'assegnazione annua autorizzata di quote di emissione e' pari a 195,8 milioni di tonnellate di CO2, il 6,3% in meno di quanto proposto dal governo italiano, che aveva chiesto di potere attribuire all'industria 209 milioni di tonnellate. I piani nazionali di assegnazione fissano per ciascuno Stato membro il limite dei quantitativi totali di CO2 che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema UE di scambio delle quote di emissione e specificano il numero di quote di emissione di CO2 spettanti a ciascun impianto. La Commissione e' responsabile della valutazione dei piani nazionali proposti dagli Stati membri sulla base di 12 criteri di assegnazione indicati nella direttiva sullo scambio di quote di emissioni. La Commissione puo' accettare un piano parzialmente o integralmente. <br />I criteri di valutazione sono finalizzati a garantire, tra l'altro, che i piani siano coerenti con il rispetto da parte della UE e degli Stati membri degli obiettivi del protocollo di Kyoto, con il livello reale delle emissioni accertate indicato dalla Commissione nelle relazioni annuali sullo stato di avanzamento e con le potenzialita' tecnologiche di riduzione delle emissioni.<br /><br />E' su questa base che la Commissione chiede all'Italia di ridurre il limite proposto di 13,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente anno, portandolo cosi' a 195,8 milioni di tonnellate. Altri criteri di valutazione riguardano aspetti quali la non discriminazione, la concorrenza all'interno della UE e le norme sugli aiuti di Stato, oltreche' aspetti tecnici. In questo senso la Commissione invita l'Italia a fornire maggiori informazioni sul trattamento che riservera' ai nuovi soggetti che entreranno nel sistema di scambio delle quote di emissione e dovrebbe inserire nel piano gli impianti di combustione (ad esempio gli impianti di cracking), come fatto da tutti gli altri Stati membri. Per Bruxelles, e' necessario inoltre eliminare diversi adeguamenti previsti ex post, mentre il quantitativo massimo totale dei crediti di emissione concessi per progetti eseguiti in paesi terzi e che gli operatori italiani possono utilizzare per rispettare i propri impegni in materia di emissioni, non dovranno superare piu' del 15% circa del totale annuo. (ANSA). <br />16/05/2007 14:09 <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: NASA CONFERMA&#x2c; IL POLO SUD SI STA SCIOGLIENDO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-17T09:17:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-140</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-140</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - WASHINGTON - Se prima era solo supposizioni attendibili, ora ci sono le prove: il Polo Sud si sta sciogliendo. Lo ha annunciato la Nasa, che ha mostrato al riguardo una precisa documentazione fotografica frutto di un'osservazione via satellite che riguarda il periodo compreso fra il 1999 e il 2005: per effetto del riscaldamento del pianeta, un'area dell'Antartico grande circa 400 mila chilometri quadrati mostra ''evidenti segni di scioglimento''. La ricerca, condotta nell'ambito di un progetto avviato dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dall' universita' del Colorado, ha permesso un paragone fotografico costante. Grazie ad esso gli scienziati hanno potuto constatare che una zona occidentale dell'Antartide grande come l'Italia presenta modificazioni evidenti della natura morfologica di quei ghiacci. La Nasa ne parla come del ''piu' significativo scioglimento osservato dai satelliti negli ultimi trent'anni''. <br /><br />''E' una novita' assoluta - ha spiegato il direttore dell'Istituto di Scienze Ambientali del Colorado, Konrad Steffen - anche perche' a differenza di altre zone antartiche, questa penisola non aveva mai mostrato, nel recente passato, segni di scioglimento. Ma ora abbiamo la prova fotografica che lo scioglimento riguarda anche questa penisola''. Lo scioglimento e' stato accertato in diverse zone della penisola occidentale, dove da sempre le temperature non superano mai lo zero e i ghiacci fino ad oggi erano considerati eterni. Non e' piu' cosi': la ricerca ha dimostrato che dal 2005 ad occhi per prolungati periodi di tempo le temperature hanno raggiunti anche i 5 gradi sopra lo zero. L'accertamento e' stato possibile grazie a un nuovo sistema messo a punto dalla Nasa che permette di distinguere i diversi tipi di ghiaccio che si sono via via formati. E' stato cosi' accertato che le aree in cui il ghiaccio si e' sciolto in acqua (per poi tornare ghiaccio) si sono estese come non non era successo mai negli ultimi trent'anni. Il ghiaccio sciolto e' rimasto sopra la superficie ghiacciata del continente antartico. Tuttavia se quell'acqua dovesse infiltrarsi negli enormi crepacci antartici fino a raggiungere il mare, le conseguenze sugli equilibri dell'ecosistema complessivo potrebbero essere significative. E' anche per questo che secondo la Nasa ''e' opportuno continuare a monitorare via satellite l'area, per capire se il fenomeno sia limitato nel tempo oppure a lungo termine''.(ANSA). <br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Pigmenti artificiali per il fotovoltaico &#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-17T09:16:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-139</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/13-may-2007#unique-entry-id-139</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it <br />La tecnologia per celle solari sviluppata dal Centro per la ricerca sui nanomateriali della Massey University permetter&agrave; ai neozelandesi di generare elettricit&agrave; dalla luce solare a costi che sono un decimo di quelli delle attuali celle costruite in silicio. La ricerca ha infatti permesso di realizzare pigmenti sintetici molto simili a quelli naturali: uno di essi di colore verde, &egrave; una sorta di clorofilla sintetica, mentre un altro pigmento studiato e simile all'emoglobina. Secondo quanto riferito dagli stessi ricercatori, tali pigmenti sintetici potrebbero essere impiegati per costruire celle fotovoltaiche che sfruttano tali composti quali elementi sensibili.<br />Come dimostrato con un piccolo dispositivo prototipale in grado di alimentare una piccola ventola, con i pigmenti sintetici &egrave; possibile far funzionale le celle anche in condizioni di luce scarsa, il che le renderebbe adatte anche al funzionamento in giornate nuvolose. Una possibile applicazione prevede l'integrazione dei pigmenti nel vetro, per realizzare finestre in grado di generare elettricit&agrave;.<br />Un ulteriore vantaggio sarebbe un maggiore rispetto per l'ambiente: le nuove celle sono costruite con biossido di titanio, un minerale abbondante, rinnovabile e non tossico ottenuto dalla sabbia nera della Nuova Zelanda. - Fonte: Veneto Nanotech<br />]]></content:encoded></item><item><title>In funzione due nuove centrali mini-idro&#x2c; cio&#xe8; ad acqua fluente che sfruttano la deviazione solo parziale dei corsi d&#x2019;acqua e tutelano la fauna ittica&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-10T18:26:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-138</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-138</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Sorgenia, http://www.sorgenia.it/home <br />Sono entrate in funzione due nuove centrali idroelettriche di Sorgenia, a Pontey (AO). Utilizzando una portata media di 16,10 metri cubi al secondo d&rsquo;acqua deviata dalla Dora Baltea, possono produrre fino a 3.500.000 kWh l&rsquo;una e 4.500.000 kWh l&rsquo;altra, evitando emissioni di anidride carbonica pari a 5.000 tonnellate annue. Le centrali di Pontey sono due impianti &ldquo;mini-idro&rdquo; cio&egrave; ad acqua fluente che sfruttano la deviazione solo parziale dei corsi d&rsquo;acqua. <br />Nonostante la produzione di energia idroelettrica avvenga sempre in &ldquo;modo pulito&rdquo; senza alcuna emissione inquinante in atmosfera, le dighe e i grandi impianti idroelettrici impattano sull&rsquo;ecosistema e spesso provocano conflitti con altri fruitori d&rsquo;acqua. Conclusa quindi l&rsquo;era delle grandi dighe, la politica che perseguiamo &egrave; quella di realizzare impianti di piccola dimensione e di recuperare centraline dismesse che nel loro insieme contribuiscono all&rsquo;ulteriore diffusione di produzione idroelettrica. Il buon rapporto fra portata minima d&rsquo;acqua e un&rsquo;apprezzabile produzione di energia elettrica assicura perci&ograve; all&rsquo;ecosistema fluviale un naturale processo biologico e fisico. L&rsquo;installazione di &ldquo;scale di risalita&rdquo; consente il passaggio della fauna acquatica anche in presenza degli sbarramenti, mentre apposite reti evitano che i pesci entrino nelle turbine o nell&rsquo;opera di presa. Inoltre nei confronti degli altri fruitori del corso d&rsquo;acqua, ad esempio gestori dell&rsquo;acqua potabile e pescatori, abbiamo adottato precisi accorgimenti per consentirne le attivit&agrave;. <br />Le strutture di servizio di Pontey sono di dimensioni contenute, costruite secondo lo stile architettonico tipico delle aree dove sono collocate, perfettamente integrate nel panorama circostante in modo da non recare danni al turismo anche in una zona ad alta valenza paesaggistico-ambientale come la Val d&rsquo;Aosta.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CNR&#x2c; APRILE 2007 IL PIU&#x27; CALDO DAL 1800</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-10T18:25:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-136</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-136</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Quello appena concluso e' stato l'aprile piu' caldo dal 1800 ad oggi, con 2,9 gradi in piu' rispetto alla media di riferimento del periodo 1961-1990. Il secondo posto spetta all'aprile 1800, con 2,6 gradi in piu' rispetto alla media. E' quanto emerge dai dati dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L'anomalia di temperatura dell'aprile 2007, rilevano gli esperti dell'Isac-Cnr, e' dovuta soprattutto alle differenze rispetto al periodo di riferimento 1961-1990 rilevate al Nord (fino a 4,5 gradi in piu') e in misura minore a quelle rilevate al Sud (fino a 2,5 gradi in piu') e al Centro (fino a 3,5 gradi in piu'). L'aprile 2007 e' stato anche particolarmente povero di pioggia: il 19% piu' secco rispetto alla media 1961-90. <br />Tuttavia non si tratta di una misura da record, ma della 59/ma posizione nel periodo 1800-2007. In quest'ultimo periodo l'aprile piu' piovoso e' stato quello del 1879 (il 108% in piu' rispetto alla media), mentre il piu' secco e' stato quello del 1844 (l'88% di precipitazioni in meno). Se si considerano invece Nord e Sud separatamente, si notano precipitazioni fino all'80% inferiori alla media del periodo 1961-90 in alcune zone del Centro-Nord e fino al 75% superiori in alcune zone del Sud. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;RIFIUTI. IL LAZIO FINIRA&#x27; COME LA CAMPANIA&#x2c; anche grazie ai commissariamenti parassitari&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-10T18:25:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-135</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-may-2007#unique-entry-id-135</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it <br />E' allarme rosso per i rifiuti nel Lazio. La capacita' dell'attuale sistema basato principalmente sulle discariche, e' arrivato al limite. Il tira e molla tra il Presidente della Regione, Piero Marrazzo, e il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraio Scanio, rischia di mandare alle calende greche la soluzione del problema. Le immagini della Campania, con montagne di rifiuti lungo le strade o in depositi temporanei, puo' diventare una realta' a breve termine anche nel Lazio. Quello che si prospetta e' un aumento delle tassa sui rifiuti: inviare le ecoballe in un termovalorizzatore in Germania ha dei costi che qualcuno deve <br />sostenere e, come al solito, il cerino acceso verra' lasciato in mano agli utenti. Nel 1993 (preistoria) l'allora Giunta regionale del Lazio approvo' un piano, proposto dall'assessore all'Ambiente (lo scrivente, Primo Mastrantoni) per la costruzione di 5 termovalorizzatori, 2 per la Provincia di Roma, 1 ciascuna per le Province di Latina e Frosinone, 1 per le Province di Viterbo e Rieti. La proposta era accompagnata da sostanziosi investimenti per la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti. L'iniziativa fu trasmessa al Consiglio regionale per l'approvazione. Purtroppo ci fu l'ennesima crisi di Giunta e non se ne fece piu' nulla. Nei successivi 10 anni (1995-2005) si succedettero Giunte di sinistra e di destra ma il problema dei rifiuti nel Lazio, e in particolare a Roma, rimase sostanzialmente insoluto. A questa incapacita' di governare, si e' aggiunta la beffa del commissariamento della regione Lazio, effettuata dal precedente governo Berlusconi e reiterata dal governo Prodi. Si commissaria un Ente che non e' in grado si assolvere ai propri compiti ma il commissario non puo' essere il Presidente della Regione, cioe' proprio dell'Ente che viene commissariato. Insomma si dichiara che una struttura non funziona e se ne mette a capo il responsabile. Che pasticcioni, questi governanti! <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: REGOLE IMPORT-EXPORT IN VIGORE DAL 12 LUGLIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-01T16:46:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-april-2007#unique-entry-id-134</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-april-2007#unique-entry-id-134</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Entra in vigore il 12 luglio 2007 la nuova disciplina sulle spedizioni di rifiuti tra gli Stati Ue e sull'import/export con il resto del mondo prevista dal regolamento (Ce) n. 1013/2006. Si tratta di una data non formale: da allora tutti gli Stati membri saranno obbligati a osservare il dettato della normativa in tutte le sua parti, senza doverla trasporre nella legislazione nazionale. La nuova normativa sostituisce il regolamento Ce n. 259/93 e gli altri provvedimenti 'figli': la decisione 94/774/Ce con il documento di accompagnamento standard dei rifiuti, la decisione 1999/412/Ce con il questionario che gli Stati Ue devono utilizzare per relazionare l'Ue in materia di spedizioni. Il provvedimento si caratterizza per la semplificazione delle procedure di controllo sullo spostamento dei rifiuti ma anche per l'incremento della vigilanza nei punti nodali del traffico, come soste e depositi intermedi. <br />Le spedizioni di rifiuti possono essere effettuate solo su autorizzazione rilasciata dalle competenti autorita' di controllo. Per le spedizioni di rifiuti destinati al recupero o allo smaltimento (ad eccezione di alcuni rifiuti non pericolosi) e' necessaria la preventiva notifica all'Autorita' di spedizione competente. Le notifiche relative alle spedizioni di rifiuti sono valutate dalla Autorita' di spedizione competente e da questa inoltrate alla autorita' di transito e di destinazione. Le spedizioni verso e da Paesi terzi soggiacciono a particolari limiti. In particolare e' proibito l'import/export di rifiuti destinati allo smaltimento da e verso Paesi extra Ue (ad eccezione di alcuni Paesi, come quelli aderenti alla Convenzione di Basilea); e' invece limitato (a particolari categorie) l'import/export di rifiuti destinati al recupero da e verso Paesi extra Ue (ad eccezione di alcuni Paesi, come quelli aderenti alla Convenzione di Basilea). (ANSA). <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ARRIVA DDL ECO-REATI&#x2c; CARCERE ANCHE FINO A 10 ANNI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-05-01T16:44:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-april-2007#unique-entry-id-133</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-april-2007#unique-entry-id-133</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Arriva il ddl contro i criminali dell'ambiente. Carcere che nei casi piu' gravi potra' arrivare fino a dieci anni e multe salate, fino 250 mila euro. Ma anche sconti di pena per chi collabora. Domani in Consiglio dei Ministri approda il Disegno di legge che contiene le disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente e da' la delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina. In particolare il ddl sugli eco-reati, 5 articoli, prevede, tra l'altro: i reati di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale, di disastro ambientale, di traffico di rifiuti e inquinamento. Per il traffico di rifiuti, sono tre le specie diverse di reato e riguardano rifiuti ordinari, tossico nocivi e materiale radioattivo o nucleare. Per il piu' lieve la pena al massimo e' di 5 anni di reclusione; per il piu' grave, che riguarda materiale radioattivo o nucleare, si arriva a un massimo di 6 anni con multe da 50 mila a 250 mila; ma se c'e' pericolo di vita per le persone la reclusione puo' arrivare fino a 10 anni. <br />Secondo quanto si e' potuto apprendere, a sanzionare il traffico di materiale radioattivo o nucleare e l'abbandono di materiale radioattivo o nucleare e' l'articolo 452-octies. Si prevede che sia punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 250.000 euro ''chiunque illegittimamente cede, acquista, trasferisce, importa o esporta sorgenti radioattive o materiale nucleare''. Stessa pena per il detentore che si disfa illegittimamente di una sorgente radioattiva. Nel caso di pericolo concreto di compromissione rilevante di acqua, suolo, aria, flora e fauna, la pena sale a 8 anni mentre se ci sono rischi concreti per la vita o l'incolumita' delle persone la reclusione va da tre a dieci anni e la multa da quindicimila a centomila euro. <br />L'associazione per delinquere finalizzata al crimine ambientale, e' sanzionata con le stesse pene previste dal codice penale in materia (art.416) aumentate fino a un terzo. Il Ddl eco-reati prevede anche la possibilita' per il giudice di condannare l'autore del delitto ambientale al ripristino dello stato dei luoghi. Ma non solo pene e multe. Il provvedimento introduce anche sconti di pena in caso di ''ravvedimento operoso'', cioe' quando il responsabile del reato aiuta concretamente le autorita' a ricostruire i fatti, a individuare i complici. Secondo quanto si e' appreso, previsto anche un meccanismo di non punibilita' se l'autore, prima di essere incriminato, elimina spontaneamente le conseguenze del reato. (ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Perdite atomiche a Saluggia (Vercelli) e la sequenza imbarazzante di incidenti ovunque</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-17T13:57:27+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-april-2007#unique-entry-id-132</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-april-2007#unique-entry-id-132</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it <br />Scivolano le notizie sul nucleare. Scivolano via, con profilo basso sulla stampa, nonostante le manifestazioni e le marce di protesta, gli incidenti e le contaminazioni e nonostante i nuovi progetti di centrali in tutto il mondo. <br />Ma andiamo con ordine, partendo da casa nostra. A Saluggia, dove c&rsquo;&egrave; il polo italiano del nucleare (la vicina centrale dismessa di Trino Vercellese, il reattore sperimentale Avogadro, l&rsquo;Eurex), il 24 marzo scorso c&rsquo;&egrave; stata una marcia di protesta contro gli impianti. I manifestanti (250 secondo le organizzazioni ambientaliste e i centri sociali, 150-200 secondo la polizia) avevano l&rsquo;obiettivo di dire no al progetto di trasferire 52 barre nucleari irraggiate dalla piscina Eurex al deposito Avogadro che, secondo loro, non darebbe pi&ugrave; le necessarie garanzie di sicurezza. <br />Con un tempismo imbarazzante, qualche giorno dopo la marcia sono state scoperte alcune perdite di sostanze radioattive. Secondo esami condotti dall&rsquo;Arpa Piemonte, un pozzo inutilizzato distante un chilometro dall&rsquo;impianto Eurex &egrave; risultato inquinato da radionuclidi. L'assessore regionale per l'Ambiente Nicola De Ruggiero si &egrave; per&ograve; affrettato a gettare acqua sul fuoco. Tutti calmi, ha detto in sostanza, non vi sono pericoli per la salute pubblica e per l'ambiente, n&eacute; possibilit&agrave; di inquinamento delle falde che alimentano l'Acquedotto del Monferrato.<br />Ma non &egrave; finita qui. Un paio di giorni dopo la marcia la Sogin, la societ&agrave; che gestisce i residui nucleari in Italia, ha incontrato presso l'impianto Eurex le rappresentanze sindacali aziendali locali per informarle sui casi di lieve contaminazione registrati per sei lavoratori nell'ambito dei controlli radio-tossicologici eseguiti periodicamente presso l'impianto. Anche in questo caso, le dichiarazioni sono state traquillizzanti. <br />&ldquo;I risultati delle ultime dosi registrate a febbraio scorso - ha detto la Sogin - sono, comunque, ampiamente al di sotto dei limiti di legge e radiologicamente irrilevanti&rdquo;. &ldquo;Il monitoraggio &ndash; si legge in una nota - &egrave;, infatti, svolto utilizzando tecniche di misura ad alta sensibilit&agrave; in linea con i migliori standard internazionali e si distingue, rispetto al passato, sia per la metodologia sia per la frequenza delle verifiche&rdquo;. <br />Intanto, la Prefettura di Vercelli ha approvato il piano di sicurezza per il trasporto delle 52 barre nucleari irraggiate in un sito idoneo. Il piano di sicurezza, con i dovuti aggiornamenti, ricalca quello gi&agrave; sperimentato con successo in occasione dei 13 trasporti eseguiti fino al febbraio 2005 per trasferire 259 barre nucleari irraggiate da Saluggia al laboratorio inglese di Sellafield.<br />Nel frattempo, sempre la settimana scorsa, si &egrave; svolta una marcia di protesta vicino alla base friulana di Aviano per contestare la presenza di bombe atomiche statunitensi. Passiamo al di l&agrave; delle Alpi. Mentre in Svizzera soltanto un terzo dei cittadini si &egrave; dichiarato favorevole alla costruzione di nuove centrali (sondaggio dell&rsquo;istituto demoscopico Gfs-Zurich realizzato su un campione di 888 persone), il 23 marzo scorso Electricit&eacute; de France ha ammesso che un addetto del Gruppo 2 della centrale atomica francese di Flamanville &egrave; stato contaminato. Anche i cugini d&rsquo;Oltralpe hanno precisato che la contaminazione &egrave; &ldquo;lieve&rdquo; e che il lavoratore &egrave; sotto controllo medico. Nel frattempo, qualche giorno dopo, un gruppo di militanti di Greenpeace &egrave; salito su una torre di raffreddamento della centrale nucleare di Belleville sur Loire per denunciare i pericoli del futuro reattore Epr. E a Bruxelles, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dell&rsquo;Unione Europea, una cinquantina di dimostranti provenienti a piedi o in bicicletta da Lille hanno protestato contro l&rsquo;Euratom e chiesto l&rsquo;uscita dal nucleare di tutta l&rsquo;Europa. <br />Ma facciamo un salto anche in Giappone. Sempre la scorsa settimana (il 28 marzo), la Tokio electric power ha reso noto che ritarder&agrave; di un anno rispetto alle previsioni il completamento di un nuovo impianto nucleare (al 2013 e 2014), dopo aver ammesso di aver coperto un incidente accaduto nel 1978. Inoltre, sono emersi oltre 200 casi di falsificazione dei documenti sulla sicurezza nelle sue tre centrali nucleari. &ldquo;Siamo molto dispiaciuti &ndash; ha detto il presidente della compagnia Tsunehisa Katsumata -. Faremo tutto il possibile per riconquistare la fiducia della gente&rdquo;. Il Giappone, che oggi compra l&rsquo;89% del petrolio dal Medio Oriente, punta su nuovi reattori per tagliare le emissioni di CO2 e i costi dell&rsquo;importazione di petrolio. L&rsquo;obiettivo &egrave; di produrre entro il 2030 il 40% dell&rsquo;energia necessaria al Paese con le centrali nucleari, contro il 30% di oggi. Secondo quanto riferito dal ministro dell&rsquo;industria l&rsquo;anno scorso, entro marzo 2016 ci sono in programma nove reattori nuovi, mentre uno dovrebbe chiudere, portando la capacit&agrave; totale a 61,5 milioni di kilowatt rispetto ai 49,6 milioni di oggi. Sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda gli Stati Uniti. Nei giorni scorsi &egrave; emerso che Entergy, la seconda compagnia di reattori, ha ottenuto il permesso preliminare dai regolatori federali a costruire un sito nucleare nel Mississippi. La nuova unit&agrave; si aggiunger&agrave; a quella esistente nei pressi di Port Gibson, vicino al confine con la Louisiana. Ai primi di marzo inoltre Exelon, il numero uno dell&rsquo;energia nucleare, ha ottenuto un permesso a costruire una centrale nell&rsquo;Illinois. La compagnia ha detto per&ograve; che non ha fretta di partire con i lavori. Negli Stati Uniti non sono pi&ugrave; stati autorizzati impianti nucleari dal 1978 e vennero cancellati 124 progetti dopo l&rsquo;incidente di Three Mile Island nel 1979 in Pennsilvania. Secondo gli ultimi dati forniti dal Nuclear Energy Institute, l&rsquo;associazione di settore, 15 societ&agrave; hanno annunciato proposte per costruire 36 reattori. Le domande di autorizzazione saranno presentate entro l&rsquo;autunno. Nel frattempo continuano le dichiarazioni pro e contro il nucleare. A favore sul lungo termine l&rsquo;a.d. di Edison, Umberto Quadrino, che nel corso di un&rsquo;audizione davanti alla commissione ambiente del Senato, ha detto: "Il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo termine" nella produzione di energia e nel rispetto per l'ambiente. Secondo Quadrino, "il rispetto degli obiettivi richiede un serio impegno ed un'attenta valutazione dell'energy-mix nell'indirizzamento verso tecnologie meno inquinanti". Ecco che "nel breve e medio termine lo sforzo essenziale dipender&agrave; dalle rinnovabili e dai cicli combinati a gas" e questo "porter&agrave; necessariamente ad un forte incremento dei consumi di gas in Europa". Al contrario "il nucleare potrebbe essere la migliore soluzione, ma nel lungo periodo". <br />Contro invece J&uuml;rgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente. "La peggiore idea per contrastare i cambiamenti climatici &egrave; sollecitare lo sviluppo del nucleare civile", ha scritto J&uuml;rgen Trittin, ex ministro tedesco dell'Ambiente nella prefazione a un rapporto di una ong inglese di ricerca - l'Oxford research group- dedicato proprio a "Energia sicura, nucleare civile, sicurezza e cambiamenti climatici". "Lo sviluppo dell'energia nucleare civile &ndash; ha detto Trittin- determinerebbe una crescita automatica della minaccia alla sicurezza internazionale". Il rapporto sottolinea come effettivamente l'energia nucleare abbia scarse emissioni di gas a effetto serra e che questa sua caratteristica sta diventando il cavallo di Troia dei favorevoli all'atomo. Nello stesso tempo per&ograve; questa fonte di energia pu&ograve; essere prologo in alcuni paesi del nucleare militare ed &egrave; una ghiotta occasione per terroristi e organizzazioni criminali. "Se la risposta all'aumento delle temperature del pianeta fosse il nucleare - sostengono i ricercatori- non si farebbe altro che sostituire a un rischio un altro rischio ancora pi&ugrave; elevato".<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: MEDITERRANEO; CANALE SICILIA TERMOMETRO MARE NOSTRUM&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-17T13:40:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-april-2007#unique-entry-id-131</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/15-april-2007#unique-entry-id-131</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Il Canale di Sicilia termometro e motore per tutto il Mare Nostrum. E' da qui che partono i cambiamenti che poi si trasmettono a tutto il bacino. Un test non solo per il riscaldamento globale ma anche per la biodiversita'. Ad annunciare la scoperta il coordinatore scientifico dell' Istituto centrale per la ricerca applicata al mare (Icram), Silvio Greco, in questi giorni a Istanbul per partecipare, come rappresentante scientifico del Governo italiano, al 38/o Congresso della Commissione Internazionale per l'esplorazione scientifica del Mediterraneo (Ciesm). Riuniti in Turchia 800 ricercatori di 35 paesi per mettere a punto una strategia di ricerca dopo aver scardinato i rischi. Si parlera' infatti anche di pericolo tsunami oltre che di clima, delle specie aliene e autoctone e di contaminazione chimica. <br />''Il Mediterraneo - ha detto l'esperto dell'Icram - rappresenta solo lo 0,8% di tutti i mari del Pianeta ma, secondo le stime, contiene il 9% della biodiversita' mondiale. Un ambiente delicatissimo, quindi - ha sottolineato ancora Silvio Greco - del quale il Canale di Sicilia e' il motore''. ''E' qui infatti - ha rivelato Greco - che i cambiamenti si verificano prima rispetto a tutto il Mediterraneo''. A partire dalla temperatura dell'acqua. ''La scorsa estate - ha riferito l' esperto - e' nel Canale di Sicilia che si sono registrati i 30 gradi notturni dell'acqua superficiale, uno dei picchi piu' elevati dell'ultimo secolo e ci sono segnali - ha riferito Greco - che indicano un innalzamento della temperatura anche dell'acqua profonda''. <br />]]></content:encoded></item><item><title>20mila ettari al giorno&#x2c; per un totale di 7&#x2c;3 milioni di ettari all&#x27;anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il rapporto della Fao&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-13T09:08:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-130</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-130</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it <br />Quel che resta delle foreste. Meno 20mila ettari al giorno, per un totale di 7,3 milioni di ettari all'anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il rapporto della Fao &ldquo;Lo stato delle foreste nel mondo&rdquo; presentato nei giorni scorsi a Roma. Dal 1990 al 2005 la Terra ha perduto il 3 per cento del suo territorio forestale totale (che copre circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30 per cento della superficie del Pianeta), un calo medio di quasi lo 0,2 per cento l'anno. Tra il 2000 e il 2005 la perdita pi&ugrave; alta di foreste primarie si &egrave; registrata in Indonesia, Messico, Papua Nuova Guinea e Brasile. Africa e America Latina continuano a perdere foreste a un tasso allarmante. Ogni anno l'Amazzonia perde un'area grande quanto la Sicilia e il continente africano in sei anni ha volatilizzato il 9 per cento di tutte le sue foreste. L'Europa ed il Nord America registrano invece un aumento della superficie forestale. Ma il rapporto segnala una positiva inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti: mentre in 83 paesi c'&egrave; stata una diminuzione della copertura forestale, in altri 57 si &egrave; visto un aumento. &Egrave; il caso dell'Asia e della regione del Pacifico. In Cina i grandi investimenti negli interventi di riforestazione hanno bilanciato l'alto tasso di deforestazione di altre zone, dice il rapporto. <br />&ldquo;Molti paesi hanno mostrato la volont&agrave; politica di migliorare la gestione delle foreste rivedendo politiche e legislazioni e rafforzando le istituzioni forestali&rdquo;, afferma David Harcharik, direttore generale aggiunto della Fao. &ldquo;Maggiore attenzione &egrave; stata data alla conservazione del suolo e delle risorse idriche, alla difesa della diversit&agrave; biologica ed ad altri fattori ambientali&rdquo;. Secondo Greenpeace si tratta comunque di una visione troppo ottimistica: il rallentamento della deforestazione a livello mondiale, in realt&agrave;, sarebbe solo il risultato della crescita del numero degli alberi piantati in paesi che hanno gi&agrave; perso le proprie foreste naturali. &ldquo;Secondo la Fao, in Asia aumenta la superficie forestale grazie ai quattro milioni di ettari di piantumazioni in Cina, ma le piantagioni certo non compensano la devastazione delle foreste tropicali dell'Indonesia, dove la deforestazione avanza ad un tasso annuale del 2 per cento&rdquo;, denuncia l'associazione ambientalista. Non si tratta solo di proteggere la biodiversit&agrave; sempre pi&ugrave; minacciata. Secondo la Banca Mondiale 1,2 miliardi di persone hanno bisogno delle foreste per sopravvivere. La perdita di foreste naturali causer&agrave; un incremento della povert&agrave;, dell'insicurezza sociale e dell'instabilit&agrave;. (da.c.)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Pneumatici sgonfi costituiscono un rischio per la sicurezza e l&#x27;ambiente. IL 90&#x25; degli automobilisti guida con pneumatici sgonfi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-13T09:07:11+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-129</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-129</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Autostrade News http://www.autostrade.it <br />"Prima di Guidare Pensa" e' una campagna sulla sicurezza stradale che ha evidenziato che piu' del 90% degli automobilisti guida con pneumatici sgonfi, con conseguenze drammatiche per sicurezza e ambiente. Il 93.5% degli automobilisti in Europa guida rischiando la propria vita, aggiungendo 18 milioni di tonnellate di CO&sup2; all'ambiente, sprecando 15 miliardi di euro e trovandosi con l'equivalente di 56 milioni degli pneumatici da sostituire. Sono dati che rappresentano le conclusioni dei controlli in materia di sicurezza stradale effettuati su 20.300 veicoli passeggeri in 19 paesi dell'Unione Europea nel corso del 2006. Solo il 6.5% degli automobilisti utilizzava gli pneumatici gonfiati correttamente, il 54% guidava con pneumatici che presentavano scarsa pressione (<1.5 bar), mentre il 12.0% delle vetture (1 su 8) era a rischio di foratura. I controlli gratuiti, effettuati da Bridgestone in supermercati e parcheggi pubblici d'Europa, rientrano nell'ambito della campagna in materia di sicurezza stradale "Prima di guidare Pensa". Un'iniziativa lanciata nel 2005 da Bridgestone in collaborazione con la Fondazione FIA (Federation Internationale de l'Automobile) e i club automobilistici nazionali. <br />La bassa pressione mette a rischio la sicurezza stradale <br />Questi risultati indicano che molti automobilisti sono inconsapevoli del fatto che un pneumatico sgonfio e' pericoloso, con scarsa pressione puo' essere realmente pericoloso. Lo abbiamo detto spesso, anche testimoniando di prove fatte in circuito e su strada, la perdita del controllo e della direzione del veicolo aumentano sensibilmente in caso di riduzione della pressione dello pneumatico. La scarsa pressione ha anche un effetto estremamente negativo sulla durata di vita dello pneumatico, a causa dell'eccessivo logoramento della spalla e del conseguente innalzamento delle temperature dello pneumatico. Secondo i dati emersi nel corso dei controlli effettuati, il 12% degli automobilisti che utilizza degli pneumatici con scarsa pressione e' elevato rischio di foratura. <br />Bassa pressione, vita breve per le gomme <br />La durata di un pneumatico per auto si riduce se la pressione diminuisce da 2.2 a 1.0 bar. Sulla base dei dati raccolti nel 2006, il Centro Tecnico Europeo di Bridgestone ha calcolato che quasi il 40% degli automobilisti perde il 19.3% di durata di vita di un pneumatico &ndash; con una media di 9.700 km o 9 mesi di uso dello pneumatico (calcolata su una durata media di vita di 50.000 km e una percorrenza annuale di 13.600 km). Inoltre, il 54% delle automobili perde il 5.2% della durata di vita di uno pneumatico, con una media di 2.500 km o di 2 mesi di uso dello pneumatico. Sommando questi due dati, risulta che in Europa la durata di vita di uno pneumatico e' ridotta del 24.5% a causa della bassa pressione di gonfiaggio. <br />Danni ambientali per le emissioni inquinanti <br />La corretta pressione di un pneumatico ha anche una notevole influenza sulla resistenza al rotolamento, fattore chiave nella per il consumo di carburante. A seconda del tipo di strada e di stile di guida, la resistenza al rotolamento rappresenta dal 18% al 26% della forza totale su un veicolo. Poiche' una bassa pressione aumenta la resistenza al rotolamento, gli effetti diretti ricadono sull'efficienza del consumo di carburante e sulle emissioni inquinanti. Sulla base dei dati raccolti nel 2006, il Centro<br />Tecnico Europeo di Bridgestone calcola che il 40% dei veicoli riscontra un aumento di 2.8% nel consumo di carburante dovuto alla bassa pressione di gonfiaggio degli pneumatici, con una perdita di 8.1 miliardi di litri di carburante, per un costo complessivo di 9.5 miliardi di euro. L'ambiente subisce pesanti conseguenze a causa dell'eccessivo consumo di carburante, con una emissione addizionale nell'atmosfera di 18.4 milioni di tonnellate di C0&sup2; ogni anno. Questo dato rappresenta l'equivalente di ulteriori 93.2 kg di CO&sup2; all'anno, o 6.9 g/km, per ogni vettura in circolazione sulle strade d'Europa! (pgc)<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Boom per gli strumenti che misurano l&#x2019;inquinamento dell&#x2019;aria&#x2c; business correlato alla tipologia produttiva</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-13T09:05:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-128</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-128</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it <br />I produttori di strumenti che misurano l&rsquo;inquinamento dell&rsquo;aria possono guardare al futuro con ottimismo. Secondo i calcoli di Frost & Sullivan, in Europa il giro d&rsquo;affari passer&agrave; infatti da circa 1 miliardo di euro del 2005 a oltre mille miliardi nel 2012.<br />&ldquo;La legislazione &egrave; sicuramente il motore pi&ugrave; importante per la crescita delle vendite di tecnologie per il controllo dell&rsquo;inquinamento atmosferico - spiega l&rsquo;analista di Frost & Sullivan Jonathan Robinson -. La direttiva sui grandi impianti di combustione &egrave; la pi&ugrave; importante di tutta una serie di leggi recentemente emanate&rdquo;.<br />Le tecnologie relative all&rsquo;ambiente non migliorano la performance e costituiscono quindi un costo capitale che non porta alcun beneficio economico, si legge in una nota di Frost. Non esistono infatti incentivi per l&rsquo;installazione di questo tipo di tecnologie in centrali elettriche o di servizi elettrici, tecnologie che vengono quindi adottate solo se imposte da leggi nazionali o, come nel caso dell&rsquo;Europa, da autorit&agrave; governative sovrannazionali come l&rsquo;Unione Europea. La direttiva sui grandi impianti di combustione obbliga gli impianti a implementare le tecnologie necessarie oppure, in alternativa, ad affrontare la sanzione definitiva che rappresenta la chiusura permanente dell&rsquo;impianto. Fra le maggiori fonti di carburante, il carbone &egrave; di gran lunga il pi&ugrave; inquinante in termini di emissioni, poich&eacute; rilascia elevati livelli di polvere, anidride carbonica, anidride solforosa e ossido d&rsquo;azoto. Tecnologie come ad esempio i filtri di tessuto, i precipitatori elettrostatici, la desolforizzazione delle condotte dei gas e una riduzione selettiva catalitica (SCR, Selective Catalytic Reduction), contribuiscono tuttavia alla riduzione di queste emissioni.<br />Il gas non emette anidride solforosa o polvere e produce livelli di anidride carbonica e ossido d&rsquo;azoto nettamente inferiori. Il che significa che solo la tecnologia SCR &egrave; applicabile per i gas, e che si tratta comunque sia di una fra le molte possibilit&agrave; a disposizione. Indipendentemente dalle pressanti preoccupazioni ambientali, il carburante nucleare rimane estraneo alle questioni legate alle emissioni; &egrave; per lo pi&ugrave; neutrale al carbonio e non rilascia zolfo o azoto.<br />&ldquo;Il valore monetario del mercato dell&rsquo;inquinamento atmosferico per le centrali elettriche in Europa &egrave; strettamente legato al dibattito esistente fra il gas, il carbone, il nucleare e le rinnovabili - spiega l&rsquo;analista di Frost & Sullivan -. Se vengono costruiti impianti a gas o nucleari su larga scala, ci&ograve; restringer&agrave; nettamente il mercato delle tecnologie ambientali, poich&eacute; nessuno di questi carburanti emette lo stesso tipo e livello di emissioni di carbone&rdquo;. Per promuovere lo sviluppo del mercato, i produttori di strumentazioni per il controllo dell'inquinamento atmosferico devono sostenere la generazione di prodotti alimentati a carbone il pi&ugrave; possibile.<br />&ldquo;Pi&ugrave; contribuiscono a convincere i governi che le centrali gas e nucleari non sono la soluzione adatta, meglio sar&agrave; la situazione in futuro - spiega Robinson -. Il carbone ha sicuramente i suoi meriti e le emissioni che rilascia possono essere gestite servendosi della tecnologia; i produttori devono fare in modo che i responsabili delle decisioni e l'opinione pubblica ne siano consapevoli". Per altre informazioni: www.frost.com <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Clima: Pecoraro&#x2c; drammatico rapporto IPCC. ora nessun alibi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-10T09:55:11+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-126</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-126</guid><content:encoded><![CDATA[Principale emergenza planetaria. Bene Consiglio di sicurezza. Onu si occupi di cambiamenti climatici.<br />&ldquo;L&rsquo;allarme contenuto nel nuovo rapporto Ipcc &egrave; drammatico, per gli effetti sulla salute, l&rsquo;ambiente e l&rsquo;economia. I cambiamenti climatici sono la principale emergenza planetaria. Quindi non ci sono pi&ugrave; alibi, l&rsquo;Onu deve occuparsene&rdquo;.<br />Lo ha dichiarato il Ministro dell&rsquo;Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio commentando i risultati emersi dalla nuova sessione di lavoro degli esperti dell&rsquo;Ipcc resi noti stamani a Bruxelles e dedicati agli effetti dei cambiamenti climatici.<br />&ldquo;L&rsquo;economia e la politica &ndash; ha aggiunto il ministro &ndash; debbono realizzare una svolta ecologista per evitare di spingere il pianeta al collasso. Anche per l&rsquo;Italia le previsioni sono pesantissime: ambiente, agricoltura e turismo rischiano danni enormi in assenza di risposte forti&rdquo;.<br />&ldquo;L&rsquo;aumento dei fenomeni di siccit&agrave;, la progressiva riduzione di disponibilit&agrave; di acqua, lo spostamento a Nord degli ecosistemi e l&rsquo;aggressione alle nostre coste non lasciano spazio ad alibi o incertezze. Le iniziative vincolanti per la mitigazione e una nuova pianificazione per l&rsquo;adattamento sono necessit&agrave; che governi e mondo produttivo debbono accogliere come prioritarie nell&rsquo;immediato. La decisione del Consiglio di sicurezza dell&rsquo;Onu di inserire nella propria agenda l&rsquo;allarme clima &egrave; quindi positiva. E&rsquo; evidente infatti che un&rsquo;assunzione di responsabilit&agrave; da parte delle Nazioni Unite &egrave; oggi necessaria e adeguata alla gravit&agrave; del problema&rdquo;.<br />FONTE:www.minambiente.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>COMUNE DI JESI(AN).Riaperto il bando per la concessione di contributi all&#x27;installazione di impianti solari termici e/o fotovoltaici&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-10T09:51:56+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-125</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/08-april-2007#unique-entry-id-125</guid><content:encoded><![CDATA[L&rsquo;Amministrazione comunale informa che sono stati riaperti i termini per le domande di richiesta dei contributi comunali in conto interessi, per il finanziamento della installazione di impianti solari termici (per la produzione di acqua calda) o fotovoltaici (per la produzione di energia elettrica), a favore sia di privati cittadini sia di imprese. Le domande dovranno essere consegnate entro e non oltre il 30 aprile prossimo in Comune, secondo le modalit&agrave; specificate nel bando (info 800 580084).<br />Si fa presente che sono stati aumentati gli importi finanziabili per la realizzazione di impianti fotovoltaici, che allo stato attuale ammontano a 25 mila euro per i privati cittadini (contro i 15 mila del bando precedente), e a 50 mila euro per le imprese (erano 20 mila precedentemente). Naturalmente tali nuove condizioni sono valide e saranno applicate anche alle domande di contributo gi&agrave; pervenute presso il Comune alla data del 29 marzo scorso.<br />Quanti, pur avendo gi&agrave; presentato domanda, intendessero richiedere un aumento dell&rsquo;importo ammesso a finanziamento per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, dovranno presentare apposita richiesta, integrativa di quella originaria e con le stesse modalit&agrave; previste nel bando.<br />L&rsquo;iniziativa si inquadra nell&rsquo;ambito del programma di promozione delle energie alternative e rinnovabili che vede il Comune di Jesi in prima linea con un piano di intervento che ha gi&agrave; ottenuto prestigiosi riconoscimenti anche a livello europeo. Oltre agli impianti solari e fotovoltaici, gi&agrave; installati anche in edifici pubblici come scuole e palestre, l&rsquo;Amministrazione comunale ricorda che sono concessi contributi per la trasformazione dei veicoli alimentati a benzina con l&rsquo;installazione di impianti a metano o Gpl, per l&rsquo;acquisto in leasing di nuovi veicoli a metano o biocombustibile, mentre &egrave; in corso il progetto &ldquo;casa-lavoro-casa&rdquo; per studiare forme alternativa all&rsquo;auto privata per quanti si recano quotidianamente in centro per lavoro. Tra le altre iniziative gi&agrave; avviate, la distribuzione gratuita dei  riduttori di flusso per il risparmio idrico in casa, le nuove progettazioni e le normative edilizie con tecniche di bioarchitettura e bioingegneria, infine la realizzazione di un ecodistretto rurale per l&rsquo;implementazione delle colture biologiche o a basso impatto ambientale nell&rsquo;agricoltura.<br />L&rsquo;Amministrazione comunale<br />Jesi, 3 aprile 2007]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA : e&#x27; emergenza strategica&#x2c; se ne discute all&#x27;Onu</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-06T00:00:56+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-124</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-124</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.ansa.it<br />di Anna Lisa Rapana' <br />L'ambiente diventa un'emergenza strategica e per la prima volta se ne discute anche al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. I cambiamenti climatici potrebbero infatti modificare la mappa della distribuzione di acqua sul pianeta e quella delle zone dove impera la fame e la poverta'. Sono elementi destabilizzanti che possono scatenare conflitti e guerre e che quindi vanno discussi li' dove tradizionalmente proprio guerre e conflitti sono il tema principale: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La proposta e' partita dalla Gran Bretagna, che per il mese di aprile detiene la presidenza di turno a Palazzo di Vetro. L'Ambasciatore britannico all'Onu, Emyr Jones Parry, ha annunciato il dibattito sul<br />clima che si terra' per la prima volta durante la riunione del Consiglio del prossimo 17 aprile. <br />''Le tradizionali cause alla base dei conflitti verranno esasperate dagli effetti dei cambiamenti climatici'', ha detto Perry a New York presentando l'iniziativa, la prima in assoluto del genere. Alla riunione del 17 aprile, ha riferito ancora Parry, per la Gran Bretagna partecipera' il ministro degli Esteri Margaret Beckett. La presenza del ministro conferma l'interesse di Londra in tema di cambiamenti climatici, una priorita' anche a Downing Street da dove il primo ministro Tony Blair ha di recente lanciato un'offensiva politica 'verde'. <br />Le Nazioni Unite non sono nuove all'argomento, la novita' e' che se ne discuta direttamente al Consiglio di Sicurezza. Esistono pero' altri ambiti Onu preposti allo studio delle minacce dei cambiamenti climatici. Nelle prossime ore verra' infatti presentata a Bruxelles la seconda parte del documento degli esperti del Panel intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). L'Ipcc e' un network che fa capo alle Nazioni Unite, creato nel 1988, e che ha messo insieme migliaia di esperti per compilare un vasto studio sull'argomento diviso in quattro parti. Le previsioni dell'Ipcc fino ad ora emerse sono allarmanti: a causa dei cambiamenti climatici tra vent'anni milioni di persone rimarranno senz'acqua con devastanti conseguenze sui governi. L'Ipcc ha anche gia' lanciato un appello chiedendo ai governi di agire subito riducendo l'emissione di gas nocivi. I membri del Panel sono riuniti a porte chiuse da lunedi' scorso a Bruxelles e domani renderanno pubbliche le conclusioni dei quattro giorni di lavori dedicati ad analizzare l'impatto del riscaldamento del Pianeta sulla salute, l'ambiente e l'ecosistema. <br />E proprio Bruxelles e' stato il teatro di recenti importanti decisioni ambientali: i 27 membri dell'Unione Europea hanno approvato il mese scorso la decisione di ridurre le emissioni di gas nocivi del 20 per cento entro il 2020. E adesso anche l'Onu interviene nel dibattito. Gia' a marzo Londra aveva annunciato l'intenzione di introdurre l'argomento nelle discussioni al Consiglio di Sicurezza. I mutamenti climatici possono provocare nuove guerre, colpire gli approvvigionamenti energetici, spostare i confini e causare migrazioni di massa, ha argomentato la Gran Bretagna, presentando l'iniziativa ai 15 membri del Consiglio che l'hanno approvata. Gli unici a storcere il naso sono stati Cina e Russia (tra i cinque membri permanenti con diritto di veto), riferiscono fonti diplomatiche dei due Paesi. Ma la linea britannica ha avuto la meglio e sembra aver convinto anche gli americani tradizionalmente piu' ostili ai 'dibattiti verdi'. Gli Stati Uniti non hanno infatti aderito al protocollo di Kyoto.]]></content:encoded></item><item><title>Cernobyl: a vent&#xb4;anni dall&#xb4;incidente&#x2c; poco &#xe8; cambiato. Nuovo dossier di Verdi e Legambiente </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-05T23:56:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-123</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-123</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />dall' inviato Lucia Venturi<br />BRUXELLES. E&rsquo; in pieno svolgimento a Buxelles la settimana per l&rsquo;energia sostenibile dell&rsquo;Unione europea, dove tra l&rsquo;altro &egrave; previsto oggi l&rsquo;evento clou organizzato dall&rsquo;Italia sulla campagna per l&rsquo;energia sostenibile, cui &egrave; prevista la partecipazione del Ministro per l&rsquo;ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. In questo contesto Legambiente ha colto l&rsquo;occasione per organizzare una conferenza stampa assieme al gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, che ha visto anche la partecipazione dell&rsquo;eurodeputata Monica Frassoni. Il motivo della conferenza &egrave; stato la presentazione di un dossier in cui gli ambientalisti italiani hanno presentato i risultati di un monitoraggio ambientale condotto nella regione di Gomel in Bielorussia; il paese maggiormente colpito dal fallout avvenuto per l&rsquo;incidente alla centrale nucleare di Cernobyl, del 1986. <br />Nel dossier sono illustrati anche i risultati di uno studio condotto sulla popolazione bielorussa che ha coinvolto oltre 14.500 soggetti in tre anni. Le diagnosi sanitarie delle persone visitate, i dati sulla contaminazione del terreno, delle derrate alimentari nonch&eacute; dei campioni di flora e fauna prelevati ed analizzati- secondo quanto dichiara Legambiente- non lasciano purtroppo margini di dubbio sulla drammatica situazione ancora esistente nelle zone contaminate e confermano la necessit&agrave; di continuare a tenere alta l&rsquo;attenzione sulle conseguenze subite dalla popolazione e sulle misure da poter mettere in campo per limitare possibilmente i danni attuali e futuri. <br />&laquo;Si &egrave; appena chiuso l&rsquo;anno che ha celebrato vent&rsquo;anni dall&rsquo;incidente di Cernobyl, ma ben poco &egrave; cambiato da allora. Le conseguenze del fall-out nucleare che ebbe origine per l&rsquo;esplosione del 4&deg; reattore della centrale ucraina, sono state particolarmente pesanti per la popolazione e per il territorio bielorusso, dove maggiore &egrave; stata la concentrazione della radioattivit&agrave; che vi si &egrave; riversata, investendo al contrario il 5% dell&rsquo;Ucraina e solo marginalmente la Russia (lo 0,6%). La stima riguardo alle sostanze radioattive disperse nell&rsquo;ambiente al momento della deflagrazione e del successivo incendio &egrave; di oltre la met&agrave; dello iodio e del cesio presenti nel nocciolo, pi&ugrave; altri radionuclidi e gas radioattivi pari a una attivit&agrave; di 11 EBq, ovvero un miliardo di miliardi di Bequerel. Purtroppo la situazione a 20 anni di distanza rimane pressoch&eacute; immutata&raquo;. Si legge nel dossier di Legambiente.<br />Circa 7 milioni di persone risultano ancora esposte al rischio contaminazione da isotopi a lungo decadimento; gli effetti ambientali rimangono pressoch&eacute; immutati da allora, in termini di estensione del territorio interessato, mentre riguardo alle caratteristiche degli elementi presenti, cominciano ad emergere delle criticit&agrave; specifiche, che richiedono maggiori gradi di approfondimento. Il fatto che nelle analisi ambientali condotte dall&rsquo;Arpa Emilia Romagna, partner di Legambiente in questo progetto di monitoraggio assieme all&rsquo;Istituto di radioprotezione di Minsk, tra gli altri elementi radioattivi sia stato trovato anche l&rsquo;americio, un radioisotopo della famiglia del plutonio, lascia infatti intendere - secondo quanto dichiarato dagli ambientalisti - che siano presenti frammenti di combustibile nucleare, fuoriusciti dal nocciolo del reattore al momento dell&rsquo;esplosione. E data la particolarit&agrave; delle emissioni di questo elemento, che oltre a radiazioni gamma emette anche radiazioni alfa, richiede un ulteriore elemento di attenzione nei confronti della popolazione. Le particelle alfa possono infatti determinare effetti diretti sull&rsquo;organismo per ingestione o se respirati. <br />Analogamente per quanto riguarda gli effetti riscontrati sulle conseguenze sanitarie, secondo Legambiente si pongono quesiti e scenari anche assai mutati da quelli in origine. Durante lo screening sulla popolazione condotto nei tre anni di attivit&agrave; nell&rsquo;area di Lunets, sempre in Bielorussia, attraverso l&rsquo;ausilio di un ambulatorio mobile supportato per fare ecografie alla tiroide e prelievi per l&rsquo;analisi del tessuto specifico, cominciano ad emergere situazioni diverse rispetto al passato. Le patologie riscontrate sono infatti non pi&ugrave; quelle tumorali (in special modo alla tiroide) e colpiscono anche fasce di et&agrave; superiori a quella infantile. Pertanto secondo Legambiente e i medici della loro equipe di studio, pongono l&rsquo;urgenza di cominciare a valutare gli effetti non solo e non pi&ugrave; sulla popolazione direttamente o indirettamente colpita dal fall-out di vent&rsquo;anni fa, ma anche sulle generazioni che da quelle cominciano a discendere. Ma oltre alla presenza di elementi direttamente legati al combustibile irraggiato del reattore di Cernobyl e alle patologie registrate sulla popolazione l&rsquo;indagine di Legambiente si &egrave; concentrata anche sugli alimenti che rappresentano il cibo quotidiano delle popolazioni bielorusse. Anche in questo caso le notizie non sono certo incoraggianti: la gran parte dei prodotti analizzati- in particolare quelli provenienti da circuiti non ufficiali della distribuzione ma che rappresentano la principale fonte di cibo per gran parte di loro- hanno fatto registrare valori di radioattivit&agrave; non certo consoni con l&rsquo;alimentazione. Insomma una situazione assai critica, non certo ben conosciuta a livello internazionale, quella sulla situazione degli effetti che l&rsquo;incidente di Cernobyl ha prodotto. E che dovrebbe indurre a maggior riflessione proprio adesso che per far fronte al problema dei cambiamenti climatici, si torna sempre pi&ugrave; spesso e a pi&ugrave; livelli a parlare di energia nucleare per l&rsquo;indiscusso vantaggio di non produrre emissione di anidride carbonica. Ma che purtroppo rimane l&rsquo;unico vantaggio di questo tipo di approvvigionamento energetico.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: PECORARO&#x2c; ENTRO IL 15 APRILE QUADRO SITUAZIONE IDRICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-05T08:33:52+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-122</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-122</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Contro l'emergenza acqua, entro il 15 aprile prossimo tutte le 91 autorita' di ambito territoriale ottimale dovranno fornire al Coviri (Comitato di vigilanza sull' uso delle risorse idriche presso il ministero dell'Ambiente) un quadro conoscitivo relativo alla disponibilita' delle risorse e ai fabbisogni, anche relativamente alle azioni da intraprendere in prospettiva della stagione estiva. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, rispondendo a un' interrogazione al Question Time alla Camera dei Deputati. ''Il Coviri facendo seguito alla circolare Prodi del 5 marzo scorso - ha reso noto il ministro - ha inviato il 30 marzo una nota a tutte le 91 autorita' di ambito territoriale ottimale perche' ciascuna, entro il prossimo 15 aprile, fornisca un quadro conoscitivo relativo alla disponibilita' delle risorse e ai fabbisogni, e indichi anche cosa sarebbe opportuno fare in prospettiva della stagione estiva''. E, sempre sul Coviri, presieduto dal gia' magistrato per il Po, Roberto Passino, Pecoraro ha sottolineato il ruolo centrale del Comitato ''che, oltre a promuovere studi e approfondimenti scientifici si occupera' anche - ha detto il ministro - del coordinamento delle attivita' relative alla costruzione del quadro della criticita', o delle criticita', a livello nazionale, e della definizione di una strategia idonea per affrontare l'emergenza idrica nel nostro Paese''. <br />Inoltre il ministero, ha riferito ancora Pecoraro, sta lavorando ''a una riscrittura'' del Codice unico dell'ambiente ''per ridefinire in modo adeguato i distretti idrografici nazionali''. Attraverso il coordinamento delle autorita' di bacino e' stato avviato anche il lavoro per realizzare l'obbligo di definire il bilancio idrico per ogni bacino, lavoro, ha spiegato il ministro, che anticipa anche alcune norme comunitarie. Pecoraro ha quindi ricordato che resta valido l' appello lanciato insieme al ministero delle Politiche agricole per una ''valutazione comune del risparmio idrico, soprattutto in agricoltura, dove ancora molte irrigazioni sono a pioggia''. Nel mirino anche l'industria chiamata a un riuso delle acque. Resta aperto il nodo sulla proprieta' dell'acqua. ''Il ministro dell'Ambiente - ha detto Pecoraro - sta lavorando a un' iniziativa che consenta la sospensione di processi di privatizzazione in atto per una riorganizzazione adeguata del settore''. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>Zinco ed altro.Il presidio di San Pietro di Bassano. Una battaglia che dura da anni per difendere da una zincheria un territorio fortemente segnato dalle industrie inquinanti </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-05T08:25:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-121</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-121</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Fonte: PEACELINK http://www.peacelink.it <br />Orsola Casagrande - Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it )<br />San Pietro di Ros&agrave; (Vicenza). Pip49. Parte da questa sigla la storia di San Pietro e della lotta dei suoi abitanti. Quasi tutto. Perch&eacute; il giro panoramico di questo territorio (a pochi chilometri da Bassano e ai piedi del Grappa) rivela una dopo l'altra fabbriche della morte, qualcuna in disuso, altre ancora in produzione. L&igrave; si producono vernici, qui solventi, l&igrave; si lavora il cromo, qui c'&egrave; la zincheria. C'&egrave; la V Orlandi solventi e diluenti, oggi &egrave; dismessa. E' come se in questa zona si fossero concentrate solo aziende nocive. E non sorgono su un territorio isolato. Ci sono le case che circondano letteralmente le fabbriche tossiche, e &laquo;perfino in cimitero e nel campo sportivo hanno trovato il cromo&raquo;, dice Lorenzo Signori, il portavoce del comitato di cittadini di San Pietro. E in questa zona c'&egrave; una falda acquifera importante. &laquo;A noi - dice Signori - vietano di prendere l'acqua dal pozzo, ma al supermercato si comprano acque che vengono da qui&raquo;. In effetti a Trezze sul Brenta, qualche mese fa &egrave; stato riaperto il caso di alcuni operai deceduti che lavoravano alla Pm Galvanica (ex Tricom, oggi chiusa). Morti sospette, morti da cromo esavalente secondo la polizia giudiziaria del corpo forestale. 14, finora.<br />Il figlio di Signori, Mattia, racconta dell'unica volta che &egrave; entrato alla zincheria Valbrenta. &laquo;Volevo scappare subito. Era impossibile resistere. L'odore acre ti prendeva alla gola&raquo;. Alla zincheria, punta di diamante del Pip49, lavorano tra le 50 e le 70 persone. Gli operai sono tutti stranieri. &laquo;Del resto, chi vuole fare in Italia quel lavoro?&raquo;. La zincheria Valbrenta &egrave; la pi&ugrave; grande d'Italia. Il Pip49 &egrave; un complesso industriale di 140mila metri quadrati. Viene approvato dall'amministrazione pubblica, nonostante in questa zona non ci sia necessit&agrave; di nuove industrie (quelle che ci sono, quasi tutte in stile nordest, a conduzione familiare lavorano bene). Ma il Pip49 &egrave; un investimento e all'amministrazione fa gola. Cos&igrave;, prima di decadere dal suo incarico di sindaco, Giovanni Didon&egrave; (oggi deputato leghista), firma il via libera per il piano industriale. La direzione dei lavori &egrave; affidata dalla nuova sindaca, la leghista Manuela Lanzarin a Beniamino Didon&egrave; (fratello dell'ex sindaco e gi&agrave; assessore all'urbanistica). I terreni del Pip49 appartengono per una parte all'amministrazione e per una parte a privati. Alcuni amici degli amministratori che vendono senza problemi. Altri invece oppongono resistenza. O meglio, ci provano. &laquo;Con le buone e con le cattive - ironizza Signori - i terreni vengono acquisiti dal comune che li rivende&raquo;. Naturalmente, guadagnandoci: se aveva comprato a 60mila lire al metro quadro, infatti, ha rivenduto al doppio.<br />Siamo agli inizi degli anni '90. La storia &egrave; confusa. Ecco che spunta la zincheria Valbrenta che vuole spostarsi dal suo sito (non lontano da San Pietro). Ufficialmente la zincheria &egrave; di propriet&agrave; di Anna Loro, moglie di Giuseppe Bordignon. Per il 41% &egrave; di propriet&agrave; dell'istituto bancario Mediocredito Friuli. In sordina iniziano i lavori e il mostro (cio&egrave; la zincheria) lentamente si materializza. &laquo;Hanno cominciato a costruire i capannoni prima ancora delle opere di urbanizzazione - dice Signori - e poi non hanno minimamente rispettato le altezze. Chiunque vede che questa fabbrica non &egrave; alta dieci metri&raquo;. In effetti &egrave; alta almeno quindici. I cittadini di San Pietro cominciano a mobilitarsi. Nasce un comitato. Si svolgono assemblee. Ma gli amministratori rifiutano il confronto. Le cose vanno avanti per una decina d'anni. &laquo;Hanno cominciato - dice Daniele Pasinato, giovane operaio metalmeccanico, una delle anime del comitato - a costruire devastando il territorio&raquo;. Nel 1997 il gruppo archeologico Medoacus ottiene il riconoscimento dell'area come rilevante sito archeologico. Qui (il cartello c'&egrave; ancora) sorgeva infatti il sito romano-longobardo pi&ugrave; importante del bassanese. Ma le ruspe non si fermano, il comune approva la variante al piano regolatore e legittima la collocazione della zincheria in area protetta.<br />La battaglia dei cittadini si fa pi&ugrave; difficile. E tutta in salita. Ma loro non demordono. Nel 2002 montano un presidio di fronte alla zincheria, che nel frattempo dopo i primi due capannoni ne ha costruiti altri tre. Il Pip49 per contro &egrave; il flop che del resto tutti avevano previsto. I capannoni sono dismessie. &laquo;Alcuni sono diventati piste per le gare dei go-kart&raquo;, dice Signori. Che racconta intimidazioni a iosa, denunce, volantini minatori, fino al tentato omicidio del presidente del comitato, Stefano Zulian, preso a sprangate da ignoti e lasciato a terra morente. &Egrave; rimasto in coma per mesi. Nonostante lo choc i cittadini continuando la loro battaglia, nel silenzio dei media. &laquo;Ci siamo sentiti soli per tanto tempo - dice Daniele Pasinato - era come se nessuno ci credesse&raquo;. Un silenzio che &egrave; omert&agrave;, dicono al presidio. La signora Clelia denuncia di non poter nemmeno avere un orto per l'inquinamento. E la signora Nerina ha visto i camion che nella notte venivano a scaricare rifiuti tossici. &laquo;In questo presidio - dice - ci siamo stati giorno e notte&raquo;. I terreni della zincheria sono contaminati. Sono stati scaricati nottetempo centomila metri cubi di materiali, dice Tomas, un altro giovane di San Pietro. E alla fine &egrave; stato stabilito dalla procura che su quel terreno c'&egrave; della poliacrilamide. Ma la zincheria sporge denuncia contro ignoti: quel materiale tossico, dice, &egrave; stato gettato l&igrave; volutamente, per incolpare la zincheria. Una storia di silenzi e intimidazioni in questo nord est di cui Lorenzo Signori d&agrave; una fotografia spietata e inquietante. &laquo;Ai figli si &egrave; insegnato non soltanto a lavorare, lavorare, lavorare. Ma a gabbare la legge, a ingannare gli altri pur di raggiungere l'obiettivo del profitto. In altre parole, si &egrave; detto che l'illecito in fondo non era illecito se usato per raggiungere uno scopo&raquo;. La proverbiale razza-Piave, dunque, si &egrave; macchiata di &laquo;atteggiamenti mafiosi&raquo;, sostiene Signori. Che sul miracolo nordest, lui che lavora al Sert di Bassano ha pi&ugrave; di un dubbio. E snocciola i dati dei tossicodipendenti che ha in cura, 2000 nella sola Bassano. Una cifra enorme. Che &laquo;&egrave; il segnale pi&ugrave; concreto del disagio cresciuto con il miracolo&raquo;. Il presidio di San Pietro parteciper&agrave; in massa alla manifestazione di sabato a Vicenza, contro la base Usa. &laquo;La difesa del territorio - dice Daniele - &egrave; anche la difesa di un altro sistema di sviluppo, sostenibile, che non distrugga n&eacute; gli uomini n&eacute; l'ambiente&raquo;. Al presidio tra una fetta di torta e un caff&egrave; si parla della delusione avuta dal governo Prodi, su Vicenza e non solo. Nel tendone, con il cartellone che indica le tappe dell'autotassazione ci sono le bandiere della pace, no Tav e no Dal Molin.<br />Note:<br />Un film di lotta<br />Venerd&igrave; l'anteprima<br />La lotta del presidio di San Pietro diventa un film. E' uno degli episodi di Checosamanca, prodotto da Eskimosa e Rai cinema e distribuito da Feltrinelli. E' stato girato da Andrea Segre e Francesco Cressati che lo presenteranno in anteprima nazionale a San Pietro venerd&igrave; sera. Sono state invitate alla proiezione anche le autorit&agrave; locali che hanno sempre rifiutato qualunque confronto. Anzi, il cinema dove sar&agrave; trasmesso Checosamanca, che &egrave; proprio accanto al comune, si &egrave; visto tagliare i finanziamenti per le prossime attivit&agrave;. Ma i cittadini non demordono. Nei giorni scorsi il tribunale ha dato ragione ai cittadini denunciati dalla zincheria per diffamazione. Si sta preparando una manifestazione davanti al tribunale di Bassano.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La minaccia di Chernobyl incombe ancora sull&#x27;Ucraina ed in forme impensabili</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-04-02T10:15:40+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-120</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-april-2007#unique-entry-id-120</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Progetto Humus (solidariet&agrave; con Chernobyl) http://www.progettohumus.it<br />Acqua avvelenata per i prossimi 300 anni e nuvole radioattive sino alla meta' del secolo in corso. Queste sono le lugubri previsioni fornite dagli specialisti della zona di alienazione della tristemente famosa centrale nucleare di Chernobyl <br />Il pericolo principale non e' costituito, come sarebbe lecito pensare, dal sarcofago in fase di sgretolamento che ricopre il tragicamente famoso quarto reattore della centrale, bensi' dagli incendi radioattivi nei boschi circostanti la centrale su di una superficie di 30 chilometri quadrati, dal precario stato della diga del fiume Pripiat ed infine dai depositi distrutti di scorie e tecnica contaminate, obiettivi nei quali tuttora il livello di radioattivita' e' superiore di almeno un paio di volte a quello della centrale stessa. Al fine di sostenere adeguatamente le aziende in questione, e' stato calcolato che esse necessiterebbero di almeno 150 milioni di grivne all'anno (30 milioni di dollari), mentre il budget per il 2007 prevede lo stanziamento a loro favore di soli 90 milioni di grivne. Inoltre, nonostante che per legge ai loro dipendenti sia proibito scioperare, essi stanno preparando alcune manifestazioni di protesta da tenersi nel centro di Kiev, di fonte agli edifici che ospitano il governo ed il parlamento ucraino. <br />Recentemente il parlamento ucraino ha approvato un disegno di legge relativo all'inasprimento delle pene per infrazioni del regime di sicurezza radioattiva. <br />La nuova legge andra' a colpire soprattutto coloro i quali cercheranno di penetrare illegalmente nella zona circostante la centrale nucleare di Chernobyl a scopo di lucro. Per l'asportazione dalla zona contaminata di animali, pesci, frutta, ortaggi e funghi, la pena prevista e' di quattro anni di reclusione, con l'aggiunta di uno supplementare in caso di tentativo di spaccio di tale produzione. Il provvedimento si e' reso necessario, poiche' negli ultimi anni molti sono stati i casi registrati nei mercati di Kiev e provincia di commercio di pesci, frutta, ortaggi e funghi radioattivi. Come reso noto a proposito dal rappresentante della centrale nucleare di Chernobyl Nikolaj Teterin, "mediamente dal sarcofago fuoriesce un quantitativo pari a 0,05 curie di radionuclidi all'anno, che se gia' per se' rappresenta una percentuale considerevole non e' niente rispetto alla percentuale di curie presenti nell'acqua che oscilla dalle 70 alle 100 all'anno. Cio' non sta altro a significare che ben presto tutti i pozzi di acqua potabile nella regione di Kiev verranno avvelenati per i prossimi 300 anni". Lottare contro la catastrofe incombente pare non debba riguardare nessuno, dal momento che il numero dei dipendenti delle aziende addette alla liquidazione delle conseguenze della tragedia di Chernobyl diminuisce col passare degli anni a causa della scarsita' di finanziamenti. Il primo stipendio del 2007 e' stato pagato il 6 marzo, stipendio che considerati bonus e scatti vari ammonta mediamente a 1300 grivne (260 dollari). Come se cio' non bastasse, le aziende addette alla liquidazione delle conseguenze della catastrofe nucleare, vengono minacciate di restare senza elettricita' e gas a causa dei debiti accumulati nel frattempo.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Approvato in via definitiva il nuovo Regolamento LIFE +</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-30T22:16:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-119</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-119</guid><content:encoded><![CDATA[Lo scorso 27 marzo il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno finalmente raggiunto un accordo sul nuovo Strumento finanziario per l'Ambiente la cui dotazione finanziaria ammonta, per il periodo compreso tra il 1&deg; gennaio 2007 ed il 31 dicembre 2013, a poco meno di un miliardo e novecento milioni di Euro.<br /> <br />I risultati principali dell'accordo sono i seguenti:<br />Gestione centralizzata del budget del Programma;<br />Ripartizione del 78% del bilancio agli SM con indicative allocazioni annuali;<br />Il 78% del budget sar&agrave; dedicato al cofinanziamento dei progetti, mentre il restante 22% verr&agrave; utilizzato dalla Commissione per finanziare le organizzazioni non governative che si occupano della protezione dell'ambiente e per assicurare la diffusione di informazioni e la sensibilizzazione alle tematiche ambientali;<br />Il Programma prevede tre componenti: Natura e Biodiversit&agrave;; Politica ambientale e Governance; Informazione e Comunicazione;<br />Alla prima componente "Natura e Biodiversit&agrave;" sar&agrave; riservata una quota almeno pari al 50% del budget dedicato ai progetti a livello europeo;<br />Il budget complessivo del Programma comunitario per il periodo 2007-2013 &egrave; di 1.894.372.000 Euro (ai prezzi del 2004);<br />Almeno il 15% del budget dedicato ai progetti dovrebbe essere utilizzato per cofinanziare progetti transnazionali;<br />Gli SM avranno un ruolo attivo nella selezione dei progetti sulla base delle proprie priorit&agrave; nazionali;<br />La Commissione e gli SM dovranno assicurare il coordinamento e la complementariet&agrave; con gli altri strumenti finanziari a livello comunitario, nazionale e regionale.<br /> <br />Pi&ugrave; in dettaglio i principali aspetti del nuovo Regolamento pertinenti alla attuazione del Programma.<br /> <br />Per quanto riguarda l'attuazione a livello nazionale &egrave; stata rigettata dal Parlamento europeo la scelta originaria della Commissione, accolta anche dal Consiglio nella posizione comune, di affidare parte dell'esecuzione del bilancio ad agenzie nazionali designate di concerto con gli SM;<br />L'accordo prevede che LIFE+ abbia una gestione centralizzata, pertanto la Commissione far&agrave; ogni anno un bando (Call for proposal) per le proposte di progetto, sulla base del Programma pluriennale strategico (2007-2013), contenuto nell'Allegato II del Regolamento, e sulla base delle priorit&agrave; annuali nazionali;<br />Le proposte di progetto dovranno essere trasmesse, come in passato, alla Autorit&agrave; nazionale;<br />Il Programma pluriennale strategico (Multi Annual Strategic Programme), che contiene gli obiettivi principali e le aree prioritarie di azione che potranno beneficiare del cofinanziamento comunitario, &egrave; stato negoziato con la Commissione e contiene i contributi di tutte le Direzioni generali del Ministero dell'Ambiente;<br />L'allocazione nazionale indicativa del budget per ogni singolo SM, stabilita secondo i criteri di ripartizione previsti dal Regolamento gi&agrave; in posizione comune, verr&agrave; ricalcolata dalla Commissione europea sulla base del nuovo budget totale assegnato al Programma;<br />A partire dal 2008 gli SM potranno presentare alla Commissione europea, per la parte di budget assegnata annualmente, un documento nel quale verranno individuate le priorit&agrave; annuali nazionali;<br />Gli SM invieranno tutte le proposte di progetto ricevute alla Commissione accompagnandole, se del caso, con commenti scritti, in particolare in merito alla coerenza con le priorit&agrave; nazionali e al Programma pluriennale strategico;<br />La Commissione proceder&agrave; a selezionare le proposte migliori sulla base degli obiettivi e dei criteri di elegibilit&agrave; del Regolamento;<br />Nel compilare la lista dei progetti eligibili al cofinanziamento, in accordo con le allocazioni nazionali indicative, la Commissione dar&agrave; priorit&agrave; a quei progetti che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;<br />Verranno realizzate liste nazionali "dei progetti selezionati" fino a coprire la allocazione nazionale assegnata;<br />La Commissione, in questa fase della procedura di valutazione, dovr&agrave; tener conto delle priorit&agrave; nazionali e dei commenti degli SM sulle proposte di progetto;<br />La Commissione avr&agrave; particolare riguardo ai progetti transnazionali cercando di raggiungere una quota pari al 15% del budget totale quando tale cooperazione &egrave; essenziale a garantire la protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda la conservazione delle specie;<br />Qualora l'ammontare complessivo del cofinanziamento necessario ai progetti selezionati, sulla base della procedura sopra esposta, destinato ad un singolo SM dovesse essere inferiore all'ammontare della allocazione nazionale indicativa, la Commissione utilizzer&agrave; tale residuo per cofinanziare quei progetti, presentati da altri SM, che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;<br />Infine, nel proporre al Comitato la lista dei progetti ammissibili al cofinanziamento, la Commissione fornir&agrave; una spiegazione scritta su come ha tenuto in considerazione le priorit&agrave; annuali nazionali e i commenti degli SM.<br /> <br />I progetti che potranno essere cofinanziati da LIFE+ sono i seguenti:<br /> <br />a) studi, indagini, elaborazione di modelli e di scenari;<br />b) monitoraggio, incluso quello delle foreste;<br />c) assistenza allo sviluppo di capacit&agrave;;<br />d) formazione, workshop e riunioni, compresa la formazione degli agenti che partecipano a iniziative di prevenzione degli incendi boschivi;<br />e) collegamenti in rete e piattaforme per le migliori pratiche;<br />f) azioni di informazione e comunicazione, comprese campagne di sensibilizzazione e, in particolare, campagne di sensibilizzazione del pubblico sugli incendi boschivi;<br />g) dimostrazione di approcci strategici, tecnologie, metodi e strumenti innovativi;<br />h) specificamente per la componente "Natura e biodiversit&agrave;":<br />- gestione del sito e delle specie e pianificazione del sito, incluso il miglioramento della coerenza ecologica della rete "Natura 2000";<br />- monitoraggio dello stato di conservazione, compresa la definizione di procedure e la creazione di strutture per detto monitoraggio;<br />- sviluppo e attuazione di piani d'azione per la conservazione delle specie e degli habitat;<br />- estensione della rete "Natura 2000" alle aree marine;<br />- acquisto di terreni.<br /><br /> Il Regolamento entrer&agrave; in vigore, al pi&ugrave; tardi, entro luglio e pertanto la prima Call sar&agrave; pubblicata probabilmente entro la fine di settembre.<br />FONTE:www.minambiente.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente: accordo in Conferenza Unificata su decreto modifica Codice Ambientale&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-30T22:15:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-118</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-118</guid><content:encoded><![CDATA[Pecoraro Scanio: sanata frattura sorta nella scorsa legislatura. Si va verso superamento infrazioni Ue su rifiuti.<br />Nel corso della riunione odierna della Conferenza Unificata &egrave; stata raggiunta un&rsquo;intesa tra Governo, Regioni ed enti locali sul secondo decreto legislativo correttivo del Codice ambientale. Questo secondo decreto legislativo correttivo riguarda in particolare la materia dei rifiuti, oltre che alcuni aspetti normativi relativi alle acque e alle bonifiche.<br />L&rsquo;intesa raggiunta ha consentito di chiarire e di specificare meglio questioni assai rilevanti che riguardano la nozione di rifiuto, le materie prime e seconde, i depositi temporanei, le terre e rocce da scavo, nonch&eacute; di correggere alcune imprecisioni del decreto legislativo che riguardavano in particolare le bonifiche e i piccoli operatori che trasportano rifiuti propri.<br />La Conferenza Unificata, nella riunione del 15 marzo, aveva posto alcune condizioni per esprimere il proprio parere favorevole che sono state sostanzialmente accolte mantenendo l&rsquo;impostazione innovativa del testo.<br /><br />&ldquo;L&rsquo;intesa raggiunta oggi &ndash; ha dichiarato il ministro Alfonso Pecoraro Scanio che &egrave; intervenuto nella riunione &ndash; &egrave; senza dubbio positiva soprattutto perch&eacute; &egrave; il frutto di un lungo e ampio confronto costruttivo che ha consentito di superare, con il consenso del sistema delle autonomie, i contrasti sorti con il precedente governo di centrodestra. La nuova normativa consentir&agrave; di superare le infrazioni comunitarie aperte nei confronti del nostro paese anche a causa del Codice ambientale. Continueremo ora nel lavoro di revisione del Codice, mantenendo il metodo del confronto e del dialogo con tutti i soggetti interessanti. Sono certo che l&rsquo;applicazione di questa nuova normativa, in attesa ora del parere delle commissioni parlamentari competenti, offrir&agrave; un quadro di certezze al mondo imprenditoriale che, al pari delle autonomie, &egrave; stato protagonista della concertazione&rdquo;.<br />FONTE:www.minambiente.it<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Grandi impianti di combustione&#x2c; dall&#x27;Apat il modulo per comunicare emissioni&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-30T22:15:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-117</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-117</guid><content:encoded><![CDATA[E' stato predisposto dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente il modulo con cui comunicare entro il prossimo 31 maggio 2007 ex Dlgs 152/2006 le emissioni relative al 2006.<br />L'obbligo, che &egrave; stato sancito dall'articolo 274 del cd. "Codice ambientale", riguarda gli impianti di combustione di potenza termica nominale non inferiore a 50MW (fatte salve le esclusioni di cui all'art 273, comma 15, medesimo decreto legislativo) e ha ad oggetto le emissioni totali, relative all'anno precedente, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, la quantit&agrave; annua totale di energia prodotta dalle biomasse, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri gas, riferita al potere calorifico netto, e la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento.<br />L'apposito modulo per la raccolta dei dati in formato foglio elettronico excel &egrave; disponibile sul sito internet dell' Agenzia per la protezione dell'ambiente.<br />FONTE:www.reteambiente.it]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: PARTE BORSA DEI FUMI; DAL 2 APRILE PER 1.300 IMPIANTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-28T14:44:18+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-116</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-116</guid><content:encoded><![CDATA[L'Italia ha la sua ''borsa dei fumi''. Il Gestore del Mercato Elettrico S.p.A., nell'ambito dell'European Emission Scheme previsto dalla Direttiva 2003/87/EC, ha predisposto la prima piattaforma nazionale per lo scambio delle Unita' di Emissione, che sara' operativa dal 2 aprile 2007. Il nuovo Mercato, che entrera' a far parte del piu' ampio sistema delle borse dei fumi europee, permettera' alle imprese soggette agli obblighi di riduzione delle emissioni di gas inquinanti di negoziare i diritti di emissione su una piattaforma di scambio che garantisce la semplicita' delle negoziazioni, la trasparenza nella formazione dei prezzi e le fees piu' competitive tra le borse europee. Il sistema dell'Emission Trading, regolato dalla direttiva europea 2003/87/CE (Direttiva ETS - Emission Trading System), e' il mercato delle quote di emissione di anidride carbonica che, su scala nazionale, coinvolgera' circa 1300 imprese. Il nuovo mercato italiano va ad aggiungersi alle altre borse di emissione europee: Exaa austriaca, Ecx olandese, Eex tedesca, Powernet francese e Noordpool norvegese. <br />Sono soggetti ai limiti di emissione oltre 12 mila impianti industriale europei che svolgono attivita' nel settori energetico (termoelettrico, impianti di combustione con potenza superiore a 20 MW, raffinerie) produzione e trasformazione di metalli ferrosi, produzione di cemento, calce,vetro, ceramica e carta. L'avvio del mercato colma quindi il ritardo registrato dall'Italia rispetto agli altri Paesi europei nella realizzazione di un sistema di scambio dell'anidride carbonica, offrendo alle imprese italiane l'opportunita' di operare sulla nuova borsa allo scopo di approfittare al meglio dei programmi di contenimento delle emissioni nocive all'ambiente. Il GME sfruttando l'esperienza acquisita attraverso l' organizzazione e la gestione del mercato dei certificati verdi e di quello dei titoli di efficienza energetica, i certificati bianchi, ha allestito una sede di negoziazione organizzata secondo criteri di neutralita', trasparenza, obiettivita' e concorrenza tra gli operatori. <br />La borsa di fumi italiana offre un sistema di tariffe tra le piu' concorrenziali in Europa, sia per quanto riguarda il costo annuale fisso, che per il primo anno e' nullo e successivamente ammonta a 2500 euro, sia per il costo variabile, pari a 0,0025 euro per ogni quota negoziata. La Borsa italiana si configura come un mercato con consegna a pronti, delle unita' di emissione con un loto minimo di offerta di 500 unita'. Le sessioni del mercato sono giornaliere e gli scambi sono in contrattazione continua. Per essere ammesso al mercato l'operatore deve essere titolare di un conto deposito delle unita' di emissione presso uno dei registri europei e sottoscrivere una domanda e un contratto di accettazione delle regole del mercato. <br />Per il funzionamento del mercato il GME ha aperto un conto di deposito presso l'Apat. Chi vuole vendere le quote di emissione sulla borsa italiana trasferisce le unita' che intende scambiare sul conto proprieta' intestato al GME. Le proposte di acquisto e di vendita vengono quindi ordinate in un registro di negoziazione, che presenta le migliori proposte ordinate secondo una graduatoria di prezzo. Esiste un registro di negoziazione diverso delle unita' di emissione assegnate dai Piani di assegnazione nazionali per ciascun periodo di riferimento (fase 1, anni 2005-2007; fase 2, 2008-2012). <br />(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>CONSIGLIO DI STATO Sez. VI&#x2c; 03 Marzo 2007 (C.C. 12/01/2007)&#x2c; Sentenza n. 1017&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-28T14:43:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-115</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-115</guid><content:encoded><![CDATA[Inquinamento elettromagnetico &ndash; Impianti radioelettrici &ndash; Potest&agrave; regolamentare comunale &ndash; Art. 8, c. 6 L. n. 36/2001 &ndash; Minimizzazione dell&rsquo;esposizione ai campi elettromagnetici - Individuazione di siti sensibili &ndash; Legittimit&agrave;. La potest&agrave; assegnata al Comune dall&rsquo;art. 8, comma sesto, della legge 22 giugno 2001, n. 36, di regolamentare &ldquo;il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e di minimizzare l&rsquo;esposizione della popolazione ai campi radioelettrici&rdquo; pu&ograve; tradursi nell&rsquo;introduzione, sotto il profilo urbanistico, di regole a tutela di zone e beni di particolare pregio paesaggistico/ambientale o storico/artistico ovvero, per ci&ograve; che riguarda la minimizzazione dell&rsquo;esposizione ai campi elettromagnetici, nell&rsquo;individuazione di siti che per destinazione d&rsquo;uso e qualit&agrave; degli utenti possano essere considerati sensibili alle immissioni radioelettriche (cfr. tra le altre, la decisione della Sezione 5 giugno 2006, n. 3332). Pres. Varrone, Est. Buonvino &ndash; A.P.L.I. s.p.a. (avv. Grieco) c. Comune di Avellino (avv. Maggi) (Conferma T.A.R. Campania Napoli, n. 756/2006) &ndash; CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI &ndash; 3 marzo 2007 (C.C. 12 gennaio 2007), sentenza n. 1017<br /><br />Inquinamento elettromagnetico &ndash; Stazioni radio base &ndash; Norma regolamentare comunale &ndash; Divieto di installazione a meno di 50 metri da asili nido e scuole materne &ndash; Computo della distanza in presenza di pertinenze. In materia di inquinamento elettromagnetico, il riferimento al perimetro esterno di asili nido e scuole materne, contenuto nella norma regolamentare comunale che vieta l&rsquo;installazione di stazioni radio base a meno di cinquanta metri dai predetti edifici, va rapportato, logicamente, anche a quegli spazi, immediatamente contigui ai detti edifici, in cui viene pure normalmente svolta l&rsquo;attivit&agrave; propria di detti istituti che, altrimenti, verrebbe svuotata di ogni efficacia di tutela di situazioni particolarmente sensibili propria della norma in esame, volta ad escludere che i campi elettromagnetici sprigionati dalle apparecchiature di cui si tratta possano investire in modo costante i giovanissimi che svolgano all&rsquo;aperto la normale attivit&agrave; ludica, trattandosi di soggetti maggiormente esposti in quanto neppure protetti dalle strutture murarie (nella specie, era contestata l&rsquo;applicabilit&agrave; della norma con riferimento alle pertinenze dell&rsquo;edificio destinato ad asilo nido). Pres. Varrone, Est. Buonvino &ndash; A.P.L.I. s.p.a. (avv. Grieco) c. Comune di Avellino (avv. Maggi) (Conferma T.A.R. Campania Napoli, n. 756/2006) &ndash; CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI &ndash; 3 marzo 2007 (C.C. 12 gennaio 2007), sentenza n. 1017<br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>LIMA: COSI&#x27; GAS SERRA RIDISEGNERANNO IL PIANETA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-28T14:42:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-114</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-114</guid><content:encoded><![CDATA[E' una Terra dall'aspetto molto diverso, quella che emerge dalla ricerca sul futuro del clima condotta da un gruppo statunitense e pubblicata questa settimana sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, PNAS. Zone fredde per definizione, come l'Artico o la Siberia, potrebbero avere un clima decisamente mite, mentre il clima tropicale diventerebbe tipico di aree oggi temperate, con conseguenze drastiche su deserti e foreste. I modelli climatici e delle emissioni di gas serra elaborati recentemente dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) sono stati il punto di partenza della ricerca, coordinata da John Williams, del dipartimento di Geografia dell'universita' del Wisconsin, e condotta in collaborazione con il dipartimento di Botanica dell'universita' del Wyoming e finanziata dalla National Science Foundation degli Stati Uniti. Se le emissioni di anidride carbonica e gas serra non rallenteranno nel prossimo futuro, la ricerca prevede uno scenario di cambiamenti drammatici, nel quale per il 2100 intere zone climatiche potrebbero scomparire e potrebbero fare la comparsa tipi di clima finora sconosciuti. Di conseguenza cambierebbe anche la distribuzione delle specie viventi. <br />I ricercatori hanno immaginato uno scenario nel quale nei prossimi anni non si avra' nessuna riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra: in questo caso caratteristiche climatiche finora sconosciute potrebbero comparire nel 39% delle terre del pianeta e parallelamente potrebbe scomparire il 48% delle attuali zone climatiche. Cambiamenti importanti, anche se di entita' inferiore, potrebbero avvenire anche nel caso in cui le emissioni di gas serra dovessero rallentare: in questo caso la comparsa di nuove condizioni climatiche e la scomparsa di altre riguarderebbe zone che occupano il 20% delle terre del pianeta. In nessun caso, quindi, si trattera' di cambiamenti indolori, anche perche' la trasformazione del clima potrebbe riguardare regioni fortemente popolate, come quelle il Sud-Est degli Stati Uniti, il Sud-Est asiatico e parte dell'Africa. Sarebbero coinvolte anche zone preziose per la biodiversita', come la foresta amazzonica, le Ande e i deserti. A cambiare aspetto saranno i cosiddetti ''biomi'', ossia i grandi ecosistemi, come le foreste pluviali, le praterie o il deserto. Secondo i modelli pubblicati questa settimana su PNAS, le regioni nelle quali i cambiamenti potrebbero essere piu' importanti sono quelle tropicali e subtropicali, come l'Amazzonia, l'Indonesia e la penisola Araba. Cambiamenti drastici sono previsti anche nelle Ande peruviane e colombiane, nel Sud dell'Australia e in Siberia. <br />L'obiettivo dello studio, e' ''identificare le regioni del mondo nelle quali i cambiamenti climatici potranno portare alla comparsa di climi oggi sconosciuti'', ha osservato il coordinatore dello studio. ''Attualmente le politiche climatiche e le strategie si basano sulle condizioni attuali'', ha aggiunto Williams, che rileva inoltre come le regioni nelle quali si registrano i cambiamenti maggiori sono quelle in cui strategie e modelli sono a rischio di fallimento. Utilizzando modelli che mettono in relazioni emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico, Williams ha rilevato che ''il rilascio di maggiori quantita' di anidride carbonica nell'aria si traduce in un rischio maggiore della comparsa di climi completamente nuovi o nella scomparsa dei climi noti''. In generale, ha concluso, i modelli mostrano che le zone climatiche esistenti slitteranno verso latitudini piu' alte e ad altitudini maggiori, generando condizioni che oggi percepiamo come paradossali, come cime montuose e regioni polari con un clima tropicale. <br />(ANSA) ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: ESPERTO; E&#x27; ALLARME CO2&#x2c; SIAMO IN UN NUOVO PIANETA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-25T10:37:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-113</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-113</guid><content:encoded><![CDATA[Se l'uomo non corre ai ripari per abbassare la febbre del Pianeta, il rischio e' che la nostra civilta' sia solo un interludio nella storia della Terra. E inoltre parlare di un generico aumento della temperatura non basta, perche' quello in cui viviamo oggi e' a tutti gli effetti ''un nuovo Pianeta'', a causa dei livelli di concentrazione di CO2. L'allarme arriva da Vittorio Canuto, consigliere scientifico dell'Enea che da anni lavora negli Usa per il Goddard Space Flight Center della Nasa ed insegna alla Columbia University, in una conferenza tenuta al Circolo canottieri Tevere Remo a Roma, alla quale hanno partecipato anche il presidente dell'Enea, Luigi Paganetto e il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini. ''Il fatto che si parli di un aumento della temperatura non rende l'idea della realta', che appare quasi piacevole - ha spiegato Canuto - e il termine effetto serra e' quasi positivo. Bisognerebbe fare come i portoghesi, che parlano di effetto 'stufa'. Anidride carbonica e metano sono i colpevoli, quelli che fanno la parte del leone''. La responsabilita' dell'immissione in atmosfera di questi gas e' dell'uomo e spetta all'uomo curarsi prima che sia troppo tardi. ''Mentre lo scambio di CO2 con l'atmosfera di vegetazione e oceani e' in pareggio, quello delle emissioni umane, che provengono dai fondi geologici, invece non lo e', si tratta di un percorso a senso unico''. Per questo sale la temperatura e di conseguenza la febbre del Pianeta. Quali sono gli antifebbrili consigliati? ''I ghiacciai, che pero' si stanno sciogliendo, e le foreste, che invece stiamo tagliando'' ha spiegato l'esperto, che ha sottolineato il ruolo fondamentale degli oceani come spugne del 50% delle nostre emissioni. Una funzione che pero' sta venendo sempre meno a causa della crescita delle temperature, che scaldando l'acqua rallentano il rimescolamento con i nutrienti, alla base dei polmoni verdi sottomarini del Pianeta che effettuano la fotosintesi, le alghe. ''Secondo i biologi il punto critico per le alghe sara' una concentrazione di CO2 di 500 parti per milione, quando oggi siamo gia' a 380 parti per milione, mentre nel 1860 erano 290 parti per milione'' ha ricordato Canuto. E poi c'e' la questione dell'innalzamento del livello del mare: ''Se il mare si scalda aumenta di volume, un fattore che va aggiunto allo scioglimento dei ghiacciai. Gli economisti - ha affermato l'esperto - stimano un numero di 40/50 milioni di rifugiati dovuti all'innalzamento del livello del mare: a quel punto il clima diventa anche un problema di sicurezza''. (ANSA). Y62-GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>Il tempo sta cambiando&#x2c; lo dicono anche le piante. Lo rivela il monitoraggio sui cambiamenti climatici e la biodiversit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-25T10:33:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-112</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-march-2007#unique-entry-id-112</guid><content:encoded><![CDATA[PRESENTATI I RISULTATI DELLA &ldquo;MAPPA DELLA PRIMAVERA&rdquo;<br />Anticipi delle fioriture, allungamento delle stagioni vegetative, variazione della distribuzione delle specie. Sono i primi effetti osservabili sul nostro patrimonio di biodiversita&rsquo; come risposta alle anomalie climatiche degli ultimi anni. Questo in sintesi il risultato del secondo anno di monitoraggio effettuato con la Mappa della Primavera, il progetto realizzato da Federparchi, Legambiente e Coldiretti con la collaborazione scientifica dell&rsquo;Universita&rsquo; degli studi di Roma &ldquo;la Sapienza&rdquo;, finanziato dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L&rsquo;iniziativa fa parte di &ldquo;Countdown 2010&rdquo; la campagna della IUCN (The World Conservation Union) che raccoglie e promuove le attivita&rsquo; che hanno l&rsquo;obiettivo di arrestare il declino di biodiversita&rsquo; entro il 2010.<br />Sono 9 le specie vegetali messe sotto la lente della &ldquo;Mappa della primavera&rdquo;: albero di Giuda, corniolo sanguinello, erica, mirto, ginestra, sorbo, sambuco, ulivo e castagno. Fioritura, fogliazione e maturazione dei frutti sono gli &ldquo;indicatori&rdquo;, gli strumenti chiave per &ldquo;leggere&rdquo; la risposta che le piante danno alla variazione del clima, con anticipi nello sviluppo e sfasamenti stagionali. La rete di stazioni di osservazione ha coinvolto in tutto 23 parchi, dove e&rsquo; raccolta la gran parte della biodiversita&rsquo; del nostro Paese: sono 55.600 le specie animali (oltre un terzo della fauna europea) e 6.717 quelle vegetali (circa la meta&rsquo; della flora europea). Dal confronto di questi primi due anni di attivita&rsquo; e&rsquo; emerso come ci sia un evidente anticipo nello sviluppo delle fasi primaverili soprattutto nelle stazioni piu&rsquo; mediterranee. Nel Parco regionale dei Nebrodi, ad esempio, la fioritura dell&rsquo;erica arborea si e&rsquo; verificata con un anticipo di 10 giorni, cosi&rsquo; come nella Riserva naturale di Monte Mario dove la ginestra e&rsquo; fiorita 10 giorni prima dello scorso anno. Con la Mappa della Primavera, e&rsquo; stato messo in piedi anche un osservatorio che, oltre all&rsquo;analisi e lo studio del rapporto tra cambiamenti climatici e biodiversita&rsquo;, raccoglie informazioni, studi scientifici e segnalazioni dai cittadini. L&rsquo;analisi generale dei dati raccolti ha messo in luce che sono sempre piu&rsquo; frequenti le alterazioni di fenomeni biologici. In particolare e&rsquo; stato notato che l&rsquo;anticipo, anche di 10 - 20 giorni, delle fasi primaverili, e&rsquo; accompagnato spesso da un ritardo dell&rsquo;inizio autunnale, con conseguente allungamento della stagione vegetativa. Si e&rsquo; riscontrata poi anche una variazione nella distribuzione spaziale delle specie, come nel caso del faggio, il cui areale (superficie abitata da una specie) si sta contraendo mentre quello del leccio si sta ampliando.<br />&ldquo;Occorre una nuova etica ambientale per affrontare con coerenza e determinazione la lotta ai cambiamenti climatici che sono la vera priorita&rsquo; nazionale ed internazionale&rdquo;. Ha dichiarato il Ministro dell&rsquo;Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio. &ldquo;Capire quanto le conseguenze di questi fenomeni stiano stravolgendo anche gli habitat di casa nostra significa comprendere l&rsquo;urgenza di decisioni e comportamenti indirizzati a diminuire le emissioni di gas serra. In questo quadro anche la &lsquo;Mappa della Primavera&rsquo; e&rsquo; utile a conoscere come la natura, anche in Italia, abbia iniziato a modificare i propri cicli vegetativi e come siano seriamente in pericolo le nostre biodiversita&rsquo;&rdquo;.<br />&ldquo;Il nostro Paese e&rsquo; uno dei piu&rsquo; esposti ai rischi del cambiamento climatico - sostiene Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - e gli effetti che questo provoca sul nostro patrimonio di biodiversita&rsquo; non possono essere trascurati. L&rsquo;innalzamento della temperatura, ad esempio, sta accelerando sempre di piu&rsquo; fenomeni allarmanti come la desertificazione che sulle coste italiane ha raggiunto una concentrazione del 30% rispetto al territorio nazionale. In questo scenario la Mappa della Primavera - continua Della Seta - rappresenta uno strumento prezioso per capire come si sposta l&rsquo;orologio della natura e nel lungo periodo sara&rsquo; utile a definire gli scenari possibili e a sapere come intervenire sul territorio per salvaguardare la biodiversita&rsquo;&rdquo;.<br />La &ldquo;Mappa della Primavera&rdquo; si pone l&rsquo;obiettivo di sottolineare anche l&rsquo;importanza della Rete Natura 2000, fondamentale strumento europeo per la conservazione della biodiversita&rsquo; costituito da Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale. Per questo le stazioni di rilevamento sono state individuate all&rsquo;interno di Parchi nazionali, parchi regionali e riserve naturali regionali che contengono o hanno relazioni con SIC e ZPS.<br />&ldquo;L&rsquo;attenzione, finalmente generalizzata, alle conseguenze dei mutamenti climatici - osserva Matteo Fusilli, presidente di Federparchi - segnala La Mappa della Primavera come azione lungimirante, in grado di accompagnare la crescita della conoscenza di fenomeni specifici, che si manifestano costantemente attorno a noi, con la capacita&rsquo; di comunicarne i contenuti e divulgarne le spiegazioni. E&rsquo; naturale che i parchi e le altre aree protette, luoghi privilegiati per la tutela della biodiversita&rsquo; e strumenti efficaci di educazione all&rsquo;ambiente, - conclude Fusilli - siano i principali protagonisti di questo progetto&rdquo;.<br />L&rsquo;acquisizione di dati assume una rilevanza molto importante anche in campo agricolo dove gli effetti dei cambiamenti climatici hanno ripercussioni forti anche dal punto di vista socio-economico.<br />&ldquo;Per la prima volta nella storia delle campagne romane si raccolgono gia&rsquo; nei campi le fave che arrivano normalmente solo il primo maggio per accompagnare le scampagnate e sui banchi dei mercati e&rsquo; gia&rsquo; possibile trovare una varieta&rsquo; di offerta Made in Italy come mai nel passato: dai piselli ai carciofi a tutte le insalate a pieno campo, dalle lattughe alle scarole fino alle indivie, ma anche grandi quantita&rsquo; di cavolfiori, broccoli, asparagi, finocchi e pomodori&rdquo;. E&rsquo; quanto afferma Stefano Masini responsabile ambiente della Coldiretti nel sottolineare che La Mappa della Primavera ha confermato sul piano scientifico cambiamenti di grande attualita&rsquo; per i consumatori e per le imprese agricole, con il crollo dei listini alla produzione mentre sui banchi di vendita i prezzi non hanno subito variazioni di rilievo. Se cresce nelle campagne l&rsquo;attenzione per tecniche agronomiche (colture, irrigazione, ecc.) sostenibili per il clima, nelle imprese si cominciano anche a cogliere le opportunita&rsquo; con lo sviluppo di energie alternative e con l&rsquo;offerta di prodotti locali a &lsquo;chilometri zero&rsquo; (che non hanno bisogno di trasporto) per rispondere alla domanda di un segmento crescente di consumatori che scelgono stili di vita attenti anche nell&rsquo;alimentazione al risparmio energetico e alla salvaguardia del clima. Secondo le stime della Coldiretti consumando prodotti di stagione una famiglia puo&rsquo; risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica (CO2) all&rsquo;anno, tenuto conto che per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall&rsquo;Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si bruciano 4,35 kg di petrolio e infine gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio.<br />Uffici Stampa: Ministero dell&rsquo;Ambiente 06. 57225580 - Legambiente 06.86268379 - 99- 77 - Coldiretti 06.4682487 - Federparchi 06.51604940 <br />FONTE:www.gevam.it]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: SCADE IL 30 APRILE IL TERMINE PER IL 740 ECOLOGICO&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-23T10:41:03+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-111</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-111</guid><content:encoded><![CDATA[Scade il 30 aprile il termine per la presentazione del Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale). Valgono come modello di riferimento le schede adottate dai Dpcm 24 dicembre 2002 e 22 dicembre 2004 (ex legge 93/2001), non essendo stati emanati nel frattempo i provvedimenti attuativi di modifica dei formati. Il Dlgs 152/2006 ha peraltro introdotto alcune novita' assoggettando all'obbligo di dichiarazione le imprese che esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attivita' ordinaria e regolare (e questo a prescindere dalle quantita') e le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantita' che non eccedono 30 kg./giorno o 30 litri/giorno. Il Mud (o 740 ecologico) e' il modello attraverso il quale devono essere denunciati i rifiuti pericolosi prodotti dalle attivita' economiche, i rifiuti raccolti dal Comune e quelli smaltiti, avviati al recupero o trasportati nell'anno precedente la dichiarazione. Dal 29/04/2006 il Mud non e' piu' obbligatorio per i dati relativi agli imballaggi prodotti, importati ed esportati. Sono sottoposte all'obbligo, invece, le imprese che hanno organizzato un sistema autonomo (diverso da quello gestito dal CONAI e dai consorzi di filiera dei diversi materiali di imballaggio) di ripresa, recupero o riutilizzo dei rifiuti di imballaggio. Gli obblighi sostituiti dalla presentazione di questo modello riguardano i settori dei rifiuti e comprendono la denuncia al catasto rifiuti sulla quantita' e qualita' dei rifiuti prodotti recuperati e smaltiti che, in precedenza, veniva presentata alla provincia; l'informazione annuale, da fornirsi all'autorita' che ha rilasciato l'autorizzazione a svolgere attivita' di smaltimento, sui tipi e sui quantitativi di rifiuti prodotti, trasportati, recuperati o smaltiti nel precedente anno solare; le informazioni inviate dai comuni alle regioni sulla produzione e sullo smaltimento dei rifiuti nei territori di competenza. Dal 2003, il MUD include anche una sezione dedicata alle emissioni in aria e in acqua provenienti da impianti sottoposti alla direttiva IPPC sulla prevenzione e il controllo integrati dell'inquinamento. (ANSA). XLO <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: SICCITA&#x27;; ALTE PROBABILITA&#x27; DEFICIT IDRICO DA MAGGIO&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-23T10:40:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-110</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-110</guid><content:encoded><![CDATA[Ci sono alte probabilita' di deficit idrico in Italia da maggio in poi. A parlare dell'emergenza il neo-presidente del Comitato Vigilanza Risorse Idriche (Coviri), Roberto Passino, intervenuto al convegno ''L'acqua per la vita'' organizzato dal Centro Collaboratore dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' per la Travel Medicine, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua che si celebra oggi. ''Non sappiamo cosa succedera' in aprile. L'ordine delle probabilita' alte - ha detto Passino - e' quello che il deficit idrico ci sara'. Prepararsi avrebbe dovuto richiedere interventi congiunti da tempo''. Ieri la prima riunione del Coviri con Passino presidente. Primo atto chiesto dal ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, quello di una rapida ricognizione di criticita' entro 10 giorni. ''Ci dobbiamo occupare - ha spiegato Passino - di problemi non certi ma probabili di scarsa disponibilita' di acqua a partire dal tardo maggio, giugno, luglio eccetera. Siamo gia' molto in ritardo. Si poteva fare molto per organizzarsi in modo cooperativo, tra soggetti diversi, per affrontare la crisi idrica qualora si manifestasse. L'unico modo di risolverla e' quello di cambiare i comportamenti e per fare cio' bisogna predisporre i soggetti all'evento per sapere cosa sta per accadere e cosa compete fare nello spirito che ognuno possa rinunciare a un po' del suo nell'interesse generale e di una mitigazione complessiva degli effetti''. Sorvegliato speciale l'andamento meteorologico. ''Ieri e l' altro ieri fiumi e laghi si sono rimpinguati anche se sappiamo che questo nella Pianura Padana non basta perche' nel periodo estivo la Pianura Padana vive dello scioglimento delle nevi e dei ghiacci. Quindi - ha detto Passino - non e' pensabile che gli eventi meteorologici dei giorni scorsi abbiano risolto il grosso deficit di innevamento. Pero' negli anni passati abbiamo avuto un aprile e maggio piovosi e con nevicate. Dico questo non per creare una speranza. Rientra nell'ordine delle probabilita' basse''. Ecco quindi la ricetta: ''Risparmiare tutti, soprattutto quelli che usano di piu'. Questo e' un appello che io faccio soprattutto agli agricoltori perche' usano il 70%, ne prelevano molta e non la usano bene. Poi le misure da porre in essere sono di diverso tipo. Quelle che portano vantaggi sono quelle che si fanno a poco a poco, quelle che costruiscono negli anni un sistema equilibrato. Gli interventi di emergenza non sono mai risolutivi''. L'Italia, secondo Passino, deve ancora imparare a gestire la risorsa acqua. ''Modi di usarla sono inappropriati - ha concluso Passino - il nostro territorio e' caratterizzato da un grande disordine urbanistico e anche da un'insufficienza di controlli''. (ANSA). GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ITALIA E GRECIA FANALINO CODA PER OBIETTIVI EUROPEI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-23T10:39:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-109</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-109</guid><content:encoded><![CDATA[L'acqua europea e' una risorsa minacciata e numerosi stati membri sono in ritardo sugli obiettivi che si e' data l'Ue per garantire ai cittadini europei - entro il 2015 - quantitativi sufficienti di acqua di buona qualita' in tutta Europa. Bruxelles ha chiesto oggi ai partner europei di ''impegnarsi maggiormente per migliorare la qualita' dell'acqua, che siano fiumi, laghi, estuari, acque costiere o acque sotterranee. Un appello lanciato a tutti, ed in particolare a Italia e Grecia, che sono fanalino di coda sull'attuazione delle prime tappe della direttiva-quadro Ue varata nel 2000, come risulta dal documento pubblicato oggi dalla Commissione europea. Commentando quei risultati il commissario europeo all'ambiente Stavros Kyprianou ha spiegato: ''Austria e Cipro sono i paesi che hanno avuto i risultati migliori, la Germania e il Portogallo hanno fatto abbastanza bene, Italia e Grecia sono invece lungi d'arrivare agli obiettivi''. Dimas ne e' convinto: ''Una gestione sostenibile dell'acqua e' fondamentale per proteggere la biodiversita', il benessere dei cittadini e la competitivita' delle imprese. Inoltre, la gestione dell'acqua acquista sempre maggiore importanza a fronte della necessita' di adeguarsi alle inevitabili conseguenze dei cambiamenti climatici''. A questo fine Bruxelles ha lanciato un nuovo sistema d'informazione sulle acque per l'Europa (Wise), un portale web messo a punto insieme all'Agenzia europea dell'ambiente che raccoglie un'ampia gamma di dati che in precedenza non erano disponibili o erano frammentari. L'obiettivo: fare di Wise entro il 2010 il sistema d'informazione sulle acque piu' completo del mondo. Per l'Italia, in particolare, gli esperti hanno spiegato che nell'ordinamento nazionale e' stata recepita nel 2006 la direttiva quadro sulle acque del 2000 ma non ancora in tutti i suoi aspetti, e quindi ci sono ancora elementi di potenziale infrazione. Manca, ad esempio, un'analisi di valutazione d'impatto per le acque in relazione alle nuove infrastrutture. Altra carenza, sottolineata dagli esperti, riguarda il coordinamento e la struttura amministrativa per quanto riguarda la gestione congiunta dei fiumi piu' piccoli da parte di una autorita' competente. Quanto fatto - spiegano - non e' in linea con la direttiva quadro. Per l'Italia infine, non e' completa l'analisi ambientale ed economica che rappresenta la base della direttiva quadro. La problematica dell'acqua continuera' comunque ad essere al centro dell'attenzione dell'Europa. Al riguardo, il ministro portoghese dell'ambiente, Francisco Nunes Correia, ha indicato che il tema della scarsita' dell'acqua e la relativa siccita' sara' uno dei punti forti della presidenza portoghese dell'Ue che nel secondo semestre di quest'anno raccogliera' il testimone dalla presidenza tedesca. (ANSA). LEN <br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;&#xa;ENERGIA: SCARONI (ENI)&#x2c; DA ALGHE IL VERO BIO-CARBURANTE&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-23T10:35:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-108</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-108</guid><content:encoded><![CDATA[Combustibili dalle alghe. Per Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, e' questa la strada da seguire nel campo dei bio-carburanti, meglio della colza su cui stanno puntando molti paesi. ''I bio-carburanti - ha detto Scaroni, alla cerimonia di consegna dei premi 'Eni Italgas' - stanno vivendo un grande boom: Brasile, Stati Uniti e l'estremo Oriente stanno destinando alla coltivazione di colza grandi estensioni agricole. Ma l'Europa, e tanto meno l'Italia, non possono seguire questo modello, perche' non ci sono le aree sufficienti. Se anche tutta l'Italia venisse coltivata a colza - ha sostenuto Scaroni - potremmo soddisfare appena il 20% del nostro fabbisogno''. ''E' molto piu' intelligente puntare sulle alghe - ha aggiunto Scaroni - puo' essere questa 'la' soluzione: ne sperimenteremo la coltivazione in vasche di un tipo che si nutre di acque reflue e di anidride carbone. Il vantaggio per l'ambiente sarebbe quindi doppio: da un lato la produzione di energia pulita, dall'altro la riduzione di emissioni e lo smaltimento di rifiuti. Sono alghe che si moltiplicano velocissimamente, in grado di garantire fino a 40-50 raccolti all'anno''. Per lo sviluppo dell'energia solare fotovoltaica e degli eco-carburanti l'Eni - ha sottolineato l'ad Scaroni - investira' 350 milioni di euro nei prossimi quattro anni. ''Sono due settori molto promettenti. Per quanto riguarda il fotovoltaico, le nostre attivita' di ricerca sono concentrate sullo sviluppo di materiali foto attivi innovativi, a base di semiconduttori organici quali i polimeri di nuova generazione''. Scaroni ha ricordato, infine, l'impegno dell'Eni per ''non bruciare piu' il gas associato alla produzione di petrolio, il cosiddetto gas flaring. in Nigeria abbiamo realizzato una centrale termoelettrica a ciclo combinato, che ha permesso di ridurre le emissioni di 1,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno. Visto il successo dell'iniziativa, siamo partiti con progetti analoghi in Congo e in Angola, e lo faremo in tutti gli altri paesi dove si presenta questa sfida: l'obiettivo dell'Eni e' di eliminare totalmente il gas flaring in Africa entro il 2009''.<br />(ANSA). BOT]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: KLIMA-DAY; PECORARO&#x2c; GREEN DEAL CONTRO COLLASSO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-23T10:34:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-107</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-107</guid><content:encoded><![CDATA[Un Green Deal contro il collasso del Pianeta e a favore del sole e dell'idrogeno. A lanciarlo il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, intervenendo alla maratona radiofonica di 14 ore ''Klima-Day'' in onda oggi su Radio Kiss Kiss e condotta da Alessandro Cecchi Paone con il patrocinio dei ministeri dell'Ambiente e dell'Universita' e della Ricerca. Non intervenire sull'emergenza clima ''puo' portare al collasso con un crollo economico, secondo quanto ha calcolato di recente il Rapporto Stern - ha detto Pecoraro Scanio - del 20%. Ben piu' delle crisi degli anni '20''. Intervenire, secondo il ministro, ''costa qualcosa pero' mette in moto anche un'economia positiva''. I calcoli del ministero dell'ambiente, e anche dei verdi, dicono che, se si investe sul Protocollo di Kyoto nel giro di 7-8 anni c'e' un aumento del Pil. Pecoraro ha quindi fatto un appello anche al mondo dell'informazione: ''Meno informazione sul gossip e piu' attenzione a temi come l' emergenza climatica che e' una vera e propria emergenza planetaria. Dobbiamo fare un salto di qualita' e passare dall' informazione scientifica a un'informazione che incida sugli stili di vita, sulla politica, sugli atteggiamenti individuali''. In diretta anche il ministro dell'Universita' e della Ricerca, Fabio Mussi: ''Nella legge finanziaria di quest'anno abbiamo aumentato tutti gli incentivi a favore delle energie rinnovabili. Le tecnologie di oggi ci consento di stare bene consumando molta meno energia. Il problema della politica e' incentivare queste nuove tecnologie che funzionano senza bruciare prodotti come il petrolio che non e' rinnovabile''. Tra gli altri e' intervenuto anche il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro secondo il quale ''e' prioritario il rispetto del protocollo di Kyoto e ribadire a livello internazionale la necessita' di una riconversione il piu' veloce possibile delle materie prime per le energie e quindi anche di un ricorso piu' ampio alle energie alternative''. (ANSA). GU <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Legambiente: i fanghi di Bagnoli fra business e sostenibilit&#xe0;. Ennesimo esempio di sprechi&#x2c; politiche dissennate e malcostume&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-22T13:33:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-103</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-103</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />Il circolo di Piombino Val di Cornia evidenzia la contraddizione fra la mole dei rifiuti prodotti nell&acute;area, che non hanno ancora trovato soluzione strategica, e l&acute;importazione di quelli di Bagnoli. <br />di Legambiente Circolo Val di Cornia <br />PIOMBINO. Piombino dovrebbe accogliere i fanghi del dragaggio del porto di La Spezia e di Napoli per 900.000 mc. per riempire vasche di colmata sul porto. Si parla anche di destinare al trattamento TAP, per poi fare strade, piazzali ecc., scorie siderurgiche provenienti da Bagnoli con cui in passato era stato riempito un pezzo di mare, altri 900.000 mc. L&rsquo;Autorit&agrave; Portuale afferma: Le vasche di colmata di Piombino attualmente in costruzione sono calibrate sulle nostre esigenze (di bonifica e dragaggio) ma lo studio di fattibilit&agrave; per la Mise (messa in sicurezza&hellip; insomma la famosa "palancolatura") coordinato con i piani di sviluppo del porto possono prevedere la realizzazione di ampliamento delle vasche di contenimento. Con le scorie siderurgiche di Bagnoli si farebbe una montagna (stoccaggio provvisorio) in attesa che parta l&rsquo;impianto della TAP che poi piano piano dovrebbe rosicchiarla e farla sparire.<br />Qual &egrave; l&rsquo;interesse di Piombino? Si afferma: &hellip; da tutta questa operazione noi potremmo/dovremmo spuntare alcuni vantaggi: la realizzazione sicura della 398, l&rsquo;accelerazione dei processi di sviluppo del porto di Piombino. Ruota tutto intorno ai soldi questa vicenda, per cui si capiscono le fibrillazioni di politici e amministratori piombinesi, sembra che deriverebbero circa 10 milioni dall&rsquo;accoglimento dei fanghi di La Spezia e una somma molto superiore dal conferimento a TAP delle scorie di Bagnoli. Dalla stampa si evince che questa operazione &egrave; fortemente voluta e benedetta dal Ministro dell&acute;Ambiente Pecoraro Scanio, ma ci preoccupa il modo con cui lo stato gestisce tutti questi soldi, gli enormi sprechi che si fanno, le logiche perverse che localmente affiorano. Per La Spezia si spendono 40 milioni per portare la parte pi&ugrave; inquinata dei fanghi del dragaggio in Germania quando con 10 milioni si costruisce un impianto come quello della TAP per trattarli e riutilizzarli. Si vorrebbero spendere 110 milioni per portare le scorie di Bagnoli a Piombino quando Nerli presidente dell&rsquo;Autorit&agrave; Portuale di Napoli protesta perch&eacute; queste scorie al porto servono, e sono preziose, per riempire un molo, al prezzo di soli 18 milioni. Addirittura il vice sindaco di Napoli propone, viste le cifre in gioco, di non toccare queste scorie e di farla diventare una terrazza sul mare. Quindi grande confusione, inefficienza e sprechi sotto il cielo di questa repubblica e in questa confusione comunque a Piombino si pensa di poterci guadagnare nella logica del "coglier la palla al balzo".<br />La Legambiente &egrave; perplessa sugli sprechi e la logica di fondo dell&rsquo;operazione. Non &egrave; contraria che Piombino accolga materiali e scorie da trattare provenienti da porti o industrie, anzi crediamo che questo (dopo dieci anni di inerzie) potrebbe contribuire all&acute;innesco e alla realizzazione di una filiera di un&rsquo;industria del risanamento ambientale da noi fortemente voluta. Ma il problema, oggi, &egrave; costruire l&rsquo;impianto che deve trattarli, calcolarne le potenzialit&agrave;, i tempi e creare la rete di commercializzazione dei prodotti trattati. Non vorremo ritrovarci, per la fregola dei soldi, con le emergenze nostre insolute alle quali si aggiungono le emergenze di altri. E&acute; su questo vorremmo dei chiarimenti e delle rassicurazioni. A Piombino non mancano certo i fanghi portuali o le scorie siderurgiche, anzi queste sono un enorme problema storico, fino ad oggi pressoch&egrave; ignorato. Ogni anno si producono quasi un milione di tonnellate dei diversi scarti di processo e la discarica Lucchini &egrave; praticamente esaurita. L&rsquo;impianto della Tap, quello che dovrebbe risolvere i problemi anche di altri porti, doveva essere costruito ormai da anni e tutt&rsquo;ora non si sa quando sar&agrave; fatta la gara per la costruzione delle opere elettromeccaniche. Addirittura si &egrave; scelto la strada di rivedere il progetto e di allungare i tempi rischiando di andare oltre le scadenze dei permessi fin qui rilasciati e, con ci&ograve;, di perdere i finanziamenti e ricominciare tutto daccapo.<br />A nostro parere la strada giusta &egrave; anche quella del coordinamento dei porti italiani, quella della richiesta corale di destinare ai porti una giusta e pi&ugrave; consistente percentuale delle imposte che producono, in linea con gli altri porti europei; una effettiva autonomia finanziaria, oltre a quella introdotta giustamente dal governo Prodi nella finanziaria. Come dice Luigi Merlo assessore ligure alle infrastrutture: Con un modello virtuoso i porti sarebbero in grado di finanziare non solo le infrastrutture portuali ma anche quelle stradali e ferroviarie e con il loro sviluppo ritornare nelle casse dello stato pi&ugrave; soldi di quelli che ne sono usciti. Da uno studio della Bocconi si apprende che il 70% delle merci destinate al Nord Italia sbarca in altri porti comunitari, la perdita di gettito all&rsquo;agenzia delle entrate &egrave; di 570 milioni, la perdita di gettito di IVA &egrave; qualche miliardo ogni anno. Sarebbe appena il caso, anche a Piombino, che la "palla al balzo" venisse colta per definire strategie coerenti di sviluppo integrato porto-industria con al centro il criterio direttore della sostenibilit&agrave; ambientale.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Recco&#x2c; villette e condomini sulla via romana in collina&#x2c; una zona che doveva essere inedificabile. Ennesimo esempio di politiche dissennate. Altroch&#xe9; tutelare l&#x2019;ambiente&#x2c; non si tutela neppure il paesaggio &#x2026;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-22T13:30:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-102</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-102</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: La Repubblica http://www.repubblica.it <br />Autore: Preve Marco <br /><br />Immaginate una collina da sogno affacciata sul mare. Al centro di un terrazzo a mezza costa, la fascia di uliveto &laquo;messa a coltura gi&agrave; in et&agrave; romana&raquo;, l&igrave; a fianco una chiesa che &egrave; monumento nazionale, subito dietro un sentiero che &egrave; stato ufficialmente riconosciuto come l&acute;antica via romana. <br />Adesso immaginate che, nel raggio di 500 metri dalla chiesa, sorgano quattro palazzine tri-famigliari, che il percorso millenario venga allargato e asfaltato, e che l&acute;intera collina grazie ad una di quelle prestidigitazioni dell&acute;urbanistica che in questo caso si chiama ambito &ldquo;Ar-Ta territori aperti&rdquo;, possa in futuro pullulare di villette con box e piscine. Siamo a Megli, la collina a ponente di Recco, uno di quei posti del Belpaese in cui un sfilza di vincoli ambientali, monumentali, archeologici e cos&igrave; via, dovrebbe rendere impossibile anche la costruzione di un castello di carte. Invece, la storia che vi raccontiamo oggi, &egrave; l&acute;ennesimo capitolo del libro del mattone che da qualche tempo parecchi amministratori e imprenditori della Liguria vogliono contribuire a scrivere. <br />Uno dei protagonisti &egrave; il sindaco Gianluca Buccilli che, a capo di una giunta di centrodestra, sta tentando di far approvare un Puc - il piano urbanistico comunale - che darebbe il via libera a una serie di lottizzazioni sia in paese che su questa collina (Megli e Maggiolo), nonch&eacute; all&acute;allargamento, per renderla carrabile, di via del Pianello, la mulattiera che sarebbe poi l&acute;antica via romana. Fino ad oggi il Puc non &egrave; passato perch&eacute; quattro consiglieri di maggioranza non hanno potuto partecipare al voto, in quanto direttamente interessati agli interventi urbanistici. Buccilli, per&ograve;, non dispera di poter trovare una soluzione per questo problema, cos&igrave; come per le severe prescrizioni imposte dalla Provincia. Ottenuto dalla Regione guidata da Sandro Biasotti il declassamento della zona di mantenimento, la collina di Megli &egrave; diventata area trasformabile. In altri termini, edificabile. Il sindaco ha spiegato che cos&igrave; facendo si evitava di incorrere in un contenzioso con i costruttori che nel 1992 avevano richiesto delle lottizzazioni bloccate dall&acute;allora capo dell&acute;ufficio tecnico Angelo Valcarenghi. Adesso alcune di quelle concessioni potrebbero concretizzarsi, anche se esiste la spada di Damocle della Soprintendenza, poich&eacute; sarebbero stati totalmente ignorati dei vincoli paesistici risalenti addirittura al 1949 e al 1959 con i quali gli allora ministri della pubblica istruzione, gi&agrave; si preoccupavano di tutelare Megli come una delle bellezze naturali liguri, in un&acute;operazione di raccordo dei piani paesistici di Recco con quello di Sant&acute;Ilario. Non solo. Le palazzine a ridosso della chiesa stravolgerebbero il contesto paesaggistico in cui si inserisce la parrocchia delle Grazie che, in quanto monumento, rappresenta &ldquo;un&acute;emergenza del piano paesistico regionale&rdquo;. <br />Il professor Tiziano Mannoni presidente dell&acute;Istituto Internazionale di Studi Liguri, il 12 gennaio di quest&acute;anno scrive un intervento su villa Ansaldo di localit&agrave; Allou, sempre sulla collina di Megli. Un&acute;antica villa affrescata, in mezzo al bosco, che il ministero dei Beni Culturali ha inserito nelle opere da finanziare con l&acute;8 per mille. Mannoni sottolinea che a Megli &laquo;la fascia degli uliveti fa parte, con la strada antica, di un complesso territoriale e paesaggistico unico e fino ad oggi notevolmente conservato che ha certamente un&acute;esistenza che supera i 500 anni, ma che trattando di terreni fertili...&egrave; ben difficile che non siano stati messi a coltura gi&agrave; in et&agrave; romana. E&acute; probabile che qualsiasi intervento di sterro oltre ad alterare un antico paesaggio potrebbe incontrare resti archeologici ... confermato dal ritrovamento dei resti di un insediamento rurale romano in un terreno che costeggia via del Pianello&raquo;. Preoccupazioni espresse alcuni mesi fa anche dal preside della facolt&agrave; di Lettere e Filosofia Michele Marsonet: &laquo;...il Puc e la riduzione delle zone di mantenimento del Piano rappresentano una seria minaccia per l&acute;intera collina ... &egrave; prevista una forte espansione insediativa in prossimit&agrave; della chiesa di Megli, nonch&eacute; un cospicuo aumento degli indici di fabbricabilit&agrave; nelle vaste aree ex agricole&raquo;. In realt&agrave; un primo assaggio di quello che potrebbe diventare la parte superiore della collina (quella sottostante &egrave; gi&agrave; stata saccheggiata dalla speculazione degli anni &lsquo;60), compare in una serie di esposti su una mezza dozzina di presunti abusi edilizi che sono confluiti nell&acute;inchiesta aperta dal pm della procura di Genova Patrizia Petruzziello. Le indagini in un primo tempo riguardavano il ruolo di controllore del Comune, ma in seguito, anche per il decesso di un funzionario responsabile del settore, hanno imboccato il filone ambientale. Situazioni di cui si &egrave; occupata anche Italia Nostra con esposti firmati dal presidente Federico Valerio, cos&igrave; come i consiglieri Verdi Carlo Vasconi e Cristina Morelli e il coordinatore di Legambiente Andrea Agostini. &laquo;Per qualcuno - aveva detto a Repubblica Buccilli - potr&agrave; anche essere &ldquo;troppo&rdquo;, ma sicuramente l&acute;intervento edilizio in assoluto non pu&ograve; essere definito &ldquo;tanto&rdquo;. E poi respingo le illazioni dell&acute;opposizione che mi accusano di aver voluto favorire costruttori che votano a destra&raquo;. Illazioni che sarebbero state generate dalle simpatie politiche, equamente distribuite, di costruttori e proprietari. L&acute;affaire Megli, e soprattutto il rischio che grazie a quel misterioso acronimo (Ar-Ta) la collina si trasformi in un cantiere di concessioni edilizi dirette, molto pi&ugrave; semplici delle pratiche per le lottizzazioni, ha creato preoccupazioni anche a Roma. <br />Giovanna Melandri, oggi ministro dello Sport, quando lo era dei Beni Culturali, si interess&ograve; in modo particolare delle bellezze naturali del levante. E nel novembre 2005 scrisse, affinch&eacute; intervenissero, a Regione, Provincia e Soprintendenza, una lettera di cui Repubblica &egrave; venuta in possesso. Il ministro sottolinea come quello del Golfo Paradiso sia &laquo;un territorio assolutamente peculiare ... non sempre per&ograve; tale valore strategico viene colto da enti locali che - mi riferisco alle singole entit&agrave; comunali - spesso per mancanza di visione d&acute;insieme e talvolta spinti da necessit&agrave; materiali di corto respiro, assumono decisioni che danneggiano il territorio&raquo;. Poi il ministro scende nel dettaglio sul Puc e sulla collina di Megli per denunciare &laquo;il rischio che il territorio in questione venga danneggiato o deturpato in maniera irreversibile&raquo;. ]]></content:encoded></item><item><title>Programma di finanziamenti per le esigenze di tutela ambientale connesse al miglioramento della qualit&#xe0; dell&#x27;aria e alla riduzione delle emissioni di materiale particolato in atmosfera nei centri urbani</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-22T09:49:00+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-101</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-101</guid><content:encoded><![CDATA[Sul sito www.minambiente.it &egrave; on-line il Programma di finanziamenti (pdf, 114 KB) per le esigenze di tutela ambientale connesse al miglioramento della qualit&agrave; dell'aria e alla riduzione delle emissioni di materiale particolato in atmosfera nei centri urbani, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1-3-2007. ]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;acqua &#xe8; uguale per tutti&#xa;Contro la cultura dello spreco&#x2c; perch&#xe9; risparmiando energia si protegge la risorsa acqua.&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-22T09:48:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-100</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-100</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.legambiente.it<br />Il 22 marzo di ogni anno si celebra la "Giornata Mondiale dell'Acqua", proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite: perch&eacute; la carenza di acqua pulita &egrave; una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta &egrave; una vera e propria catastrofe.<br />L'acqua, la pi&ugrave; importante risorsa del nostro pianeta, &egrave; un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed &egrave; patrimonio dell'umanit&agrave;. L'accesso all'acqua &egrave; un diritto fondamentale<br />e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessit&agrave; di proteggere questa risorsa.<br />Quest'anno approfittiamo dell'acqua day per risparmiare acqua ed energia.<br />Perch&eacute; l'acqua &egrave; uno degli elementi che maggiormente subiscono l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei ghiacciai &egrave; aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve di acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell'area mediterranea - che favorisce i processi di desertificazione - sono fenomeni che sempre pi&ugrave; assottigliano le riserve di acqua potabile.<br />Una responsabilit&agrave; dei paesi ricchi e industrializzati, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale e consumano oltre il 60% dell'energia prodotta; con ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera pi&ugrave; catastrofica nei paesi pi&ugrave; poveri del Sud del mondo, meno preparati ad adattarsi agli impatti.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Crimine verde&#x2c; crimine di ecomafia </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-22T09:47:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-99</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-99</guid><content:encoded><![CDATA[Anna Satolli <br />FONTE: EDIZIONI AMBIENTE<br />Operazione Campania, anzi &ldquo;Re Mida&rdquo;. &Egrave; questo il nome in codice di una delle pi&ugrave; imponenti operazioni dei Carabinieri del Comando per la Tutela dell&rsquo;Ambiente sul traffico illecito dei rifiuti. <br />Illegalit&agrave; ad altissimo livello: milioni di tonnellate di spazzatura gestita &ldquo;fuori legge&rdquo; per un giro di affari da milioni di euro. Un sistema ecocriminale organizzato che ha coinvolto pi&ugrave; regioni italiane, come Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. L&rsquo;indagine, che procede dal 2003 e ha portato a imputazioni per associazione a delinquere e traffico illecito organizzato di rifiuti, per associazione di stampo camorristico ed estorsione, ha segnato un altro traguardo solo qualche giorno fa. Il 15 marzo i Carabinieri hanno infatti messo sotto sequestro due nuovi siti di smaltimento illegale di rifiuti. Le due cave incriminate &ndash; una nel napoletano, a Quarto, e l&rsquo;altra a Bagnoregio nel Lazio &ndash; erano la destinazione ultima di rifiuti speciali, circa 2.000 tonnellate, &ldquo;ripuliti&rdquo; da falsa certificazione sulla loro natura e provenienza. Un giro d&rsquo;affari valutato in circa 100.000 euro e una gestione in puro stile imprenditoriale; tra gli indagati: gestori di cave, intermediari, trasportatori, chimici e direttori di impianti. <br />E questo lucroso traffico si allarga, non viaggia pi&ugrave; solo lungo il consueto asse tra nord e sud del paese, ma espatria. Va in Oriente, dove costa circa 5.000 euro liberarsi di un container da 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, contro i 60.000 euro che andrebbero pagati in Italia per uno smaltimento in regola. Uno di questi giri transnazionali di rifiuti &egrave; stato smascherato lo scorso febbraio con l&rsquo;operazione &ldquo;Mesopotamia&rdquo;. Il Noe di Udine ha scoperto un traffico ingente di rifiuti di plastica e di carta provenienti da ditte del nord d&rsquo;Italia e diretti in Cina e Siria, con falsi certificati attestanti una altrettanto fasulla identit&agrave; di &ldquo;materia prima seconda&rdquo;. Questa volta la stima del volume d&rsquo;affari, per un anno di attivit&agrave;, &egrave; di 1,5 milioni di euro. <br />Due casi di cronaca recente resi in estrema sintesi per dare un assaggio di quanto il traffico illegale dei rifiuti sia un piatto appetitoso per l&rsquo;ecomafia. Ma anche l&rsquo;abusivismo edilizio e il racket degli animali sono tra le altre attivit&agrave; maggiori di illecito ambientale che nutrono un vero e proprio sistema economico criminale di portata globale. Questa realt&agrave;, i suoi imprenditori e i suoi clienti, il suo funzionamento e i suoi circuiti di mercato sono descritti in modo dettagliato e approfondito nel Rapporto Ecomafia 2007 (in uscita ad aprile). Il volume &egrave; coordinato dall&rsquo;Osservatorio Ambiente e Legalit&agrave; di Legambiente con la collaborazione delle forze dell&rsquo;ordine (Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia), dell&rsquo;istituto di ricerca Cresme (per quanto riguarda l&rsquo;abusivismo edilizio), di giornalisti, di magistrati impegnati nella lotta alla criminalit&agrave; ambientale e di avvocati dei Centri di azione giuridica di Legambiente. &Egrave; indubbiamente grazie al contributo di tutte queste &ldquo;energie&rdquo; che il Rapporto annuale costituisce uno strumento completo e aggiornato, in grado di inquadrare il fenomeno dell&rsquo;ecomafia anche attraverso i racconti di episodi narrati che svelano il funzionamento del &ldquo;settore&rdquo; ecomafia.<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: G8+5&#x2c;RESTANO DIFFERENZE MA INTESA PER 7 CAPITOLI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-18T12:27:44+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-98</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-march-2007#unique-entry-id-98</guid><content:encoded><![CDATA[Nonostante il persistere di differenze fra i paesi piu' industrializzati e la conferma del no americano a stabilire limiti vincolanti per le emissioni di gas nocivi, nell'incontro di Potsdam fra i ministri dell'ambiente del G8 e di cinque dei maggiori paesi emergenti e' emersa la comune volonta' di lavorare a una strategia di lotta contro i mutamenti climatici e il riscaldamento della Terra e per la salvaguardia della biodiversita'. ''Siamo andati molto piu' avanti di quanto mi fossi aspettato all'inizio'', ha detto il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel, il cui paese detiene la presidenza di turno del G8. In un documento diffuso al termine dei due giorni di lavori, Gabriel ha parlato di un ''buon risultato in vista del vertice del G8 del prossimo giugno a Heiligendamm''. ''E' un segnale importante - ha osservato - che i cinque principali paesi emergenti e gli otto paesi piu' industrializzati abbiano parlato con parole chiare fra di loro''. <br />All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica. E' stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terra' dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, localita' balneare sulla costa baltica tedesca. In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sara' l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta. <br />Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa - Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. ''Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca'', ha detto il ministro dell'ambiente. Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilita' dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei paesi emergenti, alla necessita' della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale. <br />A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam e' stata la posizione degli Usa che, oltre a rifiutare l'impegno in limiti precisi in fatto di emissioni, hanno detto no anche all'aiuto finanziario a sostegno dei paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente. ''Gli Stati Uniti sono stati il solo paese a rifiutare'' il punto relativo all'obbligo dei paesi industrializzati di contribuire agli sforzi dei paesi in via di sviluppo per preservare l'ambiente e in particolare le foreste tropicali, ha detto il ministro tedesco Gabriel nella conferenza stampa conclusiva. ''Ci dispiace di cio', ma credo che tale posizione non resistera' a lungo poiche' so che negli Usa esiste un grande interesse per la sopravvivenza delle foreste tropicali'', ha aggiunto Gabriel. Ieri il G8+5 aveva lanciato un grido d'allarme per la distruzione della biodiversita' e la scomparsa di innumerevoli specie di piante e animali.<br />(ANSA) ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:G8 AMBIENTE;LIPU A PECORARO&#x2c;TUTELA NATURA VICINO KYOTO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-16T09:10:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-97</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-97</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Al prossimo vertice G8+5 di Postdam in Germania ''l'Italia affianchi la tutela della natura al Protocollo di Kyoto e promuova un piano d'azione per la biodiversita' e la lotta contro la deforestazione e la desertificazione''. Questo quanto chiede la Lipu al ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che da oggi fino a sabato 17 marzo sara' nella citta' tedesca dove e' previsto il vertice G8 su biodiversita' e clima. In particolare la Lipu chiede al ministro dell'Ambiente un forte impegno perche' il meeting possa fare proprie tre proposte: ''La prima - scrive la Lipu - e' un adeguato finanziamento di un Piano d'azione per la biodiversita' che incorpori l'obiettivo globale di ridurre la perdita di biodiversita' entro il 2010. La seconda e' un chiaro riconoscimento dei benefici della biodiversita' in termini di salute, alimentazione, sicurezza, educazione e sviluppo, unito alla richiesta di integrare la conservazione della biodiversita' nei piani e nelle strategie di questi settori. La terza e' dimezzare il tasso di perdita delle foreste e il raddoppio della superficie di foreste gestite in modo ecologicamente sostenibile entro il 2015''. ''L'entita' del consumo di natura e le sue ricadute sulla salute del pianeta - scrive nella lettera al Ministro il Presidente Lipu, Giuliano Tallone - di cui perdita di biodiversita' e accumulo di gas serra costituiscono gli esempi massimi, ci chiamano ad un impegno indifferibile, immediato e concreto verso politiche che siano necessariamente integrate''. <br />(ANSA) GU ]]></content:encoded></item><item><title>INQUINAMENTO: GIRASOLI PER DECONTAMINARE TERRENI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-16T09:07:35+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-96</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-96</guid><content:encoded><![CDATA[Ottime spugne per decontaminare i terreni dagli idrocarburi in modo sostenibile. Sono i girasoli, l'ultima novita' in fatto di ''bioremediation'', cioe' trattamenti biologici che consentono il recupero di suoli contaminati direttamente in loco. In particolare, la sperimentazione dei girasoli e' uno dei casi contenuti nel Rapporto Bonifiche 2007 presentato oggi da Federambiente. Il bio-fitotrattamento, condotto dall'Amiat di Torino, e' stato impiegato nel Parco del Meisino, lungo il fiume Po a Torino. Un cumulo di terreno da smaltire e' stato distribuito su un'area di circa 1.100 mq con uno spessore di circa 50 cm, per poi essere fresato e quindi seminato con l'Heliantus annuus, il girasole, nel mese di luglio 2006. Le piante sono state quindi estirpate, a mano, ad ottobre. <br />Al momento della raccolta i girasoli erano in piena fioritura e la sperimentazione ha avuto un esito positivo: dalle analisi del terreno si e' riscontrata una riduzione del 90% degli idrocarburi, mentre i metalli non hanno subito riduzioni, probabilmente a causa del non completo sviluppo delle piante. Altra frontiera della bioremediation, oltre a quella sugli idrocarburi, riguarda anche la riduzione della presenza di ferro nelle fibre di amianto, tramite l'utilizzo di microrganismi. Un fungo poi, il Phanerochaete chrysosporium, e' in grado di digerire le resine fenoliche, sottoprodotti della lavorazione del petrolio. In Italia, secondo i dati riportati da Federambiente, i siti di bonifica di interesse nazionale sono 51 e le aree contaminate all'interno di questi siti rappresentano circa il 2,3% del territorio, con 692.818 ettari e una stima dei costi totali di bonifica di quasi tre miliardi di euro, cioe' lo 0,2% del Pil nazionale. (ANSA) <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;Cassazione su veicoli fuori uso: doppio binario normativo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-16T09:07:06+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-95</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-95</guid><content:encoded><![CDATA[L'attuale disciplina dei rifiuti rappresentati dai veicoli fuori uso &egrave; contenuta in due paralleli provvedimenti, ossia nello storico Dlgs 209/2003 (in vigore) e nel recente Dlgs 152/2006 (cd. "Codice ambientale"). <br />A sottolineare tale dicotomia &egrave; la Corte di Cassazione, che con sentenza 8 febbraio 2007 n. 5319 ha ricordato come la gestione dei veicoli giunti a fine vita risulta essere disciplinata:<br />&bull; dal Dlgs 209/2003, espressamente mantenuto in vigore dal citato Dlgs 152/2006 (articolo 231), che continua ad applicarsi ai veicoli a motore (giunti a fine vita) appartenenti alle categorie M1 ed N1 di cui all'allegato II, parte A, della direttiva 70/156/Cee, ed ai veicoli a motore a tre ruote come definiti dalla direttiva 2002/24/Ce, con esclusione dei tricicli a motore;<br />&bull; dal medesimo Dlgs 152/2006, che disciplina in via residuale la gestione di tutti i rifiuti da veicoli non rientranti nel campo di applicazione del citato Dlgs 203/2003. n. 209.<br />FONTE:www.reteambiente.it<br />Vincenzo Dragani<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Mud : a breve la presentazione&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-16T09:04:00+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-94</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-94</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Si avvicina a grandi passi il 30 aprile 2007, termine di scadenza per la presentazione del Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale). <br />Al riguardo, si segnala che non sono stati emanati entro lo scorso 1 marzo Dpcm di modifica e/o integrazione delle schede Mud ad oggi recate dai Dpcm 24 dicembre 2002 e 22 dicembre 2004 (ex legge 93/2001); e che il Dlgs 152/2006 ha introdotto alcune novit&agrave; con riguardo, soprattutto, alla platea dei soggetti obbligati. In particolare, si evidenzia che sono soggetti al Mud le imprese che esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attivit&agrave; ordinaria e regolare (e questo a prescindere dalle quantit&agrave;); e le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantit&agrave; che non eccedono 30 kg./giorno o 30 litri/giorno.<br />Per tali soggetti non &egrave; stata prevista l'esclusione dal Mud (e dai registri) neanche in ragione di modeste quantit&agrave;.<br />FONTE:www.reteambiente.it<br />Alessandro Radrizzani]]></content:encoded></item><item><title>RAPPORTO ONU&#x2c; TRA 20 ANNI MILIONI DI PERSONE SENZ&#x27;ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-13T13:24:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-93</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-93</guid><content:encoded><![CDATA[Un atteso rapporto Onu lancia l' allarme rosso sui cambiamenti climatici: bisogna agire subito e ridurre l'emissione di gas nocivi se si vogliono evitare conseguenze devastanti per il nostro pianeta. Fra vent'anni vi saranno gia' centinaia di milioni di persone senza acqua. Nel 2050 l'Europa potrebbe perdere tutti i suoi ghiacciai. Nel 2100 meta' delle vegetazione mondiale sara' estinta.L'appello lanciato ai governi di tutto il mondo dall' Intergovernmental Panel on Climate Change, un network che fa capo alle Nazioni Unite, che ha compilato il rapporto con il contributo di circa mille esperti, presenta contenuti inquietanti. Il documento finale verra' presentato ad aprile in Belgio, ma anticipazioni sulla bozza sono gia' trapelate sui media.Tra gli ammonimenti del rapporto: centinaia di milioni di persone rimarranno senza acqua nei prossimi due decenni, mentre epidemie come la malaria si estenderanno anche a zone non tropicali; vaste aree sono a rischio inondazioni a causa dell'innalzarsi del livello dei mari e interi habitat potrebbero essere sconvolti (con l'estinzione di intere specie animali).Tra i piu' a rischio: gli orsi polari entro il 2050 potrebbero essere visti solo dietro le reti degli zoo.Il documento e' perentorio. Una catastrofe ambientale e' alle porte. Mai fino ad ora era stata annunciata in termini cosi' decisi e attribuita con tanta sicurezza ai cambiamenti climatici in corso. La bozza del rapporto dovra' passare il vaglio delle commissioni nazionali ma il messaggio dovrebbe restare lo stesso quando verra' presentato ufficialmente il mese prossimo a Bruxelles, proprio dove l'Unione Europea la scorsa settimana ha stabilito la riduzione sostanziale entro il 2020 delle emissioni di gas dannosi.<br />Le raccomandazioni incluse nel documento si concentrano sulla necessita' di ridurre i gas nocivi per recuperare qualche speranza, perche' quanto osservato fino ad ora 'non e' per niente incoraggiante', si afferma nel rapporto. E' il secondo di quattro previsti sull'argomento e, rispetto all'analisi condotta dalla stessa commissione solo nel 2001, mostra una situazione gia' peggiorata in tempi rapidissimi.<br />'Sta succedendo molto velocemente, piu' di quanto ci aspettassimo', spiega Patricia Romero Lankao, tra gli esperti americani che hanno collaborato alla stesura del rapporto. 'In America, per esempio, abbiamo gia' assistito ad alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici, non ultimi gli uragani.<br />E' un problema che presto riguardera' tutti, anche se a subirne i maggiori danni saranno le zone piu' povere del pianeta'.<br />E se in Africa in meno di vent'anni saranno centinaia di milioni le persone che soffriranno la mancanza di acqua e decine di milioni in America Latina, lo stesso rischio lo correranno almeno un miliardo di asiatici entro il 2050. In tutto il mondo, nel 2080, potrebbero raggiungere i tre miliardi le persone a rischiare la vita per mancanza d'acqua. Devastanti le conseguenze anche per l'Europa i cui ghiacciai potrebbero essere scomparsi gia' nel 2050, mentre fino a meta' della vegetazione potrebbe risultare estinta entro il 2100. 'Viaggiamo davvero sul limite di una estinzione in massa', Sostiene Terry Root della Stanford University, anche lui co-autore del testo.<br />E non e' escluso inoltre che si sia gia' raggiunto il punto di non ritorno secondo il Panel che, istituito dall'Onu nel 1988, ha il compito di fornire resoconti periodici sullo stato della terra. 'I danni potrebbero essere contenuti, anche se non del tutto evitati', sottolinea il rapporto, 'solo se entro una generazione il mondo intero riuscira' a ridurre le emissioni nocive stabilizzando la quantita' di gas serra presenti nell'atmosfera'. <br />Anna Lisa Rapana' (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>NATURA: LIPU FIRMA PROTOCOLLO A DIFESA ECOSISTEMI MARINI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-11T12:11:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-92</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-92</guid><content:encoded><![CDATA[ROMA - Salvaguardare la biodiversita' degli ecosistemi marini, degli uccelli pelagici e dei loro siti di riproduzione. Questo lo scopo, annuncia la Lipu-BirdLife Italia in una nota, della sua firma della ''Carta di Roma per il patrimonio marittimo'', in occasione del Salone della nautica nella Capitale. Si tratta di un protocollo, spiega la Lipu, che si pone l'obiettivo di salvaguardare il patrimonio marittimo dell'Italia, dai beni demaniali al patrimonio archeologico fino alla pesca. ''Abbiamo sottoscritto questo protocollo - afferma Giuliano Tallone, presidente Lipu-BirdLife Italia - perche' riteniamo fondamentale che nel concetto di patrimonio marittimo rientrino gli elementi dell'ecosistema, formati dalla fauna ittica, intesa non solo come stock per la pesca, e dagli uccelli marini, le loro colonie e siti di riproduzione''. <br />Un lavoro, quello sulle aree marine, che la Lipu sta gia' portando avanti con il progetto Iba, ossia le aree importanti per gli uccelli, che cerca di salvaguardare le specie di volatili e l'habitat dove sostano e si riproducono. ''Gli uccelli selvatici sono un importante indicatore dello stato dell'ambiente - ricorda la Lipu - e in questo caso specie come Berta maggiore, Berta minore e Uccello delle tempeste possono darci molte informazioni sulla salute degli ecosistemi marini. Da qui l'esigenza e l'urgenza della loro salvaguardia, anche perche' si tratta di specie presenti nella Lista rossa come ''vulnerabili'''.<br />(ANSA) <br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Una manutenzione regolare delle autovetture &#xe8; pi&#xf9; efficace dei blocchi del traffico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-11T12:06:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-91</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-march-2007#unique-entry-id-91</guid><content:encoded><![CDATA[Una manutenzione regolare delle autovetture &egrave; pi&ugrave; efficace dei blocchi del traffico. Se i bollini blu non fossero solo per le banane &hellip; I provvedimenti di limitazione del traffico servono a poco, sono ben altre le cause delle polveri sottili<br />Sono ancora oltre otto milioni le autovetture non catalizzate in circolazione nel nostro Paese. Si tratta di auto non catalizzate e con emissioni inquinanti superiori di gran lunga rispetto a quelle di una vettura immatricolata nel 2007. Il dato emerge da uno studio dell&rsquo;Osservatorio Autopromotec, la rassegna espositiva internazionale di attrezzature, prodotti e servizi per l'assistenza ai mezzi di trasporto, la cui 22&deg; edizione, si terra' alla Fiera di Bologna dal 23 al 27 maggio 2007. Questi dati ripropongono l'emergenza dell'inquinamento che, come ogni inverno negli ultimi anni, sale alla ribalta delle cronache nazionali con i provvedimenti di limitazione della circolazione automobilistica nei principali centri ed aree urbane del nostro Paese. Il quadro appare pero'ancora piu' preoccupante se si considera che, come rivelano studi recenti, i blocchi del traffico si rivelano sostanzialmente inefficaci. All'inizio del 2006 il peso delle "non catalizzate" nelle principali citta' italiane non scende al di sotto del 14,65% di Firenze. La situazione e' pero' molto piu' grave a Palermo, dove le non catalizzate sono tre su dieci e soprattutto a Napoli dove sono addirittura quattro su dieci. Per far fronte a questa situazione sarebbe, ovviamente, necessaria una maggiore accelerazione del rinnovo del parco circolante. Certo gli incentivi alla rottamazione attualmente in vigore daranno un contributo importante, ma per sostituire 8 milioni di auto non catalizzate altamente inquinanti ci vorra' molto tempo.<br />Negli ultimi anni l'industria automobilistica ha significativamente ridotto le emissioni inquinanti dei veicoli, tanto che le autovetture con motorizzazioni Euro 3 ed Euro 4 hanno livelli di emissione di polveri sottili &ndash; le PM10 - molto contenuti. Come dimostra un recente studio del CSST (Centro Studi sui Sistemi di Trasporto) eseguito durante le limitazioni del traffico nelle citta' di Roma, Milano, Torino e Bologna, il divieto di circolazione per tutti i veicoli ha ridotto di appena il 3% le emissioni di PM10 da gas di scarico rispetto al divieto di circolazione con esenzione per le autovetture Euro 3 ed Euro 4. Analogamente, la circolazione a targhe alterne per tutti i veicoli ha ridotto solo dell'1% le emissioni di PM10 rispetto alla circolazione a targhe alterne con esenzione per le Euro3 ed Euro4. Quanto emerge dallo studio conferma ancora una volta la poca utilita' dei blocchi totali della circolazione. Nel nostro Paese oltre al trasporto stradale (29%), le emissioni di PM10 sono causate anche dall'industria e dalle centrali termiche (25%), da altre modalita' di trasporto (15%), dagli impianti residenziali e commerciali (11%), dai processi produttivi (10%) e dai processi di combustione naturale (10%). Pertanto per contrastare le<br />polveri sottili occorrerebbe limitare la pericolosita' anche di queste fonti di inquinamento. Le emissioni nocive causate dal trasporto stradale, variano secondo la tipologia di veicolo e quindi per ridurre le emissioni sarebbero molto pi&ugrave; utili provvedimenti selettivi. A partire dall'incentivazione della sostituzione dei veicoli commerciali e degli autobus con veicoli di ultima generazione, possibilmente a metano, per continuare ovviamente, come si diceva, con il rinnovo del parco circolante delle autovetture, proseguendo con la metanizzazione dei sistemi di riscaldamento delle abitazioni civili e con la fluidificazione del traffico ed il coordinamento delle misure di limitazione al traffico in armonia con le disposizioni dell'Unione Europea. (pgc)<br />L'insieme di queste misure puo' efficacemente contribuire a ridurre l'inquinamento atmosferico. Si tratta pero' di un complesso di interventi che non sono realizzabili in tempi brevi e quindi nell'immediato, focalizzando l'attenzione soltanto sulla quota di inquinamento riconducibile al trasporto stradale (che per quanto riguarda il PM10 non supera il 29%), risultati significativi &ndash; come sostiene l'Osservatorio Autopromotec &ndash; si possono ottenere, oltre che con gli incentivi alla rottamazione, anche e soprattutto promuovendo la corretta manutenzione dei veicoli. Il livello delle emissioni nocive e' infatti molto piu' elevato per le vetture non sottoposte a regolare manutenzione. L'importanza della manutenzione e' strategica perche' incide sui livelli di emissione dell'intero parco circolante. Anche per combattere la battaglia contro l'inquinamento e' dunque particolarmente importante offrire agli autoriparatori con regolarita' l'occasione per verificare quanto di piu' avanzato la tecnologia mette loro a disposizione per svolgere al meglio la loro attivita'. E' questa indubbiamente una delle funzioni piu' importanti di Autopromotec 2007, la piu' importante rassegna espositiva internazionale di attrezzature, prodotti e servizi per l'assistenza ai mezzi di trasporto che, come si e' detto, verra' inaugurata il prossimo 23 maggio a Bologna. <br />(pgc)<br />Fonte: Autostrade News http://www.autostrade.it ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: SI&#x27; DELL&#x27;EUROPA ALLA RIVOLUZIONE VERDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-09T21:32:49+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-90</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-90</guid><content:encoded><![CDATA[BRUXELLES - I leader europei hanno concordato un piano di azione per una politica comune dell'energia che vincola gli Stati membri a portare entro il 2020 ad un quinto del totale il consumo energetico della Ue proveniente da fonti rinnovabili, come il sole, il vento e le biomasse, allo scopo di contrastare il cambiamento climatico. Al termine del vertice di due giorni, il cancelliere tedesco Angela Merkel, presidente di turno, ha potuto annunciare con "grande soddisfazione" di avere concluso con un successo la prima sfida del suo semestre: far giocare all'Europa un ruolo di avanguardia nella lotta mondiale al riscaldamento del Pianeta. "Abbiamo aperto la porta di una stanza nuova, che ora dobbiamo arredare", ha detto con una metafora molto femminile per indicare che per concretizzare la "svolta verde" in campo energetico bisogner&agrave; fare ancora molto lavoro. Ma il piano di azione approvato &egrave; "ambizioso, realistico e credibile" perch&eacute; fissa impegni vincolanti e raggiungibili e consente all'Europa di alzare la voce a livello internazionale per chiedere che gli altri partner seguano questo esempio virtuoso.<br />"E' un risultato storico", ha commentato il presidente della Commissione Ue Jos&eacute; Manuel Durao Barroso, che ha incassato il sostegno dei leader ai 17 punti proposti da Bruxelles. "Possiamo dire al resto del mondo che l'Europa assume la leadership contro il cambiamento climatico". Gli obiettivi fissati nel piano d'azione vanno oltre quelli gi&agrave; fissati nell'ambito del protocollo di Kyoto (meno 8% di emissioni nocive entro il 2012). La Ue si impegna infatti a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 (con l'opzione di arrivare al 30% se altri seguiranno l'esempio europeo), a incrementare del 20% il livello di efficienza energetica e a portare al 10% la quota di bio combustibili usata nel settore dei trasporti. E' sulle fonti rinnovabili che l'accordo di oggi marca la differenza. Merkel, che da ministro dell'ambiente ha negoziato dieci anni fa la ratifica tedesca del protocollo di Kyoto, ha tenuto duro fino alla fine, respingendo le richieste arrivate soprattutto dai paesi dell'ex blocco sovietico, di definire prima target nazionali e poi quelli europei. Ha ceduto alla richiesta francese di inserire nelle conclusioni un esplicito riconoscimento del ruolo del nucleare contro il cambio del clima, ma si &egrave; opposta fermamente ad inserire l'energia dell'atomo tra le fonti rinnovabili. <br />Un azzardo che avrebbe mandato all'aria il compromesso per la tenace opposizione dei paesi anti-nuclearisti come l'Austria, la Danimarca, l'Irlanda e l'Italia. Il vincolo del 20% a livello europeo sulle fonti verdi dovr&agrave; essere raggiunto con "target differenziati a livello nazionale che tengano conto - affermano le conclusioni - dei diversi punti di partenza" di ciascun paese, del mix energetico esistente e anche di quello potenziale. "In alcuni casi, ci sar&agrave; il nucleare, in altri le biomasse, in altre le pale eoliche. Il bello &egrave; che ogni Stato membro si ritiene un caso specifico e quindi possiamo dire che tutti sono uguali", ha detto Merkel fiduciosa che il compromesso possa reggere all'urto delle deroghe nazionali. "Certo, la Commissione ha di fronte un compito molto arduo per definire la ripartizione degli oneri", ha riconosciuto. Barroso ha annunciato che la proposta della Commissione arriver&agrave; al pi&ugrave; tardi nel terzo trimestre dell'anno. Bruxelles &egrave; orientato a procedere con lo strumento della legislazione per poter metter in mora di fronte alla Corte di giustizia i paesi inadempienti. <br />Ma l'aspetto giuridico dell'implementazione del piano di azione &egrave; un capitolo ancora tutto da scrivere. "L'importante &egrave; che la porta sia stata aperta, non solo socchiusa", ha insistito Merkel, alla quale sono andati i complimenti di Jacques Chirac. "Ha saputo condurre il vertice con intelligenza e slancio", ha elogiato il presidente francese, rilevando che questo vertice "fa parte dei grandi momenti della storia dell'Europa". E anche un euroscettico come Tony Blair si &egrave; inchinato alla caparbiet&agrave; ambiziosa del cancelliere tedesco che &egrave; stata in grado di creare una "chiara leadership" dell'Europa a livello mondiale. Il primo test per l'intesa odierna sar&agrave; la riunione del G8, prevista il prossimo 8 giugno a Heiligendamm, in Germania, che detiene la presidenza di turno. "Questo G8 deve rappresentare per la lotta al riscaldamento del Pianeta, quello che il G8 di Gleneagles &egrave; stato per gli aiuti all'Africa", ha promesso Merkel, che per convincere i partner internazionali pu&ograve; contare sulla svolta verde europea di oggi.<br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Ecologia: materia prima nelle scuole britanniche a partire dall&#x2019;autunno 2008&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-09T09:36:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-89</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-89</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Edizioni Ambiente http://www.reteambiente.it http://www.edizioniambiente.it <br />Paola Fraschini <br />A partire da settembre 2008 nelle scuole superiori britanniche lo sviluppo sostenibile, l&rsquo;uragano Katrina insieme al risparmio energetico diventeranno materia di studio (e il film sul cambiamento climatico di Al Gore verr&agrave; distribuito in tutte le scuole). <br />Il Dipartimento per l&rsquo;Istruzione del governo di Londra ha infatti deciso di riformare i programmi di geografia per gli studenti che hanno tra gli 11 e i 14 anni, inserendo tra le materie di studio anche i temi ambientali, e non solo: nel curriculum di ogni studente rientreranno anche valutazioni sulle abitudini alimentari, per prevenire il diffondersi dell&rsquo;obesit&agrave;. Pi&ugrave; che della riforma del programma di una singola materia, si tratta quindi di una profonda innovazione degli obiettivi dell&rsquo;educazione scolastica.<br />Tutto questo servir&agrave; a far conoscere agli adolescenti inglesi quali minacce derivano dai cambiamenti del clima ma anche a renderli consapevoli di ci&ograve; che loro stessi possono fare. Saranno cio&egrave; incoraggiati ad assumere comportamenti responsabili e rispettosi nei confronti della natura, a riciclare i beni di consumo e a rapportarsi in modo critico verso la &ldquo;cultura&rdquo; diffusa globalmente che spinge a credere di avere davvero bisogno dell&rsquo;ennesimo paio di scarpe importate. Una riforma scolastica che punta a fare di ogni cittadino britannico un &ldquo;consumatore responsabile&rdquo; delle risorse del pianeta.<br />In Gran Bretagna si parte dalla scuola media, ma Serenella Iovino, autrice di Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, sostiene l&rsquo;importanza di una educazione ambientale che inizi dalle elementari, perch&eacute; una formazione che non ci aiuta a comprendere fin dall'inizio e a conservare da subito le condizioni necessarie alla vita &egrave; priva di un reale progetto educativo. E non si tratta solo delle materie di studio: gli stessi edifici scolastici potrebbero svolgere una importante funzione didattica, diventando &ldquo;verdi&rdquo; a loro volta: raccolta differenziata, risparmio di acqua ed energia, mobilit&agrave; sostenibile, cura del verde di pertinenza, insomma, tutto ci&ograve; che serve a dimostrare in pratica agli studenti cosa significhi un comportamento responsabile e sostenibile. Per questo esiste Eco-Schools, un programma internazionale della Fondazione per l&rsquo;educazione ambientale (organizzazione non governativa e non-profit presente in oltre 40 paesi del mondo in partnership con l&rsquo;Unep) dedicato alle scuole di qualsiasi ordine e grado per incentivare e diffondere l&rsquo;educazione allo sviluppo sostenibile. Anche in Italia, dove peraltro il settore dell&rsquo;edilizia scolastica &egrave; forse quello che ha dimostrato per primo una sensibilit&agrave; verso i temi della salubrit&agrave; e dell&rsquo;efficienza energetica ed ecologica degli edifici. Risultati ancora pochi, rispetto alle "dimensioni" dell'edilizia scolastica nel nostro paese, ma buone premesse perch&eacute; le cose cambino.<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Albo gestori&#x2c; nuovi chiarimenti su iscrizioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-09T09:36:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-88</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-88</guid><content:encoded><![CDATA[Versamento diritti di segreteria entro il 30 aprile di ogni anno per iscritti in via semplificata e dimostrazione pregressa esperienza di bonifica anche tramite responsabili tecnici per iscritti alla categoria 9.<br /><br />Con due nuove circolari 2007 (508/2007 e 421/2007) l'Albo nazionale gestori ambientali ha fornito gli ultimi chiarimenti in merito al termine di scadenza per il pagamento dei 50 euro di diritti annuali di iscrizione dovuti dalle imprese che svolgono operazioni di recupero rifiuti in forma semplificata e da quelle che effettuano raccolta e trasporto rifiuti non pericolosi in via ordinaria e regolare o trasporto di rifiuti non pericolosi sotto i 30 kg o litri al giorno ex Dlgs 152/2006. <br /><br />In merito all'iscrizione alla categoria 9, chiarisce invece l'Albo che il requisito della pregressa esecuzione di lavori di bonifica in proprio ex Dm 471/1999 pu&ograve; essere dimostrato anche tramite l'esperienza dei responsabili tecnici che hanno diretto le operazioni di bonifica in parola.<br /><br /><br />Fonte : reteambiente<br />]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti&#x2c; aggiornati i questionari per le relazioni statali&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-09T09:36:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-87</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-87</guid><content:encoded><![CDATA[Modificati i questionari per le relazioni degli Stati Ue sull'applicazione delle direttive 2006/12/Ce e 91/689/Cee, recati dalle decisioni 94/741/Ce e 97/622/Ce. <br /><br />Nell'ambito di un riesame degli obblighi in materia di comunicazione dei dati sui rifiuti istituiti dalla normativa comunitaria la Commissione Ue ha infatti notato che alcuni obblighi di comunicazione fissati nelle decisioni 94/741/Ce e 97/622/Ce figurano anche nei regolamenti 2150/2002/Ce o 1013/2006/Ce.<br /><br />Per evitare sovrapposizioni e oneri amministrativi superflui, la Commissione ha ritenuto di eliminare l'obbligo di comunicare dati sui "rifiuti pericolosi" dalla decisione 97/622/Ce; e di modificare la decisione 94/741/Ce, in modo da "allinearla" al regolamento 2150/2002/Ce.<br /><br />Fonte : Reteambiente<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: PECORARO&#x2c; STOP SPRECHI; PASSINO A COMITATO VIGILANZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-07T12:40:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-86</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-86</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 MAR - Sull'emergenza acqua ''e' necessario chiudere la stagione degli sprechi''. Cosi' il ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che ha anche annunciato la scelta di Roberto Passino, direttore dell'Istituto Irsa del Cnr e gia' segretario generale dell'Autorita' di Bacino del Po, alla guida del Coviri, il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche del ministero dell'Ambiente. Dal ministro e' partito poi un appello alla razionalizzazione della risorsa acqua: ''Un po' di prevenzione non guasterebbe - ha detto Pecoraro parlando a margine di un incontro organizzato da Marevivo - non penso a sanzioni quanto a un obbligo di uso razionale dei bacini per le societa' elettriche e il passaggio dall'irrigazione a pioggia a quella a goccia in campo agricolo''. ''Ora la priorita' - ha aggiunto il ministro - e' un' attenzione particolare a tutto il sistema idrico del Paese ed e' utile che Palazzo Chigi coordini le iniziative dei ministeri''. Inoltre, ''dobbiamo far funzionare il Coviri, sono convinto - ha detto ancora Pecoraro - che non servano altre Conferenze nazionali, ne abbiamo una sul clima, una sull'energia una sui parchi, non ne servono altre. L'importante ora e' essere operativi''. <br />(ANSA). GU <br />]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: COBAT&#x2c; 192.000 TNL BATTERIE RACCOLTE NEL 2006&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-07T12:38:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-85</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-85</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 5 mar - Nel 2006 in Italia sono state raccolte e avviate al riciclo 191.743 tonnellate di batterie al piombo esauste, pari a oltre 15,8 milioni di singole batterie, da cui sono state recuperate circa 107.300 tonnellate di piombo, 9.000 tonnellate di plastiche nobili (polipropilene) e neutralizzati oltre 31 milioni di litri di acido solforico. Questi i numeri resi noti dal Cobat, il Consorzio obbligatorio delle batterie esauste, che ha anche il compito di monitorare tutte le attivita' di raccolta, commercializzazione e riciclaggio di batterie esauste e rifiuti piombosi sul territorio italiano. Nella classifica delle Regioni piu' virtuose della raccolta 2006, la capofila e' la Lombardia, con circa 33,6 mila tonnellate, seguita da Veneto (21,5 tnl), Emilia Romagna (18,5 tnl), Campania (18,1 tnl), Lazio (16,6 tnl), Piemonte (14,4 tnl) e Sicilia (13,7 tnl). Inoltre, con il piombo recuperato nell'anno passato sono stati risparmiati oltre 110 milioni di euro sulle importazioni di questo metallo. Il dato ufficiale sulla quantita' totale delle batterie esauste raccolte in Italia nel 2006, informa il Consorzio, sara' comunque definitivamente noto al termine del mese di giugno, quando, come previsto dalla legge sulla liberalizzazione del mercato delle batterie esauste (L. 39/02), le imprese non incaricate dal Consorzio, che effettuano attivita' di raccolta di batterie esauste o di rifiuti piombosi, trasmetteranno al Consorzio copia del MUD, contenente tutte le informazioni relative alla propria attivita' di raccolta ed avvio al recupero di batterie al piombo. Le previsioni dicono che nel consuntivo finale di giugno, per la seconda volta consecutiva, in Italia la raccolta totale superera' quota 200 mila tonnellate. Il Consorzio, infatti, stima che le altre imprese private operanti nel nostro Paese abbiano contribuito quest'anno alla raccolta per circa 12.000 tonnellate. ''I dati di raccolta del 2006 - ha dichiarato Giancarlo Morandi, Presidente del Cobat - confermano l'efficienza e l' efficacia del lavoro svolto dal Consorzio. La capillarita' e la rilevanza dell'azione di raccolta assicurata dai nostri raccoglitori incaricati confermano al Cobat un ruolo cruciale per una gestione adeguata e sicura di questi rifiuti pericolosi, a tutela della salute pubblica e per la protezione dell' ambiente''. <br />(ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title>Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-06T21:44:55+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-84</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-84</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: La Voce d&rsquo;Italia http://www.voceditalia.it/index.asp <br />Mario Pasquali<br /><br />Da Nairobi a Davos, passando per Parigi<br />&laquo;Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni&raquo;<br />Ci sono rivoluzioni che scoppiano improvvisamente: nessun presentimento, nessun segnale. Un qualcosa di cos&igrave; fulmineo che non lascia il tempo di pensare, quasi neanche respirare. Altre rivoluzioni, invece, partono da lontano, sono come un flusso continuo e inesorabile di cui non ci si accorge quando ne si fa parte. Un giorno si guarda alle proprie spalle e ci si accorge del cambiamento, ed &egrave; tale che non si pu&ograve; pi&ugrave; tornare indietro. Questo &egrave; ci&ograve; che sta succedendo nelle coscienze economiche e politiche a ogni latitudine rispetto alle cosiddette &ldquo;tecnologie verdi&rdquo;, in risposta a quei cambiamenti climatici di cui tanto si parla soprattutto in questi giorni, a qualche mese dal congresso di Nairobi sul clima e dopo la pubblicazione dell&rsquo;ultimo rapporto dell&rsquo;IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) lo scorso 2 Febbraio a Parigi. <br />Non prima di una settimana, nell&rsquo;insolito scenario senza neve di Davos, in Svizzera, l&rsquo;establishment capitalistico mondiale riunito per il World Economic Forum ha posto la questione dello sviluppo di un&rsquo;economia sostenibile orientata verso l&rsquo;efficienza, il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2 nell&rsquo;atmosfera per contrastare l&rsquo;effetto serra. Gli ampi margini di guadagno previsti, stimolati soprattutto dall&rsquo;innalzamento del prezzo del petrolio e dalla &ldquo;fame energetica&rdquo; mondiale, con investimenti previsti nel settore per almeno 500 milioni di dollari, sono stati lo sprone per dieci dei maggiori soggetti economici statunitensi che insieme alle pi&ugrave; importanti associazioni ambientaliste hanno formato una nuova lobby ecologista denominata US Climate Action Partnership. La convinzione che l&rsquo;ecologia sia il business del futuro deriva dalla sempre maggiore presa di coscienza a livello planetario che non solo un grosso cambiamento climatico sia in atto, ma che le cause principali siano di origine antropica (almeno il 90% stando ai dati dell&rsquo;IPCC). <br />Se, quindi, le tecnologie pulite sono uno dei sistemi per instaurare un processo di sviluppo sostenibile, rappresentano anche un nuovo mercato dalle enormi potenzialit&agrave;. Per capire meglio cosa stia avvenendo abbiamo rivolto alcune domande a Marco Magrini, giornalista del quotidiano economico nazionale Il Sole 24 Ore: <br />Quasi contemporaneamente si sono svolti il World Economic Forum a Davos e il summit dell&acute;IPCC a Parigi, entrambi focalizzati sui mutamenti climatici; ma se da Parigi le condizioni della Terra vengono definite critiche e si chiede ai governi del mondo di porre rimedio, dall&acute;establishment economico mondiale riunito in Svizzera sembra arrivare una ventata d&acute;ottimismo sulle nuove possibilit&agrave; di guadagno che le tecnologie verdi potrebbero offrire nell&acute;immediato futuro. Due modi diversi di affrontare lo stesso problema: non c&acute;&egrave;, per&ograve;, il rischio che la sfruttamento dell&acute;attuale situazione da parte dei nuovi "capitalisti verdi" possa rivelarsi controproducente?<br />&laquo;Questa apparente discrepanza &egrave; facilmente destinata a creare dei problemi: in Messico, nelle scorse settimane, si &egrave; gi&agrave; registrato un sensibile aumento nei prezzi del mais proprio perch&eacute; la produzione di biocarburanti sta togliendo materia prima al settore alimentare. In realt&agrave; per&ograve;, &egrave; auspicabile che le due cose - una presa di coscienza dei governi e lo sviluppo di un business verde - vadano di pari passo. Grazie ai meccanismi di mercato, gli Stati Uniti sono gi&agrave; riusciti (nei primi anni 90) a ridurre l&acute;inquinamento da biossido di zolfo, che causa le piogge acide. Il Protocollo di Kyoto sarebbe ispirato alla stessa idea, se non fosse che gli Stati Uniti e l&acute;Australia l&acute;hanno firmato e poi mai ratificato. Proprio perch&eacute; l&acute;economia mondiale &egrave; basata sui combustibili fossili (senza i quali la crescita degli ultimi 150 anni non si sarebbe mai verificata), &egrave; necessario che la grande industria riduca le emissioni di gas-serra e soprattutto investa sulla ricerca di nuove tecnologie. Senza la prospettiva di una redditivit&agrave;, nessuna delle due cose sarebbe possibile.&raquo; <br />Le recenti dichiarazioni di Bush di diminuire la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio, incoraggiando i cittadini a usare meno la macchina, sono state accolte freddamente sia dai petrolieri, per ovvie ragioni, sia dal mondo politico e imprenditoriale impegnato in progetti incentrati sulla sostenibilit&agrave;, perch&eacute; non vengono menzionate soluzioni energetiche alternative e rinnovabili. Eppure negli Stati Uniti esistono scienziati e imprese molto avanzate nella ricerca e realizzazioni di tecnologie verdi; come possono co-esistere due anime cos&igrave; diverse?<br />&laquo;Dall&acute;uragano Katrina all&acute;insolita aria di primavera per l&acute;ultimo capodanno newyorkese, l&acute;opinione pubblica americana ha cambiato umore. Il riscaldamento del pianeta &egrave; finalmente entrato nel radar dei media statunitensi. La vera frattura ormai, &egrave; tutta politica: da un lato c&acute;&egrave; la rigida posizione di George Bush che non vuole ridurre le emissioni per timore che questo danneggi l&acute;economia, e dall&acute;altro c&acute;&egrave; l&acute;opposta posizione di alcuni Stati della Federazione. La California del repubblicano Arnold Schwartzenegger (lo Stato pi&ugrave; popoloso d&acute;America, che in termini di Pil sarebbe il quinto Stato al mondo) ha oggi la legislazione pi&ugrave; "verde" del pianeta. Tanto per dare un&acute;idea, il 31 Gennaio &egrave; stata avanzata una proposta di legge per bandire le tradizionali lampadine a fluorescenza dalla California, entro il 2012. Il fatto importante &egrave; che gli elettori applaudono. Ma si pu&ograve; anche fare l&acute;esempio del Regno Unito, dove la cultura anti-anidride carbonica sta talmente prendendo piede fra il pubblico, che sia Tony Blair che il leader conservatore David Cameron fanno a gara per chi fa la dichiarazione pi&ugrave; "verde". In altre parole, l&acute;attuale cambiamento d&acute;umore fra gli elettori sta facendo la differenza. E la far&agrave; sempre di pi&ugrave;.&raquo; <br />La Toyota, con i suoi modelli a motore ibrido, nel corso del 2007 superer&agrave; le vendite della General Motors diventando il primo produttore mondiale. Un esempio che dimostra come finalmente si riconosca a livello mondiale il valore monetario dell&acute;ambiente; il mondo economico &egrave; ancora una volta in anticipo rispetto a quello politico, ma quanto tempo potrebbe volerci prima che i Governi si convincano di tale valore, in un mondo ancora dominato da un capitalismo fondato sul petrolio?<br />&laquo;Gli elettori sono anche consumatori. La Toyota non &egrave; diventata la prima casa automobilistica del mondo grazie alla sua Prius, l&acute;auto ibrida che all&acute;improvviso in AMerica &egrave; di moda. Ma &egrave; ovvio che le sue posizioni anti-emissioni-serra gli stanno facendo guadagnare altri punti agli occhi degli acquirenti. Basta vedere la pubblicit&agrave; Toyota sulle riviste internazionali degli ultimi mesi: le macchine si vedono raramente. Si vede molto pi&ugrave; spesso un annuncio con un albero che ha le radici fatte come una mano umana, dove la casa nipponica reclamizza - invece della performance su strada - di aver ridotto del 30% le proprie emissioni. A mio parere, questa tendenza &egrave; destinata ad aumentare vertiginosamente con l&acute;aumento - apparentemente inevitabile - degli allarmi sugli effetti del global warming. Il mercato potrebbe voltare le spalle alle imprese che inquinano e non si impegnano pubblicamente a ridurre le proprie emissioni. Anche peggio: gruppi di cittadini potrebbero finire per lanciare delle "class action" (cause collettive) contro chi ha maggiormente contribuito all&acute;effetto serra, un po&acute; com&acute;&egrave; successo alle multinazionali del tabacco. Ma credo anche (e spero) che la coscienza collettiva sar&agrave; presto pi&ugrave; consapevole sugli impatti della civilt&agrave; umana sull&acute;atmosfera, e che la gente agir&agrave; di conseguenza. Guidando tutti un po&acute; meno, o pi&ugrave; lentamente, si diminuiscono le emissioni. Sostituendo tutti le lampadine a fluorescenza con quelle a basso consumo (anche senza una legge che te lo ordina), si riduce l&acute;impatto sull&acute;ambiente. E, guarda caso, si risparmia pure. Ecco, un prossimo cambio di mentalit&agrave; collettivo (governi, imprese, cittadini) potrebbe essere molto meno improbabile di quel che sembri oggi.&raquo; ]]></content:encoded></item><item><title>Finalmente anche l&#x2019;Italia sta prendendo coscienza che l&#x2019;edilizia &#xe8; una delle attivit&#xe0; umane a pi&#xf9; alto impatto ambientale </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-06T21:42:32+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-83</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-83</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: Edizioni Ambiente http://www.reteambiente.it http://www.edizioniambiente.it <br />Paola Fraschini <br /><br />Finalmente anche l&rsquo;Italia sta prendendo coscienza che l&rsquo;edilizia &egrave; una delle attivit&agrave; umane a pi&ugrave; alto impatto ambientale, e di conseguenza ha individuato in questo settore l&rsquo;area prioritaria d&rsquo;intervento per contenere gli sprechi di energia. A dire il vero, gi&agrave; da tempo si era mosso qualcosa a livello locale, con la Provincia di Bolzano quale esempio migliore.<br />Il governo sta adesso preparando le linee guida per la certificazione energetica delle abitazioni e gli incentivi previsti in Finanziaria serviranno da spinta per rilanciare l&rsquo;efficienza e le rinnovabili: detrazioni per chi adotta misure per ridurre il consumo energetico oppure per chi interviene su pareti e infissi per contenere le dispersioni. Nelle nuove abitazioni &egrave; previsto l&rsquo;obbligo del solare termico per il riscaldamento dell&rsquo;acqua (per una frazione di almeno met&agrave; del fabbisogno) e con il nuovo &ldquo;conto energia&rdquo; lo Stato sostiene chi mette i pannelli solari fotovoltaici per produrre l&rsquo;energia che consuma, sia a livello domestico sia industriale.<br />Ovunque splenda il sole, tutti gli edifici, che si tratti di villette o grattacieli, possono diventare minicentrali termiche o elettriche.<br />Globalmente gli edifici &ldquo;divorano&rdquo; oltre il 40% dell&rsquo;energia prodotta, e sempre a livello mondiale, l&rsquo;illuminazione &egrave; responsabile di quasi il 20% del consumo totale di elettricit&agrave; (e gran parte di questo consumo avviene mentre il sole splende). Le citt&agrave;, dove a quelli degli edifici si sommano i consumi delle infrastrutture, dei servizi, del trasporto pubblico e privato, sono ovviamente i &ldquo;punti caldi&rdquo; dell&rsquo;utilizzo di energia.<br />State of the World 2007. Il nostro futuro urbanizzato (in uscita a marzo) punta l&rsquo;attenzione proprio sui sistemi urbani: nel 2008 pi&ugrave; della met&agrave; della popolazione del pianeta vivr&agrave; nelle citt&agrave; e per la prima volta la popolazione urbana superer&agrave; quella rurale. &Egrave; nelle citt&agrave;, dalle megalopoli come Los Angeles alle favelas di Rio de Janeiro, che bisogna concentrare gli sforzi, per renderle sostenibili e per farne dei luoghi pi&ugrave; sani dove vivere. <br />Secondo i ricercatori del Worldwatch Institute, le citt&agrave; di oggi, sistemi dissipativi di energia e risorse che producono sempre pi&ugrave; scarti e rifiuti, hanno la possibilit&agrave; di mutare le proprie abitudini: possono adottare tecnologie pi&ugrave; efficienti, puntare alla produzione decentrata delle energie rinnovabili, ridurre lo spreco energetico con semplici accorgimenti progettuali quali lo sfruttamento della luce naturale e fare anche molto altro. A dimostrarlo vi sono esempi in tutto il mondo: da Shanghai (oggi la Cina &egrave; il leader mondiale nella produzione e nell&rsquo;uso di sistemi solari termici) a Malm&ouml; in Svezia, fino a Timbuktu in Africa e Loja in Ecuador.<br />Chiudere i cicli di nutrienti senza produrre rifiuti che non vengano metabolizzati, sull&rsquo;esempio di ci&ograve; che avviene negli ecosistemi naturali, &egrave; possibile a vari livelli, dal singolo edificio al progetto di un&rsquo;intera area metropolitana. L&rsquo;approccio alla progettazione edilizia orientato al metabolismo circolare viene definito in tanti modi: bioarchitettura, architettura bioecologica o verde, bioedilizia ecc. In Italia l&rsquo;Anab, Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, si occupa proprio di questi temi.Tra i nostri volumi pubblicati in collaborazione con l&rsquo;Associazione ricordiamo: L&rsquo;isolamento ecoefficiente. Guida all&rsquo;uso dei materiali naturali, Case ecologiche. I principi, le tendenze, gli esempi e Architettura sostenibile. 29 esempi europei di edifici e insediamenti ad alta qualit&agrave; ambientale.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il Ministero dell&#x27;Ambiente rinnova impegno nei settori delle energie rinnovabili e dell&#x27;efficienza energetica nel Mediterraneo&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-05T22:26:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-82</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-82</guid><content:encoded><![CDATA[Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare rinnova nel 2007 il proprio impegno nel consolidamento della sinergia tra le proprie azioni nei settori delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica nel bacino del Mediterraneo, avviate con l'attuazione del Programma MEDREP, e la Renewable Energy and Energy Efficiency Partnership (REEEP), iniziativa di partenariato promossa dal governo britannico.<br />Grazie anche al supporto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Renewable Energy and Energy Efficiency Partnership (REEEP) lancia la Sixth call for proposal attraverso la quale verranno finanziati 2 progetti, di elevata qualit&agrave; nel campo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, aventi come obiettivo:<br />- la promozione di una pi&ugrave; estesa penetrazione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica in risposta ai cambiamenti climatici<br />- il rafforzamento di azioni e programmi che accrescano la cooperazione internazionale e regionale, nel settore dell'energia, in accordo alle politiche ed agli obiettivi dell'Italia in tema di cambiamenti climatici, energie rinnovabili ed efficienza energetica, sviluppo sostenibile.<br /><br />I progetti dovranno affrontare temi relativi a Business & Finance e Policy & Regulation.<br />I dettagli relativi ad obiettivi, temi e a tutte le tipologie progettuali ammesse al finanziamento, sono contenuti nel testo del bando consultabile sul sito www.reeep.org.<br />Potranno presentare una proposta progettuale tutte le organizzazioni pubbliche e private attive nei settori dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica.<br />Ai progetti, che dovranno essere realizzati in uno o pi&ugrave; dei seguenti Paesi: Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia, sar&agrave; riconosciuto un contributo massimo di 100'000 EURO per una durata di 12, 18 o 24 mesi, a partire da luglio 2007. L'eventuale co-finanziamento da parte del proponente del progetto contribuir&agrave; all'accrescimento della valutazione complessiva.<br />Il Centro MEDREC istituito a Tunisi nell'ambito del Programma MEDREP, gestir&agrave; la presentazione e la pre-valutazione delle proposte di progetto, mentre la valutazione finale sar&agrave; effettuata dall'International Steering Committee del REEEP, presso la sede a Vienna.<br />Il processo di presentazione e selezione delle proposte di progetto si articoler&agrave; come segue:<br /><br />- 30 marzo 2007, scadenza invio delle idee di progetto;<br /><br />- 20 aprile 2007, pubblicazione della short-list;<br /><br />- 11 maggio 2007, invio delle proposte di progetto complete;<br /><br />- 27 giugno 2007, pubblicazione della graduatoria finale;<br /><br />- 1 luglio 2007, inizio dei progetti ammessi al finanziamento.<br /><br />Le proposte dovranno essere inoltrate esclusivamente via posta elettronica agli indirizzi e con i formulari indicati nel sito www.reeep.org, entro il 30 Marzo 2007.<br /><br />Per ulteriori informazioni rivolgersi a:<br />Franco Di Andrea<br />Mediterranean Renewable Energy Centre (MEDREC)<br />Tel +216 71 283 477<br />Fax +216 71 284 445<br />e-mail: franco.diandrea@medrec.nat.tn<br /><br />fonte:www.minambiente.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANBI E LIPU INSIEME PER DIFESA HABITAT NATURALI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-05T22:21:15+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-81</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-81</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) e Lipu (Lega Italiana protezione Uccelli) insieme per difendere e promuovere il suolo e gli habitat naturali di centinaia di aree naturalistiche (Iba, Sci, Zps). E' l'obiettivo dell'intesa siglata oggi nella Sala della Sacrestia della Camera dei deputati alla presenza del presidente della commissione agricoltura Marco Lion. L'accordo, che tra l'altro interessa 181.000 chilometri di canali consortili e 30 oasi naturalistiche della Lipu, segna anche l'approdo a un diverso modo di concepire le bonifiche: non piu' opere di mera ingegneria idraulica ma opere concepite in sintonia con l'ambiente e per la tutela e valorizzazione del territorio. ''Non e' piu' il tempo delle grandi bonifiche - ha detto infatti Marco Lion presentando il protocollo - ma e' il tempo delle gestione di un territorio che ha problemi di assetto idrogeologico di cui bisogna tutelare la biodiversita' e valorizzarlo''. <br /><br />''Oggi - ha detto Massimo Gargano il Presidente dell'Anbi - si sancisce un'unione di valori: quello della tutela dell'ambiente e quello della bonifica del suolo, oggi insieme per promuovere un modello economico che assecondi le vocazioni del paese, una su tutte lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione del suo territorio''. Giuliano Tallone, presidente della Lipu, ha sottolineato come l'intesa sia ''l'incontro fra la cultura naturalistica della Lipu e quella imprenditoriale dell'Anbi, due mondi che finora si sono parlati poco. Ora - ha sottolineato - la questione acqua non e' piu' una questione di depurazione ma anche di servizi ambientali''. Insomma una visione meno idraulica e piu' ecologica, ma anche - come ha sottolineato il presidente dell'Anbi - una visione della bonifica del territorio attenta ai cambiamenti climatici degli ultimi anni. <br /><br />''Negli anni Sessanta - ha spiegato Gargano - l'obiettivo delle bonifiche era quella di liberare i territori e le citta' dalle acque e portarle al mare, ora le nuove concezioni idrauliche pensano a trattenere le acque nel territorio migliorando e sviluppando le capacita' di depurazione e di tutela delle qualita' delle acque''.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;inaspettato surplus di rifiuti&#x2c; produciamo sempre pi&#xf9; rifiuti e meno ricchezza&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-04T16:09:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-80</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-80</guid><content:encoded><![CDATA[Il &ldquo;Rapporto Rifiuti 2006&rdquo; rileva un forte aumento della produzione nazionale di rifiuti urbani ed un andamento della raccolta differenziata molto condizionato dai ritardi del Sud<br />Le normative introdotte negli atti strategici e regolamentari adottati in sede europea negli ultimi anni per disciplinare il settore dei rifiuti sono state finalizzate, in particolare, a rafforzare il principio della responsabilit&agrave; del produttore e a favorire una gerarchia di azioni diretta a favorire un uso razionale e sostenibile delle risorse.<br />L&rsquo;ordine di questa gerarchia mette al primo posto la prevenzione dei rifiuti, cio&egrave; l&rsquo;esigenza di contenerne la produzione. Al secondo posto il recupero dei rifiuti nelle sue diverse forme (reimpiego, riciclaggio e recupero energetico), mentre pone all&rsquo;ultimo gradino lo smaltimento sicuro dei soli rifiuti che non presentano altra possibilit&agrave; di trattamento.<br />Una gerarchia sovvertita <br />Gli ultimi dati forniti sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia, nel rapporto curato dall&rsquo;APAT e dall&rsquo;Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (Rapporto Rifiuti 2006), confermando tendenze che gi&agrave; apparivano chiare negli anni passati, operano un evidente stravolgimento di questa gerarchia. Perch&eacute; non solo sanciscono il fallimento in Italia di una politica di prevenzione della formazione dei rifiuti, ma evidenziano anche i ritardi e le difficolt&agrave; che incontra, in larghe zone del Paese, la pratica della raccolta differenziata che &egrave; il presupposto delle azioni di recupero.<br />Riguardo al primo punto, il dato sorprendente riguarda l&rsquo;entit&agrave; della crescita della produzione dei rifiuti urbani. Nel 2005 l&rsquo;Italia ha prodotto 31,7 milioni di tonnellate di rifiuti, facendo segnare un aumento del 5,5% rispetto all&rsquo;anno precedente ed un incremento di 6 kg sulla produzione annua pro capite che sfiora ormai i 540 kg per abitante.<br />Una crescita di queste dimensioni rappresenta un risultato inaspettato se si considera il distacco che questo valore fa registrare sia rispetto all&rsquo;indice del PIL, aumentato mediamente dal 2003 al 2005 dell&rsquo;1%, sia rispetto ai consumi delle famiglie, cresciute di un misero 0,6%. Verrebbe da chiedersi: ma dove viene questa ricchezza aggiuntiva convertita in rifiuti?<br />I tre volti dell&rsquo;Italia <br />Riguardo al secondo punto, &egrave; sempre pi&ugrave; evidente la differente velocit&agrave; con cui marciano le tre aree geografiche italiane, registrando un sempre pi&ugrave; marcato distacco tra un Nord &ldquo;operoso&rdquo; nella pratica della raccolta differenziata ed un Sud &ldquo;svogliato&rdquo;.<br />Se nelle regioni del Nord, infatti, il tasso di raccolta differenziata arriva al 38,1%, nell&rsquo;Italia centrale il valore di questo indice gi&agrave; precipita al 19,4%, per sprofondare all&rsquo;8,7% nelle regioni meridionali e insulari. Il risultato combinato di queste diverse prestazioni &ldquo;geografiche&rdquo; porta ad un indice medio di raccolta differenziata del 24,3% in rapporto al totale dei rifiuti urbani prodotti. Un indice che, sebbene in crescita di anno in anno &ndash; come &egrave; giusto sottolineare - si presenta ancora troppo lontano dall&rsquo;obiettivo di raccolta differenziata che il Decreto Ronchi quantificava al 35%. E non come risultato da raggiungere oggi, ma come traguardo che si sarebbe dovuto tagliare gi&agrave; nel 2003. <br />Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente <br />Angelo Cipro<br />]]></content:encoded></item><item><title>Il Protocollo di Kyoto &#xe8; un palliativo. &#xc8; la provocazione lanciata dal nobel Carlo Rubbia&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-04T16:05:23+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-79</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-march-2007#unique-entry-id-79</guid><content:encoded><![CDATA[Il Protocollo di Kyoto &egrave; solo un palliativo. &Egrave; la provocazione lanciata dal nobel Carlo Rubbia, consulente del ministero dell&rsquo;Ambiente, parlando in audizione il 21 febbraio di fronte alla Commissione ambiente del Senato, che sta svolgendo un&rsquo;indagine conoscitiva sui cambiamenti climatici. &ldquo;Se il Protocollo di Kyoto fosse attuato &ndash; ha detto il fisico di fama internazionale &ndash; tutt&rsquo;al pi&ugrave; produrrebbe un effetto di rallentamento di 7 anni sull&rsquo;accumulo dei gas serra. E voi capite che sette anni sono niente&rdquo;. Carlo Rubbia ha spiegato la sua visione del problema dei cambiamenti climatici con linguaggio semplice ma asserzioni scioccanti. &ldquo;Il problema dell&rsquo;anidride carbonica &egrave; che si accumula nell&rsquo;atmosfera e ci resta per 2.000 anni. Basti pensare che nell&rsquo;atmosfera ci sono ancora gli effetti dell&rsquo;incendio di Roma dei tempi di Nerone&rdquo;. La sua ricetta &egrave; quindi composta di solare termodinamico e nucleare pulito, &ldquo;non quello attuale, che evoca Chernobyl&rdquo;, ma quello privo di scorie al quale sta lavorando la ricerca internazionale, fruibile pi&ugrave; o meno tra mezzo secolo. Secondo Rubbia, l&rsquo;Italia dovrebbe investire soprattutto sullo sviluppo del solare per la produzione di energia, dal momento che il nostro paese gode delle condizioni climatiche ideali per farlo. E non perdere il treno della ricerca sulle rinnovabili e, appunto, sul &ldquo;nucleare pulito&rdquo;. <br />Il fisico &egrave; inoltre intervenuto nel dibattito che attualmente divide la maggioranza di governo sulla questione dell&rsquo;uso degli impianti a carbone. &ldquo;Il carbone pulito non esiste &ndash; ha detto &ndash;. Si deve sapere che quando si brucia 1 kg di carbone si produce 1,5 kg di anidride carbonica. Si possono limitare i danni, ma questo dato non cambia&rdquo;. Ha chiuso inoltre in modo definitivo il capitolo del ricorso alle auto a benzina. &ldquo;Ogni auto produce in un anno una quantit&agrave; di CO2 4 volte superiore al proprio peso. Significa che il miliardo di auto in giro per il mondo produce 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all&rsquo;anno. Tenendo conto che il totale delle emissioni &egrave; di 20 miliardi di tonnellate, ci si pu&ograve; rendere conto dell&rsquo;effetto negativo dato dalle automobili&rdquo;. Infine, ha confermato la sua proposta di destinare l&rsquo;1% del ricavato delle tasse sui carburanti alla ricerca sulle energie pulite. &ldquo;Penso che questa possa essere ancora un&rsquo;idea praticabile &ndash; ha detto &ndash;. Soprattutto perch&eacute; dobbiamo tenere conto che fra 30-40 anni il petrolio e il gas naturale saranno esauriti e quindi la situazione sar&agrave; molto grave. Gli 8 miliardi di uomini che popoleranno il pianeta non avranno pi&ugrave; energia in quantit&agrave; abbondante e a bassi costi e questo potrebbe avere effetti devastanti&rdquo;. <br />A credere fermamente nel forte rilancio delle rinnovabili anche come prospettiva di leadership economica per il nostro paese &egrave; l&rsquo;ex ministro dell&rsquo;Ambiente Edo Ronchi, senatore dell&rsquo;Ulivo vicepresidente della Commissione ambiente di Palazzo Madama. Ronchi &egrave; primo firmatario di un disegno di legge sulle rinnovabili all&rsquo;esame delle commissioni Ambiente e Industria di Palazzo Madama. Il tema dell&rsquo;effetto serra e della lotta ai cambiamenti climatici sar&agrave; sempre pi&ugrave; attuale. <br />Ilaria Di Bella<br />Fonte: Edizioni Ambiente http://www.reteambiente.it http://www.edizioniambiente.it <br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO: WEC&#x2c; IN 25 ANNI EMISSIONI CO2 AUMENTERANNO DEL 60&#x25;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-02T10:00:49+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-78</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-78</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> ROMA - Le emissioni di Co2 nel mondo cresceranno, nei prossimi venticinque anni, del 60%, mentre la domanda globale di energia aumentera' del 50%. Sono queste le previsioni del presidente della Partnership Globale sulle Bioenergie, Corrado Clini, che oggi a Roma ha presieduto un incontro organizzato con il Word Energy Council (Wec), il consiglio mondiale dell'energia, per approfondire gli sviluppi delle bioenergie in Italia. ''Un aumento delle emissioni di Co2 - ha aggiunto Clini - potrebbe trascinarsi dietro un aumento delle temperature globali superiore ai tre gradi centigradi previsti dal recente panel intergovernativo''. La stima degli investimenti nel settore dell'energia per i prossimi anni, secondo Clini raggiungera' i 20 triliardi di dollari e ''solo se riuscira' a cambiare la direzione degli investimenti dai carburanti fossili alle energie rinnovabili, si potra' intervenire sui cambiamenti climatici''. I carburanti fossili sono destinati a restare anche per i prossimi anni la principale fonte di produzione di energia, ''oggi la quota che i carburanti fossili coprono nel fabbisogno mondiale e' dell'80% - ha aggiunto Gilberto Callera, presidente del Wec - ma le potenzialita' delle bioenergie sono molto alte: le biomasse, entro il 2030 possono crescere del 50% arrivando a soddisfare il 6% del fabbisogno (oggi e' al 4%), mentre i biocarburanti possono arrivare a coprire il 7% dei consumi mondiali per il trasporto su strada''. Sono tre i criteri lungo i quali si deve muovere l'azione globale dei governi e delle imprese: la sostenibilita' ambientale, valutando l'impatto sulle risorse naturali come le foreste o la desertificazione, la sicurezza alimentare, evitando che le produzioni agricole 'no food' possano incidere negativamente sull'aumento dei prezzi delle produzioni agricole tradizionali e la gestione dei sussidi che, come accaduto negli Usa, possono avere un effetto di concorrenza con le produzioni agricole. ''Sara', in ogni caso, il prezzo del petrolio a determinare lo sviluppo delle energie rinnovabili - ha spiegato Alexander Muller, vicedirettore della Fao - come e' accaduto nel caso del prezzo dello zucchero che ha seguito negli ultimi anni le oscillazioni del prezzo del petrolio, in funzione della produzione dell'etanolo, prodotto soprattutto in Brasile''. <br />(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>RAPPORTO ITALIA 2007: MALE RINNOVABILI E MOBILITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-02T09:58:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-77</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-77</guid><content:encoded><![CDATA[<br />ROMA - Al palo le rinnovabili (-6%), malissimo i gas serra (+12,1% rispetto al 1990), trasporto su gomma a livelli record (83,7% degli spostamenti), ma la natura protetta sfiora ormai l'11% del territorio. Questa la fotografia scattata da Legambiente in ''Ambiente Italia 2007'', rapporto annuale sullo stato di salute del Paese realizzato con la collaborazione scientifica dell'Istituto di ricerche Ambiente Italia. Il volume (Edizioni Ambiente, 250 pagine, 18 euro), presentato oggi a Roma, e' diviso in due sezioni: nella prima parte si parla della cosiddetta sindrome Nimby, quella dei ''no'' alle opere pubbliche nel proprio ''cortile di casa'', mentre la seconda parte offre un quadro di dati sulla situazione ambientale del Paese, tramite 100 indicatori. Il volume, spiega Legambiente ''prova a ragionare sui ''Si''' che il mondo ambientalista deve assolutamente dire e su quelle che dovrebbero essere assolute priorita' per il Governo di questo Paese''. Come in materia di energia: ''Qui c'e' subito un primo ''Si''' da dire - sottolinea Roberto Della Seta, presidente dell' associazione - bisogna convincersi che rigassificatori e impianti eolici vanno fatti. Nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio, certo, ma vanno fatti''. Un altro ''Si''' e' per le infrastrutture: quelle ferroviarie e per il trasporto pubblico locale (tram, metropolitane, parcheggi di scambio). <br /><br />Ecco i capitoli dello stato di salute dell'ambiente in Italia: <br />- ENERGIA: nel 2005 le fonti pulite pesano il 6% in meno rispetto al 2004 nella bolletta del Paese. Nel settore elettrico le rinnovabili valgono nel 2005 il 16,4% della produzione. Le fonti fossili coprono, da dieci anni, l'88% dei consumi energetici. Statico il livello d'efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8% in meno rispetto alla media europea. Le emissioni di gas serra segnano + 12,10% rispetto al 1990, lontano dagli obiettivi di Kyoto<br />- MOBILITA': a motore, mediamente ogni abitante fa 15.000 chilometri l'anno (+31% rispetto alla media europea e addirittura +60% rispetto alla Germania). L'automobile copre circa l'82% del trasporto terrestre. Ci sono poi 60 macchine ogni 100 abitanti, 10 in piu' rispetto agli altri Paesi Ue. Questo significa livelli record di polveri sottili e una elevata incidentalita' stradale (93 morti per milione di abitanti, due in piu' rispetto alla media Ue) <br />- BIOLOGICO E CERTIFICAZIONI: La percentuale di superficie agricola coltivata a biologico e' doppia rispetto a quella europea e cresce il volume delle certificazioni ambientali (l' Italia e' il quarto Paese al mondo per numero di siti certificati ISO 14001 ed e' seconda solo alla Germania per la Emas, certificazione Ue) <br />- AREE PROTETTE: L'estensione delle aree protette sfiora ormai l'11%. Ammonta a circa 5 milioni di ettari (il 16,5% del territorio nazionale, in parte sovrapponibile con parchi e aree protette) il patrimonio di Rete Natura 2000, individuate con i siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone di protezione speciale (Zps) <br />- BALNEAZIONE: Esaurito il trend di miglioramento della qualita' della acque di balneazione: sui 420 chilometri di costa vietati (5,7% dell'intera costa campionata), circa 240 sono oggetto di divieti permanenti <br />- RIFIUTI: Finiscono in discarica 296 chili di rifiuti per abitante l'anno contro i 221 della media europea. Nel 2005 la raccolta differenziata ha avviato un recupero di circa 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a meno del 25% dei rifiuti prodotti. <br />(ANSA)<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: UE; MERKEL CONFERMA OBIETTIVI RIDUZIONE EMISSIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-02T09:57:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-76</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-76</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> BERLINO - Il cancelliere Angela Merkel, presidente di turno della Ue, ha ribadito gli obiettivi ambiziosi che la commissione Ue si e' posta in fatto di difesa del clima e di riduzione delle emissioni nocive. Intervenendo al parlamento di Berlino la Merkel ha sottolineato come ora tocchi al Consiglio europeo seguire le indicazioni fornite al riguardo dalla commissione, che auspica entro il 2020 una riduzione del 20% delle emissioni di gas nocivi nell'atmosfera. Per Angela Merkel, l'Europa deve mostrare che ''ecologia e economia possono andare d'accordo tra di loro''. A suo avviso inoltre e' necessario un approvvigionamento energetico che sia piu' rispettoso del clima e piu' sicuro. Il Consiglio europeo di primavera e' in programma l'8 e il 9 marzo prossimi a Bruxelles. <br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: APERTO A PARIGI L&#x27;ANNO DEI POLI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-02T09:55:38+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-75</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-75</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> PARIGI - L'anno internazionale dei poli 2007-2008 e' stato aperto ufficialmente a Parigi con una cerimonia al Palais de la Decouverte sotto l'egida dell' organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e del consiglio internazionale per la scienza (Icsu). L'anno polare internazionale, che in realta' durera' fino al marzo del 2009, mobilitera' 220 progetti scientifici e coinvolge piu' di 60 paesi: le ricerche riguardano la fisica, la biologia e altre realta' delle regioni polari. Si tratta del quarto anno dei poli; il precedente si era tenuto nel 1957-58.<br /><br />Il segretario generale dell'OMM, Michel Jarraud, aprendo i lavori ha ricordato che le ricerche cercheranno di approfondire le conoscenze anche sulle societa' che vivono nelle regioni polari e il loro adattamento al cambiamento climatico. Dimensione sociale e scientifica a fronte dell'impatto dell'emergenza climatica saranno i grandi temi che guideranno il lavoro di migliaia di scienziati, ricercatori e tecnici, a poche settimane dalla pubblicazione di un rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sull'evoluzione del clima (Giec) che mostra come le aree dei poli sono ''estremamente vulnerabili'' all'innalzamento delle temperature registrate sul Pianeta. <br />(ANSA)<br />]]></content:encoded></item><item><title> FORESTE: BATTUTE PIOGGE ACIDE&#x2c; ORA SOS AZOTO-OZONO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-01T10:21:23+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-74</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-74</guid><content:encoded><![CDATA[Sembra archiviato per sempre il pericolo piogge acide per le foreste; ora il nuovo allarme si chiama ozono e azoto. Ma per quanto riguarda i boschi italiani non tutte le notizie sono negative: la superficie delle foreste ha fatto segnare infatti nel corso degli ultimi 20 anni un incremento del 23%. Ma c'e' di piu': i dati relativi all'inventario forestale potranno contribuire a far risparmiare al nostro Paese, nel corso dei prossimi 5 anni, fino a 1 miliardo di euro. Queste le indicazioni piu' significative dello studio 'Foreste, cambiamenti climatici e biodiversita'', redatto dal Corpo Forestale dello Stato su dati del Conecofor, la rete nazionale integrata per il Controllo degli Ecosistemi Forestali, che sara' presentata oggi a Roma nell'ambito del workshop 'Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversita' forestale'. <br /><br />LA SALUTE DELLE FORESTE ITALIANE I dati raccolti dal Conecofor indicano come la deposizione di sostanze azotate raggiunga al momento picchi di oltre 30 kg l'anno per ettaro nella zona della Pianura Padana, con valori comunque alti in tutte le altre aree controllate, ''provocando tra l'altro - viene sottolineato - l'inquinamento delle falde idriche e dei corsi d'acqua''. Le concentrazioni di ozono raggiungono percio' ''picchi preoccupanti, fino a 60-70 parti per miliardo, specialmente nel periodo estivo e nelle aree piu' meridionali, determinando forti danni alla vegetazione forestale''.<br />AUMENTATA LA SUPERFICIE FORESTALE NAZIONALE I dati raccolti dall''Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio' indicano che la superficie forestale era pari nel 2005 a circa 10 milioni di ettari, rispetto agli 8 milioni censiti nel precedente inventario del 1985, con un incremento complessivo del 23%. La graduatoria delle regioni che presentano una superficie forestale piu' alta rispetto alle altre sono la Sardegna e la Toscana, con circa 1 milione di ettari ciascuna, seguite da Piemonte e Lombardia, con circa 800 mila ettari ciascuna. <br />IL RUOLO DELLE FORESTE NEI CAMBIAMENTI CLIMATICI A livello planetario, le foreste, a fronte di un'emissione netta nell'atmosfera di circa 170 miliardi di tonnellate di carbonio negli ultimi 150 anni, ne avrebbero assorbito circa 80 miliardi. Quindi, sintetizza lo studio, ''quasi il 50% di tutto il carbonio assorbito e' stato metabolizzato dagli ecosistemi terrestri''. Diversa la situazione nel nostro Paese, ''dove le foreste, che coprono circa un terzo della superficie nazionale, assorbono piu' del 50% di tutto il carbonio bloccato dagli ecosistemi terrestri''. <br />PROTOCOLLO DI KYOTO Secondo i dati dell'inventario forstale, l'Italia potra' risparmiare nel corso dei prossimi 5 anni fino a 1 miliardo di euro. E cio', informa lo studio, grazie al fatto ''che il nostro Paese ha potuto dichiarare un assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste 10 volte superiore a quello stimato precedentemente, pari cioe' a 10 milioni di tonnellate all'anno''. <br />LA DISGREGAZIONE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI Nei prossimi 100 anni si potra' assistere a ''una progressiva disgregazione di tutti gli ecosistemi forestali della penisola''. Di questi, ''solo poche componenti potranno migrare in aree piu' adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte sara' destinata all'estinzione, almeno a livello locale''<br />(ANSA)<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CO2 CRESCIUTA 35&#x25; IN DUE SECOLI&#x2c; 2006 DA RECORD</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-01T10:20:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-73</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-73</guid><content:encoded><![CDATA[La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e' cresciuta nel nostro Pianeta del 35% in soli due secoli, di cui il 10% negli ultimi 15 anni. E il 2006 e' stato probabilmente l'anno dei valori record nell'arco di 20 milioni di anni. Di qui false partenze di primavera, uragani, periodi di siccita' e nevicate improvvise. Per riuscire a ritrovare la bussola e capire l'origine di questi fenomeni e' in arrivo un manuale: si chiama ''Clima: istruzioni per l'uso'' scritto a quattro mani dal climatologo Vincenzo Ferrara e dal giornalista Alessandro Farruggia (Edizioni Ambiente, pagg.308) e presentato oggi a Roma. La diagnosi dello stato di salute del Pianeta comincia proprio dai dati sulla concentrazione di anidride carbonica, che e' passata in due secoli da 280 a 380 parti per milione, quando nei 950 mila anni precedenti non aveva mai superato il livello di 290 ppm. E l'ultimo dato registrato, di 380 ppm al 2006, e' probabilmente il piu' elevato dal Miocene, cioe' da 20 milioni di anni. L'aumento e' passato dagli 1,5 ppm del 1980 agli 1,8 ppm degli anni 90 fino ai 2 ppm attuali. Non si tratta di un fatto nuovo nella storia del Pianeta, ma lo e' nella storia dell'umanita', cioe' da quando l'Homo sapiens ha cominciato la sua evoluzione (meno di 100 mila anni). Il manuale e' diviso in tre parti. Nella prima vengono dati gli elementi di base del clima, cioe' di tutte le cause. <br /><br />La seconda parte e' dedicata all'evoluzione del clima, ossia ai cambiamenti provocati dall'uomo e alle risposte da parte dell'atmosfera, dell'acqua e del mondo vivente. Nella parte finale del libro vengono commentate le strategie in atto e quelle da avviare: di cosa si discute a livello internazionale, quali sono gli organismi responsabili delle politiche globali e quali le linee d'azione promosse. ''Il clima sta cambiando con una ampiezza e una scala mai vista da occhi umani - spiegano i due autori - il suo comportamento e' paragonabile al comportamento di un orso in letargo. Se l'orso viene molestato una volta o qualche volta, si limitera' a borbottare, e continuera' a dormire. Ma se viene disturbato in modo troppo insistente, puo' reagire all' improvviso con una zampata violenta e anche mortale''. Sia ben chiaro, nessuno parla di fine del mondo, ma occorre attuare strategie utili di ''mitigazione'' per contrastare l' aumento della temperatura media del Pianeta, che in questo secolo e' salita di 0,65 gradi. E crescerebbe comunque di altri 0,60 gradi anche se per assurdo da oggi si riuscisse a bloccare ogni emissione di gas serra. Ma l'entita' della perturbazione introdotta dall'uomo e' ben piu' grande di quanto appaia, visto che gioca anche l'effetto raffreddante degli aerosol e la Co2 assorbita da oceani, suoli e biosfera. <br /><br />''Il clima - scrivono Ferrara e Farruggia - sta cambiando in modo troppo intenso perche' questo non comporti effetti sulle comunita' umane e troppo velocemente perche' gli ecosistemi possano adattarvisi''. I possibili scenari futuri arrivano dall' ultimo rapporto dell'Ipcc, l'Intergovernmental panel on climate change. Secondo lo scenario minimale, al 2100 l'aumento della temperatura media globale oscillera' tra gli 1,5 e i 2,8 gradi; secondo lo scenario massimale tra 3,5 e 5,8 gradi. I valori piu' probabili di aumento della temperatura media globale dovrebbero pero' essere compresi fra i 2,3 gradi e i 4,1 gradi in piu' rispetto alle medie del periodo 1980-2000. ''Sono valori elevatissimi - commentano Ferrara e Farruggia - anche perche' gli ultimi due decenni ci insegnano che il riscaldamento e' circa il doppio sulle aree emerse rispetto agli oceani''. <br />(ANSA). <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>RECORD A TOKYO&#x2c; UN INVERNO SENZA NEVE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-03-01T10:15:43+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-72</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-72</guid><content:encoded><![CDATA[TOKYO - Per la prima volta negli annali meteorologici Tokyo ha trascorso quest'anno un inverno senza neve. Lo ha annunciato oggi l'Ente meteorologico giapponese allo scadere dell'ultimo mese in cui sono considerate possibili precipitazioni nevose. Gli annali dell'Ente risalgono all'epoca della restaurazione Meiji nel 1876. <br />Finora non sono state fatte ricerche per stabilire se anche in precedenza vi siano stati anni senza la neve, che comunque era un abituale ingrediente in tutta la precedente pittura paesaggistica invernale. Il primato - che ha scontentato bambini e sciatori, abituati ai 'weekend bianchi' nell'immediato retroterra - rischia di avere conseguenze anche sul periodo della fioritura dei ciliegi, in cui ricorrono le piu' antiche e sentite festivita' tradizionali.<br /> <br />Gia' l'anno scorso la nuvola di petali aveva cominciato a schiudersi a Tokyo il 21 marzo, una delle date piu' premature che si ricordino, in un deprecato anticipo rispetto a una serie di giorni festivi che consentono a tutti di dedicare un po' di tempo libero all'ammirazione dei fiori e ai picnic. Gia' da qualche settimana la stampa segue con apprensione le previsioni degli esperti, pur se l'Ente meteorologico ha indicato che non fara' eccezioni e anche quest'anno non si pronuncera' ufficialmente prima delle 14:00 in punto del 7 marzo.<br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>&#xa;CHIMICA: DOSSIER LEGAMBIENTE&#x2c; STOP AL MERCURIO&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-28T09:22:45+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-71</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-71</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Fuori il mercurio dall'industria italiana per la produzione di cloro e soda. Questa la richiesta avanzata da Legambiente al convegno ''Un futuro verde per la chimica italiana'' nel quale sono stati presentati i risultati sulle emissioni di mercurio in atmosfera delle piu' grandi industrie. In Italia gli impianti cloro-soda sono 8. Quello di Assemini (Cagliari) e' l'unico che non utilizza mercurio. I tecnici di Legambiente hanno misurato le concentrazioni di mercurio all' esterno degli impianti di Porto Marghera (VE), Pieve Vergonte (Verbano-Cusio-Ossola), Torviscosa (UD), Rosignano Marittimo (LI), Bussi sul Tirino (PE) e Priolo Gargallo (SR), quest' ultimo chiuso nel 2005. ''I valori medi piu' alti - riferisce il dossier di Legambiente - sono dentro l'impianto di Pieve Vergonte (oltre 1.500 ng/m3 con picchi di 35 mila ng/m3), di Priolo (1.200 ng/m3 con valore massimo di 17 mila ng/m3) e di Porto Marghera (186 ng/m3 e 1.500 ng/m3). All'esterno risultati piu' significativi a Torviscosa (516 ng/m3 e punte di 1.200 ng/m3) e Bussi sul Tirino (447 ng/m3 e picco di 7.700 ng/m3)''. <br /><br />Dal punto di vista epidemiologico, sono stati presentati gli studi su Augusta-Priolo e Gela. Studi, ha detto l'epidemiologo del Cnr di Pisa, Fabrizio Bianchi, che ''evidenziano una percentuale di patologie superiori del 5-10 per cento per quanto riguarda i tumori sulla media nazionale e di due-tre volte superiori per quanto riguarda le malformazioni rispetto ai casi attesi''. ''Sono ancora studi descrittivi'', ha precisato Bianchi rilevando ''eccessi di patologie con componenti ambientali importanti'', non solo l'inquinamento industriale ma anche, ha detto Bianchi ''l'inquinamento da pesticidi''. <br /><br />Da Legambiente la richiesta della riconversione degli impianti con la tecnologia a membrana. ''Un processo - ha detto il presidente nazionale, Roberto Della Seta - non piu' rinviabile. Il Governo e la Conferenza Stato-Regioni approvino subito le linee guida che obbligano all'adozione di questa tecnologia''. In tema di emissioni, i sei stabilimenti esaminati, secondo l' Eper (Registro europeo emissioni inquinanti), nel 2005 hanno emesso 445 kg di mercurio nell'aria, il 16% delle emissioni complessive nazionali, e 106 kg in acqua (il 10% del totale italiano). ''Dato significativo - ha detto Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - che potrebbe essere azzerato con la tecnologia a membrana, in realizzazione alla Solvay di Rosignano e preannunciata a Bussi sul Tirino, mentre a Porto Marghera c'e' l'ok della Commissione VIA''. <br /><br />Sul fronte mercurio, il vicepresidente di Federchimica, Roberto Rettani, ha detto che ''siamo gia' a un punto discreto e molte cose sono state fatte'. Su tutto il resto ''in Italia e' sparita la grande chimica, le industrie si sono ridimensionate e questo significa un vero e proprio cambiamento''. Oltre al mercurio, nel mirino i siti ''orfani'' cioe' quelli inquinati dove manca il referente per la bonifica. In tal senso il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Relacci, ha proposto un fondo per queste aree abbandonate. Sul fronte cifre, nel 2005, ha riferito Giorgio Clarizia, presidente Polimeri Europa e Syndial, ''il turnover mondiale dell'industria chimica, esclusa la farmaceutica, e' stimabile in circa 1.500 miliardi di euro. In Italia il fatturato chimico incide sul Pil del 3,7% mentre il 96% dei manufatti al consumo contiene prodotti chimici''. Il valore della produzione e' di 55 miliardi mentre l'occupazione diretta e indiretta e' di 400 mila addetti (600 mila con la farmaceutica). <br />(ANSA). <br /> ]]></content:encoded></item><item><title>PECORARO&#x2c; TOGLIEREMO 1.000 KM ELETRODOTTI IN ITALIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-28T09:19:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-70</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-70</guid><content:encoded><![CDATA[ In tutta Italia saranno rimossi 1.000 chilometri di elettrodotti ad alta tensione che ora sorgono in aree protette o densamente popolate. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, oggi a Cagliari per la demolizione di undici tralicci all'interno del Parco di Molentargius. ''Mi sembra un buon inizio'', ha sottolineato l'esponente del governo assicurando che il ministero sta lavorando per rimuovere le barriere ambientali anche nel resto d'Italia. Rivolgendosi a Luigi Roth e Flavio Cattaneo, presidente e amministratore delegato di Terna, la societa' che si e' occupata dell' intervento di Molentargius, Pecoraro Scanio si e' soffermato sulle prospettive energetiche del paese. <br />''Sistemando gli elettrodotti - ha spiegato - si potrebbe risparmiare energia. Se migliorassimo la rete elettrica nazionale potremmo ridurre molte necessita' e guadagnare migliaia di megawatt di potenza, con conseguenti risparmi per parecchie centrali. Oggi, invece, vi sono diversi imbuti dovuti alla vetusta' della rete nazionale''. I lavori all'interno del Parco di Molentargius costituiscono, secondo il ministro, una opportunita' anche occupazionale. E' la prova, ha aggiunto, ''che si puo' dare lavoro risanando l' ambiente''. ''O il futuro dell'economia e' verde e ambientalista o non ci sara' futuro'', ha concluso. <br />(ANSA)<br />]]></content:encoded></item><item><title>SENTENZA TAR BENI CULTURALI E AMBIENTALI </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-28T09:11:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-69</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-february-2007#unique-entry-id-69</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. V, 12 febbraio 2007, n. 997<br /> <br /> Annullamento del nulla osta paesaggistico - Sentenza di annullamento - Diniego di sanatoria edilizia fondato sul decreto soprintendentizio - Caducazione - Esclusione - Invalidit&agrave; ad effetto caducante e invalidit&agrave; ad effetto viziante. <br /><br />Il diniego di sanatoria edilizia, ancorch&eacute; fondato sul decreto soprintendentizio di annullamento del nulla osta paesaggistico, non &egrave; caducato dalla sentenza di annullamento di quest&rsquo;ultimo atto, vertendosi nell'ambito dell'invalidit&agrave; ad effetto cd. "viziante".  La tradizionale distinzione, elaborata in sede giurisprudenziale, tra invalidit&agrave; ad effetto caducante ed invalidit&agrave; ad effetto viziante, si basa sulla diversa intensit&agrave; che contraddistingue il nesso di presupposizione o di derivazione intercorrente tra l'atto annullato e l'atto successivo. Quando l'atto presupposto entra nel modello legale dell'atto conseguenziale come requisito di esistenza opera l&rsquo;effetto caducante. Nel caso dell&rsquo;invalidit&agrave; ad effetto viziante, invece, l&rsquo;atto consequenziale risulta invalido per vizio derivato, ma resta efficace, salva un&rsquo;apposita ed idonea impugnativa, resistendo all&rsquo;annullamento dell&rsquo;atto presupposto (cfr. Cons. Stato Sez. V 22/11/96 n. 1389; T.A.R. Veneto Sez. I 9/5/96 n. 901, in materia di illegittimit&agrave; caducante nell&rsquo;ambito del rapporto endoprocedimentale, o T.A.R Puglia Sez. I 6/11/02 n. 4837, Cons. Stato Sez. V 11/2/02 n. 785, in ipotesi di rapporto di &ldquo;preordinazione funzionale&rdquo;). Cos&igrave;, l&rsquo;effetto caducante si realizza, tipicamente, per tutti gli atti che, in quello annullato, trovano il loro antecedente necessario, purch&eacute; non sia frattanto intervenuto un nuovo e diverso atto, il quale, come suo proprio effetto e indipendentemente dall&rsquo;atto annullato, modifichi irreversibilmente le situazioni giuridiche; in quest&rsquo;ultimo caso, gli atti, seppur viziati, potranno essere annullati soltanto se tempestivamente gravati; nel primo il ricorrente non ha evidentemente l&rsquo;onere d&rsquo;impugnare gli atti consequenziali che in quello annullato trovano il loro antecedente necessario (cfr. C.d.S., V, 24 maggio 1996, n. 592). Nel caso di specie, gli atti in questione (annullamento del nulla osta comunale e diniego della concessione in sanatoria) pur collegati nell&rsquo;ambito del rapporto procedimentale, esprimono una differente valutazione di interessi, e non sussiste quel rapporto strettamente funzionale, tale da far ritenere il rapporto di necessaria presupposizione tra atti, riconducibile al novero della &ldquo;preordinazione funzionale&rdquo;. Invero, il diniego di concessione in sanatoria, seppure fondato sulla presa d&rsquo;atto dell&rsquo;annullamento del nulla osta paesaggistico, &egrave; espressione di una rinnovata valutazione di interessi da parte della autorit&agrave; comunale, tale da non poter essere travolto dai vizi del precedente provvedimento. ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: IN CINA IL 2006 ANNO PIU&#x27; CALDO DAL 1951</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-22T20:33:35+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-68</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-68</guid><content:encoded><![CDATA[In Cina l'anno scorso e' stato il piu' caldo dal 1951, secondo esperti citati oggi dall'agenzia d'informazione Nuova Cina. ''Quello che va sottolineato e' che 13 delle 39 stazioni di rilevamento della temperatura hanno registrato nel 2006 aumenti eccezionali della temperatura'', afferma uno degli esperti intervistati dall'agenzia. Gli esperti non indicano l' esistenza di un collegamento diretto tra l'aumento della temperatura e le emissioni di gas inquinanti ma si limitato ad affermare che l'inquinamento dell'atmosfera e' riconosciuto come la causa del surriscaldamento del pianeta. Negli ultimi venti anni, aggiunge l'agenzia, solo l'inverno del 2004-05 ha avuto in Cina temperature compatibili con la normale media stagionale. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: UE - PECORARO&#x2c; ITALIA PER TAGLIO 30&#x25; EMISSIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-22T20:33:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-67</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-67</guid><content:encoded><![CDATA[Nella lotta ai cambiamenti climatici l'Italia e' a favore di ''una riduzione vincolante del 30% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020''. Lo ha detto il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, al consiglio dei ministri dell'ambiente dell'Ue che dedichera' gran parte dei lavori agli obiettivi di riduzione delle sue emissioni. I ministri Ue devono pronunciarsi sugli impegni che i loro governi sono pronti ad assumere in vista del vertice dei capi di stato e di governo in programma l'8 e il 9 marzo a Bruxelles. Per l'Europa si tratta di gettare le basi per i prossimi negoziati internazionali che dovranno definire la strategia del dopo protocollo di Kyoto che arrivera' a fine percorso nel 2012. <br />Nei confronti di Polonia e Ungheria, che hanno sollevato riserve soprattutto sui caratteri vincolanti degli obiettivi, il ministro ha sottolineato che i due paesi devono ricordare che sono nell'Ue ed accettare, sulla base della nostra tradizione di lotta al cambiamento climatico, almeno il 20% di riduzione delle emissioni. Sul fronte energetico, Pecoraro Scanio ha ricordato che l'obiettivo del governo italiano e' di arrivare al 25% della produzione di rinnovabile entro la fine di questa legislatura. A dicembre, ha aggiunto, avevamo sostenuto la posizione del commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas di porre come obiettivo il 30%, poi ridotto dalla Commissione europea al 20%. L'Italia quindi - ha concluso il ministro - ha gia' un obiettivo ambizioso per il quale stiamo lavorando. In materia di rinnovabile l'Italia, insieme a Germania, Danimarca, Svezia, Spagna e Slovenia sono in favore di obiettivi vincolanti. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Secondo il CCR&#x2c; gli effetti del cambiamento climatico sono gi&#xe0; visibili nei mari europei</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-21T23:44:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-66</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-66</guid><content:encoded><![CDATA[Sulla base di una nuova relazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea, il cambiamento climatico sta gi&agrave; esercitando un impatto significativo sui mari e le coste d'Europa e le eventuali politiche elaborate per mitigare tale impatto dovranno anche tener conto dello sfruttamento generale di mari e coste da parte dell'uomo. <br /><br />La relazione, &laquo;Marine and Coastal Dimension of Climate Change in Europe: A report to the European Water Directors&raquo; (Dimensione marina e costiera dei cambiamenti climatici in Europa: rapporto per le Autorit&agrave; europee delle acque), &egrave; stata presentata in occasione di un simposio sul cambiamento climatico e le acque organizzato dalla presidenza tedesca del Consiglio dell'UE. <br /><br />La ricerca ha dimostrato che il cambiamento climatico non sta intervenendo in modo uniforme su tutte le acque europee; se le temperature attorno alla Scozia sono salite di circa 1 &deg;C negli ultimi 20 anni, quelle del Mediterraneo sono aumentate solo di 0,5 &deg;C. Analogamente, i tassi di innalzamento del livello del mare attorno all'Europa vanno da 0,8 a 3 mm l'anno. <br /><br />Per contro, fenomeni meteorologici catastrofici quali acquazzoni, mareggiate e inondazioni sembrano essere pi&ugrave; frequenti. <br /><br />I cambiamenti del livello del mare esercitano gravi effetti a catena su altri aspetti dell'ambiente costiero, in quanto interferiscono con il comportamento delle maree, le condizioni del ghiaccio marino e l'evaporazione. Tra gli altri aspetti dell'ambiente marino che stanno gi&agrave; mostrando gli effetti del cambiamento climatico figurano i regimi di circolazione e il ciclo del carbonio, in quanto i mari si stanno acidificando per effetto dell'anidride carbonica assorbita. <br /><br />I cambiamenti di temperatura hanno anche costretto le specie di acqua calda a migrare a nord e hanno determinato un calo delle specie di acqua fredda. La drastica flessione dei livelli delle specie dominanti di zooplancton osservata a partire dagli anni sessanta ha modificato la struttura della composizione ittica del Mare del Nord. Tale fattore, unito alla pesca eccessiva, ha portato alla scomparsa quasi completa della popolazione di merluzzi, economicamente molto importante. <br /><br />Come si evince da quest'ultimo punto, le attivit&agrave; umane quali la pesca, la produzione di energia, il commercio e il turismo possono ingigantire gli effetti del cambiamento climatico. <br /><br />Sul fronte della ricerca, la relazione ha rilevato che &laquo;occorrono finanziamenti cospicui per consentire la raccolta e l'analisi dei dati a lungo termine e la dissociazione tra l'impatto causato dal cambiamento climatico e altri tipi di variabilit&agrave; antropogenica e naturale negli oceani e nei mari, e per creare capacit&agrave; sostenibili di monitoraggio e valutazione&raquo;. <br /><br />Occorre anche una maggiore ricerca di base sugli impatti del riscaldamento globale sull'acidit&agrave; dell'acqua, sulle interazioni della rete alimentare e sul ciclo del carbonio; &egrave; inoltre necessaria una rete per l'osservazione marina e costiera europea che fornisca accesso illimitato a dati in tempo reale. Su scala globale, &egrave; essenziale la cooperazione con i paesi terzi per evitare situazioni di conflitto al momento dell'attuazione di piani di mitigazione o adattamento relativi alle risorse marine. <br /><br />La relazione ribadisce inoltre l'esigenza di un meccanismo che assicuri che i dati e le informazioni provenienti dalla ricerca raggiungano i responsabili delle decisioni e gli utenti dell'ecosistema marino. <br /><br />Gli autori fanno notare che tutte le politiche europee in materia di risorse idriche, ad esempio la direttiva quadro sulle acque, devono essere attuate appieno in Europa. &laquo;Ma l'aspetto pi&ugrave; importante &egrave; che la strategia marina europea, quale pilastro ambientale del Libro verde sulla politica marittima europea, rappresenterebbe uno strumento integrato straordinario per proteggere l'ambiente marino in Europa, in quanto esamina le questioni in maniera olistica e comprende le ripercussioni del cambiamento climatico attuale e futuro&raquo;, afferma la relazione.<br /><br />Per maggiori informazioni consultare: <br />http://ies.jrc.ec.europa.eu/ <br /><br />Ricerca su ambiente e cambiamento climatico nel 7PQ: <br />http://cordis.europa.eu/fp7/cooperation/environment_en.html]]></content:encoded></item><item><title>DECRETO CONTO ENERGIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-19T13:38:34+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-65</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-february-2007#unique-entry-id-65</guid><content:encoded><![CDATA[Dai penitenziari alle scuole, ai parchi, alle piccole e medie imprese: arrivano 60 milioni di euro per interventi sul solare e fonti di energia pulite. <br /><br />Questo il pacchetto messo a punto dal ministero dell'Ambiente e annunciato a Palazzo Chigi dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio. <br /><br />L'occasione, il secondo compleanno, oggi, dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Obiettivo principale, ha detto Pecoraro Scanio, che ha anche distribuito lampadine a basso consumo davanti a Montecitorio, ''e' centuplicare il solare in 10 anni passando da 30 a 3.000 MW''. <br /><br />E per questo e' in arrivo, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale questa settimana, il nuovo decreto degli incentivi al fotovoltaico dopo l'ok della Conferenza Stato-Regioni.<br /><br />Intanto il Consiglio dei Ministri fa registrare una novita'. ''E' la prima volta in assoluto - ha riferito il ministro - che un Consiglio dei Ministri italiano fa una riflessione sul tema dei cambiamenti climatici''. Alla riflessione seguira' un seminario del Governo ad hoc sul clima. ''Tre ore di riflessione coordinate con il contributo di autorevoli esperti'', ha detto Pecoraro Scanio.<br /><br />E per il compleanno di Kyoto arriva anche il messaggio del Presidente della Repubblica, letto dal ministro dell'Ambiente nella riunione dell'esecutivo. ''Il Governo va nella stessa direzione indicata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - ha detto Pecoraro Scanio - quella delle energie rinnovabili e di una politica sempre piu' attenta alle esigenze ambientali''. <br />Per quanto riguarda in particolare il piano d'azione da 60 milioni di euro su solare e rinnovabili, si tratta di 11 bandi. Il piu' consistente e' quello per le piccole e medie imprese con 25,8 milioni di euro. <br />Per il sole negli enti pubblici ci sono 10,3 milioni di euro; altri 20 milioni riguardano le rinnovabili nelle citta' mentre per i parchi ci sono 1,2 milioni di euro. Per il sole a scuola bando da 4,6 milioni di euro mentre per i penitenziari sono previsti 5.000 metri quadrati di impianti solari per acqua calda con oltre 700 mila euro di stanziamento. Interventi anche nell' architettura con 2,6 milioni di euro. <br />Nel piano del ministero dell'Ambiente anche gli edifici pubblici con 1,5 milioni di euro per l'audit energetico. Un milione di euro ciascuno per il capitoli della casa ecologica e per quello degli impianti sportivi. Infine ammonta a 900 mila euro il contributo del bando riferito a Universita' e associazioni per promuovere la formazione e l'informazione. Un'impronta sul solare che avra' il suo clou con il nuovo decreto di incentivi al fotovoltaico. ''L'obiettivo nazionale - ha detto Pecoraro Scanio - e' di 3.000 MW entro il 2016''. E l'Italia puo' farcela visto che, dicono i tecnici, l'Italia ha un'insolazione media di circa 125 ore l'anno, pari a quasi il doppio rispetto alle 72 ore l'anno della Germania. Sul fronte del risparmio, il conto energia permette di rientrare nell'investimento in 5-6 anni con un bilancio in attivo negli anni successivi. Tutti possono presentare domanda; famiglie condomini, enti e imprese. <br /><br />Il nuovo decreto sul Conto Energia si presenta in veste rinnovata rispetto alla precedente bozza di Novembre.<br /><br />Vediamo le principali novit&agrave; introdotte<br /><br />Tariffe incentivanti<br />I valori dell'incentivo sono stati ulteriormente elevati,  con tariffe comprese tra 0,36 e 0,49 &euro;/kWh, crescenti in funzione del livello di integrazione dell'impianto<br /> <br />Integrazione architettonica dell'impianto<br /><br />Potenza nominale dell&rsquo;impianto  (kW)<br /><br />Non integrati  <br />(art. 2, comma 1, lettera b1)<br /><br />Parzialmente integrati<br /> (art. 2, comma 1, lettera b2)<br /><br />Integrati<br /> (art. 2, comma 1 lettera b3)<br /><br />1 < P < 3<br /><br />0,40<br /><br />0,44<br /><br />0,49<br /><br />3 < P < 20<br /><br />0,38<br /><br />0,42<br /><br />0,46<br /><br />P > 20<br /><br />0,36<br /><br />0,40<br /><br />0,44<br /><br /><br />Domande di accesso alla tariffa incentivante.<br />Confermata la semplificazione della burocrazia e l'eliminazione delle graduatorie, coloro che intendono installare un impianto dovranno semplicemente inoltrare al Gestore di rete (GSE) il progetto preliminare e la richiesta di concessione della tariffa incentivante.<br /><br />Potenza finanziata<br />Il tetto massimo della potenza elettrica degli impianti ammessi alle tariffe incentivanti e al premio sale a 1200 MW (era 1000 MW nella bozza precedente).<br />I quattordici mesi - a partire dalla data del raggiungimento del tetto di 1200 MW&ndash; durante i quali ulteriori soggetti potranno presentare domanda per ottenere le tariffe incentivanti, diventano 24 mesi per gli impianti i cui soggetti responsabili sono soggetti pubblici (art. 13).<br /><br />Certificazione energetica dell&rsquo;edificio<br />Nella bozza precedente costituiva un requisito per accedere alle tariffe incentivanti; nella nuova bozza &egrave; richiesta solo per avere diritto al premio aggiuntivo (art. 7).<br /><br />Cumulabilit&agrave;<br />Le tariffe incentivanti ed il premio sono cumulabili con altri incentivi  in misura massima del 20%; tale limite non si applica alle scuole pubbliche e alle strutture sanitarie pubbliche (art. 9). <br />Se si richiede la detrazione fiscale IRPEF del 36% le tariffe incentivanti vengono ridotte del 30% (art 4 - comma 8b)<br /><br />Le tariffe e il premio non sono applicabili all'elettricit&agrave; prodotta da impianti fotovoltaici realizzati ai fini del Dlgs 192/2005 e della legge Finanziaria 2007 (legge 296/2006).<br /> <br />ANSA<br />]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO: FIORONI&#x2c; IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN TUTTE LE SCUOLE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-17T12:41:16+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-64</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-64</guid><content:encoded><![CDATA[Produttrici e venditrici di energia: le scuole potranno diventarlo se andra' in porto il progetto del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, di installare impianti fotovoltaici in tutti i 42mila edifici scolastici della penisola, approfittando dell'obbligo dei lavori di messa a norma e in sicurezza. La proposta e' stata illustrata oggi da Fioroni in un'audizione davanti alle Commissioni riunite Cultura e Ambiente della Camera. ''Dobbiamo far diventare le scuole produttrici dell' energia che consumano - ha spiegato il ministro - dando loro anche la possibilita' di venderla cosi' come consente il decreto del ministero delle Attivita' Produttive del luglio 2005. Se in cinque anni - ha proseguito Fioroni - solo su un quarto degli edifici scolastici venisse realizzato un impianto di produzione di energia elettrica con un sistema fotovoltaico di piccole dimensioni, 50 kwh, la totalita' degli impianti produrrebbe l'energia di una grande centrale elettrica a gas o a carbone (500 mw circa) impedendo l'emissione di tre milioni di tonnellate di CO2 nell'atmosfera. E tutto cio' inciderebbe sul costo della bolletta elettrica di appena lo 0,8%''. <br />Con questo sistema, secondo Fioroni in una scuola del sud, dove l'insolazione e' maggiore, ogni scuola potrebbe avere un ricavo annuo di 41.250 euro mentre al nord si avrebbe comunque un consistente ricavo di 30.250 euro. Quanto alla fattibilita' del progetto, la struttura di molti edifici scolastici sembra essere ideale per l'installazione di pannelli fotovoltaici destinando a questo scopo ad esempio le terrazze che sovrastano gli edifici o i cortili. Poiche' gli edifici non sono di proprieta' delle scuole si puo' prevedere che con opportune collaborazioni con istituti di credito interessati, regioni, enti locali e anche attraverso sinergie con capitali privati, la scuola partecipera' solo al costo di ordinaria e straordinaria manutenzione dell'impianto utilizzando il corrispettivo dei ricavi dell'energia prodotta. I vantaggi sarebbero percio' indubbi: una parte dell'energia prodotta potrebbe essere utilizzata per i consumi stessi azzerando il costo della bolletta elettrica, la parte rimanente potra' essere ceduta al distributore locale (Enel, Acea, ecc.) che e' obbligato ad acquistarla al prezzo stabilito dall' Autorita' per l'energia elettrica e il gas (0,090 euro kwh prodotta).<br />Un altro risultato positivo secondo il ministro sarebbe quello di educare i ragazzi attraverso l'esperienza concreta: ''Modificando l'ambiente scolastico si apprende - ha detto - e si impara dalla realta'''. Per la realizzazione di questo progetto ci si sta muovendo in tre direzioni: un accordo quadro tra il ministro della Pubblica Istruzione e quello dell'Economia; un protocollo d'intesa tra il dicastero di viale Trastevere e l'Enea che ha offerto la propria disponibilita' a seguire la compatibilita' tecnico-scientifica dei progetti; la programmazione di corsi di formazione sull'efficienza energetica per il personale scolastico, prima in via sperimentale e poi su larga scala. ''Le istituzioni scolastiche - ha concluso Fioroni - si trasformeranno cosi' in veri e propri laboratori di risparmio ed efficienza energetica all'interno dei quali la comunita' scolastica sara' l'attore protagonista del progetto''. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>BERSANI&#x2c; LUNEDI&#x27; PIANO DI SVOLTA SU RINNOVABILI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-17T12:40:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-63</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-63</guid><content:encoded><![CDATA[Il ministro per lo Sviluppo, Pier Luigi Bersani, ha annunciato che lunedi' mattina presentera' - insieme al premier Romano Prodi e ai ministri Vincenzo Visco e Alfonso Pecoraro Scanio - il piano italiano sulle energie rinnovabili. ''Sara' - ha detto la termine di un incontro con la commissaria Ue alla concorrenza, Neelie Kroes - un piano di svolta''. (ANSA)<br />]]></content:encoded></item><item><title>GENNAIO 2007&#x2c; IL PIU&#x27; CALDO DI SEMPRE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-17T12:40:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-62</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-62</guid><content:encoded><![CDATA[Le temperature registrate nel mondo nel mese di gennaio sono state le pi&ugrave; alte mai rilevate per questo periodo dell'anno. Lo hanno annunciato gli scienziati del centro di controllo americano degli oceani e dell'atmosfera.<br />"Le temperature nel mondo sia sulla terra ferma sia sui mari sono state le pi&ugrave; elevate registrate per il mese di gennaio", si legge in un comunicato del centro. In media (sul mare e sulla terra) le temperature sono state di 0,85 gradi al di sopra della media del 20/o secolo per gennaio. <br />Il record precedente era del 2002, quando la media era stata sorpassata di 0,71 gradi. In particolare le temperature terrestri sono state d 1,89 gradi sopra la media mentre quelle oceaniche hanno superato sia pure di poco anche il record stabilito nel 1998, quando era al suo massimo il fenomeno del Nino, che peraltro si sta ora ripresentando.<br />"La presenza del Nino cos&igrave; come la generale tendenza al riscaldamento del pianeta", hanno contribuito a stabilire questi dati, si afferma nel comunicato. Le alte temperature hanno anche fatto s&igrave; che nel continente euroasiatico ci siano state bassissime precipitazioni nevose. Nel corso del 20/o secolo le temperature sono aumentate di circa 0,06 gradi ogni dieci anni ma dal 1976 l'aumento &egrave; triplicato passando a 0,18 gradi. Gli aumenti maggiori di temperatura si sono avuti vicino al polo nord.<br />ANSA]]></content:encoded></item><item><title>CINA E SIRIA NUOVE FRONTIERE PER RIFIUTI PERICOLOSI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-16T21:11:55+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-61</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-61</guid><content:encoded><![CDATA[L'operazione ''Mesopotamia'' del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente ha consentito di portare alla luce un traffico transnazionale di rifiuti che ha visto come protagonisti principali cittadini di nazionalita' siriana e cinese e come sito finale di smaltimento il territorio dei loro Paesi d'origine. L'indagine del Noe di Udine, iniziata nell'ottobre 2005, ha permesso altresi' di constatare l'esistenza di un traffico illecito di rifiuti di plastica e carta da macero, provenienti da ditte friulane e da altre ditte di Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia che camuffati da ''materia prima seconda'', mediante il sistema della triangolazione e/o del girobolla, venivano fatti confluire in ingenti quantitativi (centinaia di tonnellate), presso un sito di stoccaggio non autorizzato, a Aiello del Friuli (Udine). Successivamente, senza aver subito alcun trattamento di recupero, i rifiuti venivano portati, tramite la ''Centro recupero carta Spa'' in Siria ed in Cina. <br /><br />Nell'operazione, il Noe ha sequestrato nei porti di Trieste e Marghera (Venezia) 18 container, contenenti rifiuti in plastica e carta. Ad Aiello, in Friuli, e' stata invece sequestrata un' area di 12 mila mq usata come sito di stoccaggio, con 5.000 tonnellate di rifiuti speciali (plastica, carta da macero, scarto di 'pulper'); poi 78 container carichi di 2.500 ton. di rifiuti speciali pericolosi (plastica, elettrodomestici di varia natura, terriccio proveniente da lavorazioni industriali). Il gip di Udine, pur concordando con le risultanze dell' attivita' investigativa (in cui risultano coinvolte altre 14 persone) condotta dai militari, ma tenuto conto degli effetti prodotti, nei confronti di alcuni degli indagati, dalla Legge sull'indulto, ha potuto emettere una sola misura di custodia cautelare nei confronti di Giorgio Manzardo, 63 anni, di Udine (arresti domiciliari) titolare della Centro recupero carta. Il volume d'affari, in un solo anno, e' stato di 1.500.000 euro. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO: MONUMENTI E PIAZZE AL BUIO&#x2c; ITALIA SPEGNE LE LUCI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-16T21:11:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-60</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-60</guid><content:encoded><![CDATA[Monumenti e piazze al buio; supermarket che abbassano le luci; cene a lume di candela nei ristoranti di tutta la Penisola, e inoltre ministeri, palazzi istituzionali, uffici comunali, scuole, fast-food, abitazioni private: il 16 febbraio, a partire dalle 18,00, l'Italia sara' avvolta da un grande black-out volontario. Il ''silenzio energetico'' calera' sulla Penisola il giorno del 2/o compleanno dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto in occasione dell'iniziativa ''M'illumino di meno'' organizzata per il terzo anno consecutivo dalla trasmissione di Radiodue, Caterpillar, con il patrocinio, per questa edizione, dei ministeri dell'Ambiente e delle Politiche Agricole. Si spegnera' tutto, a partire dal Palazzo del Quirinale, grazie all'autorevole adesione del Presidente della Repubblica, immediatamente seguita da quella della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. E sempre a Roma resteranno al buio il Colosseo, il Pantheon e la Fontana di Trevi. A Verona verra' spenta l'Arena, a Torino la Basilica di Superga, a Venezia Piazza San Marco, a Firenze Palazzo Vecchio, a Napoli il Maschio Angioino, a Bologna Piazza Maggiore, a Milano il Duomo e Palazzo Marino, a Pisa Piazza dei Miracoli, a Siena Piazza del Campo, a Catania Piazza del Duomo, ad Agrigento la Valle dei Templi e la luce verra' abbassata in molti altri luoghi simbolici delle principali citta' d'Italia. <br /><br />Oltre ai monumenti, piu' di 6 mila i ristoranti dove domani si cenera' a lume di candela; centinaia le citta' coinvolte tra cui tutti i capoluoghi regionali. Abbasseranno le luci superflue 144 McDonald's, la catena Slow Food, ottanta Ipercoop, 300 punti vendita Coin Oviesse mentre l'Ikea avra' un blackout totale di un minuto alle 19. Si' al black-out, poi, da parte di Anci, Arci, Acli, Wwf, Legambiente, astrofili, Confagri e Aiab. Interruttori off anche al ministero dell'Ambiente. ''Si tratta di una sana azione di limitazione del superfluo - ha detto il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla presentazione della campagna del risparmio energetico alla Rai - azione che ha anche risvolti concreti perche' avremo i dati del risparmio. Basti pensare che nella passata edizione solo spegnendo le luci non indispensabili si e' risparmiato quanto l'intero consumo energetico della regione Umbria''. In campo anche il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro che ha sottolineato l'importanza delle agroenergie (''entro il 2010 un milione di ettari a energia pulita'') annunciando che domani sera cenera' a lume di candela in un noto ristorante di Bologna. Secondo De Castro, ''va aperta una grande questione energetica nel nostro Paese''. <br /><br />Grande l'impegno da parte della Rai. ''Dobbiamo indurre tutti, soprattutto i giovani - ha detto il presidente Claudio Petruccioli - a tenere gli occhi aperti e soprattutto la testa sulla questione energia''. La trasmissione Caterpillar anticipera' su RadioDue alle 17,00. In studio gli storici conduttori Massimo Cirri e Filippo Solibello. RaiNews24 seguira' in diretta gli spegnimenti piu' spettacolari con collegamenti da piazza S.Marco a Venezia, dalla Fontana di Trevi in Roma e da Piazza della Scala a Milano. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO: M&#x27;ILLUMINO DI MENO - REGOLE D&#x27;ORO DEL RISPARMIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-16T21:10:54+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-59</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-59</guid><content:encoded><![CDATA[Ecco le 8 regole d'oro del risparmio energetico secondo il vademecum realizzato dal ministero dell'Ambiente: - 1) Non regolare il riscaldamento mai oltre i 20 gradi (come previsto dalla legge 10/91 sul risparmio energetico); per ogni grado in piu' i consumi crescono del 7%. - 2) Se stai ristrutturando casa, installa doppi vetri termoisolanti: un migliore isolamento termico dell'edificio significa un considerevole risparmio. - 3) Fai una regolare revisione della caldaia: se questa e' in perfetta efficienza consuma circa il 5% in meno. - 4) Utilizza lampadine a fluorescenza e non a incandescenza (quelle tradizionali): avrai un risparmio annuo di circa 63 euro per un appartamento di 100 mq. - 5) Spegni le luci non necessarie, ad esempio passando da un ambiente all'altro; puoi ridurre sino al 30% i tuoi consumi per l'illuminazione. - 6) Se puoi, sostituisci il vecchio frigorifero con un nuovo modello ad alta efficienza energetica: nel 2007, approfittando dell'incentivo (fino a 200 euro) previsto in Finanziaria, risparmi sull'acquisto e anche la bolletta sara' piu' leggera. - 7) Spegni sempre TV, Hi-Fi e videoregistratori anzich&eacute; lasciarli in stand-by, poiche' non e' vero che in stand-by il consumo e' nullo: puo' arrivare sino al 20% del consumo dell'apparecchio quando e' in funzione. - 8) Accendi lo scaldabagno solo prima di far la doccia (o quando serve effettivamente acqua calda): puoi abbattere sino al 50% i relativi consumi. Ed ecco il decalogo della trasmissione di Radio2, Caterpillar, per la giornata del risparmio ''M'illumino di meno'' (e anche per dopo): - 1) spegnere le luci quando non servono - 2) spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici - 3) sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l'aria - 4) mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l'acqua ed evitare sempre che la fiamma sia piu' ampia del fondo della pentola - 5) se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre - 6) ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria - 7) utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne - 8) non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni - 9) inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni - 10) utilizzare l'automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Disciplina emissioni&#x2c; il Dlgs 152/2006 copre tutti gli impianti</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-15T13:34:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-58</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-58</guid><content:encoded><![CDATA[Per la Corte di Cassazione il Dlgs 152/2006 (cd. "Codice ambientale") ha normativizzato un principio giurisprudenziale gi&agrave; elaborato dal medesimo Giudice di legittimit&agrave; in riferimento al Dpr 203/1988.<br />Per la Corte (sentenza 456/2007) il Codice ha infatti introdotto una nozione pi&ugrave; ampia di impianto sottoposto alla disciplina sulle emissioni, definendo tale il macchinario o il sistema o l'insieme di macchinari o di sistemi costituito da una struttura fissa e dotato di autonomi a funzionale in quanto destinato ad una specifica attivit&agrave; (articolo 268) ed omettendo di riproporre la locuzione recata invece dal Dpr 203/1988 dal seguente tenore: "che serva per usi industriali o di pubblica utilit&agrave;".<br />Con la medesima sentenza il Giudice ha altres&igrave; ricordato l'esistenza di una continuit&agrave; normativa tra il regime di deroghe stabilito dal Dpr 203/1988 e quello sancito dal Dlgs 152/2006 in relazione agli impianti a basso inquinamento (come gi&agrave; confermato da precedente sentenza n. 41291/2006).]]></content:encoded></item><item><title>Danno ambientale&#x2c; chi pu&#xf2; agire in giudizio?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-15T13:34:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-57</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-57</guid><content:encoded><![CDATA[Il Dlgs 152/2006 attribuisce al solo MinAmbiente il potere di agire in via risarcitoria davanti al Giudice ordinario, ma non nega ai danneggiati la possibilit&agrave; di chiedere il risarcimento dei danni diversi da quelli dell'inquinamento del sito. <br />Lo ha affermato la Corte di Cassazione (sentenza 29855/2006), cos&igrave; respingendo la richiesta di annullamento delle statuizioni civili di una sentenza penale avanzata in un ricorso. <br />La sentenza (premesso che le norme ex Dlgs 152/2006 si applicano ai giudizi promossi dopo il 29 aprile 2006), ha anche affermato che la concentrazione nello Stato dell'azione risarcitoria, con il coinvolgimento degli Enti locali sul cui territorio si &egrave; verificato il danno ambientale solo in sede istruttoria e di suddivisione del ricavato, "quasi si trattasse di enti soggetti sottoposti a tutela dello Stato", potrebbe porre problemi di legittimit&agrave; costituzionale.<br />]]></content:encoded></item><item><title>La domanda di permesso di costruire non &#xe8; una Dia</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-15T13:33:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-56</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-56</guid><content:encoded><![CDATA[La presentazione della domanda per il permesso di costruire una stazione radio-base non pu&ograve; essere considerata, dal Comune e dal richiedente, una denuncia di inizio-attivit&agrave;: i due istituti sono profondamente diversi.<br />Lo ha affermato il Tar Ancona (sentenza 28/2007), secondo cui il Dlgs 259/2003 ammette la possibilit&agrave; di localizzare le stazioni radio-base mediante denuncia di inizio attivit&agrave;; qualora l'interessato opti per un procedimento diverso (nel caso di specie, presentazione della domanda per il permesso a costruire), il Comune non ha alcun obbligo di intendere diversamente la domanda (ritenendola una Dia).<br />Infatti, secondo il Tar, "se &egrave; vero che l'Amministrazione ha l'obbligo di attenersi ai principi di cui all'articolo 97 della Costituzione nell'espletamento della propria attivit&agrave; amministrativa, in modo conforme deve agire anche la parte privata, evitando, cio&egrave;, di chiedere un determinato provvedimento con l'intento, affatto esternato, di avvalersi, in caso di negato rilascio, di un altro e ben diverso provvedimento.".]]></content:encoded></item><item><title>150 milioni di metri cubi di acqua di montagna andati via dalle falde...</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-15T13:32:50+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-55</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-55</guid><content:encoded><![CDATA[...dell&rsquo;Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV<br /><br />150 milioni di metri cubi di acqua di montagna andati via dalle falde dell&rsquo;Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV &hellip;<br />Fonte: Idra, Associazione di volontariato http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html www.idra.dadacasa.supereva.it <br />INFRASTRUTTURE E FUTURO: CI SONO DUE TOSCANE. UNA &Egrave; VIGILE E PREVIDENTE. L&rsquo;ALTRA &Egrave; BEATA E BENDATA.<br />LUNED&Igrave; 22 GENNAIO LA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA REGIONE VA IN VISITA ALLA TAV IN MUGELLO: AVR&Agrave; OCCHI PER VEDERE?<br />Hanno superato quota 150 milioni. Sono i metri cubi di buona acqua di montagna andati via dalle falde dell&rsquo;Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV. Ma a Palazzo Bastogi, sede della &ldquo;Toscana legale&rdquo;, meglio non parlarne: la priorit&agrave; adesso &egrave; un&rsquo;altra. A Palazzo Bastogi si sogna un altro buco TAV, forse ancora pi&ugrave; avventuroso: questa volta sotto Firenze.<br />Sono oltre 10.000 miliardi di vecchie lire di denaro pubblico. E&rsquo; il conto (ancora provvisorio peraltro) della galleria TAV fra Firenze a Bologna. Ma doveva costare 5 volte di meno. E a Palazzo Bastogi? Meglio non parlarne. A Palazzo Bastogi si reclamano piuttosto dall&rsquo;erario altre centinaia di milioni di euro (per cominciare) necessari a bucare anche la citt&agrave; cara all&rsquo;UNESCO.<br />I $upertreni dovevano correre fra Firenze e Bologna gi&agrave; nel 2003. Ma siamo nel 2007 e ancora nelle gallerie non ci sono neppure i binari! Anzi. La TAV ha all&rsquo;attivo gallerie da demolire e da rifare. E a Palazzo Bastogi? Silenzio tassativo: non ci risultano comunicati della giunta regionale che spieghino che sono gi&agrave; tre i tunnel in demolizione e in rifacimento, e perch&eacute; questo sta avvenendo.<br />Fra una finestra e l&rsquo;altra di accesso ai tunnel sotto l&rsquo;Appennino ci sono fino a 6-7 km di distanza. Se l&agrave; sotto succede un incidente, o un attentato, la pi&ugrave; vicina via di fuga pu&ograve; essere lontana dunque fino a tre km e mezzo. Lo hanno scritto nero su bianco i Vigili del Fuoco di Firenze: "Nel caso di gallerie con finestre intermedie non &egrave; possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all'incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell'incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km". Quindi fra Vaglia e Bologna, aggiungono, "si nutrono seri dubbi sulla rapidit&agrave; ed efficacia dei mezzi di soccorso". La galleria parallela di soccorso manca, clamorosamente, per ben 60 km. Non &egrave; stata neppure progettata! Sar&agrave; necessario altro tempo, inevitabili altri impatti. Secondo gli esperti, far&agrave; lievitare i costi del 30-40% (e a lume di naso dovr&agrave; essere fatta). Ci saranno mai questi soldi? Arriver&agrave; mai a Firenze questo $upertreno? Tutto appare molto incerto. Ma la Regione Toscana ha fretta. Ha fretta di bucare anche Firenze.<br />Infine l&rsquo;architettura contrattuale. Non ci risulta che qualcuno abbia mai smentito l&rsquo;ing. Ivan Cicconi, che da tempo definisce quello del general contractor un autentico autogoal finanziario per lo Stato: mentre a livello comunitario sono definiti solo due soggetti economici, l&rsquo;&ldquo;appaltatore&rdquo; e il &ldquo;concessionario&rdquo;, col concessionario-committente quale &egrave; di fatto il general contractor, e col finanziamento pubblico dell&rsquo;opera fino al 100% del costo, viene a configurarsi una situazione paradossale, che spinge inevitabilmente a far lievitare al massimo i tempi e i costi dei lavori, e a non garantire la qualit&agrave; dell&rsquo;opera.<br />Intanto si comincia a capire che volendo, a Firenze, ci sono binari inutilizzati e stazioni dismesse. E che con poche aggiunte, una diversa organizzazione della rete e un po&rsquo; pi&ugrave; di tecnologia si potrebbe moltiplicare la capacit&agrave; attuale del Nodo e realizzare, con minima spesa, quel servizio ferroviario metropolitano che vorrebbero farci credere impossibile senza la TAV. E&rsquo; mai stato possibile discutere e confrontare pubblicamente progetti e scenari? Davanti allo spettacolo quotidiano dei disagi propinati ai pendolari in termini di servizi, puntualit&agrave;, pulizia e sicurezza, i cittadini dovrebbero credere alla favola che quegli 8 km di doppio tunnel controfalda, con due curve a 90&deg; e chiss&agrave; quante belle sorprese scavi-facendo, sarebbero la bacchetta magica per venire a capo di problemi che hanno ben altre cause e soluzioni.<br />Abbiamo davvero bisogno di tutto questo?<br />Ci sono due Toscane. Una Toscana &ldquo;legale&rdquo;, che chiude testardamente gli occhi di fronte alle evidenze della realt&agrave;. Una Toscana &ldquo;reale&rdquo;, che esige buon governo della spesa pubblica, cura e difesa del territorio, futuro per i nostri figli e nipoti.<br />Riuscir&agrave; la Commissione Ambiente della Regione, che luned&igrave; 22 far&agrave; un sopralluogo ai cantieri TAV, a vedere ci&ograve; che &egrave; sotto gli occhi di tutti, e a dissuadere la giunta Martini dall&rsquo;avventura TAV sotto Firenze? Qualcuno spiegher&agrave; al presidente Erasmo D&rsquo;Angelis, secondo il quale in Mugello &ldquo;il ripristino verr&agrave; finanziato dai lavori, quindi non c&rsquo;&egrave; un finanziamento da parte degli Enti locali, c&rsquo;&egrave; un finanziamento da parte del costruttore per il ripristino ambientale&rdquo;, che anche questo finanziamento (i 53 milioni di euro stanziati nel 2002 col cosiddetto Addendum) &egrave; interamente pubblico? Quella della previdenza &egrave; un&rsquo;arte difficile. Ma almeno l&rsquo;esperienza, vorremo metterla a frutto e non ripetere gli errori freschi e manifesti?<br />]]></content:encoded></item><item><title>CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III&#x2c;12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-15T13:32:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-54</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-54</guid><content:encoded><![CDATA[Sentenza n. 40446<br /><br />RIFIUTI - Accumulo dei rifiuti - Nozione - Caratteristiche modalit&agrave; e tempi. Le caratteristiche delle modalit&agrave; e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicch&eacute; rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitivit&agrave;, in considerazione delle quantit&agrave; considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui &egrave; situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446<br /><br />Rifiuti - Differenza tra abbandono e discarica abusiva - Fattispecie - D. L.vo n. 36/2003 - Art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997. Solo l'abbandono di rifiuti connotato dall'assenza di caratteristiche quantitative e di sistematicit&agrave;, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica abusiva. Rientra,. in specie, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003, la realizzazione di un depositato incontrollato nell'area circostante a una segheria di un ingente quantit&agrave; di rifiuti prodotti dalla lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] raccolti in vasche di decantazione aziendali per oltre un anno. N&eacute; era in atto una legittima operazione preliminare all'attivit&agrave; di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446<br /><br />Rifiuti - Deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti - Gestione di rifiuti non autorizzata - Presupposti. Il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti &egrave; equiparabile giuridicamente all'attivit&agrave; di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977). In specie, correttamente &egrave; stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poich&eacute; risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalit&agrave; de deposito stesso. Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attivit&agrave; di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446<br /><br /> <br /><br />Pubblica Udienza 28.11.2006<br />SENTENZA N. 1908<br />REG. GENERALE n. 09018/2005<br /><br />REPUBBLICA ITALIANA<br />IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE<br />SEZIONE TERZA PENALE<br /><br />Composta dagli Ill.mi Signori<br /> <br />    Dott. Guido De Maio                                                        Presidente<br />1. Dott. Alfredo Teresi                                                          Consigliere rel.<br />2. Dott. Aldo Fiale                                                               Consigliere<br />3. Dott. Margherita Marmo                                                   Consigliere<br />4. Dott. Maria Silvia Sensini                                                 Consigliere <br /> <br />ha pronunciato la seguente<br /><br />SENTENZA<br /> <br />sui ricorsi proposti da Ferro Giuseppe, nato a Castellammare del Golfo il 10.12.1968, e da Ferro Roberto, nato a Trapani il 2.02.1966,avverso la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Palermo in data 5.12.2005 con cui &egrave; stata confermata la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda loro inflitta nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilit&agrave; limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per il reato di cui all'art. 51, commi 1, 2, 3 d.lgs. n. 22/1997;<br /> <br />Visti gli atti, la sentenza denunciata e i ricorsi;<br /> <br />Sentita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Alfredo Teresi;<br /> <br />Sentito il PM nella persona del PG dott. Giovani D'Angelo, il quale ha chiesto il rigetto dei ricorsi;<br /> <br />osserva<br /> <br />Con sentenza in data 5.12.2005 la Corte d'Appello di Palermo confermava la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda inflitta agli imputati nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilit&agrave; limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per avere, Ferro Roberto, quale conduttore di una segheria di marmo sita in Castellammare del Golfo e Ferro Giuseppe, quale presidente della cooperativa Golfo Marmi a.r.l., ma di fatto gestori dell'attivit&agrave; fino all'11.07.2002, depositato in modo incontrollato nell'area circostante la segheria un ingente quantit&agrave; di rifiuti della lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] e per avere raccolto in vasche di decantazione aziendali rifiuti di lavorazione per oltre un anno, cos&igrave; realizzando una discarica non autorizzata.<br /> <br />Riteneva la Corte che Ferro Roberto avesse cogestito la segheria presso la quale erano stati ammassati ingenti quantitativi di rifiuti non pericolosi della lavorazione del marmo per un prolungato periodo di tempo.<br /> <br />Proponevano ricorsi per cassazione gli imputati denunciando.<br /> <br />Ferro Giuseppe<br /> <br />manifesta illogicit&agrave; della motivazione in ordine.<br /> <br />- all'affermazione di responsabilit&agrave; per il periodo antecedente all'assunzione della carica di legale rappresentante della societ&agrave; [maggio 2000] a partire dall'anno 1989;<br /> <br />- alla ritenuta configurabilit&agrave; del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perch&eacute; in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc. di fanghi essiccati, mentre quelli riversati in vasche non potevano essere smaltiti per mancanza di discariche nella provincia di Trapani;<br /> <br />- all'applicazione di una pena non adeguata alla modestia del fatto.<br /> <br />Ferro Roberto<br /> <br />illogicit&agrave; della motivazione in ordine<br /> <br />- all'affermazione di responsabilit&agrave; erroneamente ritenuta perch&eacute; la cessazione di attivit&agrave; di operaio non autorizza a ritenere che egli avesse curato la gestione della segheria;<br /> <br />- alla disconoscimento dell'impossibilit&agrave; di smaltire i fanghi raccolti nelle vasche di decantazione per la mancanza di discariche nella provincia di Trapani;<br /> <br />- alla ritenuta configurabilit&agrave; del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perch&eacute; in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc di fanghi essiccati;<br /> <br />violazione di legge in ordine<br /> <br />- al riconoscimento della recidiva specifica infraquinquennale non applicabile alle contravvenzioni;<br /> <br />- al diniego delle attenuanti generiche basato esclusivamente sui precedenti penali.<br /> <br />Chiedevano l'annullamento della sentenza.<br /> <br />I ricorsi non sono puntuali perch&eacute; censurano in fatto la decisione fondata, invece, su congrue argomentazioni esenti da vizi logico - giuridici essendo stati specificati gli elementi probatori emersi a carico degli imputati e confutate le  obiezioni difensive.<br /> <br />Il positivo giudizio della compartecipazione degli imputati alla gestione dell'azienda &egrave; sorretto da logiche considerazioni perch&eacute;, per Ferro Roberto [condannato con sentenza definitiva per la gestione dell'azienda per le medesime condotte fino al 26.08.1998] non &egrave; stato chiamato soltanto il legame familiare ma sopratutto la sua esperienza nel settore, elementi che legittimano il convincimento che egli abbia concorso attivamente nella gestione della societ&agrave; cooperativa della quale il fratello &egrave; divenuto legale rappresentante sin dal maggio 2000.<br /> <br />Sebbene i giudici di merito non abbiano preso in considerazione la doglianza di Ferro Giuseppe sulla data d'inizio della gestione aziendale menzionata in rubrica [1989], nessun concreto pregiudizio &egrave; allo steso derivato sul piano sanzionatorio perch&eacute; la pena per la discarica abusiva &egrave; stata determinata violando il minimo edittale.<br /> <br />Anche i motivi sulla configurabilit&agrave; dei reati non sono puntuali, anche se va puntualizzato che il richiamo in rubrica ad entrambe le ipotesi criminose di deposito incontrollato di rifiuti e di discarica abusiva meritava un intervento chiarificatore dei giudici di merito in ordine alla esatta qualificazione giuridica dei fatti di reati riscontrati, vale a dire l'accumulo di residui, essiccati, della lavorazione del marmo all'esterno dello stabilimento aziendale e la raccolta di fanghi di polvere di marmo in vasche di decantazione per un tempo prolungato.<br /> <br />Infatti, le caratteristiche delle modalit&agrave; e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicch&eacute; rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitivit&agrave;, in considerazione delle quantit&agrave; considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui &egrave; situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]<br /> <br />I fatti sopra descritti rientrano, peraltro, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003 sia per durata - superiore all'anno - del deposito sia la assenza di preparazione per il successivo recupero o trattamento o smaltimento in discarica, che non era inesigibile [come asserito in ricorso] per la possibilit&agrave; di effettuarlo preso discariche esistenti in province siciliane diverse da quella in cui operavano gli imprenditori.<br /> <br />Solo l'abbandono di rifiuti connotato d'assenza di caratteristiche quantitative o di sistematicit&agrave; nella specie non ravvisabili, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica, sicch&eacute; a rettifica della motivazione della sentenza impugnata, va affermato che sia stata addebita agli imputati la gestione di distinte fattispecie criminose di discariche non utilizzate, unificate dal vincolo della continuazione, essendo stato accertato, in fatto, che un consistente quantitativo stratificato di fanghi derivanti della attivit&agrave; di lavorazione del marmo &egrave; stato depositato all'esterno dell'insediamento produttivo per un tempo prolungato, desumibile della costatata essiccazione, e che altri fanghi sono stati depositati in vasche di decantazione all'interno dell'azienda per oltre un anno.<br /> <br />N&eacute; era in atto una legittima operazione preliminare all'attivit&agrave; di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative.<br /> <br />Pertanto, puntualizzando che, in assenza di tali condizioni, il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti &egrave; equiparabile giuridicamente all'attivit&agrave; di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977), correttamente &egrave; stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poich&eacute; risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalit&agrave; de deposito stesso.<br /> <br />Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attivit&agrave; di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato.<br /> <br />Manifestamente infondate, perch&eacute; generiche e in fatto, sono le censure relative alla pena, applicata in violazione del minimo edittale e al diniego a Ferro Roberto dalle attenuanti generiche per gli ostativi precedenti penali.<br /> <br />Corretto &egrave; il rilievo, proposto da Ferro Roberto, sull'inapplicabilit&agrave; della recidiva alle contravvenzioni poich&eacute; la nuova formulazione dell'art. 99 cod. pen. [introdotta dell'art. 4 della legge dicembre 2005 n. 251] prende in considerazione ai fini dell'aumento delle pene solo la commissione di "nuovo delitto colposo"<br /> <br />Tuttavia, l'esclusione della recidiva non comporta alcuna diminuzione di pena per non essere stato effettuato, nel relativo calcolo, alcun aumento per tale titolo.<br /> <br />Infatti, l'espressione "recidiva reiterata specifica, infraquinquennale" &egrave; stata impropriamente utilizzata solo nella motivazione del diniego delle attenuanti generiche come sinonimo di ostativit&agrave; per i negativi precedenti penali.<br /> <br />Il rigetto dei ricorsi comporta condanna al pagamento delle spese processuali.<br /> <br />P.Q.M.<br /> <br />La Corte rigetta i ricorsi e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.<br /> <br />Cos&igrave; deciso in Roma nella pubblica udienza del 28.11.2006.<br /><br />L' estensore              Il presidente<br /> Alfredo Teresi                    Guido Di Maio]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: ECO-REATI; IN ITALIA AFFARI PER 180 MLD IN 12 ANNI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:35:14+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-53</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-53</guid><content:encoded><![CDATA[Traffico illegale di rifiuti, abusivismo edilizio e cave illegali, racket di animali e furti di opere d'arte sono i principale settori dell'illegalita' ambientale. Un giro d'affari che, in Italia, nel 2005 supera i 22 miliardi di euro e, secondo il bilancio del rapporto Ecomafia 2006 di Legambiente, ammonta a quasi 180 miliardi di euro dal 1994 ad oggi. Parlano chiaro i dati sul traffico illecito di rifiuti: e' di circa 2,7 milioni di euro il valore delle 4.600 tonnellate di rifiuti anche pericolosi e tossici, contenuti nei 270 container sottoposti a sequestro dalle dogane italiane da ottobre 2005 a marzo 2006. Sul fronte illegalita', nel 2005 sono state 23.660 le infrazioni accertate dalle forze dell'ordine; 183 le persone arrestate; 19.503 le persone denunciate; 10.503 i sequestri effettuati. Questa la mappa dell'eco-illegalita' in Italia per il 2005 (Fonte - elaborazione Legambiente su dati delle forze dell' ordine):<br />- Infrazioni accertate      23.660<br />- Persone arrestate            183<br />- Persone denunciate        19.503<br />- Sequestri effettuati      10.503<br /><br />Questo invece il business dell'Ecomafia. Le cifre sono espresse in miliardi di euro (Fonte - Elaborazione Legambiente):<br />ANNO                    MLD<br />1994                   10,85<br />1995                   10,85<br />1996                   10,85<br />1997                   11,33<br />1998                   11,53<br />1999                   13,51<br />2000                   13,63<br />2001                   14,26<br />2002                   16,61<br />2003                   18,90<br />2004                   24,62<br />2005                   22,38<br />TOTALE           179,32]]></content:encoded></item><item><title>ECO-CRIMINI: PECORARO&#x2c; IN ITALIA PRESTO UN DDL</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:35:06+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-52</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-52</guid><content:encoded><![CDATA[La proposta di direttiva europea sugli eco-crimini ''e' un fatto positivo: anche in Italia sara' presto presentato un Ddl sui reati ambientali''. Lo dice il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, commentando l'annuncio dell'Ue. ''Spero - prosegue il ministro - che quest'iniziativa aiutera' l'approvazione in parlamento di apposite norme sugli eco-reati, piu' volte sollecitate. E' altresi' al lavoro, presso il ministero dell'Ambiente e con la partecipazione di alcuni autorevoli magistrati, l'Osservatorio sui crimini ambientali - ricorda Pecoraro - che sta predisponendo, in contatto con il ministero della Giustizia, un primo testo che spero al piu' presto possa essere portato all'esame del Consiglio dei ministri e del Parlamento''. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>COMMISSIONE UE&#x2c; DIRETTIVA ECO-CRIMINI ENTRO 2008</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:34:29+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-51</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-51</guid><content:encoded><![CDATA[Lotta agli inquinatori di tutta Europa. La Commissione ha messo a punto un piano d'azione comune che supera le frontiere e punisce con le stesse armi chi compie crimini contro l'ambiente. Dieci anni di reclusione e un milione e mezzo di multa: queste le pene massime previste. Una strategia obbligatoria visto che il 75% degli co-reati ha carattere transnazionale. E l'Italia, come anche Spagna, Francia, Cipro e altri Paesi del Mediterraneo, dovra' fare molto quando le regole entreranno in vigore. Il decalogo e' contenuto nella proposta di direttiva presentata questa mattina a Bruxelles dal commissario Ue all' Ambiente, Stavros Dimas, e, in teleconferenza da Roma, dal vicepresidente della Commissione e responsabile giustizia, liberta' e sicurezza, Franco Frattini.<br />E' proprio Frattini a spingere sull'acceleratore per arrivare presto al varo della direttiva. ''Confido sulla presidenza tedesca perche' il tema possa entrare in questo semestre e approvare il documento entro quest'anno per farlo entrare in vigore entro la fine del 2008''. ''L'Italia - ha detto quindi Frattini - potra' dare a questa nostra proposta un grande sostegno a livello di Consiglio''. Ma Frattini vuole anche al fianco della proposta le imprese nazionali. ''Parlero' con il presidente di Confindustria, Montezemolo, perche' l'industria sia fortemente a sostegno di questa proposta di direttiva Europea'', ha detto sottolineando che la lotta agli inquinatori e' anche salvaguardia dello sviluppo. Quindi il documento. Si tratta, ha spiegato Frattini di un ''decalogo dove ci saranno attivita' punibili allo stesso modo in tutta Europa. Chi danneggia un fiume, chi versa rifiuti tossici in mare, chi nasconde rifiuti sotto terra verra' punito allo stesso modo in tutti i paesi d'Europa''.<br />''Ci sono Stati che non puniscono affatto alcuni comportamenti. Ci sono stessi comportamenti che in uno stato sono puniti fino a sei mesi in altri fino a sei anni e in altri non vengono puniti. Noi - ha detto Frattini - non possiamo permettere che gli ecocriminali trovino un porto sicuro in Europa dove rifugiarsi''. ''Non ci sono Paesi a rischio ci sono Paesi che devono fare di piu'. Tra questi il nostro paese l'Italia. Noi attendiamo dei cambiamenti rigorosi penso anche alla Spagna e altri Paesi Mediterranei dove le modifiche legislative devono andare verso una repressione piu' severa''.<br />E proprio sul nostro Paese, il Commissario Ue all'Ambiente, Dimas ha sottolineato che ''se la direttiva sulle sanzioni contro gli eco-crimini entrera' in vigore, l'Italia e' fra i Paesi che dovranno cambiare molte cose''. E tra queste il deterioramento di habitat protetto che in Italia, ha riferito Dimas, dove non e' considerato attualmente reato. Ma nella lista il nostro Paese non e' da solo. Nel gruppo figurano anche Francia, Slovacchia e Cipro: ''Sono paesi in cui molte cose sull'ambiente devono cambiare''. Analoghe pesanti modifiche alle proprie leggi dovranno apportarle l'Austria (sulle sostanze nocive per l'ozono) o Spagna e Portogallo (sul trasporto di materiali pericolosi).<br />''Per questi motivi - ha spiegato Dimas - dobbiamo dare regole uniche, il gran numero di attivita' illegali contro l'ambiente rende attualmente difficile l'applicazione delle norme comunitarie. Per evitare i morti, le fatalita', i danni all'ambiente, sono necessarie sanzioni penali, anche la reclusione. E nel settembre 2005 la Corte di Giustizia europea ha confermato la competenza della Commissione in questo campo''. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CNR; ITALIA A SECCO&#x2c; PROSSIMI MESI ALLARME ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:34:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-50</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-50</guid><content:encoded><![CDATA[La grande sete mette sotto assedio l' Italia. La siccita' si conferma infatti il problema ''caldo'' per i prossimi mesi. Una bomba a orologeria che colpira' soprattutto il nord. Nessun sollievo arrivera' dalle precipitazioni attese. Intanto da ottobre fino a oggi il deficit di acqua e' stato del 60%. A meta' febbraio prevista una forte ondata di freddo con replica tra fine febbraio e primi di marzo mentre l'estate sara' molto calda con picchi roventi a partire da fine luglio. La primavera anticipa di 20 giorni. Queste le conclusioni cui sono giunti gli esperti dell' Istituto Ibimet del Cnr di Firenze.<br />''Per ora si conferma il rischio siccita' attraverso le previsioni stagionali, specialmente nel Nord Italia'', ha detto all'Ansa il direttore dell'Ibimet, Giampiero Maracchi. In particolare in base alle rilevazioni e alle proiezioni per febbraio e marzo ''possiamo ritenere che la siccita' - dicono gli esperti Ibimet - sara' il problema 'caldo' per i prossimi mesi''. ''Le precipitazioni - ha sottolineato Maracchi - si fanno attendere. Febbraio risulta abbastanza nella norma anche se la tendenza va verso l'assenza di precipitazioni e quelle che ci saranno non potranno certo ripianare il deficit. Marzo sara' poco piovoso. Poi resta poco tempo per recuperare. A maggio e giungo - spiega il direttore dell'Ibimet - l'evaporazione e' forte quindi tanto piove tanto evapora e anche con una primavera con precipitazioni il problema siccita' resta''. Le piogge migliori, spiega Maracchi, sono quelle invernali. Nella stagione fredda infatti, l'evaporazione e' di mezzo millimetro al giorno, in primavera di 5 millimetri.<br />''Ma, ad oggi, queste precipitazioni invernali - afferma Maracchi - non ci sono state. Anzi, abbiamo rilevato che da ottobre fino a ora c'e' stato il 60% in meno di piogge soprattutto al Nord''. Stesso trend anche in primavera. A marzo le previsioni parlano di un 50% di pioggia attesa rispetto alla norma, quindi ne arrivera' in media la meta'. Manca anche la neve che rappresenta il budget di acqua per la primavera. Anomalie anche nell'andamento delle stagioni. ''Da quanto e' possibile valutare, la situazione attuale in Italia, e piu' in generale in Europa - ha detto Massimiliano Pasqui, dell'Ibimet - e' caratterizzata da una estesa aridita' che si protrae ormai da novembre 2006. Da una stima dello stato vegetativo, e piu' in generale ambientale, sul nostro paese siamo con circa 2 decadi di anticipo rispetto alla normalita'. Tale situazione sara' di particolare rischio per possibili ondate di gelo tardivo che, seppur di bassa intensita', potrebbero creare danni alla piante nel periodo tra la seconda meta' di febbraio e la prima di marzo''.<br />''Le nostre previsioni per le anomalie di precipitazioni per Febbraio e Marzo - aggiunge Pasqui - non indicano un possibile recupero idrico. Unitamente al fatto che le quantita' di neve caduta durante l'inverno e' veramente esigua''. Sul fronte temperature, l'Italia, fino a dicembre, risulta sopra la norma da 1 a 3 gradi, cosi' come Francia, Inghilterra, Svizzera, parte delle Spagna e Portogallo. Inverno rovente, fino a 5 gradi sopra la media, in Germania, Polonia, Europa dell'Est fino alla Russia e Penisola Scandinava. E l'estate? ''Per ora abbiamo solo un outlook, cioe' uno sguardo di insieme, non e' quindi una previsione. Ma questo sguardo - ha detto Maracchi - ci dice che sara' un'estate calda, in particolare nella sua parte finale''. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>VIA LIBERA A NAUTICA SOSTENIBILE IN RISERVE MARINE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:33:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-49</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-49</guid><content:encoded><![CDATA[Bollino blu per la nautica nelle aree marine protette italiane. E' stato infatti firmato il protocollo per la nautica sostenibile. Lo rende noto il ministero dell' Ambiente. Le nuove regole sono state varate in accordo con l' industria nautica, i rappresentati della diportistica e le associazioni ambientaliste. Il risultato e' il frutto del Tavolo sulla Nautica Sostenibile, istituito lo scorso ottobre dalla Direzione Protezione Natura del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e lanciato dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio in risposta alle richieste espresse dal presidente di Ucina (Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini), Anton Albertoni, in occasione dell'ultimo Salone Nautico di Genova.<br />Dopo soli tre mesi di lavoro si e' arrivati alla stesura di un protocollo, ratificato nei giorni scorsi, utile per una fruizione sostenibile delle aree marine protette. Con la convalida del Protocollo, in pratica, sono stati fissati i criteri per la riscrittura delle normative relative alle 26 aree marine protette in Italia, incentrate su una nautica sostenibile grazie all'adozione di nuove tecnologie, efficienza energetica, contenimento dei consumi e la compatibilita' ambientale delle unita' navali. Fra gli obiettivi conseguiti dal protocollo appena ratificato, regole uniformi per tutte le Amp, regime di favore per la piccola nautica e per le imbarcazioni di nuova costruzione rispondenti alla direttiva 2003/44, accesso per le imbarcazioni che si dotino di casse nere, limiti di velocita' per una fascia di 600 metri dalla costa e introduzione di un bollino blu per gli scafi eco-compatibili. L'elaborazione del documento ha coinvolto diversi esperti della Segreteria Tecnica delle Aree marine protette del Ministero dell'Ambiente, il Ministero dei Trasporti, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, con la collaborazione di Federparchi, Ucina, AssoNautica, AssoCharter e Ami in rappresentanza dell' utenza nautica, e di Legambiente, Marevivo e Wwf Italia, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>UNEP: VERTICE NAIROBI; PIATTI&#x2c; GOVERNANCE PER ENERGIE PULITE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:33:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-48</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-48</guid><content:encoded><![CDATA[La liberalizzazione dei beni ambientali, quali le tecnologie pulite, la progressiva stabilizzazione del prezzo del carbonio e l'elaborazione di piani di investimento di lungo periodo che portino il settore privato ad investire in energia pulita, l'importanza della certificazione e dell'etichettatura e il rafforzamento della partecipazione della societa' civile all'OMC e all'Unep: questi gli argomenti al centro degli incontri del Forum globale dei ministri dell'Ambiente dell'Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) in corso a Nairobi. Il Sottosegretario all'Ambiente, Gianni Piatti, nel suo intervento alla tavola rotonda dei Ministri, ha voluto porre la massima attenzione sulla governance in tema di bioenergie, le quali, se da un lato possono avere effetti benefici nello sviluppo delle comunita' rurali migliorando le possibilita' di accesso all'energia, dall'altro possono avere un impatto negativo sulla biodiversita' e sulla protezione della salute e dell'ambiente quando si tiene in considerazione la quantita' di pesticidi che vengono utilizzati per la coltivazione dei bio-carburanti.<br />''Nel 2006, il Ministero dell'Ambiente italiano ha dichiarato il Sottosegretario - ha lanciato una Partnership Globale sulle Bioenergie che, ci auguriamo, possa creare sinergie con le attivita' dell'Unep in materia. All'Unep e' stato riconosciuto inoltre, qui a Nairobi, lo status di osservatore presso le varie commissioni negoziali dell'OMC con un ruolo che aiuti il commercio ad essere di sostegno all'ambiente. Un'ultima fondamentale questione: quella relativa all'importanza dell'educazione allo sviluppo sostenibile, come la primaria responsabilita' dei Governi nella promozione di modelli di consumo e produzione''. A questo riguardo il Sottosegretario Piatti ha evidenziato ''le opportunita' che offre il processo di Marrakech lanciato da Unep e Undesa nel 2003 e che oggi e' entrato nella sua fase operativa, processo in cui l'Italia presiede uno dei sei gruppi di lavoro in materia di Educazione al consumo sostenibile''. (ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: PECORARO E DOMENICI SCRIVONO A SINDACI&#x2c; SPEGNETE LUCI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-12T22:32:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-47</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/11-february-2007#unique-entry-id-47</guid><content:encoded><![CDATA[Appello a tutti i sindaci d'Italia per spegnere le luci il 16 febbraio, 2/o compleanno dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. A lanciare l'invito il ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, che in una lettera scritta a quattro mani sostengono cosi' la campagna ''M'illumino di meno'' della trasmissione radiofonica ''Caterpillar''. L'invito agli Enti Locali e' quello di lavorare in prima linea con il Governo nazionale nella lotta contro i cambiamenti climatici. ''Proprio gli enti locali - si legge nella lettera del ministro dell'Ambiente e del presidente dell'Anci - per la vicinanza ai cittadini sono chiamati a giocare un ruolo chiave per promuovere e realizzare politiche per la mobilita' urbana, l'efficienza energetica degli edifici e l'uso delle fonti alternative. E conosciamo bene l'impegno che contraddistingue gia' da tempo l'azione di molti Comuni italiani''.<br />''Il Governo, anche in Finanziaria - proseguono Pecoraro e Domenici - ha offerto alcuni segnali concreti di attenzione: dall'aumento dei fondi per la mobilita' sostenibile, a misure per l'efficienza e il risparmio energetico, fino alla previsione di un fondo per contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del Protocollo di Kyoto. Insieme, Governo nazionale e enti locali sono protagonisti su questo fronte''. Il ministro Pecoraro Scanio e il presidente Domenici nella lettera segnalano ai sindaci la campagna ''M'illumino di meno'', promossa dalla trasmissione di Radio Due Rai ''Caterpillar'', che gia' nelle passate edizioni ha coinvolto migliaia di ascoltatori in una sorta di gara etica per il consumo energetico.<br />''Quest'anno - aggiungono Pecoraro e Domenici - nel giorno dell'anniversario della sottoscrizione del Protocollo Kyoto, venerdi' 16 febbraio, la trasmissione lancera' nuovamente l'invito a spegnere dalle ore 18 le luci di case, uffici, negozi ed edifici pubblici e si prevede, come per gli altri anni, un'alta adesione da parte delle amministrazioni locali. Il buio non e', ovviamente una soluzione rispetto allo spreco energetico, ma piuttosto intende perseguire l'obiettivo di attirare l'attenzione sui temi del consumo consapevole e razionale anche di chi non e', di regola, sensibile e avveduto''. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quest'anno ha voluto, inoltre, farsi parte attiva della campagna ''M'illumino di meno'', concedendo il proprio patrocinio, mentre l'Anci ha confermato il proprio impegno nelle attivita' di sensibilizzazione dei Comuni italiani. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Lanciato il Settimo programma quadro per la ricerca europea</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-08T22:07:31+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-february-2007#unique-entry-id-46</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-february-2007#unique-entry-id-46</guid><content:encoded><![CDATA[Pi&ugrave; fondi per la ricerca, procedure di presentazione delle proposte e di gestione pi&ugrave; snelle e meno dispendiose, gestione esterna alla CE di alcuni temi di ricerca e durata settennale invece che quinquennale sono tra gli aspetti pi&ugrave; importanti del nuovo programma quadro per la ricerca, presentato ieri a Roma dal Commissario Europeo per la ricerca Janez Potočnik.<br /><br />Una novit&agrave; importante, e che auspichiamo possa essere applicata anche ad altri fondi, &egrave; la presentazione delle proposte di progetto in due fasi. La CE effettuer&agrave; una prima valutazione delle idee progettuali esposte in un formulario di I0-I5 pagine. In caso di esito positivo, al proponente sar&agrave; chiesto di redigere una proposta completa, sulla quale sar&agrave; poi effettuata una valutazione vera e propria. Questa procedura, che si applicher&agrave; a molti dei bandi della ricerca,&nbsp;eviter&agrave; perdite di tempo e risorse nel compilare, e nel valutare, proposte ove l&rsquo;idea di fondo non &egrave; finanziabile.<br />Come hanno concordato i relatori intervenuti, tra ai quali il ministro per la ricerca Mussi e per le politiche comunitarie Bonino, 1&rsquo;Italia dovr&agrave; saper sfruttare le tante opportunit&agrave; in pi&ugrave; offerte dal cosiddetto&nbsp; &ldquo;FP7&ldquo; che prevede 4 programmi: Cooperazione, Idee, Persone, Capacit&agrave;. Il tema &ldquo;Cooperazione&rdquo; che finanzier&agrave; iniziative di ricerca transnazionali, include il tema &ldquo;Ambiente&rdquo; cui saranno destinati 1890 milioni di euro.<br />All&rsquo;interno di questo tema, 1&rsquo;attivit&agrave; &ldquo;Gestione sostenibile delle risorse&rdquo; finanzier&agrave; programmi di ricerca sulla conservazione e gestione sostenibile delle risorse naturali e antropiche e della biodiversit&agrave;: ecosistemi; gestione delle risorse idriche; gestione e prevenzione dei rifiuti; protezione e gestione della biodiversit&agrave;, incluso il controllo delle specie aliene invasive, protezione del suolo, dei fondali marini, delle lagune e delle zone costiere, metodi di lotta contro la desertificazione e il degrado del terreno, conservazione del paesaggio; uso e gestione sostenibili delle foreste; gestione e pianificazione sostenibili dell'ambiente urbano, comprese le zone postindustriali; gestione dei dati e servizi di informazione; valutazione e previsioni relative ai processi naturali.<br />Per quanto riguarda la gestione degli ambienti marini le ricerche dovranno vertere su: ripercussioni delle attivit&agrave; antropiche sull'ambiente marino e le sue risorse; inquinamento e eutrofizzazione nei mari regionali e nelle zone costiere; ecosistemi delle profondit&agrave; marine; esame delle tendenze della biodiversit&agrave; marina, dei processi degli ecosistemi e della circolazione oceanica; geologia dei fondali marini. Sviluppo di strategie, concetti e strumenti per un uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse.<br />Le motivazioni che spingono la Commissione a finanziare questi temi sono descritte nella decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio che istituisce il Settimo Programma Quadro n.1982/2006, distribuita all&rsquo;incontro,&nbsp; che danno atto dell&rsquo;integrazione delle tematiche ambientali anche nel settore della ricerca:<br />&ldquo;Sono necessarie attivit&agrave; di ricerca a livello di UE per garantire il rispetto degli impegni internazionali quali la Convenzione quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici (UNFCC) ed il relativo protocollo di Kyoto, la Convenzione dell'ONU sulla diversit&agrave; biologica, la Convenzione dell'ONU per la lotta contro la desertificazione, la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, gli obiettivi del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002, compresa l'iniziativa &laquo;Acqua&raquo; dell'UE, e per i contributi al gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici e all'iniziativa &laquo;Osservazione globale della Terra&raquo;.<br />Anche le politiche vigenti o in fase di elaborazione nell'UE, l'attuazione del sesto piano d'azione per l'ambiente e le relative strategie tematiche (ad esempio, la strategia dell'UE per l'ambiente marino), i piani d'azione, i programmi e le direttive in materia di tecnologie ambientali e ambiente e salute, la direttiva quadro sulle acque e la rete NATURA 2000 richiedono importanti attivit&agrave; di ricerca.&rdquo;<br />All&rsquo;incontro, tenutosi presso l&rsquo;Accademia dei Lincei, oltre a un folto pubblico, hanno partecipato anche Pia Elda Locatelli, Membro del Parlamento Europeo, Commissione per l&rsquo;Industria, la Ricerca e l&rsquo;Energia (ITRE); il Vice Presidente Confindustria per l&rsquo;Europa, Andrea Moltrasio; il Capo Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Carmela Decaro; il Rettore dell'Universit&agrave; di Bologna, il Delegato della Conferenza dei Rettori, Pier Ugo Calzolari; il Presidente dell&rsquo;Agenzia per la Ricerca Europea, Ezio Andreta; Alessandro Damiani, Capo Unit&agrave; D1 &ndash; DG Ricerca, della Commissione Europea; Orlando Arango della Banca Europea per gli Investimenti.<br />I bandi sono disponibili nel sito http://cordis.europa.eu/it/home.html&nbsp;.<br />FONTE:www.comunitambiente.it]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: OPERAZIONE CARONTE; SCOPERTO TRAFFICO ILLECITO SU SARNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-02T13:53:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-45</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-45</guid><content:encoded><![CDATA[I carabinieri del Gruppo tutela ambiente di Napoli e del comando provinciale di Salerno, hanno eseguito nella provincia di Salerno, 11 misure cautelari - tra le quali alcuni arresti - nei confronti di altrettante persone dedite al traffico illecito nel campo dei rifiuti, nonche' al sequestro di una azienda operante in tale settore. L' operazione viene effettuata con il supporto del settimo elinucleo dei carabinieri di Pontecagnano. Le persone coinvolte nell' inchiesta sono accusate di sversamento continuato di liquami e rifiuti liquidi nel fiume Sarno, corso d' acqua sottoposto a programma di bonifica. A seguito di lunghe indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Nocera Inferiore, sono stati individuati i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali, truffa aggravata e frode in pubblica fornitura, deturpamento di bellezze naturali e danneggiamento aggravato. <br /><br />Nel corso dell' operazione, denominata 'Caronte', sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere e le rimanenti agli arresti domiciliari, nonche' sei misure cautelari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I provvedimenti della magistratura sono stati adottati a carico di persone ritenute tutte responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali, danneggiamento e deturpamento di bellezze naturali, truffa aggravata e frode in pubblica fornitura. A carico di un dipendente comunale, inoltre, e' stata disposta la misura interdittiva della sospensione dall' esercizio del suo pubblico ufficio. <br /><br />L' indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, Giancarlo Russo, ha impegnato i carabinieri per la tutela dell' ambiente per circa un anno ed ha consentito di fare luce su una vera e propria organizzazione criminale ben radicata sul territorio campano, la cui attivita' gravitata attorno ad uno stabilimento industriale, oggetto di sequestro che, nel solo anno 2005, ha consentito illeciti profitti per circa un milione di euro. L' organizzazione ha attuato lo smaltimento illecito di piu' di 3.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi che venivano sversati direttamente nelle acque del torrente San Tommaso, affluente del fiume Sarno. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Italiani: popolo ecologico?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-31T19:36:28+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-44</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-44</guid><content:encoded><![CDATA[L&rsquo;ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni &hellip;), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.<br /><br />Italiani: popolo ecologico? L&rsquo;ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni &hellip;), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.<br />Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it <br />Forte del suo costante impegno nel promuovere una cultura "verde" presso la comunit&agrave; locale e il proprio network di dipendenti, clienti e fornitori, Lexmark ha presentato i risultati di una nuova ricerca che analizza il livello di consapevolezza delle aziende in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale tutte le attivit&agrave; quotidiane che si svolgono al loro interno. <br />Lo studio condotto da Ipsos Global su un campione di 2500 dipendenti nei principali Paesi europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) rileva che la "rivoluzione verde", ovvero il nuovo orientamento dei cittadini nei confronti dell&rsquo;ambiente, &egrave; ormai un atteggiamento consolidato presso la maggior parte delle famiglie e inizia ora a essere fortemente percepito anche all&rsquo;interno degli uffici. In Europa il 27% degli intervistati dichiara di adottare una corretta etica "ecologica" mentre il 32% afferma di essere informato delle ripercussioni che i processi di stampa possono avere sull&rsquo;ambiente se gestiti impropriamente. In Italia, dove il campione degli intervistati &egrave; pari a un quinto del totale, queste percentuali corrispondendo rispettivamente al 41% e al 24%; mentre la Germania &egrave; il Paese con la percentuale pi&ugrave; bassa (15%). <br />Dalla parte delle aziende: &egrave; giunto il momento di agire <br />In generale, dunque, i dipendenti aziendali sono a favore delle politiche eco-ambienti, ma dalla ricerca emerge che molti di essi lamentano una mancanza di interesse da parte delle aziende per cui lavorano. In linea con le risposte fornite dai colleghi europei, gli italiani hanno dichiarato una particolare attenzione ai consumi di corrente (8%) e hanno evidenziato che nella propria struttura non viene effettuata la raccolta differenziata della carta (9%). Alla luce di queste considerazioni, oltre un terzo degli europei (35%) e degli italiani (37%) ritiene che la via pi&ugrave; efficace per obbligare le aziende a perseguire politiche ambientali sia l&rsquo;introduzione da parte dei Governi di normative e leggi specifiche che indicano a modificare le "cattive" abitudini aziendali. Sempre sulla scia europea, il 27% dei dipendenti italiani sostiene che i produttori dovrebbero avere un ruolo pi&ugrave; incisivo nell&rsquo;educare il personale d&rsquo;ufficio, soprattutto in relazione alla capacit&agrave; di scegliere prodotti eco-compatibili. <br />Dalla parte dei dipendenti: molti buoni propositi <br />La ricerca rileva che in tutta Europa i dipendenti prestano particolare attenzione al consumo di carta: in particolare, coerenti con la media europea (84%), l&rsquo;85% degli italiani dichiara di leggere i messaggi e-mail e gli altri documenti unicamente a video evitando di stamparli; per contro solo il 34% utilizza carta riciclata e solo il 33% stampa su ambedue le facciate (in Europa rispettivamente il 29% e il 28%). <br />Globalmente tutti gli europei si sono dichiarati sensibili anche agli sprechi di energia elettrica e ai consumi inerenti l&rsquo;utilizzo delle cartucce. <br />In ufficio l&rsquo;81% dell&rsquo;intero campione afferma che sempre pi&ugrave; spesso, prima di uscire, spegne la luce della stanza insieme al proprio Pc e allo schermo per contribuire al risparmio di corrente (in Italia l&rsquo;80%). Dato ancor pi&ugrave; interessante &egrave; il senso di responsabilit&agrave; che si sta affermando verso tutto il sistema aziendale: oltre la met&agrave; degli utenti, il 56%, si accerta dello spegnimento delle stampanti dislocate negli uffici e il 53% delle luci negli altri uffici. Gli italiani (60%) e gli spagnoli (62%) sono in assoluto i pi&ugrave; attenti agli sprechi di energia contro il 54% dei francesi. <br />Parlando di riciclo delle cartucce i risultati dell&rsquo;indagine non dipingono uno scenario altrettanto roseo. Nonostante i buoni propositi soltanto il 49% dei dipendenti europei le deposita negli appositi contenitori mentre il 16% si limita a gettare le cartucce vuote nel cestino. <br />Anche su questo tema gli italiani affermano di essere i pi&ugrave; attenti nei confronti dell'ambiente (le percentuali fin qui citate sono rispettivamente il 40% e il 14%), ma in realt&agrave; solo il 30% ritiene che riciclare le cartucce esauste giovi all'ambiente, contro il 60% dei britannici. <br />Pi&ugrave; responsabili, invece, le aziende: il 63% dei dipendenti (il 54% in Italia) dichiara il regolare ritiro delle cartucce esauste da parte dei produttori. <br />La rivoluzione "verde": un movimento over 50 <br />Un dato curioso emerso dalla ricerca &egrave; la constatazione che a guidare la rivoluzione "verde" in tutta Europa siano prevalentemente gli adulti di et&agrave; superiore ai 50 anni: 1 intervistato su 12, pari al 7%, dichiara di utilizzare fonti energetiche alternative per la propria abitazione, investendo nell&rsquo;acquisto di pannelli solari ed energia idroelettrica. Oltre due terzi (67%) di questo panel, inoltre, ricicla regolarmente la carta contro poco pi&ugrave; della met&agrave; (56%) degli intervistati di et&agrave; compresa fra 18 e 24 anni. <br />Chi sono i dipendenti pi&ugrave; "eco" in Europa? <br />Analizzando i contesti professionali europei, lo studio evidenzia la tradizionale divisione tra Nord e Sud con differenze particolarmente consistenti tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente praticato, soprattutto al Sud. <br />Italiani e spagnoli vantano l&rsquo;adozione di un comportamento responsabile in ufficio ma, al contempo, risultano gli utenti che stampano una quantit&agrave; di pagine superiore rispetto agli altri dipendenti (fino a 43 pagine al giorno) e solo il 18% di essi getta le cartucce esauste nel cestino. <br />Le dichiarazioni dei francesi sono pi&ugrave; veritiere: soltanto il 25% sostiene di avere un atteggiamento totalmente eco-responsabile, ma nonostante la minor attenzione per l&rsquo;ambiente sono fra coloro che consumano meno carta rispetto a spagnoli e italiani (35 pagine in media), collocandosi al secondo posto in termini di attitudine al risparmio energetico. <br />Britannici e tedeschi, infine, offrono una percezione decisamente realistica delle loro abitudini; ammettono di consumare pi&ugrave; carta (40 pagine al giorno di media nel Regno Unito) rispetto ad altri Paesi e sono al primo posto nell&rsquo;esprimere una seria volont&agrave; ad adottare condotte eco-responsabili. Allo stesso tempo non accusano le aziende del loro Paese di mancanza di interesse per l&rsquo;ambiente riconoscendo loro una particolare attenzione per il risparmio di corrente (65%) e di carta (62%). <br />L'Austria &egrave; il Paese europeo che fa maggiore uso di energie alternative, con quasi un quinto (17%) degli intervistati che afferma di alimentare la propria abitazione con pannelli solari o energia idroelettrica contro il 2% in Francia, Spagna e Belgio. Anche il 12% dei tedeschi utilizza fonti di energia alternative nell'abitazione. Gli italiani eccellono nella raccolta differenziata nelle loro abitazioni: quasi tre quarti (70%) degli intervistati separa i rifiuti organici dal resto della spazzatura, mentre i belgi sono al primo posto per quanto riguarda la raccolta differenziata negli uffici, con oltre il 76% di essi che separa la carta da riciclare. <br />Gli eco-professionisti <br />Del tutto inaspettato il dato che premia gli avvocati come la categoria pi&ugrave; coscienziosa nei confronti dell'ambiente: quasi 9 intervistati su 10 (88%) dichiara di spegnere il proprio Pc alla fine della giornata. I professionisti del settore legale sono in testa anche alla classifica sulle abitudini di riciclo negli uffici con pi&ugrave; di due terzi (67%) di essi che afferma di effettuare la raccolta differenziata della carta; poco pi&ugrave; della met&agrave; (55%) degli addetti del settore dei servizi finanziari. <br />Fonte: Data Manager on line]]></content:encoded></item><item><title>MINISTERO&#x2c; PRONTO DECRETO LEGGE SU FONDI CIP 6</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-31T13:52:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-43</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-43</guid><content:encoded><![CDATA[Sui fondi destinati al finanziamento delle fonti rinnovabili di energia, meglio noti con la sigla cip 6, e' gia' pronta una bozza di decreto legge che, secondo quanto si apprende, il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro ha trasmesso questo pomeriggio alla presidenza del consiglio, con la richiesta al premier Romano Prodi di inserirla all'ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri. La bozza del provvedimento riproduce esattamente l' emendamento concordato nella maggioranza e fatto proprio dal governo con un emendamento al Senato, e che gli uffici della Camera sembra si apprestino a dichiarare inammissibile per estraneita' della materia. In pratica, l'emendamento della maggioranza corregge le modalita' di gestione dei fondi cip 6, prevedendo che gli stessi vengano destinati al finanziamento di impianti di produzione di energia rinnovabile pura, facendo salvi i diritti dei termovalorizzatori gia' funzionanti. Il testo approvato in finanziaria ricomprende invece fra i soggetti finanziabili anche gli impianti per i quali sia stata presentata richiesta di autorizzazione. La decisione del governo punta dunque a limitare il diritto alle sovvenzioni per i termovalorizzatori gia' operativi, lasciando fuori tutti gli altri, e nello stesso tempo devolvere i fondi a impianti di produzione di energia elettrica da fonti totalmente rinnovabili. Dal 1992 ogni italiano che paga la bolletta dell'energia elettrica finanzia la costruzione e il mantenimento dei cosiddetti termovalorizzatori e di altri impianti di distruzione e incenerimento dei rifiuti solidi urbani e di altre sostanze, dai quali viene poi ricavata energia elettrica rivenduta allo Stato. In pratica, circa il 5% del costo della bolletta va ogni anno a finanziare un fondo chiamato appunto 'Cip6' da cui vengono presi i soldi (circa l'80% del gettito) per l'acquisto 'obbligato' di energia elettrica prodotta dai termovalorizzatori e impianti analoghi (per un periodo di 8 anni, e a un prezzo prefissato). I termovalorizzatori si sono trasformati in un interessante business grazie al fatto che l'allora legge li riconosceva, di fatto, quali impianti di produzione di energia rinnovabile. In tal modo, la costruzione di nuovi impianti e' stata di fatto incentivata, perche' la produzione di energia -ritenuta rinnovabile per legge- aveva un mercato sicuro e redditizio. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>DISCARICHE&#x2c; NUOVA CAUSA ITALIA DAVANTI A CORTE UE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-31T13:52:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-42</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-january-2007#unique-entry-id-42</guid><content:encoded><![CDATA[L'Italia finisce di nuovo sotto la lente d'ingrandimento dei giudici europei della Corte del Lussemburgo per la mancata applicazione di normative comunitarie sull'ambiente. L'ultima in ordine di tempo tra le nuove cause introdotte, come segnala oggi la stessa Corte di giustizia, e' riferita alla non corretta applicazione da parte dell'Italia di una direttiva del 1999 sulle discariche per ridurre le ripercussioni negative sull'ambiente, in particolare sulle acque superficiali, sulle acque freatiche, sul suolo, sull'atmosfera e sulla salute umana. La normativa comunitaria disciplina la messa in discarica dei rifiuti e specifica le diverse categorie di rifiuti (urbani, pericolosi, non pericolosi e inerti) e si applica a tutte le discariche classificate in tre categorie: per rifiuti pericolosi, non pericolosi, inerti. Gli Stati devono adottare i provvedimenti necessari affinche' le discariche esistenti possano rimanere in funzione solo se applicano quanto prima le disposizioni della direttiva e ogni tre anni devono presentare alla Commissione una relazione in merito all'attuazione della normativa Ue. La Commissione, che ha aperto una procedura contro l'Italia in merito alla coerenza del decreto legislativo del 2003 con la direttiva, ritiene che la non conformita' e' il risultato del recepimento tardivo della normativa comunitaria e della particolare struttura di quest'ultima, la quale prevede due diversi regimi giuridici a seconda che ci si trovi in presenza di discariche preesistenti o di discariche nuove. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Nuovo programma FefeAmbiente: &#x22;La gestione delle risorse nelle imprese&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:03:17+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-41</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-41</guid><content:encoded><![CDATA[FefeAmbiente invita i suoi utenti a collaborare alla predisposizione di un programma di gestione ed efficiente razionalizzazione delle risorse nelle imprese. <br />Il programma realizzato sulla base delle esigenze espresse dagli utenti che si occupano di imprese o di chi lavora nelle aziende e si trova quotidianamente alle prese con problemi legati all'utilizzazione delle risorse , verr&agrave; pubblicato sul sito ed applicato alle aziende che lo richiedano e che intendano verificarne l'utilit&agrave; . <br />Un programma modellato sulla base delle esigenze di voi utenti e da voi stessi certificato . <br />Le imprese che lo richiedano potranno essere inserite nello speciale elenco "Imprese ok ambiente" come imprese che si avvalgono di un sistema di gestione aziendale che consente di ridurre gli sprechi e quindi i costi , il tutto nel pieno rispetto dell' ambiente.<br />Per esplicare le problematiche che vi riguardano o dare suggerimenti &egrave; sufficiente riempire il form sottostante e premere invio oppure inviare una mail all'indirizzo info@fefeambiente.com]]></content:encoded></item><item><title>GUIDA AGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:02:14+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-40</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-40</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Fonte:</span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; color:#0000F0;font-weight:bold; "><u><a href="http://www.ecoage.it/">www.ecoage.it</a></u></span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Perch&egrave; installare un impianto fotovoltaico?</span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Installare sul proprio tetto 8 metri quadri di pannelli fotovoltaici consente di abbattere per almeno 25 anni la propria spesa per l'energia elettrica</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">il costo dell'installazione oscilla intorno ai 9-10.000 euro, in altre parole pari al costo di una normale automobile utilitaria</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">con il Conto Energia &egrave; possibile produrre un reddito cedendo al Gestore della Rete Elettrica l'energia elettrica prodotta dai pannelli solari fotovoltaici.</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">esistono agevolazioni regionali per ottenere finanziamenti agevolati e contributi pubblici per affrontare la spesa iniziale</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Detto questo, possiamo approfondire il tema e scoprire cosa sono i pannelli fotovoltaici e come producono energia elettrica mettendo a profitto la luce solare. L'energia solare &egrave; una risorsa pulita e rinnovabile, indispensabile per la vita sulla terra. Oggi consente di liberarci dal peso della bolletta dell'elettricit&agrave; e migliorare la qualit&agrave; di vita.&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Come funziona un pannello fotovoltaico?</span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Alcuni materiali come il silicio possono produrre energia elettrica se irraggiati dalla luce solare. Una caratteristica fisica che ha consentito negli anni '50 la realizzazione della prima cella fotovoltaica della storia. Lo stesso nome "fotovoltaico" esprime in s&egrave; tutto il significato della scoperta, "foto" deriva da "luce", "voltaico" deriva da Alessandro Volta, inventore della batteria. Le celle fotovoltaiche collegate tra loro formano un "modulo", un insieme di moduli compone il pannello solare fotovoltaico da installare sui tetti, terreni o terrazzi, ovunque ci sia un irragiamento diretto dei raggi solari. I pannelli fotovoltaici stanno ottenendo rapidamente il favore di consumatori e famiglie. Il vantaggio &egrave; evidente, investendo in un impianto fotovoltaico casalingo si abbatte il costo dell'energia elettrica per almeno 25-30 anni. In Germania, e di recente anche in Italia con il </span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Conto Energia</span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">, i proprietari dei pannelli solari fotovoltaici rivendono l'energia prodotta alle societ&agrave; elettriche ottenendo in cambio un reddito mensile aggiuntivo.&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">&nbsp;Il fotovoltaico funziona di notte?</span><br /><table border="0.000000" cellpadding="0.000000" cellspacing="0.000000"><tr height="0"><td valign="top" width="0"><p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Nelle giornate nuvolose e durante le ore notturne l'abitazione dotata di impianti fotovoltaici in rete non rester&agrave; mai al buio. L'uso dei pannelli fotovoltaici "in rete" non sostituisce il consumo della normale rete elettrica che continuerete normalmente a utilizzare.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&nbsp;</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr></table></p><p style="text-align:left;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">&nbsp;La convenienza economica del fotovoltaico</span><br /><table border="0.000000" cellpadding="0.000000" cellspacing="0.000000"><tr height="0"><td valign="top" width="0"></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Molti si domanderanno: "installare i pannelli solari fotovoltaici conviene oppure no?" Questa &egrave; la tipica e lecita domanda che ogni persona interessata al fotovoltaico si pone. Rispondiamo subito alla domanda in questo modo: "dipende dal quadro normativo". In breve, l'introduzione del conto energia consente di ammortizzare gli investimenti in pochi anni, si rinuncia a qualsiasi contributo iniziale all'acquisto ma si rivende l'energia elettrica prodotta a una tariffa incentivata.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Tralasciando l'aspetto normativo esistono diversi fattori fisici e geografici tali da determinare variazioni nei rendimenti dei pannelli solari fotovoltaici, ad esempio </span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">la latitudine</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">. L'irraggiamento solare non &egrave; uguale ovunque. Si prenda come metro di confronto nord-centro-sud la seguente tabella tratta dal Ministero dell'Ambiente:</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"></p><p style="text-align:left;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&nbsp;</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Elettricit&agrave; prodotta KWh/anno da un impianto FV di 8 m&sup2;</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Milano</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">1.167 kWh ogni anno</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Roma</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">1.477 kWh ogni anno</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Trapani</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">1.669 kWh ogni anno</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Come interpretare la tabella: un impianto fotovoltaico di circa 8 m&sup2; installato su un'abitazione della provincia di Milano produce ogni anno 1.167 kWh ogni anno. Gli stessi 8 metri quadrati producono 1.477 kWh a Roma e 1.669 a Trapani.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Detto questo cerchiamo adesso di spiegare come si arriva a questi risultati (fonte Ministero dell'Ambiente). Nella zona di Milano l'insolazione media annuale &egrave; di 1.372.4 kWh/m&sup2; anno. Considerando un abbattimento del 12,5% causato dall'efficienza dei moduli FV e una perdita del 85% dovuta al trasferimento dell'energia per l'uso domestico (cd BOS) si ottiene che per </span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">ogni metro quadro di pannelli solari fotovoltaici produce 146 kWh ogni anno</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Pertanto 8 m&sup2; di pannelli fotovoltaici sul proprio tetto producono approssimativamente 1.167 kWh ogni anno. Il proprietario dell'immobile dotato di pannelli fotovoltaici avr&agrave; un chiaro risparmio nel consumo domestico di energia elettrica.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Lo stesso metodo di calcolo pu&ograve; essere ripetuto per Roma e di Trapani. Nella zona di Roma l'insolazione annuale naturale media &egrave; pari a 1.737 kWh/m&sup2;, nella zona di Trapani 1.963 kWh/m&sup2;.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">L'</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">esposizione al sole</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "> della superficie destinata a ospitare i pannelli FV &egrave; un altro aspetto fondamentale. Per ottenere il massimo rendimenti i pannelli solari devono essere sottoposti a un irraggiamento diretto dai raggi solari. </span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">La robustezza e l'inclinazione del tetto</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "> sono un altro aspetto critico da considerare. Un tetto poco robusto o troppo inclinato potrebbe rendere impraticabile o troppo costosa l'installazione del sistema fotovoltaico.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:10px Verdana, serif; "><br /></span></td></tr><tr height="0"></p><p style="text-align:left;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">&nbsp;I vantaggi dei pannelli solari fotovoltaici</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Finora abbiamo esposto i vantaggi economici per il singolo acquirente di un impianto fotovoltaico, aspetto fondamentale per una grande diffusione ma non l'unico.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Dal punto di vista sociale</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">. Gli impianti fotovoltaici riducono la domanda di energia da altre fonti tradizionali contribuendo alla </span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">riduzione dell'inquinamento atmosferico</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "> (emissioni di anidride carbonica generate altrimenti dalle centrali termoelettriche). L'emissione di anidride carbonica "evitata" ogni anno &egrave; facilmente calcolabile. E' sufficiente moltiplicare il valore di energia elettrica prodotta dall'impianto fotovoltaico per il fattore del mix elettrico italiano (0,531 Kg Ci2/kWhel).</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Es. 1000 kWhel/kWp x 0,531 Kg = 531 Kg Co2</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Moltiplicando poi l'anidride carbonica "evitata" ogni anno per l'intera vita dell'impianto fotovoltaico, ovvero per 30 anni, si ottiene il vantaggio sociale complessivo. Nel precedente esempio, l'impianto fotovoltaico durante la sua vita "evita" la produzione di 15.930 Kg di CO2 e facilita il rispetto del Protocollo di Kyoto.</span></td></tr><tr height="0"><br /></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">L'impatto sul paesaggio.</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "> La modularit&agrave; dei pannelli solari consente di integrare i moduli sulle superfici esistenti delle abitazioni, normalmente sui tetti. L'impatto ambientale e paesaggistico &egrave; pertanto nullo.<br />(</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:10px Verdana, serif; ">Ogni articolo di Ecoage pu&ograve; essere pubblicato su altri siti web senza chiedere la nostra autorizzazione purch&eacute; sia sempre presente come fonte </span></td></tr><tr height="0"><span style="font:10px Verdana, serif; color:#0021F9;"><a href="http://www.ecoage.com/">www.ecoage.com</a></span></td></tr><tr height="0"><span style="font:10px Verdana, serif; "> con link attivo.)</span></td></tr><tr height="0"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span></td></tr></table></p>]]></content:encoded></item><item><title>Bonifiche&#x2c; allarme del Cnr: siamo piuttosto indietro. In Italia 120 aree ad alto rischio di crisi ambientale&#x2c; oltre a 1200 impianti pericolosi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:01:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-39</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-39</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Bonifiche, allarme del Cnr: siamo piuttosto indietro. In Italia 120 aree ad alto rischio di crisi ambientale, oltre a 1200 impianti pericolosi.</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Fonte: Greenreport </span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; font-weight:bold; color:#2E6308;font-weight:bold; "><a href="http://www.greenreport.it/">http://www.greenreport.it</a></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">PISA. La sede di Roma del Consiglio nazionale delle ricerche ha ospitato nei giorni scorsi un workshop &ldquo;Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo&rdquo;, durante il quale &egrave; stato presentato anche il rapporto Istisan 06/19 &ldquo;Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche, procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equit&agrave;&rdquo;, curato da Fabrizio Bianchi dell&rsquo;istituto di Fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e da Pietro Comba del dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell&rsquo;Istituto Superiore di Sanit&agrave;, che approfondisce la riflessione sullo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati. Si &egrave; trattato quindi non della presentazione di un nuovo studio, ma di una rassegna generale di quelli compiuti negli ultimi anni nelle areea italiane a rischio.&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&laquo;Abbiamo pubblicato un rapporto che raccoglie metodi, strumenti e nuovi studi &ndash; spiega Fabrizio Bianchi, - . Ovviamente non si pu&ograve; trattare di una rassegna completa in quanto molte situazioni non sono state ancora avviate e la mole &egrave; sterminata: 54 siti di bonifica di interesse nazionale, migliaia quelli di bonifica di interesse regionale, 120 aree ad alto rischio di crisi ambientale, oltre ai 1200 impianti pericolosi. Se uno mette insieme tutte queste situazioni viene fuori che la popolazione che &egrave; mediamente o poco esposta all&rsquo;inquinamento &egrave; molto numerosa, nell&rsquo;ordine di milioni di persone&raquo;.</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Numerosi recenti studi hanno infatti segnalato situazioni critiche per i residenti nelle aree a rischio: eccessi di mortalit&agrave;, malformazioni congenite o altre condizioni anomale sono riscontrate in molte zone analizzate (tra cui Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres, Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e vaste aree della Campania interessate dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti).</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&laquo;E&rsquo; impossibile fare una meta-analisi perch&eacute; si tratta di studi diversi &ndash; prosegue Bianchi - ma &egrave; possibile fare una revisione sistematica da cui emerge che alcune situazioni come i dati sulla mortalit&agrave;, le cause di ricovero ospedaliero, o gli eventi riproduttivi avversi, si sono frequentemente ritrovate in eccesso in queste aree. Cos&igrave; come alcune patologie di tumori, oppure malattia respiratorie, o riproduttive&raquo;.&nbsp;</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">&laquo;Il segnale che a livello di comunit&agrave; scientifica vogliamo dare &ndash; prosegue Fabrizio Bianchi &ndash; &egrave; di accentuare il rigore scientifico e le strumentazione per indagare meglio l&rsquo;impatto e le cause che determinano questi eccessi. E vuole anche essere un segnale alle amministrazioni pubbliche a non trascurare i possibili impatti di questi inquinamenti&raquo;. Fabrizio Bianchi fa anche riferimento alle bonifiche, che in alcuni casi non sono neppure mai partite. &laquo;Nelle bonifiche siamo piuttosto indietro rispetto alle esigenze che erano gi&agrave; state oggetto di studi e che nel &lsquo;98 avevano prodotto la normativa di riferimento. In diversi siti &ndash; dice - siamo sempre fermi alle caratterizzazioni, e solo in pochissime aree siamo riusciti a procedere con le bonifiche. E quando si tarda a intervenire i contaminanti restano nel terreno per anni, entrano nella catena alimentare e arrivano a colpire gli animali e gli uomini. Non bisogna fare solo studi retrospettivi, ma individuare una sana prevenzione primaria rimuovendo i fattori di rischio&raquo;.</span><br /><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">Per quanto riguarda la Toscana l&rsquo;unica area presa in considerazione era quella dell&rsquo;ex Farmoplant (Massa Carrara): i dati di mortalit&agrave; generale (pi&ugrave; elevati di quelli regionali, specialmente tra i maschi: eccesso del 10%) rilevati a dieci anni dalla chiusura degli impianti Anic-agricoltura e Farmoplant mostrano un indice di mortalit&agrave; maschile, rispetto alla media toscana, maggiore per i tumori al fegato del 53% a Carrara e del 69% a Massa, per i tumori della laringe del 64% e 52%, per il tumore della pleura a Carrara del 131%.</span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: CNR; IL BOOM EMISSIONI CO2 DELL&#x27;ESTATE 2006</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:01:25+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-38</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-38</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">L'Europa, nel mese di luglio 2006, venne investita da un'ondata di calore e l'Italia centrale registro' una temperatura media di 2-2,5 gradi superiori alla norma. L'Osservatorio Kyoto, un laboratorio dell'Ibimet-Cnr che opera per conto della Regione Toscana, ha ora rilevato le emissioni di Co2 del bosco di Lecceto, poco lontano da Siena. - EMISSIONI DI CO2: nel mese di luglio 2006 il bosco di Lecceto emette in media 66 grammi per metro quadrato ogni giorno. Lo stesso bosco nei mesi precedenti e successivi assorbe 172 grammi di Co2 al metro quadro, quindi il saldo di Co2 e' in negativo di oltre 200 grammi di Co2 al metro quadro - IL CASO TOSCANO: i boschi a prevalenza di leccio e/o sughero coprono in Toscana circa 121.000 ettari. Un fenomeno analogo e' stato segnalato anche per le pinete litoranee di San Rossore, vicino Pisa, dove opera una stazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea - LA STIMA DEL CNR: la stima e' che nel luglio 2006 l'emissione di Co2 di questo tipo di bosco sia stata di 294.000 tonnellate e cioe' quasi 5 volte l'emissione dovuta all'aumento dei consumi elettrici per gli impianti di condizionamento - CONSUMI ELETTRICI: nella primavera estate 2006 (aprile, maggio, giugno, agosto e settembre) non sono molto diversi da quelli del 2005. Nel 2006 la Toscana consuma 8.946 GWh di energia elettrica, mentre nel 2005 ne aveva consumati 8.878, segnando un +0,77%. Nel luglio 2006 invece, probabilmente a causa dei condizionatori, c'e' un +100 GWh rispetto al 2005, cioe' +5,6%. I 100 GWh in piu' corrispondono a circa 60.000 tonnellate di Co2 in piu' immesse nell'atmosfera. (ANSA).</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: EURISPES; BUSINESS ILLECITI PARI A 26&#x2c;9 MLD EURO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:01:02+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-37</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-37</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">In 11 anni sono state 17.097 le azioni criminali compiute nel settore dei rifiuti. E' quanto si legge nel rapporto Eurispes, che cita dati di Legambiente (2005) e del Nucleo di Tutela dell'Ambiente dei Carabinieri, dai quali si evince che ogni giorno nel nostro Paese, dal 1993 al 2004, sono state accertate circa cinque azioni di illecito riguardante il ciclo dei rifiuti. Il business di illeciti che ne e' derivato ammonta, a parere dell'Eurispes, a 26,9 miliardi di euro. 
Da Nord a Sud si contano almeno 20.000 depositi di stoccaggio, dove viene lasciata una parte dei rifiuti, conservata per un periodo di tempo e poi rispedita in un altro deposito. Durante queste soste e questi trasferimenti alcune parti si 'perdono'. Dalle stime relative alla differenza tra le tonnellate di rifiuti prodotti e di quelli gestiti, si apprende l'esistenza di vere e proprie montagne di materiali pericolosi e non che sono sfuggite ai sistemi di rilevazione istituzionali. Solo nel 2002 se ne contano 14,6 tonnellate. (ANSA). </span></p>]]></content:encoded></item><item><title>ABUSIVISMO: EURISPES; ILLEGALI 17&#x25; EDIFICI COSTRUITI IN 1 ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T09:00:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-36</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-36</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; ">In Italia il 17% degli edifici costruiti in un anno e' abusivo. Questo il risultato dell' analisi dell'Eurispes sull'abusivismo edilizio e la tutela del territorio. Abusivismo che varia passando da Nord a Sud. Nel Centro Nord prevale un abusivismo piu' 'leggero', prevalentemente di trasformazione, mentre al Sud si concentra un abusivismo 'pesante' da costruzione. La legge 47/85 aveva stabilito il condono per tutti quegli abusi realizzati sino al 31 ottobre 1983; la Legge finanziaria del 1995 aveva creato un'analoga possibilita' per gli abusi realizzati fino al 31 dicembre 1993; l'ultimo condono, invece, viene a sanare le opere ultimate entro il 31 marzo 2003. Oltre mezzo secolo di abusivismo edilizio e' stato condonato progressivamente per prevenirne dell'altro. 
I dati del Cresme forniscono una griglia eloquente sull' andamento crescente di tre distinti picchi produttivi, coincidenti cronologicamente con i tre diversi condoni edilizi. Tra il 1983 ed il 1984 su un totale di 850.000 edifici (tra nuovi e ristrutturati-ampliati) ben 225.000 sono abusivi. La percentuale di edilizia abusiva sul totale balza dal 15,8% nel 1982 al 25,3% nel 1983 per arrivare al 28,7% nel 1984. Un analogo trend si registra a cavallo del secondo (1994-1995) e terzo (2003-2004) condono, sebbene con picchi meno elevati a causa della forte espansione del mercato immobiliare. (ANSA). </span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Italiani: popolo ecologico?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-27T08:59:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-35</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-35</guid><content:encoded><![CDATA[ L&rsquo;ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni &hellip;), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.<br /><br />Italiani: popolo ecologico? L&rsquo;ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni &hellip;), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.<br />Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it <br />Forte del suo costante impegno nel promuovere una cultura "verde" presso la comunit&agrave; locale e il proprio network di dipendenti, clienti e fornitori, Lexmark ha presentato i risultati di una nuova ricerca che analizza il livello di consapevolezza delle aziende in relazione all&rsquo;impatto che hanno sul sistema ambientale tutte le attivit&agrave; quotidiane che si svolgono al loro interno. <br />Lo studio condotto da Ipsos Global su un campione di 2500 dipendenti nei principali Paesi europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) rileva che la "rivoluzione verde", ovvero il nuovo orientamento dei cittadini nei confronti dell&rsquo;ambiente, &egrave; ormai un atteggiamento consolidato presso la maggior parte delle famiglie e inizia ora a essere fortemente percepito anche all&rsquo;interno degli uffici. In Europa il 27% degli intervistati dichiara di adottare una corretta etica "ecologica" mentre il 32% afferma di essere informato delle ripercussioni che i processi di stampa possono avere sull&rsquo;ambiente se gestiti impropriamente. In Italia, dove il campione degli intervistati &egrave; pari a un quinto del totale, queste percentuali corrispondendo rispettivamente al 41% e al 24%; mentre la Germania &egrave; il Paese con la percentuale pi&ugrave; bassa (15%). <br />Dalla parte delle aziende: &egrave; giunto il momento di agire <br />In generale, dunque, i dipendenti aziendali sono a favore delle politiche eco-ambienti, ma dalla ricerca emerge che molti di essi lamentano una mancanza di interesse da parte delle aziende per cui lavorano. In linea con le risposte fornite dai colleghi europei, gli italiani hanno dichiarato una particolare attenzione ai consumi di corrente (8%) e hanno evidenziato che nella propria struttura non viene effettuata la raccolta differenziata della carta (9%). Alla luce di queste considerazioni, oltre un terzo degli europei (35%) e degli italiani (37%) ritiene che la via pi&ugrave; efficace per obbligare le aziende a perseguire politiche ambientali sia l&rsquo;introduzione da parte dei Governi di normative e leggi specifiche che indicano a modificare le "cattive" abitudini aziendali. Sempre sulla scia europea, il 27% dei dipendenti italiani sostiene che i produttori dovrebbero avere un ruolo pi&ugrave; incisivo nell&rsquo;educare il personale d&rsquo;ufficio, soprattutto in relazione alla capacit&agrave; di scegliere prodotti eco-compatibili. <br />Dalla parte dei dipendenti: molti buoni propositi <br />La ricerca rileva che in tutta Europa i dipendenti prestano particolare attenzione al consumo di carta: in particolare, coerenti con la media europea (84%), l&rsquo;85% degli italiani dichiara di leggere i messaggi e-mail e gli altri documenti unicamente a video evitando di stamparli; per contro solo il 34% utilizza carta riciclata e solo il 33% stampa su ambedue le facciate (in Europa rispettivamente il 29% e il 28%). <br />Globalmente tutti gli europei si sono dichiarati sensibili anche agli sprechi di energia elettrica e ai consumi inerenti l&rsquo;utilizzo delle cartucce. <br />In ufficio l&rsquo;81% dell&rsquo;intero campione afferma che sempre pi&ugrave; spesso, prima di uscire, spegne la luce della stanza insieme al proprio Pc e allo schermo per contribuire al risparmio di corrente (in Italia l&rsquo;80%). Dato ancor pi&ugrave; interessante &egrave; il senso di responsabilit&agrave; che si sta affermando verso tutto il sistema aziendale: oltre la met&agrave; degli utenti, il 56%, si accerta dello spegnimento delle stampanti dislocate negli uffici e il 53% delle luci negli altri uffici. Gli italiani (60%) e gli spagnoli (62%) sono in assoluto i pi&ugrave; attenti agli sprechi di energia contro il 54% dei francesi. <br />Parlando di riciclo delle cartucce i risultati dell&rsquo;indagine non dipingono uno scenario altrettanto roseo. Nonostante i buoni propositi soltanto il 49% dei dipendenti europei le deposita negli appositi contenitori mentre il 16% si limita a gettare le cartucce vuote nel cestino. <br />Anche su questo tema gli italiani affermano di essere i pi&ugrave; attenti nei confronti dell'ambiente (le percentuali fin qui citate sono rispettivamente il 40% e il 14%), ma in realt&agrave; solo il 30% ritiene che riciclare le cartucce esauste giovi all'ambiente, contro il 60% dei britannici. <br />Pi&ugrave; responsabili, invece, le aziende: il 63% dei dipendenti (il 54% in Italia) dichiara il regolare ritiro delle cartucce esauste da parte dei produttori. <br />La rivoluzione "verde": un movimento over 50 <br />Un dato curioso emerso dalla ricerca &egrave; la constatazione che a guidare la rivoluzione "verde" in tutta Europa siano prevalentemente gli adulti di et&agrave; superiore ai 50 anni: 1 intervistato su 12, pari al 7%, dichiara di utilizzare fonti energetiche alternative per la propria abitazione, investendo nell&rsquo;acquisto di pannelli solari ed energia idroelettrica. Oltre due terzi (67%) di questo panel, inoltre, ricicla regolarmente la carta contro poco pi&ugrave; della met&agrave; (56%) degli intervistati di et&agrave; compresa fra 18 e 24 anni. <br />Chi sono i dipendenti pi&ugrave; "eco" in Europa? <br />Analizzando i contesti professionali europei, lo studio evidenzia la tradizionale divisione tra Nord e Sud con differenze particolarmente consistenti tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente praticato, soprattutto al Sud. <br />Italiani e spagnoli vantano l&rsquo;adozione di un comportamento responsabile in ufficio ma, al contempo, risultano gli utenti che stampano una quantit&agrave; di pagine superiore rispetto agli altri dipendenti (fino a 43 pagine al giorno) e solo il 18% di essi getta le cartucce esauste nel cestino. <br />Le dichiarazioni dei francesi sono pi&ugrave; veritiere: soltanto il 25% sostiene di avere un atteggiamento totalmente eco-responsabile, ma nonostante la minor attenzione per l&rsquo;ambiente sono fra coloro che consumano meno carta rispetto a spagnoli e italiani (35 pagine in media), collocandosi al secondo posto in termini di attitudine al risparmio energetico. <br />Britannici e tedeschi, infine, offrono una percezione decisamente realistica delle loro abitudini; ammettono di consumare pi&ugrave; carta (40 pagine al giorno di media nel Regno Unito) rispetto ad altri Paesi e sono al primo posto nell&rsquo;esprimere una seria volont&agrave; ad adottare condotte eco-responsabili. Allo stesso tempo non accusano le aziende del loro Paese di mancanza di interesse per l&rsquo;ambiente riconoscendo loro una particolare attenzione per il risparmio di corrente (65%) e di carta (62%). <br />L'Austria &egrave; il Paese europeo che fa maggiore uso di energie alternative, con quasi un quinto (17%) degli intervistati che afferma di alimentare la propria abitazione con pannelli solari o energia idroelettrica contro il 2% in Francia, Spagna e Belgio. Anche il 12% dei tedeschi utilizza fonti di energia alternative nell'abitazione. Gli italiani eccellono nella raccolta differenziata nelle loro abitazioni: quasi tre quarti (70%) degli intervistati separa i rifiuti organici dal resto della spazzatura, mentre i belgi sono al primo posto per quanto riguarda la raccolta differenziata negli uffici, con oltre il 76% di essi che separa la carta da riciclare. <br />Gli eco-professionisti <br />Del tutto inaspettato il dato che premia gli avvocati come la categoria pi&ugrave; coscienziosa nei confronti dell'ambiente: quasi 9 intervistati su 10 (88%) dichiara di spegnere il proprio Pc alla fine della giornata. I professionisti del settore legale sono in testa anche alla classifica sulle abitudini di riciclo negli uffici con pi&ugrave; di due terzi (67%) di essi che afferma di effettuare la raccolta differenziata della carta; poco pi&ugrave; della met&agrave; (55%) degli addetti del settore dei servizi finanziari. <br />Fonte: Data Manager on line - Per approfondimenti: http://www.lexmark.it]]></content:encoded></item><item><title>AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 3</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-22T14:05:03+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-34</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-34</guid><content:encoded><![CDATA[Beni culturali e ambientali - Nulla-osta paesaggistico - Avvio del procedimento - Comunicazione - Necessit&agrave; - Fase procedimentale &ldquo;diversa&rdquo; - Esercizio del potere di controllo - Diversa autorit&agrave; - Diverso responsabile del procedimento - D.M. 19/06/2002 n.165 mod. l&rsquo;art. 4, D.M. 13 /06/1994 n. 495 - L. n.241/1990. <br />Il nulla-osta paesaggistico, deve essere preceduto dalla comunicazione dell&rsquo;avvio del procedimento da parte dell&rsquo;Amministrazione statale. Non potendosi attribuire rilevanza, al fine di fondare un diverso avviso, alla circostanza che l&rsquo;ente autorizzante abbia gi&agrave; dato notizia alla parte della trasmissione del nulla-osta all&rsquo;autorit&agrave; statale per l&rsquo;esercizio del potere di controllo (Cons. Stato, Sez. VI, ord. 9.5.2003 n. 1806; 26.10.2006, n. 6418; 13.2.2003 n.790; 17.10.2003 n.6342). CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28]]></content:encoded></item><item><title>AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 2</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-22T14:04:53+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-33</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-33</guid><content:encoded><![CDATA[Beni culturali e ambientali - Nulla-osta paesaggistico - Annullamento - Provvedimento statale - Avviso del procedimento - Necessit&agrave; - Eccezione - L. n. 241/1990.<br />Il provvedimento statale di annullamento del nulla-osta paesaggistico, salvo che la conoscenza dell&rsquo;inizio del medesimo procedimento sia avvenuta aliunde, deve essere preceduto necessariamente dall&rsquo;avviso del procedimento, (Cons. Stato, Sez.VI, 17.10. 2003 n.6342; 29.4.2003 n.2176; 10.4. 2003 n.1909; 26.10.2006, n.6418). In definitiva, l&rsquo;onere di cui all&rsquo;art. 7, comma 1, della L. n.241/1990, viene soddisfatto soltanto dalla formale comunicazione ad opera dell&rsquo;autorit&agrave; statale competente a pronunciare l&rsquo;eventuale annullamento dell&rsquo;autorizzazione paesaggistica, cos&igrave; come, del resto, esplicitamente previsto dalla normativa regolamentare attuativa della L. 241/1990 appositamente dettata dal Ministero dei beni culturali ed ambientali, con D.M. n. 495 del 13.6.1994, art. 4 e Tabella A punto 4. Pres. Varrone - Est. Cafini - Ministero per i beni e le attivit&agrave; culturali e Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici delle province di Sassari e Nuoro (Avv. Gen. Stato) c. Decandia (avv. Corda) (conferma T.A.R. Sardegna n.772/01 in data 10 luglio 2001, res tra le parti). CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28]]></content:encoded></item><item><title>AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 1</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-22T13:30:27+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-32</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-32</guid><content:encoded><![CDATA[Beni culturali e ambientali - Annullamento del nulla-osta paesaggistico - Comunicazione dell&rsquo;avvio del procedimento - Obbligo. <br />Sussiste l&rsquo;obbligo dell&rsquo;autorit&agrave; statale di dare notizia all&rsquo;interessato anche nell&rsquo;ipotesi dell&rsquo;avvio del procedimento preordinato all&rsquo;eventuale annullamento del nulla-osta paesaggistico come sopra rilasciato. (cfr., tra le tante, Cons. Stato, VI sez., 25.3.2004, n.1626; 20.1.2003, n.203; 17.9.2002 n.4709, 29.3.2002 n.1790). <br />CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28]]></content:encoded></item><item><title>Bando</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-21T22:41:46+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-31</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-january-2007#unique-entry-id-31</guid><content:encoded><![CDATA[Bando per la promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e/o termica tramite agevolazioni alle piccole e medie imprese,<br />ai sensi del D.M. n. 337/2000, art. 5<br /><br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, congiuntamente con MCC S.p.A. ha emanato il Bando per le Piccole e Medie Imprese pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2007, che prevede la corresponsione di contributi in conto capitale per la realizzazione delle seguenti tipologie di impianti:<br /><br />	&bull;	impianto fotovoltaico connesso alla rete di potenza nominale compresa tra 20 e 50 kWp;
<br />	&bull;	impianto eolico connesso alla rete di potenza nominale compresa tra 20 e 100 kWp;<br />	&bull;	<br />	&bull;	<br />	&bull;	impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti, per la fornitura di calore di processo a bassa temperatura e per il riscaldamento delle piscine.
Sono incentivati gli impianti che impiegano collettori piani vetrati, sottovuoto e piani non vetrati di superficie lorda compresa tra 50 e 500 m2, equivalenti a 35 e 350 kW;
<br />	&bull;	impianto termico a cippato o pellets da biomasse, per la produzione di calore, di potenza nominale compresa tra 150 e 1000 kW.<br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze, i limiti di cofinanziamento relativi alle singole tipologie tecnologiche, la modulistica da utilizzare, le indicazioni utili per la concessione dei contributi nonch&eacute; le risorse disponibili. Si precisa che le istanze potranno essere presentate a partire dal quarantesimo giorno dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.<br />Il testo integrale del Bando, con i relativi allegati, &egrave; disponibile anche presso la sede del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma, sul sito del Ministero dell'Ambiente www.minambiente.it e sul sito di MCC S.p.A. www.incentivi.mcc.it.]]></content:encoded></item><item><title>Master di secondo livello in innovazione nella pubblica amministrazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-02-05T22:08:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-february-2007#unique-entry-id-30</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-february-2007#unique-entry-id-30</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Argomenti trattati:<br />Innovazioni e procedimento amministrativo<br />la gestione delle risorse nelle amministrazioni pubbliche<br />trasformazione dell'organizzazione amministrativa<br />controllo di gestione e bilancio sociale nelle amministrazioni pubbliche<br />novit&agrave; in materia di contratti pubblici<br />strumenti di gestione della qualit&agrave;<br />il codice dell'amministrazione digitale<br />gestione del territorio e tutela dell'ambiente<br /><br /></span></p><p><img class="imageStyle" alt="" width="377" height="800" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry30_1.jpg" /><img class="imageStyle" alt="" width="352" height="800" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry30_2.jpg" /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Diniego della sanatoria - Annullamento ministeriale - Declaratoria di irricevibilit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-16T20:23:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-29</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-29</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Autorizzazione paesaggistica<br />Diniego della sanatoria - Annullamento ministeriale - Declaratoria di irricevibilit&agrave; <br /> Il potere ordinatorio del giudice amministrativo, di disporre in ordine al processo e al suo andamento deve rispondere a precise regole di ordine logico sostanziale, oltre che giuridico formali; nella corretta osservanza di tali regole, l&rsquo;esame dell&rsquo;eventuale pregiudizialit&agrave; (non necessaria) di altro giudizio - su un differente atto connesso a quello impugnato - deve seguire (e non precedere) l&rsquo;esame dei presupposti e delle condizioni dell&rsquo;azione e fra questi, quello in ordine alla tempestivit&agrave; dell&rsquo;impugnazione, il cui esito negativo preclude al giudice ogni ulteriore accertamento di tipo sostanziale e di merito, ivi compreso quello sulla connessione delle cause e sulla pregiudizialit&agrave; del giudizio sull&rsquo;atto presupposto. Non &egrave;, dunque, sindacabile in appello la mancata sospensione di un&rsquo;impugnazione palesemente irricevibile, in attesa della decisione del ricorso giurisdizionale sull&rsquo;atto presupposto - pendente davanti a differente giudice dello stesso ordine e grado - in quanto (indipendentemente da ogni altra considerazione) la decisione sulla validit&agrave; di tale atto sarebbe stata del tutto irrilevante, in quanto non in grado di risolvere (in favore del ricorrente) il problema processuale della inoppugnabilit&agrave; del provvedimento consequenziale. Nella specie, non inficia la declaratoria di irricevibilit&agrave;, l&rsquo;avere deciso la causa e non averla, al contrario sospesa in attesa della decisione di altro ricorso, proposto dallo stesso attuale appellante, avverso l&rsquo;annullamento ministeriale dell&rsquo;autorizzazione paesaggistica (presupposto del diniego della sanatoria richiesta dall&rsquo;originario proprietario e da questi non impugnato). Pres. Iannotta - Est. Millemaggi Cogliani - Antichi (Avv. Hofer) c. Comune di Sesto Fiorentino (Avv.ti Lorenzoni e Giallongo) (conferma T.A.R. Toscana, Sezione III - n. 344/1997 del 29 dicembre 1997). <br />CONSIGLIO DI STATO Sez. V, 10 Gennaio 2007 (C.C. 20/06/2006), Sentenza n. 40</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Procedimento autorizzatorio  e valutazione degli aspetti ambientali e sanitari per la localizzazione delle discariche</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-16T20:23:02+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-28</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-28</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">TAR SICILIA, Palermo, Sez. III, 11 gennaio 2007, sentenza n. 49
&nbsp;<br />Discariche rifiuti<br />Procedimento autorizzatorio  e valutazione degli aspetti ambientali e sanitari per la localizzazione delle discariche <br />In tema di autorizzazione alla realizzazione di una discarica di rifiuti, la valutazione degli aspetti ambientali e sanitari deve essere esternata sin dal primo atto della sequenza procedimentale che conduce alla concreta realizzazione della discarica; di guisa che la motivazione deve riferirsi alla fase dell'approvazione del progetto generale dell' impianto, con particolare riguardo alla congruit&agrave; della sua localizzazione (Cons. St., Sez. V, 1347 del 30 settembre 1998). Pres. Adamo, Est. Ferlisi &ndash; D.B. (avv. Palermo) c. Comune di Trapani (avv. Ciaravino). <br />T.A.R. SICILIA, Palermo, Sez. III &ndash; 11 gennaio 2007, n. 49

Discariche rifiuti<br />Bilanciamento di interessi contrapposti &ndash; Tutela dell&rsquo;ambiente e smaltimento dei rifiuti <br />Aree nelle quali le discariche non devono essere &ldquo;normalmente&rdquo; localizzate <br /> La localizzazione delle pubbliche discariche &egrave; essenzialmente basata su di un &ldquo;bilanciamento&rdquo; di interessi contrapposti (la tutela dell&rsquo;ambiente, da un lato, ed il necessario smaltimento dei rifiuti, dall&rsquo;altro) ed il sottostante sillogismo logico-giuridico non pu&ograve; che definirsi in termini di &ldquo;relativit&agrave;&rdquo;, ossia di verifica della compatibilit&agrave; tra gli interessi suddetti (o, se si vuole, in termini di massimo risultato di efficienza nello smaltimento e di minimo sacrificio dei valori ambientali e naturalistici coinvolti nel caso concreto). In tale ottica, la localizzazione di una discarica si pone come determinazione amministrativa basata in massima parte su valutazioni di puro merito, come tali riservate all&rsquo;esclusiva ponderazione dell&rsquo;amministrazione agente e dei suoi organi tecnici. La scelta &egrave; sindacabile solo se fondata su accertamenti tecnici inattendibili o comunque in netto contrasto con le esigenze rappresentate in conferenza di servizi o con le risultanze istruttorie (T.A.R. Puglia, Lecce, 25 marzo 2002, n. 820). Quanto detto vale a maggior ragione per le discariche di rifiuti inerti, per le quali l&rsquo;Allegato I del D.Lgs 13 gennaio 2003, n. 36, attuativo della direttiva 1999/31/CE, specifica i connotati delle aree nelle quali &ldquo;non devono essere normalmente localizzate&rdquo;. L&rsquo;uso dell&rsquo;avverbio &ldquo;normalmente&rdquo; lascia, con ogni evidenza, alla P.A. un adeguato spazio di discrezionalit&agrave; volto a bilanciare l&rsquo;indubbio interesse pubblico alla tutela dell&rsquo;ambiente con l&rsquo;altrettanto pregnante (e talvolta drammaticamente urgente) interesse pubblico allo smaltimento dei rifiuti. Pres. Adamo, Est. Ferlisi &ndash; D.B. (avv. Palermo) c. Comune di Trapani (avv. Ciaravino). <br />T.A.R. SICILIA, Palermo, Sez. III &ndash; 11 gennaio 2007, n. 49</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Nelle discariche pubbliche del Regno Unito installate telecamere per controllare quantit&#xe0; e qualit&#xe0; dell&#x2019;immondizia gettata</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-15T21:25:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-27</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-27</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Nelle discariche pubbliche del Regno Unito installate telecamere per controllare quantit&agrave; e qualit&agrave; dell&rsquo;immondizia gettata<br />Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it <br />Il Grande Fratello Spazzino: contro gli abusivi in Inghilterra telecamere anche in discarica <br />Oltre quattro milioni di telecamere non bastano ancora per spiare 24 ore su 24 la vita dei sudditi di Sua Maest&agrave;: nuovi dispositivi a circuito chiuso stanno spuntando nelle discariche pubbliche del Regno Unito per controllare quantit&agrave; e qualit&agrave; dell&rsquo;immondizia gettata via. Intanto, la polizia pensa a dotare di microfoni le telecamere esistenti per captare ogni parola &ldquo;sospetta&rdquo;. Cinque autorit&agrave; locali in Gran Bretagna hanno gi&agrave; installato gli apparecchi elettronici nelle discariche comunali, l&rsquo;unico luogo dove &egrave; possibile fare la raccolta differenziata. Con il nuovo sistema si pu&ograve; vedere di quale tipo e quanta immondizia getta via una persona e registrare il numero di targa della sua macchina.<br />L&rsquo;intento &egrave; incentivare la raccolta differenziata, per poter poi riciclare i rifiuti. Le nuove misure per&ograve; non piacciono al partito conservatore, che grida allo scandalo. Secondo il ministro ombra per la solidariet&agrave; sociale, Caroline Spelman, &ldquo;&egrave; un modo di procedere molto in stile Grande Fratello e avr&agrave; un impatto negativo sullo smaltimento dei rifiuti. Incoragger&agrave; l&rsquo;abusivismo perch&eacute; la gente cercher&agrave; in tutti i modi di minimizzare la spazzatura prodotta&rdquo;. Per il parlamentare conservatore Paul Baresford, invece, &ldquo;l&rsquo;intero tentativo di indurre la gente a riciclare si &egrave; trasformato in uno stato di polizia sull&rsquo;immondizia. &Egrave; difficile credere agli ultimi sviluppi&rdquo;.<br />L&rsquo;installazione delle nuove telecamere &egrave; stata proposta dall&rsquo;ente parastatale Wrap (Waste and resources action programme), incaricato di progettare nuovi piani per lo smaltimento dell&rsquo;immondizia. Il Wrap ha anche suggerito di ritirare la spazzatura nei bidoni delle case soltanto una volta ogni quindici giorni per persuadere la gente ad andare nelle discariche pubbliche, dove si stanno installando le nuove telecamere. E mentre gli occhi dello Stato crescono, a breve potrebbero spuntare anche le orecchie. Polizia, autorit&agrave; locali e vertici dei trasporti urbani stanno pensando di aggiungere microfoni alle televisioni a circuito chiuso gi&agrave; esistenti in tutto il Regno Unito.<br />Con il nuovo sistema, gli agenti interverrebbero non appena un dialogo fra due o pi&ugrave; persone pronunciato in luogo pubblico diventasse troppo caldo. Uno scambio di battute a volume troppo alto, un aumento repentino nella velocit&agrave; di parlare ed altri fattori indurrebbero all&rsquo;intervento immediato delle forze dell&rsquo;ordine, prima che la situazione possa degenerare. Il sistema &egrave; stato sperimentato in alcune citt&agrave; olandesi, ma secondo Graeme Gerrard, presidente dell&rsquo;unit&agrave; di polizia che si occupa di sorveglianza, &ldquo;in Gran Bretagna ci sarebbero parecchi ostacoli legali. Prima dovremo lanciare un dibattito pubblico sulla ragionevolezza o meno dell&rsquo;uso della tecnologia per questi fini&rdquo;.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Impatto ambientale dell&#x2019;effetto serra? Adattarsi &#xe8; la strategia obbligata&#x2c; perch&#xe9; non sar&#xe0; possibile arrestare il fenomeno</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-15T21:24:40+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-26</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/14-january-2007#unique-entry-id-26</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Impatto ambientale dell&rsquo;effetto serra? Adattarsi &egrave; la strategia obbligata, perch&eacute; non sar&agrave; possibile arrestare il fenomeno<br />Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente <br />Lo afferma il climatologo Vincenzo Ferrara (ENEA), secondo il quale i cambiamenti climatici sono ormai inevitabili e, oltre ad azioni di mitigazione, &egrave; ormai necessario adattarsi ai nuovi scenari<br />Un taglio fino al 50% entro il 2050 delle emissioni climalteranti. Secondo le ultime indicazioni uscite dal vertice di Nairobi, potrebbe essere questo il nuovo obiettivo alla scadenza del 2012 per il proseguimento degli impegni assunti con il Protocollo di Kyoto. Se ne discuter&agrave; concretamente nel nuovo appuntamento mondiale fissato per il 2008, ma, anche nell&rsquo; improbabile ipotesi che sia possibile una azione cos&igrave; radicale, sarebbe sufficiente per scongiurare la progressione del riscaldamento globale terrestre?<br />Ne parliamo con Vincenzo Ferrara, climatologo Enea, fino allo scorso mese Focal Point per l&rsquo;Italia presso l&rsquo; Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Le emissioni di CO2 in atmosfera sono in costante e progressivo aumento e sono sempre meno coloro che mettono in dubbio la relazione tra questa crescita con l&rsquo;aumento della temperatura terrestre ed i cambiamenti climatici che ne conseguono. Il principale problema dell&rsquo;umanit&agrave; ha, insomma, un nome preciso: anidride carbonica. &Egrave; cos&igrave;, dottor Ferrara? <br />&laquo;&Egrave; cos&igrave;, ma occorre fare qualche precisazione per non generare allarmismi. Dal punto di vista sanitario, l&rsquo;attuale livello di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non rappresenta un rischio. L&rsquo;anidride carbonica non &egrave; un inquinante atmosferico e ne occorrerebbero concentrazioni molto pi&ugrave; elevate per cominciare a dare un qualche problema di affanno respiratorio ai gruppi di popolazione pi&ugrave; critici, come gli anziani o i bambini&hellip;&raquo;.<br />Il rischio ambientale per&ograve; esiste&hellip; <br />&laquo;In realt&agrave;, se la temperatura non cambia, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non rappresenta un particolare rischio ambientale. Alcuni ecosistemi, come quelli vegetali, possono anzi trarre benefici da una maggiore concentrazione di anidride carbonica, che &egrave; in fondo un fertilizzante e favorisce la fotosintesi clorofilliana. Il problema della maggiore o minore concentrazione di anidride carbonica sta altrove, e precisamente nel fatto che si traduce in un problema di maggiore o minore temperatura media globale. Anidride carbonica e temperatura media globale sono fattori, infatti, strettamente connessi tra loro, come dimostrano ormai innumerevoli studi e, in particolare, i dati paleoclimatici ottenuti dalle carote di ghiaccio antartico. Mi lasci aggiungere, per&ograve;, che questa relazione non va intesa in modo univoco&raquo;.<br />Che cosa intende dire esattamente? <br />&laquo;Intendo dire che se per un qualsiasi motivo &ndash; per esempio a causa delle attivit&agrave; umane &ndash; aumentano le emissioni in atmosfera, aumenta di conseguenza anche la temperatura media globale e, come ulteriore conseguenza, aumentano necessariamente anche le emissioni di anidride carbonica provenienti dagli oceani e dalla geosfera e, pertanto anche le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e, a loro volta, la temperatura media globale e cos&igrave; via, in un processo intrecciato di reazione a catena divergente.<br />Questo processo, inoltre &ndash; &egrave; opportuno ricordarlo &ndash; non riguarda solo l&rsquo;anidride carbonica, ma si ripropone esattamente negli stessi termini per gli altri gas serra come il metano che, per fortuna, &egrave; emesso in quantit&agrave; notevolmente inferiori. E dico &ldquo;per fortuna&rdquo; perch&eacute; le emissioni di metano sono notevolmente pi&ugrave; efficaci per aumentare la temperatura, avendo una capacit&agrave; di effetto serra 23 volte superiore a quello dell&rsquo;anidride carbonica &raquo;.<br />Oceani e geosfera giocano, dunque, un ruolo cruciale in questa partita&hellip; <br />&laquo;Direi decisivo, perch&eacute; oceani e geosfera hanno concorso finora, fondamentalmente, ad abbassare le concentrazioni di CO2 in atmosfera. Si calcola che negli ultimi due secoli le attivit&agrave; umane abbiano immesso in atmosfera un surplus di anidride carbonica pari all&rsquo;83% di quella che c&rsquo;era precedentemente, surplus che &egrave; stato drasticamente ridotto a circa il 36% proprio grazie all&rsquo;azione di assorbimento dell&rsquo;anidride carbonica emessa ad opera degli oceani e della geosfera. L&rsquo;umanit&agrave;, dunque, deve molto all&rsquo;azione svolta da questi fattori, ma non potr&agrave; farci molto affidamento in futuro perch&eacute;, mentre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera sono in costante aumento, la capacit&agrave; di assorbimento di oceani e geosfera si sta progressivamente riducendo&raquo;.<br />Per quale motivo? <br />&laquo;Per due ragioni. Il primo &egrave; legato alla temperatura. Mano a mano che questa cresce, diminuiscono le capacit&agrave; degli oceani di portare in soluzione &ndash; e quindi di assorbire &ndash; l&rsquo;anidride carbonica atmosferica. In sintesi, l&rsquo;acqua calda &egrave; meno capace di assorbire anidride carbonica rispetto a quella fredda. Non solo: se la temperatura dell&rsquo;acqua supera un certo valore intervengono processi di degassazione, cio&egrave; l&rsquo;anidride carbonica gi&agrave; contenuta viene emessa e non assorbita. Per motivi diversi, anche le capacit&agrave; della geosfera di assorbimento dell&rsquo;anidride carbonica diminuiscono perch&eacute; i fenomeni di respirazione, con emissione di anidride carbonica, da parte degli ecosistemi e dei suoli aumentano a ritmo pi&ugrave; veloce dei fenomeni di assorbimento&raquo;.<br />E la seconda ragione? <br />&laquo;&Egrave; legata a fenomeni di saturazione: anche se la temperatura nel frattempo non aumentasse affatto con l&rsquo;aumentare delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, l&rsquo;assorbimento da parte degli oceani e della geosfera non potrebbe procedere all&rsquo;infinito. Le acque oceaniche ad un certo punto raggiungerebbero la saturazione e da quel momento non sarebbero pi&ugrave; in grado di assorbire ed altrettanto accadrebbe con la biomassa vegetale&raquo;.<br />&Egrave; necessario, dunque, intervenire prima che questi processi vadano a compimento. Al vertice di Nairobi, per la prima volta, sono stati ipotizzati tagli drastici delle emissioni. Saranno sufficienti per dare sogni pi&ugrave; tranquilli al futuro dell&rsquo;umanit&agrave;? <br />&laquo;Ritengo sia pericoloso farsi illusioni. Ma, attenzione, non dico affatto che sia inutile cercare di contrastare i cambiamenti climatici: le azioni per la mitigazione del riscaldamento globale terrestre restano fondamentali e assolutamente prioritarie. Dico solo che, anche nel caso diventassero immediatamente operative misure drastiche ed eccezionali di taglio delle emissioni antropogeniche di gas serra, non si riuscir&agrave; comunque ad evitare che i cambiamenti climatici gi&agrave; innescati possano ulteriormente procedere&raquo;.<br />Quello che afferma &egrave; sconfortante&hellip; <br />&laquo;Ma &egrave; realistico. &Egrave; necessario allargare la consapevolezza che, pur nell&rsquo;incertezza degli scenari, il clima &egrave; comunque destinato &ndash; di poco o di molto, dipender&agrave; dalle scelte concrete che saranno effettuate &ndash; a cambiare. L&rsquo;adattamento ai cambiamenti del clima, che non &egrave; da intendere come strategia alternativa a quella della mitigazione, &egrave; un processo assolutamente necessario. Alcuni paesi in Europa, come la Gran Bretagna, l&rsquo;Olanda, il Belgio, la Finlandia si stanno gi&agrave; avviando su questa strada elaborando strategie e piani di adattamento nazionali. Ma questi piani saranno tanto pi&ugrave; efficaci quanto pi&ugrave; incisive saranno state le misure di mitigazione che nel frattempo sono state adottate&raquo;.<br />Cosa intende esattamente per strategia di adattamento? <br />&laquo;L&rsquo;adattamento ai cambiamenti del clima significa in sostanza la messa a punto di programmi, azioni e misure tali da minimizzare le conseguenze negative che si profilano. Tali, cio&egrave;, da ridurre la vulnerabilit&agrave; territoriale e quella socio-economica ai cambiamenti del clima. Ma nello stesso tempo questi interventi devono essere anche tali da saper cogliere e sfruttare le nuove possibilit&agrave; di sviluppo socio-economico che dovessero sorgere a causa dei cambiamenti climatici e dei suoi effetti&raquo;.<br />Passa per un imbuto assai stretto il percorso che indica&hellip; <br />&laquo;Ma &egrave; l&rsquo;unico percorso possibile. Occorre aumentare ovunque le capacit&agrave; di adattamento. I Paesi industrializzati sono certamente i pi&ugrave; attrezzati per farlo e spetter&agrave; ad essi assumersi l&rsquo;onere di una maggiore cooperazione internazionale. Non va dimenticato, tra l&rsquo;altro, che le conseguenze pi&ugrave; rilevanti dei cambiamenti climatici colpiranno in particolare quelli che gi&agrave; oggi sono i Paesi pi&ugrave; poveri. Paradossalmente, infatti, i Paesi industrializzati - che fino ad oggi sono stati i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra - non saranno, secondo le proiezioni future, quelli che subiranno le maggiori conseguenze negative dai cambiamenti climatici. Anzi, alcuni di loro potrebbero ricavarne benefici&raquo;.<br />Quali? <br />&laquo;Penso, in particolare, ai vasti territori del Canada settentrionale, dell&rsquo;Alaska, della Groenlandia e della Siberia. Tutte queste terre, che sono oggi inospitali e ricoperte di ghiaccio per gran parte dell&rsquo;anno, diventerebbero suoli agricoli od aree abitabili ed utilizzabili per moltissime attivit&agrave;. Viceversa i Paesi africani e gran parte di quelli dell&rsquo;America Latina vedranno purtroppo sconvolte le loro gi&agrave; fragile economie da questi fenomeni. Aiutarli sar&agrave; un obbligo morale e richieder&agrave; uno sforzo sul piano della cooperazione internazionale senza precedenti&raquo;. a cura di Quintino Protopapa</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>KYOTO: DA COMMISSIONE SENATO INDAGINE SU RISPETTO PROTOCOLLO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-12T00:02:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-25</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-25</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La Commissione Ambiente del Senato ha aperto un'indagine conoscitiva per verificare l'azione del governo in merito alle attivita' intraprese per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto di riduzione delle emissioni inquinanti. Lo rende noto il senatore Francesco Ferrante, capogruppo dell'Ulivo in Commissione Ambiente e direttore generale di Legambiente, sottolineando che si tratta di ''un'importante iniziativa parlamentare di controllo, in quanto ci sembra che le misure assunte dal governo nella riduzione delle emissioni inquinanti non siano efficaci. Noi vogliamo invece farla diventare una cosa seria''. ''Il Protocollo d Kyoto e' stato ratificato ed e' quindi legge italiana - continua Ferrante - quello che dopo dieci anni non si vede sono i modi in cui il nostro Paese intende applicarla. Troppo spesso siamo andati nella direzione opposta rispetto al traguardo, tanto e' vero che le emissioni sono aumentate quasi del 15%, mentre dovremmo abbatterle del 6,5% entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990''. ''E' dunque necessario capire dove sono stati fatti gli errori - prosegue Ferrante - e correggere il tiro senza perdere altri tempo''. Secondo Ferrante, in materia di riduzione delle emissioni il comportamento del governo in questi primi otto mesi e' stato ''quanto meno ondivago: se ha agito bene con alcuni provvedimenti introdotti in Finanziaria, si e' poi smentito definendo un pessimo piano di assegnazione delle emissioni, piano che rischia di subire una sonora bocciatura dall'Unione Europea''. Ferrante auspica inoltre che la questione ambientale sia messa al centro dell'agenda del governo nella riunione di Caserta che si avvia oggi. ''La questione ambientale - conclude il senatore - e' infatti centrale nello sforzo di modernizzazione in cui e' impegnato il governo e non puo' esserci vera crescita se non si tiene conto di cio'''. (ANSA)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>CHIMICA: IN EUROPA&#x2c; VIA LIBERA AL REACH</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-12T00:02:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-24</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-24</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Approvando il compromesso negoziato con il Consiglio, il Parlamento europeo ha dato il via libera al nuovo regolamento sulle sostanze chimiche, noto come REACH. Il regolamento concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, piu'; nota con l'acronimo REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals), e' stata presentato dalla Commissione nell'ottobre 2003 con lo scopo di sostituire piu' di quaranta testi legislativi esistenti con un unico provvedimento. L'obiettivo e' quello di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente, inclusa la promozione di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano, oltre che la libera circolazione di sostanze nel mercato interno. Il provvedimento, che si fonda sul principio di precauzione, stabilisce quindi disposizioni che si applicano alla fabbricazione, all'immissione sul mercato o all'uso di tali sostanze, in quanto tali o in quanto componenti di preparati o articoli, e all'immissione sul mercato di preparati. Il testo intende superare l'attuale distinzione tra prodotti chimici nuovi ed esistenti. I primi riguardano circa 3.000 sostanze commercializzate dopo il 1981 (anno in cui e' stato introdotto l'obbligo di richiedere un'autorizzazione), mentre tra i secondi si contano circa 100.000 sostanze poste sul mercato prima di tale data. Il regolamento intende quindi portare alla valutazione della sicurezza di circa 30.000 sostanze commercializzate prima del 1981 e prodotte o importate in quantita' superiori a una tonnellata all'anno. Un compromesso raggiunto con il Consiglio permettera' al regolamento di entrare in vigore il 1&deg; giugno 2007. E' proprio grazie all'insistenza del Parlamento, che il regolamento prevede il principio dell'obbligo di diligenza a carico di fabbricanti, importatori e utilizzatori a valle di sostanze, in quanto tali o in quanto componenti di preparati o articoli. In forza a tale principio, l'industria dovrebbe fabbricare le sostanze, importarle, usarle o immetterle sul mercato con tutta la responsabilita' e la cura necessarie a garantire che, in condizioni ragionevolmente prevedibili, non ne derivino danni alla salute umana e all'ambiente. Il regolamento prevede un obbligo generale che impone a qualsiasi fabbricante o importatore di una sostanza in quanto tale o in quanto componente di uno o piu'; preparati in quantitativi pari o superiori a 1 tonnellata all'anno di presentare una domanda di registrazione all'Agenzia per i prodotti chimici che avra' sede a Helsinki. Per tutte le sostanze soggette a registrazione in quantitativi pari o superiori a 10 tonnellate all'anno per dichiarante, dovra' essere fornita una relazione sulla sicurezza chimica che documenta la valutazione realizzata in base a precise disposizioni indicate in un allegato dello stesso regolamento. Tale esercizio, oltre a trattare dei pericoli per la salute umana e dei pericoli fisico-chimici e per l'ambiente, dovra' comprendere anche la valutazione del carattere persistente, bioaccumulabile e tossico (TBT) e molto persistente e molto bioaccumulabile delle sostanze (vPvB). In seguito, dovra' essere valutata l'esposizione e la caratterizzazione dei rischi. Il regolamento si attiene al principio ''una sostanza, una registrazione''. Pertanto prevede che, qualora uno o piu' soggetti intendano fabbricare o importare nell'UE una sostanza che deve essere registrata, dovra' essere effettuata la trasmissione di una serie di informazioni del fascicolo tecnico da un solo dichiarante, che assumera' il ruolo di capofila e che agira' con il consenso degli altri soggetti. Il regolamento intende garantire il buon funzionamento del mercato interno, assicurando nel contempo che i rischi che presentano le sostanze estremamente problematiche siano adeguatamente controllati e che queste sostanze siano progressivamente sostituite da idonee sostanze o tecnologie alternative, ove queste siano economicamente e tecnicamente valide. A tal fine, tutti i fabbricanti, importatori e utilizzatori a valle che richiedono autorizzazioni dovranno analizzare la disponibilita' di alternative, considerarne i rischi ed esaminare la fattibilita' tecnica ed economica di una sostituzione. Le sostanze soggette alla procedura di autorizzazione sono quelle considerate piu' pericolose. Ossia quelle che, in base ai criteri di classificazione, sono considerate cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione, nonch&eacute; persistenti, bioaccumulabili e tossiche (TBT) oppure molto persistenti e molto bioaccumulabili (vPvB). Un'autorizzazione e' necessaria anche per le sostanze come quelle che perturbano i sistema endocrino o quelle aventi proprieta' persistenti, bioaccumulabili e tossiche o molto persistenti e molto bioaccumulabili, con proprieta' diverse da quelle gia' citate, per le quali e' scientificamente comprovata la probabilita' di effetti gravi sulla salute umana o per l'ambiente. E' comunque alla Commissione che spetta la competenza di decidere sulle domande di autorizzazione. Il regolamento stabilisce che per le sostanze per le quali non e' possibile stabilire una soglia di sicurezza sia possibile rilasciare un'autorizzazione solo se risulta che i vantaggi socioeconomici prevalgono sui rischi che il suo uso comporta e se non esistono sostanze o tecnologie alternative. (ANSA)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>RIFIUTI: BERTOLASO&#x2c; 80 MILIONI EURO PER USCIRE DA EMERGENZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-12T00:01:47+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-23</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-23</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Ottanta milioni di euro per uscire definitivamente dall'emergenza rifiuti in Campania entro il 2007. Guido Bertolaso, nel vertice di questa mattina a Napoli con il premier Romano Prodi, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e i vertici degli enti locali, ha messo le carte sul tavolo, ribadendo che se verranno rispettati i tempi del piano d'intervento predisposto, si riuscira' nel compito. Un piano che ha ottenuto il via libera anche dal premier, che ha sottolineato con un ''vai'' ripetuto la condivisione del governo al progetto. A spiegare gli interventi e' lo stesso capo della Protezione civile: ''il piano - afferma Bertolaso - prevede una serie di fasi, a breve, medio e lungo termine, che ci consentiranno di arrivare alla soluzione definitiva entro il 2007''. Diversi i ''nodi strategici'' su cui si concentrera' nei prossimi mesi il lavoro del commissario straordinario. Che, comunque, non sara' facile. ''Ci attendono mesi difficili - ammette Bertolaso - dovremo aprire nuovi impianti, che richiedono tempi necessari perche' tutto sia fatto a regola d'arte''. Il punto nodale sara' pero' la raccolta differenziata. ''La rilanceremo in maniera concreta - spiega - con una piu' stretta collaborazione con il ministero dell'Ambiente''. E ancora: ''porteremo a termine i lavori di costruzione del termovalorizzatore di Acerra e avvieremo i lavori per la costruzione di un altro termovalorizzatore''. Il tutto, sostiene Bertolaso, verra' fatto ''con la piena condivisione della popolazione e con una collaborazione capillare sul territorio''. Per fare tutto cio' servono pero' i fondi. ''Ho presentato un budget di 70/80 milioni di euro per tutto l'anno, perche' gli interventi costano - conclude Bertolaso - se rispetteremo tutte le fasi del piano entro l'anno saremo fuori dall'emergenza''.(ANSA)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: FOTOVOLTAICO&#x2c; 3.866 IMPIANTI IN COSTRUZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-12T00:01:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-22</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-22</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">(ANSA) - ROMA - Il conto energia entra in rete. Questo grazie al decreto sugli incentivi al fotovoltaico in attesa del nuovo o annunciato In esercizio gia' i primi impianti fotovoltaici che sono stati ammessi agli incentivi. In particolare, al 18 dicembre, le strutture che hanno cominciato i lavori di costruzione sono 3.866 per una potenza complessiva di 34.007 kW mentre sono ormai a fine lavori 951 impianti per una potenza di 6.434 kW. 520 impianti, inoltre, hanno comunicato l' entrata in esercizio per una potenza di 3.532 kW e 301 hanno gia' completato positivamente tutti gli adempimenti di post-ammissione per l'erogazione dell'incentivazione. Cade quindi il tetto annuale di MW e viene eliminata la trafila delle autorizzazioni che con il nuovo decreto potranno essere chieste ai comuni. In sostanza viene concesso un incentivo nel momento in cui l'impianto e' collegato alla rete e non c'e' piu' bisogno di far richiesta al Gse ed aspettare l'eventuale approvazione della domanda. Per quanto riguarda la potenza incentivabile, viene fissato un obiettivo sul lungo periodo definendo un tetto complessivo che il ministero dell Ambiente vorrebbe estendere a 3.000 MW al 2015. Una volta superato, la misura di incentivazione verra' rivista in funzione dell'evoluzione dei prezzi di mercato. Gli incentivi vengono dati agli impianti installati su edifici o loro pertinenze (per queste ultime fino ad un massimo di 50 kW), con valori piu' elevati in funzione del livello di integrazione del componente solare. Viene inoltre previsto un ulteriore riconoscimento per gli utenti che si dimostrano virtuosi dal punto di vista dei consumi energetici. Chi dimostrera' di avere una domanda elettrica inferiore del 10% rispetto agli anni precedenti si vedra' riconoscere un vantaggio nella tariffa solare. Su un totale di 27.119 richieste le domande ammesse sono state 12.433 (ad oggi 160 hanno gia' ricevuto gli incentivi) cosi' suddivise: per impianti da 1 a 20 kW, 7.176 domande; da 20 a 50 kW, 5.105 domande; da 50 a 1.000 kW, 152 domande ammesse. Per l'anno in corso la potenza massima incentivabile e' stata di 360 MW per impianti da 1 a 50 kW e di 140 MW per impianti da 50 a 1.000 kW per un totale di 500 MW. Per il 2007 la potenza disponibile sara' cosi' suddivisa: 71 MW per impianti da 1 a 50 kW, 41 MW per impianti da 50 a 1.000 kW per un totale di 112 MW. Y72-CAM </span></p>]]></content:encoded></item><item><title>DAL BIOGAS NUOVA ENERGIA A BASSO COSTO E A RISPETTO DELL&#x27;AMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-08T13:49:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-20</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-20</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Lo sviluppo delle bio-agrienergie produce un sistema virtuoso per affrontare la dipendenza energetica dalle fonti fossili e per ridurre le emissioni inquinanti. La Valle d'Aosta, esclusa dalle coltivazioni cerealicole, guarda con interesse alla possibilita' di produrre biogas dai liquami animali.<br />'Il destino del petrolio e' quello di esaurirsi in tempi relativamente brevi - ha dichiarato Ezio Mossoni, direttore della Coldiretti Valle d'Aosta - e' importante quindi favorire il settore agricolo per la produzione di energia. In Valle d'Aosta la produzione deve essere indirizzata verso il biogas con l'utilizzo dei liquami zootecnici'. Mossoni rileva poi che 'gli impianti sono costosi, quindi, per coinvolgere anche le aziende agricole di piccole dimensioni, sarebbe opportuno incentivare la creazione di impianti comprensoriali'.<br />Il biogas deriva dallo smaltimento dei liquami animali, annulla le emissioni di CO2 e il residuo e' un concime di alta qualita' privo di odore. Le deiezioni degli animali allevati nelle stalle (bovini, suini, equini, pollame e conigli) vengono raccolte in vasche di stoccaggio a chiusura stagna con la conseguente eliminazione dei depositi di letame a cielo aperto. Il processo indotto di trasformazione batterica anaerobica genera gas metano puro che, bruciato, alimenta il sistema che produce energia elettrica e calorica.<br />E' previsto per le produzioni energetiche l'accesso a un sistema d'incentivazione, inoltre, con la modifica dell'art.2135 del Codice civile, le imprese agricole possono vendere l'energia che producono in eccesso. Il costo dell'impianto viene ammortizzato in qualche anno.<br />Il primo impianto realizzato in Valle d'Aosta e' di Ennio Pont, allevatore di Nus che spiega: '"Nella mia azienda e' in funzione dal 2001 un impianto pilota per la produzione di biogas; con il letame di 50 bovini produciamo 10,5 Kw/h. Inoltre il liquame fermentato si trasforma in un ottimo concime per i prati che e' altamente assimilabile e privo di cattivo odore'.<br />(ANSA)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: UE LANCIA ALLARME&#x2c; EUROPA A RISCHIO DISASTRO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-08T13:48:50+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-19</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-january-2007#unique-entry-id-19</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Il riscaldamento globale potrebbe costare all'Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i prossimi 70 anni. E' impietoso lo studio sulla situazione climatica e ambientale elaborato dalla Commissione europea e pubblicato dal Financial Times. Tanto impietoso da lasciare pochi margini al dubbio, tra cifre e prospetti che delineano un quadro da film del terrore. Se non saranno presi provvedimenti sulle emissioni dannose, ammonisce Bruxelles, l'effetto serra e il relativo surriscaldamento del pianeta andranno avanti a passi veloci. Le prime avvisaglie del clima bizzarro, d'altra parte, sono sotto gli occhi di tutti.<br />Le possibili conseguenze per l'Europa, secondo il rapporto, investono un po' ogni settore e andrebbero a colpire in particolare le aree meridionali del continente, con l'Italia in prima fila. Mentre il Nord Europa avrebbe un clima piu' mite e la possibilita' di un' agricoltura piu' generosa, altrove si avrebbero siccita', gran caldo, inondazioni e colture depresse.<br />Sulla base dello studio ambientale, elaborato anche con sistemi satellitari, il rapporto Ue evidenzia due possibili scenari di riferimento. Il primo prevede un innalzamento della temperatura di 2,2 gradi; il secondo, piu' tragico, prevede un innalzamento di 3 gradi. In entrambi i casi, entro un decennio, circa 11.000 persone in piu' potrebbero morire ogni anno a causa del caldo, mentre l'innalzamento del livello del mare causerebbe danni per un valore di miliardi di euro. Successivamente, nel caso del primo scenario (+2,2 gradi), quasi 29.000 persone in piu' potrebbero morire ogni anno nel Sud Europa dal 2071.<br />Il quadro piu' grave riguarda proprio l' Italia che, insieme alla Spagna, potrebbe essere destinata a soffrire maggiormente questa situazione catastrofica a causa, si legge nel rapporto, di 'siccita', riduzione della fertilita' del suolo, incendi e altri fattori dovuti al cambiamento di clima'. Ma lo studio non risparmia flora e fauna: 'piante e animali tipici di certe aree geografiche moriranno o si sposteranno verso altre zone'.<br />Il riscaldamento portera' ovviamente anche all' innalzamento del livello del mare che, secondo lo studio della Commissione europea, potrebbe crescere fino a un metro con costi ingenti per far fronte al fenomeno. Gia' nel 2020, in caso di innalzamento della temperatura di 2,2 gradi, la spesa per far fronte al disastro delle coste potrebbe essere di 4,4 miliardi di euro; nel caso del secondo scenario (+3 gradi) la spesa aumenterebbe a 5,9 miliardi e potrebbe crescere a 42,5 miliardi nel 2080.<br />Ma il riscaldamento globale non risparmiera', secondo lo studio, neppure altri settori come la pesca. Dal rapporto emerge infatti una tendenza alla migrazione degli stock di pesce verso le aree piu' a Nord. E c'e' poi il problema delle inondazioni, sempre piu' intense un po' in tutta Europa. In proposito l' allarme riguarda soprattutto i grandi bacini fluviali, come il Danubio che gia' negli ultimi anni ha fatto sentire i suoi effetti interessando con gravi danni circa 240.000 persone.<br />E il turismo? Nota dolente ancora una volta per l'Italia e per gli altri Paesi del Mediterraneo. Il rapporto Ue non fa mistero sulle conseguenze drammatiche del cambiamento climatico.<br />Sono circa 100 milioni le persone che ogni anno trascorrono le vacanze nel Sud Europa, per un giro d'affari di circa 130 miliardi di euro. Se non si porra' fine all' effetto serra, ammonisce lo studio, entro i prossimi 70 anni quel turismo mediterraneo non ci sara' piu', per il Sud sara' soltanto desertificazione e la nuova riviera europea si spostera' inevitabilmente molto piu' a Nord. <br />(ANSA)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>FINANZIARIA 2007 - Disposizioni in materia ambientale</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-03T13:49:55+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-18</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-18</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">FINANZIARIA 2007<br />(Legge n. 296/2006, pubblicata nella GU n. 299 del 27.12.2006 - S. O. n.244).&nbsp;<br /><br />Disposizioni in materia ambientale.&nbsp;<br /><br />ACQUA<br />CC. 503 e 504 SOGESID
La Sogesid Spa (Societ&agrave; Gestione Impianti Idrici) verr&agrave; trasformata entro 180 gg dall&rsquo;entrata in vigore della finanziaria, anche attraverso fusione per incorporazione con altri soggetti, societ&agrave; e organismi di diritto pubblico che svolgono attivit&agrave; nel medesimo settore. Sar&agrave; perseguita la finalit&agrave; di renderla strumentale alle esigenze e finalit&agrave; del Ministero dell&rsquo;Ambiente e della tutela del territorio e del mare, 

C. 1106 DERIVAZIONI DI ACQUE AD USO IDROELETTRICO NELLA PROVINCIA DI SONDRIO
Le nuove concessioni sono rilasciate previo parere del Ministero dell&rsquo;Ambiente e della tutela del territorio e del mare

C. 1284 ACCESSO ALLE RISORSE IDRICHE
E&rsquo; istituito un contributo pari a 0,1 centesimo di euro per ogni bottiglia di acqua minerale o da tavola in materiale plastico venduta al pubblico. Il contributo va a confluire nel fondo di solidariet&agrave; destinato a promuovere il finanziamento esclusivo di progetti e interventi per garantire il maggior accesso possibile alle risorse idriche, secondo il principio della garanzia dell&rsquo;accesso all&rsquo;acqua a livello universale.<br />
&nbsp;<br />AGRICOLTURA<br />C. 1047 QUALITA&rsquo; AGROALIMENTARE
Le funzioni statali di vigilanza sull&rsquo;attivit&agrave; di controllo degli organismi pubblici e privati nell&rsquo;ambito delle dei regimi di produzioni agroalimentari di qualit&agrave; registrata sono demandate all&rsquo;Ispettorato centrale repressione frodi che assume la denominazione di &ldquo;Ispettorato centrale per il controllo della qualit&agrave; dei prodotti agroalimentari&rdquo;.

C. 1085 AGRICOLTURA BIOLOGICA
Incremento di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per l&rsquo;attuazione del piano d&rsquo;azione nazionale per l&rsquo;agricoltura biologica e i prodotti biologici.<br />
&nbsp;<br />APPALTI<br />CC. 907 &ndash; 909 e 912 &ndash; 914 MODIFICHE AL CODICE DEGLI APPALTI
Per la realizzazione, l&rsquo;acquisizione e il completamento di opere pubbliche o di pubblica utilit&agrave; i committenti possono avvalersi del contratto di locazione finanziaria; in tal caso, il bando determina i requisiti di partecipazione, le caratteristiche dell&rsquo;opera, costi, tempi e garanzie, parametri di valutazione tecnica e tecnico finanziaria dell&rsquo;offerta economicamente pi&ugrave; vantaggiosa.
L&rsquo;offerta pu&ograve; essere presentata anche da un&rsquo;associazione costituita dal soggetto finanziatore e da soggetto realizzatore. La disponibilit&agrave; dei mezzi tecnici pu&ograve; essere assicurata anche da contratti di locazione finanziaria.
E&rsquo; aggiunto all&rsquo;art. 86 del codice degli appalti il comma 3 bis, che richiede, ai fini della valutazione della congruit&agrave; dell&rsquo;offerta, il riferimento all&rsquo;adeguatezza e alla sufficienza del valore economico rispetto al costo del lavoro, cos&igrave; come determinato periodicamente in apposite tabelle predisposte dal ministro del lavoro e della previdenza sociale.
E&rsquo; modificato altres&igrave; l&rsquo;art. 87, al quale &egrave; aggiunto il comma 4 bis. Ai fini delle qualificazioni di cui all&rsquo;art. 40 vanno valutate anche le informazioni relative all&rsquo;avvenuto adempimento degli obblighi di sicurezza previsti dalla normativa vigente.<br />
&nbsp;<br />AREE PROTETTE<br />C. 265 BENI IMMOBILI DELLE FERROVIE DELLO STATO
E&rsquo; riconosciuto il diritto di prelazione a favore degli enti locali o degli altri enti pubblici gestori delle aree protette per il caso di alienazione dei beni immobili non pi&ugrave; strumentali alla gestione dell&rsquo;impresa, di propriet&agrave; delle Ferrovie dello Stato, che siano ubicati in aree naturali protette e in territori sottoposti a vincolo paesaggistico.

C. 695 ENTI GESTORI AREE PROTETTE
I limiti di spesa di cui all&rsquo;art. 1, c. 5 della L. 311/2004 (+ 2% rispetto alle corrispondenti previsioni aggiornate del precedente anno, come risultanti dalla Relazione previsionale e programmatica) non si applicano alle spese per gli enti gestori delle aree naturali protette.

C. 940 PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E DEI MONTI DELLA LAGA E PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA
Sono stanziati 2.000.000 di euro per la stabilizzazione del personale dipendente operante presso il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco nazionale della Maiella.

CC. 1103 - 1105 OPERE ABUSIVE IN AREE PROTETTE
Per gli interventi di demolizione delle opere abusive realizzate in aree protette nazionali &egrave; autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.
Le opere abusive sono acquisite gratuitamente di diritto dagli organismi di gestione dell&rsquo;area protetta o, in mancanza di questi, dai comuni.
Rimangono fermi gli obblighi di notifica al ministero dell&rsquo;ambiente degli accertamenti, delle ingiunzioni alla demolizione e degli abbattimenti effettuati direttamente. 
Le competenze delle province autonome di Trento e Bolzano sono confermate.

C. 1107 PERSONALE DEGLI ENTI PARCO NAZIONALI
Nei limiti del territorio di competenza, al personale degli Enti Parco nazionale &egrave; riconosciuta la qualifica di agente di pubblica sicurezza.

C. 1126 S.I.C E Z.P.S.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano devono provvedere agli adempimenti previsti dagli artt. 4 e 6 del D.P.R. n. 357/1997 o al loro completamento entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della finanziaria, sulla base dei criteri minimi indicati da apposito decreto del ministero dell&rsquo;ambiente. La norma &egrave; dettata dalla necessit&agrave; di evitare il reiterarsi di procedure d&rsquo;infrazione contro la Repubblica Italiana.<br />
&nbsp;<br />BENI CULTURALI E AMBIENTALI<br />CC. 210 - 212 BENI IMMOBILI DELLO STATO
L&rsquo;Agenzia del demanio individua i beni di propriet&agrave; dello Stato per i quali &egrave; necessario l&rsquo;accertamento di conformit&agrave; delle destinazioni d&rsquo;uso, o una dichiarazione di legittimit&agrave; per le costruzioni eseguite o realizzare in tutto o in parte in difformit&agrave; dal provvedimento di localizzazione. Il ministero delle infrastrutture provvede a trasmettere detto elenco alle amministrazioni competenti alle tutele differenziate in caso di presenza di vincoli. La mancata risposta o l&rsquo;espressione negativa da parte di tali amministrazioni d&agrave; luogo alla convocazione di una conferenza di servizi.

CC. 1133 &ndash; 1151 NORME IN MATERIA DI BENI CULTURALI.

C. 1228 TURISMO ECOCOMPATIBILE
E&rsquo; autorizzata la spesa di 48 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per le finalit&agrave; di sviluppo del settore del turismo, nel rispetto del patrimonio paesaggistico e al fine di promuovere forme di turismo ecocompatibile.<br />
&nbsp;<br />BOSCHI E FORESTE<br />C. 1082 PROGRAMMA QUADRO PER LA GESTIONE FORESTALE
Il ministero delle politiche agricole e il ministero dell&rsquo;ambiente propongono un programma quadro per il settore forestale finalizzato a favorire la gestione forestale sostenibile e a valorizzare la multifunzionalit&agrave; degli ecosistemi forestali.<br />
&nbsp;<br />DANNO AMBIENTALE<br />C. 868 SOMME VERSATE ALLO STATO A TITOLO DI RISARCIMENTO DEL DANNO AMBIENTALE
Entro il 31 gennaio 2007 sar&agrave; formulato il piano per la rassegnazione al Ministero dell&rsquo;ambiente delle somme versate allo Stato a titolo di risarcimento per il danno ambientale a seguito della sottoscrizione di accordi transattivi negli anni 2005 e 2006.<br />
&nbsp;<br />EDILIZIA<br />C. 389 BARRIERE ARCHITETTONICHE
E&rsquo; istituito un fondo con una dotazione di 5 milioni di euro destinato all&rsquo;erogazione di contributi ai gestori di attivit&agrave; commerciali per le spese documentate sostenute entro il 31 dicembre 2007 per l&rsquo;eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico.

CC. 625 e 626 MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI SCOLASTICI E ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE
Per l&rsquo;attivazione dei piani di edilizia scolastica &egrave; autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per il 2007 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Il 50% di tali importi &egrave; destinato ad opere di messa in sicurezza e di adeguamento a norma degli edifici scolastici da parte dei competenti enti locali.
E&rsquo; previsto inoltre un piano sperimentale INAIL, per gli istituti di istruzione secondaria di primo grado e superiore, per progetti di abbattimento delle barriere architettoniche e per l&rsquo;adeguamento delle strutture alle vigenti disposizioni in tema di sicurezza e igiene del lavoro.<br />&nbsp;<br />&nbsp;<br />ENERGIA E CARBURANTI<br />C. 12 ACCISA SUL GASOLIO PER AUTOTRAZIONE
A decorrere dal 1&deg; gennaio 2007 una quota dell&rsquo;accisa sul gasolio per autotrazione &egrave; attribuita alla Regione a statuto ordinario nel cui territorio avviene il consumo.

C. 143 ADDIZIONALE SUL CONSUMO DI ENERGIA ELETTRICA
Con successivo decreto del Ministro dell&rsquo;economia e delle finanza, saranno individuate le province alle quali pu&ograve; essere assegnata la diretta riscossione dell&rsquo;addizionale sul consumo di energia elettrica concernente i consumi relativi a forniture con potenza impegnata superiore a 200 kW.

C. 329 ACCISA SUL METANO PER AUTOTRAZIONE
Riduzione a euro 0,00291 per metro cubo di prodotto.

CC. 344 &ndash; 356; 358 - 360 DETRAZIONE D&rsquo;IMPOSTA PER SPESE DESTINATE ALLA RIDUZIONE DEL CONSUMO DI ENERGIA ELETTRICA
Sono concesse detrazioni di imposta, per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007 per:
1) Interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (55% degli importi rimasti a carico del contribuente, sino ad un massimo di 100.000 euro, da ripartire in tre quote annuali)
2) Interventi su edifici esistenti, parti o unit&agrave; immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi (55% degli importi rimasti a carico del contribuente sino ad un massimo di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali)
3) Installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e universit&agrave; (55% degli importi rimasti a carico del contribuente sino ad un massimo di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali)
4) Interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione (55% degli importi rimasti a carico del contribuente, fino ad un massimo di 30.000 euro, da ripartire in tre quote annuali)
Ai fini della detrazione fiscale &egrave; richiesto che la rispondenza degli interventi ai requisiti richiesti dalla norma sia asseverata da un tecnico abilitato e che il contribuente acquisisca, ove introdotta dalla regione o dall&rsquo;ente locale, la certificazione energetica dell&rsquo;edificio di cui al d.lgs. 192/2005.
5) Interventi di realizzazione di nuovi edifici, di volumetria superiore a 10.000 metri cubi, con data di inizio lavori entro il 31 dicembre 2007 e termine entro i tre anni successivi, che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per matro quadrato di superficie utile dell&rsquo;edificio inferiore di almeno il 50% rispetto ai valori riportati nell&rsquo;allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto legislativo n. 192/2005, nonch&eacute; del fabbisogno energetico per il condizionamento estivo e l&rsquo;illuminazione (contributo del 55% dei costi extra sostenuti per conseguire il predetto valore, incluse le maggiori spese di progettazione)
6) Sostituzione di frigoriferi congelatori e loro combinazioni con analoghi apparecchi di classe almeno A+ (20% degli importi rimasti a carico del contribuente fino ad un massimo di 200 euro, in unica rata)
7) Interventi di efficienza energetica per l&rsquo;illuminazione da parte dei soggetti esercenti attivit&agrave; d&rsquo;impresa rientrante nel settore del commercio (36% dei costi sostenuti per sostituzione di apparecchi illuminanti con altri ad alta efficienza energetica, maggiore o uguale al 60%; per sostituzione di lampade ad incandescenza con lampade fluorescenti di classe A, alloggiate in apparecchi illuminanti ad alto rendimento ottico, maggiore o uguale al 60%; sostituzione, negli ambienti esterni, di apparecchi illuminanti dotati di lampade a vapori di mercurio con apparecchi illuminanti ad alto rendimento ottico, maggiore o uguale all&rsquo;80%, dotati di lampade a vapore di sdio al alta o bassa pressione o di lampade a ioduri metallici; azione o integrazione di regolatori del flusso luminoso.
8) Acquisto e installazione di (o sostituzione di motori esistenti con) motori ad elevata efficienza di potenza elettrica, compresa tra 5 e 90kW (20 % degli importi rimasti a carico del contribuente, fino ad un massimo di 1500 euro, in unica rata)
9) Acquisto e installazione di inverter su impianti con potenza elettrica compresa tra 7,5 e 90 kW (20% degli importi rimasti a carico del contribuente, fino ad un massimo di 1500 euro, in unica rata)

C. 350 PANNELLI ENERGETICI
All&rsquo;art. 4 del testo unico dell&rsquo;edilizia (d.lgs. n. 380/2001) &egrave; aggiunto il seguente comma:
&ldquo;1-bis. Nel regolamento di cui al comma 1, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista l&rsquo;installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica per gli edifici di nuova costruzione, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 0,2 kW per ciascuna unit&agrave; abitativa.&rdquo;

CC. 362 - 364 FONDO PER GLI INTERVENTI DI EFFICIENZA ENERGETICA E DI RIDUZIONE DEI COSTI DELLA FORNITURA ENERGETICA PER FINALITA&rsquo; SOCIALI
Il maggiore gettito fiscale derivante dall&rsquo;IVA sui prezzi di carburanti e combustibili di origine petrolifera &egrave; destinato alla costituzione di un apposito fondo per la copertura di interventi di efficienza energetica e di riduzione dei costi della fornitura energetica per finalit&agrave; sociali.

CC. 367 &ndash; 384 CARBURANTI
Sono fissati gli obiettivi indicativi nazionali di immissione in consumo di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili, fino a raggiungere il 5,75% entro il 31 dicembre 2010. A decorrere dal 1&deg; gennaio 2007, inoltre, i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio per autotrazione prodotti da fonti non rinnovabili hanno l&rsquo;obbligo di immettere in consumo una quota minima (1 per cento per il 2007, 2 per cento a partire dal 2008) di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili. E&rsquo; possibile assolvere al predetto obbligo acquistando l&rsquo;equivalente quota o i relativi diritti da altri soggetti.
Sar&agrave; emanato decreto per l&rsquo;attuazione dell&rsquo;obbligo di immissione in consumo di biocarburanti (biodiesel, bioetanolo e suo derivati, ETBE e bioidrogeno) secondo obiettivi ci sviluppo di filiere agroenergetiche. La sottoscrizione di un contratto di filiera costituir&agrave; titolo preferenziale nei bandi pubblici per i finanziamenti dei progetti nel settore della promozione delle energie rinnovabili e dell&rsquo;impiego di biocarburanti e nei contratti di fornitura di biocarburante per il trasporto e il riscaldamento pubblici. (si veda anche il c. 1083)
La produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonch&eacute; di carburanti ottenuti da prodotti agricoli costituiscono attivit&agrave; connesse ai sensi dell&rsquo;art. 2135 c.c. e si considerano produttive di reddito agrario.
Per le fonti energetiche a ridotto impatto ambientale di cui al comma 372 &egrave; stabilita una accisa ridotta. E&rsquo; esentato dall&rsquo;accisa l&rsquo;impiego a fini energetici nel settore agricolo, per autoconsumo nell&rsquo;ambito dell&rsquo;impresa singola o associata, dell&rsquo;olio vegetale puro.
Sar&agrave; inoltre rivista la disciplina dei certificati verdi (d.lgs. n. 79/1999) per il perseguimento dei seguenti obiettivi: a) incentivare l&rsquo;impiego a fini energetici delle materie prime provenienti dai contratti di coltivazione di cui all&rsquo;art. 90 del reg. CE n. 1782/2003 (colture energetiche); incentivare l&rsquo;impiego a fini energetici di prodotti e materiali residui provenienti dall&rsquo;agricoltura, dalla zootecnia, dalle attivit&agrave; forestali e di trasformazione alimentare (distretti localo agro-energetici); c) incentivare l&rsquo;impiego a fini energetici di materia prima provenienti da pratiche di coltivazione a basso consumo energetico e in grado di conservare o integrare il contenuto di carbonio nel suolo.

CC. 905- 906 RETI NAZIONALI DI TRASPORTO DEL GAS NATURALE
Saranno emanate disposizioni per la cessione delle quote superiori al 20 per cento del capitale delle societ&agrave; che sono proprietarie o che gestiscono reti nazionali di trasporto del gas naturale controllate direttamente o indirettamente dallo Stato. Il termine &egrave; rideterminato in ventiquattro mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di attuazione.

C. 1083 INTEGRAZIONE DELLA FILIERA FORESTALE CON QUELLA AGROENERGETICA
L&rsquo;intesa di filiera o il contratto quadro di cui agli artt. 9 e 10 del D. Lgs. n. 102/2005, hanno per scopo, altres&igrave;, l&rsquo;integrazione della filiera forestale con quelle agroenergetica, la valorizzazione, la produzione, la distribuzione e la trasformazione di biomasse derivanti da attivit&agrave; forestali, nonch&eacute; lo sviluppo della filiera del legno. Gli organismi che operano la gestione forestale in forma associata e le imprese di lavorazione e distribuzione del legno e di utilizzazione della biomassa forestale a fini energetici nonch&eacute; i soggetti interessati, pubblici o privati, stipulano contratti di coltivazione e fornitura in attuazione degli articoli 11, 12 e 13 del citato decreto legislativo n. 102/2005.

CC. 1117 - 1120 FONTI RINNOVABILI
- I finanziamenti pubblici e gli incentivi ci competenza statale finalizzati alla promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sono concessi esclusivamente per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, come definite dall&rsquo;art. 2 della direttiva 2001/77/CE. Sono fatti salvi i finanziamenti concessi ai soli impianti gi&agrave; autorizzati e di cui sia stata avviata la realizzazione.
Eventuali deroghe saranno stabilite con decreto del ministro dello sviluppo economico di concerto con il ministro dell&rsquo;ambiente.
- E&rsquo; abrogata la norma del D.Lgs. 152/2006 (art. 229, c. 6) che estendeva il regime di incentivazione di cui al D. Lgs. 387/2003 al CDR e al CDR-Q
- Sono inoltre abrogate le norme di cui all&rsquo;art. 17 del D.Lgs. n. 387/2003 che ammettevano a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti.
- Stessa sorte per le fonti assimilate alle rinnovabili, di cui alla L. 9/1991.
- L&rsquo;art. 1, c. 3 della L. 10/1991 &egrave; riformulato con la soppressione dei riferimenti alle fonti assimilate e ai rifiuti inorganici:
&ldquo;3. Ai fini della presente legge sono considerate fonti rinnovabili di energia [o assimilate]: il sole, il vento, l'energia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione dei rifiuti organici [ed inorganici] o di prodotti vegetali. [Sono considerate altres&igrave; fonti di energia assimilate alle fonti rinnovabili di energia: la cogenerazione, intesa come produzione combinata di energia elettrica o meccanica e di calore, il calore recuperabile nei fumi di scarico e da impianti termici, da impianti elettrici e da processi industriali, nonch&egrave; le altre forme di energia recuperabile in processi, in impianti e in prodotti ivi compresi i risparmi di energia conseguibili nella climatizzazione e nell'illuminazione degli edifici con interventi sull'involucro edilizio e sugli impianti.] Per i rifiuti organici ed inorganici resta ferma la vigente disciplina ed in particolare la normativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, e successive modificazioni ed integrazioni, al decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, e al decreto-legge 9 settembre 1988, n.397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n.475.&rdquo;
- E&rsquo; abrogato il comma 71 dell&rsquo;art.1 della L. n. 239/2004, che si riporta di seguito: &ldquo;71. Hanno diritto alla emissione dei certificati verdi previsti ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successive modificazioni, l'energia elettrica prodotta con l'utilizzo dell'idrogeno e l'energia prodotta in impianti statici con l'utilizzo dell'idrogeno ovvero con celle a combustibile nonche' l'energia prodotta da impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, limitatamente alla quota di energia termica effettivamente utilizzata per il teleriscaldamento.&rdquo;.

&nbsp;<br />FAUNA E FLORA<br />C. 829 RANDAGISMO
I comuni singoli o associati e le comunit&agrave; montane provvedono ad attuare piani di controllo delle nascite incruenti attraverso la sterilizzazione. I comuni provvedono altres&igrave; al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale.<br />
&nbsp;<br />INQUINAMENTO / BONIFICA<br />C. 867 LAGUNA DI VENEZIA-PORTO MARGHERA E POLO CHIMICO LAGHI DI MANTOVA
E&rsquo; autorizzata la spesa complessiva di euro 209 milioni per gli interventi di risanamento del Polo Chimico Laghi di Mantova e degli interventi di cui all&rsquo;accordo di programma del 7 aprile 2006 relativo ai canali portuali di grande navigazione della Laguna di Venezia &ndash; Porto Marghera.

C. 898 BONIFICHE AREE MILITARI
E&rsquo; istituito un fondo di 25 milioni di euro destinato alle bonifiche delle aree militari, sia dismesse che attive, e di pertinenze dei poligoni di tiro, nonch&eacute; delle unit&agrave; navali.<br />
&nbsp;<br />INQUINAMENTO / PROTOCOLLO DI KYOTO<br />CC. 1110 &ndash; 1115 PROTOCOLLO DI KYOTO
E&rsquo; istituito un fondo rotativo per finanziare le misure di attuazione del Protocollo di Kyoto. Le risorse per il trienno 2007- 2009 ammontano a 200 milioni di euro all&rsquo;anno.
Il ministero dell&rsquo;ambiente individua le modalit&agrave; per l&rsquo;erogazione a soggetti pubblici e privati di finanziamenti a tasso agevolato e del relativo tasso di interesse.
Per il triennio 2007-2009 sono finanziate prioritariamente:
a) l&rsquo;installazione di impianti di microcogenerazione diffusa al alto rendimento elettrico e termico
b) l&rsquo;installazione di impianti di piccola taglia per l&rsquo;utilizzazione delle fonti rinnovabili per la generazione di elettricit&agrave; e calore
c) la sostituzione di motori elettrici industriali con potenza superiore a 45 kW con motori ad alta efficienza
d) l&rsquo;incremento dell&rsquo;efficienza negli usi finali dell&rsquo;energia nei settori civile e terziario
e) l&rsquo;eliminazione delle emissioni di protossido d&rsquo;azoto dai processi industriali
f) i progetti pilota di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e di nuove fonti di energia a basse emissioni o a emissioni zero.<br />
&nbsp;<br />MARE E COSTE / DEMANIO<br />C. 250 &ndash; 258 CONCESSIONE DI BENI DEMANIALI MARITTIMI
- Le concessioni relative a beni demaniali marittimi sono revocate qualora il concessionario si renda responsabile di gravi violazioni edilizie, che costituiscono inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione.
- Sono modificati i criteri relativi alla determinazione dei canoni per il rilascio o il rinnovo di concessioni di aree demaniali con finalit&agrave; turistico-ricreative, di cui alla L. 494/1993.
- E&rsquo; precisata la durata delle concessioni, che possono avere durata superiore a sei anni, ma comunque inferiore a 20 anni, in ragione dell&rsquo;entit&agrave; e della rilevanza economica delle opere da realizzare. 
- Le regioni, sentiti i comuni interessati, sono tenute a individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili; devono inoltre individuare le modalit&agrave; e la collocazione dei varchi necessari al fine di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l&rsquo;area ricompressa nella concessione, anche al fine di balneazione.
- Con norma di interpretazione autentica dell&rsquo;articolo 8 del D.L. 400/1993, conv. in L. 494/1993, si precisa che le utilizzazioni contemplate fanno riferimento alla mera occupazione di beni demaniali marittimi e relative pertinenza. Qualora invece l&rsquo;occupazione consista nella realizzazione di opere inamovibili in difetto assoluto di titolo abilitativi o in presenza di titolo abilitativi che per il suo contenuto &egrave; incompatibile con la destinazione e disciplina del bene demaniale, l&rsquo;indennizzo &egrave; commisurato ai valor di mercato, ferma restando l&rsquo;applicazione delle misure sanzionatorie vigenti, ivi compreso il ripristino dello stato dei luoghi.<br />
C. 1100 TUTELA DEL MARE
E&rsquo; autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anno 2007, 2008 e 2009 per l&rsquo;attuazione di programmi annuali di interventi per la difesa del mare (Convenzione di Barcellona del 1976)

CC. 1101 e 1102 DANNI DA INCIDENTI A NAVI O IMPIANTI SULLE PIATTAFORME
Per i danni derivanti dall&rsquo;inquinamento causato da incidenti alle navi o agli impianti sulle piattaforme si applica il tariffario internazionale Scopic.
Le somme recuperate sono destinate nella misura del 50% a interventi di difesa del mare dagli inquinamenti.<br />
&nbsp;<br />MARE / DRAGAGGIO E BONIFICA / AUTORITA&rsquo; PORTUALE<br />C. 996 DRAGAGGIO E BONIFICA
Nei siti oggetto di interventi di bonifica di interesse nazionale ai sensi dell&rsquo;art. 252 del d. lgs. 152/2006 le operazioni di dragaggio possono essere svolte anche contestualmente alla predisposizione del progetto relativo alle attivit&agrave; di bonifica. Il progetto va presentato all&rsquo;autorit&agrave; portuale che lo approva entro trenta giorni e lo trasmette al ministero dell&rsquo;ambiente per l&rsquo;approvazione definitiva nei trenta giorni successivi. L&rsquo;autorizzazione produce gli effetti di cui al comma 6 dell&rsquo;art. 252 del D.Lgs. 152/2006 (&ldquo;6. L'autorizzazione del progetto e dei relativi interventi sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l'altro, quelli relativi alla realizzazione e all'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. L'autorizzazione costituisce, altres&igrave;, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilit&agrave;, urgenza ed indifferibilit&agrave; dei lavori.&rdquo;), nonch&eacute; limitatamente alle attivit&agrave; di dragaggio inerenti al progetto, gli effetti di cui al comma 7 (&ldquo;7. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale, l'approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione.&rdquo;)
Sono altres&igrave; determinate le caratteristiche perch&eacute; i materiali derivanti dall&rsquo;attivit&agrave; di dragaggio possano essere immessi o refluiti in mare o impiegati per formare terreni costieri o per il rinascimento degli arenili.
I materiali derivanti dall&rsquo;attivit&agrave; di dragaggio e bonifica, se non pericolosi all&rsquo;origine o a seguito di trattamenti finalizzati esclusivamente alla rimozione degli inquinanti, possono essere refluiti, su autorizzazione della regione competente, all&rsquo;interno di casse di colmata, di vasche di raccolta o comunque di strutture di contenimento poste in ambito costiero, che presentino il sistema di impermeabilizzazione richiesto dalla norma. Nel caso in cui al termine delle attivit&agrave; di refluimento, i materiali presentino livelli di inquinamento superiori ai limiti di cui ala tabella 1 dell&rsquo;allegato 5 parte quarta, titolo V, del d.lgs. 152/2006 deve essere attivata la procedura di bonifica.

C. 997 PRESIDENTE DELL&rsquo;AUTORITA&rsquo; PORTUALE
La lettera m, c. 3, art. 8 L. 84/1994 (&ldquo;assicura la navigabilit&agrave; nell'ambito portuale e provvede, con l'intervento del servizio escavazione porti di cui all'articolo 26, e, in via subordinata, con le modalit&agrave; di cui all'articolo 6, comma 5, al mantenimento ed approfondimento dei fondali, fermo restando quanto disposto dall'articolo 5, commi 8 e 9, sulla base di progetti sottoposti al visto del competente ufficio speciale del genio civile per le opere marittime, nel rispetto della normativa sulla tutela ambientale, anche adottando, nei casi indifferibili di necessit&agrave; ed urgenza, provvedimenti di carattere coattivo; nei casi di interventi urgenti e straordinari di escavazione provvede, anche ricorrendo a modalit&agrave; diverse da quelle di cui all'articolo 6, comma 5. Ai fini degli interventi di escavazione e manutenzione dei fondali pu&ograve; indire, assumendone la presidenza, una conferenza di servizi con le amministrazioni interessate&rdquo;) &egrave; cos&igrave; modificata: &ldquo;m) assicura la navigabilit&agrave; nell&rsquo;ambito portuale e provvede al mantenimento e approfondimento dei fondali, fermo restando quanto disposto dall&rsquo;articolo 5, commi 8 e 9. Ai fini degli interventi di escavazione e manutenzione dei fondali pu&ograve; indire, assumendone la presidenza, una conferenza di servizi con le amministrazioni interessate da concludersi nel termine di sessanta giorni. Nei casi di necessit&agrave; e urgenza pu&ograve; adottare provvedimenti di carattere coattivo. Resta fermo quanto previsto all&rsquo;articolo 5, commi 11-bis e seguenti. ove applicabili&rdquo;<br />
&nbsp;<br />MOBILITA&rsquo; / INQUINAMENTO<br />CC. 224 &ndash; 233 INCENTIVI EURO 4 ED EURO 5
Previsto un incentivo di 80 euro per la rottamazione di veicoli euro 0 ed euro 1; chi non acquista nuovi veicoli e non risulti intestatario di veicoli registrati, pu&ograve; richiedere il rimborso dell&rsquo;abbonamento al traporto pubblico locale nell&rsquo;ambito del comune di residenza e di domicilio di durata pari ad una annualit&agrave;.
Previsto inoltre un incentivo di 800 euro per chi acquisti un veicolo euro 4 ed euro 5, con cilindrata inferiore a 1300 cc; tali veicoli saranno esentati dal pagamento delle tasse automobilistiche per due annualit&agrave;.
L&rsquo;incentivo &egrave; di 2000 euro per la sostituzione di autocarri euro 0 o euro 1 con veicoli di peso non superiore a 3, 5 tonnellate, immatricolati come euro 4 o euro 5.
L&rsquo;incentivo &egrave; di euro 1500 (incrementato di ulteriori euro 500 se il veicolo abbia emissioni inferiori a 120 grammi per chilometro) per l&rsquo;acquisto di autovetture omologati per la circolazione mediante alimentazione esclusiva o doppia a metano o gpl, alimentazione elettrica o ad idrogeno
Le norme valgono per i veicoli nuovi acquistati a decorrere dal 3 ottobre 2006 e fino al 31 dicembre 2007, ed immatricolati entro il 31 marzo 2008. Per i veicoli alimentati a metano, gpl, elettricit&agrave; o idrogeno, l&rsquo;incentivo &egrave; concesso per gli acquisti effettuati sino al 31 dicembre 2009.

CC. 236 &ndash; 241 INCENTIVI MOTOCICLI
Incentivi previsti anche per la sostituzione di motocicli euro 0. Ottanta euro per la rottamazione ed esenzione dalle tasse automobilistiche per cinque annualit&agrave;.

CC. 1121 - 1123 QUALITA&rsquo; DELL&rsquo;ARIA NELLE AREE URBANE
E&rsquo; istituito il Fondo per la mobilit&agrave; sostenibile, con uno stanziamento di 90 milioni si euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, finalizzato al finanziamento di interventi per il miglioramento della qualit&agrave; dell&rsquo;aria nelle aree urbane, nonch&eacute; al potenziamento del trasporto pubblico, come specificato al comma 1122<br />
&nbsp;<br />OGM<br />C. 1243 OGM
Gli investimenti per la ricerca avanzata nel campo delle biotecnologie sono ridotti di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e di 50 milioni di euro per il 2009.<br />
&nbsp;<br />RIFIUTI<br />CC. 106-108 GESTORI DEL SERVIZIO DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI &ndash; TRASMISSIONE DATI ALL&rsquo;AGENZIA DELLE ENTRATE
I soggetti gestori del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani comunicano annualmente all&rsquo;agenzia delle entrate i dati relativi agli immobili insistenti sul territorio comunale per i quali il servizio &egrave; istituito che abbiano rilevanza ai fini delle imposte sui redditi.

C. 183 TARIFFA PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI
Ai fini della determinazione della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, continuer&agrave; a farsi riferimento ai criteri indicati dal D.Lgs. 507/1993 (art. 70, c. 3, secondo e terzo periodo) in materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani

C. 184 RIFIUTI E DISCARICHE
In attesa della completa attuazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. 152/2006:
- Il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato da ciascun comune per il 2006 resta invariato anche per il 2007;
- Rimangono applicabili le disposizioni di cui all&rsquo;art. 18, c. 2, lett. d) e 57 del Decreto Ronchi, in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani;
- La disciplina transitoria del decreto &ldquo;discariche&rdquo; (D.Lgs. 36/20003) &egrave; ulteriormente prorogata al 31 dicembre 2007. La proroga non si applica alle discariche di II categoria, tipo A, ex A2 e alle discariche per rifiuti inerti, cui si conferiscono materiali di matrice cementizia contenenti amianto.

CC. 1108 - 1109 RACCOLTA DIFFERENZIATA
La Regione deve garantire, a livello di ambito territoriale ottimale, previa diffida e successiva nomina di un commissario ad acta, il raggiungimento delle seguenti percentuali minime di raccolta differenziata dei rifiuti urbani:
- entro il 31 dicembre 2007 almeno il quaranta per cento
- entro il 31 dicembre 2009 almeno il cinquanta per cento
- entro il 31 dicembre 2011 almeno il sessanta per cento.
Negli anni successivi le percentuali saranno stabilite con decreto del ministero dell&rsquo;ambiente, che perseguir&agrave; l&rsquo;obiettivo &ldquo;Rifiuti zero&rdquo;.

C. 1116 CONTROLLO E TRACCIABILITA&rsquo; DEI RIFIUTI
Per l&rsquo;anno 2007 una quota non inferiore a 5 milioni di euro &egrave; riservata alla realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilit&agrave; dei rifiuti, ai fini della prevenzione e della repressione dei fenomeni di criminalit&agrave; organizzata nell&rsquo;ambito dello smaltimento illecito dei rifiuti.

CC. 1129 &ndash; 1131 SACCHETTI NON BIODEGRADABILI PER L&rsquo;ASPORTO DI MERCI
E&rsquo; avviato un programma sperimentale per la riduzione progressiva della commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili, al fine di giungere al definitivo divieto entro il 1&deg; gennaio 2010. E&rsquo; destinata allo scopo una quota non inferiore a 1 milione di euro.<br />
&nbsp;<br />SERVIZI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA<br />CC. 401 &ndash; 403 SERVIZI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA
Sono previsti incentivi per l&rsquo;ammortamento, la locazione (anche finanziaria) e la manutenzione di apparecchiature per servizi di comunicazione elettronica

&nbsp;<br />SICUREZZA SUL LAVORO<br />CC. 780 - 781 RIDUZIONE DEI PREMI PER L&rsquo;ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO
La riduzione dei premi &egrave; prevista a decorrere dal 1&deg; gennaio 2008. Tale riduzione &egrave; prioritariamente riconosciuta alle imprese in regola con tutti gli obblighi previsti dal decreto legislativo n. 626/1994 e dalle specifiche normative di settore le quali:
a) abbiano adottato piani pluriennali di prevenzione per l&rsquo;eliminazione delle fonti di rischio e per il miglioramento della condizioni di sicurezza e di igiene sui luoghi di lavoro, concordati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente pi&ugrave; rappresentative sul piano nazionale e territoriale, anche all&rsquo;interno di enti bilaterali, e trasmessi agli ispettori del lavoro;
b) non abbiano registrato infortuni nel biennio precedente alla data della richiesta di ammissione al beneficio.

C. 782 - INFORTUNI SUL LAVORO
Integrazioni per la coperture in caso di infortuni sul lavoro e di malattie professionali, con previsione di percentuali di menomazione pi&ugrave; favorevoli.

C. 910 MODIFICHE AL D. LGS. 626/94
Il committente risponde in solido con l&rsquo;appaltatore per tutti i danni per i quali il lavoratore non risulti indennizzato a opera dell&rsquo;Inail.. 

CC. 1173 &ndash; 1174 INDICI DI CONGRUITA&rsquo;
Al fine di promuovere la regolarit&agrave; contributiva quale requisito per la concessione dei benefici e degli incentivi previsti dall&rsquo;ordinamento, vengono introdotti i cd. &ldquo;indici di congruit&agrave;&rdquo; per i settori in cui risultano maggiormente elevati i livelli di violazione delle norme in materia di incentivi ed agevolazioni contributive ed in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

C. 1175 &ndash; 1179 DURC e INASPRIMENTO DELLE SANZIONI PER LE VIOLAZIONI IN MATERIA DI LAVORO E SICUREZZA.
A decorrere dal 1&deg; luglio 2007, i benefici previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarit&agrave; contributiva.
Le sanzioni amministrative per la violazione di norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenza e tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro entrate in vigore prima del 1&deg; gennaio 1999 sono quintuplicati.

C. 1180 COMUNICAZIONE DI ASSUNZIONE
I datori di lavoro devono anticipare la comunicazione di assunzione al giorno precedente l&rsquo;instaurazione del rapporto di lavoro subordinato, co. co. co. o socio lavoratore di cooperativa e di associato in partecipazione.
La comunicazione riguarda anche ai tirocini di formazione e di orientamento ed ogno altro tipo di esperienza lavorativa ad essi assimilata.
Le agenzie di lavoro sono tenute a comunicare l&rsquo;assunzione, la proroga e la cessazione dei lavoratori temporanei assunti nel mese precedente entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione.

C. 1186 DESTINAZIONE DELLE SOMME RISCOSSE DA CONTRAVVENZIONI IN TEMA DI SICUREZZA SUL LAVORO
Le somme riscosse da contravvenzioni in tema di sicurezza sul lavoro sono destinate, tra l&rsquo;altro, al finanziamento di attivit&agrave; promozionali ed interventi in materia di salute e sicurezza del lavoro, con particolare riferimento ai settori a pi&ugrave; elevato rischio infortunistico.

C. 1187 FONDO DI SOSTEGNO PER LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DI GRAVI INFORTUNI SUL LAVORO
Al fine di assicurare un adeguato e tempestivo sostegno ai familiari delle vittime di gravi incidenti sul lavoro, anche per i caso in cui le vittime medesime risultino prive della copertura assicurativa obbligatoria, &egrave; istituito presso il ministero del lavoro il Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro.<br />
&nbsp;<br />SUOLO<br />C. 1132 DIFESA DEL SUOLO
E&rsquo; autorizzata la spesa di 750.000 euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 209 per assicurare il monitoraggio delle attivit&agrave; e dei dati relativi alla difesa del suolo.<br />
&nbsp;<br />VARIE<br />CC. 145-149 COMUNI &ndash; ISTITUZIONE DELL&rsquo;IMPOSTA DI SCOPO
I comuni potranno istituire l&rsquo;imposta di scopo destinata a parziale copertura delle spese per la realizzazione delle opere pubbliche di cui al c. 149 (Trasporto pubblico urbano, opere viarie, opere di arredo e decoro, risistemazione di parchi e giardini, parcheggi, restauro, conservazione dei beni artistici e architettonici, nuovi spazi per eventi e attivit&agrave; culturali, allestimenti mussali e biblioteche, edilizia scolastica)

CC. 505 e 506 RISPARMI DI SPESA PER LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE 
Le disposizioni sui risparmi di spesa per le amministrazioni pubbliche, in base agli elenchi ISTAT non si applicano, tra l&rsquo;altro, all&rsquo;Agenzia per la protezione dell&rsquo;ambiente e per i servizi tecnici e alle agenzie regionali per l&rsquo;ambiente.

C. 522 FORESTALI
Autorizzazione all&rsquo;assunzione di 166 forestali idonei non vincitori del concorso svolto in attuazione dell&rsquo;art. 1, c. 2 della Legge n. 77/2004.

C. 1077 PROCEDURE DI STABILIZZAZIONE PER IL PERSONALE OPERAIO FORESTALE
Le procedure di stabilizzazione si applicano anche in deroga alle disposizioni della legge 5 aprile 1985, n. 124

C. 566 ISTITUTI ZOOPROFILATTICI
Autorizzazione all&rsquo;assunzione di personale a tempo determinato per le attivit&agrave; di sorveglianza ed epidemiologia, prevenzione e sperimentazione (L. n. 3/2001)

C. 574 COMANDO DEI CARABINIERI PER LA TUTELA DELL&rsquo;AMBIENTE &ndash; LOTTA ALL&rsquo;ECOMAFIA
Il Ministero dell&rsquo;Ambiente &egrave; autorizzato ad avvalersi delle strutture specialistiche del Comando dei carabinieri per la tutela dell&rsquo;ambiente al fine di potenziare gli strumenti per la lotta all&rsquo;ecomafia ed alle altre forme di criminalit&agrave; organizzata in campo ambientale. Il comando &egrave; autorizzato a ricorrere ad arruolamenti straordinari fino ad un massimo di 20 unit&agrave; di personale, di cui 6 tenenti, 12 ispettori e 2 appuntati/carabinieri.

CC. 915- 919 INTERVENTI DI PROTEZIONE AMBIENTALE E DI SICUREZZA STRADALE &ndash; FONDI

CC. 1124 &ndash; 1128 SOSTENIBILITA&rsquo; AMBIENTALE
E&rsquo; istituito il Fondo per lo sviluppo sostenibile, con uno stanziamento annuo di 25 milioni di euro per il triennio 2007-2009 per progetti internazionale di cooperazione ambientale sostenibile.
E&rsquo; autorizzata la spesa di 50.000 euro per l&rsquo;attuazione e il monitoraggio di un piano d&rsquo;azione per la sostenibilit&agrave; ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione, finalizzato a ridurre l&rsquo;uso delle risorse, sostituire e fonti energetiche non rinnovabili con fonti rinnovabili, ridurre la produzione di rifiuti, ridurre le emissioni inquinanti e ridurre i rischi ambientali, anche in relazione agli acquisti nelle categorie merceologiche indicate al comma 1127.

C. 1155 PONTE SULLO STRETTO
Le risorse finanziare che erano destinate al Ponte sullo Stretto confluiranno in due capitoli di spese del ministero delle infrastrutture e del ministero dell&rsquo;ambiente, denominati rispettivamente &ldquo;Interventi per la realizzazione di opere infrastrutturali in Sicilia e in Calabria&rdquo; e &ldquo;Interventi di tutela dell&rsquo;ambiente e difesa del suolo in Sicilia e in Calabria&rdquo;.

C. 1234 CINQUE PER MILLE
E&rsquo; confermata per il 2007 la destinazione del 5 per mille dell&rsquo;IRPEF a sostegno delle ONLUS, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all&rsquo;art. 10 del d.lgs. n. 460/1997, degli enti di ricerca scientifica e dell&rsquo;universit&agrave; e degli enti di ricerca sanitaria.

C. 1278 FONDO NAZIONALE PER LA MONTAGNA E SOPPRESSIONE DELL&rsquo;IMONT
E&rsquo; autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per il 2007 per il finanziamento del fondo nazionale per la montagna. E&rsquo; istituito l&rsquo;EIM (Ente italiano montagna) che sostituisce l&rsquo;IMONT (Istituto nazionale della montagna)</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Decreto-Legge 28 dicembre 2006&#x2c; n.300</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2007-01-03T13:49:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-17</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-17</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Proroga di termini previsti da disposizioni legislative.<br />&nbsp;<br />(GU n. 300 del 28-12-2006)<br /><br /><br />DISPOSIZIONI IN MATERIA AMBIENTALE<br /><br />
Art. 2.
Disposizioni in materia di agricoltura
1. All'articolo 23, comma 6-bis, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni, le parole: &laquo;30 giugno 2006&raquo; sono sostituite dalle seguenti: &laquo;31 dicembre 2007&raquo;.
2. All'articolo 2 del decreto legislativo 10 dicembre 2002, n. 306, dopo il comma 1 e' inserito il seguente: &laquo;1-bis. Il termine per l'iscrizione degli operatori del settore ortofrutticolo alla banca dati nazionale di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 1148/2001 della Commissione, del 12 giugno 2001, e' fissato al 30 giugno 2007.&raquo;.
3. Per le aziende in crisi di cui al comma 3-bis dell'articolo 5 del decreto-legge 1&deg; ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e successive modificazioni, il termine per il versamento della prima e della seconda rata e' effettuato entro il 29 dicembre 2006, senza aggravio di sanzioni ed interessi; il temine per il versamento della terza e quarta rata di cui all'articolo 2, comma 116, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e' posticipato al 30 giugno 2007; al relativo onere, pari a 50.000 euro per l'anno 2007, si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter del decreto-legge 1&deg; ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244. I versamenti tributari non eseguiti per effetto della sospensione di cui all'articolo 5, comma 3-bis, del decreto-legge 1&deg; ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e successive modificazioni, sono effettuati
in unica soluzione senza aggravio di sanzioni e di interessi entro il 16 gennaio 2007 ovvero in un massimo di quattro rate trimestrali di pari importo. La prima rata e' versata entro il 16 gennaio 2007. Le rate successive alla prima sono maggiorate degli interessi legali a decorrere dal 17 gennaio 2007. Gli adempimenti tributari diversi dai versamenti non eseguiti per effetto della sospensione di cui al predetto articolo 5, comma 3-bis, del decreto-legge n. 202 del 2005 sono effettuati entro il 31 gennaio 2007.
4. I compiti del Commissario straordinario del Governo di cui all'articolo 7-bis del decreto-legge 11 gennaio 2001, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2001, n. 49, sono estesi a tutte le emergenze zootecniche e sono prorogati al 31 dicembre 2007. Al relativo onere, pari a 150.000 euro a decorrere dall'anno 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1&deg; ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e successive modificazioni.
5. Il termine di cui all'articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 29 aprile 2006, n. 217, per l'iscrizione nel registro dei fertilizzanti o dei fabbricanti di fertilizzanti, e' prorogato al 31 luglio 2007.
<br />
Art. 3.
Disposizioni in materia di costruzioni, opere infrastrutturali e lavori in edilizia
1. Il termine previsto dall'articolo 1-quater, comma 1, del decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2006, n. 228, e' prorogato fino alla data di entrata in vigore del regolamento recante norme sulla sicurezza degli impianti, di cui all'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e, comunque, non oltre il 31 maggio 2007.
2. All'articolo 1, comma 452, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, relativo al completamento degli interventi infrastrutturali per l'integrale attuazione della Convenzione tra l'Italia e la Francia, conclusa a Roma il 24 giugno 1970, di cui alla legge 18 giugno 1973, n. 475, le parole: &laquo; alla data di entrata in vigore della presente legge&raquo; sono sostitute dalle seguenti: &laquo;alla data del 31 dicembre 2005&raquo;.
3. I verbali di concordamento dell'indennita' di espropriazione e di rinuncia a qualunque pretesa connessa alla procedura di esproprio, relativi alla realizzazione degli interventi di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, conservano la loro efficacia indipendentemente dall'emanazione del decreto di espropriazione.
4. Il termine per il completamento degli investimenti per gli adempimenti relativi alla messa a norma delle strutture ricettive, previsto dall'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 306, e' ulteriormente prorogato al 30 aprile 2007 per le imprese che abbiano presentato la richiesta di nulla osta ai vigili del fuoco entro il 30 giugno 2005.

<br />Art. 5.
Proroga di termini in materia ambientale
1. Il termine di cui all'articolo 20, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e' prorogato fino alla data di adozione dei provvedimenti attuativi di cui agli articoli 13, comma 8, e 15, comma 1, del medesimo decreto legislativo e, comunque, non oltre il 30 giugno 2007.
2. Il comma 1 dell'articolo 52 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal seguente: &laquo;1. Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 49 e 50, la parte seconda del presente decreto entra in vigore il 31 luglio 2007.&raquo;.


<br />Art. 7.
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 28 dicembre 2006
NAPOLITANO

Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Chiti, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali
Padoa Schioppa, Ministro dell'economia e delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Mastella</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;edilizia trascina l&#x2019;economia e sbanca gli alvei dei fiumi&#x2c; 3&#x2c;5 milioni di metri cubi di sabbia estratti illegalmente dall&#x2019;alveo del Po&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-31T13:24:00+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-16</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-16</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">L&rsquo;edilizia trascina l&rsquo;economia e sbanca gli alvei dei fiumi, 3,5 milioni di metri cubi di sabbia estratti illegalmente dall&rsquo;alveo del Po<br />Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it <br />FIRENZE. Estrazioni illegali di sabbia, enormi guadagni, imprese senza scrupoli con organizzazione paramilitare, fatturato in nero, presenza di criminalit&agrave; organizzata, pochi mezzi e uomini delle forze dell&rsquo;ordine a cercare di contrastare il fenomeno e pochi anche gli ispettori idraulici. <br />Questo &egrave; quanto avviene sul fiume Po ed emerso da un&rsquo;inchiesta pubblicata sul Sole 24 Ore supportata da dati e monitoraggi di Legambiente che da anni denuncia il problema. 3,5 milioni di metri cubi di sabbia estratti illegalmente dall&rsquo;alveo, 150 milioni di fatturato in nero e il letto del corso d&rsquo;acqua che si abbassato di 5 metri negli ultimi 50 anni. Sono le nude cifre del fenomeno che &egrave; in atto sul pi&ugrave; grande corso d&rsquo;acqua italiano. <br />Ma l&rsquo;attivit&agrave; di estrazione di inerti dai fiumi parte da lontano e non riguarda ovviamente solo il corso d&rsquo;acqua che bagna la pianura Padana. Subito nel dopoguerra l&rsquo;estrazione di sedimenti fluviali raggiunse proporzioni stratosferiche. Il grande boom economico, l&rsquo;esigenza di dotarsi di un sistema di infrastrutture adeguate, ma anche la possibilit&agrave; di costruire senza una corretta pianificazione, ha reso il settore edilizio tra quelli maggiormente trainanti per lo sviluppo del Paese. La richiesta del mercato era senza limiti, il materiale pregiato e di facile estrazione. Ma alle motivazioni economiche ben presto si associarono anche motivazioni di carattere idraulico: opinione diffusa (quanto errata) &egrave; quella che collega direttamente l&rsquo;estrazione di materiali depositati dal fiume (ghiaie e sabbie) ad una maggior sicurezza idraulica. Per questo motivo ancora oggi, quando l&rsquo;estrazione di inerti in Italia &egrave; generalmente proibita da molti anni per le conseguenze evidenti sugli ambienti fluviali e sui litorali, si rilasciano permessi di estrazione per il riassetto idraulico del corso d&rsquo;acqua che in conseguenza poi degli scarsi controlli, sia la finalizzazione sia i volumi estratti hanno destinazioni e dimensioni diverse rispetto a quelle previste nella concessione di scavo. Quali sono le conseguenze pi&ugrave; evidenti sugli ambienti fluviali? Gli effetti dell&rsquo;escavazione di inerti sono sostanzialmente di tre tipi: effetto morfologico ed idrogeologico, effetto idraulico ed effetto ecologico-ambientale. Sinteticamente, dal punto di vista morfologico l&rsquo;escavazione porta a modificazioni del profilo longitudinale del corso d&rsquo;acqua con incisione a monte e a valle del punto di scavo; instabilit&agrave; dell&rsquo;alveo con variazioni di larghezza che innesca erosione delle sponde; instabilit&agrave; di manufatti ed infrastrutture (scalzamento dei piloni dei ponti); erosione costiera; abbassamento della falda freatica con conseguenze anche per l&rsquo;approvvigionamento idrico. Dal punto di vista idraulico l&rsquo;estrazione di inerti fa aumentare la sezione nel punto di scavo e cos&igrave; si aumenta la pericolosit&agrave; idraulica a valle per l&rsquo;arrivo di portate di piena maggiori. L&rsquo;effetto ecologico &egrave; a catena, riassumibile nella perdita di habitat acquatici e ripari con una banalizzazione del substrato. Ovviamente a questi effetti si associano gli impatti sul fiume direttamente derivanti dalle attivit&agrave; estrattive come torbidit&agrave; delle acque a valle del punto di scavo, rumore, mezzi pesanti in alveo, alterazioni del paesaggio fluviale e ripario. Per i suddetti motivi l&rsquo;attivit&agrave; estrattiva va regolamentata, pianificata e comunque ridotta al minimo dato che in Italia sono pochi i fiumi in sedimentazione diffusa.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Legge regionale n. 34 del 16 dicembre 2005</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-31T13:23:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-15</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-december-2006#unique-entry-id-15</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="font:14px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; color:#FF0B26;font-weight:bold; ">Modifiche alla legge regionale 5 agosto 1992, n. 34 "Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio&rdquo;</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /><br />Art. 1<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:center;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; color:#FF0B26;font-weight:bold; "><em>(Modifiche alla l.r. 34/1992)</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&nbsp;<br /><br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1. L&rsquo;articolo 30 della l.r. 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio) &egrave; sostituito dal seguente:<br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&ldquo;Art. 30 (Adozione e approvazione degli strumenti urbanistici attuativi)<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1. I piani urbanistici attuativi di cui all&rsquo;articolo 4, comma 1, sono adottati dal Comune e le relative deliberazioni, corredate dagli elaborati di cui all&rsquo;articolo 34, sono depositate presso la sede comunale per trenta giorni consecutivi.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">2. Dell&rsquo;avvenuto deposito &egrave; data comunicazione al pubblico mediante apposito avviso affisso all&rsquo;albo pretorio del Comune. Durante tale periodo chiunque pu&ograve; prendere visione dei piani e presentare, entro i successivi trenta giorni, osservazioni e opposizioni.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">3. Le deliberazioni e gli elaborati di cui al comma 1 sono inviati contestualmente al deposito alla Provincia competente per territorio, che, entro sessanta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare osservazioni ai sensi dell&rsquo;articolo 24, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Il Comune approva i piani motivando puntualmente sulle osservazioni formulate dalla Provincia o, decorso inutilmente il termine, prescindendo dalle osservazioni medesime.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">4. Il Comune approva i piani decidendo, altres&igrave;, in ordine alle osservazioni e opposizioni presentate ai sensi del comma 2.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">5. Il Comune, entro novanta giorni dall&rsquo;approvazione dei piani, trasmette alla Provincia e alla Regione copia delle relative deliberazioni. La Provincia e la Regione possono richiedere anche copia degli elaborati del piano.&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">2. Sono abrogati la lettera h) del comma 1 dell&rsquo;articolo 34 e l&rsquo;articolo 35 della l.r. 34/1992.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&nbsp;<br /><br /></span></p><p style="text-align:center;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Art. 2<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:center;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>(Disposizioni transitorie)</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&nbsp;<br /><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1. Dal giorno successivo al 3 agosto 2005, data della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, gli effetti della sentenza della Corte costituzionale 29 luglio 2005, n. 343, si estendono a tutti i procedimenti di formazione dei piani urbanistici attuativi di cui all&rsquo;articolo 4, comma 1, della l.r. 34/1992, non conclusi con l&rsquo;approvazione da parte dei Comuni entro la suddetta data di pubblicazione.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">2. I Comuni che non vi hanno provveduto, entro trenta giorni dall&rsquo;entrata in vigore della presente legge, inviano alla Provincia competente per territorio le deliberazioni e gli elaborati relativi ai piani attuativi adottati entro il 3 agosto 2005, ma approvati successivamente. La mancata trasmissione nel termine comporta la necessit&agrave; di una nuova approvazione del piano ai sensi dell&rsquo;articolo 30 della l.r. 34/1992 come modificato dalla presente legge. La Provincia, entro e non oltre trenta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare osservazioni ai sensi dell&rsquo;articolo 24, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Il Comune motiva puntualmente sulle osservazioni della Provincia formulate nel termine e, se necessario, provvede a modificare o a rielaborare il piano approvato.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">3. I Comuni che non vi hanno provveduto trasmettono alla Provincia competente per territorio le deliberazioni e gli elaborati relativi ai piani attuativi non ancora approvati alla data di entrata in vigore della presente legge. La Provincia, entro e non oltre trenta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare osservazioni ai sensi dell&rsquo;articolo 24, comma 2, della legge 47/1985. Il Comune delibera circa l&rsquo;approvazione del piano motivando puntualmente sulle osservazioni formulate nel termine dalla Provincia, oppure, decorso inutilmente il termine, prescinde dalle osservazioni medesime.<br /><br /><br /><br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; color:#FF0B26;font-weight:bold; ">ITER DELLA VICENDA</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span><span style="font:12px Verdana, serif; font-weight:bold; color:#333333;font-weight:bold; ">Fonte : Diritto & diritti<br />Lorenzotti Fabrizio<br /></span><span style="font:13px Verdana, serif; color:#0022F7;">Corte costituzionale n. 343/ 2005 e il ritorno di una norma statale di principio: le osservazioni della Provincia sugli strumenti urbanistici attuativi comunali<br /></span><span style="font:10px Verdana-Italic; color:#333333;"><em><br /></em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">1. Premessa. - </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La nuova legge regionale Marche, 16 dicembre 2005, n. 34: &ldquo;Modifiche alla legge regionale 5 agosto 1992, n. 34, avente ad oggetto norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio&rdquo; (pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione n. 114 del 19 dicembre 2005), intende risolvere la situazione creata dalla sentenza della Corte costituzionale 29 luglio 2005, n. 343.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La Corte ha dichiarato l'illegittimit&agrave; costituzionale degli artt. 4 e 30 della legge regionale n. 34/1992 nella parte in cui non prevedono che copia dei piani urbanistici attuativi, per i quali non &egrave; prevista l'approvazione regionale, sia trasmessa dai Comuni alla Regione (o alla Provincia delegata).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Infatti, l&rsquo;art. 4 dispone che gli strumenti urbanistici attuativi (intendendo per tali i piani particolareggiati, i piani di recupero, i piani per l'edilizia economica e popolare, i piani per gli insediamenti produttivi, i piani di lottizzazione, gli altri strumenti urbanistici a carattere attuativo previsti e disciplinati da norme speciali dello Stato o della Regione), purch&eacute; conformi agli strumenti urbanistici generali comunali (vale a dire al piano regolatore generale oppure al programma di fabbricazione), sono approvati in via definitiva dal Consiglio comunale con la soppressione di ogni autorizzazione o approvazione da parte di organi o uffici regionali previste da disposizioni statali e regionali.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Gli unici strumenti attuativi sui quali &egrave; previsto, prima dell&rsquo;approvazione da parte del Consiglio comunale, un parere di conformit&agrave; della Provincia sono quelli che comportano variante allo strumento urbanistico generale e, inoltre, per i Comuni - che non hanno ancora adeguato il proprio strumento generale al piano paesistico ambientale della Regione &ndash; quelli relativi a zone, totalmente o parzialmente, tutelate sotto il profilo paesaggistico.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">In coerenza con l&rsquo;art. 4, l&rsquo;art. 30 della L.R. 34/1992, nel disciplinare il procedimento di adozione e approvazione degli strumenti urbanistici attuativi di sola competenza comunale, non prevedeva (prima della sentenza della Corte) l&rsquo;invio di copia del piano alla Provincia.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">L&rsquo;art. 35 della medesima legge garantiva alla Provincia una informazione di carattere pi&ugrave; ridotto: la trasmissione da parte dei Comuni di copia del riepilogo informativo statistico dei dati di ogni singolo piano entro trenta giorni dalla data di esecutivit&agrave; della deliberazione del Consiglio comunale che lo adotta definitivamente.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">2. La rimessione della questione di legittimit&agrave; alla Corte costituzionale. </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&ndash; Il TAR Marche, con ordinanza n. 4 del 31 gennaio 2004, ritenendo rilevante e non manifestamente infondata, per violazione dell&rsquo;art. 117, comma 1, della Costituzione, la questione di legittimit&agrave; costituzionale degli artt. 4 e 30 della L.R. n. 34/1992 in relazione al contrasto con l&rsquo;art. 24 della legge statale 28 febbraio 1985, n. 47, ha rimesso l&rsquo;esame della questione alla Corte costituzionale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La questione era stata sollevata dal CODACONS (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell&rsquo;ambiente e dei diritti dei consumatori) e dalle sue articolazioni regionali nel contesto di un ricorso al giudice amministrativo avente ad oggetto l&rsquo;annullamento delle deliberazioni di adozione e approvazione di un piano attuativo di un Comune.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Il TAR Marche ha osservato che l&rsquo;art. 24 della legge statale n. 47/1985, al comma 1, ha escluso, in linea generale, che gli strumenti urbanistici attuativi necessitino di approvazione da parte della Regione: &ldquo;salvo che per le aree e per gli ambiti territoriali individuati dalle Regioni come di interesse regionale in sede di piano territoriale di coordinamento o, in mancanza, con specifica deliberazione, non &egrave; soggetto ad approvazione regionale lo strumento attuativo di strumenti urbanistici generali, compresi i piani di edilizia economica e popolare nonch&eacute; i piani per gli insediamenti produttivi&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Tuttavia, il comma 2 del medesimo art. 24 ha conferito alle Regioni il potere di disciplinare, con proprie norme, cui i Comuni debbono attenersi, il procedimento diretto all&rsquo;approvazione degli strumenti attuativi, al fine di garantirne la snellezza e le necessarie forme di pubblicit&agrave; e di partecipazione dei soggetti pubblici e privati ed ha anche stabilito che i Comuni sono comunque tenuti a trasmettere alla Regione, entro sessanta giorni, copia degli strumenti attuativi. Sulle eventuali osservazioni della Regione i Comuni debbono esprimersi con motivazioni puntuali.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Data la precisa disposizione contenuta nella norma statale, la legge regionale deve, in ogni caso, contemplare: l&rsquo;obbligo dei Comuni di portare a conoscenza della Regione (o della Provincia cui la legge regionale abbia conferito le funzioni, come &egrave; specificamente avvenuto nel caso della Regione Marche) gli strumenti urbanistici attuativi, mediante trasmissione di copia di essi, entro 60 giorni; il potere della Regione (o della Provincia) di formulare proprie osservazioni e l&rsquo;obbligo dei Comuni di fornire controdeduzioni specifiche e puntuali sulle osservazioni.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Ad avviso del TAR Marche &ldquo;la legge statale ha prefigurato l&rsquo;instaurazione, in tal modo, di una forma di controllo, per cos&igrave; dire attenuato e non coercitivo, e di partecipazione da parte della Regione, pur se non penetrante in via decisoria, nel senso che, il potere di approvazione essendo stato trasferito in via esclusiva all&rsquo;ente locale, alla Regione residuano pur sempre facolt&agrave; di piena conoscenza e di ingerenza collaborativa nella formazione degli strumenti urbanistici di secondo rango; e tale ingerenza si esplica nel potere di fare osservazioni, sulle quali i Comuni debbono pronunciarsi in modo puntuale, anche se non hanno l&rsquo;obbligo di recepirle (cio&egrave; di modificare gli strumenti stessi in conformit&agrave; ad esse)&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Al contrario, gli artt. 4 e 30 della L.R. 34/1992, in netto contrasto con l&rsquo;art. 24 della legge n. 47/1985, aboliscono la trasmissione della copia degli strumenti attuativi alla Provincia e la possibilit&agrave; di quest&rsquo;ultima di prendere conoscenza e di valutare adeguatamente il contenuto di tali strumenti, con la esclusione del potere di presentare osservazioni determinanti nei Comuni&nbsp; l&rsquo;obbligo di controdedurre in modo puntuale. I piani attuativi sono rimessi alla disponibilit&agrave; esclusiva dell&rsquo;ente locale comunale, sottraendo alla Regione (ovvero alla Provincia, come ente delegato o attributario della funzione) &ldquo;ogni ingerenza ed addirittura la pura e semplice conoscenza in ordine alle scelte concrete ed effettive che attengono all&rsquo;attuazione della pianificazione del territorio&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Per il TAR la stessa formulazione letterale dell&rsquo;art. 24 della legge statale n. 47/1985 (&ldquo;Le Regioni emanano norme cui i Comuni debbono attenersi per l&rsquo;approvazione degli strumenti...&rdquo;) dimostra con tutta evidenza la natura e funzione di legge quadro e/o di legge che stabilisce princip&icirc; fondamentali ai sensi dell&rsquo;art. 117 della Costituzione. Pertanto, &egrave; palese il contrasto tra le norme regionali sull&rsquo;approvazione dei piani attuativi e la norma statale e, di conseguenza, la violazione dell&rsquo;art. 117 Cost.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">3. La sentenza della Corte costituzionale n. 343/2005. </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&ndash; La Corte rileva, in primo luogo, che il TAR, nel ritenere rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalit&agrave; sollevata, ha dedotto la violazione, da parte della legge della Regione, per non avere osservato i princip&icirc; fondamentali delle leggi dello Stato, dell'art. 117, comma 1, Cost., nel testo originario, senza motivare in alcun modo le ragioni per le quali alla fattispecie in esame si applichi tale normativa e non anche quella novellata dalla legge costituzionale n. 3/2001. Ci&ograve; per&ograve; non determina l'inammissibilit&agrave; della questione di legittimit&agrave;, motivata con riferimento ad un parametro costituzionale modificato, poich&eacute;, nella specie, nella vigenza sia del vecchio testo dell'art. 117 Cost. sia del nuovo, la Regione deve comunque esercitare la propria competenza nel rispetto dei princip&icirc; fondamentali stabiliti dalla legge dello Stato (cita a tal riguardo la propria precedente sentenza n. 200/2005).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Afferma, poi, che l&rsquo;art. 24 della legge n. 47/1985 non &egrave; derogabile dalle leggi regionali, come si evince dall&rsquo;art. 1, comma 1, della stessa legge secondo cui le Regioni emanano norme in materia di controllo dell'attivit&agrave; urbanistica ed edilizia e di sanzioni in conformit&agrave; ai princip&icirc; definiti dai capi I, II e III. La norma, da una parte, istituzionalizza il disegno di semplificazione delle procedure in materia urbanistica, eliminando l'approvazione degli strumenti attuativi, dall'altra, per&ograve;, accentua le forme di pubblicit&agrave; e di partecipazione dei soggetti pubblici e privati.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La statuizione dell'art. 24, comma 2, nella parte in cui prescrive l'invio degli strumenti attuativi comunali alla Regione, &egrave; chiaramente preordinata a soddisfare un'esigenza, oltre che di conoscenza per l'ente regionale, anche di coordinamento dell'operato delle amministrazioni locali ed, in questo senso, la legge statale riserva alla Regione la potest&agrave; di formulare osservazioni sulle quali i Comuni devono esprimersi.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Il contrappeso all'abolizione dell'approvazione regionale &egrave; costituito dall'obbligo imposto al Comune di inviare alla Regione il piano attuativo, al fine di sollecitarne osservazioni riguardo alle quali il Comune stesso &egrave; tenuto a fornire puntuale motivazione.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Pertanto, il meccanismo istituito dall'art. 24 della legge n. 47/1985, &egrave; coerente allo scopo perseguito dalla legge e, configurando l'obbligo dei Comuni di trasmettere i piani urbanistici attuativi alla Regione, assume il carattere di principio fondamentale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Invece, la legge urbanistica regionale n. 34/1992 abolisce l'approvazione regionale degli strumenti attuativi attribuendola al Consiglio comunale (art. 4), con l&rsquo;unica eccezione delle zone vincolate dove &egrave; previsto un parere preliminare della Provincia. A sua volta la procedura di formazione del piano, prevista dall'art. 30, pur ammettendo opposizioni e osservazioni da parte di chiunque, non prevede specificamente l'invio alla Regione (o alla Provincia), a differenza di quanto stabilito dalla legislazione statale, al fine di sollecitare le osservazioni sulle quali la legge statale impone al Comune l'obbligo non di recepirle, ma di motivare puntualmente (quindi anche di non accogliere le osservazioni).
Conclude la Corte che la mancata previsione dell'obbligo di trasmissione contrasta con un princip&icirc;o fondamentale della legge statale e determina l'incostituzionalit&agrave; delle norme denunciate, nella parte in cui non prevedono che copia dei piani attuativi, per i quali non &egrave; richiesta l'approvazione regionale, sia trasmessa dai Comuni alla Regione o alla Provincia delegata.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Di conseguenza, dichiara l'illegittimit&agrave; costituzionale degli artt. 4 e 30 della L.R. n. 34/1992, nella parte in cui non prevedono che copia dei piani attuativi, per i quali non &egrave; prevista l'approvazione regionale, sia trasmessa dai Comuni alla Regione (o alla Provincia delegata).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">4. Gli effetti della sentenza della Corte e la circolare del Presidente della Giunta regionale. </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">&ndash; Subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica della sentenza della Corte costituzionale (prima serie speciale, Corte costituzionale n. 31 del 3 agosto 2005), la Regione ha fornito una prima disciplina degli effetti derivanti dalla pronuncia di illegittimit&agrave; costituzionale degli artt. 4 e 30 della L.R. n. 34/1992, con una circolare del Presidente rivolta ai Comuni e alle Province, in attesa di una legge regionale diretta a disciplinare la materia.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">In sintesi, la circolare dispone che copia dei piani attuativi deve essere inviata alla Provincia territorialmente competente, in modo da consentirle la formulazione di osservazioni, come previsto dall&rsquo;art. 24 della legge n. 47/1985. In ogni caso i Comuni devono esprimersi con motivazioni puntuali sulle ragioni delle diverse scelte eventualmente effettuate.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La prima parte della circolare &egrave; del tutto chiara e lineare. Pi&ugrave; complessa, invece, &egrave; la seconda parte che deve cimentarsi con il problema di individuare gli effetti della sentenza della Corte sui piani adottati o addirittura approvati prima della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della sentenza stessa.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Ai sensi dell&rsquo;art. 136 Cost. le sentenze contenenti una declaratoria di illegittimit&agrave; costituzionale producono effetti dal giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, nel caso di specie, a partire dal 4 agosto 2005.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">In riferimento al momento di produzione degli effetti vengono prese in considerazione dalla menzionata circolare le diverse situazioni ipotizzabili, alle quali viene fatto qui soltanto un rapido cenno, perch&eacute; le stesse soluzioni sono poi ripetute ma con ben altra e pi&ugrave; intensa forza giuridica dalla L.R. n. 34/2005: a) i piani attuativi approvati definitivamente dai Comuni; b) i piani adottati prima di tale data ma approvati successivamente; c) i piani adottati, ma non ancora approvati; d) i piani che sono da adottare successivamente al ricevimento della presente nota.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Per i piani indicati alla lettera a), l&rsquo;obbligo di trasmissione alla Provincia non sussiste, trattandosi di procedimenti di approvazione gi&agrave; conclusi.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Per i piani riportati alla lettera b), la trasmissione degli stessi alla Provincia va effettuata con sollecitudine. Ricevute le osservazioni il Comune interessato pu&ograve; apportare modifiche al piano approvato, qualora ne ravvisi i presupposti di legittimit&agrave; o di opportunit&agrave;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Per i piani indicati alla lettera c), vanno trasmesse con tempestivit&agrave; alla Provincia le relative delibere di adozione.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Infine, per i piani che sono ancora da adottare (di cui alla lettera d) la trasmissione alla Provincia, dopo l&rsquo;adozione, va effettuata contestualmente al loro deposito nella segreteria comunale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">In sede di approvazione definitiva i Comuni dovranno esprimersi con motivazioni puntuali sulle eventuali osservazioni della Provincia.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Come accennato, la questione di fondo con cui hanno dovuto confrontarsi la circolare e, poi, la L.R. 34/2005 riguarda i rapporti ancora in corso ed i rapporti esauriti al momento della pubblicazione delle decisioni della Corte costituzionale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Assume al riguardo un ruolo di primo piano l&rsquo;interpretazione dell&rsquo;art. 136 Cost.: &ldquo;Quando la Corte dichiara l'illegittimit&agrave; costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La decisione della Corte &egrave; pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinch&eacute;, ove lo ritengano necessario provvedano nelle forme costituzionali&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Una funzione interpretativa, sia pure parziale, &egrave; stata svolta dall&rsquo;art. 30, comma 3, della legge 11 marzo 1953, n. 87, che dispone: &ldquo;Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La questione comunque non &egrave; semplicissima: la stessa Corte costituzionale si &egrave; occupata pi&ugrave; volte degli effetti delle proprie decisioni che dichiarano l&rsquo;illegittimit&agrave; costituzionale di una o pi&ugrave; norme di legge o di atti aventi forza di legge.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La sentenza 29 dicembre 1966, n. 127 (per citare solo alcune sentenze particolarmente significative), proprio in relazione ai problemi che possono insorgere in dipendenza di una dichiarazione di illegittimit&agrave;, rileva il mancato approfondimento da parte dell'Assemblea costituente (&ldquo;salvo qualche accenno in un intervento&rdquo;) e l&rsquo;orientamento dei primi commentatori della Costituzione nel senso della produzione di effetti analoghi a quelli dell'abrogazione.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Quest&rsquo;ultima soluzione non convince affatto la Corte, poich&eacute; rileva e pone una netta linea di demarcazione (gi&agrave; tracciata in precedenti sue pronunce): nel caso dell&rsquo;abrogazione, la norma abrogata rimane pienamente valida fino all'entrata in vigore di quella abrogante, mentre, nel caso di dichiarazione di illegittimit&agrave;, la norma viene colpita fin dalla sua origine, eliminata dall'ordinamento e resa inapplicabile ai rapporti giuridici.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La dichiarazione di illegittimit&agrave; ha carattere sostanzialmente invalidante e produce effetti assimilabili a quelli dell'annullamento &ldquo;con incidenza quindi, in coerenza con gli effetti di tale istituto, anche sulle situazioni pregresse, verificatesi nello svolgimento del giudizio nel quale &eacute; consentito sollevare, in via incidentale, la questione di costituzionalit&agrave;, salvo il limite invalicabile del giudicato, con le eccezioni espressamente prevedute dalla legge, e salvo altres&igrave; il limite derivante da situazioni giuridiche comunque divenute irrevocabili&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">L&rsquo;operativit&agrave; dei principi che disciplinano l&rsquo;annullamento impedisce l&rsquo;applicazione del principio </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>tempus regit actum</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">, che &egrave; ricollegato, invece, a quello pi&ugrave; generale della normale irretroattivit&agrave; delle leggi che modificano o sostituiscono le precedenti.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Anche la sentenza 2 aprile 1970, n. 49, distingue tra l'effetto di abrogazione, prodotto dal sopravvenire di nuove leggi, e l'effetto di annullamento, derivante dalle sentenze di accoglimento della Corte: &ldquo;l'abrogazione non tanto estingue le norme, quanto piuttosto ne delimita la sfera materiale di efficacia, e quindi l'applicabilit&agrave;, ai fatti verificatisi sino ad un certo momento del tempo: che coincide, per solito e salvo sia diversamente disposto dalla nuova legge, con l'entrata in vigore di quest'ultima&rdquo;. Ben diversamente, dalla dichiarazione della illegittimit&agrave; costituzionale di una disciplina legislativa, consegue di necessit&agrave; il divieto per tutti, a cominciare dagli organi giurisdizionali, di assumere le norme dichiarate incostituzionali a canoni di valutazione di qualsivoglia fatto o rapporto, anche se venuto in essere anteriormente alla pronuncia della Corte &ldquo;perch&eacute; gli atti e i comportamenti che pretendessero trovare in quelle (norme) la propria regola sarebbero privi di fondamento legale&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Sulla base di queste sentenze &egrave; abbastanza agevole sottolineare che, all&rsquo;effetto di annullamento, sfuggono le situazioni giuridiche divenute irrevocabili. I rapporti esauriti, in quanto &egrave; intervenuta una sentenza passata in giudicato o sono trascorsi i termini di decadenza o di prescrizione, continueranno ad essere disciplinati dalla norma dichiarata incostituzionale (in dottrina, sulla salvezza dei rapporti esauriti rispetto alle sentenze declaratorie di illegittimit&agrave; della Corte costituzionale, cfr.: MORTATI, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Questioni sul controllo di costituzionalit&agrave; sostanziale della legge, Foro amm., </em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1948, I, 326; SANDULLI, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Natura, funzione ed effetti delle sentenze della Corte costituzionale sulla legittimit&agrave; delle leggi, Riv. trim. dir. pubbl., </em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1959, p. 42; BALLADORE PALLIERI, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Effetti e natura delle sentenze della Corte costituzionale, Riv. dir. proc., </em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">1965, p. 165; PIZZORUSSO, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Lezioni di diritto costituzionale, </em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Roma, 1981, p. 647; CRISAFULLI, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Lezioni di diritto costituzionale, II, </em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Padova, 1984, p. 346; MARTINES, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Diritto costituzionale</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">, Milano, 1986, p. 571; CARTABIA, </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Portata e limiti della retroattivit&agrave; delle sentenze della Corte costituzionale che incidono sugli status giuridici della persona. In margine ad alcune recenti sentenze della Corte di cassazione in materia di cittadinanza</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">, in </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>Giur. cost</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">., 1996, p. 3260).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Tra le situazioni giuridiche ormai irrevocabili vanno incluse quelle determinate da atti amministrativi solitari o da procedimenti amministrativi giunti a conclusione (per spunti in questo senso: Cass., Sez. III, 28 luglio 1997, n. 7057; Cass., 28 gennaio 2000, n. 948. Per Cons. Stato, Sez. VI, 20 novembre 1995, n. 1312, l'efficacia retroattiva delle pronunce della Corte costituzionale recanti dichiarazione di illegittimit&agrave; costituzionale incontra il limite della irrevocabilit&agrave; degli effetti prodotti dalla norma invalidata nell'ambito dei rapporti esauriti).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">E&rsquo; di notevole interesse quanto affermato da Cons. Stato, Sez. IV, 30 marzo 1998, n. 502: quando una pubblica amministrazione revoca un atto ormai perfetto, valido ed efficace, basandosi sull'assunto che l'atto risulta essere in vigore in base ad una norma incostituzionale, nonostante che l'atto stesso risulti avere tali requisiti sin dall'inizio o li abbia acquisiti nel corso del tempo e, comunque, prima della sentenza d'incostituzionalit&agrave; ovvero, in caso di vizi, quest'ultimi non siano stati fatti valere nella sede opportuna rispettando i modi e i tempi dell'impugnazione, &egrave; possibile ricorrere ai TAR per l'annullamento del provvedimento.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Fermo il limite dei rapporti esauriti, viceversa la pronuncia di illegittimit&agrave; costituzionale esplica efficacia relativamente ai rapporti giuridici sorti anteriormente ad essa e ancora pendenti (Corte cost., 15 luglio 1983, n. 223; Cass., 25 febbraio 1994, n. 1910; Cass., 10 marzo 1994, n. 2326; Cass., 14 giugno 1994, n. 5756; Cass., 15 novembre 1994, n. 9604; Cass. 25 marzo 1996, n. 2629; Cass. 19 febbraio 2000, n. 1935; Cass., Sez. un., 6 maggio 2002, n. 6487; Consiglio di Giustizia Amministrativa, Sez. Giurisdizionale, ordinanza n. 201 dell&rsquo;11 aprile 2005).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Nel caso della sentenza della Corte cost. n. 343/2005, la dichiarazione di illegittimit&agrave; costituzionale riguarda la carenza di un elemento nel corso della fase procedimentale di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi, in questo senso: l&rsquo;art. 24 della legge statale n. 47/1985, emancipa la formazione dei piani attuativi dall'approvazione regionale, per&ograve; configura l'obbligo dei Comuni di inviare copia del piano alla Regione per eventuali osservazioni.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Pi&ugrave; specificamente, l&rsquo;art. 4 della L.R. n. 34/1992 attribuisce l'approvazione al Consiglio comunale e sopprime ogni approvazione regionale, mentre l&rsquo;art. 30, nel regolare la procedura, si limita a prevedere il deposito del piano attuativo dopo la sua adozione (e non anche l'invio alla Provincia), e poi l'approvazione del Consiglio comunale. Pertanto, secondo la sentenza n. 343/2005, l&rsquo;invio in Provincia doveva avvenire prima dell&rsquo;approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Lo stesso art. 24, comma 2, della legge n. 47/1985 fa espresso riferimento al procedimento di approvazione del piano attuativo: &ldquo;Le Regioni emanano norme cui i Comuni debbono </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><u>attenersi per l'approvazione degli strumenti</u></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "> di cui al comma precedente, al fine di garantire la snellezza del procedimento e le necessarie forme di pubblicit&agrave; e di partecipazione dei soggetti pubblici e privati. I Comuni sono comunque tenuti a </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><u>trasmettere alla Regione, entro sessanta giorni</u></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">, copia degli strumenti attuativi di cui al presente articolo. Sulle eventuali osservazioni della Regione i Comuni devono esprimersi con motivazioni puntuali&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Di nuovo, nel punto 3.2. del &ldquo;considerato in diritto&rdquo;, la Corte aggiunge: &ldquo;</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><u>La procedura di formazione del piano</u></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">, prevista dall'art. 30, pur ammettendo opposizioni e osservazioni da parte di chiunque, non prevede specificamente l'invio alla Regione (o alla Provincia), previsto dalla legislazione statale (art. 24, comma 2, della legge n. 47/1985), al fine di sollecitare le osservazioni sulle quali la legge statale impone al Comune l'obbligo (non gi&agrave; di recepirle, ma) di motivare puntualmente (quindi anche di non accoglierle): obbligo di invio che la legge statale distingue facendone un </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>quid pluris</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "> rispetto alle forme partecipative consentite a soggetti privati e pubblici (art. 25)&rdquo;.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Se, per le considerazioni sopra svolte, l&rsquo;illegittimit&agrave; costituzionale riguarda un elemento del procedimento di approvazione del piano attuativo, gli effetti della sentenza della Corte non possono coinvolgere i procedimenti gi&agrave; conclusi (alla data della pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale) con l&rsquo;approvazione dei piani attuativi.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">5. La nuova L.R. 34/2005. &ndash; </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La nuova legge &egrave; composta di due soli articoli. Il primo disciplina a regime il procedimento di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi in conformit&agrave; alla sentenza della Corte costituzionale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Il Comune adotta i piani attuativi e si aprono in parallelo due subprocedimenti: da un lato, le deliberazioni di adozione del piano con tutti gli elaborati previsti dalla legge sono depositate presso la sede comunale per trenta giorni consecutivi. In tale periodo chiunque pu&ograve; prendere visione del piano e presentare, entro i successivi trenta giorni, osservazioni e opposizioni; dall&rsquo;altro lato, contestualmente al deposito, la stessa deliberazione con i relativi elaborati &egrave; inviata alla Provincia, che, entro sessanta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare osservazioni ai sensi dell&rsquo;art. 24, comma 2, della legge n. 47/1985.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Il Comune approva il piano motivando puntualmente sulle osservazioni formulate dalla Provincia e decidendo in ordine alle osservazioni e opposizioni presentate dagli altri soggetti.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Se le osservazioni della Provincia non vengono formulate oppure giungono dopo la scadenza del suddetto termine di sessanta giorni, il Comune approva ugualmente il piano prescindendo dalle osservazioni.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Una volta approvato definitivamente il piano attuativo (pi&ugrave; precisamente, entro novanta giorni dall&rsquo;approvazione definitiva), il Comune provvede a trasmettere alla Provincia e alla Regione copia delle relative deliberazioni. La Provincia e la Regione possono richiedere anche la copia di tutti gli elaborati del piano.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Le disposizioni del testo previgente della L.R. n. 34/1992 che stabilivano l&rsquo;invio del solo riepilogo informativo statistico relativamente ai piani approvati vengono abrogate.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">L&rsquo;art. 2 disciplina gli effetti della sentenza della Corte relativamente ai rapporti ancora in corso (una tipica disciplina transitoria).<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Dal giorno successivo al 3 agosto 2005, data della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, gli effetti della sentenza della Corte costituzionale n. 343/2005, si estendono a tutti i procedimenti di formazione dei piani urbanistici attuativi di cui all&rsquo;articolo 4, comma 1, della L.R. n. 34/1992, che non risultino conclusi con l&rsquo;approvazione da parte dei Comuni entro la suddetta data di pubblicazione.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Entro trenta giorni dall&rsquo;entrata in vigore della L.R. n. 34/2005 (qualora non abbiano gi&agrave; provveduto in seguito alla circolare del Presidente o autonomamente), i Comuni trasmettono alla Provincia le deliberazioni e gli elaborati relativi ai piani attuativi adottati entro il 3 agosto 2005, ma approvati successivamente. La mancata trasmissione nei termini alla Provincia comporta la necessit&agrave; di una nuova approvazione del piano attuativo in base alla disciplina regionale adeguata alla sentenza della Corte.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La Provincia, entro e non oltre il breve termine di trenta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare osservazioni sul piano Il Comune &egrave; tenuto a motivare puntualmente sulle osservazioni della Provincia (purch&eacute; pervengano nei termini) e, se reso necessario dalla rilevanza delle osservazioni, provvede a modificare o a rielaborare il piano approvato.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Ugualmente, i Comuni (che non abbiano provveduto) trasmettono alla Provincia le deliberazioni e gli elaborati relativi ai piani attuativi adottati, ma non ancora approvati alla data di entrata in vigore della L.R. n. 34/2005. La Provincia, entro e non oltre trenta giorni decorrenti dalla data di ricezione della documentazione, pu&ograve; formulare le proprie osservazioni Il Comune delibera circa l&rsquo;approvazione del piano motivando puntualmente sulle osservazioni formulate nel termine dalla Provincia, oppure, decorso inutilmente il termine, prescinde dalle osservazioni medesime.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">6. Una breve valutazione della sentenza n. 343/2005</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">. &ndash; La Regione ha provveduto, come necessario, ad adeguare la legge urbanistica regionale alla sentenza della Corte costituzionale. Bisogna, per&ograve;, interrogarsi sul senso dell&rsquo;applicazione di una norma statale definita di principio venti anni dopo la sua entrata in vigore. Rimettere le lancette dell&rsquo;orologio indietro di venti anni, anche se doveroso, rischia di essere una forzatura non in linea con le nuove forme che l&rsquo;urbanistica ha assunto durante questo lungo periodo.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Nel 1985 ancora non erano stati approvati i piani urbanistici e paesaggistici regionali ai quali le Regioni hanno posto mano negli anni &rsquo;90 e che condizionano fortemente la pianificazione comunale tanto sotto il profilo urbanistico quanto sotto quello paesaggistico. Nella Regione Marche il PPAR (piano paesaggistico ambientale regionale) ha incisivamente determinato e determina i contenuti e gli obiettivi degli strumenti urbanistici comunali che debbono obbligatoriamente adeguarsi al piano regionale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Sempre nel 1985 non erano immaginabili i PTC, i piani territoriali di coordinamento delle Province (bisogner&agrave; attendere la legge 8 giugno 1990, n. 142), mentre attualmente numerose Province (nelle Marche tutte le Province) dispongono di questo tipo di piani che ha una forte incidenza sui contenuti e gli obiettivi della pianificazione comunale.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Sia nel caso del PPAR sia nel caso dei PTC &egrave; possibile, rispettivamente, alla Regione ed alla Provincia, orientare positivamente (</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>ex ante</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">) fin dalla prima elaborazione la formazione dei piani urbanistici comunali, in primo luogo gli strumenti urbanistici generali e, in secondo luogo, gli strumenti urbanistici attuativi.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">A loro volta, per definizione, gli strumenti urbanistici attuativi debbono rispettare le previsioni degli strumenti urbanistici generali. Quando lo strumento attuativo introduce una variante al PRG o al PdF non &egrave; pi&ugrave; possibile la sola approvazione da parte del Consiglio comunale, ma &egrave; necessario il previo parere di conformit&agrave; della Provincia.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">In presenza di queste situazioni e di detti condizionamenti non si comprende perch&eacute; la Corte costituzionale richieda che il piano attuativo, dopo l&rsquo;adozione, debba essere inviato in Provincia per la formulazione di osservazioni (</span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>ex post)</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Ad avviso della Corte, l&rsquo;art. 24 della legge n. 47/1985 accentua le forme di pubblicit&agrave; e di partecipazione non solo dei soggetti privati, ma anche di quelli pubblici e, nella parte in cui prescrive l'invio degli strumenti attuativi comunali alla Provincia (cui la Regione ha delegato o attribuito le relative funzioni), &egrave; chiaramente preordinata a soddisfare un'esigenza, oltre che di conoscenza per l'ente provinciale, anche di coordinamento dell'operato delle amministrazioni locali.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Tuttavia, come si &egrave; sopra rilevato, le forme di partecipazione e le esigenze di coordinamento della Regione o della Provincia sono ormai meglio garantite dalla presenza delle indicazioni, prescrizioni e direttive, del PPAR e del PTC.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">La soluzione fornita dalla Corte risulta non molto convincente anche alla luce di ulteriori considerazioni. A partire dagli anni &rsquo;90 la normativa statale e quella comunitaria hanno dato vita ad una multiforme serie di piani complessi a) i programmi di recupero urbano di cui all'art. 11 della legge 4 dicembre 1993, n. 493; b) i programmi integrati di intervento di cui all'art. 16 della legge 17 febbraio 1992, n. 179; c) i programmi di riqualificazione urbana di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 21 dicembre 1994; d) i contratti di quartiere di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 22 ottobre 1997; e) i programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST) di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 8 ottobre 1998; f) i contratti di quartiere II di cui ai decreti del Ministro per le infrastrutture e i trasporti 27 dicembre 2001 e 30 dicembre 2002; g) i programmi di cui all'art. 27 della legge 1&deg; agosto 2002, n. 166, ecc.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Tutti questi piani, che condizionano fortemente l&rsquo;assetto delle principali aree urbane, dispongono di procedure abbreviate di approvazione, spesso consistenti in accordi di programma, quasi sempre in deroga alle procedure dell&rsquo;urbanistica tradizionale, nelle quali non &egrave; lasciato alcuno spazio alle osservazioni </span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><em>ex post</em></span><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "> delle Regioni o delle Province.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Infine, sempre a partire dagli anni &rsquo;90, le Regioni si sono dotate di leggi urbanistiche organiche, che tendono ad ampliare, sia pure in un contesto dove sono presenti piani urbanistici regionali e provinciali, le tipologie di piani minori rimessi alla completa autonomia comunale, anticipando la stessa soluzione della sussidiariet&agrave; contenuta nell&rsquo;art. 118 della Costituzione che vorrebbe riservare ai Comuni la generalit&agrave; delle funzioni amministrative di interesse locale, quindi anche quelli attinenti alla pianificazione del territorio.<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; "><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">Vi &egrave; dunque un&rsquo;ampia serie di elementi di cui la sentenza della Corte avrebbe dovuto tenere conto prima di recuperare una norma di una legge del 1985, ormai abbastanza superata dalle vicende e dalle norme in materia urbanistica degli anni successivi.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title>Continuit&#xe0; normativa tra l&#x2019;articolo 163 D.Lv. n. 490/1999 e l&#x2019;articolo 181 D.Lv. n. 42/2004</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-27T13:50:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-12</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-12</guid><content:encoded><![CDATA[Codice dei beni culturali e del paesaggio.<br />Continuit&agrave; normativa tra il D.Lv. n. 490/1999 - D.Lv. n. 42/2004. <br />Esiste perfetta continuit&agrave; normativa tra l&rsquo;articolo 163 D.Lv. n. 490/1999 e l&rsquo;articolo 181 D.Lv. n. 42/2004 non solo sotto il profilo contenutistico, ma anche sotto quello temporale. In altri termini, non solo le nuove disposizioni, ma anche l'abrogazione delle vecchie disposizioni, fanno parte del nuovo "codice dei beni culturali e del paesaggio", e quindi entrano in vigore contemporaneamente dal 1.5.2004, senza che l'art. 184 possa essere estrapolato dal codice soltanto perch&eacute; &egrave; susseguente all'art. 183, che ne stabilisce l'entrata in vigore. Pres. De Maio Est. Onorato Ric. Palermo ed altro. <br />CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 ottobre 2006 (Ud. 27/04/2006), Sentenza n. 34119 ]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:NEL MODENESE UNA FRA LE MIGLIORI &#x27;KYOTO FORESTS&#x27; ITALIANE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-27T13:49:39+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-11</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-11</guid><content:encoded><![CDATA[ROMA - Si trova in provincia di Modena uno dei piu' significativi casi italiani di partecipazione alal riduzione delle emissioni di gas serra, come previsto dal protocollo di Kyoto. Si tratta, come riferisce Diana Izzo in uno studio pubblicato sull'Almanacco del Cnr, della bosco della Partecipanza nel comune di Nonantola, pianura padana. La Izzo riporta il bosco modenese fra i casi di 'Kyoto forests', vale a dire i boschi piantati a partire dal 1990 e in grado di incidere positivamernte sull'inquinamento atmosferico grazie al meccanismo di assorbimento-rilascio di anidride carbonica, Lo studio del Cnr ricorda che il protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio del 2005, prevede per l Italia la diminuzione delle proprie emissioni di gas serra, tra il 2008 e il 2012, del 6,5% rispetto ai valori del 1990. Le emissioni pero' sono aumentate nel 2004 del 12,2%. Riguardo al bosco di Nonantola, lo studio della Izzo riporta il parere di Osvaldo Facini, della sezione di Bologna dell'Istituto di biometeorlogia (Ibimet) del Cnr: ''si tratta di un rimboschimento attuato nel 1992, in un' area di bonifica destinata a colture agricole intensive come frumento, erba medica e barbabietola e ripristinando un preesistente bosco distrutto nei primi anni del secolo scorso e pertanto di elevato valore ecologico. Le specie principali presenti nel bosco sono, oltre a farnia e frassino che rappresentano oltre il 50 per cento del popolamentoacero, salice, pioppo e magaleppo''. Dal 2001 fino al 2003 il bosco modenese e' rientrato tra i siti destinati al monitoraggio dell'assorbimento della CO2 nell'ambito del progetto europeo Carbo-Eurflux associato alla rete mondiale Fluxnet, che raggruppa progetti simili in America (AmericaFlux) e Asia (Asianet). Inoltre, da quest'anno ''fa parte del progetto italiano Carboitaly che coinvolge oltre 20 stazioni realizzate da Universita' e Cnr e che, assieme alla rete meteorologica nazionale, lavoreranno per un importantissimo obiettivo: controllare ogni giorno la quantita' di anidride carbonica assorbita da agricoltura e foreste nel nostro Paese''. ''I flussi di CO2, continua Facini, sono misurati con la tecnica dell'Eddy Covariance, che permette di calcolare lo scambio netto dell ecosistema (Nee), cioe' quanto biossido di carbonio viene sottratto dall'atmosfera al netto dei processi respirativi delle piante e degli organismi eterotrofi (batteri del terreno). Dal suo impianto fino a oggi, questo bosco ha fissato circa 4000 t di CO2 che a 8,7 euro a tonnellata (quotazione della CO2 del 21/11/2006) sarebbero 34.800 mila euro. In altri termini il bosco ha trasformato in legno il carbonio emesso dalla combustione di 1,6 milioni di litri di benzina. Ed e' lecito supporre che i valori tenderanno ad aumentare fino a quando il bosco raggiungera' la sua fase di maturita'''. (ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>Decreto Legislativo 8 novembre 2006&#x2c; n. 284</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-27T13:49:13+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-10</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-10</guid><content:encoded><![CDATA[Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale.<br />(GU n. 274 del 24-11-2006)<br /><br />3. All'articolo 170 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 2, e' inserito il seguente:
&laquo;2-bis. Nelle more della costituzione dei distretti idrografici di cui al Titolo II della Parte terza del presente decreto e della revisione della relativa disciplina legislativa con un decreto legislativo correttivo, le autorita' di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, sono prorogate fino alla data di entrata in vigore del decreto correttivo che, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, della legge n. 308 del 2004, definisca la relativa disciplina.&raquo;.
4. Fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo correttivo di cui al comma 2-bis dell'articolo 170 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come inserito dal comma 3, sono fatti salvi gli atti posti in essere dalle autorita' di bacino dal 30 aprile 2006.
5. Gli articoli 159, 160 e 207 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono abrogati ed il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche e l'Osservatorio nazionale sui rifiuti sono ricostituiti ed esercitano le relative funzioni. Tutti i riferimenti all'Autorita' di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti contenuti nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono soppressi.
6. All'articolo 224, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le parole: &laquo;centottanta giorni&raquo; sono sostituite dalle seguenti: &laquo;dodici mesi&raquo;.
7. Dall'attuazione del presente decreto non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.<br /><br />Art. 2.
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 8 novembre 2006
NAPOLITANO]]></content:encoded></item><item><title>Comuni  &#x22;ok ambiente&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-27T13:48:57+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-9</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-9</guid><content:encoded><![CDATA[COMUNI MACERATESI I PIU' 'RICICLONI' NELLE MARCHE<br /><br />ANCONA, 15 DIC - I Comuni maceratesi continuano a rafforzare una lunga carriera da ''ricicloni'', quelli cioe' che si sono maggiormente distinti nella riduzione della produzione di rifiuti e nella raccolta differenziata nel 2005. Ben 22 riconoscimenti, su un totale di 33 tra premi e menzioni, sono quelli portati a casa dai Comuni della provincia di Macerata nell' ambito del premio ''Comuni Ricicloni per la Regione Marche 2006'', promosso da assessorato regionale all'ambiente, Legambiente e Arpam, che ha chiuso oggi la quarta edizione. Alla competizione hanno aderito ben 153 Comuni, attraverso il sistema Orso (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale) per la gestione on line dei dati sui rifiuti. ''Riconosciamo l' ottimo lavoro fatto finora dai Comuni piu' ricicloni, ma contemporaneamente sollecitiamo tutti gli altri a non perdere altro tempo'' ha commentato l' assessore Marco Amagliani, ricordando che la strategia delle ''4 R'' (riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali), e' stata ribadita anche in quella regionale per lo sviluppo sostenibile 2005-2010. Nella distribuzione dei riconoscimenti, oltre al podio per il maceratese, spicca l' assenza dei Comuni della provincia di Ancona (soltanto 2 i premiati). Potenza Picena, Macerata e Recanati sono tra i pluripremiati di quest'anno, ma degne di nota sono anche le due new entry di Monte Urano e Porto Sant'Elpidio. Nella azione di riduzione della produzione procapite dei rifiuti brilla la Comunita' Montana del Tronto.(ANSA) ]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti prodotti in uffici &#x2c; mense&#x2c; spacci&#x2c; bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico.</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2006-12-27T13:48:17+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-8</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-december-2006#unique-entry-id-8</guid><content:encoded><![CDATA[Rifiuti prodotti in uffici , mense, spacci, bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico. <br />Esenzione ex art. 195 comma 2 lettera e , D.Lgs 152/06 <br />Chiarimento sulla tenuta dei registri relativi ai rifiuti prodotti ed al corrispondente Mud <br /><br />&ldquo; Una ditta di trasporti , collocata in una area produttiva , che ha la necessit&agrave; di smaltire cartucce , toner per stampante laser, contenitori toner per fotocopiatrici, cartucce per stampanti fax e calcolatrici a getto d'inchiostro, cartucce nastro per stampati ad aghi , &egrave; esentata dalla tenuta dei registri relativi ai rifiuti prodotti ed al corrispondente Mud  solo se ha una superficie non superiore a 150 mq per i Comuni con popolazione inferiore ai 10000 abitanti e fino a 250 mq per Comuni con popolazione superiore a 10000 abitanti ? &rdquo;<br /><br />In base al D.Lgs 152/06 , art 195 comma 2 lettera e , sono esentate dalla compilazione del registro carico-scarico per i rifiuti prodotti e dal corrispondente MUD  <br /> &ldquo;Le imprese con una superficie non superiore a 150 mq per i Comuni con popolazione inferiore ai 10000 abitanti e fino a 250 mq per Comuni con popolazione superiore a 10000 abitanti . Inoltre, non &egrave; possibile di norma assimilare ai rifiuti urbani, quelli che si formano nelle aree produttive, nei magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti in uffici, mense, spacci, bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico&rdquo;.<br />In considerazione di quanto sopra riportato una societ&agrave; che opera nel settore dei servizi , che ha la necessit&agrave; di smaltire cartucce , toner per stampante laser, contenitori toner per fotocopiatrici, cartucce per stampanti fax e calcolatrici a getto d'inchiostro, cartucce nastro per stampati ad aghi , non&nbsp;&egrave; tenuta a tenere il registro di carico e scarico, nonch&egrave; l'obbligo di effettuare la dichiarazione MUD. <br />Tali rifiuti saranno&nbsp;avviati al recupero tramite la consegna del materiale esclusivamente ad una ditta autorizzata ( trasportatori iscritti all&rsquo;albo delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti ) , preoccupandosi di avere come attestazione dell&rsquo;avvenuto recupero o smaltimento un &ldquo;Formulario di identificazione rifiuti&rdquo;.<br />Tale impresa &egrave; esonerata dagli adempimenti relativi indicati , in quanto impresa collocata in area produttiva , per quanto concerne i rifiuti prodotti negli uffici , che sono assimilati agli urbani indipendentemente dal fatto che la superficie complessiva dell&rsquo;impresa superi o no i 250 mq . Sar&agrave; cura della stessa preoccuparsi soltanto di ottenere , dalla ditta a cui  sono conferiti i rifiuti , come attestazione dell&rsquo;avvenuto recupero o smaltimento , un formulario di identificazione rifiuti . Il formulario infatti garantisce , in ogni momento , di rendere conto del fatto che i rifiuti prodotti sono stati smaltiti correttamente.<br /><br />Per scrupolo professionale si informa del fatto che , allo stato attuale , il codice dell&rsquo;ambiente &egrave; oggetto di esame al Parlamento ed &egrave; possibile l&rsquo;introduzione di modifiche e correzioni alla vigente disciplina . In considerazione pertanto della situazione normativa in continuo cambiamento , &egrave; nostra premura consigliare , come misura meramente cautelativa , qualora intervenissero novit&agrave; in materia di rifiuti , di tenere comunque i registri relativi al quantitativo di rifiuti prodotto , anche se, si ripete , in base alla normativa attualmente vigente,  non incombe nessun obbligo nel farlo , relativamente alla fattispecie sopra analizzata.  ]]></content:encoded></item><item><title>I gestori dei rifiuti iscritti mediante procedure semplificate non esonerati dall&#x27;obbligo della tenuta del registro di carico scarico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</
