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<title>Feed RSS</title><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html</link><description>News</description><dc:language>it-it</dc:language><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><dc:rights>Copyright 2006 FefeAmbiente</dc:rights><dc:date>2012-02-03T15:45:24+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 15:51:40 +0100</lastBuildDate><item><title>Modena&#x2c; cemento selvaggio. Palazzine sopra una grande falda acquifera. Insorge il M5S&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:24+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-612</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-612</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Sarebbero 400 gli appartamenti in costruzione sopra l&rsquo;area idrica che disseta 360mila persone nella provincia di Modena. M5S &ndash; Rifondazione di Carpi accusano il loro Comune, ma la giunta Pd e Idv assicura che sta &ldquo;monitorando&rdquo;. Interrogazione in Regione di Defranceschi<br /><br />400 appartamenti da costruire proprio sopra una delle pi&ugrave; grosse falde acquifere della regione da cui dipende, per l&rsquo;acqua potabile, mezza provincia di Modena compresa tutta l&rsquo;area di Carpi.<br /><br />Succede a Modena, dove il Comune si appresta ad autorizzare la costruzione di centinaia di appartamenti all&rsquo;interno della zona di rispetto dei pozzi Aimag che prelevano dal campo acquifero di Cognento, ad ovest della citt&agrave;. E&rsquo; stato infatti avviato l&rsquo;iter formale di un piano edilizio che prevede la cementificazione dell&rsquo;area verde a protezione dei pozzi nei pressi di via Aristotele. I proprietari dell&rsquo;area, d&rsquo;accordo con la giunta modenese, pare intendano trascurare il limite minimo di distanza delle costruzioni di 200 metri dai punti di prelievo, come previsto dalla legge.<br /><br />Il caso era gi&agrave; stato reso noto sette mesi fa da Lorenzo Paluan, il consigliere comunale di Carpi 5 Stelle &ndash; Rifondazione Comunista, che aveva chiesto pi&ugrave; volte all&rsquo;amministrazione carpigiana di prendere posizione rispetto alla paventata ipotesi di costruzione sulla falda acquifera da cui traggono acqua potabile per bere dai rubinetti.<br /><br />Di gioved&igrave; scorso, 19 gennaio, l&rsquo;odg bocciato dal consiglio comunale con profondo rammarico e sgomento di Paluan: &ldquo;E&rsquo; stato invece votato un odg Pd-Idv che invita la giunta a &ldquo;monitorare&rdquo;. Come ci aveva detto mesi fa l&rsquo;assessore all&rsquo;ambiente Tosi, rispondendo da bravo pompiere alla nostra interrogazione sul tema: Carpi monitora. E lo fa talmente bene che a venti giorni dal deposito del piano particolareggiato che prevede centinaia di appartamenti, tutti inseriti nell&rsquo;area di tutela dei pozzi Aimag, ancora non si sono fatti mandare da Modena i documenti relativi&rdquo;.<br /><br />Una questione terribilmente complicata che ha visto scendere di nuovo in campo il Comitato Referendario per i 4 s&igrave; ai referendum di giugno scorso e ha portato ad un interrogazione di Andrea Defranceschi (M5S) in consiglio regionale: &ldquo;Lo scorso 28 dicembre 2011 &egrave; stato depositato presso il Comune di Modena il piano particolareggiato per la costruzione 400 appartamenti sulle aree prospicienti Via Aristotele, dove AIMAG gestisce, sulla base di una concessione regionale, i pozzi di uno dei principali e pi&ugrave; produttivi campi acquiferi della regione Emilia-Romagna, che attualmente fornisce centinaia di migliaia di cittadini della Provincia di Modena &ndash; afferma Defranceschi &ndash; L&rsquo;operazione, se andasse in porto, sarebbe estremamente rischiosa per la stessa sopravvivenza delle falde acquifere e, quindi, un pericolo per l&rsquo;approvvigionamento idrico del modenese. Cementificando le aree di ricarica dei pozzi, quelle cio&egrave; dove l&rsquo;acqua filtra nel terreno entrando in falda, si rischia di bloccare questo processo&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Ho presentato &ndash; prosegue Defranceschi &ndash; un&rsquo;interrogazione alla giunta per sospendere i procedimenti di pianificazione in corso sui campi acquiferi,  fino  alla  definizione, tra gli altri, di un  piano di tutela delle acque che indichi con chiarezza come garantire, oggi e domani, acqua potabile alla citt&agrave; e alla provincia di Modena. Non possiamo restare immobili di fronte al pericolo di soffocare 21 pozzi, da cui sono  estratti pi&ugrave; di 19 milioni di metri cubi di acqua potabile all&rsquo;anno che &egrave; consumata da pi&ugrave; di 360.000 persone: qual &egrave; la logica per cui i nostri politici un giorno si strappano i capelli perch&eacute; nel 2012 ci sar&agrave; una grave emergenza idrica e il giorno dopo chiudono l&rsquo;accesso a falde vitali per il futuro di tutto il modenese?&rdquo;<br /><br />Infine, marted&igrave; 31 gennaio (ad un orario ancora da definirsi) in sala Peruzzi a Carpi, il Comitato Referendario Acqua e Beni Comuni incontra tecnici e politici per chiarire le implicazioni del campo acquifero di via Aristotele a Modena, dove si trovano i pozzi Aimag che dissetano tutta la bassa modenese.<br /><br />d.t.<br /><br />fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Acqua all&#x2019;arsenico: il Tar condanna i ministeri e li obbliga a risarcire i cittadini</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:24+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-611</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-611</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Il sistema idrico italiano fa&rsquo; acqua da tutte le parti e uno dei casi pi&ugrave; eclatanti &egrave; la vicenda dell&rsquo;acqua all&rsquo;arsenico somministrata negli ultimi anni in molte regioni del nostro Paese. Oggi finalmente un piccolissimo passo in avanti: i Ministeri dell'Ambiente e della Salute dovranno risarcire &ndash; con almeno 100 euro a utente &ndash; circa 2000 cittadini di Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia e Umbria, dove nell&rsquo;acqua pubblica si &egrave; registrata la presenza di metalli pesanti e sostanze dannose.<br /><br />A stabilire la condanna e l&rsquo;indennit&agrave; &egrave; il Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso fatto dai cittadini.  A rendere noto questo importante risultato (anche se 100 euro a persona non ripagano dei danni alla salute) &egrave; il Codacons, secondo cui &ldquo;la sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilit&agrave; della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute. Ora questa strada &ndash; ha continuato l&rsquo;associazione - sar&agrave; percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell'aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi citt&agrave; in cui la vivibilit&agrave; &egrave; fortemente pregiudicata dal degrado ambientale&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Si tratta di una vittoria importantissima - ha aggiunto Carlo Rienzi, presidente del Codacons &ndash; perch&eacute; pone termine alla impunit&agrave; di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell'Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all'Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti&rdquo;.<br /><br />Ma non &egrave; tutto, perch&eacute; i cittadini lesi sono pronti ad un nuovo ricorso, che partir&agrave; tra poche settimane.  Secondo il TAR infatti, l&rsquo;acqua fornita ai cittadini deve essere sana e la tariffa proporzionata alla qualit&agrave; del servizio offerto. Un principio che naturalmente non &egrave; stato rispettato nel momento in cui i Comuni hanno servito ai propri cittadini acqua contaminata all&rsquo;arsenico.<br /><br />E c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;, perch&eacute; l&rsquo;acqua inquinata ha messo pesantemente a rischio la salute di molti italiani, che a questo punto &ndash; come ha riferito lo stesso presidente del Codacons - sono pronti a inviare querele penali e denunce alle Procure della Repubblica per il &ldquo;fatto illecito costituito dall&rsquo;esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l'amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall'Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entit&agrave; e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l&rsquo;aumento di probabilit&agrave; di contrarre gravi infermit&agrave; in futuro e per lo stress psico-fisico e l'alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario&rdquo;.<br /><br />Il grande ricorso &egrave; gi&agrave; in preparazione! Per aderire, si possono seguire le istruzioni presenti sul sito www.codacons.it: l&rsquo;associazione agir&agrave;, come indica il Tar, anche contro gli Ato di appartenenza per chiedere un taglio netto e immediato delle tariffe a la restituzione dei pagamenti versati in precedenza.<br /><br /><br /><br />http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/6762-arsenico-acqua-tar<br /><br />Verdiana Amorosi<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Finanziamenti: il Cipe affossa il ponte sullo stretto e sblocca i fondi per il dissesto idrogeologico&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2012-02-03T15:45:23+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-610</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/index.html#unique-entry-id-610</guid><content:encoded><![CDATA[Dissesto idrogeologico, in arrivo finalmente i nuovi fondi dal Cipe (Comitato interministeriale per la Programmazione economica). Ad annunciarlo &egrave; stato il Ministero dell'Ambiente che in una nota ha reso noti i progetti e le opere pubbliche che verranno portati avanti nei prossimi mesi nelle regioni del Sud Italia. E tra essi non figura il ponte sullo stretto di Messina.<br /><br />I recenti fatti di cronaca, le alluvioni che hanno colpito in particolare la Liguria e il messinese, insieme ai dossier poco confortanti, hanno sicuramente fatto scattare un nuovo campanello d'allarme, e cambiando (se mai ce ne fosse stato bisogno) le priorit&agrave; di intervento nel meridione. Tra esse vi &egrave; sicuramente il dissesto idrogeologico. Per questo, qualche giorno fa, il Cipe ha deliberato lo stanziamento di oltre 749 milioni di euro che consentiranno al Ministero dell&rsquo;Ambiente e a Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, di attuare interventi di difesa del suolo. Ad essi andranno ad aggiungersi altri 130 milioni di euro per le Regioni del centro-nord.<br /><br />Quanto. In particolare, il Cipe ha assegnato al Sud 679 milioni di euro di cui 65 milioni in quota Ministero, 262 a valere sul Fas nazionale e 352 sui Fas interregionali. A queste somme vanno aggiunti 74 milioni che gi&agrave; erano nella disponibilit&agrave; del Ministero dell&rsquo;Ambiente. Attraverso tali fondi Ministero e Regioni cofinanzieranno i 518 interventi programmati.<br /><br />Come. I fondi del Cipe saranno cos&igrave; distribuiti: 23 milioni e 900 mila euro per i 76 interventi in Basilicata, 198 milioni e 900 mila euro per i 185 interventi in Calabria; 210 milioni e 600 mila euro per i 57 interventi in Campania; 27 milioni per gli 87 interventi in Molise, 175 milioni e 566 mila euro per gli 84 interventi in Puglia; 25 milioni e 800 mila euro per i 17 interventi in Sardegna; 12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia. Qui, i fondi non serviranno dunque ad intraprendere la strada della costruzione del ponte sullo stretto, ma avranno lo scopo di avviare nuovi programmi per la difesa del suolo.<br /><br />"Finalmente un cambio di passo radicale sul fronte delle infrastrutture, dopo anni di politica a sostegno esclusivo delle grandi opere" ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. "Togliere i finanziamenti al Ponte mentre se ne sbloccano altri per la realizzazione di opere medio piccole e la manutenzione del territorio e della rete ferroviaria, che ne hanno tanto bisogno, &egrave; una decisione che risponde ai reali bisogni del Paese, in netta controtendenza rispetto alla precedente politica".<br /><br />Perch&eacute; investire nella costruzione del Ponte quando ci sono delle priorit&agrave; cos&igrave; importanti? Secondo Legambiente il prossimo passo atteso dal governo Monti &egrave; quello di chiudere "la societ&agrave; Ponte di Messina mettendo una volta per tutte la parola fine a un progetto insensato".<br /><br />Il ministro dell&rsquo;Ambiente Corrado Clini ha risposto: &ldquo;E&rsquo; importante questa ripartenza degli interventi per la difesa del suolo. I fondi recuperati consentiranno di attuare gli interventi previsti e che erano stati bloccati per mancanza di risorse. Si tratta di un primo, essenziale, passo per ricondurre la protezione del nostro territorio nell&rsquo;ambito delle priorit&agrave; del paese sia in termini ambientali che come volano economico&rdquo;.<br /><br />Soddisfatto anche il WWF che "plaude alla revoca del finanziamento di 1,6 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina". Ma non basta. Gli ambientalisti infatti attendono anche "che ci sia il rigetto del progetto definitivo del Ponte, 'non meritevole di approvazione' (come stabilisce il contratto tra Stretto di Messina SpA e il General Contractor Eurolink) per gravi omissioni di carattere economico, finanziario e ambientale".<br /><br />Secondo il WWF inoltre, "il 29 luglio scorso la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA ha approvato il progetto definitivo del Ponte per un valore di ben 8,5 mililardi di euro (pari a mezzo punto di PIL). Ora &egrave; quindi d&rsquo;obbligo un atto del Cipe che respinga il progetto definitivo per evitare che lo Stato, e quindi i cittadini, paghino penali scandalose al General Contractor. Infatti se il Cipe approvasse il progetto definitivo, si passerebbe alla fase esecutiva e all&rsquo;apertura dei cantieri e quindi, secondo il contratto, lo Stato dovrebbe pagare centinaia di milioni di penali per la mancata realizzazione dell&rsquo;opera".<br /><br />Fermare lo scempio, prima che sia troppo tardi, a danno dell'ambiente e delle tasche dei contribuenti. Ma intanto un primo passo &egrave; stato fatto. Il Cipe ha preso atto delle criticit&agrave; balzate agli occhi della cronaca durante il 2011, e non solo, e sta investendo per tutelare il nostro territorio.<br /><br />Mai pi&ugrave; disastri come quello di Genova, via la paura dal messinese, dove da qualche anno si ripete un macabro copione.<br /><br />www.greenme.it<br /><br />Francesca Mancuso<br />        <br />]]></content:encoded></item><item><title>Sistri: prorogato ad aprile 2012 dal decreto milleproroghe</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:15:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-603</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-603</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Sistri, si riparte ma non prima di aprile 2012. Il Consiglio dei Ministri, all'interno del decreto Milleproroghe approvato lo scorso 23 dicembre, ha stabilito che il Sistema di tracciabilit&agrave; dei rifiuti, che lo scorso anno ha fatto a lungo parlare di s&eacute;, entrer&agrave; in vigore dal 2 aprile prossimo.<br /><br />Tale data, finalmente stabilita, &egrave; stata ufficialmente annuciata anche se gi&agrave; prima di Natale una bozza del decreto indicava il 2 aprile come il giorno fatidico dell'avvio del Sistri.<br /><br />Cade dunque quanto aveva annunciato di recente il ministro dell&rsquo;Ambiente, Corrado Clini, che ritenendo urgente l'avvio del sistema di tracciabilit&agrave; dei rifiuti pericolosi, aveva indicato il 9 febbraio 2012 come la data utile.<br /><br />Il Sistri dunque sarebbe diventato ufficialmente operativo il 9 febbraio ma adesso si accumuler&agrave; un nuovo ritardo di due mesi. Intanto sta per terminare il periodo dei test permanenti, che si concluder&agrave; il 31 dicembre.<br /><br />&ldquo;E&rsquo; conseguentemente di grande importanza monitorare il sistema e, in particolare, incrementare il grado di familiarizzazione con funzionalit&agrave; e procedure del sistema &ndash; si legge in una nota del ministero dell&rsquo;Ambiente - Il SISTRI &egrave; cambiato molto in quest&rsquo;ultimo periodo, sono state introdotte, infatti, numerose semplificazioni procedurali sulla base delle indicazioni prospettate dalle organizzazioni imprenditoriali e dagli operatori&rdquo;.<br /><br />Questo &egrave; ci&ograve; che sappiamo fino ad oggi. Ma perch&eacute; un ulteriore rinvio? Ancora una volta, lo slittamento della data dovrebbe aiutare gli addetti ai lavori "all'adeguamento del sistema e a tutti gli operatori coinvolti di adempiere correttamente agli adempimenti informatici previsti&rdquo;. E, come si legge in una nota, lo slittamento al 2 aprile 2012 per l&rsquo;entrata in operativit&agrave; del sistema di controllo sulla tracciabilit&agrave; dei rifiuti &egrave; stato necessario per "consentire l&rsquo;ottimale organizzazione da parte delle imprese interessate".<br /><br />Il Consiglio dei Ministri ha precisato inoltre che ad essere stato approvato &egrave; stato un ridotto numero di proroghe, per questo il decreto non potr&agrave; pi&ugrave; essere denominato &ldquo;milleproroghe&rdquo;.<br /><br />Tuttavia, tra esse troviamo quella che riguarda la gestione dei rifiuti in Campania. Secondo quanto stabilito, infatti, rimarranno invariate anche per il 2012 le competenze affidate ai comuni della regione Campania nella gestione dei rifiuti.<br /><br />Francesca Mancuso<br /><br />www.greenme.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Latte crudo: trovati batteri patogeni a Torino. Questione di sicurezza o interessi economici?</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:14:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-602</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-602</guid><content:encoded><![CDATA[<br />﻿Il latte crudo venduto alla spina nei 1438 distributori automatici italiani ha sempre pi&ugrave; sostenitori. Perch&eacute; conserva tutte le propriet&agrave; del latte, perch&eacute; &egrave; un prodotto nostrano che aiuta l&rsquo;ambiente, non essendo n&eacute; impacchettato n&eacute; trasportato per chilometri e chilometri. Ed &egrave; anche pi&ugrave; conveniente del latte industriale, dal momento che non subisce i vari passaggi di intermediazione. Ma anche perch&eacute; la pastorizzazione, processo che consiste nel riscaldamento del latte a determinate temperature e per periodi di tempo  calibrati e successivo rapido raffreddamento, distrugge almeno il 10 per cento delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25 per cento della vitamina C presenti nel latte crudo.<br /><br />Ecco, per&ograve;, che puntualmente si verificano episodi di contaminazione, come quelle su cui sta indagando attualmente la Procura di Torino. Secondo le analisi dell'Istituto zooprofilattico di Torino, sono 18 i casi di presenza di batteri patogeni nel latte crudo erogato dai 178 distributori del Piemonte nel 2011.  In particolare, si tratta del campylobacter jejuni, che pu&ograve; provocare malattie diarroiche acute, del Lysteria monocytogenes, che si manifesta con vomito, dolori addominali e febbre e dello Staphylococcus aureus, che causa in genere vomito e forti tremori. Il pm Raffaele Guariniello, lo stesso che si sta occupando della vicenda delle caraffe filtranti, trasmetter&agrave; ora la relazione al ministero della Salute. E le discussioni tra i pro e i contro il latte crudo non si placano, perch&eacute; &ldquo;Si tratta di un problema controverso - afferma il procuratore Guariniello - il latte crudo ha molti sostenitori, per questo motivo stiamo cercando di fare chiarezza sul grado di sicurezza del prodotto&rdquo;.<br /><br />Gi&agrave; tra il 2006 e il 2008, quando i distributori di latte crudo si stavano diffondendo, si verificarono 9  casi sospetti di sindrome emolitico-uremica, un'infezione grave ai reni causata dall&rsquo;oramai celebre Escherichia coli. Il Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, firm&ograve; allora un'ordinanza con le misure da adottare per garantire la sicurezza dei cittadini, entrata in vigore il 14 gennaio 2009. Fu introdotto, cos&igrave;, insieme al divieto di somministrazione di latte crudo nell'ambito della ristorazione collettiva, l'obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l'indicazione che il latte deve essere consumato previa bollitura, &ldquo;in maniera ben visibile e a caratteri in rosso&rdquo;, indicando come data massima di scadenza il 3&deg; giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore.<br /><br />Con il parere favorevole dell'Istituto superiore di Sanit&agrave;, il ministero della Salute ha prorogato proprio lo scorso 12 dicembre, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le disposizioni per la prevenzione del rischio di infezione da Escherichia coli, con cui vengono mantenute le disposizioni in materia di produzione e commercializzazione di latte crudo destinato al consumo umano, quali validi strumenti per l'abbattimento del rischio di infezione da Escherichia coli (Vetec) nell'uomo connesso al consumo di latte crudo e per la tutela della salute pubblica. Nel 2010, inoltre, le disposizioni erano state integrate con il divieto di produzione di gelati con latte crudo, in imprese registrate ai sensi del Regolamento (CE) 852/2004, anche qualora si riforniscano di latte crudo direttamente dal produttore primario. Perch&eacute; l'utilizzo di latte crudo non sottoposto ad adeguato trattamento termico nella produzione di gelati comporta i medesimi rischi per la salute del consumatore connessi all'assunzione diretta dello stesso e, di conseguenza, l'operatore del settore alimentare ha l'obbligo di sottoporre a pastorizzazione il latte crudo utilizzato per la preparazione di gelati.<br /><br />Nonostante gli obblighi e i divieti, per&ograve;, il latte crudo continua a conquistare i consumatori, ben contenti di aiutare i produttori locali sempre pi&ugrave; soffocati dalla globalizzazione. Anche perch&eacute; su tutta questa vicenda e sui puntuali &ldquo;allarmi-contaminazione&rdquo; incombe, come in altre vicende, vedi caraffe filtranti, l&rsquo;ombra di una vera e propria campagna &ldquo;denigratoria&rdquo; con fini anche fin troppo chiari.<br /><br />La vendita del latte crudo, infatti, impoverirebbe le tasche delle grandi distribuzioni e delle multinazionali lattaie, che, a causa dell&rsquo;entrata in commercio di un nuovo canale distributivo, si ritrovano evidentemente in concorrenza con piccoli allevatori che preferiscono vendere il proprio latte direttamente al consumatore.<br /><br />Il latte crudo correttamente prodotto, peraltro, presenta una carica batterica estremamente bassa. Ma,  analogamente ad altri alimenti freschi come carne pesce e uova, consumabili a crudo (carpaccio, sushi e zabaione), potrebbe fungere da terreno di coltura e contenere e veicolarne, in particolare dei batteri patogeni come brucelle, coliformi, salmonelle, e agenti diarroici, anche se a norma non dovrebbero essere presenti nel prodotto. Il rischio di contrarre la sindrome emolitico uremica o altre infezioni bevendo il latte crudo sono gli stessi che si corrono mangiando verdura o carne cruda, entrambe sottoposte a controlli non altrettanto rigidi rispetti al latte crudo.<br /><br />Ma allora, una volta consapevole di rischi e benefici, perch&eacute; il consumatore non deve avere il diritto di acquistare latte crudo e formaggi a latte crudo se ritiene che sia importante?  Slow food spiega sul proprio sito che &ldquo;non c'&egrave; motivo per cui il latte non possa essere prodotto in fattoria secondo un processo equamente monitorato, controllato e regolamentato e venduto con adeguata etichettatura. In tema di latte crudo come di qualunque altro cibo, Slow Food crede che non si debba mai limitare il diritto di scelta in nome di una presunta percezione di sicurezza&rdquo;.<br /><br />Insomma, contaminazioni o no, bollitura o non bollitura, anche noi di greenMe.it continuiamo ad essere del parere che acquistare il latte crudo alla spina e rifornirsi nei distributori in citt&agrave; non possa essere che un beneficio per noi tutti. &Egrave; una questione dove va usato il buon senso e, acquistando il latte crudo,  avremo comunque fatto un atto di buon consumo critico.<br /><br />Roberta Ragni<br />www.greenme.it]]></content:encoded></item><item><title>Al via monitoraggio correnti Canale Sicilia</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T22:12:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-601</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-601</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Nell'area portuale di Pozzallo, in provincia di Ragusa, sara' installata un'antenna Hf-Radar a radiofrequenze che dialoghera' con altre due analoghi dispositivi collocati a Malta per un monitoraggio delle correnti marine superficiali nel Canale di Sicilia. I dati serviranno ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi.<br /><br />E' quanto prevede il programma ''Calypso'' - finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, Cooperazione Territoriale Europea 2007-2013, PO Italia Malta 2007-2013, e che propone azioni congiunte mirate alla prevenzione dei rischi sia di natura antropica, sia naturale - il cui protocollo d'intesa e' stato siglato a Palermo tra la Protezione civile siciliana ed il Sicilian focal point del progetto, che e' realizzato da un team di esponenti della comunita' scientifica e di enti territoriali provenienti dalla zona transfrontaliera Italo-Maltese. Lead Partner del progetto e' l'University of Malta, affiancata da partner maltesi (Transport Authority, Civil protection department, Armed forces of Malta) e siciliani (Arpa Sicilia, Cnr-Istituto per l'Ambiente marino costiero di Capo Granitola, Universita' degli Studi di Palermo - Polo di Trapani e Universita' degli Studi di Catania - Cutgana). Gli strumenti e i dati elaborati dal sistema Calypso saranno condivisi con il Dipartimento regionale della Protezione civile soprattutto al verificarsi di situazioni emergenziali che possono mettere a rischio l' ambiente marino- costiero e la salute pubblica<br /><br />fonte:www.ansa.it]]></content:encoded></item><item><title>Treni&#x2c; l&#x2019;odissea dei viaggi con cani e l&#x27;inferno dei pendolari</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-12-28T21:31:34+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-600</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/25-december-2011#unique-entry-id-600</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Viaggiare in treno con il proprio cane, in Italia, &egrave; di fatto un&rsquo;impresa. Il nuovo orario di Trenitalia, che &egrave; entrato in vigore dall&rsquo;11 dicembre 2011, prevede, infatti, la soppressione di numerosi Intercity e Intercity notte, gli unici a lunga percorrenza che, insieme a espressi e treni regionali, ammettono gli animali a bordo senza limitazioni di taglia. Sui convogli potranno viaggiare solo i cani di piccolissima taglia, come i chihuahua, yorkshire e maltesi toy, che possono entrare in una gabbietta di 70x50x30 centimetri, obbligatoria per i viaggi su Eurostar o sulle Frecce. Una situazione tragica che costringer&agrave; i proprietari a ripiegare sull&rsquo;automobile, oppure su una serie di tratte alternative con pi&ugrave; cambi, che trasformerebbero il viaggio in una vera e propria odissea dalle mille peripezie.<br /><br />Stessa situazione per Italo treno, la nuova compagnia di Montezemolo che dovrebbe effettuare un servizio su rotaia con treni alta velocita a partire dal prossimo gennaio, con collegamenti tra 12 stazioni e 49 treni al giorno. Nel sito internet si legge: &ldquo;A bordo di Italo potrai trasportare &ndash; negli appositi contenitori da viaggio &ndash; animali domestici, quali cani di piccola taglia, gatti e altri piccoli animali da compagnia, purch&eacute; di peso non superiore ai 10 kg. Gli animali &ndash;spiega l&rsquo;Azienda- devono essere trasportati negli appositi contenitori (&ldquo;trasportini&rdquo;), che, nella misura di uno a Viaggiatore, potranno essere alloggiati a bordo treno nelle bagagliere o nelle immediate vicinanze del tuo posto&rdquo;. Insomma, compagnia diversa, ma stessi parametri &ldquo;animal unfriendly&rdquo;.<br /><br /><br /> <br /><br />Il problema nasce, per&ograve;, gi&agrave;  nel 2008, quando Trenitalia, alla ricerca di  un facile capro espiatorio durante il cosidetto &ldquo;allarme insetti&rdquo;, accus&ograve; i poveri amici degli uomini di essere la causa della forte presenza di pulci e zecche nei vagoni.  Dopo un primo tentativo di vietare completamente l&rsquo;accesso ai quattrozampe, adott&ograve; un assurdo regolamento sul trasporto di animali, che limitata la presenza dei pet ai convogli ad alta velocit&agrave;, consentendo soltanto il trasporto di cani di piccola taglia, mentre quelli di taglia media e grande venivano &ldquo;messi al bando&rdquo; e costretti a viaggiare esclusivamente sui vagoni d i Intercity, Intercitynotte, Espresso e sui treni regionali.<br /><br />Per Trenitalia, per&ograve;, bisogna approcciare la questione solo dal punto di vista piramente &ldquo;economico&rdquo;: gli intercity sono coperti dai contributi statali e i tagli effettuati dal governo comportano l&rsquo;impossibilit&agrave; di garantire lo stesso numero di convogli. &ldquo;Che questo porti a minori possibilit&agrave; di viaggiare con il proprio cane &egrave; una conseguenza possibile, ma non voluta da noi&rdquo;, fa sapere l&rsquo;Ufficio Stampa. Quanto all&rsquo;alta velocit&agrave;, &ldquo;bisogna tenere conto delle richieste della nostra clientela. E la maggior parte di chi viaggia sulle Frecce ha espresso il desiderio di non condividere il viaggio con animali&rdquo;, fa sapere Trenitalia.<br /><br />Peccato che la societ&agrave;, controllata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane spa, e che vede la partecipazione del ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze, in questo modo stia di fatto impedendo ad un viaggiatore di prendere il treno con il proprio cane. Il che significa venire meno al proprio compito di servizio pubblico. Oltre al fatto che non si possono costringere le persone ad avere solo &lsquo;cani da viaggio&rsquo;, di taglia piccola, giusto per assecondare questi assurdi parametri.<br /><br />Una situazione allucinante e vergognosa che ha indotto i senatori del Pd Donatella Poretti, Marco Perduca e Roberto Della Seta a presentare un'interrogazione al ministro dello Sviluppo economico e dei Trasporti, per sapere se il governo intenda fare qualcosa e intervenire per rivedere i regolamenti rendendo accessibili tutti i treni a tutti i cani senza discriminazione di taglia. &ldquo;Non sappiamo quale indagine di mercato sia stata compiuta e  mirata sul fatto che possa essere gradita la presenza dei cani a bordo dei treni, e non vorremo che di simili ne abbiano fatte sulla presenza di bambini, ad esempio&rdquo;, spiegano i senatori nell&rsquo;interrogazione diretta al Ministro Corrado Passera, che si spera possa esercitare una pressione &ldquo;morale&rdquo; sulle due compagnie adibite al trasporto su rotaia, ma che, purtroppo, difficilmente inserir&agrave; il trasporto di animali tra le proprie priorit&agrave;.<br /><br />Appelli per chiedere a Trenitalia di cambiare rotta giungono anche dall&rsquo;Enpa. Secondo una recente ricerca sui viaggi ferroviari con animali al seguito effettuata dall&rsquo;Ente di protezione degli animali, effettuata &ldquo;anteprima&rdquo; dell&rsquo;orario invernale 2012 di Trenitalia, un utente che deve prenotare un viaggio di lunga percorrenza per s&eacute; e per il proprio cane in data ipotetica 11 gennaio 2012, deve rassegnarsi ad affrontare una vera e propria odissea. Trentadue o ventisette ore e uno o due cambi per coprire i 1.550 chilometri che separano Torino da Palermo; quasi 22 per i 1.540 km della tratta Bolzano &ndash; Palermo (con un cambio). &ldquo;Ma il ruolo di &ldquo;scattista&rdquo; &ndash;spiega l&rsquo;Enpa in un comunicato- spetta all&rsquo;Intercity Night che parte da Milano alle 23.20 e, dopo un trasbordo a Napoli, raggiunge il capoluogo siciliano con un viaggio di &ldquo;sole&rdquo; 20 ore (per circa 1.480 km), vale a dire alle 19.27 del giorno successivo alla partenza&rdquo;. Carla Rocchi, presidente dell&rsquo; Enpa, parla di una vera e propria violazione di un diritto fondamentale, la libert&agrave; di circolare. &ldquo;Il regolamento va modificato &ndash;afferma la Presidente- se le cose non cambieranno, siamo pronti a portare la questione fino alla Corte europea dei diritti dell&rsquo;uomo&rdquo;.<br /><br />Le difficilt&agrave; anche dei pendolari: il rapporto di Legambiente 2011<br />Si tratta, quindi, di un divieto assurdo, anacronistico e immotivato, che aggiunge, perlatro, disagio al disagio, viste le innumerevoli difficolt&agrave; gi&agrave; esistenti, dai ritardi ai disservizi , dalla disinformazione alle disfunzioni, contro cui si imbatte chi ogni giorno ha necessit&agrave; di muoversi per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. Difficolt&agrave; documentate dai numeri di &ldquo;Pendolaria 2011&rdquo;, il nuovo dossier di Legambiente dedicato ai pendolari, nato per chiedere pi&ugrave; attenzione e investimenti per ferrovie regionali, Cotral, trasporto pubblico locale. &ldquo;Si profila una stagione di tagli e inevitabili incertezze &ndash;spiega l&rsquo;Associazione ambientalista in un comunicato- che stopperanno gli investimenti nei nuovi treni. I disagi per i pendolari aumenteranno. Ben altra attenzione &egrave; stata riservata invece, come sempre, agli autotrasportatori e ai cantieri delle grandi opere&rdquo;.<br /><br />E proprio per dire No ai tagli, oggi si sono svolti numerosi blitz di protesta organizzati da Legambiente insieme ai pendolari a Genova, Torino, Salerno, Reggio Calabria, Roma, Venezia Mestre, Spoleto, Piacenza, Milano e Pistoia. L&rsquo;obiettivo, ribadire la necessit&agrave; di una seria politica dei trasporti che sappia orientare adeguatamente investimenti e politiche, comprare nuovi treni e aumentare l&rsquo;offerta sulla rete, attraverso una prospettiva certa di finanziamento per i prossimi anni al fondo nazionale per il trasporto ferroviario regionale.<br /><br />Anche l&rsquo;associazione del cigno verde si rivolge al nuovo Ministro Passera, al quale spetta la responsabilit&agrave; di affrontare il tema del servizio universale, ossia quello fatto di Intercity, Frecciabianca e Espressi, che usufruisce di un contributo statale e che ha oggi caratteristiche di serie C con treni sempre pi&ugrave; vecchi e che vede, anno dopo anno, ridurre l&rsquo;offerta nell&rsquo;orario di Trenitalia. &ldquo;Investire sui treni pendolari &ndash;ha dichiarato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente- &egrave; la migliore risposta che si pu&ograve; dare ai cittadini e alle famiglie in un momento di crisi e alle citt&agrave; italiane oggi strette in una morsa di traffico e inquinamento&rdquo;.<br /><br />Perch&eacute; in un Paese civile non si dovrebbero discriminare i passeggeri, ma offrire un servizio di qualit&agrave; a tutti, anche a quanti hanno necessit&agrave; di viaggiare con il proprio fidato amico a quattrozampe. Il servizio offerto attualmente &egrave;, invece, totalmente deficitario per pendolari, cittadini, turisti. E cani.<br /><br />Roberta Ragni<br /><br />www.greenme.it<br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Referendum 2011 secondo Guzzanti: spot virale del nuovo programma &#x201c;Aniene&#x201d;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-06-11T14:27:18+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-june-2011#unique-entry-id-597</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/05-june-2011#unique-entry-id-597</guid><content:encoded><![CDATA[&ldquo;Volete che l&rsquo;acqua resti pubblica? Va bene, noi per&ograve; ci sputeremo dentro. Il nucleare vi fa paura? L&rsquo;atomo &egrave; una cane feroce, attacca solo chi ne ha paura. Volete cancellare il legittimo impedimento? Poi per&ograve; non lamentatevi se il governo passa dei mesi a studiare leggi ad personam&rdquo;.<br /><br />Una voce fuoricampo impostata, location standard da spot elettorale autogestito e un&rsquo;annunciatrice bionda e di bell&rsquo;aspetto che spiega, traducendo per i non udenti, i quesiti referendari nella lingua italiana dei segni. Sono questi gli elementi, accompagnati dalla giusta dose di sarcasmo e ironia, che caratterizzano il videoclip proposto come spot di presentazione del nuovo programma che segna il ritorno di Corrado Guzzanti in tv dopo nove anni di assenza.<br /><br />Numero zero dunque per il comico che sbarca nel primetime di Sky Uno e sceglie come promo per il suo programma &ldquo;Aniene&rdquo; uno spot per convincere gli italiani ad andare a votare domenica e luned&igrave; per i quattro referendum abrogativi.<br /><br />La voce fuoricampo con l&rsquo;ausilio di una interprete Lis spiega quando, come e dove andare a votare, analizzando punto per punto i quattro quesiti e i risultati che si potrebbero ottenere se gli elettori andassero o meno alle urne domenica e luned&igrave;.<br /><br />Dal video emerge anche l&rsquo;altro lato della situazione post referendaria: gli italiani si recheranno s&igrave; alle urne per abrogare leggi e decreti che per&ograve; saranno riproposti a distanza di qualche anno semplicemente spostando un paio di virgole. Il comico ribadisce che se l&rsquo;acqua fosse privatizzata i beneficiari ci sputeranno comunque dentro, con tanto di accompagnamento da parte dell&rsquo;annunciatrice di gesto.<br />Guzzanti &egrave; dell&rsquo;opinione che i risultati di queste consultazioni elettorali con il tempo potrebbero ritorcersi contro i cittadini. La voce fuoricampo rimarca l&rsquo;inutile spreco di tonnellate di carta e ricorda agli ecologisti quella necessaria per stampare le schede elettorali arriva dall&rsquo;abbattimento di alberi. Quanto al quesito sull&rsquo;abolizione della legge sul nucleare Guzzanti dice:<br /><br />    &ldquo;E se le centrali si faranno saranno di terza generazione e quindi sicure. Se poi un terremoto di terza generazione si abbatter&agrave; sul territorio del reattore, avremo la prova se resisteranno o meno&rdquo;.<br /><br />Sara Natilla<br /><br />www.ilquotidianoitaliano.it<br /><br />Ecco il video dello spot di Guzzanti:<br /><a href="http://www.net1news.org/corrado-guzzanti-spot-esilarante-per-i-referendum-video.html" rel="self"><br />http://www.net1news.org/corrado-guzzanti-spot-esilarante-per-i-referendum-video.html</a>]]></content:encoded></item><item><title>Acqua: il comitato referendario &#x22;2 Si per l&#x27;acqua bene comune&#x22; avanza la sua proposta di finanziamento del servizio idrico</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:33+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-596</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-596</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Secondo una stima fatta dal Blue-Book 2009, edito da Anea (Associazione nazionale autorit&agrave; ed enti di ambito) e dal centro di ricerca Utilitatis, l'ammontare degli investimenti per il servizio idropotabile nei prossimi 30 anni, ruota intorno ad una cifra di circa 60 miliardi di euro. In particolare su questo punto i sostenitori del "No" al referendum sull'acqua che si terr&agrave; il prossimo 12-13 giugno, incalzano il Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune" su come si pu&ograve; finanziare il servizio idrico senza l'aiuto dei privati considerata la mole degli investimenti.<br /><br />Una risposta &egrave; venuta nei giorni scorsi dal Comitato del S&igrave; che ha organizzato il convegno "Come finanziare il servizio idrico integrato: proposte per un nuovo piano di investimenti nazionale" in cui sono stati presentati i risultati di uno studio dedicato al tema. In sede di analisi, sotto accusa &egrave; finito il meccanismo che, dal 1994, prevede che tutti i costi di gestione e investimento delle reti idriche vengano corrisposti dai cittadini attraverso le bollette. Cio&egrave; il cosiddetto full recovery cost, che secondo il Comitato "2 Si per l'acqua bene comune"  &egrave; stato un vero "fallimento" del meccanismo tariffario.<br /><br />&laquo;Questo giudizio non &egrave; pregiudiziale dal 1994 ad oggi, ha dato prova di risultati disastrosi. Da un lato, questo meccanismo ha determinato un forte incremento tariffario, almeno del 60%, dall'altro, assistiamo ad un crollo degli investimenti, che sono scesi dei 2/3. Inoltre, perch&eacute; possano 'stare in piedi' i modelli economici basati sul full recovery cost, vengono ipotizzati anche consumi idrici in crescita dell'1% all'anno per i prossimi vent'anni. Ci&ograve; significa che questo 'modello' &egrave; socialmente insostenibile, economicamente inefficiente e disastroso da un punto di vista ambientale&raquo;.<br /><br />L'analisi critica &egrave; stata poi accompagnata da una controproposta  che si basa sulla finanza  pubblica e la fiscalit&agrave; generale. &laquo;Quando ragioniamo su un 'bene comune', su un servizio pubblico che deve garantire diritti di cittadinanza, &egrave; necessario l'intervento della finanza pubblica. Abbiamo costruito un meccanismo che si misura con due vincoli, il deficit e il debito pubblico, e l'intervento &egrave; pensato per non gravare n&eacute; su l'uno n&eacute; sull'altro. L'altro vincolo, &egrave; che l'intervento coperto grazie a risorse della fiscalit&agrave; &egrave; a saldo zero. Le risorse utilizzate o sono prese da nuove entrate, o prevedendo minori spese in altri settori&raquo;. Secondo lo studio si pensa di elaborare un "Piano straordinario di investimenti" nel settore idrico che ipotizzi di realizzare circa 40 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, concentrandoli  alla ristrutturazione delle reti, nei primi anni, operazione guidata da  una sorta di Cabina di Regia nazionale composta dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e degli Affari regionali, con lo scopo di selezionare e attualizzare gli investimenti riformulati dagli Aato (Autorit&agrave; di ambito territoriale ottimale), che potrebbe anche svolgere il ruolo di Osservatorio del settore idrico, con lo scopo di mettere a punto un sistema informativo adeguato e oggi inesistente. Nello specifico la proposta del Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune"  si basa sulla fiscalit&agrave; generale che viene utilizzata per coprire gli investimenti in nuove opere e poi sulla finanza pubblica.<br /><br />&laquo;Lo strumento che abbiamo ritenuto pi&ugrave; idoneo &egrave; il prestito irredimibile, che come &egrave; noto &egrave; un prestito che non da diritto alla restituzione del capitale, e per questo paga un interessa alto. Il prestito irredimibile dovrebbe raccogliere circa 20 miliardi di euro, la met&agrave; rispetto al totale degli investimenti. Il costo degli interessi, del 6%, viene caricato sulla tariffa e non genera debito pubblico. Con questo strumento mobilitiamo le risorse necessarie per la ristrutturazione. Complessivamente stimiamo, per la copertura di questi costi, un utilizzo di circa 2,7 miliardi di euro all'anno&raquo;. La tariffa secondo la proposta del Comitato  interviene per coprire i costi operativi del servizio pi&ugrave; i costi degli interessi relativi al capitale derivante dall'intervento di finanza pubblica. La copertura dei 2,7 miliardi dato che non si deve incrementare il debito pubblico, potrebbe venire da entrate per la lotta all'evasione ed elusione fiscale, dalla riduzione delle spese militari, da tassa di scopo sulle bottiglie in pet, ed altri interventi che sono accompagnati da cifre nello studio che &egrave; stato presentato. &laquo;Il complesso di questi interventi, il prestito irredimibile pi&ugrave; la manovra sulla fiscalit&agrave;, d&agrave; la copertura degli investimenti. E li d&agrave; in termini certi e in termini accelerati: secondo i nostri calcoli, 23 miliardi di euro potrebbero essere spesi nell'arco di 4-5 anni. Per questo il nostro &egrave; un 'Piano straordinario', quindi, perch&eacute; il meccanismo svolge una seria funziona anti-ciclica. Calcoliamo che  si possano produrre 200mila posti di lavoro in pi&ugrave;, tra diretti e indotto&raquo; hanno concluso dal Comitato "2 Si per l'acqua bene comune". Vedremo in seguito se questa proposta sar&agrave; praticabile, ma un aspetto di carattere generale sulle cifre che circolano in merito agli investimenti va sottolineato: non c'&egrave; ombra di dubbio che nei prossimi anni ci vorranno parecchi miliardi di euro per avere un servizio idrico all'altezza di un Paese avanzato, ma &egrave; bene analizzare i singoli Piano di ambito  per vedere come vengono individuati gli investimenti, visto che sono incentrarti su grandi infrastrutture di collettamento e sbilanciati sulle nuove opere piuttosto che sulla manutenzione straordinaria.<br /><br />www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Ue: l&#x2019;impermeabilizzazione del suolo mette a rischio i servizi eco-sistemici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:32+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-595</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-595</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><br />Troppo asfalto e cemento<br /><br />&laquo;Ogni anno in Europa una superficie equivalente a un'area pi&ugrave; estesa di Berlino cede il passo all'espansione urbana e ad infrastrutture di trasporto. Una tendenza insostenibile che rischia di compromettere la disponibilit&agrave; di terreni fertili e riserve idriche per le generazioni future&raquo; A dirlo &egrave; il nuovo studio "Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27" della Commissione, pubblicato oggi, che raccomanda &laquo;Un triplice approccio che mira a limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo, ad attenuarne gli effetti e a compensare perdite sostanziali di suolo intervenendo in altre aree&raquo;.<br /><br />Il commissario all'ambiente Janez Potočnik, sottolinea che &laquo;Il suolo &egrave; una risorsa indispensabile per diversi servizi ecosistemici da cui dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta. Non possiamo permetterci di continuare a sacrificarne vaste porzioni a vantaggio della cementificazione. Nessuno ci chiede di frenare lo sviluppo economico o l'ottimizzazione delle nostre infrastrutture, ma abbiamo bisogno di un approccio pi&ugrave; sostenibile in materia&raquo;.<br /><br />Secondo l'Ue &laquo;L'impermeabilizzazione compromette irrimediabilmente le funzioni biologiche del suolo. Senza afflusso ed evaporazione dell'acqua aumentano i deflussi che talvolta possono portare a inondazioni dagli effetti catastrofici. Il paesaggio appare frammentato, gli spazi vitali si restringono o sono troppo isolati per ospitare determinate specie e la produzione agricola risulta inesorabilmente compromessa. Il Centro comune di ricerca della Commissione stima che a causa dell'impermeabilizzazione ogni anno si perdano quattro milioni di tonnellate di frumento&raquo;.<br /><br />&laquo;L'impermeabilizzazione si verifica quando il suolo &egrave; coperto da materiali impermeabili come l'asfalto o il cemento - spiega l'Ue - Tra il 1990 e il 2000 nell'Ue sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, per un equivalente di 1 000 km2 all'anno. La met&agrave; di questa superficie &egrave; impermeabilizzata in via definitiva da edifici, strade e parcheggi. Secondo lo studio della Commissione negli ultimi anni si &egrave; registrato un rallentamento di questa crescita a 252 ettari al giorno, ma lo sfruttamento del terreno prosegue a ritmi preoccupanti. Tra il 2000 e il 2006 nell'Ue l'aumento medio di aree trasformate &egrave; stato pari al 3%, con picchi del 14% in Irlanda e Cipro e del 15% in Spagna&raquo;.<br /><br />In un comunicato emesso oggi l'Ue fa alcuni esempi delle regioni europee sono colpite da una crescente impermeabilizzazione del suolo: &laquo;Tra cui la met&agrave; delle regioni olandesi, otto province italiane (Vercelli, Lodi, Verona, Piacenza, Parma, Campobasso, Matera, Catanzaro), tre dipartimenti francesi (Vend&eacute;e, Tarn-et-Garonne, Corr&egrave;ze) la regione di Poznan in Polonia, la Stiria occidentale in Austria, la regione di P&otilde;hja-Eesti in Estonia e la regione di Jugovzhodna in Slovenia&raquo;.<br /><br />La comunicazione della Commissione sulla strategia tematica per la protezione del suolo ha individuato nel degrado del suolo, compresa l'impermeabilizzazione, &laquo;Una seria problematica a livello di Ue&raquo;. Per  proteggere i suoli europei, nel 2006 la Commissione, con il sostegno del Parlamento europeo, ha presentato una proposta di direttiva per l'istituzione di un quadro per la protezione del suolo. &laquo;Tuttavia a causa dell'opposizione di alcuni Stati membri la proposta al momento &egrave; bloccata in Consiglio&raquo;,<br /><br />Lo studio propone una soluzione articolata su tre livelli: &laquo;limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo ottimizzando la pianificazione territoriale o ridefinendo i sussidi che incentivano indirettamente l'impermeabilizzazione; attenuarne le conseguenze laddove l'impermeabilizzazione non pu&ograve; pi&ugrave; essere evitata, ad esempio sostituendo l'asfalto o il cemento con superfici permeabili e costruendo "tetti verdi"; Compensare le perdite attuando misure di recupero in altre aree, che possono concretizzarsi sotto forma di corrispettivi economici, come nella Repubblica ceca e in Slovacchia, oppure con una riqualificazione di terreni gi&agrave; impermeabilizzati. A tale proposito sono degne di nota le iniziative realizzate a Dresda e a Vienna&raquo;.<br /><br />Le conclusioni dello studio confluiranno in un documento tecnico della Commissione sull'impermeabilizzazione del suolo, in fase di realizzazione con il supporto di esperti nazionali. Il documento, che dovrebbe essere ultimato a inizio 2012, offrir&agrave; orientamenti alle autorit&agrave; nazionali, regionali e locali in materia di migliori pratiche nell'arginamento del fenomeno dell'impermeabilizzazione e nel ridimensionamento dei suoi effetti.<br /><br />www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Decreto legge sviluppo 70/2011</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-05-24T12:09:31+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-594</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-may-2011#unique-entry-id-594</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Articolo 10 commi 11 ss. e seguenti<br /><br />Sabato 14 maggio &egrave; entrato in vigore il presente decreto.<br /><br />GURI n. 110 del 13 maggio 2011<br /><br />L&rsquo;articolo 10 prevede l&rsquo;istituzione a partire dal 14 maggio 2011 dell&rsquo;Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche come organo indipendente dal Governo che opera in piena autonomia. <br />Essa principalmente assolve alle funzioni di: definire i livelli minimi di qualit&agrave; del servizio idrico ed esercita poteri di vigilanza al riguardo; definire le componenti di costo della tariffa relativa ai servizi idrici e predisporre il metodo tariffario per la determinazione della stessa; verificare la corretta redazione del piano d&rsquo;ambito. <br />Ad essa sono attribuite le funzioni della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche che viene soppressa dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La nomina dell&rsquo;Agenzia avviene entro 30 giorno dall&rsquo;entrata in vigore della legge e fino a quel momento le funzioni di vigilanza continuano ad essere esercitate dalla Commissione.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Sabato 26 marzo: &#x201c;L&#x2019;ora della Terra&#x201d;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:59:34+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-591</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-591</guid><content:encoded><![CDATA[L&rsquo;Italia sostenibile e a emissioni zero non &egrave; una chimera, ma una realt&agrave; possibile e gi&agrave; avviata in alcune realt&agrave; del nostro territorio. A pochi giorni dell&rsquo;Ora della Terra, il grande evento globale WWF per la lotta al cambiamento climatico che sabato 26 marzo dalle 20.30 alle 21.30 spegner&agrave; luoghi simbolo ed edifici privati in pi&ugrave; di 130 Paesi del mondo, il WWF presenta una prima mappa di modelli virtuosi &ldquo;made in Italy&rdquo;, un&rsquo; &ldquo;avanguardia sostenibile&rdquo; fatta di Comuni, Province, imprese o gruppi di cittadini, che attraverso misure tecnologicamente avanzate o semplici accorgimenti per ottimizzare risorse ed energia, stanno riducendo notevolmente il proprio impatto sul pianeta e che se fossero &ldquo;clonati&rdquo; da tutti gli 8.000 Comuni, dalle 110 province, dalle migliaia di imprese e gruppi di cittadini presenti sul nostro territorio, potrebbero davvero trasformare l&rsquo;Italia, facendo guadagnare l&rsquo;intero Paese in equilibri ambientali, benessere economico e sociale, qualit&agrave; della vita e sicurezza. L&rsquo;Ora della Terra di sabato 26 sar&agrave; quindi un&rsquo;occasione unica per celebrare il futuro sostenibile che c&rsquo;&egrave; gi&agrave; e a livello globale si aprir&agrave; con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del Giappone.<br /><br /><br />www.greenreporter.it]]></content:encoded></item><item><title>La Commissione Ue fa il punto sulla risorsa idrica: equilibrio instabile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:59:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-590</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-590</guid><content:encoded><![CDATA[In occasione della giornata Mondiale dell'Acqua la Commissione europea ha stilato un rapporto in cui fa il punto sui progressi compiuti dagli Stati membri nella lotta contro la carenza idrica e la siccit&agrave;, in vista della revisione della politica delle acque che si attuer&agrave; nel 2012. Nel dossier viene evidenziato come l'equilibrio tra le esigenze crescenti dei diversi settori di utilizzo e le risorse idriche disponibili sia  sempre pi&ugrave; instabile e in molte parti d'Europa sia stata raggiunta una soglia critica. Nello specifico, l'Europa meridionale (Cipro, Malta..) &egrave; quella che soffre di pi&ugrave; a causa di limitate risorse idriche disponibile, della  pi&ugrave; alta domanda d'acqua e della bassa piovosit&agrave;. Ma anche altri Stati membri (Spagna, Francia, Ungheria, Portogallo e Regno Unito) hanno registrato livelli di siccit&agrave; e precipitazioni sotto la media per lunghi periodi negli anni passati o dovuto affrontare la carenza idrica in alcune localit&agrave; specifiche (vedi Paesi Bassi, Romania e Svezia).<br /><br />Quindi la criticit&agrave; non riguarda solo i paesi del Mediterraneo ma il fenomeno &egrave; in crescita in tutta Europa, aggravato dai cambiamenti climatici in atto. Studi recenti hanno evidenziato che entro il 2050, la maggior parte delle regioni europee dovr&agrave; affrontare un stress idrico moderato o grave, in gran parte dovuto a uno sfruttamento non sostenibile delle acque. Il problema ormai &egrave; collegialmente riconosciuto e gi&agrave; dal 2010 sono state intraprese, da alcuni Stati membri, misure per contrastarlo. In base a quanto riportato nel rapporto sono state attivate politiche di tariffazione, il miglioramento degli strumenti di gestione delle risorse idriche e misure di conservazione e uso razionale dell'acqua. Come &egrave; noto non ci sono soluzioni miracolistiche ma &egrave; l'insieme di interventi strutturali e attuazione di buone pratiche locali che pu&ograve; contribuire a ridurre la criticit&agrave;. Il rapporto sottolinea che molto rimane ancora da fare, specialmente per una gestione sostenibile dell'acqua all'interno delle abitazioni, per ridurre le perdite acquedottistiche, per ridurre i prelievi abusivi.<br /><br />La revisione della strategia contro la scarsit&agrave; di risorse idriche e la siccit&agrave; che l'Unione europea metter&agrave; in pratica nel 2102 sar&agrave; incentrata su: uso razionale dell'acqua in agricoltura e ambiente urbano; inserimento del problema della carenza idrica e siccit&agrave; nella pianificazione (politiche settoriali e non) e nei piani di bacino; nuove politiche di tariffazione dell'acqua e distribuzione delle risorse idriche.<br /><br />Vedremo quali saranno i nuovi input, ma anche solo rispondendo a quanto previsto dalle normative vigenti (vedi ad esempio quanto contenuto nei Piani di gestione dei distretti idrografici) in scala di priorit&agrave;, si potrebbero compiere notevoli passi in avanti. Il problema quindi &egrave; la cogenza e il rispetto delle norme e l'attuazione delle misure previste nelle pianificazioni, in un sistema frammentato in cui si confondono le responsabilit&agrave; dei vari livelli istituzionali e dove nessuno controlla.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La gestione dell&#x2019;acqua durante gli eventi estremi: l&#x2019;Oms lancia le linee guida&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:58:59+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-589</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-589</guid><content:encoded><![CDATA[ La gestione dell'acqua durante gli eventi estremi. Non solo carenza idrica ma anche l'altra faccia della medaglia rappresentata dal rischio idrogeologico. Nella Giornata mondiale dell'Acqua, l'Organizzazione mondiale della sanit&agrave; (Oms) si &egrave; soffermata su questo aspetto lanciando le nuove linee guida internazionali.<br /><br />&laquo;Affrontare i bisogni crescenti relativi alla fornitura in sicurezza dei servizi igienico-sanitari e acqua potabile in ambiente urbano- spiegano dall'Oms- &egrave; una delle questioni pi&ugrave; urgenti a livello globale e una delle sfide principali poste dal cambiamento climatico&raquo;. Il numero degli eventi estremi legati agli effetti dei cambiamenti climatici &egrave; aumentato del 65% in Europa tra il 1998 e il 2007, con una perdita economica raddoppiata fino a quasi 14 miliardi di euro rispetto alla decade precedente. Circa 40 milioni di persone hanno richiesto negli scorsi 20 anni assistenza di base e sanitaria (un riparo sicuro, assistenza medica, acqua potabile) con una crescita del 400% rispetto agli 8 milioni di persone colpite nelle precedenti due decadi. In questo contesto si inserisce la pubblicazione presentata dal Centro europeo ambiente e salute dell'Oms e dal ministero dell'Ambiente. Nel nostro paese sono oltre 6.500 i comuni italiani con zone ad alta criticit&agrave; idrogeologica per un totale di oltre 3,5 milioni di abitanti (il 6%) esposti al pericolo di frane o alluvioni: nel 54% dei casi le abitazioni sono costruite in aree ad alto rischio e nel 19% vi sono strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. L'Italia, ha un tasso di urbanizzazione del 68% con un aumento annuale dello 0.4%,  ha molte infrastrutture per cui - si legge nel rapporto - i danni potrebbero essere potenzialmente pi&ugrave; ingenti. Per questo secondo gli esperti dell'Oms le citt&agrave; hanno bisogno di grandi quantit&agrave; di acqua potabile, un sistema di fognature ben funzionante e un adeguato sistema di depuratori, idonei a resistere sia alle piogge intense, alle siccit&agrave; prolungate e ai black-out elettrici.<br /><br />&laquo;In condizioni di piogge o siccit&agrave; estreme- ha dichiarato Francesca Racioppi, responsabile del Centro europeo ambiente e salute dell'Oms- i servizi per l'approvvigionamento idrico e di smaltimento e trattamento delle acque reflue possono essere danneggiati o non funzionare correttamente, con conseguente limitazione del servizio o contaminazione dell'acqua potabile e effetti importanti sulla salute dei cittadini. Con questa pubblicazione desideriamo assistere i decisori e gli operatori europei del settore a rendere i servizi di fornitura di acqua e igiene resistenti agli eventi estremi, proteggendo cos&igrave; la salute umana dai rischi di contaminazione ambientale&raquo;. Del resto di questo servizio almeno in Italia ed in particolare al Sud, pare che ce ne sia bisogno. Secondo quanto contenuto nel rapporto, sono pochi i comuni che svolgono una politica efficace e adeguata di prevenzione, informazione e pianificazione d'emergenza. Solo il 22% delle amministrazioni nazionali interviene per mitigare il rischio idrogeologico, mentre il 57% lavora per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. &laquo;L'acqua &egrave; al centro delle politiche di adattamento dei cambiamenti climatici- ha aggiunto Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente- testi come questo si distinguono per essere riusciti ad affrontare problemi complessi in una visione di insieme, attraverso un approccio integrato, ambiente e salute, alla sostenibilit&agrave;, con motivazioni e elementi tecnici utili per pianificatori e decisori pubblici ma anche per cittadini e media&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>Referendum su nucleare e acqua&#x2c; Legambiente in piazza sabato 26 marzo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:52:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-587</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-587</guid><content:encoded><![CDATA[&ldquo;Sul nucleare &ndash; dichiara il presidente dell&rsquo;associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza &ndash; aiutiamo il governo nella sua pausa di riflessione, esprimendo chiaramente il nostro rifiuto sul rilancio dell&rsquo;energia atomica. Le centrali sono pericolose, costose e non servono all&rsquo;Italia. Siamo contrari, inoltre &ndash; aggiunge Cogliati Dezza &ndash; all&rsquo;obbligo di privatizzazione del servizio idrico nel nostro Paese, perch&eacute; l&rsquo;acqua &egrave; un bene comune e il suo utilizzo deve rispondere a criteri di pubblica utilit&agrave;. Il decreto Ronchi va modificato, considera erroneamente la gestione privata come la soluzione di tutti i mali e minaccia quelle gestioni pubbliche che hanno garantito un servizio efficace, efficiente ed economico&rdquo;.<br />Pi&ugrave; che privatizzare il sistema idrico, occorre, infatti, risolvere i numerosi problemi del servizio idrico in Italia, dove il 33% dell&rsquo;acqua potabile si perde nelle reti colabrodo di trasporto e di distribuzione tanto che, in alcune regioni, l&rsquo;accesso &egrave; razionato e irregolare nei mesi estivi.<br />Secondo Legambiente il nucleare &egrave; pericoloso, come dimostrano, purtroppo, la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, e non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattivit&agrave;.<br />Le centrali, inoltre, rilasciano radioattivit&agrave; nell&rsquo;ambiente anche nel normale funzionamento, senza incidenti. L&rsquo;agricoltura rischia di essere pesantemente penalizzata e i bambini che abitano nelle vicinanze corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia, come dimostra un&rsquo;indagine epidemiologica tedesca che rileva una dipendenza dell&rsquo;insorgenza di patologie infantili (bambini da 0 a 5 anni) dalla vicinanza alla centrale.<br />Lo smaltimento definitivo delle scorie, poi, &egrave; un problema irrisolto e non da poco. Queste restano radioattive per decine di migliaia di anni e non esiste attualmente al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo cos&igrave; lungo.<br /><br /><br />www.greenreporter.it]]></content:encoded></item><item><title>APERTO BANDO LIFE PLUS 2011&#x2c; SCADENZA PROPOSTE IL 18 LUGLIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-26T09:16:37+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-586</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-march-2011#unique-entry-id-586</guid><content:encoded><![CDATA[Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando Life-plus aperto alle candidature di progetti nelle 3 aree del programma: Natura e biodiversit&agrave;; Politica e governance ambientali; Informazione e comunicazione.<br />Il budget complessivo del bando 2011 ammonta ad oltre 267 milioni di euro, di cui almeno il 50% &egrave; assegnato a misure di sostegno alla conservazione della natura e della biodiversit&agrave;.<br />La scadenza per la presentazione delle proposte &egrave; stata fissata al 18 luglio e entro il ottobre tutte le idee ricevute saranno trasmesse alla Commissione europea dal Punto di Contatto Nazionale Life 2011.<br />Life-plus &egrave; il programma mirato a contribuire alla formulazione e all'attuazione della politica e della legislazione comunitarie in materia ambientale al fine di contribuire alla promozione dello sviluppo sostenibile.<br />Life-plus concorre all'attuazione del Sesto programma di azione in materia di ambiente, contribuendo a migliorare la qualit&agrave; dell'ambiente; a stabilizzare le concentrazioni dei gas serra; a tutelare, conservare, ripristinare e migliorare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche; a promuovere una migliore gestione delle risorse e dei rifiuti; a elaborare approcci strategici per quanto riguarda la formulazione, l'attuazione e l'integrazione delle politiche.<br />A questo fine il programma si sviluppa sulle tre linee direttrici: natura e biodiversit&agrave; che si incentra sulla piena attuazione delle direttive europee sulla conservazione degli habitat, sugli uccelli selvatici e sul rafforzamento delle conoscenze necessarie per sviluppare, valutare e monitorare la legislazione in tale settore; politica ambientale e governance applica le misure e gli interventi del Sesto programma d'azione per l'Ambiente e adotta gli approcci strategici allo sviluppo, rafforzamento ed esecuzione delle politiche; informazione si incentra sullo sviluppo della comunicazione delle tematiche ambientali e sulla promozione dei modi e degli strumenti necessari a favorire l'accesso dei cittadini alle informazioni.<br />Destinatari del bando anche quest'anno saranno le Autorit&agrave; azionali, regionali e locali; gli organismi specializzati previsti dalla legislazione comunitaria; le organizzazioni internazionali, per azioni negli Stati membri e nei paesi associati; le organizzazioni non governative. <br />(ANSA)]]></content:encoded></item><item><title>EMERGENZA MALTEMPO NELLE MARCHE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-02T12:59:48+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-585</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-585</guid><content:encoded><![CDATA[Ansa Meteo<br /><img class="imageStyle" alt="ed069e94b031235b81b0331fa6d14f8b" width="230" height="154" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry585-ed069e94b031235b81b0331fa6d14f8b.jpg" /><br />E' emergenza maltempo nelle Marche: una donna di 85 anni &egrave; stata ritrovata morta in un fosso a Venarotta (Ascoli Piceno) e due persone, un anziano e un giovane, risultano dispersi in seguito alla piena del fiume Ete. Ieri sera l'anziana era uscita di casa per andare a messa, ma non &egrave; pi&ugrave; rientrata. E' probabile che abbia perso l'orientamento a causa dell'oscurit&agrave;, del vento e della pioggia, cadendo nel torrente, dove &egrave; stata ritrovata dai vigili del fuoco, dopo che i familiari avevano dato l'allarme. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, sarebbe scivolata nel fosso perch&eacute; un terrapieno &egrave; smottato per via delle piogge abbondanti. L'anziana &egrave; stata risucchiata nell'alveo del piccolo corso d'acqua, che si forma soltanto quando le precipitazioni sono molto intense (raccoglie le acque di scolo del centro abitato) per poi confluire nel torrente Chiaro e, all'altezza di Ascoli Piceno, nel Tronto. La vittima viveva con la figlia, che non vedendola rientrare dalla messa vespertina ha chiamato i soccorsi. Alle ricerche, durate tutta la notte, hanno preso parte vigili del fuoco, carabinieri, volontari di protezione civile e agenti della Forestale. Il cadavere &egrave; stato avvistato verso le 8, impigliato fra gli arbusti a una cinquantina di metri da dove la donna era precipitata in acqua.<br /><br />Sono un uomo di circa 60 anni e una persona sulla ventina i due dispersi a Casette d'Ete (Fermo) nella piena del fiume Ete morto, una frazione di Sant'Elpidio a mare (Fermo). A quanto si e' appreso, viaggiavano su un'auto che stamattina si e' trovata a transitare dall'incrocio fra via Cavour e via Brancadoro (davanti al viale che conduce alla villa di Diego della Valle), proprio mentre il corso d'acqua rompeva gli argini e invadeva la strada. La vettura e' stata trascinata verso il mare, e pompieri e sommozzatori stanno ancora cercando di individuarla. La loro auto &egrave; stata portata via dall'acqua, che ha superato un metro e mezzo di altezza e sta per sfiorare i due metri. L'interno centro abitato del paese (circa 2.800 residenti) &egrave; invaso dalla piena: l'amministrazione comunale si sta attrezzando per evacuare le famiglie che vivono negli edifici pi&ugrave; a rischio. Sott'acqua anche anche vari stabilimenti e capannoni. A Casette d'Ete ha sede anche l'azienda calzaturiera Tod's, di Diego della Valle.<br /><br />L'intero paese &egrave; allagato, cos&igrave; come gran parte dei centri della regione, dove tutti i principali corsi d'acqua sono esondati, invadendo abitazioni, fabbriche e negozi.<br /><br />Per la ricerca dei dispersi &egrave; stata mobilitata una squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco. La pioggia, che cade ininterrottamente da ieri, ha fatto esondare l'Ete vivo, l'Ete morto, il Tronto, l'Aso e il Menocchia nel centro sud della regione, il Misa, l'Esino, il Nevola e il Musone pi&ugrave; a nord. Decine le persone che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni, e sono state tratte in salvo dai pompieri con gommoni e mezzi anfibi nelle province di Ancona, Macerata, Ascoli e Fermo.<br /><br />In tilt la rete viaria, con numerose strade provinciali chiuse a causa di frane, smottamenti e allagamenti; da poco anche la viabilit&agrave; di accesso al capoluogo regionale &egrave; a rischio di interruzione, per un fiume d'acqua e fango che ha invaso la statale 16 Adriatica, all'altezza della frana Barducci. Transitabile invece l'A14, anche se con molti rallentamenti. L'aeroporto 'Sanzio' di Ancona-Falconara &egrave; stato chiuso per l'allagamento della pista: sono stati cancellati il volo per Monaco delle 6:40, mentre il primo collegamento con Roma Fiumicino (in partenza alle 7:20) subir&agrave; un ritardo di almeno tre ore.<br /><br />L'Enel segnala l'interruzione dell'erogazione di energia elettrica in varie localit&agrave; della regione. Tutti richiamati in servizio i vigili del fuoco e il personale della polizia stradale e delle polizie municipali, mentre i sindaci hanno attivato i Centri operativi comunali. La situazione &egrave; monitorata dalla Sala operativa regionale di protezione civile, che per le prossime ore prevede un peggioramento delle condizioni meteo.<br /><br />Decine di famiglie alluvionate, che in giornata potrebbero diventare centinaia, sono state portate in salvo nelle Marche alluvionate dai vigili del fuoco, con gommoni e altri mezzi anfibi. Nella notte, dopo che il fiume Chienti &egrave; fuoriuscito dagli argini a Sambucheto (Macerata), un gruppo di sfollati &egrave; stato raggiunto in gommone da una squadra di pompieri, e messo in sicurezza altrove. Numerosissimi gli sgomberi nel Fermano, fra Casette d'Ete, Porto Sant'Elpidio, Sant'Elpidio a mare, mentre in contrada Salvano due abitazioni rimaste isolate per esondazione dell'Ete vivo, devono ancora essere raggiunte dai soccorritori. Lungo le strade si vedono auto accatastate per il flusso senza sosta di acqua e fango: una lotta impari per i vigili del fuoco, che cercando di trainarle con mezzi meccanici. Sono in corso anche perlustrazioni nei sottopassi, per escludere che altre persone, oltre all'anziano e al bambino dispersi a Casette d'Ete, siano rimaste intrappolate in qualche vettura in panne. Nella sede della Regione Marche &egrave; in corso una riunione della Protezione civile e di tutti i servizi coinvolti nelle operazioni di soccorso e assistenza agli sfollati.<br /><br />CHIUSO CASELLO A14 PORTO SAN GIORGIO - Il casello dell'A14 di Porto San Giorgio (Fermo) &egrave; stato chiuso in uscita per l'allagamento della sede stradale. Aperta invece la stazione in ingresso. Interdette al traffico per frane e allagamenti anche la Superstrada 77 fra Morrovalle e Corridonia (Macerata), la Sp 571 e la Statale 'Regina' in provincia di Macerata. Difficolt&agrave; per la viabilit&agrave; anche nel centro storico di Senigallia, dove la piena del fiume Misa ha invaso il ponte di corso 2 giugno.<br /><br />PISTA AEROPORTO ANCONA ALLAGATA, SCALO RESTA CHIUSO - Ancora bloccato il traffico aereo da e per l'aeroporto 'Raffaello Sanzio' di Ancona-Falconara, a causa del maltempo. Lo straripamento del fosso San Sebastiano, nella frazione di Castelferretti, ha provocato l'allagamento totale della pista, che non potr&agrave; essere prosciugata prima del pomeriggio. Al momento sono stati cancellati i voli per Monaco, Roma e Timisoara, ma &egrave; a rischio cancellazione anche quello per Dusseldorf. La societ&agrave; Aerdorica, che gestisce il 'Raffaello Sanzio', spera di riaprire la pista per le 15.<br /><br />DONNA SCAMPA ALLA PIENA DA FINESTRINO AUTO - Via dalla piena dell'Ete morto, passando dal finestrino dell'auto travolta dall'acqua, grazie al coraggio di un passante che l'ha sentita gridare e l'ha afferrata e trascinata fuori appena in tempo. E' la storia di Caterina, 60 anni, sopravvissuta all'alluvione di Casette d'Ete. La signora era diretta a Macerata, come ogni mattina, per lavoro. Erano circa le 4:45 quando si &egrave; trovata a passare da via Cavour con la sua Bmw inghiottita dall'acqua, proprio mentre il fiume rompeva gli argini allagando la strada. Anche lei, come l'anziano e la ragazza dispersi, stava per essere portata via dalla piena, ma si &egrave; messa "a gridare forte - racconta chi ha assistito alla scena - e ha tirato un po' gi&ugrave; il finestrino. Un signore &egrave; corso dietro all'auto, ha afferrato un braccio della donna e non ha lasciato la presa fino a quando non &egrave; riuscito a farla uscire dall'abitacolo". Un piccolo miracolo: la sopravvissuta ora &egrave; a casa. A parte lo choc, ha riportato solo qualche graffio.]]></content:encoded></item><item><title>Calabria: tutti i comuni a rischio frane</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-03-02T12:55:52+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-584</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-february-2011#unique-entry-id-584</guid><content:encoded><![CDATA[<br />ROMA - Il dissesto idrogeologico torna a far vittime oggi in Calabria. Una frana, a Villa San Giuseppe nella zona di Pettogallico che &egrave; periferica di Reggio Calabria, ha travolto oggi un'autovettura e il conducente risulta morto. Frane e allagamenti sono inoltre segnalati a Reggio Calabria e in varie zone della provincia, dove sta piovendo dalla notte scorsa. Isolata, sempre a Reggio, per una frana la frazione di Sambatello. Altre frane vengono segnalate a Pellaro nella zona Amendolea. E' esondato il torrente Budello a Gioia Tauro. Pioggia intensa anche sulla provincia di Cosenza, mentre nel catanzarese la zona pi&ugrave; colpita &egrave; la fascia costiera ionica dove ci sono stati alcuni allagamenti.<br /><br />TUTTI I 409 COMUNI CALABRESI SONO A RISCHIO FRANE-ALLUVIONI - Secondo il rapporto 'Ecosistema Rischio 2010' presentato nell'ambito della campagna 'Operazione Fiumi' di Legambiente e Protezione civile, il rischio frane e alluvioni in Calabria riguarda il 100% dei Comuni, che sono 409. Il 42% presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 55% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali con pregiudizio non solo per l'incolumit&agrave; dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. E ancora: nel 26% dei comuni sono presenti, in zone a rischio, anche strutture sensibili, come scuole e ospedali.<br /><br />IN CALABRIA 185MILA PERSONE IN AREE A RISCHIO - Complessivamente, tra abitazioni, strutture industriali e strutture sensibili si pu&ograve; stimare, per estrapolazione, che nella totalit&agrave; dei comuni calabresi classificati a rischio dal Ministero dell'Ambiente e dall'Upi, siano quotidianamente esposte a rischio frana e alluvione almeno 185 mila persone.<br /><br />ASSENTI AZIONI DI MITIGAZIONE-RISCHIO IN 9 ENTI LOCALI SU 10- Ancora molto bassa, secondo lo studio di Legambiente e Protezione civile, la percentuale - poco pi&ugrave; di uno su dieci - degli enti locali che hanno adottato provvedimenti per la mitigazione del rischio idrogeologico.<br /><br />IN 37 EVENTI GIA' REGISTRATE 517 VITTIME INONDAZIONI - Sul fronte inondazione, le regioni pi&ugrave; esposte al rischio per la popolazione sono state il Piemonte (235 vittime in 73 eventi alluvionali), la Campania (211 vittime in 59 eventi), la Toscana (456 vittime in 51 eventi), e la Calabria (517 vittime in 37 eventi), secondo un recente studio dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpi).<br /><br />CALABRIA AL SECONDO POSTO PER ABUSIVISMO EDILIZIO - Nella cartina dell'abusivismo italiano, inoltre, il secondo posto - dopo la Campania - lo occupa proprio la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri, secondo l'ultimo monitoraggio Legambiente.<br /><br />FONTE:ANSA]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Acqua: slitta abolizione Ato</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-582</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-582</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Milleproroghe salva distretti idrici per un anno<br />28 dicembre, 17:52<br /><br />Slitta di un anno l'abolizione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali): il decreto Milleproroghe ha rimandato, infatti, tutto all'anno prossimo. Le regioni non erano ancora pronte a sostituirli. I servizi pubblici, in particolare acqua e rifiuti, avrebbero rischiato di trovarsi senza una regolazione, cadendo in un vuoto normativo. Soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva provveduto con un proprio provvedimento per supplire alla soppressione degli Ato. Ora, la proroga di un anno consente alle regioni di fare chiarezza e di pensare a come sostituirli.<br /><br /> <br />In linea con questo provvedimento, ma su un versante parallelo, camminano le scadenze del Dl Ronchi. La legge che sostanzialmente allinea la normativa italiana ad alcune direttive Ue nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (ad eccezione dei servizi gas, energia elettrica, trasporto ferroviario regionale e farmacie comunali).<br /><br /> <br /><br />Ecco il quadro:<br /><br /> <br />SCADENZE ATO (SALVATE DAL DL MILLEPROROGHE):<br /><br /><br />- Il 31 dicembre 2010 gli Ambiti territoriali ottimali dovevano essere soppressi, dando di fatto tutta la responsabilit&agrave; di individuare un 'supplente' alle Regioni. Prima che la proroga di un anno salvasse le regioni (tutte ferme), soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva redatto un provvedimento.<br /><br /> <br /><br />- Gli Ato sono nati negli anni '90 con l'intento di superare i confini politici e amministrativi e ridurre la frammentazione delle gestioni. La loro introduzione nel settore idrico risale al 1994 con la Legge Galli. Il processo per la definizione dei confini degli ambiti &egrave; stato lungo: queste aree finivano per coincidere non tanto con il profilo geomorfologico o idrogeologico ideale quanto con i confini amministrativi delle province.<br /><br /> <br /><br />SCADENZE DL RONCHI:<br /><br /> <br /><br />- Al 30 dicembre 2010 scadono gli affidamenti alle societ&agrave; miste nelle quali la scelta del partner privato &egrave; avvenuta senza gara ad evidenza pubblica; scadono anche le gestioni 'in house' nelle quali l'ente pubblico (o gli enti) non esercitano sulla societ&agrave; un controllo analogo a quello esercitato sui propri uffici e non vi &egrave; prevalenza nell'attivit&agrave; svolta verso l'ente proprietario. Scadono poi le gestioni in economia e quelle delle aziende speciali.<br /><br /> <br /><br />- Il 31 dicembre 2011 scadono le gestioni in house conformi alla disciplina comunitaria affidate prima della riforma. Vanno invece a scadenza naturale se privatizzano almeno il 40% con una gara ad evidenza pubblica, e gara a doppio oggetto (la qualit&agrave; del socio e l'attribuzione di compiti operativi).<br /><br /> <br /><br />- Il 31 dicembre del 2013 scadono le gestioni affidate direttamente a societ&agrave; quotate in borsa a meno che non privatizzino il 30% delle quote azionarie, mentre al 31 dicembre 2015 scadono le gestioni affidate direttamente a societ&agrave; quotate in borsa a meno che non privatizzino il 40% delle quote azionarie.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Acqua: 92 &#x27;bacini&#x27; in Italia&#x2c; uno ogni 600mila persone&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-581</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-581</guid><content:encoded><![CDATA[<br />In Italia ci sono 92 Ato (Ambiti territoriali ottimali) per il settore idrico. In media ogni Ato riguarda oltre 600.000 cittadini (617.094). Alla quota delle gestioni mancano per&ograve; 23 affidamenti. La popolazione totale servita (affidata e non) &egrave; pari a circa 56 milioni (56.155.587).<br /><br /> <br /><br />Gli Ato sono 92: 45 al nord, 19 al centro, 28 al sud. Gli Ato con affidamenti effettuati sono 69 (32 al nord, 17 al centro, 20 al sud). In totale le societ&agrave; affidatarie sono 114, la maggior parte delle quali (74) al nord e le restanti (30) tra centro (19) e sud (21). In totale le societ&agrave; private sono 7, le miste con partner selezionato sono 23, quelle miste con partner finanziario sono 9, le pubbliche 57 (di18 affidamenti non viene specificata la forma). Per ogni ambito c'&egrave; una media nazionale di 1,7 societ&agrave; affidatarie: la media sale al nord con 2,3, ma scende al centro e al sud (in entrambe i casi 1,1).<br /><br /> <br /><br />La dislocazione degli Ato nel nostro Paese (Regione, numero di Ato, popolazione media per Ato):<br /><br /> <br /><br />- in Piemonte ci sono 6 Ato per una popolazione media di 702.232 abitanti;<br /><br />- in Valle d'Aosta un Ato per 119.548 abitanti;<br /><br />- in Lombardia 12 Ato per 753.018 abitanti;<br /><br />- Liguria 4 Ato per 392.946 abitanti;<br /><br />- Veneto 8 Ato per 578.291 abitanti;<br /><br />- Friuli Venezia-Giulia 4 Ato per 295.941 abitanti;<br /><br />- Emilia-Romagna 9 Ato per 442.594 abitanti;<br /><br />- Toscana 6 Ato per 582.968 abitanti;<br /><br />- Umbria 3 Ato per 275.275 abitanti;<br /><br />- Marche 5 Ato per 294.116 abitanti;<br /><br />- Lazio 5 Ato per 1.022.483 abitanti;<br /><br />- Abruzzo 6 Ato per 210.399 abitanti;<br /><br />- Molise un Ato per 320.601 abitanti;<br /><br />- Campania 4 Ato per 1.425.483 abitanti;<br /><br />- Puglia un Ato per 4.019.566 abitanti;<br /><br />- Basilicata un Ato per 597.768 abitanti;<br /><br />- Calabria 5 Ato per 402.293 abitanti;<br /><br />- Sicilia 9 Ato per 552.110 abitanti;<br /><br />- Sardegna un Ato per 1.631.880 abitanti<br /><br />- Trentino Alto-Adige: non &egrave; stato legiferato;<br /><br />- l'Ato interregionale Lemene a cavallo del confine veneto (guidato dal comune di Portoguraro).<br /><br /> <br /><br />La mappa delle gestioni italiane del servizio idrico (tipologia di affidamento, numero gestori, popolazione servita, percentuale di popolazione):<br /><br /> <br /><br />- l'affidamento 'in house' con 31 gestori per una popolazione servita di 19.287.235 pari al 35% del totale;<br /><br />- affidamento 'Spa mista' con 12 gestori per 9.771.133 pari al 17%;<br /><br />- affidamento 'societ&agrave; quotata' con 13 gestori per 10.650.889 pari al 19%; affidamento 'concessione a terzi' con 6 gestori per 3.002.971 pari al 5%; altre tipologie di affidamento hanno 6 gestori per 2.428.224 pari al 4%; non sono affidate 23 gestioni per 11.015.135 pari al 20%.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA La conferenza Onu sui cambiamenti climatici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-580</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-580</guid><content:encoded><![CDATA[ROMA - La conferenza Onu sui cambiamenti climatici che si tiene a Cancun, Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre, comprende la sedicesima Conferenza delle parti (Cop) e la sesta Conferenza delle parti aderenti al Protocollo di Kyoto (Cmp). In questa occasione vengono discussi gli impegni futuri dei paesi industrializzati rispetto al Protocollo di Kyoto.<br /><br />Quasi 20 anni fa, nel 1992, la maggior parte delle nazioni firmarono un trattato internazionale - la convenzione Onu sui cambiamenti climatici nota con l'acronimo Unfccc - per cominciare a considerare cio' che si poteva fare per ridurre il riscaldamento globale del pianeta e far fronte a quegli innalzamenti di temperatura che risultassero inevitabili.<br /><br />Piu' recentemente, un certo numero di nazioni hanno approvato un documento che si aggiunge a quel trattato, il Protocollo di Kyoto, che contiene misure piu' forti e vincolanti: la principale novita' del Protocollo, firmato a Kyoto (Giappone) l'11 dicembre del 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio del 2005, e' che fissa obiettivi vincolanti per 37 paesi industrializzati e per l'Unione Europea per la riduzione di emissioni dei cosiddetti gas a effetto serra (Ghg).<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Energia L&#x27;Italia a un passo dal -20&#x25; CO2 al 2020&#xa;Legambiente chiede di alzare il target a -30&#x25;&#x2c; e&#x27; fattibile</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-579</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-579</guid><content:encoded><![CDATA[Roma guarda a Cancun, e lo fa con l'orgoglio di chi ha i numeri giusti. Per l'Italia infatti sembra a portata di mano il raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Unione Europea al 2020 (-20% emissioni CO2), sulla base di uno studio presentato al Senato da AzzeroCo2 in collaborazione con Legambiente e Kyoto Club.<br /><br />E da 'prima della classe' l'Italia si spinge a chiedere di alzare il target a -30%, ''un obiettivo fattibile, e soprattutto decisamente vantaggioso per le imprese e i cittadini'' ha detto Edoardo Zanchini di Legambiente. ''Per la prima volta, dopo oltre dieci anni - si legge nel rapporto dell'Istituto di ricerca Ambiente Italia - nel 2009 le emissioni globali di CO2 derivanti dagli usi energetici sono diminuite rispetto all'anno precedente, e in Italia le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 4,3% tra il 1990 e il 2009. Questa riduzione e' dovuta in larga parte alla crisi economica, ma l'introduzione di una serie di misure di stimolo del mercato puo' produrre una accelerazione dei risultati raggiunti. In particolare, incidendo sui settori dove il Made in Italy e' competitivo (edilizia, automobili, illuminazione pubblica, caldaie e impianti di raffreddamento) si possono tagliare i consumi energetici di circa 9Mtep e le emissioni di Co2 di 28 Mt entro il 2020, con un saldo dell'operazione in attivo per 16 miliardi di euro'' ha sottolineato il ricercatore Rodolfo Pasinetti.<br /><br />''Il governo dovrebbe guardare con attenzione a questa ricerca - ha detto il responsabile energia di Legambiente Zanchini - perche' dimostra l'importanza di precise politiche di efficienza energetica, come spingere gli incentivi per i passaggi di elettrodomestici verso la classe A, investimenti che poi si ripagano con ben 16 miliardi di euro di benefici. Il 2020 deve essere uno scenario-sfida per il nostro Paese, che percio' deve guardare ai vantaggi, in termini di bollette meno care e posti di lavoro, di un passaggio immediato a un obiettivo -30% al 2020, come proposto dall'Unione Europea a Cancun''. ''Per la prima volta sviluppo e ambientalismo vanno d'accordo'' ha commentato il vicepresidente Kyoto Club Francesco Ferrante, che ha ricordato come negli ultimi tre anni lo sconto fiscale del 55% per chi fa edilizia ecosostenibile abbia creato 50mila posti di lavoro e cambiato la mentalita' di molti artigiani. ''L'impegno della politica e' ora creare una cornice adatta affinche' analoghi interventi possano essere realizzati a favore dell'ambiente per rilanciare l'economia, che e' - ha concluso - questione sociale prioritaria''.<br /><br />Confindustria, ha detto infine Massimo Beccarello dell'universita' Milano Bicocca - ha chiesto di ''mantenere pari incentivi fino al 2020, e piu' attenzione alla ricerca'', convinta che con un investimento statale di 1,5 miliardi di euro, il beneficio possa prudentemente attestarsi di 3 miliardi di euro. Quindi, anche per Confindustria ''gli obiettivi Ue di riduzione emissioni sono alla nostra portata, e l'efficienza economica collettiva e' un buon affare''.<br />]]></content:encoded></item><item><title>ANSA Energia: da gennaio 20 milioni famiglie con prezzi biorari</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2011-01-03T11:37:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-578</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-january-2011#unique-entry-id-578</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 30 DIC - Da gennaio saranno oltre 20 milioni le famiglie italiane che riceveranno la bolletta calcolata con i nuovi prezzi biorari, meno convenienti nei giorni lavorativi dalle 8 alle 19 e piu' convenienti in tutte le altre ore e in tutti i fine settimana e festivi. Lo ricorda l'Autorita' per l'energia, annunciando che, entro la fine del prossimo anno, il nuovo sistema, che e' automatico e non richiede nuovi contratti, sara' applicato a tutti i consumatori che hanno un contratto di fornitura alle condizioni stabilite dall'Autorita' e dotati di un contatore elettronico intelligente, che puo' leggere i consumi nei diversi momenti.<br /><br />Da gennaio e' in arrivo poi anche un'altra novita': l'Autorita' ha infatti previsto l'introduzione di bollette semplificate per le forniture di elettricita' o gas o per quelle congiunte di gas ed elettricita' (contratti dual fuel); le nuove bollette saranno corredate da spiegazioni e saranno pi&ugrave; facilmente confrontabili fra loro in modo da garantire una maggior trasparenza.(ANSA).]]></content:encoded></item><item><title>VERTICE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI DI CANCUN</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-12-17T20:07:30+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-december-2010#unique-entry-id-573</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-december-2010#unique-entry-id-573</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /> <br />Gianfranco Bologna<br /><br />ROMA. E' passato un altro anno, si &egrave; chiusa la 16&deg; Conferenza delle Parti (COP, Conference of the Parties) della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici a Cancun in Messico, le ulteriori autorevoli pubblicazioni scientifiche che, nel frattempo, si sono aggiunte all'ingentissima massa di quelle gi&agrave; pubblicate, documentano sempre di pi&ugrave; l'urgenza di intervenire sul ruolo antropogenico nella modificazione del sistema climatico, ma la risposta della politica e dell'economia &egrave; faticosissima, estremamente lenta, ancora avvolta da dubbi, e, purtroppo, assolutamente insufficiente.<br /><br />Nel 2011 &egrave; prevista la 17&deg; Conferenza delle Parti a Durban in Sud Africa, dal 28 novembre al 9 dicembre, e ci sar&agrave; l'urgenza drammatica di stringere (anche perch&eacute; il Protocollo di Kyoto chiuder&agrave; il suo periodo operativo nel 2012) su di un accordo vincolante che indichi riduzioni veramente significative delle emissioni dei gas che modificano la composizione chimica dell'atmosfera, in tempi brevi e certi, con tutti i meccanismi di certificazione e verifica necessari e l'indicazione dei mezzi che dovranno essere utilizzati per ottenere questi obiettivi. Ci attende quindi un altro anno di lunghe riunioni diplomatiche preparatorie in varie parti del mondo sino a giungere alla Conferenza di fine anno.<br /><br />E' evidente a tutti che i negoziati sono fondamentali e necessari per ottenere un approccio di condivisione multilaterale per la soluzione di un problema globale che interessa tutti gli abitanti della Terra, andando tale tema ben oltre i confini delle sovranit&agrave; nazionali, ma &egrave; altrettanto evidente a tutti che questa strada, pur indispensabile, si sta dimostrando estremamente lenta e altamente improduttiva, rispetto alle urgenze che abbiamo davanti a noi, soprattutto rispetto all'accelerazione documentata dei fenomeni dei cambiamenti climatici in atto e dei possibili superamenti di eventuali "punti critici" o "effetti soglia", sorpassati i quali la capacit&agrave; gestionale dell'intervento umano viene ritenuta praticamente nulla.<br /><br />Quindi, da una parte &egrave; fondamentale richiamare l'urgenza di decisioni forti e innovative a livello politico-istituzionale. E' necessario che il potere politico ed economico riconosca che la gravissima situazione ambientale in cui versiamo &egrave; strettamente incrociata con la pesante crisi economico finanziaria che ci attanaglia dal 2008; il diffuso debito economico di tantissimi paesi si incrocia inevitabilmente con il drammatico deficit ecologico che abbiamo accumulato, ormai da almeno un paio di secoli e in maniera drammatica negli ultimi decenni, nei confronti dei sistemi naturali, profondamente alterati, modificati, trasformati e distrutti, con un'ormai ridotta capacit&agrave; rigenerativa e ricettiva degli stessi, rispetto all'insostenibile crescita della nostra pressione.  Dall'altra parte &egrave; fondamentale attivarsi, diventare protagonisti ed avviare ovunque iniziative concrete di riduzione delle emissioni e di riduzione della nostra "impronta" sui sistemi naturali, a livello locale, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, imprese, societ&agrave; civile, come gi&agrave; sta accadendo in tutto il mondo e come &egrave; stato ben compendiato nel bel libro di Paul Hawken, "Moltitudine inarrestabile"  (edizioni Ambiente e, ad esempio, nei suoi siti, come www.wiserearth.org , il social network per la sostenibilit&agrave;) , concretizzando la strada di un vero e proprio piano di sviluppo economico e sociale, alternativo all'attuale, un Piano B, ben riassunto nel bel libro di Lester Brown dall'appropriato titolo "Piano B 4.0" (Edizioni Ambiente, di entrambi abbiamo parlato varie volte nelle pagine di questa rubrica).<br /><br />In fondo la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, aperta alla firma dei vari governi, in occasione del Summit della Terra delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel 1992, ha l'obiettivo principale di prevenire la pericolosa interferenza umana sul sistema climatico e questa interferenza &egrave; stata ampiamente documentata in tutti questi anni in maniera sempre pi&ugrave; significativa e convincente. Ma, da allora ad oggi, la politica &egrave; stata in grado di fornire risposte adeguate alla sfida ?<br /><br />Anche durante la COP di Cancun, la straordinaria partnership delle scienze del sistema Terra (Earth System Science Partnership www.essp.org ) e l'autorevolissimo International Council for Science (ICSU, www.icsu.org ) hanno organizzato un evento dal titolo "Emerging  science findings and ongoing dialogue with the parties" al quale autorevoli studiosi, come Richard Houghton, Diana Liverman e Kris Ebi, hanno fornito importanti contributi per comprendere meglio la necessit&agrave; dell'urgenza di agire senza continuare ad aspettare troppo. <br /><br />Inoltre in questi giorni il grande climatologo James Hansen, direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA ha pubblicato, insieme ai suoi colleghi Reto Ruedy, Mikiko Sato e  Ken Lo, su "Review of Geophysics", l'ampio lavoro scientifico "Global surface temperature change" (scaricabile dal sito del GISS www.giss.nasa.gov ) dove si dimostra come il 2010, fino al mese di novembre, appaia l'anno pi&ugrave; caldo mai registrato (quindi supererebbe il primato del 2005) rispetto al dataset del GISS della NASA che risale a 131 anni fa. <br /><br />Solo per fornire qualche altra utile citazione &egrave; bene ricordare come diversi autorevoli studiosi, sempre del GISS della NASA, Andrew Lacis, Gavin Schmidt, David Rind e Reto Ruedy, hanno pubblicato nell'ottobre scorso sulla prestigiosa rivista "Science" un lavoro dal titolo "Atmospheric CO2: Principal Control Knob Governing Earth's Temperature" (anch'esso scaricabile dal gi&agrave; citato sito del GISS) nel quale si documenta come la concentrazione di biossido di carbonio (anidride carbonica) governa in maniera significativa le temperature del nostro pianeta.<br /><br />Vi ricorderete che proprio prima della ben nota 15&deg; Conferenza delle Parti, tenutasi lo scorso anno a Copenaghen, ventisei tra i maggiori climatologi di fama internazionale e di diversi prestigiosi istituti di ricerca (da Ian Allison a Peter Cox, da Corinne Le Quere a Tim Lenton, da Michael Mann a Stefan Rahmstorf, da Hans Joachim Schellnhuber a Stephen Schneider - purtroppo scomparso quest'anno -, da Steven Sherwood a Eric Steig ed altri) resero noto un interessantissimo rapporto dal titolo "The Copenaghen Diagnosis. Updating the World on Latest Climate Science" pubblicato dal Climate Change Research Centre dell'University of  New South Wales di Sydney (vedasi il sito www.copenaghendiagnosis.com ).<br /><br />Il rapporto aveva l'obiettivo di aggiornare lo stato delle conoscenze sul sistema climatico che la comunit&agrave; scientifica internazionale ha acquisito dopo la pubblicazione del Quarto rapporto di valutazione dell'Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) del 2007 (vedasi www.ipcc.ch ) anche per informare i negoziatori che sarebbero convenuti a Copenaghen per la COP sulla necessit&agrave; di agire con urgenza.<br /><br />Tra le principali conclusioni del rapporto vi erano:<br /><br />(a) i dati sulle recenti analisi della presenza dell'anidride carbonica nell'atmosfera  che sottolineano come l'andamento delle  emissioni globali era gi&agrave; adeguato agli scenari peggiori previsti dall'IPCC,<br /><br />(b) i dati sulle temperature globali  che dimostrano come, negli ultimi 25 anni, le temperature medie si sono incrementate di un tasso di 0.19&deg;C per decennio e, nell'arco degli ultimi dieci anni, nonostante un decremento del forzante radiativo dovuto alle attivit&agrave; solari che &egrave; comunque scientificamente valutato con un incidenza molto bassa in termini di watt per metro quadro, il trend &egrave; stato in crescita. Si ricorda inoltre come ciascuno degli anni di questo nuovo secolo (2001-2008) sono stati tra i dieci anni pi&ugrave; caldi da quando esistono registrazioni strumentali scientifiche (e come abbiamo visto sopra, con l'ultimo lavoro del team di Hansen, il 2010 si avvia ad essere l'anno pi&ugrave; caldo degli ultimi 131). Le temperature globali mantengono una forte tendenza al riscaldamento sin dal 1970. La temperatura globale e i trend dei pattern di umidit&agrave; e piovosit&agrave; rispecchiano una chiara impronta che non pu&ograve; essere spiegata se non con un incremento delle concentrazioni di gas ad effetto serra.<br /><br />(d)  l'accelerazione della fusione delle coltri di ghiaccio e dei ghiacciai: tutti i dati raccolti grazie ai satelliti e alle accurate misurazione dei ghiacciai ci dimostrano, senza dubbi, che le coltri ghiacciate della Groenlandia e dell'Antartide stanno perdendo massa ad un ritmo crescente. La fusione dei ghiacciai in molte altre parti del pianeta &egrave; andata accelerando sin dal 1990.I ghiacci marini artici estivi hanno subito un'accelerazione della loro fusione oltre ogni aspettativa presentata nei modelli sin qui realizzati. La fusione di questi ghiacci marini, nel periodo 2007-2009, &egrave; stata del 40% superiore alla predizione pi&ugrave; negativa dei modelli climatici dell'ultimo rapporto IPCC del 2007.<br /><br />(e) gli eventi estremi: sono stati registrati incrementi negli eventi di caldo estremo e dei decrementi negli eventi di freddo estremo e questo trend si prevede che si amplificher&agrave; ulteriormente in futuro  . Il mutamento climatico antropogenico si prevede possa condurre ad ulteriori incrementi negli estremi delle precipitazioni, in particolare nei fenomeni di forte precipitazione ed anche negli estremi di fenomeni di siccit&agrave;, a seconda delle diverse parti del globo (pensate all'incredibile caldo estivo verificatosi quest'anno in Russia con l'incredibile quantit&agrave; di incendi che si sono prodotti in quel vasto territorio). Inoltre, sebbene le future modificazioni nelle attivit&agrave; dei cicloni tropicali sono ancora di difficile modellizzazione, nuove analisi dei dati di osservazione confermano che l'intensit&agrave; dei cicloni tropicali &egrave; andata incrementandosi nell'arco degli ultime tre decenni in linea con l'incremento delle temperature oceaniche nelle zone tropicali.<br /><br />(f) i livelli dei mari : i dati satellitari hanno dimostrato che l'incremento globale dei mari &egrave; stato superiore dell'80% rispetto alle previsioni dell'IPCC (3,4 mm. l'anno negli ultimi 15 anni). Questa accelerazione &egrave; consistente con l'incremento delle fusioni delle coltri ghiacciate di Groenlandia e Antartide e dei ghiacci di altre zone del mondo. Secondo nuove ricerche l'incremento del livello del mare al 2100, in caso di mancati interventi per mitigare le emissioni, pu&ograve; essere di circa 2 metri massimo, una cifra due volte superiore alle previsioni del Quarto rapporto IPCC.<br /><br />(g) i rischi di danni irreversibili nel caso di mancate azioni di riduzione: diversi elementi vulnerabili del sistema climatico (quali, ad esempio, la progressiva fusione delle coltri ghiacciate continentali di Groenlandia ed Antartide, dei ghiacci artici estivi dell'Artico, la distruzione della foresta amazzonica, le modifiche del monsone dell'Africa occidentale ecc.) possono condurre al superamento di soglie critiche (Tipping Points - punti critici) sorpassate le quali il sistema diventa veramente ingovernabile, con una serie di repentini effetti a cascata, rispetto alle nostre capacit&agrave; gestionali. Il rischio di sorpassare questi punti critici aumenta con l'incremento del riscaldamento globale stesso. La ricerca su questi aspetti sta proseguendo ma si ritiene che sia possibile che alcuni punti critici potranno essere sorpassati prima che ce ne rendiamo conto. <br /><br />A Copenaghen si sapeva bene e lo si sapeva bene anche a Cancun, che per stabilizzare il sistema climatico facendolo rientrare nella sua variabilit&agrave; naturale, (avviando finalmente una societ&agrave; decarbonizzata a zero emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra), dovremo raggiungere, entro il 2050, una media annuale di emissioni sotto una tonnellata di anidride carbonica pro capite. Questo significa dall'80 % al 95% in meno delle emissioni pro capite rispetto a quelle presenti nelle nazioni industrializzate nel 2000.  <br /><br />Il grande climatologo James Hansen ha ritenuto importante scrivere il suo primo libro ("Tempeste. Il clima che lasciamo in eredit&agrave; ai nostri nipoti, l'urgenza di agire" Edizioni Ambiente), dopo decenni di indagini scientifiche mirate a comprendere la complessa dinamica del sistema climatico, per dimostrare la necessit&agrave; di mantenere la presenza di anidride carbonica nella composizione chimica dell'atmosfera entro le 350 ppm (parti per milione), mentre oggi siamo gi&agrave; a 390 ppm.<br /><br />Le decisioni politiche stanno andando avanti seguendo queste direzioni ?]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente&#x2c; la scure del governo ha tagliato un miliardo di euro</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:36:42+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-572</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-572</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Rapporto Wwf: i fondi ridotti del 60 per cento in tre anni. La legge di stabilit&agrave; sancisce l'agonia del ministero: la penalizzazione pi&ugrave; pesante mentre aumenta il degrado del territorio<br />di GIOVANNI VALENTINI<br /><br />ROMA - L'hanno chiamata, eufemisticamente, "Legge di stabilit&agrave;". Ma, almeno per quanto riguarda l'ambiente, bisognerebbe ribattezzarla legge di instabilit&agrave;. O meglio, di destabilizzazione del suolo, del territorio, delle aree protette, insomma di quell'immenso patrimonio naturale su cui pure si fonda la maggiore industria nazionale: quella del turismo. Sono tali e tanti i tagli in questo campo da prefigurare addirittura lo smantellamento o la liquidazione del ministero che &egrave; o dovrebbe essere istituzionalmente preposto - appunto - all'Ambiente e alla Tutela del territorio e del mare.<br /><br />Le cifre contenute nella cosiddetta "Legge di stabilit&agrave;" (ex Finanziaria), predisposta dal governo Berlusconi, parlano chiaro. Nel 2011, come denuncia un Rapporto del Wwf Italia, il bilancio complessivo del ministero affidato a Stefania Prestigiacomo sar&agrave; ridotto a un terzo di quello del 2008, anno d'insediamento del governo Berlusconi: da un miliardo e 649 milioni di euro ad appena 513 milioni. Una decurtazione secca di un miliardo. E nel triennio successivo, lo stanziamento verr&agrave; ridotto ulteriormente per scendere a 504 milioni nel 2012 e poi a 498 milioni nel 2013.<br /><br />Il taglio risulta ancora pi&ugrave; netto e allarmante se confrontato con quelli molto meno drastici a carico di ministeri affini come i Beni culturali o le Politiche agricole. Nel primo caso, la dotazione del 2011 sar&agrave; di circa 1.320 milioni di euro contro i 1.930 del 2008. Nell'altro, si scender&agrave; dai 1.747 milioni di tre anni fa a 1.320. Per entrambi, dunque, la riduzione sar&agrave; di circa il 20% contro il 60% del ministero dell'Ambiente, condannato virtualmente all'agonia. La scure del ministro Tremonti, come si vede, non &egrave; diretta a colpire in ugual misura i vari ministeri, in forza della crisi economica.<br /><br />Un'ulteriore conferma viene dal raffronto con i fondi stanziati per le Infrastrutture e i Traporti e per le spese della Difesa. Qui l'atteggiamento propagandistico del governo risulta tanto pi&ugrave; evidente, perch&eacute; gli investimenti per le opere pubbliche non risultano sufficienti per tutti i progetti annunciati, ma neppure rispetto ai costi reali di quelli gi&agrave; cantierati o dichiarati cantierabili. A fronte comunque di un bilancio pari a 6.991 milioni di euro nel 2010, l'anno prossimo si prevede una leggera flessione a 6.821 milioni, per arrivare a 6.654 milioni nel 2012 e a 6.640 nel 2013.<br /><br />In pratica, l'unico ministero che non subisce tagli consistenti &egrave; quello della Difesa: dal 2007 in avanti, il suo bilancio registra una riduzione massima intorno al 4%, peraltro recuperata interamente con il bilancio previsionale 2011-2013 dell'attuale manovra finanziaria. Se infatti nel 2008 i fondi del ministero ammontavano complessivamente a 21.132 milioni di euro, quest'anno sono stati di 20.364, con una prospettiva di crescita fino a 21.366 milioni nel 2013. Pur considerando che i due terzi di questi bilanci riguardano il costo del personale, e quindi costituiscono una spesa obbligatoria, il Wwf sottolinea che la quota prevista in conto capitale &egrave; assolutamente ingente.<br /><br />C'&egrave; senz'altro un'ispirazione "sviluppista" alla base di una scelta che, da una parte, punta a promuovere nel segno della cementificazione le infrastrutture con un forte impatto ambientale e, dall'altra, a deprimere la tutela del suolo, del territorio e quindi del paesaggio. Sui 13,5 miliardi di euro indicati come valore complessivo della manovra triennale, 4.836 miliardi (pari al 36%) vengono assegnati a opere come l'Alta velocit&agrave; e le autostrade; mentre solo 400 milioni sono attribuiti agli interventi di tutela e di prevenzione (meno del 3%). E si tratta di un'impostazione che, come dimostra anche l'ultima emergenza provocata dal maltempo, &egrave; destinata purtroppo a incidere ulteriormente sull'assetto idro-geologico del Malpaese.<br />L'Italia, insomma, continua ad armarsi per guerre straniere, lontane e remote. Ma resta disarmata per combattere le calamit&agrave; naturali, le alluvioni, le frane e tutti i disastri che minacciano direttamente il territorio nazionale. Risulta inconcepibile perci&ograve; che i fondi concessi al ministero dell'Ambiente per il prossimo triennio equivalgano, secondo i calcoli del Wwf, al costo di quattro cacciabombardieri F35 o di una Fregata Multimissione.<br /><br />&Egrave; vero che spesso l'ambientalismo fa di tutto per apparire come un freno allo sviluppo, un fattore di conservazione o addirittura di regressione. Qui rischiamo, per&ograve;, di passare da un estremo all'altro: da un eccesso di tutela a un eccesso di incuria. Ma il progresso di un Paese come il nostro, con il suo patrimonio di risorse naturali, artistiche e culturali, non pu&ograve; passare attraverso un assalto autorizzato al territorio, una manovra governativa di abbandono e di degrado.<br /><br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: FORUM&#x2c; SUBITO MORATORIA SU PRIVATIZZAZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:36:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-571</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-571</guid><content:encoded><![CDATA[<br />ROMA, 12 NOV - Una moratoria immediata sulle scadenze della Legge Ronchi per fermare i processi di privatizzazione dell'acqua pubblica e la soppressione degli Ambiti territoriali integrati (Ato),in attesa dei referendum sull'acqua previsti per la prossima primavera. E' la richiesta del Comitato Promotore dei referendum per l'abrogazione delle norme che hanno introdotto i processi di privatizzazione dell'acqua in molti comuni italiani. <br />L'istanza, resa nota oggi in una conferenza stampa a Roma, sara' al centro di una giornata di mobilitazione prevista per il prossimo 4 dicembre, quando nelle citta' italiane saranno organizzate centinaia di iniziative di sensibilizzazione sull'acqua pubblica. ''Mentre siamo in attesa di sapere quando si votera' per i 3 referendum - ha detto Simona Savini del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - assistiamo ad una accelerazione dei processi di privatizzazione. <br />Una moratoria che invece congeli le scadenze della Legge Ronchi sarebbe un atto di civilta' e di rispetto nei confronti del milione e 400mila cittadini che hanno sottoscritto i quesiti referendari. Indipendentemente da come i partiti la pensino sui referendum, chiediamo il sostegno per un atto in difesa della democrazia''. <br />Un esempio di iniziativa locale e' stato offerto nel corso dell'incontro da Alessio Ciacci, assessore all'Ambiente del comune di Capannori, che ha presentato la delibera predisposta dal coordinamento degli Enti Locali per l'Acqua Pubblica. Il documento puo' essere adottato da comuni, province e comunita' montane per aderire alla campagna di moratoria, che puo' essere sottoscritta sul sito www.acquabenecomune.org. Intanto, sulla questione Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, ha detto:''Siamo convinti che i provvedimenti Ronchi e Calderoli producano effetti pericolosi sulla possibilita' che il servizio idrico sia svolto in modo efficiente, efficace ed economico ed e' quindi pienamente condivisibile la richiesta di moratoria degli effetti dei due provvedimenti avanzata oggi dai promotori del referendum Acqua Pubblica''. (ANSA). Y03 ]]></content:encoded></item><item><title>RISCHIO ESTINZIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:35:16+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-570</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-570</guid><content:encoded><![CDATA[di LUIGI BIGNAMI<br />Il manifesto del meeting Onu sulla biodiversit&agrave;<br />UN QUINTO delle specie animali e vegetali del nostro pianeta &egrave; direttamente minacciato dall'estinzione. E' questo il risultato dell'ultimo rapporto sullo stato di salute dell'ambiente terrestre mostrato durante il summit delle Nazioni Unite sulla biodiversit&agrave; che si sta tenendo in Giappone. Il dato &egrave; ancor pi&ugrave; preoccupante perch&eacute; la situazione risulta in peggioramento rispetto agli anni scorsi. <br /><br />Il rapporto mostra come gli animali a maggior rischio siano gli anfibi, dei quali risulta minacciato il 41% delle specie, mentre gli uccelli sono tra i meno in pericolo con solo il 13% delle specie. Le aree dove la sopravvivenza degli animali &egrave; pi&ugrave; a rischio si trovano nel sudest asiatico: qui la perdita di habitat, soprattutto dovuto al taglio delle foreste per far spazio all'agricoltura, soprattutto per i biocarburanti, raggiunge i massimi livelli.<br /><br />Anche il mondo vegetale sta soffrendo: Stephen Hopper, Direttore del Royal Botanic Gardens Kew, ha attirato l'attenzione su un recente studio sulle piante, coordinato dal Kew e dall'Iucn (Union for the Conservation of Nature), secondo il quale oltre un quinto di tutte le specie vegetali sono minacciate. La maggioranza delle piante in pericolo si trovano nelle regioni tropicali. Anche in questo caso il pericolo peggiore &egrave; la perdita di habitat causata dall'uomo. "Circa il 29% delle conifere, che sono presenti in tutto il mondo, in quasi tutti  tipi di foreste, sono di fronte all'estinzione. E altre  specie in pericolo sono considerate fondamentali per un ambiente, al punto che senza di esse l'intero ecosistema potrebbe crollare su se stesso, causando l'estinzione di altre specie", ha spiegato il ricercatore. <br /><br />"Si sta erodendo quella che &egrave; la spina dorsale della biodiversit&agrave;", ha detto Edward Wilson della Harvard University, tra i pi&ugrave; importanti ecologisti al mondo, che ha continuato: "Un piccolo passo in su della Lista Rossa (la Lista Rossa &egrave; l'elenco delle specie in pericolo di estinzione), &egrave; un grande passo verso l'estinzione totale. E quel che conosciamo &egrave;, in realt&agrave;, solo una piccola finestra sulle perdite globali del pianeta". <br /><br />Qualche speranza tuttavia, che non tutto sta precipitando verso il baratro esiste. I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista Science, affermano infatti che esistono le prove che i progetti che sono stati realizzati per la conservazione dell'ambiente hanno per la maggior parte avuto un impatto positivo a livello mondiale. "Quando gli sforzi sono realmente concentrati per risolvere un problema i risultati non tardano ad arrivare. In molte isole ad esempio, gli uccelli sono in ripresa, proprio perch&eacute; sono stati oggetto di conservazione", ha detto Simon Stuart, Presidente della Species Survival Commission per la Iucn. Altre specie sono state protette in cattivit&agrave; prima di ridare loro la libert&agrave;. Esempi sono il condor della California, il furetto dai piedi neri degli Stati Uniti e il cavallo di Przewalski in Mongolia. Anche il divieto di caccia ha avuto effetti molto benefici. E' il caso delle balene la cui popolazione &egrave; crescuita cos&igrave; rapidamente che oggi le megattere sono state escluse dalla Lista Rossa. <br /><br />Per la presidente di Nature Serve, Mary Klein, questi dati  provano che quando si conducono lavori con finalit&agrave; precise e con finanziamenti sufficient, la conservazione delle specie minacciate e dei loro habitat pu&ograve; essere efficace. Noi sappiamo che si pu&ograve; ancora salvaguardare la biodiversit&agrave;, &egrave; sufficiente raddoppiare gli sforzi".<br />Wwf e Lipu hanno chiesto che l'Italia si faccia promotrice di un accordo internazionale per la conservazione della natura e della biodiversit&agrave; a livello mondiale. Quanto non si &egrave; riusciti a realizzare entro il 2010 si dovrebbe ottenere entro il 2020: far s&igrave; cio&egrave; che ciascun Paese preservi il 20% del proprio territorio con aree protette.<br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>INTERVISTA A STEWART BRAND</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:34:07+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-569</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-569</guid><content:encoded><![CDATA[<br />&Egrave; una delle icone del movimento ecologista americano. A  giorni in Italia per presentare il suo ultimo libro Una cura per la terra. Che, come sempre, fa discutere<br />di MARCO BENEDETTELLI<br /><br />ENERGIA nucleare, citt&agrave; densamente popolate, colture Ogm. Il futuro della civilt&agrave; secondo Stewart Brand si gioca sullo sviluppo di stili di vita e tecnologie che, studi alla mano, potrebbero contenere i danni innescati dai cambiamenti climatici gi&agrave; in corso. Brand, classe 1938, &egrave; una delle icone del movimento ecologista americano: fondatore e editore della rivista The Whole Earth Catalog, diffusissima negli Stati Uniti per tutti  gli anni '60 e '70, divulgatore scientifico e attivista, vive a bordo di un rimorchiatore ormeggiato nella baia di San Francisco. La sua fama in America &egrave; tornata a volare lo stesso giorno in cui Steve Jobs, nel 2005, chiuse il  suo memorabile discorso agli studenti dell'universit&agrave; di Stanford ricordando gli insegnamenti appresi leggendo, da ragazzo, proprio la rivista di Stewart Brand, col suo approccio "affamato e inquieto"  alla realt&agrave;. Brand sar&agrave; in Italia a novembre - il 5 a Milano, il 6 e il 7 a Genova, 9 e 10 a Roma, l'11 a Napoli - per presentare il suo nuovo libro: Una cura per la terra. Manifesto di un eco pragmatista (Codice Edizione, pag 340, euro 23) dove espone il suo nuovo credo ecologista, che parte da posizioni radicalmente diverse rispetto a molti punti fermi del pensiero ambientalista, responsabili negli anni, secondo lui, di aver commesso errori sulla base di scelte "pi&ugrave; idealistiche che pragmatiche":<br /><br />Negli anni '70, ai tempi della rivista The Whole Earth Catalog lei era contro l'uso del nucleare. Come ha cambiato idea?<br />"Ho cominciato a rivedere le mie idee negli anni '90, quando il cambiamento climatico &egrave; iniziato a diventare una questione pressante. Cos&igrave;, durante lo scorso decennio mi sono messo finalmente a studiare l'energia nucleare, e mi sono reso conto che tutti i miei timori erano veramente esagerati, e che il carbone, al contrario,&egrave; una fonte di energia molto pi&ugrave; dannosa di quanto pensassi. Nella maggior parte degli Stati, la scelta per ottenere energia affidabile "baseload" &egrave; tra il carbone e il nucleare. Il carbone riempie l'atmosfera di gas serra, il nucleare non ne produce quasi nessuno".<br /><br />In Italia, e in tutta Europa, &egrave; ancora vivo il ricordo della tragedia di Chernobyl. Il nucleare fa ancora molta paura...<br />"A riguardo consiglio sempre di visitare il sito greenfacts.org 1 (che &egrave; anche in spagnolo e in francese, ma purtroppo non in italiano). Nel 2006 il Chernobyl Forum, a cui hanno lavorato sette agenzie delle Nazioni Unite, ha studiato approfonditamente l'area di Chernobyl. Dalle rilevazioni &egrave; emerso che il numero di persone realmente danneggiate dalle radiazioni &egrave; di gran lunga minore rispetto a quanto ci si attendesse. I danni effettivi sono stati invece causati dalla paura del contagio radioattivo, e non dalle radiazioni. Nel frattempo in quell'area, rimasta disabitata per tanti anni, la fauna &egrave; tornata a moltiplicarsi abbondantemente. Scommetto che in Ucraina verr&agrave; fondato un parco nazionale a Chernobyl, e saremmo davvero felici di andarlo a visitare".<br /><br />E lo smaltimento delle scorie radioattive? Nel suo libro lei sostiene che le paure causate dal nucleare sono tutte di natura irrazionale ...<br />"Con mia grande sorpresa, trattare il combustibile esausto che deriva dalle fissioni nucleari non &egrave; un problema serio. Intanto c'&egrave; la soluzione attuale, praticata ormai da quasi 50 anni: vetrificare i rifiuti, chiuderli in contenitori d'acciaio e seppellirli di fianco ai reattore nucleari. Possiamo continuare a utilizzarla, mentre decidiamo se ci converrebbe di pi&ugrave; ritrattare, riciclare il combustibile esausto, come avviene in Francia; o riutilizzare le scorie nei reattori integrali veloci, di prossima generazione. Oppure tirare dritti con i depositi geologici. Finlandia, Svezia e Francia stanno sviluppando siti simili, e l'America da 11 anni, con successo, stocca le scorie nucleari all'interno di una vecchia miniera di sale in New Mexico. Quella salina esiste da 250 milioni di anni ed &egrave; ben solida. L'acqua non vi entra n&eacute; fuoriesce".<br /><br />Non solo l'energia nucleare. Nel suo libro lei sostiene che anche le citt&agrave; densamente popolate, l'agricoltura transgenica e la geoingegneria sono necessarie per salvare il pianeta. Il mondo &egrave; pronto all'uso di tutto ci&ograve;?<br />"Un numero crescente di popolazioni rurali si sta spostando nelle citt&agrave;. Le megalopoli sono gradi produttrici di ricchezza. La gente ci sta molto bene e sono ecologiche perch&eacute; nelle grandi citt&agrave; si consuma relativamente poca energia e materiali. Sono pi&ugrave; di 14 anni che le colture transgeniche si stanno dimostrando sicure, e ce n'&egrave; un gran bisogno nelle zone del pianeta in via di sviluppo, soprattutto in Africa. Questo &egrave; il secolo della biotecnologia e nessuno Stato dovrebbe restarne arretrato. Spero che la geoingegneria - l'ingegneria di intervento sul clima - non verr&agrave; mai impiegata, ma se i cambiamenti climatici diventeranno cos&igrave; violenti da costringerci a utilizzarla, abbiamo l'importante compito di capire come poterla applicare in futuro. Ci&ograve; significa che da subito bisogna sviluppare la ricerca".<br /><br />Come hanno reagito gli ambientalisti americani alle sue teorie?<br />"Molti ambientalisti americanI sono stati entusiasti del mio nuovo libro Una cura per la terra: Peter Kareiva, scienziato e direttore dell'associazione The Nature Conservancy; Tim Flannery scrittore e biologo australiano; il britannico Mark Lynas, autore di libri sul clima e Paul Hawken, uno dei coautori del libro Natural Capitalism. In America la gran pare delle controversie riguardano capitolo sul nucleare. Negli Stati Uniti invece non c'&egrave; troppo disaccordo sulle culture transgeniche, dato che noi ci cibiamo di Ogm gi&agrave; da molto tempo. Alcuni Verdi stanno evitando il mio libro, altri ne contestano qualche idee, ma quasi nessuno mi sta criticando sul piano personale. Questo lo prendo gi&agrave; come un buon segno".<br />(04 novembre 2010)<br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>Boom delle rinnovabili</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-568</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-568</guid><content:encoded><![CDATA[<br />in Italia segnano un +19%<br />Secondo il rapporto del Gestore servizi energetici nel 2009 aumentano sia la potenza "verde" che la produzione. La parte del leone la fa la idroelettrica<br />di VALERIO GUALERZI<br /><br />ROMA - Balzo in avanti delle rinnovabili in Italia nel 2009. A certificare la crescita sono le statistiche diffuse oggi dal Gestore dei servizi energetici. Lo scorso anno la potenza "verde" installata ha superato quota 26.500 MW (+11% sul 2008), ma ancora maggiore &egrave; stato l'aumento della produzione che ha toccato 69.300 GWh (+19% sul 2008). Il grosso di questo salto &egrave; stato merito della accresciuta produzione idroelettrica (49 100 GWh complessivi) che al Settentrione ha beneficiato di una stagione prodiga di precipitazioni.<br /><br />L'incremento nei confronti del 2008 &egrave; stato del 18%, ma passetto dopo passetto anche le rinnovabili di nuova generazione come biomasse ed eolico iniziano a far sentire la loro spinta. A quest'ultimo si deve il contributo maggiore alla crescita (+11%) della potenza installata. Solo nell'ultimo anno, rivela il Gse, attraverso nuove pale a vento, sono stati aggiunti infatti circa 1.360 MW. Esponenziale, ma molto pi&ugrave; modesta in termini assoluti, la corsa del fotovoltaico che nel giro di un anno ha raddoppiato il numero di impianti (da 31 mila a 71 mila), contribuendo per&ograve; per "appena" 1,14 MW alla potenza installata. L'incremento nella produzione di elettricit&agrave; verde abbinata a un calo del 6% nei consumi complessivi (dovuto in buona parte alla crisi, ma anche all'entrata a regime di molti interventi a sostegno dell'efficienza) ha spinto la quota di energia rinnovabile nazionale al 19% della quantit&agrave; lorda utilizzata.<br /><br />In questa edizione del suo rapporto il Gse ha inserito anche il nuovo parametro di "quota rinnovabile regionale". Il Gestore d&agrave; conto ovvero, Regione per Regione, della quota dei propri consumi elettrici soddisfatti nel 2009 con la produzione elettrica da fonte rinnovabile realizzata nella stessa Regione. Un parametro importante che serve a dare una prima indicazione in vista della ripartizione degli obiettivi regionali (il cosiddetto "burden-sharing") per il raggiungimento della "quota rinnovabile nazionale" del settore elettrico imposta dall'Unione Europea per il 2020. Obiettivo che l'Italia, rispondendo a quanto richiesto da Bruxelles, ha fissato in un valore pari a circa il 26% del consumo lordo di energia elettrica (quello dell'energia in generale &egrave; del 17%). Se l'Italia riesce a stabilizzare i consumi (ma in realt&agrave; l'ambizione &egrave; quella di ridurli ulteriormente) e se le piogge ci assistono, per centrare il traguardo &egrave; dunque necessario incrementare l'utilizzo di elettricit&agrave; rinnovabile di un altro 7% nel giro di un decennio.<br /><br />www.repubblica.it]]></content:encoded></item><item><title>UE:ACQUE BALNEARI A RISCHIO IN 8 STATI&#x2c;C&#x27;E&#x27;ANCHE ITALIA/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-567</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-567</guid><content:encoded><![CDATA[(di Patrizia Lenzarini) (ANSA) - BRUXELLES, 10 GIU - Bandiere blu svettano sulle spiagge europee, dal Mar Baltico al Mediterraneo, in un'Europa dove le acque continuano ad essere di alta qualita': il 96% dei siti di balneazione sulle coste, e il 90% in riva a fiumi e laghi - in tutto oltre 20.000 siti - rispettano infatti i requisiti minimi di qualita' posti dall'Europa. Dalla mappa sulla qualita' delle acque balneari per il 2009 in Europa, presentata oggi a Bruxelles, emerge pero' che in otto paesi europei bisogna ancora darsi da fare. Tra questi c'e' l'Italia, dove ''56 siti balneari (51 costieri e 5 interni) non erano conformi ai requisiti minimi della direttiva Ue sulla qualita' delle acque''. Le cause sono da ricercare - precisano gli esperti di Bruxelles - o da carenti impianti di depurazione delle acque reflue in quelle aree, o perche' situate sugli estuari dei fiumi, o in zone industriali. Dei 56 siti, registrati nel 2009, otto erano in Liguria (3 in provincia di Imperia e 5 di Genova); uno in provincia di Bolzano: altri 23 in Veneto (3 siti in provincia di Verona, 10 a Chioggia (Venezia), 5 a Porto Tolle e 5 a Rosolina (Rovigo). In Toscana, l'Ue registra un sito a Piombino (Livorno); altri quattro nelle Marche (uno in provincia di Macerata e 3 di Ascoli Piceno) e un altro in provincia dell'Aquila (Abruzzo). Dei restanti 14 siti, 5 sono in Campania (4 in provincia di Napoli e uno di Salerno); sei in Calabria (tutti in provincia di Reggio Calabria) e 3 in provincia di Messina. Si tratta di bandiere rosse che, va riconosciuto, rappresentano per l'Italia appena l'1% dell'insieme dei siti balneari nazionali il cui numero e' il piu' elevato d'Europa, oltre 5.600. Non solo. L'immagine delle qualita' delle acque in Italia, che emerge dalla mappa europea e' distorta - ammette l'Agenzia europea per l'ambiente che l'ha redatta, ''per il fatto che in Italia la direttiva Ue e' applicata in modo piu' rigido''. In altri termini, in Italia viene monitorata tutta la costa (comprese le aree industriali e portuarie) mentre negli altri Stati membri il monitoraggio interessa solo le spiagge per bagnanti. Inoltre, i divieti italiani di bagnarsi non e' solo legato alla salubrita' (sotto il profilo batteriologico) delle acque, ma anche ai rischi che un bagnante puo' incontrare (dalle correnti forti alla presenza in acqua di vegetazione o alberi). E' anche pr questa ragione che nel 2009 l'Italia ha registrato il numero piu' elevato di siti balneari chiusi: ossia 583 (310 erano sulla costa e 273 sulle acque interne). Nell'Ue, gli altri Stati in cui i criteri minimi sulla qualita' delle acque non sono stati rispettati nel 2009 sono la Francia con 129 siti balneari non in regola (il 3,9% del totale); la Polonia (13,7% di tutti i siti), il Belgio (8,7%), l'Olanda (7,1%), il Regno Unito (2,3%) e la Spagna (0,7%). Insomma, a poche settimane dal grande esodo estivo il messaggio lanciato dal commissario Ue all'ambiente Janez Potocnik e' chiaro: la grande maggioranza delle coste europee offre acque limpide e salubri, bisogna pero' impegnarci a mantenere i risultati ottenuti e a migliorare ancora''. (ANSA). LEN ]]></content:encoded></item><item><title>Bonus eco-ristrutturazioni fuori dalla Finanziaria&#x2c; come mortificare l&#x27;economia ecologica&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-566</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-566</guid><content:encoded><![CDATA[ <br />Alessandro Farulli<br /><br />LIVORNO. Quando dall'astrattezza della teoria dell'economia (ecologica) si passa alla pratica anche in Italia gli esempi non mancano. Scrive oggi il Sole24Ore rispetto al mancato ripristino dello sgravio del 55% per il risparmio energetico negli edifici che: &laquo;Il Cresme ha stimato che nel periodo 2010-2020, con i soli interventi richiesti nel 2007-2010, le uscite per lo Stato saranno di 7,26 miliardi, di cui l'81% per mancato gettito Irpef e il 19% per minore imposte dovute al risparmio energetico, mentre si registreranno maggiori entrate per 5,52 miliardi legate ai maggiori interventi stimolati. Il saldo sarebbe negativo per 1,74 miliardi, 174 milioni l'anno&raquo;.<br /><br />&laquo;Tuttavia - spiegano sempre al Cresme - l'ipotesi di proroga che avevamo suggerito nel Rapporto Saienergia di ottobre, differenziare cio&egrave; le aliquote tra le varie tipologie di interventi, premiando quelli con pi&ugrave; risparmio energetico, e con controlli pi&ugrave; rigorosi sui tetti di spesa per unit&agrave; di misura, avrebbe comportato un saldo zero per le casse dello Stato&raquo;.<br /><br />Secondo il governo questo provvedimento sar&agrave; inserito tuttavia nel Milleproroghe, ma a parte che ancora non &egrave; certo, anche se lo fosse, &egrave; l'attesa che deprime l'economia (ecologica). <br /><br />Questa detrazione, infatti, ha messo d'accordo tutti, dalle piccole alle grande aziende fino ai privati cittadini. E' stata una delle poche cose che hanno dato ossigeno all'economia e ora che magari le aziende stanno programmando gli investimenti da fare, gli si tarpano le ali lasciandole a "galleggiare" in una fase in cui tutti si sgolano sull'importanza di dare messaggi di fiducia nell'ottica della crescita.<br /><br />Crescita che peraltro sarebbe anche sostenibile, visto che si parla di riduzione dei consumi energetici. Lavoro per le aziende e lavoro per le persone e invece no. Si predica fiducia e si razzola incertezza. Non solo, come scrivevamo ieri, tutto ci&ograve; che riguarda la sostenibilit&agrave; vale comunque la pena far scendere sistematicamente nell'elenco delle priorit&agrave;.<br /><br />Persino Napolitano lo ha ricordato - facendo riferimento esplicito al dissesto idrogeologico - e criticando una manovra definita "al buio" ovvero senza prospettive. Un conto, infatti, &egrave; stare attenti al bilancio, un conto fare solo l'elenco dei tagli e non far minimante capire (perch&eacute; nei fatti non si sa) che idea di sviluppo del Paese si ha in testa. Per questo e non solo per questo, l'attuale maggioranza deve andare a casa.<br /><br />fonte:www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title> Acidificazione degli oceani: un pericolo sempre pi&#xf9; vicino</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-11-13T14:18:08+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-565</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/07-november-2010#unique-entry-id-565</guid><content:encoded><![CDATA[Nei giorni scorsi nel Principato di Monaco &egrave; stato presentato lo studio "Ocean Acidification: Questions Answered" redatto dall'Ocean acidification reference user group con la partecipazione di una trentina di noti oceanografi di tutto il mondo. Si tratta di una vera e propria guida globale all'acidificazione degli oceani che &egrave; stata presentata dal principe Alberto II di Monaco durante un meeting organizzato dall'Iucn, che spiega: &laquo;L'acidificazione degli oceani causata dall'uomo avr&agrave; dei profondi effetti sulla vita marina, anche se le emissioni di CO2 cessassero di aumentare. Le osservazioni pi&ugrave; recenti dimostrano che la chimica marina cambia e solo una riduzione importante e rapida dell'utilizzo dei combustibili fossili e della deforestazione potrebbe aiutare a rimettere in sesto gli oceani&raquo;<br /><br />Secondo il rapporto &laquo;L'acidificazione degli oceani avanza 10 volte pi&ugrave; velocemente di quello a cui ha proceduto l'estinzione di un gran numero di specie marine 55 milioni di anni fa. Se si prosegue al ritmo attuale, ecosistemi fragili, come le barriere coralline, che ospitano una grande ricchezza biologica, saranno gravemente colpiti entro il 2050&raquo;.<br /><br />La guida comprende i pi&ugrave; recenti dati scientifici sulla velocit&agrave; e la dimensione dell'impatto delle emissioni di CO2 sugli oceani e sull'umanit&agrave;. Jean-Pierre Gattuso, coordinatore scientifico del Progetto europeo sull'acidificazione degli oceani, ha spiegato che &laquo;Dei nuovi dati scientifici sono pubblicati ad un ritmo sempre pi&ugrave; sostenuto a causa del numero crescente di grandi progetti di ricerca. E' quindi essenziale diffondere queste scoperte tra gli utilizzatori finali, tra i quali i decisori politici e l'opinione pubblica. E' quel che stiamo facendo&raquo;.<br /><br />Dan Laffoley, vicepresidente della Commissione mondiale delle aree protette dell'Iucn, responsabile per l'ambiente marino e incaricato della redazione di "Ocean Acidification: Questions Answered" ha sottolineato che &laquo;Il cambiamento climatico &egrave; uno e dappertutto, ma ha un gemello malefico, nato dallo stesso invisibile biossido di carbonio, che ha effetti pi&ugrave; misurabili, rapidi e che sembrano inarrestabili. Rispondendo alle principali questioni che pone l'acidificazione degli oceani, vogliamo dissipare la confusione e l'ignoranza esistenti, perch&eacute; ciascuno comprenda meglio quel che succede e perch&eacute; si tratti di un questione prioritaria a livello mondiale&raquo;.<br /><br />Infatti nessuna regione del pianeta &egrave; risparmiata dall'acidificazione degli oceani, proprio come dai cambiamenti climatici, ma alcune aree del mondo saranno colpite pi&ugrave; rapidamente di altre: &laquo;L'acidificazione avanzer&agrave; pi&ugrave; veloce nell'oceano Artico che diventer&agrave; ostile ad un gran numero di organismi marini, soprattutto quelli con conchiglie - spiega lo studio - La chimica della met&agrave; dell'oceano Artico sar&agrave; modificata entro il 2050, se i livelli di C02 continueranno ad aumentare al tasso attuale&raquo;.<br /><br />Carl Gustaf Lundin, direttore del Programma mondiale Iucn per l'ambiente marino e polare, &egrave; molto preoccupato: &laquo;La societ&agrave; dovrebbe svegliarsi senza pi&ugrave; aspettare davanti all'urgenza posta dall'acidificazione degli oceani. Un oceano acidificato rappresenta una minaccia grande e molto reale per la nostra esistenza. Bisogna agire al pi&ugrave; presto per ridurre gli impatti sui sistemi che riguardano la vita, fino a che siamo ancora in tempo&raquo;.<br /><br />fonte:www.greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; ecco costi e sprechi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:51:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-564</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-564</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.repubblica.it<br /><br />Italia fra i paesi a rischio<br />Il "Blue Book 2010" fa il punto sulle condizioni d'utilizzo delle risorse idriche. L'acqua potabile &egrave; ancora "economica" ma su scala globale la siccit&agrave; &egrave; costata all'Europa 100 mld in 30 anni. E il nostro Paese &egrave; tra quelli che tendono a consumare oltre il livello disponibile di ANTONIO CIANCIULLO<br /><br />Acqua, ecco costi e sprechi Italia fra i paesi a rischio<br /><br />Quanto ci costa l'acqua? Quella del rubinetto, su cui si concentra la maggior parte dell'attenzione, ha tutto sommato un costo contenuto: in media 1,37 euro a metro cubo, cio&egrave; poco pi&ugrave; di un millesimo di euro a litro. Ma la mancanza di acqua (determinata in parte dalla cattiva gestione, in parte dagli sprechi, in parte dai cambiamenti climatici) &egrave; costata all'Europa in termini di siccit&agrave; 100 miliardi di euro negli ultimi 30 anni. E per rimettere in regola il sistema completando la rete degli acquedotti, delle fogne e della depurazione, serviranno 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel "Blue Book 2010", lo studio che ogni anno fotografa la situazione del servizio idrico in Italia.<br /><br />L'analisi parte dalla definizione della situazione europea: le risorse totali di acqua dolce sono relativamente abbondanti (2,3 milioni di metri cubi l'anno) e solo il 13% di questa quantit&agrave; viene utilizzata. Ma in 12 Paesi, concentrati soprattutto nell'area del Mediterraneo, c'&egrave; una situazione critica. Con un indice di sfruttamento idrico (il rapporto tra il totale dell'acqua dolce utilizzata e il totale della risorsa rinnovabile disponibile) superiore al 20% esiste infatti una condizione di stress e con un indice superiore al 40% lo stress diventa grave e la situazione insostenibile nel lungo periodo. Ebbene, sette paesi (in cui vive il 32% della popolazione europea) soffrono di un lieve stress idrico (Romania, Belgio, Danimarca, Grecia, Turchia, Portogallo e Regno Unito), mentre altri quattro (18% della popolazione) si trovano in una condizione peggiore (Cipro, Malta, Italia e Spagna) e nel caso di Cipro si parla di stress grave.<br /><br />A questo quadro preoccupante si &egrave; arrivati anche per il crescente uso dell'irrigazione: il 30-40% dei prodotti agricoli a livello mondiale viene coltivato nel 16 % di terre agricole irrigate e la percentuale salir&agrave; all'80 per cento nei prossimi 30 anni. L'Italia - informa il Blue Book - &egrave; al primo posto in Europa sia per i consumi di acqua per abitante, sia per la maggiore estensione agricola irrigata: "Questa superficie, unitamente alla superficie agricola non irrigata, potrebbe dare sostentamento a circa 200 milioni di abitanti, eppure il nostro paese presenta un deficit commerciale in campo alimentare. Gran parte della quantit&agrave; di cibo prodotta dalla nostra agricoltura, infatti, viene distrutta perch&eacute; i vincoli internazionali, primi fra tutti quelli dell'Unione Europea, non ne consentono la commercializzazione".<br /><br />Infine, per quanto riguarda i consumi domestici, secondo un'indagine dell'Ocse, i principali sono dovuti all'igiene personale (33% per docce e bagno ed 10% per lavandini), seguiti dall'uso della toilette (31%), dagli elettrodomestici (11% per le lavatrici e 3% per le lavastoviglie). I consumi esterni, principalmente dovuti a giardinaggio e piscine, rappresentano circa il 3% del totale.<br /><br />(21 settembre 2010) ]]></content:encoded></item><item><title>AEEG&#x2c; 166 MILIONI INDEBITAMENTE PERCEPITI DA RINNOVABILI O CIP6</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:50:51+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-563</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-563</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Le somme recuperate andranno a favore delle bollette dei consumatori.<br />A seguito dell'attivit&agrave; di controllo svolta negli ultimi cinque anni l'Autorit&agrave; per l'energia, con la collaborazione della Cassa conguaglio per il settore elettrico (CCSE), ha individuato 166 milioni di euro di incentivi indebitamente percepiti da impianti a fonti assimilate o rinnovabili; le somme recuperate andranno a favore delle bollette dei consumatori.<br /><br />Lo rende noto l'AEEG precisando che dall'inizio dell'attivit&agrave; di verifica sono state effettuate 130 le ispezioni, su un parco di centrali per una potenza complessiva di 9.350 MW, il 43% circa costituito da impianti alimentati da fonti assimilate, cio&egrave; di origine fossile. Ricordiamo che secondo il Cip 6, risultano alimentati da fonti assimilate gli impianti di cogenerazione e quelli che utilizzano calore di recupero e fumi di scarico, gli scarti di lavorazione e/o di processo, le fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori.<br /><br />"A seguito di queste verifiche - spiega il presidente dell'Autorit&agrave; Alessandro Ortis - &egrave; stato possibile avviare azioni di recupero amministrativo di incentivi, indebitamente percepiti, per circa 166 milioni di euro; di questi, pi&ugrave; di 110 milioni sono gi&agrave; stati versati. Il tutto si &egrave; sviluppato con efficienza, perch&eacute; il costo per i controlli effettuati &egrave; stato inferiore a 1,5 milioni di euro. I recuperi vanno a vantaggio diretto dei consumatori, a contenimento delle bollette".<br /><br />Fonte:<br />Casaeclima.com]]></content:encoded></item><item><title>In crisi i fiumi&#x2c; sono usati da 80&#x25; popolazione</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:46:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-562</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-562</guid><content:encoded><![CDATA[Si salvano solo le zone artiche e tropicali ma a partire da Stati Uniti ed Europa la maggior parte dei fiumi del pianeta, che attraversano regioni dove vive l'80% della popolazione mondiale, sono in un vero e proprio 'stato di crisi', super sfruttati e minacciati soprattutto da agricoltura, costruzione di dighe, inquinamento e specie invasive. Il rapporto sulla salute dei fiumi del pianeta si e' guadagnato la copertina di Nature di questa settimana ed e' stato messo a punto da un gruppo di ricerca coordinato dall'americano Charles Vorosmarty del City College di New York.<br /><br /> L'acqua dolce soprattutto quella dei fiumi, sottolineano gli esperti, e' la piu' importante risorsa naturale del mondo, sostiene la vita umana e lo sviluppo economico ed e' indispensabile per innumerevoli microorganismi e animali dell'ecosistema terrestre. Ma il ritratto che emerge dallo studio e' nerissimo per la maggior parte dei fiumi, sui quali vivono ben 5 miliardi di persone: molti fattori di stress, (dall'inquinamento alle specie invasive) sottolineano i ricercatori, mettono in pericolo la sicurezza delle acque e il 65% degli habitat dei fiumi del mondo, minacciando anche la sopravvivenza di migliaia di specie acquatiche e animali. Nelle mappe realizzate dai ricercatori si puo' osservare che i fiumi piu' in crisi si trovano sia nei Paesi sviluppati e sia in quelli in via di sviluppo, principalmente negli Stati Uniti e in Europa (dove e' soprattutto a rischio la biodiversita' dei fiumi), e poi in una larga porzione dell'Asia Centrale, Medio Oriente, India e Cina orientale. I fiumi piu' puliti e meno 'stressati' sono quelli che attraversano i luoghi piu' remoti, inaccessibili e poco urbanizzati, per esempio delle regioni artiche e tropicali. Le cause della degradazione sono simili per quasi tutti i fiumi: dallo sfruttamento agricolo per l'irrigazione, all'inquinamento dovuto agli scarichi delle industrie o alla produzione di energia, alla costruzione di dighe, all'introduzione di nuove specie per ripopolare la fauna acquatica.<br /><br /> <br />La scoperta e' il frutto della prima iniziativa su scala globale che, grazie a simulazioni al computer, quantifica l'impatto di 23 differenti fattori di stress su biodiversita' dei fiumi e sicurezza delle acque.<br /><br />''Non possiamo piu' guardare alla sicurezza delle acque per scopi umani e alla biodiversita' in maniera scollegata'' ha osservato il coordinatore dello studio, Vorsmarty. '''Lo studio che abbiamo messo a punto - ha aggiunto - non solo analizza insieme queste due problematiche ma offre anche strumenti ai governi per rispondere alla crisi globale dei fiumi''. Secondo Vorsmarty per correre ai ripari prima che la situazione diventi irreversibile occorrono investimenti urgenti e strategie che tengano conto dei bisogni di uomo e natura sia per assicurare alla popolazione globale l'uso di acque sicure sia per preservare la biodiversita'.<br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>Parchi Europei&#x2c; si fa strada turismo intelligente </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:46:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-561</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-561</guid><content:encoded><![CDATA[Con circa 60 milioni di visitatori stimati ogni anno, il turismo amico della natura "certificato" dalla Carta europea per il turismo sostenibile nelle aree protette si sta facendo largo nell'Europa dei 27. A fare il punto sul fenomeno sar&agrave; la conferenza di Europarc, la federazione che rappresenta 460 soci in 36 paesi, al via mercoled&igrave; prossimo a Pescasseroli, nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. "Ad oggi - spiega Federico Minozzi, responsabile Europarc a Bruxelles - sono 73 le aree protette certificate in 8 paesi d'Europa secondo i criteri della Carta europea per il turismo sostenibile e circa 250 le imprese partner. Altri cinque nuovi parchi saranno certificati nel corso della conferenza". E l'Italia? "Sono sette i parchi certificati (Parco nazionale dei Monti Sibillini, Parco regionale delle Alpi Marittime, Parco naturale Adamello Brenta, Parco naturale dell'alto Garda bresciano, Riserve dell'oltrep&ograve; mantovano, Riserva naturale del Lago di Piano e Parco regionale dell'Adamello) - aggiunge l'esperto - e quattro quelli candidati (Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco nazionale della Sila, Riserva di Monte Rufeno, Parco regionale delle Madonie). Di particolare interesse &egrave; l'esperienza della Regione Lombardia, che ha sostenuto, anche finanziariamente, l'applicazione della Carta nei propri parchi regionali". L'elemento centrale di queste aree protette con il "bollino" ufficiale del turismo amico dell'ambiente, &egrave; l'idea di di stringere un patto tra pubblico e privato nella costruzione di uno sviluppo turistico sostenibile, amico della biodiversit&agrave; e degli elementi che costituiscono l'identit&agrave; dei parchi. Un modello italiano &egrave; quello dell'Adamello Brenta, dove una serie di riunioni in diverse comunit&agrave; locali ha consentito di mettere a fuoco gli obiettivi del piano di azione. Un altro principio della carta &egrave; quella di conservare il patrimonio naturale insieme a quello culturale. Ecco allora l'esempio del fiume Reno, dove vengono organizzati tour guidati in Francia e Germania con l'aiuto di guide naturalistiche, che spiegano le specificit&agrave; di questo ecosistema transfrontaliero, offre la possibilit&agrave; di fare birdwatching notturno e di conoscere i prodotti locali. Poi c'&eacute; la formazione: qui a dare lezioni &egrave; la Spagna, con l'area protetta Donana , in Andalusia, dove per dieci anni &egrave; stato formato sia il personale del parco sia la guida dell'azienda locale. Il Parco nazionale Harz in Germania invece ha certificato le strutture di accoglienza, rispondendo non solo al benessere del visitatore, ma anche al risparmio delle risorse energetiche, per una mobilit&agrave; sostenibile e a favore dei prodotti locali.<br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>Energia: 11 parchi eolici bloccati da tribunali</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:38:08+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-560</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-560</guid><content:encoded><![CDATA[di Teresa Carbone<br /><br />ROMA - Infrazioni di leggi comunitarie e nazionali, normative sul paesaggio, sulla tutela degli uccelli protetti, mancanza di valutazioni sull'impatto ambientale, crollo del valore degli immobili e pericolo di frane. Sono alcuni dei motivi per i quali 11 progetti di impianti eolici in Italia sono stati fermati, in attesa di sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali e, in alcuni casi, del Consiglio di Stato.<br /><br />Le organizzazioni Italia Nostra e Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) hanno raccolto le storie di questi undici casi italiani e li hanno presentati alla Commissione Ambiente della Camera, che sta realizzando audizioni per rivedere l'intero sistema, definito dalle associazioni ''poco remunerativo se non per i forti incentivi che riceve dallo Stato''.<br /><br />In Sicilia, oltre cento torri eoliche che sfiorano i cento metri di altezza, previste da due progetti distinti della Api Holding, dovrebbero essere costruite all'interno del Parco dei Nebrodi e si piazzerebbero proprio sulla rotta di migrazione di molti uccelli, alcuni dei quali protetti come le cicogne. Le torri comprometterebbero anche l'esistenza di volatili residenti nell'area come le aquile reali e i grifoni. Gli uccelli, in volo cieco, sfruttando le correnti ascensionali per risparmiare energia, si schianterebbero inevitabilmente contro le pale.<br /><br />In Sardegna, il prossimo 25 ottobre ci sara' la prima udienza di un processo in cui sono state rinviate a giudizio sei persone, tra cui tecnici regionali che avrebbero dato l'autorizzazione a costruire il parco eolico di Nulvi-Tergu, senza i necessari permessi. In Puglia, nell'ambito del progetto del parco eolico di Nardo', in provincia di Lecce e' prevista la costruzione di 31 torri eoliche da parte della Italgest Wind (acquisita da Enel Green Power) a 250 metri di distanza da case abitate e a meno di 600 metri da strade provinciali e statali.<br /><br />In questo caso, secondo Italia Nostra e CNP, la perdita del valore immobiliare sarebbe repentina, senza contare le condizioni di vita a cui sarebbero sottoposti gli abitanti, per il rumore delle pale. Un'esperienza simile e' stata raccontata da una coppia tedesca che viveva a Murci, in Toscana, a poche centinaia di metri da alcune torri eoliche. Dopo un anno di annotazioni in un diario, in cui si alternavano descrizioni di stati di ansia, mancanza di sonno e spossatezza, i due hanno deciso di abbandonare la casa.<br /><br />Piero Romanelli, invece, non e' ancora andato via ma sta conducendo una strenua battaglia per la sua salute e la sua casa che sorge nel mezzo del parco eolico Casoni di Romagna. Romanelli e' finito anche in ospedale per i sintomi provocati dal rumore delle pale eoliche. Sempre a Nardo', una relazione geologica ipotizza che i carichi trasmessi dalle fondamenta dell'impianto eolico al terreno sottostante si possano propagare, innescando cedimenti e crolli. L'ultima parola sul progetto dovra' arrivare dal Tar della Puglia a cui sono ricorsi il Cnp e il Comune.<br /><br />Piu' a Sud, gli aerogeneratori della CRE Project minacciano il paesaggio delle Piccole Dolomiti della Basilicata e il Parco nazionale dell'Alta Murgia. In quest'ultimo caso, la procura di Bari sta facendo accertamenti sui documenti del progetto e su eventuali infiltrazioni criminali nelle societa' proponenti. In Molise, ad essere minacciato e' il patrimonio archeologico. Sedici torri da 126 metri della Essebiesse Power dovrebbero essere costruite in prossimita' del sito archeologico di Altilia Sepinum, citta' fondata dai romani sul tratturo della transumanza.<br /><br />L'8 ottobre ci sara' un pronunciamento del Consiglio di Stato. Nel vicino Abruzzo, il paese di Casteguidone rischia il suo paesaggio che potrebbe essere costellato da 11 torri eoliche di 130 metri, mentre nella provincia di Benevento, sulla montagna di Morcone nonostante il parere negativo della soprintendenza dei Beni Culturali, rischiano di comparire 32 torri di 130 metri, della societa' Dotto. La decisione finale spetta alla Regione Campania che ha lasciato in sospeso la questione dal 2007.<br /><br />&copy; Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: MILANA (S&#x26;D)&#x2c; PER BRUXELLES PATRIMONIO DA TUTELARE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-09-30T16:38:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-559</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/26-september-2010#unique-entry-id-559</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 16 SET - Il commissario europeo all'ambiente Janez Potocnik, ha risposto all'interrogazione sulla natura dell'acqua presentata ''dai membri italiani del gruppo dei Socialisti e Democratici europei all'Europarlamento - tra cui Guido Milana, Vittorio Prodi e Debora Serracchiani - rassicurandoli sul fatto che l'acqua non e' un prodotto commerciale al pari degli altri, bensi' un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale...''. Lo rende noto oggi a Bruxelles l'eurodeputato Milana in una nota in cui sottolinea che ''quella interpretazione da' forza ai referendari confermando le posizioni di coloro che in Italia hanno assunto un atteggiamento contrario alla volonta' del governo''. In Italia, a luglio, erano stati raccolti un milione e 400mila firme per un'iniziativa referendaria in favore dell'acqua come bene comune. Potocnik inoltre, precisa Milana, ''si e' trovato d'accordo con l'affermazione contenuta nell'interrogazione, sulla legittimita' di competenza - che deve spettare ad ogni Stato membro - nel decidere se tale bene sia di proprieta' demaniale e pubblica, o privata, o ancora mista''. LEN<br />]]></content:encoded></item><item><title>Siccit&#xe0; e consumo eccessivo di acqua in Europa&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-26T00:00:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-558</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-558</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Dai campi da golf ai libri, dall'olio di oliva ai vaccini, tutti i beni e i servizi su cui contiamo, come molte delle nostre attivit&agrave; quotidiane, richiedono una risorsa vitale: l'acqua. Una recente relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) conferma che in molte parti d'Europa l'utilizzo dell'acqua &egrave; insostenibile e contiene raccomandazioni relative a un nuovo approccio nei confronti della gestione delle risorse idriche.<br /><br />La relazione dell'AEA " Water resources across Europe &ndash; confronting water scarcity and drought &ldquo; (Risorse idriche in Europa &ndash; affrontare il problema della carenza idrica e della siccit&agrave;) sottolinea che, mentre nel sud dell'Europa continuano a sussistere i maggiori problemi dovuti a carenza di acqua, lo stress idrico &egrave; in aumento anche in alcune regioni del nord. Inoltre il cambiamento climatico provocher&agrave; un aumento della gravit&agrave; e della frequenza delle siccit&agrave; in futuro, esacerbando lo stress idrico, soprattutto nei mesi estivi.<br /><br />"Viviamo al di sopra delle nostre possibilit&agrave; per quanto riguarda l'acqua. La soluzione a breve termine al problema della carenza d'acqua &egrave; stata di estrarre quantit&agrave; sempre maggiori di acqua dalle nostre risorse di superficie e sotterranee. Lo sfruttamento eccessivo non &egrave; sostenibile con ripercussioni sulla qualit&agrave; e sulla quantit&agrave; dell'acqua rimanente, come pure sugli ecosistemi che da essa dipendono", ha detto la professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'AEA. "Dobbiamo diminuire la domanda, ridurre al minimo la quantit&agrave; di acqua che estraiamo e aumentare l'efficienza del suo uso".<br /><br />Risultati principali e raccomandazioni<br /><br />Affinch&eacute; a livello gestionale si passi dall'aumento dell'offerta alla riduzione al minimo della domanda, occorre avviare diverse politiche e prassi:<br /><br />in tutti i settori, compresa l'agricoltura, il prezzo dell'acqua deve essere stabilito in base al volume utilizzato;<br />i governi devono attuare piani di gestione della siccit&agrave; pi&ugrave; ampiamente e concentrarsi sulla gestione dei rischi piuttosto che su quella delle crisi;<br />le colture bioenergetiche che richiedono molta acqua dovranno essere evitate in zone caratterizzate da carenza idrica;<br />attraverso una combinazione di selezione di colture e metodi di irrigazione, se sostenuti da programmi di assistenza per gli agricoltori, &egrave; possibile migliorare in modo considerevole l'efficienza idrica in agricoltura; i fondi nazionali ed europei, compresa la politica agricola comune dell'Unione europea, possono svolgere un ruolo importante nella promozione dell'uso efficiente e sostenibile delle risorse idriche in agricoltura;<br />le misure di sensibilizzazione della popolazione, quali l'etichettatura ecologica, la certificazione ecologica e i programmi di educazione nelle scuole sono essenziali per conseguire un utilizzo sostenibile dell'acqua;<br />devono essere affrontati i problemi relativi alle perdite nei sistemi di approvvigionamento idrico; in talune parti d&rsquo;Europa, la perdita d&rsquo;acqua dovuta a questa causa pu&ograve; superare il 40 % della fornitura totale;<br />l'estrazione illegale di acqua, spesso per uso agricolo, &egrave; diffusa in determinate aree d'Europa; per affrontare la questione deve essere attuato un monitoraggio adeguato e deve essere introdotto un sistema di multe o sanzioni;<br />le autorit&agrave; devono creare incentivi per un maggiore utilizzo di forniture alternative di acqua, quali le acque reflue trattate, le acque grigie e le acque piovane "raccolte", al fine di contribuire alla riduzione dello stress idrico.<br /><br />Panorama dell'utilizzo dell'acqua in Europa<br /><br />In tutta Europa, il 44 % dell'acqua estratta viene utilizzato per la produzione di energia, il 24 % per l'agricoltura, il 21 % per l'approvvigionamento idrico pubblico e l'11 % per l'industria. Tuttavia questi dati mascherano notevoli differenze nell&rsquo;utilizzo settoriale di acqua nell&rsquo;intero continente. Nell'Europa meridionale, per esempio, l'agricoltura impiega il 60 % dell&rsquo;acqua estratta e in alcune zone anche l'80 %.<br /><br />In Europa, le acque di superficie, quali laghi e fiumi, forniscono l'81 % del totale delle acque dolci estratte e rappresentano la fonte idrica principale per l&rsquo;industria, l&rsquo;energia e l&rsquo;agricoltura. Invece, l'approvvigionamento idrico pubblico dipende principalmente dalle acque sotterranee perch&eacute; generalmente sono di migliore qualit&agrave;. Quasi tutta l'acqua utilizzata nella produzione di energia &egrave; restituita a un corpo idrico, cosa che non avviene per la maggior parte di quella estratta per l'agricoltura.<br /><br />La desalinazione &egrave; ormai un'alternativa sempre pi&ugrave; frequente alle fonti convenzionali di acqua, specialmente nelle regioni europee che soffrono di stress idrico. Tuttavia, nel valutare l'impatto globale della desalinazione sull'ambiente occorre tenere conto del suo elevato fabbisogno energetico e del risultante accumulo di &ldquo;brine&rdquo; (fluido salino scarto del trattamento).<br /><br /><br />La relazione &egrave; disponibile all'indirizzo http://www.eea.europa.eu/publications/water-resources-across-europe<br /><br />La relazione &egrave; stata presentata alla stampa nel corso del 5&deg; Forum mondiale dell'acqua a Istanbul, Turchia: http://worldwaterforum5.org/<br /><br />fonte: http://www.eea.europa.eu/it]]></content:encoded></item><item><title>Cambiamenti climatici:lanciata campagna per mobilitare i giovani</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:55:19+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-557</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-557</guid><content:encoded><![CDATA[ La Commissione europea e MTV Networks International hanno lanciato la campagna<br /> &ldquo;Play to Stop &ndash; Europe for Climate&rdquo;.<br />La campagna ha l&rsquo;obiettivo di coinvolgere nei mesi da luglio a dicembre i giovani<br />di 11 Stati membri dell&rsquo;UE nella lotta contro i cambiamenti climatici.<br />La campagna si svolger&agrave; in Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito, Romania, Svezia, e Ungheria.<br />Tre concerti di artisti conosciuti a livello internazionale avranno luogo a Stoccolma, Budapest e Copenaghen e saranno trasmessi su MTV.<br />Il primo concerto, a cui parteciper&agrave; Moby, &egrave; previsto a Stoccolma il 20 agosto.<br />Per tutta la durata della campagna, MTV dedicher&agrave; alcuni contenuti editoriali alla lotta contro i cambiamenti climatici, producendo diversi programmi speciali.<br />Ogni concerto sar&agrave; tenuto in concomitanza di un importante evento in materia di clima: la settimana mondiale dell&rsquo;acqua a Stoccolma, la settimana della mobilit&agrave; a Budapest e la conferenza sul clima a Copenaghen.<br />Personaggi famosi, presenti in qualit&agrave; di ambasciatori dei diversi Paesi, avranno il compito di contribuire ad attirare l&rsquo;attenzione del pubblico sui messaggi trasmessi. Tra di essi la tennista bulgara Magdalena Maleeva, l&rsquo;attore ceco Tomas Hanak, la cantante danese Anna David, la stella della televisione italiana Paola Maugeri, il presentatore polacco Michał Pir&oacute;g e l&rsquo;attivista rumeno per il clima Serban Miron Copot.<br /><br />sito web:  http://www.mtvplay4climate.eu/<br /><br /> fonte: http://www.carrefoursicilia.it/<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Bonificare i terreni con l&#x27;aiuto delle piante</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:55:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-556</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-556</guid><content:encoded><![CDATA[<br />I PUNTI DI FORZA DELLA PHYTOREMEDIATION, LA BIOREMEDIATION CON LE PIANTE, PER BONIFICARE TERRENI DA INQUINAMENTO DI METALLI PESANTI<br /><br />Usare le piante per bonificare i terreni inquinati da metalli pesanti. E' quanto studiato da un gruppo di ricerca di Pisa che ha presentato i risultati della ricerca al Convegno internazionale "Environmental Pollution and Clean Bio/Phytoremediation" organizzato dalla sezione di Chimica Agraria del Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie e coordinato dal professor Riccardo Izzo.<br /><br />La sperimentazione nella Laguna di Grado e Marano in provincia di Udine<br />In provincia di Udine vi &egrave; un'area inquinata di circa 3-4 ettari compresa all'interno del sito denominato "Laguna di Grado e Marano e dei corsi d'acqua limitrofi" identificato come sito di interesse nazionale dal Programma Nazionale di ripristino ambientale dei siti contaminati. L'area inquinata &egrave; adibita a discarica per lo smaltimento di ceneri di pirite provenienti dai processi di arrostimento del minerale per l'estrazione dello zolfo e la produzione di acido solforico. A seguito di analisi chimiche il sito &egrave; risultato gravemente contaminato da cinque metalli pesanti: arsenico, cadmio, piombo, rame e zinco. "I primi tre - spiega Flavia Navari - sono tossici a tutte le concentrazioni, mentre lo zinco ed il rame, elementi indispensabili sia per la crescita delle piante che per gli esseri viventi, lo sono solo ad alte concentrazioni, come riscontrato in questo caso". La laguna di Grado e Marano &egrave; oggetto di studio da parte del gruppo di ricerca della professoressa Navari dal 2005 insieme alle Universit&agrave; di Udine, Padova, Firenze e Milano statale.<br /><br /> <br /><br />L'innovazione nelle tecniche di phytoremediation<br />Il lavoro &egrave; partito da uno screening del suolo per individuare i livelli di contaminazione per poi proseguire con la selezione delle piante pi&ugrave; adatte a bonificare il terreno e la tecnologia pi&ugrave; opportuna da impiegare. "Le piante - racconta Flavia Navari - funzionano come delle specie di 'pompe' ad energia solare che assorbono i metalli dal suolo. Nel caso del sito situato nella laguna di Grado e Marano la specie che &egrave; risultata pi&ugrave; efficace &egrave; la Brassica carinata (foto). Infatti, anche se non appartiene alle piante 'iperaccumulatrici' propriamente dette, vale a dire a quel gruppo di piante capaci di assorbire altissime quantit&agrave; di metalli, durante la sperimentazione essa non ha ridotto in maniera sensibile la biomassa e, soprattutto, &egrave; riuscita a tollerare le alte concentrazioni di pi&ugrave; metalli senza soccombere". "Le piante - continua la professoressa Navari - riescono ad assorbire meglio ed in quantit&agrave; maggiore i metalli se prima essi sono resi disponibili nel terreno e questo pu&ograve; avvenire in vari modi, ad esempio coltivando specie vegetali che liberano nel suolo attraverso le radici degli 'essudati radicali' che solubilizzano i metalli legati alle particelle del terreno oppure utilizzando dei composti chimici di sintesi particolarmente indicati allo scopo". Ed in questa seconda possibilit&agrave; sta proprio l'innovazione tecnologica studiata dal gruppo della professoressa Navari. Fino a poco tempo fa al suolo veniva addizionato l'acido etilendiamminotetraacetico (EDTA) che per&ograve; ha come controindicazione il fatto che si degrada lentamente nel suolo e pu&ograve; quindi, a sua volta, inquinare le falde acquifere a seguito di piogge abbondanti o irrigazioni. "Al posto dell'EDTA - spiega Mike Frank Quartacci, ricercatore del Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie e componente del gruppo di ricerca - abbiamo sperimentato con successo un composto simile, vale a dire l'acido etilendiamminodisuccinico (EDDS), che presenta il vantaggio di degradarsi totalmente in pochi giorni senza perci&ograve; causare problemi di ulteriore inquinamento. In questo modo &egrave; stata eliminata una delle possibili criticit&agrave; della decontaminazione 'verde'".<br /><br />Punti di forza e criticit&agrave; della Phytoremediation<br />Dal punto di vista ambientale i terreni decontaminati con questa biotecnologia restano fertili, al contrario di quanto avviene usando i metodi chimico-fisici "tradizionali" che, inoltre, sono assai pi&ugrave; costosi. Ma la vera criticit&agrave; dei metodi di bonifica verde in realt&agrave; sta altrove, nonostante i molti vantaggi che essa presenta. "Infatti il vero problema - conclude Riccardo Izzo - sono i tempi. Per bonificare un terreno utilizzando le piante occorrono molti anni in dipendenza del livello di inquinamento, senza contare che in Italia siamo ben lontani dall'avere una completa mappatura delle aree inquinate e quindi passibili di intervento". <br />Redazione MolecularLab.it (27/07/2010)]]></content:encoded></item><item><title>Studio rivela il comportamento &#x22;diplomatico&#x22; dei delfini</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:54:09+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-555</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-555</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><img class="imageStyle" alt="" width="180" height="141" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry555-aspjpeg.asp.jpeg" /><br /><br />ANALIZZATI SUONI PRODOTTI DAI MAMMIFERI MARINI: I FISCHI MELODIOSI SERVONO PER IL CONTATTO E STRATEGIE, GLI SQUITTI INVECE PER PREVENIRE AGGRESSIONI IN SITUAZIONE DI STRESS<br /><br />Alcuni scienziati del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), con sede in Sardegna, hanno pubblicato il repertorio ad oggi pi&ugrave; completo dei suoni emessi dal delfino tursiope (Tursiops truncatus). Lo studio evidenzia la modalit&agrave; con cui questi mammiferi comunicano e mantengono la propria posizione all'interno della gerarchia sociale emettendo fischi e squittii. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel volume Dolphins: Anatomy, Behaviour and Threats della Nova Science Publishers.<br /><br />Da tempo &egrave; noto che questa specie ricorre in modo particolare al linguaggio vocale ma fino ad ora si riteneva che emettessero principalmente fischi: gli scienziati, infatti, ignoravano l'importanza e l'uso degli squittii. Questo ultimo studio, che ha avuto una considerevole durata, &egrave; stato svolto lungo le coste sarde e si &egrave; basato su registrazioni audio e osservazioni del comportamento di questi mammiferi sia in superficie che in profondit&agrave;. I risultati mettono in luce come entrambe le tipologie di suoni siano di vitale importanza per la vita sociale di questi animali.<br /><br />Lo scienziato spagnolo Bruno Diaz, primo autore dello studio e ricercatore presso il BDRI, insieme al paraguaiano J. Andrea Bernal Shirai, ha scoperto che il delfino tursiope sardo, come altre specie, ha un repertorio vocale composto da 14 segnali acusticamente diversi che si differenziano per forma acustica e durata.<br /><br />  Gli scienziati hanno scoperto che la gamma dei suoni emessi dai mammiferi spazia da suoni pi&ugrave; dolci e melodici fino ad arrivare a suoni duri, quasi spiacevoli, ed &egrave; caratterizzata da durate diverse: da pigolii quasi impercettibili a strilli e gridi molto forti.<br /><br />Secondo il dott. Diaz questa gamma di suoni &egrave; indice di un complesso repertorio vocale in cui i fischi pi&ugrave; dolci, dunque i pi&ugrave; melodiosi, sono utilizzati dai delfini (in particolare da madri e figli) per rimanere in contatto e per coordinare le strategie di caccia. Come ha spiegato, lo studio ha trovato prove che dimostrerebbero che "i pattern stereotipati di fischi e i fischi-firma sono utilizzati per richiamare i cuccioli nel campo visivo della presunta madre".<br /><br />Gli squittii emessi dai delfini, pi&ugrave; complessi e differenziati dei fischi, sono invece impiegati per "prevenire aggressioni fisiche in situazioni caratterizzate da grande eccitazione, come nel caso in cui gli animali si trovano a combattere, per esempio, per lo stesso pezzo di cibo", ha spiegato il dott. Diaz.<br /><br />I delfini di questa specie emettono squittii quando stanno cacciando e in momenti di forte aggressivit&agrave;. I suoni, come aggiunge, consentono agli individui di mantenere la loro posizione all'interno della gerarchia sociale: i delfini emettono questi suoni striduli , per esempio, quando sono in presenza di altri esemplari che si dirigono verso la stessa preda per costringere il meno forte a farsi velocemente da parte in modo da evitare qualsiasi tipo di confronto.<br /><br />I ricercatori hanno scoperto che le emissioni vocali aumentano "in particolare in concomitanza con le attivit&agrave; che vedono gli animali compiere danni o socializzare in modo eccitato. Questa &egrave; la conferma della relazione tra attivit&agrave; e produzione di determinati segnali sociali". Inoltre, "il fatto che sia stata osservata una relazione positiva tra le dimensioni di un gruppo e la produzione di segnali sociali, conferma che il linguaggio dei delfini viene utilizzato per scopi comunicativi e sociali", hanno aggiunto.<br /><br />Il dott. Diaz e il dott. Shirai hanno evidenziato che per quanto concerne questo ultimo aspetto sembra che i delfini presentino un grado di complessit&agrave; maggiore rispetto agli umani. "Il dato sorprendente che &egrave; emerso su questi suoni &egrave; che, a differenza di quelli umani, sono caratterizzati da un elevato livello di unidirezionalit&agrave;", ha commentato il ricercatore spagnolo. "Un delfino pu&ograve; emettere un suono per un altro esemplare, che considera un rivale, e quest'ultimo sa con certezza che il suono &egrave; rivolto a lui". <br />Fonte: Cordis (29/07/2010)]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;ORSA JURKA VA IN GERMANIA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:48:01+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-554</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-554</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><img class="imageStyle" alt="" width="300" height="239" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry554-jurka-300x239.jpg" /><br /><br />Proprio in queste ore sono iniziale le delicate operazioni di trasferimento dell&rsquo;orsa Jurka dal centro vivaistico forestale del Casteler, dove trovava dall&rsquo;aprile 2008, al &ldquo;Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi&rdquo;, situato a Schmiedsberg in Schapbach. L&rsquo;orsa, addormentata e visitata dai veterinari, &egrave; apparsa in ottime condizioni, il suo peso &egrave; di circa 150 kg. Pochi minuti dopo essere stata caricata sul mezzo di trasporto si &egrave; svegliata; raggiunger&agrave; la Germania in tarda serata.<br />Jurka era tenuta in cattivit&agrave; al Casteler &ndash; centro vivaistico provinciale, all&rsquo;interno di uno spazio di circa 8mila metri quadri di bosco e prato, a causa dell&rsquo;irrequietezza che aveva manifestato in natura. In questi mesi l&rsquo;orsa non ha causato nessun problema e, al contrario, si &egrave; comportata in modo piuttosto tranquillo; ottima anche la sua salute: &egrave; leggermente ingrassata e ha raggiunto i 150 kg di peso, nonostante una dieta composta per il 90% di frutta e verdura.<br />Lo spostamento nel parco della Foresta Nera consentir&agrave; a Jurka di muoversi all&rsquo;interno di una vasta area forestata di circa 7 ettari, in contatto anche con altri orsi e, in futuro, con lupi.<br />L&rsquo;iniziativa &egrave; nata in seguito ad una richiesta della &ldquo;Fondazione per orsi&rdquo; di Worbis in Germania che, con il supporto dell&rsquo;Associazione ambientalista per la protezione degli animali &ldquo;No alla Caccia&rdquo;, ha offerto alla Provincia autonoma di Trento la disponibilit&agrave; ad ospitare Jurka in questo grande parco tedesco, il cui allestimento &egrave; stato da poco ultimato. L&rsquo;area, situata in una valletta boscata attraversata da un ruscello, &egrave; destinata proprio all&rsquo;accoglienza di orsi provenienti dalla cattivit&agrave;, al fine di migliorarne le condizioni di vita ed allo stesso tempo attivare iniziative di formazione e di didattica sulla conservazione dei grandi carnivori.<br />Lo spostamento dell&rsquo;animale ha visto il coinvolgimento del Ministero delle Foreste di Roma e Verona e delle corrispondenti autorit&agrave; tedesche. Le spese relative al trasporto e al mantenimento dell&rsquo;orsa, in futuro, saranno a carico della Fondazione.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>La terra fatica a respirare&#x22; l&#x27;allarme della Nasa</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:47:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-553</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-553</guid><content:encoded><![CDATA[Due ricercatori hanno studiato i dati dei satelliti della Nasa, prodotti negli ultimi 30 anni. Il dato che preoccupa di pi&ugrave; &egrave; che il riscaldamento globale fino al 2000 aveva portato ad un'accellerazione della produttivit&agrave; delle piante, mentre dal 2000 al 2009 l'inaridimento delle terre ha comportato una diminuzione netta della capacit&agrave; delle piante di rimpiazzare la CO2 con Ossigeno.<br /><br />La Repubblica: Nasa, l'allarme rosso<br />http://ambiente.liquida.it/<br /><br />Secondo l&rsquo;Istituto, da gennaio a luglio di quest&rsquo;anno le temperature registrate sulla superficie terrestre sono state pi&ugrave; elevate di 0,69 gradi rispetto alla media, stracciando i precedenti &lsquo;record&rsquo; del 2005 e del 1998. Particolarmente colpiti dalle temperature elevate gli Usa e l&rsquo;Europa orientale. In quest&rsquo;ultima regione si sono registrati addirittura 5 gradi in pi&ugrave; della media, riferisce ancora il Goddard Institute.<br /><br />Complessivamente si pu&ograve; gi&agrave; dire, secondo gli esperti Nasa, che il mese di luglio 2010 sia stato il pi&ugrave; caldo dell&rsquo;emisfero boreale dall&rsquo;inizio delle misurazioni meteorologiche, con 0,81 gradi in pi&ugrave; rispetto alla media. Se poi si considera anche l&rsquo;emisfero australe (dove al momento &egrave; inverno), anche qui a luglio si sono registrate temperature superiori alla media. Questo fa s&igrave; che luglio 2010, visto a livello globale, sia il terzo pi&ugrave; caldo mai registrato, con 0,55 gradi sopra la media. (AdnKronos)<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: NUOVA ZELANDA;GHIACCIAIO PERDE 50 MILIONI TONNELLATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:44:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-552</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-552</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - SYDNEY, 24 AGO - Il riscaldamento globale continua a colpire: dal piu' grande ghiacciaio della Nuova Zelanda sono precipitati circa 50 milioni di tonnellate di ghiaccio, causando uno tsunami con onde di tre metri in un lago a valle di Mount Cook, la montagna piu' alta del Paese (3754 metri). Il ghiacciaio di Tasman ha cambiato forma, da una configurazione a U a una L, dopo il crollo di un costone lungo 200 metri, che ha creato una scia di una ventina di grandi iceberg, alti almeno 50 metri, ha riferito il glaciologo Trevor Chinn all'agenzia di stampa Nzpa. Vi sono anche migliaia di blocchi di ghiaccio, che coprono circa un terzo del lago. Il ghiacciaio e' il piu' grande nelle Alpi neozelandesi e con un'estensione di 29 km e' uno dei piu' lunghi in zone temperate al mondo, ma con un'altitudine ridotta, 730 metri sopra il livello del mare, e' particolarmente vulnerabile allo scioglimento. Il lago davanti al versante del ghiacciaio nel 1973 non esisteva ancora e la sua formazione, spiega Chinn, ha segnato un punto critico nel cambiamento climatico. Ora il lago e' destinato a raddoppiarsi in lunghezza, fino a 16 km.(ANSA) XMC ]]></content:encoded></item><item><title>Nucleare: Saglia&#x2c; a gennaio i primi due siti per le centrali</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-08-25T23:42:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-551</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-august-2010#unique-entry-id-551</guid><content:encoded><![CDATA[Fonte: ANSA<br />RIMINI - A gennaio 2011, quando arriveranno le prime domande per la costruzione delle centrali nucleari, si conosceranno cosi' anche i siti, almeno i primi due, dove saranno realizzate. Il Governo porta cosi' avanti il piano per il ritorno al nucleare dell'Italia. Con altre tappe importanti. Come ha annunciato al Meeting di Rimini il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia. Ad ottobre arrivera' sul tavolo del Consiglio dei Ministri un ''decreto per la strategia nucleare'', di concerto tra i ministeri dello Sviluppo, dell'Ambiente e delle Infrastrutture. <br /><br />E nel testo saranno previste anche le ''garanzie per le aziende'', gli indennizzi che dovranno tutelare chi investe dal rischio che, per un cambio di governo, o ''per qualsiasi altro intoppo'', il progetto si arresti. Misure per evitare che i danni, dopo forti investimenti, ''si scarichino sulle stesse imprese''. Sui siti il Governo vuole scelte di intesa con le Regioni: ''il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca'', garantisce<br />Saglia. <br /><br />Il Governo potra' comunque avvalersi dei poteri sostitutivi, ''ma e' un'evenienza che vorremmo scongiurare''. Bisogna, sottolinea il rappresentante del Governo, rispondere ''all'esigenza che sul fronte del'energia ci sia una politica di buon senso, ed una strategia a lungo termine''. Si deve andare avanti, dicono anche le aziende. Per l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, non si puo' continuare a pensare che ''uno sviluppo ordinato e sostenibile'' sia possibile ''senza ricorrere a tecnologie che in maniera infondata vengono considerate in maniera invasive, non corrette, nocive''. E ''nell'interesse generale del Paese'' e' necessario che il progetto venga supportato ''da un governo centralmente molto forte'' che tracci linee guida solide a lungo termine. ''Immaginate cosa accadrebbe se un cambio di governo fermasse il progetto dopo che e' stato avviato?'', si chiede Conti. <br /><br />Anche per il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, ''non e' piu' tempo per guerre ideologiche'': il Paese non puo' rinunciare anche al nucleare in un mix di fonti. ''Bisogna spiegare ai cittadini le cose come stanno, cosi' potranno farsi una loro idea consapevole''. E la scelta dei siti, aggiunge Zuccoli, ''sara ''il momento nodale, il punto critico, un passaggio importante: lo deve fare il Governo, non le amministrazioni locali''. Intanto il numero uno di Enel, a margine del Meeting, ha anche parlato della previsto collocamento sul mercato di una quota della societa' del gruppo per le energie rinnovabili, Enel Green Power, destinata alla quotazione in Borsa e ad un eventuale private placement. ''Andiamo avanti con l'obiettivo di chiudere la cosa entro ottobre'', ha indicato: ''Vogliamo raccogliere almeno 3 miliardi, questo e' l'obiettivo, non abbiamo mai detto quale e' la percentuale'' da cedere. ''Sono indiscrezioni'', dice l'ad di Enel, in merito alla quota di Green Power che verra' dismessa, come anche quelle sul riparto tra investitori istituzionali e mercato retail<br />]]></content:encoded></item><item><title> Invito a presentare proposte 2010 Progetto pilota Sviluppo di attivit&#xe0; di prevenzione contro la desertificazione in Europa&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:27:02+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-550</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-550</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">La Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, unit&agrave; Protezione dell'ambiente acquatico, pubblica un invito a presentare proposte finalizzato a selezionare da 3 a 5 progetti che possano beneficiare di un sostegno finanziario.<br /><br />I progetti devono promuovere azioni riguardanti la desertificazione e la siccit&agrave; in bacini idrografici pilota e contribuire allo scambio delle migliori prassi a livello locale in relazione ai seguenti quattro settori:<br /><br />    * la conservazione delle acque piovane e delle acque di superficie,<br />    * le forme di irrigazione alternative,<br />    * le misure che favoriscono il risparmio di acqua e l'efficienza idrica,<br />    * le colture meno idroesigenti.<br /><br />I progetti pilota sono progetti dimostrativi il cui scopo &egrave; testare tecnologie, tecniche o prassi specifiche. Dovranno dimostrare le potenzialit&agrave; insite nel risparmio idrico per migliorare le condizioni umane e ambientali in diverse regioni dell'Unione europea, utilizzando metodi dai costi contenuti.<br /><br /><br />V <br /><br />(Avvisi) <br /><br />PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI <br /><br />COMMISSIONE EUROPEA <br /><br />Invito a presentare proposte 2010 &mdash; Progetto pilota &mdash; Sviluppo di attivit&agrave; di prevenzione contro <br />la desertificazione in Europa <br />(2010/C 110/04) <br />1. La Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, unit&agrave; Protezione dell'ambiente acquatico, pubblica un invito a presentare proposte finalizzato a selezionare da 3 a 5 progetti che possano beneficiare di un sostegno finanziario. I progetti devono promuovere azioni riguardanti la desertifica&shy; zione e la siccit&agrave; in bacini idrografici pilota e contribuire allo scambio delle migliori prassi a livello locale in relazione ai seguenti quattro settori: la conservazione delle acque piovane e delle acque di superficie, le forme di irrigazione alternative, le misure che favoriscono il risparmio di acqua e l'efficienza idrica, le colture meno idroesigenti. I progetti pilota sono progetti dimostrativi il cui scopo &egrave; testare tecnologie, tecniche o prassi specifiche. Dovranno dimostrare le potenzialit&agrave; insite nel risparmio idrico per migliorare le condizioni umane e ambientali in diverse regioni dell'Unione europea, utilizzando metodi dai costi contenuti. <br />2. I criteri di ammissibilit&agrave;, le regioni prioritarie, i settori economici interessati, nonch&eacute; la durata e le condizioni di finanziamento, sono descritti nella relativa guida per la richiesta di sovvenzioni, che contiene anche istruzioni dettagliate su tempi e modi per la presentazione delle proposte. La guida e i relativi moduli di domanda di sovvenzione possono essere scaricati dal sito Europa al seguente indirizzo: <br />http://ec.europa.eu/environment/funding/grants_en.htm <br />3. Le proposte devono pervenire all&rsquo;indirizzo della Commissione indicato nella guida per la richiesta di sovvenzioni entro il 30 giugno 2010. Le proposte devono essere inviate per posta o tramite corriere entro il 30 giugno 2010 (fanno fede la data di spedizione, il timbro postale o la ricevuta di consegna). <br />Possono essere anche recapitate a mano presso l&rsquo;apposito indirizzo indicato nella guida, entro le ore 17 del 30 giugno 2010 (fa fede la ricevuta datata e firmata dal funzionario competente). <br />Non saranno accettate proposte inviate per fax o posta elettronica, fascicoli incompleti, fascicoli suddivisi in pi&ugrave; spedizioni o trasmessi dopo il termine. <br />4. La procedura per la concessione delle sovvenzioni si articola nelle seguenti fasi: <br />&mdash; ricevimento, registrazione e avviso di ricevimento da parte della Commissione; <br />&mdash; valutazione delle proposte da parte della Commissione; <br />&mdash; decisione di aggiudicazione e notifica dell&rsquo;esito ai richiedenti. <br />I beneficiari verranno scelti in base ai criteri indicati nella guida nei limiti degli stanziamenti disponibili. <br />In caso di decisione positiva della Commissione, verr&agrave; stipulata una convenzione di sovvenzione (espressa in euro) tra la Commissione e il proponente. <br />La procedura &egrave; strettamente riservata. <br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Acqua: dall&#x2019;UE direttive in materia di efficienza e risparmio idrico&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:24:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-549</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-549</guid><content:encoded><![CDATA[Carenza e siccit&agrave;: la Commissione europea ha reso pubblico un rapporto dei due volti pi&ugrave; drammatici della risorsa idrica. Si tratta del dossier &lsquo;2012 Water Scarcity and Droughts &ndash; Policy Review&rsquo; dove si passano al setaccio le azioni adottate dagli Stati membri nella lotta alla carenza idrica e alla siccit&agrave;. Anche se nel 2009 nei paesi dell&rsquo;Europa meridionale le precipitazioni sono state pi&ugrave; intense rispetto agli anni precedenti, non sar&agrave; possibile arrestare l&rsquo;eccessivo sfruttamento delle risorse idriche europee notoriamente limitate, e invertire le tendenze in atto. Secondo la Commissione serve un impegno pi&ugrave; incisivo a cominciare da una efficace politica di tariffazione dell&rsquo;acqua, misure concordate di promozione dell&rsquo;efficienza e del risparmio idrico. Sono queste le condizioni che potranno permettere all&rsquo; Europa di disporre di acqua a sufficienza e di qualit&agrave; adeguata a soddisfare le esigenze degli utilizzatori e ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.<br /><br />Secondo la Commissione in molte aree dell&rsquo;Unione e in particolare in quella mediterranea, l&rsquo;equilibrio tra domanda di acqua e risorse idriche disponibili ha raggiunto un punto critico: la penuria di acqua e la siccit&agrave; sono diventate sfide cruciali aggravate dalla tendenza dei cambiamenti climatici. Alcuni Stati membri registrano fenomeni permanenti di scarsit&agrave; di acqua in tutto il territorio e il problema non &egrave; limitato solo ai Paesi del Mediterraneo. Ad esempio nella Repubblica Ceca ci sono zone colpite con frequenza da carenza idrica e la Francia e il Belgio hanno registrato fenomeni di eccessivo sfruttamento delle falde acquifere.<br /><br />La Commissione europea ricorda che da anni esercita pressioni affinch&eacute; gli Stati membri adottino politiche in questo campo, per quanto riguarda le tariffe, il miglioramento degli strumenti di gestione idrica, misure in materia di efficienza e risparmio idrico, anche mediante l&rsquo;introduzione di requisiti obbligatori per i dispositivi che utilizzano acqua nell&rsquo;ambito dell&rsquo;estensione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, in modo da permettere un notevole risparmio. Raccomanda quindi l&rsquo;applicazione dei dispositivi domestici che utilizzano acqua, con i quali sarebbe possibile ridurre il consumo idrico totale del 19%, pari ad una diminuzione del 3,2% del volume di acqua estratto ogni anno nell&rsquo;Ue. Riducendo il consumo idrico dei prodotti connessi al consumo di energia, come rubinetti, docce e vasche, si potrebbe anche ridurre del 20% il fabbisogno di energia necessaria per riscaldare l&rsquo;acqua; infine, modificando la durata delle docce, la frequenza dei bagni o l&rsquo;utilizzo dei rubinetti, il consumo di acqua potrebbe ridursi del 20-30 per cento circa.<br /><br />La Commissione sta avviando diverse attivit&agrave; preparatorie in vista del riesame della politica in materia di carenza idrica e siccit&agrave;, previsto per il 2012, soprattutto in vista degli obiettivi di efficienza e, in particolare, della possibilita&rsquo; di ridurre i consumi negli edifici, di contenere le perdite d&rsquo;acqua e di incentivare un uso efficiente dell&rsquo;acqua in agricoltura. I risultati di queste attivit&agrave; confluiranno in un modello per la salvaguardia delle acque dell&rsquo;Ue previsto per il 2012, nel riesame dell&rsquo;attuazione della direttiva quadro sulle acque e in un esame della vulnerabilit&agrave; delle risorse ambientali (in particolare acqua, biodiversita&rsquo; e suolo) agli impatti dei cambiamenti climatici e ad altre pressioni antropiche.<br /><br />http://www.informambiente.it/]]></content:encoded></item><item><title>Los Angeles&#x2c; diventa legge il recupero domestico di acque piovane&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-29T18:24:05+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-548</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/23-may-2010#unique-entry-id-548</guid><content:encoded><![CDATA[<br />Negli Usa la raccolta e riciclo dell&rsquo;acqua piovana, sebbene non sia materia regolamentata in tutti gli stati, &egrave; una pratica parecchio diffusa. Dunque anche Los Angeles si mette in linea con questa pratica e il Department of Public Works ha recentemente approvato un decreto che impone la raccolta della piogge e che entro il 2011 diverr&agrave; Legge.<br /><br />Il progetto oltre a incoraggiare l&rsquo;uso di serbatoi di stoccaggio dell&rsquo;acqua piovana promuove la gestione sensata delle acque con misure semplici quali le deviazioni delle precipitazioni in giardino, o una pavimentazione permeabile. Le novit&agrave; coinvolgono diregttamente il settore edilizio e se i costruttori non rispettano le procedure richieste per il recupero dell&rsquo;acqua piovana si beccano una multa da 13 dollari a gallone di acqua sprecata. Questa tassa servir&agrave; a finanziare i progetti del riuso sostenibile delle acque.<br /><br />Paula Daniels a capo della Board of Public Works, che ha inizialmente redatto l&rsquo;ordinanza lo scorso luglio, ha spiegato che grazie alle nuove soluzioni si andranno a risparmiare oltre 104 milioni di galloni di acqua che diversamente sarebbero sprecate finendo in mare.<br /><br />(fonte: ecoblog) <br />]]></content:encoded></item><item><title>Modalita&#x27; operative e termini per l&#x27;erogazione di contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti servizi di linea interregionale di competenza statale&#x2c; per l&#x27;acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di cui al codice di omologazione per le emissioni &#xab;euro 4&#xbb; ed &#xab;euro 5&#xbb;.&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:14:13+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-547</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-547</guid><content:encoded><![CDATA[Decreto 31 dicembre 2009<br /><br />Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Modalita' operative e termini per l'erogazione di contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti servizi di linea interregionale di competenza statale, per l'acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di cui al codice di omologazione per le emissioni &laquo;euro 4&raquo; ed &laquo;euro 5&raquo;.<br /><br />(GU n. 14 del 19-1-2010)<br /><br />   <br />IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI <br /><br />di concerto con <br /><br />IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE <br /><br />Visto l'art. 6-bis del decreto-legge 1&deg; luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2009, che dispone l'erogazione di un contributo destinato alle imprese esercenti servizi di trasporto pubblico interregionale di competenza statale per l'acquisto di nuovi autobus di categoria euro 4 ed euro 5, nonche' l'emanazione di un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge di conversione, con il quale sono definite le modalita' operative per l'erogazione delle risorse, oltre ai termini, modalita' e modelli delle istanze per accedere ai contributi; <br />Visto il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285, recante &laquo;Riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale&raquo;; <br />Vista la comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, del 22 gennaio 2009, con la quale vengono determinate le categorie di aiuti ritenute compatibili per un periodo di tempo limitato, ai sensi dell'art. 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato CE, per porre rimedio alle difficolta' provocate all'economia reale dalla crisi finanziaria mondiale; <br />Vista la comunicazione della Commissione europea - Modifica del quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, del 25 febbraio 2009; <br />Vista la decisione C(2009) 4277 del 28 maggio 2009, con la quale la Commissione europea ha dichiarato compatibile con il mercato comune, ai sensi dell'art. 87, paragrafo 3, lett. b) del Trattato CE, lo schema di aiuto n. 248/2009, notificato dallo Stato italiano, relativo alla concessione di aiuti temporanei di importo limitato sulla base della menzionata direttiva &laquo;Modalita' di applicazione della Comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica&raquo; (articoli da 1 a 3 e 8 a 10); <br />Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009, recante &laquo;Modalita' di applicazione della comunicazione della Commissione europea - Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica&raquo;; <br /><br />Decreta: <br /><br />Art. 1 <br />Ambito di applicazione <br />1. Il presente decreto definisce le modalita' operative ed i termini per l'erogazione dei contributi a sostegno delle imprese di autotrasporto passeggeri esercenti linee interregionali di competenza statale, che provvedono all'acquisto di autobus, nuovi di fabbrica, omologati, per quanto attiene ai valori limite di emissioni di sostanze inquinanti come euro 4 od euro 5 appartenenti alla classe III od alla classe B, cosi' come definite dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 23 dicembre 2003. <br />2. Non possono beneficiare dei contributi le imprese che versavano in condizioni di difficolta' alla data del 30 giugno 2008. A tal fine, sono da considerarsi in difficolta': <br />a) le imprese di grandi dimensioni che soddisfano le condizioni di cui al punto 2.1 della comunicazione della Commissione europea 2004/C 244/02, recante &laquo;Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficolta'&raquo;; <br />b) le piccole e medie imprese che soddisfano le condizioni di cui all'art. 1, paragrafo 7, del Regolamento (CE) 6 agosto 2008, n.800. <br /><br />Art. 2 <br />Modalita' operative per l'erogazione dei contributi <br />1. I contributi complessivamente erogabili non possono superare il limite di spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2009, e di 5 milioni di euro per l'anno 2010.<br />2. Per l'anno 2009, sono ammessi al contributo, tutti gli acquisti per compravendita di autobus, nuovi di fabbrica, effettuati a partire dal giorno 4 del mese di agosto compreso sino al 31 del mese di dicembre e, per l'anno 2010, sono ammessi al contributo tutti gli acquisti per compravendita di autobus, nuovi di fabbrica, effettuati a partire dal giorno 1&deg; del mese di gennaio e sino al 31 del mese di dicembre. <br />3. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono erogati, in ragione di ogni mezzo acquistato, distinti per anno di riferimento, sino ad un massimo del 75% del costo di acquisto dell'autobus cosi' come risultante dal contratto definitivo di compravendita, escludendo dal calcolo l'IVA. <br />4. Ai fini dell'ammissibilita' ai contributi, gli acquisti si intendono perfezionati alla data di stipula del relativo contratto. <br />5. Ad ogni impresa potranno essere erogati contributi sino ad un massimo di 400.000 euro, cumulativi per i due anni 2009 e 2010. <br /><br />Art. 3 <br />Termini di proposizione delle domande e requisiti <br />1. Possono proporre domande per accedere ai contributi le imprese italiane di autotrasporto di persone che, alla data del 4 agosto 2009, sono titolari di concessioni od autorizzazioni per l'esercizio di servizi di linea interregionali di competenza statale e che mantengano tale condizione al momento della presentazione della domanda. Le domande, distinte per anno per il quale si chiede il contributo, dovranno essere redatte secondo le indicazioni fornite nei commi che seguono. <br />2. Per i contributi relativi al 2009, le imprese devono inviare le istanze entro il termine perentorio del giorno 28 del mese di febbraio dell'anno 2010. Alle istanze dovra' essere allegata copia del contratto o dei contratti definitivi di acquisto, nei quali deve comparire, a pena di irricevibilita' della domanda, la specifica dichiarazione della concessionaria venditrice circa la categoria di emissioni inquinanti dell'autobus; in alternativa al contratto, le imprese possono presentare copia della carta di circolazione dell'autobus qualora questa fosse gia' nella loro disponibilita'. Dalla documentazione presentata, deve evincersi che l'acquisto e' stato effettuato in data compresa fra il 4 agosto ed il 31 dicembre 2009. <br />3. Per i contributi relativi al 2010, le imprese interessate devono far pervenire, entro il termine perentorio del giorno 28 febbraio 2010, una esplicita dichiarazione, resa dal titolare o dal legale rappresentante, nella quale si manifesta l'intenzione di acquistare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, autobus di classe III o B nuovi di fabbrica, da destinare all'impiego nei servizi di linea interregionali di competenza statale. In tale ipotesi, nella dichiarazione dovra' essere specificato il numero e la tipologia dei veicoli che l'impresa istante intende acquistare. All'esito delle dichiarazioni ricevute, ove ritenute ammissibili, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici- Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita- comunichera' alle imprese interessate l'importo presunto spettante a ciascuna di esse. Entro e non oltre quindici giorni dal ricevimento di tale comunicazione, le stesse imprese dovranno confermare, o meno, l'intenzione di acquisto degli autobus gia' comunicata. Entro il 31 gennaio 2011, tali imprese dovranno comprovare gli acquisti effettuati, secondo le modalita' indicate al comma 2. <br />4. Qualora siano stati effettuati acquisti entro il mese di gennaio 2010, le imprese devono far pervenire le relative istanze, entro il termine perentorio del 28 febbraio dello stesso anno, con le medesime modalita' di cui al comma 2. In questa evenienza, e' ritenuta ricevibile una domanda unica per l'accesso ai contributi del 2009 e del 2010, avente il medesimo termine di invio del 28 febbraio 2010. <br />5. Le domande per accedere ai contributi devono essere redatte, a pena di irricevibilita', utilizzando unicamente la modulistica allegata al presente decreto, e devono essere inviate al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici- Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita' - Divisione 1&ordf; - via Giuseppe Caraci, 36 - 00157 - Roma -, tramite raccomandata con avviso di ricevimento. Il timbro, apposto dall'ufficio postale accettante, fa fede circa il rispetto dei termini di cui ai periodi precedenti. <br />6. La domanda deve contenere, a pena di irricevibilita': <br />a) denominazione e ragione sociale dell'impresa; <br />b) sede legale dell'impresa; <br />c) cognome, nome, data di nascita, codice fiscale e residenza del legale rappresentante dell'impresa; <br />d) partita Iva o, per le imprese individuali, codice fiscale; <br />e) indicazione della Camera di commercio, industria ed artigianato presso cui e' iscritta l'impresa e numero di iscrizione al registro delle imprese. <br />7. Nella domanda, l'impresa richiedente deve altresi' dichiarare l'importo di eventuali aiuti di cui al Regolamento (CE)del 15 dicembre 2006, n.1998, &laquo;relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti di importanza minore (&laquo;de minimis&raquo;), ricevuti a partire dal 1&deg; gennaio 2008, nonche' l'importo di altri aiuti eventualmente ricevuti ai sensi dell'art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009. <br />8. La Commissione ministeriale di cui all'art. 6 del presente decreto procede prioritariamente alla valutazione delle domande relative agli acquisti effettuati nei sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto. <br /><br />Art. 4 <br />Erogazione dei contributi <br />1. Ove, al termine degli adempimenti istruttori, l'entita' delle risorse finanziarie disponibili per ciascun anno non fosse sufficiente a soddisfare, nei termini previsti dall'art. 2, comma 4, le istanze giudicate ammissibili, al fine di garantire il rispetto dei limiti di spesa, i contributi da erogarsi alle imprese aventi diritto saranno proporzionalmente ridotti in base al numero di veicoli da finanziare. <br />2. Le erogazioni dei relativi contributi avverranno alla fine delle separate valutazioni effettuate dalla Commissione di cui al successivo art. 6. <br />3. Le imprese utilmente collocate nell'elenco dei beneficiari dei contributi dovranno comprovare, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta': <br />a) di non rientrare tra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato, ovvero depositato in un conto bloccato, gli aiuti di Stato individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea; <br />b) di non aver subito sanzioni gravi ai sensi del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285; <br />c) di applicare il C.C.N.L. di categoria; <br />d) di aver adempiuto a tutti gli obblighi fiscali. <br />4. I contributi saranno erogati in due fasi, la prima a favore delle imprese che avranno presentato domanda per gli acquisti effettuati nell'anno 2009, la seconda a favore delle imprese che avranno presentato domanda per gli acquisti relativi all'anno 2010. I provvedimenti di liquidazione dei contributi saranno adottati entro il mese di aprile di ciascuno degli anni 2010 e 2011, salvo quanto previsto all'art. 5, comma 1, circa i termini temporali di invio della copia della carta di circolazione degli autobus acquistati. <br /><br />Art. 5 <br />Limiti ed obblighi per le imprese <br />1. Alle imprese che avranno avuto accesso ai contributi per ogni annualita' prevista, e' fatto perentorio obbligo di inviare al - Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici - Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita' - Divisione 1&ordf; - via Giuseppe Caraci, 36 - 00157 - Roma -, se non gia' allegata alla domanda, la copia della carta di circolazione dell'autobus o degli autobus acquistati entro e non oltre sessanta giorni, decorrenti rispettivamente dal termine del 28 febbraio 2010 relativamente all'anno 2009, e dal termine del 31 gennaio 2011 relativamente all'anno 2010, o, se a quelle date non ancora disponibili, comunque entro e non oltre sessanta giorni dalla data di effettiva emissione. <br />2. Alle imprese e' fatto perentorio obbligo di non alienare l'autobus o gli autobus ammessi a contributo prima della scadenza del 7&deg; anno dalla data di immatricolazione, pena il recupero del contributo stesso. <br />3. Alle imprese e' fatto perentorio obbligo di adibire l'autobus o gli autobus ammessi a contributo sui servizi di linea interregionali di competenza statale dalle stesse esercitati, pena il recupero del contributo stesso. <br />4. La Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita', ai fini della verifica del rispetto da parte delle imprese di detti obblighi, effettua controlli, anche mediante accertamenti operati di concerto con la Direzione generale della Motorizzazione, sulla banca dati del CED Motorizzazione. In caso di inadempimenti rispetto agli obblighi sopra descritti, attua, nei confronti delle imprese, le necessarie azioni di recupero delle somme erogate gravate dell'interesse legale maturato sin dalla data di erogazione del contributo. <br /><br />Art. 6 <br />Commissione per la valutazione delle domande <br />1. E' istituita una commissione ministeriale con il compito di valutare le istanze presentate ai sensi del presente decreto. <br />2. La commissione e' composta dal Presidente, individuato tra i dirigenti di II fascia in servizio presso il Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, e due componenti, individuati tra il personale appartenente alla carriera direttiva (area C del CCNL di comparto), in servizio presso il medesimo Dipartimento. <br />3. Con successivo decreto del capo del Dipartimento dei trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, sono nominati i componenti della commissione di cui al punto precedente. <br />4. L'attivita' di cui al comma 1 e' svolta nell'ambito dell'ordinaria attivita' istituzionale e per l'espletamento della stessa non sono previsti compensi aggiuntivi. <br /><br />Art. 7 <br />Norme finali <br />1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. <br /><br />Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. <br />Roma, 31 dicembre 2009 <br /><br />Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti <br />Matteoli <br />Il Ministro dell'economia e delle finanze <br />Tremonti <br /><br /><br /><br />ALLEGATO<br /><br /> <br /><br />Da recapitare esclusivamente tramite raccomandata A.R.<br /><br /> <br />DOMANDA DI AMMISSIONE AI CONTRIBUTI DI CUI ALL&rsquo;ARTICOLO 6-BIS DEL DECRETO LEGGE 1 LUGLIO 2009, N. 78, CONVERTITO CON MODIFICHE DALLA LEGGE 3 AGOSTO 2009, N. 102<br /><br />Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti<br />&ndash; Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale<br />&ndash; Direzione Generale per il trasporto stradale ,<br />Via Giuseppe Caraci, 36, 00157 Roma<br /><br />Dati del richiedente<br />Il sottoscritto __________________________________ nato a _____________________________ il_________________ residente in_________________via________________________________ c.a.p.__________________________C.F.____________________________ <br />Nella qualit&agrave; di1 ______________________________ dell&rsquo;impresa2 _________________________ con sede in _________________________ via_____________________n._______c.a.p._________ recapito telefonico___________________e-mail_________________partita iva________________ iscritta alla C.C.I.A.A. di___________________________n.________________dal_____________ codice di attivit&agrave;________________________________, titolare delle seguenti autolinee di competenza statale____________________________________________________________<br /> <br />CHIEDE<br />( barrare la o le caselle per le quali si ha interesse)<br />1) che l&rsquo;impresa di cui sopra venga ammessa alla concessione del beneficio di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1 luglio 2009, n.78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, per l&rsquo;anno 2009 secondo le modalit&agrave; operative stabilite con Decreto Interministeriale n&deg; 1117 del 31.12.2009:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> per aver acquistato n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;. autobus nell&rsquo;anno 2009, nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5, nei termini di tempo stabiliti dal comma 2 dell&rsquo;art. 2 del D.M. 1117 citato;<br />ed allega per tale ragione:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>copia del/dei contratto/i di acquisto insieme alla dichiarazione formale della concessionaria/e venditrice/i circa la categoria di emissioni inquinanti del/degli autobus ;<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>od in alternativa ,qualora gi&agrave; in possesso, copia della/delle carta/e di circolazione del/i veicolo/i<br />e - oppure in alternativa<br />2) che l&rsquo;impresa di cui sopra venga considerata nel novero di quelle possibili destinatarie della concessione del beneficio di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1 luglio 2009, n.78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, per l&rsquo;anno 2010 secondo le modalit&agrave; operative stabilite con Decreto Interministeriale n&deg; 1117 del 31.12.2009:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> avendo acquistato, nel mese di Gennaio 2010, n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;..autobus nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5, ed allega per tale ragione:<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>copia del/dei contratto/i di acquisto insieme alla dichiarazione formale della concessionaria/e venditrice/i circa la categoria di emissioni inquinanti del/degli autobus ;<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀁸</span>od in alternativa ,qualora gi&agrave; in possesso, copia della/delle carta/e di circolazione del/i veicolo/i<br />o<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> avendo intenzione di voler procedere all&rsquo;acquisto entro il 31/12/2010 di n&deg; &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.autobus nuovi di fabbrica, di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5. <br />Riferendosi a tale ultima condizione,<br />DICHIARA<br />(dichiarazione che sar&agrave; presa in considerazione solo se sar&agrave; stata barrata l&rsquo;ultima casella)<br />ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, consapevole delle conseguente che la legge prevede nel caso in cui siano rese dichiarazioni false e/o mendaci, conformemente a quanto previsti dagli articoli 75 e 76 dello stesso D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa, quanto segue. Di voler procedere all&rsquo;acquisto di n. &hellip;.. autobus di classe III o B conformi alle norme anti inquinamento euro 4/ euro 5.<br />Che i suddetti veicoli saranno acquistati in data non posteriore al 31 dicembre 2010. <br />A tal fine si impegna a presentare, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, copia del contratto di acquisto entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione di accoglimento della presente domanda.<br />Si impegna altres&igrave; a trasmettere, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, copia della carta di circolazione degli autobus rilasciata dal competente Ufficio Motorizzazione Civile del Dipartimento trasporti terrestri, da cui risultino le caratteristiche tecniche del veicolo, la data di immatricolazione, nonch&eacute; la classe di inquinamento (euro 4 o euro 5) entro quindici giorni dal relativo rilascio.<br />DICHIARA INFINE IN PARTICOLARE<br />ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, consapevole delle conseguenze che la legge prevede nel caso in cui siano rese dichiarazioni false e/o mendaci, conformemente a quanto previsto dagli articoli 75 e 76 dello stesso D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa, quanto segue:<br />a) di non aver ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti che lo Stato &egrave; tenuto a recuperare in esecuzione di una decisione di recupero adottata dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo 14 del Regolamento (CE) n. 659/1999, del Consiglio, del 22 marzo 1999.<br />b) e in conseguenza dell&rsquo;articolo 3, comma 2 del Decreto di cui in premessa, <br />b1)<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di non aver ricevuto oppure,<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di aver ricevuto,<br />a partire dal 1&deg; gennaio 2008, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1998/2006, del 15 dicembre 2006 &laquo;relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE aiuti di importanza minore (&ldquo;de minimis&rdquo;) per un importo di euro&hellip;&hellip;..................... in base alle seguenti disposizioni &hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.(indicare gli estremi del provvedimento che ha istituito l&rsquo;aiuto),<br />nonch&eacute;<br />b2)<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di non aver ricevuto oppure,<br /><span style="font:12px LastResort; ">􀍔</span> di aver ricevuto,<br />altri aiuti ai sensi dell&rsquo;articolo 3 del D.P.C.M. 3 giugno 2009 per un importo pari ad euro&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.. .<br />Si impegna infine a non utilizzare gli autobus acquistati con i contributi di cui all&rsquo;articolo 6-bis del Decreto Legge 1&deg; luglio 2009, n. 78, convertito dalla Legge 3 agosto 2009, n. 103 per attivit&agrave; diverse dall&rsquo;esercizio di autolinee di competenza statale e a non alienarli prima che siano trascorsi almeno sette anni dalla data di acquisto.<br /><br />firma del legale rappresentante 3<br />__________________________<br /><br /> <br />______________<br />1 Indicare se titolare di impresa individuale o legale rappresentante <br />2 Indicare la ragione sociale della societ&agrave; o la denominazione della ditta individuale <br />3 Allegare copia di un documento di identit&agrave; in corso di validit&agrave;<br /> <br />I dati personali contenuti nella presente istanza verranno trattati esclusivamente ai fini e nell&rsquo;ambito del procedimento istruttorio volto alla concessione<br /><br /> ]]></content:encoded></item><item><title>UE LANCIA ECO-INNOVAZIONI&#x2c; ITALIA CAPOFILA DOMANDE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:02:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-546</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-546</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Al via il bando Ue del 2010 che permette di finanziare eco-progetti fino al 50% dei costi.<br />Riciclo dei materiali, prodotti per l'edilizia sostenibile, soluzioni ecologiche applicate a cibi e bevande, business verde: sono queste le quattro direttrici di azione del nuovo bando Ue 'Eco-innovation', che promuove eco-progetti pilota con le carte in regola per sfondare in tutta Europa, finanziando fino al 50% dei costi. Nel 2009 il bando ha visto le imprese italiane capofila per numero di partecipanti alla gara. Sulle 202 proposte presentate l'anno scorso, che hanno visto tante partnership fra le aziende di diversi Paesi, sono stati in tutto 614 i partecipanti, principalmente da Italia (133), Spagna (128) e Francia (53). Rispetto ai 45 progetti vincenti, sono gli spagnoli per&ograve; ad essere i pi&ugrave; presenti, seguiti da italiani e tedeschi. Un'idea made in Italy che ha vinto nel 2008, presentata oggi a Bruxelles in occasione del lancio del nuovo bando, potr&agrave; riciclare le scorie dei forni elettrici delle acciaierie producendo un ingrediente utile per l'asfalto. Il sogno per Massimo Svanera, dell'azienda Aso di Ospitaletto (Brescia) che coordina "Slag-rec", &egrave; quello di utilizzare questo materiale (che altrimenti finirebbe in discarica) per la nuova autostrada Milano-Bergamo-Brescia. "I pi&ugrave; interessati alla nuova tecnologia ad oggi per&ograve; sono tedeschi e spagnoli", spiega l'esperto. Per il 2010, la nuova gara dell'Ue prevede un finanziamento complessivo di 35 milioni di euro e la scadenza per la presentazione delle domande &egrave; il 9 settembre. <br /><br />Fonte:<br />Ansa]]></content:encoded></item><item><title>COMUNI RICICLONI: ADESIONI ENTRO L&#x27;11 MAGGIO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:02:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-545</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-545</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Al concorso di Legambiente, che premia i migliori sistemi di raccolta, possono partecipare Comuni, unioni di Comuni, comunit&agrave; montane e sistemi consortili.<br />Anche quest'anno Legambiente, con il concorso Comuni Ricicloni, premia i migliori sistemi di raccolta comunali. Ricordiamo che, per accedere alle graduatorie e ricevere l'attestato di Comune Riciclone, &egrave; necessario superare il 50 per cento di raccolta differenziata (55 per cento per i Comuni del nord Italia sotto i 10.000 abitanti). La classifica verr&agrave; poi stilata in base all'indice di buona gestione, che rappresenta un voto alla gestione dei rifiuti urbani nei suoi molteplici aspetti, calcolato attraverso la valutazione di 23 parametri indicati dalla giuria. Al Concorso possono partecipare Comuni, unioni di Comuni, comunit&agrave; montane e sistemi consortili, che dovranno inviare al scheda di adesione entro e non oltre l'11 maggio. Le indicazioni dettagliate sulle modalit&agrave; di adesione si trovano nel sito di Ecosportello. <br /><br />Fonte:<br />Rifiutinforma]]></content:encoded></item><item><title>PROROGA MUD AL 30 GIUGNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T17:01:26+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-544</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-544</guid><content:encoded><![CDATA[www.ambiente.it<br />Approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, assieme a nuove misure per emissioni CO2.<br />Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi un pacchetto di norme urgenti, su proposta dei Ministri Prestigiacomo, Scajola e Matteoli. La prima riguarda il differimento al 30 giugno 2010 della presentazione delle dichiarazioni relative al modello unico di dichiarazione ambientale (MUD), dopo gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dagli stessi imprenditori. Un altro intervento riguarda le misure per l'assegnazione di quote di emissione di CO2 ad operatori energetici ed industriali, per impianti entrati in funzione dopo l'adozione del Piano nazionale di assegnazione (PNA) delle quote medesime per il periodo 2008-2012. La norma - si legge nella nota del CDM - risolve il grave problema dell'insufficienza delle quote oggi disponibili per soddisfare le richieste di assegnazione presentate da operatori energetici ed industriali per impianti entrati in funzione dopo l'adozione del Piano. <br /><br />Fonte:<br />La Repubblica-Finanza]]></content:encoded></item><item><title>MAREA NERA: BP TENTA CHIUDERE FALLA E SI ASSUME ONERI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T16:58:47+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-543</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-543</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - La compagnia petrolifera British Petroleum (Bp) oggi tentera' di tappare con una valvola una delle tre falle apertesi sul fondo del Golfo del Messico, dove l'affondamento di una sua piattaforma petrolifera sta causando un versamento che promette di essere la piu' grave catastrofe ecologica della storia. In un comunicato stamani il colosso petrolifero si e' inoltre ufficialmente impegnato a pagare ''tutti i costi necessari e adeguati per la ripulitura'' della marea nera e a risarcire ''tutte le domande di indennizzo legittime e oggettivamente verificabili per le perdite e i danni legati'' al disastro. <br /><br />Il colosso petrolifero britannico, proprietario della piattaforma Deepwater Horizon, aveva gia' espresso lo stesso concetto nei giorni scorsi tramite un portavoce, secondo il quale ''il conto (del disastro) sara' nostro''. Due giorni fa la Bp, di fronte alle enormi difficolta' tecniche a chiudere le falle a 1.500 metri di profondita', che si stima riversino in mare 5.000 barili di greggio al giorno ma che potrebbero arrivare fino a 100.000, aveva confessato la propria impotenza e chiesto l'aiuto delle compagnie rivali. Nel frattempo lavora alla creazione di pesanti ''campane'' di cemento per coprire temporaneamente le altre due falle in attesa di un rischioso intervento definitivo per chiudere il pozzo in fondo al mare. Ieri poi Obama, in visita a Venice, ha ribadito che ''Bp e' responsabile e paghera' per la perdita''. <br /><br />Il presidente Usa, nella sua visita lampo a Venice, ha incontrato cinque pescatori locali sotto un gazebo, dov'e' stato messo al corrente degli ultimi sviluppi della situazione alla sede locale della guardia costiera. Poi, ripartito in elicottero alla volta di New Orleans prima di salire sull'AirForceOne, non ha potuto sorvolare il Golfo del Messico per vedere dall'alto la macchia di greggio per le cattive condizioni meteorologiche. (ANSA). GV ]]></content:encoded></item><item><title>Lo Stato preferisce sovvenzionare chi far&#xe0; il nucleare </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-542</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-542</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /><br />Lucia Venturi<br /><br />Non &egrave; la prima volta che la vicepresidente di Confindustria, Diana Bracco, punta l'accento sull'importanza di investire in ricerca e innovazione, legate tra loro a doppio filo, come motore per rilanciare la crescita economica e superare la crisi. Cos&igrave; come non &egrave; nuova l'attenzione mostrata dalla responsabile di settore per l'associazione confindustriale, per la ricerca e innovazione finalizzate alla green economy, che non significa -parole della stessa Bracco- &laquo;coinvolgere l'industria in una generica crociata per un'economia pi&ugrave; verde ma in un ripensamento dei prodotti in chiave di compatibilit&agrave; ambientale&raquo;.<br /><br />Bisognerebbe magari aggiungere che anche i processi andrebbero ripensati in quell'ottica, ma intanto incassiamo il punto che la strategia confindustriale in tema di ricerca e innovazione dichiara di aver assunto come sfida per la competizione globale la chiave della sostenibilit&agrave;.<br /><br />In completa sintonia anche con la strategia europea dichiarata nel programma del Commissario Barroso per rilanciare l'economia dell'Europa con obiettivo 2020.<br /><br />All'Europa, la vicepresidente di Confindustria nell'incontro che ha avuto a Bruxelles con il vicepresidente Antonio Tajani e la commissaria alla ricerca e innovazione Maire Geoghegan-Quinn, chiede che &laquo;si arrivi quanto prima alla vera operativit&agrave; del brevetto europeo e si definisca presto un nuovo indicatore dell'innovazione che sia in grado di quantificare meglio le dinamiche legate all'innovazione tenendo conto delle specificit&agrave; della piccola e media impresa italiana le cui innovazioni apprezzate su tutti i mercati del mondo sfuggono per&ograve; spesso alle statistiche aggregate&raquo;.<br /><br />Cos&igrave; come al governo e alle istituzioni, pochi giorni fa in veste di presidente della fondazione Sodalitas, Diana Bracco chiedeva &laquo;un trattamento fiscale agevolato dei contributi destinati dalle aziende al non profit, allo sviluppo di processi produttivi a basso impatto ambientale, al miglioramento delle condizioni di salubrit&agrave; degli ambienti di lavoro, alla formazione professionale dei dipendenti&raquo;.<br /><br />Intanto il governo ha risposto con &laquo;l'ipotesi di stanziare risorse per le imprese che parteciperanno al progetto nucleare&raquo; come ha dichiarato il sottosegretario Stefano Saglia.<br />Che non &egrave; proprio la auspicabile direzione verso cui indirizzare ricerca e innovazione per riavviare i motori dell'economia e superare la crisi con un vantaggio in competitivit&agrave;.<br /><br />Salvo poi obiettare il fatto che questa ipotesi sembra nei fatti contraddire quanto da sempre sbandierato dal governo, ovvero che il nucleare si far&agrave; solo grazie alle risorse dell'imprese e senza un contributo da parte dello Stato.<br /><br />Ma &egrave; anche vero che - questa uscita di Saglia- sembra il tentativo estremo di rassicurare gli animi e sgomberare dal campo i dubbi che la strada del nucleare si faccia sempre pi&ugrave; lunga e tortuosa. Come l'ennesimo annuncio in merito alla nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare che &laquo;pu&ograve; considerarsi una realt&agrave;&raquo; ha detto Saglia, ma che non ha potuto fare previsioni su quando questa realt&agrave; sar&agrave; reale e non pi&ugrave; virtuale: troppe volte &egrave; stata annunciata da novembre a questa parte e ancora non esiste, se non nel decreto che la istituisce.<br /><br />E tutti sanno bene, dall'ad di Enel Fulvio Conti, a quello di Terna Flavio Cattaneo, che sino a che l'Agenzia non si sar&agrave; insediata e avr&agrave; iniziato i suoi lavori per la definizione delle caratteristiche di idoneit&agrave; dei siti dove le centrali potranno sorgere, nessuno potr&agrave; avanzare ipotesi di dove costruirle.<br /><br />&laquo;E' prematuro parlare di siti individuali- ha detto Conti- bisogna attendere la formazione dell'agenzia che dovr&agrave; dare le disposizioni tecniche per dare a noi operatori la possibilit&agrave; di individuare le localizzazioni&raquo;.<br /><br />Cos&igrave; Cattaneo, per quanto riguarda le reti di distribuzione di Terna e che sino a che non si sapr&agrave; dove saranno ubicate le centrali non &egrave; in grado di dire &laquo;se si potranno utilizzare reti esistenti o se bisogner&agrave; realizzarne di nuove&raquo;. E intanto dice che Terna sta lavorando sulle rinnovabili, unica vera scommessa per il futuro energetico del nostro paese e non solo. Che non danno problemi di approvvigionamento di combustibile e non creano scorie, che tra l'altro secondo la direttiva che sta preparando l'Unione europea e che sembra sar&agrave; varata entro l'anno, dovranno essere stoccate entro i confini dei paesi membri e non potranno essere destinate (come in molti speravano) in paesi fuori dall'Unione, quali la Russia o l'Ucraina ad esempio.]]></content:encoded></item><item><title>Comprendere la sostenibilit&#xe0; per affrontare la complessit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:42+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-541</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-541</guid><content:encoded><![CDATA[www.greenreport.it<br /><br />Gianfranco Bologna<br /><br />Lo scorso anno &egrave; stato festeggiato il 25mo anniversario della nascita di un Istituto di ricerca straordinario, il Santa Fe Institute (www.santafe.edu) e gli 80 anni di uno dei suoi fondatori, il premio Nobel per la Fisica Murray Gell-Mann. Dal 1984 questo affascinante cenacolo di "menti" eccellenti ed aperte, provenienti da discipline e background formativi diversi, ha cercato di approfondire la conoscenza della cosidetta scienza della complessit&agrave;.<br /><br />Fisici, chimici, biologi, informatici, economisti, ecologi si sono trovati ad esplorare campi innovativi e di frontiera della nostra conoscenza. Diversi premi Nobel sono stati protagonisti di questa avventura che, oggi pi&ugrave; che mai, promette risultati ed avanzamenti di grande rilievo, fondamentali per conoscere meglio la realt&agrave; che ci circonda e base ineludibile per la giovane scienza della sostenibilit&agrave; che analizza appunto le interrelazioni e la dinamica esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali.<br /><br />La storia della nascita di questo Istituto &egrave; stata raccontata in un libro affascinante scritto dal fisico e giornalista scientifico, Morris Mitchell Waldrop, dal titolo "Complessit&agrave;. Uomini e idee al confine tra ordine e caos", pubblicato in Italia da Instar Libri nel 1995.<br />La penetrazione delle cosidette scienze della complessit&agrave; ha profondamente contribuito a comprendere meglio noi stessi e tutto ci&ograve; che ci circonda.<br /><br />Nel 1972 sulla prestigiosa rivista scientifica "Science", appare un famoso articolo del premio Nobel per la Fisica, Phil W.Anderson (anche egli protagonista dell'avventura del Santa Fe Institute), dal titolo "More is different" ("Di pi&ugrave; &egrave; diverso") che diventa una sorta di manifesto del concetto di complessit&agrave;. In questo articolo si propone un'interpretazione di ci&ograve; che ha luogo nella natura: ad ogni livello di organizzazione si possono identificare i mattoni elementari, le loro interazioni e l'emergenza di nuovi fenomeni collettivi che rappresentano gli elementi del livello successivo.<br /><br />Scrive Anderson :"... il comportamento di grandi e complessi aggregati di particelle non deve essere compreso nei termini di una semplice estrapolazione delle propriet&agrave; di alcune particelle. Invece, in ciascun livello di complessit&agrave; compaiono propriet&agrave; interamente nuove, e la comprensione dei nuovi comportamenti richiede una ricerca che, credo, sia fondamentale nella sua natura come qualsiasi altra."<br /><br />Come ricorda il grande matematico Ian Stewart nel suo ottimo libro "Dio gioca a dadi?" (Bollati Boringhieri 2009, seconda edizione ampliata), il nucleo filosofico della teoria della complessit&agrave; &egrave; il concetto di emergenza, in cui il sistema che osserviamo &egrave; ben oltre le sue componenti, in modo tale che "il tutto &egrave; maggiore della somma delle sue parti".<br /><br />Come ricorda il fisico italiano Luciano Pietronero, direttore dell'Istituto dei Sistemi complessi del CNR, lo studio dei sistemi complessi riguarda proprio l'emergere di propriet&agrave; collettive in sistemi con un gran numero di componenti in interazione tra loro. Questi elementi possono essere atomi o batteri in un contesto fisico o biologico, oppure persone, macchine o imprese in un contesto sociale ed economico.<br /><br />La scienza della complessit&agrave; cerca di scoprire i presupposti e il comportamento emergente dei sistemi complessi, elementi spesso invisibili agli approcci tradizionali, focalizzandosi sulla struttura delle interconnessioni e dell'architettura generale dei sistemi piuttosto che sui loro singoli componenti. Si tratta di una significativa modifica di orientamento e di approccio scientifico, piuttosto che di una nuova branca scientifica.<br /><br />La scienza tradizionale si basa su un ragionamento fondamentalmente riduzionistico per cui se sono noti tutti i fattori che concorrono a creare una situazione &egrave; possibile prevederne il risultato e viceversa. E' facile per&ograve; rendersi conto che per una cellula, per le dinamiche di un'ecosistema o per le dinamiche socio-economiche si &egrave; di fronte ad una nuova situazione in cui la conoscenza delle propriet&agrave; degli elementi individuali non &egrave; sufficiente a descrivere la struttura nel suo insieme.<br />Possiamo quindi rappresentare questa situazione come lo studio dell'architettura della materia e della natura. Essa dipende in qualche modo dalla propriet&agrave; dei "mattoni" ma possiede poi caratteristiche e leggi fondamentali che non possono essere ricollegate a quelle dei singoli elementi.<br /><br />A partire dai sistemi fisici pi&ugrave; tradizionali, come quelli critici, in cui competono ordine e disordine, questi comportamenti emergenti si possono identificare in molti altri sistemi, dall'ecologia e dai sistemi immunitari all'economia, alla finanza, ecc. La scienza della complessit&agrave; si prefigge l'obiettivo di comprendere questi sistemi.<br /><br />Il ruolo svolto dalla dinamica non lineare, dal caos e dalla complessit&agrave; &egrave; stato fondamentale e positivo per la scienza: ha fatto s&igrave; che iniziassimo a porci domande sensate e smettessimo di fare assunzioni ingenue circa le sorgenti di complessit&agrave; o di regolarit&agrave;. Anche se molto strada resta da compiere ormai numerose importanti analisi scientifiche ci portano ad individuare alcuni elementi chiave della complessit&agrave; quali: (1) i sistemi complessi sono costituiti da un insieme di molti oggetti interagenti, (2) il comportamento di questi sistemi &egrave; condizionato dalla memoria o dai feedback (sono sistemi in grado di ricordare e di "connettere"), (3) i sistemi possono modificare le proprie strategie in funzione della loro storia, (4) il sistema &egrave; tipicamente aperto e pu&ograve; essere influenzato dall'ambiente circostante, (5) il sistema d&agrave; luogo a fenomeni emergenti che non derivano automaticamente dalla somma dei comportamenti degli agenti che costituiscono il sistema.<br /><br />Gli avanzamenti nelle scienze della complessit&agrave; hanno condotto Neil Johnson, un fisico della Oxford University e della Miami University della Florida, a scrivere : "La complessit&agrave; &egrave; davvero la scienza di tutte le scienze" (vedasi il suo libro "Due &egrave; facile tre &egrave; complessit&agrave;, edizioni Dedalo, 2009).<br />Il grande fisico Robert Laughlin, premio Nobel per la Fisica nel 1998, ha scritto nel suo splendido volume "Un universo diverso. Reinventare la fisica da cima a fondo (codice Edizioni, 2005) :<br /><br />"Sebbene sia contrario all'abuso del concetto di era, penso di poter dire che la scienza sia ormai passata dall'era del riduzionismo all'era dell'emergenza, un periodo storico in cui la ricerca delle cause ultime dei fenomeni subisce una metamorfosi: dallo studio dei comportamenti delle singole parti allo studio dei comportamenti collettivi".<br /><br />Un grande biologo, teorico della complessit&agrave;, anch'egli tra i fondatori nel 1984 del famoso Santa Fe Institute , Stuart Kauffman, ha dedicato i suoi due ultimi libri ("Esplorazioni evolutive" Einaudi, 2005 e "Reinventare il sacro" Codice Edzioni, 2010) all'analisi approfondita e, persino, ad un tentativo azzardato ed affascinante di individuare delle "leggi" che spieghino come la biosfera e l'intero universo, siano in grado di co-costruire se stessi, autorganizzandosi. Kauffman, a mio avviso, si pone oggi tra i pi&ugrave; avanzati pensatori e scienziati e si muove, realmente, ai "confini" della conoscenza. Questi suoi ultimi libri sopra citati sono bellissimi.<br /><br />In questo grande fermento culturale negli ultimi decenni sono nate diverse discipline che hanno cercato di comprendere al meglio le relazioni tra i sistemi naturali e la nostra specie ed i sistemi sociali, culturali, tecnologici, industriali da essa creati (l'antroposfera o la tecnosfera). Si tratta di discipline come l'Ecological economics (l'economia ecologica), la Conservation biology (la biologia della conservazione), l'Industrial ecology (l'ecologia industriale) ecc.<br /><br />Contemporaneamente climatologi, oceanografi, geologi, ecologi ecc. sono andati notevolmente avanti nelle loro analisi e ricerche da poter cominciare ad analizzare l'intero nostro pianeta come un Sistema Terra da poter considerare nel suo insieme, tendo conto di tutte le relazioni esistenti tra le diverse sfere con le quali la nostra conoscenza divide il mondo come l'atmosfera (la sfera dell'aria), l'idrosfera (la sfera dell'acqua), la pedosfera (la sfera del suolo), la biosfera (la sfera della vita). In tutte queste discipline l'attenzione alla dimensione dei fenomeni emergenti derivanti dall'analisi dei sistemi naturali e dei sistemi sociali e delle loro interrelazioni, &egrave; fondamentale alla comprensione ed alla soluzione dei problemi che l'umanit&agrave; oggi si trova ad affrontare per non aver poggiato sull'armonia le relazioni con la Terra.<br /><br /><strong>Tutto questo fermento teorico e pratico, come abbiamo visto in tutte le pagine di questa nostra rubrica su "Greenreport", sta producendo la Sustainability science, la scienza della sostenibilit&agrave;, che sar&agrave; oggetto di una seconda conferenza internazionale che avr&agrave; luogo proprio a Roma, presso l'Universit&agrave; La Sapienza, insieme all'Universit&agrave; delle Nazioni Unite, all'Universit&agrave; di Tokyo e all'Arizona State University statunitense (vedasi il sito www.icss2010.net) dal 23 al 25 giugno prossimi.<br /></strong><br />Si tratta di una sfida culturale e pratica affascinante, fondamentale per invertire la nostra straordinaria pressione che continuiamo, imperterriti, ad esercitare sui sistemi naturali.]]></content:encoded></item><item><title>BALENE: COMMISSIONE PER OK CACCIA COMMERCIALE LIMITATA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:41+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-540</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-540</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - La difesa dei giganti del mare e' di nuovo sotto i riflettori del dibattito internazionale. Giappone, Norvegia e Islanda potrebbero infatti praticare 'legalmente' la caccia commerciale alle balene per i prossimi dieci anni, nonostante la moratoria in vigore dal 1986. E' quanto prevede la proposta della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che sara' sottoposta al voto nella prossima riunione annuale degli 88 Stati membri, prevista dal 21 al 25 giugno ad Agadir, in Marocco. L'idea della mediazione sul tavolo delle trattative e' evidentemente quella di decidere le quote di pesca dei Paesi cacciatori, piuttosto che continuare ad assistere ad una pratica che dall'avvio della moratoria, 24 anni fa, ha causato la morte di 35mila balene. Si parla di salvare fra 4mila e 18mila animali in un arco di tempo di dieci anni, imponendo quote di cattura inferiori a quelle che Giappone, Islanda e Norvegia si sono nel frattempo assegnati per conto proprio. Il piano costituirebbe pero' un via libera ufficiale ad una pratica vietata per andare incontro ai tre Paesi fuorilegge. Mentre il Giappone pratica la sua pesca ''a fini scientifici'', Islanda e Norvegia da sempre oppongono obiezioni legali al divieto. <br /><br />''Per la prima volta dall'adozione della moratoria sulla caccia commerciale - afferma Cristian Maquieira, il presidente cileno della Commissione - avremo limiti rigidi e vincolanti per tutte le operazione di caccia delle balene''. L'ipotesi prevede un rigoroso controllo della pesca, vietata a tutti gli altri Paesi della Commissione durante il piano, della durata di dieci anni. Il Giappone avrebbe diritto per i primi cinque anni ad una quota limitata a 410 esemplari l'anno di balenottere minori, da cacciare nelle acque dell'Antartico meridionale; una quota che sarebbe poi dimezzata per i cinque anni successivi. Allo stesso tempo, sarebbe consentita la caccia di 120 balenottere minori nelle sue acque costiere. Attualmente, Tokyo prevede di uccidere tra le 765 e le 935 balene ogni anno in Antartico, anche se le ultime cacciate si sono fermate a 507, grazie all'azione disturbatrice degli ambientalisti. Nella stessa proposta sono previste quote anche per Islanda e Norvegia. <br /><br />Decisamente contrari all'ipotesi della Commissione si sono schierate Nuova Zelanda e Australia, in prima fila nella difesa dei giganti del mare. ''La Nuova Zelanda non accettera' la proposta'', ha spiegato il ministro degli Esteri neozelandese, Murray McCully, stimando che ''questi limiti delle catture non sono realistici''. Dal canto suo l'Australia chiede un divieto totale per la caccia commerciale delle balene e minaccia di portare il Giappone davanti alla giustizia internazionale per le sue catture in Antartico, additando come scusa la caccia per motivi scientifici. ''Il governo australiano - ha detto il ministro dell'Ambiente australiano, Peter Garrett - resta decisamente contrario alla pesca commerciale e alla pesca 'pseudo-scientifica'''. Il paradosso e' che la proposta non va bene nemmeno a Tokyo, che considera insufficienti le quote proposte. ''Vogliamo continuare a negoziare'' ha spiegato il ministro giapponese per la Pesca, Hirotaka Akamatsu. L'obiettivo? Ottenere un numero di balene maggiore da cacciare. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title> Scorie nucleari francesi</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-05-03T11:55:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-539</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/02-may-2010#unique-entry-id-539</guid><content:encoded><![CDATA[NEWS GEVAM<br />Le scorie nucleari francesi finiscono in Siberia dove anzich&eacute; riprocessarle vengono abbandonate a cielo aperto ...<br />Fonte: http://www.qualenergia.it/<br />La pattumiera siberiana delle scorie francesi A Tricastin Greenpeace blocca l'uranio impoverito diretto in Russia. Nell'ex-URSS dovrebbe essere riprocessato, ma in realt&agrave; rimane abbandonato in depositi a cielo aperto. La Francia, il paese dell'atomo per eccellenza, con cui domani l'Italia firmer&agrave; l'accordo di collaborazione sul nucleare, ancora non ha risolto il problema scorie. <br />Ancora bufera sulla questione delle scorie nucleari in Francia. Agli ambientalisti non va gi&ugrave; che il paese leader mondiale dell'atomo (nonch&eacute; guida del rinascimento nucleare italiano) ancora non sappia dove mettere questi rifiuti pericolosi e non trovi di meglio che inviarli, senza garanzie di sicurezza, in Russia, usata - denuncia Greenpeace - come una vera e propria "pattumiera dell'atomo".<br />Gli ultimi sviluppi della battaglia sono di questa settimana: marted&igrave; mattina attivisti di Greenpeace hanno divelto le rotaie che partano dalla centrale di Tricastin, per impedire che l'uranio impoverito arrivi al porto di Le Havre, dove lo attende la nave russa Kapitan Kuroptev per portarlo nell'ex-Unione Sovietica. Subito Areva ha risposto per vie legali e il tribunale &egrave; intervenuto contro gli ambientalisti per impedire loro di interferire nel trasporto del combustibile esausto.<br />Ecco che sulle pagine dei giornali (solo francesi per ora) torna una storia che getta l'ennesima ombra sulla gestione delle scorie nucleari in Francia. Su queste pagine avevamo raccontato dell'inchiesta sui 300 milioni di tonnellate di detriti radioattivi abbandonati e utilizzati nel paese per realizzare terrapieni, strade e parcheggi (Qualenergia.it, La Francia contaminata). Questa volta sotto accusa &egrave; invece la filiera a valle delle centrali, che si perde oltre confine, nelle steppe siberiane.<br />A denunciare che qualcosa non andava in quell'export di combustibile esausto a oriente erano stati un'inchiesta televisiva di Arte Channel e un articolo di Liberation, usciti quest'autunno: il 13% del combustibile esausto del gigante francese dell'atomo &ndash; si denunciava &ndash; finisce abbandonato nelle steppe siberiane, stoccato a cielo aperto. Rivelazioni corredate dalle immagini aeree dei depositi delle scorie a Seversk in Siberia (ossia Tomsk-7, sito peraltro gi&agrave; pesantemente contaminato da incidenti nucleari in epoca sovietica).<br />Per Areva &ndash; che non ha confermato n&eacute; smentito le accuse - in Russia finisce solo l'uranio riutilizzabile, per essere arricchito e poi tornare in patria. Secondo l'azienda, con il riprocessamento si riuscirebbe a riutilizzare fino al 96% del combustibile esausto. Ma i numeri raccontano una versione diversa: delle 33mila tonnellate di uranio inviate dalla Francia nell'ex URSS dal 2006 al 2009 solo poco pi&ugrave; di 3mila hanno fatto ritorno in patria arricchite.<br />"Le 30mila tonnellate mancanti &ndash; denuncia Greenpeace &ndash; restano abbandonate a tempo indeterminato in luoghi come Seversk: la Russia non ha la tecnologia per riprocessare l'uranio esafluoruro (UF6, ndr) che costituisce la maggior parte delle scorie inviate. Il contratto di EDF-AREVA viola le leggi russe e i depositi, come rilevato dalla Rostechnadzor (l'agenzia federale che supervisiona la produzione di combustibile nucleare), non rispettano le norme di sicurezza."<br />Insomma: "il riprocessamento &ndash; denuncia l'associazione - &egrave; solo una trovata di comunicazione per coprire il fatto che si scaricano le scorie a terzi. Ci&ograve; dimostra ancora una volta la completa inadeguatezza dell'industria a gestire i pericoli dei rifiuti nucleari". Cosa succeder&agrave; quando (e se) sar&agrave; l'Italia a dover mettere in sicurezza nuove scorie? Intanto l'esperienza con il decommissioning delle centrali del passato promette male (Qualenergia.it, Il disastro dell'eredit&agrave; nucleare italiana su Report). <br />Speriamo che nell'accordo di collaborazione che Italia e Francia firmeranno domani a Parigi la questione venga affrontata adeguatamente: vi si prevede, tra le altre cose, che sulla gestione del ciclo dei rifiuti nucleari, Sogin collabori con l'agenzia francese Andra, sulla sicurezza Ispra con l'Asn (intesa che verr&agrave; poi trasferita alla futura Agenzia italiana), mentre Enel e Isrn si occuperanno di protezione dalle radiazioni e Cirten e Areva di formazione e specializzazione del personale. GM<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Caccia&#x2c; sull&#x27;art 43 della legge comunitaria passa la linea &#x22;soft&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:25+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-538</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-538</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br /><br />La mediazione attuata avr&agrave; fatto "partorire" un testo qualificato? Vedremo cosa dir&agrave; l'Unione europea, comunque pare per ora superato il muro contro muro che aveva caratterizzato il voto sulla legge comunitaria e in particolare sull'art. 43 relativo all'allungamento del calendario venatorio. Particolarmente soddisfatta per l'esito finale della "concertazione" il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo &laquo;Sulla caccia &egrave; stato raggiunto un accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civilt&agrave; giuridica del nostro paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra. Non ci sar&agrave; un solo giorno di caccia in pi&ugrave; rispetto al calendario vigente, perch&eacute; posticipare i termini attuali della stagione venatoria non significa allungarla- ha spiegato il ministro- Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato ma sar&agrave; possibile un posticipo di dieci giorni per singole specie e per singoli territori a condizione che l'Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell'ambiente e del patrimonio faunistico&raquo;. Poi il ministro da una valutazione pi&ugrave; politica all'intera vicenda &laquo;Abbiamo approvato, dopo un serrato e costruttivo confronto tra parlamento e Governo, un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l'Unione Europea che ci sarebbe costato caro e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle regioni delle deroghe. Un testo, che migliora la qualit&agrave; della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorit&agrave; scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio. A parte poche posizioni di dissenso personale - ha concluso il ministro Prestigiacomo - la camera dopo anni di scontro ideologico sul tema della caccia, ha discusso oggi con maturit&agrave; ponendo in primo piano le esigenze dell'ambiente su un tema che fino a oggi ha sempre diviso&raquo;. Tra i partiti politici fuori da Montecitorio, i Verdi sono i primi ad esprimere una parziale soddisfazione per l'articolo approvato. &laquo;L'approvazione della modifica all'emendamento della legge comunitaria respinge l'assalto che le lobby venatorie e degli armieri volevano fare ai danni degli animali del nostro Paese- ha dichiarato il presidente Angelo Bonelli - Il mantenimento del prolungamento del calendario venatorio subordinato al parere vincolante dell'Ispra &egrave; il risultato di una mediazione che si sarebbe dovuta evitare. Ora il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, deve dare massima garanzia di autonomia dai condizionamenti politici verso Ispra che deve emettere un parere scientifico. Tutti sanno che il mese di febbraio &egrave; il pi&ugrave; delicato per le rotte migratorie e per la riproduzione degli animali, e che non potr&agrave; essere rilasciato alcun parere positivo di deroga. Dubitiamo per&ograve; che una legge siffatta, possa avere il parere positivo dell'Unione europea&raquo; ha concluso Bonelli.<br />Un sospiro di sollievo per il risultato del voto &egrave; stato tirato anche dalle associazioni Altura, Amici della Terra, Animalisti italiani, Cts, Enpa, Fare Verde, Greenpeace, Memento Naturae, No alla caccia, Lav, Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness, Oipa, Una, Vas, Wwf Italia &laquo;Ha prevalso il senso di responsabilit&agrave; nel Parlamento e nel Governo che ha evitato di estendere la stagione venatoria senza limiti certi e respinto una vera e propria deregulation venatoria. Dal punto di vista sostanziale- proseguono le associazioni- l'articolo introduce importanti novit&agrave; sotto il profilo della tutela della natura e degli animali selvatici, come una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli. Resta il rammarico per l'indebita concessione alle doppiette rappresentata dalla possibilit&agrave; di deroga regionale al calendario venatorio, seppure contenuta alla sola prima decade di febbraio e sottoposta al parere dell'Ispra. Ringraziamo comunque tutti i Deputati di maggioranza e di opposizione che, con un impegno straordinario, si sono fatti interpreti, in questi giorni, delle nostre istanze e di quelle della natura&raquo; hanno concluso le associazioni ambientaliste ed animaliste.<br /><br /> <br /><br /> ]]></content:encoded></item><item><title>Gianfranco Bologna all&#x2019;Accademia di Scienze forestali: &#xab;La sostenibilit&#xe0; &#xe8; adattamento e gestione dei cambiamenti&#xbb;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-537</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-537</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />Riccardo Mostardini<br /><br /> Tra scienze forestali e scienza della sostenibilit&agrave;, si &egrave; tenuta oggi l&rsquo;apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; con la prolusione del direttore scientifico del Wwf<br />&laquo;In un mondo composto di sistemi sociali ed ecologici - tra loro interconnessi - che sono sottoposti a cambiamenti costanti, la sostenibilit&agrave; passa in primo luogo per la capacit&agrave; di questi sistemi di adattarsi ai cambiamenti senza perdere le loro caratteristiche qualitative determinanti&raquo;, cio&egrave; in una parola nella &laquo;resilienza&raquo; di questi sistemi. Inoltre, la sostenibilit&agrave; passa anche per &laquo;le risposte che la politica pu&ograve; dare per evitare l'eccessivo degrado degli ecosistemi, sia per quanto riguarda i cittadini del futuro ma anche per la societ&agrave; attuale&raquo;, risposte che potrebbero comprendere anche &laquo;la definizione di nuovi indicatori di sviluppo e benessere&raquo;.<br /><br />Parole con cui Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, ha oggi descritto il percorso che, dalla presentazione del rapporto "The limits to growth" (1972, con aggiornamenti nel 1992 - conferenza di Rio - e nel 2004 alla conferenza di Johannesburg) in poi, ha caratterizzato il dibattito sulla sostenibilit&agrave; dello sviluppo attraverso una progressiva presa di coscienza della necessit&agrave; di un approccio scientifico - e non pi&ugrave; esclusivamente dialettico o etico - all'analisi delle relazioni tra i sistemi ecologici e quelli umani.<br /><br />L'intervento di Bologna ha costituito la prolusione della cerimonia - tenutasi oggi nel capoluogo toscano - per l'apertura del 59&deg; anno accademico dell'Accademia italiana di scienze forestali (Aisf), centro studi afferente alla facolt&agrave; di Agraria dell'universit&agrave; di Firenze.<br /><br />E non poteva esserci, per una relazione inerente il percorso di quantificazione (e quindi di orientamento dei prelievi sulle soglie evidenziate) del capitale naturale nelle sue accezioni umana ed ecologica, sede pi&ugrave; adatta: le scienze forestali in generale, infatti, e la loro branca determinante rappresentata dalle discipline selvicolturali, rappresentano uno degli ambiti didattici e pratici in cui pi&ugrave; (e prima) &egrave; stato affrontato alla radice il criterio della sostenibilit&agrave; dei prelievi. Fin dalle prime normative della repubblica veneta, che gi&agrave; nei primi secoli del secondo millennio pose vincoli al prelievo legnoso dai boschi delle prealpi venete, e passando per le normative forestali attuate in Germania nel 19&deg; secolo, la selvicoltura infatti &egrave; stata sempre - in sostanza - incentrata su un unico obiettivo determinante: obiettivo che da una parte si concretizza nella &laquo;massimizzazione del reddito fondiario&raquo; (come spiegato dal presidente dell'Accademia Orazio Ciancio nella sua relazione), ma dall'altra parte sul garantire la perennit&agrave; del reddito ottenibile attraverso una gestione accurata e pianificata (che oggi definiamo "sostenibile") del patrimonio boschivo.<br /><br />In questo senso quindi, la selvicoltura e le scienze forestali hanno per primi evidenziato la stretta relazione di dipendenza che sussiste tra la ricchezza prodotta e la consunzione del capitale naturale da cui questa ricchezza &egrave; generata, ponendo quindi le basi per le odierne discipline riunite nella didattica inerente all'economia ecologica.<br /><br />Ma gli elementi che rendono paralleli il percorso di evoluzione che in questi decenni ha caratterizzato sia le discipline forestali sia "l'ambientalismo" propriamente inteso non si fermano a quanto evidenziato: parallela &egrave;, tra le due discipline, anche quella che Ciancio ha definito &laquo;la ricerca delle uniformit&agrave; che regolano il comportamento dei sistemi complessi&raquo;. E parallelo &egrave; anche il percorso di uscita dalla settorialit&agrave; disciplinare, poich&eacute; come ha sostenuto Bologna &laquo;viviamo in un tempo in cui la conoscenza e la cultura non possono pi&ugrave; essere parcellizzate, mentre la scienza della sostenibilit&agrave; &egrave; da vedersi come una azione multidisciplinare finalizzata a comprendere le interrelazioni tra i sistemi naturali e sociali, e la maniera migliore per gestire questi sistemi e queste interrelazioni&raquo;.<br /><br />Possiamo quindi dire che se, come affermato da Ciancio, &laquo;le scienze forestali potranno percorrere nuove frontiere solo se all'ecologia e all'economia si assocer&agrave; l'etica&raquo;, analogo discorso pu&ograve; valere per quelle che qualche decennio fa erano le "discipline ambientali" e che, se oggi possono essere definite a ragione "scienza della sostenibilit&agrave;", &egrave; proprio perch&eacute; alla loro carica etica e alla loro azione di "advocacy" ecologica si sono affiancati, in questi anni (fino a divenire poi predominanti), elementi di analisi economica e/o di matrice scientifico/matematica.<br /><br />In altri termini, se &egrave; vero che, come ricordato da Bologna in riferimento alla relazione Teeb ("The economics of ecosystems and biodiversity", studio tuttora in corso che &egrave; finanziato dall'Ue e la cui prossima relazione sar&agrave; presentata a Nagoya - Giappone - nel prossimo ottobre) l'economia ecologica non significa solo &laquo;conoscere la natura del valore&raquo; (cio&egrave; evolvere il concetto di "capitale" comprendendovi anche il capitale umano e quello naturale) ma anche &laquo;conoscere il valore della natura&raquo; (cio&egrave; identificare e quantificare - non solo in termini economici - i servizi materiali e immateriali forniti dagli ecosistemi), ecco che gli stessi obiettivi possono essere considerati anche quelli focali per il percorso di evoluzione delle scienze forestali. E qui sta il principale elemento comune tra le due discipline, che altro non sono che branche di un'unica scienza, destinata a studiare (al fine di poterle gestire) le interrelazioni tra i sistemi economici, umani ed ecologici.<br /><br />Ed &egrave; a causa di questa intrinseca comunanza dai punti di vista storico, disciplinare, metodologico che all'apertura del 59&deg; anno di attivit&agrave; dell'Accademia di scienze forestali &egrave; stato invitato a tenere la prolusione il direttore scientifico del Wwf, che ha descritto agli intervenuti il percorso di evoluzione sopra discusso, citando tra gli altri alcuni istituti (come il Club di Roma o il Santa Fe institute), alcune iniziative (l'Earth system science partnership - Essp, o lo stesso studio Teeb), alcuni studiosi (Kauffman, Laughlin, Anderson, Peccei) che pi&ugrave; hanno avuto un ruolo determinante nella crescita di quella che oggi &egrave;, a pieno titolo, una vera e propria scienza della sostenibilit&agrave;. Scienza che oggi, come ha ricordato Bologna, vede tra i suoi ambiti di analisi fondamentali il modo migliore di perseguire il &laquo;mantenimento della condizione di resilienza dei sistemi naturali davanti all'incremento degli elementi di vulnerabilit&agrave;: ed &egrave;, questo equilibrio tra resilienza e vulnerabilit&agrave;, elemento centrale dell'analisi odierna e dell'intera scienza della sostenibilit&agrave;&raquo;.]]></content:encoded></item><item><title>CACCIA E DEROGA ALLE REGIONI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-04-22T12:51:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-536</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-april-2010#unique-entry-id-536</guid><content:encoded><![CDATA[<br /> &ldquo;Intenso l&rsquo;impegno del Governo e del Parlamento nel recepire quanto avanzato dalle Associazioni ambientaliste e animaliste. L&rsquo;Associazione Vittime della Caccia ringrazia quanti si siano impegnati trasversalmente per affermare la tutela degli habitat e degli uccelli selvatici nel delicato periodo di migrazione e riproduzione&rdquo;, dichiara Maurizio Giulianelli dell&rsquo;Associazione Vittime della Caccia.<br /><br />&ldquo;Siamo comunque critici per la concessione alla lobby venatoria per il regime di deroga di cui le regioni potranno avvalersi nella prima decade di febbraio, seppur vincolate dal parere dell&rsquo;Ispra sulla base delle diverse specie di avifauna. E&rsquo; nelle nostre speranze che le regioni non abusino di questa concessione ulteriore e recepiscano la richiesta sempre pi&ugrave; pressante dei cittadini che vogliono vivere in pace, senza assistere alle violenze cui sono sottoposti forzatamente durante la stagione venatoria prevista dalla legge 157/92. Il 31 gennaio tiriamo tutti un sospiro di sollievo e ci rimane difficile digerire un ulteriore prolungamento della caccia, seppur per alcuni giorni. <br />Questa concessione dovr&agrave; essere usata con grande parsimonia e legittimata dall&rsquo;Ispra per non incorrere nel giudizio della Corte Europea che gi&agrave; ha redarguito l&rsquo;Italia per l&rsquo;abuso di questo strumento da parte delle regioni pi&ugrave; accondiscendenti verso i cacciatori&rdquo;, aggiunge Giulianelli &ldquo;Non vogliamo pagare noi tutti per il crudele piacere di pochi armati, non vorremmo pi&ugrave; contare morti e feriti causati dalle doppiette, non vogliamo trovare animali selvatici impallinati agonizzanti nei nostri terreni, non vorremmo essere noi, che di caccia non ne vogliamo sapere, i prossimi morti e feriti della prima decade di febbraio&hellip;&rdquo;. Conclude Maurizio Giulianelli.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Intervista alla dott.ssa Francesca Testella candidata al Consiglio Comunale di Macerata e al Consiglio Regione Marche per il Fermano con l&#x27;Italia dei Valori</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T11:07:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-535</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="" width="368" height="648" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry535-26399_1302321412595_1667266330_30720077_6859255_n.jpg" /><img class="imageStyle" alt="" width="385" height="504" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry535-26399_1302321652601_1667266330_30720078_5738298_n.jpg" />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: RONCHI&#x2c; ACQUEDOTTI FATISCENTI COSTANO 2 MLD L&#x27;ANNO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T11:07:05+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-534</guid><content:encoded><![CDATA[CARO MINISTRO:E DI CHI E' LA RESPONSABILITA'?E LO SA CHE EX LEGE SPETTA ALLO STATO LA MANUTENZIONE??????<br /><br />(ANSA) - VERONA, 24 MAR - ''Attualmente la gestione fatiscente degli acquedotti costa due miliardi di euro all'anno'': lo ha detto a Verona il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, a proposito del progetto di privatizzazione dell'acqua. ''I sindaci veneti che sono andati a manifestare a Roma - ha aggiunto - sono totalmente in malafede. Aprire il mercato - ha concluso - significa colpire gli sprechi, abbassare le tariffe e assicurare trasparenza''. <br />24/03/2010 18:09 <br /><br /><span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">COMMENTO DI FRANCESCA TESTELLA:<br /><br />Ai sensi dei sottocitati articoli del codice dell'ambiente le infrastrutture sono pubbliche e le regioni devono provvedere alle stesse al fine di conseguire il risparmio idrico.<br />Vi chiedo solo una riflessione: dov'&egrave; l'obbligo del privato di sobbarcarsi l'onere della sistemazione delle reti e soprattutto,se ci&ograve; &egrave; finalizzato a una politica di risparmio idrico, che interesse avrebbe il privato ad avere una tariffa sicuramente pi&ugrave; alta per quantit&agrave; di acqua inferiori in quanto &egrave; suo dovere ridurre le perdite in una politica che porti al risparmio idrico in genere)Ci sar&agrave; mai un privato che ci invita a consumare meno acqua?O meglio:se lo potr&agrave; permettere solo chi ci far&agrave; pagare l'acqua al prezzo della benzina. <br /><br /></span><br /><strong><em>Art. 143 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Propriet&agrave; delle infrastrutture </em></strong><br /><br />1. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di <strong>propriet&agrave; pubblica</strong>, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.<br />2. Spetta anche all'Autorit&agrave; d'ambito la tutela dei beni di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 823, secondo comma, del codice civile.<br /><br /><strong><em>Art. 146 codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/06)<br />Risparmio idrico </em></strong><br /><br />1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, l<strong>e regioni</strong>, sentita l'Autorit&agrave; di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti(*), nel rispetto dei principi della legislazione statale, <strong>adottano norme e misure volte a razionalizzare i consumi e eliminare gli sprechi ed in particolare a:<br /></strong>a) migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate al fine di ridurre le perdite;<br />b) prevedere, nella costruzione o sostituzione di nuovi impianti di trasporto e distribuzione dell'acqua sia interni che esterni, l'obbligo di utilizzo di sistemi anticorrosivi di protezione delle condotte di materiale metallico;<br />c) realizzare, in particolare nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni, reti duali di adduzione al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;<br />d) promuovere l'informazione e la diffusione di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;<br />e) adottare sistemi di irrigazione ad alta efficienza accompagnati da una loro corretta gestione e dalla sostituzione, ove opportuno, delle reti di canali a pelo libero con reti in pressione;<br />f) installare contatori per il consumo dell'acqua in ogni singola unit&agrave; abitativa nonch&eacute; contatori differenziati per le attivit&agrave; produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;<br />g) realizzare nei nuovi insediamenti, quando economicamente e tecnicamente conveniente anche in relazione ai recapiti finali, sistemi di collettamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue e di prima pioggia;<br />h) individuare aree di ricarica delle falde ed adottare misure di protezione e gestione atte a garantire un processo di ricarica quantitativamente e qualitativamente idoneo.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE: OCEANA&#x2c; CITES TRAGEDIA DEGLI OCEANI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-533</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Oceana, la piu' grande organizzazione internazionale per la conservazione dei mari, ha definito la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (Cites) una ''tragedia degli oceani''. Oceana lamenta come la Cites abbia fallito nel proteggere le specie marine proposte per essere inserite nelle 'appendici I e II' durante la sua 15/a conferenza svoltasi nelle ultime due settimane. In particolare ''ha fallito - scrive Oceana in un comunicato - nel mettere al bando il commercio internazionale del tonno pinnablu atlantico e nel decidere regole internazionali sul commercio di 31 specie di squali e corallo rosso e rosa, che sono tutti essenziali agli oceani, la sussistenza e le economie locali''. ''Sembra che il denaro possa comprare tutto - sottolinea David Allison, responsabile delle campagne di Oceana - Sotto il peso schiacciante delle enormi somme di denaro attraverso il non controllato commercio e sfruttamento delle specie marine a rischio operato da Giappone, Cina, e altri maggiori paesi nonche' dall'industria della pesca, le vere fondamenta di Cites minacciano di collassare''. La pesca intensiva e la domanda dei mercati internazionali hanno portato alcune specie di tonno, squali e coralli all'orlo dell'estinzione. La popolazione di molte specie di squali, in particolare si e' ridotta di oltre il 99% nelle ultime decadi, minacciati dal commercio delle loro pinne, pelli, carni e olio di fegato. Solo il mercato delle pinne, usate nella cucina orientale per una zuppa considerata ricercatezza gastronomica, e' stimato in svariati miliardi di dollari l'anno. ''Questo meeting e' stato un flop - accusa Rebecca Greenberg, scienziata marina di Oceana - Mi domando se Cites ha l'impegno politico di proteggere anche specie marine che hanno un valore economico come gli squali. Visto che supporto scientifico per mettere nelle liste (da proteggere, ndr.) queste specie di squali non puo' competere con le sporche politiche''.(ANSA). DIR <br />25/03/2010 16:05 <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ANCI SARDEGNA&#x2c; E&#x27; RISORSA PUBBLICA E NO AGLI AUMENTI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-532</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAGLIARI, 25 MAR - ''L'acqua deve rimanere un bene pubblico e non essere un bene economico che si possa prestare a speculazioni di qualsivoglia tipo''. Lo ha ribadito il presidente dell'Anci Sardegna, Salvatore Cherchi, a margine della seduta del Consiglio regionale dell'Associazione, aperto alla partecipazione dell'assemblea dei sindaci sardi. ''Il Consiglio si e' gia' espresso molto chiaramente su questo punto - ha ricordato Cherchi - ci aspettavamo piu' efficienza e maggiore qualita' della risorsa idrica, mentre Abbanoa aumenta le tariffe e non fa quello che dovrebbe fare''. Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, durante il suo intervento, ha paventato l'eventualita' che l'assemblea di Abbanoa, la societa' in house che gestisce le reti sarde ed i cui soci sono i Comuni dell'Isola, possa essere sciolto ''perche' l'assemblea dei soci non e' stata convocata per la ricapitalizzazione della societa'''. Secondo la relazione dell'Anci, distribuita a delegati e sindaci, la tariffa per il 2010 (1,407 euro/al metro cubo per consumi di 200 mc/anno e 1,6 euro/mc per i consumi di 250 mc/anno) aumenta del 6% rispetto a quella del 2009 (1,3274 euro/mc sino ai 200 mc/anno e 1,507 euro/mc per i consumi oltre 250 mc/anno). (ANSA). YE8-AR ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: PD MOLISE&#x2c; GESTIONE ESCLUSIVA PUBBLICA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-531</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - CAMPOBASSO, 25 MAR - Il capogruppo del Pd alla Regione Molise, Antonio D'Alete, interviene sul tema della privatizzazione dell'acqua illustrando i contenuti di una proposta di legge presentata dai Gruppi consiliari del centrosinistra con la quale si sancisce l'obbligatorieta', non solo della proprieta' pubblica dell'acqua molisana, ma anche della gestione esclusiva da parte di societa' di diritto pubblico. ''Ad oggi - sottolinea D'Alete - la proposta n.205 e' l'unico atto concreto a difesa dell'acqua molisana che impone alle superficiali, quanto inutili ed estemporanee affermazioni elettoralistiche del governo regionale di Michele Iorio, la prova dei fatti: difendere i diritti e gli interessi legittimi del popolo molisano oppure obbedire al sultano. La proposta di legge - aggiunge l'esponente della minoranza - ora camminera' e vivra' tra la gente. Da meta' aprile infatti i Gruppi consiliari, i partiti di centrosinistra, i sindaci, i tanti comitati spontanei e le associazioni, saranno impegnati con gazebo e banchetti a raccogliere le firme per sostenere la proposta di legge regionale e i quesiti referendari. Una battaglia di civilta' che, dunque, avvieremo su due fronti, uno locale e l'altro nazionale, ma con l'obiettivo unico di difendere l'acqua pubblica, per difendere il futuro''.(ANSA). YM9-PRO/IC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: GOVERNO BRITANNICO VIETERA&#x27; QUELLI SELVATICI NEI CIRCHI</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:58:10+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-530</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il Governo inglese ha annunciato che vietera' l'uso di animali selvatici nei circhi dopo che la popolazione si e' schierata apertamente in favore del divieto. Il 94% degli intervistati in una consultazione pubblica avviata dallo stesso esecutivo, riferisce l'Indipendent sul suo sito, ha infatti detto 'no' agli spettacoli con elefanti, tigri, leoni e giraffe. ''Concordo con il punto di vista degli interpellati, che hanno definito non piu' accettabile l'uso di questi animali nei circhi'', ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Jim Fitpatrick, aggiungendo che ''per questo intendo vietarlo''. Attualmente sono quattro i circhi che usano animali selvatici in Gran Bretagna: il principale e' il 'Great British Circus', poi ci sono il 'Peter Jolly's Circus', il 'Circus Mondao' e il 'Bobby Roberts Circus'. L'associazione britannica dei veterinari (Bva) si e' detta 'entusiasta' della prospettiva di un bando. Secondo il suo presidente, Bill Reilly, ''se il governo andra' avanti con il bando e' vitale che ciascun animale sia valutato individualmente in modo da prendere le azioni appropriate. Queste potrebbero prevedere il trasferimento degli animali in zoo o santuari''.<br />26/03/2010 15:14 ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA:RUBINETTO ITALIA PERDE 30&#x25;&#x2c;OGNUNO CONSUMA 237LT GIORNO&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-03-27T10:57:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/21-march-2010#unique-entry-id-529</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA - Il rubinetto dell'Italia perde il 30% dell'acqua immessa nelle condutture ma ognuno di noi ne consuma in media 237 litri al giorno. Lo stivale deve fare i conti con la gestione dell'acqua soprattutto nelle regioni meridionali. A dirlo il dossier Acqua 2010 di Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidariet&agrave; internazionale) presentato oggi a Roma, secondo cui ogni giorno ''si perdono dalle condutture 104 litri d'acqua per abitante''. Eppure, continua lo studio, ''un terzo dei cittadini non ha un accesso sufficiente alla risorsa idrica'' e in ''8 milioni non hanno l'acqua potabile'' mentre ''18 milioni la bevono non depurata''. Il 15% della popolazione totale ''ogni estate e' sotto la soglia minima del fabbisogno idrico'' - 50 litri al giorno - e il 36% del territorio siciliano &egrave; desertificato''. Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione mentre quello di fognatura copre l'84,7% e quello di depurazione arriva al 70,4%. Per mettere a posto le cose, il fabbisogno di investimenti - secondo il 'Blue book 2009' - sarebbe di 60,52 miliardi di euro in 30 anni. In Italia c'e' pero' il business dell'acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico) per un mercato mondiale - 120 miliardi di litri consumati - che arriva a circa 80 miliardi di dollari. Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle 500 alle 1000 volte in pi&ugrave; rispetto a quella in bottiglia. In Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna, rileva il dossier, ''l'acqua del sindaco'' &egrave; la pi&ugrave; buona tanto da dar vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua: piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia naturale che gassata, che a temperatura ambiente o refrigerata (con una casa si tagliano 54 tonnellate di petrolio). In Puglia, dice il dossier, ''l'acquedotto &egrave; di tutti'' perch&eacute; la regione ''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di rilevanza economica''. Anche la Toscana riscopre ''l'acqua in brocca''. A Roma, continua il dossier, l'acqua &egrave; ancora al 51% municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''.<br />19/03/2010 13:34 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Un 2010 di lotta e di proposta per il Forum italiano dei Movimenti per l&#x27;acqua&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-04T09:30:19+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-528</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3F8C76;">E' arrivata la risposta organizzata del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua al governo Berlusconi, che con l'approvazione dell'art.15 del decreto Ronchi, ha aperto definitivamente le porte della gestione del Servizio idrico integrato ai grandi gruppi multinazionali e ai mercati. Secondo il Forum, che ha preso contatti con molti soggetti della cosiddetta societ&agrave; civile, la partita non &egrave; affatto chiusa considerata anche l'indignazione generale registrata nei cittadini (e  il ricorso alla Corte Costituzionale fatto da molte Regioni).<br /><br />Con quella norma intanto si toglie la libert&agrave; di scelta alle amministrazioni locali che quindi si sono mosse: sono ormai oltre cento i comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua "bene comune e diritto umano universale" ed il servizio idrico come "privo di rilevanza economica", sottraendosi in questo modo alla normativa nazionale ritenuta incostituzionale.<br /><br />&laquo;Sono i comuni che hanno nel frattempo costituito il "Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica" e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale&raquo; spiegano dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua e poi informano: &laquo;Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverser&agrave; le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua &egrave; un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della nostra legge d'iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa&raquo;.<br /><br />Il fronte che sostiene questa campagna nazionale e che si &egrave; aggregato al Forum italiano dei movimenti per l'acqua &egrave; molto ampio: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche. &laquo;Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, possa mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l'inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell'acqua e dei beni comuni, del territorio e dell'energia, della salute e del benessere sociale&raquo;.<br /><br />La manifestazione del 20 marzo, a due giorni dalla celebrazione della Giornata mondiale dell'acqua, &egrave; il punto di partenza per il vasto fronte di soggetti che appoggia le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, dato che da aprile inizier&agrave; la campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi su questo tema.<br /></span><span style="color:#3F8C76;"><br />FONTE:WWW.GREENREPORT.IT</span>]]></content:encoded></item><item><title>Caccia&#x2c; il ministero dell&#x27;ambiente presenta un emendamento per rimediare &#x22;al colpo di mano&#x22;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-04T09:30:18+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-527</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#295D6B;">Non aveva perso n&eacute; tempo n&eacute; occasione il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ad esprimere tutta la sua contrariet&agrave; e disappunto nello scoprire che il testo portato in votazione ed approvato in aula a Palazzo Madama in merito all'ampliamento senza limiti  della stagione di caccia era diverso da quello che era scaturito da un accordo raggiunto in maggioranza. Un testo che - si leggeva in un comunicato del ministero Ambiente &laquo;prevedeva che le regioni e le province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia solo sulla base di analisi scientifiche che dovevano essere preventivamente validate dall'Ispra&raquo;..<br /><br />Quindi il ministro Prestigiacomo e tanti altri suoi colleghi di maggioranza avevano annunciato battaglia alla Camera, dove il testo &egrave; adesso in discussione e venerd&igrave;- fa sapere sempre un comunicato emesso dagli uffici di  via Cristoforo Colombo- il ministero dell'Ambiente ha presentato un emendamento al testo sulla caccia approvato da Palazzo Madama.<br /><br />L'emendamento del Ministero dell'Ambiente punta a ripristinare l'intesa che era stata raggiunta e che &egrave; poi stata disattesa dalla votazione del Senato e ad eliminare la possibilit&agrave; delle Regioni di definire deroghe al calendario venatorio, specie dei volatili, senza sottostare alla validazione vincolante da parte Ispra.<br /><br />&laquo;E  intenzione del Governo - spiega il ministro Prestigiacomo - rimediare al "colpo di mano" avvenuto in Senato evitando una deregulation in un delicatissimo settore come quello della caccia, che deve obbedire ad esigenze di tutela ambientale ed &egrave; rigidamente disciplinato da normative Europee&raquo;. Ma a leggere quanto circola in rete, la lobby dei sostenitori di caccia selvaggia non sembra disposta a cedere tanto facilmente la deregulation al momento conquistata.<br /><br />E sul caso interviene polemicamente il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che spiega: &laquo;L'emendamento proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo non risolve il problema della deregulation della caccia provocato dall'articolo 38 della Legge Comunitaria votato la settimana scorsa dal Senato&raquo;. &laquo;Il ministro dell'Ambiente - aggiunge - o &egrave; confusa o &egrave; mal consigliato o non conosce la materia di cui parla, perch&egrave; il suo emendamento non dice un 'No' al prolungamento dei limiti della stagione venatoria, ma lo subordina ad un parere, quello dell'Ispra, quasi sempre disatteso dalle regioni&raquo;.  <br /><br />&laquo;La Prestigiacomo si chiarisca le idee o prenda in esame l'emendamento di una sua collega di governo, il ministro Brambilla, molto pi&ugrave; efficace e che dice un 'No' chiaro ed inderogabile al prolungamento del periodo di caccia - conclude Bonelli -. Certo &egrave; che in Italia ed in Europa la caccia &egrave; diventata anacronistica ed inaccettabile: bisognerebbe pensare ad abrogarla e non a prolungarne i calendari&raquo;.<br /><br />Per Legambiente, invece, &egrave; un segnale positivo quello che arriva dai ministri Prestigiacomo e Brambilla in merito alla caccia.  &laquo;Ci auguriamo che l'impegno annunciato oggi dai ministri dell'Ambiente e del Turismo si concretizzi al pi&ugrave; presto, trovando pieno sostegno da parte dell'intero Governo, che deve tornare sui suoi passi&raquo; ha detto Antonino Morabito, responsabile Fauna dell'associazione ambientalista. &laquo;Se il testo passato al Senato rimanesse sostanzialmente inalterato - aggiunge Morabito - comporterebbe, infatti, un gravissimo attacco alla natura e alla fauna. Devono assolutamente essere reintrodotti limiti alla stagione venatoria certi e uguali per tutto il Paese e, come chiede l'Unione Europea, anche l'esplicito divieto di caccia ai migratori nei periodi di riproduzione e di migrazione&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Incentivi fotovoltaico: ecco come saranno a partire dal 2011&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-01T12:39:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-526</guid><content:encoded><![CDATA[Una nuova bozza sarebbe stata messa a punto dal Governo per regolare gli incentivi per il fotovoltaico a partire dal 2011.<br />Proprio qualche giorno fa avevamo riportato le perplessit&agrave; di Edo Ronchi e dell'Ing. Caffarelli sulle riduzioni del 20% della tariffa incentivante rispetto all'attuale Conto Energia contenute nel testo fino ad ora al vaglio del Governo che non renderebbero pi&ugrave; convenienti gli impianti e rischierebbero di paralizzare lo sviluppo del mercato, come successo in Spagna dove, da un periodo di forti incentivazioni al fotovoltaico, si &egrave; passati a brusche riduzioni degli incentivi statali che hanno dato un duro colpo all'industria del solare ed a tutta l'economia che ruota intorno all'approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.<br />Visto che, ormai, la riduzione delle tariffe incentivanti nel nuovo Conto Energia 2011 appare sicura, sarebbe meglio un sistema alla tedesca, con riduzioni della tariffa incentivante "a scaglioni" e con una cadenza temporale certa e ben definita per dar modo alle imprese "verdi" di attutire il colpo e riprogrammare le proprie strategie produttive. Stando alle previsioni di Milano Finanza, &egrave; in questa direzione che andrebbe il compromesso tra Governo e categorie produttive che sembra proprio essere stato trovato.<br />Secondo le fonti ministeriali di Milano Finanza, infatti, sarebbe stata messa a punto un'ulteriore bozza di Decreto Interministeriale, redatta dal Ministero per lo Sviluppo Economico insieme a quello dell'Ambiente in cui anche se pur non accontentando del tutto le richieste degli imprenditori, che avrebbero voluto una semplice riduzione del 4%, non ci sarebbe neppure la tanto temuta sforbiciata di venti punti percentuali, ma una riduzione del 6% rispetto alla tariffe attualmente previste che in pi&ugrave; dovrebbe avvenire gradualmente, da un quadrimestre all'altro, in modo da non creare contraccolpi immediati alle societa' del settore.<br />Una soluzione a scaglioni, dunque, e una riduzione delle tariffe incentivanti che, seppure non flebile come quella voluta dagli imprenditori, non sarebbe cos&igrave; drastica come quella inizialmente paventata dal Governo.<br />Anzich&eacute; trovarsi di fronte ad una brusca riduzione del 20%, infatti, gli impianti che entreranno in funzione da Aprile 2011 usufruirebbero di una tariffa incentivante inferiore rispetto a quella precedentemente in vigore, con una diminuzione che potr&agrave; andare dai 6,5 agli 8,1 punti percentuali a seconda del tipo di installazione. Gli impianti che entreranno in esercizio in seguito, dunque, troverebbero tariffe via via in diminuzione: quelli che entreranno a regime da Aprile ad Agosto, potrebbero trovare una riduzione delle tariffe oscillante tra il 10% e il 12,8%, mentre quelli che saranno attivati tra Agosto e Dicembre avrebbero una riduzione della tariffa incentivante oscillante tra 15% e il 17,6% circa rispetto alla tariffe incentivanti attualmente in vigore.<br />Dal 2012, poi, andrebbe a regime il taglio medio annuo del 6% .Gli impianti innovativi, invece, godrebbero di maggiori agevolazioni potendo contare su un taglio annuo ridotto al 2%. Stando a quanto riicostruito da Milano Finanza, inoltre, la bozza di decreto prevederebbe un aumento della potenza complessiva incentivabile: da 2mila MW a 3 mila MW a cui dovrebbero aggiungersi ulteriori 150 MW per gli impianti a concentrazione.<br /><br />Andrea Marchetti<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>La CIA spia i cambiamenti climatici</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-02-01T12:36:51+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/31-january-2010#unique-entry-id-525</guid><content:encoded><![CDATA[Gli scienziati della CIA, le cosiddette spie governative statunitensi, stanno lavorando sulla possibilit&agrave; di utilizzare i beni dell'Intellingence Federale, compresi i satelliti spia e gli altri sensori, per monitorare il cambiamento climatico ambientale.<br />Come spiega anche il New York Times, il programma riporta in vita un gruppo scientifico del Governo Federale, il MEDE (Measurements of Earth Data for Environmental Analysis) dedicato alla sorveglianza ambientale, nato nel 1992 durante gli anni di Clinton e fermato dall'amministrazione Bush nel 2001, per Apaura che il problema dei cambiamenti climatici potesse rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale (non &egrave; un mistero che Bush negli anni di governo non ha portato avanti grandi misure per la sicurezza ambientale).<br />Il progetto &egrave; stato per&ograve; ripreso dal governo di Obama e, rilanciato recentemente a Capitol Hill, ora gode dell'appoggio del nuovo capo della CIA Leon Panetta.<br />I dati raccolti dal gruppo scientifico, includono migliaia di immagini ad alta risoluzione scattate da satelliti spia dell'intelligence, che offrono agli scienziati una possibilit&agrave; senza precedenti di comprendere e prevedere i grandi cambiamenti climatici sulla superficie terrestre, in particolar modo lo scioglimento dei ghiacci marini.<br />Come ha dichiarato il Professore Norbert Untersteiner dell&rsquo;Universit&agrave; di Washington, specializzato nello studio dei ghiacciai polari e membro del dipartimento MEDEA, &ldquo;Il tesoro delle immagini &egrave; veramente utile anche dal punto di vista economico e logistico in quanto permetter&agrave; di scoprire anche nuove rotte nell'Artico per il commercio e il trasporto di gas naturale".<br />Questo tipo di monitoraggio che consente di avvalersi di mezzi sofisticati come i satelliti per visionare lo stato dell'ambiente, non ha risparmiato ulteriori critiche dalle frange pi&ugrave; conservatrici. Proprio pochi giorni dopo l'apertura della commissione MEDEA per la valutazione da parte della CIA dei cambiamenti climatici, il senatore repubblicano del Wyoming John Barrasso, ha dichiarato che l'agenzia "dovrebbe combattere i terroristi, non spiare i leoni di mare".<br />Anche se queste critiche sembrano destinate a crescere, tale monitoraggio continua ad essere difeso dalle alte sfere governative. Il funzionario federale Ralph J. Cicerone, presidente della National Academy of Sciensces, ha dato punti a tale programma scientifico che oltre ad essere completamente gratis permette lo sfruttamento di tecnologie avanzate e gi&agrave; in attivo, offrendo inoltre l'opportunit&agrave; di raccogliere i dati ambientali che altrimenti sarebbero impossibili da ottenere, e di farlo con il tipo di regolarit&agrave;, che pu&ograve; rivelare le dinamiche del cambiamento ambientale.<br />Ma con la dichiarazione ufficiale del Pentagono del mese scorso, con la quale ha dichiarato ufficialmente il cambiamento climatico una minaccia alla sicurezza nazionale, &egrave; improbabile che MEDEA sar&agrave; accantonato in tempi brevi e forse, presto, l&rsquo;obiettivo primario della CIA non sar&agrave; pi&ugrave; quello di scovare Bin Laden, ma di studiare i ghiacciai polari.<br /><br />Gloria Mastrantonio<br /><br />FONTE: http://www.greenme.it<br />]]></content:encoded></item><item><title>Ripubblicizzare si pu&#xf2;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-01-11T10:38:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-524</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br /><br />Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto Pubblico, Universit&agrave; di Napoli Federico II)<br /><br />Alla luce della recente, ed ancora una volta, improvvida ed a-sistematica riforma sui servizi pubblici locali, ho ritenuto, al fine di dare a &ldquo;caldo&rdquo; un contributo di chiarezza al dibattito, formulare alcune considerazioni comunque tese a dimostrare che anche dopo l&rsquo;emanazione dell&rsquo;ultimo testo normativo &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; se ovviamente c&rsquo;&egrave; la volont&agrave; politica dei soggetti responsabili. Ci tengo per&ograve; a fare una premessa : sconsiglio la lettura di questo testo ai legulei privi d&rsquo;immaginazione che ritengono la nostra Costituzione e gli straordinari principi in essa contenuti come un &ldquo;ferro vecchio&rdquo; e desueto e che utilizzano il diritto comunitario in maniera scorretta e strumentale per giustificare scelte liberiste e irrispettose della tutela dei diritti fondamentali. Senza ciniche ipocrisie il mio sogno &egrave; che gli amministratori pubblici competenti abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;siamo contro la gestione dell&rsquo;acqua pubblica&rdquo; e non continuino invece ad affermare : &ldquo;siamo per la gestione pubblica, ma dal punto di vista giuridico non &egrave; possibile&rdquo;.<br />Abbiano il coraggio di affermare : &ldquo;ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo;. <br /><br />Testo del decreto legge sugli obblighi comunitari - approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2009<br /><br />Art. 15<br /><br />(Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica)<br /><br />1. Profili di illegittimit&agrave; del decreto-legge in oggetto<br /><br />Tralascio di evidenziare profili di illegittimit&agrave; costituzionale relativi alla norma in oggetto, che mi riservo di affrontare analiticamente, anche rinviando a miei precedenti articoli.<br />In particolare :<br />a. violazione dei requisiti di necessit&agrave; ed urgenza previsti dall&rsquo;art. 77 Cost. per l&rsquo;emanazione dei decreti-legge ;<br />b. violazione del principio comunitario relativo alla distinzione tra servizi di interesse economico-generale e servizi di interesse generale, ovvero alla differenza tra servizi orientati al mercato e servizi non orientati al mercato (art.. 14 TFUE e protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e relativa produzione normativa e giurisprudenziale UE) ;<br />c. violazione del principio comunitario della coesione economico-sociale e territoriale, in particolare nell&rsquo;espressione relativa al mantenimento di un elevato livello di occupazione ;<br />d. violazione del principio solidaristico e di eguaglianza di cui agli artt. 2 e 3 Cost. ;<br />e. violazione del principio autonomistico di autodeterminazione dei comuni di cui agli artt. 5 e 18 Cost. ;<br />f. violazione dell&rsquo;art. 117, comma 2 Cost., relativo al riparto di competenze tra Stato e regioni ;<br />g.violazione dell&rsquo;art. 41 Cost. relativo al riconoscimento dell&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica ;<br />h. violazione dell&rsquo;art. 43 Cost., relativo alla centralit&agrave; del ruolo dell&rsquo;impresa pubblica nella gestione dei servizi pubblici esenziali ; .<br /><br />2. &ldquo;Ripubblicizzare si pu&ograve;&rdquo; : il governo e la gestione dell&rsquo;acqua al di fuori della materia normata dal decreto-legge in oggetto. Ripartire dai servizi di interesse generale privi di rilevanza economica<br /><br />a. in via preliminare occorre ricordare che la norma in oggetto si occupa di concorrenza, mercato e servizi pubblici di rilevanza economica, pertanto non ha ad oggetto servizi privi di rilevanza economica, quali il governo e la gestione dell&rsquo;acqua ;<br />b. la norma in oggetto non si applica al governo e alla gestione dell&rsquo;acqua in quanto il servizio idrico integrato non &egrave; un servizio a rilevanza economica, ma un servizio al quale non si applicano le regole del mercato e dunque non si applica la competenza legislativa esclusiva in tema di tutela della concorrenza. <br />c. Il protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona all&rsquo;art. 2, riserva ai singoli stati membri il potere di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse generale.<br />d. Sulla base di questa norma gli Stati, o meglio i livelli di governo, presumibilmente i comuni, in quanto pi&ugrave; vicini ai cittadini saranno titolari del potere d&rsquo;identificare ed organizzare i servizi di interesse generale, scegliendone anche il modello di gestione.<br />e. I comuni alla luce del protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona potranno, attraverso il loro statuti e regolamenti consiliari, disciplinarne i modelli di gestione, anche attraverso alcune definizioni di principio.<br /><br />Ma per l&rsquo;approfondimento di questi aspetti rinvio a La riforma dei servizi pubblici locali : i modelli di gestione, in Quale Stato, 1, 2009 e a Il modello sociale ed economico europeo, in A. Lucarelli e A. Patroni Griffi (a cura di), Dalla Costituzione europea al trattato di Lisbona, Napoli, 2009.<br /><br />3. I modelli di gestione previsti dal decreto-legge in oggetto<br /><br />Alla luce del nuovo testo &egrave; possibile individuare tre modelli di gestione dei servizi pubblici locali : due ordinari e uno straordinario. I tre modelli li definirei :<br /><br />a.concorrenziale aperto a soggetti pubblici e privati ; <br />b.concorrenziale aperto a soggetti misti pubblico-privato, che &egrave; preceduta da una gara tra privati ;<br />c. non-concorrenziale fondato sull&rsquo;affidamento diretto senza gara ad una societ&agrave; di capitali pubblica, caratterizzato da non ben chiari privilegi in favore della societ&agrave; quotate in borsa.<br /><br />4. Conferimento della gestione dei servizi pubblici locali in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite.<br /><br />L&rsquo;attuale comma 2, lett. a) del decreto-legge prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici possa avvenire in via ordinaria a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite mediante procedure competitive ad evidenza pubblica.<br />In merito occorre ricordare, in maniera sintetica, che :<br /><br /> l&rsquo;art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE, cos&igrave; come confermato dalla sentenza CGCE, dispone che le amministrazioni aggiudicatici non possono esigere che i raggruppamenti di prestatori di servizi assumano una forma giuridica specifica ai fini della presentazione di un&rsquo;offerta (principio di &ldquo;neutralit&agrave; della forma giuridica&rdquo; rispetto all&rsquo;assetto proprietario).<br /><br /> l&rsquo;art. 41 Cost. ammette un&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica, accanto alla libert&agrave; di iniziativa economica.<br /><br /> L&rsquo;art. 43 Cost. riconosce un ruolo centrale all&rsquo;impresa pubblica nell&rsquo;ambito dei servizi pubblici essenziali.<br /><br />Pertanto, nella norma in oggetto, non &egrave; ravvisabile una riserva a partecipare alle procedure competitive a favore di specifici assetti societari, sia per quanto riguarda la forma che l&rsquo;assetto proprietario.<br /><br />5. Spazio gestionale per l&rsquo;impresa pubblica : la possibilit&agrave; di concorrere per l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Per intenderci, alle procedure concorsuali possono partecipare oltre alle societ&agrave; per azioni, anche forme giuridiche differenti (si pensi alla societ&agrave; consortile a responsabilit&agrave; limitata) e anche forme giuridiche a carattere imprenditoriale a capitale pubblico, di propriet&agrave; pubblica.<br />Potranno dunque partecipare alle procedure competitive soggetti imprenditoriali pubblici quali le aziende speciali, tuttora presenti nel nostro ordinamento (art. 114 TUEL), che svolgono un&rsquo;attivit&agrave; economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.<br />Si tratta evidentemente dell&rsquo;applicazione di pi&ugrave; principi costituzionali (artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43) che esprimono una concezione pi&ugrave; larga dell&rsquo;attivit&agrave; pubblica dello Stato, non ristretta all&rsquo;esercizio di un potere di impero, ma estesa alla funzione sociale. Si tratterebbe dunque di enti pubblici, che agirebbero nella sfera del diritto privato, in regime di concorrenza con le imprese private, o anche con altri soggetti pubblici.<br /><br />6.Conferimento della gestione a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata<br /><br />L&rsquo;art. 2, lett b) dell&rsquo;art 15 in oggetto, cos&igrave; come modificativo dell&rsquo;art. 1, comma 3 dell&rsquo;art. 23 bis della l. 133 del 2008, prevede che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avvenga in via ordinaria a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) [1] del presente comma. Societ&agrave; che abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%.<br />Questa ipotesi normativa, non presente nel precedente testo, rappresenta la seconda strada ordinaria per aprire al mercato i servizi pubblici locali. Quindi oltre alla gara per contendersi la concessione di un servizio da gestire interamente con una impresa pubblica o privata, vi &egrave; la gara per contendersi una partecipazione azionaria qualificata in una societ&agrave; che rester&agrave; sotto il controllo pubblico, o comunque con una partecipazione pubblica. Il testo del decreto legge prevede che questa partecipazione debba essere almeno del 40% e che con questa quota azionaria sia sempre affidata al socio privato anche la gestione della spa mista. <br />Non &egrave; questa la sede per evidenziare tutte le criticit&agrave; del sistema misto nella gestione di servizi pubblici essenziali, pi&ugrave; volte rimarcati dalla Corte di Giustizia. Tuttavia, in estrema sintesi, va evidenziato come attraverso la configurazione di tale assetto societario, si configuri la strumentalizzazione di capitali, propriet&agrave; e risorse pubbliche verso finalit&agrave; privatistiche indirizzate al raggiungimento del massimo profitto a tutto svantaggio della dimensione sociale che comunque deve giustificare la partecipazione del capitale pubblico. Si tratta di silenti forme di dismissione della propriet&agrave; pubblica a vantaggio di interessi particolari, con evidenti rischi per i livelli occupazionali. <br />La soglia del 40% &egrave; quella minima, il che significa il progressivo sbilanciamento dell&rsquo;assetto azionario a favore della societ&agrave; privata che, con funzioni gestionali, si affermer&agrave; come vero proprietario nelle scelte strategiche. Si avr&agrave; una propriet&agrave; formale, negli anni venutasi a formare sulla base della fiscalit&agrave; generale, e una propriet&agrave; sostanziale del privato, con capacit&agrave; reali di incidere sulla tutela dei diritti fondamentali.<br />Rimane oscura la problematica relativa ai controlli, ovvero ai poteri che la Corte dei Conti potr&agrave; esercitare su tali soggetti.<br /><br />7. Deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario : la gestione in house a societ&agrave; di capitali interamente pubbliche<br /><br />L&rsquo;art. 1 comma comma 3 del decreto-legge in oggetto prevede che &ldquo;in deroga alle modalit&agrave; di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contestale territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l&rsquo;affidamento pu&ograve; avvenire a favore di societ&agrave; a capitale interamente pubblico, partecipata dall&rsquo;ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall&rsquo;ordinamento comunitario per la gestione in house e comunque nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla societ&agrave; e di prevalenza dell&rsquo;attivit&agrave; svolta dalla stessa con l&rsquo;ente o gli enti pubblici che la controllano.<br />A differenza della norma abrogata che prevedeva, laddove non vi fossero i presupposti del mercato, la possibilit&agrave; di ricorrere ad un modello che prevedesse l&rsquo;affidamento diretto nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria, norma dunque indifferente rispetto alla natura giuridica dell&rsquo;affidatario, il nuovo art. 15, comma 3 del decreto-legge individua l&rsquo;affidatario unicamente nella forma della societ&agrave; a capitale interamente pubblico. L&rsquo;affidamento in house dunque potrebbe avvenire soltanto attraverso s.p.a. o altre forme di societ&agrave; di capitali.<br />La norma, escludendo implicitamente il ricorso a modi di gestione formalmente e sostanzialmente pubblici, come ad esempio, il ricorso alla azienda speciale, si pone in contrasto, oltre che con gli artt. 5, 41, 43 e 118 Cost, oltre che con il principio della &ldquo;neutralit&agrave; giuridica rispetto agli assetti proprietari&rdquo;, cos&igrave; come confermato da una recente sentenza della Corte di Giustizia che ha dichiarato illegittima una norma e una procedura che escludeva dalla gara societ&agrave; in nome collettivo e a responsabilit&agrave; limitata (CGCE, sez IV, sentenza 18 dicembre 2007 , procedimento C-357/06). Le novit&agrave; pi&ugrave; significative, per quanto attiene gli aspetti procedurali dell&rsquo;affidamento in house risiedono :<br />a) nella possibilit&agrave;, in linea con quanto affermato dal Consiglio di Stato con sentenza n. 5082 del 26 agosto 2009 e con la sentenza della Corte di Giustizie UE del 13 novembre 2008 C-324/07, che il controllo analogo della mano pubblica sull&rsquo;ente affidatario sia effettivo, anche se esercitato congiuntamente dagli enti associati (ad esempio pi&ugrave; comuni). In sostanza, un ente locale che acquisisce una partecipazione in una societ&agrave; in cui tutti gli altri referenti sono PA pu&ograve; attuare il controllo analogo facendo leva sul rapporto con gli altri soci ;<br />b) nella modifica della procedura per il parere obbligatorio dell&rsquo;Antitrust sugli affidamenti diretti. Secondo la nuova normativa, infatti il parere dell&rsquo;Authority va reso per procedure superiori a certi valori, da individuare, ed entro termini perentori, altrimenti scatta il silenzio assenso. Rispetto alla formulazione precedente originaria del comma 4 dell&rsquo;articolo 23 bis della l. 133 del 2008, la nuova disposizione non prevede pi&ugrave; la richiesta di parere anche alle authorities di settore. Il parere dell&rsquo;Agcm &egrave; preventivo e deve essere reso dalla stessa entro sessanta giorni dalla ricezione della relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole (silenzio-assenso).<br /><br />8. Il favor lobbystico ed affaristico per le societ&agrave; di gestione e per le societ&agrave; quotate in borsa<br /><br />La nuova normativa mentre da una parte prevede una &ldquo;stretta&rdquo; generale per le gestioni in house, che improrogabilmente devono scadere alla data del 31 dicembre 2011, dall&rsquo;altra &ldquo;salva&rdquo; altre tipologie di affidamento, garantendo loro la gestione del servizio fino alla naturale risoluzione contrattuale. &Egrave; evidente che si tratta di un &ldquo;salvataggio&rdquo; lobbystico a salvaguardia di precisi interessi e di precise situazioni imprenditoriali ed economico-finaziarie.<br />In particolare non scadono il 31 dicembre 2011 :<br />a. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualit&agrave; di socio e l&rsquo;attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio ;<br />b. le gestioni affidate a societ&agrave; a partecipazione pubblica quotate in borsa alla data del primo ottobre 2003 scadranno alla scadenza prevista, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30% entro il 31 dicembre 2012 ; in caso contrario, gli affidamenti cessano improrogabilmente e senza necessit&agrave; di apposita deliberazione dell&rsquo;ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012.<br />Con l&rsquo;entrata in vigore di questa norma si aprir&agrave; la stagione della svendita del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle ex municipalizzate che, per salvare la durata delle gestioni attuali oltre il 2012, dovranno infatti scendere sotto la quota del 30%.<br />Le societ&agrave; quotate, inspiegabilmente, hanno dalla riforma un trattamento di favore non riservato alle altre societ&agrave; pubbliche che abbiano avuto affidamenti diretti di servizi pubblici senza gara. Tali societ&agrave; potranno inoltre, a differenza, delle altre, diversificare le loro attivit&agrave;, sia dal punto di vista funzionale, che territoriale. Il capitale pubblico &ldquo;svenduto&rdquo; costituir&agrave; la base necessaria per trasformare tali soggetti in business company, tutte protese alla massimizzazione dei profitti. In sostanza, tali societ&agrave; potranno partecipare a gare per acquisire ulteriori servizi e concessioni e potranno continuare ad acquisire altre forme di servizio fuori del proprio territorio. La stagione degli affari e del &ldquo;mercato delle vacche&rdquo; &egrave; dunque aperta. Servizi pubblici locali essenziali, anche a carattere non economico, saranno tutti potenzialmente protesi verso una gestione fondata sul profitto, in totale dispregio del principio comunitario della coesione economico-sociale, territoriale e degli aspetti occupazionali.<br /><br />9. Considerazioni conclusive<br /><br />9.1 l&rsquo;illegittimit&agrave; della norma<br /><br /> Volendo riassumere, quanto su argomentato, &egrave; possibile affermare che il decreto-legge in oggetto &egrave; palesemente illegittimo ed in contrasto con gli :<br />a. artt. 2, 3, 5, 41, 42, 43, 117, 118 della Costituzione ;<br />b. artt. 14 TFUE (ex art. 16 TCE) ; art. 2, protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona e la Risoluzione n. 97/357 del Parlamento europeo in tema di servizi di interesse generale ;<br />c. art. 26 n. 1 della direttiva 92/50/CEE e relativa sentenza CGCE, sez. IV del 18 dicembre 2007 (procedimento C-357-06).<br />Si tratta dunque di un decreto-legge verso il quale ai sensi dell&rsquo;art. 134 Cost., da parte di tutti coloro i quali hanno a cuore la tutela dei diritti umani e la difesa della Costituzione, va sollevata questione di legittimit&agrave; costituzionale. In ogni caso nel processo di conversione, nel dibattito parlamentare vanno sollevati tutti i profili di illegittimit&agrave;.<br /><br />9.2 L&rsquo;ipotesi pubblica nel mercato concorrenziale : l&rsquo;azienda speciale<br /><br />Nel merito, anche nel caso il cui il governo e la gestione dell&rsquo;acqua fosse fatta rientrare tra i servizi d&rsquo;interesse economico-generale, orientati al mercato, si ritiene in conformit&agrave; al principio comunitario della neutralit&agrave; degli assetti proprietari e nel rispetto del principio costituzionale di cui all&rsquo;art. 41 Cost. che riconosce e garantisce l&rsquo;attivit&agrave; economica pubblica che l&rsquo;azienda speciale possa concorrere alla gestione del servizio.<br /><br />9.3 L&rsquo;ipotesi pubblica per il governo e la gestione dell&rsquo;acqua come servizio pubblico di interesse generale non orientato al mercato<br /><br />Va affermato con risolutezza che siamo in presenza di una normativa che si occupa esclusivamente di servizi di interesse economico-generale, quindi non produce effetti sul governo e la gestione dell&rsquo;acqua che &egrave; un ambito direttamente riconducibile ai diritti fondamentali e quindi non orientato al mercato. Esso rientra tra i servizi di interesse generale, ai quali non si applicano le regole del mercato e della concorrenza.<br />Il comune con regolamento consiliare pu&ograve; dichiarare in conformit&agrave; con il diritto comunitario e con il principio di sussidiariet&agrave; l&rsquo;acqua bene oggetto di servizi di interesse generale, affidando dunque il servizio ad un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico come l&rsquo;azienda speciale.<br />Ancora una volta, seppur in attesa di una legge statale che disciplini in modo organico e compiuto il governo dell&rsquo;acqua, &egrave; possibile affermare che occorre una volont&agrave; politica che voglia veramente aprire il varco ed intraprendere un&rsquo;azione che porti alla vera ripubblicizzazione dell&rsquo;acqua.<br />Visto il clima politico-economico si tratta di una strada ardua, ma possibile da intraprendere.<br />Credo che per un bene sacro come l&rsquo;acqua valga la pena di procedere&hellip;..e lo si faccia quanto prima. Questo s&igrave; che sarebbe un messaggio politico straordinario.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>IL GOVERNO PRIVATIZZA L&#x2019; ACQUA e I BENI COMUNI&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2010-01-11T10:32:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-january-2010#unique-entry-id-523</guid><content:encoded><![CDATA[da: <a href="http://www.acquabenecomune.org/">http://www.acquabenecomune.org/</a><br /><br />Fino al 10 settembre 2009 la gestione del servizio idrico integrato in Italia era normata dal famigerato art. 23bis della Legge 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o societ&agrave; mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all&rsquo;ingresso di privati. Leggi tutto su art. 23 bis<br />Il 10 Settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 Novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge, il cui l&rsquo;art. 15 - che ha modificato l&rsquo;art. 23bis - muove passi ancor pi&ugrave; decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo : <br /> l&rsquo;affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di societ&agrave; in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a societ&agrave; a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% ; <br /> la cessazione degli affidamenti &ldquo;in house&rdquo; a societ&agrave; totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario.<br /><br />Legge 20 novembre 2009, n. 166<br />"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita&rsquo; europee. (09G0180)"<br /><br />Art. 15<br />Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica<br /><br />Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009 - Supplemento Ordinario n. 215<br /><br /><br />Testo del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 223 del 25 settembre 2009) , coordinato con la legge di conversione 20 novembre 2009, n. 166 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante : &laquo; Disposizioni urgenti per l&rsquo;attuazione di obblighi comunitari e per l&rsquo;esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunit&agrave; europee &raquo;.<br /><br />AVVERTENZA :<br /><br />Il testo coordinato qui pubblicato &egrave; stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell&rsquo;art. 11, comma 1, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull&rsquo;emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni uffi ciali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonch&eacute; dell&rsquo;art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate dalla legge di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto, trascritte nelle note. Restano invariati il valore e l&rsquo;efficacia degli atti legislativi qui riportati.<br /><br />Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate con caratteri corsivi.<br /><br />A norma dell&rsquo;art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell&rsquo;attivit&agrave; di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.<br /><br />Legge di conversione<br /><br /> <br /> <br /> <a href="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry523-art._15_dl_135-09.pdf">art._15_dl_135-09</a><br /><br /> <br /> ]]></content:encoded></item><item><title>CHE SIA UN BUON NATALE PER TUTTI&#x21;&#x21;&#x21;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-12-22T14:13:09+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-december-2009#unique-entry-id-522</guid><content:encoded><![CDATA[<img class="imageStyle" alt="" width="400" height="300" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry522-buon-natale.jpg" /><img class="imageStyle" alt="" width="400" height="285" src="http://www.fefeambiente.com/sito/files/page0_blog_entry522-copertina_volantino_buon_natale.jpg.gif" />]]></content:encoded></item><item><title>La comunicazione ambientale diventa un libro ed entra nelle universit&#xe0;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-04T10:25:31+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-521</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="color:#397A20;">E' stato presentato nell'ambito del Festival Ravenna 2009, la 3 giorni di incontri e conferenze sulle tematiche della sostenibilit&agrave;, organizzato da Labelab nella citt&agrave; romagnola, il libro "La Comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive" di Erik Balzaretti e Benedetta Gargiulo. Edito da Franco Angeli, il saggio, a cui hanno collaborato anche Francesco Pira e Mimma Cedroni, &egrave; stato introdotto al pubblico presente nel teatro tenda allestito in Piazza del Popolo, dalla simpatia di Patrizio Roversi, vero mattatore della manifestazione che, tra una battuta e un aneddoto, ha spiegato l'importanza di un'opera come questa, in grado di fare finalmente il punto sullo stato della comunicazione pubblica ambientale in Italia.<br /><br />Vendere la necessit&agrave; di fare la raccolta differenziata &egrave; la stessa cosa che vendere una saponetta? Quando quello da comunicare ai cittadini non &egrave; un prodotto, ma un'iniziativa di sensibilizzazione, un servizio o un valore che si inserisce all'interno del rispetto ambientale, cambiano le modalit&agrave; e i linguaggi della comunicazione? Che tipo di tecniche sono pi&ugrave; efficaci per questo tipo di campagne? Come si inseriscono e che prospettive offrono i nuovi mezzi di comunicazione, quali, ad esempio internet e social media, nell'opera di educazione ambientale?<br /><br /> <br />Queste le domande alle quali il libro, commissionato dal Bacino Padova 2 - l'associazione con oltre una decade di esperienza in tema di rifiuti nella citt&agrave; che per anni si &egrave; posizionata al vertice della classifica delle citt&agrave; riciclone sopra i 150.000 abitanti, tenta di dare delle risposte concrete, proponendosi come un vero e proprio manale di orientamento del settore.<br /><br />Un settore, questo, che riveste un'importanza strategica per le amministrazioni pubbliche impegnate in campagne di sensibilizzazione verso i cittadini, ma anche per associazioni e istituzioni no profit che sono giornalmente alle prese con questo tipo di comunicazione. Tanto pi&ugrave; in virt&ugrave; dei risultati non proprio cos&igrave; eclatanti ottenuti finora in Italia nelle campagne di educazione ambientale promosse per incentivare le buone pratiche, di cui la raccolta differenziata rappresenta solo l'esempio pi&ugrave; tangibile.<br /><br />Un settore, quindi, che, proprio in funzione di questo suo crescente ruolo, meritava di avere un trattamento a parte, uno studio dedicato, frutto della ricerca e delle riflessioni di chi nella comunicazione e nell'ambiente opera, a diverso titolo, da anni. Ed ecco allora un saggio in cui convergono le esperienze e i saperi di un consulente di comunicazione che &egrave; anche coordinatore di un master in comuicazione ambientale (Balzaretti), una copywriter (Benedetta Gargiulo), la responsabile comunicazione di un'azienda di servizi ambientali (la Cedroni) e un professore universitario di relazioni pubbliche, attento alle tendenze dei nuovi media (Pira).<br /><br /><br />Patrizio Roversi presenta il libro &ldquo;La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive&rdquo; from greenMe.it on Vimeo.<br /><br />Dall'incontro delle riflessioni di questi quattro professionisti, "pungolati" durante la presentazione dalla caratteristica "ironia professionale" di Roversi in grado di coinvolgere sia loro che il pubblico in un interessante dibattito capace di parafrasare anche il vecchio McLuhan al grido di "il servizio &egrave; il messaggio", nasce questo testo che si rivolge agli addetti ai lavori, ma anche agli studenti universitari. Il primo manuale di quello che speriamo diventi un filone battuto per i comunicatori di domani, chiamati sempre di pi&ugrave; a fare i conti con l'ambiente. I conti che stiamo cominciando a pagare anche oggi.<br /><br />Simona Falasca<br />http://www.greenme.it<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Bilancio della 13esima edizione di &#x27;Ecomondo&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:53:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-520</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1F440E;">Rimini, 2 nov. - (Adnkronos) - Si sono concluse sabato scorso nel quartiere espositivo riminese la 13esima edizione di 'Ecomondo', salone internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, la terza di 'Key Energy', fiera internazionale per l'energia e la mobilita' sostenibile, il clima e le risorse per un nuovo sviluppo e la seconda 'Cooperambiente', manifestazione dell'offerta cooperativa di energia e servizi per l'ambiente, quest'ultima in collaborazione con LegaCoop: complessivamente oltre 1.500 aziende articolate sui 110mila mq di Rimini Fiera. In totale, la kermesse ambientale di Rimini Fiera ha richiamato 63.332 visitatori (-2,35% sul 2008). Importante l'incremento dei visitatori stranieri, che salgono a 5.066, in aumento del 35% rispetto al 2008.<br /><br />''Le manifestazioni dedicate al sistema ambiente - commenta Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiera - hanno confermato la loro forza e pure in presenza di un frangente complicato per tutto il sistema industriale, la sostanziale tenuta in termini di pubblico e' un risultato positivo. Lo riteniamo un successo poiche' in fiera abbiamo visto premiate le idee che abbiamo messo in campo, tutte di successo in questa edizione e pronte a consolidarsi nel 2010. Rimarco due aspetti ulteriori: lo straordinario risultato dei visitatori esteri, un premio al lavoro e agli investimenti fatti da Rimini Fiera nelle aree di mercato di interesse per le aziende; e poi l'elemento di crescita rappresentato da Ambiente Festival, verso il quale abbiamo dirottato alcuni settori dell'offerta educational e quindi di pubblico nella direzione di articolare, quando possibile, azioni sul territorio''.<br />Ai seminari scientifici di Ecomondo coordinati da Luciano Morselli, 240 relazioni, delle quali il 30% di carattere internazionale con oltre 650 relatori. Morselli ha anche firmato la Mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino rosa come sempre individuata fra quelle a rischio a causa del degrado ambientale. Ai seminari scientifici di Key Energy, coordinati da Gianni Silvestrini sono intervenuti oltre 280 relatori e, a poche settimane dal vertice di Copenhagen, s'e' rilevato il dinamismo italiano (terza performance mondiale per installazioni di fotovoltaico nel 2009) con la crescita del sistema di produzione dedicato alle energie rinnovabili. Un sistema che se adeguatamente sostenuto potra' svilupparsi ulteriormente e raggiungere i Paesi piu' avanzati.<br />A Cooperambiente il rilancio di 'Act!', la campagna di sensibilizzazione attivata dal mondo della cooperazione per ridurre significativamente le emissioni di carbonio delle coop stesse. In generale, un'efficace formula espositiva, con la presenza delle eccellenze della cooperazione in tema di ambiente, in grado anche di aprire relazioni per generare nuova occupazione. Inaugurati dal sottosegretario di stato per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Menia, i Saloni si sono aperti con il convegno 'Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilita' puo' far ripartire l'economia globale'. In rappresentanza del Governo, venerdi' 30 e' intervenuto anche il senatore Mario Mantovani, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.<br />Numerosi i personaggi di rilievo mondiale ad 'Ecomondo': Christopher Flavin, presidente di Worldwatch Institute, il quale ha rimarcato, a poche settimane dal vertice sull'ambiente di Copenhagen, la necessita' di provvedimenti piu' efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissione di anidride carbonica; Michael Braungart autore del libro 'Dalla culla alla culla' e Gunther Pauli fondatore di Zero Emission. Alle tre manifestazioni numerosissimi operatori stranieri da Argentina, Gran Bretagna, Turchia, Spagna e Romania, area balcanica, Canada e Gran Bretagna, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia e un grande evento la Borsa di cooperazione internazionale per le imprese dei settori ambiente ed energia.<br />Ad 'Ecomondo' si e' svolto il Premio Sviluppo Sostenibile 2009: promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi con l'adesione della Presidenza della Repubblica, il Premio ha individuato tre aziende meritevoli per i loro prodotti o processi ad alto valore ambientale. Premi ad aziende anche a cura della Regione Emilia Romagna e di LegaCoop nell'ambito di Cooperambiente. L'apppuntamento col Sistema ambiente Rimini e' ora per il 2010, dal 3 al 6 novembre.</span>]]></content:encoded></item><item><title>UCN; A RISCHIO ESTINZIONE 36&#x25; FLORA E FAUNA&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:49:36+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-519</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000C5A;">ROMA - Piu' di un terzo della flora e della fauna del mondo e' a rischio di estinzione. Su un totale di 47.677 specie incluse nella lista dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), 17.291, il 36%, sarebbero minacciate. Mentre gli anfibi sono gli animali piu' a rischio, tra le piante sono il 70% le specie minacciate di estinzione. L'ultimo aggiornamento della 'Lista rossa' delle specie dell'Iucn, reso noto a Gland, in Svizzera, non risparmia nessuno: dai mammiferi ai rettili, anfibi, pesci e piante. I risultati - afferma l'Iucn - rivelano che 875 specie, il 2%, risulta estinto o estinto allo stato selvaggio in natura, mentre il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli invertebrati sono minacciati. Vediamo ora in dettaglio la situazione per ciascuna classe. - ANFIBI: secondo l'Iucn, delle 6.285 specie di anfibi nel mondo 1.895 sono in pericolo di estinzione, un numero che rende gli anfibi la classe piu' a rischio. Mentre 39 sono le specie gia' estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 484 sono le specie gravemente minacciate, 754 sono in pericolo e 657 sono vulnerabili. Alle specie estinte si e' aggiunta, con l'ultima lista, il rospo del Kihansi, originario delle cascate Kihansi in Tanzania, estinto probabilmente a causa di un fungo. - MAMMIFERI: delle 5.490 specie di mammiferi, 79 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 188 sono gravemente minacciate, 449 sono in pericolo e 505 sono vulnerabili. Tra la categoria delle specie 'in pericolo' entra quest'anno il Voalavo antsahabensis, un roditore originario del Madagascar. - RETTILI: la lista dell'Iucn comprende 1.677 rettili, di cui 293 aggiunti quest'anno. In totale, 22 sono le specie estinte o estinte in natura e 469 sono minacciate di estinzione. - INVERTEBRATI: ci sono 7.615 specie nella 'Lista rossa' 2009, 2.639 delle quali sono minacciate di estinzione. Mentre di 1.989 specie di libellule, 261 sono minacciate. - MOLLUSCHI: su 2.306 specie, 1.036 sono minacciate. - PESCI DI ACQUA DOLCE: sono 3.120 le specie considerate, di cui 1.147 quelle minacciate di estinzione. Secondo il Wwf sono 3.200 in tutto le tigri rimaste allo stato brado che vivono tra la Russia orientale, l'India e l'Indonesia. Con una riduzione del 40% negli ultimi 10 anni, le tigri sono tra i mammiferi piu' minacciati, ha avvertito l'associazione ambientalista e per salvaguardarle e' necessario ''proteggere l'ambiente dove vivono'', si legge in una nota. ''Le tigri - ha dichiarato Amanda Nickson, direttore del 'Wwf International Species Programme' - sono il simbolo di cio' che sta accadendo a molte specie di animali nel mondo e dimostrano l'urgente bisogno di iniziative politiche e di finanziamenti per arginare questa situazione''. Secondo Jane Smart, responsabile del Gruppo dell'Iucn per la conservazione della biodiversita', le prove sulla gravita' della crisi dell'estinzione si accumulano: ''in gennaio avra' inizio l'Anno internazionale della biodiversita'. Secondo le ultime analisi dell'Iucn sara' impossibile arginare la perdita di biodiversita' nel 2010 come prevedeva il nostro obiettivo''. <br />03/11/2009 12:58 <br />(ANSA) <br /><br /><br />	</span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: BARROSO&#x2c; A COPENAGHEN ACCORDO QUADRO POSSIBILE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:48:11+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-518</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#1E4222;">NEW YORK - Al Vertice di Copenaghen sul clima un accordo-quadro sugli obiettivi da raggiungere in futuro appare possibile, ma non ci sara' verosimilmente nessuna intesa definitiva. Lo ha detto oggi a Washington il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso, confermando le indicazioni dei giorni scorsi, poco prima del Vertice Ue-Usa alla Casa Bianca, il primo al quale partecipa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Barroso ha ribadito che i paesi in via di sviluppo, che chiedono a quelli ricchi di finanziare gli sforzi per la riduzione dell'effetto serra, devono stilare obiettivi precisi, mettendo ''le cifre sul tavolo''. <br /></span><span style="color:#1E4222;">(ANSA)</span>]]></content:encoded></item><item><title>Servizi idrici: la Lombardia si sta muovendo verso la privatizzazione&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:45:33+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-517</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#21471F;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#21471F;">Mentre &egrave; in atto la campagna "Salva l'acqua" promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua contro l'art. 15 del D.L. 135 che favorisce la privatizzazione del servizio idrico in tutta Italia, mentre in Puglia pare si punti alla ripubblicizzazione del servizio, in Lombardia sembra che la direzione di marcia sia completamente opposta. Molte province lombarde si apprestano a mettere a gara i servizi idrici. &laquo;Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l'indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei servizi idrici&raquo; denuncia il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, che poi evidenzia la labilit&agrave; della politica.  I sindaci referendari (di centrosinistra e centrodestra), avevano ottenuto con la legge n. 1/2009 votata all'unanimit&agrave; dal Consiglio regionale lombardo, l'introduzione della possibilit&agrave; per i comuni di mantenere propriet&agrave;, gestione ed erogazione dell'acqua in capo a societ&agrave; interamente pubbliche. Ma la maggioranza di centrodestra, che aveva sostenuto le richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, punta ora ad affidare ai privati l'erogazione dei servizi idrici. Questa situazione, informano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, si sta delineando nell'Ato (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Pavia, Varese, Como Lecco e Cremona. Anche in provincia di Milano il rischio &egrave; quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di "Amiacque", la societ&agrave; attualmente a totale capitale pubblico, che eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso) e  la stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la "SAL", l'azienda  pubblica della provincia di Lodi. Quindi le amministrazioni di  centrodestra scelgono il modello dell'impresa mista con ingresso delle societ&agrave; private anticipando in tal modo l'orientamento del Governo contenuto nell'art. 15 del D.L. 135, in discussione in queste ore al Senato.<br /><br />&laquo;Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo pi&ugrave; che incerto- spiegano dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua-  La legge regionale della Lombardia consente infatti ai comuni la scelta per il mantenimento della gestione pubblica ed al contrario l'affidamento tramite gara &egrave; gi&agrave; stato contestato dall'Antitrust e dall'allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.)&raquo;. Tra l'altro lo stesso Comitato di vigilanza a maggio aveva bocciato il Piano d'ambito approvato dall'Ato di Pavia, poich&eacute; "incentiva a incrementare le vendite dell'acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio" e "non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe" e aveva annunciato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per il suo annullamento. &laquo;L'ATO di Pavia, anzich&eacute; attendere l'esito del ricorso, ha preferito accelerare l'apertura della gara, alla quale si presenter&agrave; anche un'associazione di imprese locali che sembra verr&agrave; (paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia&raquo;. Il  Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua, rivolgendosi direttamente ai cittadini e ai sindaci chiede che senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale se  saranno espropriati delle loro competenze sull'acqua: &laquo;la Lega si &egrave; mobilitata ed ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell'acqua da parte dei comuni, ci chiediamo perch&eacute; a livello nazionale ha sostenuto l'art. 15 con l'accordo Calderoli-Fitto che introduce l'obbligo di cedere ai privati (e quindi alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l'acqua, che appartengono ai territori&raquo;. Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in atto, sia a livello nazionale a causa dell'art. 15 in discussione al Parlamento, in Lombardia il sistema pi&ugrave; sicuro &egrave; l'affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.<br /><br /> </span>]]></content:encoded></item><item><title>Iea: &#xab;Una soluzione completa a Copenhagen &#xe8; fuori questione...&#xbb;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-11-03T20:43:12+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/01-november-2009#unique-entry-id-516</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#234D1C;">fonte:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#234D1C;">L'International energy agency (Iea) non &eacute; molto fiduciosa rispetto ai risultati che raggiunger&agrave; a dicembre il vertice mondiale sul clima di Copenhagen. Il capo del settore efficienza energetica e ambiente dell'Iea, Richard Bradley, vede poca disponibilit&agrave; a risolvere i problemi del clima, soprattutto da parte dei negoziatori delle maggiori economie &laquo;Una soluzione completa &egrave; fuori questione alla conferenza Onu sul clima a Copenhagen, e anche una soluzione parziale al problema di come affrontare il riscaldamento globale &egrave; difficile da immaginare&raquo;.<br /><br />Gi&agrave; alla vigilia dei Climate change talks in corso a Barcellona Bradley aveva detto di aver notato un certo disinteresse tra i delegati e che l'opinione prevalente, anche sugli obiettivi a medio termine proposti dall'Unfccc, sia che un accordo vincolante a Copenhagen possa &laquo;legar loro le mani pi&ugrave; tardi in altri settori. Sembra che i negoziatori delle maggiori economie siano incapaci a capire che concludere un accordo sulla parte per affrontare i problemi a Copenaghen e poi finire in un secondo momento sia un n risultato che sarebbe vitale - ha detto alla Reuters - I negoziatori con cui ho parlato, probabilmente non sono disposti a risolvere parte dei problemi. Francamente, da quello che ho visto, non sono ancora pronti a risolvere nessuno dei problemi. Tuttavia, i governi membri dell'Iea sono sottoposti ad una forte pressione per compiere qualche progresso e risolvere i problemi. Non credo che nessun Paese dell'Iea possa sopravvivere politicamente senza dimostrare seriet&agrave; di intenti in questa direzione&raquo;.<br /><br />La sfiducia e la rabbia sta montando non solo tra gli ambientalisti, ma anche tra le grandi organizzazioni internazionali che hanno accompagnato i loro Stati membri nella defatigante road map di Bali verso Copenhagen. E' sempre pi&ugrave; evidente che agli impegni presi a livello internazionale poi non corrispondono fatti concreti a livello nazionale e che gli stessi negoziatori non rispettano (o non conoscono) quanto detto e firmato dai loro ministri e governi. In questo l'Italia &egrave; maestra, ma la stessa "virtuosa" Europa e gli altri stanno dimostrando tutta la loro incoerenza proprio mentre i nodi vengono al pettine scanditi dalle settimane, dai giorni, dalle ore e dai minuti che ci separano dal vertice di Copenhagen a dicembre.<br /><br />Anche tra chi vuole davvero un robusto accordo a Copenhagen aumenta la contrariet&agrave; per un accordicchio di massima a dicembre e poi a rinviare tutto al prossimo anno.<br /><br />&laquo;Dopo mesi in cui ci hanno detto che non c'era un "Piano B", le Nazioni Unite, la Danimarca e gli altri paesi europei oggi ci dicono che la conferenza del il 7 - 18 dicembre pu&ograve; al massimo raggiungere un accordo politico per intensificare la lotta contro il riscaldamento globale - dice Richard Bradley - Accettando colloqui supplementari nel 2010 si rischia di provocare una perdita di slancio&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>In Puglia la Regione decide: acqua pubblica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:53:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-515</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#306713;">Il 20 ottobre 2009 la Giunta regionale pugliese ha compiuto un grosso passo avanti verso la ripubblicizzazione dell'acqua.<br />Tariffe non pi&ugrave; basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla societ&agrave; per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluder&agrave; per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore. In Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha deciso di voltare pagina sul tema dell&rsquo;acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all&rsquo;avvocatura l&rsquo;impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d&rsquo;attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni. <br /><br />Come servizio essenziale e universale, questa la versione della Regione, la materia non &egrave; soggetta a concorrenza con lo Stato ed &egrave; per questo che la Regione pu&ograve; legiferare, stabilendo - questa la filosofia della delibera di ieri - che l&rsquo;offerta di acqua ai cittadini &egrave; tema privo di rilevanza economica e non pu&ograve;, per questo, essere gestito da una spa. Nel caso il ddl, che sar&agrave; studiato da una commissione allargata al Forum pugliese dei movimenti per l&rsquo;acqua bene comune, dovesse andare in porto entro dicembre, potrebbe dunque entrare in vigore un nuovo meccanismo di calcolo per le bollette: non pi&ugrave; il pagamento uguale per tutti del &laquo;surplus&raquo; di consumi rispetto al minimo vitale, ma pagamenti differenziati basati sui redditi dei consumatori. La delibera approvata contiene inoltre la candidatura della Puglia quale sede Onu per l'organizzazione di una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti. <br /><br />&laquo;L&rsquo;acqua &egrave; un bene comune dell'umanit&agrave;, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato. &Egrave; un principio unanimemente riconosciuto sul quale &egrave; giunta l'ora senza totem e tab&ugrave; - spiega il presidente Vendola - di applicarsi per giungere ad una regolamentazione di dettaglio che tenga conto del principio ed allo stesso tempo non ci faccia tornare indietro, con strumenti di gestione che hanno abbondantemente segnalato la loro inadeguatezza&raquo;. <br />&laquo;Con il ddl - sottolinea l&rsquo;assessore al ramo Fabiano Amati - si conta di aprire un cantiere di valutazione, la cui seriet&agrave; sar&agrave; misurata anche sulla tempistica abbreviata che la Puglia dimostrer&agrave; di utilizzare&raquo;. Con motivazioni diverse, dal Pdl si d&agrave; ragione all&rsquo;iniziativa. Il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea &laquo;la leggerezza con la quale l&rsquo;Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell&rsquo;acqua in Puglia: l&rsquo;acqua, in quanto bene primario, non pu&ograve; essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio di Aqp. Tali incombenze vanno affrontate con risorse proprie se l&rsquo;Ente ne &egrave; capace, senza affliggere i pugliesi con altre tasse aggiuntive&raquo;. <br /><br />Intanto, &egrave; stata sancita la fine della guerra tra centrodestra e Vendola sul caso Manna. Una breve riunione preliminare al consiglio regionale &egrave; servita ai chiarimenti e all&rsquo;ingresso in aula, insieme, di Vendola e del capogruppo Fi Rocco Palese. La fine delle ostilit&agrave; ha consentito il via libera al Piano tutela delle acque, che rinnova l&rsquo;analisi della tutela, riqualificazione ed utilizzo sostenibile del patrimonio idrico, ancora ferma all&rsquo;83.<br /><br />Fonte: Comitato pugliese &ldquo;Acqua Bene Comune&rdquo;</span>]]></content:encoded></item><item><title>Nasce il Gruppo di Lavoro sull&#xb4;emergenza tartarughe marine dell&#xb4;estate 2009&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:51:28+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-514</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#001282;">Emergenza tartarughe marine 2009<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Il 6 ottobre si &egrave; svolto un incontro organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea a Riccione dove si &egrave; raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno.<br />L&acute;estate del 2009 verr&agrave; ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l&acute;estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che &egrave; proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficolt&agrave;, profondamente debilitate, di giovanissima et&agrave; (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente "dente di cane" o "balano". I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una "armatura" (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.<br />I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficolt&agrave; in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.<br />Affrontata l&acute;emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica &egrave; ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell&acute;eventualit&agrave;, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.<br />Il primo importantissimo passo &egrave; stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si &egrave; svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si &egrave; subito raggiunto l&acute;accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studier&agrave; questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:<br /><br />- Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation<br /><br />- Associazione Benessere Animale<br /><br />- ARPA Daphne<br /><br />- Centro Ricerche Marine Cesenatico<br /><br />- Fondazione Cetacea<br /><br />- Museo di Jesolo<br /><br />- Museo di Venezia<br /><br />- Universit&agrave; di Bologna, Dipartimento Sanit&agrave; Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici<br /><br />- Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br />Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercher&agrave; di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.<br /><br />- tartarughe di questa classe et&agrave; non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perch&egrave; sono comparse quest&acute;anno e in numero cos&igrave; elevato?<br />- le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che &egrave; da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere "assalito" le piccole tartarughe? E perch&eacute; solo su di loro cos&igrave; infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.<br />- in molti casi le tartarughe avevano l&acute;intestino pieno, ai limiti dell&acute;occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non &egrave; comune lungo il litorale romagnolo, ma &egrave; comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perch&egrave; questa "abbuffata" di piante marine, e come si collega questo con l&acute;et&agrave; e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?<br />- altri elementi ambientali da considerare: quest&acute;anno l&acute;Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 &deg;C e con valori massimi di 29,2 &deg;C. C&acute;&egrave; stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.<br />- i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all&acute;invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche cos&igrave; gravi.<br />- in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non &egrave; detto che tutte potranno tornare in mare prima dell&acute;arrivo del freddo, costringendole cos&igrave; al ricovero forzato per molti mesi.<br />- tutte le tartarughe gi&agrave; rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguir&agrave; anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinch&egrave; non si abbassi l&acute;attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il "futuro" degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalit&agrave; il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all&acute;applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane et&agrave; degli animali. In ogni caso, l&acute;Universit&agrave; di Padova studier&agrave; durante l&acute;inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.<br />- molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessit&agrave; di un forte aiuto dall&acute;esterno.<br /><br /><br />La formazione di questo Gruppo di Lavoro &egrave; un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che pu&ograve; essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.<br /><br />Le volont&agrave; degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell&acute;Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, &egrave; lodevole e porter&agrave; ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro gi&agrave; messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.<br /><br /><br /><br />Associazione Arch&egrave; - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation, Ferrara<br /><br />Associazione Benessere Animale, Bologna<br /><br />ARPA Daphne, Cesenatico (FC)<br /><br />Centro Ricerche Marine Cesenatico (FC)<br /><br />Fondazione Cetacea, Riccione (RN)<br /><br />Museo di Jesolo (VE)<br /><br />Museo di Storia Naturale di Venezia<br /><br />Universit&agrave; di Bologna, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici, Cesenatico (FC)<br /><br />Universit&agrave; di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie<br /><br /><br /><br />Per contatti e informazioni: Marco Affronte (Fondazione Cetacea): 349.4629067<br /><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Ambiente festival&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:48:49+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-513</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#3D8423;">Ambiente festival 2009 (Rimini, 22 ottobre - 2 novembre 2009) &egrave; un&acute;iniziativa di divulgazione popolare per diffondere una nuova cultura dell&acute;ambiente pi&ugrave; consapevole, incentrata sulla responsabilit&agrave; diretta di cittadini, imprese, istituzioni e associazioni per uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. Una manifestazione, rivolta al grande pubblico, capace di unire momenti di confronto istituzionale con il dibattito scientifico, attivit&agrave; di formazione e divulgazione con iniziative di carattere ludico e culturale.<br />Ambiente festival si terr&agrave; a Rimini dal 22 ottobre al 2 novembre 2009.<br />Dodici giorni di eventi, a ingresso libero, che anticipano e affiancano l&acute;appuntamento con Ecomondo.<br /><br />Tra gli eventi in programma segnaliamo l&acute;incontro  "Energia, Europa, Ecologia: le amministrazioni locali italiane verso il 20-20-20" che si terr&agrave; il 28 ottobre, dalle 16.30 alle 18 nella Sala Arengo.<br /><br /><br />Telefono <br />02 2049838<br /><br />Fax <br />02 20403055<br /><br />Email <br />info@ambientefestival.it<br /><br />Sito web Ambiente festival<br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: FORESTALE SEQUESTRA 800 PELLI PROCIONE DA CINA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:43:59+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-512</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#00117F;">(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Il nucleo investigativo della Convenzione internazionale per il commercio delle specie protette (Cites) del Corpo forestale dello Stato, insieme con l'Agenzia delle dogane di Fiumicino, ha sequestrato 800 pelli di procione provenienti dalla Cina. Sono stati sequestrati, in un'area commerciale vicino l'aereoporto la Commercity, anche 900 giubbotti realizzati con inserti di queste pelli che sarebbero poi stati messi in commercio con un falso marchio Made in Italy. Le pelli del 'procyon lotor', il procione (l'orsetto lavatore), importate illegalmente dalla Cina, una volta introdotte nel mercato della moda avrebbero potuto fruttare oltre 100 mila euro. Mentre, i giubbotti, pronti alla falsa rietichettatura 'made in Italy', erano destinati principalmente al mercato romano ma anche al resto d'Italia. ''L'importazione di questi prodotti - spiega Ciro Lungo, primo dirigente del servizio Cites della Forestale - e' vietata in base a una direttiva comunitaria che non riconosce quei Paesi, tra cui la Cina, che non offrono adeguate garanzie sui metodi di cattura e uccisione non cruenti'', con sanzioni amministrative che arrivano a 100.000 euro e penali fino un anno di detenzione''. (ANSA). Y99-GU <br />22/10/2009 17:00 </span>]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: CITTADINANZATTIVA&#x2c; RETE IDRICA COLABRODO A SUD</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:42:29+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-511</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#377619;">(ANSA) - ROMA, 19 OTT - L'acqua costa sempre di piu'. E il servizio rispecchia lo stato dell'Italia: ''Al nord si investe, al sud la rete e' un colabrodo e al centro le tariffe medie sono elevate''. In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato. La spesa e' salita fino al 30% in piu' a Salerno e Benevento e al 20% a Parma, mentre la media di aumento del Paese e' stata del 5,4% nell'ultimo anno. La Toscana e' la regione piu' cara, mentre rispetto ai parametri di potabilita' ci sono otto regioni in deroga di cui sei al centro-nord. Sono questi i dati di una recente indagine dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva sui costi e la qualita' del servizio idrico in Italia. Aumenti a due cifre per 15 citta': si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma) passando per Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova), Lombardia (+15,9 a Lodi), Piemonte (+14,5% a Verbania), Marche (+14,4%, a Urbino) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale, gli incrementi si sono registrati in 68 capoluoghi, e, secondo i dati forniti dall'Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento e' stato del 47%. La Toscana e' la regione con le tariffe piu' alte, con sette tra le prime dieci citta' in cui l'acqua costa piu' cara. Ma, riferisce Cittadinanzattiva, costi piu' elevati della media nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata e in Sicilia, dove per esempio tra Agrigento, la citta' piu' cara d'Italia con 445 euro, e Catania intercorre una differenza di 258 euro. Per quanto riguarda il consumo domestico, sono previste anche delle deroghe, concesse dal ministero del Welfare, di cui hanno usufruito 13 regioni negli ultimi sette anni. Ora, sono otto le regioni in deroga (Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia), per un totale di sette parametri 'fuorilegge': arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Il Lazio e' la regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, 84 (nel 2006 erano 37) per cinque parametri, cui segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri. ''Il settore idrico - osserva Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva - puo' essere preso a paradigma delle tante facce dell'Italia: al nord si investe di piu' e le tariffe sono mediamente piu' basse, cosi' come la dispersione, al sud invece non si investe, la rete e' un colabrodo, e anche se i parametri di potabilita' sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. Al centro ci sono le tariffe medie piu' elevate''. (ANSA). Y99-GU <br />19/10/2009 09:39 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Dall&#x2019;Ue 50 miliardi di euro in pi&#xf9; nelle tecnologie energetiche</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-510</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#316A14;">FONTE:www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#316A14;">La seconda  conferenza dell'European Strategic Energy Technology Plan (Set-Plan) si chiude oggi a Stoccolma con un risultato gi&agrave; acquisito: l'Unione europea investir&agrave; altri 50 miliardi di euro nelle tecnologie energetiche. Il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, intervenendo alla Conferenza ha detto che &laquo;La Commissione europea stima che nei prossimi 10 anni sar&agrave; necessario un investimento supplementare di 50 miliardi di euro nelle ricerche di tecnologie energetiche. Questo significa triplicare gli investimenti annui nell'Unione europea, da 3 a 8 miliardi di euro&raquo;.<br /><br />La Conferenza di Stoccolma. Alla quale hanno partecipato 500 delegati da tutta l'Ue, &egrave; stata organizzata dall'Agenzia svedese per l'energia in collaborazione con la Commissione europea per esaminare i modi per accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2 con l'obiettivo di abbassare le emissioni di gas serra dal 60 all'80% d entro il 2050, attraverso la realizzazione del Set-Plan.<br /><br />A Stoccolma si &egrave; discusso soprattutto di come dare impulso alla European Industrial Initiatives (Eii) ed ai futuri finanziamenti del Set-Plan. Oltre alla sessione plenaria della Conferenza si sono tenuti anche workshop paralleli su ciascuno dei sette settori tecnologici individuati come strategici di energia per l'Eii: eolico; bioenergie; Smart Grids; Energia Solare (fotovoltaica e Concentrated Solar Power; Carbon Capture and Storage; fissione nucleare, efficienza energetica (Smart Cities).<br /><br />La conferenza &eacute; stata preceduta, sempre nella capitale svedese, dal Symposium international Energie 2050 che ha riunito 350 scienziati del settore energetico di tutto il  mondo che nel loro appello finale hanno chiesto di ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili.<br /><br />Cinque scienziati notissimi, tra i quali il premio Nobel italiano per la fisica f del 1984 Carlo Rubbia e George A. Olah, Nobel per la chimica del 1994, hanno presentato i risultati delle loro ricerche su energie nucleari, solare, eolico e biomasse, sui veicoli a basse emissioni e sulla razionalizzazione del consumo energetico.<br /><br />Nell'appello pubblicato s dall'Accademia reale delle scienze della Svezia, si legge: &laquo;E' arrivato il tempo di cambiare radicalmente il sistema energetico mondiale e le analisi del ciclo di vita cos&igrave; come l'economia verde sono delle condizioni indispensabili per pensare la politica del futuro. Le attivit&agrave; umane in materia di energia devono essere sviluppate in maniera da non avere un impatto radicale sulle terre, le acque e l'aria. Tutte le opzioni in material di energia per il futuro devono basarsi sull'energia sostenibile e su dei n materiali di costruzione per principio riciclabili o sostenibili&raquo;.<br /><br />La dichiarazione sottolinea anche che &laquo;La produzione agricola dovr&agrave; essere essenzialmente destinata all'alimentazione, evitando una deforestazione mondiale e preservando la biodiversit&agrave;&raquo;. Inoltre &laquo;L'elettricit&agrave; dovr&agrave; diventare il principale  vettore dell'energia nel futuro, perch&eacute; la maggior parte delle fonti di energia non fossili producono elettricit&agrave;&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>NAVE VELENI: IO RICERCATORE A CACCIA DI VERITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-509</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#347016;">(ANSA) - DA BORDO DELLA NAVE MARE OCEANO - ''Andremo avanti per gradi per capire cos'e' quel relitto. Adesso faremo solo esami strumentali''. Cosi' Ezio Amato, ricercatore e responsabile del servizio emergenza ambientale dell'Ispra (l' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), spiega l'attivita' che la nave Mare Oceano avviera', non appena le condizioni del tempo lo consentiranno, sul relitto individuato al largo di Cetraro. Amato, insieme ai tecnici della Mare Oceano, oggi ha ricevuto la visita dei componenti della Commissione bicamerale sulle ecomafie, ai quali ha illustrato l'attivita' che sara' svolta nei prossimi giorni. Nessun fusto sara' recuperato, al momento, nonostante la decisione della Commissione di fare sequestrare almeno uno dei contenitori per analizzarlo. E Amato, dalla sala controllo posta nella pancia della Mare Oceano e dalla quale si controllano tutte le attivita' svolte dalla nave, spiega perche'. ''Per fare un prelievo del genere - dice - serve il massimo della sicurezza. Inoltre per avere la certezza che all'interno dei fusti non c'e' materiale radioattivo, andrebbero estratti tutti i fusti contenuti dalla stiva e analizzati uno per uno, trattandoli come se contenessero plutonio. Si tratta di un'operazione lunga, complessa e molto costosa''. Amato ha confermato anche, cosi' come aveva sostenuto ieri la Regione Calabria, che la nave non e' attrezzata a rilevare i raggi alfa. ''Sott'acqua - ha detto - i raggi gamma non si vedono e meno ancora quelli alfa. Se per esempio ci fosse plutonio in uno dei contenitori e questo per caso si fosse aperto, la sostanza, per la sua pesantezza, scenderebbe sul fondale e si potrebbe rilevare solo prelevando quel tratto di sedimento''. Tra l'altro, e' stato fatto rilevare durante il sopralluogo della Commissione, i due fusti che si vedono all'esterno del relitto, non sembrano essere quelli destinati a trasportare rifiuti radioattivi. L'impressione di chi ha visto le immagini e' che possa trattarsi di comuni fusti che vengono usati su quasi tutte le navi come contenitori degli oggetti piu' svariati e che vengono sistemati sul ponte. L'attivita' della Mare Oceano, dunque, sara' finalizzata ad una serie di riprese con un Rov, un robot filoguidato molto piu' sofisticato di quello utilizzato dall'Arpacal per fare le prime riprese del relitto. La finalita' delle ricerche e' quella di riprendere lo scafo da tutte le posizioni e non solo da un lato come e' stato fatto fino ad ora. Inoltre i tecnici della Mare Oceano effettueranno una ricostruzione tridimensionale del relitto e della sua posizione che poi sara' confrontata con le carte nautiche per stabilire se si tratti effettivamente della Cunsky, la nave che il pentito Francesco Fonti dice di avere fatto affondare all'inizio degli anni '90. (ANSA). SGH/MED <br />22/10/2009 17:44 </span>]]></content:encoded></item><item><title>Antibracconaggio: decisione politica scandalosa a Brescia per ridurre la pressione del CFS sull&#x27;attivit&#xe0; venatoria illegale&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-508</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#000F6E;">Fonte: Tutela Fauna http://www.tutelafauna.it<br /><br />Il NOA, impegnato nella tradizionale operazione antibracconaggio a tutela dei piccoli migratori nel bresciano, torna a casa. La giustificazione nell&rsquo;assenza di fondi lascia il tempo che trova dato che queste operazioni vengono pianificate con ampio anticipo, i costi sono noti e lo sfarzo delle celebrazioni per il 187 anniversario del CfS non facevano certo pensare a un corpo di polizia povero (21/10/09)<br />Le associazioni ambientaliste e il sindacato di Polizia Ambientale denunciano la chiusura anticipata del campo antibracconaggio di Brescia del Corpo Forestale, la pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde e una delle piu' importanti in Italia. All'apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale. <br />Si chiama "Operazione Pettirosso" ed &egrave; attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l'importante attivit&agrave; nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest'anno l'attivit&agrave; era gi&agrave; partita con un forte handicap: fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane, considerata la scarsissima presenza della Polizia Provinciale. <br />I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione affrontando con fermezza ed estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;. Si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore, invece, &egrave; stato colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 pronte nel capanno, successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese. <br />La tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, il rispetto per il popolo migratore &egrave; affidato alle forze della Polizia Forestale: l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste, infatti, &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano la loro attivit&agrave;, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attivit&agrave; di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l&rsquo;impegno dei cittadini attivi nella tutela dell&rsquo;ecosistema. <br />WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell&rsquo;Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l&rsquo;illegalit&agrave; ambientale. <br />Immediata una interrogazione parlamentare presentata dall&rsquo;On. Della Seta al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il cui testo recita :<br />Per sapere, Premesso che:<br />si apprende da notizie di agenzia del 21 ottobre 2009, che il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto la fine anticipata della pi&ugrave; importante operazione di repressione del bracconaggio e della caccia illegale nelle Alpi e Prealpi lombarde, proprio nel momento apicale del passo dei migratori;<br />questa importante operazione, battezzata "Operazione Pettirosso" e attuata dal Noa, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, ogni anno conduce un'azione meritoria di contrasto del bracconaggio che tuttora purtroppo affligge le valli bresciane;<br />&egrave; importante evidenziare che l'attivit&agrave;, per il 2009, era gi&agrave; partita con un forte handicap, con la riduzione da 5 a 4 settimane della durata del "campo". Ora, proprio nel momento pi&ugrave; intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: cos&igrave; dal prossimo fine settimana il rischio &egrave; l'impunit&agrave; per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane,<br />i forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura pi&ugrave; di 70 notizie di reato (l'anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalit&agrave; situazioni di particolare gravit&agrave;: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; o ancora il caso di un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno (successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese);<br />la tutela della biodiversit&agrave;, la legalit&agrave; venatoria, la protezione degli uccelli nella fase della migrazione, sono in larga misura affidate all'attivit&agrave; del Noa. Infatti l&rsquo;attivit&agrave; di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste - WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale) - &egrave; resa sempre pi&ugrave; difficile dalle mille difficolt&agrave; burocratiche che ostacolano il loro operare: ritardo nel rinnovo degli affidamenti, restrizioni del campo d&rsquo;azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero invece sostenere l&rsquo;impegno delle associazioni di volontariato contro il bracconaggio e per la tutela degli ecosistemi.<br />Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere<br />i motivi che hanno portato alla incomprensibile decisione di sospendere questa importante iniziativa di lotta al bracconaggio;<br />se non intenda provvedere urgentemente al fine di garantire mezzi e fondi idonei per permettere al Noa la prosecuzione del campo anti-bracconaggio bresciano e in generale di rafforzare la lotta contro le forme di caccia illegale. <br />Non sfugge che Zaia e&rsquo; un ministro della Lega, forza politica che nel territorio bresciano gode di ampio supporto che deve essere &laquo;ricambiato&raquo; nella migliore tradizione del do ut des: per esempio, levando di torno gli &laquo;sbirri romani&raquo; che infastidiscono il bracconiere &laquo;celtico&raquo;&hellip;.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Clima&#x2c; il Consiglio Ue riaccende le speranze per Copenhagen: le reazioni</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-23T10:31:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/18-october-2009#unique-entry-id-507</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#336E11;">FONTE:www.greenreport.it<br /></span><span style="color:#336E11;"><br />La Commissione ha accolto positivamente le decisioni assunte dal Consiglio europeo per l'ambiente che costituiranno la posizione dell'Ue da portare al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici che si terr&agrave; il prossimo dicembre. Un documento che ha valore di indirizzo politico in vista del Consiglio dei capi di stato del 29 e 30 ottobre prossimi prima della conferenza Onu Cop 15.<br /><br />&laquo;Sono molto soddisfatto - ha detto il commissario all'ambiente Stavros Dimas - per i progressi che abbiamo fatto oggi, poich&egrave; ci rimane una sola sessione di negoziazione prima di Copenhaghen ed &egrave; ormai un imperativo imporre un'accelerazione degli scambi al livello politico. Raggiungere un accordo internazionale &egrave; una sfida politica ardua, ma siamo non siamo ancora del tutto fuoristrada. E ripeto che &egrave; pi&ugrave; importante che mai raggiungerlo affinch&eacute; l'Ue possa assumere un  ruolo di leadership: i nostri cittadini lo desiderano cos&igrave; come i nostri partner mondiali&raquo;.<br /><br />In effetti gli obiettivi che sono stati assunti ieri dal consiglio dei ministri dell'ambiente sono  assai impegnativi e riguardano la  riduzione delle emissioni dell'80 - 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi intermedi di un taglio del 30% al 2020. Limiti sulle emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale rispettivamente del 10% e del 20%, entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, nel quadro di accordi internazionali.<br /><br />Per quanto riguarda le regole di contabilit&agrave; in merito al ruolo svolto dall'utilizzo del suolo e dalla foreste sul contenimento delle emissioni, la Commissione &egrave; soddisfatta del fatto che il Consiglio potrebbe trovare un accordo gi&agrave; all'ultima sessione di trattativa che si terr&agrave; a Barcellona ad inizio di novembre.<br /><br />Il commissario Dimas ha accolto favorevolmente anche le conclusioni sull'economia eco-efficiente, che confermano la volont&agrave; da parte degli stati membri di dare un supporto forte per andare verso questa direzione e la volont&agrave; espressa di integrarlo come obiettivo chiave nella nuova strategia di Lisbona.<br /><br />Commenti di soddisfazione anche da parte di Cgil che  valuta &laquo;positivamente la notizia degli impegni assunti&raquo; ma chiede &laquo;fatti concreti&raquo;. Impegni concreti sono richiesti anche da Grenpeace, che si dichiara delusa dal vertice dei ministri dell'ambiente Ue.<br /><br />&laquo;Greenpeace -afferma l'associazione ambientalista- constata che gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra non sono stati allineati con quanto indicato dalle analisi scientifiche, e ritiene che la decisione di oggi non sia abbastanza ambiziosa per permettere di sbloccare lo stallo dei negoziati di Copenaghen. Sar&agrave; ora il summit dei capi di Stato, in agenda la prossima settimana, l'ultima spiaggia per fare un passo avanti concreto&raquo;.<br /><br />&laquo;I ministri dell'ambiente hanno dimostrato di affrontare i cambiamenti climatici solo come una mera questione politica -sottolinea Francesco Tedesco responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- come se non si stesse difendendo la sopravvivenza delle persone, l'accesso all'acqua e al cibo, la protezione delle proprie case&raquo;..<br /><br />Positivo il commento da parte dell'area ambientalista del Pd, preoccupata per&ograve; adesso della tenuta del governo sugli impegni presi a Bruxelles.<br /><br />&laquo;L'Europa si conferma battistrada dell'impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici.- ha dichiarato il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente. Il governo Berlusconi dica al Paese e al Parlamento se &egrave; pronto a sostenere a Copenaghen la posizione concordata oggi a Lussemburgo&raquo;.<br /><br />Sulla stessa linea anche Ermete Realacci responsabile ambiente del Pd: &laquo;Bene via libera al documento sul clima da parte dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea. E' un chiaro segnale che arriva dall'Europa in vista del vertice di Copenaghen. Ci auguriamo che l'Italia stia al passo e non parli con lingua biforcuta&raquo;.</span>]]></content:encoded></item><item><title>I CASI AFFRONTATI DA STUDIO ANIMALI E AMBIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-10-10T21:05:04+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/04-october-2009#unique-entry-id-506</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#AD331F;font-weight:bold; ">STUDIO ANIMALI E AMBIENTE, A  PIU' DI UN ANNO DALLA PROPRIA NASCITA, SPERANDO DI FARE COSA GRADITA , CHIEDE IL PERMESSO A TUTTI COLORO CHE SI SONO RIVOLTI A NOI, DI POTER RACCONTARE, OMETTENDO NOMI E RIFERIMENTI PERSONALI, LE TRISTI VICENDE CHE HANNO AVUTO PER PROTAGONISTI I VOSTRI AMICI A 4 ZAMPE , IN MODO CHE TUTTI SAPPIANO QUALI COSE ABOMINEVOLI ACCADONO E PER FAR SI' CHE NON AVVENGANO PIU'.<br /><br />ASPETTIAMO VOSTRE NOTIZIE<br /><br />I PIU' CORDIALI SALUTI&nbsp;<br /><br />STUDIO ANIMALI E AMBIENTE&nbsp;<br /><br />scriveteci a</span><span style="color:#AD331F;"> </span><span style="font-size:13px; color:#449311;font-weight:bold; ">studioanimalieambiente@gmail.com</span><span style="color:#AD331F;"><br /><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>TROPPA ENERGIA IN ITALIA E RETE ELETTRICA INSUFFICIENTE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-29T20:29:20+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/27-september-2009#unique-entry-id-505</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#30671B;">AMBIENTE<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />Il paradosso dell'Italia: c'&egrave; "troppa" energia da fonti rinnovabili e la rete elettrica non basta pi&ugrave;<br /><br />Lucia Venturi<br /></span><span style="color:#30671B;"><br />FONTE: www.greenreport.it<br /><br /></span><span style="color:#30671B;">GROSSETO. All'Energy summit, una tre giorni dedicata ai temi energetici organizzata a Milano dal sole 24 ore, &egrave; stata presentata un'indagine in cui emerge che i cittadini italiani sarebbero disponibili a pagare anche un 20% in pi&ugrave; sulla bolletta elettrica se avessero la garanzia che l'energia che acquistano deriva da fonti rinnovabili.<br /><br />Un dato che incoraggia verso questa scelta di produzione energetica che deve fare i conti per&ograve; con il problema della interconnessione alle reti elettriche, che rischia di frenare lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili. Tutti gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili godono della priorit&agrave; di dispacciamento e devono essere obbligatoriamente connessi alla rete elettrica pi&ugrave; vicina all'impianto.<br /><br />Le modalit&agrave; con cui questo deve avvenire sono contenute in una delibera dell'Autorit&agrave; per l'energia elettrica e il gas (la 99/2008), in cui sono state introdotte regole comuni con l'obiettivo di avere omogeneit&agrave; sul panorama nazionale e introdurre tempi e costi certi per consentire il collegamento di nuovi impianti.<br /><br />Ma ancora si riscontrano problemi sia per quanto riguarda piccoli impianti, quelli che possono accedere alle tariffe incentivanti del conto energia, sia per quanto riguarda i grandi impianti industriali.<br /><br />Le immissioni di nuova potenza devono essere valutate alla luce della capacit&agrave; della rete su cui deve avvenire la connessione e, come appare evidente, le condizioni della rete elettrica nazionale non sono sempre ottimali, a causa della loro vetust&agrave; e scarsit&agrave; di capienza. Tanto che Terna sottolinea che le domande di allacciamento tuttora in giacenza ammontano a circa 97mila megawatt.<br /><br />Il problema - a detta di Terna - sta nella lungaggine burocratica relativa all'autorizzazione alle nuove line, che vengono inserite in un piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale che l'azienda deve presentare ogni anno e che deve sottostare all'approvazione da parte del ministero dello Sviluppo, che avviene dal 2008 dopo aver superato la valutazione ambientale strategica.<br />E si sa i tempi burocarici non sono mai quelli stabiliti nelle norme, tanto che Terna ha dovuto presentare il piano per il 2009 prima ancora che quello del 2008 avesse avuto l'approvazione.<br /><br />&laquo;Il Piano di sviluppo 2009- si legge nella prefazione dello stesso - conferma la struttura della precedente edizione, proponendo due sezioni: la prima ripercorre idealmente il processo decisionale che ha portato alla definizione di nuovi interventi di sviluppo sulla base di analisi dettagliate sullo stato della rete come risulta dall'andamento negli ultimi 12 mesi; la seconda descrive interventi gi&agrave; proposti nei precedenti Piani per i quali viene riconfermata la necessit&agrave; e illustrato lo stato d'avanzamento&raquo;.<br /><br />Per la redazione del piano, Terna tiene in considerazione il trend di domanda (cio&egrave; i consumi) e quello di offerta (cio&egrave; la generazione).<br />E mentre riguardo al primo trend si continua a delineare un contenimento dei consumi, sul fronte della generazione il trend &egrave; invece di netta crescita.<br /><br />&laquo;In linea con l'andamento dei precedenti anni- si legge sul piano di Terna- si registrano domande per la connessione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, prevalentemente eolico, per pi&ugrave; di 50.000 MW; su quest'ultimo punto si rileva come la localizzazione di nuova capacit&agrave; di produzione, in assenza di un piano nazionale che ne regoli lo sviluppo, potrebbe rendere necessario prevedere investimenti sulla rete di trasmissione in misura maggiore rispetto a quanto gi&agrave; previsto. D'altra parte i lunghi tempi necessari alla autorizzazione e realizzazione di nuove linee elettriche di trasmissione rendono necessario prevedere in anticipo le possibili congestioni e definire proposte di sviluppo pi&ugrave; robuste e flessibili&raquo;.<br /><br />Terna ha per questo gi&agrave; presentato progetti per la realizzazione di nuove linee di alta tensione che- come ha descritto il presidente Cattaneo nel corso dell'audizione al Senato in merito all'indagine conoscitiva sulla dinamica dei prezzi della filiera dei prodotti petroliferi, e sulle ricadute dei costi dell'energia elettrica e del gas sui redditi delle famiglie e sulla competitivit&agrave; delle imprese- &laquo;comporteranno investimenti quattro volte superiori rispetto a quelli degli anni precedenti, per migliorare l'efficienza complessiva della rete di distribuzione&raquo;.<br /><br />Nella stessa audizione Cattaneo evidenzia anche &laquo;i problemi dovuti alle lungaggini amministrative per l'ottenimento delle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Che secondo Terna derivano &laquo;dalla revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, che ha previsto per il settore energetico un regime di competenza concorrente fra lo Stato e le Regioni,  che sta creando agli operatori non poche incertezze e difficolt&agrave; nella gestione delle procedure riguardanti le infrastrutture energetiche, con conseguenti blocchi e ritardi nelle autorizzazioni&raquo;.<br /><br />Un problema che si riflette particolarmente sul comparto dei piccoli impianti di energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, per poter accedere alla tariffa incentivante prevista dal conto energia. Questa infatti &egrave; riconosciuta per quella energia prodotta dall'impianto che viene immessa in rete e quindi &egrave; di fondamentale importanza riuscire a garantirsi la possibilit&agrave; di immettere in rete l'intera capacit&agrave; produttiva dell'impianto, cos&igrave; da poter percepire integralmente la tariffa agevolata, oltre al fatto che solamente l'energia immessa in rete, tolta la quota di autoconsumo, pu&ograve; essere venduta liberamente dal produttore.</span>]]></content:encoded></item><item><title>CANE TORTURATO ASSISTE A PROCESSO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-21T17:43:24+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/20-september-2009#unique-entry-id-504</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#12369C;">ANIMALI<br /><br /></span><span style="color:#12369C;">18 settembre 2009 - Ha assistito al processo ai suoi aguzzini - che hanno cercato di dargli fuoco - nelle braccia della sua padroncina il cane Mambo. Con le bende sulle zampe e sul dorso, ancora sofferente, Mambo era presente in aula "in quanto vittima e non per suscitare emozione", ha detto il procuratore della repubblica di Perpignan, la citt&agrave; dove si &egrave; svolto il processo.<br />Due gli imputati: una ragazza di 22 anni e un ragazzo di 17 anni, che nella notte fra il 10 e l'11 agosto scorso a Espira-de-l'Agly, nella regione dei Pirenei-Orientali, "non avendo niente da fare" - scrive Le Figaro - hanno cercato di dare fuoco a Mambo, un bastardino, allora, che vagava nella cittadina. Uno dei due ha tenuto il cane fermo, mentre l'altro lo ha ricoperto di benzina, prima di appiccare il fuoco.<br />In aula oggi c'era solo la ragazza che &egrave; stata condannata dal tribunale di Perpignan a sei mesi di carcere per atti di crudelt&agrave; e barbarie contro animali. Il ragazzo, minorenne, sar&agrave; giudicato invece il 17 dicembre prossimo.<br />La vicenda ha toccato la sensibilit&agrave; dei francesi che si sono mobilitati per raccogliere le firme sotto la petizione "Giustizia per Mambo" inviata poi alla magistratura.<br />Si sono mobilitate - per sostenere le spese per curare Mambo, sono stati raccolti 10.000 euro complessivamente - associazioni e anche alcune personalit&agrave;, come l'ex calciatore Zinedine Zidane, l' attore Alain Delon e l'animalista, ex icona del cinema, Brigitte Bardot. <br />(Ansa)<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title> ACQUA: SUDAMERICA&#x2c;130MLN SENZA ALLACCIO A RETE IDRICA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-09-07T16:45:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-september-2009#unique-entry-id-502</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="color:#489B11;">AMBIENTE</span><br /><span style="color:#489B11;"><br /></span><span style="color:#489B11;">(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE - Il Sudamerica vanta riserve d'acqua dolce tra le piu' grandi al mondo, ma i suoi abitanti ne hanno un'accesso molto scarso: e' la denuncia fatta in Cile da Maude Barlow, consulente delle Nazioni Unite per i problemi idrici, per la quale la responsabilita' ricade nelle privatizzazioni e l'inquinamento''. Il Brasile, ha per esempio spiegato l'esperta, conta su risorse gigantesche grazie ai bacini idrici del Parana', Amazzonia, Orinoco e Magdalena. ''Il paese ha in totale il 20% delle acque dolci dell'intero pianeta', ha ricordato la Barlow, precisando che gli abitanti del sub-continente hanno l'accesso pro-capite all'acqua potabile piu' basso al mondo. ''In Sudamerica ci sono ben 130 milioni di persone che vivono in case non allacciate alle reti idriche'', ha affermato la Barlow, aggiungendo che ''gran parte dell'acqua sudamericana e' stata privatizzata: pertanto, se sei ricco puoi permetterti di pagarla, se sei povero non hai l'acqua a casa''. Un problema cui va aggiunto quello dell'inquinamento: ''C'e' un grave problema di mancanza di salubrita', la regione, ha concluso l'esperta, concentra anche una delle quantita' maggiori di acqua di superficie contaminata''. (ANSA). <br />04/09/2009 19:49 <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>La consulta boccia il Codice ambientale su rifiuti&#x2c; autorit&#xe0; di bacino e difesa del suolo&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-08-18T19:24:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/16-august-2009#unique-entry-id-501</guid><content:encoded><![CDATA[03 August 2009<br />Dal 29 luglio &egrave; in vigore la Legge comunitaria (pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 14 luglio) che conferisce al Governo le deleghe per recepire norme comunitarie su diverse tematiche ambientali, in particolare qualit&agrave; dell'aria (direttiva 2008/50/Ce), tutela dell'ambiente marino (2008/56/Ce) e rumore (2002/49/Ce).<br />Ma nella legge comunitaria si coglie anche l'opportunit&agrave; di conferire una delega all'esecutivo per recepire la direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/Ce) che si tradurr&agrave; come pi&ugrave; volte annunciato nelle intenzioni del ministro Prestigiacomo, di riscrivere il Dlg. 152/2006, nato come Codice ambientale e su cui sono state apportate modifiche in diverse stratificazioni. Al punto che la normativa che avrebbe dovuto ridisegnare l'intero copro normativo in materia ambientale e dare riferimenti certi sia a chi opera nel settore sia a chi ha compiti di vigilanza si &egrave; trasformata, nei fatti, in una materia confusa e tratti contraddittoria.<br />Poich&eacute; le deleghe concesse dalla legge comunitaria dovranno essere attuate entro il termine di recepimento delle direttive o, nel caso che questo sia gi&agrave; scaduto, entro il 29 ottobre prossimo, ci&ograve; comporta che il governo dovr&agrave; lavorare sodo nei prossimi mesi per rispettare le scadenze.<br />Un obiettivo che potrebbe essere a questo punto essere ancora pi&ugrave; difficile da perseguire viste le recenti sentenze della Consulta che interviene su diverse disposizioni del Codice ambientale, ritenendole illegittime: ci&ograve; comporta la necessit&agrave; di rivedere quelle specifiche norme che per&ograve; non riguardano solo la materia dei rifiuti, ma pi&ugrave; in generale tutte le ripartizioni delle competenze tra i vari livelli istituzionali.<br />Riguardo ai rifiuti, una delle materie per cui la Consulta si &egrave; espressa, per effetto della sentenza emessa viene a decadere la norma del 152/2006 che prevede la possibilit&agrave; di esercitare il potere sostitutivo da parte del ministero dell'ambiente nei casi in cui le autorit&agrave; competenti (definite dalla regioni e delegate in genere alle province o alle autorit&agrave; d'ambito) non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale di gestione dei rifiuti. Un potere che dovrebbe essere, secondo la sentenza della Consulta, esercitato dalla Regioni e non dallo Stato.<br />Le altre disposizioni su cui la Consulta ha emesso sentenze di illegittimit&agrave; riguardano in particolare le Autorit&agrave; di bacino e la difesa del suolo.<br />Anche in questo caso i motivi che hanno spinto la Corte costituzionale a ritenere illegittimi alcuni articoli del Dlgs 152/2006 riguardano le ripartizioni dei poteri tra le istituzioni.<br />L'approvazione del "codice ambientale" anche sul tema delle Autorit&agrave; di bacino ha aperto una fase caotica di abrogazioni, modifiche, ripristini transitori di una lunga serie di riforme messe in atto da parte delle maggioranze e dei Governi che si sono succeduti nell'ultimo triennio.<br /><br />Le autorit&agrave; di bacino erano state abolite dal Codice ambientale per essere sostituite dalle autorit&agrave; create sulla base dei distretti idrografici, una norma che aveva fatto fortemente discutere proprio per l'eccessiva centralizzazione dei poteri a scapito delle competenze sino ad allora esercitate dalle Regioni. Nella prima revisione del Codice ambientale, le Autorit&agrave; di bacino erano state poi ripristinate nelle loro funzioni originali sino a che con il D.L. 208/2008 (convertito nella legge 13/2009), se ne proroga l'attivit&agrave; come enti che devono varare i piani di gestione dei distretti idrografici, (finora disegnati solo sulla carta), in attuazione della direttiva quadro comunitaria in materia di acque 2000/60. Anche per l'Italia, entro il termine perentorio del 22 dicembre 2009.<br />Infine, su iniziativa dello stesso Governo, con la delega per l'ulteriore modifica del D.Lgs 152/2006, si prevede di "adottare, entro il 30 giugno 2010, uno o pi&ugrave; decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi" emanati nell'ultimo triennio, e rimettere cos&igrave; ordine in questa situazione confusa, a fronte della stesura dei piani di gestione dei distretti. <br />Su questo marasma interviene quindi adesso anche la Consulta che ritiene che i piani di bacino rappresentano lo strumento fondamentale di pianificazione di difesa del suolo e delle acque e quindi riconosce un ruolo prioritario delle regioni sul governo del territorio.<br />A vent'anni dalla prima pubblicazione della legge di riforma del governo del territorio, la 183/89, e con la scadenza incombente dei termini imposti dall'attuazione della Direttiva 2000/60 , dopo aver prodotto una enorme quantit&agrave; di norme contraddittorie, si deve mettere mano di nuovo alla modifica del codice ambientale (152/2006) e rincorrere affannosamente le scadenze comunitarie. Con l'effetto di aver creato uno scollamento crescente nella necessaria cooperazione tra poteri centrali e regioni e la perdita dell'idea stessa di gestione ordinaria, unitaria e integrata delle acque e del suolo per ecosistemi di bacino.<br />E a farne le conseguenze, ancora una volta, &egrave; il corretto governo del territorio e dei beni collettivi che esso esprime.<br /><br />Url : http://www.greenreport.it <br />Fonte: Greenreport.it]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA 7 PROGETTI PER L&#x27;AMBIENTE. PRESTIGIACOMO&#x2c;OPERE CHE SERVONO AL PAESE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-05-17T21:15:45+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-500</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Sono stati firmati dal ministero dell'Ambiente sette decreti di pronuncia di compatibilita' ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro Paese. I progetti riguardano cinque centrali termoelettriche a Loreo (Rovigo), Teverola (Caserta), Salandra e Pisticci (Matera) e Gorizia, un metanodotto (Massafra-Biccari-Campochiaro) e il porto Mediceo e la darsena Nuova nel porto di Livorno. L'entita' complessiva degli investimenti e' pari a circa un miliardo e mezzo, il personale impiegato nella realizzazione e' di circa 2.600 unita', mentre i tempi di realizzazione variano a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 33 mesi). ''Sin dall'insediamento della nuova Commissione Via (Valutazione d'impatto ambientale) - dichiara il ministro dell' Ambiente Stefania Prestigiacomo - abbiamo chiesto una valutazione attenta e rigorosa dei numerosi progetti in sospeso, ma in tempi ragionevoli e certi. E' importante che le nuove infrastrutture energetiche del Paese possano essere realizzate e rispondano pienamente ai requisiti di compatibilita' ambientale''. ''Modernizzare, rendere meno inquinante il sistema produttivo del nostro Paese - conclude il ministro - risponde ad esigenze economiche ma anche ad esigenze ambientali generali. E' l'ambientalismo del fare al quale lavoriamo e che punta a incanalare l'Italia sempre piu' verso lo sviluppo sostenibile''. (ANSA). COM-GU ]]></content:encoded></item><item><title>CENSIS E IL DOPO CRISI...POCA SOSTENIBILITA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-05-17T21:13:15+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/17-may-2009#unique-entry-id-499</guid><content:encoded><![CDATA[Nel Diario della crisi il Censis comincia a pensare al dopo... ma &egrave; poco sostenibile<br />di Alessandro Farulli<br />	<br />fonte:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Si chiama &ldquo;Diario della crisi&rdquo; e il Censis ne ha pubblicati quattro (da gennaio ad aprile) con l&rsquo;idea di &ldquo;leggere la difficile fase che il Paese sta attraversando in modo ancorato il pi&ugrave; possibile ai dati reali&rdquo;. &laquo;Il momento di difficolt&agrave; &ndash; spiega il Censis nell&rsquo;introduzione - &egrave; innegabile, ma una lettura indistinta della situazione, come quella oggi pi&ugrave; diffusa, rischia di suscitare un disorientamento generalizzato e controproducente ai fini di un&rsquo;auspicabile reazione collettiva. Per il momento la crisi si presenta a &ldquo;mosaico&rdquo;, &egrave; concentrata soprattutto in alcuni focolai, ci sono cio&egrave; settori produttivi, territori e categorie di soggetti pi&ugrave; esposti e sotto pressione di altri. Individuare e separare i focolai della crisi &egrave; l&rsquo;obiettivo di queste riflessioni&raquo;.<br /><br />Di solito &egrave; sconsigliato saltare subito alle conclusioni, ma avendo letto tutto il Diario, ci pare che per l&rsquo;analisi sia interessante vedere che cosa ha scritto Giuseppe De Rita a commento di questo quarto e ultimo capitolo. Intanto il titolo: &ldquo;Cominciare a pensare il dopo&rdquo; tema sul quale De Rita aggiunge subito questa riflessione: &laquo;la domanda pu&ograve; apparire impropria, quasi si desse per scontato che la crisi &egrave; gi&agrave; passata e che possiamo pi&ugrave; o meno inconsciamente dedicarci ad altro&raquo;, ma la domanda &egrave; invece giusta, &laquo;perch&eacute; il pericolo oggi &egrave; proprio quello di seguire l&rsquo;onda delle grandi emozioni medianiche, drammatiche da ottobre a marzo e poi ambiguamente tranquille; rischieremo con ci&ograve; che tutto passi oltre, senza alcuna cosciente segnatura della seriet&agrave; del periodo che abbiamo attraversato. Pensare al dopo non &egrave; un&rsquo;operazione di scettico andare avanti, ma una rinnovata responsabilit&agrave;&raquo;.<br /><br />Ecco, il cuore dell&rsquo;analisi di greenreport della crisi sta proprio qui, non su quello che &egrave; stato (di cui ormai si &egrave; detto ci pare tutto o quasi), ma sul come si riparte non solo per non ricadere presto o tardi negli stessi errori che ci hanno portato alla crisi, bens&igrave; sul come si riesce ad arginare la crisi ecologica parallela a quella economico-finanziaria anche in Italia. Crisi per affrontare la quale &egrave;, secondo noi, fondamentale un cambio di paradigma economico, ancorandolo alla sostenibilit&agrave; ambientale e sociale (con buona pace di Alessandro Merli che non condivide questa opinione e anzi giudica fuori moda parlare proprio di un &lsquo;nuovo paradigma&rsquo;).<br /><br />Necessario sia a livello globale, sia a livello nazionale ed &egrave; esattamente qui che le gi&agrave; citate conclusioni di De Rita lasciano un po&rsquo; sgomenti, anche se &egrave; meglio prima andare con ordine.<br /><br />Si chiede l&rsquo;autore del rapporto dopo l&rsquo;analisi dei risultati del sondaggio sulla crisi ad aprile: &laquo;Ma c&rsquo;&egrave; davvero il peggio nel dopo, come molti pensano? (&hellip;) il concreto comportamento degli italiani (che &egrave; sempre pi&ugrave; veritiero delle risposte ai sondaggi) sembra orientato a costruire una evoluzione futura su alcune opzioni collettive condivise: l&rsquo;accettazione delle regole europee e l&rsquo;appartenenza ormai convinta all&rsquo;Euro; un equilibrio sempre pi&ugrave; cosciente fra meno debiti e pi&ugrave; risparmio; una temperanza non pauperistica dei consumi; un pi&ugrave; osmotico rapporto fra responsabilit&agrave; pubbliche e private; una del tutto nuova crescita del microwelfare; la maturazione di una dimensione comunitaria, non solo come processo sociale, ma anche come responsabilizzazione piena de poteri amministrativi locali&raquo;.<br /><br />Sembrerebbero argomentazioni allusive a una auspicata sobriet&agrave; e che potrebbero nascondere almeno potenzialmente i semi di un modello di consumo pi&ugrave; sostenibile e anche di comportamenti pi&ugrave; virtuosi capaci di sopravvivere al dopo crisi, ma De Rita aggiunge: &laquo;Bastano questi processi per innervare una nuova linea di sviluppo del Paese? Producono quella seconda metamorfosi di cui il Censis aveva parlato nell&rsquo;ultimo Rapporto? Se restassero soli, senza altri pi&ugrave; dinamici processi, la risposta dovrebbe esser negativa&raquo;.<br /><br />E prosegue: &laquo;Ma essi sono comunque una formidabile base di solidit&agrave; (addirittura pi&ugrave; matura di quella che ci ha permesso di reagire alla crisi degli ultimi mesi) e per affrontare il futuro, specialmente se ad essa si accompagner&agrave; una ripresa dell&rsquo;iniziativa del sistema di imprese, ripresa di cui gi&agrave; si comincia a intravedere l&rsquo;emergere. Il dopo non sar&agrave; quindi &ndash; conclude - n&eacute; l&rsquo;automatico ritorno allo Strapaese passato, n&eacute; la continuazione della molteplice adattabilit&agrave; dimostrata da ottobre ad oggi, n&eacute; verosimilmente la caduta nel peggio; sar&agrave; comunque un qualcosa di nuovo, senza eventi di gloria ma nella abituale e quasi dimessa lunga durata della nostra storia&raquo;.<br /><br />Il malcelato pessimismo che ci accompagna quando si tratta di parlare dell&rsquo;Italia ci farebbe dire che De Rita ha ragione e siamo convinti anche che quel qualcosa di nuovo che per&ograve; relegherebbe l&rsquo;Italia a un futuro in linea con la sua &ldquo;abituale e quasi dimessa&rdquo; lunga durata della sua storia significa, dal punto di vista della sostenibilit&agrave;, avrebbe effetti disastrosi.<br /><br />Questo perch&eacute; quelle costrizioni imposte dalla crisi che, leggendo il Diario, hanno portato gli italiani a scelte quali &ldquo;maggiore spesa etica&rdquo;; &ldquo;voglia di risparmiare&rdquo;, con le auto GPL, o i prodotti a basso consumo energetico, sono andate di pari passo a &ldquo;comprare molto spendendo poco&rdquo;, il discount, i prodotti generici (che rappresentano il 13% del mercato), percentuale che &egrave; destinata a crescere; &ldquo;sfruttare gli incentivi economici&rdquo;, non solo quelli statali, ma anche gli sconti e le offerte speciali: il valore di queste vendite &egrave; aumentato del 5%; &ldquo;il valore della praticit&agrave;&rdquo;, ad esempio i cosiddetti prodotti ortofrutticoli di &ldquo;quinta gamma&rdquo;, cio&egrave; quelli gi&agrave; lavati e tagliati, sono gli unici del comparto alimentare che hanno aumentato le vendite (+5%); &ldquo;l&rsquo;innovazione&rdquo; che gratifica sempre gli acquirenti. I prodotti tecnologici &ldquo;funzionano&rdquo; solo se hanno un contenuto di innovazione, cio&egrave; se sostituiscono un prodotto ritenuto obsoleto e quindi soddisfano il bisogno di essere all&rsquo;avanguardia (per esempio passare dal telefonino allo smartphone). Che in buona sostanza significa che i consumi sono cambiati ma non diminuiti e senza praticamente alcun criterio di sostenibilit&agrave;.<br /><br />Il bottone, infatti, per far cambiare marcia al mercato o meglio per riorientarlo alla sostenibilit&agrave; non ce l&rsquo;ha nessuno, questo &egrave; scontato, ma in Italia manca anche un input politico che punti a questo percorso &ndash; indaffarato com&rsquo;&egrave; nel mandar via i migranti conquistando un consenso del 75% - e quindi il mercato ovviamente fa da s&eacute; e i consumatori si adeguano di scenario in scenario. Con questo governo, con questa societ&agrave; civile, con questo contesto europeo incapace di dar forza all&rsquo;idea di un modello economico diverso e non ottenebrato dalla crescita a tutti i costi, c&rsquo;&egrave; solo da sperare che quanto sta praticando Obama finisca per travolgere anche i Paesi pi&ugrave; reticenti. Infine, il quadro "sociale" di De Rita appare il contrario del comportamento politico dell&acute;elettorato, quindi ci sarebbe ampio spazio per un&acute;opposizione capace di interpretarlo...<br />]]></content:encoded></item><item><title>Acqua&#x2c; dopo il vertice di Istanbul l&#x27;Italia continua a discutere di risorse idriche&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:05:06+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-498</guid><content:encoded><![CDATA[Mentre Bologna ospita il convegno nazionale sul risparmio idrico, la Puglia si candida per ospitare il World Water Forum del 2015<br /><br />Bologna - Alla fine si &egrave; rivelato un grosso buco nell'acqua il quinto Forum mondiale di Istanbul, chiusosi ieri proprio in concomitanza con la Giornata mondiale dell'acqua e che a questo liquido vitale per la sopravvivenza umana era dedicato. Nonostante la partecipazione di una ventina di capi di Stato, circa 180 tra ministri e viceministri dell'Ambiente e oltre 20 mila congressisti e delegati da 155 Paesi del mondo, al vertice internazionale non si &egrave; riusciti a stabilire una politica comune per affrontare l'emergenza idrica che attanaglia molte zone del pianeta. Nel documento finale l'acqua non figura come un diritto ma semplicemente come un bisogno fondamentale e non si accenna in alcun modo al problema delle privatizzazioni nella gestione idrica che invece preoccupa molte associazioni di categoria. Non viene infatti riconosciuto il diritto all'accesso dell'acqua, chiesto a gran voce da numerose Ong e da varie nazioni, nonch&eacute; dallo stesso Forum alternativo organizzato sempre ad Istanbul in risposta a quello ufficiale.<br />"Si resta esterrefatti dinanzi alle conclusioni del V Forum Mondiale sull'Acqua di Istanbul - ha denunciato in una nota l'associazione ambientalista italiana Movimento Azzurro - ove &egrave; stato sancito che l'acqua &egrave; una &lsquo;necessit&agrave; umana fondamentale', un &lsquo;bisogno riconosciuto', ma non un &lsquo;diritto'. Parole che negano di fatto il &lsquo;diritto all'accesso all'acqua'". Il Movimento ha poi espresso una dura accusa verso i potenti della Terra. "Qualcuno - prosegue la nota - ha sentito parlare di guerre per l'acqua? Tre miliardi di cittadini del mondo sono privi di acqua; vivono in case senza rete fognante; milioni di cittadini non hanno servizi igienici adeguati, e neppure la civilissima Europa ne &egrave; esente; ogni anno circa 10 milioni di uomini, in specie bambini, muoiono per malattie legate alla carenza di acqua potabile; fiume e falde sono inquinati all'inverosimile... E capi di governo, ministri ed esperti, ancora oggi, XXI secolo, da Istanbul annunciano con uno stonato megafono un principio vergognoso: la prova della miseria della loro politica, della loro incapacit&agrave; a governare le sorti del pianeta; la prova della loro sconfitta".<br /> <br />Se si calcolano gli otto milioni di decessi l'anno sono attribuiti alla carenza di acqua e servizi igienico-sanitari, pi&ugrave; di un miliardo di persone che ha limiti di accesso all'acqua potabile, 1,1 miliardi di persone senza accesso alle risorse idriche, 2,6 miliardi di persone con problemi igienico-sanitari, 3.900 bambini che muoiono ogni giorno a causa della mancanza di acqua, l'inquinamento dei corsi d'acqua e delle falde del sottosuolo, si intuisce la gravit&agrave; della situazione idrica a livello mondiale. Un allarme &egrave; stato lanciato anche da Coldiretti nel corso del &lsquo;G8 Farmers Meeting' organizzato a Roma proprio in occasione della Giornata dell'acqua: "Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo - ha detto la Coldiretti - devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell'acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti".<br /> <br />In Italia, Paese dove attualmente la privatizzazione dei servizi idrici sta suscitando numerose polemiche, continua il dibattito sul tema dell'acqua. Proprio oggi si &egrave; tenuto a Bologna il terzo convegno nazionale del Forum sul risparmio e la conservazione della risorsa idrica, alla presenza di molti esponenti delle Regioni italiane. Tra le Regioni partecipanti un ruolo di rilievo lo ha avuto la Puglia che ha presentato un programma di prospettiva per affrontare il problema dell'acqua e, dopo averlo gi&agrave; fatto ad Istanbul, ha proseguito la campagna per sostenere la candidatura di Bari come sede del World Water Forum del 2015, pensato in abbinamento all'Expo di Milano. "A Bologna - ha spiegato l'assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna che, di ritorno da Istanbul, al convegno in Emilia Romagna ha partecipato all'appuntamento su "Acqua e Cambiamenti Climatici. La gestione della risorsa idrica negli scenari futuri" - c'&egrave; stata una grande partecipazione e uno scambio di esperienze sulla necessit&agrave; di procedere su politiche comuni che vadano verso il risparmio idrico. Ci&ograve; anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno investendo il nostro Paese: soprattutto al Sud oggi le estati sono diventate molto lunghe e calde e le stagioni piovose brevi ed intense. &Egrave; necessario modificare le strategie, sensibilizzare i cittadini all'uso dell'acqua, che &egrave; prima di tutto un bisogno, come fosse un bene prezioso". Tra le opere in programma nella Regione Puglia per affrontare l'emergenza idrica vi &egrave; l'acquedotto Potabile del Sinni, il potenziamento della condotta premente Secl&igrave; - serbatoio S. Eleuterio, il completamento del Sifone leccese ramo Adriatico, gli interventi per il miglioramento degli schemi a servizio della Puglia centrale, il raddoppio del serbatoio di Marzagaglia, la regolarizzazione della condotta Andria-Bari. "Tra i problemi idrici principali per la Regione - ha aggiunto l'assessore pugliese Introna - vi sono le perdite di acqua nelle condutture esistenti e mal funzionanti. &Egrave; dunque di primaria importanza creare nuove infrastrutture e dighe e affermare una politica di riuso e affinamento dell'acqua per l'agricoltura, nonch&eacute; la creazione di risanatori per prendere l'acqua dal mare. Saranno molte le grandi azioni che in Puglia porteranno verso il risparmio idrico e l'accrescimento del fabbisogno di acqua potabile".<br />Potrebbe dunque partire dal tacco d'Italia, anche in vista della scelta di Bari come sede del Forum mondiale sull'acqua del 2015, l'esempio per una nuova politica italiana che incentivi ad un utilizzo pi&ugrave; coscienzioso del patrimonio idrico di cui dispone il Paese e soprattutto ad una distribuzione pi&ugrave; equa di questo elemento anche l&igrave; dove si &egrave; da sempre sofferta maggiormente la mancanza di acqua.<br /><br />Simone Carletti | News ITALIA PRESS]]></content:encoded></item><item><title>LIMA: UE&#x2c; EVITARE UN FUTURO CON POCA SALUTE E POCA ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:03:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-497</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Poca salute e sempre meno disponibilita' di acqua indispensabile alla vita dell'uomo, degli animali e delle piante. Sono alcuni degli effetti del mutamento del clima sottolineati nel 'libro bianco' che la Commissione europea approvera' mercoledi' a Bruxelles: un documento che analizza le sfide che l'Ue dovra' fronteggiare e le soluzione possibili all'interno di un quadro d'azione europeo. Insomma, Bruxelles indica la strada per creare una vera e propria strategia comune nella lotta ai cambiamenti climatici mettendo fine alla frammentazione degli interventi di oggi. Tra le novita' del rapporto c'e' la consapevolezza ''degli effetti considerevoli'' dell'evoluzione delle condizioni climatiche sulla salute. ''Con la moltiplicazione dei fenomeni estremi - si legge nel testo - il numero dei decessi e delle malattie legate al clima potrebbe accrescere''. Ma anche ''la diffusione di grave malattie infettive, come quelle trasmesse dagli animali all'uomo, potrebbero essere facilitate''. Bruxelles lancia poi un grido d'allarme sui rischi di un ulteriore deterioramento sulla qualita' e la disponibilita' di risorse idriche, ma anche sugli effetti che un clima in continuo mutamento puo' avere sull'energia, il turismo, l'agricoltura, le foreste, la pesca e l'insieme delle infrastrutture. (ANSA). LEN ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: PUTIN VIETA CACCIA A CUCCIOLI DI FOCA&#x2c; WWF SCETTICO</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:03:22+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-496</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - MOSCA, 27 FEB - Su disposizione del premier russo Vladimir russo, la Russia ha deciso di vietare la caccia ai cuccioli di foca, la cui presenza nel Paese si e' ridotta negli ultimi dieci anni da 300 mila a 200 mila esemplari. Ma gli ecologisti sono perplessi e sostengono che le misure, annunciate oggi da 'Rossiskaia Gazeta', il quotidiano ufficiale del governo, lasceranno campo libero ai cacciatori. Secondo il Wwf russo, le nuove regole impediscono la caccia solo ai cuccioli dalla pelliccia bianca, che hanno meno di un mese, ma autorizzano quella ai loro fratelli piu' grandi, dalla pelliccia grigia, che hanno meno di un anno e che sono il principale obiettivo dei cacciatori. Inoltre, secondo il fondo internazionale per la protezione degli animali, l'interdizione della caccia ai bebe' di foca va dal primo maggio al 10 marzo, mentre ''la stagione di caccia piu' intensa, in marzo e in aprile, resta aperta''. (ANSA). SAV ]]></content:encoded></item><item><title>ONU A G20&#x2c; SI&#x27; RIVOLUZIONE PER AGRICOLTURA E ACQUA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:02:35+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-495</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAR - Nella lista della spesa che gli esperti Onu hanno messo a punto in un pacchetto anti-crisi per una rivoluzione verde dell'economia, compaiono anche interventi per un'agricoltura sostenibile e investimenti nelle infrastrutture del Pianeta, inclusa l'acqua dolce, le foreste, il suolo e le barriere coralline. Ecco i dati del rapporto del programma Onu per l'Ambiente (Unep): - AGRICOLTURA: Puntare sul biologico, che negli ultimi anni ha aumentato di oltre 5 miliardi l'anno le vendite dei suoi prodotti, raggiungendo la quota di oltre 46 miliardi di dollari nel 2007. Secondo gli espertoi Onu, l'agricoltura bio offre un'opportunita' di commercio reale di riduzione della poverta' ai Paesi in via di sviluppo, visto che piu' del 97% degli introiti sono prodotti in Europa e Nord America, mentre oltre l'80% dei produttori sono in Africa, Asia e America Latina. I Paesi con i maggiori produttori sono Uganda, India, Etiopia e Messico. Da dati Fao, risulta che le emissioni di CO2 di un ettaro coltivato in maniera bio sono dal 48% al 68% piu' basse di quelle di un ettaro coltivato in maniera convenzionale. E studi Onu su 114 casi di conversione di agricoltura da convenzionale a bio, ha riscontrato un raddoppio del raccolto. Di qui la raccomndazione ai leader mondiali di investire nel settore, a casa propria come nei Paesi in via di sviluppo, producendo anche posti di lavoro. In Messico, riferisce il rapporto Onu, nel 2007 l'agricoltura bio ha creato 170mila occupati e in generale questo tipo di produzioni utilizza il 30% in piu' di forza lavoro rispetto al sistema tradizionale; - ACQUA E INFRASTRUTTURE PIANETA: Il mercato globale per fornitura di acqua, fognature e servizi igienici ed efficienza della rete idrica, si stima valga qualcosa come oltre 250 miliardi di dollari e si prevede una crescita a quasi 660 miliardi di dollari entro il 2020. Un investimento di 15 miliardi l'anno per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goals entro il 2015, cche prevede di dimezzare il numero di persone senza un accesso sostenibile ad acqua sicura e servizi igienici essenziali, potrebbe generare benefici a livello economico globale di 38 miliardi di dollari l'anno, di cui 15 miliardi di dollari solo nell'area dell'Africa sub-sahariana. Il documento Onu solleva l'attenzione di Paesi in vai di sviluppo e organizzazioni internazionali di sviluppo sulla questione di investire nelle infrastrutture del Pianeta, come suoli, foreste, oceani, barriere coralline e zone umide, il cui contributo all'economia viene sottovalutata. Secondo una stima, i servizi 'ecologic' forniti dalle foreste indiane valgono oltre il 7% del Pil nazionale e circa la meta' di quello del cosiddetto 'Pil dei poveri'. Sul fronte della protezione del mare, una rete di riserve marine globale, con la chiusura del 20% delle aree di pesca, potrebbe dare sostegno alla pesca per un valore tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari l'anno, assicurando cosi' il futuro a 27 milioni di posti di lavoro e creando un altro milione per la conservazione delle aree. Le aree umide invece, si valuta producano il 25% del cibo a livello mondiale, con attivita' che vanno dalla pesca, agli allevamenti, alla caccia. (ANSA). Y62-GU ]]></content:encoded></item><item><title>ACQUA: ITALIANI PREOCCUPATI&#x2c; PROBLEMA SERIO PER 8 SU 10</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T06:01:55+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-494</guid><content:encoded><![CDATA[BRUXELLES - Italiani piu' preoccupati per le condizioni dell'oro blu rispetto alla media europea: non si e' tanto sicuri della qualita' e nemmeno della quantita'. Il nemico numero uno? L'inquinamento. Questa la fotografia scattata da un'indagine di Eurobarometro, da cui risulta che per otto italiani su dieci (83%) la qualita' dell'acqua costituisce un problema serio, cosi' come per il 76% e' la quantita', contro rispettivamente il 68% e il 63% degli europei. Sul fronte della qualita', i piu' allarmati sono nove greci su dieci, mentre lo sono poco gli austriaci (26%). Temono di rimanere a corto di oro blu il 97% dei ciprioti, a differenza dei finlandesi che sembrano i piu' tranquilli, che segnano appena un 23%. Quando si parla di minacce per la risorsa idrica, per gli italiani al primo posto compare l'inquinamento chimico (69%) e al secondo i cambiamenti climatici (41%), ma la media dei cittadini della Ue e' ancora piu' pessimista, con percentuali rispettivamente del 75% e del 50%. Negli ultimi cinque anni, la maggioranza degli italiani ha notato un peggioramento nella qualita' dell'acqua (52% contro il 37% della media Ue) e solo uno su sei ha notato un miglioramento (16% contro il 27% Ue). Come i cittadini europei, gli italiani puntano il dito contro industria (75%) e agricoltura (69% , con un maggiore impatto dal punto di vista ambientale sull'acqua (contro 72% e 66% della Ue). Gli italiani si aspettano che i cambiamenti climatici modifichino gli ecosistemi caratterizzati dall'acqua (34% contro il 23% della media Ue). In compenso sono meno preoccupati degli europei dell'innalzamento del livello dei mari (15%) e di eventuali inondazioni (13%), mentre la media Ue e' piu' alta, con un 22% e 21%. La paura per eventuale penuria di oro blu e' avvertita principalmente dai Paesi dell'Europa meridionale (73% a Cipro), mentre il rischio inondazioni e' decisamente importante per I cittadini dell'Europa del Nord (75% in Gran Bretagna). I Cechi sono I piu' numerosi (37%) nel credere che I cambiamenti climatici causeranno piu' inondazioni, mentre il 44% degli olandesi pensa alla salita del livello del mare come l'impatto piu' importante. <br />ANSA]]></content:encoded></item><item><title>Piano di Sviluppo della Rete elettrica di Trasmissione Nazionale 2009 (di Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A)</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T05:57:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-493</guid><content:encoded><![CDATA[A seguito dell'emanazione del D.Lgs 16 gennaio, n. 4, recante "Ulteriori Disposizioni Correttive ed Integrative del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 recante norme in materia ambientale" e alla luce delle sue previsioni, il Ministero dello Sviluppo Economico, in qualit&agrave; di autorit&agrave; procedente, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2009, l'Avvio della consultazione pubblica sul "Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale 2009", predisposto annualmente da Terna S.p.A. in base a quanto previsto dal decreto del Ministro delle Attivit&agrave; Produttive 20 aprile 2005, relativo alla concessione a Terna S.p.A. delle attivit&agrave; di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica.<br /> <br />La consultazione avr&agrave; una durata di 60 gg dalla data di pubblicazione dell'avviso e terminer&agrave; il 2 maggio 2009.<br /> <br />Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A., in qualit&agrave; di proponente ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. ha provveduto ad avviare la fase di consultazione del pubblico sulla proposta di Piano, sul Rapporto Ambientale e sulla Sintesi non tecnica (ai sensi degli artt. 13 e 14 del citato D.Lgs n. 4/2008) al fine di garantire a chiunque di prenderne visione e di presentare le proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi in forma scritta a:<br /><br />Terna S.p.A.<br />Via Arno, 64 - 00198 Roma - Italia<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Direzione Generale Salvaguardia Ambientale<br />Via C. Colombo, 44 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare &ndash; Commissione tecnica di verifica dell&rsquo;impatto ambientale &ndash; Sezione VAS<br />Via C. Colombo, 112 &ndash; 00147 Roma<br /> <br />in formato elettronico a:<br />info_vas@terna.it<br />CTVIA@minambiente.it<br /> <br />La proposta di Piano, il relativo Rapporto Ambientale e la Sintesi non tecnica sono disponibili presso i seguenti indirizzi:<br />Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Salvaguardia Ambientale - Divisione VIII<br />Roma, Via Cristoforo Colombo 44, piano terra<br />sito web www.dsa.minambiente.it<br /> <br />Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali<br />sito web www.beniculturali.gov.it<br /> <br />Terna S.p.A.<br />sito web www.terna.it<br /> <br />nonch&eacute; agli uffici di presidenza di tutte le province, alle direzioni regionali del Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, ai Parchi Nazionali, nonch&eacute; agli Uffici delle Regioni e delle Province autonome cosi come indicati nell'avviso pubblicato sulla GG.UU. n.51 del 3 marzo 2009.]]></content:encoded></item><item><title>Libellula&#x2c; il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia&#x2c; ovvero da 50Kw&#x2c; si autorizza con una semplice DIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2009-03-31T05:56:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/29-march-2009#unique-entry-id-492</guid><content:encoded><![CDATA[Libellula, il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana. Aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw, si autorizza con una semplice DIA<br />Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it<br />Sar&agrave; inaugurato domenica ed &egrave; stato installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima<br />LIVORNO. Domenica prossima sar&agrave; inaugurato il primo impianto di mini-eolico interamente realizzato in Toscana e installato nei pressi dell&rsquo;hotel Malandrone, lungo la via Emilia, nel comune di Castellina Marittima. &ldquo;Libellula&rdquo; &egrave; un nuovo aerogeneratore di piccola taglia, ovvero da 50Kw concepito all&rsquo;insegna della semplicit&agrave;: si autorizza con una dichiarazione di inizio attivit&agrave; (Dia) e si connette alle linee di bassa tensione. Dotato di un rotore a due pale sopravvento, si trasporta con un unico autocarro di dimensioni standard, si monta a terra e si installa con una sola gru.<br />All&rsquo;inaugurazione sar&agrave; presente anche Ermete Realacci, che nella scorsa legislatura si adoper&ograve; molto lavorando insieme al governo Prodi per elaborare un sistema, il conto energia, che incentivasse al massimo la micro generazione diffusa, snellendo le procedure burocratiche per gli impianti al di sotto dei 200Kw.<br />Questo &egrave; il primo impianto che installiamo, spiega Maurizio Giacobbe della Aria srl &ndash; ma contiamo di arrivare a produrne in una prima fase almeno una cinquantina di turbine l&rsquo;anno. Del resto i vantaggi di questo aerogeneratore sono tantissimi, perch&eacute; la tecnologia all&rsquo;avanguardia permette prodotti che si avvicinano all&rsquo;eolico di grande dimensione, ma contemporaneamente pu&ograve; sfruttare al meglio gli incentivi del conto energia: uno scambio a 30 centesimi il kilowattore e soprattutto il fatto che non serve la Dia, mentre se inserito in area di tutela ambientale va a conferenza dei servizi comunale&raquo;.<br />L&rsquo;aerogeneratore Libellula &egrave; studiato per avere un elevato rendimento anche con venti medio bassi grazie al rotore di ben 18 m di diametro e una lunga vita utile per il generoso dimensionamento degli organi meccanici e per la torre tubolare, alta 24 o 30 m, che consente il funzionamento al di fuori delle turbolenze presenti ad altezze minori.<br />Con una produzione di energia elettrica pulita che pu&ograve; superare i 200.000 kWh/anno costituisce una importante integrazione di reddito per aziende agricole, artigiane, piccole imprese e amministrazioni locali che in tal modo contribuiranno a ridurre drasticamente le emissioni ed a salvaguardare concretamente l&acute;ambiente.<br />L&rsquo;appuntamento per l&rsquo;inaugurazione &egrave; previsto alle 10.30 di domenica 29 marzo, alla presenza, oltre che dell&rsquo;onorevole Realacci, del consigliere regionale e presidente degli Ecodem toscani Erasmo D&rsquo;Angelis, del presidente di Legambiente Toscana Piero Baronti, del presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni e del sindaco di Castellina Marittima Manolo Panicucci. <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l&#x27;Efficienza Energetica</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:04+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-491</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">Studio Animali e Ambiente vi informa sulla pubblicazione del presente bando e mette a disposizione un consulente comunitario per la partecipazione.<br /><br /><br /></span>Bando Ricerca per le Energie Rinnovabili e l'Efficienza Energetica<br /><br />Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Salvaguardia Ambientale - ha emanato il Bando per il finanziamento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane (pdf, 264 KB), per il quale sono stati stanziati &euro; 10.000.000,00.<br /> <br />Il comunicato relativo all'emanazione del Bando &egrave; stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 299 del 23 dicembre 2008.<br /> <br />Possono presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa, la suddetta associazione potr&agrave; comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCO, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.<br /> <br />Il Bando contiene le modalit&agrave; ed i relativi termini per la presentazione delle istanze (ivi compresa la tempistica), i criteri per la selezione dei progetti ammissibili al finanziamento, i limiti di cofinanziamento, la documentazione da produrre, le indicazioni utili per la concessione dei contributi, nonch&eacute; le risorse disponibili<span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:14px; font-weight:bold; "><br /><br /><br />Per info<br /><br />avv. Andrea Perrotta<br /><br />347/6026161<br /><br /><br />dott.ssa Francesca Testella<br /><br />334/2448739</span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span><span style="font-size:15px; font-weight:bold; "><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Rifiuti da imballaggio&#x2c; il nuovo accordo Anci-Conai</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:03+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-490</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />di Lucia Venturi<br />Sotto l&rsquo;albero i comuni troveranno il nuovo accordo quadro per i rifiuti da imballaggio, in vigore dal 1 gennaio 2009. L&rsquo;accordo lo hanno siglato ieri l&rsquo; Anci, l&rsquo;associazione dei comuni italiani e il Conai, ovvero il consorzio nazionale imballaggi, riuscendo cos&igrave; in extremis a dare continuit&agrave; al sistema che regola i corrispettivi per la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio, dato che il precedente era in scadenza con il 31 dicembre. Il nuovo accordo, che ha una validit&agrave; di 5 anni a decorrere dal 1&deg; gennaio 2009, prevede che ai comuni che sottoscrivono le convenzioni con il sistema Conai-Consorzi, venga riconosciuto e garantito nel tempo un corrispettivo economico in funzione della quantit&agrave; e della qualit&agrave; dei rifiuti urbani di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, che verranno in tal modo conferiti al sistema consortile, che li avvier&agrave; a riciclo in appositi centri individuati sul territorio.<br />Nel testo del nuovo accordo si prevede che tali corrispettivi economici vengano rivalutati annualmente dei 2/3 dell&rsquo;indice nazionale dei prezzi al consumo. Inoltre, a supporto di una sempre maggiore qualit&agrave; dei materiali conferiti, fondamentale perch&eacute; funzionale alla successiva fase di riciclo, verranno definiti nuovi limiti qualitativi (percentuale di frazione estranea) che decorreranno dal 1&deg; aprile 2009 per la filiera plastica e dal 1&deg; luglio 2009 per gli altri materiali. L&rsquo;obiettivo &egrave; anche quello di stimolare sempre pi&ugrave; l&rsquo;adozione di modalit&agrave; organizzative del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio che consentano una crescita dimensionale, ma anche e soprattutto qualitativa delle raccolte, per garantire maggiori garanzie di riciclo effettivo e minori quantit&agrave; di scarti.<br />Un punto condiviso al tavolo delle trattative tra i vari attori del settore, su cui per&ograve; era da definire chi si sarebbe accollato i maggiori costi che i gestori sottolineavano come necessari per garantire raccolte differenziate di maggiore qualit&agrave;. A tale proposito l&rsquo;Anci e il Conai promuoveranno ed incentiveranno, nell&rsquo;ambito dei rispettivi ruoli e competenze, la diffusione di linee guida condivise, relative sia ai modelli organizzativi sia alle attrezzature della raccolta differenziata.<br />L&rsquo;Accordo prevede, inoltre, che anche nel caso siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi indicati nel programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio che il Conai deve raggiungere, tramite i consorzi di filiera, venga assicurato comunque il ritiro dei rifiuti di imballaggio raccolti alle condizioni economiche stabilite. <br />Una novit&agrave; dell&rsquo;accordo riguarda la possibilit&agrave; per i comuni e per i gestori convenzionati la possibilit&agrave; di sganciarsi, all&rsquo;interno di finestre temporali preventivamente definite, dagli obblighi di conferimenti destinando il materiale sul libero mercato. E&rsquo;, inoltre, prevista la possibilit&agrave; di &ldquo;rientrare&rdquo; nelle convenzioni, ancora una volta all&rsquo;interno di periodi preventivamente definiti, per permettere la pianificazione industriale e finanziaria del sistema.<br />Una elasticit&agrave;, che data l&rsquo;attuale crisi dei mercati delle materie prime e seconde, offre una garanzia in pi&ugrave; ai comuni, in una logica di sussidiariet&agrave;,da parte del sistema dei consorzi, rispetto al mercato,. <br />&ldquo;Non pu&ograve; essere sottaciuto il particolare momento di crisi economica in cui le parti hanno dovuto negoziare. &ndash; ha affermato il Presidente di Conai, Piero Perron - La crisi del mercato globale ha avuto, tra le sue conseguenze, non solo una caduta della domanda di materiali da parte dell&rsquo;industria, ma anche delle quotazioni delle materie prime seconde. Al contrario, ci&ograve; avviene in un periodo che, sul fronte della raccolta, segna un maggiore impegno dei Comuni che, unito alle attivit&agrave; sul territorio del sistema Conai, fa registrare aumenti significativi dei materiali raccolti&rdquo;.<br />Il problema per chiudere il ciclo di filiera rimane quello della collocazione sul mercato dei prodotti ottenuti dai materiali riciclati, che stentano ad avere una propria autonomia. Anche l&rsquo;aver stabilito per legge che tutti gli enti pubblici devono inserire nei propri acquisti almeno il 30% di prodotti ottenuti da materiali riciclati non ha, infatti, mai avuto una vera applicazione. <br />&ldquo;La firma di questo accordo rappresenta un fatto importante &ndash; ha affermato Leonardo Domenici, Presidente di Anci &ndash; anche e soprattutto in considerazione del fatto che il paese sta vivendo un momento di crisi economica. I comuni avranno ora alcune certezze in pi&ugrave; per poter puntare con sempre maggiore incisivit&agrave; sulla raccolta differenziata dei rifiuti e su una diffusa cultura del riciclaggio&rdquo;.<br />Il fatto di aver raggiunto l&rsquo;accordo, alla scadenza stabilita dal precedente, ha suscitato soddisfazione da parte dei rispettivi capi delegazione di Anci e Conai al tavolo del negoziato. <br />&ldquo;Quello che abbiamo raggiunto &ndash; afferma Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche ambientali &ndash; e&rsquo; un risultato importante. I comuni hanno accettato la sfida della qualit&agrave;, contenuta nell&rsquo;accordo, per contro, hanno ottenuto garanzie sul ritiro universale e sulla attribuzione dei corrispettivi 2008 rivalutati, nonch&eacute; fondi a disposizione dei comuni per la comunicazione, la formazione dei quadri e le aree in ritardo nella raccolta differenziata&rdquo;.<br />Le azioni previste dal nuovo accordo quadro confermano infatti l&rsquo;impegno del sistema Conai nelle attivit&agrave; di comunicazione e sensibilizzazione a livello locale, come le campagne di informazione condotte in collaborazione con gli enti locali per il lancio di nuovi servizi di raccolta sul territorio. Confermato lo strumento del bando di gara relativo alla comunicazione per sostenere i piani di raccolta dei comuni, con un incremento delle risorse economiche dedicate e l&rsquo;impegno dei consorzi a destinare il 35% del proprio budget di comunicazione alle attivit&agrave; di sensibilizzazione locale.<br />A questo, si aggiunge inoltre un programma di formazione a favore dei tecnici e degli amministratori locali sui temi della gestione integrata dei rifiuti.<br />Infine, uno degli obiettivi del sistema consortile nei prossimi anni sar&agrave; proprio quello di continuare a sostenere il processo di sviluppo della raccolta differenziata degli imballaggi nelle aree in ritardo, con lo scopo di riuscire ad allineare, nel medio-lungo periodo, i livelli di raccolta differenziata a quelli delle regioni pi&ugrave; virtuose. <br />&ldquo;Con la sigla di questo accordo &ndash; ha aggiunto Roberto De Santis, Consigliere Conai &ndash; &egrave; stato rafforzato l&rsquo;impegno delle imprese, rappresentate in Conai, al ritiro e all&rsquo;avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio, condizione necessaria per l&rsquo;ulteriore sviluppo della raccolta differenziata in Italia&rdquo;.<br />Un passo senza dubbio importante quindi l&rsquo;aver riconfermato un accordo quadro nazionale, per evitare, come accaduto gi&agrave; in passato, una situazione di empasse che certo non avrebbe aiutato il sistema della gestione integrata dei rifiuti, che si trover&agrave; comunque a fare i conti con un reiterato periodo di incertezze dovute alle preannunciate rivisitazioni legislative riguardo al testo unico ambientale e all&rsquo;esigenza di recepire la nuova direttiva rifiuti, che porter&agrave; novit&agrave; non di poco peso nel settore. L&rsquo;auspicio &egrave; che si sfruttino queste occasioni come un&rsquo;opportunit&agrave; per dare al complesso sistema della filiera dei rifiuti una governance complessiva quale sino ad ora non ha, invece, ancora conosciuto.]]></content:encoded></item><item><title>Nasce l&#x2019;Opec del gas per gestire il mercato e chiudere con il turbo-liberismo</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-12-28T18:47:01+01:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/28-december-2008#unique-entry-id-489</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE: www.greenreport.it<br />La Carta del "Forum of gas exporting countries" approvata ieri a Mosca fa del Fpeg la nuova Opec del gas. I ministri dell&acute;energia di Algeria, Bolivia, Brunei, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Guinea Equatorilale, Indonesia, Iran, Kazakistan, Libano, Malaysia, Nigeria, Russia, Norvegia, Qatar, Trinidad e Tobago e Venezuela, hanno concretizzato il sogno del governo di Teheran ed hanno scelto come sede una citt&agrave; dello strategico ed inquieto Golfo Persico: Doha, la capitale del Qatar.<br />Il ministro dell&acute;energia russo Sergei Chmatko ha detto che &laquo;Il Forum dei Paesi esportatori di gas non agisce contro alcun Paese terzo. Al contrario, ci applicheremo at tenere pienamente conto dei bisogni e dei desideri di tutti i protagonisti del mercato energetico. In quanto a piani e previsioni, i Paesi esportatori dovranno essere molto pi&ugrave; perspicaci dei Paesi consumatori. Nel settore gasiero, la domanda si basa sui bisogni correnti, mentre l&acute;offerta dipende da grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche realizzate nel passato. Sono certo che i Paesi esportatori perverranno ad un equilibrio tra la concorrenza e l&acute;armonizzazione delle loro politiche energetiche, cosa che permetter&agrave; di garantire uno sviluppo energetico sostenibile e di lunga prospettiva&raquo;.<br />Insomma, il Fpeg vuole porre fine al liberismo del mercato gasiero per gestire i prezzi a vantaggio dei Paesi produttori. Europa (ed Italia) si troveranno di fronte un mercato con gli stessi forni ma dove comprare il gas coster&agrave; pi&ugrave; o meno la stessa cifra. Secondo il ministro del petrolio dell&acute;Iran, Gholam Hussein Nozari, l&acute;Opec del gas &laquo;Permetter&agrave; di migliorare l&acute;efficienza delle forniture e di ridurre le spese per l&acute;ampliamento della produzione e del commercio del gas. A causa dello stretto legame con i meccanismi di formazione dei prezzi del greggio, il mercato del gas &egrave; molto volatile, questo &egrave; molto importante per i Paesi del Forum. Occorre prevenire una concorrenza inutile e nociva sul mercato del combustibile blu&raquo;. <br />L&acute;Iran ha ragione ad essere soddisfatto, l&acute;accordo di Mosca lo fa uscire dalla porta principale da un embargo Onu che non sembra proprio interessare nessuno. Anche per Choukri Ghanem, capo della compagnia petro-gasiera di Stato della Libia, il Fpeg sar&agrave; un potente elemento di controllo del mercato (e quindi politico): &laquo;Siamo impegnati a creare un mercato equilibrato con prezzi meno volatili. La creazione di un&acute;organizzazione dei Paesi esportatori di gas potr&agrave; permettere di ridurre la concorrenza tra produttori, grazie agli scambi d&acute;informazioni sul mercato. La caduta spettacolare del prezzo del petrolio ha seriamente colpito quello del gas. Nel corso dei 5 0 6 ultimi mesi, il prezzo del petrolio ha raggiunto un livello che non potevamo immaginare&raquo;.<br />E&acute; per questo che i Paesi recalcitranti alla creazione dell&acute;Opec del gas (comprese le new entry Norvegia e Guinea Equatoriale e diversi Paesi "osservatori") sono corsi a Mosca a firmare questa variopinta alleanza che tiene stretti i rubinetti di gran parte delle condotte gasiere in giro per il pianeta e che mette insieme il 73% delle riserve e il 42% della produzione di gas del mondo. <br />Anche la Russia, che fino a qualche mese fa invitava Teheran alla prudenza e si teneva ben stretto il suo primato di mercato che in Europa diventa quasi monopolio, e guardava alle nuove scoperte di giacimenti negli abissi dell&acute;Artico. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha detto ai ministri dell&acute;energia dei 17 Paesi riuniti a Mosca: &laquo;Mi felicito con voi per aver gettato le basi giuridiche della nuova organizzazione, il Fpeg. E&acute; un avvenimento importante per i mercati, che avr&agrave; un impatto efficace e relativamente forte. Nel contesto attuale, mentre ci confrontiamo con una serie di notevoli problemi che noi non abbiamo creato, la prosperit&agrave; dei nostr Stati dipende dal consolidamento dei nostri sforzi sul mercato&raquo;.<br />Anche l&acute;Opec del gas sembra l&acute;ennesimo certificato di morte per il turbo-liberismo sfrenato che ha portato materie prime ed energia sulle montagne russe del folle luna park della speculazione finanziaria, un certificato che per&ograve; &egrave; stilato anche da qualcuno di coloro che da quella follia ha succhiato fino all&acute;ultima goccia e all&acute;ultimo dollaro, prima dell&acute;inevitabile caduta. Ma a complicare il quadro c&rsquo;&egrave; anche che il gas, nel periodo transitorio che dovrebbe portare verso la &ldquo;rottamazione del petrolio&rdquo; assumer&agrave; sempre di pi&ugrave; un ruolo fondamentale...<br />]]></content:encoded></item><item><title>LIMA-ENERGIA UE: PRESTIGIACOMO RINVIARE DECISIONE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-10-13T12:10:34+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-487</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Italia ''inflessibile'' sulla necessita' di rivedere il pacchetto clima-energia dell'Ue. ''In un momendo di crisi come questo e' irresponsabile insistere su un insieme di misure'' dal forte impatto economico e senza risultati ambientali non solo per il sistema Italia ma anche per le economie di altri Paesi europei. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annunciando che l'Italia ''chiedera' il rinvio della decisione''. Il ministro e' tornato sul pacchetto clima al termine del Consiglio dei Ministri odierno a Napoli. L'appuntamento piu' importante sara' la riunione dei Capi di Stato e di Governo il prossimo 15 e 16 ottobre. Al centro la situazione economica. Da qui la richiesta di ''rinviare la valutazione'' sul pacchetto clima-energia. ''Non e' il momento per questi impegni'', ha detto Prestigiacomo sottolineando che visto che le decisioni in quella sede vengono prese all' unanimita' ''la posizione italiana sara' determinante'' e di ''forte peso''. ''Chiediamo - ha aggiunto Prestigiacomo - che l' Ue tenga in considerazione l'impatto insostenibile per la nostra economia e per il nostro sistema. E anche se le scadenze delle misure non sono cosi' vicine, non e' il momento per decisioni cosi' vincolanti''.<br />Per l'Italia si tratterebbe di fatto di una ''tassa aggiuntiva'' ha proseguito Prestigiacomo dai risultati ambientali ''inutili''. All'Italia, ha spiegato quindi il ministro, il pacchetto europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l'aumento del 20% delle rinnovabili e la crescita dell'efficienza energetica del 20% costera' ''l'1,14% annuo del Pil nazionale senza risultati ambientali visto che l'incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sara' dello 0,03% e per tutta l'Ue del 2-3 per cento''. Senza contare che l'Italia, ha proseguito Prestigiacomo, ''e' costretta a investimenti piu' onerosi rispetto a Paesi piu' inquinatori''. Il ministro chiede quindi un rinvio sulla decisione di approvare il pacchetto entro l'anno sottolineando la ''necessita' di aprire un vero e proprio negoziato nel momento in cui il provvedimento verra' esaminato nel merito''. L'Europa vorrebbe arrivare all'appuntamento del dicembre del 2009 di Copenaghen, quando si dovra' decidere il futuro dopo il Protocollo di Kyoto, con le misure gia' approvate pensando di convincere Usa, Cina ed India ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni. Ma, secondo il ministro, in questo momento ''l'Europa sembra essere sorda e non accorgersi di quello che sta succedendo nei singoli paesi senza contare le spinte di natura elettoralistica in seno al Parlamento europeo''. (ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>PRESTIGIACOMO&#x2c; 10 MLN PER EFFICIENZA E RINNOVABILI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-10-13T12:09:57+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/12-october-2008#unique-entry-id-486</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Dieci milioni di euro per la ricerca sull'efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili. Questo lo stanziamento del bando promosso dal ministero dell'Ambiente e diretto ad enti pubblici e privati. Obiettivo del programma, stimolare la ricerca finalizzata alla creazione di tecnologie facilmente replicabili, che incrementino l'efficienza energetica e l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di idrogeno da fonti rinnovabili; nonche' interventi sui sistemi di mobilita' destinati a migliorare la qualita' ambientale nei centri urbani. ''Da qui ai prossimi 10 anni, in attesa che l'opzione nucleare possa dare il suo contributo al nostro mix energetico - ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - dobbiamo puntare con il massimo impegno a promuovere le tecnologie esistenti ma anche a indurne di nuove, capaci di farci consumare meno e meglio e di sfruttare in condizioni economiche piu' competitive sole, vento, biomasse''. <br />''Passa per questa strada anche la fondamentale battaglia per il miglioramento della qualita' dell'aria nelle nostre citta', che e' parte integrante e fondamentale della sfida globale sul clima'', ha aggiunto Prestigiacomo sottolineando che ''coniugare efficienza energetica e fonti rinnovabili, promuovendo il progresso scientifico anche su nuovi promettenti filoni di ricerca come quello legato all'utilizzo dell'idrogeno, sia una delle principali strade da percorrere per il nostro paese, che e' privo di giacimenti di combustibili fossili ma ricchissimo di risorse naturali rinnovabili''. ''Grazie a questo bando - rileva ancora il ministro - avremo una ulteriore possibilita' di stimolare la collaborazione tra universita', consorzi o associazioni di enti per svolgere progetti di ricerca riguardanti tecnologie, modelli e casi di studio nel settore dell'efficienza energetica proprio con particolare riferimento alle aree urbane''. Potranno presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L'associazione deve comprendere Enti Pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa l'associazione potra' comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, ESCo, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici. (ANSA). ]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;ASSOCIAZIONE &#x22;AMICI DI FIDO&#x22; ONLUS A FESTAMBIENTE GIOVANI COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI &#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-29T00:02:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/24-august-2008#unique-entry-id-485</guid><content:encoded><![CDATA[ L&rsquo;Associazione animalista &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sar&agrave; presente , COME SPORTELLO DIRITTI ANIMALI , a &ldquo;Festambiente giovani&rdquo; , il festival nazionale di arti multimediali per l&rsquo;ecologia e la solidariet&agrave; , organizzato da Legambiente con la collaborazione di Arte Nomade ed il patrocinio del Comune di Mogliano e delle province di Macerata ed Ascoli Piceno .<br /><br />L&rsquo;evento si svolger&agrave; nel comune di Mogliano (MC) , presso la riserva di Santa Croce , sabato 30 agosto a partire dalle 16.00 fino al mattino successivo, per la c.d. &ldquo;notte verde&rdquo; e proseguire domenica 31 dalle ore 10.00 .<br /><br />Gli &ldquo;Amici di Fido&rdquo; raccoglieranno inoltre firme per verificare il gradimento dei cittadini maceratesi  in merito alla costituzione di uno sportello diritti animali presso la provincia di Macerata . L&rsquo;Associazione animalista si occupa gi&agrave; dello sportello per conto della provincia di Ascoli Piceno . <br /><br /> SPORTELLO DIRITTI ANIMALI<br />un servizio per gli animali e i loro amici a due zampe<br /><br /> Lo Sportello Diritti degli Animali,  ha il compito di:<br />-informare sui servizi presenti sul territorio provinciale (veterinari, guardie zoofile, associazioni animaliste/ambientaliste) e relative competenze (maltrattamenti, smarrimento o ritrovamento animali, vaccinazioni);<br /><br />-fornire informazioni e orientamento sugli animali abbandonati, in particolare cani e gatti, sull&rsquo;assistenza sanitaria ed il monitoraggio delle colonie feline, su terapie e scelta dei veterinari;<br /><br />-Fornisce consulenza sulle adozioni di cani e gatti, accoglie segnalazioni ed orienta in caso di maltrattamento degli animali;<br /><br />-Raccogliere istanze, suggerimenti, segnalazioni, inoltrati da cittadini e associazioni relativamente agli animali che vivono nella Provincia;<br /><br />-Organizza visite guidate presso i canili per promuovere l&rsquo;adozione dei cani l&igrave; ricoverati;<br /><br />- Divulga materiale informativo, didattico, normativo riguardante gli animali domestici e selvatici presenti sul territorio provinciale;<br /><br />Lo studio Diritti degli Animali supporta, inoltre, l&rsquo;Ufficio dell&rsquo;Assessorato all&rsquo;Ambiente della Provincia preposto alla Protezione Animali per:<br /><br />-coordinare i Comuni nell&rsquo;attuazione della Legge Regionale n. 10 del 1997 e del Regolamento Regionale n. 2 del 2001 sugli animali di affezione e prevenzione del randagismo;<br /><br />-il recepimento di istanze e/o segnalazioni da parte di Associazioni Animaliste, privati cittadini e/o Enti Locali rispetto a situazioni di condotta, rilevate sul territorio, contrarie alle leggi nazionali e regionali vigenti in materia di animali di affezione (gestione dei canili, maltrattamenti, ecc.);<br /><br />-promuovere campagne di sensibilizzazione contro l&rsquo;abbandono e il maltrattamento degli animali ed a favore delle adozioni e della sterilizzazione come mezzo efficace contro il randagismo;<br /><br />-promuovere progetti e programmi d'intervento, da sviluppare di concerto con altri enti ed associazioni, finalizzati alla tutela dei diritti e del benessere degli animali d'affezione e selvatici presenti nel territorio urbano;<br /><br />- la realizzazione, gestione e aggiornamento di un apposito spazio web riservato agli animali di affezione all&rsquo;interno del sito web Provinciale;<br /><br />- rapporti con le altre Istituzioni centrali (es. Regione, UPI, ecc.)<br /><br /> L&rsquo;Associazione &ldquo;Amici di Fido&rdquo; onlus sin dalla sua costituzione si occupa di problematiche relative ai rapporti tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni , in particolare l&rsquo;individuazione di aree verdi per i cani , organizza campagne per una corretta convivenza tra i proprietari di animali e gli altri cittadini , si distingue per aver ottenuto in &ldquo;gestione&rdquo; una spiaggia libera per i cani ed avere instaurato rapporti di collaborazione con chalet privati per l&rsquo;accesso dei cani in spiaggia , gestisce un  numero telefonico per dare risposta ai quesiti in materia di animali , su questioni legali, (maltrattamenti , animali in condominio , adozioni e affidi ,colonie feline etc),  igienico - sanitarie , promuove campagne di sensibilizzazione su tematiche quali randagismo, sterilizzazione, adozioni, maltrattamenti ed educazione al rispetto degli animali , adotta iniziative per responsabilizzare i proprietari degli animali al fine di garantire una corretta, pacifica e rispettosa convivenza nella comunit&agrave; , collabora attivamennte con altre associazioni animaliste, gestisce ed aggiorna periodico un sito internet appositamente dedicato agli animali e fornisce risposte a quesiti sugli animali , promuove la collaborazione tra le altre amministrazioni pubbliche e le asur , organizza &ldquo;ronde&rdquo; anti-botti per il periodo di Capodanno , si occupa di controlli pre e post-affido ,collabora con i veterinari per la gestione degli animali disabili e l&rsquo;installazione di ausilii , sollecita l&rsquo;adozione di iniziative da parte delle p.a. quali organizzare incontri nelle scuole , organizzare incontri pubblici con dibattiti invitando esperti dei vari settori (scuola ed educazione,vivisezione e diritto all&rsquo;obiezione di coscienza nelle facolt&agrave; scientifiche,caccia,pet therapy,animali esotici e CITES, combattimenti tra animali)censimento della popolazione felina e canina in collaborazione con il servizio veterinario asl, organizzare corsi per l&rsquo;istituzione di guardie zoofile volontarie, creare canili- parco e cimiteri per animali .<br />Parte ora questa nuova sfida per il bene degli animali .<br /><br /> <br />PER INFO :<br /><br />Associazione &ldquo;AMICI DI FIDO&rdquo;<br /><br />Viale San Luigi Versiglia ,4 tel. 338/1198455<br /><br />62012 CIVITANOVA MARCHE (MC)<br /><br />  Cod. Fiscale: 93046210436<br /><br />Iscritta all&rsquo;Albo Regionale nr. 169 del 2/12/2003<br /><br />mail: mailto:amicidifido@emergenzanimali.com<br /><br /> <br />STUDIO DI CONSULENZA LEGALE ANIMALI E AMBIENTE<br /><br /> TEL: 338/1198455 - 334/2448739 - 0734/242447 - 0734/890969<br /><br /> MAIL: studioanimalieambiente@gmail.com<br />info@emergenzanimali.com<br /><br />info@fefeambiente.com<br /><br /> SEDE OPERATIVA : MONTEGRANARO , PROVINCIA DI FERMO , REGIONE MARCHE, Via Largo Conti 18 , cap 63014<br />A 15 MINUTI DALL'USCITA DELLA A14 DI CIVITANOVA MARCHE (MC)<br />]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: EMISSIONI AEREI; DA STRASBURGO SI&#x27; A TAGLIO CO2/ANSA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:37:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-484</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - Dal 2012 le compagnie aree dovranno tagliare le loro emissioni di CO2: il Parlamento europeo oggi a Strasburgo ha dato il via libera alla direttiva che inserisce il traffico dei cieli nell'Ets, l'Emission Trading Scheme, la cosiddetta 'borsa' delle emissioni. A larghissima maggioranza - 640 voti favorevoli, 30 contrari e 20 astensioni - l'Eurocamera ha infatti detto si' all'accordo negoziato con il Consiglio dall'eurodeputato popolare tedesco Peter Liese, un'intesa che obbliga ''tutti i voli in arrivo e in partenza'' da un aeroporto Ue a fare i conti con la lotta al cambiamento climatico. Nel 2012 andranno abbassate del 3% le emissioni complessive, calcolate sulla media del periodo 2004-2006, mentre nel 2013 si dovra' procedere ad un ulteriore taglio del 2%. Sono comunque previste alcune deroghe per i voli militari e di polizia, per quelli antincendio e di ricerca o effettuati da piccoli aerei (meno di 5.700 kg), su rotte poco frequentate (meno di 30.000 posti all'anno) o da compagnie che inquinano poco (meno di 10.000 tonnellate all'anno). Scappano al taglio anche i voli di Stato dei paesi non Ue, quelli di addestramento e collaudo e i voli di ricerca scientifica. L'85% delle quote utilizzabili dalle compagnie aeree sara' assegnato gratuitamente alle aerolinee, mentre il restante sara' posto all'asta con il sistema della 'borsa' delle emissioni. Gli Stati membri sono obbligati dalla direttiva a investire i proventi ricavati dalla compravendita di quote in tecnologie verdi, in iniziative anti-deforestazione nei paesi in via di sviluppo e in trasporti a bassa emissione. ''E' la prima volta - sottolinea il relatore Liese - che si trova un accordo giuridico per usare questi fondi nella lotta al cambiamento climatico''. Verra' inoltre creato a partire dal 2013 un fondo speciale per le compagnie nuove e per quelle a forte crescita, che avranno delle quote gratuite. Non sono pero' tutti contenti. Il voto e' stato infatti accolto in maniera estremamente negativa dalla Iata, l'Associazione del trasporto aereo internazionale, e dall'Aea, l'Associazione delle aerolinee europee. ''Ci costera' 4,8 milioni di euro all'anno'', si lamenta Fran&ccedil;oise Humbert, portavoce dell'Aea. ''La norma - insiste il portavoce - non tiene in considerazione il petrolio a 140 dollari'' e rischia di diminuire la competitivita' delle compagnie Ue. Secondo la Iata nei primi sei mesi del 2008 25 compagnie aeree sono fallite per via del kerosene alle stelle. ''Il petrolio e' un problema per tutti - ribatte Liese - e tutti devono contribuire alla lotta al cambiamento climatico'', anche perche' il settore aereo produce il 3% del totale delle emissioni di CO2 ed e' in rapida e continua crescita. Il traffico e' infatti aumentato dell'87% dal 1990 ed e' destinato a raddoppiare da qui al 2020. Approvata la direttiva, la Ue guarda ora avanti. Il prossimo passo e' un accordo con gli Stati Uniti in modo da creare un sistema comune di riduzione delle emissioni tra i due maggiori mercati mondiali dell'aviazione. (ANSA). Y6Y-PUC ]]></content:encoded></item><item><title>ANIMALI: ORDINANZA CANI; OBBLIGO MICROCHIP E ANAGRAFE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:35:14+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-483</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Obbligo di microchip e di iscrizione all'anagrafe canina per tutti i cani. Questa una delle novita' dell'ordinanza urgente firmata oggi dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini contenente misure per ''l'identificazione e la registrazione della popolazione canina''. Tra le altre misure previste, il divieto di vendita dei cuccioli di eta' inferiore ai due mesi e dei cani che non siano stati identificati e registrati. Obiettivo, riferisce una nota del ministero, fare nuovi ed importanti passi in avanti per contrastare il fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei cani. Lo scopo infatti, e' quello di assicurare l'uniforme applicazione sull'intero territorio nazionale della normativa sull'identificazione dei cani e la gestione dell'anagrafe canina. Responsabili della registrazione nell'anagrafe canina dei cani rinvenuti sul territorio o ospitati in strutture di ricovero e rifugi convenzionati sono i sindaci. L'ordinanza firmata oggi indica poi che i proprietari o i detentori di cani provvedano, nel secondo mese di vita, alla loro identificazione e registrazione mediante l'applicazione di un microchip elettronico. Per i cani di et&agrave; superiore ai due mesi l'adempimento &egrave; obbligatorio entro 30 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza. Essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale. Contestualmente all'applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell'anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagner&agrave; il cane in tutti i trasferimenti di propriet&agrave;. Per quanto riguarda i comuni, questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali procedure. Al fine di effettuare controlli di prevenzione del randagismo i comuni dovranno dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile. Per quanto riguarda i microchip, questi possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove gli viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilit&agrave; dei lotti dei microchip venduti. Infine, entro 90 giorni dall'entrata in vigore dell'ordinanza, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali definir&agrave;, con un provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni, le modalit&agrave; per assicurare l'interoperativit&agrave; tra la banca dati canina nazionale e le anagrafi canine regionali. Lo stesso provvedimento individuer&agrave; un unico documento di identificazione e registrazione dei cani, che dovr&agrave; essere adottato in sostituzione della certificazione attuale.(ANSA). <br />]]></content:encoded></item><item><title>La Svezia sperimenta il treno verde ad alta velocit&#xe0;&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:34:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-482</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br />La societ&agrave; ferroviaria svedese Banverket e la Bombardier Transport, hanno presentato i risultati del progetto di treno verde "Gr&ouml;na T&aring;get", collaudato sul percorso Vasteras - Stoccolma, avviato nel 2005 e che proseguir&agrave; fino al 2010/2011. A partire da un treno Bombardier Regina, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; che rispondano ad esigenze tecniche e di circolazione specifiche dei Paesi nordici. <br /><br />Il treno verde integra nuove tecnologie ed efficienza energetica. Per Kyhle, direttore tecnico di Banverket spiega che &laquo;I principali obiettivi di questo progetto sono di pervenire ad una riduzione del 20 - 30 % del consumo di energia, di ridurre la durata dei percorsi e di ridurre il costo di esercizio. Cercheremo anche di ottenere un utilizzo rapido ed efficace, tenendo conto delle strutture esistenti che comprendano vie uniche condivise con i treni regionali ed i treni merci. Gli esperimenti hanno provato che questi obiettivi sono realistici. Per adesso, abbiamo fatto progressi significativi per migliorare la competitivit&agrave; della ferrovia in rapporto ad altri mezzi di trasporto&raquo;.<br /><br />Il miglioramento della competitivit&agrave; si traduce in una riduzione dei tempi di percorrenza: la Tav Gr&ouml;na T&aring;get ridurr&agrave; di 15 minuti il tragitto Stoccolma G&ouml;teborg e i test hanno stabilit&agrave; il nuovo record di velocit&agrave; per un treno svedese: 295 km/h.<br /><br />Sono cos&igrave; stati testate anche le tecnologie ECO4 di Bombardier: "Mitrac Permanent Magnet Motor" una tecnologia del motore moderna che permette di aumentare l&acute;efficienza della propulsione e quindi di ridurre costi ed impatto ambientale; il sistema di guida assistita "Bombardier EBI Drive 50", che pu&ograve; risparmiare fino al 15 % dell&acute;energia di trazione, fornendo informazioni sulla velocit&agrave; e la forza di trazione al conducente. <br /><br />Secondo Klas Wahlberg, responsabile di Bombardier Transport in Svezia, &laquo;Questo progetto prova la pertinenza della posizione di Bombardier Transport, che il clima &egrave; affettivamente favorevole ai treni. Questo sforzo congiunto dimostra che il nostro treno verde &egrave; non solo il treno ideale per i Paesi nordici, ma anche che segna il debutto di una nuova generazione di treni ad alta velocit&agrave; energeticamente efficaci e sostenibili Adattabili, le nostre tecnologie ECO4 possono ottimizzare le performance di ogni tipo di flotta&raquo;.<br />]]></content:encoded></item><item><title>Londra&#x2c; manifestanti vegan scalano mercato carne contro climate change&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:33:44+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-481</guid><content:encoded><![CDATA[ fonte:www.greenreport.it<br /> Manifestanti per il cambiamento del clima hanno scalato il mercato della crane Smithfield di Londra e srotolato uno striscione a favore dei veganiani. La notizia &egrave; stata pubblicata dal Telegraph la versione ondine) e spiega che i due uomini, che hanno stazionato in cima al complesso vittoriano, sullo striscione hanno scritto: &laquo;Il 18% dei gas serra sono prodotti dall&rsquo;allevamento di animali. Combattete il climate chane: diventate veganiani&raquo;.<br />Paul Jacobs, portavoce dei manifestanti, ha detto: "Il Climate change &egrave; una delle pi&ugrave; grandi e pi&ugrave; imminenti minacce che abbiamo di fronte, e il contributo negativo dell&rsquo;allevamento deve essere pi&ugrave; ampiamente conosciuto&raquo;. &laquo;Nel 2007 una relazione delle Nazioni Unite per l&acute;Alimentazione e l&acute;Agricoltura ha scoperto che l&acute;allevamento e la pesca industriale attualmente rappresentano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra. Ci&ograve; &egrave; ancor pi&ugrave; del 13,5 per cento causato dai trasporti&raquo;. <br /><br />Jacobs ha aggiunto: "Stiamo chiedendo al governo di fornire informazioni sul ruolo determinante che l&acute;agricoltura svolge per il cambiamento climatico, e di renderlo un problema&raquo;. <br />&laquo;Non vi &egrave; stata alcuna dichiarazione del problema e il pubblico in generale non ha alcuna idea di queste statistiche. Tutti i principali partiti politici sostengono di affrontare il cambiamento climatico, ma nessuno di loro ha affrontato in alcun modo questa parte&raquo;. Smithfield, Charterhouse Street, a nord di Londra, &egrave; stato il sito del commercio di bestiame per pi&ugrave; di 800 anni. Attualmente fornisce carne e prodotti di origine animale a macellerie, negozi e ristoranti in tutta la capitale. <br /><br />Un portavoce dell&acute;ufficio del sovrintendente di Smithfield Market, ha dichiarato: &laquo;Noi non abbiamo alcun commento da fare. Stiamo solo cercando di affrontare la cosa con le persone che stanno sul tetto&raquo;.<br />Alla domanda su quali azioni lui e i dimostranti intendono richiedere, Jacobs ha dichiarato: "Anche se vorremmo che se tutti adottassero una dieta vegana (Il veganismo &egrave; una stile di vita che segue una dieta puramente vegetariana ovvero non magiare alcun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento, ndr) non vogliamo imporre modi di vita alla gente. Ma riteniamo che debba esserci pi&ugrave; informazione e politiche che incoraggino le persone a cambiare, forse anche aumentando le imposte sulla produzione e il consumo di prodotti di origine animale&raquo;.<br />In una pre-dichiarazione scritta, Chiara Whitney, uno degli attivisti, ha detto: &laquo;Una dieta basata sul consumo di carne non &egrave; pi&ugrave; sostenibile con i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta, i suoi ecosistemi, e le persone che dipendono da loro&raquo;. <br /><br />Al di l&agrave; di come la si pensi, quanto sostenuto dai manifestanti &egrave; vero. Come del resto andrebbe aggiunto nel conto il contributo in termini di emissioni che anche l&rsquo;agricoltura &ndash; quella industriale soprattutto &ndash; d&agrave; ai cambiamenti climatici. La sostenibilit&agrave; ambientale, lo abbiamo detto tante volte, comincia dal piatto. Essere consapevoli di cosa e di quanto ha un impatto sull&rsquo;ambiente &egrave; un primo passo fondamentale che i governi per primi dovrebbero fare. Nessuno pu&ograve; imporre una corretta alimentazione in termini di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale, creare per&ograve; le condizioni per raggiungere questo obiettivo non solo &egrave; possibile e auspicabile, ma ormai imprescindibile per non segare il ramo sul quale stiamo tutti seduti. <br />]]></content:encoded></item><item><title>Una sentenza storica e il valore dei parchi </title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-08-12T15:33:17+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/10-august-2008#unique-entry-id-480</guid><content:encoded><![CDATA[fonte:www.greenreport.it<br />di Mario Tozzi<br />Abbiamo ricordato quale sia la realt&agrave; dei parchi nazionali e delle aree protette d&acute;Italia, una realt&agrave; lontanissima da quella che immagina chi non li conosce e suppone aree di clientelismo, inefficienza e, addirittura, poltronifici. Abbiamo anche ricordato quali siano i vantaggi economici e in termini di qualit&agrave; della vita che i parchi portano con s&eacute;. Spesso si tratta di veri e propri modelli di efficienza e motori di sviluppo, ma --sempre-- i parchi nazionali conservano un patrimonio inestimabile della nazione, quello della ricchezza e diversit&agrave; della vita, con tutti i servizi gratuiti cui nemmeno facciamo caso, dall&acute;acqua all&acute;aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici: se c&acute;&egrave;, per esempio, un argine alla desertificazione, questo lo si deve alle riserve naturali che conservano foresta e zone umide. Un parco migliora la qualit&agrave; delle esistenze degli uomini e, spesso, reca il valore aggiunto di uno sviluppo economico qualitativo e basato su pratiche eco-sostenibili.<br /><br />Ma questo dovrebbe essere chiaro, forse &egrave; ora di soffermarci un momento su cosa potrebbe significare, invece, una privatizzazione delle aree protette, come da qualcuno auspicato. Anche in questo caso si parla senza troppa cognizione di causa. Tutti coloro che hanno a che fare con le aree protette colgono fino in fondo l&acute;urgenza di ripensare ci&ograve; che non funziona nelle modalit&agrave; di gestione, ma le idee che si vedono in giro rischiano costantemente di gettare via il bambino insieme con l&acute;acqua sporca, oppure sono gi&agrave; state messe in pratica. Per esempio, sono molti gli enti parco che gi&agrave; hanno dotato "di servizi, piccole strutture ricettive e di ristorazione" (come suggerisce il Ministro Prestigiacomo in un articolo su La Stampa) le aree protette e, laddove non lo hanno fatto gli enti locali, ci hanno pensato i privati, esattamente come indica il Ministro. E gi&agrave; ora molti parchi si appoggiano a sponsorship private per singole iniziative e eventi o per restauri del proprio patrimonio. <br /><br />Ma una privatizzazione degli enti parco &egrave; impensabile perch&eacute; significherebbe condannare tutti quei valori di cui i parchi sono strenui difensori a diventare solo prezzi, cio&egrave; rischiare la mercificazione dell&acute;ambiente, di cui non abbiamo il bench&eacute; minimo bisogno. Immaginiamo un parco privatizzato che, per cattiva sorte o problemi esterni (per esempio, una frana naturale nella sua area marina protetta che, perci&ograve;, dovr&agrave; essere chiusa), non riesca a essere fonte di reddito: che cosa si fa, lo si chiude perch&eacute; non genera profitto ? Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cio&egrave; tutelano valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perch&eacute; mancano i guadagni ? Proviamo a usare lo stesso ragionamento per un museo o un monumento: il Colosseo, eventualmente privatizzato, sarebbe trasformato in albergo, se non dovesse garantire profitto ai concessionari ? Quando si alienano i gioielli di famiglia, sia naturalistici che artistici, vuol dire che si &egrave; in condizioni disastrose e non ci si pu&ograve; considerare la sesta potenza industriale del pianeta. Certo i parchi, nelle condizioni attuali, rischiano il futuro gramo cui fa giustamente cenno il Ministro, ma &egrave; proprio per questo che va riproposto con forza l&acute;incremento di dotazioni e strutture a loro vantaggio, non tagli e ridimensionamenti. Non si tratta di "poltronifici" (il presidente guadagna 1500 euro al mese, i membri dei consigli direttivi arrivano a 80 euro mensili di indennit&agrave; e 60 euro a seduta !), ma delle indispensabili basi di partenza per un futuro sostenibile che, alla lunga, ripara almeno quelle regioni dai venti di crisi.<br /><br />Infine una sentenza che si potrebbe definire storica: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del "Park Hotel", situata in un&acute;area dall&acute;alto valore ambientale e paesaggistico a Bilione. Il giudice amministrativo ha stabilito che lo strumento urbanistico pu&ograve; e deve tutelare anche il bene ambiente ed il paesaggio e che un&acute;associazione ambientalista &egrave; legittimata a ricorrere anche per provvedimenti riguardanti la materia urbanistico &ndash; edilizia, per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralit&agrave;. Come a dire che, laddove le autorit&agrave; amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un&acute;associazione ambientalista diventa il custode dei beni pubblici e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle autorit&agrave; pubbliche nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione. Un pro-memoria per gli amministratori distratti &hellip;<br />]]></content:encoded></item><item><title>NEWS ANSA : BANDO ENERGIA&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:38:21+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-479</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; color:#12924F;font-weight:bold; "><u>AMBIENTE:BANDO ENERGIA E MOBILITA',TERMINE PROROGATO AL 15/9<br /><br />(ANSA) - ROMA, 7 LUG - Con un decreto del ministro dello Sviluppo economico e' stato spostato in avanti il termine finale per la presentazione delle domande relative ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica e per la mobilita' sostenibile. La scadenza fissata dall'art. 8 del bando relativo ai progetti di innovazione industriale per l'efficienza energetica sono differite al 15 settembre 2008. Era stata la Finanziaria 2007 ad istituire presso il ministero dello Sviluppo, il Fondo per la competitivita' e lo sviluppo economico con stanziamenti per il finanziamento di progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilita' sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attivita' culturali e turistiche. Per quanto riguarda l'efficienza energetica il budget stanziato ammonta a 200 milioni di euro, mentre invece ammontano a 180 milioni le risorse concesse per finaziare i progetti di mobilita' sostenibile, fondi erogati per la concessione di agevolazioni a sostegno della realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo di nuove tipologie di prodotti e/o servizi, con elevato contenuto di innovazione tecnologica e in grado di determinare impatti sul sistema economico. I bandi erano stati emanati con appositi decreti del ministro dello Sviluppo economico del 5 marzo 2008 e del 19 marzo 2008, che stabilivano anche le scadenze prorogate proprio in questi giorni, per favorire lo svolgimento delle operazioni di inoltro delle domande al sistema informatico predisposto ad hoc e non ancora in perfetto esercizio. (ANSA). XLO<br /></u></span>]]></content:encoded></item><item><title>AL VIA G8; WWF&#x2c; SERVE PIU&#x27; AMBIZIONE&#x2c; -80&#x25; CO2 AL 2050</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:31:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-478</guid><content:encoded><![CDATA[(ANSA) - ROMA - Al via, oggi, e fino al 9 luglio, il meeting dei capi di Stato e di Governo dei G8 a Hokkaido-Toyako (Giappone). E gli ambientalisti scendono in campo. ''Un' opportunita' - afferma il Wwf - per compiere un grande passo in avanti verso il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che il mondo desidera vedere realizzato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima (Onu) che si terra' a Copenhagen nel 2009''. E, dall'associazione del Panda, la richiesta di obiettivi piu' ambiziosi di riduzione delle emissioni. ''Il Wwf - si legge in un documento preparato per il summit giapponese - ritiene necessaria una riduzione delle emissioni globali di almeno l'80% entro il 2050 per mantenere il riscaldamento globale dovuto all'intervento umano al di sotto della pericolosa soglia dei 2 gradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre dell'epoca preindustriale. Gli obiettivi a medio termine del 25-40 per cento entro il 2020 per i Paesi industrializzati e il consenso sull'importante affermazione che il picco e il declino delle emissioni globali avvengano entro 10-15 anni - afferma ancora il Wwf - risultano cruciali per avviare un'azione globale che renda realizzabili gli obiettivi a lungo termine''. ''La scienza - sottolinea Kim Carstensen, Direttore della Global Climate Initiative del Wwf - e' stata chiara sul fatto che nel lungo termine le emissioni globali dovranno diminuire molto piu' del 50% entro il 2050''. ''Accettare di ridurre le emissioni globali del 50% entro il 2050 significa solamente - prosegue Carstensen - non essere abbastanza ambiziosi da tenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale''. Altro nodo, per il Wwf, i paesi a economie emergenti: ''Anche paesi come Cina e India devono contribuire ai tentativi globali di tagliare le emissioni, ma gli obiettivi ambiziosi a medio termine da parte delle nazioni industrializzate costituiscono un prerequisito cruciale'', dice Kathrin Gutmann, Wwf International Climate Policy Coordinator. ''Invece di scaricare la responsabilita' su quei paesi meno capaci - aggiunge Gutmann - le otto nazioni piu' ricche del mondo dovrebbero fare cio' che i veri leader fanno: muoversi per prime''. Infine il ruolo del Giappone: per Naoyuki Yamagishi, Capo del Japan Climate Programme del Wwf ''il Primo ministro Fukuda deve dare l'esempio e adottare politiche interne forti, prima di tutto un sistema di scambio di quote di emissioni e un obiettivo a medio termine severo, finalizzato a tagli di emissioni nel range del 25-40 per cento entro il 2020''. (ANSA). GU <br />07/07/2008 09:09 <br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Elettrodotti&#x2c; dall&#xb4;Apat le linee guida per calcolare la fascia di rispetto</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:39+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-476</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />di Eleonora Santucci<br />LIVORNO. L&rsquo;Apat ha elaborato la metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti con frequenza di rete pari a 50 Hz: la procedura da adottarsi per la determinazione delle fasce di rispetto pertinenti alle linee elettriche, aeree e interrate esistenti e in progetto &egrave; contenuta nel decreto del ministero dell&rsquo;ambiente e della tutela del mare del 29 maggio 2008 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di sabato. <br /><br />La fascia di rispetto &egrave; lo spazio circostante un elettrodotto che comprende tutti i punti al di sopra e al di sotto del livello del suolo caratterizzati da una induzione magnetica di densit&agrave; maggiore o uguale all&rsquo;obiettivo di qualit&agrave; che per gli elettrodotti operanti alla frequenza di 50 Hz &egrave; di 3 uT per il valore dell&rsquo;induzione magnetica.<br /><br />All&rsquo;interno di queste fasce (art. 4 legge 36/01) non &egrave; consentita alcuna destinazione di edifici a uso residenziale, scolastico, sanitario ovvero a uso che comporti una permanenza non inferiore alle quattro ore perch&eacute; sono &ldquo;siti sensibili&rdquo; e in quanto tali vanno tutelati dall&rsquo;esposizioni dei campi elettromagnetici.<br /><br />Secondo il legislatore italiano la minimizzazione della esposizione pu&ograve; essere raggiunta con l&rsquo;individuazione di siti che per la loro destinazione d&rsquo;uso e la qualit&agrave; degli utenti possono essere considerate come sensibili, nella conseguenze impostazione di distanze minime per l&rsquo;installazione e con appunto, adeguate tecniche di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto.<br /><br />I timori dei danni che le onde elettromagnetiche possono provocare sulla salute delle uomo e soprattutto dei bambini, degli anziani e dei malati sono motivo di proteste popolari e di conseguenti ricorsi giudiziari. Per trovare un compromesso fra il funzionamento efficiente della rete3 elettrica nonch&eacute; dei telefonini e la minimizzazione degli impatti non solo sulla salute, ma anche sul paesaggio, occorre utilizzare le migliori tecnologie disponibili, monitorare e pianificare. E la pianificazione urbanistica &egrave; uno dei compiti fondamentali del comune in materia di gestione del territorio cos&igrave; come lo sono le comunicazioni dei gestori/proprietari dell&rsquo;impianto dei dati per il calcolo della fascia di rispetto.]]></content:encoded></item><item><title>AMBIENTE:PARTE NUOVA COMMISSIONE VIA;159 RICHIESTE EREDITATE</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-475</guid><content:encoded><![CDATA[<br />(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Parte la nuova commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via) con un eredita' di 159 richieste. La nuova Via, riformata e snellita dal Governo - rende noto il ministero dell'Ambiente in un comunicato - si riunira' fra pochi giorni. In particolare - riferisce il ministero - l'organismo riceve in eredita' dalla passata gestione un carico di 159 richieste inevase. Si tratta di centrali per la produzione di energia elettrica, strade, porti, dighe, rigassificatori ma anche di impianti per energie rinnovabili come i parchi eolici. ''Questo enorme pregresso, che ha le caratteristiche di una situazione di paralisi grave - ha assicurato il ministro dell' Ambiente, Stefania Prestigiacomo - sara' smaltito entro la fine dell'anno. E' inconcepibile che un'azienda attenda anni per una autorizzazione. Dobbiamo dare certezza di tempi. Cio' non significa attenuazione dei controlli, tutt'altro. E solo un requisito di efficienza del sistema che dobbiamo garantire''. ''Chi progetta un investimento - ha aggiunto il ministro - deve sapere entro quanto tempo avra' una risposta, positiva o negativa che sia. Ed i tempi d'attesa dovranno essere ragionevolmente brevi. Ma questo blocco di fatto delle Via ha avuto effetti deteriori anche sull'ambiente. E' il caso dell' empasse di tanti impianti eolici che potrebbero contribuire significativamente all'attenuazione della dipendenza del nostro paese dai combustibili fossili''. (ANSA). COM-GU <br />04/07/2008 16:04 <br />]]></content:encoded></item><item><title>Contributi ecologici per chi si tuffa in Sardegna. perch&#xe9; no?&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-474</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />LIVORNO. Non sar&agrave; un ticket, ma un contributo ecologico quello che il comune di Baunei, su cui ricadono alcune perle della costa sarda, ha istituito a carico dei fruitori. Un euro per la permanenza nelle spiagge pi&ugrave; grandi lungo tutta la costa amministrata dal comune dell&rsquo;Ogliastra, come Cala Luna e Cala Sisine, dove il contributo sar&agrave; speso per mantenere i servizi. Stessa cifra per quelle pi&ugrave; piccole, come Cala Mariolu, Cala Goloritz&egrave;, ma dove la sosta non potr&agrave; protrarsi per pi&ugrave; di due ore, perch&eacute; non dotate di servizi adeguati.<br /><br />Per evitare l&acute;intasamento delle cale - soprattutto di quelle pi&ugrave; gettonate - per le imbarcazioni &egrave; stato reso obbligatorio l&acute;utilizzo dei corridoi di attracco, che sar&agrave; regolamentato dal personale che sin dallo scorso anno ha cominciato ad operare in questa zona. Poich&eacute; contemporaneamente &egrave; proibito ormeggiare nelle boe di delimitazione dei corridoi, oltre al divieto di ingombrare con gommoni o altre imbarcazioni gli arenili delle cale, chi vorr&agrave; accedere alle spiagge dovr&agrave; per forza di cose rivolgersi al personale del comune di Baunei. Il provvedimento vieta anche il transito, nei sentieri e nelle mulattiere del Supramonte di Baunei, di moto e veicoli di qualsiasi genere.<br /><br />La vigilanza sar&agrave; affidata a personale incaricato di garantire il rispetto dei tempi e la rotazione dei turisti sulla stessa spiaggia. <br />Questi i punti cardine dell&acute;ordinanza che entrer&agrave; in vigore lungo la costa da Cala Luna a Santa Maria Navarrese e in tutto il territorio di Baunei.<br /><br />Il provvedimento &egrave; stato approvato luned&igrave; scorso nel corso dell&acute;ultima seduta del consiglio comunale e dovrebbe essere pubblicato oggi sul sito del comune.<br />&laquo;L&acute;ordinanza avr&agrave; effetto immediato &ndash; dichiara il sindaco di Baunei Salvatore Lai - daremo un paio di giorni di tempo perch&eacute; ci si possa adeguare, per distribuire i biglietti e per informarne tutti gli operatori interessati. I blocchetti per il pagamento del contributo ecologico verranno consegnati a tutte le motobarche passeggeri e ai noleggiatori&raquo;. <br /><br />E per rendere pi&ugrave; esplicito il meccanismo Lai fa un esempio: &laquo;Al momento della sottoscrizione del contratto per il nolo dell&acute;imbarcazione verr&agrave; chiesto, oltre al prezzo della barca, un euro per persona per chi andr&agrave; lungo la costa, da Cala Luna fino a santa Maria Navarrese. Contributo valido per tutto il giorno. Si tratta di una cifra simbolica rispetto alle decine di migliaia di euro l&acute;anno che ricadono normalmente sui residenti baunesi titolari degli usi civici. Spese che riguardano la manutenzione delle strade interne e il costo complessivo per lo smaltimento dei rifiuti prodotti anche dai turisti, ma che ricadono sempre sui baunesi&raquo;.<br /><br />Plaude all&rsquo;iniziativa Legambiente, che ha recentemente incluso il comune di Baunei nella top ten delle amministrazioni che possono fregiarsi delle cinque vele che l&rsquo;associazione attribuisce ogni anno assieme al Touring club alle amministrazione che meglio lavorano sui territori costieri.<br /><br />&laquo;La programmazione mirata a regolamentare i flussi turistici troppo aggressivi per i fragili ecosistemi locali &egrave; sempre una scelta giusta&raquo; afferma Vincenzo Tiana, Presidente di Legambiente Sardegna. <br />&laquo;L&rsquo;iniziativa &ndash; prosegue Tiana - segue gli esempi proposti da altre amministrazioni sarde negli anni passati. Nell&rsquo;oristanese, il numero chiuso o il ricorso a piccoli &ldquo;eco-contributi&rdquo; era gi&agrave; stato scelto come misura di salvaguardia di alcuni bellissimi tratti di costa, come l&rsquo;incantevole Is Aruttas, la spiaggia di &ldquo;chicchi di riso&rdquo;&raquo;.<br /><br />Ma l&rsquo;azione di Baunei ha gi&agrave; fatto nascere perplessit&agrave; e polemiche dal comune adiacente, Dorgali, che gestisce assieme al primo la spiaggia di cala Gonne, che si chiede come sar&agrave; possibile chiedere il contributo anche ai fruitori del tratto di spiaggia che ricade sotto l&rsquo;amministrazione di Dorgali che invece non lo ha imposto.<br /><br />&laquo;Ora nasce l&rsquo;esigenza &ndash; continua Tiana - di coordinare a livello regionale una regolamentazione delle politiche di questo tipo che puntano a proteggere i luoghi pi&ugrave; belli dell&rsquo;isola&raquo;, anche se tra comuni adiacenti e che si condividono la gestione di tratti comuni di territorio, l&rsquo;accordo potrebbe essere trovato anche senza bisogno dell&rsquo;intervento superiore. Ma forse questo nel Paese dei campanili rimarr&agrave; per sempre una chimera.<br /><br />]]></content:encoded></item><item><title>Il G8 nasce stanco (soprattutto di Bush)&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:38+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-473</guid><content:encoded><![CDATA[FONTE:www.greenreport.it<br />dal nostro inviato Maurizio Gubbiotti<br />OKKAIDO. Anche all&rsquo;apertura del G8 istituzionale, quello dei Governi, a prendere la parola per prima &egrave; stata la societ&agrave; civile, sono state le associazioni ambientaliste, un momento promosso dal Can giapponese (Climate change ation network al quale aderisce anche Legambiente), che presso l&rsquo;international media center hanno tenuto un breve briefing proprio sui mutamenti climatici. I paesi industrializzati G8 hanno da sempre le maggiori responsabilit&agrave; sui mutamenti climatici ed hanno un ruolo a livello globale nella strada da costruire per affrontarli, hanno sottolineato gli ambientalisti, e il quarto rapporto dell&rsquo;Ipcc (braccio scientifico delle Nazioni Unite) mostra come per il processo di mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici bisogna essere molto pi&ugrave; drastici e decisi. Non esiste l&rsquo;opzione del non far nulla. <br /><br />Si arriva al G8 in Giappone con un processo partito a Gleneagles nel 2005 e proseguito attraverso Heiligendamm nel 2007, che pur non avendo rappresentato due momenti rivoluzionari, hanno affermato gli ambientalisti, hanno portato un po&rsquo; in avanti il dibattito, e questo attuale deve essere una tappa del percorso utile a costruire e non un ritorno indietro. <br /><br />Per questo le preoccupazioni pi&ugrave; importanti proprio del mondo ambientalista sono rappresentate dall&rsquo;insistere sul processo Mem, Major economies meeting on Energy security and climate change, promosso dal presidente degli Stati Uniti Bush, che rischia evidentemente di confondere il percorso dentro le Nazioni Unite del Protocollo di Kyoto e che anche nel G8 in Germania aveva tentato di porre la questione sul piano: il problema esiste, ma ognuno se lo risolve nel proprio paese con i tempi che vuole; con i limiti e con gli strumenti che vuole. <br /><br />L&rsquo;altra forte preoccupazione riguarda la via del nucleare che rischia di uscire da qui come l&rsquo;alternativa ai combustibili fossili e che proprio nei giorni scorsi ha visto il ministro italiano dello sviluppo economico Claudio Scajola, durante il G8 dei ministri dell&rsquo;Energia riunitosi ad Aomori convincere i propri colleghi ad adottare un testo propedeutico a quello finale di Toyako che recita: &laquo;un numero crescente di Paesi hanno espresso interesse per i programmi nucleari quali strumento per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sicurezza energetica. Questi Paesi considerano il nucleare uno strumento essenziale per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili e di conseguenza ridurre le emissioni di gas a effetto serra&raquo;.<br /><br />Da parte dei Governi comunque la prima giornata si &egrave; conclusa piuttosto stancamente e con un nulla di fatto quasi su tutto, ma con grossi rimandi alla giornata di domani per le decisioni. Non &egrave; ancora questo il momento per fare il punto sul raggiungimento degli obiettivi si &egrave; detto e sul fronte dei mutamenti climatici timida e inutile discussione su obiettivi di riduzione a medio e lungo termine con la riproposizione da parte del Primo Ministro giapponese Yasuo Fukuda della volont&agrave; di stanziamento del suo Paese di 10 miliardi di dollari per partecipare puntando sull&rsquo;innovazione alla riduzione delle emissioni e dell&rsquo;efficienza energetica.]]></content:encoded></item><item><title>Il Mar Nero si mangia il delta del Kizilimark&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-472</guid><content:encoded><![CDATA[LIVORNO. FONTE:www.greenreport.it<br />Secondo quanto riporta il giornale Today&acute;s Zaman, l&acute;acqua salata del Mar Nero si sta infiltrando sempre pi&ugrave; nel delta del Kizilirmak (Fiume rosso in turco) e sta producendo la salinificazione di laghi dell&acute;area, con un forte impatto negativo su fauna e flora.<br /><br />Il delta del Kizilirmak, si estende su 56 mila ettari e ospita 140 diverse specie animali e pi&ugrave; di 100 mila uccelli svernanti, &egrave; considerata un&acute;area ornitologica di importanza internazionale. <br /><br />Secondo quanto dice al giornale turco Murrat Bulat, presidente della Federazione per la protezione della natura del Mar Nero, &laquo;l&acute;aumento del livello del sale dei laghi nel delta del Mar Nero, una delle pi&ugrave; importanti zone umide della Turchia, &egrave; stato provocato dai canali d&acute;acqua costruiti per proteggere le terre contro le inondazioni durante la stagione delle piogge&raquo;.<br /><br />Per gli ambientalisti turchi, se non verranno prese le misure necessarie il livello del sale dannegger&agrave; la fauna della regione: &laquo;Il Mar Nero comincia lentamente a inglobare il delta. La salinizzazione dei laghi collegati al mare attraverso dei canali d&acute;acqua &egrave; in progressione. C&acute;&egrave; un grave deterioramento della flora e della fauna&raquo;. <br /><br />La Federazione per la protezione della natura chiede di costruire dighe negli ambienti dove si incontrano mare e delta per impedire che l&acute;acqua salata risalga fino ai laghi.]]></content:encoded></item><item><title>Autotrasporto&#x2c; In Ue si pagher&#xe0; in base a quanto si inquina&#xa;&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-07-07T22:30:37+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/06-july-2008#unique-entry-id-471</guid><content:encoded><![CDATA[FIRENZE.FONTE:www.greenreport.it <br />Come noto, la Commissione Europea per quanto riguarda la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, si sta concentrando sui veicoli pesanti con motori diesel. Ha infatti presentato nello scorso febbraio la proposta cosiddetta Euro VI che definisce limitazioni imposte ai veicoli degli Stati membri dell&rsquo;Unione europea a partire da aprile 2013. <br /><br />Questo tipo di scelte effettuate per tutelare la salute dei cittadini, hanno riflessi sul funzionamento del mercato ma poich&eacute; la proposta verr&agrave; applicata in tutta Europa, gli standard di Euro VI non genereranno (pare) barriere commerciali per i produttori di veicoli dell&rsquo;Unione europea. Anzi, l&rsquo;intenzione &egrave; quella di ridurre i costi per i produttori e favorire la diffusione di limiti pi&ugrave; cautelativi delle emissioni in tutto il mondo e a lungo termine per favorire e rendere pi&ugrave; competitivi i produttori europei sul mercato globale. <br /><br />La proposta Euro VI, ancora in fase di studio, prende in considerazione inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx), le polveri fini (PM 2.5), la CO2 e la relazioni con i costi dei produttori. Arpat informa che in Olanda l&rsquo;Agenzia per l&rsquo;ambiente dei Paesi Bassi, sta gi&agrave; lavorando in linea con Euro VI. Infatti ha realizzato uno studio che mostra come negli ultimi anni la qualit&agrave; dell&rsquo;aria in Olanda sia generalmente migliorata, ma persistono ancora dei luoghi dove si registrano superamenti dei limiti previsti per quello che riguarda alcune sostanze come il particolato (PM10) ed il biossido di azoto (NO2). Queste aree sono chiamate hotspots e si trovano per lo pi&ugrave; vicino alle autostrade nelle grandi citt&agrave; e nelle trafficate strade urbane di Randstad (agglomerato urbano nell&rsquo;ovest del paese). <br /><br />Sono i mezzi pesanti i maggiori imputati al perdurare della critica <br />qualit&agrave; dell&rsquo;aria specialmente per l&rsquo;NO2. Ad esempio senza le limitazioni imposte da Euro VI, lo studio prevede che il 35% delle concentrazioni di biossido di azoto lungo le autostrade negli agglomerati di Rotterdam/Dordrecht sar&agrave; causato nel 2015 da veicoli pesanti con motori diesel. Ma lo stesso studio olandese ha dimostrato come l&rsquo;applicazione delle nuove norme potr&agrave; determinare la riduzione delle emissioni dei tir con motori diesel con una conseguente significativa riduzione di biossido di azoto negli hotspots e in generale, rispetto ai risultati attesi, anche una forte riduzione di NOx e PM2,5 con l&rsquo;applicazione degli standards Euro VI rispetto all&rsquo;attuale Euro IV. <br /><br />Tra l&acute;altro mercoled&igrave; la commissione Ue sar&agrave; chiamata ad approvare il pacchetto Greening transport che mira a fissare pedaggi personalizzati ai singoli autotreni, calcolati sulla base del costo sociale del viaggio stesso, di fatto pedaggi proporzionati all&acute;emissione di Co2 in atmosfera.]]></content:encoded></item><item><title>ENERGIA: ELETTRICITA&#x27;&#x2c; PIU&#x27; TUTELA E PIU&#x27; EFFICIENZA</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:48+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-470</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - ROMA, 23 GIU - L'Europarlamento chiede di separare la proprieta' delle attivita' di produzione e di trasmissione dell'energia elettrica, respingendo le alternative per consentire una separazione funzionale corredata di garanzie d' indipendenza di gestione. E' uno dei criteri primari secondo il Parlamento a garanzia di norme comuni per il mercato interno realmente europeo dell'energia elettrica, per lo sviluppo di una rete comune e per un'ampia offerta di energia accessibile a tutti. Rileva poi che il buon funzionamento del mercato interno dell'energia elettrica dovrebbe offrire ai produttori incentivi adeguati per investire in nuove centrali elettriche e ai consumatori misure idonee per promuovere un impiego piu' efficiente dell'energia. Allo stesso tempo avanza una serie di proposte volte a proteggere i consumatori e a tutelare i loro diritti, a definire gli obblighi di servizio universale e chiarire i requisiti in materia di concorrenza. L'attuale normativa prevede gia' talune garanzie riguardo all'obbligo di servizio pubblico e tutele per i consumatori. Il Parlamento precisa la portata di alcune di queste e chiede l'integrazione di nuovi diritti. Ritiene infatti che gli interessi dei consumatori dovrebbero essere al centro della direttiva. Le autorita' nazionali di regolamentazione, d'altra parte, dovrebbero far rispettare i diritti degli utenti predisponendo incentivi e imponendo sanzioni alle imprese che non rispettano le norme in materia di protezione dei consumatori e di concorrenza. Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di istituire sportelli unici che mettano a disposizione dei consumatori tutte le informazioni necessarie concernenti i loro diritti, la legislazione in vigore e le modalita' di ricorso a loro disposizione in caso di controversia. I consumatori dovrebbero avere inoltre il diritto di essere adeguatamente informati, quanto meno con cadenza trimestrale, del loro consumo effettivo di energia elettrica e dei costi relativi, ma anche di ricevere adeguata comunicazione dell'intenzione di modificare le condizioni contrattuali e di essere informati del loro diritto di recesso al momento della notifica. La poverta' energetica - ossia la situazione in cui un cittadino 'non puo' permettersi di riscaldare la propria abitazione in modo accettabile - costituisce, per i deputati, un problema crescente all'interno dell'UE. Un emendamento chiede quindi agli Stati membri di elaborare piani d'azione nazionali per affrontare il problema e garantire il necessario approvvigionamento energetico per i clienti vulnerabili. A tal fine, precisano, e' necessario un approccio integrato ed e' opportuno che le misure comprendano politiche sociali, politiche tariffarie e miglioramenti dell'efficienza energetica per le abitazioni. Gli Stati membri dovranno incoraggiare la modernizzazione delle reti di distribuzione, che devono essere costruite in modo da favorire la generazione decentrata e assicurare l'efficienza energetica. E dovrebbero poter imporre di imporre che gli introiti derivanti dalla fornitura di elettricita' ai clienti civili vadano ad alimentare programmi di efficienza energetica. Un altro emendamento ha chiesto agli Stati membri di provvedere affinche' i fornitori di energia elettrica specifichino nelle fatture e in tutto il materiale promozionale inviato ai clienti finali la quota di ciascuna fonte energetica nel mix complessivo di combustibili utilizzato in modo armonizzato e comprensibile al fine di agevolare il raffronto. Purtroppo pero' l'Aula ha respinto una proposta innovativa dal punto di vista ambientale: quella di imporre ai fornitori di dare informazioni sull'impatto ambientale, ''in termini almeno delle emissioni di CO2 e dei rifiuti radioattivi derivanti dall'elettricita' prodotta dalla miscela complessiva di carburante utilizzata''. Ma i deputati hanno invece chiesto di inserire ''il contributo al raggiungimento dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020'' tra i criteri per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di impianti di generazione. (ANSA). XLO <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA: KOFI ANNAN&#x2c; NUOVO FORUM PER &#x27;GIUSTIZIA CLIMATICA&#x27;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:23+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-469</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - GINEVRA, 24 GIU - L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rivolto oggi un appello per una ''giustizia climatica''. ''Abbiamo una responsabilita' nei confronti dei Paesi poveri che gia' subiscono l'impatto dei cambiamenti climati. Serve una giustizia del clima'', ha detto Annan aprendo a Ginevra i lavori del primo incontro annuale del 'Global Humanitarian Forum' (Ghf), da lui fondato l'anno scorso e dedicato al ''Volto umano dei cambiamenti climatici''. Per Annan ed il Ghf la comunita' internazionale deve riconoscere che spetta ai Paesi del Nord che sono i maggiori inquinatori pagare per i danni causati. Fino a domani, il Forum riunira' oltre 200 tra scienziati, imprenditori, rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e non governative, accademici. Tra le personalita' annunciate il miliardario britannico Richard Branson, l'irlandese Mary Robinson, ex Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, l'economista Jeffrey Sachs ed il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (CICR), Jakob Kellenberger. (ANSA). XBV <br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>CLIMA:EMISSIONI AUTO;PRESTIGIACOMO&#x2c;NO ACCORDO BERLINO-PARIGI&#xa;</title><dc:creator>FefeAmbiente.com</dc:creator><category>None</category><dc:date>2008-06-24T17:15:07+02:00</dc:date><link>http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</link><guid isPermaLink="true">http://www.fefeambiente.com/sito/files/22-june-2008#unique-entry-id-468</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#333333;">(ANSA) - BERLINO - Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si e' detta contraria al recente accordo tra la Germania e la Francia sui limiti delle emissioni di CO2 prodotte dalle nuove auto, definendolo ''inaccettabile''. Intervistata dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, il ministro ha detto che la proposta ''per noi e' inaccettabile. Es
