11 febbraio 2007
KYOTO: FIORONI, IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN TUTTE LE
SCUOLE
17/02/07 12:41
Produttrici e venditrici di energia: le scuole
potranno diventarlo se andra' in porto il
progetto del ministro della Pubblica Istruzione,
Giuseppe Fioroni, di installare impianti
fotovoltaici in tutti i 42mila edifici scolastici
della penisola, approfittando dell'obbligo dei
lavori di messa a norma e in sicurezza. La
proposta e' stata illustrata oggi da Fioroni in
un'audizione davanti alle Commissioni riunite
Cultura e Ambiente della Camera. ''Dobbiamo far
diventare le scuole produttrici dell' energia che
consumano - ha spiegato il ministro - dando loro
anche la possibilita' di venderla cosi' come
consente il decreto del ministero delle Attivita'
Produttive del luglio 2005. Se in cinque anni -
ha proseguito Fioroni - solo su un quarto degli
edifici scolastici venisse realizzato un impianto
di produzione di energia elettrica con un sistema
fotovoltaico di piccole dimensioni, 50 kwh, la
totalita' degli impianti produrrebbe l'energia di
una grande centrale elettrica a gas o a carbone
(500 mw circa) impedendo l'emissione di tre
milioni di tonnellate di CO2 nell'atmosfera. E
tutto cio' inciderebbe sul costo della bolletta
elettrica di appena lo 0,8%''.
Con questo sistema, secondo Fioroni in una scuola del sud, dove l'insolazione e' maggiore, ogni scuola potrebbe avere un ricavo annuo di 41.250 euro mentre al nord si avrebbe comunque un consistente ricavo di 30.250 euro. Quanto alla fattibilita' del progetto, la struttura di molti edifici scolastici sembra essere ideale per l'installazione di pannelli fotovoltaici destinando a questo scopo ad esempio le terrazze che sovrastano gli edifici o i cortili. Poiche' gli edifici non sono di proprieta' delle scuole si puo' prevedere che con opportune collaborazioni con istituti di credito interessati, regioni, enti locali e anche attraverso sinergie con capitali privati, la scuola partecipera' solo al costo di ordinaria e straordinaria manutenzione dell'impianto utilizzando il corrispettivo dei ricavi dell'energia prodotta. I vantaggi sarebbero percio' indubbi: una parte dell'energia prodotta potrebbe essere utilizzata per i consumi stessi azzerando il costo della bolletta elettrica, la parte rimanente potra' essere ceduta al distributore locale (Enel, Acea, ecc.) che e' obbligato ad acquistarla al prezzo stabilito dall' Autorita' per l'energia elettrica e il gas (0,090 euro kwh prodotta).
Un altro risultato positivo secondo il ministro sarebbe quello di educare i ragazzi attraverso l'esperienza concreta: ''Modificando l'ambiente scolastico si apprende - ha detto - e si impara dalla realta'''. Per la realizzazione di questo progetto ci si sta muovendo in tre direzioni: un accordo quadro tra il ministro della Pubblica Istruzione e quello dell'Economia; un protocollo d'intesa tra il dicastero di viale Trastevere e l'Enea che ha offerto la propria disponibilita' a seguire la compatibilita' tecnico-scientifica dei progetti; la programmazione di corsi di formazione sull'efficienza energetica per il personale scolastico, prima in via sperimentale e poi su larga scala. ''Le istituzioni scolastiche - ha concluso Fioroni - si trasformeranno cosi' in veri e propri laboratori di risparmio ed efficienza energetica all'interno dei quali la comunita' scolastica sara' l'attore protagonista del progetto''. (ANSA)
Con questo sistema, secondo Fioroni in una scuola del sud, dove l'insolazione e' maggiore, ogni scuola potrebbe avere un ricavo annuo di 41.250 euro mentre al nord si avrebbe comunque un consistente ricavo di 30.250 euro. Quanto alla fattibilita' del progetto, la struttura di molti edifici scolastici sembra essere ideale per l'installazione di pannelli fotovoltaici destinando a questo scopo ad esempio le terrazze che sovrastano gli edifici o i cortili. Poiche' gli edifici non sono di proprieta' delle scuole si puo' prevedere che con opportune collaborazioni con istituti di credito interessati, regioni, enti locali e anche attraverso sinergie con capitali privati, la scuola partecipera' solo al costo di ordinaria e straordinaria manutenzione dell'impianto utilizzando il corrispettivo dei ricavi dell'energia prodotta. I vantaggi sarebbero percio' indubbi: una parte dell'energia prodotta potrebbe essere utilizzata per i consumi stessi azzerando il costo della bolletta elettrica, la parte rimanente potra' essere ceduta al distributore locale (Enel, Acea, ecc.) che e' obbligato ad acquistarla al prezzo stabilito dall' Autorita' per l'energia elettrica e il gas (0,090 euro kwh prodotta).
Un altro risultato positivo secondo il ministro sarebbe quello di educare i ragazzi attraverso l'esperienza concreta: ''Modificando l'ambiente scolastico si apprende - ha detto - e si impara dalla realta'''. Per la realizzazione di questo progetto ci si sta muovendo in tre direzioni: un accordo quadro tra il ministro della Pubblica Istruzione e quello dell'Economia; un protocollo d'intesa tra il dicastero di viale Trastevere e l'Enea che ha offerto la propria disponibilita' a seguire la compatibilita' tecnico-scientifica dei progetti; la programmazione di corsi di formazione sull'efficienza energetica per il personale scolastico, prima in via sperimentale e poi su larga scala. ''Le istituzioni scolastiche - ha concluso Fioroni - si trasformeranno cosi' in veri e propri laboratori di risparmio ed efficienza energetica all'interno dei quali la comunita' scolastica sara' l'attore protagonista del progetto''. (ANSA)
BERSANI, LUNEDI' PIANO DI SVOLTA SU RINNOVABILI
17/02/07 12:40
Il ministro per lo Sviluppo, Pier Luigi Bersani,
ha annunciato che lunedi' mattina presentera' -
insieme al premier Romano Prodi e ai ministri
Vincenzo Visco e Alfonso Pecoraro Scanio - il
piano italiano sulle energie rinnovabili. ''Sara'
- ha detto la termine di un incontro con la
commissaria Ue alla concorrenza, Neelie Kroes -
un piano di svolta''. (ANSA)
GENNAIO 2007, IL PIU' CALDO DI SEMPRE
17/02/07 12:40
Le temperature registrate nel mondo nel mese di
gennaio sono state le più alte mai rilevate per
questo periodo dell'anno. Lo hanno annunciato gli
scienziati del centro di controllo americano
degli oceani e dell'atmosfera.
"Le temperature nel mondo sia sulla terra ferma sia sui mari sono state le più elevate registrate per il mese di gennaio", si legge in un comunicato del centro. In media (sul mare e sulla terra) le temperature sono state di 0,85 gradi al di sopra della media del 20/o secolo per gennaio.
Il record precedente era del 2002, quando la media era stata sorpassata di 0,71 gradi. In particolare le temperature terrestri sono state d 1,89 gradi sopra la media mentre quelle oceaniche hanno superato sia pure di poco anche il record stabilito nel 1998, quando era al suo massimo il fenomeno del Nino, che peraltro si sta ora ripresentando.
"La presenza del Nino così come la generale tendenza al riscaldamento del pianeta", hanno contribuito a stabilire questi dati, si afferma nel comunicato. Le alte temperature hanno anche fatto sì che nel continente euroasiatico ci siano state bassissime precipitazioni nevose. Nel corso del 20/o secolo le temperature sono aumentate di circa 0,06 gradi ogni dieci anni ma dal 1976 l'aumento è triplicato passando a 0,18 gradi. Gli aumenti maggiori di temperatura si sono avuti vicino al polo nord.
ANSA
"Le temperature nel mondo sia sulla terra ferma sia sui mari sono state le più elevate registrate per il mese di gennaio", si legge in un comunicato del centro. In media (sul mare e sulla terra) le temperature sono state di 0,85 gradi al di sopra della media del 20/o secolo per gennaio.
Il record precedente era del 2002, quando la media era stata sorpassata di 0,71 gradi. In particolare le temperature terrestri sono state d 1,89 gradi sopra la media mentre quelle oceaniche hanno superato sia pure di poco anche il record stabilito nel 1998, quando era al suo massimo il fenomeno del Nino, che peraltro si sta ora ripresentando.
"La presenza del Nino così come la generale tendenza al riscaldamento del pianeta", hanno contribuito a stabilire questi dati, si afferma nel comunicato. Le alte temperature hanno anche fatto sì che nel continente euroasiatico ci siano state bassissime precipitazioni nevose. Nel corso del 20/o secolo le temperature sono aumentate di circa 0,06 gradi ogni dieci anni ma dal 1976 l'aumento è triplicato passando a 0,18 gradi. Gli aumenti maggiori di temperatura si sono avuti vicino al polo nord.
ANSA
CINA E SIRIA NUOVE FRONTIERE PER RIFIUTI
PERICOLOSI
16/02/07 21:11
L'operazione ''Mesopotamia'' del Comando
Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente ha
consentito di portare alla luce un traffico
transnazionale di rifiuti che ha visto come
protagonisti principali cittadini di nazionalita'
siriana e cinese e come sito finale di
smaltimento il territorio dei loro Paesi
d'origine. L'indagine del Noe di Udine, iniziata
nell'ottobre 2005, ha permesso altresi' di
constatare l'esistenza di un traffico illecito di
rifiuti di plastica e carta da macero,
provenienti da ditte friulane e da altre ditte di
Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia che
camuffati da ''materia prima seconda'', mediante
il sistema della triangolazione e/o del
girobolla, venivano fatti confluire in ingenti
quantitativi (centinaia di tonnellate), presso un
sito di stoccaggio non autorizzato, a Aiello del
Friuli (Udine). Successivamente, senza aver
subito alcun trattamento di recupero, i rifiuti
venivano portati, tramite la ''Centro recupero
carta Spa'' in Siria ed in Cina.
Nell'operazione, il Noe ha sequestrato nei porti di Trieste e Marghera (Venezia) 18 container, contenenti rifiuti in plastica e carta. Ad Aiello, in Friuli, e' stata invece sequestrata un' area di 12 mila mq usata come sito di stoccaggio, con 5.000 tonnellate di rifiuti speciali (plastica, carta da macero, scarto di 'pulper'); poi 78 container carichi di 2.500 ton. di rifiuti speciali pericolosi (plastica, elettrodomestici di varia natura, terriccio proveniente da lavorazioni industriali). Il gip di Udine, pur concordando con le risultanze dell' attivita' investigativa (in cui risultano coinvolte altre 14 persone) condotta dai militari, ma tenuto conto degli effetti prodotti, nei confronti di alcuni degli indagati, dalla Legge sull'indulto, ha potuto emettere una sola misura di custodia cautelare nei confronti di Giorgio Manzardo, 63 anni, di Udine (arresti domiciliari) titolare della Centro recupero carta. Il volume d'affari, in un solo anno, e' stato di 1.500.000 euro. (ANSA)
Nell'operazione, il Noe ha sequestrato nei porti di Trieste e Marghera (Venezia) 18 container, contenenti rifiuti in plastica e carta. Ad Aiello, in Friuli, e' stata invece sequestrata un' area di 12 mila mq usata come sito di stoccaggio, con 5.000 tonnellate di rifiuti speciali (plastica, carta da macero, scarto di 'pulper'); poi 78 container carichi di 2.500 ton. di rifiuti speciali pericolosi (plastica, elettrodomestici di varia natura, terriccio proveniente da lavorazioni industriali). Il gip di Udine, pur concordando con le risultanze dell' attivita' investigativa (in cui risultano coinvolte altre 14 persone) condotta dai militari, ma tenuto conto degli effetti prodotti, nei confronti di alcuni degli indagati, dalla Legge sull'indulto, ha potuto emettere una sola misura di custodia cautelare nei confronti di Giorgio Manzardo, 63 anni, di Udine (arresti domiciliari) titolare della Centro recupero carta. Il volume d'affari, in un solo anno, e' stato di 1.500.000 euro. (ANSA)
KYOTO: MONUMENTI E PIAZZE AL BUIO, ITALIA SPEGNE
LE LUCI
16/02/07 21:11
Monumenti e piazze al buio; supermarket che
abbassano le luci; cene a lume di candela nei
ristoranti di tutta la Penisola, e inoltre
ministeri, palazzi istituzionali, uffici
comunali, scuole, fast-food, abitazioni private:
il 16 febbraio, a partire dalle 18,00, l'Italia
sara' avvolta da un grande black-out volontario.
Il ''silenzio energetico'' calera' sulla Penisola
il giorno del 2/o compleanno dell'entrata in
vigore del Protocollo di Kyoto in occasione
dell'iniziativa ''M'illumino di meno''
organizzata per il terzo anno consecutivo dalla
trasmissione di Radiodue, Caterpillar, con il
patrocinio, per questa edizione, dei ministeri
dell'Ambiente e delle Politiche Agricole. Si
spegnera' tutto, a partire dal Palazzo del
Quirinale, grazie all'autorevole adesione del
Presidente della Repubblica, immediatamente
seguita da quella della Camera dei Deputati e del
Senato della Repubblica. E sempre a Roma
resteranno al buio il Colosseo, il Pantheon e la
Fontana di Trevi. A Verona verra' spenta l'Arena,
a Torino la Basilica di Superga, a Venezia Piazza
San Marco, a Firenze Palazzo Vecchio, a Napoli il
Maschio Angioino, a Bologna Piazza Maggiore, a
Milano il Duomo e Palazzo Marino, a Pisa Piazza
dei Miracoli, a Siena Piazza del Campo, a Catania
Piazza del Duomo, ad Agrigento la Valle dei
Templi e la luce verra' abbassata in molti altri
luoghi simbolici delle principali citta'
d'Italia.
Oltre ai monumenti, piu' di 6 mila i ristoranti dove domani si cenera' a lume di candela; centinaia le citta' coinvolte tra cui tutti i capoluoghi regionali. Abbasseranno le luci superflue 144 McDonald's, la catena Slow Food, ottanta Ipercoop, 300 punti vendita Coin Oviesse mentre l'Ikea avra' un blackout totale di un minuto alle 19. Si' al black-out, poi, da parte di Anci, Arci, Acli, Wwf, Legambiente, astrofili, Confagri e Aiab. Interruttori off anche al ministero dell'Ambiente. ''Si tratta di una sana azione di limitazione del superfluo - ha detto il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla presentazione della campagna del risparmio energetico alla Rai - azione che ha anche risvolti concreti perche' avremo i dati del risparmio. Basti pensare che nella passata edizione solo spegnendo le luci non indispensabili si e' risparmiato quanto l'intero consumo energetico della regione Umbria''. In campo anche il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro che ha sottolineato l'importanza delle agroenergie (''entro il 2010 un milione di ettari a energia pulita'') annunciando che domani sera cenera' a lume di candela in un noto ristorante di Bologna. Secondo De Castro, ''va aperta una grande questione energetica nel nostro Paese''.
Grande l'impegno da parte della Rai. ''Dobbiamo indurre tutti, soprattutto i giovani - ha detto il presidente Claudio Petruccioli - a tenere gli occhi aperti e soprattutto la testa sulla questione energia''. La trasmissione Caterpillar anticipera' su RadioDue alle 17,00. In studio gli storici conduttori Massimo Cirri e Filippo Solibello. RaiNews24 seguira' in diretta gli spegnimenti piu' spettacolari con collegamenti da piazza S.Marco a Venezia, dalla Fontana di Trevi in Roma e da Piazza della Scala a Milano. (ANSA)
Oltre ai monumenti, piu' di 6 mila i ristoranti dove domani si cenera' a lume di candela; centinaia le citta' coinvolte tra cui tutti i capoluoghi regionali. Abbasseranno le luci superflue 144 McDonald's, la catena Slow Food, ottanta Ipercoop, 300 punti vendita Coin Oviesse mentre l'Ikea avra' un blackout totale di un minuto alle 19. Si' al black-out, poi, da parte di Anci, Arci, Acli, Wwf, Legambiente, astrofili, Confagri e Aiab. Interruttori off anche al ministero dell'Ambiente. ''Si tratta di una sana azione di limitazione del superfluo - ha detto il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla presentazione della campagna del risparmio energetico alla Rai - azione che ha anche risvolti concreti perche' avremo i dati del risparmio. Basti pensare che nella passata edizione solo spegnendo le luci non indispensabili si e' risparmiato quanto l'intero consumo energetico della regione Umbria''. In campo anche il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro che ha sottolineato l'importanza delle agroenergie (''entro il 2010 un milione di ettari a energia pulita'') annunciando che domani sera cenera' a lume di candela in un noto ristorante di Bologna. Secondo De Castro, ''va aperta una grande questione energetica nel nostro Paese''.
Grande l'impegno da parte della Rai. ''Dobbiamo indurre tutti, soprattutto i giovani - ha detto il presidente Claudio Petruccioli - a tenere gli occhi aperti e soprattutto la testa sulla questione energia''. La trasmissione Caterpillar anticipera' su RadioDue alle 17,00. In studio gli storici conduttori Massimo Cirri e Filippo Solibello. RaiNews24 seguira' in diretta gli spegnimenti piu' spettacolari con collegamenti da piazza S.Marco a Venezia, dalla Fontana di Trevi in Roma e da Piazza della Scala a Milano. (ANSA)
KYOTO: M'ILLUMINO DI MENO - REGOLE D'ORO DEL
RISPARMIO
16/02/07 21:10
Ecco le 8 regole d'oro del risparmio energetico
secondo il vademecum realizzato dal ministero
dell'Ambiente: - 1) Non regolare il riscaldamento
mai oltre i 20 gradi (come previsto dalla legge
10/91 sul risparmio energetico); per ogni grado
in piu' i consumi crescono del 7%. - 2) Se stai
ristrutturando casa, installa doppi vetri
termoisolanti: un migliore isolamento termico
dell'edificio significa un considerevole
risparmio. - 3) Fai una regolare revisione della
caldaia: se questa e' in perfetta efficienza
consuma circa il 5% in meno. - 4) Utilizza
lampadine a fluorescenza e non a incandescenza
(quelle tradizionali): avrai un risparmio annuo
di circa 63 euro per un appartamento di 100 mq. -
5) Spegni le luci non necessarie, ad esempio
passando da un ambiente all'altro; puoi ridurre
sino al 30% i tuoi consumi per l'illuminazione. -
6) Se puoi, sostituisci il vecchio frigorifero
con un nuovo modello ad alta efficienza
energetica: nel 2007, approfittando
dell'incentivo (fino a 200 euro) previsto in
Finanziaria, risparmi sull'acquisto e anche la
bolletta sara' piu' leggera. - 7) Spegni sempre
TV, Hi-Fi e videoregistratori anziché lasciarli
in stand-by, poiche' non e' vero che in stand-by
il consumo e' nullo: puo' arrivare sino al 20%
del consumo dell'apparecchio quando e' in
funzione. - 8) Accendi lo scaldabagno solo prima
di far la doccia (o quando serve effettivamente
acqua calda): puoi abbattere sino al 50% i
relativi consumi. Ed ecco il decalogo della
trasmissione di Radio2, Caterpillar, per la
giornata del risparmio ''M'illumino di meno'' (e
anche per dopo): - 1) spegnere le luci quando non
servono - 2) spegnere e non lasciare in stand by
gli apparecchi elettronici - 3) sbrinare
frequentemente il frigorifero; tenere la
serpentina pulita e distanziata dal muro in modo
che possa circolare l'aria - 4) mettere il
coperchio sulle pentole quando si bolle l'acqua
ed evitare sempre che la fiamma sia piu' ampia
del fondo della pentola - 5) se si ha troppo
caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le
finestre - 6) ridurre gli spifferi degli infissi
riempiendoli di materiale che non lascia passare
aria - 7) utilizzare le tende per creare
intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le
porte esterne - 8) non lasciare tende chiuse
davanti ai termosifoni - 9) inserire apposite
pellicole isolanti e riflettenti tra i muri
esterni e i termosifoni - 10) utilizzare
l'automobile il meno possibile e se necessario
condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
(ANSA)
Disciplina emissioni, il Dlgs 152/2006 copre
tutti gli impianti
15/02/07 13:34
Per la Corte di Cassazione il Dlgs 152/2006 (cd.
"Codice ambientale") ha normativizzato un
principio giurisprudenziale già elaborato dal
medesimo Giudice di legittimità in riferimento al
Dpr 203/1988.
Per la Corte (sentenza 456/2007) il Codice ha infatti introdotto una nozione più ampia di impianto sottoposto alla disciplina sulle emissioni, definendo tale il macchinario o il sistema o l'insieme di macchinari o di sistemi costituito da una struttura fissa e dotato di autonomi a funzionale in quanto destinato ad una specifica attività (articolo 268) ed omettendo di riproporre la locuzione recata invece dal Dpr 203/1988 dal seguente tenore: "che serva per usi industriali o di pubblica utilità".
Con la medesima sentenza il Giudice ha altresì ricordato l'esistenza di una continuità normativa tra il regime di deroghe stabilito dal Dpr 203/1988 e quello sancito dal Dlgs 152/2006 in relazione agli impianti a basso inquinamento (come già confermato da precedente sentenza n. 41291/2006).
Per la Corte (sentenza 456/2007) il Codice ha infatti introdotto una nozione più ampia di impianto sottoposto alla disciplina sulle emissioni, definendo tale il macchinario o il sistema o l'insieme di macchinari o di sistemi costituito da una struttura fissa e dotato di autonomi a funzionale in quanto destinato ad una specifica attività (articolo 268) ed omettendo di riproporre la locuzione recata invece dal Dpr 203/1988 dal seguente tenore: "che serva per usi industriali o di pubblica utilità".
Con la medesima sentenza il Giudice ha altresì ricordato l'esistenza di una continuità normativa tra il regime di deroghe stabilito dal Dpr 203/1988 e quello sancito dal Dlgs 152/2006 in relazione agli impianti a basso inquinamento (come già confermato da precedente sentenza n. 41291/2006).
Danno ambientale, chi può agire in giudizio?
15/02/07 13:34
Il Dlgs 152/2006 attribuisce al solo MinAmbiente
il potere di agire in via risarcitoria davanti al
Giudice ordinario, ma non nega ai danneggiati la
possibilità di chiedere il risarcimento dei danni
diversi da quelli dell'inquinamento del sito.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione (sentenza 29855/2006), così respingendo la richiesta di annullamento delle statuizioni civili di una sentenza penale avanzata in un ricorso.
La sentenza (premesso che le norme ex Dlgs 152/2006 si applicano ai giudizi promossi dopo il 29 aprile 2006), ha anche affermato che la concentrazione nello Stato dell'azione risarcitoria, con il coinvolgimento degli Enti locali sul cui territorio si è verificato il danno ambientale solo in sede istruttoria e di suddivisione del ricavato, "quasi si trattasse di enti soggetti sottoposti a tutela dello Stato", potrebbe porre problemi di legittimità costituzionale.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione (sentenza 29855/2006), così respingendo la richiesta di annullamento delle statuizioni civili di una sentenza penale avanzata in un ricorso.
La sentenza (premesso che le norme ex Dlgs 152/2006 si applicano ai giudizi promossi dopo il 29 aprile 2006), ha anche affermato che la concentrazione nello Stato dell'azione risarcitoria, con il coinvolgimento degli Enti locali sul cui territorio si è verificato il danno ambientale solo in sede istruttoria e di suddivisione del ricavato, "quasi si trattasse di enti soggetti sottoposti a tutela dello Stato", potrebbe porre problemi di legittimità costituzionale.
La domanda di permesso di costruire non è una Dia
15/02/07 13:33
La presentazione della domanda per il permesso di
costruire una stazione radio-base non può essere
considerata, dal Comune e dal richiedente, una
denuncia di inizio-attività: i due istituti sono
profondamente diversi.
Lo ha affermato il Tar Ancona (sentenza 28/2007), secondo cui il Dlgs 259/2003 ammette la possibilità di localizzare le stazioni radio-base mediante denuncia di inizio attività; qualora l'interessato opti per un procedimento diverso (nel caso di specie, presentazione della domanda per il permesso a costruire), il Comune non ha alcun obbligo di intendere diversamente la domanda (ritenendola una Dia).
Infatti, secondo il Tar, "se è vero che l'Amministrazione ha l'obbligo di attenersi ai principi di cui all'articolo 97 della Costituzione nell'espletamento della propria attività amministrativa, in modo conforme deve agire anche la parte privata, evitando, cioè, di chiedere un determinato provvedimento con l'intento, affatto esternato, di avvalersi, in caso di negato rilascio, di un altro e ben diverso provvedimento.".
Lo ha affermato il Tar Ancona (sentenza 28/2007), secondo cui il Dlgs 259/2003 ammette la possibilità di localizzare le stazioni radio-base mediante denuncia di inizio attività; qualora l'interessato opti per un procedimento diverso (nel caso di specie, presentazione della domanda per il permesso a costruire), il Comune non ha alcun obbligo di intendere diversamente la domanda (ritenendola una Dia).
Infatti, secondo il Tar, "se è vero che l'Amministrazione ha l'obbligo di attenersi ai principi di cui all'articolo 97 della Costituzione nell'espletamento della propria attività amministrativa, in modo conforme deve agire anche la parte privata, evitando, cioè, di chiedere un determinato provvedimento con l'intento, affatto esternato, di avvalersi, in caso di negato rilascio, di un altro e ben diverso provvedimento.".
150 milioni di metri cubi di acqua di montagna
andati via dalle falde...
15/02/07 13:32
...dell’Appennino negli ultimi anni per far posto
al buco della TAV
150 milioni di metri cubi di acqua di montagna andati via dalle falde dell’Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV …
Fonte: Idra, Associazione di volontariato http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html www.idra.dadacasa.supereva.it
INFRASTRUTTURE E FUTURO: CI SONO DUE TOSCANE. UNA È VIGILE E PREVIDENTE. L’ALTRA È BEATA E BENDATA.
LUNEDÌ 22 GENNAIO LA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA REGIONE VA IN VISITA ALLA TAV IN MUGELLO: AVRÀ OCCHI PER VEDERE?
Hanno superato quota 150 milioni. Sono i metri cubi di buona acqua di montagna andati via dalle falde dell’Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV. Ma a Palazzo Bastogi, sede della “Toscana legale”, meglio non parlarne: la priorità adesso è un’altra. A Palazzo Bastogi si sogna un altro buco TAV, forse ancora più avventuroso: questa volta sotto Firenze.
Sono oltre 10.000 miliardi di vecchie lire di denaro pubblico. E’ il conto (ancora provvisorio peraltro) della galleria TAV fra Firenze a Bologna. Ma doveva costare 5 volte di meno. E a Palazzo Bastogi? Meglio non parlarne. A Palazzo Bastogi si reclamano piuttosto dall’erario altre centinaia di milioni di euro (per cominciare) necessari a bucare anche la città cara all’UNESCO.
I $upertreni dovevano correre fra Firenze e Bologna già nel 2003. Ma siamo nel 2007 e ancora nelle gallerie non ci sono neppure i binari! Anzi. La TAV ha all’attivo gallerie da demolire e da rifare. E a Palazzo Bastogi? Silenzio tassativo: non ci risultano comunicati della giunta regionale che spieghino che sono già tre i tunnel in demolizione e in rifacimento, e perché questo sta avvenendo.
Fra una finestra e l’altra di accesso ai tunnel sotto l’Appennino ci sono fino a 6-7 km di distanza. Se là sotto succede un incidente, o un attentato, la più vicina via di fuga può essere lontana dunque fino a tre km e mezzo. Lo hanno scritto nero su bianco i Vigili del Fuoco di Firenze: "Nel caso di gallerie con finestre intermedie non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all'incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell'incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km". Quindi fra Vaglia e Bologna, aggiungono, "si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso". La galleria parallela di soccorso manca, clamorosamente, per ben 60 km. Non è stata neppure progettata! Sarà necessario altro tempo, inevitabili altri impatti. Secondo gli esperti, farà lievitare i costi del 30-40% (e a lume di naso dovrà essere fatta). Ci saranno mai questi soldi? Arriverà mai a Firenze questo $upertreno? Tutto appare molto incerto. Ma la Regione Toscana ha fretta. Ha fretta di bucare anche Firenze.
Infine l’architettura contrattuale. Non ci risulta che qualcuno abbia mai smentito l’ing. Ivan Cicconi, che da tempo definisce quello del general contractor un autentico autogoal finanziario per lo Stato: mentre a livello comunitario sono definiti solo due soggetti economici, l’“appaltatore” e il “concessionario”, col concessionario-committente quale è di fatto il general contractor, e col finanziamento pubblico dell’opera fino al 100% del costo, viene a configurarsi una situazione paradossale, che spinge inevitabilmente a far lievitare al massimo i tempi e i costi dei lavori, e a non garantire la qualità dell’opera.
Intanto si comincia a capire che volendo, a Firenze, ci sono binari inutilizzati e stazioni dismesse. E che con poche aggiunte, una diversa organizzazione della rete e un po’ più di tecnologia si potrebbe moltiplicare la capacità attuale del Nodo e realizzare, con minima spesa, quel servizio ferroviario metropolitano che vorrebbero farci credere impossibile senza la TAV. E’ mai stato possibile discutere e confrontare pubblicamente progetti e scenari? Davanti allo spettacolo quotidiano dei disagi propinati ai pendolari in termini di servizi, puntualità, pulizia e sicurezza, i cittadini dovrebbero credere alla favola che quegli 8 km di doppio tunnel controfalda, con due curve a 90° e chissà quante belle sorprese scavi-facendo, sarebbero la bacchetta magica per venire a capo di problemi che hanno ben altre cause e soluzioni.
Abbiamo davvero bisogno di tutto questo?
Ci sono due Toscane. Una Toscana “legale”, che chiude testardamente gli occhi di fronte alle evidenze della realtà. Una Toscana “reale”, che esige buon governo della spesa pubblica, cura e difesa del territorio, futuro per i nostri figli e nipoti.
Riuscirà la Commissione Ambiente della Regione, che lunedì 22 farà un sopralluogo ai cantieri TAV, a vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, e a dissuadere la giunta Martini dall’avventura TAV sotto Firenze? Qualcuno spiegherà al presidente Erasmo D’Angelis, secondo il quale in Mugello “il ripristino verrà finanziato dai lavori, quindi non c’è un finanziamento da parte degli Enti locali, c’è un finanziamento da parte del costruttore per il ripristino ambientale”, che anche questo finanziamento (i 53 milioni di euro stanziati nel 2002 col cosiddetto Addendum) è interamente pubblico? Quella della previdenza è un’arte difficile. Ma almeno l’esperienza, vorremo metterla a frutto e non ripetere gli errori freschi e manifesti?
150 milioni di metri cubi di acqua di montagna andati via dalle falde dell’Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV …
Fonte: Idra, Associazione di volontariato http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html www.idra.dadacasa.supereva.it
INFRASTRUTTURE E FUTURO: CI SONO DUE TOSCANE. UNA È VIGILE E PREVIDENTE. L’ALTRA È BEATA E BENDATA.
LUNEDÌ 22 GENNAIO LA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA REGIONE VA IN VISITA ALLA TAV IN MUGELLO: AVRÀ OCCHI PER VEDERE?
Hanno superato quota 150 milioni. Sono i metri cubi di buona acqua di montagna andati via dalle falde dell’Appennino negli ultimi anni per far posto al buco della TAV. Ma a Palazzo Bastogi, sede della “Toscana legale”, meglio non parlarne: la priorità adesso è un’altra. A Palazzo Bastogi si sogna un altro buco TAV, forse ancora più avventuroso: questa volta sotto Firenze.
Sono oltre 10.000 miliardi di vecchie lire di denaro pubblico. E’ il conto (ancora provvisorio peraltro) della galleria TAV fra Firenze a Bologna. Ma doveva costare 5 volte di meno. E a Palazzo Bastogi? Meglio non parlarne. A Palazzo Bastogi si reclamano piuttosto dall’erario altre centinaia di milioni di euro (per cominciare) necessari a bucare anche la città cara all’UNESCO.
I $upertreni dovevano correre fra Firenze e Bologna già nel 2003. Ma siamo nel 2007 e ancora nelle gallerie non ci sono neppure i binari! Anzi. La TAV ha all’attivo gallerie da demolire e da rifare. E a Palazzo Bastogi? Silenzio tassativo: non ci risultano comunicati della giunta regionale che spieghino che sono già tre i tunnel in demolizione e in rifacimento, e perché questo sta avvenendo.
Fra una finestra e l’altra di accesso ai tunnel sotto l’Appennino ci sono fino a 6-7 km di distanza. Se là sotto succede un incidente, o un attentato, la più vicina via di fuga può essere lontana dunque fino a tre km e mezzo. Lo hanno scritto nero su bianco i Vigili del Fuoco di Firenze: "Nel caso di gallerie con finestre intermedie non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all'incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell'incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km". Quindi fra Vaglia e Bologna, aggiungono, "si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso". La galleria parallela di soccorso manca, clamorosamente, per ben 60 km. Non è stata neppure progettata! Sarà necessario altro tempo, inevitabili altri impatti. Secondo gli esperti, farà lievitare i costi del 30-40% (e a lume di naso dovrà essere fatta). Ci saranno mai questi soldi? Arriverà mai a Firenze questo $upertreno? Tutto appare molto incerto. Ma la Regione Toscana ha fretta. Ha fretta di bucare anche Firenze.
Infine l’architettura contrattuale. Non ci risulta che qualcuno abbia mai smentito l’ing. Ivan Cicconi, che da tempo definisce quello del general contractor un autentico autogoal finanziario per lo Stato: mentre a livello comunitario sono definiti solo due soggetti economici, l’“appaltatore” e il “concessionario”, col concessionario-committente quale è di fatto il general contractor, e col finanziamento pubblico dell’opera fino al 100% del costo, viene a configurarsi una situazione paradossale, che spinge inevitabilmente a far lievitare al massimo i tempi e i costi dei lavori, e a non garantire la qualità dell’opera.
Intanto si comincia a capire che volendo, a Firenze, ci sono binari inutilizzati e stazioni dismesse. E che con poche aggiunte, una diversa organizzazione della rete e un po’ più di tecnologia si potrebbe moltiplicare la capacità attuale del Nodo e realizzare, con minima spesa, quel servizio ferroviario metropolitano che vorrebbero farci credere impossibile senza la TAV. E’ mai stato possibile discutere e confrontare pubblicamente progetti e scenari? Davanti allo spettacolo quotidiano dei disagi propinati ai pendolari in termini di servizi, puntualità, pulizia e sicurezza, i cittadini dovrebbero credere alla favola che quegli 8 km di doppio tunnel controfalda, con due curve a 90° e chissà quante belle sorprese scavi-facendo, sarebbero la bacchetta magica per venire a capo di problemi che hanno ben altre cause e soluzioni.
Abbiamo davvero bisogno di tutto questo?
Ci sono due Toscane. Una Toscana “legale”, che chiude testardamente gli occhi di fronte alle evidenze della realtà. Una Toscana “reale”, che esige buon governo della spesa pubblica, cura e difesa del territorio, futuro per i nostri figli e nipoti.
Riuscirà la Commissione Ambiente della Regione, che lunedì 22 farà un sopralluogo ai cantieri TAV, a vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, e a dissuadere la giunta Martini dall’avventura TAV sotto Firenze? Qualcuno spiegherà al presidente Erasmo D’Angelis, secondo il quale in Mugello “il ripristino verrà finanziato dai lavori, quindi non c’è un finanziamento da parte degli Enti locali, c’è un finanziamento da parte del costruttore per il ripristino ambientale”, che anche questo finanziamento (i 53 milioni di euro stanziati nel 2002 col cosiddetto Addendum) è interamente pubblico? Quella della previdenza è un’arte difficile. Ma almeno l’esperienza, vorremo metterla a frutto e non ripetere gli errori freschi e manifesti?
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III,12 dicembre
2006 (Ud. 28/11/2006)
15/02/07 13:32
Sentenza n. 40446
RIFIUTI - Accumulo dei rifiuti - Nozione - Caratteristiche modalità e tempi. Le caratteristiche delle modalità e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicché rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui è situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Rifiuti - Differenza tra abbandono e discarica abusiva - Fattispecie - D. L.vo n. 36/2003 - Art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997. Solo l'abbandono di rifiuti connotato dall'assenza di caratteristiche quantitative e di sistematicità, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica abusiva. Rientra,. in specie, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003, la realizzazione di un depositato incontrollato nell'area circostante a una segheria di un ingente quantità di rifiuti prodotti dalla lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] raccolti in vasche di decantazione aziendali per oltre un anno. Né era in atto una legittima operazione preliminare all'attività di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Rifiuti - Deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti - Gestione di rifiuti non autorizzata - Presupposti. Il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti è equiparabile giuridicamente all'attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977). In specie, correttamente è stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poiché risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalità de deposito stesso. Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attività di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Pubblica Udienza 28.11.2006
SENTENZA N. 1908
REG. GENERALE n. 09018/2005
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
Composta dagli Ill.mi Signori
Dott. Guido De Maio Presidente
1. Dott. Alfredo Teresi Consigliere rel.
2. Dott. Aldo Fiale Consigliere
3. Dott. Margherita Marmo Consigliere
4. Dott. Maria Silvia Sensini Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sui ricorsi proposti da Ferro Giuseppe, nato a Castellammare del Golfo il 10.12.1968, e da Ferro Roberto, nato a Trapani il 2.02.1966,avverso la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Palermo in data 5.12.2005 con cui è stata confermata la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda loro inflitta nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilità limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per il reato di cui all'art. 51, commi 1, 2, 3 d.lgs. n. 22/1997;
Visti gli atti, la sentenza denunciata e i ricorsi;
Sentita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Alfredo Teresi;
Sentito il PM nella persona del PG dott. Giovani D'Angelo, il quale ha chiesto il rigetto dei ricorsi;
osserva
Con sentenza in data 5.12.2005 la Corte d'Appello di Palermo confermava la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda inflitta agli imputati nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilità limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per avere, Ferro Roberto, quale conduttore di una segheria di marmo sita in Castellammare del Golfo e Ferro Giuseppe, quale presidente della cooperativa Golfo Marmi a.r.l., ma di fatto gestori dell'attività fino all'11.07.2002, depositato in modo incontrollato nell'area circostante la segheria un ingente quantità di rifiuti della lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] e per avere raccolto in vasche di decantazione aziendali rifiuti di lavorazione per oltre un anno, così realizzando una discarica non autorizzata.
Riteneva la Corte che Ferro Roberto avesse cogestito la segheria presso la quale erano stati ammassati ingenti quantitativi di rifiuti non pericolosi della lavorazione del marmo per un prolungato periodo di tempo.
Proponevano ricorsi per cassazione gli imputati denunciando.
Ferro Giuseppe
manifesta illogicità della motivazione in ordine.
- all'affermazione di responsabilità per il periodo antecedente all'assunzione della carica di legale rappresentante della società [maggio 2000] a partire dall'anno 1989;
- alla ritenuta configurabilità del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perché in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc. di fanghi essiccati, mentre quelli riversati in vasche non potevano essere smaltiti per mancanza di discariche nella provincia di Trapani;
- all'applicazione di una pena non adeguata alla modestia del fatto.
Ferro Roberto
illogicità della motivazione in ordine
- all'affermazione di responsabilità erroneamente ritenuta perché la cessazione di attività di operaio non autorizza a ritenere che egli avesse curato la gestione della segheria;
- alla disconoscimento dell'impossibilità di smaltire i fanghi raccolti nelle vasche di decantazione per la mancanza di discariche nella provincia di Trapani;
- alla ritenuta configurabilità del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perché in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc di fanghi essiccati;
violazione di legge in ordine
- al riconoscimento della recidiva specifica infraquinquennale non applicabile alle contravvenzioni;
- al diniego delle attenuanti generiche basato esclusivamente sui precedenti penali.
Chiedevano l'annullamento della sentenza.
I ricorsi non sono puntuali perché censurano in fatto la decisione fondata, invece, su congrue argomentazioni esenti da vizi logico - giuridici essendo stati specificati gli elementi probatori emersi a carico degli imputati e confutate le obiezioni difensive.
Il positivo giudizio della compartecipazione degli imputati alla gestione dell'azienda è sorretto da logiche considerazioni perché, per Ferro Roberto [condannato con sentenza definitiva per la gestione dell'azienda per le medesime condotte fino al 26.08.1998] non è stato chiamato soltanto il legame familiare ma sopratutto la sua esperienza nel settore, elementi che legittimano il convincimento che egli abbia concorso attivamente nella gestione della società cooperativa della quale il fratello è divenuto legale rappresentante sin dal maggio 2000.
Sebbene i giudici di merito non abbiano preso in considerazione la doglianza di Ferro Giuseppe sulla data d'inizio della gestione aziendale menzionata in rubrica [1989], nessun concreto pregiudizio è allo steso derivato sul piano sanzionatorio perché la pena per la discarica abusiva è stata determinata violando il minimo edittale.
Anche i motivi sulla configurabilità dei reati non sono puntuali, anche se va puntualizzato che il richiamo in rubrica ad entrambe le ipotesi criminose di deposito incontrollato di rifiuti e di discarica abusiva meritava un intervento chiarificatore dei giudici di merito in ordine alla esatta qualificazione giuridica dei fatti di reati riscontrati, vale a dire l'accumulo di residui, essiccati, della lavorazione del marmo all'esterno dello stabilimento aziendale e la raccolta di fanghi di polvere di marmo in vasche di decantazione per un tempo prolungato.
Infatti, le caratteristiche delle modalità e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicché rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui è situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]
I fatti sopra descritti rientrano, peraltro, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003 sia per durata - superiore all'anno - del deposito sia la assenza di preparazione per il successivo recupero o trattamento o smaltimento in discarica, che non era inesigibile [come asserito in ricorso] per la possibilità di effettuarlo preso discariche esistenti in province siciliane diverse da quella in cui operavano gli imprenditori.
Solo l'abbandono di rifiuti connotato d'assenza di caratteristiche quantitative o di sistematicità nella specie non ravvisabili, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica, sicché a rettifica della motivazione della sentenza impugnata, va affermato che sia stata addebita agli imputati la gestione di distinte fattispecie criminose di discariche non utilizzate, unificate dal vincolo della continuazione, essendo stato accertato, in fatto, che un consistente quantitativo stratificato di fanghi derivanti della attività di lavorazione del marmo è stato depositato all'esterno dell'insediamento produttivo per un tempo prolungato, desumibile della costatata essiccazione, e che altri fanghi sono stati depositati in vasche di decantazione all'interno dell'azienda per oltre un anno.
Né era in atto una legittima operazione preliminare all'attività di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative.
Pertanto, puntualizzando che, in assenza di tali condizioni, il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti è equiparabile giuridicamente all'attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977), correttamente è stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poiché risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalità de deposito stesso.
Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attività di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato.
Manifestamente infondate, perché generiche e in fatto, sono le censure relative alla pena, applicata in violazione del minimo edittale e al diniego a Ferro Roberto dalle attenuanti generiche per gli ostativi precedenti penali.
Corretto è il rilievo, proposto da Ferro Roberto, sull'inapplicabilità della recidiva alle contravvenzioni poiché la nuova formulazione dell'art. 99 cod. pen. [introdotta dell'art. 4 della legge dicembre 2005 n. 251] prende in considerazione ai fini dell'aumento delle pene solo la commissione di "nuovo delitto colposo"
Tuttavia, l'esclusione della recidiva non comporta alcuna diminuzione di pena per non essere stato effettuato, nel relativo calcolo, alcun aumento per tale titolo.
Infatti, l'espressione "recidiva reiterata specifica, infraquinquennale" è stata impropriamente utilizzata solo nella motivazione del diniego delle attenuanti generiche come sinonimo di ostatività per i negativi precedenti penali.
Il rigetto dei ricorsi comporta condanna al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta i ricorsi e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma nella pubblica udienza del 28.11.2006.
L' estensore Il presidente
Alfredo Teresi Guido Di Maio
RIFIUTI - Accumulo dei rifiuti - Nozione - Caratteristiche modalità e tempi. Le caratteristiche delle modalità e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicché rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui è situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Rifiuti - Differenza tra abbandono e discarica abusiva - Fattispecie - D. L.vo n. 36/2003 - Art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997. Solo l'abbandono di rifiuti connotato dall'assenza di caratteristiche quantitative e di sistematicità, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica abusiva. Rientra,. in specie, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003, la realizzazione di un depositato incontrollato nell'area circostante a una segheria di un ingente quantità di rifiuti prodotti dalla lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] raccolti in vasche di decantazione aziendali per oltre un anno. Né era in atto una legittima operazione preliminare all'attività di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Rifiuti - Deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti - Gestione di rifiuti non autorizzata - Presupposti. Il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti è equiparabile giuridicamente all'attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977). In specie, correttamente è stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poiché risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalità de deposito stesso. Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attività di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato. Pres. De Maio - Est. Teresi - Ric. Ferro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 12 dicembre 2006 (Ud. 28/11/2006), Sentenza n. 40446
Pubblica Udienza 28.11.2006
SENTENZA N. 1908
REG. GENERALE n. 09018/2005
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
Composta dagli Ill.mi Signori
Dott. Guido De Maio Presidente
1. Dott. Alfredo Teresi Consigliere rel.
2. Dott. Aldo Fiale Consigliere
3. Dott. Margherita Marmo Consigliere
4. Dott. Maria Silvia Sensini Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sui ricorsi proposti da Ferro Giuseppe, nato a Castellammare del Golfo il 10.12.1968, e da Ferro Roberto, nato a Trapani il 2.02.1966,avverso la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Palermo in data 5.12.2005 con cui è stata confermata la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda loro inflitta nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilità limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per il reato di cui all'art. 51, commi 1, 2, 3 d.lgs. n. 22/1997;
Visti gli atti, la sentenza denunciata e i ricorsi;
Sentita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Alfredo Teresi;
Sentito il PM nella persona del PG dott. Giovani D'Angelo, il quale ha chiesto il rigetto dei ricorsi;
osserva
Con sentenza in data 5.12.2005 la Corte d'Appello di Palermo confermava la condanna alla pena dell'arresto e dell'ammenda inflitta agli imputati nel giudizio di primo grado [per Ferro Roberto con declaratoria di non procedibilità limitatamente ai fatti commessi prima del 26 agosto 1998] per avere, Ferro Roberto, quale conduttore di una segheria di marmo sita in Castellammare del Golfo e Ferro Giuseppe, quale presidente della cooperativa Golfo Marmi a.r.l., ma di fatto gestori dell'attività fino all'11.07.2002, depositato in modo incontrollato nell'area circostante la segheria un ingente quantità di rifiuti della lavorazione del marmo [polveri e fanghi di marmo] e per avere raccolto in vasche di decantazione aziendali rifiuti di lavorazione per oltre un anno, così realizzando una discarica non autorizzata.
Riteneva la Corte che Ferro Roberto avesse cogestito la segheria presso la quale erano stati ammassati ingenti quantitativi di rifiuti non pericolosi della lavorazione del marmo per un prolungato periodo di tempo.
Proponevano ricorsi per cassazione gli imputati denunciando.
Ferro Giuseppe
manifesta illogicità della motivazione in ordine.
- all'affermazione di responsabilità per il periodo antecedente all'assunzione della carica di legale rappresentante della società [maggio 2000] a partire dall'anno 1989;
- alla ritenuta configurabilità del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perché in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc. di fanghi essiccati, mentre quelli riversati in vasche non potevano essere smaltiti per mancanza di discariche nella provincia di Trapani;
- all'applicazione di una pena non adeguata alla modestia del fatto.
Ferro Roberto
illogicità della motivazione in ordine
- all'affermazione di responsabilità erroneamente ritenuta perché la cessazione di attività di operaio non autorizza a ritenere che egli avesse curato la gestione della segheria;
- alla disconoscimento dell'impossibilità di smaltire i fanghi raccolti nelle vasche di decantazione per la mancanza di discariche nella provincia di Trapani;
- alla ritenuta configurabilità del reato di discarica abusiva trattandosi, invece, di deposito controllato di rifiuti propri da conferire in discarica perché in appena due anni erano stati accumulati 10.000 mc di fanghi essiccati;
violazione di legge in ordine
- al riconoscimento della recidiva specifica infraquinquennale non applicabile alle contravvenzioni;
- al diniego delle attenuanti generiche basato esclusivamente sui precedenti penali.
Chiedevano l'annullamento della sentenza.
I ricorsi non sono puntuali perché censurano in fatto la decisione fondata, invece, su congrue argomentazioni esenti da vizi logico - giuridici essendo stati specificati gli elementi probatori emersi a carico degli imputati e confutate le obiezioni difensive.
Il positivo giudizio della compartecipazione degli imputati alla gestione dell'azienda è sorretto da logiche considerazioni perché, per Ferro Roberto [condannato con sentenza definitiva per la gestione dell'azienda per le medesime condotte fino al 26.08.1998] non è stato chiamato soltanto il legame familiare ma sopratutto la sua esperienza nel settore, elementi che legittimano il convincimento che egli abbia concorso attivamente nella gestione della società cooperativa della quale il fratello è divenuto legale rappresentante sin dal maggio 2000.
Sebbene i giudici di merito non abbiano preso in considerazione la doglianza di Ferro Giuseppe sulla data d'inizio della gestione aziendale menzionata in rubrica [1989], nessun concreto pregiudizio è allo steso derivato sul piano sanzionatorio perché la pena per la discarica abusiva è stata determinata violando il minimo edittale.
Anche i motivi sulla configurabilità dei reati non sono puntuali, anche se va puntualizzato che il richiamo in rubrica ad entrambe le ipotesi criminose di deposito incontrollato di rifiuti e di discarica abusiva meritava un intervento chiarificatore dei giudici di merito in ordine alla esatta qualificazione giuridica dei fatti di reati riscontrati, vale a dire l'accumulo di residui, essiccati, della lavorazione del marmo all'esterno dello stabilimento aziendale e la raccolta di fanghi di polvere di marmo in vasche di decantazione per un tempo prolungato.
Infatti, le caratteristiche delle modalità e dei tempi d'accumulo dei materiali delineano la nozione normativa di discarica abusiva punibile quando, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti, sicché rientra nella nozione in parola l'accumulo sul ruolo ripetuto dei rifiuti con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli dei rifiuti e dello spazio occupato, a nulla rilevando la circostanza che tale accumulo avvenga sullo stesso terreno in cui è situato l'operatore che in parte li tratta [Cassazione Sezione III n. 7577/1992, Abortivi, RV. 190924]
I fatti sopra descritti rientrano, peraltro, nella definizione di discarica introdotta col decreto legislativo n. 36/2003 sia per durata - superiore all'anno - del deposito sia la assenza di preparazione per il successivo recupero o trattamento o smaltimento in discarica, che non era inesigibile [come asserito in ricorso] per la possibilità di effettuarlo preso discariche esistenti in province siciliane diverse da quella in cui operavano gli imprenditori.
Solo l'abbandono di rifiuti connotato d'assenza di caratteristiche quantitative o di sistematicità nella specie non ravvisabili, vale ad escludere la realizzazione o la gestione di una discarica, sicché a rettifica della motivazione della sentenza impugnata, va affermato che sia stata addebita agli imputati la gestione di distinte fattispecie criminose di discariche non utilizzate, unificate dal vincolo della continuazione, essendo stato accertato, in fatto, che un consistente quantitativo stratificato di fanghi derivanti della attività di lavorazione del marmo è stato depositato all'esterno dell'insediamento produttivo per un tempo prolungato, desumibile della costatata essiccazione, e che altri fanghi sono stati depositati in vasche di decantazione all'interno dell'azienda per oltre un anno.
Né era in atto una legittima operazione preliminare all'attività di gestione, preparatoria al recupero non ricorrendo un deposito temporaneo di rifiuti [art. 6 lett. m. decreto n. 22/1997] " quale raggruppamento dei rifiuti effettuando, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti" nel rispetto di precise condizioni temporanee, quantitative e qualitative.
Pertanto, puntualizzando che, in assenza di tali condizioni, il deposito di rifiuti nel luogo diverso da quello in cui sono stati prodotti è equiparabile giuridicamente all'attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista come reato dall'art. 51 del d. lgs. 22/1997 (Cass. Sez. III n. 7140, 21.03.2000, Eterno, RV 216977), correttamente è stata esclusa la ricorrenza delle condizioni che integrano il concetto normativo di deposito temporaneo di rifiuti poiché risulta che non sono state rispettate la condizioni relative alle cadenze temporali di raccolta e d'avviamento alle operazioni di recupero o di smaltimento; ai termini massimi di durata e alle modalità de deposito stesso.
Quindi, i detentori si sono disfatti degli scarti della lavorazione del marmo effettuando un'attività di smaltimento mediante deposito al suolo di rifiuti per un tempo prolungato.
Manifestamente infondate, perché generiche e in fatto, sono le censure relative alla pena, applicata in violazione del minimo edittale e al diniego a Ferro Roberto dalle attenuanti generiche per gli ostativi precedenti penali.
Corretto è il rilievo, proposto da Ferro Roberto, sull'inapplicabilità della recidiva alle contravvenzioni poiché la nuova formulazione dell'art. 99 cod. pen. [introdotta dell'art. 4 della legge dicembre 2005 n. 251] prende in considerazione ai fini dell'aumento delle pene solo la commissione di "nuovo delitto colposo"
Tuttavia, l'esclusione della recidiva non comporta alcuna diminuzione di pena per non essere stato effettuato, nel relativo calcolo, alcun aumento per tale titolo.
Infatti, l'espressione "recidiva reiterata specifica, infraquinquennale" è stata impropriamente utilizzata solo nella motivazione del diniego delle attenuanti generiche come sinonimo di ostatività per i negativi precedenti penali.
Il rigetto dei ricorsi comporta condanna al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta i ricorsi e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma nella pubblica udienza del 28.11.2006.
L' estensore Il presidente
Alfredo Teresi Guido Di Maio
AMBIENTE: ECO-REATI; IN ITALIA AFFARI PER 180 MLD
IN 12 ANNI
12/02/07 22:35
Traffico illegale di rifiuti, abusivismo edilizio
e cave illegali, racket di animali e furti di
opere d'arte sono i principale settori
dell'illegalita' ambientale. Un giro d'affari
che, in Italia, nel 2005 supera i 22 miliardi di
euro e, secondo il bilancio del rapporto Ecomafia
2006 di Legambiente, ammonta a quasi 180 miliardi
di euro dal 1994 ad oggi. Parlano chiaro i dati
sul traffico illecito di rifiuti: e' di circa 2,7
milioni di euro il valore delle 4.600 tonnellate
di rifiuti anche pericolosi e tossici, contenuti
nei 270 container sottoposti a sequestro dalle
dogane italiane da ottobre 2005 a marzo 2006. Sul
fronte illegalita', nel 2005 sono state 23.660 le
infrazioni accertate dalle forze dell'ordine; 183
le persone arrestate; 19.503 le persone
denunciate; 10.503 i sequestri effettuati. Questa
la mappa dell'eco-illegalita' in Italia per il
2005 (Fonte - elaborazione Legambiente su dati
delle forze dell' ordine):
- Infrazioni accertate 23.660
- Persone arrestate 183
- Persone denunciate 19.503
- Sequestri effettuati 10.503
Questo invece il business dell'Ecomafia. Le cifre sono espresse in miliardi di euro (Fonte - Elaborazione Legambiente):
ANNO MLD
1994 10,85
1995 10,85
1996 10,85
1997 11,33
1998 11,53
1999 13,51
2000 13,63
2001 14,26
2002 16,61
2003 18,90
2004 24,62
2005 22,38
TOTALE 179,32
- Infrazioni accertate 23.660
- Persone arrestate 183
- Persone denunciate 19.503
- Sequestri effettuati 10.503
Questo invece il business dell'Ecomafia. Le cifre sono espresse in miliardi di euro (Fonte - Elaborazione Legambiente):
ANNO MLD
1994 10,85
1995 10,85
1996 10,85
1997 11,33
1998 11,53
1999 13,51
2000 13,63
2001 14,26
2002 16,61
2003 18,90
2004 24,62
2005 22,38
TOTALE 179,32
ECO-CRIMINI: PECORARO, IN ITALIA PRESTO UN DDL
12/02/07 22:35
La proposta di direttiva europea sugli
eco-crimini ''e' un fatto positivo: anche in
Italia sara' presto presentato un Ddl sui reati
ambientali''. Lo dice il ministro dell'Ambiente
Alfonso Pecoraro Scanio, commentando l'annuncio
dell'Ue. ''Spero - prosegue il ministro - che
quest'iniziativa aiutera' l'approvazione in
parlamento di apposite norme sugli eco-reati,
piu' volte sollecitate. E' altresi' al lavoro,
presso il ministero dell'Ambiente e con la
partecipazione di alcuni autorevoli magistrati,
l'Osservatorio sui crimini ambientali - ricorda
Pecoraro - che sta predisponendo, in contatto con
il ministero della Giustizia, un primo testo che
spero al piu' presto possa essere portato
all'esame del Consiglio dei ministri e del
Parlamento''. (ANSA)
COMMISSIONE UE, DIRETTIVA ECO-CRIMINI ENTRO 2008
12/02/07 22:34
Lotta agli inquinatori di tutta Europa. La
Commissione ha messo a punto un piano d'azione
comune che supera le frontiere e punisce con le
stesse armi chi compie crimini contro l'ambiente.
Dieci anni di reclusione e un milione e mezzo di
multa: queste le pene massime previste. Una
strategia obbligatoria visto che il 75% degli
co-reati ha carattere transnazionale. E l'Italia,
come anche Spagna, Francia, Cipro e altri Paesi
del Mediterraneo, dovra' fare molto quando le
regole entreranno in vigore. Il decalogo e'
contenuto nella proposta di direttiva presentata
questa mattina a Bruxelles dal commissario Ue
all' Ambiente, Stavros Dimas, e, in
teleconferenza da Roma, dal vicepresidente della
Commissione e responsabile giustizia, liberta' e
sicurezza, Franco Frattini.
E' proprio Frattini a spingere sull'acceleratore per arrivare presto al varo della direttiva. ''Confido sulla presidenza tedesca perche' il tema possa entrare in questo semestre e approvare il documento entro quest'anno per farlo entrare in vigore entro la fine del 2008''. ''L'Italia - ha detto quindi Frattini - potra' dare a questa nostra proposta un grande sostegno a livello di Consiglio''. Ma Frattini vuole anche al fianco della proposta le imprese nazionali. ''Parlero' con il presidente di Confindustria, Montezemolo, perche' l'industria sia fortemente a sostegno di questa proposta di direttiva Europea'', ha detto sottolineando che la lotta agli inquinatori e' anche salvaguardia dello sviluppo. Quindi il documento. Si tratta, ha spiegato Frattini di un ''decalogo dove ci saranno attivita' punibili allo stesso modo in tutta Europa. Chi danneggia un fiume, chi versa rifiuti tossici in mare, chi nasconde rifiuti sotto terra verra' punito allo stesso modo in tutti i paesi d'Europa''.
''Ci sono Stati che non puniscono affatto alcuni comportamenti. Ci sono stessi comportamenti che in uno stato sono puniti fino a sei mesi in altri fino a sei anni e in altri non vengono puniti. Noi - ha detto Frattini - non possiamo permettere che gli ecocriminali trovino un porto sicuro in Europa dove rifugiarsi''. ''Non ci sono Paesi a rischio ci sono Paesi che devono fare di piu'. Tra questi il nostro paese l'Italia. Noi attendiamo dei cambiamenti rigorosi penso anche alla Spagna e altri Paesi Mediterranei dove le modifiche legislative devono andare verso una repressione piu' severa''.
E proprio sul nostro Paese, il Commissario Ue all'Ambiente, Dimas ha sottolineato che ''se la direttiva sulle sanzioni contro gli eco-crimini entrera' in vigore, l'Italia e' fra i Paesi che dovranno cambiare molte cose''. E tra queste il deterioramento di habitat protetto che in Italia, ha riferito Dimas, dove non e' considerato attualmente reato. Ma nella lista il nostro Paese non e' da solo. Nel gruppo figurano anche Francia, Slovacchia e Cipro: ''Sono paesi in cui molte cose sull'ambiente devono cambiare''. Analoghe pesanti modifiche alle proprie leggi dovranno apportarle l'Austria (sulle sostanze nocive per l'ozono) o Spagna e Portogallo (sul trasporto di materiali pericolosi).
''Per questi motivi - ha spiegato Dimas - dobbiamo dare regole uniche, il gran numero di attivita' illegali contro l'ambiente rende attualmente difficile l'applicazione delle norme comunitarie. Per evitare i morti, le fatalita', i danni all'ambiente, sono necessarie sanzioni penali, anche la reclusione. E nel settembre 2005 la Corte di Giustizia europea ha confermato la competenza della Commissione in questo campo''. (ANSA)
E' proprio Frattini a spingere sull'acceleratore per arrivare presto al varo della direttiva. ''Confido sulla presidenza tedesca perche' il tema possa entrare in questo semestre e approvare il documento entro quest'anno per farlo entrare in vigore entro la fine del 2008''. ''L'Italia - ha detto quindi Frattini - potra' dare a questa nostra proposta un grande sostegno a livello di Consiglio''. Ma Frattini vuole anche al fianco della proposta le imprese nazionali. ''Parlero' con il presidente di Confindustria, Montezemolo, perche' l'industria sia fortemente a sostegno di questa proposta di direttiva Europea'', ha detto sottolineando che la lotta agli inquinatori e' anche salvaguardia dello sviluppo. Quindi il documento. Si tratta, ha spiegato Frattini di un ''decalogo dove ci saranno attivita' punibili allo stesso modo in tutta Europa. Chi danneggia un fiume, chi versa rifiuti tossici in mare, chi nasconde rifiuti sotto terra verra' punito allo stesso modo in tutti i paesi d'Europa''.
''Ci sono Stati che non puniscono affatto alcuni comportamenti. Ci sono stessi comportamenti che in uno stato sono puniti fino a sei mesi in altri fino a sei anni e in altri non vengono puniti. Noi - ha detto Frattini - non possiamo permettere che gli ecocriminali trovino un porto sicuro in Europa dove rifugiarsi''. ''Non ci sono Paesi a rischio ci sono Paesi che devono fare di piu'. Tra questi il nostro paese l'Italia. Noi attendiamo dei cambiamenti rigorosi penso anche alla Spagna e altri Paesi Mediterranei dove le modifiche legislative devono andare verso una repressione piu' severa''.
E proprio sul nostro Paese, il Commissario Ue all'Ambiente, Dimas ha sottolineato che ''se la direttiva sulle sanzioni contro gli eco-crimini entrera' in vigore, l'Italia e' fra i Paesi che dovranno cambiare molte cose''. E tra queste il deterioramento di habitat protetto che in Italia, ha riferito Dimas, dove non e' considerato attualmente reato. Ma nella lista il nostro Paese non e' da solo. Nel gruppo figurano anche Francia, Slovacchia e Cipro: ''Sono paesi in cui molte cose sull'ambiente devono cambiare''. Analoghe pesanti modifiche alle proprie leggi dovranno apportarle l'Austria (sulle sostanze nocive per l'ozono) o Spagna e Portogallo (sul trasporto di materiali pericolosi).
''Per questi motivi - ha spiegato Dimas - dobbiamo dare regole uniche, il gran numero di attivita' illegali contro l'ambiente rende attualmente difficile l'applicazione delle norme comunitarie. Per evitare i morti, le fatalita', i danni all'ambiente, sono necessarie sanzioni penali, anche la reclusione. E nel settembre 2005 la Corte di Giustizia europea ha confermato la competenza della Commissione in questo campo''. (ANSA)
CLIMA: CNR; ITALIA A SECCO, PROSSIMI MESI ALLARME
ACQUA
12/02/07 22:34
La grande sete mette sotto assedio l' Italia. La
siccita' si conferma infatti il problema
''caldo'' per i prossimi mesi. Una bomba a
orologeria che colpira' soprattutto il nord.
Nessun sollievo arrivera' dalle precipitazioni
attese. Intanto da ottobre fino a oggi il deficit
di acqua e' stato del 60%. A meta' febbraio
prevista una forte ondata di freddo con replica
tra fine febbraio e primi di marzo mentre
l'estate sara' molto calda con picchi roventi a
partire da fine luglio. La primavera anticipa di
20 giorni. Queste le conclusioni cui sono giunti
gli esperti dell' Istituto Ibimet del Cnr di
Firenze.
''Per ora si conferma il rischio siccita' attraverso le previsioni stagionali, specialmente nel Nord Italia'', ha detto all'Ansa il direttore dell'Ibimet, Giampiero Maracchi. In particolare in base alle rilevazioni e alle proiezioni per febbraio e marzo ''possiamo ritenere che la siccita' - dicono gli esperti Ibimet - sara' il problema 'caldo' per i prossimi mesi''. ''Le precipitazioni - ha sottolineato Maracchi - si fanno attendere. Febbraio risulta abbastanza nella norma anche se la tendenza va verso l'assenza di precipitazioni e quelle che ci saranno non potranno certo ripianare il deficit. Marzo sara' poco piovoso. Poi resta poco tempo per recuperare. A maggio e giungo - spiega il direttore dell'Ibimet - l'evaporazione e' forte quindi tanto piove tanto evapora e anche con una primavera con precipitazioni il problema siccita' resta''. Le piogge migliori, spiega Maracchi, sono quelle invernali. Nella stagione fredda infatti, l'evaporazione e' di mezzo millimetro al giorno, in primavera di 5 millimetri.
''Ma, ad oggi, queste precipitazioni invernali - afferma Maracchi - non ci sono state. Anzi, abbiamo rilevato che da ottobre fino a ora c'e' stato il 60% in meno di piogge soprattutto al Nord''. Stesso trend anche in primavera. A marzo le previsioni parlano di un 50% di pioggia attesa rispetto alla norma, quindi ne arrivera' in media la meta'. Manca anche la neve che rappresenta il budget di acqua per la primavera. Anomalie anche nell'andamento delle stagioni. ''Da quanto e' possibile valutare, la situazione attuale in Italia, e piu' in generale in Europa - ha detto Massimiliano Pasqui, dell'Ibimet - e' caratterizzata da una estesa aridita' che si protrae ormai da novembre 2006. Da una stima dello stato vegetativo, e piu' in generale ambientale, sul nostro paese siamo con circa 2 decadi di anticipo rispetto alla normalita'. Tale situazione sara' di particolare rischio per possibili ondate di gelo tardivo che, seppur di bassa intensita', potrebbero creare danni alla piante nel periodo tra la seconda meta' di febbraio e la prima di marzo''.
''Le nostre previsioni per le anomalie di precipitazioni per Febbraio e Marzo - aggiunge Pasqui - non indicano un possibile recupero idrico. Unitamente al fatto che le quantita' di neve caduta durante l'inverno e' veramente esigua''. Sul fronte temperature, l'Italia, fino a dicembre, risulta sopra la norma da 1 a 3 gradi, cosi' come Francia, Inghilterra, Svizzera, parte delle Spagna e Portogallo. Inverno rovente, fino a 5 gradi sopra la media, in Germania, Polonia, Europa dell'Est fino alla Russia e Penisola Scandinava. E l'estate? ''Per ora abbiamo solo un outlook, cioe' uno sguardo di insieme, non e' quindi una previsione. Ma questo sguardo - ha detto Maracchi - ci dice che sara' un'estate calda, in particolare nella sua parte finale''. (ANSA)
''Per ora si conferma il rischio siccita' attraverso le previsioni stagionali, specialmente nel Nord Italia'', ha detto all'Ansa il direttore dell'Ibimet, Giampiero Maracchi. In particolare in base alle rilevazioni e alle proiezioni per febbraio e marzo ''possiamo ritenere che la siccita' - dicono gli esperti Ibimet - sara' il problema 'caldo' per i prossimi mesi''. ''Le precipitazioni - ha sottolineato Maracchi - si fanno attendere. Febbraio risulta abbastanza nella norma anche se la tendenza va verso l'assenza di precipitazioni e quelle che ci saranno non potranno certo ripianare il deficit. Marzo sara' poco piovoso. Poi resta poco tempo per recuperare. A maggio e giungo - spiega il direttore dell'Ibimet - l'evaporazione e' forte quindi tanto piove tanto evapora e anche con una primavera con precipitazioni il problema siccita' resta''. Le piogge migliori, spiega Maracchi, sono quelle invernali. Nella stagione fredda infatti, l'evaporazione e' di mezzo millimetro al giorno, in primavera di 5 millimetri.
''Ma, ad oggi, queste precipitazioni invernali - afferma Maracchi - non ci sono state. Anzi, abbiamo rilevato che da ottobre fino a ora c'e' stato il 60% in meno di piogge soprattutto al Nord''. Stesso trend anche in primavera. A marzo le previsioni parlano di un 50% di pioggia attesa rispetto alla norma, quindi ne arrivera' in media la meta'. Manca anche la neve che rappresenta il budget di acqua per la primavera. Anomalie anche nell'andamento delle stagioni. ''Da quanto e' possibile valutare, la situazione attuale in Italia, e piu' in generale in Europa - ha detto Massimiliano Pasqui, dell'Ibimet - e' caratterizzata da una estesa aridita' che si protrae ormai da novembre 2006. Da una stima dello stato vegetativo, e piu' in generale ambientale, sul nostro paese siamo con circa 2 decadi di anticipo rispetto alla normalita'. Tale situazione sara' di particolare rischio per possibili ondate di gelo tardivo che, seppur di bassa intensita', potrebbero creare danni alla piante nel periodo tra la seconda meta' di febbraio e la prima di marzo''.
''Le nostre previsioni per le anomalie di precipitazioni per Febbraio e Marzo - aggiunge Pasqui - non indicano un possibile recupero idrico. Unitamente al fatto che le quantita' di neve caduta durante l'inverno e' veramente esigua''. Sul fronte temperature, l'Italia, fino a dicembre, risulta sopra la norma da 1 a 3 gradi, cosi' come Francia, Inghilterra, Svizzera, parte delle Spagna e Portogallo. Inverno rovente, fino a 5 gradi sopra la media, in Germania, Polonia, Europa dell'Est fino alla Russia e Penisola Scandinava. E l'estate? ''Per ora abbiamo solo un outlook, cioe' uno sguardo di insieme, non e' quindi una previsione. Ma questo sguardo - ha detto Maracchi - ci dice che sara' un'estate calda, in particolare nella sua parte finale''. (ANSA)
VIA LIBERA A NAUTICA SOSTENIBILE IN RISERVE
MARINE
12/02/07 22:33
Bollino blu per la nautica nelle aree marine
protette italiane. E' stato infatti firmato il
protocollo per la nautica sostenibile. Lo rende
noto il ministero dell' Ambiente. Le nuove regole
sono state varate in accordo con l' industria
nautica, i rappresentati della diportistica e le
associazioni ambientaliste. Il risultato e' il
frutto del Tavolo sulla Nautica Sostenibile,
istituito lo scorso ottobre dalla Direzione
Protezione Natura del Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare e lanciato
dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio in risposta
alle richieste espresse dal presidente di Ucina
(Unione nazionale dei cantieri e delle industrie
nautiche e affini), Anton Albertoni, in occasione
dell'ultimo Salone Nautico di Genova.
Dopo soli tre mesi di lavoro si e' arrivati alla stesura di un protocollo, ratificato nei giorni scorsi, utile per una fruizione sostenibile delle aree marine protette. Con la convalida del Protocollo, in pratica, sono stati fissati i criteri per la riscrittura delle normative relative alle 26 aree marine protette in Italia, incentrate su una nautica sostenibile grazie all'adozione di nuove tecnologie, efficienza energetica, contenimento dei consumi e la compatibilita' ambientale delle unita' navali. Fra gli obiettivi conseguiti dal protocollo appena ratificato, regole uniformi per tutte le Amp, regime di favore per la piccola nautica e per le imbarcazioni di nuova costruzione rispondenti alla direttiva 2003/44, accesso per le imbarcazioni che si dotino di casse nere, limiti di velocita' per una fascia di 600 metri dalla costa e introduzione di un bollino blu per gli scafi eco-compatibili. L'elaborazione del documento ha coinvolto diversi esperti della Segreteria Tecnica delle Aree marine protette del Ministero dell'Ambiente, il Ministero dei Trasporti, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, con la collaborazione di Federparchi, Ucina, AssoNautica, AssoCharter e Ami in rappresentanza dell' utenza nautica, e di Legambiente, Marevivo e Wwf Italia, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste. (ANSA)
Dopo soli tre mesi di lavoro si e' arrivati alla stesura di un protocollo, ratificato nei giorni scorsi, utile per una fruizione sostenibile delle aree marine protette. Con la convalida del Protocollo, in pratica, sono stati fissati i criteri per la riscrittura delle normative relative alle 26 aree marine protette in Italia, incentrate su una nautica sostenibile grazie all'adozione di nuove tecnologie, efficienza energetica, contenimento dei consumi e la compatibilita' ambientale delle unita' navali. Fra gli obiettivi conseguiti dal protocollo appena ratificato, regole uniformi per tutte le Amp, regime di favore per la piccola nautica e per le imbarcazioni di nuova costruzione rispondenti alla direttiva 2003/44, accesso per le imbarcazioni che si dotino di casse nere, limiti di velocita' per una fascia di 600 metri dalla costa e introduzione di un bollino blu per gli scafi eco-compatibili. L'elaborazione del documento ha coinvolto diversi esperti della Segreteria Tecnica delle Aree marine protette del Ministero dell'Ambiente, il Ministero dei Trasporti, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, con la collaborazione di Federparchi, Ucina, AssoNautica, AssoCharter e Ami in rappresentanza dell' utenza nautica, e di Legambiente, Marevivo e Wwf Italia, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste. (ANSA)
UNEP: VERTICE NAIROBI; PIATTI, GOVERNANCE PER
ENERGIE PULITE
12/02/07 22:33
La liberalizzazione dei beni ambientali, quali le
tecnologie pulite, la progressiva stabilizzazione
del prezzo del carbonio e l'elaborazione di piani
di investimento di lungo periodo che portino il
settore privato ad investire in energia pulita,
l'importanza della certificazione e
dell'etichettatura e il rafforzamento della
partecipazione della societa' civile all'OMC e
all'Unep: questi gli argomenti al centro degli
incontri del Forum globale dei ministri
dell'Ambiente dell'Unep (il programma ambientale
delle Nazioni Unite) in corso a Nairobi. Il
Sottosegretario all'Ambiente, Gianni Piatti, nel
suo intervento alla tavola rotonda dei Ministri,
ha voluto porre la massima attenzione sulla
governance in tema di bioenergie, le quali, se da
un lato possono avere effetti benefici nello
sviluppo delle comunita' rurali migliorando le
possibilita' di accesso all'energia, dall'altro
possono avere un impatto negativo sulla
biodiversita' e sulla protezione della salute e
dell'ambiente quando si tiene in considerazione
la quantita' di pesticidi che vengono utilizzati
per la coltivazione dei bio-carburanti.
''Nel 2006, il Ministero dell'Ambiente italiano ha dichiarato il Sottosegretario - ha lanciato una Partnership Globale sulle Bioenergie che, ci auguriamo, possa creare sinergie con le attivita' dell'Unep in materia. All'Unep e' stato riconosciuto inoltre, qui a Nairobi, lo status di osservatore presso le varie commissioni negoziali dell'OMC con un ruolo che aiuti il commercio ad essere di sostegno all'ambiente. Un'ultima fondamentale questione: quella relativa all'importanza dell'educazione allo sviluppo sostenibile, come la primaria responsabilita' dei Governi nella promozione di modelli di consumo e produzione''. A questo riguardo il Sottosegretario Piatti ha evidenziato ''le opportunita' che offre il processo di Marrakech lanciato da Unep e Undesa nel 2003 e che oggi e' entrato nella sua fase operativa, processo in cui l'Italia presiede uno dei sei gruppi di lavoro in materia di Educazione al consumo sostenibile''. (ANSA).
''Nel 2006, il Ministero dell'Ambiente italiano ha dichiarato il Sottosegretario - ha lanciato una Partnership Globale sulle Bioenergie che, ci auguriamo, possa creare sinergie con le attivita' dell'Unep in materia. All'Unep e' stato riconosciuto inoltre, qui a Nairobi, lo status di osservatore presso le varie commissioni negoziali dell'OMC con un ruolo che aiuti il commercio ad essere di sostegno all'ambiente. Un'ultima fondamentale questione: quella relativa all'importanza dell'educazione allo sviluppo sostenibile, come la primaria responsabilita' dei Governi nella promozione di modelli di consumo e produzione''. A questo riguardo il Sottosegretario Piatti ha evidenziato ''le opportunita' che offre il processo di Marrakech lanciato da Unep e Undesa nel 2003 e che oggi e' entrato nella sua fase operativa, processo in cui l'Italia presiede uno dei sei gruppi di lavoro in materia di Educazione al consumo sostenibile''. (ANSA).
CLIMA: PECORARO E DOMENICI SCRIVONO A SINDACI,
SPEGNETE LUCI
12/02/07 22:32
Appello a tutti i sindaci d'Italia per spegnere
le luci il 16 febbraio, 2/o compleanno
dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. A
lanciare l'invito il ministro dell' Ambiente,
Alfonso Pecoraro Scanio, e il presidente
dell'Anci, Leonardo Domenici, che in una lettera
scritta a quattro mani sostengono cosi' la
campagna ''M'illumino di meno'' della
trasmissione radiofonica ''Caterpillar''.
L'invito agli Enti Locali e' quello di lavorare
in prima linea con il Governo nazionale nella
lotta contro i cambiamenti climatici. ''Proprio
gli enti locali - si legge nella lettera del
ministro dell'Ambiente e del presidente dell'Anci
- per la vicinanza ai cittadini sono chiamati a
giocare un ruolo chiave per promuovere e
realizzare politiche per la mobilita' urbana,
l'efficienza energetica degli edifici e l'uso
delle fonti alternative. E conosciamo bene
l'impegno che contraddistingue gia' da tempo
l'azione di molti Comuni italiani''.
''Il Governo, anche in Finanziaria - proseguono Pecoraro e Domenici - ha offerto alcuni segnali concreti di attenzione: dall'aumento dei fondi per la mobilita' sostenibile, a misure per l'efficienza e il risparmio energetico, fino alla previsione di un fondo per contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del Protocollo di Kyoto. Insieme, Governo nazionale e enti locali sono protagonisti su questo fronte''. Il ministro Pecoraro Scanio e il presidente Domenici nella lettera segnalano ai sindaci la campagna ''M'illumino di meno'', promossa dalla trasmissione di Radio Due Rai ''Caterpillar'', che gia' nelle passate edizioni ha coinvolto migliaia di ascoltatori in una sorta di gara etica per il consumo energetico.
''Quest'anno - aggiungono Pecoraro e Domenici - nel giorno dell'anniversario della sottoscrizione del Protocollo Kyoto, venerdi' 16 febbraio, la trasmissione lancera' nuovamente l'invito a spegnere dalle ore 18 le luci di case, uffici, negozi ed edifici pubblici e si prevede, come per gli altri anni, un'alta adesione da parte delle amministrazioni locali. Il buio non e', ovviamente una soluzione rispetto allo spreco energetico, ma piuttosto intende perseguire l'obiettivo di attirare l'attenzione sui temi del consumo consapevole e razionale anche di chi non e', di regola, sensibile e avveduto''. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quest'anno ha voluto, inoltre, farsi parte attiva della campagna ''M'illumino di meno'', concedendo il proprio patrocinio, mentre l'Anci ha confermato il proprio impegno nelle attivita' di sensibilizzazione dei Comuni italiani. (ANSA)
''Il Governo, anche in Finanziaria - proseguono Pecoraro e Domenici - ha offerto alcuni segnali concreti di attenzione: dall'aumento dei fondi per la mobilita' sostenibile, a misure per l'efficienza e il risparmio energetico, fino alla previsione di un fondo per contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del Protocollo di Kyoto. Insieme, Governo nazionale e enti locali sono protagonisti su questo fronte''. Il ministro Pecoraro Scanio e il presidente Domenici nella lettera segnalano ai sindaci la campagna ''M'illumino di meno'', promossa dalla trasmissione di Radio Due Rai ''Caterpillar'', che gia' nelle passate edizioni ha coinvolto migliaia di ascoltatori in una sorta di gara etica per il consumo energetico.
''Quest'anno - aggiungono Pecoraro e Domenici - nel giorno dell'anniversario della sottoscrizione del Protocollo Kyoto, venerdi' 16 febbraio, la trasmissione lancera' nuovamente l'invito a spegnere dalle ore 18 le luci di case, uffici, negozi ed edifici pubblici e si prevede, come per gli altri anni, un'alta adesione da parte delle amministrazioni locali. Il buio non e', ovviamente una soluzione rispetto allo spreco energetico, ma piuttosto intende perseguire l'obiettivo di attirare l'attenzione sui temi del consumo consapevole e razionale anche di chi non e', di regola, sensibile e avveduto''. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quest'anno ha voluto, inoltre, farsi parte attiva della campagna ''M'illumino di meno'', concedendo il proprio patrocinio, mentre l'Anci ha confermato il proprio impegno nelle attivita' di sensibilizzazione dei Comuni italiani. (ANSA)