28 gennaio 2007
RIFIUTI: OPERAZIONE CARONTE; SCOPERTO TRAFFICO
ILLECITO SU SARNO
02/02/07 13:53
I carabinieri del Gruppo tutela ambiente di
Napoli e del comando provinciale di Salerno,
hanno eseguito nella provincia di Salerno, 11
misure cautelari - tra le quali alcuni arresti -
nei confronti di altrettante persone dedite al
traffico illecito nel campo dei rifiuti, nonche'
al sequestro di una azienda operante in tale
settore. L' operazione viene effettuata con il
supporto del settimo elinucleo dei carabinieri di
Pontecagnano. Le persone coinvolte nell'
inchiesta sono accusate di sversamento continuato
di liquami e rifiuti liquidi nel fiume Sarno,
corso d' acqua sottoposto a programma di
bonifica. A seguito di lunghe indagini,
coordinate dalla procura della Repubblica di
Nocera Inferiore, sono stati individuati i reati
di associazione per delinquere finalizzata al
traffico illecito di rifiuti speciali, truffa
aggravata e frode in pubblica fornitura,
deturpamento di bellezze naturali e
danneggiamento aggravato.
Nel corso dell' operazione, denominata 'Caronte', sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere e le rimanenti agli arresti domiciliari, nonche' sei misure cautelari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I provvedimenti della magistratura sono stati adottati a carico di persone ritenute tutte responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali, danneggiamento e deturpamento di bellezze naturali, truffa aggravata e frode in pubblica fornitura. A carico di un dipendente comunale, inoltre, e' stata disposta la misura interdittiva della sospensione dall' esercizio del suo pubblico ufficio.
L' indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, Giancarlo Russo, ha impegnato i carabinieri per la tutela dell' ambiente per circa un anno ed ha consentito di fare luce su una vera e propria organizzazione criminale ben radicata sul territorio campano, la cui attivita' gravitata attorno ad uno stabilimento industriale, oggetto di sequestro che, nel solo anno 2005, ha consentito illeciti profitti per circa un milione di euro. L' organizzazione ha attuato lo smaltimento illecito di piu' di 3.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi che venivano sversati direttamente nelle acque del torrente San Tommaso, affluente del fiume Sarno. (ANSA)
Nel corso dell' operazione, denominata 'Caronte', sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere e le rimanenti agli arresti domiciliari, nonche' sei misure cautelari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I provvedimenti della magistratura sono stati adottati a carico di persone ritenute tutte responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali, danneggiamento e deturpamento di bellezze naturali, truffa aggravata e frode in pubblica fornitura. A carico di un dipendente comunale, inoltre, e' stata disposta la misura interdittiva della sospensione dall' esercizio del suo pubblico ufficio.
L' indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, Giancarlo Russo, ha impegnato i carabinieri per la tutela dell' ambiente per circa un anno ed ha consentito di fare luce su una vera e propria organizzazione criminale ben radicata sul territorio campano, la cui attivita' gravitata attorno ad uno stabilimento industriale, oggetto di sequestro che, nel solo anno 2005, ha consentito illeciti profitti per circa un milione di euro. L' organizzazione ha attuato lo smaltimento illecito di piu' di 3.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi che venivano sversati direttamente nelle acque del torrente San Tommaso, affluente del fiume Sarno. (ANSA)
Italiani: popolo ecologico?
31/01/07 19:36
L’ennesima ricerca che si limita a verificare le
intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto
al tempo delle elezioni …), ha analizzato il
livello di consapevolezza delle aziende e
soprattutto dei dipendenti, in relazione
all’impatto che hanno sul sistema ambientale.
Questa sembra meno superficiale delle precedenti.
Italiani: popolo ecologico? L’ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni …), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.
Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it
Forte del suo costante impegno nel promuovere una cultura "verde" presso la comunità locale e il proprio network di dipendenti, clienti e fornitori, Lexmark ha presentato i risultati di una nuova ricerca che analizza il livello di consapevolezza delle aziende in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale tutte le attività quotidiane che si svolgono al loro interno.
Lo studio condotto da Ipsos Global su un campione di 2500 dipendenti nei principali Paesi europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) rileva che la "rivoluzione verde", ovvero il nuovo orientamento dei cittadini nei confronti dell’ambiente, è ormai un atteggiamento consolidato presso la maggior parte delle famiglie e inizia ora a essere fortemente percepito anche all’interno degli uffici. In Europa il 27% degli intervistati dichiara di adottare una corretta etica "ecologica" mentre il 32% afferma di essere informato delle ripercussioni che i processi di stampa possono avere sull’ambiente se gestiti impropriamente. In Italia, dove il campione degli intervistati è pari a un quinto del totale, queste percentuali corrispondendo rispettivamente al 41% e al 24%; mentre la Germania è il Paese con la percentuale più bassa (15%).
Dalla parte delle aziende: è giunto il momento di agire
In generale, dunque, i dipendenti aziendali sono a favore delle politiche eco-ambienti, ma dalla ricerca emerge che molti di essi lamentano una mancanza di interesse da parte delle aziende per cui lavorano. In linea con le risposte fornite dai colleghi europei, gli italiani hanno dichiarato una particolare attenzione ai consumi di corrente (8%) e hanno evidenziato che nella propria struttura non viene effettuata la raccolta differenziata della carta (9%). Alla luce di queste considerazioni, oltre un terzo degli europei (35%) e degli italiani (37%) ritiene che la via più efficace per obbligare le aziende a perseguire politiche ambientali sia l’introduzione da parte dei Governi di normative e leggi specifiche che indicano a modificare le "cattive" abitudini aziendali. Sempre sulla scia europea, il 27% dei dipendenti italiani sostiene che i produttori dovrebbero avere un ruolo più incisivo nell’educare il personale d’ufficio, soprattutto in relazione alla capacità di scegliere prodotti eco-compatibili.
Dalla parte dei dipendenti: molti buoni propositi
La ricerca rileva che in tutta Europa i dipendenti prestano particolare attenzione al consumo di carta: in particolare, coerenti con la media europea (84%), l’85% degli italiani dichiara di leggere i messaggi e-mail e gli altri documenti unicamente a video evitando di stamparli; per contro solo il 34% utilizza carta riciclata e solo il 33% stampa su ambedue le facciate (in Europa rispettivamente il 29% e il 28%).
Globalmente tutti gli europei si sono dichiarati sensibili anche agli sprechi di energia elettrica e ai consumi inerenti l’utilizzo delle cartucce.
In ufficio l’81% dell’intero campione afferma che sempre più spesso, prima di uscire, spegne la luce della stanza insieme al proprio Pc e allo schermo per contribuire al risparmio di corrente (in Italia l’80%). Dato ancor più interessante è il senso di responsabilità che si sta affermando verso tutto il sistema aziendale: oltre la metà degli utenti, il 56%, si accerta dello spegnimento delle stampanti dislocate negli uffici e il 53% delle luci negli altri uffici. Gli italiani (60%) e gli spagnoli (62%) sono in assoluto i più attenti agli sprechi di energia contro il 54% dei francesi.
Parlando di riciclo delle cartucce i risultati dell’indagine non dipingono uno scenario altrettanto roseo. Nonostante i buoni propositi soltanto il 49% dei dipendenti europei le deposita negli appositi contenitori mentre il 16% si limita a gettare le cartucce vuote nel cestino.
Anche su questo tema gli italiani affermano di essere i più attenti nei confronti dell'ambiente (le percentuali fin qui citate sono rispettivamente il 40% e il 14%), ma in realtà solo il 30% ritiene che riciclare le cartucce esauste giovi all'ambiente, contro il 60% dei britannici.
Più responsabili, invece, le aziende: il 63% dei dipendenti (il 54% in Italia) dichiara il regolare ritiro delle cartucce esauste da parte dei produttori.
La rivoluzione "verde": un movimento over 50
Un dato curioso emerso dalla ricerca è la constatazione che a guidare la rivoluzione "verde" in tutta Europa siano prevalentemente gli adulti di età superiore ai 50 anni: 1 intervistato su 12, pari al 7%, dichiara di utilizzare fonti energetiche alternative per la propria abitazione, investendo nell’acquisto di pannelli solari ed energia idroelettrica. Oltre due terzi (67%) di questo panel, inoltre, ricicla regolarmente la carta contro poco più della metà (56%) degli intervistati di età compresa fra 18 e 24 anni.
Chi sono i dipendenti più "eco" in Europa?
Analizzando i contesti professionali europei, lo studio evidenzia la tradizionale divisione tra Nord e Sud con differenze particolarmente consistenti tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente praticato, soprattutto al Sud.
Italiani e spagnoli vantano l’adozione di un comportamento responsabile in ufficio ma, al contempo, risultano gli utenti che stampano una quantità di pagine superiore rispetto agli altri dipendenti (fino a 43 pagine al giorno) e solo il 18% di essi getta le cartucce esauste nel cestino.
Le dichiarazioni dei francesi sono più veritiere: soltanto il 25% sostiene di avere un atteggiamento totalmente eco-responsabile, ma nonostante la minor attenzione per l’ambiente sono fra coloro che consumano meno carta rispetto a spagnoli e italiani (35 pagine in media), collocandosi al secondo posto in termini di attitudine al risparmio energetico.
Britannici e tedeschi, infine, offrono una percezione decisamente realistica delle loro abitudini; ammettono di consumare più carta (40 pagine al giorno di media nel Regno Unito) rispetto ad altri Paesi e sono al primo posto nell’esprimere una seria volontà ad adottare condotte eco-responsabili. Allo stesso tempo non accusano le aziende del loro Paese di mancanza di interesse per l’ambiente riconoscendo loro una particolare attenzione per il risparmio di corrente (65%) e di carta (62%).
L'Austria è il Paese europeo che fa maggiore uso di energie alternative, con quasi un quinto (17%) degli intervistati che afferma di alimentare la propria abitazione con pannelli solari o energia idroelettrica contro il 2% in Francia, Spagna e Belgio. Anche il 12% dei tedeschi utilizza fonti di energia alternative nell'abitazione. Gli italiani eccellono nella raccolta differenziata nelle loro abitazioni: quasi tre quarti (70%) degli intervistati separa i rifiuti organici dal resto della spazzatura, mentre i belgi sono al primo posto per quanto riguarda la raccolta differenziata negli uffici, con oltre il 76% di essi che separa la carta da riciclare.
Gli eco-professionisti
Del tutto inaspettato il dato che premia gli avvocati come la categoria più coscienziosa nei confronti dell'ambiente: quasi 9 intervistati su 10 (88%) dichiara di spegnere il proprio Pc alla fine della giornata. I professionisti del settore legale sono in testa anche alla classifica sulle abitudini di riciclo negli uffici con più di due terzi (67%) di essi che afferma di effettuare la raccolta differenziata della carta; poco più della metà (55%) degli addetti del settore dei servizi finanziari.
Fonte: Data Manager on line
Italiani: popolo ecologico? L’ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni …), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.
Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it
Forte del suo costante impegno nel promuovere una cultura "verde" presso la comunità locale e il proprio network di dipendenti, clienti e fornitori, Lexmark ha presentato i risultati di una nuova ricerca che analizza il livello di consapevolezza delle aziende in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale tutte le attività quotidiane che si svolgono al loro interno.
Lo studio condotto da Ipsos Global su un campione di 2500 dipendenti nei principali Paesi europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) rileva che la "rivoluzione verde", ovvero il nuovo orientamento dei cittadini nei confronti dell’ambiente, è ormai un atteggiamento consolidato presso la maggior parte delle famiglie e inizia ora a essere fortemente percepito anche all’interno degli uffici. In Europa il 27% degli intervistati dichiara di adottare una corretta etica "ecologica" mentre il 32% afferma di essere informato delle ripercussioni che i processi di stampa possono avere sull’ambiente se gestiti impropriamente. In Italia, dove il campione degli intervistati è pari a un quinto del totale, queste percentuali corrispondendo rispettivamente al 41% e al 24%; mentre la Germania è il Paese con la percentuale più bassa (15%).
Dalla parte delle aziende: è giunto il momento di agire
In generale, dunque, i dipendenti aziendali sono a favore delle politiche eco-ambienti, ma dalla ricerca emerge che molti di essi lamentano una mancanza di interesse da parte delle aziende per cui lavorano. In linea con le risposte fornite dai colleghi europei, gli italiani hanno dichiarato una particolare attenzione ai consumi di corrente (8%) e hanno evidenziato che nella propria struttura non viene effettuata la raccolta differenziata della carta (9%). Alla luce di queste considerazioni, oltre un terzo degli europei (35%) e degli italiani (37%) ritiene che la via più efficace per obbligare le aziende a perseguire politiche ambientali sia l’introduzione da parte dei Governi di normative e leggi specifiche che indicano a modificare le "cattive" abitudini aziendali. Sempre sulla scia europea, il 27% dei dipendenti italiani sostiene che i produttori dovrebbero avere un ruolo più incisivo nell’educare il personale d’ufficio, soprattutto in relazione alla capacità di scegliere prodotti eco-compatibili.
Dalla parte dei dipendenti: molti buoni propositi
La ricerca rileva che in tutta Europa i dipendenti prestano particolare attenzione al consumo di carta: in particolare, coerenti con la media europea (84%), l’85% degli italiani dichiara di leggere i messaggi e-mail e gli altri documenti unicamente a video evitando di stamparli; per contro solo il 34% utilizza carta riciclata e solo il 33% stampa su ambedue le facciate (in Europa rispettivamente il 29% e il 28%).
Globalmente tutti gli europei si sono dichiarati sensibili anche agli sprechi di energia elettrica e ai consumi inerenti l’utilizzo delle cartucce.
In ufficio l’81% dell’intero campione afferma che sempre più spesso, prima di uscire, spegne la luce della stanza insieme al proprio Pc e allo schermo per contribuire al risparmio di corrente (in Italia l’80%). Dato ancor più interessante è il senso di responsabilità che si sta affermando verso tutto il sistema aziendale: oltre la metà degli utenti, il 56%, si accerta dello spegnimento delle stampanti dislocate negli uffici e il 53% delle luci negli altri uffici. Gli italiani (60%) e gli spagnoli (62%) sono in assoluto i più attenti agli sprechi di energia contro il 54% dei francesi.
Parlando di riciclo delle cartucce i risultati dell’indagine non dipingono uno scenario altrettanto roseo. Nonostante i buoni propositi soltanto il 49% dei dipendenti europei le deposita negli appositi contenitori mentre il 16% si limita a gettare le cartucce vuote nel cestino.
Anche su questo tema gli italiani affermano di essere i più attenti nei confronti dell'ambiente (le percentuali fin qui citate sono rispettivamente il 40% e il 14%), ma in realtà solo il 30% ritiene che riciclare le cartucce esauste giovi all'ambiente, contro il 60% dei britannici.
Più responsabili, invece, le aziende: il 63% dei dipendenti (il 54% in Italia) dichiara il regolare ritiro delle cartucce esauste da parte dei produttori.
La rivoluzione "verde": un movimento over 50
Un dato curioso emerso dalla ricerca è la constatazione che a guidare la rivoluzione "verde" in tutta Europa siano prevalentemente gli adulti di età superiore ai 50 anni: 1 intervistato su 12, pari al 7%, dichiara di utilizzare fonti energetiche alternative per la propria abitazione, investendo nell’acquisto di pannelli solari ed energia idroelettrica. Oltre due terzi (67%) di questo panel, inoltre, ricicla regolarmente la carta contro poco più della metà (56%) degli intervistati di età compresa fra 18 e 24 anni.
Chi sono i dipendenti più "eco" in Europa?
Analizzando i contesti professionali europei, lo studio evidenzia la tradizionale divisione tra Nord e Sud con differenze particolarmente consistenti tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente praticato, soprattutto al Sud.
Italiani e spagnoli vantano l’adozione di un comportamento responsabile in ufficio ma, al contempo, risultano gli utenti che stampano una quantità di pagine superiore rispetto agli altri dipendenti (fino a 43 pagine al giorno) e solo il 18% di essi getta le cartucce esauste nel cestino.
Le dichiarazioni dei francesi sono più veritiere: soltanto il 25% sostiene di avere un atteggiamento totalmente eco-responsabile, ma nonostante la minor attenzione per l’ambiente sono fra coloro che consumano meno carta rispetto a spagnoli e italiani (35 pagine in media), collocandosi al secondo posto in termini di attitudine al risparmio energetico.
Britannici e tedeschi, infine, offrono una percezione decisamente realistica delle loro abitudini; ammettono di consumare più carta (40 pagine al giorno di media nel Regno Unito) rispetto ad altri Paesi e sono al primo posto nell’esprimere una seria volontà ad adottare condotte eco-responsabili. Allo stesso tempo non accusano le aziende del loro Paese di mancanza di interesse per l’ambiente riconoscendo loro una particolare attenzione per il risparmio di corrente (65%) e di carta (62%).
L'Austria è il Paese europeo che fa maggiore uso di energie alternative, con quasi un quinto (17%) degli intervistati che afferma di alimentare la propria abitazione con pannelli solari o energia idroelettrica contro il 2% in Francia, Spagna e Belgio. Anche il 12% dei tedeschi utilizza fonti di energia alternative nell'abitazione. Gli italiani eccellono nella raccolta differenziata nelle loro abitazioni: quasi tre quarti (70%) degli intervistati separa i rifiuti organici dal resto della spazzatura, mentre i belgi sono al primo posto per quanto riguarda la raccolta differenziata negli uffici, con oltre il 76% di essi che separa la carta da riciclare.
Gli eco-professionisti
Del tutto inaspettato il dato che premia gli avvocati come la categoria più coscienziosa nei confronti dell'ambiente: quasi 9 intervistati su 10 (88%) dichiara di spegnere il proprio Pc alla fine della giornata. I professionisti del settore legale sono in testa anche alla classifica sulle abitudini di riciclo negli uffici con più di due terzi (67%) di essi che afferma di effettuare la raccolta differenziata della carta; poco più della metà (55%) degli addetti del settore dei servizi finanziari.
Fonte: Data Manager on line
MINISTERO, PRONTO DECRETO LEGGE SU FONDI CIP 6
31/01/07 13:52
Sui fondi destinati al finanziamento delle fonti
rinnovabili di energia, meglio noti con la sigla
cip 6, e' gia' pronta una bozza di decreto legge
che, secondo quanto si apprende, il ministro
dell'ambiente Alfonso Pecoraro ha trasmesso
questo pomeriggio alla presidenza del consiglio,
con la richiesta al premier Romano Prodi di
inserirla all'ordine del giorno del prossimo
consiglio dei ministri. La bozza del
provvedimento riproduce esattamente l'
emendamento concordato nella maggioranza e fatto
proprio dal governo con un emendamento al Senato,
e che gli uffici della Camera sembra si
apprestino a dichiarare inammissibile per
estraneita' della materia. In pratica,
l'emendamento della maggioranza corregge le
modalita' di gestione dei fondi cip 6, prevedendo
che gli stessi vengano destinati al finanziamento
di impianti di produzione di energia rinnovabile
pura, facendo salvi i diritti dei
termovalorizzatori gia' funzionanti. Il testo
approvato in finanziaria ricomprende invece fra i
soggetti finanziabili anche gli impianti per i
quali sia stata presentata richiesta di
autorizzazione. La decisione del governo punta
dunque a limitare il diritto alle sovvenzioni per
i termovalorizzatori gia' operativi, lasciando
fuori tutti gli altri, e nello stesso tempo
devolvere i fondi a impianti di produzione di
energia elettrica da fonti totalmente
rinnovabili. Dal 1992 ogni italiano che paga la
bolletta dell'energia elettrica finanzia la
costruzione e il mantenimento dei cosiddetti
termovalorizzatori e di altri impianti di
distruzione e incenerimento dei rifiuti solidi
urbani e di altre sostanze, dai quali viene poi
ricavata energia elettrica rivenduta allo Stato.
In pratica, circa il 5% del costo della bolletta
va ogni anno a finanziare un fondo chiamato
appunto 'Cip6' da cui vengono presi i soldi
(circa l'80% del gettito) per l'acquisto
'obbligato' di energia elettrica prodotta dai
termovalorizzatori e impianti analoghi (per un
periodo di 8 anni, e a un prezzo prefissato). I
termovalorizzatori si sono trasformati in un
interessante business grazie al fatto che
l'allora legge li riconosceva, di fatto, quali
impianti di produzione di energia rinnovabile. In
tal modo, la costruzione di nuovi impianti e'
stata di fatto incentivata, perche' la produzione
di energia -ritenuta rinnovabile per legge- aveva
un mercato sicuro e redditizio. (ANSA)
DISCARICHE, NUOVA CAUSA ITALIA DAVANTI A CORTE UE
31/01/07 13:52
L'Italia finisce di nuovo sotto la lente
d'ingrandimento dei giudici europei della Corte
del Lussemburgo per la mancata applicazione di
normative comunitarie sull'ambiente. L'ultima in
ordine di tempo tra le nuove cause introdotte,
come segnala oggi la stessa Corte di giustizia,
e' riferita alla non corretta applicazione da
parte dell'Italia di una direttiva del 1999 sulle
discariche per ridurre le ripercussioni negative
sull'ambiente, in particolare sulle acque
superficiali, sulle acque freatiche, sul suolo,
sull'atmosfera e sulla salute umana. La normativa
comunitaria disciplina la messa in discarica dei
rifiuti e specifica le diverse categorie di
rifiuti (urbani, pericolosi, non pericolosi e
inerti) e si applica a tutte le discariche
classificate in tre categorie: per rifiuti
pericolosi, non pericolosi, inerti. Gli Stati
devono adottare i provvedimenti necessari
affinche' le discariche esistenti possano
rimanere in funzione solo se applicano quanto
prima le disposizioni della direttiva e ogni tre
anni devono presentare alla Commissione una
relazione in merito all'attuazione della
normativa Ue. La Commissione, che ha aperto una
procedura contro l'Italia in merito alla coerenza
del decreto legislativo del 2003 con la
direttiva, ritiene che la non conformita' e' il
risultato del recepimento tardivo della normativa
comunitaria e della particolare struttura di
quest'ultima, la quale prevede due diversi regimi
giuridici a seconda che ci si trovi in presenza
di discariche preesistenti o di discariche nuove.
(ANSA)