26 agosto 2007
INCENDI: PECORARO, STOP A CACCIA NELLE AREE
BRUCIATE
29/08/07 09:50
(ANSA) - ROMA - Stop alla caccia, non solo nelle
aree andate in fumo, ma anche in quelle
circostanti. E' questa la richiesta alle Regioni
del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro
Scanio. Risultano infatti 14 quelle che sabato
prossimo daranno il via alla preapertura della
stagione venatoria, escluse Liguria, Piemonte,
Sardegna, province autonome di Trento e Bolzano,
e Lombardia (esclusa Brescia). Esclusa anche la
Sicilia, dove il Tar di Palermo ha sospeso il
calendario venatorio, accogliendo la richiesta di
Legambiente e Wwf. ''Alla luce degli enormi danni
patiti dal nostro territorio per mano di
incendiari criminali - afferma Pecoraro - chiedo
alle Regioni un'assunzione di responsabilita' per
assicurare il rigoroso rispetto della legge che
gia' prevede il divieto di caccia nelle aree
percorse dal fuoco e l'emanazione di
provvedimenti per vietarla nelle aree
limitrofe''. Lo stesso appello al rispetto della
legge era stato rivolto dal ministero in una
lettera inviata nei giorni scorsi agli
assessorati all'ambiente delle Regioni, dove
ricordava sia il divieto sia la possibilita' di
intervenire per fermare la caccia 'per motivate
ragioni connesse a calamita'' nelle aree
circostanti, come appunto il disastro dei roghi.
Secondo Pecoraro ''e' del tutto evidente infatti
che gli incendi significano distruzione degli
habitat naturali per la nostra fauna e le aree
limitrofe a quelle bruciate sono oggi le preziose
e delicate zone di fuga e ricovero per specie
gia' martoriate dal fuoco''. Quindi ''si tratta
di intervenire con urgenza sui calendari
venatori, dal momento che in molte Regioni la
caccia aprira' il prossimo weekend - spiega il
ministro dell'Ambiente - per evitare un ulteriore
impatto ambientale negativo''. Appoggiano
l'iniziativa del ministro Pecoraro Scanio le
associazioni ambientaliste, che in una lettera
inviata oggi al ministro per gli Affari regionali
Linda Lanzillotta chiedono una ''sospensione
delle preaperture nelle regioni maggiormente
colpite dagli incendi come Abruzzo, Basilicata,
Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, divieto di
caccia per tutta la stagione venatoria nelle aree
limitrofe alle zone colpite, nonche' moratoria
della caccia nelle regioni piu' danneggiate quali
Sicilia e Campania''. Secondo Animalisti
italiani, Enpa, Lav, Lac, Legambiente, Lipu e Wwf
Italia ''la situazione e' tuttora di piena
emergenza e in questo contesto va anche
considerata la drammatica situazione in cui viene
a trovarsi gran parte della fauna selvatica del
nostro Paese''. In particolare ''la caccia
colpirebbe alcune specie migratorie gia' in grave
difficolta' nel reperire il cibo. Il blocco delle
preaperture appare dunque un provvedimento
doveroso, ragionevole e altamente responsabile''.
Secondo il quadro fornito dalla Lipu, sono 16 le
specie interessate dalle preaperture, sei
classificate come specie in declino a livello
europeo, secondo i dati Birdlife International.
Si tratta di allodola, marzaiola, pernice rossa,
quaglia, starna e tortora. (ANSA).
CLIMA:ROMA 2007; FORESTA NEL DESERTO BATTE LA
SICCITA'
29/08/07 09:48
(ANSA) - ROMA, 27 AGO - Crescere una foresta nel
deserto e' possibile. Ci sono riusciti una
squadra di scienziati dell'Universita' della
Tuscia e dell'Universita' di Tel Aviv, grazie ad
un progetto finanziato dal ministero
dell'Ambiente. I ricercatori sono riusciti a
creare in poco piu' di 18 mesi una foresta con
alberi di altezza media di 5 metri nel pieno del
deserto del Negev, irrigata con acqua di scarto.
Qual e' l'obiettivo della ricerca? Trovare nuovi
strumenti di lotta alla desertificazione e
sviluppare tecnologie in grado di sostenere i
Paesi del Mediterraneo, a partire dalla
cooperazione scientifica e tecnologica con
Israele. Un problema, quello della
desertificazione, che riguarda anche l'Italia,
dove sono sette le regioni piu' a rischio:
Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia, che hanno gia' hanno
stanziato piu' di 6,6 miliardi di euro per piani
anti-siccita'. In realta', potenzialmente colpita
risulta il 52% della superficie nazionale. Per
questo come affrontare questo rischio sara' uno
dei temi al centro della Conferenza nazionale sui
mutamenti climatici che si terra' a settembre a
Roma. Intanto la ricerca italo-israeliana da' i
suoi frutti: ''L'esperimento ha dimostrato come
sia possibile anche nei deserti produrre in poco
tempo quantita' enormi di biomassa - spiega
Riccardo Valentini, ecologo e direttore del
dipartimento di Scienze dell'ambiente forestale e
delle sue risorse dell'Universita' della Tuscia -
sfruttando l'energia solare per la fotosintesi,
largamente abbondante in questi luoghi, a patto
di poter disporre di acqua, in questo caso salina
o riciclata dalle citta'''. Perche' e' importante
la biomassa? Perche' e' una fonte energetica
alternativa al petrolio e quindi utile alla
riduzione delle emissioni di gas serra, che
diventa una risorsa fondamentale per regioni
apparentemente sterili e ostili. Come ha
funzionato il progetto? ''Il deserto del Negev e'
una distesa arida di sabbia e roccia - racconta
Valentii - che si estende per circa 13.000 Km2,
quasi il 70% del territorio israeliano. Il
progetto nasce con la scoperta di alcuni ecotipi
di Tamerici, provenienti dalla regione del Mar
Morto. Queste piante sono in grado di assorbire
il sale in eccesso nel suolo e di trasportarlo
fino alle foglie dove viene accumulato sotto
forma di cristalli di sale, bonificando quindi il
terreno''. L'area della sperimentazione dove sono
state piantate le tamerici e' di 5 ettari,
irrigate con acqua proveniente da pozzi di acqua
salmastra, inutilizzabile sia come acqua potabile
che per l'agricoltura. ''Le piante sono alte piu'
di 5 metri e formano una fitto bosco - spiega
Valentini - e la biomassa e' di circa 50
tonnellate per ettaro. Qui sono tornati a
nidificare uccelli e piccoli mammiferi, creando
una oasi di verde circondata da uno dei deserti
tra i piu' aridi del mondo''. Un altro
esperimento e' stato quello di usare l'acqua di
riciclo proveniente dalla citta' di Eilat,
trasportata con una conduttura di oltre 40 km nel
deserto. ''L'acqua riciclata - afferma il docente
dell'Universita' della Tuscia - viene trattata
biologicamente per il filtraggio ad Eilat e poi
distribuita per usi agricoli. Anche in questo
caso i risultati sono stati straordinari''. Il
progetto ha avuto tanto successo da essere al via
anche in Algeria. ''Anche in Italia - conclude
Valentini - il riciclo delle acque urbane
(attualmente filtrate ed immesse nei corsi
d'acqua, spesso con problemi di inquinamento)
potrebbe essere una fonte alternativa di acqua
che ridurrebbe la pressione dell'agricoltura
(circa il 70% dei prelievi) sulla disponibilita'
idrica del Paese''. (ANSA).
Costruttori auto obbligati a informare su
risparmio carburante ed emissioni di C02
29/08/07 09:48
di Eleonora Santucci
fonte:www.greenreport.it
Le informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di Co2 delle auto nuove devono essere fornite ai consumatori. L’acquisizione dei dati - prevista dal Dpr 84/2003 - è specificata in apposita circolare del Ministero dello sviluppo economico (Circolare 6 Agosto 2007, n. 23958).
I costruttori di autovetture sono tenuti a fornire al Ministero dello sviluppo economico entro il 15 dicembre di ogni anno, l’elencazione di tutti i modelli di autovetture nuove che possono essere acquistati e commercializzati in Italia su base annuale; le indicazioni per ogni modello del tipo di carburante, il valore numerico corrispondente al consumo ufficiale di carburante e il valore numerico corrispondente alle emissioni specifiche ufficiali di CO2.
I costruttori di autovetture, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, la Federazione Associazioni Italiane Concessionari Produzione Automotoristica, la Confindustria e l’Unioncamere devono fornire i dati entro il 30 settembre 2007.
Al fine di rendere una corretta informazione al consumatore i responsabili dei punti vendita dovranno apporre su ciascun modello di autovettura l’etichetta relativa al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2; dovranno esporre il manifesto o uno schermo di visualizzazione contenente l’elenco dei dati ufficiali relativi al consumo e alle emissioni di tutte le autovetture nuove esposte o messe in vendita o in leasing presso o tramite il punto vendita. E pure il materiale promozionale dovrà contenere i dati relativi al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2.
Le indicazioni relative all’acquisizione dei dati informativi delle autovetture già previsto dal 2003, non è - come consueto - un provvedimento nato spontaneamente in seno all’Italia, ma è - come nella stragrande maggioranza dei casi - di derivazione comunitaria. Il Dpr 84 è, infatti il regolamento di attuazione della direttiva 1999/94/Ce relativa alle disponibilità sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori al momento della commercializzazione di autovetture nuove.
L’informazione, del resto, svolge un ruolo fondamentale nel gioco delle forze di mercato e fornendo informazioni precise, puntuali e omogenee sul consumo specifico, sul carburante e sull’emissioni di C02 delle autovetture ( responsabili per 60% delle emissioni), si può influire sia sulla scelta dei consumatori indirizzandoli (o almeno cercando) verso l’acquisto di autovetture che consumano meno e che inquinano meno, sia sulle scelte produttive dei costruttori incoraggiandoli alla riduzione dei consumi del prodotto-auto.
Considerando, dunque, il peso delle auto sull’inquinamento atmosferico e il ruolo del consumatore e del costruttore la strategia proposta sembrerebbe adeguata, ma non può essere lasciata da sola. Dovrà essere affiancata da strumenti finanziari, sociali, giuridici e da metodi più sostenibili di mobilità e di trasporto da parte dei singoli stati membri. Attraverso l’attuazione di tutti questi strumenti le possibilità di raggiungere gli obiettivi di Kyoto potrebbero essere maggiori.
fonte:www.greenreport.it
Le informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di Co2 delle auto nuove devono essere fornite ai consumatori. L’acquisizione dei dati - prevista dal Dpr 84/2003 - è specificata in apposita circolare del Ministero dello sviluppo economico (Circolare 6 Agosto 2007, n. 23958).
I costruttori di autovetture sono tenuti a fornire al Ministero dello sviluppo economico entro il 15 dicembre di ogni anno, l’elencazione di tutti i modelli di autovetture nuove che possono essere acquistati e commercializzati in Italia su base annuale; le indicazioni per ogni modello del tipo di carburante, il valore numerico corrispondente al consumo ufficiale di carburante e il valore numerico corrispondente alle emissioni specifiche ufficiali di CO2.
I costruttori di autovetture, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, la Federazione Associazioni Italiane Concessionari Produzione Automotoristica, la Confindustria e l’Unioncamere devono fornire i dati entro il 30 settembre 2007.
Al fine di rendere una corretta informazione al consumatore i responsabili dei punti vendita dovranno apporre su ciascun modello di autovettura l’etichetta relativa al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2; dovranno esporre il manifesto o uno schermo di visualizzazione contenente l’elenco dei dati ufficiali relativi al consumo e alle emissioni di tutte le autovetture nuove esposte o messe in vendita o in leasing presso o tramite il punto vendita. E pure il materiale promozionale dovrà contenere i dati relativi al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2.
Le indicazioni relative all’acquisizione dei dati informativi delle autovetture già previsto dal 2003, non è - come consueto - un provvedimento nato spontaneamente in seno all’Italia, ma è - come nella stragrande maggioranza dei casi - di derivazione comunitaria. Il Dpr 84 è, infatti il regolamento di attuazione della direttiva 1999/94/Ce relativa alle disponibilità sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori al momento della commercializzazione di autovetture nuove.
L’informazione, del resto, svolge un ruolo fondamentale nel gioco delle forze di mercato e fornendo informazioni precise, puntuali e omogenee sul consumo specifico, sul carburante e sull’emissioni di C02 delle autovetture ( responsabili per 60% delle emissioni), si può influire sia sulla scelta dei consumatori indirizzandoli (o almeno cercando) verso l’acquisto di autovetture che consumano meno e che inquinano meno, sia sulle scelte produttive dei costruttori incoraggiandoli alla riduzione dei consumi del prodotto-auto.
Considerando, dunque, il peso delle auto sull’inquinamento atmosferico e il ruolo del consumatore e del costruttore la strategia proposta sembrerebbe adeguata, ma non può essere lasciata da sola. Dovrà essere affiancata da strumenti finanziari, sociali, giuridici e da metodi più sostenibili di mobilità e di trasporto da parte dei singoli stati membri. Attraverso l’attuazione di tutti questi strumenti le possibilità di raggiungere gli obiettivi di Kyoto potrebbero essere maggiori.
AUTO: A RUBA IN GIAPPONE NUOVO 'MISURACARBURANTE'
29/08/07 09:47
(ANSA) - TOKYO, 27 AGO - E' boom delle vendite in
Giappone per un nuovo strumento di monitoraggio
dei consumi di carburante, che applicato sulle
autovetture consente ai conducenti di sapere in
tempo reale se la loro guida e' economicamente
efficiente o dispendiosa. Secondo la stampa
odierna, a causa del continuo aumento dei prezzi
della benzina i consumatori piu' oculati hanno
optato per l'acquisto dell'avanzatissimo
misuratore elettronico, che sulla base di dati
come la velocita' oraria e i giri del motore e'
in grado di calcolare ogni mezzo secondo il
consumo di benzina per chilometro e la distanza
percorribile con un pieno. Acquistabile anche su
internet e facile da installare, il misuratore
avvisa con un segnale acustico se la velocita'
raggiunta e' incompatibile con una guida
all'insegna dell'economia e permette anche
all'autista piu' distratto un continuo controllo
delle prestazioni della propria automobile, oltre
a 'educarlo' alle tecniche piu' efficienti per
risparmiare carburante. (ANSA). I52-ZN
Liberalizzazione energia, come riconoscere quella
rinnovabile
29/08/07 09:47
fonte:www.greenreport.it
In Italia il settore abitativo è responsabile per 30% del consumo energetico e 1/3 di questa energia va sprecata.
Secondo uno studio del Wwf la perdita dell’energia avviene principalmente a causa dell’inefficienza delle abitazioni, mentre un abbondante 30% si disperde a causa della scarsa efficienza nella produzione di calore.
In questo campo siamo lontani dal traguardi raggiunti nel resto dell’Europa dove criteri di basso consumo sono ormai inseriti nei capitolati di costruzione. Sicuramente qualcosa sta cambiando anche da noi almeno sulla carta. Una serie di provvedimenti legislativi hanno preso il via come gli sgravi fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici prevista ai commi 344-345-346 e 347 della Finanziaria 2007 (legge 296/2006) e il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n.311 relativo al rendimento energetico nell’edilizia. Così come la liberalizzazione del mercato dell’elettricità che, a suo modo potrebbe contribuire al risparmio energetico e alla riduzione di co2 in atmosfera.
Come ormai è noto infatti dal 1 luglio 2007 gli italiani possono (per ora però solo in teoria) scegliere il proprio venditore di energia elettrica come già avviene fin dal 2003 per il gas e come già possono fare oltre 7 milioni di consumatori con partita Iva.
I consumatori domestici di energia elettrica saranno realmente liberi di scegliere il proprio fornitore e scegliere il migliore offerente nei prossimi mesi, mentre nulla cambierà per quanto riguarda la gestione della rete di trasmissione che rimarrà in capo alla società che attualmente già svolge tale servizio.
Una serie di interventi necessari per garantire un positivo impatto economico e sociale del processo di liberalizzazione sono già stati predisposti: uno fra tutti è la cosiddetta tariffa sociale per i cittadini più bisognosi che potranno usufruire di uno speciale sconto per motivazioni di salute o economiche. Però nella pratica anche la tariffa sociale risulta diversa dalla teoria: assume fattezze di uno sconto indifferenziato per chi consuma poca energia elettrica a scapito delle famiglie che hanno consumi elevati. Se quindi dal punto di vista ambientale non c’è nulla da eccepire, l’impatto sociale di tale tariffazione risulta invece assai controverso, perché fa pagare cara l’energia elettrica alle famiglie numerose che utilizzano molto l’abitazione e che sono residenti in zone (1/3 dei comuni italiani) dove non è ancora arrivata la rete di distribuzione del gas naturale.
Ancora una volta quindi equità sociale e sostenibilità ambientale finiscono per cozzare fra loro: la sola riduzione del costo non farebbe che aggravare i consumi. Ma utilizzando le leve fiscali questa liberalizzazione può invece svolgere un ruolo fondamentale nel consentire all’Italia di adempiere agli obiettivi di riduzione dei gas serra fissati dalla Ue. Le scelte di governo devono quindi essere ancora più incisive, integrando risparmio premiato, piani tariffari e orari che incentivino l’efficienza energetica e l’energia prodotta da rinnovabili.
In un mercato libero dell’energia, senza più monopolio, i cittadini potranno infatti scegliere fra i prezzi migliori, ma potranno anche orientarsi verso fornitori che propongono energia elettrica da fonti rinnovabili.
L’offerta di energia rinnovabile già proposta sul mercato per i consumatori non domestici, è opportunamente garantita da un apposito sistema di certificazione dell’origine di tale energia grazie al quale i consumatori potranno testare la provenienza.
E che cosa sia una fonte rinnovabile lo stabilisce la direttiva Ue 77 del 2001 che nel suo articolo 2 le indica come “eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, biomassa (ossia la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”).
A livello europeo esiste il sistema di certificazione Recs (Renewalble energy certificate sistem); mentre in Italia è il
Gestore del sistema elettrico a occuparsene.
In Italia, poi, esiste il marchio “100% energia verde” di cui è titolare la onlus Reef e certificatore il Cesi di Milano. Ricalca i meccanismi del certificato europeo, ma è applicabile solo ad energia prodotta in Italia (ad oggi 85% viene da Enel) e da impianti rinnovabili di piccole e medie dimensioni.
In Italia il settore abitativo è responsabile per 30% del consumo energetico e 1/3 di questa energia va sprecata.
Secondo uno studio del Wwf la perdita dell’energia avviene principalmente a causa dell’inefficienza delle abitazioni, mentre un abbondante 30% si disperde a causa della scarsa efficienza nella produzione di calore.
In questo campo siamo lontani dal traguardi raggiunti nel resto dell’Europa dove criteri di basso consumo sono ormai inseriti nei capitolati di costruzione. Sicuramente qualcosa sta cambiando anche da noi almeno sulla carta. Una serie di provvedimenti legislativi hanno preso il via come gli sgravi fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici prevista ai commi 344-345-346 e 347 della Finanziaria 2007 (legge 296/2006) e il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n.311 relativo al rendimento energetico nell’edilizia. Così come la liberalizzazione del mercato dell’elettricità che, a suo modo potrebbe contribuire al risparmio energetico e alla riduzione di co2 in atmosfera.
Come ormai è noto infatti dal 1 luglio 2007 gli italiani possono (per ora però solo in teoria) scegliere il proprio venditore di energia elettrica come già avviene fin dal 2003 per il gas e come già possono fare oltre 7 milioni di consumatori con partita Iva.
I consumatori domestici di energia elettrica saranno realmente liberi di scegliere il proprio fornitore e scegliere il migliore offerente nei prossimi mesi, mentre nulla cambierà per quanto riguarda la gestione della rete di trasmissione che rimarrà in capo alla società che attualmente già svolge tale servizio.
Una serie di interventi necessari per garantire un positivo impatto economico e sociale del processo di liberalizzazione sono già stati predisposti: uno fra tutti è la cosiddetta tariffa sociale per i cittadini più bisognosi che potranno usufruire di uno speciale sconto per motivazioni di salute o economiche. Però nella pratica anche la tariffa sociale risulta diversa dalla teoria: assume fattezze di uno sconto indifferenziato per chi consuma poca energia elettrica a scapito delle famiglie che hanno consumi elevati. Se quindi dal punto di vista ambientale non c’è nulla da eccepire, l’impatto sociale di tale tariffazione risulta invece assai controverso, perché fa pagare cara l’energia elettrica alle famiglie numerose che utilizzano molto l’abitazione e che sono residenti in zone (1/3 dei comuni italiani) dove non è ancora arrivata la rete di distribuzione del gas naturale.
Ancora una volta quindi equità sociale e sostenibilità ambientale finiscono per cozzare fra loro: la sola riduzione del costo non farebbe che aggravare i consumi. Ma utilizzando le leve fiscali questa liberalizzazione può invece svolgere un ruolo fondamentale nel consentire all’Italia di adempiere agli obiettivi di riduzione dei gas serra fissati dalla Ue. Le scelte di governo devono quindi essere ancora più incisive, integrando risparmio premiato, piani tariffari e orari che incentivino l’efficienza energetica e l’energia prodotta da rinnovabili.
In un mercato libero dell’energia, senza più monopolio, i cittadini potranno infatti scegliere fra i prezzi migliori, ma potranno anche orientarsi verso fornitori che propongono energia elettrica da fonti rinnovabili.
L’offerta di energia rinnovabile già proposta sul mercato per i consumatori non domestici, è opportunamente garantita da un apposito sistema di certificazione dell’origine di tale energia grazie al quale i consumatori potranno testare la provenienza.
E che cosa sia una fonte rinnovabile lo stabilisce la direttiva Ue 77 del 2001 che nel suo articolo 2 le indica come “eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, biomassa (ossia la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”).
A livello europeo esiste il sistema di certificazione Recs (Renewalble energy certificate sistem); mentre in Italia è il
Gestore del sistema elettrico a occuparsene.
In Italia, poi, esiste il marchio “100% energia verde” di cui è titolare la onlus Reef e certificatore il Cesi di Milano. Ricalca i meccanismi del certificato europeo, ma è applicabile solo ad energia prodotta in Italia (ad oggi 85% viene da Enel) e da impianti rinnovabili di piccole e medie dimensioni.
CLIMA:ROMA 2007;PIOGGE EQUATORE AUMENTANO PER
RISCALDAMENTO
29/08/07 09:46
(ANSA) - ROMA, 28 AGO - Proprio come avevano
previsto i contestati modelli sul riscaldamento
globale, le piogge all'Equatore sono in aumento.
Lo hanno osservato i satelliti della Nasa: da uno
studio dell'agenzia spaziale americana pubblicato
dal Journal of Climate e' emerso che dal 1979
l'aumento e' stato del 5%. ''Il cambiamento del
clima e' la causa piu' plausibile del fenomeno -
commenta Robert Adler, uno degli autori dello
studio - con l'aumento della temperatura c'e'
piu' evaporazione dagli oceani e si formano piu'
nubi''. Le maggiori piogge pero' riguardano solo
la fascia equatoriale e tropicale a sud
dell'Equatore: ''Nell'area del Mediterraneo,
secondo i modelli climatici confermati da questo
studio, le piogge diminuiranno - spiega Vincenzo
Ferrara, coordinatore scientifico della
Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici
organizzata dal ministero dell'Ambiente il 12 e
il 13 settembre a Roma - e si concentreranno in
brevi periodi, con una maggiore probabilita' di
alluvioni''.(ANSA). I12-KRT
Traffico illecito di 500mila tonnellate di
rifiuti speciali: 5 arresti
29/08/07 09:46
fonte:www.greenreport.it
I proprietari delle belle villette sparse sulle colline del forlivese non allacciate alla fognatura pubblica pensavano di avere la coscienza più o meno pulita quando periodicamente incaricavano una ditta del posto di venire a svuotare la loro fossa settica e trasportare i liquami al depuratore comunale. Invece, con una lunga operazione che va avanti da diversi anni, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Bologna ha accertato che i rifiuti, prevalentemente allo stato liquido o fangoso palabile, dopo essere stati raccolti dagli impianti di produzione, confluivano nel sito di stoccaggio provvisorio della ditta Laghi, da dove, dopo un fittizio trattamento, venivano, successivamente, trasportati presso l´impianto pubblico di depurazione di Forlì o la piattaforma per il trattamento chimico-fisico dei rifiuti, sita all´interno dello stesso depuratore.
In particolare, i rifiuti speciali pericolosi, costituiti, essenzialmente, da liquami e fanghi provenienti da fosse settiche di civili abitazioni, mediante "giro-bolla" o falsificazione dei formulari identificativi, venivano declassati in speciali non pericolosi e fatti confluire in siti non autorizzati alla loro ricezione, nella rete fognaria o in corsi d´acqua superficiali, provocando, così gravi danni ambientale.
L´operazione, denominata "Lucignolo", coordinata dalla Procura di Forlì-Cesena, ha visto impegnati circa 50 carabinieri, supportati da un velivolo del 13.mo nucleo elicotteri carabinieri. Nell´inchiesta sono coinvolte imprese private e pubbliche operanti nel settore ambientale della provincia forlivese.
Cinque persone sono state arrestate mentre gli indagati sono130, in gran parte legali rappresentanti e soci accomandatari di aziende operanti nel settore della gestione e smaltimento rifiuti, con sede in Emilia Romagna. Al centro dell´inchiesta, i proprietari della ditta Laghi e alcuni dipendenti del locale depuratore comunale, gestito dalla società Hera Spa.
Dalle indagini è emerso il traffico illecito di oltre 500.000 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, che sono stati smaltiti in discariche non autorizzate dell´Emilia Romagna. Le ipotesi di accusa sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, evasione fiscale, appropriazione indebita di fondi societari, emissione di false fatture. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 4 milioni di euro, mentre il guadagno ottenuto illecitamente nel triennio 2004/2007 é stato stimato intorno ai 3milioni e mezzo di euro
I proprietari delle belle villette sparse sulle colline del forlivese non allacciate alla fognatura pubblica pensavano di avere la coscienza più o meno pulita quando periodicamente incaricavano una ditta del posto di venire a svuotare la loro fossa settica e trasportare i liquami al depuratore comunale. Invece, con una lunga operazione che va avanti da diversi anni, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Bologna ha accertato che i rifiuti, prevalentemente allo stato liquido o fangoso palabile, dopo essere stati raccolti dagli impianti di produzione, confluivano nel sito di stoccaggio provvisorio della ditta Laghi, da dove, dopo un fittizio trattamento, venivano, successivamente, trasportati presso l´impianto pubblico di depurazione di Forlì o la piattaforma per il trattamento chimico-fisico dei rifiuti, sita all´interno dello stesso depuratore.
In particolare, i rifiuti speciali pericolosi, costituiti, essenzialmente, da liquami e fanghi provenienti da fosse settiche di civili abitazioni, mediante "giro-bolla" o falsificazione dei formulari identificativi, venivano declassati in speciali non pericolosi e fatti confluire in siti non autorizzati alla loro ricezione, nella rete fognaria o in corsi d´acqua superficiali, provocando, così gravi danni ambientale.
L´operazione, denominata "Lucignolo", coordinata dalla Procura di Forlì-Cesena, ha visto impegnati circa 50 carabinieri, supportati da un velivolo del 13.mo nucleo elicotteri carabinieri. Nell´inchiesta sono coinvolte imprese private e pubbliche operanti nel settore ambientale della provincia forlivese.
Cinque persone sono state arrestate mentre gli indagati sono130, in gran parte legali rappresentanti e soci accomandatari di aziende operanti nel settore della gestione e smaltimento rifiuti, con sede in Emilia Romagna. Al centro dell´inchiesta, i proprietari della ditta Laghi e alcuni dipendenti del locale depuratore comunale, gestito dalla società Hera Spa.
Dalle indagini è emerso il traffico illecito di oltre 500.000 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, che sono stati smaltiti in discariche non autorizzate dell´Emilia Romagna. Le ipotesi di accusa sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, evasione fiscale, appropriazione indebita di fondi societari, emissione di false fatture. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 4 milioni di euro, mentre il guadagno ottenuto illecitamente nel triennio 2004/2007 é stato stimato intorno ai 3milioni e mezzo di euro
RIFIUTI: RECUPERO CARTA; COMIECO, IN CAMPANIA +
17 PER CENTO
29/08/07 09:45
(ANSA) - NAPOLI, 27 AGO - Due milioni e mezzo di
tonnellate: questa e' la quantita' di carta e
cartone che nel 2006 e' stata avviata al riciclo
in Italia. Il dato emerge dall'XII Rapporto sulla
Raccolta, Riciclo e Recupero di Carta e Cartone
effettuato da Comieco - Consorzio Nazionale per
il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base
Cellulosica. Nel 2006, infatti, ogni italiano ha
raccolto 44 Kg di carta e cartoncino con un
incremento del 7,4% rispetto al 2005. Il
dettaglio sulla Campania del XII Rapporto
evidenza un incremento della raccolta nella
Regione del 17% rispetto all'anno precedente: nel
2006 sono state riciclate, infatti, 102.893
tonnellate di carta e cartone. ''La Campania, con
un pro-capite di 18,7 kg e' ancora al disotto
della media del Sud - commenta Carlo Montalbetti,
direttore Generale del Consorzio - Anche Napoli
e' in linea con il resto della regione con una
raccolta per abitante pari a 20,6 kg, la meta'
della media italiana. Le potenzialita' quindi ci
sono e la raccolta differenziata puo'
rappresentare uno strumento per fronteggiare una
situazione in perenne emergenza. Per incentivare
ulteriormente gli enti locali e i cittadini a
centrare gli obiettivi prescritti dalla legge in
campo ambientale e, in particolare, quelli di
raccolta differenziata, Comieco lancia un'idea:
trattenere localmente in tutto o in parte il
gettito Iva generato dalla gestione locale dei
rifiuti urbani''. I risultati sono generalmente
positivi per il resto dell'Italia: + 6.7% al
nord, + 4.7% al centro e +14.7% al sud che parte
da una posizione di svantaggio. Grazie a questo
incremento i comuni potranno ricevere ulteriori
corrispettivi erogati dal sistema Comieco per il
sostegno alla raccolta differenziata: tale cifra
ha raggiunto nel 2006 gli 83 milioni di euro,
mentre l'impegno economico complessivo del
consorzio dal 1998 e' stato di oltre mezzo
miliardo di euro. Alla Campania sono andati oltre
4 milioni e mezzo di euro: piu' si migliora la
raccolta differenziata, piu' e' economicamente
vantaggioso per i comuni e quindi per i
cittadini.(ANSA). COM-PO/SIL
E dalle ceneri emerge una discarica...
29/08/07 09:45
fonte:www.greenreport.it
PESCASSEROLI (L’Aquila). Un vero e proprio sentiero di rifiuti nascosto tra i rovi e venuto alla luce a seguito del disastroso incendio che ha interessato l’area nel corso dell’estate. E’ quanto accaduto oggi a Ortona dei Marsi dove un numeroso gruppo di volontari ha aderito alla Giornata Ecologica organizzata dall’Ente Parco, dal Comune e dall’Associazione Marsicana Giovenco, per raccogliere una grande quantità di rifiuti depositati intorno alla circonvallazione di Ortona.
Circa centocinquanta persone si sono prodigate anche con i propri mezzi, oltre a quelli messi a disposizione dalle Istituzioni, per raccogliere frigoriferi, termosifoni, materassi, televisioni e ferraglia di ogni genere. Nel punto di raccolta, in Piazza “del vascone”, sono stati depositati circa 120 metri cubi di “avanzi tecnologici”. Dalla montagna di ruggine sono stati recuperati anche alcuni oggetti d’epoca usati per la vendemmia ed esposti nel Museo Rurale. Gli operatori impegnati nelle operazioni di smaltimento differenziato ancora in corso, sono affiancati dai Volontari del Parco e semplici cittadini.
Va inoltre segnalato che a Ortona dei Marsi, paese evacuato per il fuoco a fine luglio, i cittadini si sono organizzati in comitati per sensibilizzare l´opinione pubblica e raccogliere fondi per un progetto di recupero ambientale delle aree incendiate. Ortona è nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e ha perso almeno 270 ettari di faggete secolari, i boschi più maestosi e importanti dell´Appennino e i parchi sono stati l´obiettivo degli incendi di quest´anno: oltre 9000 ettari protetti bruciati che significano anche distruzione degli habitat del lupo italico, del picchio nero, del capriolo garganico o delle centinaia di testuggini bruciate.
Purtroppo risulta evidente da questa notizia che anche nei Parchi talvolta non si riesce a tutelare il territorio. Il fatto che nel sottobosco si celasse una discarica è assai significativo. Diciamo che, per paradosso, se l’incendio ha avuto un merito è quello che ora questi rifiuti sono stati scoperti e saranno (si spera) opportunamente smaltiti. Serve comunque, è evidente, un maggiore controllo, una maggiore sensibilità e soprattutto trovare il modo per far sì che una corretta gestione dei rifiuti non sia enormemente meno conveniente di una discarica abusiva.
PESCASSEROLI (L’Aquila). Un vero e proprio sentiero di rifiuti nascosto tra i rovi e venuto alla luce a seguito del disastroso incendio che ha interessato l’area nel corso dell’estate. E’ quanto accaduto oggi a Ortona dei Marsi dove un numeroso gruppo di volontari ha aderito alla Giornata Ecologica organizzata dall’Ente Parco, dal Comune e dall’Associazione Marsicana Giovenco, per raccogliere una grande quantità di rifiuti depositati intorno alla circonvallazione di Ortona.
Circa centocinquanta persone si sono prodigate anche con i propri mezzi, oltre a quelli messi a disposizione dalle Istituzioni, per raccogliere frigoriferi, termosifoni, materassi, televisioni e ferraglia di ogni genere. Nel punto di raccolta, in Piazza “del vascone”, sono stati depositati circa 120 metri cubi di “avanzi tecnologici”. Dalla montagna di ruggine sono stati recuperati anche alcuni oggetti d’epoca usati per la vendemmia ed esposti nel Museo Rurale. Gli operatori impegnati nelle operazioni di smaltimento differenziato ancora in corso, sono affiancati dai Volontari del Parco e semplici cittadini.
Va inoltre segnalato che a Ortona dei Marsi, paese evacuato per il fuoco a fine luglio, i cittadini si sono organizzati in comitati per sensibilizzare l´opinione pubblica e raccogliere fondi per un progetto di recupero ambientale delle aree incendiate. Ortona è nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e ha perso almeno 270 ettari di faggete secolari, i boschi più maestosi e importanti dell´Appennino e i parchi sono stati l´obiettivo degli incendi di quest´anno: oltre 9000 ettari protetti bruciati che significano anche distruzione degli habitat del lupo italico, del picchio nero, del capriolo garganico o delle centinaia di testuggini bruciate.
Purtroppo risulta evidente da questa notizia che anche nei Parchi talvolta non si riesce a tutelare il territorio. Il fatto che nel sottobosco si celasse una discarica è assai significativo. Diciamo che, per paradosso, se l’incendio ha avuto un merito è quello che ora questi rifiuti sono stati scoperti e saranno (si spera) opportunamente smaltiti. Serve comunque, è evidente, un maggiore controllo, una maggiore sensibilità e soprattutto trovare il modo per far sì che una corretta gestione dei rifiuti non sia enormemente meno conveniente di una discarica abusiva.