29 luglio 2007
RIFIUTI: CAMPANIA; PANSA, STABILIZZAZIONE CRISI
NEL 2008
02/08/07 10:38
b(ANSA) - ROMA, 24 LUG - ''Nel 2008, se il piano
procede senza interruzioni, la crisi dei rifiuti
in Campania dovrebbe essere stabilizzata''. Lo ha
detto il prefetto Alessandro Pansa, commissario
straordinario per i rifiuti in Campania, durante
l'audizione che si e' svolta in Commissione
rifiuti a Palazzo San Macuto a Roma. Il
commissario ha illustrato in grandi linee il pano
generale che sta preparando per affrontare il
problema dello smaltimento dei rifiuti in
Campania, ed ha sottolineato che le uniche
strutture che saranno realizzate per risolvere il
problema sono quelle previste dalla legge '87.
Intanto Pansa sta puntando ad avviare la raccolta
differenziata. ''Occorre - ha detto il prefetto -
sensibilita' al problema. Fino adesso su tutti i
sindaci campani interpellati solo 250 hanno
risposto all'avvio di questa procedura. Ma
l'esempio ai cittadini sara' dato dalla pubblica
amministrazione, a cominciare dalla Prefettura
che ha avviato la raccolta differenziata nei
propri uffici''. Sul termovalorizzatore di
Acerra, Pansa ritiene che entro la fine dell'anno
potra' entrare in funzione la prima linea. I
commissari hanno invitato il prefetto Pansa ''ad
un attento monitoraggio del territorio per il
rispetto della legalita' ''.(ANSA). ABB
Ban Ki-moon: un nuovo accordo sul post-Kyoto
entro il 2009
02/08/07 10:37
FONTE:http://greenreport.it
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon (Nella foto) si è appellato a «tutti gli Stati» perché partecipino ai negoziati per un nuovo trattato sul clima entro il 2009, quando si terrà a New York il dibattito convocato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul tema “cambiamenti climatici, una sfida mondiale”.
«Riunendoci - ha detto Ban Ki-moon – faremo in modo che la questione dei cambiamenti climatici, che figura da più lungo tempo all’ordine del giorno mondiale, riceva finalmente la forte attenzione che merita. L’Artico si sta riscaldando due volte più velocemente che la media a scala mondiale. Lo scioglimento (dei ghiacci n.d.r.) che ne risulterà minaccia le popolazioni e gli ecosistemi della regione, ma anche le isole e le città costiere dell’altro lato del pianeta. Altrove, in conseguenza della sparizione dei ghiacciai, le riserve di acqua sono in pericolo. E per un terzo della popolazione mondiale che vive nelle regioni secche, soprattutto in Africa, la modificazione degli schemi climatici minaccia di esacerbare la desertificazione, la siccità e l’insicurezza alimentare».
Il segretario generale dell’Onu ha chiesto che si giunga ad un accordo quadro, all’interno della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, che possa trattare la questione su tutti i fronti, soprattutto l’adattamento, l´attenuazione, le tecnologie pulite, la deforestazione e la mobilitazione di risorse.
«Tutti i paesi – ha detto Ban Ki-moon- devono fare quel che possono per pervenire ad un accordo di qui al 2009, per fare in modo che questo entri in vigore al momento che gli impegni del Protocollo di Kyoto cesseranno nel 2012».
La riunione di esperti convocati all’Onu e che si conclude oggi, dovrebbe permettere di preparare il terreno per un dibattito ad alto livello sui cambiamenti climatici che si terrà alla prossima sessione dell’Assemblea generale, il 24 settembre prossimo, per i negoziati nel quadro dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change che si terrà a dicembre a Bali.
Ban Ki-moon ha anche ricordato il progetto “rendere l’Onu più verde” per fare delle Nazioni Unite un’organizzazione “neutre” a livello climatico. Sheikha Haya al Khalifa, la presidente dell´Assemblea generale, a rilevato che le prove scientifiche allarmanti s´accumulano ogni mese, sottolineando la necessità di affrontare senza indugio i problemi legati a ai cambiamenti climatici, in particolare per ridurre più velocemente gli impatti negativi del fenomeno sulla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, rilevando che ci sono Paesi che più di altri subiscono in pieno le ripercussioni dei cambiamenti climatici, che mettono a rischio la realizzazione degli obiettivi del millennio per lo sviluppo. Per invertire la tendenza, Sheikha Haya ha chiesto maggiori investimenti nelle energie rinnovabili, e l’appoggio alla diffusione di tecnologie destinate ai Paesi poveri, cose singolari e significative se dette da chi viene da un ricco Stato petrolifero del Golfo Persico come il Bahrein.
Il dibattito informale in corso all’Onu ha per tema centrale le emissioni di CO2, e tutte le emissioni di carbonio prodotte dalla Conferenza, soprattutto per i viaggi degli esperti a New York, saranno compensati con investimenti in un progetto di biomasse in Kenya, e così si creeranno anche nuovi posti di lavoro.
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon (Nella foto) si è appellato a «tutti gli Stati» perché partecipino ai negoziati per un nuovo trattato sul clima entro il 2009, quando si terrà a New York il dibattito convocato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul tema “cambiamenti climatici, una sfida mondiale”.
«Riunendoci - ha detto Ban Ki-moon – faremo in modo che la questione dei cambiamenti climatici, che figura da più lungo tempo all’ordine del giorno mondiale, riceva finalmente la forte attenzione che merita. L’Artico si sta riscaldando due volte più velocemente che la media a scala mondiale. Lo scioglimento (dei ghiacci n.d.r.) che ne risulterà minaccia le popolazioni e gli ecosistemi della regione, ma anche le isole e le città costiere dell’altro lato del pianeta. Altrove, in conseguenza della sparizione dei ghiacciai, le riserve di acqua sono in pericolo. E per un terzo della popolazione mondiale che vive nelle regioni secche, soprattutto in Africa, la modificazione degli schemi climatici minaccia di esacerbare la desertificazione, la siccità e l’insicurezza alimentare».
Il segretario generale dell’Onu ha chiesto che si giunga ad un accordo quadro, all’interno della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, che possa trattare la questione su tutti i fronti, soprattutto l’adattamento, l´attenuazione, le tecnologie pulite, la deforestazione e la mobilitazione di risorse.
«Tutti i paesi – ha detto Ban Ki-moon- devono fare quel che possono per pervenire ad un accordo di qui al 2009, per fare in modo che questo entri in vigore al momento che gli impegni del Protocollo di Kyoto cesseranno nel 2012».
La riunione di esperti convocati all’Onu e che si conclude oggi, dovrebbe permettere di preparare il terreno per un dibattito ad alto livello sui cambiamenti climatici che si terrà alla prossima sessione dell’Assemblea generale, il 24 settembre prossimo, per i negoziati nel quadro dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change che si terrà a dicembre a Bali.
Ban Ki-moon ha anche ricordato il progetto “rendere l’Onu più verde” per fare delle Nazioni Unite un’organizzazione “neutre” a livello climatico. Sheikha Haya al Khalifa, la presidente dell´Assemblea generale, a rilevato che le prove scientifiche allarmanti s´accumulano ogni mese, sottolineando la necessità di affrontare senza indugio i problemi legati a ai cambiamenti climatici, in particolare per ridurre più velocemente gli impatti negativi del fenomeno sulla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, rilevando che ci sono Paesi che più di altri subiscono in pieno le ripercussioni dei cambiamenti climatici, che mettono a rischio la realizzazione degli obiettivi del millennio per lo sviluppo. Per invertire la tendenza, Sheikha Haya ha chiesto maggiori investimenti nelle energie rinnovabili, e l’appoggio alla diffusione di tecnologie destinate ai Paesi poveri, cose singolari e significative se dette da chi viene da un ricco Stato petrolifero del Golfo Persico come il Bahrein.
Il dibattito informale in corso all’Onu ha per tema centrale le emissioni di CO2, e tutte le emissioni di carbonio prodotte dalla Conferenza, soprattutto per i viaggi degli esperti a New York, saranno compensati con investimenti in un progetto di biomasse in Kenya, e così si creeranno anche nuovi posti di lavoro.
Senza conoscenza la sostenibilità è un miraggio
02/08/07 10:37
di Alessandro Farulli
FONTE:http://greenreport.it
Conoscenza e sostenibilità ambientale: due facce della stessa medaglia. Anzi, non si può sperare e pensare di poter inseguire e applicare una vera sostenibilità ambientale senza conoscenze. Perché la materia non si presta all’improvvisazione. Perché l’ambiente non è solo emozione, usando uno slogan caro a greenreport. Bensì necessità di un approccio scientifico. Quello che purtroppo sta scemando in Italia, paese di poeti e letterati (almeno lo era) che oggi paga il prezzo di questa sua impostazione monolitica.
«Siamo un Paese senza formazione» grida oggi dal Sole24Ore Dario Nicoli, esperto di formazione professionale. «Minore è il valore del diploma per l’occupabilità – dice – maggiori sono le spinte verso la deprofessionalizzazione». Un concetto che argomenta portando come esempio la Sardegna: «Ha deciso di eliminare i percorsi di istruzione e formazione professionale ed è la regione che detiene il più alto tasso di giovani sotto i 24 anni aventi solo la licenzia media (…). In questo modo, impedendo ai giovani di iscriversi ai percorsi di istruzione e formazione professionale per obbligarli a frequentare le attività scolastiche basate su una cultura generalista, la regione ha provocato un aumento di giovani dispersi e demotivati agli studi».
Un punto di vista che rispettiamo in quanto tale. Ma se ha ragione nel lamentare un Paese senza formazione, riteniamo che questa non la si faccia tout court con le scuole professionali. Queste hanno anche la loro logica, ma nel passato recente hanno già mostrato tutti i loro limiti. Dispiace dover farne una questione classista, però purtroppo nelle scuole professionali da sempre ci finiscono i figli delle persone meno abbienti. E questo non va bene. E non va bene perché, come dicevamo all’inizio, c’è un problema di conoscenza e di istruzione. E’ notorio, infatti, che coloro che meglio riescono negli studi post diploma sono quelli che hanno frequentato i licei classici. E non si distinguono all’Università solo nelle materie umanistiche, ma si può dire (forzando un po’) praticamente in tutte le discipline comprese quelle scientifiche.
Il motivo è semplice: in quei licei si insegna il metodo di studio ed è qui la chiave. E’ questo il grimaldello che fa aprire il forziere della conoscenza. Il ministro della pubblica istruzione Fioroni si pone il problema, giustamente, dei troppi ‘debiti formativi’ che accumulano i ragazzi e come soluzione prospetta quella di un ritorno ai vecchi (odiatissimi) esami di settembre. Ma il problema, dal nostro punto di vista, lo inquadra meglio il professor Piergiorgio Odifreddi (repubblica) che spiega: «All’Università prima si faceva la lezione di un’ora, adesso devo interrompere dopo dieci minuti come gli stacchi pubblicitari, devo fare un aneddoto, raccontare una storia, altrimenti gli studenti non reggono. E’ la cultura dominante oggi, è tutta una frantumazione, si va zapping, si naviga».
Forse il professor semplifica per necessità di sintesi di un ragionamento assai complesso, ma di certo bisogna fare i conti con questa realtà. Che porta a una nuova generazione di studenti dalla cultura mordi e fuggi senza alcun approccio, o quasi, critico per non parlare di quello scientifico. La matematica, dice sempre Odifreddi, è una materia che richiede impegno, costanza, non di studiare la sera prima dell’interrogazione. I ragazzi oggi hanno poco allenamento alla concentrazione, alla tenacia». Con questo approccio si può solo immaginare quale atteggiamento queste persone avranno nei confronti dell’ambiente.
Essere ambientalisti oggi, infatti, non significa più «salvaguardia», ma incrocio sistematico dell’economia con l’ecologia. Governare quindi le trasformazioni del mondo in cui viviamo. E questo vuol dire numeri, vuol dire studiare, approfondire, lasciare da una parte la poesia (che resta una parte importante della vita, ci mancherebbe) e puntare sulla prosa (intesa come prammatica). Ma c’è dell’altro. Osserviamo, infatti, che questa mentalità non è solo nelle nuove generazioni, bensì anche in almeno parte di quella precedente. Tant’è che quando si programmano gli investimenti (tra l’altro sempre pochi) per la ricerca, lo si fa indicando genericamente come obiettivo quello dell’innovazione quale che sia.
Quindi ci sono due generazioni a confronto che comunicano sempre meno tra di loro e rischiano comunque, quasi per inerzia, di essere l’una la prosecuzione dell’altra, senza quella discontinuità necessaria richiamata dall’urgenza di riconvertire il modello di sviluppo secondo il criterio direttore della sostenibilità. Obiettivo raggiungibile solo attraverso un percorso che parta dalla formazione fin dai primi livelli scolastici degli individui che poi diventeranno i cittadini adulti di domani e membri anche della futura classe dirigente.
FONTE:http://greenreport.it
Conoscenza e sostenibilità ambientale: due facce della stessa medaglia. Anzi, non si può sperare e pensare di poter inseguire e applicare una vera sostenibilità ambientale senza conoscenze. Perché la materia non si presta all’improvvisazione. Perché l’ambiente non è solo emozione, usando uno slogan caro a greenreport. Bensì necessità di un approccio scientifico. Quello che purtroppo sta scemando in Italia, paese di poeti e letterati (almeno lo era) che oggi paga il prezzo di questa sua impostazione monolitica.
«Siamo un Paese senza formazione» grida oggi dal Sole24Ore Dario Nicoli, esperto di formazione professionale. «Minore è il valore del diploma per l’occupabilità – dice – maggiori sono le spinte verso la deprofessionalizzazione». Un concetto che argomenta portando come esempio la Sardegna: «Ha deciso di eliminare i percorsi di istruzione e formazione professionale ed è la regione che detiene il più alto tasso di giovani sotto i 24 anni aventi solo la licenzia media (…). In questo modo, impedendo ai giovani di iscriversi ai percorsi di istruzione e formazione professionale per obbligarli a frequentare le attività scolastiche basate su una cultura generalista, la regione ha provocato un aumento di giovani dispersi e demotivati agli studi».
Un punto di vista che rispettiamo in quanto tale. Ma se ha ragione nel lamentare un Paese senza formazione, riteniamo che questa non la si faccia tout court con le scuole professionali. Queste hanno anche la loro logica, ma nel passato recente hanno già mostrato tutti i loro limiti. Dispiace dover farne una questione classista, però purtroppo nelle scuole professionali da sempre ci finiscono i figli delle persone meno abbienti. E questo non va bene. E non va bene perché, come dicevamo all’inizio, c’è un problema di conoscenza e di istruzione. E’ notorio, infatti, che coloro che meglio riescono negli studi post diploma sono quelli che hanno frequentato i licei classici. E non si distinguono all’Università solo nelle materie umanistiche, ma si può dire (forzando un po’) praticamente in tutte le discipline comprese quelle scientifiche.
Il motivo è semplice: in quei licei si insegna il metodo di studio ed è qui la chiave. E’ questo il grimaldello che fa aprire il forziere della conoscenza. Il ministro della pubblica istruzione Fioroni si pone il problema, giustamente, dei troppi ‘debiti formativi’ che accumulano i ragazzi e come soluzione prospetta quella di un ritorno ai vecchi (odiatissimi) esami di settembre. Ma il problema, dal nostro punto di vista, lo inquadra meglio il professor Piergiorgio Odifreddi (repubblica) che spiega: «All’Università prima si faceva la lezione di un’ora, adesso devo interrompere dopo dieci minuti come gli stacchi pubblicitari, devo fare un aneddoto, raccontare una storia, altrimenti gli studenti non reggono. E’ la cultura dominante oggi, è tutta una frantumazione, si va zapping, si naviga».
Forse il professor semplifica per necessità di sintesi di un ragionamento assai complesso, ma di certo bisogna fare i conti con questa realtà. Che porta a una nuova generazione di studenti dalla cultura mordi e fuggi senza alcun approccio, o quasi, critico per non parlare di quello scientifico. La matematica, dice sempre Odifreddi, è una materia che richiede impegno, costanza, non di studiare la sera prima dell’interrogazione. I ragazzi oggi hanno poco allenamento alla concentrazione, alla tenacia». Con questo approccio si può solo immaginare quale atteggiamento queste persone avranno nei confronti dell’ambiente.
Essere ambientalisti oggi, infatti, non significa più «salvaguardia», ma incrocio sistematico dell’economia con l’ecologia. Governare quindi le trasformazioni del mondo in cui viviamo. E questo vuol dire numeri, vuol dire studiare, approfondire, lasciare da una parte la poesia (che resta una parte importante della vita, ci mancherebbe) e puntare sulla prosa (intesa come prammatica). Ma c’è dell’altro. Osserviamo, infatti, che questa mentalità non è solo nelle nuove generazioni, bensì anche in almeno parte di quella precedente. Tant’è che quando si programmano gli investimenti (tra l’altro sempre pochi) per la ricerca, lo si fa indicando genericamente come obiettivo quello dell’innovazione quale che sia.
Quindi ci sono due generazioni a confronto che comunicano sempre meno tra di loro e rischiano comunque, quasi per inerzia, di essere l’una la prosecuzione dell’altra, senza quella discontinuità necessaria richiamata dall’urgenza di riconvertire il modello di sviluppo secondo il criterio direttore della sostenibilità. Obiettivo raggiungibile solo attraverso un percorso che parta dalla formazione fin dai primi livelli scolastici degli individui che poi diventeranno i cittadini adulti di domani e membri anche della futura classe dirigente.
CLIMA: QUOTE CO2, SEI PAESI EST CONTRO
COMMISSIONE UE
02/08/07 10:36
(ANSA) - BRUXELLES, 1 AGO - Sono sei i paesi Ue,
tutti tra i nuovi entrati a far parte dell'Unione
dal 2004, che hanno annunciato di voler
presentare un ricorso davanti alla Corte europea
di giustizia contro la decisione della
Commissione di ridurre le loro quote di emissione
di CO2 da assegnare alle imprese per il periodo
2008-2012. Ultima in ordine di tempo e' stata la
Lettonia, dopo la scelta nella stessa direzione
fatta da altri cinque paesi ex comunisti:
Estonia, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca.
La Lettonia aveva chiesto un plafond di CO2 di
6,25 milioni di tonnellate all'anno per il
periodo 2008-2012, ma la Commissione Europea ha
deciso di autorizzarne solo 3,43 milioni
tonnellate. Il sistema di scambio di quote di
emissione di gas ad effetto serra nei paesi Ue e'
stato adottato nel 2003 per applicare il
Protocollo di Kyoto. Nei singoli piani nazionali
ciascuno Stato membro determina un limite di
emissione e le quote di CO2 che intende assegnare
a ciascun impianto produttivo. (ANSA). PUC
GOVERNO: PECORARO A PRODI, LOBBY BLOCCANO RIFORME
AMBIENTALI
02/08/07 10:36
(ANSA) - ROMA, 1 AGO - Con una lettera inviata a
Romano Prodi, il presidente del Sole che Ride e
ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio,
chiede ''un autorevole intervento'' del
presidente del Consiglio e una ''svolta'' sulla
politica ambientale che verte su cinque punti
principali: lotta all' inquinamento attraverso
efficaci politiche dei trasporti e delle
infrastrutture; energia, biodiversita', legge 152
e acqua bene comune. ''Forti pressioni delle
lobby e anche resistenze interne alla coalizione
- scrive Pecoraro - bloccano le riforme
ambientali previste dal programma. In un momento
come questo, in cui l' emergenza clima e'
all'attenzione dei governi e dei media di tutto
il mondo, in Italia l'ambiente e' ancora troppo
spesso considerato un limite allo sviluppo, un
abbellimento dei discorsi politici, ma al momento
del dunque le decisioni si prendono in un altro
senso''. ''Serve una vera svolta a partire dalla
prossima finanziaria - prosegue Pecoraro -
perche' troppo poco si e' fatto contro l'
inquinamento. Le nostre citta' sono soffocate
dallo smog e l' emergenza inquinamento ha costi
economici e sociali altissimi, ma non si
realizzano infrastrutture utili ed il trasporto
pubblico viene spesso sacrificato''. ''La legge
Obiettivo, dichiarata dal programma fallimentare
e da superare, continua ad essere il punto di
riferimento delle politiche infrastrutturali,
nonostante la proposta di modifica presentata dal
ministero dell'Ambiente. Identico il discorso per
l'energia. E' indispensabile guardare al futuro
nel rispetto di Kyoto e realizzare quella
programmazione energetica nazionale prevista dal
programma dell'Unione. Nell'Unione, su questo
punto - secondo Pecoraro - ci sono enormi
contraddizioni: c'e' chi parla di tutela
dell'ambiente e, contemporaneamente, propone di
moltiplicare il ricorso al carbone''. ''Anche per
gli impegni sulla tutela della biodiversita',
sulla rapida modifica del cosiddetto 'Codice
Ambiente' (legge 152) e sulla necessita' di
garantire l'acqua come bene comune, tutti punti
previsti dal programma dell'Unione, da mesi si
registra un inaccettabile ostruzionismo. Il
chiarimento che si deve realizzare nella
coalizione - conclude Pecoraro - non e' solo su
precariato e competitivita', punti comunque
fondamentali per i Verdi, ma anche sulle
questioni ambientali, fortemente condizionate da
scelte politiche di rappresentanti della
maggioranza in contrasto con il programma
dell'Unione''. (ANSA). COM-PNZ
CINA, ALLUVIONI E SICCITA' CAUSATE DA EFFETTO
SERRA
02/08/07 10:35
(ANSA) - PECHINO - E' stato il riscaldamento del
pianeta il principale responsabile dei fenomeni
atmosferici estremi che si stanno verificando in
Cina dall'inizio dell' estate. Lo ha detto oggi
Song Liangchun, capo del dipartimento
meteorologico cinese. Parlando ad una conferenza
stampa a Pechino, Song ha cercato di spiegare
come mai, mentre le alluvioni hanno causato la
morte di oltre 700 persone e ingenti danni
materiali in una vasta zona del paese, in altre
regioni - quelle del Jiangxi e dello Hunan, due
milioni di persone sono vittime di una feroce
siccita'. ''Bisogna dire che una delle ragioni di
questi fenomeni estremi e' una circolazione
atmosferica anormale, che a sua volta e' una
conseguenza del riscaldamento globale'', ha
sostenuto lo scienziato. Secondo Song, ''questo
tipo di fenomeni diventeranno piu' frequenti e
piu' accentuati. Gia' lo si vede nei fatti e io
penso che l' impatto sul nostro paese sara'
piuttosto forte''. La Cina si appresta a superare
gli Stati Uniti e a diventare il maggior
quantita' diffusore di gas inquinanti del mondo,
soprattutto a causa della diffusione del carbone
come fonte di energia. Pechino si e' impegnata a
ridurre in modo sostanziale le proprie emissioni
entro il 2012 ma ha rifiutato di fissare delle
scadenze e delle quote precise come i paesi
industrializzati che hanno aderito agli accordi
di Kyoto per la riduzione dell' inquinamento.
(ANSA).
AMBIENTE: META' LAGHI E FIUMI ITALIANI AI
PESTICIDI
02/08/07 10:35
(ANSA) - ROMA - Meta' dei laghi e fiumi italiani
sono contaminati da pesticidi, cosi' come un
quarto delle falde sotterranee. Ne sono stati
ritrovati in totale 119 tipi diversi,
prevalentemente erbicidi: 112 nelle acque
superficiali e 48 in quelle di profondita'.
Esemplare il caso del Po, dove nel 52,7% dei
campioni analizzati dalle Regioni nel 2005 era
presente terbutilazina, un diserbante usato per
le coltivazioni di mais, una sostanza in fase di
revisione a livello comunitario e che in qualche
Paese e' proibita. Nel 32% dei campioni del Po
invece e' stata rilevata atrazina, ormai vietata
da anni, ma largamente impiegata in passato. Sono
questi i principali dati emersi dal Rapporto sul
piano nazionale di monitoraggio presentato oggi
dall'Agenzia per la protezione dell'Ambiente
(Apat), coordinato nel triennio 2003/2005. Nel
quadro disegnato dall'Apat, che ha lavorato sui
dati forniti solo da alcune Regioni, mentre altre
non li hanno rilevati oppure nemmeno trasmessi,
nel 2005 risulta che quasi la meta' dei laghi e
fiumi monitorati (47%) e' contaminata da
pesticidi, nel 27,9% dei casi con concentrazioni
superiori al limite stabilito per le acque
potabili. Per quanto riguarda le acque
sotterranee analizzate, il 24,8% e' contaminato,
nel 7,7% dei casi con concentrazioni superiori ai
limiti di potabilita'. I controlli hanno
riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570
campioni, per un totale di 282.774 misurazioni.
''Non mi sembra una situazione allarmante, ma da
monitorare e da tenere sotto controllo - ha
commentato Giancarlo Viglione, commissario
straordinario dell'Apat - perche' e' evidente che
anche se non si tratta dell'acqua potabile questa
ha un impatto sull'ambiente e in futuro avere
effetti su quella da bere''. Tutti da valutare
sono i possibili rischi sanitari, come l'utilizzo
delle acque nell'irrigazione, per questo il
rapporto e' stato trasmesso alle istituzioni
competenti, come il ministero della Salute e ''ci
auguriamo - ha concluso il commissario dell' Apat
- che prendano le opportune precauzioni''. ''Ogni
anno in Italia vengono impiegate 150.000
tonnellate di prodotti fitosanitari, con circa
400 principi attivi'' spiega Roberto Mezzanotte,
direttore del dipartimento nucleare, rischio
tecnologico e industriale dell'Apat. La
terbutilazina e' il pesticida piu' presente di
tutti ed e' particolarmente diffuso nell'area
padano-veneta, dove le Regioni hanno fornito piu'
dati, anche se si riscontra anche nel Centro-sud.
Nel 2005 era nel 51,5% dei punti di campionamento
delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi
oltre il limite) e nel 16,1% di quelli delle
acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il
limite). Sempre registrata, nonostante sia
vietata da anni, l'atrazina. Secondo l'Apat non
sarebbe un suo uso illegale ad aver prodotto
tanti residui nelle acque, quanto un largo
utilizzo in passato. Rilevante anche il
metolaclor, riscontrato in tutta l' area padana:
e' presente nel 33,3% dei punti delle acque
superficiali (19% dei casi oltre il limite). E
secondo Mezzanotte ''il fatto che una parte delle
acque monitorate abbia presentato un livello di
contaminazione superiore alle soglie di
potabilita' significa aver limitato sin da ora
l'utilizzabilita' di una risorsa''. ''La
situazione e' sottostimata - spiega Pietro Paris,
responsabile dell'unita' che coordina il piano
nazionale di monitoraggio - perche' alcune
Regioni non trasmettono dati e altre non
effettuano indagini mirate. Nel 2003 solo
Emilia-Romagna e Piemonte avevano trasmesso dati,
ora sono aumentate''. Sono mancati all'appello
nel 2005 i dati delle acque sotterranee di
Calabria, Puglia, Sardegna, Basilicata, Toscana e
Liguria; nel caso delle acque superficiali non
sono arrivati da Valle d'Aosta, Toscana, Puglia,
Calabria e Sardegna. (ANSA). KWS
Fao: temperature più calde e abbandono campagna
aumentano incendi nel Mediterraneo Le migrazioni
dalla campagna verso la città possono accrescere
la vulnerabilità delle foreste agli incendi.
01/08/07 10:49
FONTE:http://www.greenreport.it
ROMA. Secondo la Fao «temperature estive da record e venti caldi e secchi hanno trasformato alcune parti del Mediterraneo in una polveriera, con i vigili del fuoco che gareggiano contro il tempo per mettere sotto controllo le fiamme che minacciano persone e vegetazione per migliaia di ettari nell’Italia meridionale, in Grecia e in altre parti del Mediterraneo».
Lungo le coste dei Paesi mediterranei ogni anno circa 50 mila incendi distruggono almeno un milione di ettari di aree boschive e sono causati dall’uomo per circa il 95% dei casi e non ci sono solo gli incendiari: «incendi dolosi e negligenza, specialmente nello spegnere le sigarette, e l’uso disattento di barbecue e di fuochi nei campeggi, sono la causa di molti incendi».
La Fao sottolinea che nel mondo il fuoco è spesso «un mezzo importante e largamente usato nella gestione delle terre e nella conservazione dei processi ecologici, gli incendi distruggono milioni di ettari di foresta e di vegetazione provocando la perdita di vite umane e animali e danni economici e ambientali immensi».
E questo ha un costo ambientale, economico e sociale fortissimo: nel Mediterraneo ogni estate 30 mila lavoratori vengono mobilitati per combattere gli incendi, in alcuni anni, con la mobilitazione delle forze armate in alcuni Paesi, si è raggiunto i 50 mila partecipanti alle operazioni di spegnimento di incendi colossali come quelli del Portogallo.
Ma quali sono le cause? Per la Fao «oltre all’aumento delle temperature, lo sviluppo socio-economico del Mediterraneo, con l’abbandono delle campagne in favore delle città, ha portato alla generale diminuzione delle attività di pascolo e di raccolta di legna da ardere e di foraggio, permettendo l’accumulo di residui forestali e di sottobosco altamente infiammabili. Questa situazione determina il verificarsi di incendi più estesi e più grandi, difficili da domare».
Secondo Jose-Antonio Prado, direttore della divisione risorse forestali della Fao, «la maggior parte dei paesi ha leggi per prevenire gli incendi o per controllare i periodi nei quali è possibile accendere fuochi. Molti hanno predisposto programmi o piani di prevenzione, ma pochi paesi hanno la capacità di attuare queste prescrizioni legislative o la capacità amministrativa di eseguire i programmi».
Gli investimenti per fronteggiare il fuoco sono enormi: Italia, Francia, Grecia. Portogallo e Spagna investono in totale più di 2,5 miliardi di euro all’anno per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi, il 60% va a coprire i costi per equipaggiamenti, personale e operazioni, il 40% alla prevenzione.
Per la Fao «cruciali per una efficace prevenzione sono i programmi educativi antincendio per mezzo di campagne pubbliche, scolastiche e di comunità locale. In India, ad esempio, è stato riferito che grazie ai progetti di accrescimento della consapevolezza sul problema tenuti a livello di comunità locale, che hanno determinato un maggior coinvolgimento nelle attività di prevenzione e spegnimento, in alcune regioni gli incendi sono diminuiti del 90%».
ROMA. Secondo la Fao «temperature estive da record e venti caldi e secchi hanno trasformato alcune parti del Mediterraneo in una polveriera, con i vigili del fuoco che gareggiano contro il tempo per mettere sotto controllo le fiamme che minacciano persone e vegetazione per migliaia di ettari nell’Italia meridionale, in Grecia e in altre parti del Mediterraneo».
Lungo le coste dei Paesi mediterranei ogni anno circa 50 mila incendi distruggono almeno un milione di ettari di aree boschive e sono causati dall’uomo per circa il 95% dei casi e non ci sono solo gli incendiari: «incendi dolosi e negligenza, specialmente nello spegnere le sigarette, e l’uso disattento di barbecue e di fuochi nei campeggi, sono la causa di molti incendi».
La Fao sottolinea che nel mondo il fuoco è spesso «un mezzo importante e largamente usato nella gestione delle terre e nella conservazione dei processi ecologici, gli incendi distruggono milioni di ettari di foresta e di vegetazione provocando la perdita di vite umane e animali e danni economici e ambientali immensi».
E questo ha un costo ambientale, economico e sociale fortissimo: nel Mediterraneo ogni estate 30 mila lavoratori vengono mobilitati per combattere gli incendi, in alcuni anni, con la mobilitazione delle forze armate in alcuni Paesi, si è raggiunto i 50 mila partecipanti alle operazioni di spegnimento di incendi colossali come quelli del Portogallo.
Ma quali sono le cause? Per la Fao «oltre all’aumento delle temperature, lo sviluppo socio-economico del Mediterraneo, con l’abbandono delle campagne in favore delle città, ha portato alla generale diminuzione delle attività di pascolo e di raccolta di legna da ardere e di foraggio, permettendo l’accumulo di residui forestali e di sottobosco altamente infiammabili. Questa situazione determina il verificarsi di incendi più estesi e più grandi, difficili da domare».
Secondo Jose-Antonio Prado, direttore della divisione risorse forestali della Fao, «la maggior parte dei paesi ha leggi per prevenire gli incendi o per controllare i periodi nei quali è possibile accendere fuochi. Molti hanno predisposto programmi o piani di prevenzione, ma pochi paesi hanno la capacità di attuare queste prescrizioni legislative o la capacità amministrativa di eseguire i programmi».
Gli investimenti per fronteggiare il fuoco sono enormi: Italia, Francia, Grecia. Portogallo e Spagna investono in totale più di 2,5 miliardi di euro all’anno per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi, il 60% va a coprire i costi per equipaggiamenti, personale e operazioni, il 40% alla prevenzione.
Per la Fao «cruciali per una efficace prevenzione sono i programmi educativi antincendio per mezzo di campagne pubbliche, scolastiche e di comunità locale. In India, ad esempio, è stato riferito che grazie ai progetti di accrescimento della consapevolezza sul problema tenuti a livello di comunità locale, che hanno determinato un maggior coinvolgimento nelle attività di prevenzione e spegnimento, in alcune regioni gli incendi sono diminuiti del 90%».
I rifiuti da lavaggio dei cassonetti sono
«speciali»
01/08/07 10:48
di Eleonora Santucci
FONTE:http://www.greenreport.it
I rifiuti da lavaggio dei “cassonetti” sono rifiuti speciali non pericolosi con codice europeo rifiuti (cer) 16.10.02. Lo chiarisce l’Albo nazionale gestori ambientali con circolare 1414/2007. Il Comitato Nazionale ha ritenuto di precisare che il rifiuto proveniente dall’attività di lavaggio dei contenitori stradali di rifiuti urbani deve intendersi prodotto dall’impresa che svolge tale attività. Ne consegue che il successivo trasporto effettuato dalla stessa impresa richiede l’iscrizione all’Albo così come previsto per legge.
I rifiuti vengono classificati in base alla provenienza, in urbani e speciali ed in base alla pericolosità in pericolosi e non. Accanto a tali categorie il legislatore ne prevede una ulteriore cioè quella degli assimilabili agli urbani. Sono assimilabili i rifiuti speciali non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di civile abitazione che, per quantità e qualità, possono essere smaltiti in impianti in grado di accogliere i rifiuti urbani. L’assimilazione, però, rimane solo su di un piano astratto se il Comune con apposito regolamento non li individua come tali.
Dunque senza regolamento i rifiuti speciali assimilabili rimangono classificati in base al criterio dell’origine come rifiuti speciali.
Più difficoltosa, invece, è l’individuazione dei rifiuti pericolosi i cui criteri di classificazione sono disciplinati dal codice europeo dei rifiuti. I diversi tipi di rifiuto inclusi nell’elenco sono definiti con apposito codice di 6 cifre e se pericolosi sono accompagnati da asterisco (*).
Per alcuni rifiuti, però, la presenza dell’asterisco non comporta automaticamente e non è sufficiente a definire il rifiuto come pericoloso. Nell’elenco vi sono dunque due categorie di rifiuto pericoloso: una concernente i rifiuti pericolosi in quanto tali, e una concernente quelli astrattamente pericolosi la cui pericolosità va accertata volta per volta, cioè attraverso la verifica della presenza di un certo quantitativo di sostanze pericolose. In questa ipotesi il rifiuto è pericoloso solo quando le sostanze pericolose in esso contenute raggiungono determinate concentrazioni (definite per legge).
Dunque, con la identificazione del rifiuto da lavaggio di “cassonetti” con cer 16.10.02 il Comitato nazionale contribuisce a chiarire qualsiasi dubbio sulla natura delle soluzioni acquose di scarto distinguendole dagli scarichi e facendolo rientrare nella nozione di rifiuto applicando alla disciplina relativa.
FONTE:http://www.greenreport.it
I rifiuti da lavaggio dei “cassonetti” sono rifiuti speciali non pericolosi con codice europeo rifiuti (cer) 16.10.02. Lo chiarisce l’Albo nazionale gestori ambientali con circolare 1414/2007. Il Comitato Nazionale ha ritenuto di precisare che il rifiuto proveniente dall’attività di lavaggio dei contenitori stradali di rifiuti urbani deve intendersi prodotto dall’impresa che svolge tale attività. Ne consegue che il successivo trasporto effettuato dalla stessa impresa richiede l’iscrizione all’Albo così come previsto per legge.
I rifiuti vengono classificati in base alla provenienza, in urbani e speciali ed in base alla pericolosità in pericolosi e non. Accanto a tali categorie il legislatore ne prevede una ulteriore cioè quella degli assimilabili agli urbani. Sono assimilabili i rifiuti speciali non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di civile abitazione che, per quantità e qualità, possono essere smaltiti in impianti in grado di accogliere i rifiuti urbani. L’assimilazione, però, rimane solo su di un piano astratto se il Comune con apposito regolamento non li individua come tali.
Dunque senza regolamento i rifiuti speciali assimilabili rimangono classificati in base al criterio dell’origine come rifiuti speciali.
Più difficoltosa, invece, è l’individuazione dei rifiuti pericolosi i cui criteri di classificazione sono disciplinati dal codice europeo dei rifiuti. I diversi tipi di rifiuto inclusi nell’elenco sono definiti con apposito codice di 6 cifre e se pericolosi sono accompagnati da asterisco (*).
Per alcuni rifiuti, però, la presenza dell’asterisco non comporta automaticamente e non è sufficiente a definire il rifiuto come pericoloso. Nell’elenco vi sono dunque due categorie di rifiuto pericoloso: una concernente i rifiuti pericolosi in quanto tali, e una concernente quelli astrattamente pericolosi la cui pericolosità va accertata volta per volta, cioè attraverso la verifica della presenza di un certo quantitativo di sostanze pericolose. In questa ipotesi il rifiuto è pericoloso solo quando le sostanze pericolose in esso contenute raggiungono determinate concentrazioni (definite per legge).
Dunque, con la identificazione del rifiuto da lavaggio di “cassonetti” con cer 16.10.02 il Comitato nazionale contribuisce a chiarire qualsiasi dubbio sulla natura delle soluzioni acquose di scarto distinguendole dagli scarichi e facendolo rientrare nella nozione di rifiuto applicando alla disciplina relativa.
Sviluppo sostenibile nell´Est, 976 milioni di
finanziamenti Presentato il rapporto 2006 della
Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.
01/08/07 10:47
FONTE:http://www.greenreport.it
La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha presentato il rapporto 2006 che quest’anno focalizza l´attenzione sull´energia sostenibile, in particolare con un´analisi degli investimenti della banca per quanto riguarda l’efficienza energetica e l´energia rinnovabile. La relazione evidenzia come la banca – che agisce con i suoi finanziamenti nel Paesi dell’Europa dell’Est e dell’Asia (in tutto 29 nazioni) - tenga conto delle problematiche ambientali e sociali nello sviluppo di nuovi progetti.
Nel 2006 i finanziamenti concessi dalla banca sono stati pari a 4.9 miliardi di euro. Dei quali 976 milioni per progetti di miglioramenti/sviluppo dell’ambiente così suddivisi: 872 in progetti con specifico focus sull’ambiente, incluso efficienza energetica, rinnovabili e infrastrutture urbane (18% del totale); 104 milioni per progetti legati a miglioramenti ambientali o comunque relativi al settore.
Nello specifico i finanziamenti per l’energia (compresa quella rinnovabile) ammontano a 398 milioni; 307.1 quelli nelle infrastrutture (riscaldamento, rifornimento idrico, depuratori, rifiuti solidi e trasporti urbani); 77.2 nel manifatturiero (miglioramenti ambientali); 71.1 nell’efficienza energetica (incluso energia rinnovabile); 26.4 nell’agrienergia.
La banca rinnova la propria strategia nei paesi di azione ogni due anni. Nel 2006 ha cambiato quella per la Mongolia in particolare, ma anche per Albania, Bielorussia, Estonia, Former Repubblica Jugoslava di Macedonia, Georgia, Kazakhstan, Lituania, Polonia, Russia, Repubblica Slovacca, Slovenia e Turkmenistan.
Gli investimenti sulla sostenibilità ambientale fatti dalla Banca spaziano davvero in tutti i campi. Va segnalato, infatti, che l’azione non trascura il trasporto pubblico per ridurre l’inquinamento dell’aria, la costruzione di depuratori, ma anche impianti di trattamento per rifiuti come cogeneratori (in Ucraina ad esempio) e compostatori. Come detto l’efficienza energetica è uno dei settori sui quali si è investito di più, in particolare in aiuto di aziende di grandi dimensioni. E nel rapporto viene citato il caso dell’industria Ucraina del vetro Vetropack Gostomel che, grazie ad un investimenti di 22 milioni di euro dati dalla Bers ha tagliato i costi dell’energia di un terzo.
Buoni risultati – grazie agli investimenti – si stanno ottenendo anche nel riciclo del vetro e della carta.
Un quadro incoraggiante, dunque, ma non mancano neppure qui le contraddizione. Ad esempio il progetto denominato “Open business in Mongolia” prevede di finanziarie tra le altre cose le infrastrutture dette ‘vitali’ come strade e rifornimento idrico. Segnaliamo che la Bers (Sole24ore di oggi) sta pure finanziando quattro progetti di grandi infrastrutture stradali anche in Russia.
Non sapendo, nello specifico, che cosa si intenda effettivamente per ‘infrastrutture vitali’ osserviamo che il mercato dell’asfalto sta crescendo tantissimo proprio nell’Est tanto che c’è chi si lamenta che le industrie italiane non siano ancora state in grado di cogliere fino in fondo questa opportunità. Dunque, sapendo bene quali siano le condizioni di certi paesi dove mancano effettivamente infrastrutture vitali, non vorremmo che alla fine spingendo troppo su questo tasto si andasse verso una replica del modello di mobilità occidentale. Che non è affatto da prendere come esempio. Tanto che chi lo ha fatto e lo continua a fare – vedi Cina e India - già ne paga le conseguenze e ben sappiamo poi alle nostre latitudini quali siano i livelli di smog e di incidenti stradali che abbiamo raggiunto.
La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha presentato il rapporto 2006 che quest’anno focalizza l´attenzione sull´energia sostenibile, in particolare con un´analisi degli investimenti della banca per quanto riguarda l’efficienza energetica e l´energia rinnovabile. La relazione evidenzia come la banca – che agisce con i suoi finanziamenti nel Paesi dell’Europa dell’Est e dell’Asia (in tutto 29 nazioni) - tenga conto delle problematiche ambientali e sociali nello sviluppo di nuovi progetti.
Nel 2006 i finanziamenti concessi dalla banca sono stati pari a 4.9 miliardi di euro. Dei quali 976 milioni per progetti di miglioramenti/sviluppo dell’ambiente così suddivisi: 872 in progetti con specifico focus sull’ambiente, incluso efficienza energetica, rinnovabili e infrastrutture urbane (18% del totale); 104 milioni per progetti legati a miglioramenti ambientali o comunque relativi al settore.
Nello specifico i finanziamenti per l’energia (compresa quella rinnovabile) ammontano a 398 milioni; 307.1 quelli nelle infrastrutture (riscaldamento, rifornimento idrico, depuratori, rifiuti solidi e trasporti urbani); 77.2 nel manifatturiero (miglioramenti ambientali); 71.1 nell’efficienza energetica (incluso energia rinnovabile); 26.4 nell’agrienergia.
La banca rinnova la propria strategia nei paesi di azione ogni due anni. Nel 2006 ha cambiato quella per la Mongolia in particolare, ma anche per Albania, Bielorussia, Estonia, Former Repubblica Jugoslava di Macedonia, Georgia, Kazakhstan, Lituania, Polonia, Russia, Repubblica Slovacca, Slovenia e Turkmenistan.
Gli investimenti sulla sostenibilità ambientale fatti dalla Banca spaziano davvero in tutti i campi. Va segnalato, infatti, che l’azione non trascura il trasporto pubblico per ridurre l’inquinamento dell’aria, la costruzione di depuratori, ma anche impianti di trattamento per rifiuti come cogeneratori (in Ucraina ad esempio) e compostatori. Come detto l’efficienza energetica è uno dei settori sui quali si è investito di più, in particolare in aiuto di aziende di grandi dimensioni. E nel rapporto viene citato il caso dell’industria Ucraina del vetro Vetropack Gostomel che, grazie ad un investimenti di 22 milioni di euro dati dalla Bers ha tagliato i costi dell’energia di un terzo.
Buoni risultati – grazie agli investimenti – si stanno ottenendo anche nel riciclo del vetro e della carta.
Un quadro incoraggiante, dunque, ma non mancano neppure qui le contraddizione. Ad esempio il progetto denominato “Open business in Mongolia” prevede di finanziarie tra le altre cose le infrastrutture dette ‘vitali’ come strade e rifornimento idrico. Segnaliamo che la Bers (Sole24ore di oggi) sta pure finanziando quattro progetti di grandi infrastrutture stradali anche in Russia.
Non sapendo, nello specifico, che cosa si intenda effettivamente per ‘infrastrutture vitali’ osserviamo che il mercato dell’asfalto sta crescendo tantissimo proprio nell’Est tanto che c’è chi si lamenta che le industrie italiane non siano ancora state in grado di cogliere fino in fondo questa opportunità. Dunque, sapendo bene quali siano le condizioni di certi paesi dove mancano effettivamente infrastrutture vitali, non vorremmo che alla fine spingendo troppo su questo tasto si andasse verso una replica del modello di mobilità occidentale. Che non è affatto da prendere come esempio. Tanto che chi lo ha fatto e lo continua a fare – vedi Cina e India - già ne paga le conseguenze e ben sappiamo poi alle nostre latitudini quali siano i livelli di smog e di incidenti stradali che abbiamo raggiunto.
RETE NATURA; ASSOCIAZIONI CHIEDONO, SUBITO IL
DECRETO Cacciatori nel mirino per ostracismo.
01/08/07 10:46
Emanare subito il decreto sulla 'Rete Natura
2000', strumento di tutela prevista dalla Ue per
delicati habitat di molte specie di animali
selvatici, ed evitare cosi' multe salate. Questo
l'appello rivolto oggi al ministero dell'Ambiente
dalle associazioni Wwf, Lipu, Enpa, e Animalisti
italiani. Le ultime tre denunciano anche un forte
ostruzionismo messo in atto negli ultimi giorni
nei confronti del provvedimento, in particolare
da parte delle lobby della caccia.
Con il decreto di attuazione di questa rete di tutela nazionale di Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di importanza comunitaria (Sic), in ballo c'e' 'la sopravvivenza di molte specie di animali selvatici' spiega l'Enpa, che precisa come su questa normativa l'Italia sia 'in ritardo da 20 anni' e lancia un grido di allarme: 'fermiamo chi vuole impallinare l'istituzione in Italia di Rete Natura 2000', ritrovando 'credibilita' dopo le numerose procedure d'infrazione'. 'Sarebbe da irresponsabili non proseguire con l'approvazione urgente e senza ulteriori modifiche del decreto' afferma il Wwf, che chiede al ministero dell'Ambiente di rispettare gli obblighi europei e di rispettare il programma del governo sulla tutela della biodiversita'.
Secondo la Lipu 'si tratta di una situazione gravissima e forse senza precedenti che denota uno stupefacente senso di irresponsabilita' di fronte agli obblighi internazionali, alla certezza di pesanti multe europee, al caos normativo esistente in Italia e soprattutto di dare protezione seria ed efficace alla natura del nostro Paese'. Gli Animalisti italiani si scagliano contro il mondo venatorio e denunciano 'all'opinione pubblica e alla Commissione europea': 'non contenti della forte crisi della biodiversita', ne' del durissimo colpo portato dagli incendi con la perdita di oltre 3 milioni di animali selvatici, i cacciatori italiani tentano in questi giorni di impedire la nascita del decreto del ministro dell'Ambiente'.
Cacciatori con i quali, secondo gli animalisti 'non puo' esserci nessun dialogo'. 'Questo decreto - spiega la Lipu - atteso con impazienza persino da Bruxelles come prima risposta alla procedura d'infrazione del 2006, e' gia' passato da tutti i filtri possibili ed e' stato ampiamente emendato dalle Regioni, dalle categorie sociali, dallo stesso Governo'. Per questo 'ora non si puo' piu' attendere - conclude la Lipu - il decreto va emanato subito e applicato correttamente'.
(ANSA)
Con il decreto di attuazione di questa rete di tutela nazionale di Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di importanza comunitaria (Sic), in ballo c'e' 'la sopravvivenza di molte specie di animali selvatici' spiega l'Enpa, che precisa come su questa normativa l'Italia sia 'in ritardo da 20 anni' e lancia un grido di allarme: 'fermiamo chi vuole impallinare l'istituzione in Italia di Rete Natura 2000', ritrovando 'credibilita' dopo le numerose procedure d'infrazione'. 'Sarebbe da irresponsabili non proseguire con l'approvazione urgente e senza ulteriori modifiche del decreto' afferma il Wwf, che chiede al ministero dell'Ambiente di rispettare gli obblighi europei e di rispettare il programma del governo sulla tutela della biodiversita'.
Secondo la Lipu 'si tratta di una situazione gravissima e forse senza precedenti che denota uno stupefacente senso di irresponsabilita' di fronte agli obblighi internazionali, alla certezza di pesanti multe europee, al caos normativo esistente in Italia e soprattutto di dare protezione seria ed efficace alla natura del nostro Paese'. Gli Animalisti italiani si scagliano contro il mondo venatorio e denunciano 'all'opinione pubblica e alla Commissione europea': 'non contenti della forte crisi della biodiversita', ne' del durissimo colpo portato dagli incendi con la perdita di oltre 3 milioni di animali selvatici, i cacciatori italiani tentano in questi giorni di impedire la nascita del decreto del ministro dell'Ambiente'.
Cacciatori con i quali, secondo gli animalisti 'non puo' esserci nessun dialogo'. 'Questo decreto - spiega la Lipu - atteso con impazienza persino da Bruxelles come prima risposta alla procedura d'infrazione del 2006, e' gia' passato da tutti i filtri possibili ed e' stato ampiamente emendato dalle Regioni, dalle categorie sociali, dallo stesso Governo'. Per questo 'ora non si puo' piu' attendere - conclude la Lipu - il decreto va emanato subito e applicato correttamente'.
(ANSA)
Apat: sono 119 i pesticidi rinvenuti nelle acque
italiane
01/08/07 10:45
FONTE:http://www.greenreport.it
ROMA. Sono 119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane. 112 in quelle superficiali, 48 in quelle sotterranee. A renderlo noto oggi è stata l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici), presentando il Rapporto sul piano nazionale di monitoraggio, coordinato nel triennio 2003/2005.
I pesticidi (o prodotti fitosanitari) sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante; essendo concepite per combattere organismi nocivi per le produzioni agricole, sono potenzialmente pericolose anche per l’uomo e gli esseri viventi in generale.
Nel 2005 (ultimo e più rappresentativo anno di indagini) i controlli hanno riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570 campioni, per complessive 282.774 misure analitiche. Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47% del totale), nel 27,9% dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8% del totale), nel 7,7% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.
Gli erbicidi sono le sostanze largamente più rinvenute. La presenza, generalmente riscontrata, di miscele di sostanze (fino a dodici composti diversi) e le lacune conoscitive in relazione ai possibili effetti cumulativi impongono particolari cautele.
Per alcune sostanze la contaminazione è molto diffusa – sostiene l’Apat - , interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni e prefigura la necessità di interventi di mitigazione dell’impatto. Tra queste gli erbicidi triazinici e alcuni loro prodotti di degradazione (metaboliti). Particolarmente critica è, infatti, la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: è risultata presente nel 51,5% dei punti di campionamento delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite) e nel 16,1% di quelli delle acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il limite). Ancora diffusa (a distanza di un ventennio dal divieto) è la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato e alla persistenza ambientale della sostanza.
Rilevante è la contaminazione da metolaclor, largamente riscontrata in tutta l’area padana: è presente nel 33,3% dei punti delle acque superficiali (19% dei casi oltre il limite).
Da segnalare, inoltre, la contaminazione dovuta ad alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie: particolarmente significativa quella del bentazone nelle acque sotterranee, con l’11% dei punti di campionamento in cui sono state rilevate concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.
Valido nel triennio 2003 – 2005, un accordo Stato – Regioni ha affidato all’Apat il coordinamento del monitoraggio, consentendo di avviare la realizzazione di un sistema organico di controllo e di gestione dell’informazione su questo importante tema. In precedenza, infatti, i controlli, svolti dalle regioni, erano disomogenei, in particolare per quanto riguarda la scelta delle sostanze, spesso limitata a pochi composti non correlati agli usi agricoli. Il piano, riorientando le indagini sulle sostanze effettivamente utilizzate nel territorio e individuando le priorità in relazione ai potenziali rischi ambientali, ha posto le premesse per la razionalizzazione e l’armonizzazione dei programmi regionali di monitoraggio.
Il Commissario Straordinario dell’Apat, Giancarlo Viglione, ha voluto così commentare quanto emerso dal Rapporto: «L’attività coordinata dall’Apat sul monitoraggio della presenza di pesticidi nelle acque italiane ha già evidenziato risultati di sicuro interesse. Il nostro impegno è affinché il lavoro continui e possa essere esteso a tutte le regioni italiane, per avere un quadro sempre più preciso della situazione. Cercheremo quindi di rinnovare l’accordo Stato – Regioni, ora scaduto, da cui questa attività è nata»
ROMA. Sono 119 i diversi tipi di pesticidi rinvenuti nelle acque italiane. 112 in quelle superficiali, 48 in quelle sotterranee. A renderlo noto oggi è stata l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici), presentando il Rapporto sul piano nazionale di monitoraggio, coordinato nel triennio 2003/2005.
I pesticidi (o prodotti fitosanitari) sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante; essendo concepite per combattere organismi nocivi per le produzioni agricole, sono potenzialmente pericolose anche per l’uomo e gli esseri viventi in generale.
Nel 2005 (ultimo e più rappresentativo anno di indagini) i controlli hanno riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570 campioni, per complessive 282.774 misure analitiche. Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47% del totale), nel 27,9% dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8% del totale), nel 7,7% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.
Gli erbicidi sono le sostanze largamente più rinvenute. La presenza, generalmente riscontrata, di miscele di sostanze (fino a dodici composti diversi) e le lacune conoscitive in relazione ai possibili effetti cumulativi impongono particolari cautele.
Per alcune sostanze la contaminazione è molto diffusa – sostiene l’Apat - , interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni e prefigura la necessità di interventi di mitigazione dell’impatto. Tra queste gli erbicidi triazinici e alcuni loro prodotti di degradazione (metaboliti). Particolarmente critica è, infatti, la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: è risultata presente nel 51,5% dei punti di campionamento delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite) e nel 16,1% di quelli delle acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il limite). Ancora diffusa (a distanza di un ventennio dal divieto) è la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato e alla persistenza ambientale della sostanza.
Rilevante è la contaminazione da metolaclor, largamente riscontrata in tutta l’area padana: è presente nel 33,3% dei punti delle acque superficiali (19% dei casi oltre il limite).
Da segnalare, inoltre, la contaminazione dovuta ad alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie: particolarmente significativa quella del bentazone nelle acque sotterranee, con l’11% dei punti di campionamento in cui sono state rilevate concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.
Valido nel triennio 2003 – 2005, un accordo Stato – Regioni ha affidato all’Apat il coordinamento del monitoraggio, consentendo di avviare la realizzazione di un sistema organico di controllo e di gestione dell’informazione su questo importante tema. In precedenza, infatti, i controlli, svolti dalle regioni, erano disomogenei, in particolare per quanto riguarda la scelta delle sostanze, spesso limitata a pochi composti non correlati agli usi agricoli. Il piano, riorientando le indagini sulle sostanze effettivamente utilizzate nel territorio e individuando le priorità in relazione ai potenziali rischi ambientali, ha posto le premesse per la razionalizzazione e l’armonizzazione dei programmi regionali di monitoraggio.
Il Commissario Straordinario dell’Apat, Giancarlo Viglione, ha voluto così commentare quanto emerso dal Rapporto: «L’attività coordinata dall’Apat sul monitoraggio della presenza di pesticidi nelle acque italiane ha già evidenziato risultati di sicuro interesse. Il nostro impegno è affinché il lavoro continui e possa essere esteso a tutte le regioni italiane, per avere un quadro sempre più preciso della situazione. Cercheremo quindi di rinnovare l’accordo Stato – Regioni, ora scaduto, da cui questa attività è nata»
CALDO: MARE WEEKEND, PREVISTE ANCORA PUNTE DI 28
GRADI
30/07/07 09:23
(ANSA) - ROMA - Ancora un weekend all'insegna del
mare caldo. ''La temperatura della superficie dei
mari italiani prevista per il weekend e'
caratterizzata da valori che oscillano dai 23 ai
28 gradi centigradi''. A fornire un bollettino
delle previsioni regione per regione e' Nadia
Pinardi, direttore del Gruppo nazionale di
oceanografia operativa dell'Ingv che coordina le
attivita' di monitoraggio e previsione delle
temperature dei mari italiani in collaborazione
con una squadra composta da ricercatori di vari
istituti. ''Lavoriamo con il Servizio
meteorologico dell'aeronautica - spiega Pinardi -
il Gruppo dati da satellite dell'Isac-Cnr di
Roma, il gruppo di oceanografia operativa
dell'Enea di La Spezia, il dipartimento di
oceanografia dell'Ogs di Trieste e l'Ismar-Cnr di
Bologna''. Secondo le previsioni dell'Ingv questo
weekend il piu' freddo si conferma il Mar Ligure,
che segna anche minime di 23 gradi sabato, con
una media di circa 25 gradi, mentre il Tirreno
meridionale registra una media di 28 gradi,
analoga a quella dello Ionio e dell'Adriatico. Le
punte massime sono previste lungo la costa Ionica
della Calabria mentre minimi attorno ai 22-23
gradi sono previsti lungo la costa sudoccidentale
della Sicilia, lungo la costa sudoccidentale
della Sardegna, nel Mar Tirreno al largo della
costa nord-orientale della Sardegna e nel Mar
Ligure. (ANSA).
CLIMA: AUSTRALIA, ORDINI RELIGIOSI RIDUCONO
EMISSIONI
30/07/07 09:21
(ANSA) - SYDNEY - Gli ordini religiosi cattolici
in Australia, sacerdoti, suore e frati, hanno
deciso di intervenire nella lotta al cambiamento
climatico, acquistando collettivamente auto
ibride e installando pannelli solari su conventi,
scuole e ospedali. L'ente nazionale Catholic
Religious Australia, che rappresenta 6.500
religiosi, sta negoziando un acquisto
all'ingrosso di veicoli ibridi (che combinano un
motore a combustione interna con uno elettrico
fornito di batteria) per sostituire l'attuale
parco auto degli ordini religiosi. Oltre a
ridurre le emissioni di CO2, i religiosi sperano
di dare sostegno alla produzione locale di auto
ibride, in modo che il loro costo diventi piu'
sostenibile. Il prezzo delle auto ibride e' quasi
il doppio dei veicoli standard ed e' stato finora
il maggiore ostacolo, ha detto la portavoce
dell'ente, suor Sharon Price delle Sorelle della
Misericordia, che ha presentato il piano.
''Vogliamo sapere fino a che punto le case
automobilistiche desiderano vedere le loro auto
ibride sulle strade. Possono avere un ruolo guida
sul cambiamento climatico, e noi anche''. I
dirigenti delle congregazioni religiose si
chiedono cosa fare per promuovere iniziative
rivolte al cambiamento climatico, ha detto ancora
sorella Sharon. Gli ordini credono poi che il
loro potere di acquisto collettivo sara' ancora
piu' grande nel campo dei pannelli solari per
l'acqua calda, se i pannelli verranno installati
sui tetti dei conventi e degli edifici cattolici
residenziali, case di riposo e ospedali. Una
conversione alla tecnologia verde e' in piena
coerenza con l'etica della Chiesa di ridurre
l'impatto umano sulla Terra, poiche' le risorse
del creato sono intese per tutta l'umanita',
incluse le generazioni future. Assumendo impegni
ecologici, gli ordini religiosi vogliono
incoraggiare la vita semplice ed ''invitare i
fedeli ad agire per evitare future catastrofi'',
ha osservato ancora la religiosa. (ANSA).
INCENDI: PECORARO, ATTENZIONE PARTICOLARE PER
PARCHI
30/07/07 09:21
(ANSA) - ASSERGI (L'AQUILA) - Il ministro dell'
ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, chiede
''un'attenzione particolare ai parchi nazionali
che sono stati percorsi dal fuoco''
nell'attuazione delle procedure sullo stato di
emergenza. Inoltre, chiedera' ''tempi certi per
cui quei Comuni che non fanno la mappatura delle
aree percorse dal fuoco o siano aiutati perche'
sono semplicemente incapaci o che siano
commissariati se dolosamente non vogliono fare
questo controllo''. ''La dichiarazione dello
stato di emergenza riguarda tutte le regioni che
hanno problemi di incendi - ha affermato a
margine del workshop su 'Cambiamenti climatici ed
aree protette' - le ordinanze di Protezione
civile che seguiranno lo stato di emergenza
terranno conto di una serie di richieste delle
Regioni e dei Ministeri''. ''Spero - ha concluso
il ministro - che tutti si adeguino perche'
dobbiamo essere molto onesti. Chiedero' il
potenziamento dei Carabinieri del Noe del Corpo
Forestale dello stato per il controllo dei
Parchi, per l'arresto e possibilmente la condanna
di questi incendiari delinquenti''. (ANSA).
CACCIA: LOMBARDIA; VERDI, CONSIGLIERI PAGHERANNO
MULTA UE
30/07/07 09:19
(ANSA) - I consiglieri regionali che voteranno a
favore della legge sulla caccia in deroga alle
direttive europee dovranno pagare la multa di
9.920.000 euro che arrivera' da Bruxelles. Lo
fanno osservare i Verdi, i quali quest' anno non
faranno ostruzionismo sulla caccia alle peppole e
ai fringuelli in aula, come l'anno scorso quando
presentarono oltre tremila emendamenti e
giocarono il loro 'bonus' per non contingentare i
tempi che ogni gruppo politico puo' usare una
sola volta a legislatura.
Quest'anno invece i Verdi promettono che, un minuto dopo l' approvazione dei due progetti di legge sulla caccia in deroga e sui richiami vivi, scriveranno alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia che ha gia' aperto il procedimento contro l' Italia, si rivolgeranno alla Corte dei Conti per segnalare il danno erariale causato dai consiglieri che hanno votato si' a leggi contro la Ue e avvertiranno il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio perche' faccia ricorso alla Corte costituzionale contro i provvedimenti.
'Ci sono dei motivi di illegalita' chiarissimi - ha osservato il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi - come hanno testimoniato le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato'. Da anni si ripete ogni luglio la battaglia perche' in Lombardia si possano cacciare specie protette come fringuelli, peppole o storni in deroga alle direttive europee. Inizialmente c'erano state delibere della giunta, contro cui le associazioni ambientaliste avevano fatto ricorso al Tar. Poi la Regione ha deciso di approvare delle leggi ogni anno indicando le quantita' di animali cacciabili.
'L'Europa pero' - ha spiegato Monguzzi - dice che si possono concedere deroghe con carattere di eccezionalita' e sparare ogni anno non ha certo carattere di eccezionalita'. C'e' gia' stata una sentenza della Corte che dice che non basta fare appello alle tradizioni culturali delle valli e inoltre quest'anno non si puo' nemmeno parlare di danni all'agricoltura da parte di passeri e storni perche' l'Istituto nazionale di fauna selvatica ha detto che non ci sono le condizioni nel loro caso per la caccia in deroga.
Dunque per i Verdi e' certo che la multa arrivera'. 'E noi - ha aggiunto Monguzzi - chiederemo il voto per appello nominale perche' non siano i cittadini a pagarla ma i consiglieri che voteranno a favore'. Se saranno una cinquantina si parla di circa 200 mila euro a testa. 'La nostra - ha concluso il consigliere Marcello Saponaro - non e' una crociata per l' abolizione della caccia ma per la legalita'. Il rispetto delle regole e' l'unico modo per avere un'attivita' venatoria sostenibile'.
(ANSA)
Quest'anno invece i Verdi promettono che, un minuto dopo l' approvazione dei due progetti di legge sulla caccia in deroga e sui richiami vivi, scriveranno alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia che ha gia' aperto il procedimento contro l' Italia, si rivolgeranno alla Corte dei Conti per segnalare il danno erariale causato dai consiglieri che hanno votato si' a leggi contro la Ue e avvertiranno il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio perche' faccia ricorso alla Corte costituzionale contro i provvedimenti.
'Ci sono dei motivi di illegalita' chiarissimi - ha osservato il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi - come hanno testimoniato le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato'. Da anni si ripete ogni luglio la battaglia perche' in Lombardia si possano cacciare specie protette come fringuelli, peppole o storni in deroga alle direttive europee. Inizialmente c'erano state delibere della giunta, contro cui le associazioni ambientaliste avevano fatto ricorso al Tar. Poi la Regione ha deciso di approvare delle leggi ogni anno indicando le quantita' di animali cacciabili.
'L'Europa pero' - ha spiegato Monguzzi - dice che si possono concedere deroghe con carattere di eccezionalita' e sparare ogni anno non ha certo carattere di eccezionalita'. C'e' gia' stata una sentenza della Corte che dice che non basta fare appello alle tradizioni culturali delle valli e inoltre quest'anno non si puo' nemmeno parlare di danni all'agricoltura da parte di passeri e storni perche' l'Istituto nazionale di fauna selvatica ha detto che non ci sono le condizioni nel loro caso per la caccia in deroga.
Dunque per i Verdi e' certo che la multa arrivera'. 'E noi - ha aggiunto Monguzzi - chiederemo il voto per appello nominale perche' non siano i cittadini a pagarla ma i consiglieri che voteranno a favore'. Se saranno una cinquantina si parla di circa 200 mila euro a testa. 'La nostra - ha concluso il consigliere Marcello Saponaro - non e' una crociata per l' abolizione della caccia ma per la legalita'. Il rispetto delle regole e' l'unico modo per avere un'attivita' venatoria sostenibile'.
(ANSA)