15 luglio 2007
ACQUA: LANCIATA STRATEGIA PER COMBATTERE PENURIA E SICCITA'
(ANSA) - BRUXELLES - La Commissione europea si fa carico della crescente crisi idrica e della siccita' dovute ai mutamenti climatici. L'esecutivo ha annunciato oggi l'avvio di un ampio dibattito sul ruolo che l'Europa potra' assumere per favorire il risparmio di acqua e un uso razionale della risorsa. La Commissione ha reso noto oggi una prima serie di opzioni strategiche e questioni importanti che verranno discusse e sviluppate nei prossimi mesi, e presentate poi nel corso del 2008. Tra queste, la fissazione di un prezzo equo per l'acqua, l'introduzione di vincoli per il consumo e altre misure per ridurre gli sprechi, e lo studio di nuovi sistemi di ripartizione della risorsa tra i diversi settori economici. L'obiettivo e' di frenare gli sprechi d'acqua che mediamente rappresentano il 20% dei consumi totali europei, con punte fino al 50% nelle regioni del Mediterraneo. Stavros Dimas, commissario all'Ambiente, ha sottolineato la necessita' di ''adottare un approccio integrato nell'ambito idrico, poiche' un uso duraturo di tale risorsa e' assolutamente vitale se si vuole garantire la disponibilita' dell'acqua per tutti gli europei e tutte le attivita' economiche''. Benche' l'Europa disponga globalmente di risorse idriche sufficienti, e' alto il rischio che il quadro peggiori, considerando il costante aumento degli episodi di siccita' verificatisi negli ultimi trenta anni, come quello che nell'estate 2003 ha interessato circa un terzo del territorio Ue e provocato danni per 8,7 miliardi di euro. Secondo la Commissione Ue, con una serie di misure drastiche, accompagnate da un cambio di mentalita' e di abitudini, si potrebbero risparmiare ogni anno fino al 45% di acqua (123 chilometri cubi), vale a dire una quantita' superiore all'aumento dei consumi prevista di qui fino al 2025. L'Italia e' uno dei paesi piu' interessati, in quanto potrebbe essere uno dei paesi piu' colpiti dalla penuria idrica. Ma e' anche uno dei paesi che potrebbe risparmiare di piu', considerando che in Italia quasi 200 litri a testa di acqua si perdono lungo il percorso. L'Italia gia' oggi e' al quarto posto in Europa per l'uso delle proprie riserve naturali: nel 2003 ne sono state usate il 48%, il doppio rispetto al 1992. A livello europeo, l'agricoltura e' uno dei grandi imputati, con il 64% di acqua consumata, insieme all'energia (20%), l'uso civile (12%) e l'industria (4%). ''Tutti i settori economici hanno bisogno di sviluppare tecnologie e pratiche efficienti. In alcune regioni, il risparmio di acqua puo' arrivare fino al 30% del totale di quanto consumato'', affermano gli esperti della Commissione. ''In alcune citta', le perdite nei network di rifornimento idrico possono arrivare fino al 50%''. Per arginare questa situazione allarmante, la Commissione chiede agli Stati membri strategie che puntino a premiare le tecnologie, le azioni e i prodotti a basso consumo idrico. Sistemi di irrigazione piu' moderni potrebbero fare diminuire i consumi agricoli fino alla meta' e l'uso di nuove tecnologie potrebbero fare risparmiare il 65% dei consumi nei parchi e il 20% nelle scuole. Ed anche i consumi domestici potrebbero essere ridotti del 35-40%. (ANSA).







CALDO: CNR, E' ALLERTA OZONO IN PIANURA PADANA
(ANSA) - ROMA - ''E' allerta ozono in Pianura Padana''. La segnalazione arriva dalla ''sentinella'' dell' Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, la stazione di ricerca Vittori sul monte Cimone, in provincia di Modena, ospitata dal servizio meteorologico dell' aeronautica militare. ''Da alcuni giorni l'Italia e la Pianura Padana sono interessate da un'intensa area di alta pressione che favorisce fenomeni di produzione e accumulo di ozono superficiale - spiega Paolo Bonasoni, responsabile della stazione del Cnr - infatti, in aree contraddistinte da elevate emissioni di precursori dell' ozono (quali idrocarburi, ossidi di azoto ed ossidi di carbonio), condizioni meteorologiche caratterizzate da stagnazione delle masse d'aria e da elevati livelli di radiazione solare favoriscono la produzione fotochimica di questo inquinante pericoloso per la salute umana e l'ambiente''. A provocare il fenomeno e' sempre l'accoppiata caldo e smog, che mette a rischio la salute, specie nelle grandi citta'. E in genere c'e' una connessione tra i valori registrati in quota dal Cnr e la situazione a valle, a partire da grandi centri come Bologna, Forli', Modena, Reggio Emilia, ma anche Milano e Verona. ''Dai nostri studi abbiamo messo in evidenza come le ondate di calore estive possano provocare aumenti della concentrazione di ozono oltre i 2.000 metri di quota - afferma Bonasoni - e queste condizioni di alta pressione possono favorire la produzione di ozono che vengono successivamente trasportati dalle zone di emissione alla nostra stazione''. In particolare, riferisce il responsabile della ''sentinella'' del Cnr ''tra venerdi' 13 e lunedi' 16, la stazione del Monte Cimone, a 2.165 metri sull'Appennino Tosco Emiliano, ha rilevato elevate concentrazioni di ozono, ben al di sopra della media del periodo, circa 68 ppbv, cioe' parti per miliardo, con punte di oltre 90 ppbv, equivalenti alla soglia di informazione alla popolazione di 180 microgrammi per metro cubo''. Una concentrazione da allerta, quella di 180 microgrammi per metro cubo, per la salute della popolazione, specie per chi soffre di patologie cardiovascolari, bambini e anziani. ''Superamenti di questa soglia - precisa Bonasoni - sono stati infatti registrati dall'Arpa Emilia-Romagna a Modena e Bologna''. L'allarme ozono destinato a tutta la popolazione scatta invece quando si tocca quota 240 microgrammi per metro cubo. (ANSA).

La Banca d´Italia non fa i conti con la sostenibilità Ancora una volta l’economia viene trattata, dal massimo organismo italiano in materia, sotto le uniche lenti della crescita e della competitività a prescindere
di Diego Barsotti
FONTE:www.greenreport.it
LIVORNO. Nell’ultimo bollettino congiunturale della Banca d’Italia la responsabilità previsionale è assunta in proprio, mentre fino ad oggi si era limitata nel selezionare le stime più valide formulate da altri organismi, come il Fondo monetario internazionale, Ocse, la Commissione europea… Almeno dal nostro punto di vista questa pare essere l’unica novità, visto che ancora una volta l’economia viene trattata, dal massimo organismo italiano in materia, sotto le uniche lenti della crescita e della competitività a prescindere. Numeri e quantità guidano ogni ragionamento, che non tiene invece minimamente in conto della qualità (della crescita e della competitività) né tanto meno della sostenibilità, buona soltanto quando il politico di turno deve presentare le proprie strategie di governo del Paese, ma totalmente ignorata quando si forniscono i dati sulla salute economica del Paese.
Addirittura la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno cominciato ad allentare la morsa del paradigma classico della crescita, consapevoli degli effetti che l’insistita usura del capitale naturale - ormai una variabile economica a pieno titolo - possono determinare (e già determinano) sullo sviluppo quantitativo come sui conti pubblici. Non la Banca d’Italia: se la politica economica dell’Italia continuerà ad essere quella enunciata dal governatore Mario Draghi, allora occorre mettersi l’animo in pace: la sostenibilità dello sviluppo può attendere.
Competitività su cosa? Crescita di cosa? Sembrano domande totalmente estranee agli scenari elaborati dalla Banca d’Italia, che segna con l’evidenziatore quello che interessa a tutti: ovvero che i consumi crescano: dell’1,9% per l’esattezza, anche se poi l’indebitamento delle famiglie è cresciuto dell’11% in un solo anno (ma non è un indice di povertà, tutt’altro: è solo l’ovvio frutto del credito al consumo e dell’incentivo a consumare sempre di più). Anche se poi domani si griderà alla necessità di abbassare i consumi di energia; non si griderà alla necessità di ridurre i flussi di materia perché ancora quasi nessuno coglie il nesso; si griderà alla necessità di ridurre i rifiuti (proprio perché ancora in pochissimi colgono il legame consumi – rifiuti).
Del resto pure quando si parla di efficienza energetica e di innovazione, se va bene si parla di innovazione di processo genericamente, non finalizzata a qualcosa (appunto: a risparmio di energia, risparmio di materia, mitigazione degli impatti ambientali). Anche se tra le righe del bollettino della Banca d’Italia gli effetti dello sviluppo del sistema economico italiano si possono forse leggere in un altro dato: che nel primo trimestre di quest’anno si è avuta una leggera riduzione dell’occupazione e che aumentano le persone che hanno perso fiducia nella possibilità di trovare un impiego (soprattutto al Sud) : che l’innovazione e la competitività (e quindi la crescita) eliminino le spese per il personale? Oppure, con rispetto parlando, aumentino lo sfruttamento del personale occupato?
Altro esempio: in Toscana, ma anche nel resto d’Italia, il dibattito è acceso sulla salvaguardia del paesaggio e del territorio e sulla necessità di mitigare gli impatti ambientali. E se vogliamo anche sulla necessità di abbattere la berlusconiana Legge Obiettivo (salvo poi confermarne almeno in parte le intenzioni di fondo attraverso il recente allegato infrastrutture al Dpef). Ma ecco che lo studio presentato ieri da Cresme , Unioncamere e Ance lancia l’allarme: la stragrande maggioranza delle imprese di costruzioni rischia di uscire dal mercato per colpa del calo degli appalti (in realtà cresciuti, ma solo per le maxi opere). Se il Cresme dicesse il vero allora il totem della crescita imporrebbe anche di dover costruire illimitatamente. Ma l’Italia non è infinita. E neppure il pianeta.




SMOG: IN ARRIVO NUOVA DIRETTIVA; OLTRE AL PM10 ANCHE PM2,5
(ANSA) - ROMA - Arriva la nuova direttiva sulla qualita' dell'aria, che rivede gli standard per la concentrazione in aria del PM10 e ne introduce di nuovi per il PM2,5 (frazione fine del particolato maggiormente responsabile dei danni alla salute) e inoltre riorganizza in un unico processo informativo che avverra' in via telematica gli attuali due flussi di informazione sulla qualita' dell'aria (flusso informativo e flusso normativo) tra Commissione Europea e Stati Membri. Recente si' della Commissione Europea infatti alla 'Posizione comune' adottata dal Consiglio Ue, che approva la nuova direttiva sulla qualita' dell'aria nel territorio comunitario. L'Esecutivo Ue ha formalizzato lo scorso 29 giugno 2007 il proprio accordo sul testo della direttiva destinata a sostituire gli attuali provvedimenti Ue in materia di qualita' dell'aria, ossia le direttive 96/62/Ce, 1999/30/Ce, 2000/69/CE e 2002/3/Ce. Il provvedimento ha infatti l'obiettivo di chiarire e semplificare la legislazione sulla qualita' dell'aria: riunisce in un testo unico la direttiva quadro del 1996 e le tre direttive derivate, oltre alla decisione sullo scambio di informazioni. La direttiva in cantiere prevede infatti la integrazione in un unico provvedimento di diverse ed attuali norme in materia di qualita' dell'aria, tra cui: la direttiva 96/62/Ce in materia di valutazione e di gestione della qualita' dell'aria ambiente; la direttiva 1999/30/Ce concernente i valori limite di qualita' dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo; la direttiva 2000/69/Ce concernente i valori limite per il benzene ed il monossido di carbonio nell'aria ambiente; la direttiva 2002/3/Ce relativa all'ozono nell'aria; la decisione 97/101/Ce del Consiglio che instaura uno scambio reciproco di informazioni e di dati provenienti dalle reti e dalle singole stazioni di misurazione dell'inquinamento atmosferico. Aggiorna inoltre le disposizioni relative alla valutazione e alla gestione della qualita' dell'aria, in particolare imponendo agli Stati membri di realizzare piani e programmi atti a garantire il rispetto dei limiti fissati. In particolare sotto accusa le particelle inquinanti maggiormente responsabili dei danni alla salute umana, come le Pm2,5 e Pm10. Sui limiti di emissione in atmosfera degli inquinanti il Parlamento ha chiesto misure piu' severe di quelle originariamente fissate dalla Commissione. In base allo schema originario di direttiva, i termini per l'attuazione sul piano nazionale delle nuove norme in tema di qualita' dell'aria sono stabiliti nel 31 dicembre 2007. Per il regime di transizione dalle vecchie alle nuove norme e' invece previsto un calendario che giunge fino al 2010. In base al progetto sono infatti previste proroghe per l'allineamento ai nuovi parametri delle zone critiche, mentre alle industrie non saranno richieste misure di contenimento che vadano oltre le Bat, le migliori tecniche disponibili. Grazie al provvedimento in itinere e alle altre misure contemplate nella strategia tematica in materia di lotta all'inquinamento, i benefici per la salute supereranno di almeno cinque volte i costi. Malgrado il notevole miglioramento della qualita' dell'aria in Europa, favorito dalla legislazione e da altri fattori, l' inquinamento atmosferico continua ad avere gravi conseguenze per la salute umana e per l'ambiente. La Commissione ha pertanto elaborato la sua strategia che fissa una serie di obiettivi ambiziosi, realizzabili entro il 2020, per proteggere la salute umana e l'ambiente dall'inquinamento atmosferico. La Commissione ha cercato la soluzione che offrisse il miglior rapporto costi-efficacia e fosse coerente con gli obiettivi di crescita e occupazione previsti dalla strategia di Lisbona e con la strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile. Si ritiene che la strategia permettera' di ridurre il numero di morti premature causate ogni anno dal particolato e dall'ozono da 370.000 nel 2000 a 230.000 nel 2020. Senza la strategia, le morti premature nel 2020 sarebbero ancora piu' di 290.000. Secondo le stime, la strategia comportera' una serie di benefici per la salute (riduzione del numero di morti premature, minor numero di malattie, riduzione dei ricoveri ospedalieri, aumento della produttivita', ecc.) quantificabili in almeno 45 miliardi di euro l'anno. Tali benefici superano di oltre cinque volte i costi di attuazione della strategia, che secondo le stime ammontano a circa 7,1 miliardi di euro l'anno, pari allo 0,05% del Pil dell'Ue-25 nel 2020. (ANSA). XLO

CLIMA: SOS PO, RISCHIA DI FERMARSI A 100 KM DALLA FOCE
(ANSA) - PARMA - L'acqua del Po sta diminuendo e, complici i cambiamenti climatici e l'aumento delle richieste soprattutto per l'agricoltura, il suo corso rischia di fermarsi a 100 chilometri di distanza dalla foce, nel ferrarese. E' l' allarme lanciato a Parma, in un convegno sugli effetti del clima sul bacino del Po organizzato dall'Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) insieme con Arpa Emilia-Romagna e le altre agenzie padane per conto del ministero dell'Ambiente, in vista della conferenza nazionale sui cambiamenti climatici prevista il 12 e 13 settembre a Roma. La portata del principale fiume italiano - il cui bacino si estende su un quarto del territorio nazionale, coprendo sei regioni e 3200 comuni dove si concentra il 40% del pil nazionale - e' calata del 20-25% negli ultimi trent'anni (circa 1500 metri cubi al secondo contro gli storici 1800), per cui ogni dieci litri di acqua che arrivavano in precedenza alla foce, oggi mancano all'appello oltre due litri. Colpa in parte dell'aumento delle temperature medie, e quindi della maggiore evaporazione, e in gran parte dei maggiori prelievi. Un trend che, secondo gli esperti, e' destinato a peggiorare per via delle piogge, diminuite del 15-20% nel bacino del Po nell'ultimo trentennio e in media del 10% sull'intero Paese. La situazione degenera nei periodi piu' caldi, quando la portata puo' scendere fino a 180 metri cubi d'acqua al secondo, che non bastano nemmeno a raffreddare gli impianti di Porto Tolle, una delle maggiori centrali elettriche italiane. Il rischio quindi, secondo Stefano Tibaldi, direttore del Servizio idrometereologico dell'Arpam e' che ''a breve, per qualche giorno all'anno e negli anni piu' sfortunati si potrebbero avere risalite molto consistenti, a maggior ragione se il mare fosse molto alto, ad esempio in caso di acqua alta a Venezia. Vent' anni fa questo non succedeva mai, negli ultimi cinque anni e' successo gia' due volte''. (ANSA). KUC


UE E USA ETICHETTANO UFFICI; RINNOVATO ACCORDO
(ANSA) - ROMA - E' in dirittura d'arrivo il nuovo regolamento per l'etichettatura ecologica degli uffici. Scopo del regolamento proposto e' applicare il nuovo accordo concluso il 20 dicembre 2006 tra il governo degli Stati Uniti d'America e la Ce per il coordinamento di programmi di etichettatura relativa ad un uso efficiente dell'energia per le apparecchiature per ufficio che rifonde il regolamento (Ce) n. 2422/2001. Il primo accordo Energy Star tra la Ce e gli Stati Uniti e' stato firmato nel 2000 ed e' scaduto nel giugno 2006. L'Ue ha deciso di rinnovare l'accordo per proseguire il programma Energy Star per un secondo periodo di cinque anni. L'efficienza energetica e' in larga misura responsabile dei risparmi energetici ed e' giustamente considerata uno dei principali elementi di una politica energetica sostenibile in Europa. E poiche' le apparecchiature per ufficio assorbono una percentuale sempre maggiore del consumo energetico nella Comunita', si e' deciso di intervenire drasticamente con il rinnovo dell'accordo. Energy Star tra Ce e Stati Uniti prevede che i criteri di efficienza energetica (specifiche tecniche) - ovvero i criteri che un prodotto deve soddisfare per poter ottenere l'etichetta Energy Star - siano rigorosi e vengano riesaminati regolarmente. Vi sono notevoli miglioramenti in confronto al precedente accordo. Innanzitutto, l'etichetta puo' essere attribuita soltanto al 25% dei modelli per i quali sono disponibili i dati al momento della definizione dei criteri. In secondo luogo, l' accordo copre il consumo energetico non solo nel modo 'veglia' (stand-by) ma anche nel modo 'acceso' (on). Si stima, per esempio, che nel prossimo triennio le nuove specifiche tecniche per i dispositivi grafici (copiatrici, stampanti, scanner e fax) consentiranno nell'Ue-25 un risparmio di 17 TWh (terawattora). Le specifiche tecniche, elaborate congiuntamente dagli Stati Uniti e dalla Ce attraverso i rispettivi enti gestori (cioe' l'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti - Us Epa - e la Commissione) e in cooperazione con le parti interessate, si applicano automaticamente a tutti gli accordi bilaterali conclusi dagli Stati Uniti con paesi terzi. Il fatto che i criteri siano rigorosi e' un incentivo affinche' i produttori migliorino le prestazioni energetiche dei propri prodotti per poter ottenere l'etichetta. I prodotti che soddisfano i requisiti per poter ottenere l'etichetta sono registrati in una banca dati. L'Ue ha scelto di adeguarsi al modello statunitense in considerazione del fatto che la natura volontaria del programma soddisfa l'esigenza di flessibilita', poiche' i produttori si adeguano agli sviluppi tecnologici senza doversi conformare all'ennesima nuova etichetta creata da zero. Nel campo dell' etichettatura energetica esiste poi un considerevole numero di normative Ue, quali la classificazione energetica degli elettrodomestici da A a G, il programma Eco-design e l' assegnazione del marchio di qualita' ecologica. L'attuazione di un programma dedicato esclusivamente alle apparecchiature per ufficio e' una soluzione accettabile per indirizzare il mercato verso prodotti ad efficienza energetica integrando la legislazione Ce in vigore invece di moltiplicare le etichette esistenti e aumentare i costi amministrativi. Si tratta di un approccio che incide positivamente anche sugli scambi commerciali. L'etichetta Energy Star e' utilizzata in tutto il mondo e puo' funzionare da piattaforma per l'armonizzazione internazionale delle misure di efficienza energetica, favorendo la riduzione dei costi di attuazione e aumentando la consapevolezza dei consumatori per quanto concerne l'efficienza energetica. (ANSA). XLO


CARTA RICICLATA:CINA PRIMA AL MONDO MA MINA FORESTE
(ANSA) - ROMA - La Cina e' il maggior consumatore mondiale di carta riciclata, per produrla usa la carta di scarto proveniente dagli altri paesi. Ma, sia per il fabbisogno interno crescente a ritmi vertiginosi, sia per l'export verso paesi importatori che preferiscono carta vergine, la carta usata non e' sufficiente alla produzione cinese che e' quindi una fortissima minaccia per le foreste del mondo. Luci e ombre cinesi nel settore emergono dal report redatto dall'organizzazione internazionale forestale Forest Trends intitolato 'Environmental Aspects of China s Papermaking Fiber Supply'. E laddove la carta riciclata non basta, spiega Brian Stafford che ha steso il rapporto, ecco che si materializza la minaccia dello sfruttamento illegale delle foreste: la Cina infatti si rifornisce di pasta di legno e legname per cartiere soprattutto da taglio e trasporto illegale del legname di Indonesia Russia Orientale. C'e' dunque la legittima preoccupazione che la crescita futura dell'industria cartiera cinese avvenga anche a spesse delle gia' sfruttate foreste naturali dei tropici. Dal report emerge che il 60% delle fibre usate nell'industria della carta in Cina derivano da carta usata, molta della quale importata da Usa, Europa, Giappone. Negli ultimi 10 anni queste importazioni sono cresciute del 500% da 3,1 milioni di tonnellate nel 1996 a 19,6 milioni nel 2006. Inoltre l'America da sola nel 2006 ha venduto 8,6 milioni di tonnellate di carta usata alla Cina e solo negli ultimi 4 anni la Cina ha salvato dalle discariche 65 milioni di tonnellate di carta usata in USA e Giappone. E lo scorso anno ha salvato 54 milioni di tonnellate di legname grazie alla produzione di carta riciclata. Cina promossa nella produzione di carta allora? Non proprio, infatti dove l'uso della carta riciclata non arriva iniziano i problemi: dal report e' emerso per esempio che nel 2005 solo per il 64% della produzione cinese di carta di qualita' (cioe' non riciclata) e' stato usato come materia prima legname da foreste con un management rispettoso per l'ambiente, il resto e' legname di dubbia provenienza da aree di sfruttamento illegale delle foreste. E' necessario, conclude il report, che le compagnie cartiere cinesi adottino sistemi per la tracciabilita' del legname, in modo da evitare lo sfruttamento illegale delle foreste. (ANSA). Y27-GU


Il Parlamento Ue per una politica marittima basata sul rispetto dell’ambiente
FONTE:www.greenreport.it
BRUXELLES . Il Parlamento europeo ha approvato un rapporto di indirizzo per una futura politica marittima europea, esprimendo un forte sostegno «ad un approccio integrato e multisettoriale di sviluppo sostenibile degli oceani, mari e regioni costiere d´Europa».
Per il Parlamento di Strasburgo il Libro verde della Commissione Ue ha aperto nuove prospettive per la politica marittima, attraverso un approccio globale, che combina diversi settori come il trasporto marittimo, il turismo, la pesca, la politica portuale e l’ambiente marino. Per i parlamentari europei gli oceani dovranno giocare un ruolo centrale nella futura politica marittima per la comprensione e l’attenuazione dei cambiamenti climatici e per ridurre l’incidenza del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini e le attività marittime. Anche per questo il Parlamento europeo chiede un forte sviluppo dell’energia eolica off-shore e un piano d´azione per produrre almeno 50 GW da questi impianti entro il 2020.
Il rapporto chiede alla Commissione Ue di «agire rapidamente al fine di mettere in campo il quadro necessario a prendere una decisione coerente per gli affari marittimi e vigilare sulla buona applicazione di queste misure in seguito».
La Commissione Ue sta preparando un documento globale nel quale esporrà le sue analisi e i contributi giunti dalle parti interessate e dai cittadini nel corso della consultazione sul Libro verde e presenterà entro ottobre anche un Piano di azione con misure di avviamento che costituiranno le prime pietre del nuovo edificio della politica marittima dell’Ue.
Il Parlamento di Strasburgo ha accolto anche un emendamento dei parlamentari siciliani Francesco Musotto e Luigi Cocilovo (centrodestra) che invita la Commissione a sottolineare il ruolo cruciale delle isole e delle comunità locali, che devono investire in infrastrutture per le loro marine e in altre strutture per nautica da diporto, crociere, sport subacquei, garantendo la protezione degli ecosistemi marini.
«Sono molto felice che il Parlamento europeo si mostri favorevole ad una nuova politica marittima dell’Unione – ha detto il commissario alla pesca ed agli affari marittimi Joe Borg (Nella foto) - Questo appoggio viene ad aggiungersi al sostegno massiccio che ha ricevuto l’iniziativa della Commissione dalle parti interessate e dalle altre istituzioni europee. Giocheranno un ruolo fondamentale nella costruzione della futura politica marittima europea. La Commissione ha per obiettivo quello di mettere insieme le condizioni che permettano uno sviluppo veramente sostenibile del settore marittimo, all’interno del quale la crescita e il lavoro non saranno creati a detrimento della protezione dell’ambiente o dei bisogni delle generazioni future. Una migliore gouvernance nel campo marittimo sarà cruciale per raggiungere questo scopo ed il mandato democratico del Parlamento aggiunge una dimensione supplementare al dialogo che abbiamo intrapreso con gli europei».
Intanto da Genova arriva una buona notizia: la Finaval, specializzata nel trasporto di prodotti petroliferi, ha due petroliere di classe addizionale "Es" (Enviromental safety) all’industria coreana Samsung Heavy Industries, per un costo di 130 milioni di dollari, e le petroliere “ecologiche” avranno l´annotazione "Green star 3 design" del Registro italiano navale, garantendo secondo Finaval «il rispetto totale dell´ambiente marino e dell´atmosfera».


Il punto sulla Vas in attesa della modifica
di Eleonora Santucci
FONTE:www.greenreport.it
LIVORNO. Lo schema di decreto legge per la revisione della parte II del Dlgs 152/06 ha anche l’obiettivo di rivedere le disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (Vas).
Al legislatore del 2006 va il merito – se pur in ritardo di 5 anni e successivamente rispetto ad alcune regioni come la Toscana - di aver introdotto l’istituto della Vas recependo la direttiva comunitaria 42/2001/Ce.
Lo scopo che si prefigge la normativa comunitaria è di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi. La Vas, infatti, è una nuova forma di valutazione dell’impatto che l’attività umana può produrre sull’ambiente. Ha il fine di prevedere gli effetti nel lungo periodo delle decisioni che vengono adottate e di valutare se tali decisioni risultano davvero sostenibili.
La Vas, dunque, rappresenta una soluzione innovativa in quanto si ispira al principio di integrazione delle valutazioni ambientali al pari di quelle economiche e sociali nell’ambito di procedimenti di approvazione di piani e programmi. E visto che determinano la modalità di utilizzo del territorio le autorità preposte alla tutela dell’ambiente esprimono un parere e gli interessati possono partecipare al procedimento. Non a caso la valutazione viene definita come strategica in quanto è uno strumento di supporto alle decisioni da prendere da parte degli organi competenti.
Una valutazione, quindi che si pone prima durante e dopo l’approvazione (si prevede un continuo monitoraggio del programma o piano) e che ha come oggetto i processi di formazione di piani e programmi e non di singole opere o progetti. Ecco perché si differenzia dalla Via che ha come oggetto, appunto la singola opera. Ciò comporta che una si pone il problema di mitigare gli impatti ambientali rispetto ad una decisione già assunta, mentre l’atra interviene a monte giudicando come quel problema possa essere “strategicamente” risolto. Dunque la Via e Vas sono due valutazione distinte, ma connesse fra loro. Infatti affinché la Vas possa perseguire un’effettiva strategia di tutela ambientale ad effetto anticipato deve necessariamente essere coordinata con la Via.
Ma il Dlgs 152/06 appare volto a recepire la Vas in modo rigorosamente conforme alla Via senza evidenziarne le caratteristiche che rendono difformi le finalità e le prospettive delle due procedure. Il procedimento di valutazione ambientale strategica, infatti, riprende le fasi e gli aspetti sostanziali del procedimento di compatibilità ambientale.
Se il coordinamento fra le due valutazioni è ripreso dal decreto non risolve a pieno il problema. In base al disposto nazionale la Via è svincolata dagli strumenti di pianificazione e di programmazione: un progetto può essere valutato positivamente anche nell’ipotesi in cui non risulti conforme a tali strumenti.
In un certo senso si svaluta il valore della Vas, cioè quello di valutare ed indicare a monte la localizzazione delle opere che comporti minor impatto per l’ambiente. Una localizzazione che deve esser fatta dalle autorità competenti e non lasciata alla scelta del singolo proponente dell’opera da effettuare. Inoltre il decreto non si attiene conformemente al disposto comunitario in quanto non prevede l’applicazione dell’istituto nei confronti dei piani e programmi comunali. Cosa che al contrario nella normativa regionale toscana viene assunto alla lettera.



Sono scomparsi 1.500 chilometri di SPIAGGE. Apat: servirebbero oltre 150 milioni di metri cubi di sabbia

Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it
Spiagge addio. L'Italia perde i suoi arenili. In via di estinzione più di 1.500 chilometri di coste sabbiose su 4.000.
Questo l'allarme lanciato dal convengo nazionale “Cambiamenti climatici e ambiente marino-costiero”, che si è tenuto a Castel Utveggio a Palermo e organizzato nell'ambito del programma di incontri in vista della Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici indetta il 12 e 13 settembre dal ministero dell'Ambiente. In Italia, secondo gli esperti dell'Arpa (agenzia regionale per la Protezione dell'ambiente della Sicilia) e dell'Apat (agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici), sono “in via di estinzione” più di 1.500 chilometri di coste sabbiose su circa 4.000. Se si immaginasse di agire lungo tutta questa fascia costiera erosa dalla forza del mare e non più rifornita dall'apporto dei fiumi, si dovrebbe dedicare all'azione di ripascimento circa due miliardi di euro. “La maggior parte del riscaldamento terrestre osservato negli ultimi 50 anni è provocato dalle attività dell'uomo - dice Giovanni Arnone, dirigente del servizio assetto del territorio e difesa del suolo dell'assessorato regionale Territorio - . La prima causa sono i gas serra, come l'anidride carbonica, il metano e gli idrofluorocarburi”. Nell'ultimo decennio in Italia la temperatura è aumentata di circa 0,8 gradi e si prevede che aumenterà da 1,4 a 5,8 gradi entro il 2100. Il conseguente innalzamento del livello dei mari, tra i 25-30 cm entro il 2050, porterebbe città costiere, come Venezia, sotto il livello dell'acqua. L'erosione costiera e le inondazioni generate dalle variazioni del livello medio del mare e dalle mareggiate “sono tra le cause maggiori dell'alterazione della biodiversità - dice Roberto Caracciolo, capo dipartimento ambiente dell'Apat - del patrimonio paesaggistico e ambientale”. Scopo del workshop, il secondo dei sette previsti prima dell' incontro nazionale del 12 e 13 settembre a Roma, è “evidenziare, alla luce delle conoscenze attuali, l'impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità - dice Vincenzo Ferrara, coordinatore scientifico della conferenza nazionale sul clima - l'agricoltura, le risorse idriche, i settori produttivi e contribuire alla messa a punto di programmi strategici nazionali per l'adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici”. Secondo Stefano Corsini, responsabile del servizio tutela delle coste dell'Apat, “per ricostruire le spiagge italiane erose servirebbero oltre 150 milioni di metri cubi di sabbia: una quantità di materiale che dovrebbe essere estratta a sua volta da cave marine e sedimenti fluviali con un altissimo dispendio energetico e di cui attualmente non è neppure certa la disponibilità nel nostro Paese”.

Amianto, bonifiche, Enel ecc., con smaltimento in Germania. I tedeschi questa ospitalità se la fanno pagare cara.
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
LIVORNO. Nella zona geotermica delle colline intorno a Larderello prosegue da parte di Enel la bonifica dall’amianto, fino ad alcuni decenni fa abbondantemente utilizzato per la coibentazione di tubazioni, condotte e vapordotti. L’Enel ha a disposizione un budget di 20 milioni/anno e l’ingegner Parri, che si occupa di tutta l’operazione, stima che l’80% del totale dei manufatti in amianto sia già stati rimosso e inviato a smaltimento.
Già, lo smaltimento. L’Enel spiega di avere un contratto con una azienda autorizzata a ricevere l’amianto, ma dove poi materialmente questo vada a finire non interessa certo all’Enel, che già paga profumatamente per liberarsi dagli scomodissimi sacconi da 25 chili l’uno, limitandosi a dire che saranno portate in discariche autorizzate.
E neppure la popolazione della zona è ovviamente interessata dal viaggio al quale sarà sottoposto l’amianto che fino a pochi anni fa correva in lungo e in largo attraverso tutte le colline metallifere. Si preoccupano casomai, dell’amianto che in attesa di essere portato via, resta stoccato in aree all’aperto transennate, col rischio secondo loro che alcune fibre possano disperdersi nell’ambiente. E si preoccupano delle richieste dei lavoratori del riconoscimento di esposizione all’amianto, per i quali esistono già norme e stanziamenti assai più imponenti (anche se comprensibilmente mai sufficienti) rispetto a quelli riservati alle bonifiche. Così che, una volta tanto che si fa prevenzione, prevenendo possibili future malattie dei cittadini esposti all’amianto che passa vicino alle loro case, la questione passa in secondo piano e viene circondata da polemiche. Parlavamo dei big bag, i sacconi da 25 chili di amianto portati via un po’ alla volta dalla zona di Larderello. Vanno diritti in Germania, o comunque nel nord Europa, dove cave e discariche sono autorizzate a stoccare l’amianto, perfettamente “ingabbiato” in modo da escludere qualsiasi contatto con l’ambiente circostante. I tedeschi questa ospitalità se la fanno pagare cara. Così da tutta Italia, non solo da Larderello, ogni giorno partono innumerevoli tir carichi di amianto che intasano le nostre strade, che consumano benzina e che emettono gas serra e nanopolveri nell’aria. Tutto perché in Italia non esistono discariche autorizzate per l’amianto o ce ne sono pochissime e piccolissime. Come il modulo che è stato realizzato per esempio all’interno di una discarica in provincia di Arezzo, o come il modulo che dovrebbe essere realizzato nella ex cava viti, a cavallo tra le province di Massa Carrara e Lucca. Perché la regione Toscana, avrebbe addirittura un Piano ad hoc che indicherebbe per ogni discarica la realizzazione di un modulo destinato ad accogliere questo tipo di rifiuti. Avrebbe… dovrebbe… sarebbe.....indicherebbe. Perché anche a Montignoso, da quando è stato annunciata la decisione di ospitare l’amianto nella ex cava Viti, si sono scatenate le proteste, spalleggiate politicamente da chi ha poco da perdere (le minoranze), ma guardate con timorosa attenzione anche da chi ha molto da perdere (la maggioranza). Come avviene sempre in questi casi: è più facile l´irresponsabilità condivisa della "responsabilità condivisa".