08 luglio 2007
IUGG; PIANETA FRAGILE, ATTENZIONE A USO RISORSE
13/07/07 08:03
(ANSA) - PERUGIA - La naturale fragilita' del
pianeta, legata a fenomeni come terremoti,
inondazioni ed eruzioni, aumenta sensibilmente a
causa di un uso delle risorse che non sia
sopportabile. Il rischio e' quindi che la
fragilita' si trasformi in rottura se non si
procedera' a uno sviluppo sostenibile. Ne sono
convinti gli oltre 7.000 scienziati che a Perugia
hanno partecipato all'assemblea dell'Unione
internazionale di geodesia e geofisica (Iugg).
L'associazione, alla quale appartengono studiosi
di 80 Paesi, si prepara a concludere domani i
suoi lavori, sul tema ''La Terra: il nostro
pianeta che cambia''. ''Bisogna cercare di vivere
insieme ai fenomeni naturali, senza portarli a
uno stato di esasperazione. Perche' rottura di
equilibri significa rottura della vita in alcune
regioni del pianeta che puo' creare problemi di
immigrazione molto spinti, anche sul piano
politico'', ha detto il presidente del comitato
organizzatore della Iugg Lucio Ubertini,
direttore dell'istituto di ricerca per la
protezione idrogeologica del Cnr. Tra i temi
affrontati nelle 200 sessioni svolte a Perugia,
centrale e' stato quello dell'acqua. ''Ci sono le
questioni legate ai fenomeni naturali - ha
spiegato Ubertini - e quelle alimentari. L'acqua
e' infatti quell'alimento che serve per vivere e
quindi sono importanti la quantita' e la
qualita'. Come fare? C'e' una sola strada:
l'acqua nel pianeta c'e'. Per portarla dove serve
e tenerla pulita e' solo una questione
economica''. Dal congresso della Iugg sono
scaturite linee di azione che sollecitano
attenzione allo sfruttamento delle risorse della
Terra. ''Significa farlo in maniera oculata - ha
spiegato il presidente del comitato organizzatore
- con attenzione a una politica di gestione della
risorsa idrica come quantita' e qualita'''(ANSA).
CLIMA: GIULIACCI, 1/O SEMESTRE 2007 PIU' CALDO IN
400 ANNI
13/07/07 08:02
(ANSA) - ROMA - "I primi sei mesi del 2007 sono i
più caldi almeno degli ultimi 400 anni". La
notizia arriva da Mario Giuliacci, esperto del
Centro Epson Meteo, secondo cui "é sempre più
credibile l'ipotesi ventilata dal Noaa (National
Oceanic and Atmospheric Administration)
all'inizio dell'anno e che prefigurava il 2007
come l'annata, in assoluto, più calda da sempre,
o almeno da quando esistono i rilevamenti
termometrici". Rilevamenti che cominciano " dal
1650 - spiega Giuliacci - con i primi osservatori
astronomici, che allo stesso tempo funzionavano
da osservatori meteorologici. Non dimentichiamoci
infatti che il termometro era già stato inventato
nel 1607 da Galielo Galilei".
Dal 1880 in poi il sistema si è affinato e "i punti di rilevamento sono diventati sempre più numerosi - continua l'esperto del Centro Epson Meteo - diventando veri e propri prototipi di rete analoghi a quelli degli attuali servizi meteorologici nazionali. Oggi comunque esiste una rete fissa a livello globale per monitorare il clima, il Global Historical Climatology Network". L'annata 2007 è quindi da record "sulla base dei rilevamenti della Nasa a livello planetario - spiega Giuliacci - il primo semestre del 2007 risulta il più caldo almeno degli ultimi 400 anni, con un aumento di 0,79 gradi centigradi rispetto alla media del periodo 1951-1980. Seguono, in ordine decrescente, il 2002 (+ 0,78 gradi), il 2005 (+0,78 gradi), il 1998 (+ 0,77 gradi) e il 2003 (+ 0,66 gradi). "E' da notare - conclude l'esperto - come tutti i semestri gennaio-giugno più caldi degli ultimi 400 anni siano concentrati negli ultimi 10 anni".
Dal 1880 in poi il sistema si è affinato e "i punti di rilevamento sono diventati sempre più numerosi - continua l'esperto del Centro Epson Meteo - diventando veri e propri prototipi di rete analoghi a quelli degli attuali servizi meteorologici nazionali. Oggi comunque esiste una rete fissa a livello globale per monitorare il clima, il Global Historical Climatology Network". L'annata 2007 è quindi da record "sulla base dei rilevamenti della Nasa a livello planetario - spiega Giuliacci - il primo semestre del 2007 risulta il più caldo almeno degli ultimi 400 anni, con un aumento di 0,79 gradi centigradi rispetto alla media del periodo 1951-1980. Seguono, in ordine decrescente, il 2002 (+ 0,78 gradi), il 2005 (+0,78 gradi), il 1998 (+ 0,77 gradi) e il 2003 (+ 0,66 gradi). "E' da notare - conclude l'esperto - come tutti i semestri gennaio-giugno più caldi degli ultimi 400 anni siano concentrati negli ultimi 10 anni".
CLIMA: CGIL SCENDE IN CAMPO, PIU' CRESCITA MA
SOSTENIBILE
13/07/07 08:02
(ANSA) - ROMA, 12 LUG - ''Piu' crescita orientata
in modo sostenibile, senza contrapporre ambiente
e lavoro''. Questo lo slogan lanciato oggi sul
tema dei mutamenti climatici dal segretario
generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al
termine del convegno ''Cambiamenti climatici e
lavoro: le proposte della Cgil'' oggi a Roma.
Secondo Epifani ''da questo punto di vista il
Paese e' indietro, sulle tecnologie chiave come
fotovoltaico ed eolico non ci siamo e sul
risparmio energetico si fa fatica. Abbiamo spesso
un'industria che cerca di dare una mano, ma altri
settori sono totalmente indietro''. E come Cgil
''vorremmo che ci si occupasse del debito
ambientale almeno quanto ci occupiamo del debito
finanziario, perche' quello che buttiamo sulle
nuove generazioni e' forse addirittura piu'
importante'' ha affermato il segretario generale
del sindacato. I cambiamenti climatici non
costituiscono quindi solo una questione
ambientale, ma ''potrebbero determinare pesanti
conseguenze sul lavoro in importanti zone del
Paese ed in settori produttivi come turismo ed
agricoltura'' si legge nel documento di proposte
presentato oggi, che affronta la lotta agli
sprechi energetici, la qualita' della spesa
pubblica, modelli di produzione e politiche di
settore virtuose, la ricerca e la formazione. E
nell'ottica di un'integrazione delle politiche
per una crescita sostenibile e quindi contro i
mutamenti climatici, la Cgil appoggia
l'iniziativa promossa dal ministero dell'Economia
che ha costituito una apposita commissione che ha
consegnato al ministro un disegno di legge delega
per istituire nel Paese un sistema di
contabilita' e bilancio ambientale. (ANSA).
Y62-MRB
TUTELA DEL PAESAGGIO: in Italia è in corso un
processo di occupazione dei suoli senza paragoni
nella storia.
13/07/07 08:01
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
Tutela del paesaggio, Zanchini: «Andare oltre la Legge Galasso»
Si è tenuto a Roma il convegno nazionale dal titolo «Paesaggio: futuro italiano prossimo».
Il tema della tutela del paesaggio, e delle implicazioni che attorno ad esso si intrecciano, è uno di quelli su cui si è aperto un dibattito molto acceso da un po’ di tempo a questa parte. Legambiente questa mattina a Roma in un convegno nazionale dal titolo “Paesaggio: futuro italiano prossimo” ha provato a riassumerlo con una parola chiave: qualità.
E’ questa la parola d’ordine, il punto di partenza per un radicale cambio di direzione nelle politiche del territorio, la chiave imprescindibile quando si parla di turismo, infrastrutture, città, investimenti nell’innovazione secondo l’associazione ambientalista, che ha chiamato a discutere di questo il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, il presidente della Commissione ambiente della Camera dei deputati Ermete Realacci, i presidenti di Ance e Coldiretti e il presidente del Consiglio superiore Beni Culturali, appena rieletto preside della scuola superiore Sant’Anna di Pisa Salvatore Settis, oltre a importanti urbanisti e studiosi, a rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali.
Qualità perché, secondo Legambiente, la capacità di valorizzare le qualità del territorio italiano è una chiave imprescindibile per rispondere alle sfide della globalizzazione. «Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni nella storia. E il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, capannoni, infrastrutture senza nessun criterio basati su un’idea vecchia e sbagliata di sviluppo. Un’idea che, per promuovere la competitività economica, riteneva necessario garantire la massima libertà di localizzazione e incentivi alle imprese, anche in barba alla legalità – ha dichiarato durante il convegno Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. Basti pensare al record mondiale di tre condoni edilizi in vent’anni. Occorre una svolta decisa, che rilanci il nostro Paese a partire dalla tutela e dalla valorizzazione del territorio, unico e irriproducibile fattore di competitività rispetto alle sfide sociali ed economiche della globalizzazione».
Nel convegno Legambiente ha presentato un piano di azione, accompagnato dai numeri del contesto che caratterizza i processi in corso: oltre 3.231.000 nuovi appartamenti costruiti nell’ultimo decennio, 331mila unità abitative, di cui 30mila abusive nel solo 2006 e 7.044 capannoni nel corso del 2005. Un ciclo del cemento che si accompagna a effetti devastanti nei confronti del paesaggio, con oltre 6.000 cave attive e circa 10.000 abbandonate lungo tutta la penisola. Uno dei fenomeni di trasformazione del paesaggio italiano, regolato ancora da una Legge nazionale del 1927, con molte Regioni ancora senza piani, norme o censimenti, che produce guadagni considerevoli e che spesso è gestito dalle ecomafie. E dato che sono i Comuni a poter scegliere se dare autorizzazioni alle attività estrattive senza alcun riferimento paesaggistico o normativo, con il fatto che per molti di essi il bilancio si regge ancora sui proventi dati dagli oneri di urbanizzazione o dalle attività di estrazione, non è difficile - secondo Legambiente - capire come abbiano agito.
Edoardo Zanchini, responsabile nazionale per il Territorio di Legambiente ha dichiarato che «occorre andare oltre la Legge Galasso, perché l’attuale assetto dei poteri in materia non sta funzionando bene. L’assenza in molte Regioni di piani paesaggistici e la totale indeterminatezza degli stessi ha lasciato una assoluta discrezionalità a chi dovrebbe valutare la compatibilità dei progetti. La vicenda di Monticchiello ha reso eclatante il problema di tanti comuni a cui le regioni hanno trasferito il potere di autorizzazione in materia paesaggistica, per cui decidono sia della compatibilità urbanistica che di quella paesaggistica, ma senza riferimenti».
Il piano di azione proposto da Legambiente identifica allora delle priorità. Che riguardano la revisione del Codice dei beni culturali nella parte che riguarda le autorizzazioni paesaggistiche e le deleghe ai Comuni. Non per tornare a una centralizzazione delle competenze in materia di tutela del paesaggio, ma per lavorare su accordi e percorsi condivisi che si basino su riferimenti certi e piani concordati tra Ministero dei Beni Culturali e Regioni. La seconda priorità riguarda l’avvio dei piani paesaggistici regionali (ad oggi solo la Sardegna ha approvato un piano secondo le indicazioni della direttiva europea) come richiesto dalla Convenzione europea del Paesaggio. Per andare oltre i limiti della Legge Galasso e per elaborare piani che comprendano tutto il territorio, non solo le aree di qualità. Il terzo punto prevede di fissare un vincolo di inedificabilità delle aree costiere, valido per tutte le zone rimaste libere concentrando l’attenzione sulla risistemazione dei tessuti edilizi, dei centri e delle aree portuali.
Naturalmente l’intervento contro l’abusivismo edilizio, che preveda piani di demolizione degli ecomostri che costellano i litorali del nostro Paese C’è poi il tema delle città come priorità nelle politiche nazionali, che devono essere volte alla riqualificazione e integrazione delle periferie, dei tessuti più compromessi e a sciogliere il nodo della mobilità. Gli ultimi punti del piano di azione di Legambiente riguardano le linee guida per i progetti di impianti di energia rinnovabile e per le infrastrutture utili e integrate nel paesaggio. E su questi aspetti si scontano clamorosi ritardi anche per l’assenza totale di regole per l’approvazione dei progetti con la conseguenza che in alcune Regioni vigono limiti prossimi al divieto per realizzare impianti eolici e fotovoltaici, in altre si decide in maniera del tutto discrezionale o con complicazioni assurde. Mentre sul lato infrastrutture le differenze con il resto d’Europa sono macroscopiche: «all’estero la capacità di un’opera pubblica di integrarsi con il territorio è una condizione basilare - aggiunge Zanchini - Basta guardare alla vicina Francia, dove è stato introdotto il “debat public” per le grandi infrastrutture e una percentuale fissa di spesa per integrare le opere nel paesaggio, e dove per le nuove linee TGV vengono spesi 10 milioni di euro a km a fronte dei 32 milioni “necessari” in Italia».
Tutela del paesaggio, Zanchini: «Andare oltre la Legge Galasso»
Si è tenuto a Roma il convegno nazionale dal titolo «Paesaggio: futuro italiano prossimo».
Il tema della tutela del paesaggio, e delle implicazioni che attorno ad esso si intrecciano, è uno di quelli su cui si è aperto un dibattito molto acceso da un po’ di tempo a questa parte. Legambiente questa mattina a Roma in un convegno nazionale dal titolo “Paesaggio: futuro italiano prossimo” ha provato a riassumerlo con una parola chiave: qualità.
E’ questa la parola d’ordine, il punto di partenza per un radicale cambio di direzione nelle politiche del territorio, la chiave imprescindibile quando si parla di turismo, infrastrutture, città, investimenti nell’innovazione secondo l’associazione ambientalista, che ha chiamato a discutere di questo il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, il presidente della Commissione ambiente della Camera dei deputati Ermete Realacci, i presidenti di Ance e Coldiretti e il presidente del Consiglio superiore Beni Culturali, appena rieletto preside della scuola superiore Sant’Anna di Pisa Salvatore Settis, oltre a importanti urbanisti e studiosi, a rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali.
Qualità perché, secondo Legambiente, la capacità di valorizzare le qualità del territorio italiano è una chiave imprescindibile per rispondere alle sfide della globalizzazione. «Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni nella storia. E il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, capannoni, infrastrutture senza nessun criterio basati su un’idea vecchia e sbagliata di sviluppo. Un’idea che, per promuovere la competitività economica, riteneva necessario garantire la massima libertà di localizzazione e incentivi alle imprese, anche in barba alla legalità – ha dichiarato durante il convegno Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. Basti pensare al record mondiale di tre condoni edilizi in vent’anni. Occorre una svolta decisa, che rilanci il nostro Paese a partire dalla tutela e dalla valorizzazione del territorio, unico e irriproducibile fattore di competitività rispetto alle sfide sociali ed economiche della globalizzazione».
Nel convegno Legambiente ha presentato un piano di azione, accompagnato dai numeri del contesto che caratterizza i processi in corso: oltre 3.231.000 nuovi appartamenti costruiti nell’ultimo decennio, 331mila unità abitative, di cui 30mila abusive nel solo 2006 e 7.044 capannoni nel corso del 2005. Un ciclo del cemento che si accompagna a effetti devastanti nei confronti del paesaggio, con oltre 6.000 cave attive e circa 10.000 abbandonate lungo tutta la penisola. Uno dei fenomeni di trasformazione del paesaggio italiano, regolato ancora da una Legge nazionale del 1927, con molte Regioni ancora senza piani, norme o censimenti, che produce guadagni considerevoli e che spesso è gestito dalle ecomafie. E dato che sono i Comuni a poter scegliere se dare autorizzazioni alle attività estrattive senza alcun riferimento paesaggistico o normativo, con il fatto che per molti di essi il bilancio si regge ancora sui proventi dati dagli oneri di urbanizzazione o dalle attività di estrazione, non è difficile - secondo Legambiente - capire come abbiano agito.
Edoardo Zanchini, responsabile nazionale per il Territorio di Legambiente ha dichiarato che «occorre andare oltre la Legge Galasso, perché l’attuale assetto dei poteri in materia non sta funzionando bene. L’assenza in molte Regioni di piani paesaggistici e la totale indeterminatezza degli stessi ha lasciato una assoluta discrezionalità a chi dovrebbe valutare la compatibilità dei progetti. La vicenda di Monticchiello ha reso eclatante il problema di tanti comuni a cui le regioni hanno trasferito il potere di autorizzazione in materia paesaggistica, per cui decidono sia della compatibilità urbanistica che di quella paesaggistica, ma senza riferimenti».
Il piano di azione proposto da Legambiente identifica allora delle priorità. Che riguardano la revisione del Codice dei beni culturali nella parte che riguarda le autorizzazioni paesaggistiche e le deleghe ai Comuni. Non per tornare a una centralizzazione delle competenze in materia di tutela del paesaggio, ma per lavorare su accordi e percorsi condivisi che si basino su riferimenti certi e piani concordati tra Ministero dei Beni Culturali e Regioni. La seconda priorità riguarda l’avvio dei piani paesaggistici regionali (ad oggi solo la Sardegna ha approvato un piano secondo le indicazioni della direttiva europea) come richiesto dalla Convenzione europea del Paesaggio. Per andare oltre i limiti della Legge Galasso e per elaborare piani che comprendano tutto il territorio, non solo le aree di qualità. Il terzo punto prevede di fissare un vincolo di inedificabilità delle aree costiere, valido per tutte le zone rimaste libere concentrando l’attenzione sulla risistemazione dei tessuti edilizi, dei centri e delle aree portuali.
Naturalmente l’intervento contro l’abusivismo edilizio, che preveda piani di demolizione degli ecomostri che costellano i litorali del nostro Paese C’è poi il tema delle città come priorità nelle politiche nazionali, che devono essere volte alla riqualificazione e integrazione delle periferie, dei tessuti più compromessi e a sciogliere il nodo della mobilità. Gli ultimi punti del piano di azione di Legambiente riguardano le linee guida per i progetti di impianti di energia rinnovabile e per le infrastrutture utili e integrate nel paesaggio. E su questi aspetti si scontano clamorosi ritardi anche per l’assenza totale di regole per l’approvazione dei progetti con la conseguenza che in alcune Regioni vigono limiti prossimi al divieto per realizzare impianti eolici e fotovoltaici, in altre si decide in maniera del tutto discrezionale o con complicazioni assurde. Mentre sul lato infrastrutture le differenze con il resto d’Europa sono macroscopiche: «all’estero la capacità di un’opera pubblica di integrarsi con il territorio è una condizione basilare - aggiunge Zanchini - Basta guardare alla vicina Francia, dove è stato introdotto il “debat public” per le grandi infrastrutture e una percentuale fissa di spesa per integrare le opere nel paesaggio, e dove per le nuove linee TGV vengono spesi 10 milioni di euro a km a fronte dei 32 milioni “necessari” in Italia».
ENERGIA: EUROPARLAMENTO, LIBERALIZZARE PRESTO GAS
E LUCE
13/07/07 08:00
(ANSA) - STRASBURGO, 10 LUG - Il Parlamento
europeo insiste sulla necessita' di completare
quanto prima un mercato europeo dell'energia
''pienamente liberalizzato'' ed sollecita la
Commissione Ue a presentare il pacchetto di
misure supplementari per il mercato interno alla
fine di settembre 2007, come annunciato. Gli
eurodeputati, adottando la risoluzione del
popolare spagnolo Alejo Vidal Quadras, chiedono
ai Ventisette di non promuovere i ''campioni
nazionali'' e di evitare di adottare normative
protezionistiche che ''ostacolano lo sviluppo di
un mercato europeo dell'energia realmente
integrato''. In particolare gli eurodeputati
hanno accolto un emendamento del relatore, col
quale affermano che la proprieta' pubblica nei
mercati dell'energia elettrica e del gas
costituisce ''una delle cause principali di
distorsioni a livello Ue'' e che lo stimolo alla
concorrenza e' ''ridotto'' se esistono imprese
pubbliche. Nella risoluzione si sottolinea che la
separazione della proprieta' della trasmissione
costituisce ''lo strumento piu' efficace per
promuovere gli investimenti nelle infrastrutture
in maniera non discriminatoria, un equo accesso
alla rete da parte dei nuovi arrivati e la
trasparenza del mercato''. (ANSA). CLG
Il cellulare solare è ormai una realtà made in
China
13/07/07 08:00
Fonte: Punto Informatico
http://www.punto-informatico.it
di Dario Bonacina
Roma - Il cellulare che sfrutta il Sole come caricabatterie non è più un semplice studio: presentato al CEBIT come concept di un telefonino alimentato ad energia solare, il modello S116 della cinese Hi-Tech Wealth sta per essere ufficialmente commercializzato.
Come riferisce Engadget, se esposto al Sole per un'ora l'apparecchio promette un'autonomia di 40 minuti in conversazione. Possono bastare a dare la carica all'S116 anche la flebile luce di una giornata uggiosa, o quella di un lampadario, o addirittura il lume di una candela: in questi casi, puntualizza però il produttore, l'energia disponibile sarà limitata. Con un'esposizione ottimale (qualche ora alla luce del Sole), Hi-Tech Wealth dichiara comunque che il cellulare solare consente di effettuare e ricevere telefonate ed SMS, ma anche di scattare immagini con la fotocamera integrata da 1,3 Megapixel e memorizzarle su una scheda di memoria TransFlash. Le tecnologie utilizzate nell'ingegnerizzazione dell'S116 sono coperte da 20 brevetti registrati in Cina.
Il prezzo di vendita del telefonino sarà di circa 385 euro. Un prezzo elevato se si considera che si tratta di un GSM dual band, ma giustificato, secondo quanto dichiarato da ZhengYu Zhang, Presidente e CEO di Hi-Tech Wealth: "L'S116 è un prodotto rivoluzionario, con tecnologie uniche e non disponibili altrove". Per il momento, l'apparecchio vedrà solamente la luce del sole cinese, poiché il suo debutto avverrà sul mercato del Paese più popoloso del mondo. In futuro, in funzione anche del successo riscosso in patria, il cellulare "ambientalista" potrebbe "ricaricarsi" anche sui mercati occidentali. Dario Bonacina
di Dario Bonacina
Roma - Il cellulare che sfrutta il Sole come caricabatterie non è più un semplice studio: presentato al CEBIT come concept di un telefonino alimentato ad energia solare, il modello S116 della cinese Hi-Tech Wealth sta per essere ufficialmente commercializzato.
Come riferisce Engadget, se esposto al Sole per un'ora l'apparecchio promette un'autonomia di 40 minuti in conversazione. Possono bastare a dare la carica all'S116 anche la flebile luce di una giornata uggiosa, o quella di un lampadario, o addirittura il lume di una candela: in questi casi, puntualizza però il produttore, l'energia disponibile sarà limitata. Con un'esposizione ottimale (qualche ora alla luce del Sole), Hi-Tech Wealth dichiara comunque che il cellulare solare consente di effettuare e ricevere telefonate ed SMS, ma anche di scattare immagini con la fotocamera integrata da 1,3 Megapixel e memorizzarle su una scheda di memoria TransFlash. Le tecnologie utilizzate nell'ingegnerizzazione dell'S116 sono coperte da 20 brevetti registrati in Cina.
Il prezzo di vendita del telefonino sarà di circa 385 euro. Un prezzo elevato se si considera che si tratta di un GSM dual band, ma giustificato, secondo quanto dichiarato da ZhengYu Zhang, Presidente e CEO di Hi-Tech Wealth: "L'S116 è un prodotto rivoluzionario, con tecnologie uniche e non disponibili altrove". Per il momento, l'apparecchio vedrà solamente la luce del sole cinese, poiché il suo debutto avverrà sul mercato del Paese più popoloso del mondo. In futuro, in funzione anche del successo riscosso in patria, il cellulare "ambientalista" potrebbe "ricaricarsi" anche sui mercati occidentali. Dario Bonacina
AMBIENTE: UE, STOP A NAVI VELENI VERSO AFRICA E
ASIA / ANSA
13/07/07 07:59
(ANSA) - BRUXELLES, 12 LUG - L'Europa dice stop
alle navi dei veleni che illegalmente riversano
nei paesi piu' poveri del pianeta rifiuti e
scorie tossiche provenienti dai mercati europei.
Da oggi, entrano in vigore in ogni stato europeo
nuovi strumenti legislativi, piu' efficaci, per
evitare che l'Africa, ma anche altri paesi
asiatici, diventino terreno di discarica di
rifiuti pericolosi, che sono all'origine di
tragedie sociali, sanitarie e ambientale come
quella avvenuta lo scorso anno in Costa d'Avorio.
Allora, la nave 'Probo Koala', battente bandiera
panamense, dopo aver fatto scalo in alcuni porti
europei, abbandono' nei pressi di Abidjan ben 500
tonnellate di rifiuti chimici che provocarono
decessi e ricoveri. Centinaia di persone rimasero
intossicate dall'esalazione dei rifiuti tossici.
O ancora, il caso di Ulla, nel 2004, dove
imbarcazioni riversarono sulle coste turche cromo
molto pericoloso. Insomma, l'Europa e' pronta ad
affrontare da oggi una delle piu' grandi sfide
per mettere fine al trasporto illegale di
rifiuti, anche elettronici, elettrici e di
veicoli inutilizzabili. ''L'industria in Cina, in
Africa e in India - ha spiegato Barbara
Helfferich, portavoce del commissario europeo
all'ambiente Stavros Dimas, sono pronti a
ricevere questi vecchi sistemi per estrarne il
rame e l'oro che si trovano nei circuiti,
esponendo i lavoratori a sostanze pericolose''.
Le nuove regole, volute proprio per mettere
realmente fine al commercio illegale (la legge
internazionale vieta gia' il trasporto di rifiuti
tossici fuori dai paesi dell'Ocde)
responsabilizzano maggiormente gli stati membri,
che sono ora tenuti ad attuare ispezioni in loco,
seguire l'applicazione delle norme, rafforzando
la cooperazione nell'ambito di ogni stato, tra
stati membri. Insomma, da ora il trasferimento
transfrontaliero dei rifiuti sara' necessario
gestirlo in modo ecologico lungo tutto il
processo fino alla fase di valorizzazione o di
eliminazione nei paesi di destinazione. Misure
piu' o meno severo sono previste in base al tipo
di rifiuto e alla loro destinazione. I singoli
paesi europei sono orami autorizzati ad
effettuare controlli fisici, come l'apertura dei
container. Bruxelles attende ora di conoscere
tutte le legislazioni dei vari stati membri in
materia di trasferimenti illeciti e, soprattutto,
le sanzioni che intendono applicare. (ANSA). LEN
CLIMA: ESPERTI, CON INTERVENTI SOSTENIBILI
RISPARMI DELL'80%
11/07/07 07:19
(ANSA) - ROMA, 10 LUG - Stop a cattedrali di
cemento, dighe faraoniche, massicciate che
contengono i versanti franosi; via libera a
interventi strutturali sostenibili, a tecniche
dolci come quelle dell'ingegneria naturalistica.
Il risparmio potrebbe essere di ben 37 miliardi
di euro: dagli attuali 45 che oggi si ritengono
necessari per mettere in sicurezza il territorio
ad appena 8. Sono i calcoli che emergono dai
lavori del workshop ''Cambiamenti climatici e
dissesto idrogeologico'', che si chiude oggi a
Napoli, quinta tappa di avvicinamento alla
Conferenza nazionale sui Cambiamenti climatici,
che si terra' a Roma il 12 e 13 settembre. ''E'
finito il momento delle opere inutili, dannose e
faraoniche, il governo del territorio e l'uso del
suolo sono la prima difesa dal dissesto, assieme
all'incremento di sistemi di monitoraggio, di
preannuncio e di allerta rapida'', ha affermato
il responsabile dell'Autorita' di bacino
dell'Arno, Giovanni Menduni, che ha fatto da
apripista al lancio di un nuovo corso per la
programmazione degli interventi di messa in
sicurezza del suolo. ''Nel bacino dell'Arno erano
previste opere strutturali per 1 miliardo e 600
milioni di euro - ha aggiunto Menduni - la nuova
programmazione leggera ha ridotto questa cifra a
200 milioni di euro, l'80% in meno. La Regione
Toscana e il ministero dell'Ambiente hanno
adottato questa nuova programmazione e la messa
in sicurezza si fara' muovendosi attorno a questa
filosofia e a questi investimenti''. ''Se si
facesse una pianificazione seria e innovativa,
come e' successo per il bacino dell'Arno -
dichiara infine Giuliano Cannata,
dell'Universita' di Pisa, consulente per il
ministero dell'Ambiente -, si potrebbe arrivare a
8 miliardi complessivi di spesa a livello
nazionale''. (ANSA). I27-GU
L´etica ambientale dell´architettura e quella
dell´edilizia. Fuksas: l´Italia è lontana da
qualsiasi concezione e pensiero ambientale
11/07/07 07:16
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
LIVORNO. Si è svolto a Milano nell’ambito della fiera Eire (expo Italia real estate)- una kermesse del mondo immobiliare - un talk show a cui ha partecipato tra gli altri l´architetto Massimiliano Fuksas.
Al centro del dibattito il ruolo dell’architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali e se esiste una sensibilità delle imprese e delle istituzioni italiane rispetto ad uno sviluppo etico ed ecosostenibile del costruire. Dato che in Europa il consumo di energia nelle abitazioni rappresenta il 40% dei consumi totali, l´architettura rappresenta un elemento assai importante per il risparmio energetico innanzitutto ma anche per le risorse ambientali, in genere.
Scettico Fuksas - per il quale etico deve essere in primis chi progetta - sull’influenza che l’applicazione del protocollo di Kyoto possa avere, sia in Italia che nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, nell’orientare l’architettura.
«L´Italia è lontana da qualsiasi concezione e pensiero ambientale» ha detto l’architetto autore della nuova fiera di Milano, aggiungendo che «per quel che riguarda l´architettura, si stanno introducendo un po´ alla volta alcuni elementi, quindi possiamo dire che le cose stanno migliorando, per esempio grazie ai pannelli fotovoltaici, al riciclo dell´acqua, alle pompe a calore, ma l´Italia rimane comunque indietro rispetto ad altri paesi».
Ottimista Mauro Spagnolo, general manager di Alite Group e Alite Re, sul ruolo dell´architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali. Richiamando «la sensibilità e la cultura delle aziende per rispondere ad esigenze che ormai sono del quotidiano, quelle del rispetto dell´ambiente e del vivere civile in armonia e in equilibrio con tutto ciò che ci circonda».
Più pragmatico il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini, che ha detto che fatti bene i conti, l’etica nell´immobiliare conviene. Dal momento che: «la domanda è sempre più sulla qualità, sulla compatibilità ambientale, sulla coesione sociale». Come dire, se queste sono le esigenze e se questo il mercato chiede, allora è quella la direzione da prendere.
Quindi costruire etico conviene a tutti, anche se può rilevarsi una impresa difficile e in certi casi, come ha sottolineato Fuksas, l´unica risposta agli scempi architettonici e ambientali è l´abbattimento.
A suggellare il tema del talkshow, ovvero che l´energia sostenibile possa offrire una qualità di vita eticamente corretta e quindi che l’architettura possa avere anche un valore etico, è stata infine la video intervista all’autore del progetto virtuale H2pia, la prima città al mondo ad idrogeno, Soren Femmer Jensen. Virtuale nel virtuale, il progettista ha asserito che «H2pia dimostra come l´energia possa essere eliminata dalle cause di conflitto internazionale, dai problemi di sicurezza nazionale e da quelli di impatto ambientale».
Molto più terreno, anche se in video intervista pure lui, il direttore generale del ministero dell´ambiente, Corrado Clini, che ha dichiarato che «finalmente il risparmio energetico nell´edilizia è uno dei punti di riferimento per la progettazione e costruzione degli spazi destinati alle residenze, agli uffici e anche alle attività commerciali. Finalmente, perché era chiaro ormai da decenni il ruolo chiave della progettazione sostenibile nell´edilizia, come uno degli strumenti per ridurre i consumi energetici, ridurre i costi, ridurre l´inquinamento». Peccato però che, seppur sostenibile, l’edilizia sia comunque un grande consumatore di territorio.
LIVORNO. Si è svolto a Milano nell’ambito della fiera Eire (expo Italia real estate)- una kermesse del mondo immobiliare - un talk show a cui ha partecipato tra gli altri l´architetto Massimiliano Fuksas.
Al centro del dibattito il ruolo dell’architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali e se esiste una sensibilità delle imprese e delle istituzioni italiane rispetto ad uno sviluppo etico ed ecosostenibile del costruire. Dato che in Europa il consumo di energia nelle abitazioni rappresenta il 40% dei consumi totali, l´architettura rappresenta un elemento assai importante per il risparmio energetico innanzitutto ma anche per le risorse ambientali, in genere.
Scettico Fuksas - per il quale etico deve essere in primis chi progetta - sull’influenza che l’applicazione del protocollo di Kyoto possa avere, sia in Italia che nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, nell’orientare l’architettura.
«L´Italia è lontana da qualsiasi concezione e pensiero ambientale» ha detto l’architetto autore della nuova fiera di Milano, aggiungendo che «per quel che riguarda l´architettura, si stanno introducendo un po´ alla volta alcuni elementi, quindi possiamo dire che le cose stanno migliorando, per esempio grazie ai pannelli fotovoltaici, al riciclo dell´acqua, alle pompe a calore, ma l´Italia rimane comunque indietro rispetto ad altri paesi».
Ottimista Mauro Spagnolo, general manager di Alite Group e Alite Re, sul ruolo dell´architettura nella tutela e nel risparmio delle risorse ambientali. Richiamando «la sensibilità e la cultura delle aziende per rispondere ad esigenze che ormai sono del quotidiano, quelle del rispetto dell´ambiente e del vivere civile in armonia e in equilibrio con tutto ciò che ci circonda».
Più pragmatico il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini, che ha detto che fatti bene i conti, l’etica nell´immobiliare conviene. Dal momento che: «la domanda è sempre più sulla qualità, sulla compatibilità ambientale, sulla coesione sociale». Come dire, se queste sono le esigenze e se questo il mercato chiede, allora è quella la direzione da prendere.
Quindi costruire etico conviene a tutti, anche se può rilevarsi una impresa difficile e in certi casi, come ha sottolineato Fuksas, l´unica risposta agli scempi architettonici e ambientali è l´abbattimento.
A suggellare il tema del talkshow, ovvero che l´energia sostenibile possa offrire una qualità di vita eticamente corretta e quindi che l’architettura possa avere anche un valore etico, è stata infine la video intervista all’autore del progetto virtuale H2pia, la prima città al mondo ad idrogeno, Soren Femmer Jensen. Virtuale nel virtuale, il progettista ha asserito che «H2pia dimostra come l´energia possa essere eliminata dalle cause di conflitto internazionale, dai problemi di sicurezza nazionale e da quelli di impatto ambientale».
Molto più terreno, anche se in video intervista pure lui, il direttore generale del ministero dell´ambiente, Corrado Clini, che ha dichiarato che «finalmente il risparmio energetico nell´edilizia è uno dei punti di riferimento per la progettazione e costruzione degli spazi destinati alle residenze, agli uffici e anche alle attività commerciali. Finalmente, perché era chiaro ormai da decenni il ruolo chiave della progettazione sostenibile nell´edilizia, come uno degli strumenti per ridurre i consumi energetici, ridurre i costi, ridurre l´inquinamento». Peccato però che, seppur sostenibile, l’edilizia sia comunque un grande consumatore di territorio.
RIFIUTI: DA NORD A SUD PIACE RACCOLTA 'PORTA A
PORTA'
11/07/07 07:15
(ANSA) - ROMA - Non saranno sofisticati mezzi tecnologici a ripulire sei citta italiane dai rifiuti, ma il vecchio ''netturbino'' di una volta. A Torino, come a Venezia, Bologna, passando per Firenze, Roma e infine a Bari, a vincere la sfida per incrementare la raccolta differenziata e il sistema 'porta a porta'. Un metodo adoperato fino a poco tempo fa soprattutto nei piccoli centri, ma che oggi sembra abbia conquistato anche una grande metropoli come Roma. Addio vecchio cassonetto al lato delle strade quindi, largo ai kit di contenitori condominiali, al sacchetto accanto l ingresso di casa oppure sul pianerottolo. Secondo l assessore capitolino all Ambiente, Dario Esposito, la raccolta domiciliare ''potrebbe coinvolgere fino a un milione di cittadini romani in pochi anni e sono gia molti i comitati e le associazioni che candidano i quartieri di residenza per la sperimentazione del nuovo sistema''. Per la Capitale, cosi come per le altre citta , il target e' raggiungere l obiettivo di legge del 40% fissato per il 2007. Il servizio a domicilio, laddove si e sperimentato, piace perche porta risultati. Piace meno a Federambiente, l associazione che riunisce imprese ed enti del settore dell igiene ambientale. ''Non e la bacchetta magica che risolve la questione dei rifiuti afferma il presidente, Daniele Fortini detto questo tante nostre aziende la fanno, ma quello che serve sono tecnologie, su cui rimaniamo indietro, oltre ad apparati e mercati per il riciclaggio''. Ecco una carrellata sulla situazione in sei citta italiane: ROMA: punte del 70% della raccolta differenziata raggiunte con il porta a porta, valori record per la Capitale, che nel 2006 segna un 21% ; TORINO: nelle zone in cui e attivo il porta a porta la raccolta differenziata supera il 55%. Torino e la piu virtuosa fra le citta' metropolitane con il 35,3% nel 2006; FIRENZE : 33,46% di differenziata nel 2006. Nelle zone dove non e possibile mettere ulteriori cassonetti si pensa di ampliare la raccolta domiciliare. Intanto si vogliono realizzare 33 stazioni ecologiche interrate con cui togliere cassonetti dalla strada e guadagnare 1.500 parcheggi; VENEZIA: per fine 2007 porta a porta in tutti e sei i sestieri del centro storico e la Giudecca, poi nel 2008 sara la volta di Murano e Burano. Nella citta d arte la gestione e su due fronti: il centro storico, che nel 2006 ha raggiunto appena il 9,5%, contro la terraferma, al 35%. Il dato totale della citta nel 2006 e stato del 25% BOLOGNA: 29,5% di raccolta differenziata l anno scorso. Il Comune ipotizza un allargamento del porta a porta, ma soprattutto si pensa ad una riorganizzazione del servizio da parte dell azienda locale utilizzando le risorse arrivate dal recente aumento della tassa urbana sui rifiuti, con l obiettivo di raggiungere quota 35% per il 2007; BARI: nel 2006 ha raggiunto un 18% di raccolta differenziata e punta a coprire con il porta a porta l intera cittadinanza nel 2009. (ANSA). Y62-MRB
Il trasporto marittimo è una fonte d'inquinamento
ipocritamente sottaciuta
10/07/07 14:34
Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli
Utenti e Consumatori http://www.aduc.it
Il trasporto marittimo produce quasi il doppio di Co2 di quello aereo. I giganti del mare, gli enormi container, bruciano fino a mille tonnellate di diesel al giorno e lasciano residui di petrolio sulle acque marine. Questa realta', di cui nessuno sembra preoccuparsi troppo, e' fotografata da fonti non sospette; deriva da BP, dai fisici che lavorano al centro per l'aria e lo spazio (Dlr) di Oberpfaffenhofen e dall'Universita' di Delaware (Usa). L'ordine di grandezza su cui i tre sono d'accordo? Da 600 a 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse nell'atmosfera ogni anno. A cio' si devono aggiungere le macchie di petrolio che le grandi navi lasciano sempre piu' spesso in una lunga scia al loro passaggio.
Il trasporto marittimo produce quasi il doppio di Co2 di quello aereo. I giganti del mare, gli enormi container, bruciano fino a mille tonnellate di diesel al giorno e lasciano residui di petrolio sulle acque marine. Questa realta', di cui nessuno sembra preoccuparsi troppo, e' fotografata da fonti non sospette; deriva da BP, dai fisici che lavorano al centro per l'aria e lo spazio (Dlr) di Oberpfaffenhofen e dall'Universita' di Delaware (Usa). L'ordine di grandezza su cui i tre sono d'accordo? Da 600 a 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse nell'atmosfera ogni anno. A cio' si devono aggiungere le macchie di petrolio che le grandi navi lasciano sempre piu' spesso in una lunga scia al loro passaggio.
Sudan, il degrado ambientale, la riduzione rapida
di risorse ambientali in molte zone chiave del
Paese causa la guerra
10/07/07 14:34
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
LIVORNO. Un nuovo rapporto del Programma Onu per l’ambiente (Unep) sul degrado ambientale del Sudan sottolinea che il grande Paese africano non potrà conoscere la pace se non verrà affrontato rapidamente questo fenomeno in rapida accelerazione. «Una nuova valutazione del Paese, compresa la regione del Darfour in preda a disordini - dice l’Unep - indica che la riduzione rapida di risorse ambientali in molte zone chiave del Paese costituiscono una delle cause profonde all´origine di decenni d´agitazione sociale e di conflitti». Secondo l’Unep gli investimenti nella gestione ambientale, finanziati dalla comunità internazionale e a partire dalle risorse assicurate dalle entrate della nascente attività di estrazione petrolifera e di gas, giocheranno un ruolo molto importante nell’edificazione della pace in Sudan. A preoccupare sono soprattutto il degrado dei suoli, la desertificazione e l´espansione del deserto verso sud, con un progredire di 100 km in media negli ultimi 40 anni.
Le cause sono diverse: il sovrapascolo su suoli già fragili, con un aumento impressionante di animali da allevamento: da 27 milioni di capi ai 135 milioni odierni. Ma il Sudan attraversa anche una grave «crisi da disboscamento» con una perdita del 12% della copertura forestale negli ultimi 15 anni, mentre in alcune regioni del Paese le foreste saranno completamente scomparse nei prossimi 10 anni. I segni di cambiamenti climatici imponenti sono chiaramente visibili in molte regioni del Sudan, ad iniziare da una diminuzione molto marcata delle precipitazioni nelle province del Kordofan e del Darfour.
Nel Nord-Darfour, le piogge sono diminuite di un terzo negli ultimi 80 anni, un’ampiezza di cambiamenti climatici senza precedenti e strettamente legata al sanguinoso conflitto nella regione, per l’aggravarsi considerevole della desertificazione che ha aumentato la pressione sui modi di vita tradizionali di sussistenza che poggiano sull’agricoltura e l’allevamento.
«I cambiamenti climatici previsti – si legge nel rapporto – rischiano di ridurre ancora la produzione alimentare in ragione della diminuzione delle precipitazioni e della variabilità accresciuta, in particolare nella cintura del Sahel. In seguito alla valutazione post-conflitto del Sudan, un ribasso intorno al 70% del rendimento delle colture è previsto nelle regioni più vulnerabili».
«Questo rapporto presenta l´ampiezza e I numerosi fattori della tragedia del Sudan – ha detto Achim Steiner, segretario generale aggiunto dell’Onu e direttore dell’Unep - tragedia che si sviluppa da più decenni, infettando la vita di milioni di persone e migliaia di comunità. Tuttavia, la firma di un accordo di pace globale nel 2005 e gli eventi recenti, compresa la decisione di dispiegare una forza di mantenimento della pace Unione africana-Onu in Darfour, offre una chance reale di costruire un avvenire diverso per il popolo sudanese. E’ ugualmente chiaro che la maniera con la quale l’ambiente sarà recuperato e gestito in Sudan avrà una fortissima incidenza su questo futuro e sarà determinante per quel che riguarda il mantenimento della pace. La tragedia del Sudan non é solamente la tragedia di un paese africano, è una finestra sul resto del mondo che mette in evidenza che problemi come lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, come i suoli e le foreste, coniugato a degli impatti come i cambiamenti climatici, possono destabilizzare le comunità ma anche delle nazioni intere». Il conflitto del Darfour e la crisi umanitaria a volte conquistano I titoli dei giornali, ma l’Unep segnala il rischio crescente di una ripresa dei conflitti “storici” in altre regioni del Sudan, rinfocolati dalla penuria in aumento di risorse ambientali, in particolare nelle aree di frontiera. Nella regione dei monti Nuba, nel Sud-Kordofan, le tribù autoctone protestano e minacciano guerra con il nuovo governo di unità nazionale per i danni subiti dagli alberi e dalla vegetazione causati dai cammelli della tribù Shanabla, che si è recentemente trasferita nella loro zona alla ricerca di pascoli che più a nord sono stati distrutti da espansione agricola e siccità.
L’Unep raccomanda un immediato programma di intervento con investimenti nella gestione ambientale, comprese misure di adattamento al clima, il rafforzamento delle capacità di governo e locale nel settore ambientale e l´integrazione dei fattori ambientali in tutti i progetti d’aiuto e sviluppo dell’Onu. «Il costo totale della messa in opera delle raccomandazioni di questo rapporto - dice l’Unep – è stimato intorno ai 120 milioni di dollari con una durata da 3 a 5 anni. Questa cifra non è esorbitante se la si paragona al Pil del Sudan, che raggiungeva 85,5 miliardi di dollari nel 2005».
LIVORNO. Un nuovo rapporto del Programma Onu per l’ambiente (Unep) sul degrado ambientale del Sudan sottolinea che il grande Paese africano non potrà conoscere la pace se non verrà affrontato rapidamente questo fenomeno in rapida accelerazione. «Una nuova valutazione del Paese, compresa la regione del Darfour in preda a disordini - dice l’Unep - indica che la riduzione rapida di risorse ambientali in molte zone chiave del Paese costituiscono una delle cause profonde all´origine di decenni d´agitazione sociale e di conflitti». Secondo l’Unep gli investimenti nella gestione ambientale, finanziati dalla comunità internazionale e a partire dalle risorse assicurate dalle entrate della nascente attività di estrazione petrolifera e di gas, giocheranno un ruolo molto importante nell’edificazione della pace in Sudan. A preoccupare sono soprattutto il degrado dei suoli, la desertificazione e l´espansione del deserto verso sud, con un progredire di 100 km in media negli ultimi 40 anni.
Le cause sono diverse: il sovrapascolo su suoli già fragili, con un aumento impressionante di animali da allevamento: da 27 milioni di capi ai 135 milioni odierni. Ma il Sudan attraversa anche una grave «crisi da disboscamento» con una perdita del 12% della copertura forestale negli ultimi 15 anni, mentre in alcune regioni del Paese le foreste saranno completamente scomparse nei prossimi 10 anni. I segni di cambiamenti climatici imponenti sono chiaramente visibili in molte regioni del Sudan, ad iniziare da una diminuzione molto marcata delle precipitazioni nelle province del Kordofan e del Darfour.
Nel Nord-Darfour, le piogge sono diminuite di un terzo negli ultimi 80 anni, un’ampiezza di cambiamenti climatici senza precedenti e strettamente legata al sanguinoso conflitto nella regione, per l’aggravarsi considerevole della desertificazione che ha aumentato la pressione sui modi di vita tradizionali di sussistenza che poggiano sull’agricoltura e l’allevamento.
«I cambiamenti climatici previsti – si legge nel rapporto – rischiano di ridurre ancora la produzione alimentare in ragione della diminuzione delle precipitazioni e della variabilità accresciuta, in particolare nella cintura del Sahel. In seguito alla valutazione post-conflitto del Sudan, un ribasso intorno al 70% del rendimento delle colture è previsto nelle regioni più vulnerabili».
«Questo rapporto presenta l´ampiezza e I numerosi fattori della tragedia del Sudan – ha detto Achim Steiner, segretario generale aggiunto dell’Onu e direttore dell’Unep - tragedia che si sviluppa da più decenni, infettando la vita di milioni di persone e migliaia di comunità. Tuttavia, la firma di un accordo di pace globale nel 2005 e gli eventi recenti, compresa la decisione di dispiegare una forza di mantenimento della pace Unione africana-Onu in Darfour, offre una chance reale di costruire un avvenire diverso per il popolo sudanese. E’ ugualmente chiaro che la maniera con la quale l’ambiente sarà recuperato e gestito in Sudan avrà una fortissima incidenza su questo futuro e sarà determinante per quel che riguarda il mantenimento della pace. La tragedia del Sudan non é solamente la tragedia di un paese africano, è una finestra sul resto del mondo che mette in evidenza che problemi come lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, come i suoli e le foreste, coniugato a degli impatti come i cambiamenti climatici, possono destabilizzare le comunità ma anche delle nazioni intere». Il conflitto del Darfour e la crisi umanitaria a volte conquistano I titoli dei giornali, ma l’Unep segnala il rischio crescente di una ripresa dei conflitti “storici” in altre regioni del Sudan, rinfocolati dalla penuria in aumento di risorse ambientali, in particolare nelle aree di frontiera. Nella regione dei monti Nuba, nel Sud-Kordofan, le tribù autoctone protestano e minacciano guerra con il nuovo governo di unità nazionale per i danni subiti dagli alberi e dalla vegetazione causati dai cammelli della tribù Shanabla, che si è recentemente trasferita nella loro zona alla ricerca di pascoli che più a nord sono stati distrutti da espansione agricola e siccità.
L’Unep raccomanda un immediato programma di intervento con investimenti nella gestione ambientale, comprese misure di adattamento al clima, il rafforzamento delle capacità di governo e locale nel settore ambientale e l´integrazione dei fattori ambientali in tutti i progetti d’aiuto e sviluppo dell’Onu. «Il costo totale della messa in opera delle raccomandazioni di questo rapporto - dice l’Unep – è stimato intorno ai 120 milioni di dollari con una durata da 3 a 5 anni. Questa cifra non è esorbitante se la si paragona al Pil del Sudan, che raggiungeva 85,5 miliardi di dollari nel 2005».
A Torino nasce a settembre la rassegna
dell'automotive ecologico
10/07/07 14:33
Fonte: Autostrade News http://www.autostrade.it
Nasce a Torino, che ha visto nascere nel 1990, la "Panda Elettra" primavera auto ecologica prodotta in serie e presente in listino per nove anni, AUTOECO trova la sua naturale collocazione, rassegna che si terrà al Lingotto dal 7 al 9 settembre prossimo. Le finalità che si pone la rassegna sono di portare a conoscenza del pubblico le ultime realizzazioni in questo ambito, ma anche di fare il punto sullo stato dell’arte del settore. Un mercato, quello dei veicoli a basso impatto ambientale, che pare ancora non decollare, se si considera che nel 2006 sono stati immatricolati 27.592 veicoli di cui: elettrici 26 ibridi 2.184 con la Toyota padrona del segmento metano 1.972 grazie alle proposte di Opel e VW benzina /GPL 749 Renault e Subaru benzina/metano 22.661 con la Fiat largamente in testa. Si tratta del 1,17% del mercato totale, solo un po’ meglio dell’1,07% fatto segnare nel 2005 con 24.461 immatricolazioni. Da
notare invece, una migliore tendenza del primo quadrimestre 2007, nel quale il mercato delle “eco” ha toccato le 21.994 unità con un incoraggiante 2.33% del mercato totale. A queste cifre vanno aggiunte quelle vetture che, uscite dalla concessionaria, si avviano alle officine delle importanti aziende, che le rendono pronte ad utilizzare i carburanti gassosi. Nelle diverse sezioni di Autoeco troveranno spazio tutti i settori che contribuiscono con il loro lavoro e con i loro progetti innovativi a rendere migliore l’ambiente.
Troveremo infatti, oltre alle Case automobilistiche, Centri di Ricerca, quali il CRF ( Centro Ricerche Fiat ) componentistica relativa
all’alimentazione gassosa, pneumatici a basso coefficiente di rotolamento, lubrificanti e benzine ECO, produttori di accumulatori, editoria, Istituzioni ed Enti. Un notevole numero di convegni, con illustri studiosi del settore, faranno da degno contorno e costituiranno occasione d’incontro, tra i vari operatori del mondo ECO. Autoeco, che avrà sede nel prestigioso OVAL, il padiglione del Lingotto nato per il pattinaggio veloce, in occasione delle Olimpiadi torinesi e che ha visto le vittorie di Enrico Fabbris e compagni, fruisce del patrocinio di Regione Piemonte e Comune di Torino. Il prezzo del biglietto fissato simbolicamente in 2€ sarà
interamente devoluto alla U.G.I. Unione Genitori Italiani, ONLUS che assiste i genitori dei bambini affetti da tumore. (pgc)
Nasce a Torino, che ha visto nascere nel 1990, la "Panda Elettra" primavera auto ecologica prodotta in serie e presente in listino per nove anni, AUTOECO trova la sua naturale collocazione, rassegna che si terrà al Lingotto dal 7 al 9 settembre prossimo. Le finalità che si pone la rassegna sono di portare a conoscenza del pubblico le ultime realizzazioni in questo ambito, ma anche di fare il punto sullo stato dell’arte del settore. Un mercato, quello dei veicoli a basso impatto ambientale, che pare ancora non decollare, se si considera che nel 2006 sono stati immatricolati 27.592 veicoli di cui: elettrici 26 ibridi 2.184 con la Toyota padrona del segmento metano 1.972 grazie alle proposte di Opel e VW benzina /GPL 749 Renault e Subaru benzina/metano 22.661 con la Fiat largamente in testa. Si tratta del 1,17% del mercato totale, solo un po’ meglio dell’1,07% fatto segnare nel 2005 con 24.461 immatricolazioni. Da
notare invece, una migliore tendenza del primo quadrimestre 2007, nel quale il mercato delle “eco” ha toccato le 21.994 unità con un incoraggiante 2.33% del mercato totale. A queste cifre vanno aggiunte quelle vetture che, uscite dalla concessionaria, si avviano alle officine delle importanti aziende, che le rendono pronte ad utilizzare i carburanti gassosi. Nelle diverse sezioni di Autoeco troveranno spazio tutti i settori che contribuiscono con il loro lavoro e con i loro progetti innovativi a rendere migliore l’ambiente.
Troveremo infatti, oltre alle Case automobilistiche, Centri di Ricerca, quali il CRF ( Centro Ricerche Fiat ) componentistica relativa
all’alimentazione gassosa, pneumatici a basso coefficiente di rotolamento, lubrificanti e benzine ECO, produttori di accumulatori, editoria, Istituzioni ed Enti. Un notevole numero di convegni, con illustri studiosi del settore, faranno da degno contorno e costituiranno occasione d’incontro, tra i vari operatori del mondo ECO. Autoeco, che avrà sede nel prestigioso OVAL, il padiglione del Lingotto nato per il pattinaggio veloce, in occasione delle Olimpiadi torinesi e che ha visto le vittorie di Enrico Fabbris e compagni, fruisce del patrocinio di Regione Piemonte e Comune di Torino. Il prezzo del biglietto fissato simbolicamente in 2€ sarà
interamente devoluto alla U.G.I. Unione Genitori Italiani, ONLUS che assiste i genitori dei bambini affetti da tumore. (pgc)
Madrid - Solo l'1% del Mediterraneo è protetto
10/07/07 09:43
L'organizzazione ecologista internazionale
Greenpeace ha denunciato la grave situazione di
degrado del Mediterraneo a causa della
cementificazione massiccia del litorale,
l'eccesso di pesca, l'inquinamento e il cambio
climatico che stanno distruggendo un mare di cui
solo l'1% della superficie e' protetta. Ed ha
chiesto ai paesi rivieraschi misure immediate per
salvare il Mare Nostrum 'La crescita vertiginosa
del turismo negli ultinmi 50 anni e lo sviluppo
urbano incontenibile del litorale stanno
devastando il Mediterraneo' ha denunciato il
direttore di Greenpease Spagna Juan Lopez de
Uralde, mentre la nave 'Rainbow Warrior' ha
iniziato una crociera che tocchera' i porti
Valencia, Barcellona e Palamos durante due
settimane di navigazione per esigere la
protezione del bacino.
La campagna di Greenpeace punta a far conoscere le minacce alle quali sono sottoposti gli ecosistemi marini e la grave crisi medioambientale alla quale questo spazio deve far fronte.
E invita a creare una Rete di riserva marina nel Mediterraneo spagnolo e a varare una Strategia marina europea.
'Non possiamo continuare a maltrattare il mediterraneo attraverso la distruzione dei suoi ecosistemi, con l'eccesso di pesca e la sistematica occupazione del litorale con il cemento - ha detto Lopez de Urlade citato dall'agenzia Europa Press - E' ora che i responsabili politici mettano in marcia azioni per la sua protezione, Non c'e' tempo da perdere'.(ANSA)
La campagna di Greenpeace punta a far conoscere le minacce alle quali sono sottoposti gli ecosistemi marini e la grave crisi medioambientale alla quale questo spazio deve far fronte.
E invita a creare una Rete di riserva marina nel Mediterraneo spagnolo e a varare una Strategia marina europea.
'Non possiamo continuare a maltrattare il mediterraneo attraverso la distruzione dei suoi ecosistemi, con l'eccesso di pesca e la sistematica occupazione del litorale con il cemento - ha detto Lopez de Urlade citato dall'agenzia Europa Press - E' ora che i responsabili politici mettano in marcia azioni per la sua protezione, Non c'e' tempo da perdere'.(ANSA)
CLIMA:SUOLO;100MLD IN EMERGENZA, NE SERVONO 42
PER SICUREZZA
10/07/07 07:50
(ANSA) - NAPOLI - Solo negli ultimi 30 anni sono
stati spesi oltre 100 miliardi di euro per
fronteggiare frane e alluvioni in Italia mentre i
costi stimati per la messa in sicurezza di tutto
il territorio italiano si aggirano attorno ai 42
miliardi di euro. Questa la fotografia economica
del dissesto idrogeologico scattata dal rapporto
diffuso a Napoli in occasione del convegno
''Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico:
scenari futuri per un programma nazionale di
adattamento'', organizzato dall'agenzia per la
protezione dell'ambiente (Apat) e dall'Arpa
Campania e voluto dal ministero dell'Ambiente. Si
tratta del quarto appuntamento di avvicinamento
alla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti
Climatici del 12 e 13 settembre 2007 a Roma. In
particolare, il fabbisogno complessivo per la
messa in sicurezza di tutto il Paese si aggira
attualmente sui 40 miliardi di euro, di cui circa
27 miliardi di euro al Centro-Nord e circa 13
miliardi di euro al Mezzogiorno, cui vanno
aggiunti oltre 3 miliardi di euro per interventi
di recupero e tutela del patrimonio costiero.
Negli ultimi anni la difesa del suolo ha versato
il tributo piu' alto in termini di tagli di
risorse. Secondo quanto emerso al convegno
novita' arrivano dall'ultima Finanziaria dove -
riferisce l'Apat - per i soli capitoli del
ministero dell'Ambiente sono stati previsti 200
milioni di euro per il 2007, 265 per il 2008 e
265 per il 2009. Un totale di 730 milioni di
euro. Tra gli interventi decisi nell'ultimo anno
- si legge nel documento - va ricordato che il
10% dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto
saranno utilizzati per opere di difesa del suolo
in Calabria una delle zone messe a rischo dall'
intensificarsi dei fenomeni estremi dovuto al
cambiamento climatico in atto - e Sicilia. Il
governo ha destinato altri 670 milioni nel
triennio 2007-2009 sotto forma di contributo per
gli enti locali. (ANSA). G
LIVE EARTH: DA SYDNEY A NEW YORK, SOS PER IL
PIANETA
10/07/07 07:49
FONTE:ANSA
(di Alessandra Baldini)
NEW YORK - Sole, caldo, spalti gremiti: al Giants Stadium alle porte di New York e' calato il sipario su
Live Earth, la maxi-kermesse musicale all'insegna dell'Sos, come nella canzone scritta ad hoc 'Change the World, Sos' di Will.I.am dei Black Eyed Peas.
Da Sidney alla Grande Mela passando per Tokyo, Shanghai, Amburgo, Londra, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington, la 'verita' sconveniente' di Al Gore e' risuonata nel mondo grazie al bio-concertone planetario che in nome della lotta all'emergenza climatica ha cercato di convertire fans del rock e del pop e governi al salvataggio della Terra.
''Sos'' in questo caso sta per 'Save Our Selves', salviamo noi stessi, ed e' stato il leit motiv della kermesse a cui hanno partecipato i Police, Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer e i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers: 150 artisti su nove palcoscenici in sette continenti davanti a un audience stimata di due miliardi di persone in cento paesi.
''Il mondo sta morendo, la gente mente se dice che va bene'', ha scandito a tempo di rap Will.I.am nella performance allo stadio Wembley di Londra prima che entrasse in scena la Material Girl con in scaletta ben undici canzoni dalla 'storica' La Isla Bonita alla nuovissima Hey You, scaricabile dal web e i cui proventi andranno all'alleanza di Gore.
Perche' un concerto? Per l'ex vice-presidente la musica ha il potere di cambiare il mondo: ''Quando ero giovane Blowin' in The Wind di Bob Dylan ebbe un impatto incredibile nell'America dei diritti civili. Oggi la musica scritta e cantata a Live Earth puo' fare lo stesso''. Premio Oscar per il documentario Una Verita' Sconveniente, Gore e' apparso continente per continente: in video a Sidney mentre a Tokyo era un ologramma in giacca e cravatta che avvertiva della sfida posta al pianeta dal global warming: ''E' la sfida piu' grande e piu' grave, ma anche quella che possiamo risolvere se ci mettiamo tutti assieme''.
I cantanti della kermesse Live Earth erano stati tacciati di ipocrisia nei giorni scorsi per i loro sprechi energetici (la
sola Madonna ha emesso 485 tonnellate di ossido di carbonio in quattro mesi per il suo tour dell'anno scorso) e gli
organizzatori hanno cercato di fare di tutto per ridurre al minimo l'impatto ambientale delle manifestazioni: i concerti
sono stati al possibile tutti 'carbon neutral', cioe' neutrali di emissioni di CO2, contractors e fornitori di servizi sono
stati scelti non in base ai costi ma alle credenziali verdi. Bicchieri e contenitori di cibo erano riciclabili. Al Giants
Stadium alle porte di New York 800 volontari non hanno avuto altra funzione che di andare in giro a spegnere luci
inavvertitamente lasciate accese.
Per Gore, il grande sconfitto delle elezioni del 2000 reduce dall'imbarazzo di avere avuto un figlio arrestato per droga
(seppure al volante di una Toyota verde) e' stata una mezza rivincita: per la prima volta la Cina ha partecipato a un evento del genere. Un evento collaterale al tempio Toji a Kyoto ha ricordato al mondo l'urgenza di rinnovare il Protocollo sui limiti all'inquinamento che gli Stati Uniti non hanno sottoscritto. Ma almeno in Europa gli show dal vivo non hanno registrato il tutto esaurito: spalti vuoti a Londra e a Amburgo, complice la pioggia, Shakira a cantato a stadio mezzo vuoto.
Si e' suonato e ballato in extremis sul Mall a Washington contro il 'niet' posto di repubblicani del Congresso. Si e'
suonato anche in Antartide con la band finora sconosciuta Nunatak composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare: sullo sfondo di un iceberg hanno cantato a -18 gradi davanti a 27 colleghi e la loro performance ha permesso a Gore di allestire almeno un evento in ciascun continente.
(di Alessandra Baldini)
NEW YORK - Sole, caldo, spalti gremiti: al Giants Stadium alle porte di New York e' calato il sipario su
Live Earth, la maxi-kermesse musicale all'insegna dell'Sos, come nella canzone scritta ad hoc 'Change the World, Sos' di Will.I.am dei Black Eyed Peas.
Da Sidney alla Grande Mela passando per Tokyo, Shanghai, Amburgo, Londra, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington, la 'verita' sconveniente' di Al Gore e' risuonata nel mondo grazie al bio-concertone planetario che in nome della lotta all'emergenza climatica ha cercato di convertire fans del rock e del pop e governi al salvataggio della Terra.
''Sos'' in questo caso sta per 'Save Our Selves', salviamo noi stessi, ed e' stato il leit motiv della kermesse a cui hanno partecipato i Police, Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer e i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers: 150 artisti su nove palcoscenici in sette continenti davanti a un audience stimata di due miliardi di persone in cento paesi.
''Il mondo sta morendo, la gente mente se dice che va bene'', ha scandito a tempo di rap Will.I.am nella performance allo stadio Wembley di Londra prima che entrasse in scena la Material Girl con in scaletta ben undici canzoni dalla 'storica' La Isla Bonita alla nuovissima Hey You, scaricabile dal web e i cui proventi andranno all'alleanza di Gore.
Perche' un concerto? Per l'ex vice-presidente la musica ha il potere di cambiare il mondo: ''Quando ero giovane Blowin' in The Wind di Bob Dylan ebbe un impatto incredibile nell'America dei diritti civili. Oggi la musica scritta e cantata a Live Earth puo' fare lo stesso''. Premio Oscar per il documentario Una Verita' Sconveniente, Gore e' apparso continente per continente: in video a Sidney mentre a Tokyo era un ologramma in giacca e cravatta che avvertiva della sfida posta al pianeta dal global warming: ''E' la sfida piu' grande e piu' grave, ma anche quella che possiamo risolvere se ci mettiamo tutti assieme''.
I cantanti della kermesse Live Earth erano stati tacciati di ipocrisia nei giorni scorsi per i loro sprechi energetici (la
sola Madonna ha emesso 485 tonnellate di ossido di carbonio in quattro mesi per il suo tour dell'anno scorso) e gli
organizzatori hanno cercato di fare di tutto per ridurre al minimo l'impatto ambientale delle manifestazioni: i concerti
sono stati al possibile tutti 'carbon neutral', cioe' neutrali di emissioni di CO2, contractors e fornitori di servizi sono
stati scelti non in base ai costi ma alle credenziali verdi. Bicchieri e contenitori di cibo erano riciclabili. Al Giants
Stadium alle porte di New York 800 volontari non hanno avuto altra funzione che di andare in giro a spegnere luci
inavvertitamente lasciate accese.
Per Gore, il grande sconfitto delle elezioni del 2000 reduce dall'imbarazzo di avere avuto un figlio arrestato per droga
(seppure al volante di una Toyota verde) e' stata una mezza rivincita: per la prima volta la Cina ha partecipato a un evento del genere. Un evento collaterale al tempio Toji a Kyoto ha ricordato al mondo l'urgenza di rinnovare il Protocollo sui limiti all'inquinamento che gli Stati Uniti non hanno sottoscritto. Ma almeno in Europa gli show dal vivo non hanno registrato il tutto esaurito: spalti vuoti a Londra e a Amburgo, complice la pioggia, Shakira a cantato a stadio mezzo vuoto.
Si e' suonato e ballato in extremis sul Mall a Washington contro il 'niet' posto di repubblicani del Congresso. Si e'
suonato anche in Antartide con la band finora sconosciuta Nunatak composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare: sullo sfondo di un iceberg hanno cantato a -18 gradi davanti a 27 colleghi e la loro performance ha permesso a Gore di allestire almeno un evento in ciascun continente.