01 luglio 2007
La prima abitazione davvero ecosostenibile?
L’ennesima proposta viene dalla Gran Bretagna
05/07/07 15:52
Fonte: Punto Informatico
http://www.punto-informatico.it
Watford - Il digradare del tetto spiovente fa assomigliare il suo profilo a quello dei fienili che punteggiano la campagna inglese. Vi scintillano pannelli solari, ampie finestre e una sorta di grande camino. La prima casa sostenibile, soprannominata Lighthouse, è stata presentata alla manifestazione Offsite 2007 insieme a quanto di più innovativo vi sia sul mercato dell'edilizia sostenibile e tecnologicamente avanzata. Materiali il cui impatto sull'ambiente risulta minimo; zero emissioni di anidride carbonica con lo sfruttamento di fonti di energia pulite; un terzo di acqua in meno consumata al giorno grazie a sistemi di raccolta delle precipitazioni e di depurazione: offrendo incentivi, il Regno Unito ambisce ad uniformarsi a queste linee guida, dettate dal Code for Sustainable Homes. Lighthouse, che ha preso forma conducendo a soluzioni architettoniche sperimentali, si spera possa fungere da modello a cui ispirarsi. Due piani e mezzo, due camere, poco meno di cento metri quadri e una concezione dello spazio abitabile ribaltata rispetto alle soluzioni tradizionali. Al piano inferiore, la zona notte, mentre il piano superiore di Lighthouse costituisce la zona giorno, luminosa grazie alle grandi finestre e ai giochi di riflessi che consentono di sfruttare al meglio la luce naturale. L'edificio è circondato da una sorta di giardino pensile, un terrazzo che consente di ottimizzare spazi urbani spesso angusti e di schermare con la vegetazione la luce diretta del sole. La struttura è composta e rivestita da un doppio strato di pannelli di legno, la cui installazione richiede costi e tempi ridotti, e sprechi minimi di materiale. Questo rivestimento garantisce una dispersione di calore inferiore di due terzi rispetto ai materiali tradizionali, per contenere gli sprechi inquinanti che il Regno Unito sta tentando di individuare e arginare. Un tipo di isolamento che ottimizza la resa dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento dell'edificio, progettati per sfruttare al massimo gli agenti naturali.
Sul tetto spiovente della Lighthouse svetta infatti una sorta di voluminoso camino. Si tratta del sistema di ventilazione meccanica, in grado di raccogliere e incanalare il vento per fornire alla casa un sistema di raffreddamento e di circolazione dell'aria passivo. Il tetto luccica di pannelli solari: sono pannelli fotovoltaici, per la produzione di energia, i cui surplus potranno alimentare la rete nazionale, e termici, deputati al riscaldamento dell'acqua sanitaria, perfettamente integrati nella struttura dell'edificio, studiato per formare un angolo di 40 gradi rispetto all'esposizione solare, in modo da trarne vantaggio anche nelle giornate più grigie (qui un video della BBC sulla nuova casa). A supportare il rendimento dei pannelli solari è stato progettato un sistema alimentato con combustibili naturali ad alto potere calorifico come il pellet, segatura compressa. Le emissioni di CO2 stimate per questo tipo di combustibile sono irrilevanti, se bilanciate con l'anidride carbonica assorbita nel corso della vita degli alberi, dei quali il pellet non rappresenta che uno scarto della lavorazione. L'abitazione è inoltre dotata di un sistema per la raccolta e lo smistamento dei rifiuti, capace di trasformare gli scarti combustibili in carburante ecologico da convertire in energia. Un sistema che consentirà di ridimensionare sprechi e inquinamento: il monitor dei consumi di cui l'abitazione è dotata, simile a quelli messi a disposizione recentemente ai cittadini del Regno Unito, permetterà ai futuri abitanti della Lighthouse di apprezzarne concretamente le performance, in termini di risparmio e di impatto ambientale.
Mentre in Italia ancora si tenta di sensibilizzare il cittadino riguardo alle fonti di energia pulite, nel Regno Unito si approntano le prime dispendiose soluzioni concrete, i cui costi, riporta BBC, si ridurranno parallelamente al maturare del mercato. Nel frattempo, negli Emirati Arabi, Norman Foster è stato incaricato della progettazione di una città a zero emissioni con sei milioni di metri quadri per un enorme impianto fotovoltaico che alimenterà il più avanzato polo di sviluppo per le tecnologie a sostegno dell'energia alternativa. Gaia Bottà
Watford - Il digradare del tetto spiovente fa assomigliare il suo profilo a quello dei fienili che punteggiano la campagna inglese. Vi scintillano pannelli solari, ampie finestre e una sorta di grande camino. La prima casa sostenibile, soprannominata Lighthouse, è stata presentata alla manifestazione Offsite 2007 insieme a quanto di più innovativo vi sia sul mercato dell'edilizia sostenibile e tecnologicamente avanzata. Materiali il cui impatto sull'ambiente risulta minimo; zero emissioni di anidride carbonica con lo sfruttamento di fonti di energia pulite; un terzo di acqua in meno consumata al giorno grazie a sistemi di raccolta delle precipitazioni e di depurazione: offrendo incentivi, il Regno Unito ambisce ad uniformarsi a queste linee guida, dettate dal Code for Sustainable Homes. Lighthouse, che ha preso forma conducendo a soluzioni architettoniche sperimentali, si spera possa fungere da modello a cui ispirarsi. Due piani e mezzo, due camere, poco meno di cento metri quadri e una concezione dello spazio abitabile ribaltata rispetto alle soluzioni tradizionali. Al piano inferiore, la zona notte, mentre il piano superiore di Lighthouse costituisce la zona giorno, luminosa grazie alle grandi finestre e ai giochi di riflessi che consentono di sfruttare al meglio la luce naturale. L'edificio è circondato da una sorta di giardino pensile, un terrazzo che consente di ottimizzare spazi urbani spesso angusti e di schermare con la vegetazione la luce diretta del sole. La struttura è composta e rivestita da un doppio strato di pannelli di legno, la cui installazione richiede costi e tempi ridotti, e sprechi minimi di materiale. Questo rivestimento garantisce una dispersione di calore inferiore di due terzi rispetto ai materiali tradizionali, per contenere gli sprechi inquinanti che il Regno Unito sta tentando di individuare e arginare. Un tipo di isolamento che ottimizza la resa dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento dell'edificio, progettati per sfruttare al massimo gli agenti naturali.
Sul tetto spiovente della Lighthouse svetta infatti una sorta di voluminoso camino. Si tratta del sistema di ventilazione meccanica, in grado di raccogliere e incanalare il vento per fornire alla casa un sistema di raffreddamento e di circolazione dell'aria passivo. Il tetto luccica di pannelli solari: sono pannelli fotovoltaici, per la produzione di energia, i cui surplus potranno alimentare la rete nazionale, e termici, deputati al riscaldamento dell'acqua sanitaria, perfettamente integrati nella struttura dell'edificio, studiato per formare un angolo di 40 gradi rispetto all'esposizione solare, in modo da trarne vantaggio anche nelle giornate più grigie (qui un video della BBC sulla nuova casa). A supportare il rendimento dei pannelli solari è stato progettato un sistema alimentato con combustibili naturali ad alto potere calorifico come il pellet, segatura compressa. Le emissioni di CO2 stimate per questo tipo di combustibile sono irrilevanti, se bilanciate con l'anidride carbonica assorbita nel corso della vita degli alberi, dei quali il pellet non rappresenta che uno scarto della lavorazione. L'abitazione è inoltre dotata di un sistema per la raccolta e lo smistamento dei rifiuti, capace di trasformare gli scarti combustibili in carburante ecologico da convertire in energia. Un sistema che consentirà di ridimensionare sprechi e inquinamento: il monitor dei consumi di cui l'abitazione è dotata, simile a quelli messi a disposizione recentemente ai cittadini del Regno Unito, permetterà ai futuri abitanti della Lighthouse di apprezzarne concretamente le performance, in termini di risparmio e di impatto ambientale.
Mentre in Italia ancora si tenta di sensibilizzare il cittadino riguardo alle fonti di energia pulite, nel Regno Unito si approntano le prime dispendiose soluzioni concrete, i cui costi, riporta BBC, si ridurranno parallelamente al maturare del mercato. Nel frattempo, negli Emirati Arabi, Norman Foster è stato incaricato della progettazione di una città a zero emissioni con sei milioni di metri quadri per un enorme impianto fotovoltaico che alimenterà il più avanzato polo di sviluppo per le tecnologie a sostegno dell'energia alternativa. Gaia Bottà
ECCO LA PIANTA DELL'ENERGIA PULITA, il Miscanthus
giganteum.
05/07/07 15:52
Fonte: Green Planet Natural Network
http://www.greenplanet.net
E' il Miscanthus: facile da coltivare, garantisce rese più elevate
Come ben noto, la stragrande maggioranza dell'energia primaria dell'Europa è di origine fossile, all'incirca per metà petrolio ed il restante, in parti circa eguali, metano e carbone. Particolarmente critico è l'uso del petrolio nei trasporti, il componente a più rapida crescita e per il quale combustibili sostitutivi sono oggi praticamente inesistenti, nonostante l' aumento dei costi e la preoccupazione di una progressiva insufficienza dei consumi, sempre più concentrata in pochi Paesi dell'Opec/Medio- Oriente.
In Italia oggi circolano più di 500 veicoli per ogni mille abitanti, un record di quasi 30 milioni di mezzi di tutti i generi con un consumo pari a 42 milioni (2002) di tonnellate di petrolio equivalente (Tep), costituito all'incirca in parti eguali da benzina e gasolio. Gli aumenti continui dei consumi (+25% dal 1990 al 2002) sono in stridente contrasto con le preoccupazioni per un crescente scollamento tra domanda e offerta mondiali. Fortunatamente si sta oggi preparando una vera e propria rivoluzione nel campo dei combustibili rinnovabili alternativi: il nostro Paese deve rapidamente prepararsi allo sviluppo di nuovi bio-carburanti e all'uso dell'etanolo in sostituzione ai fossili. Le produzioni annuali di bio-etanolo degli Usa e del Brasile sono state nel 2004 di 16.2 e 16.5 miliardi di litri rispettivamente, equivalenti ad un totale di 20 milioni di Tep di petrolio, la metà dei trasporti italiani. Negli Usa oggi il 13% della produzione di cereali è usata per i trasporti, ma rappresenta solamente il 3% dei consumi. Chiaramente nuovi metodi sono necessari al fine di arrivare alla sostituzione del 30% dei fossili per il trasporto entro il 2030 previsto dal US Department of Energy (Doe), senza mettere in pericolo la produzione agricola per l'uomo e gli animali.
Un grande vantaggio, almeno teorico, della bio-massa è legato al fatto che, con la crescita, la pianta estrae la CO2 presente nell'aria. Con la susseguente combustione, la CO2 è restituita all'atmosfera e quindi l'effetto complessivo dovuto all'effetto serra è zero. In realtà il processo complessivo, quello che si definisce «dalla sorgente alle ruote» (dall'inglese «from well to wheel») è più complesso e quantità apprezzabili di CO2 sono prodotte indirettamente nel processo (fertilizzanti, aratura, raccolta, trasformazione in etanolo, ecc.). Tradizionalmente, le biomasse sono prodotte a partire da legname dalle foreste, da scarti e residui e da raccolti energetici specifici dell'agricoltura. Il sistema attuale va rapidamente e profondamente modificato per aumentare le quantità e le qualità del prodotto. Ad esempio, la pianta della colza produce circa due o tre volte l'energia necessaria per fabbricarla, ma con un handicap importante: una produttività troppo debole. Un campo di colza produce annualmente raramente più di 1.500 litri all'ettaro, il che significa che per alimentare un' automobile è necessario disporre in media di un ettaro di piantagione. Il bio-etanolo fabbricato a partire dall'amido o dallo zucchero, oggi dominante, ha un rendimento migliore. Un campo di betterave (la pianta oggi più efficiente) può procurare 6.000 litri all'ettaro, con dei massimi di 8.000 litri. Ciononostante, per quanto riguarda la CO2 prodotta, il bilancio energetico «from well to wheel», oggi è ancora controverso ed è probabilmente solamente marginalmente positivo.
Ma si stanno attualmente sviluppando ben più ricchi bio-etanoli di seconda generazione. Prodotti a partire da materiali legno-cellulosici (tessuti di sostegno dei vegetali, steli, foglie, ecc.), queste piante hanno un bilancio energetico altamente positivo: sono capaci di produrre fino a 15 volte l'energia consumata. Un tipico esempio è il Miscanthus giganteum. Questo robusto arbusto, originario dal Giappone, Cina (Taiwan) e isole del Pacifico, con foglie verdi larghe 3 cm, cresce in luoghi soleggiati e suoli moderatamente umidi e fertili e non abbisogna di fertilizzanti apprezzabili, e vive anche in suoli «marginali», troppo poveri per le colture tradizionali. Le piante possono essere sia semplicemente bruciate con un'elevata efficienza energetica (60 % del carbone) o convertite in etanolo, in sostituzione della benzina. Si producono così annualmente 12 tonnellate/ettaro di piante secche pari a 36 barili di petrolio. Ma negli Usa, all'Università dell'Illinois, si è riusciti a quintuplicare la resa e raggiungere le 60 tonnellate/ettaro (180 barili di petrolio/ettaro). Convertita in etanolo, la produzione di miscanthus è correntemente di 14.000 litri/ettaro e potrà arrivare, grazie ai menzionati miglioramenti, fino a 35.000 litri/ettaro e cioè più di ventitre volte quelli della colza e quasi sei volte quelli delle betterave. Oggetto delle ultime messe a punto, questo Miscanthus dovrebbe essere interamente commercializzabile in alcuni anni. Un'altra alternativa è il popolare pioppo, una pianta a rapida crescita che può raggiungere in sei anni ben 27 metri di altezza. Una trentina di specie diverse crescono su di un vasto intervallo climatico, dalle regioni subtropicali della Florida alle zone subalpine del- l'Alaska, nel nord del Canada e dell' Europa. La produttività annuale è di 25 tonnellate per ettaro, corrispondenti a 6.500 litri di etanolo. Con modifiche genetiche, la resa salirebbe a circa 10.000 litri/ettaro.
Se piantate ad esempio nei 45 milioni di ettari di terreni coltivabili ma non utilizzati negli Usa, esse potrebbero rimpiazzare l'80 % dei fossili per il trasporto (la cosiddetta miscela EA85). L'Europa (EU25) ha 300 milioni di ettari coltivati e 200 milioni di veicoli. Con 15.000 litri/ettaro ( Miscanthus), la superficie coltivata per una idealizzata e totale sostituzione rinnovabile rappresenterebbe il 7% del totale! A questo riguardo, queste piante non sono dunque niente altro che dei «captori solari», che convertono la luce del sole in etanolo con emissioni di CO2 teoricamente nulle e in pratica fino a 10-15 volte inferiori a quelle dei fossili: il rendimento di conversione energetico a partire dalla luce solare ricevuta nel campo supera il 2%, un risultato straordinario se si pensa che ad esempio il fotovoltaico ha un rendimento pratico dell'ordine del 8-10%. La biomassa, sia grazie a nuovi arbusti come ad esempio il Miscanthus, e ad alberi a rapida crescita come i pioppi, offre quindi una straordinaria possibilità di una concreta sostituzione ecologica e rinnovabile della benzina in tempi relativamente brevi e senza grandi cambiamenti nella tecnica (il contenuto energetico dell' etanolo è il 70% di quello della benzina), specialmente in quelle attività come ad esempio nei trasporti, in cui oggi quest'ultima ha un assoluto monopolio. In contrasto con le piante agricole oggi dominanti, questi nuovi metodi assicurano non solo una produttività considerevolmente maggiore ma anche la completa separazione tra la produzione agricola per l'uomo e gli animali - oggetto questo di crescente preoccupazione soprattutto per i Paesi in via di sviluppo - e la sostituzione nei trasporti con un liquido molto vicino all'ordinaria benzina. Il Corriere della Sera
E' il Miscanthus: facile da coltivare, garantisce rese più elevate
Come ben noto, la stragrande maggioranza dell'energia primaria dell'Europa è di origine fossile, all'incirca per metà petrolio ed il restante, in parti circa eguali, metano e carbone. Particolarmente critico è l'uso del petrolio nei trasporti, il componente a più rapida crescita e per il quale combustibili sostitutivi sono oggi praticamente inesistenti, nonostante l' aumento dei costi e la preoccupazione di una progressiva insufficienza dei consumi, sempre più concentrata in pochi Paesi dell'Opec/Medio- Oriente.
In Italia oggi circolano più di 500 veicoli per ogni mille abitanti, un record di quasi 30 milioni di mezzi di tutti i generi con un consumo pari a 42 milioni (2002) di tonnellate di petrolio equivalente (Tep), costituito all'incirca in parti eguali da benzina e gasolio. Gli aumenti continui dei consumi (+25% dal 1990 al 2002) sono in stridente contrasto con le preoccupazioni per un crescente scollamento tra domanda e offerta mondiali. Fortunatamente si sta oggi preparando una vera e propria rivoluzione nel campo dei combustibili rinnovabili alternativi: il nostro Paese deve rapidamente prepararsi allo sviluppo di nuovi bio-carburanti e all'uso dell'etanolo in sostituzione ai fossili. Le produzioni annuali di bio-etanolo degli Usa e del Brasile sono state nel 2004 di 16.2 e 16.5 miliardi di litri rispettivamente, equivalenti ad un totale di 20 milioni di Tep di petrolio, la metà dei trasporti italiani. Negli Usa oggi il 13% della produzione di cereali è usata per i trasporti, ma rappresenta solamente il 3% dei consumi. Chiaramente nuovi metodi sono necessari al fine di arrivare alla sostituzione del 30% dei fossili per il trasporto entro il 2030 previsto dal US Department of Energy (Doe), senza mettere in pericolo la produzione agricola per l'uomo e gli animali.
Un grande vantaggio, almeno teorico, della bio-massa è legato al fatto che, con la crescita, la pianta estrae la CO2 presente nell'aria. Con la susseguente combustione, la CO2 è restituita all'atmosfera e quindi l'effetto complessivo dovuto all'effetto serra è zero. In realtà il processo complessivo, quello che si definisce «dalla sorgente alle ruote» (dall'inglese «from well to wheel») è più complesso e quantità apprezzabili di CO2 sono prodotte indirettamente nel processo (fertilizzanti, aratura, raccolta, trasformazione in etanolo, ecc.). Tradizionalmente, le biomasse sono prodotte a partire da legname dalle foreste, da scarti e residui e da raccolti energetici specifici dell'agricoltura. Il sistema attuale va rapidamente e profondamente modificato per aumentare le quantità e le qualità del prodotto. Ad esempio, la pianta della colza produce circa due o tre volte l'energia necessaria per fabbricarla, ma con un handicap importante: una produttività troppo debole. Un campo di colza produce annualmente raramente più di 1.500 litri all'ettaro, il che significa che per alimentare un' automobile è necessario disporre in media di un ettaro di piantagione. Il bio-etanolo fabbricato a partire dall'amido o dallo zucchero, oggi dominante, ha un rendimento migliore. Un campo di betterave (la pianta oggi più efficiente) può procurare 6.000 litri all'ettaro, con dei massimi di 8.000 litri. Ciononostante, per quanto riguarda la CO2 prodotta, il bilancio energetico «from well to wheel», oggi è ancora controverso ed è probabilmente solamente marginalmente positivo.
Ma si stanno attualmente sviluppando ben più ricchi bio-etanoli di seconda generazione. Prodotti a partire da materiali legno-cellulosici (tessuti di sostegno dei vegetali, steli, foglie, ecc.), queste piante hanno un bilancio energetico altamente positivo: sono capaci di produrre fino a 15 volte l'energia consumata. Un tipico esempio è il Miscanthus giganteum. Questo robusto arbusto, originario dal Giappone, Cina (Taiwan) e isole del Pacifico, con foglie verdi larghe 3 cm, cresce in luoghi soleggiati e suoli moderatamente umidi e fertili e non abbisogna di fertilizzanti apprezzabili, e vive anche in suoli «marginali», troppo poveri per le colture tradizionali. Le piante possono essere sia semplicemente bruciate con un'elevata efficienza energetica (60 % del carbone) o convertite in etanolo, in sostituzione della benzina. Si producono così annualmente 12 tonnellate/ettaro di piante secche pari a 36 barili di petrolio. Ma negli Usa, all'Università dell'Illinois, si è riusciti a quintuplicare la resa e raggiungere le 60 tonnellate/ettaro (180 barili di petrolio/ettaro). Convertita in etanolo, la produzione di miscanthus è correntemente di 14.000 litri/ettaro e potrà arrivare, grazie ai menzionati miglioramenti, fino a 35.000 litri/ettaro e cioè più di ventitre volte quelli della colza e quasi sei volte quelli delle betterave. Oggetto delle ultime messe a punto, questo Miscanthus dovrebbe essere interamente commercializzabile in alcuni anni. Un'altra alternativa è il popolare pioppo, una pianta a rapida crescita che può raggiungere in sei anni ben 27 metri di altezza. Una trentina di specie diverse crescono su di un vasto intervallo climatico, dalle regioni subtropicali della Florida alle zone subalpine del- l'Alaska, nel nord del Canada e dell' Europa. La produttività annuale è di 25 tonnellate per ettaro, corrispondenti a 6.500 litri di etanolo. Con modifiche genetiche, la resa salirebbe a circa 10.000 litri/ettaro.
Se piantate ad esempio nei 45 milioni di ettari di terreni coltivabili ma non utilizzati negli Usa, esse potrebbero rimpiazzare l'80 % dei fossili per il trasporto (la cosiddetta miscela EA85). L'Europa (EU25) ha 300 milioni di ettari coltivati e 200 milioni di veicoli. Con 15.000 litri/ettaro ( Miscanthus), la superficie coltivata per una idealizzata e totale sostituzione rinnovabile rappresenterebbe il 7% del totale! A questo riguardo, queste piante non sono dunque niente altro che dei «captori solari», che convertono la luce del sole in etanolo con emissioni di CO2 teoricamente nulle e in pratica fino a 10-15 volte inferiori a quelle dei fossili: il rendimento di conversione energetico a partire dalla luce solare ricevuta nel campo supera il 2%, un risultato straordinario se si pensa che ad esempio il fotovoltaico ha un rendimento pratico dell'ordine del 8-10%. La biomassa, sia grazie a nuovi arbusti come ad esempio il Miscanthus, e ad alberi a rapida crescita come i pioppi, offre quindi una straordinaria possibilità di una concreta sostituzione ecologica e rinnovabile della benzina in tempi relativamente brevi e senza grandi cambiamenti nella tecnica (il contenuto energetico dell' etanolo è il 70% di quello della benzina), specialmente in quelle attività come ad esempio nei trasporti, in cui oggi quest'ultima ha un assoluto monopolio. In contrasto con le piante agricole oggi dominanti, questi nuovi metodi assicurano non solo una produttività considerevolmente maggiore ma anche la completa separazione tra la produzione agricola per l'uomo e gli animali - oggetto questo di crescente preoccupazione soprattutto per i Paesi in via di sviluppo - e la sostituzione nei trasporti con un liquido molto vicino all'ordinaria benzina. Il Corriere della Sera
Cavi addio, l’elettricità viaggerà nello spazio
con una tecnologia wireless
05/07/07 15:51
Fonte: La Provincia di Como
L’hanno chiamata «WiTricity», composizione delle parole “wireless” (senza filo) e “electricity”. Si tratta della possibilità di trasferire potenza elettrica senza fare uso degli abituali cablaggi. Un gruppo di ricercatori del Mit, capitanati da Marin Soljacic, l’ha sperimentata con successo, riuscendo ad accendere una lampadina da 60 W, inviandole energia attraverso lo spazio da oltre due metri di distanza. La storia comincia una notte fonda di qualche anno fa, quando Soljacic in pigiama fissa infastidito il cellulare che per l’ennesima volta l’ha svegliato, annunciando col suo bip-bip che le batterie si stanno esaurendo. Sarebbe molto comodo, pensa allora il ricercatore, se questi dispositivi provvedessero da soli alla ricarica, assorbendo l’energia necessaria senza ogni volta richiedere il collegamento via cavo a un alimentatore. Ma come? Così, prende il via lo studio. È noto che l’energia possa essere trasportata dalle onde elettromagnetiche, ma queste si disperdono in ogni direzione, quindi vanno bene solo per trasmettere segnali deboli (poi amplificati), non per ricaricare batterie o accendere lampadine. Un laser è già meglio, dato che invia energia elettromagnetica concentrata in una direzione. Esso risulta tuttavia pericoloso, richiede un sofisticato meccanismo di puntamento e impone che non vi siano ostacoli lungo il tragitto. La soluzione del Mit si basa sul principio della risonanza. Immaginiamo una stanza piena di bicchieri di cristallo variamente riempiti. Se produciamo con veemenza una nota musicale acuta, ad esempio con la voce, uno dei bicchieri può risuonare alla stessa frequenza, accumulando porzioni crescenti di energia meccanica, anche fino a frantumarsi. Se emettiamo una nota differente vibra un altro bicchiere. In pratica, solo l’oggetto con una data frequenza caratteristica reagisce alle onde sonore; gli altri restano inerti. La voce e il bicchiere che si scambiano energia vengono detti “risuonatori”. Ebbene, il gruppo di Soljacic ha cercato dei risuonatori, ma non nel campo meccanico, bensì in quello magnetico; e li ha trovati. Si tratta di due bobine in rame, di particolare fattura e dimensione, che fungono rispettivamente da antenna trasmittente (la voce) e ricevente (il cristallo). La prima è collegata alla sorgente elettrica e genera un campo magnetico oscillante. A interagire sensibilmente a quest’ultimo è solo il secondo avvolgimento, il quale aumenta progressivamente la propria tensione, alimentando un dispositivo elettrico. Il campo magnetico passa senza problemi oltre gli ostacoli e raggiunge il ricevitore anche se questo si muove. Inoltre, esso è di tipo non radiativo, il che significa che l’energia non sfruttata non si disperde, ma resta in prossimità del trasmettitore; l’efficienza dell’esperimento è del 40%, tantissimo per una prima prova. Infine, il campo è puramente magnetico (non elettromagnetico) e vibra a soli 10 Mhz: è quindi innocuo per i tessuti biologici. Siamo alle porte di un futuro in cui i cellulari, i computer portatili o quant’altro si alimenteranno dall’etere e si caricheranno da soli. Roberto Weitnauer
L’hanno chiamata «WiTricity», composizione delle parole “wireless” (senza filo) e “electricity”. Si tratta della possibilità di trasferire potenza elettrica senza fare uso degli abituali cablaggi. Un gruppo di ricercatori del Mit, capitanati da Marin Soljacic, l’ha sperimentata con successo, riuscendo ad accendere una lampadina da 60 W, inviandole energia attraverso lo spazio da oltre due metri di distanza. La storia comincia una notte fonda di qualche anno fa, quando Soljacic in pigiama fissa infastidito il cellulare che per l’ennesima volta l’ha svegliato, annunciando col suo bip-bip che le batterie si stanno esaurendo. Sarebbe molto comodo, pensa allora il ricercatore, se questi dispositivi provvedessero da soli alla ricarica, assorbendo l’energia necessaria senza ogni volta richiedere il collegamento via cavo a un alimentatore. Ma come? Così, prende il via lo studio. È noto che l’energia possa essere trasportata dalle onde elettromagnetiche, ma queste si disperdono in ogni direzione, quindi vanno bene solo per trasmettere segnali deboli (poi amplificati), non per ricaricare batterie o accendere lampadine. Un laser è già meglio, dato che invia energia elettromagnetica concentrata in una direzione. Esso risulta tuttavia pericoloso, richiede un sofisticato meccanismo di puntamento e impone che non vi siano ostacoli lungo il tragitto. La soluzione del Mit si basa sul principio della risonanza. Immaginiamo una stanza piena di bicchieri di cristallo variamente riempiti. Se produciamo con veemenza una nota musicale acuta, ad esempio con la voce, uno dei bicchieri può risuonare alla stessa frequenza, accumulando porzioni crescenti di energia meccanica, anche fino a frantumarsi. Se emettiamo una nota differente vibra un altro bicchiere. In pratica, solo l’oggetto con una data frequenza caratteristica reagisce alle onde sonore; gli altri restano inerti. La voce e il bicchiere che si scambiano energia vengono detti “risuonatori”. Ebbene, il gruppo di Soljacic ha cercato dei risuonatori, ma non nel campo meccanico, bensì in quello magnetico; e li ha trovati. Si tratta di due bobine in rame, di particolare fattura e dimensione, che fungono rispettivamente da antenna trasmittente (la voce) e ricevente (il cristallo). La prima è collegata alla sorgente elettrica e genera un campo magnetico oscillante. A interagire sensibilmente a quest’ultimo è solo il secondo avvolgimento, il quale aumenta progressivamente la propria tensione, alimentando un dispositivo elettrico. Il campo magnetico passa senza problemi oltre gli ostacoli e raggiunge il ricevitore anche se questo si muove. Inoltre, esso è di tipo non radiativo, il che significa che l’energia non sfruttata non si disperde, ma resta in prossimità del trasmettitore; l’efficienza dell’esperimento è del 40%, tantissimo per una prima prova. Infine, il campo è puramente magnetico (non elettromagnetico) e vibra a soli 10 Mhz: è quindi innocuo per i tessuti biologici. Siamo alle porte di un futuro in cui i cellulari, i computer portatili o quant’altro si alimenteranno dall’etere e si caricheranno da soli. Roberto Weitnauer
RIFIUTI: TASSA SMALTIMENTO A PESO D'ORO, +3% IN
UN ANNO
05/07/07 07:43
(ANSA) - ROMA - Rifiuti a peso d'oro anche per la
Tarsu, la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, e per la Tia, la tariffa d'igiene
ambientale destinata a sostituirla. Secondo lo
studio realizzato dall'Osservatorio prezzi e
tariffe di Cittadinanzattiva, infatti, una
famiglia-tipo composta da tre persone e reddito
lordo complessivo di 44.200 euro ed una casa di
proprieta' di 100 metri quadrati, ha sostenuto
nel 2006 una spesa di 206 euro per il servizio di
smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con un
aumento del 3% rispetto all'anno precedente. A
Caserta, la spesa annua per lo smaltimento dei
rifiuti solidi urbani sfiora i 400 euro, il
quadruplo rispetto alla citta' meno cara
d'Italia, Reggio Calabria (95 euro). Livorno (321
euro) la citta' piu' cara del Centro-Nord, ma, in
generale, la media annua piu' alta si registra in
Campania (264 euro) e la piu' bassa in Molise
(118 euro). Ma le differenze sono sensibili anche
all' interno delle stesse aree geografiche. In
Sicilia, per esempio: a Enna la Tarsu arriva a
costare 348 euro, ben 190 euro in piu' rispetto
alla Tarsu che si paga a Ragusa (158 euro). Lo
stesso in Lombardia, dove la Tarsu pagata a
Milano (262 euro) supera di 138 euro la Tarsu
pagata a Cremona (124 euro) o nel Lazio, dove il
servizio a Latina costa 292 euro, cioe' 153 euro
in piu' rispetto a quanto si paga a Viterbo (139
euro). L' indagine ha riguardato tutti i
capoluoghi di provincia nel biennio 2005/2006: 11
citta' hanno fatto registrare incrementi
superiori al 4% e ulteriori 11 che hanno fatto
registrare incrementi superiori al 10%: Teramo
(Tia +84%), Palermo (Tarsu +75%), Catania (Tarsu
+37,5%), Taranto (Tarsu +30%), Perugia (Tia
+29%), Ragusa (Tarsu +25%), Siracusa (Tarsu
+25%), Oristano (Tarsu +23%), Viterbo (Tarsu
+18%), Livorno (Tia +13%), Terni (Tia +12%). Di
queste, solo in due casi (Perugia e Livorno),
l'incremento tariffario e' parzialmente
giustificato dal passaggio da Tarsu a Tia.
(ANSA). FBB
RIFIUTI: PECORARO A VELTRONI, SI' A RISORSE
DIFFERENZIATA
05/07/07 07:42
(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Il ministro dell'Ambiente
Alfonso Pecoraro Scanio ha attivato la Direzione
generale del ministero affinche' esamini da un
punto di vista tecnico e d'intesa con la Regione
Lazio le osservazioni pervenute oggi nella
lettera del Sindaco di Roma Walter Veltroni in
relazione alla questione rifiuti. Lo rende noto
un comunicato dell'Ufficio stampa del ministero
dell'Ambiente. Pecoraro, apprezzando l'impegno -
definito 'obiettivo prioritario' - espresso dal
Sindaco nella lettera affinche' siano raggiunti
al piu' presto elevati livelli di raccolta
differenziata, si e' detto disponibile a
verificare le disponibilita' economiche per
sostenere la raccolta differenziata 'porta a
porta' come richiesto da Veltroni. Il ministro ha
anche chiesto al Direttore generale del Dicastero
di definire con Comune e Regione l'attivazione di
un tavolo tecnico per esaminare le osservazioni
proposte da Veltroni con particolare riferimento
alla questione del ruolo di Ama. (ANSA). COM-GU
AMBIENTE: REGIONE MARCHE, ACQUA ALLA SPINA CONTRO
PLASTICA
05/07/07 07:42
(ANSA) - ANCONA, 21 GIU - Per ridurre il ricorso
a bottiglie e bottigliette di plastica - di cui i
dipendenti, con questi caldi, fanno ampio uso - e
combattere cosi' l'inquinamento, la Regione
Marche ha installato in due dei suoi palazzi
cinque punti d'erogazione d'acqua alla spina.
''Refrigeratori - riferisce una nota - che
consentono di erogare, direttamente dalla rete
idrica, in modo igienico e funzionale, acqua a
temperatura ambiente, fredda e liscia in base ai
gusti''. I dispositivi sono dotati di un filtro
''everpure'' a carboni attivi e di una lampada Uv
in grado di eliminare il sapore e l'odore del
cloro e altre impurita', se presenti. Da
segnalare che la Regione ha anche invitato i
dipendenti a dotarsi di una propria bottiglia da
riempire a piacere, cosi' da non utilizzare i
bicchieri di plastica, ulteriore fonte di
rifiuti. ''Questa piccola, ma dissetante
iniziativa - commenta l'assessore all'ambiente,
Marco Amagliani - rientra all'interno della
strategia regionale di buone pratiche per la
sostenibilita' e va ad aggiungersi al tetto
verde, realizzato l'anno scorso presso uno dei
palazzi regionali Il nuovo sistema di
distribuzione fa risparmiare la produzione di
bottiglie di plastica, perseguendo cosi' una via
sostenibile di riduzione dei rifiuti alla
fonte''.(ANSA). COM-PP
AMBIENTE: MINISTERO RILANCIA AREE MARINE PROTETTE
SICILIANE
05/07/07 07:42
(ANSA) - ROMA - Il ministro dell'Ambiente,
Alfonso Pecoraro Scanio, ha firmato i
provvedimenti che affidano la gestione temporanea
delle aree marine protette delle Isole Egadi,
Capo Gallo-Isola delle Femmine e dell'Isola di
Ustica all'Apat (Agenzia per la protezione
dell'Ambiente e per i servizi tecnici), in attesa
che si chiarisca la corretta interpretazione
delle norme relative agli affidatari della
gestione stessa. Lo rende noto un comunicato
dell'Ufficio Stampa del Ministero dell'Ambiente.
La scelta di affidare all'Apat, in via
transitoria, la responsabilita' della gestione di
tali aree marine protette - si legge nel
comunicato - e' stata compiuta alla luce delle
competenze e delle funzioni squisitamente
tecnico-operative proprie dell'Agenzia ed in
relazione a quanto indicato dalla relazione della
direzione generale del ministero, con lo scopo di
garantire una gestione che risulti omogenea e
coerente con gli obiettivi istituzionali propri
delle aree marine protette della salvaguardia e
tutela del patrimonio naturale esistente.
Inoltre, il ministro dell'Ambiente ha richiesto
all'Apat di operare valorizzando le competenze e
con una grande capacita' di ascolto del
territorio. Contestualmente a questo
provvedimento il ministro Pecoraro Scanio -
prosegue il comunicato - ha sollecitato la
Direzione Protezione Natura del ministero
dell'Ambiente a definire nuove iniziative e
risorse per rilanciare gli impegni riguardanti le
aree marine protette del Plemmirio, di Lampedusa
e delle Isole Ciclopi e di accelerare le
procedure di istituzione delle nuove aree marine
protette richieste anche dagli enti locali
siciliani. (ANSA). I27-GU
CLIMA: GERMANIA; DAL 1988 RISCALDAMENTO
ACCELERATO
05/07/07 07:41
(ANSA) - BERLINO, 4 LUG - La Germania sta
assistendo ad un eccezionale aumento delle
temperature: lo mostra un'analisi dei dati
registrati dagli uffici meteorologici dal 1900 al
2006, dai quali risulta una impennata a partire
dal 1988, nel corso della quale tutti gli
inverni, meno quello del 1996, sono stati molto
piu' miti del passato. Lo scrive il settimanale
di Amburgo 'Stern' giovedi' in edicola. In media
la temperatura di aprile, maggio e giugno e'
aumentata di 3,1 gradi rispetto alla norma; la
curva dei dati, realizzata dal servizio
meteorologico tedesco (Dwd), ha il suo picco a
giugno 2006, mese in cui la temperatura e' stata
la piu' alta dei 106 anni analizzati. Il 2006 e'
stato l'anno piu' caldo dell'arco temporale in
questione: a gennaio 2006 le temperature sono
state piu' alte di 5 gradi rispetto alla media.
(ANSA). I81-STE
INQUINAMENTO: CINA; AGENZIA AMBIENTE, SITUAZIONE
'CRITICA'
05/07/07 07:41
(ANSA) - PECHINO, 4 LUG - L'inquinamento
dell'atmosfera e' arrivato in Cina a un punto
''critico'': lo afferma in un' intervista
pubblicata oggi dal quotidiano China Daily Pan
Yue, il direttore della State Environment
Protection Agency (Sepa), l'organismo addetto al
controllo dell'ambiente. Dopo aver ricordato le
drammatiche situazioni verificatesi nel corso
dell' estate in tre grandi laghi cinesi che si
sono improvvisamente riempiti di alghe
azzurognole che hanno reso inutilizzabili le loro
acque, Pan Yue afferma che esse ''sono il prezzo
che paghiamo per aver seguito un modello di
sviluppo cieco''. Il direttore del Sepa ricorda
che secondo uno studio pubblicato due mesi fa dal
ministero della sanita' di Pechino risulta che i
casi di tumori maligni sono cresciuti dai 995 per
un milione di persone nel 1970 ai 1.480 del 2002.
''Non abbiamo prove che questo aumento sia stato
causato dall' inquinamento ma c'e' un legame tra
l'inquinamento dell'aria e dell'acqua e l'alto
numero di tumori ai polmoni e all'apparato
digerente''. Pan Yue afferma poi che negli anni
passati la Cina ha effettuato ingenti
investimenti per riparare ai danni portati
all'ambiente, ma ha aggiunto che il ''tasso di
inquinamento rimane piu' veloce di quello di
bonifica''. Secondo Pan, gran parte della
responsabilita' va attribuita al sistema di
controllo che ''polverizza le responsabilita' e i
doveri''. Per rimediare, il direttore del Sepa
suggerisce l'adozione di un meccanismo di
controllo che superi le divisioni tra regioni e
tra differenti dipartimenti governativi. (ANSA).
NT
UOMO 'DIVORA' UN QUARTO RISORSE NATURALI DEL
MONDO
04/07/07 14:28
(ANSA) - ROMA - C'e' una specie animale che
divora un quarto delle risorse destinate a tutta
la natura: e' l'uomo. Secondo uno studio
pubblicato dalla rivista Pnas, gli interventi
umani sulla produzione da fotosintesi della
biosfera (come coltivazioni intensive o
disboscamento) alterano la disponibilita' per gli
altri animali di risorse naturali. I ricercatori
dell'universita' di Vienna hanno studiato i dati
della Fao sull'agricoltura di 161 paesi, pari al
97% della superficie terrestre. Secondo i loro
calcoli, il 24% della capacita' produttiva del
nostro pianeta viene sfruttata dall'uomo, una
percentuale cosi' alta da far si' che non ci
siano abbastanza risorse per il resto degli
abitanti della Terra. E la situazione potrebbe
peggiorare se ci sara' un aumento delle
coltivazioni per produrre biocarburanti. ''Un
aumento di quattro o cinque volte della
produzione di biocarburanti - ammonisce Helmut
Haberl, che ha condotto lo studio - avrebbe
implicazioni drammatiche sull'ecosistema.
Vorrebbe dire cancellare quello che resta delle
foreste pluviali di Argentina e Brasile''. Lo
studio riporta che il consumo di carbonio dovuto
all'uomo e' di 16mila miliardi di tonnellate
all'anno: meta' vengono dai prodotti agricoli, il
sette per cento dagli incendi causati dall'uomo e
il resto nelle attivita' industriali. (ANSA).
I12-GU
CLIMA:COMMISSIONE UE,LE PROPOSTE PER ADATTARSI A
CAMBIAMENTO
01/07/07 15:53
(ANSA) - BRUXELLES, 29 GIU - Il cambiamento
climatico e' qui, come dimostrano le piogge
torrenziali in Gran Bretagna e gli incendi
devastanti in Grecia, ed e' quindi ''urgente''
adattarsi per evitare che le conseguenze possano
diventare ancora piu' pericolose. E' questo il
messaggio lanciato oggi dal commissario Ue
all'ambiente Stavros Dimas, che ha presentato il
libro verde 'Adattarsi al cambiamento climatico -
le opzioni per l'azione dell'Ue'', nel quale
vengono elencate alcune priorita' per le azioni
da intraprendere a breve e che potranno tradursi
in iniziative legislative, al termine della
consultazione a livello europeo che si
concludera' a fine novembre. Adattarsi al cambio
climatico, mette in guardia Bruxelles, non e' un
sostituto per la lotta alle emissioni di C02. Le
due cose si devono muovere di pari passo, ma
davanti all'aumento delle temperature, alla
scarsita' dell'acqua, all'aumento della frequenza
di temporali e' necessario adattarsi per ridurre
i rischi in modo efficace, ottimizzando i costi e
magari anche sfruttando gli eventuali benefici,
soprattutto in agricoltura, turismo, salute,
infrastrutture. Quali azioni si possono
intraprendere? Il libro verde ne cita varie: un
uso piu' efficiente dell'acqua, la costruzione di
dighe anti alluvioni e contro l'innalzamento del
livello del mare, lo sviluppo di sementi
resistenti alla siccita', l'adattamento delle
regole edili per poter affrontare eventi
climatici estremi. L'Europa meridionale e
l'intero bacino del Mediterraneo, indica il libro
verde, saranno fra le zone dell'Europa a soffrire
di piu' a causa dell'effetto combinato degli
aumenti delle temperature e della riduzione delle
precipitazioni in zone che gia' soffrono di
siccita'. Ma, secondo la Commissione Ue,
adattarsi a questi cambiamenti puo' produrre dei
vantaggi e ''nuove opportunita' economiche,
inclusi posti di lavoro e mercati per prodotti
innovativi''. E' il caso dello sviluppo del
turismo nel Mediterraneo, piu' concentrato nei
mesi primaverili e autunnali, con un parallelo
incremento del turismo estivo nelle zone balneari
del nord Europa o della nascita di forme di premi
assicurativi, che incentivino ad adattarsi al
cambiamento climatico. Anche perche' uno dei
messaggi di fondo del libro verde e' che costa
molto di meno agire, che non fare niente. ''Il
costo di non costruire difese contro le
inondazioni sara' quattro volte piu' alto in
termini di danni causati di quello che dovremmo
pagare per adattarci all'innalzamento del livello
del mare'', ha sottolineato Dimas. (ANSA). CLG
AMBIENTE: CONSIGLIO UE, INTESE SU RIFIUTI, ACQUA
E MERCURIO
01/07/07 15:52
(ANSA) - LUSSEMBURGO, 28 GIU - Il Consiglio dei
ministri dell'ambiente Ue riunitosi oggi a
Lussemburgo ha raggiunto prime intese su tre
provvedimenti relativi alla riforma delle norme
sui rifiuti, la limitazione di sostanze nocive
nelle acque e la proibizione dell'esportazione di
mercurio dai Paesi Ue. La direttiva sui rifiuti
esaminata oggi dai ministri e' destinata a
sostituire - raggruppandole, semplificandole e
rafforzandone le disposizioni - tre direttive
gia' in vigore: la norma quadro sui rifiuti, la
norma sui rifiuti pericolosi e quella relativa
agli oli combustibili. In materia di salvaguardia
delle acque, l'obiettivo del provvedimento in
discussione e' di fissare, tra l'altro, nuovi
limiti per la concentrazione nelle acque di
sostanze come i pesticidi e i metalli pesanti. Il
regolamento sul mercurio punta poi ad assicurare
che i residui di questa sostanza vengano stoccati
in maniera sicura a partire dal 2011, cioe'
quando entrera' in vigore il divieto di
esportazione. (ANSA). RED-TI
RIFIUTI: FEDERAMBIENTE, SERVE BANCA DATI PER
TARIFFA AD HOC
01/07/07 15:51
(ANSA) - ROMA, 27 GIU - ''Acqua gas ed
elettricita' sono servizi a rete dove c'e' un
contatore e il cittadino paga in base ai consumi.
Per i rifiuti il contatore non c'e': per questo
e' importante l'accesso alle banche dati utenti
degli altri gestori di servizi''. Questa la
posizione espressa da Daniele Fortini, presidente
di Federambiente nelle conclusioni del Convegno
oggi a Roma ''Tariffa rifiuti: una riforma
incompiuta''. Secondo Fortini ''l'obiettivo e'
far pagare a ciascun cittadino il costo dello
smaltimento dei rifiuti che effettivamente
produce, seguendo il principio 'chi inquina
paga'''. Di qui l'importanza delle informazioni
sugli utenti, grazie alle quali ''si puo'
personalizzare il servizio e la tariffa'' ha
affermato il presidente di Federambiente.
''Federambiente chiede un correttivo delle norme
sulle tariffe perche' i cittadini sappiano che
avranno un trattamento equo - ha aggiunto Fortini
- chi e' passato a tariffa ha potuto sperimentare
il passaggio ad un sistema dinamico che premia un
comportamento virtuoso''. Federambiente ha anche
annunciato la firma di un protocollo d'intesa con
Equitalia Spa, un'agenzia per le riscossioni di
Stato, che prevede una collaborazione per la
lotta all'evasione della tariffa sui rifiuti.
''Pagare tutti per pagare il giusto'' e' lo
slogan del presidente di Federambiente che chiede
al governo ''la rimozione del blocco per i Comuni
nella scelta di passare a tariffa nella
Finanziaria 2008''. (ANSA). Y62-MRB/MB
AMBIENTE: VIA LIBERA MINISTRI UE A RIDUZIONE C02
AUTO
01/07/07 15:50
(ANSA) - BRUXELLES - I ministri dell'Ambiente
europei hanno dato il loro via libera alla
riduzione a 120 grammi per chilometro di c02 per
le auto vendute nell'Ue a partire dal 2012 ma non
si sono accordati sulla ripartizione di questo
impegno. I ministri hanno dato il loro sostegno
alla strategia della Commissione Ue tesa a
imporre ai costruttori una riduzione delle
emissioni a 130 grammi, dagli attuali 160, con
una ulteriore riduzione di dieci grammi grazie
all'uso di biocarburanti e al miglioramento delle
prestazioni dei pneumatici, ma non si sono
trovati d'accordo sulla ripartizione fra le varie
categorie di automobili. '''E' un conflitto fra
l'industria automobilistica francese e italiana
da un lato e quella tedesca dall'altro'', ha
ammesso il ministro tedesco all'Ambiente Sigmar
Gabriel, presidente di turno dell'Ue. La
divisione e' fra i produttori di auto di piccola
e media cilindrata, meno inquinanti, (Italia,
Francia e Spagna) e quelli delle grosse berline,
dei 4x4 e delle auto sportive (Germania e
Svezia). ''Non si puo' raggiungere l'obiettivo
dei 120 grami riducendo le emissioni solo delle
auto piu' potenti'', ha osservato Gabriel. Sara'
quindi la Commissione a dover risolvere le
questione nella sua proposta legislativa a fine
anno. (ANSA). CLG
L’arsenico colpisce anche dopo vent’anni
dall’esposizione, quasi come l’amianto
01/07/07 15:46
Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI
GLOBALI http://www.galileonet.it
La longa manus dell'arsenico
Anche dopo 20 anni dalla contaminazione questo elemento chimico provoca tumore ai polmoni e alla vescica
L’arsenico continua a causare cancro ai polmoni e alla vescica anche dopo decenni dall’esposizione. Lo sostiene uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, condotto da Guillermo Marshall, docente alla Pontificia Universidad Católica del Cile di Santiago, e altri studiosi tra cui ricercatori dell’Università della California di Berkeley. L’arsenico è noto come causa di cancro ai polmoni e alla vescica, ma quello che i ricercatori cercano di scoprire è quanto a lungo rimanga alto il rischio di sviluppare la malattia dopo la fine dell’esposizione.
In una regione a nord del Cile, fin dal 1958, l’acqua potabile venne contaminata con una grande quantità di arsenico, finché, negli anni Settanta, grazie alla costruzione di un impianto per la purificazione dell’acqua, la concentrazione di tale elemento diminuì. Gli studiosi hanno confrontato i dati relativi alla mortalità per tumore ai polmoni e alla vescica nel periodo tra il 1950 e il 2000 nella regione contaminata con quelli di una zona più a sud, dove le sorgenti non sono state toccate dall'inquinamento. Scoprendo così che il tasso di mortalità cresce costantemente dopo dieci anni dal momento in cui il livello di arsenico nell'acqua comincia a salire al di sopra dei limiti consentiti, e che raggiunge il massimo anche venti anni dopo che, invece, tale livello ha iniziato a scendere.
Nella zona studiata è stato rilevato un tasso di morti per cancro ai polmoni tre volte superiore a quello fatta registrare nella zona di confronto mentre quello relativo al tumore della vescica è risultato sei volte superiore negli uomini e quattordici nelle donne. “Milioni di persone, nei paesi industrializzati e non, dispongono solo di acqua i cui livelli di arsenico superano i limiti stabiliti”, sostiene Jay H. Lubin, del National Cancer Institute di Bethesda nel Midland. “Non è quindi ancora del tutto chiara la portata delle conseguenze sulla salute pubblica che questo tipo di inquinamento potrebbe avere”. (m.g.)
(GEVAM)
La longa manus dell'arsenico
Anche dopo 20 anni dalla contaminazione questo elemento chimico provoca tumore ai polmoni e alla vescica
L’arsenico continua a causare cancro ai polmoni e alla vescica anche dopo decenni dall’esposizione. Lo sostiene uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, condotto da Guillermo Marshall, docente alla Pontificia Universidad Católica del Cile di Santiago, e altri studiosi tra cui ricercatori dell’Università della California di Berkeley. L’arsenico è noto come causa di cancro ai polmoni e alla vescica, ma quello che i ricercatori cercano di scoprire è quanto a lungo rimanga alto il rischio di sviluppare la malattia dopo la fine dell’esposizione.
In una regione a nord del Cile, fin dal 1958, l’acqua potabile venne contaminata con una grande quantità di arsenico, finché, negli anni Settanta, grazie alla costruzione di un impianto per la purificazione dell’acqua, la concentrazione di tale elemento diminuì. Gli studiosi hanno confrontato i dati relativi alla mortalità per tumore ai polmoni e alla vescica nel periodo tra il 1950 e il 2000 nella regione contaminata con quelli di una zona più a sud, dove le sorgenti non sono state toccate dall'inquinamento. Scoprendo così che il tasso di mortalità cresce costantemente dopo dieci anni dal momento in cui il livello di arsenico nell'acqua comincia a salire al di sopra dei limiti consentiti, e che raggiunge il massimo anche venti anni dopo che, invece, tale livello ha iniziato a scendere.
Nella zona studiata è stato rilevato un tasso di morti per cancro ai polmoni tre volte superiore a quello fatta registrare nella zona di confronto mentre quello relativo al tumore della vescica è risultato sei volte superiore negli uomini e quattordici nelle donne. “Milioni di persone, nei paesi industrializzati e non, dispongono solo di acqua i cui livelli di arsenico superano i limiti stabiliti”, sostiene Jay H. Lubin, del National Cancer Institute di Bethesda nel Midland. “Non è quindi ancora del tutto chiara la portata delle conseguenze sulla salute pubblica che questo tipo di inquinamento potrebbe avere”. (m.g.)
(GEVAM)
Stop al green. In California bloccato l'ennesimo
campo da golf. Salvati 15 mila alberi e zone
umide.
01/07/07 15:46
Fonte: VERDI News, http://www.verdi.it
Tiger Wood e Clint Eastwood tra gli investitori
Stelle nella polvere in California. La Commissione che si occupa della costa ha bocciato mercoledì il progetto per un nuovo campo da golf nella verde e selvaggia Pebble Beach, a nord della celebre Big Sur, presentato da un gruppo di investitori celebri guidati da Clint Eastwood. Il Green – che, come riporta il Los Angeles Times del 14 giugno, sarebbe stato il nono per la foresta Del Monte, nella penisola di Monterey - avrebbe comportato tra l’altro il taglio di oltre 15.000 pini di Monterey cancellato paludi e aree umide cruciali per il delicato equilibrio ambientale della costa.
La decisione, giunta con otto voti sfavorevoli contro 4 “sì” è storica in un paese e in una realtà internazionale in cui gli investimenti milionari legati al golf hanno porte aperte anche nei più remoti, selvaggi e incontaminati ambienti, dalle foreste malesi, agli altopiani alpini ai boschi normanni, fino ad aree secche (adattate con un enorme spreco di acqua ed energia) come il nord Africa o la stessa nostra Sardegna.
Creata 30 anni fa per proteggere le coste dall’eccessiva urbanizzazione la commissione è stata più forte di anni di pressioni politiche e imprenditoriali: l’azienda di sviluppo Pebble Beach Co. era stata rilevata dagli attuali proprietari – in tutto 130 oltre a Eastwood, si contano Arnold Palmer, il presidente del Comitato Olimpico Peter Ueberroth e il campionissimo di golf Tiger Wood – dai precedenti proprietari giapponesi nel 1999 per 820 milioni di dollari.
“In vent’anni non avevo mai visto un esempio tanto lampante di iniziativa per aggirare il Coastal Act sulla protezione dell’ambiente”, ha spiegato Sara Wan, un membro della commissione di Malibu. “Praticamente avrebbero distrutto indisturbati il cuore della foresta di Monterey e l’ecosistema circostante.”
Il progetto prevedeva il taglio di 15.000 alberi, la costruzione di un green da 18 buche, una pista, un maneggio 60 appartamenti per impiegati e un hotel del luxe da 160 stanze.
Gli investitori ribattono che la costruzione dell’impianto avrebbe comportato un danno limitato e mobilitato risorse per la protezione del resto del bosco, e che l’opzione “de luxe” sarebbe stata più ecocompatibile di un’altro progetto che proponeva invece la costruzione di una serie di residenze private che avrebbero frammentato l’intera foresta. L’intera penisola è una mecca del golf, si pagano 475 dollari per giocare sullo storico green sul Pacifico. Lo sviluppo della zona (nell’area ci sono ormai 3000 abitazioni) aveva già diviso e isolato numerose porzioni di foresta. L’ultimo progetto, secondo la commissione, avrebbe tra l’altro eliminato il 20% della preziosa popolazione di orchidee Yadon piperia e attaccato specie tipiche come la rana rossa cantata da Mark Twain.
Il Monterey County Herald, inizialmente favorevole al progetto, aveva poi evidenziato i trucchi burocratici e la campagna di informazione (compresi spot con Clint Eastwood protagonista) usati per nascondere nel piano il vero impatto sull’ambiente.
(GEVAM)
Tiger Wood e Clint Eastwood tra gli investitori
Stelle nella polvere in California. La Commissione che si occupa della costa ha bocciato mercoledì il progetto per un nuovo campo da golf nella verde e selvaggia Pebble Beach, a nord della celebre Big Sur, presentato da un gruppo di investitori celebri guidati da Clint Eastwood. Il Green – che, come riporta il Los Angeles Times del 14 giugno, sarebbe stato il nono per la foresta Del Monte, nella penisola di Monterey - avrebbe comportato tra l’altro il taglio di oltre 15.000 pini di Monterey cancellato paludi e aree umide cruciali per il delicato equilibrio ambientale della costa.
La decisione, giunta con otto voti sfavorevoli contro 4 “sì” è storica in un paese e in una realtà internazionale in cui gli investimenti milionari legati al golf hanno porte aperte anche nei più remoti, selvaggi e incontaminati ambienti, dalle foreste malesi, agli altopiani alpini ai boschi normanni, fino ad aree secche (adattate con un enorme spreco di acqua ed energia) come il nord Africa o la stessa nostra Sardegna.
Creata 30 anni fa per proteggere le coste dall’eccessiva urbanizzazione la commissione è stata più forte di anni di pressioni politiche e imprenditoriali: l’azienda di sviluppo Pebble Beach Co. era stata rilevata dagli attuali proprietari – in tutto 130 oltre a Eastwood, si contano Arnold Palmer, il presidente del Comitato Olimpico Peter Ueberroth e il campionissimo di golf Tiger Wood – dai precedenti proprietari giapponesi nel 1999 per 820 milioni di dollari.
“In vent’anni non avevo mai visto un esempio tanto lampante di iniziativa per aggirare il Coastal Act sulla protezione dell’ambiente”, ha spiegato Sara Wan, un membro della commissione di Malibu. “Praticamente avrebbero distrutto indisturbati il cuore della foresta di Monterey e l’ecosistema circostante.”
Il progetto prevedeva il taglio di 15.000 alberi, la costruzione di un green da 18 buche, una pista, un maneggio 60 appartamenti per impiegati e un hotel del luxe da 160 stanze.
Gli investitori ribattono che la costruzione dell’impianto avrebbe comportato un danno limitato e mobilitato risorse per la protezione del resto del bosco, e che l’opzione “de luxe” sarebbe stata più ecocompatibile di un’altro progetto che proponeva invece la costruzione di una serie di residenze private che avrebbero frammentato l’intera foresta. L’intera penisola è una mecca del golf, si pagano 475 dollari per giocare sullo storico green sul Pacifico. Lo sviluppo della zona (nell’area ci sono ormai 3000 abitazioni) aveva già diviso e isolato numerose porzioni di foresta. L’ultimo progetto, secondo la commissione, avrebbe tra l’altro eliminato il 20% della preziosa popolazione di orchidee Yadon piperia e attaccato specie tipiche come la rana rossa cantata da Mark Twain.
Il Monterey County Herald, inizialmente favorevole al progetto, aveva poi evidenziato i trucchi burocratici e la campagna di informazione (compresi spot con Clint Eastwood protagonista) usati per nascondere nel piano il vero impatto sull’ambiente.
(GEVAM)
L’U.E. sta per intervenire per ridurre l’impatto
ambientale delle sepoltura o cremazione
01/07/07 15:45
Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli
Utenti e Consumatori http://www.aduc.it
Gli esseri umani inquinano: rifiuti, aerosol, detergenti, gas di scarico... Ma il triste destino dell'uomo e' che continua a inquinare anche da morto. Infatti, sepoltura e cremazione, se effettuate in modo non corretto, danneggiano l'ambiente. Per le bare ci vuole il legno e quindi vengono abbattuti milioni di alberi, poi ci sono le vernici, i feretri di zinco, ma anche le urne con le ceneri che finiscono nei fiumi o in mare. Il problema esiste e qualcosa si muove: in Francia, Germania, Austria e in alcuni Comuni spagnoli e' ormai proibito spargere liberamente le ceneri; ci sono aziende che fabbricano bare e urne biodegradabili; infine, l'Europa ha pronta una bozza sulla convenienza a trattare i resti umani con prodotti ecologici.
(GEVAM)
Gli esseri umani inquinano: rifiuti, aerosol, detergenti, gas di scarico... Ma il triste destino dell'uomo e' che continua a inquinare anche da morto. Infatti, sepoltura e cremazione, se effettuate in modo non corretto, danneggiano l'ambiente. Per le bare ci vuole il legno e quindi vengono abbattuti milioni di alberi, poi ci sono le vernici, i feretri di zinco, ma anche le urne con le ceneri che finiscono nei fiumi o in mare. Il problema esiste e qualcosa si muove: in Francia, Germania, Austria e in alcuni Comuni spagnoli e' ormai proibito spargere liberamente le ceneri; ci sono aziende che fabbricano bare e urne biodegradabili; infine, l'Europa ha pronta una bozza sulla convenienza a trattare i resti umani con prodotti ecologici.
(GEVAM)
In SVEZIA con la criotecnica i corpi dei defunti
sono meno inquinanti
01/07/07 15:45
Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli
Utenti e Consumatori http://www.aduc.it
Per far si' che i morti inquinino di meno, la Svezia vorrebbe introdurre la "criotecnica". E' un metodo basato sul freddo e la disidratazione, e consente di limitare l'impatto della decomposizione dei corpi. In effetti, sia la sepoltura che la cremazione, hanno conseguenze inquinanti per l'aria e l'acqua. "Vorrei incoraggiare la criotecnica. Penso che sia interessante e, per come l'ho intesa, sono favorevole", ha dichiarato la ministra della Cultura Lena Adelsohn Liljeroth. Il sistema, messo a punto dalla biologa Susanne Wiigh, non dura piu' di due ore, mentre un corpo inumato impiega vari anni per decomporsi totalmente. Servirebbe una nuova legislazione, intanto la Chiesa luterana ha gia' dato il suo benestare.
(GEVAM)
Per far si' che i morti inquinino di meno, la Svezia vorrebbe introdurre la "criotecnica". E' un metodo basato sul freddo e la disidratazione, e consente di limitare l'impatto della decomposizione dei corpi. In effetti, sia la sepoltura che la cremazione, hanno conseguenze inquinanti per l'aria e l'acqua. "Vorrei incoraggiare la criotecnica. Penso che sia interessante e, per come l'ho intesa, sono favorevole", ha dichiarato la ministra della Cultura Lena Adelsohn Liljeroth. Il sistema, messo a punto dalla biologa Susanne Wiigh, non dura piu' di due ore, mentre un corpo inumato impiega vari anni per decomporsi totalmente. Servirebbe una nuova legislazione, intanto la Chiesa luterana ha gia' dato il suo benestare.
(GEVAM)