22 maggio 2011
Acqua: il comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune" avanza la sua proposta di finanziamento del servizio idrico
24/05/11 12:09
Secondo una stima fatta dal Blue-Book 2009, edito da Anea (Associazione nazionale autorità ed enti di ambito) e dal centro di ricerca Utilitatis, l'ammontare degli investimenti per il servizio idropotabile nei prossimi 30 anni, ruota intorno ad una cifra di circa 60 miliardi di euro. In particolare su questo punto i sostenitori del "No" al referendum sull'acqua che si terrà il prossimo 12-13 giugno, incalzano il Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune" su come si può finanziare il servizio idrico senza l'aiuto dei privati considerata la mole degli investimenti.
Una risposta è venuta nei giorni scorsi dal Comitato del Sì che ha organizzato il convegno "Come finanziare il servizio idrico integrato: proposte per un nuovo piano di investimenti nazionale" in cui sono stati presentati i risultati di uno studio dedicato al tema. In sede di analisi, sotto accusa è finito il meccanismo che, dal 1994, prevede che tutti i costi di gestione e investimento delle reti idriche vengano corrisposti dai cittadini attraverso le bollette. Cioè il cosiddetto full recovery cost, che secondo il Comitato "2 Si per l'acqua bene comune" è stato un vero "fallimento" del meccanismo tariffario.
«Questo giudizio non è pregiudiziale dal 1994 ad oggi, ha dato prova di risultati disastrosi. Da un lato, questo meccanismo ha determinato un forte incremento tariffario, almeno del 60%, dall'altro, assistiamo ad un crollo degli investimenti, che sono scesi dei 2/3. Inoltre, perché possano 'stare in piedi' i modelli economici basati sul full recovery cost, vengono ipotizzati anche consumi idrici in crescita dell'1% all'anno per i prossimi vent'anni. Ciò significa che questo 'modello' è socialmente insostenibile, economicamente inefficiente e disastroso da un punto di vista ambientale».
L'analisi critica è stata poi accompagnata da una controproposta che si basa sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. «Quando ragioniamo su un 'bene comune', su un servizio pubblico che deve garantire diritti di cittadinanza, è necessario l'intervento della finanza pubblica. Abbiamo costruito un meccanismo che si misura con due vincoli, il deficit e il debito pubblico, e l'intervento è pensato per non gravare né su l'uno né sull'altro. L'altro vincolo, è che l'intervento coperto grazie a risorse della fiscalità è a saldo zero. Le risorse utilizzate o sono prese da nuove entrate, o prevedendo minori spese in altri settori». Secondo lo studio si pensa di elaborare un "Piano straordinario di investimenti" nel settore idrico che ipotizzi di realizzare circa 40 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, concentrandoli alla ristrutturazione delle reti, nei primi anni, operazione guidata da una sorta di Cabina di Regia nazionale composta dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e degli Affari regionali, con lo scopo di selezionare e attualizzare gli investimenti riformulati dagli Aato (Autorità di ambito territoriale ottimale), che potrebbe anche svolgere il ruolo di Osservatorio del settore idrico, con lo scopo di mettere a punto un sistema informativo adeguato e oggi inesistente. Nello specifico la proposta del Comitato referendario "2 Si per l'acqua bene comune" si basa sulla fiscalità generale che viene utilizzata per coprire gli investimenti in nuove opere e poi sulla finanza pubblica.
«Lo strumento che abbiamo ritenuto più idoneo è il prestito irredimibile, che come è noto è un prestito che non da diritto alla restituzione del capitale, e per questo paga un interessa alto. Il prestito irredimibile dovrebbe raccogliere circa 20 miliardi di euro, la metà rispetto al totale degli investimenti. Il costo degli interessi, del 6%, viene caricato sulla tariffa e non genera debito pubblico. Con questo strumento mobilitiamo le risorse necessarie per la ristrutturazione. Complessivamente stimiamo, per la copertura di questi costi, un utilizzo di circa 2,7 miliardi di euro all'anno». La tariffa secondo la proposta del Comitato interviene per coprire i costi operativi del servizio più i costi degli interessi relativi al capitale derivante dall'intervento di finanza pubblica. La copertura dei 2,7 miliardi dato che non si deve incrementare il debito pubblico, potrebbe venire da entrate per la lotta all'evasione ed elusione fiscale, dalla riduzione delle spese militari, da tassa di scopo sulle bottiglie in pet, ed altri interventi che sono accompagnati da cifre nello studio che è stato presentato. «Il complesso di questi interventi, il prestito irredimibile più la manovra sulla fiscalità, dà la copertura degli investimenti. E li dà in termini certi e in termini accelerati: secondo i nostri calcoli, 23 miliardi di euro potrebbero essere spesi nell'arco di 4-5 anni. Per questo il nostro è un 'Piano straordinario', quindi, perché il meccanismo svolge una seria funziona anti-ciclica. Calcoliamo che si possano produrre 200mila posti di lavoro in più, tra diretti e indotto» hanno concluso dal Comitato "2 Si per l'acqua bene comune". Vedremo in seguito se questa proposta sarà praticabile, ma un aspetto di carattere generale sulle cifre che circolano in merito agli investimenti va sottolineato: non c'è ombra di dubbio che nei prossimi anni ci vorranno parecchi miliardi di euro per avere un servizio idrico all'altezza di un Paese avanzato, ma è bene analizzare i singoli Piano di ambito per vedere come vengono individuati gli investimenti, visto che sono incentrarti su grandi infrastrutture di collettamento e sbilanciati sulle nuove opere piuttosto che sulla manutenzione straordinaria.
www.greenreport.it
Ue: l’impermeabilizzazione del suolo mette a rischio i servizi eco-sistemici
24/05/11 12:09
Troppo asfalto e cemento
«Ogni anno in Europa una superficie equivalente a un'area più estesa di Berlino cede il passo all'espansione urbana e ad infrastrutture di trasporto. Una tendenza insostenibile che rischia di compromettere la disponibilità di terreni fertili e riserve idriche per le generazioni future» A dirlo è il nuovo studio "Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27" della Commissione, pubblicato oggi, che raccomanda «Un triplice approccio che mira a limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo, ad attenuarne gli effetti e a compensare perdite sostanziali di suolo intervenendo in altre aree».
Il commissario all'ambiente Janez Potočnik, sottolinea che «Il suolo è una risorsa indispensabile per diversi servizi ecosistemici da cui dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta. Non possiamo permetterci di continuare a sacrificarne vaste porzioni a vantaggio della cementificazione. Nessuno ci chiede di frenare lo sviluppo economico o l'ottimizzazione delle nostre infrastrutture, ma abbiamo bisogno di un approccio più sostenibile in materia».
Secondo l'Ue «L'impermeabilizzazione compromette irrimediabilmente le funzioni biologiche del suolo. Senza afflusso ed evaporazione dell'acqua aumentano i deflussi che talvolta possono portare a inondazioni dagli effetti catastrofici. Il paesaggio appare frammentato, gli spazi vitali si restringono o sono troppo isolati per ospitare determinate specie e la produzione agricola risulta inesorabilmente compromessa. Il Centro comune di ricerca della Commissione stima che a causa dell'impermeabilizzazione ogni anno si perdano quattro milioni di tonnellate di frumento».
«L'impermeabilizzazione si verifica quando il suolo è coperto da materiali impermeabili come l'asfalto o il cemento - spiega l'Ue - Tra il 1990 e il 2000 nell'Ue sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, per un equivalente di 1 000 km2 all'anno. La metà di questa superficie è impermeabilizzata in via definitiva da edifici, strade e parcheggi. Secondo lo studio della Commissione negli ultimi anni si è registrato un rallentamento di questa crescita a 252 ettari al giorno, ma lo sfruttamento del terreno prosegue a ritmi preoccupanti. Tra il 2000 e il 2006 nell'Ue l'aumento medio di aree trasformate è stato pari al 3%, con picchi del 14% in Irlanda e Cipro e del 15% in Spagna».
In un comunicato emesso oggi l'Ue fa alcuni esempi delle regioni europee sono colpite da una crescente impermeabilizzazione del suolo: «Tra cui la metà delle regioni olandesi, otto province italiane (Vercelli, Lodi, Verona, Piacenza, Parma, Campobasso, Matera, Catanzaro), tre dipartimenti francesi (Vendée, Tarn-et-Garonne, Corrèze) la regione di Poznan in Polonia, la Stiria occidentale in Austria, la regione di Põhja-Eesti in Estonia e la regione di Jugovzhodna in Slovenia».
La comunicazione della Commissione sulla strategia tematica per la protezione del suolo ha individuato nel degrado del suolo, compresa l'impermeabilizzazione, «Una seria problematica a livello di Ue». Per proteggere i suoli europei, nel 2006 la Commissione, con il sostegno del Parlamento europeo, ha presentato una proposta di direttiva per l'istituzione di un quadro per la protezione del suolo. «Tuttavia a causa dell'opposizione di alcuni Stati membri la proposta al momento è bloccata in Consiglio»,
Lo studio propone una soluzione articolata su tre livelli: «limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo ottimizzando la pianificazione territoriale o ridefinendo i sussidi che incentivano indirettamente l'impermeabilizzazione; attenuarne le conseguenze laddove l'impermeabilizzazione non può più essere evitata, ad esempio sostituendo l'asfalto o il cemento con superfici permeabili e costruendo "tetti verdi"; Compensare le perdite attuando misure di recupero in altre aree, che possono concretizzarsi sotto forma di corrispettivi economici, come nella Repubblica ceca e in Slovacchia, oppure con una riqualificazione di terreni già impermeabilizzati. A tale proposito sono degne di nota le iniziative realizzate a Dresda e a Vienna».
Le conclusioni dello studio confluiranno in un documento tecnico della Commissione sull'impermeabilizzazione del suolo, in fase di realizzazione con il supporto di esperti nazionali. Il documento, che dovrebbe essere ultimato a inizio 2012, offrirà orientamenti alle autorità nazionali, regionali e locali in materia di migliori pratiche nell'arginamento del fenomeno dell'impermeabilizzazione e nel ridimensionamento dei suoi effetti.
www.greenreport.it
Decreto legge sviluppo 70/2011
24/05/11 12:09
Articolo 10 commi 11 ss. e seguenti
Sabato 14 maggio è entrato in vigore il presente decreto.
GURI n. 110 del 13 maggio 2011
L’articolo 10 prevede l’istituzione a partire dal 14 maggio 2011 dell’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche come organo indipendente dal Governo che opera in piena autonomia.
Essa principalmente assolve alle funzioni di: definire i livelli minimi di qualità del servizio idrico ed esercita poteri di vigilanza al riguardo; definire le componenti di costo della tariffa relativa ai servizi idrici e predisporre il metodo tariffario per la determinazione della stessa; verificare la corretta redazione del piano d’ambito.
Ad essa sono attribuite le funzioni della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche che viene soppressa dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La nomina dell’Agenzia avviene entro 30 giorno dall’entrata in vigore della legge e fino a quel momento le funzioni di vigilanza continuano ad essere esercitate dalla Commissione.