Nuovo programma FefeAmbiente: "La gestione delle risorse nelle imprese"
Il programma realizzato sulla base delle esigenze espresse dagli utenti che si occupano di imprese o di chi lavora nelle aziende e si trova quotidianamente alle prese con problemi legati all'utilizzazione delle risorse , verrà pubblicato sul sito ed applicato alle aziende che lo richiedano e che intendano verificarne l'utilità .
Un programma modellato sulla base delle esigenze di voi utenti e da voi stessi certificato .
Le imprese che lo richiedano potranno essere inserite nello speciale elenco "Imprese ok ambiente" come imprese che si avvalgono di un sistema di gestione aziendale che consente di ridurre gli sprechi e quindi i costi , il tutto nel pieno rispetto dell' ambiente.
Per esplicare le problematiche che vi riguardano o dare suggerimenti è sufficiente riempire il form sottostante e premere invio oppure inviare una mail all'indirizzo info@fefeambiente.com
GUIDA AGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI
Perchè installare un impianto fotovoltaico?
Installare sul proprio tetto 8 metri quadri di pannelli fotovoltaici consente di abbattere per almeno 25 anni la propria spesa per l'energia elettrica
il costo dell'installazione oscilla intorno ai 9-10.000 euro, in altre parole pari al costo di una normale automobile utilitaria
con il Conto Energia è possibile produrre un reddito cedendo al Gestore della Rete Elettrica l'energia elettrica prodotta dai pannelli solari fotovoltaici.
esistono agevolazioni regionali per ottenere finanziamenti agevolati e contributi pubblici per affrontare la spesa iniziale
Detto questo, possiamo approfondire il tema e scoprire cosa sono i pannelli fotovoltaici e come producono energia elettrica mettendo a profitto la luce solare. L'energia solare è una risorsa pulita e rinnovabile, indispensabile per la vita sulla terra. Oggi consente di liberarci dal peso della bolletta dell'elettricità e migliorare la qualità di vita.
Come funziona un pannello fotovoltaico?
Alcuni materiali come il silicio possono produrre energia elettrica se irraggiati dalla luce solare. Una caratteristica fisica che ha consentito negli anni '50 la realizzazione della prima cella fotovoltaica della storia. Lo stesso nome "fotovoltaico" esprime in sè tutto il significato della scoperta, "foto" deriva da "luce", "voltaico" deriva da Alessandro Volta, inventore della batteria. Le celle fotovoltaiche collegate tra loro formano un "modulo", un insieme di moduli compone il pannello solare fotovoltaico da installare sui tetti, terreni o terrazzi, ovunque ci sia un irragiamento diretto dei raggi solari. I pannelli fotovoltaici stanno ottenendo rapidamente il favore di consumatori e famiglie. Il vantaggio è evidente, investendo in un impianto fotovoltaico casalingo si abbatte il costo dell'energia elettrica per almeno 25-30 anni. In Germania, e di recente anche in Italia con il Conto Energia, i proprietari dei pannelli solari fotovoltaici rivendono l'energia prodotta alle società elettriche ottenendo in cambio un reddito mensile aggiuntivo.
Il fotovoltaico funziona di notte?
Nelle giornate nuvolose e durante le ore notturne l'abitazione dotata di impianti fotovoltaici in rete non resterà mai al buio. L'uso dei pannelli fotovoltaici "in rete" non sostituisce il consumo della normale rete elettrica che continuerete normalmente a utilizzare. |
La convenienza economica del fotovoltaico
Molti si domanderanno: "installare i pannelli solari fotovoltaici conviene oppure no?" Questa è la tipica e lecita domanda che ogni persona interessata al fotovoltaico si pone. Rispondiamo subito alla domanda in questo modo: "dipende dal quadro normativo". In breve, l'introduzione del conto energia consente di ammortizzare gli investimenti in pochi anni, si rinuncia a qualsiasi contributo iniziale all'acquisto ma si rivende l'energia elettrica prodotta a una tariffa incentivata. |
Bonifiche, allarme del Cnr: siamo piuttosto indietro. In Italia 120 aree ad alto rischio di crisi ambientale, oltre a 1200 impianti pericolosi
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
PISA. La sede di Roma del Consiglio nazionale delle ricerche ha ospitato nei giorni scorsi un workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo”, durante il quale è stato presentato anche il rapporto Istisan 06/19 “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche, procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equità”, curato da Fabrizio Bianchi dell’istituto di Fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e da Pietro Comba del dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto Superiore di Sanità, che approfondisce la riflessione sullo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati. Si è trattato quindi non della presentazione di un nuovo studio, ma di una rassegna generale di quelli compiuti negli ultimi anni nelle areea italiane a rischio.
«Abbiamo pubblicato un rapporto che raccoglie metodi, strumenti e nuovi studi – spiega Fabrizio Bianchi, - . Ovviamente non si può trattare di una rassegna completa in quanto molte situazioni non sono state ancora avviate e la mole è sterminata: 54 siti di bonifica di interesse nazionale, migliaia quelli di bonifica di interesse regionale, 120 aree ad alto rischio di crisi ambientale, oltre ai 1200 impianti pericolosi. Se uno mette insieme tutte queste situazioni viene fuori che la popolazione che è mediamente o poco esposta all’inquinamento è molto numerosa, nell’ordine di milioni di persone».
Numerosi recenti studi hanno infatti segnalato situazioni critiche per i residenti nelle aree a rischio: eccessi di mortalità, malformazioni congenite o altre condizioni anomale sono riscontrate in molte zone analizzate (tra cui Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres, Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e vaste aree della Campania interessate dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti).
«E’ impossibile fare una meta-analisi perché si tratta di studi diversi – prosegue Bianchi - ma è possibile fare una revisione sistematica da cui emerge che alcune situazioni come i dati sulla mortalità, le cause di ricovero ospedaliero, o gli eventi riproduttivi avversi, si sono frequentemente ritrovate in eccesso in queste aree. Così come alcune patologie di tumori, oppure malattia respiratorie, o riproduttive».
«Il segnale che a livello di comunità scientifica vogliamo dare – prosegue Fabrizio Bianchi – è di accentuare il rigore scientifico e le strumentazione per indagare meglio l’impatto e le cause che determinano questi eccessi. E vuole anche essere un segnale alle amministrazioni pubbliche a non trascurare i possibili impatti di questi inquinamenti». Fabrizio Bianchi fa anche riferimento alle bonifiche, che in alcuni casi non sono neppure mai partite. «Nelle bonifiche siamo piuttosto indietro rispetto alle esigenze che erano già state oggetto di studi e che nel ‘98 avevano prodotto la normativa di riferimento. In diversi siti – dice - siamo sempre fermi alle caratterizzazioni, e solo in pochissime aree siamo riusciti a procedere con le bonifiche. E quando si tarda a intervenire i contaminanti restano nel terreno per anni, entrano nella catena alimentare e arrivano a colpire gli animali e gli uomini. Non bisogna fare solo studi retrospettivi, ma individuare una sana prevenzione primaria rimuovendo i fattori di rischio».
Per quanto riguarda la Toscana l’unica area presa in considerazione era quella dell’ex Farmoplant (Massa Carrara): i dati di mortalità generale (più elevati di quelli regionali, specialmente tra i maschi: eccesso del 10%) rilevati a dieci anni dalla chiusura degli impianti Anic-agricoltura e Farmoplant mostrano un indice di mortalità maschile, rispetto alla media toscana, maggiore per i tumori al fegato del 53% a Carrara e del 69% a Massa, per i tumori della laringe del 64% e 52%, per il tumore della pleura a Carrara del 131%.
CLIMA: CNR; IL BOOM EMISSIONI CO2 DELL'ESTATE 2006
L'Europa, nel mese di luglio 2006, venne investita da un'ondata di calore e l'Italia centrale registro' una temperatura media di 2-2,5 gradi superiori alla norma. L'Osservatorio Kyoto, un laboratorio dell'Ibimet-Cnr che opera per conto della Regione Toscana, ha ora rilevato le emissioni di Co2 del bosco di Lecceto, poco lontano da Siena. - EMISSIONI DI CO2: nel mese di luglio 2006 il bosco di Lecceto emette in media 66 grammi per metro quadrato ogni giorno. Lo stesso bosco nei mesi precedenti e successivi assorbe 172 grammi di Co2 al metro quadro, quindi il saldo di Co2 e' in negativo di oltre 200 grammi di Co2 al metro quadro - IL CASO TOSCANO: i boschi a prevalenza di leccio e/o sughero coprono in Toscana circa 121.000 ettari. Un fenomeno analogo e' stato segnalato anche per le pinete litoranee di San Rossore, vicino Pisa, dove opera una stazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea - LA STIMA DEL CNR: la stima e' che nel luglio 2006 l'emissione di Co2 di questo tipo di bosco sia stata di 294.000 tonnellate e cioe' quasi 5 volte l'emissione dovuta all'aumento dei consumi elettrici per gli impianti di condizionamento - CONSUMI ELETTRICI: nella primavera estate 2006 (aprile, maggio, giugno, agosto e settembre) non sono molto diversi da quelli del 2005. Nel 2006 la Toscana consuma 8.946 GWh di energia elettrica, mentre nel 2005 ne aveva consumati 8.878, segnando un +0,77%. Nel luglio 2006 invece, probabilmente a causa dei condizionatori, c'e' un +100 GWh rispetto al 2005, cioe' +5,6%. I 100 GWh in piu' corrispondono a circa 60.000 tonnellate di Co2 in piu' immesse nell'atmosfera. (ANSA).
RIFIUTI: EURISPES; BUSINESS ILLECITI PARI A 26,9 MLD EURO
In 11 anni sono state 17.097 le azioni criminali compiute nel settore dei rifiuti. E' quanto si legge nel rapporto Eurispes, che cita dati di Legambiente (2005) e del Nucleo di Tutela dell'Ambiente dei Carabinieri, dai quali si evince che ogni giorno nel nostro Paese, dal 1993 al 2004, sono state accertate circa cinque azioni di illecito riguardante il ciclo dei rifiuti. Il business di illeciti che ne e' derivato ammonta, a parere dell'Eurispes, a 26,9 miliardi di euro. Da Nord a Sud si contano almeno 20.000 depositi di stoccaggio, dove viene lasciata una parte dei rifiuti, conservata per un periodo di tempo e poi rispedita in un altro deposito. Durante queste soste e questi trasferimenti alcune parti si 'perdono'. Dalle stime relative alla differenza tra le tonnellate di rifiuti prodotti e di quelli gestiti, si apprende l'esistenza di vere e proprie montagne di materiali pericolosi e non che sono sfuggite ai sistemi di rilevazione istituzionali. Solo nel 2002 se ne contano 14,6 tonnellate. (ANSA).
ABUSIVISMO: EURISPES; ILLEGALI 17% EDIFICI COSTRUITI IN 1 ANNO
In Italia il 17% degli edifici costruiti in un anno e' abusivo. Questo il risultato dell' analisi dell'Eurispes sull'abusivismo edilizio e la tutela del territorio. Abusivismo che varia passando da Nord a Sud. Nel Centro Nord prevale un abusivismo piu' 'leggero', prevalentemente di trasformazione, mentre al Sud si concentra un abusivismo 'pesante' da costruzione. La legge 47/85 aveva stabilito il condono per tutti quegli abusi realizzati sino al 31 ottobre 1983; la Legge finanziaria del 1995 aveva creato un'analoga possibilita' per gli abusi realizzati fino al 31 dicembre 1993; l'ultimo condono, invece, viene a sanare le opere ultimate entro il 31 marzo 2003. Oltre mezzo secolo di abusivismo edilizio e' stato condonato progressivamente per prevenirne dell'altro. I dati del Cresme forniscono una griglia eloquente sull' andamento crescente di tre distinti picchi produttivi, coincidenti cronologicamente con i tre diversi condoni edilizi. Tra il 1983 ed il 1984 su un totale di 850.000 edifici (tra nuovi e ristrutturati-ampliati) ben 225.000 sono abusivi. La percentuale di edilizia abusiva sul totale balza dal 15,8% nel 1982 al 25,3% nel 1983 per arrivare al 28,7% nel 1984. Un analogo trend si registra a cavallo del secondo (1994-1995) e terzo (2003-2004) condono, sebbene con picchi meno elevati a causa della forte espansione del mercato immobiliare. (ANSA).
Italiani: popolo ecologico?
Italiani: popolo ecologico? L’ennesima ricerca che si limita a verificare le intenzioni (un poco come le dichiarazioni di voto al tempo delle elezioni …), ha analizzato il livello di consapevolezza delle aziende e soprattutto dei dipendenti, in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale. Questa sembra meno superficiale delle precedenti.
Fonte: Acquisti Verdi, http://acquistiverdi.it
Forte del suo costante impegno nel promuovere una cultura "verde" presso la comunità locale e il proprio network di dipendenti, clienti e fornitori, Lexmark ha presentato i risultati di una nuova ricerca che analizza il livello di consapevolezza delle aziende in relazione all’impatto che hanno sul sistema ambientale tutte le attività quotidiane che si svolgono al loro interno.
Lo studio condotto da Ipsos Global su un campione di 2500 dipendenti nei principali Paesi europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) rileva che la "rivoluzione verde", ovvero il nuovo orientamento dei cittadini nei confronti dell’ambiente, è ormai un atteggiamento consolidato presso la maggior parte delle famiglie e inizia ora a essere fortemente percepito anche all’interno degli uffici. In Europa il 27% degli intervistati dichiara di adottare una corretta etica "ecologica" mentre il 32% afferma di essere informato delle ripercussioni che i processi di stampa possono avere sull’ambiente se gestiti impropriamente. In Italia, dove il campione degli intervistati è pari a un quinto del totale, queste percentuali corrispondendo rispettivamente al 41% e al 24%; mentre la Germania è il Paese con la percentuale più bassa (15%).
Dalla parte delle aziende: è giunto il momento di agire
In generale, dunque, i dipendenti aziendali sono a favore delle politiche eco-ambienti, ma dalla ricerca emerge che molti di essi lamentano una mancanza di interesse da parte delle aziende per cui lavorano. In linea con le risposte fornite dai colleghi europei, gli italiani hanno dichiarato una particolare attenzione ai consumi di corrente (8%) e hanno evidenziato che nella propria struttura non viene effettuata la raccolta differenziata della carta (9%). Alla luce di queste considerazioni, oltre un terzo degli europei (35%) e degli italiani (37%) ritiene che la via più efficace per obbligare le aziende a perseguire politiche ambientali sia l’introduzione da parte dei Governi di normative e leggi specifiche che indicano a modificare le "cattive" abitudini aziendali. Sempre sulla scia europea, il 27% dei dipendenti italiani sostiene che i produttori dovrebbero avere un ruolo più incisivo nell’educare il personale d’ufficio, soprattutto in relazione alla capacità di scegliere prodotti eco-compatibili.
Dalla parte dei dipendenti: molti buoni propositi
La ricerca rileva che in tutta Europa i dipendenti prestano particolare attenzione al consumo di carta: in particolare, coerenti con la media europea (84%), l’85% degli italiani dichiara di leggere i messaggi e-mail e gli altri documenti unicamente a video evitando di stamparli; per contro solo il 34% utilizza carta riciclata e solo il 33% stampa su ambedue le facciate (in Europa rispettivamente il 29% e il 28%).
Globalmente tutti gli europei si sono dichiarati sensibili anche agli sprechi di energia elettrica e ai consumi inerenti l’utilizzo delle cartucce.
In ufficio l’81% dell’intero campione afferma che sempre più spesso, prima di uscire, spegne la luce della stanza insieme al proprio Pc e allo schermo per contribuire al risparmio di corrente (in Italia l’80%). Dato ancor più interessante è il senso di responsabilità che si sta affermando verso tutto il sistema aziendale: oltre la metà degli utenti, il 56%, si accerta dello spegnimento delle stampanti dislocate negli uffici e il 53% delle luci negli altri uffici. Gli italiani (60%) e gli spagnoli (62%) sono in assoluto i più attenti agli sprechi di energia contro il 54% dei francesi.
Parlando di riciclo delle cartucce i risultati dell’indagine non dipingono uno scenario altrettanto roseo. Nonostante i buoni propositi soltanto il 49% dei dipendenti europei le deposita negli appositi contenitori mentre il 16% si limita a gettare le cartucce vuote nel cestino.
Anche su questo tema gli italiani affermano di essere i più attenti nei confronti dell'ambiente (le percentuali fin qui citate sono rispettivamente il 40% e il 14%), ma in realtà solo il 30% ritiene che riciclare le cartucce esauste giovi all'ambiente, contro il 60% dei britannici.
Più responsabili, invece, le aziende: il 63% dei dipendenti (il 54% in Italia) dichiara il regolare ritiro delle cartucce esauste da parte dei produttori.
La rivoluzione "verde": un movimento over 50
Un dato curioso emerso dalla ricerca è la constatazione che a guidare la rivoluzione "verde" in tutta Europa siano prevalentemente gli adulti di età superiore ai 50 anni: 1 intervistato su 12, pari al 7%, dichiara di utilizzare fonti energetiche alternative per la propria abitazione, investendo nell’acquisto di pannelli solari ed energia idroelettrica. Oltre due terzi (67%) di questo panel, inoltre, ricicla regolarmente la carta contro poco più della metà (56%) degli intervistati di età compresa fra 18 e 24 anni.
Chi sono i dipendenti più "eco" in Europa?
Analizzando i contesti professionali europei, lo studio evidenzia la tradizionale divisione tra Nord e Sud con differenze particolarmente consistenti tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente praticato, soprattutto al Sud.
Italiani e spagnoli vantano l’adozione di un comportamento responsabile in ufficio ma, al contempo, risultano gli utenti che stampano una quantità di pagine superiore rispetto agli altri dipendenti (fino a 43 pagine al giorno) e solo il 18% di essi getta le cartucce esauste nel cestino.
Le dichiarazioni dei francesi sono più veritiere: soltanto il 25% sostiene di avere un atteggiamento totalmente eco-responsabile, ma nonostante la minor attenzione per l’ambiente sono fra coloro che consumano meno carta rispetto a spagnoli e italiani (35 pagine in media), collocandosi al secondo posto in termini di attitudine al risparmio energetico.
Britannici e tedeschi, infine, offrono una percezione decisamente realistica delle loro abitudini; ammettono di consumare più carta (40 pagine al giorno di media nel Regno Unito) rispetto ad altri Paesi e sono al primo posto nell’esprimere una seria volontà ad adottare condotte eco-responsabili. Allo stesso tempo non accusano le aziende del loro Paese di mancanza di interesse per l’ambiente riconoscendo loro una particolare attenzione per il risparmio di corrente (65%) e di carta (62%).
L'Austria è il Paese europeo che fa maggiore uso di energie alternative, con quasi un quinto (17%) degli intervistati che afferma di alimentare la propria abitazione con pannelli solari o energia idroelettrica contro il 2% in Francia, Spagna e Belgio. Anche il 12% dei tedeschi utilizza fonti di energia alternative nell'abitazione. Gli italiani eccellono nella raccolta differenziata nelle loro abitazioni: quasi tre quarti (70%) degli intervistati separa i rifiuti organici dal resto della spazzatura, mentre i belgi sono al primo posto per quanto riguarda la raccolta differenziata negli uffici, con oltre il 76% di essi che separa la carta da riciclare.
Gli eco-professionisti
Del tutto inaspettato il dato che premia gli avvocati come la categoria più coscienziosa nei confronti dell'ambiente: quasi 9 intervistati su 10 (88%) dichiara di spegnere il proprio Pc alla fine della giornata. I professionisti del settore legale sono in testa anche alla classifica sulle abitudini di riciclo negli uffici con più di due terzi (67%) di essi che afferma di effettuare la raccolta differenziata della carta; poco più della metà (55%) degli addetti del settore dei servizi finanziari.
Fonte: Data Manager on line - Per approfondimenti: http://www.lexmark.it
AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 3
Il nulla-osta paesaggistico, deve essere preceduto dalla comunicazione dell’avvio del procedimento da parte dell’Amministrazione statale. Non potendosi attribuire rilevanza, al fine di fondare un diverso avviso, alla circostanza che l’ente autorizzante abbia già dato notizia alla parte della trasmissione del nulla-osta all’autorità statale per l’esercizio del potere di controllo (Cons. Stato, Sez. VI, ord. 9.5.2003 n. 1806; 26.10.2006, n. 6418; 13.2.2003 n.790; 17.10.2003 n.6342). CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28
AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 2
Il provvedimento statale di annullamento del nulla-osta paesaggistico, salvo che la conoscenza dell’inizio del medesimo procedimento sia avvenuta aliunde, deve essere preceduto necessariamente dall’avviso del procedimento, (Cons. Stato, Sez.VI, 17.10. 2003 n.6342; 29.4.2003 n.2176; 10.4. 2003 n.1909; 26.10.2006, n.6418). In definitiva, l’onere di cui all’art. 7, comma 1, della L. n.241/1990, viene soddisfatto soltanto dalla formale comunicazione ad opera dell’autorità statale competente a pronunciare l’eventuale annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, così come, del resto, esplicitamente previsto dalla normativa regolamentare attuativa della L. 241/1990 appositamente dettata dal Ministero dei beni culturali ed ambientali, con D.M. n. 495 del 13.6.1994, art. 4 e Tabella A punto 4. Pres. Varrone - Est. Cafini - Ministero per i beni e le attività culturali e Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici delle province di Sassari e Nuoro (Avv. Gen. Stato) c. Decandia (avv. Corda) (conferma T.A.R. Sardegna n.772/01 in data 10 luglio 2001, res tra le parti). CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28
AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA 1
Sussiste l’obbligo dell’autorità statale di dare notizia all’interessato anche nell’ipotesi dell’avvio del procedimento preordinato all’eventuale annullamento del nulla-osta paesaggistico come sopra rilasciato. (cfr., tra le tante, Cons. Stato, VI sez., 25.3.2004, n.1626; 20.1.2003, n.203; 17.9.2002 n.4709, 29.3.2002 n.1790).
CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI, 10/01/2007 (C.C. 14/11/2006), Sentenza n. 28
Bando
ai sensi del D.M. n. 337/2000, art. 5
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, congiuntamente con MCC S.p.A. ha emanato il Bando per le Piccole e Medie Imprese pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2007, che prevede la corresponsione di contributi in conto capitale per la realizzazione delle seguenti tipologie di impianti:
• impianto fotovoltaico connesso alla rete di potenza nominale compresa tra 20 e 50 kWp;
• impianto eolico connesso alla rete di potenza nominale compresa tra 20 e 100 kWp;
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• impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti, per la fornitura di calore di processo a bassa temperatura e per il riscaldamento delle piscine. Sono incentivati gli impianti che impiegano collettori piani vetrati, sottovuoto e piani non vetrati di superficie lorda compresa tra 50 e 500 m2, equivalenti a 35 e 350 kW;
• impianto termico a cippato o pellets da biomasse, per la produzione di calore, di potenza nominale compresa tra 150 e 1000 kW.
Il Bando contiene le modalità ed i relativi termini per la presentazione delle istanze, i limiti di cofinanziamento relativi alle singole tipologie tecnologiche, la modulistica da utilizzare, le indicazioni utili per la concessione dei contributi nonché le risorse disponibili. Si precisa che le istanze potranno essere presentate a partire dal quarantesimo giorno dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il testo integrale del Bando, con i relativi allegati, è disponibile anche presso la sede del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma, sul sito del Ministero dell'Ambiente www.minambiente.it e sul sito di MCC S.p.A. www.incentivi.mcc.it.