19 agosto 2007

CLIMA: GERMANIA, ACCORDO GOVERNO SU MISURE PER RIDURRE CO2

(ANSA-AFP) - BERLINO - La coalizione di governo tedesca ha raggiunto un accordo sulle misure da adottare per permettere al Paese di ridurre in maniera sostanziale le emissioni di gas a effetto serra, al fine di contrastare il cambiamento climatico, secondo quanto si e' appreso da fonti governative a Berlino. Tuttavia - hanno aggiunto le fonti - l'obiettivo della 'Grande coalizione' tra Unioni cristiane Cdu/Csu e social- democratici Spd di ridurre entro il 2020, conformemente agli impegni presi, del 40% tali emissioni rispetto al 1990 non sara' raggiunto, e dovrebbe essere mancato all'incirca di 4 punti. Pertanto, misure ulteriori dovranno essere adottate nel corso della prossima legislatura, che comincera' nel 2009. Il cancelliere Angela Merkel (Cdu) riunira' domani e venerdi' i suoi ministri e i leader della 'Grosse Koalition' nel castello di Meseberg, residenza governativa 80 km a nord di Berlino, per fare il punto sulla situazione delle riforme a meta' legislatura, la principale delle quali riguarda appunto il clima. I ministri dell'Ambiente e dell'Economia, Sigmar Gabriel (Spd) e Michael Glos (Cdu), hanno spesso manifestato posizioni contrastanti sulle misure da adottare. Riguardo allo sviluppo di energie rinnovabili e di sistemi che producano insieme energia e calore, sembrano essersi imposte le opinioni di Gabriel. Il 'pacchetto' di misure su ambiente e clima, comprendente tra l'altro incentivi per le auto 'pulite' e i sistemi di riscaldamento a basso consumo di energia, dovrebbe essere presentato al Bundestag (Camera bassa) entro quest'anno. (ANSA- AFP).

L’Italia che brucia è malata di mancanza di politica ambientale


di Umberto Mazzantini
fonte:www.greenreport.it
Mentre in Sicilia arrivano i militari e viene chiesto lo stato di calamità, il fuoco che sta distruggendo l’isola la percorre da anni schivando case abusive, riforestazioni lucrose ed una macchina amministrativa farraginosa che non dà risposte “sane” di gestione territoriale. E’ anche per questo che i presidi territoriali “esterni”, come i parchi vengono presi più volentieri di mira come simbolo di “vincoli” da abbattere.
I poveri morti di questi giorni sono il risultato di una malattia che si chiama dissesto ambientale e territoriale ed i criminali incendiari ne sono i consapevoli propagatori. Il tutto nella regione a più forte rischio di desertificazione, dove le foreste bisognerebbe piantarle, non bruciarle. Eppure, nonostante le crudeli immagini televisive di questi giorni, il 2006 era stato un anno di calo degli incendi grazie al potenziamento della flotta aerea, delle squadre volontarie dello spegnimento delle reti di avvistamento che mettono insieme circa 50 mila volontari. Un’attività antincendio di buon livello, anche rispetto ad altre esperienze europee, con punte di eccellenza in Liguria e Toscana e in altre regioni del centro-nord, ed un vistoso buco nelle regioni del sud, Calabria e Sicilia in particolare, proprio le più colpite dagli incendiari.
«Ma per fermare questa piaga e uscire finalmente dall’emergenza – spiega Simone Andreotti, responsabile per la protezione civile di Legambiente - i comuni devono eliminare a monte la possibilità di speculare sulle fiamme con la realizzazione del catasto, fermando così gli incendi dolosi, che in Italia rappresentano il 65% delle cause dei roghi. Infatti, sebbene le attività investigative del C.F.S. per reprimere il fenomeno degli incendi siano sempre più intense e l’impiego di elicotteri e canadair, in ausilio alle squadre a terra si dimostri ogni anno più tempestivo ed efficace, è necessario fermare questo drammatico fenomeno, soprattutto eliminando “a monte” la possibilità di speculare sulla gestione delle aree bruciate. Il catasto delle superfici attraversate dalle fiamme, un’oculata manutenzione dei boschi, l’allargamento delle aree protette e dei parchi nazionali, sono attività destinate a diventare il valido e unico strumento per arginare la piaga degli incendi dolosi innescati per perseguire solo interessi specifici. Ovvero una lotta agli incendi boschivi a 360° da realizzare durante tutto l’anno, come prevede la legge quadro 353 in materia di antincendio boschivo approvata nel 2000, ancora oggi troppo spesso disattesa da parte delle amministrazioni comunali, che hanno invece in questa “battaglia” un ruolo fondamentale, strategico e insostituibile».
Intanto, gli incendi boschivi stanno trasformando in cenere le aree più belle del nostro Sud: i comuni più colpiti (60% nel 2006) per estensione e numero degli incendi sono in Calabria, segue la Sicilia con metà dei comuni attaccati dal fuoco.
Secondo “Ecosistema Incendi 2007” nel biennio 2004 – 2005 sono stati 2.245 comuni interessati dagli incendi, e solo il 6% applicare pienamente la legge quadro sugli incendi boschivi. Un comune su quattro realizza il catasto delle aree percorse dal fuoco, strumento fondamentale nella lotta agli incendi che se realizzato permette di eliminare a monte le motivazioni che spingono gli incendiari ad agire. L’informazione rivolta ai cittadini è quasi sempre carente: solo il 12% fa campagne informative specifiche. Invece, solo il 4% dei comuni svolge un lavoro di mitigazione degli incendi boschivi ottimo, mentre il 36% non fa ancora praticamente nulla per prevenire i roghi.
«A sette anni dall’entrata in vigore – spiega Andreotti - la 353/2000, legge quadro in materia di incendi boschivi, è ancora largamente disattesa da parte di molti comuni italiani, che potrebbero e dovrebbero invece essere i primi protagonisti di questa battaglia per contrastare il fuoco».
Proprio nel sud e nelle isole, dove il problema è più esteso e drammatico, i comuni sono più inadempienti: «più di due comuni su tre svolgono un lavoro complessivamente negativo in questa preziosa parte del nostro Bel Paese – spiega l’esponente di Legambiente - Migliore, ma pur sempre carente, la situazione al centro e al nord d’Italia, dove i comuni meritori comunque non raggiungono il 50%».
Eppure la legge quadro 353/2000 è tra le tra le migliori d’Europa: oltre ad assegnare chiaramente a regioni e comuni i compiti per impedire le speculazioni economiche che portano gli incendiari ad appiccare i roghi, con il catasto dei terreni percorsi dal fuoco, prevede il divieto di fare varianti urbanistiche per 15 anni nei terreni boscati bruciati, il divieto di costruire per 10 anni, il divieto di rimboschimento per 5 anni, il divieto di caccia e pascolo per 10 anni. Ma come dimostrano i fatti tragici di questi giorni quella legge rimane in gran parte disattesa. E la Sicilia che brucia e piange in queste ore è il fanalino di coda, refrattaria ad ogni indagine, ad ogni divieto, ad ogni applicazione della legge, ad ogni azione di tutela vera.

INCENDI: PECORARO, NECESSARI 2.000 FORESTALI PER I PARCHI

(ANSA) - ROMA, 23 AGO - ''I forestali destinati ai Parchi dovrebbero essere almeno duemila'' e invece sono ''meno di mille''. Cosi' il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in un'intervista sul quotidiano 'La Stampa' sull'emergenza incendi, dove fa l'esempio delle risorse per il Parco del Pollino, dove ''dei 160 forestali ne sono rimasti 50''. ''Ho dovuto battagliare - afferma Pecoraro - perche' nella scorsa Finanziaria fosse prevista l'assunzione di 260 forestali, parlo di polizia forestale destinata ai Parchi nazionali, che ancora non sono stati materialmente resi disponibili. Per la prossima Finanziaria chiedero' altre assunzioni''. (ANSA).




Beni culturali, il diritto di prelazione dell´Ente c´è anche in caso di leasing

di Eleonora Santucci
fonte:www.greenreport.it
Che lo Stato e gli enti locali avessero il compito di tutelare il patrimonio culturale del Paese era già noto, ma che potessero farlo anche in caso di leasing finanziario forse un po’ meno. Dalla Corte Costituzionale arrivano invece importanti precisazioni per l’esercizio della tutela sui beni ambientali e culturali.
La Corte infatti ha sentenziato che «l’esaurimento del rapporto di leasing non comporta il venir meno della qualità culturale del bene che ne è stato oggetto e dell’interesse pubblico alla sua tutela».
E lo afferma in merito alle disposizioni dettate dalla legge della provincia autonoma di Bolzano che prevede il leasing finanziario sugli immobili di interesse storico artistico.
Il che sta a significare che un singolo cittadino può sì acquisire un immobile suscettibile di valore culturale, storico o ambientale attraverso il leasing - che si caratterizza per la trilateralità del rapporto (venditore – locatario – locatore) e per la pluralità di trasferimenti - ma deve comunque poi fare i conti con le conseguenze che ne derivano: ovvero acquistando la proprietà solo al momento della scadenza del contratto, non può poi rivenderlo a qualsiasi soggetto. Il primo possibile acquirente dovrà essere lo Stato o l’ente locale, perché – come si dice in gergo giuridico – l’organo pubblico ha un diritto di prelazione sui beni di interesse storico culturale o ambientale.
Ecco perché, la Corte censura la prima parte della disposizione della legge della provincia di Bolzano nello schema del leasing finanziario: il leasing limita la prelazione sulla cessione di immobili di interesse storico o artistico al primo trasferimento, non soddisfacendo le esigenze di tutela dei beni culturali cui l’istituto della prelazione è predisposto.
Il che sta a significare che, non solo la società finanziaria che ha acquistato per primo l’immobile debba preferire l’ente pubblico o lo Stato rispetto a un privato in caso di vendita successiva al contratto di leasing, ma dovrà farlo anche il singolo cittadino che acquista alla scadenza del contratto.
Pur essendo beni quantificabili economicamente, e quindi anche commerciabili e scambiabili sul mercato, tuttavia rimangono pur sempre dei beni di interesse pubblico da tutelare. Un tutela che va garantita dall’amministrazione con l’eventuale esercizio della prelazione, anche nel momento conclusivo della vicenda contrattuale.
Nel caso dei beni culturali e ambientali la prelazione storico artistica trova il suo fondamento nell’articolo 9 della Costituzione che si giustifica nella sua specificità in relazione al fine di salvaguardare beni cui sono connessi interessi primari per la vita culturale del paese. O meglio interessi diffusi della collettività.
Del resto l’articolo 9 rappresenta l’aspetto oggettivo della nozione costituzionale di ambiente insieme all’articolo 41 e 42. Il primo dei due stabilisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, mentre il secondo sottolinea che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e renderla accessibile a tutti.
Quindi, anche i beni storico artistici insieme al paesaggio fanno parte della nozione di ambiente e in quanto tali vanno tutelati, salvaguardati e mantenuti anche attraverso strumenti tipici del diritto.

AMBIENTE: GIAPPONE, BIOETANOLO DALLE BACCHETTE USA E GETTA

(ANSA) - TOKYO, 22 AGO Dopo il mais e la canna da zucchero anche i bastoncini usa e getta giapponesi verranno utilizzati per produrre biocarburante. L ha annunciato oggi alla stampa un funzionario del ministero dell Agricoltura nipponico, che ha spiegato come il governo stia studiando un sistema per convertire in bioetanolo le migliaia di tonnellate di legno di pioppo impiegate annualmente per la produzione di bacchette monouso. I bastoncini giapponesi potrebbero cosi' mutare radicalmente il loro status: la possibilita' di un riutilizzo potrebbe redimerli dall'accusa di essere uno strumento di deforestazione selvaggia nei paesi da cui vengono importati, soprattutto la Cina. Secondo il ministero nipponico si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, visto che i circa 127 milioni di giapponesi consumano ogni anno una media di 200 bacchette usa e getta pro capite, considerandole molto piu' igieniche rispetto agli hashi lavabili. Attualmente il bioetanolo si ricava principalmente da prodotti come il mais, la barbabietola e la canna da zucchero, ma secondo i suoi detrattori cio' avrebbe gia' causato un impennata dei prezzi di questi prodotti alimentari di base, a discapito delle popolazioni piu' povere. (ANSA) ZN

CACCIA: PIEMONTE, DI NUOVO POLEMICA PER CACCIA A CAPRIOLI

(ANSA) - TORINO, 23 AGO - Anche quest'anno gli animalisti polemizzano in Piemonte per la caccia ai caprioli. Una deroga alla legge regionale sulla tutela della fauna selvatica ha, infatti, portato da 2 a 6 mesi il periodo di abbattimento degli ungulati: dal 16 agosto al 31 gennaio. Giustificata, secondo cacciatori e Regione Piemonte, dall'eccessivo numero di camosci, caprioli e cinghiali. Ma gli animalisti promettono battaglia. Dopo aver inviato centinaia di e-mail di protesta alle redazioni piemontesi, sabato prossimo manifesteranno a Ovada (Alessandria), davanti a un 'centro di controllo' in cui i veterinari esaminano gli animali uccisi. ''Presto presenteremo anche ricorso al Tar, sperando vada bene come l'anno scorso - dice l'associazione AgireOra - quando fermammo la strage dei caprioli fino a dicembre'. I caprioli che i cacciatori stimano di uccidere in Piemonte sono 4.430, cui si devono aggiunngere 2.384 camosci, quasi mille cervi, oltre 4 mila cinghiali, piu' i daini, i mufloni e gli animali delle aziende private di caccia. In totale circa 20 mila ungulati. ''I numeri della delibera regionale - spiega AgireOra - sono alti perche' stimati dai cacciatori stessi''. Le associazioni contestano alla Regione Piemonte di non aver cercato di evitare il ripetersi del massacro, non prendendo in considerazione proposte preventive e meno cruente. Alle motivazioni animaliste si aggiungono quelle sulla sicurezza. Secondo la Lac (Lega per l'abolizione della caccia) gli incidenti causati dalla caccia in Italia nella scorsa stagione sono stati 111: 33 morti e 77 feriti, solo in parte cacciatori. ''Non e' vero neppure che la presenza di ungulati causi incidenti stradali - aggiunge AgireOra - uno studio commissionato dal settore Tutela e fauna della Provincia di Cuneo ha verificato che il maggior numero di sinistri dovuti ad animali si verifica in autunno: quando le battute di caccia li costringono a spostarsi continuamente''. (ANSA). I77-GE

CINA: INQUINAMENTO, RAPPORTO SOTTOLINEA PROGRESSI LENTI

(ANSA) - PECHINO, 22 AGO - La Cina ha fatto ''qualche progresso'' nella riduzione dell' inquinamento ma e' nettamente in ritardo sull'obiettivo dichiarato di una riduzione del 10 per cento entro il 2010. Lo afferma oggi la stampa cinese, citando un rapporto del Sepa, l' organismo statale incaricato della protezione dell' ambiente. Nei 12 mesi passati, invece che dello sperato due per cento, l'inquinamento si e' infatti ridotto solo dello 0,88 per cento. L'aria e' migliorata a Pechino dove, secondo il rapporto, la presenza di gas inquinanti nell'aria e' scesa del 13 per cento rispetto ad un anno fa, mentre il miglior risultato nella riduzione dell'inquinamento dell'acqua si registra nella provincia industriale del Zhejiang, nel sud del paese. Commentando il rapporto in un editoriale, il quotidiano China Daily afferma che ''...i funzionari locali ancora non hanno cambiato la loro mentalita' e ritengono che la crescita economica sia piu' importante delle preoccupazioni per l'ambiente''. I ritardi nel progresso della lotta contro l'inquinamento, aggiunge il giornale, ''sono certamente da attribuire ai fallimenti dei governi locali''.(ANSA) RED

Al via il premio ´Enti locali per Kyoto´

FONTE.www.greenreport.it
Un premio per le amministrazioni locali che hanno realizzato azioni innovative in campo ambientale, ottenendo risultati oltre la norma e riducendo le emissioni nocive. E´ il premio ´Enti locali per Kyoto 2007 - Buone pratiche per il clima´, rivolto a tutte le amministrazioni locali di qualsiasi livello e agli Enti Parco, che sarà assegnato all´azione più innovativa e significativa realizzata in una delle quattro aree tematiche: efficienza e energie rinnovabili, mobilità sostenibile, gestione dei rifiuti e riciclo e consumi sostenibili e gestione ambientale. Il bando del premio, che ha il supporto tecnico-scientifico di Ambiente Italia e il patrocinio del ministero dell´Ambiente e dell´Associazione nazionale comuni italiani, scade il 5 ottobre.
Il Premio “Buone Pratiche” sarà assegnato, in occasione della Fiera di Ecomondo (7-10 novembre), all´azione (anche più di una ex-aequo) più innovativa e significativa realizzata in una delle seguenti quattro aree tematiche: efficienza ed energie rinnovabili; mobilità sostenibile; gestione dei rifiuti e riciclo; consumi sostenibili e gestione ambientale. Nell’edizione dello scorso anno, tra i vincitori ci fu anche il progetto del trattore a olio vegetale puro della Provincia di Firenze.
Il Premio "Buone Pratiche" è riservato solo a azioni e progetti realizzati o in corso di realizzazione (orientativamente cantierati al 50 per cento) di cui possono essere già valutati (e preferibilmente quantificati) benefici e risultati.
I criteri di valutazione prevalenti saranno: l´efficacia dell´azione rispetto all´obiettivo primario della riduzione delle emissioni di CO2, l´innovatività dell´azione (sia sotto il profilo sistemico, che gestionale o tecnologico) e la sua replicabilità.


bando su www.greenreport.it

MEDITERRANEO, 2 VOLTI SEMPRE PIU' DISTANTI

ANSA - ROMA - I due volti del Mediterraneo sono sempre più diversi tra loro, con la parte Nord ricca di risorse naturali ed economiche e quella a Sud-Est sempre più povera e che subisce anche i danni peggiori dell'inquinamento. La fotografia emerge dal Rapporto 2007 sulle Economie del Mediterraneo, presentato oggi dall'Istituto di studi sulle società del Mediterraneo (Issm) del Consiglio Nazinale delle Ricerche (Cnr) di Napoli.
Dal punto di vista ambientale il divario tra le regioni è sempre più accentuato: "Sulla riva Nord mediterranea, ad esempio, la perdita di aree boschive è rallentata notevolmente - spiega Paolo Malanima, direttore dell'Issm-Cnr - mentre nelle rive Sud ed Est la crescita della popolazione ha provocato la messa a coltura di nuove terre, con conseguente disboscamento aggravato dall'uso del legname come combustibile".
Secondo i numeri forniti dai ricercatori, nel decennio 1990-2000 la diminuzione media annua delle superfici boschive in Egitto e Israele ha raggiunto punte del 3,3% e del 4,9%, contro lo 0,3% di Italia e Francia. La tendenza ha fatto sì che le aree forestali siano ormai localizzate per l'80% nel versante europeo del Mediterraneo (le più estese si trovano in Portogallo e in Italia), a fronte di un esiguo 20% nel versante afro-asiatico. La stessa differenza si vede per le risorse idriche: fino a 22.000 metri cubi annui pro-capite nei paesi ricchi, che scende a 500 nella fascia sud.
Essere più poveri, inoltre, non significa disporre di un ambiente meno inquinato: "Sebbene le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera provengano essenzialmente dall'Europa (Italia in testa con l'1,8% delle emissioni mondiali, seguita da Francia e Spagna con l 1,5% e l 1,2%, i loro effetti negativi interessano aree ben più ampie, inclusi i Paesi che meno hanno contribuito a generarle - spiega Eugenia Ferragina dell'Issm-Cnr - inoltre le emissioni di origine industriale sono proporzionalmente più forti nella riva Sud, dove maggiore è l'incidenza dell'industria pesante e dove manca una normativa ambientale adeguata".

Roma scommette sulle biciclette (elettriche e non)

fonte:www.greenreport.it
ROMA. Il Comune ha lanciato una nuova campagna di impulso alla mobilità sostenibile favorendo l´uso degli eco-incentivi del ministero dell´ambiente. Lo ha fatto grazie all’intesa stipulata dall´assessorato capitolino all´ambiente e l´Ancma (l´associazione nazionale dei rivenditori di cicli e motocicli). Con questo accordo, già noto, chi rottama un vecchio motorino "euro 0" (immatricolazione prima del 2001) può acquistare una bici elettrica con lo sconto fino a 700 euro, oppure una normale bicicletta con sconto fino a 250 euro (fino a un massimo del 30% dell´importo).
Il Comune intende soprattutto rilanciare la campagna del ministero sperando così di dare un’accelerata decisiva alla rottamazione dei motorini in vista della scadenza del 1° novembre 2007, quando il divieto di circolazione per i vecchi mezzi a due ruote inquinanti all´interno dell´Anello ferroviario sarà esteso anche ai residenti in quest´area, mentre ancora oggi riguarda solo chi risiede oltre l´Anello e transita al suo interno.
Al di là di questo, comunque, le ragioni per approfittare degli sconti, magari pensando ad una bicicletta, sono più che valide: un vecchio ´cinquantino´ a due tempi scarica nell´atmosfera emissioni pari a quelle di 63 auto non catalitiche a benzina. E la bicicletta è un ottimo mezzo di spostamento in città sulle brevi e medie distanze. Il Comune spinge molto anche per le bici elettriche a pedalata assistita che, sottolinea in una nota “grazie al motore che fa il grosso del lavoro, sono ideali per abbinare comodità di viaggio e moderato esercizio fisico quotidiano”. Osserviamo però che la bici elettrica ha comunque bisogno di essere spesso ricaricata e questo significa spostare l’inquinamento (anche se probabilmente minore rispetto a quello di un motorino) da un’altra parte. Per produrre energia, infatti, si utilizzano quasi esclusivamente fonti fossili. L’optimun quindi sarebbe quello che l’energia prodotta per caricare le bici fosse generata da fonti rinnovabili, ma al momento queste sono molto limitate. Riteniamo quindi esser molto più ecologico usare una bici ‘normale’ oppure, se proprio del motorino non se ne può fare a meno, prenderne uno che consuma il meno possibile e a quattro tempi.
La bici, però, è l’unica a non avere controindicazioni e non serve solo per lo svago domenicale: è un vero mezzo di trasporto che sostituisce egregiamente l´automobile, fa risparmiare soldi e fa bene alla salute – alla propria e a quella di tutti – Con l´iniziativa Comune-Ancma, poi, al vantaggio economico si aggiunge la praticità: sono i negozianti stessi che pensano alla rottamazione del motorino, basta portarglielo.
Finora sono circa 50 i rivenditori che si sono offerti di partecipare alla campagna, dieci quelli che già praticano gli sconti e la rottamazione. I negozianti di cicli, per dare la propria adesione, possono inviare un´e-mail ad assessorato.ambiente@comune.roma.it.

Costiera amalfitana, abusi edilizi e demolizioni impossibili

di Eleonora Santucci
fonte:www.greenreport.it
Dopo il grave incidente di sabato scorso in Costiera Amalfitana in cui è crollata una terrazza provocando la morte di una persona e il ferimento di altre otto, si riapre il problema degli abusi edilizi in Campania.
Come denuncia la nota di Legambiente solo il 2% delle ordinanze emanate dagli enti locali contro le costruzioni abusive hanno avuto una concreta attuazione. Secondo l’indagine presso gli uffici tecnici dei comuni della provincia di Napoli e Salerno dell’associazione, nel periodo riguardante i primi due condoni edilizi, sono state infatti ben 32.176 le ordinanze di demolizioni emesse dai comuni, ma solo 669 quelle eseguite.
Per quanto riguarda la costiera amalfitana sono risultate ben 5.046 richieste di sanatorie riguardanti i due condoni edilizi, di cui 3.266 riguardano il condono di Craxi-Nicolazzi del 1985 e 1.780 quello recente del 1994 targato Berlusconi. Il primato spetta al comune di Furore dove ci sono una domanda di condono ogni tre abitanti alla pari con Positano.
Secondo l’associazione ambientalista si tratta di «un dato disarmante, frutto sia di una diffusa "disattenzione" verso questo fenomeno da parte degli enti locali, sia dell’oggettiva difficoltà, che rasenta spesso l’impossibilità di fatto, a reperire in questi territori imprese edili disponibili a demolire costruzioni fuorilegge».
E pensare che secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato l’ordine di demolizione può essere indirizzato anche a persone diverse da quelle che hanno realizzato l’abuso.
Il Consiglio di Stato infatti con una sentenza di luglio in materia di illeciti edilizi in aree demaniali, ha affermato che i provvedimenti repressivi possono essere indirizzati anche a persone diverse da quelle che hanno materialmente compiuto l’abuso. Ma il presupposto necessario rimane la relazione giuridica o materiale con il bene di colui che non ha compiuto l’opera. Conseguentemente, in mancanza della relazione, il destinatario dell’ordine è da ritenersi del tutto estraneo e non responsabile della demolizione.
E così se da una parte la giurisprudenza dà speranze per una repressione maggiore degli abusi edilizi, dall’altra non garantisce la materiale e veloce demolizione della costruzione abusiva.
La lentezza della giustizia in Italia certo non aiuta a risolvere rapidamente il problema degli abusi edilizi e se si considera poi le varie condizioni giuridiche poste per la demolizione di un qualsiasi manufatto, la risoluzione appare ancora più ardua.
Il tutto, sommato alla velocità degli abusi – di oltre 32mila ordinanze di demolizione ben 11200 riguardano nuove costruzioni abusive - ha un ulteriore effetto: legittimare l’abuso. Nasce cioè nel soggetto la consapevolezza di poter agire al di fuori della legalità perché di fatto il patrimonio immobiliare non verrà sottratto all’autore dell’illecito o di colui che ha una relazione con l’abuso.
Intanto in Campania è scatta un’improbabile o quantomeno tardiva caccia agli abusi: la Guardia di Finanza ha messo i sigilli su un manufatto in legno abusivo a mare, a Baia (Napoli); è stato sequestrato anche uno specchio d´acqua di 4 mila metri quadrati utilizzato abusivamente per gli ormeggi dai natanti viene sgomberato a Pozzuoli; mentre a Piano di Sorrento i carabinieri hanno sequestrato una terrazza di legno e un chiosco abusivi nell´area di un campeggio.

Quinta centrale nucleare in Cina

fonte:www.ecoage.com
La Cina avvia i lavori per la realizzazione di una nuova centrale nucleare, la prima ad essere realizzata a Dalian nell'area nord-orientale del Paese. Lo rende noto l'agenzia cinese Xinhua. La centrale nucleare cinese sarà realizzata entro il 2012, i lavori dureranno cinque anni, e l'intero progetto dovrebbe costare circa 5 miliardi di euro. Attualmente in Cina sono in funzione 4 centrali nucleari ma nel prossimo futuro il numero potrebbe quasi decuplicare. Il governo di Pechino ha dichiarato la volontà di voler costruire 31 centrali nucleari entro il 2020 per compensare il prevedibile rincaro dei prezzi energetici causati dalla prossima fase di esaurimento/scarsità del greggio.

Energia solare in borsa negli USA

fonte:www.ecoage.com
Le società statunitensi del comparto dell'energia solare hanno registrato ottime performance in borsa e conquistano la fiducia degli analisti. La notizia è stata battuta dalla Reuters il 17 agosto 2007. Gli esperti concentrano la loro attenzione in particolar modo sulle aziende First Solar, SunPower, Ja Solar Holdings, Suntech Power Holdings, Yingli Green Energy Holding e Ldk Solar. La fiducia degli investitori ha resistito anche agli shock finanziari di metà agosto ed è pari a quella mostrata nei confronti di internet ai tempi della New Economy. Rispetto alla bolla del web di fine anni '90 le società del solare vantano però fatturati concreti e veri profitti. Dalla parte del comparto la crescente domanda di fotovoltaico, sia per le mini applicazioni sia per la produzione di energia domestica e industriale, e la progressiva riduzione dei costi di produzione dei pannelli solari. Si potrebbe parlare di alba del solare.



ENERGIA: COMITATO, ILLEGITTIMO RIGASSIFICATORE LIVORNO

(ANSA) - Sarebbe illegittimo l'impianto di rigassificazione offshore previsto a 12 miglia dalle coste tra Pisa e Livorno. E' quanto affermano alcuni rappresentanti del locale comitato contro la struttura, che hanno presentato alla stampa un documento del ministero dell'Ambiente in cui si elencherebbero ''tutte le illegittimita' relative all' autorizzazione ministeriale del 23 febbraio 2006 alla societa' Olt Offshore Lng Toscana spa''. Il documento, informa una nota, e' dell'8 maggio 2007 e a firma del capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'ambiente, Sergio De Felice: fu inviato all'avvocatura di Stato di Firenze e al Tar della Toscana come ''parere dell'ufficio legislativo'' sul ricorso promosso dalla societa' Edison. Il contenuto e' stato presentato da Mario Martelli, Maurizio Zicanu e Riccardo Saller, del comitato. Nella nota si sottolinea che ''le illegittimita' rilevate sono dovute, secondo il documento ministeriale, a una serie di vizi procedurali''. Per il comitato, infatti, ci sarebbero un' ''erronea applicazione della procedura semplificata di cui all'articolo 8, legge 340/2000, utilizzabile 'solo in caso di riutilizzazione di siti industriali' mentre 'il rigassificatore in oggetto e' invece previsto in un sito marino'''; una ''mancata rimessione al Consiglio dei ministri''; una ''omessa consultazione delle popolazioni interessate''; il ''mancato rilascio della concessione demaniale''; e la ''mancata consultazione degli Stati firmatari dell'accordo internazionale del 25 novembre 1999'' in merito al santuario dei cetacei. Secondo il comitato, inoltre, mancano i ''pareri del ministero delle finanze per gli aspetti fiscali'' e ''le valutazioni di alcuni soggetti pubblici titolari di un interesse qualificato come l'Ente Parco Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli coinvolto nel progetto e l'Autorita' per l'energia elettrica ed il gas''.(ANSA). KXL



AMBIENTE: ISTAT, MAPPA RUMORE REGIONE PER REGIONE/SCHEDA

(ANSA) - ROMA, 17 AGO - Oltre tre italiani su dieci (37,8%) segnalano problemi di inquinamento acustico. La Regione maglia nera e' la Campania (50,8%), seguita da Puglia (45,9%) e Lazio (44,6%), dove quasi una famiglia su due segnala disturbi da rumore. Record di 'silenzio' invece per la Basilicata (20,8%) e per il Molise (21,7%). A livello di aree nazionali, e' il Nord-est (32%) il piu' virtuoso, segnando la media del minor numero di segnalazioni, mentre le isole si piazzano al secondo posto (37,9%), il Nord-Ovest e Centro a pari merito al terzo posto (38,5%). Il Sud e' in coda con il 41,3%, cioe' quattro persone su dieci hanno registrato problemi di rumore. Questo nel dettaglio il quadro disegnato dall'Istat, che spiega come gli interventi contro l'inquinamento acustico, uno degli elementi di turbativa dell'equilibrio ambientale, sono effettuati in Italia sulla base della cosiddetta 'zonizzazione acustica', ossia la classificazione del territorio dei comuni italiani in zone per ognuna delle quali sono definiti specifici limiti di accettabilita' di livelli di rumore secondo norme di legge. Nel 2003 la classificazione acustica risultava approvata solo nel 17,4% dei comuni italiani, coprendo il 31,2% della popolazione complessiva. Ecco il quadro dell'Istat per il 2005 sulle famiglie che dichiarano la presenza di problemi relativi al rumore nella zona in cui abitano per regione e ripartizione geografica: REGIONE % SEGNALAZIONI RUMORE CAMPANIA 50,8% PUGLIA 45,9% LAZIO 44,6% SICILIA 40,3% LOMBARDIA 38,9% LIGURIA 38,6% PIEMONTE 38,1% TOSCANA 34,2% EMILIA-ROMAGNA 33,9% MARCHE 33% VENETO 32,7% SARDEGNA 30,2% FRIULI VENEZIA GIULIA 29,7% ABRUZZO 27,5% UMBRIA 27,5% VALLE D'AOSTA 23,7% TRENTINO ALTO ADIGE 22,8% MOLISE 21,7% BASILICATA 20,8% AREE GEOGRAFICHE SUD 41,3% CENTRO E NORD OVEST 38,5% ISOLE 37,9% NORD-EST 32% ITALIA 37,8%. (ANSA). KWS

AMBIENTE: ISTAT; PECORARO,SUBITO PIANO NAZIONALE RISANAMENTO

(ANSA) - ROMA, 17 AGO - ''I dati forniti dall'Istat costituiscono un allarme da raccogliere: serve un grande piano nazionale per la mobilita' sostenibile ed il risanamento ambientale nel nostro Paese''. Questo il commento espresso in una nota dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, sui dati dell'annuario 2007 dell'Istituto nazionale di statistica. ''Il risanamento ambientale e gli investimenti per Kyoto - aggiunge Pecoraro - dovranno essere al centro della prossima Finanziaria. Governo e Parlamento devono raccogliere le preoccupazioni manifestate in questo senso dai cittadini''. Secondo il ministro dell'Ambiente ''una parte delle risorse che il Cipe stanzia per le infrastrutture deve essere utilizzata per finanziare un grande piano per la mobilita' sostenibile ed il miglioramento ambientale delle citta' e del nostro Paese''. (ANSA). COM-KWS





ARTICO: WWF, URGENTE TRATTATO PER TUTELARLO COME ANTARTIDE

(ANSA) - ROMA - ''E' arrivato il momento di dedicare un trattato multilaterale all'Artico perche' riceva una tutela analoga a quella dell'Antartide''. Cosi' Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, spiega l'appello recentemente rivolto dalla sua organizzazione a livello internazionale, e diffuso dal quotidiano Financial Times, per proteggere l'area dei ghiacci dell'Artico, che secondo gli scienziati a settembre 2007 tocchera' l'estensione minima mai registrata, in trent'anni di rilevamenti. ''Il trattato internazionale di tutela dell'Antartide - afferma Bologna - prevede l'uso del territorio da parte delle nazioni interessate, tramite autorizzazioni, per soli scopi scientifici''. Uno strumento che ha permesso agli scienziati di acquisire dati importanti, ''fondamentali per la questione dei mutamenti climatici - spiega l'esperto del Wwf - ma anche per capire ad esempio come le sostanze chimiche immesse dall'uomo siano state assorbite dalla natura. E non dimentichiamoci che il 2007 e' anche l'Anno polare internazionale''. La Convenzione delle Nazioni Unite per il diritto del mare, secondo il Wwf, riguarda solo la gestione delle acque internazionali. Mentre uno strumento di protezione per l'Artico analogo a quello dell'Antartico significherebbe mettere fine alle mire su ricchi giacimenti di petrolio e gas, un bottino al quale gli Stati impegnati nella disputa territoriale per il suo controllo sono tutti interessati, come Usa, Canada e Russia in particolare. ''La questione e' che la calotta artica e' un ambiente la cui tutela garantisce una maggiore stabilita' per l'intero Pianeta - conclude Bologna - in particolare per il clima. Il timore degli scienziati e' il raggiungimento del cosiddetto 'effetto soglia', dove all'abbassamento della calotta potrebbe seguire una situazione impossibile da recuperare, di totale mancato controllo''.(ANSA).

URAGANI: DEAN; IN 30 ANNI RADDOPPIATA INTENSITA' FENOMENI

(ANSA) - ROMA - ''L'intensita' degli uragani negli ultimi 30 anni e' raddoppiata, con fasi oscillatorie di anno in anno''. Questo il commento di Vincenzo Ferrara, coordinatore scientifico della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici organizzata dal ministero dell'Ambiente il 12 e 13 settembre a Roma, alla luce delle notizie preoccupanti che arrivano dallo spostamento dell'uragano Dean, a due anni di distanza da Katrina, che rase al suolo New Orleans. ''Gli uragani vengono normalmente classificati utilizzando la scala Safir Simpson, che si basa sulla massima velocita' del vento - spiega Ferrara - e secondo questa scala Dean rientra in una normale statistica, non ci sono particolari variazioni''. Altre valutazioni scaturiscono invece sul fronte del potere distruttivo, che e' determinato dall'energia del fenomeno: ''se invece si analizza l'energia che hanno gli uragani - afferma l'esperto - si osserva che gli uragani aumentano il loro potere distruttivo di anno in anno''. (ANSA).





Tragedia di Conca, Santoloci: «I vincoli che ci sono ma non si vedono...»

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Per Michele Buonuomo, presidente di Legambiente Campania, quella di Antonio Rocco precipitato insieme ad altri familiari e amici dalla terrazza abusiva di legno crollata sulla costiera amalfitana è «una morte bianca: è vittima dell´abusivismo selvaggio, dell´illegalità, del mancato rispetto delle regole».
E i dati diffusi dall’associazione ambientalista sembrano confermarlo visto che quella in corso è stata l´estate del boom di abusi edilizi sulla costiera: ventidue sequestri per un valore complessivo di 53 milioni di euro solo nei primi sei mesi dell’anno,
Anche Maurizio Santoloci, magistrato di cassazione ed ideatore del sito Dirittoambientale.com, dedica il proprio editoriale alla tragedia di Conca dei Marini: «Il caso di cronaca ci riporta al dibattito sulla reale o meno esistenza dei vincoli paesaggistici-ambientali nel nostro paese – scrive Santoloci – vincoli che ci sono ma che non si vedono: come la norma chiara e lineare (codice Urbani del 2004 e legge Galasso del 1985,ndr) che prevede vincoli “per i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare”».
Come è possibile allora – si chiede il magistrato – che quel manufatto e migliaia di altre costruzioni in Italia siano state costruite e realizzate non vicino o nei pressi del mare, ma “sul” mare e “nel” mare? E’ mai possibile che nessun organo di vigilanza da terra da male o da cielo abbia visto quella cosa? Ed è possibile non riuscire ad avviare accertamenti sistematici, capillari e diffusi su un’edilizia che invade coste e rive, fiumi e vulcani, parchi e zona e umide, aree archeologiche e beni naturali preziosi?»
Maurizio Santoloci sa benissimo che controlli capillari farebbero emergere tante “sorprese” e cioè che «al fianco di abusivismi chiari e netti ci sono anche moltissimi “abusi in bianco”, quelli cioè avallati e resi apparentemente leciti e legali da atti amministrativi illegittime delle pubbliche amministrazioni».
A proposito di pubbliche amministrazioni, il sindaco di Conca dei Marini Luigi Criscuolo ha dichiarato che «se un abuso in piena regola è stato fatto, risale probabilmente a molti anni fa. Ma purtroppo come Comune non abbiamo i mezzi per eseguire continui screening via mare. E queste piccole ´insorgenze´ purtroppo sono invisibili dalla strada. Inoltre anche quando interveniamo terrazze di legno come quella vengono smontate la mattina e ricostruite la notte».
Il collega e “vicino di scogliera” Antonio De Luca, sindaco di Amalfi, è ancora più disarmante: «L´altro giorno ero in elicottero, da lì si vede tutto. Chi vuole vedere gli abusi edilizi li può vedere e spesso non c´è volontà politica di combattere l´abusivismo edilizio». Anche perché, aggiungiamo noi, l’abusivismo fa incrementare il valore degli immobili della zona, e porta turismo e soldi.



Global warming, Vincenzo Ferrara spiega a greenreport la 'strategia dell´adattamento'

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Il coordinatore della seconda Conferenza nazionale sul clima che si terrà nell´autunno 2007, Vincenzo Ferrara (Nella foto), è l’ospite d’eccezione del convegno in programma stasera a Festambiente, il festival ecologista che si conclude domani nella tradizionale cornice di Rispescia, nel parco della Maremma.
Ferrara, climatologo dell´Enea che è stato anche Focal Point nazionale dell´Ipcc dal 1992 al 2006, sarà chiamato ad illustrare la nuova strategia che il governo intende affrontare per fronteggiare l’emergenza derivata dai cambiamenti climatici.
La strategia è quella dell’adattamento, come ha annunciato più volte il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Professor Ferrara può spiegarci in cosa consiste esattamente?
«La strategia dell’adattamento è tesa a prevenire i danni derivati dai cambiamenti climatici, cioè a non rassegnarci ma a prevenire. L’obiettivo è far cambiare la mentalità ai pianificatori e programmatori del territorio, perché oggi quando si pianifica non si tiene conto del fatto che probabilmente tra 20 o 30 anni le cose in quel determinato contesto territoriale saranno profondamente cambiate e l’opera realizzata potrebbe non essere più tanto sicura o funzionale».
Partiamo da qualche esempio concreto.
«Benissimo, supponiamo che io debba fare un rigassificatore in riva al mare. Faccio la valutazione di impatto ambientale, faccio tutte le analisi del caso e alla fine si giunge all’autorizzazione. Ebbene siccome un rigassificatore non viene fatto per durare un anno la valutazione deve invece essere fatta anche su quelle che saranno probabilmente le condizioni tra 40-50 anni, perché in questo caso per esempio, ci sta benissimo che mi ritrovi un impianto che a causa dell’innalzamento del mare finisce sott’acqua nel giro di qualche anno. Lo stesso discorso valer quando progetto una strada o una ferrovia e non riguarda solo la costa, perché i cambiamenti climatici mutano anche le condizioni di rischio idrogeologico che deve quindi essere valutato a lungo termine».
Detta così può sembrare però che strategia di adattamento equivalga a dire ci rassegniamo ai cambiamenti climatici cercando di subire meno danni possibile.
«La conferenza sul clima non è un punto di arrivo, ma solo di partenza, dove si considerano tutti i problemi prioritari: acqua, agricoltura, sistema costiero e rischio idrogeologico, oltre ad alcuni focus specifici su biodiversità, foreste, salute, pesca. La conferenza dà tutti gli elementi perché poi si faccia un programma nazionale dell’adattamento, affiancato a quello della mitigazione degli impatti ambientali - che agirà soprattutto sui temi dell’efficienza e del risparmio energetico – e che avrà quindi il compito di opera fattivamente per rallentare ed auspicabilmente fermare i cambiamenti climatici».
Tornando alla strategia dell’adattamento, non ritiene che dovrebbe essere rivolta non solo ai pianificatori, quindi agli enti spesso territoriali, ma anche e forse soprattutto ai controllori, ovvero a chi materialmente esegue le valutazioni ambientali e poi dà il via libera per il rilascio delle autorizzazioni?
«Certo. Una volta realizzato questo programma nazionale dell’adattamento, tutto deve essere coordinato a livello governativo, e tutti i ministeri, nessuno escluso, saranno coinvolti. Pensi per esempio al ministero dell’università e della ricerca, apparentemente c’entra poco e invece sarà uno dei protagonisti di questa lotta, perché dovrà indicare come priorità della ricerca tematiche legate al clima. Quindi la strategia dell’adattamento si concretizzerà attraverso strumenti legislativi e pianificatori, ma anche di formazione professionale dei vari soggetti coinvolti in ogni processo autorizzativo e non ultimo di informazione ai cittadini, chiamati sempre di più a consapevolizzarsi sulla necessità di valutare bene costi e benefici di ogni azione al fine di minimizzare i danni ambientali».
Questa strategia dell’adattamento ha precedenti in altri Paesi?
«Diciamo che come spesso avviene l’Italia arriva un po’ dopo gli altri. I Paesi del Nord Europa hanno già tutti un proprio programma di adattamento, anche la Spagna lo ha recentemente approvato e perfino un governo di destra come quello francese ha subito messo come priorità l’attenzione ai cambiamenti climatici».
Parliamo del clima vero e proprio. Qualcuno utilizza questa estate né torrida né fresca, piuttosto “comune”, per sostenere che quelli sui mutamenti climatici sono allarmismi inutili.
«Il clima non è fatto solo dalla temperatura e il bacino del Mediterraneo è tra i territori più rischio, anche se i fenomeni sono meno evidenti, ma solo per chi guarda le cose con superficialità. Negli ultimissimi anni per esempio i ghiacciai alpini italiani hanno perso il 50% del loro volume, e questo significa stravolgere interi territori dal punto di vista della disponibilità di acqua e della franosità del terreno. Il rischio idrogeologico in effetti sta diventando sempre più forte perché le precipitazioni sono molto diverse dal passato: dove qualche anno fa si assisteva a medie di 80-100 millimetri di pioggia al mese, oggi si verificano temporali che scaricano in un giorno 200-300 millimetri d’acqua per poi attraversare lunghi mesi di siccità. Quando poi si parla di desertificazione non bisogna pensare al Sahara, ma alla mancanza di vita e produttività dei suoli, esattamente quello che sta accadendo ai delta dei più importanti fiumi del nord Italia: quando le falde acquifere si abbassano e il cuneo salino entra rende il suolo deserto, e la superficie viene solo apparentemente mantenuta viva grazie alle dosi sempre più massicce di fitofarmaci che vengono date alle coltivazioni».
Poi ci sono tutti i problemi derivati.
«Esatto, la desertificazione da una parte, l’erosione dall’altra (che in Italia creerà problemi a 1400 chilometri di coste e a 33 aree depresse), così come la tenuta idrogeologica, la scarsità di risorse per esempio idriche, possono creare questioni sociali enormi, che vanno per prima cosa a coinvolgere la distribuzione del reddito: basta pensare al turismo. Per non parlare delle conseguenze sociosanitarie, con nuove malattie che pian piano si affacceranno nelle nostre città. Per questo la conferenza sul clima punta a coinvolgere l’intero sistema-Paese: il clima non è più un allarme che riguarda l’ambiente, ma tutti i settori economici, produttivi, sociali della nostra vita».
(db)

Emissioni, in vigore il nuovo regolamento della comunità europea

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Con il nuovo regolamento 916/2007, in vigore dal 4 agosto, la comunità europea oltre ad apportare modifiche al regolamento 2003/87/Ce, dispone l’operatività del collegamento fra i registri delle operazioni entro dicembre 2007.
Il regolamento stabilisce le disposizioni generali, le specifiche funzionali e tecniche e i requisiti relativi alla gestione e alla tenuta del sistema standardizzato sia dei registri istituiti sotto forma di banche dati elettroniche contenenti elementi di dati comuni sia dal catalogo indipendente comunitario delle operazioni. Prevede inoltre un sistema di comunicazione efficace tra il catalogo indipendente comunitario delle operazioni e il catalogo indipendente delle operazioni dell’Unfccc.
Il protocollo di Kyoto prevede che ciascuno degli Stati industrializzati contraenti – fra cui la Comunità Europea – ponga un limite massimo alle proprie emissioni che danneggiano il clima “al fine di stabilizzare le concentrazioni di gas che producono l’effetto serra nell’atmosfera a livelli tali da evitare interferenze umane con il clima”.
Accanto all’obiettivo principale della riduzione delle emissioni – che per l’Ue corrisponde al 20% entro il 2020 - il protocollo prevede anche che gli Stati industrializzati possano raggiungere l’obiettivo non solo abbattendo direttamente le emissioni con apposite politiche energetiche, ma anche con altri mezzi. Primo fra tutti, acquistando diritti di emissione da altri Stati cioè le così dette emission trading.
Nell’ambito del sistema dell’emission trading, gli impianti sono tenuti a trasmettere ai registri nazionali i dati relativi alle emissioni verificate. Questi dati confluiscono poi nel Catalogo indipendente comunitario, che ha accertato che nel 2006 le emissioni verificate totali prodotte dagli impianti rientranti nel sistema nell’Ue a 25 sono state pari a 2.026 miliardi di tonnellate di CO2, con un incremento dello 0,8% rispetto all’anno precedente, in barba a tutti gli obiettivi tanto decantati. E dalle informazioni raccolte nei registri nazionali e trasmesse al Catalogo indipendente comunitario risulterebbe che solo 380 impianti non hanno rispettato l’obbligo di scambio delle emissioni entro la scadenza del primo maggio.
Ancora molto poco sia rispetto agli obiettivi di Kyoto, sia rispetto alle quote vincolanti di riduzione del 20% che in maniera unilaterale l’Europa ha deciso di darsi entro il 2020.