08 aprile 2007
20mila ettari al giorno, per un totale di 7,3 milioni di ettari all'anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il rapporto della Fao
Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it
Quel che resta delle foreste. Meno 20mila ettari al giorno, per un totale di 7,3 milioni di ettari all'anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il rapporto della Fao “Lo stato delle foreste nel mondo” presentato nei giorni scorsi a Roma. Dal 1990 al 2005 la Terra ha perduto il 3 per cento del suo territorio forestale totale (che copre circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30 per cento della superficie del Pianeta), un calo medio di quasi lo 0,2 per cento l'anno. Tra il 2000 e il 2005 la perdita più alta di foreste primarie si è registrata in Indonesia, Messico, Papua Nuova Guinea e Brasile. Africa e America Latina continuano a perdere foreste a un tasso allarmante. Ogni anno l'Amazzonia perde un'area grande quanto la Sicilia e il continente africano in sei anni ha volatilizzato il 9 per cento di tutte le sue foreste. L'Europa ed il Nord America registrano invece un aumento della superficie forestale. Ma il rapporto segnala una positiva inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti: mentre in 83 paesi c'è stata una diminuzione della copertura forestale, in altri 57 si è visto un aumento. È il caso dell'Asia e della regione del Pacifico. In Cina i grandi investimenti negli interventi di riforestazione hanno bilanciato l'alto tasso di deforestazione di altre zone, dice il rapporto.
“Molti paesi hanno mostrato la volontà politica di migliorare la gestione delle foreste rivedendo politiche e legislazioni e rafforzando le istituzioni forestali”, afferma David Harcharik, direttore generale aggiunto della Fao. “Maggiore attenzione è stata data alla conservazione del suolo e delle risorse idriche, alla difesa della diversità biologica ed ad altri fattori ambientali”. Secondo Greenpeace si tratta comunque di una visione troppo ottimistica: il rallentamento della deforestazione a livello mondiale, in realtà, sarebbe solo il risultato della crescita del numero degli alberi piantati in paesi che hanno già perso le proprie foreste naturali. “Secondo la Fao, in Asia aumenta la superficie forestale grazie ai quattro milioni di ettari di piantumazioni in Cina, ma le piantagioni certo non compensano la devastazione delle foreste tropicali dell'Indonesia, dove la deforestazione avanza ad un tasso annuale del 2 per cento”, denuncia l'associazione ambientalista. Non si tratta solo di proteggere la biodiversità sempre più minacciata. Secondo la Banca Mondiale 1,2 miliardi di persone hanno bisogno delle foreste per sopravvivere. La perdita di foreste naturali causerà un incremento della povertà, dell'insicurezza sociale e dell'instabilità. (da.c.)

Pneumatici sgonfi costituiscono un rischio per la sicurezza e l'ambiente. IL 90% degli automobilisti guida con pneumatici sgonfi
Fonte: Autostrade News http://www.autostrade.it
"Prima di Guidare Pensa" e' una campagna sulla sicurezza stradale che ha evidenziato che piu' del 90% degli automobilisti guida con pneumatici sgonfi, con conseguenze drammatiche per sicurezza e ambiente. Il 93.5% degli automobilisti in Europa guida rischiando la propria vita, aggiungendo 18 milioni di tonnellate di CO² all'ambiente, sprecando 15 miliardi di euro e trovandosi con l'equivalente di 56 milioni degli pneumatici da sostituire. Sono dati che rappresentano le conclusioni dei controlli in materia di sicurezza stradale effettuati su 20.300 veicoli passeggeri in 19 paesi dell'Unione Europea nel corso del 2006. Solo il 6.5% degli automobilisti utilizzava gli pneumatici gonfiati correttamente, il 54% guidava con pneumatici che presentavano scarsa pressione (<1.5 bar), mentre il 12.0% delle vetture (1 su 8) era a rischio di foratura. I controlli gratuiti, effettuati da Bridgestone in supermercati e parcheggi pubblici d'Europa, rientrano nell'ambito della campagna in materia di sicurezza stradale "Prima di guidare Pensa". Un'iniziativa lanciata nel 2005 da Bridgestone in collaborazione con la Fondazione FIA (Federation Internationale de l'Automobile) e i club automobilistici nazionali.
La bassa pressione mette a rischio la sicurezza stradale
Questi risultati indicano che molti automobilisti sono inconsapevoli del fatto che un pneumatico sgonfio e' pericoloso, con scarsa pressione puo' essere realmente pericoloso. Lo abbiamo detto spesso, anche testimoniando di prove fatte in circuito e su strada, la perdita del controllo e della direzione del veicolo aumentano sensibilmente in caso di riduzione della pressione dello pneumatico. La scarsa pressione ha anche un effetto estremamente negativo sulla durata di vita dello pneumatico, a causa dell'eccessivo logoramento della spalla e del conseguente innalzamento delle temperature dello pneumatico. Secondo i dati emersi nel corso dei controlli effettuati, il 12% degli automobilisti che utilizza degli pneumatici con scarsa pressione e' elevato rischio di foratura.
Bassa pressione, vita breve per le gomme
La durata di un pneumatico per auto si riduce se la pressione diminuisce da 2.2 a 1.0 bar. Sulla base dei dati raccolti nel 2006, il Centro Tecnico Europeo di Bridgestone ha calcolato che quasi il 40% degli automobilisti perde il 19.3% di durata di vita di un pneumatico – con una media di 9.700 km o 9 mesi di uso dello pneumatico (calcolata su una durata media di vita di 50.000 km e una percorrenza annuale di 13.600 km). Inoltre, il 54% delle automobili perde il 5.2% della durata di vita di uno pneumatico, con una media di 2.500 km o di 2 mesi di uso dello pneumatico. Sommando questi due dati, risulta che in Europa la durata di vita di uno pneumatico e' ridotta del 24.5% a causa della bassa pressione di gonfiaggio.
Danni ambientali per le emissioni inquinanti
La corretta pressione di un pneumatico ha anche una notevole influenza sulla resistenza al rotolamento, fattore chiave nella per il consumo di carburante. A seconda del tipo di strada e di stile di guida, la resistenza al rotolamento rappresenta dal 18% al 26% della forza totale su un veicolo. Poiche' una bassa pressione aumenta la resistenza al rotolamento, gli effetti diretti ricadono sull'efficienza del consumo di carburante e sulle emissioni inquinanti. Sulla base dei dati raccolti nel 2006, il Centro
Tecnico Europeo di Bridgestone calcola che il 40% dei veicoli riscontra un aumento di 2.8% nel consumo di carburante dovuto alla bassa pressione di gonfiaggio degli pneumatici, con una perdita di 8.1 miliardi di litri di carburante, per un costo complessivo di 9.5 miliardi di euro. L'ambiente subisce pesanti conseguenze a causa dell'eccessivo consumo di carburante, con una emissione addizionale nell'atmosfera di 18.4 milioni di tonnellate di C0² ogni anno. Questo dato rappresenta l'equivalente di ulteriori 93.2 kg di CO² all'anno, o 6.9 g/km, per ogni vettura in circolazione sulle strade d'Europa! (pgc)











Boom per gli strumenti che misurano l’inquinamento dell’aria, business correlato alla tipologia produttiva
Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it
I produttori di strumenti che misurano l’inquinamento dell’aria possono guardare al futuro con ottimismo. Secondo i calcoli di Frost & Sullivan, in Europa il giro d’affari passerà infatti da circa 1 miliardo di euro del 2005 a oltre mille miliardi nel 2012.
“La legislazione è sicuramente il motore più importante per la crescita delle vendite di tecnologie per il controllo dell’inquinamento atmosferico - spiega l’analista di Frost & Sullivan Jonathan Robinson -. La direttiva sui grandi impianti di combustione è la più importante di tutta una serie di leggi recentemente emanate”.
Le tecnologie relative all’ambiente non migliorano la performance e costituiscono quindi un costo capitale che non porta alcun beneficio economico, si legge in una nota di Frost. Non esistono infatti incentivi per l’installazione di questo tipo di tecnologie in centrali elettriche o di servizi elettrici, tecnologie che vengono quindi adottate solo se imposte da leggi nazionali o, come nel caso dell’Europa, da autorità governative sovrannazionali come l’Unione Europea. La direttiva sui grandi impianti di combustione obbliga gli impianti a implementare le tecnologie necessarie oppure, in alternativa, ad affrontare la sanzione definitiva che rappresenta la chiusura permanente dell’impianto. Fra le maggiori fonti di carburante, il carbone è di gran lunga il più inquinante in termini di emissioni, poiché rilascia elevati livelli di polvere, anidride carbonica, anidride solforosa e ossido d’azoto. Tecnologie come ad esempio i filtri di tessuto, i precipitatori elettrostatici, la desolforizzazione delle condotte dei gas e una riduzione selettiva catalitica (SCR, Selective Catalytic Reduction), contribuiscono tuttavia alla riduzione di queste emissioni.
Il gas non emette anidride solforosa o polvere e produce livelli di anidride carbonica e ossido d’azoto nettamente inferiori. Il che significa che solo la tecnologia SCR è applicabile per i gas, e che si tratta comunque sia di una fra le molte possibilità a disposizione. Indipendentemente dalle pressanti preoccupazioni ambientali, il carburante nucleare rimane estraneo alle questioni legate alle emissioni; è per lo più neutrale al carbonio e non rilascia zolfo o azoto.
“Il valore monetario del mercato dell’inquinamento atmosferico per le centrali elettriche in Europa è strettamente legato al dibattito esistente fra il gas, il carbone, il nucleare e le rinnovabili - spiega l’analista di Frost & Sullivan -. Se vengono costruiti impianti a gas o nucleari su larga scala, ciò restringerà nettamente il mercato delle tecnologie ambientali, poiché nessuno di questi carburanti emette lo stesso tipo e livello di emissioni di carbone”. Per promuovere lo sviluppo del mercato, i produttori di strumentazioni per il controllo dell'inquinamento atmosferico devono sostenere la generazione di prodotti alimentati a carbone il più possibile.
“Più contribuiscono a convincere i governi che le centrali gas e nucleari non sono la soluzione adatta, meglio sarà la situazione in futuro - spiega Robinson -. Il carbone ha sicuramente i suoi meriti e le emissioni che rilascia possono essere gestite servendosi della tecnologia; i produttori devono fare in modo che i responsabili delle decisioni e l'opinione pubblica ne siano consapevoli". Per altre informazioni: www.frost.com

Clima: Pecoraro, drammatico rapporto IPCC. ora nessun alibi
Principale emergenza planetaria. Bene Consiglio di sicurezza. Onu si occupi di cambiamenti climatici.
“L’allarme contenuto nel nuovo rapporto Ipcc è drammatico, per gli effetti sulla salute, l’ambiente e l’economia. I cambiamenti climatici sono la principale emergenza planetaria. Quindi non ci sono più alibi, l’Onu deve occuparsene”.
Lo ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio commentando i risultati emersi dalla nuova sessione di lavoro degli esperti dell’Ipcc resi noti stamani a Bruxelles e dedicati agli effetti dei cambiamenti climatici.
“L’economia e la politica – ha aggiunto il ministro – debbono realizzare una svolta ecologista per evitare di spingere il pianeta al collasso. Anche per l’Italia le previsioni sono pesantissime: ambiente, agricoltura e turismo rischiano danni enormi in assenza di risposte forti”.
“L’aumento dei fenomeni di siccità, la progressiva riduzione di disponibilità di acqua, lo spostamento a Nord degli ecosistemi e l’aggressione alle nostre coste non lasciano spazio ad alibi o incertezze. Le iniziative vincolanti per la mitigazione e una nuova pianificazione per l’adattamento sono necessità che governi e mondo produttivo debbono accogliere come prioritarie nell’immediato. La decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di inserire nella propria agenda l’allarme clima è quindi positiva. E’ evidente infatti che un’assunzione di responsabilità da parte delle Nazioni Unite è oggi necessaria e adeguata alla gravità del problema”.
FONTE:www.minambiente.it


COMUNE DI JESI(AN).Riaperto il bando per la concessione di contributi all'installazione di impianti solari termici e/o fotovoltaici
L’Amministrazione comunale informa che sono stati riaperti i termini per le domande di richiesta dei contributi comunali in conto interessi, per il finanziamento della installazione di impianti solari termici (per la produzione di acqua calda) o fotovoltaici (per la produzione di energia elettrica), a favore sia di privati cittadini sia di imprese. Le domande dovranno essere consegnate entro e non oltre il 30 aprile prossimo in Comune, secondo le modalità specificate nel bando (info 800 580084).
Si fa presente che sono stati aumentati gli importi finanziabili per la realizzazione di impianti fotovoltaici, che allo stato attuale ammontano a 25 mila euro per i privati cittadini (contro i 15 mila del bando precedente), e a 50 mila euro per le imprese (erano 20 mila precedentemente). Naturalmente tali nuove condizioni sono valide e saranno applicate anche alle domande di contributo già pervenute presso il Comune alla data del 29 marzo scorso.
Quanti, pur avendo già presentato domanda, intendessero richiedere un aumento dell’importo ammesso a finanziamento per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, dovranno presentare apposita richiesta, integrativa di quella originaria e con le stesse modalità previste nel bando.
L’iniziativa si inquadra nell’ambito del programma di promozione delle energie alternative e rinnovabili che vede il Comune di Jesi in prima linea con un piano di intervento che ha già ottenuto prestigiosi riconoscimenti anche a livello europeo. Oltre agli impianti solari e fotovoltaici, già installati anche in edifici pubblici come scuole e palestre, l’Amministrazione comunale ricorda che sono concessi contributi per la trasformazione dei veicoli alimentati a benzina con l’installazione di impianti a metano o Gpl, per l’acquisto in leasing di nuovi veicoli a metano o biocombustibile, mentre è in corso il progetto “casa-lavoro-casa” per studiare forme alternativa all’auto privata per quanti si recano quotidianamente in centro per lavoro. Tra le altre iniziative già avviate, la distribuzione gratuita dei riduttori di flusso per il risparmio idrico in casa, le nuove progettazioni e le normative edilizie con tecniche di bioarchitettura e bioingegneria, infine la realizzazione di un ecodistretto rurale per l’implementazione delle colture biologiche o a basso impatto ambientale nell’agricoltura.
L’Amministrazione comunale
Jesi, 3 aprile 2007