01 aprile 2007
CLIMA : e' emergenza strategica, se ne discute all'Onu
FONTE:www.ansa.it
di Anna Lisa Rapana'
L'ambiente diventa un'emergenza strategica e per la prima volta se ne discute anche al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. I cambiamenti climatici potrebbero infatti modificare la mappa della distribuzione di acqua sul pianeta e quella delle zone dove impera la fame e la poverta'. Sono elementi destabilizzanti che possono scatenare conflitti e guerre e che quindi vanno discussi li' dove tradizionalmente proprio guerre e conflitti sono il tema principale: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La proposta e' partita dalla Gran Bretagna, che per il mese di aprile detiene la presidenza di turno a Palazzo di Vetro. L'Ambasciatore britannico all'Onu, Emyr Jones Parry, ha annunciato il dibattito sul
clima che si terra' per la prima volta durante la riunione del Consiglio del prossimo 17 aprile.
''Le tradizionali cause alla base dei conflitti verranno esasperate dagli effetti dei cambiamenti climatici'', ha detto Perry a New York presentando l'iniziativa, la prima in assoluto del genere. Alla riunione del 17 aprile, ha riferito ancora Parry, per la Gran Bretagna partecipera' il ministro degli Esteri Margaret Beckett. La presenza del ministro conferma l'interesse di Londra in tema di cambiamenti climatici, una priorita' anche a Downing Street da dove il primo ministro Tony Blair ha di recente lanciato un'offensiva politica 'verde'.
Le Nazioni Unite non sono nuove all'argomento, la novita' e' che se ne discuta direttamente al Consiglio di Sicurezza. Esistono pero' altri ambiti Onu preposti allo studio delle minacce dei cambiamenti climatici. Nelle prossime ore verra' infatti presentata a Bruxelles la seconda parte del documento degli esperti del Panel intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). L'Ipcc e' un network che fa capo alle Nazioni Unite, creato nel 1988, e che ha messo insieme migliaia di esperti per compilare un vasto studio sull'argomento diviso in quattro parti. Le previsioni dell'Ipcc fino ad ora emerse sono allarmanti: a causa dei cambiamenti climatici tra vent'anni milioni di persone rimarranno senz'acqua con devastanti conseguenze sui governi. L'Ipcc ha anche gia' lanciato un appello chiedendo ai governi di agire subito riducendo l'emissione di gas nocivi. I membri del Panel sono riuniti a porte chiuse da lunedi' scorso a Bruxelles e domani renderanno pubbliche le conclusioni dei quattro giorni di lavori dedicati ad analizzare l'impatto del riscaldamento del Pianeta sulla salute, l'ambiente e l'ecosistema.
E proprio Bruxelles e' stato il teatro di recenti importanti decisioni ambientali: i 27 membri dell'Unione Europea hanno approvato il mese scorso la decisione di ridurre le emissioni di gas nocivi del 20 per cento entro il 2020. E adesso anche l'Onu interviene nel dibattito. Gia' a marzo Londra aveva annunciato l'intenzione di introdurre l'argomento nelle discussioni al Consiglio di Sicurezza. I mutamenti climatici possono provocare nuove guerre, colpire gli approvvigionamenti energetici, spostare i confini e causare migrazioni di massa, ha argomentato la Gran Bretagna, presentando l'iniziativa ai 15 membri del Consiglio che l'hanno approvata. Gli unici a storcere il naso sono stati Cina e Russia (tra i cinque membri permanenti con diritto di veto), riferiscono fonti diplomatiche dei due Paesi. Ma la linea britannica ha avuto la meglio e sembra aver convinto anche gli americani tradizionalmente piu' ostili ai 'dibattiti verdi'. Gli Stati Uniti non hanno infatti aderito al protocollo di Kyoto.
Cernobyl: a vent´anni dall´incidente, poco è cambiato. Nuovo dossier di Verdi e Legambiente
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
dall' inviato Lucia Venturi
BRUXELLES. E’ in pieno svolgimento a Buxelles la settimana per l’energia sostenibile dell’Unione europea, dove tra l’altro è previsto oggi l’evento clou organizzato dall’Italia sulla campagna per l’energia sostenibile, cui è prevista la partecipazione del Ministro per l’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. In questo contesto Legambiente ha colto l’occasione per organizzare una conferenza stampa assieme al gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, che ha visto anche la partecipazione dell’eurodeputata Monica Frassoni. Il motivo della conferenza è stato la presentazione di un dossier in cui gli ambientalisti italiani hanno presentato i risultati di un monitoraggio ambientale condotto nella regione di Gomel in Bielorussia; il paese maggiormente colpito dal fallout avvenuto per l’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl, del 1986.
Nel dossier sono illustrati anche i risultati di uno studio condotto sulla popolazione bielorussa che ha coinvolto oltre 14.500 soggetti in tre anni. Le diagnosi sanitarie delle persone visitate, i dati sulla contaminazione del terreno, delle derrate alimentari nonché dei campioni di flora e fauna prelevati ed analizzati- secondo quanto dichiara Legambiente- non lasciano purtroppo margini di dubbio sulla drammatica situazione ancora esistente nelle zone contaminate e confermano la necessità di continuare a tenere alta l’attenzione sulle conseguenze subite dalla popolazione e sulle misure da poter mettere in campo per limitare possibilmente i danni attuali e futuri.
«Si è appena chiuso l’anno che ha celebrato vent’anni dall’incidente di Cernobyl, ma ben poco è cambiato da allora. Le conseguenze del fall-out nucleare che ebbe origine per l’esplosione del 4° reattore della centrale ucraina, sono state particolarmente pesanti per la popolazione e per il territorio bielorusso, dove maggiore è stata la concentrazione della radioattività che vi si è riversata, investendo al contrario il 5% dell’Ucraina e solo marginalmente la Russia (lo 0,6%). La stima riguardo alle sostanze radioattive disperse nell’ambiente al momento della deflagrazione e del successivo incendio è di oltre la metà dello iodio e del cesio presenti nel nocciolo, più altri radionuclidi e gas radioattivi pari a una attività di 11 EBq, ovvero un miliardo di miliardi di Bequerel. Purtroppo la situazione a 20 anni di distanza rimane pressoché immutata». Si legge nel dossier di Legambiente.
Circa 7 milioni di persone risultano ancora esposte al rischio contaminazione da isotopi a lungo decadimento; gli effetti ambientali rimangono pressoché immutati da allora, in termini di estensione del territorio interessato, mentre riguardo alle caratteristiche degli elementi presenti, cominciano ad emergere delle criticità specifiche, che richiedono maggiori gradi di approfondimento. Il fatto che nelle analisi ambientali condotte dall’Arpa Emilia Romagna, partner di Legambiente in questo progetto di monitoraggio assieme all’Istituto di radioprotezione di Minsk, tra gli altri elementi radioattivi sia stato trovato anche l’americio, un radioisotopo della famiglia del plutonio, lascia infatti intendere - secondo quanto dichiarato dagli ambientalisti - che siano presenti frammenti di combustibile nucleare, fuoriusciti dal nocciolo del reattore al momento dell’esplosione. E data la particolarità delle emissioni di questo elemento, che oltre a radiazioni gamma emette anche radiazioni alfa, richiede un ulteriore elemento di attenzione nei confronti della popolazione. Le particelle alfa possono infatti determinare effetti diretti sull’organismo per ingestione o se respirati.
Analogamente per quanto riguarda gli effetti riscontrati sulle conseguenze sanitarie, secondo Legambiente si pongono quesiti e scenari anche assai mutati da quelli in origine. Durante lo screening sulla popolazione condotto nei tre anni di attività nell’area di Lunets, sempre in Bielorussia, attraverso l’ausilio di un ambulatorio mobile supportato per fare ecografie alla tiroide e prelievi per l’analisi del tessuto specifico, cominciano ad emergere situazioni diverse rispetto al passato. Le patologie riscontrate sono infatti non più quelle tumorali (in special modo alla tiroide) e colpiscono anche fasce di età superiori a quella infantile. Pertanto secondo Legambiente e i medici della loro equipe di studio, pongono l’urgenza di cominciare a valutare gli effetti non solo e non più sulla popolazione direttamente o indirettamente colpita dal fall-out di vent’anni fa, ma anche sulle generazioni che da quelle cominciano a discendere. Ma oltre alla presenza di elementi direttamente legati al combustibile irraggiato del reattore di Cernobyl e alle patologie registrate sulla popolazione l’indagine di Legambiente si è concentrata anche sugli alimenti che rappresentano il cibo quotidiano delle popolazioni bielorusse. Anche in questo caso le notizie non sono certo incoraggianti: la gran parte dei prodotti analizzati- in particolare quelli provenienti da circuiti non ufficiali della distribuzione ma che rappresentano la principale fonte di cibo per gran parte di loro- hanno fatto registrare valori di radioattività non certo consoni con l’alimentazione. Insomma una situazione assai critica, non certo ben conosciuta a livello internazionale, quella sulla situazione degli effetti che l’incidente di Cernobyl ha prodotto. E che dovrebbe indurre a maggior riflessione proprio adesso che per far fronte al problema dei cambiamenti climatici, si torna sempre più spesso e a più livelli a parlare di energia nucleare per l’indiscusso vantaggio di non produrre emissione di anidride carbonica. Ma che purtroppo rimane l’unico vantaggio di questo tipo di approvvigionamento energetico.

ACQUA: PECORARO, ENTRO IL 15 APRILE QUADRO SITUAZIONE IDRICA
(ANSA) - ROMA - Contro l'emergenza acqua, entro il 15 aprile prossimo tutte le 91 autorita' di ambito territoriale ottimale dovranno fornire al Coviri (Comitato di vigilanza sull' uso delle risorse idriche presso il ministero dell'Ambiente) un quadro conoscitivo relativo alla disponibilita' delle risorse e ai fabbisogni, anche relativamente alle azioni da intraprendere in prospettiva della stagione estiva. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, rispondendo a un' interrogazione al Question Time alla Camera dei Deputati. ''Il Coviri facendo seguito alla circolare Prodi del 5 marzo scorso - ha reso noto il ministro - ha inviato il 30 marzo una nota a tutte le 91 autorita' di ambito territoriale ottimale perche' ciascuna, entro il prossimo 15 aprile, fornisca un quadro conoscitivo relativo alla disponibilita' delle risorse e ai fabbisogni, e indichi anche cosa sarebbe opportuno fare in prospettiva della stagione estiva''. E, sempre sul Coviri, presieduto dal gia' magistrato per il Po, Roberto Passino, Pecoraro ha sottolineato il ruolo centrale del Comitato ''che, oltre a promuovere studi e approfondimenti scientifici si occupera' anche - ha detto il ministro - del coordinamento delle attivita' relative alla costruzione del quadro della criticita', o delle criticita', a livello nazionale, e della definizione di una strategia idonea per affrontare l'emergenza idrica nel nostro Paese''.
Inoltre il ministero, ha riferito ancora Pecoraro, sta lavorando ''a una riscrittura'' del Codice unico dell'ambiente ''per ridefinire in modo adeguato i distretti idrografici nazionali''. Attraverso il coordinamento delle autorita' di bacino e' stato avviato anche il lavoro per realizzare l'obbligo di definire il bilancio idrico per ogni bacino, lavoro, ha spiegato il ministro, che anticipa anche alcune norme comunitarie. Pecoraro ha quindi ricordato che resta valido l' appello lanciato insieme al ministero delle Politiche agricole per una ''valutazione comune del risparmio idrico, soprattutto in agricoltura, dove ancora molte irrigazioni sono a pioggia''. Nel mirino anche l'industria chiamata a un riuso delle acque. Resta aperto il nodo sulla proprieta' dell'acqua. ''Il ministro dell'Ambiente - ha detto Pecoraro - sta lavorando a un' iniziativa che consenta la sospensione di processi di privatizzazione in atto per una riorganizzazione adeguata del settore''. (ANSA).
Zinco ed altro.Il presidio di San Pietro di Bassano. Una battaglia che dura da anni per difendere da una zincheria un territorio fortemente segnato dalle industrie inquinanti

Fonte: PEACELINK http://www.peacelink.it
Orsola Casagrande - Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it )
San Pietro di Rosà (Vicenza). Pip49. Parte da questa sigla la storia di San Pietro e della lotta dei suoi abitanti. Quasi tutto. Perché il giro panoramico di questo territorio (a pochi chilometri da Bassano e ai piedi del Grappa) rivela una dopo l'altra fabbriche della morte, qualcuna in disuso, altre ancora in produzione. Lì si producono vernici, qui solventi, lì si lavora il cromo, qui c'è la zincheria. C'è la V Orlandi solventi e diluenti, oggi è dismessa. E' come se in questa zona si fossero concentrate solo aziende nocive. E non sorgono su un territorio isolato. Ci sono le case che circondano letteralmente le fabbriche tossiche, e «perfino in cimitero e nel campo sportivo hanno trovato il cromo», dice Lorenzo Signori, il portavoce del comitato di cittadini di San Pietro. E in questa zona c'è una falda acquifera importante. «A noi - dice Signori - vietano di prendere l'acqua dal pozzo, ma al supermercato si comprano acque che vengono da qui». In effetti a Trezze sul Brenta, qualche mese fa è stato riaperto il caso di alcuni operai deceduti che lavoravano alla Pm Galvanica (ex Tricom, oggi chiusa). Morti sospette, morti da cromo esavalente secondo la polizia giudiziaria del corpo forestale. 14, finora.
Il figlio di Signori, Mattia, racconta dell'unica volta che è entrato alla zincheria Valbrenta. «Volevo scappare subito. Era impossibile resistere. L'odore acre ti prendeva alla gola». Alla zincheria, punta di diamante del Pip49, lavorano tra le 50 e le 70 persone. Gli operai sono tutti stranieri. «Del resto, chi vuole fare in Italia quel lavoro?». La zincheria Valbrenta è la più grande d'Italia. Il Pip49 è un complesso industriale di 140mila metri quadrati. Viene approvato dall'amministrazione pubblica, nonostante in questa zona non ci sia necessità di nuove industrie (quelle che ci sono, quasi tutte in stile nordest, a conduzione familiare lavorano bene). Ma il Pip49 è un investimento e all'amministrazione fa gola. Così, prima di decadere dal suo incarico di sindaco, Giovanni Didonè (oggi deputato leghista), firma il via libera per il piano industriale. La direzione dei lavori è affidata dalla nuova sindaca, la leghista Manuela Lanzarin a Beniamino Didonè (fratello dell'ex sindaco e già assessore all'urbanistica). I terreni del Pip49 appartengono per una parte all'amministrazione e per una parte a privati. Alcuni amici degli amministratori che vendono senza problemi. Altri invece oppongono resistenza. O meglio, ci provano. «Con le buone e con le cattive - ironizza Signori - i terreni vengono acquisiti dal comune che li rivende». Naturalmente, guadagnandoci: se aveva comprato a 60mila lire al metro quadro, infatti, ha rivenduto al doppio.
Siamo agli inizi degli anni '90. La storia è confusa. Ecco che spunta la zincheria Valbrenta che vuole spostarsi dal suo sito (non lontano da San Pietro). Ufficialmente la zincheria è di proprietà di Anna Loro, moglie di Giuseppe Bordignon. Per il 41% è di proprietà dell'istituto bancario Mediocredito Friuli. In sordina iniziano i lavori e il mostro (cioè la zincheria) lentamente si materializza. «Hanno cominciato a costruire i capannoni prima ancora delle opere di urbanizzazione - dice Signori - e poi non hanno minimamente rispettato le altezze. Chiunque vede che questa fabbrica non è alta dieci metri». In effetti è alta almeno quindici. I cittadini di San Pietro cominciano a mobilitarsi. Nasce un comitato. Si svolgono assemblee. Ma gli amministratori rifiutano il confronto. Le cose vanno avanti per una decina d'anni. «Hanno cominciato - dice Daniele Pasinato, giovane operaio metalmeccanico, una delle anime del comitato - a costruire devastando il territorio». Nel 1997 il gruppo archeologico Medoacus ottiene il riconoscimento dell'area come rilevante sito archeologico. Qui (il cartello c'è ancora) sorgeva infatti il sito romano-longobardo più importante del bassanese. Ma le ruspe non si fermano, il comune approva la variante al piano regolatore e legittima la collocazione della zincheria in area protetta.
La battaglia dei cittadini si fa più difficile. E tutta in salita. Ma loro non demordono. Nel 2002 montano un presidio di fronte alla zincheria, che nel frattempo dopo i primi due capannoni ne ha costruiti altri tre. Il Pip49 per contro è il flop che del resto tutti avevano previsto. I capannoni sono dismessie. «Alcuni sono diventati piste per le gare dei go-kart», dice Signori. Che racconta intimidazioni a iosa, denunce, volantini minatori, fino al tentato omicidio del presidente del comitato, Stefano Zulian, preso a sprangate da ignoti e lasciato a terra morente. È rimasto in coma per mesi. Nonostante lo choc i cittadini continuando la loro battaglia, nel silenzio dei media. «Ci siamo sentiti soli per tanto tempo - dice Daniele Pasinato - era come se nessuno ci credesse». Un silenzio che è omertà, dicono al presidio. La signora Clelia denuncia di non poter nemmeno avere un orto per l'inquinamento. E la signora Nerina ha visto i camion che nella notte venivano a scaricare rifiuti tossici. «In questo presidio - dice - ci siamo stati giorno e notte». I terreni della zincheria sono contaminati. Sono stati scaricati nottetempo centomila metri cubi di materiali, dice Tomas, un altro giovane di San Pietro. E alla fine è stato stabilito dalla procura che su quel terreno c'è della poliacrilamide. Ma la zincheria sporge denuncia contro ignoti: quel materiale tossico, dice, è stato gettato lì volutamente, per incolpare la zincheria. Una storia di silenzi e intimidazioni in questo nord est di cui Lorenzo Signori dà una fotografia spietata e inquietante. «Ai figli si è insegnato non soltanto a lavorare, lavorare, lavorare. Ma a gabbare la legge, a ingannare gli altri pur di raggiungere l'obiettivo del profitto. In altre parole, si è detto che l'illecito in fondo non era illecito se usato per raggiungere uno scopo». La proverbiale razza-Piave, dunque, si è macchiata di «atteggiamenti mafiosi», sostiene Signori. Che sul miracolo nordest, lui che lavora al Sert di Bassano ha più di un dubbio. E snocciola i dati dei tossicodipendenti che ha in cura, 2000 nella sola Bassano. Una cifra enorme. Che «è il segnale più concreto del disagio cresciuto con il miracolo». Il presidio di San Pietro parteciperà in massa alla manifestazione di sabato a Vicenza, contro la base Usa. «La difesa del territorio - dice Daniele - è anche la difesa di un altro sistema di sviluppo, sostenibile, che non distrugga né gli uomini né l'ambiente». Al presidio tra una fetta di torta e un caffè si parla della delusione avuta dal governo Prodi, su Vicenza e non solo. Nel tendone, con il cartellone che indica le tappe dell'autotassazione ci sono le bandiere della pace, no Tav e no Dal Molin.
Note:
Un film di lotta
Venerdì l'anteprima
La lotta del presidio di San Pietro diventa un film. E' uno degli episodi di Checosamanca, prodotto da Eskimosa e Rai cinema e distribuito da Feltrinelli. E' stato girato da Andrea Segre e Francesco Cressati che lo presenteranno in anteprima nazionale a San Pietro venerdì sera. Sono state invitate alla proiezione anche le autorità locali che hanno sempre rifiutato qualunque confronto. Anzi, il cinema dove sarà trasmesso Checosamanca, che è proprio accanto al comune, si è visto tagliare i finanziamenti per le prossime attività. Ma i cittadini non demordono. Nei giorni scorsi il tribunale ha dato ragione ai cittadini denunciati dalla zincheria per diffamazione. Si sta preparando una manifestazione davanti al tribunale di Bassano.

La minaccia di Chernobyl incombe ancora sull'Ucraina ed in forme impensabili
Fonte: Progetto Humus (solidarietà con Chernobyl) http://www.progettohumus.it
Acqua avvelenata per i prossimi 300 anni e nuvole radioattive sino alla meta' del secolo in corso. Queste sono le lugubri previsioni fornite dagli specialisti della zona di alienazione della tristemente famosa centrale nucleare di Chernobyl
Il pericolo principale non e' costituito, come sarebbe lecito pensare, dal sarcofago in fase di sgretolamento che ricopre il tragicamente famoso quarto reattore della centrale, bensi' dagli incendi radioattivi nei boschi circostanti la centrale su di una superficie di 30 chilometri quadrati, dal precario stato della diga del fiume Pripiat ed infine dai depositi distrutti di scorie e tecnica contaminate, obiettivi nei quali tuttora il livello di radioattivita' e' superiore di almeno un paio di volte a quello della centrale stessa. Al fine di sostenere adeguatamente le aziende in questione, e' stato calcolato che esse necessiterebbero di almeno 150 milioni di grivne all'anno (30 milioni di dollari), mentre il budget per il 2007 prevede lo stanziamento a loro favore di soli 90 milioni di grivne. Inoltre, nonostante che per legge ai loro dipendenti sia proibito scioperare, essi stanno preparando alcune manifestazioni di protesta da tenersi nel centro di Kiev, di fonte agli edifici che ospitano il governo ed il parlamento ucraino.
Recentemente il parlamento ucraino ha approvato un disegno di legge relativo all'inasprimento delle pene per infrazioni del regime di sicurezza radioattiva.
La nuova legge andra' a colpire soprattutto coloro i quali cercheranno di penetrare illegalmente nella zona circostante la centrale nucleare di Chernobyl a scopo di lucro. Per l'asportazione dalla zona contaminata di animali, pesci, frutta, ortaggi e funghi, la pena prevista e' di quattro anni di reclusione, con l'aggiunta di uno supplementare in caso di tentativo di spaccio di tale produzione. Il provvedimento si e' reso necessario, poiche' negli ultimi anni molti sono stati i casi registrati nei mercati di Kiev e provincia di commercio di pesci, frutta, ortaggi e funghi radioattivi. Come reso noto a proposito dal rappresentante della centrale nucleare di Chernobyl Nikolaj Teterin, "mediamente dal sarcofago fuoriesce un quantitativo pari a 0,05 curie di radionuclidi all'anno, che se gia' per se' rappresenta una percentuale considerevole non e' niente rispetto alla percentuale di curie presenti nell'acqua che oscilla dalle 70 alle 100 all'anno. Cio' non sta altro a significare che ben presto tutti i pozzi di acqua potabile nella regione di Kiev verranno avvelenati per i prossimi 300 anni". Lottare contro la catastrofe incombente pare non debba riguardare nessuno, dal momento che il numero dei dipendenti delle aziende addette alla liquidazione delle conseguenze della tragedia di Chernobyl diminuisce col passare degli anni a causa della scarsita' di finanziamenti. Il primo stipendio del 2007 e' stato pagato il 6 marzo, stipendio che considerati bonus e scatti vari ammonta mediamente a 1300 grivne (260 dollari). Come se cio' non bastasse, le aziende addette alla liquidazione delle conseguenze della catastrofe nucleare, vengono minacciate di restare senza elettricita' e gas a causa dei debiti accumulati nel frattempo.