25 marzo 2007
Approvato in via definitiva il nuovo Regolamento
LIFE +
30/03/07 22:16
Lo scorso 27 marzo il Parlamento europeo e il
Consiglio dell'Unione europea hanno finalmente
raggiunto un accordo sul nuovo Strumento
finanziario per l'Ambiente la cui dotazione
finanziaria ammonta, per il periodo compreso tra
il 1° gennaio 2007 ed il 31 dicembre 2013, a poco
meno di un miliardo e novecento milioni di Euro.
I risultati principali dell'accordo sono i seguenti:
Gestione centralizzata del budget del Programma;
Ripartizione del 78% del bilancio agli SM con indicative allocazioni annuali;
Il 78% del budget sarà dedicato al cofinanziamento dei progetti, mentre il restante 22% verrà utilizzato dalla Commissione per finanziare le organizzazioni non governative che si occupano della protezione dell'ambiente e per assicurare la diffusione di informazioni e la sensibilizzazione alle tematiche ambientali;
Il Programma prevede tre componenti: Natura e Biodiversità; Politica ambientale e Governance; Informazione e Comunicazione;
Alla prima componente "Natura e Biodiversità" sarà riservata una quota almeno pari al 50% del budget dedicato ai progetti a livello europeo;
Il budget complessivo del Programma comunitario per il periodo 2007-2013 è di 1.894.372.000 Euro (ai prezzi del 2004);
Almeno il 15% del budget dedicato ai progetti dovrebbe essere utilizzato per cofinanziare progetti transnazionali;
Gli SM avranno un ruolo attivo nella selezione dei progetti sulla base delle proprie priorità nazionali;
La Commissione e gli SM dovranno assicurare il coordinamento e la complementarietà con gli altri strumenti finanziari a livello comunitario, nazionale e regionale.
Più in dettaglio i principali aspetti del nuovo Regolamento pertinenti alla attuazione del Programma.
Per quanto riguarda l'attuazione a livello nazionale è stata rigettata dal Parlamento europeo la scelta originaria della Commissione, accolta anche dal Consiglio nella posizione comune, di affidare parte dell'esecuzione del bilancio ad agenzie nazionali designate di concerto con gli SM;
L'accordo prevede che LIFE+ abbia una gestione centralizzata, pertanto la Commissione farà ogni anno un bando (Call for proposal) per le proposte di progetto, sulla base del Programma pluriennale strategico (2007-2013), contenuto nell'Allegato II del Regolamento, e sulla base delle priorità annuali nazionali;
Le proposte di progetto dovranno essere trasmesse, come in passato, alla Autorità nazionale;
Il Programma pluriennale strategico (Multi Annual Strategic Programme), che contiene gli obiettivi principali e le aree prioritarie di azione che potranno beneficiare del cofinanziamento comunitario, è stato negoziato con la Commissione e contiene i contributi di tutte le Direzioni generali del Ministero dell'Ambiente;
L'allocazione nazionale indicativa del budget per ogni singolo SM, stabilita secondo i criteri di ripartizione previsti dal Regolamento già in posizione comune, verrà ricalcolata dalla Commissione europea sulla base del nuovo budget totale assegnato al Programma;
A partire dal 2008 gli SM potranno presentare alla Commissione europea, per la parte di budget assegnata annualmente, un documento nel quale verranno individuate le priorità annuali nazionali;
Gli SM invieranno tutte le proposte di progetto ricevute alla Commissione accompagnandole, se del caso, con commenti scritti, in particolare in merito alla coerenza con le priorità nazionali e al Programma pluriennale strategico;
La Commissione procederà a selezionare le proposte migliori sulla base degli obiettivi e dei criteri di elegibilità del Regolamento;
Nel compilare la lista dei progetti eligibili al cofinanziamento, in accordo con le allocazioni nazionali indicative, la Commissione darà priorità a quei progetti che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;
Verranno realizzate liste nazionali "dei progetti selezionati" fino a coprire la allocazione nazionale assegnata;
La Commissione, in questa fase della procedura di valutazione, dovrà tener conto delle priorità nazionali e dei commenti degli SM sulle proposte di progetto;
La Commissione avrà particolare riguardo ai progetti transnazionali cercando di raggiungere una quota pari al 15% del budget totale quando tale cooperazione è essenziale a garantire la protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda la conservazione delle specie;
Qualora l'ammontare complessivo del cofinanziamento necessario ai progetti selezionati, sulla base della procedura sopra esposta, destinato ad un singolo SM dovesse essere inferiore all'ammontare della allocazione nazionale indicativa, la Commissione utilizzerà tale residuo per cofinanziare quei progetti, presentati da altri SM, che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;
Infine, nel proporre al Comitato la lista dei progetti ammissibili al cofinanziamento, la Commissione fornirà una spiegazione scritta su come ha tenuto in considerazione le priorità annuali nazionali e i commenti degli SM.
I progetti che potranno essere cofinanziati da LIFE+ sono i seguenti:
a) studi, indagini, elaborazione di modelli e di scenari;
b) monitoraggio, incluso quello delle foreste;
c) assistenza allo sviluppo di capacità;
d) formazione, workshop e riunioni, compresa la formazione degli agenti che partecipano a iniziative di prevenzione degli incendi boschivi;
e) collegamenti in rete e piattaforme per le migliori pratiche;
f) azioni di informazione e comunicazione, comprese campagne di sensibilizzazione e, in particolare, campagne di sensibilizzazione del pubblico sugli incendi boschivi;
g) dimostrazione di approcci strategici, tecnologie, metodi e strumenti innovativi;
h) specificamente per la componente "Natura e biodiversità":
- gestione del sito e delle specie e pianificazione del sito, incluso il miglioramento della coerenza ecologica della rete "Natura 2000";
- monitoraggio dello stato di conservazione, compresa la definizione di procedure e la creazione di strutture per detto monitoraggio;
- sviluppo e attuazione di piani d'azione per la conservazione delle specie e degli habitat;
- estensione della rete "Natura 2000" alle aree marine;
- acquisto di terreni.
Il Regolamento entrerà in vigore, al più tardi, entro luglio e pertanto la prima Call sarà pubblicata probabilmente entro la fine di settembre.
FONTE:www.minambiente.it
I risultati principali dell'accordo sono i seguenti:
Gestione centralizzata del budget del Programma;
Ripartizione del 78% del bilancio agli SM con indicative allocazioni annuali;
Il 78% del budget sarà dedicato al cofinanziamento dei progetti, mentre il restante 22% verrà utilizzato dalla Commissione per finanziare le organizzazioni non governative che si occupano della protezione dell'ambiente e per assicurare la diffusione di informazioni e la sensibilizzazione alle tematiche ambientali;
Il Programma prevede tre componenti: Natura e Biodiversità; Politica ambientale e Governance; Informazione e Comunicazione;
Alla prima componente "Natura e Biodiversità" sarà riservata una quota almeno pari al 50% del budget dedicato ai progetti a livello europeo;
Il budget complessivo del Programma comunitario per il periodo 2007-2013 è di 1.894.372.000 Euro (ai prezzi del 2004);
Almeno il 15% del budget dedicato ai progetti dovrebbe essere utilizzato per cofinanziare progetti transnazionali;
Gli SM avranno un ruolo attivo nella selezione dei progetti sulla base delle proprie priorità nazionali;
La Commissione e gli SM dovranno assicurare il coordinamento e la complementarietà con gli altri strumenti finanziari a livello comunitario, nazionale e regionale.
Più in dettaglio i principali aspetti del nuovo Regolamento pertinenti alla attuazione del Programma.
Per quanto riguarda l'attuazione a livello nazionale è stata rigettata dal Parlamento europeo la scelta originaria della Commissione, accolta anche dal Consiglio nella posizione comune, di affidare parte dell'esecuzione del bilancio ad agenzie nazionali designate di concerto con gli SM;
L'accordo prevede che LIFE+ abbia una gestione centralizzata, pertanto la Commissione farà ogni anno un bando (Call for proposal) per le proposte di progetto, sulla base del Programma pluriennale strategico (2007-2013), contenuto nell'Allegato II del Regolamento, e sulla base delle priorità annuali nazionali;
Le proposte di progetto dovranno essere trasmesse, come in passato, alla Autorità nazionale;
Il Programma pluriennale strategico (Multi Annual Strategic Programme), che contiene gli obiettivi principali e le aree prioritarie di azione che potranno beneficiare del cofinanziamento comunitario, è stato negoziato con la Commissione e contiene i contributi di tutte le Direzioni generali del Ministero dell'Ambiente;
L'allocazione nazionale indicativa del budget per ogni singolo SM, stabilita secondo i criteri di ripartizione previsti dal Regolamento già in posizione comune, verrà ricalcolata dalla Commissione europea sulla base del nuovo budget totale assegnato al Programma;
A partire dal 2008 gli SM potranno presentare alla Commissione europea, per la parte di budget assegnata annualmente, un documento nel quale verranno individuate le priorità annuali nazionali;
Gli SM invieranno tutte le proposte di progetto ricevute alla Commissione accompagnandole, se del caso, con commenti scritti, in particolare in merito alla coerenza con le priorità nazionali e al Programma pluriennale strategico;
La Commissione procederà a selezionare le proposte migliori sulla base degli obiettivi e dei criteri di elegibilità del Regolamento;
Nel compilare la lista dei progetti eligibili al cofinanziamento, in accordo con le allocazioni nazionali indicative, la Commissione darà priorità a quei progetti che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;
Verranno realizzate liste nazionali "dei progetti selezionati" fino a coprire la allocazione nazionale assegnata;
La Commissione, in questa fase della procedura di valutazione, dovrà tener conto delle priorità nazionali e dei commenti degli SM sulle proposte di progetto;
La Commissione avrà particolare riguardo ai progetti transnazionali cercando di raggiungere una quota pari al 15% del budget totale quando tale cooperazione è essenziale a garantire la protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda la conservazione delle specie;
Qualora l'ammontare complessivo del cofinanziamento necessario ai progetti selezionati, sulla base della procedura sopra esposta, destinato ad un singolo SM dovesse essere inferiore all'ammontare della allocazione nazionale indicativa, la Commissione utilizzerà tale residuo per cofinanziare quei progetti, presentati da altri SM, che danno il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi comunitari;
Infine, nel proporre al Comitato la lista dei progetti ammissibili al cofinanziamento, la Commissione fornirà una spiegazione scritta su come ha tenuto in considerazione le priorità annuali nazionali e i commenti degli SM.
I progetti che potranno essere cofinanziati da LIFE+ sono i seguenti:
a) studi, indagini, elaborazione di modelli e di scenari;
b) monitoraggio, incluso quello delle foreste;
c) assistenza allo sviluppo di capacità;
d) formazione, workshop e riunioni, compresa la formazione degli agenti che partecipano a iniziative di prevenzione degli incendi boschivi;
e) collegamenti in rete e piattaforme per le migliori pratiche;
f) azioni di informazione e comunicazione, comprese campagne di sensibilizzazione e, in particolare, campagne di sensibilizzazione del pubblico sugli incendi boschivi;
g) dimostrazione di approcci strategici, tecnologie, metodi e strumenti innovativi;
h) specificamente per la componente "Natura e biodiversità":
- gestione del sito e delle specie e pianificazione del sito, incluso il miglioramento della coerenza ecologica della rete "Natura 2000";
- monitoraggio dello stato di conservazione, compresa la definizione di procedure e la creazione di strutture per detto monitoraggio;
- sviluppo e attuazione di piani d'azione per la conservazione delle specie e degli habitat;
- estensione della rete "Natura 2000" alle aree marine;
- acquisto di terreni.
Il Regolamento entrerà in vigore, al più tardi, entro luglio e pertanto la prima Call sarà pubblicata probabilmente entro la fine di settembre.
FONTE:www.minambiente.it
Ambiente: accordo in Conferenza Unificata su
decreto modifica Codice Ambientale
30/03/07 22:15
Pecoraro Scanio: sanata frattura sorta nella
scorsa legislatura. Si va verso superamento
infrazioni Ue su rifiuti.
Nel corso della riunione odierna della Conferenza Unificata è stata raggiunta un’intesa tra Governo, Regioni ed enti locali sul secondo decreto legislativo correttivo del Codice ambientale. Questo secondo decreto legislativo correttivo riguarda in particolare la materia dei rifiuti, oltre che alcuni aspetti normativi relativi alle acque e alle bonifiche.
L’intesa raggiunta ha consentito di chiarire e di specificare meglio questioni assai rilevanti che riguardano la nozione di rifiuto, le materie prime e seconde, i depositi temporanei, le terre e rocce da scavo, nonché di correggere alcune imprecisioni del decreto legislativo che riguardavano in particolare le bonifiche e i piccoli operatori che trasportano rifiuti propri.
La Conferenza Unificata, nella riunione del 15 marzo, aveva posto alcune condizioni per esprimere il proprio parere favorevole che sono state sostanzialmente accolte mantenendo l’impostazione innovativa del testo.
“L’intesa raggiunta oggi – ha dichiarato il ministro Alfonso Pecoraro Scanio che è intervenuto nella riunione – è senza dubbio positiva soprattutto perché è il frutto di un lungo e ampio confronto costruttivo che ha consentito di superare, con il consenso del sistema delle autonomie, i contrasti sorti con il precedente governo di centrodestra. La nuova normativa consentirà di superare le infrazioni comunitarie aperte nei confronti del nostro paese anche a causa del Codice ambientale. Continueremo ora nel lavoro di revisione del Codice, mantenendo il metodo del confronto e del dialogo con tutti i soggetti interessanti. Sono certo che l’applicazione di questa nuova normativa, in attesa ora del parere delle commissioni parlamentari competenti, offrirà un quadro di certezze al mondo imprenditoriale che, al pari delle autonomie, è stato protagonista della concertazione”.
FONTE:www.minambiente.it
Nel corso della riunione odierna della Conferenza Unificata è stata raggiunta un’intesa tra Governo, Regioni ed enti locali sul secondo decreto legislativo correttivo del Codice ambientale. Questo secondo decreto legislativo correttivo riguarda in particolare la materia dei rifiuti, oltre che alcuni aspetti normativi relativi alle acque e alle bonifiche.
L’intesa raggiunta ha consentito di chiarire e di specificare meglio questioni assai rilevanti che riguardano la nozione di rifiuto, le materie prime e seconde, i depositi temporanei, le terre e rocce da scavo, nonché di correggere alcune imprecisioni del decreto legislativo che riguardavano in particolare le bonifiche e i piccoli operatori che trasportano rifiuti propri.
La Conferenza Unificata, nella riunione del 15 marzo, aveva posto alcune condizioni per esprimere il proprio parere favorevole che sono state sostanzialmente accolte mantenendo l’impostazione innovativa del testo.
“L’intesa raggiunta oggi – ha dichiarato il ministro Alfonso Pecoraro Scanio che è intervenuto nella riunione – è senza dubbio positiva soprattutto perché è il frutto di un lungo e ampio confronto costruttivo che ha consentito di superare, con il consenso del sistema delle autonomie, i contrasti sorti con il precedente governo di centrodestra. La nuova normativa consentirà di superare le infrazioni comunitarie aperte nei confronti del nostro paese anche a causa del Codice ambientale. Continueremo ora nel lavoro di revisione del Codice, mantenendo il metodo del confronto e del dialogo con tutti i soggetti interessanti. Sono certo che l’applicazione di questa nuova normativa, in attesa ora del parere delle commissioni parlamentari competenti, offrirà un quadro di certezze al mondo imprenditoriale che, al pari delle autonomie, è stato protagonista della concertazione”.
FONTE:www.minambiente.it
Grandi impianti di combustione, dall'Apat il
modulo per comunicare emissioni
30/03/07 22:15
E' stato predisposto dall'Agenzia per la
protezione dell'ambiente il modulo con cui
comunicare entro il prossimo 31 maggio 2007 ex
Dlgs 152/2006 le emissioni relative al 2006.
L'obbligo, che è stato sancito dall'articolo 274 del cd. "Codice ambientale", riguarda gli impianti di combustione di potenza termica nominale non inferiore a 50MW (fatte salve le esclusioni di cui all'art 273, comma 15, medesimo decreto legislativo) e ha ad oggetto le emissioni totali, relative all'anno precedente, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, la quantità annua totale di energia prodotta dalle biomasse, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri gas, riferita al potere calorifico netto, e la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento.
L'apposito modulo per la raccolta dei dati in formato foglio elettronico excel è disponibile sul sito internet dell' Agenzia per la protezione dell'ambiente.
FONTE:www.reteambiente.it
L'obbligo, che è stato sancito dall'articolo 274 del cd. "Codice ambientale", riguarda gli impianti di combustione di potenza termica nominale non inferiore a 50MW (fatte salve le esclusioni di cui all'art 273, comma 15, medesimo decreto legislativo) e ha ad oggetto le emissioni totali, relative all'anno precedente, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, la quantità annua totale di energia prodotta dalle biomasse, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri gas, riferita al potere calorifico netto, e la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento.
L'apposito modulo per la raccolta dei dati in formato foglio elettronico excel è disponibile sul sito internet dell' Agenzia per la protezione dell'ambiente.
FONTE:www.reteambiente.it
CLIMA: PARTE BORSA DEI FUMI; DAL 2 APRILE PER
1.300 IMPIANTI
28/03/07 14:44
L'Italia ha la sua ''borsa dei fumi''. Il Gestore
del Mercato Elettrico S.p.A., nell'ambito
dell'European Emission Scheme previsto dalla
Direttiva 2003/87/EC, ha predisposto la prima
piattaforma nazionale per lo scambio delle Unita'
di Emissione, che sara' operativa dal 2 aprile
2007. Il nuovo Mercato, che entrera' a far parte
del piu' ampio sistema delle borse dei fumi
europee, permettera' alle imprese soggette agli
obblighi di riduzione delle emissioni di gas
inquinanti di negoziare i diritti di emissione su
una piattaforma di scambio che garantisce la
semplicita' delle negoziazioni, la trasparenza
nella formazione dei prezzi e le fees piu'
competitive tra le borse europee. Il sistema
dell'Emission Trading, regolato dalla direttiva
europea 2003/87/CE (Direttiva ETS - Emission
Trading System), e' il mercato delle quote di
emissione di anidride carbonica che, su scala
nazionale, coinvolgera' circa 1300 imprese. Il
nuovo mercato italiano va ad aggiungersi alle
altre borse di emissione europee: Exaa austriaca,
Ecx olandese, Eex tedesca, Powernet francese e
Noordpool norvegese.
Sono soggetti ai limiti di emissione oltre 12 mila impianti industriale europei che svolgono attivita' nel settori energetico (termoelettrico, impianti di combustione con potenza superiore a 20 MW, raffinerie) produzione e trasformazione di metalli ferrosi, produzione di cemento, calce,vetro, ceramica e carta. L'avvio del mercato colma quindi il ritardo registrato dall'Italia rispetto agli altri Paesi europei nella realizzazione di un sistema di scambio dell'anidride carbonica, offrendo alle imprese italiane l'opportunita' di operare sulla nuova borsa allo scopo di approfittare al meglio dei programmi di contenimento delle emissioni nocive all'ambiente. Il GME sfruttando l'esperienza acquisita attraverso l' organizzazione e la gestione del mercato dei certificati verdi e di quello dei titoli di efficienza energetica, i certificati bianchi, ha allestito una sede di negoziazione organizzata secondo criteri di neutralita', trasparenza, obiettivita' e concorrenza tra gli operatori.
La borsa di fumi italiana offre un sistema di tariffe tra le piu' concorrenziali in Europa, sia per quanto riguarda il costo annuale fisso, che per il primo anno e' nullo e successivamente ammonta a 2500 euro, sia per il costo variabile, pari a 0,0025 euro per ogni quota negoziata. La Borsa italiana si configura come un mercato con consegna a pronti, delle unita' di emissione con un loto minimo di offerta di 500 unita'. Le sessioni del mercato sono giornaliere e gli scambi sono in contrattazione continua. Per essere ammesso al mercato l'operatore deve essere titolare di un conto deposito delle unita' di emissione presso uno dei registri europei e sottoscrivere una domanda e un contratto di accettazione delle regole del mercato.
Per il funzionamento del mercato il GME ha aperto un conto di deposito presso l'Apat. Chi vuole vendere le quote di emissione sulla borsa italiana trasferisce le unita' che intende scambiare sul conto proprieta' intestato al GME. Le proposte di acquisto e di vendita vengono quindi ordinate in un registro di negoziazione, che presenta le migliori proposte ordinate secondo una graduatoria di prezzo. Esiste un registro di negoziazione diverso delle unita' di emissione assegnate dai Piani di assegnazione nazionali per ciascun periodo di riferimento (fase 1, anni 2005-2007; fase 2, 2008-2012).
(ANSA).
Sono soggetti ai limiti di emissione oltre 12 mila impianti industriale europei che svolgono attivita' nel settori energetico (termoelettrico, impianti di combustione con potenza superiore a 20 MW, raffinerie) produzione e trasformazione di metalli ferrosi, produzione di cemento, calce,vetro, ceramica e carta. L'avvio del mercato colma quindi il ritardo registrato dall'Italia rispetto agli altri Paesi europei nella realizzazione di un sistema di scambio dell'anidride carbonica, offrendo alle imprese italiane l'opportunita' di operare sulla nuova borsa allo scopo di approfittare al meglio dei programmi di contenimento delle emissioni nocive all'ambiente. Il GME sfruttando l'esperienza acquisita attraverso l' organizzazione e la gestione del mercato dei certificati verdi e di quello dei titoli di efficienza energetica, i certificati bianchi, ha allestito una sede di negoziazione organizzata secondo criteri di neutralita', trasparenza, obiettivita' e concorrenza tra gli operatori.
La borsa di fumi italiana offre un sistema di tariffe tra le piu' concorrenziali in Europa, sia per quanto riguarda il costo annuale fisso, che per il primo anno e' nullo e successivamente ammonta a 2500 euro, sia per il costo variabile, pari a 0,0025 euro per ogni quota negoziata. La Borsa italiana si configura come un mercato con consegna a pronti, delle unita' di emissione con un loto minimo di offerta di 500 unita'. Le sessioni del mercato sono giornaliere e gli scambi sono in contrattazione continua. Per essere ammesso al mercato l'operatore deve essere titolare di un conto deposito delle unita' di emissione presso uno dei registri europei e sottoscrivere una domanda e un contratto di accettazione delle regole del mercato.
Per il funzionamento del mercato il GME ha aperto un conto di deposito presso l'Apat. Chi vuole vendere le quote di emissione sulla borsa italiana trasferisce le unita' che intende scambiare sul conto proprieta' intestato al GME. Le proposte di acquisto e di vendita vengono quindi ordinate in un registro di negoziazione, che presenta le migliori proposte ordinate secondo una graduatoria di prezzo. Esiste un registro di negoziazione diverso delle unita' di emissione assegnate dai Piani di assegnazione nazionali per ciascun periodo di riferimento (fase 1, anni 2005-2007; fase 2, 2008-2012).
(ANSA).
CONSIGLIO DI STATO Sez. VI, 03 Marzo 2007 (C.C.
12/01/2007), Sentenza n. 1017
28/03/07 14:43
Inquinamento elettromagnetico – Impianti
radioelettrici – Potestà regolamentare comunale –
Art. 8, c. 6 L. n. 36/2001 – Minimizzazione
dell’esposizione ai campi elettromagnetici -
Individuazione di siti sensibili – Legittimità.
La potestà assegnata al Comune dall’art. 8, comma
sesto, della legge 22 giugno 2001, n. 36, di
regolamentare “il corretto insediamento
urbanistico e territoriale degli impianti e di
minimizzare l’esposizione della popolazione ai
campi radioelettrici” può tradursi
nell’introduzione, sotto il profilo urbanistico,
di regole a tutela di zone e beni di particolare
pregio paesaggistico/ambientale o
storico/artistico ovvero, per ciò che riguarda la
minimizzazione dell’esposizione ai campi
elettromagnetici, nell’individuazione di siti che
per destinazione d’uso e qualità degli utenti
possano essere considerati sensibili alle
immissioni radioelettriche (cfr. tra le altre, la
decisione della Sezione 5 giugno 2006, n. 3332).
Pres. Varrone, Est. Buonvino – A.P.L.I. s.p.a.
(avv. Grieco) c. Comune di Avellino (avv. Maggi)
(Conferma T.A.R. Campania Napoli, n. 756/2006) –
CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 3 marzo 2007 (C.C.
12 gennaio 2007), sentenza n. 1017
Inquinamento elettromagnetico – Stazioni radio base – Norma regolamentare comunale – Divieto di installazione a meno di 50 metri da asili nido e scuole materne – Computo della distanza in presenza di pertinenze. In materia di inquinamento elettromagnetico, il riferimento al perimetro esterno di asili nido e scuole materne, contenuto nella norma regolamentare comunale che vieta l’installazione di stazioni radio base a meno di cinquanta metri dai predetti edifici, va rapportato, logicamente, anche a quegli spazi, immediatamente contigui ai detti edifici, in cui viene pure normalmente svolta l’attività propria di detti istituti che, altrimenti, verrebbe svuotata di ogni efficacia di tutela di situazioni particolarmente sensibili propria della norma in esame, volta ad escludere che i campi elettromagnetici sprigionati dalle apparecchiature di cui si tratta possano investire in modo costante i giovanissimi che svolgano all’aperto la normale attività ludica, trattandosi di soggetti maggiormente esposti in quanto neppure protetti dalle strutture murarie (nella specie, era contestata l’applicabilità della norma con riferimento alle pertinenze dell’edificio destinato ad asilo nido). Pres. Varrone, Est. Buonvino – A.P.L.I. s.p.a. (avv. Grieco) c. Comune di Avellino (avv. Maggi) (Conferma T.A.R. Campania Napoli, n. 756/2006) – CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 3 marzo 2007 (C.C. 12 gennaio 2007), sentenza n. 1017
Inquinamento elettromagnetico – Stazioni radio base – Norma regolamentare comunale – Divieto di installazione a meno di 50 metri da asili nido e scuole materne – Computo della distanza in presenza di pertinenze. In materia di inquinamento elettromagnetico, il riferimento al perimetro esterno di asili nido e scuole materne, contenuto nella norma regolamentare comunale che vieta l’installazione di stazioni radio base a meno di cinquanta metri dai predetti edifici, va rapportato, logicamente, anche a quegli spazi, immediatamente contigui ai detti edifici, in cui viene pure normalmente svolta l’attività propria di detti istituti che, altrimenti, verrebbe svuotata di ogni efficacia di tutela di situazioni particolarmente sensibili propria della norma in esame, volta ad escludere che i campi elettromagnetici sprigionati dalle apparecchiature di cui si tratta possano investire in modo costante i giovanissimi che svolgano all’aperto la normale attività ludica, trattandosi di soggetti maggiormente esposti in quanto neppure protetti dalle strutture murarie (nella specie, era contestata l’applicabilità della norma con riferimento alle pertinenze dell’edificio destinato ad asilo nido). Pres. Varrone, Est. Buonvino – A.P.L.I. s.p.a. (avv. Grieco) c. Comune di Avellino (avv. Maggi) (Conferma T.A.R. Campania Napoli, n. 756/2006) – CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 3 marzo 2007 (C.C. 12 gennaio 2007), sentenza n. 1017
LIMA: COSI' GAS SERRA RIDISEGNERANNO IL PIANETA
28/03/07 14:42
E' una Terra dall'aspetto molto diverso, quella
che emerge dalla ricerca sul futuro del clima
condotta da un gruppo statunitense e pubblicata
questa settimana sulla rivista dell'Accademia
delle Scienze degli Stati Uniti, PNAS. Zone
fredde per definizione, come l'Artico o la
Siberia, potrebbero avere un clima decisamente
mite, mentre il clima tropicale diventerebbe
tipico di aree oggi temperate, con conseguenze
drastiche su deserti e foreste. I modelli
climatici e delle emissioni di gas serra
elaborati recentemente dal Panel Intergovernativo
sul Cambiamento Climatico (IPCC) sono stati il
punto di partenza della ricerca, coordinata da
John Williams, del dipartimento di Geografia
dell'universita' del Wisconsin, e condotta in
collaborazione con il dipartimento di Botanica
dell'universita' del Wyoming e finanziata dalla
National Science Foundation degli Stati Uniti. Se
le emissioni di anidride carbonica e gas serra
non rallenteranno nel prossimo futuro, la ricerca
prevede uno scenario di cambiamenti drammatici,
nel quale per il 2100 intere zone climatiche
potrebbero scomparire e potrebbero fare la
comparsa tipi di clima finora sconosciuti. Di
conseguenza cambierebbe anche la distribuzione
delle specie viventi.
I ricercatori hanno immaginato uno scenario nel quale nei prossimi anni non si avra' nessuna riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra: in questo caso caratteristiche climatiche finora sconosciute potrebbero comparire nel 39% delle terre del pianeta e parallelamente potrebbe scomparire il 48% delle attuali zone climatiche. Cambiamenti importanti, anche se di entita' inferiore, potrebbero avvenire anche nel caso in cui le emissioni di gas serra dovessero rallentare: in questo caso la comparsa di nuove condizioni climatiche e la scomparsa di altre riguarderebbe zone che occupano il 20% delle terre del pianeta. In nessun caso, quindi, si trattera' di cambiamenti indolori, anche perche' la trasformazione del clima potrebbe riguardare regioni fortemente popolate, come quelle il Sud-Est degli Stati Uniti, il Sud-Est asiatico e parte dell'Africa. Sarebbero coinvolte anche zone preziose per la biodiversita', come la foresta amazzonica, le Ande e i deserti. A cambiare aspetto saranno i cosiddetti ''biomi'', ossia i grandi ecosistemi, come le foreste pluviali, le praterie o il deserto. Secondo i modelli pubblicati questa settimana su PNAS, le regioni nelle quali i cambiamenti potrebbero essere piu' importanti sono quelle tropicali e subtropicali, come l'Amazzonia, l'Indonesia e la penisola Araba. Cambiamenti drastici sono previsti anche nelle Ande peruviane e colombiane, nel Sud dell'Australia e in Siberia.
L'obiettivo dello studio, e' ''identificare le regioni del mondo nelle quali i cambiamenti climatici potranno portare alla comparsa di climi oggi sconosciuti'', ha osservato il coordinatore dello studio. ''Attualmente le politiche climatiche e le strategie si basano sulle condizioni attuali'', ha aggiunto Williams, che rileva inoltre come le regioni nelle quali si registrano i cambiamenti maggiori sono quelle in cui strategie e modelli sono a rischio di fallimento. Utilizzando modelli che mettono in relazioni emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico, Williams ha rilevato che ''il rilascio di maggiori quantita' di anidride carbonica nell'aria si traduce in un rischio maggiore della comparsa di climi completamente nuovi o nella scomparsa dei climi noti''. In generale, ha concluso, i modelli mostrano che le zone climatiche esistenti slitteranno verso latitudini piu' alte e ad altitudini maggiori, generando condizioni che oggi percepiamo come paradossali, come cime montuose e regioni polari con un clima tropicale.
(ANSA)
I ricercatori hanno immaginato uno scenario nel quale nei prossimi anni non si avra' nessuna riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra: in questo caso caratteristiche climatiche finora sconosciute potrebbero comparire nel 39% delle terre del pianeta e parallelamente potrebbe scomparire il 48% delle attuali zone climatiche. Cambiamenti importanti, anche se di entita' inferiore, potrebbero avvenire anche nel caso in cui le emissioni di gas serra dovessero rallentare: in questo caso la comparsa di nuove condizioni climatiche e la scomparsa di altre riguarderebbe zone che occupano il 20% delle terre del pianeta. In nessun caso, quindi, si trattera' di cambiamenti indolori, anche perche' la trasformazione del clima potrebbe riguardare regioni fortemente popolate, come quelle il Sud-Est degli Stati Uniti, il Sud-Est asiatico e parte dell'Africa. Sarebbero coinvolte anche zone preziose per la biodiversita', come la foresta amazzonica, le Ande e i deserti. A cambiare aspetto saranno i cosiddetti ''biomi'', ossia i grandi ecosistemi, come le foreste pluviali, le praterie o il deserto. Secondo i modelli pubblicati questa settimana su PNAS, le regioni nelle quali i cambiamenti potrebbero essere piu' importanti sono quelle tropicali e subtropicali, come l'Amazzonia, l'Indonesia e la penisola Araba. Cambiamenti drastici sono previsti anche nelle Ande peruviane e colombiane, nel Sud dell'Australia e in Siberia.
L'obiettivo dello studio, e' ''identificare le regioni del mondo nelle quali i cambiamenti climatici potranno portare alla comparsa di climi oggi sconosciuti'', ha osservato il coordinatore dello studio. ''Attualmente le politiche climatiche e le strategie si basano sulle condizioni attuali'', ha aggiunto Williams, che rileva inoltre come le regioni nelle quali si registrano i cambiamenti maggiori sono quelle in cui strategie e modelli sono a rischio di fallimento. Utilizzando modelli che mettono in relazioni emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico, Williams ha rilevato che ''il rilascio di maggiori quantita' di anidride carbonica nell'aria si traduce in un rischio maggiore della comparsa di climi completamente nuovi o nella scomparsa dei climi noti''. In generale, ha concluso, i modelli mostrano che le zone climatiche esistenti slitteranno verso latitudini piu' alte e ad altitudini maggiori, generando condizioni che oggi percepiamo come paradossali, come cime montuose e regioni polari con un clima tropicale.
(ANSA)
CLIMA: ESPERTO; E' ALLARME CO2, SIAMO IN UN NUOVO
PIANETA
25/03/07 10:37
Se l'uomo non corre ai ripari per abbassare la
febbre del Pianeta, il rischio e' che la nostra
civilta' sia solo un interludio nella storia
della Terra. E inoltre parlare di un generico
aumento della temperatura non basta, perche'
quello in cui viviamo oggi e' a tutti gli effetti
''un nuovo Pianeta'', a causa dei livelli di
concentrazione di CO2. L'allarme arriva da
Vittorio Canuto, consigliere scientifico
dell'Enea che da anni lavora negli Usa per il
Goddard Space Flight Center della Nasa ed insegna
alla Columbia University, in una conferenza
tenuta al Circolo canottieri Tevere Remo a Roma,
alla quale hanno partecipato anche il presidente
dell'Enea, Luigi Paganetto e il direttore
generale del ministero dell'Ambiente, Corrado
Clini. ''Il fatto che si parli di un aumento
della temperatura non rende l'idea della realta',
che appare quasi piacevole - ha spiegato Canuto -
e il termine effetto serra e' quasi positivo.
Bisognerebbe fare come i portoghesi, che parlano
di effetto 'stufa'. Anidride carbonica e metano
sono i colpevoli, quelli che fanno la parte del
leone''. La responsabilita' dell'immissione in
atmosfera di questi gas e' dell'uomo e spetta
all'uomo curarsi prima che sia troppo tardi.
''Mentre lo scambio di CO2 con l'atmosfera di
vegetazione e oceani e' in pareggio, quello delle
emissioni umane, che provengono dai fondi
geologici, invece non lo e', si tratta di un
percorso a senso unico''. Per questo sale la
temperatura e di conseguenza la febbre del
Pianeta. Quali sono gli antifebbrili consigliati?
''I ghiacciai, che pero' si stanno sciogliendo, e
le foreste, che invece stiamo tagliando'' ha
spiegato l'esperto, che ha sottolineato il ruolo
fondamentale degli oceani come spugne del 50%
delle nostre emissioni. Una funzione che pero'
sta venendo sempre meno a causa della crescita
delle temperature, che scaldando l'acqua
rallentano il rimescolamento con i nutrienti,
alla base dei polmoni verdi sottomarini del
Pianeta che effettuano la fotosintesi, le alghe.
''Secondo i biologi il punto critico per le alghe
sara' una concentrazione di CO2 di 500 parti per
milione, quando oggi siamo gia' a 380 parti per
milione, mentre nel 1860 erano 290 parti per
milione'' ha ricordato Canuto. E poi c'e' la
questione dell'innalzamento del livello del mare:
''Se il mare si scalda aumenta di volume, un
fattore che va aggiunto allo scioglimento dei
ghiacciai. Gli economisti - ha affermato
l'esperto - stimano un numero di 40/50 milioni di
rifugiati dovuti all'innalzamento del livello del
mare: a quel punto il clima diventa anche un
problema di sicurezza''. (ANSA). Y62-GU
Il tempo sta cambiando, lo dicono anche le
piante. Lo rivela il monitoraggio sui cambiamenti
climatici e la biodiversità
25/03/07 10:33
PRESENTATI I RISULTATI DELLA “MAPPA DELLA
PRIMAVERA”
Anticipi delle fioriture, allungamento delle stagioni vegetative, variazione della distribuzione delle specie. Sono i primi effetti osservabili sul nostro patrimonio di biodiversita’ come risposta alle anomalie climatiche degli ultimi anni. Questo in sintesi il risultato del secondo anno di monitoraggio effettuato con la Mappa della Primavera, il progetto realizzato da Federparchi, Legambiente e Coldiretti con la collaborazione scientifica dell’Universita’ degli studi di Roma “la Sapienza”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’iniziativa fa parte di “Countdown 2010” la campagna della IUCN (The World Conservation Union) che raccoglie e promuove le attivita’ che hanno l’obiettivo di arrestare il declino di biodiversita’ entro il 2010.
Sono 9 le specie vegetali messe sotto la lente della “Mappa della primavera”: albero di Giuda, corniolo sanguinello, erica, mirto, ginestra, sorbo, sambuco, ulivo e castagno. Fioritura, fogliazione e maturazione dei frutti sono gli “indicatori”, gli strumenti chiave per “leggere” la risposta che le piante danno alla variazione del clima, con anticipi nello sviluppo e sfasamenti stagionali. La rete di stazioni di osservazione ha coinvolto in tutto 23 parchi, dove e’ raccolta la gran parte della biodiversita’ del nostro Paese: sono 55.600 le specie animali (oltre un terzo della fauna europea) e 6.717 quelle vegetali (circa la meta’ della flora europea). Dal confronto di questi primi due anni di attivita’ e’ emerso come ci sia un evidente anticipo nello sviluppo delle fasi primaverili soprattutto nelle stazioni piu’ mediterranee. Nel Parco regionale dei Nebrodi, ad esempio, la fioritura dell’erica arborea si e’ verificata con un anticipo di 10 giorni, cosi’ come nella Riserva naturale di Monte Mario dove la ginestra e’ fiorita 10 giorni prima dello scorso anno. Con la Mappa della Primavera, e’ stato messo in piedi anche un osservatorio che, oltre all’analisi e lo studio del rapporto tra cambiamenti climatici e biodiversita’, raccoglie informazioni, studi scientifici e segnalazioni dai cittadini. L’analisi generale dei dati raccolti ha messo in luce che sono sempre piu’ frequenti le alterazioni di fenomeni biologici. In particolare e’ stato notato che l’anticipo, anche di 10 - 20 giorni, delle fasi primaverili, e’ accompagnato spesso da un ritardo dell’inizio autunnale, con conseguente allungamento della stagione vegetativa. Si e’ riscontrata poi anche una variazione nella distribuzione spaziale delle specie, come nel caso del faggio, il cui areale (superficie abitata da una specie) si sta contraendo mentre quello del leccio si sta ampliando.
“Occorre una nuova etica ambientale per affrontare con coerenza e determinazione la lotta ai cambiamenti climatici che sono la vera priorita’ nazionale ed internazionale”. Ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio. “Capire quanto le conseguenze di questi fenomeni stiano stravolgendo anche gli habitat di casa nostra significa comprendere l’urgenza di decisioni e comportamenti indirizzati a diminuire le emissioni di gas serra. In questo quadro anche la ‘Mappa della Primavera’ e’ utile a conoscere come la natura, anche in Italia, abbia iniziato a modificare i propri cicli vegetativi e come siano seriamente in pericolo le nostre biodiversita’”.
“Il nostro Paese e’ uno dei piu’ esposti ai rischi del cambiamento climatico - sostiene Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - e gli effetti che questo provoca sul nostro patrimonio di biodiversita’ non possono essere trascurati. L’innalzamento della temperatura, ad esempio, sta accelerando sempre di piu’ fenomeni allarmanti come la desertificazione che sulle coste italiane ha raggiunto una concentrazione del 30% rispetto al territorio nazionale. In questo scenario la Mappa della Primavera - continua Della Seta - rappresenta uno strumento prezioso per capire come si sposta l’orologio della natura e nel lungo periodo sara’ utile a definire gli scenari possibili e a sapere come intervenire sul territorio per salvaguardare la biodiversita’”.
La “Mappa della Primavera” si pone l’obiettivo di sottolineare anche l’importanza della Rete Natura 2000, fondamentale strumento europeo per la conservazione della biodiversita’ costituito da Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale. Per questo le stazioni di rilevamento sono state individuate all’interno di Parchi nazionali, parchi regionali e riserve naturali regionali che contengono o hanno relazioni con SIC e ZPS.
“L’attenzione, finalmente generalizzata, alle conseguenze dei mutamenti climatici - osserva Matteo Fusilli, presidente di Federparchi - segnala La Mappa della Primavera come azione lungimirante, in grado di accompagnare la crescita della conoscenza di fenomeni specifici, che si manifestano costantemente attorno a noi, con la capacita’ di comunicarne i contenuti e divulgarne le spiegazioni. E’ naturale che i parchi e le altre aree protette, luoghi privilegiati per la tutela della biodiversita’ e strumenti efficaci di educazione all’ambiente, - conclude Fusilli - siano i principali protagonisti di questo progetto”.
L’acquisizione di dati assume una rilevanza molto importante anche in campo agricolo dove gli effetti dei cambiamenti climatici hanno ripercussioni forti anche dal punto di vista socio-economico.
“Per la prima volta nella storia delle campagne romane si raccolgono gia’ nei campi le fave che arrivano normalmente solo il primo maggio per accompagnare le scampagnate e sui banchi dei mercati e’ gia’ possibile trovare una varieta’ di offerta Made in Italy come mai nel passato: dai piselli ai carciofi a tutte le insalate a pieno campo, dalle lattughe alle scarole fino alle indivie, ma anche grandi quantita’ di cavolfiori, broccoli, asparagi, finocchi e pomodori”. E’ quanto afferma Stefano Masini responsabile ambiente della Coldiretti nel sottolineare che La Mappa della Primavera ha confermato sul piano scientifico cambiamenti di grande attualita’ per i consumatori e per le imprese agricole, con il crollo dei listini alla produzione mentre sui banchi di vendita i prezzi non hanno subito variazioni di rilievo. Se cresce nelle campagne l’attenzione per tecniche agronomiche (colture, irrigazione, ecc.) sostenibili per il clima, nelle imprese si cominciano anche a cogliere le opportunita’ con lo sviluppo di energie alternative e con l’offerta di prodotti locali a ‘chilometri zero’ (che non hanno bisogno di trasporto) per rispondere alla domanda di un segmento crescente di consumatori che scelgono stili di vita attenti anche nell’alimentazione al risparmio energetico e alla salvaguardia del clima. Secondo le stime della Coldiretti consumando prodotti di stagione una famiglia puo’ risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica (CO2) all’anno, tenuto conto che per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si bruciano 4,35 kg di petrolio e infine gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio.
Uffici Stampa: Ministero dell’Ambiente 06. 57225580 - Legambiente 06.86268379 - 99- 77 - Coldiretti 06.4682487 - Federparchi 06.51604940
FONTE:www.gevam.it
Anticipi delle fioriture, allungamento delle stagioni vegetative, variazione della distribuzione delle specie. Sono i primi effetti osservabili sul nostro patrimonio di biodiversita’ come risposta alle anomalie climatiche degli ultimi anni. Questo in sintesi il risultato del secondo anno di monitoraggio effettuato con la Mappa della Primavera, il progetto realizzato da Federparchi, Legambiente e Coldiretti con la collaborazione scientifica dell’Universita’ degli studi di Roma “la Sapienza”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’iniziativa fa parte di “Countdown 2010” la campagna della IUCN (The World Conservation Union) che raccoglie e promuove le attivita’ che hanno l’obiettivo di arrestare il declino di biodiversita’ entro il 2010.
Sono 9 le specie vegetali messe sotto la lente della “Mappa della primavera”: albero di Giuda, corniolo sanguinello, erica, mirto, ginestra, sorbo, sambuco, ulivo e castagno. Fioritura, fogliazione e maturazione dei frutti sono gli “indicatori”, gli strumenti chiave per “leggere” la risposta che le piante danno alla variazione del clima, con anticipi nello sviluppo e sfasamenti stagionali. La rete di stazioni di osservazione ha coinvolto in tutto 23 parchi, dove e’ raccolta la gran parte della biodiversita’ del nostro Paese: sono 55.600 le specie animali (oltre un terzo della fauna europea) e 6.717 quelle vegetali (circa la meta’ della flora europea). Dal confronto di questi primi due anni di attivita’ e’ emerso come ci sia un evidente anticipo nello sviluppo delle fasi primaverili soprattutto nelle stazioni piu’ mediterranee. Nel Parco regionale dei Nebrodi, ad esempio, la fioritura dell’erica arborea si e’ verificata con un anticipo di 10 giorni, cosi’ come nella Riserva naturale di Monte Mario dove la ginestra e’ fiorita 10 giorni prima dello scorso anno. Con la Mappa della Primavera, e’ stato messo in piedi anche un osservatorio che, oltre all’analisi e lo studio del rapporto tra cambiamenti climatici e biodiversita’, raccoglie informazioni, studi scientifici e segnalazioni dai cittadini. L’analisi generale dei dati raccolti ha messo in luce che sono sempre piu’ frequenti le alterazioni di fenomeni biologici. In particolare e’ stato notato che l’anticipo, anche di 10 - 20 giorni, delle fasi primaverili, e’ accompagnato spesso da un ritardo dell’inizio autunnale, con conseguente allungamento della stagione vegetativa. Si e’ riscontrata poi anche una variazione nella distribuzione spaziale delle specie, come nel caso del faggio, il cui areale (superficie abitata da una specie) si sta contraendo mentre quello del leccio si sta ampliando.
“Occorre una nuova etica ambientale per affrontare con coerenza e determinazione la lotta ai cambiamenti climatici che sono la vera priorita’ nazionale ed internazionale”. Ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio. “Capire quanto le conseguenze di questi fenomeni stiano stravolgendo anche gli habitat di casa nostra significa comprendere l’urgenza di decisioni e comportamenti indirizzati a diminuire le emissioni di gas serra. In questo quadro anche la ‘Mappa della Primavera’ e’ utile a conoscere come la natura, anche in Italia, abbia iniziato a modificare i propri cicli vegetativi e come siano seriamente in pericolo le nostre biodiversita’”.
“Il nostro Paese e’ uno dei piu’ esposti ai rischi del cambiamento climatico - sostiene Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - e gli effetti che questo provoca sul nostro patrimonio di biodiversita’ non possono essere trascurati. L’innalzamento della temperatura, ad esempio, sta accelerando sempre di piu’ fenomeni allarmanti come la desertificazione che sulle coste italiane ha raggiunto una concentrazione del 30% rispetto al territorio nazionale. In questo scenario la Mappa della Primavera - continua Della Seta - rappresenta uno strumento prezioso per capire come si sposta l’orologio della natura e nel lungo periodo sara’ utile a definire gli scenari possibili e a sapere come intervenire sul territorio per salvaguardare la biodiversita’”.
La “Mappa della Primavera” si pone l’obiettivo di sottolineare anche l’importanza della Rete Natura 2000, fondamentale strumento europeo per la conservazione della biodiversita’ costituito da Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale. Per questo le stazioni di rilevamento sono state individuate all’interno di Parchi nazionali, parchi regionali e riserve naturali regionali che contengono o hanno relazioni con SIC e ZPS.
“L’attenzione, finalmente generalizzata, alle conseguenze dei mutamenti climatici - osserva Matteo Fusilli, presidente di Federparchi - segnala La Mappa della Primavera come azione lungimirante, in grado di accompagnare la crescita della conoscenza di fenomeni specifici, che si manifestano costantemente attorno a noi, con la capacita’ di comunicarne i contenuti e divulgarne le spiegazioni. E’ naturale che i parchi e le altre aree protette, luoghi privilegiati per la tutela della biodiversita’ e strumenti efficaci di educazione all’ambiente, - conclude Fusilli - siano i principali protagonisti di questo progetto”.
L’acquisizione di dati assume una rilevanza molto importante anche in campo agricolo dove gli effetti dei cambiamenti climatici hanno ripercussioni forti anche dal punto di vista socio-economico.
“Per la prima volta nella storia delle campagne romane si raccolgono gia’ nei campi le fave che arrivano normalmente solo il primo maggio per accompagnare le scampagnate e sui banchi dei mercati e’ gia’ possibile trovare una varieta’ di offerta Made in Italy come mai nel passato: dai piselli ai carciofi a tutte le insalate a pieno campo, dalle lattughe alle scarole fino alle indivie, ma anche grandi quantita’ di cavolfiori, broccoli, asparagi, finocchi e pomodori”. E’ quanto afferma Stefano Masini responsabile ambiente della Coldiretti nel sottolineare che La Mappa della Primavera ha confermato sul piano scientifico cambiamenti di grande attualita’ per i consumatori e per le imprese agricole, con il crollo dei listini alla produzione mentre sui banchi di vendita i prezzi non hanno subito variazioni di rilievo. Se cresce nelle campagne l’attenzione per tecniche agronomiche (colture, irrigazione, ecc.) sostenibili per il clima, nelle imprese si cominciano anche a cogliere le opportunita’ con lo sviluppo di energie alternative e con l’offerta di prodotti locali a ‘chilometri zero’ (che non hanno bisogno di trasporto) per rispondere alla domanda di un segmento crescente di consumatori che scelgono stili di vita attenti anche nell’alimentazione al risparmio energetico e alla salvaguardia del clima. Secondo le stime della Coldiretti consumando prodotti di stagione una famiglia puo’ risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica (CO2) all’anno, tenuto conto che per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si bruciano 4,35 kg di petrolio e infine gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio.
Uffici Stampa: Ministero dell’Ambiente 06. 57225580 - Legambiente 06.86268379 - 99- 77 - Coldiretti 06.4682487 - Federparchi 06.51604940
FONTE:www.gevam.it