18 marzo 2007
RIFIUTI: SCADE IL 30 APRILE IL TERMINE PER IL 740
ECOLOGICO
23/03/07 10:41
Scade il 30 aprile il termine per la
presentazione del Mud (Modello unico di
dichiarazione ambientale). Valgono come modello
di riferimento le schede adottate dai Dpcm 24
dicembre 2002 e 22 dicembre 2004 (ex legge
93/2001), non essendo stati emanati nel frattempo
i provvedimenti attuativi di modifica dei
formati. Il Dlgs 152/2006 ha peraltro introdotto
alcune novita' assoggettando all'obbligo di
dichiarazione le imprese che esercitano la
raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non
pericolosi come attivita' ordinaria e regolare (e
questo a prescindere dalle quantita') e le
imprese che trasportano i propri rifiuti
pericolosi in quantita' che non eccedono 30
kg./giorno o 30 litri/giorno. Il Mud (o 740
ecologico) e' il modello attraverso il quale
devono essere denunciati i rifiuti pericolosi
prodotti dalle attivita' economiche, i rifiuti
raccolti dal Comune e quelli smaltiti, avviati al
recupero o trasportati nell'anno precedente la
dichiarazione. Dal 29/04/2006 il Mud non e' piu'
obbligatorio per i dati relativi agli imballaggi
prodotti, importati ed esportati. Sono sottoposte
all'obbligo, invece, le imprese che hanno
organizzato un sistema autonomo (diverso da
quello gestito dal CONAI e dai consorzi di
filiera dei diversi materiali di imballaggio) di
ripresa, recupero o riutilizzo dei rifiuti di
imballaggio. Gli obblighi sostituiti dalla
presentazione di questo modello riguardano i
settori dei rifiuti e comprendono la denuncia al
catasto rifiuti sulla quantita' e qualita' dei
rifiuti prodotti recuperati e smaltiti che, in
precedenza, veniva presentata alla provincia;
l'informazione annuale, da fornirsi all'autorita'
che ha rilasciato l'autorizzazione a svolgere
attivita' di smaltimento, sui tipi e sui
quantitativi di rifiuti prodotti, trasportati,
recuperati o smaltiti nel precedente anno solare;
le informazioni inviate dai comuni alle regioni
sulla produzione e sullo smaltimento dei rifiuti
nei territori di competenza. Dal 2003, il MUD
include anche una sezione dedicata alle emissioni
in aria e in acqua provenienti da impianti
sottoposti alla direttiva IPPC sulla prevenzione
e il controllo integrati dell'inquinamento.
(ANSA). XLO
ACQUA: SICCITA'; ALTE PROBABILITA' DEFICIT IDRICO
DA MAGGIO
23/03/07 10:40
Ci sono alte probabilita' di deficit idrico in
Italia da maggio in poi. A parlare dell'emergenza
il neo-presidente del Comitato Vigilanza Risorse
Idriche (Coviri), Roberto Passino, intervenuto al
convegno ''L'acqua per la vita'' organizzato dal
Centro Collaboratore dell'Organizzazione Mondiale
della Sanita' per la Travel Medicine, in
occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua che
si celebra oggi. ''Non sappiamo cosa succedera'
in aprile. L'ordine delle probabilita' alte - ha
detto Passino - e' quello che il deficit idrico
ci sara'. Prepararsi avrebbe dovuto richiedere
interventi congiunti da tempo''. Ieri la prima
riunione del Coviri con Passino presidente. Primo
atto chiesto dal ministro dell' Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio, quello di una rapida
ricognizione di criticita' entro 10 giorni. ''Ci
dobbiamo occupare - ha spiegato Passino - di
problemi non certi ma probabili di scarsa
disponibilita' di acqua a partire dal tardo
maggio, giugno, luglio eccetera. Siamo gia' molto
in ritardo. Si poteva fare molto per organizzarsi
in modo cooperativo, tra soggetti diversi, per
affrontare la crisi idrica qualora si
manifestasse. L'unico modo di risolverla e'
quello di cambiare i comportamenti e per fare
cio' bisogna predisporre i soggetti all'evento
per sapere cosa sta per accadere e cosa compete
fare nello spirito che ognuno possa rinunciare a
un po' del suo nell'interesse generale e di una
mitigazione complessiva degli effetti''.
Sorvegliato speciale l'andamento meteorologico.
''Ieri e l' altro ieri fiumi e laghi si sono
rimpinguati anche se sappiamo che questo nella
Pianura Padana non basta perche' nel periodo
estivo la Pianura Padana vive dello scioglimento
delle nevi e dei ghiacci. Quindi - ha detto
Passino - non e' pensabile che gli eventi
meteorologici dei giorni scorsi abbiano risolto
il grosso deficit di innevamento. Pero' negli
anni passati abbiamo avuto un aprile e maggio
piovosi e con nevicate. Dico questo non per
creare una speranza. Rientra nell'ordine delle
probabilita' basse''. Ecco quindi la ricetta:
''Risparmiare tutti, soprattutto quelli che usano
di piu'. Questo e' un appello che io faccio
soprattutto agli agricoltori perche' usano il
70%, ne prelevano molta e non la usano bene. Poi
le misure da porre in essere sono di diverso
tipo. Quelle che portano vantaggi sono quelle che
si fanno a poco a poco, quelle che costruiscono
negli anni un sistema equilibrato. Gli interventi
di emergenza non sono mai risolutivi''. L'Italia,
secondo Passino, deve ancora imparare a gestire
la risorsa acqua. ''Modi di usarla sono
inappropriati - ha concluso Passino - il nostro
territorio e' caratterizzato da un grande
disordine urbanistico e anche da un'insufficienza
di controlli''. (ANSA). GU
ACQUA: ITALIA E GRECIA FANALINO CODA PER
OBIETTIVI EUROPEI
23/03/07 10:39
L'acqua europea e' una risorsa minacciata e
numerosi stati membri sono in ritardo sugli
obiettivi che si e' data l'Ue per garantire ai
cittadini europei - entro il 2015 - quantitativi
sufficienti di acqua di buona qualita' in tutta
Europa. Bruxelles ha chiesto oggi ai partner
europei di ''impegnarsi maggiormente per
migliorare la qualita' dell'acqua, che siano
fiumi, laghi, estuari, acque costiere o acque
sotterranee. Un appello lanciato a tutti, ed in
particolare a Italia e Grecia, che sono fanalino
di coda sull'attuazione delle prime tappe della
direttiva-quadro Ue varata nel 2000, come risulta
dal documento pubblicato oggi dalla Commissione
europea. Commentando quei risultati il
commissario europeo all'ambiente Stavros
Kyprianou ha spiegato: ''Austria e Cipro sono i
paesi che hanno avuto i risultati migliori, la
Germania e il Portogallo hanno fatto abbastanza
bene, Italia e Grecia sono invece lungi
d'arrivare agli obiettivi''. Dimas ne e'
convinto: ''Una gestione sostenibile dell'acqua
e' fondamentale per proteggere la biodiversita',
il benessere dei cittadini e la competitivita'
delle imprese. Inoltre, la gestione dell'acqua
acquista sempre maggiore importanza a fronte
della necessita' di adeguarsi alle inevitabili
conseguenze dei cambiamenti climatici''. A questo
fine Bruxelles ha lanciato un nuovo sistema
d'informazione sulle acque per l'Europa (Wise),
un portale web messo a punto insieme all'Agenzia
europea dell'ambiente che raccoglie un'ampia
gamma di dati che in precedenza non erano
disponibili o erano frammentari. L'obiettivo:
fare di Wise entro il 2010 il sistema
d'informazione sulle acque piu' completo del
mondo. Per l'Italia, in particolare, gli esperti
hanno spiegato che nell'ordinamento nazionale e'
stata recepita nel 2006 la direttiva quadro sulle
acque del 2000 ma non ancora in tutti i suoi
aspetti, e quindi ci sono ancora elementi di
potenziale infrazione. Manca, ad esempio,
un'analisi di valutazione d'impatto per le acque
in relazione alle nuove infrastrutture. Altra
carenza, sottolineata dagli esperti, riguarda il
coordinamento e la struttura amministrativa per
quanto riguarda la gestione congiunta dei fiumi
piu' piccoli da parte di una autorita'
competente. Quanto fatto - spiegano - non e' in
linea con la direttiva quadro. Per l'Italia
infine, non e' completa l'analisi ambientale ed
economica che rappresenta la base della direttiva
quadro. La problematica dell'acqua continuera'
comunque ad essere al centro dell'attenzione
dell'Europa. Al riguardo, il ministro portoghese
dell'ambiente, Francisco Nunes Correia, ha
indicato che il tema della scarsita' dell'acqua e
la relativa siccita' sara' uno dei punti forti
della presidenza portoghese dell'Ue che nel
secondo semestre di quest'anno raccogliera' il
testimone dalla presidenza tedesca. (ANSA). LEN
ENERGIA: SCARONI (ENI), DA ALGHE IL VERO
BIO-CARBURANTE
23/03/07 10:35
Combustibili dalle alghe. Per Paolo Scaroni,
amministratore delegato dell'Eni, e' questa la
strada da seguire nel campo dei bio-carburanti,
meglio della colza su cui stanno puntando molti
paesi. ''I bio-carburanti - ha detto Scaroni,
alla cerimonia di consegna dei premi 'Eni
Italgas' - stanno vivendo un grande boom:
Brasile, Stati Uniti e l'estremo Oriente stanno
destinando alla coltivazione di colza grandi
estensioni agricole. Ma l'Europa, e tanto meno
l'Italia, non possono seguire questo modello,
perche' non ci sono le aree sufficienti. Se anche
tutta l'Italia venisse coltivata a colza - ha
sostenuto Scaroni - potremmo soddisfare appena il
20% del nostro fabbisogno''. ''E' molto piu'
intelligente puntare sulle alghe - ha aggiunto
Scaroni - puo' essere questa 'la' soluzione: ne
sperimenteremo la coltivazione in vasche di un
tipo che si nutre di acque reflue e di anidride
carbone. Il vantaggio per l'ambiente sarebbe
quindi doppio: da un lato la produzione di
energia pulita, dall'altro la riduzione di
emissioni e lo smaltimento di rifiuti. Sono alghe
che si moltiplicano velocissimamente, in grado di
garantire fino a 40-50 raccolti all'anno''. Per
lo sviluppo dell'energia solare fotovoltaica e
degli eco-carburanti l'Eni - ha sottolineato l'ad
Scaroni - investira' 350 milioni di euro nei
prossimi quattro anni. ''Sono due settori molto
promettenti. Per quanto riguarda il fotovoltaico,
le nostre attivita' di ricerca sono concentrate
sullo sviluppo di materiali foto attivi
innovativi, a base di semiconduttori organici
quali i polimeri di nuova generazione''. Scaroni
ha ricordato, infine, l'impegno dell'Eni per
''non bruciare piu' il gas associato alla
produzione di petrolio, il cosiddetto gas
flaring. in Nigeria abbiamo realizzato una
centrale termoelettrica a ciclo combinato, che ha
permesso di ridurre le emissioni di 1,5 milioni
di tonnellate di anidride carbonica all'anno.
Visto il successo dell'iniziativa, siamo partiti
con progetti analoghi in Congo e in Angola, e lo
faremo in tutti gli altri paesi dove si presenta
questa sfida: l'obiettivo dell'Eni e' di
eliminare totalmente il gas flaring in Africa
entro il 2009''.
(ANSA). BOT
(ANSA). BOT
AMBIENTE: KLIMA-DAY; PECORARO, GREEN DEAL CONTRO
COLLASSO
23/03/07 10:34
Un Green Deal contro il collasso del Pianeta e a
favore del sole e dell'idrogeno. A lanciarlo il
ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio,
intervenendo alla maratona radiofonica di 14 ore
''Klima-Day'' in onda oggi su Radio Kiss Kiss e
condotta da Alessandro Cecchi Paone con il
patrocinio dei ministeri dell'Ambiente e
dell'Universita' e della Ricerca. Non intervenire
sull'emergenza clima ''puo' portare al collasso
con un crollo economico, secondo quanto ha
calcolato di recente il Rapporto Stern - ha detto
Pecoraro Scanio - del 20%. Ben piu' delle crisi
degli anni '20''. Intervenire, secondo il
ministro, ''costa qualcosa pero' mette in moto
anche un'economia positiva''. I calcoli del
ministero dell'ambiente, e anche dei verdi,
dicono che, se si investe sul Protocollo di Kyoto
nel giro di 7-8 anni c'e' un aumento del Pil.
Pecoraro ha quindi fatto un appello anche al
mondo dell'informazione: ''Meno informazione sul
gossip e piu' attenzione a temi come l' emergenza
climatica che e' una vera e propria emergenza
planetaria. Dobbiamo fare un salto di qualita' e
passare dall' informazione scientifica a
un'informazione che incida sugli stili di vita,
sulla politica, sugli atteggiamenti
individuali''. In diretta anche il ministro
dell'Universita' e della Ricerca, Fabio Mussi:
''Nella legge finanziaria di quest'anno abbiamo
aumentato tutti gli incentivi a favore delle
energie rinnovabili. Le tecnologie di oggi ci
consento di stare bene consumando molta meno
energia. Il problema della politica e'
incentivare queste nuove tecnologie che
funzionano senza bruciare prodotti come il
petrolio che non e' rinnovabile''. Tra gli altri
e' intervenuto anche il ministro delle
infrastrutture Antonio Di Pietro secondo il quale
''e' prioritario il rispetto del protocollo di
Kyoto e ribadire a livello internazionale la
necessita' di una riconversione il piu' veloce
possibile delle materie prime per le energie e
quindi anche di un ricorso piu' ampio alle
energie alternative''. (ANSA). GU
Legambiente: i fanghi di Bagnoli fra business e
sostenibilità. Ennesimo esempio di sprechi,
politiche dissennate e malcostume
22/03/07 13:33
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
Il circolo di Piombino Val di Cornia evidenzia la contraddizione fra la mole dei rifiuti prodotti nell´area, che non hanno ancora trovato soluzione strategica, e l´importazione di quelli di Bagnoli.
di Legambiente Circolo Val di Cornia
PIOMBINO. Piombino dovrebbe accogliere i fanghi del dragaggio del porto di La Spezia e di Napoli per 900.000 mc. per riempire vasche di colmata sul porto. Si parla anche di destinare al trattamento TAP, per poi fare strade, piazzali ecc., scorie siderurgiche provenienti da Bagnoli con cui in passato era stato riempito un pezzo di mare, altri 900.000 mc. L’Autorità Portuale afferma: Le vasche di colmata di Piombino attualmente in costruzione sono calibrate sulle nostre esigenze (di bonifica e dragaggio) ma lo studio di fattibilità per la Mise (messa in sicurezza… insomma la famosa "palancolatura") coordinato con i piani di sviluppo del porto possono prevedere la realizzazione di ampliamento delle vasche di contenimento. Con le scorie siderurgiche di Bagnoli si farebbe una montagna (stoccaggio provvisorio) in attesa che parta l’impianto della TAP che poi piano piano dovrebbe rosicchiarla e farla sparire.
Qual è l’interesse di Piombino? Si afferma: … da tutta questa operazione noi potremmo/dovremmo spuntare alcuni vantaggi: la realizzazione sicura della 398, l’accelerazione dei processi di sviluppo del porto di Piombino. Ruota tutto intorno ai soldi questa vicenda, per cui si capiscono le fibrillazioni di politici e amministratori piombinesi, sembra che deriverebbero circa 10 milioni dall’accoglimento dei fanghi di La Spezia e una somma molto superiore dal conferimento a TAP delle scorie di Bagnoli. Dalla stampa si evince che questa operazione è fortemente voluta e benedetta dal Ministro dell´Ambiente Pecoraro Scanio, ma ci preoccupa il modo con cui lo stato gestisce tutti questi soldi, gli enormi sprechi che si fanno, le logiche perverse che localmente affiorano. Per La Spezia si spendono 40 milioni per portare la parte più inquinata dei fanghi del dragaggio in Germania quando con 10 milioni si costruisce un impianto come quello della TAP per trattarli e riutilizzarli. Si vorrebbero spendere 110 milioni per portare le scorie di Bagnoli a Piombino quando Nerli presidente dell’Autorità Portuale di Napoli protesta perché queste scorie al porto servono, e sono preziose, per riempire un molo, al prezzo di soli 18 milioni. Addirittura il vice sindaco di Napoli propone, viste le cifre in gioco, di non toccare queste scorie e di farla diventare una terrazza sul mare. Quindi grande confusione, inefficienza e sprechi sotto il cielo di questa repubblica e in questa confusione comunque a Piombino si pensa di poterci guadagnare nella logica del "coglier la palla al balzo".
La Legambiente è perplessa sugli sprechi e la logica di fondo dell’operazione. Non è contraria che Piombino accolga materiali e scorie da trattare provenienti da porti o industrie, anzi crediamo che questo (dopo dieci anni di inerzie) potrebbe contribuire all´innesco e alla realizzazione di una filiera di un’industria del risanamento ambientale da noi fortemente voluta. Ma il problema, oggi, è costruire l’impianto che deve trattarli, calcolarne le potenzialità, i tempi e creare la rete di commercializzazione dei prodotti trattati. Non vorremo ritrovarci, per la fregola dei soldi, con le emergenze nostre insolute alle quali si aggiungono le emergenze di altri. E´ su questo vorremmo dei chiarimenti e delle rassicurazioni. A Piombino non mancano certo i fanghi portuali o le scorie siderurgiche, anzi queste sono un enorme problema storico, fino ad oggi pressochè ignorato. Ogni anno si producono quasi un milione di tonnellate dei diversi scarti di processo e la discarica Lucchini è praticamente esaurita. L’impianto della Tap, quello che dovrebbe risolvere i problemi anche di altri porti, doveva essere costruito ormai da anni e tutt’ora non si sa quando sarà fatta la gara per la costruzione delle opere elettromeccaniche. Addirittura si è scelto la strada di rivedere il progetto e di allungare i tempi rischiando di andare oltre le scadenze dei permessi fin qui rilasciati e, con ciò, di perdere i finanziamenti e ricominciare tutto daccapo.
A nostro parere la strada giusta è anche quella del coordinamento dei porti italiani, quella della richiesta corale di destinare ai porti una giusta e più consistente percentuale delle imposte che producono, in linea con gli altri porti europei; una effettiva autonomia finanziaria, oltre a quella introdotta giustamente dal governo Prodi nella finanziaria. Come dice Luigi Merlo assessore ligure alle infrastrutture: Con un modello virtuoso i porti sarebbero in grado di finanziare non solo le infrastrutture portuali ma anche quelle stradali e ferroviarie e con il loro sviluppo ritornare nelle casse dello stato più soldi di quelli che ne sono usciti. Da uno studio della Bocconi si apprende che il 70% delle merci destinate al Nord Italia sbarca in altri porti comunitari, la perdita di gettito all’agenzia delle entrate è di 570 milioni, la perdita di gettito di IVA è qualche miliardo ogni anno. Sarebbe appena il caso, anche a Piombino, che la "palla al balzo" venisse colta per definire strategie coerenti di sviluppo integrato porto-industria con al centro il criterio direttore della sostenibilità ambientale.
Il circolo di Piombino Val di Cornia evidenzia la contraddizione fra la mole dei rifiuti prodotti nell´area, che non hanno ancora trovato soluzione strategica, e l´importazione di quelli di Bagnoli.
di Legambiente Circolo Val di Cornia
PIOMBINO. Piombino dovrebbe accogliere i fanghi del dragaggio del porto di La Spezia e di Napoli per 900.000 mc. per riempire vasche di colmata sul porto. Si parla anche di destinare al trattamento TAP, per poi fare strade, piazzali ecc., scorie siderurgiche provenienti da Bagnoli con cui in passato era stato riempito un pezzo di mare, altri 900.000 mc. L’Autorità Portuale afferma: Le vasche di colmata di Piombino attualmente in costruzione sono calibrate sulle nostre esigenze (di bonifica e dragaggio) ma lo studio di fattibilità per la Mise (messa in sicurezza… insomma la famosa "palancolatura") coordinato con i piani di sviluppo del porto possono prevedere la realizzazione di ampliamento delle vasche di contenimento. Con le scorie siderurgiche di Bagnoli si farebbe una montagna (stoccaggio provvisorio) in attesa che parta l’impianto della TAP che poi piano piano dovrebbe rosicchiarla e farla sparire.
Qual è l’interesse di Piombino? Si afferma: … da tutta questa operazione noi potremmo/dovremmo spuntare alcuni vantaggi: la realizzazione sicura della 398, l’accelerazione dei processi di sviluppo del porto di Piombino. Ruota tutto intorno ai soldi questa vicenda, per cui si capiscono le fibrillazioni di politici e amministratori piombinesi, sembra che deriverebbero circa 10 milioni dall’accoglimento dei fanghi di La Spezia e una somma molto superiore dal conferimento a TAP delle scorie di Bagnoli. Dalla stampa si evince che questa operazione è fortemente voluta e benedetta dal Ministro dell´Ambiente Pecoraro Scanio, ma ci preoccupa il modo con cui lo stato gestisce tutti questi soldi, gli enormi sprechi che si fanno, le logiche perverse che localmente affiorano. Per La Spezia si spendono 40 milioni per portare la parte più inquinata dei fanghi del dragaggio in Germania quando con 10 milioni si costruisce un impianto come quello della TAP per trattarli e riutilizzarli. Si vorrebbero spendere 110 milioni per portare le scorie di Bagnoli a Piombino quando Nerli presidente dell’Autorità Portuale di Napoli protesta perché queste scorie al porto servono, e sono preziose, per riempire un molo, al prezzo di soli 18 milioni. Addirittura il vice sindaco di Napoli propone, viste le cifre in gioco, di non toccare queste scorie e di farla diventare una terrazza sul mare. Quindi grande confusione, inefficienza e sprechi sotto il cielo di questa repubblica e in questa confusione comunque a Piombino si pensa di poterci guadagnare nella logica del "coglier la palla al balzo".
La Legambiente è perplessa sugli sprechi e la logica di fondo dell’operazione. Non è contraria che Piombino accolga materiali e scorie da trattare provenienti da porti o industrie, anzi crediamo che questo (dopo dieci anni di inerzie) potrebbe contribuire all´innesco e alla realizzazione di una filiera di un’industria del risanamento ambientale da noi fortemente voluta. Ma il problema, oggi, è costruire l’impianto che deve trattarli, calcolarne le potenzialità, i tempi e creare la rete di commercializzazione dei prodotti trattati. Non vorremo ritrovarci, per la fregola dei soldi, con le emergenze nostre insolute alle quali si aggiungono le emergenze di altri. E´ su questo vorremmo dei chiarimenti e delle rassicurazioni. A Piombino non mancano certo i fanghi portuali o le scorie siderurgiche, anzi queste sono un enorme problema storico, fino ad oggi pressochè ignorato. Ogni anno si producono quasi un milione di tonnellate dei diversi scarti di processo e la discarica Lucchini è praticamente esaurita. L’impianto della Tap, quello che dovrebbe risolvere i problemi anche di altri porti, doveva essere costruito ormai da anni e tutt’ora non si sa quando sarà fatta la gara per la costruzione delle opere elettromeccaniche. Addirittura si è scelto la strada di rivedere il progetto e di allungare i tempi rischiando di andare oltre le scadenze dei permessi fin qui rilasciati e, con ciò, di perdere i finanziamenti e ricominciare tutto daccapo.
A nostro parere la strada giusta è anche quella del coordinamento dei porti italiani, quella della richiesta corale di destinare ai porti una giusta e più consistente percentuale delle imposte che producono, in linea con gli altri porti europei; una effettiva autonomia finanziaria, oltre a quella introdotta giustamente dal governo Prodi nella finanziaria. Come dice Luigi Merlo assessore ligure alle infrastrutture: Con un modello virtuoso i porti sarebbero in grado di finanziare non solo le infrastrutture portuali ma anche quelle stradali e ferroviarie e con il loro sviluppo ritornare nelle casse dello stato più soldi di quelli che ne sono usciti. Da uno studio della Bocconi si apprende che il 70% delle merci destinate al Nord Italia sbarca in altri porti comunitari, la perdita di gettito all’agenzia delle entrate è di 570 milioni, la perdita di gettito di IVA è qualche miliardo ogni anno. Sarebbe appena il caso, anche a Piombino, che la "palla al balzo" venisse colta per definire strategie coerenti di sviluppo integrato porto-industria con al centro il criterio direttore della sostenibilità ambientale.
Recco, villette e condomini sulla via romana in
collina, una zona che doveva essere
inedificabile. Ennesimo esempio di politiche
dissennate. Altroché tutelare l’ambiente, non si
tutela neppure il paesaggio …
22/03/07 13:30
Fonte: La Repubblica http://www.repubblica.it
Autore: Preve Marco
Immaginate una collina da sogno affacciata sul mare. Al centro di un terrazzo a mezza costa, la fascia di uliveto «messa a coltura già in età romana», lì a fianco una chiesa che è monumento nazionale, subito dietro un sentiero che è stato ufficialmente riconosciuto come l´antica via romana.
Adesso immaginate che, nel raggio di 500 metri dalla chiesa, sorgano quattro palazzine tri-famigliari, che il percorso millenario venga allargato e asfaltato, e che l´intera collina grazie ad una di quelle prestidigitazioni dell´urbanistica che in questo caso si chiama ambito “Ar-Ta territori aperti”, possa in futuro pullulare di villette con box e piscine. Siamo a Megli, la collina a ponente di Recco, uno di quei posti del Belpaese in cui un sfilza di vincoli ambientali, monumentali, archeologici e così via, dovrebbe rendere impossibile anche la costruzione di un castello di carte. Invece, la storia che vi raccontiamo oggi, è l´ennesimo capitolo del libro del mattone che da qualche tempo parecchi amministratori e imprenditori della Liguria vogliono contribuire a scrivere.
Uno dei protagonisti è il sindaco Gianluca Buccilli che, a capo di una giunta di centrodestra, sta tentando di far approvare un Puc - il piano urbanistico comunale - che darebbe il via libera a una serie di lottizzazioni sia in paese che su questa collina (Megli e Maggiolo), nonché all´allargamento, per renderla carrabile, di via del Pianello, la mulattiera che sarebbe poi l´antica via romana. Fino ad oggi il Puc non è passato perché quattro consiglieri di maggioranza non hanno potuto partecipare al voto, in quanto direttamente interessati agli interventi urbanistici. Buccilli, però, non dispera di poter trovare una soluzione per questo problema, così come per le severe prescrizioni imposte dalla Provincia. Ottenuto dalla Regione guidata da Sandro Biasotti il declassamento della zona di mantenimento, la collina di Megli è diventata area trasformabile. In altri termini, edificabile. Il sindaco ha spiegato che così facendo si evitava di incorrere in un contenzioso con i costruttori che nel 1992 avevano richiesto delle lottizzazioni bloccate dall´allora capo dell´ufficio tecnico Angelo Valcarenghi. Adesso alcune di quelle concessioni potrebbero concretizzarsi, anche se esiste la spada di Damocle della Soprintendenza, poiché sarebbero stati totalmente ignorati dei vincoli paesistici risalenti addirittura al 1949 e al 1959 con i quali gli allora ministri della pubblica istruzione, già si preoccupavano di tutelare Megli come una delle bellezze naturali liguri, in un´operazione di raccordo dei piani paesistici di Recco con quello di Sant´Ilario. Non solo. Le palazzine a ridosso della chiesa stravolgerebbero il contesto paesaggistico in cui si inserisce la parrocchia delle Grazie che, in quanto monumento, rappresenta “un´emergenza del piano paesistico regionale”.
Il professor Tiziano Mannoni presidente dell´Istituto Internazionale di Studi Liguri, il 12 gennaio di quest´anno scrive un intervento su villa Ansaldo di località Allou, sempre sulla collina di Megli. Un´antica villa affrescata, in mezzo al bosco, che il ministero dei Beni Culturali ha inserito nelle opere da finanziare con l´8 per mille. Mannoni sottolinea che a Megli «la fascia degli uliveti fa parte, con la strada antica, di un complesso territoriale e paesaggistico unico e fino ad oggi notevolmente conservato che ha certamente un´esistenza che supera i 500 anni, ma che trattando di terreni fertili...è ben difficile che non siano stati messi a coltura già in età romana. E´ probabile che qualsiasi intervento di sterro oltre ad alterare un antico paesaggio potrebbe incontrare resti archeologici ... confermato dal ritrovamento dei resti di un insediamento rurale romano in un terreno che costeggia via del Pianello». Preoccupazioni espresse alcuni mesi fa anche dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia Michele Marsonet: «...il Puc e la riduzione delle zone di mantenimento del Piano rappresentano una seria minaccia per l´intera collina ... è prevista una forte espansione insediativa in prossimità della chiesa di Megli, nonché un cospicuo aumento degli indici di fabbricabilità nelle vaste aree ex agricole». In realtà un primo assaggio di quello che potrebbe diventare la parte superiore della collina (quella sottostante è già stata saccheggiata dalla speculazione degli anni ‘60), compare in una serie di esposti su una mezza dozzina di presunti abusi edilizi che sono confluiti nell´inchiesta aperta dal pm della procura di Genova Patrizia Petruzziello. Le indagini in un primo tempo riguardavano il ruolo di controllore del Comune, ma in seguito, anche per il decesso di un funzionario responsabile del settore, hanno imboccato il filone ambientale. Situazioni di cui si è occupata anche Italia Nostra con esposti firmati dal presidente Federico Valerio, così come i consiglieri Verdi Carlo Vasconi e Cristina Morelli e il coordinatore di Legambiente Andrea Agostini. «Per qualcuno - aveva detto a Repubblica Buccilli - potrà anche essere “troppo”, ma sicuramente l´intervento edilizio in assoluto non può essere definito “tanto”. E poi respingo le illazioni dell´opposizione che mi accusano di aver voluto favorire costruttori che votano a destra». Illazioni che sarebbero state generate dalle simpatie politiche, equamente distribuite, di costruttori e proprietari. L´affaire Megli, e soprattutto il rischio che grazie a quel misterioso acronimo (Ar-Ta) la collina si trasformi in un cantiere di concessioni edilizi dirette, molto più semplici delle pratiche per le lottizzazioni, ha creato preoccupazioni anche a Roma.
Giovanna Melandri, oggi ministro dello Sport, quando lo era dei Beni Culturali, si interessò in modo particolare delle bellezze naturali del levante. E nel novembre 2005 scrisse, affinché intervenissero, a Regione, Provincia e Soprintendenza, una lettera di cui Repubblica è venuta in possesso. Il ministro sottolinea come quello del Golfo Paradiso sia «un territorio assolutamente peculiare ... non sempre però tale valore strategico viene colto da enti locali che - mi riferisco alle singole entità comunali - spesso per mancanza di visione d´insieme e talvolta spinti da necessità materiali di corto respiro, assumono decisioni che danneggiano il territorio». Poi il ministro scende nel dettaglio sul Puc e sulla collina di Megli per denunciare «il rischio che il territorio in questione venga danneggiato o deturpato in maniera irreversibile».
Autore: Preve Marco
Immaginate una collina da sogno affacciata sul mare. Al centro di un terrazzo a mezza costa, la fascia di uliveto «messa a coltura già in età romana», lì a fianco una chiesa che è monumento nazionale, subito dietro un sentiero che è stato ufficialmente riconosciuto come l´antica via romana.
Adesso immaginate che, nel raggio di 500 metri dalla chiesa, sorgano quattro palazzine tri-famigliari, che il percorso millenario venga allargato e asfaltato, e che l´intera collina grazie ad una di quelle prestidigitazioni dell´urbanistica che in questo caso si chiama ambito “Ar-Ta territori aperti”, possa in futuro pullulare di villette con box e piscine. Siamo a Megli, la collina a ponente di Recco, uno di quei posti del Belpaese in cui un sfilza di vincoli ambientali, monumentali, archeologici e così via, dovrebbe rendere impossibile anche la costruzione di un castello di carte. Invece, la storia che vi raccontiamo oggi, è l´ennesimo capitolo del libro del mattone che da qualche tempo parecchi amministratori e imprenditori della Liguria vogliono contribuire a scrivere.
Uno dei protagonisti è il sindaco Gianluca Buccilli che, a capo di una giunta di centrodestra, sta tentando di far approvare un Puc - il piano urbanistico comunale - che darebbe il via libera a una serie di lottizzazioni sia in paese che su questa collina (Megli e Maggiolo), nonché all´allargamento, per renderla carrabile, di via del Pianello, la mulattiera che sarebbe poi l´antica via romana. Fino ad oggi il Puc non è passato perché quattro consiglieri di maggioranza non hanno potuto partecipare al voto, in quanto direttamente interessati agli interventi urbanistici. Buccilli, però, non dispera di poter trovare una soluzione per questo problema, così come per le severe prescrizioni imposte dalla Provincia. Ottenuto dalla Regione guidata da Sandro Biasotti il declassamento della zona di mantenimento, la collina di Megli è diventata area trasformabile. In altri termini, edificabile. Il sindaco ha spiegato che così facendo si evitava di incorrere in un contenzioso con i costruttori che nel 1992 avevano richiesto delle lottizzazioni bloccate dall´allora capo dell´ufficio tecnico Angelo Valcarenghi. Adesso alcune di quelle concessioni potrebbero concretizzarsi, anche se esiste la spada di Damocle della Soprintendenza, poiché sarebbero stati totalmente ignorati dei vincoli paesistici risalenti addirittura al 1949 e al 1959 con i quali gli allora ministri della pubblica istruzione, già si preoccupavano di tutelare Megli come una delle bellezze naturali liguri, in un´operazione di raccordo dei piani paesistici di Recco con quello di Sant´Ilario. Non solo. Le palazzine a ridosso della chiesa stravolgerebbero il contesto paesaggistico in cui si inserisce la parrocchia delle Grazie che, in quanto monumento, rappresenta “un´emergenza del piano paesistico regionale”.
Il professor Tiziano Mannoni presidente dell´Istituto Internazionale di Studi Liguri, il 12 gennaio di quest´anno scrive un intervento su villa Ansaldo di località Allou, sempre sulla collina di Megli. Un´antica villa affrescata, in mezzo al bosco, che il ministero dei Beni Culturali ha inserito nelle opere da finanziare con l´8 per mille. Mannoni sottolinea che a Megli «la fascia degli uliveti fa parte, con la strada antica, di un complesso territoriale e paesaggistico unico e fino ad oggi notevolmente conservato che ha certamente un´esistenza che supera i 500 anni, ma che trattando di terreni fertili...è ben difficile che non siano stati messi a coltura già in età romana. E´ probabile che qualsiasi intervento di sterro oltre ad alterare un antico paesaggio potrebbe incontrare resti archeologici ... confermato dal ritrovamento dei resti di un insediamento rurale romano in un terreno che costeggia via del Pianello». Preoccupazioni espresse alcuni mesi fa anche dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia Michele Marsonet: «...il Puc e la riduzione delle zone di mantenimento del Piano rappresentano una seria minaccia per l´intera collina ... è prevista una forte espansione insediativa in prossimità della chiesa di Megli, nonché un cospicuo aumento degli indici di fabbricabilità nelle vaste aree ex agricole». In realtà un primo assaggio di quello che potrebbe diventare la parte superiore della collina (quella sottostante è già stata saccheggiata dalla speculazione degli anni ‘60), compare in una serie di esposti su una mezza dozzina di presunti abusi edilizi che sono confluiti nell´inchiesta aperta dal pm della procura di Genova Patrizia Petruzziello. Le indagini in un primo tempo riguardavano il ruolo di controllore del Comune, ma in seguito, anche per il decesso di un funzionario responsabile del settore, hanno imboccato il filone ambientale. Situazioni di cui si è occupata anche Italia Nostra con esposti firmati dal presidente Federico Valerio, così come i consiglieri Verdi Carlo Vasconi e Cristina Morelli e il coordinatore di Legambiente Andrea Agostini. «Per qualcuno - aveva detto a Repubblica Buccilli - potrà anche essere “troppo”, ma sicuramente l´intervento edilizio in assoluto non può essere definito “tanto”. E poi respingo le illazioni dell´opposizione che mi accusano di aver voluto favorire costruttori che votano a destra». Illazioni che sarebbero state generate dalle simpatie politiche, equamente distribuite, di costruttori e proprietari. L´affaire Megli, e soprattutto il rischio che grazie a quel misterioso acronimo (Ar-Ta) la collina si trasformi in un cantiere di concessioni edilizi dirette, molto più semplici delle pratiche per le lottizzazioni, ha creato preoccupazioni anche a Roma.
Giovanna Melandri, oggi ministro dello Sport, quando lo era dei Beni Culturali, si interessò in modo particolare delle bellezze naturali del levante. E nel novembre 2005 scrisse, affinché intervenissero, a Regione, Provincia e Soprintendenza, una lettera di cui Repubblica è venuta in possesso. Il ministro sottolinea come quello del Golfo Paradiso sia «un territorio assolutamente peculiare ... non sempre però tale valore strategico viene colto da enti locali che - mi riferisco alle singole entità comunali - spesso per mancanza di visione d´insieme e talvolta spinti da necessità materiali di corto respiro, assumono decisioni che danneggiano il territorio». Poi il ministro scende nel dettaglio sul Puc e sulla collina di Megli per denunciare «il rischio che il territorio in questione venga danneggiato o deturpato in maniera irreversibile».
Programma di finanziamenti per le esigenze di
tutela ambientale connesse al miglioramento della
qualità dell'aria e alla riduzione delle
emissioni di materiale particolato in atmosfera
nei centri urbani
22/03/07 09:49
Sul sito www.minambiente.it è on-line il
Programma di finanziamenti (pdf, 114 KB) per le
esigenze di tutela ambientale connesse al
miglioramento della qualità dell'aria e alla
riduzione delle emissioni di materiale
particolato in atmosfera nei centri urbani,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 50 del
1-3-2007.
L'acqua è uguale per tutti Contro la cultura
dello spreco, perché risparmiando energia si
protegge la risorsa acqua.
22/03/07 09:48
FONTE:www.legambiente.it
Il 22 marzo di ogni anno si celebra la "Giornata Mondiale dell'Acqua", proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite: perché la carenza di acqua pulita è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.
L'acqua, la più importante risorsa del nostro pianeta, è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed è patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua è un diritto fondamentale
e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere questa risorsa.
Quest'anno approfittiamo dell'acqua day per risparmiare acqua ed energia.
Perché l'acqua è uno degli elementi che maggiormente subiscono l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei ghiacciai è aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve di acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell'area mediterranea - che favorisce i processi di desertificazione - sono fenomeni che sempre più assottigliano le riserve di acqua potabile.
Una responsabilità dei paesi ricchi e industrializzati, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale e consumano oltre il 60% dell'energia prodotta; con ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera più catastrofica nei paesi più poveri del Sud del mondo, meno preparati ad adattarsi agli impatti.
Il 22 marzo di ogni anno si celebra la "Giornata Mondiale dell'Acqua", proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite: perché la carenza di acqua pulita è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.
L'acqua, la più importante risorsa del nostro pianeta, è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed è patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua è un diritto fondamentale
e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere questa risorsa.
Quest'anno approfittiamo dell'acqua day per risparmiare acqua ed energia.
Perché l'acqua è uno degli elementi che maggiormente subiscono l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei ghiacciai è aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve di acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell'area mediterranea - che favorisce i processi di desertificazione - sono fenomeni che sempre più assottigliano le riserve di acqua potabile.
Una responsabilità dei paesi ricchi e industrializzati, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale e consumano oltre il 60% dell'energia prodotta; con ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera più catastrofica nei paesi più poveri del Sud del mondo, meno preparati ad adattarsi agli impatti.
Crimine verde, crimine di ecomafia
22/03/07 09:47
Anna Satolli
FONTE: EDIZIONI AMBIENTE
Operazione Campania, anzi “Re Mida”. È questo il nome in codice di una delle più imponenti operazioni dei Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente sul traffico illecito dei rifiuti.
Illegalità ad altissimo livello: milioni di tonnellate di spazzatura gestita “fuori legge” per un giro di affari da milioni di euro. Un sistema ecocriminale organizzato che ha coinvolto più regioni italiane, come Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. L’indagine, che procede dal 2003 e ha portato a imputazioni per associazione a delinquere e traffico illecito organizzato di rifiuti, per associazione di stampo camorristico ed estorsione, ha segnato un altro traguardo solo qualche giorno fa. Il 15 marzo i Carabinieri hanno infatti messo sotto sequestro due nuovi siti di smaltimento illegale di rifiuti. Le due cave incriminate – una nel napoletano, a Quarto, e l’altra a Bagnoregio nel Lazio – erano la destinazione ultima di rifiuti speciali, circa 2.000 tonnellate, “ripuliti” da falsa certificazione sulla loro natura e provenienza. Un giro d’affari valutato in circa 100.000 euro e una gestione in puro stile imprenditoriale; tra gli indagati: gestori di cave, intermediari, trasportatori, chimici e direttori di impianti.
E questo lucroso traffico si allarga, non viaggia più solo lungo il consueto asse tra nord e sud del paese, ma espatria. Va in Oriente, dove costa circa 5.000 euro liberarsi di un container da 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, contro i 60.000 euro che andrebbero pagati in Italia per uno smaltimento in regola. Uno di questi giri transnazionali di rifiuti è stato smascherato lo scorso febbraio con l’operazione “Mesopotamia”. Il Noe di Udine ha scoperto un traffico ingente di rifiuti di plastica e di carta provenienti da ditte del nord d’Italia e diretti in Cina e Siria, con falsi certificati attestanti una altrettanto fasulla identità di “materia prima seconda”. Questa volta la stima del volume d’affari, per un anno di attività, è di 1,5 milioni di euro.
Due casi di cronaca recente resi in estrema sintesi per dare un assaggio di quanto il traffico illegale dei rifiuti sia un piatto appetitoso per l’ecomafia. Ma anche l’abusivismo edilizio e il racket degli animali sono tra le altre attività maggiori di illecito ambientale che nutrono un vero e proprio sistema economico criminale di portata globale. Questa realtà, i suoi imprenditori e i suoi clienti, il suo funzionamento e i suoi circuiti di mercato sono descritti in modo dettagliato e approfondito nel Rapporto Ecomafia 2007 (in uscita ad aprile). Il volume è coordinato dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente con la collaborazione delle forze dell’ordine (Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia), dell’istituto di ricerca Cresme (per quanto riguarda l’abusivismo edilizio), di giornalisti, di magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale e di avvocati dei Centri di azione giuridica di Legambiente. È indubbiamente grazie al contributo di tutte queste “energie” che il Rapporto annuale costituisce uno strumento completo e aggiornato, in grado di inquadrare il fenomeno dell’ecomafia anche attraverso i racconti di episodi narrati che svelano il funzionamento del “settore” ecomafia.
FONTE: EDIZIONI AMBIENTE
Operazione Campania, anzi “Re Mida”. È questo il nome in codice di una delle più imponenti operazioni dei Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente sul traffico illecito dei rifiuti.
Illegalità ad altissimo livello: milioni di tonnellate di spazzatura gestita “fuori legge” per un giro di affari da milioni di euro. Un sistema ecocriminale organizzato che ha coinvolto più regioni italiane, come Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. L’indagine, che procede dal 2003 e ha portato a imputazioni per associazione a delinquere e traffico illecito organizzato di rifiuti, per associazione di stampo camorristico ed estorsione, ha segnato un altro traguardo solo qualche giorno fa. Il 15 marzo i Carabinieri hanno infatti messo sotto sequestro due nuovi siti di smaltimento illegale di rifiuti. Le due cave incriminate – una nel napoletano, a Quarto, e l’altra a Bagnoregio nel Lazio – erano la destinazione ultima di rifiuti speciali, circa 2.000 tonnellate, “ripuliti” da falsa certificazione sulla loro natura e provenienza. Un giro d’affari valutato in circa 100.000 euro e una gestione in puro stile imprenditoriale; tra gli indagati: gestori di cave, intermediari, trasportatori, chimici e direttori di impianti.
E questo lucroso traffico si allarga, non viaggia più solo lungo il consueto asse tra nord e sud del paese, ma espatria. Va in Oriente, dove costa circa 5.000 euro liberarsi di un container da 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, contro i 60.000 euro che andrebbero pagati in Italia per uno smaltimento in regola. Uno di questi giri transnazionali di rifiuti è stato smascherato lo scorso febbraio con l’operazione “Mesopotamia”. Il Noe di Udine ha scoperto un traffico ingente di rifiuti di plastica e di carta provenienti da ditte del nord d’Italia e diretti in Cina e Siria, con falsi certificati attestanti una altrettanto fasulla identità di “materia prima seconda”. Questa volta la stima del volume d’affari, per un anno di attività, è di 1,5 milioni di euro.
Due casi di cronaca recente resi in estrema sintesi per dare un assaggio di quanto il traffico illegale dei rifiuti sia un piatto appetitoso per l’ecomafia. Ma anche l’abusivismo edilizio e il racket degli animali sono tra le altre attività maggiori di illecito ambientale che nutrono un vero e proprio sistema economico criminale di portata globale. Questa realtà, i suoi imprenditori e i suoi clienti, il suo funzionamento e i suoi circuiti di mercato sono descritti in modo dettagliato e approfondito nel Rapporto Ecomafia 2007 (in uscita ad aprile). Il volume è coordinato dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente con la collaborazione delle forze dell’ordine (Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia), dell’istituto di ricerca Cresme (per quanto riguarda l’abusivismo edilizio), di giornalisti, di magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale e di avvocati dei Centri di azione giuridica di Legambiente. È indubbiamente grazie al contributo di tutte queste “energie” che il Rapporto annuale costituisce uno strumento completo e aggiornato, in grado di inquadrare il fenomeno dell’ecomafia anche attraverso i racconti di episodi narrati che svelano il funzionamento del “settore” ecomafia.
CLIMA: G8+5,RESTANO DIFFERENZE MA INTESA PER 7
CAPITOLI
18/03/07 12:27
Nonostante il persistere di differenze fra i
paesi piu' industrializzati e la conferma del no
americano a stabilire limiti vincolanti per le
emissioni di gas nocivi, nell'incontro di Potsdam
fra i ministri dell'ambiente del G8 e di cinque
dei maggiori paesi emergenti e' emersa la comune
volonta' di lavorare a una strategia di lotta
contro i mutamenti climatici e il riscaldamento
della Terra e per la salvaguardia della
biodiversita'. ''Siamo andati molto piu' avanti
di quanto mi fossi aspettato all'inizio'', ha
detto il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar
Gabriel, il cui paese detiene la presidenza di
turno del G8. In un documento diffuso al termine
dei due giorni di lavori, Gabriel ha parlato di
un ''buon risultato in vista del vertice del G8
del prossimo giugno a Heiligendamm''. ''E' un
segnale importante - ha osservato - che i cinque
principali paesi emergenti e gli otto paesi piu'
industrializzati abbiano parlato con parole
chiare fra di loro''.
All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica. E' stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terra' dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, localita' balneare sulla costa baltica tedesca. In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sara' l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta.
Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa - Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. ''Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca'', ha detto il ministro dell'ambiente. Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilita' dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei paesi emergenti, alla necessita' della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale.
A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam e' stata la posizione degli Usa che, oltre a rifiutare l'impegno in limiti precisi in fatto di emissioni, hanno detto no anche all'aiuto finanziario a sostegno dei paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente. ''Gli Stati Uniti sono stati il solo paese a rifiutare'' il punto relativo all'obbligo dei paesi industrializzati di contribuire agli sforzi dei paesi in via di sviluppo per preservare l'ambiente e in particolare le foreste tropicali, ha detto il ministro tedesco Gabriel nella conferenza stampa conclusiva. ''Ci dispiace di cio', ma credo che tale posizione non resistera' a lungo poiche' so che negli Usa esiste un grande interesse per la sopravvivenza delle foreste tropicali'', ha aggiunto Gabriel. Ieri il G8+5 aveva lanciato un grido d'allarme per la distruzione della biodiversita' e la scomparsa di innumerevoli specie di piante e animali.
(ANSA)
All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica. E' stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terra' dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, localita' balneare sulla costa baltica tedesca. In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sara' l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta.
Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa - Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. ''Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca'', ha detto il ministro dell'ambiente. Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilita' dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei paesi emergenti, alla necessita' della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale.
A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam e' stata la posizione degli Usa che, oltre a rifiutare l'impegno in limiti precisi in fatto di emissioni, hanno detto no anche all'aiuto finanziario a sostegno dei paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente. ''Gli Stati Uniti sono stati il solo paese a rifiutare'' il punto relativo all'obbligo dei paesi industrializzati di contribuire agli sforzi dei paesi in via di sviluppo per preservare l'ambiente e in particolare le foreste tropicali, ha detto il ministro tedesco Gabriel nella conferenza stampa conclusiva. ''Ci dispiace di cio', ma credo che tale posizione non resistera' a lungo poiche' so che negli Usa esiste un grande interesse per la sopravvivenza delle foreste tropicali'', ha aggiunto Gabriel. Ieri il G8+5 aveva lanciato un grido d'allarme per la distruzione della biodiversita' e la scomparsa di innumerevoli specie di piante e animali.
(ANSA)