13 gennaio 2008
Rifiuti: arriva Thor, il sistema di riciclaggio indifferenziato ideato dal CNR che offre innumerevoli vantaggi ambientali ed economici
19/01/08 19:56
Fonte: CNR, Ufficio Stampa www.cnr.it
Un sistema sviluppato dal Cnr permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti differenziati. Costa un quinto della spesa per lo smaltimento di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile dal potere calorico elevato
Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.
Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.
“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.
Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.
L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.
Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.
Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.
Roma, 7 gennaio 2008
La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06,90672826 – 335.1335852, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it , p.plescia@assing.it
Un sistema sviluppato dal Cnr permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti differenziati. Costa un quinto della spesa per lo smaltimento di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile dal potere calorico elevato
Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.
Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.
“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.
Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.
L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.
Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.
Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.
Roma, 7 gennaio 2008
La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06,90672826 – 335.1335852, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it , p.plescia@assing.it
CLIMA: KYOTO; DAL 1/O GENNAIO VIA ACCORDO ANTI-EMISSIONI
19/01/08 19:56
(ANSA) - ROMA - Entra in azione dal primo gennaio 2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal 1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche in termini economici, che terminera' il 31 dicembre del 2012. In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale, facendo riferimento ai livelli del 1990.
L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al 1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel 2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto ''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le emissioni dell'1,5%''.
Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere ratificato il documento.
Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto:
- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%;
- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a 21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40 euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;
- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli, membro del comitato attuazione della direttiva emission trading del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote. Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell' emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu''';
- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito (Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA).
L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al 1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel 2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto ''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le emissioni dell'1,5%''.
Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere ratificato il documento.
Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto:
- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%;
- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a 21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40 euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;
- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli, membro del comitato attuazione della direttiva emission trading del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote. Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell' emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu''';
- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito (Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA).
Per la Corte costituzionale il "puzzo" è reato Anche le “molestie olfattive” su scala industriale costituiscono reato di “gettito di cose pericolose”
19/01/08 19:56
di Eleonora Santucci
fonte.www.greenreport.it
Anche le “molestie olfattive” su scala industriale costituiscono reato di “gettito di cose pericolose”: lo dice la Corte costituzionale sezione penale con sentenza di ieri. Una linea intransigente quella della Suprema Corte nei confronti delle fabbriche che producono odori che superano la “stretta tollerabilità”, ma che in ogni caso (giusta o sbagliata) sopperisce a un vuoto legislativo esistente in materia.
La presenza di odori sgradevoli è considerato un serio fattore di alterazione del benessere psicofisico e può provocare malesseri fisici e sgradevoli e sensazioni di disagio. Ma nella maggior parte dei casi la situazione di inquinamento olfattivo non sottolinea l’insorgenza di particolari pericoli reali per la salute dei cittadini perché la concentrazione dei composti responsabili degli odori sgradevoli sono inferiori alle soglie di pericolo o in altri casi soglie di pericolo codificate non esistono. Ed è proprio in questo caso che i problemi maggiori nascono.
Una normativa specifica sulle molestie olfattive infatti, non esiste e per questo gli operatori come i giudici devono fare riferimento ad articoli del codice civile, penale, normative regionali, leggi statali datate e singoli Decreti ministeriali che non riguardano direttamente le sostanze odorifere. Così come non esistono parametri, metodi e linee d’approccio sperimentate e comuni per il controllo.
Però è indubbio che le molestie odorose provocano nei soggetti esposti vivaci reclami presso le amministrazioni locali e ricorsi presso i tribunali. Ne consegue prima di tutto, che il contenimento dell’inquinamento olfattivo è uno dei fattori da considerare per la compatibilità ambientale delle industrie.
Ma far fronte a questo tipo d´inquinamento può risultare molto complesso: una riduzione delle emissioni magari con l’applicazione di tecnologie appropriate da parte degli impianti non elimina necessariamente il disturbo sofferto dagli abitanti, poiché ogni individuo ha la propria soglia di percezione degli odori. E l’individuazione della categoria di reato nella quale far rientrare questi tipi di situazioni risulta arduo e influenzabile dalla soggettività dell’operatore.
Per non parlare poi delle situazioni in cui gli odori non tollerabili derivino da impianti per esempio di compostaggio, dove il contemperamento degli interessi tra esigenze di recupero dei residui organici e le ragioni della proprietà è previsto dalla normativa sulle emissioni. Anche qui non esistendo dei parametri oggettivi per valutare la tollerabilità dell’odore diventa difficile dirimere le controversie non solo a livello giuridico ma anche da parte delle pubbliche amministrazioni che si trovano a far fronte alle proteste di comitati o di singoli cittadini.
fonte.www.greenreport.it
Anche le “molestie olfattive” su scala industriale costituiscono reato di “gettito di cose pericolose”: lo dice la Corte costituzionale sezione penale con sentenza di ieri. Una linea intransigente quella della Suprema Corte nei confronti delle fabbriche che producono odori che superano la “stretta tollerabilità”, ma che in ogni caso (giusta o sbagliata) sopperisce a un vuoto legislativo esistente in materia.
La presenza di odori sgradevoli è considerato un serio fattore di alterazione del benessere psicofisico e può provocare malesseri fisici e sgradevoli e sensazioni di disagio. Ma nella maggior parte dei casi la situazione di inquinamento olfattivo non sottolinea l’insorgenza di particolari pericoli reali per la salute dei cittadini perché la concentrazione dei composti responsabili degli odori sgradevoli sono inferiori alle soglie di pericolo o in altri casi soglie di pericolo codificate non esistono. Ed è proprio in questo caso che i problemi maggiori nascono.
Una normativa specifica sulle molestie olfattive infatti, non esiste e per questo gli operatori come i giudici devono fare riferimento ad articoli del codice civile, penale, normative regionali, leggi statali datate e singoli Decreti ministeriali che non riguardano direttamente le sostanze odorifere. Così come non esistono parametri, metodi e linee d’approccio sperimentate e comuni per il controllo.
Però è indubbio che le molestie odorose provocano nei soggetti esposti vivaci reclami presso le amministrazioni locali e ricorsi presso i tribunali. Ne consegue prima di tutto, che il contenimento dell’inquinamento olfattivo è uno dei fattori da considerare per la compatibilità ambientale delle industrie.
Ma far fronte a questo tipo d´inquinamento può risultare molto complesso: una riduzione delle emissioni magari con l’applicazione di tecnologie appropriate da parte degli impianti non elimina necessariamente il disturbo sofferto dagli abitanti, poiché ogni individuo ha la propria soglia di percezione degli odori. E l’individuazione della categoria di reato nella quale far rientrare questi tipi di situazioni risulta arduo e influenzabile dalla soggettività dell’operatore.
Per non parlare poi delle situazioni in cui gli odori non tollerabili derivino da impianti per esempio di compostaggio, dove il contemperamento degli interessi tra esigenze di recupero dei residui organici e le ragioni della proprietà è previsto dalla normativa sulle emissioni. Anche qui non esistendo dei parametri oggettivi per valutare la tollerabilità dell’odore diventa difficile dirimere le controversie non solo a livello giuridico ma anche da parte delle pubbliche amministrazioni che si trovano a far fronte alle proteste di comitati o di singoli cittadini.
Nucleare iraniano, mentre si tratta e si accusa, la Russia rifornisce Teheran
19/01/08 19:56
fonte:www.greenreport.it
L’organizzazione dell’energia atomica iraniana ha annunciato che oggi la Russia ha fornito all’Iran un nuovo lotto di 11 tonnellate di combustibile nucleare per il funzionamento della centrale atomica di Buchehr. «In febbraio termineremo il rifornimento ed il lavoro comincerà realmente alla centrale in luglio-agosto» ha detto Sergei Kirienko, il direttore generale della holdig statale dell’energia nucleare russa Rosatom.
La Russia prosegue dunque a rifornire di combustibile e tecnologia atomiche l’Iran, mentre all’Agenzia internazionale dell’energia atomica di Vienna il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, conferma ad El-baradei ed ai giornalisti che «il problema posto dal programma nucleare iraniano non è ancora regolato. La comunità mondiale non permetterà che una tecnologia che conduce alla creazione dell’arma nucleare si sviluppi in questa regione». Una regione che in realtà allora comprenderebbe anche Israele e Pakistan che quell’arma ce l’hanno ed Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che hanno appena commissionato 3 centrali nucleari alla Francia.
Per Steinmeier i risultati della recente visita di el-Baradei a Teheran serviranno all’avvio di una discussione costruttiva tra i Sei (Russia, Usa, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia) nel prossimo incontro sull’Iran che si terrà a Berlino.
Intanto, mentre la Russia discute con gli altri e rifornisce l’Iran da sola, a Pechino il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniana Said Jalili, ha detto che i negoziati con la Cina sul nucleare sono «costruttivi e positivi. Durante questi negoziati, la parte cinese a salutato la cooperazione tra Iran ed Aiea» riferisce l’agenzia iraniana Irna.
I ministro cinese degli esteri, Yang Jiechi sta svolgendo una difficile mediazione anche per conto degli occidentali, e vuole tenere aperta la porta della cooperazione Iran-Aiea e regolare la questione nucleare iraniana esclusivamente per via diplomatica, anche perché a Pechino il petrolio iraniano interessa molto e vede come il fumo negli occhi i proclami guerreschi di Bush e l’embargo contro Teheran.
"La questione nucleare iraniana – ha detto Yang – è attualmente ad un punto cruciale. La Cina spera che tutte le parti interessate, tra le quali l’Iran, dispieghino sforzi congiunti per riprendere i negoziati il più presto possibile, al fine di promuovere una soluzione completa ed appropriata della questione».
Gli ineffabili Russi avevano accolto solo ieri a Mosca il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, preoccupatissima per il proseguimento delle attività di arricchimento dell’uranio in Iran che secondo lei «testimoniano l’obiettivo militare del programma nucleare iraniano. Dal momento che la Russia deciso di fornire i combustibile nucleare per la centrale di Buchehr, le attività di arricchimento dell´uranio non possono proseguire che a fini militari».
La Livni ha ricordato che i servizi segreti americani sono convinti che l’Iran ha tentato di realizzare clandestinamente un’arma nucleare (proprio come a suo tempo fece Israele).
«L´Iran rappresenta una minaccia, perché la sua ideologia sfiora la follia, perché tenta di entrare in possesso di armi nucleari in violazione del trattato di non-proliferazione, perché nulla può escludere delle fughe di tecnologia nucleare e l’”effetto domino” quando altri Paesi “moderati” accelereranno il passo per dotarsi dell’arma nucleare».
L´Iran continua a giurare sulla natura pacifica del suo programma nucleare e si rifiuta, ben sostenuto da Mosca, di sospendere l’arricchimento dell’uranio che, dice la Repubblica islamica, non è vietato per fini civili dal trattato di non proliferazione nucleare.
L’organizzazione dell’energia atomica iraniana ha annunciato che oggi la Russia ha fornito all’Iran un nuovo lotto di 11 tonnellate di combustibile nucleare per il funzionamento della centrale atomica di Buchehr. «In febbraio termineremo il rifornimento ed il lavoro comincerà realmente alla centrale in luglio-agosto» ha detto Sergei Kirienko, il direttore generale della holdig statale dell’energia nucleare russa Rosatom.
La Russia prosegue dunque a rifornire di combustibile e tecnologia atomiche l’Iran, mentre all’Agenzia internazionale dell’energia atomica di Vienna il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, conferma ad El-baradei ed ai giornalisti che «il problema posto dal programma nucleare iraniano non è ancora regolato. La comunità mondiale non permetterà che una tecnologia che conduce alla creazione dell’arma nucleare si sviluppi in questa regione». Una regione che in realtà allora comprenderebbe anche Israele e Pakistan che quell’arma ce l’hanno ed Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che hanno appena commissionato 3 centrali nucleari alla Francia.
Per Steinmeier i risultati della recente visita di el-Baradei a Teheran serviranno all’avvio di una discussione costruttiva tra i Sei (Russia, Usa, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia) nel prossimo incontro sull’Iran che si terrà a Berlino.
Intanto, mentre la Russia discute con gli altri e rifornisce l’Iran da sola, a Pechino il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniana Said Jalili, ha detto che i negoziati con la Cina sul nucleare sono «costruttivi e positivi. Durante questi negoziati, la parte cinese a salutato la cooperazione tra Iran ed Aiea» riferisce l’agenzia iraniana Irna.
I ministro cinese degli esteri, Yang Jiechi sta svolgendo una difficile mediazione anche per conto degli occidentali, e vuole tenere aperta la porta della cooperazione Iran-Aiea e regolare la questione nucleare iraniana esclusivamente per via diplomatica, anche perché a Pechino il petrolio iraniano interessa molto e vede come il fumo negli occhi i proclami guerreschi di Bush e l’embargo contro Teheran.
"La questione nucleare iraniana – ha detto Yang – è attualmente ad un punto cruciale. La Cina spera che tutte le parti interessate, tra le quali l’Iran, dispieghino sforzi congiunti per riprendere i negoziati il più presto possibile, al fine di promuovere una soluzione completa ed appropriata della questione».
Gli ineffabili Russi avevano accolto solo ieri a Mosca il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, preoccupatissima per il proseguimento delle attività di arricchimento dell’uranio in Iran che secondo lei «testimoniano l’obiettivo militare del programma nucleare iraniano. Dal momento che la Russia deciso di fornire i combustibile nucleare per la centrale di Buchehr, le attività di arricchimento dell´uranio non possono proseguire che a fini militari».
La Livni ha ricordato che i servizi segreti americani sono convinti che l’Iran ha tentato di realizzare clandestinamente un’arma nucleare (proprio come a suo tempo fece Israele).
«L´Iran rappresenta una minaccia, perché la sua ideologia sfiora la follia, perché tenta di entrare in possesso di armi nucleari in violazione del trattato di non-proliferazione, perché nulla può escludere delle fughe di tecnologia nucleare e l’”effetto domino” quando altri Paesi “moderati” accelereranno il passo per dotarsi dell’arma nucleare».
L´Iran continua a giurare sulla natura pacifica del suo programma nucleare e si rifiuta, ben sostenuto da Mosca, di sospendere l’arricchimento dell’uranio che, dice la Repubblica islamica, non è vietato per fini civili dal trattato di non proliferazione nucleare.