25 febbraio 2007
KYOTO: WEC, IN 25 ANNI EMISSIONI CO2 AUMENTERANNO DEL 60%

ROMA - Le emissioni di Co2 nel mondo cresceranno, nei prossimi venticinque anni, del 60%, mentre la domanda globale di energia aumentera' del 50%. Sono queste le previsioni del presidente della Partnership Globale sulle Bioenergie, Corrado Clini, che oggi a Roma ha presieduto un incontro organizzato con il Word Energy Council (Wec), il consiglio mondiale dell'energia, per approfondire gli sviluppi delle bioenergie in Italia. ''Un aumento delle emissioni di Co2 - ha aggiunto Clini - potrebbe trascinarsi dietro un aumento delle temperature globali superiore ai tre gradi centigradi previsti dal recente panel intergovernativo''. La stima degli investimenti nel settore dell'energia per i prossimi anni, secondo Clini raggiungera' i 20 triliardi di dollari e ''solo se riuscira' a cambiare la direzione degli investimenti dai carburanti fossili alle energie rinnovabili, si potra' intervenire sui cambiamenti climatici''. I carburanti fossili sono destinati a restare anche per i prossimi anni la principale fonte di produzione di energia, ''oggi la quota che i carburanti fossili coprono nel fabbisogno mondiale e' dell'80% - ha aggiunto Gilberto Callera, presidente del Wec - ma le potenzialita' delle bioenergie sono molto alte: le biomasse, entro il 2030 possono crescere del 50% arrivando a soddisfare il 6% del fabbisogno (oggi e' al 4%), mentre i biocarburanti possono arrivare a coprire il 7% dei consumi mondiali per il trasporto su strada''. Sono tre i criteri lungo i quali si deve muovere l'azione globale dei governi e delle imprese: la sostenibilita' ambientale, valutando l'impatto sulle risorse naturali come le foreste o la desertificazione, la sicurezza alimentare, evitando che le produzioni agricole 'no food' possano incidere negativamente sull'aumento dei prezzi delle produzioni agricole tradizionali e la gestione dei sussidi che, come accaduto negli Usa, possono avere un effetto di concorrenza con le produzioni agricole. ''Sara', in ogni caso, il prezzo del petrolio a determinare lo sviluppo delle energie rinnovabili - ha spiegato Alexander Muller, vicedirettore della Fao - come e' accaduto nel caso del prezzo dello zucchero che ha seguito negli ultimi anni le oscillazioni del prezzo del petrolio, in funzione della produzione dell'etanolo, prodotto soprattutto in Brasile''.
(ANSA).
RAPPORTO ITALIA 2007: MALE RINNOVABILI E MOBILITA'

ROMA - Al palo le rinnovabili (-6%), malissimo i gas serra (+12,1% rispetto al 1990), trasporto su gomma a livelli record (83,7% degli spostamenti), ma la natura protetta sfiora ormai l'11% del territorio. Questa la fotografia scattata da Legambiente in ''Ambiente Italia 2007'', rapporto annuale sullo stato di salute del Paese realizzato con la collaborazione scientifica dell'Istituto di ricerche Ambiente Italia. Il volume (Edizioni Ambiente, 250 pagine, 18 euro), presentato oggi a Roma, e' diviso in due sezioni: nella prima parte si parla della cosiddetta sindrome Nimby, quella dei ''no'' alle opere pubbliche nel proprio ''cortile di casa'', mentre la seconda parte offre un quadro di dati sulla situazione ambientale del Paese, tramite 100 indicatori. Il volume, spiega Legambiente ''prova a ragionare sui ''Si''' che il mondo ambientalista deve assolutamente dire e su quelle che dovrebbero essere assolute priorita' per il Governo di questo Paese''. Come in materia di energia: ''Qui c'e' subito un primo ''Si''' da dire - sottolinea Roberto Della Seta, presidente dell' associazione - bisogna convincersi che rigassificatori e impianti eolici vanno fatti. Nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio, certo, ma vanno fatti''. Un altro ''Si''' e' per le infrastrutture: quelle ferroviarie e per il trasporto pubblico locale (tram, metropolitane, parcheggi di scambio).

Ecco i capitoli dello stato di salute dell'ambiente in Italia:
- ENERGIA: nel 2005 le fonti pulite pesano il 6% in meno rispetto al 2004 nella bolletta del Paese. Nel settore elettrico le rinnovabili valgono nel 2005 il 16,4% della produzione. Le fonti fossili coprono, da dieci anni, l'88% dei consumi energetici. Statico il livello d'efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8% in meno rispetto alla media europea. Le emissioni di gas serra segnano + 12,10% rispetto al 1990, lontano dagli obiettivi di Kyoto
- MOBILITA': a motore, mediamente ogni abitante fa 15.000 chilometri l'anno (+31% rispetto alla media europea e addirittura +60% rispetto alla Germania). L'automobile copre circa l'82% del trasporto terrestre. Ci sono poi 60 macchine ogni 100 abitanti, 10 in piu' rispetto agli altri Paesi Ue. Questo significa livelli record di polveri sottili e una elevata incidentalita' stradale (93 morti per milione di abitanti, due in piu' rispetto alla media Ue)
- BIOLOGICO E CERTIFICAZIONI: La percentuale di superficie agricola coltivata a biologico e' doppia rispetto a quella europea e cresce il volume delle certificazioni ambientali (l' Italia e' il quarto Paese al mondo per numero di siti certificati ISO 14001 ed e' seconda solo alla Germania per la Emas, certificazione Ue)
- AREE PROTETTE: L'estensione delle aree protette sfiora ormai l'11%. Ammonta a circa 5 milioni di ettari (il 16,5% del territorio nazionale, in parte sovrapponibile con parchi e aree protette) il patrimonio di Rete Natura 2000, individuate con i siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone di protezione speciale (Zps)
- BALNEAZIONE: Esaurito il trend di miglioramento della qualita' della acque di balneazione: sui 420 chilometri di costa vietati (5,7% dell'intera costa campionata), circa 240 sono oggetto di divieti permanenti
- RIFIUTI: Finiscono in discarica 296 chili di rifiuti per abitante l'anno contro i 221 della media europea. Nel 2005 la raccolta differenziata ha avviato un recupero di circa 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a meno del 25% dei rifiuti prodotti.
(ANSA)
CLIMA: UE; MERKEL CONFERMA OBIETTIVI RIDUZIONE EMISSIONI

BERLINO - Il cancelliere Angela Merkel, presidente di turno della Ue, ha ribadito gli obiettivi ambiziosi che la commissione Ue si e' posta in fatto di difesa del clima e di riduzione delle emissioni nocive. Intervenendo al parlamento di Berlino la Merkel ha sottolineato come ora tocchi al Consiglio europeo seguire le indicazioni fornite al riguardo dalla commissione, che auspica entro il 2020 una riduzione del 20% delle emissioni di gas nocivi nell'atmosfera. Per Angela Merkel, l'Europa deve mostrare che ''ecologia e economia possono andare d'accordo tra di loro''. A suo avviso inoltre e' necessario un approvvigionamento energetico che sia piu' rispettoso del clima e piu' sicuro. Il Consiglio europeo di primavera e' in programma l'8 e il 9 marzo prossimi a Bruxelles.
(ANSA)
AMBIENTE: APERTO A PARIGI L'ANNO DEI POLI

PARIGI - L'anno internazionale dei poli 2007-2008 e' stato aperto ufficialmente a Parigi con una cerimonia al Palais de la Decouverte sotto l'egida dell' organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e del consiglio internazionale per la scienza (Icsu). L'anno polare internazionale, che in realta' durera' fino al marzo del 2009, mobilitera' 220 progetti scientifici e coinvolge piu' di 60 paesi: le ricerche riguardano la fisica, la biologia e altre realta' delle regioni polari. Si tratta del quarto anno dei poli; il precedente si era tenuto nel 1957-58.

Il segretario generale dell'OMM, Michel Jarraud, aprendo i lavori ha ricordato che le ricerche cercheranno di approfondire le conoscenze anche sulle societa' che vivono nelle regioni polari e il loro adattamento al cambiamento climatico. Dimensione sociale e scientifica a fronte dell'impatto dell'emergenza climatica saranno i grandi temi che guideranno il lavoro di migliaia di scienziati, ricercatori e tecnici, a poche settimane dalla pubblicazione di un rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sull'evoluzione del clima (Giec) che mostra come le aree dei poli sono ''estremamente vulnerabili'' all'innalzamento delle temperature registrate sul Pianeta.
(ANSA)
FORESTE: BATTUTE PIOGGE ACIDE, ORA SOS AZOTO-OZONO
Sembra archiviato per sempre il pericolo piogge acide per le foreste; ora il nuovo allarme si chiama ozono e azoto. Ma per quanto riguarda i boschi italiani non tutte le notizie sono negative: la superficie delle foreste ha fatto segnare infatti nel corso degli ultimi 20 anni un incremento del 23%. Ma c'e' di piu': i dati relativi all'inventario forestale potranno contribuire a far risparmiare al nostro Paese, nel corso dei prossimi 5 anni, fino a 1 miliardo di euro. Queste le indicazioni piu' significative dello studio 'Foreste, cambiamenti climatici e biodiversita'', redatto dal Corpo Forestale dello Stato su dati del Conecofor, la rete nazionale integrata per il Controllo degli Ecosistemi Forestali, che sara' presentata oggi a Roma nell'ambito del workshop 'Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversita' forestale'.

LA SALUTE DELLE FORESTE ITALIANE I dati raccolti dal Conecofor indicano come la deposizione di sostanze azotate raggiunga al momento picchi di oltre 30 kg l'anno per ettaro nella zona della Pianura Padana, con valori comunque alti in tutte le altre aree controllate, ''provocando tra l'altro - viene sottolineato - l'inquinamento delle falde idriche e dei corsi d'acqua''. Le concentrazioni di ozono raggiungono percio' ''picchi preoccupanti, fino a 60-70 parti per miliardo, specialmente nel periodo estivo e nelle aree piu' meridionali, determinando forti danni alla vegetazione forestale''.
AUMENTATA LA SUPERFICIE FORESTALE NAZIONALE I dati raccolti dall''Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio' indicano che la superficie forestale era pari nel 2005 a circa 10 milioni di ettari, rispetto agli 8 milioni censiti nel precedente inventario del 1985, con un incremento complessivo del 23%. La graduatoria delle regioni che presentano una superficie forestale piu' alta rispetto alle altre sono la Sardegna e la Toscana, con circa 1 milione di ettari ciascuna, seguite da Piemonte e Lombardia, con circa 800 mila ettari ciascuna.
IL RUOLO DELLE FORESTE NEI CAMBIAMENTI CLIMATICI A livello planetario, le foreste, a fronte di un'emissione netta nell'atmosfera di circa 170 miliardi di tonnellate di carbonio negli ultimi 150 anni, ne avrebbero assorbito circa 80 miliardi. Quindi, sintetizza lo studio, ''quasi il 50% di tutto il carbonio assorbito e' stato metabolizzato dagli ecosistemi terrestri''. Diversa la situazione nel nostro Paese, ''dove le foreste, che coprono circa un terzo della superficie nazionale, assorbono piu' del 50% di tutto il carbonio bloccato dagli ecosistemi terrestri''.
PROTOCOLLO DI KYOTO Secondo i dati dell'inventario forstale, l'Italia potra' risparmiare nel corso dei prossimi 5 anni fino a 1 miliardo di euro. E cio', informa lo studio, grazie al fatto ''che il nostro Paese ha potuto dichiarare un assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste 10 volte superiore a quello stimato precedentemente, pari cioe' a 10 milioni di tonnellate all'anno''.
LA DISGREGAZIONE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI Nei prossimi 100 anni si potra' assistere a ''una progressiva disgregazione di tutti gli ecosistemi forestali della penisola''. Di questi, ''solo poche componenti potranno migrare in aree piu' adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte sara' destinata all'estinzione, almeno a livello locale''
(ANSA)
CLIMA: CO2 CRESCIUTA 35% IN DUE SECOLI, 2006 DA RECORD
La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e' cresciuta nel nostro Pianeta del 35% in soli due secoli, di cui il 10% negli ultimi 15 anni. E il 2006 e' stato probabilmente l'anno dei valori record nell'arco di 20 milioni di anni. Di qui false partenze di primavera, uragani, periodi di siccita' e nevicate improvvise. Per riuscire a ritrovare la bussola e capire l'origine di questi fenomeni e' in arrivo un manuale: si chiama ''Clima: istruzioni per l'uso'' scritto a quattro mani dal climatologo Vincenzo Ferrara e dal giornalista Alessandro Farruggia (Edizioni Ambiente, pagg.308) e presentato oggi a Roma. La diagnosi dello stato di salute del Pianeta comincia proprio dai dati sulla concentrazione di anidride carbonica, che e' passata in due secoli da 280 a 380 parti per milione, quando nei 950 mila anni precedenti non aveva mai superato il livello di 290 ppm. E l'ultimo dato registrato, di 380 ppm al 2006, e' probabilmente il piu' elevato dal Miocene, cioe' da 20 milioni di anni. L'aumento e' passato dagli 1,5 ppm del 1980 agli 1,8 ppm degli anni 90 fino ai 2 ppm attuali. Non si tratta di un fatto nuovo nella storia del Pianeta, ma lo e' nella storia dell'umanita', cioe' da quando l'Homo sapiens ha cominciato la sua evoluzione (meno di 100 mila anni). Il manuale e' diviso in tre parti. Nella prima vengono dati gli elementi di base del clima, cioe' di tutte le cause.

La seconda parte e' dedicata all'evoluzione del clima, ossia ai cambiamenti provocati dall'uomo e alle risposte da parte dell'atmosfera, dell'acqua e del mondo vivente. Nella parte finale del libro vengono commentate le strategie in atto e quelle da avviare: di cosa si discute a livello internazionale, quali sono gli organismi responsabili delle politiche globali e quali le linee d'azione promosse. ''Il clima sta cambiando con una ampiezza e una scala mai vista da occhi umani - spiegano i due autori - il suo comportamento e' paragonabile al comportamento di un orso in letargo. Se l'orso viene molestato una volta o qualche volta, si limitera' a borbottare, e continuera' a dormire. Ma se viene disturbato in modo troppo insistente, puo' reagire all' improvviso con una zampata violenta e anche mortale''. Sia ben chiaro, nessuno parla di fine del mondo, ma occorre attuare strategie utili di ''mitigazione'' per contrastare l' aumento della temperatura media del Pianeta, che in questo secolo e' salita di 0,65 gradi. E crescerebbe comunque di altri 0,60 gradi anche se per assurdo da oggi si riuscisse a bloccare ogni emissione di gas serra. Ma l'entita' della perturbazione introdotta dall'uomo e' ben piu' grande di quanto appaia, visto che gioca anche l'effetto raffreddante degli aerosol e la Co2 assorbita da oceani, suoli e biosfera.

''Il clima - scrivono Ferrara e Farruggia - sta cambiando in modo troppo intenso perche' questo non comporti effetti sulle comunita' umane e troppo velocemente perche' gli ecosistemi possano adattarvisi''. I possibili scenari futuri arrivano dall' ultimo rapporto dell'Ipcc, l'Intergovernmental panel on climate change. Secondo lo scenario minimale, al 2100 l'aumento della temperatura media globale oscillera' tra gli 1,5 e i 2,8 gradi; secondo lo scenario massimale tra 3,5 e 5,8 gradi. I valori piu' probabili di aumento della temperatura media globale dovrebbero pero' essere compresi fra i 2,3 gradi e i 4,1 gradi in piu' rispetto alle medie del periodo 1980-2000. ''Sono valori elevatissimi - commentano Ferrara e Farruggia - anche perche' gli ultimi due decenni ci insegnano che il riscaldamento e' circa il doppio sulle aree emerse rispetto agli oceani''.
(ANSA).

RECORD A TOKYO, UN INVERNO SENZA NEVE
TOKYO - Per la prima volta negli annali meteorologici Tokyo ha trascorso quest'anno un inverno senza neve. Lo ha annunciato oggi l'Ente meteorologico giapponese allo scadere dell'ultimo mese in cui sono considerate possibili precipitazioni nevose. Gli annali dell'Ente risalgono all'epoca della restaurazione Meiji nel 1876.
Finora non sono state fatte ricerche per stabilire se anche in precedenza vi siano stati anni senza la neve, che comunque era un abituale ingrediente in tutta la precedente pittura paesaggistica invernale. Il primato - che ha scontentato bambini e sciatori, abituati ai 'weekend bianchi' nell'immediato retroterra - rischia di avere conseguenze anche sul periodo della fioritura dei ciliegi, in cui ricorrono le piu' antiche e sentite festivita' tradizionali.

Gia' l'anno scorso la nuvola di petali aveva cominciato a schiudersi a Tokyo il 21 marzo, una delle date piu' premature che si ricordino, in un deprecato anticipo rispetto a una serie di giorni festivi che consentono a tutti di dedicare un po' di tempo libero all'ammirazione dei fiori e ai picnic. Gia' da qualche settimana la stampa segue con apprensione le previsioni degli esperti, pur se l'Ente meteorologico ha indicato che non fara' eccezioni e anche quest'anno non si pronuncera' ufficialmente prima delle 14:00 in punto del 7 marzo.
(ANSA)
CHIMICA: DOSSIER LEGAMBIENTE, STOP AL MERCURIO

(ANSA) - ROMA - Fuori il mercurio dall'industria italiana per la produzione di cloro e soda. Questa la richiesta avanzata da Legambiente al convegno ''Un futuro verde per la chimica italiana'' nel quale sono stati presentati i risultati sulle emissioni di mercurio in atmosfera delle piu' grandi industrie. In Italia gli impianti cloro-soda sono 8. Quello di Assemini (Cagliari) e' l'unico che non utilizza mercurio. I tecnici di Legambiente hanno misurato le concentrazioni di mercurio all' esterno degli impianti di Porto Marghera (VE), Pieve Vergonte (Verbano-Cusio-Ossola), Torviscosa (UD), Rosignano Marittimo (LI), Bussi sul Tirino (PE) e Priolo Gargallo (SR), quest' ultimo chiuso nel 2005. ''I valori medi piu' alti - riferisce il dossier di Legambiente - sono dentro l'impianto di Pieve Vergonte (oltre 1.500 ng/m3 con picchi di 35 mila ng/m3), di Priolo (1.200 ng/m3 con valore massimo di 17 mila ng/m3) e di Porto Marghera (186 ng/m3 e 1.500 ng/m3). All'esterno risultati piu' significativi a Torviscosa (516 ng/m3 e punte di 1.200 ng/m3) e Bussi sul Tirino (447 ng/m3 e picco di 7.700 ng/m3)''.

Dal punto di vista epidemiologico, sono stati presentati gli studi su Augusta-Priolo e Gela. Studi, ha detto l'epidemiologo del Cnr di Pisa, Fabrizio Bianchi, che ''evidenziano una percentuale di patologie superiori del 5-10 per cento per quanto riguarda i tumori sulla media nazionale e di due-tre volte superiori per quanto riguarda le malformazioni rispetto ai casi attesi''. ''Sono ancora studi descrittivi'', ha precisato Bianchi rilevando ''eccessi di patologie con componenti ambientali importanti'', non solo l'inquinamento industriale ma anche, ha detto Bianchi ''l'inquinamento da pesticidi''.

Da Legambiente la richiesta della riconversione degli impianti con la tecnologia a membrana. ''Un processo - ha detto il presidente nazionale, Roberto Della Seta - non piu' rinviabile. Il Governo e la Conferenza Stato-Regioni approvino subito le linee guida che obbligano all'adozione di questa tecnologia''. In tema di emissioni, i sei stabilimenti esaminati, secondo l' Eper (Registro europeo emissioni inquinanti), nel 2005 hanno emesso 445 kg di mercurio nell'aria, il 16% delle emissioni complessive nazionali, e 106 kg in acqua (il 10% del totale italiano). ''Dato significativo - ha detto Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - che potrebbe essere azzerato con la tecnologia a membrana, in realizzazione alla Solvay di Rosignano e preannunciata a Bussi sul Tirino, mentre a Porto Marghera c'e' l'ok della Commissione VIA''.

Sul fronte mercurio, il vicepresidente di Federchimica, Roberto Rettani, ha detto che ''siamo gia' a un punto discreto e molte cose sono state fatte'. Su tutto il resto ''in Italia e' sparita la grande chimica, le industrie si sono ridimensionate e questo significa un vero e proprio cambiamento''. Oltre al mercurio, nel mirino i siti ''orfani'' cioe' quelli inquinati dove manca il referente per la bonifica. In tal senso il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Relacci, ha proposto un fondo per queste aree abbandonate. Sul fronte cifre, nel 2005, ha riferito Giorgio Clarizia, presidente Polimeri Europa e Syndial, ''il turnover mondiale dell'industria chimica, esclusa la farmaceutica, e' stimabile in circa 1.500 miliardi di euro. In Italia il fatturato chimico incide sul Pil del 3,7% mentre il 96% dei manufatti al consumo contiene prodotti chimici''. Il valore della produzione e' di 55 miliardi mentre l'occupazione diretta e indiretta e' di 400 mila addetti (600 mila con la farmaceutica).
(ANSA).
PECORARO, TOGLIEREMO 1.000 KM ELETRODOTTI IN ITALIA
In tutta Italia saranno rimossi 1.000 chilometri di elettrodotti ad alta tensione che ora sorgono in aree protette o densamente popolate. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, oggi a Cagliari per la demolizione di undici tralicci all'interno del Parco di Molentargius. ''Mi sembra un buon inizio'', ha sottolineato l'esponente del governo assicurando che il ministero sta lavorando per rimuovere le barriere ambientali anche nel resto d'Italia. Rivolgendosi a Luigi Roth e Flavio Cattaneo, presidente e amministratore delegato di Terna, la societa' che si e' occupata dell' intervento di Molentargius, Pecoraro Scanio si e' soffermato sulle prospettive energetiche del paese.
''Sistemando gli elettrodotti - ha spiegato - si potrebbe risparmiare energia. Se migliorassimo la rete elettrica nazionale potremmo ridurre molte necessita' e guadagnare migliaia di megawatt di potenza, con conseguenti risparmi per parecchie centrali. Oggi, invece, vi sono diversi imbuti dovuti alla vetusta' della rete nazionale''. I lavori all'interno del Parco di Molentargius costituiscono, secondo il ministro, una opportunita' anche occupazionale. E' la prova, ha aggiunto, ''che si puo' dare lavoro risanando l' ambiente''. ''O il futuro dell'economia e' verde e ambientalista o non ci sara' futuro'', ha concluso.
(ANSA)
SENTENZA TAR BENI CULTURALI E AMBIENTALI


TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. V, 12 febbraio 2007, n. 997

Annullamento del nulla osta paesaggistico - Sentenza di annullamento - Diniego di sanatoria edilizia fondato sul decreto soprintendentizio - Caducazione - Esclusione - Invalidità ad effetto caducante e invalidità ad effetto viziante.

Il diniego di sanatoria edilizia, ancorché fondato sul decreto soprintendentizio di annullamento del nulla osta paesaggistico, non è caducato dalla sentenza di annullamento di quest’ultimo atto, vertendosi nell'ambito dell'invalidità ad effetto cd. "viziante". La tradizionale distinzione, elaborata in sede giurisprudenziale, tra invalidità ad effetto caducante ed invalidità ad effetto viziante, si basa sulla diversa intensità che contraddistingue il nesso di presupposizione o di derivazione intercorrente tra l'atto annullato e l'atto successivo. Quando l'atto presupposto entra nel modello legale dell'atto conseguenziale come requisito di esistenza opera l’effetto caducante. Nel caso dell’invalidità ad effetto viziante, invece, l’atto consequenziale risulta invalido per vizio derivato, ma resta efficace, salva un’apposita ed idonea impugnativa, resistendo all’annullamento dell’atto presupposto (cfr. Cons. Stato Sez. V 22/11/96 n. 1389; T.A.R. Veneto Sez. I 9/5/96 n. 901, in materia di illegittimità caducante nell’ambito del rapporto endoprocedimentale, o T.A.R Puglia Sez. I 6/11/02 n. 4837, Cons. Stato Sez. V 11/2/02 n. 785, in ipotesi di rapporto di “preordinazione funzionale”). Così, l’effetto caducante si realizza, tipicamente, per tutti gli atti che, in quello annullato, trovano il loro antecedente necessario, purché non sia frattanto intervenuto un nuovo e diverso atto, il quale, come suo proprio effetto e indipendentemente dall’atto annullato, modifichi irreversibilmente le situazioni giuridiche; in quest’ultimo caso, gli atti, seppur viziati, potranno essere annullati soltanto se tempestivamente gravati; nel primo il ricorrente non ha evidentemente l’onere d’impugnare gli atti consequenziali che in quello annullato trovano il loro antecedente necessario (cfr. C.d.S., V, 24 maggio 1996, n. 592). Nel caso di specie, gli atti in questione (annullamento del nulla osta comunale e diniego della concessione in sanatoria) pur collegati nell’ambito del rapporto procedimentale, esprimono una differente valutazione di interessi, e non sussiste quel rapporto strettamente funzionale, tale da far ritenere il rapporto di necessaria presupposizione tra atti, riconducibile al novero della “preordinazione funzionale”. Invero, il diniego di concessione in sanatoria, seppure fondato sulla presa d’atto dell’annullamento del nulla osta paesaggistico, è espressione di una rinnovata valutazione di interessi da parte della autorità comunale, tale da non poter essere travolto dai vizi del precedente provvedimento.